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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 novembre 2004, n. 273, recante disposizioni urgenti per l'applicazione della direttiva 2003/87/CE in materia di scambio di quote di emissione dei gas ad effetto serra nella Comunità europea.
Ricordo che nella seduta del 10 dicembre scorso si è conclusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 5467 sezione 3), nel testo della Commissione, identico a quello recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 5467 sezione 4).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione, identico a quello recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 5467 sezione 5).
Ricordo che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 5467 sezione 1).
Avverto, altresì, che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, nonché, in data odierna, il parere sull'emendamento 3.50 della Commissione, con la condizione, volta a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, che l'emendamento sia riformulato mediante l'approvazione del subemendamento Armani 0.3.50.1 (vedi l'allegato A - A.C. 5467 sezione 2).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Abbondanzieri. Ne ha facoltà.
MARISA ABBONDANZIERI. Signor Presidente, ciò che abbiamo letto pochi giorni fa sui giornali relativamente alle dichiarazioni rese dal ministro Matteoli in occasione della decima Conferenza internazionale sul clima, tenutasi a Buenos Aires, ci conferma che questo Governo scommette sul fallimento del Protocollo di
Kyoto, lo invoca e lo auspica. Anzi, per quanto lo riguarda o lo riguarderà, vorrebbe realizzare tale fallimento.
Su quel protocollo, che entrerà in vigore, stante le adesioni, il 16 febbraio 2005, Matteoli ha dichiarato, stando alla stampa: «Gli Stati Uniti sono usciti dal protocollo e continuano a rimanerne fuori. Cina, India ed altri paesi in via di sviluppo, che già in questa fase sono esentati da obblighi di riduzione dei gas, manifestano l'intenzione di non entrare nel sistema degli obblighi nemmeno nella seconda fase, dopo il 2012. Noi europei non possiamo farci carico delle emissioni di tutto il mondo. A nome del Governo italiano avevo già manifestato, a più riprese, questa nostra preoccupazione negli incontri con gli altri paesi europei. Ora è arrivato il momento di ragionare guardando oltre l'orizzonte del 2012».
MARISA ABBONDANZIERI. Così diceva una settimana fa il ministro Matteoli.
Eppure - diciamo noi - la significativa ratifica e adesione della Russia, insieme agli altri 128 paesi, avrebbe dovuto indurre il ministro Matteoli a rafforzare e ad accelerare la direzione della convinzione e delle politiche che debbono scaturire dalla concretizzazione del Protocollo di Kyoto. Infatti, vanno rispettati gli impegni previsti, vanno abbattute le emissioni di gas serra che, invece, sono cresciute, come dimostrano gli studi effettuati. I dati indicano che dobbiamo ridurre tali emissioni del 15,5 per cento rispetto al 1990, anziché del 6,5 per cento previsto, dato il verificarsi di fenomeni climatici molto preoccupanti.
Si preferisce adeguarsi alla politica di Bush, si preferisce uscire dall'Europa ed isolarsi nel contesto europeo: siamo gli unici ad esserci pronunciati nei modi che ricordavo prima. Del resto, in questi anni il ministro dell'ambiente, invece che lavorare a politiche ambientali serie e strutturali, ha lavorato alla delega ambientale, preoccupato solo di far riscrivere i codici fuori dal Parlamento, del commissariamento dei parchi, dei condoni edilizi, compresi quelli nelle aree protette. Di altro non vi è traccia.
Le dichiarazioni rese a Buenos Aires sono gravi ed indicative di un modo di pensare che facilmente si potrebbe bollare come ispirato ad opinioni politiche di destra, a scelte conservatrici. Vi è di più: tali opinioni sono arretrate e dannose per l'economia e lo sviluppo per chiunque governi un paese sviluppato collocato in Europa, fra le economie avanzate, nel cosiddetto mondo del benessere avanzato. Detto in parole povere, vi è una arretrata miopia per l'economia e per lo sviluppo, per la crescita e, non ultimo, per la qualità della vita nei nostri paesi, nelle nostre città.
Il decreto-legge oggi al nostro esame sarebbe volto all'applicazione delle direttive sullo scambio di quote di anidride carbonica, per evitare che le imprese italiane vengano multate. Tuttavia, il provvedimento è tardivo e rischia di essere messo comunque in mora dalla paventata bocciatura, da parte dell'Unione europea, del piano nazionale di assegnazione delle quote, poiché non conteneva, al momento della presentazione, né l'elenco degli impianti, né la quantità per impianto. Un vero pasticcio, dunque, che ci vedrà accomunati ad altri paesi e che metterà fuori legge le imprese italiane in un momento nel quale concorrenza e difficoltà generali già bastano a renderle meno competitive rispetto alle altre imprese europee quanto a qualità, a certificazioni ambientali e ad una modernità vera. Le nostre imprese saranno fuori legge, dal 1o gennaio, insieme a quelle di Polonia, Repubblica cecoslovacca e Grecia.
Il ministro afferma che il ritardo è da imputare al Parlamento, ma sa bene che ciò non è vero. I processi marciano, e con essi marciano le scelte, nella misura in cui chi governa ci crede, sceglie e indirizza finanziando. Abbiamo adesso, ed abbiamo avuto, un ministro in tutt'altre faccende affaccendato e questi sono gli inevitabili risultati. L'Europa doveva ridurre le emissioni
dell'8 per cento entro il 2012: accade il contrario e la stessa cosa succede in Italia, come ho già detto.
Dovevamo rispettare il parametro del 6,5 per cento. Con la situazione che invece si registra oggi, dovremmo ridurre le emissioni del 15 per cento rispetto al 1990. Sono state stravolte e limitate tutte le misure interne di riduzione delle emissioni: la mobilità sostenibile, i disincentivi al carbone, la gestione dei rifiuti.
Questi sono i risultati, mentre invece dovremmo operare una rivoluzione nel settore dell'energia e dei trasporti, fare competizione ambientale, indirizzare i paesi più poveri verso uno sviluppo sostenibile! Il piano nazionale di assegnazione delle quote di emissioni, presentato all'Unione europea (da parte della quale rischia la bocciatura), doveva essere coerente con gli obiettivi stabiliti dal Protocollo di Kyoto e con gli obiettivi di modernizzazione ecologica del paese. Rischiamo di perdere ancora una volta un'occasione importante, manifestando, al solito, posizioni ostili alle linee indicate dalle direttive europee, andando così dritti verso un ennesimo arretramento per quanto concerne la qualità ambientale nelle tecnologie di produzione energetica.
