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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1o ottobre 2005, n. 202, recante misure urgenti per la prevenzione dell'influenza aviaria.
Ricordo che, nella seduta del 7 novembre 2005, si è conclusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 6144 sezione 4), nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 6144 sezione 5).
Avverto che le proposte emendative presentate si intendono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 6144 sezione 6).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto inoltre che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (vedi l'allegato A - A.C. 6144 sezioni 2 e 3).
Avverto infine che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, in quanto non strettamente attinenti alla materia del decreto-legge, le seguenti proposte emendative, per le quali la presidenza della Commissione, peraltro, aveva già rilevato profili di inammissibilità: gli articoli aggiuntivi Valpiana 1.01 e 1.02, nonché gli emendamenti Zanella 5.40 e 5.15, che recano disposizioni relative alle condizioni per l'allevamento di polli; gli articoli aggiuntivi Rava 5.02, 5.03, 5.04 e 5.07 e Delbono 5.010, che recano modifiche alla normativa generale sugli interventi a sostegno delle aziende nei casi di malattie infettive degli animali (vedi l'allegato A - A.C. 6144 sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanotti. Ne ha facoltà.
Prego gli onorevoli colleghi di prestare attenzione e, se possibile, anche di fare un po' di silenzio!
KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, una tra le questioni che attengono strettamente alla prevenzione dell'influenza aviaria è la disponibilità - come è ovvio - di strumenti adeguati per affrontare questo rilevantissimo problema che è sì di
sanità pubblica, ma non solo: lo specificheranno gli altri colleghi che interverranno nel prosieguo del dibattito, in particolare i componenti della Commissione agricoltura. Infatti, si tratta di un problema che ha implicazioni enormi, come è noto, nel settore avicolo, e, come è altrettanto noto, nonostante gli sforzi, le epidemie del sud-est asiatico hanno provocato la morte o l'abbattimento di 15 milioni di uccelli ed hanno determinato gravissime conseguenze per il settore dell'agricoltura e per gli allevatori. Si tratta, quindi, di un problema di sanità pubblica, a causa della contagiosità e della variabilità antigenica del virus che determina, appunto, detta contagiosità.
Tuttavia, onorevoli colleghi, gli strumenti adeguati non possono prescindere - è stato già rilevato anche nel corso della discussione sulle linee generali di questo provvedimento - dallo stato della ricerca su questo tipo di infezione. Al momento, ciò che si sa è che si tratta di un'infezione virale che può interessare gli uccelli selvatici e quelli più domestici, quali i polli o i tacchini, causandone la morte. È causata da virus influenzali di tipo A, che possono infettare anche altri animali - cito, tra tutti, i maiali ed i cavalli - e, per ultimo, l'uomo. La maggior parte dei casi umani, tuttavia, è stata collegata al contatto diretto con pollame malato o morto nelle aree rurali, mentre sono stati registrati solo pochissimi esempi di limitata trasmissione da persona a persona.
Il virus dell'influenza aviaria tuttavia - è bene sottolinearlo anche in questa sede - usualmente non infetta direttamente gli uomini, né si trasmette normalmente, come detto poc'anzi, da persona a persona. Purtuttavia, abbiamo letto, proprio in questi giorni, su la Repubblica, che ha pubblicato un servizio interessante al riguardo, l'interrogativo sollevato da ricercatori americani a proposito di quale sia la specie portatrice della versione virulenta dell'influenza, interrogativo che si esprime in una domanda precisa da parte dei ricercatori: forse gli scienziati stanno cercando il virus della prossima pandemia in zone sbagliate? Si stima che nei paesi industrializzati (Commenti)... Signor Presidente, faccio una fatica terribile a parlare ...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi invito ad ascoltare un intervento che merita rispetto per il solo fatto che si tratta di un intervento di una collega, oltre che per l'importanza del tema trattato. Il Governo stesso mi fa presente che anche la sua attenzione è distolta da un rumore che non è nemmeno quello di una disattenzione, ma di una disaffezione al dibattito! Mi permetto di dire che non è così che si partecipa ai lavori dell'Assemblea!
Onorevole Zanotti, mi scuso a nome dei colleghi. Prego, può proseguire.
KATIA ZANOTTI. Grazie, signor Presidente.
Come dicevo, si stima che nei paesi industrializzati la mortalità per influenza rappresenti la terza causa di morte per malattie infettive, immediatamente dopo AIDS e tubercolosi. Sia come profilassi, sia come terapia, attualmente sono disponibili farmaci antivirali che, se assunti tempestivamente, possono bloccare la diffusione del virus da una cellula all'altra dell'organismo, attenuando i sintomi ed abbreviando il decorso della malattia. Quindi, il principale strumento per combattere l'influenza rimane la vaccinazione che, come è noto, è la principale misura di prevenzione per il singolo e per la collettività.
A tal riguardo, l'onorevole Grazia Labate, nel corso della discussione sulle linee generali, ha richiamato l'esigenza di un piano maggiormente coordinato, con il quale incrementare gli strumenti di difesa. Ciò è stato oggetto anche della discussione in Commissione: la campagna di informazione rivolta non solo ai soggetti più esposti, ma ad una più ampia fascia di popolazione ed, ancora, la disponibilità, assolutamente congrua ed adeguata, delle dosi di vaccino antivirale, rendendo possibile, anzi attivando la prenotazione del possibile futuro vaccino antiepidemia.
I medici di famiglia - come ha sottolineato l'onorevole Mosella in sede di discussione sulle linee generali - rilevano che la richiesta di vaccino antinfluenzale
in questo periodo è aumentata del 30-40 per cento rispetto allo scorso anno. A chiedere di essere immunizzate non sono più solo le persone a rischio. Si tratta, peraltro, di un fenomeno non nuovo - lo sappiamo - causato, come è evidente, dal fatto che nella pubblica opinione si è creata una sorta di automatismo che attribuisce al vaccino antinfluenzale una funzione di prevenzione e di difesa.
Dobbiamo dirlo con chiarezza anche in questa sede, ed è già stato detto: ciò è totalmente infondato. In realtà, infatti, non sarà possibile parlare di vaccino contro l'influenza aviaria sino a quando non vi sarà la certezza che essa si trasmette da uomo a uomo.
In questa situazione i cittadini continuano a non essere sufficientemente informati sui comportamenti da adottare, su cosa sia effettivamente rischioso e su cosa sia puro allarmismo e disinformazione. Credo che, da questo punto di vista, si possa e si debba fare di più.
Il principale e migliore strumento in termini di prevenzione per combattere visioni distorte sul virus dell'influenza aviaria è quello di una precisa e rigorosa informazione preventiva. Tale informazione deve comprendere anche il fatto che non sarà possibile parlare di vaccino contro l'influenza aviaria - torno a sottolinearlo - sino a quando non vi sarà la certezza che essa si trasmette da uomo a uomo. Non sarà, infatti, possibile studiare e lavorare su un vaccino che combatte un'influenza ipotetica. Insisto: chiarezza di informazione, innanzitutto!
Attualmente, il problema sanitario vero riguarda solo la salute dei volatili. Al momento, gli interventi indispensabili sono quelli che i singoli paesi devono attuare per prevenire i contagi, intensificando i controlli negli allevamenti e alle frontiere, intervenendo, in caso di necessità, sulla caccia e predisponendo strutture ed una rete di intervento nel paese per affrontare con eventuali farmaci e vaccini, nel momento in cui saranno necessari e di sicura efficacia, le eventuali e tutt'altro che prevedibili mutazioni del virus.
Vorrei soffermarmi brevemente su una seconda questione che riguarda il miglioramento degli strumenti di sorveglianza, del resto già ripresa dall'onorevole Labate e da altri colleghi nel corso della discussione sulle linee generali.
Nel senso di una migliore efficacia degli strumenti di sorveglianza si muovono anche alcuni dei nostri emendamenti, che presenteremo in Assemblea. Ministro Storace, il decreto-legge in esame non contempla ciò che a noi sembra indispensabile e dirimente per dare efficacia alla sorveglianza. Infatti, solo il coordinamento di tutti gli strumenti disponibili nell'ambito del sistema di sorveglianza può garantire puntualità di interventi e massima efficacia.
Ministro Storace, le porto un esempio. Con questo provvedimento è stato istituito il Centro nazionale di lotta e di emergenza contro le malattie animali, che definisce e programma gli obiettivi e le strategie di controllo e di eradicazione delle malattie derivanti dal mondo animale. Ci chiediamo come quel centro possa funzionare in modo ottimale, se non si realizzerà uno stretto coordinamento con l'altro centro di prevenzione delle malattie infettive istituito quando affrontammo la preoccupante questione della SARS. Al riguardo, un nostro emendamento prevede l'indispensabile coordinamento dei due centri nazionali. In generale, ministro Storace, colleghi, i nostri emendamenti tendono a rappresentare gli aspetti critici che abbiamo già fatto rilevare nel corso della discussione generale. Abbiamo cercato di puntualizzare e rappresentare nei nostri emendamenti, in termini propositivi, i punti che noi riteniamo ancora critici, compreso il tema del potenziamento degli istituti zooprofilattici, che consideriamo strumenti indispensabili e imprescindibili per dare il massimo di efficacia alla campagna di prevenzione sulla quale si sta lavorando (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, noi Verdi abbiamo presentato numerosi emendamenti tesi a migliorare il provvedimento, che è stato a lungo discusso e alla cui discussione i Verdi hanno partecipato ampiamente al Senato, e ad aumentarne l'efficacia.
Ci sono diversi aspetti da considerare. La prima questione riguarda la prevenzione e il contrasto dell'epidemia dell'influenza aviaria. Per garantire l'attività costante e continuativa di prevenzione, di profilassi, nazionale ed internazionale, e di controllo sanitario, è necessario, come proponiamo in un nostro emendamento, dare stabilità ai rapporti di lavoro dei veterinari, per ora precari, che, naturalmente, sono indispensabili per svolgere il lavoro che il provvedimento stesso prevede.
Salutiamo con favore il ripensamento rispetto alla costituzione del dipartimento della veterinaria. Tale dipartimento, sin dal nome e dall'organizzazione degli uffici, deve prevedere l'esplicito riferimento al benessere animale, così come in Europa l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) si occupa di salute e di benessere animale. I due aspetti non si possono e non si devono scindere.
