XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 737 di martedì 3 novembre 2026

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'

La seduta comincia alle 10.

ROBERTO GIACHETTI , Segretario, legge il processo verbale della seduta del 30 ottobre 2026.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 96, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Annunzio di petizioni.

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza petizioni, il sunto e l'assegnazione delle quali, ai sensi della deliberazione della Giunta per il Regolamento del 19 febbraio 2025, saranno pubblicati nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Vedi l'allegato A).

Annuncio della nomina di giudice della Corte costituzionale.

PRESIDENTE. Comunico altresì che, in data 26 ottobre 2026, il Primo Presidente della Corte suprema di cassazione ha inviato al Presidente della Camera la seguente lettera:

“Signor Presidente, ai sensi dell'art. 2, ultimo comma, della Legge 11 marzo 1953 n. 87, contenente norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte Costituzionale, ho l'onore di comunicarLe che il Collegio di questa Corte Suprema di Cassazione, appositamente convocato, ha eletto in data odierna il dott. Alberto Giusti Giudice della Corte Costituzionale in sostituzione del dott. Giovanni Amoroso che cesserà dalla carica e dall'esercizio delle funzioni il giorno 13 novembre 2026 per scadenza del periodo di nomina. Rispettosamente, firmato Pasquale D'Ascola”.

Svolgimento di una interrogazione.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interrogazione.

(Iniziative per rafforzare gli organici degli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, anche attraverso lo scorrimento della graduatoria dell'ultimo concorso Ripam - n. 3-02994)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno D'Orso n. 3-02994 (Vedi l'allegato A).

Il Sottosegretario di Stato per la Giustizia, Alberto Balboni, ha facoltà di rispondere.

ALBERTO BALBONI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Grazie, signor Presidente. Le criticità segnalate dagli uffici giudiziari si inseriscono nelle fisiologiche difficoltà di gestione di un sistema complesso. A queste difficoltà l'amministrazione ha risposto con una politica di assunzioni di portata storica. L'impegno di rafforzare gli organici e sostenere il funzionamento delle articolazioni periferiche della giustizia si è tradotto in interventi concreti.

È dai risultati conseguiti che occorre partire per valutare il notevole sforzo compiuto. L'amministrazione ha raggiunto un obiettivo ambizioso. Sono state stabilizzate 9.368 unità, pari a circa l'80 per cento del personale PNRR in servizio. Il 1° luglio sono state immesse nel ruolo 9.174 unità. L'intervento valorizza la professionalità acquisita e ne consolida il contributo al funzionamento degli uffici. Contestualmente, sono stati prorogati, fino al 31 gennaio 2027, i contratti a tempo determinato delle rimanenti 1.350 unità. Parliamo del decreto in conversione in questi giorni. Si tratta del personale reclutato nell'ambito del PNRR, in servizio presso le sezioni specializzate in materia di immigrazione. In particolare, la proroga è riservata ai lavoratori che, al 31 gennaio 2027, avranno maturato meno di 36 mesi di servizio a tempo determinato.

Passando agli organici degli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, la scopertura si attesta attualmente al 32,24 per cento. Al riguardo, occorre precisare che le dotazioni straordinarie destinate all'ufficio per il processo hanno riguardato soltanto gli uffici giudicanti e requirenti. Gli UNEP sono quindi rimasti esclusi da questi interventi. Per rispondere alle loro esigenze e ridurre le scoperture, l'amministrazione ha già attivato interventi mirati, nell'esercizio della propria autonomia organizzativa e in coerenza con gli indirizzi di valorizzazione del personale. L'impegno è dare risposte concrete agli UNEP attraverso il reclutamento e la valorizzazione delle professionalità interne.

Con riferimento al concorso per 2.970 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato nei ruoli del Ministero della Giustizia, i posti sono ripartiti tra 370 funzionari UNEP e 2.600 assistenti a supporto della giurisdizione e dei servizi di cancelleria. Per il profilo di funzionario UNEP, sono già state assunte 151 unità ed è previsto l'ingresso di altre 2 unità a breve. L'amministrazione ha programmato lo scorrimento della graduatoria. L'obiettivo è coprire integralmente i rimanenti 219 posti disponibili entro l'autunno. Anche questo intervento conferma l'attenzione alle esigenze operative degli uffici.

Quanto all'area degli assistenti a supporto della giurisdizione e dei servizi di cancelleria, la graduatoria dei vincitori è stata pubblicata con avviso del 15 luglio 2026. L'11 agosto sono state pubblicate le sedi assegnate. Le assegnazioni sono avvenute sulla base delle preferenze espresse in fase di scelta oppure d'ufficio.

Nel corso della presente legislatura, gli UNEP hanno beneficiato anche di altre assunzioni. Sono state assunte 48 unità nel profilo di assistente giudiziario, mediante il concorso Ripam per 2.293 unità. Ulteriori 17 unità sono state assunte attraverso lo scorrimento di graduatorie di enti locali.

Sul fronte delle professionalità interne, è stata completata la procedura di riqualificazione degli ufficiali giudiziari nel profilo di funzionario UNEP. È stato disposto lo scorrimento integrale della graduatoria. Sono stati qualificati gli ufficiali giudiziari idonei non vincitori utilmente collocati in graduatoria. L'inquadramento è nel profilo di funzionario UNEP, area funzionale III, fascia economica F1. La procedura ha interessato 290 unità di personale.

Gli interventi richiamati rafforzano gli organici e valorizzano le competenze disponibili. In questa direzione prosegue l'impegno dell'amministrazione. Gli UNEP svolgono un ruolo essenziale per l'effettività della tutela giurisdizionale e per la qualità del servizio reso ai cittadini e il Governo ne è assolutamente consapevole.

PRESIDENTE. La deputata D'Orso ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.

VALENTINA D'ORSO (M5S). Grazie, Presidente. No, ringrazio il Sottosegretario Balboni, ma non mi posso ritenere del tutto soddisfatta e spiego anche il perché. La mia interrogazione era puntuale: riguardava uno specifico concorso, appunto, per assumere unità di personale presso gli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti e poi c'era un'aliquota anche più consistente che riguardava, invece, il profilo di assistenti giudiziari, mentre il sottosegretario Balboni ha fatto una panoramica più ampia. Lo ringrazio, però allora mi permetto anch'io di fare una panoramica più ampia.

Quindi, diamo un po' una fotografia del comparto giustizia in questo momento. Proprio con riferimento al concorso che è stato citato, intanto dobbiamo dire a chi ci segue che circa il 40 per cento dei vincitori del concorso ha rinunciato, soprattutto nelle sedi del Nord. Qualche numero ci fa assolutamente rabbrividire: al tribunale di Milano si sono presentati in 5 su 90 posti da ricoprire; al tribunale di Torino hanno accettato in 19 su 49 posti da coprire. Abbiamo avuto anche l'allarme da parte del presidente del tribunale di Milano, il dottor Roia, che ha già ipotizzato di ridurre il numero delle udienze penali da celebrare, proprio perché c'è questa carenza strutturale di organico. Le scoperture si aggirano intorno al 40 per cento, con picchi del 50 per cento. Non è però l'unico profilo di personale amministrativo con gravi carenze di organico, perché ci sono altri profili.

E andiamo, invece, a un altro pilastro del comparto giustizia: gli uffici del giudice di pace, che soffrono del 60 per cento circa di scopertura. La giustizia di prossimità era un tempo un fiore all'occhiello: si poteva ottenere un decreto ingiuntivo in un solo mese e si poteva concludere una causa, specialmente quelle civili, in un anno e mezzo. Adesso, invece, cosa abbiamo? Abbiamo che gli uffici del giudice di pace sono diventati dei fanalini di coda, un incubo - potremmo dire così - per cittadini e cittadine che vi si rivolgono: oltre un milione di fascicoli pendenti - questo è un dato certificato dal suo Ministero, Sottosegretario - a dicembre del 2025, tempi di definizione che sono oltre i quattro anni, rinvii di udienze al 2032; neanche nelle corti di appello più in affanno si vedeva una cosa del genere. Anche qui, abbiamo una graduatoria da poter scorrere e ci racconta che avremmo già 328 giudici onorari di pace formati - perché già ammessi al tirocinio, e l'hanno anche già finito - che potrebbero entrare in servizio entro 40 giorni.

E andiamo ad un'altra graduatoria che dovremmo scorrere, che è quella dei funzionari giuridico-pedagogici, approvata nel gennaio 2024. Anche qui, abbiamo fame - potremmo dire così -, nelle carceri, di funzionari giuridico-pedagogici, soprattutto nelle carceri minorili, che state riempiendo con i vostri decreti-legge. Gli educatori sono il primo pilastro per l'attività trattamentale e per realizzare realmente la finalità rieducativa della pena, tanto più necessaria per i soggetti minorenni. Anche qui, avremmo 900 idonei circa da poter assumere prontamente, se solo scorreste quella graduatoria.

Per scorrere le graduatorie e, quindi, fare ulteriori assunzioni, ci vogliono però soldini. Io sono andata a leggere la manovra di bilancio uscita dal Consiglio dei ministri: non c'è un articolo, Sottosegretario, che riguarda il comparto giustizia; non c'è un articolo in cui si parla di nuove assunzioni, di nuove risorse da mettere nel comparto. Guardi, io l'ho scorsa, all'inizio velocemente, poi ho cominciato a salire e scendere, salire e scendere, e mi sono detta: ma dove sono le norme dedicate al comparto giustizia? Non c'è nulla. E, allora, io vi dico: come pensate di poter rafforzare gli organici, se non mettete un euro in manovra di bilancio?

Io sono davvero sconvolta e scandalizzata, per cui potete fare tutti gli annunci e potete farvi l'applauso, ma ve lo fate da soli, perché poi il Paese reale dice tutt'altro. Noi non vi possiamo applaudire. E mi viene una domanda, mi sorge spontanea: ma il Ministro Nordio era seduto in Consiglio dei ministri, quando si è parlato e si è approvata la manovra di bilancio? Ha battuto i pugni in Consiglio dei ministri o era a casa a pettinare i suoi gatti (Applausi della deputata Cherchi)?

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento della interrogazione all'ordine del giorno.

Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 11,30, con la discussione generale del decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche.

La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 10,12, è ripresa alle 11,30.

Discussione del disegno di legge: S. 2029 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche (Approvato dal Senato) (A.C. 3148?).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3148: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 3148?)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

Le Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) si intendono autorizzate a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire il relatore per la VIII Commissione (Ambiente), deputato Massimo Milani.

MASSIMO MILANI, Relatore per la VIII Commissione. Buongiorno. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentante del Governo Vice Ministro Gava, il disegno di legge all'esame dell'Assemblea, già approvato dal Senato e non modificato nel corso dell'esame in sede referente, reca disposizioni urgenti relative al contenimento dei prezzi dei carburanti, in una fase di perdurante tensione dei mercati internazionali, e all'accelerazione dei procedimenti relativi a infrastrutture e attività energetiche strategiche.

Il decreto si inserisce in un contesto nel quale nel mese di marzo di quest'anno si sono susseguiti numerosi interventi di riduzione temporanea delle aliquote di accisa sui carburanti. Quanto al contenuto del provvedimento all'esame dell'Assemblea, segnalo che l'articolo 1 proroga, per il periodo dall'11 al 17 settembre 2026, la riduzione dell'aliquota di accisa applicata al gasolio usato come carburante e di quella applicata ai gasoli paraffinici, ottenuti da sintesi o da idrotrattamento - cosiddetto HVO - e al biodiesel. Per il gasolio ne deriva una riduzione di 14 centesimi di euro al litro rispetto all'aliquota ordinaria; per i gasoli paraffinici e biodiesel, la riduzione è pari a 8,45 centesimi rispetto all'aliquota vigente e si applica ai prodotti che rispettano le condizioni previste dalla disciplina europea sugli aiuti di Stato. La norma proroga, inoltre, nel mese di settembre 2026 il credito d'imposta riconosciuto alle imprese di autotrasporto di merci e di persone, nonché alle imprese di noleggio autobus con conducente che utilizzano veicoli di classe ambientale euro 5 e euro 6, commisurato alla maggiore spesa sostenuta per l'acquisto del carburante.

L'articolo 1-bis interviene sui criteri di ammissibilità dei residui che possono essere valorizzati mediante digestione anaerobica, cioè negli impianti di produzione di biogas e di biometano, al fine di garantire una maggiore indipendenza energetica e di consentire l'utilizzo di tutti i residui generati dalla trasformazione di prodotti agricoli, indipendentemente dalla destinazione dei prodotti finiti e ottenuti. In particolare, la norma consente di impiegare anche i residui delle attività di trasformazione e valorizzazione di prodotti agricoli finalizzate alla produzione di biocombustibili, biomolecole e biomateriali, a condizione che abbiano caratteristiche qualitative equivalenti a quelli dei residui dei processi di produzione dell'industria agroalimentare. L'ampliamento è accompagnato da specifiche garanzie ambientali: i residui, oltre a soddisfare le condizioni già previste dal testo unico ambientale per la qualifica di sottoprodotto, non devono contenere sostanze chimiche pericolose, ai sensi della disciplina europea, e il processo di produzione non deve comportare il rilascio. Il produttore dei residui è tenuto a mettere a disposizione del gestore dell'impianto la documentazione che attesta il rispetto di tali condizioni. Il digestato prodotto, inoltre, deve rispettare i valori limite previsti per la sua utilizzazione agronomica.

L'articolo 2 reca una disciplina speciale dei poteri sostitutivi dello Stato nei procedimenti relativi alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi su terraferma per il caso in cui la regione interessata non si esprima sull'intesa richiesta. L'intervento risponde all'esigenza di evitare che l'inerzia regionale determini ritardi incompatibili con le esigenze di sicurezza energetica del Paese. Il meccanismo si articola in due fasi: se la regione non si esprime entro 45 giorni dalla ricezione della documentazione, il Presidente del Consiglio dei ministri assegna un ulteriore termine. In tale fase, è promossa un'apposita interlocuzione con la regione. Qualora la regione non si esprima neppure entro il nuovo termine e l'inerzia risulti idonea a compromettere attività di interesse strategico nazionale concernenti la sicurezza energetica, la continuità degli approvvigionamenti o la tutela dell'unità economica della Repubblica, il Consiglio dei ministri nomina un commissario ad acta, sentita la regione interessata e nel rispetto del principio di leale collaborazione, al quale è attribuito il potere di rendere l'intesa in sostituzione della regione. La norma prevede che il commissario possa essere nominato anche su richiesta motivata della regione interessata e che le sue funzioni si estendano all'adozione di ogni atto endoprocedimentale o provvedimento autorizzatorio di competenza della regione e degli enti locali del relativo territorio, necessari alla conclusione del procedimento.

L'articolo 2-bis reca misure a favore della elettrificazione dei consumi, in coerenza con gli obiettivi del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, più noto come PNIEC, e con gli orientamenti dell'Unione europea. A tal fine, l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, l'ARERA, nell'ambito della revisione delle condizioni economiche del servizio di connessione, adotta misure per la riduzione dei contributi a titolo di quota potenza, legati alla possibilità massima di prelievo dalla rete, rimodulando conseguentemente gli altri contributi per il diritto all'accesso della rete, comunque senza incrementi degli oneri di sistema a carico degli utenti finali.

L'articolo 2-ter reca modifiche al testo unico in materia di regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili - decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190 - che riguardano l'individuazione delle aree idonee all'installazione degli impianti e degli interventi realizzabili nelle zone di protezione dei siti UNESCO. La lettera a) chiarisce che, nell'individuazione con legge regionale di ulteriori aree idonee, resta ferma l'idoneità delle aree già individuate dalla normativa statale; la lettera b) riguarda le cosiddette buffer zone, cioè le zone cuscinetto poste a ulteriore protezione dei siti UNESCO. In tali zone, oltre agli interventi in attività libera già consentiti, potranno essere realizzati anche quelli soggetti a procedura abilitativa semplificata o ad autorizzazione unica, purché gli impianti ricadano interamente nella zona cuscinetto e questa presenti le caratteristiche di un'area idonea. A tali interventi non si applica la disciplina semplificata prevista per gli impianti realizzati in aree idonee, consistente nell'attenuazione del vincolo paesaggistico e nella riduzione dei termini procedimentali.

L'articolo 3, infine, provvede alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dal decreto-legge.

In conclusione, segnalo che il Comitato per la legislazione ha formulato un parere con osservazioni e che le Commissioni affari costituzionali, finanze, cultura, trasporti, agricoltura e politiche dell'Unione europea hanno espresso parere favorevole su detto provvedimento.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che si riserva.

È iscritto a parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.

ANTONIO FERRARA (M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi siamo chiamati a discutere la conversione del decreto-legge n. 157 del 2026, così come modificato dal Senato. Un provvedimento che dovrebbe affrontare due grandi questioni: il caro carburante e la sicurezza energetica del nostro Paese, due questioni fondamentali, soprattutto in un momento in cui famiglie e imprese affrontano rincari energetici e un'incertezza economica che pesa sulla programmazione degli investimenti.

Ma leggendo attentamente questo provvedimento emerge una contraddizione: il Governo continua a confondere la gestione dell'emergenza con una strategia per il futuro e, Presidente, dopo quattro anni di Governo Meloni questa distinzione dovrebbe essere ormai molto chiara, perché le emergenze possono essere imprevedibili ma governare significa anche costruire gli strumenti per non farsi trovare impreparati ogni volta.

Partiamo da un fatto parlamentare piuttosto singolare. Siamo al 3 novembre 2026 e discutiamo di un decreto che all'articolo 1 contiene una riduzione delle accise riferita al periodo dall'11 al 17 settembre e naturalmente sappiamo che convertiamo un provvedimento già in vigore e che nel frattempo sono intervenuti altri atti informativi. Ma è proprio questa la questione: da luglio abbiamo visto un susseguirsi di decreti-legge, decreti ministeriali, proroghe e rimodulazioni ministeriali delle accise e persino nell'ordine del giorno di questa seduta troviamo due differenti provvedimenti sul caro carburanti. Intanto, il decreto ministeriale del 27 ottobre ha disposto un'altra riduzione dell'accisa sul gasolio, valida fino al 7 novembre. Abbiamo quasi più scadenze degli sconti che certezze sui prezzi dei carburanti.

Presidente, questo non è un problema di calendario parlamentare, ma un problema di programmazione politica, perché non possiamo pretendere che le imprese pianifichino investimenti pluriennali mentre le misure a sostegno vengono continuamente modificate di settimana in settimana. E qui mi permetto di ricordare il famoso video che continua a girare in rete, quello del 2019, in cui Giorgia Meloni denunciava il peso delle accise sui carburanti e ne chiedeva la progressiva abolizione. Un video diventato particolarmente noto.

Poi Giorgia è arrivata al Governo e ci ha spiegato che il mondo è cambiato. Certo che il mondo è cambiato, ma proprio perché sarebbe stato necessario costruire una politica energetica più solida; invece, siamo passati dalla promessa di abolire progressivamente le accise alla necessità di rinnovare continuamente gli sconti. Dall'abolizione delle accise siamo arrivati alla loro gestione “a puntate”. Questo mi ricorda il famoso gioco delle tre carte: si mostra uno sconto con una mano, si sposta sull'altra la scadenza e poi si annuncia di nuovo un intervento. Il cittadino vede il beneficio oggi, ma non riesce a capire quale sarà il costo di domani.

Attenzione, nessuno contesta che uno sconto fiscale possa essere utile; contestiamo l'assenza di una prospettiva stabile, perché il prezzo del carburante non è soltanto un costo individuale, ma è un fattore che attraversa tutta la nostra economia, e quando aumenta il costo della logistica aumenta la pressione sui prezzi dei beni, sui margini delle imprese e, alla fine, sul potere d'acquisto delle famiglie. Il caro carburante non finisce al distributore, ma arriva fino al carrello della spesa.

Questo lo comprendiamo particolarmente bene in Lombardia, penso anche alla mia provincia di Varese, Busto Arsizio, Gallarate, Saronno, alle imprese dell'Alto Milanese come di tutto il resto d'Italia, alle filiere industriali collegate ai vari aeroporti. Parliamo di un territorio manifatturiero e logistico dove migliaia di persone utilizzano quotidianamente l'automobile per raggiungere il loro posto di lavoro: artigiani, frontalieri, commercianti, piccoli imprenditori, autotrasportatori e imprese che devono movimentare merci, componenti e prodotti finiti.

Per loro il carburante non è una spesa facoltativa, ma è un costo necessario per lavorare, e chi conosce le difficoltà dell'industria sa perfettamente che ai costi dell'energia si sommano quelli delle materie prime, della logistica e della competitività internazionale. Non si può chiedere alle imprese di essere competitive sui mercati globali e poi lasciarle nell'incertezza sui costi energetici, questo è il punto. Veniamo all'autotrasporto. Il provvedimento proroga per settembre il credito d'imposta a favore delle imprese del settore, prevedendo ulteriori 16 milioni di euro.

Una missione e una misura che riconosciamo utile, ma questo basta per risolvere il problema? Evidentemente no, perché proprio nelle scorse settimane le associazioni degli autotrasportatori hanno denunciato ritardi nell'erogazione delle risorse e difficoltà di liquidità. Il Governo ha successivamente approvato nuovi interventi, anche a seguito delle mobilitazioni della categoria. Ne prendiamo atto, ma la domanda rimane: perché arrivare alle proteste prima di garantire risposte adeguate? Ministro Salvini, un credito d'imposta non può essere scritto in Gazzetta Ufficiale, ma il gasolio si paga alla pompa e il camion non aspetta i tempi della burocrazia.

Per questo, insieme ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, abbiamo presentato proposte per rafforzare il sostegno alle categorie produttive e garantire maggiore trasparenza sui prezzi. Abbiamo chiesto un monitoraggio settimanale della filiera dei carburanti affinché sia possibile verificare se le riduzioni fiscali raggiungano effettivamente i consumatori. Ho inoltre presentato proposte riguardanti i costi del carburante per gli agenti, i rappresentanti di commercio e il trattamento fiscale del gas naturale per l'autotrazione, perché la politica economica non può limitarsi ai grandi operatori, ma deve guardare anche alle migliaia di piccole imprese e attività che mantengono in movimento la nostra economia.

Ma veniamo al cuore delle modifiche introdotte dal Senato: l'articolo 2, che disciplina i poteri sostitutivi nei procedimenti relativi alla ricerca e alla coltivazione di idrocarburi sulla terraferma. Il Senato ha ulteriormente esteso le competenze del commissario, prevedendo che possa adottare anche provvedimenti autorizzatori spettanti alle regioni e agli enti locali. Il Governo presenta questa come una semplificazione, ma siamo sicuri che sia questa la strada?

Perché una cosa è accelerare i provvedimenti amministrativi, un'altra è costruire un sistema nel quale, quando un procedimento incontra difficoltà, la risposta prevalente diventa potere sostitutivo. Il testo prevede passaggi di interlocuzione istituzionale, ma i problemi relativi alla distribuzione delle competenze rimangono. E non lo diciamo soltanto noi. Il Comitato per la legislazione ha formulato osservazioni proprio sui presupposti di nomina del commissario, sull'estensione dei suoi poteri e sul coordinamento con le norme già vigenti.

Non sono dettagli secondari, sono questioni che riguardano la certezza del diritto e il rapporto tra Stato e autonomie territoriali. Perché la semplificazione non consiste nel trovare qualcuno che possa decidere al posto di un altro; consiste nel creare regole chiare, tempi certi e responsabilità definite. E c'è una contraddizione politica ancora più evidente. Quando parliamo di attività estrattive, il Governo introduce procedure speciali e poteri commissariali; quando, invece, parliamo delle infrastrutture indispensabili alla trasformazione energetica dell'industria, continuiamo a confrontarci con problemi di rete, autorizzazione, investimenti e capacità di programmazione.

Non vogliamo negare l'importanza della sicurezza degli approvvigionamenti, ma sicurezza energetica significa soprattutto ridurre nel tempo la vulnerabilità dell'Italia alle crisi internazionali; significa sviluppare fonti rinnovabili, accumuli, reti elettriche moderne e tecnologie industriali; significa investire nell'idrogeno rinnovabile per i settori nei quali l'elettrificazione diretta presenta ancora maggiori difficoltà.

Ed è anche in questo senso che, con l'indagine conoscitiva che stiamo prospettando nella nostra Commissione attività produttive, stiamo portando avanti questo discorso, poiché il futuro industriale italiano si costruisce programmando oggi le tecnologie di domani. Non possiamo pretendere di essere indipendenti dalle crisi del petrolio se continuiamo a considerare il petrolio la risposta principale alle crisi. Passiamo all'articolo 2-bis, introdotto dal Senato. Si parla di favorire l'elettrificazione dei consumi attraverso una riduzione dei contributi legati alla potenza disponibile per le connessioni elettriche.

Ma leggiamo la norma fino in fondo: la riduzione della Quota potenza deve essere compensata attraverso una rimodulazione degli altri contributi di connessione, senza aumentare gli oneri generali di sistema. In altre parole, non si prevede una riduzione del costo complessivo delle connessioni, ma si prevede una redistribuzione dei costi. Allora dobbiamo crederci e dobbiamo chiederci: chi beneficerà concretamente della misura? Quali utenti potranno sostenere contributi maggiori? Perché una redistribuzione può anche essere giustificata, ma deve essere trasparente e valutata nei suoi effetti.

Altrimenti ritorniamo al gioco delle tre carte: si riduce una voce, se ne rimodula un'altra e si presenta tutto come un alleggerimento. Ma spostare il costo da una voce all'altra non significa ridurre il conto da pagare. Sempre al Senato è stato introdotto l'articolo 1-bis relativo all'utilizzo di ulteriori residui delle lavorazioni agricole negli impianti di biogas e biometano. È un intervento che può contribuire alla valorizzazione degli scarti produttivi e alla diversificazione energetica.

Il testo prevede condizioni sulle qualità dei residui, sulle sostanze pericolose e sui limiti del digestato. È importante che tali garanzie siano effettivamente applicate, perché la transizione energetica deve essere anche un'opportunità per l'agricoltura, ma senza sacrificare la tutela ambientale.

Allo stesso modo, l'articolo 2-ter interviene sulle aree idonee alle rinnovabili, consentendo determinate tipologie di intervento, anche nelle zone cuscinetto del sito UNESCO, con specifiche condizioni e senza applicare le ulteriori semplificazioni previste per le aree idonee ordinarie. Anche qui occorre equilibrio, la produzione di energia rinnovabile è strategica, ma non può prescindere da una corretta pianificazione territoriale. Presidente, questo provvedimento ci lascia, dunque, davanti a una domanda fondamentale: qual è la direzione della politica energetica del Governo Meloni?

Si vuole contenere il costo dei carburanti? Bene, ma occorre una risposta stabile non soltanto sulle successioni degli sconti temporanei. Si vuole accelerare sulla realizzazione delle infrastrutture energetiche? Bene, ma bisogna garantire la certezza normativa rispetto alle competenze e alla tutela dei territori. Si vuole valutare e favorire l'elettrificazione? Bene, occorre, però, spiegare con chiarezza se stiamo realmente abbassando i costi o semplicemente ridistribuendoli.

Si vuole l'indipendenza energetica? Allora bisogna dimostrare che esiste una strategia industriale capace di accompagnare le imprese nella transizione. Ed è proprio questa visione complessiva che continuiamo a chiedere, non interventi scollegati, non soluzioni che durano il tempo di una proroga, non nuove regole che rischiano di generare altre incertezze. Concludo, Presidente: la maggioranza rivendica, giustamente, il diritto di essere giudicata sui propri provvedimenti, ma allora dobbiamo valutare non soltanto ciò che viene annunciato, bensì gli effetti concreti delle misure, perché le imprese non hanno bisogno di conoscere il titolo del prossimo decreto, hanno bisogno di sapere quanto costerà produrre, trasportare e investire.

Le famiglie non hanno bisogno dell'ennesimo annuncio sul taglio delle accise, hanno bisogno di un potere d'acquisto che non venga continuamente eroso. E i territori industriali del Nord Italia e dell'Italia intera chiedono una politica energetica capace di accompagnare la trasformazione produttiva. Giorgia Meloni, quando era all'opposizione, mostrava agli italiani quanto pesavano le tasse su un pieno di carburante. Oggi, dopo 4 anni alla guida del Paese, è legittimo chiedere quale sia la soluzione duratura che è stata costruita, perché un conto è denunciare il prezzo del pieno davanti a una telecamera, un altro è governare il Paese che fa il pieno e deve pagare ogni giorno.

E allora, Presidente, il nostro giudizio politico su questo provvedimento non nasce dalla negazione dell'utilità delle singole misure, nasce dalla loro insufficienza rispetto alle dimensioni del problema, perché l'Italia ha bisogno di una politica energetica all'altezza della propria industria, dei propri lavoratori e delle proprie famiglie. Non basta spostare le tre carte, bisogna avere il coraggio di cambiare gioco e, soprattutto, ricordare che, quando il Governo sbaglia le proprie mosse, il conto non arriva a Palazzo Chigi, ma arriva nelle tasche degli italiani (Applausi della deputata Cherchi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mura. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MURA (FDI). Grazie, signor Presidente e onorevoli colleghi. Beh, che, da quando siamo al Governo, avremmo dovuto affrontare la divergenza di opinioni tra i vari partiti delle nostre opposizioni, ne eravamo consapevoli. Ci siamo anche un po' abituati, ma che adesso dobbiamo trovarci ad affrontare la divergenza di opinioni tra persone che fanno parte dello stesso partito è una cosa alla quale non eravamo neanche preparati così tanto.

Io invito l'onorevole Ferrara a fare uno squillo alla persona che ha sostituito qui, in Parlamento, perché, quando parla dell'opportunità di superare l'utilizzo di idrocarburi per la produzione energetica, è bene che faccia una telefonata ad Alessandra Todde, che oggi ci ritroviamo come principale responsabile dell'interruzione della transizione energetica in Italia, e in Sardegna in modo particolare. Comunque ce ne faremo una ragione e affronteremo anche questa situazione.

Il provvedimento che oggi esaminiamo interviene su questioni di particolare rilevanza per il nostro sistema economico e produttivo: il contenimento degli effetti dell'aumento dei prezzi dei carburanti, il sostegno alle imprese di trasporto e l'accelerazione dei procedimenti relativi alle infrastrutture energetiche e strategiche. Il testo, approvato in Senato con alcune modifiche e integrazioni, affronta inoltre temi importanti per il futuro energetico del Paese, come la valorizzazione dei residui agricoli nella produzione di biogas e biometano, l'elettrificazione dei consumi e la disciplina delle aree idonee alla realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili.

Si tratta di interventi differenti, ma accomunati da un obiettivo: coniugare la sicurezza energetica, la competitività del sistema produttivo e la sostenibilità ambientale attraverso strumenti concreti e procedure amministrative più efficienti. Vorrei soffermarmi sulle principali disposizioni del provvedimento, evidenziandone, come ha già ben fatto il relatore prima di me, gli effetti economici e le novità introdotte durante l'esame parlamentare.

Parto dalle misure sulle accise e dal sostegno all'autotrasporto. Il decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, ha previsto, per il periodo dall'11 al 17 settembre, una riduzione dell'accisa del gasolio impiegato come carburante, da 672,90 a 532,90 euro per mille litri. Parliamo di una riduzione di 14 centesimi al litro, alla quale si aggiunge l'effetto sulla base imponibile IVA, stimato dal Governo in ulteriori 3 centesimi al litro. Questa misura si inserisce in una serie di interventi adottati nel corso degli ultimi mesi per attenuare gli effetti dell'aumento dei prezzi energetici.

Attraverso successivi decreti-legge e decreti interministeriali, anche mediante il meccanismo della cosiddetta accisa mobile, il Governo ha modulato temporaneamente il livello delle accise, utilizzando una parte delle maggiori entrate IVA derivanti dall'incremento dei prezzi dei carburanti. Una scelta che risponde all'esigenza di contenere, nei limiti delle risorse disponibili, gli effetti dei rincari sui consumatori e sulle attività produttive. Il provvedimento interviene anche sul trattamento fiscale dell'HVO e del biodiesel, prevedendo per il periodo considerato l'applicazione della medesima aliquota ridotta, nel rispetto delle condizioni di sostenibilità stabilite dalla normativa europea.

Gli oneri complessivi derivanti dalla riduzione delle accise sono valutati in 86 milioni di euro per il 2026 e 900.000 euro per il 2028. Accanto a questo intervento assume particolare importanza il sostegno alle imprese di trasporto. Il testo proroga al mese di settembre il credito d'imposta destinato alle imprese di autotrasporto merci, di trasporto persone e di noleggio di autobus con conducente che utilizzano veicoli Euro 5 ed Euro 6. Per questa finalità vengono stanziati ulteriori 16 milioni di euro per il 2026.

Il contributo viene calcolato sulla maggiore spesa sostenuta per il gasolio rispetto al prezzo di riferimento del febbraio 2026, con un credito d'imposta che può arrivare fino al 70 per cento dell'incremento dei costi, nel rispetto del limite complessivo delle risorse stanziate. È una misura mirata che riconosce il peso dei costi energetici su un settore fondamentale per il funzionamento dell'economia nazionale. Il trasporto delle merci, infatti, rappresenta un elemento essenziale della competitività delle nostre imprese.

Ogni incremento dei costi di movimentazione si riflette inevitabilmente sull'intera filiera produttiva e, in ultima analisi, sui prezzi sostenuti dai cittadini. Questo assume una rilevanza ancora maggiore nei territori insulari, come la Sardegna, dove il trasporto delle merci deve confrontarsi con costi strutturali aggiuntivi e con le difficoltà derivanti dalla discontinuità territoriale. Per queste realtà il contenimento dei costi energetici rappresenta un intervento importante, pur non esaurendo la necessità di affrontare in maniera strutturale gli svantaggi derivanti dalle condizioni di insularità.

Il secondo ambito di intervento riguarda la valorizzazione dei residui agricoli e agroindustriali nella produzione di biogas e biometano. La disposizione introdotta durante l'esame al Senato amplia le tipologie dei residui utilizzabili negli impianti di digestione anaerobica. In particolare, vengono ricompresi a determinate condizioni anche i residui derivanti dalle attività di trasformazione e valorizzazione dei prodotti agricoli, finalizzate alla produzione di biocombustibili, biomolecole e biomateriali.

L'obiettivo è favorire un utilizzo più efficiente delle risorse disponibili, valorizzando materiali che possono essere reinseriti nei cicli produttivi, anziché essere destinati allo smaltimento. È importante sottolineare che questo ampliamento non comporta un allentamento generalizzato delle garanzie ambientali. La qualificazione dei materiali come sottoprodotti resta subordinata al rispetto della normativa vigente. Sono inoltre previste delle condizioni specifiche relative all'assenza di sostanze chimiche pericolose, alla documentazione che deve essere fornita dal produttore e al rispetto dei limiti previsti per l'utilizzo del digestato.

La disposizione non introduce nuovi contributi pubblici, né modifica le tariffe riconosciute agli impianti già incentivati. Siamo quindi di fronte a un intervento che amplia la possibilità di valorizzare le risorse agricole, mantenendo le necessarie garanzie di tutela ambientale, senza determinare nuovi oneri per la finanza pubblica.

Vengo ora a una delle parti più significative del provvedimento: la semplificazione dei procedimenti relativi alle attività energetiche strategiche. La nuova disciplina riguarda le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sulla terraferma, comprese le procedure autorizzative per il rilascio, la proroga e la modifica dei relativi permessi e concessioni. Il punto centrale è l'introduzione di termini certi per l'espressione dell'intesa regionale e di strumenti per superare eventuali situazioni di inerzia amministrativa. La regione dispone inizialmente di 45 giorni per esprimersi sull'intesa. Qualora questo termine decorra senza una decisione, il Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, può assegnare un ulteriore termine non superiore a 60 giorni, ridotto a 30 giorni per gli specifici procedimenti unici previsti dalla normativa. Durante questa fase viene promossa un'interlocuzione con la regione, finalizzata ad acquisire le ragioni del ritardo e a favorire il raggiungimento dell'intesa.

Se anche il termine aggiuntivo trascorre inutilmente e l'inerzia regionale rischia di compromettere attività di interesse strategico nazionale, il Consiglio dei ministri può nominare un commissario ad acta, nel rispetto del principio di leale collaborazione. Il commissario quindi può rendere l'intesa in sostituzione della regione.

Durante l'esame al Senato è stata introdotta un'ulteriore disposizione che amplia le funzioni commissariali, consentendo di ricomprendere anche gli atti intermedi e i provvedimenti autorizzatori di competenza regionale o locale necessari alla conclusione del procedimento. È una novità rilevante perché consente di affrontare non soltanto l'eventuale mancata espressione dell'intesa, ma anche ulteriori blocchi amministrativi che potrebbero impedire il completamento dell'iter autorizzativo.

La disciplina mantiene comunque precise garanzie procedimentali: è prevista la partecipazione del presidente della regione interessata alla riunione del Consiglio dei ministri e il commissario deve assicurare adeguate forme di pubblicità e informazione nei confronti dei territori e dei comuni coinvolti, anche con riferimento agli aspetti ambientali e socio-economici. Il commissario può inoltre essere nominato su richiesta motivata anche dalla stessa regione.

Il significato di questa disposizione è particolarmente importante. La sicurezza energetica rappresenta un interesse strategico nazionale che richiede capacità di programmazione, certezza delle decisioni e tempi amministrativi compatibili con le esigenze degli investimenti. Questo non significa comprimere le prerogative delle autonomie territoriali o rinunciare alle tutele ambientali; significa piuttosto affermare un principio di responsabilità istituzionale. Le competenze amministrative devono essere esercitate e non possono trasformarsi, attraverso l'inerzia, in un ostacolo indefinito alla realizzazione di attività considerate strategiche del Paese.

Il principio di leale collaborazione tra Stato e regioni rimane centrale, ma deve accompagnarsi alla capacità delle istituzioni di assumere decisioni entro tempi ragionevoli. È questo l'equilibrio che il provvedimento intende perseguire. Anche sotto il profilo finanziario, la disciplina è costruita senza nuovi oneri: il commissario e il sub-commissario non percepiscono compensi o rimborsi e le amministrazioni operano con le risorse già disponibili.

Un ulteriore intervento riguarda l'elettrificazione dei consumi. La norma affida ad ARERA il compito di modificare le condizioni economiche del servizio di connessione alla rete elettrica, riducendo i contributi collegati alla cosiddetta Quota potenza: si tratta della componente economica connessa alla potenza massima che un utente può prelevare dalla rete. La riduzione dovrà essere accompagnata da una rimodulazione degli altri contributi, senza incrementare gli oneri generali di sistema a carico degli utenti finali. È importante chiarire che la disposizione non interviene direttamente sul prezzo dell'energia consumata, ma sulla struttura dei contributi di connessione. L'obiettivo è creare quindi condizioni più favorevoli all'elettrificazione dei consumi attraverso un intervento regolatorio che dovrà essere concretamente attuato dall'autorità.

Un ultimo riferimento riguarda gli aspetti finanziari. Oltre agli stanziamenti già richiamati, il provvedimento prevede un incremento di 18,6 milioni di euro per il 2027 del Fondo per interventi strutturali di politica economica. Le coperture finanziarie sono individuate attraverso le maggiori entrate derivanti dalle misure sulle accise e mediante la corrispondente riduzione del medesimo Fondo per gli esercizi interessati. Il Servizio bilancio della Camera ha formulato una richiesta di chiarimento in merito alla disponibilità delle risorse del Fondo per il 2028 e alla loro coerenza con la relativa programmazione. Si tratta di un rilievo tecnico che merita la necessaria attenzione nell'ambito delle prerogative di verifica e controllo del Parlamento.

