Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 436 del 10/3/2004
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La seduta, sospesa alle 9,55, è ripresa alle 10,25.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 2700 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 gennaio 2004, n. 9, recante proroga della partecipazione italiana a operazioni internazionali. Disposizioni in favore delle vittime militari e civili di attentati terroristici all'estero (Approvato dal Senato) (4725).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 gennaio 2004, n. 9, recante proroga della partecipazione italiana a operazioni internazionali. Disposizioni in favore delle vittime militari e civili di attentati terroristici all'estero.

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 4725)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 4725 sezione 1), nel testo delle Commissioni identico a quello recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 4725 sezione 2).
Ricordo che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo delle Commissioni, identico a quello recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 4725 sezione 3).
Ricordo altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo 1 del disegno di legge di conversione.
Ricordo, infine, che nella seduta di ieri sono stati, da ultimo, votati congiuntamente la prima parte dell'emendamento Violante 2.4 e gli identici emendamenti Cima 2.1, Rizzo 2.50 e Folena 2.51.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 2.58.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Minniti. Ne ha facoltà.

MARCO MINNITI. Signor Presidente, con l'emendamento Grandi 2.58...

PRESIDENTE. Prego i colleghi di ascoltare o, quanto meno, di non disturbare.
Onorevole Minniti, prosegua pure.


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MARCO MINNITI. Come stavo dicendo, signor Presidente, con l'emendamento Grandi 2.58 inizia una sequenza di emendamenti sul tema del ritiro immediato dall'Iraq dei nostri militari: su questi emendamenti, noi esprimeremo un voto contrario. Lo facciamo sulla base di una battaglia politico-parlamentare che abbiamo condotto anche ieri e che ha visto impegnato tutto L'Ulivo e il centrosinistra sull'emendamento soppressivo dell'articolo 2.
Con quel voto, che chiedeva la separazione del contenuto del decreto-legge, noi abbiamo riproposto, colleghi, Presidente, un giudizio negativo sulla missione in Iraq. Tale giudizio deriva da una valutazione dello scenario internazionale e...
Mi scusi, Presidente, ma procedere in questo modo è difficilissimo.

PRESIDENTE. Me ne rendo conto, onorevole Minniti, ma, oltre che richiamare i colleghi, non posso fare altro. Per cortesia, colleghi, un po' di silenzio!

MARCO MINNITI. Come stavo dicendo, si tratta di un giudizio negativo che deriva da valutazioni di carattere internazionale, da un'attenta analisi della situazione irachena, da un giudizio negativo da noi espresso sulla guerra e sul fallimento di una politica di stabilizzazione nel dopoguerra. Tuttavia, Presidente, non è convincente che un giudizio negativo e il nostro voto contrario sulla missione irachena, qualora si fosse potuto votare per parti separate la proroga delle missioni, significhino implicitamente un assenso all'immediato ritiro delle truppe dallo scenario iracheno.
Ciò non è vero per tante ragioni. In altre circostanze noi abbiamo votato contro. Ad esempio, abbiamo votato contro la missione in Iraq, a luglio; abbiamo votato contro l'invio degli alpini in Afghanistan. Tuttavia, quel voto contrario non ha mai implicitamente, né tanto meno esplicitamente, posto il problema di un ritiro immediato di quelle forze. In sostanza, dire «no» è un'altra cosa dal dire «ritiro immediato». Il ritiro immediato è un'altra scelta; legittima, ma è un'altra scelta e, a mio avviso, è una scelta sbagliata.
Lo è per due motivi, Presidente. Il primo motivo è che un ritiro immediato oggi, senza condizioni, porrebbe il problema di un vuoto civile e democratico in quel paese, nel momento in cui esso attraversa una transizione difficilissima...
Presidente, però è imbarazzante...!

PRESIDENTE. Scusate, colleghi, per cortesia...

MARCO MINNITI. Grazie Presidente.
C'è una transizione difficilissima ed un ritiro immediato lascerebbe un vuoto che verrebbe colmato in altri modi. Anche molti tra coloro che si sono esplicitamente schierati a sostegno del movimento per la pace contro la guerra, associazioni e movimenti cattolici e pacifisti, pur essendo contro la guerra e contro l'invio dei nostri militari, hanno detto con chiarezza che quel «no» che oggi ribadiamo non significa proporre il tema del ritiro immediato.
In secondo luogo, non può essere sottovalutato il fatto che il 30 giugno in Iraq ci sarà un passaggio molto importante, quello che porterà dal CPA al governo provvisorio iracheno e che, per quanto ci riguarda, costituirà il momento effettivo della verifica. Il governo provvisorio iracheno potrà chiedere un pieno coinvolgimento delle Nazioni Unite, che potranno essere la guida della transizione democratica di quel paese.
A nostro avviso, è dunque in quel momento che andrà effettuata fino in fondo una verifica sulla presenza militare italiana. Si tratta di una scadenza che richiede un impegno di iniziativa politica e diplomatica che prefiguri quella svolta e quel cambiamento strategico che abbiamo auspicato più volte in questi mesi e sui quali il Governo italiano ha brillato per la sua assenza. Una svolta ed un cambiamento strategico che possono essere così sintetizzati: da un lato, una presa effettiva e piena della guida della transizione da parte delle Nazioni Unite; dall'altro, una forza militare che accompagni la transizione irachena, composta anche da quei paesi che non hanno voluto la guerra e che si sono esplicitamente schierati contro di


