Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 611 del 13/4/2005
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Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 28 febbraio 2005, n. 22, recante interventi urgenti nel settore agroalimentare (5671) (ore 10,45).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 28 febbraio 2005, n. 22, recante interventi urgenti nel settore agroalimentare.
Ricordo che, nella seduta di ieri, l'esame del provvedimento, dopo la comunicazione relativa alle dichiarazioni di inammissibilità, è stato rinviato in attesa dell'espressione del parere da parte della Commissione bilancio.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 5671)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 5671 sezione 2).
Avverto che le proposte emendative presentate si intendono riferite agli articoli del decreto-legge (vedi l'allegato A - A.C. 5671 sezione 3).
Avverto, altresì, che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto, infine, che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 5671 sezione 1).
Essendo in corso una riunione del Comitato dei nove, non posso fare altro che sospendere la seduta ...

RENZO INNOCENTI. Per un'ora o per due!

PRESIDENTE. Non si allarghi, onorevole Innocenti!
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 11.

La seduta, sospesa alle 10,45, è ripresa alle 11,05.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa, ma mi trovo costretto a sospenderla nuovamente, poiché il Comitato dei nove mi ha chiesto un ulteriore quarto d'ora di tempo.
Sospendo, dunque, la seduta, che riprenderà alle 11,20.

La seduta, sospesa alle 11,05, è ripresa alle 11,20.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è ripresa.
Avverto che, prima dell'inizio della seduta, sono state ritirate le seguenti proposte emendative: 0.1.103.1 della Commissione; Misuraca 1.101 e 2.100; Vascon 1.6, 1.79, 1.126, 1.80, 1.118, 1.75, 1.119, 1.81, 1.74, 1.7, 1.77, 1.84, 1.124, 1.76, 1.88, 1.90, 1.91, 1.92, 1.93, 1.94, 1.95, 1.96, 1.97, 1.98, 1.99, 1.106, 1.10, 1.107, 1.109, 1.110, 1.111, 1.112, 1.113, 1.114, 1.11, 1.12, 1.13, 1.120, 1.125, 1.121, 2.122, 2.123, 2.124, 2.121, 2.125, 2.127, 2.126, 2.72, 2.120, 2.73, 2.128, 2.130, 2.129, 2.131, 2.76, 2.75, 2.74, 2.132, 2.133, 2.135, 2.134, 2.138, 2.137, 2.136, 2.141, 2.142, 2.79, 2.78, 2.77.
Avverto, altresì, che la Commissione ha presentato le seguenti proposte emendative, volte a recepire il parere della V Commissione (Bilancio): 0.1.25.100; 0.1.103.100, 0.1.0102.100 (vedi l'allegato A - A.C. 5671 sezione 3).


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Ha chiesto di parlare l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Onorevole Presidente, noi della Margherita registriamo un grave e colpevole ritardo nella conversione del decreto-legge; da mesi, dura la forte attesa del mondo agricolo. Sin dall'autunno dello scorso anno, infatti, durante la discussione della legge finanziaria per il 2005, noi presentammo diverse proposte per fronteggiare lo stato di crisi; proposte respinte dal Governo e dalla maggioranza di centrodestra a fronte dell'assunzione dell'impegno di emanare uno specifico decreto-legge per dare risposte adeguate. Quindi, discutiamo della conversione di un decreto-legge che era stato «promesso» con una certa enfasi da parte del Governo e che, soprattutto, era stato richiesto a gran voce dai produttori, dalle associazioni di categoria, dai sindacati, dagli amministratori locali. Un decreto-legge voluto perché vi è stata, ed è tuttora in atto, una gravissima crisi del comparto produttivo, specie nel Mezzogiorno; crisi inedita, straordinaria rispetto al passato.
Alle calamità naturali che abbiamo già registrato negli anni scorsi si è aggiunta una crisi di mercato, mai così grave negli ultimi dieci anni; non è stato toccato un singolo settore ma tutti i comparti e le produzioni risultano coinvolte. Due dati su tutti fanno riflettere: il consumo di ortofrutta in Italia è sceso del 51 per cento rispetto ad un anno fa; migliaia di aziende agricole sono al collasso, indebitate, prossime al fallimento. Vi è un rischio sociale molto forte, specie nelle aree del Mezzogiorno, di perdita di nuovi posti di lavoro; e con il rischio sociale anche quello ambientale, l'abbandono delle campagne.
Le cause - lo abbiamo ricordato più volte - sono strutturali: la mancata realizzazione della filiera alimentare, l'alto costo del lavoro, la carenza infrastrutturale. Si aggiungono, tuttavia, cause congiunturali, come il crollo della domanda, legato alle difficoltà economiche di fasce cospicue di cittadini che hanno ridotto il livello di consumi storicamente acquisiti: il minore potere di acquisto delle famiglie italiane ha portato ad un minore consumo di frutta ed ortaggi. Vi è poi la questione relativa al controllo dei prezzi: produttori e consumatori sono troppo «lontani» per un corretto governo dei prezzi ed entrambi vengono manipolati dalle lobby.
Ci sono passaggi e rincari: alcuni sono necessari, ma altri sono parassitari e speculativi; in maniera parossistica, dunque, si registra un basso prezzo di acquisto del prodotto dal produttore e, al contempo, un alto prezzo di vendita al consumo.
È questo il motivo per cui abbiamo proposto di introdurre, nel testo del decreto-legge in esame, alcuni interventi a costo zero, come strumenti per garantire la trasparenza nel processo di formazione dei prezzi e mezzi per individuare la rintracciabilità del prezzo all'origine, tramite la riproposizione dello stesso in tutte le fasi di commercializzazione, fino al dettaglio.
A tali interventi vanno accostate iniziative finalizzate non solo a fronteggiare la gravità della crisi e l'emergenza, ma anche a delineare ipotesi di rilancio strutturale: sulla base di tali motivazioni, vorrei ricordare che abbiamo presentato specifiche proposte emendative.
Prima di entrare nel merito, tuttavia, desidero riprendere alcune dichiarazioni rese negli ultimi mesi da esponenti della coalizione di centrodestra. L'assessore di centrodestra all'agricoltura ed alle foreste della regione siciliana, Innocento Leontini, il 12 ottobre 2004 ha affermato che sarebbe stato dichiarato, dal Governo nazionale, lo stato di crisi per l'agricoltura siciliana e l'evento eccezionale per il crollo dei mercati; tale declaratoria avrebbe dovuto rendere percorribile l'ipotesi, avanzata dal tavolo tecnico ministeriale, di prevedere interventi di ristrutturazione finanziaria per sanare le esposizioni debitorie delle aziende: in pratica, era stata avanzata la possibilità di disporre una rateizzazione ventennale delle stesse esposizioni, con interessi a carico sia dello Stato, sia della regione siciliana.
Vorrei ricordare che lo stesso assessore ha dichiarato, il 4 novembre 2004, che il


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ministro competente aveva fornito ampie assicurazioni sulla celere attuazione dei punti cardine del decreto-legge sul settore agroalimentare; tra questi, il ricorso agli interventi definiti di ristrutturazione finanziaria per sanare le esposizioni debitorie delle aziende, ricorrendo alle rateizzazioni ventennali.
Orbene, nulla di tutto ciò è accaduto: si è trattato soltanto di proclami! Nel decreto-legge in esame, infatti, non sono previste tali misure per fronteggiare l'emergenza, e non vi è neanche l'inizio di un intervento, che deve essere strutturale, volto a riorganizzare la filiera alimentare. Nel decreto non ve ne è traccia: si tratta di un nuovo bluff! Il Governo fa il «bis»: dopo il provvedimento omnibus, ribadisce la propria visione dei problemi agricoli.
Il cosiddetto provvedimento omnibus (che, ricordo, venne osannato dalla Casa delle libertà), infatti, a distanza di anni dalla sua approvazione si è rivelato non soltanto una beffa, ma anche un danno per il settore agricolo. In quel provvedimento era previsto il ripianamento debitorio, con il concorso agli interessi da parte dello Stato. Ebbene, chi ha «chiuso» i mutui sta pagando al tasso di interesse corrente!
Il provvedimento, inoltre, prevedeva risarcimenti per i danni subiti a seguito di calamità naturali, ma non vi è un solo produttore che oggi possa affermare di avere ricevuto un solo euro di indennizzo. Esso stabiliva l'esenzione per i pagamenti richiesti dai consorzi di bonifica: ebbene, oggi vi sono produttori che, invece dell'esenzione, ricevono l'ingiunzione di pagamento!
Il decreto-legge in esame è ancora peggio: si tratta di un manifesto, perché non contiene nulla. Vorrei ricordare che il relatore, nei giorni scorsi, aveva annunciato che il Governo avrebbe presentato un maxiemendamento, che avrebbe consentito di procedere alla cancellazione delle ipoteche da parte dell'INPS ed avrebbe altresì esteso i benefici previsti dal decreto legislativo n. 102 del 2004.
Avremmo avuto bisogno di un decreto-legge in grado di affrontare la grave crisi di mercato attraverso la concessione di mutui garantiti dall'ISMEA, l'esonero del 50 per cento dei contributi previdenziali, la sospensione dei pignoramenti ed un raddoppio del periodo di rateizzazione dei contributi. Ebbene, ancora non abbiamo visto tutto ciò! Sappiamo che qualche proposta emendativa verrà approvata, ma vorrei osservare che si è registrato un ping pong tra il Ministero dell'economia e delle finanze ed il Ministero delle politiche agricole e forestali.
Vorrei evidenziare che, per quanto ci riguarda, abbiamo presentato le nostre proposte emendative. Si tratta di misure serie, finalizzate a risolvere le problematiche esistenti nel settore agroalimentare, come interventi per il credito e misure per abbassare il costo del lavoro, al fine di offrire risposte ai debiti previdenziali. È su tali proposte che sfidiamo la maggioranza, e vedremo quale sarà il suo atteggiamento.
Vogliamo dire, sin d'ora, che non vi è bisogno di un proclama manifesto. Abbiamo bisogno di risposte vere: le attendono soprattutto gli agricoltori, che sono stremati e già delusi dalla circostanza che un provvedimento che avrebbe dovuto essere varato a fine ottobre dello scorso anno sta per essere approvato nel mese di aprile di quest'anno e non contiene le risposte necessarie per affrontare una crisi veramente grave per l'agricoltura italiana e, soprattutto, per il Mezzogiorno (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo provvedimento è giunto all'attenzione dell'Assemblea seguendo una strada tortuosa e assai confusa. Mi preme, anzitutto, rimarcare i tempi di intervento: l'agricoltura italiana - e quella meridionale, in particolare - già dal 1999 aveva sofferto a causa di calamità naturali successive, con una gravissima crisi di mercato che già nello scorso anno aveva fatto scendere in piazza imprese