Altri emendamenti da noi presentati sono mirati a stabilire regole molto rigorose per la prevenzione della diffusione del virus. Innanzitutto, è necessario sospendere l'importazione di selvaggina. Si pone il problema del turismo venatorio: oltre agli animali cacciati, spesso i cacciatori portano con sé, facendoli entrare in Italia, grandi quantitativi - davvero grandi - di animali abbattuti congelati. Questi circuiti sono sottratti al controllo doganale sanitario previsto per le merci e, quindi, sono estremamente pericolosi per il possibile propagarsi del virus.
I nostri emendamenti, inoltre, propongono e prevedono il divieto di utilizzare nella cattura richiami vivi, zimbelli o volantini, perché è proprio il contatto tra gli animali di allevamento e quelli selvatici che va evitato. Ciò vale anche per l'immissione di fauna di allevamento per le attività cinofilovenatorie, che praticamente riguarda tutto l'anno solare, essendo prevista anche l'attività di abbattimento.
Nelle aziende venatorie, inoltre, specie in quelle che comprendono ambienti acquatici, c'è davvero una commistione pericolosa tra uccelli selvatici e di allevamento.
Il pericolo riguarda in generale il contatto tra umani, uccelli di allevamento e uccelli selvatici, laddove questi ultimi sono le prime vittime di tutto questo problema. Ricordo anche la raccomandazione dell'ufficio veterinario della FAO di ridurre il più possibile questi contatti. Anche la pratica della pasturazione - di solito questa pratica viene utilizzata dai cacciatori nella Pianura Padana e nel nord d'Italia - viene utilizzata per attirare in una piccola area enormi quantitativi di anatre e di uccelli. Tale pratica deve essere evitata, perché la concentrazione in aree piccole di tanta fauna avicola è pericolosa, aumentando ovviamente il rischio di contagio.
Le nostre proposte emendative prevedono inoltre il divieto di caccia e il divieto di detenzione delle specie di uccelli più suscettibili di essere aggredite dal virus, considerando che l'Italia è attraversata dalle principali rotte degli uccelli dell'Eurasia. Sul tema della caccia è già stato approvato al Senato un nostro emendamento di cautela e di precauzione in questo senso, ma riteniamo che ciò non sia sufficiente. Inoltre, più di una nostra proposta emendativa prevede di incrementare il benessere animale, anche al fine di ridurre il contagio, consentendo negli allevamenti spazi vitali, esigendo pulizia, igiene, garantendo il regolare ciclo notte-giorno e prevedendo misure sanzionatorie più rigorose in caso... Scusate colleghi, ma qui ci sarebbe qualcuno che si sta sforzando di svolgere un intervento! Mi scusi, Presidente, se sono intervenuta direttamente, cercando di ottenere un po' di silenzio...
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Zanella. D'altra parte, ci sono problemi «siciliani» in quel settore dell'aula, che indubbiamente premono...
LUANA ZANELLA. Anche perché in questo modo l'intervento, invece di essere veloce, rischia di essere più lungo!
Dicevo che con le nostre proposte emendative prevediamo misure sanzionatorie più rigorose in caso di trasporto degli animali in violazione delle norme previste.
In sintesi e in conclusione, dobbiamo agire, con normative che purtroppo ancora non esistono, sulle cause sia a livello nazionale sia a livello internazionale, anche al fine di evitare le spese enormi, che già ci impegnano in modo molto rilevante, a livello di spese farmaceutiche o a livello di sovvenzioni agli allevatori, che in molti casi sono costretti ad abbattere un grandissimo numero di animali.
È per questi motivi che chiedo una grande attenzione all'Assemblea al fine dell'approvazione delle nostre proposte emendative (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà.
DONATO RENATO MOSELLA. Signor Presidente, signor ministro, signor sottosegretario, onorevoli colleghi e colleghe, qualche settimana fa in quest'aula eravamo in pochi e c'era una maggiore attenzione quando, in sede di discussione sulle linee generali, abbiamo provato a svolgere un'interessante, quanto articolata, discussione su questo decreto, che riteniamo molto importante. Nonostante il clima nel quale cade, riteniamo infatti che esso meriti l'attenzione del ministro, così come la nostra, anche perché la pubblica opinione guarda con grande attenzione a questa materia e si aspetta delle risposte.
Nella discussione sulle linee generali, che è agli atti della Camera e di cui i colleghi interessati avranno avuto modo di venire a conoscenza, abbiamo evidenziato alcuni limiti a nostro giudizio insiti nel provvedimento, che ci lasciavano ieri e ci lasciano ancora oggi un po' perplessi.
Conveniamo che occorra dotare il paese delle necessarie strutture di prevenzione, di difesa e di contrasto della possibile pandemia derivante dal virus dell'influenza aviaria. Proprio per tale motivo, crediamo che la nostra discussione debba attenere al merito e porsi l'obiettivo di apportare miglioramenti ad un testo che, come tutti i provvedimenti, è perfettibile. Abbiamo il dovere di provarci!
L'opposizione ha adottato un atteggiamento maturo e responsabile e, nello stesso tempo, intende «scavare» nel provvedimento per individuare quelle che, a nostro giudizio, sono le lacune più evidenti, tentando, attraverso gli emendamenti proposti, di dare un contributo di merito. Il Governo avrà avuto modo e tempo di valutare i nostri emendamenti, i quali, ben lontani dall'essere uno strumento di ostruzionismo, rappresentano contributi di merito che richiedono una certa attenzione.
Vorrei cogliere l'occasione dell'intervento sul complesso degli emendamenti per contestare, in maniera molto seria, responsabile e matura, l'accusa, che mi è stata mossa dalla relatrice del provvedimento, la collega Castellani, di aver svolto qualche passaggio demagogico nel corso della discussione sulle linee generali (si potranno tranquillamente leggere gli atti e valutare di conseguenza). Mi è parso semplicistico, anche un po' affrettato, apostrofare come demagogico il rilievo mosso al decreto laddove prevede la nomina di tre nuovi direttori generali.
Colleghi, non ci opponiamo alla creazione del Dipartimento di salute veterinaria. Signor ministro, riteniamo che questo dipartimento vada istituito. Siamo, infatti, consapevoli della necessità di una specificità anche organizzativa, come lei ha affermato, di questo settore, fondamentale per la sicurezza dei cittadini. Contestiamo, tuttavia, come abbiamo fatto nella fase della discussione sulle linee generali del provvedimento, l'introduzione per decreto, quindi attraverso un provvedimento d'urgenza, della norma finalizzata alla nomina di tre direttori generali! Questa è la nostra posizione, assunta con serenità e con la volontà di offrire un contributo alla discussione. Per tale motivo, abbiamo presentato un emendamento, che sottoponiamo
al giudizio dell'Assemblea, come del resto hanno fatto anche altri colleghi del centrosinistra, con il quale chiediamo di sopprimere il comma 5 dell'articolo 1.
Inoltre, vorrei rivolgermi al ministro ed al sottosegretario Cursi, che vedo attento, per quanto riguarda la questione dello Spallanzani. Basta rileggere i resoconti del dibattito parlamentare che si è svolto al Senato per comprendere ciò che è accaduto. In quella sede, infatti, un esponente del gruppo di Forza Italia, quindi della maggioranza, ha presentato un emendamento che prevedeva il mutamento della natura giuridica ed amministrativa dello Spallanzani (si intendeva sottrarlo alla regione Lazio per attribuirlo allo Stato, per intenderci).
L'emendamento è stato bloccato, a seguito della presa di posizione ferma e determinata dell'opposizione e della regione Lazio. Abbiamo dato atto al ministro di aver accolto le nostre proteste e di essersi adoperato per il ritiro dell'emendamento.
Tale atteggiamento costruttivo ha certamente concorso al voto favorevole espresso in aula sul provvedimento anche da parte dell'opposizione.
Con quello stesso spirito riscontrato al Senato, ci ritroviamo oggi in quest'aula. Ciò che ho dichiarato in ordine allo Spallanzani non era un'accusa, ma semplicemente la cronaca di un tentativo fallito di forzare il testo con una norma che poco aveva a che fare con l'urgenza di garantire la tutela della salute dei cittadini rispetto al rischio pandemia.
Per quanto riguarda i vaccini, vorrei ribadire la necessità di garantire un'adeguata informazione al riguardo. Oggi è stata avviata una campagna di promozione e di sensibilizzazione, coinvolgendo i medici di base, quindi, dando alcuni strumenti che renderanno migliore il rapporto tra i medici di base e i cittadini. Ne prendiamo atto e ne siamo contenti. Abbiamo la sensazione che vi sia un eccesso di paura che ha provocato l'esaurimento delle scorte dei vaccini antinfluenzali: peraltro, questo eccesso di paura persiste. L'opinione pubblica percepisce la pratica vaccinale come la soluzione adeguata a garantire la protezione dal rischio di aviaria: si tratta di un meccanismo psicologico pericoloso. Nell'intervento in discussione generale noi abbiamo chiesto attenzione su questo delicatissimo aspetto e abbiamo preso atto che il ministero ne ha tenuto conto.
Per il resto, nel dettaglio, le nostre proposte emendative prevedono innanzitutto un coinvolgimento più forte delle regioni attraverso il meccanismo della Conferenza Stato-regioni e le strutture di coordinamento già esistenti nel campo della prevenzione delle malattie. Chiediamo un finanziamento certo, pari a 10 milioni di euro, a favore degli istituti zooprofilattici presenti su tutto il territorio nazionale, come del resto prevedeva un ordine del giorno accolto al Senato. Per noi, lo strumento da utilizzare deve essere il decreto-legge, non la legge finanziaria, perché il decreto-legge è operativo e consentirebbe di accelerare i tempi, guadagnando almeno due mesi rispetto all'effettiva vigenza delle norme, aspetto certo non irrilevante in situazioni di allarme.
Chiediamo inoltre la stabilizzazione del personale veterinario con contratti a termine; su questo punto, i colleghi, negli interventi sui singoli emendamenti, avranno modo di illustrare nel dettaglio la nostra posizione.
Infine, auspichiamo l'adozione di un pacchetto di misure a sostegno del settore avicolo, comprendente l'accesso alla cassa integrazione guadagni straordinaria anche per le aziende del settore con meno di quindici dipendenti, che attualmente ne sono escluse. È una situazione drammatica quella di questo settore produttivo, duramente colpito dal mutamento dei costumi alimentari verificatisi in così breve tempo a causa della paura dell'influenza aviaria.
