Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 454 del 21/4/2004
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Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 4833 (ore 17,32).

PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione del disegno di legge di conversione n. 4833.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 4833)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 4833 sezione 4), nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 4833 sezione 5).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 4833 sezione 6).
Avverto altresì che la I Commissione (Affari costituzionali) e la V Commissione (Bilancio) hanno espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 4833 sezioni 2 e 3).
Avverto inoltre che prima della seduta sono stati ritirati gli emendamenti Chiaromonte 1.60, Grignaffini 1.61 e 1.9, Tarantino 2.3 e Colasio 2.02.
La Presidenza non ritiene ammissibile (vedi l'allegato A - A.C. 4833 sezione 1), ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, in quanto non strettamente attinente alla materia oggetto del decreto-legge, la proposta emendativa Savo 4.01, volta a concedere finanziamenti ad alcune università italiane, già presentata in Commissione e per la quale in tale sede erano già stati rilevati profili di inammissibilità.
Avverto infine che l'emendamento 4.1 deve intendersi presentato dall'onorevole Osvaldo Napoli, e non dall'onorevole Angela Napoli, come erroneamente riportato nel fascicolo degli emendamenti.
Passiamo agli interventi sul complesso delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Carli. Ne ha facoltà.

CARLO CARLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi vi è la presenza di due sottosegretari; dunque, pur in assenza del ministro, il ministero competente è ampiamente rappresentato.
Devo dire che il sottosegretario Bono ha seguito con assiduità i lavori della Commissione, adoperandosi attivamente, insieme alla relatrice, la collega Carlucci, affinché al decreto-legge in esame fossero apportate profonde modifiche al fine di migliorarne il contenuto.
In Commissione si sono svolte diverse audizioni, nonostante i tempi ristretti, dovuti anche alla ricorrenza delle festività pasquali, abbiano costretto ad un tour de force per riuscire ad ascoltare i diversi soggetti, che in questa materia hanno reso importanti contributi anche per la formulazione degli emendamenti.
Il decreto-legge era partito malissimo e, a nostro avviso, conteneva anche profili di incostituzionalità; tant'è vero che abbiamo presentato una pregiudiziale di costituzionalità che, solo dopo le assicurazioni forniteci dal sottosegretario, dalla relatrice e dal presidente della VII Commissione, abbiamo ritenuto di ritirare.
I profili di incostituzionalità da noi rilevati riguardavano l'inadeguatezza delle norme contenute nel testo originario del decreto, che non rispondevano alle direttive europee, perché le definizioni non risultavano adeguate; quindi, vi era la necessità, come in parte è stato riconosciuto dalla maggioranza e dal Governo, di introdurre profonde modifiche.


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Devo inoltre rilevare che l'opposizione di tutti i gruppi parlamentari del centrosinistra ha operato con forza, ma allo stesso tempo in modo costruttivo, consapevole che questa materia, nuova dal punto di vista della legislazione e delle definizioni, imponeva un rapporto ispirato alla massima collaborazione, con il contributo delle nostre esperienze e di quelle degli operatori della rete, espresso attraverso gli emendamenti presentati.
Stiamo parlando di un settore dove l'evoluzione tecnologica impone un continuo aggiornamento e l'introduzione di una normativa complessa, perché rientra in ambiti in cui noi legislatori ci muoviamo per la prima volta. Dobbiamo affrontare tale compito secondo una prospettiva in progress, nella consapevolezza che coinvolge l'industria informatica, quella telematica e tutto il mondo che ruota intorno ad Internet, una realtà quindi immensa e non limitata né al nostro paese né all'Europa, ma che abbraccia il mondo intero perché, attraverso la rete, ci possiamo collegare ovunque e possiamo dialogare con tutti gli angoli del globo.
Si tratta di un'opportunità importante per lo sviluppo civile, per la cultura, per la democrazia e per la libertà. Dobbiamo fare in modo che le norme favoriscano, da un lato, l'accesso all'informazione e alla cultura, ma contemporaneamente tutelino i diritti alla privacy, i diritti intellettuali degli autori e quelli legati a chi fa informazione, specificità quindi rilevanti dal punto di vista costituzionale. La normativa in materia di lotta alla pirateria deve risultare efficace, ma deve anche sapersi raccordare a questo ampio mondo, assicurando comunque l'accesso alla cultura e, anzi, favorendo e promuovendo la sua diffusione.
Sappiamo quanto tutto ciò sia importante nei paesi in cui i regimi dittatoriali soffocano la libertà, perché l'accesso ad Internet può rappresentare, per quei cittadini oppressi, una finestra sul mondo libero e uno strumento per diffondere la loro sofferenza e la loro condizione sociale e umana a tutti coloro che navigano in rete.
Di fronte a questa nuova problematica, abbiamo l'obbligo e il dovere morale e civile di introdurre delle norme che, oltre ad un'efficace lotta alla pirateria, sappiano anche tutelare allo stesso tempo lo sviluppo dell'informazione e l'accesso ai canali che consentono la crescita democratica.
Devo riconoscere che il lavoro svolto in Commissione è stato complessivamente soddisfacente. Auspichiamo tuttavia l'accoglimento di alcune ulteriori proposte emendative, che costituiscono un'occasione per migliorare il testo. I firmatari di tali proposte si accingono ad illustrarle, e chiedo che siano accolte dal Governo e dalla relatrice. Non si tratta soltanto di un perfezionamento o di un affinamento del testo: nel caso di mancata approvazione degli emendamenti ai quali mi riferisco, giudicheremmo il testo stesso non soddisfacente.
Abbiamo manifestato la nostra disponibilità a contribuire in senso costruttivo all'approvazione del provvedimento. Tuttavia permangono, a nostro avviso, alcuni aspetti sui quali è necessario intervenire.
La proposta originaria è stata profondamente modificata. Si trattava infatti di un testo discriminatorio, che si riferiva esclusivamente alla lotta alla pirateria per quanto concerne le produzioni cinematografiche e audiovisive e che è stato modificato facendo riferimento alle opere dell'ingegno. Il campo di applicazione è stato dunque notevolmente ampliato: abbiamo colto l'occasione per introdurre modifiche volte a non limitare l'ambito di applicazione alla cinematografia, bensì ad estenderlo a tutto il mondo che lavora «in rete», e dunque al mondo dell'informatica, della telematica, di Internet, e via dicendo.
Si tratta di un aspetto estremamente importante dal punto di vista della civiltà, nonché della capacità da parte di un'assemblea legislativa di rispondere alle moderne esigenze di condurre un'efficace lotta alla pirateria, e, nello stesso tempo, di tutelare i diritti di libertà e di accesso alla cultura.


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Sono stati accolti numerosi emendamenti, ma ve ne sono altri che, a nostro avviso, sono importanti e meritevoli di accoglimento da parte del Governo e della relatrice, nonché di approvazione da parte dell'Assemblea.
Signor sottosegretario, abbiamo un'occasione che non deve essere persa, anche per evitare di dover affrontare nuovamente tali questioni.
Quanto al rapporto tra l'autorità giudiziaria e le Forze di polizia -, alle quali ribadiamo la nostra fiducia e il nostro ringraziamento per l'importante opera che stanno svolgendo in tutto il paese - va sottolineato che le garanzie costituzionali precisano chiaramente il compito precipuo dell'autorità giudiziaria rispetto al compito specifico delle Forze di polizia nelle loro varie articolazioni...

PRESIDENTE. Onorevole Carli...

CARLO CARLI. Signor Presidente, mi avvio rapidamente alla conclusione del mio intervento.
Quello che ho appena evidenziato è uno degli aspetti importanti su cui riteniamo si debba intervenire.
Un'ulteriore questione che intendo affrontare prima di concludere...

PRESIDENTE. Onorevole Carli, ho anticipato il mio richiamo: ha ancora due minuti di tempo a disposizione.

CARLO CARLI. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione.
Un'altra parte importante è quella che riguarda l'Arcus, la società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo, sulla quale abbiamo già ampiamente discusso in Commissione, soprattutto riguardo alla fase della sua istituzione. Colgo l'occasione per chiedere al sottosegretario di venire a dirci, magari anche in altra sede, quanto gettito abbia portato la norma che destina il 3 per cento degli investimenti nelle opere infrastrutturali a beneficio delle opere d'arte, del restauro e dei beni culturali. Ricordo che già in sede di esame della legge finanziaria feci presente che si trattava di una norma troppo generica e che non avrebbe portato grandi risultati.
Con il nostro emendamento 3.11 chiediamo che la norma relativa alla società Arcus Spa venga soppressa ed abbiamo quindi proposto in altri emendamenti una nuova disciplina al riguardo. Così abbiamo fatto anche riguardo ad altri punti, come, ad esempio, quelli che attengono ad un più stretto rapporto con le regioni, tenendo conto che in tale ambito esse debbono svolgere un ruolo molto importante.
Concludo, signor presidente, raccomandando al Governo e al relatore che i nostri emendamenti siano accolti, non avendo assolutamente carattere ostruzionistico ma costruttivo, come peraltro è l'azione finora svolta da parte nostra sia in Commissione che in Assemblea (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Essendosi svolto ieri in Assemblea un ampio dibattito ed essendo intervenuto in quella sede il mio collega, Andrea Colasio, che ha fatto presente le posizioni del gruppo della Margherita, vorrei solo sottolineare alcune questioni, per motivare l'azione svolta in sede di esame in Commissione e per illustrare il carattere generale degli emendamenti presentati.
Quello della cultura, della sua tutela, della sua valorizzazione è un tema che indica il livello di attenzione di un paese alla sua storia, ma anche al suo futuro, in particolare per come ci si vuole relazionare con le nuove generazioni.
Bisogna esprimere un grazie alla Commissione per il lavoro di completa riscrittura del testo del decreto presentato dal Governo svolto in quella sede. Si è trattato di un decreto nato in solitudine, nella predisposizione del testo ed anche nei temi trattati, come se tutto il problema attenesse alla tutela del cinema.


