Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 314 del 27/5/2003
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Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 23 aprile 2003, n. 89, recante proroga dei termini relativi all'attività professionale dei medici e finanziamento di particolari terapie oncologiche ed ematiche, nonché delle transazioni con soggetti danneggiati da emoderivati infetti (3927) (ore 17).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 23 aprile 2003, n. 89, recante proroga dei termini relativi all'attività professionale dei medici e finanziamento di


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particolari terapie oncologiche ed ematiche, nonché delle transazioni con soggetti danneggiati da emoderivati infetti.
Ricordo che nella seduta di ieri si è svolta la discussione sulle linee generali.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 3927)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 3927 sezione 4), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 3927 sezione 5).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge (vedi l'allegato A - A.C. 3927 sezione 6).
Avverto che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 3927 sezione 2), che è distribuito in fotocopia.
Avverto altresì che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 3927 sezione 3), che è distribuito in fotocopia.
Avverto che prima della seduta è stato ritirato l'emendamento Giulio Conti 2.6.
Avverto, inoltre, che la Presidenza non ritiene ammissibili, a norma dell'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, in quanto non strettamente attinenti al contenuto del decreto in esame, le seguenti proposte emendative, già presentate in Commissione e in quella sede dichiarate inammissibili (vedi l'allegato A - A.C. 3927 sezione 1): Valpiana 1.6, che incide sulla disciplina complessiva del rapporto di lavoro delle dirigenza medica e sanitaria; Ercole 1.06, Cuccu 1.03, Castellani 1.05, Di Virgilio 1.04 e Giulio Conti 1.07, relativi alla permanenza in servizio dei dirigenti sanitari con rapporto di lavoro a tempo definito oltre il 31 dicembre 2002; gli identici Petrella 2.2 e Giulio Conti 2.7, che prorogano il termine per la deducibilità delle liberalità a favore della ricerca sulle malattie neoplastiche; Battaglia 3.2, Valpiana 3.6 e 3.7, che riguardano la disciplina di carattere generale degli indennizzi di cui alla legge n. 210 del 1992, oggetto peraltro di proposte di legge all'esame della Commissione in sede referente; Petrella 3.01, relativo alle misure che le regioni devono adottare ai fini della copertura dei disavanzi delle aziende sanitarie locali.
Sulla base dei criteri sopra ricordati, la Presidenza non ritiene altresì ammissibili le seguenti proposte emendative presentate direttamente in Assemblea: Valpiana 1.7, che prevede la permanenza in servizio a richiesta, fino al riordino del relativo status giuridico, per i primari ed i direttori di aziende ospedaliere integrate fino al settantesimo anno di età; 1.01 del Governo, relativo alla procedura per l'attribuzione dell'incarico di direzione di struttura sanitaria; 1.02 del Governo, concernente il procedimento di adozione degli atti di competenza del direttore generale.
Onorevoli colleghi, vorrei dire, a tale proposito, che il Presidente della Camera non poteva, nel dichiarare tale inammissibilità, non avere presente che la Commissione, su vicende analoghe, si era già pronunciata. Lo dico al Governo, senatore Cursi; infatti, mi rendo conto che sono problemi molto importanti che hanno anche soluzioni, da molti punti di vista (non è un giudizio che devo dare io) anche condivisibili ma estranee al provvedimento. D'altronde, appunto, la Commissione già lo aveva dichiarato per cui sono rammaricato - lo dico in particolare al ministro Sirchia - ma non potevo fare altro che dichiarare l'inammissibilità di tali proposte emendative.
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.

AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, oggi il Governo ci presenta un decreto-legge che, indubbiamente, contiene norme che richiedono un intervento d'urgenza e che riguardano alcuni aspetti del servizio sanitario nazionale.


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Ad esempio, l'articolo 1 propone evidentemente una determinazione utile, vale a dire la proroga fino al 31 luglio 2005 di un termine previsto dalla normativa, che consentiva ai medici professionisti - quelli che avevano optato per l'esclusività di rapporto - la possibilità di svolgere l'attività intra moenia (attività professionale privata) all'interno delle strutture del servizio sanitario nazionale. Dunque, quando le ASL non sono in grado di garantire locali, strutture e attrezzature per l'esercizio della libera professione, tali medici possono utilizzare studi professionali privati.
Chiaramente, ci troviamo di fronte ad una norma che è e ci auguriamo possa continuare ad essere considerata transitoria, anche perché molto spesso, quando questa libera professione è stata esercitata all'interno di strutture private e non all'interno delle strutture del servizio sanitario nazionale, è stato più difficile per la ASL e per la struttura ospedaliera programmare e controllare questo tipo di attività. Soprattutto, è stato più difficile finalizzare l'attività libero-professionale dei medici verso il raggiungimento di particolari obiettivi di salute pubblica e di programmazione sanitaria. Ritengo che questo sia il senso più profondo di quella norma, contenuta nel decreto legislativo n. 229 del 1999, che cercava di trovare un punto di equilibrio tra l'attività pubblica e l'attività privata svolta da questi professionisti.
Tuttavia, è accaduto che, nonostante siano state stanziate significative somme per creare le condizioni affinché tutti i medici potessero esercitare la libera professione nell'ambito delle strutture pubbliche, non sempre le regioni sono state in grado di utilizzare tali somme e non sempre le ASL hanno avuto a disposizione le risorse per garantire la realizzazione di ambulatori o la creazione delle condizioni per il ricovero in regime privato all'interno della struttura pubblica. Quindi, ciò ha determinato una situazione che, di fatto, non ha consentito l'esercizio ai professionisti. Dunque, siamo convinti che la proposta di proroga di questa norma non solo sia opportuna, ma garantisca effettivamente a tanti professionisti di esercitare la libera professione.
Tuttavia, non condividiamo - e per tale motivo abbiamo presentato alcune proposte emendative a questo articolo - il fatto che il Governo consideri ciò come un fatto naturale; cioè, non siamo d'accordo sul fatto che l'esecutivo non si interroghi sulle ragioni che determinano l'impossibilità di esercitare la libera professione.
Per quale motivo alcune regioni non sono state in grado di spendere i soldi che erano stati stanziati? Per quale motivo molte ASL non hanno realizzato le opere necessarie, adattandosi alla via più facile, vale a dire quella di utilizzare gli studi privati?
Abbiamo condotto un'indagine sulla libera professione nella Commissione affari sociali, e quando abbiamo ascoltato le regioni, i direttori generali, i vari soggetti interessati alla vicenda in esame, è stato questo l'aspetto della disciplina che è stato maggiormente criticato.
Riteniamo pertanto urgente superare questa fase, e quindi non ci basta che il Governo dica: rinviamo tutto al luglio 2005.
Credo che in questa fase ci dovremmo quanto meno preoccupare di condurre una verifica su come sono stati utilizzati gli stanziamenti, una verifica della situazione regione per regione, anche per vedere in che modo alcune inadempienze e alcuni ritardi possano essere superati e tutto il servizio sanitario nazionale, tutte le ASL e le aziende ospedaliere possano essere messi nelle condizioni di garantire ai loro professionisti la possibilità di esercitare la libera professione all'interno della struttura pubblica. Ciò anche affinché tali attività possano essere finalizzate e programmate nel modo migliore e possano costituire quella carta in più, quella condizione in più che ci consenta ad esempio di eliminare, di azzerare, di superare quelle liste d'attesa che continuano ad essere uno dei punti dolenti del servizio sanitario nazionale!
Si tratta dunque di uno dei punti dolenti, rispetto ai quali i tanto annunciati


