XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 727 di mercoledì 14 ottobre 2026

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

La seduta comincia alle 9.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ANTONIO D'ALESSIO, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 104, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,05).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle 9,15. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 9,05, è ripresa alle 9,15.

Seguito della discussione del disegno di legge: “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari” (A. C. 2789-A?) e delle abbinate proposte di legge: Panizzut ed altri; Serracchiani; Conte ed altri; Candiani ed altri; Faraone e Giachetti; Ciani ed altri; Malavasi ed altri; Tenerini e De Palma; Stefani ed altri; Giorgianni ed altri; Ciocchetti ed altri; Zanella ed altri (A.C. 114?-159?-307?-344?-443?-998?-1426?-1461?-1507?-1682?-1690?-2007?).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2789-A?: “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari” e delle abbinate proposte di legge nn. 114?-159?-307?-344?-443?-998?-1426?-1461?-1507?-1682?-1690?-2007?.

Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 2789-A? e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Invito la rappresentante del Governo a esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/1 Cesa il parere è favorevole con riformulazione. Premettere agli impegni le parole: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare le iniziative volte”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/2 Varchi il parere è favorevole.

Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/3 Ascari, n. 9/2789-A/4 Quartini, n. 9/2789-A/5 Tucci, n. 9/2789-A/6 Cherchi, n. 9/2789-A/7 Sportiello e n. 9/2789-A/8 Auriemma il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/9 Barzotti il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare in un unico impegno come segue: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli equilibri del sistema previdenziale, iniziative volte a valorizzare anche sotto il profilo previdenziale l'attività di cura svolta dai caregiver familiari”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/10 Giuliano il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/11 Ilaria Fontana il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare con un unico impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese volte a valorizzare il contributo fornito dagli studenti caregiver e a tutelare il proseguimento del loro percorso formativo”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/12 Di Lauro il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, la riformulazione è identica a quella che vi ho appena letto. Vuole che la rilegga?

PRESIDENTE. Quale mi scusi?

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Quella dell'ordine del giorno n. 9/2789-A/11 Ilaria Fontana.

PRESIDENTE. No, va bene così. Prego.

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/13 Marianna Ricciardi il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare gli impegni come segue: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di proseguire nelle iniziative già intraprese volte alla tutela del benessere psicofisico dei caregiver familiari”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/14 Aiello il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/15 Carmina il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 2, 3 e 4, premettere a ciascun impegno: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.

Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/16 Carotenuto, n. 9/2789-A/17 Lomuti e n. 9/2789-A/18 L'Abbate il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/19 Iacono il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 2, 3, 5 e 6, riformulare l'impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, nel rafforzamento delle misure a sostegno dei caregiver familiari, valorizzando il carico assistenziale e gli oneri connessi all'attività di cura”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/20 Girelli il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 2, 4, 5, 6 e 7, riformulare l'impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a sostegno dei caregiver familiari, anche al fine di favorire la conciliazione tra attività lavorativa e attività di cura”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/21 Scotto il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 4, 5, 6 e 7, riformulare gli impegni come segue: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli equilibri del sistema previdenziale, iniziative volte a valorizzare, anche sotto il profilo previdenziale, l'attività di cura svolta dai caregiver familiari.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/22 Ciani il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare l'impegno come segue: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, ulteriori iniziative volte a favorire un'attuazione omogenea delle misure previste dal provvedimento in esame”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/23 Serracchiani, il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 4, 5, 6 e 7 riformulare l'impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a sostegno dei caregiver familiari anche al fine di favorire la conciliazione tra attività lavorativa e di cura”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/24 Manzi, il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 4 e 8, riformulare l'impegno nei seguenti termini “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a tutela dei minori che convivono con persone con disabilità o non autosufficienti, con particolare riguardo al diritto allo studio e al pieno sviluppo personale”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/25 Filippin il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/ 26 Forattini il parere è favorevole con la seguente riformulazione: espunte le premesse dalla n. 4 alla n. 9, riformulare in un unico impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a tutela del benessere psicofisico dei caregiver familiari, anche favorendo il rafforzamento delle reti territoriali di sostegno”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/27 Ferrari il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/28 Furfaro il parere è favorevole con riformulazione. Espunte tutte le premesse, eccetto la n. 1, riformulare l'impegno nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, di incrementare ulteriormente le risorse già stanziate in via strutturale dal provvedimento in esame per il sostegno dei caregiver familiari”.

PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, provo a suonare per non interrompere la Ministra, ma mi pare che non funzioni. Forse pensate che sia una cosa musicale… è per chiedervi di stare in silenzio, perché non riusciamo a sentire quello che la Ministra sta dicendo. Poi, ovviamente, non sentite i pareri…

Aspetti Ministra, finché non c'è silenzio è completamente inutile riprendere. Colleghi, ce la facciamo?

Prego.

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/29 Stumpo, n. 9/2789-A/30 Malavasi e n. 9/2789-A/ 31 Ghio il parere è contrario.

Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/32 Ciancitto e n. 9/2789-A/33 Cerreto il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/34 Zanella il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare in un unico impegno come segue: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, ulteriori iniziative volte a favorire un'attuazione omogenea delle misure previste dal provvedimento in esame”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/35 Grimaldi il parere è favorevole con riformulazione. Espunte tutte le premesse, eccetto la n. 1, riformulare in un unico impegno nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, di incrementare ulteriormente le risorse già stanziate in via strutturale dal provvedimento in esame per il sostegno dei caregiver familiari”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/36 Mari il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 4 e 5, riformulare in un unico impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a sostegno del caregiver familiare, favorendo la conciliazione tra attività lavorativa e attività di cura e valutando ulteriori forme di tutela anche sotto il profilo previdenziale”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/37 Zaratti il parere è favorevole con riformulazione. Espunte tutte le premesse, eccetto la n. 1 e la n. 2, riformulare gli impegni come segue: “a valutare l'opportunità di estendere l'ambito applicativo di alcune misure previste dal disegno di legge compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e nel rispetto del sistema di tutele graduate e differenziate ivi delineato”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/38 Ghirra il parere è contrario.

PRESIDENTE. Bene, stiamo inviando ai delegati d'Aula le riformulazioni così le avrete a disposizione.

Allora, iniziamo dall'ordine del giorno n. 9/2789-A/1 Cesa: parere favorevole con riformulazione, va bene? Qualcuno mi dice se l'ordine del giorno Cesa viene accolto o non viene accolto? Sì, è un generale sì.

L'ordine del giorno n. 9/2789-A/2 Varchi va bene.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/3 Ascari il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/3 Ascari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Stiamo votando l'ordine del giorno n. 9/2789-A/3 Ascari, è il primo voto, portiamo un po' di pazienza, un po' eh, non troppa (Commenti della deputata Boldrini)... Lo vedo, Presidente Boldrini, che c'è la fila. Ovviamente ricordiamo che il preavviso servirebbe a prendere la tessera. Io lo dico, perché così resta nei nostri…

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/4 Quartini, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare il collega Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Grazie, Presidente. Abbiamo detto che questo provvedimento è l'ennesima delega e, devo dire, anche squalificante, visto come sono andate le votazioni degli emendamenti e visto lo svilimento continuo di quest'Aula.

Questa legge delega ha dei perimetri estremamente discutibili, al punto di definire questo provvedimento sostanzialmente una scatola vuota, una scatola vuota che peraltro non prevede finanziamenti freschi rispetto al tema dei caregiver familiari. Praticamente, c'è una partita di giro: si tolgono i finanziamenti che erano previsti per le persone con disabilità e si danno ai caregiver. I finanziamenti prevedono, per il primo anno, l'istituzione del portale INPS, con una prassi burocratica massacrante per cui i caregiver, che si devono preoccupare non solo dell'assistenza, non solo di pulire, non solo delle spese farmaceutiche, non solo della ricerca dei farmaci, non solo delle visite mediche per il proprio caro, si trovano anche costretti a combattere contro lo Stato. Con zero risorse stanziate, si dice: forniamogli l'assistenza psicologica, ma sappiamo che i servizi di salute mentale sono allo stremo, perché manca personale, perché non c'è questa disponibilità. Alla fine, se hanno bisogno di sostegno psicologico, dovranno pagare di tasca propria lo psicologo di riferimento.

Allo stesso tempo, sappiamo bene che non esiste nessun tipo di tutela rispetto allo smart working e sappiamo che non esiste nessun tipo di tutela rispetto ai contributi figurativi ai fini pensionistici. Quindi, i nostri caregiver, di fatto per l'ennesima volta, sono costretti a svolgere un LEA occulto nella invisibilità totale, lasciati da soli. Questo è il dato di fatto.

Addirittura, un ordine del giorno come questo non viene per niente preso in considerazione. C'è un voto contrario della maggioranza a prescindere. In quest'ordine del giorno che cosa si chiedeva? La possibilità per il figlio caregiver di avere una reversibilità della pensione della persona con disabilità in caso di decesso, se non avesse altro reddito, cioè se fosse stato privo di altri redditi, e di organizzarsi per il reperimento di tali risorse. Io credo che ci sia una sorta di sadismo su un ordine del giorno di questo tipo. È un ordine del giorno talmente di buonsenso che evidentemente, oltre a non riconoscere niente ai caregiver, li volete semplicemente lasciare sì da soli, renderli sì invisibili, ma evidentemente gli volete far male.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/4 Quartini, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

L'onorevole Carotenuto sottoscrive (Commenti della deputata D'Orso). Adesso chiudiamo la votazione e poi le do la parola. Non l'ho vista, collega D'Orso, può capitare. Aveva appena finito di parlare il collega Quartini.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Presidente…

PRESIDENTE. Aspetti che ha il microfono spento. Riprovi.

ANDREA QUARTINI (M5S). Se ho ben capito, perché fino alle 9 ero collegato anch'io e poi è andata in segreto, la Commissione su Il Forteto è ancora convocata. Allora, chiedo come quest'Aula possa contemporaneamente procedere con le votazioni, mentre una Commissione d'inchiesta - peraltro importante, perché stava procedendo all'audizione di un magistrato importante, il magistrato Giuttari - è ancora convocata e chiedo come quest'Aula possa tollerare che ci sia questa situazione.

Quindi, chiedo di verificare questo, perché la collega Ascari, che è convocata in Commissione, ovviamente avrebbe anche gradito fare il suo intervento rispetto all'ordine del giorno. Lo sono venuto a sapere in questo momento e, quindi, chiedo questa correzione.

PRESIDENTE. Anche noi stiamo verificando. Magari se vi capita, appunto, di avere un'informazione del genere - che evidentemente noi non avevamo, altrimenti ve lo avremmo comunicato - e se riuscite a venircela a dire, facciamo la verifica in diretta. Anzi, la stiamo facendo in questo istante.

Intanto sospendo per due minuti, così almeno verifichiamo. La seduta è sospesa, riprenderà alle 9,35.

La seduta, sospesa alle 9,33, è ripresa alle 9,39.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 2789-A? e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/5 Tucci, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/5 Tucci, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Nel frattempo ci siamo accertati che la Commissione fosse stata sconvocata.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/6 Cherchi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/6 Cherchi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/7 Sportiello, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/7 Sportiello, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/8 Auriemma, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare la collega Auriemma. Ne ha facoltà.

CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. In realtà, non mi sorprende il parere contrario del Governo rispetto a quest'ordine del giorno che vuole veramente riconoscere la cura come un valore, prevedendo un contributo mensile dai 600 a 1.200 euro garantiti con un ISEE di 40.000 euro.

Questo provvedimento, secondo me, è proprio una beffa nei confronti di chi, all'interno del proprio nucleo familiare, ha una persona con disabilità. Voi la cura non è che la riconoscete, voi la ostacolate quasi, la scoraggiate. È assurdo pensare che la misuriate con un cronometro: chi fa 91 ore settimanali, cioè 13 ore al giorno tutti i giorni, ha un riconoscimento; chi ne fa una in meno non ha un riconoscimento.

È evidente che voi avete messo una serie di paletti per fare in modo che la stragrande maggioranza della platea dei caregiver non troverà beneficio da questo provvedimento e ciò è assurdo. È assurdo perché - ed è stato detto in maniera eccellente dai miei colleghi - questi genitori, questi fratelli, queste sorelle sono il sostegno, sono le gambe, sono la testa, sono gli occhi di queste persone e nella vita, ogni giorno, devono combattere contro un ostacolo che pone tanti ostacoli. Questa è un'occasione perduta e ci dispiace che purtroppo questo mondo, il mondo della disabilità, ancora una volta veda questo Governo chiudergli le porte in faccia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/8 Auriemma, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/9 Barzotti. Va bene la riformulazione? No, quindi il parere è contrario. Ha chiesto di parlare la collega Ascari. Ne ha facoltà.

STEFANIA ASCARI (M5S). Grazie, Presidente. Sottoscrivo l'ordine del giorno.

Voglio portare in quest'Aula la voce di tante persone con disabilità e delle loro famiglie che, ogni giorno, affrontano difficoltà enormi e che, troppo spesso, si trovano di fronte a diritti riconosciuti sulla carta, ma negati nella realtà. Il problema non è soltanto approvare nuove leggi, il problema è garantire che quelle leggi vengano applicate, che le risorse siano effettivamente disponibili e che nessuna famiglia sia costretta a elemosinare ciò che dovrebbe spettarle di diritto.

Per questo, Presidente, desidero raccontare in quest'Aula del Parlamento una storia reale, concreta. È la storia di Alessia, una ragazza di 14 anni, che vive in Piemonte, e della sua famiglia. Sua madre si prende cura di lei quotidianamente, affrontando tutte le responsabilità, le difficoltà e i sacrifici che comporta assistere una figlia con disabilità. Secondo quanto riferito dalla famiglia, la normativa regionale prevede la possibilità di accedere a un contributo mensile di 500 euro per i caregiver familiari. E sapete quante volte questa famiglia è riuscita a ricevere quel sostegno in 14 anni? Soltanto per un anno, un anno su 14. E la motivazione che viene riferita è sempre la stessa: non ci sono fondi. Tanto che, raccontano, viene persino sconsigliato di presentare la domanda.

Ma allora mi rivolgo, Presidente, al Governo: che valore ha un diritto se non ci sono le risorse per esercitarlo? Che senso ha prevedere un contributo economico se poi le famiglie non possono effettivamente beneficiarne? Non possiamo continuare a lasciare sole le persone che si prendono cura giorno e notte dei propri familiari. I caregiver familiari svolgono un lavoro preziosissimo, spesso invisibile, che richiede tempo, energie, rinunce personali e professionali. Eppure, troppo spesso non ricevono un sostegno economico adeguato, non hanno sufficienti servizi di sollievo e si trovano costretti a ridurre o abbandonare il proprio lavoro. Non bastano i riconoscimenti formali, servono finanziamenti certi, continuativi e realmente accessibili.

C'è un'altra questione che in quest'Aula del Parlamento voglio sollevare con forza: quella della fornitura gratuita delle scarpe ortopediche predisposte, un tema sul quale ho già presentato un'interrogazione parlamentare. Parliamo di dispositivi che per molte persone con disabilità sono indispensabili per camminare, mantenere una postura corretta, prevenire complicazioni e conservare la maggiore autonomia possibile. Non stiamo parlando di un lusso, non stiamo parlando di una scelta estetica: stiamo parlando di salute, di mobilità, autonomia e dignità.

La richiesta è precisa: ripristinare e garantire la fornitura gratuita delle calzature ortopediche predisposte per le persone che ne hanno necessità sulla base di una prescrizione sanitaria appropriata. Non è accettabile che un ausilio necessario diventi una spesa che grava interamente sulle famiglie, soprattutto quando si tratta di bambini e bambine, di ragazzi e ragazze che crescono e hanno bisogno di sostituzioni periodiche. La disabilità non può diventare una condizione che espone le famiglie a costi sempre maggiori mentre il sostegno pubblico rimane insufficiente.

Chiudo, Presidente, dicendo che, dietro ogni contributo non erogato, dietro ogni servizio che manca, dietro ogni ausilio che la famiglia deve pagare, ci sono persone reali, ci sono madri e padri che non possono permettersi di ammalarsi, di fermarsi, di riposare; ci sono persone con disabilità che chiedono semplicemente di poter vivere con dignità e autonomia; ci sono famiglie che non chiedono privilegi, ma il rispetto dei propri diritti.

La misura della civiltà di un Paese si vede anche da come garantisce i diritti delle persone con disabilità e da quanto sostiene chi se ne prende cura e questi diritti non possono dipendere dalla regione in cui si nasce, dal reddito della propria famiglia o dalla disponibilità occasionale di un fondo, perché una famiglia non può aspettare 14 anni per ricevere un sostegno che dovrebbe essere garantito con continuità e perché la dignità delle persone non può dipendere dalla frase: “i fondi sono finiti” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. L'onorevole Dell'Olio sottoscrive l'ordine del giorno. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/9 Barzotti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/10 Giuliano, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.

CARLA GIULIANO (M5S). Grazie, Presidente. Sono davvero amareggiata per il parere contrario rispetto a quest'ordine del giorno. Mi sarei quantomeno aspettata un impegno del Ministro, anche con una riformulazione. È un ordine del giorno particolarmente importante perché riguarda il lavoro agile e la flessibilità dell'orario di lavoro dei caregiver, praticamente la possibilità per i caregiver di svolgere il lavoro in smart working.

È un ordine del giorno così importante perché la maggior parte dei caregiver - tra l'altro sono donne quindi questo implica un gap occupazionale molto importante - nell'assenza della possibilità di svolgere smart working spesso e volentieri è costretta a lasciare il lavoro.

La situazione oggi qual è? La situazione oggi è quella della possibilità da parte del caregiver di richiedere lo svolgimento di lavoro in smart working o una maggiore flessibilità dell'orario di lavoro, ma questa richiesta deve essere accettata a discrezione del datore di lavoro, quindi non c'è un diritto soggettivo pieno del caregiver a usufruire dello smart working. Questo, come dicevo prima, è un grandissimo problema perché impone alle donne e agli uomini che svolgono il ruolo di caregiver di scegliere tra lo svolgimento di un'attività lavorativa e la cura del proprio familiare. Non è un diritto soggettivo, tant'è che il datore di lavoro può, a sua discrezione e in base alle esigenze organizzative della sua azienda, decidere se concedere o meno lo smart working. E c'è una cosa ancora peggiore: quando il datore di lavoro rigetta la richiesta del caregiver di svolgere lo smart working, non deve neppure motivare questa richiesta.

Quindi, con quest'ordine del giorno andiamo a chiedere due cose fondamentali: che la richiesta di smart working da parte dei caregiver diventi un vero e proprio diritto soggettivo e non una mera discrezionalità del datore di lavoro; e che poi venga previsto l'obbligo, per il datore di lavoro pubblico o privato, di fornire un riscontro scritto e di indicare, entro 30 giorni dalla richiesta, le motivazioni per cui rigetta la richiesta di smart working fatta dal caregiver.

Questo è un ordine del giorno estremamente importante che tocca la vita concreta dei caregiver e prevedere quest'obbligo di riscontro scritto sarebbe stato una cosa molto importante per dare un elemento concreto ai caregiver, anche per opporsi a un eventuale diniego del datore di lavoro. Ancora una volta esprimete un parere totalmente contrario, ancora una volta - mi dispiace - dimostrate che questo provvedimento non ha per niente a cuore il destino dei caregiver, ma diventa soltanto una bandierina e un provvedimento vuoto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

La deputata D'Orso sottoscrive.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/10 Giuliano, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/11 Ilaria Fontana. Onorevole Fontana, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/11 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/12 Di Lauro. Onorevole Di Lauro, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/12 Di Lauro, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/13 Marianna Ricciardi. Onorevole Ricciardi, accoglie la riformulazione? No e chiede di intervenire.

MARIANNA RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Purtroppo non posso accettare questa riformulazione o quantomeno voglio evidenziare gli aspetti che non mi convincono assolutamente di questa riformulazione. Nella riformulazione si chiede l'impegno a proseguire le iniziative già intraprese. Quali sono le iniziative già intraprese e previste quindi nella proposta? I sostegni e le misure volte a tutelare il benessere psicofisico del caregiver “possono” comprendere, non dice “devono” comprendere, ma possono comprendere di beneficiare di misure di sostegno psicologico.

Queste misure come sono finanziate? Se andiamo a vedere, nel testo della proposta si dice che sono finanziate “a valere sul budget di progetto”. Questo significa che non c'è uno stanziamento dedicato al supporto psicologico, ma queste risorse sono eventuali, possono esserci o possono non esserci. Non c'è un capitolo di spesa dedicato, non ci sono risorse finalizzate e quindi questo comporta un rischio enorme: quello delle forti disuguaglianze tra una regione e un'altra.

Non sono passate molte settimane da quando, purtroppo, abbiamo tutti ascoltato la tragedia, che si è consumata a Roma, di una famiglia, di una madre e di un padre giovani, caregiver della loro figlia gravemente malata, che non ce la facevano più. Hanno deciso di farla finita perché il dolore era troppo grande; probabilmente l'hanno fatto anche perché si sono trovati a dover investire tantissime risorse personali, a sacrificare tantissimo dal punto di vista lavorativo per seguire cure miracolose dall'altra parte del mondo. Io credo che nessun medico del Servizio sanitario nazionale abbia loro consigliato di seguire cure non efficaci, ma posso comprendere quelle famiglie che hanno cercato di fare tutto quello che era in loro potere per sostenere la figlia e provare a curarla.

Allora, di fronte a questa disperazione, di fronte a questa solitudine - che non è soltanto di quella famiglia, ma ci sono tantissime famiglie italiane che vivono nella disperazione e nella solitudine di dover seguire una persona gravemente malata e ancor di più se è un figlio - serve un sostegno tangibile, concreto e reale: un supporto professionale che può essere garantito da uno psicologo.

Quindi, non deve essere una possibilità, ma deve essere garantito con risorse dedicate. Tant'è che noi nell'ordine del giorno chiedevamo, appunto, di istituire nel bilancio dello Stato un capitolo di spesa autonomo e vincolato per finanziare in modo omogeneo, su tutto il territorio nazionale, i servizi di supporto psicologico continuativo e di sostituzione e sollievo d'emergenza. Infatti, quando il caregiver si allontana, non può essere messo nell'imbarazzo di dover decidere se allontanarsi per una sua urgenza, per dover fare una visita medica oppure lasciare da sola la persona che assiste.

E, quindi, chi ha la possibilità economica paga 10-15 euro una persona che va lì e lo sostituisce, ma chi non ha questa possibilità si trova costretto a dover decidere se allontanarsi oppure no, e questo francamente non è accettabile. Io credo che queste risorse, per provare a lenire un minimo le sofferenze di queste persone, debbano essere trovate. Voi eravate disposti a spendere 300 milioni per riformare la magistratura e avere due CSM: io dico pochi milioni per queste persone, per il supporto psicologico. Abbiamo da anni bloccata una proposta di legge per istituire lo psicologo di comunità; una proposta bipartisan che è bloccata perché manca la volontà di metterci dei soldi. Ma, allora, quali sono le priorità del nostro Paese? Quali sono? Perché credo che garantire un minimo di aiuto e supporto a queste persone in gravissime difficoltà sia una delle priorità che dovremmo perseguire. Pertanto, non posso accogliere questa riformulazione e chiedo di mettere al voto l'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Avverto che il gruppo MoVimento 5 Stelle ha esaurito i tempi previsti dal contingentamento. Essendone stata fatta richiesta, la Presidenza concederà a tale gruppo un tempo aggiuntivo pari ad un terzo rispetto al tempo originariamente assegnato al gruppo medesimo dal contingentamento.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/13 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/14 Aiello, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/14 Aiello, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/15 Carmina, sul quale vi è parere favorevole con riformulazione: va bene? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/16 Carotenuto, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare il collega Carotenuto. Ne ha facoltà.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Grazie, Presidente. Vede, mentre noi stiamo qui a votare e a scegliere per lei, c'è una donna che è sveglia dalle 5 di stamattina, che ha una cinquantina d'anni e ha lasciato il lavoro per assistere la madre malata di Alzheimer. La notte non dorme mai perché deve lavarla, imboccarla, somministrarle farmaci; poi passa la giornata a litigare con l'ASL per un presidio che non arriva. Non ha ferie, non ha malattia e non ha contributi. In Italia ci sono 7 milioni di persone come lei - 7 milioni -, quasi tutte donne. Sono praticamente un servizio sanitario parallelo che, però, lo Stato non paga, perché se lo pagano loro con il loro tempo e la loro vita.

Allora, per queste persone oggi, secondo voi, dovremmo festeggiare. Io, francamente, sono indignato e vi spiego perché. Mettiamo a confronto due modi di governare. Quando al Governo c'eravamo noi, il fondo per i caregiver è stato creato ed è stato aumentato nel corso del tempo; con voi è stato sciolto. Quando al Governo c'eravamo noi, con la Ministra Catalfo abbiamo creato un secondo fondo e lo abbiamo portato a 80 milioni; nel 2022, poi, per i caregiver abbiamo stanziato oltre 100 milioni di euro. Da quando al Governo ci siete voi, e più precisamente dal 2024, quel fondo è finito dentro a un altro fondo, un fondo unico, che ha molti meno fondi, stando a quanto hanno raccontato anche le associazioni che abbiamo ascoltato nell'iter di questo disegno di legge.

Quando al Governo c'eravamo noi, ci siamo occupati di loro; durante la pandemia, abbiamo anche raddoppiato i permessi della legge n. 104, perché nessuno restasse solo mentre chiudevamo le scuole e i centri diurni. Voi, invece, qua, oggi, ci venite a dire che per la prima volta questo Parlamento si occupa dei caregiver, che ci mette dei soldi. Guardate, colleghi, vi informo che vi sbagliate: non è la prima volta, è la prima volta dopo che quei soldi li avevate tolti.

Allora, veniamo al mio ordine del giorno, che avete bocciato, che chiedeva due cose: la prima era togliere il tetto dei tre caregiver. Pensate, magari, a una famiglia in cui c'è una madre che ha ottant'anni e ha quattro figli. Uno magari sta con lei la mattina, uno la sera, uno copre il fine settimana. Uno, invece, deve prendere le ferie quando gli altri non ce la fanno. Ecco, per la vostra legge uno dei quattro non esiste: niente part time, niente lavoro agile, niente ferie cedute dai colleghi. Sono tutele che allo Stato non sarebbero costate niente, però per voi non vanno bene, chissà perché.

La seconda era togliere il limite dei 40 chilometri per chi non convive. Allora, io vi voglio far presente che da Napoli a Caserta magari si impiega poco più di mezz'ora, però nelle aree interne - io penso all'Irpinia, nel Cilento, nella mia Campania - la stessa distanza richiede il doppio del tempo. Una figlia che vive a Pozzuoli e ha il padre a Procida, tra l'altro, non conta i chilometri, deve contare i traghetti e deve vedere se ce la fa, perché, magari, d'inverno possono anche saltare. Insomma, questa regola premia chi ha un'autostrada vicino casa e punisce le aree interne. E non lo diciamo solo noi, lo dicono proprio le associazioni che ci hanno sottoposto questa criticità. Per voi, evidentemente, non è un problema, perché voi nei panni di queste famiglie non vi ci mettete, questa è la verità.

Concludo. Noi, ovviamente, voteremo a favore di quest'ordine del giorno, ma siamo profondamente indignati per questo provvedimento, perché il riconoscimento dei caregiver noi lo votiamo dal 2018 e lo abbiamo anche finanziato quando governavamo. Questa legge, a queste persone, dice che date loro, forse, poco e dopo. Invece, quando toccherà di nuovo a noi governare (Dai banchi del gruppo Fratelli d'Italia: “Mai!”), diremo loro che ci sono le nostre mani tese verso di loro e non la carità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/16 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'ordine del giorno 9/2789-A/17 Lomuti, sul quale il parere del Governo è contrario.

