Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 310 del 15/5/2003
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La seduta, sospesa alle 11,25, è ripresa alle 11,55.

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 28 marzo 2003, n. 49, recante riforma della normativa in tema di applicazione del prelievo supplementare nel settore del latte e dei prodotti caseari (3841) (ore 11,57).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 28 marzo 2003, n. 49, recante riforma della normativa in tema di applicazione del prelievo supplementare del settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari.
Ricordo che nella seduta di ieri è stato votato, da ultimo, l'emendamento Franci 1.52.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 3841)

PRESIDENTE. Riprendiamo dunque l'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 3841 sezione 3), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 3841 sezione 4).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge (vedi l'allegato A - A.C. 3841 sezione 5).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che sono stati ritirati tutti gli emendamenti a firma Vascon, ad eccezione degli emendamenti 4.5, 5.24, 9.71, 10.2 e 10.6.
Avverto altresì che sono stati presentati i subemendamenti 0.2.50.1, 0.12.03.15 e 0.14.75.2 della Commissione.
Avverto altresì che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 3841 sezione 2) sugli emendamenti della Commissione e sui relativi subemendamenti, che è allegato in fotocopia.
Passiamo quindi alla votazione dell'emendamento Alfonso Gianni 2.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo della Lega nord Padania aveva indicato un percorso assai chiaro nell'interpretazione e nella soluzione, anche se ovviamente parziale, considerata la complessità della annosa questione delle quote latte. Dal punto di vista dell'interpretazione noi abbiamo sempre detto a chiare lettere che non esiste e non può esistere, come è stato da alcuni rappresentato, una divisione fra allevatori onesti e allevatori disonesti. Noi invece diciamo che esistono lavoratori, imprenditori, persone che hanno prodotto, investito e creato ricchezza, non parassiti come purtroppo troppo spesso esistono in questo Stato e che chiedono aiuti, prebende, da parte della comunità.


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Si tratta di imprenditori che si sono trovati stritolati, noi usiamo questo termine, in un sistema, quello dell'applicazione del superprelievo relativo alle quote latte, interpretato all'italiana, consentitemi il termine. Si tratta di una gestione ambigua che ha visto sin dagli inizi, dal 1992, un ruolo assolutamente negativo delle associazioni agricole che attraverso l'Unalat hanno gestito questo sistema assegnando le quote in modo poco chiaro, talvolta clientelare, dando luogo al fenomeno delle quote di carta, del latte in nero, del caos legislativo e normativo, così come abbiamo sottolineato e come viene sottolineato dall'esistenza di decine e decine di decreti-legge, di circolari interpretative e di decreti ministeriali. È una situazione molto difficile, anche dal punto di vista giurisdizionale, come testimoniano i 25 mila ricorsi presentati presso i tribunali di merito e gli organi amministrativi che stanno a sottolineare le ragioni di quelle migliaia di allevatori che si sono trovate a confrontarsi contro questo sistema assolutamente sbagliato.
Noi, dunque, non parliamo di differenza fra onesti e disonesti, ma di vittime di un sistema, tant'è che molti allevatori, colpiti dalle cosiddette multe per superprelievo non appartengono solo alle categorie dei tanti vituperati Cobas, ma spesso e volentieri, o talvolta, hanno queste due bandiere, cioè anche quella dell'associazione rappresentativa di categoria, della Coldiretti, della Confagricoltura e di quant'altro.
Noi abbiamo anche sempre detto «no» ai disonesti e agli speculatori, tant'è che in tutte le proposte legislative emendative presentate Lega nord Padania non c'è spazio per questo tipo di figura.
Noi abbiamo detto ed ormai è diventato di dominio comune che l'Italia è stata penalizzata nell'attribuzione delle quote verso la metà degli anni ottanta per l'incapacità probabilmente della nostra politica e della burocrazia di essere competitive con le politiche e burocrazie degli Stati nazionali.
Pertanto, ribadiamo che la questione delle quote latte non è solamente una questione di tipo settoriale o corporativa, ma di interesse nazionale, che incide sugli interessi economici di questo paese, tant'è che, se è vero che la Lega nord difende gli interessi della Padania in Italia, è anche vero che la Lega nord da sempre vuole difendere gli interessi dell'Italia all'interno dell'Unione europea.
L'altro dato su cui ormai tutti concordano è il fatto che il quantitativo garantito generale dell'Italia sia stato e venga ancora distribuito all'interno del nostro paese, tra le diverse regioni, in maniera non consona, non giusta, non ottimale rispetto alla loro vocazione di produzione del latte. Questo avviene per quanto riguarda l'interpretazione che abbiamo dato del problema. Come soluzione operativa, noi avevamo proposto un percorso: riallineare le quote esistenti in Italia sulla produzione (esistono quote che non vengono utilizzate e che devono essere scaricate, invece, dove avviene effettivamente la produzione); risolvere le questioni europee (ormai lo abbiamo già detto e più volte: è necessario ottenere un pagamento rateizzato e senza interessi in Europa); consentire che l'Italia riceva più quota (il dato veramente significativo del 56 per cento di produzione rispetto al consumo nazionale, a mio avviso, è un dato che ormai è entrato nella capacità cognitiva non solo della classe politica, ma anche dei cittadini che ci stanno ascoltando).
Dopo aver risolto questi problemi, si poteva arrivare ad una soluzione legislativa; è stata scelta l'altra strada, si è scelta la strada assolutamente inversa, quella della decretazione d'urgenza, che ha drammatizzato lo scontro, che ha visto ben tre ministri...

PRESIDENTE. Onorevole Guido Giuseppe Rossi, la prego di concludere.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Ho concluso, Presidente, mi dia ancora qualche minuto. Abbiamo visto ben tre ministri del nostro movimento dichiararsi, in maniera inequivocabile, contrari a questo provvedimento; abbiamo visto un prelievo mensile che elimina la possibilità di compensare,


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su base nazionale, quelle quote che non venivano prodotte, senza riallineare la quota; abbiamo constatato una visione punitiva nei confronti degli allevatori. Bene, gli emendamenti della Commissione che sono alla nostra attenzione in questo momento modificano in parte questa visione, questa concezione punitiva nei confronti degli allevatori e, dunque, modificano in parte anche il nostro atteggiamento, che è stato di dura contrapposizione e che ha visto anche l'utilizzo di strumenti parlamentari, proprio perché l'impostazione originaria di questo decreto-legge era negativa. All'interno di questi emendamenti troviamo delle soluzioni, delle indicazioni che ci possono trovare parzialmente d'accordo: la rateizzazione trentennale senza interessi - che è stato uno dei cavalli di battaglia del nostro movimento -, un maggiore rigore sul fronte della revoca delle quote non prodotte, l'istituzione di una specifica figura commissariale anche per sottolineare la straordinarietà del problema.

PRESIDENTE. Onorevole Guido Giuseppe Rossi...

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Ho finito, Presidente, un minuto ancora. Allo stesso modo, consideriamo un'estensione del periodo in cui iniziare l'applicazione del prelievo mensile, dei piani di abbandono di riconversione, una distribuzione più equa dell'eventuale aumento di quote a livello europeo che vada a risarcire quegli allevatori, che vedono tagliata la loro quota B, e i giovani imprenditori.
In particolare, uno dei nostri ordini del giorno prevede anche una politica di strutturale di ampio respiro che guardi anche al medio e al lungo periodo e che prepari il nostro settore all'eventualità che venga meno il sistema delle quote latte: dobbiamo preparare il nostro sistema economico produttivo a questo momento.
Queste sono le motivazioni che sono alla base della strategia del gruppo della Lega nord Padania, strategia che ha sempre tutelato e tutelerà sempre l'interesse nazionale, la volontà e i diritti di chi vuole produrre, dei cittadini che sono stati stritolati dall'incapacità della burocrazia e della politica di questo paese di applicare la normativa comunitaria (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, credo che siamo arrivati ad un punto della tragicommedia che abbiamo vissuto in questi giorni che merita alcune riflessioni, anche se non direttamente connesse all'emendamento di cui stiamo discutendo. Vorrei partire dal fatto che abbiamo vissuto una situazione paradossale, che ha visto le più alte cariche del Governo parlare di accordi per verificare subito dopo, nei fatti, gli elementi di disaccordo.
Non capisco, rispetto all'intervento del collega del gruppo della Lega, cosa sia cambiato da ieri ad oggi (magari, durante il dibattito, avremo l'occasione di affrontare anche questo tema). Tuttavia, come opposizione, come centrosinistra, sappiamo che occorre approvare il provvedimento sulle quote latte. Abbiamo criticato fortemente il ministro per il metodo utilizzato che non abbiamo condiviso e che continuiamo a non condividere. Tuttavia, a partire da ciò, abbiamo lavorato, in maniera responsabile, per avanzare proposte vere, dal punto di vista politico, al fine di correggere le distorsioni vere presenti nel decreto-legge.
Colleghi - mi rivolgo, in particolare, ai colleghi del gruppo della Lega - abbiamo condotto una battaglia mirata soprattutto alla costruzione delle condizioni per fare in modo che la politica zootecnica possa avere un futuro su tutto il territorio nazionale. Il fatto che, oggi, siano stati accolti alcuni principi fondamentali relativi al piano di abbandono, alla riconversione, rappresenta un dato fondamentale. Credo che siano state, non le proposte politiche emerse, che vantate come un elemento di grande conquista, ma quelle del centrosinistra che hanno permesso di arrivare all'attuale stesura del provvedimento.


