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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 ottobre 2001, n. 381, recante disposizioni concernenti l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), l'anagrafe bovina e l'Ente irriguo umbro-toscano.
Ricordo che, nella seduta del 19 novembre 2001, si è svolta la discussione sulle linee generali ed ha replicato il rappresentante del Governo, avendovi il relatore rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 1820 sezione 1), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 1820 sezione 2).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 1820 sezione 3).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
La Presidenza non ritiene ammissibile, a norma dell'articolo 96 -bis, comma 7, del regolamento, l'articolo aggiuntivo Molinari 4.01, che riguarda misure per fronteggiare la diffusione del morbo della lingua blu, ossia materia non strettamente attinente al contenuto del decreto (vedi l'allegato A - A.C. 1820 sezione 4).
Avverto che la Commissione affari costituzionali ha espresso il prescritto parere che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 1820 sezione 5).
Avverto altresì che la Commissione bilancio ha espresso il prescritto parere che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 1820 sezione 6).
Informo che è stato ritirato l'articolo aggiuntivo 4.03 del Governo.
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, potrei intervenire sul complesso degli emendamenti, ma chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, si tratta di due argomenti diversi, come lei mi insegna. Ci sono già degli iscritti a parlare sul complesso degli emendamenti.
ANTONIO BOCCIA. Preferisco sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Prendo atto che lei preferisce parlare sull'ordine dei lavori e vorrei anche che fosse sull'ordine dei lavori.
ANTONIO BOCCIA. È sull'ordine di lavori, Signor Presidente.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ho sollecitato, proprio quando era lei a presiedere l'Assemblea...
PRESIDENTE. La ringrazio del privilegio.
ANTONIO BOCCIA. ... una qualche attenzione della Presidenza sulla situazione che da qualche settimana, per non dire da qualche mese, si sta ripetendo nei nostri lavori, vale a dire il continuo ripetersi dell'agire del Governo attraverso decreti-legge.
DANILO MORETTI. Gli tolga la parola.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, la decretazione d'urgenza è arrivata al 79 per cento dell'attività di questa Camera. In questo caso, signor Presidente, si aggiunge un terzo vulnus a quelli già segnalati in precedenza; vi è una finzione nella commistione tra argomenti che potrebbero - al limite - anche essere urgenti e argomenti che con l'urgenza non hanno proprio alcuna attinenza. Certamente l'organizzazione dell'agenzia non risponde a criteri di urgenza.
NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, qual è l'ordine dei lavori?
PRESIDENTE. Colleghi, un attimo di pazienza, perché credo che l'onorevole Boccia abbia terminato il suo intervento. Prego, onorevole Boccia.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, vorrei pregarla di insistere su questa questione. Noi non possiamo procedere nei nostri lavori per decretazione d'urgenza, anche quando non vi è assolutamente alcuna urgenza. In questo caso, siamo in presenza di tre vulnus. Vorrei pregarla di insistere affinché il Presidente della Camera dei deputati insista nel porre fine a questa situazione e nel procedere secondo l'ordinario modo di legiferare del Parlamento, cosa che con questo Governo non sta avvenendo. Dico questo anche nell'interesse dei colleghi della maggioranza, perché non c'è proprio motivo di fare decreti-legge anche per questioni come questa, per le quali noi dell'opposizione avremmo un atteggiamento costruttivo ed un voto di astensione. Si potrebbero fare delle leggi migliori. Nel corso dei lavori - come avrà potuto notare l'Assemblea - la decretazione d'urgenza ha comportato che su alcune materie non si è potuto legiferare «bene» perché siamo stati costretti a rabberciare, nell'ambito dell'ottimo lavoro svolto dal Comitato dei nove, una serie abbastanza complessa e completa di nuove articolazioni che, se avessimo potuto procedere con i tempi e con il lavoro ordinari, forse avrebbero contribuito a fare una legge migliore.
Signor Presidente, la prego di intervenire fortemente perché si proceda nei lavori della Camera in maniera ordinaria e non per decretazioni d'urgenza (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, come lei sa, il Presidente Casini ha già preso un'iniziativa ma gli riferirò in merito alla richiesta che lei ha ribadito, di modo che il Presidente deciderà se insistere a sua volta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.
SAURO SEDIOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole sottosegretario, intervengo sul complesso degli emendamenti poiché, ritengo che, fra quelli presentati dall'opposizione, dalla maggioranza, dal Governo stesso, vi siano risposte concrete alla necessità di miglioramento del provvedimento che siamo chiamati ad approvare.
Debbo dire che nell'ultima settimana di discussione in Commissione vi è stata una svolta che ci ha permesso di superare la rigidità della maggioranza rispetto alle nostre richieste di modifica, nell'interesse dei produttori agricoli e del buon funzionamento
di AGEA. L'AGEA evoca l'AIMA; l'agenzia per le erogazioni in agricoltura certamente ha bisogno di funzionare, ma attenzione, dobbiamo apportare miglioramenti. Vi sono emendamenti che, se accolti dall'Assemblea, possono modificare il testo migliorandolo, tant'è che ci troveremo di fronte ad emendamenti presentati dall'opposizione analoghi a quelli presentati dal Governo. Questa è la prima testimonianza del fatto che c'è stata un'attenzione verso le proposte della minoranza: mi riferisco alla composizione del consiglio di amministrazione, che prevede la presenza delle regioni, alla possibilità - ho notato che vi è un emendamento della maggioranza analogo al nostro - di reinserire gli agrotecnici (che erano stati immotivatamente esclusi) e agli emendamenti che riguardano i compiti del consiglio di rappresentanza.
Il provvedimento era partito male. Non voglio usare parole della minoranza, ma espressioni della Conferenza Stato-regioni, del 25 ottobre scorso, ove si denunciava l'esclusione ed il mancato coinvolgimento delle regioni nelle preventive udienze conoscitive e rispetto alle loro proposte. Nel documento delle regioni si affermava che vi era stata una lesione del principio di leale collaborazione; aveva, cioè, prevalso nel Governo una linea efficientista - usando un eufemismo - che tendeva a negare ogni apporto ed ogni confronto per dimostrare l'indiscussa giustezza e prevalenza delle proprie posizioni.
Sì, bisogna riformare, sì, bisogna fare presto, ma una riforma evoca miglioramento rispetto alle situazioni precedenti! Se si peggiora la situazione, allora siamo di fronte ad una controriforma per cui non si potrà più parlare di riforma. Siamo andati vicini alla controriforma, ma adesso abbiamo la possibilità di recuperare in sede di discussione in Assemblea.
Ha prevalso la disponibilità, manifestata in Commissione, dello stesso sottosegretario Scarpa Bonazza Buora che oggi è presente in aula per seguirne i lavori.
Il carattere di urgenza di questo decreto-legge era motivato dalla necessità di accelerare l'erogazione dei premi e degli interventi comunitari alle nostre imprese agricole, ai produttori, al settore agroalimentare nel suo complesso.
Se consideriamo che l'AGEA, ogni anno, eroga 10 mila miliardi, ci rendiamo conto della portata di questo decreto-legge e della sua conversione. È chiaro che dobbiamo apportare un miglioramento in termini di efficienza.
Se pensiamo che le nostre imprese agricole, rispetto ad altri paesi europei membri, aspettano dieci volte in più nei tempi di erogazione (in Francia o in altri paesi l'erogazione avviene entro due, tre o quattro mesi, mentre nel nostro paese, a volte, si attende anche fino a due anni), ci rendiamo conto di quanto sia importante affrontare questa questione, già affrontata nel 1999 con la riforma dell'AIMA. Certo, le procedure sono determinanti ma debbono essere semplificate per liberare da un macigno burocratico l'AGEA che, in questi anni, attraverso l'AIMA, aveva bloccato molti interventi. Abbiamo rischiato, anche dal punto di vista della competitività, il ritardo con cui venivano fatte le erogazioni; pensiamo soprattutto ai danni che l'AIMA ha provocato nel settore zootecnico attraverso la gestione delle quote latte.
Tuttavia, non vi è solo una questione di procedure. Certamente, quelle vi sono, ma, bisogna considerare un altro aspetto quando si parla di velocizzare: la velocizzazione deve avvenire anche attraverso il decentramento, che ha provocato danni all'AIMA e al settore agricolo.
Ebbene, se non modifichiamo questo decreto-legge con gli emendamenti presentati, rischiamo di tornare indietro, di tornare nuovamente al vecchio vizio dell'accentramento. Infatti, il ministero si riprende funzioni importanti, che erano state decentrate e che oggi vengono riportate al ministero stesso; mi riferisco alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 1 e ai rapporti con la Commissione europea, sia per quanto riguarda il monitoraggio sia per quanto riguarda l'evoluzione della spesa. Il ministero si riprende questi compiti.