Ha chiesto di parlare il collega Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Noi stiamo parlando oggi di una categoria di persone che, non per loro causa o per una loro volontà, si prendono cura di altre persone, mosse, fondamentalmente, da un motivo di amore, perché si prendono cura di una madre, di un padre, di un figlio o di una figlia che vivono in una condizione di disagio e che necessitano, quindi, dell'aiuto e dell'intervento di altre persone. E si occupano della vita quotidiana di queste persone, dalla pianificazione delle attività - come le visite mediche, la somministrazione dei medicinali, che avviene di giorno ma avviene anche, spesso, durante la notte -, si occupano dell'igiene personale, dei pasti.

Sono persone fondamentalmente e fortemente stressate, perché sentono la responsabilità della condizione di un'altra persona e hanno letteralmente in mano il suo futuro, e sono chiamate a fare delle cose per le quali non si è preparati: non si studia per queste cose. Paradossalmente, spesso e volentieri, ci si ritrova a pensare che si fanno delle cose per le quali non si è portati e lo si deve fare per tutta la vita della persona della quale ci si occupa.

Questo può portare - anzi, porta, spesso e volentieri - non soltanto a problemi di natura fisica ma, spesso, anche a problemi di natura mentale, come l'ansia, la depressione, l'affaticamento cronico. E questo perché dedicano molto del loro tempo alla cura di queste persone: è un grande impegno di tempo che porta, il più delle volte, a un vero e proprio isolamento sociale. Quelle notti insonni, molto spesso, non si recuperano - vuoi perché, magari, durante il giorno si fanno altre attività, ma, fondamentalmente, non si recuperano - e la perdita di sonno è una questione drammatica. Sono costretti a lasciare il lavoro e restano senza stipendio, senza un reddito economico. Non maturano nemmeno i contributi necessari per andare serenamente verso la pensione, senza pensieri.

C'è un'altra questione: questa categoria di persone affronta anche un'altra situazione, cioè queste persone devono affrontare settimanalmente delle spese per coprire le falle organizzative presenti nel nostro Paese. Molti dei beni medici, molti dei medicinali e degli strumenti che necessitano, non vengono forniti allo stesso modo dalle regioni, come ad esempio le siringhe o i pannolini per gli adolescenti o per gli adulti; le fisioterapie passate dalle ASL sono insufficienti. È una situazione, quindi, per cui è un “terno al lotto”: se nasci in una regione dove questi strumenti te li forniscono sei più fortunato rispetto a un'altra persona che nasce in una regione dove invece non li forniscono.

Si rinuncia a tutto, si rinuncia alla propria vita. Un sacrificio necessario, dettato invece dall'amore, e si tiene tutto dentro, come abbiamo visto prima con l'ordine del giorno della collega Ricciardi. Abbiamo proposto anche di verificare se c'è la possibilità da parte di questo Governo di trovare quei fondi necessari per istituire dei professionisti che diano il sostegno psicologico di cui queste persone hanno necessariamente bisogno.

L'ordine del giorno, che oggi molto probabilmente verrà bocciato a seguito del parere negativo di un Governo insensibile, chiedeva una cosa molto semplice, perché quando quella persona della quale ci si prende cura non c'è più il caregiver viene letteralmente abbandonato. È una persona che ha vissuto l'isolamento sociale che viene abbandonata dalla nostra comunità e questo non possiamo permettercelo, se andiamo in giro nel mondo a sciacquarci la bocca dicendo che noi siamo un Paese civile. Quindi, che cosa chiediamo? Innanzitutto, un sostegno economico eventuale, in base alla gravità della situazione della quale ci si è presi cura, alla durata della situazione e anche alla condizione economica del caregiver. In più, abbiamo chiesto di valutare la possibilità di prevedere anche delle forme di assistenza da parte di uno Stato degno di questo nome per quanto riguarda il reinserimento sociale di queste figure, anche attraverso la previsione di corsi di formazione per il loro reinserimento lavorativo.

Io non so come si fa a dire “no” a una proposta di un impegno per verificare se ci sono i fondi. L'ha detto di nuovo e voglio richiamare la collega Ricciardi, perché ha fatto un esempio concreto: avete previsto 300 milioni per un altro CSM, nella riforma della giustizia, e non riuscite a prevedere quei soldi necessari perché possiamo dire che noi siamo un Paese civile, che siamo un Paese che, rispetto al tema dell'umanità, è presente. Niente di tutto ciò, niente di tutto ciò.

Ancora una volta, siamo di fronte a una legge spot, siamo verso le elezioni. La tragedia della famiglia di Roma, dei due coniugi che si sono tolti la vita perché si prendevano cura di una figlia ed erano disperati, ha mosso forse qualcosa nel Governo, ma quando si tratta di mettere i soldi ecco qui che c'è il provvedimento spot. Grazie e buon voto a tutti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il deputato Dell'Olio sottoscrive.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/17 Lomuti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/18 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/18 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/19 Iacono. Onorevole, accoglie la riformulazione? No.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/19 Iacono, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/20 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/20 Girelli, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dico parere contrario perché mi avete detto che rifiutate le riformulazioni. No, Ministra, mi hanno detto che non le accolgono, ho tagliato io.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/21 Scotto. La riformulazione non è accolta.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/21 Scotto, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/22 Ciani, su cui non viene accolta la riformulazione.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/22 Ciani, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/23 Serracchiani, su cui non viene accolta la riformulazione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/23 Serracchiani, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

PRESIDENTE. Colleghi, sospendiamo brevemente l'esame del provvedimento, che riprenderà dopo la consegna del testo delle comunicazioni della Presidente del Consiglio dei ministri. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 10,09, è ripresa alle 10,10.

Consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026.

PRESIDENTE. (All'ingresso in Aula del Presidente del Consiglio dei ministri applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

L'ordine del giorno reca la consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026.

Ha facoltà di parlare la Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Giorgia Meloni.

GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Grazie, Presidente. Buongiorno colleghi, sono venuta, come diceva correttamente lei, a consegnare il testo delle comunicazioni che ho reso al Senato in vista del dibattito di oggi pomeriggio (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare - I deputati del gruppo Fratelli d'Italia si levano in piedi).

PRESIDENTE. La ringrazio, Presidente. Prendo atto della consegna del testo delle sue comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026 da lei rese nella giornata odierna al Senato della Repubblica, che saranno pubblicate tempestivamente sul sito della Camera nella sezione dedicata al resoconto stenografico della seduta odierna.

Come previsto dal vigente calendario dei lavori, la discussione su tali comunicazioni avrà inizio, nella seduta odierna, a partire dalle ore 15,15.

Le risoluzioni alle comunicazioni potranno essere presentate non prima dell'inizio della discussione e non oltre un'ora dall'inizio della medesima discussione.

Si riprende la discussione del disegno di legge n. 2789-A? e abbinate.

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 2789-A? e abbinate)

PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione sul provvedimento A.C. 2789-A? e abbinate.

Ricordo che eravamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/24 Manzi, su cui c'è un parere favorevole con riformulazione che non viene accolta e, dunque, lo votiamo col parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/24 Manzi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/25 Filippin il parere è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Malavasi. Ne ha facoltà.

ILENIA MALAVASI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine del giorno della collega Filippin perché - e ne abbiamo parlato anche in Commissione - continuiamo a non comprendere, anzi a osservare una certa allergia di questo Governo a portare in Parlamento delle relazioni annuali e devo dire che capita un po' su qualsiasi argomento. C'è la richiesta legittima di una legge, votata in Parlamento, con cui chiediamo che annualmente venga relazionato alle Camere per comprendere se la legge che è stata proposta dal Governo va nella direzione giusta, se effettivamente garantisce equità di accesso, se risponde ai bisogni dei caregiver, riportando a noi, quindi, come sta andando, quanti sono i beneficiari, quante sono le domande presentate, quante le domande accolte, quante le domande respinte, il tutto ripartito, ovviamente, anche sul piano regionale, per comprendere se la preoccupazione che abbiamo, ossia l'equità e il superamento delle disomogeneità territoriali, stanno andando nella giusta direzione per rispondere ai diritti legittimi dei caregiver. Invece, anche in questo caso c'è un parere contrario secco.

Allora, noi non capiamo quale sia il motivo per cui il Governo non è mai disponibile a relazionare al Parlamento sulle leggi che propone. Penso che sia una scelta sbagliata, una chiusura che umilia, in realtà, il Parlamento: ci chiamate a votare dei testi con una chiusura pregiudiziale forte rispetto, comunque, a tutte le proposte che facciamo.

E si vede bene anche dalle riformulazioni di questi ordini del giorno che, nel loro complesso, vengono a eliminare sempre le premesse non accogliendo le nostre preoccupazioni, in continuità con un testo imposto dalla maggioranza e senza nessuna apertura nel garantire LEP e LEPS, come abbiamo richiesto, che permetterebbero di superare le disomogeneità regionali. Ancora, non c'è nessuna vera apertura sulla parte contributiva e pensionistica, nessuna apertura sulla detraibilità delle spese, che aiuterebbe moltissimo i carichi di cura delle famiglie, e senza una volontà vera di trovare quel giusto equilibrio nel garantire la migliore qualità possibile per l'assistito, ma anche la miglior garanzia di vita possibile per i caregiver.

Ricordiamo ancora una volta che nel nostro Paese ci sono 12 milioni di persone, soprattutto donne in età lavorativa, che quotidianamente si fanno carico di supplire alle carenze statali garantendo il diritto al benessere e alle cure delle persone con fragilità, disabilità o anche inabilità temporanee. Questa allergia pregiudiziale verso il Parlamento è l'ennesimo gesto di arroganza di un Governo che non ha avuto nessuna disponibilità al dialogo con nessuna forza dell'opposizione per arrivare a un testo condiviso. Ancora una volta una bandierina di propaganda che contesteremo fino al termine dell'esame di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/25 Filippin, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/26 Forattini, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione: non viene accolta. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/26 Forattini, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/27 Ferrari sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/27 Ferrari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/28 Furfaro, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione: non viene accolta. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/28 Furfaro, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/29 Stumpo, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/29 Stumpo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/30 Malavasi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/30 Malavasi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/31 Ghio, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/31 Ghio, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/32 Ciancitto e n. 9/2789-A/33 Cerreto il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/34 Zanella, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione: non viene accolta, quindi lo votiamo con il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/34 Zanella, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione. Vuole parlare? Revoco la votazione.

Ha chiesto di parlare la collega Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie Presidente. Sono costretta a respingere la proposta della Ministra perché l'ordine del giorno mette in evidenza una questione centrale, che evidentemente il Governo sottovaluta. Questa abbraccia tre aspetti decisivi: il primo è il fatto che i livelli essenziali di prestazioni da garantire ai caregiver devono essere omogenei a livello nazionale; il secondo è la possibilità di avere a disposizione risorse adeguate; il terzo riguarda invece l'effettivo coinvolgimento nei progetti di vita e nei progetti di assistenza individualizzati in modo tale che effettivamente questo, che abbiamo definito essere uno dei pilastri del welfare per le persone non autosufficienti o con disabilità, sia davvero tale.

Quindi chiediamo il voto dell'Aula, anche perché nella discussione all'interno della Commissione mi pareva che ci fosse un accordo su tutti i punti da me indicati (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

L'onorevole Carotenuto sottoscrive.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/34 Zanella, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/35 Grimaldi, sul quale il parere del Governo è favorevole previa riformulazione. Onorevole Grimaldi, accetta la riformulazione? No, quindi il parere è contrario.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/35 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/36 Mari, sul quale il parere del Governo è favorevole previa riformulazione. Onorevole Mari, accetta la riformulazione? No, quindi il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/36 Mari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/37 Zaratti, sul quale il parere del Governo è favorevole previa riformulazione. Onorevole Grimaldi, me lo dice lei se la riformulazione viene accettata? Non viene accettata. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Presidente, approfitto - anche per aiutare il collega Lomuti a condividere il sogno che ci appartiene rispetto a questo provvedimento e sulla base di uno scambio di vedute che ho avuto con altri colleghi dell'opposizione - di questo, sostanzialmente ultimo ordine del giorno, per sottoporre, innanzitutto al Ministro e poi alla maggioranza, una riflessione per chiedere se secondo voi in un provvedimento del genere non sia racchiusa tutta la contraddizione di un cortocircuito che ormai attraversa la politica e anche il Parlamento.

Stiamo, infatti, parlando di un provvedimento di straordinaria importanza. I colleghi che sono intervenuti, sono intervenuti nel merito di questioni particolarmente rilevanti anche per lo specifico personale delle famiglie - che sono tante - che vivono determinate situazioni.

Io non lo concepisco sulla riforma costituzionale, non lo concepisco sulla riforma elettorale anche perché poi succede, spesso e volentieri, che scegliere la contrapposizione, la totale indisponibilità al confronto, che non è semplicemente: “ascolto quello che dici, me ne frego e vado avanti”, ma il confronto dovrebbe comportare uno scambio, anche positivo, di interlocuzioni che consentano ai provvedimenti di essere cambiati e magari in parte migliorati, ma io dico: è mai possibile, signora Ministra e colleghi della maggioranza, che su un tema del genere il Governo non abbia trovato il modo su 220 emendamenti e 40 ordini del giorno di trovare una questione, un punto, una sottolineatura, una sfumatura su cui convergere (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra)? Cioè, abbiamo un'impostazione ideologica di maggioranza sul tema dei caregiver che si scontra con l'opposizione, ed è nella totale indisponibilità di rovinare un pacchetto prezioso e fatto così bene come quello che avete presentato? C'è qualcosa che non va. Ministra, c'è qualcosa che non va nella sua predisposizione rispetto a un testo come questo e - colleghi della maggioranza, lasciatemelo dire - c'è qualcosa che non va rispetto al rapporto parlamentare tra maggioranza e opposizione (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

Non possiamo andare avanti così. Ripeto: stiamo parlando di cose importanti, stiamo parlando della qualità della vita e del miglioramento della qualità della vita di persone che sono nelle nostre famiglie a cercare di aiutare i nostri familiari, i vostri familiari. Ma è possibile che dall'opposizione, su 200 proposte emendative e 40 ordini del giorno, non abbiate trovato una cosa che potesse essere utile a migliorare questo testo (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)? Non dico i soldi, perché tanto sappiamo perfettamente che, poi, i provvedimenti li fate soprattutto per spot, senza alcuna copertura finanziaria e il risultato si vede ogni volta che poi ci imbattiamo in problemi concreti.

Ma anche dal punto di vista dello spot, signora Ministra, sarebbe più utile per il Paese sapere che un tema di questo genere ha avuto il concorso reale del Parlamento, un coinvolgimento reale anche dell'opposizione. No, vi portate a casa un altro provvedimento che vi servirà per mettere un'altra pecetta nella campagna elettorale e che, però, non risolverà neanche minimamente i problemi strutturali che le famiglie incontrano (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Intervengo per associarci alla riflessione del collega Giachetti. Noi abbiamo fatto una scelta, che è stata quella di rifiutare in toto tutte le riformulazioni, anche perché oggi abbiamo assistito - non me ne voglia la Ministra, non è certo sua responsabilità - a una nuova creatività dei legislativi: si fa finta di riformularli e nella riformulazione non si interviene puntualmente come dovrà essere fatto nella prossima legislatura - lo dico per chi ci sarà, ovviamente, tra di noi -, ma invece, sostanzialmente, si rende generico l'impegno, talmente generico che è sostanzialmente inutile.

L'ordine del giorno ha una sua funzione, a maggior ragione - come ha ricordato il collega Giachetti -, dopo che, in tutta la giornata di ieri, su 211 votazioni sono stati approvati solo tre emendamenti della maggioranza. Quindi, l'incapacità di provare a trovare in prima lettura - quindi, senza avere l'obbligo della conversione, dei limiti e delle tempistiche - un'apertura è, purtroppo, una costante di questa legislatura; e la state applicando anche agli ordini del giorno, che sono uno dei pochi strumenti in mano non soltanto - ha ragione il collega Giachetti - all'opposizione, ma anche ai colleghi di maggioranza. Quindi io credo che, alla fine, si riconfermi, in fondo, una sostanziale mancanza di rispetto, anche del nostro ruolo, che in democrazia ha un valore, che è quello dell'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Siamo ormai alla fine della discussione in Aula di questo provvedimento, stiamo esaurendo gli ordini del giorno e noi abbiamo visto, qui, l'assenza di una discussione e l'assenza di un confronto con la maggioranza. Tutti i nostri emendamenti, sia in Commissione sia in Aula, sono stati respinti in mancanza di qualsiasi motivazione, senza che mai alcuno della maggioranza né, tantomeno, la Ministra che è qui presente - ma che scrive senza interessarsi a quanto accade attorno a sé in quest'Aula (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) - abbia mai preso la parola per motivare le ragioni per le quali è stata respinta ogni iniziativa delle opposizioni; iniziative che trattano di una materia così delicata come quella della sofferenza, come quella dell'assistenza alle persone disabili o alle persone anziane e della tutela di coloro che dedicano - soprattutto le donne - la propria vita all'aiuto, un aiuto necessario, anche per le persone care che hanno in casa.

Argomenti così delicati meriterebbero un confronto aperto e leale tra la maggioranza e l'opposizione. Ci siamo trovati di fronte a un muro e questo provvedimento avrebbe potuto essere migliorato, avrebbe dovuto essere migliorato, in un confronto parlamentare davvero aperto e non ideologico come l'opposizione, il muro, la chiusura che, invece, ci avete opposto a ogni ragionevole tentativo di colloquio.

Presidente, davvero ne usciamo mortificati, ma non ne esce mortificata l'opposizione, escono mortificate, da questa forma di assenza di dibattito parlamentare, le persone bisognose, gli assistenti, i caregiver e tutto il sistema del Terzo settore, che costituisce un elemento fondante dell'assistenza, della solidarietà e della socialità nel nostro Paese. Siamo davvero molto, molto dispiaciuti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Panizzut. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO PANIZZUT (LEGA). Grazie, Presidente. Siamo dispiaciuti noi, perché qui, probabilmente, qualcuno non ha ancora capito che sono mesi, mesi e mesi che lavoriamo in Commissione su questo provvedimento e sia la maggioranza che il Ministro hanno risposto punto per punto a tutti gli emendamenti. Poi, non ho capito perché ogni cosa che facciamo deve essere fatta per le elezioni che non sono nemmeno state convocate. Ma che elezioni ci sono? Poi ci accusate di non mettere i soldi: dovrebbe essere una mossa elettorale non mettere i soldi? Ma io non ho capito dove vivete. A parte che, comunque, gli stanziamenti mi pare che ci siano, perché ogni anno vengono messi 260 milioni. Quindi la dovete smettere di dire falsità, ma, soprattutto, la dovete smettere di aizzare le associazioni dicendo falsità (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Ecco, questa è la realtà. Quindi non dobbiamo vergognarci noi, ma forse qualcuno di voi, perché certe associazioni vengono a dirci cose che voi gli riferite che sono false. È inutile che si sbraccia qualcuno, questa è la realtà (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE – Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Colleghi… Facciamo che questa ultima affermazione fuori microfono non l'ho sentita, collega.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Furfaro. Ne ha facoltà. Colleghe e colleghi, silenzio. Colleghi, se volete parlare chiedete la parola, altrimenti ascoltiamo in silenzio quello che il collega Furfaro ci deve dire, come abbiamo ascoltato gli altri. Prego, collega.

MARCO FURFARO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Già il fatto che un esponente della maggioranza venga a dire che le associazioni, i sindacati, tutti i collettivi che sono formati da genitori caregiver vengono aizzati dall'opposizione significa irrispetto verso coloro che, invece, ci stanno seguendo in streaming e giudicheranno benissimo l'operato della Ministra e l'operato dell'opposizione, primo punto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti del deputato Panizzut). Secondo punto…

PRESIDENTE. Colleghi, sediamoci…

MARCO FURFARO (PD-IDP). …è andata semplicemente così, collega Panizzut - glielo dico per suo tramite, Presidente (Il deputato Panizzut: “Me lo dica anche direttamente!”) - in Commissione affari sociali: che la Ministra ha risposto puntualmente dai fogliettini che le davano i Ministeri, magari dell'Economia e della Salute, senza nemmeno sapere le motivazioni che c'erano.

Ma, soprattutto, il punto è che non è stato accolto un emendamento che fosse uno: un emendamento che magari non prevedeva lo stanziamento di risorse, che chiedeva di valorizzare i caregiver, che chiedeva di ampliare la prevenzione, che prevedeva di ampliare i diritti, che magari erano a costo zero. Perché è una legge ideologica con la quale avete voluto parlare a piccoli pezzetti. E anche il suo intervento molto nervoso dimostra solo una cosa: fuori da questo Palazzo ci sono intere associazioni di caregiver che sono sul piede di guerra. E sono sul piede di guerra non perché Marco Furfaro, Giachetti, qualcuno del MoVimento 5 Stelle, di AVS o di Azione si è arrabbiato e sta lì a fomentarli, ma perché è una legge discriminatoria, fatta in fretta e furia, che soverchia il Parlamento e gli passa sopra, visto che avevamo tante proposte di legge. C'era uno schema nel quale c'erano due relatori: uno di minoranza, il sottoscritto, e l'altro per la maggioranza, Luciano Ciocchetti: in quei mesi e in quelle settimane, provavamo a costruire una proposta di legge parlamentare che ci vedesse tutte e tutti protagonisti.

Quello che avete voluto costruire è ben altro: era l'idea di venir qua, sventolare una bandierina che dà pochissime briciole a pochissimi caregiver, facendo arrabbiare tutte e tutti gli altri. E la cosa drammatica - e chiudo, Presidente - che si verificherà è esattamente questa: che ci saranno alcuni a cui arriverà perché sono in una condizione di povertà data dal bassissimo reddito, sotto i 3.000 euro, dal bassissimo ISEE, e riceveranno delle briciole e, magari, quelle briciole, vivaddio, gli serviranno pure. Ma milioni di persone verranno escluse, verranno discriminate e si costruirà il solito giochino che fate da sempre: quello di penalizzare e dividere le persone più fragili, scaricando il welfare, i tagli al welfare, tutto sulla povera gente, mettendo in campo un meccanismo insopportabile, quello di dividere l'ultimo dal penultimo. Ora, non so cosa darete in pasto ai penultimi che rimarranno fuori, se un'altra volta gli immigrati, l'uomo nero, che è sempre colpa di qualcun altro, della farina di insetti, della carne coltivata.

Ma se oggi, di fronte a questo provvedimento, non c'è consenso, se non di poche decine di persone, non è per gli strali, le contumelie o le arrabbiature dell'opposizione, ma perché avete lasciato fuori, irresponsabilmente, da questo dibattito milioni e milioni di persone (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà, per sei minuti e 25 secondi.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie. Mi sorprende questa esplosione d'ira da parte del collega Panizzut, perché effettivamente noi abbiamo sollevato problemi reali che dovrebbero essere stati assunti anche da questa maggioranza. Ma il fatto che siano stati respinti tutti questi ordini del giorno anche oggi, neanche presi in considerazione a dire il vero, dice della impossibilità di un dialogo da parte di questo Governo con l'opposizione.

Io ho segnato tutte le premesse, perché sono state respinte tutte le premesse o quasi, e voglio leggere una parte di una di queste, dove diciamo, anzi è proprio il collega Furfaro che lo dice: “L'insufficienza delle risorse finanziarie pubbliche trasferisce sulle famiglie una quota eccessiva dei costi dell'assistenza, costringendo molti caregiver a sostenere direttamente le spese per prestazioni private, trasporti, ausili e servizi che non trovano adeguata copertura nell'offerta pubblica”. È vero o non è vero? Ebbene, voi lo cancellate, volete espungerlo dal nostro confronto. Quindi, io dico che è stata scelta un'operazione di chiusura, di opposizione da parte della maggioranza verso una parte importante del Paese, non della minoranza.

Io invito, ancora una volta, a tenere in considerazione che il 29 settembre a Venezia, nel Veneto, è stata approvata, proprio in questa materia, sui caregiver, una proposta di legge regionale all'unanimità, all'unanimità. Quindi, imparate, come è successo anche in altre regioni, a lavorare con l'opposizione, con tutto il Parlamento per il bene del Paese e non per la vostra politica miope e veramente inadeguata ai bisogni del Paese stesso (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/37 Zaratti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/38 Ghirra, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare la collega Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Signora Ministra, io sono abbastanza esterrefatta dal parere secco del Governo su quest'ordine del giorno che non dovrebbe neanche essere presentato, nel senso che riguarda l'Home Care Premium, una misura strettamente connessa alla norma che stiamo andando ad approvare, che riguarda l'assistenza domiciliare, per le persone non autosufficienti e per le persone con disabilità, che gestisce l'INPS.

Non avrebbe senso presentare un ordine del giorno di questo genere, perché chiediamo semplicemente di fare delle cose che l'INPS e il Governo dovrebbero già fare e che voi da oltre un anno vi rifiutate, invece, di correggere e aggiustare. Quest'ordine del giorno, così come quelli precedentemente presentati, le interrogazioni che abbiamo svolto in Commissione lavoro e quelle ancora oggi senza risposta, riguarda il bando del 2025-2028, che sta creando enormi disagi sia alle famiglie, alle persone non autosufficienti, sia alle lavoratrici e ai lavoratori di questo importantissimo settore su cui continuate a non voler intervenire.

Non è una misura opzionale. L'Home Care Premium viene finanziato dai dipendenti pubblici attraverso contribuzioni obbligatorie e opzionalmente dai pensionati. Quindi, di fatto non c'è un problema economico, eppure l'INPS ritarda nel pagamento dei professionisti, ha modificato le tempistiche e ha costruito una piattaforma che non funziona e su cui noi chiediamo di intervenire perché vengano fatti dei correttivi perché sia le famiglie sia lavoratrici e lavoratori possano caricare correttamente i dati. Nonostante queste sollecitazioni, il Governo continua a dire di no, come se tutto andasse bene.

Signora Ministra, io la invito a rivedere questo parere, perché è davvero assurdo. Noi chiediamo semplicemente di superare i disservizi riscontrati e procedere all'immediato pagamento degli arretrati del progetto Home Care Premium. Vi chiediamo di intervenire presso l'INPS perché siano risolti tempestivamente e definitivamente i malfunzionamenti della piattaforma “Gestione Benefici HCP - Professionisti”. Non mi sembrano delle richieste folli. Perché non intervenite sull'INPS per restituire un servizio indispensabile alle nostre famiglie? Chiediamo di prorogare i termini amministrativi, perché chiaramente tutte le norme che sono state introdotte all'interno di questo bando stanno creando delle problematiche e dei disservizi, e soprattutto di monitorare quello che sta succedendo.

Il sottosegretario Durigon ci aveva garantito che era tutto a posto, ma tutto a posto non è perché continuano ad arrivare segnalazioni. Allora, perché continuate a dare parere contrario su un ordine del giorno che vi chiede semplicemente di fare quello che già dovreste fare? Ministra, io la invito a rivedere il parere, altrimenti chiaramente chiedo di mettere ai voti l'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà per quattro minuti.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Io utilizzerò meno del tempo che mi è rimasto. Voglio approfittare di lei, signora Presidente, per dire al collega Panizzut - che pure dovrebbe saperlo perché il suo partito è un partito che dal punto di vista della comunicazione ha avuto una certa rilevanza nel nostro Paese e aveva una struttura che funzionava molto bene - che la propaganda è fatta esattamente come lui dice.

Che senso ha fare delle cose senza mettere soldi? La propaganda è esattamente questa: fare dei titoli, fare delle cose, non metterci una lira e vendersi quel titolo ed è quello che stanno facendo da quattro anni praticamente su tutto. Quindi, non è che lo deve chiedere a me che senso ha. Un cittadino dovrebbe dire: che senso ha? Io gli spiego che senso ha: si chiama pro-pa-gan-da.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/38 Ghirra, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

Sospendiamo brevemente la seduta prima delle dichiarazioni di voto. La seduta riprenderà alle ore 10,50. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 10,45, è ripresa alle 10,53.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto comprensivo “Padre Giulio Castelli” di Carpino, Foggia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti (Applausi).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2789-A? e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, oggi affrontiamo un tema molto importante per le nostre famiglie, soprattutto per le famiglie che sono meno fortunate e che si trovano a dover accudire un familiare, una persona.

