Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 333 del 2/7/2003
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Seguito della discussione del disegno di legge: S. 2248 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 maggio 2003, n. 102, recante disposizioni urgenti in materia di valorizzazione e privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico (approvato dal Senato) (4086) (ore 9,40).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 maggio 2003, n. 102, recante disposizioni urgenti in materia di valorizzazione e privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico.
Ricordo che nella seduta di ieri è stata votata e respinta la questione pregiudiziale di costituzionalità Benvenuto ed altri n. 1.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 4086)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 4086 sezione 4), nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 4086 sezione 5).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 4086 sezione 6).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 4086 sezione 2).
Avverto altresì che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 4086 sezione 3).
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, a norma dell'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, i seguenti emendamenti ed articoli aggiuntivi (vedi l'allegato A - A.C. 4086 sezione 1), in quanto non strettamente attinenti al contenuto del decreto-legge che reca norme in


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materia di valorizzazione e privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico: Zanella 1.05, Fiori 2.107 e 2.108, relativi alla disciplina dei contratti di locazione stipulati con compagnie di assicurazione, enti privatizzati e soggetti detentori di grandi proprietà immobiliari; Pistone 3.02, che reca una norma di interpretazione autentica dell'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo n. 104 del 1996, concernente l'attività in campo immobiliare degli enti previdenziali privatizzati.
Informo infine l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principi o riassuntive.
A tal fine il gruppo misto (per le componenti politiche dei Verdi italiani) e dei Comunisti-l'Ulivo è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Stradiotto. Ne ha facoltà.

MARCO STRADIOTTO. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, innanzitutto intendo criticare lo strumento legislativo adottato per normare questa delicata materia.
Ancora una volta assistiamo all'uso improprio della decretazione d'urgenza. Non comprendiamo i motivi per i quali il Governo sia intervenuto con un decreto-legge in materia di gestione, valorizzazione e alienazione dei beni immobili pubblici; infatti, non sono affatto chiari i presupposti di necessità e d'urgenza.
Fatta questa doverosa premessa, intendo entrare nel merito del provvedimento, che è stato profondamente modificato e in parte migliorato dal Senato, ma che contiene ancora molti aspetti che proponiamo di modificare. A tal fine, insieme ad altri colleghi dell'Ulivo, abbiamo proposto una serie di emendamenti che spero siano approvati dall'Assemblea.
Entrando nel merito del provvedimento, appare chiaro che l'unico obiettivo che si pone il ministro dell'economia è quello di fare cassa e di farlo in tempi brevi. Il ministro Tremonti, di fatto, espropria i beni di competenza del Ministero della difesa. L'estensione della cartolarizzazione agli immobili di tale ministero e, in particolare, agli alloggi residenziali non tiene conto del fatto che per i militari la disponibilità dell'alloggio è un elemento più che mai decisivo ai fini delle proprie condizioni sociali e professionali.
A tal proposito meritano di essere citate le osservazioni espresse in sede di parere dalla Commissione difesa della Camera che, nelle premesse, afferma: «considerato che tale provvedimento contraddice le richieste avanzate dallo stesso ministro della difesa che ha dichiarato la necessità di incrementare il patrimonio demaniale e di abitazione di almeno 40 mila unità immobiliari, per poter fronteggiare le nuove esigenze del nostro strumento militare, avviato entro breve tempo verso una struttura organica totalmente professionale (...). Dal parere espresso dalla Commissione appare chiaro che le nostre critiche non sono strumentali, ma fondate.
Spero che i colleghi della maggioranza tengano conto, nel corso delle votazioni, degli emendamenti da noi presentati, che in parte risolvono le problematiche che ho esposto in precedenza.
Un'ulteriore questione che merita di essere approfondita riguarda i beni immobili di proprietà dello Stato destinati ad uso diverso dall'abitativo, non valorizzabili e non suscettibili di altra utilizzazione economica. La norma in esame prevede di aggiungere nell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001 n. 351 il comma 15-quater, che prevede che tali beni immobili non residenziali e privi di rilevanza economica non vengano ceduti agli enti locali, ma vengano dati dall'Agenzia del demanio in concessione trentennale gratuita. A tale proposito faccio un esempio concreto, al fine di far comprendere la questione ai colleghi: le mura di cinta di alcune nostre città storiche sono di proprietà demaniale.


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Ebbene, spesso i comuni e gli altri enti locali curano, a volte da sempre, la manutenzione di questi beni, sia per motivi estetici sia per motivi di sicurezza. Mi domando: per quale motivo tali beni non vengono trasferiti definitivamente agli enti locali competenti, invece di prevedere una concessione in uso gratuito trentennale?
Abbiamo presentato un emendamento, quali parlamentari dell'Ulivo, l'emendamento Benvenuto 2.58, che prevede di modificare il testo della norma nel senso di permettere la cessione gratuita agli enti locali dei beni sopra descritti.
Un altro aspetto che dovrebbe essere tenuto in considerazione è che, per alcuni immobili, la cartolarizzazione non è il metodo più corretto per ottenerne la migliore valorizzazione. Mi riferisco in particolare a quegli immobili che potrebbero essere maggiormente valorizzati tramite un accordo di programma con i comuni e le regioni interessati. Vi sono numerosissimi beni immobili che potrebbero essere valorizzati con opportune varianti urbanistiche, da adottare mediante specifici accordi di programma. In tal modo, oltre ad ottenere ulteriori benefici per le casse dello Stato, si recherebbero vantaggi agli enti locali.
Infine intendo evidenziare un aspetto molto importante: l'articolo 4 del decreto-legge in esame tratta la destinazione che avranno le maggiori entrate derivanti dall'applicazione del decreto-legge stesso, che vengono completamente destinate al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica. Si tratta di una dicitura non chiara: non si comprende infatti se le maggiori entrate verranno destinate alla riduzione del deficit o alla riduzione del debito. Non si capisce se verranno utilizzate per finanziare la gestione corrente o il conto capitale. Un'elementare e fondamentale regola normalmente applicata dagli enti pubblici è quella per cui gli introiti derivanti dalla vendita di beni immobili vengano destinati alla riduzione del debito o al finanziamento di nuovi investimenti e non al finanziamento della spesa corrente. Sappiamo che con le cartolarizzazioni tale vincolo può essere superato, che le maggiori entrate possono essere utilizzate anche per ridurre il deficit, ma ci sembrerebbe poco saggio impoverire il patrimonio dello Stato per consumarlo nella gestione corrente.
Per questo motivo ho presentato un ordine del giorno che impegna il Governo a destinare le maggiori entrate esclusivamente alla riduzione del debito o ad investimenti per la costruzione di nuovi alloggi per le Forze armate. Auspico che esso venga accolto dal Governo, in quanto sarebbe un segnale importante (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, il decreto-legge, come ricordato dall'onorevole Stradiotto, non è certamente lo strumento migliore per affrontare un problema delicato come quello in esame. Questo Governo ci sta abituando a una raffica di decreti-legge: si tratta di un modo abbastanza chiaro per costringere il Parlamento a discutere nei tempi e con le modalità che il Governo ritiene e per esercitare una pressione sul Parlamento affinché le proposte del Governo stesso non subiscano troppe modifiche.
Questa è la ragione per cui è difficile poter accettare quanto detto dal sottosegretario Armosino, il quale ha affermato che il Governo, bontà sua, ha accolto alcuni emendamenti dell'opposizione. Si può sempre fare di meglio: ad esempio, si sarebbe potuto non presentare il decreto-legge, lo si potrebbe modificare in modo più radicale, si potrebbe cercare di tenere conto delle opinioni che sono state espresse nel corso della discussione generale e delle proposte contenute nei singoli emendamenti. Ma, purtroppo, il clima non è dei migliori.
Quindi, vale la pena di capire meglio quali siano le ragioni e le origini di provvedimenti di questo tipo. Oggi, sono pubblicati sui giornali i dati che riguardano le condizioni della finanza pubblica italiana. La logica dei condoni e delle