Abbiamo presentato un emendamento di soppressione della lettera a), ma, in via subordinata, riteniamo che almeno due membri segnalati della Conferenza Stato-regioni debbano accompagnare il ministro o i suoi rappresentanti nei rapporti con l'Unione europea, proprio perché gli organismi pagatori che si avvieranno nelle regioni - ne parlerò successivamente - hanno bisogno di un riferimento autonomo, anche rispetto all'Unione europea. Pertanto, insieme al ministero possono essere interlocutori in ordine ai rapporti con l'Unione europea.
Allo stesso modo, proponiamo altri emendamenti che vanno nella direzione di un maggior coinvolgimento delle regioni sia per quanto riguarda l'anagrafe zootecnica sia per quanto concerne il sistema informativo informatico che - e siamo d'accordo - deve essere sì nazionale, ma a rete: i sistemi regionali che a rete formano il sistema nazionale. Abbiamo visto che il sistema nazionale da solo non funziona. Chiediamo, in particolare, il sostegno agli organismi pagatori regionali.
Il ministro, nella scorsa settimana, ha operato bene: ha riconosciuto, dopo tante sollecitazioni, gli organismi pagatori regionali. Sono soltanto tre: mi riferisco all'agenzia regionale toscana per l'erogazione in agricoltura, all'agenzia dell'Emilia Romagna e all'organismo pagatore della Lombardia. Ve ne sono altri che, però, debbono essere riconosciuti ed è necessario che su questa strada si proceda celermente. Di fronte ai decreti del ministro che riconoscono i primi tre organismi pagatori è stato scritto che le agenzie regionali scaldano i motori. È vero; tuttavia, scaldare i motori non significa partire. Dobbiamo invece, oltre a scaldare motori, partire. Per fare questo - e le regioni lo chiedono -, occorrono 40 miliardi al fine di gestire le funzioni trasferite. Questi soldi non ci sono!
Comprendo che è difficile trovare una copertura all'interno di questo decreto-legge. Tuttavia, sulla base dell'incontro fra Ministero e regioni, è stato assunto un impegno nel reperire queste risorse. Noi riteniamo che tale impegno debba essere mantenuto entro l'anno, o meglio con l'approvazione della legge finanziaria, prevedendo al suo interno, se non vi sono altri canali, le risorse affinché gli organismi pagatori possano partire.
Onorevoli colleghi, in passato l'AIMA è stata definita come croce e delizia della nostra agricoltura: croce per le sue inefficienze, delizia per i fondi erogati. Ebbene, ora possiamo istituire un organismo moderno, efficiente e che possa sostenere la nostra agricoltura, di cui in questo momento, vi è un reale bisogno. Possiamo farlo se verranno accettati gli emendamenti da noi proposti; non soltanto i nostri ma anche quelli positivi che la maggioranza ed il Governo hanno proposto.
È necessario, se vogliamo che l'AGEA parta realmente, portare a termine l'anagrafe zootecnica e lo schedario vitivinicolo. Abbiamo bisogno di chiudere la partita delle quote latte perchè senza questi strumenti corriamo il pericolo di non poter utilizzare i fondi previsti dall'Unione europea.
Si tratta, quindi, del primo passo che compiamo: facciamolo in modo che esso possa arrecare dei benefici alla nostra agricoltura e al nostro sistema agroalimentare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il decreto legge al nostro esame affronta una materia di particolare delicatezza ed importanza, attesa da tutte le categorie interessate al mondo dell'agricoltura perché ingenti sono i finanziamenti comunitari messi a disposizione del settore, grazie all'impegno dei governi che negli anni passati si sono succeduti nel nostro paese.
Occorre, tuttavia, che tali finanziamenti vengano spesi in maniera adeguata, senza dispersioni e sprechi. A questo riguardo, il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, unitamente agli altri gruppi del centrosinistra, ha presentato una serie di emendamenti migliorativi del testo del decreto-legge.
Senza riprendere l'argomento del surplus di decretazione d'urgenza - lo ha descritto benissimo l'onorevole Boccia - dinanzi al quale ci troviamo in questa fase della nostra vita parlamentare, è certo che i decreti-legge, ancorché urgenti, non possono essere incompleti o superficiali.
Sotto questo profilo, abbiamo registrato diverse difficoltà e questo non riguarda soltanto noi della minoranza. Ad esempio, le Commissioni Bilancio e Affari esteri e comunitari hanno posto delle condizioni puntuali (sono negli atti a nostra disposizione) che richiedono modificazioni del testo. Ad alcune di esse, il Governo stesso si è adeguato - e registriamo positivamente questo fatto -, come nel caso della copertura finanziaria della proroga dell'ente irriguo umbro-toscano, che c'entra poco con la questione dei finanziamenti comunitari all'agricoltura, ma che, comunque, è stata inserita nel provvedimento. Tuttavia, non si tratta dell'unico punto e gli emendamenti presentati, infatti, sono numerosi.
Voglio dire subito con chiarezza che il gruppo della Margherita subordina il proprio voto ed il proprio atteggiamento finale sul decreto-legge al fatto che i più importanti o almeno i più significativi di questi emendamenti vengano accolti dal Governo e dalla maggioranza. Nei confronti delle regioni, in questa materia - come è stato già detto dal collega che mi ha preceduto - non possiamo compiere passi indietro. Le regioni in materia agricola sono altamente responsabilizzate e devono continuare ad esserlo: in materia agricola e di attuazione dell'Agenda 2000, esse sono equiparate agli Stati membri dell'Unione europea, nel senso che hanno la titolarità delle politiche su grandissima parte delle questioni attinenti al settore. Dunque, tutto ciò che riporta ad un accentramento in sede ministeriale non può che andare contro questa crescente e, a nostro avviso, giusta responsabilizzazione delle regioni, poiché crea debolezza nell'architettura complessiva del sistema. È importante che i rappresentanti delle regioni partecipino, a tutti gli effetti, agli organismi dell'AGEA e siano, quindi, inseriti nel consiglio di amministrazione.
Alla stesso modo è importante, per quanto riguarda l'anagrafe bovina - che è un altra delle questioni inserite nel decreto-legge -, che l'anagrafe nazionale tenga conto, assembli, unifichi o meglio coordini le anagrafi regionali, che sono di responsabilità delle regioni e che non possono essere smentite, neanche da eventuali errori di un'anagrafe nazionale.
Ma vorrei richiamare, in modo particolare, l'attenzione del Governo e di tutti i colleghi su un altro emendamento da noi presentato, l'emendamento Rava 1.7, che modifica il comma 1, lettera b), capoverso 4-bis dell'articolo 1, il quale è stato oggetto di osservazioni da parte delle Commissioni di merito che hanno esaminato il decreto-legge, in particolare dalla XIV Commissione (politiche dell'Unione europea). È evidente che, nel momento in cui si stabilisce un criterio, anche decentrato, per quello che riguarda i pagamenti, si fa una cosa in sé giusta, perché, volendo semplificare la burocrazia, si va verso il fruitore dei finanziamenti stessi; bisogna, però, garantire l'assunzione delle dovute responsabilità, soprattutto dal punto di vista dell'asseverazione delle dichiarazioni che vengono presentate ai centri degli organismi pagatori. In questo senso, l'emendamento Rava 1.7 ci sembra importante, perché anzitutto sottolinea alcune carenze strutturali, e non semplicemente formali, del decreto-legge e, in secondo luogo, perché va nella direzione di responsabilizzare complessivamente il sistema, invece di deresponsabilizzarlo.
Altre questioni sono state già affrontate da chi mi ha preceduto. A noi sembra che il decreto-legge debba essere complessivamente migliorato in maniera significativa e, lo ripeto, il nostro voto finale sarà in relazione all'atteggiamento della maggioranza e del Governo stesso in ordine alle proposte emendative da noi presentate (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.
CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, abbiamo valutato criticamente il testo del decreto-legge contenente disposizioni concernenti l'AGEA, l'anagrafe bovina e l'ente irriguo umbro-toscano, adottato dalla Commissione. La nostra è stata una valutazione critica, sostanziata in alcuni punti, a nostro avviso, fondamentali. Il primo di essi è relativo al ricorso alla decretazione d'urgenza: in cinque mesi siamo ormai a 40 decreti-legge (circa il 75 per cento dell'attività dell'Assemblea) sottoposti alla nostra attenzione, i quali non solo creano impedimento ad un normale funzionamento dell'Assemblea, ma non sempre - mi sia consentito - rispondono, obbiettivamente, ai criteri dell'urgenza. Questo è il caso del decreto-legge oggi al nostro esame.