Noi oggi definiamo il caregiver come è stato introdotto durante il Governo Gentiloni nel 2018. Ricordo a chi oggi protesta perché ritiene che questo provvedimento sia poco consistente o si potesse fare di più - si può sempre fare di più, sempre si può fare di più -, ma se qualcuno ha introdotto la definizione senza aggiungere alcuna risorsa, se non 20 milioni all'epoca, senza poi fare nessun tipo di norma attuativa che consentisse di far arrivare almeno qualcosa a questi familiari, quel qualcuno è proprio la sinistra.

Quindi, a chi oggi accusa che questa norma non abbia risorse sufficienti dico: sì, per l'amor di Dio, ce ne volevano di più, si poteva fare di più. Ma chi ha introdotto semplicemente un nome, un appellativo inglese… in realtà, vorrei ricordare a tutti, che i caregiver esistono da tantissimi anni. Quanti non hanno avuto a casa una persona da accudire, un disabile da accudire, una persona in difficoltà da accudire? Oggi si chiamano in inglese, una volta si chiamava il familiare che accudiva un altro familiare in casa.

Ora, io dico: questa norma sicuramente poteva essere migliorata ma, ahimè, dobbiamo fare i conti anche con la situazione di finanza pubblica. Tutti sanno - chi abbia mai amministrato la cuccia di un cane sa - che tutti gli interventi destinati al sociale o alla sanità hanno, a volte anche per importi unitari irrisori, un impatto generale sulla finanza pubblica molto elevato.

Quindi anche piccoli scostamenti, all'interno di una norma che va a colpire il sociale, hanno poi, nel moltiplicatore, un impatto notevole. Diciamo che sono tanti 1.200 euro a trimestre per il caregiver? Potrebbero essere di più, ma sono più del nulla che c'era prima. Potevano essere previsti dei contributi previdenziali e assistenziali per chi si occupa delle persone? Sì, ma prima non c'era nulla. Quindi, diciamo che questa norma inquadra finalmente quella che è la figura del caregiver, ma non la inquadra solo come un nome messo su un pezzo di carta o una targhetta da mettere sul bavero della giacca, lo inquadra con dei requisiti specifici, con un inquadramento specifico sia per quanto riguarda la possibilità che vi siano anche più caregiver che assistono la stessa persona, anche se poi magari solo il primo viene riconosciuto in termini economici, ma poi viene inserita anche tutta una serie di diritti rispetto al luogo di lavoro, cioè se una persona deve lasciare il proprio luogo di lavoro per accudire i propri familiari può, con questa legge, finalmente avere un inquadramento all'interno dei contratti collettivi.

Viene introdotta anche quella possibilità di solidarietà che molto spesso noi ignoriamo nel nostro Paese - nel nostro Paese in realtà, poi, per quanto ne vogliamo vedere sempre i lati negativi, dobbiamo capire che esiste anche la solidarietà fra italiani - e viene introdotta la possibilità, ad esempio all'interno delle contrattazioni aziendali, di potersi scambiare e poter donare ferie, permessi eccetera tra lavoratori più fortunati e lavoratori meno fortunati della stessa azienda, con la possibilità di cedere ferie e permessi alla persona che ha un familiare da accudire a casa. Anche con questo, secondo me, anche se è inserito all'interno della normativa e pensiamo che non si realizzerà mai, in realtà a volte la solidarietà dei nostri concittadini va molto oltre le leggi, le norme e i finanziamenti che noi mettiamo, perché, ahimè, senza il volontariato e senza la solidarietà probabilmente il nostro Paese non andrebbe avanti e va avanti anche perché, oltre allo Stato, c'è un tessuto di cittadini e di persone, che magari non fanno tanto rumore - come l'albero che cade, ma è una grande foresta che cresce -, che mettono a disposizione il proprio tempo, la propria solidarietà e le proprie risorse per aiutare qualcun altro. Anche questo, con questa norma, trova un inquadramento normativo.

Diciamo che il provvedimento è stato anche modificato in sede di emendabilità all'interno della Commissione, tant'è che sono stati alzati i tetti ISEE e l'innalzamento dei tetti ISEE ha consentito a una maggiore platea di poter fruire dei benefici economici che spettano al caregiver, quindi si è cercato di allargare la platea. Come detto in premessa, è ovvio che con l'allocazione di risorse in ambito sociosanitario anche se si dà poco il moltiplicatore delle persone che ne hanno bisogno diventa un moltiplicatore importante e quindi poi, in termini di impatto sulla finanza pubblica e sul bilancio, ha un impatto importante. Quindi, è chiaro che se vogliamo che i conti dello Stato non si sconquassino dobbiamo comunque cercare di trovare un tetto, un limite, un break even point, un punto di equilibrio che ci consenta di aiutare le persone, che - ripeto - prima non avevano nessun tipo di sostegno, e riuscire a inquadrare anche questo intervento all'interno di un equilibrio di finanza pubblica che, ahimè, va rispettato. Quindi, io vedo in modo molto positivo questo primo e importante passo, che va verso il riconoscimento di queste figure sia in termini normativi, perché vi è un inquadramento dell'INPS della figura del caregiver, sia in termini economici. Come detto in premessa, si poteva fare di più? Sì, ma è già un primo passo importante il fatto che un caregiver possa ottenere un riconoscimento.

Ahimè, poi vi sono anche delle normative che riguardano il tipo di allocazione della spesa. Noi sappiamo che la spesa non può essere considerata in termini generali, ma la spesa - soprattutto nella contabilità europea - ha un inquadramento specifico. Quindi, il fatto che, ad esempio, persone che percepiscono un reddito di 3.000 euro non possano fruire poi del beneficio non è una cosa che ci inventiamo. Ovviamente, un conto è il sostegno che viene dato al caregiver e un conto è il sostegno sociale e, in termini di bilancio, vanno completamente distinti e scissi. Quindi, non era possibile inserire in questo provvedimento un qualcosa di diverso rispetto a quello che in realtà già c'è.

Questo dovrebbe essere, secondo me, un argomento che unisce, perché stiamo parlando di persone fragili, di persone che hanno bisogno, di persone che prima non avevano nulla e che oggi hanno qualcosa, di persone a cui, comunque, il sostegno e la vicinanza che lo Stato può dimostrare non potranno mai rendere onore di tutti i sacrifici che fanno per occuparsi soprattutto delle persone care. Infatti, senza volerne nei confronti di nessun tipo di professione o di nessun tipo di intervento, ovviamente un conto è occuparsi in ospedale di una persona che sta male, ma che non conosci, e un conto è occuparsi quotidianamente di una persona cara. Quindi, ritengo che questo primo passo sia un passo importante, sia un passo che finalmente dà dignità a queste persone e dà riconoscimento, da parte dello Stato, a queste persone. Ahimè, non condivido tutte le critiche che vengono soprattutto dai banchi di chi in realtà non ha fatto nulla, perché - ripeto - nel 2018, al di là di introdurre il nome inglese di caregiver, sono stati messi 20 milioni che poi non hanno avuto neanche seguito con i decreti attuativi. Siamo arrivati ad oggi perché finalmente venisse riconosciuto qualcosa.

Quindi, dico che siamo disposti sempre ad accettare lezioni da tutti, ma non possiamo accettare lezioni da chi non è riuscito a fare nulla fino ad oggi - e, ripeto, i caregiver esistono da sempre, perché persone che si occupano dei propri familiari in difficoltà ci sono da sempre - e ritengo che il pulpito della lezione non debba venire da quella parte.

PRESIDENTE. Concluda…

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Quindi, il nostro voto su questo provvedimento sarà un voto favorevole, a sostegno proprio di queste persone per quello che fanno e per quello che quotidianamente dimostrano, che è la pagina più bella e la parte migliore della nostra società (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Stando in Aula, ho ascoltato con attenzione l'intervento del collega Bof e anche la difficoltà con cui lo ha esplicitato, che è stata una difesa nei confronti della maggioranza mica da ridere. Quindi, si pensa che sia sufficiente parlare di solidarietà aziendale, ossia che i colleghi mettano a disposizione le ferie e i permessi per il collega che ha dei problemi in famiglia e che improvvisamente si ritrova un congiunto non autosufficiente? E parliamo ancora di volontariato. Certo, questa solidarietà c'è, però non dobbiamo confondere chi deve fare che cosa e mi verrebbe anche da chiedere quando il Governo mette in atto la solidarietà. E poi, in particolare, da chi è un amministratore locale, signora Presidente - e credo che il collega lo sia -, che succede sul suo territorio? Succede qualcosa di diverso da quello che succede nel mio territorio o nei territori italiani? Perché io penso che i parlamentari vivano una vita politica di fronte a quest'Aula, vivano i territori e si rendano anche conto delle difficoltà e dei drammi che vivono i nostri concittadini, perché quando improvvisamente ci si ritrova un congiunto che non è più autosufficiente, e c'è una famiglia con dei membri, dei componenti che lavorano, quello è il dramma che si vive.

Allora, siamo abituati a vedere sempre - e vogliamo anche, come Azione - il bicchiere mezzo pieno.

Certo, è stato fatto un passo, però, signora Presidente - e, per suo tramite, al Governo presente - possiamo essere onesti e leali nel dirci che è un piccolo passo di fronte a un mare di necessità? Io sono abituata a tratteggiare ciò che vedo - e lo faccio - e a raccontare quello che vedo. L'ho detto ieri in sede di discussione sugli emendamenti: questa volta le difficoltà delle famiglie accomunano sia chi vive nella grande città sia chi vive nelle piccole città.

Intanto c'è un momento di sgomento, perché non si sa che cosa fare e non si sa dove andare. Non c'è un vademecum scritto che aiuti le famiglie a capire a chi rivolgersi per avere i servizi. Io, che sono ancora un amministratore locale, un consigliere comunale, non metto assolutamente in croce gli amministratori; anche lì, però, c'è un problema importantissimo di risorse.

Quali sono le possibilità per i nostri concittadini? Di rivolgersi ai servizi sociali? I servizi sociali purtroppo sono notoriamente sotto organico. Si aspetta l'appuntamento; viene compiuta un'istruttoria e poi magari viene assegnata l'assistenza domiciliare a quel nucleo. L'assistenza domiciliare è decisamente sempre ridotta: si parla di una, due, tre ore settimanali o poco più a seconda di quanto i comuni possono investire su quel servizio, ossia trasferire le risorse comunali al servizio socioassistenziale. Certo, arrivano anche contributi diversi dalla regione per progetti speciali, ma questa è la realtà. Ovviamente, se si è malati terminali, si ha accesso all'ADI. C'è, quindi, qualche ora di infermiere in più. Ma tutto è sempre a carico della famiglia, purtroppo, e, in questo caso, dipende sempre dal territorio in cui si vive e da quante risorse abbiamo disponibili.

C'è poi il tema degli ospedali, delle case di cura, delle case di comunità e degli ospedali di comunità. Peggiore è l'assistenza prestata all'anziano malato cronico, congiunto o alla persona con disabilità, maggiori sono gli accessi impropri al pronto soccorso. Sappiamo tutti, comunque, quanto incidano oggi gli accessi impropri a un pronto soccorso, perché c'è un intasamento e quindi ci sono difficoltà enormi. Ci ritroviamo anziani in barella per ore e ore, perché magari non viene assegnato un codice rosso. C'è la burocrazia che deve essere gestita. Poi, pian piano, si arriva all'Unità di valutazione geriatrica, dove il congiunto viene valutato.

Lo dicevo ieri: se questi hanno la sfortuna di possedere una casa, il punteggio sociale, ahimè, viene abbassato e quindi sfuma ancora di più la possibilità di avere un'assistenza diversa o un ricovero in struttura. Quanto costa un ricovero in struttura alla famiglia? Sono minimo 3.500 euro, minimo. Certo, se poi c'è la possibilità di avere una convenzione, si dimezza la retta. Poi, però, c'è la scelta della famiglia, che è quella di mantenere il congiunto al proprio domicilio oppure di accedere a una struttura.

I 3.500 euro sono un costo che, comunque, è a carico del Governo, dello Stato, delle casse comunali, delle casse regionali. Verrebbe da pensare - o meglio, a noi, a me viene da pensare - che, se la famiglia decide di gestire il proprio congiunto a domicilio, crea un risparmio. Credo che questo sia tuttavia un paradigma che non può in alcun modo essere messo in discussione.

Oltre ai malati e agli anziani cronici, possiamo parlare dei disabili. Vediamo a ogni inizio di anno scolastico quanti ragazzi con disabilità accedono alle nostre scuole purtroppo senza sostegno. Tantissimi in questo periodo dell'anno non hanno ancora l'insegnante di sostegno, che sarebbe il sollievo che viene dato alla famiglia, ai caregiver che si occupano di questo ragazzo. Terminato il percorso scolastico, c'è la possibilità di frequentare un centro socio-terapico, ma per quante ore? In genere non c'è mai l'intera giornata, ci sono spezzoni, ci sono le ore. Perché racconto tutto questo? Perché secondo me, con un progetto più armonico, si riuscirebbe a dare risposte a tutte queste fasce, che potrebbero vivere più serenamente la vicinanza con i propri congiunti in difficoltà.

Ci possiamo dire tranquillamente, oggi, che la sanità non riesce a dare risposte, che la parte sociale non riesce a dare risposte, che i centri socio-terapici sono pochi e offrono poche disponibilità ai nostri giovani, che la scuola, in questo senso, non è latitante, però l'assegnazione tardiva degli insegnanti di sostegno crea alcuni problemi.

E quindi che cosa abbiamo? Abbiamo donne, madri, figlie, nipoti e congiunte che si annullano, che rinunciano al lavoro per seguire i propri congiunti. È un sacrificio enorme, che non ha prezzo e che non può essere ripagato in alcuna maniera, ma che soprattutto non può essere ripagato con cifre irrisorie e con una burocrazia non indifferente. Ecco, penso che ci debba essere una visione diversa su questi temi, una visione che si renda conto delle difficoltà e che cerchi di andare incontro alle famiglie con un sollievo reale, soprattutto se pensiamo a quello che ci dicono i dati Istat, riferiti al 2019: 7 milioni di persone prestano assistenza, almeno settimanale, a un familiare e molte persone affrontano un doppio carico.

Ora, e concludo, signora Presidente, se pensiamo che il nostro congiunto sia lucido e si renda conto delle difficoltà alle quali va incontro il nucleo familiare ha un'ulteriore sofferenza; la prima, che è legata alla propria disabilità, e la seconda, che è legata al sacrificio della famiglia.

È per questo che - signora Presidente, concludo davvero - non possiamo nasconderci dietro situazioni paravento, come la solidarietà aziendale o altri ammennicoli del genere, ma piuttosto occorre un chiaro riconoscimento di questa figura con una cifra adeguata.

Non sarà mai adeguata visto il grande significato e il grande lavoro, però penso che, a volte, tutto questo possa anche essere vissuto come un'offesa, perché non ci si rende conto del sacrificio (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, quando parliamo di caregiver familiare parliamo di persone che ogni giorno si prendono cura di un genitore anziano o di un figlio con una disabilità, di un coniuge malato. Parliamo di persone che spesso devono imparare a fare tutto: assistere, accompagnare, organizzare visite, affrontare le emergenze e che mentre si occupano degli altri finiscono troppo spesso per trascurare se stessi.

A volte rinunciano al lavoro, altre volte rinunciano al proprio orario, rinunciano a un po' di tempo libero, alle relazioni, alla possibilità di vivere una vita normale e lo fanno per amore, per responsabilità, perché non se la sentono di lasciare solo un proprio familiare.

Ma l'amore da solo non basta: serve tempo, servono risorse e soprattutto servono servizi. E serve uno Stato che riconosca queste persone e non le lasci sole. È da qui che dobbiamo partire. Noi crediamo che la famiglia sia un pilastro della nostra società, ma proprio perché crediamo nel suo valore pensiamo che non possa essere lasciata sola ad affrontare tutto il peso dell'assistenza.

La solidarietà familiare è una ricchezza, non può diventare una delega dello Stato alle famiglie. Chi si prende cura degli altri ha diritto, a sua volta, di essere sostenuto. Questo disegno di legge va nella direzione giusta perché riconosce finalmente il ruolo del caregiver e introduce strumenti di tutela che possono fare la differenza nella loro vita quotidiana.

Penso alle misure che aiutano a conciliare assistenza e lavoro, alla flessibilità degli orari, alla possibilità di ricorrere al lavoro agile, quando compatibile con la prestazione, e alla tutela per i genitori che assistono i figli con disabilità. Perché nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere fra il proprio lavoro ed una persona cara.

Poi, c'è un tema che a me sta particolarmente a cuore, quello delle donne. Ancora oggi, il peso dell'assistenza ricade soprattutto su di loro. Troppe donne sono costrette a ridurre il lavoro o a rinunciare a opportunità professionali per occuparsi di un familiare. Sostenere i caregiver significa anche evitare che la cura diventi una penalizzazione economica e sociale, soprattutto per le donne. Significa difendere la loro autonomia e il loro diritto a costruirsi un futuro.

Importante è anche il riconoscimento delle competenze maturate attraverso l'assistenza, così come il sostegno psicologico e la possibilità di essere sostituiti in caso di emergenza. Perché chi assiste per anni una persona fragile, può arrivare ad essere stanco, provato e isolato, e non possiamo pensare che abbia energie infinite. Anche chi si prende cura ha bisogno di fermarsi, di respirare, di sapere che qualcun altro può aiutarlo.

Presidente, il provvedimento prevede, dal 2027, anche un contributo economico per i caregiver familiari prevalenti che rispettino, naturalmente, specifici requisiti, tra cui un carico assistenziale di almeno 91 ore settimanali, un ISEE non superiore ai 25.000 euro e remunerazioni da lavoro non superiori ai 3.000 euro lordi annui. Il contributo sarà determinato trimestralmente, entro le risorse disponibili, fino a un massimo di 1.200 euro per trimestre. È un primo intervento, piccolo ma importante, è una boccata d'aria per molti. Abbiamo colmato i proclami, il nulla, con la concretezza. Sono fondamentali i servizi territoriali, come l'assistenza domiciliare e il sostegno alle famiglie, e risposte concrete nei momenti di maggiore difficoltà.

Certo, sarà nostro compito vigilare e verificare che le misure previste siano accessibili e raggiungano chi ne ha effettivamente bisogno.

Noi Moderati, Presidente, sostiene questo provvedimento perché riconosce un principio nel quale crediamo fermamente: la famiglia non deve essere lasciata sola e la cura non può essere considerata una questione esclusivamente privata. Sappiamo che c'è ancora molto da fare, ma oggi compiamo un passo nella direzione del riconoscimento e della tutela di persone che, per troppo tempo, hanno sostenuto un peso enorme, senza ricevere un'attenzione adeguata.

E vorrei concludere, Presidente, con una considerazione molto semplice: dietro ogni caregiver c'è una persona che spesso non chiede nulla per sé, perché è troppo impegnata ad occuparsi di qualcun altro. Il compito oggi, allora, delle istituzioni è fare in modo che quella persona non debba sentirsi sola. Per queste ragioni, con convinzione, Noi Moderati sostiene chi assiste: significa sostenere le famiglie e rafforzare la nostra comunità, e quindi annuncio il voto favorevole di Noi Moderati (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Abbiamo percorso una strada lunga per riconoscere la figura del caregiver, una strada irta di difficoltà, a tratti disperante, non solo a livello nazionale, ma anche a livello europeo. Il Parlamento europeo, vorrei ricordare a quest'Aula, con la risoluzione del 21 maggio 2026, ha introdotto il riconoscimento formale dei caregiver familiari, chiedendo l'istituzione di uno statuto europeo di chi presta assistenza.

In Europa si contano ben 53 milioni di caregiver informali e 6,2 milioni di professionali. Lo statuto dovrebbe definire gli standard minimi di tutela, formazione, protezione sociale e supporto psicosociale in tutti gli Stati membri. Nel 2027 è previsto il lancio ufficiale di un patto europeo per l'assistenza, European Care Deal, da parte della Commissione europea. A fronte di una montagna di ore di lavoro non retribuito, che soprattutto le donne garantiscono - oggi come nel passato, ma anche nel trapassato -, si rischia che perfino questa economia, chiamiamola domestica, non riesca a sostenere il peso dell'invecchiamento della popolazione e a continuare a farsi carico delle persone non autosufficienti e con disabilità.

Pensiamo al problema mai risolto del “Dopo di noi”. I sistemi di welfare sono in crisi, sono sottofinanziati; è un problema internazionale, non soltanto italiano, e da qui l'imprescindibile necessità del lavoro, dell'impegno, della professionalità delle e dei cosiddetti caregiver. Non illudiamoci: siamo ben lungi dal cambiamento radicale di prospettiva di un'economia veramente di cura, un'economia di una società dei bisogni e delle relazioni versus l'economia delle merci.

Sempre più forte, tuttavia, è la consapevolezza della rapidità con cui il nostro Paese invecchia - con 16 milioni di over sessantacinquenni, 7 milioni di over settantacinquenni e 4 milioni e più di non autosufficienti - e, quindi, della necessità di welfare capaci, efficaci e, possibilmente, innovativi. Il passaggio ineludibile è, quindi, fare davvero i conti con coloro che, effettivamente, sono una delle strutture portanti del nostro sistema di welfare - come abbiamo detto, spiegato e stra-spiegato in questi giorni -, il cui riconoscimento non basta e la cui valorizzazione potrebbe davvero avviare una nuova cultura del welfare di comunità e dell'economia della cura.

Quello del caregiver è un fenomeno strutturale, in costante aumento e destinato a crescere nel corso degli anni, soprattutto considerando le tendenze della nostra demografia e della denatalità, di cui, forse, non abbiamo parlato a sufficienza. Pur rappresentando un primo riconoscimento giuridico del ruolo sociale dei caregiver familiari, nonostante alcuni miglioramenti che sono stati apportati nel corso del confronto in Commissione, il disegno di legge rimane, tuttavia, un provvedimento che non affronta in modo adeguato, in modo sistematico, il fenomeno del caregiving né interviene in modo adeguato e organico a modificare gli squilibri esistenti e le responsabilità pubbliche della cura.

Nella sostanza, è un provvedimento che rischia di essere poco connesso al sistema dei servizi e basato - e questo è il dato veramente inaccettabile - su tutele fortemente selettive; inoltre, è residuale rispetto al sistema complessivo e, appunto, poco efficace. Cosa manca? Manca una cornice universalistica che definisca prestazioni realmente esigibili. Il disegno di legge non individua i livelli essenziali delle prestazioni sociali per i caregiver familiari, lasciando l'accesso a sollievo, supporto psicologico, formazione e altri servizi alla diversa capacità organizzativa e finanziaria delle regioni, quindi dando per scontato esattamente il contrario di quello che, invece, sarebbe necessario, cioè la disomogeneità sul territorio.

Pesantemente selettivo perché non riconosce chi presta cura attraverso legami amicali o di vicinato stabili. Ignora, cioè, quelle reti di prossimità che rappresentano una realtà certificata dall'Istat e - come cercavamo di spiegare anche nei nostri interventi ieri - in continuo aumento ed espansione, proprio perché, come sappiamo, le famiglie sono ormai filiformi: molte non hanno figli o figlie e nemmeno parenti nelle vicinanze della propria abitazione, vista la mobilità che ormai anche le realtà occupazionali producono.

Andiamo alle tutele: sono imprigionate letteralmente in soglie orarie rigide, nel vincolo della coabitazione - anche se uno abita in un appartamento sotto quello della persona da assistere -, e ciò continua a pesare sull'accesso a molte misure. Così gli interventi più importanti sul lavoro, sulla cura e sul benessere psicofisico restano riservati a una minoranza di caregiver conviventi con carichi superiori a 30 ore settimanali. Il risultato è evidente: lo statuto del caregiver non costituisce diritti comuni, ma è un filtro per l'accesso alle tutele, attraverso criteri rigidi e quasi punitivi. Invece di riconoscere la complessità della cura, il DDL premia solo i casi più estremi - premia, si fa per dire -, trasformando il riconoscimento in un percorso ad ostacoli.

Insomma, il cuore di questo DDL non è il rafforzamento dei servizi ma è, alla fine, un contributo economico individuale e anche molto, molto limitato, oserei dire quasi ridicolo. Una scelta che dice molto sull'impianto del provvedimento: invece di costituire e di costruire una vera rete di tutela, cosa si fa? Si scarica, ancora una volta sulla singola persona, un sostegno monetario limitato e compensativo. Quindi, il riconoscimento della funzione dei caregiver rischia di ridursi a cosa? A una misura povera per persone già impoverite, più vicina a un intervento residuale di sostegno al reddito che a una vera e propria politica pubblica di cura. Quindi noi, come gruppo di AVS, dichiariamo la nostra contrarietà al provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Ministra, credo che lei abbia sicuramente un merito in questa discussione: il fatto che quello del caregiver sia diventato un tema scritto su una legge che andrà in Gazzetta Ufficiale. È questa la parte positiva della situazione. Tutto il resto però non mi convince, nel senso che noi, oltre a certificare la figura del caregiver con una legge dello Stato, diamo a questa figura un ruolo che è assolutamente al di sotto delle aspettative delle famiglie, perché ci infiliamo in un luogo comune che io reputo molto nefasto. Sul tema della disabilità ce ne sono tanti di luoghi comuni e cercherò di illustrarli brevemente un po' tutti; però questo del caregiver, cioè che noi abbiamo la necessità di dare un sostegno economico, quasi come se fosse un sostegno al reddito delle famiglie, è uno di quelli che, secondo me, ha poi portato l'impostazione della legge ad essere sbagliata, perché il tema qui non è soltanto il sostegno economico. Io avrei preferito addirittura che le risorse che ci sono - poche secondo me, questo Fondo si poteva implementare e spero che lo si riuscirà a fare nel brevissimo periodo, già in questa legge di bilancio - fossero investite, in una prima fase, su un nucleo più limitato, facendo veramente il sostegno alla figura del caregiver, compresi l'aspetto previdenziale e occupazionale, che sta alla base di una figura di questo tipo, piuttosto che disperdere le poche risorse per un intervento soltanto di sostegno al reddito.

Tutti pensano che i genitori di persone con disabilità siano delle persone infelici, essendo quell'infelicità legata alla disabilità del proprio figlio, ma questa è una delle più grandi fesserie che diciamo e il primo luogo comune che ascoltiamo e che è nella testa di tante persone. L'infelicità da cosa è generata piuttosto? Dal senso di solitudine rispetto alla società. Non è legata, quindi, al rapporto con il proprio figlio o alla condizione del proprio figlio, che, anzi, ti spinge a esprimere ancora più amore proprio per quella condizione, che ti spinge anche a costruire una relazione nuova, originale, in cui la curiosità porta poi molto spesso allo scaturire, direi, addirittura di felicità aggiuntiva (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista). L'infelicità è legata, invece, alla condizione di solitudine delle famiglie.

Quello che noi dovremmo fare con questa legge, e che avremmo dovuto fare, è creare le condizioni affinché una persona possa riavere la sua libertà. Infatti, molto spesso il tema della solitudine delle famiglie di persone con disabilità è legato al fatto che la cura dei propri figli diventa talmente stringente, rispetto alla propria condizione di vita precedente alla nascita dei figli, che i genitori sono portati a decidere se smettere di vivere per assistere e curare i propri figli oppure, se lo Stato gliene dà la possibilità, di continuare a svolgere la propria vita mantenendo la cura dei propri figli. Quindi la famiglia, per poter avere la libertà della scelta, ha bisogno non di un sostegno minimale al reddito, ma di poter avere le condizioni per continuare la vita che svolgeva prima che il figlio nascesse e avesse quella necessità di cura che di fatto li ha costretti a cambiare radicalmente la vita.

Questa legge non c'entra questo risultato, perché il tema di come io posso decidere se curare mio figlio e dedicare la mia intera esistenza alla cura di mio figlio - il che non vuol dire non dover trovare il tempo per poter andare dal parrucchiere per la mamma, di non dover avere il tempo per un'ora di calcetto per il papà - vuol dire decidere di assistere il proprio figlio come condizione di vita - ci sono tanti genitori che lo vogliono fare - ma posso smettere di lavorare. Quindi non smetto di mangiare e curo mio figlio oppure curo mio figlio e continuo a mangiare; il tema è di come noi creiamo le condizioni affinché si possa mantenere questa scelta.

