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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di rappresentanti del WWF Lazio, di Legambiente Lazio e di Ambiente e/è Vita Lazio, che ringrazio per la loro presenza.
L'audizione odierna rientra nell'ambito degli approfondimenti che la Commissione sta svolgendo sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Lazio.
Avverto i nostri ospiti che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterranno opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta, invitandoli comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta.
Cedo dunque la parola al dottor Lorenzo Parlati, Presidente di Legambiente Lazio.
LORENZO PARLATI, Presidente di Legambiente Lazio. Buongiorno presidente e buongiorno a tutti. Sono io a ringraziare voi per l'invito, ma soprattutto per l'approfondimento che state compiendo sulla regione Lazio, che sicuramente sarà utile a mettere in luce questioni in parte già note ed evidenziate da fatti di cronaca, dal lavoro della magistratura e delle forze dell'ordine, che vedono nel lavoro della Commissione un'importantissima possibilità di riconnettere fili che molto spesso camminano anche in modo separato.
In questi minuti voglio sottolineare alcuni aspetti che, secondo Legambiente, sono centrali, anche rispetto ai temi della gestione illecita dei rifiuti nella nostra regione, in particolare partendo dai dati del nostro Rapporto ecomafia, alla presentazione del quale abbiamo avuto il piacere di avere presente il presidente della Commissione. È uno sforzo che compiamo ogni anno proprio per cercare di rendere utile il nostro mestiere di associazione ambientalista rispetto a questi temi.
Nel Lazio quest'anno emerge in modo negativo, come evidenziato dalle cronache dei giornali, il fatto che la nostra regione sale al secondo posto nella scala nazionale per numero di reati. Vi ricordo che il nostro Rapporto ecomafia è redatto sulla base dei dati delle forze dell'ordine e non è una nostra stima; è compilato sommando i numeri che ci vengono forniti dalle stesse forze dell'ordine.
Per quanto riguarda i rifiuti, la nostra regione nel 2009 ha collezionato - per così dire - 288 infrazioni accertate. Per darvi un'idea dell'ordine di grandezza, quella che ne ha di più è la Campania, con 810, un numero piuttosto significativo. Inoltre, vi sono 319 persone denunciate, 23 arresti
e 180 sequestri. Sono numeri sostanzialmente molto simili a quelli del 2008, con una leggera tendenza all'aumento del numero dei sequestri, il che significa evidentemente che la magistratura, nel suo lavoro di indagine, ha ritenuto la necessità di bloccare le operazioni che si compivano all'interno dei luoghi in cui si indagava su tali crimini.
Ho visto che oggi avete in programma anche l'audizione della provincia di Roma; è proprio quest'ultima a sommare ben 152 delle 288 infrazioni. La maggior parte delle infrazioni, in realtà, si compiono dunque all'interno del territorio della provincia di Roma, che addirittura si posiziona quarta complessivamente a livello nazionale tra le tutte le province per numero di infrazioni.
Al di là dei numeri, credo anche che sia interessante sottolineare brevemente alcuni aspetti. Il primo riguarda il fatto che in molti casi i reati, che poi andiamo ad analizzare caso per caso, evidenziano agevolazioni attraverso azioni di corruzione e concussione poste in essere, per esempio, dai titolari di discariche e di impianti che gestiscono rifiuti legali, legittimi, e, allo stesso tempo, pezzi illegali della gestione dei rifiuti, nonché di pubbliche amministrazioni.
Per esempio, le parole che ho riportato sono testualmente citate dai rapporti redatti sul caso di una discarica legale di amianto a Pomezia, che è stata al centro, lo scorso anno, di conferimenti illegali di amianto che proveniva dalla bonifica della ex nuova Sacelit di Milazzo. Tale amianto non poteva essere conferito in quella discarica perché essa prevedeva limitazioni per cui poteva accettare solo l'amianto cementizio, in modo tale che le polveri non andassero in giro e non procurassero problemi alla salute dei cittadini. Tramite un intreccio come quello che prima vi riportavo dalle parole del Rapporto, avveniva invece il contrario, con due società, peraltro lombarde, la Covecom di Milano e la Bonifiche ambientali di Bergamo, che conferivano poi tale rifiuto a Pomezia.
Questo è quanto negli ultimi anni il Rapporto ecomafia ha messo molto in evidenza, rilevando un intreccio tra diverse parti del nostro Paese. In questo caso i rifiuti erano a Messina, le società in Lombardia e la discarica qui nel Lazio. È un tema che ci pone in particolare preoccupazione e afferma la necessità, da un lato, di continuare l'ottimo lavoro che già svolgono le procure e le forze dell'ordine, dall'altro, di analizzare fino in fondo ciò che avviene negli impianti legali e, quindi, di far lavorare meglio anche lo stesso ciclo di gestione dei rifiuti solidi urbani.
Voglio esprimere preoccupazione in questo contesto, visto che è stata proprio questa la Commissione nella quale sono stati evidenziati traffici di rifiuti provenienti dalle centrali nucleari e dove lo scorso anno sono state raccolte le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Credo che, dal momento che la scorsa settimana avete audito anche i responsabili dell'area di Borgo Sabotino e della discarica di Borgo Montello, le popolazioni locali sicuramente non possano aspettare oltre e ve lo voglio sottolineare. La parte di indagine a opera dell'ARPA che l'anno scorso ha portato a evidenziare residui metallici, come sono stati chiamati nel Rapporto, necessita di essere indagata fino in fondo. Bisogna capire che cosa c'è in quella discarica. Ho letto che vi è una volontà di approfondimento rispetto a questo punto e ritengo che il vostro lavoro potrebbe imprimere una svolta alle ricerche, tanto più se si tratta di rifiuti nucleari, che hanno un impatto di enorme serietà.