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programmi del ministro della salute, i tanti annunci di misure, che avrebbero azzerato le liste d'attesa e che avrebbero normalizzato questo particolare aspetto non hanno dato alcun risultato. Si tratta di uno dei punti su cui misuriamo il fallimento della gestione della sanità da parte del centrodestra.
Pertanto, proponiamo di andare a vedere come stanno le cose, di andare a verificare le regioni che hanno operato bene e quelle che hanno operato male. Formuliamo anche un'altra proposta: se una regione è nelle condizioni di superare questa fase transitoria e di garantire l'esercizio della libera professione a regime nelle strutture pubbliche a tutti i professionisti, è bene che tale regione venga messa nelle condizioni di compiere una scelta autonoma in questa direzione. Infatti, continuiamo a parlare di federalismo e di autonomia quando abbiamo una gestione centralistica, un susseguirsi di decisioni verticistiche che non tengono conto della situazione diversa tra le varie regioni italiane in materia di sanità.
Da questo punto di vista, credo che come centrosinistra possiamo vantare di aver promosso nel paese un modello di sanità moderno, che garantisce un'elevata qualità di prestazioni ai cittadini senza caricarli di ticket e di balzelli come invece avviene nelle regioni, quali la Lombardia, il Veneto, il Lazio, il Piemonte, governate dal centrodestra, in cui si è fatta la scelta della privatizzazione, si è perso il controllo della spesa e si sono taglieggiati i cittadini per garantir loro quel minimo di prestazioni essenziali che il servizio sanitario nazionale dovrebbe garantire come diritto di tutti.
Ormai si paga tutto, dobbiamo saperlo: gli italiani hanno speso lo scorso anno per la sanità 24 miliardi di euro, 48 mila miliardi delle vecchie lire, di tasca propria tra visite a pagamento e ticket: un quarto dell'intera spesa sanitaria, questo è il bilancio in materia sanitaria dopo due anni di Governo del centrodestra! Si pensi alle scelte sciagurate che sono state compiute dalla regione Lombardia o dalla regione Lazio! Questo è il risultato che portate!
Vi chiediamo di misurarvi con le proposte concrete e con le misure concrete. Credo che i ritardi di molte regioni, in particolare quelle governate dal centrodestra, nell'attuazione delle indicazioni del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, vengano pagati dai cittadini in termini di liste d'attesa anche per esami diagnostici e per visite importanti.
Questa è la proposta contenuta nei nostri emendamenti. Siamo convinti - e mi riferisco a quanto contenuto nell'articolo 2 - che sia indubbiamente importante, come avevamo indicato anche nell'esame della legge finanziaria, dare corso agli importanti finanziamenti per il progetto sulle terapie oncologiche innovative e per lo sviluppo dell'azione dell'Istituto mediterraneo di ematologia.
Anche qui, noi siamo convinti che questa sia una misura giusta. Però, anche su questo punto facciamo alcune osservazioni sulle quali noi chiediamo che ci possa essere un confronto. In questo senso, vi chiediamo anche che i nostri emendamenti possano essere in qualche modo accolti; in particolare, riteniamo che da parte sia dell'Istituto superiore di sanità, sia dell'IME, dell'Istituto mediterraneo di ematologia, possano essere presentate periodicamente, ogni tre anni, delle relazioni al Ministero della salute e al Parlamento perché quest'ultimo, attraverso le Commissioni parlamentari, possa effettivamente verificare i risultati che si sono raggiunti, come si sono spesi i soldi, quale sia la qualità delle prestazioni, dei servizi e degli interventi in questi settori particolarmente delicati e importanti che riguardano patologie gravi, come quelle oncologiche o altre malattie che riguardano l'area dell'ematologia.
Allo stesso modo, noi riteniamo - ed a questo proposito presenteremo un ordine del giorno - che sia impropria una fondazione che non coinvolga direttamente in questa operazione una serie di strutture importantissime di elevatissima qualità che operano per esempio nel settore dell'ematologia: penso a quello che si fa a Pesaro e a Cagliari. Ora, siccome è stata costituita questa fondazione, noi qualche


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dubbio l'abbiamo e lo vogliamo comunicare ai colleghi parlamentari ed anche ai rappresentanti del Governo. Qui si è costituita una fondazione, nell'ambito della quale partecipano il Ministero della salute, il Ministero degli affari esteri, la regione Lazio; inoltre, si dice che intorno a questo nucleo si possono aggregare altri servizi e altre strutture.
Ebbene, noi riteniamo, per esempio, che regioni che hanno servizi importanti in questo settore - come la regione Marche con i servizi di Pesaro o la regione Sardegna con i servizi di Cagliari, nonché la stessa Sicilia, - debbano essere inserite nella fondazione a pieno titolo: non possono essere considerati in questo modo soltanto dei servizi che si aggregano in una rete mediterranea di interventi, ma devono potere esercitare il loro diritto-dovere di partecipare alle decisioni importanti di questa fondazione per mettere a frutto al meglio le loro competenze, la professionalità degli operatori, il lavoro importante che hanno svolto nel corso di questi anni.
Un altro aspetto sul quale noi vogliamo destare l'attenzione del Parlamento è quello toccato dall'articolo 3, riguardante il risarcimento di danni a seguito di trasfusione di sangue o da emoderivati infetti. Anche qui, si tratta di un atto dovuto, di una norma che porta a compimento un lavoro che il Ministero della salute sta conducendo da diversi anni. Tuttavia, consentiteci di dirlo, è anche un atto parziale che risponde, indubbiamente, ad alcune esigenze, ai problemi di una parte di coloro che sono stati danneggiati, spesso drammaticamente, gravemente, irreversibilmente, da interventi di tipo sanitario. In ogni caso, noi siamo consapevoli - ne abbiamo discusso più volte nella Commissione affari sociali ed a questo proposito abbiamo una discussione aperta su un disegno di legge - che qui c'è tutta una serie di altri malati o di altre persone che sono state danneggiate da atti sanitari: pensiamo a quei tanti cittadini danneggiati nel tempo, anche da vaccinazioni, che da tanti anni aspettano giustizia. Quindi, sarebbe importante riaprire i termini, prendere in considerazione queste situazioni perché non possono essere ignorate. Queste hanno causato forti danni a cittadini italiani che attendono ormai da diversi anni un indennizzo e una risposta concreta ai loro bisogni, ai loro problemi e alle loro necessità. Noi affrontiamo con questo spirito l'esame del provvedimento e attendiamo delle risposte da parte del Governo e della maggioranza riguardo le nostre proposte emendative.
Il nostro è un giudizio negativo per quanto concerne la conduzione della sanità nel nostro paese: per questo motivo continueremo a denunciare i ritardi nella programmazione sanitaria ed anche l'insufficienza delle risorse a disposizione. I cittadini italiani sono sempre più chiamati a pagare per usufruire di prestazioni e di servizi che, invece, dovrebbero essere riconosciuti come diritto costituzionale alla salute, alla sanità, ai servizi.
Continueremo a denunciare i ritardi e gli errori commessi dalle regioni governate dal centrodestra. Di converso, vi proponiamo un modello alternativo che è stato realizzato dalle regioni del centrosinistra le quali, attraverso di esso, hanno ottenuto importanti risultati.
Quindi, in conclusione, parteciperemo con spirito costruttivo alla discussione di questo provvedimento con l'idea che esso possa essere migliorato, così da dare risposte importanti a tanti cittadini italiani.
Voglio ricordare inoltre che sono stati dichiarati inammissibili anche importanti emendamenti riguardanti l'oncologia e le agevolazioni fiscali che nella legge finanziaria erano state riconosciute a chi versava risorse per questo obiettivo.
Noi riteniamo che la proroga di questa norma sia doverosa, in primo luogo perché nella legge finanziaria fu accolto al riguardo un emendamento con un arco temporale molto ristretto.
In secondo luogo non vi è stato nemmeno il tempo di far conoscere, propagandare questa norma; di conseguenza non si è data la possibilità ai cittadini italiani, alle imprese e alle famiglie che intendevano farlo di contribuire con risorse proprie.


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Probabilmente non riusciremo a farlo attraverso questo provvedimento, in ogni caso riteniamo sia doveroso prorogare questo termine perché le malattie oncologiche sono tra le più gravi e richiedono un grande sforzo, non solo del sistema sanitario, ma di tutta la società italiana affinché si possano curare al meglio i malati italiani (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.