Oggi non è così e anche dopo l'approvazione di questa legge non sarà così, perché purtroppo, ripeto, le risorse sono poche, sono disperse e chi prima doveva smettere di lavorare per curare il proprio figlio dovrà continuare a smettere di lavorare per farlo. Ciò anche perché c'è tutto l'aspetto previdenziale, che è un'altra storia, cioè il fatto che curo, ma lo Stato non mi riconosce quell'azione che io svolgo, per cui mi ritroverò senza una pensione. Se poi ci dovessimo trovare in una condizione familiare, che purtroppo capita molto spesso, di genitori che divorziano, anche a seguito di quel cambiamento generato dalla disabilità dei figli che a volte destabilizza talmente tanto da favorire anche le separazioni, ciò comporta, per una famiglia disgregata, costi aggiuntivi che sostanzialmente determinano altri elementi di difficoltà. Di tutto questo non c'è nulla in quella legge, Ministra.

Ripeto, avrei preferito che si sperimentasse su un nucleo, sulle disabilità gravissime, sui genitori con redditi molto bassi, ma quei pochi che avremmo individuato sarebbero stati comunque centinaia di migliaia di persone che sarebbero diventate veramente dei caregiver. Poi, ogni anno, man mano che la legge si sviluppava e veniva potenziata con nuove risorse, avremmo ampliato i nuclei familiari a cui indirizzare queste risorse o le singole persone, le figure che dicevamo di individuare.

Invece, purtroppo, non sarà così e a me dispiace perché ho parlato del luogo comune sul caregiver, del luogo comune sull'infelicità, del luogo comune che, purtroppo, è stato riscoperto grazie… anzi, a causa di Vannacci, ossia che a scuola l'inclusione sostanzialmente sarebbe un aiuto sanitario alle persone con disabilità. Chi ha in testa che la persona con disabilità in classe vada aiutata non ha capito nulla del motivo per cui si è costruita una relazione (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista) con le persone con disabilità, che prima venivano segregate in classi o in scuole speciali: quando le metti in classe la crescita deriva dallo scambio, dalla relazione fra la persona che ha una disabilità e la persona che non ce l'ha. Chi aiuta chi? Io credo siano più le persone con disabilità ad aiutare gli altri nello scambio e nella relazione, per cui non c'è bisogno del sanitario che si infila in aula e che cura o aiuta qualcuno. L'inclusione scolastica non è una materia che si insegna a scuola, ma è una materia che si pratica nello scambio, da parte di ognuno di noi, nella società, perché migliori come uomo o come donna nella relazione; poi quando stai nella società quel miglioramento lo riversi anche nelle relazioni ordinarie. Questo bisognerebbe spiegare a Vannacci, quindi che il luogo comune dell'aiuto ai bambini e alle bambine a scuola è un luogo comune stupido.

Così come il luogo comune che il “dopo di noi” sia una struttura molto simile agli ospedali, dove andare a chiudere le persone quando i genitori saranno morti: anche questa è una grandissima fesseria. Se andate a leggere la legge “Dopo di noi” c'è scritto che il “dopo di noi” più efficace funziona “durante noi”, quando i genitori sono vivi, quando si va nei luoghi dove le ragazze e i ragazzi sono abituati a vivere per un'intera esistenza e quei luoghi saranno quelli dove vivranno ancora quando i genitori non ci saranno più. L'abbiamo scritto nella legge, Ministra, ma poi, purtroppo, ciò non è applicato quasi mai: soltanto alcuni modelli regionali funzionano così.

Così come la legge n. 328 del 2000 e il modello del Progetto di vita: in quanti comuni la cura parte dalla diagnosi e si chiude fino al “dopo di noi”? Sono pochissimi i comuni in cui ogni famiglia si può sentire accompagnata durante l'intera esistenza dei propri figli.

Ora, credo che quello del caregiver fosse un tassello decisivo per far funzionare il Progetto di vita previsto dalla legge n. 328 del 2000, che avremmo dovuto applicare già da tempo.

Ora, se le do il merito di aver trattato l'argomento e di aver fatto trovare la figura del caregiver in Gazzetta Ufficiale, le devo dare il demerito - ed è il motivo per cui voteremo contro - del fatto che questa legge è un'occasione mancata rispetto a quella che avrebbe potuto essere un'opportunità per le famiglie che hanno veramente difficoltà nella cura dei propri figli e nella propria esistenza (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Di Lauro. Ne ha facoltà.

CARMEN DI LAURO (M5S). Grazie, Presidente. Io inizierei ripercorrendo l'iter di questa legge, l'iter che ha visto protagonista la nostra Commissione, la Commissione affari sociali. Noi abbiamo iniziato le audizioni su questo tema - sono andata a riguardarmi la data questa mattina - nel febbraio del 2024. Quindi, da allora, sono trascorsi quasi tre anni: non poco. E io sono abbastanza sicura che, se oggi siamo qui per approvare questo provvedimento, è solo perché, a un certo punto, si è deciso di accentrare tutto a livello ministeriale e di scavalcare il Parlamento. Rispetto a questo accentramento - lo voglio segnalare anche con riferimento a quello che è stato detto prima in quest'Aula - alcune associazioni sono state coinvolte, tante altre non lo sono state. Noi sappiamo benissimo che questo è un mondo variegato, dove ci sono decine e decine di associazioni. Io vorrei segnalare che, in realtà, sono stata contattata - sono stata contattata, non sono stata io a contattare le associazioni - perché alcune volevano venire qui oggi a protestare; volevano conoscere la data del voto finale, data che non hanno potuto poi conoscere perché ci sono stati cambiamenti nel calendario last minute, come sappiamo.

Quindi, no, noi non abbiamo aizzato proprio nessuno; anzi, sono state le associazioni a cercare noi e a chiederci quando ci sarebbe stato questo voto finale, perché non sono assolutamente d'accordo su tanti punti di questo provvedimento.

Ne vogliamo esaminare alcuni: iniziamo. Iniziamo dalla classificazione del caregiver: come vengono classificati i caregiver? Questo è stato il primo elemento che mi ha fatto storcere il naso, devo dire, quando è arrivato questo disegno di legge. Si individuano tre fasce orarie: dalle 10 alle 30 ore settimanali, da 30 a 90, poi almeno 91. Stiamo cioè trattando, in questo caso, il lavoro di cura come se fosse il lavoro di un operaio, di un addetto, di un impiegato, in base alle ore. Questa è una classificazione che pretende di descrivere, attraverso un tempo misurabile, una responsabilità che misurabile non è.

Assistere un familiare significa essere disponibili anche quando non si sta materialmente compiendo il gesto di cura. Significa organizzare visite, terapie, tempi, imprevisti, pratiche: quel carico mentale ed emotivo che non scompare mai. Ecco, allora io penso: sarebbe stato forse più consono demandare una valutazione così delicata e importante alle équipe multidisciplinari del PAI? Secondo noi sì.

Andiamo avanti: abbiamo un pesante, un pesantissimo silenzio sulla previdenza. Se c'è una preoccupazione forte, incombente, che ho sempre raccolto, ogni volta che mi sono confrontata con le associazioni, è proprio quella relativa alla pensione. In questo disegno di legge non sono previsti contributi figurativi, accessi anticipati alla pensione, riscatti agevolati per gli anni impiegati nell'assistenza. Eppure, lo sappiamo cosa accade in queste famiglie, a queste persone: si riduce l'orario di lavoro, si rinuncia alla carriera, talvolta la si lascia anche completamente, soprattutto le donne. Si perde reddito nell'immediato e si compromette la pensione futura.

Quegli anni hanno un valore enorme per la collettività, ma rischiano di non averne alcuno nell'estratto contributivo. Lo Stato beneficia dell'assistenza familiare e dei risparmi che produce, mentre chi la garantisce ne sostiene le conseguenze economiche per tutta la vita. È un'ingiustizia che questo provvedimento lascia irrisolta.

Andiamo avanti: parliamo dei soldi, delle risorse economiche, dell'assegno che è stato presentato come una risposta ai caregiver. Ma in quanti potranno davvero riceverlo? Ricordiamo che, secondo l'Istat, stiamo parlando di una platea di quasi 7 milioni di persone o anche più, quindi davvero tanta, tanta, tanta gente. Occorre essere caregiver prevalenti, conviventi, dedicare all'assistenza almeno 91 ore settimanali. Chi ne dedica 80, 70 o 50 resta fuori. Bisogna inoltre non lavorare oppure percepire meno di 3.000 euro lordi annui da lavoro. Un part time che, ad esempio, produce 4.000 euro all'anno diventa motivo di esclusione. Si finisce, così, per penalizzare proprio chi cerca di mantenere un minimo di indipendenza economica, anche un minimo di vita personale.

L'importo massimo è di 1.200 euro a trimestre, 400 euro mensili. È previsto nella misura piena fino a 15.000 euro di ISEE, per poi diminuire progressivamente fino ai 25.000. Ma, attenzione, queste cifre non è che costituiscano una certezza, perché poi vengono rideterminate ogni tre mesi, in base alle risorse disponibili e alle richieste che arrivano. Quindi, se crescono le richieste, dato che la coperta è corta, di conseguenza si riduce anche la cifra che spetta a ciascuno.

Poi, come al solito, restano ferme le competenze regionali, senza introdurre un livello essenziale delle prestazioni sociali che ne assicuri l'uniformità. Ecco, il risultato sarà quello a cui siamo, in realtà, già tristemente abituati, ovvero servizi e bisogni che vengono soddisfatti solo in base al CAP di residenza. Così, dove esistono risorse e servizi, le famiglie possono trovare risposte; dove invece ci sono territori con bilanci in difficoltà, commissariati, sottoposti a piano di rientro sanitario, gli ostacoli aumentano. E questo sarà ancora più evidente in questa materia, perché, proprio di recente, alcune regioni hanno legiferato su questa materia e tante altre ancora lo stanno facendo.

Poi, in ultimo ma non per ultimo, la salute mentale: chi assiste - ed è dimostrato - ha maggiori probabilità di ammalarsi sia fisicamente che psicologicamente.

Ecco, io ne sono una testimone, perché mio padre è caregiver di mia madre da quarant'anni, e le sue ultime analisi sono peggiori di quelle di mia madre.

I servizi pubblici di salute mentale hanno raggiunto un limite strutturale di capacità. La SIEP - Società italiana di epidemiologia psichiatrica - ci dice che nei dipartimenti di salute mentale mancano circa 13.000 operatori. La legge sullo psicologo delle cure primarie è bloccata da anni in Commissione e ancora non vediamo una luce in fondo al tunnel. Quindi, io mi chiedo: ma chi e come potrà mai garantire la giusta e tempestiva assistenza ai caregiver (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Non lo sappiamo.

Noi avevamo presentato un'altra proposta, una proposta alternativa: il reddito di cura. Abbiamo proposto di riconoscerlo a tutti i caregiver registrati alla piattaforma con ISEE fino a 40.000 euro, quindi superando il tetto attuale. Il contributo che avevamo previsto era dai 600 ai 1.200 euro mensili - mensili, non trimestrali - e per un ISEE fino a 15.000 euro abbiamo proposto l'importo pieno, quindi 1.200 euro al mese; poi, una riduzione graduale e proporzionata fino ai 40.000 euro, ovviamente. Se la cura è condivisa tra più caregiver o tra entrambi i genitori, il contributo viene ripartito in relazione al carico assistenziale e all'ISEE, senza azzerarlo o penalizzare la condivisione. E questo reddito, nella nostra proposta, doveva essere esente da Irpef, non concorrere all'ISEE ed essere cumulabile con altri sostegni.

Ecco, quello che ora mi chiedo è: questo disegno di legge - perché quello che facciamo noi qui dentro ha anche un impatto, non solo reale e concreto nella vita delle persone, ma anche culturale - sta dando dignità effettivamente a queste persone? Secondo noi, no. Anche gli aspetti culturali subiranno un miglioramento? Io non credo.

Io voglio ricordare qui due episodi gravissimi, accaduti pochi mesi fa: quello di un insegnante siciliano, caregiver della moglie gravemente disabile, che si era sentito dire dalla sua dirigente scolastica che era una nullità solo perché usufruiva - come ne aveva diritto - dei suoi permessi. Questo docente si è visto annullare la sua cattedra ed è stato costretto a insegnare in tre istituti diversi, rendendo la sua vita letteralmente impossibile. Un altro episodio, sempre recente: una donna di quarant'anni di Forlì è stata licenziata dall'azienda in cui lavorava a tempo indeterminato perché era in congedo e, durante un controllo dell'azienda, era stato appurato che aveva trascorso qualche ora al mare. Ma essere un caregiver non vuol dire essere agli arresti domiciliari, non vuol dire rinunciare completamente alla propria vita (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E allora quello che mi chiedo è: con questo disegno di legge riusciremo ad avere un impatto culturale? Riusciremo a evitare che situazioni così orribili possano avere una fine? Perché non solo chi ha un carico del genere sulle proprie spalle, fisicamente e mentalmente - come abbiamo detto -, soffre già di suo, ma deve trovarsi anche a soffrire per il giudizio esterno di persone che non sanno. Perché il caregiver non è tenuto a raccontare a tutti la propria storia, eppure subisce il giudizio degli altri: di chi non sa e di chi sa, ma non può comprenderlo. Perché solo chi vive queste situazioni può realmente comprenderle sulla propria pelle.

Noi abbiamo tentato anche in Commissione - Ministra, lo sa, ci siamo confrontate varie volte - di migliorare questo testo in maniera sostanziale, ma la stragrande maggioranza delle nostre proposte - soprattutto quelle più importanti, che potevano incidere in una maniera più seria e profonda - sono state respinte. Quindi, purtroppo, a malincuore, noi oggi esprimeremo voto contrario su questo provvedimento, nonostante ci rendiamo conto che fosse una cosa molto attesa e importante, ma potevamo fare meglio e dovevamo farlo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bagnasco. Ne ha facoltà.

ROBERTO BAGNASCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente, signor Ministro, colleghi, Forza Italia voterà a favore, naturalmente, di questo disegno di legge, non per schieramento, ma perché il riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari rispondono a una responsabilità precisa delle nostre istituzioni: sostenere le persone che dedicano una parte essenziale della propria vita alla cura di un familiare con disabilità o non autosufficiente. Come ho ricordato nella discussione generale, dietro la parola “caregiver” ci sono genitori, coniugi, figli, ci sono giornate organizzate - direi vite organizzate - intorno ai bisogni di un'altra persona, impegni di lavoro difficili da conciliare con l'assistenza, visite mediche rinviate, notti nelle quali il riposo diventa una possibilità molto incerta. Sono esperienze che incidono profondamente sulla vita delle famiglie e che meritano risposte concrete.

Per Forza Italia questo è un tema prioritario, coerente con la centralità della persona e della famiglia, che ispira la nostra visione culturale, liberale e cristiana. La libertà deve poter essere esercitata anche nelle condizioni più difficili, quelle di fragilità; riguarda la persona assistita, che deve essere sostenuta nelle proprie scelte, ma riguarda anche chi se ne prende cura, che deve poter conservare un lavoro, tutelare la propria salute, progettare il futuro e, devo dire, molto spesso, purtroppo, anche la propria dignità. Riconoscere il valore della solidarietà familiare comporta un dovere pubblico verso le famiglie: l'affetto e la disponibilità di chi assiste hanno bisogno di una rete di servizi capaci di accompagnarli nel tempo. È questa convinzione a guidare il nostro voto favorevole.

Il nostro ordinamento già contiene una definizione di caregiver familiare: il provvedimento costruisce un quadro più articolato, di riconoscimento e tutela, e rafforza il collegamento tra chi presta assistenza e i percorsi di cura della persona assistita. È un percorso al quale Forza Italia ha contribuito con proprie iniziative parlamentari: molte, debbo dire. Ricordo, tra le altre, la proposta di legge della collega Chiara Tenerini, abbinata al disegno di legge in esame, e il suo impegno per superare la frammentazione delle tutele e per permettere alle famiglie di contare su un sostegno riconoscibile.

Nei tanti interventi che ho ascoltato con grande interesse e attenzione, devo dire che da parte della minoranza c'è stato un atteggiamento, nei confronti di questa legge, che mi ha molto deluso. In genere sono le frasi che dice l'opposizione, ma stavolta io penso di poterlo dire a pieno titolo: nessun riconoscimento per quello che è stato fatto, se non, in qualche caso - pochi, devo dire -, un riconoscimento soltanto al fatto che ci si è occupati, in qualche modo, dei caregiver familiari. Io credo che sia veramente ingeneroso nei confronti non di un Ministro, ma di un Governo, di un Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE – Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)… Tra l'altro, è l'occasione per manifestare al signor Ministro la mia, la nostra - di Forza Italia - più totale vicinanza per quello che ha fatto, per l'attenzione con cui lo ha fatto. Io ho avuto modo anche di conoscerla nelle precedenti legislature e so come lavora, l'impegno con cui lavora, le conoscenze che applica nel proprio lavoro e, soprattutto, la serietà con la quale risponde sempre - sempre - a chiunque, in qualche modo, si rivolga a lei, ponendo dei problemi che non siano strumentali, ma che siano sicuramente così importanti da richiedere una risposta seria e significativa. Quindi, grazie signor Ministro, lo dico con grande convinzione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE): quello che lei ha fatto su questo tema dimostra anche - e finisco, non mi piace, non sono abituato a fare le sviolinate, anche perché non hanno alcun senso - che lei conosce bene questi problemi, si vede, lo ha dimostrato anche in questa occasione, e di questo non possiamo che esserne particolarmente fieri. È una delle tante ragioni del nostro voto favorevole.

Certo, è chiaro che partiamo sempre da un presupposto: che si potrebbe e si dovrebbe fare di più; questo sempre, in qualsiasi caso, soprattutto su temi così delicati e così importanti. È chiaro che le necessità sono sempre molte di più delle risposte che qualsiasi Governo, con il massimo dell'impegno e delle capacità, può dare. In questo provvedimento noi abbiamo parlato di flessibilità del lavoro, abbiamo cercato, in qualche modo, di evitare che la cura diventasse una penalizzazione di coloro che si dedicano a queste cure; abbiamo parlato di riconoscimento delle competenze, che è molto importante, e, dal 2027, anche di un contributo economico.

Mi è spiaciuto anche - devo dire - l'atteggiamento con il quale è stato, in qualche modo, recepito questo contributo economico, quasi fosse un qualcosa del quale dobbiamo vergognarci. Sì, dobbiamo fare di più, dovremmo fare di più, ci mancherebbe altro: questo è un nostro preciso dovere e credo che il Governo sia intenzionato a lavorare in questo senso. Non ho il minimo dubbio, ma credo che sia un fatto importante. Forse 1.200 euro per qualcheduno rappresentano un qualcosa di evidentemente non essenziale, ma per i molti, per i più purtroppo, sono un aiuto importante del quale non dobbiamo sicuramente vergognarci (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Una delle ragioni, quindi, del nostro voto favorevole è il rispetto dell'autodeterminazione della persona assistita nell'individuazione del caregiver. La relazione di cura deve salvaguardare la volontà di chi riceve assistenza e valorizzare il ruolo del familiare all'interno di un percorso condiviso con i servizi. Il coinvolgimento del caregiver nelle valutazioni, nel progetto di vita e nel piano di assistenza individualizzato risponde a questa esigenza e questa non è cosa da poco, signor Ministro. Chi accompagna quotidianamente una persona conosce i suoi bisogni. In qualche intervento dei colleghi è stata richiesta la conoscenza dei problemi e credo che questo provvedimento, in qualche modo e per quanto possibile evidentemente, risponda a queste esigenze. Chi accompagna quotidianamente una persona conosce, quindi, i suoi bisogni e le difficoltà che incontra: questa conoscenza deve poter contribuire alla qualità delle scelte assistenziali.

Da farmacista considero essenziale la continuità della cura. Le famiglie hanno bisogno di interlocutori riconoscibili, di indicazioni comprensibili, di un raccordo effettivo tra servizi sanitari e sociali. Il riconoscimento del caregiver acquista valore quando rende questo rapporto più semplice e consente alla famiglia di sentirsi accompagnata. Tra gli interventi ho ascoltato quello dell'onorevole Ruffino, che conosce molto bene le problematiche del sociale - si sente da come parla, da come interloquisce - perché ha fatto per lungo tempo il sindaco. Ha parlato di tanti problemi sicuramente importanti, significativi e determinanti dei quali dobbiamo occuparci, e credo che il Ministro lo faccia tutti i giorni, ma dei caregiver evidentemente ha parlato poco. Invece, questo è l'oggetto del nostro provvedimento e su questo tema dobbiamo discutere e valutare il nostro voto positivo o negativo.

Inoltre, sosteniamo le misure di conciliazione tra assistenza e lavoro e questo è un fatto di straordinaria importanza: la possibilità di chiedere modifiche dell'orario e delle modalità della prestazione, la priorità nella trasformazione del rapporto a tempo parziale e il diritto al ritorno al tempo pieno. Queste sono cose importanti, signor Ministro. Le diciamo ancora una volta: la possibilità di chiedere modifiche dell'orario - sembrano cose piccole - e delle modalità della prestazione, la priorità nelle trasformazioni del rapporto a tempo parziale e il diritto al ritorno al tempo pieno. Sono strumenti che affrontano una difficoltà concreta e aiutano a preservare l'occupazione e l'autonomia economica di chi presta la cura.

Taglio una gran parte dell'intervento perché vengo richiamato dal nostro Presidente a comportarmi in maniera corretta. Dico solo che, anche se a qualcheduno è sembrata un'elemosina o poco più, comunque di poco interesse, l'innalzamento da 15.000 a 25.000 euro della soglia ISEE prevista per il contributo destinato ai caregiver familiari prevalenti è un ampliamento significativo e di questo Forza Italia se ne assume - in parte, evidentemente - il merito. Nient'altro se non ringraziare ancora una volta il signor Ministro e invitarla a lavorare così, come ha lavorato fino ad oggi, nel prossimo futuro, perché potrà dare dei risultati importanti per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Panizzut. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO PANIZZUT (LEGA). Grazie, Presidente. Ministro e colleghi, nella vita si possono non fare dei provvedimenti, come hanno fatto tutti i Governi precedenti, e si possono dire falsità, del tipo che non ci sono stanziamenti. Qualcuno ieri diceva addirittura che questa è una legge delega - non so se capite come funziona il Parlamento -, qualcuno diceva che non ci sono relazioni sulla legge e invece la relazione verrà fatta annualmente all'Osservatorio, che si intende della materia. È inutile venire in Parlamento, visto che qualche parlamentare non ha letto nemmeno il disegno di legge (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Si diceva che ci sarebbe stata la riduzione del Fondo unico per le persone con disabilità, non è assolutamente vero. I fondi vengono presi dai fondi per i caregiver, da un altro Fondo del MEF e dal Fondo per i caregiver del Ministero del Lavoro. Quindi, si possono prendere decisioni coraggiose anche in momenti poco fiorenti del Paese, come hanno fatto finalmente questo Governo e questo Ministro e come farà, auspico, questo Parlamento. Sono decisioni che sicuramente rischiano di non accontentare tutti, ma vanno bene a chi ha capito e ha capito che, nonostante tutte le difficoltà economiche dovute ad agenti esterni e interni al Paese, questo vuole essere il punto fisso da cui non si torna indietro. Una norma messa lì per essere un caposaldo, che dà risposte alle urgenze e deve essere sicuramente incrementata quando le condizioni lo consentiranno e, ovviamente, ci auguriamo al più presto.

Oppure possiamo decidere anche di non far nulla e rimandare, magari quando ci saranno al Governo quelli bravi, che ogni volta dicono a noi come dobbiamo fare, mentre loro non hanno mai fatto nulla in merito (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Visto che qualcuno diceva che non ci sono i soldi, magari ridate indietro i soldi del superbonus e vedrete che di miliardi ne possiamo dare a tutti i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier - Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

So bene, per esperienza diretta - e quindi magari non venite a insegnare a noi cos'è un caregiver -, che non c'è prezzo per chi dedica la sua vita, la propria attività, per accudire un parente, tenendo ben presente anche il fattore psicologico su cosa vuol dire avere un proprio caro che ha bisogno di assistenza 24 ore al giorno. Chi decide, poi, se una cosa è giusta o sbagliata? Il famoso buonsenso di cui tutti parlano? Allora, il buonsenso direbbe: non lasciamo passare la legislatura senza fare qualcosa di concreto. Ricordo che, nel caso, ci sarà da ricominciare tutto l'iter da capo. Mettiamo questa prima pietra. Anzi, visto che poi le opposizioni sono talmente convinte che al prossimo giro andranno al Governo loro - glielo auguro -, avete già la base per il vostro primo atto, sarà da migliorare.

Va messo agli atti che finalmente, dopo anni e anni e più di 30 proposte di legge - di cui, se permettete, la Lega è stata sempre la prima firmataria in tre legislature -, siamo arrivati a una definizione di una cornice nazionale, assicurando riconoscimento alla tutela di persone che amano e si prendono cura dei propri cari. Nel 2018, è vero, nella legge di bilancio venne introdotta la definizione di caregiver, però non ha avuto seguito nessuna normativa per la tutela e il sostegno reale. Nel 2023 il Ministero per le Disabilità e il Ministero del Lavoro hanno promosso un tavolo tecnico composto da più di 50 realtà - quindi altro che dire che nessuno è stato preso in considerazione - e ci si è concentrati su tre ambiti: definizione del caregiver familiare, procedura di riconoscimento e sistema di sostegni e tutele.

Una dotazione, per il 2027 e per gli anni successivi, di 260 milioni, nella speranza mia personale - e lo ribadisco anche al Ministro - che lo stanziamento venga poi ampliato in futuro, sia come platea sia come contributo individuale. Si tratta dello stanziamento più alto in confronto alle altre proposte di legge. Un elemento qualificante del disegno di legge è la costituzione del sistema di tutele differenziate, individuando quattro profili di caregiver familiare divisi in base, giustamente, all'impegno assistenziale e alla convivenza.

Riconosciamo il ruolo fondamentale dell'attività di assistenza e cura e il valore economico della stessa, supportando e valorizzando il caregiver con adeguati sostegni per garantirgli la migliore qualità di vita, prevenendo l'isolamento e la discriminazione. Il caregiver quale parte attiva tra le reti e il coinvolgimento nelle valutazioni e pianificazione degli interventi nel rispetto - non dimentichiamoci - della volontà della persona assistita.

Il caregiver è definito, quindi, come la persona di maggiore età che assiste e si prende cura del figlio, di un altro parente entro il secondo grado, del coniuge, dell'altra parte dell'unione civile o del convivente, o di un altro parente entro il terzo grado. Il caregiver familiare partecipa all'unità di valutazione multidimensionale della persona con disabilità, all'elaborazione del PAI e del relativo budget di cura. Nel Progetto di vita e nel PAI è individuato il carico assistenziale del caregiver familiare. I servizi sociali forniscono al caregiver familiare le informazioni necessarie sui bisogni assistenziali e sulle cure necessarie alla persona.

Abbiamo messo anche, appunto, dei sostegni al caregiver - e ne vado a leggere qualcuno - che può accedere gratuitamente a corsi di formazione specifica, beneficiare delle misure di sostegno psicologico, richiedere visite specialistiche a domicilio, televisite e teleconsulti, accedere a interventi sanitari e sociosanitari in via preferenziale al fine di ridurre i tempi d'attesa. Qualora il caregiver familiare convivente sia tutore o l'amministratore di sostegno della persona assistita, il giudice tutelare può disporre che la rendicontazione delle spese sia presentata in forma semplificata. A decorrere dall'anno prossimo è attribuito, a favore del caregiver, un contributo mensile erogato con cadenza trimestrale, che non concorre alla formazione del reddito, né al calcolo della componente reddituale ISEE, cumulabile con altre forme di sostegno. Quindi, ribadisco che questo è il punto fisso da cui non si torna indietro e auspichiamo tutti che - chiunque poi debba governare, mi auguro il centrodestra - i fondi siano aumentati per arrivare a un importo più significativo e a una platea più ampia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Furfaro. Ne ha facoltà.