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cartolarizzazioni ha sicuramente dato una boccata di ossigeno ai conti pubblici. Ma, quali sono gli effetti di questa boccata di ossigeno? Intanto, la pressione fiscale è evidentemente in aumento, sia pure in una forma che mette a nudo e liquida la sostanza dei cespiti e, soprattutto, quello che potremmo definire l'architrave dei rapporti tra fisco e cittadini, vale a dire la lealtà fiscale. Infatti, all'interno dei macrodati, in cui si evidenzia un elemento di novità positiva grazie alla raffica di condoni, c'è una minore entrata per ciò che riguarda le aziende, che è abbastanza difficile poter ubicare, come fa un comunicato del Ministero dell'economia e delle finanze, semplicemente sotto il capitolo relativo alle difficoltà di questa fase.
In realtà, si è raschiato il fondo del barile. E le cartolarizzazioni sono il gemello dei condoni: si tratta di entrate di natura straordinaria, su cui, non a caso, le sedi europee e l'OCSE da un po' di tempo ci richiamano con attenzione, chiedendoci, in particolare, come faremo a mantenere una linea di finanza pubblica ragionevole e governata, nel momento in cui verranno meno questi cespiti. E, non a caso, cominciano ad entrare nell'orizzonte dei ragionamenti temi come le pensioni, come la sanità, come la spesa sociale oppure suggestioni, provenienti da altre parti, di condoni sugli immobili e di quant'altro. Del resto, in questo decreto-legge cominciano ad entrare in campo condoni che riguardano spezzoni di immobili e costruzioni. Come ha ricordato il collega Stradiotto, vengono, invece, dimenticate opportunità e condizioni che potrebbero essere offerte agli enti locali, non soltanto sulla base di precedenti normative quasi dimenticate, per valorizzare immobili pubblici di interesse per le comunità locali. Si continua ad avere, sostanzialmente, un atteggiamento di rinvio, con strumenti di concessione e con quant'altro.
Quindi, è un quadro generale preoccupante quello che abbiamo di fronte, preoccupante dal lato dei condoni, preoccupante dal lato delle cartolarizzazioni. E nella logica delle cartolarizzazioni, evidentemente, ci sono quelle particolari proposte da questo decreto-legge: mi riferisco, anzitutto, agli immobili della difesa, contenenti appartamenti dati in affitto nel corso degli anni a familiari di dipendenti del Ministero della difesa e, quindi, a militari, che oggi vengono inspiegabilmente messi all'incanto attraverso una formula di cartolarizzazione che creerà un problema molto serio. Su questo argomento ricordo, ad esempio, la lettera indirizzata dal sindaco di Roma al Presidente del Consiglio, per chiedergli di soprassedere, di fronte al pericolo concreto di ulteriori sfratti, nel momento in cui un numero consistente di famiglie, sia pure di questa particolare provenienza, si venissero a trovare in difficoltà. Ricordo che su questo problema ci sono state iniziative e manifestazioni che hanno cercato di rappresentare il punto di vista di coloro che sono oggetto del provvedimento. Ma, poi, nel corso della discussione sulle linee generali, alcuni colleghi hanno ricordato che ci sarebbero alcune alternative. E queste alternative potrebbero essere rappresentate non soltanto da soluzioni già in campo, attraverso dismissioni gestite direttamente dal Ministero della difesa, ma anche da immobili che, in questo momento, non sono utilizzati. Perché andare direttamente alla cartolarizzazione di immobili occupati, parte dei quali, tra l'altro, sono abitati da famiglie che, per età dei componenti o per reddito, avrebbero, in casi molto rilevanti, enormi difficoltà a trovare alternative? Tutto questo avviene, per di più, alla vigilia di una trasformazione ormai prossima del sistema di difesa del nostro paese, rispetto alla quale la possibilità di un'alternativa, in termini di abitazione, a fronte dei cambiamenti logistici, cui si è inevitabilmente sottoposti facendo mestieri di questo tipo, crea le condizioni per poter lavorare adeguatamente per il nostro paese.
Ricordo, ad esempio, che in tutti i corpi che hanno già una caratteristica professionale - Arma dei carabinieri, Guardia di finanza, Polizia di Stato - quello degli alloggi è un tema che si è sempre posto e che si è cercato di risolvere, molte volte anche con grandi difficoltà, in qualche


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caso con interventi degli enti locali che hanno concordato delle formule con cui cercare di risolvere la presenza degli agenti nel territorio, anche perché, in effetti, in molti casi c'è l'interesse del territorio ad avere la localizzazione per ragioni che riguardano la sicurezza e quant'altro. Ma, nel settore della difesa no. Questi militari in futuro non avranno lo stesso diritto, viene prosciugato un fondo che poteva essere utilizzato almeno a questo fine e soprattutto si crea una condizione in questo momento molto pesante, in certi casi drammatica, che grava su famiglie italiane che mi sembra non meritino in alcun modo un atteggiamento di questo tipo.
Allora, cerchiamo di vedere quali sono le richieste che vengono fatte. Anzitutto, vi sono quelle di offrire a tutti coloro che occupano gli immobili oggetto di vendita condizioni analoghe. È molto semplice creare le condizioni perché non ci siano diversità e ci sia un'attenzione e un riguardo nei confronti delle condizioni sociali particolarmente difficili e soprattutto non ci sia da parte del Ministero dell'economia e delle finanze una sorta di appropriazione indebita dei patrimoni che sono in campo. In questo caso, si parla di un patrimonio che è sempre stato considerato di pertinenza del Ministero della difesa. Evidentemente, lo strapotere del ministro dell'economia e delle finanze sul ministro della difesa ha sottratto la possibilità di una reale voce in capitolo di questo ministero rispetto a quello dell'economia e delle finanze. È accaduto qui quello che è accaduto sulle cartolarizzazioni INPDAP su cui voglio tornare, perché c'è un elemento importante di novità. Le cartolarizzazioni INPDAP, lo ricordo, sono state oggetto di diverse interrogazioni in sede parlamentare da parte di diversi parlamentari dell'opposizione e il ministro dell'economia e delle finanze ha avuto un'occasione importante per dimostrare di essere un bugiardo. Infatti, non ha detto la verità: ad una precisa domanda ha detto che non c'erano cartolarizzazioni per ciò che riguardava i crediti INPDAP. Fatto sta che noi abbiamo ribadito questa richiesta e nella risposta che è stata data in quel momento dal sottosegretario Armosino a nome del Ministero dell'economia e delle finanze è uscita la conferma che avevamo pienamente ragione anche perché nel sito del ministero è detto tutto: che c'è la cartolarizzazione, quanto si pensa di incassare dalla cartolarizzazione e soprattutto quali sono gli advisor che stanno proseguendo. Qualche giorno dopo, evidentemente molto preoccupato, un emulo del ministro della difesa, il commissario straordinario dell'INPDAP, ha sentito il bisogno di chiarire il punto di vista dell'istituto su questa questione: mal gliene incolse, perché il commissario ha dovuto, per ragioni di decenza del tutto plausibili e sottoscrivibili, dire la verità, vale a dire che l'INPDAP aveva dei crediti sicuri, sostanzialmente, verso i dipendenti che prendono in prestito quattrini da un fondo che loro alimentano con una quota dello stipendio (per cui il commissario non poteva negare che si trattava di questo) e dire che su questo era in corso la cartolarizzazione da parte del Ministero dell'economia e delle finanze. Mal gliene incolse al commissario dell'INPDAP, perché è stato rapidamente destituito. Non so se il Parlamento sa che oggi il dottor Familiari non è più il commissario straordinario dell'INPDAP, che il Governo ha nominato un altro commissario straordinario, il quale addirittura ci dice che avrà così tanto lavoro che dovrà avere due vicecommissari - pare uno di Alleanza nazionale e uno della Lega, a quanto corre voce - in modo tale che tutto sia evidentemente distribuito, come si conviene ad una maggioranza. Quindi, vengono nominati tre amministratori, anziché i cinque normali, perché è del tutto evidente che i poteri del commissario servono a garantire al ministro dell'economia, anzitutto, e al Governo che le cartolarizzazioni verranno fatte.
È bastato che vi fosse una persona minimamente consapevole del fatto che questi cespiti non erano facilmente cartolarizzabili (nemmeno giustificabili in questa direzione) perché si capisse che non