Signor Presidente, colleghe e colleghi, il provvedimento che stiamo esaminando affronta problemi concreti e introduce strumenti destinati a incidere sul funzionamento del nostro sistema economico. Interviene sui costi dei carburanti, sostiene il settore dei trasporti, amplia le possibilità di valorizzazione delle risorse agricole e introduce maggiore certezza nei procedimenti amministrativi per le attività energetiche strategiche. Al tempo stesso interviene sulle condizioni per l'elettrificazione dei consumi e sul quadro normativo necessario allo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Il filo conduttore di queste disposizioni è la necessità di affrontare la politica energetica con un approccio pragmatico. La transizione energetica, la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività del sistema produttivo non possono essere considerate esigenze contrapposte. Devono, al contrario, essere parte di una strategia capace di valorizzare tutte le risorse disponibili, sostenere gli investimenti e garantire che le decisioni amministrative vengano assunte in tempi certi. Il nostro Paese ha bisogno di energia sicura, di infrastrutture efficienti e di condizioni che consentano alle imprese di programmare la propria attività senza essere penalizzate dall'incertezza normativa e amministrativa; ha bisogno, allo stesso tempo, di una transizione energetica che sia ambientalmente sostenibile, economicamente realizzabile e socialmente equilibrata.

È in questa prospettiva che si colloca il provvedimento che stiamo esaminando: una serie di interventi puntuali che rispondono a esigenze immediate e contribuiscono a rendere più efficiente il sistema energetico nazionale.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole De Micheli. Ne ha facoltà.

PAOLA DE MICHELI (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Vorrei partire da una domanda che è anche molto semplice: quanto costa oggi vivere e lavorare in Italia? Quanto costa a un lavoratore raggiungere ogni giorno il proprio posto di lavoro? Quanto costa a una famiglia accompagnare i figli a scuola, fare la spesa, e soprattutto pagare le bollette? Quanto costa a un agricoltore coltivare un terreno? A un autotrasportatore consegnare puntualmente le merci? A una piccola impresa tenere aperta la propria attività? Sono domande che milioni di italiani si fanno ogni giorno. Ogni sera si mettono lì con la biro e fanno i conti, perché il caro carburanti non è una questione astratta, non è soltanto una variabile macroeconomica o una conseguenza di evidenti tensioni internazionali: è qualcosa che entra direttamente nella vita delle persone, nei bilanci familiari, nei costi di produzione delle imprese e inevitabilmente anche nei prezzi di tutti i beni che acquistiamo.

I numeri più recenti ci restituiscono una fotografia che è decisamente preoccupante. Il 30 ottobre l'Istat ha diffuso le stime preliminari dell'inflazione di ottobre: siamo al 5,4 per cento su base annua, rispetto al 4,2 per cento di settembre, un'accelerazione di 1,2 punti percentuali in un solo mese. I prezzi degli energetici regolamentati aumentano del 59,5 per cento su base annua e quelli degli energetici non regolamentati del 29,4 per cento. I prodotti alimentari non lavorati crescono del 7,5 per cento e anche i servizi di trasporto accelerano.

Il cosiddetto carrello della spesa torna a crescere, passando dall'1,5 per cento al 2,5 per cento. Non sono numeri che riguardano soltanto gli operatori economici, gli analisti finanziari o noi che abbiamo il privilegio e l'onore di sedere in quest'Aula. Sono il bilancio di una famiglia che ogni mese deve fare i conti con una spesa più alta, con bollette più pesanti e con un potere d'acquisto che continua a diminuire. Per molte persone l'automobile non è un lusso, ma è una necessità. Penso ai pendolari, a chi vive nei piccoli comuni, nelle aree interne, a chi deve raggiungere un ospedale, a medici, infermieri, operatori sanitari, lavoratori che non hanno alternative al mezzo privato anche perché sul fronte del trasporto pubblico locale questo Governo continua a non fare investimenti.

Penso soprattutto a chi lavora e produce, alle proteste che ci sono state in questi giorni degli agricoltori, degli allevatori, dei pescatori e degli autotrasportatori, agli agenti di commercio, che in queste settimane, in varie modalità, hanno denunciato l'insostenibilità dei costi del gasolio, dell'energia e dei mezzi di trasporto. Quando aumenta il costo di produrre e trasportare il cibo, il problema non riguarda soltanto chi lavora o chi lavora nei campi, ma arriva direttamente sulle tavole degli italiani.

È una spirale che impoverisce contemporaneamente sia chi produce, sia chi consuma. Di fronte a tutto questo, il Governo continua a rispondere con provvedimenti temporanei: siamo all'ottavo decreto-legge sui prezzi dei carburanti dal 18 marzo, con una successione di proroghe e riduzioni delle accise che vengono annunciate per una o due settimane alla volta. Questo provvedimento, quando arriva alla discussione parlamentare, ha già esaurito da settimane i suoi effetti sulla riduzione delle accise e, nella stessa settimana, discutiamo un altro decreto che interviene nuovamente sulla medesima materia.

Non è una politica dei prezzi quella che il Governo sta attuando, ma è una gestione dell'emergenza che si rinnova continuamente perché il Governo non vuole affrontare il problema. Nessuno sottovaluta le tensioni internazionali, le crisi geopolitiche, le oscillazioni del prezzo del petrolio, tanto meno noi, ma la geopolitica può spiegare perché aumentano i prezzi; non può diventare, come ormai è diventata, l'alibi per non intervenire seriamente.

Guardiamo anche a quello che sta accadendo in questi giorni sui mercati: il petrolio Brent, dopo avere superato i 117 dollari al barile nella chiusura del 30 ottobre, è tornato a scendere nella chiusura del 2 novembre, attestandosi attorno ai 109 dollari; il gas europeo sul mercato TTF viaggia intorno ai 102 euro al megawattora per le consegne di dicembre. Eppure il 1° novembre il prezzo medio nazionale dei carburanti, rilevato dal MIMIT, era ancora di 2,010 euro al litro per la benzina e di 2,241 per il gasolio in modalità self-service.

Questo ci dice due cose: la prima è che siamo esposti a una volatilità molto forte dei mercati internazionali, e questo è acquisito, ma la seconda è che la trasmissione delle variazioni dei prezzi lungo la filiera non è necessariamente immediata e simmetrica. Quando il petrolio sale, gli aumenti arrivano rapidamente ai consumatori, mentre, quando scende, non sempre assistiamo a una riduzione altrettanto tempestiva dei prezzi alla pompa, ed è esattamente su questo punto che vorrei soffermarmi.

La politica ha il dovere di decidere come distribuire il costo di questa enorme crisi e soprattutto ha il dovere di decidere chi proteggere. Per questo il Partito Democratico ha avanzato una serie di proposte che considero centrali nel nostro confronto su questo decreto, prima fra tutte l'introduzione di un price cap temporaneo sui prezzi di benzina e gasolio. Noi non stiamo parlando, ovviamente, di fissare arbitrariamente i prezzi per legge, né di ignorare le dinamiche internazionali dei mercati petroliferi, ma stiamo proponendo uno strumento di tutela circoscritto nel tempo e attivabile soltanto a determinate condizioni.

La nostra proposta prevede un'istruttoria del Garante per la sorveglianza dei prezzi che consenta di verificare l'andamento dei prezzi, individuare eventuali anomalie e attivare, nei casi previsti, un prezzo massimo temporaneo per benzina e gasolio per un periodo limitato nel tempo, 180 giorni. È importante chiarire che non si tratta di un tetto generalizzato e permanente, ma di uno strumento eccezionale, da utilizzare quando le dinamiche di mercato producono aumenti anomali e ingiustificati, e accade sempre più spesso nella confusione dei mercati.

È una misura che deve proteggere i consumatori, ma anche i distributori indipendenti, che non possono essere lasciati soli davanti alle dinamiche commerciali dei grandi operatori e alle iniziative volontarie delle principali compagnie. La domanda che rivolgiamo al Governo è semplice: perché non volete nemmeno discutere di questa possibilità? Il collega Peluffo ha chiesto in Commissione di chiarire quale sia l'orientamento dell'Esecutivo su questo strumento.

Noi non abbiamo nemmeno ricevuto una risposta, eppure, se davvero il Governo ritiene che gli aumenti siano esclusivamente il risultato delle dinamiche internazionali, non dovrebbe avere nessuna difficoltà ad accettare un meccanismo trasparente di verifica, affidato a un'autorità competente che intervenga soltanto in presenza di anomalie. Non si può invocare continuamente il mercato quando i prezzi aumentano e poi sottrarsi alla responsabilità di garantire che quel mercato funzioni correttamente e venga regolato.

Accanto al price cap abbiamo proposto l'accisa mobile per restituire agli automobilisti una parte del maggiore gettito IVA generato dagli aumenti dei prezzi, senza gravare ulteriormente sui conti pubblici, ma soprattutto abbiamo chiesto buoni carburante per le famiglie con un ISEE più basso, maggiori risorse per il trasporto pubblico locale, che in alcuni casi potrebbe davvero rappresentare un'alternativa all'uso dell'auto privata, sostegni per l'agricoltura, per l'autotrasporto e una priorità alle piccole imprese nell'accesso ai crediti d'imposta.

Abbiamo indicato anche una possibile copertura attraverso il contributo degli extraprofitti energetici con l'esclusione delle fonti rinnovabili. Sono proposte concrete: alcune non comportano alcun nuovo onere per la finanza pubblica, altre individuano precise modalità di finanziamento. Eppure la maggioranza le ha respinte tutte, comprese quelle a costo zero, e, ciò che è più grave, senza volerne nemmeno discutere.

Il problema del costo dell'energia non si esaurisce alla pompa di benzina, le nostre imprese continuano a pagare l'elettricità più dei loro concorrenti europei. Nel 2020-2025 il prezzo per le imprese italiane è stato di 265,9 euro per megawattora contro i 239,3 della Germania e i 211,4 della media europea.

Questo è un problema di competitività industriale, di investimenti, di occupazione e di futuro del nostro sistema produttivo. Servono interventi strutturali sugli oneri di sistema, una politica energetica che acceleri lo sviluppo delle rinnovabili, investimenti nelle infrastrutture e nell'efficienza energetica. Dobbiamo ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e dalle oscillazioni dei mercati internazionali, perché questa dipendenza continuerà anche se dovessero auspicabilmente finire le tensioni internazionali, non dobbiamo limitarci semplicemente a fare compensazioni che hanno effetti sporadici.

C'è poi un'altra disposizione del decreto sulla quale voglio richiamare l'attenzione dell'Assemblea e del Governo, quella che introduce un commissario di Governo con poteri sostitutivi nei confronti delle regioni per il raggiungimento delle intese relative alle attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi sulla terraferma. Anche qui emerge una precisa impostazione politica. Di fronte a un problema di coordinamento tra le istituzioni il Governo cosa fa? Sceglie la strada della sostituzione e della centralizzazione, anziché quella del confronto e della collaborazione istituzionale.

Non è una questione solo di principio astratto o di una difesa burocratica delle competenze regionali; le regioni sono istituzioni che hanno responsabilità dirette nella programmazione e nella gestione dei propri territori. Le decisioni sulle attività estrattive hanno conseguenze ambientali, territoriali ed economiche che non possono essere affrontate prescindendo dalle comunità interessate. Sono questioni che avrebbero meritato un confronto parlamentare più approfondito, soprattutto rispetto all'ampiezza dei poteri attribuiti al commissario e alla garanzia del procedimento.

Io ho imparato che le cose importanti e grandi si fanno sempre con il sostegno delle comunità nelle quali questi investimenti devono avvenire; contro le comunità non si riesce mai ad arrivare all'obiettivo che ci si è prefissi. La semplificazione non può diventare sinonimo di esautoramento delle autonomie locali, delle esigenze delle persone che vivono su quei territori, e non può essere utilizzata come scorciatoia per imporre scelte sulle quali sarebbe necessario costruire invece un'intesa e una discussione con chi vive quelle realtà.

Anche le disposizioni sulle rinnovabili e sulle aree interessate dalla presenza di siti UNESCO richiedono attenzione. Il Partito Democratico ha sostenuto un percorso che consenta di conciliare lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico. È un equilibrio possibile, che richiede regole chiare, valutazioni adeguate e il coinvolgimento delle istituzioni competenti.

Non servono contrapposizioni ideologiche, ma soluzioni concrete e pragmatiche, che rendano realizzabili gli investimenti.

Signor Presidente, vorrei tornare alla domanda da cui sono partita: quanto costa oggi vivere e lavorare nel nostro Paese? I dati sull'inflazione di ottobre ci dicono che il problema non è superato. I prezzi dell'energia continuano a esercitare una pressione molto forte, i beni alimentari accelerano, i trasporti aumentano e, mentre i mercati internazionali cambiano ogni giorno, famiglie e imprese devono affrontare costi che incidono concretamente sulla loro possibilità di arrivare a fine mese e di programmare il proprio futuro e quello dei propri figli. Non possiamo chiedere a un lavoratore di rinunciare a raggiungere il proprio posto di lavoro, non possiamo chiedere a un agricoltore di fermare un trattore, a un autotrasportatore di fermare la consegna delle merci o a una piccola impresa di assorbire indefinitamente gli aumenti che non riesce a trasferire sui prezzi. E non possiamo pensare che la risposta sia sempre e soltanto un decreto che dura 7 giorni. Il Governo deve scegliere se continuare a inseguire le emergenze o dotare questo Paese di strumenti capaci di prevenirle e di governarle.

Noi proponiamo un sistema nel quale il mercato sia libero, ma non lasciato senza regole, nel quale chi consuma sia tutelato, chi produce possa programmare la propria attività, nel quale la politica energetica non sia una successione di interventi temporanei ma una strategia per ridurre la nostra dipendenza dagli altri Paesi, per rafforzare la competitività delle industrie e accompagnare la transizione. Il price cap, l'accisa mobile, il sostegno alle famiglie e alle imprese, la riduzione strutturale del costo dell'energia e lo sviluppo delle rinnovabili sono tasselli di questo nostro disegno energetico per il Paese, perché il punto non è solo abbassare il prezzo di un litro di benzina per qualche giorno: il punto è restituire alle persone la possibilità di vivere, di lavorare, di programmare il proprio futuro senza essere continuamente esposte a rincari che non riescono a governare. È questo il confronto politico che abbiamo chiesto oggi al Governo, che abbiamo chiesto in questi giorni, che continueremo a chiedere e rispetto al quale il Governo non si potrà sottrarre, non solo per le richieste dell'opposizione ma per le richieste del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche - A.C. 3148?)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, che rinunzia.

Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, che rinunzia.

Il seguito del dibattito è rinviato alla parte pomeridiana della seduta odierna.

Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 14, con votazioni. La seduta è sospesa.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

La seduta, sospesa alle 12,23, è ripresa alle 14,05.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 99, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 14,06).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Per richiami al Regolamento e sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, la deputata Kelany. Ne ha facoltà.

SARA KELANY (FDI). Grazie, Presidente. Intervengo sul Regolamento, ai sensi dell'articolo 60, per valutare degli aspetti disciplinari a carico della deputata Ascari. Perché vede, Presidente, giovedì 29 ottobre si è verificato un fatto gravissimo: la deputata Ascari ha tenuto una conferenza stampa per sostenere la liberazione di Abu Safiya, un medico palestinese, ristretto in Israele con l'accusa di essere un membro di alto livello dell'organizzazione terroristica Hamas.

Poi parleremo di questo medico, ma i fatti ancora più gravi sono che, durante la conferenza stampa tenuta dal figlio di Abu Safiya - peraltro in arabo, e parleremo anche di questo dopo -, è stata tirata in ballo la figlia minore del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sbattuta, poi, sui social in una foto in cui era abbracciata con sua madre, accanto alla foto di Abu Safiya (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), con il figlio di Abu Safiya, appunto, presente presso la Camera dei deputati. Questa foto, poi, è rimbalzata su siti e su pagine social anche estremiste, come quella “nur.resilienza” dell'Imam di Torino Brahim Baya.

Presidente, qui c'è da chiedersi se, durante quella conferenza, non siano stati passati, propalati messaggi subliminali indirizzati a terzi, considerato che il soggetto parlava, appunto, in lingua araba, ed era tradotto, peraltro, da un altro soggetto contiguo alle ragioni di Safiya, attualmente ristretto in Israele. Però, farei una brevissima cronistoria delle mirabolanti e funamboliche condotte tenute dalla deputata Ascari presso la Camera dei deputati, sempre con lo stesso filo rosso. Perché, nel gennaio del 2023, prima, si recava in Libano con ABSPP, l'associazione di Mohammad Hannoun; nel febbraio del 2023 porta Mohammad Hannoun qui alla Camera, soggetto attualmente ristretto con l'accusa di aver finanziato, per il tramite della propria associazione, il terrorismo palestinese; porta alla Camera dei deputati Sulaiman Hijazi…

PRESIDENTE. Deputata Kelany, le chiedo scusa. Siccome sta facendo un richiamo al Regolamento, non un intervento sull'ordine dei lavori indirizzato, che so, a un'informativa, sarebbe utile, a questo punto, che lei ci dica a quale articolo del Regolamento fa riferimento.

SARA KELANY (FDI). L'ho fatto all'inizio, Presidente, richiamo l'articolo 60.

PRESIDENTE. Potrebbe precisarlo meglio?

SARA KELANY (FDI). Sì, richiamo l'articolo 60 per richiedere dei provvedimenti disciplinari nei confronti della deputata Ascari, anche in ragione di una lettera che è stata indirizzata dal presidente Galeazzo Bignami al Presidente Fontana.

PRESIDENTE. La ringrazio. Ci è stato chiesto ed è stato opportuno che lei lo ripetesse.

SARA KELANY (FDI). Lo ripeto con molto piacere. Torno a ripetere delle funamboliche imprese della deputata Ascari, perché ci porta alla Camera anche Sulaiman Hijazi, accreditato sia nel 2025 sia nel 2026, braccio destro di Hannoun. Sempre nel maggio del 2026, invita i Giovani Palestinesi d'Italia, noti per avere pubblicato un volantino inneggiante al 7 ottobre.

Ecco, Presidente, la Ascari ci dice che noi manipoliamo, che noi strumentalizziamo, che saremmo addirittura razzisti perché ci preoccupiamo del fatto che il Safiya avrebbe parlato in arabo. Strumentalizziamo noi - lo chiedo, per suo tramite, ai colleghi, Presidente - o chi sbatte sui social la figlia del Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), figlia minore, facendone rimbalzare le foto su pagine estremiste?

Noi ci scandalizziamo perché parla in arabo, alla Camera dei deputati, il figlio di un soggetto in carcere con l'accusa di terrorismo, tradotto da un soggetto che fa conferenze in giro per l'Italia - un minuto, Presidente - con soggetti vicini ad Hezbollah. Un soggetto - colui che ha tradotto, Presidente - che non solo fa conferenze con soggetti vicini ad Hezbollah, ma posta sui propri social le foto del Fronte per la liberazione della Palestina, che è un'organizzazione ritenuta terroristica dall'Unione europea.

Ecco, noi ci preoccuperemmo invano perché questo soggetto parla in arabo o si dovrebbe preoccupare chi, invece, introduce alla Camera dei deputati questi soggetti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Presidente, è stato passato il segno, è stato superato il senso della misura. Per il tramite della lettera del presidente Bignami, noi stiamo chiedendo dei provvedimenti anche con riferimento al Regolamento della Camera, perché non si possono introdurre all'interno della Camera dei deputati soggetti che parlano in arabo, tradotti da soggetti contigui al terrorismo (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)… soggetti contigui al terrorismo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Perché postare le foto del Fronte per la liberazione della Palestina vuol dire essere contigui al terrorismo e lo dice l'Unione europea, colleghi (Commenti del deputato Grimaldi). E concludo.

PRESIDENTE. Concluda.

SARA KELANY (FDI). Concludo dicendo che occorre smettere che le istituzioni più alte della Repubblica vengano utilizzate dagli utili idioti dell'Islam radicale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), che si rendono strumento di proselitismo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per un richiamo al Regolamento, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà. Aspetti che non si è acceso ancora il microfono. Porti pazienza, non l'abbiamo sentita. Prego.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Sì, Presidente, sul tema sollevato dalla deputata Kelany. Il problema è, quindi, Stefania Ascari, la nostra collega, che porta alla Camera persone che fanno delle comunicazioni in arabo e chissà cosa dicono, come se l'arabo non si potesse tradurre (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti della deputata Kelany). Secondo noi, il problema non è Stefania Ascari che porta delle persone che danno dei messaggi, alla Camera, in arabo, ma è chi ha portato al Governo un Sottosegretario per la Giustizia, che si manda messaggi con un prestanome della camorra (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e quelle cose lì non si possono tradurre, perché non ci si può accedere, perché avete scudato il vostro Delmastro mentre faceva conversazioni con un prestanome della camorra (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E quelle robe non si traducono, non c'è nessun interprete se la politica si vuole autodifendere.

Ma il problema è Stefania Ascari, sono le frequentazioni di Stefania Ascari. Il problema non è la presidente della Commissione antimafia, che frequentava terroristi neri come Ciavardini, accusati della strage di Bologna (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questo è sempre il vostro doppiopesismo: il problema è una vetrina rotta, non è un genocidio. Riuscite a mettere sullo stesso piano un atto con una proporzione completamente diversa.

Vedete, noi siamo orgogliosissimi di avere tra le nostre fila una deputata come Stefania Ascari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra - Applausi ironici dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Voi citate i viaggi che faceva Stefania Ascari quando nessuno sapeva di cosa accadeva in Israele e Palestina, perché prima del 7 ottobre quel posto lì non era da attenzionare alle cronache. Bene, Stefania Ascari, con alcuni dei nostri colleghi, andava in Cisgiordania, andava in Libano, andava in quei territori di sofferenza e di violenza a scaricare pacchi da mangiare, questo faceva Stefania Ascari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista – Commenti della deputata Kelany).

Quindi, voi dite che la figlia del Presidente del Consiglio è stata - non dalla collega Ascari, ma da persone che hanno frequentato questa conferenza - messa alla gogna sui social. Voi e tutta la vostra riluttante parte politica, che quando una persona, che non ha il vostro colore della pelle, commette un reato, la sbattete sui social continuamente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati Kelany e Padovani), criminalizzandola, alla gogna per la vostra propaganda (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste della deputata Kelany)… Per la vostra propaganda, avete (Proteste dei deputati Kelany e Padovani - La deputata Kelany si dirige verso l'uscita dell'Aula dicendo: “Presidente, ci dà dei razzisti!”)…avete…

PRESIDENTE. Deputata Kelany!

RICCARDO RICCIARDI (M5S). …avete…

PRESIDENTE. Deputata Kelany! Lei ha parlato, adesso ascolti (Dai banchi del gruppo MoVimento 5 Stelle: “Fuori, fuori!”)...

RICCARDO RICCIARDI (M5S). …avete costruito una macchinazione mediatica per dire che una persona era il capo di Al Qaeda in Italia e sobillava le proteste, con il vostro Governo, sbattendola e criminalizzandola immediatamente, perché voi siete garantisti a giorni alterni: quando dovete commentare la sentenza o un procedimento nei confronti di un politico o di un ricco, “attendiamo la magistratura”; quando è un altro “aspettiamo”; quando è un altro, invece, “condanniamo e bolliamo” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questo fate!

Quando parlate di persone che commettono violenze, signori, ma qui l'unico che avete beccato, Almasri, lo avete riportato con un volo di Stato a ricommettere violenze e stupri sui bambini in Libia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questo fate!

Quindi voi, per coprire la vostra complicità con il genocidio del popolo palestinese, attaccate, insieme ai giornali di Angelucci, un nostro collega, una deputata come Stefania Ascari che si mobilita per il popolo palestinese, e cercate di trovare delle colpe perché qualcuno si sta mobilitando e si continua a mobilitare per questo. Guardate, in Italia c'è solo un'organizzazione che si sta mobilitando per mandarvi a casa: si chiama popolo italiano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ziello. Ne ha facoltà. Su cosa?

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Signor Presidente, per unirmi con la nostra componente alla richiesta formulata dall'onorevole Kelany, per chiedere al Presidente della Camera dei deputati di muoversi rapidamente al fine di poter comminare dei provvedimenti disciplinari nei confronti di una deputata del MoVimento 5 Stelle, che è recidiva sulla questione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), ovvero quella di portare all'interno del Parlamento italiano rappresentanti non soltanto delle comunità islamiche, perché la deputata Ascari ha fatto innumerevoli eventi con tali rappresentanti, ma addirittura con riferimenti molto ambigui, se non vicini, all'organizzazione terroristica Hamas.

Per giunta, all'interno della Sala stampa di Montecitorio, il signore in questione non soltanto si è espresso in lingua araba: il problema non è che non si riesca a tradurre, perché tutti la sanno tradurre quella lingua; il problema è il contenuto di quelle dichiarazioni, perché è stata più volte citata la figlia del Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, deputati del MoVimento 5 Stelle, a sproposito!

Cosa c'entra la questione del genocidio in Palestina? Cosa c'entra la questione delle chat di Delmastro? Vi dovreste soltanto vergognare di fronte a ciò che fanno i vostri deputati (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!

State portando avanti una battaglia per andarvi a contendere all'ultimo voto il primato sui voti dei rappresentanti delle comunità islamiche con la sinistra peggiore del nostro Paese, rappresentata da Alleanza Verdi e Sinistra. Altro che 5 Stelle: siete passati direttamente alle mezzelune, deputati del movimento di Conte (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!

Presidente - e concludo -, c'è bisogno di avere chiarezza, perché nel Parlamento italiano non è più possibile avere certe presenze inquietanti, che rappresentano un pericolo per la nostra democrazia. Altro che rischio fascista: qui c'è il rischio del terrorismo islamico, signor Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!

PRESIDENTE. Penso sullo stesso argomento, ce lo dirà l'interessato, ha chiesto la parola il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Richiamo al Regolamento, ma anche alla sua conduzione. Presidente, non me ne voglia, ma… sì, glielo spiego, nel senso che ha fatto giustamente bene a dare la parola a una collega che richiama il Regolamento (Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Dai banchi di Fratelli d'Italia: “L'articolo?”), ma guardate che siamo davanti a un unicum e glielo spiego, Presidente, invece di offendersi e riderci su.

Le spiego il suo doppio standard: se è possibile iniziare a prendere la parola chiedendo sanzioni per una deputata che ha convocato una conferenza stampa in cui - attenzione, fatto inaudito! - l'invitato parla in arabo… Oddio, e allora non invitiamo più nessun ambasciatore, dall'Arabia Saudita al Qatar, voi che continuate a mandare i militari senza nemmeno chiedere l'autorizzazione per difendere quelle petromonarchie (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)!

Ma la cosa grave è che l'arabo si può tradurre! Sentite - udite, udite! - cosa ha detto il figlio del pediatra Abu Safiya: “Come lei ama sua figlia e desidera vederla ogni giorno, io sento la mancanza di mio padre”. Oddio, oddio!

Guardate, colleghe e colleghi, si può pur dire che sia sbagliato (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia): è sbagliato, secondo me, proiettare l'immagine della Presidente del Consiglio con sua figlia, sono d'accordo, è quantomeno inopportuno. Ma, guardate, sentire i richiami di Ziello che, con il suo gruppo - anzi, con quelli che sarebbero diventati Futuro Nazionale, perché l'hanno fatto pure con altre sigle, che erano della Lega… e sto zitto (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia – La deputata Caretta: “Di che articolo sta parlando?” ) -, hanno portato qua alla Camera dei deputati dei pregiudicati, dei fascisti, che chiedevano la remigrazione…! Noi non prendiamo lezioni da nessuno, la Ascari non prendere lezioni da nessuno, certamente non da voi! Non da voi (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

E lo dico perché, in questi giorni, i vostri decreti ci spiegano che ognuno di noi probabilmente sarebbe finito in galera, perché è successo, lo diciamo: io tante volte da studente ho firmato l'autorizzazione per fare una manifestazione e magari quella manifestazione ha occupato dei binari. L'ho fatto. Avrei fatto quattro anni di galera, solo che, per le vostre regole, la seconda carica dello Stato sarebbe in galera da tempo (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe), non so se vi è chiaro! Il doppio standard: convocare le manifestazioni e poi qualcuno muore. È successo a voi, non a noi, quindi non sentiamo la vostra doppia morale, non la sentiamo!

Siete esattamente lo specchio di questa realtà: il popolo ha già deciso di mandarvi a casa, da tempo scende in piazza contro il carovita (Commenti delle deputate Ciaburro e Caretta), contro tutti voi. Invece voi vi inventate dei nemici immaginari, ma guardate che gli unici avversari siete voi stessi, le vostre balle che non reggono più. Grazie, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle - La deputata Ciaburro: “A che titolo ha parlato il collega?”).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà (Il deputato Sasso: “Vai con Askatasuna, Grimaldi!”- Proteste dei deputati Boldrini e Ciani)… Onorevole Sasso (Proteste del deputato Grimaldi)! Onorevole Grimaldi, l'ho già richiamato. Onorevole Fornaro, prego.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Signor Presidente, io vorrei riportare la discussione nei termini del Regolamento, perché, come giustamente è stato già osservato, non siamo sull'ordine dei lavori, ma su un richiamo al Regolamento. Ricordo ai colleghi e anche alla collega Kelany, che ne fa parte, che questo tema, cioè dell'utilizzo delle sale da parte dei singoli parlamentari, è attualmente oggetto di discussione della Giunta per il Regolamento. È già stata fatta una prima riunione, con delega a tre relatori.

La questione - io non entro nel merito delle dichiarazioni, delle cose che sono state riportate - la pongo su un altro tema: non ci possono essere doppi standard ovvero, se il principio che è stato ribadito in occasione della vicenda che ha coinvolto una trentina di parlamentari delle opposizioni, che sono stati sanzionati, è quello che la Presidenza della Camera non può intervenire a priori rispetto alla scelta dei relatori - e ovviamente, ancor di più, delle cose che diranno i relatori -, questo vale per le vicende che hanno portato alla censura, ma vale anche per la vicenda che ha sollevato la collega Kelany. Dopodiché la questione, secondo me - e parlo a titolo personale, come membro della Giunta, avendola sollevata -, esiste, ma allora riguarda tutti. Non è che riguarda una certa fattispecie e non ne riguarda un'altra. O ci assumiamo, come parlamentari, tutte le responsabilità di fronte alla Camera e di fronte alle istituzioni - ma questo vale sempre: non è che può valere un po' sì e un po' no -, oppure si individuano alcuni criteri generali - e credo che sia giusto un ragionamento di questo genere -, all'interno dei quali ognuno di noi deve stare dentro nel momento in cui sceglie e fa le scelte di temi, argomenti e relatori.

Siccome la strada che è stata fino ad ora seguita è quella sostanzialmente della totale libertà, io trovo assolutamente inopportuno questo richiamo al Regolamento, perché la linea che è stata seguita da tutti i Presidenti della Camera, fino ad oggi, è quella di non fare interventi preventivi e neppure interventi di censura successivi. Quindi, da questo punto di vista, credo che la Giunta per il Regolamento debba riprendere il lavoro che ha fatto fino ad oggi, dando delle regole. Però, ho trovato - diciamo - ultroneo, da questo punto di vista, l'intervento - con tutto il rispetto e per il suo tramite, Presidente - della collega Kelany, perché la stessa fattispecie non ha portato allo stesso identico intervento, anzi, anche in ragione della scelta che è stata compiuta dai colleghi, quel giorno, di non far parlare nella sede del Parlamento esponenti pregiudicati, tra l'altro con condanne per offese alle Forze dell'ordine e la loro dichiarata appartenenza alla cultura fascista, io credo, a quel punto, che se c'è stato un certo tipo di scelta in quell'occasione occorre avere un metro uguale. Credo che, da questo punto di vista - e auspichiamo che anche l'Ufficio di Presidenza intervenga su questo -, però, a quel punto il metro deve essere uguale per tutti: non è che su alcuni temi e su alcuni argomenti si mettono alla berlina, in maniera assolutamente ingiustificabile, dei colleghi e, nell'altro caso, si arriva addirittura alle sanzioni.

Chiediamo, da un punto di vista strettamente regolamentare, di avere un metro uguale per tutti.

PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Fornaro. Ci tengo soltanto a ribadire che il richiamo all'articolo 60 del Regolamento tanto è proprio che il Presidente della Camera ha già investito della questione il Collegio dei questori. Quindi, sicuramente ci può essere una valutazione di opportunità rispetto alle parole e anche agli strumenti che vengono scelti da parte dei deputati in quest'Aula, però non possiamo togliere la parola a nessuno. Il Regolamento esiste, anche nella moral suasion di una sua trasformazione. Sta lì e ognuno può utilizzarlo come crede, sempre nei limiti - che troppo spesso, invece, saltano in quest'Aula - del rispetto reciproco.

Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “2 Pescantina”, di Pescantina, in provincia di Verona, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Li ringraziamo e auguriamo loro ogni bene (Applausi).

Ha chiesto di intervenire, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Alfonso Colucci.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, intervengo per chiedere, a nome del MoVimento 5 Stelle, che il Ministro Piantedosi venga urgentemente in Aula per informarci sul grave stato della sicurezza a Roma. A Roma, ormai esplodono bombe sotto le case. Cosa sta facendo il Ministro per fermare questa escalation?

Questa notte, ben due esplosioni hanno devastato un bar a Castelverde, la scorsa notte ordigni a Casal Bruciato e Tor Bella Monaca, che hanno danneggiato ingressi e appartamenti. I cittadini si svegliano nel boato notturno. E il Ministro Piantedosi quando si sveglia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Il 23 ottobre a Ostia un'esplosione ha provocato feriti e costretto 11 famiglie a lasciare le proprie case. E ancora, a Castelverde una bomba all'abitazione del titolare di un autosalone, mentre la sua attività veniva incendiata. E prima ancora a Centocelle, a San Basilio, a Don Bosco, all'Alessandrino e alla Borghesiana. Roma come Bogotà. Grave pericolo anche per le famiglie, completamente estranee agli interessi criminali.

Ci chiediamo: a Roma è in corso una guerra tra bande per nuovi equilibri criminali dopo i colpi inferti al clan Senese? Il Ministro Piantedosi deve dare al Parlamento risposte precise.

E, a proposito del clan Senese, Delmastro, quando era Sottosegretario alla Giustizia, era socio della figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per reati di mafia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e la maggioranza ha impedito alla magistratura di acquisire le chat, così rendendo ancor più difficile la lotta alla mafia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ma voi, in campagna elettorale, non eravate quelli della legalità? Sono queste le vostre legalità e credibilità?

E poi, Presidente, c'è la violenza che colpisce la vita quotidiana: l'omicidio di via Attilio Hortis, a Villa Gordiani; l'uomo ucciso nel parco Montagna; la donna aggredita, violentata e rapinata in casa a Monti; la violenza sessuale denunciata dalla giovane a Tor Bella Monaca, nota piazza di spaccio della capitale. Aggressioni, rapine, violenze, droga: un grave allarme sociale che esige risposte concrete. Ordine pubblico e sicurezza sono responsabilità del Governo e il Ministro dell'Interno deve risponderne. Deve venire in Parlamento a riferire. Basta scaricare sugli altri le sue responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Sulla sicurezza, il Governo Meloni ha fallito. Il suo approccio securitario mostra tutti i suoi limiti: moltiplicare decreti Sicurezza e aumentare le pene non basta a fermare la criminalità, a smantellare clan mafiosi, a proteggere le donne. Avete fallito sulla prevenzione: periferie abbandonate, servizi pubblici e presidi di legalità indeboliti, scuole senza sostegno, giovani senza lavoro e opportunità. È così che lasciate spazio alla criminalità. Se a un ragazzo non date futuro, sarà più vulnerabile al denaro facile e all'illegalità.

E, quindi, voi cosa proponete? Nella manovra di bilancio tagliate addirittura alla scuola: quasi 7.000 posti in meno, tra docenti e personale ATA, in tutta Italia. Promettete sicurezza, ma togliete ai ceti meno abbienti, alle periferie sociali, l'istruzione, uno dei primi strumenti per sottrarre i ragazzi alla criminalità.

Alle Forze dell'ordine va il nostro ringraziamento, ma dovete dare loro personale e mezzi per lavorare in sicurezza. Ministro, ci dica: quanti operatori mancano a Roma e nella provincia? Quanti rinforzi effettivi arriveranno e quando? La solidarietà alle divise si dimostra con i fatti e non con gli slogan di campagna elettorale.

Il Ministro presenti a quest'Aula un piano per Roma, colpisca i clan e i loro patrimoni, protegga chi denuncia, garantisca una presenza continuativa nei quartieri e finanzi la prevenzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Scuole, servizi contro le dipendenze, spazi sociali, lavoro, opportunità con risorse, tempi e risultati certi. Proporremo per Roma Capitale misure concrete per la sicurezza dei cittadini, affiancando alla prevenzione un protocollo di sicurezza urbana integrata, un patto per la legalità contro corruzione e infiltrazioni criminali, così come abbiamo fatto in Puglia. Chi lavora, chi rispetta le regole e cresce i propri figli ha diritto a una vita tranquilla.

Ministro Piantedosi, noi chiediamo: venga in Aula a dirci per quanto tempo ancora i romani dovranno vivere nella paura, mentre il Governo continua…

PRESIDENTE. Concluda.

ALFONSO COLUCCI (M5S). …a fare becera campagna elettorale sulla loro sicurezza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Anche noi ci uniamo alla richiesta dei colleghi di avere un'informativa urgente del Ministro Piantedosi.

Stamattina, in un municipio di Roma, un muro umano di persone, di fatto, ha impedito uno sfratto nei confronti di un lavoratore, di una persona che da anni pagava l'affitto e che, con grandi difficoltà, aveva provato a reggere l'urto di un ennesimo fondo immobiliare. Lì davanti si fronteggiavano diversi reparti antisommossa della mobile. Ecco, ci faccia dire che c'è una doppia faccia di questa Roma: da una parte, c'è Piantedosi, che è molto attivo, ce lo hanno detto anche i decreti sugli sfratti, soprattutto delle persone più bisognose; dall'altra, però, non sentiamo la stessa intensità per boati ben più clamorosi, come quello proprio nel cuore della notte, a Roma, e non è il primo. Ci sono ancora bombe, bombe a Castelverde e in via Massa di San Giuliano, dove due ordigni hanno devastato un bar e annerito tutti i palazzi - non so se avete visto le immagini - e gettato nel terrore centinaia di famiglie. Ma non abbiamo visto nemmeno agenti portare tutta la forza dello Stato in altre zone. Come sapete, a Tor Bella Monaca, a La Rustica, a Due Leoni e poi a Torre Maura, ma anche a Centocelle, a Don Bosco, a Cinecittà, all'Alessandrino, alla Casilina e alla Borghesiana: ci sono stati 15 ordigni da settembre.

Colleghe e colleghi, vediamo una sorta di guerra a bassa intensità delle organizzazioni mafiose, come minimo siamo davanti a una guerra di clan. E, allora, sarebbe stato molto interessante sentire in queste tante settimane, in questi tanti mesi, una parola di Piantedosi su quello che sta succedendo a Roma. Proviamo a ipotizzarlo anche noi, visto che le istituzioni dello Stato preposte non parlano. Speriamo, ovviamente, che la magistratura riesca a fare quello che si può fare, perché - lo ricordo - mancano una decina, forse 11 sostituti procuratori proprio alla DDA di Roma.