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Prendiamo, in ogni caso, atto della posizione attuale della Lega che, francamente - come ho affermato all'inizio - mi sembra difficilmente comprensibile rispetto alla posizione di ieri, quando queste proposte emendative del Governo erano già all'attenzione della Camera.
Ciononostante è stata svolta un'attività ostruzionistica.
È vero che i colleghi della Lega non fanno distinzione tra i produttori onesti e quelli disonesti, ma è altrettanto vero che i colleghi della Lega non fanno distinzione neanche con riferimento a coloro che le regole le hanno rispettate a fronte di grandi sacrifici, comprando e pagando le quote (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani), caro collega della Lega! Non fate questa distinzione, mentre essa esiste, nel paese, tra i produttori, e lo sapete bene, perché la stragrande maggioranza dei produttori ha rispettato le regole! Questo va considerato.
Ieri, qualche rappresentante del gruppo della Lega ha dichiarato che qualcuno vuole rovinare le aziende: nessuno vuole rovinarle! Siamo tutti d'accordo sulla necessità di trovare una soluzione al pregresso. Abbiamo, in tal senso, presentato proposte emendative, ma certamente occorre iniziare a rispettare tali regole. Infatti, non si possono avere i vantaggi di un sistema che prevede determinate tutele senza avere la capacità di rispettare le regole. Questo non è l'interesse del centrosinistra o dell'opposizione. Si tratta dell'interesse di tutto il paese nei confronti dell'Unione europea.
Credo che, oggi, dobbiamo chiedere al ministro - su questo interverremo successivamente - l'impegno affinché l'attuale dibattito sulle quote latte non ponga in discussione altri temi su cui si sta svolgendo una discussione e rispetto ai quali occorre trovare una posizione in Europa (cito la riforma della PAC, con tutti i problemi riguardanti la carne ed il grano duro). Tali temi non possono essere sacrificati sull'altare dell'argomento di cui stiamo discutendo oggi. Si tratta, dunque, di una questione di regole.
Sono convinto che la battaglia che molto spesso viene condotta, in particolare dalla Lega, alla fine - lo voglio dire con estrema pacatezza -, non sia conveniente per alcuno.
In effetti, sostenere che non bisogna creare un congegno che garantisca, per il futuro, il rispetto delle regole, cui è connessa la capacità di essere credibili a livello di Unione europea, non fa l'interesse di nessuno, nemmeno di quei produttori che vorrebbero vedere aumentata la propria quota latte: se non abbiamo credibilità, non avremo aumento delle quote latte!
Credo che la politica non possa prendere in giro i cittadini. Invece, ho visto che in quest'aula, nei giorni scorsi, sono stati presi in giro non solo i cittadini, ma anche quei produttori che la Lega nord Padania ha affermato e ripetuto di voler difendere (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, se non sbaglio, siamo all'esame dell'emendamento 2.5, a firma mia e del collega Russo Spena, il cui contenuto è molto semplice: ritenendo assurdo che le quote siano cedibili e, dunque, oggetto di mercato, proponiamo che le medesime ritornino alla regione cui afferivano per essere riattribuite.
Come si vede, l'emendamento coglie un aspetto molto parziale. Tuttavia, come il collega Rava, volevo svolgere alcune brevissime considerazioni sulla situazione nel suo complesso.
Naturalmente, non le sfuggirà, signor Presidente, che noi del gruppo di Rifondazione comunista siamo, per così dire, un po' tagliati fuori dal vivo del mercato sulla questione, intendo nel senso parlamentare del termine: la limitatezza del numero dei


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deputati che compongono il nostro gruppo ci ha imposto alcune scelte e, pertanto, non abbiamo una rappresentanza nella XIII Commissione.
Peraltro, desidero chiarire che la limitatezza cui ho accennato non corrisponde ad una limitatezza di rappresentanza nel paese. Al contrario, quest'ultima è, percentualmente, superiore a quella della Lega nord Padania ma, a causa di una distorsione del sistema elettorale e di quelle simpatiche liste civetta che Polo ed Ulivo hanno messo in opera, il numero dei nostri deputati è fortemente decurtato, per cui la possibilità, da parte nostra, di discutere in Commissione il merito di ogni questione è, evidentemente, inferiore a quella di altri gruppi, certamente non - se mi è permessa un po' di presunzione - per difetto di qualità ma, ripeto, soltanto per difetto di quantità.
Ciò detto - e mi rivolgo, naturalmente, al ministro, il quale, come vedo, segue molto attentamente -, non sappiamo se la ripresa della discussione di questo provvedimento sia dovuta al raggiungimento di un accordo tra la Lega nord Padania ed il resto della maggioranza. Certo è che tutta la questione, giocata sulla testa delle regioni, del Mezzogiorno, dei produttori e dei consumatori, è diventata interna alla maggioranza. Aggiungo subito, anche se lo ripeterò, qualora arrivassimo alla conclusione dell'esame, in sede di dichiarazione di voto finale, che si tratta di un pessimo modo per proporsi alla Presidenza italiana della UE, che, tra le tante disgrazie recentemente capitate al nostro vecchio continente, rischia di essere una delle maggiori.
Naturalmente, non posso essere sicuro che quanto si legge sui giornali economici sia vero al cento per cento, ma le fonti dalle quali ho appreso ciò di cui ora parlerò sono estremamente autorevoli. Già da tempo, signor Presidente, da prima di questo mercatino nei corridoi parlamentari, nella buvette e nella sala dei ministri qui di fianco, si parla di una specie di scambio relativo ad alcune questioni economiche che riguardano il nostro paese e che lo collocano nel contesto dell'economia europea e mondiale. C'è chi ha scritto - mi riferisco all'autorevole inserto economico di uno dei maggiori quotidiani italiani - che sarebbe stato concordato il seguente scambio: la sede del progetto spaziale Galileo (l'unico che, almeno in partenza, era sottratto alla logica squisitamente militare e, in quanto tale, non gradito ai signori americani), che sarebbe dovuta essere in Italia, verrebbe spostata in Germania in cambio di un ammorbidimento, in sede di Unione europea, sulle pendenze del nostro paese relative alle quote latte.
Se ciò fosse vero, si giocherebbe ancora una volta su una questione non dico marginale - perché riguarda fattorie, riguarda aziende, riguarda la vita delle persone, riguarda una sorta di senso dello Stato e di moralità pubblica - , ma che, certamente, si caricherebbe di ben altri significati.
Se si va ad una rateizzazione, ad un ammorbidimento su ciò che era dovuto, e in cambio si fa un nuovo passo verso il declino scientifico, industriale, economico del nostro paese nel contesto europeo e mondiale, siamo davanti davvero ad un bel disastro. Si tratterebbe di un atto di malgoverno, un atto con il quale si qualificherebbe una Presidenza italiana dell'Unione europea in modo da farla assomigliare molto alla funzione che avevano nei confronti dell'imperatore gli antichi vassalli e annessi e connessi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 2.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 405
Maggioranza 203
Hanno votato
175
Hanno votato
no 230).


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Invito il relatore ad esprimere il parere sul subemendamento 0.2.50.1 della Commissione e sull'emendamento 2.50 della Commissione.

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Signor Presidente, ovviamente il parere è favorevole su entrambi.

PRESIDENTE. Il Governo?