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poteva rimanere al suo posto e che avrebbe dovuto essere nominato un nuovo commissario.
Questa è la ragione per cui rivolgo una richiesta: chiedo che i ministri del lavoro e dell'economia e delle finanze rendano conto al Parlamento delle ragioni dell'urgenza che hanno portato a commissariare, con una nuova persona, l'INPDAP, e, addirittura, a nominare un commissario e probabilmente due vice (è appena il 60 per cento rispetto ad un normale consiglio di amministrazione), mentre il precedente commissario, che, evidentemente, qualche piccolo problema se lo stava ponendo, aveva l'assicurazione di rimanere al suo posto a tempo indeterminato.
Come mai un commissario, nominato dal centro-destra a tempo indeterminato, che è stato confermato, è stato improvvisamente rimosso e nominato un altro commissario? Perché ci vuole qualcuno - noi lo sospettiamo - che faccia le cartolarizzazione senza troppo discutere.
In realtà, il ministro dell'economia e delle finanze, nei rapporti con il resto del Governo (lo si riscontra nei rapporti con la difesa), ha un atteggiamento, vogliamo dire, dittatoriale. Vorrei precisare che il vicepresidente Fini, che è una persona garbata e che non userebbe mai toni alti nei confronti di un collega di Governo, ha chiesto semplicemente che vi sia collegialità, ma, se lo chiede il Vicepresidente del Consiglio, siamo evidentemente di fronte ad una condizione molto preoccupante, di grave difficoltà. Capirei se lo avesse richiesto un ministro qualsiasi; potrei anche capire il ministro della difesa anche se sarebbe la prima volta che il ministro della difesa non fa valere il punto di vista del suo dicastero, a partire dalla difesa degli interessi di tanti inquilini che, in questo caso, sono militari. Ma il ministro della difesa è sempre un ministro come gli altri mentre il Vicepresidente del Consiglio, per di più leader del secondo partito della coalizione, dovrebbe essere ovviamente soggetto di collegialità; eppure lui stesso l'ha invocata.
Se il vicepresidente del Consiglio sente il dovere di richiedere collegialità, figuratevi se non abbiamo bisogno di chiederlo noi che non riusciamo a capire perché vi sia un ministro che ha il diritto di fare e di disfare, di imporre determinati comportamenti per il raggiungimento di certi risultati come, ad esempio, la cartolarizzazione dell'INPDAP o la suddetta che riguarda i beni della difesa e non solo (nel frattempo, il treno si è allungato; vi sono anche altri argomenti, oggetto di cartolarizzazione), e perché non vi debba essere nei confronti di questo ministro un «alt», uno «stop», un segnale di attenzione, un semaforo giallo, qualcosa che lo induca a procedere con attenzione.
Deve essere chiaro che il ministro dell'economia e delle finanze apparentemente sta affrontando la congiuntura dei conti pubblici nel rapporto tra entrate ed uscite. Nel momento in cui qualcuno solleverà la questione del diritto effettivo di cartolarizzare i crediti INPDAP o se si dovesse creare una condizione per cui gli interessi legittimi degli inquilini della difesa verranno fatti valere (oppure quelli delle autonomie locali) qualcosa farà saltare questo splendido disegno. Bisognerà restituire i soldi che oggi vengono impropriamente cartolarizzati. In questo modo si crea un debito per il futuro; non solo si commettono ingiustizie, ma si crea in modo occulto un nuovo debito.
Ecco il motivo di questa vera e propria imposizione, non oso dire dittatura, del ministro dell'economia delle finanze. Forse, andrebbe messa sotto controllo, prima che sia troppo tardi, in primo luogo da parte della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, il decreto-legge in esame sottrae una materia importante e intricata ad un confronto sereno all'interno dei due rami del Parlamento.
Si tratta di un provvedimento finalizzato a fare cassa a tutti costi e, quindi, per tale motivo si legittima il ricorso al decreto-legge


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con la necessità e l'urgenza non già di raggiungere obiettivi di miglioramento del nostro patrimonio immobiliare o di far fronte ad esigenze del Ministero della difesa, ma di fare solo cassa.
Al Senato non sono stati sciolti i nodi più importanti concernenti quanto meno la doverosa attenzione che si deve prestare ai conduttori degli alloggi; non solo: si è anche travalicato il limite della Costituzione sottraendo competenze ai comuni. Si è dato per scontato che si tratti di patrimonio immobiliare dello Stato, dimenticando che esso insiste su un territorio che spesso è goduto dalle comunità locali, e non si è tenuto affatto conto delle esigenze delle comunità locali che si esprimono attraverso gli enti locali ed i comuni.
È un provvedimento attraverso il quale si introduce anche una sanatoria: siamo abituati a questo perché il Governo ne adotta in ogni campo ed anche in questo caso lo fa per fare cassa e probabilmente per fare qualche regalo a qualcuno, non tenendo conto delle esigenze ambientali e di quanto abbiamo denunciato circa l'ampiezza e le previsioni di questa sanatoria che può mettere a rischio il nostro patrimonio ambientale, soprattutto a danno di coloro che hanno commesso l'illegittimità, sconfinando, come dice il decreto-legge, in territorio demaniale.
Non si è tenuto conto, ad esempio, delle giuste osservazioni che le opposizioni hanno sollevato circa il demanio fluviale, laddove vi sono norme che attribuiscono la tutela di questo alle autorità di bacino. Non sono stati accolti emendamenti che richiamavano questa esigenza, mettendo a rischio gli stessi possessori di tali beni, perché laddove vi sono zone di esondazione vi è certamente il pericolo anche di alluvioni.
È un provvedimento grave, disattento alle esigenze ambientali, sociali e a quelle dei conduttori degli inquilini, evidenziando una predominanza del Ministero dell'economia rispetto agli altri colleghi, spogliando di competenze tutti gli altri Ministeri, primo fra tutti quello della difesa. Non è stato approvato alcuno degli emendamenti presentati al Senato che richiamavano le esigenze del Ministero della difesa, richiamate anche nel parere espresso dalla Commissione difesa all'unanimità, come ad esempio nel caso della destinazione dei proventi delle dismissioni, attraverso la cartolarizzazione, all'obiettivo di soddisfare le esigenze abitative dei volontari che compongono l'esercito di professionisti in via di costituzione.
Abbiamo il grande problema dei conduttori: con i nostri emendamenti abbiamo fatto riferimento anche ad una correzione della cartolarizzazione già in atto, soprattutto della cosiddetta Scip 2; gli alloggi che sono stati cartolarizzati attraverso la Scip 2 sono immobili condotti da inquilini che hanno già espresso in tempi lontani la volontà di acquistare l'immobile stesso, ma che non possono avere il riconoscimento previsto per altri, i conduttori della cosiddetta Scip 1, rispetto alla valutazione dell'immobile, perché sono state cambiate le regole in corso d'opera.
Sono state accolte alcune istanze minoritarie rispetto alle esigenze da noi poste, mettendo a rischio le abitazioni di molti conduttori perché coloro che non hanno la possibilità di acquistare l'immobile saranno sfrattati. Noi avevamo chiesto almeno una considerazione alla stregua degli altri prevedendo il proseguimento del contratto per almeno nove anni, ma questa richiesta non è stata accolto: si tratta di anziani, pensionati, spesso ultrasettantacinquenni, persone che hanno portatori di handicap in famiglia. Di tali esigenze sociali non si è tenuto conto, così come non si è tenuto conto delle nostre esigenze rispetto alle società di trasformazione urbana.
Le nostre contrarietà sono quindi argomentate ed è nostra intenzione, anche in questo ramo del Parlamento, adoperarci affinché il provvedimento in esame venga modificato nell'interesse generale, raccogliendo i suggerimenti che da noi verranno formulati mediante emendamenti. Queste sono le ragioni della nostra contrarietà sul provvedimento.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Galeazzi. Ne ha facoltà.