Vedete, onorevoli colleghi, nel decreto-legge si invoca e si giustifica la procedura d'urgenza per intervenire su una provvedimento legislativo al fine di accelerare il processo di riscossione degli indennizzi. Questo è certamente necessario ed è un obiettivo condiviso da tutti. Si introducono, tuttavia, altri dispositivi, che hanno poco a che fare con tale necessità, si invoca l'urgenza e si dimentica di provvedere ad atti - questi sì - importanti, urgenti e fondamentali per dispiegare appieno l'attività dell'AGEA, come quelli dell'assegnazione delle risorse alle regioni al fine di rendere operativi gli organismi pagatori regionali.
Ci faremo carico di presentare un emendamento al disegno di legge finanziaria e chiediamo al Governo che nella legge finanziaria trovi accoglimento la richiesta che giunge dalle regioni. Prendiamo atto con favore il riconoscimento avvenuto, la scorsa settimana, dei tre organismi pagatori da parte del ministero, come diceva prima di me l'onorevole Sedioli. Mi sembra però uno strano modo di valutare l'urgenza e di predisporre il calendario delle emergenze.
La seconda questione che ci preoccupa è un'impostazione ricorrente nei decreti-legge che ci vengono sottoposti: invece di proporre la costruzione di un federalismo e di un decentramento dei poteri, tali provvedimenti puntano a rafforzare il ruolo dei ministeri, a rafforzare il centralismo. Non saprei come leggere, altrimenti, l'articolo 1, comma 1, lettera a), che oltre a snaturare il ruolo dell'AGEA, taglia fuori da questo processo le regioni, riportando in capo al Ministero delle politiche agricole e forestali una serie di attività svolte dall'AGEA stessa, attività di natura tecnica e non politica. Per questo motivo, lo riteniamo sbagliato. Abbiamo presentato, come gruppo di centrosinistra, diverse proposte emendative volte a correggere queste storture. Una di esse è volta ad eliminare questa parte dell'articolo 1. Invito l'Assemblea a prestare attenzione a tali proposte emendative perché una legislatura aperta nell'aspettativa di una nuova articolazione dello Stato, sancita anche dal referendum costituzionale, si scontra ogni giorno con processi inversi e di segno opposto.
La terza considerazione nasce dal fatto che, mentre si vuole affrontare un problema serio e sentito dagli operatori del settore, come quello di velocizzare la riscossione degli indennizzi, si introducono appesantimenti, confusioni di ruoli che potrebbero arrecare risultati opposti a quelli enunciati; si appesantisce la burocrazia invece che snellirla. Anche a tal proposito abbiamo presentato una serie di emendamenti volti a ridefinire le funzioni dei vari soggetti, ad ampliare il ruolo delle regioni, delle banche dati regionali e a definire procedure per il pagamento da parte dei centri di assistenza agricola, rispondenti alle normative comunitarie; tale questione è stata affrontata, a nostro avviso, con troppa leggerezza nel testo formulato dalla Commissione.
Abbiamo cercato, inoltre, di introdurre miglioramenti (qualora vengano accolti), nella parte dispositiva che istituisce il consiglio di rappresentanza. Anche questo organismo, se da una parte raccoglie la necessità di coinvolgere il mondo associativo e tecnico nell'acquisizione di valutazioni sul finanziamento dell'AGEA, dall'altra, così come è formulata la norma - se non verrà corretta - rischia di creare confusioni, sovrapposizioni con gli altri
istituti. Queste valutazioni ci hanno spinto nell'esaminare tale decreto-legge cercando di mettere in campo, non certo un'opposizione pregiudiziale, bensì sostanziata da un complesso di proposte emendative volte a migliorare il testo alla nostra attenzione, sia dal punto di vista dell'efficacia sia del riconoscimento del ruolo e della funzione delle regioni.
Dobbiamo sottolineare che alcune delle nostre osservazioni e critiche sono state condivise dal Governo e parzialmente accolte. Il Governo ha predisposto alcune proposte emendative che cercano di raccogliere le nostre valutazioni e sollecitazioni. Prendiamo atto di ciò con l'auspicio che il lavoro dell'Assemblea potrà ulteriormente migliorare questo decreto-legge. Alla conclusione di questo lavoro esprimeremo il nostro voto (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, poiché gli uffici mi hanno riferito che, per scadenza dei termini di tempo, non può essere posto in votazione un nostro subemendamento all'emendamento 1.18 del Governo, volevo semplicemente esporre le ragioni che ci avevano indotto ad assumere tale iniziativa, anche se non potrò avere la gioia di votare me stesso in funzione di emendatore.
Il testo dell'emendamento in parola presenta una situazione un po' brechtiana; e vorrei che lei avesse la pazienza di prenderne atto. Il testo originario, sul quale l'emendamento del Governo interviene, prevedeva che i controllati controllassero i controllori: è questa, appunto, la situazione che ricorda un brano del grande drammaturgo tedesco. Ma una cosa del genere, francamente, non poteva stare in piedi. Se ho bene inteso, considerato che il decreto-legge è alquanto caratterizzato da tecnicalità, l'emendamento 1.18 del Governo supera un po' il problema, ma fa comunque riferimento alla necessità di una relazione, che deve essere presentata al ministro semestralmente.
Ora, noi avremmo chiesto - e ci pareva una norma elementare - che anche le Commissioni parlamentari competenti potessero essere investite di questo compito di valutazione, di controllo e di riflessione sull'andamento delle cose e, quindi, che il ministro ed il ministero non fossero gli unici destinatari della relazione, ma potessero esserlo anche le Commissioni parlamentari.
Purtroppo, l'emendamento è inammissibile per motivi tecnici; ne volevo rappresentare, però, a futura memoria, l'assoluta ragionevolezza sia dal punto di vista della procedura sia da quello di una riappropriazione di funzioni da parte del Parlamento con riferimento ad un ruolo di controllo che non compete soltanto al ministero.
PRESIDENTE. Onorevole Gianni, la situazione brechtiana da lei evocata è fascinosissima; ma, forse, Bertolt Brecht l'avrebbe evitata presentando in tempo il subemendamento. Purtroppo, lei l'ha presentato fuori tempo massimo; ce ne dispiacciamo tutti, ma, per tale motivo, il subemendamento non può essere messo ai voti.
Nessun altro chiedendo di parlare sulle proposte emendative, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
MARIO MASINI, Relatore. Signor Presidente, il parere della Commissione è contrario sugli emendamenti Sedioli 1.3, Rava 1.1, Sedioli 1.4 e Alfonso Gianni 1.9, mentre è favorevole sull'emendamento 1.17 del Governo. Inoltre, la Commissione si rimette al parere del Governo sull'emendamento Rava 1.7 ed invita al ritiro dell'emendamento Rava 1.2, in quanto risulterebbe precluso dal precedente emendamento 1.17 del Governo...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Masini, ma le preclusioni vengono dichiarate dalla Presidenza, non dal relatore; perciò, con riferimento all'emendamento Rava 1.2, si intende che lei abbia invitato i presentatori al ritiro.
MARIO MASINI, Relatore. Certo, signor Presidente, la Commissione invita al ritiro degli emendamenti Rava 1.2 e 1.5, nonché dell'emendamento Losurdo 1.12.
PRESIDENTE. Ecco, questi ultimi emendamenti sarebbero preclusi...
MARIO MASINI, Relatore. ...in quanto assorbiti dall'emendamento 1.18 del Governo...
PRESIDENTE. No, l'emendamento 1.18 del Governo è stato riformulato.
MARIO MASINI, Relatore. Il parere della Commissione sull'emendamento 1.18 del Governo (Nuova formulazione) è favorevole.
Invito, altresì, al ritiro degli emendamenti Onnis 1.11, Misuraca 1. 10, Riccardo Conti 1.15, 1.13 e 1.14, Volontè 1.8, Molinari 1.16; il parere è favorevole sull'emendamento 1.19 (Nuova formulazione); invito al ritiro dell'emendamento Rava 1.6; sull'emendamento Rava 4.1 la Commissione si rimette al parere del Governo; il parere è contrario sull'emendamento Sedioli 4.2; invito al ritiro dell'articolo aggiuntivo Molinari 4.01
PRESIDENTE. Onorevole Masini, la Presidenza aveva già dichiarato inammissibile l'articolo aggiuntivo Molinari 4.01
MARIO MASINI. Relatore. Va bene.
Infine, esprimo parere favorevole sul subemendamento 0.4.02.1 della Commissione e sull'articolo aggiuntivo 4.02 del Governo.
PRESIDENTE. Il Governo?