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La Commissione ha spostato l'attenzione, passando dalla giusta e corretta tutela dei prodotti cinematografici e dei relativi diritti alla tutela, in generale, di tutte le opere dell'ingegno.
Devo richiamarmi a quanto affermato nella seduta di ieri dalla relatrice che, nel suo approfondito intervento svolto con competenza e professionalità, ha fatto presente che il mancato funzionamento del rapporto tra il Governo e il Parlamento è stato uno dei problemi che hanno prodotto un testo così debole nella definizione degli obiettivi. Oggi i miglioramenti apportati fanno pensare anche ai gruppi di opposizione (così come ha dimostrato l'intervento del collega che mi ha preceduto) un atteggiamento diverso.
Credo che un'azione dello Stato nei confronti del fenomeno della pirateria fosse assolutamente necessaria, perché gli effetti della stessa sono devastanti rispetto allo sviluppo dell'industria culturale. Ogni giorno, infatti, riscontriamo numerosissimi sequestri di prodotti falsificati nei nostri porti, nelle nostre stazioni e perfino nelle nostre strade.
Non è in discussione, tuttavia, solamente lo sviluppo dell'industria culturale, ma anche la necessità di affermare la cultura della legalità, che non si può esprimere soltanto per principi, ma richiede anche regole e risorse finanziarie: un paese, infatti, si fonda anche sulla cultura della legalità.
La tutela dei diritti di proprietà intellettuale, tema affrontato nei nostri interventi e frutto anche di un ragionamento svolto in Commissione nel corso di un periodo più ampio, deve essere intesa non solo come un diritto, ma anche come un elemento in grado di garantire lo sviluppo della società in campo scientifico, industriale o culturale. Si tratta, tuttavia, di un diritto da tutelare in maniera diversa rispetto a come è avvenuto finora, a causa dell'evoluzione dei sistemi informatici e dei sistemi di comunicazione.
Credo che il tema maggiormente irrisolto nel testo del decreto-legge in esame sia proprio il mancato bilanciamento tra la tutela del diritto d'autore e la cultura di Internet, una nuova modalità di comunicazione che oggi le nuove generazioni, in particolare, fanno sempre più propria e sulla quale bisogna adeguare l'azione dello Stato nell'assolvimento di un compito delicato, quale quello dell'introduzione dei nuovi diritti di comunicazione, che richiedono norme chiare.
Un altro dei grandi temi che abbiamo segnalato, e sui quali credo occorra richiamare l'attenzione del Governo e della maggioranza, che non vi hanno prestato ascolto, è rappresentato dall'indeterminatezza delle risorse finanziarie e delle modalità operative con cui la società Arcus Spa continua ad operare. Tali incertezze, infatti, non consentono ad Arcus di essere ciò che il ministro aveva definito come il vettore strategico per le politiche culturali del paese.
Abbiamo presentato proposte emendative migliorative, volte a supportare un'azione che non condividiamo e che il Governo e la maggioranza hanno il diritto di perseguire, ma che abbiamo il dovere di cercare di migliorare. Tali proposte mirano ad introdurre l'obbligo del parere delle Commissioni competenti sulla programmazione, rispondendo proprio alla richiesta di un maggior collegamento tra il Governo e il Parlamento nella predisposizione di politiche che richiedono una programmazione condivisa e sempre più efficace.
Per quanto concerne il cinema, vorrei osservare che continuano ad esservi dati eterogenei riguardo alle risorse finanziarie disponibili presso la Banca nazionale del lavoro, e ciò non può trovare una giustificazione. Infatti, sono ormai tre anni che l'attuale maggioranza governa il paese e ritengo che, su un tema così delicato - peraltro, portato anche all'attenzione dell'opinione pubblica da una recente trasmissione televisiva, che credo abbia lasciato numerosi cittadini inesperti di procedure burocratiche stupiti di fronte a quanto hanno ascoltato -, sarebbe necessaria una chiarezza maggiore, indispensabile per effettuare un monitoraggio adeguato, in grado di consentire una programmazione efficace.


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Inoltre, vorrei osservare che tornare, dopo soli pochi mesi, a disciplinare per via legislativa la transizione tra il vecchio e il nuovo cinema è il sintomo del fatto di non essere stati capaci di usare efficientemente ed efficacemente la delega che il Parlamento aveva conferito al Governo.
Un altro aspetto critico di questo provvedimento riguarda le risorse, dal momento che 90 milioni di euro vengono destinati allo sviluppo del cinema (e questo va sicuramente ascritto ad un processo che tutti noi condividiamo), stornandoli però dalle risorse destinate alla valorizzazione del patrimonio culturale del paese.
Vi era un impegno preciso assunto dal Governo in Assemblea e anche in Commissione per un incremento della quota del 25 per cento riservata al cinema nell'ambito del Fondo unico per lo spettacolo. Questo non si è verificato neanche con l'incremento complessivo delle risorse per il cinema, che pure era necessario. Oggi soffriamo per un calo che nel corso degli anni è stato sempre più sensibile, come diceva il collega Colasio ieri sera: da cifre veramente importanti, pari a 1.360 miliardi di vecchie lire nel 1985, siamo giunti ad un decremento che oggi è pari al 30 per cento. Negli anni del Governo dell'Ulivo era stata svolta una azione tesa a stanziare nuove risorse: oggi questo trend positivo è cambiato.
Credo che l'attenzione del paese e del Governo sia concentrata su quello che va fatto anche nel campo della cultura, perché - lo dicevo all'inizio del mio intervento - la cultura indica anche la capacità di un paese di valorizzare le sue nuove e vecchie generazioni. Su questo ci attendiamo il recepimento delle indicazioni contenute nei nostri emendamenti, significativamente pochi, ma di qualità e attenti a produrre un miglioramento del testo nelle parti che possono essere migliorate, pure in un contesto generale che non convince.
Auspichiamo che la maggioranza ed il Governo sappiano recepire questo contributo, già forte in sede di Commissione, dando atto del comportamento tenuto a chi ha voluto e saputo recepire le indicazioni che in quella sede abbiamo dato. Auspichiamo altresì che nella valutazione degli emendamenti l'Assemblea sappia recepire i miglioramenti suggeriti (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.

LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, anch'io, come coloro che mi hanno preceduto, voglio esprimere un ringraziamento alla relatrice e al sottosegretario, per avere attentamente valutato i problemi posti riguardo alla pirateria telematica per la tutela del diritto d'autore o, per meglio dire, per la tutela dell'opera di ingegno. Ciò al di là di quello che è stato il miglioramento del testo e della possibilità che in Commissione è stata data alla opposizione di renderlo più rispondente ai problemi e alle considerazioni che meritavano approfondite discussioni (non certamente l'adozione di un decreto-legge), anche se ci rendiamo conto che esiste un mondo che deve essere contrastato.
Il provvedimento in esame è volto comunque a predisporre misure tese a contrastare la diffusione telematica abusiva di opere cinematografiche, nonché a prevedere misure di sostegno delle attività dello spettacolo. È giusto che in uno Stato democratico moderno si pensi a tutelare le opere dell'ingegno e il diritto d'autore, garantito dalla legge, come è altrettanto giusto che questo avvenga attraverso provvedimenti idonei ed adeguati.
Le disposizioni che tratterremo ed esamineremo nel prosieguo della discussione hanno un evidente carattere repressivo: esse intendono tutelare il diritto d'autore attraverso la repressione di alcune condotte. Si prevede, ad esempio, la possibilità di comminare pene abbastanza considerevoli per coloro i quali diffondano opere cinematografiche o assimilate per via telematica e sanzioni amministrative per chi tiene la stessa condotta a fini personali e non a fini di lucro. La semplice repressione di tali condotte, signor Presidente,


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non risolve il problema e non tutela affatto il diritto d'autore.
Credo che, in definitiva, l'irrogazione di sanzioni amministrative nei confronti di coloro che scaricano, per mezzo di file condivisi, opere tutelate dal diritto d'autore finirebbe per agevolare il mercato nero di tali prodotti. Le sanzioni, che sicuramente sono sufficienti a disincentivare la persona che scarica file per uso personale, si rivelano assolutamente inutili a scoraggiare chi svolge tale attività per motivi illeciti. Sanzionando coloro che fanno un uso personale di opere coperte dal diritto d'autore, e quindi non le utilizzano a scopo di lucro, si fa in modo che questi soggetti, per evitare l'applicazione delle sanzioni, preferiscano rivolgersi ai rivenditori abusivi, a quelli che vendono per strada con le bancarelle.
È questo il pericolo che tutti possiamo intuire. Ci si trova tutti concordi, infatti, sulla constatazione che il fenomeno della cosiddetta pirateria è gestito dalla criminalità organizzata. Si tratta di stabilire, allora, se colui che non intende più procurarsi da sé i prodotti che desidera finisca effettivamente per decidere di rivolgersi ai rivenditori autorizzati o, invece, preferisca acquistare gli stessi prodotti sulle bancarelle, ad un prezzo notevolmente inferiore.
Quindi, il vero problema non è la repressione di una determinata condotta; per meglio dire, non è che attraverso la repressione di una particolare condotta si arrivi automaticamente al risultato voluto (in questo caso, ad assicurare tutela al diritto d'autore). Se vogliamo effettivamente tutelare il diritto d'autore, dobbiamo pensare di intervenire con misure idonee sul mercato di tali prodotti e sul rapporto qualità-prezzo, in modo tale che diventi conveniente acquistare quelli che non provengono dalle bancarelle.
Solo su queste basi si può attuare una politica volta a punire determinate condotte specifiche. Diversamente, si rischia di realizzare una politica repressiva che potrebbe creare problemi anche più gravi di quelli che si intende risolvere; tale politica potrebbe porsi, cioè, come il presupposto per incrementare un mercato illecito che è controllato dalla malavita organizzata. Se si vuole curare il male, non è sufficiente agire sugli effetti manifesti, ma occorre agire sulle ragioni profonde che ne costituiscono la causa: agendo soltanto sugli effetti, questi, in un primo momento, possono anche scomparire, salvo ripresentarsi successivamente in forme anche più gravi!
Ecco perché abbiamo più volte criticato questo Governo. Ormai, è sotto gli occhi di tutti che quest'ultimo non ha alcuna intenzione di curare le cause dei mali del paese, ma mira soltanto a realizzare interventi parziali che di tali mali attenuano temporaneamente le conseguenze.
Signor Presidente, questo Governo agisce con provvedimenti parziali e spesso dettati dall'urgenza, per disciplinare materie che, in realtà, necessiterebbero di una disciplina organica ed efficace. Tra queste materie vi è, appunto, il diritto d'autore. In altre parole, per la tutela del diritto d'autore noi vogliamo una disciplina organica che sia davvero efficace. Si tratta di un diritto che deve essere garantito, perché le opere dell'ingegno, in generale, debbono essere tutelate! Non si può intervenire nella specifica disciplina di un settore per tutelare un diritto che, invece, necessita di una tutela, per così dire, su tutti i fronti!
Anche per quanto riguarda le misure a sostegno dell'attività cinematografica e dello spettacolo, queste debbono essere inserite in una disciplina organica e non possono basarsi su interventi specifici che non puntino allo sviluppo del settore considerato nel suo insieme. In caso contrario, si rischia, come già troppe volte è avvenuto con questo Governo, di spendere soldi senza che venga prodotto alcun risultato!
L'utilizzazione dei fondi per promuovere un determinato settore è, in linea di principio, un'iniziativa giusta. Tuttavia, dobbiamo garantire che i fondi investiti producano risultati concreti. Solo in questo modo si riesce veramente a tutelare l'occupazione, fornendo alle famiglie italiane le garanzie di stabilità delle proprie


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risorse e del proprio lavoro necessarie per promuovere finalmente un pieno sviluppo del nostro paese.
Finché si penserà ad attuare una politica semplicemente repressiva non si otterranno mai questi risultati importanti. Affinché si possano ottenere, è necessario passare all'attuazione di una politica realmente propositiva e non repressiva.