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essa, come i paesi arabi moderati, per la costruzione di una forte e stabile democrazia in quel paese.
Su questi temi, signor Presidente, presenteremo un ordine del giorno, espressione di una volontà e di una scelta politica chiare ed evidenti: se questa svolta non ci sarà, se non ci saranno le condizioni che abbiamo posto e se, entro il 30 giugno, non si faranno passi decisivi, la missione dovrà considerarsi esaurita. Per quanto ci riguarda, in quel momento i militari italiani dovranno rientrare in patria.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Monaco. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MONACO. Abbiamo più volte espresso ferma condanna verso una guerra sciagurata che è stata dichiarata facendo leva su motivi pretestuosi, senza e contro la legalità internazionale, che, come era prevedibile, ha sortito effetti esattamente contrari a quelli dichiarati e che non fa ancora intravedere vie d'uscita. Abbiamo di conseguenza votato contro il rifinanziamento della missione in Iraq, di cui non è affatto chiara la natura umanitaria e che si svolge in condizioni precarie sotto il profilo della sicurezza, come documentano anche le notizie delle ultime ore; una missione che non si inscrive nel quadro di una strategia politica degna di questo nome, e cioè guidata da un'idea e da un progetto atti a far uscire quello sventurato paese dal caos e dalla violenza che la guerra non ha rimosso, ma semmai ha dilatato; una missione pensata e varata senza la copertura dell'ONU e, per nulla ripensata o riconvertita dopo la risoluzione del Consiglio di sicurezza, che non può configurarsi come una sanatoria ex post di una missione che resta uguale a se stessa.
Abbiamo chiesto di poterne discutere l'impostazione, il mandato, le regole di ingaggio, con la severa franchezza che ci è prescritta dalle nostre responsabilità, la stessa di cui stanno dando prova le stesse opinioni pubbliche dei paesi che la guerra hanno deliberato e condotto.
Ci si è risposto con la richiesta di un voto cumulativo su tutte le missioni, a mo' di «soluzione pacchetto», quasi infilandovi di soppiatto una mera proroga della missione che mai avremmo potuto avallare nel segno di un distratto automatismo. Come a dire: visto che lì stiamo, lì dobbiamo restare! Come se, da quando la missione ha preso il via, non fosse accaduto niente ai nostri uomini ed intorno ad essi!
Signor Presidente, presenteremo un ordine del giorno volto a fissare un termine ragionevolmente ravvicinato, il 30 giugno (mancano poco più di tre mesi), entro il quale o si produce una svolta contrassegnata da vera centralità e responsabilità in capo all'ONU e reale autodeterminazione del popolo iracheno oppure si revoca la nostra missione: insomma, ci si ritira, perché sia chiaro!
Ribadisco che il termine al quale leghiamo la richiesta del ritiro è ragionevolmente ravvicinato. Ecco la ragione per cui, per coerenza logica prima che politica, cioè per non smentire il nostro ordine del giorno, non possiamo che esprimere voto contrario sull'emendamento Grandi 2.58 e sugli altri a seguire, di contenuto sostanzialmente analogo, con i quali viene chiesto, letteralmente, il ritiro immediato dei nostri uomini: ripeto che saremo noi a chiederlo, da qui a tre mesi, se, nel frattempo, tutto dovesse rimanere invariato (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, non solo perché sono firmatario dell'emendamento, lo confermo e vorrei difenderne le ragioni, che sono simili a quelle che hanno ispirato gli emendamenti che esamineremo tra poco.
Naturalmente, lo faccio con la consapevolezza che la mia posizione è diversa da quella di altri colleghi che hanno parlato prima di me, anche con un certo grado di ufficialità, ma che, onestamente, non mi hanno convinto.


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Ricostruiamo rapidamente i fatti. C'è una guerra preventiva sulla quale richiamo il giudizio del senatore Kerry, candidato democratico alle elezioni americane, il quale ha affermato: con le false affermazioni sulle armi per la distruzione di massa e con le menzogne sui tentativi di Baghdad di procurarsi uranio dall'Africa (peraltro, questo aspetto ci chiama in causa perché mi pare che abbiamo dato una mano sulla vicenda dell'uranio), con le notizie false...

PRESIDENTE. Si avvii a concludere, onorevole Grandi.

ALFIERO GRANDI. ...il presidente è riuscito a portare il terrorismo dove non c'era.
Quindi, si tratta di una guerra sbagliata, di una guerra per la quale è stata disposta una missione inaccettabile, di una guerra per la quale il Governo italiano ha ritenuto di dovere inviare militari.
All'inizio, la missione era confusamente umanitaria. Oggi, l'articolo 1 del decreto-legge parla di «missione umanitaria e di ricostruzione in Iraq», mentre l'articolo 2 parla apertamente di missione «militare». Questa missione militare come co-occupante, sotto il comando inglese, non è giustificabile ai sensi ...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Grandi.

ALFIERO GRANDI. No, Presidente...

PRESIDENTE. Onorevole Grandi, mi spiace, ma lei è intervenuto a titolo personale; già siamo andati al di là del tempo concesso dal regolamento.

