Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 747 dell'8/2/2006


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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA

La seduta comincia alle 9,35.

LUCIANO DUSSIN, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del regolamento, i deputati Giovanni Bianchi, Bielli, Burani Procaccini, Deodato, Duilio, Fiori, Fragalà, Giovanardi, Lucchese, Mauro, Mazzocchi, Papini, Pistone, Raisi, Paolo Russo, Scherini e Trupia sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati complessivamente in missione sono novantotto, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Trasferimento a Commissioni in sede legislativa delle proposte di legge nn. 6277 ed abbinate, 6009 e 6231.

PRESIDENTE. Propongo alla Camera l'assegnazione in sede legislativa dei seguenti progetti di legge, dei quali le sottoindicate Commissioni hanno chiesto il trasferimento in sede legislativa, ai sensi dell'articolo 92, comma 6, del regolamento:

alla IV Commissione permanente (Difesa):
S. 2274-2275 - Senatori BUONATESTA, NIEDDU ed altri: «Norme per la concessione di contributi statali alle associazioni combattentistiche» (Approvata, in un testo unificato, dal Senato) (6277).

A tale proposta di legge sono abbinate le proposte di legge: DILIBERTO ed altri: «Disposizioni per la concessione di contributi statali alle Associazioni combattentistiche» (5618) e PERROTTA: «Concessione di contributi statali alle Associazioni combattentistiche» (5632).
Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).

alla XI Commissione permanente (Lavoro):
S. 2924 - Senatori ZANOLETTI ed altri: «Modifica della disciplina normativa relativa alla tutela della maternità delle donne dirigenti» (Approvata dalla XI Commissione permanente del Senato) (6009).

Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).

alla XII Commissione permanente (Affari sociali):
S. 3417 - Senatori ZANOLETTI ed altri: «Nuova disciplina in favore dei minorati auditivi» (Approvata dalla XI Commissione permanente del Senato) (6231) (La Commissione ha elaborato un nuovo testo).

Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).


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Seguito della discussione del disegno di legge: S. 3716 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272, recante misure urgenti per garantire la sicurezza ed i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali, nonché la funzionalità dell'Amministrazione dell'interno. Disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi (Approvato dal Senato) (A.C. 6297) (ore 9,43).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272, recante misure urgenti per garantire la sicurezza ed i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali, nonché la funzionalità dell'Amministrazione dell'interno. Disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi.
Ricordo che nella seduta di ieri si sono svolti gli interventi per l'illustrazione degli ordini del giorno, sui quali il Governo ha espresso il parere e si è altresì esaurita la fase delle dichiarazioni di voto.

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 6297)

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione degli ordini del giorno presentati (vedi l'allegato A - A.C. 6297 sezione 1).
Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,44).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta avranno luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.
Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 9,45, è ripresa alle 10,15.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 6297)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame degli ordini del giorno presentati.
Prendo atto che i presentatori dell'ordine del giorno Pecorella n. 9/6297/1, accettato dal Governo, non insistono per la votazione
Chiedo all'onorevole Giachetti se accetti la riformulazione proposta dal Governo del suo ordine del giorno n. 9/6297/2.

ROBERTO GIACHETTI. Sì, signor Presidente, e non insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Sta bene.
Prendo atto che l'onorevole Tuccillo non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/3, accettato dal Governo.
Constato l'assenza degli onorevoli Rocchi e Fioroni, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/4 e n. 9/6297/5: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che l'onorevole Mosella non accede all'invito al ritiro del suo ordine del giorno n. 9/6297/6, ed insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mosella n. 9/6297/6, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 357
Maggioranza 179
Hanno votato
144
Hanno votato
no 213).

Prendo atto che l'onorevole Volpini non accede all'invito al ritiro del suo ordine del giorno n. 9/6297/7.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Volpini n. 9/6297/7, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 371
Maggioranza 186
Hanno votato
152
Hanno votato
no 219).

Prendo atto che gli onorevoli Galvagno e Ranieli non sono riusciti a votare.
Constato l'assenza degli onorevoli Lusetti e Bimbi, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/8 e n. 9/6297/9: s'intende che vi abbiano rinunciato.
Prendo atto che l'onorevole Burtone insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/10, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Burtone n. 9/6297/10, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 375
Maggioranza 188
Hanno votato
152
Hanno votato
no 223).

Constato l'assenza dell'onorevole Milana, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/11: si intende che vi abbia rinunziato.
Chiedo all'onorevole Carra se acceda all'invito al ritiro del suo ordine del giorno n. 9/6297/12.

ENZO CARRA. No, signor Presidente, ed insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Carra n. 9/6297/12, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 386
Votanti 385
Astenuti 1
Maggioranza 193
Hanno votato
161
Hanno votato
no 224).

Chiedo all'onorevole Rusconi se acceda all'invito al ritiro del suo ordine del giorno n. 9/6297/13.

ANTONIO RUSCONI. No, signor Presidente, ed insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rusconi n. 9/6297/13, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 391
Votanti 390
Astenuti 1
Maggioranza 196
Hanno votato
163
Hanno votato
no 227).

Constato l'assenza dell'onorevole Dorina Bianchi, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/14: si intende che vi abbia rinunziato.
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Villari n. 9/6297/15: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che l'onorevole Squeglia non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/16, accettato dal Governo.
Prendo atto che l'onorevole Mantini insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/17, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mantini n. 9/6297/17, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 396
Votanti 395
Astenuti 1
Maggioranza 198
Hanno votato
163
Hanno votato
no 232).

Constato l'assenza dell'onorevole Sinisi, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/18: si intende che vi abbia rinunziato.
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Duilio n. 9/6297/19: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che l'onorevole Rosato non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/20, accolto come raccomandazione dal Governo.
Prendo atto che l'onorevole Fistarol insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/21.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fistarol n. 9/6297/21.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 394
Maggioranza 198
Hanno votato
169
Hanno votato
no 225).

Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Santino Adamo Loddo n. 9/6297/22 e Gerardo Bianco n. 9/6297/23, accolti come raccomandazione dal Governo, non insistono per la votazione.
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Enzo Bianco n. 9/6297/24: si intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Bindi n. 9/6297/25, Reduzzi n. 9/6297/26 e Delbono n. 9/6297/27, accolti come raccomandazione dal Governo, non insistono per la votazione.
Prendo atto, altresì, che l'onorevole Stradiotto insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/28, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Stradiotto n. 9/6297/28, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 404
Maggioranza 203
Hanno votato
173
Hanno votato
no 231).

Prendo atto che l'onorevole Camo insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/29, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Camo n. 9/6297/29, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 401
Maggioranza 201
Hanno votato
168
Hanno votato
no 233).

Prendo atto che l'onorevole Volontè non è riuscito a votare.
Prendo atto, inoltre, che i presentatori degli ordini del giorno Giovanni Bianchi n. 9/6297/30 e Marcora n. 9/6297/31, accettati dal Governo, non insistono per la votazione.
Prendo atto, altresì, che non insistono per la votazione i presentatori degli ordini del giorno Vernetti n. 9/6297/32 e Mattarella n. 9/6297/33, accolti come raccomandazione dal Governo.
Prendo atto, infine, che l'onorevole Tonino Loddo non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/34, accettato dal Governo.
Constato l'assenza dei presentatori degli ordini del giorno Pinza n. 9/6297/35 e Franceschini n. 9/6297/36: si intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che l'onorevole Molinari insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/37, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Molinari n. 9/6297/37, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 408
Maggioranza 205
Hanno votato
175
Hanno votato
no 233).

Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Marino n. 9/6297/38: si intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che l'onorevole Ruggeri insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/39, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ruggeri n. 9/6297/39, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 408
Maggioranza 205
Hanno votato
173
Hanno votato
no 235).

Prendo atto che l'onorevole Annunziata insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/40, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Annunziata n. 9/6297/40, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 407
Maggioranza 204
Hanno votato
173
Hanno votato
no 234).

Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Ruta n. 9/6297/41: si intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che l'onorevole Zara insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/42, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Zara n. 9/6297/42, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 409
Maggioranza 205
Hanno votato
174
Hanno votato
no 235).

Prendo atto che l'onorevole Lettieri insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/43, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Lettieri n. 9/6297/43, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 406
Maggioranza 204
Hanno votato
172
Hanno votato
no 234).

Constato l'assenza dei presentatori degli ordini del giorno Tanoni n. 9/6297/44, Maccanico n. 9/6297/45 e Bressa n. 9/6297/46: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Monaco n. 9/6297/48, non accettato dal Governo, insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Monaco n. 9/6297/48, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 411
Maggioranza 206
Hanno votato
176
Hanno votato
no 235).

Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Morgando n. 9/6297/47, non accettato dal Governo, insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Morgando n. 9/6297/47, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 407
Maggioranza 204
Hanno votato
173
Hanno votato
no 234).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Prendo atto, altresì, che il presentatore dell'ordine del giorno Colasio n. 9/6297/50, non accettato dal Governo, insiste per la votazione.


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Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Colasio n. 9/6297/50, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 407
Votanti 406
Astenuti 1
Maggioranza 204
Hanno votato
171
Hanno votato
no 235).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Prendo atto, altresì, che il presentatore dell'ordine del giorno Banti n. 9/6297/49, non accettato dal Governo, insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Banti n. 9/6297/49, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 415
Maggioranza 208
Hanno votato
176
Hanno votato
no 239).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Constato l'assenza dell'onorevole Papini, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/51: si intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Giacomelli n. 9/6297/52 e Ruggieri n. 9/6297/53, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Giacomelli n. 9/6297/52, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 408
Maggioranza 205
Hanno votato
173
Hanno votato
no 235).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ruggieri n. 9/6297/53, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 412
Votanti 411
Astenuti 1
Maggioranza 206
Hanno votato
176
Hanno votato
no 235).

Prendo atto che gli onorevoli Perrotta, Giuseppe Gianni e Santori non sono riusciti a votare.
Constato l'assenza dei presentatori degli ordini del giorno Micheli n. 9/6297/54, Pasetto n. 9/6297/55 e Marini n. 9/6297/56: s'intende che vi abbiano rinunziato (Commenti)...
Onorevoli colleghi, vi invito a calmarvi!

ANTONIO LEONE. Stiamo aiutando la Presidenza!

PRESIDENTE. Il Presidente si aiuta da solo (Commenti)! Ripeto: il Presidente si aiuta da solo. Non mi date alcun aiuto...


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Constato l'assenza dell'onorevole Gambale, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/57: si intende che vi abbia rinunziato.
Constato altresì l'assenza dell'onorevole Boccia, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/58... È incredibile: non c'è (Commenti)... Si intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che l'onorevole Ria insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/59, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ria n. 9/6297/59, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 409
Maggioranza 205
Hanno votato
172
Hanno votato
no 237).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Constato l'assenza dei presentatori degli ordini del giorno Meduri n. 9/6297/60 e D'Antoni n. 9/6297/61: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Soro n. 9/6297/62 e Iannuzzi n. 9/6297/63, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Soro n. 9/6297/62, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 418
Maggioranza 210
Hanno votato
177
Hanno votato
no 241).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Iannuzzi n. 9/6297/63, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 414
Maggioranza 208
Hanno votato
178
Hanno votato
no 236).

Constato l'assenza dell'onorevole Piscitello, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/64: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Bottino n. 9/6297/65 e Fanfani n. 9/6297/66, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bottino n. 9/6297/65, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato
181
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fanfani n. 9/6297/66, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 408
Maggioranza 205
Hanno votato
173
Hanno votato
no 235).

Prendo atto che gli onorevoli Pinto e Giuseppe Gianni non sono riusciti a votare.
Constato l'assenza dei presentatori degli ordini del giorno Carbonella n. 9/6297/67 e Merlo n. 9/6297/68: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Zaccaria n. 9/6297/69 e Frigato n. 9/6297/70, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Zaccaria n. 9/6297/69, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 415
Maggioranza 208
Hanno votato
180
Hanno votato
no 235).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Frigato n. 9/6297/70, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 416
Maggioranza 209
Hanno votato
181
Hanno votato
no 235).

Constato l'assenza dei presentatori degli ordini del giorno Realacci n. 9/6297/71, Gentiloni Silveri n. 9/6297/72, De Mita n. 9/6297/73 e Fusillo n. 9/6297/74: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Nicodemo Nazzareno Oliverio n. 9/6297/75, non accettato dal Governo, insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Nicodemo Nazzareno Oliverio n. 9/6297/75, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato
182
Hanno votato
no 239).

Constato l'assenza dell'onorevole Cardinale, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/76: si intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Ladu n. 9/6297/77, non accettato dal Governo, insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ladu n. 9/6297/77, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 416
Maggioranza 209
Hanno votato
179
Hanno votato
no 237).


Pag. 10


Constato l'assenza dei presentatori degli ordini del giorno Sgobio n. 9/6297/78 e Diliberto n. 9/6297/79: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che l'onorevole Armando Cossutta non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/80, accettato dal Governo.
Prendo atto altresì che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Maura Cossutta n. 9/6297/81 e Belillo n. 9/6297/82, accolti dal Governo come raccomandazione.
Constato l'assenza dei presentatori degli ordini del giorno Sciacca n. 9/6297/83, Pistone n. 9/6297/84 e Galante n. 9/6297/85: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che l'onorevole Vertone non accede all'invito al ritiro ed insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/86.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Vertone n. 9/6297/86, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 429
Votanti 426
Astenuti 3
Maggioranza 214
Hanno votato
184
Hanno votato
no 242).

Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Franci n. 9/6297/87, Zanella n. 9/6297/88 e Cento n. 9/6297/89, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Franci n. 9/6297/87, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 417
Votanti 416
Astenuti 1
Maggioranza 209
Hanno votato
179
Hanno votato
no 237).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Zanella n. 9/6297/88, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
185
Hanno votato
no 237).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Cento n. 9/6297/89, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 415
Votanti 414
Astenuti 1
Maggioranza 208
Hanno votato
179
Hanno votato
no 235).

Constato l'assenza dell'onorevole Pecoraro Scanio, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/90: s'intende che vi abbia rinunziato.


Pag. 11


Prendo atto che gli onorevoli Lion e Cima non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno n. 9/6297/91 e n. 9/6297/92, accettati dal Governo.
Prendo atto che l'onorevole Bulgarelli insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/93, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bulgarelli n. 9/6297/93, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 424
Votanti 422
Astenuti 2
Maggioranza 212
Hanno votato
181
Hanno votato
no 241).

Constato l'assenza dell'onorevole Boato, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/94: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che gli onorevoli Abbondanzieri, Adduce, Agostini, Albonetti e Angioni non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno n. 9/6297/95, n. 9/6297/96, n. 9/6297/97, n. 9/6297/98 e n. 9/6297/99, accettati dal Governo.
Prendo atto, altresì, che l'onorevole Amici non accede all'invito al ritiro ed insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/100.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Amici n. 9/6297/100, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 421
Votanti 420
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato
181
Hanno votato
no 239).

Constato l'assenza degli onorevoli Bandoli e Roberto Barbieri, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/101 e n. 9/6297/102, non accettati dal Governo: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che l'onorevole Bellini non accede all'invito al ritiro ed insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/103.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bellini n. 9/6297/103, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 422
Votanti 421
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato
184
Hanno votato
no 237).

Constato l'assenza degli onorevoli Benvenuto, Bettini, Bielli e Bogi, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/104, n. 9/6297/105, n. 9/6297/106 e n. 9/6297/107: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che gli onorevoli Bolognesi, Bonito, Borrelli e Bova non accedono all'invito al ritiro ed insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno n. 9/6297/108, n. 9/6297/109, n. 9/6297/110 e n. 9/6297/111.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bolognesi n. 9/6297/108, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 12

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
183
Hanno votato
no 243).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bonito n. 9/6297/109, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
184
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Borrelli n. 9/6297/110, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 424
Votanti 423
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
183
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bova n. 9/6297/111, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 425
Maggioranza 213
Hanno votato
184
Hanno votato
no 241).

Constato l'assenza degli onorevoli Buffo, Buglio e Cabras, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/112, n. 9/6297/113 e n. 9/6297/114: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che gli onorevoli Caldarola e Calzolaio non accedono all'invito al ritiro ed insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno n. 9/6297/115 e n. 9/6297/116.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caldarola n. 9/6297/115, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 425
Maggioranza 213
Hanno votato
184
Hanno votato
no 241).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Calzolaio n. 9/6297/116, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 422
Votanti 420
Astenuti 2
Maggioranza 211
Hanno votato
182
Hanno votato
no 238).


Pag. 13


Constato l'assenza dell'onorevole Capitelli, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/117: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che gli onorevoli Carboni, Carli e Cazzaro non accedono all'invito al ritiro ed insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno n. 9/6297/118, n. 9/6297/119 e n. 9/6297/120.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Carboni n. 9/6297/118, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
183
Hanno votato
no 239).

Prendo atto che l'onorevole Mondello non è riuscita a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Carli n. 9/6297/119, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 426
Maggioranza 214
Hanno votato
184
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Cazzaro n. 9/6297/120, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 417
Votanti 416
Astenuti 1
Maggioranza 209
Hanno votato
177
Hanno votato
no 239).

Constato l'assenza dell'onorevole Cennamo, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/121: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Chianale n. 9/6297/122, non accettato dal Governo, insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Chianale n. 9/6297/122, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 420
Votanti 419
Astenuti 1
Maggioranza 210
Hanno votato
181
Hanno votato
no 238).

Constato l'assenza dell'onorevole Chiti, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/123: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Cialente n. 9/6297/124 e Coluccini n. 9/6297/125, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Cialente n. 9/6297/124, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 14

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
185
Hanno votato
no 241).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Coluccini n. 9/6297/125, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 419
Votanti 418
Astenuti 1
Maggioranza 210
Hanno votato
178
Hanno votato
no 240).

Constato l'assenza dell'onorevole Cordoni, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/126: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Crisci n. 9/6297/127 e Crucianelli n. 9/6297/128, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Crisci n. 9/6297/127, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 425
Votanti 424
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
178
Hanno votato
no 246).

Prendo atto che l'onorevole Mondello non è riuscita a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Crucianelli n. 9/6297/128, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 432
Votanti 431
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
186
Hanno votato
no 245).

Constato l'assenza dell'onorevole Di Serio D'Antona, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/129: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che gli onorevoli De Brasi e Duca, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/130 e n. 9/6297/131, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno De Brasi n. 9/6297/130, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 431
Votanti 429
Astenuti 2
Maggioranza 215
Hanno votato
185
Hanno votato
no 244).


Pag. 15


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Duca n. 9/6297/131, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 416
Votanti 415
Astenuti 1
Maggioranza 208
Hanno votato
178
Hanno votato
no 237).

Constato l'assenza degli onorevoli Finocchiaro e Filippeschi, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/132 e n. 9/6297/133: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che gli onorevoli Zanotti e De Luca, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/134 e n. 9/6297/135, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Zanotti n. 9/6297/134, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 430
Votanti 429
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
187
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno De Luca n. 9/6297/135, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
183
Hanno votato
no 239).

Constato l'assenza degli onorevoli Alberta De Simone e Diana, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/136 e n. 9/6297/137: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Fluvi n. 9/6297/138, non accettato dal Governo, insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fluvi n. 9/6297/138, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 430
Votanti 429
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
186
Hanno votato
no 243).

Constato l'assenza degli onorevoli Fumagalli, Galeazzi e Gambini, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/139, n. 9/6297/140 e n. 9/6297/141: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che gli onorevoli Gasperoni, Giacco, Giulietti, Grandi, Grignaffini, Guerzoni, Innocenti e Kessler, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/142, n. 9/6297/143, n. 9/6297/144, n. 9/6297/145, n. 9/6297/146,


Pag. 16

n. 9/6297/147, n. 9/6297/148 e n. 9/6297/149, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Gasperoni n. 9/6297/142, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
184
Hanno votato
no 243).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Giacco n. 9/6297/143, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
182
Hanno votato
no 244).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Giulietti n. 9/6297/144, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 434
Votanti 433
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato
189
Hanno votato
no 244).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Grandi n. 9/6297/145, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 429
Votanti 428
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
186
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Grignaffini n. 9/6297/146, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 430
Votanti 429
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
188
Hanno votato
no 241).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Guerzoni n. 9/6297/147, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


Pag. 17


Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 426
Votanti 425
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
183
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Innocenti n. 9/6297/148, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
183
Hanno votato
no 239).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Kessler n. 9/6297/149, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 427
Votanti 425
Astenuti 2
Maggioranza 213
Hanno votato
181
Hanno votato
no 244).

Constato l'assenza dell'onorevole Labate, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/150: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Leoni n. 9/6297/151, non accettato dal Governo, insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Leoni n. 9/6297/151, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 430
Votanti 429
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
187
Hanno votato
no 242).

Constato l'assenza degli onorevoli Lolli, Lucà e Lucidi, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/152, n. 9/6297/153 e n. 9/6297/154: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che gli onorevoli Lulli, Lumia, Luongo e Magnolfi, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/155, n. 9/6297/156 n. 9/6297/157 e n. 9/6297/158, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Lulli n. 9/6297/155, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 424
Votanti 423
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
185
Hanno votato
no 238).


Pag. 18


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Lumia n. 9/6297/156, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
188
Hanno votato
no 238).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luongo n. 9/6297/157, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
187
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Magnolfi n. 9/6297/158, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 426
Votanti 425
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
186
Hanno votato
no 239).

Constato l'assenza degli onorevoli Manzini e Maran, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/159 e n. 9/6297/160: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che gli onorevoli Paola Mariani, Raffaella Mariani, Mariotti, Marone, Martella, Maurandi e Mazzarello, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/161, n. 9/6297/162, n. 9/6297/163, n. 9/6297/164, n. 9/6297/165, n. 9/6297/166 e n. 9/6297/167, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Paola Mariani n. 9/6297/161, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
187
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Raffaella Mariani n. 9/6297/162, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 434
Votanti 432
Astenuti 2
Maggioranza 217
Hanno votato
188
Hanno votato
no 244).


Pag. 19


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mariotti n. 9/6297/163, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 429
Votanti 428
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
187
Hanno votato
no 241).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Marone n. 9/6297/164, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato
188
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Martella n. 9/6297/165, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 430
Votanti 429
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
189
Hanno votato
no 240).

Prendo atto che l'onorevole Nicotra non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Maurandi n. 9/6297/166, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 422
Votanti 421
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato
182
Hanno votato
no 239).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mazzarello n. 9/6297/167, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
187
Hanno votato
no 243).

Constato l'assenza degli onorevoli Melandri e Meta, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/168 e n. 9/6297/169: si intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Minniti n. 9/6297/170 e Montecchi n. 9/6297/171, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Minniti n. 9/6297/170, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 20

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato
188
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Montecchi n. 9/6297/171, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 417
Maggioranza 209
Hanno votato
181
Hanno votato
no 236).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Constato l'assenza degli onorevoli Motta e Mussi, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/172 e n. 9/6297/173: si intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Grillini n. 9/6297/174, non accettato dal Governo, insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Grillini n. 9/6297/174, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 429
Votanti 428
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
183
Hanno votato
no 245).

Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Nannicini n. 9/6297/175 e Nieddu n. 9/6297/176 insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Nannicini n. 9/6297/175.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 426
Votanti 425
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
180
Hanno votato
no 245).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Nieddu n. 9/6297/176.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 429
Votanti 427
Astenuti 2
Maggioranza 214
Hanno votato
187
Hanno votato
no 240).

Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Nigra n. 9/6297/177, non accettato dal Governo, insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Nigra n. 9/6297/177, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 21

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 431
Votanti 429
Astenuti 2
Maggioranza 215
Hanno votato
185
Hanno votato
no 244).

Constato l'assenza dell'onorevole Gerardo Oliverio, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/178: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Olivieri n. 9/6297/179, Ottone n. 9/6297/180, Panattoni n. 9/6297/181, Petrella n. 9/6297/182, Pettinari n. 9/6297/183, Piglionica n. 9/6297/184, Pinotti n. 9/6297/185 e Pisa n. 9/6297/186, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Olivieri n. 9/6297/179, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato
182
Hanno votato
no 248).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ottone n. 9/6297/180, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 422
Maggioranza 212
Hanno votato
182
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Panattoni n. 9/6297/181, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 433
Maggioranza 217
Hanno votato
187
Hanno votato
no 246).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Petrella n. 9/6297/182, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 413
Maggioranza 207
Hanno votato
177
Hanno votato
no 236).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Pettinari n. 9/6297/183, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 427
Maggioranza 214
Hanno votato
186
Hanno votato
no 241).


Pag. 22


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Piglionica n. 9/6297/184, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
184
Hanno votato
no 243).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Pinotti n. 9/6297/185, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
184
Hanno votato
no 238).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Pisa n. 9/6297/186, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 413
Maggioranza 207
Hanno votato
177
Hanno votato
no 236).

Constato l'assenza dell'onorevole Pollastrini, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/187: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Preda n. 9/6297/188, Quartiani n. 9/6297/189, Raffaldini n. 9/6297/190 e Rainisio n. 9/6297/191, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Preda n. 9/6297/188, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 432
Votanti 431
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
188
Hanno votato
no 243).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Quartiani n. 9/6297/189, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 425
Votanti 424
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
180
Hanno votato
no 244).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Raffaldini n. 9/6297/190, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 23

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 425
Votanti 424
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
181
Hanno votato
no 243).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rainisio n. 9/6297/191, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
186
Hanno votato
no 240).

Constato l'assenza dell'onorevole Ranieri, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/192: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Rava n. 9/6297/193, Nicola Rossi n. 9/6297/194, Rossiello n. 9/6297/195 e Rotundo n. 9/6297/196, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rava n. 9/6297/193, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato
187
Hanno votato
no 243).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Nicola Rossi n. 9/6297/194, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 434
Votanti 433
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato
187
Hanno votato
no 246).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rossiello n. 9/6297/195, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
185
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rotundo n. 9/6297/196, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 437
Maggioranza 219
Hanno votato
192
Hanno votato
no 245).


Pag. 24


Constato l'assenza dell'onorevole Rugghia, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/197: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Ruzzante n. 9/6297/198 e Sabattini n. 9/6297/199, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ruzzante n. 9/6297/198, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 432
Votanti 431
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
191
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Sabattini n. 9/6297/199, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 425
Votanti 424
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
185
Hanno votato
no 239).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Sandri n. 9/6297/200, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 428
Maggioranza 215
Hanno votato
187
Hanno votato
no 241).

Constato l'assenza dell'onorevole Sasso, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/201: si intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che l'onorevole Sedioli insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/202, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Sedioli n. 9/6297/202, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
187
Hanno votato
no 240).

Prendo atto che l'onorevole Perrotta non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Constato l'assenza dell'onorevole Sereni, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/203: si intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Siniscalchi n. 9/6297/204 e Soda n. 9/6297/205, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Siniscalchi n. 9/6297/204, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 25

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 428
Maggioranza 215
Hanno votato
184
Hanno votato
no 244).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Soda n. 9/6297/205, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 424
Maggioranza 213
Hanno votato
186
Hanno votato
no 238).

Constato l'assenza degli onorevoli Spini e Stramaccioni, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/206 e n. 9/6297/207: si intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno da Susini n. 9/6297/208 a Tolotti n. 9/6297/212, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Susini n. 9/6297/208, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
184
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Tedeschi n. 9/6297/209, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
183
Hanno votato
no 239).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Tidei n. 9/6297/210, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 425
Votanti 424
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
184
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Tocci n. 9/6297/211, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 430
Votanti 429
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
189
Hanno votato
no 240).


Pag. 26


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Tolotti n. 9/6297/212, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 420
Votanti 419
Astenuti 1
Maggioranza 210
Hanno votato
181
Hanno votato
no 238).

Constato l'assenza degli onorevoli Trupia e Turco, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/213 e n. 9/6297/214: si intende che vi abbiano rinunziato.
Prendo atto che l'onorevole Michele Ventura insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/215.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Michele Ventura n. 9/6297/215.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 437
Maggioranza 219
Hanno votato
190
Hanno votato
no 247).

Constato l'assenza dell'onorevole Vianello, presentatore dell'ordine del giorno n. 9/6297/216: si intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Vigni n. 9/6297/217 e Violante n. 9/6297/218, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Vigni n. 9/6297/217, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 434
Votanti 433
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato
186
Hanno votato
no 247).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Violante n. 9/6297/218, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato
185
Hanno votato
no 245).

Prendo atto che l'onorevole Visco insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6297/219.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Visco n. 9/6297/219.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 410
Maggioranza 206
Hanno votato
176
Hanno votato
no 234).


Pag. 27


Prendo atto che gli onorevoli Zunino e Pisapia, presentatori, rispettivamente, degli ordini del giorno n. 9/6297/220 e n. 9/6297/221, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Zunino n. 9/6297/220, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 430
Votanti 426
Astenuti 4
Maggioranza 214
Hanno votato
170
Hanno votato
no 256).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Pisapia n. 9/6297/221, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 432
Votanti 430
Astenuti 2
Maggioranza 216
Hanno votato
184
Hanno votato
no 246).

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 6297)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Oricchio. Ne ha facoltà.

ANTONIO ORICCHIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel discutere, ieri, sulla questione di fiducia posta dal Governo ho rilevato, a nome del gruppo dei Popolari-UDEUR, i motivi di contrarietà al provvedimento in esame, contrarietà di merito e di metodo. Di metodo, per il modo improprio ed asistematico con cui si discute di tossicodipendenze nell'ambito di un decreto-legge adottato per dettare provvedimenti in materia di organizzazione e svolgimento delle Olimpiadi di Torino.
Si tratta di un modo improvvido di procedere, che si è contraddistinto anche per la circostanza di avere approvato, nell'altro ramo del Parlamento, un maxiemendamento (ciò è consentito dal regolamento del Senato) che stravolge del tutto lo spirito originario del provvedimento oggi al nostro esame per la conversione in legge.
I motivi della nostra contrarietà erano e sono anche di merito; non perché la nostra forza politica non sia favorevole ad una lotta alla droga e non perché, da parte nostra, non ci si ponga il problema di una regressione della tossicodipendenza, fenomeno sempre più diffuso fra i giovani del nostro paese. Tuttavia, riteniamo che ciò si sarebbe dovuto fare con un provvedimento ad hoc e non con un maxiemendamento pasticciato; si sarebbe dovuto fare con una legge che contemperasse tutti gli interessi sottesi alla lotta alle tossicodipendenze e non attraverso una normazione asistematica e disorganica.
Nulla di tutto ciò è contenuto nel decreto-legge in esame: siamo di fronte ad uno spot elettorale. Nelle città alcuni partiti della Casa della libertà hanno già affisso manifesti che inneggiano alla loro lotta contro la droga. Noi siamo convinti che, con il maxiemendamento inserito nel provvedimento, non si faccia nulla di serio per combattere effettivamente il grande traffico di droga, per venire incontro alle esigenze di recupero dei giovani tossicodipendenti, per offrire una disciplina compiuta ed aggiornata rispetto all'esigenza di una lotta efficace ed effettiva al fenomeno della tossicodipendenza nel nostro paese.


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Per questi motivi di merito, per l'inopportunità di questo provvedimento e per il metodo con cui è stato portato avanti, i Popolari-UDEUR preannunciano il loro voto contrario.
Siamo convinti che, nel corso della prossima legislatura, sicuramente, si dovrà porre mano ad una nuova normativa organica, che sappia offrire a questo paese una diversa disciplina in materia di tossicodipendenze, che possa essere rigorosa nei confronti degli spacciatori a livello internazionale, nonché idonea al recupero dei tossicodipendenti e all'allontanamento delle nuove generazioni da questo fenomeno che distrugge la vita.
Per questi motivi, esprimeremo un voto contrario sul provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, il cosiddetto disegno di legge Fini sulla droga è stato usato, fin dall'inizio, nel corso di tutta la legislatura, in senso propagandistico. Abbiamo visto manifesti affissi sui muri di molte città italiane in cui veniva annunciata la «tolleranza zero» nei confronti di tutte le droghe. Proprio questa mattina, sui muri di Roma, un altro manifesto esposto alla pubblica visibilità si pronunciava in questo senso. Ciò a dimostrare che l'uso propagandistico di questo argomento, così delicato e complesso, è stato portato avanti fino in fondo: tolleranza zero per tutte le droghe, senza alcuna distinzione.
Tuttavia, ricordo che il disegno di legge in esame è approdato al Senato solo nel maggio 2004.
Nel frattempo, vorrei ricordare che qualche scandalo legato all'uso o allo spaccio di cocaina aveva toccato anche la compagine governativa.
L'iter al Senato è proceduto con le audizioni, seppur compresse nel tempo, con un dibattito che svela la distanza incolmabile tra la maggioranza e l'unità convinta dell'opposizione di fronte a un disegno di legge giuridicamente pericoloso, confuso e ascientifico, ossia non fondato su base scientifica. Esso avrà conseguenze drammatiche per i tossicodipendenti, ma anche per i fruitori non abituali ed occasionali di sostanze poco pericolose e poco tossiche, come appunto la cannabis e i suoi derivati. Questo provvedimento è pericoloso per tutto quel mondo di operatori e gestori di realtà che davvero costituiscono il fronte reale di contrasto alla droga, di solidarietà, di aiuto e di effettiva realizzazione di una politica sulle tossicodipendenze.
Dopo la conferenza di Palermo - una specie di sceneggiata organizzata fuori tempo massimo e contestata da enti locali, comunità terapeutiche e dalla comunità scientifica del settore, riunitisi in una contro-conferenza -, cosa fa il ministro Giovanardi? Con un blitz degno di tutta la storia di questa maggioranza - che spero veramente sia alla fine -, inserisce uno stralcio (il peggiore, tra l'altro) del progetto Fini nel provvedimento riguardante le Olimpiadi, sul quale chiede un voto di fiducia, prima al Senato e poi alla Camera.
Non era possibile, evidentemente, concluderlo e approvarlo entro i tempi della campagna elettorale, dati i contrasti all'interno della maggioranza rispetto al disegno di legge Fini, senza contare il problema non secondario della copertura finanziaria.
Il provvedimento arriva alla Camera. Questo disegno di legge, come abbiamo illustrato nel corso del dibattito, contiene profili decisi ed evidenti di incostituzionalità. Nel corso di tutto il dibattito e dell'illustrazione degli ordini del giorno, abbiamo sottolineato gli aspetti di evidente incostituzionalità e il carattere criminogeno di questo provvedimento, che rivela l'incapacità di affrontare una politica seria sulle tossicodipendenze.
Si tratta di un vero e proprio insulto alla democrazia, al buon senso e alla scienza medica, sociale e giuridica. L'ennesimo voto di fiducia toglie la possibilità di un confronto serio e di un dibattito adeguato su una materia - lo ripeto - così complessa e delicata, che coinvolge migliaia di cittadini, tantissime persone, giovani,


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famiglie che soffrono, operatori che, tra mille difficoltà, affrontano quotidianamente la battaglia per il contrasto alla tossicodipendenza, per il recupero e l'aiuto concreto di situazioni esistenziali estreme.
È una vergogna piegare alla logica del mercato elettorale la disciplina di questa materia.
Nel 1993, com'è stato più volte ricordato, il popolo italiano si era espresso a larghissima maggioranza nel senso della non punibilità dell'uso personale degli stupefacenti.
L'ordinamento ha dovuto discriminare, giustamente e nettamente, la figura dello spacciatore da chi acquista per uso personale. Sappiamo - e su tale punto dobbiamo essere onesti anche noi dell'opposizione - che il percorso dal penale al sociale è tutt'altro che concluso. Sono da anni depositate una proposta di legge per la legalizzazione delle droghe leggere, a firma di molti deputati qui presenti, e non solo dell'opposizione, ed un'altra molto importante sull'uso terapeutico della cannabis. Anche tale uso è tagliato fuori da questo provvedimento e l'ordine del giorno da me presentato, che cercava di dare indicazioni al Governo per salvare alcune sperimentazioni attive che hanno prodotto risultati importanti in molte ASL, non è stato accettato.
Questo provvedimento - uso le parole della collega Moroni - non colpisce le organizzazioni criminali (non c'è una riga su questo), non aiuta i tossicodipendenti ed aggredisce anche il sistema attuale, faticosamente costruito, di integrazione tra i servizi di diversa soglia e di integrazione tra il pubblico ed il privato: anche per questo il provvedimento è assolutamente pericoloso. Inoltre, è assolutamente sottovalutato il problema del rinvio al ministro, all'autorità amministrativa, della definizione della soglia oltre la quale gli utenti sono penalmente perseguibili.
Per tutto quanto detto finora, molti colleghi dell'opposizione, ma con voci importanti anche della maggioranza, si trovano uniti in una battaglia politica e culturale. Possiamo dire con grande convinzione che nei primi mesi di lavoro della futura compagine governativa, della futura maggioranza, si deve porre mano a questo provvedimento sicuramente pericoloso. L'opinione pubblica ed i cittadini giovani, quando avranno capito di cosa si tratta, sicuramente daranno ragione a chi di noi ha alzato in questa sede un grido di allarme e ha denunciato la pericolosità ed il carattere criminogeno e liberticida del provvedimento.
Con grande convinzione, come diciamo «no» oggi a questo decreto-legge, a questo stralcio del disegno Fini dalle caratteristiche così destrutturanti della possibilità di fare una vera politica sulle tossicodipendenze, coerentemente dobbiamo impegnarci per riformare tutta la disciplina e realizzare una normativa che si apra al nuovo e sia in grado di tenere distinti lo spacciatore dall'utente abituale o saltuario. Bisogna distinguere anche la figura del tossicodipendente dall'utente non abituale: si tratta di aspetti fondamentali dal punto di vista scientifico per costruire una politica degna di questo nome e realizzare servizi in grado di affrontare davvero il problema in tutte le sue articolazioni ed aspetti.

PRESIDENTE. Onorevole Zanella...

LUANA ZANELLA. La prevenzione, il recupero - e concludo - la riabilitazione ed una politica giovanile che sia davvero...

PRESIDENTE. Onorevole Zanella, ha terminato il tempo a sua disposizione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.

CESARE ERCOLE. Signor Presidente, l'approvazione del provvedimento in esame segna il raggiungimento di un importante traguardo politico ed ideologico per la Casa delle libertà in generale e, nel suo ambito, anche per la Lega Nord. La lotta alla droga ed il recupero della tossicodipendenza rappresentano, infatti, una responsabilità sociale che un moderno sistema di welfare State non può ignorare o delegare alla libera scelta personale.