LUIGI GIACCO. Signor Presidente, il disegno di legge in discussione prevede una eterogeneità, una varietà di contenuti e per questo motivo cercherò di soffermarmi in modo particolare sull'istituzione della fondazione IME e sull'intervento a favore dei danneggiati; al riguardo, non posso non evidenziare come in questi due anni sia stata portata avanti dal Governo di centrodestra una politica di abbandono graduale della sanità pubblica a favore di quella privata.
L'Istituto mediterraneo di ematologia nasce per rispondere ad esigenze sentite all'interno del bacino del Mediterraneo, in particolare dei paesi arabi che subiscono la forte incidenza di alcune malattie quali, per esempio, la talassemia.
Si tratta di una malattia che impone agli individui colpiti - e, di conseguenza, alle loro famiglie - altissimi oneri dal punto di vista economico, in quanto la possibilità di cura - oltre alla trasfusione con tutti i pro e i contro - è legata al trapianto del midollo.
In Italia abbiamo un'ottima scuola per quanto riguarda questo settore: penso al professor Mandelli e ad altri professori che in questi anni hanno dato il loro contributo al riguardo.
L'Istituto di ematologia - che vede la collaborazione del Ministero dell'economia e delle finanze, del Ministero della salute, del Ministero degli affari esteri, nonché della regione Lazio - prevede nel proprio statuto il coinvolgimento di altre regioni.
Secondo il nostro punto di vista, vorrei far presente al Governo che, probabilmente, avrebbe dovuto maggiormente cercare di coinvolgere, fin dall'inizio, altre regioni come, ad esempio, la regione Marche. In quella regione, infatti, in questi anni si sono create delle strutture che per storia, per tradizione e per capacità hanno sviluppato un importante lavoro a livello di ricerca.
Questo patrimonio costituisce una ricchezza per l'Italia. Mi auguro, pertanto, che il Governo individui le modalità opportune per coinvolgere nell'Istituto mediterraneo di ematologia le strutture della regione Marche (in questi anni si è fatta anche carico di una serie di spese per accettare i cittadini provenienti da altre aree del Mediterraneo) che hanno operato in questi anni in maniera funzionale come altre regioni (mi riferisco alla Sardegna e alla Sicilia). Da questo punto di vista vorrei che, con pari dignità, anche le strutture della regione Marche siano inserite all'interno di questo processo.
Negli anni passati vi sono stati molti cittadini che hanno contratto patologie gravi (AIDS o epatite C) per trasfusioni di sangue o emoderivati infetti; vi sono, inoltre, parecchi soggetti danneggiati da vaccini obbligatori. Tali cittadini hanno fatto causa allo Stato per ottenere il riconoscimento ed il risarcimento dei loro danni ed in questo momento vi sono opportunità di transazione tra lo Stato ed i cittadini per evitare che lo Stato debba versare ulteriori fondi.
Nel provvedimento in esame è prevista una determinata spesa per fornire una prima risposta a questi cittadini: 98 milioni e 500 mila euro per il 2003 e 198 milioni e 500 mila euro per gli anni 2004 e 2005 (al riguardo in Commissione affari sociali si sta discutendo della revisione della legge n. 210 del 1992). Anche oggi ho ricevuto lettere da parte di genitori, di familiari in attesa di ottenere non solo una risposta in merito alla questione del risarcimento dei danni subiti, ma anche con riferimento ai loro impegni; molti di questi genitori, infatti, hanno dovuto abbandonare il loro lavoro per seguire i familiari. Questi cittadini obbligatoriamente sono stati sottoposti a vaccinazione ed in qualche


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misura sono stati salvatori di tanti altri cittadini che potevano contrarre tali malattie.
Vorrei svolgere un'ultima considerazione. Per quanto riguarda i cittadini affetti da talassemia, si devono prevedere interventi a livello di midollo osseo, garantendo la presenza dei familiari e ciò comporta la necessità di notevolissime risorse economiche. In questo momento sono previste alcune risorse per l'accoglienza dei familiari. Noi sappiamo che questi genitori, questi familiari, provenendo dall'estero, dispongono solo di un permesso di soggiorno a fini sanitari: nel caso dovessero rimanere in Italia per diversi mesi, avvertirebbero problemi anche da un punto di vista economico. Chiedo al Parlamento, pertanto, se non sia il caso di rivedere, ampliandolo il permesso concesso ai genitori per fini sanitari per permettere loro di lavorare, magari part-time, al fine di disporre di risorse economiche tali da consentire loro di rimanere in Italia senza dover affrontare ulteriori spese ed ulteriori situazioni di difficoltà.
In merito, pertanto, a tale provvedimento, mi auguro che il Governo fornisca una risposta precisa per quanto riguarda il coinvolgimento delle altre regioni che hanno avuto un certo patrimonio di storia in questi anni e che si possa trovare una risposta significativa per tutti quei cittadini danneggiati da vaccinazioni obbligatorie o da trasfusioni o emoderivati (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che ognuno di noi sia stato testimone negli ultimi 25 anni degli straordinari successi della scienza che hanno permesso all'umanità di raggiungere livelli di benessere mai osservati nei secoli precedenti.
Tuttavia, in campo biomedico molto rimane ancora da esplorare. Diverse malattie, fra cui molti tumori, sfuggono alle nostre capacità di controllo ed alcuni meccanismi fondamentali nell'origine di gravi patologie sono ancora sconosciuti. Nuovi orizzonti si aprono ora alla ricerca grazie alle conoscenze prodotte dalle tecnologie moderne e nuovi temi di ordine etico si offrono alle riflessioni dei ricercatori e della società.
Esiste, dunque, un forte bisogno di incoraggiare la spinta innovativa delle giovani generazioni, creando le opportunità dove, come nel nostro paese, le risorse a disposizione della ricerca sono scarse. L'intero Parlamento dovrebbe impegnarsi a favorire in Italia la creazione di un ambiente scientifico di eccellenza con due obiettivi specifici: il rientro in Italia degli scienziati italiani più qualificati che lavorano all'estero - a tale proposito vorrei ricordare che gli italiani che hanno ricevuto il premio Nobel per la scienza negli ultimi trent'anni (il professor Dulbecco nel 1975 per la medicina, la professoressa Rita Levi Montalcini nel 1986 per la medicina, il professor Carlo Rubbia 1984 per la fisica e il professor Riccardo Giacconi nel 2002 sempre per la fisica) lavoravano tutti all'estero e nessuno nel nostro paese - e il reclutamento di scienziati stranieri di alto livello, prevalentemente europei.
Tuttavia, per realizzare ciò è indispensabile mettere a punto un'offerta di richiamo per gli scienziati che siano pronti ad assumere un ruolo leader nel nostro paese. Le condizioni sono un finanziamento adeguato per la ricerca e per la carriera del ricercatore e penso sia indispensabile prevederlo in breve tempo, prima che la ricerca del nostro paese - che, finora, ha avuto ed ha livelli altamente qualificati e riconosciuti in campo internazionale - non decada. Onorevoli colleghi e signori del Governo, dobbiamo ricordarci tutti che nei prossimi decenni i risultati che potremo ottenere nella lotta alle malattie più gravi dipenderanno dalla nostra capacità di anticipare sempre più la diagnosi: ciò significa che dovremmo promuovere con forti investimenti una serie di studi con l'obiettivo di permettere alla scienza di sviluppare in modo sistematico, parallelamente alle strategie terapeutiche, le strategie preventive.


