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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del dottor Luigi De Ficchy, procuratore della Repubblica di Tivoli, che ringrazio per la sua presenza.
L'audizione odierna rientra nell'ambito degli approfondimenti che la Commissione sta svolgendo sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Lazio.
Avverto il nostro ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterrà opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta, invitandolo comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta.
Cedo dunque la parola al dottor De Ficchy.
LUIGI DE FICCHY, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tivoli. Presidente, sono io a ringraziarvi per l'attenzione, che ho sempre tenuto nella mia vecchia cultura, anche considerati i 16 anni che ho trascorso alla procura nazionale, a interfacciare le notizie e i dati con tutti gli enti importanti, in modo tale che si conoscano e si possano combattere i fenomeni insieme.
Come procuratore di Tivoli, ora ho una visione particolare di ciò che accade sul territorio in relazione al ciclo dei rifiuti e ho capito finalmente perché Tivoli fosse così poco nominata nelle relazioni dei diversi corpi di PG, che ogni anno, quando ero alla procura nazionale, mi presentavano le relazioni sul territorio laziale.
Il circondario di Tivoli era sempre poco nominato, sia in relazione alle infiltrazioni della criminalità in generale, sia ai dati e alle notizie sulle illegalità sul territorio, anche con particolare riferimento al ciclo dei rifiuti, che ho sempre considerato, almeno negli ultimi 15 anni, tra gli affari più appetiti dalla criminalità organizzata,
anche nel Lazio, in particolare nel sud della regione. È sicuramente un fenomeno dove si infiltra ed è presente un'illegalità diffusa, che, se non è opera della criminalità organizzata, è data da un affarismo vicino a un dato tipo di criminalità, anche se legata ai colletti bianchi.
Ciò dipende dal fatto che su questo territorio non vi è una presenza delle forze dell'ordine che consenta lo sviluppo di indagini di un determinato livello e spessore, ma solo un controllo molto superficiale. Ho segnalato a più livelli e in più occasioni la mancata presenza di forze dell'ordine che vadano a svolgere non solo il lavoro superficiale di contrasto alla criminalità visibile, ma anche la lotta a quella invisibile, per la quale c'è bisogno di forze maggiori e specializzazioni.
Voi sapete che nel circondario ho alle mie dirette dipendenze cinque compagnie dei Carabinieri, che hanno nuclei investigativi di sette o dieci ufficiali di Polizia giudiziaria al massimo. Ci sono poi un commissariato di polizia a Tivoli, che sovrintende anche a Guidonia, città con 100 mila abitanti, nonché una compagnia della Guardia di finanza che sovrintende a una cinquantina di comuni. Gli altri sono coperti in parte dal gruppo di Frascati e dalla tenenza di Colleferro. Si tratta di una compagnia con una sessantina di uomini, che non è in grado di controllare un territorio sterminato, composto di 75 comuni e oltre 500 mila abitanti.
Tale situazione nel corso degli anni ha portato a un sistema di illegalità per tanti filoni non repressa adeguatamente. I comuni, da parte loro - sono 75, come ho precisato - non hanno o gli strumenti o la volontà di reprimere i fenomeni di criminalità legati all'abusivismo edilizio e al ciclo dei rifiuti, che prosperano nella situazione di mancata repressione.
Proprio in relazione al ciclo dei rifiuti passo a una prima notazione. In una situazione in cui vige un abusivismo edilizio incontrollato, con lottizzazioni veramente rimarchevoli e un territorio totalmente dissestato per via della mancanza di prevenzione da parte dei comuni - quando non vi è complicità, vi è quantomeno inerzia - proliferano le discariche abusive, che riguardano soprattutto il materiale proveniente da lavori edili che nel territorio si spandono in maniera particolare.
Sono numerosissimi i sequestri che riguardano il trasporto e la gestione di rifiuti da scavi o da demolizioni, anche questi, come ripeto, connessi a illeciti edilizi e sono consistenti le discariche abusive sul territorio. Mi sono segnato alcuni comuni - Zagarolo, Olevano, Gallicano, Sant'Angelo Romano, Formello, Monterotondo - in cui ci sono stati rinvenimenti di discariche abusive, in gran parte in terreni privati, ma con estensioni ragguardevoli. Se si mettono insieme tutti questi territori, ne emerge un fenomeno veramente rilevante.