MARCO FURFARO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministra, colleghe e colleghi, voglio cominciare da una donna, Silvana Ruggiero. Silvana è madre di tre figli, due dei quali affetti da una gravissima malattia genetica. Purtroppo uno di loro è morto tre anni fa, l'altro, che continua a vivere con una patologia, è assistito da lei e per quella patologia non esiste una cura risolutiva. Davanti all'inviata speciale delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, la dottoressa Hagrass, ha raccontato che da più di vent'anni dorme tre ore a notte. E poi ha aggiunto una cosa: per essere lì quel giorno, ho dovuto pagarmi di tasca mia un'infermiera. Pensateci, per venire a chiedere aiuto alle istituzioni, ha dovuto prima pagare qualcuno che prendesse il suo posto.

Io credo - noi crediamo - che questa sia la fotografia più onesta della legge che votiamo oggi. Perché un aiuto, per quanto misero, questa legge certo lo prevede, solo che prima di dartelo ti chiede di mostrare che hai già pagato tutto il resto: il lavoro, il tempo, il sonno, a volte anche la salute. Vediamolo questo esame a cui devono essere sottoposti. Il primo requisito è vivere sotto lo stesso tetto della persona che assisti e rappresenta la prima vera discriminazione tra caregiver. Prendiamo due sorelle che si prendono cura della madre non autosufficiente, una vive nell'appartamento della madre, l'altra in quello di fronte, si dividono le visite, la spesa, le medicine, le incombenze quotidiane. Se una si ammala ovviamente interviene l'altra e viceversa, entrambe ci sono, stessa fatica fisica e mentale. Ma sapete cosa fa la differenza per questa legge? Non il tempo, non il carico, non la fatica. La differenza la fa la porta di casa: la sorella convivente può accedere al contributo, se rispetta anche altri requisiti, quella che vive di fronte è esclusa comunque, anche se presta altrettante ore di assistenza. Stessa madre e stessa fatica, ma basta attraversare un pianerottolo per perdere la possibilità di ricevere quel sostegno.

Ministra, ma che cosa cambia nell'assistenza effettivamente prestata se la sera quella figlia torna a dormire nell'appartamento di fronte? Perché quella presenza dovrebbe valere meno di quella dell'altra sorella (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Inoltre, la cura condivisa dovrebbe essere incoraggiata, perché quando la responsabilità viene distribuita anche la persona assistita può contare su una rete più solida e chi assiste ha anche maggiori possibilità di conservare un lavoro, il tempo libero, una relazione, un equilibrio personale e la salute mentale.

Al contrario, subordinare proprio questo riconoscimento al vivere sotto lo stesso tetto, rischia di fare ben altro, cioè di penalizzare proprio le famiglie che cercano di organizzarsi per non lasciare tutto sulle spalle di una sola persona. Quella persona, quasi sempre, è donna. Tra l'altro, spesso vivere in case diverse non è nemmeno una scelta, ma dipende dagli spazi disponibili, dalle condizioni economiche, dalla necessità di stare vicino al lavoro o ai propri figli.

Il secondo requisito, forse è pure peggio, sono 91 ore di assistenza a settimana. Novantuno ore colleghi, sono 13 ore al giorno, dalle 7 di mattina alle 8 di sera. Tutti i giorni, sabato e domenica compresi, Natale compreso, Ferragosto compreso. E se ne fai 90 sei fuori. Basta un'ora in meno e per lo Stato smetti di esistere. Questa legge la cura la misura con il cronometro. E questo cronometro lo mettete anche nella vita degli studenti caregiver. Pensate a un ragazzo, prepara un esame e intanto si prende cura di sua madre. Studia negli intervalli, organizza l'assistenza attorno alle lezioni, rinuncia alla biblioteca perché a casa c'è bisogno. La legge consente alle università di prevedere un esonero dalle tasse per gli studenti caregiver, ma per accedere a quella misura chiede almeno 30 ore settimanali di assistenza. E se ne fai 29? Beh, se ne fai 29 sei fuori. Un'ora in meno di assistenza non ti restituisce una lezione persa, un tirocinio saltato, un esame che non sei riuscito a preparare. Ministra, ma perché proprio 30? Quale valutazione dei bisogni giustifica quel confine. Dovremmo guardare a quanto la cura incide sulla possibilità di studiare, frequentare e costruirsi un futuro, perché un ragazzo che si prende cura di un familiare non dovrebbe essere costretto a scegliere di chi sacrificare il futuro, il proprio o quello della persona che ama. Pensi, con questa legge facciamo persino un altro torto, quello di sancire la disuguaglianza delle opportunità. Un ragazzo o una ragazza di questo Paese, che magari si occupa di suo nonno, non ha la possibilità di studiare proprio perché fa un'attività di assistenza in sostituzione dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Il terzo requisito è non lavorare, oppure lavorare guadagnando al massimo 3.000 euro lordi l'anno, 250 euro al mese. Basta un lavoretto il sabato mattina e lo Stato ti dice: guardi, signora, mi spiace ma lei è troppo ricca. Troppo ricca! E lo dico al femminile, perché sappiamo tutti chi è, quasi sempre, che in queste famiglie lascia il lavoro per occuparsi della cura. Rispettare il limite, quindi, non basta: se guadagni più di 3.000 euro lordi, sei fuori. È un vincolo che restringe drasticamente la platea e, tra l'altro, penalizza proprio chi prova a conservare un pezzo della propria indipendenza economica.

Se passi l'esame, se hai rinunciato a tutto quello a cui c'era da rinunciare, quindi, arriva il premio della legge: fino a 400 euro al mese, erogati ogni tre mesi, tra l'altro. Ministra, ho fatto un conto e glielo lascio qua: lo vede, lo sa cos'è questa, no? È una moneta da un euro (Il deputato Furfaro mostra una moneta), perché 400 euro al mese per 13 ore al giorno fanno poco più di questa moneta, poco più di un euro l'ora. Questo vale, per voi, un'ora di assistenza: un euro, meno di un caffè al bancone. So già cosa diranno alcuni: l'amore non ha prezzo, chi assiste un figlio o una madre non lo fa per soldi. Peccato che un prezzo voi glielo abbiate messo lo stesso e l'avete fissato a un euro l'ora.

E, come se non bastasse, ci sono pure quelle due paroline: “fino a”. Che significa? Significa che l'importo vero lo fissa un decreto ogni tre mesi, perché si prendono i soldi stanziati e si dividono per quelli che hanno diritto. Quindi, se la platea cresce, diminuisce il contributo; più famiglie bussano, più la fetta si assottiglia. Ma c'è di più: nella stima iniziale del Governo, il contributo avrebbe raggiunto poco più di 60.000 persone, in un Paese dove si stimano, al ribasso, 7 milioni di caregiver, l'Istat 12 milioni. Quindi, stando al ribasso, andrete a coprire meno di una persona su 100.

Ministra, che non basti lo sa benissimo anche lei. Il giorno in cui il Consiglio dei ministri ha approvato questo testo, lei ha detto che non poteva dirsi felicissima; ha detto che il limite ISEE era basso e che sperava che il Parlamento lo alzasse. Lo ha detto lei, non io. Quel limite, di poco, è stato alzato, ma il tetto dei 3.000 euro lordi l'anno da lavoro è rimasto lì. Si può discutere di quanto allargare una porta, ma se, subito dopo, ne mettete un'altra che lascia fuori chi guadagna più di 250 euro lordi al mese, è chiaro che la platea resta minima, limitatissima.

Avete costruito una misura selettiva che non è per i caregiver, è contro la povertà, più che un riconoscimento del carico di assistenza. Una legge sui caregiver deve proprio impedire che assistere renda poveri, oltre ad aiutare chi è già in difficoltà. Poi, lei, l'ha chiamata una “rivoluzione culturale”, così lei ha chiamato questa legge. Ecco, le associazioni che sono venute in Commissione a raccontarci la vita vera hanno, invece, detto che questo testo burocratizza la fatica. Io, parole più precise non sono riuscito a trovarle e non saprei trovarle.

E, vede, quando tante associazioni di caregiver, sindacati e realtà del Terzo settore contestano l'impostazione di questa legge, dovreste fermarvi, perché quelle persone non sono venute in Parlamento per fare opposizione al Governo come ho stupidamente, qua, sentito stamattina nel dibattito, sono venute perché non ce la fanno più (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Vi, e ci, hanno portato le notti senza sonno, gli stipendi perduti, la paura di ammalarsi e di non avere nessuno a cui lasciare un figlio. Chiedevano una risposta; hanno ricevuto, da voi, una chiusura.

Avete avuto l'occasione di costruire una legge condivisa, partendo dalla vita di chi assiste. Ne state facendo una legge di parte, piena di condizioni, povera di diritti e che introduce, persino, nuove disparità proprio tra le persone che dovrebbe proteggere, facendo sì che alcune, poche, siano incluse nel sistema e tante altre, milioni, ne restino fuori. A voi quella legge serve a poter dire fuori che l'avete fatta, a quelle famiglie serve sapere che cosa potranno fare domani, perché fino a oggi, purtroppo, è stato impossibile dormire, curarsi, lavorare. E finché queste possibilità restano fuori dalla porta, la vostra rivoluzione sono chiacchiere di carta.

Ci sarebbe, poi, una domanda, cara Ministra, a cui questo testo non risponde: che succede dopo? Il giorno in cui finisce l'attività di caregiver, che ha assistito magari quella persona per tanti anni, che succede, cara Ministra? Perché non c'è scritto nulla sulla legge, è come se il Governo a quel caregiver dicesse: ti abbiamo chiesto di esserci per tutti, di sostituirti allo Stato e, quando avrai bisogno tu, lo Stato si sarà già dimenticato di te. E i servizi, il sollievo, le sostituzioni e il sostegno? Ci sono sulla carta, ma niente di previsto, perché ci sono delle paroline che oramai conosciamo a memoria: “nei limiti delle risorse disponibili”, che significa, ovviamente, il fatto che quelle risorse non ci sono e che il conto passa alle famiglie. Ma se domani mi ammalo io, chi viene? Questa è la domanda che si fanno.

Lo sa meglio di tutti noi un amico e collega - e chiudo, cara Presidente - che siede nell'altro ramo del Parlamento e che questa legge la vedrà arrivare tra poco, Franco Mirabelli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Franco conosce questa battaglia dal lato che quasi nessuno di noi conosce: quello di chi ha bisogno di qualcuno accanto a ogni ora del giorno. Ha raccontato in televisione chi gli garantisce assistenza e ha aggiunto che in troppi territori i servizi non esistono. Ecco cosa c'è in gioco: la libertà di cura e quella di chi viene curato stanno insieme oppure cadono, purtroppo, insieme. Grazie, Franco. Però, noi abbiamo bisogno… grazie a Franco, grazie alle associazioni che sono fuori…

PRESIDENTE. Concluda.

MARCO FURFARO (PD-IDP). …e che ci fanno una ben altra proposta e chiedono a questo Governo ben altro, dentro una filosofia che abbiamo provato a portare in Commissione, assieme a tutte le opposizioni - che ringrazio -, alla mia collega Malavasi e a tutti coloro che vi hanno chiesto di fare un'altra cosa: di aiutare prima. Prima che arrivi la notte, prima che arrivino le disgrazie, prima che arrivino le emergenze. Serviva una legge che aiutasse milioni di persone prima, invece avete voluto discriminarli, dividerli e metterli gli uni contro gli altri. Per questo, voteremo contro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Saluto il Presidente della Camera dei rappresentanti della Repubblica di Malta, Carmelo Abela, e la sua delegazione, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Benvenuti.

Ha chiesto di parlare il deputato Ciocchetti. Ne ha facoltà.

LUCIANO CIOCCHETTI (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, io credo che questo sia un provvedimento importante, al di là dei racconti fatti da alcuni esponenti dell'opposizione. È una legge che si attende da oltre dieci anni e, in questi dieci anni, avete governato il Paese con varie formule politiche e governative. Eppure, il topolino ha partorito soltanto un comma all'interno di una legge di bilancio, nel 2018, con l'articolo 1, comma 255, con uno stanziamento di 20 milioni di euro che non è mai diventato operativo; durante il Governo Conte - è stato ricordato precedentemente, nel dibattito sugli ordini del giorno - fu finanziato un fondo per 80 milioni. Ricordatevi bene queste cifre perché, dato che adesso parlate di miliardi, dovete ricordarvi che voi avete stanziato 20 milioni, il Governo Conte 80 milioni, che non sono mai stati utilizzati per dare una risposta alle persone che fanno cura e assistenza e si prendono cura dei propri cari (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Non è mai stata fatta una legge che riconoscesse davvero, al di là del comma 255, il ruolo straordinario dei caregiver familiari. Certo, siamo partiti dai caregiver familiari. Mi pare anche che, se andiamo a leggere le oltre 35 proposte di legge che sono state presentate dal 2015 ad oggi dai vari gruppi parlamentari, ne troviamo delle belle, perché troviamo, all'interno, proposte di legge presentate da esponenti del Partito Democratico che si contrappongono: chi parla di caregiver familiare e chi parla di caregiver in senso più ampio, senza far riferimento ai caregiver familiari. Quindi, vi dovreste anche mettere un po' d'accordo su che cosa davvero bisogna fare.

Noi, alle condizioni date, con il lavoro del Ministro Locatelli e del tavolo tecnico - che ha coinvolto oltre 50 associazioni rappresentative del mondo delle associazioni familiari, oltre a tutte le associazioni che abbiamo audito in XII Commissione (Affari sociali) -, abbiamo ascoltato il grido di dolore che arrivava per la mancanza di una norma che potesse davvero riconoscere e dare tutele non solo economiche, ma anche di diritti. Insomma, questo è quello che è stato fatto. Dal 2015 sono state presentate oltre 35 proposte di legge da tutti i gruppi parlamentari di Camera e Senato e, purtroppo, non hanno prodotto nulla.

Questo è il primo disegno di legge che interviene a definire il caregiver familiare. Una definizione che finalmente stabilisce una cornice di riferimento nazionale per riconoscere tutele e sostegni concreti. Fino ad oggi, solo alcune regioni, a livello italiano, hanno prodotto leggi regionali, chiaramente limitate, perché non potevano intervenire su alcune condizioni di cornice di carattere generale. Mi viene da sorridere perché, quando si parla del voto unanime in alcune regioni, vorrei che si leggesse la legge che ha fatto il Veneto o la legge che ha fatto il Lazio: chiaramente sono state votate all'unanimità, perché lì non c'è stato uno scontro ideologico e politico, ma c'è stata una condivisione che ha portato anche a sostenere leggi con un finanziamento pari a un milione - un milione -, perché questa è la realtà di alcune leggi regionali. Noi stanziamo 260 milioni di euro a decorrere dal 2027 (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), quindi è un finanziamento permanente, storico.

Voglio ricordare anche, ad alcuni colleghi che probabilmente hanno una memoria che viene meno, che la proposta di legge n. 1426? a prima firma Malavasi e anche dei deputati Furfaro, Girelli - abbiamo sentito un intervento molto accorato - prevedeva uno stanziamento di 30 milioni di euro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Noi stanziamo, il Governo Meloni stanzia 260 milioni di euro, cioè 230 milioni in più di quello che stanzia questa proposta.

Ma la cosa più bella è la proposta di legge n. 307?, con primo firmatario Conte, e a firma anche dei deputati Sportiello e Aiello, che stanziava 80 milioni di euro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), cioè quelli che erano stati messi all'interno della legge di bilancio, all'articolo 1, comma 334, della legge n. 178 del 2020, che non ha prodotto nulla. Questa proposta di legge aggiungeva 10 milioni l'anno, cioè da 80 andavamo a 90, e noi siamo a 260 milioni di stanziamento.

Sono sufficienti? No, sappiamo bene che non sono sufficienti e che abbiamo bisogno, nelle prossime leggi di bilancio, di mettere più risorse - e, quindi, sarà un impegno di tutti fare un lavoro verso questa direzione -, ma, intanto, finalmente abbiamo una legge che inserisce e contribuisce alla definizione di una cornice nazionale condivisa, riconoscendo e tutelando le persone che amano e curano e non vogliono essere sostituite, ma affiancate.

Questa è un'altra cosa che nel dibattito non è apparsa: sembra che il caregiver familiare debba sostituire i servizi sociali e i servizi sanitari che sono obbligatori per i comuni, per le regioni e per lo Stato, che rimangono, che devono essere rafforzati e che, in qualche modo, consentono di integrare il ruolo del caregiver con i servizi dello Stato, delle regioni e dei comuni, che devono essere portati avanti con forza e serietà (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

È uno stanziamento che è un punto di partenza, una legge che è un punto di partenza, certo, ma finalmente c'è. Finalmente c'è una legge che può dare una serie di riconoscimenti. La legge interviene sulla vita quotidiana, sia economicamente che sulla partecipazione alle decisioni sul lavoro, sulla formazione, sullo studio, sulla salute e sul bisogno di sollievo. In Commissione, dato che è stato raccontato che non si è fatto un confronto, cara Presidente - lo dico a lei per dirlo all'onorevole Giachetti, che non ha partecipato ai lavori della Commissione -, sono stati approvati 49 emendamenti, di cui 25 dell'opposizione, solo per notarlo come cronaca (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Sono state fatte dieci sedute su 410 emendamenti e il Ministro ha più volte interloquito con i proponenti degli stessi. Salvaguardiamo le leggi regionali che sono state approvate, ed è un emendamento approvato in Commissione; incrementiamo la soglia ISEE da 15.000 a 25.000 euro, con il lavoro della Commissione; tutele per i minori che convivono con persone con disabilità, emendamento della Commissione; semplificazioni e rendicontazione al giudice tutelare, emendamento della Commissione.

Elevata da 25 a 40 chilometri la distanza massima per caregiver non conviventi, emendamento della Commissione; criteri nazionali uniformi per computo assistenziale e più tutele in caso di rigetto delle domande, raccolta di dati statistici sulle condizioni dei caregiver familiari. Oggi parliamo di sondaggi, di studi, finalmente avremo i dati; con il portale INPS sapremo esattamente quanti sono i caregiver familiari, con quale impegno di cura assistono i loro cari e avremo anche tutte le difficoltà e i dati statistici che possono consentire al Governo, al Parlamento, a tutti quelli che saranno presenti in quest'Aula in futuro, di poter anche modificare nel corso d'opera con l'attuazione concreta e con la verifica della questione. Insomma, abbiamo definito oltre al contributo economico per il caregiver prevalente, la tutela del benessere psicofisico e misure di sollievo, la riduzione dei tempi d'attesa per le prestazioni sanitarie - per un caregiver è fondamentale poter avere una risposta di salute in tempi brevi -, conciliazione tra lavoro e attività di cura, riconoscimento e certificazione delle competenze di lavoro acquisite, accesso e reinserimento lavorativo, maggiore tutela per i genitori caregiver, ferie e riposi solidali, tutele in ambito scolastico, in ambito universitario, tutela anti-discriminatoria - altro emendamento approvato in Commissione -, flessibilità nel servizio civile universale, partecipazione alla valutazione e alla presa in carico, informazione e raccordo con i servizi, partecipazione alla programmazione sociale, tutti gli aspetti della vita di un caregiver.

Termino ringraziando il Ministro per il lavoro per la disponibilità data alla Commissione, ringrazio tutti i colleghi della XII Commissione e ringrazio il personale della XII Commissione, che ha contribuito a portare a termine il lavoro riferito a questo disegno di legge. Comunico che il gruppo di Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore di questa proposta di legge (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

Saluto gli studenti e i docenti del IV Circolo didattico “Verolino-Verone” di Acerra, Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune con i loro docenti (Applausi).

Ha chiesto di parlare per un breve ringraziamento la Ministra Alessandra Locatelli. Ne ha facoltà.

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Grazie, Presidente, rubo solo sessanta secondi. Ci tengo a ringraziare la XII Commissione, il presidente Cappellacci, i relatori del provvedimento Ciocchetti e Panizzut, i gruppi parlamentari di maggioranza e di minoranza per il contributo che è stato dato nel corso del provvedimento; ringrazio gli uffici della Commissione, dei gruppi parlamentari e il Ministero per il prezioso supporto.

Oggi insieme diamo un segnale forte e concreto per la vita di tante persone che amano, che curano, che non vogliono essere sostituite, ma accompagnate, in questo percorso di amore e di cura. Questa legge a tutele differenziate parte dal garantire un sostegno urgente, concreto, anche dal punto di vista economico, in particolare a chi ha un carico di cura 24 ore su 24. Le tutele sono differenziate proprio per questo: per riconoscere tutti i caregiver familiari secondo la definizione del famoso comma 255, ma garantendo sostegno e misure a intensità differente, se differente è l'impegno e anche il carico di cura.

Grazie alle associazioni che in questi anni hanno combattuto perché questa legge si potesse concretizzare, alle famiglie che ogni giorno superano sfide e difficoltà infinite. Questo è un punto fermo per la dignità della vita e del compito di cura di ogni familiare. Da qui non si tornerà più indietro ma si potrà solo andare avanti (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

(Coordinamento formale - A.C. 2789-A? e abbinate)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2789-A? e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2789-A?: "Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 34).

Dichiaro così assorbite le abbinate proposte di legge nn. 114?-159?-307?-344?-443?-998?-1426?-1461?-1507?-1682?-1690?-2007?.

Su un lutto del deputato Pino Bicchielli.

PRESIDENTE. Comunico che il collega Pino Bicchielli è stato colpito da un grave lutto: la perdita della madre.

Al collega la Presidenza della Camera ha già fatto pervenire le espressioni della più sentita partecipazione al suo dolore, che desidera ora rinnovare anche a nome dell'intera Assemblea.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Mi vedo costretta a tornare sulla vicenda della Banca di Asti: sono mesi che chiedo al MEF, al Ministro Giorgetti, di chiarire in quest'Aula… Magari aspettiamo un attimo…

PRESIDENTE. Sì, collega. Diciamo che ci penso io, tendenzialmente.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). La ringrazio, certo.

PRESIDENTE. Se riuscite a uscire in silenzio, così la collega può svolgere il suo intervento sull'ordine dei lavori, grazie. Prego, collega.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). La ringrazio. Dicevo: se il MEF abbia o meno esaminato l'esposto, che sappiamo essere pervenuto; e, se sì, a quale punto è, se c'è stata un'istruttoria, se ci sono state richieste di integrazioni verso la banca. E poi, ancora, quando l'Aula del Parlamento potrà avere una risposta definitiva, così pure i cittadini e poi anche gli azionisti, che risultano essere assai preoccupati.

Ho sollevato delle perplessità sul progetto di governance e oggi chiedo al signor Ministro se si possa serenamente procedere alla nomina dei vertici della Banca, oppure se permane il grosso dubbio che riguarda la legittimità dell'organo della Fondazione, che ha espresso le candidature. Si è dimesso il presidente, in particolare il sindaco Rasero, che ha nominato sei componenti: tre quando era presidente della provincia, dalla quale si è poi dimesso, e tre quando era sindaco della città di Asti. Verrebbe da dire un potere davvero spropositato, concentrato su una sola persona. E ancora un quesito importante da porre al Ministro: l'organo che ha nominato i membri è pienamente legittimato a proseguire nel delicato compito? Il MEF consiglia la modifica di una parte del regolamento di nomina e non entra nel merito della segnalazione delle anomalie. Va tutto bene? Riteniamo sia tempo che il Ministro dia una risposta a questi quesiti e lo attendiamo in Aula.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Ci associamo anche noi alla richiesta, che è stata testé espressa dalla collega Ruffino, sulla vicenda che, in questa sede, è già stata oggetto di un paio di interventi con richieste di informativa al Ministro Giorgetti. E noi non possiamo che ribadirla, ribadirla con forza, perché non è sufficiente il dato - che comunque non possiamo che rilevare positivamente - delle dimissioni del sindaco da presidente della Banca. Ma segnaliamo, allo stesso modo - e lo segnaliamo al Ministro Giorgetti e alle autorità vigilanti -, che questo però non ha prodotto, in questo momento, un altro presidente; la vicenda non è stata ancora quindi completata. E ci sono elementi - che io non giudico oscuri, ma certamente poco trasparenti - rispetto al fatto che sia l'opinione pubblica che le istituzioni astigiane credo meritino di avere maggiori informazioni, sia su quello che è avvenuto, sia sul contenuto, fino in fondo, della lettera di Bankitalia e, quindi, se questa lettera imponga anche modifiche rispetto ai sistemi di nomine, come è stato ricordato poc'anzi.

Non possiamo che ribadirlo, lo ribadiremo anche in altre sedi: quest'Aula ha il diritto di avere queste informazioni da parte del Ministero che, ricordo, ha una competenza tutt'altro che marginale in questa vicenda, perché ha la competenza della vigilanza sulle fondazioni di origine bancaria.

E questa, lo ricordo, è una fondazione particolare perché, a differenza di quasi tutte le altre, continua a mantenere una quota di maggioranza assoluta nella banca conferitaria ed è una questione, anche questa, oggetto di discussione e di confronto. Quindi, il Ministero ha competenze e le questioni legate al sistema di nomina - che ha consentito al sindaco Rasero di nominare, sia come sindaco, sia come presidente della provincia a suo tempo, di fatto, quasi la maggioranza assoluta del consiglio di indirizzo della fondazione - sono aperte e una modifica regolamentare ovviamente sarebbe quanto mai opportuna. Probabilmente non è questo l'unico caso; probabilmente ce ne sono altri e va fatta chiarezza anche su questo, per il ruolo e l'importanza che le fondazioni di origine bancaria hanno rispetto allo sviluppo dei territori su cui sono insediate.

Insomma, Asti, anche alla vigilia della campagna elettorale che ci sarà il prossimo anno, pretende la massima chiarezza a tutti i livelli. Senza fare processi a priori, è evidente che quello che è avvenuto ad Asti è un intreccio: un intreccio che presenta molti elementi di opacità che assolutamente andrebbero chiariti in questa sede da parte del Ministro competente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso tema, sull'ordine dei lavori, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Da mesi chiediamo al Ministro Giorgetti, al Governo e ai Ministri competenti di aprire un faro. Questa vicenda chiede di accendere un faro su Asti e su quanto, di fatto, succede nei territori, dove la concentrazione di potere porta a regolamenti sbagliati che vanno immediatamente cambiati. Hanno portato ad alcune storture per cui, senza le nostre denunce - lo dico qui -, senza le opposizioni a livello locale e a livello nazionale, sarebbe stato normale, secondo loro, che un sindaco diventasse presidente di una banca.

Cosa deve ancora succedere per capire che dietro questa opacità, dietro la concentrazione di potere non c'è solo il caso di un sindaco o di un presidente pro tempore di provincia, ma c'è un sistema che regola tutto questo, che va cambiato con urgenza? Allora lo diciamo, visto che abbiamo parlato di opacità. Lo abbiamo fatto in Piemonte, anche in altri casi, lo hanno fatto colleghi del mio territorio, anche sulle vicende cuneesi. Noi lo diciamo: c'è bisogno, a partire da questa vicenda astigiana, di capire che Rasero è un'anomalia ma è anche figlio di un sistema che fin qui ha governato e ha preferito questo tipo di concentrazione e questo tipo di sovrapposizione.

Per questo chiediamo di non stare in silenzio e di rispondere, di vedere cosa c'è dietro tutto questo, come mai non si nomina un presidente di banca, perché poi dopo quel passo indietro non c'è stato altro. E allora attendiamo qualche risposta alle nostre interrogazioni e ci aspettiamo che, in qualche modo, questa vicenda non venga rimessa in mano a chi l'ha generata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso tema, sull'ordine dei lavori, la deputata Appendino. Ne ha facoltà.

CHIARA APPENDINO (M5S). Grazie, Presidente. Solo per associarci anche noi perché sono settimane, mesi, che in quest'Aula poniamo domande precise, solleviamo perplessità che sono circostanziate, denunciamo storture e poi, purtroppo - dico purtroppo, o per fortuna, dipende da come la si vede -, nella sostanza abbiamo avuto ragione. E guardi, qui la ragione non è un qualcosa che diventa uno strumento di polemica politica, qui la ragione è la tutela del territorio perché le fondazioni bancarie hanno un ruolo importantissimo nello sviluppo di un territorio, nella definizione delle risorse per un territorio, nei rapporti che si instaurano, di potere e non solo, anche di collaborazione sul territorio.

