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Seduta del 22/6/2010


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Audizione del Commissario straordinario dell'ARPA Lazio.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del dottor Corrado Carrubba, Commissario straordinario dell'ARPA Lazio, che ringrazio per la sua presenza. Peraltro, il dottor Carrubba è già stato nostro ospite.
L'audizione odierna rientra nell'ambito degli approfondimenti che la Commissione sta svolgendo sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Lazio, nonché sul traffico illecito di rifiuti verso la Cina.
Avverto il nostro ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterrà opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta, invitandolo comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta.
Do la parola al dottor Carrubba.

CORRADO CARRUBBA, Commissario straordinario dell'ARPA Lazio. Grazie, Presidente Pecorella, e grazie anche ai signori parlamentari dell'ospitalità che attraverso la mia persona volete dare all'ARPA Lazio.
Come lei ha avuto modo di leggere recentemente, a seguito del convegno che la Commissione tenne alcuni mesi fa a Bologna, al quale io partecipai e dove nella sua persona la Commissione sollevò un'attenzione, un grido di allarme sul fenomeno del traffico internazionale di rifiuti, come ARPA Lazio abbiamo acceso anche noi un faro di attenzione sull'argomento.
Sapete che nel Lazio vi è un porto molto importante, quello di Civitavecchia, che, almeno sino a oggi, non aveva dato elementi di preoccupazione in tal senso. Sappiamo tutti e anche recentemente la Commissione ha visto che gran parte dei traffici presumibilmente illeciti per quanto riguarda l'Italia centrale partono dal porto di Napoli. Questo ci risulta e ne abbiamo conferma. Fino a oggi - parlo veramente di fatti molto recenti - non avevamo avuto conoscenza di fatti illeciti, né ci erano stati chiesti interventi dall'autorità doganale di Civitavecchia.
Ciò, invece, è accaduto molto di recente, probabilmente anche a seguito della maggiore attenzione che le autorità doganali stanno portando all'argomento: abbiamo ricevuto, proprio in questo primo scorcio del 2010, da parte dell'autorità doganale di Civitavecchia un paio di richieste di intervento, mentre una terza è giunta nei giorni immediatamente precedenti al nostro incontro di oggi, ragion per cui le operazioni sono in corso di svolgimento.
In entrambi i casi l'autorità doganale di Civitavecchia ha chiesto all'Agenzia di verificare la corretta attribuzione di codice CER a materiali rinvenuti in container presenti nel porto di Civitavecchia.
Nello specifico, si trattava di spedizioni non verso la Cina, peraltro, ma una verso l'Africa e una verso un'altra destinazione,


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quindi con rotte diverse, in un caso di materiali da demolizione di autovetture e in un altro di materiali recuperati da parti di motori elettrici.
Abbiamo effettuato alcune verifiche e alcuni controlli su questi due episodi. In un caso effettivamente abbiamo riscontrato un traffico illecito di rifiuti dati per non pericolosi, quando invece lo erano. Mi riferisco ai cosiddetti materiali recuperati da demolizione di autoveicoli, che erano sostanzialmente un ammasso non bonificato di rottami di auto provenienti da un autodemolitore dell'Umbria, se non vado errato, spediti in Africa. Su questo caso è stata sporta recentemente denuncia all'autorità giudiziaria della procura di Civitavecchia. Ieri, peraltro, parlavo con il Procuratore Amendola e credo che su questa vicenda la procura intenda tirare il filo.
Nell'altro caso, invece, a dimostrazione che non tutta l'esportazione di rifiuti è costituita, per definizione, da fatti illeciti, abbiamo riscontrato che effettivamente i materiali dichiarati erano quelli presenti nel container. Si trattava di materiali di motori elettrici provenienti da un'azienda del pontino da noi verificata per scrupolo anche in loco, dove abbiamo visto che tali motori venivano recuperati, svuotati degli oli pericolosi, imballati in maniera consona alla loro spedizione e inviati per un successivo utilizzo in un Paese estero.
Su due casi abbiamo, dunque, avuto un riscontro di un fatto palesemente e gravemente illecito e un controllo che andava svolto sicuramente, ma che si è dimostrato non fondato nel timore che le Agenzie doganali avevano manifestato.
Abbiamo in corso una terza verifica, per la quale ci è giunta richiesta neanche dieci giorni fa dall'Ufficio delle dogane, che riguarda un'altra esportazione, in questo caso di rifiuti e imballaggi in plastica, come indicato dall'autorità doganale di Civitavecchia. Su quello le nostre attività sono in corso.
Questo è quanto a oggi l'Agenzia è stata recentemente chiamata a fare in materia. Ricordo che è la prima volta che accadono episodi di questo tipo e che all'Agenzia viene chiesto un supporto. I presidenti e i commissari sanno che l'autorità di controllo all'interno dei porti ovviamente spetta all'autorità doganale. Noi interveniamo soltanto, come in questo caso, a sostegno e ad ausilio tecnico e, ove necessario, analitico dei materiali sottoposti a verifica, come accade, peraltro, per quanto riguarda le importazioni sui prodotti alimentari o altre attività di service laboratoristico svolte dalle Agenzie.

