Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 748 del 9/2/2006


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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI

La seduta comincia alle 16,05.

GIOVANNI DEODATO, Segretario, legge il processo verbale della seduta straordinaria del 2 febbraio 2006.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del regolamento, i deputati Armosino, Brugger, Di Virgilio, Giuseppe Drago, Giordano, Filippo Mancuso, Martusciello, Mussi, Romani, Rosso, Saponara, Selva, Soda, Stucchi, Trantino e Viceconte sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati complessivamente in missione sono ottantasei, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 3717 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, recante definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti. Proroga di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative (Approvato dal Senato) (A.C. 6323) (ore 16,10).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, recante definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti. Proroga di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative.
Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame (vedi l'allegato A della seduta dell'8 febbraio 2006 - A.C. 6323 sezione 2), nel testo della Commissione identico a quello approvato dal Senato (vedi l'allegato A della seduta dell'8 febbraio 2006 - A.C. 6323 sezione 3 - Per le proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato, vedi l'allegato A della seduta dell'8 febbraio 2006 - A.C. 6323 sezione 4).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 16,08).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta avranno luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.

Si riprende la discussione.

(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 6323)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.

CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, a nome dei deputati del MRE-Movimento Repubblicani Europei di Luciana Sbarbati, dichiaro «no» a questo ulteriore voto di fiducia al Governo; un Governo che ha richiesto la proroga della legislatura per porre la fiducia su un decreto denominato «mille proroghe», che rappresenta il più lampante biglietto da visita delle capacità del Governo stesso. A parte i numerosi profili di incostituzionalità, che la forza numerica dell'attuale maggioranza non ha voluto apprezzare, questo decreto, le cui norme sono state raddoppiate nel suo passaggio al Senato, racchiude in sé, infatti, una serie di atti di accusa relativi alle incapacità del Governo Berlusconi.
In questi scarni minuti che ho a disposizione, voglio sottolineare in particolar modo le misure relative al sistema della sicurezza, che questo Governo, nella campagna elettorale del 2000, ha «sventolato» essere una delle emergenze alle quali si era impegnato a dare risposta. Invero, per tale settore, in questi ultimi giorni di legislatura, vi è l'affannoso ricorso del Governo proprio a questo decreto «mille proroghe» per varare misure che scaricano sui comuni talune spese necessarie per la sicurezza. Peggio ancora, si intende superare la delusione indotta nel mondo delle Forze armate e nel mondo della polizia dall'ultima finanziaria cercando di ripristinare le indennità di trasferta già soppresse o recepite in accordi sindacali; ma tutto ciò, naturalmente, senza alcuna copertura finanziaria.
Tale situazione rappresenta - è evidente - un'ulteriore presa in giro dei cittadini che chiedono sicurezza; un'ulteriore presa in giro di quelle Forze dell'ordine che, con roboante retorica, proprio in questa Assemblea, il centrodestra ha più volte tentato inutilmente di ingraziarsi.
Ancora una volta, quindi, noi neghiamo la fiducia e con questo «no», che come Repubblicani Europei di Luciana Sbarbati ripetiamo con fermezza e convinzione, sappiamo di interpretare profondamente il sentimento di delusione e di rivolta di milioni di cittadini e di elettori rispetto alle bugie di questo Governo, che ha saputo proficuamente operare soltanto in settori di suo diretto interesse (vale a dire, di interesse del suo Presidente del Consiglio, dei suoi amici e dei suoi più diretti sostenitori).
Anche altri Governi in passato, a fine legislatura, hanno emanato e fatto convertire decreti di necessaria proroga dei termini; ma l'impudenza del Governo Berlusconi, relativa a molti dei contenuti presenti in cotale provvedimento, e la violazione di tanti principi costituzionali impongono al MRE, ovvero al Movimento Repubblicani Europei, di negare con ancora maggiore convinzione il nostro voto favorevole sulla questione di fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-MRE-Movimento Repubblicani Europei e del deputato Zanella).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, la componente politica Verdi-l'Unione del gruppo Misto negherà la fiducia al Governo. Ci troviamo in presenza, infatti, di un decreto-legge di proroga di termini che era già giunto al Senato, per la sua conversione in legge, nella forma di un coacervo di norme eterogenee, che nulla hanno a che vedere con questioni riguardanti, per l'appunto, il differimento di termini.
Esso, inoltre, è stato completamente modificato ed ampliato fino all'inverosimile, attraverso l'approvazione di un maxiemendamento presentato dal Governo, nel passaggio presso l'altro ramo del Parlamento. Ricordo che detto maxiemendamento, fortunatamente, è stato successivamente «soppresso» per il 70 per il cento e che su tale proposta emendativa, dopo la «cura dimagrante», è stata posta, infine, la questione di fiducia.
Si tratta di una richiesta di fiducia che alla Camera dei deputati, invece, chiude


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completamente la possibilità di svolgere un confronto vero in Assemblea. La Camera ne esce umiliata ed è costretta, di fatto, a ratificare quanto deciso dall'altro ramo del Parlamento. Si assiste, dunque, allo stravolgimento di regole formali da parte di una maggioranza che dovrebbe ritirarsi con maggior dignità, e ciò avviene in contrasto sia con il dettato costituzionale, sia con la stessa prassi parlamentare.
Infatti, se è vero che esistono, anche nelle passate legislature, precedenti di posizione della questione di fiducia da parte del Governo e di conseguenti votazioni «in blocco» sull'articolo unico di un disegno di legge di conversione, è altrettanto noto che il voto di fiducia veniva richiesto su un testo licenziato dalle Commissioni competenti dopo un approfondito esame. In questo caso, invece (come nei troppi precedenti dell'attuale legislatura), si pone la questione di fiducia - in altri termini, «prendere o lasciare»! - sull'approvazione di un testo che il Governo ha modificato e stravolto a suo piacimento, introducendovi addirittura disposizioni contenute in altri provvedimenti d'urgenza. Ciò in totale violazione del principio costituzionale della omogeneità dei contenuti dei decreti-legge.
Si tratta di un provvedimento composto da decine di disposizioni, recante misure prive di una reale urgenza e perfino di copertura finanziaria. Vi sono proroghe che arrivano fino al 2010 o al 2012, e vorrei altresì rilevare che sono trattate le materie più disparate. Si va, infatti, dal trasporto pubblico locale al personale universitario, dal codice della strada alla proroga per la presentazione delle integrazioni alla domanda di condono, dagli impianti di incenerimento dei rifiuti alla tutela del made in Italy, arrivando fino alle missioni militari all'estero, compresa la stessa missione in Iraq.
A proposito della tutela dei prodotti italiani, vorrei evidenziare che, con buona pace dei proclami sulla necessità di salvaguardare il made in Italy e di garantire i consumatori riguardo all'origine dei prodotti, nel testo del decreto-legge in esame scopriamo la proroga di un anno dell'obbligo di indicare il paese d'origine all'interno dell'etichetta per i beni prodotti fuori dall'Unione europea. Disponete, inoltre, un'ulteriore proroga di un anno per l'adeguamento degli impianti esistenti di incenerimento e coincenerimento. Vale la pena sottolineare che detto termine, previsto originariamente per il 2005 ed ora prorogato di un anno, era stato fissato dalla direttiva 2000/76/CE e che lo Stato italiano ha già subito una condanna da parte della Corte di giustizia delle Comunità europee per il mancato recepimento di detta direttiva.
Vorrei altresì osservare che avete introdotto nuove misure in materia di rimborsi elettorali ai partiti e movimenti politici, innalzando, tra l'altro, la soglia dei contributi ricevuti da privati per la campagna elettorale che possono non essere dichiarati. Ricordo, infatti, che la legge n. 659 del 1981 prevedeva un limite pari a 5 milioni di vecchie lire che, indicizzate, corrisponderebbero oggi a 6.600 euro. Con la nuova normativa, invece, il tetto sale a 50 mila euro: in altri termini, è di circa venti volte superiore!

PRESIDENTE. Onorevole Zanella...

LUANA ZANELLA. Alcune «perle» che avevate tentato di inserire nel provvedimento al nostro esame sono state fortunatamente eliminate nel corso dell'esame da parte del Senato. Mi riferisco, ad esempio, alla sanatoria per le case abusive costruite sulle aree demaniali del comune di Caorle, oppure alle norme che avrebbero vergognosamente avvantaggiato inquilini «eccellenti» di immobili pregiati con affaccio sul Colosseo!
Avete tentato di non prorogare l'indennità di disoccupazione dei lavoratori agricoli e, successivamente, l'avete ripristinata, senza garantirne la copertura finanziaria. Insomma, una vera vergogna!

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Zanella.

LUANA ZANELLA. Concludo, signor Presidente, mi scusi ma non avevo avvertito il segnale di conclusione...


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PRESIDENTE. Onorevole Zanella, mi dispiace interrompere...

LUANA ZANELLA. La ringrazio, signor Presidente.
Concludo esprimendo alcune considerazioni in merito alla norma sul rifinanziamento delle missioni militari all'estero, comprese quelle in Iraq, cui è stato cambiato il nome da «Antica Babilonia» a «Missione umanitaria per la stabilizzazione della situazione in Iraq». È vergognoso che tale norma sia stata inserita nel decreto «mille proroghe», impedendo - ancora una volta - una dialettica democratica su una questione cruciale che sarebbe stato giusto affrontare in modo più adeguato in Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione e della Margherita, DL-L'Ulivo).

Modifica nella composizione di una componente politica del gruppo Misto.

PRESIDENTE. Comunico che il deputato Giovanni Mongiello ha reso noto, con lettera pervenuta in data odierna, di essersi dimesso dalla componente politica Popolari-UDEUR, confermando la sua adesione al gruppo parlamentare Misto.

Si riprende la discussione.

(Ripresa dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 6323)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.

LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, quale componente politica La Rosa nel Pugno del gruppo Misto, voteremo contro la fiducia al Governo. Voteremo contro la fiducia perché riteniamo che tale provvedimento non sia d'urgenza, non sia un provvedimento sul quale vi era la necessità, al contrario di quanto aveva fatto credere il Presidente del Consiglio nelle sue dichiarazioni ed anche nelle confuse discussioni dei giorni e delle settimane scorse, nelle quali sosteneva che bisognava, tutto sommato, fare in modo che questa legislatura non si concludesse il 29 gennaio 2006, avendo bisogno di altre due settimane. Ciò perché la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica dovevano lavorare per poter approvare provvedimenti importanti ed urgenti per il bene del nostro paese.
Il dato vero che abbiamo riscontrato è che il Senato della Repubblica, in cui questo provvedimento è stato approvato con un voto di fiducia nell'arco di quindici giorni, ha avuto moltissime difficoltà ad operare (soltanto nell'ultima settimana è mancato per ben diciannove volte il numero legale). Ora siamo nell'altro ramo del Parlamento a discutere della fiducia su un provvedimento che viene definito «milleproroghe» e che, di fatto, non lo è. Infatti, in esso si può ben verificare la presenza di materie disomogenee, che non hanno nulla a che vedere con il cosiddetto prolungamento dei termini. Si tratta di un provvedimento omnibus, che prevede «di tutto, di più» e che presenta moltissime contraddizioni iniziali per cui erano state inserite alcune scelte di ordine clientelare da parte di parlamentari e di ministri.
Lo stesso ministro Tremonti, responsabile unico del Ministero dell'economia e delle finanze, che, con le sue scelte sbagliate, ha determinato situazioni di grande difficoltà per l'economia del nostro paese, ha affermato che il provvedimento in esame, nella sua prima stesura, configurava un contesto in cui moltissimi topi tentavano di rosicchiare il formaggio. Si cercava, infatti, di aumentare in modo sostanziale la cosiddetta spesa pubblica.
Quindi, la stessa maggioranza al suo interno era ed è tuttora divisa rispetto ad un provvedimento omnibus, che - come dicevo - tratta di tutto e di più in modo estremamente disomogeneo e contraddittorio.
In ordine al disegno di legge di conversione in esame, occorre svolgere considerazioni di merito e di metodo. Al di là


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delle considerazioni già espresse al Senato - e che potranno essere svolte anche alla Camera - non si è mai visto che in Parlamento si discuta di un provvedimento di tale importanza senza avere a disposizione una relazione tecnica. Soprattutto, è un provvedimento che, in molte parti, non prevede la copertura finanziaria. Si tratta, quindi, di un decreto-legge che si può ritenere semplicemente di carattere elettorale. Ciò dimostra (se ve ne fosse bisogno) che il prolungamento della legislatura richiesto dal Presidente del Consiglio serve certamente non per l'approvazione di provvedimenti importanti per il paese, ma esclusivamente per ritardare l'entrata in vigore della cosiddetta par condicio. Soprattutto, i tempi aggiuntivi sono utilizzati per approvare norme di carattere propagandistico elettorale, pensando di poter racimolare qualche voto in più.
Signor Presidente, i cittadini italiani lo hanno capito già da molto, moltissimo tempo: non c'è la possibilità di rimediare ai danni commessi negli anni passati nel corso della legislatura.

PRESIDENTE. Onorevole Di Gioia...

LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, mi rendo conto che il tempo a mia disposizione è esaurito e la ringrazio per la sua cortesia. Tuttavia, vorrei sottolineare soltanto un dato: il provvedimento in esame prende in giro moltissimi lavoratori come, ad esempio, i lavoratori agricoli per quanto riguarda la cassa integrazione. Questo decreto-legge, recante norme sulla proroga di termini, determina difficoltà soprattutto nella finanza pubblica.
Vorrei concludere il mio intervento, sapendo di avere già abusato del tempo a mia disposizione, confermando con grande determinazione che la componente politica La Rosa nel Pugno del gruppo Misto esprimerà un voto contrario sulla questione di fiducia posta dal Governo. Siamo convinti che il 9 e il 10 aprile anche i cittadini italiani daranno una risposta negativa rispetto all'andamento politico-amministrativo di questo Governo, facendo vincere le elezioni al centrosinistra (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-La Rosa nel Pugno e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.