RENATO GALEAZZI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci apprestiamo a votare oggi l'ennesimo decreto-legge. Si tratta di un fatto clamoroso ed eclatante perché è la maniera di governare di questo Governo che ci ha «riempito» di decreti-legge. Qualcuno li ha anche contati: siamo ad oltre centoventi.
Noi della Commissione finanze lo sappiamo bene perché abbiamo vissuto l'esperienza di tanti decreti-legge, alcuni sicuramente non felici, come quello sul sommerso. L'ultimo, lasciatemelo dire, quello sull'UNIRE, è un decreto-legge non sui cavalli, ma sulle scommesse. Non vorrei ricordare poi il decreto-legge sulle quote latte, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Si tratta, quindi, di una maniera veramente frettolosa e confusa di «mettere le pezze» sul bilancio, che il nostro ministro creativo non sempre riesce a far quadrare.
Vi è un altro aspetto della maniera di governare di questo Governo, che è quello delle una tantum. Per l'ennesima volta, cerchiamo di svendere il patrimonio immobiliare pubblico per far tornare i conti. Probabilmente riusciremo a far quadrare il rapporto tra PIL e deficit, mantenendolo sotto al 3 per cento, ma sicuramente non avremo arricchito il paese, anche perché non siamo certi che i soldi che ricaveremo da questa cartolarizzazione saranno usati per gli investimenti.
Quindi, come dicevo, si tratta di una politica confusa. Tutto il Governo - diciamolo pure tranquillamente - è condizionato dalle scelte tumultuose attuate dal ministro Tremonti, tant'è vero che il ministro della sanità Sirchia si lamenta del fatto che in fondo la sua materia è governata dall'economia, con grave danno per una politica sanitaria che arricchisca la salute dei cittadini, e potremmo dire lo stesso per la scuola o per la previdenza. È vero che i conti della nazione devono tornare, ma non è possibile che il condizionamento finanziario pesi a tal punto sulle scelte politiche di un Governo che poi, di fatto, fa soltanto una politica ragionieristica.
Molte sono le osservazioni da fare su questo decreto-legge e probabilmente sentirete dire alcune cose più volte, anche da diversi colleghi. Ma si dice che repetita iuvant ed inoltre qualcuno molto in alto nel Governo ripete: dite sempre le stesse cose perché alla fine, in questo modo, passeranno. Noi speriamo invece che passino alcuni dei nostri emendamenti e delle nostre osservazioni che possono rendere questo provvedimento meno traumatico per vari aspetti, tant'è vero che anche il relatore Degennaro si augura che vengano accettati alcuni ordini del giorno. Conoscete la battuta, ormai storica, di Churchill, il quale diceva che gli ordini del giorno sono come i sigari: non si negano a nessuno, ma poi vengono fumati e non rimane altro che il fumo.
Vi sono alcune questioni che abbiamo sollevato, non solo in Commissione, ma anche al Senato, che non sono state risolte. Qualcuno ha detto: ma, in fondo, liberiamoci di questi alloggi del Ministero della difesa e non facciamo altro, il compito della politica abitativa non è più nostro, ma delle regioni. Il titolo V, in fondo, è una riforma del centrosinistra e, quindi, le regioni pensino alla politica abitativa dei cittadini. Noi diciamo che questo, invece, è un problema serio che riguarda il Ministero della difesa.
Come sapete, è in atto una profonda e delicata trasformazione dell'esercito, che diventa professionale ed io direi che si tratta di un fatto importante, perché credo che lo Stato debba veramente «coccolare» - diciamo pure così - i nostri militari e non soltanto in termini di stipendio - perché devono essere ben pagati -, tant'è vero che il ministro Giovanardi alcune settimane fa paventò la possibilità di un ritorno alla chiamata di leva. Dico questo perché i militari non sono ben pagati, ma vorrei dire anche che dobbiamo offrire loro dei servizi e ciò vuol dire, prima di tutto, tranquillità abitativa, alloggi per i nostri militari, ma anche servizi di tipo sanitario. Voglio ricordare, ad esempio, il


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sistema sanitario di cui godono i militari americani, in cui interi complessi garantiscono la salute del militare.
Quindi, se vogliamo che il nostro esercito sia efficiente, motivato e funzionale, non soltanto deve essere ben pagato, ma deve avere anche servizi a disposizione, come alloggi e ospedali. Dico queste cose non perché voglia sconfinare nella materia di competenza dei colleghi della difesa, ma perché credo sia un tema che interessi tutti i cittadini italiani.
Qualcuno ha detto che questo provvedimento sulla cartolarizzazione - che non è una legge felice, tant'è vero che viene usata solo in casi eccezionali e comunque non è la panacea per far tornare tutti i conti, anche perché è costosa - in fondo è stato inventato dal centrosinistra. Noi possiamo dire che questo è vero, ma la prima ondata di cartolarizzazioni, detta SCIP-1, è andata abbastanza bene, perché era stata discussa con i sindacati, con le parti sociali e, quindi, non ci sono stati né traumi né contestazioni.
Ben diversa è la seconda fase, cosiddetta SCIP 2, veramente punitiva per alcuni attori, innanzitutto per i comuni.
Se c'è una cosa che, in questo paese, deve passare è che il governo del territorio locale deve essere in mano alle amministrazioni pubbliche, al comune. Qualche volta, il comune si vede sopraffatto da interessi particolari o strettamente privati. Ciò non può accadere.
Vorrei richiamare, molto rapidamente, due esempi. La Mole Vanvitelliana - il capolavoro dell'architetto Luigi Vanvitelli - è stata acquisita dal comune di Ancona dopo molti anni e con molta fatica. La stessa cosa si può dire per la cittadella militare; si tratta di un'altra proprietà militare che non siamo riusciti ancora ad acquisire dal Ministero dopo vent'anni. I comuni devono avere la capacità di intervenire e questo passaggio - direi d'ufficio - ai comuni doveva essere una cosa scontata, proprio per garantire a tutti i nostri sindaci la possibilità di acquisire i siti migliori e di governare il loro territorio, le mura cittadine, alcuni complessi, qualche volta veramente favolosi, conventi, ed una serie di strutture che possono essere messe al servizio della città.
Un altro elemento punitivo nei confronti del governo del territorio e dell'ambiente è il concetto di sconfinamento. Per la prima volta, questo concetto entra nella legislazione ufficiale. È vero che, in qualche modo, è stato ridimensionato, ma sicuramente l'atto di sanare gli sconfinamenti avvenuti nel passato rappresenta un'altra misura che certamente non fa bene alle nostre città.
Si sostiene che, in realtà, questo decreto-legge non accontenta nessuno, né i comuni, né gli ambientalisti né, in primis, coloro che hanno lavorato, ossia i cittadini anziani, pensionati che abitano in questi alloggi. Si dice che, in fondo, siano soltanto 3.500! Ma sono tanti; si pongono in uno stato di ansia e di disperazione cittadini nella fase della loro vita che dovrebbe essere più tranquilla; invece, sono preoccupati dal problema di dover contrarre un mutuo (vi immaginate contrarre un mutuo all'età di 65 anni?) o di cambiare alloggio. Credo rappresenti un motivo di grande ansia. Questa situazione difficile poteva essere evitata.
Se al ministero servono veramente 40 mila alloggi, questa poteva essere un'occasione per recuperarne almeno 4 mila, di fronte ai 18, 20 mila già a disposizione e si poteva intervenire in maniera diretta e rapida, mettendo a disposizione quei 3.500, 4.000 appartamenti che sono in corso di manutenzione.
C'è un altro aspetto molto gravoso; i prezzi di questi appartamenti, non dico che siano raddoppiato, ma hanno subito un aumento che va dal 30 al 40 per cento.
Il sottosegretario Armosino afferma che questo è il mercato. Mi sembra una risposta molto cinica. Infatti accadrà che, all'interno dello stesso stabile, alcuni cittadini pagheranno per l'acquisto di un appartamento un prezzo molto diverso rispetto a quello che è stato pagato precedentemente. Si registreranno prezzi molto diversi a distanza di due anni: si parla del 30 o 40 per cento in più.


