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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno legge di ratifica, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato: Ratifica ed esecuzione dei Protocolli di attuazione della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, con annessi, fatta a Salisburgo il 7 novembre 1991.
Ricordo che nella seduta del 24 gennaio si è conclusa la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.
Avverto che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V Commissione (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (vedi l'allegato A - A.C. 2381-B sezioni 2 e 3).
Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica modificati dal Senato, nel testo della Commissione.
Avverto che non sarà posto in votazione l'articolo 3 in quanto non modificato dal Senato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2381-B sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO. Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad un Accordo internazionale di notevole importanza per tutti i paesi dell'arco alpino. Esso è stato sottoscritto nel 1991 dai ministri dell'ambiente dei paesi coinvolti (Austria, Svizzera, Francia, Germania, Liechtenstain, cui si è successivamente aggiunta la Slovenia, oltre naturalmente all'Italia). Si tratta di un accordo di notevole valenza, per le implicazioni che ne conseguono. Esso si occupa, in particolare, di tutelare la popolazione, l'ambiente e la cultura alpina.
Ritengo vada sempre ricordato come il nostro paese sia legato in modo forte e radicato alla cultura della montagna. Le politiche dei Governi che si sono succeduti non hanno a volte mostrato sufficiente attenzione a tale aspetto. Mi riferisco in particolare al fenomeno dello spopolamento, che riguarda le Alpi ma anche gli Appennini. Negli ambienti alpini, infatti, non si riescono a realizzare le condizioni volte a garantire uno standard di vita adeguato alle popolazioni. Le opportunità di lavoro sono spesso scarse, l'ambiente non sempre è valorizzato secondo le sue potenzialità e ancora oggi non si riesce a valorizzare, anche in termini economici e turistici, un'importantissima risorsa del nostro paese.
I Protocolli in esame vanno proprio nella direzione di valorizzare i siti alpini e il contesto alpino nella difesa dell'ambiente e nella valorizzazione delle sue peculiarità, che possono produrre risultati positivi dal punto di vista economico. La conservazione di quell'equilibrio ambientale strettamente connesso con il mantenimento della popolazione residente costituisce un connubio su cui i Protocolli tentano di trovare un punto di equilibrio, a mio avviso riuscendovi.
Oggi siamo in ritardo rispetto allo sforzo compiuto molto più rapidamente da altri paesi per l'approvazione dell'Accordo, che vincola il nostro paese al rispetto di alcune regole di qualità. Mi soffermo su alcuni aspetti. In primo luogo, mi riferisco al Protocollo sui trasporti, che è stato stralciato e per il cui inserimento abbiamo presentato alcune proposte emendative. Lo stralcio, a mio avviso, è derivato dall'incomprensione del Protocollo, che non impedisce la realizzazione delle infrastrutture, ma vincola la loro realizzazione al rispetto di norme ambientali e al recepimento di un programma di indirizzo generale concordato fra i paesi coinvolti volto a produrre un equilibrio positivo, favorendo, nell'ambito delle politiche proposte, il trasferimento su rotaia dei trasporti merci (sappiamo quanto ciò costituisca un problema concreto per quanto riguarda l'attraversamento delle Alpi). I percorsi e i processi internazionali in questo campo sono stati caratterizzati anche da momenti di tensione diplomatica, ad esempio con l'Austria sulla questione degli ecopunti attinente all'attraversamento di quel paese da parte dei nostri autotrasportatori e a una situazione che rende meno competitiva una parte importante della nostra economia, legata al settore della logistica e in particolare della portualità. Il raggiungimento di regole comuni favorisce la soluzione di tali problemi. La mancata sottoscrizione di questo Protocollo reca un grave danno al conseguimento degli obiettivi che ci eravamo fissati.
All'interno dei Protocolli vi sono altre questioni che credo valga la pena ricordare, come il Protocollo sull'agricoltura di montagna, che prevede norme per incentivare l'agricoltura in quelle aree, considerando che la coltivazione di parti, o comunque la tenuta del bosco in particolari condizioni, è indispensabile per conservare la popolazione locale nell'ambiente e per garantire una tutela del paesaggio naturale e rurale.
Aggiungo che, accanto ai Protocolli, vadano identificate delle politiche di sviluppo: oggi questo Governo non le ancora individuate ed io continuo a ribadire come invece sia indispensabile sostenere i piccoli comuni, che sono le entità che rappresentano la popolazione sul territorio, in particolare proprio nell'ambiente alpino; ciò vuol dire trovare modi per garantire a quelle piccole comunità le risorse per conservare la loro identità anche all'interno delle municipalità.
Accanto a questo, occorre pensare alle economie che si sviluppano in quegli ambiti, economie che sono spesso legate al piccolo commercio, alla presenza delle agricolture biologiche, all'agriturismo, alla valorizzazione turistica, sia invernale che estiva, delle zone montane. Per fare questo occorre identificare una politica che non può essere omologata in un contesto di carattere generale, ma avere la capacità di individuare le norme, in collaborazione e d'intesa con le regioni, tese alla semplificazione amministrativa e burocratica, alla defiscalizzazione degli investimenti per le aziende commerciali e artigianali che operano in quel settore, tese, quindi, a garantire la possibilità, per i giovani che nascono in montagna, di continuare a vivere nel loro ambiente al fine di evitare che, ciò che spesso vediamo, interi paesi risultino spopolati o tornino a popolarsi solo d'estate quando arrivano i flussi turistici.
Citerei ancora, all'interno del gran lavoro svolto per organizzare questa Convenzione delle Alpi, e questi trattati internazionali, anche il Protocollo sull'energia, norme e trattato lungimiranti, che mira veramente a migliorare la compatibilità ambientale e l'utilizzo dell'energia nell'arco alpino, anche lavorando sui risparmi ottenuti con l'utilizzazione più razionale. Sono previste anche misure sulla coibentazione degli edifici, l'ottimizzazione dei rendimenti degli impianti termici di riscaldamento e altre questioni di carattere tecnico su cui non mi soffermo, ma che in montagna rivestono una particolare importanza; come una particolare importanza, proprio all'interno di questo contesto, riveste la valorizzazione delle fonti rinnovabili.