PIETRO FOLENA. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista esprimerà un voto contrario, fortemente motivato, sulla questione di fiducia relativa a questo provvedimento. È una vera e propria mostruosità giuridica, che si fonda su cinque aspetti rilevanti in successione, su cinque vere e proprie ferite.
Primo: si tratta di un decreto «mille proroghe», con 40 articoli, già di per sé discutibile rispetto ai requisiti di necessità e di urgenza e all'esigenza di omogeneità più volte sottolineata dalla Corte costituzionale.
Secondo: siamo nella fase conclusiva della legislatura, prolungata di 15 giorni, dopo un braccio di ferro voluto dal Presidente del Consiglio con l'obiettivo quasi esclusivo di bypassare l'attuale normativa sulla par condicio nelle apparizioni televisive.
Terzo: a questo decreto, che era composto di 40 articoli, sono stati aggiunti, con l'approvazione di alcuni emendamenti, altri 50 articoli e commi aggiuntivi. Credo che, se si facese una statistica, saremmo di fronte sicuramente ad un record rispetto alle precedenti legislature.
Quarto: fra gli articoli e i commi aggiuntivi, il Governo ha inteso inserire anche quelli relativi ai decreti di rifinanziamento delle missioni militari all'estero e, in particolare, di quelle che si sono configurate come vere e proprie azioni di guerra, in Afghanistan prima e in Iraq poi.
Infine, sul complesso di questo decreto, il Governo ha posto la questione di fiducia.
Così, colleghi della maggioranza, signori del Governo, voi violate in primo luogo l'articolo 77 della Costituzione, che impone che il giorno stesso della emanazione di un decreto ci si presenti alle Camere, attraverso un atto di imperio, ossia la


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richiesta di un voto di fiducia, che è mirato ad evitare il controllo del Parlamento, dovuto secondo la Costituzione, su un testo diverso da quello che è stato approvato dal Consiglio dei ministri.
In secondo luogo, violate l'articolo 72 della Costituzione, che stabilisce che ogni disegno di legge deve essere approvato articolo per articolo e che, precedentemente, deve essere esaminato da parte delle Commissioni di merito.
Infine, violate l'articolo 81 della Costituzione, il quale detta disposizioni molto chiare per quanto riguarda la copertura finanziaria, perché avete ridotto il controllo da parte della Commissione bilancio ad un mero parere consultivo.
Del resto, non siamo di fronte ad una novità assoluta. Proprio ieri, dopo la posizione della questione di fiducia e con la stessa procedura parlamentare che viola norme fondamentali della Costituzione, vi è stata l'approvazione del decreto-legge sulle Olimpiadi di Torino, all'interno del quale è stata collocata una norma volta a punire i consumatori di sostanze stupefacenti e di cannabis, che costituisce nel nostro paese un vero e proprio obbrobrio giuridico.
Intendiamoci: questo «scasso» di fine legislatura è una specie di saldo o di grande liquidazione, che avviene al termine di cinque anni nei quali abbiamo registrato un record in termini di decretazione d'urgenza, di ricorso a leggi delega e decreti delegati e di questioni di fiducia. In modo continuativo e sempre più accentuato, avete mirato ad esautorare il Parlamento del suo potere di controllo e ad indebolire i controlli democratici, concentrando in un solo potere, quello esecutivo, tutte le funzioni e rimettendo in discussione la tradizionale e fondamentale separazione fra i poteri dello Stato.
Tutto questo è il segno di un'arroganza, ma anche di una crisi politica, elettorale e di consenso nei rapporti con il paese.
Vi comportate, appunto, come ad una grande liquidazione, ad un grande discount. Nei decreti-legge mettete tutto insieme, in barba ad ogni norma istituzionale, un po' con lo spirito di accontentare qualcuno per la campagna elettorale, un po' con quello di avvelenare i pozzi, distruggere i ponti, battere la ritirata in vista di una sempre più probabile sconfitta.
Il fatto che la Lega, uno dei partiti più significativi della coalizione di Governo, ieri sera, in televisione, abbia annunciato ufficialmente la formazione di un terzo polo in caso di sconfitta la dice lunga sulla crisi politica, elettorale e di consenso che sta dietro questa confusa e nevrotica decretazione d'urgenza. Noi, in realtà, potremmo anche rallegrarci di questo perché, dopo le elezioni, il compito dell'Unione sarà quello di abrogare, di cambiare, di rimettere le cose al loro posto, di ritrovare una pacatezza istituzionale e democratica ed un rispetto delle istituzioni. Tuttavia, sappiamo bene che occorrerà del tempo per ricostruire un rapporto di fiducia tra i cittadini, soprattutto tra i più deboli - i lavoratori, i giovani, i precari - e le istituzioni, che sempre più sono fatte oggetto di un uso di parte e di atteggiamenti autocratici e prepotenti.
In tale contesto, colleghe e colleghi della maggioranza, avete voluto inserire all'interno di questo decreto-legge anche il rifinanziamento della guerra: di questo la collega Deiana, in sede di discussione sulle linee generali, ha già parlato in modo efficace. Il fatto che abbiate inserito in un decreto-legge «mille proroghe» anche il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan e Iraq, oltre che di altre missioni, è una vera metafora della vostra politica estera e del vostro modo di procedere. Ricordo il Berlusconi che prima della guerra incitava Bush a farla, quel Berlusconi scomparso nei giorni dei bombardamenti e delle azioni militari più feroci e ricomparso il giorno dopo la conquista di Baghdad per festeggiare la propria vittoria.
In realtà, il dopoguerra non c'è stato: la guerra è in corso, e l'Italia vi ha partecipato. È di questi giorni un interrogativo molto pesante e rinnovato attorno alla vera dinamica della battaglia «dei due ponti» a Nassiriya, nella quale le Forze armate italiane, per responsabilità politica


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di chi ha voluto che andassero in quei luoghi, sono state utilizzate in vere e proprie azioni belliche offensive.
Di fronte a tale situazione, non avete neanche avuto la dignità di rispettare un'intesa che, l'anno scorso, aveva permesso, almeno, di esaminare la vicenda dell'Iraq in modo autonomo rispetto alle altre vicende militari. Le avete rimesse insieme dimostrando, peraltro, scarsa considerazione per i soldati impegnati nelle missioni militari. Tale procedura impedisce al Parlamento di discutere e decidere missione per missione, come il nostro gruppo ha sempre chiesto. Oggi sarebbe stato necessario, almeno, approfittare di questo decreto-legge per fare un serio bilancio degli effetti di queste politiche.
Un serio bilancio non può eludere le due novità che si sono succedute in questi mesi. La prima novità viene dagli Stati Uniti, viene da una donna coraggiosa, Cindy Sheehan, che abbiamo incontrato nei giorni scorsi, la quale è a capo di un grande movimento per la pace che ormai conta tra le sue fila anche 80 membri del Congresso e molte decine di senatori. Anche nella politica statunitense il convincimento che la guerra è stata sbagliata e che bisogna ritirarsi è molto forte.
La seconda novità è che la nostra previsione, fin da tre anni fa, che terrorismo e guerra si sarebbero alimentati a vicenda, purtroppo, ha avuto conferme drammatiche. È di ieri, ad esempio, la notizia che una folla inferocita ha assaltato, ad Hebron, anche le postazioni dei carabinieri, che finora erano stati considerati per quello che hanno fatto, cioè un'azione di polizia e di servizio rispettata ed apprezzata dalla popolazione palestinese.
Ecco perché bisogna cambiare strada. Contro un Governo che tira il sasso e ritira la mano con questo modo di procedere, noi ritireremo il sasso e cioè le truppe e daremo la mano con una nuova politica estera per il dialogo tra i popoli e tra le religioni nel Mediterraneo e per la pace (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, egregio signor Primo ministro, annuncio che la Lega Nord voterà a favore della questione di fiducia, perché condivide i contenuti e la necessità di approvazione del provvedimento in esame. In questi ultimi giorni di legislatura, il voto favorevole sulla questione di fiducia assume anche un significato di approvazione complessiva di quanto realizzato in questi cinque anni e, soprattutto, un auspicio a continuare tale lavoro anche per i prossimi cinque.
Approfitto, inoltre, di tale occasione per fare chiarezza sulla questione «temporale» che è stata mistificata ad arte dall'opposizione e dalla quasi totalità dei media. La legislatura avrebbe dovuto avere termine, a legislazione corrente, solo a fine maggio, dopo le elezioni del Presidente della Repubblica, e le elezioni politiche avrebbero dovuto tenersi non il 9 e 10 aprile, ma nel mese di giugno. Solo una male interpretata - e devo dire assolutamente immeritata - cortesia istituzionale, ha fatto così che le Camere vengano sciolte nei prossimi giorni, anticipatamente, e che si debba, di conseguenza, ricorrere anche a strumenti, come la posizione della questione di fiducia che oggi voteremo, per concludere l'iter di provvedimenti utili al paese.
Ricordiamo, a beneficio degli ascoltatori, che il centrosinistra, nella scorsa legislatura, seguì una strada completamente diversa, sfruttando fino al limite tutto il tempo a disposizione e facendo approvare negli ultimissimi giorni la propria riforma costituzionale. Questo fatto, da solo, dà un'indicazione chiara della reale situazione dell'informazione nel nostro paese, al di là della stucchevole conta di presenze e di minuti da una parte e dall'altra.
Confermiamo la fiducia al Governo perché riteniamo estremamente positivo il lavoro svolto in questi anni. Questa legislatura ha lasciato il segno con moltissime e profonde riforme portate a termine.


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Ricordo la riforma del mercato del lavoro, la legge n. 30 del 2003, che ha chiarito, semplificato e reso più vicini alle necessità reali del paese i contratti di lavoro. In una situazione economica internazionale estremamente difficile, il nostro paese è passato da una disoccupazione al 10 per cento, lasciataci dal centrosinistra, all'attuale 7 per cento, la più bassa negli ultimi trent'anni e, per la prima volta da sempre, più bassa contemporaneamente della disoccupazione presente sia in Francia sia in Germania. Con quasi 23 milioni di occupati, inoltre, siamo in questo momento al massimo storico del numero di cittadini con un lavoro.
Ricordo la riforma del sistema previdenziale che ha permesso di rendere presentabili i conti pubblici italiani nel consesso internazionale e che permetterà negli anni a venire la sostenibilità del sistema di previdenza pubblica e che offre certezza al futuro delle nuove generazioni di lavoratori. L'introduzione del secondo pilastro, con l'utilizzo del TFR e la totalizzazione del conteggio delle contribuzioni dei cittadini, ha completato la riforma, dando ulteriori certezze e risolvendo una storica situazione di ingiustizia sociale.
Aggiungo la riforma del sistema giudiziario, che ha finalmente introdotto un principio di meritocrazia nelle carriere dei giudici, primo passo verso l'obiettivo finale di avere nel nostro paese una giustizia giusta, rapida, efficiente, che si otterrà comunque solo con l'elezione popolare diretta dei magistrati.
Inoltre, abbiamo approvato l'introduzione del concetto di legittima difesa, provvedimento atteso da moltissimi cittadini che chiarisce definitivamente che lo Stato sta con i più deboli e non con i delinquenti di professione, e la depenalizzazione dei reati d'opinione, che ha eliminato una delle leggi più antidemocratiche del nostro ordinamento giudiziario e che, finalmente, ci avvicina alle democrazie liberali più avanzate del pianeta, e, soprattutto, la riforma costituzionale fortemente voluta dal ministro Bossi e completata dal ministro Calderoli che fornirà, se verrà confermata con il referendum a giugno, l'unica reale possibilità al nostro paese di affrancarsi da un declino economico e sociale altrimenti inevitabile. Il federalismo, con i suoi principi di decentramento, di maggior controllo da parte dei cittadini e, soprattutto, con il concetto di cultura della responsabilità, è infatti l'unica arma che i cittadini italiani avranno per vincere l'arretratezza amministrativa e la cultura burocratica di molte regioni d'Italia ed avviare tutto il paese sulla strada di una nuova rinascita economica.
Infine, ricordo la cosiddetta Bossi-Fini, legge che regolamenta il fenomeno immigratorio, che con quanto sta avvenendo nel mondo è probabilmente la legge più importante e che dovrà assolutamente essere mantenuta e rispettata da tutti, anche in futuro.
Sono tutte leggi, a ben vedere, portate avanti dai ministri della Lega Nord - Castelli, Calderoli, Maroni e soprattutto Bossi - che hanno indiscutibilmente segnato la legislatura.
Si devono però aggiungere la riforma del sistema scolastico, l'adozione di norme più severe nei confronti della diffusione delle droghe ed alcune leggi in campo giudiziario, come l'ex Cirielli, che, in realtà, al di là delle facili ironie, contengono principi giusti nei confronti dei cittadini onesti.
La Casa delle libertà e la Lega hanno, quindi, svolto fino in fondo il proprio dovere, pur nelle enormi difficoltà internazionali di questi anni che tutti ben conosciamo.
Certo, resta qualche rammarico: qualche passaggio politico incomprensibile è stato francamente inutile e ha fatto solo perdere tempo alla coalizione ed al paese.
Qualche altro intervento più deciso e coraggioso la Lega nord lo avrebbe certo voluto nel campo della sicurezza, della tassazione e del costo del lavoro.
Si deve, comunque, essere realisti e concludere che il paese è oggi migliore di quello che ci è stato lasciato. È, soprattutto, migliore del paese che ci ritroveremmo se, a governare in questi anni, vi fosse stato ancora, come dal 1996 al 2001,


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il centrosinistra, con le sue idee squinternate, antistoriche, nostalgiche in campo economico e, addirittura, contro natura in campo sociale.
Abbiamo visto in questi giorni - speriamo di vederli ancora spesso nelle prossime settimane in televisione - gli aspiranti nuovi amministratori del paese. Speriamo di vederli spesso, perché sono loro i migliori testimonial a nostro vantaggio. Li abbiamo visti e li abbiamo sentiti.
Vi è Prodi che, balbettando confusamente, promette cinque punti di sgravio fiscale al costo del lavoro nel primo anno di legislatura, dimostrando di avere qualche difficoltà anche con le operazioni aritmetiche più elementari, poiché il 5 per cento di un milione di miliardi sono comunque circa 50 mila miliardi all'anno che ovviamente si è ben guardato dal dirci dove andrà a prendere.

GIORGIO PANATTONI. Diecimila ...! Non sai fare i conti!

DARIO GALLI. Stai zitto, cretino ...! Ma, soprattutto, pensa di parlare ad un'assemblea di pensionati (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo) ...

PRESIDENTE. Onorevole Galli, lei è stato interrotto, ma non deve mancare di riguardo ai colleghi!

DARIO GALLI. Lei non ha sentito cosa ha detto!

PRESIDENTE. Lei ha un vocabolario molto vasto: cerchi di evitare aggettivi che sono diffamatori per gli altri!

DARIO GALLI. Ma, soprattutto, dicevo, pensa di parlare ad un'assemblea di pensionati, ad una casa del popolo emiliana e non agli imprenditori, ai professionisti, agli artigiani che ben si ricordano che proprio da Prodi e dai suoi ministri fu introdotta la percentuale del 5 per cento sul costo del lavoro, ma non in meno, bensì in più, con la famigerata IRAP che ci ha fatto - lo ricordo - entrare nel Guinness dei primati mondiali come unica tassa sul reddito fatta pagare anche a chi il reddito non ce l'ha.
Ma questo sarebbe, forse, il minore dei mali! Alla fine, si tratta solo di soldi. Pensiamo, invece, a quello che dicono i candidati della sinistra sulla famiglia e sulla morale pubblica.
Questi personaggi, che esaltano il messaggio della Chiesa e del Papa, quando fa loro comodo, se ne dimenticano immediatamente quando parlano di famiglia, proponendo i PACS o i matrimoni gay o, peggio ancora, l'adozione dei bambini a coppie omosessuali. Fa venire i brividi solo pensare ad una simile possibilità!
Ovviamente, potremmo parlare a lungo delle loro contraddizioni. Prodi vuole la TAV e Bertinotti no; i liberal vogliono mantenere la legge n. 30 sul lavoro e parte dei Democratici di sinistra e di Rifondazione comunista la vogliono cancellare completamente; Bertinotti e qualcun altro vorrebbero annullare immediatamente la riforma pensionistica, riportare tutti a 57 anni e far saltare così i conti pubblici del paese, le casse dell'INPS e la ragionevole possibilità di avere domani la pensione per i lavoratori di oggi.
Per non parlare dei ministri che, già in passato, hanno procurato danni irreversibili al nostro paese, regolarizzando gli immigrati clandestini solo alla presentazione di un biglietto del tram o alla ricevuta di una pizzeria e che oggi, con tutto quello che sta avvenendo, vorrebbero comunque aprire immediatamente le frontiere a tutti i clandestini del mondo, possibilmente musulmani (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
L'Italia è stata per millenni al centro della storia dello sviluppo culturale; la Padania oggi è una delle regioni a maggior valore aggiunto del mondo ed ecco quello che, invece, vorrebbero fare i «sinistri»: trasformarci economicamente in Argentina e culturalmente in Afghanistan!
Creare una sorta di «Argentina musulmana», sarebbe effettivamente un altro bel primato dell'Unione!


