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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 281, recante modifiche alla disciplina della ristrutturazione delle grandi imprese in stato di insolvenza.
Ricordo che nella seduta di ieri si sono svolti gli interventi sul complesso degli emendamenti e che il relatore ed il Governo hanno espresso il parere.
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 5464 sezione 1).
Ricordo che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge (vedi l'allegato A - A.C. 5464 sezione 2).
Ricordo altresì che non sono state presentate proposte emendative ammissibili riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gambini 1.2.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro del loro emendamento formulato dal relatore.
SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo emendamento a mia prima firma è nostra intenzione dimostrare l'assurdità e l'iniquità causate dall'inerzia del Governo nell'affrontare la questione della crisi delle imprese nel nostro paese.
Infatti, ci troviamo di fronte al secondo «intervento fotografia» attuato da questo Governo: dopo quello per il crack della Parmalat, arriva quello per la crisi della società Volare. Vorrei ricordare che, all'inizio della legislatura, il Presidente del Consiglio ha assunto l'impegno di considerare tra le priorità della propria azione di Governo la riforma della legge fallimentare. Si tratta di un tema di straordinaria importanza perché la legge attuale penalizza il mondo imprenditoriale, la risorsa impresa del nostro paese. Siamo gli unici a livello europeo a mantenere norme vecchie ed obsolete che penalizzano la possibilità di tutelare e di valorizzare il patrimonio produttivo ed imprenditoriale di cui la nostra economia e così ricca (proprio in quanto caratterizzata dalla presenza di piccola e media impresa).
L'impegno a riformare il diritto fallimentare, che si è concretizzato in una serie di commissioni che hanno studiato e ristudiato, proposto e riproposto, è ancora totalmente inevaso da parte di questa maggioranza e di questo Governo.
Ad ogni riunione delle associazioni imprenditoriali del nostro paese (si tratti di Confindustria o della Confederazione delle piccole imprese e delle imprese artigiane) ci sentiamo ricordare che è necessario ed urgente, che è una priorità affrontare il nodo del diritto fallimentare. Ciò nonostante, la riforma segna ancora il passo ed il Governo non avanza alcuna proposta. Il malessere, nel frattempo, aumenta poiché la congiuntura economica internazionale e
nazionale provoca, nel nostro patrimonio produttivo, la crisi di grandi imprese, ma anche di imprese più piccole.
Ebbene, in una situazione caratterizzata dalla mancanza di una normativa che consenta di intervenire con strumenti efficaci, adeguati a tutelare il patrimonio produttivo del paese, si fanno le «leggi fotografia». D'altro canto, anche quando si riesce a costruire una normativa importante - che ha avuto anche il nostro contributo, attraverso le proposte emendative che furono accolte quando venne approvato il decreto-legge per la crisi della Parmalat - volta ad innovare il vecchio impianto di intervento nel caso di crisi industriali, si stabilisce che essa si applichi soltanto ad un numero ristrettissimo di imprese: una nel caso di Parmalat, due nel caso di Volare!
Si continuerà ad approvare «leggi fotografia» ogni qual volta si presenterà una nuova crisi industriale? Dov'è quella considerazione equa, giusta che non dovrebbe creare sperequazioni tra le crisi, tra le gravi difficoltà economiche e produttive che si verificano nel tessuto produttivo del nostro paese? I lavoratori della Giacomelli o di altre imprese colpite dalla crisi non avrebbero avuto il diritto di disporre di un sostegno e, per essere aiutati a superare la fase critica, degli stessi strumenti che sono stati messi a disposizione di quelli della Parmalat e di Volare? Io credo che anche quei lavoratori, anche quelle imprese, anche quei territori avrebbero avuto tutto il diritto di ricevere la stessa considerazione.
Per queste ragioni, attraverso il nostro emendamento, dimostriamo quanto sia assurda ed iniqua l'impostazione seguita dal Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.
RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, vorrei invitare i colleghi a prestare attenzione all'emendamento Gambini 1.2.
Con il provvedimento al nostro esame ci poniamo l'obiettivo di aiutare le nostre imprese in un momento di crisi, che purtroppo le sta investendo, dalla Lombardia alla Sicilia, su tutto il territorio nazionale, con diversità di dimensioni, di struttura, di caratteristiche che, comunque, devono essere considerate?
Il provvedimento in esame prevede interventi soltanto a favore di un'impresa. Vogliamo, invece, ampliare la platea dei destinatari ed andare incontro a quelle migliaia di imprese che oggi versano in condizioni di difficoltà e che, sotto il profilo delle dimensioni, sono più piccole rispetto a quella di cui ci stiamo occupando?
Nel caso di specie, si prevede che i lavoratori subordinati, compresi quelli ammessi al trattamento di integrazione dei guadagni, non siano inferiori a cinquecento da almeno un anno. È una disposizione che potrebbe andare bene. Tuttavia, l'emendamento in esame chiede che, per quanto riguarda il fatturato (l'ammontare complessivo e, quindi, anche i debiti della società), il limite sia abbassato, sostituendo le «parole non inferiore a trecento milioni di euro», con le parole «non inferiore a cinquanta milioni di euro», proprio perché deve essere uno strumento che aiuti la maggior parte delle imprese oggi in difficoltà e in crisi, quindi, abbandonate a se stesse.
Dunque, il voto favorevole da parte dell'Assemblea rappresenterebbe un aiuto alle imprese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Quartiani. Ne ha facoltà.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, il provvedimento in esame dimostra, ancora una volta, l'incapacità del Governo nazionale di far fronte alla crisi profonda del sistema industriale italiano.
Ancora volta, esaminiamo un provvedimento straordinario che insegue la situazione di difficoltà, che non è in grado di fornire una soluzione di sistema, che accentra burocraticamente nelle mani del ministro funzioni rispetto all'amministrazione straordinaria, che non è in grado di
modificare gli errori che già lo scorso anno erano stati compiuti, quando fu approvato il cosiddetto «decreto salva Parmalat». Cosa dobbiamo salvare oggi? In realtà, il ministro, sia quando è stato chiamato a rispondere ad atti di sindacato ispettivo, sia in Commissione, durante lo svolgimento di indagini conoscitive, ha sempre sostenuto che non ci troviamo di fronte ad una situazione di crisi del sistema industriale rispetto alla quale occorre comunemente trovare una soluzione certa nei tempi e nelle modalità che non sia gravosa per le aziende italiane. Al contrario, si continua a perseguire il ministerialismo, il dirigismo. Dunque, anziché indicare una soluzione che consenta al mercato di ricostruire le condizioni del rilancio dell'economia e delle aziende che in questa devono operare, si fa esattamente il contrario (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Provera. Ne ha facoltà.
MARILDE PROVERA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei richiamare la vostra attenzione sull'emendamento in esame. Siamo di fronte nuovamente ad un provvedimento tampone di una situazione critica che richiede l'intervento della mano pubblica, del Governo, per porre rimedio a quanto è avvenuto nella settore privato; lo si fa costruendo una barriera di difesa minima dei lavoratori e dei creditori, tentando di mantenere soluzioni perché l'azienda Volare abbia la possibilità di riprendersi e rimanere sul mercato.