I segni di ripresa non lasciano ancora spazio all'ottimismo. Al Senato si è svolta un'audizione nel corso della quale è emerso che, ad oggi, ci sono 27 mila tonnellate di pollo invenduto, equivalente a 34 milioni di polli: queste cifre sono state rese note dalle associazioni dei produttori. Le aziende avicole italiane, affermano
i responsabili, sono allo sfascio, non ci sono più flussi di cassa, i produttori sono costretti a congelare oltre il 40 per cento dei volumi prodotti e a commercializzare il restante 60 per cento ricavando solo la metà del valore effettivo. In più, nel documento presentato all'attenzione della Commissione agricoltura, i produttori fanno una serie di proposte, alcune delle quali evocano richieste che l'opposizione aveva formulato in sede di discussione generale. In sintesi, hanno detto di avere bisogno di protezione, non di protezionismo: chiedono aiuto in un momento difficile rispetto al quale sono in gioco gli interessi di tante famiglie e tanti posti di lavoro.
Tutti sanno - e su questo tema si ripresenta il problema di una corretta informazione - che le carni cotte e le uova cucinate non sono veicoli di diffusione di virus; inoltre, in Italia abbiamo una catena di controlli che è davvero tra le migliori al mondo. Allora, ben vengano i messaggi, le informazioni, le comunicazioni, meglio ancora se passate attraverso coloro che sono maggiormente a contatto diretto con i cittadini, vale a dire i medici di base.
Si tratta, in conclusione, di proposte emendative serie, articolate, argomentate e di buonsenso che non possono esser banalizzate e trascurate nella disattenzione che, purtroppo, sta caratterizzando quest'aula.
Chiediamo attenzione e un segno di coinvolgimento su questi temi, in quanto quello che licenzieremo dovrà essere il provvedimento di tutto il Parlamento. Siamo convinti che non vi sia bisogno di demagogia e, certamente, non saremo noi a farla (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Meduri. Ne ha facoltà.
LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Signor Presidente, intervenendo sul complesso degli emendamenti, intendo soffermarmi su quella che può essere definita la vera vittima della paura da pandemia: il pollo nelle macellerie.
In questi giorni, andando a fare la spesa, si scopre che il pollo è quasi scomparso dai banconi di vendita; sembra essere diventato merce clandestina di cui vergognarsi.
Questo atteggiamento, che sta mettendo in ginocchio uno dei settori più qualificati dei nostri allevamenti, è assolutamente ingiustificato. Il drastico calo dei consumi, dettato appunto dalla psicosi venutasi a creare per la diffusione di notizie allarmistiche e allarmanti, ha fatto sì che il nostro pollo sia la vittima del mutamento delle abitudini alimentari degli italiani.
Stiamo parlando di un settore che fattura centinaia di miliardi di vecchie lire e milioni di euro, con migliaia di addetti. Nelle ultime settimane si è registrato un calo dei consumi, stimato in oltre il 50 per cento, di carne e uova.
Occorre porre un freno a questa situazione emergenziale attraverso interventi di sostegno al settore, con pubblicità sulla qualità e sull'etichettatura. Riteniamo che il Governo su ciò possa fare molto di più. Innanzitutto, crediamo che l'articolo relativo alla quantità di pollo destinato all'AGEA debba essere modificato e ridefinito dall'autonomia del confronto tra organizzazioni di categoria e Governo. Riteniamo infatti che definire sic et simpliciter una quantità di tonnellate di pollo da destinare all'AGEA non sia giusto. Siamo convinti che i nostri produttori possano essere meglio difesi affidando al confronto concertato la definizione di quantità e di indennizzi.
È evidente che non sappiamo quanto tale situazione potrà durare e quanto, in futuro, potrà incidere davvero sui costumi alimentari dei nostri concittadini; lo abbiamo visto con l'effetto BSE. Abbiamo salutato con soddisfazione il ritorno della «fiorentina» ma, se analizziamo i dati e le tabelle dei consumi di carne, ci accorgiamo che tali consumi sono calati sistematicamente nel corso degli anni, dalla crisi della mucca pazza in poi.
Per tale motivo, i nostri emendamenti sono mirati, specifici e volti ad attribuire centralità alla concertazione tra parti e Governo per la realizzazione di un sistema
razionale che preveda anche l'accesso alla cassa integrazione e agli ammortizzatori sociali per le aziende del settore escluse dall'attuale normativa.
Riteniamo che tale mancanza derivi anche dall'assenza in questa legislatura di una vera riforma degli ammortizzatori sociali. Tuttavia, adesso si rende necessaria una deroga per decreto, senza dover attendere la finanziaria, in quanto sappiamo che le procedure burocratiche per ottenere gli ammortizzatori in deroga richiedono diversi mesi. Quindi, anziché attendere giugno dell'anno prossimo, probabilmente potremmo far sì che i lavoratori che in questo momento stanno rischiando il posto di lavoro o lo hanno già perso possano beneficiare di adeguate tutele economiche attraverso la previsione immediata del beneficio. Ad esempio, sono necessari interventi qualificati per le campagne di informazione istituzionale.
Crediamo sia compito delle istituzioni trovare una soluzione per evitare allarmi che poi si riflettono negativamente anche sulla nostra economia, che non gode di ottima salute e che non aveva bisogno di questa ulteriore mazzata.
Prima di esprimere un parere contrario sulle nostre proposte emendative, vi chiediamo perciò di riflettere nel merito e di promuovere un confronto parlamentare adeguato. Non vi è fretta e non vi è ostruzionismo, c'è tutto il tempo necessario per migliorare ulteriormente il provvedimento, sapendo che l'opposizione non ha intenzione di dividere e di scontrarsi. Attendiamo un segno di buona volontà da parte del Governo.
Gli altri emendamenti riguardano invece nel dettaglio norme di prevenzione sanitaria e di organizzazione della rete di controllo, a partire dal lavoro delle regioni, che deve essere collegato con il lavoro della nuova struttura del Centro nazionale. Tuttavia, c'è bisogno di un coordinamento tra le strutture del territorio per evitare sovrapposizioni e contrasti di competenza. Dobbiamo riconoscere che il testo è migliorato, è questo è un bene, ma dobbiamo sapere che non basta. Le regioni hanno le loro strutture di coordinamento.
Va inoltre rilevato che questo eccesso di centralismo contrasta con quella che dovrebbe essere invece una rete di controllo e di tutela articolata in maniera capillare sul territorio nazionale. È anche per questo che abbiamo chiesto il finanziamento e lo sblocco delle assunzioni per i centri zooprofilattici sperimentali sul territorio nazionale. È anche per questo che abbiamo chiesto la trasformazione dei contratti precari dei veterinari in formule più stabili. È anche per questo che chiediamo che le strutture regionali vengano ampiamente coinvolte. Infine, per questo chiediamo che il Parlamento, in questa situazione emergenziale di preallarme costante, sia informato attraverso relazioni trimestrali del Centro nazionale alle competenti Commissioni parlamentari. Non possiamo permetterci di escludere da questi problemi il Parlamento, perché la sicurezza è una responsabilità collettiva.
Sono queste le nostre argomentazioni, che peraltro coincidono con le richieste delle regioni, delle organizzazioni di categoria e dei medici. Ritorno brevemente sul tema già ampiamente trattato dal collega Mosella nel corso della discussione sulle linee generali nonché nella seduta odierna. È francamente eccessivo che in un decreto, e quindi in un provvedimento d'urgenza, siano previste le nomine di tre nuovi direttori generali e non, magari, la cassa integrazione per il settore avicolo. Chiediamo disponibilità e buonsenso, sapendo che non vi è un atteggiamento pregiudiziale.
Siamo in piena epoca di globalizzazione, e pertanto non vi sono più barriere alle informazioni, e va dunque chiarita una serie di questioni che altrimenti si trascinano nell'inerzia e creano un danno al senso civico e alla comunità. Non possiamo continuare ad ignorare che il boom della richiesta dei vaccini è legato alla paura, e che rischiano di non essere vaccinati per l'influenza soggetti quali gli anziani e i bambini. L'incremento delle richieste, come rilevato dalla Federazione italiana medici generici, del 40 per cento è legato alla presunta capacità del vaccino antinfluenzale di costituire una barriera
contro l'aviaria, ma tutti devono sapere, e si sta diffondendo, che ciò non è possibile, perché fino a quando non si determina la diffusione del virus da uomo a uomo, il virus stesso non potrà mai essere contrastato da un vaccino, perché il vaccino attualmente non c'è. Allora perché lasciar comprendere ai cittadini ciò che non è vero? Va dunque fatta migliore e maggiore informazione, vanno aiutati i medici di famiglia, come è stato fatto oggi. Nel caso contrario, la diffusione delle informazioni in maniera sbagliata dequalifica anche la figura professionale del medico, e ciascuno si sente il miglior medico di se stesso.
C'è bisogno di grande senso di responsabilità. Non vorremmo che vi fossero interessi delle case farmaceutiche per la diffusione di medicinali e brevetti, e che dietro la paura si nascondessero guadagni finanziari frutto di speculazione. Bisogna innalzare il livello di attenzione anche su questo punto. Non bastano le rassicurazioni in sede internazionale, e soprattutto a livello europeo vi deve essere la massima collaborazione tra i paesi, per aiutarci a vicenda nel contrastare ogni tipo di speculazione. Vi chiediamo quindi di riflettere bene prima di formulare il parere sugli emendamenti, e di accogliere le nostre proposte più importanti nell'interesse dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grotto. Ne ha facoltà.
FRANCO GROTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il problema dell'influenza aviaria sta creando in tutto il paese un crescente allarme. Ciò si ripercuote in modo molto negativo sulla filiera avicola, penalizzando il consumo delle carni e delle uova. Ritengo che le istituzioni debbano avere il compito prioritario di promuovere una campagna di informazione tecnicamente adeguata, proprio al fine di tranquillizzare la popolazione.
La produzione avicola nazionale sta vivendo un periodo di gravissima difficoltà gestionale, operativa e commerciale, che si riflette in modo pesante sull'economia dell'intera filiera. In tale contesto, molte problematiche strutturali vengono ancor più accentuate dagli attuali ed ingiustificati timori di un'emergenza sanitaria a tutt'oggi non ancora verificatasi. Occorre, pertanto, reagire con tempestività e determinazione per non peggiorare le già gravi conseguenze economiche determinatesi in Italia per il dimezzamento dei consumi di carne avicola, che sta determinando una perdita nelle vendite di quasi 150 milioni di euro al mese. Questa situazione non è a lungo sostenibile per i circa 6 mila allevamenti, i circa 170 macelli e le oltre 500 imprese di prima e seconda lavorazione, che danno complessivamente lavoro a circa 180 mila addetti in Italia.