PRESIDENTE. Nel primo caso dove era diretto il materiale?

CORRADO CARRUBBA, Commissario straordinario dell'ARPA Lazio. Per primo caso intendiamo quello che abbiamo riscontrato essere illecito. Si trattava di esportazioni verso il Marocco.

PRESIDENTE. Invece il terzo caso, che è in corso di esame, verso quali Paesi era diretto?

CORRADO CARRUBBA, Commissario straordinario dell'ARPA Lazio. Su tale caso ho soltanto un'e-mail recente, in cui tale dato non è indicato. Mi si dà indicazione dell'esportazione secondo il codice doganale, ma non altro. Cito testualmente: «si richiede urgentemente il vostro intervento circa la liceità delle operazioni in materia». È una nota che ho acquisito molto di recente.

PRESIDENTE. Il dato positivo è che, comunque, è cominciato un esame un po' più attento del materiale dei rifiuti di esportazione.
Lei può riferirci - poiché l'abbiamo già sentita in passato, questo è solo un completamento - aggiornamenti sulla situazione del Lazio?

CORRADO CARRUBBA, Commissario straordinario dell'ARPA Lazio. Sì, presidente. Peraltro, le lascerò anche uno schema riassuntivo che dà conto dell'attività di controllo in materia di rifiuti che l'Agenzia ha svolto sino al primo trimestre del 2010.