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti Sedioli 1.3, Rava 1.1 e Sedioli 1.4; il Governo invita i presentatori a riformulare l'emendamento Rava 1.7, togliendo la prima frase «a condizione che nei centri medesimi sia presente un responsabile dell'assistenza che asseveri le dichiarazioni stesse», lasciando, invece, la seconda frase «Il ministro delle politiche agricole e forestali, con proprio decreto, definisce le caratteristiche delle garanzie integrative secondo quanto previsto dall'articolo 3-bis, comma 2, del decreto legislativo 27 maggio 1999, n. 165». Quindi, la nostra è una richiesta di riformulazione, altrimenti, invito al ritiro.
Esprimo parere contrario sull'emendamento Alfonso Gianni 1.9 e parere favorevole sull'emendamento 1.17 del Governo; sull'emendamento Rava 1.2, devo dire che non c'è un parere negativo, infatti, mi preme ricordare che Governo, maggioranza ed opposizione hanno condotto insieme, in Commissione agricoltura, un lavoro che ha dato poi vita all'emendamento 1.17 del Governo. Quindi, di fatto, l'emendamento Rava 1.2 rimane precluso, perché la richiesta, che l'opposizione, in maniera molto veemente, ha rivolto al Governo, di inserire due rappresentanti della Conferenza Stato-regioni, è stata accolta. Quindi, l'emendamento Rava 1.2 si considera precluso dall'emendamento 1.17 del Governo. Esprimo ovviamente, parere favorevole sull'emendamento 1.18 del Governo; invito al ritiro degli emendamenti Rava 1.5 e Losurdo 1.12.
Poi c'è tutta la lista di emendamenti, presentati sia dai colleghi della maggioranza sia da quelli dell'opposizione, che riguardano la composizione del consiglio di rappresentanza. Ebbene, il Governo si dichiara assolutamente compiaciuto per il lavoro costruttivo svolto in Commissione e nel Comitato dei nove. Notiamo che tutti i gruppi, signor Presidente, hanno voluto dare una particolare accentuazione alla presenza di questa o di quella componente del mondo agroalimentare in senso lato che, sicuramente, deve trovare rappresentanza nel comitato di rappresentanza. Però, onde evitare che il consiglio di rappresentanza diventi un organismo eccessivamente pletorico, il Governo ritiene di dover pensare ad una composizione più snella: i sette componenti originari più un rappresentante del mondo della tecnica agricola - quindi, non sono assolutamente
trascurati gli agrotecnici -, un rappresentante delle organizzazioni sindacali ed un rappresentante delle organizzazioni commerciali. Quindi, il Governo ha presentato l'emendamento 1.19 con cui tenta di superare ed armonizzare il contenuto di tutti gli emendamenti presentati al riguardo sia dalla maggioranza sia dall'opposizione.
Per quanto riguarda l'emendamento Rava 4.1, sul quale il relatore si rimette al parere del Governo, il Governo è lieto di annunciare ai colleghi dell'opposizione che esprime parere favorevole. Riteniamo che l'indicazione, che viene in maniera forte e reiterata da parte del Governo, sia un'indicazione giusta nella quale ci riconosciamo perfettamente e nella quale penso possa riconoscersi tutta la maggioranza.
Per quanto riguarda l'emendamento Sedioli 4.2, saremmo lieti, signori dell'opposizione, di poter esprimere un parere favorevole, purtroppo non possiamo farlo. Condividiamo le finalità di tale emendamento, cioè la creazione di una banca dati nazionale come sommatoria delle banche dati regionali, ma non possiamo esprimere un parere favorevole perché purtroppo, come loro sanno, le banche dati regionali utilizzano linguaggi informatici diversi. Mi sono informato ...
ALDO PREDA. Non è vero!
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Sì, onorevole Preda, questa è la risposta che mi è stata data, le dico anche da chi: dal Commissario governativo per la BSE che dice che sorgerebbero problemi assolutamente ingestibili sotto il profilo operativo. Dunque, la nostra è una risposta negativa motivata da questioni meramente tecniche e non certamente da questioni di carattere politico. Sul merito politico siamo sicuramente d'accordo.
L'articolo aggiuntivo Molinari 4.01 è stato dichiarato inammissibile; il 4.03 del Governo è stato ritirato. Sulle restanti proposte emendative il parere è conforme a quello della relatore
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Sedioli 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.
ALDO PREDA. Signor Presidente, ci siamo trovati davanti a questo decreto-legge con due necessità: la prima è quella di apportare, con degli emendamenti (su questo abbiamo incontrato la disponibilità del Governo e della Commissione), delle correzioni perché - l'ho già detto nel corso della discussione generale - questo al nostro esame è un provvedimento scritto male che rischia di creare problemi. Lo stesso servizio studi della Camera dei deputati lo ha rilevato. C'è poi un secondo ordine di problemi sui quali non sempre ci siamo trovati d'accordo (su alcune cose ci siamo trovati d'accordo, su altre no).
Sui primi tre emendamenti - interverrò anche sugli altri - c'è un problema grosso di carattere politico. Dobbiamo chiederci se intendiamo o meno rispettare il decentramento alle regioni attuato con i decreti Bassanini e il referendum del 7 ottobre sul federalismo. È questa la risposta che dobbiamo dare, perché, nel momento in cui correggiamo l'originario decreto legislativo 27 maggio 1999, n. 165, relativo alla soppressione dell'AIMA e all'istituzione dell'AGEA, e, in particolare correggiamo l'articolo 3, sostituendo il ministero in parte dei compiti dell'AGEA nei rapporti col FEOGA (cioè nei rapporti con un organo tecnico dell'Unione Europea, perché il FEOGA non è un organo politico ma un organo tecnico), creiamo una sovrapposizione di funzioni tra il Ministero delle politiche agricole e l'AGEA. Allora la domanda alla quale dobbiamo rispondere è la seguente: vogliamo creare questa dualità di funzioni tra i due organi?
A tal proposito, abbiamo proposto un emendamento che intende sopprimere, all'articolo 1, comma 1, lettera a). Qualora rimanga questa norma (si tratta di un aspetto tecnico), suggeriamo almeno di correggere la formulazione del Governo accogliendo l'emendamento Sedioli 1.3, che mira a prevedere che le funzioni del
ministero e dell'AGEA non si sovrappongano. Questo è il senso dell'emendamento: si tratta di un emendamento puramente tecnico che accoglie anche le istanze presentate dalle regioni e che intende correggere una norma scritta male.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono d'accordo con quanto appena sostenuto dall'onorevole Preda. Volevo svolgere solamente alcune considerazioni integrative. Si tratta di uno dei nodi fondamentali che riteniamo debbano essere sciolti per poter esprimere un parere favorevole su questo provvedimento.
Abbiamo già stabilito, con la riforma dell'AGEA, che i rapporti con il FEOGA debbono essere curati dalla stessa AGEA. È un ente tecnico, come già diceva l'onorevole Preda, ed i rapporti con un ente tecnico dell'Unione europea devono essere tenuti da un pari ente tecnico nazionale. Non vi è alcun motivo per cui questi rapporti debbano essere curati dal Ministero delle politiche agricole e forestali. Piuttosto, e anticipo in tal modo un giudizio sull'emendamento Sedioli 1.4, sarebbe importante la presenza delle regioni a questo tavolo tecnico.
In primo luogo, chiediamo, quindi, la soppressione dell'intera lettera a), relativa ai rapporti con il FEOGA e, in subordine, se viene creato un collegamento funzionale tra il Ministero delle politiche agricole e forestali ed il FEOGA stesso per quanto riguarda i pagamenti, riteniamo che sia necessaria la presenza anche delle regioni. Come diceva l'onorevole Preda, si tratta di recepire un suggerimento espresso dall'intera Conferenza Stato-regioni, recepimento che riteniamo indispensabile per poter esprimere un parere favorevole su questo disegno di legge.
Peraltro, se bisogna dare la possibilità al Ministero delle politiche agricole e forestali di avere rapporti con il FEOGA, bisogna comunque recepire l'emendamento Sedioli 1.3. Ciò è necessario proprio da un punto di vista tecnico, perché la legge n. 165 del 27 maggio 1999 recita testualmente: «L'agenzia è responsabile nei confronti dell'Unione europea degli adempimenti connessi alla gestione degli aiuti derivanti dalla politica agricola comune, nonché degli interventi sul mercato e sulle strutture del settore agricolo, finanziate dal FEOGA». Quindi, se vogliamo fare accedere il Ministero ai rapporti con il FEOGA, è necessario, proprio da un punto di vista tecnico, accogliere l'emendamento Sedioli 1.3 che pone, appunto, un'eccezione a quanto previsto dal comma 3 (che ho letto prima), inserendo la presenza del Ministero.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, francamente non si capisce il parere espresso sull'emendamento Sedioli 1.3. Il parere espresso, negativo, significherebbe nella logica un parere favorevole all'emendamento Rava 1.1, dove si sopprime il comma inserito dal Governo. Vi è, quindi, un problema tecnico, giustamente evidenziato dai colleghi.