Rispetto ai temi in oggetto, le altre questioni che volevo sottolineare riguardano due processi. Uno è aperto - ho visto a breve che avrete anche l'audizione del procuratore di Viterbo - ed è legato, in realtà, a un reato compiuto alcuni anni fa, nelle cave di Cinelli, nella provincia di Viterbo.
Anche nelle cave suddette è stato evidenziato un traffico di rifiuti provenienti da altre parti del Paese. Il processo è aperto in due rami processuali, uno che si terrà a Viterbo e uno che è già chiuso, invece, in Veneto.
Quello di Viterbo, nel quale, peraltro, come Legambiente ci siamo anche costituiti parte civile, sicuramente è in una fase difficile, perché il reato rischia di prescriversi. Siamo arrivati ai cinque anni della prescrizione. Nel caso del ramo di Viterbo non è stata aggiunta, infatti, l'aggravante di organizzazione criminale e il tempo di prescrizione non si è, purtroppo, dilatato ai dieci anni, come noi tutti speravamo, in modo di consentire lo svolgimento del processo. Rischiamo che, proprio in questo mese, nel giugno del 2010, mentre parliamo, il reato possa entrare in prescrizione, a meno che non emergano fatti nuovi che possano aggiungersi a quanto già evidenziato. Sicuramente ciò sarebbe un grosso danno per quell'area e per le popolazioni che hanno subìto il danno e che oggi non vedono ancora neanche la messa in sicurezza del sito, per non parlare della bonifica, che sarà di là da venire. Il processo potrebbe addirittura concludersi con la prescrizione del reato.
Tra pochi giorni, invece, il 30 giugno, si aprirà un altro processo importante per la nostra regione, che riguarda il disastro ambientale colposo - questo è il reato evidenziato - della Valle del Sacco. Si svolgerà sotto la procura di Velletri ed è un altro importante processo, che credo debba fino in fondo andare a identificare le responsabilità di tale disastro.
So che la scorsa settimana avete audito il procuratore di Velletri e avete approfondito la questione. Non entro, quindi, nel merito, ma ricordo che oggi nella valle del fiume Sacco, lungo 100 chilometri da Colleferro fino a Ceccano, si evidenzia una situazione di inquinamento da beta-esaclorocicloesano, che con molta difficoltà vedrà una soluzione.
La messa in sicurezza, in questo caso a Colleferro, è invece partita, è stata avviata e si sta concludendo. Il problema è che lungo le acque del fiume la molecola in questione, insolubile in acqua e quindi semplicemente trasportata sulla sua superficie, ha camminato per 100 chilometri e si è depositata lungo tutti gli argini ogni volta che il fiume si allargava e si stringeva con le piogge. Oggi abbiamo una valle martoriata, dove l'economia agricola, quella che sosteneva tutta l'economia del luogo, non ha più spazi.
L'ultima sottolineatura che voglio presentarvi riguarda un altro aspetto che evidenziamo con il nostro Rapporto ecomafia, che abbiamo chiamato il racket dei rifiuti, un fenomeno che riguarda soprattutto Roma. Abbiamo messo in fila nel Paese alcuni incidenti - chiamiamoli così -, strani incendi, ben sei, che si sono verificati presso autodemolitori negli ultimi sei mesi del 2009 proprio qui nel Lazio. Se consideriamo l'intero territorio nazionale sono decine i casi evidenziati.
Si tratta di incendi che in molti casi le forze dell'ordine hanno rilevato essere stati dolosi: hanno ritrovato inneschi e hanno verificato che la matrice era di tale natura. Erano, inoltre, accompagnati da fatti piuttosto eclatanti e particolari, poiché nello stesso giorno, a un'ora di distanza, si verificavano incendi a Roma e in Calabria in autodemolitori, con una regia che appare piuttosto evidente.
Su questo fenomeno le indagini sono ancora in corso, ma ricorderete le fiamme che a Roma, soprattutto nel luglio e nell'agosto dello scorso anno, toccarono autodemolitori all'Appio latino o in altre aree, a Vermicino, a Pietralata, a Centocelle, al Foro Italico, tutti luoghi dove venivano demolite auto.
Le indagini ovviamente proseguono, ma le ipotesi che noi abbiamo evidenziato sono quelle di un possibile racket o della volontà di gestire presso questi siti, che smaltiscono materiali pericolosi, anche altri tipi di materiali.
Da questo punto di vista, preoccupa il fatto che la scorsa settimana nell'inceneritore di Colleferro si sia verificato un nuovo sequestro da parte del NOE di Roma, il quale ha evidenziato che in uno dei sei camion che in quella giornata portavano rifiuti presso tale inceneritore ancora una volta si trovava CDR non conforme alla legge e, in particolare, contaminato dal car fluff, un materiale plastico che deriva proprio dagli autodemolitori.
Mi fermo qui, rivolgendovi un ultimo appello, che mostra come, anche dai pochi elementi che vi ho riferito, si evidenzi che l'inserimento nel Codice penale di alcuni reati che riguardano proprio il traffico illecito di rifiuti sia stato fondamentale per aprire molti filoni di indagine dei quali vi siete occupati, nonché per portare a compimento i procedimenti giudiziari.