Siamo nuovamente di fronte, come dicevano già alcuni colleghi in precedenza, ad un provvedimento tampone rispetto ad una situazione critica, volto a porre rimedio ad un evento. In realtà, noi avremmo bisogno di rimettere mano completamente a questa materia, di fare tesoro dell'esperienza maturata con le cosiddette prima Prodi e la Prodi-bis; dovremmo avere un occhio attento a quella che è la situazione del nostro paese per quanto riguarda le crisi che si stanno succedendo l'una dopo l'altra, precipitando l'una sull'altra (non casualmente dico precipitando l'una sull'altra, trascinandosi le piccole sulle grandi aziende e provocando a loro volta elementi critici sui territori, che si dilatano come onde concentriche dopo che un sasso è stato buttato).
Quindi, siamo di fronte ad una situazione ben più complessa da affrontare, che richiederebbe di agire su leggi differenti, con una impostazione che più tardi tenterò di spiegare. Noi sosteniamo questo emendamento - poi ovviamente motiveremo anche l'emendamento successivo, che reca la mia firma (se questo non sarà approvato) - perché con esso, così come con gli altri che seguono, si tenta di fare un'operazione semplice, cari colleghi della maggioranza: cominciare ad inserire in questo decreto quegli elementi che ci aiutino poi a costruire una prospettiva che possa valere per il sistema delle imprese, per il sistema delle aziende e per le protezioni più generali dei lavoratori. Non si può agire di rimessa tutte le volte che c'è una crisi; abbiamo bisogno di guardare all'insieme del panorama del lavoro, della produzione e delle tutele per i lavoratori.
Per questo abbiamo bisogno di far sì che questo non sia più l'ennesimo provvedimento costruito e ritagliato sull'azienda in crisi, affinché possa cominciare a guardare a quanto effettivamente si sta manifestando nel territorio piemontese, lombardo, nel sud della nostra Italia, particolarmente in regioni che pensano di essere assolutamente autosufficienti nel nord, come Piemonte, Lombardia e Veneto.
Allora, dopo averla tanto esaltata la microimpresa, bisogna anche pensare che per essa, quando si trova in crisi, si devono trovare i correttivi utili per mantenerla nel sistema del lavoro (al limite per aiutarla a diventare più grande, non a morire). L'emendamento in esame, che noi sosteniamo, ha esattamente questo tipo di impostazione. Esso si rivolge a tutte quelle aziende con lavoratori subordinati, di qualsiasi tipo (quindi includendo anche le
varie tipologie di lavoratori), non inferiori ai 50, perché la nostra grande Italia è fatta - purtroppo - da queste tante piccole imprese e da un valore di riferimento di produzione. Questo primo emendamento, a nostro avviso, è un utile contributo a migliorare il decreto (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista ).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.
ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel corso di questa legislatura siamo stati più volte chiamati a parlare in quest'aula di politiche industriali solo quando ci siamo trovati di fronte a casi di fallimenti o quasi fallimenti di industrie nazionali che operano in settori strategici ed importanti del tessuto produttivo del paese. Questo non è un fatto casuale, ma è legato all'assenza totale di una politica da parte del Governo.
Anche il provvedimento che stiamo trattando in questo momento, non fa altro che denunciare ancora una volta questo limite; come è già stato ricordato dai colleghi che mi hanno preceduto, interveniamo tentando di tamponare una situazione, al di fuori di qualunque previsione di politica industriale del settore.
Chiedo quindi ai colleghi e al Governo, anche dopo le dissennate dichiarazioni del ministro Maroni di qualche giorno fa: ci troveremo presto a discutere di un provvedimento relativo a come sanare la situazione della FIAT? Questo è uno dei temi sui quali dovremmo tutti noi provare a ragionare con largo anticipo rispetto alle questioni di cui vogliamo trattare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lulli. Ne ha facoltà.
ANDREA LULLI. Signor Presidente, mi rivolgo soprattutto all'Assemblea, oltre che al Governo; non siamo intenzionati in questa sede a fare ostruzionismo contro un decreto che vuole risolvere i problemi dei creditori (in particolare, dei lavoratori dell'azienda Volare Web). Poniamo, piuttosto, una questione; dovremmo anche dare una risposta e mostrare attenzione alle tante e numerose imprese operanti nei distretti industriali, le quali saranno coinvolte o sono già coinvolte in processi di crisi e di ristrutturazione. Non possiamo, infatti, trasmettere l'impressione di intervenire solo allorquando si produce una crisi in una grande impresa; esistono problemi seri che coinvolgono un numero ben più elevato di lavoratrici e di lavoratori, composto di piccoli imprenditori ed artigiani cui non diamo risposta alcuna. Approvare l'emendamento in questione sarebbe un segno di civiltà, oltre che di una sana politica industriale per la nostra struttura produttiva (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gambini 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 357
Maggioranza 179
Hanno votato sì 173
Hanno votato no 184).
Prendo atto che l'onorevole Cima non è riuscita ad esprimere il proprio voto e che avrebbe voluto votare a favore.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Provera 1.1.
Chiedo all'onorevole Provera se accetti l'invito al ritiro del suo emendamento 1.1, formulato dal relatore.
MARILDE PROVERA. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARILDE PROVERA. Riprendo, signor Presidente, l'argomento già da me evidenziato nell'intervento svolto poc'anzi sul precedente emendamento ...
PRESIDENTE. Onorevole Russo Spena, onorevole Lulli, vi prego di consentire alla collega di svolgere il suo intervento.
MARILDE PROVERA. Come già chiarivo riferendomi all'emendamento precedente, anche la proposta emendativa in esame segue lo stesso tipo di impostazione. È decisamente più moderato del precedente, me ne rendo conto; invero, si tenta, per gradi successivi, quantomeno di apportare quelle correzioni utili a modificare l'impianto di questo provvedimento che - lo ribadisco - si rivolge, sostanzialmente, ad un'unica impresa.
Ci sarebbe piaciuto poter discutere su misure impostate nel senso di prefigurare un doppio binario attivo su cui fare ripartire l'economia italiana: un primo binario necessario per leggere i processi in corso, intervenire tempestivamente, con un ente, un'agenzia statale impegnata ad approntare misure anche non di urgenza ma certo tempestive rispetto a quanto accade sul territorio; un secondo binario che impegni lo Stato a intervenire con enti o aziende strumentali, se non direttamente, al fine di investire e sorreggere attività strategiche per consentire alle imprese di essere competitive e di uscire dal nanismo industriale del quale soffriamo sullo scenario internazionale.
Con le nostre proposte emendative, dunque, tentiamo di apportare al provvedimento gli utili correttivi in modo che, almeno in rapporto a quanto già previsto dalla cosiddetta legge Prodi-bis, quella tipologia di aziende possa accedere almeno alle misure recate dal provvedimento di emergenza in esame. Si vuole consentire alle aziende creditrici - ma considereremo tale aspetto anche nel corso dell'esame delle successive proposte emendative - ed ai lavoratori di accedere a tali strumenti prima della chiusura dell'attività di impresa. Si tratta di segnare i confini numerici e quelli della situazione debitoria; noi cerchiamo di abbassare, semplicemente ritoccandoli, i criteri previsti dal provvedimento.
Ciò non perché ci piaccia un numero più basso di dipendenti rispetto ad un numero più alto, ma proprio perché intendiamo coinvolgere un numero di aziende maggiore rispetto a quelle originariamente interessate dal provvedimento in esame, vale a dire, sostanzialmente, una sola: l'impresa per la quale è stato varato.