ALFIERO GRANDI. Non parlerò sugli altri emendamenti, signor Presidente, ma questo è il mio emendamento: mi sia consentito almeno di esprimere le motivazioni che mi hanno indotto a presentarlo!

PRESIDENTE. Onorevole Grandi, le concedo un altro minuto.

ALFIERO GRANDI. D'accordo, signor Presidente.
Quindi, la presenza in Iraq non è giustificata. Del resto, c'è stata una pregiudiziale: se fosse stata approvata, non vi sarebbe questa discussione; se il voto sul rifinanziamento della missione fosse stato contrario, non ci sarebbe più la missione in Iraq. Insomma, mi pare del tutto evidente che sia coerente chiedere il rientro dei militari italiani.
Nell'emendamento, abbiamo indicato la data del 31 marzo 2004 perché è stato affermato che, per organizzare il rientro dei nostri militari, c'è bisogno dei necessari tempi tecnici. Ebbene, il tempo tecnico è di qualche settimana, purché vi sia la decisione politica!
Continuo a ritenere incoerente il comportamento di chi, prima esprime una certa posizione sulla questione pregiudiziale e sul rifinanziamento della missione e, poi, rinuncia a chiedere l'immediato rientro dei militari. Ci sarebbe il caos? Non è vero: sappiamo benissimo che il caos è generato dalla guerra preventiva e dall'occupazione militare dell'Iraq!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, abbiamo sottoscritto l'emendamento Violante 2.4, respinto nella seduta di ieri. Crediamo, infatti, che in questo momento sia più che mai indispensabile essere chiari e arrivare al 30 giugno con le carte in regola e non nel «pasticcio» in cui siamo stati portati dal Governo.
La svolta strategica di cui parlava l'onorevole Minniti è stata richiesta già da tempo dall'opposizione, ma è evidente che nulla è cambiato e che il Governo persevera nel non garantire la sicurezza dei nostri militari a Nassiryia, tant'è vero che ieri un altro carabiniere è stato ferito e che quattro elicotteristi, avendo giustamente rivendicato condizioni di sicurezza, rischiano un assurdo processo.
Il tempo della chiarezza, dunque, è assolutamente arrivato. Non vi sono stati


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cambiamenti con riferimento al senso della missione dei nostri militari, alla dipendenza dal comando anglo-americano. Nei sei mesi di Presidenza italiana dell'Unione europea non siamo riusciti ad impegnare in modo diverso l'Europa in Iraq; in quei sei mesi, quando avevamo molte più chance, non siamo riusciti a coinvolgere il popolo arabo. Quindi, la situazione è gravissima. L'illegittimità e l'orrore della politica estera sono evidenti, anche alla luce del rinsaldarsi del terrorismo in quella terra: è il prezzo altissimo che gli iracheni stanno pagando.
Abbiamo sottoscritto non solo l'emendamento Violante 2.4, soppressivo dell'articolo 2, purtroppo respinto, ma anche gli emendamenti Deiana 2.6 e seguenti, che dispongono il rientro in Italia dei contingenti militari. Per quanto riguarda l'emendamento Grandi 2.58, ci asterremo in quanto non sono chiare le motivazioni politiche alla base di tale proposta emendativa.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.58, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 420
Astenuti 20
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 34
Hanno votato
no 386).

Prendo atto che l'onorevole Russo Spena ha espresso erroneamente un voto contrario mentre avrebbe voluto astenersi e che l'onorevole Fanfani avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Avverto, altresì, che gli onorevoli Melandri e Folena hanno espresso erroneamente il loro voto e che avrebbero voluto esprimere un voto favorevole.
Prendo atto che l'onorevole Potenza avrebbe voluto esprimere un voto contrario e che gli onorevoli Fumagalli e Crucianelli non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto esprimere un voto favorevole.
Ricordo, altresì, che l'onorevole Marcora non avrebbe voluto partecipare al voto e che l'onorevole Sasso non è riuscita a votare e che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Avverto, inoltre, che l'onorevole Carboni ha espresso erroneamente un voto contrario e che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Prendo atto, infine, che l'onorevole Boato non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole e che gli onorevoli Santino Adamo Loddo e Tanoni hanno votato in modo erroneo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Deiana 2.6. Avverto che l'onorevole Rizzo ha aggiunto la propria firma a tale emendamento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.

ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, con l'emendamento in esame, sottoscritto da molti colleghi e colleghe, riproponiamo con nettezza una condizione fondamentale - mi rivolgo soprattutto ai deputati del centrosinistra -, senza la quale è quasi grottesco parlare di pace, per ristabilire le condizioni di un'attiva politica di pace e di un'iniziativa diplomatica del nostro paese.
Ieri, in un comunicato stampa del mensile Italia Caritas, ho letto che, secondo la Caritas, è azzardato tradurre la parola «pace», usata dal Vangelo, per legittimare l'attuale tendenza storica che la impone con le armi. Ci troviamo di fronte a ciò. In realtà, è questo l'aspetto sul quale dovremmo discutere. Ritengo sia altrettanto azzardato, se non più azzardato per noi parlamentari di questa Repubblica, trasformare l'articolo 11 della Costituzione italiana in una sorta di suggestione dell'anima, di vagheggiamento etico con cui