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Potremmo continuare a lungo, signor Primo ministro, ma il concetto che volevo esprimere mi sembra sufficientemente chiaro (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
Si è fatto molto in questi anni, ma molto resta ancora da fare. Il paese arretra nelle classifiche economiche ed esempi come Alitalia ed altri certo non fanno onore a nessuno, come non fanno onore le 18 mila assunzioni in un giorno della regione Sicilia, proposte da una giunta di centrodestra, ma immediatamente appoggiate da tutti i partiti del centrosinistra e dai sindacati, a dimostrazione che l'arretratezza di alcune aree del paese non è un problema politico, di destra o di sinistra, ma un problema culturale, di cultura delle libertà individuali, della libertà di impresa, della voglia di essere cittadini, uomini e donne liberi, da tutti i punti di vista. In questo senso, solo una sana riforma federale può risolvere strategicamente i problemi del paese, evitando le tattiche anacronistiche di rendite di posizione, incapaci di vedere il rischio che tali posizioni comportano.
Vi è un paese da rilanciare, un paese da salvare dalla catastrofe nella quale verrebbe gettato dai cattocomunisti. Il nostro voto di fiducia oggi è soprattutto questo: un incentivo a proseguire con più determinazione sulla strada delle riforme, seguendo con più attenzione le precise ed intelligenti indicazioni della Lega nord, facendo comprendere ai cittadini elettori l'importanza del voto politico del 9 e 10 aprile prossimi.
Da una parte, vi è la possibilità di restare un grande paese e di migliorare ulteriormente, anche se con fatica, dall'altra, vi è l'utopia di chi, non essendoci riuscito in passato, ha ancora in mente di distruggere la nostra civiltà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, questo è l'ultimo provvedimento che la Camera è chiamata ad approvare - sarebbe più preciso dire a ratificare - prima del suo scioglimento e riassume, in modo estremamente efficace, il senso dell'intera legislatura...

PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, non si faccia distrarre!
Prego, onorevole Castagnetti.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Stavo dicendo che il provvedimento in esame riassume in modo straordinariamente efficace il senso di questa legislatura. Se non vi è stata intenzionalità da parte del Governo, potremmo parlare di un destino beffardo, o forse semplicemente giusto.
Vediamo insieme alcuni caratteri del provvedimento. Innanzitutto, il modo con cui ci viene chiesto di votarlo: un decreto approvato con voto di fiducia, con una totale spoliazione delle prerogative del Parlamento, chiamato ad esprimere un voto conforme. O così, o così, senza la possibilità di alcuna modifica!
Siamo di fronte ad una sorta di anticipazione di uno dei contenuti più controversi ed incostituzionali della riforma, che avete approvato in arrogante solitudine, che per fattispecie analoghe prevede la possibilità che il Capo del Governo possa, in mancanza di voto conforme, sciogliere il Parlamento. In questo caso, lo scioglimento interviene per altra via, in quanto è finita la legislatura.
Ma, si dirà che il Governo è stato costretto a porre la questione di fiducia perché siamo a fine legislatura. Ovviamente, ciò non è vero, in quanto il provvedimento si sarebbe potuto approvare in tempi diversi. La verità è che, nonostante gli elettori vi abbiano conferito una maggioranza parlamentare esorbitante, voi - signori della maggioranza -, evidentemente per difendervi da voi stessi, in questa legislatura avete fatto ricorso 46 volte al voto di fiducia, contro le 29 volte della precedente legislatura, nella quale i margini della maggioranza erano molto più ristretti. Avete cento deputati in più e cinquanta senatori in più e, per 46 volte, vi siete dovuti approvare i provvedimenti con il voto di fiducia!


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Dovremmo compiacercene e considerare ciò un buon precedente per il futuro, se saremo noi a governare. Invece, non lo facciamo, perché siamo consapevoli che il ruolo del Parlamento, depositario e gestore della sovranità popolare, viene prima delle mediocri convenienze di una maggioranza politica.
Inoltre, questo provvedimento rivela e conferma la disinvoltura di comportamenti incostituzionali che hanno connotato l'intero cammino della legislatura. In questo caso, vengono infatti violati in modo assolutamente incontrovertibile alcuni pilastri della nostra Carta: gli articoli 72, 77 e 81. Il rispetto di queste prescrizioni costituzionali è garanzia di correttezza del funzionamento istituzionale, ed è dunque sostanza e non forma della qualità della democrazia.
Viene poi violata la legge n. 400 del 1988, secondo la quale i decreti-legge devono avere un contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo. In questo caso, come ha rilevato il collega Zaccaria, siamo in presenza di un genere legislativo totalmente inedito, un intreccio fra i provvedimenti cosiddetti di proroga termini e quelli cosiddetti omnibus, una specie di treno al quale ogni ministro ed ogni partito della maggioranza ha agganciato il proprio vagoncino di interessi clientelari, al di fuori di ogni disegno organico e di ogni certificata compatibilità finanziaria, avendo il Presidente Pera ammesso al voto un testo privo di relazione tecnica di accompagnamento, cioè di documentazione relativa alla copertura finanziaria ex articolo 81 della Costituzione. Sembra che, con questo modo di agire, si voglia far intendere che ci penseranno quelli che vengono dopo a trovare la copertura finanziaria.
State legiferando in questo modo da cinque anni, non facendoci capire se ci fate o ci siete, come si dice a Roma, se cioè siete in cattiva fede o semplicemente privi di cultura di Governo e senso dello Stato. In questi cinque anni, abbiamo assistito ad una violazione sistematica della Costituzione formale e di quella materiale, che ha inevitabilmente prodotto un abbassamento qualitativo e professionale di una pubblica amministrazione che, non tanti decenni fa, insieme a quella francese, ci era invidiata in tutta Europa. Avete piegato alla scorrettezza e alla violazione della Costituzione persino l'amministrazione del nostro paese. Ci penseranno quelli che vengono dopo a ripristinare il rigore: ancora una volta sembra essere questo il vostro motto.
Da ultimo, potrei soffermarmi sulla fantasiosa varietà degli sgangherati contenuti di questo decreto. Si potrebbe persino fare dell'ironia, seppure amara; mi soffermerò tuttavia solo su un tema, quello contenuto nell'articolo 39-quaterdecies, dove si parla di rimborsi elettorali, di finanziamento alla politica, introducendo, come fa questo decreto, tra le altre stravaganze, una inquietante modifica dell'articolo 4 della legge n. 659 del 1981, elevando cioè da 6614 euro a 50 mila euro - ripeto, 50 mila euro - la soglia al di sotto della quale non vi è l'obbligo di dichiarazione congiunta tra chi offre e chi riceve contributi. Una disposizione, questa, che rende invisibile l'86 per cento dei contributi a candidati e partiti; per alcuni partiti la percentuale è addirittura superiore al 90 per cento. Lo studio è stato realizzato da Il Sole 24 Ore. Non sapremo mai da dove vengono i soldi con cui vengono fatte le campagne elettorali!
Vi sembra che in questi tempi, e comunque sempre, sia accettabile introdurre una così estesa opacità dei finanziamenti privati alla politica? Se c'è una cosa che i nostri concittadini ci chiedono, è di essere trasparenti, come avviene in tutte le democrazie del mondo, a partire da quella degli Stati Uniti. Trasparenti, dire, cioè, la verità, dichiarare da dove vengono le risorse, affinché i cittadini possano valutare senza sospetti i nostri comportamenti. Se vuole recuperare la fiducia dei cittadini, la politica non può nascondersi, né nascondere alcunché; se lo fa, è lecito sospettare tutto il male possibile, e questo sarà l'esito del provvedimento.
Cari colleghi, siamo nel mezzo di una campagna elettorale conflittuale come poche altre. In questi giorni, il conduttore Bruno Vespa ha fatto un paragone con le


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vecchie tribune politiche politiche, ricordando come, alla fine della serie delle tribune politiche dei segretari dei partiti, arrivava il Presidente del Consiglio per fare la sua nell'ultima serata della campagna elettorale. Mi sembra che il caso sia molto diverso, perché non accadeva che quei Presidenti del Consiglio partecipassero alla campagna elettorale con una esposizione mediatica così totale (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Quei Presidenti del Consiglio - ho in mente Rumor, Moro, Spadolini e Craxi - addirittura, alla fine della loro tribuna elettorale, non rivolgevano, per rispetto del loro ruolo istituzionale, neanche l'appello a votare per il loro partito. Colleghi, provate a paragonare il rispetto delle istituzioni di quella classe politica a quello di un Capo del Governo che invece utilizza il suo ruolo istituzionale per fare propaganda politica; che utilizza i soldi di noi contribuenti per parlare a tutte le famiglie italiane e per pagare gli spot alle sue televisioni e incassare, quindi, i soldi di noi contribuenti per la campagna elettorale della sua parte politica (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

ILARIO FLORESTA. Non dire fesserie! Queste sono calunnie!

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Non c'è esempio di democrazia al mondo in cui ciò avvenga. Siamo nel mezzo di una campagna elettorale conflittuale in cui il Presidente del Consiglio si mostra immemore della sua personale biografia, delle sue numerose incoerenze e dei suoi clamorosi conflitti di interesse. A questo riguardo, sarebbe sufficiente ricordare la polemica che oggi il Presidente del Consiglio, in quanto proprietario di Mediaset, fa con l'authority che lui stesso aveva nominato non coinvolgendo per nulla le opposizioni, semplicemente perché questa authority, di fronte a clamorose violazioni di un minimo di pluralismo informativo, ha ritenuto di comminare all'azienda di sua proprietà una multa indicativa. Se non è questa una dimostrazione di conflitto di interessi!

PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, concluda.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Concludo, Presidente. Un Presidente del Consiglio dei ministri gravato da clamorosi conflitti di interessi e transitato da complesse vicende giudiziarie da cui, come lui stesso ha ricordato, in parte è uscito grazie a leggi ad personam. Ebbene, questo Presidente del Consiglio in prima persona sta versando, dalla mattina alla sera, da tutti i media, fango sugli avversari, organizzando campagne di denigrazione delle forze politiche di opposizione...

PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, comprendo che la chiusura dell'intervento abbia un certo pathos, però occorre che lei concluda!

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Al Presidente del Consiglio si permette di fare di tutto e di più senza che alcuno lo fermi. Ebbene, a lui e a voi, colleghi della maggioranza, chiediamo conto della gravità di una norma che prevede di destinare, in modo anonimo, 100 milioni di vecchie lire a singoli candidati in una campagna elettorale senza preferenze, cioè senza spese individuali. Questa norma non configura un finanziamento politico, ma semplicemente una corruzione politica!
Avrete capito, quindi, le ragioni per cui noi voteremo contro. Noi, infatti, non vogliamo avere nulla a che vedere con un provvedimento iniquo, incostituzionale e dannoso per il paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saia. Ne ha facoltà.

MAURIZIO SAIA. Signor Presidente, dopo aver ascoltato attentamente gli interventi svolti dai colleghi dell'opposizione ritengo di poter affermare che, come già avviene tutti i giorni nel paese e sui mass media, anche in questa sede si ha la nitida


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sensazione che chi ha annunciato il voto contrario al provvedimento di cui si discute non l'abbia proprio letto, cioè non sappia di cosa stiamo parlando, e, come al solito, colga questa occasione per infliggere la solita sferzata al Governo. È come se questa settimana ulteriore di lavori parlamentari fosse servita soltanto per far approvare qualche provvedimento ad hoc, magari qualcuno di quelli ad personam tanto citati dall'opposizione.
Non hanno letto il provvedimento, visto che, anche se si tratta di un decreto-legge «mille proroghe», un provvedimento con una natura particolare in quanto non tratta una unica materia, un unico elemento che vada a coniugare tutto il suo articolato, mai come in questo caso il «mille proroghe» è tanto atteso da gran parte del paese, in tanti settori del paese, da tanti enti ed associazioni che da questi provvedimenti traggono poi lo spunto per poter meglio svolgere il lavoro, anche economico ma non solo, nel nostro paese.
Alleanza nazionale voterà la fiducia al Governo su questo provvedimento, al di là di queste abusate - e ne sentiremo sempre di peggio e forse anche sempre più insopportabili - espressioni di demagogia elettorale da parte dei colleghi dell'opposizione. Questo provvedimento, come risulta dall'esito del lavoro parlamentare, è di grande positività. Voglio anticipare, in particolare, uno dei punti di questi 40 articoli sui quali Alleanza nazionale ha convintamente supportato il Governo in questo voto di fiducia. Mi piace sottolineare come sia stata recepita una indicazione del mio partito, come anche di altri settori della maggioranza, sulla proroga del mandato di circa 4 mila magistrati onorari, che sarebbe invece scaduto nel giugno di quest'anno, in pieno clima post-elettorale, con l'estrema difficoltà a varare quella riforma del settore in grado di impedire quello che, invece, puntualmente si verificherebbe in difetto di questa proroga, vale a dire la sottrazione di colpo, senza possibilità di rimedio, di 4 mila magistrati alla già arrancante macchina della giustizia.
Visto che nessuno lo ha fatto, voglio rapidissimamente elencare alcuni dei provvedimenti importanti di questo «mille proroghe» che ci accingiamo a votare. Quello sulla rappresentanza militare nei consigli del COCER; quello sulla proroga per le strutture ricettive del nostro turismo, tanto richiesta dalle associazioni di categoria, riguardante le normative antincendio; quello che permette per un ulteriore anno alle scuole d'infanzia, come voluto dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di iniziare in anticipo la loro attività; quello che consente di fare salvi i bandi emanati dalle nostre università, in maniera tale che molti lavoratori e ricercatori possano poi entrare nelle nostre strutture; quello che riguarda molti studenti e moltissimi operatori dei nostri atenei; quello in materia di finanziamento e di risorse per l'edilizia pubblica a favore del personale impegnato nella lotta alla criminalità; quello relativo al codice della strada per dare la possibilità a molti lavoratori, soprattutto nell'autotrasporto, di sostenere determinate spese diluite nel tempo; quello che consente, a conferma di una scelta precisa di questo Governo, di reclutare altro personale per l'Arma dei carabinieri, che certamente ne ha bisogno, e poi altri provvedimenti relativi ai consorzi agrari e alle attività produttive.
Inoltre, l'opposizione continua a ripetere un refrain quasi stancante quando ricorda che qui c'è anche la prosecuzione della missione militare in Iraq. Evidentemente, non leggono il provvedimento che è, prima di tutto, finalizzato a consentire la prosecuzione della missione umanitaria e della ricostruzione in Iraq, oltre che quella militare. Non dicono che nello stesso provvedimento si assicura la prosecuzione della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace, ossia quelle di aiuto umanitario, la prosecuzione dei programmi di cooperazione delle Forze di polizia italiane in Albania, quelli voluti dal Governo D'Alema, e negli altri paesi dell'area balcanica. Dimenticano che alcuni provvedimenti di questo decreto-legge salvaguardano una serie di situazioni che avrebbero messo in difficoltà moltissimi settori del nostro paese. Perché non