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agricole e braccianti in Sicilia, in Puglia, in Campania ed in Basilicata. Sarebbe stato quello il tempo opportuno per un intervento. Il Governo, di fatto, provò a cimentarsi nella materia, con la predisposizione di un decreto-legge che, successivamente, a causa della mancanza di risorse finanziarie e del fatto che vi erano stati inseriti - come prassi di questo Governo - altri temi molto delicati, non fu approvato, procurando alle aziende meridionali un ulteriore collasso, che è oggi alla nostra attenzione.
Ancora una volta si è giocato al «gioco della parte» e non al «gioco delle parti». Noi, infatti, avevamo sollevato, già nel corso della discussione della legge finanziaria per il 2003, una serie di problemi che riguardavano l'emergenza e la crisi strutturale del comparto agricolo del Mezzogiorno. Avevamo già detto, in tale occasione, che il tema politico - di prima grandezza - era il rapporto tra il costo di produzione e la relativa rendita, affermando che i costi erano divenuti di gran lunga superiori e la remuneratività, di fatto, non esisteva in termini - quanto meno - compensativi.
Prendiamo atto che da una serie di emendamenti, presentati sia nel 2003 sia nel 2004, nel corso della discussione delle relative leggi finanziarie, ne sono stati espunti, perché ritenuti inammissibili, alcuni che noi riteniamo ancora decisivi per dare una risposta efficace ai temi della redditività dell'impresa agricola nel Mezzogiorno. Nell'«ecatombe» degli emendamenti dichiarati inammissibili, vi è anzitutto quello che riguarda l'applicazione del credito d'imposta per le imprese agricole, nonché quello relativo all'abbattimento dell'accisa del costo del gasolio in serricoltura ed in agricoltura. Vi è, poi, un altro aspetto, su cui questo ramo del Parlamento approvò un ordine del giorno: dare mandato al Governo di verificare i costi contributivi in agricoltura, per riportarli nella media europea, abbattendoli del 50 per cento nelle zone svantaggiate.
Questi emendamenti, ritenuti inammissibili, incidono strutturalmente sul grande tema del rapporto tra costi di produzione e ricavi. Vi siete cimentati, con questo provvedimento, su un aspetto che non ho nessuna difficoltà a definire, in sostanza, positivo, ma assai scorretto sul piano della forma. Infatti, avete fatto vostri gli emendamenti da noi presentati nel 2003 e nel 2004, nel corso della discussione del primo decreto-legge che avete predisposto in materia.
Ciò in qualche modo ci convince almeno della bontà della nostra posizione rispetto allo stato di crisi. Però, avete fatto tutto questo - scusatemi, colleghi - aggirando l'ostacolo. Da un lato, il Governo non ha ritenuto di doversi presentare come responsabile in prima persona e ha aggirato l'ostacolo, prima con gli emendamenti della maggioranza, firmati dai rispettivi capigruppo, e poi con gli emendamenti della Commissione.
Sorge, allora, un dubbio legittimo: c'è ancora qualche difficoltà in ordine all'assimilazione tra la crisi di mercato e le calamità atmosferiche? Se di questo si tratta, noi abbiamo presentato alcuni emendamenti volti ad introdurre una definizione certa della crisi di mercato, prevista dal Trattato europeo, che di fatto la individua in presenza di una caduta del reddito del 30 per cento rispetto al triennio precedente.
Inoltre, abbiamo proposto un emendamento, che voi avete presentato questa mattina in Assemblea, in ordine alla responsabilità dell'impresa. Voi, ancora una volta, affermate che è necessaria un'autorizzazione. Noi sosteniamo che deve essere l'impresa, perché è colpita da calamità, il vero soggetto responsabile attraverso l'autocertificazione. Di fatto, riproponiamo lo slittamento degli oneri contributivi, come proponete anche voi, ma noi vogliamo che sia coperto anche il 2004 in maniera certa, perché le imprese agricole nel 2004 sono crollate.
Chiediamo l'inserimento dei rischi di mercato nel piano assicurativo nazionale, perché è fondamentale che, nel passaggio dalla vecchia legge n. 185 del 1992 a quella nuova, in qualche modo si copra il rischio di mercato.


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Chiediamo la garanzia fideiussoria di ISMEA sulle operazioni di credito agrario per le aziende danneggiate. Del resto, voi ragionate - e fate bene a farlo - in ordine alle cosiddette ipoteche, che sono assolutamente sproporzionate rispetto ai debiti. Però, deve essere chiarita la garanzia e come ciò debba riguardare le proroghe sia per le operazioni creditizie di tipo agricolo, sia, soprattutto, per quelle di carattere ordinario. Infatti, esse, se non accompagnate in modo adeguato, hanno costituito delle vere e proprie ganasce fiscali, nella migliore delle ipotesi, e, nella peggiore, hanno determinato la chiusura dell'impresa.
Mancano, tuttavia, aspetti decisivi per quanto ci riguarda rispetto a questo tema. Come si fa a concentrare l'offerta? Noi pensiamo che sia fondamentale concentrare l'offerta e aiutare le associazioni dei produttori a competere, a stare sul mercato e, soprattutto, a non subire il ricatto della filiera. È del tutto evidente che il prezzo, dal campo alla bancarella, di fatto lievita perché sette o otto passaggi - spesso, nel Mezzogiorno, anche sotto il ricatto della malavita - costituiscono un colpo pesante.
Non troviamo ancora in questo decreto-legge una prospettiva. Noi siamo fortemente convinti che occorre predisporre dei piani e, nel caso di specie, quello ortofrutticolo. Inoltre, vogliamo un piano olivicolo, affinché le nostre aziende siano poste nelle condizioni di avere un progetto.
L'ultima questione che voglio affrontare si legge sui giornali: addio alle fragole della Basilicata! Adesso le fragole arrivano dalla Spagna, dove, essendovi un piano per l'ortofrutta, ancora una volta la competizione diventa dura sia per noi, sia per il Mezzogiorno. Rispetto a questo aspetto, proponiamo l'allungamento delle rate, da venti a quaranta, con la relativa proroga.
Consentitemi di esprimere un'ultima considerazione. È vero, questa volta i soldi sono stati trovati; tuttavia, si tratta sempre di una rotazione all'interno del fondo di solidarietà e vi sono soltanto 20 milioni di euro in più. Ancora una volta, le risorse per l'agricoltura nel fondo di solidarietà ruotano su se stesse e non allargano la forbice a nostro avviso necessaria per intervenire correttamente su un tema di così grande portata.
Ancora una volta siamo di fronte ad un decreto-legge che non dà risposte strutturali. Esso interviene in modo riparatore con ritardo e con risorse che, qualora fossero state destinate anche a porre rimedio ai nodi strutturali, avrebbero dovuto essere di ben altra portata. Si tratta solo di un pannicello caldo: forse servirà a frenare l'emorragia, ma la malattia non verrà guarita.

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sulle proposte emendative presentate.

SAVERIO LA GRUA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione invita al ritiro dell'articolo aggiuntivo Rava 01.01, sul quale la Commissione bilancio ha espresso parere contrario, nonché degli emendamenti Vascon 1.6, 1.79, 1.126, 1.80, 1.118...

PRESIDENTE. Onorevole relatore, lei sta invitando al ritiro di emendamenti che ho già dichiarato ritirati.

LUCA MARCORA. Presidente, noi non sappiamo quali emendamenti sono stati ritirati...

PRESIDENTE. Onorevole Marcora, ho dato lettura poco fa delle proposte emendative ritirate.
Prego, onorevole La Grua.

SAVERIO LA GRUA, Relatore. La Commissione invita al ritiro degli emendamenti Vascon 1.82, 1.83, 1.85 e 1.86, esprime parere favorevole sull'emendamento Vascon 1.8, ed invita al ritiro dell'emendamento Rava 1.123, che verrebbe, comunque, assorbito dal successivo emendamento Misuraca 1.100.
La Commissione raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.1.100.1 ed esprime parere favorevole


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sull'emendamento Misuraca 1.100; invita al ritiro degli identici emendamenti Grillo 1.27 e Preda 1.51, sui quali la Commissione bilancio ha espresso parere contrario, nonché degli emendamenti Rossiello 1.50, Rava 1.64 e Vascon 1.89, ed esprime parere favorevole sugli emendamenti Masini 1.71 e Vascon 1.108.
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Misuraca 1.32, mentre invita al ritiro dell'emendamento Grillo 1.33, altrimenti il parere è contrario. L'emendamento Grillo 1.22 risulta invece assorbito dall'emendamento Misuraca 1.32. La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Rossiello 1.47, raccomanda l'approvazione dei suoi subemendamenti 0.1.25.1 e 0.1.25.100 ed esprime parere favorevole sugli emendamenti Misuraca 1.25 e Rava 1.66 e 1.65. La Commissione raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.1.105.1 ed esprime parere favorevole sugli emendamenti Misuraca 1.105 e Grillo 1.23.
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Molinari 1.116, mentre invita al ritiro dell'emendamento Detomas 1.19, altrimenti il parere è contrario. La Commissione raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.1.103.100 ed esprime parere favorevole sull'emendamento Misuraca 1.103. La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Detomas 1.122, mentre invita al ritiro degli emendamenti Finocchiaro 1.44, Lumia 1.43 e Marcora 1.55 e 1.54, altrimenti il parere è contrario. La Commissione esprime invece parere favorevole sull'articolo aggiuntivo Misuraca 1.0100 e raccomanda l'approvazione dei suoi subemendamenti 0.1.0102.100 e 0.1.0102.1 ed esprime parere favorevole sull'articolo aggiuntivo Misuraca 1.0102.
L'articolo aggiuntivo Grillo 1.08 dovrebbe risultare assorbito, altrimenti vi è un invito al ritiro (con parere contrario qualora non fosse ritirato). La Commissione esprime parere contrario sugli articoli aggiuntivi Rava 1.029, Marcora 1.022, sugli identici articoli aggiuntivi Marcora 1.023 e Rava 1.025, nonché sull'articolo aggiuntivo Rava 1.024. La Commissione poi invita al ritiro degli emendamenti Vascon 2.71, 2.108 e 2.139, altrimenti il parere è contrario.
La Commissione esprime invece parere contrario sugli emendamenti Rava 2.17, Vascon 2.107 e 2.80, sugli identici emendamenti Rava 2.14 e Marcora 2.15 e sull'emendamento Vascon 2.103, mentre invita al ritiro dell'emendamento Vascon 3.71, altrimenti il parere è contrario.
La Commissione invita, infine, a ritirare, altrimenti il parere è contrario, le proposte emendative Vascon 3.72, 3.73, 3.74 e Grillo 3.08.

PRESIDENTE. Il Governo?

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, il Governo concorda con il parere espresso dal relatore su tutte le proposte emendative, ad eccezione che per l'emendamento Misuraca 1.32, con riferimento al quale si rimette all'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo all'articolo aggiuntivo Rava 01.01.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.