Tra l'altro, occorre tenere conto che il piano presentato all'Unione europea prevede, anziché una riduzione, una crescita delle tonnellate di anidride carbonica, quanto alla produzione nelle centrali termoelettriche. Ciò a dimostrazione, forse, che le dichiarazioni del ministro Matteoli rese a Buenos Aires vengono da lontano, ovvero dal presupposto che il Protocollo di Kyoto è un impiccio ambientalista, che non va realizzato, anzi deve essere superato il prima possibile. Alcune nostre proposte emendative puntano proprio a far sì che il piano sia modificato e vada nella direzione opposta a quella sin qui praticata. Consideriamo, infatti, questo problema il cuore del tema affrontato dal decreto-legge al nostro esame. L'atteggiamento del relatore speriamo che arrivi fino in fondo, perché in Commissione è stato manifestato un atteggiamento positivo, del quale lo ringraziamo. Tuttavia, vanno rovesciati i presupposti. Kyoto non è un impiccio. Kyoto non è un costo insopportabile. Kyoto è una grande e moderna opportunità. Kyoto è un'importante operazione economica. Kyoto può essere parte del nostro futuro (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
MARIA GABRIELLA PINTO, Relatore. La Commissione esprime parere favorevole sui seguenti emendamenti: Stradella 1.13; 2-bis.50 della Commissione (che assorbe l'emendamento Realacci 2-bis.1); 3.20 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), in attuazione della condizione posta nel parere espresso dalla V Commissione; Vigni 3.12; 3.50 della Commissione e il relativo subemendamento Armani 0.3.50.1, anche al fine di recepire le indicazioni di ordine finanziario relative allo stesso emendamento della Commissione; Realacci 3.9; 3-bis.20 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), in attuazione della condizione posta nel parere espresso dalla V Commissione.
La Commissione invita al ritiro delle restanti tutte le altre proposte emendative, esprimendo altrimenti parere contrario.
PRESIDENTE. Il Governo?
FRANCESCO NUCARA, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 1.1.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. L'intervento che svolgerò su questo emendamento è in realtà riassuntivo del giudizio sul decreto nel suo complesso ed anche della mia dichiarazione di voto finale.
Ci siamo impegnati affinché questo provvedimento arrivasse in porto. È stato svolto un buon lavoro dalla Commissione per migliorarlo, e di questo ringrazio la relatrice e il presidente della Commissione. Si tratta di un decreto che rappresenta in larga parte un atto dovuto - altri paesi europei lo hanno già posto in essere da tempo -, che permette alle imprese italiane di adempiere a quanto era previsto con riferimento ad una parte delle politiche relative agli accordi di Kyoto: quelle riguardanti il cosiddetto emission trading.
Affinché si abbia un'idea di che cosa stiamo parlando, vorrei rilevare che la Germania e l'Inghilterra hanno ratificato questo provvedimento nel 2003; la Francia lo ha fatto il 15 aprile di quest'anno, mentre l'Italia lo fa in «zona Cesarini». Le nostre imprese entro il 31 dicembre devono aver notificato ed autorizzato le emissioni, e ciò indica che siamo in forte ritardo con riferimento sia al provvedimento in esame sia alle politiche da intraprendere a tale riguardo.
In questo momento - la collega Abbondanzieri lo ha ricordato precedentemente - il nostro paese è sotto osservazione. Vi sono quattro paesi europei i cui piani di emissione non rispondono agli obiettivi previsti; mi riferisco alla Grecia (non lo ha proprio presentato), alla Repubblica Ceca, alla Polonia ed all'Italia. È un fatto che non ci fa onore, anche perché le politiche di Kyoto presentano due aspetti importanti: il primo attiene alle politiche ambientali fondamentali da intraprendere per salvaguardare il nostro futuro. Da questo punto di vista, diciamo francamente che non ci è piaciuta (anche se non capiamo se vi è stato anche un fraintendimento) la posizione assunta dal Governo italiano, precisamente dal Ministero dell'ambiente, nella COP 10, a Buenos Aires, in cui, accodandoci alla posizione americana, abbiamo precluso la possibilità che ci si batta, dopo il 2010, per un accordo più esteso, che non solo obblighi gli Stati Uniti ad assumersi la loro parte di responsabilità, ma coinvolga anche grandi paesi emergenti, come la Cina e l'India.
Il secondo aspetto è che queste politiche sono forti se fanno parte di una politica di innovazione, di ricerca e di sviluppo del paese; e di questo non c'è traccia nella legge finanziaria. Non abbiamo capito se ci verrà sottoposto, a gennaio, un decreto sull'innovazione e sulla competitività del paese. È certo che, se non si agirà in questo modo, scommettendo sugli accordi di Kyoto e sulle politiche ambientali, perderemo un'occasione straordinaria per rinnovare il nostro apparato produttivo, migliorare la nostra qualità della vita e rendere il nostro paese più competitivo e di qualità.
Da questo punto di vista, preannunciando l'astensione nella votazione del decreto-legge in esame (credo di tutto il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo, per i limiti prima sottolineati: riconosciamo comunque il lavoro positivo svolto in Commissione), vorrei sottolineare che vi è un emendamento, che è stato accolto dalla Commissione, apparentemente banale e a costo zero, ma molto importante. Tale emendamento prevede che, a partire dal prossimo documento di programmazione economico-finanziaria, su proposta del Ministero dell'ambiente, nonché dei ministeri coinvolti, venga inserito lo stato di avanzamento delle politiche per il rispetto degli accordi di Kyoto e le misure di indirizzo che si intendono intraprendere.
È chiaro che, se si agisce a valle, è solo una spesa. Se invece si orienta in maniera diversa il sistema produttivo, oltre ad agire in modo più efficace, si realizza anche una grande occasione; e questo è il nostro impegno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.
VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, colleghi, colgo l'occasione per dichiarare il voto favorevole del gruppo dei
Democratici di sinistra-L'Ulivo sull'emendamento in esame e per chiedere ai rappresentanti del Governo un chiarimento, che mi auguro sia possibile già all'inizio di questo dibattito.
Come è noto, stiamo convertendo in legge un decreto-legge già in vigore. Nel comma 1 dell'articolo 1, che proponiamo di integrare, si prevede che i gestori degli impianti debbano presentare entro il 5 dicembre 2004 all'autorità competente, cioè al Ministero dell'ambiente, apposita domanda di autorizzazione.
Vorrei rivolgere al sottosegretario Nucara la seguente domanda: quante aziende italiane hanno effettivamente presentato la domanda entro il 5 dicembre? È ormai un dato noto, considerato che il decreto-legge è entrato in vigore il 13 novembre per correggere un ritardo del Governo italiano nell'ambito dell'Unione europea. Le imprese avrebbero già dovuto presentare questa domanda. Quindi, molto probabilmente già oggi possiamo sapere quante sono le domande presentate e se vi è anche una discrepanza tra gestori degli impianti e singoli impianti, che è l'oggetto dell'emendamento in esame. In tale emendamento si propone che i gestori presentino la domanda per ogni singolo impianto, perché talvolta vi è un unico gestore per tre impianti.