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ricordare quelli nell'ambito dello spettacolo? Quante volte abbiamo sentito dire, nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, che a causa dei tagli della finanziaria la cultura, lo spettacolo ed il cinema non hanno più supporti in termini finanziari? Perché non ricordiamo che qui andiamo a prorogare anche in questo senso provvedimenti relativi al sostegno finanziario della Banca nazionale del lavoro per la cinematografia oppure altri relativi allo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo? Perché non avete sottolineato e ricordato queste cose? Ormai da mesi siete già in campagna elettorale e state voi dimenticando i problemi del paese, e di questi non avete più intenzione di occuparvi per dare risposte concrete; la vostra variegata opposizione si sta cimentando in una difficile campagna elettorale, forse molto più difficile per voi, dal momento che non avete un collegamento in un quadro comune nella prospettiva futura di Governo, ed in questo senso avete difficoltà a ad occuparvi di tali questioni.
Nell'avviarmi a concludere, dico che qui non c'è stato affatto l'assalto alla diligenza o, come ho sentito dire, al formaggio per i topi, frasi che abbiamo già sentito al Senato, veramente vergognose.
Il Governo si è comportato egregiamente: ha saputo dare priorità, quanto a finanziamenti e proroghe, a ciò che serviva, a ciò che era urgente per il nostro paese, effettuando, al riguardo, una dettagliata, rigorosa e coscienziosa valutazione, che è stata condivisa, sia pure nei tempi ristretti di cui abbiamo potuto disporre, dalla Commissione competente.
Credo che molti settori del paese possano ringraziare anche oggi il Governo, per la peculiare attenzione da esso dimostrata, per la sua sensibilità e, soprattutto, per avere saputo dare, con il provvedimento in esame, le risposte di cui il paese aveva bisogno. Nel rush finale della legislatura, non c'era certo il tempo per annoiarsi ad ascoltare le sterili discussioni di un'opposizione che voleva soltanto rallentare i lavori dell'Assemblea e delle Commissioni (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia - Congratulazioni)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, sono tre le ragioni per le quali i Democratici di sinistra non voteranno la fiducia al Governo.
La prima riguarda il metodo ed investe la procedura che è stata seguita nel predisporre il testo al nostro esame. Sappiamo che il Governo usa la «corsia» del Senato, approfittando di un regolamento più permissivo rispetto alla coerenza dei contenuti dei decreti-legge. Stavolta, la «corsia» non è stata solamente usata, ma di essa si è veramente abusato!
Sotto questo profilo, sono almeno tre le questioni sulle quali occorre riflettere. La prima è che le proroghe non hanno nulla a che vedere con motivi di urgenza: alcune arrivano al 2010 o al 2012; per non parlare di una che addirittura è stata prevista a tempo indeterminato!
La seconda questione è che il Presidente del Senato, con un'interpretazione che, personalmente, ritengo azzardata, ha praticamente spiegato, durante il dibattito in quel ramo del Parlamento, che l'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo non richiedeva una relazione tecnica. Dinanzi ad un maxiemendamento pieno di contenuti rilevanti per i conti pubblici, il Presidente del Senato ha spiegato che, siccome era stata posta la questione di fiducia, questa assorbiva le altre questioni. Meno male che siamo alla fine della legislatura: altrimenti, il Presidente del Senato avrebbe potuto stabilire che il Governo può chiedere la fiducia senza nemmeno presentare un testo...!
La terza ragione concerne la particolarissima procedura che è stata seguita al Senato. La mattina, è stato presentato un emendamento, in cui erano contenute, però, molte previsioni che hanno destato scandalo persino all'interno della maggioranza. Pertanto, l'emendamento in parola,


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presentato la mattina, è stato notevolmente ridimensionato la sera; anzi, la proposta emendativa è stata interamente modificata. Cosa dire? Per quanto riguarda il problema del ricorso alla decretazione d'urgenza, ci troviamo di fronte ad una violazione sistematica e reiterata dell'ordinamento.
Venendo alle altre ragioni, diciamo «no», anzitutto, per quello che nel decreto-legge c'è e non doveva esserci e, inoltre, per quello che doveva esserci e, invece, non c'è.
Cosa c'è e non doveva esserci? In primo luogo, nel decreto-legge sono state inserite, quasi di soppiatto, le disposizioni relative alla proroga delle nostre missioni all'estero. Eppure, sappiamo che ci troviamo, oggi, in una situazione completamente diversa da quella che il ministro Martino ha illustrato, ad esempio, durante i lavori presso le Commissioni competenti. Sappiamo che c'è una situazione di grande difficoltà e che, francamente, diventa paradossale parlare di missione di pace quando in Iraq sono morti 30 mila civili e 2500 militari (altri 16 mila sono i militari feriti): come si può parlare di missione di pace? Come si può rifiutare un dibattito in Parlamento di fronte all'aggravamento della situazione che si sta verificando?
Come si può non discutere e riflettere sulle gravi responsabilità che hanno portato ad adottare queste misure?
Si è compiuta la scelta di intervenire in Iraq, ma ci si è resi complici di una situazione che diventa sempre più pericolosa, incandescente e che ha determinato effetti drammatici (si guardi anche al risultato elettorale in Palestina), che viviamo tutti in questi giorni. Era il momento di discutere, confrontarsi, riflettere e vedere insieme quali azioni potevano essere adottate su un terreno così delicato e difficile: si è preferito oscurare il tutto e non parlare della questione.
Veniamo agli altri argomenti, cioè alle cose che ci sono ma che non dovevano esserci. Capisco che la maggioranza ha un'«allergia» verso i giudici, ma che senso ha, dopo aver approvato una riforma sulla giustizia tributaria a dicembre, rivedere l'organico della magistratura tributaria portandolo da 8000 a 5000 membri? Si prevede una riduzione di organico della magistratura tributaria e, nel contempo, si afferma che bisognerà svolgere un'azione forte, nuova nel contrasto all'evasione fiscale (occorrerà affrontare questi problemi). Come si fa a mettere le dita negli occhi dei giudici tributari, che hanno rivolto a tutti i deputati una protesta perché il Consiglio superiore della magistratura, che scadeva nel 2007 - pensate un po'! -, è stato praticamente prorogato a tempo indeterminato?
Parliamo ora delle altre misure: ci vorrebbe molto più dei dieci minuti che mi sono concessi per elencare le cose che non vanno! Penso alle commissioni che sono prorogate, evidentemente, per continuare ad elergire risorse ai loro componenti, come nel caso dell'Alta commissione sul federalismo fiscale, la cui operatività viene prorogata per la quarta volta.
Come dare un giudizio sulla proroga, la quinta, relativa al passaggio del catasto ai comuni, che è un elemento fondamentale e importantissimo perché vi sia equità fiscale per quanto riguarda la tassazione dell'ICI?
Come è possibile giustificare, dopo tutto ciò che abbiamo sentito, la proroga, ancora per un anno, relativa alla messa in sicurezza degli stadi calcistici? Vediamo ciò che avviene: come si può fare questo rinvio? Certamente, si capisce che c'è una particolare predisposizione di questo Governo a varare norme volte a tutelare il calcio.
Come si può dire che bisogna contrastare la contraffazione, l'invasione nel nostro paese di forme di contraffazione, quando la norma volta ad indicare sull'etichettatura l'origine dei prodotti viene rinviata di un anno?
Insomma, ci troviamo di fronte a decisioni in cui le proroghe vanno nel senso sbagliato! D'altro canto, non ci sono le proroghe che dovrebbero esserci. Come mai non viene prorogata l'indennità di disoccupazione in agricoltura? C'è stato un impegno solenne del ministro Alemanno


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in tal senso, che ha accolto una richiesta delle organizzazioni sindacali.
Com'è possibile non applicare la clausola di salvaguardia rispetto al trattamento di fine rapporto?
Com'è possibile prorogare i fondi di previdenza fino al 2008 e non prorogare la deduzione che era stata abbinata all'entrata in funzione dei fondi di previdenza integrativa, trovando una nuova tassa occulta da far pagare ai lavoratori che cambiano lavoro o vanno in pensione? Non sono pochi soldi! Si tratta di due miliardi e mezzo di euro che, con queste mancate proroghe, il Governo ha fatto pagare a molti lavoratori, a più di un milione di lavoratori nel nostro paese!
Insomma, ci troviamo di fronte ad un provvedimento pieno di errori e di contraddizioni, un provvedimento che ha indotto il ministro dell'economia ad affermare di aver salvato i «topi dal formaggio». Non so a quali «topi» si riferisse il ministro dell'economia: non so se si riferisse al ministro della funzione pubblica, che ha minacciato le dimissioni; non so se si riferisse al presidente del collegio sindacale dell'INPS, che sostiene, in maniera pervicace, che gli immobili dell'INPS dove abita sono venduti praticamente a poco più di 1.000 euro al metro quadro.

PRESIDENTE, Onorevole Benvenuto...

GIORGIO BENVENUTO. So che il ministro dell'economia dovrebbe pensare e dovrebbe essere più attento: più attento! È un ministro molto colto, molto preparato, è un ministro che ha scritto sulla Cina e sul pericolo da essa rappresentato. Poi, però, distratto ed occupato a scrivere, dimentica, ad esempio, che soltanto oggi, dopo nove anni, portiamo in Parlamento il disegno di legge di ratifica di un accordo con la Cina relativo ai problemi dell'innovazione e della ricerca.

PRESIDENTE. Onorevole Benvenuto, bisognerebbe che si concentrasse maggiormente...

GIORGIO BENVENUTO. Apprendo che il ministro si sta dedicando alla lettura del Faust di Goethe: qualche elemento di riflessione c'è!

PRESIDENTE. Forse, vuol salvarsi l'anima!

GIORGIO BENVENUTO. Sì, perché la storia insegna che è pericoloso vendersi l'anima al diavolo! Però, io gli suggerirei un'altra lettura: gli consiglierei di leggere la fiaba del pifferaio di Hamelin. Per i topi, ci vuole un pifferaio, come nella prima parte di quella bellissima fiaba. Questi topi, infatti, hanno eliminato il formaggio, hanno saccheggiato e distrutto l'economia pubblica!
Concludo, signor Presidente, ma mi consenta un'ultima battuta. Questo decreto si chiama «mille proroghe»; avevamo iniziato la legislatura con i decreti «cento proroghe» e siamo arrivati a mille! Questa è la dimostrazione, l'autoaccusa, è la confessione di questo Governo, che non è stato capace, in cinque anni, di affrontare e di risolvere i problemi! Chiede «mille proroghe» perché non ha fatto o ha disfatto...

PRESIDENTE. Anche io le ho dato una proroga, onorevole Benvenuto, ma ora bisognerebbe che...

GIORGIO BENVENUTO. Il problema è che le mille proroghe testimoniano l'incapacità del Governo ma, il 9 aprile, questo Governo non avrà alcuna proroga: sarà mandato a casa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo - Applausi polemici del gruppo di Alleanza Nazionale)!

NITTO FRANCESCO PALMA. Come siete spiritosi!

PRESIDENTE. Prima di dare la parola al collega Antonio Leone, porto a conoscenza dei colleghi che in tribuna sono presenti due seconde classi del liceo scientifico di Rieti, che saluto. Colleghi, ascoltate l'onorevole Antonio Leone, che è il «leone» del Parlamento (Applausi)!


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Prego, onorevole Antonio Leone, ha facoltà di parlare per dichiarazione di voto.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, non so se io debba ricordare al collega Benvenuto (non mi va neppure di dire: «onorevole Benvenuto», perché potrebbe apparire come un auspicio per il suo ritorno!) che il cosiddetto decreto «mille proroghe» o i cosiddetti decreti omnibus sono stati letteralmente inventati nella scorsa legislatura. Il collega Benvenuto, che era deputato, se lo dovrebbe ricordare, prima di fare battute che apprezzo ma che non rispecchiano la verità (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e Alleanza Nazionale)!
Questo provvedimento dispone numerose proroghe di termini previsti da disposizioni legislative che concernono l'attuazione di una serie di adempimenti della pubblica amministrazione, nonché ulteriori proroghe riguardanti esigenze di ordine sociale, organizzativo e produttivo; sono contenute nel testo, inoltre, le disposizioni relative alle proroghe dei termini del processo civile e quelle riguardanti il finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas.
L'articolo 1 riguarda la «definizione transattiva delle controversie per opere pubbliche di competenza dell'ex Agensud»; l'articolo 3 concerne termini riguardanti la «privatizzazione, trasformazione e fusione» di enti; quindi, altre norme riguardano gli immobili del Ministero della difesa e le relative infrastrutture. Seguono, poi, disposizioni in campo scolastico ed universitario, in materia di energia e di attività produttive, di catasto, di sviluppo della meccanizzazione agricola e di credito di imposta per i giovani imprenditori agricoli.
Anche per quanto concerne tale provvedimento, sussisteva una ragione in più per il ricorso alla fiducia, ovvero lo scioglimento delle Camere imminente oggi più che mai. E anche questo provvedimento è stato censurato dalle opposizioni, più o meno analogamente a quello, convertito ieri, su droga e Olimpiadi: si è passati dal «carrello della spesa» alla «discarica abusiva», come ha dichiarato qualcuno lamentando che nel decreto vi fosse di tutto e di più. Chi lo ha dichiarato, tra l'altro, è un esperto in materia ambientale: osserverei, al riguardo, che è meglio una discarica abusiva che una fogna a cielo aperto (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Intanto, faccio sommessamente notare che, anche nella propaganda, forse un po' di pudore andrebbe conservato; capisco benissimo che siamo in una campagna elettorale senza esclusioni di colpi ma, nel momento in cui si parla di provvedimento «abusivo», forse qualcuno intende mettere in discussione il Parlamento stesso, che è e resta sovrano nelle scelte e nelle decisioni che assume.
Sappiamo benissimo che sono presenti in questa Assemblea forze politiche senza alcuna cultura e storia di Governo, che impiegano poco per arrivare a mettere in discussione cinquant'anni di storia della nostra Repubblica.
Peraltro, potremmo anche essere d'accordo, se in maniera un po' più bonaria si definisse il provvedimento in esame come un grosso contenitore di altri provvedimenti; infatti, riconosciamo che è vero ma, anche in questo caso, se fossi in voi, cari colleghi delle opposizioni, mi guarderei bene dal fare una propaganda che è fine a se stessa. Inoltre, non ometterei di ricordare i precedenti costituiti - come osservavo dianzi - da numerosissimi provvedimenti omnibus.
Con questo provvedimento, proroghiamo le nostre missioni all'estero come quella di pace in Iraq, dove, tra le altre misure, è previsto un corso di formazione per magistrati e funzionari iracheni curato dall'Italia. Anche ciò è previsto a riprova dello spirito della missione dei nostri soldati, che è stato ed è quello di portare la pace e di contribuire alla riorganizzazione di uno Stato e di un popolo che sta finalmente assaporando, poco alla volta e tra tante difficoltà, la libertà.
Su tale punto vorrei ricordare ancora il riconoscimento venuto dal Presidente della Repubblica Ciampi che, con una dichiarazione