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Il consumo di droga incide, infatti, su quell'eccezione della tutela della salute quale fondamentale interesse della collettività, oltre che come diritto individuale, che la nostra Costituzione ha chiaramente incluso tra i suoi principi fondamentali. In questo senso, la severità e la rigorosità nella lotta al consumo di stupefacenti non possono essere intese come misure liberticide, nelle dimensioni in cui in un moderno ordinamento di welfare la nozione di libertà personale deve conciliarsi con gli altrettanto importanti principi di solidarietà e responsabilità sociale. È, insomma, l'esigenza di promuovere nei cittadini quella che potremmo definire come presenza sociale che legittima e, anzi, rende improrogabile un intervento di severa condanna nei confronti dell'uso di sostanze stupefacenti.
Ovviamente, oltre a questo obiettivo di carattere sociale prima ancora che politico, il provvedimento in esame persegue anche più specifiche finalità di lotta allo spaccio ed al traffico di stupefacenti, che non solo rappresentano alcune tra le attività criminali più redditizie ma che, oltre tutto, mettono a repentaglio uno dei diritti fondamentali dell'individuo, quello della salute.
Muovendo da queste consapevolezze di fondo il provvedimento in esame fonda il suo intervento anche su un'analisi estremamente attenta e dettagliata delle nuove mode sociali in tema di consumo di droga. I dati statistici, infatti, confermano che ogni anno nell'Unione europea muoiono novemila giovani a causa della droga, circa duemila in più rispetto a dieci anni fa. Secondo il rapporto 2003, pubblicato nel mese di ottobre dall'Osservatorio europeo per le droghe, cala il consumo di eroina ed altri oppiacei ma aumenta, soprattutto tra i giovani ed i giovanissimi, l'abuso di cannabis, di cocaina, di droghe sintetiche e di sostanze inalanti o solventi.
L'aspetto più drammatico è rappresentato proprio dalla crescente diffusione delle sostanze inalanti, solventi, colla ed aerosol che, spesso, non sono contemplate dai programmi di prevenzione, ma che tuttavia producono sempre più decessi all'anno. Tra il 1993 e il 2000 in Gran Bretagna, si sono registrati 1.700 decessi connessi all'uso di queste sostanze.
Un'analisi consapevole ed attenta di questi dati statistici dimostra che la tradizionale distinzione tra droghe leggere e pesanti non trova più alcun riscontro nella realtà dei fatti e che sul tema della droga è necessario promuovere un nuovo approccio culturale e sociale, ispirato ad una più profonda consapevolezza delle conseguenze non solo individuali ma anche collettive che l'uso di stupefacenti produce.
Nel dibattito che si è sviluppato sul tema in esame nell'ambito delle Commissioni in sede referente, più volte è stato espressa dall'opposizione l'obiezione che tale rinnovata consapevolezza su pericoli connessi all'uso di droga dovrebbe essere promossa non tanto attraverso il ricorso a misure repressive, ma come insieme di tanti interventi di sostegno alle famiglie e di educazione nelle scuole.
Tale affermazione mi sembra condivisibile solo a metà. Da un lato, infatti, gli interventi di sensibilizzazione e di informazione sociale volti a dissuadere soprattutto i giovani dal consumo di droga rappresentano un elemento fondamentale ed irrinunciabile per qualsiasi normativa che intenda perseguire, come suo scopo, la lotta alla droga. Dall'altra, tuttavia, è sufficientemente evidente che tali interventi educativi, da soli, non bastano ad allontanare i giovani e i non giovani dal consumo di droga, quando la legislazione continua a qualificare l'uso di stupefacenti come comportamento pienamente legittimo sotto il profilo amministrativo e penale.
In questo senso si può affermare che le due prospettive di intervento, quelle educative e di sostegno e quella più propriamente repressiva, vanno integrate ed adeguatamente bilanciate in una sapiente ponderazione di pesi e contrappesi.
Non si può peraltro tralasciare di evidenziare che il livello di repressione, che risulta auspicabile in un provvedimento finalizzato alla lotta alla droga, non è un livello assoluto e totale che si concretizza esclusivamente nella sanzione del carcere.


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Adottare un approccio repressivo nei confronti del consumo di droga significa infatti essenzialmente indicare che quel comportamento non è responsabile e non è auspicabile né in una prospettiva individuale né in una prospettiva collettiva, fermo restando che la sanzione potrà variare a seconda dei casi e delle esigenze contingenti.
In tale prospettiva appare particolarmente importante il fatto che con questo provvedimento si sia finalmente valorizzato il ruolo istituzionale dei centri di recupero pubblici e privati, quali sedi autentiche di riabilitazione dalle tossicodipendenze e di reinserimento sociale.
È evidente, infatti, che la principale sanzione per un tossicodipendente coincide proprio con l'impegno a superare la dipendenza dalla droga e ad assumere una rinnovata consapevolezza e presenza sociale. Per altro verso, la scelta di incentivare l'accesso ai programmi di recupero ha quale conseguenza quella di legittimare, riconoscere e promuovere una realtà assistenziale ormai molto diffusa sul territorio nazionale, ma non ancora adeguatamente valorizzata nelle sue potenzialità di sostegno e supporto a chi è in difficoltà.
In conclusione, con l'approvazione del presente provvedimento, l'Italia si schiera nettamente tra i paesi che, come la Finlandia e la Svezia, rifiutano la pratica della riduzione del danno, sancendo un orientamento verso il principio dell'astinenza dall'uso di ogni droga e il raggiungimento di una società nella quale le droghe non siano tollerate.
Nella convinzione che una politica della riduzione del danno sia di per sé essenzialmente incoerente e contraddittoria e nell'auspicio che la comune condivisione dell'obiettivo della lotta alla droga possa, almeno nel lungo periodo, recuperare consensi a favore di questo intervento, preannuncio il voto favorevole del gruppo della Lega Nord sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisapia. Ne ha facoltà.

GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista esprimerà un voto contrario sul presente provvedimento non solo per il metodo antidemocratico che ha impedito con il voto di fiducia ogni confronto parlamentare, ma anche, se non soprattutto, per il merito del provvedimento che avversiamo profondamente e che riteniamo non solo errato, ma anche controproducente e in alcune parti criminogeno.
Come già argomentato nel corso dell'esame della pregiudiziale di costituzionalità, è inaccettabile, dal punto di vista del rispetto delle regole democratiche, che in un decreto-legge relativo alla sicurezza e ai finanziamenti per le prossime Olimpiadi, siano stati illegittimamente inseriti ben 23 articoli che affrontano temi delicatissimi, quali quelli del contrasto al traffico di stupefacenti e del trattamento della tossicodipendenza.
Temi rispetto ai quali, con una vera e propria truffa istituzionale, il Parlamento è stato totalmente espropriato delle proprie prerogative, fra le quali rientra quel doveroso confronto tra tesi, proposte e opzioni differenti di cui indubbiamente il centrodestra temeva l'esito, considerata l'irragionevolezza oltre che l'incostituzionalità del contenuto complessivo del provvedimento al nostro esame.
È inaccettabile, anche dal punto di vista di un corretto rapporto istituzionale, inserire in un decreto-legge norme tra loro profondamente disomogenee, oltre che in gran parte inefficaci rispetto alle problematiche affrontate. Basti pensare che, da un lato, si prevede una riduzione delle pene per gli spacciatori e, dall'altro, si pongono sullo stesso piano, a livello di sanzione penale, i trafficanti, i tossicodipendenti e i consumatori di sostanze stupefacenti. Tutto ciò in aperto contrasto con la volontà espressa dagli italiani in un referendum popolare che aveva condotto all'abrogazione proprio di quelle norme che prevedevano il carcere per chi deteneva


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droga per uso esclusivamente personale.
Invece di prendere atto del fallimento delle politiche repressive nei confronti di chi assume sostanze stupefacenti e di respingere la scientifica equiparazione tra le cosiddette droghe leggere e le sostanze che possono portare alla morte o creare danni psicofisici anche irreversibili, l'arroganza di questo Governo ha ritenuto di poter risolvere con la minaccia e con la pena del carcere un problema così delicato, quale quello relativo all'uso e all'abuso di sostanze stupefacenti, che non può essere risolto con la sanzione penale proprio per i risvolti medici, psicologici, giuridici e sociali che lo caratterizzano.
È stata posta la questione di fiducia su un maxiemendamento quantomeno schizofrenico, in quanto, come detto, nel momento stesso in cui si diminuiscono le pene per i narcotrafficanti, si criminalizzano i consumatori, per i quali si prevede la reclusione da sei a venti anni e da uno a sei anni nei casi di lieve entità. È pur vero che si offrono alternative al carcere per i tossicodipendenti, tuttavia, così come sono formulate, esse saranno del tutto inefficaci. Il tutto con una disposizione che contrasta pericolosamente con il principio di tassatività della norma penale, in quanto per essere considerati spacciatori è sufficiente che la sostanza detenuta «appaia destinata ad un uso non esclusivamente personale»: cioè in dubio contra reum, violando così uno dei principi fondamentali del nostro sistema giuridico.
Per l'ennesima volta la cosiddetta Casa delle libertà dimostra il suo volto illiberale, che prevede impunità per i potenti e il massimo di severità per i soggetti più deboli, per gli emarginati e, nel caso specifico, per i tossicodipendenti. Da parte nostra, tuttavia, non ci siamo limitati, come del resto sempre abbiamo fatto in questa legislatura, ad opporci a questa logica e a contrastare una legge irrazionale ed irragionevole, ma abbiamo anche presentato proposte concrete, finalizzate ad invertire la rotta nel contrasto alla diffusione della droga, anche nell'ottica della riduzione del danno. Come ha ben spiegato ieri l'onorevole Valpiana, la politica di riduzione del danno, prevista in un nostro emendamento trasformato poi in un ordine del giorno, aveva, del resto, trovato convinta adesione nella Conferenza governativa di Palermo del 1993, in quella di Napoli del 1997 e in quella di Genova del 2000. Proposte elaborate sulla base di studi approfonditi e, soprattutto, dei risultati di varie esperienze, che in molti paesi, tra i quali la Svizzera e l'Inghilterra, hanno dato esiti estremamente positivi. È significativo a tale proposito che, mentre inizialmente in Svizzera solo una minoranza era favorevole alla sperimentazione di una strategia tesa alla riduzione del danno che prevedeva anche la somministrazione di sostanze stupefacenti a tossicomani sotto stretto controllo medico e con supporti di carattere psicologico e sociale, negli anni successivi, proprio sulla base dei risultati ottenuti, due referendum popolari ne hanno confermato la validità, tanto da convertire, con un consenso quasi unanime, la sperimentazione in norma giuridica. Del resto, come poteva essere diversamente, quando, in meno di due anni, mentre da noi aumentavano le morti per droga, i malati di AIDS, i reati connessi all'uso di stupefacenti, in Svizzera, sul totale dei partecipanti al programma sperimentale, che evidentemente non prevedeva il carcere per i consumatori, oltre la metà non faceva più uso di eroina ed il 20 per cento neanche di sostanze sostitutive, il 90 per cento aveva una normale vita sociale e lavorativa, i reati da strada commessi da tossicomani erano diminuiti di circa l'80 per cento e tra i soggetti sottoposti alla sperimentazione non si sono più riscontrati casi di trasmissione di HIV?
Ecco perché diciamo con forza, confortati anche dalle autorità sanitarie e statali svizzere, che chi desidera e intende smettere deve trovare tutte le istituzioni disponibili ad aiutarlo ad abbandonare l'uso della droga, così come chi non riesce a smettere deve trovare tutte le istituzioni disponibili ad aiutarlo a sopravvivere, il che di certo e purtroppo non avverrà con questa legge. Avverrà invece che le principali


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istituzioni che si dovranno occupare di consumatori e tossicomani saranno quella giudiziaria e quella penitenziaria, con tutte le intuibili conseguenze negative, dalle morti per overdose ai suicidi in carcere, che hanno caratterizzato il periodo precedente al referendum che ha abrogato il carcere per i consumatori.
Il Governo, ancora una volta, strumentalizza un tema così delicato per finalità elettoralistiche, pur nella consapevolezza che non è possibile risolvere il problema criminalizzando i consumatori e incarcerando i tossicodipendenti, soggetti deboli e malati e, quindi, bisognosi di cure ed assistenza, non certo pericolosi delinquenti meritevoli di punizioni pari a quella prevista per i trafficanti di morte, ed equiparando irresponsabilmente, da un lato, vittime e carnefici, e, dall'altro, mettendo sullo stesso piano sostanze che fanno meno danni del tabacco e dell'alcol, e che in molti casi e in molte nazioni sono state ufficialmente riconosciute come curative, e droghe che provocano morte e danni psicofisici anche irreversibili. Parificando le pene per le droghe leggere e per quelle pesanti agli spacciatori converrà quindi vendere queste ultime in quanto sarà più remunerativo vendere un grammo di eroina invece di un grammo di marijuana (un grammo di marijuana costa circa dieci euro, mentre un grammo di eroina costa circa cento euro).
Ognuno può trarne le intuibili conseguenze negative, tra le quali l'arricchimento e il potenziamento delle organizzazioni criminali.
Con il voto di oggi il centrodestra, consapevole del fallimento della sua politica proibizionista e discriminatoria, sempre e solo a discapito dei soggetti meno protetti, lascerà in eredità al paese l'ennesima legge che, salvo rari e disinteressati consensi, trova l'opposizione della stragrande maggioranza delle comunità terapeutiche ed ha suscitato le critiche e le grida di allarme di medici, psicologi, operatori del diritto e sociali nonché della comunità scientifica e di coloro che sono quotidianamente a contatto con il pianeta droga e con il pianeta carcere.
Una risposta adeguata alle tematiche in questione avrebbe dovuto comportare il massimo di severità per chi specula e si arricchisce sfruttando le condizioni di chi non è più in grado di autodeterminarsi e, nel contempo, il massimo di attenzione per politiche di prevenzione, di riduzione del danno e di una corretta informazione, soprattutto nei confronti dei più giovani.
Con le norme che voi, e solo voi, approverete non solo aumenterà la sofferenza di chi oggi, ma forse non domani, non riesce a fare a meno della droga e usa ogni mezzo per procurarsela; aumenteranno, inoltre, quei reati, scippi, rapine ed estorsioni, di cui i tossicomani si rendono responsabili, costretti a farsi criminali per acquistare la dose giornaliera di cui, loro malgrado, non riescono e non possono fare a meno. La criminalità che vive e specula sulla droga non verrà né sconfitta né scalfita ma, anzi, aumenterà i suoi già ingenti guadagni e la sua forza intimidatrice. Sempre più numerosi saranno quei ragazzi, oggi consumatori saltuari di hashish e marijuana, a cui il mercato illegale offrirà eroina, cocaina, ecstasy e droghe sintetiche creando le condizioni per una dipendenza dagli spacciatori fino a rischiare di immetterli in un circuito criminale dal quale non sarà facile liberarsi.
Infine, come non considerare che, in contrasto con un principio fino ad oggi comunemente accettato dalla nostra cultura giuridica, le norme su cui è stata posta la fiducia sanzionano penalmente una condotta che non incide sui diritti dei terzi ma esclusivamente sulla propria sfera individuale. A tanto non era neppure arrivato il codice penale fascista, che si era attenuto ad un principio ben diverso, se non opposto, tant'è vero che il codice Rocco non puniva l'uso di stupefacenti o la detenzione per uso personale ma l'istigazione all'uso, l'agevolazione dolosa ed il commercio clandestino.
Da parte nostra continueremo con fermezza la nostra lotta contro gli spacciatori e la criminalità organizzata e, contemporaneamente, continueremo ad impegnarci per dare al paese una maggioranza parlamentare


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che sappia invertire la rotta nel rapporto con i consumatori di sostanze stupefacenti privilegiando, in un rapporto di reciproco rispetto e non certo di repressione, la prevenzione e una corretta informazione e creando così i presupposti affinché il rapporto, con chi dalla droga è dipendente, sia caratterizzato dal rafforzamento delle strutture, innanzitutto pubbliche, in grado di fornire le cure e il supporto psicologico e sociale indispensabile per chi non ha certo bisogno di carcere ma di aiuto e di assistenza.
Per tutti questi motivi e per altri sui quali non abbiamo avuto la possibilità di soffermarci, voteremo con convinzione contro questo provvedimento, ennesimo scempio, giuridico e politico, di un Governo che non ha realizzato nessuna riforma nell'interesse del paese e che ha oggi imposto al Parlamento e all'Italia un ulteriore vulnus delle regole democratiche (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Saluto, anche a nome di tutta l'Assemblea, gli studenti e i docenti del Liceo ginnasio statale Pietro Giannone di Benevento e dell'Istituto tecnico commerciale statale Cesare Pavese di Caserta presenti sulle tribune del pubblico, che partecipano all'iniziativa «Giornata di formazione a Montecitorio » (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucchese. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge n. 272 del 30 dicembre 2005 affronta varie tematiche.
Il provvedimento in esame, in particolare, reca misure urgenti per garantire la sicurezza (con l'assunzione di personale nella Polizia di Stato), destina finanziamenti al fondo per la prevenzione dell'usura, detta misure urgenti per il contrasto al terrorismo internazionale, per la funzionalità dell'amministrazione civile dell'interno, prevede finanziamenti per le Olimpiadi invernali e, infine, reca disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi. Sui problemi della tossicodipendenza tra il cosiddetto proibizionismo e il libero uso delle droghe questo provvedimento affronta in modo corretto la vera problematica che sta alla base del fenomeno. Giorgio Torresetti, presidente della cooperativa sociale Pars di Civitanova Marche, dice che la droga è come una epidemia devastante. Eppure, l'indifferenza davanti a questo fenomeno dilagante è ancora troppa.
Un punto qualificante della legge riguarda un maggior accesso alle misure alternative al carcere per le persone tossicodipendenti che hanno commesso reati. Un altro punto importante riguarda la definizione di un sistema dove il privato sociale che lo ritiene utile può accreditarsi per poter certificare lo stato di tossicodipendenza e predisporre un piano terapeutico di recupero, in collaborazione tra pubblico e privato e, quindi, con una equiparazione tra gli enti pubblici, i SERT, e le associazioni private che si occupano del recupero dei tossicodipendenti. Dice don Piero Gelmini che non c'è la droga leggera o quella pesante: esiste la droga e basta. Infatti, la legge non fa più distinzione tra i vari tipi di droga e con essa sarà possibile distinguere nettamente il possesso di sostanze finalizzate allo spaccio da quello ritenuto per uso personale. Per chi spaccia sono previste sanzioni penali severe e per il semplice consumatore vittima soltanto sanzioni amministrative graduate. La filosofia del provvedimento è proprio quella di distinguere nettamente il consumatore dallo spacciatore. È giusto, dice don Gelmini, punire con pene chi vende la droga; lo spaccio è un attentato alla vita e va condannato come tale. Infatti, come dice don Benzi, lo spacciatore distrugge la vita a un innocente ed è giusto condannarlo e mandarlo in carcere. La droga è un far west che va impedito: finiamola con il buonismo gratuito e dilagante; i nostri ragazzi devono capire che ci sono cose che si possono fare ed altre invece proibite. Ed io aggiungo: è giusto o sbagliato regolamentare i limiti di velocità sulle strade? È giusto o sbagliato


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non consentire a tutti il possesso di un'arma da fuoco? Pertanto, è chiaro che il consumatore non sarà denunciato penalmente perché gli è stato trovato in tasca qualche spinello. Con un successivo provvedimento ministeriale sarà fissata per ogni sostanza la soglia sopra la quale si presume che si tratti di spaccio.
Don Antonio Mazzi dice che questa è una legge che non c'entra niente con la realtà; che i problemi dei tossici sono altri; che si vuole dare una sola risposta, quella punitiva, ad un problema complesso e pieno di implicazioni diversissime. È vero, il problema della droga nei giovani e non giovani è molto complesso e richiama prepotentemente molti aspetti del cosiddetto disagio giovanile, del vissuto di ognuno di noi, nell'ambito del lavoro, della scuola, della famiglia, dei rapporti interpersonali, dell'etica e della morale. Sono d'accordo con don Mazzi quando propone l'istituzione di un ministero che si occupi di politiche giovanili. In questo Parlamento ed in uno dei Governi Andreotti era stato costituito un sottosegretariato e una Commissione speciale alla Camera dei deputati per le politiche giovanili. In questa legislatura il nostro gruppo si è fatto promotore della costituzione di una Commissione speciale delle politiche giovanili ed io, personalmente, assieme al mio gruppo, ho anche presentato una proposta di legge per affrontare i problemi legati ai giovani. Inoltre, sono stato relatore di una proposta di legge presentata dal mio gruppo per il riconoscimento del valore sociale degli oratori per combattere il disagio giovanile.
La legge che ci accingiamo a votare non risolverà certamente tutti i problemi dei giovani, ma ha il grande merito di affrontare in modo chiaro e coraggioso, nel rispetto della dignità della persona umana e per la tutela della integrità fisica e psichica, il grave problema umano e sociale della tossicodipendenza. Per tutti questi motivi, il gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro esprimerà un voto favorevole sul provvedimento [Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (CCD-CDU)].

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.

ENRICO BUEMI. Signor Presidente, i socialisti de La Rosa nel Pugno voteranno contro questo provvedimento per una serie di motivi. In primo luogo, perché abbiamo dovuto affrontare una discussione su un provvedimento legislativo che, mentre voleva affrontare i problemi legati alle Olimpiadi invernali, nella sostanza poi proponeva un provvedimento di nuova regolamentazione in materia di tossicodipendenza.
È un modo sui generis di legiferare! Non si tratta di una novità per questa maggioranza e per questo Governo, che, in questi anni, si sono esercitati ad affrontare le tematiche legislative con tecniche, diciamo così, assolutamente innovative e certamente non tra le più felici.
Voteremo contro il provvedimento in esame perché esso affronta il problema della droga senza porsi la questione di ciò che è stato fatto in questi anni nel settore, dei risultati positivi o negativi (a seconda delle iniziative assunte) e, di conseguenza, dell'effettiva portata delle misure repressive introdotte con il decreto-legge. In particolare, le misure repressive hanno l'obiettivo di rassicurare l'opinione pubblica, che è preoccupata, senza porsi il problema dei risultati effettivi.
Avere messo sullo stesso piano tutte le droghe, dalla cannabis alla cocaina, dall'eroina alle droghe sintetiche, è un errore che tutti quelli che hanno operato nel campo in questi anni hanno evidenziato con particolare forza. Inoltre, avere lasciato ad un provvedimento ministeriale la determinazione delle quantità che debbono essere considerate di uso personale rispetto a quelle che fanno considerare la detenzione di droga finalizzata allo spaccio provocherà all'interno della popolazione giovanile, ma anche dei cittadini in generale, una distorsione che porterà a


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colpire, molto spesso, atteggiamenti non criminali, sia pure dovuti ad un cedimento individuale rispetto all'uso della droga.
Come ho detto poc'anzi, avere messo sullo stesso piano le sostanze ed avere assunto come linea di demarcazione un provvedimento ministeriale infrange anche un principio applicato in tutti i paesi democratici, secondo il quale spetta al Parlamento tracciare il discrimine tra la condotta non punibile e la condotta criminale, che deve essere sanzionata mediante una pena. Avere lasciato al ministro una tale discrezionalità determinerà una deriva che non condividiamo. Sarebbe necessario riportare il potere in parola nell'ambito della responsabilità parlamentare, perché le leggi penali, nei paesi democratici, sono di competenza del Parlamento e non del Governo!
Signor Presidente, il 30 per cento dei detenuti nelle carceri italiane è in stato di restrizione per ragioni di tossicodipendenza o comunque per fatti ad essa collegati. Moltissimi detenuti si trovano a scontare pene per fatti di microcriminalità e per aggressioni al patrimonio (o anche a persone) avvenuti sotto l'influsso di sostanze tossiche.
Ebbene, pensiamo di affrontare il problema incrementando l'azione repressiva e rifiutando di cogliere il problema a monte: la verità è che la nostra società non è in grado di attrezzare adeguatamente l'individuo che cresce rispetto alle problematiche della vita. Le famiglie sono alle prese con difficoltà di carattere economico e sociale e, molto spesso, non hanno le capacità di cogliere gli elementi di debolezza che si manifestano nei giovani. Dal canto suo, la scuola, afflitta da gravi carenze, nonostante l'impegno che mette nell'affrontare i nuovi problemi di carattere culturale, etnico e religioso, ha difficoltà ad assumere iniziative positive volte a far maturare le personalità in maniera adeguata.
Noi rispondiamo, invece, aumentando l'azione repressiva, aumentando e caricando l'apparato dello Stato con azioni che, certamente, non avranno un effetto risolutivo ma tenderanno ad incrementare il fenomeno. Infatti, considerare quasi alla stessa stregua colui che consuma e colui che spaccia, così come di fatto avviene con questa legge, significa non considerare che chi spaccia molto spesso è anche colui che consuma, essendo quindi ricattato dalla sua condizione di tossicodipendenza. Sicuramente l'approccio proposto andrà ad incrementare la problematica criminale del nostro paese ed, in particolare, non raggiungerà alcuna delle finalità che in apparenza questo provvedimento vorrebbe centrare, cioè, un contrasto vero al fenomeno della droga, che giorno per giorno coinvolge nuove fasce della popolazione.
Tutto ciò avviene mentre le grandi organizzazioni criminali aumentano il loro patrimonio e le loro ricchezze illegali, attraverso le quali controllano vasti settori dell'economia e ampie porzioni di territorio, addirittura sottraendo al controllo dello Stato regioni importanti del nostro paese. Le notizie che ci arrivano dalla Commissione parlamentare antimafia sono allarmanti: capitali illegali che crescono a dismisura ogni anno e che sono in grado di condizionare non soltanto piccole realtà di provincia ma interi pezzi di economia.
Rispetto a questo fenomeno, rispondiamo con un provvedimento che, di fatto, è in controtendenza rispetto alle grandi esperienze nord europee, rispetto alle soluzioni trovate in quei paesi che sono passati attraverso il grave fenomeno della droga ma hanno imboccato la strada della massima riduzione del danno, l'unica strada per incidere in qualche misura su un fenomeno di carattere culturale e più ancora sociale.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 11,30)

ENRICO BUEMI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi riteniamo che questa legge vada nella direzione opposta rispetto a suoi propositi. Questa legge produrrà nuovi danni tra la popolazione giovanile e farà passare attraverso le forche caudine della repressione giovani che potrebbero avere delle debolezze, ma che


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certamente non hanno un atteggiamento criminale di rivolta verso lo Stato, né di consapevolezza rispetto alla portata dell'atto che commettono.
Allora, più che aumentare i poliziotti da mettere sotto ogni lampione del nostro paese, dovremmo aumentare gli insegnanti in ogni scuola da destinare alla preparazione della personalità dell'individuo che cresce; dovremmo dare alle famiglie nuovi strumenti di conoscenza e anche di azione in modo tale che esse possano comprendere le difficoltà della condizione giovanile. Dobbiamo però anche indicare nuovi modelli culturali, nuovi obiettivi ed ideali che siano in grado di dare alla popolazione giovanile e alla gioventù del nostro paese rinnovate ambizioni, obiettivi e grandi ideali, recuperandoli dalla storia del passato ma modificandoli alle esigenze dell'avvenire.
Il lavoro, lo studio, la democrazia sono elementi che possono portare i giovani ad interessarsi nuovamente della loro condizione, evitando così che essi si perdano nelle illusioni derivanti dall'uso di queste sostanze.
Non è certo con la repressione bensì con la comprensione che potremo imboccare la strada giusta da percorrere per affrontare seriamente il problema (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-La Rosa nel Pugno e Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, la maggioranza ha affrontato una questione sociale importante e delicata facendo ricorso, ancora una volta, alla posizione della questione di fiducia. Dopo avere espresso la nostra contrarietà, attraverso l'intervento, particolarmente argomentato, pronunciato dalla collega Rosy Bindi, intendiamo ora ribadire, come gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo, il nostro voto contrario ad un provvedimento che abbiamo considerato e continuiamo a ritenere sbagliato.
Vorrei dire, in premessa, che abbiamo trovato inaccettabile il fatto che, su una normativa contenuta in un progetto di legge presentato al Senato nel 2003, la Camera dei deputati non abbia avuto la possibilità di svolgere un approfondimento anche minimo; segnalo addirittura che le Commissioni riunite (Giustizia ed Affari sociali) non sono state poste nella condizione temporale più idonea per valutare le singole proposte emendative.
Tutto ciò va ricondotto ad una precisa volontà, vale a dire ad una compiuta scelta dal Governo e dalla maggioranza: portare a termine il provvedimento comunque, nel giro di pochi giorni, per avere la possibilità, con riferimento alla lotta alla droga, di lanciare slogan ed affiggere qualche manifesto!
Ciò per ricucirsi, dopo l'approvazione della cosiddetta ex Cirielli, della legge Cirami e delle leggi ad personam, le vesti di partiti che hanno a cuore l'ordine e la disciplina. Questa, ancora una volta, è quindi un'occasione perduta: infatti, si sarebbe potuto compiere un necessario approfondimento della questione, al fine di definire politiche di comprensione delle scelte e degli stili di vita che, a volte, conducono al disagio ed alla devianza giovanile.
È da considerare miope l'approccio esclusivamente punitivo alla base delle norme in esame, le quali rischiano di criminalizzare, in maniera irreversibile, molti giovani, impedendo, di fatto, di effettuare un intervento tempestivo attraverso strategie articolate. Non si tiene nella dovuta considerazione, inoltre, l'entità del dramma, nonché la delicatezza di un problema che tocca numerosi giovani.
La scelta adottata dal Governo è stata quella di focalizzare tutto intorno all'oggetto «droga», riscoprendo uno schema antico e superato: proibizionismo o antiproibizionismo. La linea dettata dall'asse Fini-Giovanardi, condivisa dalla maggioranza, è quella della «tolleranza zero» verso chi entra nel tunnel della droga. Si tratta di una linea esasperatamente piena di limiti, paletti, sanzioni, obblighi di fare e di non fare.
Vorrei rilevare come sia una linea per nulla coerente con le esperienze condotte


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nei paesi europei. Voglio ricordare, infatti, che, nell'Unione europea, i principali pilastri del contrasto al fenomeno delle droghe sono la lotta al narcotraffico, la prevenzione, la cura e la riabilitazione dei tossicodipendenti.
Chi parla è stato sempre e rimane tuttora contrario alla legalizzazione della droga, tuttavia le scelte ipocritamente rigorose ed ingiuste della maggioranza devono essere respinte ed avversate. Ciò perché, in primo luogo, non sono scientificamente corrette: basti leggere, a tale proposito, qualsiasi libro di farmacologia per smentire quello che il Governo sta compiendo.
Vorrei aggiungere, altresì, che la scelta di omogeneizzare tutto finirà per condurre ad una sottovalutazione dell'espansione pericolosa dell'utilizzo delle droghe sintetiche e «da sballo», specie tra i giovanissimi. La scelta del Governo porterà a sottovalutare la diffusione, socialmente pericolosa, che sta avendo la cocaina, vale a dire la cosiddetta droga dei ricchi.
Vorremmo analizzare più specificatamente due scelte, contenute all'interno del decreto-legge in esame, che consideriamo assai gravi. La prima riguarda l'articolo 4-bis, introdotto dal Senato, il quale prevede la punizione da sei a venti anni di reclusione per chi detiene illecitamente sostanze stupefacenti e psicotrope in quantità superiori ai limiti massimi, che saranno stabiliti da un successivo decreto del ministro della salute.
In altri termini, con tale norma si affida al Governo la possibilità di definire una fattispecie criminosa, che prevede una pena fino a vent'anni di carcere, senza che vi sia stata la discussione e l'approvazione di una legge da parte Parlamento.
Questa è una scelta, una rottura di tutti i principi possibili ed immaginabili correlati ad una democrazia parlamentare, ed anche di quelli correlati alla certezza del diritto e alla certezza della pena.
La seconda questione riguarda le strutture private di prevenzione, che dovrebbero essere strutture in cui i giovani possono fare una propria esperienza di disintossicazione, di recupero, in maniera alternativa al regime carcerario. Ho voluto, tuttavia, utilizzare il condizionale, perché non si capisce bene di cosa si tratti, è una definizione eccessivamente equivoca: saranno le attuali comunità terapeutiche, le comunità di recupero, che dovranno essere trasformate, accreditate, burocratizzate secondo queste nuove funzioni, o, come pensiamo, invece, all'interno del Governo e della maggioranza vi sono coloro i quali vogliano inventare qualcosa da mettere tra i SERT e le comunità? Forse pensate a nuovi affari, alla privatizzazione del dramma della tossicodipendenza?
La tossicodipendenza è una questione complessa, che riguarda la vita degli uomini. Non esiste una sola motivazione od una sola causa del fenomeno. Vi sono molte motivazioni e molte cause, che sono in continua evoluzione. Nella lotta alla tossicodipendenza va adottata la scelta che considera, in primo luogo, il soggetto-persona e non l'oggetto-droga. Attorno a tale dramma, e per combatterlo, deve essere alimentata la cultura del dialogo, del ragionamento sulle analisi e sui risultati, ponendo al centro della questione le nuove sperimentazioni. Consideriamo estremamente grave la spettacolarizzazione della tossicodipendenza e la sua criminalizzazione, che stanno portando avanti la maggioranza ed il Governo. I molti giovani usciti dal tunnel e che tornano alla vita testimoniano che è possibile «venire fuori» dalla droga e che i medesimi non possono - e non debbono - essere criminalizzati.
Ecco perché noi abbiamo indicato - ed indichiamo - una strategia globale, l'impegno per la prevenzione, per la cura, per la riabilitazione e per il reinserimento dei giovani. Quando parliamo di prevenzione, parliamo di una questione complessa, che non può essere portata avanti solo con alcuni slogan. Pensiamo ai temi che riguardano la famiglia, la comunità, le istituzioni, alla mancanza di valori di riferimento, alla violenza del consumismo. Quando parliamo di cura, parliamo dell'impegno a sostenere i servizi pubblici, ad andare avanti sulla strada della sperimentazione della strategia della riduzione del


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danno, non perché vogliamo sanitarizzare tutto, non perché vogliamo rinunciare, ma perché siamo convinti che vi sia una fotografia oggettiva anche di una tossicodipendenza, che mostra la «terra di nessuno» di molti che non sono in grado di uscire dal tunnel, che rischiano di più e che, comunque, hanno l'esigenza di avere interventi a bassa soglia, di operatori di strada, di coloro i quali possono evitare la morte di questi giovani.
Sappiamo che la strategia globale passa attraverso la lotta al narcotraffico ed alla mafia. Su ciò, ministro Giovanardi, avreste dovuto avere «tolleranza zero» e pensare ai «santuari finanziari» in cui sono depositate le risorse di chi specula sulla morte dei tossicodipendenti. Su tali tematiche avremmo voluto che si svolgesse il dibattito. Il Governo lo ha impedito, perché ha avuto un solo obiettivo: una legge oscurantista, che vuole criminalizzare, quando, invece, tutto il mondo va avanti con esperienze non sanzionatorie, quando nelle altre parti d'Europa si tenta la scelta del recupero. È, dunque, un provvedimento che dimostra la natura reazionaria di questa maggioranza, che gli italiani, tuttavia, democraticamente manderanno a casa (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Congratulazioni)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Meroi. Ne ha facoltà.

MARCELLO MEROI. Signor Presidente, Alleanza nazionale esprime il suo convinto voto favorevole alla conversione del decreto-legge in esame, che contiene lo stralcio di alcune norme fondamentali della cosiddetta legge Fini in materia di recupero dei tossicodipendenti.
Tre sono pilastri su cui si fonda tale nuova disciplina: una seria ed attenta azione di prevenzione, attraverso una collaborazione con molte strutture di supporto, pubbliche e private, che agiscono sul territorio; una reale politica di sostegno per i troppi giovani vittime della droga; una decisa azione di repressione contro piccoli e grandi spacciatori.
Dai tre cardini del provvedimento deriva anche un giudizio netto di valore ed una conseguente necessità: la droga - tutta la droga - fa male, e lo Stato non può assumere atteggiamenti agnostici o colpevolmente passivi davanti ad un problema di così grande portata.
Il valore della vita, quello relativo all'integrità della persona nella propria comunità, non può essere ignorato. Rivendichiamo, dunque, con convinzione e decisione, il principio per cui le istituzioni non possono passivamente assistere a fenomeni di disgregazione della società, ma debbano, al contrario, intervenire per prevenirli, supportando tutti coloro che si oppongono ad essi e reprimendone i responsabili.
Ci siamo assunti, così, il grande compito di dare un giudizio di valore relativamente al problema delle tossicodipendenze, di assumere chiare scelte istituzionali in ordine a comportamenti da tenere e ad iniziative da assumere. Non lo abbiamo fatto in solitudine, esprimendo soltanto le nostre valutazioni culturali e politiche, ma dibattendo da molto tempo (da ultimo, nella Conferenza di Palermo) con tanti soggetti, con gli esperti, con i medici, con le comunità, con le associazioni. Lo abbiamo fatto discutendo, essendo capaci di ascoltare, ma soprattutto di recepire le tante cose buone che ci sono state trasmesse in queste occasioni.
Chi non ha voluto partecipare al dialogo, respingendolo a priori o - peggio - cercando di impedirlo, ha dato unicamente la dimostrazione di voler non solo rifiutare un confronto su un grande tema che coinvolge, in modo particolare, i giovani, ma di essere del tutto incapace di avanzare serie e concrete proposte alternative, limitandosi a propagandare il solito diritto alla propria autodeterminazione.
Con questo provvedimento - contrariamente a quanto vuol far credere la solita campagna di disinformazione, orchestrata da una sinistra che ha gravissime colpe storiche per l'espansione di questo fenomeno - non si arresteranno i piccoli


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consumatori, né ci si accanirà contro chi ha, invece, bisogno di aiuto. Il massimo della severità - come qualcuno stamani ha affermato - non verrà applicato contro di loro. Nessuna criminalizzazione; al contrario, si andranno ad ampliare, aumentandoli di due anni, i termini per la conversione della detenzione in affidamento a comunità e strutture terapeutiche di diversa ispirazione e fondamento, e si prevederanno sanzioni di natura amministrativa per i comportamenti illeciti di lieve entità. Basta leggere il testo per sapere che questa - e solo questa - è la verità.
Si fisserà - lo ribadiamo con grande soddisfazione - il principio di una decisa repressione per coloro che diffondono uno strumento di morte per farne fonte di guadagno: aumento di pene, sanzioni accessorie, mano ferma con gli spacciatori, con coloro che vedono un giovane, magari di dieci o undici anni, come un possibile cliente da fornire e coltivare nel prosieguo degli anni.
Con l'approvazione di questo testo cesseranno, poi, anche quelle pronunce di giudici, per così dire, disattenti in materia (e sappiamo quanti ultimamente ve ne siano), con le quali vengono ancora oggi assolti coloro che siano in possesso di duecento dosi preconfezionate (è notizia di due giorni fa) di un chilogrammo di cocaina, con la giustificazione che il reddito del tossicodipendente può far presupporre che questi ne abbia fatto una buona scorta che lo soddisfi per i mesi a venire.
Con la normativa in esame si inverte l'onere della prova. La detenzione di un quantitativo rilevante sarà considerata come condizione di punibilità, sottraendo così a cervellotiche valutazioni la scelta penale, rimettendola a determinazioni medico-scientifiche fondate sulla quantificazione dei principi attivi presenti nella sostanza. Da ciò la necessità di un intervento chiaro, motivato, non minimalista.
Signor Presidente, non siamo mai stati favorevoli alla teoria della riduzione del danno. Non siamo mai stati entusiasti del mero compito di distributori di metadone che, troppe volte, i SERT hanno svolto sul territorio. Riteniamo, infatti, che la battaglia contro la droga non si vinca soltanto attraverso soluzioni terapeutiche, ma soprattutto combattendola per il recupero dell'uomo, della sua personalità, del suo essere, della sua voglia di rinascita.
In questi anni di dibattito sul fenomeno della droga abbiamo ascoltato tante opinioni: alcune, certamente, rispettabili ed altre degne, comunque, di considerazione; ma tante - troppe! - prive di riscontri scientifici, di un'esatta conoscenza del problema nei suoi molteplici aspetti, frutto solo di pregiudizi ideologici e di un presunto rispetto di false libertà, come se essere liberi volesse significare potersi annullare nel fisico ed annientarsi nella mente.
A questi nostri interlocutori - che anche ieri, nel corso di una manifestazione tenutasi davanti a questo Palazzo, sapevano solo insultarci (d'altra parte, a ciò siamo ormai abituati) ritenendoci responsabili di aver leso il loro diritto di consumatori - ci permettiamo di dare un semplice consiglio, certamente utile e, soprattutto, di grande coinvolgimento. Andate nelle comunità, parlate con quei ragazzi, prestate attenzione alle loro esperienze di vita. Fatevi raccontare dai loro genitori i drammi di madri e padri le cui famiglie sono state devastate da esperienze mai più cancellate. Chiedete loro cosa pensino delle droghe, quali ritengono buone ed utili e quali cattive e dannose. Domandate a coloro che vivono una speranza di normalità, dopo essere stati schiavi e zombie per anni, se tornerebbero indietro e, magari, se consiglierebbero ai propri figli di ripetere una loro prima esperienza artificiale.
Se vi risponderanno affermativamente, vorrà dire che avremmo avuto torto a varare un provvedimento del genere. Se, al contrario, come crediamo, dovessero condividerlo, abbiate il buon senso e l'umiltà di farvi un esame di coscienza e di capire che un uomo è veramente libero solo quando ha la capacità di conservare il rispetto verso gli altri e, soprattutto, verso se stesso.