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione del subemendamento 0.2.50.1 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, vorrei soffermarmi sull'emendamento 2.50 della Commissione. La prima parte, laddove si prevede che è istituito presso l'AGEA un registro pubblico delle quote, ci lascia qualche dubbio, però questo dubbio è superato dal comma 2-bis e dal comma 2-ter. Il comma 2-ter - dove si afferma che la titolarità del quantitativo individuale di riferimento spetta al produttore nella sua qualità di conduttore dell'azienda agricola - riprende un emendamento che noi avevamo presentato, l'emendamento Rava 2.19, che afferma un principio che sembra scontato, ma non lo dovrebbe essere mai, e credo che vada sottolineato e ripreso. Questa è quindi una norma di principio che è meglio chiarire per evitare anche confusioni successive. Con queste motivazioni tecniche noi voteremo a favore dell'emendamento 2.50 della Commissione.
Vorrei ripetere che il sistema dei controlli, che è importante - e mi riferisco alla prima parte del comma 2 di questo emendamento -, è confermato anche da un emendamento all'articolo 1, nel quale noi stabilivamo il valore legale di tutti i dati forniti dal SIAN. Questo, ripeto, è importante perché credo che la legalità vada assicurata fortemente anche sulle procedure per rafforzare l'azione compiuta dai produttori seri ed onesti, che hanno rispettato le regole e che vogliono continuare a produrre tenendo conto delle regole della legge e del mercato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, intervengo per annunciare il nostro voto favorevole all'emendamento in questione, in quanto recepisce un emendamento da noi presentato al primo testo, l'emendamento Rava 2.19, che evidentemente poi verrà assorbito, e per sottolineare l'importanza della riaffermazione della titolarità della quota al produttore, quindi nella sua qualità di conduttore dell'azienda agricola. Questo vuol dire - e la precisazione è molto opportuna - che alla scadenza del contratto agrario il produttore concessionario ha la disponibilità del quantitativo individuale di riferimento.
Questo era importante sottolinearlo anche se a livello comunitario il regolamento prevede che la titolarità della quota sia del produttore, e non preveda, invece, che cosa succeda alla scadenza del contratto agrario. Noi vogliamo prevedere ciò in maniera chiara, prevedendo che alla scadenza di tale contratto il produttore concessionario abbia la disponibilità della quota.
Il fatto che l'emendamento Rava 2.19 venga assorbito nell'emendamento 2.50 della Commissione ci porta ad esprimerci favorevolmente su quest'ultimo emendamento. Riteniamo, inoltre, opportuna l'istituzione di un registro pubblico delle quote; e ciò, come ricordava l'onorevole Preda, fa il paio con un emendamento, da noi presentato ed approvato, all'articolo 1.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.50.1 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 406
Maggioranza 204
Hanno votato
405
Hanno votato
no 1).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.50 della Commissione, nel testo subemendato, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 403
Maggioranza 202
Hanno votato
402
Hanno votato
no 1).

Ricordo che l'emendamento Franci 2.18 è precluso.
Avverto, inoltre, che gli identici emendamenti Grillo 2.17 e Rava 2.19 sono assorbiti.
Invito, pertanto, il relatore ad esprimere il parere sull'emendamento 3.50 della Commissione.

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sull'emendamento 3.50 della Commissione.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.50 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, sull'emendamento 3.50 della Commissione abbiamo alcune perplessità, nel senso che la riassegnazione delle revoche richiede, a nostro avviso, qualche miglioramento. A questo fine abbiamo presentato delle proposte emendative, che illustreremo quando sarà il momento. Ciò non ci consente di esprimerci in senso favorevole in maniera completa nei confronti di questo emendamento della Commissione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, in ordine all'emendamento 3.50 della Commissione esistono indubbiamente alcune perplessità. Inoltre, questo emendamento riprende e, quindi, assorbirà tutta una serie di proposte emendative presentate.
C'è un problema, che qui si tenta di superare e che viene parzialmente superato; si tratta del problema dell'allineamento tra le quote prodotte e quelle assegnate. È un grosso problema che interessa tutto il provvedimento in esame e che noi affronteremo con una serie di proposte emendative correttive, alcune delle quali sembra che saranno accolte.
Ritengo che, in ordine a questo provvedimento, vi sia una coerenza che noi abbiamo cercato di rispettare con i nostri emendamenti. Tale coerenza consiste nel tenere presente le diverse condizioni esistenti nel nostro paese e, nel corso della discussione sulle linee generali, ho detto che non c'è una contrapposizione tra il nord e il sud del paese, anche perché ritengo che sarebbe sbagliato parlare in termini di contrapposizione. Sarebbe, invece, opportuno creare o ricreare un equilibrio fra le diverse zone geografiche del nostro paese.
Noi abbiamo cercato, con gli emendamenti presentati, in tutti i modi, di rispettare fino in fondo questo criterio in modo da avere un equilibrio assoluto anche per quanto concerne la revoca delle quote e in ordine anche a questo articolo 3 la cui filosofia generale è quella della revoca


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delle quote non prodotte e della loro riassegnazione, in quanto vengono giustamente attribuite alle regioni in base a criteri oggettivi determinati automaticamente. Su questo aspetto, comunque, interverremo successivamente, anche perché non vogliamo vincolare le regioni più di tanto; tuttavia, esiste la necessità di fornire a queste dei criteri di carattere generale in modo tale che esse possano tenere conto della situazione esistente, della necessità di premiare i produttori che hanno rispettato le regole e del fatto che esistono una serie di necessità che sono sempre più conformi alle diversità esistenti nell'agricoltura del nostro paese.
L'agricoltura di alcune regioni del nord è diversa, infatti, da quella delle regioni del sud; quella delle zone montane è diversa dalla pianura; quelle delle zone deboli è diversa da quelle zone forti, maggiormente vocate per alcune produzioni.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.50 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 404
Votanti 223
Astenuti 181
Maggioranza 112
Hanno votato
223).

Sono conseguentemente preclusi gli emendamenti Rava 3.24 e Franci 3.25.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Borrelli 3.26.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, il presente emendamento ripropone, sostanzialmente, un problema molto serio, cui ha accennato precedentemente il collega Preda, parlando della diversa configurazione della nostra agricoltura e della nostra zootecnia, vale a dire l'esistenza di una divaricazione territoriale non soltanto tra il nord e il sud, ma anche tra la pianura e la montagna.
Vedete, onorevoli colleghi, l'emendamento che abbiamo proposto ripropone pedissequamente una richiesta che le regioni Campania, Lazio, Abruzzo, Basilicata, Molise, Calabria e Sicilia hanno avanzato in sede di Conferenza delle regioni. Sappiamo che in tale sede non è stato raggiunto un accordo, che le regioni sono rimaste fortemente divise fra loro e che le regioni centromeridionali hanno chiesto che le revoche, effettuate secondo i criteri stabiliti nel comma 1 dell'articolo 3 del decreto-legge al nostro esame, confluiscano nella riserva nazionale per essere nuovamente attribuite alle regioni e province autonome cui afferivano. Le regioni meridionali, dunque, hanno posto un problema forte, poiché temono di subire, attraverso il meccanismo messo in atto dall'articolo 3, un spoliazione totale della loro zootecnia.
Se si vanno a esaminare i dati forniti dall'Agea, riscontriamo che, in effetti, in Italia vi è una quota inutilizzata pari a 670 mila tonnellate. Tale quota, che come voi sapete serve ai fini del meccanismo delle compensazioni, per ben 363.570 tonnellate viene realizzata non nelle regioni meridionali, bensì in quelle che si dichiarano - e sono effettivamente - vocate alla produzione lattiera.
Quando si afferma, come ho ascoltato in quest'aula, che vi è un sud che non produce ed un nord che, invece, produce, bisogna poi guardare nel dettaglio, poiché i dati ci riferiscono che le cose non vanno proprio così. Ad esempio, nulla avrebbe vietato alle regioni del nord di poter revocare quelle 363.570 tonnellate che non vengono prodotte e di riassegnarle. Ma restando tale meccanismo, così come riportato nel provvedimento, si attiva un meccanismo iterativo negativo, che indebolisce i più deboli.
Vedete, onorevoli colleghi, attualmente le compensazioni servono alle zone montane,


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perché sono le prime ad essere compensate; tuttavia, nel momento in cui saranno revocate e riassegnate le quote, non vi sarà più spazio per le compensazioni per le aziende montane. Ciò significherà che tali imprese, che producevano di più e che potevano contare sulla compensazione, non ne beneficeranno più. Ciò vale sia per il nord, sia per il sud, e dunque saranno rese ancora più deboli.
Quello che si mette in atto, pertanto, è un meccanismo perverso, che andrebbe dunque modificato e adeguato. Non vi è stata, tuttavia, la volontà di adeguare tale meccanismo e di ragionare in tal senso.
Certamente, per rendere questo provvedimento di minore impatto qualcosa si è fatto. Restano, tuttavia, a mio avviso, problemi seri per tutte le regioni del centro-sud e, in particolare, dell'Appennino che - così come è posto il provvedimento - vedranno sicuramente indebolire le loro posizioni nel settore della zootecnia. Indebolendosi queste ultime, sapete che si indeboliscono il territorio interno ed il concetto della multifunzionalità dell'agricoltura e, quindi, si innesca un meccanismo a catena negativo che, senz'altro, avrà un peso non solo economico ma anche sociale di grande impatto.
Per queste ragioni, abbiamo presentato questo emendamento che chiediamo all'Assemblea di prendere in considerazione e di approvare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Borrelli 3.26, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 384
Votanti 377
Astenuti 7
Maggioranza 189
Hanno votato
177
Hanno votato
no 200).

Prendo atto che gli onorevoli Dorina Bianchi, Volontè e Buontempo non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 3.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 385
Votanti 373
Astenuti 12
Maggioranza 187
Hanno votato
165
Hanno votato
no 208).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Borrelli 3.27.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Crisci. Ne ha facoltà.