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resa qualche settimana fa a proposito del carattere della missione italiana in Iraq, aveva provveduto a «spazzare via» e a spegnere definitivamente mesi e mesi di polemiche pretestuose e laceranti per la politica e per il paese (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Sul fronte della solidarietà, intervengono ancora molte disposizioni; ad esempio, i contributi per le zone terremotate del Belice e per la realizzazione di opere pubbliche e di edilizia privata. Inoltre, è stato riattivato un canale di finanziamento che aiuterà a portare avanti la ricostruzione.
Potrei elencarvi tutti gli altri provvedimenti che caratterizzano la fine di questa legislatura che, a differenza di tante altre che la storia di questo Parlamento ricorda, è fatta di lavoro proficuo ed instancabile a favore del bene di tutti.
Stiamo concludendo una legislatura fieri del lavoro che abbiamo svolto in questi cinque anni; abbiamo voluto una piccola proroga che rinviasse lo scioglimento delle Camere di due settimane e stiamo utilizzando i giorni che ci sono stati concessi per produrre provvedimenti fino all'ultimo minuto, dimostrando così la nostra totale efficienza e buona fede (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Invece voi, cari colleghi dell'opposizione, che vi siete stracciati le vesti in questa Assemblea e soprattutto sui media nazionali, avevate dichiarato che il tempo massimo era scaduto e che era un'urgenza democratica chiudere la legislatura il 29 gennaio scorso.
Cosa avete fatto? Non avete fatto altro che un «muro contro muro» per ostacolare l'approvazione di ogni provvedimento rendendo di fatto ancora più giustificato non solo il ricorso alla fiducia ma anche la richiesta stessa di poter lavorare di più, proprio perché sapevamo che il vostro ostruzionismo irresponsabile aveva il solo fine della propaganda elettorale.
Vedete, cari colleghi, abbiamo raccolto la responsabilità di stare al Governo con grande tensione morale e spirito di sacrificio; abbiamo prodotto riforme come nessuna altra legislatura prima di questa e ne abbiamo pagato apparentemente tutto lo scotto in termini di popolarità. Anche perché, come ha rilevato il Presidente del Consiglio, non si può contemporaneamente portare la croce e cantare.
Questa settimana terminiamo dunque il nostro lavoro o, meglio, lo interrompiamo, nella intima e ben supportata speranza di poterlo riprendere dopo il 10 di aprile (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia e di deputati di Alleanza Nazionale).
Ieri qualcuno - anzi, il segretario dei Democratici di sinistra, Piero Fassino - ammoniva il centrodestra, sentenziando che il nostro ciclo si è esaurito, cioè che si è esaurito il ciclo della politica di Silvio Berlusconi. Consiglierei a Fassino ed ai Democratici di sinistra di non peccare troppo di arroganza. Quando, nel 1996, sebbene avessimo avuto più voti dell'Ulivo, accettammo il ruolo di opposizione in Parlamento, abbiamo saputo aspettare il nostro turno - non dimentichiamolo! - assistendo impotenti, eppure rispettosi, all'ignobile «valzer» delle poltrone di Palazzo Chigi, perché sapevamo che i cittadini avevano operato delle scelte in quelle elezioni politiche. Allo stesso modo, Fassino dovrebbe avere un po' più di rispetto per le scelte che gli elettori hanno compiuto nel 2001.
Questo ciclo si esaurisce solo in un modo: quando saranno gli italiani a deciderlo, e non quando lo avranno stabilito Fassino e compagni, che non vedono l'ora di riportare D'Alema alla guida del Governo, nella segreta speranza - che poi è una certezza - che Prodi duri come il batter di un ciglio (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Cari «compagni» (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...

ANTONIO LEONE. Cari «compagni», in questi giorni noi ci ripresentiamo al paese per ciò che siamo e per quanto abbiamo fatto in questi anni. Siamo convinti di poter ottenere, ancora una volta, la fiducia degli elettori, e, quindi, di potervi evitare il «grattacapo» - ribadisco: il


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«grattacapo» - della responsabilità di andare al Governo del paese, cosa che è completamente estranea alla vostra forma mentis ed al vostro modo di essere.
Avete cominciato la vostra storia costituendo «Governi-ombra», ed è quello che avete seguitato a fare, senza mai riuscire a maturare politicamente. Allora, preparatevi pure, assieme ai vostri compagni dell'ala più radicale, perché nell'ombra siete stati per tanti anni, a trattare con il Partito comunista sovietico, e nell'ombra resterete! Questa volta, però, isolati dalla storia, Prodi compreso (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Congratulazioni - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Onorevoli colleghi, poiché la votazione della questione di fiducia avrà inizio alle 17,35, sospendo la seduta fino a tale ora.

La seduta, sospesa alle 17,30, è ripresa alle 17,40.

(Votazione della questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 6323)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sulla cui approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia.
Prima di procedere alla chiama, avverto che la Presidenza ha autorizzato a votare per primi i membri del Governo e alcuni deputati, che ne hanno fatta espressa e motivata richiesta con congruo anticipo.
Estraggo a sorte il nome del deputato dal quale comincerà la chiama.
(Segue il sorteggio).

La chiama avrà inizio dall'onorevole Mantini.
Invito i deputati segretari a procedere alla chiama.

GIOVANNI DEODATO, Segretario, fa la chiama.
(Segue la chiama).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge di conversione n. 6323, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sulla cui approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia:

Presenti e votanti 454
Maggioranza 228
Hanno risposto sì 296
Hanno risposto no 158.

(La Camera approva - Vedi votazioni).

Si intendono conseguentemente respinte tutte le proposte emendative presentate.

Hanno risposto sì:
Adornato Ferdinando
Airaghi Marco
Alemanno Giovanni
Alfano Angelino
Alfano Ciro
Alfano Gioacchino
Amato Giuseppe
Amoruso Francesco Maria
Anedda Gian Franco
Aracu Sabatino
Armani Pietro
Armosino Maria Teresa
Arnoldi Gianantonio
Arrighi Alberto
Ascierto Filippo
Azzolini Claudio
Baiamonte Giacomo
Baldi Monica Stefania
Ballaman Edouard
Barbieri Antonio


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Bellotti Luca
Benedetti Valentini Domenico
Berruti Massimo Maria
Berselli Filippo
Bertolini Isabella
Bertucci Maurizio
Blasi Gianfranco
Bocchino Italo
Bonaiuti Paolo
Bondi Sandro
Bono Nicola
Bornacin Giorgio
Brancher Aldo
Bricolo Federico
Briguglio Carmelo
Bruno Donato
Brusco Francesco
Buontempo Teodoro
Burani Procaccini Maria
Butti Alessio
Caligiuri Battista
Caminiti Giuseppe
Cammarata Diego
Campa Cesare
Canelli Vincenzo
Cannella Pietro
Caparini Davide
Capuano Antonio
Cardiello Franco
Carlucci Gabriella
Carrara Nuccio
Caruso Roberto
Casero Luigi
Castellani Carla
Catanoso Basilio
Cesaro Luigi
Cicala Marco
Cicchitto Fabrizio
Cicu Salvatore
Cirielli Edmondo
Cola Sergio
Collavini Manlio
Colucci Francesco
Conte Gianfranco
Conte Giorgio
Contento Manlio
Conti Giulio
Conti Riccardo
Coronella Gennaro
Cosentino Nicola
Cossiga Giuseppe
Crimi Rocco
Cristaldi Nicolò
Cuccu Paolo
D'Agrò Luigi
D'Alia Giampiero
Dalle Fratte Paolo
Degennaro Carmine
de Ghislanzoni Cardoli Giacomo
De Laurentiis Rodolfo
Delfino Teresio
Dell'Anna Gregorio
Dell'Elce Giovanni
Delmastro Delle Vedove Sandro
Deodato Giovanni
De Seneen Massimiliano
Didonè Giovanni
Di Giandomenico Remo
Di Luca Alberto
Di Teodoro Andrea
Di Virgilio Domenico
Dozzo Gianpaolo
Drago Filippo Maria
Drago Giuseppe
Dussin Guido
Dussin Luciano
Ercole Cesare
Fallica Giuseppe
Falsitta Vittorio Emanuele
Fatuzzo Fabio
Ferro Massimo Giuseppe
Floresta Ilario
Follini Marco
Fontana Gregorio
Fontanini Pietro
Foti Tommaso
Fragalà Vincenzo
Franz Daniele
Fratta Pasini Pieralfonso
Galati Giuseppe
Galli Daniele
Galli Dario
Gallo Giuseppe
Galvagno Giorgio
Gamba Pierfrancesco Emilio Romano
Garagnani Fabio
Gasparri Maurizio
Gastaldi Luigi
Gazzara Antonino
Geraci Giuseppe
Germanà Basilio
Ghedini Niccolò
Gianni Giuseppe
Gibelli Andrea


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Giorgetti Alberto
Giorgetti Giancarlo
Giovanardi Carlo
Gironda Veraldi Aurelio
Giudice Gaspare
Grillo Massimo
Grimaldi Ugo Maria Gianfranco
Jacini Giovanni
Jannone Giorgio
La Grua Saverio
Lainati Giorgio
La Malfa Giorgio
Lamorte Donato
Landi di Chiavenna Gian Paolo
Landolfi Mario
La Russa Ignazio
La Starza Giulio Antonio
Lavagnini Roberto
Lazzari Luigi
Leccisi Ivano
Lenna Vanni
Leo Maurizio
Leone Anna Maria
Leone Antonio
Lezza Giuseppe
Licastro Scardino Simonetta
Liotta Silvio
Lisi Ugo
Lo Presti Antonino
Lorusso Antonio
Losurdo Stefano
Lucchese Francesco Paolo
Lupi Maurizio Enzo
Lussana Carolina
Maceratini Giulio
Maggi Ernesto
Mancuso Filippo
Mancuso Gianni
Maninetti Luigi
Mantovano Alfredo
Marinello Giuseppe Francesco Maria
Marotta Antonio
Marras Giovanni
Martinat Ugo
Martini Francesca
Martini Luigi
Masini Mario
Massidda Piergiorgio
Matteoli Altero
Mauro Giovanni
Mazzocchi Antonio
Mazzoni Erminia
Mereu Antonio
Meroi Marcello
Messa Vittorio
Michelini Alberto
Migliori Riccardo
Milanato Lorena
Milanese Guido
Minoli Rota Fabio Stefano
Misuraca Filippo
Mondello Gabriella
Montecuollo Lorenzo
Moretti Danilo
Mormino Nino
Moroni Chiara
Nan Enrico
Napoli Angela
Napoli Osvaldo
Nespoli Vincenzo
Nicolosi Nicolò
Nicotra Benedetto
Onnis Francesco
Orsini Andrea Giorgio Felice Maria
Pagliarini Giancarlo
Palma Nitto Francesco
Palmieri Antonio
Palumbo Giuseppe
Paniz Maurizio
Paoletti Tangheroni Patrizia
Paolone Benito
Parodi Eolo Giovanni
Paroli Adriano
Parolo Ugo
Patarino Carmine Santo
Patria Renzo
Pecorella Gaetano
Pepe Antonio
Pepe Mario
Peretti Ettore
Perlini Italico
Perrotta Aldo
Pezzella Antonio
Pinto Maria Gabriella
Pittelli Giancarlo
Polledri Massimo
Porcu Carmelo
Prestigiacomo Stefania
Previti Cesare
Raisi Enzo
Rampelli Fabio
Ramponi Luigi
Ranieli Michele
Riccio Eugenio


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Ricciotti Paolo
Ricciuti Riccardo
Rivolta Dario
Rizzi Cesare
Romani Paolo
Romano Francesco Saverio
Romele Giuseppe
Romoli Ettore
Rositani Guglielmo
Rossi Guido Giuseppe
Rossi Sergio
Rosso Roberto
Rotondi Gianfranco
Russo Antonio
Russo Paolo
Saglia Stefano
Saia Maurizio
Santelli Jole
Santori Angelo
Sanza Angelo
Saponara Michele
Saro Giuseppe Ferruccio
Savo Benito
Scajola Claudio
Scalia Giuseppe
Scaltritti Gianluigi
Scarpa Bonazza Buora Paolo
Scherini Gianpietro
Schmidt Giulio
Selva Gustavo
Spina Diana Domenicantonio
Stagno d'Alcontres Francesco
Sterpa Egidio
Stradella Francesco
Strano Nino
Stucchi Giacomo
Tabacci Bruno
Taborelli Mario Alberto
Tamburro Riccardo
Tanzilli Flavio
Taormina Carlo
Tarantino Giuseppe
Tarditi Vittorio
Tassone Mario
Testoni Piero
Tortoli Roberto
Trantino Enzo
Tucci Michele
Valducci Mario
Valentino Giuseppe
Vascon Luigino
Ventura Giacomo Angelo Rosario
Verdini Denis
Verro Antonio Giuseppe Maria
Viale Eugenio
Viceconte Guido
Viespoli Pasquale
Vietti Michele Giuseppe
Vitali Luigi
Vito Alfredo
Vito Elio
Volontè Luca
Zacchera Marco
Zama Francesco
Zanetta Valter
Zanettin Pierantonio
Zorzato Marino
Zuin Michele

Hanno risposto no:
Abbondanzieri Marisa
Adduce Salvatore
Agostini Mauro
Albonetti Gabriele
Amici Sesa
Angioni Franco
Annunziata Andrea
Bandoli Fulvia
Banti Egidio
Bellini Giovanni
Benvenuto Giorgio
Bianchi Dorina
Bianchi Giovanni
Bianco Enzo
Bianco Gerardo
Bielli Valter
Bindi Rosy
Bogi Giorgio
Bolognesi Marida
Bonito Francesco
Borrelli Luigi
Bottino Angelo
Bova Domenico
Buemi Enrico
Buffo Gloria
Burtone Giovanni Mario Salvino
Cabras Antonello
Calzolaio Valerio
Camo Giuseppe
Carboni Francesco
Carli Carlo
Carra Enzo