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L'Agenzia ha continuato la sua attività, anzi, come vedranno i commissari, nel 2009 si è verificata una forte accentuazione dell'attività ispettiva e di controllo analitico da parte dell'Agenzia. Credo che ciò sia il frutto sia di una maggiore attività degli altri organismi di controllo e di Polizia giudiziaria, che quindi richiedono maggiormente all'Agenzia di svolgere attività, sia dalla nostra volontà, che ho avuto modo di affermare anche nelle occasioni passate ai commissari, di compiere uno sforzo, anche nella nostra autonoma attività di ispezione e di verifica, nell'aumentare la presenza dell'Agenzia sul territorio.
Si tratta di numeri significativi. Credo che in un anno, il 2009, l'Agenzia abbia effettuato centinaia di ispezioni, controlli e analisi sui campioni prelevati. Riporto un dato che può essere interessante: mediamente riscontriamo intorno al 20 per cento di campioni non conformi sulle analisi che eseguiamo. Una volta su quattro, dunque, quello che l'Agenzia riscontra non è conforme ad almeno uno dei parametri previsti dalla legge in materia, il che significa che, come abbiamo sostenuto un po' tutti, permane comunque uno zoccolo duro di illiceità, se non di illegalità ambientale, che pervade in parte il sistema. Questa è la situazione del Lazio per quanto riguarda il sistema rifiuti.
La Commissione ha avuto modo di approfondire lo stato della gestione del ciclo di rifiuti nel Lazio. Mi sembra che domani la nostra Presidente Polverini dovrebbe essere da voi, come ho avuto modo di leggere sull'ordine dei lavori della Commissione.
La situazione, per quanto ci riguarda, è stabile - usiamo questo termine - nella sua delicatezza, nel senso che la situazione gestionale dei rifiuti nel Lazio, come ho avuto modo di affermare anche precedentemente, necessita di decisioni e di interventi strategici e di risoluzione. Diversamente, il sistema complessivamente rischia oggettive crisi.
Vorrei concludere, presidente, cogliendo l'occasione dell'ospitalità della Commissione per lanciare un grido d'allarme come ARPA Lazio, ma anche a nome del sistema agenziale. I sistemi agenziali dei controlli nel nostro Paese rischiano di essere pesantemente privati di numeri e di efficienza dalle, purtroppo inevitabili, ristrettezze del bilancio pubblico.
Ho già rappresentato di recente questo tema, che è molto presente nell'esperienza dell'agenzia che ho l'onore e l'onere di guidare, alla Presidente Polverini, in quanto se le tagliole rigorose dei Patti di stabilità della spesa pubblica e delle difficoltà di bilancio e di cassa, che oggi accusano un po' tutte le amministrazioni, non vengono lette, per quanto riguarda il tema dei controlli ambientali, con la dovuta attenzione da parte dei decisori politici ai diversi livelli, dal Parlamento, per quanto di propria competenza, sino alle regioni, rischiamo nel Lazio, ma probabilmente anche altrove - ho avuto modo di sentire i colleghi delle altre Agenzie - un oggettivo grave accentuarsi di difficoltà nell'esercizio dei controlli ambientali, di cui avete avuto modo in questi anni di comprendere l'importanza, tenendo presente che gli unici controlli tecnici-analitici su questo tema sono effettuati dalle Agenzie.
L'ARPA Lazio, come sapete, si trova già oggi al 50 per cento della sua dotazione organica prevista dieci anni fa. A condizioni date di bilanci regionali e di norme di Patto di stabilità tra Stato e regioni, ho il dovere di portare una nota di attenzione sull'effetto che ciò comporterà sugli enti strumentali anche alla sua Commissione, affinché possa, nelle forme che reputerà opportune, far sì che l'attenzione del legislatore nazionale veda il sistema di controlli ambientali con la stessa attenzione doverosamente riposta sul sistema delle forze di polizia, di sicurezza e di legalità in senso più ampio e che le regioni, ovviamente nel rapporto con lo Stato e con le norme che da esso cadono loro sulla stabilità economica, tengano presente tale dato.
Se la mia ARPA, per esempio, non può essere in grado nel 2010 neanche di sostituire i lavoratori che andranno in pensione - il cosiddetto turnover - la situazione


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dei controlli di cui parlavamo fino ad alcuni minuti fa diventa oggettivamente di estrema preoccupazione.
Presentai questo tema già a suo tempo, per essere molto chiari, anche alla precedente giunta regionale. Non è un tema di oggi, ma proviene da tempo addietro. Comunque, penso che sia una sensibilità che la Commissione deve conoscere.

PRESIDENTE. Ha fatto benissimo a precisarlo, la ringraziamo, anche perché ci rendiamo conto che, se non ci sono gli strumenti e gli uomini, le leggi servono veramente a poco.
Lei stava rappresentando ragioni di criticità, che noi in buona parte conosciamo, del Lazio, ma avete previsioni di adeguatezza delle strutture di smaltimento e, quindi, di tempi entro i quali bisogna intervenire?

CORRADO CARRUBBA, Commissario straordinario dell'ARPA Lazio. Presidente, posso provare a darle una mia valutazione, più da esperto del settore che non da Commissario dell'ARPA.
Attualmente, la regione Lazio possiede un sistema impiantistico non definito, però piuttosto importante, che deve essere necessariamente completato, il che vale per tutte le filiere, dalla valutazione energetica alla produzione del compost e al trattamento dell'umido.
Il piano del Presidente Marrazzo - l'attuale Presidente Polverini avrà modo e tempo di valutarlo liberamente e di migliorarlo, qualora lo reputi necessario - individuava già la necessità di alcuni interventi strategici di chiusura del ciclo e di adeguamento impiantistico, ma che io sappia, a oggi non è stato compiuto nulla di rilevante in tal senso. L'unico impianto di chiusura del ciclo energetico finale, quello di Albano-Cecchina, è oggetto oggi anche di dibattito e di confronto istituzionale, e l'impianto non è partito.
Per fortuna, stanno partendo alcuni impianti di gestione della parte umida, proveniente dal ciclo di gestione della differenziata. Recentemente ho saputo che, per esempio, ACEA ha acquistato uno storico impianto di umido in provincia di Roma, l'ha riattivato e lo sta raddoppiando.