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Per questi motivi, con la convinzione di essere oggi a fianco di tanti giovani, come nel passato, delle loro famiglie, delle comunità e delle strutture pubbliche di supporto, per aiutarli a vincere una battaglia per la vita, votiamo con grande soddisfazione questo provvedimento, che Alleanza nazionale ha fortemente voluto quale uno degli impegni prioritari di questa legislatura (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.

LUIGI GIACCO. Signor Presidente, i deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo voteranno contro questo provvedimento, non solo per il metodo con cui è stata predisposto, ma soprattutto per il merito dei contenuti.
Ancora una volta, in un decreto sono inserite materie disomogenee, che vanno dal contributo per le Olimpiadi ad un intervento per la tossicodipendenza. Per l'ennesima volta, si è richiesta la fiducia, senza che il Parlamento abbia potuto dare il suo contributo nella modifica del provvedimento stesso.
Inoltre, occorre sottolineare la motivazione politica della maggioranza di far approvare questa legge, così da accontentare Alleanza nazionale, dopo avere in qualche maniera pagato dei prezzi alla Lega con la devolution e a Forza Italia con leggi ad personam.
Questa legge conferma l'impostazione repressiva e punitiva che ha caratterizzato la strategia del Governo. Pensiamo alla legge sull'immigrazione, alla modifica del tribunale per i minorenni e al tentativo di modificare la legge n. 180 per quanto riguarda i malati psichiatrici.
In queste norme non c'è nessun percorso per il recupero e la riabilitazione e per la riduzione del danno. Non si affronta la complessità del fenomeno della droga. Si tratta di una legge mediatica, consumata ai danni delle famiglie e dei giovani con lo slogan «tolleranza zero».
È sbagliato abolire la distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere e mettere sullo stesso piano eroina e cannabis, consumo occasionale e consumo ripetuto e scientificamente scorretto. Non si tiene presente la distinzione effettuata dell'Organizzazione mondiale della sanità tra uso, abuso e un consumo problematico e dipendente.
Non si può scambiare la prevenzione con la punizione. Per prevenire è necessario un intervento delle politiche sociali e giovanili che possano sostenere un'azione di prevenzione e di contrasto alla droga, con percorsi di integrazione e di riabilitazione.
Al tossicodipendente si prospetta ora la galera o la cura coatta. Nel contempo, si fa una distinzione tra servizi pubblici e privati. Dal mio punto di vista, non ci sono comunità affidabili o inaffidabili e servizi pubblici inefficienti. C'è un mondo ricco di competenze, di sapere e di cultura. Rivolgo un grazie agli operatori e ai volontari, che in questi anni hanno lavorato silenziosamente per recuperare tanti giovani.
Con questo provvedimento ci sarà un aggravio dell'attività degli uffici giudiziari, che già lamentano una carenza di personale. Nel contempo, ci sarà un ulteriore sovraffollamento delle carceri.
Da questo punto di vista, il Governo ha tagliato ancora del 30 per cento le risorse per la sanità penitenziaria. Non c'è alcun riferimento alla lotta al narcotraffico, mentre è previsto un aggravio delle pene per i tossicodipendenti. Da questo punto di vista, come Democratici di sinistra, riteniamo che questo provvedimento sia solo un proclama elettorale, un manifesto di propaganda utile da esibire nei comizi e nei programmi televisivi.
Per tali motivazioni, ribadisco il voto contrario dei Democratici di sinistra (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Massidda. Ne ha facoltà.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per sintesi, condivido


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tutte le valutazioni espresse dai colleghi del centrodestra e, naturalmente, non sono assolutamente d'accordo con certe critiche ingiuste, come spiegherò tra poco, nei confronti di questa legge venute da parte del centrosinistra. L'unica cosa che mi dispiace è che questo provvedimento arrivi solo adesso, prima della campagna elettorale. Infatti, sono sicuro che anche i colleghi del centrosinistra avrebbero condiviso molte di queste iniziative, dal momento che alcuni di essi hanno elaborato la legge n. 309 del 1990 - che non per niente si chiama Vassalli-Jervolino -, che è alla base del provvedimento in esame. Quest'ultimo, anzi, può essere considerato una «manutenzione» di una legge superata.
Da parte vostra sono state espresse critiche che vorrei prendere in considerazione. Si dice che questo provvedimento sia eccessivamente repressivo (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)... Signor Presidente...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego... Prendete posto, per cortesia.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Signor Presidente, come lei sa, per essere sintetico, sto parlando a braccio. Per questo chiedo ai colleghi di fare un po' di silenzio, altrimenti è difficile concentrarsi.
Ricordo che di questo provvedimento si discute dal novembre 2003: da tutti i banchi, compresi quelli del centrosinistra, si è detto che la «manutenzione» di una legge di 16 anni fa è necessaria perché si avverte, da una parte, un eccessivo lassismo e, dall'altra, un'eccessiva rigorosità nella stessa. Mi spiego meglio: si parla di lassismo perché sembra che in alcuni ambienti della nostra nazione drogarsi sia qualcosa di accettato e legato alla libertà, quella di drogarsi. Credo che la libertà sia tutt'altra: mi piace dirlo in quanto rappresentante della Casa della libertà e, per parlare di ciò che intendiamo per libertà, userò quanto ebbe a dire la Jervolino, che mi pare non sia di centrodestra. A proposito della legge che si stava votando nel 1990, ella disse che tale legge non concepiva la libertà come libertà di autodistruggersi; non è libertà essere nelle mani degli spacciatori di droga, pedina inerme dei noti traffici e dei loro immensi guadagni. Libertà significa, invece, diritto di realizzarsi al massimo in tutte le proprie potenzialità; significa poter pensare, costruire, criticare; significa sottrarsi al dominio di altri e, quindi, al dominio di una sostanza: è esattamente il contrario di ciò che accade oggi a chi usa la droga.
Tra il tema della libertà e quello della droga vi è, quindi, una sostanziale antitesi. Noi abbiamo scelto la libertà per tutti, la libertà anche di quella società che ha diritto di essere tutelata rispetto a scelte sbagliate. Abbiamo scelto la libertà di quei cittadini che sono caduti nella droga in maniera drammatica e che stiamo lasciando con troppo disinteresse in mano agli spacciatori. Ecco perché siamo intervenuti.
Dite che il provvedimento in esame è eccessivamente rigoroso, ma vi faccio un solo esempio. In questo momento, con la legge vigente, anche i giovani che in una comunità si riabilitano e diventano educatori, se con il sommarsi delle denunce hanno superato i 4 anni, rientreranno in carcere. Allora, dov'è la legge rigorosa?
In sintesi, avremmo tanto da dire a favore del provvedimento in esame. Peraltro, non capisco questo odio-amore, quando vi fa comodo, verso le comunità. Abbiamo grande stima dei SERT, di cui riconosciamo il ruolo, ma anche voi avete riconosciuto che in alcuni SERT, dove oggi vi è l'unica possibilità di autorizzare un percorso, si dà una risposta non dopo ore, ma dopo giorni e mesi. È evidente che una persona con un'instabilità psicologica non può attendere mesi. Se vi è stata una grande selezione dei centri di riabilitazione, perché non affidare loro, come prevede la norma in esame, la possibilità di decidere?
Allora, dov'è la capacità repressiva della norma? È quella di «mettere i puntini sulle i»? Quando fate riferimento ai libri scientifici contro le droghe leggere, vi chiedo di rinnovarli. Avrete letto che una sostanza che voi ritenete «stupida», la


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cannabis, sino a qualche anno fa aveva un principio attivo dello 0,5 per cento ed oggi raggiunge il 25 per cento; ciò significa che è una droga pesante.
Potrei proseguire ma mi fermo qui, annunciando, per i motivi ora illustrati, il voto favorevole del gruppo di Forza Italia.

GIULIO CONTI, Relatore per la XII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Giulio Conti, non vorrà fare un altro intervento...

GIULIO CONTI, Relatore per la XII Commissione. Signor Presidente, ho seguito per ventiquattro ore la discussione e penso di poter aggiungere qualcosa in qualità di relatore per la XII Commissione.
Ritengo che quello al nostro esame sia un provvedimento serio, cosciente e severo, che esprime la volontà dello Stato di non abbandonare i giovani nelle mani né degli spacciatori né dei trafficanti né delle sostanze, siano esse naturali o chimiche.
Ho ascoltato un «inno» alla liberalizzazione delle droghe, alla depenalizzazione del consumo delle stesse; ritengo che ciò non sia un buon viatico per i giovani che si sono avvicinati all'uso della cannabis. La cannabis, infatti, non porta necessariamente all'utilizzo di sostanze più dure, ma è certo che i consumatori di cocaina e di eroina hanno tutti usato, prima, la cannabis. Questo è un dato che avete nascosto.
Avete anche illuso ed ingannato i giovani, affermando che con la cannabis si curano malattie. Potrebbe anche essere vero, ma in Italia non sono state fatte sperimentazioni in tal senso e voi non dovete incitare i giovani in tal senso, perché sarebbero puniti dalla legge. Non ritengo sia questo un modo per volere bene ai giovani che si stanno avvicinando alle sostanze stupefacenti.
Non dobbiamo rivolgere un appello soltanto contro le anfetamine, contro il crack, contro la cocaina, ma anche contro l'uso della canapa indiana. Il discorso di fondo è che lo Stato non vuole abbandonare i giovani né le famiglie, mentre voi, in alternativa, avete proposto soltanto disubbidienza civile, depenalizzazione, liberalizzazione.
Nessuno di voi, sia del centrosinistra sia della sinistra, ha detto che bisogna evitare anche l'uso della canapa indiana. Ritengo che in questo modo si ingannino i ragazzi e si operi una strumentalizzazione. I 150 esponenti dei gruppi di centrosinistra intervenuti hanno soltanto ripetuto il «ritornello» di essere favorevoli all'uso di sostanze definite leggere, ma il provvedimento in esame non distingue più tra droghe leggere e pesanti. Ritengo che questo sia un passo in avanti, che spinge il giovane a discutere e confrontarsi con se stesso.
Vorrei, inoltre, affrontare la questione dello spacciatore e del trafficante. Secondo voi, lo spacciatore o il trafficante preferisce una legge permissiva o una legge repressiva e dura? Ritengo che, com'è ovvio e logico, preferisca una legge permissiva, perché aumenterebbe il consumo delle droghe e quindi i suoi guadagni. Lo Stato non può permettere ciò. Lo Stato deve dare un segnale forte, un segnale che sta dando.
Quanto alla questione della durezza della norma, essa è dura perché vuole indurre i giovani, e soprattutto coloro che già fanno uso di queste sostanze, a seguire un percorso di recupero, superando al riguardo la cosiddetta legge Cirielli e inducendo i giovani a seguire percorsi di recupero affidati alle comunità, ma anche ai SERT. Ma quale privatizzazione della tossicodipendenza! Mi pare che anche questo sia un modo strumentale e sbagliato di presentarsi di fronte ai giovani.
Per quanto riguarda l'uso personale, la quantità che sarà considerata ai fini dell'uso personale verrà stabilita, sostanza per sostanza (non per tutte insieme, seguendo la stessa logica), dal Ministero della salute, di concerto con il Ministero della giustizia, sentita la Presidenza del Consiglio dei ministri. Credo che ciò sia giusto, così come è giusta la sanzione amministrativa. Non posso pensare che un


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giovane «fatto» di hashish o marijuana possa guidare un pulmino per accompagnare a scuola i bambini la mattina! Ritengo che questa sia un'ipocrisia, che volete vendere come un fatto di democrazia e di libertà. Non è così!
Vorrei, inoltre, rivolgermi all'onorevole Bindi che, nel 1997, votò a favore di una mozione che prevedeva tutto ciò, così come la cosiddetta legge Jervolino-Vassalli. Questa legge ha recepito il buono che c'era, condannando il male presente nella legge attuale. È un grande vantaggio per la democrazia e per i giovani, un segnale forte dello Stato, una presa di coscienza, perché noi vogliamo dare una mano ai ragazzi con forza e volontà.
Infine, consentitemi una nota polemica. Ieri, si è svolta una manifestazione con fumo di canapa indiana pompata di fronte al Parlamento. Credo si sia trattato non di una buona manifestazione (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista), ma di un inganno nei confronti di chi mandava il fumo.
Agli «spinellari» vorrei, inoltre, dire una cosa: è stato detto loro che questa sostanza serve per risolvere i problemi dei disordini femminili, della gotta, dei reumatismi, della malaria e della stipsi. Sono fandonie ed ipocrisie! Non ho mai visto un malato di cancro in fase terminale fumare uno spinello. Voi avete raccontato anche queste stupidaggini e le avete fatte passare come un grande progresso della scienza (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanotti, con la sua straordinaria e abituale sintesi... Ne ha facoltà.

KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, parlerò con straordinaria sintesi se gli onorevoli colleghi mi consentiranno di intervenire su questioni così delicate con rigore e capacità di ascolto.
Anche durante l'intervento dell'onorevole Giulio Conti è stato evidente l'atteggiamento di quest'aula nei confronti di un tema che meriterebbe molto rigore, molta delicatezza e molta attenzione. Ancora una volta, a conclusione di questa discussione, si conferma che sul tema delle tossicodipendenze, sulla prevenzione ed il sostegno nelle situazioni di disagio, siamo stati costretti ad una mortificazione inaccettabile sia nella discussione in quest'aula sia nel paese, in cui sono presenti varie realtà che hanno operato in termini di lotta alla tossicodipendenza e di prevenzione con grande serietà e rigore.
Tutti gli operatori, fuori da quest'aula, stanno assistendo a questa discussione e credo si vergognino di come si è svolta nelle Commissioni ed in Assemblea. Ancora una volta, siete così superficiali e così vergognosamente sciatti!
Ho ascoltato, da ultimo, l'argomentare dell'onorevole Giulio Conti; non riuscite neppure a fare i conti in modo apprezzabile con il lavoro della comunità scientifica internazionale, ad esempio, sul tema dell'uso terapeutico della cannabis! Lo dico e lo ripeto perché, in questa sede, non siamo mai riusciti a parlarne e perché vi è una comunità scientifica internazionale che, quanto meno, meriterebbe rispetto e attenzione; ma a me sembra che in questa sede si lavori solo per disprezzare, senza considerare le questioni con rigore.
Abbiamo già affermato che siamo fermamente contrari a tale provvedimento, perché persegue le linea seguita da questo Governo, il quale, su temi così delicati, continua ad agire attraverso parole d'ordine: proibire, punire e reprimere! Non vi sono politiche di sostegno, ma politiche repressive che conducono verso un unico tunnel.
Questo è il segnale che date ai giovani di questo paese: ponete sullo stesso piano i consumatori straordinari, eccentrici, e quelli abituali, e addirittura gli spacciatori, offrendo ai giovani un unico tunnel, la cui conclusione è il carcere.
Questa logica punitiva e repressiva non è accettabile. Avremmo voluto un reale intervento in termini di politiche, di servizi, di orientamento al sostegno di tali situazioni, per lavorare sulla prevenzione.


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Non avete mai voluto sentir parlare di riduzione del danno, nonostante vi sia una realtà europea che su ciò ha prodotto risultati positivi; tuttavia, questo non vi interessa, in quanto il vostro unico interesse è quello di fornire un segnale simbolico, tutto elettorale, su un tema che invece meriterebbe grande rispetto.
Pertanto, mi auguro che con il nuovo Governo questo provvedimento, inserito vergognosamente all'interno del decreto-legge sulle Olimpiadi invernali, venga definitivamente abrogato. Infatti, ci troviamo a consegnare al paese, quale ultimo atto della legislatura, un testo vergognoso persino dal punto di vista culturale. Si realizza un arretramento inaccettabile e, per tale ragione, esprimeremo un voto contrario sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazione di voto sul complesso del provvedimento.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6297)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di conversione n. 6297, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni - Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).

(S. 3716. - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272, recante misure urgenti per garantire la sicurezza ed i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali, nonché la funzionalità dell'Amministrazione dell'interno. Disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi) (Approvato dal Senato) (6297):

(Presenti e votanti 461
Maggioranza 231
Hanno votato
271
Hanno votato
no 190).

Prendo atto che l'onorevole Palma ha erroneamente espresso un voto contrario e che avrebbe voluto esprimerne uno favorevole. Prendo atto, altresì, che l'onorevole Bruno non è riuscito ad esprimere il proprio voto.

In ricordo di don Andrea Santoro.

PRESIDENTE (Si leva in piedi, e con lui l'intera Assemblea ed i membri del Governo). Prima di passare all'esame degli altri punti all'ordine del giorno, desidero ricordare la figura di don Andrea Santoro, sacerdote e testimone di pace, barbaramente ucciso durante l'esercizio del suo ministero.
Credo che la sua morte sia una testimonianza contro ogni intolleranza e meriti il rispetto, l'omaggio e il ricordo dell'Assemblea di Montecitorio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Generali applausi).

Discussione di un documento in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (ore 12,13).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione di un documento in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 6 febbraio scorso.


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(Discussione - Doc. IV-quater, n. 123)

PRESIDENTE. Passiamo alla discussione del seguente documento: Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del deputato Gasparri (Doc. IV-quater, n. 123).
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse dal deputato Gasparri nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Lezza.

GIUSEPPE LEZZA, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione, avanzata in data 26 gennaio 2006 dal deputato Maurizio Gasparri, concernente un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Roma, che trae origine da una querela sporta dalla dottoressa Clementina Forleo, giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Milano.
La dottoressa Forleo si è resa evidente, per la prima volta, alle cronache nazionali per avere il 24 gennaio 2005, emanato una sentenza nella quale - all'esito del giudizio abbreviato celebrato a carico di alcuni imputati, accusati di violazione delle leggi sull'immigrazione, di ricettazione e di associazione con finalità di terrorismo - ha ritenuto di non ravvisare la sussistenza di quest'ultimo reato. Come è ben noto a tutti, i motivi che hanno portato la Forleo ad escludere, nei confronti dei sopraddetti imputati, le ipotesi di associazione con finalità di terrorismo risiedono nell'avere costei distinto la nozione di «terrorismo» da quelle di «resistenza» o di «guerriglia». Avendo ritenuto sussistere la seconda e la terza ipotesi, e non la prima, nel caso di specie attinente alla situazione irachena, il magistrato ha pronunciato una sentenza di assoluzione.
Senza entrare nel merito della sentenza, che non ci compete, diremo soltanto, opportunamente e doverosamente, anzitutto che il GIP di Brescia, Roberto Spano, soltanto pochi giorni dopo, arrestò nuovamente due dei tre sunnominati fondamentalisti islamici, assolti e liberati dalla collega milanese, con l'accusa di terrorismo internazionale di cui all'articolo 270-bis; e poi che l'anzidetta decisione della Forleo fu oggetto di una nutritissima raffica di dure e pesanti «critiche», tra le quali ci limiteremo a ricordare quelle dell'onorevole Biondi, che parlò di un caso mancato di screening psicoattitudinale, e del senatore Cossiga, il quale ebbe a dire: quella GUP si dia al tennis e lasci stare la giustizia, che è una cosa troppo seria per lei; la sua sentenza è una porcheria. E ancora dell'onorevole Di Pietro, dell'onorevole Follini, del dottor D'Ambruoso, anch'egli magistrato, già PM di quella stessa inchiesta, ed ora consigliere giuridico della rappresentanza italiana presso l'ONU a Vienna.
A prescindere, anche l'onorevole Gasparri è intervenuto a commentare la pronuncia in oggetto, con delle dichiarazioni alle agenzie Ansa e Adnkronos in data 25 gennaio 2005, e con un comunicato stampa del Ministero delle comunicazioni in data 6 febbraio 2005. Come risulta dal capo di imputazione l'onorevole Gasparri ha parlato di: «una decisione incredibile, sconcertante ed allarmante, fuori da ogni schema razionale, basata su una scelta ideologica (...). Oggi vive gente che si trova al di fuori del mondo, e che non si ricorda che c'è stato un evento terribile come l'11 settembre (...). Il Governo deve valutare con urgenza l'emanazione di norme che impediscano a giudici irresponsabili di lasciare a piede libero degli autentici terroristi (...). In ogni caso il CSM deve intervenire perché un magistrato che ha fatto queste cose è un pericolo per la sicurezza, ed è una persona che non può svolgere quella funzione».
La Giunta ha esaminato il caso nella seduta del 1 febbraio 2006. La maggioranza dei componenti ha ritenuto che tutta la vicenda debba essere ricondotta pienamente nel contesto del dibattito politico-parlamentare. Appare infatti persino


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superfluo ricordare che, a partire dall'11 settembre 2001 il tema del terrorismo internazionale è prepotentemente venuto alla ribalta politica in tutti i paesi e nei relativi Parlamenti, compreso naturalmente il nostro. Tanto risulta non soltanto dalle varie iniziative ed attestazioni di solidarietà con gli Stati Uniti, avutesi nell'immediatezza dei tragici attentati alle Torri gemelle ed al Pentagono, ma anche dai tantissimi passaggi parlamentari relativi alla guerra in Iraq, ai finanziamenti della relativa spedizione italiana di pace, alle vicende del rapimento e della liberazione di Giuliana Sgrena e della connessa morte di Nicola Calipari, ed ancora agli attentati di Londra 2005, ed a tant'altro ancora.
Con riguardo specifico alla sentenza della dottoressa Forleo, va qui ricordato altresì che i deputati Paniz di Forza Italia e Cè della Lega Nord hanno presentato il 26 gennaio 2005 le interrogazioni rispettivamente n. 3-04133 e n. 3-04134, mentre il successivo 10 febbraio 2005, il deputato Fragalà, dello stesso gruppo dell'onorevole Gasparri, ha presentato l'interrogazione n. 4-12869.
Tutti questi momenti parlamentari sono inconfutabilmente dimostrativi della rilevanza politica dell'argomento trattato dall'onorevole Gasparri, e del loro nesso con le funzioni di competenza di un membro della Camera, nonché con l'esercizio relativo del diritto di critica e di cronaca politica.
Per questi motivi la Giunta, a maggioranza, propone all'Assemblea - come già nei precedenti e identici casi degli onorevoli Selva e Cicchitto - di deliberare nel senso che i fatti oggetto del procedimento in esame concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.

(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-quater, n. 123)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fanfani. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, intervengo sulla vicenda al nostro esame relativa al collega Gasparri perché sia chiaro l'intendimento dal quale noi muoviamo e perché siano altrettanto chiare le motivazioni per le quali esprimeremo un voto a favore dell'insindacabilità.
Premetto che ho sempre sostenuto, anche in questa sede, che condividevo sotto il profilo tecnico-giuridico la decisione assunta dalla dottoressa Forleo; decisione certamente difficile, ma ineccepibile sotto il profilo tecnico-giuridico, tenuto conto della normativa sulla quale si è più volte riflettuto ed espresso sulla stessa opinioni diverse.
Ritengo che le parole pronunciate dall'onorevole Gasparri integrino appieno il dettato dell'articolo 68 della Costituzione e, soprattutto, integrino una valutazione, una censura, certamente pesante e decisa, che però rimane nell'alveo della censura politica: guai se un parlamentare non avesse la possibilità di censurare, in funzione del mandato che ha ricevuto da parte dei cittadini, di tutelare gli interessi della collettività pesantemente, sia il lavoro degli altri, sia il lavoro delle altre istituzioni dello Stato e, quindi, il lavoro della magistratura o di qualche magistrato. Su ciò ciascuno può avere opinioni diverse, ma tutte egualmente rispettabili, ed interpretare il proprio ruolo in maniera diversa; ma da questo a ritenere che le censure che si rivolgono ad un soggetto terzo, sempre che rimangano nell'ambito della censura politica, non siano ugualmente da rispettare, il passo, a me pare, troppo grande.
Pertanto, riteniamo che le dichiarazioni fatte dall'onorevole Gasparri nei confronti della dottoressa Forleo, pur non condividendole nel merito, rientrino nell'ambito della censura politica e, come tali, siano da considerare insindacabili.


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PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazione - Doc. IV-quater, n. 123)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione la proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-quater, n. 123, concernono opinioni espresse dal deputato Gasparri nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 407
Votanti 281
Astenuti 126
Maggioranza 141
Hanno votato
278
Hanno votato
no 3).

Discussione della domanda di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del deputato Alemanno nella sua qualità di ministro delle politiche agricole e forestali e di Calisto Tanzi e Romano Bernardoni. (Doc. IV-bis, n. 1-A) (ore 12,22).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame di una domanda di autorizzazione a procedere in giudizio, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, nei confronti del deputato Alemanno, nella sua qualità di ministro delle politiche agricole e forestali pro tempore, e dei signori Calisto Tanzi e Romano Bernardoni per concorso, ai sensi dell'articolo 110 del codice penale, nel reato di illecito finanziamento dei partiti politici di cui all'articolo 7, commi 2 e 3, della legge n. 195 del 1974.
Ricordo che per l'esame del documento è assegnato a ciascun gruppo un tempo di cinque minuti (dieci minuti per il gruppo di appartenenza del deputato interessato). A questo tempo si aggiungono cinque minuti per ciascuno dei relatori, cinque minuti per richiami al regolamento e dieci minuti per interventi a titolo personale.
La Giunta propone che l'autorizzazione a procedere sia concessa per tutti gli indagati.
Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Antonio Leone.

ANTONIO LEONE, Relatore. Onorevoli colleghi, la Giunta riferisce su una domanda di autorizzazione a procedere in giudizio avanzata ai sensi degli articoli 96 della Costituzione e 5 e 8 della legge costituzionale n. 1 del 1989 dal collegio per i reati ministeriali presso il tribunale di Roma a carico di Giovanni Alemanno, deputato e ministro per le politiche agricole e forestali. La domanda di autorizzazione riguarda anche i signori Calisto Tanzi e Romano Bernardoni.
L'autorità giudiziaria di Roma procede contro i predetti indagati per il concorso nel reato di illecito finanziamento dei partiti politici di cui all'articolo 7, commi 2 e 3, della legge n. 195 del 1974, giacché il Bernardoni si sarebbe fatto tramite tra l'onorevole Alemanno e il signor Tanzi per una dazione di danaro in favore di Area, il periodico di cultura politica che fa capo alla corrente Destra Sociale, che nell'ambito del partito di Alleanza Nazionale fa capo agli onorevoli Alemanno e Storace. Secondo l'ipotesi accusatoria, tale finanziamento si sarebbe concretizzato nell'acquisto indiretto da parte del Tanzi di spazi pubblicitari sulla citata rivista per circa 85 mila euro nel 2003.
Per la verità, occorre dire che il procedimento pendente a Roma muove da una trasmissione di documenti dalla procura della Repubblica di Parma, la quale ha inviato nella capitale un fascicolo iscritto a modello 45, senza indicare un indagato nominato, come sarebbe avvenuto se il fascicolo fosse stato formato con un modello 21. L'onorevole Alemanno quindi non viene individuato come preteso


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concorrente nel reato dall'autorità giudiziaria di Parma ma dalla procura di Roma.
Quest'ultima comunque, pur avendo, attraverso il sostituto procuratore Pietro Giordano, ritenuto competente non il tribunale ordinario ma quello dei ministri, aveva concluso con una richiesta di archiviazione.
Il collegio per i reati ministeriali però, con provvedimento del 3 gennaio 2006, ha respinto la richiesta di archiviazione e formulato la richiesta di autorizzazione a procedere alla Camera dei deputati prospettando con la prescritta relazione motivata la seguente ricostruzione dei fatti.
Allorché la Parmalat aveva voluto commercializzare un nuovo prodotto, denominato «latte fresco blu», che si dichiarava dotato di qualità tali da scadere non in tre o quattro giorni, come il normale latte fresco, ma tra gli otto e quattordici giorni, la concorrente Granarolo aveva immediatamente adito le vie legali. Il tribunale di Bologna aveva accolto le doglianze e le istanze cautelari della Granarolo, ordinando il ritiro del prodotto «latte fresco blu» dal mercato. Sicché, secondo l'accusa, di concerto con il ministro della salute Sirchia, l'onorevole Alemanno avrebbe istituito una commissione interministeriale per lo studio e l'analisi del «latte fresco blu» nella quale sarebbero stati inseriti due membri compiacenti indicati dallo stesso Tanzi. Tale commissione interministeriale si espresse nel maggio 2002 favorevolmente alla durabilità dichiarata del «latte fresco blu». In seguito a vibrate proteste dei produttori di latte e ai dubbi insorti in relazione alle conclusioni della commissione, fu istituita una nuova commissione interministeriale che poi, conformemente a un decreto-legge, convertito nell'agosto del 2004, rovesciò il verdetto della precedente commissione, anche alla luce della normativa comunitaria cui il citato decreto-legge faceva riferimento.
Nel frattempo, tuttavia, secondo l'ipotesi accusatoria, il Tanzi aveva apprezzato gli sforzi dell'onorevole Alemanno e aveva ritenuto di offrirgli un riconoscimento con un finanziamento di circa 85 mila euro. Ciò è quanto il Tanzi ha dichiarato nell'interrogatorio del 26 settembre 2005. Tale contributo sarebbe stato versato in modo indiretto e da non dare nell'occhio. Sicché sarebbe intervenuto il Bernardoni, il quale non attraverso una sua società ma per il tramite della Bonatti Spa, operante nel settore del ciclo delle acque, la quale avrebbe acquistato gli spazi pubblicitari su Area. Mentre quest'ultima ha rilasciato regolari fatture per tali acquisti, la Bonatti invece non ha contabilizzato le uscite né le ha deliberate in consiglio d'amministrazione.
La Giunta ha esaminato il caso nelle sedute del 17, del 24 e del 25 gennaio e del 1o febbraio 2006. Nella prima delle predette sedute ha ascoltato il ministro Alemanno. Regolarmente convocati, ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale n. 1 del 1989 e dell'articolo 18-ter, comma 1, del regolamento della Camera i coimputati «laici» non sono comparsi. Nella seduta del 17 gennaio 2006, il presidente della Giunta ha dato lettura della seguente lettera, che io vi ripropongo: «Onorevole Presidente, con riferimento alla richiesta di autorizzazione avanzata nei miei confronti dal collegio per i reati ministeriali di Roma e pendente dinanzi alla Giunta che Ella presiede, La prego di considerare che è mia ferma intenzione chiedere che la Giunta e la Camera dei deputati concedano la predetta autorizzazione. L'occasione mi è gradita per inviarLe i migliori saluti. Giovanni Alemanno».
Va rilevato che in nessun caso questa intenzione del ministro Alemanno, apprezzabilissima, può essere considerata come una rinunzia all'immunità parlamentare. Per un verso, infatti, l'articolo 96 della Costituzione non prevede un'immunità parlamentare, ma un'attribuzione dell'una e dell'altra Camera d'intervenire con un potere procedimentale autorizzatorio nelle implicazioni sostanziali delle immunità governative; per l'altro, comunque le immunità parlamentari non sono rinunziabili. La lettera dell'onorevole Alemanno è stata pertanto considerata per quella che è: un mero


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invito alla Giunta e alla Camera al quale queste comunque non sono vincolate.
Nella sua audizione, peraltro, l'onorevole Alemanno non ha mancato di esprimere le sue profonde perplessità sull'impianto accusatorio. Considerato improprio il richiamo fatto dal tribunale dei ministri alla vicenda del latte microfiltrato, il ministro si è concentrato sulla fragilità delle argomentazioni a sostegno dell'accusa di finanziamento illecito dei partiti politici. Ha evidenziato che tutte le riviste di cultura politica a lui note ospitano inserzioni pubblicitarie delle imprese più varie e che Area ha regolarmente fatturato gli introiti incriminati. Che cosa sia avvenuto a iniziativa del Tanzi e del Bernardoni egli ignorava e non poteva sapere. Ha sostenuto che conosceva il Bernardoni e che gli aveva rivolto l'invito di reperire imprenditori disposti ad acquistare spazi pubblicitari sul periodico. Ha contestato che il Tanzi possa essere considerato una fonte di indiscussa attendibilità anche perché il suo personale coinvolgimento nell'affare non è documentato in alcun modo.
Nel corso dell'esame sono emerse essenzialmente tre posizioni. Secondo l'impostazione propugnata dal presidente della Giunta, onorevole Siniscalchi, nel caso in esame si sarebbe dovuta fare applicazione dell'articolo 18-ter, comma 2, del regolamento della Camera e dunque restituire gli atti all'autorità giudiziaria per l'inconferenza dell'ipotesi contestata all'onorevole Alemanno con l'articolo 96 della Costituzione Secondo questa visione, infatti, nella ricezione asseritamente illecita del contributo da parte del ministro, non vi sarebbe alcun nesso con le sue funzioni ministeriali. A tale opinione hanno aderito nella sostanza il gruppo dei Democratici di sinistra e della Margherita.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 12,28)

ANTONIO LEONE, Relatore. Secondo una diversa tesi, invece, l'autorizzazione dovrebbe essere negata. Ciò perché, in realtà, la fragilità dell'ipotesi accusatoria, tutta incentrata su un aspetto estraneo alle funzioni proprie dell'attività ministeriale e sull'ipotetico concorso dell'Alemanno in un reato che, in prima battuta, sarebbe stato commesso da soggetti privati, cela un'illegittima e trasversale interferenza dell'autorità giudiziaria sulla condotta generale del ministro in quanto tale.
Guardando, quindi, oltre al formale capo d'imputazione, alla sostanza della vicenda, potrebbe, allora, certamente configurarsi la seconda ipotesi scriminante di cui all'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989.
Il sottoscritto relatore, ascoltato l'ampio dibattito, constatato che sulla tesi della restituzione all'autorità giudiziaria e su quella del diniego non si sarebbe raggiunta l'unanimità, ha ritenuto di proporre la concessione dell'autorizzazione, sia per aderire all'invito del ministro, il quale potrà così difendersi nel merito - verosimilmente con successo - sia per non porre un precedente assai sconveniente per il quale la Giunta si sarebbe divisa secondo logiche di schieramento.
In conclusione: nella Giunta è emerso un orientamento, tendenzialmente maggioritario, scettico sulla reale consistenza delle accuse al ministro, sulla base del quale taluni hanno ritenuto più propria l'ipotesi della restituzione degli atti all'autorità giudiziaria e altri, invece, il diniego dell'autorizzazione. Tuttavia, constatata anche la nettezza delle formule scriminanti adoperate dall'articolo 9 predetto, è riuscito difficile al sottoscritto relatore ricondurre i fatti ad una di esse. Anche da un punto di vista di concordia politica nella Giunta, è risultato pertanto conveniente aderire all'ipotesi della concessione dell'autorizzazione ai sensi dell'articolo 18-ter, comma 3, del regolamento della Camera.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Antonio Leone; le ho concesso un po' di tempo in più per lo scrupolo da lei posto nello svolgimento del compito affidatole.
È iscritto a parlare l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.