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Castagnetti Pierluigi
Cazzaro Bruno
Ceremigna Enzo
Cialente Massimo
Coluccini Margherita
Cossutta Armando
Craxi Bobo
Crisci Nicola
Crucianelli Famiano
D'Antoni Sergio Antonio
De Brasi Raffaello
Deiana Elettra
De Simone Titti
Detomas Giuseppe
Diana Lorenzo
Di Gioia Lello
Di Serio D'Antona Olga
Duca Eugenio
Duilio Lino
Fanfani Giuseppe
Fistarol Maurizio
Fluvi Alberto
Folena Pietro
Frigato Gabriele
Fumagalli Marco
Galeazzi Renato
Gambini Sergio
Gasperoni Pietro
Gentiloni Silveri Paolo
Giacco Luigi
Giachetti Roberto
Giacomelli Antonello
Gianni Alfonso
Giordano Francesco
Giulietti Giuseppe
Grandi Alfiero
Grignaffini Giovanna
Grotto Franco
Iannuzzi Tino
Innocenti Renzo
Kessler Giovanni
Labate Grazia
Ladu Salvatore
Leoni Carlo
Lettieri Mario
Lion Marco
Loddo Santino Adamo
Loddo Tonino
Lolli Giovanni
Lucidi Marcella
Lulli Andrea
Lusetti Renzo
Maccanico Antonio
Magnolfi Beatrice Maria
Mantini Pierluigi
Mantovani Ramon
Marcora Luca
Mariani Paola
Mariani Raffaella
Mariotti Arnaldo
Marone Riccardo
Mascia Graziella
Mattarella Sergio
Maurandi Pietro
Mazzarello Graziano
Meduri Luigi Giuseppe
Merlo Giorgio
Meta Michele Pompeo
Micheli Enrico Luigi
Milioto Vincenzo
Minniti Marco
Monaco Francesco
Morgando Gianfranco
Mosella Donato Renato
Motta Carmen
Nannicini Rolando
Nardini Maria Celeste
Nieddu Gonario
Olivieri Luigi
Oricchio Antonio
Panattoni Giorgio
Pasetto Giorgio
Petrella Giuseppe
Pettinari Luciano
Piglionica Donato
Pisa Silvana
Pisapia Giuliano
Pistone Gabriella
Preda Aldo
Provera Marilde
Quartiani Erminio Angelo
Raffaldini Franco
Rainisio Giovanni
Ranieri Umberto
Rava Lino
Ria Lorenzo
Rocchi Carla
Ruggeri Ruggero
Rugghia Antonio
Ruggieri Orlando
Rusconi Antonio
Russo Spena Giovanni
Ruta Roberto
Sasso Alba


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Sciacca Roberto
Sedioli Sauro
Siniscalchi Vincenzo
Squeglia Pietro
Stradiotto Marco
Stramaccioni Alberto
Tedeschi Massimo
Tidei Pietro
Trupia Lalla
Tuccillo Domenico
Valpiana Tiziana
Ventura Michele
Vigni Fabrizio
Villetti Roberto
Violante Luciano
Visco Vincenzo
Volpini Domenico
Widmann Johann Georg
Zaccaria Roberto
Zanotti Katia
Zara Stefano
Zunino Massimo

Sono in missione:
Aprea Valentina
Baccini Mario
Berlusconi Silvio
Biondi Alfredo
Boato Marco
Brugger Siegfried
Cordoni Elena Emma
Cusumano Stefano
Fini Gianfranco
Intini Ugo
Manzini Paola
Maroni Roberto
Martinelli Piergiorgio
Martino Antonio
Martusciello Antonio
Miccichè Gianfranco
Molgora Daniele
Mussi Fabio
Pescante Mario
Pisanu Beppe
Piscitello Rino
Possa Guido
Sgobio Cosimo Giuseppe
Soda Antonio
Soro Antonello
Stefani Stefano
Tremaglia Mirko
Tremonti Giulio
Urso Adolfo
Zanella Luana

PRESIDENTE. Avverto che, consistendo il disegno di legge di un unico articolo, si procederà direttamente alla votazione finale.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 6323)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (vedi l'allegato A - A.C. 6323 sezione 1).
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi dell'articolo 89 del regolamento, in quanto relativi ad argomenti estranei all'oggetto della discussione, i seguenti ordini del giorno: Fratta Pasini n. 9/6323/10, concernente le spese di funzionamento degli ordini e collegi professionali, nonché delle camere di commercio; Massidda n. 9/6323/11, relativo alla copertura delle posizioni dirigenziali degli organici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nella regione Sardegna; Garagnani n. 9/6323/14, riguardante l'innalzamento delle pensioni, finalizzato al mantenimento del loro potere di acquisto; Gambini n. 9/6323/15, in materia di federalismo fiscale; Carli n. 9/6323/17, in materia di pagamento di canoni demaniali per finalità turistico-ricreative; Nicolosi n. 9/6323/19, concernente il trattamento fiscale degli atti di cessione di crediti vantati verso la pubblica amministrazione; Milanato n. 9/6323/20, relativo all'interpretazione delle norme che disciplinano i processi di dismissione del patrimonio di amministrazione ed enti pubblici.
Invito il rappresentate del Governo ad esprimere il parere.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo accetta gli ordini del giorno Antonio Leone n. 9/6323/16, Anedda n. 9/6323/21 e Ferro n. 9/6323/32, mentre accoglie come raccomandazione i restanti ordini del giorno presentati.


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PRESIDENTE. Sta bene, onorevole sottosegretario.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Buontempo n. 9/6323/1, Fiori n. 9/6323/2, Ruzzante n. 9/6323/3, Angioni n. 9/6323/4, Pinotti n. 9/6323/5, Minniti n. 9/6323/6, Lumia n. 9/6323/7, Pisa n. 9/6323/8, Marras n. 9/6323/9, Marotta n. 9/6323/12 e Carlucci n. 9/6323/13, accolti dal Governo come raccomandazione, non insistono per la votazione.
Prendo atto altresì che il presentatore dell'ordine del giorno Antonio Leone n. 9/6323/16, accettato dal Governo, non insiste per la votazione. Prendo atto inoltre che il presentatore dell'ordine del giorno Tedeschi n. 9/6323/18, accolto dal Governo come raccomandazione, ed il presentatore dell'ordine del giorno Anedda n. 9/6323/21, accettato dal Governo, non insistono per la votazione.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Zanella n. 9/6323/22, Bulgarelli n. 9/6323/23, Cento n. 9/6323/24, Pecoraro Scanio n. 9/6323/25, Lion n. 9/6323/26, Cima n. 9/6323/27, Di Giandomenico n. 9/6323/28, Benvenuto n. 9/6323/29, Molinari n. 9/6323/30 e Gioacchino Alfano n. 9/6323/31, accolti dal Governo come raccomandazione, non insistono per la votazione.
Prendo atto altresì che il presentatore dell'ordine del giorno Ferro n. 9/6323/32, accettato Governo, non insiste per la votazione.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 6323)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, esprimo il voto contrario del gruppo della Margherita sul decreto-legge cosiddetto mille proroghe.
La tentazione di far ricorso a decreti omnibus e a voti di fiducia è antica e mortifica il ruolo del Parlamento a vantaggio degli esecutivi. Voi, peraltro, ne avete abusato, usando il voto di fiducia in questa legislatura ben 46 volte, a fronte delle 29 volte della precedente. Ma oggi il Governo ha raggiunto l'acme della degradazione. È proprio vero che - come diceva Goethe - comandare è facile, governare è difficile!
Avete preteso la riapertura del Parlamento oltre la data concordata con il Capo dello Stato per invadere meglio le televisioni con una inquinante ed iniqua propaganda, che ha provocato un richiamo preoccupato dello stesso Presidente della Repubblica. Ma ne avete approfittato anche per inquinare il paese con una pioggia di misure elettoralistiche prive di copertura finanziaria e persino prive della relazione tecnica obbligatoria, senza discussione alcuna da parte del Parlamento.
Novanta articoli, nel complesso, sulle materie più diverse, una fusion di decreti diversi: dalle norme fiscali ai servizi di motorizzazione, dalla polizia alle fondazioni liriche, dalle missioni in Iraq e all'estero fino al finanziamento dei partiti politici. Della Costituzione, avete violato l'articolo 72, sul procedimento legislativo; l'articolo 77, sulla decretazione d'urgenza; l'articolo 81, sull'obbligo di copertura finanziaria delle leggi.
Non ho tempo per soffermarmi sul merito specifico di questo orribile patchwork legislativo, ma, almeno sul punto relativo al trasferimento a carico dei cittadini dei debiti dei partiti politici, lasciatemi manifestare sconcerto ed indignazione. Dovevate diminuire le tasse e rinnovare la politica, e vi riducete invece a rubare per decreto nelle tasche dei cittadini per finanziare clientele e partiti politici e per oscurare le fonti del finanziamento della politica: è davvero la degna conclusione di questa legislatura e delle vostre dissennate politiche, così almeno noi ci auguriamo, insieme alla maggioranza degli italiani che non ne può più!
Il ministro Tremonti ha affermato che il maxiemendamento del Governo a questo


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decreto è stato presentato per arginare l'azione dei «topi nel formaggio». Un'immagine cruda, ma reale; eppure, devo ricordare che i topi ancora si affannano, ma il formaggio, grazie a voi, è assai più scarso. L'Italia è preoccupata per il suo presente e per il suo futuro in ogni campo. È la nostra stessa preoccupazione. Per questo, non cederemo alla provocazione delle risse elettorali. Votiamo oggi, ancora una volta, contro la vostra arroganza, perché votiamo a favore di un'Italia più serena e democratica, che, voltata pagina, ritrovi presto le ragioni del suo sviluppo e della sua credibilità nel mondo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Intervengo soltanto per annunciare il voto favorevole del gruppo della Lega Nord su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.

ELETTRA DEIANA. Presidente, concentrerò la mia dichiarazione di voto sull'articolo 39-vicies semel, che integra, nel patchwork di questo provvedimento, le missioni militari, compresa quella relativa all'Iraq. Avete fatto la scelta di trascinare il nostro paese in una guerra veramente devastante per i rapporti internazionali con il mondo arabo, in un'occupazione militare dell'Iraq che sta producendo e produrrà in maniera crescente frutti avvelenati.
La vostra scelta pesa come un macigno su questa legislatura, legislatura di guerra, dall'Afghanistan all'Iraq, che ha segnato un vero e proprio salto di qualità nei processi di adattamento dell'Italia alle nuove strategie di dominio e di controllo occidentale del mondo. Voglio aggiungere di più: ha segnato anche un adattamento alla guerra preventiva e alla teoria dei Rogue States sostenuta dall'amministrazione Bush, nonchè alla logica dello scontro di civiltà che da tutto questo consegue. Voi avete fomentato indirettamente questo scontro con la partecipazione all'impresa irachena e, direttamente, con le irresponsabili esternazioni di cui si rendano protagonisti vostri esponenti, tra cui, negli ultimi giorni, un ministro della Repubblica, il ministro Calderoli, che invita Papa Ratzinger ad organizzare la crociata contro l'Islam.
Avete ostinatamente difeso la vostra scelta di guerra chiudendo gli occhi e sottraendovi di fronte all'evidenza dei fatti, al dissolversi di tutte le accuse messe in scena dall'amministrazione Bush e dal Pentagono per giustificare la guerra a Baghdad: dissolvenze peraltro ammesse anche da alti esponenti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna.
Avete chiuso gli occhi di fronte al protrarsi di una scia infinita di atti di guerra messi in atto dagli Stati Uniti d'America per annientare ogni forma di legittima resistenza all'occupazione. Non tutto quanto è successo e sta accadendo in Iraq è riducibile a terrorismo come, ancora una volta, esponenti degli USA e della Gran Bretagna ammettono.
Avete chiuso gli occhi di fronte all'escalation di violenza che l'intreccio tra guerra e terrorismo ha prodotto e le cui responsabilità ricadono, con peso equo e reciproco, su chi ha scatenato la guerra e su chi in quella guerra ha trovato le condizioni ottimali per sviluppare le proprie autonome strategie di potere in quella parte del mondo; mi riferisco, da una parte, agli Stati Uniti e, dall'altra, alla rete di Al Qaeda.
La vostra ostinazione è stupefacente ed è la conferma di una irresponsabilità politica sul terreno internazionale che non ha precedenti nella storia della nostra Repubblica. Analogamente, è davvero stupefacente la scelta di collocare le missioni militari, compresa quella irachena, in questo provvedimento cosiddetto mille proroghe, vero e proprio «fritto misto» di tutto;


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indifferenziato contenitore in cui tutto diventa indifferente, che priva il Parlamento del diritto-dovere di disporre di un bilancio appropriato su una scelta politica che ha diviso profondamente sia il Parlamento sia il paese. Una scelta che ha posto l'Italia in una posizione fortemente diversificata rispetto ai più importanti paesi europei ed ha fatto morire troppi militari italiani per una guerra ingiusta, ed ha, infine, reso responsabili le nostre Forze armate di veri e propri atti di guerra.
Che cosa è stata, ad esempio, se non un atto di guerra, la battaglia cosiddetta dei tre ponti, su cui nessun ministro o sottosegretario o esponente della maggioranza ha mai pronunciato una parola di responsabilità? La procura militare di Roma sta ancora indagando su un episodio legato a quella battaglia, avvenuta nella notte tra il 5 e il 6 agosto del 2004, nel corso della quale i soldati italiani ricevettero l'ordine di fare fuoco contro un'ambulanza; almeno cinque furono le vittime, tra cui una donna incinta. In quell'episodio si è consumata la violazione della norma, contenuta nell'articolo 19 del codice penale militare di guerra, che vieta di sparare alle ambulanze. Questa è l'ipotesi al vaglio della procura militare. Per noi, quella battaglia è stata la conferma della vera natura della missione Antica Babilonia: una missione non di pace, come avete continuamente ripetuto secondo una solfa che convince soltanto voi, ma di guerra.
Oggi voi volete chiudere quella partita, e la state chiudendo di fronte al Parlamento e al paese con l'articolo 39-vicies semel. Voi, infatti, con il provvedimento in esame, tra norme relative al Corpo della Guardia di finanza e alle Forze di polizia e altre riguardanti la formazione del personale autorizzato all'impiego di defibrillatori in ambienti intra ed extra ospedalieri, avete inserito la norma che autorizza il proseguimento di tutte le missioni militari italiane all'estero, compresa anche Antica Babilonia.
Voi sperate che in questo modo il paese dimentichi e che il grande popolo della pace, che comprende anche parte del vostro elettorato, creda alla rappresentazione di comodo, bonaria, autoreferenziale e autoassolutoria che voi continuate a mettere in scena: pace, democrazia e stabilizzazione grazie al nostro intervento. Dimenticate, però, che tutto il Medio Oriente sta divampando sotto la spinta di dinamiche che rischiano di divenire incontrollabili.
Credete che non ci sia un nesso tra la guerra in Iraq e la vittoria delle forze integraliste e estremiste in Iran e in Palestina? Credete che quella guerra non abbia contribuito ad attizzare l'odio che oggi muove migliaia di persone a rispondere, con la violenza della devastazione contro le ambasciate occidentali, alla violenza delle vignette satiriche contro l'Islam? Credete che la guerra non abbia alimentato la radicalizzazione degli opposti fondamentalismi che dominano oggi la scena mondiale, da una parte quello islamico, dall'altro quello identitario americano e occidentale, che autorizza vignette irresponsabili e irresponsabili esternazioni, come quella che prima ricordavo del ministro Calderoli?
Se credete che non ci siano nessi, se non vedete questi nessi, delle due, l'una: o non capite nulla del mondo, e siete quindi degli irresponsabili a fare quello che fate, oppure avete fatto un'opzione precisa di politica estera e volete costringere il nostro paese su questa scia, e quindi siete lo stesso doppiamente irresponsabili.
Noi lavoriamo perché con le prossime elezioni cambi la scena, ed il ritiro sarà il primo passo perché questa scena cambi nelle nostre relazioni internazionali, certamente non risolutivo per riparare i danni enormi provocati dalla vostra guerra e dalle vostre scelte, ma indispensabile per ricominciare ad operare con responsabilità politica sullo scenario internazionale (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.