Ritengo dunque necessario intervenire a favore di tale impresa e varare questo provvedimento; tuttavia credo che il Parlamento e il Governo dovrebbero agire sulla base di una visione non asfittica, ma di grande respiro, pensando anche al modo con cui uno Stato dovrebbe svilupparsi. Noi tentiamo di farlo, per quanto è possibile, attraverso l'emendamento in esame, per il quale sollecito il voto favorevole dell'intera Assemblea.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.
RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, vorrei evidenziare che anche quella in esame è una proposta emendativa che, al fine di avviare una politica industriale per la struttura imprenditoriale italiana, riteniamo strategica. Infatti, non c'è alcuno al mondo che ormai non riconosca all'Italia la peculiarità di avere una miriade di piccole imprese, che sono flessibili e possono veramente costituire la ricchezza del paese in un momento in cui è in atto non solo una crisi, ma un vero e proprio declino strutturale.
Se le grandi imprese riescono comunque a trovare soluzioni ed apporti di carattere finanziario, economico e perfino normativo, vorrei tuttavia osservare che quelle aziende che non hanno neanche voce per chiedere aiuto, ma costituiscono la struttura portante del paese, non vengono considerate nell'ambito del provvedimento in esame. Un abbassamento del requisito del numero degli occupati per
accedere alla procedura di ristrutturazione, pertanto, rappresenta un aiuto a tali imprese.
Vorrei rilevare che non sono previsti aiuti o finanziamenti di Stato, ma che si tratta di un modo diverso di concepire le procedure di ristrutturazione come aiuto per risolvere una crisi aziendale che, spesso, è solamente una crisi di mercato. L'impresa in crisi, in effetti, ha bisogno di strumenti effettivi per difendersi anche dal sistema bancario, e vorrei osservare che l'economia di mercato spesso non aiuta, ma «uccide» chi si trova in difficoltà.
È questo il motivo per cui ritengo che abbassare da 500 a 200 il numero dei dipendenti per accedere alla procedura di ristrutturazione rappresenterebbe, a mio avviso, un passo a norme per quanto concerne l'aiuto alle nostre imprese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Quartiani. Ne ha facoltà.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, vorrei rilevare che stiamo discutendo della questione principale contenuta nel decreto-legge al nostro esame. Il dibattito è sostanzialmente imperniato sul fatto che, rispetto al precedente decreto-legge del dicembre dello scorso anno, che modificava la cosiddetta legge Prodi-bis, la procedura di ristrutturazione delle grandi imprese in stato di insolvenza oggi viene applicata alle aziende che occupino 500 dipendenti ed abbiano un indebitamento pari a 300 milioni di euro. Vorrei ricordare, al riguardo, che la precedente versione del cosiddetto decreto salva Parmalat era applicabile alle aziende che avevano mille dipendenti ed un esposizione debitoria pari a un miliardo di euro.
Non si comprende, tuttavia, per quale motivo, anziché procedere ad un'equiparazione tra le aziende, mettendole tutte sullo stesso piano, si preveda ulteriormente un trattamento difforme, discriminando tra imprese medio-piccole e grandi imprese. Prima, infatti, si è «fotografata» la situazione della Parmalat, oggi si «fotografa» quella di Volare e un domani si «fotograferà» la situazione di un gruppo in crisi che magari occuperà non più 500, ma 300 addetti: allora, esamineremo un decreto-legge che prevederà, tra i requisiti previsti per accedere alla procedura di ristrutturazione, 300 dipendenti, e non più 500, ed un'esposizione debitoria pari a 200 milioni di euro, anziché 300.
È questo il modo di governare? È questo il modo con cui affrontare la crisi di un paese e delle sue imprese? In questo caso si inseguono i fallimenti del mercato, anziché produrre le regole del mercato stesso, che rappresenta la funzione principale del Governo e del Parlamento! È questo il motivo per cui, allora, si rende necessario rivedere i criteri di accesso, poiché è vero che i criteri per l'ammissibilità ed i requisiti sono sempre arbitrari, ma non possono esserlo al punto di inventarsi dei numeri!
L'arbitrarietà deve essere legata alle condizioni reali, le quali vanno regolate ed accompagnate. Se, infatti, non vi sono le condizioni per salvare alcune aziende, le stesse aziende devono essere «accompagnate» verso il fallimento, mentre, se vi sono le condizioni per rilanciarle, devono essere «accompagnate» per tornare ad essere produttive per il paese e competitive nell'economia internazionale, rientrando pienamente nel mercato.
Questo non si fa, signor Presidente. Ecco perché dobbiamo emendare questa parte fondamentale del provvedimento. Dobbiamo tornare ad una visione complessiva delle questioni della cosiddetta amministrazione straordinaria. Tale istituto deve essere regolato complessivamente; non può essere regolato step by step, situazione per situazione, rincorrendo ogni questione, a seconda di come tira il vento. Non è questo il modo di governare! Non è ciò che chiedono le aziende! Non è questo che chiedono i risparmiatori, i consumatori e gli utenti del paese (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.
ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'appassionante intervento del collega Quartiani, che mi ha preceduto, in fondo non ha fatto altro che sottolineare, ancora una volta, i limiti strutturali di questo provvedimento. Si tratta di un provvedimento che, come veniva ricordato poco fa, non solo si pone al di fuori di una qualsiasi logica di politica industriale e di salvataggio delle aziende, ma si colloca all'interno di un vero e proprio caos istituzionale di cui questo Governo è sovrano. Sostanzialmente, si tenta, di volta in volta ed a seconda della situazione di crisi che ci si trova ad affrontare, di fissare regole che tentano di «rabberciare» una situazione difficile. Non esiste nemmeno una politica del salvataggio. Non si cerca di fare neanche, per quanto sia possibile, di una difficile situazione che si è venuta a determinare l'occasione del rilancio di un'impresa in un determinato settore, all'interno di una politica complessiva di tale settore (necessaria prima e che lo diventa, ancora di più, a seguito di una crisi come quella che si va ad evidenziare in questo caso).
È evidente che i casi che si sono verificati negli ultimi anni, iniziando ovviamente da quelli più eclatanti - penso alla Cirio, alla Parmalat ed alla compagnia Volare - non sono al di fuori di uno schema generale di problemi di carattere complessivo che interessano i diversi settori industriali del nostro paese. È chiaro che vi possono essere stati anche errori manageriali, ma è evidente che tutto ciò si colloca all'interno di un quadro complessivo di assenza di una politica specifica nel settore.
È evidente pertanto che, nel momento in cui - in modo incompleto - si pone rimedio ad una situazione, ci si dovrebbe fare carico anche della responsabilità di una politica generale. Questo Governo, ancora una volta, non lo fa (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gambini. Ne ha facoltà.
SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, provengo da una città il cui tribunale ha dovuto affrontare, nel corso dei mesi passati, la crisi del gruppo Giacomelli. Mi chiedo quale sia la ragione per la quale i lavoratori, che ho incontrato nel corso dei mesi passati, sia di Rimini sia di altre località, dipendenti dall'impresa Giacomelli devono essere trattati diversamente dai lavoratori del gruppo Parmalat o dai lavoratori del gruppo Volare. Perché a detti lavoratori - e alle stesse imprese - non abbiamo offerto i medesimi strumenti che consentono di affrontare le crisi, vale a dire la possibilità di dividere i creditori in classi, quella di trasformare i crediti in azioni, quella per l'amministratore straordinario di disporre direttamente delle revocatorie, la velocizzazione dei processi attraverso cui è instaurata la procedura di amministrazione straordinaria? Qual è la differenza? È una domanda che i lavoratori di diversi gruppi in crisi rivolgono al Governo, e che riceve una risposta «sonoramente silenziosa».
LUIGI GASTALDI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGI GASTALDI, Relatore. Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi; mi rifaccio, in particolare, a quelli degli onorevoli Gambini e Lulli. Su questo decreto-legge si è svolta una lunga discussione in Commissione e tutti conveniamo che un tale provvedimento è una rivisitazione del primo provvedimento Marzano, che intende praticamente salvaguardare una situazione di particolare difficoltà e fotografare il tentativo di mettere riparo alle condizioni critiche di Volare.
Con questo provvedimento abbiamo previsto un intervento volto unicamente ad ampliare la platea delle imprese che possono avvalersi della procedura di ristrutturazione economica, abbassando alcuni requisiti previsti nel primo provvedimento Marzano per l'ammissione alla suddetta procedura, con una riduzione del numero
dei dipendenti delle imprese, che ora non possono essere inferiori a 500 (anziché ai 1000 precedentemente previsti) e con un riferimento all'esposizione debitoria delle imprese stesse (la quale non può essere inferiore a 300 milioni di euro, in luogo del miliardo di euro previsto per Parmalat).
Vorrei ricordare che questo provvedimento scade il prossimo 28 gennaio e deve essere ancora inviato al Senato. Mi richiamo, pertanto, al senso di responsabilità di tutti i colleghi e al percorso svolto in Commissione. Ritengo, infatti - come hanno ritenuto altri colleghi e presidenti di gruppo facenti parte della Commissione attività produttive, condividendo questa mia idea - che su questa materia debba essere svolta, più in generale, una completa rivisitazione, che porti, con un unico passaggio, ad assorbire i vari provvedimenti cosiddetti «Prodi 1» e «Prodi-bis», «Marzano 1» e «Marzano-bis».
Questo è ciò che volevo dire. Mi appello al senso di responsabilità di tutti e alla necessità che, per i dipendenti di Volare, questo provvedimento venga approvato entro il 28 gennaio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lulli. Ne ha facoltà.
ANDREA LULLI. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Gastaldi per le parole di attenzione che ha pronunciato. Certamente, vi sono stati miglioramenti, ma non sono sufficienti. La realtà produttiva italiana è fatta in un certo modo e non voler affrontare, anche con questo provvedimento, una situazione che rischia di esplodere nei prossimi mesi è, comunque, un elemento che non possiamo sottacere.
Onorevole Gastaldi, mi perdoni: il fatto che il decreto-legge scada il 28 gennaio non è certamente una responsabilità dell'opposizione, né lo è il fatto che ne stiamo discutendo oggi in aula. Tuttavia, il nostro impegno ad approvare il decreto-legge - come abbiamo sempre testimoniato anche nel corso dei lavori in Commissione - è totale, sebbene non si possano sottacere i punti critici che, a nostro avviso, il provvedimento presenta (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Provera 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, stanno votando tutti per due! Tutti!
ANTONIO LEONE. Guardati dietro!
PRESIDENTE. Prego ognuno di votare per sé.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 370
Prendo atto che l'onorevole Marinello non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
MARCO STRADIOTTO. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO STRADIOTTO. Signor Presidente, il mio emendamento 1.3 (Nuova formulazione) si propone di allargare gli effetti del decreto-legge in esame alle attività che si svolgono nell'indotto delle imprese in stato di crisi. Il provvedimento posto all'attenzione dell'Assemblea si pone come obiettivo quello di affrontare un problema che riguarda molte piccole imprese collegate alle grandi imprese che si trovano in difficoltà o in stato di crisi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Siamo particolarmente d'accordo con l'emendamento Stradiotto 1.3 e, quindi, lo votiamo con grande convinzione proprio perché esso tiene conto di un aspetto del quale si parla molto spesso nella convegnistica e tra gli addetti ai lavori, ma non nell'attività legislativa del Governo.
sociologico, andrebbe rivista, corretta e riaggiornata sulla base di questa nuova realtà industriale, come dicono anche i più grandi giuslavoristi, sia a livello europeo sia a livello italiano.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cazzaro. Ne ha facoltà.
BRUNO CAZZARO. Intervengo anch'io per sostenere l'approvazione di questo emendamento, che si colloca nel solco delle tipologie di emendamenti che abbiamo presentato per migliorare questo provvedimento. Il relatore Gastaldi ci sollecitava ad approvare il disegno di legge di conversione di questo decreto. Siamo d'accordo in tal senso, ma vorremmo comunque cercare di migliorarlo. Poiché si interviene sul caso della società Volare, è possibile affrontare questo caso senza tenere in considerazione le conseguenze che questa crisi provoca sul sistema delle piccole aziende collegate? Possiamo trattare il caso senza avere in mente il complesso delle situazioni che vanno affrontate e tutelate?
necessità, è evidente che vi saranno ripercussioni negative, anche per quanto riguarda questi processi di articolazione della filiera produttiva che, per alcuni aspetti, è anche positiva. Se non si sa rispondere adeguatamente, è evidente che anche i processi di questo tipo troveranno battute di arresto e vi sarà il timore di non ottenere tutela. Quindi, ovviamente, vi saranno conseguenze e risposte negative.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gambini. Ne ha facoltà.
SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, non so se i colleghi della maggioranza che si sono occupati di questo provvedimento abbiano i riscontri che noi abbiamo avuto. Negli aeroporti di Venezia e di Treviso, sui quali lavorava principalmente il vettore Volare, si sono manifestati alcuni problemi che non riguardano soltanto i dipendenti di quell'azienda. Mi riferisco al processo che è stato descritto poco fa dai colleghi intervenuti, cioè alle imprese i cui servizi sono stati esternalizzati rispetto alla compagnia Volare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Quartiani. Ne ha facoltà.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, vorrei dire ai colleghi di maggioranza ed allo stesso relatore che, considerato che la scadenza del decreto-legge è il 28 gennaio, questo ramo del Parlamento può apportare le modifiche necessarie, attraverso emendamenti che garantiscano un'adeguata revisione delle modalità per l'accesso all'amministrazione straordinaria, come previsto dal provvedimento cosiddetto Marzano-bis.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 399
Prendo atto che l'onorevole Buontempo non è riuscito a votare.
MAURO AGOSTINI. Signor Presidente, già diversi colleghi hanno motivato la nostra posizione su questo provvedimento, determinata dall'attenzione rivolta all'interesse e alle aspettative dei lavoratori, mentre il nostro giudizio sul testo in esame è molto critico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Provera. Ne ha facoltà.
