Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 453 del 20/4/2004
Back Index Forward

TESTO AGGIORNATO AL 21 APRILE 2004

Pag. 32


...
Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 79, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza di grandi dighe (4863) (ore 16,57).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 79, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza di grandi dighe.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 4863)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 4863 sezione 3), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 4863 sezione 4).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 4863 sezione 5).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto inoltre che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 4863 sezione 1).
Avverto infine che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 4863 sezione 2).
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, intervengo per illustrare brevemente gli emendamenti al decreto-legge presentati dal nostro gruppo. Si tratta, infatti, della prima occasione nella quale ciò è possibile, poiché la Commissione ambiente non è stata di fatto posta nelle condizioni di esaminare adeguatamente il provvedimento, dati i tempi estremamente ristretti a disposizione, tanto che i gruppi di opposizione non hanno partecipato per protesta alla relativa seduta.
Lo scopo dichiarato del decreto-legge è costituito dalla tutela della sicurezza delle dighe, sia dismesse e non più in esercizio, sia in esercizio. Se la questione è posta in tali termini, naturalmente nessuno può dirsi contrario: l'obiettivo dell'assoluta sicurezza delle dighe non può non essere condiviso.
Tuttavia, vi sono alcuni aspetti del provvedimento che suscitano perplessità, sui quali sono stati formulati, nel corso dell'esame in Commissione, rilievi critici non soltanto da parte dei gruppi di opposizione ma anche da parte del relatore e di alcuni esponenti della maggioranza.
In primo luogo, è stato sottolineato come sia sorprendente che il Governo abbia scoperto improvvisamente l'esistenza di un problema di sicurezza relativo ad alcune grandi dighe, al punto di dover ricorrere allo strumento della decretazione d'urgenza.
È apparso tuttavia un po' strano e sconcertante che il provvedimento non indichi di quali dighe si parli - né nell'articolato né nella relazione tecnica - e, prima ancora, quante dighe nel nostro paese sono interessate da questioni di sicurezza. Soltanto dopo ripetute richieste da parte nostra, il Governo ha messo a disposizione un primo elenco di 18 dighe per le quali sarebbe necessario un intervento di messa in sicurezza; ma è un primo elenco che appare per certi versi incompleto e in ogni caso sicuramente generico, visto che non si danno informazioni precise e dettagliate sullo stato reale di ognuna di queste dighe.
Se poi si valuta il provvedimento più nel merito, vi sono alcuni aspetti che non


Pag. 33

convincono assolutamente o che comunque suscitano interrogativi da chiarire e suggeriscono la necessità di apportare delle modifiche. Faccio solo alcuni esempi.
In primo luogo, il provvedimento prevede che per gli interventi necessari per la sicurezza delle dighe si ricorra allo strumento dell'ordinanza della Protezione civile. La nostra domanda è: sempre e comunque? Attenzione, fermatevi un attimo: si può - e si deve naturalmente - ipotizzare il ricorso allo strumento dell'ordinanza della Protezione civile, previsto dalla legge n. 225 del 1992, qualora vi siano effettivamente i requisiti e le circostanze per cui è necessario dichiarare lo stato di emergenza, così come previsto appunto dalla legge n. 225. Siamo di fronte ad una questione particolarmente rilevante, perché non vorremmo che anche con questo provvedimento si riproponesse un ricorso indiscriminato ed eccessivo allo strumento dell'ordinanza della Protezione civile, visto che già in questi tre anni di governo vi è stato un vero e proprio abuso di tale strumento - che consente tra l'altro di agire in deroga alle norme sugli appalti di lavori pubblici -, abuso che - ne abbiamo discusso anche di recente in quest'aula, in seguito ad una nostra interrogazione al Governo - ha portato all'apertura di una procedura di infrazione da parte dell'Unione europea nei confronti del Governo italiano per violazione delle norme comunitarie sugli appalti. Noi pensiamo che, di fronte al problema della sicurezza delle dighe, si debba ricorrere allo strumento dell'ordinanza e alle procedure della Protezione civile solo se sussistono le circostanze necessarie per dichiarare lo stato di emergenza, non nei casi in cui si può - e si deve - procedere con gli strumenti ordinari.
Un secondo rilievo critico. Il provvedimento prevede la costituzione di nuove commissioni tecniche: noi ci domandiamo se sia sempre così necessario moltiplicare nuovi organismi, con il rischio anche di sovrapposizione di competenze nei confronti di organismi tecnici già esistenti - come, ad esempio, il Registro italiano dighe - e per questa ragione abbiamo presentato degli emendamenti soppressivi o che quanto meno mirano a correggere aspetti che appaiono del tutto sconcertanti; ad esempio, il fatto che si preveda, come criterio per l'individuazione dei componenti della commissione tecnica, l'appartenenza di tali componenti alla magistratura contabile o alla Corte dei conti. Ci si chiede per quale ragione debbano far parte di una commissione che dovrà monitorare lo stato di sicurezza delle dighe e definire gli interventi necessari per la loro sicurezza, anziché un ingegnere o comunque una persona dotata di una professionalità connessa alla sicurezza delle dighe, esponenti di una professionalità come quella dei magistrati contabili.
Ci sono poi alcune materie, come quelle disciplinate dall'articolo 5, del tutto estranee all'oggetto del decreto-legge in esame, vale a dire la sicurezza delle dighe, che proponiamo di stralciare dal resto del provvedimento.
A nostro avviso, inoltre, manca un sufficiente e necessario coinvolgimento delle regioni, né è chiaro il coordinamento delle misure previste dal decreto-legge in esame con le nuove norme antisismiche.
Vi sono, insomma, sia una serie di difetti all'interno del provvedimento sia alcuni aspetti che riteniamo generici o che possono comunque prestarsi ad un abuso indiscriminato dello strumento dell'ordinanza della Protezione civile, che necessitano di alcune correzioni. Per questa ragione abbiamo presentato una serie di proposte emendative, che auspichiamo possano essere approvate dall'Assemblea, fermo restando, naturalmente, che il raggiungimento dell'obiettivo della sicurezza delle dighe non può che essere condiviso. Occorre procedere, tuttavia, attraverso regole e procedure chiare e trasparenti: è questo lo scopo delle proposte emendative presentate dal nostro gruppo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, come ha testé affermato il collega