La Camera potrebbe tranquillamente approvare questa proposta emendativa che, tra l'altro, è coerente con il testo della direttiva comunitaria. Comunque, se il sottosegretario ci dicesse quanti gestori hanno effettivamente presentato la domanda entro il 5 dicembre (è un dato noto al Ministero dell'ambiente, credo oramai da oltre dieci giorni), ci aiuterebbe anche nell'esame del decreto-legge.
Oltre a tale chiarimento, forse possibile, ne chiedo un altro al sottosegretario Tortoli, che lunedì ha rappresentato il Governo italiano presso il Consiglio europeo dell'ambiente di Bruxelles.
Da quanto è emerso nelle ultime settimane, risulta chiaro che l'Italia non ha rispettato la scadenza del 31 dicembre per la presentazione di un piano coerente con gli indirizzi, gli schemi e il testo della direttiva comunitaria. Pertanto, soltanto quattro dei venticinque paesi dell'Unione europea sono rimasti fuori dalla scadenza del 31 dicembre. Tale scadenza non è ovviamente prescrittiva, perché, sulla base del piano presentato ed approvato entro il 31 dicembre, il 1o marzo 2005 saranno assegnati ai singoli impianti i tetti massimi delle emissioni possibili. Quindi, in sostanza, l'Italia ha a disposizione due mesi sia per presentare il piano, sia per consentire l'assegnazione delle quote ai singoli impianti. Ma, se non erro - e questo, signor sottosegretario, lo avrà potuto rilevare a Bruxelles -, perché possano essere assegnate le quote di emissione ai singoli impianti è necessario che il piano italiano venga profondamente cambiato, allegando allo stesso l'elenco dei singoli impianti. Pertanto, deve essere rivista l'impostazione del Governo italiano, intenzionata a tenere fuori dalle misure di riduzione tutto il settore energetico, in particolare il comparto elettrico.
Ora, vorrei chiedere al sottosegretario se ha annunciato, in sede di Consiglio ambiente di Bruxelles, la presentazione di tali profonde correzioni. Inoltre, vorrei chiedere se il Governo e il Ministero dell'ambiente hanno già elaborato, valutato, discusso e approvato tali correzioni e se, quindi, finalmente il Governo italiano può annunciare di stare in Europa e non di essere, invece, il cinquantunesimo Stato americano.
Infatti, è questa la sensazione avuta alla recente Conferenza sul clima di Buenos Aires, ovvero che l'Italia preferirebbe essere il cinquantunesimo Stato americano, piuttosto che il venticinquesimo paese europeo. Peraltro, segnalo che ormai dieci Stati americani, pure appartenenti agli Stati Uniti d'America, hanno adottato misure e leggi coerenti con il Protocollo di Kyoto. Tuttavia, l'Italia è in Europa e l'Europa ha scelto di attuare il Protocollo di Kyoto; pertanto, dobbiamo rispettarne le direttive.
Ritengo che tali chiarimenti possano risultare utili all'Assemblea, anche in prospettiva
del voto, positivo ed unitario, su taluni emendamenti e dell'esame delle altre proposte emendative presentate.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, mi associo alle considerazioni svolte poc'anzi dall'onorevole Realacci e dall'onorevole Calzolaio. Inoltre, intendo aggiungere la mia firma all'emendamento Vigni 1.1, già sottoscritto dall'onorevole Lion, che però oggi, per ragioni note, non può essere presente in aula.
Infine, associandomi alle preoccupazioni espresse dall'onorevole Calzolaio rispetto alla politica degli Stati Uniti, vorrei richiamare l'attenzione su un ordine del giorno che è in qualche modo attinente a questo tema. In realtà, lo faccio in questo momento del dibattito perché in seguito, quando arriveremo all'esame degli ordini del giorno, probabilmente prevarrà la legittima fretta di concludere. Ebbene, l'ordine del giorno Zama n. 9/5467/2, nel dispositivo, recita «impegna il Governo, ove non ritenesse di prendere in considerazione l'ipotesi della rinuncia all'adesione al Protocollo di Kyoto, a voler riconsiderare (....) l'opzione per un ritorno alla produzione di energia mediante centrali termo-nucleari (...)». Credo che non esista sintesi più esplicita di una politica in totale contraddizione con le scelte compiute ufficialmente dall'Italia fino ad oggi.
Se alcuni colleghi della maggioranza - autorevoli o meno, non lo so - arrivano, in occasione dell'esame di un decreto-legge su cui vi è un atteggiamento collaborativo, seppure con un'astensione nel voto finale, da parte delle opposizioni, a presentare un ordine del giorno nel quale si ipotizza la scelta del ritorno al nucleare o, addirittura, la rinuncia all'adesione al Protocollo di Kyoto, vi è qualcosa che non funziona nella consapevolezza politica, culturale e anche scientifica all'interno della maggioranza stessa, in relazione a tali scelte. Ho voluto, signor Presidente, lanciare un segnale d'allarme preventivo, perché quando si arriva all'esame degli ordini del giorno si ha sempre molta fretta.
Mi associo comunque alle considerazioni svolte dai colleghi Realacci e Calzolaio, ribadisco la richiesta di aggiungere la mia firma all'emendamento in esame e annuncio il voto favorevole sullo stesso.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 448
Votanti 447
Astenuti 1
Maggioranza 224
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 247).
Prendo atto che l'onorevole Tortoli non è riuscito a votare.
Passiamo all'emendamento Lion 1.2. Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.
FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, mi rivolgo al rappresentante del Governo, ribadendo una richiesta già avanzata all'inizio della seduta, pregandolo cortesemente di fornire alcune informazioni essenziali all'Assemblea.
Il decreto-legge in esame fa perno, come è noto, sul piano nazionale per l'assegnazione delle emissioni: le procedure da esso previste, infatti, non si comprenderebbero se non in funzione di tale piano. Alcuni organi di stampa - da ultimo Il Sole 24 Ore di oggi - riferiscono che il piano nazionale presentato dal Governo italiano non è stato accolto in sede europea, perché ritenuto inadeguato, e che dunque l'Italia, insieme ad altri tre paesi (la Polonia, la Repubblica ceca e la Grecia, che addirittura non lo ha presentato), non avrebbe il via libera per partecipare fin
dall'inizio al cosiddetto emission trading. Chiedo pertanto al Governo di informare il Parlamento sulla situazione e sul punto in cui si trova la discussione in sede europea.
ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Signor Presidente, ho promesso una risposta all'onorevole Vigni. Come è ben noto all'Assemblea, non è stato possibile recepire la direttiva 2003/87/CE in quanto inserita nell'ambito della legge comunitaria per il 2004, che ancora non è stata approvata dal Parlamento. Il Governo ha pertanto avvertito la necessità di procedere con un provvedimento che anticipasse le disposizioni per poter consentire l'accesso delle aziende al mercato europeo dello scambio di quote.