Da questo punto di vista, come consideravamo anche nell'occasione della presentazione del Rapporto ecomafia, l'inserimento di altre fattispecie di reati ambientali sempre più gravi per la salute dei cittadini e la tutela del territorio all'interno del Codice penale sarebbe fondamentale. Ci auguriamo che anche il vostro lavoro possa fungere da stimolo all'intero Parlamento per approvare finalmente questa importante normativa, che ormai da diverse legislature viene presentata e sottolineata, ma non riesce mai ad arrivare a compimento.
Un altro aspetto che voglio sottolineare, senza polemiche di alcun tipo, riguarda invece le intercettazioni. Nonostante sia chiaro - come anche il Sottosegretario Mantovano ha affermato in occasione della presentazione del Rapporto ecomafia - che i reati accertati evidentemente non subiranno differenziazioni con la norma oggi in discussione, moltissimi casi poi diventati reati non nascono come tali, ma come conversazioni tra soggetti che parlano di tutt'altro argomento. Approfondendo le loro conversazioni, si giunge a evidenziare, invece, fattispecie di reato molto significative. Siamo piuttosto preoccupati rispetto a una riduzione degli spazi della magistratura e delle forze dell'ordine per indagare su questi temi.
Ringrazio veramente per questa occasione e rimango ovviamente a vostra disposizione per qualsiasi altro approfondimento. Vi sottolineo, infine, che molte azioni delle quali abbiamo parlato nascono anche dalla denuncia dei cittadini. Credo che questo sia un aspetto importante da sottolineare per un'associazione come Legambiente. Per quanto le forze dell'ordine svolgano un lavoro importantissimo sul territorio, è evidente che gli occhi dei cittadini che vedono un camion nottetempo trasportare materiali strani, bidoni abbandonati da una parte o amianto da un'altra in molti casi diventano il primo spunto sul quale fondare indagini anche importanti.
Succede piuttosto frequentemente. Con le forze dell'ordine il rapporto è costante. Abbiamo un Osservatorio nazionale ambiente e legalità anche qui nel Lazio, che lavora con la regione rispetto a questi temi e speriamo continui a farlo nei prossimi anni.
Credo che sarebbe utile trovare occasioni come quella di oggi per rendere anche il lavoro che le associazioni compiono con i cittadini tutti i giorni più utile anche per il Parlamento e per il nostro Paese complessivamente. Grazie.
PRESIDENTE. In relazione all'aumento significativo di fatti illeciti nel Lazio, avete individuato le ragioni? Il Lazio era, almeno sino all'anno scorso, in una posizione intermedia, se ricordo bene. Come mai è scattato al secondo posto? Esiste una ragione particolare?
LORENZO PARLATI, Presidente di Legambiente Lazio. Ci sono due ragioni che hanno fatto scattare il numero dei reati. Una riguarda i reati legati alle cosiddette archeomafie, quindi all'arte rubata. Quest'anno si è verificato un aumento dei furti d'arte, che ovviamente riguardano soprattutto la nostra città e la nostra regione.
Inoltre, c'è un aumento di illeciti amministrativi in campo faunistico, legati ai reati di traffico di specie animali o di altre illegalità legate a tale campo, in particolare trattati dalla Polizia provinciale di Roma. Sono fattispecie non legate ai cicli più classici, come rifiuti e cemento, ma ad altri tipi di reati.
Abbiamo anche messo in evidenza come ciò possa raccontare un allargamento, una diffusione dell'illegalità non legata alla criminalità organizzata, ma a una sensazione della possibilità di compiere anche piccole illegalità, che sicuramente è evidentemente negativa e può essere l'avvio anche di fatti di illegalità molto più seria.
PRESIDENTE. Per quanto riguarda il racket, avete elementi solo di tipo ipotetico oppure ci sono dati più specifici rispetto a tali incendi? Sono stati identificati fatti di estorsione? Lei parlava del racket degli incendi.
LORENZO PARLATI, Presidente di Legambiente Lazio. Su questo tema, purtroppo, le indagini sono ancora in corso e quindi, al di là degli elementi emersi nelle cronache, che lasciano il tempo che trovano, non abbiamo certezze. Sicuramente la fattispecie di sei incendi in due mesi, però, colpisce.
PRESIDENTE. Non sono stati, comunque, denunciati episodi di estorsione. Per quanto riguarda la discarica dove sarebbero stati seppelliti bidoni contenenti sostanze radioattive, possiede elementi in più da riferirci rispetto a ciò che voi avete accertato? La questione dovrebbe nascere, se ricordo bene, da un collaboratore di giustizia e poi è stata effettuata una verifica. In particolare, che cosa è stato trovato, soltanto tracce di ferro? I bidoni sono consistenti e dovrebbe esserci una traccia molto rilevante.
LORENZO PARLATI, Presidente di Legambiente Lazio. La faccenda nasceva nel 2009 da dichiarazioni rilasciate da un pentito di camorra. Parliamo della discarica di Borgo Montello. Queste nuove dichiarazioni, nonostante nel 1993 ne fossero state già rese altre, hanno riacceso evidentemente la preoccupazione della provincia e in particolare dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente.
È stato, quindi, chiesto all'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che, come sapete, possiede un'applicazione per identificare le masse metalliche, di svolgere un'indagine. Sono state identificate, mi sembra in tre punti della discarica, masse ferrose che potrebbero evidentemente essere ricollegate a fusti. Dico potrebbero perché evidentemente l'indagine permette di identificare su una stratificazione di decenni eventuali masse ferrose, il che è avvenuto.