MARILDE PROVERA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stato richiamato il necessario senso di responsabilità, in quanto il decreto in oggetto scade il 28 gennaio e deve essere ancora esaminato dal Senato. Francamente, mi chiedo a chi si rivolgesse il relatore perché, dal momento in cui il testo è stato licenziato dalla Commissione di merito, noi siamo stati presenti in aula, così come lo siamo oggi, disponibili a portare avanti una discussione pacata nei toni, nonché contenuta anche dal punto di vista degli emendamenti presentati. Essi sono assai mirati agli scopi che vorremmo realizzare concretamente con un provvedimento che potrebbe rispondere, in futuro, in maniera non più emergenziale a situazioni critiche.
MARILDE PROVERA. Ma fino ad oggi cosa avete fatto? Cosa ha fatto il Governo? Perché non si è proceduto e non si è prestata la dovuta attenzione? Forse perché i soggetti più colpiti dall'eventuale mancata conversione del decreto-legge in esame saranno proprio i lavoratori? La vostra disattenzione è allora rivolta ancora di più verso i lavoratori? Tanto poi la sinistra se ne farà carico e accelererà l'esame! Sì, la sinistra ha senso di responsabilità ed oggi il gruppo di Rifondazione comunista, con la sua presenza e con i suoi interventi nel merito, è qui a dimostrarlo.
l'azienda stessa e per le aziende che per essa lavorano.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, mi permetta di insistere con il rappresentante del Governo - che vedo intento a seguire forse altre vicende, non il dibattito sul decreto-legge in esame - per avere chiarimenti, se non proprio risposte, rispetto ai quesiti, alle domande e ai dubbi sollevati dai colleghi sulla nomina del commissario straordinario della compagnia Volare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gambini. Ne ha facoltà.
SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, intendiamo insistere nell'interrogare il Governo su questo tema, che si collega strettamente all'articolo aggiuntivo in esame. Quest'ultimo, infatti, riporta la procedura nelle mani della magistratura, vale a dire di un organo terzo, anziché nelle mani dell'organo discrezionale politico, che determina situazioni come quella di cui ci stiamo occupando.
Governo ulteriori elementi per formulare la nostra valutazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.
RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, anche su questo articolo aggiuntivo vorrei chiedere l'attenzione dei colleghi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Quartiani. Ne ha facoltà.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, l'articolo aggiuntivo in esame tende a riportare il procedimento nelle mani dell'autorità giudiziaria. Naturalmente, lo facciamo in riferimento anche ad alcune modifiche che vengono introdotte rispetto alla procedura prevista dalla legge Prodi-bis.
PRESIDENTE. Onorevole Quartini, la prego di concludere.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Se diventasse norma una procedura straordinaria, anche relativamente al fatto di chi sia il depositario della nomina dei commissari straordinari, in questo caso estendendo i poteri del ministro, si determinerebbe un elemento di stortura, ma anche una disparità di trattamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.
ROBERTO PINZA. Signor Presidente, vorrei pregarla di invitare il Governo a rispondere alle questioni sollevate dall'onorevole Agostini.
PRESIDENTE. Passiamo...
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, signor sottosegretario, stiamo ponendo al Governo un problema serio!
PRESIDENTE. Onorevole Violante, io posso soltanto fare da tramite. Se il Governo ritiene di rispondere, benissimo; altrimenti, non mi rimane che prenderne atto.
LUCIANO VIOLANTE. Vuol dire che la nomina che hanno fatto non è difendibile! Ne prendiamo atto e lavoreremo di conseguenza, signor Presidente!
PRESIDENTE. Non chieda a me: questo è un dato politico, non istituzionale. Io mi attengo al mio ruolo, in questo momento.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 398
Dovremmo ora passare agli ordini del giorno ...
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, devo porre una questione riguardante la procedura di esame degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, accolgo il suo invito e le rispondo, non come Presidente di turno, in modo tale che non si determini una variabilità di interpretazioni, ma come Presidenza.
minuti. Dopo le dichiarazioni di voto si procede alla votazione dei singoli ordini del giorno.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 369
Astenuti 1
Maggioranza 185
Hanno votato sì 174
Hanno votato no 195).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Stradiotto 1.3 (Nuova formulazione).
Chiedo all'onorevole Stradiotto se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Spesso e volentieri - lo hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto - di queste piccole imprese, proprio perché piccole, nessuno si occupa. Eppure in queste piccole imprese trovano impiego tantissimi lavoratori che in questo momento sono in stato di crisi. In alcuni casi sono state avviate addirittura delle procedure di mobilità.
Vorrei soffermarmi, in modo particolare, sull'indotto collegato alla crisi della compagnia aerea Volare. In tutti gli aeroporti italiani, in modo particolare gli aeroporti di Fiumicino e di Malpensa e gli scali siciliani - io conosco soprattutto la situazione dello scalo di Venezia - dopo la crisi della compagnia aerea Volare si è determinata una procedura di mobilità. Ad esempio, per l'aeroporto di Venezia essa ha riguardato 139 lavoratori che operano nell'handling aeroportuale.
Al riguardo, avevo presentato alcuni emendamenti che sono stati dichiarati inammissibili e spero che il Governo tenga conto di questa difficoltà, che non riguarda solo le grandi imprese, ma anche tantissimi lavoratori e tantissime piccole imprese che lavorano nell'indotto delle imprese in stato di crisi.
Quindi, la questione - come dicevano in precedenza altri colleghi - è che c'è assolutamente la necessità di avere una maggiore apertura rispetto alla problematica della crisi relativa al settore aeroportuale, ma non solo. Ricordiamo, ad esempio, la crisi determinata da Parmalat di tutte le imprese che lavoravano per essa e di tante altre imprese che abbiamo affrontato in questo periodo.
In modo particolare, con questo emendamento viene previsto quanto segue: «A decorrere dal 1o gennaio 2005 le disposizioni di cui al presente decreto si applicano altresì alle imprese il cui fatturato nel corso dell'esercizio fiscale precedente sia determinato per una quota superiore al 50 per cento da forniture e subforniture di beni e servizi alle imprese di cui al comma 1».
Chiedo ai colleghi di maggioranza di tenere in considerazione le difficoltà che riguardano molte persone, anche nei loro collegi di riferimento (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
La struttura produttiva italiana è particolare, è differente rispetto al quadro europeo, o, almeno, rispetto a quello dei suoi principali paesi, ed è una struttura di tipo puntiforme, ma come già molti studiosi hanno messo in evidenza da diversi anni a questa parte - penso, ad esempio, al libro di Butera, che fece scuola in questa ricerca sulla struttura industriale del nostro paese -, non è fatta a punti indipendenti, ma a imprese-rete, a filiere, che concettualmente ci riportano ad alcune case madri e ad un indotto molto diffuso sul territorio, che lavora praticamente esclusivamente per queste imprese.
Spesso, come nel modello FIAT, si tratta di lavoratori espulsi da una produzione della casa madre che hanno poi avuto la possibilità, la fortuna, il coraggio e la capacità di intraprendere un'attività in proprio, che è interamente legata allo stato di salute della casa madre.
Ciò vale sia nel settore industriale, sia nel complesso ed articolato settore dei servizi, intesi come servizi alle imprese o alle persone. Pertanto, la stessa concezione di lavoro autonomo, da un punto di vista
Ricordo una riunione svolta a suo tempo dal consiglio regionale del Piemonte, nella quale si calcolava che una crisi FIAT, che comporta la messa in cassa integrazione o in mobilità di un certo numero di lavoratori, ha un'incidenza sul territorio pari alla moltiplicazione di quel numero di lavoratori per 3,8 (possiamo dire tranquillamente per 4). Cioè, l'indotto FIAT, quando si fece questa discussione con dati e cifre alla mano, valeva quattro persone per ogni singolo lavoratore dell'impresa FIAT.