SESA AMICI. Il voto contrario del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo


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è stato motivato nel corso dell'esame delle questioni pregiudiziali che abbiamo presentato per evidenziare l'eterogeneità del contenuto del provvedimento. Constatiamo come questo modo di procedere, che ormai dura dall'inizio della legislatura, abbia comportato che gran parte degli atti provenienti dal Senato via via si arricchisce di emendamenti e di maxiemendamenti, sui quali oltretutto il Governo chiede la fiducia, a testimonianza di una politica e di un'azione del Governo del tutto inadeguate ed anche offensive nei confronti del Parlamento.
In questo decreto «mille proroghe» ci sono una serie di aspetti - alcuni li ricordava poc'anzi la collega Elettra Deiana - riguardanti questioni di merito discusse ampiamente, come, ad esempio, quelle attinenti alla guerra in Iraq, quindi, elementi di grande discussione su cui siamo stati impegnati per lungo tempo. Altre questioni concernono, invece, aspetti particolari, che testimoniano di una incapacità da parte di questo Governo in una produzione legislativa assai più articolata.
Da troppo tempo assistiamo ad una espropriazione oggettiva, che sta avvenendo nelle sedi della formazione delle leggi da parte di un esecutivo che sottrae poteri al Parlamento. Si tratta di un rilievo che abbiamo spesso richiamato anche nelle nostre questioni pregiudiziali perché testimonia di come l'invocazione dei requisiti della necessità e dell'urgenza, oltretutto seguita anche dalla richiesta di fiducia, rappresenti un dato che andrebbe sottoposto ad una riflessione attenta, considerato che, come legislatori, siamo chiamati, di fronte al paese, ad approvare norme ispirate all'efficacia e all'efficienza degli interventi.
Un eccessivo potere da parte del Governo crea di fatto una irresponsabilità di fronte ad un lavoro che invece merita articolazione dialettica e capacità di rispetto e di ascolto. Troppo spesso, in queste aule, tale rispetto non è stato garantito, ed anche la volontà da parte dell'opposizione di migliorare i testi legislativi si è infranto sul muro di una maggioranza sorda ed arrogante.
Arrivare a fine legislatura al decreto «mille proroghe» o al decreto-legge sulla pubblica amministrazione, che discuteremo la prossima settimana e che presenta elementi completamente oscuri, che sono solo un segnale all'elettorato della maggioranza, riteniamo sia grave ed offensivo nei confronti di tutti noi, di tutti i parlamentari, di maggioranza e di opposizione, perché in questo modo viene disconosciuta una funzione precisa e vengono alterate le regole del rispetto, in nome della democrazia e dell'efficienza delle istituzioni.
Questi sono gli elementi che, unitamente alle ragioni di merito che abbiamo illustrato in sede di discussione sulle linee generali, motivano il nostro voto contrario (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Amici.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Falanga. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Colleghi, per cortesia! Ma che modo...! Il collega desidera parlare e questo è un Parlamento, non un «urlamento» (Si ride)!
Prego, onorevole Falanga.

CIRO FALANGA. Signor Presidente, mi dispiace per l'onorevole Vito: forse, il collega non sa che è stata autorizzata, da ieri, la formazione, nell'ambito del gruppo parlamentare Misto, della componente politica del Movimento Repubblicani Europei (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e dell'UDC Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (CCD-CDU)) ...

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Una forza politica manifesta la sua presenza ...!
Prosegua pure, onorevole Falanga.

CIRO FALANGA. Avete tanta fretta di licenziare i provvedimenti e poi chiedete le proroghe per la loro attuazione: non vi tradite neanche in questa occasione (Commenti)!


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PRESIDENTE. Onorevole Falanga, si rivolga al Presidente e sia incurante dei commenti.

CIRO FALANGA. Signor Presidente, se mi usa la cortesia ...

PRESIDENTE. Certamente ...

CIRO FALANGA. ... di invitare i colleghi ad evitare sghignazzi che poco si coniugano con la rispettabilità di quest'aula (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale) ... Allora, io mi rivolgo a lei, signor Presidente: se lei non ritiene di farlo, lo farò io direttamente, perché non temo il confronto!

PRESIDENTE. L'ho già fatto, onorevole Falanga, ma la disciplina, in questa sede, risponde ad una visione non proprio da caserma ...
Colleghi, ora lasciate che l'onorevole Falanga continui il suo intervento! Prego, onorevole Falanga.

CIRO FALANGA. Signor Presidente, non ho chiesto la parola per parlare a titolo individuale: per mio tramite, i Repubblicani Europei esprimono la loro opinione e dichiarano il loro voto sul provvedimento in esame.

Una voce dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale: Traditore!.

CIRO FALANGA. Il provvedimento sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia rappresenta un ennesimo scossone della maggioranza e dello stesso Governo alla Carta costituzionale: «Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese (Commenti) ...

PRESIDENTE. Ora, però, non è giusto quello che sta succedendo! Onorevoli colleghi, sta parlando un collega e sta dicendo ciò che ritiene, com'è suo diritto. Vi prego di non infastidirlo, altrimenti sospendo la seduta (Commenti)! Sapete che posso farlo!
Prego, onorevole Falanga.

CIRO FALANGA. Signor Presidente, stavo leggendo ai colleghi l'ultimo comma dell'articolo 81 della Costituzione, ma mi rendo conto che della Carta costituzionale, ancorché letta da questo modestissimo parlamentare, a loro non gliene frega nulla, sia in punto di sostanza, quando provvedono a votare testi di siffatto genere, sia sotto il profilo della cortesia e della buona educazione istituzionale: vi mancano sia l'una sia l'altra cosa (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-MRE-Movimento Repubblicani Europei, Misto-La Rosa nel Pugno e della Margherita, DL-L'Ulivo - Commenti)!

TEODORO BUONTEMPO. Giuda! Traditore!

CIRO FALANGA. Signor Presidente, come dicevo, stavo dando lettura dell'ultimo comma dell'articolo 81 della Carta costituzionale, il quale recita: «Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte». Così recita, testualmente, l'articolo 81 della Costituzione. Ebbene, il provvedimento in esame viola chiaramente l'articolo 81 appena citato, perché prevede servizi a carico di enti ancorché non siano state previste le relative coperture.
Inoltre, nei decreti-legge non si possono inserire norme di carattere ordinamentale; invece, sono diverse le disposizioni del decreto-legge che hanno tale natura.
Ancora, la legge n. 400 del 1988 vieta di introdurre proroghe di termini per l'esercizio di deleghe legislative con decreto-legge. Nel provvedimento in esame, invece, si prevedono proroghe di termini per l'esercizio di deleghe legislative.
Insomma, si tratta di violazioni palesi che, nell'ambito di una cultura della serietà di una forza di opposizione, sono state evidenziate molto adeguatamente e chiaramente in fase di esame delle questioni pregiudiziali. Tuttavia, la maggioranza non ne ha tenuto alcun conto ed ha ritenuto di andare avanti.
Per altro verso, questo provvedimento rappresenta il mascheramento di un fallimento: un fallimento totale del programma di Governo.


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Permettetemi di soffermarmi brevemente su alcune disposizioni inerenti al settore della giustizia, materia alla quale ho prestato una qualche attenzione. L'attività frammentaria di rivisitazione delle norme processuali civilistiche - mi pare che sia presente il sottosegretario Vitali che fu relatore sul provvedimento in materia - fu prevista nell'ambito delle modificazioni delle misure urgenti che modificavano alcune regole processuali civilistiche del nostro ordinamento. Ebbene, quell'urgenza, che fu posta alla base dell'esigenza di legiferare con riferimento al codice di procedura civile, oggi è sfumata, sicché non c'è più l'urgenza e quelle norme non sono più attuate dal 1o gennaio di quest'anno ma sono state prorogate successivamente.
Inoltre, si prevedono ancora proroghe negli incarichi dei giudici gregari ed onorari, la qual cosa determina una dannosissima precarietà, un grave nocumento al settore giustizia, malamente organizzato, con giudici provvisori e precari, anche a causa dei tempi che si prorogano di volta in volta, con i processi che restano appesi.
Insomma, ritengo che il provvedimento abbia un solo scopo: quello di prorogare quelle finalità non realizzate in questi cinque anni. Per questo motivo, si chiedono altre proroghe, nella consapevolezza che, anche alla scadenza dei successivi termini, ancora non sarà possibile attuarle. Quindi, si tratta di una proroga che serve, ancora una volta, soltanto per mascherare un fallimento e - ciò è ancor più grave - per fungere da cartello elettorale nell'intento di ingannare ancora il popolo italiano.
Se ci riuscirete, se ci riuscirete anche questa volta, dai banchi di quest'aula o dagli ambienti di casa mia, credo che sarò costretto ad applaudirvi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-MRE-Movimento Repubblicani Europei - Applausi polemici dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6323)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di conversione n. 6323, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(S. 3717 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, recante definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti. Proroga di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative) (Approvato dal Senato) (6323):

Presenti e votanti 436
Maggioranza 219
Hanno votato
sì 265
Hanno votato
no 171).

Prendo atto che gli onorevoli Falanga, Filippo Maria Drago, Perrotta e Santori non sono riusciti a votare.
Prendo atto altresì che gli onorevoli Lucchese e Berselli avrebbero voluto esprimere un voto favorevole e che l'onorevole Valpiana avrebbe voluto esprimerne uno contrario.

Organizzazione dei tempi di discussione dei disegni di legge di ratifica.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge di ratifica nn. 5584 e 6230.
Comunico che lo schema recante la ripartizione del tempo complessivo riservato all'esame di tali disegni di legge è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 6 febbraio 2006.


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Sull'ordine dei lavori (ore 18.35).

PRESIDENTE. Avverto che non avendo la Commissione affari esteri concluso l'esame del disegno di legge di ratifica n. 5584, la discussione del medesimo è rinviata ad altra seduta.
Dovremmo ora passare al successivo punto all'ordine del giorno.

LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, chiedo un attimo di attenzione da parte dei colleghi, dei relatori e del Governo su questo tema...
Aspetto che il collega Pecorella finisca di parlare.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, non ho capito che cosa mi si diceva. Parlava con me, onorevole Violante? Le chiedo scusa.

LUCIANO VIOLANTE. Ci mancherebbe, signor Presidente.
Si tratta di questo. Dovremmo ora procedere all'esame del disegno di legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione contro il crimine organizzato transnazionale, ma c'è un problema specifico che volevo sottoporre all'attenzione dei colleghi. Abbiamo introdotto, in questo testo, la definizione di crimine transnazionale riprendendo, peraltro, la definizione data dalla Convenzione. Su questo, quindi, nessun problema. Nella legge di ratifica introduciamo una serie di norme con il limite di applicabilità al crimine transnazionale. Mi chiedo se non possiamo discuterne un momento. Noi chiederemmo quindi un rinvio, ma so che ci sono alcuni problemi, in quanto il testo dovrebbe tornare al Senato e non ci sarebbe tempo sufficiente per consentire all'altro ramo del Parlamento di esaminarlo adeguatamente. Chiedo, se possibile, una sospensione di mezz'ora per affrontare bene questo tema (Commenti).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, almeno state a sentire!

LUCIANO VIOLANTE. Credo che, se è possibile, su un tema di questo genere è bene votare insieme.
Questo volevo dire. È una questione delicata perché non vorremmo introdurre in materia di mafia (Il deputato Delmastro Delle Vedove grida: «Buffone!» all'indirizzo del deputato Falanga)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di non usare queste espressioni! Va bene? C'è modo e modo di interrompere, di intervenire ed anche di prendere posizioni, senza usare termini che sono offensivi per chi li pronuncia, prima ancora che per coloro cui sono diretti!
Onorevoli colleghi, fate parlare il presidente Violante! Se c'è qualche rendiconto, fatelo altrove! Un tempo si facevano i duelli, oggi sono barzellette (Commenti)!
Prego, onorevole Violante.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, è res inter alios acta, ma aspetto che finiscano.

PRESIDENTE. Onorevole Violante, prosegua pure (Commenti).

LUCIANO VIOLANTE. Aspettiamo un attimo.

PRESIDENTE. Non è questo il modo di concludere la legislatura! Mi dispiace, ma non è così che ci si comporta alla Camera dei deputati! Sono costretto a richiamarvi! Mi dispiace, è una cosa piuttosto corale, ma non può non essere censurata anche sul piano individuale!
Prego, onorevole Violante.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, dicevo che ci sono alcune norme che potenziano le investigazioni nei confronti del crimine organizzato e che risulterebbero applicabili soltanto al crimine transnazionale. La questione che io ponevo è quella del doppio registro, fra


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possibilità di indagine nei confronti del crimine - diciamo - interno e possibilità di indagine nei confronti del crimine transnazionale. Siccome, com'è noto, abbiamo problemi, purtroppo abbastanza gravi, di lotta al crimine interno, le nostre domande sono queste. Innanzitutto, chiediamo se sia proprio necessario limitare questa maggiore operatività soltanto al crimine transnazionale o se non sia opportuno estenderla anche al profilo interno. In secondo luogo, è necessario capire bene quali sono gli effetti di queste innovazioni sul sistema interno.
Non ci vuole molto tempo. Chiedo se sia possibile sospendere per mezz'ora la seduta in modo da consentire di riunirci un momento, capire quali sono gli effetti ed arrivare a soluzioni che, io credo, possono essere condivise. Questa è la ragione per la quale chiediamo una sospensione.

PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Pecorella di esprimersi su questa richiesta di breve sospensione, per un esame che consenta l'equiparazione tra le discipline a cui ha fatto riferimento l'onorevole Violante.

GAETANO PECORELLA, Presidente della II Commissione. Signor Presidente, vorrei premettere che, naturalmente, quest'oggi abbiamo esaminato, nelle Commissioni riunite, il testo, sul quale non vi sono state riserve, se non quelle che abitualmente può esprimere l'opposizione su un progetto di legge. Abbiamo valutato l'opportunità e la eventuale necessità di ulteriori emendamenti, che non sono stati presentati in aula.
La ragione per cui abbiamo differenziato le situazioni è legata alla circostanza che, altrimenti, in quei casi in cui la legge si applica solo al crimine transnazionale avremmo profondamente modificato il sistema interno; quindi, saremmo intervenuti non solo sulle ipotesi di crimine transnazionale ma in modo complessivo. Ebbene, in una situazione nella quale, per così dire, vi è, semmai, la necessità di intervenire in un quadro generale e complessivo, a noi pare che una tale scelta non si potrebbe opportunamente compiere in sede di ratifica di una convenzione.
Ecco perché abbiamo preso tale decisione; non so a cosa possa servire un quarto d'ora in più ma, se vi sono argomenti nuovi rispetto a quelli già più volte discussi, ebbene un quarto d'ora non incide sui nostri lavori. Credo francamente che sia uno spazio di tempo che non servirà a nulla; però, lascio al Presidente, naturalmente, le valutazioni del caso.