A chi ha svolto l'indagine è stato poi raccomandato dall'ARPA, che l'aveva commissionata, di effettuare scavi per andare a verificare la natura di tali masse ferrose, ma tale indagine a oggi non è stata ancora compiuta e credo che il vostro operato possa essere fondamentale.
PRESIDENTE. Chi avrebbe dovuto effettuare queste indagini?
LORENZO PARLATI, Presidente di Legambiente Lazio. È un bel tema. L'indagine era stata commissionata all'ARPA sia dalla provincia di Latina, sia dalla regione Lazio, i due soggetti ai quali era stato rinviato il rapporto finale delle indagini e che dovevano stanziare i necessari finanziamenti. Si trattava di un'indagine costosa, ma credo fondamentale. Quella discarica, peraltro, come molte nella nostra regione, essendo nata come tante in modo spontaneo, nasce a fianco a una falda acquifera e nell'area intorno c'è un'agricoltura importante, fiorente e fondamentale nella nostra regione. Non ci vorremmo ritrovare con casi preoccupanti.
Ricordo che il pentito aveva riferito che potesse trattarsi di fusti derivanti dalla nave Karin B, che, quando ci fu lo scandalo, tornò in Italia. Il numero dei fusti complessivi e quello dei fusti smaltiti legalmente come al solito non tornava, in quanto sparirono alcuni fusti nei tre porti dove la nave fece scalo. Il pentito sostenne che una piccola nave li portò nel porto di Formia. Le forze dell'ordine hanno accertato che dai verbali di questa nave risulta che essa sia arrivata davvero in tale porto. Se poi a bordo ci fossero i fusti è tema di un'indagine ancora in corso.
PRESIDENTE. Grazie. Se lei si può fermare, darei la parola alla dottoressa Giglietti, vice segretario nazionale Ambiente e/è Vita Lazio.
SONIA GIGLIETTI, Vicesegretario nazionale Ambiente e/è Vita Lazio. Buongiorno a tutti. Ringrazio il presidente e tutti i componenti della Commissione per il gentile invito. Per questa occasione abbiamo
svolto alcuni brevi spunti, entrando magari in un merito non particolareggiato quanto quello del mio collega di Legambiente, che in maniera dettagliata, anche numerica, ha portato segni evidenti di negligenze che avvengono sui territori, in particolar modo a causa di attività illecite.
Credo che la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, che si sta occupando ormai da svariati anni di questa problematica, abbia avuto presenti e riscontri sempre tali elementi e che giustamente operi nel suo percorso di audizioni di lavoro proprio per meglio fronteggiare questo mondo di malgoverno.
È appunto il malgoverno che vorrei andare a sottolineare con questa mia breve relazione, in quanto credo che le normative vigenti, sia a livello nazionale, sia internazionale, siano puntuali e precise e che, purtroppo, la mancanza di controlli e di attuazione delle normative porti, invece, a un mondo libero nell'agire, soprattutto quando talune normative non applicate come dovrebbero non danno la possibilità a un'imprenditoria del settore di poter agire nella giusta maniera e avere poi i propri ritorni economici, senza dover ricorrere a strumenti di illegalità e all'infiltrazione di malavita, che, purtroppo, spesso avvengono.
Dal momento che, come vice segretario nazionale, rappresento una parte dell'associazione, che è quella che si occupa dei rifiuti, e che quindi non si tratta di un mio settore di competenza strettamente personale, se mi permettete, vorrei leggere una breve relazione che mi è stata consegnata.
Ambiente e/è Vita onlus è da sempre attenta alla problematica rifiuti, sia in campo nazionale, sia internazionale. Di fatto, facendo riferimento alla regione Lazio, numerose denunce sono state da noi prodotte alle autorità competenti in tema di illegalità ambientali nel corso degli anni: discariche abusive all'interno dell'area naturale protetta del litorale romano, sulle zone di foce del Tevere, sulle aree di esondazione dell'Aniene e via elencando. Tutte sono state trasmesse anche alle precedenti Commissioni di inchiesta.
Apro solo una piccola parentesi. Al termine della relazione, vorrei riferire alcune notizie che mi hanno fornito i miei esperti, che però, presidente, vorrei segretare.
È attualmente vigente nel Lazio un piano di gestione dei rifiuti messo a punto durante la presidenza dell'onorevole Marrazzo, che, a nostro avviso, mostra talune carenze in merito alla conformità dei dettami comunitari e nazionali della gestione integrata dei rifiuti. Tali difformità hanno di fatto portato a un grave disallineamento nell'applicazione che la normativa richiede. Non si può ancora continuare a pensare che il problema dei rifiuti solidi urbani si possa risolvere con lo smaltimento in discarica, quando quest'ultima dovrebbe svolgere un ruolo residuale sempre più crescente nel tempo.
Nel Lazio vengono mantenuti bassi i livelli di produzione regionale del combustibile derivato dai rifiuti, il cosiddetto CDR, al punto che, per far funzionare i numerosi termovalorizzatori di CDR presenti sul territorio regionale, vengono utilizzati quelli di provenienza extraregionale. Faceva riferimento a tale tema il collega di Legambiente. Per questo motivo, noi di Ambiente e/è Vita onlus sosteniamo con convinzione una nuova metodologia di gestione, al fine di ridurre la pressione ambientale sul territorio causata dalla presenza di discariche ormai giunte al collasso: bisogna ricorrere alla combustione del rifiuto tal quale e aumentare, attraverso una giusta raccolta differenziata, la percentuale di recupero di materiali quali carta, plastica, frazioni organiche e via elencando.