PRESIDENTE. Vorrei salutare gli alunni della scuola media Binna-Dalmasso di Macomer, in provincia di Nuoro, presenti in aula (Applausi).
Nessun altro chiedendo di parlare sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Titti De Simone 1.43 e 1.50, Magnolfi 1.57, Chiaromonte 1.59. Ricordo che gli emendamenti Chiaromonte 1.60 e Grignaffini 1.61 sono stati ritirati.
Per quanto riguarda l'emendamento 1.100 della Commissione, se ne raccomanda l'approvazione da parte dell'Assemblea. La Commissione invita al ritiro dell'emendamento Grignaffini 1.62 ed esprime parere contrario sugli emendamenti Bulgarelli 1.51, Chiaromonte 1.63, Bulgarelli 1.52 e Grignaffini 1.64.
Per quanto riguarda l'emendamento 1.101 della Commissione, se ne raccomanda l'approvazione da parte dell'Assemblea. Ricordo che l'emendamento Grignaffini 1.9 è stato ritirato. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Colasio 1.22, Chiaromonte 1.65, Grignaffini 1.66, Bulgarelli 1.53, Colasio 1.54, Chiaromonte 1.40, Grignaffini 1.67, Colasio 1.55, Magnolfi 1.68 e 1.58 e Chiaromonte 1.41.
La Commissione invita al ritiro o ad un'eventuale riformulazione dell'emendamento Grignaffini 1.69 ed esprime parere contrario sugli emendamenti Colasio 1.56, Grignaffini 1.70, Chiaromonte 2.13, Grignaffini 2.14, Carli 2.16 e 2.15, Titti De Simone 2.10, Bulgarelli 2.11, sugli identici emendamenti Titti De Simone 2.12 e Grignaffini 2.17 e sull'emendamento Colasio 2.5.
La Commissione esprime parere favorevole sugli emendamenti 2.21 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento) e 2.20 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), mentre raccomanda l'approvazione del suo emendamento 2.10.
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento 2.4. Ricordo che l'emendamento Tarantino 2.3 e l'articolo aggiuntivo Colasio 2.02 sono stati ritirati. La Commissione esprime altresì parere contrario sugli identici emendamenti Titti De Simone 3.1 e Grignaffini 3.11, Grignaffini 3.13, Chiaromonte 3.12, Colasio 3.10 e 4.10, Grignaffini 4.12 e 4.11 ed invita alla riformulazione dell'emendamento Osvaldo Napoli 4.1; è necessario il parere della Commissione bilancio.
Ricordo che l'emendamento Bianchi Clerici 4.2 è stato ritirato a seguito della presentazione dall'emendamento 4.100 della Commissione, di cui se ne raccomanda l'approvazione da parte dell'Assemblea.
Infine, ricordo che l'articolo aggiuntivo Savo 4.01 è inammissibile.

PRESIDENTE. Il Governo?

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, il parere è favorevole sull'emendamento Grignaffini 1.69, a condizione che venga riformulato nel seguente modo: «Alle violazioni di cui ai commi 1 e 6 si applicano le sanzioni previste dall'articolo 21 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70». Si propone quindi di eliminare la parte restante. Nel caso in cui non venisse accettata la riformulazione proposta, il Governo invita al ritiro dell'emendamento.
Inoltre, il Governo, con riferimento all'emendamento 1.100 della Commissione, propone di sostituire le parole «provenienti dagli organi di polizia giudiziaria competenti» con le seguenti «di interesse».


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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Titti de Simone 1.43.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone . Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, noi abbiamo presentato un emendamento soppressivo perché, nonostante le modifiche apportate al testo, che indubbiamente hanno ammorbidito l'impianto del provvedimento, avvicinandolo alla direttiva europea (che, pur non completamente, noi condividiamo), escludendo la punibilità per uso personale (perché questa era oltre il limite della costituzionalità), resta per noi non totalmente condivisibile l'impianto di questo articolo 1 (e complessivamente di tutto il provvedimento, che comunque è molto articolato e composito), sotto il profilo della tutela dei nuovi diritti annessi alla libertà di accesso alla cultura e di comunicazione di utenti ed operatori della rete.
È una discussione molto complessa che, anche se molto limitatamente, abbiamo potuto svolgere in Commissione attraverso utili audizioni. Noi riteniamo che l'impianto di questo provvedimento resti comunque tutto all'interno di una logica repressiva della tutela, una logica del tutto inadeguata a combattere oggi la pirateria attraverso l'applicazione delle nuove tecnologie e la diffusione enorme della rete, che rischia di compromettere diritti primari della cultura. In sostanza, non si può chiedere, come si continua a fare, ai provider di trasformarsi in gendarmi della propria utenza.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 18,15)

TITTI DE SIMONE. A me sembra poco cogente, scarsamente precisa e quindi anche molto ambigua la riformulazione che sostituisce i fini di lucro con una molto più generica e imprecisa attività di profitto, che finirebbe per essere perseguita dalla legge. Così come ci sembra del tutto impossibile svolgere un controllo transnazionale su questo fenomeno. C'è un'impossibilità effettiva; basti pensare, per esempio, al fatto che si possono facilmente utilizzare provider di paesi con legislazioni permissive per perdere, come è ovvio, in Internet, qualsiasi territorialità legislativa.
Alla probabile, quindi, inapplicazione di sanzioni previste (quali, per esempio, l'impossibilità di effettuare controlli su larga scala) e nonostante i discutibilissimi obblighi d'informazione e collaborazione con le forze dell'ordine, imposti dall'articolo 1, noi pensiamo che seguiranno solo poche e mirate azioni esemplari, grazie allo strumento che il provvedimento fornisce alle major cinematografiche e della musica.
Questo emendamento soppressivo va, dunque, nella direzione di una rivalutazione complessiva delle politiche contro la pirateria, salvaguardando i diritti fondamentali della persona, quali l'accesso alla cultura, la libera circolazione della conoscenza e la sua diffusione oltre le recinzioni proprietarie che le politiche neoliberiste impongono, attraverso lo status giuridico della proprietà intellettuale.
Servono non provvedimenti sbagliati e inefficaci - come questo - ma approfondimenti del dibattito sul peer to peer, sul fair use, sulle forme alternative al copyright tradizionale, sia a livello nazionale sia per ciò che riguarda l'Unione europea.
Per questa ragione, noi chiediamo l'abrogazione dell'articolo 1.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 1.43, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 259
Astenuti 162
Maggioranza 130
Hanno votato
25
Hanno votato
no 234).


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Prendo atto che l'onorevole Carlucci non è riuscita a votare ed avrebbe voluto esprimere un voto contrario.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, voglio solo confermare - perché non sono sicuro di averlo detto in maniera chiara - che sull'emendamento della Commissione 1.101 il Governo esprime parere contrario. Vorrei anche verificare, signor Presidente, se sull'emendamento Osvaldo Napoli 4.1 il parere del Governo è effettivamente conforme a quello espresso dal relatore. Su tale punto il Governo si rimette all'Assemblea, ma non ricordo quale sia stato il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Onorevole Bono, sull'emendamento Osvaldo Napoli 4.1, il relatore si è riservato di esprimere il parere della Commissione in un momento successivo.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. In ogni caso, sull'emendamento Osvaldo Napoli 4.1, il Governo si rimette all'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Titti De Simone 1.50.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, ammettendo il divieto di offrire, attraverso siti telematici, opere d'ingegno, cinematografiche o comunque assimilate, ossia protette dal diritto d'autore, senza autorizzazione, noi prevediamo, con questo emendamento secondo noi estremamente di buonsenso, che il 50 per cento dell'IVA pagata dagli utenti sull'abbonamento telematico ad alta velocità (superiore a quanto consentito dalle tecniche ISDN) sia devoluto al FUS, Fondo unico per lo spettacolo.
Tale meccanismo consente, sostanzialmente, con un semplice pagamento, il riconoscimento del diritto dei singoli utenti privati allo scambio di file, operato senza scopo di lucro.
Si tratta, dunque, di un emendamento ispirato ad un principio di fondo: far sì che la conoscenza sia libera nella sua parte basilare e acquisti valore economico solo per ciò che riguarda una fruizione differenziata, in modo che il valore effettivo del prodotto scaturisca non solo dalla protezione pura e semplice del marchio registrato, ma dall'effettivo vantaggio per l'utente.
Corrisponde, dunque, all'esigenza di salvaguardare i principi di libertà fondamentali nel pieno rispetto delle garanzie economiche e dei diritti di coloro che producono e, quindi, all'esigenza di costruire un nuovo sistema di garanzie per la produzione intellettuale, che sostituisca quello attuale, basato esclusivamente sul protezionismo del copyright.
Onorevoli colleghi, la libera circolazione della conoscenza è un processo inarrestabile, che non si può arginare con logiche vessatorie e protezioniste (come si intende fare con questo provvedimento), che sono del tutto inadeguate e, tra l'altro, superate dalle nuove tecnologie, o con politiche miopi e proprietarie, come quelle che ancora le multinazionali del settore intendono proporre per combattere il fenomeno della pirateria.
Vi invitiamo, quindi, a votare a favore di questo nostro emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 1.50, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 422
Astenuti 4
Maggioranza 212
Hanno votato
190
Hanno votato
no 232).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Magnolfi 1.57.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Magnolfi. Ne ha facoltà.

BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Signor Presidente, intervengo su questo emendamento nel contesto che i colleghi hanno già descritto, facendo riferimento al buon lavoro svolto dalla Commissione con il contributo di tutti i colleghi di opposizione e di maggioranza per modificare un decreto-legge il cui testo originario era profondamente sbagliato. Uno degli aspetti più sbagliati era rappresentato proprio dalla confusione fra l'uso a titolo personale, lo scambio, il file sharing, il peer to peer, come lo vogliamo chiamare, e la diffusione a fini commerciali di prodotti dell'ingegno a scopo di pirateria vera e propria.
Allora, il nostro emendamento va in questa direzione. Auspico che la relatrice, onorevole Carlucci (che spero mi ascolti), sia sensibile al riguardo, perché si va nella direzione che lei più volte ha affermato di condividere. Mi auguro che anche da parte del sottosegretario vi sia un'analoga attenzione.
Il comma 1 dell'articolo 1 del provvedimento in esame stabilisce che l'immissione in un sistema di reti telematiche di un'opera dell'ingegno, o parte di essa, è corredata da un idoneo avviso circa l'avvenuto assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore. Lo potremmo definire un contrassegno SIAE. Con il nostro emendamento vogliamo chiarire che tale contrassegno deve essere applicato solo ai siti che vendono i propri contenuti; in caso contrario, si tornerebbe a confondere l'uso personale e l'uso commerciale. Infatti, questo idoneo avviso dovrà essere presente non solo in ogni singola opera acquistabile tramite un sito, ma anche in ogni singola opera presente, sia pure a fini non commerciali, su ogni sito privato e, perfino, su ogni singola e-mail. In altri termini, se scambio un'e-mail con un'altra persona, allegando un file musicale o con un contenuto cinematografico, devo apporre il contrassegno della SIAE. Ciò mi sembra francamente pazzesco, come mi suggerisce la mia collega.
Ancora una volta, rendiamo la vita difficile agli utenti di Internet, quasi partendo dal presupposto che la rete sia un fenomeno da controllare, da puntellare di paletti, anziché un fenomeno che può sviluppare la cultura e la società della conoscenza.
Riteniamo che lo sviluppo della rete non vada considerato solo come una minaccia (come sembrava fare il cosiddetto provvedimento Urbani), ma vada valutato per le straordinarie opportunità che comporta, per i nuovi diritti che porta con sé ed anche come un grande spazio di libertà per tutti, a cominciare dai giovani che sono i più rappresentati fra gli utenti della rete.
Allora, l'applicazione letterale del testo renderebbe difficile la vita degli utenti ed anche quella dei provider. Peraltro, il testo originario del decreto-legge sembrava considerare questi ultimi più come gendarmi che come operatori economici, fra l'altro spesso molto piccoli, a cui è affidato in massima parte lo sviluppo della società della conoscenza, delle infrastrutture digitali, della banda larga, dei servizi di government e di tutti i servizi di pubblica utilità che viaggiano sulla rete.
Penso che applicando agli utenti ed agli operatori economici regole inapplicabili si espongano questi ultimi solo alla facile concorrenza dei provider stranieri.
Colleghi, mi ha colpito molto l'audizione svolta in Commissione cultura del colonnello Rapetto della Guardia di finanza, il quale ci ha informati che già a seguito dell'approvazione in Consiglio dei