Allora, il problema è che qui continuano a esserci le non risposte. E non è pensabile che un Ministro, un Governo che ha, come è stato giustamente detto, una responsabilità per me prima morale, in termini di trasparenza, ma, se non ci interessa la responsabilità morale, c'è quella di controllo, che prescinde dalla questione morale… Ed è impensabile che questo Ministro non venga qui, in Aula, a rispondere.

Perché, se non viene in Aula a rispondere o nella sede in cui il Governo ritiene più opportuno farlo, allora mi viene da pensare un'altra cosa. Mi viene da pensare che c'è la volontà di non rispondere perché piace probabilmente mantenere quell'ombra e quel grigiume; o non c'è la volontà di mettere mano al sistema che, evidentemente, ha già mostrato delle falle.

E allora non voglio pensare questo e chiudo, Presidente. Voglio pensare che c'è un Ministro che, invece, le mani ce le vuole mettere e non, come spesso abbiamo visto in questi anni, per occupare poltrone o spazi di potere: le mani ce lo vuole mettere per avere un sistema più trasparente, più corretto e più a garanzie di un territorio. Quindi ci associamo e ci auguriamo che finalmente si possa fare questa discussione serenamente nelle sedi che il Governo ritiene più opportune (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto comprensivo statale “Siani-Alighieri” di Marigliano, Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti.

Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Coppo. Le chiedo se si associa o meno, collega.

MARCELLO COPPO (FDI). Mi dissocio, Presidente, mi dissocio. Mi dissocio perché ho sentito parole tipo “opacità”, “intrigo” e parlare di un qualcosa di losco che gira e che, bene o male, le opposizioni verginelle non riescono a vedere. Peccato che nel consiglio di amministrazione della Banca di Asti sieda un esponente del Partito Democratico che molto probabilmente saprà informare, nei limiti delle informazioni che la legge permette a un consigliere di amministrazione della banca (Commenti del deputato Fornaro), il Campo largo. Dall'altra parte, si è detto: “abbiamo vinto”. Sì, probabilmente su una cosa certe urla, certi lanci di sdegno, hanno ottenuto un risultato, nel senso che il Presidente Maurizio Rasero si è dimesso, ma si è dimesso senza una procedura iniziata di decadenza, si è dimesso senza che abbia violato alcuna norma (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Le sue dimissioni hanno portato, secondo me, la necessità di trattare un tema e il tema lo voglio denominare “commistioni”. Purtroppo, in quest'Aula, che sarebbe anche l'Aula che dovrebbe essere la più alta del Paese, insieme, ovviamente, al Senato, molte volte - ci scusate la metafora - ci si sputa addosso. Cioè, perché uno che fa politica, deve essere considerato - in certi interventi l'ho sentito - come un delinquente a priori? Come un qualcuno che se ne approfitta a priori? Io ritengo - e ho sempre fatto politica ritenendo che la politica sia uno dei servizi più alti che si può dare al proprio Paese - che la politica sia una cosa buona, che la politica debba essere rispettata se, ovviamente, chi fa politica è una persona seria.

Invece qui si utilizza una questione locale per andare a infangare sempre di più la figura politica. E poi, sinceramente, non capisco un'altra cosa: se la banca è del territorio, non capisco perché non possa essere rappresentata dal territorio, se non ci sono, per legge, delle incompatibilità. Io questo non lo capisco e non lo capirò mai (Commenti del deputato Fornaro). Ed è una cosa che non capivo già quando ero consigliere comunale; quando - lo ribadisco - ero consigliere comunale ed era presidente della provincia, sindaco e nel consiglio di amministrazione della banca un esponente del PD. Quindi, purtroppo le cose si scordano e scordare le cose non va mai bene, come non va mai bene parlare e non leggere le notizie.

Non è vero che è bloccato il consiglio di amministrazione della banca. Sta finendo la procedura di fit and proper e quindi Banca d'Italia darà le sue risposte nella procedura che sta facendo. È uscito sui giornali che la Fondazione Cassa di risparmio di Asti si è riunita per andare a nominare o a indicare - meglio così - il nuovo presidente della Banca di Asti. Quindi, stanno facendo esattamente tutte le procedure che devono essere fatte e, scusatemi, anche in totale trasparenza.

Ovvio che c'è un'unica cosa che penso dia fastidio alle opposizioni o, meglio, sono due le cose: una è che anche loro hanno trovato spazio all'interno della governance della banca; ma, soprattutto, la seconda è che all'interno della banca non ci sono le persone che volevano loro. Questo lo dico perché richiamo sempre un mio intervento di quando fui consigliere comunale, prima del 2017, dove dissi: per me non è un problema che il sindaco faccio parte del consiglio d'amministrazione di una banca, è più un problema - visto quello che succedeva in Monte dei Paschi - che sia un esponente del PD.

PRESIDENTE. Riferirò al Presidente le richieste di informativa giunte dai gruppi.

Ha chiesto di parlare, su un altro argomento e sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Sasso. Ne ha facoltà.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Chiedo un'informativa urgente al Ministro dell'Agricoltura Lollobrigida per quello che sta succedendo in tutto il territorio nazionale, in particolare nella mia regione, la Puglia, dove migliaia di agricoltori stanno versando lacrime vere di sofferenza: vorrebbero continuare a lavorare, senza chiedere sussidi e senza chiedere aiuti di Stato, ma essere semplicemente messi in condizione di poter lavorare. Ci sono agricoltori che nelle ultime ore, senza sigle di associazioni e senza sigle di partito, hanno invaso le strade della mia regione, in particolare della città capoluogo, Bari, e chiedono semplicemente al Ministro Lollobrigida di rendersi conto di quello che sta succedendo.

Infatti, se l'anno scorso il prezzo di un litro d'olio costava più o meno 10 euro, quest'anno è crollato a 4 euro. Per quale motivo è crollato? Perché in giacenza nei depositi abbiamo ancora 195.000 tonnellate di olio extravergine di oliva, quasi il 50 per cento in più. Di conseguenza, quest'anno c'è stato un deprezzamento e i frantoiani, cioè quelli che poi producono materialmente l'olio, hanno già dichiarato che non compreranno le olive quest'anno, per cui gli agricoltori non le raccoglieranno. Ma questo perché? Questo perché non ci sono stati dei controlli seri e severi sulle porcherie che il nostro Paese importa dall'estero (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Qui non si tratta di fare autarchia. Quando noi diciamo di acquistare olio italiano, dobbiamo stare attenti che nessun delinquente spacci per olio extravergine di oliva italiano quello che importiamo dal Marocco, quello che importiamo dalla Tunisia, quello che importiamo dalla Spagna, quello che addirittura importiamo dal Perù (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Questa è una crisi che parte da lontano, quando da sinistra qualcuno, qualche anno fa, tolse i dazi sull'olio tunisino e sull'olio marocchino. Allora, un Ministro, che si definisce anche della sovranità alimentare, dovrebbe non dico scendere in piazza insieme agli agricoltori, ma dovrebbe rendersi conto che, anche se queste notizie non vengono trasmesse al TG della Rai, perché c'è sempre censura verso le voci critiche nei confronti di questo Governo, voci che vogliono essere comunque costruttive e non distruttive, la protesta degli agricoltori è partita e non si fermerà.

Futuro Nazionale è assolutamente al fianco degli agricoltori, dei pescatori, degli autotrasportatori. È allucinante come nelle stesse ore in cui elettori di centrodestra dicono chiaro e tondo: Governo di centrodestra, facci sapere cosa vuoi fare per noi; non ti chiediamo sussidi, ti chiediamo la possibilità di continuare a raccogliere quelle olive e a venderle a prezzi dignitosi, perché ci sono tantissimi problemi. Ebbene, Presidente, nelle stesse ore, come dicevo, in cui ci sono questi problemi, noi veniamo a sapere che il Governo italiano gioisce perché ha ottenuto a debito un prestito di 8 miliardi di euro per acquistare armi dalle industrie belliche e fra qualche ora il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, verrà qui a dirci che lei non intende eliminare gli aiuti economici a Zelensky per una guerra che non è la nostra.

Noi non ci rendiamo conto. Non vogliamo attaccare pretestuosamente il Capo del Governo italiano. Noi speriamo che qualcuno di quei miliardi possa essere distratto, che il Governo possa chiedere, quando andrà in Europa, qualche miliardo di euro per gli agricoltori italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), per fare quello che nessun Capo di Stato ha chiesto. Si distingua. Noi vogliamo credere - e speriamo che Giorgia Meloni venga qui a dirci - che a parte Zelensky, voglia aiutare i Peppino di Lucera, in provincia di Foggia, i Mario di Altamura, in provincia di Bari, i Rocco di Matera, che è in Basilicata (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) e basta con gli aiuti a Volodymyr e alla sua cricca di corrotti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Ieri sono già intervenuto su questo punto, ma oggi ci ritorno chiedendo un'informativa urgente al Ministro Lollobrigida, perché soprattutto nel Sud sta accadendo qualcosa - e questo è altrettanto grave - che i media nazionali e i media locali si tengono ben lontani dal raccontare, cioè che migliaia e migliaia di agricoltori, di autotrasportatori, di agenti di commercio, ai quali si sono uniti anche semplici cittadini, stanno manifestando, in maniera ferma, pacifica e civile, contro il prezzo dei carburanti e contro il carovita, perché la conseguenza di quanto sta avvenendo su questo tema è che un lavoro dignitoso, come quello dell'agricoltore e come quello dell'autotrasportatore, sta diventando sempre meno dignitoso. Noi stiamo togliendo dignità a quei lavoratori, che sono cittadini italiani. Stanno manifestando, bloccando le principali arterie delle varie regioni: Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia. Tutto il Sud sta esplodendo e sta esplodendo una rabbia per la quale noi o, meglio, la politica in generale non può far finta di niente. Questo Governo non può più far finta di niente. I media che controlla Meloni non possono continuare a non darne notizia.

Se un agricoltore è costretto a vendere i propri prodotti con prezzi che sono al di sotto dei costi di produzione, allora qui il sistema va in tilt. Se un autotrasportatore dev'essere impiegato a percorrere chilometri e chilometri con la paura di andare incontro a un fermo, perché magari la ditta - o egli stesso - non riesce più ad avere il capitale perché vengono ridotti i margini di guadagno tra i costi e il guadagno netto, e se poi dev'essere costretto ad aspettare i pagamenti, perché i committenti pagano dopo un lungo trascorrere di tempo perché anche loro non hanno più la liquidità, allora il sistema italiano - questo sistema - va in tilt.

Quello che sta accadendo in quelle regioni rappresenta il fallimento di Giorgia Meloni per quanto riguarda le politiche energetiche, il fallimento di Giorgia Meloni e il fallimento anche della nostra amata Unione europea, perché se noi ci concentriamo solo ed esclusivamente a impiegare miliardi su miliardi su miliardi per le armi, quando magari qualche miliardo potremmo dedicarlo a questa categoria di lavoratori, allora forse le cose nel nostro Paese potrebbero andare meglio, forse quei lavoratori non sarebbero oggi per le strade, spinti dalla disperazione, a creare anche, sì, dei problemi al resto dei cittadini, ma evidentemente se lo fanno è perché sono mossi da una rabbia verso la quale il Governo non può far finta di niente.

PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito della discussione dei successivi argomenti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna si intende rinviato ad altra seduta.

Ricordo, altresì, che alle ore 15,15 avrà luogo la discussione sulle comunicazioni della Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026.

Sospendo, pertanto, la seduta, che riprenderà alle ore 14, per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 12,56, è ripresa alle 14.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della Salute e il Ministro delle Imprese e del made in Italy.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

(Chiarimenti in merito all'accordo transattivo con JC-Electronics Italia Srl nell'ambito di un contenzioso relativo alla fornitura di dispositivi di protezione individuale durante l'emergenza COVID-19 - n. 3-02941)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Girelli ed altri n. 3-02941 (Vedi l'allegato A). L'onorevole Ciani ha facoltà di illustrare l'interrogazione, di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.

PAOLO CIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, con questa interrogazione intendiamo fare chiarezza su una vicenda che riguarda l'impiego di risorse pubbliche, parliamo di oltre 100 milioni di euro. Nel novembre del 2024 il tribunale di Roma ha condannato la Presidenza del Consiglio e il Ministero della Salute a pagare 203 milioni di euro alla società JC-Electronics per una controversia relativa alla fornitura di dispositivi di protezione individuale durante la pandemia. L'Avvocatura dello Stato ha inizialmente ritenuto la sentenza “gravemente erronea” e, anche in un successivo parere, ha evidenziato elementi che rendevano necessario ridimensionare la proposta transattiva. Nonostante ciò, nell'ottobre 2025 è stato sottoscritto un accordo per oltre 100 milioni di euro, prima che la corte d'appello si pronunciasse sulla richiesta di sospensiva. Chiediamo, dunque, quali elementi abbiano motivato questa decisione, chi abbia promosso il percorso transattivo e se il Ministro intenda mettere a disposizione del Parlamento i pareri e gli atti che hanno condotto all'accordo.

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Presidente e onorevoli deputati interroganti, il tema oggetto della vostra interrogazione è stato già illustrato in Senato la scorsa estate a seguito di analoga interrogazione presentata in quella sede. Richiamando, pertanto, quanto già detto a loro, osservo in via preliminare che la vicenda attiene a questioni di natura gestionale e amministrativa. La risposta, quindi, è tratta dalle informazioni che mi hanno inviato gli uffici competenti del Dicastero.

Con sentenza n. 17025 del 2024 il tribunale di Roma, accogliendo la tesi di parte attrice, condannava la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero della Salute al pagamento in favore della JC-Electronics Italia Srl di una somma di oltre 203 milioni di euro, più gli interessi di mora. Il tribunale ha ritenuto che la risoluzione del contratto effettuata dal commissario Arcuri, nominato dal Governo Conte, fosse priva di fondamento. La sentenza era immediatamente esecutiva; tra l'altro, come evidenziato nel parere dell'Avvocatura, il credito accertato in capo alla controparte ammontava, alla data del 30 giugno 2025, a una somma di oltre 250 milioni di euro. Si precisa, poi, che il giudice ha adottato una delle soluzioni proposte dal CTU.

Parallelamente, la società menzionata vantava ulteriori crediti nei confronti delle amministrazioni per circa 20 milioni di euro. La Presidenza del Consiglio e l'Unità di completamento della campagna vaccinale proponevano, altresì, querela di falso nei confronti della JC-Electronics, dell'Aurora Spe e della Vittoria Spe in riferimento a un test report che JC-Electronics avrebbe presentato al fine di far valere la bontà dei dispositivi di protezione individuali. Tuttavia, con sentenza n. 10918 del 2025 il tribunale di Roma rigettava la querela di falso, condannando la parte querelante, e dunque il Ministero della Salute, al pagamento di ulteriori 5.431 euro.

Successivamente, veniva proposto appello dal Ministero della Salute verso la sentenza n. 17025 del 2024. La società JC-Electronics, in questo contesto, proponeva l'istituzione di un tavolo di trattativa con tutte le parti coinvolte per arrivare a una composizione transattiva e bonaria. Su questa proposta esprimeva autorevole parere positivo l'Avvocatura dello Stato, che predisponeva con le controparti il testo della transazione. L'accordo transattivo è stato firmato il 31 ottobre 2025 e ha chiuso tutti i contenziosi, per un totale di 100 milioni di euro.

Veniamo alla vostra domanda. Agli uffici del Ministero della Salute non risulta che il parere dell'Avvocatura dello Stato abbia affermato che esisteva all'epoca una probabilità di vittoria in giudizio del Ministero con riguardo a tutti i motivi di appello e al complesso dei contenziosi pendenti. Al contrario, il parere dell'Avvocatura dello Stato evidenziava piuttosto il rischio di soccombenza del Ministero. La frase virgolettata riportata nell'atto di interrogazione deve essere letta in connessione logica rispetto alla frase precedente.

In conclusione, sul punto è doveroso evidenziare che l'eventuale rigetto del primo menzionato motivo di impugnazione implicherebbe la conferma dell'illegittimità della risoluzione del contratto operata dall'amministrazione con inevitabili ricadute in termini risarcitori. In altri termini, il primo motivo di appello, secondo l'Avvocatura, era esposto a un'alquanto probabile soccombenza; riguardo al secondo motivo abbiamo una minore probabilità di quest'ultimo. Ne deriva quindi che, tenendo conto del complesso del parere e del fatto che la stessa Avvocatura, poche righe dopo, valuta nel merito la proposta di transazione, la soluzione transattiva appariva all'epoca legittimamente percorribile.

La proposta è stata, quindi, sottoposta proprio all'Avvocatura dello Stato che, come ricordavo, ha condotto insieme al Ministero le trattative. La piena legittimità dell'operato degli uffici è del resto asseverata anche dalla Corte dei conti, che ha ammesso alla registrazione l'atto che approvava la transazione con pronuncia di controllo del 21 gennaio 2026, con un importo versato di forte risparmio rispetto alla sentenza di condanna esecutiva precedente.

Infine, rappresentiamo che i documenti relativi alla vicenda sono stati trasmessi alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dal SARS-CoV-2, in ragione della natura riservata degli stessi.

PRESIDENTE. L'onorevole Girelli ha facoltà di replicare.

GIAN ANTONIO GIRELLI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la risposta. Io però vorrei sottolineare due aspetti. Il primo: è chiaro che nessuno vuol mettere in discussione la possibilità di ricorrere a delle transazioni, è più che legittimo, però proprio perché implicano - da parte dello Stato, in questo caso - un esborso non indifferente, il tutto deve avvenire nella massima trasparenza e nella massima comunicazione.

Da questo punto di vista, il dubbio rispetto a un cambio di interpretazione e rispetto a un parere dell'Avvocatura è e rimane molto, molto forte, anche in virtù di alcune sottolineature e alcuni aspetti che sono emersi anche su organi di stampa e che sono stati oggetto dell'attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'emergenza COVID, laddove un qualche rapporto, da parte della società coinvolta nella vicenda e i partiti politici presenti in questo emiciclo, ha lasciato forti dubbi sulla legittimità di quanto è avvenuto.

Quello che noi avevamo chiesto, ossia la messa a disposizione di tutto il materiale e di tutti i pareri, indipendentemente dal fatto che siano stati trasmessi in modo secretato alla Commissione d'inchiesta, era proprio per evitare di trasformare quella Commissione in quello che non è, perché rischia di diventare una sezione di tribunale dedicata ad una vicenda che, invece, dovrebbe interessare lo svolgimento di un'indagine sulle procedure da mettere in atto per evitare che pandemie future possano ripercuotersi, in maniera molto pesante, sulla comunità che noi siamo qui a rappresentare.

Perciò, davvero, chiediamo nuovamente di poter accedere a questi documenti, con la precisa volontà -glielo dico, Ministro, con grande sincerità - di non fare polemica con lei o la sua attività. Non è una questione sanitaria e probabilmente manco ha avuto modo di approfondirla e conoscerla, però proprio questo fatto impone anche a lei come a noi la necessità di avere la massima conoscenza e la massima trasparenza per poterlo comunicare ai cittadini e le cittadine di questo Paese, che non possono avere il dubbio rispetto alla legittimità di un esborso di questa natura a favore di una società privata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

(Iniziative per incrementare le risorse del Servizio sanitario nazionale, nonché per migliorare le condizioni retributive e di lavoro per medici e infermieri, anche al fine di ridurre le liste d'attesa - n. 3-02942)

PRESIDENTE. L'onorevole Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02942 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Signor Ministro, noi le chiediamo come intende affrontare insieme al Governo la crisi del nostro sistema sanitario, che spero abbia presente, nonostante la promozione continua e costante della Presidente del Consiglio di un sistema che vede soltanto lei. Non ci si accorge che i medici vanno via, non ci si accorge che le liste d'attesa si allungano anziché accorciarsi e, riguardo al Governo, leggiamo tutti i santi giorni che lei stesso invita il Ministro del Tesoro a individuare nuove risorse.

Abbiamo saputo che ha chiesto 5 miliardi di euro per nuovi interventi. Ci interessava capire per fare cosa, se questi 5 miliardi glieli danno o continuano a farla gridare nel deserto e, soprattutto, quali azioni intende mettere in atto già dalla prossima legge di bilancio.

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Grazie, signor Presidente. Ringrazio gli interroganti, il tema che pongono è reale e riguarda la vita quotidiana delle persone, per questo merita alcune riflessioni in numeri esatti. Cominciamo dai cosiddetti tagli invisibili: quei 18,8 miliardi non compaiono nei bilanci, non sono risorse sottratte alla sanità, ma sono la distanza da uno scenario ipotetico costruito tenendo fermo il rapporto Fondo-PIL del 2022. Se uno cambiasse l'anno di riferimento, cambierebbe la cifra.

I fatti ci dicono che, tra il 2022 e il 2026, il Fondo sanitario è cresciuto di 17,5 miliardi e ha raggiunto quasi 143 miliardi; il 2026 segna un'inversione del Fondo-PIL con un aumento assoluto più alto rispetto a quanto avvenuto negli anni precedenti. Il problema è un metodo: per esempio, quando si parla dei 32,3 miliardi di buco, bisogna ricordare che il Fondo copre il fabbisogno standard per i LEA; la spesa complessiva comprende molto altro. Il dato che più colpisce, però, sicuramente è quello dei 5,8 milioni di persone che rinuncerebbero alle cure.

Sarebbe però bastato chiedere cosa misura davvero quel numero: è una stima ottenuta applicando all'intera popolazione il 9,9 per cento, rilevato da un campione Istat, basato su un'autopercezione degli intervistati. Non è una fotografia, è un collage che mette insieme cause molto diverse tra di loro. Attenzione, non lo dico per negare le liste d'attesa, che sono un problema reale, sul quale continuiamo a intervenire e per le quali chiediamo, insieme alle regioni, di aumentare l'impegno.

C'è un altro numero poi che va letto ed è quello che riguarda la spesa privata. La spesa sanitaria pubblica nel 2025 è cresciuta del 2,7 per cento, mentre la spesa che esce davvero dalle tasche delle famiglie è diminuita dell'1 per cento, parliamo di 434 milioni. Questo, quindi, non è il ritratto di un Paese costretto a curarsi a proprie spese perché lo Stato si ritira. Sul personale la domanda è legittima. Con la legge di bilancio del 2026 abbiamo destinato 450 milioni alle assunzioni e 350 milioni alle indennità, oltre alle risorse già vincolate nel Fondo.

Trattenere i nostri medici e i nostri infermieri è una priorità assoluta, che perseguiremo anche nella prossima legge di bilancio. Consentitemi, però, una parola sul modello. Dietro alcune di queste analisi ci sono modelli diversi dal nostro, fondati in prevalenza sulle assicurazioni private. Quella strada non vogliamo percorrerla, non per ideologia, ma per efficacia. Molti di quei sistemi spendono più di noi e hanno cittadini che vivono meno degli italiani. Il nostro Servizio sanitario nazionale è universalistico. Spendiamo meno della media europea, ma garantiamo agli italiani la speranza di vita più alta dell'Unione europea, 84,2 anni, con una mortalità evitabile tra le più contenute.

Spendiamo meno e viviamo di più, e in molti fuori dai nostri confini ce lo riconoscono come modello da seguire. Concludo: il rapporto poi va letto per intero e ci sono anche buone notizie. Le regioni promosse sui livelli essenziali passano da 13 a 18. Esistono i problemi, come lei ricordava, e li vogliamo affrontare con i fatti: la revisione del riparto con le regioni, il lavoro sulle liste di attesa, gli investimenti sul personale. L'universalismo delle cure, però, non è una bandiera da sventolare, ma è un risultato da difendere e da migliorare insieme ogni giorno.

PRESIDENTE. L'onorevole Faraone, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Presidente, abbiamo scoperto un nuovo termine, anche applicato alla sanità, cioè che i cittadini che rinunciano alle cure lo fanno per un'autopercezione che le cure sono impossibili. Io non lo so chi le ha scritto questa risposta, Ministro, ma sinceramente pensare che ci sia un'autopercezione di un sistema sanitario che non funziona, mentre tutto va bene, vuol dire, innanzitutto, prendere per i fondelli i cittadini, che non penso abbiano tutta questa voglia di autopercepire che il sistema sanitario non funziona, e che, quindi, non si possono curare.

Vorrebbero semmai poter chiamare un call center, prenotare una visita, possibilmente che non venga prenotata a chilometri di distanza e possibilmente gradirebbero fare una cura e una visita senza dover pagare, visto che magari non hanno disponibilità economica. Perché altrimenti, Presidente, avremmo anche l'autopercezione dei medici di base, che sostanzialmente non ci stanno più, e quindi i cittadini autopercepiscono che non hanno più un medico di base (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ci sono 7 milioni di italiani che o non ne hanno o sono talmente saturi i medici di base che nessuno li cura. Anche questo è autopercepito. Inoltre, ci sono 10.600.000 medici di base che nei prossimi anni andranno in pensione, quindi questa situazione tornerà a diventare ancora più allarmante. Poi ci sono i medici ospedalieri che autopercepiscono che non sono a loro agio negli ospedali pubblici e se ne vanno via in numero maggiore di quanti vanno in pensione, con l'età media di circa 48 anni. Quindi non si tratta di medici prossimi alla pensione, ma di gente vivace, pronta, che va a lavorare o nella sanità privata o se ne va all'estero.

Anche questo è autopercepito, che nella sanità pubblica non funziona il sistema sanitario. L'ultima autopercezione è di quelli che sostanzialmente non hanno le risorse per curarsi e capita che la spesa per la sanità privata sia incrementata del 160 per cento in quest'anno. Che vuol dire? Vuol dire che, se io pago la sanità privata, quindi neanche quella convenzionata, c'è una crescita di chi si rivolge al privato e naturalmente se lo può permettere perché ha i soldi, mentre tutti gli altri non lo possono fare. Per cui si rende conto che questo universalismo di cui lei parla è messo profondamente in discussione? Perché noi possiamo dire che il sistema sanitario è universale, ma se poi i pazienti non trovano risposte…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). …non si curano, quelli che hanno i soldi continueranno a farlo. Per cui io non ho capito se si farà dare soldi in più in questa legge bilancio, perché su questo non mi ha risposto, e non ho neanche capito cosa intende fare, però torneremo in una prossima puntata ad autopercepire quello che il Governo intenderà fare (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

(Iniziative a favore di imprese e famiglie in relazione ai costi dell'energia, anche favorendo un accordo con la Federazione Russa alla luce della recente decisione dell'Amministrazione statunitense – n. 3-02943)

PRESIDENTE. L'onorevole Furgiuele ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ziello ed altri n. 3-02943 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il caro carburanti sta mettendo in ginocchio famiglie, lavoratori, imprese. Gli agricoltori, gli autotrasportatori, chi lavora nel settore della pesca in questo momento non riesce più a sopportare il peso del caro energia. Nel frattempo, gli Stati Uniti di Trump stringono accordi con Putin per fare entrare nel mercato un contingente importante di gasolio, che è quel carburante che serve soprattutto in questi settori, al fine di ridurre i prezzi e di dare la possibilità al loro settore economico di operare.

Nel frattempo noi cosa facciamo? Noi paghiamo, invece, il conto delle sanzioni e delle politiche energetiche europee che vanno contro il nostro sistema produttivo. Allora, signor Ministro, siamo qui a chiederle se non sia venuto il momento di aprire un negoziato con la Federazione Russa, al fine di garantire un equilibrio negli approvvigionamenti energetici e, soprattutto, l'abbattimento del caro carburanti.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Alfonso Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. In primo luogo, cari colleghi, mi preme osservare che le prime 300.000 tonnellate dell'accordo da voi citato, quello tra Trump e Putin, equivalgono a circa 14 ore - 14 ore - del consumo americano di gasolio. Nulla che possa cambiare il mercato. Quanto ai prezzi, il gasolio negli Stati Uniti costa oggi circa 6,28 dollari per gallone; prima della guerra in Medio Oriente era la metà, 3,72 dollari. È stata la guerra in Medio Oriente a far schizzare alle stelle, a raddoppiare il costo del gasolio negli Stati Uniti.