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Ciò succede malgrado le dichiarazioni e gli impegni assunti dal sottosegretario in Commissione e in aula; ricordo l'ultima intervista su Il Sole 24 Ore in cui, in maniera molto categorica, ha dichiarato che non vi erano dubbi che il prezzo si doveva basare su quello definito entro il 31 ottobre del 2001. Così non è. Ciò crea un'ansia molto forte in tutti i gruppi cittadini di cui abbiamo ascoltati le motivazioni. Si chiede buon senso, una decisione che non vada contro il cittadino e che non stravolga il senso e la lettera della legge. Si tratta di un'operazione che può essere definita ingiusta e antisociale. Oggi, abbiamo molti motivi per votare contro la conversione in legge di questo decreto-legge o, almeno, per cercare di emendarlo, al fine di fornire una risposta non soltanto a questi gruppi di cittadini, ma anche alle nostre città e all'esigenza di buongoverno necessario perché il paese esca dalla confusione, dai conti che non tornano mai e da questa confusione che non fa parte di un progetto reale di sviluppo del paese.
Siamo sicuramente di fronte ad una fase difficile, non soltanto per il nostro paese, ma anche per l'economia europea e mondiale; e le misure che noi prendiamo non sono di struttura e non faranno tornare il paese verso un processo di sviluppo.
Quindi, lo slogan secondo il quale il centrosinistra avrebbe portato il paese al declino mi sembra, oggi, veramente caduto in ogni sua affermazione. Purtroppo, sta succedendo il contrario! Proprio perché non vogliamo che il paese continui su questa china pericolosa verso una finanza arruffona, confusa e - lo dicevo prima - non organica, che impedisce una politica seria di questo Governo, noi chiediamo ai colleghi di non votare la conversione di questo decreto-legge e di intervenire almeno sui punti chiave, uno dei quali riguarda i cittadini che abitano questi alloggi, i cosiddetti sine titulo. Questo latinismo mi sembra - lasciatemelo dire - un po' una furbizia di tipo manzoniano: don Abbondio, quando voleva imbrogliare i suoi parrocchiani, usava il latino! Queste persone hanno titolo per acquistare quegli appartamenti e per continuare a viverci.
L'altro aspetto che considero cruciale riguarda il ruolo dei comuni in queste dismissioni. Quindi, onorevoli colleghi. Questa giornata deve servire a dimostrare che è possibile fare meglio e governare meglio questo paese (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Anedda. Ne ha facoltà.

GIAN FRANCO ANEDDA. Signor Presidente, signori del Governo, la pervicacia e la caparbietà sono due qualità positive, quasi due virtù; perdono tale qualità quando si uniscono, quando diventano pervicace caparbietà, che si trasforma quasi in prepotenza, se non in arroganza, quando pretende di violare norme costituzionali, patti già sottoscritti, principi di autonomia nei quali crediamo.
Ancora una volta, con un decreto-legge, il Governo intende appropriarsi di beni che, per norma costituzionale, appartengono alla Sardegna. E non si tratta di beni di poco conto: senza tediare la Camera con una lunga enumerazione, l'elenco dei beni che vengono colpiti da questo provvedimento, appartenenti alla regione Sardegna e riguardanti soprattutto l'isola di La Maddalena (con tutto quello che ciò comporta dal punto di vista ambientale e storico), sono scritti in una lista di beni immobili di quattro pagine fitte! Non discutiamo di qualcosa di poco conto, ma di un'intera zona della Sardegna ad altissimo valore ambientale e storico nella quale sono ricomprese persino la casa e la proprietà di Garibaldi!
La Camera si è occupata di questo argomento il 3 febbraio di quest'anno; e, quando ho fatto riferimento alla pervicacia ed alla caparbietà, a quel 3 febbraio mi riferivo, allorquando il Governo si oppose, dichiarando il suo dissenso, all'orientamento della Camera, che dissentì dal Governo. Il Governo rimase sconfitto ma, nonostante ciò, ha proseguito nella sua azione, tanto che di quel bene - che


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appartiene alla regione sarda, ma sul quale, nonostante il disposto legislativo, il Governo continua a resistere, pretendendone la proprietà - è stato disposto il sequestro dall'autorità giudiziaria per impedire la vendita che il Governo, pur non trascrivendola, aveva già concluso.
Quindi, i termini che ho adoperato non sono fuori luogo: pervicace caparbietà; aggiungo: pervicace, colpevole caparbietà!
V'è ancora di più, colleghi della Camera, perché il Governo disattende un accordo intervenuto tra l'Agenzia per il demanio ed il Governo medesimo, un accordo con il quale il Governo, essendo stato da tempo costituito un comitato paritetico, ha riconosciuto che quei beni dei quali oggi vorrebbe appropriarsi appartengono alla Sardegna!
Ma questo accordo, trasferito in una nota dell'Agenzia per il demanio al Governo, è stato disatteso, ignorato, così come sono state ignorate tutte le attività del comitato medesimo. Ed allora, dico questo senza malizia, che pur sorge spontanea quando pensiamo che si tratta di beni dell'isola di La Maddalena che si verrebbero a lottizzare, senza malizia, senza pensare cioè che questa lottizzazione dovrebbe essere fatta da una società a prevalente capitale pubblico, senza malizia, conoscendo l'attenzione che ha il Governo per i fatti ambientali e per la tutela dell'ambiente, ma soltanto per il rispetto dello statuto, della norma statutaria, riconosciuta con due decisioni già da anni dalla Corte costituzionale, che per altri beni, non per questi, in relazione ad un contenzioso che venne instaurato, riconobbe che tutti i beni dismessi dallo Stato, che tutti i beni non più utilizzati dallo Stato, a qualunque ministero appartengano, non di più quelli appartenenti al Ministero della difesa, automaticamente diventano per norma dello statuto e per norma di attuazione dello statuto di proprietà della regione.
Ma perché - ed ho concluso - questo calore nella difesa della mia regione? Perché al Senato abbiamo chiesto - uso la prima persona plurale per l'appartenenza territoriale - che si inserisse una norma con la quale si dicesse espressamente che i territori della Sardegna fossero esclusi dalle norme di questo decreto-legge. Il Governo ha rifiutato di dare l'assenso a questo emendamento. Non c'è motivo. Se il Governo fosse stato in buona fede, non ci sarebbe stato motivo di non dare al Senato l'assenso a quell'emendamento.
Oggi, il Governo dirà che, se l'emendamento che abbiamo presentato, del quale discuteremo tra poco, venisse approvato, non vi sarebbe il tempo per approvare entro i termini il decreto-legge. Così non è. Siamo al 2 di luglio, il decreto-legge scade l'11; c'è tutto il tempo perché torni al Senato e questo emendamento venga approvato.
Questa è la ragione per la quale insisteremo con forza per l'approvazione di questo emendamento; chiameremo a raccolta tutti i colleghi della Camera perché dimostrino con i fatti la difesa dell'autonomia e la difesa dei valori ambientali di una delle terre più belle d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Coluccini. Ne ha facoltà.

MARGHERITA COLUCCINI. Signor Presidente, il provvedimento che abbiamo in esame merita delle brevi considerazioni generali che vanno anche un po' al di là del merito, io penso. Prima di tutto l'ennesima prova di forza di questo Governo che ha della finanza pubblica un concetto a dir poco stravagante e che si accanisce in maniera sempre più disordinata su tutto ciò che può far cassa. E lo fa e continua a farlo andando a toccare la carne viva del tessuto sociale del nostro paese.
La seconda considerazione è diretta conseguenza della prima e riguarda anche la stratificazione normativa prodotta da questa furia, che crea confusione, sovrapposizione, un eccesso di regole che produce soltanto disparità, scontento e, fondamentalmente, ingiustizia sociale.
La terza considerazione è tutta legata all'iter di questo provvedimento che è un