NICOLA CRISCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, sopiti i sacri furori padani, credo che stiamo tornando ad una discussione di merito sul provvedimento e, in tale ottica, l'opposizione ha presentato una serie di emendamenti che stiamo esaminando e che si ispirano ad un comportamento serio, costruttivo e responsabile.
Si tratta di emendamenti che tendono a correggere e migliorare il testo e, in particolare, a migliorarlo nella parte in cui prevede una sostanziale liberalizzazione del trasferimento delle quote latte tra regioni diverse. È una liberalizzazione che porterà inevitabilmente - mi rivolgo ai tanti parlamentari del centro-sud - a facilitare le concentrazioni produttive, a favorire le posizioni dominanti, ad impoverire ulteriormente le zone interne, vallive e montane, e ciò anche attraverso l'incomprensibile previsione di un inasprimento delle sanzioni e l'introduzione di ulteriori obblighi e controlli che comporteranno un insostenibile appesantimento


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burocratico per molte imprese agricole di piccole dimensioni. Si tratta di imprese prive di un'adeguata struttura amministrativa che saranno, per questa ragione, ulteriormente penalizzate ed indotte a rinunciare a continuare un'attività già poco redditizia ed a cedere le proprie quote di produzione ad imprenditori agricoli che operano in aree a più alta produttività e, quindi, disposti a pagare per le quote da acquistare prezzi decisamente più remunerativi di quelli praticati nelle regioni meridionali.
Le zone montane e marginali - già colpite pesantemente dalla perdita di fondamentali servizi sociali, come quello scolastico e quello sanitario e, ultimamente, anche dalla chiusura degli uffici postali - subiranno per effetto di questo provvedimento un ulteriore e decisivo colpo, con l'inevitabile e progressiva cessazione di molte piccole attività che operano nel comparto lattiero-caseario, le quali prima di essere espulse preferiranno uscire dal mercato spontaneamente, vendendo le proprie quote a prezzi di realizzo più alti rispetto a quelli praticati nella propria regione.
Questo provvedimento, tra l'altro, confligge con i principi di fondo che ispirano la politica agricola ed economica dell'Unione europea, la quale pone particolare attenzione e sostegno alle zone svantaggiate.
Il provvedimento porterà l'ulteriore spopolamento della montagna meridionale e, con esso, la perdita di un inestimabile patrimonio storico e culturale, oltre che un fondamentale presidio di tutela ambientale. Tutto ciò accade dopo aver celebrato l'anno internazionale della montagna. Vi ricordate che la maggioranza e, soprattutto, gli uomini di Governo hanno visitato le nostre montagne? Tutti concordavano sulla necessità di sostenere la vita delle nostre montagne con interventi e risorse straordinarie. Dopo meno di un anno abbiamo un provvedimento che comporterà lo spopolamento della nostra montagna.
Accettare le nostre proposte di modifica, compreso l'emendamento in esame, significa contribuire ad attenuare gli effetti negativi di questo provvedimento. Anche per tali considerazioni vi invitiamo ad accogliere l'emendamento in esame ed auspichiamo che la maggioranza, così lacerata e divisa, comprenda che i problemi della zootecnia e dell'agricoltura non possono essere affrontati con misure straordinarie e disorganiche. Il Parlamento, con l'ampia partecipazione dei protagonisti reali - operatori del settore, regioni e comuni, offesi da questo provvedimento - deve dare le risposte di respiro strategico che l'agricoltura e la zootecnia italiana attendono e non trovano certamente nel decreto-legge in esame. Questo devono fare anche i parlamentari della Lega (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, vorrei chiedere a lei ed al ministro di prestare un attimo di attenzione su una questione che interessa numerosi colleghi di cultura solidarista che sono preoccupati dei riverberi che il provvedimento avrà nelle aree depresse, nelle aree di montagna, nelle aree svantaggiate ed in buona parte del Mezzogiorno d'Italia. Vorremmo che il ministro chiarisse, sia per la parte delle revoche sia per quella delle vendite, la reale portata del provvedimento per poter valutare appieno il voto da esprimere. Se fosse possibile - sull'articolo 3, sull'articolo 12 o quando il ministro ritiene - chiarire bene i termini della questione, probabilmente i voti sarebbero più consapevoli e, sicuramente, il dibattito più proficuo. Dunque, chiedo al ministro di illustrare tali questioni.

GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Signor Presidente, da questo punto di vista voglio sottolineare che tutta l'area della montagna viene sostanzialmente ricompresa nello stesso ambito: le quote revocate alla montagna vengono riassegnate ad aree di montagna. Dunque, si mantiene bloccata la garanzia per una quota che, fino ad adesso, è sempre stata paritaria alla realtà dell'effettiva produzione. Questo è il dato principale che viene posto.
Per quanto riguarda gli altri elementi, si è fatto sì che gli interventi compiuti dalle regioni permettano sostanzialmente di valutare sempre un'adeguata protezione in tutte le aree che possono avere un elemento di debolezza rispetto alla realtà ed alla possibilità di produrre. Dunque, credo che su questo versante per le aree svantaggiate in quanto tali la garanzia del decreto-legge sia piena.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

LUIGI BORRELLI. L'emendamento in discussione riguarda indubbiamente le zone montane. Nel testo vi è una garanzia - quella di far ritornare le quote revocate nelle zone montane -, che viene poi ulteriormente rinforzata con il successivo emendamento Rava 3.28.
Tuttavia, si pone anche un altro problema, che il ministro non ha affrontato: tutto il territorio meridionale, cioè il territorio dell'obiettivo 1, dal punto di vista dell'agricoltura e della zootecnia, è un territorio che ha difficoltà analoghe a quelle delle zone montane e marginali nel loro complesso. Pertanto, con questo emendamento vogliamo porre all'attenzione del Governo e dei colleghi dell'Assemblea la tutela dell'insieme delle regioni che fanno parte dell'obiettivo 1.
In Commissione si è trovato un accordo per tutelare in maniera particolare le isole; noi non abbiamo nulla in contrario con il fatto che le isole, anche quelle maggiori, vengano tutelate; tuttavia, noi chiediamo che quel tipo di tutela prevista per le isole possa essere attuata per tutte le regioni meridionali che registrano una situazione, da un punto di vista agricolo e in particolare zootecnico, per niente dissimile da quella che si ha nelle isole maggiori.
La riflessione che chiedevamo è proprio questa: il Governo e la maggioranza vogliono dare una risposta positiva alla zootecnia delle regioni meridionali, prendendo in considerazione le specificità anche di debolezza? Anche se è vero che poi abbiamo inserito il problema del piano di riconversione, tuttavia vogliamo lasciare dei margini anche per le produzioni di carattere tipico (perché poi nelle regioni meridionali la produzione lattiera ha anche una certa importanza che può crescere con le produzioni tipiche e di qualità)? Vogliamo lasciare una tutela per queste regioni?
L'emendamento in oggetto, signor ministro, pone quindi questi problemi, ai quali purtroppo non viene data risposta, laddove l'unica risposta possibile che si può dare è accogliere questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Vorrei, in primo luogo, chiedere di poter sottoscrivere sia l'emendamento Borrelli 3.27, sia l'emendamento Rava 3.28. Le argomentazioni addotte dai colleghi che sono intervenuti prima di me sulla necessità di tutelare questa zootecnia particolare, mi pare che non abbiano trovato nelle parole del ministro una risposta del tutto convincente. Pertanto, pregherei lo stesso ministro e i colleghi tutti, in particolare quelli delle aree meridionali, a valutare bene l'opportunità di approvare l'emendamento in discussione e quello successivo, perché abbiamo il dovere di solidarietà, non solo verso una zootecnia, che possiamo definire spesso povera, ma verso una zootecnia che presenta un duplice aspetto positivo. Da un lato, l'esercizio di questa attività spesso da parte di personale anziano contribuisce