Pag. 34

Vigni, abbiamo cercato di svolgere una discussione seria riguardo ad un provvedimento che, per i tempi con cui è stato proposto, ha reso estremamente problematico per i componenti dell'VIII Commissione affrontare con serietà una questione che, come comprenderete tutti, è molto significativa, perché si inquadra anche nell'ambito di un ragionamento più generale sulla gestione di una risorsa strategica sia per il nostro paese sia per il mondo, vale a dire l'acqua.
Infatti, come ha ricordato anche il collega Banti nel suo intervento svolto in sede di discussione sulle linee generali nella seduta di ieri, sappiamo tutti che la gestione di tale risorsa - vorrei ricordare, peraltro, che il 2003 era stato proclamato anno internazionale dell'acqua - è strategica per il nostro paese, nel quale spesso, così come avviene in altri, si verifica una gestione tutt'altro che razionale della risorsa idrica.
Si registrano infatti grandissime perdite, ed anche per quanto riguarda il capitolo delle dighe, il ricorso irrazionale alle medesime ha provocato spesso in passato non solo sperpero di denaro pubblico e corruzione, ma anche rilevanti problemi ambientali in ordine alla gestione dei bacini idrici ed alla possibilità di afflusso a mare di inerti. Al riguardo, vorrei ricordare che nel nostro paese molte spiagge, come del resto sanno numerosi colleghi che devono fare i conti con tale fenomeno, sono in fase di arretramento, anche a causa di una non corretta gestione delle dighe.
Infine, vorrei segnalare che l'assenza di una pianificazione nell'uso di tale risorsa, lo spreco che si verifica a causa delle perdite della rete idrica (che arrivano fino al 40 per cento), l'utilizzo dell'acqua per usi industriali non razionali e non avanzati tecnologicamente e lo spreco delle risorse idriche in colture spesso non produttive dal punto di vista economico, non legate al territorio e non strategiche per il futuro dell'agricoltura nel nostro paese, hanno fatto sì che la costruzione di dighe abbia sottratto l'utilizzo di tale risorsa ad una corretta gestione dell'ambiente e agli usi prioritari, primo fra tutti quello a favore dell'uomo.
Infatti, in numerose zone del nostro paese, soprattutto al sud, l'utilizzo di acqua corrente è un lusso, ed è altissima la percentuale di cittadini che non possono averla con continuità. Pertanto, ci avrebbe francamente fatto piacere se fosse stata prevista una verifica di tale questione nell'ambito di una politica più generale, ma ciò è mancato.
Al tempo stesso, vorrei dire che non sottovalutiamo assolutamente - ma, proprio per questo motivo, avremmo voluto disporre del tempo necessario per svolgere una discussione più approfondita - la questione della sicurezza delle dighe. Nel nostro paese, infatti, tale questione ricorda eventi tragici, che credo siano impressi nella mente di tutti.
Vorrei ricordare, al riguardo, che l'anno scorso è ricorso il quarantennale del disastro del Vajont (era il 9 ottobre del 1963). La cattiva gestione di un territorio - in quel caso, non nel senso stretto dell'ingegneria della diga -, l'assenza di pianificazione ed il mancato rispetto degli allarmi (che pure erano stati predisposti) condusse ad una tragedia di dimensioni immani: i morti del Vajont, che piangiamo ancora oggi, furono infatti 1.917.
Ancora: a causa di una diga mal gestita, nella Val di Stava, il 19 luglio 1985, ci fu un disastro che portò alla morte di 268 persone; in quel caso ci si trovava di nuovo di fronte ad una diga non adeguatamente monitorata, i cui passaggi di proprietà e il cui cattivo uso avevano prodotto quel disastro.
Di dimensioni minori, ma pur sempre rilevanti dal punto vista ambientale, sono alcuni casi di inquinamento derivante da sbarramenti industriali o da attività minerarie, verificatisi negli anni successivi. Penso, ad esempio, a quanto accaduto in Val d'Ossola il 27 giugno del 1991, quando lo sversamento di una marea di fango proveniente dai lavori di bonifica della diga del Canton vallese produsse una pesante azione di inquinamento del fiume; o ancora, nel 1987, quando l'apertura di una


Pag. 35

valvola di scarico di una diga che raccoglieva le acque di scarto dei frantoi provocò un pesantissimo inquinamento nella provincia di Pescara, in località Castellana di Pianella.
Come vedete, questi sono solo alcuni degli esempi che spiegano come non solo la corretta gestione dell'acqua, ma anche, in particolare, l'utilizzo strategico per le nuove dighe, il monitoraggio costante ed efficiente da parte delle autorità competenti, il coinvolgimento delle istituzioni locali e delle autorità di bacino nella gestione delle dighe e della risorsa «acqua» siano importanti per il nostro paese.
Siamo oggi di fronte ad un provvedimento che affronta questi argomenti in maniera non dico negativa (dal momento che provare comunque ad affrontare la questione con competenze tecniche adeguate può considerarsi una polizza di assicurazione contro il ripetersi di questi disastri), ma senz'altro casuale, con il rischio - lo ricordava il collega Vigni - di un abuso del potere di ordinanza. Più che di ordinanze, abbiamo invece bisogno di una buona e costante pianificazione, di controllo, di trasparenza, di informazione, come dimostrano tante vicende anche legate ad altre politiche ambientali. L'accelerazione del dibattito non ha posto il Parlamento in grado di fornire un contributo adeguato alla rilevanza del problema.
Abbiamo cercato e cercheremo nel corso di questo dibattito, attraverso gli emendamenti elaborati dall'opposizione di centrosinistra in Commissione, di migliorare il provvedimento. È chiaro che siamo di fronte ad un grande problema: non era forse questa la maniera migliore per affrontarlo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, è già stato messo in luce il carattere assolutamente estemporaneo di questo provvedimento, che lascia più che perplessi in ordine anche ai requisiti di costituzionalità, in quanto il tema della sicurezza, come ha ben sottolineato il collega Realacci, ci preoccupa ed è al centro della nostra attenzione soprattutto per i precedenti disastrosi, colpevolmente disastrosi, che ha conosciuto il nostro paese.
Tuttavia, addurre l'esigenza generica della messa in sicurezza delle dighe come motivo di per sé sufficiente a giustificare il ricorso alla decretazione d'urgenza è francamente un po' troppo. Se vi fosse stata la necessità e l'urgenza di provvedere con decreto-legge, ai sensi della nostra Costituzione, il Governo avrebbe dovuto dimostrare le ragioni dell'urgenza: diversamente, vi è non solo un abuso della decretazione d'urgenza, ma anche il sospetto più che fondato che si agisca con un provvedimento estemporaneo e privo, per l'appunto, di una organica visione del problema.
Il Registro italiano delle dighe è stato estrapolato, in qualche modo, dal contesto dell'organizzazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Già questo fatto doveva indurre ad una riflessione politica in materia di dighe un po' più organica di quella che ha dato i limitati frutti costituiti da provvedimenti estemporanei proposti sotto l'evocazione suggestionante ed, invero, un po' preoccupante, del tema della sicurezza. Nel nostro paese, le dighe sono fonti di energia e sono anche un elemento fondamentale dei bacini idrografici; quindi, per forza di cose, l'esame andava condotto in termini diversi, vale a dire coinvolgendo le autorità di bacino.
Al rilievo della mancanza di visione organica e di programmazione nell'affrontare il tema, credo di doverne aggiungere un altro, che già il collega Vigni ha mosso: siamo davanti ad un approccio événementiel, legato al caso ed alle circostanze. Mi riferisco all'utilizzazione dello strumento dell'ordinanza di protezione civile per interventi in deroga alle normative comunitarie sugli appalti.
Su questo tema, desidero essere chiaro. Una sorta di leitmotiv attraversa tutta la legislazione in materia di infrastrutture (quindi, il riferimento non è circoscritto soltanto a questa legislatura): è la tendenza a dar vita a normative - antieuropee