PRESIDENTE. Per impianto che cosa intende? È una discarica?

CORRADO CARRUBBA, Commissario straordinario dell'ARPA Lazio. No, è un impianto di produzione di compost. Mi pare che si chiami Kiklos, un impianto storicamente presente in provincia di Roma, che aveva vissuto diverse vicissitudini di difficoltà societarie e gestionali ed è stato certamente acquistato - mi risulta da confronti che ho avuto - dal gruppo ACEA, il quale l'ha rimesso in pista.
Si tratta, però, di piccoli segmenti e, se non si risolve il tema fondamentale delle discariche di servizio, di chiusura del ciclo, e degli impianti di chiusura del ciclo per quanto riguarda la valorizzazione energetica della parte secca, evidentemente il quadro rimane preoccupante, come lo è stato sinora.
Che io sappia, da alcuni mesi a oggi, nulla si è mosso in tal senso. Storicamente, sappiamo che i periodi estivi e quelli subito successivi sono complicati. Se a ciò aggiungiamo le difficoltà oggettive derivanti dal cambiamento di amministrazione nella regione Lazio, probabilmente la questione necessita di attenzione: può essere governata, ma credo che debba esserlo con grande attenzione.

ANTONIO RUGGHIA. Vorrei una valutazione sulla gestione del ciclo dei rifiuti della regione Lazio, anche perché prossimamente noi saremo chiamati a redigere la nostra relazione, visto che stiamo per concludere le audizioni.
Lei faceva riferimento alle difficoltà esistenti e all'impianto acquistato da ACEA per separare l'umido e realizzare il compost e parlava della valorizzazione energetica della parte secca, che è fondamentale per qualsiasi programma di nuova impiantistica.
In base a quanto abbiamo potuto comprendere attraverso numerose audizioni - la settimana scorsa abbiamo ascoltato il


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sindaco di San Vittore, dove esiste un impianto di termovalorizzazione che dovrà passare da una a tre linee - abbiamo registrato una grande preoccupazione, anche per il ritorno economico a favore del comune di San Vittore e, quindi, per le ricadute a favore della popolazione in tema di valorizzazione energetica, per il fatto che nel Lazio non c'è carburante a sufficienza.
Mentre si prevedono ulteriori impianti - e il dibattito politico sembra incentrato soprattutto su questo punto, ovvero se realizzare cinque, sei, sette o otto impianti di termovalorizzazione, rigassificazione e via elencando - l'aspetto che appare evidente è che a tutt'oggi, poiché la legge prevede che gli impianti di valorizzazione energetica possano funzionare soltanto per il trattamento della parte secca, quindi di CDR di qualità, il CDR non è sufficiente neppure ad alimentare le linee di Colleferro, per esempio.
La questione che sembra strana è la seguente: come è possibile prevedere tanti impianti di termovalorizzazione e rigassificazione che si basano sulla produzione del CDR, che nel Lazio non viene prodotto, mentre nessuno si preoccupa, invece, di realizzare la separazione della parte secca e il CDR di qualità? Mentre, cioè, non si parla di impianti di CDR e si dà per scontato che esistano, poi vediamo le polemiche che abbiamo sentito anche recentemente. Nel mese di marzo c'è stato un dibattito molto acceso tra il sindaco Alemanno e il presidente facente funzione Montino sul fatto che sono stati chiusi addirittura per tutto il mese di marzo gli impianti di Rocca Cencia e che non si produce il CDR.
L'aspetto che non funziona nel ciclo è quello e anche per questo motivo ci sono tante preoccupazioni da parte delle popolazioni ad accettare le scelte compiute dalla politica. Tutta l'attenzione è finalizzata agli impianti ultimi, quelli che dovrebbero essere realizzati, come previsto anche dalle norme comunitarie, in ultima analisi, per la parte che dovrebbe andare all'incenerimento. L'attenzione viene rivolta, dunque, interamente sugli impianti, quando invece manca tutto il resto. È questo il punto critico e volevo chiederle in merito una sua valutazione.
In base a ciò che abbiamo verificato noi, a tutt'oggi pensiamo che non si producano nel Lazio più di 60 o 70 mila tonnellate di CDR annue, mentre nei piani regionali si parla di 600 o 700 mila. La differenza è talmente vistosa che fa nascere questo tipo di obiezione.