ELIO VITO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Signor Presidente, intervengo innanzitutto per rivolgermi ai colleghi e sottolineare che si tratta di una ratifica estremamente importante riguardante la Convenzione firmata qualche anno fa per il contrasto alla criminalità internazionale. Ritengo che, se si intende approfondire il tema e perciò concedere questi quindici minuti, lo si possa fare; però, invito i colleghi a restare in Assemblea perché varare questo provvedimento stasera consente a noi di trasmetterlo al Senato in limine di legislatura ed al nostro paese di essere in primo piano nella lotta al crimine internazionale (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
Ritengo, quindi, che la richiesta rientri perfettamente nella normalità, anche se capisco i disagi di chi aveva già prenotato l'aereo... Perciò, se la richiesta del presidente Violante è di svolgere un approfondimento, facciamolo, purché si porti assolutamente a compimento questa sera il calendario.
Mi permetterei di chiederle, Presidente, se in questa breve pausa possano convocarsi le Commissioni presso le quali pende in sede legislativa l'esame di taluni provvedimenti. Se poi consentissimo anche alla Commissione affari esteri di concludere l'esame del provvedimento di ratifica degli Accordi con la Cina, ritengo che utilizzeremo questi quindici o venti minuti in maniera proficua in modo, poi, da tornare in Assemblea per le votazioni.


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PRESIDENTE. Se i colleghi non esprimono alcuna osservazione contraria, sospenderei la seduta per circa venti minuti, non prima, però, di dare una comunicazione all'Assemblea.

Assegnazione a Commissione in sede legislativa della proposta di legge n. 2337 ed abbinate-B (ore 19,34).

PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha trasmesso, in data odierna, la seguente proposta di legge:

S. 3582-2670-3148-3241-3391-3434. - PERETTI; BENVENUTO; BUONTEMPO ed altri; MENIA; ROSATO ed altri: "Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, concernenti il riconoscimento della cittadinanza italiana ai connazionali dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia e ai loro discendenti (Approvata, in un testo unificato, dalla I Commissione permanente della Camera e modificata dalla I Commissione permanente del Senato con l'unificazione delle proposte di legge d'iniziativa dei senatori Filippelli; Falcier ed altri; Minardo ed altri; Betta ed altri; Gubert) (2337-3208-5199-5691-5791-B).

La Presidenza, data l'urgenza del provvedimento e acquisito l'assenso di tutti i gruppi, derogando al termine di cui al comma 1 dell'articolo 92 del regolamento, ne propone direttamente l'assegnazione in sede legislativa alla I Commissione permanente (Affari costituzionali).
Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).

Sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 19,35, è ripresa alle 20,05.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Do ora la parola al presidente della II Commissione, onorevole Pecorella, affinché informi l'Assemblea sull'esito della riunione delle Commissioni.

GAETANO PECORELLA, Presidente della II Commissione. Signor Presidente, abbiamo ascoltato con molta attenzione i rilievi formulati dal presidente Violante, rispetto ai quali vi è una diversa prospettazione di natura sia politica, sia tecnica. Infatti, le Commissioni non hanno ritenuto opportuno effettuare interventi su alcuni aspetti di particolare rilevanza nel nostro ordinamento interno, che toccano sia diritti individuali, sia il nostro sistema legislativo.
Ciò perché tali modifiche avrebbero potuto essere giustificate solo in funzione della ratifica della Convenzione in oggetto ed avrebbero richiesto, altresì, un esame più ampio, sistematico e consapevole del nostro ordinamento nel suo complesso. È questo il motivo per cui abbiamo limitato il nostro intervento ai reati transnazionali, e soltanto per alcuni aspetti.
Il presidente Violante, al contrario, aveva sostenuto che questa poteva essere l'occasione opportuna per compiere interventi che a noi sono apparsi poco prudenti, poiché avrebbero inciso profondamente nell'ordinamento senza che, tuttavia, fosse stato maturato un orientamento sufficientemente condiviso. È questa la ragione dell'esistenza di diverse opinioni, che credo siano rimaste immutate, anche se vi è stato un grande, reciproco rispetto.

PRESIDENTE. Non ne dubito minimamente, onorevole Pecorella.

GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Signor Presidente, condivido le ragioni giuridico-costituzionali addotte dal collega Pecorella. Sul piano politico, credo che si tratti di un strumento importante a favore della cooperazione internazionale nella lotta contro i trafficanti di droga e la criminalità organizzata.
Ricordo che L'Italia è stata tra i promotori di tale strumento; il Parlamento, inoltre, lo ha analizzato, lo ha studiato e


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lo ha fatto proprio. Ritengo pertanto importanti, onorevoli colleghi, il vostro contributo e, in particolar modo, il vostro voto a favore del disegno di legge di ratifica che ci accingiamo ad esaminare, soprattutto nel testo licenziato dalle Commissioni. Ciò anche sulla base delle precisazioni di carattere giuridico-costituzionale che l'onorevole Pecorella ha testè reso.
Possiamo tranquillizzare tutti i colleghi, quindi, in ordine al fatto che lo strumento in oggetto, finalizzato a contrastare la criminalità organizzata internazionale, è utile al perseguimento degli scopi indicati dall'Organizzazione delle Nazioni Unite. Noi, che ne siamo stati promotori, vogliamo finalmente offrire questo strumento legislativo agli operatori della sicurezza.

Discussione del disegno di legge: S. 2351 - Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001 (Approvato dal Senato) (6230) (ore 20,09).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 6 febbraio 2006.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6230)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che le Commissioni II (Giustizia) e III (Affari esteri) si intendono autorizzate a riferire oralmente.
Il relatore per la II Commissione, onorevole Taormina, ha facoltà di svolgere la relazione.

CARLO TAORMINA, Relatore per la II Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le ragioni per le quali ci si è soffermati ad esaminare ulteriormente il provvedimento, a seguito della richiesta avanzata dal presidente Violante, sono state testé illustrate dal presidente Pecorella. Credo che tali argomentazioni siano servite a far comprendere i motivi per cui le Commissioni hanno modificato il testo licenziato dal Senato.
Sostanzialmente, in linea con la previsione generale che ispira tutta la Convenzione di Palermo e che fa richiamo esclusivamente a fatti di criminalità transnazionale riferibili a gruppi organizzati, si è ritenuto che dovesse essere proprio questo l'elemento specializzante che dà ragione dell'intervento del quale ci stiamo interessando. L'originaria impostazione, invece, si articolava in una previsione di carattere generale, per effetto della quale si sarebbe dovuto prevedere il ricorso all'applicazione di una serie di fattispecie previste dal codice penale e da quello di procedura penale.
Vorrei rilevare che l'avere, con la previsione di cui all'articolo 3 del provvedimento in esame, fatto riferimento esclusivamente a ciò che deve essere inteso come fenomeni di criminalità transnazionale attribuibili a gruppi organizzati, non incide per nulla sulle previsioni normative rispetto agli stessi temi trattati da questo provvedimento nei vari settori della criminalità, che pure erano previsti insieme a quelli della transnazionalità e che, invece, per effetto della modifica apportata dalle Commissioni riunite, continuano ad essere sottoposti sempre alla stessa disciplina.
Tanto per intenderci e per considerare il fenomeno più importante, ossia quello della criminalità mafiosa, è necessario ribadire con forza che nulla - né dal punto di vista delle fattispecie sostanziali, né da quello delle provvidenze dal lato investigativo - è stato innovato nel senso di diminuirne la potenzialità. Dunque, questo


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provvedimento andrà ad inserirsi armonicamente in una disciplina del contrasto a molti altri importanti settori di criminalità, costituendo un'ulteriore modalità di contrasto ad una specifica espressione della criminalità dei gruppi organizzati.
Il testo si compone, sostanzialmente (Commenti)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono veramente rammaricato per il modo con il quale non si rispetta il dovere del relatore... Mi spiace dirlo, onorevoli colleghi: è una cosa da terza liceo!
Onorevole Taormina, prosegua pure il suo intervento.

CARLO TAORMINA, Relatore per la II Commissione. Come stavo dicendo, il testo in esame si compone di norme di carattere sostanziale e di norme di carattere processuale. Sul piano sostanziale, richiamo ancora l'attenzione sulla criminalità transnazionale quale punto di riferimento nonché l'introduzione di una circostanza aggravante nell'ipotesi in cui si tratti di fatti di criminalità transnazionale, che serve, appunto, a meglio contrastare il fenomeno.
Dal punto di vista del diritto processuale, segnalo, per un verso, la possibilità che quando più Stati sono interessati dalla consumazione di fatti di criminalità transnazionale sia possibile, a seguito di accordi internazionali, celebrare i procedimenti in uno anziché in un altro Stato, a seconda di ciò che stabiliranno gli accordi, e, per un altro verso - e soprattutto - la disposizione relativa alle operazioni di copertura, che è particolarmente incisiva e che consente alle Forze di polizia un intervento efficace, garantito da un controllo, sia pure a distanza, dell'autorità giudiziaria, che non è assolutamente in disarmonia con alcun principio costituzionale.
Ricordo altresì la previsione della responsabilità amministrativa degli enti, laddove si tratti di responsabilità provenienti da forme di coinvolgimento sul piano dell'organizzazione e del controllo, secondo le regole generali che tutti conosciamo e che riguardano moltissime materie che sono qui indicate.
Da ultimo, segnalo il potenziamento delle disposizioni relative al contrasto della criminalità mafiosa, poiché nel settore delle indagini di carattere patrimoniale la Direzione distrettuale antimafia è stata individuata come ulteriore organo al quale compete intervenire con attività di indagine e con la sollecitazione di provvedimenti ai tribunali competenti ai fini dell'adozione delle opportune misure di prevenzione.
Tale è, sostanzialmente, il testo del provvedimento in esame, che affidiamo alla valutazione dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Il relatore per la III Commissione, onorevole Landi di Chiavenna, ha facoltà di svolgere la relazione.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA, Relatore per la III Commissione. Signor Presidente, il relatore per la Commissione affari esteri condivide pienamente la relazione dell'onorevole Taormina. Ci accingiamo a ratificare un provvedimento fondamentale, che pone l'Italia in una posizione di forza nel contrasto al crimine organizzato.
Quindi, evidentemente, questo Governo dimostra, ancora una volta, che è fermamente impegnato nel contrastare ogni forma di criminalità organizzata.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

JOLE SANTELLI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Violante. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, intervengo per annunciare che ritiriamo la richiesta di votazione nominale mediante procedimento elettronico sugli articoli per affrettare i lavori dell'Assemblea.


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Ci asterremo sugli articoli 10,11,12 e 13 e voteremo, invece, a favore del provvedimento in esame. Vorrei spiegare, rapidamente, le ragioni della nostra astensione.
Onorevoli colleghi, questo disegno di legge di ratifica prevede penetranti poteri di investigazione nei confronti del crimine transnazionale. Noi chiedevamo che gli stessi poteri fossero attribuiti anche qualora si trattasse di lottare contro il crimine organizzato interno, ossia contro la mafia. Infatti, un'organizzazione minore, la quale, ad esempio, commette una rapina in Albania, può essere destinataria di questi penetranti poteri investigativi; mentre tali misure investigative non si possono applicare nei confronti di una grossa organizzazione per il traffico di stupefacenti o altro, o di un'organizzazione mafiosa che opera stabilmente in Italia. Queste sono le nostre ragioni: ritenevamo fosse necessario disporre di mezzi investigativi più penetranti. Ciò non è stato possibile ed i colleghi della maggioranza ci hanno risposto che, al riguardo, occorreva una riflessione maggiore.
Questa è la ragione per la quale ci asterremo sugli articoli che ho menzionato, mentre esprimeremo un voto favorevole sul provvedimento in esame. Spero vi sia l'occasione (credo che, ormai, ciò avverrà nella prossima legislatura) per estendere tali misure anche nei confronti della criminalità mafiosa interna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Anedda. Ne ha facoltà.

GIAN FRANCO ANEDDA. Signor Presidente, intervengo soltanto affinché rimanga agli atti quanto sto per dire. I colleghi della maggioranza, così come quelli delle opposizioni, ormai lo sanno: con il provvedimento in esame non si modifica nulla della legislazione antimafia vigente, che è sufficiente (come i fatti dimostrano) a combattere, per quanto possibile, tale fenomeno.
Invece, in aderenza agli Accordi internazionali, si estendono i poteri investigativi rispetto al fenomeno molto più vasto e pericoloso dei reati che investono una pluralità di Stati: mi riferisco ai reati transnazionali. Si tratta di due fenomeni completamente diversi, che esigono una diversa e distinta regolamentazione.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche dei relatori e del Governo - A.C. 6230)

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore per la II Commissione, onorevole Taormina, e il relatore per la III Commissione, onorevole Landi di Chiavenna, rinunziano alla replica.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

JOLE SANTELLI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il mio intervento sarà brevissimo. Non devo certamente spiegare all'onorevole Violante e ai colleghi che questa Convenzione è utile soprattutto affinché altri Stati assumano gli strumenti di cui l'Italia è già dotata. Noi disponiamo di strumenti per contrastare il crimine nazionale già estremamente forti e non abbiamo la necessità di utilizzare anche quelli previsti da tale Convenzione, considerato che uno dei più grandi problemi era quello di retrocedere dal punto di vista degli strumenti investigativi rispetto al contesto generale.
Credo, quindi, che le pur legittime preoccupazioni dell'onorevole Violante siano destituite di fondamento reale.

(Esame degli articoli - A.C. 6230)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica, nel testo delle Commissioni.
Avverto che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 1).
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 2), al quale non sono state presentate proposte emendative.


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Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 1.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 3), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 2.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 4), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 3.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 4 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 5), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 4 .
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 5 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 6), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 5.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 6 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 7), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 6.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 7 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 8), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 7.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 8 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 9), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 8.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 9 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 10), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 9.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 10 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 11), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 10.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 11 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 12), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 11.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 12 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 13), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 12.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 13 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 14), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 13.
(È approvato).


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Passiamo all'esame dell'articolo 14 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 15), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 14.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 15 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 16), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 15.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 16 (vedi l'allegato A - A.C. 6230 sezione 17), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 16.
(È approvato).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6230)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 6230, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(S. 2351 - Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001) (Approvato dal Senato) (6230):

(Presenti 389
Votanti 386
Astenuti 3
Maggioranza 194
Hanno votato
sì 385
Hanno votato
no 1).

Prendo atto che l'onorevole Caminiti non è riuscito a votare.

Modifica nella costituzione di un gruppo parlamentare.

PRESIDENTE. Comunico che il presidente del gruppo parlamentare Misto ha reso noto, con lettera in data odierna, che il deputato Carla Mazzuca Poggiolini è stata designata a rappresentare la componente politica «MRE-Movimento Repubblicani Europei», all'interno del gruppo parlamentare Misto ed ha assunto la carica di vicepresidente del gruppo medesimo (Applausi).
Mi associo alla manifestazione di affetto per la collega.

Ordine del giorno della seduta di domani.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della seduta di domani.

Venerdì 10 febbraio 2006, alle 9,20:

Svolgimento di interpellanze urgenti.

La seduta termina alle 20,20.