Pag. 36

ed anticoncorrenziali - che evitino, nell'esecuzione di lavori pubblici, nella realizzazione di infrastrutture, il ricorso agli appalti pubblici secondo la disciplina comunitaria. Non ve n'è motivo: si tratta soltanto dell'ennesimo segno di una politica che, da un lato, è antieuropea e, dall'altro, non è rispettosa dell'economia di mercato!
Si tratta di temi sui quali, francamente, bisognerebbe riflettere di più. Inoltre, sarebbe opportuno che anche il Governo si pronunciasse sul punto affinché fosse chiaro che non si possono mettere in campo misure contrarie all'economia di mercato, al rispetto della concorrenza ed alla disciplina comunitaria senza adeguate giustificazioni.
Un altro punto che ci lascia molto perplessi è quello relativo alla composizione dell'organismo che dovrebbe monitorare gli interventi urgenti per la messa in sicurezza. Il profilo di tale organismo sembra essere costruito prescindendo da requisiti di professionalità. Ci saremmo aspettati che un compito ed una funzione di siffatta natura venissero affidati al Consiglio superiore dei lavori pubblici, poiché quest'ultimo ha una sua storica sezione che si occupa di opere idrauliche, o almeno ad ingegneri specializzati in materia idraulica e non ai giudici amministrativi.
Vi è una doppia curiosità in tale scelta: da una parte, non si rispettano i profili di competenza e di professionalità (la qual cosa, quando si tratta di effettuare valutazioni tecniche, è particolarmente grave); dall'altra, si continua a depauperare lo scarno organico della magistratura amministrativa, sottraendo magistrati ai compiti giurisdizionali e contribuendo, in tal modo, ad aggravare la crisi della giustizia amministrativa. Anziché istituire le sezioni stralcio presso gli organi di giustizia amministrativa di primo e di secondo grado - come abbiamo chiesto e come, all'inizio di questa legislatura, il decreto-legge n. 179 del 2001 aveva prospettato -, si fa come i gamberi: si procede al contrario, si percorre la strada a ritroso e si continua a sottrarre risorse alla magistratura amministrativa invece di aggiungerle!
Si tratta di una scelta ingiustificata, che rimanda ad una questione davvero meritevole di un provvedimento d'urgenza. Il nostro, forse, è l'unico grande paese europeo nel quale i progetti per le opere infrastrutturali statali non vengono approvati dal Consiglio superiore dei lavori pubblici o da un corpo tecnico. Continuiamo a frazionare le competenze in modo assolutamente irragionevole, depauperando non solo il corpo della giustizia amministrativa, cui si attinge senza ritegno e senza criterio, ma anche le funzioni di un corpo tecnico, come il Consiglio superiore dei lavori pubblici, o di un organo competente a livello statale per l'analisi e l'approvazione dei grandi progetti infrastrutturali.
Il nostro giudizio, che ovviamente terrà conto degli eventuali miglioramenti del testo durante la discussione, resta critico, non tanto in merito alla necessità di riflettere adeguatamente sulla materia della sicurezza delle dighe, quanto al modo in cui si sta ponendo rimedio al problema, ossia senza una seria programmazione e con misure assai discutibili nel merito (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il provvedimento in discussione, come è stato ricordato dai colleghi che mi hanno preceduto, riguarda una materia molto delicata ed importante, ossia la sicurezza delle grandi dighe. Il problema è di prima grandezza e rimanda alla grande tragedia del Vajont, imputabile alle scelte scellerate degli uomini. Per questo motivo, l'obiettivo della messa in sicurezza delle dighe non può che essere condiviso. Al riguardo, abbiamo presentato proposte emendative volte al miglioramento delle norme e ci auguriamo che siano approvate.
La costruzione e la gestione delle dighe riguardano l'uso del territorio, nonché il riordino e la manutenzione dello stesso


Pag. 37

negli aspetti idraulici e forestali. Dunque, occorrono interventi seri per la difesa del suolo, per la tutela ambientale e per la realizzazione di piani organici di bacino e di piani di sistemazione idraulica a difesa dei territori montani e collinari dell'arco alpino e del sistema dorsale appenninico; quest'ultimo, purtroppo, è ad alta sismicità, come le recenti e meno recenti tragedie dimostrano.
Sono interventi utili e concorrenti, necessari per la messa in sicurezza delle dighe. In ogni caso, oltre alle verifiche, al controllo e al monitoraggio delle dighe e degli invasi in esercizio e dismessi, è necessario potenziare il registro italiano delle dighe con personale altamente qualificato. Sulla composizione del comitato, oggettivamente, i nostri emendamenti sono migliorativi e tendono a ridurne il numero e ad individuare figure molto specializzate.
Parlare della messa in sicurezza di queste dighe significa anche parlare delle inadempienze del Governo rispetto al trasferimento delle stesse alla competenza regionale. Mi chiedo quanti colleghi siano a conoscenza che l'ente di irrigazione interregionale tra Puglia, Irpinia e Basilicata ancora non ha trasferito, così come avrebbe dovuto fare, al competente ente regionale le dighe realizzate sul territorio della regione Basilicata. Vi è una grave inadempienza da parte del Governo ed anche un momento di tensione. L'ente in questione è allo sfascio e non riesce a pagare gli stipendi, mentre non si conferiscono pieni poteri alle regioni Basilicata e Puglia e alle altre regioni interessate.
L'acqua invasata è un bene prezioso (l'anno scorso, come è stato ricordato, è stato l'anno internazionale dell'acqua): vi è la necessità di preservare non solo la qualità, ma anche la quantità di questo bene, per consentirne l'uso civile, industriale e agricolo nei territori meridionali. In particolare, essa è fonte primaria di ricchezza.
Vi è poi la questione relativa al trasferimento delle competenze alle regioni ed al trasferimento dei fondi necessari per poter gestire queste dighe, alcune delle quali sono state realizzate agli inizi del secolo. Vi sono dighe dismesse che, in caso di forti ed abbondanti piogge, vengono automaticamente invasate, ma, allo stesso tempo, non abbiamo la certezza che esse siano in stato di sicurezza.
Un'ultima considerazione riguarda due grandi bacini realizzati in Basilicata: la diga di Genzano e quella di Acerenza, rientranti in un grande schema che dovrebbe consentire l'irrigazione di oltre 25 mila ettari di terreno. Ebbene, una delle due dighe, quella di Acerenza, già oggi è oggetto di attenzione per quanto riguarda la sua sicurezza. Io ho sollecitato con un'esplicita interrogazione il ministro delle infrastrutture affinché il Registro delle dighe ne verifichi l'effettivo stato di sicurezza, visto che la sicurezza è il primo obiettivo da raggiungere (poi vi è quello della irrigazione, quando saranno invasate queste due dighe artificiali).
Quindi, sul provvedimento in esame, non andiamo alla ricerca di divisioni, perché certamente ne condividiamo l'obiettivo; ci auguriamo, però, che gli emendamenti migliorativi vengano accolti, perché questo è l'interesse complessivo del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piglionica. Ne ha facoltà.