ALDO PREDA. No, signor Presidente, non accedo all'invito al ritiro e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, abbiamo presentato in Commissione una serie di emendamenti al fine di dare un senso al provvedimento in esame, considerando i rischi di mercato secondo la definizione che degli stessi ha proposto la Commissione europea in un parere indirizzato al Consiglio dei ministri. Si afferma che qualora vi sia uno scarto di reddito del 30 per cento rispetto agli anni precedenti, si può intervenire, scegliendo tra le tre soluzioni indicate nella nota della Commissione; quindi, si può regolamentare il rischio di mercato nello stesso modo in cui sono regolamentati i rischi del


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cielo, in altre parole le avversità atmosferiche, vale a dire con il decreto legislativo 29 marzo 2004, n.102, ex lege n. 185 del 1992, che prevede l'intervento dello Stato attraverso forme assicurative o riassicurative o indennizzi ex post in soccorso ai produttori agricoli.
Negli emendamenti da noi presentati, abbiamo fatto nostri l'indirizzo dell'Unione europea e le indicazioni provenienti da tutte le organizzazioni agricole, sia quelle imprenditoriali, cooperative, sia quelle sindacali.
In Commissione, il Governo e la maggioranza hanno respinto i nostri emendamenti, riconfermando la stesura iniziale del decreto-legge. Successivamente, in Assemblea sono stati ripresentati i nostri emendamenti che sono stati sottoscritti dai rappresentanti dei gruppi di maggioranza.
Il contenuto dell'emendamento in esame, la cui finalità era quella di prevedere l'inserimento dei rischi di mercato nella normativa del decreto legislativo n. 102 del 2004, è stato assimilato nella disciplina prevista dagli emendamenti presentati dalla maggioranza; siamo, pertanto, soddisfatti che i gruppi di maggioranza abbiano finalmente copiato da emendamenti da noi proposti. Crediamo, comunque, che tale emendamento debba essere posto ai voti, anche se parte del medesimo, soprattutto il suo significato ed il suo spirito è stato assorbito da altri emendamenti presentati dalla maggioranza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, l'emendamento in esame è stato presentato perché il decreto-legge, nella sua prima versione, presentava un grande punto di debolezza: in nessuna parte dello stesso, infatti, veniva stabilito cosa si intendesse per «rischio di mercato», quando e in quali occasioni si potesse incorrere in tale condizione.
In assenza di principi oggettivi, la determinazione dello stato di crisi di mercato era lasciata all'arbitrarietà soggettiva; pertanto, ci è sembrato giusto richiamare le previsioni dell'Unione europea contenute in una circolare preparatoria agli eventuali interventi della stessa sulle crisi di mercato. Nella stessa si definiscono crisi di mercato le situazioni in cui le aziende subiscono una diminuzione del reddito almeno del 30 per cento.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PUBLIO FIORI (ore 11,55)

LUCA MARCORA. Si trattava di un punto di gran debolezza del decreto-legge e, pertanto, abbiamo pensato bene di inserire questa specificazione oggettiva.
Ci sembra strano e difficilmente comprensibile il comportamento della maggioranza in Commissione. Infatti, in quella sede era stato espresso un parere contrario nei confronti di tale emendamento; poi lo stesso è decaduto, perché abbiamo abbandonato la Commissione dopo aver constatato l'atteggiamento preclusivo da parte del relatore.
Dicevo che in Commissione questo articolo aggiuntivo ha ricevuto il parere contrario del relatore e, adesso, vi è un'identica proposta emendativa presentata dalla maggioranza che ne ripropone il contenuto.
Lo stesso discorso vale per quanto riguarda gli oneri finanziari relativi ai mutui ed ai prestiti contratti da imprese agricole colpite da gravi crisi di mercato. In proposito, abbiamo pensato ad una sospensiva dei pagamenti degli oneri finanziari relativi ai mutui e prestiti contratti da tali imprese, e anche tale previsione è stata poi ripresa.
Dunque, non possiamo che essere soddisfatti del fatto che la maggioranza abbia presentato proposte emendative di contenuto identico a quelle da noi presentate in precedenza. Probabilmente, sarebbe stato più corretto che tali proposte fossero state presentate direttamente dalla Commissione, così dimostrando l'esistenza di un processo condiviso. Ciò, comunque, non ci impedisce di affermare che su tali punti siamo assolutamente d'accordo.


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PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Rava 01.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 427
Maggioranza 214
Hanno votato
sì 205
Hanno votato
no 222).

Prendo atto che l'onorevole Rocchi non è riuscita ad esprime il proprio voto.
Passiamo all'emendamento Vascon 1.82.
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.82, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 436
Votanti 433
Astenuti 3
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 8
Hanno votato
no 425).

Prendo atto che l'onorevole Vascon ritira i suoi emendamenti 1.83 e 1.85.

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, a nome del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, faccio mio l'emendamento Vascon 1.85.

PRESIDENTE. Sta bene.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.85, ritirato dal presentatore e fatto proprio dal gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 437
Votanti 432
Astenuti 5
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 204
Hanno votato
no 228).

Prendo atto che l'onorevole Vascon ritira il suo emendamento 1.86.

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, a nome del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, faccio mio l'emendamento Vascon 1.86.
Sta bene.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.86, ritirato dal presentatore e fatto proprio dal gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 428
Votanti 423
Astenuti 5
Maggioranza 212


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Hanno votato
sì 199
Hanno votato
no 224).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.8, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 434
Votanti 429
Astenuti 5
Maggioranza 215
Hanno votato
sì 407
Hanno votato
no 22).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 1.123.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, siamo di fronte all'emendamento più importante tra quelli contenuti nel fascicolo: voglio ricordarlo anche al relatore e al rappresentante del Governo, che credo ne siano perfettamente consapevoli. Infatti, proprio partendo da questa proposta emendativa, che ha ricostruito l'impostazione rispetto alle crisi di mercato, sono stati elaborati dalla maggioranza tre emendamenti che, sommati ad alcuni subemendamenti proposti da Commissione bilancio, giungono al medesimo risultato.
L'emendamento in esame precisa, in primo luogo, la definizione della crisi di mercato che, ai sensi della comunicazione della Commissione europea al Consiglio, ricorre quando gli imprenditori agricoli abbiano subito la riduzione del reddito medio annuale del 30 per cento rispetto al reddito medio del triennio precedente.
Inoltre, con la nostra proposta emendativa si individua il modo per coprire le crisi di mercato già verificatesi.
Sappiamo che nel 2004 sono sorte notevolissime difficoltà in grandi settori del comparto ortofrutticolo; in particolare, le regioni più colpite sono risultate la Puglia, la Sicilia e l'Emilia Romagna.
Alle aziende colpite dalla crisi di mercato si dà risposta con l'esonero parziale dal pagamento dei contributi previdenziali rispetto a quelli dovuti. Inoltre, è previsto un ulteriore intervento a favore di tutte le aziende colpite dalla crisi di mercato costituito dalle operazioni di fideiussione sui crediti, operate dall'ISMEA, nonché la sospensione delle operazioni creditizie.
In proposito, vorrei esprimere un parere che, allo stesso tempo, è anche un suggerimento al relatore, che pregherei di ascoltarmi. In particolare, onorevole La Grua, vorrei sottolineare il fatto che nel nostro emendamento si fa riferimento ad operazioni creditizie in generale. Al contrario, nell'emendamento presentato dalla maggioranza si fa riferimento soltanto alle operazioni di credito agrario. Visto che ormai le imprese agricole molto spesso non hanno solo il canale di riferimento costituito dal vecchio credito agrario, bensì attivano anche altre forme di credito ordinario, ritengo che il relatore potrebbe utilmente avanzare una riformulazione dell'emendamento - che verosimilmente sarà approvato - proprio in questa direzione, onde assicurare la massima copertura ai crediti determinati dalle aziende in crisi.
Infine, a differenza di quanto proposto dalla maggioranza, la nostra proposta emendativa prevede la responsabilizzazione delle imprese. A mio avviso, il nuovo spirito con cui dobbiamo affrontare il tema delle crisi di mercato e di quelle aziendali è quello di rivolgersi non tanto a singoli comparti (ortofrutticolo, lattiero o a zone di territorio), bensì alla singola azienda perché le strutture produttive possono risultare molto diverse tra di loro. Ad esempio, un'azienda ortofrutticola può essere monocolturale, qualora coltivi un solo prodotto. Se il mercato dello stesso dovesse entrare in crisi, la mancata diversificazione della produzione non permetterebbe di compensare il mercato in difficoltà.


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È allora evidente che si tratta di un'impostazione importante rispetto alla quale tentiamo di responsabilizzare le imprese.
In conclusione, aggiungo che la copertura di 100 milioni di euro, predisposta nella nostra proposta emendativa, è proprio quella individuata dal Governo, circostanza di cui non possiamo che essere contenti. In tutta onestà, pur ribadendo che voteremo gli emendamenti presentati dalla maggioranza, ritengo che, approvando l'emendamento in oggetto, risolveremmo tutti i problemi in un solo articolo «onnicomprensivo», senza disperdere gli interventi in tre emendamenti e in molti subemendamenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, intervengo molto brevemente perché l'onorevole Rava ha già esposto i punti essenziali dell'emendamento in oggetto. Quindi, vorrei soltanto ribadire che, se la maggioranza avesse accolto i nostri emendamenti (di cui quello in oggetto è il più completo e onnicomprensivo), non vi sarebbe stato bisogno di presentare i subemendamenti proposti dalla maggioranza.
Si parla ancora una volta di definizione di crisi di mercato, utilizzando quella dell'Unione europea individuata dalla diminuzione del 30 per cento di reddito. Inoltre, si parla della riduzione del 30 per cento dei contributi previdenziali ed assistenziali che, come sappiamo, molto spesso rendono le nostre aziende non competitive rispetto alla concorrenza proveniente da altri Stati. In Italia c'è un costo del lavoro derivante dagli oneri contributivi, previdenziali ed assistenziali che in molti casi è superiore al 50 per cento rispetto a quello dei nostri concorrenti mediterranei, ovvero - nel settore ortofrutticolo - i nostri concorrenti diretti. La riduzione del 50 per cento dei contributi previdenziali serve a riequilibrare il livello di competitività delle nostre imprese rispetto a quelle dei paesi concorrenti.
Inoltre, esiste la grave problematica della sospensione delle rate dei mutui accesi dalle imprese che poi attraversano uno stato di crisi e, soprattutto, la possibilità di accedere alle modalità di allungamento del debito, con la trasformazione da breve a lungo termine, e di posticipare le rate.
Concludo osservando come sia singolare che la cifra indicata dalla minoranza quale necessaria per tale operazione, vale a dire 100 milioni di euro, sia stata puntualmente mutuata nell'emendamento della maggioranza, che quantifica l'onere nella stessa misura. Esprimiamo la nostra soddisfazione per il fatto che la maggioranza si sia ravveduta rispetto al testo iniziale, che era assolutamente irricevibile ed inefficace, accogliendo le proposte della minoranza. È tuttavia singolare che tali proposte vengano presentate da singoli parlamentari della maggioranza, anziché dalla Commissione, come sarebbe stato più corretto: in tal modo, infatti, nell'accoglimento da parte della maggioranza dei nostri emendamenti sarebbe stata riconosciuta la paternità degli stessi, con il nostro coinvolgimento nella presentazione da parte della Commissione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.

SAURO SEDIOLI. Signor Presidente, in questi giorni si parla molto di discontinuità. Tuttavia, abbiamo constatato questa mattina che ci stiamo muovendo nella continuità più ortodossa: il ritardo con il quale è iniziato l'esame del decreto-legge indica la confusione che ne caratterizzava il testo. Nel corso dell'esame da parte della Commissione di merito abbiamo presentato alcuni emendamenti migliorativi, che non sono stati accolti. Tuttavia, la nostra posizione ha prodotto qualche esito, dal momento che tali emendamenti vengono presentati ora dalla maggioranza. Riteniamo si tratti di un fatto positivo, anche se singolare.
Vi sono tre questioni fondamentali che debbono essere affrontate: come definire


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la crisi di mercato; a quali periodi si debba fare riferimento (era stato escluso il 2004); quali interventi debbano essere adottati, in particolare per quanto concerne le rate del credito agrario. L'emendamento in esame tenta di fare chiarezza e la sua approvazione costituirebbe una prova di vera discontinuità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, intervengo per motivare il voto convinto a favore dell'emendamento Rava 1.123 in esame.
Sottolineo, in particolare, alcuni aspetti, il primo dei quali è relativo al testo originario del decreto-legge n. 22 del 2005, volto ad porre rimedio alle crisi del settore agroalimentare, in cui non erano previsti i criteri per l'individuazione delle crisi di mercato e che inoltre non affrontava adeguatamente le questioni relative al credito e alla certificazione dei processi riguardanti le risorse finanziarie destinate.
Il centrosinistra si è posto il problema di dare una risposta e di migliorare il testo, presentando alcuni emendamenti che non sono stati accolti ma che, come è stato sottolineato, sono stati successivamente ripresentati dalla maggioranza. L'emendamento Rava 1.123 è il più organico in tale direzione, e non comprendiamo, se non in termini strumentali, le motivazioni del suo mancato accoglimento da parte della maggioranza. Esso, infatti, affronta le questioni alle quali ho fatto riferimento: la definizione di crisi di mercato, legata alla diminuzione del reddito nella misura del 30 per cento; gli aspetti relativi ai crediti, e non solo alle stipule del credito agrario; la possibilità dell'autocertificazione; lo stanziamento di 100 milioni di euro nel fondo di solidarietà, vale a dire la proposta che il Governo ha respinto e che è stata successivamente ripresentata attraverso emendamenti sottoscritti dalla maggioranza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 1.123, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 433
Votanti 432
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 210
Hanno votato
no 222).