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ministri del decreto Urbani molti utenti della rete del nord-est si sono abbonati a provider croati. Tale effetto dimostra i danni che si possono creare muovendosi senza le opportune consultazioni e valutazioni su questo terreno.
Internet non ha confini. A quali prodotti e a quali siti vogliamo mettere il bollino SIAE? Se un utente italiano scambia file con un amico abbonato ad un provider svizzero e sul file scarica un film americano, cosa facciamo? Mettiamo il bollino SIAE che deriva dalla legge Urbani? Cerchiamo di emanare norme applicabili, chiare e che non danneggino lo sviluppo della società della conoscenza, obiettivo primario del nostro paese e di tutta l'Unione europea (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Magnolfi 1.57, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 420
Astenuti 2
Maggioranza 211
Hanno votato
192
Hanno votato
no 228).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Chiaromonte 1.59.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, l'emendamento in esame, come molti da noi presentati in Commissione, è volto ad aiutare il Governo e la relatrice ad acquisire fino in fondo l'orizzonte della direttiva europea sulle problematiche del diritto d'autore, emanata il 9 marzo. Si tratta di una direttiva che abbiamo ritenuto una cornice ideale di ispirazione del nostro atteggiamento nei confronti della problematica del diritto d'autore e dell'accesso alla rete. Tale direttiva si interroga sulle grandi evoluzioni tecnologiche e sulle configurazioni nuove che la stessa nozione di diritti primari ed universali assume all'interno dello sviluppo della società dell'informazione.
Si tratta, però, di una direttiva che con molta precisione, soprattutto terminologica, esclude la previsione di sanzioni di qualsiasi tipo, anche quelle di carattere simbolico, nei confronti degli utenti domestici di sistemi di scambio di file elettronici su Internet. Quella della punizione degli utenti domestici era l'originaria ispirazione del decreto Urbani che, per fortuna, in Commissione, grazie all'apporto di tutte le forze, comprese quelle della maggioranza e della relatrice, siamo riusciti a stravolgere.
A nostro avviso, resta l'ambiguità collegata alle parole «mediante connessioni di qualsiasi genere», che proponiamo di sopprimere con l'emendamento in esame. Deve essere chiaro che, sopprimendo tali parole, la questione riguardante gli utenti domestici è del tutto depenalizzata e desanzionata in attesa di definire e configurare nuove politiche per armonizzare diritti contrapposti. Quella della ponderazione e dell'armonizzazione di tali diritti è la grande questione che le società moderne e complesse hanno di fronte. Da tale punto di vista, per quanto riguarda il profilo del provvedimento in esame, la questione è come ottemperare a due diritti contrapposti, ma entrambi legittimi. Da una parte, vi è il diritto di accesso alla cultura ed alla promozione di tale accesso, che è il grande petrolio delle società della conoscenza e dell'informazione. Dall'altra parte, si tratta anche di riconoscere la validità di una cultura del diritto d'autore che, cari colleghi, non è un tributo pagato alla SIAE, ma è il riconoscimento che la creatività va remunerata, perché si tratta della costruzione dei contenuti che poi vengono immessi sulle reti. Se non si tutela la produzione culturale, chi produrrà


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quella cultura alla quale poi i giovani e i vari utenti devono avere facilitato l'accesso? Il problema riguarda quali politiche pubbliche adottare. Non si tratta di fare demagogia e proibizionismo, ma di assumere il punto di vista che l'accesso alla cultura è un fatto buono e che la produzione di cultura (e, dunque, il diritto d'autore) è un aspetto altrettanto buono; dunque, l'impegno pubblico deve garantire l'esigibilità di questi due diritti, anche attraverso la promozione di politiche (che le nuove tecnologie oggi ci consentono) che rendano, per esempio, gratuito l'accesso alla cultura: non gratuito perché viene fatto attraverso un'azione illegale ed illegittima, ma perché lo Stato si preoccupa di garantire, con le proprie risorse, questo diritto fondamentale.
Quello che ci convince, nella nuova filosofia del provvedimento, è il fatto che si sia passati da una cultura della repressione, improponibile nella società contemporanea, ad una cultura di promozione della cultura della legalità e della cultura che prevede più diritti, tutti legittimi ...

PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, la invito a concludere.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. ... e che quindi cerca di trovare una soluzione adeguata, muovendosi secondo le direttive europee, che - ricordiamocelo - sono attualmente il nostro faro ispiratore (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Onorevoli colleghi, sin dall'inizio del dibattito sul disegno di legge di conversione del decreto-legge che stiamo esaminando, il cui articolo 1 contiene le disposizioni per la lotta alla pirateria, è stato più volte sottolineato, qui in aula, da parte di tutti - colgo peraltro l'occasione per ringraziare le forze politiche della maggioranza, che hanno portato avanti con convinzione il provvedimento, ma sinceramente anche le forze politiche dell'opposizione, che hanno contribuito attivamente alla stesura di un testo condiviso -, il discorso che il Governo avrebbe emanato questo decreto-legge in splendido isolamento, che non era stata effettuata una ponderazione sufficientemente accettabile dei suoi contenuti, che la formulazione originaria del decreto medesimo era totalmente sbagliata e che occorreva elaborare un nuovo provvedimento.
In Commissione cultura, sin dalle prime battute della discussione sul provvedimento al nostro esame, ho dichiarato (e desidero ribadirlo in aula, perché possa essere portato a conoscenza di tutti i colleghi) che il decreto-legge non era mai stato concepito in maniera blindata, che non era affatto chiuso, ma che era aperto all'apporto, al suggerimento e al contributo di tutte le forze politiche, essendo ciò motivato non solo dalla volontà del Governo di confrontarsi in maniera serena su questi temi, ma anche e soprattutto dalla complicatezza dei contenuti, che erano soprattutto innovativi. Si trattava, infatti, di contenuti che non erano mai stati oggetto di interventi in maniera così incisiva, soprattutto alla luce del fatto che la Commissione europea ha emanato una direttiva, che a tutt'oggi non mi risulta essere stata recepita da alcuno dei paesi dell'Unione europea.
Mi sarei aspettato che il tentativo del Governo di entrare nel merito di una materia così delicata fosse maggiormente apprezzato. Ci vuole, infatti, coraggio nell'affrontare argomenti di questo tipo; come risulta anche dall'intervento dell'onorevole Grignaffini, l'oggetto fondamentale del contendere, la posta politica più importante in gioco si rinviene in tali concetti: si avverte, da un lato, l'esigenza di tutelare le opere dell'ingegno, non solo perché si ha il dovere di rispettare chi ha prodotto e vive di cultura e, quindi, merita di essere retribuito, ma anche perché la mancata tutela dei diritti di autore comporta l'impoverimento


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culturale dell'intero pianeta. Deve essere chiaro a tutti! La battaglia contro la pirateria è, pertanto, fondamentale per la difesa della cultura nel nostro paese e nel mondo intero, per evitare che si inaridisca la fonte stessa di produzione.
Dall'altro lato, occorre porre, in relazione al concetto espresso precedentemente, il principio della libera fruizione della cultura anche attraverso lo strumento di Internet.
Nessuno può dire che il Governo sia insensibile rispetto a tale questione. Si rischia, infatti, di incorrere nelle procedure di infrazione da parte dell'Unione europea per non avere recepito la normativa concernente il pagamento obbligatorio dei ticket per la fruizione dei libri nelle biblioteche pubbliche. Non è stato fatto perché, più volte, è stato ufficialmente dichiarato che la fruizione della cultura nelle biblioteche pubbliche deve essere gratuita (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Nessuno, pertanto, può dire che un Governo che si esprime in questi termini, con il rischio di incorrere nelle procedure di infrazione da parte dell'Unione europea, possa, poi, dimostrarsi insensibile di fronte alla problematica della libera fruizione della cultura attraverso Internet. Il punto è capire a chi garantire la fruizione libera della cultura e come disciplinare questo meccanismo, per evitare di incidere sul diritto di autore che occorre invece difendere.
Trattandosi di una materia del tutto sperimentale, all'inizio - è ovvio - è stato varato un testo con alcune spigolature che avrebbero potuto urtare la suscettibilità di qualcuno o addirittura apparire non coerenti rispetto alle misure che il Governo intendeva predisporre.
Proprio per tale motivo, si è avvertita la necessità di discutere delle problematiche sottese al decreto-legge, di acquisire i pareri degli operatori e dei parlamentari, confrontandoci in un libero dibattito per la definizione di una strategia.
La chiave per comprendere che, al riguardo, non si può parlare di una capitolazione del Governo su un tema così importante, ma di una totale volontà di procedere in questa direzione si rinviene nel fatto che è lo stesso Governo ad aver apportato le modifiche al provvedimento, a proporre in Commissione un emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 1 che ha riscritto parzialmente alcune parti che apparivano non coerenti con gli obiettivi prefissati, nel perseguimento di talune strategie. Quindi, vi è stata una condivisione nel merito non casuale.
Questo è uno dei tipici casi emblematici che dimostrano come si dovrebbe lavorare correttamente con riferimento ad una disciplina normativa. Il Parlamento non è fatto solo per scontrarsi, ma, al contrario, per trovare linee di comune condivisione su scelte di questo tipo, proiettate nella disciplina di regole civili che riguardano tutta la collettività e sulle quali la divisione appare del tutto inopportuna.
In conclusione, l'emendamento Chiaromonte 1.59, sul quale abbiamo espresso parere contrario, non è funzionale agli obiettivi della difesa del diritto di fruizione alla cultura da parte dei consumatori finali. Infatti, con il presente emendamento si propone la soppressione delle parole: «mediante connessioni di qualsiasi genere»; dunque, in caso di sua approvazione, siccome il soggetto è rappresentato da coloro che mettono in rete a scopo di lucro materiali coperti dal diritto di autore, si avrebbe quale conseguenza l'impossibilità di bloccare l'elemento strumentale attraverso il quale questi soggetti potrebbero effettuare tali pratiche illegali. Ma il soggetto è rappresentato da coloro che mettono in rete a scopo di lucro; dunque, non si perseguirebbe l'obiettivo perorato dall'onorevole Grignaffini - che il Governo condivide -, vale a dire quello della tutela dei diritti dei consumatori finali che, vi garantisco, stanno a cuore all'esecutivo esattamente quanto stanno a cuore a qualunque altro componente di questo Parlamento.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, intervengo per ringraziare il sottosegretario Bono per la sua articolata motivazione, che ci ha fatto capire che il Governo aveva determinate intenzioni, anche se la lettera del testo che l'esecutivo ha presentato non corrispondeva alla stessa. Per fortuna, l'opposizione e le varie forze sociali hanno ricordato al Governo che l'idea di partenza era buona, anche se nel chiuso delle stanze del ministero ci si era dimenticati di tradurla in testo. Bentornato, sottosegretario Bono (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, intervengo in quanto non può passare inosservato che, dopo tre anni, finalmente un rappresentante del Governo risponde in modo esauriente alle argomentazioni dell'opposizione, concorrendo insieme a noi a garantire il prosieguo dell'esame di un provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiaromonte 1.59, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 406
Astenuti 1
Maggioranza 204
Hanno votato
177
Hanno votato
no 229).

Ricordo che gli emendamenti Chiaromonte 1.60 e Grignaffini 1.61 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiaromonte. Ne ha facoltà.

FRANCA CHIAROMONTE. Signor Presidente, intervengo sull'emendamento in esame e anche sul successivo 1.101, sempre della Commissione, per annunciare su entrambi il voto favorevole del mio gruppo, conseguente peraltro al ritiro dei nostri emendamenti che andavano nella medesima direzione, vale a dire quella di un corretto rapporto, che in uno Stato di diritto deve esistere, come peraltro previsto dalla nostra Costituzione, tra magistratura e polizia.
In Commissione, ho affermato che la sottoposizione della polizia alla magistratura non ha nulla a che fare con la sfiducia nel lavoro della polizia, in particolare di quella postale, che sta già svolgendo egregiamente le funzioni attribuite, ma riguarda il rispetto della Costituzione, che prevede regole e criteri precisi sia per lo svolgimento delle indagini sia per l'erogazione delle sanzioni.
Dunque, ribadisco il nostro voto favorevole sugli emendamenti 1.100 e 1.101 della Commissione.