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far credere di essere schierati con la pace, quando si portano avanti scelte che, invece, la contraddicono alla radice.
Si dimentica, con queste pratiche mistificanti, che l'articolo 11 della Costituzione traduce un principio vincolante e ordinatore dei poteri dello Stato e delle leggi dello Stato, che su di esso si incardina la politica estera del nostro paese e la concezione della difesa, che le decisioni del Parlamento e le scelte degli esecutivi o stanno al dettato costituzionale o sono prive di legittimità costituzionale.
Bondi ieri, nella sua esternazione, ispirata radicalmente alle concezioni della dottrina bushiana e del progetto del nuovo secolo americano, ha avuto perlomeno il merito di dichiarare che abbiamo fatto una scelta di guerra. Tale scelta - lo dico al collega Minniti - ha prodotto un pieno di barbarie. Andarsene non significherebbe certo creare un vuoto civile, perché lì non c'è alcun pieno di civiltà, bensì un pieno di barbarie; andarsene rappresenta la condizione fondamentale per restituire all'Italia un ruolo propositivo e propulsivo. È necessario un atto che stabilisca una rottura inequivocabile con la scelta di guerra che noi abbiamo operato. Le truppe occupanti, tutte, a partire dalla nostra scelta unilaterale, se ne devono andare, altrimenti non ci sarà fine alla dinamica barbarica che si è instaurata in quel paese.
A giugno non sarà cambiato nulla, cari colleghi; sono già due mesi che il decreto-legge è vigente e la situazione l'abbiamo di fronte: si sta allargando la protesta, si stanno allargando e moltiplicando le azioni di resistenza (anche oggi abbiamo appreso la notizia di un altro carabiniere ferito a Nassiriya). L'Italia deve fare la sua parte e l'unica strada da intraprendere è quella di lavorare attivamente per denunciare, di fronte all'opinione pubblica mondiale, alle istituzioni e ai paesi, che la permanenza delle truppe angloamericane e della coalizione dei «volenterosi» rappresenta uno scandalo ed una violazione costante e prolungata.
Il coinvolgimento dell'ONU, il coinvolgimento dei paesi arabi, il coinvolgimento dei paesi che non hanno aderito alla guerra, rappresenta la condizione per continuare dopo che sia stata operata questa cesura, questo passaggio, che restituisca anche alla popolazione irachena, a chi utilizza tutti i modi, compresi quelli spesso così efferati (che comunque rientrano in un quadro di necessità per quelle popolazioni), la consapevolezza, l'immagine, la rappresentazione che l'occidente e il nostro paese fanno una scelta diversa. È necessario un passo indietro per creare le condizioni effettive per un processo di pacificazione (se sarà possibile); un passo indietro radicale rispetto alla nostra scelta militare di partecipare alla guerra preventiva (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, su questo emendamento il gruppo della Margherita voterà contro, pur ribadendo la sua contrarietà alla guerra e alle ragioni irrazionali che l'hanno determinata. Tuttavia, ci rendiamo conto che non è possibile in questo momento chiedere il ritiro delle nostre forze armate. Il ritiro contribuirebbe ad aumentare il caos e potrebbe ingenerare conseguenze ancora più gravi e imprevedibili rispetto alle finalità che lo stesso emendamento si pone. Quello che la Margherita chiede, con le altre forze della lista unitaria, è un mutamento della politica del Governo in Iraq, con l'obiettivo di dare all'ONU la centralità dovuta. Devono mutare le condizioni giuridiche e lo status internazionale della nostra presenza in Iraq; è sotto l'egida dell'ONU che vogliamo che il nostro contingente operi e non sotto il comando delle forze di occupazione angloamericane.
Per questo noi chiediamo invece di ritirare le nostre forze armate di stanza in Iraq dopo il 30 giugno, se l'ONU non avrà preso il comando delle operazioni. Ci rendiamo conto dei tempi e della funzionalità logistica che non consentono certo un pendolarismo dei militari; ci sono i


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tempi per mutare lo scenario e anche il quadro giuridico.
La nostra è una chiara assunzione di responsabilità anche verso i nostri militari, che non devono continuare ad operare in un quadro di incertezza e di estrema pericolosità, in base alle quali la missione, certo, non assume più i caratteri di missione umanitaria.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, abbiamo già affrontato questo tema anche ieri, nel corso della discussione sul complesso degli emendamenti. Alcuni colleghi dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo hanno preannunciato un voto contrario su questo emendamento. In realtà, crediamo che qui stia esattamente il cuore di una lucida analisi che dovrebbe essere condivisa e comune.
Voi dite di essere contrari alla missione in Iraq, ma di non chiedere il ritiro immediato dei militari per realismo e per responsabilità politica. È come dire: ormai la guerra c'è stata, ormai ci siamo, ormai gli americani hanno vinto.
Allora, da una parte, non si comprende, onorevoli colleghi, perché, a questo punto, non votate anche a favore del finanziamento della missione. Infatti, se i militari devono rimanere in Iraq dovete anche finanziare tale missione. Dall'altra parte, si tratta di un arretramento, di un'analisi politica che non condividiamo.
Infatti, oggi la discontinuità rappresentata dal ritiro immediato dei militari può ridare centralità all'ONU e non il contrario. Se i nostri militari restano e, quindi, vince la visione americana della realpolitik, se vince il realismo dei vincitori di questa guerra e, quindi, il realismo americano, l'ONU, in seguito, dovrà ratificare i rapporti di forza internazionali imposti dal comando unipolare del mondo degli americani. Noi vogliamo tutto il contrario!
È l'ONU che deve ripristinare la legalità e il diritto internazionale e non intervenire dopo a sanare le conseguenze di una guerra ingiusta e illegittima.
Per questo motivo, riteniamo che esprimere un voto contrario su questo emendamento sia un grave errore. Questa è la ragione per cui voi vi trincerate e vi mascherate dietro il non voto, la non chiarezza e la confusione politica rispetto a questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 2.6, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 450
Votanti 443
Astenuti 7
Maggioranza 222
Hanno votato
sì 49
Hanno votato
no 394).