Intendo svolgere molto brevemente alcune considerazioni rispetto ai motivi per cui abbiamo presentato questi emendamenti, che sono di carattere giustamente politico. Il fatto di riportare al Ministero compiti che abbiamo affidato, con una legge, all'AGEA, significa in sostanza delegittimare l'AGEA stessa, che è un organismo di diretta emanazione del Ministero. Concludo, perché vi sarà occasione di parlare di ciò anche in riferimento ad altri emendamenti. In sostanza, si tratta di un atto di sfiducia da parte del Governo nei confronti di un ente che è una propria emanazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, intervengo anch'io per sottolineare come il
parere negativo del Governo sull'emendamento Sedioli 1.3 sia, in realtà, incomprensibile. Sostanzialmente, infatti, con l'emendamento in esame si cerca di dire che, se il Governo riprende competenze che prima appartenevano all'AGEA, giustamente, esse devono essere sottratte a tale organismo, altrimenti si creerebbe soltanto confusione. Respingendo, infatti, l'emendamento in questione, si determinerebbe una condizione in base alla quale sia l'AGEA che il ministero verrebbero ad avere, presso il comitato del FEOGA, le stesse competenze.
Ciò dimostra quello che diceva all'inizio il collega Preda, ossia che il provvedimento in esame è stato redatto con grande confusione e commettendo errori anche materiali. In questo caso, noi, come opposizione, ci stiamo facendo carico soltanto di segnalare al Governo che si sta commettendo un errore materiale e ciò è incomprensibile. Stiamo offrendo un aiuto concreto teso a scrivere meglio, quanto meno, ciò che intendete fare e che non condividiamo (sulla lettera a) interverremo dopo nel merito), in modo che non si crei confusione. Tutti, infatti, sappiamo che il cattivo funzionamento dell'AIMA e dell'AGEA è dovuto proprio alle confusioni seminate per strada.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sedioli 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti445
Maggioranza 223
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 245).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 1.1.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.
ALDO PREDA. Signor Presidente, sull'emendamento Rava 1.1 riteniamo che debba essere rispettato il testo originario di istituzione dell'AGEA, che stabiliva che tale organismo fosse l'unico interlocutore tecnico del FEOGA e cioè dell'Unione europea.
Con questa norma, riportiamo al Ministero delle politiche agricole e forestali funzioni tecniche che avevamo attribuito all'AGEA. Allora, se vi sono dei federalisti (probabilmente siedono alle mie spalle) chiaramente rivolgo a loro il mio appello, non potendo fare altrimenti.
Stiamo riportando allo Stato centrale competenze tecniche che avevamo affidato all'AGEA. Stiamo parlando di competenze tecniche - prestate attenzione - e non politiche. In altri termini, la burocrazia del ministero si sovrapporrà a quella dell'AGEA. A nostro avviso, ciò non va bene, tant'è vero che tutte le regioni hanno «rincorso» questo articolo, così modificato, per tentare di apportare in qualche modo dei correttivi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, la riforma dell'AIMA e la costituzione dell'AGEA sono state, senza dubbio, tra le iniziative più importanti che il centrosinistra ha realizzato a favore dell'agricoltura.
La riforma ha consentito di superare le brutte vicende che avevano coinvolto l'AIMA, fino a far richiedere, in tempi diversi, la costituzione di più Commissioni di inchiesta.
Tuttavia, tale riforma è stata voluta anche per semplificare e rendere più spedito il rapporto nella gestione dei flussi finanziari del FEOGA-Garanzia tra il nostro paese e l'Unione europea e, quindi, per rispondere positivamente e tempestivamente alle esigenze degli imprenditori agricoli.
Negli anni scorsi si era creata una notevole confusione nella gestione dei dati, confusione che ha generato ritardi nei pagamenti, squilibri territoriali e nei comparti produttivi, squilibri nell'effettuazione della spesa e, a volte - anzi molto spesso - ha comportato incapacità di spesa delle risorse a disposizione.
PRESIDENTE. Onorevole Borrelli, la prego di concludere.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, il mio intervento non è a titolo personale!
PRESIDENTE. Sì, onorevole Borrelli, è già intervenuto l'onorevole Preda.
Può parlare un rappresentante del gruppo per cinque minuti, gli altri possono intervenire per un minuto.
LUIGI BORRELLI. In tal caso, la ringrazio, signor Presidente.
PRESIDENTE. Credo, comunque, che avrà occasione di intervenire successivamente.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, anch'io intervengo per dire che in questa maniera il ministero si vuole riappropriare di una funzione che la riforma dell'AIMA, nell'istituzione dell'AGEA, aveva appunto trasferito all'AGEA stessa.
Si tratta di un ruolo tecnico, quindi non si vede per quale motivo dovrebbe svolgerlo il ministero. Ricordiamoci che il regolamento n. 1258 dell'Unione europea stabilisce un unico interlocutore tra FEOGA ed ente pagatore nazionale: sarà, dunque, un'anomalia del tutto italiana quella di mandare due rappresentanti dello Stato italiano a dialogare sulle questioni tecniche con il FEOGA. In ogni caso, ciò rappresenta un arretramento rispetto alla riforma che, anche nelle relazioni di ieri, abbiamo sentito la maggioranza approvare e condividere in alcune parti.
L'altro problema, ma mi riservo di approfondirlo intervenendo sul prossimo emendamento, è che, comunque, vengono dimenticate le regioni che hanno, invece, un ruolo fondamentale come enti pagatori regionali.
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, intervengo brevemente solo per rassicurare i colleghi dell'opposizione che non vi è, alla base di questo provvedimento, alcuna manovra di carattere reazionario rispetto ad una pulsione federalista e regionalista che credo animi tutto il Parlamento.
Nessuno di noi, specialmente il Governo, vuole togliere alcun tipo di competenza alle regioni, anzi. Riteniamo, però, che il Governo, ed il Ministero delle politiche agricole in specie, debba svolgere fino in fondo l'attività di coordinamento, di rappresentanza e di monitoraggio dei flussi finanziari. Si tratta di un atto dovuto da uno Stato membro che risponde nei confronti dell'Unione europea per quanto riguarda tale questione.
Ciò non va assolutamente a detrimento dei compiti delle regioni, tra l'altro fissati dalla Costituzione. Siamo anche consapevoli di quanto avvenuto a seguito del recente pronunciamento referendario in ordine alle competenze delle regioni per quanto riguarda l'agricoltura. Dunque, non vi è assolutamente nulla di tutto questo. Vi è stata da parte nostra - credo - assoluta sensibilità costruttiva, non solo nei confronti della maggioranza che ci sostiene ma, soprattutto, nei confronti dell'opposizione e della Conferenza Stato-regioni, che ha espresso, al riguardo, un parere che condividiamo, andando ad integrare la composizione del consiglio di amministrazione di AGEA con i rappresentanti delle regioni.
Vedete, dunque, che niente può portare a pensare che questo Governo abbia qualcosa
contro l'attribuzione alle regioni di competenze specifiche in materia agricola.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, credo che l'intervento del sottosegretario sia molto significativo, ma si presti, ovviamente, a letture diverse. Infatti, se è vero - e mi auguro sia così - che le intenzioni del Governo non sono quelle di pulsione antifederalista, è certamente vero che con l'inserimento di questo comma nel provvedimento in esame si compie un atto antifederalista. Da un lato, infatti, con un comma successivo si allarga il consiglio di amministrazione dell'AGEA ai rappresentanti delle regioni: si tratta di un fatto giusto, poi discuteremo rispetto alla composizione numerica di tale organo. Dall'altro lato, però, con questo comma si svuota l'AGEA di un compito importante. Infatti, il monitoraggio è un compito importante perché significa verificare quale sia lo stato di utilizzo delle risorse e significa anche pensare a come tali risorse debbano essere riallocate.
Dunque, così com'è scritto l'articolato, escludiamo qualsiasi intervento delle regioni da questo momento importantissimo per quanto riguarda l'entità delle risorse di cui stiamo discutendo (il collega Sedioli ha parlato di 10 mila miliardi l'anno).