Sottolineo nuovamente, come già in premessa, che il cittadino è ormai sensibilizzato ed è, conseguentemente, pronto a questo nuovo metodo di raccolta di rifiuti, ma sente sempre più distante la risposta, e quindi la soluzione, da parte degli organi istituzionali preposti in tale settore.
I nostri esperti hanno studiato approfonditamente la situazione attuale della gestione RSU e, proprio analizzando l'ultimo rapporto ISPRA sulla gestione dei rifiuti urbani relativamente alla regione
Lazio, hanno evidenziato come si evinca da quest'ultimo che, a fronte di una produzione annua di 3 milioni 343 mila 551 tonnellate nel 2008 - ultimo dato certificato - si raggiunge un livello di raccolta differenziata di appena il 12,9 per cento, di poco incrementato (solo per lo 0,8 per cento) rispetto al valore del 2007, che era del 12,1 per cento.
È da notare, quindi, come la funzione organica, data dalla raccolta differenziata proveniente da mercatali e/o ristorazione, quindi vocata alla produzione di compost di qualità dell'impianto di Maccarese, risulti a oggi ancora bassa.
Una nota che lascia ben pensare per il futuro è, invece, il trend della raccolta differenziata della carta, che si attesta su valori di circa 240 mila tonnellate, grazie anche al Comieco, che, in maniera sempre più efficiente, riesce ad attuare la sua politica di governo sui rifiuti e sulla raccolta differenziata. Mi è stata segnalata, in merito, una tabella. È inutile, però, che la illustri, non potendola voi vedere, ma rimarrà agli atti.
L'altro dato che volevo far presente, sempre proveniente dall'ISPRA, denota che gli impianti regionali di trattamento meccanico-biologico sono in numero di nove unità sulla regione Lazio, per una capacità di trattamento autorizzata nel 2008 di 1 milione 763 mila 830 tonnellate. Solo 913 mila, però, sono state trattate; il resto è composto di rifiuti urbani indifferenziati.
Un esempio di grave incapacità di governo nel settore dei rifiuti è rappresentato dalla discarica di Malagrotta, la quale avrebbe dovuto essere chiusa già alla fine del 2009; proprio a causa della scarsa gestione integrata da parte della regione Lazio, tuttavia, la ricettività del sito risulta, invece, essere stata ulteriormente ampliata per tutto il 2010.
Pur se il comune di Roma e la regione Lazio stanno valutando in accordo l'adozione di opportune e valide alternative, a oggi permane il problema del percolato e della discarica. A causa della cattiva rete di intercettazione dei liquidi, si è registrata una forte tracimazione nelle scarpate del sito stesso. È, quindi, necessario approfondire tale problematica, al fine di valutare eventuali danni provocati alla falda sottostante. Nel contempo, andrebbe anche monitorata la capacità ricettiva degli impianti di depurazione presenti nel Lazio, in quanto essi risultano non sufficienti.
Un ulteriore problema è quello dei rifiuti speciali, per i quali si evidenzia una forte carenza di impianti di trattamento e di inertizzazione, con un proliferare di autorizzazioni di impianti che operano in regime agevolato, ossia solo tramite la comunicazione, per la messa in riserva e trattamento di recupero. Spesso, a causa di forti carenze di accertamenti da parte degli organismi dei controlli regionali, si verifica il conferimento in impianti di ricevimento di sostanze con determinanti codici CER di accesso che escono con altri codici, senza però aver subìto alcuna trasformazione chimica o chimico-fisica di qualità.
Solo grazie all'intervento dei NOE e del Corpo forestale dello Stato, alcuni fenomeni di illegalità, basati sui cosiddetti girobolle e su analisi chimiche false emesse da laboratori compiacenti, sono stati fortunatamente, e talvolta fortunosamente, smascherati.
In carenza di impianti di trattamento, le aziende produttrici preferiscono esportare di fatto all'estero i loro rifiuti, affidandoli a soggetti commerciali intermediari, su cui andrebbero, secondo noi, focalizzati i controlli. Proprio a causa dell'incertezza permanente nell'applicazione dei rilevamenti, che pur sarebbero scrupolosi, sufficienti e adeguati, e della carenza dei controlli il mercato legale dei rifiuti speciali è prevalentemente asfittico e non catalizza l'interesse dell'imprenditoria. Da qui ritorno all'introduzione del mio intervento.
Sottolineo che vi sono ulteriori problematiche nella regione Lazio, tra cui quella che ha sottolineato il collega di Legambiente, relativa alla zona di Viterbo, nonché quella della Valle del Sacco, che presenta una situazione di gravissimo danno ambientale. Un'ulteriore problematica
è rappresentata dalla nuova apertura di una discarica o comunque di un compostaggio situato ad Aprilia.
Tuttavia, la questione presente sul territorio di tutta la regione riguarda l'attuazione della normativa che esiste e persiste in maniera reale e giusta e che altri Stati europei stanno applicando, abbassando addirittura del 15 per cento il tasso di criminalità organizzata a livello europeo, per la quale si ravvisa la mancata conoscenza da parte degli amministratori locali e quindi il mancato controllo e la mancata attuazione di alcune normative. Ambiente e/è Vita da sempre richiede un intervento in merito per garantire la legalità del territorio, che deve partire dai vertici per poi arrivare alla base.