Nel comune di Monterotondo, per esempio, è stata trovata una discarica con 60 mila metri cubi di rifiuti, un campo di calcio regolamentare per otto metri di altezza, di cui bisogna vedere la stratificazione. È un fenomeno veramente rilevante nel territorio e per via del mancato controllo da parte dei comuni si arriva sempre in ritardo.
Quando si tratta poi di andare a reprimere, si trova già il danno sul territorio. Si sequestra e bisognerebbe arrivare a cercare di bonificare il più possibile per evitare la contaminazione del terreno e delle falde acquifere, ma nascono problemi perché per bonificare, come sapete, occorrono tempo, denaro, specializzazione, risorse, che in gran parte non si hanno.
Nella somma del territorio, tali problemi sono drammatici, anche perché si tratta di un territorio, come voi sapete, pieno di cave e sono numerose le discariche di questo tipo in cui vengono abbandonati i rifiuti. Tutto ciò complica la situazione. Questo è il quadro per quanto riguarda in gran parte il discorso dei rifiuti, con la considerazione che le indagini arrivano alla superficie, ma non riescono ad andare oltre per le ragioni specificate.
Un altro fenomeno sicuramente ragguardevole, di cui parlerà più nello specifico
il collega Ramacci, è quello dei depuratori gestiti in violazione delle norme in tema di inquinamento idrico e di smaltimento dei fanghi da depurazione. Tali impianti sono numerosi e il Corpo forestale, in particolare, ha avviato numerose indagini su di essi. Ne emerge che, quando si vanno a svolgere i prelievi, quasi il 100 per cento accerta un superamento delle tabelle previste per i fanghi e per tali scarichi. Ne deriva poi che questi depuratori, dei comuni o di ditte, vengono al 50 per cento sequestrati, il che comporta altri problemi, perché comunque bisogna continuare nello smaltimento e nella depurazione.
Ci sono poi casi in cui il depuratore, in alcuni comuni, non esiste, ma vi è un impianto fognario che raccoglie le acque e le scarica nell'Aniene o nei suoi affluenti. Non esiste proprio la depurazione.
Troppo spesso emerge dall'indagini un'illecita procedura di smaltimento dei fanghi da depurazione; ogni volta la Polizia provinciale o il Corpo forestale, che si sono specializzati nella materia, scoprono che questi fanghi non vengono fatti essiccare, ma vengono consegnati a siti che non dovrebbero accettarli. La legge prevederebbe il loro riutilizzo nelle attività agricole, ma sappiamo che non esiste in realtà nel Lazio se non un sito che compie tali attività. Si dovrebbe seguire una data procedura, ma ciò non avviene.
Mi sono permesso di portare alcuni dati sui procedimenti che abbiamo curato negli ultimi tre anni. La tematica è grosso modo quella che ho illustrato. Se ci sono domande, cercherò volentieri di rispondere per quelle che sono le mie conoscenze su questo fenomeno in particolare. Penso che l'affresco da tracciare sia questo. Il collega Ramacci potrà aggiungere ulteriori considerazioni più specifiche.
ANTONIO RUGGHIA. Nello specifico sulla base dell'esperienza che ha maturato in questi anni, relativa ai reati di tipo ambientale che vengono commessi nella gestione del ciclo dei rifiuti, quali sono le possibili modifiche da apportare al Codice penale per contrastare meglio questo tipo di reati? Abbiamo ascoltato altri procuratori della Repubblica, che ci hanno rappresentato situazioni molto gravi di attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, però, allo stesso tempo, hanno dichiarato tutta la loro amarezza nel verificare come spesso le indagini siano destinate a rimanere improduttive perché il più delle volte i reati contestati sono destinati alla prescrizione.