Prendo atto che l'onorevole Realacci non è riuscito a votare ed avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione del subemendamento 0.1.100.1 della Commissione.
Avverto che all'approvazione di questo subemendamento della Commissione è condizionato il «nulla osta» espresso dalla V Commissione (Bilancio) al successivo emendamento Misuraca 1.100.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.100.1 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 441
Votanti 440
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato
sì 435
Hanno votato
no 5).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Misuraca 1.100.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.


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ALDO PREDA. Signor Presidente, ritengo di dover spiegare le ragioni del nostro voto favorevole sull'emendamento in esame, presentato dalla maggioranza, che in parte assorbe il contenuto dell'emendamento Rava 1.123, presentato da componenti dell'Ulivo.
Vorrei illustrare però la differenza fra le due ipotesi prospettate. Come ricorda l'onorevole Misuraca, vi è un problema soprattutto finanziario; a mio avviso si deve tener conto anche di un'altra visione di questa tematica. La crisi che nel 2004 ha colpito le nostre produzioni ortofrutticole è dovuta a due ragioni: una strutturale e una congiunturale. Noi le avevamo previste entrambe.
La questione congiunturale era dovuta agli incrementi produttivi, alle eccedenze, al calo dei consumi, tutti elementi che hanno interessato le nostre imprese agricole. Vi erano, altresì, alcune motivazioni strutturali. Su tali cause oggi le imprese agricole riescono ad intervenire con fatica, e lo fanno con operazioni di credito, non sempre di credito agrario. L'imprenditore agricolo efficiente ha bisogno di innovare, ha bisogno di nuove varietà di colture, ha bisogno di spendere nell'innovazione. Con il nostro emendamento prevedevamo misure in tal senso, ed è per questo che voteremo a favore della proposta emendativa in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del gruppo della Margherita sull'emendamento in esame che, come già ricordato in precedenza, riprende il contenuto di alcuni nostri emendamenti non accolti dalla Commissione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, vorrei chiarire le motivazioni che ci inducono ad esprimere un voto favorevole sull'emendamento Misuraca 1.100. Gli onorevoli Preda e Marcora hanno già in parte chiarito le nostre valutazioni al riguardo. Vorrei, però, sottolineare l'atteggiamento scorretto nella valutazione degli emendamenti assunto nel corso dell'esame del decreto-legge in via di conversione.
L'emendamento Misuraca 1.100 riprende in parte i contenuti dell'emendamento Rava 1.123, respinto in precedenza, che affrontava la questione delle crisi del mercato. Le due proposte si differenziano sul tema dei fondi: l'emendamento Misuraca 1.100 limita le misure adottate al solo credito agrario. Riteniamo, comunque, che tale proposta rappresenti un miglioramento del decreto-legge in esame e, pertanto, voteremo a favore della stessa.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Misuraca 1.100, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 437
Votanti 436
Astenuti 1
Maggioranza 219
Hanno votato
sì 433
Hanno votato
no 3).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Prendo atto, altresì, che i presentatori degli identici emendamenti Grillo 1.27 e Misuraca 1.51 insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Grillo 1.27 e Misuraca 1.51, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 427
Votanti 424
Astenuti 3
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 211
Hanno votato
no 213).

Prendo atto che l'onorevole Realacci non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo all'emendamento Rossiello 1.50.
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, non possiamo ritirare questo emendamento - e quindi chiediamo che si posto in votazione - poiché esso, al di là dei problemi di spesa che indubbiamente comporta, introduce quel completamento del disegno da noi proposto in Commissione, riguardante il funzionamento del fondo di solidarietà nazionale, o meglio del nuovo fondo di solidarietà nazionale, che dovrà coprire - per così dire - i rischi del cielo e della terra. Tra quelli della terra, vi sono gli elementi congiunturali e strutturali del nostro settore agricolo, le difficoltà atmosferiche e, davanti a queste, tutto ciò che comporta la crisi di mercato, con le conseguenze della variazione del 30 per cento del reddito del produttore agricolo e con la necessità di una serie di agevolazioni e di interventi, non solo per quanto riguarda il ripristino dell'attività produttiva, ma anche per i contributi fiscali, quelli previdenziali e per l'aiuto al credito agrario.
Oggi ci troviamo nella strana situazione in cui il produttore agricolo rischia di dover rispondere personalmente ad una serie di rischi e di interventi che nessun altro lavoratore ha, ma che qualora avesse, «rischierebbe» di essere protetto, al contrario del produttore agricolo che non ha questa rete di protezione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rossiello 1.50, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 439
Maggioranza 220
Hanno votato
sì 217
Hanno votato
no 222).

Passiamo all'emendamento Rava 1.64.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro ed insistono per la votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, nella discussione che stiamo svolgendo l'obiettivo principale da noi perseguito è di rispondere alle crisi di mercato che già si sono verificate e di creare le condizioni affinché, se dovessero ripetersi in futuro, possano essere affrontate con strumenti e risorse adeguate.
Per quanto riguarda gli strumenti, se le cose funzioneranno, come noi avevamo già immaginato attraverso la presentazione dell'emendamento Rava 1.123, il cui contenuto è stato ripreso dalla maggioranza in altri emendamenti, potremo indicare una giusta direzione alla soluzione del problema.
Abbiamo poi un'altra questione, che è di prevenire le crisi in quello che oggi è uno dei comparti maggiormente soggetti anche alla competizione internazionale. Ormai, grazie alle nuove tecnologie di trasporto e di conservazione, si ha la possibilità, anche per i prodotti freschi, come quelli ortofrutticoli, di movimentarli per lunghissimi tragitti.


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Ritengo sia evidente, quindi, che anche in tale contesto la competizione nei confronti dei nostri produttori risulta essere sempre più forte e che, quindi, la politica ha il dovere di affrontare il problema e di cercare di spostare in avanti l'«asticella», di riuscire cioè a creare le condizioni che prevengano le crisi.
Come prima cosa, noi abbiamo presentato diversi emendamenti che sostengono la necessità, come sistema nazionale - e quindi a partire dallo Stato e dal Governo centrale per passare poi attraverso le regioni, oggi i principali attori delle politiche agricole, e coinvolgendo i rappresentanti delle filiere ortofrutticole - di definire un piano ortofrutticolo.
Ciò significa prevedere nei prossimi mesi e nei prossimi anni un sistema coordinato che sviluppi una ricerca di carattere scientifico e di mercato, con riguardo ai prodotti immessi sul mercato, cercando di comprendere quale sia la richiesta dei consumatori, incentivando la produzione di quei prodotti che meglio incontrino le esigenze di questi ultimi nonché sostenendo l'innovazione.
Noi pensiamo, ad esempio, al comparto della serricoltura, comparto fondamentale per le produzioni ortofrutticole nel nostro paese, in particolare per la Sicilia. Il relatore, onorevole La Grua, proviene da una zona ricchissima di coltivazioni in serre. Pensiamo che cosa significherebbe per il comparto della serricoltura disporre di un piano che prevedesse le risorse da destinare alle innovazioni; e pensiamo che cosa significherebbe, in particolare, per la serricoltura siciliana poter accedere all'utilizzo del metano anziché continuare ad utilizzare gasolio. Si tratterebbe di una rivoluzione straordinariamente positiva che consentirebbe, da un lato, di ridurre i costi di produzione e, dall'altro, di realizzare un impatto senz'altro positivo sull'inquinamento ambientale. Questo significa pensare ad un piano nazionale per l'ortofrutta che veda partecipi tutti gli operatori del settore! Naturalmente, per realizzare questo piano occorrono le risorse finanziarie, che noi abbiamo quantificato, con l'emendamento 1.64, in 50 milioni di euro. Queste risorse oggi potrebbero non essere disponibili nelle disastrate finanze dello Stato, così ridotte da questo Governo. Nonostante ciò, con questo emendamento possiamo dare un segnale, così ha voluto fare il relatore esprimendo parere favorevole su un altro emendamento che tratta di questo tema ma che non prevede di destinare risorse finanziarie.
Quanto stabilito in questo emendamento costituisce quindi un obiettivo che dobbiamo porci anche per il prossimo futuro al fine di prevenire le crisi in questo settore, crisi che vanno affrontate con le risorse che oggi impegneremo a questo scopo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.