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SERGIO COLA. Signor Presidente, sarebbe imperdonabile ed ingiustificato, da parte di Alleanza Nazionale, non motivare la decisione di dire «sì» all'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Alemanno.
I fatti, ben noti, sono stati esposti in modo chiarissimo dal relatore. Pertanto, mi limiterò a svolgere qualche breve considerazione di significato etico. Si sa che la procura della Repubblica di Parma ha trasmesso gli atti alla procura della Repubblica di Roma senza alcuna formale imputazione nei confronti del ministro Alemanno, tanto che questi non risultava essere indagato. Il tribunale dei ministri, dal canto suo, ha ritenuto opportuno formulare un'imputazione nei confronti del ministro Alemanno per finanziamento illecito dei partiti.
All'esito di un'istruttoria molto lunga, malgrado il pubblico ministero Giordano avesse concluso per l'archiviazione, il tribunale dei ministri ha ritenuto sussistere un'ipotesi di reato. È bene sottolineare sulla base di quali presupposti, perché il fatto interessa tutti: interessa, ad esempio, la rivista Italianieuropei (essendosi verificata la stessa situazione, a livello di pubblicità, di chiara ispirazione di centrosinistra).
Qual è il discorso che intendo svolgere? Non si è detto che il ministro Alemanno (o i dirigenti di Area) non abbia dato seguito al versamento dei soldi: i soldi sono stati versati (la documentazione è costituita da dodici fatture). Il tribunale dei ministri assume, invece, che, nel bilancio, non vi è alcuna traccia dell'erogazione effettuata. Naturalmente, il ministro Alemanno non avrebbe mai potuto conoscere le vicende della Bonatti Spa, ditta erogatrice (Commenti) ... Non siamo d'accordo: si pone un problema di carattere morale che, a mio modo di vedere, deve essere evidenziato in questa sede!
A fronte di tutto ciò, il ministro Alemanno ha manifestato la volontà che si procedesse nei sui confronti e che fosse concessa l'autorizzazione a procedere. È chiaro che la volontà del ministro non è dirimente, poiché spetterebbe a noi valutare, a prescindere dalla posizione del ministro Alemanno, se sussistano o meno le condizioni per poter concedere l'autorizzazione (ciò anche a futura memoria, perché episodi del genere potrebbero verificarsi a carico di tutti, anche di esponenti del centrosinistra ove mai dovessero vincere loro le elezioni).
Allora, qual è il discorso? Alleanza Nazionale ha dichiarato che, pur sussistendo tutti i presupposti per negare l'autorizzazione, intendeva rispettare la volontà del ministro, ma che, ciò nonostante, non avrebbe mai assunto l'iniziativa di chiedere il diniego dell'autorizzazione. Il messaggio non è stato colto, per cui si è deciso all'unanimità, in Giunta, di proporre la concessione dell'autorizzazione.
A questo punto, non si può non dare atto al ministro Alemanno del suo alto senso civico, della trasparenza, dell'onestà dimostrate in questa occasione; egli non ha preferito - come invece molte volte è capitato ad altri - nascondersi dietro l'usbergo della immunità.
Penso che questo esempio debba essere tenuto in considerazione. Alleanza nazionale propone di concedere l'autorizzazione a procedere non senza esprimere apprezzamento per l'alto senso di responsabilità dell'onorevole Alemanno, appartenente al gruppo medesimo: grazie Gianni per la tua trasparenza, per la tua onestà e per il tuo alto senso etico e della vita.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Il gruppo della Margherita aderisce alle conclusioni esposte dal relatore dopo un'attenta riflessione, posto che i temi implicati sono molti. Noi poniamo come premessa una critica all'iperattivismo avuto dal ministero in occasione della vicenda inerente al latte fresco blu, peraltro conclusasi in senso contrario a quel riconoscimento anche sulla base della normativa europea. Questa è però una valutazione di mero ordine politico, che non influenza in alcun modo le decisioni che, invece, in questa sede dobbiamo assumere.


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Siamo anche convinti, come è già stato ricordato in sede di relazione, che l'imputazione non evidenzi un nesso con la funzione ministeriale, quindi, in senso proprio, la conclusione più giusta sarebbe forse stata quella della restituzione delle carte all'autorità giudiziaria poiché è difficile intravedere nella vicenda in esame un'ipotesi di reato in genere (ancor meno di reato ministeriale). Premesse queste perplessità, aderiamo comunque alle conclusioni esposte dal relatore, che ci sembrano le più chiare, tenendo conto anche della volontà espressa in questo senso dal ministro Alemanno, a cui bisogna riconoscere una chiarezza di intenti, un'onestà personale nonché una volontà di dimostrare nel merito la propria estraneità ai fatti a lui addebitati (il che non possiamo che augurarci e augurargli).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il presidente della Giunta per le autorizzazioni, onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.

VINCENZO SINISCALCHI, Presidente della Giunta per le autorizzazioni. Intendo sottolineare il lavoro accurato che, in questo come in altri casi abbastanza controversi dal punto di vista ordinamentale, ha svolto la Giunta. Ringrazio in particolare il relatore, il quale ha offerto l'ampio spettro dei problemi sollevati da questa richiesta del tribunale dei ministri non nell'ambito dell'articolo 68, bensì dell'articolo 96 della Costituzione e in quello della legge sui reati ministeriali del 1974.
È vero che può apparire forzata la decisione della Giunta, ma ha una sua razionalità parlamentare perché la Giunta si è trovata di fronte a due fatti di sicura evidenza: innanzitutto, l'archiviazione che era stata già richiesta nei confronti dell'onorevole Alemanno quando il reato veniva ritenuto - per quello che poi è - un semplice reato di finanziamento di partito (o di corrente, poco importa); in secondo luogo - è la seconda anomalia rilevata - l'attribuzione a questo reato da parte del tribunale dei ministri, senza motivazione, della connotazione di reato ministeriale.
La Giunta si è trovata di fronte a questa possibilità di restituire gli atti al tribunale dei ministri, ma è intervenuto un elemento dirimente che è stato sostenuto - lo devo ricordare - sia, esternamente alla Giunta, dal presidente del gruppo di Alleanza nazionale, onorevole La Russa, che si è reso perfettamente conto di queste ragioni che possiamo definire di diritto parlamentare, sia, nell'ambito della Giunta medesima, dal gruppo di Alleanza nazionale, attraverso l'onorevole Cola. Quest'ultimo, evidentemente, non ha inteso valorizzare in modo particolare la manifestazione di volontà, encomiabile, del ministro Alemanno ma ha affermato che, di fronte alla rilevata infondatezza della domanda, tali ragioni dovevano avere valore, in un caso che, signor Presidente, non è di richiesta di concessione di immunità ma di intervento procedurale, previsto dalla Costituzione. Dico questo, in sintesi, perché i nostri resoconti formano oggetto di valutazione in eventuali sedi conflittuali.
Allora, non tanto sulla scorta della valorizzazione della volontà del singolo parlamentare, del ministro Alemanno (anche se, certamente, non si può ignorare il valore morale, politico e parlamentare di questa richiesta), ma sulla scorta delle valutazioni che tutti i gruppi hanno finito per compiere, concordando sulla necessità di non sottrarre in alcun modo all'autorità procedente un accertamento di verità, si è arrivati a questa conclusione che definisco - mi permetto di integrare la relazione in tal senso - non un caso di semplice concordia politica, perché potrebbe ingenerare qualche riduttivo sospetto, ma un caso di apprezzabile concordia parlamentare.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Siniscalchi, anche per questo chiarimento molto importante.
È iscritto a parlare l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento sarà brevissimo. Raramente al presidente del gruppo parlamentare cui appartiene una persona sottoposta a richiesta di autorizzazione a procedere in giudizio è


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consentito, poco prima di procedere al voto, di esprimere un vero, sincero e sentito ringraziamento ai componenti la Giunta per le autorizzazioni e al suo presidente, onorevole Siniscalchi, per quello che ha appena detto, per il modo in cui ha proceduto e per la serenità, la delicatezza e la concordia parlamentare con cui si è potuto procedere in questo caso, tutti insieme. Non posso esimermi da questo ringraziamento che, anzi, voglio esprimere. Tutto questo fa onore non soltanto al presidente Siniscalchi ed ai componenti la Giunta, ma a tutto il Parlamento.
Mi consentirete, altresì, di rivolgere un egualmente sentito ed amichevole ringraziamento all'onorevole ministro Gianni Alemanno per essersi espresso in maniera serena, chiara, lineare, senza mai alzare il tono, neanche nella fase in cui chiedeva l'autorizzazione, e per aver chiesto alla Giunta ed al Parlamento di consentire che l'accertamento di verità procedesse, al fine di dimostrare la sua totale estraneità che, già dall'esame delle carte, la medesima Giunta ha potuto apprezzare. Grazie a Gianni Alemanno, grazie al presidente Siniscalchi ed alla Giunta e grazie a questo Parlamento. È per questo motivo che non abbiamo sottoposto al Presidente della Camera una richiesta di votazione poiché, come il regolamento e la legge costituzionale prevedono, soltanto se i deputati lo richiedono si procede alla votazione, altrimenti ci sarà solo una comunicazione del Presidente, alla quale ci rimettiamo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, intendo spendere solo poche parole a titolo personale perché ci tengo, in questa Assemblea, ribadire quanto ho affermato, anche pubblicamente. L'onorevole Alemanno è stato, è e sarà, nei prossimi mesi e nelle prossime settimane, un mio avversario diretto, anche nella battaglia per l'elezione a sindaco di Roma. Tuttavia, voglio dire che io appartengo a quella categoria di persone che, certamente, preferisce sconfiggere gli avversari alle urne piuttosto che nelle aule dei tribunali.
Vorrei anche dirle, signor Presidente, che mi auguro, per me stesso, per l'onorevole Alemanno e per tutti coloro che si trovassero in tali situazioni, che presto le questioni si possano risolvere nel migliore dei modi; però, la scelta dell'onorevole Alemanno di chiedere, formalmente e direttamente, l'autorizzazione a procedere proprio perché sia fatta piena luce sulla situazione merita rispetto e la voglio assolutamente evidenziare perché non è usuale ed è degna di chi, sotto tale punto di vista, merita appunto rispetto ed onore (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.
Avverto che, non essendo stati presentati ordini del giorno intesi a formulare proposte in difformità dalle conclusioni della Giunta, ai sensi dell'articolo 18-ter, comma 8, del regolamento, le conclusioni medesime si intendono senz'altro approvate senza procedere a votazioni.
L'autorizzazione a procedere in giudizio è pertanto concessa sia per l'onorevole Alemanno sia per i signori Calisto Tanzi e Romano Bernardoni.

Discussione di un documento ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione (ore 12,45).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Domanda di autorizzazione all'utilizzazione di intercettazioni di conversazioni avanzata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Vibo Valentia nei confronti del deputato Ranieli (doc. IV, n. 13-A).


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Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 6 febbraio 2006.
Avverto altresì che la Giunta propone di restituire gli atti all'autorità giudiziaria procedente.

(Discussione - Doc. IV, n. 13-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore per l'imputazione relativa al reato elettorale, onorevole Gironda Veraldi.

AURELIO GIRONDA VERALDI, Relatore per l'imputazione relativa al reato elettorale. Signor Presidente, nonostante le disposizioni in senso contrario del Presidente, non leggo la relazione ma la sottopongo alla valutazione dell'Assemblea. Non la leggo perché non vi è bisogno di esporre i fatti, per ragioni esplicitamente tecniche.
La Giunta ha ritenuto di non decidere in ordine alla richiesta di autorizzazione avanzata dal GIP perché vi è stato un vizio procedurale; non poteva, il GIP di Vibo Valentia, emettere l'ordinanza che ha emesso, ragione per la quale proponiamo al Parlamento di restituire gli atti a detto GIP di Vibo Valentia. Però, mi corre l'obbligo, perché non resti uno strascico negativo nei confronti del collega Ranieli, di segnalare che nei confronti degli altri imputati, e mai nei confronti del collega Ranieli, vi erano state delle richieste di emissione di provvedimenti custodiali da parte del pubblico ministero che lo stesso pubblico ministero aveva rigettato. Ecco la ragione per la quale ritengo che la nostra richiesta di restituire gli atti al GIP debba essere approvata dall'Assemblea.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore per l'imputazione di concorso in concussione, onorevole Cola.

SERGIO COLA, Relatore per l'imputazione di concorso in concussione. Signor Presidente, mi riporto totalmente alle considerazioni contenute nella relazione scritta; vorrei solo sottolineare un aspetto. Abbiamo discusso in Giunta a lungo; se non vi fosse stato questo ostacolo di natura procedurale, molto probabilmente avremmo rigettato la richiesta di utilizzazione perché assolutamente non emergeva alcun elemento di responsabilità a carico del deputato Ranieli. Volevo sottolineare doverosamente tale circostanza.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.

(Votazione - Doc. IV, n. 13-A)

PRESIDENTE. Avverto che, se la proposta verrà respinta, si intenderà che la Camera ha deliberato di rinviare gli atti alla Giunta affinché questa formuli una proposta di merito.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di restituire gli atti di cui al Doc. IV, n. 13-A all'autorità giudiziaria.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 386
Votanti 384
Astenuti 2
Maggioranza 193
Hanno votato
382
Hanno votato
no 2).

Discussione di un documento ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione (ore 12,48).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Domanda di autorizzazione all'utilizzazione


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di intercettazioni di conversazioni del deputato De Luca, ai sensi dell'articolo 6, comma 2, della legge n. 140 del 2003, avanzata dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Salerno, nell'ambito di un procedimento penale.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 6 febbraio 2006.
Avverto altresì che la Giunta propone di negare l'autorizzazione.

(Discussione - Doc. IV, n. 15-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Di Gioia.

LELLO DI GIOIA, Relatore. Signor Presidente, mi consenta di compiere una sintesi della mia relazione, poiché risulta abbastanza corposa; nel contempo, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della medesima relazione, affinchè sia messa a disposizione di tutti i colleghi.

PRESIDENTE. Onorevole Di Gioia, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.

LELLO DI GIOIA, Relatore. La ringrazio, signor Presidente.
Onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto segnalare che si tratta di un procedimento penale a carico di una moltitudine di soggetti, nel quale si indaga per numerosi capi d'imputazione, tra cui l'associazione per delinquere, la truffa, la corruzione, l'abuso edilizio, il falso in atto pubblico, l'abuso d'ufficio, la minaccia a pubblico ufficiale, il riciclaggio ed il falso in bilancio.
Ci si trova dinanzi, in sostanza, ad una vera e propria maxiinchiesta, con cui la magistratura salernitana, di fatto, mette sotto accusa cospicua parte della classe dirigente di tale città ed un periodo lungo - dal 1999 alla fine del 2004 - di scelte politiche e amministrative. Si vedrà, nel prosieguo, se e quanto solido sia l'impianto accusatorio.
Per districarsi in questo atto d'accusa - tanto monumentale quanto, come si vedrà, poco consistente -, occorre tentare una ricostruzione di massima del «filo rosso» che unirebbe questa teoria, lunga ed elaborata, di illeciti penali. Alla base di tutto starebbe la crisi industriale e produttiva della fabbrica Ideal Standard. Attorno alle iniziative di tutela sociale dei dipendenti della fabbrica e ai tentativi di riconversione industriale dell'area su cui insisteva lo stabilimento si sarebbe dipanata una vasta, composita e ripetuta operazione penalmente illecita.
Dapprima amministratori locali, imprenditori, sindacalisti, intermediari di vario genere e politici nazionali si sarebbero adoperati per far sorgere nell'area ex Ideal Standard un parco turistico commerciale marino; poi, tramontata quest'ipotesi, si sarebbero impegnati per la costruzione di un impianto di produzione di energia elettrica.
Si cominci col dire che lo sforzo di attenuare il disagio sociale di maestranze disoccupate rientra nei compiti di qualsiasi persona impegnata nella vita pubblica. Se ciò hanno fatto gli amministratori locali di Salerno, insieme all'onorevole De Luca, francamente altro non avrebbero fatto che il loro dovere. Si aggiunga che, ai sensi dell'articolo 2, primo comma, della legge n. 223 del 1991, la cassa integrazione straordinaria è concessa non dal sindaco o dal deputato del collegio, bensì con decreto del ministro del lavoro e delle politiche sociali.
Se i presupposti di tale decreto erano falsi, delle due l'una: o il ministro era complice - ma, allora, non si comprende perché non sia indagato anch'egli -, oppure è stato raggirato - ma, allora, dovrebbe essere indicato come parte lesa nel procedimento. Nessuna di queste due circostanze risulta verificata. Ne deriva che l'accusa di truffa è quanto meno dubbia.
Venendo infine, signor Presidente, alle accuse contenute nella terza richiesta di


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misure cautelari (troncone dell'inchiesta relativo alla centrale termoelettrica), si osserva che, per quanto riguarda l'ipotesi di associazione per delinquere, è lo stesso GIP che la ritiene insussistente (basti verificare a pagina 96 dello stampato).
Giungo rapidamente alle conclusioni, signor Presidente, formulando le seguenti considerazioni. Le ipotesi di reato a carico del De Luca appaiono inconsistenti, giacché egli risulta semplicemente ben informato, e talora un coprotagonista, di alcuni passaggi amministrativi delle vicende descritte. Per la verità, risulterebbe strano il contrario, giacché egli è stato sindaco di Salerno per otto anni e, dal maggio 2001, è deputato del collegio Salerno-centro. Se egli non avesse interpretato la sua funzione come quella di interlocutore e referente di scelte amministrative urbanistiche rilevanti per la sua città, probabilmente non avrebbe svolto, fino in fondo, i suoi compiti.
Si consideri peraltro che non solo - come salta agli occhi dalla consultazione degli atti - l'onorevole De Luca non viene accusato di aver tratto alcun personale profitto dalle vicende descritte, ma lo stesso GIP, con riferimento all'attività di pianificazione urbanistica del comune di Salerno, cade in una macroscopica contraddizione. Nell'affermare (a pagina 78 dello stampato) che le varianti al piano regolatore generale di Salerno, volute dall'amministrazione comunale a supporto della realizzazione ora del parco tematico ora della centrale termoelettrica, sarebbero scandite da numerosi episodi illeciti, dichiara che tali illiceità sarebbero, per un verso, state commesse in favore del Grieco, ma dall'altro nell'interesse del comune stesso. Come possa conciliarsi una serie di atti amministrativi asseritamente illegittimi in favore di un privato soggetto con il perseguimento dell'interesse del comune di Salerno è arduo capire. Ancora meno chiaro è, poi, per qual motivo sia indagata la dirigente comunale del settore urbanistico, dottoressa Bianca De Roberto, mentre non è indagato l'assessore Martino che, fino alle sue dimissioni, aveva sottoscritto tutti gli atti asseritamente illegittimi.
Si aggiunga che - sul piano probatorio - le intercettazioni di cui si chiede l'utilizzo non solo sono di numero ridotto, ma totalmente prive di valore indiziante, giacché esse sono tutte successive alle ipotetiche truffe attinenti al progetto Seapark e comunque totalmente irrilevanti e neutre rispetto agli ipotizzati reati connessi alla costruzione della centrale termoelettrica. Se ne trae, quindi, facilmente il quadro di un'iniziativa giudiziaria del tutto precaria.
Per questi motivi, a maggioranza della Giunta, si propone all'Assemblea di deliberare per il diniego dell'autorizzazione richiesta.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.

(Dichiarazioni di voto - Doc. IV, n. 15-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cirielli. Ne ha facoltà.

EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vi nascondo un certo imbarazzo nel mio intervento, perché non soltanto sono originario della stessa provincia dell'onorevole De Luca, ma sono anche una persona che lo stima molto. Dico ciò non per piaggeria, ma perché l'onorevole De Luca, oltre ad essere un deputato come tutti noi, è stato - e rappresenta ancora - una persona dotata di una grande leadership nella menzionata provincia, che lo ha condotto, nel corso degli anni, ad espugnare una delle roccaforti più di destra d'Italia, ossia la città di Salerno. Ovviamente, proprio per tale motivo e senza entrare assolutamente nel merito della vicenda giudiziaria - anzi, a titolo personale, per ciò che può contare, sono anche convinto di ciò che ha detto il relatore - vi invito a considerare che per coloro che vivono nella nostra provincia, questa vicenda è stata vissuta, anche per un'esposizione mediatica dovuta alla gravità


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della vicenda stessa ed alla leadership della persona indirettamente chiamata in causa, con estremo interesse.
Vi è dell'altro: stanno accadendo fatti strani a Salerno. È in atto uno scontro micidiale all'interno della magistratura, in cui i magistrati si accusano vicendevolmente in relazione a tale vicenda, chi di aver tentato di «insabbiare» e chi di aver cercato di perseguitare l'onorevole De Luca. Vi è ancora dell'altro, tutto ampiamente riportato dai giornali: quest'estate, nel corso di una serie di manifestazioni politiche importanti, l'onorevole De Luca ha denunziato, con ampio risalto anche sulla stampa nazionale, uno scandalo della regione Campania, chiamando in causa il presidente della medesima regione - il «governatore», come egli si fa chiamare - Antonio Bassolino, additando al sistema politico creato in Campania un grave squilibrio dal punto di vista etico.
Detto ciò, appare sicuramente strano che tutti questi scandali siano scoppiati pochi mesi dopo, così come appare strano che un magistrato, ossia il titolare dell'inchiesta, denunzi con anni di ritardo di essere stato vittima di pressioni da parte di altri magistrati.
Lo ricordo a me stesso: credo che, se tali fatti fossero veri, sarebbero reati, e questo pubblico ministero non avrebbe dovuto denunciarli con anni di ritardo, bensì al momento opportuno.
Dopo aver ascoltato le parole del ministro Alemanno, credo che lo stesso onorevole De Luca, proprio per il ruolo quasi quindicennale di indiscussa leadership che ha ricoperto nella città più grande della provincia e considerati i risultati conseguiti su tutto il territorio, abbia il diritto - dovere di chiedere che si vada in fondo a questa vicenda.
Oltretutto, credo vi sia anche il rischio, paventato in questi giorni, che possa esistere una sorta di consorteria mista tra destra e sinistra che possa volere l'insabbiamento della verità.
Al di là dell'abuso o dell'uso che si è fatto in questi anni dell'istituto delle autorizzazioni e, in particolare, delle autorizzazioni per l'utilizzo di atti processuali riguardanti i magistrati, credo che la vicenda specifica concernente la nostra provincia (mi permetto di rivolgermi soprattutto al mio collega) metta in evidenza la necessità di fare chiarezza e di andare fino in fondo. Sono convinto che il collega potrà dimostrare appieno la sua estraneità; ma proprio per la leadership e per l'importanza dell'attività politica svolta negli anni, non è pensabile che l'opinione pubblica possa rimanere nel dubbio, chiedendosi se tali fatti dovessero o meno essere perseguiti.
Per questo motivo, annuncio il mio voto in dissenso rispetto alla proposta avanzata dalla Giunta per le autorizzazioni.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazione - Doc. IV, n. 15-A)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di negare l'autorizzazione all'utilizzazione di intercettazioni di conversazioni nei confronti del deputato De Luca, ai sensi del terzo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 391
Votanti 179
Astenuti 212
Maggioranza 90
Hanno votato
164
Hanno votato
no 15).

Prendo atto che l'onorevole Patria ha espresso il proprio voto in maniera erronea.


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Discussione di un documento in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (ore 13,02).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione di un documento in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Ricordo che per l'esame del documento è assegnato a ciascun gruppo un tempo di cinque minuti (dieci minuti per il gruppo di appartenenza del deputato interessato). A questo tempo si aggiungono cinque minuti per ciascuno dei relatori, cinque minuti per richiami al regolamento e dieci minuti per interventi a titolo personale.

(Discussione - Doc. IV-quater, n. 124)

PRESIDENTE. Passiamo alla discussione del seguente documento:
Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti del deputato Saponara (Doc. IV-quater, n. 124).

La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse dal deputato Saponara nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Cola.

SERGIO COLA, Relatore. Signor Presidente, do praticamente per letta la mia relazione. Mi permetto solamente, con riferimento alle presunte frasi diffamatorie riportate nella relazione, di svolgere le seguenti considerazioni. La Giunta ha rilevato come in altre analoghe occasioni le forti espressioni usate da altri deputati nei confronti dell'operato del dottor di Pietro abbiano rappresentato attività divulgativa connessa alla funzione parlamentare di aspra critica nei riguardi dell'operato di alcuni magistrati e del cattivo uso della custodia cautelare, tema sul quale l'Assemblea spesso si è trovata a discutere.
Abbiamo fatto anche riferimento all'attività parlamentare: alla seduta del 6 aprile 2000, in cui l'onorevole Saponara ha svolto un intervento sul tema; ad un altro suo intervento del 19 gennaio 1998 sugli stessi argomenti. Inoltre, abbiamo fatto riferimento ad un'interrogazione parlamentare presentata dall'onorevole Saponara, caso scolastico di insindacabilità per espletamento della funzione parlamentare.
Per questi motivi, la Giunta ha proposto di deliberare nel senso della insindacabilità delle opinioni espresse dall'onorevole Saponara.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.

(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-quater, n. 124)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, vorrei ricordare che, per quanto le espressioni che riferite ed attribuite al collega Saponara contengano, forse, toni aspri molto criticabili e discutibili nel merito, forse anche imprecisi - è un termine che usiamo nella relazione -, tuttavia, esse sono relative ad una critica più volte espressa dal collega Saponara sulle vicende di Tangentopoli, in senso lato, in aula.
Quindi, tali espressioni sono collegate ad atti tipici e ad interventi del collega Saponara (seduta del 6 aprile 2000) e ad interrogazioni parlamentari, che, a pieno titolo, costituiscono la manifestazione di un'opinione tipica delle funzioni parlamentari.
In tal senso, concordiamo sulla loro insindacabilità.


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PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazione - Doc. IV-quater, n. 124)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-quater, n. 124, concernono opinioni espresse dall'onorevole Saponara nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 375
Votanti 374
Astenuti 1
Maggioranza 188
Hanno votato
373
Hanno votato
no 1).

Inserimento all'ordine del giorno dell'Assemblea del Doc. IV-quater, n. 126 (ore 13,05).

ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, chiedo che, ai sensi dell'articolo 27 del regolamento, venga inserita all'ordine del giorno dell'Assemblea la discussione del documento in materia di insindacabilità relativo all'onorevole Cicchitto (Doc. IV-quater, n. 126), il cui esame è stato concluso dalla Giunta questa mattina.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che, a norma dell'articolo 27 del regolamento, per deliberare su materie non iscritte all'ordine del giorno è necessaria una votazione palese mediante procedimento elettronico con registrazione dei nomi e la maggioranza dei tre quarti dei votanti.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla richiesta formulata dall'onorevole Antonio Leone di inserire all'ordine del giorno dell'Assemblea il Doc. IV-quater n. 126, per la quale - ripeto - è richiesta la maggioranza dei tre quarti dei votanti.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 359
Maggioranza dei tre quarti dei votanti 267
Hanno votato
359).

Discussione di un documento in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (ore 13,08).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione di un documento in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Ricordo che, per l'esame del documento, a ciascun gruppo è assegnato un tempo di cinque minuti (dieci minuti per il gruppo di appartenenza del deputato interessato). A questo tempo si aggiungono cinque minuti per ciascuno dei relatori, cinque minuti per il richiamo al regolamento e dieci minuti per interventi a titolo personale.

(Discussione - Doc. IV-quater, n. 126)

PRESIDENTE. Passiamo alla discussione del seguente documento:
Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di


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un procedimento penale nei confronti del deputato Cicchitto (Doc. IV-quater, n. 126).
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse dal deputato Cicchitto nell'esercizio delle funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Gironda Veraldi.

AURELIO GIRONDA VERALDI, Relatore. Signor Presidente, questa è l'ora meno adatta per parlare. Sono tutti pronti allo sprint!
Tuttavia, devo dire qualche parola, perché la nostra proposta di non concedere l'autorizzazione potrebbe sembrare non adeguata all'espressione usata dall'onorevole Cicchitto.
Nella frase dell'onorevole Cicchitto, però, c'è un margine, costituito dalla parola: «sarebbe». Egli non ha detto che la magistratura «è» collusa con le Brigate rosse.
Ecco la ragione per la quale vi chiedo di aderire alla richiesta della Giunta.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.

FABRIZIO CICCHITTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, vorrei fare una breve precisazione. La mia tesi è che il rapporto di Magistratura democratica sia con la sinistra storica, ma non con le Brigate rosse. Non ho mai sostenuto questa tesi: mi è stata attribuita da un oscuro giornale che, poi, fallì, per cui non potei leggere quanto scritto dal giornale stesso. Altrimenti, avrei precisato che ho sempre affermato il rapporto di Magistratura democratica con la sinistra storica, ma non mi è mai passato per l'anticamera del cervello di sostenere che tale rapporto fosse con le Brigate rosse.
Questo è il mio pensiero e, conseguentemente, quanto scritto da quel giornale era assolutamente destituito di fondamento.

(Votazione - Doc. IV-quater, n. 126 )

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-quater, n. 126, concernono opinioni espresse dal deputato Cicchitto nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 355
Votanti 237
Astenuti 118
Maggioranza 119
Hanno votato
233
Hanno votato
no 4).

Deliberazione per la costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione ad un conflitto di attribuzione sollevato innanzi alla Corte costituzionale dalla corte di appello di Venezia - Sezione IV penale.

PRESIDENTE. Comunico che l'Ufficio di Presidenza, nella riunione del 2 febbraio 2006 - preso atto dell'esito della seduta della Giunta per le autorizzazioni del 25 gennaio 2006 - ha deliberato di proporre alla Camera la costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, per resistere al conflitto di


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attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dalla corte di appello di Venezia - Sezione IV penale, dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 473 del 2005, in relazione alla deliberazione della Camera stessa del 7 ottobre 2003, con la quale è stata dichiarata l'insindacabilità - ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione - dei fatti per i quali è in corso un procedimento penale a carico dell'onorevole Vittorio Sgarbi per opinioni espresse nei confronti del dottor Raffaele Tito, magistrato.
Avverto che su tale proposta è stata chiesta la votazione mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi.
Su questa proposta darò la parola, ai sensi dell'articolo 41 del regolamento, a un deputato a favore e a un deputato contro che ne facciano richiesta, per cinque minuti ciascuno.
Nessuno chiedendo di parlare, passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione ad un conflitto di attribuzione sollevato innanzi alla Corte costituzionale dalla corte di appello di Venezia - Sezione IV penale.
(È approvata per 91 voti di differenza).

Discussione della proposta di legge: Grandi ed altri: Interventi dello Stato nel sistema fieristico nazionale (Approvata dalla Camera e modificata dalla X Commissione permanente del Senato) (A.C. 2406-B) (ore 13,13).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge, già approvata dalla Camera e modificata dalla X Commissione permanente del Senato, d'iniziativa del deputato Grandi ed altri: Interventi dello Stato nel sistema fieristico nazionale.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto della seduta del 31 gennaio 2006.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 2406-B)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.
Avverto che la X Commissione (Attività produttive) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Gamba, ha facoltà di svolgere la relazione.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore. Intervengo brevemente per spiegare che si tratta di una proposta di legge già approvata dalla Camera il 20 novembre 2003, pressoché all'unanimità, e, poi, approvata dal Senato - diciamo così - con una certa calma il 20 luglio 2005, il quale ha però introdotto una piccola modifica relativa alle date previste nel provvedimento, imposta dal tempo trascorso. Tale modifica è quella su cui dobbiamo ora esprimere il voto.
Si tratta dell'istituzione di un fondo per contributi da attribuire al sistema fieristico nazionale, con le dotazioni finanziarie indicate, la cui ripartizione sarà determinata da un decreto del ministro delle attività produttive di concerto con il ministro delle infrastrutture e dei trasporti sulla scorta delle richieste che presenteranno le principali fiere nazionali nei futuri anni.
Per questo primo triennio una dotazione di parte del fondo è destinata, per un milione di euro annui, alla Fiera di Bologna.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MICHELE SAPONARA, Sottosegretario di Stato per l'interno. Mi riservo di intervenire nel prosieguo del dibattito.


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PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, invito i colleghi a votare a favore della proposta di legge, essendo già stato approvato dalla Camera e modificato dal Senato e trattandosi di un provvedimento sollecitato come un elemento riorganizzativo del sistema fieristico italiano.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e, pertanto, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.

(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 2406-B)

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore ed il rappresentante del Governo rinunziano alla replica.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 2406-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico della proposta di legge (vedi l'allegato A - A.C. 2406-B sezione 1).
Avverto che non sono pubblicati nel fascicolo, a norma dell'articolo 70, comma 2, del regolamento, gli emendamenti presentati direttamente in Assemblea non riferiti a parti modificate dal Senato.
Poiché la proposta di legge consta di un unico articolo e non sono stati presentati emendamenti, si procederà direttamente alla votazione finale.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2406-B)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, oggi voteremo un provvedimento per cui consegneremo tre milioni di euro, a fine legislatura, all'amministrazione di Bologna e alla regione Emilia Romagna, oltre che al presidente Montezemolo, che è presidente di tantissimi enti, tra cui l'Ente fiere.
Vorrei ricordare che questi soldi, provenienti dal Governo Berlusconi, vengono ora accettati dal sindaco Cofferati che, giustamente dal suo punto di vista, ha sempre criticato.
Vengono anche accettati dal presidente della regione Errani. Vorrei ricordare che di soldi la regione Emilia Romagna ed il sindaco Cofferati ne «buttano» o ne destinano abbondantemente, a nostro giudizio, in modo sbagliato.
Vorrei solamente ricordare gli aumenti di stipendio, in particolare l'aumento del numero dei dirigenti con stipendi estremamente elevati disposti dal presidente Errani. È stato, in particolare, disposto l'aumento di circa 200 mila euro, su cui nessuno dice niente, e adesso dobbiamo stanziare anche tre milioni di euro!
Ricordo che in bilancio, per quanto riguarda le destinazioni a favore della regione Emilia Romagna, era previsto a favore della montagna un milione e 800 mila euro, mentre per i nuovi campi nomadi e per nuove strutture sono stati stanziati più di due milioni e mezzo di euro. Pertanto, i soldi per i nomadi si trovano, mentre per le montagne no!
Per quanto riguarda la sicurezza, vi sono interi quartieri destinati ad immigrati che non pagano né luce, né acqua, né gas. Pertanto, facciamo pagare anche queste persone! Vi sono interi quartieri con persone residenti in Emilia Romagna, anche extracomunitari, da dieci anni, che pagano affitti irrisori! E noi dovremmo andare a pagare il conto di tutte queste regalie?
Signor Presidente, la Lega Nord non ci sta e voterà contro il provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Raisi. Ne ha facoltà.
Seguirà l'onorevole Guerzoni... Mi scusi, l'onorevole Grandi!


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ENZO RAISI. Signor Presidente, preannunzio l'espressione del voto favorevole del gruppo di Alleanza Nazionale sul provvedimento in esame che si inserisce in un quadro di sostegno, da parte del Governo e della maggioranza, per rilanciare il sistema fieristico nazionale. Il sostegno è stato già dato in sede di finanziaria con alcuni provvedimenti a favore di alcune fiere ed anche in questa occasione.
Vorrei ricordare all'onorevole Polledri che la fiera di Bologna non è né di Cofferati né di Errani, ma è di tutta l'Emilia Romagna. Rappresenta la seconda fiera in Italia che fa parte del sistema fieristico, punto cardine dell'economia del nostro paese.
Il sostegno alla fiera di Bologna, al sistema fieristico si traduce in un sostegno al sistema economico italiano e non ai singoli soggetti, come affermato precedentemente!
Si è lavorato nell'ambito del disegno di legge finanziaria per rilanciare il sistema fieristico italiano e, pertanto, crediamo che, coerentemente, sia doveroso anche in questa sede dimostrare con il nostro voto favorevole di essere dalla parte delle fiere, dei nostri operatori, dei nostri imprenditori che sono, fra l'altro, anche i proprietari della fiera di Bologna (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
Le chiedo scusa per averla confusa con l'onorevole Guerzoni, sempre un amabile collega!

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, il nome Guerzoni è onorato, quindi, non vi è alcun problema!
Le fiere rappresentano un punto importante per il sistema economico italiano. Quando con la finanziaria per il 2002 vennero programmati alcuni primi interventi in tale campo, non si era in torto, perché se ne avvertiva il bisogno, soprattutto, per la mobilità.
Il problema è che sono stati previsti interventi unilaterali che poi sono rimasti tali nel 2003, nel 2004 e 2005 e anche nell'ambito della legge finanziaria per il 2006 e ciò è avvenuto in modo inspiegabile, come ha ricordato prima anche il collega Raisi, perché la fiera di Bologna è la seconda fiera italiana.
Questo provvedimento è stato già discusso e dobbiamo approvarlo semplicemente perché è trascorso molto tempo.
Il collega Polledri afferma che il provvedimento in esame non viene rifiutato dall'opposizione, ma dimentica che doveva entrare in vigore nel 2003, se fosse stato approvato repentinamente. Allora, il sindaco di Bologna era Guazzaloca, non Cofferati. Se oggi Cofferati avrà, come sindaco di Bologna, la possibilità di utilizzare questo finanziamento è solo per il ritardo con cui è stato approvato il provvedimento.
Quindi, questa è la ragione per cui è importante approvare un provvedimento che riguarda il sistema fieristico, chiesto da coloro che sono rimasti fuori dai provvedimenti precedenti. Poi, naturalmente, occorrerà svolgere un ragionamento più completo e più compiuto.
Voglio sottolineare, da ultimo, che il provvedimento «riparatore» non a caso è un provvedimento proposto dall'opposizione, e mi fa piacere che anche i colleghi della maggioranza abbiano compreso che era necessario fornire una conclusione a tale vicenda.
Quindi, i Democratici di sinistra esprimeranno un voto favorevole sul testo in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Agrò. Ne ha facoltà.

LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, non intendo creare problemi su un argomento che in Commissione ha trovato una ragionevole convergenza, ma faccio presente che ritenere questo provvedimento un intervento che riguarda il sistema fieristico italiano mi sembra esagerato. Infatti, se dovessimo parlare del sistema fieristico italiano, dovremmo parlare di quelle fiere che, in questo momento, sono oggetto di


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assalti da parte del mondo finanziario e dei servizi stranieri.
Si tratta di un'iniziativa dell'opposizione alla quale si sono unite esperienze, atteggiamenti - e non culture - anche della maggioranza, legati esclusivamente ad un problema locale, in particolare quello della città di Bologna. Comprendo perfettamente che il fondo destinato al sistema fieristico è, più precisamente, destinato a Bologna e non me ne scandalizzo. Dunque, esprimeremo un voto favorevole sul provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garagnani. Ne ha facoltà.

FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, mi rendo conto - come evidenziato dal collega Polledri - dei limiti della politica regionale in ordine al sistema fieristico, soprattutto in ragione della insufficiente attenzione dimostrata rispetto a questa problematica, vista la rilevanza che sta assumendo a livello internazionale.
La politica della regione Emilia-Romagna, che si limita a privilegiare quattro poli fieristici senza aver rilevato la necessità di potenziare quello bolognese, in presenza di una concorrenza sempre più decisa del polo di Milano e della fiera di Verona, rende evidenti i limiti di una politica regionale che rifiuta di individuare alcuni obiettivi precisi sui quali dirottare gli investimenti e, ovviamente, concentrare le risorse.
Detto ciò, il provvedimento in esame, pur se di contenuto limitato, si fa carico di un'esigenza che anche il gruppo di Forza Italia non può ignorare, vale a dire quella di individuare alcune infrastrutture che rafforzino il polo fieristico bolognese. Dunque, come ho già ribadito in sede locale - parlando anche con il collega Raisi -, dichiaro il voto favorevole sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Provera. Ne ha facoltà.

MARILDE PROVERA. Signor Presidente, si tratta di un provvedimento che completa un aspetto riguardante il sistema fieristico bolognese. Sarebbe opportuno svolgere un'altra discussione in ordine all'impianto fieristico nazionale ma, francamente, mi sembra riduttivo ed inutile aggiungere in questa sede ulteriori parole. Quindi, annuncio il voto favorevole del gruppo di Rifondazione comunista su un provvedimento di buonsenso, utile ai lavoratori e al rilancio del sistema fieristico bolognese (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2406-B)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 2406-B, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Grandi ed altri: Interventi dello Stato nel sistema fieristico nazionale) (Approvata dalla Camera e modificata dalla X Commissione permanente del Senato) (2406-B):

(Presenti 352
Votanti 348
Astenuti 4
Maggioranza 175
Hanno votato
338
Hanno votato
no 10).