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a non depauperare le aree interne e le aree di montagna. La presenza di questi allevatori è utile all'intera collettività, anche perché la presenza dell'uomo serve a mantenere integro l'ambiente montano. Dall'altro lato, tale attività serve anche a fornirci un po' di prodotti tipici: pensate ai prodotti lattiero-caseari che sono il frutto della lavorazione del latte prodotto dalle mucche podoliche (della Basilicata, o della Calabria, o del Matese, caro Presidente).
Noi abbiamo questo dovere e pertanto, ripeto, rivolgo un appello a tutti i colleghi, in particolare a quelli del Mezzogiorno, per fare fronte comune e dire ancora al ministro di non limitarsi soltanto a venire a promettere nelle regioni meridionali; ora è tempo di votare e di decidere! E, quindi, l'accoglimento di questi emendamenti è un dovere, al quale tutti questa mattina siamo chiamati (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, intervengo brevemente per fare chiarezza su questo punto.
Innanzitutto, stiamo parlando delle revoche, vale a dire delle quote che vengono revocate se non prodotte al 70 per cento. Dunque, stiamo parlando di un quantitativo che, probabilmente, sarà molto limitato, in quanto ciascun produttore piuttosto che farsi revocare la quota, adesso che è possibile la commercializzazione liberalizzata, venderà tale quota.
Queste quote, per quanto riguarda le zone montane e svantaggiate, rimangono nelle regioni di provenienza - come previsto nel comma 2 - e, grazie alla probabile approvazione dell'emendamento Rava 3.28 - essendo stato espresso parere favorevole sia dalla Commissione sia dal Governo -, che esamineremo a breve, nelle stesse regioni dove tali quote devono rimanere, saranno riassegnate alle zone montane e svantaggiate. Invece, le quote che non si riferiscono alle zone di montagna o svantaggiate vengono riassegnate alle regioni di provenienza fino a copertura di tutti i quantitativi in esubero.
Quindi, se stiamo parlando di necessità produttive che richiedono maggiori quote per aumentare la loro produzione, il decreto in questo punto lo prevede espressamente, in quanto tali quote vengono riassegnate alle regioni fino a copertura dello splafonamento individuale e, chiaramente, non di quello regionale che non esiste. Ciò che eventualmente rimane - che, evidentemente, partendo da una quantità già inizialmente bassa, a causa di tutte queste clausole, si configura come una quantità ancora più piccola - va nella riserva nazionale per essere poi riassegnata.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Borrelli 3.27, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 383
Votanti 372
Astenuti 11
Maggioranza 187
Hanno votato
161
Hanno votato
no 211).

Prendo atto che gli onorevoli Tarditi e Antonio Russo non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Passiamo all'emendamento Rava 3.28 sul quale la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole a condizione che sia soppressa la parola: «medesime».
Onorevole Rava, accetta la riformulazione proposta dalla Commissione e dal Governo?

LINO RAVA. Sì, Presidente, accetto la riformulazione.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. L'emendamento in esame - come affermato anche dal collega Marcora - serve per ricreare un certo equilibrio nelle zone di montagna e svantaggiate nelle quali, tra l'altro, vi sono una serie di produzioni DOP e di formaggi che devono essere tutelate e garantite.
In prima istanza, questo emendamento sembra limitativo per le regioni, ma in realtà non è così, in quanto è diretto a fornire un indirizzo preciso per sopperire allo svantaggio esistente in alcune zone deboli del nostro paese; in questo caso, le aziende ubicate nelle zone di montagna o in quelle svantaggiate.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 3.28 (Nuova formulazione), accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 386
Maggioranza 194
Hanno votato
386).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 3.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 383
Votanti 372
Astenuti 11
Maggioranza 187
Hanno votato
41
Hanno votato
no 331).

Prendo atto che l'onorevole Olivieri ha erroneamente espresso un voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimerne uno contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rossiello 3.29.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Al di là della distinzione tra aree meridionali, insulari e quant'altro, stiamo svolgendo una battaglia politica concreta, emendamento per emendamento, senza assumere atteggiamenti - per dirla con un linguaggio militare - del tipo: «furia francese, ritirata spagnola» o, per dirla con un linguaggio letterario, «tanto rumor per nulla» o, per dirla alla Vascon, «dai bracaloni della maggioranza ai bracalini della Lega». Stiamo svolgendo una battaglia seria sul testo, una battaglia politica. Al sud, esistono aziende che non possono sopravvivere perché non hanno un minimo vitale di quota.
Quando ieri ho detto che nessuno qui può sostenere «la mucca è mia e me la gestisco io», intendevo dire proprio questo: nel Mezzogiorno d'Italia ci sono aziende che non ce la fanno, perché hanno quote insufficienti rispetto al minimo vitale. Credeteci: le stalle al sud ci sono; c'è un allevamento estensivo. Mi rivolgo, in particolare, ai colleghi della maggioranza del Mezzogiorno e della Puglia. Ci sono realtà produttive che hanno bisogno di più quote per sopravvivere. Ci sono aziende che hanno bisogno di almeno 2 mila quintali di quote latte, perché questi sono, a nostro avviso, i quantitativi necessari.
Del resto, sapete bene che c'è una crisi determinata dall'aumento dei costi per la produzione del latte. In molte zone hanno dovuto lavorare per la BSE, per la blue tongue e per quant'altro. Però, il prezzo del latte si abbassa. Quindi, le aziende sane, che vogliono produrre - e che ci sono -, hanno bisogno di avere la certezza di un minimo garantito di 2 mila quintali di quote latte. Soprattutto, hanno bisogno di avere la certezza di poter continuare ad operare. Signor ministro, a volte, nelle zone cosiddette ricche, per pasticci, per


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angherie, per cattive informazioni, si può anche sovraprodurre. Ma, nelle zone povere, può accadere quello che è accaduto con i vigneti: si vendono le quote, si incassa e poi si scompare, con grave danno - e il ministro lo sa - per l'ambiente, per il paesaggio rurale e per i prodotti tipici.
Signor ministro, come le ho detto in Commissione, alla mozzarella di Gioia, fatta con il latte delle nostre mucche, non vogliamo rinunciare. Allora, è del tutto evidente che su questo aspetto, stiamo ponendo un primo paletto serio in favore della zootecnia del sud. Sono paletti entro i quali vi richiameremo anche in ordine a qualche tema specifico che, innanzitutto, è quello di salvaguardare e potenziare, laddove ce ne siano le condizioni, tutte le economie legate al comparto lattiero caseario.

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Signor Presidente, ho ascoltato attentamente le osservazioni dell'onorevole Rossiello su questo emendamento. Proprio perché ci si riferisce a problemi legati al decreto di attuazione, vorrei invitare l'onorevole Rossiello a ritirare l'emendamento ed a formulare un ordine del giorno di analogo contenuto.

PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Rossiello se acceda all'invito formulato dal relatore.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Signor Presidente, ringrazio il relatore. Accetto la proposta, benché un ordine del giorno su una questione così pregnante, peraltro prevista dai regolamenti della Comunità europea, mi sembri poca cosa. Comunque, a fronte di un impegno del Governo, ritiro il mio emendamento.

PRESIDENTE. Il Governo?

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, sulla questione dell'ordine del giorno, il Governo vuol far rilevare soltanto alcuni elementi. Innanzitutto, nello stesso articolo 3 e, poi, negli emendamenti all'articolo 12, presentati dalla Commissione, la questione è affrontata anche nell'ambito delle competenze regionali. I colleghi che hanno firmato questo emendamento sanno che spetterà anche alla regione indicare criteri oggettivi, con cui determinare l'affidamento di queste quote. Quindi, direi che in quel senso c'è una chiara indicazione per il mantenimento sul territorio, in modo diffuso, delle strutture delle aziende produttive.
Comunque, alla luce di quanto detto dal relatore, presidente de Ghislanzoni Cardoli, il Governo si dichiara disponibile fin d'ora ad accettare un eventuale ordine del giorno che recepisse il contenuto dell'emendamento.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Signor Presidente, intervengo per trenta secondi. Ringrazio il Governo. Volevo ascoltare il parere del Governo, perché la proposta veniva dal presidente della Commissione. Signor sottosegretario, lei sa che una normativa di carattere generale, come quella che stiamo producendo come Parlamento con questo provvedimento, non può non tener conto degli aspetti del riequilibrio.

PRESIDENTE. Invito il relatore ad esprimere il parere sui subemendamenti presentati all'emendamento 3.51 della Commissione.

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Signor Presidente, sui subemendamenti Borrelli 0.3.51.3, Marcora 0.3.51.1 e 0.3.51.2 il parere è contrario. Sul subemendamento Rava 0.3.51.4 vi è un invito al ritiro e a trasfonderne il contenuto


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in un ordine del giorno. Raccomada infine l'approvazione dell'emendamento 3.51 della Commmissione.

PRESIDENTE. Il Governo?

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dal relatore sui subemendamenti ed è favorevole sull'emendamento 3.51 della Commissione.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione del subemendamento Borrelli 0.3.51.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, questo subemendamento viene subito dopo la risposta che ha dato il Governo sulle competenze regionali. Sull'emendamento 3.51 della Commissione noi non siamo contrari, ma vediamo che così come formulato non è rispettoso delle competenze delle regioni. Allora, noi ci siamo fatti carico di riformulare questo emendamento in maniera tale che le regioni possano partecipare a pieno titolo al processo di riassegnazione.
In sostanza, abbiamo chiesto che si raggiunga un'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano. Inoltre, abbiamo mantenuto anche i criteri, che sono gli stessi che poi la Commissione ha inserito nel suo emendamento 3.51, ma che qui diventano politici, perché vengono posti all'attenzione delle regioni ed è insieme ad esse che si raggiunge quell'accordo con cui governare il settore.
Invece, nel prevedere quanto contenuto nell'emendamento presentato dalla Commissione ci sembra di entrare, questa volta, nel campo delle competenze delle regioni, con il rischio che qualche regione possa anche impugnare questo provvedimento e rendere poi inefficace il decreto-legge, qualora fosse riconosciuto che vi è un'ingerenza all'interno delle competenze delle regioni.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Borrelli 0.3.51.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 388
Votanti 386
Astenuti 2
Maggioranza 194
Hanno votato
177
Hanno votato
no 209).