SAURO SEDIOLI. Signor Presidente, con l'emendamento al nostro esame si vuole fissare un punto di riferimento certo e programmato per affrontare il problema delle crisi di mercato nel settore agroalimentare, la riduzione del reddito degli agricoltori e l'abbattimento dei prezzi alla produzione.
Con tale emendamento si propone un piano di intervento nazionale, soprattutto per il settore ortofrutticolo. Ricordo ai colleghi che la riduzione del reddito degli agricoltori o la riduzione dei prezzi alla produzione non sono determinati soltanto da eventi negativi di mercato ma, per l'impresa agricola, anche dalle calamità naturali e dalle patologie delle piante e degli animali. A questo riguardo, mi dispiace che siano stati ritirati dal presentatore, onorevole Vascon, gli emendamenti che riguardavano l'influenza aviaria, la flavescenza dorata, le infezioni di Sharka.
Con il piano previsto dall'emendamento in esame si tenta di vedere quali sono gli elementi che possono determinare nel settore una crisi di mercato e un abbattimento del reddito degli agricoltori. A nostro parere, questo piano costituisce un modo innovativo e più certo di affrontare queste problematiche.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, con l'emendamento Rava 1.64 entriamo nel merito delle obiezioni e, quindi, delle contrarietà che noi solleviamo nei confronti di questo provvedimento. Si tratta di obiezioni di merito che stanno a monte dei concetti che hanno ispirato la definizione di questo decreto-legge.
A noi va bene che il fondo di solidarietà nazionale sia utilizzato come strumento che permetta di coprire le aziende non solo dai rischi meteorologici ma anche da quelli di mercato; non è lo strumento in sé che ci crea problemi. Ci crea problemi, invece, il fatto di considerare le crisi di mercato alla stessa stregua di quelle derivanti da fenomeni meteorologici. E noi riteniamo che in questo decreto-legge vi sia sottostante tale concetto. A nostro avviso, le due cose sono completamente diverse: gli eventi e le catastrofi derivanti da calamità naturali non sono normalmente prevedibili se si esclude il caso dello tsunami che era prevedibile entro qualche ora. Non c'è, infatti, calamità naturale che possa essere prevenuta con gli strumenti attualmente a disposizione dell'uomo. Le crisi di mercato in agricoltura sono invece tutt'altra cosa in quanto hanno radici in cause di carattere strutturale che sono poi proprio quelle che debbono essere, per così dire, aggredite con interventi urgenti.
Mi spiego. Le calamità naturali non possiamo né prevenirle né prevederle, ma le crisi di mercato abbiamo il dovere di colpirle alla radice delle loro cause, non possiamo limitarci, per così dire, ad applicare dei pannicelli caldi dopo che esse si sono manifestate.
Allora, come fare affinché i provvedimenti sulle crisi di mercato aggrediscano le cause delle stesse una volta che esse si siano determinate? Uno dei modi è proprio quello proposto dall'emendamento Rava 1.64: occorre approvare piani di settore - in questo caso, per l'ortofrutta - che vadano ad aggredire le cause della crisi di mercato, prima che questa si verifichi, attraverso iniziative volte a favorire, in primo luogo, la commercializzazione, principale problema dell'ortofrutta italiana. Da più parti, nella maggioranza, viene sbandierato lo spauracchio dei paesi in via di sviluppo, dei paesi del Maghreb, che sarebbero i responsabili della crisi della nostra ortofrutta. Vorrei ricordare che l'ortofrutta italiana è stata messa in crisi dalla Spagna: gli spagnoli hanno saputo conquistare mercati del nord Europa che prima erano di nostro dominio.
Ebbene, le infrastrutture, i trasporti, le piattaforme logistiche, le iniziative volte a regolare i rapporti all'interno della filiera, anche con riferimento all'interprofessione, servono per poter commercializzare il prodotto ortofrutticolo italiano, che oggi non riesce più ad accedere ai mercati del nord Europa proprio per la carenza di tutti questi presupposti della commercializzazione.
Dobbiamo parlare anche di ricerca perché, senza di essa, non si può avere successo sul mercato dell'ortofrutta: la scelta delle cultivar deve derivare da processi di ricerca. Faccio un esempio: le nostre pesche nettarine della Romagna - abbiamo dichiarato per anni che erano le migliori del mondo e, forse, ci siamo anche un po' addormentati su questa presunzione di eccellenza - sono state sostituite su molti mercati di fascia alta dalle pesche francesi (sto parlando di Francia, e non di Maghreb né di Cina). In Francia, hanno ottenuto cultivar particolarmente appetibili da parte del mercato, che hanno soppiantato le nostre pesche. Allora, poniamo l'accento sulla ricerca perché - lo ribadisco - non si fa ortofrutta senza una ricerca adeguata.
Vi è, poi, il grande problema dell'associazionismo e della cooperazione agricola: per proporsi sul mercato ...

PRESIDENTE. Onorevole Marcora...

LUCA MARCORA. ... con una forza contrattuale tale da avere un rapporto alla pari con la grande distribuzione e con le industrie di trasformazione, c'è bisogno di una massa critica di prodotto commercializzato


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che può essere garantita soltanto dall'associazionismo e dalla cooperazione agricola.
Da ultimo, desidero far presente che i problemi non possono essere risolti elargendo somme per far ritirare il prodotto dal mercato e per evitare, in tal modo, un crollo del prezzo. A monte della crisi del settore dell'ortofrutta e, più in generale, di altri mercati agricoli, vi sono cause che bisogna aggredire con una politica agricola nazionale degna di tal nome: altre soluzioni ex post servono soltanto a lenire il dolore provocato dalle crisi di mercato, ma non risolvono il problema.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 1.64, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 431
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 213
Hanno votato
no 218).

Passiamo all'emendamento Vascon 1.89.
Chiedo all'onorevole Vascon se acceda all'invito al ritiro.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, accedo all'invito al ritiro e preannuncio che presenterò un ordine del giorno.
Se leggiamo il contenuto dell'emendamento in esame, che è, per così dire, la somma degli emendamenti precedenti, ci accorgiamo che lo stesso contempla tutte le specialità che spesso sono esposte a calamità naturali o, comunque, ad attacchi di agenti patogeni. Mi riferisco, in particolare, alle coltivazioni della pesca, del mais e di tutte quelle specie agricole che negli anni, purtroppo, sono state colpite da svariate affezioni.
Pertanto, signor Presidente, ribadisco che ritiro il mio emendamento 1.189 e che presenterò un ordine del giorno.

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, chiediamo di far nostro l'emendamento Vascon 1.89.
L'onorevole Vascon ci ha convinti: si tratta di temi assolutamente importanti. Invitiamo pertanto il gruppo della Lega Nord ad esprimere un voto favorevole su questo emendamento.
Ovviamente, lascio ai colleghi membri della Commissione agricoltura le motivazioni che ci inducono a far nostro l'emendamento in esame e, quindi, ad esprimere sullo stesso un voto favorevole.

PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, così come abbiamo fatto nostri gli altri emendamenti presentati dall'onorevole Vascon, facciamo nostro anche quello in esame, che riassume le precedenti proposte emendative.
Ci sembra assolutamente errato non considerare, tra le problematiche relative alle calamità naturali e alle crisi di mercato, alcuni eventi legati a determinate malattie delle piante che hanno colpito molte nostre produzioni, con effetti disastrosi sul reddito delle imprese. Mi riferisco, in particolare, alla flavescenza dorata, alla diabrotica e agli attacchi di dryocosmus kuriphilus.
È sbagliato escludere dal provvedimento in esame queste tipologie di malattie delle piante che hanno colpito in forma epidemica alcune zone. Riteniamo giusto non escludere le imprese agricole in questione e, in tal senso, facciamo nostro l'emendamento Vascon 1.89.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.

SAURO SEDIOLI. Signor Presidente, l'emendamento in esame riassume, in parte, i precedenti emendamenti ritirati (dico in parte perché alcune patologie considerate precedentemente sono assenti in questa proposta emendativa). Si tratta, comunque, di un emendamento interessante, che risponde ad una vera esigenza con riferimento al reddito degli agricoltori, colpito spesso dagli effetti prodotti da tali patologie.
In sede di discussione della legge finanziaria per il 2005, l'intera Commissione agricoltura aveva presentato proposte emendative che andavano in questa direzione, ma che, con l'approvazione della questione di fiducia, sono venuti meno.
Credo che un voto favorevole sull'emendamento in esame darebbe forza a questo provvedimento che appare debole ma che, in questo caso, può essere migliorato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci, al quale ricordo che ha tre minuti a sua disposizione. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole sull'emendamento in esame. Credo sia molto più importante esprimere un voto favorevole su questo emendamento che presentare un ordine del giorno. Infatti, in questi quattro anni, siamo stati abituati a vedere continuamente disattesi gli impegni assunti attraverso gli ordini del giorno accettati o accolti dal Governo come raccomandazione.
Credo che le questioni poste dall'onorevole Vascon attraverso tale emendamento, che riassume altre nostre proposte, siano molto importanti per affrontare le crisi di mercato. Alcuni settori sono toccati in maniera rilevante dalle emergenze fitosanitarie. Per questo, esprimerò con molta convinzione un voto favorevole sull'emendamento in oggetto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Misuraca. Ne ha facoltà.

FILIPPO MISURACA. Signor Presidente, mi rivolgo ai colleghi che hanno a cuore questo provvedimento: l'eventuale approvazione dell'emendamento in esame comprometterà l'intera impalcatura del provvedimento. Ringrazio l'onorevole Vascon per la sensibilità che lo ha indotto a ritirare il suo emendamento, anche perché lo stesso riguarda esclusivamente determinate materie.
Invito pertanto l'Assemblea a votare contro l'emendamento in questione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.89, ritirato dal presentatore e fatto proprio dal gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 451
Votanti 450
Astenuti 1
Maggioranza 226
Hanno votato
sì 217
Hanno votato
no 233).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Masini 1.71.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, il mio gruppo voterà a favore dell'emendamento, che sostanzialmente aumenta i fondi a disposizione dell'Unire; però, colgo anche l'occasione per rivolgere qualche brevissimo cenno alla questione relativa a tale ente. Abbiamo assistito, e stiamo assistendo


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tuttora, a fermenti e disagi manifestatisi nel mondo dell'ippica; ne abbiamo registrato gli echi anche in Commissione agricoltura. Su dette vicende vorrei, dunque, richiamare l'attenzione dell'Assemblea. La nostra posizione favorevole all'approvazione dell'emendamento si basa anche sulla considerazione che la proposta in questione, diversamente dal testo originario, prevede la possibilità di finanziare programmi di valorizzazione, in linea, tra l'altro, con un provvedimento ora in discussione in sede di Commissione sulla tutela delle razze equine (provvedimento che, per l'appunto, si occupa anche delle questioni relative all'Unire).
Tuttavia, il problema principale che volevo porre, signor Presidente, onorevoli colleghi, attiene alla trasparenza della gestione dell'Unire; riteniamo che tale istituto, oggi, non abbia una gestione totalmente trasparente. Ancora oggi l'Unire ci appare non un ente effettivamente al servizio dell'ippica e dell'allevamento equino, bensì ancora - e fortemente, aggiungerei - un «carrozzone» di carattere clientelare. Dunque, da tale punto di vista, bisognerebbe che il Governo e gli amministratori mutassero il proprio atteggiamento nei riguardi di detto ente.
Vogliamo che l'Unire torni ad essere un istituto di effettiva promozione dell'ippica e dell'allevamento equino; ci auguriamo che esso abbia un rapporto positivo con le regioni, profilo tuttora, nonostante le riforme avvicendatesi, rimasto irrisolto. Quindi, signor Presidente, nell'annunciare il voto favorevole sull'emendamento, concludo chiarendo che il nostro auspicio è che l'Unire possa diventare effettivamente un istituto trasparente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Masini 1.71, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 432
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 428
Hanno votato
no 4).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.108, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 435
Votanti 433
Astenuti 2
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 433).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Misuraca 1.32, accettato dalla Commissione, sul quale il Governo si rimette all'Assemblea e la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 446
Votanti 440
Astenuti 6
Maggioranza 221
Hanno votato
sì 427
Hanno votato
no 13).

Risultando preclusi gli emendamenti Grillo 1.33 ed 1.22, passiamo alla votazione dell'emendamento Rossiello 1.47.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rossiello 1.47, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 443
Votanti 441
Astenuti 2
Maggioranza 221
Hanno votato
sì 213
Hanno votato
no 228).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.25.100 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 445
Maggioranza 223
Hanno votato
sì 443
Hanno votato
no 2).