La paura ingiustificata, il forte allarmismo, sta danneggiando anche un settore fondamentale come la produzione made in Italy, in cui rientra anche quella di carni avicole. Per proteggere dall'emotività del mercato un comparto come quello avicolo, che sviluppa ogni anno un fatturato di 3,5 miliardi di euro, circa il 6,5 per cento del valore dell'intera agricoltura in Italia, con una produzione di oltre un milione di tonnellate di carni da pollame, largamente autosufficiente al consumo nazionale, le associazioni di categoria degli allevatori, degli agricoltori e delle piccole e medie imprese che operano lungo la filiera chiedono un piano composto di azioni sinergiche in grado di affrontare le criticità nei loro diversi aspetti sia nelle fasi di emergenza sia in quelle strutturali.
Sarebbe opportuno strutturare e garantire la sicurezza alimentare e la trasparenza o la tracciabilità del prodotto. Oltre a questo, andrebbe garantita la corretta informazione con l'adozione tempestiva di misure in grado di evitare incertezze e confusione a danno del consumatore e degli avicoltori. Si tratta di mettere gli avicoltori in condizione di superare l'emergenza e di fronteggiare con sostegni adeguati i danni derivanti dall'attuale crollo del mercato, non ultimo per cercare di ristabilire quella fiducia tra chi produce carni avicole ed i consumatori che gli allarmismi di questi giorni hanno messo drasticamente in crisi. Occorre valorizzare,
perciò, il made in Italy alimentare, fondato sulla qualità del prodotto avicolo italiano e sulle sue straordinarie garanzie di sicurezza alimentare.
Nel provvedimento, secondo noi, mancano però alcuni interventi che sarebbero indispensabili. Ad esempio, l'etichettatura permanente dell'origine, la registrazione di tutte le aziende di volatili da cortile, luogo di alto rischio del contagio dell'influenza aviaria tra la fauna stanziale e migratrice, contrariamente a quanto accade negli allevamenti industriali, per loro natura chiusi e privi di contatti con l'avifauna migratrice. Dovrebbe essere previsto, ad esempio, un test di controllo programmato negli allevamenti, ed un monitoraggio delle specie selvatiche migratrici. Occorrerebbero, inoltre, altre misure di garanzia, controllo e trasparenza per il consumatore, quali, ad esempio: l'istituzione di un'autorità unica per la gestione dell'informazione nelle situazioni di emergenza, in modo da limitare le notizie puramente allarmistiche; la certificazione ed il controllo del sistema di etichettatura; una campagna per la corretta informazione al consumatore.
Secondo noi è di fondamentale importanza determinare e rintracciare le aree geografiche considerate a maggior rischio, dato che sappiamo che il veicolo del virus è l'avifauna migratrice selvatica, quindi, le zone di nidificazione stagionale e le aree umide del paese. Penso soprattutto al delta del Po, che per la sua posizione che guarda ad est risulta tra le prime zone colpite dal passaggio dell'avifauna migratrice proveniente dall'est d'Europa. Nelle aree umide o di nidificazione per la fauna migratrice, come appunto il delta del Po, spesso sussistono allevamenti avicoli rurali, con il pollame all'aperto e, quindi, certamente a rischio di contagio. Rispetto a queste aree più a rischio vanno intensificati i controlli e vanno destinate risorse per contrastare i probabili focolai.
Penso che non bisogna pretendere, ad esempio, la chiusura della caccia, dato che proprio in questo momento i cacciatori possono diventare, a loro volta, abili ed importanti agenti del monitoraggio necessario a ben sorvegliare i probabili casi di animali infetti. Giusta, secondo noi, è invece quella norma che eviti un rischio ulteriore, di impedire cioè ai cacciatori l'uso di richiami vivi come le anatre germanate che, per il loro ruolo, potrebbero contrarre il virus e diffonderlo in ulteriori ambiti.
Ritengo che il provvedimento in esame sia anche insufficiente per quanto concerne le risorse finanziarie. Ad esempio, quando si parla della modalità di costituzione di una scorta nazionale di farmaci antivirali, con successivo accordo da stipulare in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, le norme sono definite, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, in merito alle modalità di costituzione di analoghe scorte regionali di farmaci antivirali o altro materiale profilattico. Credo che questo costituisca uno degli aspetti negativi del provvedimento. Cosa significa senza maggiori oneri? Secondo me, questo vuol dire che, ancora volta, si vuole fronteggiare una probabile pandemia con le risorse già stanziate per le regioni.
In conclusione, rilevo come il centrosinistra abbia presentato in modo responsabile e serio numerosi emendamenti. Sono convinto e fiducioso che l'accettazione di tali emendamenti potrebbe sicuramente migliorare un provvedimento che, allo stato attuale, è insufficiente per fronteggiare la problematica di cui si discute (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-SDI-Unità Socialista e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orlando Ruggieri. Ne ha facoltà.
ORLANDO RUGGIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame reca misure urgenti per la prevenzione dell'influenza aviaria. Esso costituisce uno strumento per affrontare un problema di sanità pubblica rilevante a causa della sua contagiosità, per la variabilità antigenica del virus influenzale, per
l'esistenza di serbatoi animali e per le possibili gravi complicanze sull'uomo.
Dal 1999 ad oggi, a livello mondiale, si è registrato un aumento progressivo delle epidemie di influenza aviaria. A partire dalla fine del mese di luglio scorso, i rapporti ufficiali dell'Organizzazione internazionale epizoozie (OIE) dimostrano che il virus influenzale H5N1 ha esteso la sua diffusione geografica. La possibile diffusione delle virus in ulteriori paesi non può essere esclusa. L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda un'accresciuta sorveglianza sulle epidemie nel pollame e nelle morie degli uccelli migratori, nonché la rapida introduzione di una serie di misure di contenimento che sono state raccomandate sia dalla FAO sia dall'Organizzazione internazionale epizoozie.
Un'aumentata sorveglianza, per casi di malattie respiratorie in persone con storie di esposizione al pollame infetto, è egualmente raccomandata nei paesi in cui sono note e sono nate le epidemie del pollame. L'invio di campioni clinici e di virus sia umani sia animali, permette studi che contribuiscono alla valutazione dell'eventuale rischio pandemico ed aiutano ad assicurare che il lavoro verso lo sviluppo di un vaccino prosegua e sia vicino.
L'espansione del virus preoccupa. L'emergenza di un ceppo H5N1 che si trasmette rapidamente nell'uomo indicherebbe l'inizio di una pandemia. Dunque, i problemi fondamentali che dobbiamo affrontare, approntando un valido sistema di sorveglianza, devono costituire i pilastri di un sistema integrato di allerta, ma non di allarmismo. Tuttavia, i fatti di cronaca e l'opinione pubblica dimostrano invece che, con fondatezza o non fondatezza di analisi e di giudizi, si sono verificate circostanze che hanno creato allarmismo nei cittadini e nei consumatori. Altra cosa è, invece, un razionale e giusto spirito di allerta di fronte ad un evento probabile.
Nonostante gli sforzi, le epidemie del sud-est asiatico, che hanno provocato la morte o l'abbattimento di 150 milioni di uccelli, hanno avuto gravi conseguenze per l'agricoltura e per molti allevatori che traggono le fonti di sostentamento, di reddito e di cibo da piccoli allevamenti.
La maggior parte dei casi umani è stata collegata a contatto diretto con pollame malato o morto nelle aree rurali, mentre sono stati registrati solo pochissimi esempi di limitata trasmissione da persona a persona.
Signor Presidente, signor ministro, ciò che sappiamo con certezza, e su base scientifica, è che, sulla base dell'epidemiologia dell'influenza, vi è la marcata tendenza di tutti i virus influenzali a variare, cioè ad acquisire cambiamenti nelle proteine di superficie che permettono ai virus di aggirare la barriera costituita dall'immunità presente nella popolazione con esperienza pregressa di infezione. Ciò spiega perché l'influenza possa ripetutamente colpire la popolazione a causa di ricorrenti epidemie.
Attualmente, sono disponibili vaccini, sia come profilassi sia come terapia, per tutte le influenze che stagionalmente affrontiamo, che variano ogni anno a seconda del mutare del ceppo del virus. Abbiamo a disposizione - questo la scienza ci consegna - farmaci antivirali che, se assunti tempestivamente, possono bloccare la diffusione del virus da una cellula all'altra dell'organismo, attenuando i sintomi ed abbreviando il decorso della malattia.
In generale, ritengo comunque che i principali e migliori strumenti - per combattere ogni anno, dando sicurezza ai cittadini, le varie epidemie influenzali che abbiamo conosciuto fin qui e per non indurre in visioni distorte l'attenzione degli stessi cittadini, tra virus influenzali stagionali e probabile eventualità di un virus dell'aviaria - siano l'informazione preventiva, la conoscenza dei meccanismi di azione di tipo virale e la vaccinazione antinfluenzale, che continua ad essere, di anno in anno, oggetto di raccomandazioni da parte del ministero (affinché venga effettuata).
Avevamo, però, già sottolineato il problema al ministro Storace, il quale, dalla fine del mese di agosto, è al lavoro su questo grave problema, per senso di responsabilità
nei confronti di un paese che, come il nostro, può contare, peraltro, rispetto all'Europa ed al resto del mondo, su una rete di sorveglianza sulla salute animale tra le più efficaci. Non dimentico che abbiamo, al servizio delle nostre aziende sanitarie locali, una rete di veterinari pubblici pronti ad intervenire, come avvenne allorquando fummo colpiti dalla vicenda della BSE, e che addirittura, in tre mesi, furono in grado di mettere in atto un sistema di allerta e di sorveglianza tale da consentire al nostro paese di fronteggiare efficacemente un problema di quella portata, nonostante l'Europa si trovasse sgomenta a causa delle posizioni dell'Inghilterra (molto restia ai controlli, persino fiscali ed al centesimo, sulla popolazione bovina animale che risiedeva negli allevamenti).