PRESIDENTE. Il Governo ha chiesto una riformulazione dell'emendamento 1.100 della Commissione. Chiedo dunque al relatore di rendere nota tale riformulazione.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. La riformulazione dell'emendamento 1.100 della Commissione è la seguente: All'articolo 1, comma 4, sostituire le parole da: «per la prevenzione» fino a: «presente decreto» con le seguenti: «di cui al comma 7, di interesse in materia di prevenzione e repressione delle violazioni di cui alla lettera a-bis) del comma 2 dell'articolo 171-ter della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni,».

PRESIDENTE. Non è una riformulazione di interesse linguistico straordinario...!


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GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Questa è la riformulazione richiesta dal Governo!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.100 della Commissione, nel testo riformulato, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 409
Votanti 406
Astenuti 3
Maggioranza 204
Hanno votato
404
Hanno votato
no 2).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 1.62, non accettato né Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 417
Astenuti 2
Maggioranza 209
Hanno votato
189
Hanno votato
no 228).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bulgarelli 1.51, non accettato né dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 420
Astenuti 2
Maggioranza 211
Hanno votato
189
Hanno votato
no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiaromonte 1.63, non accettato né dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 423
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
187
Hanno votato
no 236).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bulgarelli 1.52, non accettato né dalla Commissione né dal Governo .
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 427
Astenuti 2
Maggioranza 214
Hanno votato
189
Hanno votato
no 238).

Passiamo all'emendamento 1.101 della Commissione.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Volevo chiarire all'Assemblea che il motivo dell'opposizione del Governo a questo emendamento riguarda soltanto un problema di


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coordinamento tecnico-giuridico con il decreto legislativo che disciplina la materia, il quale prevede che l'adozione delle misure cautelari destinate a far cessare le violazioni possa essere richiesta anche dall'autorità amministrativa. Dal momento che abbiamo sempre affermato che questa normativa non vuole innovare rispetto all'originario decreto in materia ma soltanto introdurre norme maggiormente cogenti nella lotta alla pirateria, occorre evitare l'approvazione di un emendamento potenzialmente confliggente. Quello del Governo, quindi, non era un parere contrario, bensì un invito al ritiro rivolto alla Commissione, anche perché stamattina, in sede di Comitato dei nove, avendo dovuto lavorare con tempi strettissimi a causa della imminente ripresa dei lavori in Assemblea, non abbiamo avuto la possibilità di approfondire tale aspetto.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Potrei ritirare l'emendamento.

BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Questa mattina, durante la riunione del Comitato dei nove, ci è stato riferito che su questo emendamento non esistevano problemi; è stato questo il motivo per cui abbiamo ritirato le nostre proposte emendative. Si tratta di una questione di importanza cruciale, perché viene coinvolto l'articolo 15 della Costituzione.
Nel nostro paese esiste la libertà di comunicazione e provvedimenti restrittivi in tal senso possono essere emanati esclusivamente dall'autorità giudiziaria. Con il ritiro dell'emendamento in esame si ripristinano i compiti del dipartimento dell'interno, quindi della polizia; sarebbe come considerare la pirateria cinematografica o musicale alla stessa stregua dei reati di terrorismo o di associazione mafiosa.
Ritengo che tutto ciò sia sproporzionato ed assurdo. Credo inoltre sia scorretto che si raggiunga un accordo in sede di Comitato dei nove, a seguito del quale alcuni emendamenti vengono ritirati, e che successivamente tale accordo venga meno in Assemblea: si tratta di un «colpo di scena» che può determinare il cambiamento della nostra posizione sul decreto-legge in esame (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, ritengo sia ragionevole accantonare l'emendamento in esame e riunire, al termine della seduta, il Comitato dei nove per valutare la possibilità di una sua riformulazione.

PRESIDENTE. Non essendovi obiezioni, l'esame dell'emendamento 1.101 della Commissione si intende accantonato, in attesa delle valutazioni del Comitato dei nove. Conseguentemente, si intende altresì accantonato l'esame degli emendamenti Grignaffini 1.64 e 1.9, Colasio 1.22, Chiaromonte 1.65 e Grignaffini 1.66.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bulgarelli 1.53.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.

PIETRO FOLENA. Signor Presidente, intendo sottoscrivere l'emendamento in esame, che reca la soppressione del comma 7 dell'articolo 1, ovvero della norma che trasforma i provider in assistenti della polizia o dei pubblici ministeri.
Colgo l'occasione per formulare alcune considerazioni sull'accantonamento dell'emendamento 1.101 della Commissione. Mi rivolgo al sottosegretario Bono e ai colleghi della maggioranza, che sono particolarmente


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attenti ai temi delle libertà e delle garanzie della persona: se rientra dalla finestra un meccanismo in virtù del quale il dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno può richiedere le misure previste dal comma 6, e tenendo presente l'obbligo di denuncia a carico dei provider previsto dal comma 7, siamo davvero a uno Stato di polizia! Non credo si tratti di un'espressione troppo forte: è necessaria un'attenta riflessione al riguardo.
Ritengo inaccettabile che sia stato affrontato con un decreto-legge il tema della regolamentazione della rete. Chi vi parla non è insensibile alla necessità di addivenire ad una regolamentazione piena ed organica dei problemi nuovi che la rete propone. Ho apprezzato l'intervento del sottosegretario Bono; occorre tuttavia riflettere sul fatto che con il decreto-legge in esame, come in occasione di un precedente decreto-legge che riguardava un altro ministero e che vide la sollevazione del «popolo della rete», ci troviamo di fronte al tentativo di intervenire secondo una vecchia logica costrittiva, che non tiene conto di cosa sia diventato, nella vita di milioni di persone, l'uso di Internet e della rete.
Anche per quanto concerne il tema della tutela del diritto d'autore, su cui è intervenuta efficacemente la collega Grignaffini, non possiamo non rilevare che esso viene usato strumentalmente, come ha sottolineato l'onorevole Titti De Simone, da alcuni dei grandi monopolisti del mercato della cultura, che si riempiono la bocca parlando del diritto d'autore ma in realtà sono interessati esclusivamente alla privatizzazione del sapere e alla riduzione delle possibilità di libera circolazione dello stesso. Esiste una filosofia che si propone addirittura l'obiettivo di trasformare Internet in un servizio a pagamento e di rendere molto difficile l'accesso a tale straordinaria opportunità.
Raccomando, pertanto, l'approvazione dell'emendamento soppressivo in esame, al fine di rompere il meccanismo odioso che inserisce soggetti privati quali i provider, decisivi per garantire l'accesso alla rete, in un meccanismo di controllo al cui vertice al momento, stando a quanto dichiarato dal sottosegretario, non vi è l'autorità giudiziaria, ma il Ministero dell'interno.
Ciò è nell'interesse di tutti, e non di chi è all'opposizione oggi. È un tema che ci dobbiamo porre nell'interesse del paese, della libertà e della democrazia. Allora, cerchiamo di correggere il testo e di limitare i danni. Sarebbe stato meglio stralciare questa parte del provvedimento ed occuparsene in altra sede, in modo più organico e riflettuto. In Commissione si era trovato un compromesso importante che veniva incontro ad esigenze del popolo della rete; cerchiamo, quindi, di non rimettere in discussione questo punto di approdo e, in questo momento, approfittiamone, perché la soppressione del comma 7 permetterebbe di andare nella direzione che centinaia di migliaia di persone, il cosiddetto popolo della rete, hanno sollecitato in queste settimane con grande forza e con una soggettività senza precedenti. (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché la Presidenza si riserva di valutare accuratamente gli effetti dell'accantonamento dell'emendamento 1.101 della Commissione sui restanti emendamenti riferiti all'articolo 1, propongo di accantonare anche questi ultimi.
Non essendovi obiezioni, debbono pertanto intendersi accantonati tutti i restanti emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiaromonte 2.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 414
Maggioranza 208
Hanno votato
183
Hanno votato
no 231).


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 2.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 423
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
185
Hanno votato
no 238).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Carli 2.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 419
Maggioranza 210
Hanno votato
184
Hanno votato
no 235).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Carli 2.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
187
Hanno votato
no 235).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Titti De Simone 2.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Questo emendamento propone interventi urgenti a favore dell'esercizio cinematografico - mi riferisco a quello tradizionale -, che nel nostro paese è stato ubicato nei centri urbani di medie e grandi città ed è stato penalizzato dallo sviluppo del multiplex. In questi anni, abbiamo assistito alla chiusura di molti cinema nelle nostre città, che ha provocato effetti molto negativi di carattere culturale, sociale ed urbanistico.
È assolutamente necessario - è proprio questo il senso del mio emendamento 2.10 - intervenire per evitare la perdita di altre strutture di esercizio cinematografico che, per la loro natura e diffusione sul territorio, sono meritevoli di grande attenzione da parte della nostra collettività e che rischiano di essere spazzati via dallo sviluppo del multiplex.
Non pensiamo, quindi, di adottare una politica «assistenzialista» verso le imprese, ma di effettuare un intervento di «tonificazione», diretto non tanto agli imprenditori interessati, bensì al mercato in generale, soprattutto a favore delle collettività in cui tali imprese operano e si collocano. Pertanto, le nostre proposte rispettano la finalità pubblica e collettiva che tali sale cinematografiche svolgono a favore del territorio, delle città e dei quartieri in cui sono inserite.
La crisi dell'esercizio tradizionale rischia, infatti, di privare tanta parte del pubblico cinematografico di un'adeguata offerta. Nell'ambito del FUS cinema, ad esempio, i fondi a favore di tale esercizio non vengono rifinanziati da decenni, con un evidentissimo disallineamento rispetto ai fondi riservati alla produzione ed alla distribuzione.
È proprio su tali aspetti che l'emendamento in esame intende intervenire, al fine


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di aumentare, in primo luogo, l'attenzione dell'esercente verso la produzione italiana e dell'Unione europea. Attraverso l'emendamento in esame, infatti, si propone di erogare un contributo per l'attenuazione dei costi di noleggio sostenuti per la proiezione di film italiani e dell'Unione europea, parametrato al 25 per cento dell'ammontare delle retribuzioni lorde dei dipendenti impiegati, nel corso dell'anno, nei cinema con non più di quattro schermi.
Allo stesso tempo, con il mio emendamento 2.10 intendiamo intervenire sul segmento degli esercizi tradizionali, che risulta quello più recettivo e attento, ad esempio, alla programmazione delle opere italiane e dell'Unione europea, prevedendo un contributo nella misura del 25 per cento degli incassi lordi che le sale tradizionali realizzano mediante la programmazione di film nazionali ed europei.
Occorre evidenziare, tra l'altro, che una parte consistente delle sale cinematografiche che trarranno vantaggio dagli interventi che proponiamo sono comprese tra quelle 600 sale della comunità rappresentate dall'Associazione cattolica degli esercenti cinema, le quali operano capillarmente sul territorio del nostro paese, in diverse zone in modo molto prezioso, con funzioni culturali ed educative.
Al contempo, l'emendamento in esame interviene attraverso ulteriori misure per abbassare, ad esempio, i costi aziendali legati al costo del lavoro, attraverso una parametrazione dei contributi alle dimensioni delle imprese. Viene favorito, inoltre, il cinema d'essai, prevedendo la necessità di un adeguamento del contributo erogato a sostegno dell'attività di programmazione e delle numerose attività collaterali svolte da tali cinema (dibattiti, rassegne, schede informative), proponendo un aumento di ulteriori 5 milioni di euro all'anno del premio ministeriale.