Passiamo alla votazione del subemendamento 0.1.25.1 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, anche in ragione di un'economia di interventi, affermo subito che la nostra posizione favorevole all'approvazione di proposte emendative presentate dalla Commissione ovvero dalla maggioranza - da onorevoli esponenti della maggioranza - è dovuta al fatto che, come già più volte si è osservato, esse recepiscono, nella sostanza, nostri emendamenti; emendamenti da noi presentati sui quali - lo ripeto, pur con incredulità - la Commissione, invece, aveva espresso parere contrario. Adesso, dunque, si sono ricreduti, li hanno recepiti nelle loro proposte sulle quali voteremo a favore anche se, naturalmente, avremmo preferito la nostra formulazione, più precisa e puntuale (ma non mi dilungo sugli elementi di differenza).
Annuncio, dunque, il voto favorevole del gruppo della Margherita.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, la maggioranza ha finalmente compreso un problema esistente, vale a dire la necessità di incrementare ed unificare (come peraltro avevamo già chiesto in sede di esame del disegno di legge finanziaria) le risorse che confluiscono nel fondo di solidarietà nazionale. Infatti, se intendiamo sopperire ai danni causati dalle avversità atmosferiche, occorre incrementare le polizze assicurative in cui è previsto il contributo da parte dello Stato.
Si tratta, tuttavia, di una spesa difficilmente quantificabile. Se osserviamo l'andamento delle polizze assicurative contro la grandine, oppure delle polizze multirischio, stipulate negli ultimi anni, constatiamo che, fortunatamente, si è registrato un trend crescente. Vorrei ricordare che spesso critichiamo il basso contributo erariale a favore delle polizze perché rappresenta, indubbiamente, un disincentivo alla stipula delle polizze stesse.
Oggi, inoltre, si manifesta un altro problema. Vorrei ricordare che nel corso del dibattito sul decreto legislativo n. 102 del 2004 (vale a dire la riforma della legge n. 185 del 1992), svolto in sede di Commissione, avevamo chiesto che, tra gli interventi del citato fondo di solidarietà nazionale, fossero contemplate anche le crisi di mercato. Ebbene, allora non furono individuati meccanismi appropriati, poiché sussisteva la preoccupazione di commettere possibili infrazioni della normativa comunitaria. Anche in tal caso, tuttavia, la quantificazione della spesa risulta abbastanza difficile, poiché sappiamo che, con molta probabilità, le crisi di mercato si verificano durante la stagione estiva, quando si manifestano alcuni pericoli congiunturali o strutturali.
Ritengo comunque giusto contemplare a carico del fondo istituito dal decreto legislativo n. 102 del 2004 tutti i rischi,


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compresi quelli connessi alle avversità atmosferiche ed alle crisi di mercato, garantendo ovviamente anche la necessaria copertura finanziaria.
Per questo motivo, preannuncio il voto favorevole del mio gruppo sul subemendamento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri, al quale ricordo che ha un minuto di tempo disposizione. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, intervengo per preannunziare il voto favorevole sul subemendamento presentato dalla Commissione, dal momento che, di fronte alla grave crisi che attraversa il settore agroalimentare, legata alle calamità naturali ed alle difficoltà del mercato, ritengo assolutamente necessario incrementare la dotazione del fondo di solidarietà.
Ritengo, altresì, che il ministro competente debba provvedere ad erogare alle regioni competenti i fondi destinati proprio alle calamità. Nel Mezzogiorno, ed in particolare in Basilicata, si leva una lamentela diffusa, poiché anche le risorse finanziarie stanziate in occasione delle calamità naturali verificatesi nel 2003, per essere destinate agli agricoltori danneggiati, non sono state ancora accreditate.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.25.1 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 435
Maggioranza 218
Hanno votato
sì 433
Hanno votato
no 2).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Misuraca 1.25, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 425
Votanti 423
Astenuti 2
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 419
Hanno votato
no 4).

Sono conseguentemente assorbiti gli emendamenti Grillo 1.26 e 1.24.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 1.66.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, questo è un principio irrinunciabile. La mia preoccupazione era ringraziare la maggioranza, perché ha finalmente accolto una delle nostre proposte senza copiare uno dei nostri emendamenti (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!

STEFANO LOSURDO. È la terza volta che lo dici!

ALDO PREDA. Quindi, c'è stato un salto di qualità notevole!
Vi ringrazio perché, con questo emendamento, stabiliamo, oltre le norme regolamentari - e ritengo che ciò sia un aspetto importante -, che i rischi di mercato rientrano in quelli assicurabili e previsti dalle leggi che ho ricordato in precedenza. Si tratta di un principio importante. Vi sarà, successivamente, un problema di regole e di copertura di spesa ma, lo ripeto, stabiliamo un principio molto importante. Credo che si tratti di una rivoluzione positiva per i produttori


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agricoli e per il loro reddito. Ripeto ancora che vi saranno problemi di copertura di spesa e regolamentari, ma questa è una vera rivoluzione!
Ringrazio il relatore ed il Governo per aver espresso parere favorevole su questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Losurdo. Ne ha facoltà.

STEFANO LOSURDO. Signor Presidente, voglio fare solo un leggero ed amichevole «contrappunto» all'onorevole Preda. Se di rivoluzione si tratta, non sarà provocata da questo emendamento, in quanto essa è già stata prodotta dal decreto legislativo n. 102 del 2004, che ha permesso allo stesso onorevole Preda di formulare questo emendamento. La vera rivoluzione è, dunque, rappresentata dal decreto legislativo n. 102 del 2004 e dal decreto legislativo n. 99 del 2004, ossia dai due provvedimenti che hanno innovato l'agricoltura italiana. Questa è la verità.
Questo emendamento è la conseguenza di una possibilità offerta dall'azione del Governo, con i ricordati decreti legislativi, che vi consente di operare per il meglio dell'agricoltura (come del resto facciamo tutti, in questo Parlamento).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, intervengo solo per rispondere all'onorevole Losurdo. Per dovere di cronaca, avevamo già avanzato una proposta di contenuto analogo a quella ora in discussione in riferimento al decreto legislativo n. 102 del 2004 e voi l'avete respinto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 1.66, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 432
Votanti 430
Astenuti 2
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 430).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 1.65.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, per dovere di cronaca, devo ricordare al collega Losurdo che il tema delle assicurazioni delle produzioni è sorto già nel corso della precedente legislatura, con le ultime leggi finanziarie e con la legge orientamento. Si tratta di un tema molto dibattuto, su cui si è riscontrata una vera convergenza tra maggioranza ed opposizione. Vi sono state anche discussioni su come attuare tale previsione, ma si è riscontrata, ripeto, una sostanziale convergenza su tale tema e credo che ciò rappresenti un dato positivo.
Riguardo, invece, al mio emendamento 1.65, sul quale è stato espresso un parere favorevole sia dalla Commissione sia dal Governo, già in un mio precedente intervento relativo al piano ortofrutticolo avevo preannunziato la situazione in cui ci saremmo trovati. Credo che sia estremamente positivo approvare questo emendamento, pur nella consapevolezza che si tratta di un primo passo. Con tale emendamento si invitano, infatti, il Governo, le regioni e gli operatori della filiera ortofrutticola a mettersi attorno ad un tavolo per discutere.
A fronte di tale discussione, che porterà - mi auguro - alla definizione certa di interventi in termini di ricerca e di innovazione, sarà necessario rispondere con la predisposizione dei necessari finanziamenti da parte del Governo.
In questa fase abbiamo seminato un seme molto importante. Nei prossimi mesi e, soprattutto, con la finanziaria per l'anno 2006, dovremmo vederne i frutti.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che questo emendamento recepisce in parte quanto noi avevamo chiesto con l'emendamento Rava 1.64. Ci accontentiamo di questa formulazione, anche se meno precisa e puntuale e che, soprattutto, non quantifica l'importo di spesa per il piano ortofrutticolo. Si tratta, più che altro, di una «mozione di intenti». Va bene così, ma molto meglio sarebbe stato se il relatore avesse espresso parere favorevole sull'emendamento Rava 1.64.
Questa è una versione ridotta, in quanto non individua soprattutto i fondi ma anche le misure che noi riteniamo qualificanti. Si affida tutto ad una intesa fra regioni, Governo e organizzazioni dei produttori. Ci sembra una versione un po' edulcorata e indebolita rispetto all'emendamento 1.64 che ritengo più importante.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Noi voteremo a favore di questo emendamento sottolineandone, però, il limite più importante, rappresentato dall'assenza di risorse finanziarie. Ciò è stato già sottolineato dall'onorevole Marcora e dall'onorevole Rava, che hanno parlato prima di me. Esso in parte recepisce un emendamento a nostra prima firma che è già stato respinto in precedenza dall'Assemblea.
Ritengo che il settore ortofrutticolo sia uno di quelli più colpiti dalla crisi del mercato del nostro paese. A questa crisi non possiamo rispondere solo con «pannicelli caldi» come venivano definiti tali provvedimenti. C'è bisogno di politiche strutturali e di investimenti. Questo emendamento spinge in questa direzione, impegnando il Governo, d'intesa con le regioni, a procedere all'approvazione di un piano ortofrutticolo nazionale.
Auspichiamo che ciò avvenga in tempi rapidi e che, assieme a ciò, vengano indicate, da una parte, le linee di qualificazione del settore (innovazione, ricerca e tracciabilità) e, dall'altra, le risorse finanziarie destinate a far sì che questi intendimenti diventino fatti concreti (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 1.65, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 439
Maggioranza 220
Hanno votato
sì 438
Hanno votato
no 1).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.105.1 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 435
Votanti 433
Astenuti 2
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 433).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Misuraca 1.105, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal


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Governo, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 434
Votanti 428
Astenuti 6
Maggioranza 215
Hanno votato
sì 416
Hanno votato
no 12).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Grillo 1.23.

GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Su questo emendamento, sul quale c'è una difformità di parere da parte della Commissione bilancio, il Governo, modificando il precedente avviso, si rimette all'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grillo 1.23, accettato dalla Commissione, sul quale il Governo si è rimesso all'Assemblea e la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 449
Votanti 437
Astenuti 12
Maggioranza 219
Hanno votato
sì 427
Hanno votato
no 10).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molinari 1.116, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 451
Votanti 450
Astenuti 1
Maggioranza 226
Hanno votato
sì 213
Hanno votato
no 237).

Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione dell'emendamento Detomas 1.19.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Detomas 1.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 452
Maggioranza 227
Hanno votato
sì 217
Hanno votato
no 235).

Passiamo alla votazione del subemendamento 0.1.103.100 della Commissione. Avverto che all'approvazione di questo subemendamento è condizionato il «nulla osta» espresso dalla Commissione bilancio sul successivo emendamento Misuraca 1.103.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.103.100 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 445
Votanti 442
Astenuti 3
Maggioranza 222
Hanno votato
sì 436
Hanno votato
no 6).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Misuraca 1.103, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 445
Votanti 443
Astenuti 2
Maggioranza 222
Hanno votato
sì 440
Hanno votato
no 3).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Detomas 1.122, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 451
Votanti 436
Astenuti 15
Maggioranza 219
Hanno votato
sì 204
Hanno votato
no 232).

Prendo atto che i presentatori degli emendamenti Finocchiaro 1.44, Lumia 1.43 e Marcora 1.55 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Finocchiaro 1.44, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 450
Votanti 449
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato
sì 213
Hanno votato
no 236).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lumia 1.43, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 451
Votanti 449
Astenuti 2
Maggioranza 225
Hanno votato
sì 214
Hanno votato
no 235).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 1.55, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 444
Maggioranza 223
Hanno votato
sì 213
Hanno votato
no 231).

Prendo atto che l'onorevole Mereu non è riuscito a votare ed avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Passiamo all'emendamento Marcora 1.54.
Onorevole Marcora, accede all'invito al ritiro formulato dal relatore?