Proviamo però a dire cosa dicono gli analisti e i giornalisti, già perché i bersagli sono precisi: quasi tutte le attività sono riconducibili a soggetti legati a famiglie storiche del crimine romano. La prima? Quella di Michele Senese. Ora, fateci dire che, a distanza di qualche mese, anche chi non aveva cercato su Google, oggi dovrebbe sapere di chi stiamo parlando. E allora, non so - lo dico perché, per suo tramite, non chiederei a Delmastro se oggi conosce quel clan, perché adesso sarà andato almeno a informarsi -, ma quelle bombe e quegli incendi, oggi rappresentano qualcosa di più. In qualche modo, in quelle ipotesi che leggiamo oggi si dice: sarà guerra di racket? Sarà racket di stampo mafioso? È una nuova guerra nella periferia est di Roma? Ci sono nuovi equilibri? Guardate, credo che non vada sottovalutato tutto questo, perché forse, oggi, le mafie sembrano colpire meno duro che un tempo, ma è in questo silenzio, è in queste guerre a bassa intensità che si riorganizzano.

Credo davvero che sarebbe stato bello, in questi anni, vedere uno dei nove decreti Sicurezza utile a contrastare tutto questo. Sarebbe molto bello se Piantedosi, invece di continuare a parlare solo di qualche vetrina infranta, parlasse delle altre che sono esplose per mano della criminalità organizzata (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ciani. Ne ha facoltà.

PAOLO CIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per associarci a questa richiesta. Dall'agosto di quest'anno, molti episodi, circa 15 episodi criminali, hanno colpito la periferia est della nostra capitale, Roma. Molti quartieri - San Basilio, Centocelle, Tor Bella Monaca, Alessandrino, Don Bosco, Tuscolano, Romanina - sono stati interessati da esplosioni di ordigni. Diversi ordigni artigianali, bombe-carta e vari altri spesso hanno squarciato la notte di questi quartieri. Sono state colpite attività commerciali e portoni di palazzi, creando paura e timore presso la cittadinanza.

È evidente che le Forze dell'ordine, la Squadra Mobile, la DIA abbiano parlato di contesto criminale. È evidente che questo susseguirsi di episodi criminali rimanda a un'idea di un racket, all'idea di un tentativo di accrescere una presenza criminale in quel quadrante della città. È evidente che la capitale d'Italia, una città come Roma, con la sua grandezza, la sua crescita e la sua importanza economica, possa costituire un polo di attrazione per la criminalità organizzata, ma è anche evidente che, allo stesso modo, lo Stato debba non solo vigilare, ma reagire di fronte a questa situazione. Vede, Presidente, noi abbiamo grande fiducia nelle istituzioni. Sappiamo che la prefettura, la questura, le Forze dell'ordine sono molto impegnate nel contrasto alla criminalità organizzata, ma è evidente che questi episodi concreti hanno posto una nuova sfida alle istituzioni, a cui bisogna dare risposte e bisogna dare risposte anche ai nostri concittadini.

In questo tempo, si parla molto di sicurezza. Anche i miei colleghi prima hanno usato l'espressione “guerra”. A me non piace parlare di guerra riferendomi a questi episodi, perché la guerra, purtroppo, è un'altra cosa, e se ne è parlato fin troppo con superficialità in questi anni, ma è evidente, tuttavia, che vivere in un quartiere dove esplodono bombe crea paura e quando si abusa del termine “sicurezza” anche per parlare di altro, allora questa è una questione vera di sicurezza.

Per questo motivo, chiediamo al Ministro di venire a informarci sull'operato delle Forze dell'ordine, su quello che sta accadendo, su come pensa di contrastare questa avanzata e questo tentativo della criminalità organizzata di mettere in difficoltà la capitale d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Perissa. Ne ha facoltà.

MARCO PERISSA (FDI). Grazie, Presidente. Anche noi, ovviamente, ci associamo alla richiesta dei colleghi di informativa al Ministro Piantedosi. Penso che sarebbe davvero opportuno che anche egli, in prima persona, venga in quest'Aula a raccontare a chi oggi tenta di strumentalizzare o fa finta di non vedere l'operato del Governo e del Ministro dell'Interno, in particolare per la città di Roma.

Pensi: anche dalle stesse parole del collega Colucci traspare l'ipocrisia del suo intervento. Egli stesso si chiede se le bombe a cui questa città sta assistendo, negli ultimi tre mesi, siano o non siano le conseguenze dei colpi inferti al clan Senese. Mi rivolgo, per suo tramite, al collega Colucci, delle due l'una: o il Ministro dell'Interno è sveglio e quindi - come lei stesso sostiene - sta dando duri colpi al clan Senese e alla criminalità organizzata, e quindi c'è una guerra per la successione, oppure - come lei stesso sostiene - il Ministro dorme e quindi queste bombe pioveranno dal cielo, non lo so.

Di fatto, però, i colleghi dimenticano - e quindi ripeto che sarebbe opportuno che il Ministro stesso venisse in Aula a riferire - l'impegno della prefettura, delle questure e delle Forze dell'ordine sul territorio romano (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Infatti, ne sono un esempio le immagini dell'operazione ad alto impatto di ieri sera, proprio a via Flavio Stilicone, con 60 carabinieri impegnati in un'operazione contro il racket dello spaccio; l'attivazione dei presidi permanenti all'interno del Quarticciolo, altro quartiere diventato noto alle cronache e non soltanto per la povera gente intrappolata lì dentro dalla criminalità organizzata, foraggiata dall'immigrazione clandestina; piazze di spaccio in balia di tossicodipendenti e criminali, dove la città non può più vivere. Ebbene lì, oltre al decreto Caivano-bis, sono arrivati presidi permanenti delle Forze dell'ordine, così come le operazioni ad alto impatto a Tor Bella Monaca, così come su tutto il quadrante Est della città, così come innumerevoli, ripetuti e continuativi impatti nei confronti della criminalità organizzata anche nel quadrante di Ostia.

Chi vive - a differenza di qualcuno che ha parlato prima di me - la città di Roma sa che, a fronte di quelle 15 bombe, nei confronti delle quali le istituzioni non si sono mai fatte trovare assenti davanti ai cittadini, ci sono stati centinaia, migliaia di interventi da parte delle Forze dell'ordine che hanno punito, represso e prevenuto quello che avviene per mano della criminalità in questa città. E, anziché speculare sul gigantesco lavoro delle Forze dell'ordine, forse, come io preferisco fare in questo mio intervento, sarebbe il caso di complimentarsi con Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza per quanto stanno facendo in questa città (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

E concludo con una domanda, perché, poi, che adesso anche AVS, il MoVimento 5 Stelle e il Partito Democratico siano diventati i partiti della legalità e della sicurezza fa un po' sorridere o fa venire da piangere (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)… Collega Colucci: come pensate di far rispettare la legalità e la sicurezza nei confronti della criminalità organizzata, se proprio il suo leader, Giuseppe Conte, non più di un'ora fa ha dichiarato che, se dovesse vincere, la prima cosa che farà sarà quella di cancellare i decreti Sicurezza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Mi faccia capire: è un accordo tra voi e AVS? Conte diventa Presidente del Consiglio e cancella i decreti Sicurezza, così Grimaldi può andare ai cortei di Askatasuna a fare un po' di mascalzonate (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra – Il deputato Scotto: “Presidente, non si può dire…!”)? È questo che succede in questo Parlamento quando si parla di sicurezza, giusto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Mi faccia capire, mi faccia capire: questa è la conseguenza dell'accordo su Roma Capitale con Gualtieri (Proteste del deputato Scotto)…?

PRESIDENTE. Deputato Scotto…

MARCO PERISSA (FDI). Il 5 Stelle…

PRESIDENTE. …qui c'è diritto di parola per tutti (Proteste dei deputati Fornaro, Casu, Amendola e Scotto – Il deputato Scotto: “Deve ritirare quella parola!”). Fate concludere il deputato Perissa! Avete parlato e avete facoltà di parlare.

Prego, deputato Perissa, prosegua (Proteste di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

MARCO PERISSA (FDI). Allora, è questo per caso il frutto dell'accordo scellerato che state consumando sulle spalle dei cittadini romani? Il 5 Stelle chiude l'accordo per il sostegno di Gualtieri e, tutto un botto, diventa il braccio armato del Partito Democratico in Parlamento, per scaricare sul Governo la responsabilità di un sindaco (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) che è inerme sui temi della sicurezza ed è complice e connivente dei centri sociali e dei sistemi delle occupazioni abusive per quanto riguarda i temi della legalità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

Si può stare da una sola parte, cari colleghi: o sempre dalla parte della legalità o a sostenere chi occupa gli appartamenti e chi commette quello che non va fatto, sotto un presupposto legalitario (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sasso. Ne ha facoltà.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Presidente, chiedo un'informativa urgente al Ministro dell'Istruzione e del merito Valditara e, al contempo, esprimo solidarietà al Ministro Valditara per questa mannaia che gli è capitata tra capo e collo, relativa al taglio di 7.000 unità: 5.000 di personale docente e 2.000 di personale ATA.

Gli esprimo la solidarietà, perché so e conosco l'impegno del Ministro Valditara in questi quattro anni per cercare di invertire una tradizione fatta di tagli alla scuola, tipica del centrodestra, che affonda le radici in un periodo buio per la scuola italiana, che era quello di quando il Ministero di viale Trastevere era guidato dalla Gelmini e che vide un'intera generazione di ragazzi di destra protestare contro un Governo di centrodestra, perché tagliava. Non è cambiato nulla, Presidente, perché Bruxelles ordina, Roma esegue (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Dovevano trovare dei soldi e hanno pensato bene di fare cassa sulla scuola, per cui sono davvero solidale con il ministro Valditara e capisco l'imbarazzo anche del segretario della Lega Salvini, che ha da poco dichiarato di non essere nemmeno a conoscenza di questi tagli.

Infatti, quando Bruxelles ordina, Roma esegue e indifferentemente: il centrodestra moderato, ma anche la sinistra. Non dimentico la stagione dei blocchi degli scatti stipendiali del Governo Letta, fatta nel 2013; non parlerò in maniera prosaica dei banchi a rotelle, perché ho dignità di quest'Aula e rispetto. Però ricorderò anche le centinaia di milioni di euro spesi per mascherine inutili che le scuole, adesso, devono anche mandare al macero (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), con un ulteriore aggravio per le spese, perché di sprechi nella scuola ce ne sono tanti. Non è però possibile considerare uno spreco 5.000 posti di lavoro tra il personale docente e 2.000 tra il personale ATA.

Vede, Presidente, quando ho ricoperto incarichi di Governo nella passata legislatura, durante il periodo nero del COVID, ho dovuto lottare per ottenere qualche posto di lavoro in più e ricordo in particolare l'organico straordinario COVID del personale ATA (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Mi trovai a parlare con un consulente tecnico che mi disse testualmente: ma non bastano solo i docenti nelle scuole? No: esiste anche il personale ATA. E, se questo Governo di centrodestra moderato toglie 2.000 tra ausiliari e impiegati tecnici e amministrativi, i dirigenti scolastici saranno in seria difficoltà per l'organizzazione del servizio (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Il personale ATA fa vigilanza, lei lo sa bene, Presidente Rampelli, perché se ne è occupato in passato di questi temi.

Allora, per suo tramite, inviti i colleghi della sua maggioranza a porre rimedio nella fase emendativa della legge di bilancio: anziché fare le solite marchette elettorali, pensiamo alla scuola e cerchiamo di recuperare dignità. Anche perché, Presidente, io non riesco a capire come, con riferimento al decreto Scuola attualmente in discussione al Senato, questo Governo di centrodestra moderato, per piacere alla gente che piace, per piacere a sinistra, parlando di inclusione, stia pensando di spendere circa 20 milioni di euro per insegnare la lingua italiana alle famiglie degli studenti stranieri che sono nelle nostre scuole. Ma stiamo scherzando? La destra sedicente e moderata toglie agli studenti italiani, toglie 5.000 posti ai docenti, toglie 2.000 posti di lavoro al personale ATA e dà 20 milioni di euro alle famiglie degli stranieri. Questa è la destra al contrario, che esegue gli ordini di Bruxelles (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Non è assolutamente possibile, perché qui si mostra davvero un'elevata mancanza di rispetto e un disprezzo del senso del ridicolo, pensando di continuare a fare cassa sulla pelle della scuola.

Ci penserà Futuro Nazionale a non lasciare la scuola nelle mani della sinistra: presenteremo un pacchetto di emendamenti in legge di bilancio per cercare di sensibilizzare anche alcuni esponenti…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). …che in queste ore si stanno stracciando le vesti e si occupano di scuola loro malgrado. Presenteremo una serie di iniziative, non solo in legge di bilancio, ma anche con proposte di legge d'iniziativa popolare, perché la scuola italiana merita rispetto e il Governo di destra, al contrario, la smetta di eseguire gli ordini di Bruxelles (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Mi unisco alla richiesta dell'onorevole Sasso, perché credo anch'io che la scuola italiana meriti rispetto e credo che questo rispetto debba cominciare con l'avere il coraggio di dire la verità su ciò che sta accadendo. Lo dico, perché l'onorevole Sasso ha cercato di fare, come si dice, un po' manfrina, di mescolare le carte, di fare fumo a manovella sul tema dei tagli alla scuola.

La verità è che questi tagli alla scuola - 7.000 docenti e altre migliaia di personale ATA - derivano da un calcolo automatico per cui, al diminuire del numero degli studenti, si riducono anche gli organici. Siccome ogni anno la scuola italiana perde circa 100.000 studenti, ogni anno in finanziaria - non è la prima volta, è accaduto anche nelle tre finanziarie che abbiamo alle spalle - c'è un taglio di docenti e di personale ATA. C'è un solo modo di impedire questo taglio negli organici ed è quello di abbassare il numero minimo e il numero massimo di studenti per classe deciso e determinato con la riforma Gelmini del 2008. Si tratta, per capirci, della riforma che fece parlare tutto il Paese di “classi pollaio”, perché ci sono classi da 27, 28, 29, 30 studenti; in alcune scuole italiane ci sono persino classi di 31 studenti.

Allora, chi non vuole prendere in giro il Paese deve dire che, in questi anni, ciò che il Ministero avrebbe dovuto fare è rivedere quella norma, abbassare quei numeri, permettere la formazione di un numero maggiore di classi con un numero minore di studenti, salvaguardare un sacco di scuole di periferia e delle aree interne e salvaguardare gli organici. Ecco, in tutti questi anni, noi non abbiamo sentito dall'onorevole Sasso una sola parola su questo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). A Sasso, i numeri delle classi andavano benissimo così; gli è andato bene anche il fatto che il Ministro Valditara, per cercare di aggirare una previsione del PNRR che stabiliva che il numero di studenti per classe sarebbe dovuto scendere, ha inventato l'organico in deroga ovvero non ha cambiato la norma che cambia gli organici, ma ha inventato di dare alle regioni, di caso in caso, un po' di docenti e personale ATA in più, da utilizzare per dirimere le questioni maggiormente controverse.

Quindi, non accettiamo lezioni da chi ha dato il proprio placet a queste politiche della destra che hanno creato una riduzione della qualità della didattica e hanno creato anche malessere per tanti studenti che sono in classi sovraffollate. E rivendichiamo tutti insieme, dalle opposizioni, di aver fatto una battaglia vera per dire addio alle classi pollaio, una battaglia su cui abbiamo raccolto anche 60.000 firme (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). C'è un testo di legge di iniziativa popolare, incardinato in Commissione, che ha già - diciamo - superato la fase della scrittura degli emendamenti: il Governo, se vuole fermare i tagli agli organici, ha l'opportunità di farlo, basta che approvi la nostra legge (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Caso. Ne ha facoltà.

ANTONIO CASO (M5S). Grazie, Presidente. Ci uniamo anche noi alla richiesta di informativa. È scritto nero su bianco che la risposta di questo Governo ai tanti giovani scesi in piazza in queste settimane - giovani che chiedono una scuola migliore e un futuro migliore -, è scritto nero su bianco, sono ulteriori tagli: ulteriori tagli alla scuola, ulteriori tagli all'università, ulteriori tagli alla salute.

Però, me lo consenta, mi risulta un po' ridicolo che questa richiesta di informativa venga dai banchi in cui siede l'onorevole Sasso, perché forse l'onorevole Sasso dimentica che questi tagli alla scuola, ai docenti e al personale ATA di 7.000 unità era già previsto due anni fa, quando lui sedeva tra i banchi della maggioranza. Quindi c'è tanta ipocrisia, c'è tanta ipocrisia da parte di chi ora prova a riscoprire una verginità che non ha, una verginità che prova a mascherare dietro una propaganda becera, puntando il dito verso quei banchi dove sedeva fino a poco fa.

Ebbene, noi invece, con forza, a differenza loro, possiamo ribadire che è assurdo che il Ministro Valditara si dica sorpreso, almeno da quanto apprendiamo dalla stampa, di questi tagli al suo Ministero. Si dice sorpreso, ma abbiamo anche visto che improvvisamente è partita la propaganda per difendere questi tagli, per dire: ma guardate che in realtà è perché sta diminuendo il numero dei ragazzi, delle ragazze, delle bambine e dei bambini, quindi servono meno docenti. E allora, chiaramente, con questi messaggi, ci dicono che non si vuole una scuola migliore, non si vuole una scuola in cui non ci siano più delle classi con 26, 27 o 28 alunni all'interno della stessa aula, perché per quanto Valditara possa negarlo, è ancora così. Perché una cosa è parlare di una media in generale, una cosa è andare a vedere lì dove queste situazioni esistono, esistono eccome, e lì diventa impossibile fare una vera didattica, né vecchio stile, né innovativa.

E, allora, noi possiamo ribadirlo con forza, perché siamo quelli che fin dall'inizio hanno richiesto, con delle proposte di legge che ora sono in discussione, di diminuire gli alunni all'interno delle classi, proprio per trovare almeno una nota positiva nell'inverno demografico. E invece non è così: le prime azioni che ha fatto questo Governo, mascherandosi dietro delle missioni del PNRR - che non dicevano questo -, è stato quello del dimensionamento scolastico. Prima abbiamo iniziato ad accorpare delle scuole; non importa se poi uno stesso preside deve gestire scuole che sono poi divise in 3 o 4 plessi che distano decine e decine di chilometri tra di loro: non fa niente, dobbiamo accorparle. Poi tagliare i docenti, tagliare il personale ATA.

Insomma, si sta dicendo a tutti quelli a cui abbiamo anche fatto spendere 2.500 euro per abilitarsi che hanno perso tempo, tanto i nuovi posti per i docenti non ci saranno. Stiamo dicendo a quelli che sono da anni - anzi, da decenni - precari all'interno delle scuole, che non hanno un futuro all'interno della nostra scuola. Stiamo dicendo insomma che, per questo Governo, la scuola e l'istruzione assolutamente non sono una priorità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Manzi. Ne ha facoltà.

IRENE MANZI (PD-IDP). Sullo stesso argomento per unirmi a quello che i colleghi Piccolotti e Caso ricordavano. Devo dire che siamo rimasti piuttosto sgomenti. Quasi non credevamo ai nostri occhi, leggendo le anteprime della legge di bilancio che sono state pubblicate lo scorso venerdì, perché quella legge contiene, nero su bianco, un taglio drastico di posti di organico, di potenziamento, di docenti e di personale ATA, un taglio che fa seguito a quello contro il quale, già nel 2025, ci eravamo battuti in Commissione bilancio, un taglio che questo Governo ha sulle sue spalle e che porta a quasi 15.000 posti in meno, tra organico di potenziamento e personale ATA all'interno della scuola. È una responsabilità che è a carico di questo Governo e non valgono a nulla le parole pronunciate oggi non solo dal Ministro Valditara - che forse era assente in Consiglio dei ministri, perché altrimenti non si spiega come possa aver approvato una manovra di bilancio che conteneva quelle cifre -, ma anche dal Vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, che si diceva altrettanto attonito. Adesso il Ministro dell'Economia è il Ministro Giorgetti. Probabilmente non si sono sentiti, non si sono parlati, perché appartengono tutti e tre allo stesso partito: quei tagli fanno capo al Governo Meloni e, in particolar modo, alla Lega.

E voglio ricordare anche un ulteriore elemento: il fatto che uno degli obiettivi che il PNRR poneva, che l'Europa poneva, era proprio quello della riduzione del numero degli alunni per classe, forse uno dei tanti obiettivi - se pensiamo anche agli asili nido - su cui il Governo non ha fatto assolutamente nulla, pur attuando il dimensionamento scolastico e riducendo drasticamente, in un quadriennio, numerose autonomie, andando a colpire proprio quei territori che avrebbero più bisogno di azioni ed interventi educativi - penso, ad esempio, alle aree interne.

Un'altra esponente della maggioranza, cercando affannosamente di giustificare dei tagli che hanno visto insorgere davvero tutto il mondo della scuola, tutte le forze sindacali, le rappresentanze dei presidi, le associazioni degli studenti, ecco, una esponente della maggioranza ha detto che, in fondo, è solo organico di potenziamento. E allora mi piace ricordare a cosa serve l'organico di potenziamento all'interno delle scuole, perché i posti del potenziamento servono per l'attivazione di laboratori, per i corsi di recupero, per le attività extracurricolari, per il prolungamento dell'orario scolastico e, quindi, per il tempo pieno all'interno delle scuole, per quei progetti che contrastano la dispersione scolastica e promuovono, appunto, attività che fanno crescere la comunità scolastica.

E allora voi dovreste avere la sincerità di ammettere una cosa: che state utilizzando il calo demografico per fare, per l'ennesima volta, cassa sulle spalle della scuola (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E questo è un principio che non possiamo accettare. L'unica modalità per porre rimedio a quanto contenuto in quella legge di bilancio è cancellare quella disposizione all'interno della legge di bilancio. Non ci sono, infatti, mezze misure in realtà che ci consentono di giustificare un taglio che va a penalizzare la scuola, in un momento, tra l'altro, in cui gli studenti chiedono fortemente una cosa: di essere visti e ascoltati; che le istituzioni e i rappresentanti delle istituzioni, anziché, come fa spesso il Ministro Valditara, soffiare sul fuoco, si prendano cura e si facciano carico di quel bisogno di partecipazione, di quella volontà di investimento all'interno degli istituti scolastici.

Con un colpo secco, invece, voi tagliate, perché oltre ai tagli dei posti di organico andrebbero ricordati anche i tagli che ci sono all'interno di questa legge di bilancio, in termini, ad esempio, di risorse per l'edilizia scolastica. Voi dovete ammettere e riconoscere una cosa: che state facendo cassa sulla scuola. Questo non è accettabile, perché quelle risorse, che discendono dal calo demografico, devono restare alla scuola, devono essere lo strumento per migliorare e potenziare l'offerta scolastica e per far sì che venga assicurata, in tutte le parti d'Italia, una scuola di qualità per tutte e per ciascuno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.

ILENIA MALAVASI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa al Ministro Schillaci, perché siamo ormai in piena stagione influenzale. Dall'inizio di ottobre, su richiesta del Ministero, le regioni hanno avviato le proprie campagne vaccinali, a partire dai 60 anni, dopo le autorizzazioni di Aifa su 9 vaccini contro gli 11 dell'anno precedente. Iniziamo a vedere intorno a noi i primi sintomi che hanno colpito amici, familiari e colleghi, eppure di tutto ciò non abbiamo nessun dato ufficiale. Per la stagione 2026-2027, al momento non esistono dati ufficiali nazionali, semplicemente perché la piattaforma “RespiVirNet” è bloccata da 8 mesi: le regioni non stanno mandando i dati per il rischio di sanzioni e con la difficoltà di vedere in ritardo ondate influenzali, con un ritardo di due o tre settimane. Significa non poter stimare l'efficacia dei vaccini, non essere nelle condizioni di intercettare varianti e, quindi, di monitorare l'andamento e i picchi influenzali.

Semplicemente è successo questo: il nuovo regolamento per il funzionamento della piattaforma sarebbe stato elaborato dall'Istituto superiore di sanità, in collaborazione con il Ministero della Salute, poi sarebbe stato trasmesso dallo stesso Ministro al Garante per la privacy e lì è rimasto congelato. Allora, ci chiediamo se sia mai possibile, nel nostro Paese, che la stagione influenzale sia sottoposta a un iter burocratico e se la sorveglianza sanitaria dipenda e possa essere fermata da pura burocrazia. Diciamo con preoccupazione - lo ricordiamo a tutti noi - che la sorveglianza epidemiologica è uno strumento fondamentale per la salute pubblica, proprio perché permette di seguire la circolazione dei virus, di individuare le tendenze, di valutare l'impatto sui servizi sanitari e anche di orientare le decisioni di prevenzione. Al momento, però, l'Italia resta senza una sorveglianza attiva. Non stiamo sapendo cosa sta succedendo nel nostro Paese, non abbiamo dati, non abbiamo monitoraggi ed è tutto in stallo.

Allora ci chiediamo, da un lato, dove è finito il Ministero, se è a conoscenza di questa situazione o non lo è, e nel caso in cui lo sia, perché non è intervenuto, non ha fatto un decreto ad hoc, non ha fatto una norma transitoria, nelle more dell'adesione al nuovo regolamento, o se anche questa volta è colpa di qualcun altro: del Governo precedente, dell'ex Ministro, dell'ex Premier, dell'Europa. La sorveglianza sanitaria è uno strumento importante per la tutela della salute pubblica e non può venire dopo un inghippo burocratico che mette a rischio la nostra salute.

Ci chiediamo dunque, al netto di quello che non è stato fatto, cosa pensa di fare il Ministro Schillaci per ripristinare la piattaforma, in quali tempi può permettere di garantire la riattivazione della piattaforma e con quali misure urgenti il Ministro intenda adottare questa piattaforma, in raccordo, ovviamente, con l'Istituto superiore di sanità, con le regioni e con il Garante per la protezione dei dati personali, perché la raccolta e la trasmissione dei dati possano riprendere tempestivamente e sia garantita la piena operatività della sorveglianza epidemiologica naturale. Noi crediamo che sia un'informativa importante da chiedere, perché il nostro Paese non può rimanere senza una sorveglianza attiva e perché questo mette a rischio la tutela della salute dei nostri cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.

MARIANNA RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Per associarci alla richiesta della collega Malavasi. Intervengo per chiedere l'ennesima informativa urgente al Ministro della Salute, ennesima perché penso che siano una decina le informative che abbiamo chiesto e il Ministro non è mai venuto a rispondere neanche a una di queste, ma ci riproviamo per l'ennesima volta.

In questo caso, il problema è la piattaforma “RespiVirNet”, una piattaforma dedicata al monitoraggio dei virus responsabili delle malattie respiratorie nel nostro Paese. Questa piattaforma è bloccata da ben 8 mesi. Questa piattaforma dovrebbe pubblicare settimanalmente un bollettino per darci le informazioni sulla circolazione di questi virus respiratori, ma dal 6 marzo 2026, se andiamo a leggere sulla piattaforma, c'è scritto: stiamo lavorando attivamente per far sì che questa interruzione sia solo transitoria. Sono passati da questa dichiarazione 8 mesi.

Noi, già a luglio di quest'anno, con un'interpellanza urgente abbiamo chiesto al Ministro di farci sapere quali intenzioni avesse e quali fossero le motivazioni di questo ritardo, e già erano passati 4 mesi, a luglio. Ci venne risposto che il Ministero stava lavorando attivamente per risolvere il problema. Ora, sono passati 8 mesi, siamo a novembre, in piena stagione influenzale: noi non abbiamo i dati sulla circolazione di questi virus respiratori. Capite quanto è grave, per il nostro Paese, non avere questi dati a disposizione?

Allora, io vorrei capire: “stiamo lavorando attivamente” cosa significa? Al Ministero lavorano 10 minuti al giorno? Perché, altrimenti, non si spiega. O sarà che aver nominato capo del Dipartimento della prevenzione la moglie di un Vice Ministro di Fratelli d'Italia è forse un problema per il nostro Paese, visto che non stiamo riuscendo ad avere questi dati da 8 mesi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

Addirittura nell'interpellanza mi avete risposto che c'era la necessità di un adeguato intervento normativo - legato, appunto, alla questione del Garante della privacy - “(…) su cui si sta lavorando. A tal proposito, il Ministero della Salute ha già predisposto una proposta di norma (…) che potrà essere inserita nel primo veicolo normativo utile”. Ora, da luglio sono passati agosto, settembre, ottobre e novembre: 4 mesi. Il veicolo normativo c'è stato, tant'è che avete addirittura inserito la promozione per la moglie del Vice Ministro di Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E non siete riusciti ad inserire questa norma che ci servirebbe per avere i dati sulla circolazione dei virus? Allora, quando dite che “stiamo lavorando”, esattamente cosa intendete? Che state occupando i posti di chi dovrebbe realmente lavorare, mentre voi state lavorando a sistemare amici e parenti? Perché, altrimenti, non si spiega questa cosa. È inaccettabile, è gravissimo che noi non abbiamo i dati e che le regioni non stiano trasmettendo i dati perché voi non avete fatto la norma che consente loro di poterli trasmettere.

Presidente, concludo. Io rinnovo, per l'ennesima volta, l'invito al Ministro Schillaci a presentarsi qui, in Aula, a fare questa informativa urgente, perché dopo 8 mesi, francamente, penso che sia inaccettabile non avere la pubblicazione di questi dati. E la cosa più grave, secondo me, è che se noi fossimo in un Paese minimamente serio, un Ministro che, dopo 8 mesi, non avesse risolto questo problema non credo certamente che continuerebbe a fare il suo lavoro. Ma, soprattutto, penso che i colleghi farmacisti e i colleghi medici che ci sono nella maggioranza si sarebbero messi una mano sulla coscienza e l'avrebbero certamente mandato a casa. Dato che, però, noi un Paese serio non lo siamo, quello che resta è soltanto lo sconcerto per questa situazione che, francamente, è inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Anche il gruppo AVS si unisce alla richiesta di informativa, perché è veramente scandaloso quello che sta accadendo con riferimento a questa piattaforma, che tutti e tutte sappiamo essere assolutamente decisiva per capire com'è l'andamento - dall'inizio, al momento dello sviluppo e al compimento possibile - dell'influenza. Infatti, i dati dal medico di base dovrebbero passare attraverso l'ASL per poi essere trasferiti alla regione e, in ogni passaggio, dovrebbero essere precisati e lavorati; infine dovrebbero arrivare al centro, cioè al Ministero, all'Istituto superiore di sanità attraverso questa piattaforma nominata dalle colleghe che mi hanno preceduta.

Vedete, noi siamo di fronte a uno di quei pasticci che forse hanno a che fare con un'incapacità di riorganizzazione burocratica del nostro Servizio sanitario nazionale o con la sottovalutazione del significato dell'influenza in Italia e non solo in Italia, per una popolazione sempre più anziana, perché, secondo i dati a nostra disposizione, parliamo mediamente di ben 8.000 decessi sulla popolazione degli ultrasessantacinquenni.

Quindi, l'invito - perché non è un obbligo, come sappiamo, ma è un caldo, caldo, calorosissimo invito - per la popolazione più anziana è di vaccinarsi, ma è un invito anche per i ragazzini, le ragazzine, i bambini e le bambine dai 6 ai 17 anni. Perché questo? Questo perché non va assolutamente sottovalutato il rischio che comporta l'influenza.

Il fatto che da otto mesi questa piattaforma sia immobilizzata e che non siano stati predisposti gli interventi e le misure necessari per riaggiustare il tiro è qualcosa che ha a che fare con l'irresponsabilità o con l'incapacità; senz'altro tertium non datur.

Quindi, invito il Presidente a farsi carico di questa richiesta, anche perché non è soltanto a questo livello. Vi potrei citare altri aspetti e altri problemi che riguardano proprio il rapporto tra le regioni e il centro. E oggi, o quando comunque sarà all'ordine del giorno, quindi affronteremo l'autonomia differenziata, avremo modo di andare più a fondo, nel nucleo della garanzia democratica prevista dall'articolo 32 della Costituzione, rispetto al quale proponete sempre misure assurde, tipo l'autonomia differenziata, o assolutamente insufficienti e inadeguate, come quella per cui abbiamo chiesto precisazioni con un'informativa al Ministro della Salute (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Prima di passare all'ordine del giorno, desidero informare l'Assemblea che è nato Tancredi, figlio del nostro collega Massimo Ruspandini (Applausi). La Presidenza, a nome di tutta l'Assemblea, esprime i più sinceri auguri al neonato, alla mamma e al collega Ruspandini.

Deliberazioni, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea dei disegni di legge n. 3120?, n. 3164, n. 3161, n. 3162 e n. 3163, collegati alla manovra di finanza pubblica (ore 15,19).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca deliberazioni, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine ai termini per la conclusione dell'esame in Assemblea dei disegni di legge n. 3120?, n. 3164, n. 3161, n. 3162 e n. 3163 collegati alla manovra di finanza pubblica.

Passiamo, dunque, alla deliberazione, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3120?, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2026. Ricordo che, con lettera in data 27 ottobre, il Governo, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 2, del Regolamento, ha chiesto che la Camera deliberasse su tale disegno di legge entro il prossimo 4 dicembre. Nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 28 ottobre non è stata raggiunta l'unanimità dei gruppi in ordine alla fissazione di tale termine.

La Presidenza, ai sensi del comma 3 del citato articolo 123-bis, propone che la discussione in Assemblea del disegno di legge in oggetto si concluda entro venerdì 11 dicembre 2026.

Sulla proposta formulata dalla Presidenza, che sarà posta in votazione con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, essendo già giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo per 5 minuti.

Ha chiesto di parlare il deputato Enrico Cappelletti. Ne ha facoltà.

ENRICO CAPPELLETTI (M5S). Grazie, Presidente. Io intervengo per dichiarare la contrarietà di tutto il gruppo del Movimento 5 Stelle a fissare un termine a data certa per questo provvedimento per ragioni che sono sia di metodo che di merito; innanzitutto perché significa comprimere ancora una volta le prerogative del Parlamento e dei parlamentari rispetto a un provvedimento il cui iter, per diversi mesi, è stato addirittura rallentato dalla maggioranza, ma soprattutto perché questa legge necessita del tempo per essere ripensata, mancando gli obiettivi che si prefigge di raggiungere: rimuovere gli ostacoli normativi, regolatori e amministrativi che limitano l'apertura dei mercati. Insomma, manca dell'effettiva capacità di promuovere più concorrenza, manca dell'obiettivo di ridurre i prezzi, manca dell'obiettivo di migliorare i servizi per i cittadini e per le imprese.

Il disegno di legge interviene sulla disciplina dei rapporti tra compagnie petrolifere e gestori, per esempio. È un bene regolamentare i contratti - per carità! -, ma bisogna anche verificare che i gestori abbiano un potere negoziale effettivo nei confronti delle grandi compagnie.

Proprio questa mattina, in Commissione, FIGISC Confcommercio ha dichiarato che le major petrolifere - tra virgolette - stanno facendo un po' una furbata, imprimendo una forte accelerazione ai nuovi contratti di appalto per usufruire dei 18 mesi di validità degli stessi anche dopo l'approvazione del disegno di legge. È di tutta evidenza, quindi, la necessità di intervenire su questo disegno di legge proprio per non vanificare quanto si è posto come obiettivo.

Altra questione è la semplificazione per le colonnine di ricarica. Ma dove sono le misure per facilitare la connessione alla rete, la disponibilità di potenza e l'accessibilità del servizio? Sono state dimenticate dal Governo, come, peraltro, è avvenuto per il resto della transizione ecologica.

Quanto alla delega per la riforma della RC auto, essa lascia al Governo margini eccessivi su questioni che incidono direttamente sui diritti degli assicurati. Quali garanzie concrete sono previste affinché la riforma migliori la concorrenza senza scaricare ulteriori costi o limitazioni sugli assicurati? Sempre che questo non sia l'obiettivo del provvedimento.

La norma prevede poi per i consulenti del lavoro la possibilità di effettuare determinati adempimenti presso il registro delle imprese, compreso il deposito dei bilanci e l'iscrizione degli atti societari. Ebbene, andrebbe chiarito il perimetro delle responsabilità professionali, soprattutto per la verifica della conformità dei documenti. Occorre evitare sovrapposizioni e incertezze tra le competenze dei consulenti del lavoro, quelle dei commercialisti e quelle degli esperti contabili. La riduzione dei costi per le imprese è un obiettivo legittimo che noi condividiamo in pieno, ma dovrebbe essere accompagnato da garanzie sulla qualità degli adempimenti, cosa che non c'è!

Infine, mancano le riforme; questa forse è la parte più dolente del provvedimento. È interessante il confronto con le indicazioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Le proposte dell'Autorità per il 2026 riguardavano l'accelerazione sulle energie rinnovabili, che non c'è (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), le concessioni per la distribuzione elettrica e del gas, che non ci sono, le grandi derivazioni idroelettriche, che non ci sono, il rafforzamento delle regole sulla concorrenza, che non c'è (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Che fine hanno fatto tutti questi provvedimenti invocati dall'Autorità garante per la concorrenza? Infatti, signor Presidente, perché in una situazione di vera e propria emergenza bollette - ricordo, per inciso, che con il Governo Meloni gli italiani sono costretti a pagare le bollette più care d'Europa, e questo ricordiamocelo bene - perché in questa situazione drammatica ed emergenziale, non è stata data priorità alla rimozione degli ostacoli autorizzativi e alla trasparenza dei tempi di connessione alla rete degli impianti che sono in realizzazione nel nostro Paese e che sono fermi a 10 gigawatt di potenza? L'abbiamo chiesto durante il question time della settimana scorsa.

Concludo, Presidente. In questa norma non ci sono obiettivi misurabili, i soggetti più deboli non vengono tutelati, manca coerenza tra gli obiettivi dichiarati e le misure che vengono adottate. Per questo motivo ribadisco la contrarietà del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.

ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi il Governo chiede all'Aula di fissare i tempi di alcuni suoi disegni di legge, questo sulla concorrenza e quelli sull'autonomia del Veneto, della Liguria, della Lombardia e del Piemonte. Nel calendario della settimana discutiamo e votiamo un decreto-legge sui prezzi petroliferi e cominciamo a discuterne un altro, sempre sul costo dei carburanti. Due decreti sui carburanti nella stessa settimana, già questo basterebbe a spiegare perché siamo contrari alla richiesta che ci fate.

Voteremo quindi contro, ma lo faremo ogni volta che il Governo userà gli strumenti del Regolamento per decidere da solo i tempi, e quindi anche i contenuti del lavoro parlamentare. C'è però anche una ragione di merito che spiega ulteriormente questa scelta. Questo disegno di legge è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 23 luglio e in quell'occasione il Governo ha scelto di inserirvi la riforma della rete dei carburanti. Si tratta di una scelta legittima all'apparenza: un disegno di legge non ha le scadenze di un decreto e permette al Parlamento di lavorare con efficacia e con precisione.

Tutto ciò potenzialmente, ma il Governo ha impiegato più di due mesi a presentarlo alla Camera e oggi, dopo avere perso l'estate, chiede all'Aula di trattare questa riforma come se fosse un decreto in scadenza, un'urgenza che la Costituzione in realtà in questo caso non conferisce, ma che è frutto solo ed esclusivamente di ritardo. Eppure è il Governo stesso a scrivere nella relazione che accompagna questo testo che la ristrutturazione della rete serve a favorire le condizioni più competitive nella formazione dei prezzi alla pompa, quindi capiamo benissimo che c'è qualcosa che evidentemente non va.

Se questa riforma avesse cominciato il suo percorso in estate, oggi sarebbe molto più vicina al traguardo, proprio mentre i prezzi tornano a salire. Invece il caro carburanti è tornato al centro delle preoccupazioni delle famiglie e delle imprese: il tetto di 2,19 euro sul gasolio, salutato con favore dal Governo, è durato otto giorni e in Puglia, nelle settimane scorse, sette distributori su dieci sono rimasti addirittura a secco. È chiaro che il Governo insegue l'emergenza, e lo fa, in questo caso, con due decreti urgenti, che inizieremo ad analizzare tra pochi minuti.