CORRADO CARRUBBA, Commissario straordinario dell'ARPA Lazio. L'onorevole Rugghia - lo posso affermare per esperienza mia, ma anche di lunga data - ha centrato un tema fondamentale, a mio avviso, ossia quello della semplificazione, a volte molto diffusa, in materia di gestione rifiuti, dove la soluzione pare misurarsi su quanti sono gli inceneritori finali di trattamento dei rifiuti.
Si tratta di una falsa soluzione a un finto problema, nel senso che la gestione rifiuti è un sistema per definizione complesso, in cui il numero finale di impianti necessari può avere una forbice, ma comunque è dato e non c'è nulla da studiare. Sappiamo che cosa serve in Lazio. Tale approccio probabilmente è frutto di storie e di numerose vicende degli anni passati, in cui il termovalorizzatore e l'inceneritore finale rappresentavano un punto delicato del sistema - lo sappiamo bene dal punto di vista ambientale, sanitario e dei controlli - però non determina la soluzione del tema, che è, invece, data da un sistema integrato di impianti.
Indubbiamente, come l'onorevole Rugghia ricordava, una parte estremamente rilevante è rivestita dagli impianti di trattamento del rifiuti tal quale proveniente dalla percentuale a valle della raccolta differenziata, sia essa del 50 o del 65 per cento.
Nel Lazio questo è oggettivamente uno dei motivi di ritardo, anche se si stanno attuando alcune iniziative. Per esempio, ricordo ai commissari che la precedente amministrazione aveva autorizzato gli impianti di trattamento e produzione di CDR di Latina. Tale impianto attualmente è sub iudice, come capita nel 99 per cento dei


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casi, dinanzi al TAR di Latina e attualmente non sta andando avanti.
Per quanto riguarda Roma, che sappiamo rappresentare da sola due terzi del tema, l'AMA sa benissimo che l'attuale dotazione impiantistica di trattamento dei rifiuti e produzione del CDR - leggasi Malagrotta 1, Malagrotta 2 e l'impianto AMA di Rocca Cencia - non è in grado di trattare le quantità complessive. So anche che AMA ha da tempo alcuni piani industriali, giustamente, per affrontare questi temi.
Vi sono impianti in corso di progettazione - purtroppo è triste parlare di progettazione dopo vent'anni di normativa - a Bracciano da parte della Bracciano Ambiente, una società piccola, che però serve un bacino importante, il Bacino Sabatino. Vi è, dunque, un progetto di impianto già approvato, ma, come spesso accade in queste situazioni, mancano i finanziamenti per realizzarlo.
Analogamente, il Consorzio Gaia di Colleferro, per quanto ne so, è in fase avanzata di progettazione. Colleferro ha l'anomalia per cui bruciava CDR, ma non lo produceva e, quindi, aveva una discarica di tal quale da una parte e un inceneritore dall'altra. So che il Consorzio Gaia, seppur nelle sue mille difficoltà aziendali, come è noto alla Commissione, sta procedendo in tal senso.
Queste erano le mancanze: Viterbo ha il suo impianto di selezione e trattamento e non ha lo sbocco facile del CDR prodotto, Latina avrebbe dovuto realizzarlo, Roma presenta la situazione descritta. Comunque, nella pianificazione vigente in Lazio il tema posto dall'onorevole Rugghia era individuato ed erano anche indicati gli impianti necessari.