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po' la rappresentazione plastica della superficialità e della fretta sospetta con cui il Governo propone misure e soluzioni: è l'ennesimo decreto-legge che priva il Parlamento della sua funzione primaria e che pure ha subito nel corso dell'esame al Senato, grazie ad una stringente iniziativa dell'opposizione di centrosinistra, una serie di modifiche tutte a significare l'oggettiva grossolanità dell'azione di questo Governo e la sua incapacità di aderenza alle aspettative, alle legittime istanze di prospettiva di milioni di nostri concittadini.
Con questo provvedimento quindi si vuole estendere agli immobili del Ministero della difesa le procedure previste dal decreto-legge n. 351 del 2001 non considerando come già le precedenti procedure di cartolarizzazione, svolte così come voi avete voluto, abbiano prodotto un ulteriore e quanto mai pericolosa lesione dello Stato di diritto per favorire in buona sostanza rendite immobiliari e speculazioni.
Vale la pena di ricordare come tra la prima cartolarizzazione relativa agli immobili previdenziali e la seconda, gestita dalla cosiddetta società veicolo, si sia determinato un aumento del prezzo degli alloggi di circa il 40 per cento tutto a discapito di un ambito di garanzie che noi al contrario crediamo debbano essere delle certezze. Di fatto, molte famiglie sono state escluse dalla possibilità di acquisto; di fatto, avete creato le condizioni per accrescere un disagio sociale profondo che ha, nella preoccupazione di perdere la casa, una ragione vera; di fatto, ora, con l'estensione delle procedure agli immobili del Ministero della difesa, andate a complicare ulteriormente e pericolosamente la grande questione della necessità alloggiativa delle nostre Forze armate, tanto più che il passaggio ad un esercito di volontari richiederebbe al contrario un'iniziativa di un forte investimento e non un'irrazionale ed illogica pratica di dismissioni. Mi chiedo, pertanto, dove sta la vostra lungimiranza. Non certo nell'accanimento nei confronti di quei 4.500 inquilini del Ministero della difesa (per lo più pensionati) che per legge hanno conservato l'uso della casa e che oggi sono chiamati sine titulo cioè, dal vostro punto di vista, abusivi, nonostante abbiano servito lo Stato. Ora non vedranno più riconosciuto il loro diritto.
Personalmente, non posso dimenticare l'emozione di uno dei rappresentanti dei sindacati degli inquilini che, nel corso di un'audizione svoltasi in Commissione finanze della Camera, tradiva tutta la preoccupazione per un futuro incerto; tra l'altro, occorre rimarcare il fatto che oltre all'autorevole presenza del presidente della Commissione - onorevole La Malfa - non era praticamente presente nessun deputato della maggioranza; e ciò la dice lunga sull'interesse di tale maggioranza rispetto alle questioni vere. Voi vi state rivolgendo a queste persone e alla loro esistenza, e dimenticarlo è un atto politico di cui voi vi assumete tutte le responsabilità.
I nostri emendamenti stanno a rappresentare al contrario una volontà di cambiamento e di razionalizzazione che passa certamente attraverso il principio della valorizzazione del patrimonio pubblico, ma che al centro del proprio interesse pone il diritto ad un'esistenza serena, il diritto alla casa e il diritto ad avere certezze. Concretamente, noi chiediamo che venga garantito il diritto a permanere nella conduzione dell'alloggio alle condizioni esistenti a quanti non possono esercitare il diritto di opzione; chiediamo inoltre che il diritto di esercitare l'opzione di acquisto non prescinda da un'intesa con i conduttori; che venga altresì garantito uno sconto minimo del 40 per cento a prescindere dall'ubicazione dell'immobile; chiediamo la concessione di mutui agevolati con la possibilità per gli ultrasessantacinquenni di acquisire l'usufrutto attraverso il pagamento di rate mensili pari all'affitto attualmente pagato; chiediamo la sospensione immediata dei procedimenti amministrativi di recupero forzoso; chiediamo, infine, investimenti e risorse per la realizzazione di nuovi alloggi da destinare alle nostre Forze armate.
Se per voi, quindi, le tutele e i diritti sono concetti per così dire bizzarri, per


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noi, al contrario, sono strumenti da cui si misura la capacità di una comunità di investire sul proprio futuro; e quella che sembra essere un'iniziativa tecnica di pura ingegneria finanziaria è, al contrario, un ulteriore e minaccioso passo in avanti che fate fare a questo paese nella direzione dell'ingiustizia sociale e della disgregazione. Smantellare lo Stato di diritto, creare incertezze e sottovalutare le istanze di sicurezza proveniente dai nostri cittadini rende, infatti, questo paese più debole, più diviso e sempre meno capace di guardare al futuro con fiducia.
Voi avete blindato questo un provvedimento con una logica che definirei miope e questo la dice lunga anche sui meccanismi di dialettica interna che regolano i rapporti in seno alla maggioranza.
Credo che questa sia, invece, un'opportunità per misurarsi con questioni vere, che attengono alle persone normali.
Vi invito a non perdere questa occasione, se ne siete capaci, anche per non far sì che la nostra attività sia ridotta ad un semplice esercizio retorico, come i banchi vuoti e le bocche cucite della maggioranza sembrano, invece, dimostrare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pinotti. Ne ha facoltà.

ROBERTA PINOTTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come hanno avuto modo di rappresentare alcuni colleghi che sono intervenuti precedentemente, noi Democratici di sinistra siamo contrari al provvedimento in discussione sia per metodo, sia nel merito.
Per quanto riguarda il metodo, siamo contrari perché si tratta del quarto decreto-legge in materia di gestione, valorizzazione e alienazione dei beni immobili pubblici di cui non risultano chiari i presupposti di necessità e di urgenza: ricordo solamente en passant che sono 120 i provvedimenti con carattere di urgenza presentati da questo Governo. Oltretutto, dato che questo provvedimento tratta, per gran parte, di beni appartenenti al Ministero della difesa, vorrei dire che, in realtà, riguardo a tali beni sono stati adottati negli ultimi dieci anni numerosi provvedimenti che hanno indicato vie per la loro dismissione ben più efficaci e attenti alle necessità degli inquilini, ad esempio; dunque, non si comprende assolutamente la necessità di procedere attraverso questo decreto-legge.
Sempre per quanto riguarda il metodo, vorrei evidenziare che il modo con cui è stato varato ed i tempi con cui è stato discusso questo decreto-legge rappresentano un modo per comprimere le competenze del Parlamento, precludendo un esame ragionato e approfondito su questioni molto delicate.
Vedete, il provvedimento è stato discusso ed esaminato dalla Commissione finanze; noi avevamo chiesto, così come è stato chiesto al Senato, che venisse svolta una discussione congiunta e che anche la Commissione difesa avesse la possibilità di esaminare questo decreto-legge, trattandosi, come ho già ricordato, di un provvedimento che riguarda essenzialmente beni del Ministero della difesa.
Anche se tale possibilità non è stata concessa, nonostante ciò la Commissione difesa ha svolto un'attenta analisi, attraverso una serie di audizioni informali, per comprendere quali problemi avrebbe comportato l'applicazione del presente decreto-legge; alla fine, è stato espresso un parere.
Tuttavia, devo riconoscere che, soprattutto nel corso delle audizioni delle diverse associazioni di inquilini, abbiamo ascoltato una serie di problemi veramente toccanti (sfratti, cambiamenti, spesso impossibilità di acquistare la casa perché i prezzi sono lievitati, impossibilità di rimanere nell'immobile occupato se questo dovesse essere venduto), perché riguardano la vita quotidiana, la vita familiare e, in definitiva, la vita stessa delle persone. Ecco il punto: noi stiamo decidendo così frettolosamente, con un provvedimento adottato velocemente, per fare cassa, di quelli che saranno drammi personali e dei nuclei familiari.