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Per tali motivi, ci meravigliamo che non sia stato accettato un emendamento che poteva favorire lo sviluppo della ricerca nel nostro paese perché bisogna proprio favorire le erogazioni liberali a favore della ricerca sulle malattie neoplastiche, dato che nel nostro paese le risorse sono veramente ridicole. Basti pensare che negli ultimi due anni si è avuta una riduzione del 38 per cento dei fondi riservati all'intera ricerca scientifica e un paese come il nostro, tecnologicamente avanzato, non potrà certo resistere alla competizione che ormai si è aperta a livello europeo e mondiale. D'altra parte, non riusciamo a capire come nel provvedimento in esame non si sia voluta dare una mano a tutte le regioni, specialmente a quelle del Mezzogiorno, per poter cercare di ripianare i debiti degli ultimi anni nella sanità e poter nuovamente concorrere allo sviluppo dell'intero paese.
Infatti, a fronte di un debito sempre maggiore, le regioni, per effetto della riforma costituzionale, non possono più ricorrere a mutui per finanziare la spesa corrente e non possono neppure fare ricorso all'acquisizione di risorse proprie perché lo stesso Governo, che propone la devolution, ha deciso di congelare a tempo indeterminato la possibilità per le regioni di disporre delle addizionali.
Non riusciamo pertanto a comprendere le ragioni per cui non si sia voluta dare un'interpretazione estensiva al comma 14 dell'articolo 80 della legge finanziaria vigente, rendendo possibile l'erogazione delle risorse aggiuntive per la sanità per l'anno 2001 a regioni come l'Abruzzo, la Calabria, la Campania, il Molise, la Sardegna e la Sicilia, che, pur avendo approvato misure per sanare i disavanzi residui, hanno dovuto tuttavia prevedere un impegno pluriennale per la copertura del deficit, non essendo possibile concentrare tutti gli interventi nel solo anno 2002.
In sostanza, a fronte dell'indubbio sforzo messo in campo dalle citate regioni - riconosciuto in gran parte anche dalla stessa istruttoria compiuta da parte del Ministero dell'economia - alla positiva conclusione della verifica si frappongono ostacoli di natura tecnica rappresentati da un'interpretazione restrittiva del citato articolo 80 della legge finanziaria 2003, interpretazione secondo la quale le regioni dovevano prevedere, almeno in parte, già dal 2002, maggiori entrate e le manovre pluriennali devono comunque garantire le entrate alle aziende sanitarie nel 2003. Ovviamente, tale interpretazione si scontra con le difficoltà burocratico-amministrative, che non permettono la conclusione in tempi brevi di operazioni così complesse e delicate né tiene conto del punto di partenza delle regioni meridionali che negli ultimi anni hanno avuto una quota media capitaria di finanziamento inferiore a quella nazionale, che quindi ha comportato un cospicuo disavanzo che necessita di tempi diluiti per essere coperto.
Questo fatto è stato più volte ripreso anche in documenti ufficiali dalla conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano, che hanno rivendicato il rispetto del punto 13 del citato accordo, che prevede espressamente l'impegno del Governo ad emanare, entro il 31 dicembre 2001, previa intesa con le regioni, tutti i provvedimenti necessari a confermare la piena riconduzione delle attività assistenziali svolte dai policlinici universitari alla programmazione regionale, prevedendo una adeguata corresponsabilizzazione finanziaria delle università per la loro parte. Si prevede inoltre l'impegno del Governo per quanto riguarda l'esigenza espressa dalla regione Lazio circa gli oneri connessi ai policlinici a gestione diretta, esigenza condivisa da altre regioni in situazioni similari, previa presentazione del piano di risanamento da parte delle regioni interessate, attraverso uno specifico stanziamento pluriennale, il cui onere dovrà essere coperto con risorse finanziarie aggiuntive rispetto a quelle previste nell'accordo. Il Governo invece non ha ancora provveduto a quanto detto, mentre, per quanto riguarda la regione Lazio, è già intervenuto con cospicui fondi aggiuntivi rispetto al fondo sanitario nazionale. Le regioni interessate stanno predisponendo il piano di risanamento dei policlinici universitari da sottoporre al


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Governo, al fine di ottenere un trattamento equo rispetto a quanto già concesso ad altre regioni in condizioni similari.
In attesa che si definisca tutta la materia riportata al punto 13 dell'accordo Stato-regioni dell'8 agosto 2001, il maggior disavanzo 2001 attribuibile ai policlinici universitari non può rilevare ai fini della valutazione dell'adeguatezza delle misure di copertura del disavanzo e quindi ai fini dell'accesso all'integrazione del fondo sanitario nazionale stabilita dall'accordo dell'8 agosto del 2001.
In conclusione, in considerazione del fatto che il 2001 è stato il primo anno in cui è iniziato un percorso virtuoso verso la stabilizzazione dei conti della sanità, nel quale tutte le regioni hanno dimostrato uno sforzo ed un impegno notevole per raggiungere l'obiettivo, sarebbe quanto meno controproducente non riconoscere i considerevoli passi in avanti compiuti da queste regioni. Pensiamo, inoltre, che sia perlomeno di dubbia costituzionalità negare i fondi integrativi necessari al fabbisogno sanitario stabilito per ciascuna regione necessario a coprire i livelli essenziali di assistenza garantiti appunto dalla Costituzione, che prevede un finanziamento idoneo a garantire le normali funzioni e i diritti civili e sociali in modo unitario su tutto il reddito nazionale. Ecco perché, signor Presidente, non riusciamo a capire le motivazioni che hanno portato il Governo a non volere inserire elementi così importanti.
Vorrei ricordarle, Presidente, che, oggi, in sede di Comitato dei nove, il relatore aveva espresso parere favorevole sulla proposta emendativa riguardante la liberalizzazione dei finanziamenti per la ricerca contro il cancro e che il Governo, nella persona del sottosegretario, aveva affermato che si sarebbe rimesso all'Assemblea. Dico ciò affinché resti agli atti che questo Parlamento, di cui io faccio parte, ancora una volta, non ha voluto garantire uguali diritti a tutti i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Meduri. Ne ha facoltà.

LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Signor Presidente, il decreto-legge in questione presenta diversi aspetti sui quali l'opposizione ha dato la sua disponibilità per un confronto serio e per una rapida approvazione.
Eravamo, tuttavia, rimasti molto sorpresi dalle due proposte emendantive presentate dal Governo sulla regolamentazione dei concorsi che a noi sembravano non essere più di competenza statale, ma regionale. Questo blitz ci era sembrato davvero sorprendente per un Governo che fa del federalismo la sua bandiera. Le due proposte emendative erano estranee per materia a questo provvedimento e giustamente sono state dichiarate inammissibili.
Vorrei invece sottolineare l'atteggiamento costruttivo e propositivo tenuto dall'opposizione anche in Commissione. Il ricorso allo strumento del decreto-legge si è giustificato con ragioni di necessità ed urgenza, connesse con l'imminente scadenza, prevista per il prossimo 31 luglio, di cui all'articolo 1, del termine previsto della normativa vigente per l'utilizzo di strutture esterne per lo svolgimento dell'attività professionale intra moenia stante la perdurante carenza di strutture idonee a tale scopo.
Vorrei ricordare, in questa sede, che, con l'ultima legge finanziaria approvata dai governi di centrosinistra per l'anno 2001, erano stati stanziati ben 1.800 miliardi di vecchie lire per la realizzazione di strutture finalizzate all'applicazione della riforma Bindi ed al reperimento degli spazi per l'esercizio dell'attività intramuraria, superando il ricorso a quella che in gergo viene definita intra moenia allargata. Tali risorse sono state bloccate all'insediamento di questo Governo per via dell'avversione che l'esecutivo dimostra nei confronti di questa riforma che è stata accettata da oltre l'80 per cento dei medici e, nel corso di questi anni, anche rivalutata.
Preoccupano i tentativi sistematici di volere introdurre modifiche nella materia