DONATO PIGLIONICA. Signor Presidente, colleghi, come è stato già detto ampiamente, questo provvedimento appare tutto sommato estemporaneo: all'improvviso, su un tema di una certa delicatezza, di grande problematicità per un territorio come quello del nostro paese che, dal punto di vista dell'assetto idrogeologico, ha sempre mostrato grande fragilità, si pone il problema della messa in sicurezza delle dighe, alcune delle quali dismesse anche da tempo. La prima curiosità, il primo quesito è il seguente: cosa è avvenuto in questi ultimi giorni, in queste ultime settimane, per avvertire la necessità di intervenire con decretazione d'urgenza al fine di avviare una ricognizione? Sembra incredibile che sia adottato un decreto che ha come obiettivo, giustificandone


Pag. 38

la massima urgenza, quello di avviare una ricognizione. Bastava scrivere al Registro italiano delle dighe per fare questa ricognizione! Non se ne comprende la necessità, ma, se questa esiste, chiediamo di capire cosa sia avvenuto in questi ultimi tempi per giustificare, all'improvviso, l'intervento con decreto-legge.
Sono intervenuti fattori di nuova riclassificazione della sismicità. Basterebbe riesaminare il tutto alla luce di questi nuovi criteri per individuare le necessità che si pongono per le dighe ancora in esercizio e soprattutto per quelle dismesse.
Tutti hanno ricordato la tragedia del Vajont, ma è certo che quest'ultima non è l'unica: si può ricordare il paese di Tesero, in Val di Stava, ed altri casi analoghi che hanno dimostrato da un lato la fragilità del nostro territorio e, dall'altro, una spesso grande superficialità nella costruzione di dighe e, soprattutto, una spesso irresponsabile aggressione del territorio.
Il territorio del nord è costellato di dighe. Provengo da una regione che non ha la fortuna di avere dighe, non avendo corsi d'acqua, e pertanto costretta a dover attingere le sue risorse idriche soprattutto dalla vicina Basilicata e, in parte, dalla Campania.
È certo che un problema di tale natura aveva bisogno di un intervento. Non si comprende, tuttavia, perché tale intervento sia avviato con ordinanze della Protezione civile. Se vi sono emergenze, lo si può comprendere ma, se si sta facendo ancora una ricognizione, non si capisce la necessità del ricorso ad ordinanze che rischiano di mettere in campo iniziative di tipo importante, lavori di grande rilievo che, però, per essere avviati con il procedimento dell'ordinanza della Protezione civile, possono derogare alle procedure previste per gli appalti.
Ciò rischia di apparire, in alcuni casi, come è stato chiaramente detto dall'onorevole Mantini, quasi una mania dell'attuale Governo. In ogni passaggio vi è la voglia di aggirare le norme, di individuare modalità per non rispettare le normative sugli appalti.
Se vi sono le condizioni di necessità, si esplicitino! Qual è l'elenco delle dighe che hanno bisogno di tale interventi? Neanche ciò è detto!
Non vorrei che il tema della sicurezza delle dighe apparisse patrimonio di una parte politica e non di un'altra, ma in un tema di questo genere appare - ancora una volta ed in maniera quasi ossessiva - la costituzione dell'ennesima commissione di esperti di provata qualificazione. In un tema come la sicurezza delle dighe ci si aspetterebbe che la provata qualificazione fosse una specializzazione in ingegneria idraulica o adeguate conoscenze del sistema idrogeologico e dei rapporti con le autorità di bacino (che conoscono le necessità e le fragilità di un territorio).
All'improvviso, le provate qualità e le provate capacità afferiscono alle competenze di magistrati amministrativi della Corte dei conti, che non si riesce a comprendere quale ruolo dovrebbero svolgere in questa questione.
Sembra quasi che, dopo aver scritto le regole per aggirare le normative sugli appalti pubblici, si corra a mettere una «pezza», nominando magistrati che, per essere prelevati da un certo ruolo, garantiscono che non succeda nulla sul fronte contabile.
In sostanza, ci pare di poter affermare che, a fronte di una necessità sicuramente presente nel nostro paese, si proceda in maniera - come è stato già detto - estemporanea, che sembra volersi orientare verso procedure che non rispondono alle normative nazionali ed europee in tema di appalti e che mirano, ancora una volta, alla costituzione dell'ennesima commissione - di pochi o di tanti elementi - che al Ministero dell'ambiente appare essere, spesso, la prima necessità di questo paese (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.

LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, ho seguito con attenzione anche l'intervento del sottosegretario, senatore Ventucci,


Pag. 39

il quale evidenziava alla nostra attenzione la necessità di intervenire con un decreto-legge.
Dopo l'istituzione del Registro italiano dighe, una prima indagine conoscitiva aveva di fatto stabilito che circa 18 grandi dighe necessitavano della messa in sicurezza anche per le mutate condizioni della mappa sismica nazionale, sottolineando come molte di esse risalgano ormai al secolo scorso. Quindi, le ragioni che lo stesso sottosegretario ha addotto per spiegare il motivo per cui, da parte del Governo, è stato adottato un decreto-legge possono, tutto sommato, sembrare importanti considerazioni di merito, affinché si possa arrivare rapidamente alla messa in sicurezza delle dighe ormai dismesse da parecchio tempo.
Credo, però, che queste considerazioni - come d'altronde le altre che abbiamo già avuto modo di valutare rispetto a simili provvedimenti d'urgenza sistematicamente presentati dal Governo su materie rilevanti, in ordine alle quali sarebbe stata necessaria una discussione più ampia ed approfondita, nonché un'analisi del territorio e delle responsabilità attribuite agli enti locali ed alle regioni - non possano essere liquidate con l'affermazione della necessità di un decreto-legge poiché alcune dighe sono state realizzate ormai nel secolo scorso.
È giusto sottolineare - come hanno fatto già i colleghi intervenuti precedentemente - che, di fronte alla necessità di un approvvigionamento idrico serio, occorre applicare leggi già approvate negli anni passati (anche e soprattutto del governo di centrosinistra) al fine di regolamentare e dare maggiore organicità al sistema idrico stesso. E ciò é importante non soltanto per il nostro paese, ma per l'intero pianeta.
Riteniamo, quindi, che vi sia la necessità di discutere approfonditamente di un problema così importante come quello delle dighe, le quali devono essere messe in sicurezza ma non certamente perché alcune di esse sono state costruite nel secolo passato!
Quindi, non usiamo toni polemici (per carità!), perché ci rendiamo perfettamente conto che vi è la necessità di garantire la sicurezza dei cittadini e che un problema di tale portata può determinare preoccupazioni nella gente che vive a valle. Tuttavia, pur non polemizzando, riteniamo che in quest'aula non sia più possibile discutere, con il tempo limitato a disposizione, di tematiche così importanti, come il riassetto del territorio, il dissesto idrogeologico, la questione idrica ed i problemi che devono affrontare i comuni, le regioni e gli enti locali che hanno competenze con riferimento alle questioni idriche e del sistema delle dighe.
Siamo, altresì, convinti che non sia pensabile, anche in virtù delle definizioni del registro italiano delle dighe, attribuire responsabilità costruendo - come è già stato sottolineato - organismi pletorici che non incidono sulle scelte importanti e rapide per la messa in sicurezza di un sistema così rilevante. Non si può pensare di poter attribuire tali responsabilità ad altri organismi (ormai, in questo paese, tutto viene affidato, anche con grande sufficienza, alle responsabilità della cosiddetta Protezione civile), ma occorre fare in modo che possano essere superate - come giustamente hanno sottolineato i colleghi in precedenza - anche le norme sugli appalti pubblici.
Credo che tali elementi necessitino di una seria discussione all'interno di un ragionamento più complessivo riguardante le dighe, la sicurezza del territorio, il dissesto idrogeologico e l'assetto del territorio in quanto tale. Nello stesso tempo, è necessaria una discussione di merito sulle procedure da adottare.
Riteniamo, comunque, importante il provvedimento in esame perché si occupa di sicurezza: si tratta di un aspetto che crediamo necessario approfondire e finanziare, come abbiamo già detto su altre questioni, come quelle riguardanti il codice della strada ed il provvedimento, poco fa rinviato in Commissione, sulla disciplina delle attività delle discoteche e delle sale da ballo.
Pertanto, il gruppo dei socialisti democratici italiani, pur considerando necessario discutere di tale argomento con una