Dando atto al ministero di questa importante iniziativa, vorrei ricordare al ministro ed a tutti noi che non possiamo sentirci gratificati dalla copertura di circa il 10 per cento della nostra popolazione a rischio (bambini ed anziani) in occasione dell'influenza, che avrà il suo picco, così almeno pare, in occasione delle feste natalizie. Occorrerà, mai come quest'anno, raggiungere almeno la copertura del 25 per cento della nostra popolazione, sapendo che dobbiamo rimanere allertati per il rischio che potrebbe verificarsi per l'arrivo anche dell'influenza aviaria.
L'azione dei medici di medicina generale delle aziende sanitarie locali e delle regioni italiane sta costituendo un efficace intervento di informazione e di prevenzione sul territorio. Sta di fatto, però, che in questi giorni, ancora una volta, abbiamo assistito all'indisponibilità del vaccino presso le farmacie di alcune regioni. Ciò chiama in causa la capacità di predisporre in tempo utile gli strumenti preventivi e di profilassi, nonché la capacità di concertazione con i produttori ed i distributori, affinché il cittadino, ancorché informato, abbia risposte tempestive ed efficaci.
Lo stesso vale per gli antivirali. Abbiamo assistito ad una campagna destinata all'opinione pubblica in seguito alla quale, dalla cessazione della produzione del Tamiflu, correnti migratorie di cittadini italiani hanno varcato i confini verso la Svizzera e la Francia per fare scorte di antivirali.
Ciò deve indurre a porci un interrogativo: stiamo svolgendo una corretta informazione oppure vi è un'azione distorsiva rispetto alla condotta che dovremmo avere? Una condotta che, facendo barriere contro l'influenza stagionale, che giungerà, faccia altresì chiarezza sulla circostanza che non può essere fatta passare nell'opinione pubblica, sic e simpliciter, la convinzione che, assunta una dose di Tamiflu oggi, ci si immunizzi contro l'eventuale pandemia che dovesse verificarsi.
Allora, da tale punto di vista, occorre davvero rafforzare, con maggiore efficacia, anche le campagne informative dirette al cittadino, che sgomberino il campo da facili allarmismi, diano il senso di responsabilità di un sistema di allerta, ma, nel contempo, mettano gli stessi cittadini italiani in condizione, effettivamente, di conoscere i termini reali della questione.
A nostro avviso, è preoccupante che, sia per la banale influenza sia per l'accoppiamento facile influenza-influenza aviaria, si sia creato un sistema di panico e di cattiva informazione.
In conclusione, pur condividendo l'intento del provvedimento di stabilire una serie di misure finalizzate a preparare l'Italia ad un eventuale arrivo dell'influenza aviaria e, in particolare, alla sua mutazione in pandemia, tuttavia si ritiene che il provvedimento, così come formulato, può risultare inefficace per una serie di incongruenze, che il decreto al nostro esame non risolve e, in qualche caso, aggrava (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, il decreto-legge in discussione è una prima risposta significativa alle preoccupazioni presenti anche nella nostra comunità sulla diffusione dell'influenza aviaria. Una comunità frastornata
dalle notizie riportate dalla stampa e dagli organi di informazione. I timori nascono innanzitutto da tre fattori.
Il primo. L'influenza aviaria viene collegata alla spagnola, una pandemia di particolare gravità che, nel 1918, causò da 20 a 40 milioni di morti. Anche allora il virus era di origine aviaria, molto simile geneticamente all'influenza A (H5N1), responsabile dell'attuale influenza dei polli.
Il secondo fattore è legato all'influenza aviaria come luogo di diffusione. Nel novembre 2003, i paesi più colpiti sono stati quelli del sud-est asiatico. Nel 2005, l'infezione ha fatto la sua comparsa in allevamenti della Russia siberiana. Nelle scorse settimane, si è presentata in alcuni allevamenti di pollame in Romania e in Turchia.
Quindi, l'avvicinamento al territorio europeo è evidente e preoccupa maggiormente se si aggiunge l'informazione che vettori del contagio sembrano essere gli uccelli migratori.
Terzo ed ultimo fattore: il rischio di contagio per l'uomo.
Rispetto a queste crescenti preoccupazioni, vogliamo fare due considerazioni. La prima: pur nel rispetto degli studi e del giusto livello di guardia presente nella comunità scientifica sanitaria internazionale, la nostra popolazione non è quella di quarant'anni fa, così come non sono quelli di quarant'anni fa i mezzi di contenimento che abbiamo a disposizione.
La seconda considerazione è legata al rischio di contagio per l'uomo. Riteniamo di dover dire che, partendo dalle attuali conoscenze scientifiche, le probabilità, al momento, sono basse. Infatti, il contagio diretto da pollo a uomo del virus A (H5N1) è un evento che si è dimostrato eccezionale e che riguarda persone a stretto contatto con i polli, senza misura di protezione individuale o che hanno macellato polli infetti a livello domestico.
Il contagio da uomo a uomo si è dimostrato finora un evento ancora più eccezionale, anche se la possibilità di mutamento in tal senso con maggiore adattamento all'uomo non può non restare al centro dell'attenzione del mondo scientifico e, per le nostre responsabilità, del mondo politico. Mondo politico che deve rispondere alle preoccupate domande dei cittadini con provvedimenti appropriati, lontani da una superficiale irresponsabilità, ma anche da una psicosi alimentata a volte da finalità speculative.
Pertanto, per entrare nella concretezza del provvedimento, diciamo che abbiamo condiviso e condividiamo, signor ministro, la scelta del decreto-legge per fronteggiare al meglio la possibile emergenza. Riguardo ai contenuti, abbiamo accettato la proposta di migliorare le strutture ministeriali per un'azione di coordinamento con la realizzazione di un centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, il dipartimento per la sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la sicurezza degli alimenti. Abbiamo però sostenuto - e rinnoviamo questa posizione in aula - che una seria politica di prevenzione delle malattie infettive non possa non vedere potenziate le regioni, che anzi possono e debbono attivare ogni utile iniziativa nell'azione di contrasto del rischio pandemia. Se sono necessari, dunque, un'organizzazione con una maggiore efficienza delle strutture ministeriali, se è necessario un coinvolgimento serio del territorio - e mi riferisco alle regioni, alle ASL, agli istituti zooprofilattici - non si comprende, invece, la specificazione in decreto della nomina di tre nuovi direttori generali.
Se c'è da approntare nuovo personale, noi siamo favorevoli alle istanze del sindacato dei veterinari di potenziare gli organici di una categoria non valorizzata adeguatamente e costretta a vivere con forme eccessive di precarietà, in un contesto, invece, in cui la figura è indispensabile per la sicurezza. Il decreto appronta poi la questione relativa alla prenotazione di scorte di vaccino adeguate. Noi abbiamo condiviso e condividiamo questa scelta, anche se interveniamo con alcuni emendamenti perché, in assenza di risorse economiche adeguate stanziate dal Governo per le regioni, non sarà possibile costituire le scorte. Infine, intendiamo ribadire il nostro impegno a sostegno del settore avicolo, che già risente della crisi conseguente
alle paure alimentari diffuse nella popolazione a seguito di informazioni non sempre corrette. Abbiamo chiesto un aumento dei finanziamenti per la crisi del mercato nel comparto ed abbiamo anche invitato il Governo a definire un tavolo di concertazione con le organizzazioni di categoria per quantificare i danni. Abbiamo chiesto e chiediamo l'accesso in deroga alla cassa integrazione guadagni straordinaria in favore di imprese e lavoratori di un settore che è seriamente in crisi.
Signor Presidente, noi abbiamo presentato emendamenti in Commissione e nel Comitato dei nove, ma il relatore ci ha invitato al ritiro, oppure si è espresso in modo chiaramente contrario rispetto agli stessi. Tuttavia, noi siamo consapevoli dell'allarmismo che è presente nella nostra comunità e, quindi, con senso di responsabilità affrontiamo questo decreto-legge in aula; valuteremo quindi attentamente le varie posizioni ed insisteremo certamente con i nostri emendamenti. Tra l'altro, abbiamo presentato due ordini del giorno, che pensiamo siano importanti e che vogliamo subito sottoporre all'attenzione del Governo. Chiediamo al Governo di promuovere innanzitutto la vaccinazione per l'influenza tradizionale e chiediamo di ampliarla non solo alle categorie a rischio ma anche agli ultracinquantenni, perché sappiamo che è necessario ridurre le infezioni anche per evitare che ci possa essere una mutazione del virus.
Chiediamo, inoltre, al Governo di promuovere corsi di formazione per gli operatori della sanità pubblica, per i medici di medicina generale, per i tanti professionisti della salute. Sappiamo che la Società italiana di igiene e medicina preventiva, che ha oltre 4 mila esperti universitari operatori del settore, si è detta disponibile; dobbiamo cogliere questa opportunità.
Concludo, signor Presidente. L'invito è ad impegnarsi come istituzione per mettere in campo una strategia di difesa vera dal rischio pandemia per potere - ci auguriamo che non sia necessario - intervenire con immediatezza. Nel frattempo, l'invito è ad attrezzarsi contro la classica influenza in modo da non cedere all'allarmismo; soprattutto, invitiamo il Governo a far uso del buonsenso (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Galeazzi. Ne ha facoltà.
RENATO GALEAZZI. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, oggi proseguiamo la discussione di un decreto che riguarda la salute dei cittadini e, aggiungerei, la salute in senso lato, non soltanto del nostro paese ma di tutto il pianeta. Infatti, viviamo ormai in un mondo globalizzato in cui non soltanto la comunicazione e l'economia, ma anche la salute riguardano un po' tutto, in questo pianeta sempre più piccolo.