Probabilmente, nel campo dei servizi questo sistema a rete è ancora più incidente. Pertanto, la crisi che colpisce un punto nodale della rete, un hub (visto che in questo caso parliamo della compagnia Volare, il termine non è solo metaforico), provoca un dissesto ed un disastro nelle condizioni di vita e di lavoro, di sussistenza e di continuità del reddito, in una rete molto vasta di persone e di famiglie (per chi insiste sul fatto che non esiste persona senza famiglia, o viceversa). Si tratta dunque di un argomento che riguarda tutte le culture nei confronti del diritto della persona.
Penso dunque che un emendamento, come quello al nostro esame, sia necessario. Poiché per definire la dipendenza di un'impresa dall'altra, bisogna pur sempre usare un criterio quantitativo, ritengo che il termine del 50 per cento, che è un termine molto prudente, sia sufficiente per definire un'impresa dipendente sostanzialmente dalla casa madre: quando cioè il 50 per cento del suo lavoro dipende da quella o è ad essa destinato. Per la verità, si potrebbe anche stabilire un termine più basso, perché può avvenire che il lavoro di un'impresa, pur avendo una percentuale di dipendenza dalla casa madre inferiore al 50 per cento, sia tuttavia talmente sminuzzato, che anche un 40 per cento, qualora venisse a mancare, potrebbe essere letale per la sopravvivenza di quelle piccole imprese.
Queste sono dunque le ragioni per le quali sottolineo il voto favorevole del nostro gruppo su questo emendamento, che riteniamo estremamente importante (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
Del resto, dobbiamo tenere presente cosa è successo in questi anni nelle grandi aziende. In questi ultimi 10-15 anni, nelle grandi aziende di servizi, così come nelle grandi imprese industriali, si è verificato il cosiddetto fenomeno della terziarizzazione, della esternalizzazione. Tale processo ha portato tante aziende anche a maggiori livelli di efficienza e di specializzazione. Ma, quando la casa madre, come diceva poco fa il collega Alfonso Gianni, va in crisi, questo sistema di imprese, che fanno parte integrante del processo produttivo, va in crisi con essa. Anzi, spesso si tratta di aziende monocommittenti particolarmente vincolate e queste sono dunque le prime a pagare.
Quindi, quando interveniamo, dobbiamo avere in mente questo insieme di cose. Se non sappiamo rispondere a tale
Vi è, pertanto, la necessità di rispondere all'insieme dei lavoratori delle imprese coinvolte in questi casi e, quindi, di adeguare e migliorare il provvedimento. Questo è il nostro tentativo, che dovrebbe trovare una maggiore disponibilità e sensibilità da parte del Governo e della maggioranza.
Per questi dipendenti (sono circa 150 a Venezia e Treviso; sono, quindi, molto numerosi) si sta profilando un futuro senza alcuna speranza. Di qui, la contraddizione, l'assurdità del vostro provvedimento e la giustezza di questo emendamento che cerca di considerare nella stessa condizione i lavoratori dei servizi esternalizzati e quelli della compagnia Volare.
Quando si tenta di affrontare le crisi industriali, bisognerebbe che vi fosse un elemento di giustizia quale quello che viene proposto da questo emendamento.
La principale iniquità che deve essere corretta è quella della disparità di trattamento che si determina tra grandi aziende e medie e piccole aziende, non solo in via generale, per la norma in sé della quale stiamo discutendo e per gli effetti che ne conseguono sul mercato e nella realtà, ma anche per le modalità con le quali questa disparità agisce nei confronti di quelle imprese che sono legate all'andamento della condizione delle aziende in crisi, in particolare dell'indotto delle aziende con riferimento alle quali sono state esternalizzate forniture di beni e di servizi.
Da questo punto di vista, quindi, dobbiamo porci il problema. Sarebbe opportuno correggere questo aspetto della normativa, in particolare la disposizione concernente le modalità per l'accesso alle procedure di amministrazione straordinaria.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Stradiotto 1.3 (Nuova formulazione), non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 398
Astenuti 1
Maggioranza 200
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 214).
Passiamo all'articolo aggiuntivo Gambini 1.01.
Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Agostini. Ne ha facoltà.
A nostro avviso, l'amministrazione straordinaria dovrebbe riguardare imprese di particolare dimensioni, rilevanza e capitalizzazione. Dunque, non siamo convinti dell'estensione dell'istituto dell'amministrazione straordinaria quale forma ordinaria di gestione delle crisi di impresa. In tal caso, ci troveremmo di fronte al socialismo reale; il ministro Marzano diventerebbe il titolare della gestione di gran parte dell'apparato produttivo italiano.
Tuttavia, il senso del mio intervento è anche un altro. Visto che si attribuiscono tutti i poteri al ministro, vorrei capire meglio come tali poteri vengano gestiti. Dico ciò con riferimento alla scelta del commissario dell'amministrazione straordinaria. Non conosco questo signore nominato dal ministro; tuttavia, ho assunto qualche informazione. Dunque, leggo da un'agenzia del 30 novembre: «Il commissario Rinaldini dalle ceramiche alle low cost. Carlo Rinaldini, 62 anni, neocommissario straordinario di Volare group, è l'azionista di controllo della Pagnossin Spa, società produttrice di manufatti in ceramica. Nel 1997, Rinaldini ha messo a segno un colpo di rilievo facendo suo un marchio storico del settore, la Richard Ginori. L'imprenditore mantovano ha rilevato infatti la quota di maggioranza dell'azienda produttrice di ceramica per la casa dall'imprenditore Salvatore Ligresti. Le strade dei due manager tornano ad incrociarsi oggi nel settore del trasporto aereo, poiché Ligresti, attraverso il fondo tricolore, è anche azionista di minoranza della compagnia aerea finita in amministrazione straordinaria ed affidata alle cure di Rinaldini».
Da questa agenzia sappiamo che Rinaldini non è un commercialista o un avvocato, come pensavo, ma un imprenditore; in particolare, è l'azionista di riferimento della società Pagnossin. Sulla base di un comunicato stampa della stessa impresa, risulta che la società di revisione KPMG ha depositato presso l'azienda la relazione sulla revisione contabile della relazione semestrale al 30 giugno 2004, dalla quale risulta che «a causa della rilevanza delle limitazioni e delle incertezze riportate nei paragrafi 4 e 9 della relazione, non è stata in grado di esprimersi sulla conformità ai criteri previsti dal regolamento Consob per la relazione semestrale». Quindi, in questo caso, non vi è la relazione di certificazione, a meno che non sia intervenuta in questi giorni.
Se osserviamo i punti oggetto dei rilievi della società di revisione, notiamo che si tratta della valutazione del magazzino e di altre poste significative. Inoltre, mi risulta che questa società, nel corso del 2004, ha perso in borsa il 65-70 per cento del proprio valore. Infatti, il 1o gennaio era quotata 1,625 euro, il 30 dicembre 2004 era quotata 0,869 euro, mentre l'altro ieri il suo valore era pari a 0,784 euro. Mi risulta ancora che questa società è nella black list della Consob.