Intanto comprime i tempi dell'unica riforma che potrebbe incidere in modo duraturo sui prezzi, che potrebbe farlo in modo strutturale, che è proprio un elemento che chiediamo da molto tempo. Guardiamo come si sta svolgendo l'esame: il testo è stato assegnato alla Commissione attività produttive il 21 ottobre; martedì scorso, in Ufficio di Presidenza, abbiamo deciso un ciclo di audizioni, per cui però è stato dato ai gruppi tempo fino alle ore 10 del giorno dopo per indicare i soggetti da ascoltare, quindi meno di 24 ore; le audizioni si svolgeranno tra oggi e domani, mentre qui, in Aula, si vota, e il termine degli emendamenti scadrà alle ore 12 di lunedì prossimo.

Proprio la sede in cui dovremmo ascoltare i gestori, i consumatori, i lavoratori, cioè il Parlamento, è l'unica dove non si trova il tempo per farlo. Le questioni aperte sono tante e sono serie. Faccio un solo esempio: l'articolo 5 istituisce un fondo da 40 milioni l'anno dal 2028 al 2030, finanziato con i proventi delle aste della CO2. Serve a pagare fino alla metà dei costi di dismissione degli impianti che vengono convertiti per la messa in sicurezza, per lo svuotamento, per la gestione dei serbatoi; sono le stesse operazioni che, quando l'autorizzazione decade, questo stesso disegno di legge mette in tutti i casi a carico dei titolari.

Se invece è il titolare a decidere di convertire l'impianto, il conto lo paga per metà lo Stato, e lo paga a tutti, senza distinguere tra piccolo titolare e grande compagnia petrolifera che invece quei costi potrebbe sostenerli da sé. Vorremmo utilizzare questo passaggio per costruire una legge sulla concorrenza che faccia davvero il suo mestiere, ossia tutelare i gestori, che sono poi l'anello debole della filiera, garantire la trasparenza sui prezzi, difendere i consumatori e affrontare il nodo del prezzo dell'energia per il sistema produttivo nella sua interezza.

Insomma, il Governo ci chiede di stabilire oggi che l'esame di questa riforma si chiuda entro i primi di gennaio, prima ancora di avere ascoltato chi la vivrà ogni giorno, quindi i gestori sui piazzali, gli automobilisti alla pompa, le imprese che compreranno l'energia all'ingrosso a prezzi più alti che nel resto d'Europa. Insomma, fissa la data di arrivo senza sapere dove vuole arrivare.

PRESIDENTE. Concluda.

ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Concludo, Presidente. Noi quel tempo che chiediamo non è un tempo per rinviare, ma è un tempo affinché questa legge, invece di premiare chi è già forte, protegga chi paga il conto oggi. Per queste ragioni voteremo contro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di fissare a venerdì 11 dicembre 2026 il termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3120?, collegato alla manovra di finanza pubblica.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva per 41 voti di differenza.

Salutiamo studenti e insegnanti del Liceo “Sandro Pertini” di Genova, che partecipano oggi alla Giornata di formazione a Palazzo Montecitorio e sono presenti in tribuna (Applausi). Li ringraziamo e auguriamo loro ogni fortuna.

Per richiami al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Chiedo scusa ai colleghi, per un aspetto tecnico, l'interpretazione dell'articolo 123-bis, che è l'articolo del Regolamento che stiamo utilizzando, che disciplina l'esame dei disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica. Prevede, tra l'altro - che è quello che si sta facendo adesso -, la possibilità per il Governo di richiedere la deliberazione entro un termine determinato. Nello stesso articolo 123-bis, questo consente di avere un regime più restrittivo di ammissibilità degli emendamenti, con riferimento all'oggetto del provvedimento, e un controllo preliminare del Presidente della Camera, sentita la Commissione bilancio, sulle disposizioni estranee all'oggetto del collegato.

Fin qui nulla quaestio. Il problema è l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, che richiede invece una legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera sulla base di un'intesa tra Stato e regione, che è l'oggetto dei quattro punti che verranno dopo. La particolarità di questo procedimento non consiste, a nostro giudizio, soltanto sul quorum deliberativo; è la stessa legge che deve realizzare una composizione costituzionalmente corretta tra autonomia regionale, unità della Repubblica e prerogative del Parlamento.

Il punto centrale è, quindi, che la disciplina del collegato - ed è la valutazione che chiediamo alla Giunta per il Regolamento - non può essere, a nostro giudizio, utilizzata per svuotare le garanzie sostanziali e procedurali che caratterizzano la legge di attribuzione dell'autonomia differenziata. È vero che la Commissione bilancio ha già esaminato congiuntamente i quattro disegni di legge per verificarne il contenuto proprio.

Questo significa che la qualificazione procedurale come collegati è già stata applicata, almeno ai fini del controllo preliminare; non significa, tuttavia, che sia stata necessariamente attivata anche la procedura di fissazione del termine prevista dai commi 2 e 3. Le due questioni, a nostro giudizio, devono essere tenute distinte.

Chiediamo quindi la convocazione della Giunta per il Regolamento, al fine di esaminare le questioni interpretative concernenti l'applicabilità dell'articolo 123-bis del Regolamento ai disegni di legge n. 3161?, n. 3162, n. 3163 e n. 3164, recanti attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

La richiesta è motivata dalla peculiare natura costituzionale del procedimento legislativo previsto dal suddetto articolo, che richiede l'approvazione a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera sulla base di un'intesa tra lo Stato e la regione interessata.

Si ritiene necessario, quindi, che la Giunta chiarisca se, e in quali limiti, le disposizioni dell'articolo 123-bis e, in particolare, quelle relative alla fissazione di un termine per la deliberazione e al regime di ammissibilità degli emendamenti, possano trovare applicazione in tale procedimento senza compromettere il pieno esercizio delle prerogative parlamentari, anche alla luce dei principi affermati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 192 del 2024.

La sentenza, infatti, ha valorizzato il ruolo del Parlamento nella definizione del contenuto delle leggi di differenziazione. Il regime di ammissibilità di cui all'articolo 123-bis potrebbe, nei fatti, impedire modifiche dirette a garantire il rispetto dei principi costituzionali, a precisare le funzioni trasferite o a correggere le criticità delle intese.

Credo di essere stato chiaro: crediamo che ci sia un contrasto - a nostro giudizio evidente - con riferimento agli articoli 123-bis e 116, terzo comma, della Costituzione, e che, quindi, in buona sostanza, non può e non possa essere utilizzata questa possibilità, per il Governo, di richiedere la deliberazione entro un termine determinato, trattandosi di materia che è regolamentata da un articolo della Costituzione che, ovviamente, è sovraordinato rispetto allo stesso Regolamento della Camera (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.

VALENTINA D'ORSO (M5S). Per associarmi alla richiesta fatta dal collega Fornaro che ringrazio per avere sottoposto questa questione che è assai tecnica. Però, in realtà, è di sostanza e impatta sul coinvolgimento del Parlamento in una procedura così delicata che vede il recepimento delle intese con le regioni in tema di autonomia differenziata, quindi in tema di attribuzione di ulteriori materie e competenze.

Ora, il punto è questo. Lo spiegava bene il collega e io tenterò di sintetizzarlo e di semplificarlo ancora di più per fare capire a tutti coloro che ci seguono qual è il problema che si pone. Il problema è la compatibilità e, anzi, probabilmente l'incompatibilità dell'articolo 123-bis, quindi la procedura che si può applicare ai collegati alla manovra finanziaria, ma che comporta cosa? Un sacrificio, potremmo dire, del dibattito parlamentare, perché c'è una data certa che si impone alla Camera dei deputati per l'esame del disegno di legge e c'è anche un vaglio di ammissibilità più stringente rispetto alle proposte emendative; c'è un contingentamento, quindi, anche dei temi che possono essere affrontati con riguardo alla proposta in esame.

Ora, questa procedura, appunto, assai contingentata, assai celere, va sicuramente a contrastare, invece, con la procedura imposta dall'articolo 116, comma 3, della Costituzione, che, in particolare, prevede in questo passaggio l'approvazione a maggioranza assoluta dei componenti delle Camere.

Questo cosa vuol dire? Vuol dire - e l'ha spiegato bene la Corte costituzionale tutte le volte in cui si è pronunciata, tra l'altro, su questo tipo di intesa, su questo tipo di procedimento legislativo per recepire le intese con le regioni - che questo è il momento in cui il Parlamento può, in qualche modo, intervenire proprio per garantire il coinvolgimento massimo, la centralità del Parlamento rispetto a questo procedimento legislativo che tenderebbe, invece, a mettere all'angolo il Parlamento rispetto a una realtà e a una problematica così complessa, ma anche così delicata, che riguarda proprio la distribuzione delle competenze legislative.

Quindi, il Parlamento non può essere messo ai margini ed essere lasciato senza una voce. La Corte costituzionale ha detto: vanno bene le intese, va bene recepirle ma il Parlamento deve potersi esprimere compiutamente in questo procedimento legislativo. E lo fa, appunto, riservando una maggioranza specifica all'approvazione per sancire la centralità del Parlamento che cozza, a questo punto, con l'applicazione del 123-bis per come lo conosciamo: cioè, con una data certa che, quindi, limita il dibattito parlamentare e lo soffoca nell'accelerazione che imprime allo stesso. E poi vi è il problema del contingentamento e dell'ammissibilità - anzi, dell'inammissibilità - degli emendamenti.

Per questo, anche per noi è necessaria una seduta della Giunta per il Regolamento che, in qualche modo, possa vagliare questa questione, cioè possa decidere se l'articolo 123-bis del Regolamento della Camera può essere applicato, benché ci sia una qualificazione che è solo formale, tra l'altro, e non sostanziale. Quindi, potrebbe anche essere vista, perdonatemi, come un escamotage della maggioranza per sottrarre al dibattito parlamentare compiuto e approfondito, con un'istruttoria seria, questo tipo di provvedimenti.

Ecco, siccome noi riteniamo che questo potrebbe essere un escamotage e, come tale, non è meritevole di essere garantito, crediamo che la Giunta si debba su questo pronunciare perché, probabilmente, andremmo a sancire che l'applicazione del 123-bis non è compatibile con il procedimento legislativo così delicato e così complesso che stiamo affrontando oggi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. La valutazione sulla compatibilità dell'applicazione dell'articolo 123-bis del Regolamento ai disegni di legge in esame, attuativi dell'articolo 116, comma 3, della Costituzione, è stata già oggetto di valutazione, come tutti sappiamo, da parte della Presidenza, che ha già sottoposto alla Conferenza dei presidenti di gruppo la richiesta del Governo di fissazione di una data certa per la conclusione dell'esame dei provvedimenti.

Allo stato non ci sono, dunque, elementi ostativi a proseguire l'esame in Assemblea, fermo restando che faremo tesoro delle osservazioni pervenute e le riverseremo sul Presidente della Camera e, soprattutto, sulla Giunta per il Regolamento, che è l'organo preposto ad approfondire e a verificare eventuali incongruenze.

Collega Fornaro, ha chiesto di parlare? Lei ha già parlato. Guardi, la Presidenza le consente un brevissimo intervento.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Assolutamente, un minuto. Ringrazio della risposta e comprendo le ragioni ma, siccome ci troveremo di fronte ad altre situazioni analoghe - perché il tema delle intese è un tema che si svilupperà, stando alla volontà della maggioranza -, crediamo che comunque sia necessario e possa essere utile un approfondimento di queste tematiche perché riteniamo non siano infondate; e, quindi, un ulteriore approfondimento in sede di Giunta per il Regolamento credo che sarebbe utile.

Grazie di avermi dato la parola (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. No, grazie a lei, anche perché l'avevo praticamente preceduta nella conclusione, quindi siamo in sintonia.

Si riprende la discussione.

PRESIDENTE. Passiamo ora alla deliberazione, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3164?, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante attribuzione alla regione Veneto di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Ricordo che, con lettera in data 27 ottobre, il Governo, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 2, del Regolamento, ha chiesto che la Camera deliberasse su tale disegno di legge entro martedì 19 gennaio 2027.

Nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 28 ottobre non è stata raggiunta l'unanimità dei gruppi in ordine alla fissazione di tale termine.

La Presidenza, ai sensi del comma 3 del citato articolo 123-bis, propone che la discussione in Assemblea del disegno di legge in oggetto si concluda entro mercoledì 20 gennaio 2027.

Sulla proposta formulata dalla Presidenza, che sarà posta in votazione con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, essendo già giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo, per 5 minuti.

Ha chiesto di parlare la deputata Vittoria Baldino. Ne ha facoltà.

VITTORIA BALDINO (M5S). Grazie, signor Presidente. Io vorrei che fosse chiaro quello che sta accadendo in quest'Aula oggi perché, mentre c'è un Paese che protesta perché vorrebbe vivere una vita dignitosa, protesta perché siano rispettati l'articolo 36 della Costituzione - “un'esistenza libera e dignitosa”, appunto - e l'articolo 3, secondo comma, della Costituzione - cioè, che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli” -, noi oggi, qui, stiamo di fatto deliberando l'urgenza, fissando un termine a data certa, non per rispondere a quelle istanze, non per dare una risposta al Paese, non per presentare soluzioni ai giovani che protestano, agli autotrasportatori, agli agricoltori, ai pescatori, alle famiglie - perché quello era lo sciopero delle famiglie -, no, noi stiamo deliberando l'urgenza, stiamo determinando la fissazione a data certa di un provvedimento che sicuramente non serve al Paese, ma serve soltanto alla vostra propaganda, che è l'autonomia differenziata, che è quello che assolutamente gli italiani non vi hanno chiesto di fare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E allora, mentre la fondazione GIMBE ci dice che, a causa della vostra manovra, ci sono 5,6 milioni di italiani che rinunciano a visite specialistiche ed esami diagnostici a causa delle liste d'attesa troppo lunghe, mentre ci dicono che sono 42 miliardi i soldi che gli italiani spendono per curarsi di tasca propria, mentre la fondazione GIMBE ci dice che il finanziamento del Servizio sanitario nazionale continuerà a scendere, fino al 2029, al di sotto del 6 per cento, mentre ci dice che la differenza tra il fondo sanitario e la spesa sanitaria prevista dal Governo è di quasi 24 miliardi, voi continuate a non colmare queste differenze. E chi si farà carico di questo disavanzo tra il fondo sanitario e la spesa prevista? Le regioni. Come? Scegliendo quali tasse aumentare o quali servizi tagliare o lasciando che siano i cittadini di quelle regioni a pagare di tasca propria questo disavanzo.

E, allora, quale autonomia state dando alle regioni, se prima le private delle risorse necessarie a garantire i diritti fondamentali? Quale autonomia? L'autonomia di scegliere quali prestazioni tagliare? L'autonomia di scegliere quali prescrizioni mediche tagliare? Perché anche questo è stato detto ai medici di base nel corso del vostro Governo. L'autonomia di scegliere quali cittadini lasciare indietro? Questa non è autonomia. Questa è autonomia di amministrare la scarsità, è il diritto di gestire i tagli decisi da Roma. Perché voi non state governando un Paese, colleghi: state gestendo il potere e vi state ponendo come amministratori, liquidatori di un Paese in crisi. E ve lo spiego come? Nascono pochi bambini? Invece di aiutare le famiglie a fare figli, tagliate i posti di docenti e personale ATA nelle scuole. Alcune intere aree interne si stanno spopolando? Invece di aumentare le infrastrutture, portare investimenti in quelle regioni per evitare che continuino a spopolarsi e che i giovani continuino a partire, nei vostri documenti strategici scrivete che accompagnate quelle aree interne verso un declino irreversibile. Le regioni non hanno risorse? Peccato, le accompagnate e le aiutate a gestire il declino.

È questo quello che state facendo. E il prezzo più alto, colleghi, lo pagano sempre i territori più svantaggiati: il Sud, le aree interne, le regioni dove oggi nascere vuol dire avere meno possibilità di curarsi, meno possibilità di studiare, meno possibilità di lavorare. E anziché colmare quelle distanze, voi lavorate per accelerare questa differenziazione. Non è urgente, colleghi e Ministro, oggi, differenziare: sarebbe urgente colmare le distanze e rimuovere gli ostacoli.

Allora, abbiate almeno il coraggio di spiegare a chi protesta in piazza, di andare davanti agli agricoltori, agli autotrasportatori, ai malati che rinunciano alle cure, ai giovani che scappano, abbiate almeno il coraggio di dirgli che i loro problemi possono aspettare, mentre la vostra propaganda elettorale no. Abbiate il coraggio di spiegarglielo. Noi gli spiegheremo che, quando stavate affossando il Paese, eravamo orgogliosamente dall'altra parte. Quindi voteremo “no” a tutte e quattro le deliberazioni proposte dal Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Mi unisco alla collega Baldino che mi ha preceduta; non ripeterò le sue considerazioni, che condivido pienamente. Vorrei sottolineare e dichiarare, come incipit di questo breve intervento, che invece non riteniamo assolutamente di accettare questa proposta di chiudere così, in quattro e quattr'otto, questo dibattito così importante, direi centrale per la nostra stessa democrazia.

Vorrei ricordare questo: tra le speranze di vita di un bimbo che nasce in Campania e quelle di un altro bimbo che nasce in una regione del Nord Italia ci sono ben tre anni di differenza. Tre anni di vita, Presidente. E questo non è assolutamente un indicatore che consente con leggerezza di passare all'approvazione delle autonomie differenziate, seppur per le quattro regioni notoriamente più ricche d'Italia, che già godono comunque di una possibilità di autogoverno e di amministrazione relativamente autonoma, va detto, all'interno della cornice così definita e articolata dalla nostra Costituzione. Ma è anche da sottolineare che queste proposte, questi quattro provvedimenti non tengono assolutamente in considerazione - se non in maniera molto, molto relativa - la sentenza del 3 dicembre 2024, n. 192, della Corte costituzionale. Abbiamo detto che una parte importante di questa proposta normativa è stata cancellata, è stata messa in discussione in radice dalla Corte costituzionale, ma gli schemi che sono stati pensati e scritti prima della sentenza della Corte costituzionale non hanno posto assolutamente un rimedio, degli interventi o dei ripensamenti adeguati. Non l'avete fatto, assolutamente. Quindi, noi siamo qui a ricordare oggi, rispetto per esempio al ruolo centrale attribuito ai LEP, i livelli essenziali delle prestazioni, che questo non può essere, ovviamente, delegato al Governo - perché è previsto dalla normativa vigente, un articolo della Costituzione recita questo, no? -, ma deve essere una responsabilità del Parlamento, deve essere normato a livello parlamentare. Inoltre, da questo punto di vista, non può essere una delega in bianco, e questo dei LEP rimane ancora la grande contraddizione che non avete assolutamente risolto e non volete assolutamente risolvere.

Inoltre, il trasferimento, la devoluzione a queste quattro regioni particolarmente virtuose, non a caso governate dal centrodestra, non può essere per intere materie, ma deve essere per funzioni e devono essere ben delineate quali funzioni, con quale modalità, con quali spese di riferimento; così pure, per i fabbisogni che devono essere garantiti - chiudo, Presidente -, il trasferimento non deve essere fatto in base a delle previsioni generiche, ma deve essere oggetto di un'analisi approfondita. Non potete venire a raccontare qui che anche le regioni meno ricche, le regioni del Sud Italia saranno avvantaggiate da questa previsione di riforma.

PRESIDENTE. Concluda.

LUANA ZANELLA (AVS). Chiudo, Presidente. Quante sono le regioni del Sud che hanno avanzato delle proposte analoghe? Nessuna.

Allora, attraverso di lei, Presidente, gentilmente chiedo al Ministro: la sua legge elettorale la chiamò una “porcata”, ma questa, caro Ministro, come la chiama (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Stefanazzi. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro Calderoli, chiedete di accelerare la chiusura di questa procedura, parlate di intese in materie non LEP: nessun diritto toccato, nessun costo per lo Stato. La prego, signor Ministro, basta con l'ipocrisia. La sentenza n. 192 del 2024 vi ha detto chiaramente che, quando una materia viene qualificata come non LEP, i trasferimenti non possono riguardare funzioni che incidono sui diritti civili e sociali. E con questo documento - lo ammetta - state fraudolentemente aggirando quella pronuncia, spostando funzioni che sulla carta, solo sulla carta, sono neutre, ma che, nella realtà, incidono eccome sui diritti delle persone.

Prendiamo un esempio molto importante in questa fase storica del nostro Paese: la sanità e la previdenza complementare. L'intesa consente, come lei sa meglio di me, alla regione autonoma di promuovere fondi pensione regionali e di negoziare direttamente l'adesione con il personale delle regioni, degli enti locali e del servizio sanitario regionale. Inoltre, l'intesa sulla sanità consente tariffe diverse da quelle nazionali e risorse specifiche dedicate all'assunzione del personale sanitario.

Mettete insieme questi strumenti, signor Ministro Calderoli, e il risultato è evidente: una regione potrà offrire a medici e infermieri condizioni complessive migliori per attirarli a sé. In un Paese in cui il personale sanitario manca ovunque, questo si traduce in una concorrenza sleale del Nord nei confronti del Sud, questo senza che nessun LEP venga formalmente toccato. Non solo, la regione autonoma potrà istituire fondi sanitari integrativi. Peraltro, la stessa relazione tecnica, signor Ministro, ammette che gli effetti sulla mobilità sanitaria dovranno essere monitorati.

Tradotto, il rischio esiste e, per l'ennesima volta, si scarica sulle regioni più deboli, quelle del Mezzogiorno. Tuttavia, questo documento, signor Ministro, non è una novità rispetto a un andazzo che avete sdoganato. Prendiamo, per esempio, la legge sui no-vax che avete approvato qualche giorno fa. Davvero qualcuno pensa che quella legge servisse per quelle poche decine di medici che avete reintegrato? No, serviva a strizzare l'occhio a tutto quel mondo di pazzi scatenati che soprattutto invadono la rete, sperando di attirarli a voi.

Con le intese fate la stessa cosa e il messaggio che lanciate, signor Ministro, è pericolosissimo per effetto e conseguenze. Fate attenzione, utilizzate strumentalmente la cosiddetta questione settentrionale, cioè l'idea che il Nord perda competitività perché costretto a trascinarsi dietro la zavorra del Mezzogiorno. I numeri, però, e lei lo sa meglio di me, raccontano un'altra storia. Prendiamo il Veneto: lo governate da 30 anni come centrodestra; la Lega lo governa da 15 anni. Se il Veneto perde colpi, la colpa non è certamente del Mezzogiorno.

È alla Lega e al centrodestra che i cittadini veneti dovrebbero andare a chiedere conto dei problemi socioeconomici che in questo momento riguardano quella regione. Vi siete agganciati acriticamente alla locomotiva tedesca e, quando è andata a sbattere, siete andati a sbattere insieme alla locomotiva tedesca, rinunciando in questi anni a cercare mercati diversi e più solidi. Secondo Svimez, fra il 2022 e il 2025 il PIL del Mezzogiorno è cresciuto del 9,5 per cento, quello del Nord-Est della metà e nel 2024 il Nord-Est è l'unica area del Paese con un segno meno.

Non è il Sud che frena il Nord, è il Nord che deve cambiare regime e marcia. Il Sud cresce nonostante questo Governo, nonostante tutto quello che questo Governo non fa per il Mezzogiorno, non fa per l'Ilva, non fa per la chimica di base a Brindisi, non fa per gli agricoltori e non fa per i trasportatori. Migliaia di persone attendono risposte e la vostra priorità è reintegrare i medici no-vax e firmare queste intese. Con l'autonomia - signor Ministro, per favore, mi ascolti e non faccia finta di telefonare - la contrapposizione tra Nord e Sud viene portata a un punto di non ritorno.

Soffiate irresponsabilmente sul fuoco delle divisioni e delle reciproche diffidenze, e lo fate aggirando la Costituzione e la sentenza della Corte. Ho finito, Presidente. Questo provvedimento, sia chiaro, non rafforza il Nord, ma divide il Paese. Fortunatamente, ci penserà la Corte costituzionale a farvi rinsavire e, soprattutto, a consegnare alla storia, con il suo carico di errori e con la sua responsabilità di dividere il Paese, la Lega moribonda (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di fissare al 20 gennaio 2027 il termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3164?, collegato alla manovra di finanza pubblica.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione) .

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva per 44 voti di differenza.

Passiamo alla deliberazione, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3161?, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante attribuzione alla regione Liguria di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Ricordo che, con lettera in data 27 ottobre, il Governo, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 2, del Regolamento, ha chiesto che la Camera deliberasse su tale disegno di legge entro mercoledì 20 gennaio 2027.

Nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 28 ottobre non è stata raggiunta l'unanimità dei gruppi in ordine alla fissazione di tale termine.

La Presidenza, ai sensi del comma 3 del citato articolo 123-bis, propone che la discussione in Assemblea del disegno di legge in oggetto si concluda entro giovedì 21 gennaio 2027.

Sulla proposta formulata dalla Presidenza, che sarà posta in votazione con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, essendo già giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo per cinque minuti.

Ha chiesto di parlare la deputata Valentina Ghio. Ne ha facoltà.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Questa discussione, che fa seguito alla precedente, poi ne avremo altre due, si inserisce in un mese in cui saremo chiamati ad affrontare ben cinque decreti decisi dal Governo. In questi due mesi, peraltro, l'attività sarà concentrata sulla legge di bilancio, più i decreti previsti a dicembre, e basterebbe già questo a motivare la nostra contrarietà a questa ulteriore forzatura del Governo.

Se a questo aggiungiamo che per molti mesi il Parlamento ha ruotato intorno a un unico obiettivo, cambiare le regole elettorali per aggirare la sconfitta che vi sentite addosso, ne esce l'immagine di un Parlamento profondamente mortificato, asservito alle vostre esigenze di raggiungere il consenso e, soprattutto, asservito alle promesse fatte ai partiti di maggioranza perché continuino a schiacciare il bottone giusto, senza porre troppi problemi, visto che non intervengono.

Voteremo contro, quindi, per il metodo, ma ci sono più grandi ragioni di merito. Questo percorso di autonomia differenziata che state accelerando non è soltanto un percorso di trasferimento di competenze tra Stato e regioni, lo abbiamo detto diverse volte, ma per come lo ponete è davvero lasciare al proprio destino chi è più in difficoltà, è acuire… Scusi, Presidente. Mi scusi, signor Presidente, sento un brusio…

PRESIDENTE. Colleghi. Prego.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie. Questo percorso non è soltanto un trasferimento di competenze tra Stato e regioni, ma è lasciare al proprio destino chi è più in difficoltà, è acuire quelle disuguaglianze che in questi 4 anni avete lasciato crescere in modo galoppante.

Volete andare fino in fondo a sancire una differenza tra cittadini di serie A e cittadini di serie B; del resto lo avete già fatto in diverse altre occasioni, ad esempio con le aree interne, lasciandole dichiaratamente all'abbandono nei documenti del Governo, così come su ogni altro provvedimento. Su questo, sull'acuire le disuguaglianze, siete stati indubbiamente coerenti.

Ma non vi rendete conto della distanza sempre più evidente fra le priorità del Governo e i problemi reali delle persone che, mentre qui discutiamo di autonomia, fanno i conti con il caro carburanti, con il caro energia, con il costo dei beni di prima necessità sempre più alto, con i salari che non recuperano il potere d'acquisto e che, anzi, sono molto indietro rispetto al 2019, con un'inflazione - ultimi dati Istat - al 5,4 per cento? Ma quando siglate i vostri baratti di potere, vi rendete conto delle conseguenze che generate sulla pelle delle persone? Qui stiamo parlando di famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, di giovani che rinunciano a studiare perché studiare è un lusso. Ve lo dicono in ogni modo: ve lo dicono gli autotrasportatori, ve lo dicono gli agricoltori, ve lo dicono i giovani, tantissimi giovani, piantando le tende nella città contro il caro affitti e scendendo in piazza in centinaia di migliaia.

E qual è la prima risposta? La primissima è criminalizzarli ancora con l'ennesimo decreto Sicurezza, che tratteremo fra poco, per sbatterli in carcere, magari anche se minorenni; e poi continuare a spaccare il Paese con l'autonomia differenziata.

E così rischiate anche di dare il colpo di grazia alla sanità pubblica.

Se aveste ascoltato i dati della Fondazione GIMBE, sapreste che la mobilità sanitaria ha superato i 5 miliardi di euro e che oltre 5 milioni di italiani rinunciano alle cure per attese, per costi e per disuguaglianze territoriali, quelle che acuite con l'autonomia differenziata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Vengo ancora al merito. La sentenza della Corte del 2024 ha posto limiti chiari: il trasferimento non può riguardare materie in modo indistinto, e i diritti fondamentali vengono prima della distribuzione delle competenze. Eppure, queste intese, le intese preliminari con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto sono intese fotocopia: hanno schemi sostanzialmente identici. Parlate di autonomia differenziata, ma ponete soluzioni identiche per regioni molto diverse, senza dimostrare minimamente i benefici che ne ricaverebbero i cittadini.

PRESIDENTE. Concluda.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Ora parliamo di Liguria. In Liguria la sanità è allo sbando da anni: liste d'attesa, carenza di personale, reparti e servizi ridimensionati. I debiti per le prestazioni ricevute dei liguri fuori regione hanno superato i 231 milioni…

PRESIDENTE. Deve concludere.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). …vuol dire che molti cittadini cercano altrove ciò che non ottengono lì.

Concludo, Presidente. Voi date ancora più autonomia nella gestione di questo fallimento. Non servono - e concludo - bandierine politiche, serve uno Stato che garantisca a tutti i cittadini gli stessi diritti e le stesse opportunità. Avete dimostrato di non esserne capaci. State sacrificando la coesione di un Paese e il diritto di tutti di stare meglio sull'altare di un baratto politico di maggioranza, questo è (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di fissare al 21 gennaio 2027 il termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3161?, collegato alla manovra di finanza pubblica.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva per 32 voti di differenza.

Passiamo alla deliberazione, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3162?, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante attribuzione alla regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Ricordo che, con lettera in data 27 ottobre, il Governo, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 2, del Regolamento, ha chiesto che la Camera deliberasse su tale disegno di legge entro martedì 26 gennaio 2027.

Nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 28 ottobre non è stata raggiunta l'unanimità dei gruppi in ordine alla fissazione di tale termine.

La Presidenza, ai sensi del comma 3 del citato articolo 123-bis, propone che la discussione in Assemblea del disegno di legge in oggetto si concluda entro mercoledì 27 gennaio 2027.

Sulla proposta formulata dalla Presidenza, che sarà posta in votazione con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, essendo già giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo per 5 minuti.

Ha chiesto di parlare la deputata Roggiani. Ne ha facoltà.

SILVIA ROGGIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intanto, voglio iniziare, ovviamente, dicendo che noi voteremo contro questa proposta, anche perché è evidente a tutti che la vostra è solo una proposta di propaganda. Da lombarda - qui c'è il Ministro Calderoli - noi abbiamo un detto. Si dice: “Piutost che nient, l'è mei piutost”. Il problema è che qui non c'è neanche “piutost”, Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Glielo voglio dire, ovviamente, ribadendo l'assoluta contrarietà a questa autonomia differenziata, che voi avete voluto fortemente portare avanti ma che si è trasformata in delle bandierine senza nessun senso, neanche per voi.

Noi l'avremmo contrastata comunque, in ogni caso, perché spaccare il Paese, anziché ridurre le disuguaglianze, anziché dare risposte a chi oggi vuole rimanere dove vive e trovare servizi e diritti che lo Stato dovrebbe garantire, purtroppo, ci vede e continua a vederci contrari, perché il Governo tutt'altro dovrebbe fare.

Ma dovreste avere l'onestà intellettuale di dire che la montagna non ha partorito, appunto, neanche un topolino. Perché? Perché queste intese che noi andremo ad approvare, che voi andrete ad approvare, sono, intanto, senza una lira, senza un euro, quindi intese che sostanzialmente non cambieranno nulla.

E guardi, Ministro - per il tramite, ovviamente, del Presidente -, glielo dico anche con le parole dell'assessore Bertolaso: non è un po' strano approvare proprio oggi questo calendario, proprio all'indomani del fatto che l'assessore della nostra regione Lombardia si è scagliato contro il Governo? Perché voi proponete un'intesa sul tema sanitario ma poi non date i soldi alle regioni, ma a nessuna regione, per poter garantire i livelli essenziali delle prestazioni.

Vi ha detto Bertolaso - l'ha messo nero su bianco - che alla Lombardia mancheranno 500 milioni nel 2027, e altri 250 l'anno successivo. E - cito sempre Bertolaso - senza questi soldi non si può completare il lavoro sulle liste d'attesa, non si possono far funzionare le case di comunità, non si possono far funzionare gli ospedali di comunità, non si può incentivare il personale sanitario a lavorare nel pubblico.

Allora, io vorrei capire a che cosa servono esattamente queste intese, se non c'è neanche la possibilità per nessuna regione, neanche per le ricche regioni del Nord, di dare alle cittadine e ai cittadini le prestazioni a cui avrebbero diritto, con la sanità pubblica. Con la sanità pubblica, non con quella sanità privata che voi continuate a incentivare.

Anziché mettere nella legge di bilancio l'ennesima mancetta con la carta per gli over 75 che possono spendere nelle prestazioni fuori dal Servizio sanitario nazionale, forse quei soldi avreste dovuto metterli proprio sulla sanità pubblica.

Non avete ascoltato la decisione della Corte, che ha totalmente azzoppato il vostro progetto. Mi verrebbe da dire che oggi di questa vostra bandierina è rimasta - forse, forse - solo l'asta, ma neanche quella.

E mi dispiace dirvelo ma purtroppo, Ministro, le cittadine e i cittadini, anche lombardi, si sono resi conto del bluff della Lega.

Perché ormai la Lega è ai minimi storici, e questa vostra proposta di intese non vi aiuterà a risollevarvi: non vi aiuterà perché non contiene niente di tutto quello che voi avete propagandato per anni e anni. Ripeto, noi saremmo comunque stati contrari, visto che oggi la priorità non dovrebbe essere - come dice Bertolaso - chiudere le frontiere della Lombardia per evitare che arrivino persone dal Sud, poiché non riusciamo a gestire le liste d'attesa; la priorità dovrebbe essere garantire in tutte le regioni che le italiane e gli italiani si possano curare, cosa che oggi, in Italia, non è più garantita. E dopo questa legge di bilancio sarà garantita ancor meno.

Chiudo, Ministro, dicendole che continueremo a presentare emendamenti e proposte, anche a partire dalla legge di bilancio, per mettere davvero al centro non solo i diritti delle persone, ma anche la capacità delle nostre istituzioni locali e regionali nonché dei nostri comuni di svolgere davvero il proprio lavoro; ciò che voi non fate, perché, da un lato, fate queste intese che sono assolutamente senza soldi e senza sostanza.

PRESIDENTE. Concluda.

SILVIA ROGGIANI (PD-IDP). Dall'altro lato, continuate a tagliare - a tagliare! - risorse a regioni e comuni. Allora, fate pace con l'idea che avete delle autonomie locali e iniziamo a dare loro davvero le risorse per poter camminare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Richetti. Ne ha facoltà.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per motivare la contrarietà che il nostro gruppo ha espresso, in quest'Aula, su tutte le intese fin qui proposte, per spiegare perché Azione sia contraria non solo nel merito, ma anche a questa modalità che la maggioranza sta proponendo all'Aula. Anche perché avete portato alla luce del dibattito politico il fatto che si debba chiudere lo scambio tra le forze di maggioranza: il referendum sulla giustizia per Forza Italia, la legge elettorale per il partito di maggioranza e la Lega che ha detto, pubblicamente, che non si chiude la legislatura senza il passaggio sulle autonomie.

Ecco, Presidente, penso che questo Parlamento si doveva e si dovrebbe occupare di altro. Avete forzato su una riforma della giustizia anche nel modo, nell'iter, nell'impossibilità di presentare qualunque emendamento, e lo dice chi l'ha sostenuta, e lo dice chi ha fatto campagna referendaria; avete forzato una legge elettorale, credo facendo male i conti, ma avete utilizzato l'Aula del Parlamento su questo. Oggi, la Lega ci dice che la legislatura si chiude solo quando abbiamo approvato l'autonomia.

Sapete anche voi che approviamo un'autonomia vuota. Anche voi sapete - perché siete parlamentari e, come tutti noi, fate il vostro lavoro e il vostro dovere - quanto nella sanità ci sia bisogno di accorciare le distanze, di armonizzare i diritti, invece che ribadire una modalità di gestione che non ha portato bene fin qui, se ci sono disparità non solo sulle prestazioni offerte, ma addirittura sui tempi di pagamento, sulle modalità di gestione. È un Paese che ha un forte bisogno di unitarietà proprio sulla risposta ai bisogni primari. In quest'Aula abbiamo svolto correttamente discussioni, anche a fronte di quello che accadeva nella società, dal diritto alla casa al diritto al lavoro e alla cura, facendo i conti con una denuncia che racconta di una forte disparità. Noi troviamo la risposta nell'accelerazione nel voto a data certa sull'autonomia; voto a data certa non produrrà alcun effetto concreto, se non quello di animare un dibattito politico. È l'anticamera della più pericolosa delle campagne elettorali: quella che dentro l'autonomia ci fa risultare risposte che non ci saranno, quella che dentro la prossima legge di bilancio racconterà risposte che non ci saranno.

Ecco, Presidente, queste sono le ragioni per cui Azione, dalla prima all'ultima, ha votato contro queste intese (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Pongo in votazione, con procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la proposta di fissare al 27 gennaio 2027 il termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3162? collegato alla manovra di finanza pubblica.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva per 37 voti di differenza.

Passiamo alla deliberazione, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3163?, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante attribuzione alla regione Piemonte di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Ricordo che, con lettera in data 27 ottobre, il Governo, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 2, del Regolamento, ha chiesto che la Camera deliberasse su tale disegno di legge entro mercoledì 27 gennaio 2027.

Nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 28 ottobre non è stata raggiunta l'unanimità dei gruppi in ordine alla fissazione di tale termine.

La Presidenza, ai sensi del comma 3 del citato articolo 123-bis, propone che la discussione in Assemblea del disegno di legge in oggetto si concluda entro giovedì 28 gennaio 2027.

Sulla proposta formulata dalla Presidenza, che sarà posta in votazione con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, essendo già giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo per cinque minuti.

Ha chiesto di parlare il deputato Piero De Luca. Ne ha facoltà.

PIERO DE LUCA (PD-IDP). Signor Presidente, la domanda che oggi vi pongo è semplice: che urgenza c'è? Che urgenza c'è di imporre a quest'Aula una procedura accelerata per l'esame dei disegni di legge sulle intese del Governo con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto? È un ennesimo atto di arroganza istituzionale volto a calpestare le prerogative del Parlamento, nella logica di chi ritiene che la maggioranza politica comandi. Per noi la maggioranza politica governa, non comanda, e lo fa nel rispetto delle istituzioni e delle procedure democratiche: è una differenza non da poco.

Dopo la sentenza della Corte, vi sareste dovuti fermare e invece chiedete di accelerare. Sia chiaro a tutti: voi oggi la Costituzione non la state attuando, voi la Costituzione la state attaccando, violando e calpestando in modo grave e pericoloso.

La Carta prevede possibili devoluzioni di competenze, ma con paletti precisi che riguardano i livelli essenziali delle prestazioni, il fondo perequativo e non solo.