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Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. A questo punto, dovremmo passare all'esame dei disegni di legge di ratifica; tuttavia, poiché non è ancora concluso l'esame da parte della Commissione competente, passeremo ora, se non vi sono obiezioni, all'esame e al voto delle questioni pregiudiziali presentate al disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia di proroga dei termini. Dopo la sospensione della seduta e lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata, procederemo all'esame dei disegni di legge di ratifica e, quindi, al seguito dell'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia di proroga dei termini.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 3717 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, recante definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti. Proroga di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative (Approvato dal Senato) (A.C. 6323) (ore 13,30).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, recante definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti. Proroga di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame di questioni pregiudiziali - A.C. 6323)

PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 40, comma 2, del regolamento, sono state presentate le questioni pregiudiziali Michele Ventura ed altri n. 1 e Zaccaria ed altri n. 2. Avverto altresì che la questione pregiudiziale Michele Ventura ed altri n. 1 è stata sottoscritta anche dall'onorevole Maurandi (vedi l'allegato A - A.C. 6323 sezione 1).
A norma dei commi 3 e 4 dell'articolo 40 del regolamento, nel concorso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione, nella quale potrà intervenire, oltre ad uno dei proponenti (purché appartenenti a gruppi diversi), per illustrare ciascuno degli strumenti presentati per non più di dieci minuti, un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti. Chiusa la discussione, l'Assemblea deciderà con unica votazione sulle questioni pregiudiziali presentate.
L'onorevole Maurandi ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Michele Ventura ed altri n. 1, di cui è cofirmatario.

PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, siamo di fronte ad un altro decreto-legge omnibus, su cui viaggiano tanti decreti diversi, con i quali il Governo e la maggioranza tentano di chiudere partite e situazioni che non sono riusciti a chiudere nel corso della legislatura, nonostante l'ampia maggioranza di cui dispongono.
Ovviamente, queste situazioni vengono chiuse malamente. Anzitutto, con il ricorso ai voti di fiducia, come sembra avverrà anche per questo decreto-legge, che limitano doppiamente il lavoro del Parlamento, perché si sommano alle limitazioni che derivano dalla natura stessa dei decreti-legge; in secondo luogo, perché queste situazioni vengono affrontate con misure manifesto e di mera propaganda, con una copertura finanziaria inesistente. Insomma, previsioni di spesa senza soldi, in contrasto con l'articolo 81 della Costituzione.
Nella nostra questione pregiudiziale di costituzionalità abbiamo individuato tre norme palesemente in contrasto con l'articolo 81 della Costituzione e abbiamo sottolineato i casi che ci sembrano particolarmente chiari ed evidenti.
L'articolo 1-bis, al comma 2, inserisce fra i servizi a domanda individuale anche i servizi inerenti ai collegamenti con le


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centrali operative della polizia locale, di impianti di allarme collocati presso abitazioni private o presso attività produttive. Questa disposizione presenta evidenti problemi di copertura, perché le norme in vigore prevedono che i costi dei servizi di questo tipo, a domanda individuale, debbano essere sostenuti dai comuni che li erogano o con proprie risorse o attraverso la contribuzione dei cittadini.
Le norme del testo unico sugli enti locali, inoltre, prevedono che gli enti locali strutturalmente deficitari o dissestati devono coprire tali costi con i proventi tariffari e con contribuzioni finalizzate, in misura non inferiore al 36 per cento del totale. Sulla base di tale norma, pertanto, non è possibile per un comune varare iniziative, molto sentite e richieste dalla popolazione, che implicano per i cittadini una contribuzione di circa il 36 per cento; inoltre, non appare verosimile che tali costi possano essere posti totalmente a carico dell'utenza. In questo modo, proprio perché la domanda sociale di interventi è molto diffusa, si finirebbe per esercitare forti pressioni sulle finanze dei comuni. Di qui, se ne deduce che gli oneri finanziari complessivi non sono sostenibili dai comuni; conseguentemente, tali oneri risulterebbero essere anche non coperti finanziariamente.
La politica per la sicurezza di questo Governo si è rivelata un fallimento: nel periodo compreso fra il 2001 e il 2005, sono stati commessi 700 mila reati in più. Altro che maggiore sicurezza! Per togliersi dall'imbarazzo, ancora una volta, il Governo fa uno spot sulla sicurezza dei cittadini, chiedendo ai comuni di farsi carico delle spese e non prevedendo interventi di copertura da parte dello Stato; scaricando, pertanto, sui comuni oneri finanziari non sostenibili e non coperti.
Ancora, l'articolo 39-sexies estende al 2006 i benefici relativi all'apprendistato per coloro che hanno superato il diciottesimo anno di età, prevedendo un ulteriore finanziamento di 100 milioni di euro. Tale finanziamento è posto a carico del fondo per l'occupazione, che è dotato nel suo complesso di 300 milioni di euro; di questi, 100 milioni dovrebbero essere destinati all'apprendistato per gli ultradiciottenni. Sennonché, lo stanziamento complessivo del fondo per l'occupazione per l'anno 2006 è stato già decurtato di 78 milioni di euro, rispetto allo stanziamento previsto per l'anno 2005, con un taglio di risorse molto vicino, in termini di ammontare, al costo che comporterà l'applicazione della disposizione contenuta nell'articolo 39-sexies. Pertanto, anche tale disposizione, in larga misura, rappresenta una norma-manifesto che non troverà adeguate risorse per la sua attuazione.
Infine, l'articolo 39-undetricies presenta evidenti problemi di copertura finanziaria. Ricordo che la legge finanziaria per il 2006 aveva soppresso le indennità di trasferta per le Forze di polizia e per le Forze armate. Una soppressione che rappresentava un evidente errore, una sciocchezza. Per correggere questo errore, il Governo con tale provvedimento vuole reintrodurre quelle indennità, che necessitano, come è ovvio, di un'adeguata copertura, che manca nel disegno di legge di conversione in esame. Da ciò se ne deduce che anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una violazione dell'articolo 81 della Costituzione.
Inoltre, il comma 2 dell'articolo 39-undetricies esenta dall'applicazione delle disposizioni di cui al comma 213 della legge finanziaria le Forze armate e di polizia e ripristina, o meglio vorrebbe ripristinare, per queste categorie sia le indennità di trasferta derivanti dal recepimento di accordi sindacali, sia le indennità di trasferta previste dalle leggi che erano state soppresse dal citato comma 213. A questo proposito, desidero far rilevare che la legge finanziaria per l'anno 2006, che, lo ripeto, contiene il comma 213, ha previsto che la soppressione delle indennità di trasferta per le Forze armate e di polizia avrebbe comportato per il bilancio dello Stato un risparmio di 7 milioni di euro all'anno (questo diceva la relazione tecnica predisposta dal Governo). Se ne deduce che dalla disposizione di questo articolo, che vorrebbe reintrodurre l'indennità di trasferta per queste categorie,


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derivano nuovi e maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Ebbene, questi nuovi e maggiori oneri non sono calcolati e non sono coperti.
Insomma, signor Presidente, noi siamo di fronte a palesi violazioni dell'articolo 81 della Costituzione e si è ormai diffusa, in questo scorcio di legislatura, l'abitudine da parte del Governo a non fornire più, quando ci sono situazioni dubbie e rilevanti, giustificazioni, dati, nè calcoli sugli oneri dei provvedimenti e sulle coperture necessarie, oppure, ad indicare coperture che fanno acqua da tutte le parti o semplicemente a non indicare alcuna copertura. È come se l'ultimo scorcio della legislatura consentisse una sorta di licenza di disinvoltura nella gestione della finanza pubblica, che peraltro si aggiunge alla disinvoltura normalmente e largamente praticata nel corso del legislatura, come si evince, del resto, dallo stato disastroso della finanza pubblica, che non abbiamo mancato di denunciare anche in questi mesi e che è davanti agli occhi di tutti.
Ebbene, signor Presidente, neanche alla fine della legislatura è consentito di violare l'articolo 81 della Costituzione. Per questo, noi sollecitiamo un voto a favore della nostra questione pregiudiziale, a salvaguardia della corretta amministrazione della finanza pubblica (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. L'onorevole Zaccaria ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 2.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, ancora una volta intervengo su una questione pregiudiziale di costituzionalità riferita, questa volta, al disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 273 del 2005.
Vorrei dire che non siamo noi che abusiamo delle questioni pregiudiziali, ma mi pare che sia questa maggioranza che abusa con provvedimenti legislativi spesso in palese contrasto con la Costituzione. Dirò due cose molto sintetiche per far capire lo spessore del problema che abbiamo davanti. Il testo originario del decreto-legge risulta ampiamente modificato dopo l'iter al Senato: erano 40 articoli e ne sono stati aggiunti oltre 43; quindi, è diventato un provvedimento di dimensioni enormi. Basta dire - e questo almeno credo che sia un precedente nei precedenti negativi - che ha inglobato dentro di sé ben altri cinque decreti-legge, sostanzialmente, fagocitandone il contenuto, e creando così un vero e proprio mostro giuridico. Poiché molti non avranno voglia di andarsi a leggere le raffinate considerazioni contenute nel rapporto sullo stato della legislazione - che tuttavia sarebbero utili per chi volesse fare il bilancio di questa legislatura -, consiglio una lettura molto più sintetica, che forse può essere più facile scorrere mentre discutiamo questi provvedimenti. Consiglio la lettura de Il Sole 24 ore di oggi, che, a pagina 14, sintetizza in maniera molto chiara le deviazioni che stiamo percorrendo. Dico rapidamente quali sono i riferimenti costituzionali di queste violazioni che ora intendo sottolineare. Innanzitutto, il mancato rispetto dell'articolo 77 della Costituzione - viene da sé, visto che parliamo di decreti-legge e, quindi, questa è la norma di riferimento - e, naturalmente, di tutto ciò che su questo argomento ha previsto la legge n. 400 del 1988, che ha specificato ciò che i decreti-legge possono o meno disciplinare. A volte, leggendo la tipologia dei decreti-legge, sembra quasi che questa norma sia stata letta dalla maggioranza al contrario: tutto ciò che non si può fare viene sistematicamente fatto! Sarà forse il caso di interrogarsi su tali questioni, che non sono marginali per chi siede in Parlamento.
Mi riferirò all'articolo 70 della Costituzione, che attribuisce al Parlamento la funzione legislativa, e all'articolo 87, che attribuisce prerogative rilevanti, nella materia de qua, al Capo dello Stato, senza soffermarmi più di tanto su questioni che, a giudicare dai comportamenti reiterati, non suscitano più di tanto le emozioni di quest'Assemblea.


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Nei decreti-legge non si possono inserire norme di carattere ordinamentale. Premesso che, molto spesso, ho presentato, con riferimento a decreti-legge, proposte emendative che sono state considerate inammissibili dalla Presidenza, basta andare a leggere l'articolo 39 del provvedimento in esame, nelle sue varie declinazioni, per trovare molteplici disposizioni di carattere ordinamentale. Tenendo a mente le considerazioni espresse nel suo parere dal Comitato della legislazione, va altresì sottolineato che sono contemplate proroghe di termini per l'esercizio di deleghe legislative, che è altamente disdicevole, diciamo così, introdurre mediante decreto-legge (peraltro, la legge n. 400 del 1988 lo vieta in maniera categorica).
Venendo alle considerazioni riguardanti questa infornata di decreti-legge all'interno del decreto-legge al nostro esame (un decreto-legge «balena», che mangia altri decreti-legge), vengono in rilievo ben cinque decreti-legge - il n. 271 del 2005 ed i nn. 4, 6, 9 e 10 del 2006 - all'interno dei quali sono contenuti gli oggetti più diversi. Ieri, durante la discussione sulle linee generali, alcuni valenti colleghi hanno posto in risalto che tutte le disposizioni che prevedono il rifinanziamento delle missioni internazionali, compresa quella in Iraq, sono contenute in un decreto recante, formalmente, proroga di termini. Cosa c'entrino le missioni internazionali non lo sa nessuno!
Di più non posso dire al riguardo, perché il tempo a mia disposizione non me lo consente, ma nel vibrante parere del Comitato per la legislazione (che potrebbe appartenere al novero delle gride manzoniane) viene detto, all'inizio, in maniera eufemistica, che il provvedimento risulta «arricchito» dopo l'intervento del Senato. Non so se sia stato arricchito o impoverito, ma certamente il provvedimento è stato stravolto per effetto dell'introduzione dei maxiemendamenti al Senato. Con riferimento a questa particolare tecnica, nuova, con la quale vengono inglobati altri decreti-legge, si legge nel parere del Comitato per la legislazione: «tale confluenza in un unico testo di più articolati attualmente vigenti» - i decreti-legge sono, ovviamente, già vigenti - «produce una sostanziale alterazione della procedura parlamentare di esame dei disegni di legge di conversione come definita a livello costituzionale e specificata negli stessi regolamenti parlamentari».
Immaginate voi la difficoltà dell'interprete davanti ad un decreto-legge modificato, in sede di conversione, per effetto dell'approvazione di emendamenti che recepiscono il contenuto di decreti-legge già in vigore (com'è noto gli emendamenti ai decreti legge hanno efficacia da un momento successivo a quello dell'entrata in vigore del decreto-legge): sarà veramente difficile, dal punto di vista interpretativo, dipanare la matassa!
Desidero dire anche qualcos'altro. Abbiamo assistito a procedure di conversione di decreti-legge di vario tipo. I cosiddetti «milleproroghe» li ha fatti anche il centrosinistra, è vero, ma non come quello in esame. Abbiamo visto, poi, decreti-legge cosiddetti omnibus, dei quali ha parlato un collega in precedenza, che contengono di tutto e di più e violentano il criterio dell'omogeneità. Abbiamo visto anche decreti-legge integrativi e correttivi di carattere speciale, che anticipavano gli effetti di altri disegni o progetti di legge.
Vi sembrerà strano ma, se studiate il testo in esame, constaterete che esso è una sorta di compendio di tutte le predette deviazioni costituzionali. Avete aspettato la fine della legislatura per mettere in un solo testo tutta la peggiore tipologia di deviazioni che si poteva immaginare!
Signor Presidente, credo che, al di là delle considerazioni di natura costituzionale, il provvedimento al nostro esame resterà come un vero e proprio monumento, un certificato all'impotenza della maggioranza.
Si vanno a mettere all'interno un provvedimento tali e tante deviazioni - omnibus, milleproroghe, decreti di anticipazione di testi normativi in vigore, altri decreti - aspettando poi di «condire» il tutto con la fiducia. Suggerisco a tutti di leggere la tesi riportata da Il Sole 24Ore secondo cui non vi è solo un confronto tra


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centrosinistra e centrodestra (nel primo caso si contano 36 fiducie poste, nel secondo ben 45 senza contare le tre ulteriori che si annunciano, sullo stesso decreto del quale stiamo parlando, di qui a poco). Perché tutte queste fiducie alla fine della legislatura, perché prima dello scioglimento? Evidentemente perché i decreti si potrebbero fare anche dopo, ma sarebbe impossibile porre la fiducia: si tratta di fiducie in extremis!
Proviamo, però, a pensare che cosa significhi, dal punto di vista costituzionale, di fronte ad un provvedimento normativo come il decreto-legge, che è un atto tipicamente duale - Governo e Parlamento - coniugare insieme la fiducia al decreto-legge. Ciò significa, praticamente, fare saltare totalmente questa impostazione costituzionale. Per questa strada si arriva al contrasto secco con l'articolo 70 e l'articolo 77 della Costituzione. In altre parole, la fiducia equivale a prendere o lasciare e se prima essa veniva posta per garantire la realizzazione del programma di Governo, oggi, invece, essa viene utilizzata per provvedimenti di natura settoriale o microsettoriale (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale). Mi rendo conto che può dar fastidio ascoltare certe cose! Comunque, mi avvio a concludere il mio intervento.
Permettetemi solo di elencare in maniera molto sbrigativa le violazioni che sono state compiute in questo contesto con questa serie di decreti recenti. In sintesi: un abuso enorme della decretazione d'urgenza; decreti ormai strutturalmente eterogenei; decreti contenenti sistematicamente norme di ordinamento o proroghe di deleghe; decreti che aggirano l'intreccio dei principi in tema di bilancio e di finanziaria; decreti che esautorano il Parlamento e lo stesso Governo; sostanziale e sistematica attività normativa dell'amministrazione; un abbinamento innaturale tra decretazione e fiducia; un aggiramento vistoso delle prerogative del Capo dello Stato, il quale firma un decreto, autorizza la presentazione del relativo disegno di legge alla Camera, ma si trova poi per la promulgazione della legge di conversione di fronte ad un testo radicalmente diverso. E qui c'è una violazione dell'articolo 87 della Costituzione. È impossibile ricondurre tutta questa prassi alla Costituzione!

PRESIDENTE. La invito a concludere (Applausi ironici dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!

ROBERTO ZACCARIA. Concludo sul vostro applauso, con l'unica soddisfazione che presto tutto questo finirà (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Unione).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali Ventura ed altri n. 1 e Zaccaria ed altri n. 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 364
Votanti 363
Astenuti 1
(Presenti e votanti 182
Maggioranza 139
Hanno votato
139
Hanno votato
no 224).

Il seguito del dibattito è rinviato al prosieguo della seduta.

Assegnazione a Commissione in sede legislativa della proposta di legge n. 817-B ed abbinate.

PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha trasmesso, in data odierna, la seguente proposta di legge: S. 3438. - Molinari; de Ghislanzoni Cardoli ed altri; Losurdo ed altri; Rossiello ed altri; Rocchi: «Disciplina dell'agriturismo» (Approvata, in un testo


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unificato, dalla Camera e modificata dalla IX Commissione permanente del Senato) (817-1085-1198-2596-2635-B).
La Presidenza, data l'urgenza del provvedimento e acquisito l'assenso di tutti i gruppi, derogando al termine di cui al comma 1 dell'articolo 92 del regolamento, ne propone direttamente l'assegnazione in sede legislativa alla XIII Commissione permanente (Agricoltura), con il parere della V Commissione permanente (Bilancio).
Se non vi siano obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).

Approvazione in Commissione.

PRESIDENTE. Comunico che nella seduta di oggi, 8 febbraio 2006, la VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) ha approvato, in sede legislativa, la seguente proposta di legge:
Senatore Asciutti ed altri: «Misure speciali di tutela e fruizione delle città italiane inserite nella "lista del patrimonio mondiale" posto sotto la tutela dell'Unesco» (Approvata dalla VII Commissione permanente, Istruzione pubblica, del Senato della Repubblica) con modificazioni e con il seguente nuovo titolo: «Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico ed ambientale inseriti nella "lista del patrimonio mondiale", posti sotto la tutela dell'Unesco» (5614) e con assorbimento delle seguenti proposte di legge: Vigni ed altri: «Disposizioni per la tutela dei beni culturali e ambientali inseriti nella "lista del patrimonio mondiale" dell'Unesco» (4509); Perrotta: «Disposizioni per la valorizzazione dei siti italiani posti sotto la tutela dell'Unesco» (5896) che pertanto saranno cancellate dall'ordine del giorno.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15 con lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

La seduta, sospesa alle 13,55, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il ministro per lo sviluppo e la coesione territoriale, il ministro per i rapporti con il Parlamento ed il ministro dell'interno.
Ricordo ai colleghi che la seduta è trasmessa in diretta televisiva: il paese ci guarda!

(Riduzione, prevista dall'ultima legge finanziaria, degli stanziamenti destinati alle aree sottoutilizzate - n. 3-05342)

PRESIDENTE. L'onorevole D'Antoni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-05342 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 1).

SERGIO ANTONIO D'ANTONI. Signor Presidente, signori ministri, la preoccupazione che mi ha spinto a presentare questa interrogazione nasce dal fatto che, con la finanziaria per il 2006, i fondi per le aree sottoutilizzate continuano a diminuire, sia rispetto al 2005 sia rispetto al 2004. Da una previsione, nel bilancio pluriennale, di 14 miliardi di euro, siamo passati, nel 2006, ad una previsione di spesa di 10 miliardi 400 milioni di euro, il che significa una diminuzione netta di 4 miliardi di euro. Ma peggio ancora è che vi è una diminuzione netta, rispetto al 2005, di un miliardo 200 milioni e, rispetto al 2004, di 2 miliardi.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole D'Antoni!

SERGIO ANTONIO D'ANTONI. Continua questo stillicidio per effetto del quale diminuiscono le risorse stanziate per lo sviluppo delle aree meridionali sottosviluppate, a fronte, peraltro, di una situazione


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che nel Mezzogiorno è pesante sia sul versante del reddito sia su quello dell'occupazione. Mi chiedo come sia possibile continuare a seguire questa politica.

PRESIDENTE. Faccio presente ai colleghi ed al Governo che dobbiamo rispettare tempi «televisivi»; raccomando quindi di attenersi a tali tempi.
Il ministro per lo sviluppo e la coesione territoriale, onorevole Miccichè, ha facoltà di rispondere.

GIANFRANCO MICCICHÈ, Ministro per lo sviluppo e la coesione territoriale. Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare l'onorevole D'Antoni per l'interrogazione presentata. Il meccanismo relativo alle aree sottoutilizzate - non sottosviluppate, onorevole D'Antoni! - è molto semplice. Ogni anno, la legge finanziaria assegna al fondo unico per le aree sottoutilizzate un ammontare di risorse che dal 2002 è praticamente lo stesso e che fu concordato nel 2002 con il Patto per l'Italia siglato con sindacati, Confindustria ed altre categorie. Tale somma è di circa 8 miliardi di euro l'anno; la diminuzione che lei nota è relativa al residuo che, anno per anno, ci si «trascina» e che quindi deve aggiungersi nella valutazione dell'ammontare di risorse complessivamente esistenti. Ebbene, tale diminuzione è dovuta soltanto al fatto che, finalmente, i soldi si stanno spendendo. Quindi, in un primo tempo, agli 8 miliardi stanziati, si aggiungevano gli 8 miliardi che residuavano dagli anni precedenti; poi, è avvenuto che agli 8 miliardi previsti dalla successiva finanziaria si sono aggiunti solo 5 miliardi rimasti dagli anni passati; successivamente, l'ammontare residuo si è ridotto a 3 miliardi. Ancora oggi, purtroppo, rimane una somma non spesa; quindi, ciò significa che ancora non tutte le risorse per il sud vengono totalmente utilizzate.
Approfitto del pochissimo tempo, purtroppo, a disposizione - ma sono sempre disponibile in un'altro consesso a chiarire in maniera più dettagliata il meccanismo - per precisare che, oggi, noi abbiamo una programmazione che si svolge attraverso il fondo unico e che comprende tutta una serie di regole. Si prevede infatti che, entro il primo anno successivo a quello di distribuzione delle risorse, regioni e amministrazioni centrali siano tenute obbligatoriamente a programmare le risorse assegnate; entro l'anno successivo, esse sono poi tenute obbligatoriamente ad impegnare le somme distribuite e, entro il terzo, a spenderle.
Non si riesce ancora a spenderle entro il terzo anno perché, avendo spostato molto le spese verso gli investimenti fissi, in infrastrutture materiali e immateriali - che hanno ovviamente tempi più lunghi di realizzazione rispetto alla spesa che può avvenire con gli incentivi -, tali risorse vengono poi dilazionate nel tempo in funzione della lunghezza dei tempi necessari per la realizzazione di un'opera.

PRESIDENTE. Onorevole Miccichè...

GIANFRANCO MICCICHÈ, Ministro per lo sviluppo e la coesione territoriale. Quanto sta avvenendo con il fondo unico è stato recentemente fatto oggetto di apprezzamento da parte del Fondo monetario internazionale in una recentissima relazione di fine 2005.
Noi crediamo che si tratti del sistema giusto per continuare ad investire risorse finanziarie nel sud e per iniziare, finalmente, a spenderle.
È questo il motivo del «calo» che lei avrebbe notato, onorevole D'Antoni. Non vi è stata quindi una riduzione di risorse; si tratta soltanto del fatto che si stanno spendendo soldi precedentemente stanziati.

PRESIDENTE. L'onorevole D'Antoni ha facoltà di replicare, per due minuti.

SERGIO ANTONIO D'ANTONI. Signor Presidente, innanzitutto mi dichiaro assolutamente insoddisfatto della risposta fornita dal ministro, perché la giustificazione addotta è assolutamente risibile. Infatti, si afferma che, se vi è un'incapacità di spendere, la si fa pagare stanziando ogni anno minori risorse. Vorrei francamente dire


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che dovrebbe esserci un Governo impegnato ad utilizzare le risorse e, quindi, ad aumentare gli stanziamenti, e non dovrebbe accadere il contrario, al fine di avere la giustificazione per diminuire le somme da destinare.
Dal punto di vista delle conseguenze, ciò risulta visibile nella condizione del Mezzogiorno, signor ministro. Negli ultimi anni, infatti (nel 2002, nel 2003, nel 2004 e nel 2005), il Meridione è cresciuto meno rispetto al resto del paese; l'occupazione, inoltre, è calata in maniera impressionante, determinando una situazione veramente pesante.
È vero che la disoccupazione è diminuita, ma ciò è accaduto a causa di due fenomeni che voi, in maniera clamorosa, sottovalutate. Il primo luogo, infatti, le persone sono «scoraggiate» e non vanno più ad iscriversi nelle liste di collocamento, soprattutto i giovani e le donne; il secondo fenomeno, invece, è rappresentato da una vasta ripresa dell'emigrazione, dell'ordine di 100 mila persone all'anno.
Vi sono infatti giovani, diplomati e laureati, che lasciano le aree meridionali per andare a trovare lavoro nelle zone forti del paese, con una perdita di ricchezza secca! Ci troviamo di fronte ad una sorta di Robin Hood al contrario: le zone deboli del paese stanno finanziando quelle forti!
Si tratta di un'emorragia che deve finire, ma penso che la vostra politica la stia incoraggiando e stia finendo per determinare un aumento delle distanze che questo paese...

PRESIDENTE. Onorevole D'Antoni, si avvii a concludere!

SERGIO ANTONIO D'ANTONI. ... non potrà sopportare!
Ecco il motivo per cui occorre una nuova politica, in grado di rilanciare l'intero paese e di fare in modo che si sviluppi in maniera forte. Cambiando politica, si potrà ottenere questo. Crediamo che, alle prossime elezioni, ciò avverrà, e si potranno finalmente cambiare sia il Governo...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole D'Antoni...

SERGIO ANTONIO D'ANTONI. ... sia la politica per il Mezzogiorno (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo - Congratulazioni - Applausi polemici del ministro Miccichè)!

(Partecipazione del Presidente del Consiglio alle sedute dedicate allo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata - n. 3-05343)

PRESIDENTE. L'onorevole Galante ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-05343 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 2).

SEVERINO GALANTE. Signor ministro, come lei ben sa, il regolamento della Camera dei deputati prevede che a sedute come questa, nell'ambito di ciascun calendario dei lavori, per due volte debbano venire a rispondere il Presidente o il Vicepresidente del Consiglio e, per una volta, il ministro o i ministri competenti.
In questa legislatura, che sta finendo, secondo i miei calcoli il Presidente del Consiglio avrebbe dovuto intervenire, alternandosi con il suo vice, almeno 92 volte, ma non è mai venuto in aula; il Vicepresidente del Consiglio, invece, si è presentato esclusivamente 6 volte.
Le chiedo pertanto il motivo, signor ministro, ricordandole che, esattamente due anni fa, rispondendo ad alcuni colleghi che avevano allora presentato un'analoga interrogazione a risposta immediata, lei sostenne che la «latitanza» del Presidente del Consiglio era dovuta al fatto che egli ricopriva il doppio ruolo di Presidente del Consiglio e di ministro degli affari esteri, ma che, finita quella «sovrapposizione»...

PRESIDENTE. Onorevole Galante, la prego di concludere!

SEVERINO GALANTE. ... egli sarebbe sicuramente venuto in Assemblea.


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PRESIDENTE. Grazie, onorevole Galante...

SEVERINO GALANTE. Lei sa che non è stato così.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, le interrogazioni alle quali questo Governo ha risposto, nelle sedute dedicate al question time, sono state, in totale, 1109, rispetto alle 1044 della precedente legislatura, con un incremento di 65 risposte a tali atti, per un totale di 138 sedute contro le 102 della scorsa legislatura (anche se bisogna tener conto del fatto che, nella passata legislatura, lo svolgimento del question time era iniziato più tardi).
Sottolineo tale dato per evidenziare come il Governo abbia tenuto in altissima considerazione tale istituto. Infatti, dalle cifre esposte emerge che, seppur in tempi ristrettissimi, e con soli 180 secondi a disposizione, il Governo ha sempre fornito precise ed immediate informazioni, attraverso la diretta televisiva, anche alle aspettative di conoscenza dei cittadini, non facendo mai mancare la sua voce per questo tipo di informazione succinta. Essa, naturalmente, richiede, in ventiquattr'ore, una preparazione, con gli uffici, molto accurata, anche se ciò avviene in tempi brevissimi.
Per quanto riguarda il Presidente del Consiglio, non posso che esprimere, di fronte ad una questione formale e non di sostanza - perché la sostanza è che il Parlamento è sempre stato informato dal Governo puntualmente e non si è mai disatteso ad alcuna interrogazione - il rammarico, che ho già manifestato, che lo stesso Presidente del Consiglio non abbia ritenuto opportuno essere presente al question time.
Tuttavia, con un po' di «malizia» - chiamatela come volete -, nel momento in cui il Presidente del Consiglio viene contestato per le sue apparizioni televisive e l'opposizione si «straccia le vesti» perché il medesimo Presidente del Consiglio appare troppo, mi sembra un poco paradossale che venga sollevato il problema per cui il Presidente del Consiglio non viene alle dirette televisive durante il question time [Commenti di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (CCD-CDU)]!

ROLANDO NANNICINI. Ne ha già troppe, da altre parti, di dirette!

PRESIDENTE. L'onorevole Galante ha facoltà di replicare.

SEVERINO GALANTE. Signor Presidente ho l'impressione che il ministro faccia finta di non capire. Signor ministro, il tema che le ho posto non era quello riguardante le risposte del Governo, ma la presenza, dovuta per regolamento, del Presidente del Consiglio. Questo è il quesito cui lei non ha risposto. Evidenziando il fatto che il Presidente del Consiglio «dilaga» in radio e televisioni in questi giorni, lei non ha fatto altro che «mettere il dito nella piaga». Infatti, il Presidente del Consiglio ha tempo per andare in radio ed in televisione, ma non ha tempo - non ha mai avuto tempo - per venire in quest'aula a rispondere, doverosamente, al Parlamento.
La verità, signor ministro, è che il Presidente del Consiglio, per un verso, ha paura del libero Parlamento e, per altro verso, lo disprezza, e lo stesso fanno i principali ministri. La verità è, signor ministro, che per voi venire in Parlamento a rispondere al paese è una perdita di tempo.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Siamo qui! Siamo qui!

SEVERINO GALANTE. Invece, sarebbe un vostro dovere e un dovere che non rispettate: così stanno le cose! Per paura e per disprezzo, i suoi maggiori colleghi,


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signor ministro, sfuggono al confronto con il Parlamento e si «nascondono» dietro la sua immagine, sorta di modernissima figura di «donna dello specchio» di dantesca memoria, ma con altre virtù.
Questa sistematica e spudorata prevaricazione rivela lo scopo vero del Presidente del Consiglio, ossia aggirare il Parlamento, per imbonire la gente dallo schermo televisivo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

(Iniziative per contrastare l'intolleranza e la violenza nei confronti dei cattolici e per promuovere il rispetto della libertà religiosa - n. 3-05344 )

PRESIDENTE. L'onorevole Volontè ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-05344 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 3).

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole rappresentante del Governo, la nostra interrogazione a risposta immediata fa seguito a molte altre interrogazioni che abbiamo rivolto su questa materia in questi ultimi anni al Governo e, in particolare, prende spunto dal tragico assassinio di padre Santoro, che ricorderemo nella basilica di San Giovanni a Roma, tra pochi giorni. Tra l'altro, sono ventisette i religiosi cattolici italiani morti nel solo 2005 e continuano gli atti di intolleranza nei confronti sia dei cattolici sia dei cristiani praticanti in molte regioni dell'Asia, quotidianamente.
Chiediamo pertanto al Governo se e quali tipi di iniziative idonee possa, e voglia, adottare per scoraggiare tali episodi. Chiediamo in particolare se il Governo stesso voglia raccogliere l'appello che viene da quest'aula, ed anche dal presidente Ciampi, di sollecitare un'azione comune a livello europeo nei confronti di tali paesi; ed inoltre, unilateralmente, ma anche a livello europeo, di indicare se sia possibile...

PRESIDENTE. Onorevole Volontè, purtroppo ha esaurito il tempo a sua disposizione.
Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, la vicenda del barbaro assassinio di padre Santoro ripropone in maniera drammatica il delicato tema della condizione delle comunità cristiane nei paesi di religione islamica.
In attesa dell'esito delle indagini, desidero esprimere apprezzamento per il fatto che le più alte autorità turche non solo hanno subito condannato con fermezza l'accaduto, ma hanno dimostrato, anche con le indagini, di arrivare a risultati positivi, con l'arresto di un giovane che ha ammesso di essersi macchiato dell'omicidio di padre Santoro. Oltre alle immediate dichiarazioni pubbliche del primo ministro turco e alla telefonata del ministro degli esteri turco Gul al ministro Fini, per esprimere il cordoglio di Ankara, voglio ricordare che ieri sera il presidente Berlusconi ed il premier turco Erdogan, in un lungo colloquio, hanno concordato sulla necessità di non lasciare spazio alle provocazioni e di favorire, invece, il dialogo tra le religioni e civiltà dei diversi popoli.
Il Governo italiano ha sempre condannato con forza episodi di violenza di cui sono state vittime comunità e religiosi cristiani.
Questa nostra posizione viene perseguita con determinazione nei rapporti bilaterali, in sede europea, nell'ambito delle Nazioni Unite. In occasione dei lavori della sessantunesima sessione per i diritti umani svoltasi a Ginevra nella primavera scorsa è stata approvata, per consenso, una risoluzione dal titolo «Eliminazione di ogni forma di intolleranza religiosa», copresentata dall'Italia. La risoluzione condanna tutte le forme di intolleranza religiosa e raccomanda agli Stati di adottare una legislazione che assicuri efficacia e garanzia per la libertà di pensiero e di credo religioso, senza distinzione ed eccezioni, prevedendo, fra l'altro, specifici rimedi nel caso in cui il diritto a praticare liberamente un credo religioso - incluso il


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diritto individuale a cambiare la propria religione - sia violato. La risoluzione esorta gli Stati ad intraprendere ogni azione necessaria a contrastare gli atti di violenza, di intimidazione e di coercizione motivati dall'intolleranza religiosa, a garantire il diritto di associazione, di assemblea e di culto.
Il Governo è consapevole che l'attuale scenario internazionale, purtroppo, offre elementi di inquietudine per la crescente intolleranza verso appartenenti alla religione cristiana. In considerazione di questa delicata situazione, riteniamo che debba essere valutata con cautela, in tutte le sue possibili implicazioni, l'ipotesi di ricorrere a sanzioni economiche o all'annullamento di finanziamenti o contributi concessi sulla base di accordi bilaterali. Sembra, infatti, necessario prima verificare se misure di questo tipo possano realmente costituire uno strumento efficace per favorire la tolleranza nei confronti delle minoranze religiose o se, al contrario, colpendo gli strati più poveri della popolazione civile, rischino di suscitare ritorsioni, acuendo un clima di intolleranza popolare ostile alla possibilità di dialogo.
In ogni caso, desidero ribadire con grande chiarezza che, nella definizione delle nostre direttrici di politica estera, l'Italia continuerà a porre come fattore essenziale nei confronti dei paesi interessati da fenomeni di intolleranza o di violenza verso i cristiani l'aspetto della libertà religiosa nelle relazioni bilaterali e in quelle fra la Comunità europea e i paesi terzi.

PRESIDENTE. L'onorevole Volontè ha facoltà di replicare.

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, signor ministro, sono assolutamente soddisfatto per le sue parole. Nello stesso tempo, però, tengo a ribadire due concetti. È vero: non vi è alcuna prova che la riduzione degli aiuti economici possa, in qualche modo, contribuire all'educazione alla libertà religiosa in quei paesi in cui l'aspetto dei diritti umani, insieme a tutti gli altri, evidentemente, non è tenuto in considerazione dai rispettivi Governi. Ma non vi è alcuna prova del contrario.
Soprattutto, in un contesto come quello in cui stiamo vivendo in queste ultime settimane in Europa ed a fronte di quanto accade nei paesi asiatici e mediorientali, ritengo opportuno invitare per l'ennesima volta il Governo a riflettere anche sull'opportunità - già emersa nel colloquio tra il Presidente Ciampi ed i leader di altri sei paesi europei qualche giorno fa - che l'Europa parli con una sola voce in questa direzione.
Ci conforta che il Governo stia facendo tutto quanto necessario in questa direzione, ma sarebbe importante mettere a disposizione della pubblica opinione, non solo italiana, ma anche europea, quanto meno un'attività di controllo. Sappiamo che molti finanziamenti europei inviati in quei territori e destinati all'Autorità indipendente palestinese sono utilizzati per l'educazione, l'infanzia e la tutela dei diritti fondamentali; sappiamo anche che molti di questi soldi, in qualche modo, attraverso pubblicazioni, servono ad acuire l'odio nei confronti dei cristiani e degli ebrei. Mi sembra improponibile non svolgere un controllo di questo tipo e mi sembra, d'altro canto, opportuno che l'Unione europea si muova in questa direzione al più presto (sicuramente non attraverso una decisione presa oggi e per sempre), affinché si percorra anche questa strada, che indurrebbe quei Governi ad impiegare meglio tali risorse, non utilizzandole certamente per fomentare l'odio.

(Recenti episodi di violenza nel mondo arabo musulmano - n. 3-05345)

PRESIDENTE. L'onorevole Stucchi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Guido Giuseppe Rossi n. 3-05345 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4), di cui è cofirmatario.

GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, signor ministro, la reazione del mondo islamico alle vignette satiriche pubblicate


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in Danimarca sembrerebbe cosa dell'altro mondo, quasi da ridere, se invece non si trattasse di una questione maledettamente seria.
La libertà di stampa, la libertà di opinione e di espressione sono conquiste storiche ottenute con lotte durissime e dolorose; sono la base della democrazia. Non si può condividere il contenuto di una logica portata avanti dal mondo islamico che, invece, mira alla censura anche in paesi diversi rispetto a quelli in cui il mondo islamico è presente in misura preponderante.
Chiediamo, quindi, al Governo cosa intenda fare al riguardo; soprattutto, chiediamo se intenda condannare ufficialmente questi gravi episodi, formalizzando tale condanna nei confronti dei paesi in cui essi si sono verificati.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, l'Italia segue l'evoluzione dei recenti eventi con profonda preoccupazione ed auspica che si possa giungere a rasserenare il clima di tensione di cui le manifestazioni succedutesi in questi giorni sono la testimonianza.
La vicenda delle vignette satiriche pubblicate in un giornale danese si inserisce in un quadro regionale già molto complesso e delicato e, in questo ambito, è utilizzata, come già ha sottolineato il ministro Fini, per una pericolosa spirale di integralismo.
L'Unione europea il 6 febbraio ha effettuato un passo presso il viceministro degli affari esteri siriano e analogo passo è stato compiuto a Beirut al fine di rappresentare la costernazione e la preoccupazione per quanto accaduto ad alcune rappresentanze diplomatiche a seguito della pubblicazione dei citati disegni satirici, chiedendo che in futuro siano aumentate e coordinate meglio le misure di sicurezza a protezione delle rappresentanze diplomatiche accreditate, nel pieno rispetto della Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche.
Il Governo segue con attenzione anche la situazione del Libano, che rimane tutt'ora estremamente fluida e complessa. La violenta manifestazione che si è svolta il 5 febbraio nel centro di Beirut e che ha provocato la distruzione dell'immobile in cui si trovavano gli uffici amministrativi dell'ambasciata danese e dell'ambasciata d'Austria, nonché di alcune società private, ha fatto emergere in tutta la sua gravità il livello di insicurezza in cui vive attualmente il paese e le difficoltà a mantenere l'ordine pubblico.
Il fatto che delle 192 persone arrestate ben 77 siano siriani e 35 palestinesi porta a non escludere che quanto accaduto a Beirut sia stato orchestrato grazie a una complicità di elementi filosiriani, tuttora verosimilmente presenti nelle forze dell'ordine e di sicurezza libanesi.
Questa specifica azione, peraltro, si inserisce in un quadro più generale, che vede l'Italia impegnata, anche a livello multilaterale, in attuazione delle iniziative volte al rafforzamento del dialogo con i paesi di religione musulmana. In particolare, stiamo collaborando attivamente all'attuazione delle iniziative promosse dall'attuale Presidenza austriaca nell'ambito della strategia e del piano di azione per la lotta alla radicalizzazione ed al reclutamento del terrorismo, adottate dal Consiglio europeo nel dicembre 2005.
Il Governo sostiene con uguale convinzione l'analoga iniziativa sorta nell'ambito del G8 durante la Presidenza degli Stati Uniti nel 2004, che include, fra l'altro, l'assistenza tecnica a favore dei paesi musulmani che hanno avviato riforme volte a promuovere il dialogo fra le culture e le civiltà, nonché una piena partecipazione della società civile alle stesse.
L'Italia, quale membro di rilievo dell'Unione europea, è pienamente convinta che la sua costante azione di stimolo e di proposta possa contribuire a rafforzare quella massa critica necessaria per dare efficacia in una dimensione europea alle iniziative volte a contrastare la forza dell'estremismo e del terrorismo.
Aggiungo - ma è stato già notato da molti - che l'elemento religioso (ciò vale


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per il cattolicesimo, per i musulmani, per gli ebrei, eccetera) per una sorta di autocontrollo, che non c'entra con la libertà di stampa, dovrebbe essere esentato da forme di messa alla berlina o grottesche od offensive, come, purtroppo, accade troppe volte anche in Italia per la religione cattolica.
Credo che l'appello a non innescare conflitti religiosi sia saggio e vada seguito.

PRESIDENTE. L'onorevole Stucchi ha facoltà di replicare.

GIACOMO STUCCHI. Signor ministro, dobbiamo reagire. Non possiamo restare inermi di fronte a quanto accade. Lei ci ha dato alcune informazioni, ma sicuramente bisognerà fare di più.
I danesi, ai quali va tutta la nostra solidarietà, non possono assolutamente essere lasciati soli a combattere questa battaglia, che è una battaglia di civiltà e di democrazia, perché viene minata dalle fondamenta la nostra società, che è caratterizzata dalla libertà di pensiero.
Con riferimento a quanto diceva lei nella chiusura del suo intervento, anche io concordo sul fatto che nel nostro paese troppo spesso si siano utilizzati i simboli religiosi per fare della facile satira e della facile ironia di cattivo gusto. Condivido anche la sua opinione: sono simboli che dovrebbero essere esentati da questo tipo di attività.
Però, non possiamo impedirlo. Possiamo solamente non considerarla come un'iniziativa benemerita.
Però, nel nostro paese, quando qualcuno ha messo alla berlina Dio, piuttosto che il Papa, o altri simboli della nostra religione cristiano-cattolica, mai nessuno è andato ad assaltare le redazioni dei periodici che hanno pubblicato tali vignette.
Nessuna violenza può essere tollerata e, soprattutto, nessuna violenza può essere accettata se ha la finalità di censura al di là dei confini geografici dei paesi islamici. Facciano ciò che vogliono! Ogni paese faccia quello che vuole all'interno del suo ordinamento giuridico! Ma nessuno, con azioni di questo tipo, può pretendere di impedire che in altre realtà, soprattutto in quelle occidentali, vi sia la libertà di pensiero, di parola e di espressione.
Questa è la filosofia che sta seguendo il mondo islamico in questo momento. Credo non si debba assolutamente abbassare la guardia di fronte a situazioni di questo tipo perché ne vedremo anche altre. Questi sono i primi campanelli di un allarme che, Dio non voglia, diventerà sicuramente più importante.

(Iniziative volte a dar corso alle procedure attuative previste dalla legge per l'individuazione del sito per il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi - n. 3-05346)

PRESIDENTE. L'onorevole Provera ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-05346 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).

MARILDE PROVERA. Signor Presidente, signor ministro, i siti del Piemonte provvisori per il trattamento e il condizionamento dei rifiuti radioattivi di Saluggia, Trino e Bosco Marengo, della fu centrale nucleare di Trino, rischiano di diventare permanenti a causa dell'ordinanza del generale Jean, che supera qualsiasi direttiva europea di cautela e protezione della popolazione.
Tali rifiuti sono rischiosi per tutti gli utenti dell'acquedotto del Monferrato e per le produzioni agricole perché sono vicini alla Dora Baltea ed ai pozzi dell'acquedotto del Monferrato, che servono 105 comuni, per oltre 30 mila persone. Inoltre, sono esposti a potenziali eventi bellici o terroristici e non hanno alcuna protezione.
Il Governo deve rimuovere l'ordinanza del generale Jean, che è anche il presidente della società Sogin, interessata all'affare. Come minimo, va avviata immediatamente la procedura di valutazione di impatto ambientale e vanno emesse misure cautelative a protezione della popolazione per individuare il sito definitivo in cui collocare queste pericolose scorie.


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PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, in merito alle richieste dell'onorevole interrogante concernenti il progetto Cemex e la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, solidi e liquidi, già presenti oggi nel sito di Saluggia si rappresenta che, poiché l'intero progetto Cemex è scaturito dalla necessità di sistemare in condizioni di migliore sicurezza i rifiuti liquidi solidificandoli, lo stesso dovrà essere valutato da parte della commissione VIA e dall'APA. L'istruttoria è stata infatti avviata ai sensi della legge n. 62 del 1960, inquadrandola correttamente come modifica di impianto, ex articolo 6, dell'impianto Eurex di Saluggia.
La documentazione di riferimento è attualmente sottoposta ad analisi e valutazione da parte degli uffici dell'APA, sia con riguardo agli aspetti di sicurezza nucleare, sia per quelli di radioprotezione, al fine di verificarne adeguatezza e completezza. Solo a valle del completamento dell'iter istruttorio, che si concluderà con l'emissione del parere da parte degli uffici dell'APA, sarà possibile per la Sogin dar luogo alle attività di progettazione ed esecutiva, seguite da quelle concernenti la realizzazione e da tutte le ulteriori fasi di sviluppo imposte dal capo VII del decreto legislativo del 1995. Peraltro, la stessa commissione tecnico-scientifica istituita dalla Presidenza del Consiglio ha suggerito il perseguimento delle vie ordinarie di legge sconsigliando il ricorso a procedure di natura emergenziale.
Da quanto riferito, risulta con evidenza che l'ordinanza del 13 dicembre 2005 non può essere considerata come autorizzazione nucleare a realizzare ed esercire l'impianto Cemex, ma, al più, come autorizzazione alternativa a quella urbanistica prevista per le strutture civili.
In ogni caso, le attività realizzative non potranno iniziare prima dell'autorizzazione del Ministero delle attività produttive, che è subordinata al completamento favorevole della procedura di VIA pendente presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio.
Va inoltre precisato che le strutture destinate ad accogliere i manufatti prodotti dall'attività di cementazione sono da considerare a tutti gli effetti provvisori in attesa della disponibilità del deposito nazionale, provvisorio o definitivo, e hanno la duplice finalità di migliorare le attuali condizioni di sicurezza del sito, e quindi rendere più sicuro il mantenimento delle scorie, e di costituire un volano per disaccoppiare le attività di smantellamento da quelle di costruzione del deposito nazionale.
Approfitto dell'occasione per ricordare che questo è l'ultimo question time a cui rispondo in questa legislatura; per la precisione, è la cinquecentosessantatreesima ed ultima risposta. Ringrazio i colleghi parlamentari e gli ascoltatori per l'attenzione prestata in questi anni (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. L'onorevole Provera ha facoltà di replicare.

MARILDE PROVERA. Ringrazio il ministro Giovanardi perché alcune parti della sua risposta sono rassicuranti, visto che si dovrà attendere il parere del Ministero delle attività produttive, subordinato alla valutazione di impatto ambientale.
Tale questione finora era stata esclusa per il modo in cui il generale Jean ha agito in qualità di commissario delegato dal Governo per la sicurezza dei materiali nucleari. Ciò era stato comunicato anche alla regione Piemonte oltre che alla popolazione.
Va da sé che bisogna agire non solo con molta cautela, per il tipo di materiali di cui stiamo parlando, residuati delle nefaste scelte a suo tempo operate, ma anche in un rapporto molto corretto con la popolazione, soprattutto sapendo da subito prospettare il fatto che i lavori compiuti sono di messa in sicurezza per una temporanea collocazione degli attuali residui


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in loco, che andranno spostati. Per fornire tale sicurezza va individuato il sito nazionale definitivo, fatto che ancora non si è riusciti a fare, dopo molto tempo, e in più non è stata operata quella dovuta informazione cautelativa alle popolazioni anche in rapporto alle eventuali misure emergenziali.
Il tipo di rapporto che vi è stato con la popolazione, compresa la regione Piemonte, finora è stato puramente di comunicazione nozionistica delle condizioni nelle quali si sta lavorando e non vi è stata nessuna attenzione ai problemi sottolineati dalla popolazione di preoccupazione anche futura, in rapporto anche alle non antiche questioni sollevate dalla popolazione stessa quando avvenne l'ultima esondazione, l'ultima alluvione che mise in forte pericolo tutta la popolazione di questa zona.
Pertanto, ritengo si debba agire rapidamente individuando il sito nazionale, per porre definitivamente a dimora queste pericolosissime scorie nucleari e radioattive e conclusivamente fornire le opportune informazioni alla popolazione.

(Surroga e sostituzione di consiglieri comunali dimissionari ad Arezzo - n. 3-05347)

PRESIDENTE. L'onorevole Carli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Nannicini n. 3-05347 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 6), di cui è cofirmatario.

CARLO CARLI. Signor Presidente, signor ministro, in Toscana vi sono due comuni, Arezzo e Pietrasanta (per Lucca, solo con il ritiro delle dimissioni del sindaco è ritornata una certa stabilità amministrativa, pur con perdita di autorevolezza), in cui, a seguito di inchieste giudiziarie a carico di sindaci e di esponenti del centrodestra, si è determinata una situazione politico-amministrativa di paralisi insostenibile, che si ripercuote in maniera fortemente negativa sull'interesse generale delle rispettive comunità.
Riteniamo sbagliato e dannoso piegare agli interesse di parte del centrodestra il funzionamento delle istituzioni democratiche più vicine ai cittadini. Per Arezzo, è grave e sbagliato da parte del Governo, così come appreso dalla stampa locale, tentare di risolvere burocraticamente, con interpretazioni errate della normativa di legge, una situazione politico-amministrativa che richiede un ritorno urgente alle urne per un voto democratico. Così per Pietrasanta, nel rispetto dell'autonoma attività istituzionale della magistratura, ciò è auspicabile per ridare certezza ed autorevolezza alle istituzioni comunali.
Vorremmo sapere quali iniziative intenda intraprendere il Governo con riferimento ai due casi citati.

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, onorevole Pisanu, ha facoltà di rispondere.

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Signor Presidente, la vicenda del consiglio comunale di Arezzo è stata già affrontata in Assemblea, lo scorso 26 gennaio, in sede di risposta ad un'interpellanza urgente. I colleghi ricorderanno, dunque, la situazione determinata dalle dimissioni di tre consiglieri della maggioranza e dall'impossibilità di surrogarli a causa della diserzione delle sedute da parte dell'opposizione, che faceva venir meno così il numero legale.
Esponenti della stessa opposizione hanno poi impugnato con successo, davanti al TAR della Toscana, la diffida a surrogare i dimissionari che il difensore civico regionale aveva indirizzato al consiglio comunale.
In questa situazione di rinnovato stallo, il prefetto di Arezzo, nell'esercizio dei suoi poteri di vigilanza, inviterà ora l'amministrazione comunale a promuovere, entro un congruo termine di tempo, tutte le iniziative necessarie per ricostituire nella sua integrità il consiglio comunale.
Decorso inutilmente tale termine, sarà esaminata l'ipotesi di attivare ogni ulteriore strumento previsto dalle norme vigenti.
Tutto ciò conferma l'attenzione dedicata fin dall'inizio a questa vicenda dal


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Ministero dell'interno, attenzione della quale il sottosegretario D'Alì ha dato conto non alla stampa, bensì a rappresentanti politici locali, assicurando loro, come di consueto, il tempestivo intervento dell'amministrazione statale.
Infine, con riferimento ai due comuni citati dagli onorevoli interroganti, informo che, in entrambi casi, la crisi è stata superata.
A Pietrasanta, infatti, le funzioni di sindaco sono ora svolte dal vicesindaco, come vuole la legge, mentre a Lucca il primo cittadino ha ritirato le dimissioni, come è noto, nella giornata di ieri.

PRESIDENTE. L'onorevole Nannicini ha facoltà di replicare.

ROLANDO NANNICINI. Onorevole ministro, al di là dei toni diversi rispetto a quelli utilizzati dal sottosegretario D'Alì e comparsi nella cronaca regionale de La Nazione, la sostanza è sempre la stessa. Non ci vengono indicate le disposizioni normative in base alle quali la nomina di un commissario ad acta possa avvenire in tre giorni.
Lei adesso prende tempo, ma, a proposito del tipo di surroga, lei conosce benissimo le previsioni del secondo comma dell'articolo 120 della Costituzione ed altri elementi. Non voglio comunque entrare in un dibattito di carattere burocratico e legale.
Come si può pensare che vi sia diserzione da parte di alcuni consiglieri comunali che intendono restituire dignità e tranquillità di governo alle città di cui si parla?
Nel testo dell'interrogazione non è stata riportata la notizia dell'avviso di garanzia inviato al sindaco, che coinvolge il suo studio professionale ed altri. Come si può governare una città, in questo caso Arezzo e Pietrasanta, senza la tranquillità necessaria relativamente agli strumenti urbanistici?
Pertanto, non vi è stata diserzione da parte dei consiglieri del centrosinistra. I consiglieri del centrosinistra, dell'Unione di Arezzo vogliono che si ritorni ad una tranquilla vita amministrativa, richiamando gli elettori ed il Governo, sia di centrodestra sia di centrosinistra, in ordine a tali fatti.
Onorevole ministro, non può fornire una risposta burocratica, perché la notizia pubblicata su La Nazione era quasi un ricatto e lei, usando la parola «diserzione», lo conferma.
Non si tratta di diserzione, perché non si può essere sempre consenzienti. Si tratta di una discussione molto democratica; non vi sono strumenti di legge in tal senso e, pertanto, nessuno si può sostituire al potere costituzionale autonomo di un consiglio attraverso la surroga.
La situazione a Pietrasanta deve essere continuamente monitorata con molta attenzione, perché non è tranquilla, come, invece, da lei affermato (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

(Iniziative volte a garantire un sereno svolgimento delle Olimpiadi invernali 2006 - n. 3-05348)

PRESIDENTE. L'onorevole Gianni Mancuso ha facoltà di illustrare l'interrogazione La Russa n. 3-05348 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7), di cui è cofirmatario.

GIANNI MANCUSO. Signor Presidente, signor ministro, la preoccupazione per i fatti di domenica scorsa relativi agli attacchi alla fiaccola olimpica hanno indotto i parlamentari di Alleanza Nazionale a presentare questa interrogazione a risposta immediata.
Giova ricordare che le iniziative antigiochi olimpici vedono coinvolto tutto il peggio della galassia di estrema sinistra (autonomi, disobbedienti, squatter, no TAV fino ad aggiungere pezzi di sindacato e di partiti): hanno posto in essere continui attacchi ai tedofori in varie parti d'Italia, che si sono intensificati con il loro giungere in Piemonte, regione interessata direttamente dall'evento olimpico.


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Signor ministro, lei sa bene che il nostro paese ha impiegato 3,4 miliardi di euro per i giochi di Torino tra infrastrutture ed organizzazione e che 85 nazioni parteciperanno a tale evento. Grazie all'intesa dell'intera classe politica della comunità nazionale e del mondo imprenditoriale, dieci anni fa si è vinta una battaglia storica: portare le Olimpiadi in Italia, dopo le bocciature di Roma e di Milano.
Non possiamo e non vogliamo rovinare tutto ciò. Non possiamo e non dobbiamo farci condizionare dalle minacce di gruppetti composti da persone che con la valle e la protesta no TAV non hanno nulla a che fare!

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, onorevole Pisanu, ha facoltà di rispondere.

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Il sistema di sicurezza messo a punto per le Olimpiadi di Torino si ispira al modello sperimentato con successo nella gestione di grandi eventi internazionali. Per mia scelta, questo modello affida le responsabilità principali ai vertici nazionali della sicurezza, che operano in stretto contatto con il prefetto di Torino, responsabile del coordinamento delle forze sul campo sia in città sia nei siti olimpici. Ciò per evitare incertezze nella catena di comando e garantire l'integrazione di tutte le componenti tecniche ed umane del complesso dispositivo che impiega, oltre ai reparti già presenti in Piemonte, altri 9 mila operatori delle forze dell'ordine; ognuno di essi sa esattamente qual è il suo compito e con chi deve fare squadra.
Già dallo scorso anno è al lavoro presso il Ministero dell'interno il Centro nazionale di informazione delle Olimpiadi, che raccoglie ed esamina tutte le notizie acquisite dall'Italia e dall'estero in collaborazione con il Comitato di analisi strategica antiterrorismo.
Ieri l'altro ho convocato al Viminale i vertici delle Forze dell'ordine e del SISDE per una valutazione delle possibili ripercussioni interne dell'ondata di protesta che scuote il mondo islamico. Domani presiederò il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, che completa l'ultima verifica del dispositivo olimpico.
In conclusione, ribadisco che, ferma restando l'allerta antiterrorismo, le preoccupazioni maggiori provengono dalla crescente aggressività dell'antagonismo no global, dei centri sociali e degli anarchici insurrezionalisti, che hanno ormai egemonizzato la protesta anti-TAV e cercano ora di usarla a fini eversivi sulla scena mondiale delle Olimpiadi. Le forze dell'ordine stanno facendo tutto il possibile perché essi non producano altri gravi danni all'immagine del nostro paese.

PRESIDENTE. L'onorevole Gianni Mancuso, ha facoltà di replicare.

GIANNI MANCUSO. Signor Presidente, ringraziamo il ministro per il contenuto della risposta e per essere venuto personalmente in aula a riferire.
Tornando al ragionamento che svolgevo in precedenza, vorrei sottolineare che si tratta di veri e propri «pendolari della protesta»; sono gli stessi che si spostano a Venezia per protestare per il MOSE e a Messina per il ponte e che recentemente a Saluggia, in provincia di Vercelli, hanno interrotto i lavori del consiglio comunale chiamato ad approvare una delibera relativa al sito nucleare collocato in quella città, di fatto impedendo una decisione, nelle premesse unanime, per evitare futuri danni alla salute di quella comunità.
Non è meno grave il comportamento del partito di Rifondazione comunista, che ieri sedeva insieme ai «protestanti» durante una conferenza stampa per annunciare proteste e blocchi e che oggi in consiglio regionale vota un ordine del giorno - poi approvato all'unanimità - di condanna senza riserve di ogni atto o gesto di violenza, individuale o collettivo, contro la fiaccola olimpica.
Tutto ciò sta fornendo del nostro paese una immagine folle, di persone insensate che, pur di blaterare in diretta, si sfogano contro gli incolpevoli e ignari tedofori. La passerella internazionale che abbiamo inseguito viene usata e presa a pretesto per


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imporre il proprio problema locale. Purtroppo ciò è una metafora di come vanno oggi le cose in Italia, dove ogni piccola fazione può prendere in ostaggio l'intera nazione, sugli aerei come nella burocrazia, nelle scuole come sui treni o in televisione per ricattare e costringere tutti al loro interesse.
Concludo, ricordando che, sul fronte delle attività produttive, questi fatti possono creare danni irreparabili, giacché le prenotazioni alberghiere e di altri servizi turistici non hanno ancora raggiunto il tutto esaurito a due giorni dall'inaugurazione dei giochi olimpici (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

(Misure per garantire la sicurezza dei cittadini e la libertà di espressione nel corso della campagna elettorale - n. 3-05349)

PRESIDENTE. L'onorevole Biondi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-05349 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8).

ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, signor ministro, lei sa che io ammiro il suo operato e quello delle Forze dell'ordine, che sono costrette a lavorare in condizioni di estrema difficoltà. Eppure, mi vedo costretto - insieme all'amico Antonio Leone - a richiamare l'attenzione del Governo su quanto sta avvenendo da parte di qualche «squadristello rosso», che va in giro per la Toscana e altrove ad aggredire, a compiere atti di intimidazione, a violare un principio sacro della democrazia, vale a dire quello in base al quale la libertà si garantisce nell'ordine e nella tolleranza.
La tolleranza dello Stato e anche di talune procure nei confronti di questa gente è giunta oltre il limite delle acque sicure. La difesa dello Stato è importante, proprio al fine di evitare che poi i cittadini si difendano da soli.

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, onorevole Pisanu, ha facoltà di rispondere.

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Gli atti di violenza politica citati dai colleghi Biondi e Leone sono gli ultimi di una preoccupante sequenza iniziata col nuovo anno. Particolarmente grave è stato quello di Livorno, dove circa trecento facinorosi hanno aggredito le Forze dell'ordine per impedire lo svolgimento di un dibattito organizzato dalla Lega Nord, con la presenza di una trentina di persone. L'attacco, annunziato via Internet, ben orchestrato e attuato con tecniche di vera e propria guerriglia urbana, è stato condotto da appartenenti all'area antagonista, al centro sociale Godzilla 2001 e alle frange estreme della tifoseria calcistica, le cosiddette Brigate autonome livornesi. Ancora una volta, dunque, l'estremismo da stadio è stato usato come strumento di violenza politica ed il bilancio è davvero intollerabile: 38 contusi tra le Forze dell'ordine. Le attività investigative proseguono, ma sono già stati denunciati all'autorità giudiziaria due dei partecipanti agli scontri.
Per quanto riguarda, invece, l'aggressione di Bologna al pullman di Forza Italia, informo che per entrambi i responsabili, ultrà della tifoseria felsinea, l'autorità giudiziaria ha convalidato i provvedimenti restrittivi. La ripresa della violenza politica nell'immediata vigilia della campagna elettorale è per me motivo di forte preoccupazione e perciò sento il dovere di richiamare tutti al più severo esercizio del senso di responsabilità. Mi auguro che alla consueta condanna di questi e altri analoghi episodi facciano ora seguito iniziative concrete per isolare e denunciare i responsabili, specialmente da parte di quanti hanno spesso accordato loro aperta comprensione o, peggio ancora, sostegno politico.

PRESIDENTE. L'onorevole Biondi ha facoltà di replicare.

ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, sono totalmente d'accordo con il ministro, e non solo per una questione di forma e di stile, perché anzi egli ha arricchito le argomentazioni semplici e sintetiche che con il collega Antonio Leone avevamo esposto nell'interrogazione.


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Vi è una violenza molto grave, ed è quella che si crede di poter commettere violando il sacrosanto principio costituzionale della riunione, stabilendo che vi sono reati che in compagnia possono essere compiuti, che ciò che io faccio individualmente può essere individuato e represso con gli strumenti della legge, mentre se invece si è, come si dice a Genova, «in più tanti», allora si possono commettere una serie di fatti che poi si «perdono». Per di più, se gli agenti intervengono, vi è subito una reazione per cui coloro che hanno aggredito diventano testimoni contro gli agenti, come è accaduto anche nel processo in corso a Genova.
Credo di poter dire che per ciò che è capitato a Bologna, a Livorno, ai danni di un europarlamentare, alla collega Monica Baldi, aggredita e picchiata a Pisa, non basti l'accento trovato dal ministro con la sua esperienza e sensibilità. Bisogna stimolare una reazione psicologica anche da parte dei partiti, che molte volte, di fronte a questi fatti, tengono conto più del colore degli aggressori che della qualità e quantità delle azioni e del male che queste fanno alla società italiana.
Ecco perché, signor ministro, la ringrazio per essere venuto di persona a rispondere alla mia interrogazione nel corso dell'ultimo question time della legislatura. Certo, l'occasione è un po' triste, ma quando si viola la libertà, la persona umana, si attenta alla sicurezza dello Stato e quando accadono certi avvenimenti, come quelli segnalati poc'anzi dal collega Gianni Mancuso, allora c'è veramente il rischio che non basti l'esortazione del Presidente della Repubblica a non spegnere la fiaccola. Può darsi che spengano la fiaccola dei tedofori, ma quella della libertà non la spegneranno, perché noi reagiremo con tutte le nostre forze (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Ricordo che quello odierno è stato l'ultimo question time della legislatura. Ringrazio tutti, saluto i colleghi e i rappresentanti del Governo intervenuti e i telespettatori che ci hanno seguito.
Concludo, formulando l'augurio che l'imminente campagna elettorale si svolga in maniera serena.
Sospendo brevemente la seduta.

La seduta, sospesa alle 15,55, è ripresa alle 16,20.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del regolamento, i deputati Armani, Armosino, Ballaman, Berselli, Bono, Brancher, Bricolo, Caligiuri, Carrara, Cicu, Colucci, Contento, Cordoni, Dell'Elce, Di Virgilio, Dozzo, Fragalà, Giordano, Giovanardi, Martinat, Mauro, Mazzocchi, Moroni, Pistone, Raisi, Romani, Rosso, Santelli, Saponara, Scarpa Bonazza Buora, Scherini, Selva, Sgobio, Soro, Stucchi, Tortoli, Tremaglia, Viceconte, Viespoli, Vietti, Violante e Zanella sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
Pertanto i deputati complessivamente in missione sono novantasei, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Per un richiamo al regolamento.

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, intervengo per un richiamo al regolamento e sull'ordine dei lavori. È l'ultima volta che interverrò per porre un problema che mi sta a cuore dall'inizio della legislatura: quello relativo al rispetto del nostro regolamento. Lei sa perfettamente che l'articolo 135-bis del nostro regolamento prevede che lo svolgimento del question time, delle interrogazioni a risposta immediata, si svolga una volta alla settimana e che per


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due volte dovrebbe rispondere il Presidente o il Vicepresidente del Consiglio e per una volta i ministri competenti per materia. Signor Presidente, oggi si è svolto l'ultimo question time della legislatura, per la precisione il centotrentottesimo; ebbene, dall'inizio della legislatura ad oggi il premier, il Presidente del Consiglio, non si è mai presentato in quest'aula a rispondere alle interrogazioni a risposta immediata.
Ci sono due ordini di problemi. Infatti, va segnalato non solo l'assenza del premier in tutte le 138 sedute, ma anche il fatto che i Vicepresidenti del Consiglio sono stati presenti solo sei volte. Vorrei ricordare all'Assemblea che questa situazione non si è verificata nella scorsa legislatura, quando, su 102 sedute di question time, in 50 sono stati presenti il premier o il vice premier.
Signor Presidente, c'è una mancanza di rispetto da parte del premier verso il Parlamento ed a poco serve il rammarico espresso anche oggi dal ministro Giovanardi rispondendo a una interrogazione a risposta immediata dell'onorevole Galante. Crediamo che il buon esempio, nel rispetto del nostro regolamento, debba venire, innanzitutto, dal Presidente del Consiglio. Sinceramente, speravamo che almeno all'ultimo minuto, in zona Cesarini, vista l'overdose di apparizioni televisive, visto che ormai addirittura si autoinvita ai programmi televisivi, oggi il premier cogliesse almeno (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia) ...

PRESIDENTE. Calma, colleghi!

PIERO RUZZANTE. ... quest'ultima occasione.
C'è poi un secondo aspetto, signor Presidente, di non rispetto del regolamento, perché (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)... Signor Presidente, chiedo di poter parlare.

PRESIDENTE. Scusate, colleghi, a parte il fatto che diamo uno spettacolo non molto decoroso anche a coloro che assistono alla seduta, vi pregherei di consentire all'onorevole Ruzzante di proseguire il suo intervento.

PIERO RUZZANTE. Sarò molto rapido, signor Presidente.
C'è poi un secondo aspetto del nostro regolamento che non è stato rispettato, visto che l'articolo 135-bis recita che devono venire a rispondere alle interrogazioni a risposta immediata i ministri competenti. Quindi, solo ed esclusivamente i ministri competenti possono venire a rispondere al question time: non possono venire i sottosegretari, non possono venire altri ministri! Nella scorsa legislatura una sola volta, ad un solo question time, il ministro competente è stato sostituito con il ministro per i rapporti con il Parlamento. Nel corso di questa legislatura si sono svolte 1091 interrogazioni a risposta immediata e per 537 volte - 537: quindi, circa metà delle interrogazioni a risposta immediata - è venuto il ministro Giovanardi a sostituire i ministri competenti ...

ANTONIO LEONE. Bravo, Giovanardi!

PIERO RUZZANTE. ... visto che non solo era assente il premier o il vice premier ma erano assenti anche i ministri competenti.
L'ultima cosa che voglio dire riguarda il rapporto Parlamento e Governo e, più in generale, gli atti di sindacato ispettivo.
Signor Presidente, in questa legislatura sono state date 14.358 risposte ad atti di sindacato ispettivo - la questione non riguarda soltanto i deputati dell'opposizione, ma anche quelli della maggioranza -, mentre nella precedente legislatura le risposte sono state 19.426: 5 mila in più!
Quindi, signor Presidente, la mia protesta non è rivolta soltanto al Governo, per la mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento e dei deputati, ma - lo dico con molta franchezza - anche al Presidente della Camera, il quale non è riuscito a garantire i diritti dei deputati dell'opposizione.
Signor Presidente, quando non vengono rispettate le regole che collettivamente ci siamo dati, non soltanto l'istituzione perde credibilità, ma perdiamo anche un pezzettino della nostra democrazia. Mi dispiace che il Presidente Casini non ci


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abbia tutelati e sia venuto meno ad uno dei suoi compiti istituzionali: quello di far rispettare il nostro regolamento a tutti i deputati, compreso l'onorevole Berlusconi (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!

GABRIELE FRIGATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Anche lei per un richiamo al regolamento, onorevole Frigato?

GABRIELE FRIGATO. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, molto sinteticamente, sempre con riferimento al tema introdotto dal collega Ruzzante ed all'articolo 135-bis del regolamento della Camera, ricordo che sono già agli atti altri miei interventi, pronunciati nelle scorse settimane, nei quali ho chiesto più volte informazioni al riguardo al Presidente della Camera.
In queste settimane, come ho già detto, abbiamo avuto modo di vedere e di ascoltare il Presidente del Consiglio - di giorno, di sera, di notte, la mattina presto, la mattina tardi - il quale ha partecipato, in televisione ed alla radio, a trasmissioni di varia natura. Eppure, il medesimo Presidente del Consiglio non ha trovato modo o non si è degnato, in questi cinque anni, di venire in Parlamento, in diretta, di fronte ai cittadini italiani! Questo è il tema!
Il regolamento della Camera, all'articolo 135-bis, stabilisce una modalità ma, alla fine, tale modalità rappresenta, onorevoli colleghi, un valore: il valore consistente nel fatto che il Parlamento apre il proprio dibattito ad una diretta televisiva che pone tutti i cittadini che lo desiderino in condizione di ascoltare le risposte del Presidente del Consiglio alle domande che il popolo gli pone attraverso i propri rappresentanti, cioè noi, maggioranza ed opposizione. Questo è l'elemento che voglio stigmatizzare!
È con profondo disagio che ho dapprima ascoltato e, successivamente, letto le parole del ministro Giovanardi, il quale, dopo avere giustificato, dopo essersi semplicemente rammaricato per l'assenza del Presidente Berlusconi al question time, ha voluto anche aggiungere (leggo testualmente): «Tuttavia, con un po' di malizia - chiamatela come volete -, nel momento in cui viene contestato il Presidente del Consiglio per le sue apparizioni televisive e l'opposizione si straccia le vesti perché il medesimo Presidente del Consiglio appare troppo» - così dice il ministro Giovanardi - «mi sembra davvero paradossale che venga sollevato il problema del motivo per cui il Presidente del Consiglio non viene in diretta televisiva durante il question time».
Il motivo è che, in questo Parlamento, in base alle regole che ci siamo dati, non parla soltanto il Governo, non parla soltanto il Presidente del Consiglio: al question time il Presidente del Consiglio risponde su un tema e poi è addirittura costretto ad ascoltare una replica! Forse, è questo il tema sul quale il Presidente del Consiglio non intende confrontarsi. Forse, è per questo che il Presidente del Consiglio, in questi giorni, in queste sere, ritiene di avere abituato gli italiani a confondere il confronto con le comunicazioni che lui pensa di dare, dandosi ragione da solo.
Credo che il mancato rispetto dell'articolo 135-bis non sia un dato formale, ma sostanziale; a tale riguardo, mi sembra, per la verità, che anche il Presidente della Camera sia stato piuttosto timido e piuttosto inefficace (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Devo ricordare ai colleghi che anche oggi, nel corso del question time, l'onorevole Galante ha fatto riferimento, pur lamentando la «responsabilità politica» della mancata presenza in aula del Presidente del Consiglio, a due lettere successive indirizzate dal Presidente della Camera al Presidente del Consiglio con le


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quali si chiedeva a quest'ultimo di essere presente in occasione dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata. Ora, come si dice dalle mie parti, agli uccelli non si può mettere il sale sulla coda: se non si dà seguito a questo invito, evidentemente, il Presidente della Camera non può determinare una tale condizione.
Semmai, si tratta di un dato di natura politica; però, il Presidente della Camera ha fatto ciò che era in suo potere al fine di determinare una condizione ed assolvere alle prescrizioni contenute nell'articolo del regolamento che è stato citato.
Infine, ricordo all'onorevole Ruzzante, quando fa il paragone tra questa e la scorsa legislatura, che da sabato prossimo anche questa sarà una legislatura trascorsa. Questo è l'unico elemento certo nell'evoluzione dei tempi; dopodiché, chi verrà dopo di noi vedrà.

Annunzio della formazione di una componente politica del gruppo Misto.

PRESIDENTE. Comunico che stata autorizzata, nell'ambito delle gruppo parlamentare Misto, ai sensi l'articolo 14, comma 5, del regolamento, la formazione della componente politica denominata «MRE-Movimento Repubblicani Europei», alla quale aderiscono i deputati Giorgio Bogi, Ciro Falanga e Carla Mazzuca Poggiolini, che ne hanno fatto richiesta con lettera pervenuta in data 7 febbraio 2006.

Organizzazione dei tempi di discussione dei disegni di legge di ratifica.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge di ratifica nn. 5584, 6239, 6240, 6285, 6311, 6312, 6313, 6314, 6315, 6316, 6317 e 6230.
Comunico che lo schema recante la ripartizione del tempo complessivo riservato all'esame di tali disegni di legge è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 6 febbraio 2006.

Sull'ordine dei lavori (ore 16,35).

PRESIDENTE. Avverto che, non avendo la III Commissione affari esteri concluso l'esame del disegno di legge di ratifica n. 5584, la discussione del medesimo è rinviata ad altra seduta.

Discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di dialogo politico e di cooperazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e le Repubbliche di Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama, dall'altra, con Allegato, fatto a Roma il 15 dicembre 2003 (A.C. 6239) (ore 16,36).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di dialogo politico e di cooperazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e le Repubbliche di Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama, dall'altra, con Allegato, fatto a Roma il 15 dicembre 2003.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6239)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Landi di Chiavenna, ha facoltà di svolgere la relazione.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA, Relatore. Signor Presidente, per brevità, richiamerei la relazione già svolta in Commissione. Ritengo che questo provvedimento sia di particolare importanza poiché apre scenari ed opportunità non solo nel campo delle relazioni politiche internazionali ma anche dal punto di vista


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dei rapporti economici e commerciali con realtà geografiche di importanza fondamentale, strategica, quali quelle del centro America. Tutti questi paesi hanno la necessità di sviluppare, in sinergia con l'Europa e l'Italia, le loro economie.
Per questo, raccomando la sollecita approvazione del provvedimento al nostro esame e dichiaro di condividere pienamente tutte le considerazioni già svolte al riguardo anche da altri colleghi in Commissione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

GIUSEPPE DRAGO, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il Governo si associa alle considerazioni svolte dal relatore.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli - A.C. 6239)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Passiamo all'esame dell'articolo 1, al quale non sono state presentate proposte emendative (vedi l'allegato A - A.C. 6239 sezione 1).
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 330
Maggioranza 166
Hanno votato
329
Hanno votato
no 1).

Prendo atto che l'onorevole Capitelli non è riuscita a votare.
Passiamo all'esame dell'articolo 2, al quale non sono state presentate proposte emendative (vedi l'allegato A - A.C. 6239 sezione 2).
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 339
Votanti 338
Astenuti 1
Maggioranza 170
Hanno votato
337
Hanno votato
no 1).