LUCA MARCORA. No, signor Presidente. Ci invitano al ritiro di un emendamento riguardante un aumento del finanziamento in favore del fondo di solidarietà nazionale di 30 milioni di euro quando alcuni emendamenti presentati dalla Commissione vanno nello stesso senso. Dunque, non capiamo il parere espresso dal relatore, ma abbiamo comunque ottenuto il risultato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, non si capisce il motivo dell'invito al ritiro dell'emendamento in esame, comunque vorrei ricollegarmi ad alcuni interventi precedenti riguardanti il principio che volevamo stabilire sul fondo di solidarietà nazionale. Si tratta di un principio molto semplice: inserire tutti gli interventi indennizzatori di qualsiasi tipo sul fondo di solidarietà nazionale.
Diamo atto al Governo di aver messo insieme qualche risorsa. Tuttavia, se vogliamo andare incontro alle necessità ed ai rischi delle nostre produzioni agricole davanti ad eventi straordinari, abbiamo bisogno di un fondo funzionante, che non stabilisca interventi minimali e che intervenga, possibilmente, prima degli eventi attraverso una programmazione e sollecitazioni di tipo agevolativo o economico che favoriscano la copertura dei rischi degli imprenditori agricoli. Credo che il nostro intendimento sia condiviso da tutti: dobbiamo attivare nuovi processi per quanto riguarda le regole e cercare le risorse necessarie in ogni legge finanziaria.
Vorrei inoltre rilevare, data la presenza del ministro, che uno degli elementi della riflessione svolta dalla Commissione europea è quello delle casse mutue. Credo non si tratti di una sollecitazione indifferente. Quasi tutto il sistema agricolo francese si basa sulle casse mutue. È una sollecitazione ancora molto incerta, ma credo che la strada sia quella. Pertanto, invito il Governo ad esaminarla in tempi molto rapidi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 1.54 non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 440
Votanti 438
Astenuti 2
Maggioranza 220
Hanno votato
sì 211
Hanno votato
no 227).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Misuraca 1.0100, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 436
Votanti 434
Astenuti 2
Maggioranza 218
Hanno votato
sì 424
Hanno votato
no 10).


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Avverto che all'approvazione del subemendamento 0.1.0102.100 della Commissione è condizionato il «nulla osta» espresso dalla Commissione bilancio sul successivo articolo aggiuntivo Misuraca 1.0102.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.0102.100 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 434
Votanti 433
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 432
Hanno votato
no 1).

Prendo atto che l'onorevole Nicotra non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.0102.1 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 438
Maggioranza 220
Hanno votato
sì 435
Hanno votato
no 3).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Misuraca 1.0102, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 442
Votanti 441
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato
sì 440
Hanno votato
no 1).

Prendo atto che i presentatori dell'articolo aggiuntivo Grillo 1.08 insistono per la sua votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Grillo 1.08, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 445
Votanti 444
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato
sì 212
Hanno votato
no 232).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Rava 1.029.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, riteniamo questo articolo aggiuntivo molto importante, in quanto esso introduce alcuni criteri sulla filiera agroalimentare, al fine di garantire la trasparenza dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli. Si tratta infatti di una filiera che, essendo complicata, è opportuno semplificare e riorganizzare. Voi sapete che nel corso del 2004, soprattutto nella stagione estiva, vi è stata un'accesa polemica sui costi della filiera, che sono a danno del consumatore e del produttore, che è il primo anello (il più debole) della filiera. Il produttore infatti riceve solo una minima parte del prezzo pagato dal consumatore. Tale polemica ha coinvolto tutti nella stagione estiva dello scorso anno. Dunque, si pone il problema della differenza tra il prezzo all'origine e


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il prezzo al consumatore e questo è un problema serio che abbiamo di fronte.
Su tutto ciò incide una filiera complicata ed è per questo che è opportuna una sua semplificazione. Allo stesso tempo, incide la mancata aggregazione dei produttori agricoli. Solamente il 40 per cento della produzione agricola complessiva del nostro paese risulta aggregata: si passa da alcune regioni, dove tale aggregazione è del 4 per cento, ad altre regioni (come l'Emilia Romagna) dove si supera il 70-75 per cento (nel Trentino si arriva all'80 per cento). Esistono pertanto delle disfunzioni all'interno di tale filiera, che costano sia al produttore agricolo, che rappresenta l'anello più debole della catena, sia al consumatore, che rappresenta invece l'anello finale della filiera.
Invito dunque il ministro a fare fino in fondo una riflessione su questo aspetto. Allo stesso modo - lo dico in dichiarazione di voto su questo emendamento, anche se con esso non c'entra, ma tuttavia è un elemento che concorre alla complicazione della filiera - credo che dobbiamo fare rispetto al settore agricolo un ragionamento serio, al fine di chiarire quali sono le funzioni delle imprese economiche vere e proprie e quali invece altre funzioni. Nel momento in cui abbiamo una serie di altre funzioni, che vengono confuse con il sistema del mercato e con le imprese, si verifica un aggravamento di costi. Mi riferisco ad un decreto legislativo, che è all'ordine del giorno della Commissione agricoltura, sul quale qualche ragionamento bisognerà pur farlo, altrimenti vi è una confusione. Credo che OP di carta ne abbiamo avute a sufficienza, perché le abbiamo sperimentate negli anni passati.

GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Signor Presidente, approfitto dell'intervento dell'onorevole Preda per svolgere la seguente considerazione: è stato ritenuto che il decreto legislativo per la regolazione del mercato sia la sede propria per affrontare un tema di questo genere. Se, tuttavia, lo stesso viene semplificato e «brutalizzato» in una norma di legge, può presentare controindicazioni estremamente forti.
In quest'aula siamo tutti convinti che la forbice dei prezzi fra produzione agricola e consumo rappresenti un grave problema, ma se ne avverte un altro che risulta legato alla propensione al consumo. Indicare il doppio prezzo al mercato può generare un indebolimento della propensione al consumo e favorire quella diminuzione di consumi di prodotti freschi che si è già registrata da almeno due anni.
Risulta, pertanto, opportuno che la Commissione agricoltura, in sede di espressione dei pareri sul decreto legislativo per la regolamentazione del mercato, rifletta sulle modalità di introduzione di meccanismi di maggiore trasparenza nella formazione del prezzo.
È sicuramente sconsigliabile porre in essere interventi di questo genere che rischiano di semplificare o «brutalizzare» una tale tematica, con effetti controproducenti e negativi non difficilmente valutabili!

LINO RAVA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, condivido le considerazioni espresse dal collega Preda. Dopo l'intervento del ministro Alemanno, non posso che prendere atto del fatto che questo Governo ha davvero bisogno di tempi biblici!
Signor ministro, questo tema è stato affrontato in sede di discussione degli emendamenti presentati al disegno di legge finanziaria (nel 2004). Sono trascorsi sei mesi e siamo ancora al punto di partenza; lei ci viene a dire esattamente le stesse cose che ci diceva allora, pretendendo dalla Commissione una risposta, ma ci è stato dato pochissimo tempo per discutere un tema di questo genere. Mi scusi, signor ministro, ma, in questa fase, ci sta prendendo in giro!


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Il Governo ha il dovere di affrontare le problematiche avvertite o no? Come conferma in questo momento, rispetto a quanto sostenuto in sede di discussione del disegno di legge finanziaria, si tratta di un tema ben presente su cui vi è condivisione. Non stiamo proponendo di rivoluzionare il mercato dell'ortofrutta o di mettere in crisi questo settore, ma di introdurre all'interno del mercato dell'ortofrutta elementi di trasparenza!
Il consumatore ha il diritto di sapere che soltanto il 25 per cento di quanto si paga al banco viene dato all'agricoltore. Nel febbraio del 2002 - ve lo ricorderete - abbiamo assistito a grandi kermesse televisive in cui l'eccessivo costo delle verdure, in particolare, dei prodotti orticoli veniva imputato ai produttori agricoli, ma non è così!
Se la questione è la lunghezza della filiera, il numero eccessivo dei passaggi, dobbiamo fare in modo che la cultura cambi. È evidente che questi emendamenti rappresentano anche una provocazione al fine di cambiare cultura, ma, in questo periodo, il Governo e la maggioranza non hanno proposto nulla su tale tema! Le uniche proposte sono state quelle da noi presentate.
Credo che il tema sollevato precedentemente e che, per fortuna, è stato condiviso, anche se, come affermato, senza lo stanziamento di risorse del piano per l'ortofrutta nazionale, debba comprendere anche questi argomenti. Il tema si affronta solo se agiamo correttamente, interloquendo con i diversi soggetti della filiera.
Se il comparto ortofrutticolo in questo paese va ramengo, perché il prezzo pagato dal distributore per i prodotti non copre nemmeno i loro costi di produzione, si produce un danno non soltanto alle aziende agricole che producono prodotti ortofrutticoli, ma a tutto il sistema paese (ciò vale per l'ortofrutta e tutta l'agricoltura). Questo è il concetto!
Circa la necessità di porre seriamente attorno ad un tavolo i soggetti della filiera e riportarli ad una condivisione degli obiettivi, non mi pare sia stato fatto nulla. Così, ancora una volta, oggi esprimerete la vostra contrarietà su emendamenti che, tra l'altro, costituiscono un elemento di trasparenza ed evidenziano che non vogliamo soltanto che sia espresso il prezzo pagato all'origine, ma che sia indicata anche l'evoluzione del prezzo all'interno della filiera per giungere a quello finale.
Qualcosa su ciò dobbiamo pur dire, il ministro non può sempre affermare che ne parleremo domani, dopodomani o nel prossimo decreto. Questa è la favola di sempre, è quanto ci siamo sentiti ripetere tante volte!
Credo si debba dire basta e, se approvassimo l'emendamento in esame, forniremmo un segnale di trasparenza e di chiarezza nei confronti dei produttori e, soprattutto, nei confronti dei consumatori. Quindi, invito tutti i colleghi ad una riflessione sul punto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, la propensione al consumo oggi è colpita duramente e a morte, non tanto da provvedimenti diretti a fornire trasparenza ad una filiera, ma da un impoverimento complessivo determinatosi nel paese e del quale le scelte del Governo hanno grandi responsabilità.
Detto ciò, l'emendamento esame non intende scaricare le responsabilità sull'operatore finale - penso a chi commercializza il prodotto al consumo -, ma realizzare un meccanismo che, partendo dal produttore agricolo per arrivare al consumatore finale, determini in sé anche un sistema di autocontrollo che aiuti la filiera a riorganizzarsi.
Intendiamo porre alcune questioni che riguardano il funzionamento della stessa filiera, i ritardi accumulati che ci rendono non competitivi e che stanno mettendo in ginocchio il settore agricolo. Anche quest'anno abbiamo registrato un divario crescente tra quanto viene pagato al coltivatore e quanto viene pagato dal consumatore al momento dell'acquisto dei prodotti agricoli.


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Occorre porre in essere un atto di trasparenza, in quanto sarebbe sbagliato trasferire tale problematica in un decreto legislativo nel quale mi sembra ci sia già abbastanza confusione in ordine alla questione relativa all'interprofessione, a come si affrontano, appunto, le crisi di mercato.