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del rapporto di lavoro dei medici a tempo definito. Detta materia non può essere ovviamente oggetto del decreto-legge in esame in quanto ne è estranea e rappresenta l'ennesimo tentativo di cercare scorciatoie impossibili per la controriforma.
Il ministro Sirchia, da quanto apprendiamo, sta predisponendo un disegno di legge organico di riforma dell'intero settore il quale attualmente è ancora in fase embrionale, oggetto di confronto con le regioni, sia per le competenze derivanti dal titolo V sia per i costi che ne deriverebbero.
Più volte, con vari artifizi, l'ultimo la legge finanziaria, il Governo ha tentato di forzare e scardinare l'impianto della riforma Bindi senza riuscirvi. Inoltre, è da sottolineare che, in considerazione dell'avvenuto riparto delle risorse del fondo sanitario nazionale, le eventuali proposte emendative concernenti il rapporto di lavoro dei medici a tempo definito dovrebbero prevedere idonea copertura finanziaria, cosa della quale dubitiamo in considerazione anche delle valutazioni espresse dalla Conferenza unificata delle regioni.
Riteniamo pertanto che la proroga stabilita dall'articolo 1 del presente decreto-legge, che porta al 31 luglio 2005 il termine ultimo previsto dalla normativa vigente ai sensi del decreto legislativo n. 52 del 1992, finalizzata all'utilizzo di studi professionali esterni per lo svolgimento di attività libero professionali in regime ambulatoriale, debba accompagnarsi alla previsione, da parte del Ministero della salute, nell'ambito della Conferenza Stato-regioni, di azioni di verifica sui progetti esecutivi posti in capo alle regioni per l'esercizio dell'attività libero professionale, nonché con l'obiettivo di valutare l'impiego dei fondi stanziati a questo scopo e di cui ho ricordato l'importo di ben 1.800 miliardi, ai sensi dell'articolo 20 della legge n. 67 del 1988.
Del resto, questo problema è stato affrontato e discusso anche in sede di indagine conoscitiva sull'esercizio dell'attività libero professionale intramuraria promossa dalla XII Commissione e conclusasi all'inizio dell'anno in corso.
Noi condividiamo la necessità di rafforzare con risorse pubbliche i progetti di cui all'articolo 2 del provvedimento in esame, cioè il finanziamento di terapie oncologiche ed ematologiche, ed evidenziamo, con due appositi emendamenti, la necessità di prevedere una relazione da far pervenire alle competenti Commissioni parlamentari sull'esito dei richiamati progetti, per verificarne i risultati, per porre in essere adeguati correttivi e per ottimizzare le strategie.
Per quanto riguarda l'articolo 3, abbiamo segnalato l'opportunità, raccolta in Commissione, di specificare che l'autorizzazione di spesa si riferisca a ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005 per la definizione delle transazioni con i soggetti danneggiati da emoderivati infetti relative alle azioni di risarcimento tuttora pendenti, ai sensi della legge n. 210 del 1992, per la corresponsione di indennizzi a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile.
Anche in questo caso, abbiamo presentato emendamenti finalizzati a riconsiderare in senso migliorativo le previsioni di cui all'articolo 3 del presente decreto-legge. In XII Commissione è stato svolto un importante e proficuo lavoro, con la predisposizione di una proposta di legge (A.C. 1145) che interviene sui termini previsti dalla normativa vigente per la richiesta di risarcimento in favore dei soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni o somministrazioni di emoderivati. La norma dell'articolo 3 non contempla, purtroppo, anche i soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, il che ci sembra una penalizzazione per queste persone che attendono di ottenere il dovuto riconoscimento ed il risarcimento di quanto subìto.
L'occasione può consentire, quindi, un'accelerazione delle misure predisposte con la predetta proposta di legge, oggetto dei lavori di Commissione. Abbiamo un'occasione importante per disciplinare, in maniera più efficace ed organica, l'intera complessa vicenda. In Commissione, è stato detto che non sarebbe possibile farlo perché si è ancora in attesa del pronunciamento


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delle regioni, che non sarebbe pervenuto al Governo e che, invece, a noi risulta esservi stato.
Com'è possibile valutare da questo breve intervento, la nostra posizione sul merito del decreto-legge è assolutamente costruttiva ed aperta al confronto. Ci auguriamo che possa esservi ascolto e accoglimento delle nostre proposte emendative e che si possa giungere ad una rapida conversione del decreto-legge in esame al fine di dare una serie di risposte che risultano attese.
Queste sono le misure contenute nelle nostre proposte emendative, che costituiranno oggetto di confronto nel merito nel prosieguo dell'esame del provvedimento. Attendiamo, pertanto, l'opinione del Governo su quanto, in occasione dell'esame di ciascuna proposta, sottoporremo all'attenzione dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Meduri.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà.

DONATO RENATO MOSELLA. Signor Presidente, già ieri, nel corso della discussione sulle linee generali, abbiamo avuto modo di dire che il decreto-legge al nostro esame presenta aspetti diversi in relazione ai quali noi siamo convinti che si debba procedere ad una rapida conversione. L'atteggiamento che abbiamo tenuto, sia in Commissione sia in Assemblea, è stato di confronto nel merito e, comunque, è stato improntato ad una riflessione seria, rigorosa e costruttiva sul contenuto dei tre articoli di cui il provvedimento si compone.
L'essere ricorsi al decreto-legge si giustifica con ragioni urgenti di necessità connesse all'imminente scadenza del termine previsto dalla normativa vigente per l'utilizzo di strutture esterne ai fini dello svolgimento dell'attività professionale intra moenia, stante la perdurante carenza di strutture idonee a tale scopo.
Vorremmo qui ricordare che, con l'ultima legge finanziaria approvata dai Governi del centrosinistra, nell'anno 2001, erano stati stanziati ben 1800 miliardi di vecchie lire per la realizzazione di strutture finalizzate all'applicazione della riforma Bindi e per il reperimento di spazi per l'esercizio dell'attività intramuraria, superando, così, il ricorso a quella che in gergo viene definita intra moenia allargata.
Queste risorse sono state bloccate dal Governo, che si è scagliato contro questa riforma, sebbene essa sia stata accettata da oltre l'80 per cento dei medici che hanno nel tempo avuto modo di valutarla. Quindi, è con dispiacere che in Commissione abbiamo dovuto evidenziare il tentativo della maggioranza (e lo stiamo anche constatando questa sera in aula) di introdurre modifiche nella materia del rapporto di lavoro dei medici a tempo definito. Questa materia, infatti, non può essere oggetto del decreto-legge in esame in quanto ne è completamente estranea e rappresenta l'ennesimo tentativo di cercare scorciatoie impossibili per la controriforma.
Inoltre, ci preme sottolineare che, proprio in considerazione dell'avvenuto riparto delle risorse del fondo sanitario nazionale, le eventuali proposte emendative concernenti il rapporto di lavoro dei medici a tempo definito dovrebbero prevedere un'idonea copertura finanziaria, cosa della quale dubitiamo, in considerazione anche delle valutazioni espresse dalla Conferenza unificata.
Pertanto, riteniamo che la proroga stabilita all'articolo 1 di questo decreto-legge, che porta al 31 luglio 2005 il termine ultimo previsto dalla normativa vigente (ai sensi del decreto legislativo n. 502 del 1992), finalizzata all'utilizzo di studi professionali esterni per lo svolgimento di attività libero-professionali in regime ambulatoriale, debba accompagnarsi alla previsione, da parte del Ministero della salute, proprio nell'ambito della Conferenza Stato-regioni, di azioni di verifica sui progetti esecutivi posti in capo alle regioni per l'esercizio delle attività libero-professionali.
Inoltre, questa deve essere l'occasione per valutare l'impiego dei fondi stanziati a questo scopo (di cui abbiamo già ricordato


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a più voci l'importo: 1.800 miliardi di vecchie lire), ai sensi dell'articolo 20 della legge n. 67 del 1988.
Del resto, questo è un problema che abbiamo affrontato e discusso anche in sede di indagine conoscitiva sull'esercizio dell'attività libero-professionale intramuraria promossa proprio dalla nostra Commissione, che si è conclusa all'inizio dell'anno.
Condividiamo inoltre la necessità di rafforzare con risorse pubbliche i progetti di cui all'articolo 2 del provvedimento in esame, vale a dire il finanziamento di terapie oncologiche ed ematiche. Malattie come la talassemia, ancora poche conosciute, rischiano nel giro di pochi anni di diventare tristemente note se non si sviluppa la ricerca in questo campo.
A torto, la talassemia viene considerata una malattia che colpisce di rado, invece interessa centinaia di migliaia di persone in tutto il bacino del Mediterraneo, compreso il sud d'Italia (soprattutto Sardegna e Sicilia). Dal medio oriente, poi, essi chiedono aiuto ai nostri ospedali specializzati. Stiamo parlando di qualcosa come 200 mila persone, di cui 8 mila italiani. Ogni anno circa 240 nuovi nati sono affetti da talassemia, senza contare i portatori sani. Infatti, due portatori sani che danno alla luce un figlio hanno una probabilità su quattro che questo possa essere affetto da una forma grave di talassemia, conosciuta come il morbo di Cooley. Due volte su quattro, inoltre, il bambino può essere a sua volta portatore sano e una su quattro completamente sano. Le cure consistono nelle trasfusioni, e solo il 40 per cento dei malati ha un donatore compatibile. La talassemia è comunque un malattia ereditaria ed è possibile una diagnosi prenatale; proprio per questo, oltre che investire sulla ricerca, bisognerebbe lavorare sulla profilassi, evitando cioè l'unione tra due soggetti portatori sani, portandola a conoscenza delle masse. Riteniamo che questo debba diventare uno dei compiti principali dell'IME.
Tornando ad aspetti più burocratici, evidenziamo con due apposite proposte emendative la necessità di prevedere una relazione da far trasmettere alle competenti Commissioni parlamentari sull'esito dei progetti di cui all'articolo 2; ciò anche per verificare i risultati e porre in essere adeguati correttivi ottimizzando le strategie di intervento.
Per quanto riguarda l'articolo 3 del provvedimento in esame, abbiamo segnalato l'opportunità, raccolta anche in Commissione, di specificare che l'autorizzazione di spesa si riferisca a ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005, per la definizione delle transazioni con i soggetti danneggiati da emoderivati infetti e relative alle azioni di risarcimento, tuttora pendenti, ai sensi della legge n. 210 del 1992 per la corresponsione di indennizzi a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile.
Come abbiamo avuto già modo di sottolineare, il provvedimento alla nostra attenzione mira a soddisfare esigenze che appaiono improrogabili agli occhi di tutti; quando si affrontano i delicati temi che riguardano la sanità pubblica, occorre più che mai accantonare i contrasti politici ed impegnarsi a risolvere o, comunque, a rendere meno pesanti le carenze del nostro sistema sanitario. Questa considerazione vale in modo particolare proprio in riferimento all'articolo 3 del decreto-legge perché finalmente abbiamo la possibilità di dare una risposta tangibile a tutti quei cittadini che nel corso degli anni hanno contratto malattie assai gravi come l'AIDS, l'epatite C, o altro, a seguito di trasfusioni di sangue infetto o di emoderivati. Sono tantissimi i malati che hanno fatto causa allo Stato e contano sentenze a proprio favore, ma sono ancora di più quelli che attendono delle risposte. Certo, non è con un risarcimento che è possibile compensare persone che patiscono quotidianamente le tragiche conseguenze di malattie così gravi. È sicuramente giusto alleviare le situazioni drammatiche che vivono i soggetti, e le loro famiglie, contagiati e danneggiati a seguito di trasfusioni con sangue infetto o di emoderivati, offrendo loro un risarcimento congruo, anche se è difficile ritenerlo tale.