A questo proposito ricordo le lunghe discussioni sulle problematiche emerse negli anni nel nostro paese sull'utilizzo delle risorse idriche, proprio ai fini della produzione di energia elettrica in montagna.
Credo che questo quadro, che i Paesi, in maniera intelligente, hanno voluto costruire insieme, sia un quadro che identifichi un modello di cooperazione che deve vederci convintamente protesi alla sua adesione ed al suo recepimento in forma integrale.
Ritorno solo su un aspetto, quello del futuro, delineato con grande chiarezza nel Protocollo sui trasporti, che - come ricordavo prima - è stato stralciato dai lavori del Parlamento italiano, che chiarisce come non sono più le grandi infrastrutture che dovranno essere realizzate (e all'interno di questo la previsione della realizzazione dei corridoi europei già programmati, la previsione di opere già programmate dalle regioni, dallo Stato, dagli Stati sono già ricomprese): all'interno ed oltre alla programmazione i Paesi in maniera congiunta, avevano individuato come l'ambiente alpino debba essere preservato da altri interventi troppo invasivi dell'ambiente stesso.
Credo che sia un errore aver deciso il suo stralcio e spero che quest'Assemblea, nella valutazione degli emendamenti, ritenga di recuperare anche questo ragionamento.
Chiudo con un'osservazione che ricalca quella contenuta in un ordine del giorno da me presentato. Il problema che pongo, con riferimento alla Convenzione per la protezione delle Alpi, è quello della perimetrazione. Chiediamo con energia che tutta la zona carsica, il confine orientale dell'Italia, sia ricompreso all'interno della perimetrazione (materia ancora controversa, sulla quale esistono opinioni diverse da parte dei geografi, di chi studia la morfologia del territorio), in quanto esso rappresenta, per sua naturale vocazione, un proseguimento e, quindi, parte integrante delle Alpi.
Poiché si tratta di un aspetto importante, chiederò un impegno al Governo non soltanto per le caratteristiche morfologiche dell'area che ho indicato, ma anche ai fini di una valorizzazione dell'area medesima, da perseguire, da un lato, in base alle norme previste nei trattati internazionali e, dall'altro, mediante norme di carattere economico e norme che garantiscano una maggiore salvaguardia dell'ambiente, che il Governo dovrà avere cura di predisporre (e spero che facciano seguito al recepimento dei Protocolli in esame).
Il giudizio sul lavoro svolto è positivo. Permane il nodo - spero che l'Assemblea sappia scioglierlo in maniera intelligente - sul recepimento del Protocollo nell'ambito dei trasporti. La sua esclusione sarebbe ingiustificabile ed illogica in quanto le infrastrutture programmate e progettate nel nostro paese sono già tutte consentite. Non recepire il suddetto Protocollo darebbe l'impressione che abbiamo da fare chissà quali altri interventi e provocherebbe un aggravio dei rapporti internazionali. Al contrario, questa nostra area geografica deve condividere, oggi, obiettivi comuni: ne va della sua valorizzazione e del suo sviluppo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, tengo ad intervenire anche per un'esigenza personale e non soltanto del gruppo parlamentare. Infatti, ho avuto l'onore di essere ministro dell'ambiente nel Governo Ciampi e di realizzare, con personaggi della caratura di Michel Barnier, allora ministro dell'ambiente francese, ora ministro degli esteri, o della signora Dufour, che diventò presidente del consiglio nazionale svizzero, a Chambéry, una riunione per premere, all'epoca, per l'attuazione della Convenzione per la protezione delle Alpi.
Va da sé che il tema delle Alpi è di grandissimo rilievo economico, sociale e territoriale. Francamente, è con sorpresa e con amarezza che dobbiamo denunciare due cose. La prima è che, ogni volta che l'attuale Governo italiano deve presentarci un disegno di legge di ratifica di un atto in materia ambientale, si deve aspettare un sacco di tempo. Nel frattempo, l'onorevole Calzolaio - interverrà dopo, ma voglio dargliene atto - batte puntualmente il Governo perché è lui a presentare le proposte di legge di ratifica (da Kyoto alle Alpi). Non si capisce perché ci debba essere un ripensamento ogni volta che viene in rilievo l'ambiente!
Oggi, sono nove i protocolli che devono dare attuazione concreta alla Convenzione per la protezione delle Alpi. Questa si sostiene, appunto, sui Protocolli per le foreste montane, sulla pianificazione territoriale e sullo sviluppo sostenibile, sulla composizione delle controversie, sulla difesa del suolo, sull'energia, sulla natura e sulla tutela del paesaggio, sull'agricoltura di montagna, sul turismo e, last but not least, sui trasporti.
Ebbene, sono intervenuto sul complesso degli emendamenti proprio per rimarcare che, al comma 1 dell'articolo 1, sparisce il Protocollo nell'ambito dei trasporti!
Pensate con quale faccia l'Italia si presenta di fronte a partner europei così importanti, nell'ambito della Convenzione delle Alpi, con un ritardo del genere e, per di più, «cassando» uno dei Protocolli. Si tratta di un Protocollo di grande rilievo: tutti sappiamo che le problematiche dei trasporti nell'ambito delle Alpi assumono un grande rilievo per quanto riguarda i valichi, gli effetti ambientali, il tipo di passaggio e quant'altro.
Ci si è pensato tanto, ci si è pensato a lungo, si è aspettato tanto tempo per eliminare, alla fine, una parte fondamentale dell'atto!
Tra l'altro, condivido le considerazioni dell'onorevole Rosato sulla necessità di estendere le norme a tutto l'arco alpino. Non so a voi, ma a noi, a scuola, per ricordare meglio le Alpi, ci insegnarono il seguente trucco: «Ma con gran pena le reca giù» (sono le alpi Marittime, Cozie, Graie, Pennine, Lepontine, Retiche, Carniche
e Giulie). Sono assolutamente d'accordo sull'inserimento delle Alpi Carniche e Giulie.