Prendo atto che gli onorevoli Buontempo, Masini e Martusciello non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Prendo atto, altresì, che l'onorevole Ruzzante non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Folena 2.52.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zani. Ne ha facoltà.

MAURO ZANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei aggiungere la mia firma all'emendamento in esame e motivarne le ragioni. Vorrei muovere dalle parole di un nostro militare impegnato nella missione Antica Babilonia: «Siamo soldati e siamo impegnati in una zona di guerra. È inutile girarci tanto intorno: la guerra la viviamo tutti i giorni e la tocchiamo con mano».


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Sono parole semplici, veritiere, che smentiscono la demagogia del Governo tesa ad accreditare una missione umanitaria. La verità è un'altra: dopo la dichiarazione di non belligeranza, il Governo italiano si è precipitato ad afferrare la coda di una guerra per sedersi a poco prezzo al tavolo di una pace che non c'è e che, purtroppo, non ci sarà a breve. Un grande paese come l'Italia ha, così, adottato un modo ben triste per intervenire nella crisi irachena.
Voi, cari colleghi della maggioranza, voi esponenti del Governo avete detto ai nostri soldati di andare in pace a fare la pace. Glielo avete detto mentre li mandavate in guerra!
In verità, voi sapete che non è in atto alcuna missione umanitaria e ciò, nonostante il comportamento encomiabile dei nostri militari e l'alto prezzo che hanno dovuto pagare. Non è in atto neppure una missione di peace keeping, poiché non ne esistono i presupposti legali né le condizioni materiali.
Vedete, chi chiede, come me, il ritiro della nostra missione, in questo momento non mette in discussione il valore e lo spirito patriottico dei nostri militari, cui indirizziamo, anche in questa occasione, il caldo ed affettuoso abbraccio, insieme alla nostra piena comprensione e sincera solidarietà. No! Qui è in discussione un'altra cosa, ovvero il fatto che voi avete inviato i nostri militari in una zona di guerra con le mani legate da un mandato ambiguo e contraddittorio (Applausi di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo)! Lo dico per inciso, data la brevità del tempo a disposizione.
Sono una persona all'antica, che non riesce a concepire un esercito pacifista. Non lo riesco a concepire almeno quanto non riesco a concepire un pacifismo attualmente militante al punto di giungere ad accusare altri di diserzione. Sono nettamente contrario, come tutti noi del centrosinistra, alla guerra illegale che ha condotto all'occupazione militare dell'Iraq.
Nel contempo, confesso che vorrei vivere in un paese che, quando decide l'invio della spedizione militare, abbia il coraggio di assumersi delle responsabilità (Applausi di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)! Un paese che non si nasconde dietro un'ipocrita propaganda pacifista e che non affida al proprio esercito un mandato ambiguo e confuso; un paese che non espone al fuoco i propri soldati ponendoli sotto comando straniero (Applausi di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!
Vedete, io ritengo sinceramente che questo atteggiamento non sia degno di una grande nazione. In verità, i nostri soldati sono in Iraq per una semplice ragione politica che conosciamo: il Governo li ha inviati per testimoniare la sua adesione alla sciagurata teoria della guerra preventiva, rendendosi così attivo complice anche di quell'inaudito castello di bugie che è servito a giustificare l'occupazione dell'Iraq.
Il risultato nefasto di questa totale mancanza di autonomia è che in questo momento, insieme alla coalizione dei cosiddetti volenterosi, più che combattere il terrorismo di matrice fondamentalista, anche noi rischiamo di contribuire a fomentarlo, nonostante l'intelligente operato dei nostri militari.
Per questo, in piena coerenza con il voto contrario già espresso a luglio e con quello che abbiamo espresso anche ieri, con l'emendamento in esame chiediamo il ritiro del nostro contingente. Non lo chiedemmo dopo la strage di Nassiriya, non lo chiedemmo! Non sarebbe stato giusto per l'onore dei nostri militari e per quello della nazione. Avvertimmo allora autorevolmente che sarebbe giunto il momento per rivalutare le condizioni della nostra presenza militare in Iraq. Ebbene, il momento è giunto ed è questo. È giunto il momento di aiutare nei fatti una svolta nella transizione irachena, non limitandosi ad invocarla o ad attenderla, bensì facendo quello che è possibile fare.