Passiamo alla votazione del subemendamento Marcora 0.3.51.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, il mio subemendamento era stato approvato dalla Commissione e dal relatore quando non vi era ancora l'emendamento 3.51 della Commissione, sul quale abbiamo presentato questo subemendamento.
Intendo dire che nella riassegnazione delle quote revocate noi avevamo chiesto - e ciò era stato approvato inizialmente - un meccanismo premiale per quanto riguarda le imprese che non hanno mai splafonato, che hanno sempre rispettato le regole e che quindi si sono attenute al rispetto del sistema delle quote latte. Queste imprese sono le vere perdenti, le vere penalizzate di tutta la questione delle quote latte. Sono gli onesti che hanno sempre rispettato le regole, che non hanno aumentato la produzione, non hanno splafonato, oppure hanno comprato quote - questa è la cosa più importante -, pagandole fior di quattrini, per adeguare la loro dotazione di quote alla produzione che volevano raggiungere.
Quindi, si tratta di coloro che hanno investito nel futuro, nella loro azienda agricola, sono quelle imprese che hanno rispettato la legge e ciò gli è costato un


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esborso in termini finanziari molte volte di grandissima rilevanza, visto il prezzo attuale delle quote.
Queste imprese non sono state prese in considerazione dal provvedimento in esame.
Noi pensavamo fosse necessario dare un segnale politico anche a coloro - lo ripeto - che hanno rispettato la legge, attraverso un meccanismo premiale che nella riassegnazione delle quote permettesse a queste aziende di avere un titolo di priorità rispetto alle altre.
Quindi sosteniamo con forza questo subemendamento e chiediamo al Governo e al relatore di verificare di nuovo il proprio orientamento. In caso contrario, riteniamo che il contenuto della nostra proposta emendativa possa essere trasfuso in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, preannuncio che anche il nostro gruppo voterà a favore del subemendamento Marcora 0.3.51.1. Questo provvedimento, infatti, segue una logica secondo la quale si tende a sanare il pregresso rateizzandolo in trent'anni senza interessi.
Alcuni produttori non hanno rispettato le regole - non molti, per la verità -, si sono avute le cosiddette quote di carta, infine vi sono state commissioni d'inchiesta che hanno accertato delle illegittimità (per esempio, il fenomeno del latte in nero) ed il Governo, da parte sua, è riuscito a portare avanti solamente delle deboli azioni; in ogni caso, vi sono stati anche moltissimi produttori seri ed onesti.
Noi crediamo che sia giunta l'ora per la riassegnazione di quote revocate poiché, successivamente, quando saranno assegnate al nostro paese nuove quote dovremo dare un segnale forte a quei produttori i quali, hanno gestito seriamente le loro aziende.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Marcora 0.3.51.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 388
Votanti 387
Astenuti 1
Maggioranza 194
Hanno votato
180
Hanno votato
no 207).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Marcora 0.3.51.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

PIERO RUZZANTE. Ciascuno dovrebbe a votare per sé!

ALESSIO BUTTI. Guarda alla tua destra in alto!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 340
Maggioranza 171
Hanno votato
159
Hanno votato
no 181).

Passiamo alla votazione del subemendamento Rava 0.3.51.4, sul quale è stato formulato un invito al ritiro.
Chiedo al presentatore se accede all'invito al ritiro.

LINO RAVA. Signor Presidente, come ho già sottolineato nel mio precedente intervento, rispetto alla situazione passata l'unica differenza che riscontro - in seguito, forse, il Governo e il relatore (magari qualche rappresentante della Lega nord) mi forniranno qualche delucidazione


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al riguardo - è che su questo subemendamento è stato formulato, a tutt'oggi, un invito al ritiro, mentre ieri era stato espresso un parere favorevole.
In base alla normativa in esame le riassegnazioni dovranno essere effettuate dalle regioni e dalle province autonome, quindi impegnare il Governo attraverso un ordine del giorno mi sembra una cosa fuori da ogni logica.
Prego il sottosegretario di analizzare questa mia considerazione, in caso contrario rischieremmo davvero di cadere nel ridicolo.
Il Governo, anziché esprimere un parere favorevole su questo subemendamento, che prevede un meccanismo premiale per i produttori che hanno rispettato le regole, a questo punto, esprime un parere, sostanzialmente, contrario. Dal punto di vista politico non vorrei fosse questa la grande conquista della Lega, evocata, in qualche modo, questa mattina.
Questa è la conquista. Signor ministro, lei è riuscito a far abbandonare al gruppo della Lega una posizione ostruzionistica per fare in modo che si avviasse un normale dibattito; anzi, è accaduto qualcosa di più perché la Lega ha ritirato i propri emendamenti, quelli che nei giorni scorsi ha definito come straordinariamente importanti. Ci dice adesso di ritirare un emendamento che prevede il meccanismo premiale per il 20 per cento delle quote revocate che debbono essere attribuite in via prioritaria ai produttori che non hanno splafonato negli anni precedenti.
Vorrei fare i complimenti al ministro per la sua operazione direi straordinaria basata su poco, ma - come prima ha rilevato il collega Rossiello - è tanto rumore per nulla per quanto riguarda la Lega. Al di là dell'ironia, che credo sia quanto mai appropriata in questo caso, il fatto che lei ci dica di «no» ad un meccanismo premiale nei confronti di chi ha rispettato le regole è un messaggio molto negativo nei confronti dei due terzi dei produttori che, nel corso degli anni, hanno sopportato sacrifici per acquistare le quote, nei confronti di quei produttori che hanno ridimensionato anche la propria situazione produttiva per operare entro quelle regole definite dall'Unione europea e dallo Stato.
È un messaggio estremamente negativo e credo che lei se ne stia assumendo pienamente la responsabilità. Credo davvero che se l'accordo è basato su questo, è veramente fatto con i piedi di argilla. È una grande presa in giro nei confronti dei cittadini e dei produttori (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo )!

GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Signor Presidente, la questione è stata ampiamente dibattuta; peraltro, anche l'intervento dell'onorevole Rava si inserisce nell'ambito di questo discorso.
Vi è una quota molto limitata con riferimento alla quale è prevista una revoca riferita alla soglia del 70 per cento. L'Unione europea non ha consentito di tenere più alta la percentuale; avevamo, in particolare, chiesto che la soglia di produzione affinché fosse disposta la revoca fosse del 95 per cento, ma l'Unione europea si è espressa negativamente. Pertanto, abbiamo dovuto recedere alla percentuale del 70 per cento. Pertanto, non è stato possibile attivare questo meccanismo di riallineamento.
Stiamo discutendo di quantitativi estremamente limitati che non possono non essere mirati a cercare di ricondurre tutto il sistema nell'ambito della legalità, non premiando chi ha splafonato, ma andando ad incidere rispetto alla quota B tagliata, rispetto ai giovani e ad una realtà che deve emergere dal punto di vista produttivo. L'invito, rivolto pertanto, al fine di fare ritirare l'emendamento in esame e di farne trasfondere il contenuto in un ordine del giorno non è soltanto frutto di compromessi,


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ma di una certa logica che deve confrontarsi con risorse limitate. Questo invito è anche finalizzato all'idea di rispettare chi si è mosso all'interno delle regole con riferimento a tutto il provvedimento, non solo a questa norma che è un lenzuolo molto corto che non si può non utilizzare con riferimento alle situazioni di effettivo disagio.
Sottolineo anche che i produttori che hanno ricevuto la quota B tagliata non sono solo quelli che hanno superato la propria produzione, ma anche coloro che hanno operato entro le regole e che hanno subìto più direttamente la compressione nella aree vocate causata dal limite della quota.

PRESIDENTE. Chiedo allora all'onorevole Rava se acceda all'invito a ritirare il suo subemendamento.