Per carità, non ci accingiamo a contrastare il provvedimento nel suo complesso. Tuttavia, non possiamo esprimere una piena adesione, poiché manca questo fondamentale Protocollo. Peraltro, proprio su questo piano ci giochiamo buone relazioni con l'Austria, la Svizzera e la Francia, ossia con gli altri paesi confinanti.
Certamente, non ci stanchiamo di ripetere che l'Italia deve avere, nell'ambito dell'Europa, una particolare sensibilità per il Mediterraneo, ma non dimentichiamoci l'insegnamento di Ugo La Malfa che ha sempre invitato l'Italia ad attraversare le Alpi e a guardare al nord. La Convenzione per la protezione delle Alpi è un grande strumento per un rapporto positivo con gli altri paesi. Ma se da soli ci privassimo di tali possibilità, compiremmo un grande errore.
VALDO SPINI. In questo senso, prima di passare all'esame delle singole proposte emendative (tra esse vi saranno anche le nostre), vorrei rivolgere un ultimo appello al Governo. Visto che il sottosegretario è di nuova nomina, forse potrebbe avere un'idea nuova e diversa da quella dei suoi predecessori. Il Governo va responsabilizzato a ripresentare questo Protocollo dei trasporti e a dare un ambito di applicazione piena alla Convenzione per la protezione delle Alpi.
L'onorevole Rosato ha detto cose sagge. Dobbiamo incentivare la gente a rimanere nelle Alpi. La vera difesa dell'ambiente è la capacità del montanaro di rimanere a presidio del suolo. In questo senso, abbiamo cercato di dare alla legge sui parchi un'interpretazione dinamica che consentisse l'antropizzazione di determinate zone. Qui si spazia dall'ambiente all'agricoltura di montagna e ai trasporti. È una tematica a tutto tondo e francamente non credo sia utile questa esportazione.
Sappiamo benissimo che, ai piedi delle Alpi, vi sono i laghi e che anche il grado di pulizia degli stessi fa parte dei rapporti con i paesi confinanti, in particolare con la Svizzera. Credo vi debba essere un impegno ecologico forte per le acque e per i grandi laghi ai piedi delle Alpi, confinanti con gli altri paesi. Ritengo, altresì, che questo possa influenzare positivamente il nostro atteggiamento. Sappiamo che ciò rientra nei poteri delle regioni. Le regioni a statuto speciale in particolare hanno determinati poteri e competenze. Sotto tale profilo, il Protocollo è particolarmente complesso e delicato, ma credo sia interesse delle regioni italiane, nell'ambito del rapporto con il Governo, di mostrare tale capacità.
La Convenzione per la protezione delle Alpi può creare spazi di collaborazione estremamente interessanti, anche perché la stessa Svizzera, attraverso un referendum, ha accettato il mercato interno europeo. Per la prima volta nella storia un referendum in Svizzera ha dato un esito europeista. Di fatto, la Convenzione per la protezione delle Alpi, dopo l'ingresso in Europa della Slovenia, è un modo per agganciare la Svizzera. Ormai quasi tutti i paesi fanno parte dell'Unione europea e anche la Svizzera può essere agganciata. Certamente, per farlo dobbiamo muoverci con le carte in regola.
Sui singoli emendamenti parleranno più incisivamente altri colleghi del mio gruppo, ma per preparare l'atmosfera per un propizio esame, mi sono permesso di intervenire sul loro complesso, sperando di indurre ad una riconsiderazione della nostra proposta che, se accettata, può spingerci ad approvare tutti insieme la ratifica dei Protocolli di attuazione della Convenzione per la protezione delle Alpi; altrimenti non vi aspettate l'accettazione, senza un segnale di dissenso e di protesta, della mutilazione di un Protocollo (operazione che non ha alcuna ragione d'essere) (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, intervengo molto velocemente - il tempo è tiranno per i piccoli gruppi! -, ma voglio far notare ai colleghi che stiamo ratificando una Convenzione che è stata fatta nel 1991 (quindi, 14 anni fa). All'inizio della legislatura abbiamo iniziato alla Camera questo iter, che poi è stato bloccato, perché già erano prevalse in seno alla maggioranza preoccupazioni sul fatto che il Protocollo dei trasporti (basta prendere gli atti parlamentari e vedere il dibattito in aula) potesse bloccare le grandi opere che erano previste (quelle del ministro Lunardi: mi riferisco ai suoi tunnel, alle pedemontane e a tutto quello che molto probabilmente, se venisse fatto, rappresenterebbe un ulteriore scempio delle Alpi); poi alla fine ci si convinse, nella discussione alla Camera, che effettivamente questa era una Convenzione quadro che il buonsenso nei rapporti tra un paese e l'altro confinante suggeriva di mettere in atto, mantenendo lo spirito della stessa Convenzione, che ovviamente è fortemente ecologista e fortemente verde (infatti, basta vedere quali ambiti trattino tutti gli altri Protocolli). Si tratta di uno spirito di tutela delle Alpi, della montagna, di quel patrimonio enorme da cui nasce la vita e la cultura del nostro paese e dell'Europa. Ovviamente, il Protocollo nell'ambito dei trasporti è fondamentale rispetto a questo patrimonio.
Il provvedimento in esame ci arriva con tutto il ritardo possibile dal Senato, con la soppressione del Protocollo dei trasporti. Questo, colleghi, è gravissimo, come gravissima è la responsabilità dell'attuale maggioranza e del Governo, che hanno avallato questa soppressione. Infatti, ci troveremo in grave difficoltà con i paesi nostri confinanti e, ancora una volta, all'interno dell'Europa, faremo la figura di quelli che per l'ambiente non hanno proprio grandi interessi.