Chiarisco che il piano nazionale italiano per l'assegnazione delle emissioni non è stato bocciato, come invece è accaduto a quello della Polonia e della Repubblica ceca, mentre la Grecia non lo ha neppure presentato. Il piano italiano è stato giudicato incompleto, come previsto, perché senza lo strumento legislativo non era possibile l'individuazione degli impianti per l'emission trading. Vi è un accordo informale a livello europeo, con il quale ci siamo impegnati a fornire questi dati entro la fine di gennaio. Si tratta di un processo che è già in uno stadio avanzato, in quanto l'individuazione degli impianti ha sostanzialmente avuto luogo e dunque non sussistono problemi al riguardo.
PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Lion 1.2 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.
VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, ringrazio il rappresentante del Governo per il chiarimento. Tuttavia, il sottosegretario Tortoli non ha affrontato le questioni essenziali.
Da ciò che è emerso, risulta che la Commissione non considera adeguato il piano italiano, come ha riferito il sottosegretario, che però non ha esposto le ragioni di tale giudizio. Ad avviso della Commissione, il piano italiano manca dell'elenco con le assegnazioni individuali delle quote di emissione per ciascuno degli impianti.
Questo elenco è pronto? Abbiamo rivolto tale richiesta anche sollecitando l'approvazione del precedente emendamento, con il quale prevedevamo il riferimento a ciascun impianto, non a ciascun gestore. In tal senso chiediamo se l'elenco sia pronto; il sottosegretario ha sostenuto che esso verrà inviato allorché la direttiva comunitaria sarà stata recepita nel nostro ordinamento. Ma qualora la suddetta direttiva non fosse recepita antecedentemente al 28 febbraio, visto che dal 1o marzo scattano le multe e le sanzioni, l'elenco verrà inviato comunque, oppure no? Ripeto, tale elenco è pronto?
In secondo luogo, la Commissione considera il piano italiano non adeguato perché prevede interventi di aggiustamento delle assegnazioni iniziali delle quote di emissione, per poter tener conto delle variazioni nella struttura del parco elettrico. Altri piani contenevano questa possibilità di aggiustamento e sono stati rimandati indietro dalla Commissione. Il Governo italiano ha intenzione di correggere questa previsione di aggiustamento, oppure no? Dobbiamo essere informati su questo aspetto. Vorremmo sapere, cioè, se stiamo aiutando il Governo a colmare un suo ritardo, essendo sicuri, però, che poi le misure che la Commissione e l'Unione europea ci chiedono saranno poste in essere. Se il Governo non adempirà a tali richieste verrà esclusa la possibilità per le nostre imprese di partecipare alla cosiddetta borsa dei fumi. Ma allora è evidente che così si cagionerà un danno alle imprese e anche una mortificazione al Parlamento,
che è stato costretto ad approvare un decreto-legge che recepiva una direttiva adottata durante la presidenza italiana dell'Unione europea: altro fallimento del semestre di presidenza italiana dell'Unione!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 457
Maggioranza 229
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 254).
Prendo atto che l'onorevole Dell'Anna non è riuscito a votare.
Prendo atto altresì che i presentatori degli emendamenti Realacci 1.3 e Vigni 1.4 non accedono all'invito al ritiro rivolto loro dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 447
Maggioranza 224
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 248).
Prendo atto che l'onorevole Dell'Anna non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 451
Maggioranza 226
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 250).
Prendo atto che l'onorevole Garagnani non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Passiamo all'emendamento Vendola 1.12. Prendo atto che il presentatore non accede all'invito al ritiro rivolto dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Provera. Ne ha facoltà.
MARILDE PROVERA. Signor Presidente, abbiamo presentato questo emendamento, per la verità simile al precedente, sapendo che esaminiamo, purtroppo, un provvedimento parziale a causa dei ritardi del Governo e delle accuse dell'Europa - come è già stato ricordato - sull'efficacia dell'impalcatura delle misure oggi al nostro esame. Segnalo, inoltre, l'incompletezza dello stesso provvedimento sulle quote da assegnare: comincio a ritenere che tali quote non esistano, non siano cioè definite. Penso, in realtà, che il Governo stia attendendo questo decreto per poi procedere, successivamente, alle varie decisioni, e poter garantire, così, ad alcuni (in un mercato di scambi e di permessi) di compensare ciò che altri non dovranno o potranno più fare per chissà quali motivi.
In ogni caso tentiamo di lavorare nelle more di un provvedimento necessario, e di ciò ci facciamo carico. Prendiamo atto, altresì, dell'utile lavoro svolto in Commissione per rendere il testo migliore. A tal fine, con il nostro emendamento tentiamo di contribuire a rendere effettivamente operativo ed efficace questo strumento. Per tali motivi proponiamo che venga vietata l'emissione dei gas ad effetto serra da parte di tutti quegli impianti per i quali non sia stata presentata domanda di autorizzazione, ovvero nei quali non siano state attuate le misure efficaci di controllo
delle emissioni di gas ad effetto serra. Tutto ciò serve affinché non restino soltanto le parole e affinché le misure ipotizzate siano rese operative.
Prestiamo attenzione anche alla parte sanzionatoria, su cui è intervenuta la stessa Commissione con un suo emendamento, affinché le proposte siano poi concretizzate. Se tutto ciò avverrà (anticipo in parte la dichiarazione di voto finale) riteniamo di poterci quanto meno astenere nella votazione finale del provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vendola 1.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 460
Votanti 459
Astenuti 1
Maggioranza 230
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 254).
Passiamo all'emendamento Lion 1.5.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Lion 1.5 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.
MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, comprendo alcune delle motivazioni addotte dal sottosegretario Tortoli; tuttavia, il ritardo del nostro paese non è dovuto semplicemente al fatto che non è stata approvata la legge comunitaria, perché l'esigenza che il nostro paese dovesse dotarsi di un sistema di censimento e di gestione delle quote dei diritti di emissione è cosa nota da tempo. Due anni fa abbiamo recepito la direttiva che attribuiva ed estendeva anche al nostro paese la scelta di applicare il Protocollo di Kyoto. Ora noi ci troviamo in clamoroso ritardo. E ciò è dovuto essenzialmente ad un fatto, al fatto cioè che questo Governo aveva scommesso sul fallimento del Protocollo di Kyoto e nel corso di questi tre anni ha lavorato mettendo in conto che lo stesso non si sarebbe applicato mai!