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Dobbiamo contemporaneamente lavorare su altri fronti; in particolare, facciamo riferimento all'aspetto preventivo; dobbiamo evitare che un disservizio sanitario possa avere simili conseguenze. Dobbiamo anche lavorare affinché i nostri ospedali diventino luoghi di ricovero e di cura e non luoghi potenzialmente pericolosi e in alcuni casi mortali. Proprio per questo abbiamo voluto sollecitare il Governo affinché tale provvedimento non si trasformi in una sorta di discriminazione nei confronti di tutte quelle persone danneggiate dalle vaccinazioni obbligatorie e non obbligatorie, nonché antipoliomielitiche o da vaccinazioni anti-epatite B, dagli shock anafilattici e da altre patologie che hanno condotto tanti cittadini a far causa allo Stato. Non possiamo dimenticarci di loro: sarebbe un'ingiustizia clamorosa (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Santino Adamo Loddo. Ne ha facoltà.

SANTINO ADAMO LODDO. Signor Presidente, oltre a concordare in parte con gli interventi svolti dai colleghi che mi hanno preceduto, desidero rimarcare che l'articolo 2 del decreto-legge in esame prevede l'utilizzo dei fondi già previsti dalla tabella A (voce Ministero della salute) allegata alla legge finanziaria per il 2003, per la realizzazione di un progetto oncotecnologico da parte dell'istituto superiore di sanità e finalizzato a sviluppare tecnologie oncologiche innovative su base molecolare, in particolare attraverso lo sviluppo di test diagnostici che consentano di valutare la risposta ai farmaci antitumorali al fine di ottimizzarne la terapia.
Vorrei soffermarmi brevemente anche sull'articolo 3 del provvedimento al nostro esame, che riguarda l'autorizzazione di spesa per stipulare le transazioni con i soggetti danneggiati da emoderivati infetti che hanno avanzato azioni giudiziarie per il risarcimento dei danni, sulla base dei criteri che dovranno essere successivamente individuati con apposito decreto del ministro della salute, di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze. In realtà, la XII Commissione sta esaminando una proposta di legge (atto Camera n. 1145), che estende la platea dei beneficiari degli indennizzi previsti dalla legge n. 210 del 1992 a favore dei soggetti che hanno contratto menomazioni irreversibili in seguito a vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni o somministrazione di emoderivati.
Si rileva, altresì, come nella rubrica dell'articolo 3 si parli di sangue infetto, e non di emoderivati. Con un emendamento presentato dal centrosinistra in Commissione e dichiarato inammissibile ai sensi del regolamento, si individuano risorse finalizzate ad estendere l'ambito applicativo della disposizione, come chiede la proposta di legge all'esame della Commissione, accelerando i tempi a favore di tali soggetti (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

PIERGIORGIO MASSIDDA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Valpiana 1.4, Bindi 1.1 e Zanella 1.3, esprime parere favorevole sull'emendamento Labate 1.2 ed esprime parere contrario sull'emendamento Valpiana 1.5.
La Commissione invita al ritiro dell'emendamento Giulio Conti 2.5, altrimenti il parere è contrario, mentre sugli emendamenti Labate 2.1 e 2.3 si propone una riformulazione di cui darò conto al momento del loro esame.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Valpiana 3.4 e 3.5, mentre si raccomanda l'approvazione sia dell'emendamento 3.9 della Commissione, sia degli identici emendamenti 3.8 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento) e 3.10 della Commissione.
La Commissione esprime, infine, parere contrario sugli emendamenti Zanella 3.3 e Bindi 3.1.


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PRESIDENTE. Il Governo?

CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Valpiana 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, non sono intervenuta sul complesso delle proposte emendative perché altrimenti non sarei potuta intervenire in fase di dichiarazione di voto sugli emendamenti. Pertanto, intervengo sul mio emendamento soppressivo 1.4, sul quale è stato espresso parere contrario, per riassumere le motivazioni che ci hanno indotto a presentarlo. Credo si tratti di motivazioni che, se i colleghi presenti in questa Assemblea - e soprattutto quelli fuori - mi ascolteranno, troveranno di buonsenso.
Rifondazione comunista, infatti, è stata da sempre contraria all'istituto dell'intra moenia, vale a dire la possibilità da parte dei medici e delle altre professioni sanitarie dipendenti dal servizio sanitario nazionale di potere svolgere all'interno delle strutture del servizio sanitario stesso la loro libera professione. Ciò perché pensiamo che anche nella professione medica - e soprattutto nell'ambito del servizio sanitario nazionale, dove siamo di fronte non ad un mercato, ma ad un bene, come la salute, che va comunque tutelato a favore di tutti i cittadini - ci si trovi di fronte ad una situazione anomala, non riscontrabile in nessun altro campo: vi sono, infatti, persone che lavorano per sé stesse, nel settore privato, ma che contemporaneamente sono dipendenti pubblici, e noi riteniamo ciò inammissibile.
La cosiddetta «riforma-ter» della sanità ha istituito la possibilità di esercitare la libera professione intra moenia, concedendo, per un periodo che doveva rimanere assolutamente limitato nel tempo, ai medici la possibilità di esercitare la libera professione anche nei loro ambulatori privati, al fine di dar loro il tempo di adeguarsi a queste strutture.
Allora, innanzitutto, ci troviamo di fronte ad una anomalia di tipo lessicale: parliamo di svolgimento della libera professione intra moenia e diamo la possibilità di svolgerla nei propri studi privati e non all'interno dell'ospedale. Questa è la prima anomalia.
La seconda anomalia riguarda il fatto che si doveva trattare di un provvedimento del tutto transitorio ed oggi, invece, ci troviamo innanzi ad una richiesta da parte del Governo di una proroga di altri due anni. Si tratta di una proroga perché, nel tempo trascorso dall'approvazione della cosiddetta riforma-ter ad oggi, evidentemente, le strutture non sono state adeguate.
Vorrei, per cultura generale dei colleghi, ma soprattutto dei cittadini, leggere pochissime righe delle considerazioni contenute nella relazione di maggioranza della Commissione affari sociali che ha svolto un'indagine conoscitiva sull'intra moenia. In essa si dice che, di fatto, l'istituto dell'intra moenia è fallito negli obiettivi che si era posto. In particolare, si dice che le prestazioni libero-professionali intra moenia, nella grande maggioranza dei casi, sono pagate direttamente dagli assistiti e solo di rado sono remunerate dall'azienda sanitaria stessa. Sappiamo che, nello scorso anno, gli assistiti hanno speso 24 miliardi di tasca propria per avere prestazioni sanitarie che dovrebbero essere garantite.
Inoltre, secondo la relazione di maggioranza della Commissione affari sociali che ha condotto l'indagine conoscitiva, il ricorso dell'azienda alla libera professione dei medici, molto utile per lo smaltimento delle liste d'attesa, si è rivelata spesso impraticabile per la mancanza di fondi. Per questa ragione, solo in pochissime parti si è attuato questo istituto. Ancora, la mancata attivazione dell'osservatorio per la libera attività professionale presso il Ministero della salute è stato uno degli ostacoli alla disponibilità di dati su questa libera professione. Si possono, comunque,