Passiamo all'esame dell'articolo 3, al quale non sono state presentate proposte emendative (vedi l'allegato A - A.C. 6239 sezione 3).
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 349
Votanti 348
Astenuti 1
Maggioranza 175
Hanno votato
347
Hanno votato
no 1).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 6239)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Noi sottolineiamo l'importanza del fatto che la Comunità europea,


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oggi Unione europea, come tale possa stipulare accordi con gruppi di paesi o con comunità di paesi. Questo disegno di legge di ratifica è relativo ad un accordo concluso con alcuni Stati del centro America; quello che sarà esaminato successivamente concerne un accordo concluso con la comunità andina. Auspichiamo che l'Europa possa diventare un esempio di integrazione e di aggregazione anche per altre aree geografiche.
Con questo spirito, esprimiamo voto favorevole sul provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6239)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 6239, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di dialogo politico e di cooperazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e le Repubbliche di Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama, dall'altra, con Allegato, fatto a Roma il 15 dicembre 2003) (6239):

(Presenti e votanti 365
Maggioranza 183
Hanno votato
365).

Prendo atto che l'onorevole Capitelli non è riuscita a votare.

Discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di dialogo politico e di cooperazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Comunità andina e i suoi Paesi membri, dall'altra, con Allegato, fatto a Roma il 15 dicembre 2003 (A.C. 6240) (ore 16,38).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di dialogo politico e di cooperazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Comunità andina e i suoi Paesi membri, dall'altra, con Allegato, fatto a Roma il 15 dicembre 2003.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6240)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Landi di Chiavenna, ha facoltà di svolgere la relazione.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA, Relatore. Signor Presidente, non mi attardo a ripetere le considerazioni già svolte in occasione dell'esame del precedente disegno di legge di ratifica. Anche in questo caso, si tratta di una opportunità notevole per l'Europa intera, per i paesi membri dell'Unione europea e per l'Italia, in particolare, per aprire nuove relazioni o implementare, in sinergia con altri paesi europei, le nostre relazioni economiche, commerciali, culturali e politiche con i paesi della Comunità andina. Si tratta di una realtà geografica che, comunque, ha la necessità di trovare, anche nell'Unione europea, un partner che sappia sviluppare le sua economia. Questi paesi, infatti, hanno bisogno di forti spinte e motivazioni, dal punto di vista economico e commerciale.
Quello in discussione è un trattato importante, che può offrire significati, scenari


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ed opportunità interessanti dal punto di vista delle relazioni politiche ed istituzionali. Quindi, raccomando la sollecita approvazione del disegno di legge in esame.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

GIUSEPPE DRAGO, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il Governo concorda con il relatore ed auspica l'approvazione del disegno di legge in esame.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli - A.C. 6240)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 6240 sezione 1), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 360
Maggioranza 181
Hanno votato
360).

Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 6240 sezione 2), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 356
Maggioranza 179
Hanno votato
356).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 (vedi l'allegato A - A.C. 6240 sezione 3), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 355
Maggioranza 178
Hanno votato
355).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6240)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 6240, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di dialogo politico e di cooperazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Comunità andina e i suoi Paesi membri, dall'altra, con Allegato, fatto a Roma il 15 dicembre 2003) (6240):

(Presenti 364
Votanti 363
Astenuti 1
Maggioranza 182
Hanno votato
360
Hanno votato
no 3).


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Discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato d'Israele in materia di cooperazione nel campo della sicurezza delle reti, fatto a Roma il 29 settembre 2004 (A.C. 6285) (ore 16,40).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato d'Israele in materia di cooperazione nel campo della sicurezza delle reti, fatto a Roma il 29 settembre 2004.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6285)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Selva, ha facoltà di svolgere la relazione.

GUSTAVO SELVA, Relatore. Vorrei rivolgermi, in particolare, a lei, signor Presidente, se ha la bontà di ascoltarmi. Quanto sto per affermare l'ho già detto in un'aula quasi sempre deserta, presenti soltanto il relatore e pochi intimi, in occasione dello svolgimento delle discussioni sulle linee generali di altri disegni di legge di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali. Ritengo di dover consegnare al resoconto, sperando che almeno quest'ultimo ne conservi una memoria, che ritengo sia quasi «orrendo», lo dico tra virgolette, il modo in cui, quasi sempre, questi provvedimenti sono discussi in Commissione. In quella sede, infatti, è sempre presente il rappresentante di un gruppo parlamentare - che mi consentirete di non nominare - e solo pochissimi altri. Propongo, quindi, che i disegni di legge di ratifica siano approvati nel corso di due o tre sessioni annuali, con dibattiti seri sia in sede di Commissione, sia in Assemblea. Altrimenti, onorevoli colleghi, ci prendiamo letteralmente in giro.
Qui, può «passare» di tutto, assolutamente di tutto, solo che taluno sia alquanto più attivo e presente di tal altro. Con la responsabilità di chi è stato, per cinque anni ormai, presidente della Commissione di merito, lascio questa piccola proposta, un'elementare proposta che tuttavia, a mio giudizio, può rendere utile il lavoro legislativo di ratifica dei trattati internazionali, che deve essere svolto con serietà.
Per quanto riguarda il provvedimento in esame, naturalmente mi richiamo alla relazione da me stesso svolta in sede di Commissione, aggiungendo solo che si tratta di un importante accordo.
Ad ogni modo, data la premessa testé svolta, ben vedete quale sia la valutazione che posso dare delle discussioni in essere e quindi non voglio partecipare se non per ringraziare, insieme, quei pochi intimi che sono presenti in Commissione di merito ed in Assemblea quando si tratta dell'esame di ratifiche di trattati internazionali.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

GIUSEPPE DRAGO, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, il Governo ritiene molto importante questo accordo nel campo della sicurezza delle reti tra il Governo israeliano ed il Governo italiano. Tra l'altro, oltre che a livello istituzionale, questa ratifica è voluta anche da ambienti imprenditoriali, culturali e scientifici; noi, come Governo, le attribuiamo una grande importanza e, pertanto, ne sollecitiamo l'approvazione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è vero che la fine delle legislature si presta al rimpianto dei tempi


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perduti e, quindi, molti colleghi - anche l'onorevole Selva, in questa circostanza - si sono diffusi sul modo nel quale si affronta l'esame delle ratifiche. Peccato che il nostro gruppo, per bocca e per azione dell'onorevole Calzolaio, avesse proposto una riforma sostanziale dell'esame delle ratifiche, la quale avrebbe non poco alleggerito il lavoro della Assemblea a beneficio della sostanza!
Inoltre, noto come, durante i nostri ripetuti interventi in Assemblea su disegni di legge di ratifica, spesso, per così dire, si «rumoreggiava»: venivamo definiti quali ritardatari (o «ritardatori») o, addirittura, ostruzionisti!
Quindi, non credo, sinceramente, che si possa trasmettere l'impressione, ad un cittadino che segua questo dibattito, che da parte nostra sia mancato l'impegno su questo terreno: se vi è stato un gruppo - ma anche altri, naturalmente, si sono impegnati in tal senso - che, con grande assiduità e coerenza, ha cercato di attribuire tutta la dovuta importanza al lavoro legislativo delle ratifiche, questo è stato il gruppo dei Democratici di sinistra aderente all'Ulivo.
Sottolineo la circostanza proprio perché siamo sempre stati consapevoli dell'importanza delle relazioni di politica estera: anche oggi, se in Assemblea stiamo rapidamente approvando le ratifiche, è perché noi abbiamo consentito che così si procedesse pur di mettere il Ministero degli affari esteri nelle condizioni di uscire dalla legislatura avendo ratificato i suoi adempimenti internazionali.
Dunque, delle due, l'una: o si condivide tale impostazione, e allora noi saremo rapidi, efficaci e, ovviamente, sintetici; ma se questa nostra impostazione per facilitare il lavoro dello stesso Governo venisse interpretata come una sorta di scarsa attenzione o di lassismo, le assicuro, signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, che noi siamo pronti ad intervenire su ogni articolo del provvedimento e su ogni disegno di legge di ratifica!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Landi di Chiavenna. Ne ha facoltà.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA. Signor Presidente, questo accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel campo della sicurezza delle reti conferma e rafforza le relazioni politiche esistenti fra il nostro paese ed Israele in un momento di particolare tensione nell'ambito mediorientale; in un momento in cui Israele ha la necessità di trovare non solo, evidentemente, partner di carattere economico-commerciale ma anche sponde che rafforzino, dal punto di vista politico-istituzionale, l'affetto e l'amicizia che noi dobbiamo avere nei confronti di questo paese. Un paese da sempre sulla frontiera nella tutela della sicurezza dei propri territori e della propria popolazione.
Quindi, Alleanza Nazionale accoglie, con grande spirito e con l'entusiasmo che deve essere conferito a questo momento, l'accordo in esame e la relativa ratifica, che sancisce, come sottolineavo e come voglio ribadire, un ulteriore senso di amicizia tra il nostro paese ed Israele.
Ciò auspicando che lo Stato di Israele riceva tutta la solidarietà della comunità internazionale in un momento che lo vede, ancora una volta, sottoposto alla violenza dell'estremismo e del radicalismo. Tali fenomeni, purtroppo, minano anche la credibilità di processi democratici in atto nei paesi confinanti e mettono duramente a repentaglio, altresì, la sicurezza internazionale, quella dell'Europa e quella della stessa Italia.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, in occasione dell'esame del presente disegno di legge di ratifica sono stati introdotti due argomenti che non sono strettamente collegati con l'Accordo in oggetto; pertanto, anch'io, come hanno già fatto altri colleghi, interverrò su tali argomenti.


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Ha ragione l'onorevole Valdo Spini quando afferma che l'onorevole Calzolaio ha tentato di far legiferare il Parlamento in materia di ratifica dei trattati internazionali. Vorrei ricordare, peraltro, che la Commissione affari esteri non si è limitata a prendere atto del deposito della sua proposta di legge in materia, ma ha addirittura iniziato l'iter del suo esame.
Bisognerebbe dunque chiarire, per completezza, chi ha bloccato l'iter di tale progetto di legge, che personalmente sostenevo, finalizzato a riformare le procedure con le quali sia il Parlamento, sia lo stesso Governo «trattano» - perdonatemi il gioco di parole! - i trattati internazionali.
Vorrei rilevare come i trattati internazionali (che numerosi colleghi conoscono solo periodicamente, perché nel corso della stessa seduta se ne esaminano di diversi) non siano tutti uguali: alcuni, infatti, sono di ordinaria amministrazione, come quello che ci stiamo accingendo a ratificare.
Si tratta, in altri termini, di accordi di collaborazione tra Stati, che tendono ad intensificare rapporti commerciali, attività culturali o scambi di informazioni. Essi appartengono all'attività quotidiana e tecnica di un Governo, che non può e non deve essere ostacolato nello svolgimento di tale attività.
È altrettanto naturale, dunque, che detti trattati non vengano discussi approfonditamente in sede di Assemblea (se non addirittura presso la Commissione competente), dal momento che la loro ratifica, da parte del Parlamento, rappresenta un atto dovuto.
Vi sono, invece, altri accordi internazionali, che presentano caratteristiche diverse. Essi, infatti, inaugurarono un certo tipo di rapporti con determinati paesi, oppure cambiano profondamente le relazioni internazionali dell'Italia. Si tratta, in altri termini, di veri e propri atti di politica estera.
Mi sembra che tali trattati abbiano sempre meritato una particolare attenzione in sede sia di Commissione, sia di Assemblea: quindi, sarebbe bene non fare di tutta un erba un fascio e non mettere tutti gli accordi internazionali nello stesso «calderone»!
Vi è tuttavia una questione, onorevoli colleghe e colleghi, che intendo denunciare con forza. Vorrei osservare, infatti, che in questo Parlamento, soprattutto nell'attuale legislatura (ma non solo), siamo espropriati, di fatto, dagli atti di indirizzo rivolti al Governo in materia di politica estera, che sono di nostra competenza.
Vorrei segnalare, in altri termini, che siamo chiamati a ratificare accordi che sono stati già stipulati e che siamo sottoposti ad un ricatto politico: o si approvano, o si respingono! La loro mancata ratifica, spesso e volentieri, significherebbe non soltanto la reiezione di un particolare trattato, ma anche una regressione nei rapporti politici fra il nostro paese ed un altro.
Ricordo che, quando si discutono strumenti di indirizzo come mozioni e risoluzioni (anche in sede di Commissione), capita spesso che - e ciò non si è verificato solamente in questa legislatura - il Governo provveda, in buona sostanza - perché è così, di fatto! -, a scrivere lui l'atto di indirizzo politico. Attraverso l'artifizio del parere condizionato ad alcune riformulazioni, infatti, l'esecutivo, anziché esprimere un parere contrario o favorevole su una mozione o su una risoluzione, riscrive esso stesso il dispositivo dell'atto e si attribuisce da sé stesso l'indirizzo politico! Forse non è nemmeno il Parlamento. Forse sono solo alcuni funzionari diplomatici della Farnesina che si danno, da se medesimi, tale indirizzo.
Ho più volte chiesto, sia in Commissione, sia in Assemblea che si ponga termine a tale scempio ed ho proposto a tutti i gruppi, soprattutto a quelli di maggioranza, di provvedere a mantenere fermo il dispositivo e a votarlo anche contro l'opinione del Governo. È già successo nella scorsa e nell'ancor precedente legislatura. In questa legislatura non è mai successo, perché vi è stata una subordinazione totale dei gruppi di maggioranza al Governo, anche in questo caso. Dunque - mi si permetta di dirlo - a poco valgono alcune lamentele


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dell'onorevole Selva, perché egli è stato uno tra i primi «custodi» di questa prassi di svuotamento delle competenze parlamentari rispetto non tanto al Governo, ma all'apparato della Farnesina.
Infine, volevo dire al collega Landi di Chiavenna: se è vero che questo provvedimento, che voterò, regola e razionalizza le relazioni tra il nostro paese e lo Stato di Israele, respingo le motivazioni con le quali egli strumentalmente lo vuole politicizzare, dando a tale trattato un significato che esso non ha. Infatti, se dovessi dare retta alle motivazioni proposte dall'onorevole Landi di Chiavenna, dovrei votare contro questo provvedimento, e non a favore. Non ho mai usato la pratica di «tirare per i capelli» qualsiasi trattato per esporre tesi e votare in una certa direzione; ho utilizzato, in più di un'occasione, l'opportunità di parlare su un trattato, magari votando a favore, per chiarire alcuni aspetti che erano contenuti in tale trattato, o per parlare anche delle relazioni del nostro paese con un altro paese. Affermare che il trattato che ci apprestiamo a ratificare equivale a dare un appoggio - è ciò che ha affermato l'onorevole Landi di Chiavenna - alla politica dell'attuale Governo israeliano, nell'attuale contingenza, è non solo una forzatura, ma un atto scorretto nella discussione in Parlamento e pertanto sono costretto a precisare che voto a favore del provvedimento in esame dando un'altra interpretazione (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Strano. Ne ha facoltà.

NINO STRANO. Signor Presidente, l'artifizio dialettico con il quale il collega che mi ha preceduto giustifica il suo voto ci pone nella condizione - o, almeno, per quanto mi riguarda, mi pone nella condizione - di riflettere sui voti che si danno sui disegni di legge di ratifica. Ad esempio, si può riflettere sul voto dato sull'atto Senato n. 2962 - si consideri la data della stipula del relativo Accordo, ossia il 1998 -, la ratifica che abbiamo votato in ordine all'esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica popolare di Cina. Abbiamo riflettuto per un po' su tale Accordo e poi ci siamo convinti a votare favorevolmente sul disegno di legge di autorizzazione della relativa ratifica. Ciò anche se le motivazioni, non espresse dal presidente Selva, ma che sicuramente erano «bagaglio» del Governo precedente, oggi non ci potrebbero convincere, alla luce dei rapporti che ancora tratteniamo, pur vincolati al «cappio» di motivazioni economiche globalizzanti e di mercato, con un regime liberticida quale quello della Repubblica popolare di Cina verso le cui pratiche in tema di giustizia, anche di recente, alcuni esponenti del Parlamento - non certo del Governo - si sono mostrati favorevoli.
In ordine al trattato che stiamo discutendo, non vi è dubbio, onorevoli colleghi - ed a mio avviso sarebbe inusuale se non fosse così -, che il nostro Ministero degli esteri non ha affidato ad oscuri funzionari, anche se diplomatici, la redazione di un trattato di affitto di una casa.
Il Ministero degli affari esteri ha voluto dare un'impronta ad un trattato concernente la cooperazione nel campo della sicurezza delle reti stipulato con uno Stato che vive un momento drammatico proprio sotto l'aspetto della sua sicurezza interna ed esterna. È un paese assediato, un paese circondato.
Per questo motivo, ancorandomi alle dichiarazioni dell'onorevole Landi di Chiavenna (e non certo per altri motivi, ossia perché bisogna ad ogni costo ratificare un trattato), voteremo a favore del provvedimento in esame. Il nostro è un voto politico, anche alla luce dei fatti che si sono verificati negli ultimi mesi, che ci inducono, signor presidente Selva, ad esprimere un voto ragionato.
Se fossimo meri esecutori di contratti di affitto, ritengo che perderemmo il ruolo politico al quale siamo stati delegati dal popolo italiano. Siamo qui proprio per ratificare posizioni politiche, perché i trattati fra gli Stati non possono che sottintendere


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questo tipo di rapporto, che non è soltanto - lo ripeto - meramente amministrativo, bensì soprattutto politico.
Da queste ragioni discende il mio voto favorevole sul disegno di legge di ratifica in esame.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 6285)

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore ed il rappresentante del Governo rinunziano alla replica.

(Esame degli articoli - A.C. 6285)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 6285 sezione 1), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 346
Votanti 344
Astenuti 2
Maggioranza 173
Hanno votato
341
Hanno votato
no 3).

Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 6285 sezione 2), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 355
Votanti 351
Astenuti 4
Maggioranza 176
Hanno votato
349
Hanno votato
no 2).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 (vedi l'allegato A - A.C. 6285 sezione 3), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 357
Votanti 354
Astenuti 3
Maggioranza 178
Hanno votato
353
Hanno votato
no 1).

Passiamo all'esame dell'articolo 4 (vedi l'allegato A - A.C. 6285 sezione 4), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 363
Votanti 359
Astenuti 4
Maggioranza 180
Hanno votato
359).


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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 6285)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, non essendo intervenuto prima sul merito, intendo dire che va da sé che la stipula di accordi di cooperazione scientifica, tecnologica o culturale è un segnale di buoni rapporti fra il nostro paese e l'altro in oggetto.
Mi compete, però, ricordare che gli accordi si stipulano fra Stati, indipendentemente dai vari Governi, ciascuno dei quali deve mantenere tali accordi, che rappresentano un segnale di amicizia fra i popoli. È questo un segnale di amicizia fra il popolo italiano e quello israeliano, e lo voglio ribadire. Credo che considerazioni politiche o strumentalizzazioni a favore di questo o quel Governo, sia italiano sia israeliano, si pongano completamente fuori dalla dinamica di questa ratifica.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6285)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 6285, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato d'Israele in materia di cooperazione nel campo della sicurezza delle reti, fatto a Roma il 29 settembre 2004) (6285):

(Presenti e votanti 360
Maggioranza 181
Hanno votato
357
Hanno votato
no 3).

Discussione del disegno di legge: S. 3289 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile, con Allegato, fatto a Roma il 6 ottobre 2004 (Approvato dal Senato) (A.C. 6311) (ore 17).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile, con Allegato, fatto a Roma il 6 ottobre 2004.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6311)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Selva, ha facoltà di svolgere la relazione.

GUSTAVO SELVA, Relatore. Signor Presidente, questo importante Accordo di coproduzione cinematografica si inserisce anche in un contesto in cui i rapporti economici, commerciali e politici con il Cile si sono rafforzati.
L'aspetto delle coproduzioni cinematografiche non ha soltanto un valore culturale, ma anche un valore sociale. Siamo un paese con un'alta tradizione di produzione


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cinematografica e, quindi, ritengo che anche questo accordo vada salutato come un rafforzamento delle nostre collaborazioni con i paesi di tutta l'America latina, nonché con quelli dell'America centrale.
Propongo, pertanto, la rapida approvazione del disegno di legge di ratifica in esame.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo concorda con le considerazioni svolte dal relatore.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli - A.C. 6311)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 6311 sezione 1), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 354
Maggioranza 178
Hanno votato
352
Hanno votato
no 2).

Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 6311 sezione 2), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 352
Maggioranza 177
Hanno votato
352).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 (vedi l'allegato A - A.C. 6311 sezione 3), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 371
Maggioranza 186
Hanno votato
371).

Passiamo all'esame dell'articolo 4 (vedi l'allegato A - A.C. 6311 sezione 4), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 366
Maggioranza 184
Hanno votato
366).


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(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6311)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 6311, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(S. 3289 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile, con Allegato, fatto a Roma il 6 ottobre 2004) (Approvato dal Senato) (6311):

(Presenti 366
Votanti 365
Astenuti 1
Maggioranza 183
Hanno votato
365).

Discussione del disegno di legge: S. 3324 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di mutua assistenza amministrativa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo federale della Repubblica federale di Jugoslavia per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con allegato, fatto a Belgrado il 29 marzo 2002 (Approvato dal Senato) (A.C. 6312) (ore 17,02).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di mutua assistenza amministrativa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo federale della Repubblica federale di Jugoslavia per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con allegato, fatto a Belgrado il 29 marzo 2002.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6312)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Landi di Chiavenna, ha facoltà di svolgere la relazione.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA, Relatore. Signor Presidente, questo è un accordo di mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali. È stato stipulato a Belgrado il 29 marzo 2002 e, quindi, credo che ciò aiuti a capire e a comprendere che, tutto sommato, i tempi tecnici non sono stati così biblici come spesso l'opposizione tende a rappresentare con strumentale polemica.
Si tratta di un provvedimento utile, che aiuta le relazioni di carattere economico e commerciale, creando delle relazioni di implementazione dei rapporti di trasparenza transfrontaliera per quanto riguarda anche il contrasto degli abusi, delle truffe, nonché della illegalità nei due paesi.
Quindi, credo sia un provvedimento certamente utile, che la Camera dovrà approvare con sollecitudine, perché aiuta il percorso verso quella necessaria applicazione delle regole di trasparenza che aiutano i mercati e, soprattutto, gli imprenditori sani. Tale provvedimento dovrebbe spingere ulteriormente ad implementare i rapporti commerciali e a contrastare fermamente e fortemente ogni iniziativa di illegalità e la criminalità organizzata, anche in forma economica.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo concorda con le considerazioni svolte dal relatore.


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PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli - A.C. 6312)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 6312 sezione 1), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 369
Votanti 367
Astenuti 2
Maggioranza 184
Hanno votato
367).

Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 6312 sezione 2), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 359
Votanti 358
Astenuti 1
Maggioranza 180
Hanno votato
358).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 (vedi l'allegato A - A.C. 6312 sezione 3), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 17,04)

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 360
Maggioranza 181
Hanno votato
360).

Passiamo all'esame dell'articolo 4 (vedi l'allegato A - A.C. 6312 sezione 4), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 368
Votanti 367
Astenuti 1
Maggioranza 184
Hanno votato
366
Hanno votato
no 1).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6312)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 6312, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).


Pag. 99

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(S. 3324 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di mutua assistenza amministrativa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo federale della Repubblica federale di Jugoslavia per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con allegato, fatto a Belgrado il 29 marzo 2002) (Approvato dal Senato) (6312):

(Presenti e votanti 362
Maggioranza 182
Hanno votato
362).

Discussione del disegno di legge: S. 3449 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Regno di Svezia sulla cooperazione culturale, educativa, scientifica e tecnologica, fatto a Roma il 29 novembre 2001 (Approvato dal Senato) (A.C. 6313) (ore 17,05).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Regno di Svezia sulla cooperazione culturale, educativa, scientifica e tecnologica, fatto a Roma il 29 novembre 2001.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6313)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Prendo atto che il relatore, onorevole Baldi, e il rappresentante del Governo raccomandano l'approvazione del provvedimento.
Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli - A.C. 6313)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 6313 sezione 1), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 357
Votanti 354
Astenuti 3
Maggioranza 178
Hanno votato
354).

Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 6313 sezione 2), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 360
Votanti 359
Astenuti 1
Maggioranza 180
Hanno votato
359).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 (vedi l'allegato A - A.C. 6313 sezione 3), al quale non sono state presentate proposte emendative.


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Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 356
Votanti 355
Astenuti 1
Maggioranza 178
Hanno votato
355).

Passiamo all'esame dell'articolo 4 (vedi l'allegato A - A.C. 6313 sezione 4), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 363
Maggioranza 182
Hanno votato
362
Hanno votato
no 1).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6313)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 6313, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(S. 3449 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Regno di Svezia sulla cooperazione culturale, educativa, scientifica e tecnologica, fatto a Roma il 29 novembre 2001) (Approvato dal Senato) (6313):

(Presenti e votanti 366
Maggioranza 184
Hanno votato
366).

Discussione del disegno di legge: S. 3644 - Ratifica ed esecuzione del Protocollo recante modifica della Convenzione che istituisce un ufficio europeo di polizia (Convenzione EUROPOL) e del Protocollo relativo ai privilegi e alle immunità dell'EUROPOL, dei membri dei suoi organi, dei suoi vicedirettori e agenti, fatto a Bruxelles il 28 novembre 2002 (Approvato dal Senato) (A.C. 6314) (ore 17,07).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione del Protocollo recante modifica della Convenzione che istituisce un ufficio europeo di polizia (Convenzione EUROPOL) e del Protocollo relativo ai privilegi e alle immunità dell'EUROPOL, dei membri dei suoi organi, dei suoi vicedirettori e agenti, fatto a Bruxelles il 28 novembre 2002.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6314)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Prendo atto che il relatore, onorevole Paoletti Tangheroni, ed il rappresentante del Governo raccomandano l'approvazione del provvedimento.


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Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli - A.C. 6314)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 6314 sezione 1), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione - Commenti del deputato Russo Spena). Non Unipol, non faccia battute di spirito su questo perché sono inopportune.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 362
Votanti 361
Astenuti 1
Maggioranza 181
Hanno votato
352
Hanno votato
no 9).

Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 6314 sezione 2), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 367
Votanti 366
Astenuti 1
Maggioranza 184
Hanno votato
355
Hanno votato
no 11).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 (vedi l'allegato A - A.C. 6314 sezione 3), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 370
Votanti 369
Astenuti 1
Maggioranza 185
Hanno votato
356
Hanno votato
no 13).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 6314)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, ci sono due trattati che insistono sulla stessa materia: quella di EUROPOL. Rinvio tutte le colleghe ed i colleghi ai numerosi interventi che nel corso di questa legislatura, ed anche nel corso della scorsa, abbiamo svolto per esprimere il senso della nostra contrarietà ad EUROPOL. Del resto, anche da voci autorevoli della maggioranza sono venute parole di contrasto al provvedimento riguardante EUROPOL e ad alcuni aspetti specifici che lo riguardano.
Oggi siamo all'ennesima tappa. EUROPOL, come sapete, è una polizia europea costituita da polizie nazionali che si sono organizzate - dico io - in una superpolizia europea sulla quale, però, non incombe alcuna autorità né giudiziaria, né politica. EUROPOL, cioè, è priva di qualsiasi controllo in linea di fatto e, per


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alcuni versi, anche in linea di principio. Il suo personale è provvisto di immunità e di prerogative di gran lunga superiori a quelle di qualsiasi deputato, europeo o nazionale, di qualsiasi degli Stati membri. Si tratta di immunità totali e non vi è un organismo che possa provvedere a far venire meno quelle immunità. Solo l'arbitrio del direttore generale di EUROPOL potrebbe provvedere a togliere l'immunità ad un funzionario che abbia commesso un delitto di qualsiasi natura, anche quello più grave, anche un omicidio premeditato.
EUROPOL si dedica all'investigazione ed alla persecuzione di alcuni reati. Nel corso del tempo la fattispecie dei reati si è andata allargando ed oggi vi è una definizione che abbraccia la gran parte del codice penale di qualsiasi paese europeo. Abbiamo una polizia che, senza il mandato del giudice, può indagare, investigare, raccogliere informazioni ed archiviarle senza che nessuno possa controllare che ciò viene fatto nel rispetto della legge. Anzi, viene teorizzato che anche ove ciò sia fatto al di fuori del rispetto della legge si provvede con l'immunità. Voi credete che io esageri, ma basta leggere il testo e la relazione tecnica che lo accompagna. Ne leggo poche righe: in particolare viene riconosciuta l'immunità giurisdizionale per la responsabilità rispetto al trattamento di dati illecito o effettuato in modo non corretto, nonché l'immunità dei beni di EUROPOL da perquisizione, sequestro, confisca ed altre forme di violazione.
Sappiamo, perché ce lo dice una letteratura che ormai insiste su questo punto da anni, che decine di milioni di cittadine e cittadini europei sono schedati secondo i loro gusti sessuali, secondo i loro orientamenti politici, secondo i loro orientamenti religiosi. Tutto ciò in Italia è illegale: infatti, viene fatto in quella sede, ed in quella sede chi lo fa è protetto da una totale immunità.
Chiedo agli spiriti liberi e garantisti, a coloro i quali hanno sempre in bocca la difesa della libertà, a coloro i quali si scagliano ad ogni piè sospinto contro il giustizialismo, a coloro i quali pensano che sia sacra ed inviolabile la libertà delle persone: dove siete? Dove sarete quando si voterà questo provvedimento?
So che siamo quasi soli nell'affermare ciò e nell'opporci a questa tendenza.
Qualcuno sosterrà che è pur necessario reprimere i crimini a livello transnazionale. Siamo d'accordo a reprimere alcuni crimini a livello internazionale, come la criminalità organizzata, il traffico delle presone e così via, ma non accettiamo che, per tale finalità, si costituiscano superpoteri fuori dal controllo di parlamenti e persino di governi, perché ciò si può ritorcere in qualsiasi momento contro le migliori intenzioni che hanno animato molti colleghi e contro chiunque.
Non intendiamo mettere sotto i piedi lo Stato di diritto ed una lunghissima tradizione di difesa della libertà per eventuali contingenti necessità di lotta alla criminalità. Non vi è alcun fine che giustifichi il mezzo della violazione delle libertà individuali, personali e collettive, per nessun motivo al mondo.
Signor Presidente, vi sono molti altri aspetti presenti in questo provvedimento ed in quello successivo - che insiste sugli stessi temi - sui quali non mi dilungo. Tengo solo a precisare che ho fatto un'affermazione sbagliata nel dibattito in Commissione, quando ho attribuito un'immunità a collaboratori del personale di polizia. Ritiro tale affermazione, avendone verificato l'inesattezza grazie alla collega Paoletti Tangheroni.
Per tutto il resto, colleghe e colleghi, esprimo convintamene il voto contrario del gruppo di Rifondazione comunista al provvedimento in esame, contro lo scempio della libertà e della democrazia nel nostro continente (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Il Protocollo contenuto nel disegno di legge di ratifica in esame non istituisce l'EUROPOL o i privilegi degli appartenenti all'EUROPOL, ma intende disciplinare


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la loro partecipazione alle squadre investigative comuni, fatto largamente auspicato. Anzi, in questo senso, afferma il contrario di quanto abbiamo sentito, cioè che gli agenti dell'EUROPOL, quando partecipano alle squadre investigative comuni, sono soggetti, per quanto riguarda i reati che dovessero subire o commettere, alla legislazione nazionale dello Stato membro in cui si svolge l'operazione.
Fermo restando che con l'onorevole Mantovani abbiamo rispettabilissimi dissensi sull'utilità di organizzare l'EUROPOL nelle modalità attuali, non mi sembra che la modifica della Convenzione del Protocollo possa aggravare le preoccupazioni da lui espresse.
Annuncio, quindi, il voto favorevole del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6314)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 6314, di cui si è testé concluso l'esame.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(S. 3644 - Ratifica ed esecuzione del Protocollo recante modifica della Convenzione che istituisce un ufficio europeo di polizia (Convenzione EUROPOL) e del Protocollo relativo ai privilegi e alle immunità dell'EUROPOL, dei membri dei suoi organi, dei suoi vicedirettori e agenti, fatto a Bruxelles il 28 novembre 2002) (Approvato dal Senato) (6314).

(Presenti 355
Votanti 345
Astenuti 10
Maggioranza 173
Hanno votato
324
Hanno votato
no 21).

Prendo atto che l'onorevole Spini non è riuscito a votare.

Discussione del disegno di legge: S. 3646 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di mutua assistenza amministrativa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica islamica dell'Iran per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con Allegato, fatto a Teheran l'11 ottobre 2004 (Approvato dal Senato) (A.C. 6315) (ore 17,13).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di mutua assistenza amministrativa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica islamica dell'Iran per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con Allegato, fatto a Teheran l'11 ottobre 2004.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6315)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Landi di Chiavenna, ha facoltà di svolgere la relazione.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA, Relatore. Signor Presidente, come ho già avuto modo di dire in Commissione, sul disegno di legge in esame deve essere portata una pur minima attenzione da parte del relatore, nell'auspicio che vi sia una certa condivisione sulle valutazioni che è opportuno esprimere.


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È un provvedimento importante e riguarda un Accordo che deve essere ratificato, in quanto è necessario continuare a credere che l'azione della diplomazia internazionale, attraverso questi Accordi e Protocolli d'intesa, possa aiutare a depotenziare il rischio di un regime maggiormente intollerante ed odioso, che si pone sempre più al di fuori delle logiche della convivenza democratica internazionale.
Ciò nonostante sento il dovere di stigmatizzare la gravità della situazione, in cui la comunità internazionale si è trovata per l'esasperazione delle posizioni assunte dal regime teocratico iraniano, in particolare per quanto attiene alla questione dell'arricchimento dell'uranio, con il rischio di un ulteriore aggravamento della situazione e degli equilibri internazionali nell'area mediorientale. Non posso tacere le preoccupazioni che possono nascere e derivare... (Commenti).
Ai colleghi vorrei ricordare che stiamo parlando dell'Iran, di una nazione che sta mettendo a grave rischio l'incolumità internazionale! Questa è la verità dei fatti!

PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo si associa alle considerazioni svolte dal relatore.
È iscritto a parlare l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, intervengo brevemente perchè vorrei doverosamente sottolineare - mi rivolgo ai colleghi che protestavano per il fatto che stavamo, lo dico tra virgolette «perdendo tempo» - l'importanza della discussione che stiamo svolgendo.
Manifesto la mia perplessità sul voto che ci accingiamo ad esprimere, non tanto per il contenuto assolutamente condivisibile. È, infatti, di questa mattina la notizia che l'agenzia Fars, notoriamente vicina al presidente dell'Iran, ha annunciato il boicottaggio delle auto italiane. Pertanto, in occasione della ratifica di accordi commerciali e doganali con l'Iran, è logico che si debba riflettere!
Ritengo che dovremmo esprimere un voto favorevole, proprio per tutelare meglio le esportazioni italiane, ma non possiamo non sottolineare il fatto che l'Iran ultimamente si fa beffa degli accordi internazionali! Pensate all'assalto all'ambasciata di Danimarca l'altro ieri a Teheran e al mancato intervento dei poliziotti.
Quindi, il nostro sarà un voto favorevole «sofferto», ma richiamiamo il Governo, tutto il Parlamento, perché in ordine a tale problema non possiamo non renderci conto dell'importanza della questione (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, vorrei approfittare di questa occasione, considerato che si è cominciato a parlare dell'Iran incidentalmente e di ciò che sta avvenendo in questi giorni, per chiedere, a nome di tutta la Camera dei deputati, se fosse possibile esprimere la solidarietà dei deputati italiani ai colleghi del Parlamento danese e, soprattutto, al Governo danese che, in questo momento, è oggetto, al di là del giudizio che si può esprimere sulla vicenda in particolare, di un attacco violento, virulento in tutto il pianeta da parte di una serie di Stati di ispirazione islamica.
Penso che la piccola Danimarca ed il Parlamento danese abbiano bisogno anche della nostra solidarietà.
Questo Parlamento molte altre volte ha espresso la propria solidarietà in momenti difficili a Parlamenti amici e fratelli, soprattutto, dell'Unione europea. Ritengo che questo sia il momento giusto per esprimere solidarietà non ideologica, non strumentale, ma sentita e fraterna ai colleghi danesi (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Strano. Ne ha facoltà.

NINO STRANO. Signor Presidente, colleghi, vorrei svolgere poche considerazioni sul tema che stiamo affrontando.


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Quando si vota un disegno di legge di ratifica, non vi è anche la necessità di dare l'avallo, come è stato affermato dal collega Zacchera e da altri colleghi, al Governo con cui è stato stipulato l'accordo (Commenti del deputato Elio Vito). Caro Elio, vedo che mi imiti anche nella mise, ma stai sereno!
Siamo vicini al popolo iraniano, poiché in quel paese ormai da decenni non si svolgono elezioni libere e democratiche ed i Governi non lo tutelano, come è accaduto in questi giorni - lo ha affermato il collega Rossi -, mettendo in pericolo le sedi libere e democratiche di Governi europei, ai quali rivolgiamo la nostra certa e sicura amicizia, come quello danese e quello norvegese.
Quindi, il nostro voto è rivolto al popolo iraniano che soffre e che cerchiamo di aiutare con l'approvazione di disegni di legge di ratifica di accordi, nella speranza che le sanzioni verso chi infrange le regole doganali possano arrecare benefici alla democrazia.
Questo voto, tuttavia, non può essere barattato - credo che il nostro Governo non abbia mai pensato di farlo - con un voto a sostegno di un Governo liberticida (laico o religioso che sia), come è attualmente quello iraniano, che mette in pericolo le libertà religiose e la democrazia del mondo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. I temi proposti dai colleghi sono di grande rilevanza e dimostrano che questo Parlamento avrebbe bisogno di una comunicazione sugli ultimi fatti di politica estera e di un dibattito relativamente a tale argomento (Commenti del deputato Guido Giuseppe Rossi).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 17,20)

VALDO SPINI. A nome del gruppo dei Democratici di sinistra, chiedo che il ministro degli esteri venga a riferire in aula affinché ci si possa confrontare a fondo sui temi del rispetto delle religioni, degli atti di violenza compiuti contro la Danimarca ed altri paesi.
Questo sarebbe un modo serio per affrontare il problema, mentre non lo è il modo frettoloso con il quale si esamina un accordo stipulato con il precedente Governo iraniano a proposito di prevenzione, accertamento e repressione delle infrazioni doganali. Prima tali infrazioni vengono prevenute, accertate e represse, meglio è, indipendentemente dal Governo in carica!

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 6315)

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore ed il Governo rinunciano alla replica.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, vorrei chiederle un consiglio: la mia precedente richiesta circa l'espressione della nostra solidarietà al Parlamento danese può essere posta in votazione, oppure rientra nella discrezionalità del Presidente che dirige i lavori dell'Assemblea?
Ritengo che un tema di tale importanza possa formare oggetto di una votazione da parte dell'Assemblea o, se vi fosse l'unanimità, credo che si potrebbe esprimere la nostra solidarietà al Parlamento danese tramite il Presidente di turno.

PRESIDENTE. Onorevole Guido Giuseppe Rossi, le rispondo che la questione da lei sollevata incidenter tantum ha un suo valore, che ognuno con la propria sensibilità ha certamente apprezzato.