Chiedo di aggiungere la mia firma a tutti gli emendamenti che sono volti proprio a reinserire nell'atto il Protocollo, sollecitando chiaramente il voto favorevole su tutti.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il presidente della III Commissione, in sostituzione del relatore, ad esprimere il parere della Commissione.
GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIAMPAOLO BETTAMIO, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Sta bene.
Avverto che della serie di emendamenti a scalare, dall'emendamento Chianale 1.9 all'emendamento Mattarella 1.11, porrò in votazione il primo e l'ultimo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Chianale 1.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, questo emendamento che proponiamo è particolarmente importante, perché ripristina la validità del Protocollo nell'ambito dei trasporti, fatto a Lucerna il 31 ottobre del 2000. Non è importante solo come fatto in sé. Infatti, il Protocollo trasporti è straordinariamente importante per l'area alpina. Io vorrei che noi tutti riflettessimo su un dato chiaramente esplicito ed evidentissimo. Non è assolutamente pensabile immaginare che le Alpi vengano attraversate da nuovi valichi transfrontalieri.
Per una scelta di tal genere, contro la storia delle Alpi e contro la volontà delle popolazioni alpine, sarebbe necessaria la volontà comune dei Governi direttamente interessati dagli attraversamenti; quindi, senza un accordo con l'altro paese alpino interessato dall'intervento, è risibile e rappresenta una chimera l'intenzione italiana di tutelare il proprio interesse a nuovi possibili valichi transfrontalieri. Sappiamo tutti, infatti, che né la Francia né la Svizzera né l'Austria né la Germania né la
Slovenia hanno la benché minima intenzione di consentire tale tipo di attraversamento. Perciò, state giocando una battaglia velleitaria, peraltro in nome di lobby di scarsissimo peso e di scarsissimo valore culturale ed economico.
Ma non si tratta solo di ciò; attraverso la mancata ratifica del Protocollo nell'ambito dei trasporti, state dando vita ad un paradosso incredibile. Infatti, con siffatta ratifica della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, si dà, per così dire, ragione a quanti la considerano uno strumento debole per la tutela delle popolazioni alpine. Ricordo al riguardo come la Convenzione abbia avuto il grandissimo merito di concepire le Alpi come una comunità bisognevole di strumenti di governo comuni. La regione alpina deve essere governata unitariamente; i confini nazionali sono, per essa, un errore tragico. Ecco, perciò, la grande intuizione della Convenzione, stipulata quando i paesi alpini hanno deciso, per così dire, di mettersi assieme per decidere il governo futuro delle Alpi.
Hanno agito in ragione della straordinaria dimensione ambientale che le Alpi hanno per l'intera Europa; si sono così comportati per rispetto della tradizione culturale delle popolazioni alpine, le quali hanno fatto della libertà, dell'autonomia e dell'autogoverno una caratteristica fondante della loro storia. Ma hanno operato anche perché consapevoli della parzialità degli strumenti di governo propri delle singole nazioni alpine e della necessità di trovare forme di governo comuni.
Ebbene, nel momento in cui procediamo ad una tale ratifica della Convenzione, riusciamo a dimostrare che, in qualche modo, l'egoismo di una sola nazione - in questo caso, del Governo italiano e della maggioranza che lo sostiene -, è in grado di vanificare il grande progetto di gestione e di governo comune delle Alpi. Le logiche parziali di un paese rischiano di mettere a repentaglio il senso stesso della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi.
L'insufficienza delle scelte politiche nazionali, quando si ha a che fare con una comunità culturale e ambientale così ricca, così articolata, ma anche così unita come quella delle Alpi, dovrebbe essere un patrimonio comune a tutti; noi riusciamo, invece, nella straordinaria impresa di dimostrare che l'Italia è arretrata rispetto a questa grande sfida del governo unitario delle regioni alpine.
Onorevoli colleghi, la Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, proprio per il tipo di ratifica che voi state imponendo al Parlamento, dà ragione a quanti la consideravano uno strumento importante ma non sufficiente.
PRESIDENTE. Onorevole Bressa...
GIANCLAUDIO BRESSA. Concludo, signor Presidente.
Personalmente, invece, mi ero sempre illuso che la Convenzione internazionale fosse una nuova grande frontiera per le popolazioni alpine in quanto, finalmente, veniva riconosciuta loro la capacità - con la conseguente responsabilità - di autogoverno.
Onorevoli colleghi, le Alpi e la montagna non hanno bisogno di maggiori finanziamenti. Piuttosto, hanno bisogno di occasioni, di responsabilità e di autogoverno; hanno bisogno che vengono loro riconosciuti diritti ed opportunità, garanzie e responsabilità; hanno bisogno di potersi governare.
Voi, invece, dimostrate oggi, attraverso un Governo nazionale ottuso e miope, che questo grande progetto cadrà; soprattutto, dimostrate che esso cadrà per nulla. Infatti, la vostra esigenza di garantire il compimento di grandi opere non tiene conto del fatto che esse non verranno mai eseguite; come ho già chiarito poc'anzi, una grande opera transfrontaliera si può effettuare solo se tutti gli altri Governi sono d'accordo, e voi già sapete che, sui nuovi attraversamenti, non lo sono. Svuotate di significato una grande pagina della storia alpina e lo fate davvero per niente, perché siete prigionieri di qualche piccola lobby di qualche autotrasportatore (Applausi
dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Signor Presidente, intervengo solo per preannunciare che è stato presentato un emendamento, riferito all'articolo 2 del provvedimento in esame, da votare i sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, sul quale, ovviamente, il parere della Commissione sarà favorevole.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Selva.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.
VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, vorrei ricordare che l'Italia deve ratificare da quasi quattro anni i primi nove Protocolli attuativi della Convenzione internazionale per la protezione del Alpi, entrata in vigore nel 1995. Vorrei altresì ricordare che, dopo lunghe negoziazioni, il primo di tali Protocolli fu firmato nel 1994 dall'allora ministro dell'ambiente Altero Matteoli, mentre gli altri Protocolli che oggi ratifichiamo furono sottoscritti negli anni successivi, l'ultimo dei quali nel 2000.