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È giunto il momento di sollecitare un nuovo ed efficace quadro di legalità internazionale, che può aversi solo con una nuova risoluzione dell'Onu, che superi i limiti della n. 1511, estorta al Consiglio di sicurezza con la critica delle armi, con il fatto compiuto e con la legge del più forte! D'altro canto, il ritiro delle nostre truppe non assume in alcun modo il significato di un disimpegno politico e morale rispetto alla vicenda irachena, ma semmai quello di un impegno di significato e qualità diversi. Non è scritto da nessuna parte che, in attesa di un nuovo quadro di legalità internazionale, non si possa attuare in Iraq una forte presenza italiana con caratteri del tutto diversi (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).
Infine, so che la richiesta del ritiro viene da più parti, anche dal centrosinistra, considerata non realistica. Spero sinceramente che quando sarà considerata invece tale, e credo che ciò avverrà, non sia troppo tardi per salvare la dignità e l'onore del paese (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, del Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 2.52, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 469
Votanti 456
Astenuti 13
Maggioranza 229
Hanno votato
sì 68
Hanno votato
no 388).

Prendo atto che l'onorevole Buontempo non è riuscito ad esprimere il proprio voto, che gli onorevoli Cennamo ed Agostini hanno erroneamente espresso un voto contrario mentre avrebbero voluto esprimerne uno favorevole e che gli onorevoli Maccanico e Papini hanno erroneamente espresso un voto favorevole mentre avrebbero voluto esprimerne uno contrario.
Prendo atto altresì che gli onorevoli Letta e Franci hanno erroneamente espresso la loro astensione mentre avrebbero voluto esprimere un voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Deiana 2.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Con la guerra preventiva in Iraq, che ha le caratteristiche indicate dal candidato democratico senatore Kerry, sono stati, di fatto, messi all'angolo le Nazioni Unite e gli altri organi internazionali. Di questi organi, con la guerra unilaterale, sono stati dichiarati, di fatto, l'inutilità ed il superamento. Se non viene messa in crisi la presunzione di forza dell'amministrazione Bush, l'ONU non entrerà mai da protagonista nella gestione della transizione dell'Iraq verso la democrazia. All'ONU, al massimo, verrà riservato un ruolo marginale.
Ecco perché attendere non ha senso: ci vuole un atto politico che costringa l'amministrazione americana, possibilmente quella attuale in attesa di una vittoria democratica, a cambiare le cose. Del resto, il governatore in Iraq, Bremer, ha parlato chiaro, dicendo che occorre rimanere in Iraq almeno fino al 2005. Berlusconi e Blair hanno detto insieme che occorre proseguire la missione in corso. Quindi, il 30 giugno non è la data in cui ci si fermerà. I militari italiani inviati con la missione, che oggi ci si propone di prorogare fino al 30 giugno, rischiano di rimanere per molto tempo ancora.
Ecco perché ha poco senso aspettare. La proroga è nei fatti e vi sarà, mentre non vi sarà il ruolo delle Nazioni Unite. Semmai, vi sarà - e ciò è francamente preoccupante - la costruzione di una ragnatela di affari e di commesse, come ha detto un viceministro di questo Governo


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che pare essere in questi giorni negli Stati Uniti per garantire che almeno una parte degli affari della ricostruzione ricadano, attraverso commesse, su aziende italiane. Il 30 giugno, probabilmente, vi saranno ben altre ragioni che spingeranno in tale direzione. Il Governo italiano è stato spinto a sedersi al tavolo dei vincitori non solo per fare un favore a Bush ed alla sua amministrazione, ma anche per cominciare ad impostare una ragnatela di affari.
Questa missione, come dice il provvedimento in esame, è per il 95 per cento, in termini di uomini e di finanziamenti, di natura militare. Non lo si vuole ammettere perché l'Italia, con l'articolo 11 della Costituzione, non potrebbe accettare una missione militare all'estero senza un ruolo fondamentale dell'ONU, che non c'è. I nostri militari sono oggi occupanti, sotto comando inglese, in una condizione costituzionalmente delicata, per non dire non accettabile e, nello stesso tempo, con un ordinamento che ne limita gravemente la possibilità di svolgere un compito funzionale. Inoltre, vi è pericolo per la loro incolumità.
È coerente, quindi, aver posto la questione pregiudiziale di costituzionalità su questo provvedimento, avere votato contro il rifinanziamento e votare, a mio avviso, per il rientro immediato dei militari. È del tutto evidente che nell'emendamento in esame, che cancella il finanziamento della missione, vi è in nuce l'effetto del rientro dei militari. Si dice che vi sarebbe il caos. Il caos è stato creato dalla guerra preventiva, da un'occupazione militare dei vincitori e dal fatto che le Nazioni Unite sono state mantenute fuori, mentre è del tutto chiaro che un ruolo di gestione della transizione da parte dell'ONU, sia sul piano civile, sia sul piano militare, potrebbe consentire di ottenere il consenso delle forze irachene in modo da costruire un'effettiva transizione democratica.
Del resto, come ha detto il candidato Kerry, Bush ha rovesciato Saddam ma non aveva uno straccio di idea su cosa fare dopo. Purtroppo, il «dopo» è il caos e la presenza dei militari italiani contribuisce, loro malgrado, al mantenimento del caos. Il ritiro potrebbe mettere in crisi questa linea politica, potrebbe indurre Stati Uniti e Gran Bretagna a rivedere il loro atteggiamento, fare rientrare in campo l'ONU e dare la possibilità all'Italia di svolgere un proprio ruolo costituzionalmente ineccepibile.
Per tali motivi, intendo sottoscrivere l'emendamento in esame e lo appoggio pienamente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 2.8, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 454
Astenuti 7
Maggioranza 228
Hanno votato
sì 45
Hanno votato
no 409).