Vorrei sapere se ha proposte da formulare, visto che noi svolgiamo quest'indagine e che poi dovremmo anche intervenire e riferire al Parlamento sulla gestione del ciclo, proponendo alcune misure per contrastare meglio le attività illecite. Dal suo punto di vista, ci sono proposte che possano essere formulate nello specifico per attivare un sistema sanzionatorio più efficace da un punto di vista penale, ma anche per quanto attiene ai controlli necessari? Inoltre, lei ha fatto riferimento ai costi necessari per la bonifica dei siti: si potrebbe intervenire magari nella legislazione per fare in modo di poter bonificare i siti senza interventi a carico dello Stato? Quali sono le sue valutazioni, sulla base della sua esperienza?
LUIGI DE FICCHY, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tivoli. Sicuramente sono tutti problemi che abbiamo ben presenti. Sappiamo che la maggioranza dei reati sono contravvenzioni. Normalmente, svolta l'indagine e chiesta la data di udienza, soprattutto nelle sedi distaccate del tribunale di Tivoli, ovvero Palestrina e Castelnuovo di Porto, normalmente la prima udienza viene fissata a distanza di due o tre anni. Considerando il tempo dell'indagine, che non può essere inferiore a sei mesi o un anno e tenendo presente che i colleghi hanno 2 mila fascicoli l'uno da trattare, i reati cadono in prescrizione.
Una delle problematiche che viviamo, infatti, è anche quella per cui gli ufficiali giudiziari della procura di Tivoli sono sottodimensionati rispetto alle necessità: dovete immaginare che abbiamo da svolgere quattro volte il lavoro degli Uffici giudiziari di Viterbo e tre volte e mezzo
quello di Frosinone, con lo stesso organico e maggiori problemi, perché ci mancano i dirigenti in organico e i cancellieri. Si pongono problematiche veramente drammatiche per un piccolo ufficio.
Se la prima data fissata è per il 2013, ciò significa che ovviamente tutte le contravvenzioni si prescrivono. È necessario sicuramente disegnare delitti e non contravvenzioni, e rendere più semplice l'articolo 260 del decreto legislativo n. 152 del 2006, che ha rappresentato una grossa innovazione ed è sicuramente utile, ma presenta caratteristiche di difficile perfezionamento. Occorre, dunque, lavorare anche sull'articolo 260 per renderlo di uso più agevole e, soprattutto, approvare finalmente il Codice penale ambientale di cui si è parlato, con alcune norme che disegnino delitti e non contravvenzioni e la possibilità che la prescrizione si allunghi e si allontani nel tempo, in modo tale da poter efficacemente lavorare anche su temi che comportano un dato periodo di tempo.
È evidente che oggi questo genere di attività viene trattato da società che hanno tutti gli strumenti per nascondere la propria attività illegale. Penso alla possibilità che professionisti esperti del settore falsifichino tutti i dati - lo sappiamo benissimo e voi ne avete una panoramica enorme - delle bolle e dei codici che accompagnano i rifiuti, pericolosi e non pericolosi. È un fenomeno sicuramente rilevante e drammatico, non tanto del mio circondario, ma nell'intera regione Lazio.
Potrei suggerire alla Commissione di svolgere un monitoraggio, anche se probabilmente è stato già compiuto, delle ditte che lavorano nel settore del ciclo dei rifiuti e di quelle che controllano i depuratori per vedere se non esista un cartello nella regione che controlla il ciclo, dal punto di vista sia della gestione dei rifiuti come tali, sia dei depuratori.
La mia impressione è che nel Lazio non si possa parlare tanto di infiltrazione della criminalità organizzata, se non in alcune zone del sud - parliamo, ovviamente, solo del ciclo dei rifiuti - quanto di una situazione di illegalità diffusa data dalla presenza di una classe di professionisti (commercialisti e imprenditori del settore) che si muove con molta disinvoltura e che è molto difficile da scoprire, se non con gli organismi specializzati che potranno effettuare due o tre indagini all'anno, ma non di più, per una stretta questione di risorse. Come vi dicevo, non disponendo di risorse in termini di polizia giudiziaria nel circondario, non posso fare in modo che si operi un contrasto più efficace.