Potremmo citare in questa sede, ma per problemi di tempo non lo facciamo, mille esempi, decine di appuntamenti internazionali ai quali l'Italia si è presentata in grave ritardo, a partire da quello inerente alle energie rinnovabili. Questo paese ha fatto un'altra scommessa! Cosa vi ha scompaginato il gioco? Il fatto che la Russia abbia aderito e che quindi anche il nostro paese - giocoforza - si sia trovato a dover affrontare questo problema: è questa la verità! Il vero tema è che il funzionamento del meccanismo si basa su due presupposti: il piano nazionale (ma di questo hanno già parlato i colleghi che mi hanno preceduto) ed il censimento individuale delle imprese, poiché, come è noto, l'assegnazione delle quote è nazionale ma riguarda tutte le imprese, le quali dovranno attenersi strettamente ai limiti e dichiarare eventualmente la loro possibilità di sforare.
Questo censimento è stato fatto? È già stato previsto di avviarlo? Questo è il dato - e mi fa piacere che sia già stato fatto - al quale bisogna cominciare ad attenersi.
Infine, autorevolmente oggi vi è un'intera pagina de Il Sole 24 Ore dedicata alla vicenda: il tema delle quote dei diritti di emissione, che, come è noto, darà vita ad un vero e proprio mercato, assolutamente sofisticato, di scambio e di vendita di quote, può essere uno svantaggio per alcuni paesi, che considerano ciò come una sciagura, ma può essere, come autorevolmente oggi testimoniato, un grande vantaggio per i paesi (oggi l'Unione europea, ma domani Russia, Cina, nel momento in cui tale mercato si allargherà) che avranno un bisogno disperato di acquistare diritti di emissione!
Se questo paese non si attrezzerà in tempo ad essere virtuoso, cioè un paese che non inquini, un paese che abbia un
credito di diritti di emissione, quello straordinario mercato che si aprirà in tempi brevissimi vedrà il nostro paese come un acquirente, come un paese che, anche da questo punto di vista, tenderà ad indebitarsi.
Questo è il motivo della nostra raccomandazione, non solo quindi per problemi ambientali, ma anche perché altrimenti il nostro paese, se non aderirà rapidamente, ne riceverà un ulteriore danno.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 453
Maggioranza 227
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Stradella 1.13, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 454
Astenuti 3
Maggioranza 228
Hanno votato sì 445
Hanno votato no 9).
Prendo atto che i presentatori degli emendamenti Realacci 1.6 e Lion 1.7 non accedono all'invito al ritiro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 455
Astenuti 2
Maggioranza 228
Hanno votato sì 207
Hanno votato no 248).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 460
Votanti 459
Astenuti 1
Maggioranza 230
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 257).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vendola 1.14.
Prendo atto che il presentatore non accede all'invito al ritiro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Provera. Ne ha facoltà.
MARILDE PROVERA. Signor Presidente, anche in questo caso cerchiamo di portare un contributo di veridicità e consistenza al provvedimento in esame.
È chiaro a tutti che l'assegnazione di quote sarà effettuata da un dirigente del ministero dell'ambiente. Il relativo atto, che sarà molto delicato, verrà adottato al di fuori di qualsiasi criterio oggettivo e, ciò che è ancora più grave, senza che sia prevista alcuna forma di controllo. In tal modo, si darà la possibilità di derogare per
specifici impianti, concedendo quote aggiuntive di emissioni di gas ad effetto serra. Ciò significa che sul mercato potenziale che si aprirà sulle quote diventeremo debitori. Francamente, io auspico che il predetto mercato non si debba mai aprire e che, impedito a tutti di compensare, sia anche imposto l'obbligo di contenere virtuosamente le emissioni perché le direttive di Kyoto sono già molto al di sotto di quanto il nostro ambiente richieda.
Ciò nonostante, ci troviamo di fronte a provvedimenti tampone ed in tale ambito dobbiamo muoverci, non solo per riuscire a metterci in regola rispetto ad una futura apertura relativa alle quote, ma anche per tutelare nel massimo grado l'ambiente della nostra penisola, che è sempre più degradato (come si constata in tutte le nostre città).
Poiché abbiamo la necessità di creare i riscontri reali ed oggettivi che non sono presenti nel provvedimento, con l'emendamento Vendola 1.14 proponiamo che le assegnazioni di quote effettuate dal dirigente del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio avvengano quanto meno sulla base dell'accertamento della conformità dell'impianto alla normativa nazionale e comunitaria, nonché della verifica delle misure attuate dal gestore per il controllo delle emissioni di gas ad effetto serra.
Vorremmo tentare di introdurre almeno qualche riscontro oggettivo in un testo che si caratterizza per la sua pochezza.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Provera.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.
VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, poiché abbiamo già approvato alcuni emendamenti, peraltro in maniera unitaria, il decreto-legge dovrà tornare al Senato; d'altro canto, la relatrice ha già espresso parere favorevole anche su altre proposte emendative che esamineremo in seguito. Pertanto, mi domando se non sia possibile migliorare ulteriormente il testo rispetto a quanto è già stato fatto unitariamente in Commissione, con il contributo delle Commissioni giustizia ed affari costituzionali.
Perché è importante l'emendamento Vendola 1.14 (come già l'emendamento Vendola 1.12)? Posto che, in base alla direttiva comunitaria, l'Italia ha l'obbligo di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 6,5 per cento nei prossimi sette anni, il problema è che, rispetto al momento in cui il predetto obbligo è stato previsto, le emissioni sono ancora aumentate. Ciò vuol dire che in soli sette anni dovremo ridurle, in base ad un obbligo comunitario, del 15 per cento!
È ovvio che i piani nazionali di assegnazione debbono tenere conto di tali obblighi nazionali. A differenza dell'Italia, altri paesi (ad esempio, il Portogallo) avevano concordato già a Kyoto di aumentare le loro emissioni non oltre una certa percentuale. C'è una sorta di «patto di stabilità» europeo delle emissioni che l'Italia deve rispettare in modo rigoroso e vincolante perché sono previste sanzioni, multe, penalità.
Dunque, è importante che, in tutte le procedure nazionali, vi sia un'attenta verifica. Infatti, una malaccorta o superficiale verifica potrebbe determinare la penalizzazione di interi settori industriali o di aziende in concorrenza con quelle di cui si sta esaminando la variazione, nonostante abbiano investito in innovazione tecnologica e in qualità dello sviluppo.
In questo senso, invitiamo la relatrice ed il presidente a valutare, anche attraverso altre proposte emendative, come quella in esame, la possibilità di migliorare un provvedimento che, in ogni caso, dovrà tornare al Senato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vendola 1.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 460
Votanti 458
Astenuti 2
Maggioranza 230
Hanno votato sì 208
Hanno votato no 250).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 1.9.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, in argomenti di questa natura la materia delle sanzioni è particolarmente importante e delicata. Troppe volte, infatti, in materia ambientale, ma non solo, provvedimenti del Parlamento e del Governo sono rimasti, come si dice, in non cale, proprio per la mancanza o per l'insufficiente presenza di norme sanzionatorie.