ANTONIO RUGGHIA. Il presidente della provincia di Viterbo, che abbiamo audito la scorsa settimana, ha fatto presente che da quell'impianto non esce CDR. Ha spiegato che manca il controllo. Sono questioni che abbiamo contestato perché, se si realizza un impianto, il CDR che viene prodotto può essere trasportato su tutto il territorio nazionale e utilizzato in qualsiasi sua parte, fermo restando che noi dovremmo occuparci del ciclo del Lazio.
Il presidente della provincia di Viterbo ci ha fatto presente che, pur esistendo questo impianto, il CDR, con le caratteristiche previste dalla legge, non viene prodotto, anche perché non è nell'interesse della sua provincia, in quanto essa ha chiesto la realizzazione di un termovalorizzatore nel suo territorio insieme alla provincia di Rieti. Non essendoci questo sbocco naturale per la produzione di CDR, si ritiene che non valga la pena di produrlo.
Questa è la situazione. Ci sono impianti che esistono sulla carta. Alla fine, però, mi sembra che, invece di concentrarci su questo tema, che significherebbe focalizzarci sulla separazione perlomeno tra umido, secco, e via elencando, che è una questione importante, ci concentriamo più nel dibattito politico, nelle scelte politiche sulle discariche e sui termovalorizzatori o rigassificatori.
Le ho riferito quanto ci ha comunicato il presidente della provincia di Viterbo.

CORRADO CARRUBBA, Commissario straordinario dell'ARPA Lazio. Sì, l'ho letto, presidente. A me francamente non risulta, nel senso che l'impianto di Casale Bussi risulta realmente esistente e autorizzato.
Non vi è a oggi alcuna norma di legge che obblighi il proprietario di un impianto produttore di CDR di utilizzarlo e valorizzarlo genericamente. Se il gestore di tale impianto valuta oggi che per lui è più economico, una volta trattato il rifiuto, collocarlo in discarica anziché conferirlo, le esistenti norme di pianificazione e programmazione sono in bianco, non sono presidiate, cioè, da alcuna forma di effetto sanzionatorio.
Credo che sia ciò che accade sostanzialmente a Viterbo, dove effettivamente si pone un tema di trasporti, perché gli impianti più vicini si trovano a un dato raggio. Presumo, onorevole, che sia un fatto di conto economico, che il gestore, a normativa attuale, è libero di considerare, per orientarsi come meglio crede, in assenza


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di programmazioni o normative regionali cogenti e presidiate da effetti.
Come avrete letto recentemente, ciò comporta, peraltro, che noi riceviamo CDR proveniente da regioni diverse, con problemi anche seri. L'ultimo sequestro che abbiamo effettuato come ARPA a Colleferro - lo avrete letto sui giornali - risale, se non vado errato, a non più tardi di quarantotto ore fa.
Da quanto ho saputo dalla stampa e dai miei, un camion era stato rigettato nella ricezione dallo stesso Consorzio Gaia, probabilmente perché il consorzio stesso avrà stretto, dopo le vicende note, le maglie del suo autocontrollo sul materiale in conferimento. Siamo intervenuti coi Carabinieri ed è stato sequestrato un camion di CDR che proveniva da un'altra regione.
Lo cito come esempio, perché ovviamente un sistema regionale autosufficiente di impianti noti e controllati in via ordinaria è anche un presidio per una combustione di materiali di qualità. Più il mercato diventa quello che avete visto nella vicenda del Consorzio Gaia, più si aprono le maglie del conferimento libero sul mercato, e più chiaramente si corre in astratto il rischio che i materiali che giungono siano di minore qualità. È un fatto storico di esperienza.

PRESIDENTE. Se lei ne ha la possibilità e non vi sono difficoltà di ordine istruttorio, saremmo molto interessati ad avere documentazione relativa agli interventi effettuati da ARPA, salvo quest'ultimo, anche, per esempio, sulle verifiche effettuate su Colleferro.

CORRADO CARRUBBA, Commissario straordinario dell'ARPA Lazio. Farò avere alla Commissione nei prossimi giorni documentazione più recente in merito anche ai fatti dei controlli doganali che ho citato, in modo tale che ne abbia contezza documentale.

PRESIDENTE. Ringrazio il dottor Carrubba per il contributo fornito e dichiaro conclusa l'audizione.

(La seduta, sospesa alle 11,35, riprende alle 11,45).

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