Ritengo, quindi, che serva sicuramente aumentare le risorse dei corpi specializzati nel settore - peraltro, abbiamo forze dell'ordine che man mano si stanno specializzando e stanno anche migliorando il livello di professionalità in questo contrasto - ma soprattutto dare degli strumenti normativi più agili che riguardano specificatamente il settore. Il decreto legislativo n. 152 del 2006, per quanto importante, non è riuscito a dare un'efficacia risolutiva in questo contrasto, proprio perché siamo rimasti legati a ipotesi contravvenzionali dalle quali ovviamente non si può pensare, stanti i tempi della nostra procedura penale, di poter arrivare a soluzione, a sequestri e condanne definitive in un tempo ragionevole. Certamente, quello è un problema della procedura e delle risorse in campo per la giustizia, ma un nuovo disegno dei delitti, mirato e agile, potrebbe sicuramente dare un'efficacia maggiore al contrasto.
PRESIDENTE. Vorrei che fossero approfonditi due punti. In primo luogo, lei ha fatto cenno alle difficoltà applicative della norma che incrimina l'associazione per il traffico e lo smaltimento dei rifiuti: quali sono i punti di crisi e come andrebbe modificata. Il secondo aspetto, che naturalmente interessa molto da vicino la Commissione, riguarda l'accenno fatto all'esistenza di infiltrazioni mafiose nel sud del Lazio; anche su questo aspetto gradirei che ci fornisse qualche ulteriore dato, che ovviamente sia a sua disposizione.
LUIGI DE FICCHY, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tivoli. Per quanto riguarda le difficoltà applicative,
rilevo soprattutto un grosso contrasto giurisprudenziale rispetto all'articolo 260. Al riguardo, ho visto che, in tante occasioni, pubblici ministeri e GIP hanno pareri diversi. Sarebbe bene che ci fosse un disegno meno involuto nella norma, che tracci in maniera più chiara i connotati dell'organizzazione. Credo che sia necessario essere più chiari perché, altrimenti, ci sarà sempre disaccordo e non riusciremo ad arrivare mai neanche a una chiarezza giurisprudenziale che ci consenta di contrastare il fenomeno nella maniera giusta.
Per quanto riguarda le infiltrazioni nel sud del Lazio, avrei bisogno di due o tre ore, presidente, perché lei sa che lavoro in questo settore da trent'anni. Ovviamente, il problema ha origini lontane, nella vicinanza geografica con la Campania, ma anche nella storia della criminalità nel Lazio. Non so se sia questa la sede per sottolinearlo, ma le relazioni che ho scritto per la Procura nazionale antimafia già dal 1993, che sono a disposizione, disegnano una situazione non di infiltrazione, ma di presenza di organizzazioni criminali nel sud del Lazio in particolare, ma anche a Roma. Purtroppo, col passare degli anni ho dovuto modificare le preventive valutazioni e parlare di criminalità organizzata anche per il nord del Lazio, con affermazioni fondate su indagini svolte sia dalla DDA di Roma sia dalle procure distrettuali del sud, che spesso intervengono sul territorio laziale sia con sequestri di beni immobili e mobili sia con arresti di personaggi e gruppi che operano nel territorio laziale. Bisogna sempre tener presente che la DDA di Roma, nel corso degli ultimi dieci o quindici anni, per numero di procedimenti segue immediatamente le regioni meridionali. A volte precede la Lombardia, a volte la segue in termini di numeri, ma comunque negli ultimi monitoraggi e analisi statistiche compiute il Lazio seguiva la Calabria, le direzioni distrettuali della Sicilia e della Campania. È evidente, già solo da questo numero, una presenza importante.
Un altro dato che può interessare questa Commissione - qui anche con particolare riferimento al settore del ciclo dei rifiuti - è il fatto che il Lazio è al secondo posto per numero di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, a partire dal 1997, anno successivo all'emanazione della legge in materia.