Il nostro Governo, invece, con coerenza e responsabilità ha sin dall'inizio perseguito una strada diversa, che ha consentito, sì, in Italia, a differenza degli Stati Uniti, di limitare i contraccolpi della guerra nel Golfo Persico sul costo dei carburanti, prima utilizzando risorse pubbliche, con il taglio delle accise, ed ora sollecitando con successo le compagnie petrolifere, anche internazionali, ad agire in Italia sul fronte dei prezzi con il cosiddetto price cap.

All'iniziativa dell'ENI, infatti, hanno subito aderito anche operatori internazionali come IP, Q8 e Tamoil, estendendo gli sconti a circa 10.000 distributori, oltre la metà dei principali distributori di carburante in Italia. Infatti, in oltre la metà della rete è possibile far rifornimento a meno di 2 euro per la benzina e a 2,20 per il gasolio. Questo è il modello italiano, efficace e concreto, che peraltro evidenzia quanto credibile sia il nostro Paese sul piano internazionale, e stiamo lavorando affinché questa misura sia prorogata anche per i prossimi mesi.

Negli scorsi giorni sono stato nel Golfo Persico, in Kuwait, Emirati e Qatar e la prossima settimana ospiteremo in Italia un'importante delegazione di imprese azere guidate dal Ministro dell'Economia Jabbarov: Q8, appunto, IP, appunto, SOCAR. Poi, insieme al Ministro Pichetto Fratin, abbiamo riunito le nostre imprese della raffineria per aumentare, per quanto possibile, la produzione - cosa che sta accadendo - su quello che a noi manca, cioè sul carburante per gli aerei, perché noi esportiamo gasolio e benzina e perché noi in questi 4 anni, a differenza di quanto accaduto nel resto d'Europa, abbiamo mantenuto le nostre raffinerie, prima salvando l'ISAB di Priolo - oggi consegnata in mani italiane -, poi esercitando con responsabilità la golden power, quando Saras e IP sono state acquisite da attori internazionali. È per questo che noi produciamo ed esportiamo gasolio e benzina. Dobbiamo sopperire - e lo stiamo facendo - per quanto riguarda il carburante per gli aerei e le raffinerie hanno deciso di aumentare del 30 per cento la loro produzione di carburanti per gli aerei.

PRESIDENTE. L'onorevole Furgiuele, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, signor Ministro. Non mi reputo affatto soddisfatto per la risposta, perché lei non entra nel merito. Lei continua a parlarci del soccorso e del supporto che un altro Governo, che sarebbe quello di Descalzi, un altro Governo, che sarebbe quello dell'Azerbaijan, è venuto a portare al Governo italiano (Applausi del deputato Sasso).

Noi le abbiamo posto di fronte una questione seria: Trump e Putin hanno stretto un accordo e utilizzeranno del gasolio, che non so quanto basterà agli Stati Uniti, ma sicuramente, se basta in quella percentuale agli Stati Uniti, in Italia ancora di più per via dei consumi. Oggi noi invece che cosa inseguiamo? Inseguiamo ancora il buon cuore degli altri Stati che dovrebbero venirci in soccorso, mentre gli agricoltori calabresi, pugliesi e siciliani, da Falerna a Vibo Valentia, dal Pollino fino al Gargano, sono in strada perché, nonostante quello che lei ha asserito, sono in ginocchio e non riescono più a produrre.

Signor Ministro, lei è Ministro del made in Italy: ci dovrebbe spiegare perché l'olio di oliva, che si produce in Italia, deve sottostare ai vincoli, ai limiti e ai costi del mercato europeo quando poi nello stesso mercato viene iniettato un contingente di 58.000 tonnellate di olio di oliva tunisino e marocchino, abbattendo le produzioni italiane.

Signor Ministro, il made in Italy non si difende con gli slogan e con i viaggi in giro per il mondo, si difende tutelando chi produce, chi lavora e chi coltiva la nostra terra. Allora, noi le diciamo: più gasolio a basso costo nei serbatoi dei trattori degli agricoltori, dei pescatori, e soprattutto tutela e meno armi, quello che voi state portando avanti con l'accordo SAFE nei bilanci del nostro Stato (Applausi del deputato Sasso).

(Iniziative per la salvaguardia della continuità produttiva e dell'occupazione presso lo stabilimento Ericsson di Genova - n. 3-02944)

PRESIDENTE. L'onorevole Benzoni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02944 (Vedi l'allegato A).

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Ministro, noi la interroghiamo su una vicenda ben nota, che è quella di Ericsson e del polo tecnologico di Genova: ci sono in ballo 131 lavoratori.

Crediamo, però, che sia un po' la punta di un iceberg rispetto agli investimenti in questo Paese sul tema della tecnologia, degli investimenti e delle telecomunicazioni, con una crisi strutturale che parte da Ericsson - ma non è una novità e riguarda tante altre imprese - e rispetto a quelli che sono gli intendimenti del Governo, da cui ci aspettiamo una risposta.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Innanzitutto nel merito, perché riguarda 131 lavoratori, ricercatori, che hanno il diritto ad avere tutelata la loro attività. In data 23 settembre, appena ho avuto notizia che la vertenza Ericsson - gestita sino ad allora in sede locale - aveva preso una brutta piega, con l'esclusione dei rappresentanti di regione e comune dalla sala della prefettura di Genova in cui si stava svolgendo il confronto tra l'azienda e i sindacati - appunto, in sede locale -, ho subito convocato il tavolo al Ministero, con tutte le parti, per riportare il confronto sui giusti binari.

In questa sede, nella prima riunione svoltasi al Ministero lunedì 5 ottobre scorso, l'azienda, rispondendo anche all'esortazione diretta del Presidente del Consiglio, ha rinunciato all'iniziativa unilaterale sui licenziamenti, aprendo al confronto con i sindacati per individuare soluzioni volontarie e incentivate. Una buona notizia che ha rasserenato gli animi e consentito di avviare il confronto tra le parti, in cui il nostro Ministero come sempre svolgerà il ruolo di garanzia, monitorando ogni passaggio e intervenendo ogniqualvolta necessario.

In questo contesto si è svolto ieri un ulteriore incontro tra Ericsson e le organizzazioni sindacali, in sede aziendale a Genova, nel corso del quale l'azienda ha confermato la volontà di procedere con le uscite volontarie incentivate. Ora occorre trovare un accordo e occorre farlo in fretta e noi vigileremo affinché si raggiunga una piena intesa a tutela di tutti i lavoratori, come sempre è accaduto in ogni vertenza in questi quattro anni.

Ricordo che abbiamo portato a soluzione positiva 36 tavoli di crisi e al raggiungimento di 46 intese tra le parti, salvaguardando sempre tutti gli stabilimenti e tutelando tutti i lavoratori. Aggiungo, per quanto riguarda il comparto, che attraverso una profonda trasformazione - pensiamo ai call center, per esempio, e non solo a loro - abbiamo deciso, con il Ministro Calderone, di convocare il tavolo del settore per il prossimo 12 novembre.

PRESIDENTE. L'onorevole Benzoni ha facoltà di replicare.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, come sempre è accaduto abbiamo salvato i posti di lavoro è la cosa più preoccupante che rilevo dalle sue parole, perché, purtroppo, i 36 tavoli che lei ha risolto sono davvero minoranza rispetto a quelli che non avete affrontato.

Ci sono due temi. Il 5 ottobre - è vero - lei convoca il tavolo al Ministero, ma ci sono le dichiarazioni: “La Premier Meloni chiama l'AD: ritirati i licenziamenti”; “Meloni sente i vertici di Ericsson: ritirati i licenziamenti”. La prima domanda è: perché non l'ha fatto lei e lo fa il Primo Ministro Meloni? Forse è già un Ministro commissariato? La seconda questione è: magari questa fosse la verità. Avete fatto una cosa che un ex sindaco di Brescia chiamava “urge prorogare”, cioè avete spostato i tempi di questi licenziamenti e avete cambiato semplicemente la modalità, inserendo il tema dell'uscita volontaria, inserendo il tema di un favore verso l'uscita, ma non avete cancellato i licenziamenti, tant'è che i sindacati, che sono venuti in audizione in Commissione, non erano né tranquilli né pacificati. C'è un tema: chi non accetterà il licenziamento volontario dove andrà? Cosa farà? In quale sede verrà spostato e a fare cosa?

Ma il secondo tema è la perdita di capacità di investimento di quel polo che oggi è un know-how importante per la nostra tecnologia e che verrà perso, perché non stiamo facendo nulla per non perderlo. Il secondo tema è anche il settore delle telecomunicazioni, perché Ericsson non si è inventata questa dismissione da un giorno all'altro, ma l'ha fatto in un sistema che non sta funzionando, anche perché le leggi fatte dal Ministro Salvini stanno imponendo una serie di condizioni negli appalti che, tra subappalti e altro, favoriscono chi non investe in ricerca, chi non investe nella filiera italiana, chi non investe in un futuro.

Sta investendo nei subappalti, nella quarta o quinta filiera di subappalto, e questo penalizza le aziende che investono sul lavoro, sul territorio, sulla ricerca e sviluppo. Ericsson sarà solo la prima di queste aziende e su questo, purtroppo, non state facendo nulla (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

(Iniziative volte a rafforzare l'approvvigionamento di alluminio a favore della filiera nazionale – n. 3-02945)

PRESIDENTE. L'onorevole Lovecchio ha facoltà di illustrare l'interrogazione Squeri ed altri n. 3-02945 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

GIORGIO LOVECCHIO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro, l'alluminio è una materia prima essenziale per larga parte della nostra industria, dall'automotive alla meccanica, dall'edilizia al packaging fino all'aerospazio, alla difesa e all'energia. Eppure l'Europa dipende dalle importazioni per circa l'85 per cento del proprio fabbisogno e, negli ultimi 20 anni, ha perso circa il 65 per cento della capacità di produzione primaria. A queste situazioni si aggiungono il costo dell'energia, i dazi sull'importazione dell'alluminio primario, il CBAM e gli altri oneri che pesano sulla competitività delle nostre imprese. C'è poi un dato che merita particolare attenzione: ogni anno dall'Unione europea esportiamo verso Paesi terzi circa 1,2 milioni di tonnellate di rottami di alluminio.

Materia prima preziosa, soprattutto per un Paese come l'Italia, che ha fatto del riciclo uno dei propri punti di forza. Chiediamo, quindi, al Governo quali iniziative intenda assumere per garantire alla nostra industria una maggiore disponibilità di alluminio primario e riciclato a condizioni competitive (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Cari colleghi, per mettere al sicuro l'approvvigionamento di alluminio, tema strategico per l'Italia e per l'Europa, abbiamo fatto quanto di nostra competenza, rafforzando l'obbligo di notifica dell'esportazione di rottami verso i Paesi extra-UE. Dal 18 luglio, infatti, la notifica è obbligatoria oltre le 75 tonnellate per singola operazione o le 150 tonnellate complessive nel mese solare e deve precedere di almeno 60 giorni l'esportazione.

Questo strumento nazionale consente di monitorare, e in qualche modo di frenare, l'uscita di questa preziosa materia dal nostro Paese. Al contempo, abbiamo chiesto alla Commissione europea di fare quanto di loro competenza, ponendo specifici limiti all'esportazione di rottami di alluminio e metalli ferrosi verso i Paesi extraeuropei, affinché siano, appunto, trattenuti, lavorati e riciclati negli impianti italiani ed europei.

Sull'alluminio la Commissione ha pertanto predisposto, su nostra indicazione, restrizioni all'esportazione di rifiuti verso i Paesi non OCSE, la cui misura scatterà dal 21 maggio del prossimo anno, il 2027. Non ci basta: abbiamo chiesto che altrettanto avvenga per rottami ferrosi, necessari per i forni elettrici della nostra siderurgia, che lei citava, e che altrettanto si faccia anche per i rifiuti elettronici che contengono terre rare e materie prime critiche, oggi esportati dal continente europeo in altri continenti.

Siamo, in pratica, coloro che guidano il fronte affinché l'Europa abbia un'organica politica industriale sul fronte delle materie prime critiche, tanto più alla luce di quanto sta accadendo intorno all'Europa. Sul versante degli approvvigionamenti, pochi giorni fa, lo citavo prima, sono stato nel Golfo: in Kuwait e nel Qatar abbiamo affrontato la partnership sulle materie prime critiche - pensate all'elio dal Qatar - e negli Emirati abbiamo sottoscritto un'intesa sulla sicurezza delle catene del valore e sull'economia circolare.

Abbiamo inoltre candidato l'Italia - lo ha affermato il Presidente Meloni in queste Aule, in queste ore - a ospitare il primo sito europeo di stoccaggio strategico delle materie prime critiche a Porto Marghera per approvvigionare le nostre imprese e le imprese europee in caso di shock di approvvigionamento. E l'altro giorno il vicepresidente della Commissione europea, Séjourné, a Bruxelles, in conferenza stampa, ha riconosciuto il primato italiano. Ha detto che l'Italia è in prima fila nella strategia europea sulle materie prime critiche.

PRESIDENTE. L'onorevole Lovecchio ha facoltà di replicare.

GIORGIO LOVECCHIO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro per la risposta e per l'attenzione che il Governo sta dedicando a un comparto che ha un peso molto rilevante per il nostro sistema produttivo. Credo che il punto da cui partire sia molto semplice: dobbiamo evitare che le imprese europee, e quindi anche quelle italiane, si trovino a competere con aziende di Paesi terzi avendo sulle proprie spalle costi che i loro concorrenti non devono sostenere. La transizione ambientale è un obiettivo che condividiamo, ma deve procedere insieme alla tutela della nostra capacità industriale.

Se il risultato delle nostre politiche fosse quello di rendere più costoso produrre in Europa e più conveniente importare da fuori, avremmo ottenuto l'effetto opposto a quello che vogliamo. Per l'Italia il tema è ancora più importante perché negli anni abbiamo costruito una filiera di riciclo dell'alluminio di assoluto rilievo. È quindi difficile comprendere come si possa accettare che ogni anno una quantità così consistente del rottame raccolto in Europa venga esportata verso Paesi terzi, mentre le nostre aziende hanno bisogno di materia prima.

Confidiamo nell'attenzione manifestata dal Governo e nell'impegno a portare questo tema anche in sede europea. Dobbiamo lavorare affinché l'Europa garantisca alle proprie imprese accesso alla materia prima a prezzi competitivi, riduca gli effetti distorsivi che oggi gravano sulla filiera e valorizzi maggiormente il materiale riciclato prodotto all'interno dell'Unione. Su questo, quindi, il Governo italiano può avere un ruolo importante. Difendere questa filiera significa difendere imprese, occupazione e una parte importante della manifattura italiana (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

(Iniziative di competenza volte a fronteggiare la contrazione della produzione industriale nazionale - n. 3-02946)

PRESIDENTE. L'onorevole Ferrara ha facoltà di illustrare l'interrogazione Appendino ed altri n. 3-02946 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario, per un minuto.

ANTONIO FERRARA (M5S). Presidente, Ministro Urso, il Governo Meloni festeggia il record di longevità, peccato che la durata di un Governo non garantisca la sopravvivenza delle fabbriche. I dati Istat parlano chiaro: 3 anni consecutivi di calo della produzione industriale. Nel 2025 Stellantis è scesa sotto le 380.000 unità prodotte, Beko, Electrolux, ex Ilva sono crisi industriali che continuano, Ericsson ha annunciato 131 licenziamenti a Genova. Ministro, il made in Italy non si difende con gli slogan e convocare tavoli non significa salvare le fabbriche.

Chiediamo, quindi, quali interventi concreti, quali risorse e, soprattutto, con quali tempi certi intendiate fermare il declino industriale e salvaguardare l'occupazione. Infatti, Ministro, il vero primato non è quanto a lungo riuscite a stare al Governo, ma quante fabbriche riuscite a tenere aperte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Il numero delle imprese in Italia cresce ogni giorno: sono cresciute le imprese lo scorso anno e sono cresciute anche quest'anno. L'occupazione cresce ogni giorno: 1.300.000 contratti stabili in più dall'inizio della legislatura. Le stime su quest'anno sono sempre in rialzo. Oggi Confindustria ha raddoppiato le proprie stime sulla crescita del PIL di quest'anno, stamattina ci ha detto che si aspetta almeno l'1 per cento. Le crisi industriali fanno parte di una rivoluzione in corso e dobbiamo affrontarle.

In questa legislatura lo stiamo facendo con un metodo di successo. I tavoli di crisi sono scesi a 37; abbiamo sottoscritto 44 intese nel triennio, di cui 16 solo quest'anno, con oltre 11.000 posti salvaguardati dall'inizio dell'anno. Per darci un raffronto, quando governavate voi erano 160, 170, 180 i tavoli di crisi. Oggi si sono ridotti a 37. Si è citato prima Ericsson: 131 licenziamenti sono stati ritirati. Ora le parti lavorano per trovare una soluzione sugli esuberi incentivati e volontari.

Nello stesso giorno Electrolux ha ritirato i 1.700 licenziamenti annunciati e si sta lavorando insieme, come noi sappiamo fare di concerto con i sindacati, con le regioni e con le associazioni di impresa, a un piano industriale diverso, che preveda nuovi investimenti - 90 milioni già, ma io mi auguro di più -, la salvaguardia di tutti gli stabilimenti, anche di Cerreto, la tutela di tutti i lavoratori, con una programmazione triennale di eventuali esuberi, ancora da definire, incentivati e volontari.

Ma dobbiamo cambiare l'Europa. Perché? Perché ovunque in Europa le aziende dell'elettrodomestico chiudono. Quando noi abbiamo salvaguardato Whirlpool e Beko in Italia hanno chiuso le aziende di Beko, o meglio di Whirlpool, in Polonia e in Gran Bretagna. E ora Ericsson ha già chiuso in Ungheria. Salvaguarderemo l'Italia, ma non possiamo farlo in un lungo periodo se non cambia la politica europea, ed è per questo che, finalmente, l'Europa ha accettato le nostre proposte e la Commissione si è impegnata a realizzarle, creando noi un fronte molto ampio con la Germania, la Francia, la Spagna, la Polonia e la Slovacchia. L'Italia si è mossa e con noi gli altri.

Questo riguarda il settore dell'elettrodomestico, ma non basta e lo sappiamo. La vostra domanda era più ampia, e vi rispondo su cosa stiamo facendo in questo campo delle crisi. È qui in Parlamento la riforma dell'amministrazione straordinaria. È qui in Parlamento e aspetto ovviamente le vostre decisioni. Abbiamo fatto la prima parte della riforma degli incentivi con il codice unico degli incentivi e la seconda parte la faremo durante la legge di bilancio, completando la riforma degli incentivi. Abbiamo fatto, con successo, Transizione 5.0: 4,5 miliardi di euro lo scorso anno e investimenti per oltre 10 miliardi; e la nuova Transizione 5.0, con risorse nazionali finalmente libere dai vincoli europei, ha una dotazione triennale di 10 miliardi di euro e siamo impegnati, con questa legge di bilancio, a renderla strutturale anche per gli anni successivi e a includere, come noi avremmo voluto fare, anche il software e il cloud, l'intelligenza artificiale già c'è…

PRESIDENTE. Chiuda.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. …e a renderla ancora più efficiente. Le imprese, infatti, in pochi mesi hanno presentato oltre 12.000 progetti per 7 miliardi di investimenti. Per questo l'Italia va sulla strada giusta, ossia su quella degli investimenti, dell'innovazione e delle esportazioni: più 3,3 per cento lo scorso anno e più 4,7 per cento nella prima parte di quest'anno, quarta posizione globale mondiale. Più investimenti esteri in Italia: più 18 per cento di investimenti esteri in Italia in questi anni; più 19 per cento gli investimenti esteri nella Borsa italiana, che è la Borsa che cresce di più in Europa…

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. …più 8 per cento di investimenti esteri nei titoli di Stato italiani, che sono più affidabili, una volta tanto, di quelli degli altri Paesi europei. Si può fare di più? Si deve fare di più, ovviamente, ma siamo sulla strada giusta (Applausi del deputato Pietrella).

PRESIDENTE. Rammento a tutti di mantenere gli orari per la diretta TV. La deputata Appendino ha facoltà di replicare.

CHIARA APPENDINO (M5S). Grazie, Presidente. Ministro, la vede questa prima pagina (La deputata Appendino mostra la pagina di un giornale)? Alzi gli occhi Ministro, la guardi. Perché il suo comizietto che ha fatto oggi si infrange contro il muro della realtà. Lavoratori e lavoratrici che piangono per il posto di lavoro perso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Allora, Ministro, io non so con che coraggio lei viene qui oggi a rivendicare risultati che non esistono. Le dico io quali sono i risultati: produzione industriale crollata, PIL fermo al palo e boom di cassa integrazione. Questo è il Governo e quelli sono i risultati.

Guardi, Ministro, ieri Giorgetti, il suo collega, è venuto a dirci che intravede nuvole. Ma non ci sono nuvole da vedere, c'è la grandine che cade da quattro anni sugli italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Guardate il cielo e non vedete quello che succede. E allora, Ministro, qualche tempo fa io l'ho definita “Attila”. Mi scuso con lei, mi sbagliavo: lei è peggio di Attila.

Lei firma accordi che sono carta straccia, lo vediamo con la Beko. Lei rivendica qui Transizione 4.0, anzi 5, ma ha tolto miliardi alle imprese che sono fallite per colpa del suo disastro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Lei viene qui e cita Ericsson: “la chiamata salvifica, il miracolo di Palazzo Chigi”. Ministro, i 131 licenziamenti ci sono tutti, e lei parla di calma? Di tranquillità? Guardi, la sfido: venga qui con noi venerdì, a Genova (La deputata Appendino mostra un foglio). Ci venga, noi ci saremo. Guardi in faccia quei lavoratori e capirà la rabbia e la paura che hanno di perdere un posto di lavoro, perché le menzogne di Meloni non coprono le realtà.

Lei, Ministro, sa cos'ha di diverso rispetto ai lavoratori? Loro hanno il coraggio di lottare per una dignità e per un posto di lavoro, mentre lei non ha nemmeno il coraggio di guardarli in faccia. Allora non è solo l'Europa da cambiare: è questo Governo da cambiare, perché state facendo disastri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Elementi e iniziative a livello nazionale ed europeo in materia di stoccaggio delle materie prime critiche, con particolare riferimento alle prospettive di realizzazione dell'hub italiano – n. 3-02947)

PRESIDENTE. Il deputato Maerna ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami e altri n. 3-02947 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

NOVO UMBERTO MAERNA (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, noi non siamo qui per fare comizi, ma siamo qui per discutere di cose concrete (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Allora, la disponibilità di materie prime critiche, in particolare delle terre rare, risulta oggi più che mai strategica per la competitività dell'industria europea e la sicurezza degli approvvigionamenti. Per chi ci ascolta: sono materie fondamentali per le batterie ricaricabili, per l'automotive, per i nostri smartphone e tutto quello che ci circonda. Le recenti interruzioni nelle forniture di semiconduttori, con ripercussioni sull'industria automobilistica, hanno nuovamente evidenziato la vulnerabilità delle catene del valore europee e i rischi posti dalla distribuzione geografica delle attività di estrazione. Il 9 ottobre del 2026 l'Unione europea e la Cina hanno raggiunto un'intesa preliminare sui rapporti commerciali. Nell'autunno del 2025, nell'ambito dell'iniziativa europea “Coalition of the willing”, sono stati istituiti gruppi di lavoro per definire un sistema comune di stoccaggio europeo e strategico. Risulta che all'Italia sia stato affidato il coordinamento del working group 2, …

PRESIDENTE. Concluda.

NOVO UMBERTO MAERNA (FDI). …dedicato agli aspetti logistici e organizzativi. Le chiedo quale sia lo stato di avanzamento della candidatura italiana e quali siano le finalità del progetto pilota, con particolare riferimento alle prospettive di realizzazione dell'hub italiano per lo stoccaggio strategico delle materie prime critiche, per cui si sono candidate Porto Marghera, Trieste e Ravenna.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Di questo progetto ha appena parlato, in quest'Aula e al Senato, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella sua relazione in vista del Consiglio europeo. L'Italia si è candidata - abbiamo depositato la candidatura venerdì scorso - in un progetto comune con i Paesi Bassi, con l'Olanda, perché noi lavoriamo insieme agli altri per risolvere i problemi italiani ed europei.

In questo progetto comune è previsto che sia realizzato il primo sito pilota di stoccaggio strategico delle materie prime critiche nell'area di Porto Marghera, che potrà usufruire anche dei porti di Trieste e di Ravenna della piattaforma logistica Quadrante Europa - la principale d'Europa - di Verona e lungo l'asse del Brennero anche della miniera Tassullo, in provincia di Trento, per rifornire, in caso di shock di approvvigionamento, di materie prime critiche - le terre rare -, le imprese italiane ed europee di ciò che serve alla tecnologia green, alla microelettronica, alle industrie dell'auto e soprattutto alle nuove frontiere della tecnologia.

Nell'area di Marghera è nostra intenzione anche costituire un distretto industriale italiano per il riciclo e la raffinazione di materie prime critiche. A questo proposito abbiamo assistito le imprese italiane nei bandi europei previsti dal regolamento. Quattro imprese hanno ottenuto il sigillo di progetti strategici europei e altre cinque lo hanno ottenuto nel bando che si è appena concluso; nove imprese.

Questo è significativo e importante. Stiamo assistendo le imprese per presentare nuovi progetti nel successivo bando, perché noi sì, sappiamo che l'Italia può diventare l'industria del riciclo delle materie prime critiche, essendo già noi leader nel riciclo: pensiamo ai rottami ferrosi e alla tecnologia green, pensiamo alla plastica. Noi siamo maestri nel riciclare le materie che servono, poi, a produrre nuovi prodotti. Lo possiamo fare nell'industria del riciclo, anche per affrancare l'Europa dalla sudditanza nei confronti dei soggetti asiatici, che oggi hanno il monopolio dell'estrazione e soprattutto della raffinazione delle materie prime critiche. Noi dobbiamo liberare il nostro continente da questa dipendenza, soprattutto noi italiani che siamo all'avanguardia anche nella tecnologia green. Mi riferisco alla politica abbiamo saputo condurre con il Piano Transizione 5.0 per salvaguardare lo stabilimento 3SUN dell'ENEL a Catania che oggi è il più grande stabilimento europeo che produce pannelli fotovoltaici.

E lo stesso abbiamo fatto incentivando gli investimenti sulla microelettronica. Cito soltanto gli ultimi, più importanti e significativi in Europa: 5,3 miliardi in più per STMicroelectronics di Catania, 3,3 miliardi per Silicon Box a Novara.

Mentre altrove si sospendono gli investimenti, in Italia giungono altri investimenti sulla microelettronica e sulla tecnologia green, ed è per questo che dobbiamo attrezzare il nostro Paese, con il riciclo, a renderci sempre più autonomi dagli altri. Ovviamente, lo sappiamo, lo dobbiamo fare con la nostra Europa, ed è per questo che il commissario europeo Séjourné l'altro giorno, a Bruxelles, in una conferenza stampa pubblica, ha detto che l'Italia è in prima fila in Europa sulla strategia industriale e sulle materie prime critiche (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. L'onorevole Giovine, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

SILVIO GIOVINE (FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la confortante ed esaustiva risposta. Sappiamo quanto il tema delle materie prime critiche sia assolutamente strategico per la competitività del sistema produttivo europeo e nazionale, anche per la sicurezza degli approvvigionamenti delle nostre industrie.

Con questa presentazione del dossier della candidatura per ospitare il primo sito europeo, come ha illustrato, non sarà solo stoccaggio, ma raffinazione e anche riutilizzo di materie prime critiche. L'Italia, di fatto, assumerebbe un ruolo guida per l'intero continente, con un Nord-Est che sarebbe protagonista, grazie a un progetto organico e strutturale che, come ha ben sottolineato, non coinvolgerà solo il territorio di Venezia, Trieste e Ravenna ma toccherà anche le province di Trento e Verona. Il tutto in una Nazione che, sappiamo, può oggi vantare una leadership forte a livello globale sul riciclo che, insomma, checché ne dica qualcuno, è il sistema migliore per incidere virtuosamente sulla sostenibilità ambientale e anche per limitare la dipendenza dall'estero, in modo particolare dalla Cina.