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effettuare alcune considerazioni sulla rispondenza dell'istituto alle finalità (e, a tal proposito, riteniamo che non abbia raggiunto tali finalità).
Stanti tutte queste considerazioni, si propone di allungare per altri due anni questa sperimentazione, non prevedendo, d'altro canto (questo è il motivo per cui chiediamo di abrogare tale norma), alcuna specifica attività per far sì che i problemi evidenziati dalla relazione della Commissione affari sociali vengano superati. Ciò potrebbe essere fatto attraverso l'attivazione dei fondi di ristrutturazione, ex articolo 20, per mettere a disposizione dei cittadini strutture più adeguate, ma anche applicando un altro articolo della cosiddetta legge di riforma-ter di cui non abbiamo saputo più nulla, ossia quello che prevedeva per i direttori generali che non avessero predisposto nel tempo congruo le strutture per l'intra moenia la revoca dal loro incarico.
Allora, il nostro voto, evidentemente, sarà a favore del nostro emendamento e, quindi, per la soppressione dell'articolo 1. Tuttavia, se venisse approvato tale articolo, vorremmo sapere dal Governo, in primo luogo, se in questi due anni si continuerà a favorire l'istituto dell'intra moenia allargato, ossia svolto negli studi privati in cui medici esercitano la loro libera professione senza possibilità alcuna di controllo da parte del servizio sanitario nazionale ed a spese dei cittadini. D'altro canto, abbiamo visto che con questo sistema le liste d'attesa non si sono ridotte. Vorremmo, quindi, sapere se vi sarà da parte del Governo un rifinanziamento dei fondi per la ristrutturazione affinché le strutture possano essere adeguate e quali siano stati gli effetti a fronte dell'inadempienza dei direttori generali su questo aspetto.
Chiediamo ciò al Governo e ci ripromettiamo di presentare anche un ordine del giorno su tale argomento, perché riteniamo che la semplice proroga non serva a nulla, se non a far sì che i medici possano per altri due anni - a spese del cittadino contribuente costretto poi a pagare nuovamente le prestazioni sanitarie nel momento in cui è malato - svolgere la propria libera professione senza controllo alcuno da parte del servizio sanitario pubblico.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 403
Votanti 396
Astenuti 7
Maggioranza 199
Hanno votato
16
Hanno votato
no 380).

Prendo atto che l'onorevole Biondi non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bindi 1.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Meduri. Ne ha facoltà.

LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Signor Presidente, la ragion d'essere dell'emendamento in esame riguarda quella che ormai è la nostra articolazione istituzionale con le regioni che, in relazione al nuovo titolo V, hanno competenza sulla regolamentazione ed organizzazione dell'attività professionale. Siamo convinti che la proroga di due anni possa anche essere più breve per quelle regioni che hanno o avranno predisposto, con investimenti adeguati, spazi per l'attività libero-professionale intramuraria. Ricordiamo che sono stati stanziati a questo scopo con l'ultima finanziaria del centrosinistra ben 1.800 miliardi di vecchie lire e le regioni hanno predisposto progetti di cui, purtroppo, l'avversione di questo Governo alla riforma Bindi ha impedito una rapida attuazione.
Pertanto, con questo emendamento si chiede che, ove le regioni fossero in grado


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di concedere spazi, possano avviare prima della scadenza della proroga concessa in questo decreto-legge la regolamentazione dell'attività libero-professionale superando quella che oggi comunemente viene chiamata intra moenia allargata e che necessita di maggiore controllo per il corretto funzionamento della riforma nell'interesse generale dei medici, ma anche dei pazienti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bindi 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 406
Maggioranza 204
Hanno votato
188
Hanno votato
no 218).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Zanella 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, l'emendamento in esame vuole ridurre ad un solo anno la proroga prevista dal provvedimento. Vorrei ricordare che il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva della XII Commissione sull'intra moenia evidenziava che l'intra moenia allargata, ossia la possibilità, in caso di carenza delle strutture edilizie pubbliche, di svolgere temporaneamente l'attività professionale negli studi privati, è causa di parecchie distorsioni in quanto non vi sono, di fatto, controlli sulle modalità attraverso le quali viene effettivamente gestita tale attività.
È stato, inoltre, sollevato il forte sospetto che i medici autorizzati ad esercitare la libera professione intramuraria in studi privati operino in taluni casi senza fatturare le prestazioni sul ricettario aziendale. La conclusione della stessa indagine conoscitiva sottolinea l'urgenza e la necessità di trovare una soluzione adeguata al problema dell'intra moenia allargata. Sono preoccupazioni che vengono evidenziate nell'emendamento in esame.
Il Governo deve trovare le risorse finanziarie per realizzare nelle strutture pubbliche gli spazi occorrenti per la libera professione intramuraria. Tuttavia, se non si rifinanziano le leggi di spesa per l'edilizia sanitaria, a cominciare dal fondo previsto dall'articolo 20 della legge finanziaria del 1989, è chiaro che si andrà avanti di proroga in proroga.
Sappiamo benissimo che il decreto legislativo n. 254 del 2000, del centrosinistra, ha inserito la norma che consente l'utilizzazione del proprio studio professionale per svolgere l'attività libero-professionale nel caso di evidente carenza di strutture e spazi idonei allo svolgimento delle attività libero-professionali in regime ambulatoriale. Non vogliamo rinnegare ciò, ma vogliamo tener conto dell'indagine conoscitiva e della sperimentazione che ha prodotto i suddetti problemi.
Dunque, invitiamo caldamente i colleghi a votare a favore del nostro emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 388
Astenuti 1
Maggioranza 195
Hanno votato
155
Hanno votato
no 233).

Prendo atto che l'onorevole Dorina Bianchi non è riuscita a votare, che l'onorevole Pistone non è riuscita a votare ed


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avrebbe voluto esprimere un voto favorevole e che l'onorevole Tarantino non è riuscito a votare ed avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Labate 1.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.

GRAZIA LABATE. Signor Presidente, vorrei ringraziare il relatore ed il Governo per aver accolto questo emendamento proprio perché, come hanno già detto i colleghi, non vorremmo che questo tempo passasse invano. Quindi, occorre che i due anni di proroga consentano di fare una verifica nell'ambito della Conferenza Stato-regioni sullo stato di avanzamento dei progetti esecutivi rivolti alla ristrutturazione per la libera professione intramuraria. Inoltre, poiché siamo in vicinanza del documento di programmazione economico-finanziaria che traccerà le linee per la futura finanziaria, vogliamo che il Governo non faccia come nelle due finanziarie precedenti riducendo i fondi o traslandoli al 2006.
Occorre essere coerenti; se abbiamo dato una proroga, il documento di programmazione economica e finanziaria e la legge finanziaria devono contenere la necessaria copertura perché la libera professione, appunto, si svolga dentro le mura, e non fuori. (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Labate 1.2, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 402
Votanti 401
Astenuti 1
Maggioranza 201
Hanno votato
397
Hanno votato
no 4).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 403
Votanti 395
Astenuti 8
Maggioranza 198
Hanno votato
58
Hanno votato
no 337).

Atteso che le proposte emendative successive sono state tutte dichiarate inammissibili, passiamo, quindi, all'emendamento Giulio Conti 2.5.
Chiedo all'onorevole Giulio Conti se acceda all'invito a ritirare il suo emendamento.