Pag. 40

proposta di legge seria e non con un decreto-legge, si asterrà al momento della votazione finale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, il principale obiettivo del decreto-legge in esame è quello di individuare le grandi dighe fuori esercizio in modo da consentire le esecuzioni di verifica ed i controlli e predisporre successivamente gli eventuali interventi necessari per la loro completa messa in sicurezza. Agli articoli 3 e 4 sono inoltre previste disposizioni relative alla sicurezza delle dighe in esercizio.
Le perplessità che emergono a proposito del provvedimento sono sostanzialmente di natura procedurale, visto che non è in discussione l'esigenza di porre in essere tutte le misure necessarie a garantire che la presenza di infrastrutture di grande impatto territoriale, siano esse dismesse o in attività, non comporti alcun pericolo per la pubblica incolumità. Sarebbe stato opportuno affrontare il problema - come ha detto poco fa il collega Di Gioia - in modo più coerente ed organico, possibilmente anche attraverso un'indagine conoscitiva sui reali fattori di rischio e con un quadro complessivo chiaro ed esauriente.
Un'ulteriore perplessità rispetto al provvedimento è data dalla necessità, che riteniamo non molto condivisa dalla maggioranza, di garantire il più ampio coinvolgimento possibile, anche per quanto riguarda la tipologia degli interventi da realizzare, di tutti gli enti territoriali coinvolti, in modo da tener conto anche delle esigenze, delle sensibilità e delle conoscenze del territorio da parte delle comunità locali.
Un altro elemento di cui non si tiene adeguatamente conto, a nostro giudizio, è la valutazione dell'impatto ambientale sia delle opere da mettere in sicurezza, sia degli interventi stessi di messa in sicurezza. Infatti, se è necessario prima di tutto preoccuparsi della sicurezza della collettività, non si capisce per quale motivo non ci si possa preoccupare anche dell'impatto ambientale che, evidentemente, incide in maniera diretta sulla sicurezza stessa della popolazione. Una diga dismessa e messa in sicurezza potrebbe avere un impatto ambientale perfino più pesante e peggiore della diga stessa. Quindi, sarebbe auspicabile una maggior attenzione anche in tale direzione. Appare inoltre del tutto incomprensibile l'obiettivo dell'articolo aggiuntivo 5.02 del Governo.
In materia di sicurezza di edifici istituzionali, sarebbe opportuno che il rappresentante del Governo fornisse qualche elemento in più rispetto alla relazione allegata, a nostro avviso un po' troppo stringata, che ben poco dice sulle reali finalità di un appostamento non certo irrisorio per gli interventi straordinari di cui si parla. Qualcuno potrebbe maliziosamente pensare che l'emendamento abbia ben poco a che vedere con l'oggetto stesso del decreto-legge e che forse avrebbe anche potuto incorrere in una valutazione di inammissibilità da parte della Presidenza; un chiarimento in questo senso sarebbe senza dubbio importante, nonché gradito.
Nel complesso, viene da pensare che il carattere emergenziale attribuito a questo provvedimento permetta solamente di realizzare quegli interventi - davvero minimali, colleghi - destinati alla sicurezza, senza consentire di cogliere l'occasione per una più ampia ed approfondita riflessione sul rapporto tra la presenza delle dighe e lo stato di salute del nostro territorio e sul loro impatto rispetto alle risorse idriche, valutandone con più attenzione il rapporto costi-benefici (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

ANTONIO MEREU, Relatore. La Commissione esprime parere favorevole sugli emendamenti 1.1 del Governo e Abbondanzieri 2.1; esprime invece parere contrario


Pag. 41

sugli emendamenti Abbondanzieri 2.2, 2.3, 3.1, 3.2, 3.4, 4.6 e 4.3.
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Realacci 4.1, a condizione che il contenuto dell'emendamento sia limitato al solo comma aggiuntivo 1-bis, riformulato nel modo seguente: «Nel caso di dighe rispetto alle quali sia segnalato il venir meno delle condizioni tecniche, economiche ed ambientali che ne giustificano l'esercizio, il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, d'intesa con il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, può avviare la procedura per la revoca della concessione di derivazione e per gli adempimenti di cui all'articolo 1».
La Commissione invita l'onorevole Coronella a ritirare il suo emendamento 4.2, altrimenti il parere è contrario; raccomanda l'approvazione del suo emendamento 4.7 ed esprime parere favorevole sull'emendamento Abbondanzieri 4.4. Il parere della Commissione è altresì favorevole sull'emendamento Abbondanzieri 4.5, a condizione che sia riformulato in modo da aggiungere, dopo la parola «relazione», le parole «al Parlamento» e da sopprimere le parole «della legge di conversione».
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Abbondanzieri 5.1 e parere favorevole sugli articoli aggiuntivi Detomas 5.01 e 5.02 del Governo. La Commissione, infine, esprime parere favorevole sul subemendamento Abbondanzieri 0.5.02.2 ed invita i presentatori a ritirare il subemendamento Parolo 0.5.02.1.

PRESIDENTE. Onorevole Mereu, qual è il parere della Commissione sull'emendamento 4-bis.1 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento)?

ANTONIO MEREU, Relatore. Al riguardo, Presidente, la Commissione chiede di poter svolgere un'ulteriore riflessione, perché mi risulta che il Governo abbia qualcosa da dire in merito, che potrebbe risultare utile per risolvere il problema dell'eventuale soppressione dell'articolo 4-bis.

PRESIDENTE. Il Governo?