Da questo punto di vista, il decreto-legge, nella sua versione iniziale, nulla diceva; quindi, presentava una vistosa lacuna cui per primo il Senato ha cercato di porre rimedio. In tal modo, è stato introdotto al Senato l'articolo 2-bis; si tratta di tre righe di tipo generale - certamente, sono meglio che nulla, ma sono ancora, a nostro giudizio, insufficienti - che stabiliscono che i decreti ministeriali di cui all'articolo 1 e all'articolo 2 (quindi, anche ciò di cui stiamo discutendo in questo momento) devono prevedere sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive per le violazioni degli obblighi. Questa norma - lo ripeto - è meglio che niente, ma, a nostro avviso, è ancora generica. Per tali motivi è nato l'emendamento Vigni 1.9, che sostengo con questo intervento.
È vero che, successivamente, nell'ambito della discussione in Commissione, quest'ultima ha presentato l'emendamento 2-bis.50 che, in modo ancora più ampio, individua una serie di sanzioni per le violazioni nell'applicazione del decreto. Tuttavia, mi permetto di osservare che l'emendamento Vigni 1.9 non viene superato dall'articolo 2-bis, in quanto si riferisce specificamente (utilizzando la stessa dizione introdotta al Senato, ossia «sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive») ai decreti di cui ai commi di cui ci stiamo occupando e, in particolare, al decreto di cui al comma 3 dell'articolo 1; qui viene in rilievo il comma 4-bis.
In particolare, il nostro emendamento chiede che il decreto stesso preveda almeno due sanzioni importanti che non sono comprese nell'articolo 2-bis proposto dalla Commissione, che pure condividiamo. Alla lettera a) chiediamo che il gestore che, entro il 30 aprile di ogni anno, non restituisce un numero di quote di emissioni sufficiente a coprire le emissioni rilasciate durante l'anno precedente sia obbligato a pagare un'ammenda per le emissioni in eccesso. Alla lettera b) chiediamo che il pagamento dell'ammenda per le emissioni in eccesso non dispensi il gestore dall'obbligo di restituire un numero di quote di emissioni corrispondente a tali emissioni in accesso all'atto della restituzione.
Signor Presidente, l'esperienza di troppi anni dimostra che, se non si è precisi nell'individuare le sanzioni e il corollario che alle sanzioni corrisponde, si finisce per andare verso una situazione di incertezza che favorisce solo coloro che vogliono violare la norma. Siamo in presenza di norme già abbastanza blande. Se non garantiamo il loro rispetto, sicuramente non compiamo una scelta virtuosa di fronte all'Europa e all'insieme dei paesi del mondo. Per questo motivo, raccomandiamo l'approvazione di questo nostro emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, anch'io condivido l'emendamento 1.9 del collega Vigni e di molti altri colleghi del
centrosinistra, anzi intendo aggiungere ad esso la mia firma. Ritengo che le considerazioni del collega Banti a favore dell'emendamento in oggetto siano assolutamente fondate e ne consiglino l'approvazione, non in alternativa, ma in aggiunta al successivo emendamento che sarà approvato anche con il nostro voto. L'articolo aggiuntivo 2-bis sarà modificato con l'emendamento 2-bis.50 della Commissione.
Voteremo anche quell'emendamento, ma riteniamo che la materia prevista in questo emendamento 1.9 sia complementare e non alternativa all'altro successivo emendamento. Per cui, annuncio il voto favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 1.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 462
Votanti 461
Astenuti 1
Maggioranza 231
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 250).
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Pappaterra 1.8 non accedono all'invito al ritiro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pappaterra 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 456
Votanti 455
Astenuti 1
Maggioranza 228
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 250).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vendola 1.15. Prendo atto che il presentatore dell'emendamento non accede all'invito al ritiro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Provera. Ne ha facoltà.
MARILDE PROVERA. Signor Presidente, il comma 4, come già detto, prevede che l'autorizzazione sia rilasciata mediante provvedimento del direttore generale per la ricerca ambientale e lo sviluppo del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e dal direttore generale per l'energia e le risorse minerarie del Ministero delle attività produttive, senza - e questo è il punto - alcuna forma di verifica sulle misure attuate per il controllo delle emissioni di gas a effetto serra e senza verifica della conformità dell'impianto alla normativa nazionale o comunitaria (avendo peraltro bocciato gli emendamenti fin qui presentati). Con questo emendamento, sempre per cercare di dare una qualsivoglia consistenza, che solo in modo parziale recuperiamo con l'emendamento della Commissione all'articolo 2-bis, noi proponiamo che l'autorizzazione venga seccamente revocata in caso di violazione delle citate normative. Ci rendiamo conto che questo emendamento non propone passaggi graduali e leggeri, è secco; non siamo di fronte ad una sospensione temporanea, come traspariva anche dall'emendamento precedente come possibilità, siamo di fronte ad un'idea secca, ma lo siamo per due ordini di motivi. Il primo è che se questo Governo avesse attenzione all'evolversi delle tecnologie in rapporto alla vita umana, oltre che al mantenimento della realtà del paese, saprebbe che, affrontando in modo secco questa vicenda, garantirebbe una ipotesi di sviluppo anche tecnologico e industriale «altra», su cui oggi non c'è impegno. Ci sono potenzialità delle aziende italiane, in embrione, che non vengono valorizzate rispetto alle normative di contenimento delle emissioni dei gas
serra, oltre che di altre questioni ambientali. Quindi, questo è il primo motivo: dare un respiro di ripresa «alternativa», anche economica ed industriale, al nostro paese, che consenta di contenere i disastri dell'industria, così come si è evoluta in questo periodo.
Il secondo motivo - ahimè!- grave (lo ricordavo già prima) è riferito al fatto che non può più essere tollerata la situazione ormai gravissima del nostro paese e non può più essere quindi tollerato da parte di gestori di impianti la violazione della normativa nazionale e/o comunitaria in materia di abbattimento di emissioni di gas ad effetto serra. Le due cose devono imparare a sposarsi: la tutela della salute di tutti con la tutela ambientale, insieme a una possibilità di sviluppo e di progresso, non compatibile, ma nuovo, come occasione anche di benessere totale (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vendola 1.15 , non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 454
Votanti 451
Astenuti 3
Maggioranza 226
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 247).
Passiamo all'emendamento 1.16.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento 1.16 non accedono all'invito al ritiro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Detomas. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE DETOMAS. Signor Presidente, intervengo soltanto per dire che nella procedura di autorizzazione noi riteniamo che debba esserci l'intervento anche delle regioni, che devono partecipare al momento decisionale. Questo è il senso di questo emendamento e chiedo che, nello spirito federalista che anima questa Assemblea, si voglia riconoscere un ruolo attivo alle regioni, anche alla luce delle nuove competenze assegnate dopo la riforma del Titolo V della Costituzione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Detomas 1.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 456
Maggioranza 229
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 254).