La Consulta è stata chiara: l'autonomia non può riguardare intere materie, ma singole funzioni giustificate da una rigorosa istruttoria, caso per caso, regione per regione. E voi invece che cosa portate in Aula? Quattro intese “fotocopia” - come veniva ricordato prima - per territori diversi. L'unica cosa uguale sapete qual è? Il colore politico di chi amministra queste regioni. La Costituzione non può essere piegata alle convenienze delle maggioranze politiche di turno, che siano nazionali o regionali! Questo è un principio sacrosanto.

Queste intese “fotocopia”, peraltro, sono vuote. Dov'è l'istruttoria richiesta? Dov'è la valutazione economica? Dov'è l'analisi di impatto? Dov'è il finanziamento dei LEP? Dov'è il fondo perequativo? Non c'è nulla di tutto questo! Come abbiamo detto in altre occasioni, voi non state facendo l'autonomia differenziata! Voi state realizzando una secessione mascherata del Paese, sancendo per legge una distinzione, una separazione tra cittadini di serie A e cittadini di serie B (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), sul diritto alla salute, alla sicurezza, al lavoro. È inaccettabile. La Repubblica gli ostacoli li deve rimuovere, non li deve creare.

Lei, Ministro, ha chiamato questo “ultimo miglio”. Noi lo chiamiamo col suo nome questo provvedimento: un'ultima vergogna della vostra esperienza di Governo. La vera ragione di questa urgenza non è nella Costituzione; è nella tenuta della vostra maggioranza. L'autonomia è diventata la moneta di scambio di un patto di potere, il prezzo che la Premier Meloni paga alla Lega per tenere in piedi il Governo, l'unità nazionale barattata. Credo sia uno dei punti più bassi della nostra storia repubblicana.

Fuori dal Palazzo, peraltro, c'è un'Italia che è esausta, un'Italia che non arriva a fine mese, un'Italia che non riesce a curarsi. Urgente sarebbe rispondere agli autotrasportatori, agli agricoltori, agli autonomi, alle filiere produttive del Sud al collasso, che andrebbero aiutate, non schedate come avete fatto voi! Urgente sarebbe rispondere alle famiglie che arrivano a pagare fino a 1.500 euro in più all'anno per la guerra in Iran di Trump. Urgente sarebbe rispondere ai giovani che, in modo pacifico, vi dicono che non riescono più a studiare per il caro affitti! Quelle piazze vanno ascoltate, non criminalizzate come avete fatto voi nelle scorse settimane!

E allora vi chiedo ancora, in questo contesto: che urgenza c'è? Perché un provvedimento urgente, Ministro, c'è davvero, lei lo conosce, spero che lo conosca. Il 13 ottobre, lo stesso CDM che ha firmato queste intese ha approvato anche il decreto Campi Flegrei; mentre sulle intese intendete correre, il decreto - vi ricordiamo - non è stato neppure pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e migliaia di persone sono ancora fuori casa e aspettano invano risposte da voi che continuate a prenderle in giro! Pontida per voi merita la corsia preferenziale, Pozzuoli e il Sud invece possono aspettare. Questa è la vostra logica indegna e indecorosa che oggi viene sancita in quest'Aula.

Ancora una volta, allora, vi chiediamo che cosa vi ha fatto di male il Sud, cosa vi ha fatto di male per portarvi ad essere davvero il Governo più antimeridionalista della storia d'Italia. Ai colleghi della maggioranza rivolgo un appello, ad alcuni colleghi: invece di votare l'autonomia, siate autonomi voi, smettetela di barattare l'unità del Paese con l'unità della vostra maggioranza. Abbiamo già visto i danni che siete stati in grado di fare sul reintegro dei medici no-vax, con una misura diseducativa, pericolosa e antiscientifica.

La Costituzione non è merce di scambio, come ricordava Calamandrei è un testamento di valori, di libertà, di giustizia. Questo testamento non appartiene alla vostra maggioranza, appartiene a tutti i cittadini italiani. Vi fate chiamare patrioti, ma passerete alla storia come traditori e distruttori della patria se portate avanti questi provvedimenti, perché l'Italia non si divide, l'Italia non si baratta, l'Italia si difende. Quindici milioni di italiani vi hanno già fermato sulla giustizia.

PRESIDENTE. Concluda.

PIERO DE LUCA (PD-IDP). Fermeremo anche questo vostro tentativo di distruggere l'unità del Paese e ci opporremo in ogni sede per proteggere quell'Italia indipendente del Risorgimento, l'Italia antifascista, l'Italia della Resistenza dei partigiani, quella scritta e sancita dai nostri costituenti, una e indivisibile, l'Italia del Tricolore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). La difenderemo rispetto a voi che volete spaccarla e dividerla, creando cittadini di serie A e cittadini di serie B. “No” alla vostra secessione, “sì” all'Italia unita, una e indivisibile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di fissare al 28 gennaio 2027 il termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3163?, collegato alla manovra di finanza pubblica.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva per 38 voti di differenza.

Con riferimento a ciascuno dei cinque provvedimenti in relazione ai quali l'Assemblea ha testé deliberato, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, i termini per la conclusione del relativo esame in Assemblea, in sede di programmazione dei lavori sarà individuata la data di inizio del relativo esame, garantendo il rispetto delle tempistiche previste dalla richiamata norma regolamentare per l'esame in Assemblea.

Dichiarazione di urgenza della proposta di legge n. 2916? (ore 16,30).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Dichiarazione di urgenza della proposta di legge n. 2916?. Comunico che, a norma dell'articolo 69, comma 1, del Regolamento, è stata richiesta dai gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra la dichiarazione di urgenza per la proposta di legge n. 2916?, recante divieto di importazione e di pubblicità di beni e servizi provenienti da insediamenti israeliani nel territorio palestinese occupato.

Su questa richiesta, a norma dell'articolo 69, comma 2, del Regolamento, non essendo stata raggiunta in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo la maggioranza dei tre quarti dei componenti della Camera, l'Assemblea è chiamata a deliberare con votazione palese mediante procedimento elettronico con registrazione dei nomi.

Sulla dichiarazione di urgenza, essendo già giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo per 5 minuti.

Ha chiesto di parlare il deputato Nicola Fratoianni. Ne ha facoltà.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, signor Presidente. Colleghi e colleghe, sono un po' di anni che frequento l'Aula del Parlamento della Repubblica e devo dire che credo non ci sia mai stata prima di oggi una situazione in cui una richiesta di urgenza su una legge fosse più appropriata di questa. Trovo, per questa ragione, davvero sconcertante che nella Conferenza dei presidenti di gruppo non sia stato raggiunto un accordo e che oggi l'Aula sia chiamata qui a discutere e a votare per ottenere questa urgenza.

Chiediamo l'urgenza su una legge, quella che chiede che l'Italia faccia la sua parte, la parte giusta, nella storia che viviamo e nel mondo che viviamo.

Una legge che chiede che l'Italia faccia quello che ormai fanno, giorno dopo giorno, sempre più Paesi. L'8 settembre di quest'anno, del 2026, una coalizione di 12 Paesi - il Canada, il Regno Unito, la Francia, la Spagna, l'Irlanda, la Norvegia, la Danimarca, la Finlandia, la Svezia, l'Islanda, la Polonia e il Portogallo - ha annunciato misure di restrizione commerciale per boicottare e colpire economicamente i prodotti provenienti dalle colonie israeliane nella Cisgiordania occupata.

Hanno annunciato, cioè, la volontà di mettere in campo strumenti di pressione diplomatica, quelli consentiti, quelli che si pongono al di fuori della dimensione della guerra, per fermare la politica di apartheid, di annessione, di pulizia etnica che il Governo estremista e fascista di Benjamin Netanyahu mette in campo ormai da molto tempo nei confronti della Cisgiordania, dei cittadini e delle cittadine palestinesi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Mentre noi discutiamo, signor Presidente, perché la Conferenza dei presidenti di gruppo non ha raggiunto la maggioranza necessaria, sarei proprio curioso di ascoltare e spero che chi ha votato contro in Conferenza dei presidenti di gruppo abbia il coraggio di alzarsi in quest'Aula e di dire al Paese e al Parlamento le ragioni di quella scelta. Proprio mentre noi siamo chiamati a discutere, in Cisgiordania le comunità palestinesi sono sotto il costante attacco dei coloni e dell'esercito israeliano, che insieme perpetuano, da ormai molto tempo, un piano che, come ho già detto, è fatto di annessione e pulizia etnica.

Sostanzialmente, un piano che ha un obiettivo preciso: cancellare sotto la violenza, definitivamente, la questione palestinese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e spazzare via ogni possibilità per la soluzione di due Stati per due popoli.

Quella che non solo noi dell'opposizione, ma voi della maggioranza, voi, signori del Governo, ripetete in quest'Aula essere l'unica possibilità di costruire una pace duratura, viene dall'esercito e dal Governo israeliano, ogni giorno, posta fuori dall'orizzonte del possibile. I palestinesi a Masafer Yatta vengono ogni giorno sterminati, vengono distrutte le loro case, cancellate le loro colture e le loro culture, insieme. Il progetto di espansione denominato E1, che ha l'obiettivo di tagliare in due, dividendo il Nord e il Sud della Cisgiordania in modo definitivo, rappresenta la cancellazione definitiva di ogni possibilità di costruire una situazione pacifica.

E allora chiediamo che il nostro Paese faccia qualcosa. Siccome ogni volta che accusiamo di complicità il nostro Governo nel genocidio, nella pulizia etnica, nell'annessione della Cisgiordania, la reazione è quella scomposta di chi si indigna di fronte a queste accuse, il Governo, la maggioranza e il Parlamento dimostrino di non essere complici. Fino ad oggi lo siete stati: quando in Europa vi siete opposti, con il vostro voto decisivo, all'interruzione dell'accordo di associazione UE-Israele; quando avete scelto di non aderire alla coalizione dei 12 Paesi che è intervenuta sul blocco del commercio con le colonie; quando, com'è accaduto in Conferenza dei presidenti di gruppo, vi opponete e impedite che questa legge venga discussa con l'urgenza che impone la realtà che abbiamo sotto gli occhi.

I palestinesi e le palestinesi non hanno tempo, non possono più aspettare. È ora che la comunità internazionale, in modo unito e deciso, intervenga per fermare questo orrore (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giuseppe Provenzano. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. L'urgenza di cui stiamo discutendo qui non riguarda i lavori parlamentari; l'urgenza di cui discutiamo ha un profondo valore politico, è un'urgenza patriottica, è l'urgenza di ristabilire quali sono i principi, i valori, la storia dell'Italia nella sua proiezione internazionale. Perché, Presidente, tra i danni incalcolabili che questo Governo sta arrecando al nostro Paese c'è quello di averlo reso, di fronte ai drammi del nostro mondo, uno spettatore ininfluente.

La Premier Meloni è assente dai principali tavoli internazionali; sulle questioni di cui il mondo discute spesso è afona, balbettante, incerta, impaurita, troppo spesso timorosa di contraddire il Presidente Trump, di cui stasera vedremo il verdetto che il popolo americano esprimerà.

Ma noi, con questa proposta di legge, vi diamo un'opportunità: l'opportunità di compiere un atto, non solo di pronunciare quelle parole tardive, timide che fin qui avete pronunciato su ciò che è diventato il simbolo di tutta l'ingiustizia del mondo. Perché questo è la Palestina: per generazioni, per popoli interi, è il simbolo dell'ingiustizia del mondo e dell'impunità dei potenti.

Su questo, la vostra mancanza di coraggio, la vostra mancanza di azioni è diventata, nel corso del tempo, qualcosa che somiglia a quella parola che non volete accettare: una complicità. Perché, vedete, di fronte all'espansione degli insediamenti, che ormai sono una vera e propria pratica di annessione, di fronte alla violenza strutturale dei coloni, con il sostegno del Governo Netanyahu e, in molti casi, con la copertura dell'esercito, davanti alla pulizia etnica in Cisgiordania e al genocidio a Gaza, le parole non bastavano più, occorreva fare qualcosa per provare a fermare Netanyahu. E, ogni volta che c'è stata l'occasione di farlo, voi vi siete girati dall'altra parte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e del deputato Fratoianni). Perché a settembre, quando la Gran Bretagna, la Francia, la Spagna, insieme ad altri 11 Paesi, Governi di ogni colore politico, hanno scelto di mettere al bando i commerci con le colonie illegali e sanzionare i coloni, ancora una volta l'Italia non c'era.

E, allora, basta alibi: non possiamo più ascoltare il Ministro Tajani dire che serve portare avanti quelle sanzioni in Europa se, quando c'è la possibilità di farlo a livello nazionale, l'Italia non prova a portare avanti la bandiera del diritto e degli impegni, degli obblighi politici e morali che abbiamo in sede europea. E una domanda noi vogliamo porre ai colleghi della maggioranza: ma perché un Paese come l'Italia, ogni volta che c'è da far rispettare il diritto internazionale, si gira dall'altra parte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Ogni volta che c'è da provare a fermare Netanyahu si gira dall'altra parte?

E lo dico in un momento in cui Israele vive una contingenza molto delicata: da domani ci sono le consultazioni sul nuovo Governo. Vedete, dalla possibilità di cacciare Netanyahu da quel Governo, da questa possibilità dipende la democrazia in Israele. Ma la pace ha bisogno di molto altro: ha bisogno di una chiara, netta, pressione internazionale, che deve essere portata avanti con qualunque Governo. Ecco perché noi dobbiamo esserci anche in queste ore e farlo con una scelta che è di legalità. Basta alibi e basta ipocrisie: non si può sentire condannare i crimini delle violenze dei coloni come se fossero singoli atti, perché l'occupazione è un crimine nella sua interezza.

E, allora, questa proposta minima diventa una proposta anche necessaria. È un primo passo, ma è un passo fondamentale per chiarire da che parte sta l'Italia. Perché non è più tempo di restare fermi, non è più tempo di restare in silenzio, non è più tempo di far finta di nulla. E, guardate, se non vi piace la parola “complicità”, oggi, in questo momento, avete l'occasione di smentirla con un voto che porti in Parlamento questa proposta di legge. Lo so, lo sappiamo: serve coraggio. Provate a mettercelo per una volta, oggi. E, se non ce lo metterete voi, guardate, ce lo metteremo noi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e del deputato Fratoianni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il presidente Conte. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa proposta di legge vieta le importazioni di beni e servizi dagli insediamenti israeliani illegali che sono nei territori occupati palestinesi.

Vedete, è più di una semplice proposta di legge, perché, con questo voto, quest'Aula deciderà l'Italia che vogliamo. È un bivio, siamo di fronte a un bivio. Bisogna decidere se vogliamo l'Italia dei nostri principi costituzionali, l'Italia dei valori democratici, oppure se vogliamo l'Italia dell'ignavia. Dobbiamo decidere - è un bivio - se vogliamo l'Italia patria, culla del diritto, anche internazionale, o l'Italia delle viltà. Dobbiamo decidere se vogliamo l'Italia per cui il diritto internazionale vale sempre e comunque, oppure l'Italia dove il diritto internazionale - sono parole del vostro Vicepremier e Ministro degli Affari esteri - vale “fino a un certo punto”.

Guardate, è un bivio che quando si governa e si è maggioranza bisogna affrontare spesso, l'ho affrontato anch'io: è per questa ragione che ho vietato, durante il mio Governo, l'export di armi all'Arabia Saudita e agli Emirati Arabi, perché si commettevano, con quelle armi, dei crimini di guerra e contro l'umanità nello Yemen (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Si tratta, quindi, di scegliere: pensateci bene. Pensateci bene perché, quando si parla di patriottismo, quando si professano i valori democratici, bisogna dimostrarlo con le azioni concrete e anche concretamente con il voto, come in questo caso. Certo, i segnali non sono buoni, se guardiamo al comportamento che l'Italia, grazie alla vostra azione di Governo, ha tenuto sin qui. Addirittura, due mesi fa, ben dieci Paesi - si sono aggiunti anche la Gran Bretagna e il Canada - hanno disposto restrizioni per la commercializzazione di prodotti e servizi da questi territori palestinesi, occupati illegalmente dai coloni israeliani, e anche sanzioni. L'Italia non era in questo fronte. Ancora una volta, l'Italia ha disertato. Siamo ormai i disertori del diritto internazionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Mi permetto di rivolgere un appello, in particolare a Fratelli d'Italia, perché vi state distinguendo in queste ore e in questi giorni. Francamente, se difendeste l'Italia e la nostra Patria spendendo la metà del tempo e delle energie che spendete per gettare fango contro di noi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), sicuramente riuscireste a scrivere delle pagine di storia meno vergognose di quelle contraddistinte dal vostro comportamento complice con un Governo di Netanyahu criminale sul piano internazionale. Il killeraggio politico e anche mediatico, grazie alla complicità dei giornali del vostro deputato Angelucci, a cui state sottoponendo Stefania Ascari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che si levano in piedi), la nostra onorevole, che ha l'unica colpa, insopportabile ai vostri occhi, di essere andata in Cisgiordania, di conoscere che cosa significa subire un'occupazione illegale e violenza, di non rimanere indifferente di fronte a un genocidio, è una cosa vergognosa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Ho sentito dire delle astrusità che sfiorano e accarezzano la discriminazione razziale in quest'Aula (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Addirittura si è arrivati a dire, qui si è contestato che c'è stata una conferenza stampa in cui si parlava arabo. Ho sentito dire, anche da chi in questo momento preme per entrare nella vostra maggioranza - il deputato Ziello - che addirittura c'erano dei rappresentanti della comunità islamica ospitati. Signori, datevi una calmata (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché qui siete fuori di testa. Voi siete fuori di testa. Siete fuori di testa!

PRESIDENTE. Concluda, presidente. Concluda, ha esaurito il suo tempo. Da un po'.

GIUSEPPE CONTE (M5S). E allora concludo, signor Presidente. Qui non c'è solo una legge, c'è una nuova stagione di Governo, e ve l'anticipiamo. Quando ci insedieremo, riconoscimento dello Stato di Palestina (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che si levano in piedi, e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista – Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia), quando ci insedieremo, strapperemo l'accordo di cooperazione militare con Israele. Ci batteremo…

PRESIDENTE. La ringrazio.

GIUSEPPE CONTE (M5S). …per il ripristino del diritto internazionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, signor Presidente. Noi voteremo a favore della richiesta che oggi è oggetto dei nostri lavori, cioè la richiesta di urgenza nei confronti di questa proposta di legge. Lo facciamo, perché intanto riteniamo che non sia più accettabile che, attraverso artifici, la maggioranza si contrapponga a qualunque tipo di dibattito e di confronto che l'opposizione propone. Ogni volta che c'è un'iniziativa da parte dell'opposizione, si sceglie un modo piuttosto che un altro per sottrarsi alla discussione. Io non penso che, peraltro, essendo maggioranza, voi possiate continuare a scappare per evitare di confrontarvi con chi ha delle proposte e con chi vuole anche dialogare, magari per venire incontro a obiettivi che possono essere anche comuni. Noi siamo convinti che, nel merito, il tema delle sanzioni, questa proposta di legge possa essere sicuramente migliorata e vogliamo lavorare anche per migliorarla. Ma è inaccettabile che si parli delle mozioni sul diritto di veto, si parli delle mozioni sulla Corte penale internazionale, si parli adesso di questo argomento: la maggioranza scappa e, nello scappare, impedisce a chi sta qui dentro di poter legittimamente esercitare il proprio diritto democratico di confronto e anche di decisione rispetto a determinati argomenti (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

Non è più accettabile una cosa del genere. Quindi, noi convintamente voteremo a favore dell'urgenza, perché vogliamo partecipare a una discussione, a un dibattito, portando anche le nostre opinioni e non riteniamo che sia più accettabile che la maggioranza usi i suoi numeri per impedire, in questa Camera, che si discuta di tutto ciò che non è comodo alla maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signor Presidente. Anch'io intervengo facendo seguito alle parole del collega Giachetti, perché trovo innanzitutto intollerabile la politica estera dello struzzo a cui il Governo sta obbligando questo Parlamento. Come c'è un elemento di difficoltà, un problema, una controversia, una discussione da aprire, il Governo mette la testa sotto la sabbia e rinvia. Come è stato detto, rinvia sulla Corte penale internazionale e rinvia su tutto quello che può creare difficoltà, ma difficoltà alla maggioranza, non all'opposizione.

Che paura avete? Avete una maggioranza solidissima. Se avete queste convinzioni granitiche, anche su un punto su cui, secondo me, le convinzioni granitiche sarebbero fuorvianti… Infatti, qui non si fa e non si chiede di aprire una discussione complessiva su quello che sta accadendo in Israele e in Palestina, ma si chiede di affrontare un punto specifico. Questo testo ha alcuni elementi su cui, a mio avviso, si potrebbe e si dovrebbe discutere, ma è un punto specifico che viene da lontano, peraltro, e che ha una propria urgenza. Ecco, vi è l'idea che la maggioranza, pur disponendo di numeri indiscutibili, non abbia il coraggio di affrontare questo tema, che è un tema che può diventare virtuosamente decisivo per quanto riguarda la politica estera del nostro Paese; vi è l'idea che non abbiate il coraggio di affrontarlo e che continuiate a fare l'unica cosa che mi sembra ormai stiate facendo in questa fase finale di legislatura, ossia sequestrare al Parlamento la possibilità di affrontare e discutere temi rilevanti di politica internazionale e temi, e concludo, squisitamente parlamentari.

Questa è una proposta di legge di iniziativa parlamentare; quindi, l'urgenza c'è per ragioni procedurali, per ragioni politiche e per ragioni specificamente legate al tema in discussione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, con registrazione dei nomi, sulla dichiarazione di urgenza per la proposta di legge n. 2916?, recante divieto di importazione e di pubblicità di beni e servizi provenienti da insediamenti israeliani nel territorio palestinese occupato.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

Esame e votazione delle questioni pregiudiziali riferite al disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile (A.C. 3159?) (ore 16,50).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame e la votazione delle questioni pregiudiziali Cafiero de Raho ed altri n. 1, Dori ed altri n. 2, Gianassi ed altri n. 3 e Boschi ed altri n. 4, presentate al disegno di legge n. 3159?: Conversione in legge del decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile.

A norma del comma 4 dell'articolo 40 del Regolamento, in caso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire uno dei proponenti, purché appartenente a gruppi diversi, per illustrare ciascuno degli strumenti presentati, per non più di dieci minuti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi non firmatari, per non più di cinque minuti.

Al termine della discussione si procederà, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 3, quarto periodo, del Regolamento, a un'unica votazione sulle questioni pregiudiziali presentate.

Il deputato Cafiero de Raho ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 1.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Grazie, Presidente. Il decreto-legge n. 190 del 2026 è l'ottavo decreto-legge in materia di sicurezza. Con esso sono state introdotte 57 nuove fattispecie di reato e 60 nuove aggravanti. A un Paese che scende in piazza contro il carovita, il Governo risponde con l'ennesimo decreto Sicurezza. Gli scontri nelle manifestazioni di Milano, Bologna e Torino sono stati originati da questa violenza legislativa nei confronti dei minori. Non entro nelle vigliacche speculazioni di chi vorrebbe trasformare le manifestazioni pubbliche in violenze di gruppo. Chi partecipa alle manifestazioni lo fa per esercitare un diritto proprio; chi usa violenza nei cortei va isolato e punito, ma nessuno faccia speculazioni. I giovani e i meno giovani, in quelle piazze, hanno manifestato sul carovita, sul carobenzina, contro la povertà, contro la mancanza di alloggi, contro la politica del Governo che non si cura di loro. Cosa hanno chiesto i giovani? Il diritto allo studio, scuole e università nuove e più moderne, investimenti utili a formare le nuove generazioni, e per questo urlavano: no al riarmo, no alla guerra, noi non paghiamo la guerra. I giovani sono molto più saggi dei Governi in questo momento storico. Non pensando alle fasce sociali che non hanno più nulla, il Governo resta muto e cieco di fronte alle primarie esigenze di questo Paese.

I giovani hanno anche protestato contro il decreto Valditara, hanno manifestato tutta la loro consapevolezza dei valori costituzionali di uguaglianza e pari dignità; hanno chiesto che non ci fossero discriminazioni. Gli studenti lamentano un approccio repressivo e punitivo nel mondo della scuola.

Una volta c'erano uomini come Sandro Pertini. Egli, con tutta la forza del suo essere stato partigiano antifascista, ammoniva: ricordate, ragazzi, i diritti non sono per sempre, difendeteli e combattete per loro, come abbiamo fatto noi. Ricordo ancora, Presidente, il suo indice puntato verso chi lo intervistava; quell'indice esprimeva, insieme alla forza della parola, tutta la sua passione e la sua forza morale. L'unica risposta, invece, che il Governo ha dato con immediatezza è stata la firma dell'ennesimo decreto contro la libertà del dissenso, la creazione di norme che si caratterizzano per indeterminatezza e che, quindi, consentono l'applicazione discrezionale del precetto in violazione del principio di legalità.

I giovani e i meno giovani che hanno partecipato ai cortei stavano dando voce alle disuguaglianze sociali e al disinteresse proprio di questo Governo verso le esigenze di quanti non vedono alcun futuro nelle risposte del Governo. L'attuale progetto politico del Governo ha posto ai margini la scuola, fondamento di formazione democratica per le nuove generazioni. Le misure recate dal Governo sono state poste in un'ottica esclusivamente repressiva e sanzionatoria.

Il Governo ha preso spunto dalla violenza dei gruppi di facinorosi per comprimere ulteriormente la sfera della libertà di espressione del pensiero sia da parte dei singoli sia in forma associata, non solo senza produrre alcun rafforzamento della sicurezza, ma abdicando ai ruoli e doveri fondamentali di uno Stato democratico, specie in considerazione delle modifiche proposte in materia di responsabilità dei minori e degli esercenti la responsabilità genitoriale.

La libertà è il diritto cardine fondamentale per una democrazia. Andando nelle scuole rappresento sempre che la libertà è il primo diritto, è la vera ricchezza di un uomo. La libertà è dignità ed è uguaglianza. Questo decreto, invece, comprime ulteriormente la libertà di ciascuno di noi. Con questo decreto la maggioranza che lo sostiene risponde alle proteste e al dissenso dei giovani in chiave esclusivamente repressiva. Con questo decreto, dicevo, l'ottavo, il Governo compie un passo in direzione di quella torsione autoritaria dell'ordinamento visibile fin dal primo decreto.

Il Governo, senza delegazione delle Camere, ha legiferato. Ebbene, questo doveva avvenire solo in casi straordinari di necessità e di urgenza, e qui non c'era né la necessità, né l'urgenza. Non c'era la necessità perché già era in corso tutta una discussione in relazione all'imputabilità dei minori, non c'era in relazione a quella che è stata la violenza di alcuni infiltrati nell'ambito delle manifestazioni, perché già c'erano le norme che punivano quei comportamenti.

Ebbene, questo decreto è infarcito di norme incostituzionali, inammissibili per un Paese civile. In questo decreto vi è anzitutto la modifica dell'articolo 98 del codice penale, che introduce la presunzione relativa della capacità di intendere e di volere del minore che abbia compiuto 14 anni, ma non ancora i 18, stabilendo - ascoltate, ascoltate - che la capacità si presume fino a prova contraria. Guardate, questo significa che il minore, il quattordicenne, è già maggiorenne. Come farà a dimostrare che non ha la capacità di intendere e di volere?

A chi si dovrà rivolgere? In che modo lo potrà sostenere? Ma vi rendete conto che è veramente contro ogni orientamento possibile e immaginabile una norma di questo tipo? Guardate, voi siete andati contro l'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea, che stabilisce espressamente che l'Unione europea promuove la tutela dei diritti del minore; siete andati contro l'articolo 31 della Costituzione, che prevede che la Repubblica protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo. Siete andati contro la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che, all'articolo 3, sancisce che in tutte le decisioni relative ai fanciulli… Il fanciullo, guardate, è il ragazzo dai 14 ai 18 anni, secondo la Convenzione, questo è detto all'articolo 1 della Convenzione stessa. “In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi” - cioè del Governo, in tutte le manifestazioni, dicevo, in tutte le decisioni - bisogna rispettare “l'interesse superiore del fanciullo”, che “deve essere una considerazione preminente”.

Qui, invece, il fanciullo è considerato come l'adulto, anzi peggio, perché nei suoi confronti sono state previste una serie di misure che non erano previste nemmeno per gli adulti. L'inversione dell'onere della prova circa la capacità di intendere e di volere sovverte l'orientamento e la disciplina in materia di giustizia minorile, e la gravità della condotta certamente non può dipendere dal fatto che il minore possa commettere o abbia commesso atti violenti. La norma sull'imputabilità investe una condizione che attiene alla responsabilità penale e si riflette in tutti i procedimenti in cui sono coinvolti i minori.

Pensate che al tempo del codice Rocco, cioè il codice che è stato, appunto, prodotto dal fascismo, vi era uno scontro tra la scuola classica e la scuola positiva. E la scuola positiva, quella portata avanti da Enrico Ferri, prevedeva per il minore il libero arbitrio e, in particolare, rifiutava che vi fosse una responsabilizzazione del minore, perché il minore è particolarmente esposto a una serie di fattori. Ebbene, tutto questo è stato superato perché il diritto penale, con il codice Rocco, prevede l'imputabilità che fino a ieri c'era anche nel nostro sistema.

PRESIDENTE. Concluda.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Non solo questo. Ancora, vi sono le grandissime preoccupazioni per il reato di violenza organizzata, e lì non ci sono specifici elementi, tanto che chi si trova a partecipare a una manifestazione potrà essere sicuramente anch'egli responsabile insieme ad altri solo perché qualcuno commette atti di violenza. Ma in più la misura di prevenzione nei confronti del minore: inammissibile. Oppure la flagranza ritardata, differita, o anche, ancora, il fermo preventivo…

PRESIDENTE. Collega de Raho, deve chiudere. Ha esaurito il suo tempo da un po'.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Ho quasi finito, Presidente, solo la conclusione…

PRESIDENTE. Il tempo è finito, non è quasi finito. Quindi, se conclude con una frase, va bene.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Va bene. Sì, è una frase, infatti. Devo dire, Presidente, che con questo decreto sono state violate tutte le norme costituzionali che sono a presidio del diritto di riunione e del diritto di libertà, e per ciò stesso mi sembra che si è arrivati a un punto che nemmeno il codice Rocco e le altre disposizioni del periodo fascista avevano previsto. Grazie, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il deputato Dori ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 2.

DEVIS DORI (AVS). Grazie, Presidente. Il provvedimento in esame è l'ennesimo decreto che si caratterizza per un ulteriore salto qualitativo, anzi, de-qualitativo, verso l'inasprimento del diritto penale sostanziale per i fatti commessi nel contesto di manifestazioni pubbliche, verso l'anticipazione e l'intensificazione della risposta preventiva e precautelare, l'intervento strutturale sul sistema di diritto penale minorile, con un ridimensionamento dell'attuale centralità dell'accertamento individualizzato della maturità del minore.

Ed è proprio quest'ultimo il profilo più sensibile, premesso che, in generale, gli interventi sul codice penale e sul codice di procedura penale non dovrebbero avvenire per decreto-legge. Ma voi avete iniziato questa legislatura in questo modo e nello stesso modo la concludete, con un iter preciso: partite da un fatto di cronaca, magari anche cruenta, e questo viene amplificato dalla stampa; vengono poi, in questo modo, percepiti dall'opinione pubblica come temi particolarmente pressanti, diffusi e pervasivi; si amplifica questa sensazione di pericolo; si alimenta, quindi, il sensazionalismo e cresce questo allarme sociale incontrollabile.

Quindi arrivate, nuovamente, con la nuova sanzione penale, proprio perché le sanzioni penali non hanno nemmeno necessità, come in questo decreto, di coperture finanziarie, senza andare, invece, a incidere sulla prevenzione del disagio sociale. Con questa impostazione il ricorso alla decretazione d'urgenza è la via certamente più sbrigativa per introdurre nuove fattispecie penali. Per voi i giovani non sono più una risorsa per il nostro Paese, ma sono solo un problema, sono un pericolo.

Abbiamo iniziato la legislatura con i rave party, come se tutti i giovani andassero ai rave party, poi siamo passati al contenimento, al controllo, alla limitazione delle manifestazioni pacifiche di quei giovani che protestano contro i cambiamenti climatici, per poi arrivare, adesso, a questa assimilazione aberrante per cui, di fatto, tutti i giovani sono dei maranza.

Ecco, questa impostazione noi la contestiamo totalmente. Seppur la tutela della sicurezza pubblica e il contrasto alla violenza costituiscano finalità necessariamente di indubbio rilievo costituzionale, il perseguimento deve, tuttavia, avvenire nel rispetto dei principi di legalità, ragionevolezza e proporzionalità.

L'articolo 1 di questo decreto-legge modifica l'articolo 98 del codice penale, introducendo nei confronti dei minori che abbiano compiuto 14 anni di età - ma non ancora 18 - una presunzione della capacità di intendere e di volere. Si tratta, quindi, della modifica più incisiva di questo testo poiché, nel sistema previgente, l'imputabilità del minore - da sempre - tra i 14 e i 18 anni non era presunta, ma richiedeva un accertamento concreto sulla maturità, strettamente riferito al reato commesso in quanto illecito di modalità di lesione.

È, quindi, un cambiamento tutt'altro che marginale quello che operate nell'articolo 98 del codice penale. Nel nostro ordinamento, il minore tra i 14 e i 18 anni di età non era automaticamente considerato imputabile: la sua capacità doveva essere accertata concretamente con riferimento al momento del fatto, alla sua personalità, al grado di maturità raggiunto e alla possibilità effettiva di comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi. Quindi, davvero, questa non era una concessione per il minore, non era un privilegio, è il riconoscimento giuridico di una realtà umana, psicologica e sociale. Un adolescente non è un adulto in formato ridotto: è un adolescente a tutti gli effetti che sta crescendo. E la maturazione della personalità non avviene automaticamente il giorno del quattordicesimo anno di età o dal sedicesimo compleanno. È un processo individuale, complesso, condizionato da tante cose: dalle esperienze, dalle relazioni, dai contesti familiari, sociali ed educativi. Per questo, il sistema della giustizia minorile, da sempre, ha costruito un principio fondamentale, cioè che l'imputabilità dovesse essere verificata caso per caso. Infatti, l'articolo 9 del DPR n. 448 del 1988 imponeva - impone - proprio di acquisire informazioni sulle condizioni personali, familiari, sociali, ambientali del minorenne. Questa è davvero una scelta di civiltà giuridica che voi andate a calpestare.

La disposizione che, quindi, il Governo introduce con questo decreto capovolge questa impostazione: non è più la maturità a dover essere dimostrata, diventa l'incapacità a dover essere provata contro una presunzione legale di imputabilità. E, quindi, qui si apre un tema costituzionale enorme, perché una presunzione relativa non è una modifica puramente tecnica: cambia il punto di partenza dell'accertamento e rischia di trasferire sulla difesa l'onere di contrastare una valutazione che riguarda uno dei presupposti fondamentali della responsabilità penale; è, quindi, una scelta che rovescia la prospettiva costituzionale. Noi pensiamo che lo Stato debba, invece, essere particolarmente attento quando giudica un adolescente, non meno attento; debba conoscere la sua storia, comprendere il contesto nel quale è cresciuto, valutare il suo grado di maturazione, come sempre è avvenuto. Non si tratta di negare la responsabilità individuale, si tratta di accertarla seriamente, senza scorciatoie. Perché se un ragazzo commette un reato, lo Stato deve certamente intervenire, ma deve farlo tenendo conto del fatto che ha davanti una persona ancora in formazione.

Lo stesso arretramento culturale emerge dall'articolo 3 del decreto: si interviene sulle misure cautelari applicabili ai minorenni, si estende la disciplina della flagranza differita e si riduce, per i sedicenni e i diciassettenni, la centralità della considerazione dei percorsi educativi in atto. Anche qui il problema non è negare la necessità di intervenire davanti a fatti gravi, il problema è quale equilibrio si voglia costruire tra esigenze cautelari e tutela del percorso educativo. Un ragazzo che sbaglia deve essere responsabilizzato, ma responsabilizzare non significa semplicemente punire. La sanzione è parte di un percorso: significa metterlo nelle condizioni di comprendere il disvalore della propria condotta, assumersene la responsabilità e ricostruire un rapporto con la comunità. Una giustizia minorile che perde questa prospettiva rischia di perdere la propria stessa ragione di esistere.

E con questo decreto si interviene, tra l'altro, anche sulle manifestazioni pubbliche, introducendo nuove aggravanti, nuove fattispecie, ampliando il ricorso all'arresto in flagranza differita. Sia chiaro: chi commette reati, atti di devastazione, aggredisce persone o mette concretamente in pericolo l'incolumità deve risponderne. Ma volete farci, per caso, intendere che prima di questo decreto-legge, con il codice penale in vigore, questi atti e comportamenti vietati non fossero già sanzionati, non avessero già una copertura penale? Ma davvero arrivate ad ammettere una cosa di questo tipo? Chiaramente, il legislatore deve saper distinguere con assoluta precisione tra chi esercita pacificamente un diritto costituzionale e chi commette concretamente un reato. Non può esserci una responsabilità penale per appartenenza a un gruppo né un automatismo che trasformi la partecipazione a una manifestazione in un elemento sufficiente a giustificare un trattamento sanzionatorio aggravato. La sicurezza non può diventare una formula attraverso la quale comprimere le libertà costituzionali.

Il Governo Meloni continua a raccontare agli italiani che per risolvere i problemi della sicurezza servono nuove pene, nuovi divieti, nuovi strumenti di controllo. Ma c'è una domanda alla quale questo Governo continua a non rispondere: che cosa stiamo facendo concretamente per evitare che un adolescente finisca a delinquere (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Cioè, sui temi della prevenzione, su questo non si sta facendo nulla.

Per tutte queste ragioni, Presidente, come Alleanza Verdi e Sinistra, riteniamo che questo provvedimento presenti rilevanti e non superabili dubbi di compatibilità costituzionale. È proprio una questione di modello di società, di idea dello Stato e di rispetto della nostra Corte costituzionale. Noi non vogliamo uno Stato che rinunci a intervenire davanti alla violenza, ma vogliamo anche uno Stato che sappia intervenire senza rinunciare ai propri principi costituzionali, uno Stato che, soprattutto, sappia prevenire, includere e recuperare. Perché la sicurezza di una comunità non si misura da quanti ragazzi riusciamo a mettere sotto controllo, ma da quanti ragazzi evitiamo che possano commettere atti violenti e aggressivi. Uno Stato che sa solo punire gli adolescenti non è uno Stato autorevole, ma uno Stato meramente autoritario (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Questo è il Paese - e il paradosso è questo, Presidente, e poi concludo - nel quale a 14 anni sei sempre imputabile penalmente, ma non sei abbastanza grande per lo Stato per decidere di fare, ad esempio, educazione sessuo-affettiva a scuola, senza il consenso dei propri genitori (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Quindi è un Paese medievale da caccia alle streghe che state creando, molto lontano dai valori liberali della nostra Costituzione.

Per queste ragioni, come AVS, chiediamo di approvare la questione pregiudiziale di costituzionalità e di non procedere all'esame di questo disegno di legge (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Il deputato Gianassi ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 3.

FEDERICO GIANASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Siamo giunti all'ottavo pacchetto sicurezza e, se avesse funzionato il primo, certamente il Governo non ne avrebbe sfornati altri sette. E come non hanno funzionato i precedenti sette, anche questo fallirà, esattamente come hanno fallito tutti gli altri.