I cittadini sono pronti e ricettivi. Con il suo Osservatorio nazionale ambiente e legalità Legambiente se ne è resa conto e la regione Lazio ha svolto in parte un ottimo lavoro. Dico in parte, perché purtroppo non si dà mai ascolto fino in fondo, per paure o per situazioni che spesso non si possono esprimere, ma a mio avviso dovute molto spesso all'ignoranza e all'incapacità di attuare le norme esistenti; non si è, dunque, mai arrivati alla conclusione degli esiti e si permane, pur svolgendo voi un ottimo lavoro da diversi anni, sempre nella stessa situazione.
PRESIDENTE. Lei ha fatto riferimento alla pratica dell'esportazione di rifiuti all'estero. Poiché si tratta di uno dei temi di cui ci occupiamo, le chiedo se può riferirci elementi più precisi in merito. Quali sono queste aziende e verso quali luoghi si dirigono?
SONIA GIGLIETTI, Vice segretario nazionale Ambiente e/è Vita Lazio. Il giro di esportazione è come il gatto che si morde la coda. Quanto ai luoghi in cui i rifiuti vengono portati e ai nomi delle aziende, in questo istante non desidero citarli; taluni sono a conoscenza. I luoghi dove vengono esportati i rifiuti, in base alle relazioni che si leggono anche sui quotidiani, sono più che altro la Germania e altri siti, ultimamente anche la Spagna e il Portogallo.
PRESIDENTE. Lei ha fatto riferimento a criteri usati soprattutto all'estero, che consentono di ridurre la criminalità organizzata anche del 15 per cento. Ha fornito una spiegazione, ma non l'ho intesa perfettamente. Ci può spiegare quali sono questi procedimenti, questi meccanismi?
SONIA GIGLIETTI, Vice segretario nazionale Ambiente e/è Vita Lazio. Vi è un'attenzione maggiore da parte delle autorità, sindaci o comunque organi preposti e responsabili delle amministrazioni locali estere, ad attuare verifiche e controlli in tempi stabiliti.
Per esempio, in Scandinavia, che presenta una situazione territoriale completamente diversa - me ne rendo conto - vengono svolti controlli sia sui termovalorizzatori, sia sulle discariche, che ormai sono estremamente diminuite di numero, ogni sei mesi. Vengono eseguiti controlli e certificazioni, chiudendo le discariche stesse per tre giorni ed effettuando controlli chimici anche sotto il percolato.
Capisco che tali operazioni comportano costi. Sicuramente i Paesi suddetti presentano una situazione economica superiore alla nostra, essendo il nostro un Paese piuttosto in crisi. Ribadisco però che se venissero attuate con regolarità le normative vigenti, con i controlli e le attuazioni reali, anche le forze dell'ordine si troverebbero facilitate a effettuare i controlli dovuti.
PRESIDENTE. La ringrazio e do la parola alla dottoressa Ranieri, presidente del WWF Lazio.
VANESSA RANIERI, Presidente del WWF Lazio. Grazie presidente, a tutti i componenti della Commissione, agli ospiti e ai relatori. Mi scuso in anticipo per il breve ritardo, perché ero impegnata come avvocato WWF nel processo sulla gestione di Malagrotta, che prevede una novità. Questa volta è emerso un collegamento con l'impianto di Colleferro. Pertanto, la mia giornata è dedicata interamente ai rifiuti.
Voglio iniziare ringraziandovi per quest'audizione, perché il lavoro che il WWF sta svolgendo sulla gestione dei rifiuti nel Lazio in particolare risale già al 1993. Ho portato una relazione che pubblicammo già all'epoca e fa sorridere il fatto che alcuni nomi già ivi citati siano tuttora presenti nella nostra gestione. Ciò è un primo sintomo del fatto che qualcosa non ha funzionato.
So che state svolgendo un ottimo lavoro di inchiesta per capire quali sono i buchi in cui si inseriscono gli affari illeciti, nonché i comportamenti che determinano effetti devastanti sull'ambiente. Tengo, però, a puntualizzare che più che sulla criminalità organizzata, bisognerebbe svolgere una riflessione su come è affrontato il problema della gestione dei rifiuti e su come ci stiamo ostinando a non applicare i princìpi comunitari.
Il prossimo 12 dicembre saremo chiamati a recepire la direttiva comunitaria sui rifiuti, che prevede, all'articolo 4, una gerarchia di attività: prevenzione, riduzione, avvio al riutilizzo, al riciclo, e solo in ultima istanza, laddove non è più possibile compiere tali operazioni, allo smaltimento e all'incenerimento. Ciò determinerebbe una svolta nella nostra regione.
Parliamo di raccolta differenziata. Il rapporto ISPRA è chiaro su quale sia il livello di percentuale di raccolta differenziata, ma non fa riferimento alla raccolta differenziata spinta, cioè a quella domiciliare, che porterebbe la nostra regione in particolare a ottenere il primato di rispettare il principio del chi inquina paga, perché si otterrebbe una tariffa puntuale del cittadino. Il cittadino che per primo è chiamato a pagare per la produzione dei rifiuti adotterebbe immediatamente un comportamento che tenderebbe alla riduzione del costo della sua tariffa.
In questo momento abbiamo una tassa, soprattutto qui a Roma, per la quale paghiamo in base ai metri quadri dell'appartamento e non al comportamento virtuoso tenuto dalla famiglia. Questo potrebbe essere il primo elemento utile per l'applicazione del primo principio. Significa che si potrebbero ottenere risultati attraverso un controllo effettuato sulla filiera e, quindi, sull'avvio puntuale al riciclo e al riuso dei materiali, che sono ovviamente ridotti e prevenuti anche attraverso politiche di governo della regione sugli imballaggi, sul packaging delle piccole merendine, sulla defiscalizzazione delle imprese che possono produrre a loro volta, avendo un ritorno economico, un principio virtuoso all'interno della propria azienda, che comporta anche un costo economico.