Per quanto riguarda il settore della criminalità organizzata, e cioè delle segnalazioni trattenute dalla Direzione investigativa antimafia perché ritenute interesse della criminalità organizzata, il Lazio si trova, a seconda degli anni, tra il quarto e il sesto posto. È un dato rilevante: significa che nel Lazio esiste un'infiltrazione di professionisti finanziari che hanno la possibilità di fare investimenti, attività di riciclaggio di denaro e inserimento, per l'appunto, anche in questi settori così delicati come quello del ciclo dei rifiuti.
In particolare, nel sud del Lazio ho sempre rilevato una criminalità locale particolarmente agguerrita a Latina, dove in alcuni anni si è assistito a scene da Far West. L'opinione pubblica troppo spesso si dimentica di quello che accade in certi territori magari localmente decentrati da Roma. Resta il fatto che a Latina sono presenti da tempo più organizzazioni criminali, locali in questo caso, collegate comunque anche a organizzazioni campane, che si occupano di traffico di stupefacenti, di usura e fanno investimenti importanti sia nei settori turistici del sud pontino sia nella stessa Latina con attività imprenditoriali e commerciali. A Latina si è sviluppata, quindi - ce lo dicono le indagini svolte dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma - una classe di particolari gruppi organizzati che si muovono su questo territorio operando in attività anche molto visibili. Infatti, in alcuni anni, lo ripeto, sono state evidenti situazioni di conclamata infiltrazione violenta sul territorio. Ricordo che nel 2000 arrivò alla procura nazionale una segnalazione da parte del procuratore di Latina, il quale affermava che in quel territorio avvenivano troppi attentati incendiari importanti contro imprenditori, commercianti, persone appartenenti all'amministrazione e politici di professione. Di troppi di questi episodi non si scopriva a chi dovessero
essere attribuiti. Se potevano essere trovate delle singole motivazioni in alcuni casi, questi nell'insieme disegnavano comunque un fenomeno allarmante di infiltrazioni.
Conosciamo anche alcune realtà del sud pontino, come Fondi o Mondragone, e di zone adiacenti, come Formia, in cui insistono alcuni gruppi criminali notissimi che da tempo hanno colonizzato queste zone con delle attività troppo spesso svolte in situazioni di assoluta legalità, almeno dal punto di vista esterno e superficiale. Penso al clan Tripodo, che si inserisce dagli anni Settanta, ad esempio, a Fondi e di cui conosciamo le attività e le indagini a cui ha dato luogo in relazione sia al mercato ortofrutticolo di Fondi sia alla presenza in altri settori importanti. È noto quanto è successo a Fondi con la relazione del prefetto e la richiesta dello stesso ministro di sciogliere il comune. Al di là dell'esito, questo evidenzia una presenza importante della criminalità organizzata.
Lo stesso discorso vale per altre zone, come Aprilia o Nettuno. Abbiamo visto cosa è successo in quest'ultimo territorio: vi sono state da parte dei comuni una disattenzione e una mancanza di prevenzione che hanno fatto in modo che man mano vi si infiltrassero e mettessero radici alcuni gruppi criminali. In questo caso, si trattava della famiglia Gallace, a carico della quale vi sono procedimenti in corso.
PRESIDENTE. Questo è il quadro della criminalità organizzata. Tra l'altro, lei ha fatto cenno a delle relazioni. Nel caso in cui, quindi, dovesse consegnarcene in forma secretata o pubblica, le saremmo grati di questo quadro complessivo. Tuttavia, all'interno di questo panorama, queste organizzazioni si occupano anche di traffico di rifiuti oppure, come diceva all'inizio, si tratta di illegalità diffusa, come quella di scaricare materiali di residuo delle costruzioni abusive? C'è qualcuno che controlla il traffico di rifiuti illecito?
LUIGI DE FICCHY, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tivoli. Per quanto riguarda il Lazio, presidente, non ho particolari elementi per arrivare a una conclusione simile. In sede nazionale, si sono svolti alcuni processi che hanno attribuito al clan dei Casalesi il controllo di alcune rotte. Tuttavia, per quanto riguarda la particolare problematica del ciclo dei rifiuti, in relazione anche al sud pontino, non ricordo delle indagini particolari che abbiano focalizzato il fenomeno attribuibili a gruppi di cui abbiamo parlato.