Allora, chiedo al Governo di conoscere i criteri in base ai quali è stato scelto questo signore in qualità di commissario per l'amministrazione straordinaria.
Si tratta di una questione delicatissima; l'amministrazione straordinaria è già di per sé un istituto che andrebbe usato con grandissima cautela. Tuttavia, nel momento in cui lo si utilizza, occorre individuare figure che per la loro professionalità, per il loro prestigio, per il ruolo sociale loro riconosciuto devono essere comunque di garanzia. Bondi e il suo staff alla Parmalat hanno rappresentato e rappresentano tutto questo.
In questo caso di cosa stiamo parlando? Quali sono le ragioni? Il gruppo dei Democratici di sinistra ha ritenuto opportuno sollevare tali domande perché nell'esame del provvedimento in oggetto il nostro faro è costituito dall'interesse dei lavoratori. Pertanto, vorremmo che tale interesse nonché il proseguimento dell'attività dell'impresa venissero messi nelle mani di persone capaci e positive. Quindi, ci auguriamo che il Governo fornisca le spiegazioni e le risposte alle domande che ho sommessamente posto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Allora, sono io che vorrei rivolgere una domanda al relatore e, possibilmente, anche al Governo. Infatti, vorrei capire perché tale provvedimento arriva in quest'aula soltanto oggi, dopo essere stato più volte calendarizzato ed avere impegnato le persone che ci hanno già lavorato con la loro presenza, giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto. Invece, è stato atteso il momento limite, perché tale provvedimento deve ancora essere esaminato dal Senato.
Il punto, invece è un altro, ovvero se la responsabilità è tale per capire cosa effettivamente si intende fare. Ci siamo e ci saremo sempre, ma vorremmo uscire dall'urgenza e procedere con attenzione. L'emendamento in oggetto si pone esattamente in quest'ottica, ovvero cerca di accelerare le procedure future per l'ammissione immediata all'amministrazione straordinaria.
Tutti noi che abbiamo seguito le vicende in materia di lavoro e di lavoratori sappiamo bene cosa significhi ogni ritardo nell'assumere decisioni, in termini di ricaduta sulla crisi aziendale e sulle possibilità di reddito dei lavoratori. Sappiamo cosa comporti l'allungamento per i creditori, dei tempi per il rientro dai crediti che giustamente possono vantare. Sappiamo quante altre aziende a causa dell'allungamento dei tempi possano essere trascinate nella crisi dell'azienda capofila. Sappiamo quanto ciò pesi per il mantenimento di un filone di impresa e per la possibilità di ripresa. Sappiamo quanto ciò pesi per la stessa azienda madre perché, quando per troppo tempo si interrompe il lavoro, si ledono le fette di mercato e la possibilità di riprendere le vendite, nonché di una nuova concreta opportunità commerciale.
Si pensi, in un settore delicato come quello in cui opera la compagnia Volare, cosa ciò significhi concretamente per
Pertanto, proponiamo una riduzione dei tempi, al fine di prevedere una procedura rapida, con i pareri del Ministero delle attività produttive e del tribunale espressi in tempi brevi. In tal modo, si darebbe la possibilità di scommettere sulla ripresa di un'azienda, di liberare il reddito dei lavoratori e di recuperare il credito delle aziende delle filiere.
Perché si ha paura di approvare questo articolo aggiuntivo? Perché tanta «tignosità» nel non accogliere neppure un emendamento? Perché questo alto senso di responsabilità che poggia solo sull'urgenza di un provvedimento e sulla necessità che sia approvato oggi (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)?
Ritengo infatti che le osservazioni svolte non possano essere riposte nel cassetto, come se si trattasse di una discussione per far trascorrere il tempo prima del voto finale sul provvedimento. Tali osservazioni hanno evidenziato come ci si trovi di fronte alla nomina di una persona sulle cui capacità manageriali emergono sicuramente alcuni dubbi, derivanti dai suoi trascorsi, anche recentissimi (si tratta di avvenimenti che sono sotto gli occhi di tutti e che risalgono all'ottobre e al novembre 2004, dunque a pochi mesi fa).
Peraltro, nessuno ha avuto la presunzione di affermare che le cose stanno effettivamente così. Abbiamo detto: questo è quanto ci risulta; signor rappresentante del Governo, avete nominato, a fronte di una situazione di grave difficoltà di un'azienda insolvente, un commissario straordinario, che si presuppone abbia capacità manageriali per porre rimedio a tale situazione di crisi, che ha queste caratteristiche. È vero? La nostra polemica è strumentale? Sono intervenute novità? Ci dica comunque il Governo quali sono stati i criteri alla base della nomina del commissario straordinario (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
È andata bene nel caso della Parmalat, in cui il Governo ha scelto una personalità di notevole profilo e rilievo che sta conducendo bene il tentativo di risanamento e ristrutturazione dell'impresa; invece, il Governo consegna i destini del patrimonio produttivo del paese, dell'impresa Volare e di 1.400 dipendenti nelle mani di una figura che non sembra avere caratteristiche adeguate.
Se l'articolo aggiuntivo in esame fosse accolto, si determinerebbe un cambiamento radicale e il ritorno alle procedure che consentivano di attivare l'amministrazione straordinaria soltanto partendo dalla magistratura, e non dal ministero, e che imponevano una codecisione tra ministero e magistratura per l'individuazione dell'amministratore straordinario. In questa maniera sarebbe possibile mettere mano anche alle scelte che critichiamo e rispetto alle quali vorremmo ricevere dal
Non stiamo parlando di ampliare la portata del provvedimento, come propongono altri emendamenti, cioè di modificare i criteri per andare incontro alle necessità del paese. Qui vi è un punto politico riguardante il provvedimento stesso: la gestione di chi deve aiutare queste imprese a non fallire ma a svilupparsi dipenderà dal Ministero delle attività produttieve, oppure vi sarà un'attività terza per quanto riguarda la nomina dei commissari, o per quanto concerne il rispetto di tutti gli interessi che gravitano attorno alle imprese in difficoltà? Penso, ad esempio, alla tutela di tutte le procedure concorsuali.
Veiamo al vero passaggio politico, rispetto al riconoscimento della validità della filosofia della cosiddetta legge Prodi-ter, di quella legge Prodi che era stata alla base del provvedimento Marzano. La filosofia della legge Prodi faceva riferimento direttamente alla magistratura, non al Ministero delle attivita produttive. Il problema non è quello di accelerare, di «sburocratizzare», di sveltire, ma di avere certezza, autorevolezza, trasparenza massima, che non sono collegate e ad un'indicazione da parte di una autorità politica in materia di gestione della crisi aziendale. Si tratta di un problema politico, rappresentando il nocciolo della diversità con le precedenti leggi che hanno funzionato per decine di anni, rispetto invece ad una filosofia che abbiamo già ritoccato quattro volte in tre o quattro mesi. E questo è un punto politico non indifferente.
Chiedo quindi l'attenzione dei colleghi affinché riflettano su questo articolo aggiuntivo e lo approvino.