Pag. 106


Per quanto riguarda, invece, lo strumento utilizzabile, se lei presenta una risoluzione il Governo le risponderà e il Parlamento si pronuncerà, ma ritengo che ormai se ne possa parlare nella prossima legislatura.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. La ringrazio, Presidente; tuttavia, la solidarietà tra Parlamenti è un fatto puramente parlamentare, che non può essere espresso attraverso un atto di indirizzo al Governo. È l'Assemblea che può dichiarare la propria solidarietà ad un'altra Assemblea legislativa, in questo caso quella danese. Presidente, non sono soddisfatto della sua risposta.

PRESIDENTE. Mi dispiace, ma non posso accontentarla, in quanto violerei il regolamento, visto che la questione non è all'ordine del giorno e lei mi inviterebbe a fare una cosa che, magari, non è corrispondente ai miei sentimenti, ma ai miei doveri, ai quali ora mi attengo.

(Esame degli articoli - A.C. 6315)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 6315 sezione 1), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 378
Votanti 370
Astenuti 8
Maggioranza 186
Hanno votato
363
Hanno votato
no 7).

Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 6315 sezione 2), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 378
Votanti 369
Astenuti 9
Maggioranza 185
Hanno votato
365
Hanno votato
no 4).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 (vedi l'allegato A - A.C. 6315 sezione 3), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 370
Votanti 364
Astenuti 6
Maggioranza 183
Hanno votato
359
Hanno votato
no 5).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Passiamo all'esame dell'articolo 4 (vedi l'allegato A - A.C. 6315 sezione 4), al quale non sono state presentate proposte emendative.


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Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 373
Votanti 366
Astenuti 7
Maggioranza 184
Hanno votato
361
Hanno votato
no 5).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6315)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 6315, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(S. 3646 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di mutua assistenza amministrativa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica islamica dell'Iran per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con Allegato, fatto a Teheran l'11 ottobre 2004) (Approvato dal Senato) (6315):

(Presenti 378
Votanti 365
Astenuti 13
Maggioranza 183
Hanno votato sì 361
Hanno votato no 4).

Discussione del disegno di legge: S. 3670 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Azerbaijan sulla mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con Allegato, fatto a Roma il 24 febbraio 2005 (Approvato dal Senato) (A.C. 6316) (ore 17,30).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Azerbaijan sulla mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con Allegato, fatto a Roma il 24 febbraio 2005.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6316)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Landi di Chiavenna, ha facoltà di svolgere la relazione.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA, Relatore. Signor Presidente, per economia di tempo, mi richiamo alle considerazioni già svolte in Commissione nonché, oggi, con riferimento al disegno di legge di ratifica riguardante l'Accordo tra l'Italia e la Repubblica di Jugoslavia.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo concorda con le considerazioni svolte dal relatore.


Pag. 108

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli - A.C. 6316)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 6316 sezione 1), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 368
Maggioranza 185
Hanno votato
368).

Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 6316 sezione 2), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 374
Maggioranza 188
Hanno votato
374).

Prendo atto che l'onorevole Perrotta non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo all'esame dell'articolo 3 (vedi l'allegato A - A.C. 6316 sezione 3), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 374
Maggioranza 188
Hanno votato
374).

Passiamo all'esame dell'articolo 4 (vedi l'allegato A - A.C. 6316 sezione 4), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 381
Maggioranza 191
Hanno votato
381).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6316)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 6316, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(S. 3670 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Azerbaijan sulla mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, l'accertamento


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e la repressione delle infrazioni doganali, con Allegato, fatto a Roma il 24 febbraio 2005) (Approvato dal Senato) (6316):

(Presenti 381
Votanti 380
Astenuti 1
Maggioranza 191
Hanno votato
379
Hanno votato
no 1).

Discussione del disegno di legge: S. 3685 - Ratifica ed esecuzione del Protocollo elaborato in base all'articolo 43, paragrafo 1, della Convenzione che istituisce un Ufficio europeo di polizia (Convenzione EUROPOL) che modifica detta Convenzione, fatto a Bruxelles il 27 novembre 2003 (Approvato dal Senato) (A.C. 6317) (ore 17,35).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione del Protocollo elaborato in base all'articolo 43, paragrafo 1, della Convenzione che istituisce un Ufficio europeo di polizia (Convenzione EUROPOL) che modifica detta Convenzione, fatto a Bruxelles il 27 novembre 2003.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6317)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Paoletti Tangheroni, ha facoltà di svolgere la relazione.

PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI, Relatore. Signor Presidente, mi rimetto a quanto già detto in Commissione. Vorrei solo far presente all'Assemblea che queste due Convenzioni non ampliano, ma definiscono e precisano i poteri di EUROPOL.
Chiedo pertanto all'Assemblea di votare a favore del provvedimento.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo concorda con le considerazioni svolte dal relatore.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli - A.C. 6317)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 6317 sezione 1), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 379
Maggioranza 190
Hanno votato
368
Hanno votano
no 11).

Prendo atto che l'onorevole Di Serio D'Antona non è riuscita ad esprimere il proprio voto.
Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 6317 sezione 2), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 378
Votanti 377
Astenuti 1
Maggioranza 189
Hanno votato
364
Hanno votato
no 13).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 (vedi l'allegato A - A.C. 6317 sezione 3), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 371
Maggioranza 186
Hanno votato
358
Hanno votato
no 13).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 6317)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, nel mio intervento precedente ho spiegato come la questione EUROPOL sia ormai diventata una questione annosa. Mi è chiarissimo, colleghi, che EUROPOL non viene istituita con queste Convenzioni. Esse, come è stato precisato dalla collega Paoletti Tangheroni, specificano e precisano i poteri della stessa.
All'onorevole Spini dico che la sua precedente affermazione è, a mio avviso, correttissima ma riguarda un articolo, un aspetto della Convenzione; io, invece, ne ho citato un altro che modifica la normativa precedente in quanto con esso viene riconosciuta l'immunità giurisdizionale per la responsabilità in ordine al trattamento illecito o effettuato in modo non corretto di dati. Questa è la novità: la possibilità, cioè, di raccogliere dati illecitamente senza per questo subire alcuna conseguenza.
Nel provvedimento in esame, invece, si prevede, ad esempio, una nuova formulazione che rappresenta una novità. In particolare, in tale provvedimento si stabilisce che la modifica in questione preveda una deroga alla garanzia di un adeguato livello di protezione dei dati da parte dello Stato od organismo ricevente in alcuni casi eccezionali. In altre parole, lo Stato può anche non proteggere i dati. Ma chi lo decide? Qual è il caso eccezionale? Lo decide una corte, un tribunale, un giudice? No, lo decide, a sua discrezione, il direttore di Europol quando egli ritenga indispensabile la trasmissione dei dati in questione. Se non è questo un super potere, svincolato e fuori controllo, ditemi allora quand'è che si ha un potere fuori controllo!
Per tali motivi, noi continuiamo ad insistere nella nostra posizione e, conseguentemente, voteremo contro questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 6317)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 6317, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(S. 3685 - Ratifica ed esecuzione del Protocollo elaborato in base all'articolo 43, paragrafo 1, della Convenzione che istituisce un Ufficio europeo di polizia (Convenzione EUROPOL) che modifica detta Convenzione, fatto a Bruxelles il 27 novembre 2003 (Approvato dal Senato) (6317):

(Presenti 379
Votanti 373
Astenuti 6
Maggioranza 187
Hanno votato
358
Hanno votato
no 15).

Sull'ordine dei lavori (ore 17,34).

PRESIDENTE. Avverto che, non avendo la Commissione affari esteri concluso l'esame del disegno di legge di ratifica n. 6230, la discussione del medesimo è rinviata ad altra seduta.

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 6323.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 6323)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 6323 sezione 2), nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 6323 sezione 3).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 6323 sezione 4).
Ricordo, altresì, che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta sono state respinte le questioni pregiudiziali Michele Ventura ed altri n. 1 e Zaccaria ed altri n. 2.
Avverto che per un mero errore tipografico, nel fascicolo n. 1, l'articolo 39-sexies decies e gli emendamenti ad esso riferiti, sono collocati a pagina 26 dopo l'articolo 39-undevicies, anziché a pagina 25 dopo l'articolo 39-octies.

(Posizione della questione di fiducia - A.C. 6323)

ENRICO LA LOGGIA, Ministro per gli affari regionali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENRICO LA LOGGIA, Ministro per gli affari regionali. Signor Presidente, onorevoli colleghi (Commenti), il decreto-legge n. 273 oggi al nostro esame, recante proroga di termini e conseguenti disposizioni urgenti, già approvato dal Senato, scadrà il 28 febbraio prossimo venturo.
In considerazione dell'imminente scioglimento delle Camere, a nome del Governo, a ciò espressamente autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione (Commenti - Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-La Rosa nel Pugno, Misto-Verdi-l'Unione)...

PRESIDENTE. Ministro La Loggia, il suo è un successo personale!

ENRICO LA LOGGIA, Ministro per gli affari regionali. Grazie, non mi aspettavo di meno!
Come dicevo, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 6323, di conversione del decreto-legge n. 273, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato.


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PRESIDENTE. A seguito della decisione del Governo di porre la questione di fiducia, la Conferenza dei presidenti di gruppo è immediatamente convocata presso la biblioteca del Presidente.
Sospendo la seduta, che riprenderà al termine di tale riunione.

Sull'ordine dei lavori.

MASSIMO POLLEDRI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, la ringrazio dell'attenzione e dell'opportunità che mi offre. Vorrei ritornare sulla richiesta formulata poco fa dall'onorevole Guido Giuseppe Rossi, non per sollecitare una certa interpretazione del regolamento, dal momento che giustamente lei dice che il regolamento stesso le lega le mani con riferimento alla possibilità di una votazione. Qui stiamo discutendo di una questione politica che investe il Parlamento e, pertanto, interviene sulla nostra coscienza di parlamentari italiani, ma anche sulla nostra coscienza di cittadini italiani e di cittadini europei, al termine di una storia in cui la libertà è una conquista - signor Presidente, lei me lo insegna con la sua autorevole esperienza - a cui noi non possiamo rinunciare.
Signor Presidente, in questo momento credo che debba rimanere agli atti una testimonianza di solidarietà non solo di singoli parlamentari ma in futuro, mi auguro, dell'Ufficio di Presidenza e dei gruppi, perché oggi ci sentiamo tutti danesi, tutti italiani e tutti europei.
Credo che in un momento in cui la libertà di espressione, ma non solo, la libertà di essere rappresentanti di un dialogo civile trovano un arresto importante, anche questo Parlamento, le libere istituzioni, i gruppi e i singoli rappresentanti debbano lasciare una traccia non di retorica, ma a favore della libertà.
Mi auguro che ci sia da più voci l'unione in un comune coro di intenti a difesa della libertà e a difesa, per carità, dell'espressione delle sensibilità religiose, ma anche di affetto e di solidarietà nei confronti della Danimarca.

PRESIDENTE. Onorevole Polledri, l'ho lasciata parlare perché sapevo già cosa avrebbe voluto dire. Lei sa benissimo - ed in questo senso ho derogato anche io al regolamento - che, essendo stata posta la questione di fiducia, la Camera non aveva più titolo per essere interessata di questo importante argomento. Tuttavia, la capisco e mi rendo conto che lei giustamente pone un problema importante. Mi auguro che gli strumenti ancora possibili da utilizzare possano essere attivati perché sentimenti e regolamento possano essere conciliabili.
In attesa delle determinazioni della Conferenza dei presidenti di gruppo, sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 17,40, è ripresa alle 18,15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI

PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei presidenti di gruppo si è testé riunita per definire l'organizzazione del dibattito conseguente alla posizione della questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 6323 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, recante definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti. Proroga di termini relativi all'inizio di deleghe legislative (Approvato dal Senato - scadenza: 28 febbraio 2006), nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato.
Poiché la questione di fiducia è stata posta alle ore 17,35 di oggi, la votazione per appello nominale avrà inizio alla stessa ora di domani, giovedì 9 febbraio.


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Le dichiarazioni di voto, a norma dell'articolo 116, comma 3, del regolamento, avranno inizio domani alle ore 16.
Successivamente, avranno luogo l'esame degli ordini del giorno, le dichiarazioni di voto e la votazione finale del disegno di legge di conversione.
Il termine per la presentazione degli ordini del giorno è stabilito alle ore 10 di domani, giovedì 9 febbraio.
Domani, al termine dell'esame del disegno di legge di conversione n. 6323, avrà luogo l'esame dei seguenti disegni di legge di ratifica: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica popolare di Cina per la cooperazione scientifica e tecnologica (Approvato dal Senato) (5584); Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale (Approvato dal Senato) (6230).
Martedì 14 (ore 16) avranno luogo gli interventi sul complesso degli emendamenti riferiti al disegno di legge di conversione n. 6259 - Conversione in legge del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4, recante misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione (da inviare al Senato - scadenza: 12 marzo 2006), cui seguirà l'espressione del parere della Commissione e del Governo. Il seguito dell'esame avrà luogo mercoledì 15 e giovedì 16 febbraio (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna e nella giornata di venerdì 17 febbraio), con votazioni a partire dalle 10,30 di mercoledì.
Martedì 14 febbraio avrà inoltre luogo la discussione sulle linee generali dei seguenti disegni di legge, ove trasmessi dal Senato e conclusi in Commissione: S. 3723 - Conversione in legge del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, recante interventi urgenti per i settori dell'agricoltura, dell'agroindustria, della pesca, nonché in materia di fiscalità d'impresa (scadenza: 12 marzo 2006); S. 3756 - Conversione in legge del decreto-legge 25 gennaio 2006, n. 19, recante misure urgenti per garantire l'approvvigionamento di gas naturale (scadenza: 27 marzo 2006); S. 3768 - Conversione in legge del decreto-legge 1o febbraio 2006, n. 23, recante misure urgenti per i conduttori di immobili in condizioni di particolare disagio abitativo, conseguente a provvedimenti esecutivi di rilascio in determinati comuni (scadenza: 3 aprile 2006). Il seguito dell'esame avrà luogo a partire dal giorno successivo.

Approvazioni in Commissione.

PRESIDENTE. Comunico che nella seduta di oggi, 8 febbraio 2006, l'XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) ha approvato, in sede legislativa, la seguente proposta di legge:
Senatore Zanoletti ed altri: «Modifica della disciplina normativa relativa alla tutela della maternità delle donne dirigenti» (Approvata dalla XI Commissione permanente del Senato) (6009).

Comunico, altresì, che nella seduta di oggi, 8 febbraio 2006, la XII Commissione permanente (Affari sociali) ha approvato, in sede legislativa, la seguente proposta di legge:
Senatore Zanoletti ed altri: «Nuova disciplina in favore dei minorati auditivi» (Approvata dalla XI Commissione permanente del Senato) (6231).

Comunico, altresì, che nella seduta di oggi, 8 febbraio 2006, la IV Commissione permanente (Difesa) ha approvato, in sede legislativa, la seguente proposta di legge:
Senatore Bonatesta ed altri: «Norme per la concessione di contributi statali alle associazioni combattentistiche» (Approvata, in un testo unificato, dal Senato) (6277), con l'assorbimento delle seguenti proposte di legge:
Diliberto ed altri: Disposizioni per la concessione di contributi statali alle Associazioni combattentistiche» (5618); Perrotta: «Concessione di contributi statali


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alle Associazioni combattentistiche» (5632), che pertanto saranno cancellate dall'ordine del giorno.

Comunico, infine, che nella seduta di oggi, 8 febbraio 2006, la XIII Commissione permanente (Agricoltura) ha approvato, in sede legislativa, la seguente proposta di legge:
Molinari ed altri: «Disciplina dell'agriturismo» (Approvata, in un testo unificato, dalla Camera, modificata dalla IX Commissione permanente del Senato) (817-1085-1198-2596-2635-B).

Ordine del giorno della seduta di domani.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della seduta di domani.

Giovedì 9 febbraio 2006, alle 16:

1. - Seguito della discussione del disegno di legge:
S. 3717 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, recante definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti. Proroga di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative (Approvato dal Senato) (6323).
- Relatore: Palma.

2. - Discussione dei disegni di legge di ratifica:
S. 2962 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica popolare di Cina per la cooperazione scientifica e tecnologica, con Allegato, fatto a Pechino il 9 giugno 1998 (Approvato dal Senato) (5584).
S. 2351 - Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001 (Approvato dal Senato) (6230).

La seduta termina alle 18,20.

RELAZIONE DEL DEPUTATO LELLO DI GIOIA SUL DOC. IV, N. 15-A

1. Premessa. La Giunta riferisce su una richiesta di autorizzazione a utilizzare intercettazioni di conversazioni telefoniche del deputato Vincenzo De Luca, nell'ambito del procedimento penale n. 3277/02 RGNR pendente presso il tribunale di Salerno. La domanda è corredata da un insieme di allegati assai voluminoso (forse eccessivo) dal quale si è ritenuto di estrapolare gli elementi più importanti.
Si tratta di un procedimento penale a carico di una moltitudine di soggetti nel quale si indaga per numerosi capi d'imputazione, tra cui l'associazione per delinquere, la truffa, la corruzione, l'abuso edilizio, il falso in atto pubblico, l'abuso d'ufficio, la minaccia a pubblico ufficiale, il riciclaggio e il falso in bilancio. Ci si trova dinanzi, in sostanza, a una vera e propria maxi-inchiesta, con cui la magistratura salernitana di fatto mette sotto accusa cospicua parte della classe dirigente di tale città e un periodo lungo - dal 1999 alla fine del 2004 - di scelte politiche e amministrative. Si vedrà nel prosieguo se e quanto solido sia l'impianto accusatorio. Al De Luca viene in particolare imputato il concorso esterno in associazione per delinquere (capo A, p. 14 dello stampato); concussione (capo F, pag. 27 dello stampato); abuso d'ufficio (capo L, pag. 37); minaccia a pubblico ufficiale (capo M, pag. 38); truffa (capo Q, pag. 43; capo A1, pag. 61); associazione per delinquere (capo A della terza richiesta cautelare, pag. 64); abuso d'ufficio (capo B della terza richiesta cautelare, pag. 65); falsità in atti pubblici (capi C e D della terza richiesta, pagg. 67 e 70); e truffa (capo E della terza richiesta cautelare, pag. 71).


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2. L'impianto dell'accusa. Per districarsi in questo atto d'accusa - tanto monumentale quanto, come si vedrà, poco consistente - occorre tentare una ricostruzione di massima del «filo rosso» che unirebbe questa teoria lunga ed elaborata di illeciti penali. Alla base di tutto starebbe la crisi industriale e produttiva della fabbrica Ideal Standard. Attorno alle iniziative di tutela sociale dei dipendenti della fabbrica e ai tentativi di riconversione industriale dell'area su cui insisteva lo stabilimento si sarebbe dipanata una vasta, composita e ripetuta operazione penalmente illecita. Dapprima amministratori locali, imprenditori, sindacalisti, intermediari di vario genere e politici nazionali (il De Luca in primis) si sarebbero adoperati per far sorgere nell'area ex Ideal Standard un parco turistico commerciale marino. Poi, tramontata quest'ipotesi, si sarebbero impegnati per la costruzione di un impianto di produzione di energia elettrica.
Gli assi portanti di questa ricostruzione sono tre richieste di misure cautelari sia personali sia reali, avanzate in diversi periodi dalla pubblica accusa, su cui il Gip ha deciso in due momenti: dapprima il 21 dicembre 2005 e poi il 20 gennaio 2006. Secondo i pubblici ministeri e concorde in parte il Gip tutte le operazioni relative ai predetti progetti sarebbero fittizie, fraudolente e quindi penalmente illecite.
Sarebbe stato innanzitutto fittizio e fraudolento il ricorso alla cassa integrazione guadagni straordinaria per i dipendenti, ai sensi della legge n. 223 del 1991, giacché il programma di ristrutturazione presentato ai sensi dell'articolo 1, comma 10, della legge citata non sarebbe stato in realtà autentico. Sarebbe stato poi del tutto irregolare lo svolgimento delle procedure attinenti al cambio di destinazione del terreno, necessario per la riconversione. A tale proposito, vi sarebbero non solo delibere amministrative illegittime ma si sarebbe avuto anche il forzato allontanamento dell'assessore comunale all'ambiente, architetto Martino, che si opponeva ai progetti.
Quando poi gli indagati si sono resi conto dell'impossibilità della realizzazione del progetto di parco marino, anche per la rinuncia della Seapark srl del 22 dicembre 2003 (il tribunale civile di Brescia, nel novembre 2004, dichiarerà il fallimento della Seapark medesima), si sarebbero interessati alla realizzazione di un progetto di costruzione di una centrale energetica. Anche qui, secondo l'ipotesi accusatoria, il tutto si sarebbe svolto in modo truffaldino e irregolare, contando su intermediazioni e interventi illeciti anche del De Luca presso le varie sedi decisionali, incluso il ministero per le attività produttive.

3. Osservazioni. È apparso che tutta l'inchiesta poggi su basi malferme.

3.1. L'affare Seapark. Si cominci col dire che lo sforzo di attenuare il disagio sociale di maestranze disoccupate rientra nei compiti di qualsiasi persona impegnata nella vita pubblica. Se questo hanno fatto gli amministratori locali di Salerno insieme al De Luca, francamente altro non avrebbero fatto che il loro dovere. Si aggiunga che, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, della legge n. 223 del 1991 la cassa integrazione straordinaria non è concessa dal sindaco o dal deputato del collegio bensì con decreto del ministro del lavoro e delle politiche sociali. Se i presupposti di tale decreto erano falsi, delle due l'una: o il ministro era complice - ma allora non si comprende perché non sia indagato anch'egli; oppure è stato raggirato - ma allora dovrebbe essere indicato come parte lesa nel procedimento. Nessuna di queste due circostanze risulta verificata. Ne deriva che l'accusa di truffa è quanto meno dubbia.
Venendo più specificamente alle singole ipotesi contestate al De Luca, si inizierà con il concorso in concussione (capo F della prima richiesta di custodia cautelare). Il De Luca avrebbe concorso a concutere gli esponenti della Seapark. Stranamente, però, costoro sono indagati in altri capi della medesima richiesta per associazione per delinquere e truffa. In


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sostanza, mentre gli esponenti della Seapark si proponevano un fine penalmente illecito, sarebbero stati al contempo vittime di una concussione volta a far loro versare del danaro a tale Grieco Vincenzo. La condotta concussoria sarebbe consistita, tra l'altro, dapprima nel rifiutare già nel novembre 1998 - quando il De Luca era sindaco - alla Seapark l'autorizzazione all'insediamento di un parco acquatico a tema sui suoli della Ideal Standard, rifiuto firmato dal dirigente del settore urbanistica del comune di Salerno (Bianca De Roberto, indagata) e dall'architetto Fausto Martino, assessore all'urbanistica (non indagato). Successivamente, gli uffici comunali di Salerno avrebbero acconsentito al piano di parco marino e a promuovere le necessarie prodromiche varianti urbanistiche solo a patto che la Seapark acquistasse terreni dal Grieco.
Orbene, è chiara la fragilità di tale ipotesi accusatoria se si considera che gli esponenti della Seapark che sarebbero stati concussi, come accennato, sono accusati di associazione per delinquere e di truffa e di concorso nelle violazioni urbanistiche. Viene allora facile pensare che il profitto per il Grieco - a voler tutto concedere - non è stato il frutto di una concussione ma di un accordo.
Con riferimento alle accuse di concorso in abuso d'ufficio e in minaccia a pubblico ufficiale, deve essere rilevato che il De Luca avrebbe agito in violazione delle disposizioni delle leggi urbanistiche per aver concorso nelle modalità concussorie appena descritte. In pratica, egli viene accusato a due titoli diversi per lo stesso fatto, ciò che verosimilmente non è conciliabile con un'accorta formulazione delle imputazioni. Tanto più che - con specifico riferimento alla minaccia che avrebbe indotto l'architetto Martino a dimettersi nel 2003 - non solo si deve ricordare che lo stesso Martino aveva firmato il rifiuto iniziale del progetto Seapark, ma che la revoca degli assessori rientra, per espressa ammissione della pubblica accusa, tra i poteri del sindaco (il De Biase) con cui il De Luca avrebbe concorso. Non si capisce allora perché sindaco ed ex sindaco avrebbero dovuto costringere un assessore a compiere un atto non necessario, dal momento che al medesimo risultato poteva giungersi con un atto unilaterale quale la revoca. Diventa allora quasi superfluo fare riferimento alla copia, depositata dal collega De Luca, della lettera che Fausto Martino, in data 11 novembre 2003, ha indirizzato al sindaco De Biase, confermandogli le sue irrevocabili dimissioni e dandogli atto con gratitudine di avergli chiesto di restare al suo posto.
Con riguardo all'imputazione di concorso in truffa (capo Q della prima richiesta cautelare) la condotta sarebbe consistita nell'aiuto agli esponenti della Seapark e delle società ad essa collegate a violare il divieto di cui all'articolo 8, comma 4-bis, della legge n. 223 del 1991 a proposito del beneficio del trattamento di mobilità. Siccome tale beneficio è escluso per i lavoratori che siano stati collocati in mobilità nei sei mesi precedenti da parte di impresa che abbia i medesimi assetti proprietari, la truffa sarebbe consistita nel dissimulare l'identità degli assetti proprietari tra la Seapark spa e la IT & S spa che si sarebbe vista poi accordare la prosecuzione del beneficio. Il De Luca avrebbe concorso nell'operazione premendo sul ministero del lavoro. È singolare tuttavia che secondo il capo d'imputazione questa condotta sarebbe tuttora perdurante e avrebbe cagionato un danno agli stessi lavoratori della Ideal Standard.
Occorre a questo punto aprire una parentesi relativa al capo E della prima richiesta cautelare, con cui si contesta il reato di lottizzazione abusiva di terreni a una serie di indagati, ma non al De Luca né al Grieco.
Secondo questo capo d'imputazione gli esponenti della Seapark e delle società che ne hanno poi preso il posto avrebbero ceduto la titolarità del terreno ex Ideal Standard alla San Marco Immobiliare srl e questa poi l'avrebbe ceduta alla Cereal sas. Queste cessioni immobiliari sarebbero


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state prodromiche all'ipotizzato progetto speculativo immobiliare. A parte il rilievo già svolto che il De Luca non è chiamato a rispondere di questo episodio, va tuttavia sottolineato che la pubblica accusa aveva chiesto il sequestro preventivo dell'area e che il Gip di Salerno lo aveva concesso con decreto del 29 ottobre 2004. Tuttavia il tribunale del riesame, con ordinanza del 26 novembre 2004 l'aveva annullato. Sul ricorso del pubblico ministero la questione era stata sottoposta all'attenzione della Corte di cassazione, la cui terza sezione penale però con sentenza del 15 marzo 2005 ha confermato il dissequestro dell'area disposto dal tribunale di Salerno, ritenendo che persino l'ipotesi della lottizzazione a fini edificatori, ipotizzata dalla pubblica accusa, non poteva considerarsi di per sé illecita, giacchè compatibile con il piano regolatore consortile del Consorzio Asi di Salerno. Questa pronuncia della Corte di cassazione dà ancora l'idea della precarietà dell'intero impianto accusatorio.
Quanto al contenuto della seconda richiesta cautelare, ancora una volta, secondo l'accusa, il De Luca avrebbe concorso nel truffare il ministero del lavoro in relazione a un nuovo provvedimento di concessione della cassa integrazione straordinaria. Tra il maggio e il novembre 2004 sarebbero stati infatti stipulati presso il ministero del lavoro degli accordi in virtù dei quali la IT & S si impegnava ad attuare i programmi di cui alla legge n. 223 del 1991. A questa truffa avrebbero concorso oltre che il De Luca esponenti del comune di Salerno nonché un esponente della segreteria provinciale della Cgil di categoria. Per questa accusa valgono le stesse considerazioni svolte in apertura sul coinvolgimento del ministero del lavoro, con l'aggiunta del rilievo che si tratterebbe davvero di una truffa orchestrata da una moltitudine di soggetti, tutti portatori di interessi non coincidenti, ciò che appare inverosimile: è infatti difficile credere che tutti i partecipanti agli accordi stipulati presso il ministero del lavoro il 31 maggio, 25 giugno e 3 novembre 2004 siano stati protagonisti solo di una colossale e truffaldina messa in scena, scoperta la quale, peraltro, il ministero del lavoro non ha avviato alcuna azione di ripetizione dell'indebito o disciplinare nei confronti dei propri dipendenti.

3.2. La centrale elettrica. Venendo infine alle accuse contenute nella terza richiesta di misure cautelari (troncone dell'inchiesta relativo alla centrale termoelettrica), si osserva che per quanto riguarda l'ipotesi di associazione per delinquere è lo stesso Gip che la ritiene insussistente (vedi pag. 96 dello stampato).
Quanto all'ipotesi di concorso in abuso d'ufficio, si tratta di un insieme di condotte principalmente omissive che avrebbero favorito la ENERGY PLUS srl nella concessione a quest'ultima dell'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di una centrale di produzione energetica all'esito di una conferenza di servizi convocata da un funzionario del ministero non competente. Anche a proposito di questa accusa occorre ribadire che in primo luogo non è esaminata affatto la posizione del ministro delle attività produttive (se vittima o complice delle irregolarità); in secondo luogo si afferma senza circostanziata dimostrazione che il funzionario che ha convocato la conferenza di servizi sarebbe stato incompetente. Se infatti l'imputazione si riferisce alla conferenza di servizi tenutasi presso l'ufficio C2 della direzione generale per l'energia e le risorse minerarie del ministero delle attività produttive il 18 novembre 2003, questa risulta convocata da un funzionario di tale unità amministrativa e non appare immediatamente comprensibile da chi altri poteva essere convocata. Vale la pena comunque sottolineare che le ipotetiche illegittimità dei vari passaggi amministrativi non sono state fatte valere innanzi al Tar da alcuno.
Più al fondo, l'ipotesi accusatoria contenuta in tutta la terza richiesta cautelare si fonda sulla constatazione che l'idea della centrale energetica sarebbe illecita perché fasulla. E lo sarebbe giacché la società ENERGY PLUS, dal capitale assai


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ridotto, altro non sarebbe che una propaggine italiana di una società lussemburghese (la Societé Anonime Naxos) e in Italia opererebbe in collegamento con la General Construction spa di Napoli e la ANSALDO di Genova.
Secondo l'accusa la scelta di localizzare nel comune di Salerno il sito destinato alla realizzazione e all'esercizio della centrale termoelettrica sarebbe il frutto di un'illecita concertazione dei vertici della General Construction, interessata alla costruzione e alla manutenzione dell'impianto, con esponenti politici e amministrativi locali. Nell'ottobre 2004, dopo che la costruzione della centrale era stata autorizzata, le azioni della ENERGY PLUS, vengono vendute a una società svizzera (la EGL). Secondo l'accusa, il ricorso a tale sofisticato meccanismo rivela l'interesse della EGL svizzera a non intervenire nella fase propedeutica all'installazione della centrale, ma soltanto dopo il rilascio dell'autorizzazione ministeriale e l'acquisizione dei suoli interessati all'insediamento. Scopo della ENERGY PLUS srl era dunque soltanto quello di svolgere nel territorio interessato un'illecita opera di mediazione presso i politici volta a consentire alla EGL elvetica l'acquisizione fraudolenta e in violazione delle regole della concorrenza di una posizione dominante nella produzione e nella vendita dell'energia elettrica.
L'illiceità del progetto deriverebbe anche da una serie di carenze nella documentazione di supporto alla relativa richiesta di autorizzazione. Ma, a leggere bene la documentazione, si comprende come si tratti di irregolarità e incompletezze di tipo strettamente tecnico rispetto alle quali ravvisare un ruolo del De Luca appare assai difficile. Anche quando il pubblico ministero cita a sostegno dell'ipotizzata illiceità dell'operazione un documento del gruppo Medicina democratica - movimento di lotta per la salute non risulta convincente. Tale documento infatti, sebbene affermi che le valenze del progetto erano quasi esclusivamente di tipo economico, riconosce che comunque vi erano motivazioni di carattere ambientale (id est di riqualificazione dell'area). Il documento medesimo comunque non fa riferimento a finalità speculative illecite.
Ancora: quando il pubblico ministero cita il parere non obbligatorio né vincolante del presidente dell'ente parco regionale Monti Picentini non risulta del tutto persuasivo. Tale parere infatti denuncia pericoli per le falde acquifere ricomprese nel territorio del parco che sarebbero state messe a repentaglio dal tracciato del condotto previsto dal progetto. Senonché agli atti risulta allegata una nota dell'Autorità di bacino regionale destra Sele del 9 settembre 2003 nella quale si afferma che l'area su cui insisterà la centrale termoelettrica, nel comune di Salerno, di per sé non rientra tra quelle classificate a rischio idrogeologico.
Comunque e in definitiva, per quale motivo l'intento combinato delle società ENERGY PLUS e EGL sia di per sé fraudolento e in contrasto con le regole della concorrenza la terza richiesta di misure cautelari non spiega. Né viene spiegato perché sarebbe stato illecito per la Naxos e od o per la General Construction di Napoli valorizzare il patrimonio di una propria controllata o collegata (la ENERGY PLUS) per poi rivenderla a chi aveva effettivo interesse a svolgere l'attività di produzione e commercializzazione energetica. Si ritiene quindi che il capo d'imputazione relativo sia all'abuso di ufficio sia alle falsità in procedimento autorizzatorio non resistano a una valutazione critica. Sicché anche l'ipotesi di posizione di concorrente del De Luca ne risulta fortemente inficiata. Se ne trae, insomma, la netta impressione che l'ipotesi accusatoria si regga su un teorema fondato in parte sull'avversità politico-amministrativa al progetto della centrale (ciò che è pienamente legittimo per l'opinione pubblica e per gli elettori, ma non è sufficiente per imbastire un'inchiesta penale); e in parte su elementi francamente precari e contraddittori.
Per completezza occorre anche sottolineare che nei confronti del deputato era


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stata chiesta l'applicazione della misura cautelare della detenzione domiciliare (la quale, ovviamente, ove concessa sarebbe stata subordinata all'autorizzazione della Camera) ma il Gip non ha ritenuto di disporla per mancanza di esigenze cautelari.

4. La rilevanza delle intercettazioni. Quanto alle risultanze probatorie, quelle a carico del De Luca, consistono - è persino ovvio dirlo, giacché si tratta di esaminare una richiesta di autorizzazione ex articolo 6 della legge n. 140 del 2003 solo nelle intercettazioni telefoniche indirette.
Si può affermare che nessuna ha il benché minimo rilievo penale e che la stragrande maggioranza di esse hanno a che fare con gli ordinari contatti che un deputato intrattiene sul territorio di elezione. Esse denotano che il De Luca mostra attenzione e intelligenza per problemi i più diversi (dallo sgombero di un chiosco alla bolletta di un'anziana; dalla rete fognaria e dallo svolgimento di una mostra a quello di una manifestazione fieristica ai rapporti con le personalità ecclesiali). In pratica, nelle intercettazioni non si legge altro che la piena conoscenza del De Luca dei problemi e delle potenzialità del suo territorio.
Vi sono pochissime telefonate nelle quali egli parla delle questioni Seapark e della centrale elettrica, ma si tratta di telefonate dal contenuto assolutamente lecito e comunque posteriori al 2003 (la più risalente è del 6 aprile 2004), periodo in cui l'ipotesi del parco turistico-commerciale a tema era già tramontata.
Nulla comunque sulle trattative presso il ministero del lavoro per la cassa integrazione straordinaria e nulla sulla conferenza di servizi presso il ministero delle attività produttive per l'autorizzazione ex lege n. 55 del 2002. Ci si trova quindi innanzi a telefonate che offrono all'ipotesi accusatoria un apporto insignificante.
C'è invece una telefonata che il De Luca intrattiene l'8 gennaio 2005 con Alberto Di Lorenzo (funzionario del comune di Salerno), in cui si lamenta vibratamente in relazione all'ipotesi che il Grieco possa edificare lungo il litorale di Salerno un insediamento abitativo privo di esercizi commerciali. Egli ritiene tale eventualità una sciagura, perché darebbe vita a un «quartiere dormitorio». Da questa conversazione, totalmente irrilevante per l'ipotesi accusatoria, emerge invece che i rapporti che si pretendono di collateralità tra il De Luca e il Grieco (giacché il primo avrebbe concusso la Seapark in favore del secondo, v. supra) non sussistono affatto.

5. Conclusioni. Le ipotesi di reato a carico del De Luca appaiono inconsistenti, giacché egli risulta semplicemente ben informato e talora un co-protagonista di alcuni passaggi amministrativi (non certo quelli imprenditoriali) delle vicende descritte. Per la verità, risulterebbe strano il contrario, giacché egli è stato sindaco di Salerno per otto anni e, dal maggio 2001, deputato del collegio Salerno-centro. Se egli non avesse interpretato la sua funzione come quella di interlocutore e referente di scelte amministrative urbanistiche rilevanti per la sua città, probabilmente non avrebbe svolto fino in fondo i suoi compiti.
Si consideri peraltro che non solo - come salta agli occhi dalla consultazione degli atti - l'on. De Luca non viene accusato di aver tratto alcun personale profitto dalle vicende descritte, ma lo stesso Gip, con riferimento all'attività di pianificazione urbanistica del comune di Salerno, cade in una macroscopica contraddizione. Nell'affermare (pag. 78 dello stampato) che le varianti al piano regolatore generale di Salerno, volute dall'amministrazione comunale a supporto della realizzazione ora del parco tematico ora della centrale termoelettrica, sarebbero scandite da numerosi episodi illeciti, dichiara che tali illiceità sarebbero per un verso state commesse in favore del Grieco, ma dall'altro nell'interesse del comune stesso. Come possa conciliarsi una serie di atti amministrativi asseritamente illegittimi in favore di un privato soggetto con il perseguimento dell'interesse del comune di


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Salerno è arduo capire. Ancora meno chiaro è poi per qual motivo sia indagata la dirigente comunale del settore urbanistico (Bianca De Roberto) mentre non è indagato l'assessore Martino che fino alle sue dimissioni aveva sottoscritto tutti gli atti asseritamente illegittimi.
Si aggiunga che - sul piano probatorio - le intercettazioni di cui si chiede l'utilizzo non solo sono di numero ridotto ma totalmente prive di valore indiziante, giacché esse sono tutte successive alle ipotetiche truffe attinenti al progetto Seapark e comunque totalmente irrilevanti e neutre rispetto agli ipotizzati reati connessi alla costruzione della centrale termoelettrica. Se ne trae quindi facilmente il quadro di un'iniziativa giudiziaria del tutto precaria.
Per questi motivi, a maggioranza, la Giunta propone all'Assemblea di deliberare per il diniego dell'autorizzazione richiesta.

Lello DI GIOIA, relatore