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Per questo motivo, abbiamo presentato una serie di proposte emendative, che speriamo - anche se ci sembra che non ci siano intenzioni favorevoli in tal senso - possano essere approvate, perché anche se è vero che non siamo d'accordo sull'utilizzo dello strumento del decreto-legge, approvando tali proposte emendative si eviterebbe perlomeno di creare drammi a molte persone e famiglie. Vorrei sottolineare che si tratta proprio di quelle famiglie sulle quali spesso in questo Parlamento, soprattutto da parte della maggioranza, si spendono una serie di parole che richiamano molti buoni sentimenti, facendo molta retorica; tuttavia, quando poi, concretamente, si deve decidere di intervenire a loro favore, ciò non accade.
Un altro problema di metodo è rappresentato dal fatto che con il presente decreto-legge si stabilisce, ancora una volta, che tutte le decisioni vengono assunte dal Ministero dell'economia e delle finanze. Come ho già affermato precedentemente, non si tratta di un provvedimento adottato di concerto con il Ministero della difesa, e ciò, come opposizione, ci ha un po' stupito: sapevamo, infatti, che non c'era l'accordo del ministro Martino, ma ci ha stupito soprattutto il silenzio e la mancata volontà di combattere rispetto ad un diritto che, in questo caso, il Ministero della difesa poteva cercare di far valere.
Peraltro, il parere che ha espresso la maggioranza in Commissione difesa, in cui si pone come condizione il fatto di tener presente il Ministero della difesa avrà bisogno di altri alloggi, ci sembra assolutamente velleitario. Con questo provvedimento ci accingiamo a sottrarre alloggi al Ministero della difesa e non teniamo affatto presente che vi è la necessità di un elevato numero di nuovi alloggi. Come dicevo, siamo contrari al provvedimento, oltre che nel metodo, anche nel merito.
È inopportuno estendere le procedure del decreto-legge n. 351 del 2001 ai beni del Ministero della difesa per molti motivi di merito. Innanzitutto - cercavo di dirlo prima riportando anche quanto affermato nelle audizioni - vi è una mancata salvaguardia degli interessi degli inquilini. Nella maggior parte dei casi si tratta di inquilini con redditi medio bassi e non di persone o famiglie che hanno la possibilità di acquistare l'immobile con facilità. Quindi, viene meno l'attenzione rispetto a situazioni più popolari, di maggiore difficoltà, rispetto a persone che hanno maggiori necessità.
Il secondo motivo di merito è che è già in atto un procedimento di dismissione in base alla legge n. 662 del 1996. Allora, per quanto riguarda la vendita dei beni contenuti nel primo e nel secondo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sebbene all'inizio si fosse proceduto lentamente, ormai il Ministero della difesa era in dirittura di arrivo. Dei 350 immobili, una parte era già stata venduta (si trattava di circa 300 miliardi), ma già per altri 1.000 miliardi vi era la possibilità di giungere rapidamente, entro dicembre, alla conclusione del percorso. Lo ripeto: vi sarebbero stati tempi più rapidi.
Consideriamo che il provvedimento serve a fare cassa (sappiamo, peraltro, che esiste questo problema); allora, mi chiedo: perché eliminare questi beni dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e cartolarizzarli, quando il Ministero della difesa aveva già quasi concluso le operazioni per la dismissione? Se il problema era fare cassa si poteva decidere che, anziché far incamerare i soldi derivanti da tali beni dal Ministero della difesa, gli stessi venissero passati al Tesoro. Invece, al contrario, si decide di bypassare completamente e si bloccano addirittura i rapporti fra enti locali e Stato, anche laddove gli enti locali avevano già versato la caparra. Si dice che è tutto fermo, si torna indietro e si passa alla cartolarizzazione con il rischio di avere tempi più lunghi e minori introiti. Veramente, tutto ciò pone delle domande e ce ne chiediamo il motivo.
Vi è un terzo motivo di merito collegato all'esperienza della Commissione difesa. L'alloggio è decisivo per le condizioni di vita dei militari. Esiste un problema per gli inquilini, che per legge hanno un diritto all'alloggio sancito anche recentemente, ma vi è un problema anche per il funzionamento


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dell'esercito e per il futuro dello stesso che, come sappiamo, deve diventare professionale. In questo momento, esiste un problema in ordine al reclutamento dei volontari che dovranno far parte del nostro esercito ed ovviamente uno degli incentivi poteva essere la possibilità di avere la casa. Adesso, con la dismissione del patrimonio immobiliare e, quindi, delle case, questo incentivo verrà meno e sarà sempre più difficile per un ragazzo o una ragazza che decide di entrare nell'esercito immaginare di farlo: sapendo di dover girare per l'Italia e sapendo che il problema della casa è grande, senza questa certezza, questo diventa un elemento di disincentivo. Invece, avremmo bisogno di incentivare, per portare a termine quel percorso disegnato dal centrosinistra e che comunque il centrodestra continua a sostenere (mi riferisco all'esercito professionale di volontari).
Vi è poi un altro motivo di merito: vi è una carenza e non una sovrabbondanza di alloggi. Oggi gli alloggi sono 25 mila e ne servono ancora 40 mila: lo hanno detto i responsabili delle Forze armate. Noi, invece, andiamo a vendere 4 mila appartamenti. Vorrei ricordare che con questo provvedimento creiamo difficoltà soprattutto per le fasce popolari. Delle 4 mila unità immobiliari di cui si prevede la vendita 3.500 sono abitate da famiglie con redditi medio bassi. Saranno sfrattate molte famiglie di militari.
Probabilmente, più del 50 per cento degli inquilini rinuncerà all'acquisto perché, tra un provvedimento e l'altro, i prezzi sono lievitati moltissimo. L'aumento è stimato, addirittura, intorno al 40 per cento: potremmo trovarci in situazioni per cui, nello stesso stabile, alcuni inquilini hanno acquistato ad un prezzo ed altri dovranno acquistare al 40 per cento in più! In questo Parlamento siamo abituati al fatto che le situazioni non debbano essere uguali per tutti: spesso abbiamo deciso che neanche la legge debba essere uguale per tutti! Anche in questo caso inseriamo un forte elemento di ingiustizia, forse per essere coerenti: lo facciamo quando trattiamo di giustizia e vogliamo - o, meglio, lo vuole la maggioranza, non certo l'opposizione - farlo anche quando si tratta della casa.
Su tali problemi abbiamo presentato numerosi emendamenti, in particolare all'articolo 1, per determinare i prezzi di vendita e le tutele reali per garantire i diritti degli inquilini. Abbiamo anche presentato emendamenti per sostenere il diritto di opzione degli enti locali sui beni contenuti nei due decreti del Presidente del Consiglio dei ministri emanati sulla base della legge n. 662 del 1996.
A volte - accade nel comune di Genova dove abito e penso anche in altre realtà - i beni del Ministero della difesa possono avere un interesse strategico fondamentale per i comuni, per le province o per le regioni. Invece di facilitare tale possibilità addirittura interrompiamo le intese già avviate fra enti locali, anche laddove vi era stato un versamento di caparra. Altro che federalismo! Qui si ribalta completamente la situazione! Si era fatta una proposta, il comune poteva essere interessato ed il Ministero della difesa poteva essere disponibile a vendere. Invece, viene bloccato tutto facendo finta che niente sia successo. Mi pare un modo poco serio di comportarsi nei confronti degli inquilini, degli enti locali e delle regioni di cui, soprattutto una forza della maggioranza, la Lega, dice di voler essere paladina.
Vi è, poi, un problema anche tecnico ed un nostro emendamento lo sottolinea. Si dice che a questo punto devono essere cartolarizzati tutti i beni dismissibili del Ministero della difesa. Tuttavia, tale ministero negli anni precedenti aveva avuto interesse ad elencare i beni dismissibili perché vi era un do ut des: il Ministero poteva decidere quali beni non gli servivano più ed incamerava i denari provenienti dalla vendita. Con il provvedimento in esame ciò non avverrà più: i suddetti denari andranno direttamente al Ministero dell'economia. Dunque, bisognerebbe limitarsi agli elenchi già pubblicati perché il Ministero della difesa molto difficilmente ne farà altri. Infatti, perché dovrebbe esservi una particolare attenzione ad elencare tutti i beni che si possono dismettere


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senza avere niente in cambio? È ovvio che la dimensione conservatrice di qualsiasi struttura - dimensione ben conosciuta da chiunque si sia occupato di pubblica amministrazione - prevarrà rispetto ai possibili ricavi. Dunque, sarebbe di buonsenso da parte della maggioranza approvare il nostro emendamento che favorisce la dismissione. Infatti, pur essendo contrari al provvedimento, riteniamo che laddove vi siano interessi degli enti locali si debbano rendere meno ingiuste tali situazioni.
Il provvedimento punisce 4.500 inquilini della difesa e - come dicevo - si tratta per lo più di inquilini con pensioni basse. Tra l'altro, anche in questo caso si cambiano in corso d'opera situazioni che si pensavano certe. Per la legge n. 537 del 1993 i suddetti inquilini hanno conservato l'uso della casa per la natura sociale delle loro retribuzioni (si trattava di redditi sui 20-25 milioni delle vecchie lire). Per legge gli è stato riconosciuto il diritto all'alloggio; a febbraio confermiamo ciò con un decreto e adesso cambiamo la situazione.
Quindi, stiamo veramente modificando, non solo - come dicevo prima - gli accordi con gli enti locali, ma proprio il rapporto fra lo Stato e le persone, perché a febbraio ad alcune persone abbiamo detto che potevano rimanere in quelle case, mentre adesso diciamo loro che ciò non va più bene. In questo modo il rapporto di fiducia fra i cittadini e le istituzioni diventa difficile.
Pertanto, con le nostre proposte emendative chiediamo che venga garantita agli inquilini la facoltà di esercitare l'opzione per l'acquisto, sulla base di un valore che risulti fissato di intesa con i conduttori e le loro organizzazioni rappresentative, con uno sconto minimo del 40 per cento, a prescindere dall'ubicazione, per compensare la lievitazione dei prezzi alla data di entrata in vigore del presente provvedimento.