Passiamo in rassegna questo lungo elenco: il decreto contro i rave, approvato nelle prime giornate di lavoro del nuovo Governo, nel 2022; poi il decreto Cutro contro l'immigrazione irregolare, nel febbraio del 2023; il decreto Caivano per contrastare la criminalità minorile, nell'estate del 2023; il decreto contro le occupazioni abusive, nell'aprile del 2025; il decreto sull'uso dei coltelli, per limitarne l'utilizzabilità fuori dalle case, a febbraio del 2026; il disegno di legge contro le bande giovanili - non quelle musicali, proprio le organizzazioni minorili dedite ad atti criminali -, nel febbraio 2026; il disegno di legge contro i minori per l'inversione della imputabilità, cioè già processabili a 14 anni, nel luglio del 2026; e, da ultimo, il decreto che è arrivato ora alle Camere sui nuovi reati connessi ai cortei e sui minori, ottobre del 2026.

Dunque, otto pacchetti sicurezza. Ma cosa hanno riguardato? Il decreto Rave, cioè la previsione di una nuova fattispecie di reato: sei anni di galera per chi organizza un raduno musicale non autorizzato. Nel mentre, il codice penale punisce fino a tre anni l'adescamento di minori. Quindi, con quel primo decreto la maggioranza e il Governo vollero dimostrare di che pasta erano fatti, cioè forze politiche capaci di violentare il codice penale.

Poi approvarono il decreto Cutro, perché la Presidente del Consiglio ci aveva detto e aveva detto agli italiani che avrebbe inseguito gli scafisti per il globo terracqueo. Ecco, a seguito di quel decreto, noi abbiamo avuto il caso Almasri, cioè il capo degli scafisti che era capitato per le mani della DIGOS di Torino, che l'aveva prontamente arrestato, ma la Presidente del Consiglio, insieme a tutto il Governo, in pompa magna e con le fanfare, lo ha ricondotto in Libia, laddove può svolgere la sua professione di capo scafista.

Poi c'è stato il decreto contro le occupazioni abusive che la Lega e Fratelli d'Italia hanno celebrato con tanti social, reel, video, nei quali dicevano: grazie a noi abbiamo cancellato il fenomeno delle occupazioni abusive, che, per l'appunto, non sono scomparse, sono tutte lì e, allora, dopo aver detto che lo avevano risolto, ora attaccano i sindaci.

Quali? Quelli di centrosinistra, perché ovviamente il meccanismo della destra è: se sei un mio amico ti difendo anche quando sei un caprone (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), se sei un bravo sindaco ma sei di centrosinistra, ti attacco, anche se le colpe sull'ordine pubblico ricadono sul Governo, ma io non me le voglio prendere, perché sono abituato a trovare sempre dei nemici che sono colpevoli al posto mio per i miei fallimenti.

Il decreto sui coltelli ovviamente non ha cambiato nulla, perché solo un genio straordinario, del diritto e della politica messi insieme, nelle stesse stanze, poteva immaginare che scrivere una norma sui centimetri dei coltelli avrebbe indotto quei giovani che purtroppo li utilizzano fuori da casa a smettere di utilizzarli.

Poi ci fu il decreto Caivano, con il quale la Presidente del Consiglio in conferenza stampa, ma pochi mesi fa anche in quest'Aula, ebbe a dire: abbiamo affrontato con decisione, e quindi ci avviamo sulla strada della risoluzione, il problema della devianza giovanile. Ma poiché evidentemente al Governo hanno la memoria corta e sperano che la memoria corta l'abbiano anche gli italiani, oggi fischiettando, facendo finta di non averlo detto e di non avere già approvato norme con le quali avevano detto di aver risolto il problema, ci presentano un nuovo decreto-legge per contrastare la criminalità giovanile.

Insomma, se questi decreti, stando alle parole che voi avete utilizzato, avessero svolto la funzione che voi avevate detto avrebbero svolto, oggi non ci sarebbe stato bisogno, ancora una volta, di un ennesimo decreto-legge che introduce nuovi reati.

La verità è che con quattro anni di Governo, disponendo di una maggioranza bulgara, - perché di fatto i partiti di Lega e Forza Italia sono, come dire, supini e sudditanti verso le scelte della Presidente del Consiglio e nulla contano - i problemi li avreste risolti. Invece, dopo quattro anni e una maggioranza bulgara, siete a sfornare decreti-legge su decreti-legge per cercare di nascondere i vostri clamorosi fallimenti.

La verità è che dopo quattro anni di Governo voi stessi, approvando un decreto-legge sul presupposto che la sicurezza in Italia è fuori controllo, vi state auto-confessando e state dicendo agli italiani: siamo una banda di incapaci (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E noi vi diciamo: sì, è vero, siete una banda di incapaci. Ma purtroppo questi provvedimenti costituiscono, ancora una volta, un errore che dobbiamo contrastare.

Dopo quattro anni di Governo avete introdotto 55 nuovi reati - il conto potrebbe non essere esatto perché ora dopo ora potrebbero aumentare - circa 69 aggravanti e 65 aumenti di pena che valgono circa 400-500 anni di carcere in più. Anche la popolazione detenuta è aumentata da 53.000 a 65.000 persone. Eppure, voi stessi ammettete che la sicurezza non siete in grado di gestirla, che ci sono enormi problemi nelle nostre città.

Allora, due temi si pongono all'attenzione del Parlamento. Il primo è: a fronte di centinaia di reati che avete sfornato senza risolvere i problemi della sicurezza, che fine hanno fatto i sedicenti liberali della vostra coalizione, quelli che siedono tra i banchi di Forza Italia e che ci raccontano che l'utilizzo della leva penalistica è un gravissimo errore? Lo disse anche il Ministro Nordio, si presentò alle Camere dicendo: il più grande errore della destra è pensare di risolvere i problemi della sicurezza aumentando i reati, è una strada fallimentare; nelle stesse ore, nel Consiglio dei ministri, votava il decreto Rave party: il Dottor Jekyll e Mister Hyde (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) della politica italiana. Il risultato è che i liberali sono, per l'appunto, sedicenti, ma non ci sono in questa maggioranza.

Ma il tema è anche un altro: se comunque le tematiche della sicurezza fossero state risolte, di fronte anche a una ricetta sbagliata, avremmo comunque dovuto prendere atto che i risultati arrivavano. I risultati non arrivano: siete il Governo sotto il cui mandato è aumentato il numero dei reati, dal 2022 al 2025; dati che voi mettete a disposizione, non i nostri.

Siete un Governo che ha messo meno uomini in strada, ci sono meno poliziotti in strada del 2022 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Siete solo “chiacchiere e distintivo”, siete fallimentari, non siete in grado di gestire le tematiche dell'ordine pubblico e della sicurezza, questa è la verità.

Poiché siete incapaci, anziché pensare di cambiare strada, la strada che vi ha portato al fallimento, usate sempre lo stesso schema. Qual è questo schema: individuare un nemico da indicare dinnanzi all'opinione pubblica e adottare norme strampalate. Il nemico da indicare all'opinione pubblica cambia: in questi giorni è la GIP di Milano, perché ha svolto il proprio mestiere di magistrato che studia le carte e ha stabilito di non disporre il carcere per una persona indagata.

Notate bene: il tema del GIP che prende le distanze dal pubblico ministero fu l'argomento di battaglia del vostro fallimentare referendum costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché i partiti della maggioranza ci dissero che occorreva votare “sì” alla riforma costituzionale perché finalmente avremmo avuto dei GIP che anziché fare i passacarte dei PM, di fronte alle richieste di arresto dei PM avrebbero letto le carte e ne avrebbero disposto la liberazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ma guarda caso, quando un GIP studia le carte e dispone la liberazione, interviene la Presidente del Consiglio che dà l'ordine, e i due Vice Presidenti del Consiglio, Tajani e Salvini, ubbidienti come sempre, anch'essi si scandalizzano per la decisione. Cioè, l'argomentazione che avevano utilizzato per convincere - e non ci riuscirono - gli italiani a votare “sì” diventa il motivo opposto in base al quale loro attaccano i giudici quando si dimostrano autonomi dai pubblici ministeri. Davvero la fiera del ridicolo.

Ma poi, oltre al nemico da additare per nascondere i fallimenti ci sono anche le norme strampalate, che è molto semplice fare: basta un po' di carta, una penna, andare in Consiglio dei ministri e fare un decreto-legge.

È molto più complesso individuare una strategia che abbia una visione del Paese, fare investimenti in prevenzione, coinvolgere i sindaci italiani - vi hanno scritto i sindaci delle città metropolitane, non gli avete nemmeno risposto - e fare squadra con loro per investire in rigenerazione urbana, in presenza di agenti sul territorio, in educatori, nelle scuole, negli impianti sportivi. Quella è la ricetta per prevenire la violenza nelle nostre strade, ma costa soldi e non li avete perché li avete sperperati - vi interessa di più il ponte sullo Stretto -, e costa anche impegno e leale collaborazione con gli enti, temi rispetto ai quali siete allergici.

Le norme strampalate sono contenute in questo provvedimento: sui minori, a 14 anni si è presunti capaci di intendere e di volere, cioè l'inversione della storia del diritto processuale minorile italiano che nel mondo veniva considerato un punto di riferimento per molti.

Il Ministro Nordio ci ha spiegato queste norme e l'esigenza di queste norme evocando massicci arresti di minorenni e nuove carceri per i minorenni che, detta meglio, visto cosa è scritto nella norma, significa evocare massicci arresti di quattordicenni e nuove carceri per i quattordicenni. Ora, io credo che, ascoltandolo, gli italiani abbiano pensato che, forse, più che l'esigenza di nuove carceri per i quattordicenni, c'è bisogno di qualche casa di riposo in più per i Ministri sfiduciati dal Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), e costerebbero anche meno.

Allora, come è possibile pensare di affrontare le tematiche complesse del disagio giovanile prevedendo norme che hanno l'ambizione di sbattere in galera i quattordicenni? È una follia! Ma come potete pensare che abbia un senso? Investite nelle scuole per davvero, investite nel territorio, investite in prevenzione: vedrete che parte di quel problema si sgonfierà.

L'altra norma riguarda le manifestazioni ed è un'ulteriore norma assurda, perché già…

PRESIDENTE. Concluda.

FEDERICO GIANASSI (PD-IDP). …nel nostro codice penale, ovviamente, erano puniti i reati di violenza, saccheggio, devastazione; viene previsto che chi lancia razzi, fuochi d'artificio o petardi, cagionando un concreto pericolo e danni alle cose, è punito fino a cinque anni di galera.

Cioè, applicando alla lettera questa vostra norma, il giorno di Capodanno qualche milione di italiani sarà sotto processo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista); negli stadi italiani i tifosi, se accendono un fumogeno e lo lanciano, e il movimento ultras saranno sotto processo. È l'ottusità e anche, come dire, l'atteggiamento ridicolo di un Governo che non sa dove sbattere la testa e, invece di ammettere di avere sbagliato, essere umile, fermarsi e chiedere aiuto…

PRESIDENTE. La ringrazio.

FEDERICO GIANASSI (PD-IDP). …alle forze politiche, decide di continuare con la solita strada fallimentare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il deputato Roberto Giachetti ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Boschi ed altri n. 4, di cui è cofirmatario.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Preliminarmente mi consenta di dire, attraverso di lei, all'onorevole Gianassi che ha perfettamente ragione: grazie a una campagna elettorale demenziale come quella che è stata fatta sul referendum, con video molto simili a quello che ha fatto di recente la Presidente Meloni, abbiamo perso il referendum.

Chiarito che, quindi, sono riusciti a farci perdere un referendum che era vincente, vorrei segnalare all'onorevole Gianassi che, come diceva quel famoso proverbio, una rondine non fa primavera. Si vada a vedere le statistiche e poi possiamo parlare del tema su come funzionano i PM e il rapporto tra PM e GIP.

Detto questo, signor Presidente, vorrei chiarire subito e rivendicare, a nome di Italia Viva, che noi non abbiamo mai utilizzato le pregiudiziali come un ulteriore argomento per intervenire nel merito contro un provvedimento.

L'altro giorno il collega Costa, il presidente di Forza Italia, si è rivolto a me dicendo: “Ma come, vi astenete sulla cittadinanza? Quindi avete una posizione mutata, diversa”.

Io gli ho risposto: no, caro Costa, noi siamo assolutamente contrari al provvedimento sulla cittadinanza, ma non riteniamo che quel provvedimento abbia delle caratteristiche contro la Costituzione. Pensiamo che nel merito sia un pessimo provvedimento e voteremo contro quel provvedimento.

In questa occasione invece, signor Presidente e colleghi, noi siamo convintissimi che questo provvedimento sia un provvedimento con diverse lesioni della Carta costituzionale e dei suoi articoli.

Vorrei però, prima di arrivare puntualmente agli articoli che, a nostro modo di vedere, vengono violati, fare un cappello politico, che richiama un po' quello che tutti i colleghi che sono intervenuti fino ad adesso hanno detto, cioè: ma voi pensate davvero che, dopo 8 decreti-legge, 8 provvedimenti sul tema della sicurezza, non si imponga a voi l'esigenza di domandarvi se la politica della sicurezza che avete messo in campo in questi 4 anni sia stata del tutto fallimentare? Sono 8 decreti e non so quanto andrà avanti la legislatura, ma certamente ce ne saranno degli altri.

Ma la sicurezza, signor Presidente, non si misura dal numero dei decreti approvati, ma dai risultati concreti per i cittadini. Non basta aumentare le pene, introdurre nuovi reati, restringere gli spazi di valutazione dei giudici, intervenire ogni volta che un fatto di cronaca colpisce l'opinione pubblica. Riconoscere la gravità dei problemi di sicurezza, il disagio delle città e le difficoltà delle Forze dell'ordine, questa dovrebbe essere la principale preoccupazione del Governo. C'è una distinzione fondamentale che noi non possiamo sottovalutare. Noi, personalmente, contestiamo il metodo.

Non contestiamo che ci possano essere elementi di insicurezza ai quali bisogna dare risposta. Il problema è che la vostra risposta è soltanto una risposta securitaria. Cioè, tutto quello che dovrebbe venire prima nell'affrontare il contenimento di determinate situazioni voi non lo considerate proprio. La sicurezza è un diritto dei cittadini e le garanzie costituzionali non sono un ostacolo alla sicurezza. Uno Stato forte non è quello che punisce di più, ma è quello che sa garantire sicurezza nel rispetto della legge.

La nostra pregiudiziale non nasce da un pregiudizio contro le politiche della sicurezza, ma dalla necessità di contemperarle con il rispetto dei principi costituzionali… il collega Faraone forse vuole dissentire, non lo so. La Costituzione, quindi, signor Presidente, non è un ostacolo alla sicurezza, ma è il confine entro il quale la sicurezza deve essere garantita. Quali sono, allora, gli articoli che, secondo noi, vengono violati da questo provvedimento? Innanzitutto quelli che abbiamo ripetuto tante volte: l'articolo 77 della Costituzione, quello che ci dice che cos'è un decreto-legge.

Il decreto-legge è un provvedimento che nasce per un'esigenza di necessità e urgenza e che, soprattutto, dovrebbe avere una sua omogeneità. E qui, invece, nel provvedimento l'urgenza è assai discutibile, nel senso che è urgente come ogni volta: succede qualcosa sui giornali e voi sentite l'urgenza di fare un provvedimento di un certo tipo. Ma, soprattutto, questo provvedimento interviene su materie le più diverse, perché interviene sul diritto penale sostanziale e processuale, interviene sulla giustizia minorile, sulla sicurezza urbana, sulle misure di prevenzione.

Il richiamo a episodi di cronaca non può diventare la giustificazione automatica di interventi normativi e, per di più, eterogenei. Il Parlamento deve poter discutere le leggi, valutarne gli effetti e, se possibile, magari anche modificarle, se necessario. La sicurezza richiede una strategia stabile, non una successione permanente di emergenze, spesso e volentieri, magari, costruite ad arte. E quindi il ricorso ripetuto ai decreti Sicurezza evidenzia la contraddizione tra la promessa di risolvere il problema della sicurezza e la necessità di tornarci continuamente, di rincorrere continuamente le emergenze che nascono nel Paese.

Ma andiamo a vedere quali sono gli altri articoli della Costituzione che, a nostro avviso, vengono violati: l'articolo 3, che è quello che riguarda l'uguaglianza e la ragionevolezza; l'articolo 27, che prevede che la responsabilità penale e la presunzione di non colpevolezza siano personali; l'articolo 31, nel secondo comma, che prevede specifiche norme a protezione dell'infanzia e della gioventù; e poi anche l'articolo 24, quello che riguarda il diritto di difesa.

E allora cominciamo con il fatto, signor Presidente, che si introduce una presunzione, superabile con prova contraria, della capacità di intendere e di volere per i minori che hanno compiuto 14 anni. Questo è un ribaltamento completo di un concetto che non era sbagliato in origine, ma aveva una sua ratio, aveva una sua ragione. Ribaltarlo - provate a rifletterci -, dare per scontato che dei ragazzini a 14 anni siano assolutamente consapevoli di quello che fanno è un fatto molto grave, anche perché si rischia di passare da una valutazione concreta della maturità del ragazzo a un'impostazione del tutto presuntiva.

La responsabilità deve essere valutata individualmente, considerando l'età, ma non solo, la maturità e le circostanze del fatto, altrimenti il rischio è che ci sia una disparità, soprattutto tra le famiglie, soprattutto tra le fragilità, perché è del tutto evidente che chi dispone di maggiori risorse possa affrontare più facilmente accertamenti e consulenze e chi è più fragile rischi di incontrare maggiori difficoltà nell'esercizio del diritto di difesa. Qui non si tratta di giustificare i reati commessi dai minori, ma di garantire che la responsabilità sia accertata correttamente.

La giustizia minorile, signor Presidente, non può diventare semplicemente una versione anticipata della giustizia degli adulti. Poi ci sono, come detto, gli articoli 3, 13 e 27, e qui c'è il tema dell'estensione a sedicenni di alcune presunzioni di adeguatezza della custodia cautelare in carcere previste per gli adulti. Non ritorno sulle parole del Ministro Nordio, che ha addirittura ipotizzato la possibilità che ci possa essere la presenza di minori all'interno delle carceri dove ci sono gli adulti, perché questo dovrebbe far rabbrividire innanzitutto Nordio, ma pare che questo tema del rabbrividire Nordio non lo senta più da parecchio tempo.

C'è l'introduzione dell'arresto in flagranza differita. La detenzione deve essere valutata caso per caso, considerando la situazione individuale. La specificità della giustizia minorile richiede particolare attenzione alle possibilità di recupero. Signor Presidente, lo dico a lei perché abbiamo la stessa età - io non dico la mia, così non dico neanche la sua -, ma noi abbiamo attraversato e veniamo anche dal periodo del terrorismo, della lotta armata. Furono fatte delle leggi, e mi avvio alla conclusione, di restrizione delle libertà personali.

Noi le contestavamo, io da una parte, lei dall'altra, ma comunque le contestavamo. Ma qualcuno si è mai inventato, di fronte al terrorismo, di parlare del Daspo, di parlare delle zone… Noi avevamo il fermo di polizia, non so se si ricorda, Presidente. Sul fermo di polizia sia a destra che a sinistra vi erano delle grandi proteste per la limitazione della libertà che comportava nell'esercizio del pensiero, ma quello a cui siete arrivati voi è francamente qualcosa di irragionevole.

Concludo, signor Presidente. Su tutto il tema dello scaricare sui genitori le responsabilità di quello che fanno i minori mi domando: è giusto chiedere ai genitori di esercitare le proprie responsabilità educative? Non c'è dubbio, ma bisogna distinguere tra responsabilità concretamente accertata e automatica imputazione delle conseguenze del comportamento altrui. La norma per noi, e finisco, rischia di gravare soprattutto sulle famiglie economicamente e socialmente più fragili, perché, per esempio, non possono disporre di avvocati che se la sanno cavare e riescono a mettere al riparo i “piccoli”, tra virgolette, dalle loro responsabilità.

Insomma, arrivare all'ottavo decreto Sicurezza - ho finito - non significa certamente avere fatto otto passi avanti; può significare che i passi precedenti non abbiano prodotto alcun risultato. La sicurezza è un diritto dei cittadini, ma è proprio il rispetto della Costituzione che distingue la sicurezza di uno Stato democratico dall'arbitrio del potere. Per queste ragioni, noi chiediamo che la Camera approvi la nostra pregiudiziale (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Antonio D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Voteremo “sì” alle pregiudiziali. È stato già richiamato che siamo di fronte all'ottavo decreto in materia di sicurezza pubblica, con 57 nuove fattispecie di reato, 60 nuove aggravanti e decine e decine di aumenti di pena. C'è una considerazione preliminare che va fatta e che non sposta il tema della contrarietà di questo provvedimento ai principi costituzionali, cioè la considerazione di dover esprimere da parte nostra il dissenso di Azione rispetto al tipo di politica messa in campo, che appare più tesa a intercettare suggestioni che a risolvere problemi.

Non si potenziano realmente gli strumenti di contrasto e non si rafforza la sicurezza, ma si introducono addirittura elementi che creano confusione sistematica, contravvenendo, peraltro, a principi cardine del nostro ordinamento, quali quelli della tassatività, della ragionevolezza, dell'offensività, della responsabilità personale, anche quando, con una singolare idea, si estendono alle famiglie le conseguenze degli atti commessi dai minori, laddove le famiglie non provino di non aver potuto impedire i fatti. C'è un'inversione veramente anomala.

Gli articoli violati, a nostro avviso, sono più di uno: l'articolo 2, l'articolo 3, l'articolo 13, l'articolo 17, l'articolo 21, l'articolo 27 sulla responsabilità penale, l'articolo 31, che tutela i giovani e l'infanzia, e naturalmente le convenzioni internazionali.

Si incide in modo sbagliato sulla proporzionalità della pena e sulla responsabilità penale. C'è un altro singolare capovolgimento, cioè quello della presunzione relativa della capacità di intendere e di volere del minore, che viene estesa fino a 14 anni, cioè fino a prova contraria. Non è condivisibile, soprattutto alla luce dell'articolo 31 della Costituzione che protegge l'infanzia e la gioventù e delle convenzioni internazionali; questi sono elementi che devono essere oggetto di dibattito.

Attenzione, non è che non si possa cambiare una norma; ma non si cambia una norma di questo tipo attraverso una decretazione di urgenza, perché ci sono importanti principi che vanno dalla necessità di avere attenzione alla crescita dei minori, al loro ancor verde percorso con riferimento all'età, fino all'attenzione che il legislatore deve ai pilastri della minima offensività, dell'adeguatezza, del reinserimento e della rieducazione.

Ripeto, perché vorrei che fosse chiaro questo concetto: no alla violenza, assolutamente sì agli strumenti edificanti, corretti e utili innanzitutto a prevenirla e poi anche a bloccarla. Infatti, la violenza è il primo nemico di tutte le manifestazioni, di tutte le rivendicazioni fondate, argomentate e legittime. Quindi, è chiaro che siamo tutti contro la violenza, però ci vuole attenzione, affinché il legislatore eviti che, sull'onda dell'emotività o forse anche della convenienza politica, vada a velocizzare processi normativi non ben ponderati e, in questo senso, la decretazione d'urgenza non era assolutamente da utilizzare in questa materia.

Se i reati sono gravi, il legislatore deve, sì, attenzionare il problema, ma non decidere in modo irrazionale e non ponderato. Ripeto: anche l'idea che sia necessario invertire la presunzione sulla maturità dell'adolescente sembra veramente fuori luogo, soprattutto non frutto di un dibattito che andava assolutamente fatto.

Quindi, la domanda che ci facciamo è: può il diritto penale costituire un rimedio a un problema sociale di questo tipo? No. Oltretutto non c'è un'adeguata valutazione dell'equilibrio - che ci deve essere - tra le esigenze di ordine pubblico e le esigenze di altra natura, che vanno bilanciate, quale è appunto l'esigenza della rieducazione, di mettere in campo strumenti realmente utili a risolvere il problema.

È un tema che coinvolge principi costituzionali e che avrebbe meritato una riflessione e un dibattito più ampi. Ci sembra - e concludo - una corsa, anzi una rincorsa, con rischi fondati di una dichiarazione di incostituzionalità della Corte (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Simonetta Matone. Ne ha facoltà.

SIMONETTA MATONE (FI-PPE). Buonasera a tutti. Il decreto Sicurezza che ci arriva dal Governo è una risposta immediata ai fatti del 17 ottobre, un sabato tragico per cittadini indifesi, commercianti e Forze dell'ordine. Come sempre, l'opposizione si è schierata con una serie di distinguo, soliti in queste faccende, con gli aggressori e non con gli aggrediti: noi, società civile.

Si è parlato di risposte emergenziali fortemente repressive e attentatrici della società civile, lesive dei principi ordinamentali riguardanti il diritto minorile, in specie il processo penale minorile, dimenticando però che lo Stato ha il diritto di intervenire per rispondere a situazioni particolari, specie sotto il profilo dell'ordine pubblico e del diritto, con risposte differenziate e mirate a reprimere un fenomeno al suo primo apparire.

Ricordo a chi ha presentato le varie questioni che c'è un principio fondamentale, ed è quello di uguaglianza in senso sostanziale e di ragionevolezza: articolo 3 della Costituzione.

La prima censura riguarda la presunzione di imputabilità per i minori. La capacità di intendere e di volere si presumerebbe fino a prova contraria e questo invertirebbe l'onere della prova. Nulla di più errato, perché nulla cambia rispetto alla valutazione che il giudice minorile deve fare sulla reale capacità di intendere.

Stesso discorso per il pubblico ministero, che, di regola, nei casi gravi, in cui, talvolta, già in loro hanno il germe dell'incapacità, come si è sempre fatto, può disporre una consulenza tecnica del minore. È falso che i costi ricadano sulle famiglie più fragili, perché i costi delle consulenze tecniche del PM e del GIP ricadono sulla collettività. Chiedo all'opposizione in quale passaggio di testo accade, dove sia scritto.

Veniamo, poi, al testo. Restano fermi, e questo nessuno lo dice, i presupposti generali per l'applicazione delle misure cautelari: il principio di proporzionalità, l'esigenza di salvaguardare i processi educativi e le garanzie del procedimento penale minorile. Sta scritto nel primo articolo: leggete.

Passiamo all'arresto in flagranza differita anche per i minori. Leggo testualmente, perché io le leggo le eccezioni: “Rende la detenzione la regola anziché l'ultima risorsa”. Chi scrive questi atti o è in malafede o non conosce la materia, ma io propendo per la prima opzione, perché l'arresto e la custodia cautelare per i minorenni sono sempre facoltativi e mai obbligatori. Quale attentato alla sacralità del diritto minorile costituisce la possibilità di procedere all'arresto successivamente al compimento di fatti gravi? Quale attentato è? Ripeto: l'arresto di un minore è e resta facoltativo. È vero che c'è un irrigidimento del regime cautelare, ma solo per i minori tra i 16 e i 18 anni, ferma restando - ripeto per l'ennesima volta - la non obbligatorietà dell'arresto, che continua a rimanere l'extrema ratio.

E veniamo alla responsabilità dei genitori, quello che la dottrina chiama “responsabilità per fatto altrui”. Vorrei ricordare che, dal 2014, la potestà genitoriale è stata sostituita dalla responsabilità genitoriale, passaggio non solo linguistico, ma concettuale, perché sostituisce alla potestas del padre la responsabilità, che comprende il dovere di educare i figli e, soprattutto, di saperli educare.

E passiamo all'istituzione della nuova fattispecie di reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Richiede quattro elementi, che non sto a ricordare, perché sono stati ripetuti. A cosa serve? È la rappresentazione plastica di quello che è accaduto il 17 ottobre: è stato, semplicemente, messo a sistema un coacervo di norme che venivano unificate, per noi tecnici, dal vincolo della continuazione. È una scelta, quindi, di politica criminale ben precisa, nonché di economia processuale, perché risparmiamo tempo e norme, della quale dobbiamo andare fieri senza incertezze.

Quindi, noi esprimiamo, ovviamente, parere contrario all'accoglimento di tutte le eccezioni. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bisa. Ne ha facoltà.

INGRID BISA (LEGA). Presidente, colleghi, le pregiudiziali che oggi discutiamo muovono tutte da un'impostazione che non condividiamo, quella secondo cui rafforzare gli strumenti di prevenzione e repressione della criminalità significherebbe necessariamente comprimere i diritti fondamentali e mettere in discussione i principi costituzionali.

Noi respingiamo questa contrapposizione, perché la sicurezza non è un principio alternativo alla libertà, ma è una delle condizioni indispensabili per poterla esercitare concretamente.

La libertà di manifestare, la libertà di circolare, il diritto al lavoro, il diritto alla proprietà e all'incolumità personale devono essere garantiti a tutti i cittadini.

La Costituzione tutela il diritto di manifestare pacificamente, non il diritto di devastare (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier); tutela la libertà di espressione, non la violenza organizzata, e proprio da questa distinzione dobbiamo partire.

Le opposizioni contestano innanzitutto la sussistenza dei presupposti di necessità e urgenza previsti dall'articolo 77 della Costituzione, ma questa lettura non tiene conto della dimensione dei fenomeni che siamo chiamati ad affrontare. La violenza nelle manifestazioni pubbliche, l'utilizzo organizzato di strumenti offensivi, le aggressioni agli operatori di Polizia e il coinvolgimento di minorenni in condotte criminali, rappresentano problematiche che richiedono risposte tempestive ed efficaci. Il Governo ha ritenuto necessario, quindi, intervenire immediatamente. E ricordo che la decretazione d'urgenza non sottrae il provvedimento al controllo parlamentare: infatti siamo qui a discuterne.

Quanto alla presunta eterogeneità del decreto, le disposizioni sono riconducibili a una finalità comune: rafforzare la sicurezza pubblica, prevenire le condotte violente e rendere più efficace la risposta dell'ordinamento.

Vengo, quindi, a uno dei punti maggiormente contestati dalle pregiudiziali: la modifica dell'articolo 98 del codice penale relativa alla capacità di intendere e di volere dei minori tra i 14 e i 18 anni. Le opposizioni sostengono che introdurre una presunzione relativa di capacità significhi cancellare la specificità della giustizia minorile e tradire la finalità rieducativa della pena: non è così. Il decreto non elimina la possibilità di accertare l'immaturità del minore, ne cancella le garanzie proprie del procedimento minorile. Introduce una presunzione superabile mediante prova contraria. Si tratta certamente di una scelta normativa importante, ma dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che anche un minorenne può essere colpevole della gravità delle proprie azioni. E quando un ragazzo partecipa a violenze organizzate, aggredisce persone o contribuisce a gravi danneggiamenti, lo Stato non può limitarsi a considerarlo esclusivamente come un soggetto da proteggere. Educare significa anche insegnare che ogni comportamento ha delle conseguenze (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). La finalità rieducativa prevista dall'articolo 27 della Costituzione non esclude la responsabilità, al contrario presuppone un percorso di consapevolezza rispetto alle proprie condotte.

Un'altra contestazione riguarda l'estensione degli strumenti cautelari e dell'arresto in flagranza differita. Anche qui, colleghi, dobbiamo distinguere tra l'esercizio legittimo dei diritti e la commissione di reati: l'arresto in flagranza differita non significa arrestare in maniera indiscriminata chi partecipa a una manifestazione, significa consentire alle autorità di intervenire anche quando l'identificazione immediata degli autori delle violenze risulta particolarmente difficile. Non si criminalizza il dissenso, si contrastano le condotte violente: questa differenza è fondamentale.

Le pregiudiziali contestano, poi, l'articolo 5, che prevede sanzioni amministrative nei confronti degli esercenti la responsabilità genitoriale per determinati fatti commessi dai figli minorenni. Si sostiene che questa disposizione introdurrebbe una responsabilità automatica e indiscriminata delle famiglie, ma la norma contempla espressamente la possibilità per il genitore di dimostrare di non aver potuto impedire il fatto. L'articolo 30 della Costituzione riconosce ai genitori non soltanto un diritto, ma anche il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). La prevenzione e l'educazione sono indispensabili, ma non possono diventare un alibi per rinunciare all'applicazione delle regole del diritto.

La Lega rivendica una scelta politica precisa: stare dalla parte dei cittadini che chiedono sicurezza, delle famiglie che vogliono vivere serenamente, dei commercianti che non devono subire devastazione, degli operatori delle Forze dell'ordine che ogni giorno garantiscono la legalità. Per questi motivi, la Lega voterà contro le pregiudiziali presentate (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Vinci. Ne ha facoltà.

GIANLUCA VINCI (FDI). Grazie, Presidente. Io voglio iniziare stigmatizzando le offese al Ministro Nordio fatte dal Partito Democratico sulla sua età (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e con un brutto, brutto riferimento alle case di riposo dove, chiaramente, vivono persone rispettabilissime. Il Partito Democratico spesso offende le persone utilizzando dei concetti che dovrebbe usare per tutelare queste persone. Va bene, passiamoci sopra anche questa volta, ma ricordiamo quello che dice il PD e quello che poi, invece, fa.

Passo alla lettura di queste pregiudiziali, che sono sempre piene di cose interessanti. Allora, andando a leggere, si legge: “introducono (…) nuove ipotesi di reato, modifiche a fattispecie già esistenti, con sproporzionati e ingiustificati, aumenti di pena e non infrequenti sovrapposizioni tra fattispecie, in violazione dei principi che permeano il diritto penale di ragionevolezza, offensività, tassatività e determinatezza, realizzando una mera criminalizzazione del dissenso e sovvertendo i principi alla base della giustizia minorile”. Peccato che poi, andando a leggere il resto della pregiudiziale - anche se c'è scritto: nel merito successivamente esamineremo -, non c'è nulla in dettaglio su questi principi che sarebbero stati violati. È chiaro che si mettono dei principi a caso, poi si enuncia che sono stati violati, non si indica neanche dove, ma poi, andando a leggere, c'è una pagina e mezza di articoli bellamente ricopiati - sembrano fatti con l'intelligenza artificiale - dove, praticamente, uno dovrebbe andarsi a leggere - sono gentili i nostri colleghi del MoVimento 5 Stelle - gli articoli 2, 3, 13, 17, 21, 25, 27, 30, 31 e 77, interamente ricopiati all'interno di questa pregiudiziale, poi, a caso, anche due articoli del codice penale - l'1 e il 199 - che, ricordo, possono essere cambiati con legge ordinaria e, quindi, non si capisce cosa ci facciano in una pregiudiziale.

Un errore che, però, non è soltanto loro, perché, anche successivamente, i colleghi di AVS citano una sentenza della Cassazione che si è espressa sulla normativa attuale - quindi, non su quella oggetto della presente legge di conversione - e dicono: la Cassazione ha detto qualcosa di diverso. Sì, la Cassazione, leggendo la normativa attuale, ha detto qualcosa di diverso. Oggi noi cambiamo la legge e la Cassazione potrà esaminare la nuova normativa e anche esprimersi con sentenze differenti.

Quello che lascia veramente colpiti è che ci si meraviglia del fatto che venga introdotto un nuovo reato con decreto - cosa che è anche abbastanza abituale -, cioè il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, all'articolo 420-bis, che punisce con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 10.000 a 20.000 euro chiunque, durante manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, partecipando a un gruppo composto da almeno cinque persone che opera in modo organizzato anche occasionalmente, utilizzi illegittimamente oggetti contundenti o altri strumenti atti ad offendere oppure proceda al lancio di oggetti e di materiali specificatamente indicati dalla norma.

Cosa c'è di strano in una normativa specifica in questi casi? Ce lo dicono sempre quelli di opposizione, che ci dicono: la dimensione collettiva di un fatto può concorrere a definirne la pericolosità, ma non dovrebbe arrivare a consentire di attribuire a una persona tutto ciò che avviene intorno a lei. Beh, se tutto quello che avviene attorno a questa persona - cioè, un delinquente che spacca le vetrine, lancia cose contro gli agenti o contro i negozianti - non può essere tenuto in considerazione per l'integrazione di un nuovo reato, questa è la vostra visione, la nostra è completamente diversa e noi tuteleremo i commercianti, i poliziotti e tutte le brave persone che ci sono nel nostro Paese, rigettando queste pregiudiziali (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ziello. Ne ha facoltà.

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Stiamo parlando del decreto Sicurezza e delle pregiudiziali di costituzionalità che la sinistra ha presentato per provare a rallentare questo decreto che, ancora una volta, è il frutto dell'effetto Vannacci sulla sicurezza pubblica all'interno del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Ma cosa dice la sinistra che ci ha ammorbato in tutti questi minuti con i propri sermoni? Dice, sostanzialmente, che non si può andare a colpire l'ultraquattordicenne. Quindi, secondo la sinistra, noi, come ordinamento giuridico, guardando ai fenomeni nuovi che si affacciano nella società italiana e che sono la conseguenza di politiche scellerate e sbagliate della sinistra… perché i maranza sono l'effetto dei Governi del centrosinistra all'interno di questa Nazione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Sono Governi che hanno aperto le porte a migliaia di immigrati in modo scriteriato e indiscriminato, alla faccia dei nostri connazionali che muoiono di fame, che aspettano da anni in gloria una casa popolare e che nelle vostre amministrazioni stanno sempre in fondo alle graduatorie che vedono i primi posti invece sempre assegnati agli stranieri.

Abbiamo una novità normativa importante che va finalmente a colpire, a punire i maranza e non soltanto i maranza in sé, ma anche i genitori. Noi abbiamo proposto degli emendamenti che vanno nella direzione di inasprire tali sanzioni, però, sicuramente è un passo in avanti che ci trova favorevoli.

In più, c'è la questione relativa, nella seconda pregiudiziale, alla presunta criminalizzazione di chi manifesta. Qui nessuno vieta a un nostro connazionale di manifestare pacificamente, ma quando si supera l'asticella e si passa da una manifestazione di piazza a una guerriglia urbana, è necessario che lo Stato non abbia pietà (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) per chi cerca di distruggere le nostre città e per chi cerca di deturparle andando, tra l'altro, a colpire le nostre Forze dell'ordine.

In più, c'è da dire questo: già in questa fase di pregiudiziali, in quest'Aula noi vediamo una divisione plastica delle formazioni politiche sul tema della sicurezza. Infatti, chi prova a rallentare l'iter di conversione di questo decreto, che è la sinistra, ovviamente, lo fa perché evidentemente - ce l'ha spiegato il presidente Conte in un suo precedente intervento - la priorità non è la sicurezza della nostra Nazione; la priorità è quella di smontarla, la sicurezza, e ritornare al periodo del Governo Renzi, quando l'immigrazione era in cima all'agenda per rifornire tutte le migliaia di cooperative rosse che hanno lucrato alle spalle dei cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Ma noi facciamo parte di quella parte politica che dice che i fenomeni nuovi che vanno a turbare l'ordine pubblico devono essere oggetto di interventi di riforma da un punto di vista normativo. E chi invece dice di non farlo è perché evidentemente - e concludo, signor Presidente - si è fermato all'età della pietra e con gli australopitechi che sono i vostri manifestanti, che usano violenza all'interno delle manifestazioni pubbliche, scagliano quella stessa pietra in modo indegno verso le nostre Forze dell'ordine a cui va tutto il nostro sostegno e tutta la nostra solidarietà.

Grazie, Presidente. Per questo voteremo contro queste presunte pregiudiziali di costituzionalità presentate da questi scienziati improvvisati di diritto costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulle questioni pregiudiziali.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali Cafiero De Raho ed altri n. 1, Dori ed altri n. 2, Gianassi ed altri n. 3, Boschi ed altri n. 4.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 2029 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche (Approvato dal Senato) (A.C. 3148?) (ore 18).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3148: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche.

Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 3148?)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge (Vedi l'allegato A).

Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A), che sono in distribuzione.

Avverto che è in distribuzione l'articolo aggiuntivo Peluffo 1.01 che, per un mero errore di trasmissione, non è presente nel fascicolo degli emendamenti e che sarà posto in votazione dopo l'emendamento Pandolfo 1.23, a pagina 7 del fascicolo.

Avverto, inoltre, che la Presidenza, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 7, del Regolamento, conferma l'inammissibilità dell'emendamento Ziello 1.21, già dichiarata in sede referente.

Avverto, altresì, che la Presidenza non ritiene ammissibile, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 96-bis, comma 7, del Regolamento, in quanto estraneo rispetto ai contenuti del provvedimento in esame, l'articolo aggiuntivo Bonafe' 1.01000, non previamente presentato in Commissione, volto a riconoscere un contributo a fondo perduto in favore degli enti del Terzo settore per i maggiori costi sostenuti per l'acquisto di carburante, al fine di assicurare la continuità dei servizi di trasporto sanitario e di trasporto sociale, laddove l'articolo 1 del decreto-legge interviene, invece, a ridurre aliquote di accisa ed introdurre crediti d'imposta.

Ha chiesto di parlare, sul complesso degli emendamenti, la deputata Emma Pavanelli. Ne ha facoltà.

EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, lancio un appello al Governo: siete ancora in tempo per correggere la rotta e dare risposte serie al Paese, che non ce la fa più. Non lo dico soltanto come opposizione, ma basta andare a sentire cosa dicono in piazza: sono settimane che giovani, meno giovani, autotrasportatori e agricoltori sono in strada e bloccano una parte del Paese, perché attendono risposte concrete da parte vostra. Lo gridano le famiglie, che devono ritrovarsi degli aumenti incredibili, di settimana in settimana, quando vanno al supermercato; lo chiede chi, ogni giorno, deve andare al lavoro; e lo chiedono, ovviamente, anche gli imprenditori, che proprio pochi giorni fa erano qui fuori e chiedevano risposte concrete.

Allora, Presidente, noi avevamo fatto delle richieste molto semplici e molto puntuali. Non abbiamo fatto ostruzionismo, ma non perché non volevamo insistere sulle nostre posizioni, ma perché abbiamo deciso di portare in Commissione - e poi, ovviamente, in Aula - delle proposte concrete che vanno dritte al punto, delle proposte serie per i cittadini e per gli imprenditori. Chiedevamo che ci fosse un aiuto equo per chi è maggiormente in difficoltà e, allora, abbiamo proposto un bonus carburante per le famiglie con un ISEE più basso. Abbiamo chiesto di detassare i buoni benzina per i lavoratori. Abbiamo proposto misure fiscali per sostenere le categorie produttive maggiormente esposte al rincaro dei carburanti e dell'energia. Abbiamo chiesto di riportare il prezzo dei carburanti a livelli sostenibili. Non erano richieste improvvisate, non erano slogan: erano emendamenti quantificati, con coperture individuate e costruite per dare risposte reali ai cittadini che stanno qui fuori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Eppure, nessuna - ripeto, nessuna! - di queste proposte è stata accolta in Commissione, neanche quelle che avrebbero potuto trovare una condivisione trasversale e che di politico e di ideologico non hanno nulla. Infatti mi aspettavo, sinceramente, molto di più da parte dei colleghi, dei relatori e del Governo, soprattutto per quanto riguarda gli autotrasportatori, perché sappiamo bene che, per ogni euro in più che vanno a spendere, ci ritroviamo tutti noi, e i cittadini fuori, a dover pagare queste conseguenze. Basta andare al supermercato: ognuno di noi, penso, va al supermercato e ha notato il vero prezzo che dobbiamo pagare per fare la spesa; ma soprattutto mi riferisco ai cittadini lì fuori. Io ho sentito, alcuni giorni fa, in televisione, un collega di Fratelli d'Italia che sosteneva che un chilo di pane costava 1 euro. No: un chilo di pane ne costa 4, ormai. E stiamo parlando del pane (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! E allora le famiglie in difficoltà non ce la fanno più e io sono sicura che non sono l'unica che continua a ricevere messaggi in privato, tramite social, tramite e-mail, dove i cittadini chiedono aiuto, dove dicono che non è che non arrivano a fine mese, non arrivano a metà mese, che tengono ogni centesimo e fanno la spesa contata.

E se non bastasse, oggi, Presidente, ARERA ci comunica che il prezzo del gas è aumentato del 9 per cento, il 9 per cento nel momento in cui tutti i cittadini stanno accendendo i termosifoni nelle loro case, in un momento in cui le imprese sono già in difficoltà. E allora, mentre questo decreto, di fatto, è già scaduto, perché gli aiuti per le accise non ci sono più, perciò stiamo votando una cosa che è già finita, i cittadini e gli imprenditori già si ritrovano con un'ulteriore crisi alle porte, cioè le prossime bollette, le prossime bollette del gas.

Chiedo di nuovo a questa maggioranza e al Governo di ripensare a tutti i pareri negativi che avete dato in Commissione, magari rivedere alcune posizioni, perché i cittadini qui fuori ne hanno veramente bisogno. I cittadini qui fuori, che continuano a scendere in piazza di settimana in settimana, chiedono risposte concrete a tutti noi. Noi siamo qui per dare risposte, per risolvere i loro problemi e questi sono i problemi dei cittadini oggi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E allora dico che, da parte del MoVimento 5 Stelle, se la posizione del Governo e della maggioranza rimane sempre questa, sicuramente ci sarà un parere e un voto contrario a questo decreto, che, di fatto, non ha aiutato i cittadini e non intende nemmeno aiutarli nelle prossime settimane (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pandolfo. Ne ha facoltà.

ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi, rappresentante del Governo, arriva in quest'Aula un decreto il cui effetto principale è scaduto da due mesi. Il decreto-legge n. 157 ha tagliato di 14 centesimi al litro l'accisa sul gasolio per 7 giorni, per la precisione dall'11 al 17 di settembre, con una spesa di 86 milioni di euro. È l'ottavo decreto-legge sui carburanti dal 18 marzo ed è il tredicesimo di 16 provvedimenti con cui il Governo ha prorogato la riduzione delle accise, alternando decreti-legge a decreti ministeriali, finestre di una o di due settimane intervallate da periodi di sospensione in cui famiglie e imprese hanno pagato il prezzo pieno.

Ed è proprio in questi giorni che l'Aula ha in calendario di convertire due decreti sugli stessi carburanti: questo e il n. 162, entrambi con effetti sulle accise già esauriti, mentre lo sconto continua, per decreto ministeriale, fino al 7 novembre. A luglio, in quest'Aula, avevamo definito questo metodo un “emergenzialismo permanente” e non possiamo fare altro che confermarlo, perché ogni volta lo sconto viene annunciato, in parte assorbito dalla filiera, poi interrotto. E non c'è una politica dei prezzi, c'è una rincorsa agli eventi.

Questo è il modo di agire del Governo, eppure il problema non è passato. Il prezzo unico dell'energia elettrica, secondo il Gestore dei mercati energetici, era 132 euro a megawattora a gennaio ed è salito a 207 euro a settembre. Le imprese italiane, secondo Eurostat, pagano l'elettricità 266 euro a megawattora, contro i 239 della Germania e i 211 della media europea. È un divario strutturale di competitività e un decreto di 7 giorni, Sottosegretario, non lo può affrontare.

Ma il Partito Democratico non si è limitato a criticare: abbiamo presentato delle proposte in Commissione e la maggioranza le ha respinte tutte, con un parere contrario su ciascuna, comprese quelle che non costavano neanche un euro. Il testo ci arriva qui, in Aula, identico a quello che è uscito dal Senato. Noi ripresenteremo qui le proposte emendative, perché sono un'idea alternativa di come si risponde a una crisi che dura da 8 mesi e che non può essere motivata solo ed esclusivamente con le vicende internazionali.

Primo: ci sono gli strumenti che devono diventare stabili al posto dei rinvii settimanali e di tutto l'excursus che ho appena evidenziato. Lo chiediamo dal primo decreto, un meccanismo che restituisca agli automobilisti l'extragettito IVA che lo Stato incassa quando il petrolio sale: un emendamento che non comporta nuovi oneri per la finanza pubblica, ma la maggioranza lo ha respinto.

Proponiamo, poi, dei buoni carburante fino a 100 euro per le famiglie che hanno un ISEE fino a 20.000 euro, finanziato con le maggiori entrate. Per milioni di persone il carburante è una spesa obbligatoria, imprescindibile. Parliamo di pendolari, di studenti, di medici, di infermieri che percorrono decine di chilometri anche per raggiungere il posto di lavoro, nonché delle famiglie dei piccoli comuni e delle aree interne, dove il trasporto pubblico non c'è o non basta. Sono tutti esempi di una richiesta imprescindibile. Lo sconto uguale per tutti premia allo stesso modo chi ha e chi non ha. Per questo chiediamo, invece, un buono che vada incontro a chi ha davvero bisogno.

Poi c'è chi lavora con il carburante. Dicevo, il decreto proroga di un solo mese il credito d'imposta per l'autotrasporto; noi proponiamo di portarlo fino a dicembre. Poi aggiungiamo anche a questo punto delle risorse, perché l'alto numero di domande ha ridotto il beneficio effettivo. Diamo priorità alle micro e alle piccole imprese quando le risorse non bastano, anche a costo zero, e inoltre allunghiamo il termine di utilizzo del credito.

Poi ci sono gli emendamenti con i quali includiamo i mezzi a gas naturale liquefatto e a metano, perché chi ha investito nella transizione del proprio parco mezzi e veicoli non può essere escluso. È un paradosso: chi collabora alla transizione è il primo a essere escluso dai benefici.

Poi proponiamo un credito di 20 centesimi al litro per i tassisti, i noleggiatori con conducente, gli agenti di commercio, gli artigiani e le piccole imprese, che, anche lì, utilizzano i veicoli per lavorare.

Ancora, chiediamo misure specifiche per le regioni insulari: c'è un emendamento apposta dei colleghi che vengono dalla Sicilia e dalla Sardegna, dove il caro carburanti è anche un problema di continuità territoriale. In queste settimane gli agricoltori, gli allevatori, i pescatori e gli autotrasportatori del Mezzogiorno sono scesi in piazza contro il costo del gasolio, dell'energia e dei trasporti, ma il Governo purtroppo non ha dato risposte. Quando aumenta il costo di produrre e di trasportare il cibo, i rincari arrivano per forza sugli scaffali. Si riducono insieme, ovviamente, il reddito di chi produce e il potere di acquisto di chi compra.

Poi c'è un altro capitolo, che è quello dei territori. Riconosciamo 250 milioni alle regioni per i maggiori costi energetici dei servizi, a partire dal trasporto pubblico locale; o meglio, è quello che vorremmo fare, ma ovviamente tutte queste proposte sono state bocciate già in sede di Commissione. Chiediamo di istituire un fondo da 200 milioni per il caro carburante del trasporto pubblico locale e regionale.

Prevediamo, poi, 50 milioni per gli enti del Terzo settore che garantiscono il trasporto sanitario e sociale dei malati, degli anziani e delle persone con disabilità. Era quell'emendamento, che è stato citato poc'anzi dal Presidente, della collega Bonafe'. Non è accettabile che chi accompagna un malato a fare la dialisi paghi il gasolio a prezzo pieno. Quindi, questo è come noi andiamo a intervenire, con una proposta emendativa assolutamente puntuale.

Dicevo prima che le tensioni internazionali spiegano il prezzo del petrolio, ma non possono spiegare le scelte che fate come Governo. Decidete come distribuire i costi di una crisi che in realtà si riverbera esattamente sui più deboli. Diversi nostri emendamenti si finanziano con un contributo di solidarietà sugli extraprofitti del settore energetico, escludendo le rinnovabili.

Quindi, l'altro aspetto, oltre a quello dei territori, è quello delle bollette: il vero divario resta quello elettrico. Con l'emendamento a prima firma della nostra capogruppo, Chiara Braga, istituiamo un fondo per la riduzione strutturale degli oneri di sistema, alimentato dai proventi delle aste ETS, dai dividendi delle società energetiche partecipate e dalle risorse dei rinnovi delle concessioni di distribuzione.

Poi, sempre sulle bollette, ci sono alcuni emendamenti per la restituzione in bolletta, attraverso un fondo di compensazione tariffaria, delle maggiori entrate IVA dovute ai prezzi elevati del gas. Vogliamo sostenere anche le famiglie e le imprese dei comuni che hanno la geotermia e che vogliono consentire il fotovoltaico nelle aree di servizio idrico integrato. Capite, quindi, che si tratta di una risposta strutturale, che invece questo decreto non dà. Noi abbiamo provato a farla.

Infine, ci sono le regioni. L'articolo 2 introduce un commissario del Governo che può addirittura sostituire le regioni nelle intese sulle trivellazioni in terraferma; il Senato ne ha anche esteso i poteri, con un atto autorizzatorio regionale o locale. Noi chiediamo la soppressione con uno specifico emendamento e che, almeno prima, il commissario si confronti e riferisca anche in sede parlamentare: la sicurezza energetica non si può costruire scavalcando i territori, ma la si deve costruire con i territori a partire dalle regioni e dagli enti locali.

Per questo, rispetto a un altro tema delicato, che è quello del patrimonio UNESCO, abbiamo anche un emendamento specifico a prima firma del collega Gnassi che dice “sì” alle rinnovabili, ma con il patrimonio UNESCO che non può essere calpestato con un semplice silenzio-assenso. Con questo emendamento chiediamo che ci sia anche un parere vincolante del Ministero della Cultura sugli effetti diretti e indiretti che possono verificarsi sugli impianti e sul valore universale ed eccezionale e sull'integrità e autenticità del sito. Quindi, il Ministero dovrà avere ruoli ben precisi.

Ecco, Presidente, vado verso la conclusione. Le nostre proposte indicano un'altra strada: proteggere chi è stato più esposto, finanziare le misure con l'extragettito e gli extraprofitti, avviare finalmente le riforme in modo strutturale sia sulle bollette, sia nelle aree più delicate, come dicevo con riferimento alle rinnovabili. Chiediamo, quindi, al Governo e alla maggioranza di esaminarle, perché le abbiamo riproposte in questa sede, di non liquidarle con un parere contrario, come è avvenuto in Commissione.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

GIORGIA ANDREUZZA, Relatrice per la X Commissione. Grazie, Presidente. Esprimiamo parere contrario su tutto il fascicolo, compreso l'articolo aggiuntivo Peluffo 1.01.

PRESIDENTE. Il Governo?

VANNIA GAVA, Vice Ministra dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Grazie, Presidente. Confermo; il parere è conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Alifano.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Credo che questo emendamento, che vorrei discutere, abbia un'importanza che non va assolutamente passata sotto silenzio. Noi con questo emendamento che cosa chiediamo? Chiediamo di porre un limite, una fine alla fiammata dei prezzi dei carburanti che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese. Lo diceva prima la collega Pavanelli: chiediamo di fermare la loro ascesa con manovre strutturali. Abbiamo anche individuato da dove attingere le coperture: lo dice con chiarezza il punto 2 del nostro emendamento. Si tratta di un'ascesa che, per il vero, non è nemmeno determinata dalla mancanza della materia prima - lo sappiamo -, ma dalla prospettiva di una futura scarsezza dei carburanti, che potrebbe anche non verificarsi.

Con questo emendamento, chiediamo che il prezzo torni a quello che era il 27 febbraio 2026 diciamo basta e chiediamo la fine di questi provvedimenti alluvionali. Noi adesso stiamo discutendo su un decreto-legge di cui si chiede al Parlamento la conversione, che di fatto è già scaduto, superato da altri provvedimenti. Si diceva già prima: è l'ottavo decreto-legge in materia di accise. E allora, chiediamo una stabilizzazione del prezzo dei carburanti, un impegno da parte del Governo, perché è tutta l'economia che soffre per questa continua fibrillazione dei prezzi.

E poi - mi preme ricordarlo - basta scaricare la colpa della fibrillazione dei prezzi dei carburanti sull'ultimo anello della catena distributiva, cioè sui gestori dei distributori, che sono invece spesso onerati di adempimenti irragionevoli. Il rialzo dei prezzi non è dovuto certo a loro manovre speculative, mentre, allo stesso tempo, sono le società petrolifere che hanno realizzato guadagni fuori misura: solo l'ENI, nei primi nove mesi del 2026, ha realizzato un utile di 6 miliardi, cioè il 70 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. E, dunque, abbiamo presentato più volte emendamenti nel corso della discussione di tutti questi decreti, perché venissero tassati gli extraprofitti realizzati dalle compagnie petrolifere, in modo da raggiungere una maggiore equità.

Presidente, c'è un Paese che soffre e a cui questo Governo risponde solo con meri palliativi. Anche l'ultimo decreto-legge - di cui ci occuperemo successivamente per la conversione; adesso c'è questo, subito dopo dovremmo esaminare un successivo e, poi, tra poche settimane, un altro ancora - ha riconosciuto qualcosa ad alcune categorie, dimenticandone altre. Ha riconosciuto qualcosa agli autotrasportatori, agli operatori del comparto della pesca, agli agricoltori. Ebbene, voglio ricordare alcune cose: gli operatori del settore pesca non uscivano più in mare, i pescherecci restavano in banchina, perché non era più remunerativo uscire in mare, così come gli agricoltori hanno rinunciato a seminare - questo è un problema gravissimo che avrà ripercussioni anche per l'anno successivo - per il prezzo troppo alto del gasolio.

Insomma, Presidente, assistiamo a un Paese in ginocchio e per uscire da questa situazione bisogna solo riavvolgere il nastro indietro. Solo così questo Paese si può salvare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. C'è una richiesta di sottoscrizione da parte di diversi deputati, Carotenuto tra questi: tutto il gruppo del MoVimento 5 Stelle.

Ma lei vuole anche parlare, deputato Carotenuto? Prego, ne ha facoltà, per un minuto.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Sì, Presidente. Con questo emendamento stiamo chiedendo una cosa molto semplice: da che parte state? Dalla parte dei cittadini e delle imprese che sono in difficoltà - penso al mondo dell'autotrasporto, che, in particolare nel Sud Italia, ha provato a dirvelo in ogni modo - oppure dalla parte di chi ci impone di comprare armi? Infatti, con questo emendamento, stiamo proprio dicendo: prendiamo una parte di quella spesa in armi e la destiniamo a calmierare i prezzi dei carburanti.

Allora, a voi qui, dopo anni di propaganda al suono di “prima gli italiani” e al suono di propaganda sovranista di ogni tipo, noi con questo emendamento vi stiamo chiedendo: da che parte state? Dalla parte degli italiani in difficoltà o dalla parte di Trump che vi costringe a comprare armi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Alifano, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo all'emendamento 1.2 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Ferrara, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'emendamento 1.3 Bonelli. Ha chiesto di parlare il deputato Devis Dori. Ne ha facoltà.

DEVIS DORI (AVS). Grazie, Presidente. Noi chiediamo che possa essere rivisto il parere contrario da parte del Governo e della maggioranza rispetto a questo emendamento del collega Bonelli. Infatti, chiediamo che, proprio al fine di contenere gli effetti dell'aumento dei prezzi nell'ambito energetico, possa esserci un contributo di solidarietà temporaneo da parte di quelle società che, grazie a questi aumenti incontrollati, che gravano però su cittadini e imprese, hanno fatto in questi mesi, in questi anni - come AVS è anni che lo chiediamo, ma abbiamo sempre visto l'opposizione, la contrarietà da parte di questa maggioranza -, degli extraprofitti.

Con la tassazione degli extraprofitti delle grandi società energetiche, noi andremmo - grazie, appunto, a questo contributo di solidarietà anche fino al termine di questo anno - almeno a contenere i costi. In questo momento ci sono imprese, ma anche cittadini che devono fare una scelta drammatica, alla fine di ogni settimana - non più al termine del mese -, fra accendere il proprio riscaldamento e fare la spesa. Da questo punto di vista le coperture ci sono, basta prendere una decisione, una scelta di natura politica (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e tassare coloro che grazie - a causa più che grazie -, a causa di questi aumenti hanno fatto grandi profitti.

Non c'è la volontà politica e, purtroppo, Presidente, il voto contrario, che, senza essere grandi profeti, sicuramente adesso esprimerà la maggioranza, in realtà dimostra che, da questo punto di vista, la maggioranza non è interessata a dare un contributo a imprese e famiglie che in questo momento davvero non riescono a pagare le bollette (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Bonelli, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all'emendamento 1.4 Cappelletti.

Ha chiesto di parlare il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.

ENRICO CAPPELLETTI (M5S). Grazie, Presidente. Io prendo atto del parere contrario di Governo e maggioranza a questo emendamento, non senza sorpresa, perché l'emendamento di cui stiamo discutendo prevede che le aliquote di accisa sui carburanti possano essere rideterminate con maggiore flessibilità con decreto da parte del Ministro dell'Economia, di concerto con il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica.

Detto questo, è un emendamento che avrebbe potuto essere firmato da Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), visto e considerato che Giorgia Meloni, nel 2019 - non era ancora al Governo -, girava quel video, che tutti abbiamo visto, in cui si impegnava a ridurre le accise sul costo del carburante. La stessa Giorgia Meloni che, poi, nel 2022 con Fratelli d'Italia, ha fatto una campagna elettorale, inserendo la riduzione delle accise nel proprio programma elettorale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E Matteo Salvini che - lo avete visto tutti -, con la lavagnetta e il gessetto in mano, spiegava ai cittadini, il giorno successivo al suo ingresso al Governo, una dopo l'altra, quali accise sarebbe andato a cancellare. Anziché tagliarle, con il senno di poi, una volta al Governo, avete cambiato idea e le avete aumentate per ben due volte, nonostante il taglio delle accise fosse una battaglia simbolo, in particolar modo, di Fratelli d'Italia, ma non solo di Fratelli d'Italia.

Possiamo dire che è un fallimento, visto che l'avevate scritto nel programma e non l'avete mantenuto? Sì, come è stato un fallimento quello sulla sicurezza, perché, nonostante una dozzina di decreti Sicurezza, sono aumentati i reati nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Così come un fallimento è la gestione dell'immigrazione, perché gli sbarchi di immigrati clandestini sono aumentati del 50 per cento nel vostro Governo, negli ultimi quattro anni rispetto ai precedenti. Come è un fallimento la gestione economica del Paese, visti e considerati i tre anni continuativi di calo della produzione industriale.

A questo punto, non mi resta che confidare in un ripensamento, magari in un accantonamento, da parte del relatore e del rappresentante del Governo rispetto a questo emendamento, perché, magari, con una consultazione interna con la Presidente del Consiglio Meloni e con il Ministro Matteo Salvini, un parere diverso potrebbe arrivare anche in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pellegrini. Sottoscrive l'emendamento e, poi, l'ascoltiamo per un minuto. Prego.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Sì, sottoscrivo e faccio il mio intervento di un minuto. Io credo che questa questione delle accise e, quindi, del tradimento delle promesse da parte della Presidente Meloni, di Salvini e di gran parte degli esponenti del centrodestra rappresenti plasticamente il modo di fare politica - anzi, il modo di non fare politica - di questa maggioranza e cioè fare campagna elettorale, promettere qualsiasi cosa e, poi, fare l'esatto contrario.

Voi siete esattamente questo e, tra l'altro, oltre a prendere in giro i cittadini, questa maggioranza insulta anche chi legittimamente protesta. Questa maggioranza ha avuto il coraggio di insultare agricoltori e autotrasportatori che al Sud - ma non solo al Sud - sono sul lastrico, sono disperati e stanno chiedendo un aiuto al Governo, e in risposta hanno avuto l'insulto che, invece, sono sobillati dalla criminalità e che tutto, come dire, è nato da una scelta della criminalità.

Vi dovreste vergognare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Cappelletti, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all'emendamento 1.11 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 Ferrara, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo all'emendamento 1.14 De Micheli.

Ha chiesto di parlare la deputata De Micheli. Ne ha facoltà.

PAOLA DE MICHELI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo emendamento pone una domanda molto semplice al Governo: se la crisi dei prezzi continua, perché il sostegno all'autotrasporto si ferma a settembre? Il decreto proroga il credito d'imposta del decreto-legge n. 33 del 2026, quello che compensa la maggiore spesa per il gasolio rispetto a febbraio, ma per un solo mese e con soli 16 milioni di euro. Allora, il titolo del decreto riguarda il “protrarsi della crisi dei mercati internazionali”, ma il Governo riconosce che la crisi, pur continuando, per le imprese evidentemente dura solo fino alla fine di settembre. Tra l'altro, le imprese di autotrasporto lavorano con contratti che non si rinegoziano ogni giorno oppure ogni settimana, ma vengono pianificati nei semestri, in un anno, e un aiuto che arriva un mese alla volta, ovviamente, non garantisce nessuna certezza alle imprese dell'autotrasporto. E non c'è cosa peggiore, per un'impresa, che vivere nell'incertezza.

Noi, nell'emendamento, sostituiamo “settembre” con “dicembre” e diamo una copertura che passa da 16 milioni a 200 milioni, a valere sul Fondo per gli investimenti strutturali di politica economica, che è, peraltro, lo stesso che viene utilizzato in questo decreto. Duecento milioni per i mesi prossimi che servono anche a compensare le enormi richieste che sono arrivate sul mese di settembre, perché non si possono avere imprenditori o autotrasportatori di serie A e di serie B, perché alcuni sono arrivati un po' più tardi a chiedere questa compensazione. Quando il gasolio sale e le imprese non riescono a scaricarlo sui committenti, le strade rischiano di essere due: o quella di chiudere o quella di aumentare il prezzo, e questo, ovviamente, si scarica poi sui prezzi finali delle merci trasportate, e quindi, comunque, vengono pagati questi aumenti dalle famiglie.

C'è una questione di serietà: con questo stesso credito abbiamo visto domande che sono decisamente superiori alle risorse e le imprese hanno ricevuto molto meno di quanto la norma avesse loro promesso.

Allora, non potete fare promesse che non vengono poi realizzate, non potete pensare che gli imprenditori possano accettare un trattamento come quello di un sostegno che dura un mese e poi finisce. Vi chiediamo di ripensare al parere su questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.14 De Micheli, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'emendamento 1.13 Cappelletti, Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.13 Cappelletti, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'emendamento 1.16 Ziello. Ha chiesto di parlare il deputato Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Con questo emendamento chiedevamo al Governo, appunto, di valutare l'estensione del credito di imposta anche a tutte quelle aziende del settore primario, quindi mi riferisco in particolar modo agli agricoltori, alle aziende agromeccaniche, alle aziende della pesca, alle aziende dell'acquacoltura.

Quindi, ci chiediamo per quale motivo ci sia un parere contrario perché, comunque, abbiamo assistito, anche negli ultimi tempi, a quelle che sono le grandi difficoltà delle imprese agricole; abbiamo assistito anche, proprio qui davanti a Palazzo Montecitorio, a diverse giornate da parte delle associazioni proprio per difendere un comparto che è in grande difficoltà. Una difficoltà che è portata dalla concorrenza sleale, spesso portata dall'Europa, con norme che non riescono più a tutelare le nostre imprese, alla quale si aggiunge, ovviamente, un prezzo dei carburanti che è diventato ormai insostenibile. Quindi si chiedeva, appunto, di estendere il credito di imposta anche a queste aziende, alle aziende della pesca che stanno soffrendo molto. Posso pensare, ad esempio, a quelle della mia regione, tutte le aziende legate all'acquacoltura che hanno già sofferto per la presenza del granchio blu, che hanno visto ridurre in modo importante i loro fatturati e quelle che erano le entrate delle loro aziende.

Crediamo, come Futuro Nazionale, che sarebbe stato un bel segnale. Abbiamo anche calcolato che non è un costo insostenibile, ma sarebbe stato un bel segnale di vicinanza a quel comparto primario per cui tutti, all'interno di quest'Aula, quando vediamo gli agricoltori che ovviamente fanno manifestazioni a Roma o in Europa, dimostriamo vicinanza, ma poi quella stessa vicinanza non viene dimostrata quando c'è la necessità di votare un provvedimento o un emendamento, come in questo caso, che va nella direzione della tutela del reddito di queste aziende.

Quindi chiediamo al Governo di rivedere questo parere e di valutarlo favorevolmente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Ziello, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.17 Pandolfo. Ha chiesto di parlare il deputato Pandolfo. Ne ha facoltà.

ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Sì, grazie, Presidente. L'emendamento 1.17 pone una questione di coerenza che richiamavo prima nel complesso degli emendamenti, in quanto, se da anni chiediamo all'autotrasporto di investire nella transizione, poi non si capisce perché, quando la crisi arriva, la crisi dei prezzi arriva, lo strumento di sostegno guarda soltanto al gasolio.

Allora, il credito d'imposta dell'articolo 3 del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, che questo decreto proroga, compensa la maggiore spesa per il carburante rispetto ai livelli di febbraio, ma è scritto solo per il gasolio. Allora le imprese che hanno scelto i mezzi pesanti alimentati a gas naturale liquefatto o a biometano, quindi GNL o bio-GNL, restano fuori. Eppure anche il GNL ha risentito della crisi dei mercati internazionali e il costo per chilometro di quelle flotte è cresciuto come quello delle altre. Allora il messaggio che manda il Governo è un messaggio di paradosso: chi ha investito, chi ha rinnovato il parco veicoli, chi ha accettato un investimento iniziale più alto per ridurre le emissioni e la dipendenza dal petrolio, nel momento della difficoltà viene trattato peggio di chi non lo ha fatto. È di fatto l'opposto di una politica industriale verso la transizione, di una politica ambientale verso la transizione.

L'emendamento, quindi, interviene in modo puntuale e, dopo la parola “gasolio”, aggiunge: “e del gas naturale liquefatto anche nella sua formulazione biologica”, quindi il bio-GNL. Poi, all'articolo 6, sostituisce la parola “gasolio” con il più generico “carburante”, in modo da rendere la norma di settore neutrale rispetto a quella che è la tecnologia.

Il bio-GNL è una delle soluzioni già disponibili per decarbonizzare il trasporto pesante sulle lunghe distanze. Poi c'è tutta la filiera nazionale legata agli impianti di biometano e all'economia circolare in agricoltura. Sostenerla significa sostenere la produzione italiana, non solo il consumo. Quindi il credito va a operare dentro un'autorizzazione di spesa definita con i criteri di riparto che sono già fissati nel decreto. Quindi non apriamo una voce nuova, correggiamo un'esclusione che, di fatto, non ha alcuna ragione economica e, anzi, va a coprire chi quell'investimento verso la transizione lo ha già fatto.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17 Pandolfo, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'emendamento 1.18 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 Del Barba, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'emendamento 1.19 De Micheli. Ha chiesto di parlare la deputata De Micheli. Ne ha facoltà.

PAOLA DE MICHELI (PD-IDP). Grazie, Presidente. L'emendamento 1.19 è soltanto una modifica di una data, però tocca un punto che rischia di vanificare una parte del beneficio che il decreto stesso - seppure un piccolo beneficio - riconosce, quindi è ancora più importante questa data. Infatti, il credito di imposta dell'articolo 3 del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, è utilizzabile solo fino al 31 dicembre 2026. Quel termine era stato fissato quando il credito copriva i primi mesi della crisi, nel frattempo la misura è stata prorogata. Questo decreto la estende, appunto, fino a settembre.

La spesa da compensare si sposta quindi in avanti, ma il termine per utilizzare il credito resta fermo e, quindi, questo determina un effetto molto negativo. Infatti, le imprese presentano la domanda, l'amministrazione la istruisce, calcola le percentuali di riparto e comunica gli importi. Quando il credito diventa effettivamente utilizzabile, possono restare poche settimane prima della scadenza. È un credito di imposta che si usa in compensazione: se in quel breve periodo l'impresa non ha imposte o contributi sufficienti da compensare, una parte del beneficio va persa. E quindi, diciamo così, tutti gli effetti positivi che ho sentito raccontare anche stamattina in discussione generale non si realizzano.

Questo paradosso colpisce soprattutto le imprese più piccole, che hanno volumi di imposte e di contributi limitati, quindi una capacità compensativa ridotta. Proprio chi avrebbe più bisogno rischia di rimanere tagliato fuori. Allora, l'emendamento sposta il termine per l'utilizzo dal 31 dicembre 2026 al 30 giugno 2027: 6 mesi in più. Non cambia l'importo, non cambia la platea, non cambiano i criteri, quindi non c'è bisogno di ulteriore copertura. Cambia il tempo per utilizzare il beneficio.

L'obiezione del Governo, prevista, sono gli effetti di cassa, perché ovviamente una parte delle compensazioni finisce nell'esercizio 2027. È un tema reale, che però è superabile, perché riguarda la distribuzione nel tempo di risorse che sono già stanziate e non nuove spese da coprire. E va confrontato con l'alternativa che sarebbe quella che si realizzerebbe se, come immagino e temo, questo emendamento non verrà approvato: un credito promesso e non fruito, insieme ad altre misure per l'autotrasporto che questo Governo aveva ereditato e che non sono state più finanziate, come il finanziamento della sostituzione dei mezzi per la transizione anche sui mezzi di gomma e altre misure che erano presenti nelle legislazioni precedenti, che sono state tagliate per finanziare misure inutili, che non servono per l'autotrasporto.

Ecco, il combinato disposto di tutte queste attività poi giustifica e motiva la serietà con la quale gli autotrasportatori hanno manifestato e, temo, continueranno anche a farlo, se questo Governo non si assume la responsabilità di aiutare il settore per davvero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.19 De Micheli, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'emendamento 1.20 Pandolfo. Ha chiesto di parlare il deputato Pandolfo. Ne ha facoltà.

ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo emendamento parte da una constatazione, quella che, in questo decreto, il gas naturale per l'autotrazione non c'è. Il metano compresso e il GNL usati come carburante restano fuori e, allora, è come se chi li utilizzasse non avesse subìto la stessa crisi dei prezzi. Ma in realtà sappiamo che non è così, perché parliamo di automobili a metano, in larga parte di famiglie e lavoratori che hanno scelto proprio di spendere meno dal principio. Parliamo di flotte di veicoli commerciali, di taxi, di mezzi per la distribuzione urbana delle merci, di autobus del trasporto pubblico locale, di camion a GNL sulle lunghe percorrenze: sono utenti che hanno fatto una scelta più pulita dal principio e che oggi pagano il carburante come se avessero sbagliato.

Quello che vogliamo chiedere con questo emendamento è di incidere sull'IVA e non sull'accisa, perché sul gas naturale per autotrazione l'accisa è già molto bassa e lo spazio di intervento che si sente alla pompa è l'imposta sul valore aggiunto. È lo strumento che il Paese aveva già sperimentato nella crisi energetica del 2022, quando l'IVA sul gas per l'autotrazione fu ridotta in via temporanea. Quindi, sappiamo come funziona, sappiamo che arriva subito al consumatore, sappiamo come si conclude.

Questo è un emendamento molto circoscritto: l'aliquota dell'IVA sul gas naturale compresso e liquefatto per l'autotrazione è azzerata per 90 giorni dalla pubblicazione della legge di conversione. È un ponte temporaneo, ma ha una durata certa nella fase dei rincari e aiuta la fase più acuta. Gli oneri sono stimati in 170 milioni di euro per il 2026 a valere sul Fondo per gli interventi strutturali di politica economica.

C'è anche una ragione non solo di sostegno diretto, ma anche di equità di filiera: se lasciamo fuori il gas naturale, ogni euro di sconto diventa un incentivo implicito a restare sul carburante più inquinante. La politica fiscale sui carburanti non può essere neutrale, se poi è sbilanciata nei fatti.

C'è una ragione anche industriale e l'Italia, proprio parlando di filiera, ha una delle reti di distribuzione di metano per l'autotrazione più estese d'Europa e una filiera di biometano in crescita. Quindi, proteggere quel settore, quella linea, e proteggere la domanda in questa fase significa proteggere anche quegli investimenti.

Quindi, riproponiamo in questa sede quello che abbiamo proposto in Commissione, dove la proposta è stata bocciata, perché il gas naturale per l'autotrazione deve entrare nel perimetro delle misure contro il caro carburanti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.20 Pandolfo, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

L'emendamento 1.21 Ziello è inammissibile.

Passiamo all'emendamento 1.22 Pandolfo. Ha chiesto di parlare il deputato Pandolfo. Ne ha facoltà.

ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Sì, grazie, Presidente. Questo emendamento riguarda una misura che il Governo stesso ha voluto e che, però, non mantiene ciò che promette in realtà, perché noi chiediamo ulteriori 30 milioni per il credito sull'autotrasporto.

Il credito d'imposta per l'autotrasporto è previsto dall'articolo 3 del decreto-legge n. 33 del 2026 e compensa la maggiore spesa per il gasolio rispetto ai livelli di febbraio. Questo decreto lo estende a settembre e lo incrementa di soli 16 milioni di euro. Fin qui nulla da obiettare, ma noi chiediamo che, appunto, l'estensione sia per ulteriori 30 milioni. Perché? Perché le domande sono state molte di più di quanto le risorse consentissero di soddisfare per intero. Quindi, come funziona un credito a plafond con tante domande? Lo sappiamo: si applica una percentuale di riparto a ogni impresa, che riceve una quota ridotta rispetto a quanto gli spetterebbe sulla carta. Quindi, diventa un beneficio annunciato e poi, quello incassato, è un altro. Per un'azienda di trasporto, che lavora con margini di pochi punti, quella differenza decide se l'anno si chiude in pari o in perdita.

L'emendamento, quindi, fa una cosa molto semplice ossia incrementa ulteriori 30 milioni di euro per il 2026 per l'autorizzazione di spesa, con una finalità esplicita: un beneficio che può essere reso effettivo per le imprese che, evidentemente, hanno aderito, e c'è un numero di domande elevate. Quindi, non cambiamo le regole, non allarghiamo la platea e non creiamo un altro strumento: semplicemente mettiamo la misura in condizione di funzionare, perché se ci sono pochi soldi e sappiamo che le domande ci sono, credo sia importante pensare a una copertura che, appunto, è sul fondo speciale di parte corrente del Ministero dell'Economia, utilizzando l'accantonamento del Ministero stesso.

L'autotrasporto è fatto di piccole e piccolissime imprese, spesso familiari, che non hanno la forza contrattuale di scaricare, poi, sui committenti l'aumento di carburante. È il settore che porta le merci ai porti, agli interporti, ai supermercati e che, insomma, muove effettivamente le merci che poi vediamo. Quindi, se il Governo ritiene giusto sostenere il settore - come ha fatto per principio - lo faccia per intero, garantendo tutte le risorse che sono necessarie.

PRESIDENTE. Il deputato Carotenuto sottoscrive.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.22 Pandolfo, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'emendamento 1.23 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.23 Pandolfo, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione. Revochiamo la votazione…

Ha chiesto di parlare il deputato Curti. Ne ha facoltà.

AUGUSTO CURTI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere questo emendamento e per fare un intervento. Questo emendamento è complementare rispetto all'emendamento precedente, ma sta, di fatto, anche in piedi da solo ed ha un pregio in più che, forse, al Governo è sfuggito: non costa nulla perché è, di fatto, a invarianza finanziaria.