Prendo atto che l'onorevole Tucci non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Prendo atto altresì che l'onorevole Realacci avrebbe voluto astenersi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rizzo 3.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 472
Votanti 468
Astenuti 4
Maggioranza 235
Hanno votato
sì 33
Hanno votato
no 435).


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Passiamo alla votazione dell'emendamento Angioni 3.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Minniti. Ne ha facoltà.

MARCO MINNITI. Con questo emendamento, signor Presidente, che peraltro è in sequenza con gli emendamenti che riguardano le altre missioni che si svolgono sotto la diretta egida delle Nazioni Unite, noi proponiamo un ragionamento che mi pare non soltanto del tutto fondato e di buonsenso, ma anche completamente all'interno delle regole e della legislazione del nostro paese. La nostra proposta in sostanza è di prolungare tutte le missioni sotto l'egida delle Nazioni Unite fino al 31 dicembre 2004. Ciò è possibile, perché nell'ultima legge finanziaria è stato previsto un appostamento in bilancio per tutte le missioni militari all'estero. Pensiamo che, così facendo, si possano affrontare seriamente tre questioni. La prima riguarda il lavoro di questo Parlamento, cioè la possibilità di non essere sottoposti, ogni sei mesi, all'esame dei relativi disegni di legge di conversione dei decreti-legge in materia. La seconda questione riguarda la possibilità di dare un orizzonte più lungo, più certo e più serio alle missioni internazionali, alcune delle quali molto importanti (basti pensare a quelle in Kosovo, nei Balcani, in Bosnia). La terza questione riguarda anche la scelta che noi facciamo di rendere pienamente operante svolta che c'è stata, anche sulla base di una richiesta dell'opposizione, di prevedere un apposito fondo, all'interno della legge finanziaria, che regolasse tutte le missioni all'estero.
Ci troviamo di fronte ad un atteggiamento assai singolare del Governo, che non solo ha impedito che si potesse discutere limpidamente del complesso delle missioni sotto l'egida dell'ONU e di quella dell'Iraq, ma ha impedito anche che ci potesse essere la separazione di queste missioni, già auspicata, concessa e votata dal Parlamento nel luglio scorso. Adesso, con il parere contrario su questo nostro emendamento, di fatto il Governo ripropone un'idea sbagliata e contrastante con la legge del nostro paese.
Chiediamo, quindi, al Governo di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. In quest'aula, è possibile sostenere un orientamento largamente condiviso sulla possibilità di prorogare al 31 dicembre 2004 tutte le missioni che sono sotto l'egida delle Nazioni Unite. Chiedo, qui, formalmente al Governo perché, di fronte a questa disponibilità e possibilità, peraltro prevista dal fondo predisposto nella legge finanziaria, il Governo dice «no». Il Governo dice «no» probabilmente per un puro calcolo politico. Dice «no» perché si pensa e si guarda a tali questioni senza considerare gli interessi del paese, ma proponendo un piccolo gioco di bottega politica.
Guardate, voi pensate di poterne trarre qualche vantaggio, ma nel momento in cui piegate la politica estera e la politica di difesa del nostro paese ad un puro calcolo politico, voi ne pagherete sino in fondo le conseguenze, perché renderete questo paese meno coeso e meno forte fuori dai confini nazionali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE MOLINARI. L'emendamento in esame, come ha già detto il collega Minniti, nasce dalla constatazione della completa inadeguatezza dello strumento della decretazione d'urgenza per finanziare e regolamentare le missioni militari internazionali. Si tratta di uno strumento tanto più inadeguato, se teniamo presente che l'Italia è il secondo paese al mondo per contingenti militari impegnati all'estero, con i suoi 10 mila uomini circa. Con questi numeri, è evidente il limite e la precarietà della cornice legislativa che si occupa di tali problematiche.
L'esame del disegno di legge di cui sono relatore è bloccato in Commissione per la mancanza della copertura finanziaria; come ho già avuto modo di dire nel corso della discussione sulle linee generali del provvedimento in esame, con l'ultima legge finanziaria avevamo ritenuto di aver risolto il problema della copertura finanziaria