Quindi attendiamo, ovviamente, con grande fiducia l'esito e la risposta della Commissione; quello che possiamo, però, già dire oggi senza timore di smentita è che - nonostante gli ultrà di sventure - l'Italia, attraverso l'azione del Governo Meloni, anche oggi ha dimostrato concretezza, efficacia e lungimiranza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

(Iniziative per una strategia industriale per il settore automobilistico, al fine di rilanciare gli investimenti e la capacità produttiva in Italia – n. 3-02948)

PRESIDENTE. L'onorevole Grimaldi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02948 (Vedi l'allegato A).

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Ministro, abbiamo visto, al Salone dell'auto di Parigi, le immagini di John Elkann che si avvicina a un grande gruppo cinese, la BYD, e si ferma a stringere la mano ad Altavilla. Come lei si ricorderà bene, Altavilla viene dalla scuola FIAT-FCA e oggi è advisor di un grande gruppo di produzione di auto cinesi. Speravamo in un annuncio, in un annuncio anche perché, come sapete, BYD sta cercando un sito produttivo in Europa per fare più di 200.000 vetture; speravamo in annuncio, visti i grandi deserti industriali che ci sono in questo Paese e visto che, in qualche modo, c'è la necessità di uscire dal monoproduttore.

E, allora, la domanda è molto semplice. Abbiamo visto che, invece, BYD sceglie altri Paesi, va verso la Francia, va verso la Spagna, dice che l'Italia è un'altra opzione remota. E, allora, le chiediamo: cosa ha fatto lei? Cosa ha fatto lei per rendere attrattivo questo Paese? Cosa ha fatto lei, visto che è finita la legislatura e lei aveva promesso di portare un secondo produttore di auto in Italia? Ce lo dica (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. La prima cosa che abbiamo fatto è rendere conveniente, anzi necessario, per le case automobilistiche cinesi, investire in Europa. Perché se oggi, in Europa, BYD e Dongfeng, piuttosto che altre case automobilistiche, sono alla ricerca di stabilimenti chiavi in mano, è perché noi abbiamo definito un percorso in Europa che renderà più difficile esportare dalla Cina in Europa e più conveniente produrre in Europa. Come l'abbiamo fatto? Con la revisione del CBAM. Come l'abbiamo fatto? Col made in Europe, che abbiamo voluto inserire - il provvedimento è in corso - nell'Industrial accelerator act. Come l'abbiamo fatto? Chiedendo alla Commissione misure di salvaguardia. Come è stato fatto? Prima con le auto elettriche e, l'altro giorno, con l'accordo coi cinesi di autolimitazione delle esportazioni di auto ibride.

I cinesi sanno che da qui a 2-3 anni sarà per loro più complesso esportare in Europa per competere in Europa. Il made in Europe prevederà, per esempio, che se non c'è una componentistica almeno del 70, si vuole elevare all'80 per cento - di componenti europee, non si può usufruire né di incentivi né partecipare agli appalti pubblici europei.

Per questo girano per l'Europa, e cosa chiedono? Uno stabilimento chiavi in mano. Ho ricevuto più volte Altavilla e non solo lui, hanno visitato stabilimenti in Italia ma non ce n'è uno chiavi in mano. Perché non c'è uno stabilimento dell'auto chiavi in mano? Perché Stellantis, a differenza degli altri attori, non ha chiuso stabilimenti in Italia e quindi non ha stabilimenti da cedere chiavi in mano ai costruttori cinesi. Stellantis, con un patto che ha fatto con il Governo al tavolo dell'automotive, si è impegnata a tenere in attività tutti gli stabilimenti e a non licenziare gli operai. E la produzione di Stellantis aumenta quest'anno, a differenza di quanto accade con le altre case automobilistiche europee, perché per prima ha capito che bisognava puntare su altri modelli. Pensiamo agli ibridi, che sono oggi quelli che vanno più in voga.

Quindi Stellantis è in ripresa, mentre Volkswagen, Mercedes e gli altri sono in picchiata. Nel contempo ha un patto, e loro cosa vogliono fare? Non cedere lo stabilimento, ma saturare la produzione degli stabilimenti. Mi riferisco, per esempio, a Cassino - e non solo a Cassino - e per questo hanno annunciato già degli accordi con altre case automobilistiche cinesi per produrre con tecnologie, con accordi tecnologici e industriali negli stabilimenti che Stellantis terrà all'interno di un quadro nazionale, per saturare quegli stabilimenti e raggiungere, con le auto cinesi e con la tecnologia cinese, in quegli stabilimenti - che comunque rimarranno di Stellantis -, la piena produttività.

Questo è il motivo per cui in Italia non ci sono stabilimenti: perché non sono stati chiusi stabilimenti chiavi in mano, quelli che oggi le case cinesi necessariamente vogliono per raggiungere in tempo utile - loro prevedono in 2-3 anni - una competitività produttiva in Europa, man mano che l'Europa si chiude - e noi ci auguriamo che si chiuda, con quelle proposte che abbiamo fatto noi -, man mano che rende possibile gli investimenti delle case automobilistiche in Europa, finalmente. Finalmente!

PRESIDENTE. Chiuda.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Noi abbiamo guidato il fronte delle riforme. Oggi per esempio persino Merz e Macron, come voi avete notato, hanno fatto una proposta per prorogare i termini del Green Deal affinché si possa mantenere in vita il motore endotermico oltre la data che era stata stabilita. Perfino Macron si è accorto di questo, e nell'accordo sancito con Merz, di cui si ha qualche contezza, seguono la strada da noi indicata con responsabilità, pragmatismo e coerenza, sin dall'inizio della legislatura.

PRESIDENTE. L'onorevole Grimaldi ha facoltà di replicare.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Ho dentro la rabbia di tutti i lavoratori e le lavoratrici italiani ma proverò a star calmo, anche se ho davanti il Ministro dell'Industria più longevo della storia che ha il calo di produzione più lungo della storia, con i costi energetici più alti della storia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e che non riesce neanche a capire cosa succede nel mondo.

Guardi che, non so se ha capito, Trump ha messo i dazi e quindi Stellantis ha fatto gli investimenti in America, non in Italia, non so se lei se ne sia accorto. Noi abbiamo messo i dazi alla Cina e dalla Cina vengono qua a produrre, ma non qua! Lei che cosa rivendica… la domanda era semplice: che cosa ha fatto lei? E la risposta era semplice: nulla! Lei non ha fatto nulla! Lei mi ricorda la “Duna”, ve la ricordate la “Duna”? Ecco, appunto, non ve la ricordate la “Duna”? Ecco, appunto!

Questo è il Ministro che avete davanti, che non si rende nemmeno… ma lei si rende conto che due anni fa in questo Paese si producevano 750.000 auto? A quel punto lei ha detto: ne produrremo un milione. Sa cos'è successo l'anno dopo? Ne abbiamo prodotte 350.000, la metà, e adesso lei dice che è un rialzo: certo, un rialzo rispetto all'anno peggiore di tutti. Io mi aspettavo che mi avrebbe detto: no, abbassiamo i costi dell'energia, facciamo diventare energivore le industrie dell'auto per produrre qua, proviamo a far qualcosa; per esempio abbiamo l'idroelettrico, diamolo, diamolo in parte a chi vuole produrre.

Mi sarei aspettato che finalmente… noi da anni chiediamo un secondo motore, una seconda linea Mirafiori, mi sarei aspettato di dire: bene, proviamo in qualche modo a fare di più per produrre auto elettriche, ibride. Perché, infatti, la competizione con la Cina la stiamo perdendo perché siete voi che volete negare questa sfida: siete legati all'endotermico, ai motori fossili e alle guerre di Trump, che hanno reso questo sistema meno competitivo degli altri (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

(Iniziative di competenza volte a tutelare la produzione e i livelli occupazionali presso gli stabilimenti ex Ilva di Genova Cornigliano e del Nord Italia, nelle more delle procedure di vendita – n. 3-02949)

PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02949 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, parliamo di ex Ilva Spa in generale. Il riassunto della situazione crediamo l'abbia fatto, in maniera molto efficace, la Premier oggi al Senato: situazione drammatica quella ereditata da questo Governo, ostacoli ideologici quelli trovati nella ricerca di nuovi acquirenti e aggiungiamo una sentenza della magistratura che pesa come un macigno, ossia la decisione di chiudere il caldo e l'attesa della sentenza della Cassazione.

Vogliamo focalizzarci però, in questa interrogazione, sugli stabilimenti che lavorano il freddo: quello di Genova Cornigliano, gli stabilimenti del Nord, ma anche l'area a freddo di Taranto, perché anche per questi stabilimenti è previsto da Acciaierie d'Italia Spa lo spegnimento, il fermo, a metà novembre perché non avrebbero più l'approvvigionamento, i coils; avrebbero, però, mercato, prodotti ricercati dal mercato. Chiediamo se è possibile avere un'attenzione, prevedere un piano mirato di approvvigionamento, anche sul mercato dei lavorati a livello nazionale o con dei fornitori internazionali, per permettere a questi stabilimenti di continuare a lavorare, ovviamente nelle more dell'assegnazione della gara e ascoltando quello che chiedono i sindacati e quello che chiedono le istituzioni locali.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Rispondo, come doveroso, alla sua domanda specifica e finale. Ovviamente i commissari non potevano che seguire una sentenza della magistratura, ove non lo avessero fatto avrebbero subito le conseguenze della nuova applicazione della sentenza che obbliga la chiusura dell'area a caldo e non solo degli altiforni.

Per evitare che questa decisione della corte d'appello pregiudicasse del tutto la sopravvivenza degli altoforni, anche nel caso in cui la Corte di cassazione, che ha deciso di riunirsi il 20 ottobre, smentisse clamorosamente quanto ripetutamente ordinato dalla corte d'appello, nel decreto di ieri sera abbiamo dato ulteriori risorse - 41 milioni di euro - all'amministrazione straordinaria nell'ambito del piano concordato con la Commissione europea per mantenere in riscaldo gli altiforni nella speranza che la Cassazione, come sembra trapelare da quello che il procuratore generale ha già scritto, che, se lo leggete, è incredibile per la severità con cui tratta la sentenza della corte d'appello… bene, abbiamo deciso di mantenere il riscaldo, dandogli risorse, il tempo utile ad aspettare la sentenza della Corte di cassazione.

Nel contempo abbiamo dato indicazione ai commissari di reperire sul mercato internazionale le bramme necessarie per i laminatoi di Taranto - e le prime due navi sono già sbarcate con le bramme per consentire comunque ai laminatori di lavorare il prodotto in una partnership con soggetti terzi - e di fare altrettanto per quanto riguarda i coils per gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure.

Ci vuole del tempo perché gli ordini dei coils, come per le bramme, occorre farli sul mercato internazionale e dovranno farli i partner industriali dell'amministrazione straordinaria. La merce arriverà nei prossimi mesi e si potrà garantire così una continuità produttiva degli stabilimenti a valle sia per Taranto con i laminatoi, sia per Genova e Novi Ligure, in attesa dell'assegnazione ai proponenti, la cui gara è stata necessariamente prorogata sino al 9 novembre per sapere quale sarà la sentenza della Cassazione, se confermerà o, come appare dalle prime documentazioni, smentirà clamorosamente la Corte d'appello. Di questo non possiamo non tenere conto perché quello è un altro ordine, l'ordine giudiziario, e voi sapete che è sorprendente nelle sue decisioni. Ricordo a me stesso e all'Aula che c'è stato un sequestro probatorio di un altoforno che dura, credo, da un anno e mezzo, probatorio: non è mai accaduto, credo, nella storia giudiziaria…

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. …accade a Taranto.

PRESIDENTE. La deputata Cavo, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente, e anche grazie al signor Ministro per la risposta che ci ha dato. Ovviamente c'è apprezzamento per il decreto di ieri e per quello che ha detto inizialmente nella sua risposta, ovvero di permettere questo pre-riscaldo degli impianti, che consente un traghettamento in attesa della sentenza della Cassazione per quanto riguarda la parte delle lavorazioni a caldo, perché è importante dare attenzione alla parte a caldo.

La ringrazio per come ha risposto sulla domanda, che era molto mirata, per quanto riguarda le aree a freddo, che toccano Genova, toccano Novi, toccano anche l'area a freddo di Taranto. La ringrazio, Ministro, perché ci ha detto in maniera chiara che è stato dato mandato ai commissari di fare in modo che ci sia la possibilità di reperire bramme, non soltanto per Taranto, ma sono state date indicazioni - rileggo bene gli appunti che mi sono scritta, è un tema molto delicato - di reperire bramme anche per gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure. È la risposta che ci si aspettava, che stanno aspettando i lavoratori, le famiglie, che stanno aspettando, credo, anche le istituzioni locali, perché è il nodo.

Ovviamente si chiederà anche un accordo. Io credo che ci sarà una trattativa, delle riunioni anche con i commissari, per arrivare anche a un accordo più formalizzato, ma la posizione del Governo e sua con questa indicazione e con questa impostazione credo che sia una risposta chiara su quello che dobbiamo attenderci. Quindi questi mesi sono dei mesi inevitabilmente di transizione in cui non ci sarà un fermo ma ci sarà un approvvigionamento, coi tempi che lei ci ha spiegato, ma che ci sarà per fare in modo che questi impianti non si fermino, perché sarebbe davvero impensabile che degli impianti che hanno un mercato e che lavorano prodotti che hanno mercato ampio si dovessero fermare in attesa di una sentenza della magistratura o in attesa di una gara. Quindi seguiremo l'evolversi della gara con i tempi che lei ci ha ricordato, e per quanto riguarda le sue valutazioni su quello che è stato il sequestro probatorio…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). …e il fatto che le decisioni della magistratura hanno pesato su questa vicenda non possiamo che concordare. Seguiremo gli sviluppi, seguiremo gli esiti, sapendo che siamo in parte dipendenti da una sentenza della Cassazione, ma che possiamo sperare anche in un esito della gara e sicuramente monitorare perché questi stabilimenti e le aree a freddo non abbiano un blocco ma possano dare lavoro a chi lo sta aspettando, alle famiglie, e non un fermo come quello che sembrava all'orizzonte.

(Iniziative volte a individuare soluzioni industriali alternative per gli stabilimenti ex Ilva di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi, a seguito dello spegnimento dell'altoforno di Taranto – n. 3-02950)

PRESIDENTE. L'onorevole Molinari ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02950 (Vedi l'allegato A).

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, dopo la pronuncia recente della Corte d'appello di Milano, che ha confermato l'ordine di chiusura della zona a caldo dell'ex Ilva di Taranto, giovedì 8 ottobre Acciaierie d'Italia ha annunciato per il 15 di novembre la chiusura degli stabilimenti del Nord, quelli di Cornigliano e quelli di Novi Ligure - Racconigi purtroppo era già inoperativo da tempo -. A seguito di questo è stato annunciato e si è svolto uno sciopero lunedì 12 ottobre che ha coinvolto i lavoratori di questi stabilimenti: parliamo di circa 1600 lavoratori dipendenti diretti degli stabilimenti del Nord; se pensiamo anche all'indotto credo che sia facile per tutti capire di quale tipo di crisi sociale stiamo parlando. È qualcosa di veramente pesante, qualcosa che ci preoccupa davvero.

La domanda che le facciamo con questa interrogazione è questa: capire, nella denegata ipotesi in cui la chiusura dell'altoforno fosse definitiva, se il Governo sta valutando delle ipotesi per gli stabilimenti del Nord, che dal nostro punto di vista possono essere due: o l'approvvigionamento di materiali da altre industrie per la lavorazione per il mantenimento dell'occupazione e della produzione; o anche l'ipotesi di uno spacchettamento nella trattativa degli stabilimenti del Nord, cercando qualche altro acquirente interessato a quegli stabili (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Per quanto riguarda la fase transitoria, in attesa della decisione della Corte di cassazione - che potrebbe clamorosamente, da quello che si rileva dalla relazione del procuratore generale, smentire alle radici tutto quello che è alla base della sentenza della corte d'appello: mai vista una cosa simile -, noi abbiamo, col decreto di ieri, deciso di mantenere in riscaldo l'aria calda, o meglio, in questo caso, soprattutto gli altiforni.

Nel contempo, abbiamo dato mandato ai commissari di reperire le bramme per i laminatoi di Taranto - le prime navi, lo dicevo prima, sono già giunte e le altre saranno a cadenza mensile - e di fare altrettanto per i coils di Genova e Novi Ligure; farlo attraverso partner industriali, tenendo conto, ovviamente, dei tempi necessari al reperimento sul mercato internazionale, quindi per garantire la continuità produttiva.

Per quanto riguarda la possibilità che l'area Nord sia separata dall'area di Taranto, questo era già previsto nell'aggiornamento della gara in corso, ove vi era la possibilità di proposte - come quelle che hanno fatto alcuni attori, con le loro manifestazioni di interesse che ora si devono tramutare in proposte vincolanti - per l'intero complesso produttivo. Altri hanno chiesto singoli stabilimenti, ma nessuno ha fatto una proposta, come poteva fare, per interi stabilimenti del Nord. Io stesso, quando riunii Federacciai - parlo ormai di più di un anno fa - per presentare le modalità di gara, in qualche misura feci comprendere che questo era possibile, e lo feci anche quando mi recai a Genova, incontrando tutti gli attori.

Ma allo Stato nessuno ha fatto una proposta per l'area Nord separata da quella di Taranto. In teoria, lo può ancora fare, negli ultimi giorni di questa fase negoziale, prima che il 9 di novembre si chiuda il deposito delle proposte vincolanti da parte degli attori che hanno fatto manifestazioni di interesse, perché, secondo le procedure di questa gara, chiunque lo può fare anche all'ultimo momento. Ma allo Stato nessuno lo ha fatto.

Concludo che nel decreto di ieri abbiamo affrontato in maniera organica il tema della salvaguardia di tutti i lavoratori, non soltanto quelli del perimetro dell'Ilva, ma anche quelli dell'indotto e quindi delle imprese dell'indotto, che noi abbiamo già salvaguardato, quando fummo costretti dall'amministrazione straordinaria a sottrarre gli stabilimenti a Mittal, che ne aveva programmato la chiusura danneggiandoli in maniera seria, al punto tale che i commissari hanno presentato un esposto alla procura di Milano per danni accertati pari a 7 miliardi di euro. Sette miliardi di euro di danni accertati, volontariamente realizzati da chi aveva preso possesso di quello stabilimento per chiuderlo.

PRESIDENTE. Chiuda, per favore.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Detto questo, il provvedimento prevede anche una prima fase per la reindustrializzazione. Parliamo di Taranto, perché per Genova le aree sono in concessione, e quindi le aree non utilizzabili dagli stabilimenti siderurgici possono essere rilasciate al concessionario per ulteriori investimenti. Parlo di quelle non utilizzabili, né oggi, né domani, né mai, per gli stabilimenti siderurgici che noi, comunque, vogliamo preservare.

PRESIDENTE. L'onorevole Molinari ha facoltà di replicare.

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Grazie, Presidente, e grazie, signor Ministro, per la risposta ma soprattutto grazie per il decreto di ieri. Insomma, il Governo ha dimostrato di rispondere prontamente a questa nuova emergenza e, come lei ricordava, è un decreto importante perché, oltre a mantenere in vita l'altoforno, l'area a caldo di Taranto, in attesa della pronuncia definitiva della Cassazione, sono stati erogati anche i fondi per la proroga della cassa integrazione fino al 2027, l'ultima tranche del prestito Acciaierie d'Italia. Quindi, la risposta del Governo, che si trova a doversi confrontare con una situazione gravissima ereditata, c'è stata e continua a esserci, anche perché penso che sia evidente a tutti il rischio che stiamo correndo: non c'è solo la crisi sociale di cui parlavo prima, quindi l'eventuale perdita di posti di lavoro, ma sarebbe una tragedia industriale per il nostro Paese la chiusura definitiva della produzione di acciaio. Siamo un Paese manifatturiero e voi capite quale depauperamento della nostra capacità industriale avremmo non essendo più produttori di acciaio. Però, al netto degli sforzi che stanno facendo oggi, al netto delle valutazioni della magistratura - che come lei diceva è un altro potere, quindi non dobbiamo entrare nel merito - bisogna ricordare come siamo arrivati in questa situazione, lo dobbiamo ricordare agli italiani.

Se oggi è diventato praticamente impossibile produrre acciaio nel continente europeo, la responsabilità è direttamente dalla Commissione europea con il Green Deal (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier): il fatto che noi attraverso la politica degli ETS, attraverso l'obbligo di produrre coi forni elettrici, ci stiamo autolimitando come produzione, favorendo i competitor di altri continenti, è una scelta politica deliberata dell'Europa per distruggere la nostra industria.

E oltre al fattore europeo, non dobbiamo dimenticare il fattore italiano: perché lei ricordava l'ultima fase con ArcelorMittal, che deliberatamente voleva chiudere lo stabilimento, ma se forse nel 2019 il Governo “Conte 2” - con protagonista il MoVimento 5 Stelle e i collaborazionisti colpevoli del PD - non avesse cambiato le carte in tavola dopo l'accordo con cui ArcelorMittal si era impegnato a fare le bonifiche e a portare avanti l'impianto, forse ArcelorMittal sarebbe comportata diversamente. Ma lì abbiamo visto che c'era la volontà politica precisa di chiudere quello stabilimento, perché se da una parte abbiamo un centrodestra e un Governo che punta sull'autoproduzione industriale e la difesa del lavoro, gli italiani devono sapere che l'alternativa è quella che invece, nel nome dell'ambientalismo ideologico, le fabbriche e i posti di lavoro li vuole cancellare (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Prima di sospendere l'Aula, salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti del liceo scientifico statale “Enrico Fermi” di Paternò, in provincia di Catania, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Benvenuti a Montecitorio, grazie di essere qui.

A questo punto sospendiamo la seduta, che riprenderà alle 15,25. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 15,18, è ripresa alle 15,25.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa (All'ingresso in Aula del Presidente del Consiglio dei ministri applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026.

La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori (Vedi calendario).

Ricordo che, nella parte antimeridiana della seduta, il Presidente del Consiglio dei ministri ha consegnato il testo delle comunicazioni.

(Discussione)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritta a parlare la deputata De Monte. Ne ha facoltà.

ISABELLA DE MONTE (FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, l'appuntamento del prossimo Consiglio europeo riveste un'importanza fondamentale. A quattro anni dall'insediamento di questo Governo possiamo dirlo con chiarezza: son stati anni segnati da emergenze senza precedenti, anni letteralmente senza tregua nei quali abbiamo assistito a uno scenario globale sempre più infiammato.

In questo contesto c'è stato un valore aggiunto decisivo per il Paese: la stabilità politica ed esecutiva. Aver garantito la continuità del Governo è un risultato da cui tutti traiamo beneficio, senza distinzioni di parte. Non si tratta di un primato della maggioranza, ma di una risorsa concreta che produce impatti positivi per l'intera Nazione, per i cittadini, per le famiglie e per il nostro sistema produttivo.

In passato la continua alternanza dei Presidenti del Consiglio nei consessi europei è stata una debolezza. Ogni volta bisognava ricostruire relazioni, posizionare il Paese e riscrivere le strategie da zero, facendo perdere posizioni all'Italia rispetto a partner capaci di garantire continuità pluriennale.

La stabilità non è una vittoria di un partito, ma la forza delle istituzioni. È con questa solidità che ci si appresta quindi ad affrontare il prossimo Consiglio europeo, sullo sfondo di un quadro internazionale estremamente delicato.

L'Unione europea ha compiuto passi avanti significativi nel consolidamento del Mercato unico, nella garanzia di una concorrenza equa, nell'apertura di nuovi accordi commerciali. In questo solco si inserisce l'eccellente lavoro svolto dal Ministro degli Affari esteri Antonio Tajani (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) - che ringraziamo -, che ha rafforzato il ruolo della nostra rete diplomatica, delle nostre ambasciate all'estero, trasformandole in un supporto dinamico ed efficace per le nostre imprese.

Si tratta di un modello virtuoso che merita di essere valorizzato anche a livello europeo. In quest'ottica sottolineo la centralità della conclusione dell'accordo Mercosur. Integrare un mercato di 700 milioni di abitanti significa spalancare concrete opportunità di crescita per la nostra economia.

Tuttavia, se l'Europa è nata per garantire la pace e lo sviluppo economico tra Nazioni uscite da guerre sanguinose, non dobbiamo dimenticare che da sola non può governare dinamiche globali. Ciò che possiamo e dobbiamo fare è modulare le nostre politiche per renderle coerenti con le sfide del nostro tempo.

In primo luogo confermando un sostegno saldo e incrollabile all'Ucraina. L'Ucraina ha subito l'aggressione russa e ha bisogno non solo della nostra solidarietà, ma dei mezzi concreti per potersi difendere. Presidente, l'abbiamo detto più volte in quest'Aula: difendere l'Ucraina significa difendere i confini e la sicurezza dell'Europa stessa (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), specie a fronte delle recenti e inaccettabili violazioni dello spazio aereo che hanno coinvolto anche Stati membri dell'Unione europea.

Le crisi sono molteplici, a partire dall'area del Golfo, del Medio Oriente dove si gioca una vera e propria guerra economica con il blocco dei canali di traffico navale con pesanti ricadute sui prezzi dell'energia, dei carburanti e sulle spinte inflattive. È fondamentale, Presidente, garantire sempre la libertà di navigazione e la sicurezza marittima, perché laddove c'è una loro limitazione, si aprono altrove nuove vie di traffico, come sta già concretamente avvenendo nella Via della Seta Artica.

BOZZA NON CORRETTA

BOZZA delle VOTAZIONI QUALIFICATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO
PROSPETTO PARZIALE

INDICE ELENCO N. 1 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DDL 2789-A E ABB - ODG 9/2789-A/3 226 222 4 112 85 137 90 Resp.
2 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/4 241 236 5 119 92 144 89 Resp.
3 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/5 241 239 2 120 100 139 88 Resp.
4 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/6 247 240 7 121 95 145 88 Resp.
5 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/7 249 243 6 122 95 148 88 Resp.
6 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/8 252 246 6 124 91 155 88 Resp.
7 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/9 258 253 5 127 100 153 87 Resp.
8 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/10 257 253 4 127 102 151 86 Resp.
9 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/11 258 250 8 126 97 153 86 Resp.
10 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/12 254 250 4 126 99 151 86 Resp.
11 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/13 259 255 4 128 100 155 86 Resp.
12 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/14 257 253 4 127 100 153 86 Resp.
13 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/16 257 242 15 122 89 153 86 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/17 260 255 5 128 102 153 86 Resp.
15 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/18 260 255 5 128 102 153 86 Resp.
16 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/19 259 254 5 128 102 152 86 Resp.
17 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/20 256 253 3 127 100 153 86 Resp.
18 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/21 261 257 4 129 103 154 86 Resp.
19 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/22 261 256 5 129 102 154 86 Resp.
20 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/23 259 255 4 128 104 151 86 Resp.
21 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/24 252 248 4 125 95 153 86 Resp.
22 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/25 249 245 4 123 94 151 86 Resp.
23 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/26 250 245 5 123 93 152 86 Resp.
24 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/27 256 253 3 127 100 153 86 Resp.
25 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/28 256 252 4 127 100 152 86 Resp.
26 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/29 259 255 4 128 101 154 86 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 34)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/30 254 249 5 125 99 150 86 Resp.
28 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/31 254 250 4 126 99 151 86 Resp.
29 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/34 258 254 4 128 101 153 86 Resp.
30 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/35 256 253 3 127 101 152 86 Resp.
31 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/36 260 256 4 129 102 154 86 Resp.
32 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/37 238 235 3 118 95 140 86 Resp.
33 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/38 242 240 2 121 98 142 86 Resp.
34 Nominale DDL 2789-A E ABB - VOTO FINALE 262 258 4 130 153 105 80 Appr.