Tra il 1994 e il 2000, tuttavia, è intervenuta una novità sulla quale mi permetto di richiamare la sua attenzione, signor Presidente, poiché sussiste un problema di ordine istituzionale. Vorrei rilevare che in sede di esame del disegno di legge di ratifica della Convenzione delle Alpi, il relatore nella scorsa legislatura, l'onorevole Mattarella, presentò prima in Commissione, e successivamente in Assemblea, una proposta emendativa che istituì la Consulta Stato-regioni dell'arco alpino, imponendo al Governo di richiedere il parere vincolante di tale organismo su ogni attività istituzionale riferita all'attuazione della menzionata Convenzione.
Pertanto, come lei sa, signor sottosegretario, la legge di ratifica della Convenzione delle Alpi prevede, all'articolo 3, che ogni atto del Governo in merito a tale Convenzione debba ricevere il parere vincolante della Consulta delle regioni dell'arco alpino, ed il Protocollo nell'ambito dei trasporti (uno dei Protocolli che l'emendamento in esame chiede di ratificare) è stato approvato all'unanimità proprio in sede di Consulta delle regioni dell'arco alpino. Il Governo, allora, che ricordo aver presentato, nel corso dell'esame presso il Senato, un emendamento che ha soppresso la ratifica di tale Protocollo, ha forse chiesto l'opinione della suddetta Consulta, dal momento che esiste una legge dello Stato, approvata all'unanimità nella scorsa legislatura, che prevede l'espressione del parere da parte di tale organo?
Affermo ciò perché il Governo era così consapevole dell'esigenza di rispettare il parere della Consulta Stato-regioni dell'arco alpino e di ratificare il Protocollo nell'ambito dei trasporti che, nell'ambito del disegno di legge presentato, seppur tardivamente, alle Camere, aveva originariamente previsto la ratifica di tutti i nove Protocolli di attuazione della Convenzione delle Alpi; nel corso dell'esame presso il Senato, invece, ha deciso «stralciare» la ratifica di uno di tali Protocolli. Vi è, allora, una questione istituzionale sulla quale chiedo di informarci, signor sottosegretario: il Governo ha chiesto il parere, previsto dalla normativa vigente, della Consulta Stato-regioni dell'arco alpino?
Esiste, inoltre, un aspetto politico, poiché, nel corso della discussione sulle linee generali, svolta lunedì scorso in Assemblea, colui che ha sostituito il relatore, nonché il rappresentante del Governo, ha motivato lo «stralcio» del Protocollo nell'ambito dei trasporti con argomenti già affrontati dalla Camera dei deputati nel novembre 2002 e che l'Esecutivo ritenne allora non validi. In altri termini, gli stessi argomenti non erano stati considerati utili
e corretti non solo dai gruppi di opposizione, ma anche dallo stesso Governo.
Signor sottosegretario, considerati i pareri del relatore, del presidente della Commissione e quello da lei espresso, il provvedimento in esame dovrà tornare al Senato. Noi le chiediamo di valutare questo emendamento con attenzione. L'Italia sottopone a torsione le relazioni con la Francia, con la Svizzera, con l'Austria e con i paesi dell'arco alpino, pensando di poter costruire autostrade a quattro, sei o otto corsie, senza che, dall'altra parte, vi sia la disponibilità a proseguirle. Questo è l'unico tema che pone il Protocollo nell'ambito dei trasporti: se si realizza una grande infrastruttura (e noi diciamo di realizzare in fretta quelle ferroviarie, perché il problema è trasferire il trasporto dalla gomma alla rotaia), occorre comunque essere d'accordo con il paese confinante. È difficile costruire una grande autostrada, se poi essa si interrompe sul confine. L'Austria e la Svizzera devono essere d'accordo. E, come lei sa, l'Austria e la Svizzera ce lo chiedono. Al riguardo, mi permetto di smentire ciò che lei ha affermato lunedì in sede di Comitato dei nove. Il rapporto della Commissione europea riferito alle grandi merci e alle grandi infrastrutture cita esplicitamente e positivamente il Protocollo nell'ambito dei trasporti di attuazione della Convenzione delle Alpi. Il rapporto del commissario Van Miert dice che bisogna finanziare gli assi che realizzano il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia e sostiene che il Protocollo nell'ambito dei trasporti è giusto.
D'altra parte, è importante conoscere l'opinione di quei paesi, oltre che dell'Europa, visto che gli elettori svizzeri con un referendum, nel febbraio 2004 (quasi un anno fa), hanno respinto una proposta del loro Governo che prevedeva la costruzione di un secondo tunnel del Gottardo per il traffico stradale, preferendo i due lunghi tunnel ferroviari in costruzione.
Abbiamo la sensazione che con questa scelta l'Italia rischia di affossare la Convenzione delle Alpi e la conferma l'abbiamo avuta dalle regioni e dalle province italiane. Infatti, come lei saprà, la Valle d'Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano hanno approvato unanimemente, con il voto dei gruppi di maggioranza alla Camera, ordini del giorno che chiedono di ratificare anche questo Protocollo. E l'VIII Conferenza delle regioni dell'arco alpino, che si è svolta nel novembre scorso in Baviera, è fallita sostanzialmente perché gli altri paesi accusano l'Italia di aver tradito un negoziato durato quasi dieci anni. Con questo stralcio, senza dire nemmeno quando il Protocollo verrà ratificato, imponete all'Italia una brutta figura internazionale e minate alla radice le relazioni positive con quei paesi.
D'altra parte, le agenzie di stampa di oggi ci dicono che il Presidente Berlusconi, nell'ultimo vertice con la Francia, ha ottenuto il risultato positivo di sbloccare la trattativa per la realizzazione della Torino-Lione; quindi, anche l'argomento del tavolo negoziale con la Francia viene a mancare.