PRESIDENTE. Onorevole Titti De Simone, si avvii a concludere.

TITTI DE SIMONE. In conclusione, mi sembra sia chiaro che si tratta di interventi, oltre che necessari, assolutamente praticabili ed urgenti; pertanto, invito l'Assemblea a votare convintamente a favore del mio emendamento 2.10 (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 406
Votanti 305
Astenuti 101
Maggioranza 153
Hanno votato
75
Hanno votato
no 230).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bulgarelli 2.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, intervengo sull'emendamento presentato dal collega Bulgarelli, il quale mira semplicemente ad individuare una copertura finanziaria all'articolo 2 del decreto-legge in esame diversa da quella prevista dal provvedimento stesso.
Vorrei ricordare che l'articolo 3, comma 83, della legge n. 662 del 1996 prevedeva che una quota degli utili derivanti dalla nuova estrazione del gioco del lotto venisse riservata a favore del Ministero per i beni e le attività culturali per il recupero e la conservazione dei beni culturali, archeologici, storici, artistici, archivistici e librari, nonché per gli interventi di restauro paesaggistico e per attività di tipo culturale. Finanziare l'articolo 2 del decreto-legge in esame con ben 90 milioni di euro, ai sensi della legge n. 662 del 1996, comporta di fatto la sottrazione


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di risorse a questi importantissimi settori. In concreto, significa che circa il 60 per cento delle risorse saranno stornate, compromettendo così la realizzazione di interventi già avviati o programmati e di quelli in divenire.
Ci sembra inaccettabile questo tipo di scelta: per questo motivo, l'emendamento in esame si propone di correggere una distorsione davvero pericolosa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, mi rivolgo al relatore e in qualche modo anche al sottosegretario Bono, per sottolineare che il comma 2 dell'articolo 2 contiene alcune norme che rendono il testo poco chiaro e inapplicabile. Per questo motivo, chiedo un supplemento di riflessione.
Riguardo al comma 2 dell'articolo 2, si fa riferimento al comma 83 dell'articolo 3 della legge n. 662 del 1996; la Commissione bilancio afferma che il Governo ha assicurato che in ogni caso le risorse - 90 milioni di euro - non verranno prelevate fintanto che non sarà adottato il relativo decreto di attuazione. Signor Presidente, ho accertato che è proprio così: il richiamato comma 83 parla di due decreti. È previsto un decreto che fa riferimento alla potestà del ministro di stabilire nuovi giochi per nuove entrate e un altro decreto che conferisce allo stesso ministro la potestà di destinare al Ministero per i beni e le attività culturali una quota di tali risorse. Nel provvedimento in esame, al comma 2 dell'articolo 2, non si capisce a quale dei due decreti del citato comma 83 dell'articolo 3 della legge n. 662 del 1996 si faccia riferimento. Ci si riferisce ad un decreto che deve stabilire una nuova entrata in relazione ad un nuovo gioco o al decreto che già assegna parte di queste risorse al Ministero per i beni e le attività culturali? La questione non è indifferente, in quanto in sede di applicazione il direttore generale si troverà nella condizione di non poter dare corso a questa previsione normativa.
Presidente, mi rivolgo sempre al relatore, ma in termini molto costruttivi, per ricordare che la Commissione bilancio ha osservato - tra le premesse del suo parere, che si concludono con due condizioni, espresse ai sensi dell'articolo 81, comma 4, della Costituzione - che l'assegnazione di questi 90 milioni risulta compatibile con gli utili erariali derivanti dalle estrazioni del gioco del lotto.
In sede di Commissione bilancio, dopo avere, per così dire, certificato la compatibilità della specifica destinazione con l'andamento degli utili erariali derivanti dall'estrazione infrasettimanale del gioco del lotto, il Governo ha offerto, ad ulteriore garanzia, il seguente chiarimento: in ogni caso, non si darà luogo alla predetta destinazione dei 90 milioni di euro se prima non si sarà provveduto all'adozione del decreto.
Tuttavia, la stessa Commissione bilancio non ha potuto accertare se il Governo si riferisse al decreto previsto per l'istituzione di nuovi giochi od a quello, diverso dal primo, che attribuisce al Ministero per i beni culturali ed ambientali una parte delle risorse derivanti dal gioco del lotto.
Questo rilievo non è indifferente: nelle formule classiche di copertura - forse, il sottosegretario Bono mi può seguire meglio del relatore -, quando si pone un limite alla destinazione, è d'uso precisare che si tratta di limite massimo. In questo caso, invece, la disposizione non specifica che si tratta di limite massimo, per cui i 90 milioni di euro potrebbero anche essere intesi come limite minimo.
A mio parere, è necessario intervenire sulla disposizione per dare un chiarimento netto a tale riguardo. Se proprio non dovesse essere possibile operare in tal modo, si potrebbe presentare un subemendamento ad horas dalla formulazione sufficientemente chiara (anche se non so se ciò sia sufficiente). Comunque, credo che debba esservi un chiarimento da parte del relatore e del Governo.
Infine, signor Presidente...

PRESIDENTE. Onorevole Boccia...


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ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, intervenendo su questo emendamento sto offrendo un contributo; e poiché dispongo di cinque minuti ...

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, le faccio notare che sono già passati più di sei minuti!

ANTONIO BOCCIA. In questo caso, signor Presidente, mi soffermo brevemente su un'ultima questione.
Questi 90 milioni di euro vengono destinati all'applicazione del comma 1 e, in più, per le esigenze anche di funzionamento del settore dello spettacolo e della società Arcus. Si tratta di una formula di copertura impropria, in quanto riferita a più obiettivi. Anzi, la formula non solo è impropria, ma anche incongrua: sarà un problema decidere - ma, poi, chi lo farà? - quanti andranno alla società Arcus, quanti allo spettacolo e quanti all'applicazione del comma 1. Penso che questo benedetto comma 2 vada riformulato; in caso contrario, esso rimarrà inattuato.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, ringrazio il collega Boccia, il quale, in maniera sempre puntuale, pone rilevanti e fondati problemi di carattere procedurale.
Il collega mi permetterà di fare una precisazione che, rimanendo agli atti, consentirà di fugare eventuali equivoci. Come ha ricordato l'onorevole Boccia, un primo decreto riguarda la possibilità, per il ministro, di individuare nuovi giochi e, quindi, nuove fonti di entrata; un secondo decreto è quello che, entro il 30 giugno, consente al ministro dell'economia e delle finanze di attribuire al ministro per i beni e le attività culturali, verificata la congruità delle entrate, il potere di assegnazione dei fondi del lotto.
Ebbene, è ovvio che il decreto cui facciamo riferimento nella disposizione di cui ci stiamo occupando è il secondo e non il primo.
Ma la richiesta di chiarimento dell'onorevole Boccia esige un'ulteriore puntualizzazione: i 90 milioni di euro non corrispondono all'intera somma derivante dai fondi del lotto, ma soltanto ad una quota della stessa, così com'è sempre avvenuto. Di conseguenza, rimane ferma la procedura di definizione dell'entità dei suddetti fondi, che si aggirano, normalmente, intorno ai 150 milioni di euro all'anno.
Di questi 150 milioni di euro, 90 sono destinati alla copertura del fondo per il sostegno dell'attività cinematografica (si tratta del limite massimo). Il resto sarà distribuito con decreto del ministro per i beni e le attività culturali per le finalità di istituto.
Vorrei poi invitare la collega Zanella a non nutrire preoccupazioni in ordine al venir meno delle finalità di istituto con i fondi del lotto, perché si tratta di un intervento limitato all'esercizio 2004 (fermo restando nel triennio l'utilizzo ordinario dei fondi del lotto) e perché i fondi destinati all'attività di restauro risentono dell'utilizzo delle risorse aggiuntive mobilitate attraverso la società Arcus.
Dunque, in una corretta visione della gestione complessiva delle attività del ministero, posso assicurare al Parlamento che nel triennio saranno bilanciate tutte le risorse destinate al restauro. Inoltre ritengo che, per il restauro e la tutela del patrimonio culturale, si prevedano somme superiori a quelle utilizzate nell'ultimo triennio.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bulgarelli 2.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 392
Astenuti 1
Maggioranza 197
Hanno votato
165
Hanno votato
no 227).

Prendo atto che l'onorevole Zanella ha erroneamente espresso un voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Titti De Simone 2.12 e Grignaffini 2.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiaromonte. Ne ha facoltà.

FRANCA CHIAROMONTE. Signor Presidente, alla luce degli ultimi chiarimenti del sottosegretario Bono, che non smetterò mai di ringraziare per il modo con cui sta seguendo l'esame di questo provvedimento, vorrei ricordare che, in realtà, le risorse aggiuntive di Arcus non si vedono! Il sottosegretario conferma una decurtazione con riferimento ai beni culturali e ai fondi del lotto. Da ogni dichiarazione si evince che Arcus diventa l'oggetto che sostituisce tutto ciò che manca, con funzioni improprie. Noi proponiamo di sopprimere la parte della disposizione che stabilisce che con i fondi del lotto si finanzi Arcus Spa, una società che dovrebbe investire il 3 per cento degli investimenti nelle opere pubbliche (quei 93 mila miliardi che campeggiano sui manifesti del Presidente del Consiglio).
È evidente che si è persa traccia di questo 3 per cento. Ma stabilire addirittura che il lotto finanzia una società che dovrebbe investire risorse nei beni culturali e nello spettacolo ci sembra davvero troppo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, colgo l'occasione di questo incidente tecnico per svolgere alcune considerazioni. Ricordo al collega Boccia che la relazione tecnica che accompagna il provvedimento dava un'interpretazione autentica delle intenzioni; a prescindere dall'imprecisa formulazione tecnico-giuridica, la relazione tecnica scioglieva ogni dubbio. L'interpretazione autentica era chiara in sede di esame in Commissione, durante il quale abbiamo avuto un confronto con il sottosegretario, a cui ricordo che sono 155 e non 150 i milioni di euro.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Ho detto «circa».