Ho parlato con direttori di centri commerciali che hanno cifre in bilancio elevatissime per lo smaltimento, il che significa che sono costretti a prevedere una voce fastidiosissima per chi deve fare impresa, ossia il costo dello smaltimento del rifiuto. Tale politica potrebbe già andare incontro agli imprenditori e ai cittadini.
Dopodiché, si potrebbe cominciare a parlare del perché occorre pagare tanto per lo smaltimento in una discarica a servizio di un impianto che deve produrre energia. A quel punto, infatti, bisognerà anche valutare quanto tale impianto di incenerimento deve bruciare per avere una convenienza economica e che cosa dovrà bruciare. Del resto, non è proprio pertinente con il dettato normativo bruciare il tal quale. Bisognerà bruciare CDR di qualità, cioè composto di carta e di plastica. Un incenerimento come quello descritto, dunque, dovrebbe andare a contrastare proprio i due elementi che più di tutti sono riciclabili e riutilizzabili. Si tratta di una distorsione che, a nostro avviso, potrebbe sciogliere il nodo.
Parlare di discarica in alternativa all'impianto di incenerimento non è propriamente corretto, perché l'impianto di incenerimento ha necessità di una discarica a servizio, il che significa, in questi termini, disporre di una discarica di rifiuti solidi urbani e trasformarla in una discarica a servizio dell'impianto, che ha necessità di far depositare balle di CDR e i residui di combustione. A nostro avviso, ciò determinerebbe un aggravamento della situazione della gestione dei rifiuti, nonché una spesa economica sicuramente superiore.
Consideri che nell'ultimo ricorso per la richiesta di risarcimento del danno nei confronti della regione Lazio da parte del COLARI, solo perché è stata data una valutazione ambientale negativa, l'imprenditore ha chiesto 500 milioni di euro come risarcimento. Con tale somma penso che l'avviamento della raccolta differenziata pertinente e puntuale in ogni casa, in ogni azienda e l'avviamento a filiera offrirebbero un risultato che ci porterebbe completamente fuori da ogni crisi emergenziale.
Un'altra problematica relativa al conferimento in discarica e, quindi, allo smaltimento e all'incenerimento è collegato alla caratterizzazione del rifiuto.
Dalla maggior parte dei nostri processi - ho portato alcune sentenze che lascerò agli atti, riservandomi comunque di produrre un documento, perché siamo stati avvertiti purtroppo un po' a ridosso dell'audizione; mi scuso, quindi, per non aver fatto in tempo - e dalle sentenze che depositiamo già si evince che, nonostante quelli in oggetto siano reati contravvenzionali, per cui vige l'ammenda di 8 mila euro, hanno effetti incredibili sull'ambiente. Sono veri e propri reati ambientali che presuppongono anche talvolta l'impossibilità di bonificare i luoghi. Considerate l'attività di una discarica poco controllata per venti o trent'anni e vedrete che essa determina un impatto assolutamente inimmaginabile.
Vengo alla caratterizzazione del codice CER, che è molto particolare. Le discariche di rifiuto solido urbano, sostanzialmente, dovrebbero ricevere un rifiuto che si intenderebbe non pericoloso. Il problema è che la raccolta differenziata urbana avviene attraverso il cassonetto e che il cittadino vi pone di tutto: il toner, le batterie, le colle, i solventi, gli armadi, pezzi di ogni oggetto che avanza dentro casa. Ciò significa che bisogna cominciare a considerare il rifiuto solido urbano recuperato attraverso cassonetto un rifiuto pericoloso per presunzione. Solamente dopo l'accertamento rigoroso attraverso il dettato del regolamento sul codice CER si può eventualmente attribuire un codice non pericoloso a quell'impianto. Pertanto, questo punto porrebbe un problema per le discariche già autorizzate.
Tale meccanismo è stato favorito dal sistema del commissariamento, nato per l'avvio del Giubileo nella nostra regione, perché si aveva la sensibilità che un avvento talmente elevato di pellegrini potesse portare la nostra regione in una fase emergenziale. Purtroppo, però, in questi nove anni non si è attuata una politica che, parallelamente allo stato emergenziale, portasse una regola certa nella gestione dei rifiuti e soprattutto un ciclo virtuoso verso rifiuti zero. Si è, pertanto, lasciata in emergenza e in una situazione di monopolio la maggior parte delle regioni.
Purtroppo, ho con me una sentenza che condanna il gestore di Malagrotta nel 2008, con un giudice molto responsabile, perché applica l'automatismo della sanzione, ossia la confisca della discarica. Purtroppo, però, si è reso conto che, confiscando tale area, si sarebbe resa Roma alla stregua di Napoli.
PRESIDENTE. È lo stesso problema che si è verificato a Palermo.
VANESSA RANIERI, Presidente del WWF Lazio. Esattamente.
Mi chiedo, dunque, non solo come rappresentante dell'associazione che mi onoro di rappresentare qui con voi, ma anche come madre di famiglia, se non sarà un bene dare un futuro certo ai nostri ragazzi nella regione Lazio, sensibilizzarli correttamente verso questo problema, cercare di educare anche nelle scuole a scegliere il prodotto con meno diversità di materiali, di indurre le famiglie a consumare in maniera diversa, di spostare anche la produzione delle imprese, che devono essere aiutate anche con contributi a favorire la nuova impostazione, che è necessaria e che dovremmo assolutamente adottare entro dicembre.