GIULIO CONTI. Signor Presidente, con l'articolo 2 viene proposto un progetto circa delle terapie oncologiche innovative, senza mai specificare quali esse siano, tant'è che, dallo stampato allegato al testo del provvedimento, si evince che, in realtà, si tratterebbe non di terapie, bensì, piuttosto, di test diagnostici. Si tratta di test che servono per validare e controllare la risposta, nel medesimo test, ai farmaci antitumorali. Ritengo che anche ciò costituisca un ottimo investimento ed un'ottima ricerca; tuttavia, ritengo che la proposta emendativa ora in esame sia maggiormente compatibile con quanto previsto dalla legge. In realtà, nella proposta a mia firma, chiedo che sia riconsiderata per intero una problematica la quale, nella scorsa legislatura, ha impegnato molto del nostro tempo. Si tratta di un tema per il quale si è arrivati a conclusioni niente affatto soddisfacenti, tant'è che, a tutt'oggi,


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moltissimi pazienti ricorrono ancora alla cura offerta dal metodo Di Bella e moltissimi magistrati l'autorizzano con la forza della sentenza.
A mio avviso, riconsiderare l'efficacia di alcune medicine adoperate nell'ambito del metodo Di Bella - o affrontare, almeno, un tale discorso - costituisce un atto che, lungi dall'essere estremamente negativo, è invece positivo. Ho anche presentato un ordine del giorno che specifica e documenta meglio quanto - tralasciato, ora, nel mio intervento - spero possa costituire, per ognuno, un elemento di valutazione. Infatti, mi pare sia un atto molto saggio e di grande buon senso.
Però, pur con il tempo ristretto a mia disposizione, posso fare alcune osservazioni. Anzitutto, i farmaci del metodo Di Bella, in un recente congresso internazionale sul cancro - svoltosi, lo scorso anno, ad Orlando - la somatostatina è stata dichiarata, come sa il nostro amico onorevole Petrella, sostanza valida nella terapia antitumorale; analogamente, nel congresso di Napoli, presieduto dal medesimo deputato poc'anzi da me ricordato - ma anche in un altro congresso internazionale - è stata dichiarata la stessa efficacia di alcuni farmaci del metodo Di Bella nella cura antitumorale. Sono state fatte, però, delle forzature, non nominando mai colui che per primo ha indicato tali farmaci come validi nella cura contro il tumore. Allora, ritengo che chiarezza, a tale proposito, debba essere fatta; un discorso, al riguardo, deve essere affrontato con molta serietà ed obiettività. Ciò, se non altro, per rendere giustizia nei confronti di chi per primo è riuscito a ideare la terapia, avendo cercato di studiarla e di renderla organica per la cura della malattia ed efficace in alcuni tipi di tumore; soprattutto, per i casi di cancro maggiormente dolorosi: moltissimi testimoni dichiarano che la terapia in esame certamente possiede tale efficacia.

PRESIDENTE. Onorevole Giulio Conti, ritira dunque il suo emendamento?

GIULIO CONTI. Lo ritiro.

CESARE ERCOLE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CESARE ERCOLE. Vorrei far mio l'emendamento, signor Presidente.

PRESIDENTE. Non può farlo, onorevole. Occorre che la sua richiesta sia appoggiata da un rappresentante del suo gruppo.

DARIO GALLI. Il mio gruppo appoggia la richiesta, signor Presidente.

CESARE ERCOLE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CESARE ERCOLE. L'emendamento in questione, che propone di estendere alla multiterapia Di Bella l'ambito di applicazione del progetto oncotecnologico di cui all'articolo 2, comma 1, è ampiamente condivisibile, in quanto non si può ignorare lo stretto legame sussistente tra la finalità di promozione di terapie oncologiche innovative perseguita dalla disposizione in esame e il campo tradizionale di intervento del metodo Di Bella.
Non è infatti ammissibile che lo Stato continui ad assestarsi sui risultati della sperimentazione del 1998 che non solo si è rivelata scientificamente non attendibile, ma che ha addirittura menomato il diritto dei cittadini alla libertà di scelta delle cure.
La continua domanda dei cittadini di accedere al metodo Di Bella, le numerose sentenze di condanna pronunciate dai TAR che riconoscono esplicitamente il diritto all'erogazione gratuita della somatostatina, il costante aumento delle pubblicazioni scientifiche che affermano la validità terapeutica del multitrattamento Di Bella sono elementi che riconoscono a carico dello Stato un preciso obbligo di ricerca e di sperimentazione sulle terapie studiate e proposte dal professor Di Bella, deponendo a favore dell'emendamento in esame.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, quanto sta accadendo oggi costituisce un fatto veramente ridicolo. Anche il sottosegretario Cursi, intervenendo in IX Commissione, oggi ha affermato di essere contrario a questo emendamento. In questo modo, rischiamo ancora di far ridere l'intera comunità scientifica internazionale; è una vergogna che, dopo due anni e dopo quanto è accaduto, qualcuno ancora oggi voglia parlare del metodo Di Bella. L'intera comunità scientifica mondiale sa che si tratta di una grande «bufala»!
Dunque, ritengo assurdo voler votare questo emendamento e chiedo a tutti i colleghi medici presenti in aula di difendere la ricerca scientifica italiana (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PIERGIORGIO MASSIDDA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERGIORGIO MASSIDDA, Relatore. Signor Presidente, avevo già chiesto all'onorevole Giulio Conti di ritirare il suo emendamento, dunque per coerenza lo chiedo anche al gruppo della Lega nord Padania, anche perché ciò vanificherebbe l'esame degli ordini del giorno già presentati dai colleghi.
Inoltre, voglio ricordare che in quest'aula svolgiamo la funzione di legislatori, quindi non sta a noi valutare se questo sia giusto o meno. Dunque, siccome siamo rappresentanti del popolo e, in Italia, esiste una grande quantità di persone che credono in questo metodo, ritengo non sia nostro compito decidere.
In ragione di ciò, chiedo alla Lega di ritirare l'emendamento.

PRESIDENTE. Prendo atto che il gruppo della Lega nord Padania ritira l'emendamento Giulio Conti 2.5, che aveva fatto proprio.
Onorevole Massidda, lei ha preannunciato una riformulazione dell'emendamento Labate 2.1, vuole darne conto all'Assemblea?

PIERGIORGIO MASSIDDA, Relatore. Sì, Presidente, propongo di aggiungere al comma 1 il seguente periodo: «L'Istituto superiore di sanità presenta altresì, alla fine del triennio, una relazione sui risultati del progetto, l'uso delle risorse ad esso destinate, la trasferibilità sul territorio e verso il Servizio sanitario nazionale dei risultati raggiunti al ministro della salute che la trasmette al Parlamento.».

PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo e i presentatori accettano la riformulazione proposta dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Labate 2.1, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 398
Votanti 394
Astenuti 4
Maggioranza 198
Hanno votato
394).

Prendo atto che gli onorevoli Giovanni Bianchi e Giuseppe Drago non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Onorevole Massidda, lei ha preannunciato una riformulazione anche con riferimento all'emendamento Labate 2.3, vuole darne conto all'Assemblea?

PIERGIORGIO MASSIDDA, Relatore. Anche in questo caso, la Commissione esprimerà parere favorevole sull'emendamento Labate 2.3 a condizione che sia accolta la seguente riformulazione: Al comma 2, aggiungere il seguente periodo: «L'IME presenta altresì, alla fine del triennio


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2003-2005, una relazione sui risultati conseguiti, l'uso delle risorse stanziate nel triennio, la trasferibilità sul territorio e verso le strutture del Servizio sanitario nazionale dei risultati conseguiti al ministro della salute che la trasmette al Parlamento.».

PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo e i presentatori dell'emendamento Labate 2.3 accettano la riformulazione proposta dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Labate 2.3, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 395
Votanti 394
Astenuti 1
Maggioranza 198
Hanno votato
391
Hanno votato
no 3).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 3.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 406
Votanti 401
Astenuti 5
Maggioranza 201
Hanno votato
23
Hanno votato
no378)

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 3.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 415
Votanti 408
Astenuti 7
Maggioranza 205
Hanno votato
13
Hanno votato
no 395).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.9 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 414
Astenuti 3
Maggioranza 208
Hanno votato
411
Hanno votato
no 3).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.8 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento) e 3.10 della Commissione, accettati dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 416
Maggioranza 209
Hanno votato
415
Hanno votato
no 1).

Sono conseguentemente preclusi gli emendamenti Zanella 3.3 e Bindi 3.1.


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Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.

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