Allora, da un lato, allarghiamo il consiglio di amministrazione dell'AGEA, dall'altro togliamo poteri alla stessa AGEA. Mi sembra che, anche se non è derivato da una pulsione antifederalista, sia, di fatto, un provvedimento che elimina un importante coinvolgimento delle regioni in uno degli atti fondamentali rispetto agli aiuti che si devono fornire alle organizzazioni.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 458
Votanti 457
Astenuti 1
Maggioranza 229
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 251).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sedioli 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, la mancata approvazione del nostro emendamento, cioè la soppressione della lettera a), ci porta evidentemente, per le ragioni che abbiamo spiegato, a considerare che il Governo ritiene che sia compito politico colloquiare con il comitato FEOGA, non con la Commissione, per quanto riguarda i flussi della spesa. Ebbene, se questo è, se il Governo si colloca in tale posizione, appare evidente che le regioni non possono essere escluse da questo rapporto. Occorre allora dare spazio ad un emendamento che noi abbiamo presentato, ma che abbiamo ripreso precisamente dal comitato delle regioni e delle province autonome, dove è stato detto che se il Governo interviene nella trattativa, che diventa così politica, sul FEOGA-Garanzia anche le regioni, che sono in ultima analisi gli organismi competenti a gestire l'agricoltura nel nostro paese, devono essere presenti. Per tale ragione noi auspichiamo, signor Presidente, che l'emendamento Sedioli 1.4 venga approvato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. L'onorevole Borrelli mi ha anticipato: volevo solo sottolineare quanto ha già affermato lui. In questo caso, sottosegretario Scarpa Bonazza Buora, si nota l'intento non in sintonia con il federalismo del Governo: nel fatto di
non voler far accedere le regioni al rapporto con il FEOGA. Sappiamo tutti che dalla riforma dell'AGEA venivano previsti gli organismi pagatori regionali. Alcuni di questi sono stati già istituiti, anche se vi è sicuramente un grave ritardo. Nei casi in cui tali organismi sono stati istituiti è giusto che essi abbiano la possibilità, laddove a tenere rapporti con il FEOGA non sia solo l'AGEA ma anche il Governo, di sostenere le loro esigenze e le loro valutazioni di monitoraggio dell'evoluzione della spesa. È importante che l'emendamento in esame venga approvato per permettere appunto che la rappresentanza delle regioni nei rapporti con il FEOGA sia garantita nell'ambito del disegno di legge di riforma dell'AGEA. Ricordiamoci che esistono gli organismi pagatori regionali e non si capisce per quale motivo essi non debbano avere voce in capitolo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sedioli 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 458
Votanti 457
Astenuti 1
Maggioranza 229
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 255).
Chiedo ai presentatori dell'emendamento Rava 1.7 se accolgano la riformulazione proposta dal rappresentante del Governo.
ALDO PREDA. Signor Presidente, ho bisogno di fare una premessa, poi, se il Governo chiede la votazione per parti separate, ci comporteremo di conseguenza.
Vi è un problema. La XIV Commissione si preoccupa di questa formulazione legata ai centri di assistenza agricola, invitando la Commissione di merito - tanto è vero che la Commissione di merito ha discusso a lungo di tale problema - alla conformità con la normativa comunitaria della previsione secondo la quale gli organismi pagatori sono autorizzati a conferire immediate esigibilità alle dichiarazioni presentate tramite i centri di assistenza agricola, considerato che la responsabilità, in ordine alla regolarità dei pagamenti, spetta in primo luogo agli Stati membri, che si avvalgono degli organismi pagatori e, solo successivamente, in sede di verifica, all'Unione europea. In tal modo, l'immediata esigibilità delle domande sembrerebbe non consentire un tale controllo, con conseguente possibile responsabilità dello Stato italiano.
A seguito del parere espresso dalla XIV Commissione, ci siamo preoccupati su come fare ad intervenire in merito a tale modifica della legge originaria, che è importante - e su tale aspetto abbiamo concordato con il Governo - per alleggerire alcuni passaggi burocratici, ma che tuttavia rischia di essere impugnata dall'Unione europea. Allora, come si può fare?
Purtroppo, su tale questione, gli organi tecnici del ministero non ci hanno supportato più di tanto. Dunque, abbiamo pensato di presentare questo emendamento e la riformulazione chiesta dal Governo mi sembra non risolva il problema.
Osservando le procedure tecniche dell'Unione europea, abbiamo presentato questo emendamento, che non fa altro che formalizzare un elemento tecnico, seguito dall'Unione europea, vale a dire quello dell'asseveramento dei documenti, che in questo caso viene attuato dai funzionari dei centri di assistenza, delegando poi il ministro ad emanare un decreto ministeriale contenente tutte le norme relative alle eventuali garanzie integrative.
Se accettiamo questa riformulazione, viene tolta la prima parte - quella che può interessare l'Unione europea - con la quale si garantisce, in ogni caso, che le dichiarazioni vengano asseverate. In tal modo, riusciamo
ad essere conformi alla normativa europea, mentre, lasciando la seconda parte, ritengo vi siano rischi di impugnazione da parte dell'Unione europea.
LINO RAVA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, apprezzo lo sforzo del Governo nell'esprimere la volontà di approvare il mio emendamento 1.7 a seguito di una riformulazione dello stesso. Naturalmente, il sottosegretario conosce bene le ragioni per le quali non siamo d'accordo.
Tuttavia - se mi è consentito - faccio una controproposta. Noi potremmo rinunciare a questa prima parte dell'emendamento, sottoponendo il decreto ministeriale ad un parere delle Commissioni parlamentari. Questo potrebbe essere un modo per riuscire a trovare una definizione corretta delle procedure, riconoscendo un ruolo al Parlamento su un problema assolutamente delicato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Anche in questo caso abbiamo dovuto apportare, attraverso la presentazione di questo emendamento, modifiche al decreto-legge, per rendere la norma applicabile.
Vi è un parere della XIV Commissione che parla chiaro. L'Unione europea vuole avere garanzie precise sugli enti pagatori, per quanto concerne l'esigibilità dei pagamenti.
Quindi, lo strumento dell'asseverazione è l'unico possibile per rendere attuabile questo controllo. Mi sembra che la proposta dell'onorevole Rava sia da accogliere, benché, naturalmente, nella sua formulazione originaria, l'emendamento Rava 1.7 funzionasse sicuramente meglio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, intervengo per ricordare che il regolamento CE n. 1258/1999, all'articolo 4, secondo periodo, lettera a), a proposito delle domande da finanziare con il fondo FEOGA - sezione garanzia, recita: «il controllo dell'ammissibilità delle domande e della loro conformità alle norme comunitarie, prima dell'ordinazione del pagamento». Dunque, se non si individua un sistema per certificare che prima dell'ordinazione del pagamento vi è stato un controllo, temo che la norma finirà con l'essere impugnata dall'Unione europea.
Per questa ragione, noi abbiamo presentato l'emendamento Rava 1.7. L'asseverazione rappresenta, di fatto, una specie di controllo attuato preventivamente, prima che il titolo diventi esecutivo. Per questo abbiamo insistito. Naturalmente, se si dovesse proporre una diversa formulazione, saremmo pronti a prenderla in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, desideravo semplicemente sottolineare che, a mio giudizio, l'emendamento Rava 1.7 è nell'interesse del Governo e dell'insieme della struttura burocratica che dovrà occuparsi della materia, oltre che nell'interesse degli agricoltori: mi riferisco, naturalmente, agli agricoltori onesti.
Più volte, negli anni passati, abbiamo assistito ad inchieste o presunte tali da parte di organismi di controllo, del Corpo forestale dello Stato, di polizie amministrative varie e via dicendo che sanzionavano situazioni di non conformità rispetto a ciò che veniva dichiarato. Allora, chiarire come debbano funzionare le cose e stabilire che c'è qualcuno che certifica va a garanzia dell'intero sistema che mettiamo in atto. Credo che effettivamente ci sia motivo di impugnativa e di osservazione da parte dell'Unione europea. Non capisco perché il Governo non debba preoccuparsi per primo di avere una garanzia di trasparenza in questa materia.
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, mi rallegro per il fatto che anche in questa sede abbiamo modo di individuare formulazioni più efficaci. Il Governo si dichiara disponibile ad accogliere la riformulazione proposta dai presentatori dell'emendamento Rava 1.7, secondo la proposta dell'opposizione.
PRESIDENTE. Onorevole Scarpa Bonazza Buora, le chiedo di leggerla testualmente.
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, inviterei il collega Rava a rileggere l'emendamento 1.7 nella formulazione definitiva.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Rava.
LINO RAVA. Signor Presidente, propongo di stralciare dal testo del mio emendamento 1.7, l'espressione a partire dalle parole «, a condizione» fino a «le dichiarazioni stesse». La nuova formulazione sarebbe la seguente: «Il Ministro delle politiche agricole e forestali, con proprio decreto, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari definisce le caratteristiche delle procedure e delle garanzie integrative secondo quanto previsto dall'articolo 3-bis, comma 2, del decreto legislativo 27 maggio 1999, n. 165.»