Signor sottosegretario, questo provvedimento deve tornare al Senato. L'approvazione di questo emendamento farebbe fare una buona figura al Parlamento italiano e, forse, ci eviterebbe difficoltà sul piano delle relazioni internazionali (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, forse, per ragioni di tempo, è più opportuno che intervenga a titolo personale. Condivido gli interventi dei colleghi Rosato, Spini, Cima, Bressa e, da ultimo, Calzolaio che mi hanno preceduto e non voglio ritornare puntualmente sulle giuste considerazioni da essi espresse.
Mi rivolgo con rispetto, ma anche con passione, al Governo e anche ai colleghi del centrodestra presenti in quest'aula, ricordando alcuni aspetti. Questa avrebbe potuto o potrà essere, se approveremo l'emendamento in esame, una di quelle
occasioni in cui si crea una sostanziale unanimità in quest'aula. La mancata approvazione di questo emendamento, invece, provocherà una divaricazione che non vorremmo.
Vorrei ricordare che, nel 1999, quando nella scorsa legislatura questa Assemblea ha approvato la ratifica della Convenzione delle Alpi, vi era una maggioranza di centrosinistra ed un'opposizione di centrodestra, ma abbiamo votato assieme pressoché all'unanimità.
Quando, il 19 novembre 2002, abbiamo votato di nuovo in quest'aula non la Convenzione delle Alpi, ma questo disegno di legge che porta la prima firma Berlusconi, che in quel momento era anche ministro degli esteri, abbiamo approvato la ratifica di tutti i Protocolli di attuazione della Convenzione delle Alpi. A parti rovesciate, in quest'aula, centrodestra e centrosinistra hanno votato, all'unanimità, tale disegno di legge, nella sua integrità. Il Governo italiano ha, infatti, firmato anche il Protocollo dei trasporti e tutti i Protocolli sono stati approvati da quest'aula attraverso il dibattito che il collega Calzolaio, poco fa, ha opportunamente ricordato.
È stato il Senato, il 14 novembre 2003, a sopprimere improvvisamente, dall'elenco dei Protocolli che il Parlamento autorizza il Presidente della Repubblica a ratificare, il Protocollo nell'ambito dei trasporti che noi, come Governo italiano, avevamo già firmato. Il nostro emendamento è finalizzato esclusivamente a reintrodurre ciò che quest'aula, all'unanimità, aveva già votato, ripeto, il 19 novembre 2002.
Poiché il provvedimento, in ogni caso, grazie all'emendamento che l'onorevole Selva ricordava poco fa, deve comunque tornare al Senato per le questioni di copertura finanziaria, invito, con passione, i colleghi del centrodestra a votare a favore di quest'emendamento che ripristina il disegno di legge Berlusconi - non Boato o Calzolaio - nella sua integrità. Credo che ciò permetterebbe di votare unanimemente il provvedimento che, altrimenti, vedrà una differenziazione nei voti. Mi auguro, dunque, che l'Assemblea tutta voglia votare a favore di quest'emendamento, che si limita, lo ripeto ancora una volta, a reintrodurre il Protocollo dei trasporti tra quelli che sono ratificati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.
GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, chiedo anzitutto di aggiungere la mia firma all'emendamento Chianale 1.9. Desidero informare i colleghi che abbiamo vissuto in prima persona, in Commissione trasporti, la discussione su questo punto. Da dove è nato il problema? Da un viceministro piemontese che difende interessi locali e da una ministro dei trasporti amante dei trafori. Questo problema ha, dunque, un nome ed un cognome: si chiama traforo del Mercantour, tra Piemonte e Savoia (guarda caso!). Si sono sacrificate ad un problema di tale natura - pensate che tristezza! - la nostra politica estera e la nostra politica europea, nell'illusione di poter fare da soli una cosa che da soli non faremo mai.
Credo che occorra riflettere, da questo punto di vista, e domando al presidente della Commissione e al Governo di accantonare tale provvedimento, operando una riflessione di tipo strategico, ossia pensare se l'Italia si può permettere, per qualche problema locale e per un «buco» in più che taluno spera di fare in una montagna, di tradire la propria vocazione in politica europea che riguarda l'intero arco delle Alpi. A me pare una follia, e ritengo, lo ripeto, che una riflessione sia quanto mai doverosa (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, vorrei brevemente motivare, essendo d'accordo con quanto i colleghi hanno finora espresso, il nostro voto favorevole a questo emendamento. Noi riteniamo che tale emendamento sia di importanza rilevante, anzi discriminante, per
l'approvazione, o comunque per il voto favorevole, da parte nostra, al disegno di legge di ratifica.
Vi sono due motivi di fondo, che esporrò molto brevemente in quanto li hanno illustrati l'onorevole Calzolaio e altri colleghi precedentemente, che ci rendono insoddisfatti e preoccupati.
Innanzitutto, vi è la questione del contesto e dei tempi. La Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi è stata stipulata, come sappiamo, a Salisburgo nel lontano novembre del 1991. La ratifica dei Protocolli attuativi, quindi, arriva molti, troppi anni, dopo e si inserisce in un contesto che è ovviamente profondamente mutato da allora.
Vorrei soltanto ricordare in questa sede come titoli di un'analisi, che ora non facciamo perché non riguarda questa discussione, che dal 1991 ad oggi vi sono state guerre che hanno riguardato parte del territorio alpino, come già veniva ricordato: le guerre balcaniche, il tracciato dei cosiddetti corridoi, eccetera.
Ma vi è un secondo aspetto, già ricordato dagli onorevoli Bressa, Calzolaio e Boato, che è certamente molto grave. Il Governo, dopo aver presentato la ratifica ed esecuzione dei Protocolli di attuazione nel testo integrale siglato con gli altri paesi europei interessati - ritengo che ciò ponga un forte problema istituzionale anche per la Presidenza -, ha ottenuto lo stralcio del Protocollo dei trasporti.