In realtà, ci troviamo di fronte ad uno scenario che potremmo, con toni pessimistici, quasi definire un fantasma che gira un po' per il pianeta e che può generare una situazione veramente di grave difficoltà, ma non direi un'apocalisse. Piuttosto, si tratta di fatti che possono veramente influenzare non soltanto la vita e la salute dei cittadini, ma tutta la qualità della nostra esistenza su questo pianeta. Descrivo questo quadro o scenario biblico proprio perché sono cambiate le condizioni della vita sul pianeta, non soltanto la lunghezza dell'esistenza. Viviamo in un mondo che è «attrezzato» e molto avanzato, non soltanto scientificamente; sono mutate profondamente le condizioni igieniche, almeno in una parte del nostro pianeta. Quindi, non si devono evocare scenari che fanno pensare alle vecchie epidemie di peste o di colera, ma anche a quelle più vicine - l'influenza della spagnola e, ultimamente, quella asiatica -; sicuramente, in quelle epoche, neppure molto lontane, vi sono stati milioni di morti. Anche l'ultima, l'asiatica, è stata in realtà un fatto che ha sicuramente e fortemente influenzato non soltanto la salute, ma anche l'economia del mondo occidentale. Viviamo quindi in un'altra epoca; di fronte a periodi nei quali la popolazione mondiale non cresceva perché
vi erano ogni tanto queste grandi morie, oggi viviamo invece in un mondo che cresce vertiginosamente in termini numerici, ma anche in qualità. Quindi, proprio per stare con i piedi per terra ed essere realistici, dovremmo basarci sulle nostre conoscenze scientifiche - e non solo -, che sono molto approfondite, e farne un buon uso. Questo è il consiglio che mi sento di dare al ministro: usare le conoscenze con sapienza, con saggezza. Ciò, proprio perché auspico che riusciremo, con tutta una serie di misure, a isolare questo virus, se mai muterà, ovvero a contenere la possibilità che il virus, subendo una mutazione, diventi patogeno per l'uomo e sia trasmissibile.
Quindi, il decreto va in questa direzione e noi stiamo predisponendo tutta una serie di misure che sono di protezione e, aggiungerei, di isolamento e di difesa, proprio per impedire che vi sia una pandemia, in questo momento solo paventata; pandemia di cui - potremmo osservare - non abbiamo alcuna certezza, per fortuna, proprio perché non è sicuro che questo virus muti né sappiamo quando ciò potrebbe accadere. Quindi, potremmo avere una situazione di diffusione del virus mutato tra qualche mese o tra qualche anno. Osserverei che, senza generare alcun allarmismo, sicuramente non si deve abbassare la guardia proprio perché si tratta di un nemico che non vediamo, che galleggia nell'aria e che muta nel tempo.
Quindi, sicuramente, va prestata un'attenzione continua con tutti gli strumenti che offrono la scienza e, anche, la politica moderna: è di questo che stiamo parlando oggi.
Ci troviamo di fronte ad un virus che colpisce gli uccelli, in primo luogo i polli. Vorrei tuttavia ricordare che interessa anche una serie di altri animali, come il gatto o il furetto; desidero evidenziarlo perché quest'ultimo sta diventando, dopo il cane, il secondo animale più diffuso negli Stati Uniti. Vorrei altresì rilevare che, oltre ai polli, il virus colpisce anche altre specie animali, che interessano i nostri cacciatori, nonché i nostri tacchini. A tale riguardo, mi si consenta una battuta: se gli italiani si faranno in qualche modo influenzare da questo spauracchio dell'influenza aviaria, si vedrà il prossimo Natale, e vedremo se il tacchino sarà ancora sulle nostre tavole!
La moria di polli cui si è assistito in Estremo Oriente ed in Cina (ma non solo) ci ha sicuramente insegnato che il virus in questione può risultare notevolmente letale per tali animali e che, pertanto, deve essere isolato. Vorrei ricordare che sono stati immolati decine di milioni di polli, proprio perché questa è la prima misura da adottare. Infatti, bisogna isolare il virus ed occorre cercare di contenere il focolaio epidemico.
Vorrei inoltre osservare che, accanto all'indubbio danno biologico, è stato provocato anche un rilevante danno economico. Ricordo che la stampa ha parlato, qualche giorno fa, di un possibile danno economico dell'ordine di 800 miliardi di dollari, poiché un'influenza del genere può veramente alterare i meccanismi di mercato di alimenti primari quali tutte le carni avicole. Ritengo, dunque, che il decreto-legge si diriga nella direzione giusta quando dispone l'acquisto di carni congelate, proprio perché occorre alleviare il danno subito dal mercato dei prodotti avicoli.
Ricordo che il provvedimento in esame reca diverse misure. Do atto al ministro competente di essere stato tempestivo, ed alcuni interventi, a mio avviso, sono stati sicuramente ben impostati. Condivido, ad esempio, l'istituzione del Centro nazionale di lotta ed emergenza contro le malattie animali: vorrei infatti ricordare, a tale riguardo, che ormai numerose malattie che colpiscono l'uomo vengono trasmesse dagli animali, proprio perché viviamo a contatto con una serie di animali, domestici e non solo.
Tale centro nazionale, tuttavia, deve a mio giudizio collaborare strettamente con il centro nazionale per la prevenzione ed il controllo delle malattie infettive, perché, diversamente, avremmo due organismi che non dialogano tra loro. Ritengo egualmente positiva la costituzione del nuovo dipartimento (sarebbe il quarto) presso il
Ministero della salute, finalizzata a raggruppare alcune competenze concernenti la sicurezza degli alimenti: a mio avviso, infatti, nei prossimi anni si tratterà di un tema sempre più rilevante.
Vorrei altresì segnalare che il Ministero della salute ha provveduto a prenotare alcune dosi di vaccino, anche se, ovviamente, ricordo che non è ancora disponibile il vaccino contro il virus H5N1. In questo periodo, stiamo procedendo ad effettuare una vaccinazione di massa contro l'influenza tradizionale, che dobbiamo ricordare essere la terza causa di morte, dopo l'AIDS e la tubercolosi, da malattie infettive.
Vorrei osservare che, qualche tempo fa, ritenevamo di aver sconfitto definitivamente le malattie infettive, mentre l'AIDS ci ha insegnato che così non è; e, soprattutto, la tubercolosi, che sembrava un fantasma ormai scomparso dalle corsie dei nostri ospedali, è tornata ad essere una malattia attuale. L'influenza tradizionale, che torniamo a conoscere ogni anno, è a tutt'oggi una patologia che provoca sicuramente un danno biologico rilevante.
Ben venga, dunque, questa attività di prevenzione rispetto all'influenza tradizionale, dal momento che, se dovesse saldarsi con l'altro tipo di virus, potrebbe rappresentare un evento veramente catastrofico. Ritengo positivo anche il rafforzamento del personale veterinario precedentemente addetto al controllo degli animali malati. Infatti, grazie all'approvazione presso il Senato di una proposta emendativa, i 114 operatori impiegati con contratto di collaborazione coordinata e continuativa sono stati adesso assunti, per fortuna, con un rapporto di lavoro a tempo determinato. Non dobbiamo comunque limitarci ad incrementare l'organico dei veterinari, ma dobbiamo altresì potenziare gli istituti zooprofilattici sperimentali, attraverso l'assunzione di personale di ogni qualifica (tecnici, biologi e via dicendo), proprio perché dobbiamo rafforzare l'intera struttura che opera nel contrasto di questo tipo di patologia.
A mio giudizio, tali misure vanno nella direzione giusta e credo che anche il rafforzamento del numero dei carabinieri dei NAS deputati a tali controlli sia volto a contenere tale possibile evenienza. Restano, sempre a mio avviso, alcuni problemi nei rapporti con le regioni. Queste ultime, sempre più, svolgono un ruolo importante nella gestione e nell'organizzazione della salute pubblica.
Pertanto, affermerei che un contributo in termini sia organizzativi sia di gestione di tale evenienza sia da praticare con uno stretto raccordo con le regioni, per la distribuzione di eventuali farmaci - di cui parlerò tra breve - ed anche per la preparazione e l'eventuale distribuzione del possibile futuro vaccino.
Riteniamo, inoltre, che il ministro abbia voluto tenere conto anche degli effetti economici che riguardano il mondo dell'agricoltura, e del mercato avicolo in particolare. Non entro in questi temi, che tratteranno più approfonditamente altri colleghi, ma sono convinto che anche la prenotazione di 106 mila dosi del farmaco sia una circostanza da valutare positivamente. Ciò anche se siamo a conoscenza che tale farmaco non è ancora terapeutico in senso lato, pur potendo attenuare il virus patogeno, con un effetto che può essere determinante nell'alleviare la malattia.
Ci sentiamo pertanto di affermare che le misure previste sono adeguate. A mio giudizio, vi è un altro problema che si presenta: quello dei finanziamenti certi. Oltre al personale ed alla raccolta da parte delle regioni, dobbiamo infatti garantire finanziamenti adeguati, affinché tali misure siano operative e reali.
Abbiamo presentato alcuni emendamenti che vanno proprio in tale direzione. Ci preoccupiamo, infatti, che sia una regia unica a gestire tale problema, con un coordinamento tra i vari centri nazionali, e che vi sia la certezza del finanziamento, considerato anche il periodo di «vacche magre» che stanno attraversando i conti dello Stato. Credo, poi, che sia importante il rafforzamento del personale sia degli istituti zooprofilattici sia dei posti di frontiera.
Ultima questione che pongo all'attenzione del ministro è la caccia. Essa deve essere considerata certamente non in termini di criminalizzazione ma non deve essere sottovalutata. Se non la si vuole vietare in maniera drastica, con una misura draconiana, infatti, i cacciatori possono divenire persone che offrono un contributo in termini di collaborazione. Consiglio, in ogni caso, al ministro di prestare attenzione a tale problema, proprio perché siamo a conoscenza che il virus dell'influenza aviaria si trasmette attraverso volatili anche selvaggi, e sappiamo che le migrazioni degli uccelli non sono controllabili.
Voglio rammentare, inoltre, due notizie risalenti a pochi giorni fa (una è apparsa ieri sulla stampa). Secondo la prima, vi è stato un contatto diretto di un bambino con il virus, con una possibile e certificata trasmissione del virus stesso all'uomo. Tale notizia è stata citata anche in un articolo comparso su un'autorevole rivista scientifica, ossia Nature. Quindi, vi è la necessità di sorvegliare attentamente ciò che avviene nel mondo animale.
La seconda notizia è relativa ad un virus H5N1 attenuato, rinvenuto nel corso di un controllo nel centro sperimentale di Padova. Si tratta di una notizia che, a mio avviso, è stata sminuita in termini di allarme, proprio perché tale virus non è altamente patogeno, ma consiglierei di non sottovalutare tali segnali che, come dicevo in precedenza, necessitano di attenzione.
Noi interverremo su questo provvedimento attraverso gli emendamenti e gli ordini del giorno che abbiamo presentato. Pensiamo, infatti, che sia possibile migliorarlo, proprio per garantire al paese ed ai nostri cittadini tutte le misure di salvaguardia che dobbiamo mettere in atto se vogliamo veramente impedire un evento che può divenire davvero dannoso per la nostra qualità della vita e per la nostra economia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianni Mancuso. Ne ha facoltà.