LUCA RAMACCI, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tivoli. Ringrazio la Commissione per questa opportunità. Non posso far altro che ribadire quanto detto dal procuratore della Repubblica.
Posso dare qualche informazione in più, trovandomi a Tivoli dal 2003. Debbo dire che conoscevo già il territorio di Tivoli quando lavoravo a Venezia perché la presenza di intermediari nell'attività organizzata del traffico illecito dei rifiuti venne segnalata in un'inchiesta del NOE dei carabinieri che ebbi modo di seguire e che poi è passata alle cronache con il nome di «Operazione Houdini». Questa vedeva il trasporto di rifiuti dal nord, da imprese del veneziano, al sud d'Italia, con l'intermediazione anche - credo - di una ditta che si trovava nella zona di Tivoli.
Sono rimasto molto sorpreso, nel 2003, quando sono arrivato a Tivoli, dove pensavo di trovare una situazione particolare e soprattutto particolarmente controllata, dalla totale assenza di controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine per i motivi che il procuratore ha già illustrato. Debbo aggiungere anche una particolare tolleranza, da parte degli enti locali, verso certi fenomeni di aggressione all'ambiente. Sicuramente quello nel settore dell'urbanistica è il più evidente, ma soltanto per il fatto che, come sappiamo, l'abusivismo edilizio è la forma più visibile di aggressione del territorio.
Per quanto riguarda, invece, i rifiuti, abbiamo avuto modo di constatare fenomeni allarmanti che però non hanno poi trovato, in sede dibattimentale e processuale, la possibilità di un riscontro concreto,
dovuto soprattutto anche alle modifiche legislative cui si faceva cenno in precedenza. Abbiamo avuto modo di constatare, infatti, come procura innanzitutto, che l'unica presenza valida nel territorio - questo debbo dirlo in onore delle tre o quattro persone che hanno operato sensibilmente in questi sette anni - oltre al NOE dei carabinieri, che però viene da Roma, è stata offerta dal personale della stazione del corpo forestale di Castelnuovo di Porto, ora stazione di Monterotondo. Da sole, queste tre o quattro persone, a volte non incoraggiate dai superiori, hanno fornito indicazioni molto significative sulla gestione dei rifiuti sul territorio.
Innanzitutto, vi sono stati casi di inquinamento anche di falde acquifere dovuti alla presenza di discariche per le quali la procura di Roma - credo se ne fosse occupato il collega Amendola, ora procuratore di Civitavecchia - aveva già operato sequestro e processo con relativa condanna. I rifiuti, mai rimossi dal luogo in cui si trovavano, non certo per inerzia della procura, ma per mancanza di quelle bonifiche che la legge prevedeva come obbligatorie, avevano, nel corso degli anni, inquinato le falde acquifere. Credo che si dovette sospendere anche l'erogazione dell'acqua potabile. Parliamo, ovviamente, di rifiuti pericolosi.
In un'altra occasione, su un terreno in località Lo Tonno, di proprietà del comune di Formello, circa 27 ettari coltivati a grano, venne riscontrata la presenza di metalli pesanti e diossine nel grano coltivato, che erano stati portati lì da persone coinvolte in attività organizzate nel traffico illecito di rifiuti e di cui mi pare si occupasse la procura di Firenze. Queste persone, nell'ambito dell'attività che svolgevano su tutto il territorio nazionale, e in centro Italia in particolare, avevano versato questi rifiuti in più occasioni, tant'è vero che potemmo accertare che circa 1.300, non so se quintali o tonnellate di grano vennero commercializzate e trattate da una ditta di Roma e, soprattutto, diffuse su tutto il territorio nazionale perché come sappiamo il grano viene venduto alla rinfusa. Sicuramente l'avremo mangiato in qualche nota marca di pasta o in qualche altro prodotto. In entrambi i casi, come dicevo prima, non si è avuto riscontro in sede dibattimentale, perché il decreto legislativo n. 152 del 2006, nell'intervenire in alcuni casi in modo peggiorativo rispetto alla normativa precedentemente in vigore, ha modificato il contenuto del vecchio articolo 51 bis del decreto Ronchi, rendendo di fatto impossibile in Italia procedere per il reato di omessa bonifica. Se si vuole, quindi, intervenire in qualche modo, credo che questa sia una cosa significativa. Reati per omessa bonifica dei siti inquinati non se ne commettono più.