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
Con riferimento, in particolare, all'emendamento 4-bis.1 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), il Governo invita l'Assemblea ad esprimere un voto favorevole sull'articolo 4-bis, in quanto esso comporta una spesa minimale (3 miliardi di lire annui); è inoltre prevista l'assunzione di 40 unità per consentire il funzionamento del Registro italiano dighe. Sarà cura della Presidenza del Consiglio dei ministri, unitamente al Ministero dell'economia e delle finanze, reperire una copertura adeguata al provvedimento in esame. Il Governo si assume, quindi, la responsabilità di questa spesa ed invita l'Assemblea ad esprimere un voto favorevole sull'articolo sopra richiamato.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, vorrei riepilogare alcune questioni espresse dal sottosegretario Ventucci.
Il sottosegretario ha riconosciuto che l'emendamento 4-bis.1 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento) comporta alcuni oneri minimi (si parla di 3 miliardi di lire), che saranno coperti successivamente dal Ministero dell'economia e delle finanze e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Signor Presidente, dovrebbe prendere atto del fatto che il Governo ha comunicato all'Assemblea che vi è un onere di 3 miliardi di lire e che la relativa copertura finanziaria sarà reperita con un successivo atto di ordinaria amministrazione o con un atto legislativo. Le chiedo di applicare l'articolo 81, comma 4, della Costituzione, il quale stabilisce che, ogni provvedimento che comporti una spesa debba indicare anche la relativa copertura finanziaria. Il Governo ha riconosciuto l'esistenza di tale spesa, dandone atto all'Assemblea; pertanto, credo che lei, Presidente, non possa


Pag. 42

consentire che si proceda, poiché il Governo stesso ha ammesso l'esistenza di un onere.
Il relatore ed il Governo hanno, inoltre, espresso parere favorevole sugli emendamenti 3.5 e 3.6 proposti dalla Commissione bilancio, ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento. Si tratta di emendamenti (se non sono stati ritirati) sui quali non è mai accaduto che l'Assemblea esprimesse un voto favorevole, a fronte di un parere della Commissione bilancio reso ai sensi dell'articolo 81, comma 4, della Costituzione. Più volte il Presidente della Repubblica, in presenza di violazioni palesi messe in atto dalle Camere, ha rinviato i provvedimenti alle stesse.
Siamo in presenza di un provvedimento sul quale l'opposizione si asterrà nella votazione finale (non abbiamo particolari motivi per opporci); tuttavia, poiché il Governo ha fornito alcune indicazioni per superare le difficoltà evidenziate, invito il sottosegretario Ventucci a presentare un subemendamento, in modo che il Governo faccia stasera ciò che si è impegnato a fare fra dieci giorni.
Si potrebbe, pertanto, approvare un subemendamento che recepisca le condizioni poste dalla Commissione bilancio. In questo modo, penso che lei più che l'Assemblea...

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Boccia.
Onorevoli colleghi, l'onorevole Boccia è stato colpito da un grave lutto: la perdita del padre. Vorrei dunque rivolgergli l'affettuoso abbraccio della Presidenza e di tutti i deputati che ne apprezzano sempre l'alto valore e anche il rapporto di lealtà che ha con tutti noi. Onorevole Boccia, le rivolgo le condoglianze più sentite (Generali applausi).

MARCO BOATO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, vorrei approfittare di questa fase in cui si sta riflettendo sugli aspetti tecnici degli emendamenti per attirare l'attenzione del sottosegretario sull'emendamento 1.1 del Governo, del quale proporrei una riformulazione.
Infatti, parlare di prefetture mi sembra scorretto sul piano tecnico-giuridico; dunque, occorrerebbe riformulare l'emendamento nel senso di aggiungere le seguenti parole: «agli uffici territoriali del Governo competenti per territorio». Tra l'altro, tale aggiunta dovrebbe essere inserita non dopo le parole: «alle regioni», ma dopo le parole: «alle province autonome».
Inoltre, se il Governo dovesse accettare l'emendamento così riformulato, identica aggiunta andrebbe introdotta anche nel secondo periodo del comma 2, riproducendo l'identica sequenza, vale a dire: «Le regioni, le province autonome, gli uffici territoriali del Governo competenti per territorio e le autorità di bacino (...)».
Quanto sto affermando non ha alcuna rilevanza politica; si tratta di un suggerimento per una riformulazione tecnico-giuridica più coerente, da una parte con l'ordinamento e, dall'altra, con la logica istituzionale.
Quindi, suggerirei al Governo una riformulazione dell'emendamento 1.1 nel senso da me indicato.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, siamo di fronte a due questioni. Con riferimento a quella posta dall'onorevole Boato in ordine all'emendamento 1.1 del Governo, a me pare si tratti di una considerazione di buonsenso, sulla quale ritengo che difficilmente si possano creare barricate tra maggioranza e opposizione. Mi riservo comunque di approfondire tale questione non appena sarà esaminato il suddetto emendamento; nel frattempo, gli uffici, la Commissione e il Governo potranno valutare la riformulazione proposta dall'onorevole Boato.
Tuttavia, in termini logici, va prioritariamente esaminata la questione evidenziata dall'onorevole Boccia. Alla luce delle considerazioni svolte dal rappresentante del Governo nonché delle osservazioni, non prive di fondamento, sottolineate dall'onorevole


Pag. 43

Boccia e indirizzate alla Presidenza, ritengo che la Commissione bilancio possa esprimere un nuovo parere, a meno che il presidente della V Commissione, onorevole Giancarlo Giorgetti, non sia in grado di risolvere adesso la questione.
Chiedo dunque all'onorevole Giancarlo Giorgetti quale sia il modo migliore di procedere.

GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Presidente, penso che sia opportuna una convocazione della Commissione bilancio; non ritengo, infatti, di potermi assumere personalmente la responsabilità di modificare il parere. Una brevissima seduta della Commissione potrebbe risolvere il problema.

PRESIDENTE. Tale impostazione mi sembra corretta. Qual è il suo parere, onorevole Boccia?

ANTONIO BOCCIA. Sono d'accordo.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei osservare che i provvedimenti vanno istruiti un po' meglio, perché non si può arrivare in aula e poi trovarsi a lavorare in queste condizioni (Applausi). Naturalmente tutti possono essere destinatari del mio rilievo, ad eccezione dell'onorevole Giancarlo Giorgetti che, anzi, ringrazio per la tempestiva convocazione della Commissione.
Sospendo la seduta, che riprenderà con immediate votazioni.

La seduta, sospesa alle 18, è ripresa alle 18,40.

PRESIDENTE. Avverto che la V Commissione (Bilancio) ha confermato il parere formulato sul testo del provvedimento approvato dalla Commissione e sui restanti emendamenti ed ha espresso nulla osta sui subemendamenti Parolo 0.5.02.1 ed Abbondanzieri 0.5.02.2

ANTONIO MEREU, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO MEREU, Relatore. Signor Presidente, alla luce del nulla osta della Commissione bilancio, esprimo parere favorevole sul subemendamento Parolo 0.5.02.1, revocando l'invito al ritiro precedentemente formulato.
Per quanto concerne gli emendamenti da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 3.5 e 3.6 e parere contrario sull'emendamento 4-bis.1.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'emendamento 1.1 del Governo.
Invito il relatore a precisare la riformulazione proposta.