Vorrei, infatti, ricordare che la disparità di trattamento tra aziende, per quanto riguarda l'accesso alla possibilità di amministrazione straordinaria, è data dal fatto che per le aziende che hanno i requisiti fissati dalla cosiddetta legge Marzano 1, ed ora dalla legge Marzano-bis, si prevede una procedura di un certo tipo, mentre le altre aziende di «serie B» vi accedono ancora attraverso la procedura fissata dalla legge Prodi-bis.
Uniformare questa procedura, estenderla a tutte le aziende, garantire soprattutto che non vi sia un accentramento nelle mani del ministro, che diventerebbe l'organo statale che deciderà sulla nomina dei commissari straordinari non mettendo questa funzione in capo ad un'autorità terza, come dovrebbe essere e come è previsto nell'emendamento da noi proposto, che è un emendamento di buon senso...
Un primo problema riguarda, in generale, i procedimenti di nomina: ritengo che il provvedimento in esame stia prendendo la strada sbagliata nell'attribuire il potere di nomina al ministro anziché all'autorità giudiziaria. Nel caso di cui ci stiamo occupando si pone anche un problema specifico: una società di notevole complessità - Volare - versa in una grave crisi aziendale la cui soluzione è stata affidata, secondo le notizie riferite dal collega Agostini, il quale chiedeva chiarimenti al riguardo, a persone in relazione alle quali si prospettano problemi di non lieve entità per quanto riguarda sia la gestione di loro aziende sia la trasparenza. La cosa più grave che il collega ha riferito è che una società di revisione si è rifiutata di certificare adducendo che non erano stati offerti i necessari dati.
A parte il problema di carattere generale - che esiste perché lo si crea nel momento in cui si amministrativizza il procedimento -, trovo che sia difficile proseguire l'esame del provvedimento senza che il Governo spieghi come ha proceduto alla nomina. Poiché le nomine non si fanno a casaccio ma, da che mondo è mondo, predisponendo un elenco di persone e poi valutando gli elementi preferenziali che orientano la scelta, credo che il sottosegretario qui presente sia in condizione di alzarsi e di dirci - ha anche il dovere di farlo - come sia stata operata la scelta in questione, in maniera che, prima di votare l'articolo aggiuntivo Gambini 1.01, fughiamo la nube, di non poco conto, che si è addensata in questi minuti sul procedimento di nomina.
Abbiamo notizie secondo le quali il commissario straordinario non sarebbe in grado di gestire un'azienda complessa come Volare perché l'impresa che ha già guidato sarebbe, da quello che si capisce, in stato di predecozione.
Allora, per cortesia, signor sottosegretario, ci spieghi bene come stanno le cose, anche perché noi contestiamo la progressiva pubblicizzazione del sistema industriale italiano, secondo un meccanismo di tipo sovietico (noi sappiamo di cosa si tratta e, quindi, possiamo dirglielo), che comporta una presenza eccessiva dello Stato nell'economia e nell'industria italiana, attraverso la persona del ministro delle attività produttive.
Mi permetta, signor sottosegretario, ma credo sia anche un suo dovere costituzionale rispondere in merito ai problemi che l'opposizione sta ponendo. Non siamo contro il provvedimento in esame - l'abbiamo già detto chiaramente -, però vogliamo chiarimenti su questo punto.
Signor sottosegretario, credo sia un suo dovere, e non soltanto un fatto di cortesia, rispondere alle obiezioni che hanno posto l'onorevole Agostini ed altri colleghi.
Mi pare che la volontà di rispondere non vi sia...
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Gambini 1.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 396
Astenuti 2
Maggioranza 199
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 212).
Da un po' di tempo a questa parte, tale procedura subisce l'influsso di decisioni occasionali della Presidenza di turno, per cui si sta creando una situazione nella quale, quando si deve procedere all'esame degli ordini del giorno, si decide di agire in maniera diversa a seconda delle circostanze e, a volte, a seconda delle intese. Ciò sta determinando una prassi che non favorisce il regolare svolgimento dei lavori.
Come vede, signor Presidente, quando non c'è un rispetto rigoroso del regolamento, si verificano episodi come quello che è accaduto poc'anzi.
Tutta l'opposizione e il presidente Violante chiedono di ricevere dal rappresentante del Governo un'informazione. Ciò rientra nei diritti dell'Assemblea e dell'opposizione. Senza motivo, il rappresentante del Governo si rifiuta di fornire un'informazione all'opposizione.
In questi casi, vi è il diritto dell'opposizione, ma più in generale del Parlamento, a ricevere un'informazione. Il regolamento della Camera prevede che, in presenza di richiesta di informazione (non di un giudizio o di un parere), il Governo sia tenuto a fornirla, non all'opposizione, ma all'Assemblea. Tuttavia, comprendo una certa prassi parlamentare, interpretata - lo devo dire - correttamente dalla Presidenza. Se il Governo non intende parlare, non lo si può obbligare. Ma questa prassi finisce per determinare situazioni analoghe a quella odierna.
Signor Presidente, poiché si sta per passare alla fase dell'esame degli ordini del giorno, mi auguro che l'interpretazione che ne vorrà dare non si aggiunga alle tante che i Presidenti di turno adottano. Le chiedo per cortesia di far rispettare alla lettera le previsioni del nostro regolamento, in maniera che si sappia, in modo definitivo, come procedere nell'esame degli ordini del giorno. Auspico, altresì, che quello di oggi diventi il precedente definitivo e che sia abbastanza, se non totalmente, conforme alle previsioni del regolamento della Camera (che poi è la scelta migliore).
Presidente, la ringrazio per l'attenzione e le chiedo la cortesia di fare il punto una volta per sempre sulla procedura di esame degli ordini del giorno (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
A norma dell'articolo 88, comma 1, del regolamento, con riferimento all'esame degli ordini del giorno, è possibile distinguere in astratto quattro momenti: l'illustrazione degli ordini del giorno; il parere del Governo; le dichiarazioni di voto sul complesso degli ordini del giorno, nell'ambito delle quali ciascun deputato può intervenire una sola volta per cinque minuti al massimo o due nell'ambito dello stesso tempo; la votazione degli ordini del giorno.
Come ella mi pare abbia ricordato, la prassi conosce una semplificazione di questo procedimento nel senso di consentire che le dichiarazioni di voto siano distribuite con riferimento a ciascuno degli ordini del giorno, fermo restando il principio secondo cui non si può intervenire per più di due volte per complessivi cinque
Mi sembra che questa modalità procedimentale non contrasti con la sostanza della previsione regolamentare, ma che, viceversa, risponda all'esigenza di concentrare l'attenzione dell'Assemblea sul singolo ordine del giorno in votazione.
Pertanto, ove nessuno richieda di illustrare preventivamente il proprio ordine del giorno e ove nessuno intenda parlare successivamente all'espressione del parere del Governo per una dichiarazione di voto, che è una dichiarazione complessiva sugli ordini del giorno, ritengo di poter consentire singole dichiarazioni di voto per ciascun ordine del giorno, purché nei limiti sopra richiamati.
Convengo con lei sul fatto che la fase delle dichiarazioni di voto non debba trasformarsi, come peraltro ha rilevato ieri il Presidente della Camera, in una sorta di negoziazione tra presentatore e Governo sul contenuto dell'ordine del giorno.
Ovviamente, la Presidenza, nei limiti della ragionevolezza, si adopererà perché ciò non accada.