PRESIDENTE. Questo si chiama legiferare in diretta!
Prendo atto che sul testo così riformulato vi è l'accordo dei presentatori dell'emendamento Rava 1.7, del rappresentante del Governo e del relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 1.7, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 463
Votanti 462
Astenuti 1
Maggioranza 232
Hanno votato sì 458
Hanno votato no 4).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 455
Votanti 324
Astenuti 131
Maggioranza 163
Hanno votato sì 73
Hanno votato no 251).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.17 del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, veniamo al cuore dei problemi, ossia alla partecipazione delle regioni al consiglio di amministrazione dell'AGEA, fortemente richiesta dalla Conferenza Stato-regioni, che noi abbiamo voluto riproporre nell'emendamento successivo, Rava 1.2. Con questo emendamento del Governo, vengono accolti due nuovi membri nel consiglio di amministrazione dell'AGEA, ma in aggiunta all'attuale numero dei consiglieri di amministrazione:
in altre parole, il consiglio passa da 5 a 7 membri, con i due nuovi designati dalla Conferenza Stato-regioni.
Noi ci asterremo dal voto su questo emendamento, che ci sembra un passo avanti a quanto precedentemente previsto, perché permette alle regioni almeno di far parte dell'organo politico di gestione dell'AGEA. Come esposto nell'emendamento Rava 1.2, ci sembrava più giusto che tra i 5 membri già previsti nel consiglio di amministrazione due fossero rappresentanti delle regioni: accettiamo il fatto che debbano essere necessariamente aggiuntivi, ma sicuramente avrebbe avuto un significato politico diverso se questi membri fossero stati designati tra i 5 già previsti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.
ALDO PREDA. Signor Presidente, non tanto per condividere la richiesta delle regioni, quanto proprio per ricreare l'equilibrio esistente nel decreto-legge originario, avevamo cercato di inserire tra i 5 membri del consiglio di amministrazione dell'AGEA due membri designati dalla Conferenza Stato-regioni su segnalazione della rappresentanza delle regioni e delle province autonome. Il Governo ha parzialmente accolto questa nostra richiesta, anche se ha portato il consiglio di amministrazione da 5 a 7 componenti. Quindi, il peso delle regioni è inferiore e pertanto noi ci asterremo su questo emendamento del Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo per personale, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, a differenza della nostra proposta, il Governo introduce due membri in più in rappresentanza delle regioni all'interno del consiglio, portando a 7 il numero dei componenti. Ovviamente, si capisce subito che un peso è due su cinque, un altro peso è due su sette. Il Governo dà l'impressione di recepire la richiesta dell'opposizione e delle regioni non per convinzione, ma essenzialmente perché non può farne a meno. Traspare un regionalismo - mi scuserà il sottosegretario Scarpa Bonazza Buora - piuttosto peloso: non il riconoscimento pieno e convinto del ruolo delle regioni in questa materia, ma quasi una sorta di concessione che il Governo fa alle regioni, coinvolgendole in maniera del tutto marginale nel consiglio di amministrazione dell'AGEA.
Ritengo che ci dovremo astenere dal voto in quanto, ovviamente, non si può votare visto che non viene dato il peso e la rilevanza che noi volevamo. Tuttavia, è un passo avanti rispetto al decreto-legge iniziale.
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, volevo rassicurare il collega che è appena intervenuto che il nostro non è un regionalismo peloso, ma assolutamente glabro, liscio come una palla di biliardo.
Le devo anche dire che l'AGEA è un organismo di coordinamento di altri organismi pagatori regionali che si confronta con l'Unione europea. A sua volta è un organismo non solo di coordinamento ma anche pagatore, in quanto non tutte le regioni sono in grado, né pensano né debbono per forza costituire un proprio organismo pagatore. Quindi abbiamo ritenuto che due componenti in un consiglio di amministrazione composto da sette siano una presenza equilibrata, assolutamente contemperante le esigenze di coordinamento e anche l'esigenza di dare un'adeguata rappresentatività alle regioni. Riteniamo di essere stati equilibrati, non "pelosi", me lo consenta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, a questo intervento del Governo che mi pare abbastanza strano. Il sottosegretario dichiara che ci sono alcune regioni che non intendono effettuare questi pagamenti o che non sono capaci di effettuarli. Questo provvedimento segue una lunga fila di altri provvedimenti che hanno riaccentrato nelle competenze dello Stato materie che la Costituzione già largamente ha trasferito alle regioni. Anche questo provvedimento contiene sicuramente degli elementi di anticostituzionalità. In questo caso, però, a prescindere dalle questioni di principio, chiederei esplicitamente al Governo di dirci quali siano le regioni che non intendono avere queste competenze, poiché la cosa mi pare veramente molto grave. Personalmente, non credo vi siano regioni che non intendano procedere o che non sono capaci di farlo, ma se ce ne fossero, forse è il caso che il Governo lo riferisca al Parlamento, così anche noi potremmo venire a conoscenza delle regioni che rifiutano un trasferimento di compiti e di funzioni.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 453
Votanti 268
Astenuti 185
Maggioranza 135
Hanno votato sì 264
Hanno votato no 4).
Ricordo che per l'emendamento Rava 1.2 vi sarebbe un invito al ritiro, ma in verità l'emendamento in questione è stato in parte assorbito ed in parte precluso a seguito della votazione dell'emendamento 1.17 del Governo. Per ciò che concerne l'emendamento 1.18 del Governo vi è una nuova formulazione e verrà posto in votazione dopo l'emendamento Losurdo 1.12.
Passiamo all'emendamento Rava 1.5. Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro del loro emendamento.
LINO RAVA. Sul nostro emendamento che ha lo stesso contenuto di una parte di quello del Governo, ovviamente c'è la disponibilità al ritiro perché sono molto simili. Però - se non sbaglio - l'emendamento del Governo ha in più anche la parte relativa alla composizione del consiglio di rappresentanza.
PRESIDENTE. Onorevole Rava, stiamo discutendo il suo emendamento.
LINO RAVA. Signor Presidente, posso cercare di spiegarmi? Mi scusi, se l'emendamento 1.18 del Governo (Nuova formulazione) è quello che mi hanno dato adesso e non quello che avevo, sono d'accordo a ritirare il mio emendamento 1.5.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo all'emendamento Losurdo 1.12. Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro del loro emendamento.
STEFANO LOSURDO. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.18 (Nuova formulazione), del Governo che è stato testè distribuito.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, il Governo con tale emendamento ha sostanzialmente accolto un emendamento, che avevamo presentato in Commissione, teso ad evitare che all'interno dell'AGEA vi fosse un dualismo in ordine alla direzione dell'agenzia.
Secondo la prima formulazione del provvedimento, infatti, a fianco del consiglio di amministrazione si prevedeva un
consiglio di rappresentanza con compiti che lo ponevano in assoluto antagonismo con il consiglio di amministrazione, laddove veniva affermato che: al fine di tutelare i diritti dei destinatari degli aiuti, il consiglio di rappresentanza sorveglia la regolarità e l'efficienza delle procedure adottate dall'agenzia medesima. Nel caso di difformità di valutazione con il Consiglio di amministrazione, rappresenta al ministro, con analitica relazione, le problematiche rilevate per gli eventuali provvedimenti di competenza.
Evidentemente, tutto ciò avrebbe creato il rischio di immobilismo e di paralisi dell'agenzia stessa. Siamo, pertanto, contenti che il Governo abbia presentato questo emendamento, sostanzialmente molto simile all'emendamento Rava 1.5 che è stato ritirato. Pertanto esprimiamo un voto favorevole sull'emendamento del Governo in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.
SAURO SEDIOLI. Signor Presidente, esprimo anch'io un voto favorevole sull'emendamento del Governo in esame. È positivo, infatti, che si sia definito in questo modo il compito del consiglio di rappresentanza, anche perché ciò può evitare contrapposizioni o confusioni nei compiti da svolgere. Ribadisco, pertanto il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, non esprimevo, prima, alcun rimprovero, ma un rammarico per la mancanza di tempismo. Ho trasfuso quell'ipotesi di subemendamento all'emendamento 1.18 (Nuova formulazione) del Governo in un ordine del giorno che lei, signor Presidente, può leggere e valutare; pertanto ci asterremo sull'emendamento del Governo in attesa di ascoltare, al termine della votazione degli emendamenti e degli articoli del provvedimento, il parere del Governo su tale ordine del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 (Nuova formulazione), del Governo accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 448
Votanti 440
Astenuti 8
Maggioranza 221
Hanno votato sì 438
Hanno votato no 2).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.19 (Nuova formulazione) del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.