ANDREA COLASIO. Grosso modo sono 300 miliardi.
Signor sottosegretario, nel rispetto che contraddistingue l'operatività della Commissione e il rapporto dialogico, è necessario fare alcune precisazioni. Resta drammaticamente vero il fatto politico che in questo momento stiamo sottraendo 180 miliardi alle politiche di tutela e di valorizzazione del nostro patrimonio culturale.
Vorrei ricordare al sottosegretario un suo intervento in Commissione, con il quale aveva assunto il preciso impegno di garantire, almeno a fine legislatura o nei prossimi due anni, una sorta di riequilibrio. Forse è opportuno, anche per chiarezza e perché resti agli atti, sottolineare un limite genetico di questo decreto. Signor sottosegretario, a prescindere dalla connotazione quasi sperimentale del provvedimento - oltre ai decreti aventi valore non regolamentare, avete introdotto il decreto con finalità sperimentali, laboratoriali (l'articolo 1 rielaborato evidentemente aveva questa precisa connotazione) - vi era un errore. Infatti si è partiti con l'obiettivo parziale della tutela dell'audiovisivo, dell'opera cinematografica, ma era evidente come non fosse sufficiente, perché andava considerata l'opera d'ingegno nella sua globalità. Questo vizio genetico, che ha costituito il motore immobile di questo provvedimento, ha determinato


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- ahimè! - un effetto di riverbero (quando abbiamo discusso il decreto legislativo sul cinema, noi vi avevamo avvertito del rischio della gestione della fase di transizione).
Ora, signor sottosegretario - l'abbiamo già detto più volte ieri - noi non abbiamo capito quale sia la disponibilità esatta del fondo di dotazione cinematografico giacente presso la BNL: si tratta di 160 o di 360 miliardi? Perché queste due cifre, con un differenziale di 200 miliardi, vengono riportate in due precisi documenti prodotti dal vostro Governo, in modo specifico dal vostro ministero. È evidente che questa indeterminatezza ci lascia un po' perplessi. Ma, al di là di questa notazione tecnica, a cui mi auguro avremo risposta, il vero nodo politicamente rilevante in negativo è che di fatto vengono sottratti 180 miliardi. Ora, abbiamo ritirato l'emendamento 2.5, che sostanzialmente definiva un impegno preciso del Governo a restituire nel 2005 e nel 2006 questi 180 miliardi e lo abbiamo trasformato in un ordine del giorno, per essere coerenti con gli impegni che lei, signor sottosegretario, ha assunto in Commissione. Detto questo, però, è necessaria un'ulteriore considerazione. Nella relazione tecnica si dice che 60 miliardi sono canalizzati, come limite massimo, qualora diventino opere di interesse culturale nazionale i 40 film che sono in lista d'attesa. È molto meno chiara - e qui le considerazioni del collega Boccia sono assolutamente pertinenti - la specifica destinazione dei 30 residui milioni di euro (perché, in effetti, nell'articolato si dice: anche per lo spettacolo e per il funzionamento della Arcus). Qui non c'è una quantificazione precisa. Mi fa piacere che sia presente il sottosegretario Pescante, perché involontariamente egli consegnò alla Commissione cultura della Camera un documento nel quale a nome del Governo, con riferimento alla Arcus, aveva quantificato per il 2003 e 2004 una cifra incrementale pari a 1.000-1.500 milioni di euro, poiché si assumeva che il 3 per cento era rapportato all'intera tabella F, che definisce la complessità degli interventi infrastrutturali. Stiamo parlando di cifre enormi. Oggi noi leggiamo che in realtà il 3 per cento è rapportato alla legge n. 166, articolo 13, la cosiddetta legge obiettivo ( stiamo parlando di 100 milioni di euro). Come è pensabile, signor sottosegretario, che il decremento delle risorse, quello vero, sia maggiore dell'incremento previsionale, nonostante dichiariamo la necessità di sviluppi incrementali sulle politiche dei beni culturali?

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare (Commenti).

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, le osservazioni che vengono fatte dai colleghi, atteso che questo è un Parlamento, non è un luogo dove ci si esercita in monologhi, meritano le opportune risposte. Si tratta di domande a cui il Governo non ha difficoltà a rispondere e che sono utili anche per l'opportuna conoscenza di tutti i colleghi. La questione posta dall'onorevole Colasio - risponderò tra un attimo anche all'onorevole Chiaromonte - è da chiarire in questi termini.
La norma che stiamo approvando - i 90 milioni di euro - è finalizzata al sostegno delle attività culturali e l'organismo che ne deciderà la distribuzione è costituito dal comitato per i problemi dello spettacolo, che, alla luce delle esigenze che si presenteranno, potrà distribuire tali somme, fermo restando che 60 milioni di euro circa saranno destinati al sostegno delle proposte cinematografiche che hanno già ottenuto il parere favorevole, qualora tutte dovessero essere confermate.
Se invece parte di tali proposte non dovesse essere confermata, è chiaro che le somme andranno a incrementare il plafond per avviare la nuova procedura di approvazione delle proposte filmiche, in base al nuovo decreto legislativo.
Quindi, non vi è alcun problema riguardo a chi deve decidere e sul che cosa deve decidere. È già stabilito dalla legge. Immagino che il comitato per lo spettacolo,


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oltre alle normali funzioni di distribuzione delle risorse del FUS, avrà la possibilità di intervenire su tali somme, che sono aggiuntive, anche se stornate da fondi lotto. Sono somme aggiuntive per le attività culturali.
Per quanto riguarda Arcus Spa, si tratta di una società divenuta operativa la scorsa settimana e che ha già la disponibilità di circa cento milioni di euro l'anno per poter intervenire con determinati meccanismi in base alle proposte di istituto.
La previsione contenuta in questa norma non ha una valenza di contribuzione: non vogliamo, attraverso i fondi lotto, contribuire all'attività dell'Arcus, perché sarebbe un'operazione paragonabile ad un gatto che si morde la coda. Non è esattamente questa l'intenzione del Governo. I fondi stanziati in questo provvedimento servono ad avviare la stessa Arcus, che si trova oggi, grazie a questo provvedimento, nelle condizioni di essere immediatamente operativa.
Dunque, abbiamo superato tutti i problemi legati a ritardi procedurali e le somme stanziate ci servono per avviare il processo. Le risorse che potrà gestire Arcus Spa sono molto elevate, anche perché una recente sentenza del Consiglio di Stato ha confermato che non vi è alcuna previsione che obbliga a calcolare il 3 per cento sui fondi di cui alla legge-obiettivo. Esso riguarda tutto il plafond di spesa pubblica destinata a infrastrutture per conto dello Stato. Ciò vuol dire che vi sarà una quantità di risorse aggiuntive che, attraverso Arcus Spa, andrà ad incrementare, finalmente, i fondi destinati alle attività di istituto del ministero.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Titti De Simone 2.12 e Grignaffini 2.17 non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 374
Maggioranza 188
Hanno votato
173
Hanno votato
no 201).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.21 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento).
Nessuno chiedendo di parlare, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.21.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 395
Astenuti 1
Maggioranza 198
Hanno votato
393
Hanno votato
no 2).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.20 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento).
Nessuno chiedendo di parlare, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.20.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 393
Astenuti 1
Maggioranza 197
Hanno votato
390
Hanno votato
no 3).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.100 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiaromonte. Ne ha facoltà.


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FRANCA CHIAROMONTE. Signor Presidente, l'emendamento in esame è il frutto non solo del lavoro parlamentare, che ha contrassegnato l'iter di questo provvedimento, e del rapporto tra maggioranza ed opposizione, ma anche del lavoro e della concordia dei diversi soggetti interessati, primi tra tutti i sovrintendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche, i sindacati confederali e gli operatori dello spettacolo in genere.
Esso interviene a sanare la situazione di vera e propria emergenza in cui versano le fondazioni lirico-sinfoniche e, quindi, attiene ad un tema generale. Si tratta di un tentativo, a nostro avviso positivo, di affrontare il tema della sopravvivenza delle fondazioni in questione.
Per questo motivo, annuncio il voto favorevole del nostro gruppo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, intervengo brevemente a sostegno dell'emendamento in esame, che nasce dalla consapevolezza che le fondazioni liriche stanno attraversando una fase di assoluta criticità. Credo che oggi - signor sottosegretario, mi corregga se sbaglio - siamo di fronte ad uno sfondamento di bilancio di 300 miliardi; è evidente che si impone un intervento di tipo strategico.
Signor sottosegretario, con il decreto-legge in esame si interviene ex post factum, nel senso che tale emendamento è stato adottato in sede di Commissione. Allora, è evidente che si pone un problema, e mi rivolgo anche alla relatrice ed al presidente Adornato: manca una legge quadro di sistema. Senza una legge quadro di sistema, all'interno della quale molto più correttamente l'emendamento 2.100 della Commissione avrebbe dovuto trovare collocazione, il mondo dello spettacolo dal vivo nel nostro paese non è posto nelle condizioni di reperire le risorse necessarie al suo funzionamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.

GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, intervengo per esprimere la mia condivisione rispetto alla scelta compiuta con l'emendamento in esame (ritengo in maniera responsabile), sostanzialmente anche sulla base della situazione davvero insostenibile nella quale versano gli enti lirici italiani.
Ritengo che sia stato giusto raccogliere il grido d'allarme lanciato in varie occasioni da tali enti ed anche dagli stessi sindaci nei vari incontri che si sono svolti, attraverso un emendamento che - come diceva giustamente il collega Colasio - non risolve di per sé il problema generale degli enti lirici, ma sicuramente dà loro per il momento un certo sollievo. Certamente, con riferimento agli enti lirici, occorrerà trovare una soluzione più ampia, nell'ambito di un quadro normativo in cui essi si possano muovere con certezza, con una progettazione ed una programmazione che li renda più tranquilli e che sia all'altezza delle loro aspettative e di quelle degli utenti e dei cittadini.
Ritengo che la lirica italiana sia una grossa risorsa, che purtroppo stiamo perdendo in buona parte. Ciò mi dispiace molto, perché credo sia giusto prestare una doverosa attenzione alla nostra lirica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, intervengo brevemente per sottolineare che noi, con grande senso di responsabilità (in realtà, è solo questo il motivo), esprimeremo un voto di astensione sull'emendamento in esame che rappresenta una soluzione necessaria per evitare il collasso finanziario e di consentire la sopravvivenza degli enti lirici.
Tuttavia, teniamo a sottolineare che tale situazione di collasso è anche la dimostrazione che il circolo virtuoso che si sarebbe dovuto creare attraverso la trasformazione


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in fondazioni private degli enti lirici è stato un totale fallimento. Quindi, vanno radicalmente ripensate le politiche riguardanti questo nostro importante patrimonio culturale, ritornando ad una politica di investimenti pubblici.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Signor Presidente, volevo innanzitutto rivendicare alla maggioranza l'idea di aver proposto questo emendamento, che poi è stato condiviso dai colleghi delle altre forze politiche; vorrei, però, specificare il motivo per il quale non si è riusciti fino ad oggi a realizzare né leggi di settore, né tantomeno la sospirata legge quadro di riordino del settore dello spettacolo; ciò è avvenuto per colpa di una affrettata formulazione nell'articolo 117 della Costituzione - cioè la riforma del titolo V della Costituzione - che ha creato una grandissima confusione nei rapporti tra Stato e regioni in materia di spettacolo.
Di questa grande confusione, dalla quale non siamo ancora usciti fuori, si sta discutendo da ormai due anni e mezzo e finalmente sono stati messi intorno ad un tavolo, con la certezza finalmente di riuscire forse trovare una soluzione, tutti i soggetti coinvolti, cioè lo Stato centrale, le regioni, le istituzioni interessate in questa riforma importantissima.
Ripeto che gli enti lirici soffrono di questa situazione, che si sarebbe potuta sanare grazie a una legge di settore o ad una legge quadro, ma tutto questo non è stato possibile, fino ad oggi, per colpa dell'affrettata formulazione dell'articolo 117 della Costituzione; quindi, a maggior ragione rivendico a questa maggioranza di avere comunque cercato una soluzione attraverso l'emendamento che ci accingiamo a votare, con l'obiettivo di sanare la situazione, pressoché disastrosa, nella quale versano gli enti lirici.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.100 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 385
Astenuti 6
Maggioranza 193
Hanno votato
379
Hanno votato
no 6).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 2.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 19,38)

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, sarò molto breve ma vorrei ricordare alla relatrice e al sottosegretario Bono l'obiettivo strategico che si era assunto questo decreto-legge: sostenere la nostra impresa cinematografica. Questo era il modulo sperimentale, poi abbiamo cambiato eterogenesi dei fini ed è diventata qualche cos'altro.
Questo emendamento pone un problema che è strategico, poiché io le ricordo, sottosegretario, e lo ricordo anche a Rositani ed alla Carlucci, che quando abbiamo svolto le audizioni sul decreto riguardante il settore cinematografico i punti nodali erano il contrasto alla pirateria e le risposte a Sky.
Poiché è evidente che gli operatori ci dicono che il contrasto alla pirateria rappresenta uno dei fattori strategici, assieme alla necessità di un intervento che in un certo qual modo riconduca il vecchio decreto Veltroni, che ridefinisce il rapporto tra produzione cinematografica, industria


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cinematografica e televisione, ad un giusto equilibrio, tenendo conto del fatto che sul mercato italiano è apparso Sky.
La richiesta degli operatori è stata quella di assumere un obbligo di intervento su Sky, per far sì che vi sia una attenzione alla produzione nazionale italiana e vi sia una quota delle risorse; infatti, sapete benissimo che nella legge n. 122 si parla unicamente di risorse pubblicitarie e non di abbonamenti. Poiché il modulo funzionale di scala è l'abbonamento, con questo emendamento si fornisce finalmente una risposta esauriente alle aspettative degli operatori cinematografici.
Francamente, se l'obiettivo era quello di dare una risposta che fosse congruente ad una possibilità di sviluppo della nostra industria cinematografica, era evidente, ed è tuttora evidente, che non si può prescindere dalla presenza di Sky.
Questo emendamento fornisce una risposta chiara: il 10 per cento delle risorse degli abbonamenti su Sky vanno restituiti alla possibilità di produzione per il cinema nazionale. Su questo emendamento richiamo l'attenzione dell'Assemblea, rilevando peraltro come lo stesso non comporti incrementi di costo per il Governo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiaromonte. Ne ha facoltà.