LINO RAVA. Signor Presidente, non ritiro il mio subemendamento (credo di averlo detto nell'intervento precedente).
Non ha senso, infatti, ritirare il mio subemendamento, trasfondendone il contenuto in un ordine del giorno con riferimento ad un provvedimento con il quale diciamo alle regioni di operare in un certo modo.
O noi diciamo alle regioni che per quel ragionamento di equità abbiamo bisogno di definire un meccanismo premiale per una parte dei produttori, oppure lasciamo all'autonomia gestionale assoluta delle regioni questo aspetto. Questa poteva essere un'argomentazione convincente da parte del ministro. Le argomentazioni che invece egli ha portato non sono assolutamente convincenti perché si è parlato della dimensione del fenomeno ed è evidente che questo subemendamento ha un carattere di riconoscimento verso coloro che hanno rispettato le regole e che nell'ambito del provvedimento in esame non vengono minimamente considerate; per questa ragione noi abbiamo presentato questo subemendamento. Lei oggi ha svolto riflessioni che sono abbastanza labili; infatti, nei giorni precedenti il parere su questa proposta emendativa era di natura opposta e in qualche modo si sono contraddette le valutazioni. Le ho ricordato prima che se queste sono le argomentazioni utilizzate per fare l'accordo, esse sono veramente di scarsissimo valore, mentre invece avrebbe valore approvare questo subemendamento per offrire un segnale ai due terzi degli allevatori che hanno con sacrificio rispettato le regole. (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei associarmi nell'esprimere voto favorevole su questo subemendamento presentato dall'onorevole Rava. Vorrei inoltre svolgere una sottolineatura: il ministro, nel giustificare il cambio di orientamento da parte della Commissione e del Governo su questo subemendamento, ha fatto un ragionamento che riguarda le quantità che andrebbero redistribuite, dicendo che esse sono limitate; per questo prioritariamente occorre rivolgersi verso altri indirizzi.
Non credo che si possa ragionare di quantità, dal momento che il problema è il segnale che noi diamo al paese. Il segnale che diamo al paese è di natura negativa perché chi viene premiato di fatto è colui che ha «sforato», mentre chi si è comportato in maniera corretta con grandi sacrifici in questi anni si trova non in una situazione premiale, ma addirittura di penalizzazione. Di fatto, avviene nell'opinione pubblica, per i messaggi lanciati, quello che avviene con i condoni: i furbi vengono premiati e gli onesti pagano ancora una volta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei che vi fosse la


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presenza del ministro, tuttavia parlo al rappresentante del Governo e al relatore, nonchè al presidente della Commissione. Riteniamo molto grave quello che sta avvenendo. Relativamente ad un emendamento sul quale il presidente della Commissione ed il relatore avevano espresso un parere favorevole, ora si intende cambiare posizione in corso d'opera.
Il tema è molto importante perché riguarda coloro che sono stati corretti e rispettosi della legislazione del nostro paese e di quella comunitaria; si chiedeva di riconoscere questa correttezza, perché stiamo parlando della stragrande maggioranza dei produttori del nostro paese. Vi è la scelta da parte della Commissione e del Governo di modificare l'atteggiamento; si è chiesto l'invito al ritiro; non ho capito bene quale sarà il parere dal momento che non c'è alcuna intenzione da parte dell'onorevole Rava e degli altri proponenti del subemendamento di ritirarlo; non ho quindi ben capito quale sia a questo punto il parere della Commissione e quello del Governo. Se questo dovesse essere contrario, noi riteniamo questo un atto estremamente grave e scorretto rispetto alla posizione che la Commissione ed il Governo avevano assunto in quest'aula precedentemente. Vorremmo anche capire le motivazioni che hanno portato a modificare il giudizio su questo subemendamento. Se non venissero date tali spiegazioni, ciascuno si assumerebbe la responsabilità di quello che sta avvenendo in questo momento.

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, mi sembra che il relatore abbia fornito la sua versione.

PIERO RUZZANTE. Non ho capito il parere.

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, la Commissione aveva fornito la sua versione nel senso di un invito al ritiro; altrimenti, il parere è contrario.

PIERO RUZZANTE. Non era motivato.

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, non mi chieda se era motivato o meno. Sto prendendo atto di quello che è. Si tratta soltanto di porlo in votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sabatini. Ne ha facoltà.

SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, questo è un ramo del Parlamento italiano, riunito in sede deliberante, e si presume che ciascuno di noi abbia rispetto per l'altro. Ora, dopo la fase di trattativa pubblica che abbiamo potuto vedere ieri all'interno della maggioranza di Governo - tra una componente e il resto della maggioranza -, vi è stata una trattativa palese che ha avuto l'effetto di far cambiare parere al relatore sul subemendamento 0.3.51.4 del collega Rava. Il tema è il seguente: che il relatore abbia almeno la dignità e la buona volontà di spiegare a quest'Assemblea, nella quale tutti ci rispettiamo reciprocamente - che è sempre il Parlamento - come mai ciò sia accaduto. Se questo è il prezzo dell'accordo che avete raggiunto, almeno il relatore abbia la faccia tosta di dircelo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Mi sembra, onorevole Sabattini, che lei abbia utilizzato due termini, «dignità» e «faccia tosta», che non mi merito. La modifica del parere nasce dal fatto che la Commissione ha presentato alcuni emendamenti, tra cui il 3.51, che reca delle priorità, che va ad assorbire alcuni emendamenti che erano stati valutati all'interno della Commissione in una determinata maniera e che ha portato il relatore e il Governo a formulare ad un certo momento un parere difforme rispetto al precedente.


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 13,15)

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Penso che questo rientri nelle competenze della Commissione. La modifica del parere nasce quindi dall'emendamento che la Commissione ha presentato. La spiegazione è semplicemente questa.

RENZO INNOCENTI. Sono due cose diverse!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, la Lega è diventata - soprattutto il collega Vascon - improvvisamente silente in quest'aula...

RENZO INNOCENTI. Ma come mai?

ALDO PREDA. Non lo so, ma ciò ci lascia dubitare fortemente di questo subemendamento che noi avevamo presentato, dandogli un valore. Più concretamente, noi sappiamo che muoviamo pochissimo nel regime delle quote: muoviamo quasi niente. Però era importante dare un segnale ai produttori seri che hanno rispettato le regole - che sono parecchi nel nostro paese -, che non hanno aderito a corporative atipiche, che non hanno aderito ad associazioni atipiche, che non hanno aderito a primi acquirenti atipici, che si sono comportati seriamente nella gestione delle loro quote e che sono rimasti nei limiti delle quote assegnate. Era importante dare un segnale forte, sia in questo articolo 3 che successivamente, in un articolo che è stato inserito, per quanto riguarda l'ipotetica riassegnazione di nuove quote al nostro paese, da parte dell'Unione europea. Questo era il segnale forte da dare, nell'interesse dei produttori seri e per la serietà delle istituzioni! La Lega silente mi lascia dubitare.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei salutare il ministro degli esteri della Repubblica polacca, Wlodzimierz Cimoszewicz, amico dell'Italia (Generali applausi, cui si associano i membri del Governo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, questo emendamento riguarda uno dei punti che noi abbiamo giudicato importanti di questo decreto-legge, che comunque noi riteniamo debba continuare il suo iter. Tuttavia, siamo impressionati dall'ammansimento della Lega: parlando di mucche, sono diventati manzi, dato che non intervengono più (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Si ride).
Allora, con riferimento a questo «ammansimento», cari colleghi, ci viene il dubbio; viene fatto a danno degli onesti, perché, se questa è la mediazione, la mediazione è stata fatta a danno dei allevatori onesti che vanno così puniti per rendere appunto «manza» la Lega. E non solo. Si vocifera che la Lega, abbia anche ottenuto qualcosa di più robusto...

RENZO INNOCENTI. Forse il commissariamento!

LUIGI BORRELLI...forse il commissariamento!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Signor Presidente, s'invocano le regole. Si sostiene che siamo in questa situazione perché le regole non sono state rispettate. Con questo decreto-legge si vogliono indicare, in qualche modo, paletti per le regole. Scusatemi, ma quelli che le regole le hanno rispettate, possono essere premiati, sì o no? Questo è il punto, anche perché chi vorrà rispettarle, dovrà sapere che, se lo farà, potrà


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ricevere un premio. Di fatto, il silenzio della Lega la dice lunga. Tutti neri nella notte buia, gli onesti e i disonesti; noi siamo dalla parte degli onesti, caro Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Rava 0.3.51.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 372
Votanti 369
Astenuti 3
Maggioranza 185
Hanno votato
165
Hanno votato
no 204).