GIANNI MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, premetto che la mia valutazione sul provvedimento in esame è favorevole, ma ritengo utile svolgere alcune considerazioni. Al fine di ridimensionare l'allarmismo suscitato da alcune avventate ed irresponsabili dichiarazioni di questi giorni, vorrei ricordare che in Europa e in Italia il problema dell'influenza aviaria è ancora soltanto un problema di sanità veterinaria, a differenza di quanto accade in altre aree del mondo. Ad esempio, nel sud-est asiatico, l'agente patogeno ha potuto aggredire l'uomo a causa delle pessime condizioni igienico-sanitarie in cui vive la popolazione, che sono ben diverse da quelle esistenti nel nostro continente e nel nostro paese.
Sebbene il virus contratto da un essere umano in quelle aree del mondo possa, in teoria, trasmettersi ad altri esseri umani, non risulta al momento alcun caso di trasmissione del virus da uomo a uomo. Questo sarebbe un ulteriore progresso del virus, e da qui scatterebbero ovviamente le giuste preoccupazioni.
Pur ritenendo doverosa la preoccupazione da parte delle autorità nazionali e degli organismi internazionali, condanno le dichiarazioni allarmistiche ed irresponsabili rilasciate da scienziati ed epidemiologi, che non sembrano avere per il momento altra motivazione se non quella della volontà di compiacere e favorire multinazionali farmaceutiche che producono vaccini e farmaci antivirali. Tra l'altro, per quanto riguarda i vaccini, non esiste un vaccino per questa patologia; e, per quanto riguarda gli antivirali, essi svolgono un'attività modesta nella patologia in atto: figuriamoci se possono avere qualche effetto per quanto riguarda la prevenzione!
Il ruolo dei media è stato devastante. Pensate che si è tanto parlato di virus dei polli e, per qualche settimana, i consumi dei cittadini italiani si sono orientati verso il tacchino, non sapendo, ad esempio, che il tacchino, dal punto di vista epidemiologico, è assai più sensibile del pollo. Ciò per dire che, più che di una pandemia, si è trattato di una psicosi collettiva.
Parlavo del ruolo degli epidemiologi, che ogni tanto sbagliano. Hanno sbagliato qualche anno fa, quando si è parlato tanto, e talvolta a sproposito, della BSE. Si è parlato di migliaia di infetti in Europa e anche di migliaia di morti. In realtà, sono morte 160 persone in tutto il mondo, la gran parte delle quali in Gran Bretagna, e vi è stato soltanto un caso, per di più ancora sospetto e non del tutto confermato, in Italia (si è trattato di una donna siciliana).
Ritengo che la comunità scientifica abbia il dovere di informare correttamente l'opinione pubblica. Segnalo, tra l'altro, di avere anche personalmente, come altri colleghi parlamentari, adottato iniziative per sensibilizzare e far capire ai nostri connazionali che questa patologia non si può contrarre per via orale, quindi consumando prodotti di origine aviaria. Comunque, come ho detto prima, non sono noti casi di trasmissione da uomo a uomo.
Vorrei ringraziare il Governo perché, approfittando di questo provvedimento, nell'ambito del potenziamento dei servizi veterinari transfrontalieri, ha intenzione di definire la posizione del personale sanitario che svolge la sua attività nei posti di ispezione frontaliera (PIF) e negli uffici veterinari per gli adempimenti comunitari (UVAC), quindi nelle periferie del nostro paese nell'ambito del Ministero della salute. Questi colleghi (che sono circa un centinaio) legati al sistema sanitario da contratti precari (sono i cosiddetti coadiutori) in questi anni hanno garantito con serietà e dedizione, insieme a tutta la rete dei servizi, la sicurezza di noi tutti.
Vorrei accennare brevemente anche al danno economico che tale psicosi collettiva ha causato; è un danno ad un settore produttivo che stava in piedi economicamente da solo. Nel momento in cui l'economia non tira, davvero dispiace registrare danni così gravi e consistenti e sapere che delle persone saranno licenziate o messe in cassa integrazione.
Il nostro paese, per quanto riguarda questi prodotti, ha raggiunto l'assoluta autonomia: noi non li importiamo e non si capisce nemmeno come potremmo infettare i nostri allevamenti, prima ancora di infettare potenzialmente le persone.
Tale provvedimento è opportuno anche nella parte che riguarda l'AGEA. Tali disposizioni, però, più avanti dovranno probabilmente essere ritoccate, vista l'entità del problema.
I nostri allevamenti, che sono concentrati soprattutto nel nord-est, nel 1999 e nel 2000 sono stati interessati da una precedente epidemia e circa 20 milioni di capi sono stati abbattuti. Da quella tragica esperienza, ovviamente, gli allevatori italiani hanno tratto la lezione. Anche i servizi veterinari, che sono preposti a tutelare prima la salute degli animali e poi quella delle persone, per evitare che si possano creare le basi per qualche caso di zoonosi, hanno adottato tutta una serie di provvedimenti, che vanno dalla vaccinazione di massa ai prelievi di sangue per controllare lo stato anticorpale, ossia tutta una serie di misure tese a migliorare la sicurezza dell'allevamento e a ridurre al massimo la possibilità che anche uccelli migratori possano infettare alcuni uccelli che fanno parte degli allevamenti italiani.
Abbiamo anche la fortuna di disporre di una rete di prevenzione, nell'ambito del Servizio sanitario, di circa 5 mila veterinari pubblici e - credo che possiamo dirlo con un pizzico di orgoglio - abbiamo la rete più efficace nell'ambito della Comunità europea.
Proprio in riferimento a questo settore, anche io ho presentato un ordine del giorno in cui sinteticamente richiamo l'importanza dell'individuazione del dipartimento per la sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la sicurezza degli alimenti, nell'ambito del quale si prevede l'assunzione di circa 60 medici veterinari con contratto a tempo determinato di durata triennale.
A latere di questo intervento, il ministero ha assicurato, nella finanziaria che è stata approvata dal Senato e che sarà alla nostra attenzione nei prossimi giorni, l'impegno a definire anche l'annosa vicenda che riguarda i veterinari coadiutori, che
richiamavo prima, ossia coloro che svolgono questa preziosa attività presso i PIF e gli UVAC.
Sarà altrettanto importante individuare le risorse necessarie al fine di potenziare le attività degli istituti zooprofilattici sperimentali e, quindi, di tutta la rete (in Italia sono 10) in ordine alle funzioni istituzionali, per assicurare un'efficace azione ed il coordinamento tra i diversi istituti esistenti nel paese, per fronteggiare le emergenze sanitarie che si verificano sempre più frequentemente a livello planetario (BSE e SARS, solo per citarne alcune), per garantire il potenziamento degli strumenti di lotta contro l'influenza aviaria e, nel contempo, per consentire di svolgere un'efficace azione anche sul fronte della ricerca.
Credo di poter preannunciare - poiché se n'è parlato al Senato durante l'esame della finanziaria, ma anche in Commissione con il ministro e con il sottosegretario Cursi - un altro elemento importante all'interno di una sistemazione generale e di una messa a punto del sistema della rete veterinaria nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, ossia lo sblocco parziale del turn over dei veterinari delle ASI. Si parla di circa 300 posizioni, che andranno concordate con le regioni naturalmente, che consentiranno di verificare quali siano le situazioni di maggiore sofferenza, per continuare ad avere un livello molto alto delle difese del nostro paese.
Questa epidemia, questo problema veterinario e la psicosi collettiva hanno consentito, comunque, di far emergere anche il ruolo di questi professionisti: i veterinari pubblici, che operano nell'ambito dei servizi di prevenzione, svolgono un'attività molto importante e preziosa, ma, proprio perché lo fanno con serietà, molto spesso è silenziosa e ha solo questi momenti di pubblicità. Quindi, è un'occasione per tutti noi, che rappresentiamo la comunità nazionale, per essere grati anche a questa parte del Servizio sanitario nazionale.
Concludo questo intervento sottolineando l'importanza del provvedimento in quanto tale, perché, ovviamente, esso è ben articolato e prevede tutto ciò che è necessario. Sono certo che nella discussione ci sarà lo spazio per sistemare definitivamente anche quelle parti del sistema che ancora lo necessitano.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bellotti. Ne ha facoltà.
LUCA BELLOTTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea appronta misure urgenti per la prevenzione dell'influenza aviaria. Il decorrere di malattie di questo tipo non può essere certo sottovalutato. Ciò che fa crescere il rammarico, oltre alla comparsa del virus in sé, è il fatto che gli organi di stampa non sono sempre riusciti a dare una chiara percezione dell'evento in atto, fornendo adito ad allarmismi e non garantendo sempre una vera e propria informazione scientifica sull'argomento. È un'autentica epidemia, ma di disinformazione, con incalcolabili danni alla filiera del settore. L'ingiustificata paura creata dai media aumenta ad ogni anatra o pappagallo trovato morto ai quattro angoli del mondo.
Anticipando ciò, non intendo fare altro che dare merito invece al Governo di essersi mosso nella direzione giusta sul versante sia della comunicazione, sia della prevenzione. L'attenzione su questo fatto non deve creare facili e falsi allarmismi, spesso giornalistici, che stanno facendo immensamente più danni di quelli che in realtà ha fatto il virus. Nonostante questo, l'attenzione va mantenuta vigile. Il virus influenzale H5N1 ha esteso la sua diffusione geografica. Inoltre, un ceppo che si trasmette rapidamente all'uomo potrebbe, così come la storia amaramente ci ricorda, provocare l'inizio di una pandemia. La mutazione del virus H5N1, che colpisce la fauna avicola e solo da questa si può trasmettere all'uomo, sembra per il momento a livello internazionale fortunatamente scongiurata. Ciò non significa che si debba abbassare la guardia. A questo proposito, ho sentito nei giorni scorsi alcuni colleghi, che, dai banchi dell'opposizione o attraverso dichiarazioni a mezzo stampa, hanno posto in rilievo il fatto che
vi sarebbero anche problemi più gravi. Sono convinto che gli stessi, se ci si fosse disinteressati dell'influenza aviaria, in questo momento lo lamenterebbero. Certe polemiche, di fronte a situazioni di questo genere, sono del tutto inutili.
Non è soltanto l'Italia che si sta preoccupando del virus. Misure di prevenzione sono state poste in essere in tutta Europa ed in molti altri paesi. È di pochi giorni fa la richiesta di stanziamenti poderosi, fatta dal Governo americano al Congresso, per l'acquisto di medicinali atti a fronteggiare l'influenza aviaria.