SAVERIO LA GRUA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SAVERIO LA GRUA, Relatore. Signor Presidente, dopo l'intervento del ministro, potevo forse fare a meno di intervenire, ma ritengo sia doveroso chiarire e ribadire ancora una volta che il problema sollevato dall'opposizione certamente esiste, dal momento che si è registrata una enorme divaricazione tra il prezzo all'origine e il prezzo alla vendita. Tuttavia, ritengo che il metodo adottato dall'opposizione non sia quello più corretto; infatti, non credo che fare ricorso ad emendamenti in sede di legge finanziaria o in questo decreto-legge sia sufficiente per risolvere un problema particolarmente delicato, se è vero com'è vero che in Francia un'esperienza del genere è stata assolutamente negativa.
Del resto, signor Presidente, noi abbiamo le carte in regola - faccio riferimento proprio ad Alleanza Nazionale e alla Casa delle libertà - in quanto io personalmente ho presentato, già nel mese di settembre, una proposta di legge avente per oggetto questo problema e al Senato della Repubblica sono in corso di esame alcuni progetti di legge - uno del senatore Marini e un altro presentato dai senatori della Casa delle libertà - che affrontano tale questione, che - ripeto - non può essere risolta con un emendamento, in quanto richiede il coinvolgimento dei protagonisti e della filiera attraverso accordi interprofessionali. Quindi ritengo che l'emendamento in esame debba essere respinto (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Rava 1.029, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 405
Votanti 403
Astenuti 2
Maggioranza 202
Hanno votato
sì 182
Hanno votato
no 221).

Prendo atto che l'onorevole Buontempo non è riuscito a votare.

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Marcora 1.022.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, vorrei intervenire nel dibattito a proposito del mio articolo aggiuntivo in oggetto, che prevede la doppia indicazione del prezzo all'origine, unitamente a quello di vendita al consumo finale.
Concordo con il relatore la Grua sul fatto che tale disposizione non sia la panacea di tutti i mali. Infatti, l'applicazione del doppio prezzo, in Francia, non ha dato risultati eclatanti, ma tuttavia gli stessi sono stati comunque positivi. Pertanto, ritengo che il Governo abbia il dovere di mettere in campo strumenti operativi, magari da sperimentare nel corso dell'applicazione, attivandosi in qualche modo. Al contrario questo Governo, ogni volta che avanziamo proposte - e questa è l'ennesima occasione -, risponde ammettendo che sono buone, ma che se ne prenderà atto in un successivo provvedimento.

GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Ha capito male!


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LUCA MARCORA. Si tratta della politica del «faremo». Il Governo si è voluto definire del «fare», mentre io lo definisco del «faremo», perché i provvedimenti sono sempre rimandati ad un successivo appuntamento legislativo. In particolare, il ministro ha affermato che sarebbe più opportuno inserire tale modifica all'interno del decreto legislativo... Signor ministro, mi ascolti. Mi stavo rivolgendo a lei perché ritengo significativo quanto sto dicendo.
Lei ha affermato che la misura del doppio prezzo può essere inserita dal Governo all'interno del decreto legislativo relativo alla regolazione dei mercati. Se ho capito male, mi smentisca. Ma allora vorrei capire perché non è stato inserito direttamente all'interno di questo decreto legislativo quando è stato sottoposto alla Commissione per l'espressione del parere, per quanto non vincolante.
Allora, signor ministro non si può continuare a dire che l'idea è buona ma che la metteremo in atto successivamente.

GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Non ho affatto detto che l'idea è buona. Ho detto che è una stupidaggine!

LUCA MARCORA. Lei ha detto che si trattava di una disposizione che si sarebbe potuto inserire all'interno del decreto legislativo sulla regolazione dei mercati (Commenti del ministro Alemanno). Allora ho capito male!

PRESIDENTE. Signor ministro, se intende prendere la parola, può farlo una volta terminato l'intervento dell'onorevole Marcora.

LUCA MARCORA. Signora ministro, faccio riferimento anche a quanto detto dallo stesso relatore La Grua, che ha presentato emendamenti in questo senso, condividendo evidentemente tale proposta.
Dal suo intervento avevo capito che lei stesso condivideva tale misura, pur non ritenendo adeguato il suo inserimento all'interno del decreto in oggetto. Al contrario, ritengo che si tratti di un problema che va affrontato e non rimandato all'infinito con un generico «faremo». Sono io stesso convinto che non si tratti di una panacea, come dimostra l'esempio francese. Tuttavia, la formulazione utilizzata, in cui si fa riferimento al prezzo alla piattaforma logistica e non a quello all'origine, già risolverebbe molti dei problemi incontrati in sede di applicazione di tale misura, in Francia. Per questo, abbiamo presentato diversi emendamenti in proposito: in uno di questi si parla di prezzo all'origine, in un altro di prezzo alla piattaforma.
Mi rendo conto che tale misura non rappresenta la soluzione di tutti i mali, ma insisto sul fatto che il Governo ha il dovere di mettere in campo strumenti specifici, magari testandoli nella loro applicazione. Il Governo francese ha preso atto delle crisi di mercato imponendo il doppio prezzo nel settore ortofrutticolo, mentre solo per il latte ha stanziato 60 milioni di euro.
Non si può rimandare sempre i provvedimenti al domani, ma bisogna coniugare le proposte di politica agricola nazionale con interventi concreti. Altrimenti, si parla sempre del futuro.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, intervengo brevemente, in quanto il collega Marcora ha già esposto le ragioni che stanno alla base dell'emendamento in esame, che reca anche la mia firma. Esso, peraltro, recepisce sostanzialmente il contenuto di una proposta di legge di cui è primo firmatario l'onorevole Mauro, sottoscritta da numerosi colleghi della Commissione finanze.
La dichiarazione resa dal ministro Alemanno è sconcertante: egli afferma che esistono determinate necessità in televisione, ma non quando si tratta di decidere - è questa la sede opportuna - su una questione che non è affatto secondaria. Non vi è il rischio della compressione della


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propensione al consumo dei prodotti ortofrutticoli: tale compressione è dovuta al fatto che la gente non ha soldi da spendere e rinuncia ad acquistare la frutta per i propri bambini e per la propria famiglia! Altro che doppio prezzo (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia - Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
Occorre intervenire, signor ministro, approvando adesso questa norma, se vogliamo dare una risposta seria ai produttori, da un lato, e ai consumatori, dall'altro: non possiamo rinviare tutto alle calende greche!

FILIPPO MISURACA. Signor Presidente, il tempo...!

MARIO LETTIERI. Signor ministro, lei è competente anche in materia di zootecnia, per cui pratica la politica del «campa cavallo che l'erba cresce», ma in questo caso occorre decidere, e decidere bene (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.

SAURO SEDIOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, ho ascoltato gli interventi del relatore e del ministro, nei quali si ammette che il problema esiste. Ebbene, quando lo si affronta? Vi sono alcune sperimentazioni, come quella francese, che non ha certamente prodotto il risultato di risolvere il problema generale della forbice fra i prezzi alla produzione e i prezzi al consumo, ma ha determinato un nuovo rapporto con il consumatore.
Signor ministro, propongo di definire tale proposta come la «tracciabilità del prezzo»: così come abbiamo la tracciabilità del prodotto dal seme alla tavola, ritengo importante che il consumatore abbia anche la consapevolezza della formazione del prezzo. Ci troviamo, infatti, nella situazione in cui, nella lunga filiera dei prodotti, in particolare di quelli ortofrutticoli, l'unica variabile indipendente è costituita dal prezzo al produttore: tutte le altre variabili - il trasporto, il confezionamento, e via dicendo - si adeguano, ad esempio, ai rinnovi contrattuali o all'aumento del costo dell'energia, mentre l'unico prezzo che resta fermo è quello al produttore, ed è bene che vi sia questa consapevolezza.
Ritengo che tale proposta possa essere adottata almeno in via sperimentale, altrimenti daremmo l'impressione di essere fermi. I produttori agricoli non ne possono più, tanto che, proprio al fine di introdurre il prezzo di produzione sull'etichetta, è in corso con successo una raccolta di firme per la presentazione di una proposta di legge d'iniziativa popolare. Si può iniziare a valutare il funzionamento di tale meccanismo, che certamente non provoca danni: si tratta infatti di una soluzione che agevola non soltanto il produttore agricolo, ma anche il consumatore, al quale consente di avere una consapevolezza e di maturare direttamente un'opinione che spesso non possono formarsi in base ai dibattiti televisivi, nei quali non ha la prova sotto mano. In tal modo, inoltre, si determinerebbe un aumento dei consumi, con una maggiore fiducia da parte dei consumatori anche nei confronti di produzioni che, come lei sa, signor ministro, hanno fatto registrare un forte abbattimento dei consumi stessi.
Vi è dunque la necessità di ristabilire tale rapporto di fiducia, ed è in questa prospettiva che sostengo la proposta che ho delinato: se essa non fosse accolta, resteremmo ancora al palo su una questione avvertita dai produttori e dai consumatori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mauro. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MAURO. Signor Presidente, l'ampia convergenza sulla trasparenza e sulla tracciabilità dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli è dimostrata dal fatto che la proposta di legge di cui sono primo firmatario reca, immediatamente dopo, le


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firme dell'onorevole Lettieri e dell'onorevole Benvenuto.
Ritengo sia un'esigenza avvertita trasversalmente da tutti i settori del Parlamento. Non penso, invece, che questa problematica possa essere affrontata mediante un emendamento al decreto in via di conversione. Tale vicenda necessita di una condivisione più ampia da parte dei settori del commercio. La discussione del disegno di legge in materia può consentirci un approfondimento di tali tematiche con tutti i settori. Debbo aggiungere che anche dai settori del commercio sono giunte disponibilità alla discussione. Inizialmente, la presentazione del provvedimento veniva paventata come una norma che prima aveva la libertà tipica del settore del commercio. I segnali che giungono sono di tutt'altra natura: i responsabili del commercio ci fanno sapere di voler intervenire per fornire il loro contributo. Anche loro ritengono, infatti, che i fenomeni distorsivi del settore del commercio danneggino la categoria stessa.
Inviterei, pertanto, i colleghi che hanno presentato emendamenti in tale direzione, a ritirare le loro proposte a vantaggio di un'ampia discussione sia nella competente Commissione sia in aula, nei tempi più brevi possibili. Poiché il provvedimento da me ricordato è stato assegnato alla X Commissione (Attività produttive), ho già sollecitato il presidente Tabacci al fine di poterlo esaminare al più presto. Faccio nuovamente appello in questa sede al presidente Tabacci affinché possa soddisfare un'esigenza che non riguarda esclusivamente i produttori agricoli.
Voglio ricordare che, in occasione di tutte le manifestazioni di protesta degli agricoltori in Sicilia, Puglia e Campania, questo è il primo punto contenuto nelle piattaforme rivendicative. Rinnovo pertanto l'invito sia a ritirare le proposte emendative presentate sia a sollecitare un rapido avvio dell'esame di queste problematiche in Commissione attività produttive e subito dopo in aula (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, intendo sottoscrivere l'emendamento Marcora 1.022. Non condivido la posizione appena espressa dall'onorevole Mauro. Si continua a rinviare l'esame di queste tematiche. L'emendamento in oggetto rappresenta un'occasione: si prevedono misure che perseguono gli obiettivi sia dei produttori sia dei consumatori, e credo anche dei commercianti onesti. Non ritengo vi sia alcun elemento ostativo all'approvazione di questo emendamento. Siamo a fine legislatura ed è quindi evidente che rinviare ad altra discussione tali misure rischia di equivalere ad un rinvio sine die. Abbiamo un'occasione seria per tutelare i produttori, i consumatori e i commercianti onesti. Credo che l'approvazione di questo emendamento possa consentire di affrontare in maniera seria il tema della salvaguardia e della tutela dei produttori (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Marcora 1.022, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 381
Maggioranza 191
Hanno votato
sì 161
Hanno votato
no 220).

Prendo atto che l'onorevole Buontempo non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Il seguito dell'esame è rinviato al prosieguo della seduta.

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