Prendo atto che l'onorevole Nicotra non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.51 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, intervengo per annunciare la nostra astensione dal voto sull'emendamento 3.51 della Commissione. Tale posizione è dovuta al mancato recepimento della regola generale sui produttori che avevano rispettato le regole e sta a significare che siamo d'accordo - lo ribadiamo - siamo d'accordo nell'affermare che, tra le priorità, ci sono anche: i produttori che hanno sùbito la riduzione della quota B, ai sensi della legge n. 46 del 1995, nei limiti del quantitativo ridotto; i giovani imprenditori agricoli; le nuove imprese, le nostre imprese, le giovani imprese, anche non titolari di quota. Però manca quel principio che chiedevamo fosse affermato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, intervengo per annunciare la nostra astensione dal voto sull'emendamento in esame perché recepisce alcune istanze che avevamo posto rispetto al testo precedente, in particolare, l'aggiunta del comma 4-bis, ossia quello che impedisce che le quote vengano riassegnate, una volta revocate, a coloro che hanno venduto, affittato o comunque ceduto, per un periodo superiore a due annate, in tutto o in parte, i quantitativi di riferimento. Questo perché, ovviamente, non è giusto che coloro che hanno venduto o ceduto delle quote si vedano riassegnare, da parte dello Stato, le quote revocate da altri produttori che non le hanno prodotte. Si tratta di un criterio di minima equità affinché lo Stato non vada a premiare coloro che hanno venduto o ceduto le quote. A ciò mirava il nostro emendamento Rava 3.34, recepito al comma 4-bis dell'emendamento 3.51 della Commissione.
Anch'io vorrei sottolineare la necessità che una volta che siano state riassegnate a tutte le regioni di provenienza la quota riaffluita alla riserva nazionale venga poi distribuita dalle regioni con la priorità della quota B tagliata. Questa è un'altra questione di equità perché ovviamente coloro che hanno avuto la quota B tagliata - e che, fino ad oggi, hanno compensato, grazie alla compensazione nazionale -, con questo nuovo decreto-legge, si vedranno maggiormente scoperti rispetto al passato. Adottare delle clausole che possano permettere, a coloro che hanno avuto la quota B tagliata, di avere titoli di priorità nella riassegnazione, da parte dello Stato, delle quote, è assolutamente importante.
Per questi motivi, siamo a favore di quest'emendamento. Tuttavia, la nostra astensione deriva dal mancato accoglimento del meccanismo premiale di cui abbiamo discusso durante l'esame della precedente proposta emendativa; ciò non ci permette di esprimere un voto favorevole. Quindi, ci asterremo dal voto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.51 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 383
Votanti 218
Astenuti 165
Maggioranza 110
Hanno votato
207
Hanno votato
no 11).

Sono conseguentemente preclusi gli identici emendamenti Lettieri 3.1, Potenza 3.2 e Rava 3.31, gli emendamenti Rava 3.32 e Marcora 3.33 e sono assorbiti gli emendamenti Rava 3.34 e 3.35.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 4.5, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 376
Votanti 224
Astenuti 152
Maggioranza 113
Hanno votato
223
Hanno votato
no 1).

Passiamo agli identici emendamenti Rava 4.137 e Marcora 4.138.
Chiedo ai presentatori se accettino la proposta di riformulazione.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, accetto la riformulazione del mio emendamento 4.138, pur sottolineando che il termine è ancora troppo lungo: nel nostro emendamento scendeva da novanta giorni a quindici; secondo la riformulazione, scende a quarantacinque.

PRESIDENTE. Vorrei, ma non posso, insomma ...
Prendo atto che anche l'onorevole Rava accetta la riformulazione del suo emendamento 4.137.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Rava 4.137 e Marcora 4.138, nel testo riformulato, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 388
Astenuti 1
Maggioranza 195
Hanno votato
388).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 5.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, c'è il problema del ruolo che, nel nostro paese, hanno le associazioni dei produttori, sia nel vecchio sistema delle organizzazione dei produttori sia nel nuovo sistema delle associazioni dei produttori.
Noi vogliamo che le associazioni dei produttori, nel nostro paese, svolgano un ruolo forte in tutti i settori, compreso quello del latte, anche laddove vi siano state debolezze da parte loro. Però, crediamo che la nostra agricoltura potrà avere un avvenire se sarà organizzata in forma associata.
Non significa più di tanto: è un segnale che vogliamo dare ai produttori agricoli di latte, ed anche degli altri settori, affinché usino il più possibile la struttura associativa.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento


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Rava 5.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Onorevoli colleghi, è inutile che vi riassuma la situazione, perché la conoscete!

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 387
Votanti 384
Astenuti 3
Maggioranza 193
Hanno votato
173
Hanno votato
no 211).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Olivieri 5.1 e Detomas 5.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Detomas. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE DETOMAS. Signor Presidente, l'accoglimento di questi emendamenti risponderebbe a ragioni di buonsenso: il procedimento legato al sistema di compensazione, che esclude dal pagamento delle sanzioni le aziende di montagna, renderebbe inutile tutta questa procedura, che appesantisce soltanto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, con questa serie di emendamenti, che ritroveremo quando passeremo all'esame degli articoli 10 e seguenti, vogliamo evidenziare - ma non per affermare diversità rispetto alle altre zone del paese, tanto meno rispetto a quelle svantaggiate - le problematiche della montagna. Nei loro interventi, i colleghi Borrelli e Crisci hanno correttamente impostato la questione.
Forse, dapprima il Governo e, poi, la maggioranza non hanno ben riflettuto sulla situazione della zootecnia in montagna. Questo provvedimento, che nella sostanza può essere anche condiviso, su alcune questioni mette in grave difficoltà la zootecnia di montagna. Il ministro Alemanno ha fatto un'affermazione che, purtroppo, non risponde al vero quando ha sostenuto che, per quanto riguarda le zone di montagna, la situazione delle quote latte è paritaria, nel senso che si produce tanto quanto si potrebbe produrre. Così non è! Così non è per motivi storici riferiti a tutte le questioni concernenti le quote latte.
Pertanto, è importante che vi sia una dimostrazione di sensibilità da parte del Parlamento sulle problematiche riguardanti la montagna. Ecco perché questo emendamento va approvato con convinzione!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, questi identici emendamenti - l'emendamento Olivieri 5.1 (che ho sottoscritto anch'io) e l'emendamento Detomas 5.9 - sono non casualmente sottoscritti da tutti i deputati del centrosinistra e delle minoranze linguistiche che sono eletti nel Trentino-Alto Adige/Südtirol e in Valle d'Aosta, perché riguardano i problemi - come è stato ricordato poco fa - della zootecnia di montagna.
Per ragioni di brevità, Presidente, a cui lei ci ha richiamato poco fa, io mi limito a richiamarmi agli interventi del collega Detomas e del collega Olivieri. Si tratta di valutazioni totalmente coincidenti con le mie (abbiamo preparato insieme gli emendamenti). Invito l'Assemblea a votare questi identici emendamenti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Olivieri 5.1 e Detomas 5.9, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 368
Votanti 366
Astenuti 2
Maggioranza 184
Hanno votato
164
Hanno votato
no 202).

RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Innocenti, lei lo sa, quando ha degli ordini da darci...

RENZO INNOCENTI. No, Presidente, è solo la richiesta di un'informazione su come intenda regolare i nostri lavori. Le spiego, Presidente. Ci sono Commissioni convocate, tra le quali alcune con impegni piuttosto gravosi ed importanti (cito la Commissioni bicamerale di vigilanza dei servizi radiotelevisivi), le cui sedute dovrebbero iniziare tra le 13,45 e le 14; ebbene, vorrei solo sapere se verranno sconvocate oppure se le sedute si svolgeranno. Visto che siamo qui dalle 9,30, vorremmo sapere cosa dobbiamo fare.

PRESIDENTE. È giusto, è giusto, onorevole Innocenti, anche perché il presidente della Commissione affari sociali era venuto a sottopormi la stessa questione per l'audizione del ministro Sirchia. Credo che noi non abbiamo assolutamente alternative, essendo all'ordine del giorno due decreti-legge, uno dei quali è in scadenza: o riconvoco la Camera la prossima settimana o, se vogliamo evitare questo, dobbiamo andare avanti oggi pomeriggio. Pensavo pertanto di andare avanti - ma non è che metto in discussione questo, perché è previsto nel programma dei lavori - fino alle 13,45-14, per riprendere dopo un'ora, certamente sconvocando le Commissioni, perché mi sembra che abbiano la priorità i problemi che stiamo discutendo.
Mi sembra giusto aver chiarito la questione relativa all'ordine dei nostri lavori. Direi pertanto di procedere nei nostri lavori fino alle 13,50 e di riprendere alle 15.

RENZO INNOCENTI. E sconvochiamo le Commissioni!

PRESIDENTE. E sconvochiamo le Commissioni. Se nella Commissione di vigilanza vi è l'accordo unanime, la riunione stessa si svolgerà tra le 14 e le 15, se ci sono problemi di divisione o ci sono pareri diversi, verrà anch'essa sconvocata.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, per distrazione non ho ben compreso la questione inerente alla sconvocazione delle Commissioni. Considerato che abbiamo un provvedimento in scadenza, si potrebbe lasciare la possibilità alle Commissioni di lavorare dalle 14 alle 15, al limite anche per tre quarti d'ora, dando il tempo necessario ai colleghi per lavorare. Le sarei grato se potesse valutare questa eventualità.

PRESIDENTE. Considerato quanto da lei esposto, procederemo in modo molto più semplice: interrompiamo i nostri lavori adesso e li riprendiamo alle 15, dal momento che i colleghi sanno che noi oggi pomeriggio, immagino fino alle 18, dobbiamo rimanere qui. Non c'è alternativa. Se il problema rappresenta un affare di Stato, sospendiamo adesso la seduta che riprenderà alle 15.

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