Il problema è essenzialmente tecnico. La Corte di cassazione, la settimana scorsa o due settimane fa al più tardi, con una bellissima sentenza, ha illustrato i motivi di questo cambiamento legislativo e le conseguenze processuali: in buona sostanza, per non annoiare la Commissione, a fronte di un obbligo che sorgeva con un pericolo di inquinamento, che quindi veniva sanzionato in caso di omissione, ora la possibilità della bonifica richiede il superamento di certe soglie di rischio che di fatto nessuno è in grado di constatare in modo agevole o, almeno dall'entrata in vigore del decreto n. 152 del 2006, non vi è stata nessuna condanna per questo reato. Anzi, la Cassazione ha dovuto dire che nella successione di leggi che vi è stata, sicuramente la norma più favorevole è quella attualmente in vigore. Tutti quei casi, quindi, come i due che ho citato, sono finiti in un nulla di fatto.
Sicuramente c'è qualcosa da fare - penso che questo principalmente interessi la Commissione - circa i delitti sull'ambiente. Sono stato anche consulente di questa Commissione quando era presieduta dall'onorevole Russo, sono stato audito in passato quando era a Venezia e penso di sapere che cosa possa interessarvi.
I delitti contro l'ambiente rappresentano un problema importantissimo. Può essere considerato una sciocchezza, ma resto convinto che sia importante. C'è sempre stata da parte delle diverse componenti del Parlamento unanimità sulla
necessità di questo inserimento, per quanto ne posso sapere, senza poi risultati per i concreti per una serie di motivi. Tuttavia, è a mio parere fondamentale evitare che in cambio dei delitti contro l'ambiente si chieda la depenalizzazione delle contravvenzioni.
La tutela anticipata che viene offerta, infatti, dalle contravvenzioni non è, a mio parere, superabile dai delitti. Questi ultimi, infatti, normalmente presuppongono un danno e, anche quando sono di pericolo, richiedono un accertamento che sicuramente arriverà quando la situazione sarà gravemente compromessa. Basti pensare a quello che è capitato con la modifica dell'articolo 137 in materia di scarichi: adesso non possiamo più sanzionare penalmente - è una scelta che ovviamente rispettiamo - lo scarico che supera determinati limiti, che sono quelli più frequenti; adesso sanzioniamo penalmente lo scarico industriale che supera soltanto i limiti per le sostanze più pericolose. Questa è una scelta perché la sanzione amministrativa potrebbe essere ritenuta ugualmente efficace.
Tuttavia, nel caso dei depuratori, sapete perfettamente quello che avviene dal 1995 con la cosiddetta norma «salva sindaci». Nessun depuratore funziona. Ho lavorato in varie procure, ma non ho mai trovato un depuratore comunale che funzionasse. Le sanzioni amministrative vengono irrogate da chi effettua controlli per essere poi menzionate in conferenze stampa in pompa magna in ogni occasioni, ma nessuno le paga. Infatti, come avviene per esempio nel Lazio, l'ARPA applica la sanzione amministrativa, la provincia la annulla sostenendo che il metodo di campionamento utilizzato dall'ARPA non è condivisibile. In questo modo sulla carta abbiamo migliaia di euro di sanzioni amministrative applicate che nella realtà nessuno paga. A mio parere, quindi, non tutti i reati devono essere penali, ma certi fenomeni vengono limitati essenzialmente dallo strumento del sequestro. Le condanne, del resto, come sapete, sono simboliche e per certi fatti meno gravi è anche giusto che sia così. Tuttavia, la mancanza di uno strumento legislativo efficace sotto questi aspetti si sente.
PRESIDENTE. Ringraziamo i nostri ospiti per il contributo fornito e dichiaro conclusa l'audizione.
(La seduta, sospesa alle 12,35, riprende alle 13,25).
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