In una situazione tanto articolata, forse si è inserita una compagine sociale complessa, però è anche vero che noi abbiamo una presenza in tali compagini sociali.
Potrò fornire copia di tutte le visure camerali che abbiamo eseguito negli ultimi tre anni, anche per restituirvi il lavoro che è stato svolto da noi a titolo di volontariato, ma che credo possa essere svolto anche dall'amministrazione. Abbiamo cercato di ricostruire la situazione con alcuni semplici grafici e siamo arrivati con società del Lazio addirittura in Sardegna e in Lombardia.
Dobbiamo rendere questo sistema più trasparente. Abbiamo compreso che, mentre nel commissariamento a un'associazione come la nostra servivano sette mesi per accedere agli atti, con lettere e diffide, usciti dal commissariamento, ogni responsabile del procedimento rendeva più facile l'accesso alla documentazione. Ciò significa dare anche un aiuto agli amministratori, numerosi e bravi, che hanno voglia di lavorare bene e in trasparenza e farà bene a tutti, a chi fa impresa anche nel settore dei rifiuti per poter portare a termine con correttezza la propria esperienza imprenditoriale, a chi fa politica di adottare atteggiamenti comunitari, perché glielo permetterà anche la macchina amministrativa, e anche a noi cittadini di sentirci, per una volta, in grado di essere primi in Europa ad adottare tali comportamenti. Con comportamenti virtuosi e attività rigorosamente stabilite dalla legge e soprattutto che ribaltano l'impostazione attuale, siamo sicuri che non solo saremo una regione con bassissima criminalità organizzata, ma non saremo più dipendenti da tante «ubbidienze» che possono esistere nelle compagini sociali. Credo che si riuscirà a compiere tutti insieme un buonissimo lavoro.
PRESIDENTE. Ho trovato interessante il suo rilievo sull'educazione a un modo diverso di concepire i rifiuti. Lei ha in mente attraverso quali strade arrivare a tale meta? Lo chiedo perché l'aumento dei consumi fa parte dello sviluppo economico; siamo di fronte ad un bombardamento mediatico costante su tutti noi, ma in particolare sui giovani, per indurre al consumo, all'uso e all'abuso, di prodotti con determinate caratteristiche. Vedo che quando si compra una penna ci sono i fiocchetti, la carta, il pacchetto e solo alla fine la penna.
Sarebbe molto interessante la sua ipotesi di intervenire in modo da cambiare la cultura dei rifiuti. Come si può fare, secondo lei?
VANESSA RANIERI, Presidente del WWF Lazio. Credo che questa sia forse la parte più semplice. In alcuni periodi dell'anno amo seguire il lavoro di educazione ambientale nelle scuole. Una parte degli insegnanti è molto sensibile, ragion per cui appena si entra nella classe si trova subito la differenziazione dei materiali.
Vi è un'attività molto simpatica che svolgiamo con i ragazzi, che ha portato al progetto Lazio 2010. Un gruppo di ragazzi ha addirittura composto un pezzo rap sul riciclo della carta, peraltro veramente molto bello. Li abbiamo invitati a registrarlo alla SIAE, perché temevamo che glielo rubassero.
Abbiamo notato - e lo noto anche in casa mia, perché ho due bambini - che, quando i bambini in casa sono indotti a tenere determinati comportamenti, come il mettere a posto la camera o altri piccoli comportamenti di vita, ciò ha un'influenza positiva.
Le porto l'esempio di mio figlio, che mi ha chiesto dove buttare un vasetto di yogurt. Gli ho risposto che purtroppo non si poteva riciclare e che la prossima volta sarebbe stato meglio scegliere un vaso di materiale differente. Il problema del bambino, infatti, è l'impegno nello stabilire dove mettere il materiale che non riconosce. Sa dove mettere la carta, come anche la plastica e il vetro, ma ciò che non rientra nelle sue conoscenze va nell'indifferenziato. Pertanto, piccoli comportamenti educativi anche in famiglia, passando anche attraverso la scuola, le amministrazioni e gli enti locali, sicuramente influiscono. Ne abbiamo tratto risultati e la gente è felice di tenere tali comportamenti.
Un altro aspetto che abbiamo notato riguarda, per esempio, le manifestazioni sportive, dove gli atleti - questo è un dato
certo - sono infastiditi dall'uso della bottiglietta dell'acqua per dissetarsi. Si rendono conto che quel momento di aggregazione è diventato insostenibile, ragion per cui sono loro stessi a chiedere la riduzione e che i regali non vengano presentati attraverso buste di plastica.
Al supermercato si sta avendo un innalzamento della richiesta del sacchetto riutilizzabile e di quello di carta. La gente è pronta, ha capito che ne vale del futuro dei propri figli ed è felice di dare una mano. Ora tocca a noi e soprattutto a voi, che avete la possibilità di far presente quali sono le carenze legislative, nonché al Parlamento, emanare norme che possano favorire il grande impegno che i cittadini stanno mettendo a disposizione.
PRESIDENTE. Essendo concorde la Commissione, dispongo la disattivazione dell'impianto audiovideo.
(La seduta procede in seduta segreta)
PRESIDENTE. Dispongo la riattivazione dell'impianto audio-video e dichiaro conclusa l'audizione.
(La seduta, sospesa alle 11, riprende alle 11,05).
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