Prendo atto che i presentatori dell'articolo aggiuntivo Realacci 1.01, dell'emendamento Vigni 2.1 e dell'emendamento Lion 2.2 non accedono all'invito al ritiro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Realacci 1.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 452
Votanti 450
Astenuti 2
Maggioranza 226
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 2.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 455
Votanti 454
Astenuti 1
Maggioranza 228
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 2.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 453
Votanti 452
Astenuti 1
Maggioranza 227
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 254).
Passiamo all'emendamento 2-bis.50 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Piglionica. Ne ha facoltà.
DONATO PIGLIONICA. Signor Presidente, intervengo rapidamente solo per osservare che questo provvedimento, senza recare la previsione di sanzioni, rischiava, ovviamente, di essere una grida manzoniana; infatti, sarebbe stato privo di sostanziale efficacia. Quanto, però, mi preme sottolineare è che per la prima volta si introduce il concetto del valore economico attribuito al bene ambiente; dopo il passaggio da un sistema di comando e controllo ad un processo di adesione volontaria, si introduce il fattore economico anche per segnalare il valore del bene ambiente e, quando si induce un danno all'ambiente, un disvalore. L'introduzione degli elementi sanzionatori economici ha il significato di aumentare, attraverso questo valore, l'attenzione dei sistemi imprenditoriali che spesso, sollecitati del punto di vista economico, rispondono più fattivamente che non sollecitati solo dal punto di vista culturale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.50 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 459
Votanti 458
Astenuti 1
Maggioranza 230
Hanno votato sì 450
Hanno votato no 8).
Avverto che gli emendamenti Realacci 2-bis.1 e Vendola 2-bis.12 risultano preclusi in seguito all'approvazione del precedente emendamento.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro dell'articolo aggiuntivo Realacci 2-bis.01 formulato dal relatore.
Indìco, quindi, la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Realacci 2-bis.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 449
Votanti 448
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 243).
Comunico che gli emendamenti, a firma Mereu, 3.1 e 3.6 sono stati ritirati.
Prendo atto che i relativi presentatori non accedono all'invito al ritiro, formulato dal relatore, degli emendamenti: Realacci 3.2 e 3.3; Lion 3.4; Vigni 3.5; Realacci 3.7; Pappaterra 3.8; Lion 3.10.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 3.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 462
Votanti 461
Astenuti 1
Maggioranza 231
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 252).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 3.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 449
Votanti 446
Astenuti 3
Maggioranza 224
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 249).
Prendo atto che l'onorevole Di Virgilio non è riuscito a votare ed avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.20, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis del regolamento.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 458
Astenuti 3
Maggioranza 230
Hanno votato sì 446
Hanno votato no 12).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 3.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 465
Votanti 464
Astenuti 1
Maggioranza 233
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 249).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 3.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 460
Astenuti 1
Maggioranza 231
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 255).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 3.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 462
Votanti 460
Astenuti 2
Maggioranza 231
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 255).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Detomas 3.13.
Chiedo all'onorevole Detomas se acceda all'invito al ritiro dell'emendamento 3.13 formulata dal relatore.
GIUSEPPE DETOMAS. Signor Presidente, si era raggiunto un accordo, in sede di Comitato dei nove, nel senso che avrei ritirato il mio l'emendamento 3.13 qualora la Commissione ed il Governo avessero espresso parere favorevole sull'emendamento Vigni 3.12. Sicché, prendendo atto del parere favorevole espresso sull'emendamento da ultimo menzionato, annuncio, signor Presidente, il ritiro dell'emendamento a mia firma 3.13.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 3.12, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 462
Maggioranza 232
Hanno votato sì 451
Hanno votato no 11).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pappaterra 3.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 459
Maggioranza 230
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 243).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lion 3.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, vorrei provare a riassumere brevemente la situazione, poiché ci troviamo alla vigilia di due scadenze importanti. Il 16 febbraio 2005, infatti, è la data a partire dalla quale il Protocollo di Kyoto, dopo la sua ratifica da parte della Russia, diventerà vincolante, e dunque si dovrà agire sul serio per ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra.
Prima ancora, tuttavia, viene un'altra data. Il 5 gennaio 2005, infatti, è il termine a partire dal quale entrerà in vigore, nell'ambito dell'Unione europea, il cosiddetto emission trading, vale a dire lo scambio di emissioni: è questo l'oggetto del provvedimento al nostro esame.
Ho già precedentemente ricordato che vi sono stati dei ritardi, di cui è responsabile il Governo italiano, poiché la direttiva 2003/87/CE, sottosegretario Tortoli, avrebbe dovuto essere recepita dall'Italia entro il 31 dicembre 2003. Altri paesi lo hanno fatto, ed adesso sono in regola, ma se l'Italia non lo ha fatto, è colpa non del Parlamento, bensì del Governo, il quale, già nel 2003, non ha attivato, attraverso lo strumento della legge comunitaria di quell'anno, le procedure necessarie.
Pertanto, per le colpe ed i ritardi del Governo italiano, oggi l'Italia probabilmente sarà esclusa dai «blocchi di partenza» di questo meccanismo essenziale per l'attuazione del Protocollo di Kyoto.
Vorrei ricordare, al riguardo, che il senso dell'emendamento che abbiamo presentato - anche se verrà parzialmente recepito nel successivo emendamento 3.50 della Commissione, pur essendo il nostro maggiormente articolato - è di rivedere il piano nazionale di assegnazione delle quote di emissioni, totalmente inadeguato, che l'Italia ha presentato in sede europea, di aggiornarlo, di integrarlo con tutte le necessarie informazioni che le singole imprese devono fornire e di adeguarlo alle modifiche che l'Unione europea ci chiede e ci chiederà in futuro.
Alla base della nostra proposta emendativa vi è ovviamente, come ha già precedentemente ricordato l'onorevole Realacci, una questione di fondo. Ci domandiamo, infatti, se il Governo italiano è davvero convinto di attuare le politiche stabilite a Kyoto e se tali politiche siano considerate solamente un vincolo (seppur necessario, se si vuole garantire la riduzione delle emissioni e contrastare i cambiamenti climatici), oppure, come riteniamo convintamente, se si debba intendere l'attuazione del Protocollo di Kyoto non solo come un costo da sopportare, ma, soprattutto, come un'opportunità di modernizzazione del nostro sistema energetico, dei nostri trasporti e del nostro sistema produttivo.
Questa è la nostra visione del Protocollo di Kyoto, e ci piacerebbe che anche la maggioranza ed il Governo - i quali, fino ad oggi, hanno dimostrato di essere molto più vicini, sotto questo punto di vista, alle posizioni dell'amministrazione Bush che a quelle europee - cambiassero strada; nel frattempo, ci accontenteremmo che fosse rivisto il piano nazionale di assegnazione delle quote di emissioni, che l'Unione europea non ha finora accolto.