FRANCA CHIAROMONTE. Signor Presidente, intervengo solo per chiedere di aggiungere la mia firma all'emendamento Colasio 2.4, condividendo il ragionamento svolto dal collega sulla legge n. 122 e sul rapporto con Sky, che non richiamo se non per ricordare che la sinergia positiva creata da quella legge tra cinema e televisione è stata fattore determinante nello sviluppo del cinema italiano.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare...

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 2.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Presidente...

PRESIDENTE. Mi dispiace, non l'avevo vista.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 345
Maggioranza 173
Hanno votato
158
Hanno votato
no 187).

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Presidente, avevo chiesto di parlare...

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole sottosegretario (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Scusate, ma si può sbagliare, non esistono gli infallibili! Le ho già chiesto scusa, di più cosa devo fare?
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Titti De Simone 3.1 e Grignaffini 3.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Mi spiace per l'onorevole Bono, a cui quasi quasi cederei la parola (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...

GIOVANNI RUSSO SPENA. Presidente bolscevico!

TITTI DE SIMONE. Con riguardo agli identici emendamenti in esame, riteniamo che insieme alla Patrimonio Spa anche la Arcus Spa sia una pistola puntata contro le politiche pubbliche nel settore della cultura. Francamente, onorevole Bono, la stimo molto e le argomentazioni che lei ha portato in questa discussione non fanno


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una piega: tuttavia, riteniamo del tutto inaccettabile l'impostazione di fondo e la filosofia che informa la creazione della suddetta società.
In questo Governo vi è un'ansia di privatizzare ampi settori della cultura attraverso la costituzione di società dai contorni molto oscuri, di discutibile trasparenza. Tali società si conformano come una sorta di scatole cinesi: fanno capo ai ministeri, confluiscono in altre aziende, controllano altre società, sottoscrivono convenzioni con i ministeri che ne rappresentano anche i principali azionisti, e così via. Insomma, si tratta di un meccanismo davvero perverso ed estremamente pericoloso. Così adesso si intende finanziare la Arcus con il 3 per cento delle opere pubbliche fra cui il fantomatico ponte sullo stretto di Messina, che non si farà mai, ed anche cercando di sottrarre al lotto risorse e finanziamenti che andrebbero destinati alle politiche pubbliche.
Non condividiamo tale meccanismo: non è possibile che la Arcus si sostituisca al ministero per l'erogazione dei fondi. Non condividiamo le fonti di finanziamento di tale fantomatica società, non condividiamo l'esistenza di tale società per valorizzare e promuovere le attività dello spettacolo. Si tratta, infatti, di attività pubbliche che dovrebbero far parte di una pianificazione e di una programmazione ministeriale. Non condividiamo la struttura finanziaria della Arcus, su cui si addensano non solo i nostri ma tanti altri autorevoli dubbi. Vi sono interessi privati e mercantili che nulla hanno a che fare con l'interesse collettivo relativo alla cultura come diritto fondamentale di cittadinanza che meriterebbe, invece, altre e nuove politiche pubbliche. Per tali motivi chiediamo la soppressione dell'articolo 3.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Titti De Simone 3.1 e Grignaffini 3.11, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 368
Maggioranza 185
Hanno votato
163
Hanno votato
no 205).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 3.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 363
Maggioranza 182
Hanno votato
160
Hanno votato
no 203).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiaromonte 3.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 363
Maggioranza 182
Hanno votato
159
Hanno votato
no 204).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 3.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, signor sottosegretario, mi auguro che il Consiglio di Stato abbia definito che l'oggetto di riferimento dell'aliquota non sia l'articolo 13 della legge n. 166 del 2002, bensì l'intera tabella F. Su tale problema


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interpretativo in sede di discussione della legge finanziaria eravamo tornati più volte. È evidente che considero positivamente il giudizio del Consiglio di Stato: ciò significa che la Arcus, piaccia o meno, si affianca al ministero con una dotazione finanziaria impressionante. Non so se questo avverrà o se vi sarà una ridefinizione tra il Ministero delle infrastrutture ed il Ministero dei beni culturali.
Resta non meno vero che, comunque, può diventare plausibile il percorso individuato dal sottosegretario Pescante, questa volta sì, con 700-800 milioni di euro di anno in anno. A fronte di una tale dotazione finanziaria, anche per recepire le sollecitazioni critiche della collega Titti De Simone, chiedo al sottosegretario se sia pensabile che nelle modalità di gestione di queste risorse, che sono significative, non vi sia un coinvolgimento del Parlamento. I nostri emendamenti vanno in questa direzione: chiediamo che vi sia, quanto meno nella definizione dell'atto di indirizzo dell'asse strategico delle politiche dell'Arcus, una corresponsabilizzazione, una concertazione con le competenti Commissioni di Camera e Senato. Visto che ciò avviene per decreti che sono marginali, residuali, irrilevanti, è pensabile che una cifra di tale entità, una dimensione strategica così rilevante, sia definita con procedure in cui vi è la totale estraneità delle Commissioni competenti? Francamente non credo, e ritengo che sarebbe interessante conoscere il suo giudizio in merito, signor sottosegretario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Chiedo, signor Presidente, di sottoscrivere l'emendamento in esame, che pone un problema che, da un certo punto di vista, definirei di democrazia.
Con la costituzione della società Arcus Spa, che esternalizza le competenze del Ministero per i beni e le attività culturali - mi verrebbe da dire che espropria anche le competenze dei privati, che conferiscono capitali o patrimonio -, si crea in qualche modo un luogo altro, esterno, oscuro, senza nessuna trasparenza e senza nessuna possibilità di controllo. In questa società, il ministero - con tutte le possibilità di controllo, sul piano parlamentare e da parte degli organismi di vigilanza, delle attività del ministero stesso (che sono proprie di una democrazia aperta e rappresentativa) - non è più né rappresentato, né attore e si espropriano, altresì, i privati delle loro possibilità di controllo nella gestione delle risorse e delle funzioni di valorizzazione.
Ebbene, questo luogo oscuro, non democratico, che dovrà gestire migliaia - si spera! - di miliardi di finanziamenti nei settori dei beni e delle attività culturali, non viene neppure sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari. Stiamo costruendo un mostro, un luogo nero della democrazia (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indico...

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Un momento, Presidente! Avevo segnalato la mia intenzione di intervenire.

PRESIDENTE. Mi scusi, sottosegretario Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Quello posto dagli onorevoli Colasio e Grignaffini è un tema antico, che riguarda «chi fa cosa». Il Parlamento non ha funzioni di gestione, bensì funzioni di indirizzo e di controllo. L'emendamento in esame, così come proposto, snaturerebbe il provvedimento. L'equivoco di fondo è dato dal fatto che l'Arcus Spa non è una società autonoma, né opera con indirizzi diversi da quelli dettati dalla legge, nonché dal relativo decreto istitutivo, che vincola il consiglio di amministrazione dell'Arcus Spa ad operare sulla base delle direttive che vengono definite dal Ministero per i


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beni e le attività culturali, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Di conseguenza, non siamo davanti allo scenario - che veniva descritto - di un'entità che opera avulsa dal coordinamento. Sarebbe, dunque, come affermare che le Commissioni parlamentari dovrebbero, ad esempio, approvare la decisione del comitato dello spettacolo sulla ripartizione del FUS. Se volete, variamo una legge sulla base della quale il FUS deve essere approvato dalle Commissioni parlamentari!
Allora, colleghi, dobbiamo essere coerenti con le impostazioni legislative e con la struttura di comportamento ordinario e di funzione delle varie istituzioni. Pertanto, il Governo governa, mentre il Parlamento legifera e controlla: visioni intermedie o commistioni non funzionano.
Vi è stata una lunga stagione politica (parlo da ex deputato della regione siciliana): uno dei problemi che la regione siciliana ha avvertito in passato è stato, a mio avviso, l'eccessiva preponderanza del ruolo dell'assemblea regionale rispetto al Governo, perché non vi era atto politico del Governo che non fosse sottoposto all'esame delle Commissioni parlamentari, il che provocava alcuni ritardi, rendendo difficile seguire la situazione.
In buona sostanza, la proposta dell'onorevole Colasio è legittima, ma dal punto di vista della visione dei ruoli non è assolutamente coerente con la finalità del provvedimento. Il Governo, pertanto, conferma il parere espresso.

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, come emerso in sede al Comitato dei nove, volevo rappresentare l'esigenza di accantonare, oltre che l'emendamento Osvaldo Napoli 4.1...

PRESIDENTE. Su tale emendamento la relatrice si era riservata di esprimere il parere.

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Esatto. Si avverte l'esigenza di accantonare anche l'emendamento Colasio 3.10. Colgo, inoltre, l'occasione per rappresentarle l'esigenza di riunire il Comitato dei nove al termine della seduta.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda l'emendamento Osvaldo Napoli 4.1, ribadisco che la relatrice si era riservata di esprimere il parere. Poiché, secondo quanto comunicato alla Presidenza, la relatrice intenderebbe chiedere alla Commissione bilancio di riconsiderare il parere contrario espresso, chiedo alla stessa se sia ancora questa la sua intenzione. In tal caso, la Commissione bilancio si dovrà pronunciare in tal senso.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Signor Presidente, il Comitato dei nove proporrà una riformulazione, sulla quale sarà necessario acquisire il parere della V Commissione.

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, gli emendamenti Colasio 3.10 ed Osvaldo Napoli 4.1 devono intendersi pertanto accantonati.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 4.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 358
Votanti 357
Astenuti 1
Maggioranza 179
Hanno votato
152
Hanno votato
no 205).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 4.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 362
Votanti 361
Astenuti 1
Maggioranza 181
Hanno votato
154
Hanno votato
no 207).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 4.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 369
Maggioranza 185
Hanno votato
160
Hanno votato
no 209).

Ricordo che l'emendamento Bianchi Clerici 4.2 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.100 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 376
Votanti 375
Astenuti 1
Maggioranza 188
Hanno votato
370
Hanno votato
no 5).

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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