In ogni caso, se i colleghi che ho sentito, velatamente o meno, criticare il provvedimento avessero letto il decreto, magari si sarebbero accorti che esso pone in atto delle misure che non si limitano a tamponare il fenomeno della malattia, a fronte di una sua eventuale emersione, bensì sono vere e proprie misure che oserei definire strutturali, riguardo alla prevenzione non solo dell'attuale rischio, ma anche di possibili altri in futuro. Giudico con grande favore a tal proposito l'istituzione, presso la direzione generale della sanità veterinaria e degli alimenti del Ministero della salute, del Centro nazionale di lotta e d'emergenza contro le malattie animali ed il potenziamento dei centri già presenti come quello di Padova.
Dovremo renderci conto che soltanto strutture di tal genere, supportate dai controlli dei carabinieri per la tutela della salute, che vengono anch'essi potenziati, possono creare una rete capillare di rapido intervento nel caso di contaminazioni dal mondo animale. Non sfuggirà certo all'attenzione dei colleghi che, in pochi anni, è già la seconda volta che si parla di rischi massicci provenienti da malattie che coinvolgono la fauna. Il morbo della cosiddetta mucca pazza ha lasciato da poco gli onori della cronaca e il caso dell'influenza aviaria non è detto che sia l'ultimo, per ciò che concerne la contaminazione del mondo animale che può coinvolgere l'uomo.
Inoltre, non può sfuggire in questo provvedimento il sostegno forte che si intende dare al settore avicolo. Comprendo che non sempre l'agricoltura e l'allevamento sono oggetto delle cure della sinistra, ma da parte mia ritengo che l'attenzione che si è voluta dedicare anche ai produttori di pollame sia senz'altro encomiabile. Così come lo è il grande lavoro svolto dai ministri Storace e Alemanno, per porre sotto la giusta luce il fenomeno. A questo proposito, va senza dubbio apprezzato l'intervento del ministro Storace per sventare la falsa informazione della contaminazione tramite le uova.
Non penso sia neppure il caso di spendere troppe parole riguardo all'accaparramento di scorte di farmaci antivirali e di medicinali ed altro materiale profilattico, da destinare alla prevenzione del rischio epidemico, che il provvedimento va a normare. Si tratta di una misura doverosa che è stata prontamente recepita dal Governo.
Altro punto su cui mi pare si stia provvedendo egregiamente è quello relativo all'informazione. L'influenza stagionale non deve essere confusa con quella aviaria. Le campagne di vaccinazione del ministro della salute sull'influenza stagionale riescono a riscuotere ogni anno maggiori successi. È bene insistere comunque, al fine di porre al riparo le fasce delle popolazioni meno protette, come gli anziani ed i bambini, dai rischi dell'influenza.
Certo, come si sa, è impossibile mettere in campo misure che scongiurino definitivamente l'insorgere della malattia nel nostro paese. Se è possibile approntare più stretti controlli per le carni congelate alle frontiere o istituire, come è stato fatto egregiamente, un sistema di etichettatura delle carni che ne certifichi la provenienza, è improbabile impedire che il virus varchi i confini nazionali, veicolato dagli animali selvatici, magari durante l'emigrazione.
Pertanto, a fronte di un rischio che potrebbe insorgere, l'unica via da seguire è quella di una corretta informazione ed una serrata prevenzione volta a fronteggiare i rischi che potrebbero emergere. Dobbiamo, soprattutto, impedire che possano
bastare undici galline, due anatre ed un paio di cigni morti per scatenare il panico!
Per quanto riguarda la chiusura della caccia, mi sembra che, per il centrosinistra, si tratti più di un pregiudizio storico che di una misura salutare a difesa dei consumatori italiani!
Per concludere, penso che, se un minimo di responsabilità è presente in aula, questo provvedimento vada approvato a larga maggioranza, in quanto corrisponde alla strada maestra del buonsenso.
Nessun allarmismo, ma una giusta dose di attenzione, affinché la prevenzione sia considerata, oggi come in futuro, l'unico modo per impedire danni gravi che ci potrebbero colpire se venissimo colti impreparati di fronte ad eventi come quello dell'attuale influenza aviaria.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Massidda. Ne ha facoltà.
PIERGIORGIO MASSIDDA. Signor Presidente, vorrei precisare, a nome del gruppo di Forza Italia, che siamo molto orgogliosi del provvedimento in esame, che qualifica, non solo il nostro Governo ed il ministro che l'ha proposto, ma tutto il Parlamento. Infatti, come si desume anche dall'intervento dei colleghi, si tratta di un'iniziativa che risponde a criteri di tempestività, di serietà e, soprattutto, di tutela della salute del cittadino e, se permettete, anche dell'economia della nostra nazione.
Infatti, sapete benissimo che, negli anni scorsi, si è riscontrato un aumento dei casi del virus, soprattutto dall'est, ma nessun caso è stato registrato nei paesi occidentali. Ciò a dimostrazione che, probabilmente, anche questo virus non è così dannoso, soprattutto nei paesi in cui vi è la giusta prevenzione e, probabilmente, i sistemi di allevamento e di controllo dell'igiene sono più moderni.
Tengo a precisare che il provvedimento in esame si propone di metterci in condizione, in qualsiasi momento, semmai dovesse esservi qualche caso di allarme, di intervenire nel modo migliore, prevedendo strumenti per la prevenzione; ciò è fondamentale per non arrivare tardi quando, magari, il danno si è già creato.
Fortunatamente, a livello internazionale vi sono delle novità, sicuramente in positivo: mi riferisco all'azione di controllo esperita (sono stati abbattuti 150 milioni di volatili) e ad una certa reattività registrata in relazione a certi antibiotici. A tale proposito, è sicuramente meritorio il fatto che il ministro ed il Governo abbiano sollecitato la produzione di vaccini adatti allo scopo.
Non vorrei, pertanto, che dal dibattito emergesse la volontà di attribuire questo provvedimento solo ad una parte politica. Spero che, nel dibattito di domani, tutti abbiano il coraggio e la forza morale di partecipare all'elaborazione del testo e tutti siano consapevoli del fatto che una nazione che si dice moderna come l'Italia non può non varare un provvedimento del genere nei tempi dovuti.
Ecco perché ci tengo a precisare che non abbiamo presentato alcun emendamento, perché crediamo sia opportuno apportare niente più che piccole correzioni. Inoltre, credo che anche gli amici dell'opposizione, al di là del momento particolare che li ha portati ad un certo rallentamento nell'esame del provvedimento - per altri motivi e non contro il provvedimento stesso -, potranno domani, insieme a noi, avere l'orgoglio di aver fatto qualcosa di estremamente utile per il futuro della nostra nazione, nel senso soprattutto della prevenzione. Questo lo dico anche perché vorrei che questa sera uscisse da quest'aula un messaggio molto chiaro. Non è possibile distruggere un intero comparto dell'economia, mettere in ginocchio gli operatori che allevano il pollame nel modo migliore, nel modo più moderno, soprattutto producendo una carne che sappiamo essere dal punto di vista medico una delle migliori e delle più indicate per la nostra popolazione. Non è possibile che debba essere abbandonato il consumo di questo tipo di carne per una paura che è assolutamente infondata e che è sicuramente minore rispetto a tutti i pericoli che corriamo ogni giorno con la normale alimentazione.
Pertanto, credo di poter rassicurare gli italiani ricordando che questo è un Governo che ha portato avanti anche una legge sulla tracciabilità. Sicuramente, con questa legge - nel caso dell'allevamento dei volatili, ma soprattutto del controllo degli sviluppi di questa eventuale malattia, che non coinvolge soltanto i polli ma anche altri volatili - credo che l'Italia si stia preparando al meglio per affrontare qualsiasi difficoltà (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Nessuno altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
CARLA CASTELLANI, Relatore. Signor Presidente, il parere della Commissione è contrario sugli emendamenti Valpiana 1.1 e 1.2, Rocchi 1.44 e Burtone 1.3, mentre sugli emendamenti Labate 1.4 e gli identici Labate 1.5 e Giachetti 1.49 vi è un invito al ritiro.
Il parere è contrario sugli emendamenti Frigato 1.6, Labate 1.7, Zanella 1.43 e 1.8, Lettieri 1.9, Valpiana 1.10. Sull'emendamento Ruta 1.11 vi è un invito al ritiro, mentre sugli emendamenti Valpiana 1.12 e gli identici Ruggieri 1.13 e Maura Cossutta 1.53 il parere è contrario. Inoltre, vi è invito al ritiro sugli identici emendamenti Lucchese 1.14, Valpiana 1.16 e Maura Cossutta 1.54, nonché sugli emendamenti Labate 1.52 e Mantini 1.48.
Il parere è contrario sugli identici emendamenti Labate 1.18, Bindi 1.20 e Valpiana 1.21, sugli emendamenti Labate 1.19, Ruggeri 1.45, sugli identici emendamenti Labate 1.22 e Dorina Bianchi 1.46, nonché sull'emendamento Labate 1.23. Vi è poi un invito al ritiro sugli emendamenti Zanella 1.25, Labate 1.24, Stradiotto 1.47, Valpiana 1.26, Zanella 1.41, 1.42, 1.50 e 1.51, mentre il parere è contrario sugli identici emendamenti Valpiana 1.27 e Zanella 1.40, nonché sull'emendamento Zanella 1.28.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Valpiana 2.6, Duilio 2.4, Milana 2.3, Labate 2.1, Iannuzzi 2.5 e Ria 2.2, mentre formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli articoli aggiuntivi Labate 2.041 e Meduri 2.040.
La Commissione esprime altresì parere contrario sull'emendamento Mosella 3.1 e formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Ascierto 3.40 e sull'articolo aggiuntivo Bellotti 3.01.
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Valpiana 5.11 e formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti Francesca Martini 5.12, Molinari 5.8, Colasio 5.10, Sedioli 5.4 e sugli identici emendamenti Francesca Martini 5.13 e Rava 5.41. Formula altresì un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti Sedioli 5.5, 5.1 e 5.2, nonché sugli identici emendamenti Sedioli 5.6 e Annunziata 5.9.
Infine, la Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli articoli aggiuntivi Rava 5.05, 5.06 e 5.08, nonché sugli identici articoli aggiuntivi Bottino 5.09 e Rava 5.040.
FRANCESCO STORACE, Ministro della salute. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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