Cosa avviene? Avviene che, mentre i paesi europei, come la Germania e l'Austria, hanno già ratificato la Convenzione internazionale nella versione integrale, il Governo italiano non permette che si ratifichi il punto che, allo stato, è forse il più attuale ed importante, cioè il Protocollo relativo ai trasporti, che - come ognuno sa e non c'è bisogno di essere degli ambientalisti - ha effetti economici, strutturali, ecologici ed anche di equilibrio territoriale relativi alla mobilità delle merci, eccetera.
La verità è che il Governo difende strenuamente e ad oltranza, come vedo dal giudizio che dà anche su questo emendamento, i pessimi e devastanti progetti che portano alla realizzazione di autostrade transalpine. Va detto che si tratta di progetti - come ricordava il collega Calzolaio - che contrastano con le linee guida che si stanno giustamente affermando nell'Unione europea e che vanno in direzione completamente opposta. Penso, ad esempio, al documento Van Miert, che chiede esplicitamente ai paesi dell'Unione europea di operare una scelta strategica sui trasporti orientando le ferrovie verso il cabotaggio, anzi, fa di più: pone questa scelta come condizione per garantire i finanziamenti europei.
Quindi, stiamo scegliendo un progetto di autostrade transalpine che, a questo punto, non so se mai inizieranno e, comunque, se la costruzione comincerà, si dovrà fermare in qualche modo alla frontiera italiana, perché Svizzera, Francia, Germania e Austria hanno puntato decisamente ad investimenti per realizzare linee ferroviarie ed hanno escluso programmi autostradali, che significano più traffico, più inquinamento, squilibri territoriali, eccetera.
Credo che sarebbe un atto di buon senso, oltre che giusto istituzionalmente e senza il quale noi non potremmo comunque votare a favore di tale provvedimento, il ripristino del Protocollo dei trasporti e, quindi, della Convenzione originale. Questo è ciò che chiedo al relatore di maggioranza e al Governo.
Mi permetta, signor Presidente, un'ultima e amara considerazione: senza questo atto, la retorica europeista, di cui ieri abbiamo sentito in quest'aula quanto le forze di maggioranza e il Governo stesso si siano riempite la bocca, dimostra già oggi la sua completa ipocrisia con un atto unilaterale del nostro Governo che va contro le direttive europee e le scelte dei paesi alpini confinanti (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zeller. Ne ha facoltà.
KARL ZELLER. Con grande stupore, prendiamo atto che il Governo e la maggioranza,
dopo il voto favorevole di questa Camera su tutti e nove i Protocolli, hanno cambiato opinione stralciando il cuore di questi Protocolli, vale a dire quello sui trasporti.
Il relatore ed il Governo sostengono che ratificare il Protocollo dei trasporti significherebbe mettere a rischio la realizzazione di tutte le infrastrutture già previste dalla delibera CIPE del 2001: il che equivarrebbe, insomma, ad un'autocastrazione dell'Italia. Tale atteggiamento è palesemente contraddittorio. Vorrei infatti ricordare ai colleghi che in data 7 maggio 2002, in Commissione ambiente, il sottosegretario Tortoli ha dichiarato a nome del Governo esattamente il contrario, ossia che il Protocollo dei trasporti è compatibile con i programmi ed i progetti del Governo italiano. Il sottosegretario Ventucci, in data 6 giugno 2002, ha ricordato che il provvedimento in questione è stato approvato in Consiglio dei ministri con l'adesione di tutti i dicasteri contrastanti; il che non sarebbe certamente avvenuto se vi fossero stati problemi di compatibilità con i progetti delle grandi infrastrutture.
Viene così clamorosamente smentito quanto affermato dall'onorevole Rivolta e dal sottosegretario Bettamio. Il Governo dimostra inoltre una scarsa conoscenza delle realtà locali e del diritto internazionale. Il Protocollo dei trasporti è stato già ratificato da Austria, Germania, Liechtenstein e Slovenia, entrando in vigore il 18 dicembre 2002. La Svizzera si è espressa in un recente referendum contro nuove arterie stradali transalpine. Ci domandiamo dove intenda arrivare il Governo italiano: a costruire autostrade, magari a tre corsie, fino al confine con l'Austria, con la Svizzera o con la Slovenia?
Il Governo italiano non può decidere da solo in questa materia. La Slovenia, l'Austria, la Francia, la Germania e le popolazioni dell'arco alpino non vogliono nuove autostrade, piaccia o no al Governo italiano. Lo stralcio del Protocollo dei trasporti non porterà gli effetti desiderati, ma si risolverà nell'ennesima brutta figura dell'Italia, che prima firma e poi non ratifica, che prima si batte ed ottiene il Segretariato permanente della Convenzione per la protezione delle Alpi e poi toglie significato alla stessa Convenzione. L'autocastrazione, invocata dall'onorevole Rivolta, esiste, ma in un senso del tutto opposto: l'Italia ha castrato l'accordo internazionale più importante degli ultimi decenni (con questo isolando l'Italia medesima). Si tratta di un atteggiamento inspiegabile e dannoso, che non porterà beneficio neanche alla lobby degli autotrasportatori e ai loro sponsor, all'interno del Governo e della maggioranza.
L'accettazione del Protocollo dei trasporti sarebbe invece, da parte del Governo italiano, un atto intelligente. Noi non abbiamo bisogno di nuove autostrade transalpine. Abbiamo invece bisogno dello sviluppo della ferrovia. In particolare sosteniamo convintamente la galleria di base del Brennero. Il Governo dunque farebbe meglio ad agevolare il trasporto su rotaie, invece che fare battaglie di retroguardia, che non porteranno ad altro che all'isolamento dell'Italia in Europa. Comunque ci batteremo anche in futuro per la ratifica del Protocollo dei trasporti, richiesta con forza, con un voto unanime, dal consiglio sia della Valle d'Aosta, sia della provincia autonoma di Bolzano (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Minoranze linguistiche, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.