ANTONIO MEREU, Relatore. Signor Presidente, propongo che l'emendamento 1.1 sia riformulato nel senso di prevedere, al comma 2, primo periodo, che dopo le parole: «alle province autonome», siano aggiunte le seguenti: «alle prefetture - uffici territoriali del Governo».

PRESIDENTE. Il Governo?

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Il Governo concorda con il relatore, anche per quanto concerne la proposta di riformulazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.

EGIDIO BANTI. Signor Presidente, come precedentemente rilevato dall'onorevole Boato, ci stiamo occupando di questioni apparentemente secondarie, ma stiamo pur sempre esaminando un provvedimento legislativo.
Il comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge consta di due periodi, in entrambi i quali si fa riferimento a una serie di organismi. La riformulazione originariamente suggerita dall'onorevole Boato riguardava sia il primo sia il secondo periodo.


Pag. 44

Comprendo l'obiezione per cui le disposizioni contenute nel secondo periodo non riguardano la competenza delle prefetture-uffici territoriali del Governo: tuttavia, signor sottosegretario, il testo come riformulato potrebbe essere interpretato come una deminutio di competenze a danno delle prefetture, dal momento che queste ultime ricevono la segnalazione, al pari degli altri organismi, ma, al contrario di questi ultimi, non possono rispondere alla segnalazione stessa.
Sia dal punto di vista lessicale sia sotto il profilo istituzionale, è più opportuno lasciare inalterati il primo e il secondo periodo e introdurre un periodo intermedio del seguente tenore: «L'elenco delle opere è altresì segnalato alle prefetture-uffici territoriali del Governo.» In tal modo emergerebbe la diversa natura di tale segnalazione, destinata a produrre effetti minori rispetto a quelle che devono pervenire agli altri organismi. Nel caso contrario, il Governo potrebbe dare l'impressione di assumere un atteggiamento negativo nei confronti delle prefetture.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, chiedo scusa, ma l'osservazione avanzata dall'onorevole Boato era già stata recepita dal Governo - e quindi dal relatore - ed è nella nota di coordinamento finale. L'emendamento in esame proviene direttamente dal Ministero dell'interno e riguarda soltanto il primo periodo del comma 2 dell'articolo. Non c'è una deminutio capitis, ma sarebbe inutile: non vedo come possa la prefettura non segnalare che una diga sta subendo qualche danno!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale...

RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà (Commenti).

RENZO INNOCENTI. Del resto, colleghi, stiamo legiferando!
Signor Presidente, il sottosegretario Ventucci ha fatto riferimento ad una nota di coordinamento finale già predisposta. Sarebbe interessante che questa nota fosse portata a conoscenza anche dei componenti del Comitato dei nove.

PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, ne verranno a conoscenza alla fine, visto che si tratta di una nota finale!

RENZO INNOCENTI. Sì, lo so, ma se si dice che questo problema verrà risolto alla luce...

PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, voi avete posto un problema e il sottosegretario vi ha dato una risposta. Alla fine vedremo se si trova...

RENZO INNOCENTI. Mi scusi, Presidente, ma è un modo bizzarro!

PIETRO ARMANI, Presidente della VIII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI, Presidente della VIII Commissione. Signor Presidente, la mia modesta esperienza d'aula mi dimostra che soltanto alla fine si propone il coordinamento formale del testo!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 del Governo, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


Pag. 45


Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 240
Astenuti 194
Maggioranza 121
Hanno votato
239
Hanno votato
no 1).

Prendo atto che l'onorevole Zanella ha erroneamente espresso voto favorevole, mentre avrebbe voluto astenersi.

Passiamo alla votazione dell'emendamento Abbondanzieri 2.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Abbondanzieri. Ne ha facoltà.

MARISA ABBONDANZIERI. Signor Presidente, intervengo anche se la Commissione ha espresso parere favorevole su questo emendamento, perché rimanga agli atti la nostra opinione sul provvedimento in esame e in particolare sull'articolo 2.
Noi abbiamo presentato l'emendamento 2.1 per conferire un senso ad un articolo che condividiamo poco, ovvero per salvaguardare un principio e dargli un minimo di corpo. Non siamo d'accordo sulla strada scelta per risolvere la questione della messa in sicurezza delle dighe dismesse e sulla procedura delle ordinanze, però occorre almeno che in qualche punto sia inserito il riferimento alle condizioni dello stato di emergenza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Abbondanzieri 2.1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 422
Astenuti 4
Maggioranza 212
Hanno votato
420
Hanno votato
no 2).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Abbondanzieri 2.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Abbondanzieri. Ne ha facoltà.

MARISA ABBONDANZIERI. Signor Presidente, anche il mio emendamento 2.2 è coerente con l'impianto complessivo dell'articolo 2. Con questo articolo - che, in realtà, è il motivo per cui è stato predisposto il provvedimento in esame - si decide in pratica di spendere 50 miliardi di vecchie lire per mettere in sicurezza 18 dighe non più in esercizio. Abbiamo già detto in Commissione che, se l'entità della spesa è così limitata, non dovrebbe essere necessario ricorrere alle condizioni previste dalle ordinanze per l'emergenza, e tanto meno ai commissari!
La verità è che è difficile capire la struttura di questo provvedimento, che per alcuni versi appare incomprensibile, per altri versi strampalato, per altri versi ancora presenta contenuti che davvero non aiutano a capire le ragioni per le quali si è voluto procedere su questa strada. Evidentemente il decreto-legge affronta quattro o cinque piccole questioni che, tutte insieme, assegnano un ulteriore ruolo alla Protezione civile, che, lo abbiamo scoperto ieri, si vorrebbe anche si interessasse delle stragi del sabato sera. Di questo siamo preoccupati, in primo luogo perché vorremmo che queste stragi non ci fossero e, in secondo luogo, perché ci sembra fuori luogo proporre la Protezione civile per questo tipo di obiettivo.
Per attenuare la portata del comma 1 dell'articolo 2, noi chiediamo - come hanno ricordato alcuni colleghi intervenuti sul complesso degli emendamenti - che almeno la messa in sicurezza venga effettuata nel pieno rispetto delle norme nazionali e comunitarie in materia di lavori pubblici.
Si tratta di una norma di salvaguardia minima, anche se viene messa nelle mani