ALDO PREDA. Signor Presidente, sul numero e sulla composizione del consiglio di rappresentanza, in Commissione abbiamo discusso, ci siamo divisi, esprimendo però alcune valutazioni abbastanza comuni. Prendiamo atto dell'emendamento del Governo sul quale però ci asteniamo.
Il principio è instaurato per il consiglio di rappresentanza, che sta diventando - giustamente - un consiglio degli utenti, lo vediamo bene. Ma in questo Consiglio di dieci membri, così come ci viene proposto, mi sembra che vi siano figure e non utenti. Non intendiamo aprire in merito a ciò una discussione che in Commissione è stata già abbastanza lunga. Diciamo che il principio va bene, ma ci asteniamo sulla composizione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, anche i deputati del gruppo della Margherita si asterranno sull'emendamento in esame, con la richiesta al Governo di spiegarci cosa si intenda per rappresentanza del settore commerciale.
Non penso che si tratti di dettaglianti o di esercenti esercizi: credo si tratti di aziende e di associazioni di rappresentanza delle imprese di import ed export. Ritengo infatti che siano le aziende di export, tramite l'AGEA, a beneficiare di contributi comunitari per quanto concerne i prodotti agricoli esportati.
Chiederei pertanto al Governo di specificare il punto perché in questa dizione il testo non è chiaro. Infatti, rappresentanti del settore commerciale potrebbero essere la Confcommercio, la Confesercenti, anche per quanto riguarda la rappresentanza degli esercizi commerciali.
Ci asteniamo su questo emendamento per due ragioni: a partire dalla considerazione che è stata riformulata la competenza del consiglio di rappresentanza e che, quindi, viene attribuita una funzione di valutazione dell'andamento della spesa e dei pagamenti da parte della AGEA, avremmo preferito - come indicato nel nostro emendamento - un numero di membri del consiglio superiore a quello previsto, per far sì che la funzione di rappresentanza esercitata da questo consiglio potesse essere più ampia possibile. Restringere pertanto la sua composizione a dieci membri ci sembra riduttivo. Soprattutto ci sembra riduttiva l'esplicita assenza delle associazioni di prodotto all'interno di tale consiglio. In sede di Commissione, - il rappresentante del Governo ricorderà che se ne è discusso - lei stesso, signor sottosegretario, concordava circa la necessità che vi fossero rappresentate, all'interno di questo consiglio di rappresentanza, le associazioni di prodotto.
Esse sono, ancora prima delle organizzazioni professionali, i soggetti maggiormente titolati a rappresentare i beneficiari dei pagamenti dei contributi comunitari.
Chiederei quindi, in conclusione, di specificare cosa si intenda per settore commerciale, esprimendo una posizione di astensione a causa del ristretto numero dei membri componenti questo consiglio di rappresentanza e della completa assenza delle associazioni di prodotto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, intervengo rapidamente per richiamare l'intervento svolto dal collega Marcora e nel quale si sottolinea l'assenza, all'interno di questo nuovo emendamento proposto dal Governo, di almeno un rappresentante delle organizzazioni dei produttori. Mi sembra estremamente importante che questa presenza venga prevista. Chiedo pertanto al Governo se sia possibile pensare ad un'integrazione dell'attuale consiglio. Mi parrebbe infatti estremamente importante.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo ha presentato, già in sede di Commissione, una richiesta volta a valutare l'opportunità di prevedere, all'interno del consiglio di rappresentanza, alcuni rappresentanti indicati dal consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti.
È evidente, infatti, che il lavoro importante e delicato che si svolge nel comparto agroalimentare vede e deve vedere sempre più una presenza degli utenti, non soltanto di quelli del comparto agricolo, ma anche dei consumatori. Essi rappresentano in ogni caso un elemento importante e non possono diventarlo solo in occasione di emergenze alimentari.
Il gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo esprime dunque una posizione di astensione perché il principio di una verifica, di una valutazione e del coinvolgimento di «pezzi» della filiera è importante. Richiederei, anche se non sarà possibile in questo momento, il recupero di una presenza
anche dei consumatori. Al riguardo, noi del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo valuteremo l'opportunità della presentazione di un ordine del giorno, al fine di predisporre le modalità per garantire la presenza delle associazioni dei consumatori e per un più ampio coinvolgimento della filiera.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.19 (Nuova formulazione) del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva. (Vedi votazioni).
(Presenti 453
Votanti 265
Astenuti 188
Maggioranza 133
Hanno votato sì 260
Hanno votato no 5).
L'approvazione dell'emendamento 1.19 (Nuova formulazione) del Governo preclude l'esame degli emendamenti Onnis 1.11, Misuraca 1.10, Riccardo Conti 1.15, 1.13 e 1.14, Volontè 1.8, Molinari 1.16 e Rava 1.6.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 4.1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 448
Votanti 446
Astenuti 2
Maggioranza 224
Hanno votato sì 445
Hanno votato no 1).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sedioli 4.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, in questo periodo abbiamo assistito ad una sorta di «deficienza» dell'Italia nell'approntare la banca dati nazionale e ciò ha provocato, come tutti sanno, anche notevoli problemi nei pagamenti agli allevatori, i cui allevamenti sono stati colpiti dal fenomeno della cosiddetta mucca pazza. È senz'altro positivo che si vogliano dare nuove direttive e intensificare il lavoro, per avere una banca dati che permetta di rispondere immediatamente alle esigenze degli allevatori.
Tuttavia, dovremmo riflettere sul sistema con il quale questa banca dati viene costituita. Infatti, riteniamo - in questo confortati dal parere delle regioni - che una banca dati centralizzata non sia di facile gestione; anzi, spesso, per aspettare chi è in ritardo, si rischia di paralizzare anche chi, invece, potrebbe già da subito entrare a pieno funzionamento. Per questa ragione, vi è la proposta di articolare la banca dati nazionale come una rete di banche dati di carattere regionale, che siano coordinate a livello nazionale e che, quindi, funzionino con il sistema a rete. Questo consentirebbe di attivare la maglia della rete, che è già in grado di partire, e, quindi, di fornire una risposta.
LUIGI BORRELLI. Il problema che stiamo ponendo è molto sentito dove la zootecnia è molto sviluppata, specialmente nelle regioni del nord, e penso che il Governo non dovrebbe essere sordo a questo appello - che viene da noi e, lo ripeto, dalle regioni - a costituire la banca nazionale come una rete. Pertanto, auspichiamo che l'emendamento Sedioli 4.2 venga esaminato con molta attenzione, perché, approvandolo, daremmo realmente un contributo positivo alla zootecnia italiana e risolveremmo molti problemi che rischiano di rimanere irrisolti ancora per molto tempo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, l'esperienza insegna che, quando si vuole centralizzare troppo, soprattutto a livello informatico, i rischi sono quelli della paralisi. In agricoltura abbiamo avuto più di una dimostrazione in tal senso ed è per questa ragione che rivolgo un appello ai deputati della maggioranza, affinché approvino l'emendamento Sedioli 4.2, che vuole solamente che la banca dati dell'anagrafe bovina sia un sistema a rete, dove la banca dati nazionale sia articolata in banche dati regionali.
Non vedo per quale motivo vi dovrebbe essere opposizione, da parte del Governo, a questa nostra proposta che, come dicevo prima, parte dall'esperienza maturata in casi analoghi, in cui si è voluto accentrare e poi, come diceva l'onorevole Borrelli, è stato necessario aspettare il più lento per poter andare avanti. È, inoltre, una proposta che esprime la volontà di andare verso una maggiore flessibilità gestionale dell'anagrafe bovina e di evitare gli sprechi, perché dove vi sono già delle strutture pronte, idonee a svolgere questo ruolo, non si capisce per quale ragione bisognerebbe centralizzare tutto a livello nazionale.
Quindi, è una richiesta di funzionalità e semplificazione che la nostra proposta emendativa potrebbe introdurre. Torno a fare un appello a coloro che hanno dichiarato voto contrario affinché si ravvedano e votino a favore.
Mi avvio alla conclusione dichiarando che si tratta di un altro caso in cui verifichiamo come il federalismo enunciato dal Governo - nella veste del sottosegretario Scarpa Bonazza Buora - in realtà, non sia così disponibile a misurarsi sulle realizzazioni concrete.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sedioli 4.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 432
Astenuti 2
Maggioranza 217
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 241).
Ricordo che l'articolo aggiuntivo Molinari 4.01 è inammissibile e che l'articolo aggiuntivo 4.03 del Governo è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.4.02.1 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 438
Astenuti 4
Maggioranza 220
Hanno votato sì 436
Hanno votato no 2).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.02 del Governo, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 437
Astenuti 3
Maggioranza 219
Hanno votato sì 436
Hanno votato no 1).
Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.
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