Il punto è questo: il credito d'imposta per l'autotrasporto dell'articolo 3 del decreto-legge n. 33 del 2026 opera entro un limite di spesa e, quando le domande ammissibili superano le risorse, come è accaduto, il taglio colpisce tutti indistintamente, quindi colpisce la grande impresa con centinaia di mezzi così come colpisce il padroncino con un solo mezzo, magari, e subiscono di fatto la stessa identica riduzione percentuale. Ora, sembra quasi che sia un criterio neutro, ma noi riteniamo che non lo sia, perché l'impatto di quel taglio è completamente diverso. Un grande operatore logistico ha accesso al credito, ad esempio, può rinegoziare con i committenti, ha contratti con clausole di adeguamento al prezzo del carburante, mentre una microimpresa non ha tutto questo. Per una microimpresa il gasolio è la prima voce di costo dopo il lavoro e la differenza tra il credito atteso e quello ottenuto si traduce in un mese di difficoltà o in un fido in più in banca.

L'emendamento stabilisce una regola chiara: se le risorse sono inferiori alle richieste ammissibili, i criteri di riparto assicurano priorità alle microimprese, alle piccole imprese. È una scelta che dovrebbe unire, di fatto, quest'Aula, perché tutti ci ripetiamo che le piccole imprese sono la spina dorsale del sistema produttivo italiano. Bene, questo è il momento per tradurre quella frase in un criterio normativo, perché quando le risorse sono scarse, si decide a chi darle prima. Non decidere significa, di fatto, favorire di più chi è più strutturato.

C'è anche una ragione di efficacia, perché il credito nasce per evitare che il caro carburante faccia uscire dal mercato le imprese più fragili e concentri ulteriormente un settore già sotto pressione. Ecco, dare priorità alle micro e piccole imprese significa usare quelle risorse esattamente per lo scopo per cui sono state stanziate. Per questo, chiediamo un ripensamento del Governo su questo parere contrario (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.23 Pandolfo, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01 Peluffo che, per un mero errore di trasmissione, non è presente nel fascicolo, ma è in distribuzione. Ha chiesto di parlare il deputato Peluffo. Ne ha facoltà.

VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo articolo aggiuntivo proponiamo di introdurre un tetto massimo pubblico, temporaneo e dinamico ai prezzi dei carburanti, fondato su criteri oggettivi e applicabile all'intera filiera.

È una proposta che nasce dal lavoro delle organizzazioni dei gestori, FAIB Confesercenti e Fegica e che il Partito Democratico, con la segretaria Elly Schlein, ha raccolto e tradotto in una proposta normativa. L'obiettivo è affiancare agli interventi fiscali uno strumento capace di agire direttamente sui prezzi, garantendo la continuità degli approvvigionamenti e il corretto funzionamento del mercato, perché gli interventi sulle accise, per quanto utili, agiscono soltanto sulla componente fiscale del prezzo finale; non intervengono sulle condizioni di approvvigionamento, sui margini della filiera e sulle distorsioni che possono verificarsi in situazioni eccezionali. Noi proponiamo di dotare lo Stato di uno strumento aggiuntivo, da utilizzare soltanto quando le condizioni del mercato lo rendono necessario e quindi, concretamente, il nostro emendamento stabilisce che il Garante per la sorveglianza dei prezzi, con il coinvolgimento dell'Antitrust, accerti gli aumenti straordinari dei prezzi dei carburanti e il loro trasferimento sul mercato nazionale. Sulla base di questo accertamento, il MIMIT può stabilire, con un decreto motivato, un prezzo massimo nazionale.

Non si tratta, quindi, di un prezzo deciso arbitrariamente dal Governo, ma di un intervento fondato su presupposti verificabili. Il tetto ha una durata massima di 90 giorni, prorogabile una sola volta. È dinamico, perché viene sottoposto a verifica almeno ogni 15 giorni, tenendo conto delle quotazioni internazionali, del cambio, della fiscalità e dei costi della filiera. E prevede garanzie per la continuità degli approvvigionamenti, con la possibilità di modificarlo o sospenderlo, qualora emergano rischi documentati di scarsità. Dunque, è una misura straordinaria, proporzionata, limitata nel tempo e aggiornabile.

Ma c'è un aspetto sul quale voglio soffermarmi particolarmente: la necessità che il tetto riguardi l'intera filiera, compreso il mercato extra-rete, e che siano tutelati i distributori indipendenti, perché proprio oggi è arrivata una conferma molto significativa di quanto sosteniamo sulla necessità di questo intervento. Confcommercio, insieme a Conftrasporto, Assopetroli, Assocostieri e ad altre associazioni della distribuzione dei carburanti e della logistica, ha denunciato gli effetti distorsivi dei tetti volontari introdotti dalle compagnie petrolifere. Ha diffuso dati che credo il Parlamento debba considerare con grande attenzione. Secondo le rilevazioni richiamate dalle associazioni, dal 28 settembre, le vendite degli impianti indipendenti sono diminuite mediamente del 29 per cento e ricordo che oltre il 40 per cento delle oltre 20.000 pompe self-service presenti in Italia fa capo proprio a operatori indipendenti. Secondo Confcommercio, se questa situazione dovesse protrarsi, potrebbero essere a rischio circa 30.000 posti di lavoro. Non sono numeri che possiamo ignorare.

Ma il dato forse più significativo è un altro. Secondo le associazioni, il prezzo medio al quale gli operatori indipendenti acquistano il carburante all'ingrosso supera di circa 1,44 centesimi di euro al litro il prezzo alla pompa, al netto dell'IVA, praticato dalle reti delle compagnie che applicano il tetto volontario. A questo, si aggiungono i costi di trasporto, stoccaggio e distribuzione: significa che alcuni operatori indipendenti si trovano nella condizione di acquistare il carburante a un prezzo superiore a quello al quale i concorrenti lo vendono al pubblico, signor Presidente. È evidente che una situazione del genere non può essere sostenibile. Non riguarda solo i distributori, ma riguarda anche le imprese di autotrasporto che si riforniscono attraverso il canale extra-rete e che non beneficiano degli sconti applicati alle pompe delle compagnie. Ecco perché la questione non è soltanto quanto si abbassa il prezzo alla pompa…

PRESIDENTE. Concluda.

VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO (PD-IDP). …è come si interviene sull'intera filiera e chi sostiene effettivamente il costo della riduzione.

Il nostro articolo aggiuntivo affronta proprio questo problema, signor Presidente: prevede che le imprese produttrici, raffinatrici e importatrici adeguino le condizioni economiche delle forniture, salvaguardando i margini contrattuali dei gestori. È una previsione fondamentale.

PRESIDENTE. Concluda.

VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO (PD-IDP). Nel decreto non c'è nulla di tutto questo, né nei decreti precedenti né in quelli successivi, visto che qui questo Parlamento continua a convertire decreti che hanno un arco temporale di pochi giorni.

PRESIDENTE. La ringrazio.

VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO (PD-IDP). Con questo articolo aggiuntivo si può intervenire in maniera strutturale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e quindi il Governo ci dica perché è contrario; ce lo dica la maggioranza, affronti di petto i problemi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01 Peluffo, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Salutiamo gli studenti del corso di diritto pubblico comparato del dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Pisa, che sono presenti in tribuna ad assistere ai nostri lavori (Applausi). Li ringraziamo e auguriamo loro ogni fortuna.

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani a partire dalle ore 10.

Discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, recante disposizioni urgenti per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti, nonché in materia fiscale (A.C. 3106-A?) (ore 19,04).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, recante disposizioni urgenti per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti, nonché in materia fiscale.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 3106-A?)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

I presidenti dei gruppi parlamentari MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista ne hanno chiesto l'ampliamento.

La VI Commissione (Finanze) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Mariangela Matera, che sta giungendo nella postazione del Comitato dei nove per svolgere il suo intervento.

Ci ha raggiunto la Sottosegretaria Albano.

Relatrice Matera, prego, a lei la parola.

Colleghi, faccio affidamento sul vostro senso di responsabilità: chi ha intenzione e desiderio di parlare si deve allontanare velocemente dall'Aula e deve consentire ai nostri lavori di proseguire.

Prego.

MARIANGELA MATERA, Relatrice. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Governo, il provvedimento all'esame dell'Assemblea oggi è il decreto-legge n. 162 del 2026, recante disposizioni urgenti per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti, nonché in materia fiscale, nel testo risultante dalle modifiche approvate nel corso dell'esame in sede referente.

Ricordo che sul testo del decreto-legge sono intervenute ulteriori modifiche a seguito dell'approvazione da parte del Governo, lo scorso 23 ottobre, del decreto-legge n. 193 del 2026, recante disposizioni urgenti e misure a sostegno dei settori dell'autotrasporto, dell'agricoltura e della pesca. Di tutte le modifiche intervenute, darò conto nella mia illustrazione dei contenuti del decreto-legge, che si compone di otto articoli.

L'articolo 1, ai commi da 1 a 3, con l'obiettivo di far fronte al perdurante aumento dei prezzi dei carburanti, in analogia con il contenuto dei decreti-legge n. 133 del 2026, n. 139 del 2026 e n. 153 del 2026, dispone la riduzione delle aliquote di accisa applicate al gasolio e al biodiesel impiegati come carburanti, prevedendo in particolare l'abbassamento dell'aliquota nella misura di 10 centesimi di euro per litro per il gasolio e di 4,45 centesimi per litro per il biodiesel, nel periodo dal 18 al 25 settembre. Per il periodo dal 26 settembre al 5 ottobre, la riduzione riguarda il solo gasolio nella misura di 5 centesimi per litro. I commi 4 e 5 del medesimo articolo 1, riguardanti misure di sostegno al settore dell'autotrasporto, sono stati invece abrogati dall'articolo 1, comma 4, lettera a), del decreto-legge n. 193 del 2026, con decorrenza dal 24 ottobre 2026. L'abrogazione di tali disposizioni si è resa necessaria in quanto il relativo contenuto è stato riproposto con alcune modifiche dall'articolo 1, commi 1, 2 e 5, del medesimo decreto-legge n. 193 del 2026.

Con l'obiettivo di ridurre gli oneri connessi alla mobilità individuale, l'articolo 2 dispone, per l'anno 2027, l'esenzione dal pagamento della tassa automobilistica cosiddetta bollo auto per le autovetture che non abbiano una potenza superiore a 80 chilowatt, limitatamente a un solo veicolo per persona fisica. Per i motocicli e i ciclomotori, l'esenzione è riconosciuta solo ai soggetti che non beneficiano dell'esenzione per un'autovettura e si applica a un solo veicolo, quello con potenza inferiore rispetto a quelli posseduti. L'esenzione si applica anche nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome, previo accordo con ciascuna autonomia speciale. In sede referente, è stato precisato che, per le province autonome, l'accordo costituisce parte della procedura prevista dall'articolo 104 dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige. In considerazione del fatto che si tratta di un tributo proprio delle regioni e delle province autonome, si prevede a loro favore un trasferimento compensativo di 2.293,5 milioni di euro per l'anno 2027. Gli importi spettanti a ciascun ente saranno stabiliti entro il 31 marzo 2027 con decreto ministeriale, tenendo conto degli accordi e previa intesa, come precisato con un emendamento approvato durante l'esame in commissione in sede di Conferenza Stato-regioni.

L'articolo 3 disciplina il riparto di risorse per i comuni di frontiera nelle zone di confine italo-elvetiche. In particolare, il comma 1 assegna le risorse del Fondo per lo sviluppo economico, il potenziamento delle infrastrutture e il sostegno dei salari nelle zone di confine italo-elvetiche, istituito dall'articolo 11 della legge n. 83 del 2023, alle regioni Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e alla provincia autonoma di Bolzano per gli anni 2026 e 2027. In particolare, le risorse del Fondo sono assegnate per il sostegno alle remunerazioni nette dei lavoratori frontalieri, sulla base del numero dei frontalieri residenti nei rispettivi territori di competenza. Il comma 2 dell'articolo 3 contiene una norma di interpretazione autentica sulle percentuali demografiche richieste per l'attribuzione, ai comuni di frontiera, del contributo statale. In particolare, il rapporto percentuale deve essere almeno pari al 4 per cento per comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e almeno pari al 3 per cento per i comuni con popolazione inferiore o pari a 15.000 abitanti.

L'articolo 4 disponeva la disapplicazione, fino al 1° dicembre 2026, delle disposizioni della legge di bilancio per il 2026, che hanno introdotto un contributo amministrativo di 2 euro a copertura delle spese collegate alle importazioni di pacchi di valore inferiore a 150 euro. Esso è stato abrogato dall'articolo 1, comma 4, lettera b), del richiamato decreto-legge n. 193 del 2026, in considerazione del fatto che lo stesso provvedimento ha prolungato al 1° gennaio 2027 la disapplicazione del contributo.

L'articolo 5 prevede il rifinanziamento del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio per un importo pari a 288 milioni di euro per l'esercizio finanziario 2026.

L'articolo 6 trasferisce alla Fondazione Milano-Cortina 2026, nell'anno 2026, una somma pari a 150 milioni di euro, al fine di garantire l'equilibrio di bilancio, fermi restando i contributi previsti a carico degli enti territoriali interessati. Nel corso dell'esame in sede referente, è stato introdotto un nuovo comma 1-bis, che autorizza, inoltre, gli enti territoriali interessati a trasferire un contributo alla Fondazione, sempre al fine di garantire l'equilibrio di bilancio, anche accedendo ai fondi accantonati a garanzia.

L'articolo 7, infine, reca le disposizioni finanziarie. Al comma 1 sono quantificate le economie generate dai progetti PNRR, a seguito del completamento dei progetti da parte delle amministrazioni centrali. Il comma 2 incrementa il Fondo per interventi strutturali di politica economica di 36,8 milioni di euro per l'anno 2028. Il comma 3, modificato in sede referente, reca la norma di copertura finanziaria degli oneri derivanti dal provvedimento. Sullo stesso comma, con riferimento alle disposizioni finanziarie di cui alla lettera g), sono intervenute alcune modifiche da parte dell'articolo 1, comma 4, lettera g), del già citato decreto-legge n. 193 del 2026, consequenziali alle modifiche sostanziali già illustrate agli articoli precedenti.

L'articolo 8 dispone che il decreto-legge entri in vigore il 18 settembre 2026.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire, se lo ritiene, la Sottosegretaria Lucia Albano, che rinuncia.

È iscritto a parlare il deputato Virginio Merola. Ne ha facoltà.

VIRGINIO MEROLA (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Dunque, le riduzioni delle accise previste dall'articolo 1 di questo provvedimento si sono già esaurite il 5 ottobre. Lo sconto sul gasolio in vigore oggi viene da un altro provvedimento e scade il 7 novembre. Quanto all'articolo 2, quello sul bollo auto, il Governo lo ha riscritto nel disegno di legge di bilancio e lì propone espressamente l'abrogazione dell'articolo 2 di questo provvedimento. Insomma, la parte politicamente rilevante, che dà il titolo al decreto, è già superata dai fatti. Di che cosa possiamo parlare, dunque, a questo punto? Forse - è meglio - di chi il pieno lo deve fare anche l'8 novembre. Infatti, il decreto è svuotato, ma il caro carburante gode, purtroppo, di ottima salute.

Il 30 ottobre, l'Istat ha stimato che i prezzi al consumo sono cresciuti del 5,4 per cento in un anno, contro il 4,2 per cento di settembre. Per il secondo trimestre consecutivo, le retribuzioni contrattuali sono cresciute meno dei prezzi. Per chi va a lavorare in auto, i soldi che restano a fine mese dipendono, dunque, anche da quanto ha dovuto spendere per andarci. Se il rinnovo del contratto recupera appena l'inflazione, il lavoratore può comprare le stesse cose di prima, ma se scaglioni e detrazioni restano fermi, l'IRPEF può assorbire una quota maggiore dello stipendio: è il cosiddetto drenaggio fiscale. Chiediamo al Governo di dire al Parlamento quali fasce di reddito abbiano recuperato e quali siano rimaste indietro e di adeguare i provvedimenti di tassazione per restituire il maggior prelievo non compensato, partendo dai redditi medio-bassi. Una famiglia che spende di più per arrivare al lavoro non dovrebbe perdere anche una parte del rinnovo contrattuale per il fatto che i prezzi sono saliti.

Anche questo decreto trascura una domanda di fondo: chi può permettersi di usare meno l'automobile? È il primo consiglio che si dà, quando il carburante costa troppo, ma provate a dirlo a chi abita in un comune di montagna - comincia il turno alle 6 e, a quell'ora, non ci sono autobus - oppure a chi deve accompagnare un genitore a una visita nell'ospedale del capoluogo. Queste persone fanno il pieno anche quando il prezzo sale. La spesa che taglieranno sarà un'altra. Nelle aree interne e nelle isole, conta perfino la distanza dal distributore: se chiude l'unico impianto del Paese, una famiglia dovrà consumare carburante anche per andarlo a comprare. Ecco perché abbiamo portato all'attenzione dell'Aula proposte che tengono insieme il prezzo del pieno, la presenza di una rete di rifornimento e la possibilità di spostarsi con il trasporto pubblico. Continuiamo a chiedere di ridurre le accise di 12 centesimi al litro nei territori dove il divario di prezzo è più forte e persistente, di sostenere gli impianti che garantiscono un servizio essenziale e di finanziare i collegamenti con scuole, stazioni e strutture sanitarie. Ne discuteremo quando passeremo agli emendamenti. Il criterio politico sul quale chiediamo fin d'ora un confronto è molto semplice: dare priorità a chi paga di più e ha meno possibilità di scegliere. Per il trasporto pubblico proponiamo 100 milioni nel 2027, di cui almeno 40 per i collegamenti nei territori meno serviti.

In questo decreto, c'è una scelta che riguarda i giovani: per le borse di studio universitarie si stanziano 288 milioni di euro nel 2026. Sono risorse indubbiamente necessarie e utili, ma la domanda è: perché questa proposta si limita al 2026 e non dà continuità almeno al finanziamento dal 2027? Perché questa nostra proposta è stata respinta in Commissione? È un anticipo della legge di bilancio delle una tantum che presto dovremo discutere.

Vede, signor Presidente, tra pochi giorni scadrà anche la riduzione in vigore, mentre siamo qui a discuterne. Chi il 7 novembre avrà fatto il pieno avrà avuto qualcosa; chi l'8 novembre dovrà prendere l'auto per andare a lavorare resterà scoperto, mentre avrà le stesse necessità. Quando esamineremo gli emendamenti avremo - spero - la possibilità di dare a queste persone una norma su cui contare, una regola permanente e, dove manca, un'alternativa all'automobile.

Permetteteci, quindi, questa domanda retorica di cui - ahimè - conosco già la risposta: dopo 12 interventi sui carburanti e circa 2,8 miliardi impegnati, quale risposta il Governo della destra sarà in grado di dare a quel lavoratore per il giorno dopo la scadenza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Testa. Ne ha facoltà.

GUERINO TESTA (FDI). Grazie, Presidente. Buonasera, Sottosegretario, gentili colleghi, questo provvedimento molto importante si inserisce sicuramente nel solco dei provvedimenti d'urgenza che sono stati approvati nel corso della legislatura e conferma una linea di continuità e di coerenza da parte del Governo nell'impegno profuso, in questa difficilissima congiuntura economica dovuta alle tensioni internazionali, nel garantire misure di sostegno in favore delle famiglie e delle imprese e per contenere, ovviamente, gli effetti dell'aumento dei costi dei carburanti e delle materie prime.

L'articolo 1 interviene sul costo dei carburanti, affrontando una questione che riguarda l'intera economia nazionale, cercando di coniugare la risposta alle difficoltà immediate con la necessità di rafforzare il Paese nel medio e nel lungo termine. Questo Governo conferma sicuramente una particolare attenzione al settore dell'autotrasporto e alle esigenze degli autotrasportatori, per un comparto che rimane strategico per il nostro Paese, sia pure con misure temporanee, a causa dei margini finanziari ridotti, determinati dall'impatto sui conti pubblici cumulato sui bonus edilizi e, in particolare, dal superbonus del Governo Conte, oltre alle scelte scellerate del passato sulle politiche energetiche in Italia e sull'indipendenza energetica, date dal paradosso del nostro Paese, che acquista energia nucleare prodotta dalle nazioni confinanti, senza poterla produrre internamente.

Il valore di questo decreto-legge non si esaurisce, però, nella misura di carattere economico, in quanto c'è un secondo aspetto che considero importante: mi riferisco alla cancellazione di una delle tasse più odiate dagli italiani, ovvero l'esenzione dal pagamento della tassa automobilistica, il cosiddetto bollo auto, a partire dall'anno prossimo per autovetture che non abbiano una potenza superiore a 80 chilowatt. A questo si aggiungono circa 1,3 milioni di motocicli e ciclomotori, per una platea complessiva di circa 14,5 milioni di veicoli. Si tratta, ovviamente, di oltre il 70 per cento delle auto in circolazione, più di 13,2 milioni di veicoli. La novità è accompagnata da una copertura che consente di neutralizzare l'effetto sui bilanci regionali.

È un intervento, quello posto dal Governo, che noi giudichiamo assolutamente importante e atteso da anni, che incide in maniera forte e decisa su una tassa impopolare. Un atto che gli automobilisti attendevano da tempo. Tutti contenti? Sarebbe stata una chimera, conoscendo bene la reazione delle nostre opposizioni. Infatti, anche in questa materia, anche in questa occasione, la sinistra e l'opposizione hanno confermato la loro ipocrisia e idiosincrasia per la riduzione delle tasse; in questo caso, per un'imposta addirittura soppressa.

C'è poi la questione delle coperture, mai sollevata con tanto rigore come in questo caso. Il Ministro Giorgetti ha ricordato che parte delle risorse necessarie - calcolate in circa 2,3 miliardi di euro - deriva dai risparmi sui fondi PNRR che, non potendo essere restituiti, sono diventati risorse nazionali. Inoltre, è notizia di questi giorni - e, ovviamente, i catastrofisti e i disfattisti di sinistra non potranno gioire - che il Governo, tale misura, l'ha resa strutturale anche nella prossima legge di bilancio.

Vi è, poi, un'altra norma importante in questo decreto, ossia la disapplicazione, fino al 1° dicembre 2026, delle disposizioni della legge di bilancio per il 2026 che hanno introdotto un contributo amministrativo di 2 euro a copertura delle spese collegate alle importazioni di pacchi di valore inferiore ai 150 euro, destinato ad interessare l'e-commerce, come riportato dall'articolo 4.

Passando poi all'articolo 5, si prevede il rifinanziamento del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio, per un importo pari a 288 milioni per l'esercizio finanziario in essere, mentre il successivo articolo 6 trasferisce alla Fondazione Milano Cortina 2026 una somma pari a 150 milioni di euro, al fine di garantirne l'equilibrio di bilancio, fermi restando i contributi previsti a carico degli enti territoriali interessati.

Mi avvio alla conclusione e voglio mettere in rilievo come tutta la tensione economica e finanziaria, oltre ad essere derivata da un'eredità scellerata che è stata presa in carico dal 2022, è derivata da una crisi internazionale che è sotto gli occhi di tutti, per cause che sono sicuramente esogene e che hanno una dimensione internazionale che nessun Governo nazionale può cancellare con un tratto di penna. Alludo allo Stretto di Hormuz, chiuso o minacciato, alle infrastrutture energetiche del Golfo colpite e ai flussi di greggio e di prodotti raffinati dirottati, nel momento in cui il prezzo del barile di petrolio supera i 100 dollari per l'effetto di guerre, instabilità e tensioni internazionali, i cui effetti arrivano direttamente alla pompa di benzina.

Soprattutto di fronte a questa situazione drammatica, il Governo Meloni non è mai rimasto a guardare, nemmeno un solo giorno, ma è intervenuto rapidamente, ancora una volta, con questo decreto. Infatti, questo decreto non arriva dal nulla, ma è un altro pezzo di una linea continua: riduzione delle accise sul gasolio, estensione delle misure al biodiesel, sostegno all'autotrasporto attraverso il credito d'imposta. Mentre la sinistra dice che è tutto insufficiente, noi interveniamo; mentre loro cercano il titolo del giorno dopo, noi dobbiamo occuparci del giorno dopo ancora, perché tagliare le accise sul gasolio di fronte a uno shock internazionale non è un favore elettorale, ma è sicuramente un atto di grande realismo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Qual è lo scenario che abbiamo davanti? Cosa vediamo? Un'inflazione che galoppa, un carovita che erode stipendi e salari e il Governo che sembra non ascoltare la voce di imprese e di famiglie che si confrontano ogni giorno con l'aumento dei prezzi e che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, un grido che si alza da tutte le piazze d'Italia, ma che lascia sorda questa maggioranza.O meglio, la risposta c'è, c'è stata, ed è la repressione: l'ennesimo decreto Sicurezza, con l'introduzione di norme liberticide, sicché, a causa del comportamento censurabile di pochi, viene limitato il diritto di manifestare di tutti, un diritto che i più vogliono esercitare liberamente.

Intanto, la soluzione al caro carburanti l'avevamo suggerita da tempo: era implementare le rinnovabili, puntare sulle comunità energetiche. E così, dopo 4 anni in cui noi siamo stati tacciati di seguire mode ambientaliste senza nerbo e senza cognizione di causa, mentre il Governo voleva fare dell'Italia un hub del gas, ora che succede? Si fa una marcia indietro, meglio tardi che mai. Ci si accorge che forse sì, con uno scenario internazionale così sconvolto, è il caso di puntare sulle rinnovabili, attraverso, in questo caso, l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, per avere più soldi da destinare all'energia proveniente da queste fonti. Dicevo, per l'appunto, meglio tardi che mai. Forse si sta cominciando a comprendere che l'utilizzo delle rinnovabili non solo contrasta l'inquinamento, ma risulta necessario per garantire al Paese una maggiore indipendenza energetica, tanto più importante per l'Italia, perché noi abbiamo un'economia che ha nell'industria uno dei cardini fondamentali e sappiamo tutti che l'elevato costo dell'energia è un freno per la competitività delle nostre aziende sullo scenario internazionale.

Ma veniamo al provvedimento che è all'esame di quest'Aula, le cui misure risultano già superate, vista l'emanazione di un nuovo decreto-legge - siamo all'ottavo - che cerca di mettere una pezza ulteriore, senza però risolvere il problema. Una pezza del tutto insufficiente: gli autotrasportatori avranno - sì, c'è stata una protesta che ha sconvolto l'intero Paese - un maggiore ampliamento del credito d'imposta, in relazione, ovviamente, alla maggiore spesa che devono affrontare per l'acquisto dei carburanti. Ugualmente, è stata data una boccata di ossigeno, misera - direi - e temporanea, agli agricoltori e agli operatori del settore della pesca, categorie messe in ginocchio dal rialzo senza freni del costo dei carburanti.

In molti porti italiani - lo ricordavamo già prima -, i pescatori tenevano ormai i pescherecci in banchina per il forte aumento del prezzo del gasolio, perché non era più conveniente uscire in mare per loro, mentre gli agricoltori stavano finendo con il paralizzare la propria attività per lo stesso motivo, riducendo addirittura le semine. Intanto, se qualche mese fa - ricordo il dibattito di qualche mese fa - ci allarmava il prezzo del Brent, che aveva superato i 100 dollari al barile, adesso viaggiamo quasi ai 120 dollari. O meglio, l'ultima quotazione era di 117 dollari al barile. E dunque questi modesti aiuti, riconosciuti a queste categorie, evaporeranno - e mi duole doverlo dire - in un batter di ciglio. È un Paese, il nostro, oramai alla paralisi e a cui sono stati dati dei palliativi, ma non si intravede una soluzione a più lungo termine.

E veniamo adesso al provvedimento. L'articolo 1 del provvedimento prevede la riduzione delle accise applicate al gasolio - ormai il sorvegliato speciale dei decreti accise, visto l'impiego massiccio che ha nel settore dell'autotrasporto - e al biodiesel, usati ambedue come carburanti, ovviamente per le solite poche settimane o, meglio, per i soliti pochi giorni: dal 26 settembre al 5 ottobre. Le coperture sono rideterminate dal successivo provvedimento, il decreto-legge n. 193, non ancora giunto in Parlamento per la Commissione, con l'ormai usuale tecnica legislativa che definire acrobatica è poco - io riprendo anche le parole utilizzate dalla Corte costituzionale -, cioè di correggere un decreto-legge, non ancora convertito in legge, con un successivo decreto-legge. È un artificio che poi, alla fine, svela la poca, se non nulla, considerazione che questo Governo ha del ruolo delle Camere.

È una poca considerazione che emerge ormai anche dall'utilizzo scontato della decretazione d'urgenza per mettere insieme più oggetti - anche questo è in contrasto con il dettato costituzionale - e, dunque, si inseriscono norme di vario genere: abbiamo norme sui frontalieri, sulle borse di studio - qualcuno non ne ha parlato, mi meraviglia questa cosa -, sulla Fondazione Milano-Cortina e, perché no, ancora una volta una disposizione sui minipacchi - qui siamo proprio all'apoteosi dell'assurdo -, cioè la tassa sulle spedizioni di modico valore, sotto i 150 euro, provenienti dai Paesi extra-UE. È una norma, questa, che era stata inizialmente disegnata e inserita nel provvedimento, per prevederne la disapplicazione fino al 1° dicembre 2026; norma, però, che è stata superata poche settimane dopo dal decreto n. 193, che ne ha previsto l'entrata in vigore al 1° gennaio 2027; norma superata a sua volta, anche questa, qualche settimana dopo, dalla manovra 2027, che ne ha previsto l'abolizione.

Insomma, un balletto incredibile, che ha generato solo confusione e mancati introiti e che ha prodotto una palese distorsione del settore della logistica e del trasporto merci, che è stato dirottato verso altri hub. Tutto ciò avveniva mentre restava già operativa, da luglio, la tassazione doganale europea, pari a 3 euro per categoria merceologica. Dal 1° novembre, poi, entrerà in vigore un ulteriore balzello stabilito a livello unionale, altri 2 euro. Quindi, della serie, aboliamo questa tassa, ma perché ce n'è un'altra: togli qua e metti là. Insomma, è un illusionismo a scopo elettorale.

Ma l'apoteosi dello scoop elettorale, Presidente, si raggiunge con l'articolo 2: l'abolizione, per il 2027, per alcune categorie di veicoli, della famigerata - sottoscrivo, famigerata -, odiatissima, insopportabile, tassa automobilistica. È misura resa, a quanto pare, definitiva dalla manovra 2027: un colpo di genio, mi tocca dirlo, se non fosse che, per tagliare questo balzello per parte del parco automobilistico, si finisce con il tagliare pesantemente la spesa pubblica e l'articolo 7 di questo provvedimento scopre l'inganno, scopre come viene finanziato questo intervento. E, mi si perdoni il gioco di parole, questo è l'ennesimo gioco delle tre carte, è l'ennesima operazione a somma zero che non ricava risorse.

Noi, anche parlando del caro carburanti, chiedevamo di tassare, ancora una volta, gli extraprofitti delle grandi compagnie petrolifere, ma ahimè questa maggioranza sceglie invece di grattare il fondo del barile, e quindi l'utilizzo delle economie derivanti dai progetti PNRR. E meno male che lo avevamo, il PNRR, a questo punto! E si spera che dopo ci sia stato l'effettivo raggiungimento dei traguardi e degli obiettivi stabiliti. E ancora, si attinge al Patrimonio Rilancio di Cassa depositi e prestiti, creato durante la pandemia da COVID-19. E dico: meno male che è stato fatto! Era stato creato per sostenere le imprese in difficoltà in ragione di eventi eccezionali. Alla fine non bastano questi soldi e si decide di tagliare in modo lineare i ministeri, i fondi dei ministeri, quindi meno salute, meno sicurezza, meno istruzione per i cittadini.

Ed è un assaggio questo, mi duole ancora dirlo, di quello che vedremo con la legge di bilancio: una manovra che già prevede il taglio di 4.925 docenti e di 2.049 posti di personale ATA. Saranno in meno. Permangono però le “classi pollaio” e dunque anche meno dirigenti e più plessi da coordinare.

Questa è la visione di un Paese che non guarda al futuro e che forse non ha mai guardato al futuro.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche - A.C. 3106-A?)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, deputata Mariangela Matera, che si riserva di farlo.

Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, Sottosegretaria Albano, che rinuncia.

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, la seduta di domani avrà inizio alle ore 10, anziché alle ore 9,30.

Per fatto personale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire per fatto personale la deputata Stefania Ascari. Ne ha facoltà.

STEFANIA ASCARI (M5S). Grazie, Presidente. Avete superato ogni limite di decenza, siete andati oltre. Voglio dire ai colleghi e alle colleghe che vi fa comodo, vi fa molto comodo parlare di Stefania Ascari. Vi fa molto comodo, perché così non rispondete alle richieste degli autotrasportatori. Non rispondete del perché gli scaffali dei supermercati sono vuoti. Non rispondete alla domanda del perché la benzina è arrivata a prezzi pazzeschi, perché siamo dentro - grazie a voi - a guerre illegali e criminali. Non rispondete agli studenti e alle studentesse che chiedono semplicemente un'istruzione accessibile a tutti e non rispondete a dove mettete le risorse: soprattutto in armi, sostenendo il complesso militare, industriale e il genocidio a Gaza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

In questo modo, non avete risposto alle richieste del dottor Ilyas Abu Safiya, che non è un terrorista come avete dipinto voi, ma è un figlio ed è il figlio del dottor Hussam Abu Safiya, un pediatra, direttore di un ospedale a Gaza che, da oltre due anni, è prigioniero nelle carceri israeliane. Qual è il capo d'imputazione? Non si sa. C'è stato un processo? No. E allora di cosa è colpevole? È colpevole di umanità, per avere salvato tanti bambini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questa è la sua colpa per trovarsi tre metri sotto terra e non vedere più la luce del sole.

Poi avete accusato il dottor Ilyas di parlare arabo. Vi do una notizia: è un palestinese di Gaza e parla arabo, parla arabo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! In che lingua doveva parlare? La vostra? Una lingua di odio e di violenza. Solo che, per voi, arabo significa terrorista e lo sapete perché? Perché siete dei razzisti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Siete dei razzisti!

Avete strumentalizzato il dolore di un figlio, il dolore di un figlio, di un ragazzo che è sopravvissuto al genocidio e che ha chiesto, in una conferenza stampa pochi giorni fa, in modo umano: aiutatemi a riabbracciare mio padre. E ha fatto questo appello alla Presidente Meloni. Un appello umano, ma voi l'umanità e l'empatia non sapete nemmeno cosa sono, perché non vi appartengono. Non vi appartengono.

Avete strumentalizzato la sua sofferenza e avete strumentalizzato una bambina. Avete strumentalizzato una bambina per i vostri sporchi interessi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Fate schifo (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Fate veramente schifo! Fate veramente schifo!

PRESIDENTE. Deputata Ascari, si contenga, per cortesia, nel linguaggio.

STEFANIA ASCARI (M5S). E questo a cosa è servito? È servito per sviare l'attenzione da tutti i vostri fallimenti e c'è un popolo qui fuori che ve lo ricorda ogni giorno e che non ci sta più a essere preso in giro e che ha capito benissimo che tutte le vostre promesse erano delle balle.

Chiudo, Presidente, dicendo che voi non siete fratelli e sorelle d'Italia: voi siete i nemici e le nemiche del popolo italiano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Fate schifo! Vergognatevi! E andate a casa!

PRESIDENTE. Togliamo la parola alla deputata Ascari.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare il deputato Caso. Ne ha facoltà.

ANTONIO CASO (M5S). Grazie, Presidente. A tre settimane, tre settimane dall'approvazione in Consiglio dei ministri, il nuovo decreto dei Campi Flegrei non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Un ritardo - ricordo, tre settimane - incomprensibile e inaccettabile per un provvedimento che è dichiarato di urgenza. E il Ministro Musumeci che cosa fa? Dà la colpa alla burocrazia, sostiene che i tempi non sono colpa sua, non risponde su questo. Ma governare, Ministro, significa assumersi la responsabilità, non scaricare sugli uffici (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Intanto, oggi arriva un'altra terribile e gravissima notizia: secondo la regione Campania, Ferrovie dello Stato non ha individuato soluzioni per riaprire la linea metropolitana che collega Pozzuoli a Napoli, quindi la soluzione è rimandata a tempo indefinito. Quindi, non si sa quando riaprirà e una città già in difficoltà resterà sempre più isolata.

Noi in questi mesi, Presidente, abbiamo cercato di mantenere un atteggiamento responsabile, avanzando proposte, collaborando e lo abbiamo fatto, fino alla fine, nell'esclusivo interesse del territorio. Ma la pazienza ha un limite: questo decreto deve essere pubblicato e deve essere pubblicato subito, perché servono risposte alla città! Pozzuoli non può più aspettare, dobbiamo fare un cambio di passo a tutti i livelli, anche su quello comunale, perché bisogna cambiare le cose (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e la regione Campania ha dimostrato di esserci, di volerlo fare.

Lo abbiamo fatto, ma è necessario questo decreto: dovete darci gli strumenti per poterlo fare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Mercoledì 4 novembre 2026 - Ore 10:

(ore 10 e ore 16,15)

1. Seguito della discussione del disegno di legge:

S. 2029 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche (Approvato dal Senato). (C. 3148?)

Relatori: MILANI, per la VIII Commissione; ANDREUZZA, per la X Commissione.

2. Seguito della discussione del disegno di legge:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, recante disposizioni urgenti per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti, nonché in materia fiscale. (C. 3106-A?)

Relatrice: MATERA.

3. Seguito della discussione della proposta di legge:

S.1004 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: ROMEO ed altri: Disposizioni per il contrasto all'antisemitismo e per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo (Approvata dal Senato). (C. 2830?)

e delle abbinate proposte di legge: MALAGUTI ed altri; MOLINARI ed altri. (C. 2376?-2383?)

Relatore: PAOLO EMILIO RUSSO.

4. Seguito della discussione delle mozioni Richetti ed altri n. 1-00582, Della Vedova ed altri n. 1-00585 e De Luca, Scerra, Grimaldi ed altri n. 1-00602 in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea .

5. Seguito della discussione delle mozioni Boldrini, Della Vedova, Zanella, Francesco Silvestri ed altri n. 1-00599 e Richetti ed altri n. 1-00612 concernenti iniziative volte a tutelare l'operato della Corte penale internazionale nonché in materia di crimini internazionali .

(ore 15)

6. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata .

La seduta termina alle 19,45.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 1 il deputato D'Alfonso ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 4 il deputato Maullu ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni n. 12 e n. 13 la deputata Cattoi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DICHIARAZIONE DI URGENZA PDL 2916 261 258 3 130 109 149 78 Resp.
2 Nominale DDL 3159 - QUEST PREG 1, 2, 3 E 4 261 257 4 129 105 152 73 Resp.
3 Nominale DDL 3148 - EM 1.1 268 265 3 133 107 158 73 Resp.
4 Nominale EM 1.2 264 260 4 131 106 154 73 Resp.
5 Nominale EM 1.3 271 263 8 132 102 161 73 Resp.
6 Nominale EM 1.4 266 263 3 132 108 155 73 Resp.
7 Nominale EM 1.11 266 263 3 132 108 155 73 Resp.
8 Nominale EM 1.14 270 266 4 134 111 155 73 Resp.
9 Nominale EM 1.13 267 263 4 132 107 156 73 Resp.
10 Nominale EM 1.16 267 264 3 133 11 253 73 Resp.
11 Nominale EM 1.17 267 263 4 132 109 154 73 Resp.
12 Nominale EM 1.18 266 262 4 132 109 153 73 Resp.
13 Nominale EM 1.19 262 258 4 130 107 151 73 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 17)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale EM 1.20 263 259 4 130 107 152 73 Resp.
15 Nominale EM 1.22 257 254 3 128 104 150 73 Resp.
16 Nominale EM 1.23 260 257 3 129 106 151 73 Resp.
17 Nominale ART AGG 1.01 259 256 3 129 106 150 73 Resp.