PRESIDENTE. Onorevole Pinotti, la invito a concludere.

ROBERTA PINOTTI. Concludo Presidente, ribadendo che è un errore il fatto che i proventi non vadano al Ministero della difesa. Peraltro, anche su questo aspetto vi è stata molta retorica; proprio recentemente il Presidente del Consiglio ha ricordato, in sede europea - non so se lo ha ripetuto anche nel discorso di questa mattina, perché non l'ho sentito -, che dobbiamo aumentare le spese della difesa. Mi sembra che quando si parla di ciò si pensi esclusivamente ad un aumento delle spese sul versante dell'acquisto di materiale bellico. In questo caso, in cui si tratta di pensare, invece, di migliorare la qualità della vita delle persone che decidono di servire lo Stato, facendo parte del nostro esercito e delle nostre Forze armate, questo aspetto non interessa più; anzi, in tema di condizioni di vita, si vogliono eliminare delle spese e si vogliono togliere alla difesa dei denari. Ciò avviene per fare cassa, al fine di risolvere problemi di carattere generale, senza tenere conto, invece, di quei problemi particolari e gravissimi, che hanno le persone di cui stiamo parlando. Abbiamo, quindi, un Governo che cambia completamente le carte del gioco; in questo caso, vi è solo l'obiettivo di fare cassa e niente di più (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO CENTO. Il nostro gruppo ha presentato diversi emendamenti in relazione a questo decreto-legge, cosiddetto di cartolarizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, in particolare di quello del Ministero della difesa. Si tratta, in realtà, di un vero e proprio decreto antisociale per i suoi effetti devastanti, sulla politica immobiliare, che riguardano le fasce sociali più deboli della popolazione, in questo caso particolare sia personale militare, sia personale civile impiegato presso il Ministero della difesa.
Si tratta di una cartolarizzazione che si inserisce all'interno di un disegno più generale di privatizzazione dell'opera di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, che ha costi sociali ed ambientali


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pesanti. Non è un caso, infatti, che proprio sul tema della tutela del valore archeologico di parte di questo patrimonio immobiliare, che viene dismesso, noi Verdi abbiamo presentato una serie di emendamenti tesi a salvaguardarne il valore ambientale e architettonico e la loro collocazione all'interno dei centri storici di alcune importanti città, prima fra tutte ovviamente la città di Roma, che, come sappiamo, è stata giustamente oggetto di una forte mobilitazione da parte degli inquilini di questi immobili, i quali hanno denunciato i rischi che questa operazione di cartolarizzazione determinava ed hanno chiesto modifiche radicali di questo decreto-legge.
Si tratta di un decreto che non condividiamo innanzitutto nella sua premessa. Si vende il patrimonio immobiliare del Ministero della difesa (circa 4 mila immobili), con l'obiettivo dichiarato, da parte del ministro Tremonti, di fare cassa: di farla sulla pelle di cittadini che hanno già dato molto e che hanno pagato anche con i propri contributi la casa della quale sono inquilini e in relazione alla quale pagano spesso, in virtù della loro condizione di appartenenti a fasce sociali medio-basse, un canone sociale, tale da poter garantire loro una qualità della vita dignitosa. In virtù di questo fare cassa, richiesto dal Ministero dell'economia e delle finanze - per operazioni contabili ed operazioni di gestione economico-finanziaria fallimentari fatte su altri terreni -, si utilizzano in sostanza, con questo decreto, i fondi e i soldi della cartolarizzazione e della vendita del patrimonio immobiliare della difesa, per coprire buchi e per spendere soldi spesso a favore e a sostegno dei redditi medio-alti, quindi esattamente l'opposto dell'intervento per la tutela dei redditi medio-bassi.
Tutto ciò, sostanzialmente, senza avere di fronte la necessità di mantenere un'equità sociale nella politica immobiliare del nostro paese.
Vi è poi un secondo aspetto - oltre quello della necessità di cassa che il ministro Tremonti ha indicato quale obiettivo di questa cartolarizzazione - che riguarda, appunto, la gestione del patrimonio immobiliare del Ministero della difesa e - io dico - del patrimonio immobiliare pubblico.
Ci sono case messe in vendita che, nel passaggio realizzato tra lo Stato e la società che gestirà tali vendite, subiscono una lievitazione dei prezzi inaccettabile che le rende inaccessibili a gran parte delle famiglie alle quali dovrebbero essere destinate e vi è l'assoluta mancanza di garanzie per quelle famiglie che decidono di non acquistare la casa di cui sono inquilini, per scelta individuale di vita o, quasi sempre, per scelta economica, non avendo la possibilità di acquistare e di entrare nel meccanismo delle cartolarizzazioni.
Dunque, con questo decreto-legge, invece di garantire a queste famiglie dai redditi medio-bassi il mantenimento del proprio diritto all'abitazione, in realtà si smantella qualsiasi forma di protezione, gettando letteralmente nel panico migliaia di famiglie che, dall'oggi al domani, si trovano di fronte ad un problema drammatico che, spesso, riguarda oltre che un fatto economico anche una questione di identità sociale, di relazioni affettive, di legami con i luoghi nei quali, magari per decenni, si è vissuto.
Tutto questo cancella i diritti acquisiti, getta nel panico migliaia di famiglie e determina una condizione di liberismo selvaggio e senza regole nel quale lo Stato, attraverso la vendita indiretta, e a parte gli eventuali profitti che tale dismissione può produrre, opera una rinuncia in favore di coloro che lucrano e lucreranno su questa operazione di vendita, come è già avvenuto con riferimento ad altre dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico poste in essere dagli enti previdenziali e derivanti dai processi di cartolarizzazione che, negli anni scorsi, hanno investito tali enti e sui quali anche noi del centrosinistra dovremmo svolgere una certa autocritica in ordine ad alcune scelte operate in passato.
L'ultimo aspetto di questa vicenda è l'incapacità del decreto-legge in esame di tutelare i centri storici nonché le attività anche artigianali che, nel corso di questi


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anni, si sono insediate all'interno del patrimonio immobiliare del Ministero della difesa. Anche in questo caso, l'esempio di Roma è assolutamente calzante, ma la questione riguarda decine di altre città, nelle quali si interviene non solo mettendo a rischio l'uso abitativo di tali immobili, ma anche le attività economiche sviluppatesi nei locali adibiti ad usi diversi da quello abitativo.
Migliaia di addetti a piccole imprese o a imprese artigianali si trovano a fare i conti o con un aumento esponenziale dei canoni di locazione o, addirittura, con il rischio di essere sfrattati. Infatti, chi cartolarizza, chi gestirà la vendita di tale patrimonio, sa benissimo che, buttando giù pareti di qua e pareti di là, sarà molto più redditizio creare in tali locali nuovi megastore, nuovi centri commerciali e nuovi supermercati con l'obiettivo, anche qui, di fare «cassetta», di fare soldi e di privatizzare la gestione di questo patrimonio immobiliare.
Ritengo che, per queste ragioni, gli emendamenti presentati dai Verdi e quelli, che in gran parte condividiamo, presentati dal resto dell'opposizione rappresentino il tentativo di ridurre il danno di un decreto sbagliato, iniquo e ingiusto.
Tali emendamenti debbono essere approvati, perché il testo proveniente dal Senato è inaccettabile sotto ogni punto di vista e non risolve in alcun modo i problemi che sono stati sollevati. È del tutto evidente che, permanendo questo testo e il giudizio negativo sulla sostanza degli emendamenti che abbiamo presentato, non potremo che continuare a dichiarare la nostra ferma contrarietà e opposizione a un decreto che non condividiamo in alcuna delle sue parti, sia per la sua ispirazione sia per i suoi effetti concreti nella vita civile e sociale del nostro paese.

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