UGO PAROLO. Intervengo per ribadire la posizione del gruppo che rappresento, la Lega Nord, rispetto a questo provvedimento. Intendo infatti ribadire quanto è stato già detto più volte, in sede di prima lettura del provvedimento qui alla Camera. La Lega Nord si è battuta da subito affinché il Protocollo dei trasporti venisse stralciato dalla Convenzione per la protezione delle Alpi e affinché non venisse ratificato dal Parlamento italiano. I motivi li abbiamo già precisati più volte, ma vorrei ripeterli, perché mi sembra che oggi
- credo anche strumentalmente - gli interventi dell'opposizione abbiano evitato abilmente di entrare nel merito tecnico del Protocollo dei trasporti. Invito pertanto i colleghi a leggerlo più attentamente.
Nessuno di noi ha in mente di costruire nuove autostrade, grandi reti di comunicazione transfrontaliera, senza il consenso dell'Unione europea e dei paesi interessati, perché sarebbe assolutamente folle.
Il problema vero - è ciò che ci preoccupa - riguarda il contenuto dell'articolo 11 del Protocollo dei trasporti, che prevede espressamente il divieto di nuove strade per il trasporto intralpino.
Quando si parla di trasporto intralpino, il Protocollo dei trasporti è molto chiaro: all'articolo 2 il trasporto intralpino si definisce come il traffico/trasporto con origine e destinazione all'interno del territorio alpino. Ovvero, se dovesse passare questo Protocollo dei trasporti, non solo si vieterebbe la realizzazione di grandi reti infrastrutturali, ma si impedirebbe all'Italia - è questo aspetto che ci preoccupa veramente - la possibilità di addivenire ad accordi bilaterali con i paesi interessati e di confine (mi riferisco alla Francia, alla Slovenia, all'Austria e, magari, anche alla Svizzera) per potenziare ed anche realizzare, se del caso, nuovi collegamenti intralpini, come definiti dal Protocollo, al fine di consentire la mobilità delle persone e dei trasporti su tratti marginali. Sappiamo bene quanto soffrano di carenza di collegamenti i nostri territori all'interno delle vallate alpine e questo soprattutto a causa delle carenze infrastrutturali dell'Italia che gli altri paesi non hanno.
In proposito, vorrei anche ricordare ai colleghi dell'opposizione che, all'interno della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, l'Italia si sta già trovando, come avete ricordato, in una posizione di netta minoranza rispetto alle posizioni degli altri partner. Ciò è del tutto evidente per due motivi: il primo è geografico. Tutti gli altri paesi che hanno sottoscritto la Convenzione per la protezione delle Alpi si trovano a nord delle stesse e, quindi, hanno un interesse comune che non è quello dell'Italia. Pertanto, si trovano in una situazione di collegamento naturale tra di loro che, invece, per l'Italia non esiste. Per l'Italia le Alpi, rispetto agli altri paesi che hanno sottoscritto la Convenzione, costituiscono un limite geografico da superare.
L'altra questione che ci distingue dagli altri paesi che hanno sottoscritto la Convenzione è relativa alla dotazione infrastrutturale. Voi tutti sapete meglio di me che l'Austria, la Svizzera, la Francia, ma anche la Slovenia (che è uno Stato appena nato) sono già dotate di infrastrutture stradali di gran lunga più efficienti di quelle del nostro paese, soprattutto per quanto riguarda quelle delle vallate alpine dei nostri territori.
Quindi, è del tutto evidente che questi paesi non soffrono di quel gap infrastrutturale che invece pesa sui nostri territori alpini.
Pertanto, è del tutto evidente ed apprezzabile la decisione giunta in extremis dal Governo italiano di non ratificare il Protocollo dei trasporti, perché ciò ci pone in una condizione paritaria, almeno dal punto di vista delle trattative, con gli altri paesi confinanti; in questo modo, nell'arco di qualche decennio, si potranno soddisfare le esigenze dei territori italiani di confine e garantire, con la dotazione infrastrutturale necessaria, lo sviluppo economico ed il collegamento intrasfrontaliero (quindi, all'interno delle Alpi). Sarà così possibile anche per l'Italia definire una strategia comune, a quel punto paritaria, con tutti gli altri paesi confinanti, come quella che si vorrebbe definire con questa Convenzione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chianale 1.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
PIERO RUZZANTE. Presidente!
RENZO INNOCENTI. Troppi doppi voti!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-L'Ulivo e Misto-Minoranze linguistiche) (Vedi votazioni).
(Presenti 371
Votanti 369
Astenuti 2
Maggioranza 185
Hanno votato sì 185
Hanno votato no 184).
Prendo atto che l'onorevole Santulli si è erroneamente astenuto mentre avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Prendo atto altresì che l'onorevole Stradella ha erroneamente espresso un voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimerne uno contrario.
Chiedo al presidente della III Commissione come intenda proseguire dopo l'approvazione dell'emendamento Chianale 1.9.
GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Poiché sostanzialmente l'articolo 1 deve intendersi respinto, occorre che la Commissione bilancio si riunisca al fine di trovare la copertura per gli altri articoli.
VALDO SPINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, se non ho capito male, il presidente Selva ha detto che l'articolo 1 è stato respinto. Io preferisco dire che l'emendamento è stato approvato!
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, mi pare che l'indicazione fornita dal presidente della III Commissione non dia alla Presidenza della Camera molte possibilità, in quanto l'approvazione dell'emendamento Chianale 1.9 aumenta l'onere finanziario che, all'articolo 2, era appunto previsto in 456.565 euro, a 462.765 euro.
Dunque, è necessario, per non dire inevitabile, che il Comitato dei nove, ma soprattutto la Commissione bilancio, riesamini l'intero provvedimento.
Credo, Presidente, che a questo punto non ci resti che sospendere l'esame del provvedimento e procedere oltre.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, lei mi ha anticipato. Ritengo di poter accedere alla richiesta formulata dal presidente della III Commissione; dunque, rinvio il seguito del dibattito alla seduta di domani.
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