Vorrei solamente aggiungere, a proposito di costi, che, come risulta dal Sole 24 Ore di oggi, l'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha affermato che se l'Unione europea dovesse respingere il piano che abbiamo presentato, ciò comporterà un aumento del 5 per cento delle spese per l'energia elettrica. Pertanto, come si vede, sotto tutti i punti di vista per il nostro paese è conveniente, prima ancora che necessario, fare sul serio la propria parte, in maniera coerente con quanto previsto dalle misure recate dal Protocollo di Kyoto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, vorrei rappresentare che condivido anche in questo caso i rilievi critici che il collega Vigni ha opportunamente mosso poc'anzi rispetto all'inadeguatezza dell'attività del Governo in merito all'attuazione del Protocollo di Kyoto fino ad oggi; condivido anche e soprattutto la sua sollecitazione a considerare gli impegni di tale trattato non solo come un'imposizione, ma anche come una grande opportunità.
Desidero pertanto apporre la mia firma all'emendamento Lion 3.10, e ritengo utile ricordare all'Assemblea quali disposizioni rechi, essenzialmente, la proposta emendativa in esame. L'emendamento Lion 3.10, infatti, prevede che il piano di cui al comma 2 dell'articolo 3 del decreto-legge in esame sia in ogni caso aggiornato entro il 30 giugno 2006, al fine di integrarlo con i dati e le informazioni di cui allo stesso articolo 2, nonché con gli esiti dei relativi controlli e delle verifiche condotte secondo le linee guida comunitarie.
MARCO BOATO. In secondo luogo, si prevede di finalizzare le misure comprese in tale piano alla stabilizzazione ed alla riduzione delle concentrazioni aggregate di gas ad effetto serra, a un livello che prevenga qualsiasi pericolosa interferenza antropica sul sistema climatico, nel rispetto
degli obiettivi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e del Protocollo di Kyoto e delle relative norme di recepimento e di attuazione.
In terzo luogo, l'emendamento in esame propone che il piano promuova ulteriormente l'utilizzo, da parte delle categorie di impianti di cui all'allegato 1 della direttiva, di tecnologie a più basse emissioni di gas ad effetto serra e, da ultimo, di promuovere, per gli impianti di produzione di energia elettrica, la diffusione di tecnologie efficienti e l'uso di fonti energetiche rinnovabili, secondo quanto previsto dalle direttive comunitarie in materia.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 3.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 239).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Armani 0.3.50.1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 448
Maggioranza 225
Hanno votato sì 417
Hanno votato no 31).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.50 della Commissione, accettato dal Governo, nel testo subemendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 444
Votanti 442
Astenuti 2
Maggioranza 222
Hanno votato sì 434
Hanno votato no 8).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Realacci 3.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.
MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, il senso di questo emendamento è far inserire all'interno del documento di programmazione economico-finanziaria un richiamo alle modalità con le quali il nostro paese ritiene di fare fronte agli obblighi derivanti dal provvedimento. Come è stato sostenuto nel corso del dibattito, la scelta da parte delle nostre imprese di adeguarsi è un'operazione di carattere economico, che necessita di investimenti da parte delle imprese stesse, ma anche di investimenti pubblici. Ecco perché noi avremmo ritenuto necessario che tale piano fosse inserito all'interno del documento di programmazione economico-finanziaria.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, voglio aggiungere la mia firma anche a quest'emendamento. Sottolineo l'importanza, come ha fatto poco fa il collega Vianello, con motivazioni da me condivise, che sia previsto, attraverso quest'emendamento, l'inserimento nel DPEF annuale di un aggiornamento che riguardi lo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni
di gas ad effetto serra, in coerenza con gli obblighi derivanti dall'attuazione del Protocollo di Kyoto e dei relativi indirizzi, indicando, in particolare, le proposte di modifica e integrazione del piano nazionale di cui abbiamo parlato in precedenza.
Sarebbe un'innovazione, qualora fosse approvato quest'emendamento, di grandissima importanza, in riferimento al DPEF, per quanto riguarda gli obblighi e gli impegni che il nostro paese deve assumere per l'attuazione del Protocollo di Kyoto. Invito pertanto l'Assemblea a votare a favore di quest'emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 3.9, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 435
Astenuti 2
Maggioranza 218
Hanno votato sì 410
Hanno votato no 25).
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Realacci 3.11 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 3.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 438
Astenuti 1
Maggioranza 220
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 245).
Prendo atto che i presentatori dell'articolo aggiuntivo Vigni non 3.01 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.
VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, il mondo industriale chiede un approfondimento del testo della direttiva comunitaria, per andare, in prospettiva, verso un calcolo delle quote di emissione - si afferma esplicitamente - calcolate non per singola azienda, ma per unità di prodotto.
Il nostro emendamento va nella stessa direzione. Esso chiede che la verifica delle quote assegnate alle singole aziende e delle eventuali variazioni sia compiuta attraverso un'attenta verifica di tutte le componenti dell'impianto. Non riesco a capire perché è stato espresso un parere contrario a quest'emendamento, che riprende formulazioni contenute nella direttiva comunitaria, la integra, e potrebbe essere un'ulteriore precisazione utile alla legge di conversione. In tal senso, abbiamo la sensazione che dietro tale contrarietà del Governo spesso vi sia l'idea che meno si fa per ridurre davvero le emissioni, meglio è. Ormai, nei vertici, la posizione dell'Italia risulta sempre più isolata e criticata. A Buenos Aires, l'Italia è rappresentata per la prima volta; nelle conferenze dell'ONU, per ben tre volte, è risultata essere sul podio delle nazioni cosiddette «fossili», ossia più inquinanti (come risulta dalle dichiarazioni del ministro). Nella riunione di parlamentari che si è svolta a Buenos Aires, molti colleghi europei hanno citato la posizione italiana come ormai ai confini dell'Europa.
Ciò, ovviamente, riduce la credibilità dei nostri funzionari, di coloro che operano a Bruxelles, e anche l'autorevolezza del Governo. Talvolta, assumere alcuni emendamenti che hanno una funzione
puramente di integrazione e di qualificazione del testo potrebbe qualificare il lavoro parlamentare ed evitare al Governo di fare brutte figure a livello internazionale.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Vigni 3.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 423
Maggioranza 212
Hanno votato sì 180
Hanno votato no 243).
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro dell'articolo aggiuntivo Realacci 3.02.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Realacci 3.02, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 424
Maggioranza 213
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 248).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-bis.20, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis del regolamento, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 427
Astenuti 3
Maggioranza 214
Hanno votato sì 249
Hanno votato no 178).
Poiché il disegno di legge consta di un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.
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