Pag. 46

di un commissario competente, e non costituirebbe la fine del mondo. Tuttavia, è una norma che rispetta un principio, perché altrimenti il nostro giudizio complessivo sul provvedimento in esame rischia di rimanere ulteriormente confermato (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho l'impressione che, nelle sale del Ministero che fu dei lavori pubblici, oggi delle infrastrutture e dei trasporti, aleggi un fantasma contro il quale si vuole combattere. Il fantasma si chiama «gara ad evidenza pubblica», perché tutta la legislazione prodotta da qualche anno a questa parte è elaborata non per aderire alle direttive comunitarie in materia di libera concorrenza e di apertura del mercato, ma per eluderle, anche in un caso come questo.
Allora, vorrei dire onestamente che prevedere, attraverso un decreto-legge, che vi sarà l'emergenza in 18 dighe e contemplare una copertura finanziaria di 50 miliardi di vecchie lire, se non si trattasse di un problema che può diventare tragico, come il Vajont, sarebbe una cosa ridicola, perché con tale somma si potrà accontentare in parte solo qualche progettista un po' «ammanicato» con gli ambienti di piazza di Porta Pia!
Si tratta di una questione di principio (poiché nel caso di specie non riveste particolare rilevanza), ma è ridicolo che, tutte le volte che dobbiamo approvare una legge in materia di opere pubbliche, si trovi il modo di eludere la normativa comunitaria. Pertanto, concordo pienamente con l'emendamento in esame, perché il rispetto delle direttive comunitarie in materia fa sì che le gare ad evidenza pubblica non siano quel fantasma contro cui il ministro Lunardi ed i suoi collaboratori vogliono sparare ad ogni costo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Alleanza popolare-UDEUR, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Abbondanzieri 2.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 445
Maggioranza 223
Hanno votato
211
Hanno votato
no 234).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Abbondazieri 2.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 437
Maggioranza 219
Hanno votato
204
Hanno votato
no 233).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Abbondanzieri 3.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.

MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, con l'emendamento in esame chiediamo di sopprimere l'articolo 3 del decreto-legge. I colleghi che hanno avuto la bontà ed il tempo di leggere il testo del provvedimento hanno visto che, all'articolo 2, i soggetti attuatori del provvedimento stesso sono i commissari delegati che, si afferma testualmente, devono essere «(...) di comprovata professionalità tecnico-scientifica o amministrativa (...)».


Pag. 47


Per riprendere l'oggetto del decreto-legge in esame, vorrei far osservare che stiamo discutendo di dighe in dismissione, inserite in un tessuto geografico e geologico molto spesso delicato. Si tratta, infatti, di dighe che sono state costruite nel corso degli ultimi decenni, spesso in ambienti estremamente delicati. Vorrei ricordare, in maniera non strumentale, come la tragedia del Vajont fu determinata dal fatto che le previsioni geologiche erano clamorosamente sbagliate, perché una frana finì nell'invaso del Vajont e provocò la catastrofe che tutti conosciamo.
Passiamo ora ad esaminare il famoso articolo 3 del provvedimento, che reca il monitoraggio degli interventi e disposizioni per il Registro italiano dighe. Ebbene, ci si aspetterebbe che i cinque componenti del comitato di alta sorveglianza previsti in tale articolo siano ingegneri, geologi o idraulici, vale a dire persone in possesso delle competenze necessarie per verificare se l'opera di dismissione e messa in sicurezza delle dighe risponda realmente a quei criteri di sicurezza che una qualsiasi popolazione, soprattutto residente in zone alpine o montane, richiederebbe. In altri termini, si dovrebbe trattare di persone in grado di spiegare se una determinata montagna stia per crollare, se una diga presenti delle crepe o quale tipo di manutenzione sia necessaria.
Orbene, da chi è composto questo comitato? Da quattro persone, designate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, individuate tra il personale delle magistrature amministrative e contabili. Cosa c'entrano le magistrature amministrative e contabili per verificare se una montagna riesce ancora a stare in piedi? Cosa c'entrano le magistrature amministrative e contabili per capire se da un punto di vista ingegneristico una diga sta ancora in piedi?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.

EGIDIO BANTI. Signor Presidente, si tratta effettivamente di un testo, quello dell'articolo 3, che grida un po' vendetta. Non è possibile non sottolineare, una volta di più, che stiamo legiferando per istituire praticamente il «nulla», fatti salvi gli onorari di coloro che vanno a costituire il comitato, il quale avrebbe esclusivamente il compito di verificare il rispetto della tempistica, al fine di assicurare il più celere superamento delle diverse situazioni di rischio. Senonché, nel comma 2 si dice: « All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, pari a 50 mila euro annui a decorrere dall'anno 2004 (...)»; in questo caso la tempistica, che dovrebbe essere la più celere possibile per un numero limitato di dighe, quali sono quelle relative al comma 1, automaticamente si protrarrebbe per più anni, perché così è scritto. E questo è esattamente il contrario di ciò che si vorrebbe ottenere: si vuole istituire un comitato per fare presto, ma il comitato dovrà durare il più a lungo possibile. È questa una evidente contraddizione, che sottolinea ancora una volta l'incongruenza di questa previsione, fatto salvo quello è stato già detto circa gli onorari di coloro che andranno a far parte di questo inutile comitato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Abbondanzieri 3.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 432
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato
205
Hanno votato
no 227).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Abbondanzieri 3.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.


Pag. 48

MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, l'emendamento 3.2, di cui sono cofirmatario, riprende le argomentazioni esposte precedentemente. Affermiamo che coloro che fanno parte di questo comitato debbano essere persone con profili di professionalità nella sicurezza delle dighe. E qui avremo una sorta di divisione, in quanto non può essere esclusivamente il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a nominare tali esperti. Spesso l'intervento è nelle regioni autonome o ad alta densità montuosa: una parte di questi esperti, dunque, non può che essere designata dalle regioni. Anche qui si tratta di una questione di buonsenso e di conoscenza del territorio. Mi sembra veramente un principio che dovrebbe essere accettato anche dallo stesso Governo, perché sta nella logica delle cose.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Abbondanzieri 3.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 437
Maggioranza 219
Hanno votato
209
Hanno votato
no 228).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.5 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 438
Astenuti 1
Maggioranza 220
Hanno votato
432
Hanno votato
no 6).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.6 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 283
Astenuti 151
Maggioranza 142
Hanno votato
282
Hanno votato
no 1).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Abbondanzieri 3.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Abbondanzieri. Ne ha facoltà.

MARISA ABBONDANZIERI. Signor Presidente, l'emendamento in questione è semplicemente correttivo di un testo che tra l'altro ci sembra strano. Il comma 3 dell'articolo 3, infatti, recita ad un certo punto: «(...)monitoraggio delle grandi dighe concernenti, fra l'altro, gli aspetti di sicurezza idraulica, anche nell'interesse del Dipartimento della protezione civile(...)». Ebbene che cosa significa l'espressione: «anche nell'interesse del Dipartimento della protezione civile»? È difficile comprenderlo; quindi l'emendamento 3.4 tende a correggere, se non altro, l'aspetto linguistico del testo, ma il Governo sembra non volerlo prendere in considerazione. Certo non è questo il problema, ma invitiamo l'Assemblea ad approvarlo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Abbondanzieri 3.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 49


Ognuno voti per sé, colleghi, anche quelli dell'UDC!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 435
Maggioranza 218
Hanno votato
205
Hanno votato
no 230).

Back Index Forward