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che aveva di fatto bloccato l'iter del disegno di legge a causa del parere contrario della V Commissione (Bilancio), con il conseguente rinvio dell'esame in Commissione.
Se il Governo non avesse voluto ostinatamente accorpare tutte le missioni in unico provvedimento, credo vi sarebbe stata l'opportunità di affrontare e risolvere il problema di rendere strutturale ed organico il quadro legislativo che regolamenta le missioni internazionali, superando lo strumento inadeguato della decretazione d'urgenza.
Purtroppo, l'inserimento nel provvedimento della missione in Iraq ha impedito questo confronto. Per tale motivo l'emendamento da noi presentato intende prolungare quelle missioni internazionali che da anni vedono impegnati i nostri militari, con riferimento ai quali ci sembra davvero un abuso riproporre ogni sei mesi decreti-legge per la disciplina delle loro attività.
Con questo emendamento intendiamo differire il termine relativo alla partecipazione militare italiana a operazioni internazionali al 31 dicembre 2004 proprio per dare un quadro di maggiore stabilità ed anche un segnale di maggiore certezza ai nostri militari.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, le questioni sollevate dagli onorevoli Minniti e Molinari meritano una risposta; non si interviene relativamente ai temi collegati al provvedimento in esame senza interloquire con i rappresentanti del Governo, e non so se i relatori intendano replicare successivamente.
Questa mattina il ministro Giovanardi (ho ascoltato la sua dichiarazione al telegiornale) ha affermato che non si possono dividere le missioni previste all'interno del provvedimento in esame, perché, altrimenti, si dividerebbe il giudizio del Governo italiano sui nostri militari all'estero. Non si capisce perché a luglio ciò è stato possibile ed oggi no.
Comunque, la questione che solleviamo è un altra ed è relativa alle altre otto missioni su cui è stato espresso un giudizio pressoché unanime da parte della Camera: perché non prevedere il differimento dei termini relativi alla partecipazione militare italiana a operazioni internazionali anziché al 30 giugno 2004 al 31 dicembre 2004, considerato che quelle missioni saranno portate comunque avanti e che vi è un fondo, previsto dalla legge finanziaria, che ci consente di fare ciò che prima non era possibile?
A tale riguardo, attendiamo una risposta dal Governo. Chiediamo, in particolare, di capire il motivo per cui vi è un atteggiamento negativo nei confronti dell'emendamento in esame, che può rappresentare un elemento di certezza per le nostre missioni militari e per i nostri militari all'estero.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Angioni 3.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 481
Votanti 477
Astenuti 4
Maggioranza 239
Hanno votato
sì 195
Hanno votato
no 282).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Deiana 3.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, purtroppo la questione della missione in Iraq è stata superata nel modo peggiore. Tra le missioni di guerra sottoposte al codice penale militare di guerra, non rientra solo quella relativa all'Iraq, ma anche l'operazione Enduring freedom, sulla quale il


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gruppo dei verdi, proprio per la discriminante rispetto alle missioni di pace, ha espresso da sempre un voto contrario (anche con riferimento all'invio degli alpini).
Con gli emendamenti successivi si propone la soppressione del comma 2, mentre l'emendamento 3.3, che reca la prima firma dell'onorevole Deiana, e quello precedente, l'emendamento Angioni 3.2, sul quale è stato espresso un voto contrario, non fanno chiarezza rispetto a ciò che è necessario in questo momento e che noi verdi richiediamo con forza: un dibattito politico sulla politica estera del nostro paese, con particolare riferimento ai paesi dove sono presenti i nostri contingenti.
Infatti, è evidente che eliminare tout court - come propone questo emendamento - missioni nell'ex Iugoslavia, mentre in realtà in quel territorio occorrerebbe valutare ciò che sta accadendo e i rischi di conflitto che si stanno riaprendo, a nostro avviso è sbagliato. Rivendichiamo il fatto che ci siano corpi militari che operino insieme a corpi civili di pace in zone dove occorre riportare democrazia, stabilità, sicurezza, abbattendo qualsiasi tendenza volta a riaprire conflitti.
Quindi, nell'esprimere un voto contrario sull'emendamento in esame, chiediamo con forza che si discuta delle iniziative del nostro Governo rispetto a tali situazioni di difficoltà; per lo stesso motivo abbiamo espresso un voto contrario anche sul precedente emendamento Angioni 3.2. Infatti, prima di decidere di prolungare missioni, occorre svolgere un dibattito politico. Capisco che il senso di quell'emendamento era di non costringere ogni sei mesi il Parlamento a discutere del rifinanziamento delle missioni, ma se il Governo non viene a spiegare le scelte di politica estera, le alleanze e le iniziative a livello europeo per potenziare la capacità di intervento dell'Europa nelle varie parti del mondo, ritengo sia sbagliato chiedere un prolungamento di queste missioni, come credo sia anche sbagliato chiedere l'eliminazione del finanziamento tout court.
Quindi, ripeto, esprimeremo un voto contrario su questo emendamento - come abbiamo già fatto con riferimento all'emendamento precedente -, mentre ovviamente esprimeremo un voto favorevole sulle successive proposte emendative volte a sopprimere il comma 2.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.

ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, il nostro emendamento rientra nella logica assolutamente contraria alle ragioni e alle motivazioni che stanno alla base dell'emendamento prima illustrato dall'onorevole Minniti.
Non crediamo affatto che la guerra preventiva contro l'Iraq, così come la guerra contro il terrorismo - che fu incardinata nella missione Enduring freedom -, costituiscano un'eccezione nelle dinamiche della politica internazionale di questa fase storica, messe in atto e alimentate dalla superpotenza statunitense.
Gli interventi militari nella ex Iugoslavia corrispondono complessivamente a questo nuovo ruolo dell'unica superpotenza sopravvissuta dopo la dissoluzione dell'impero sovietico e hanno costituito e costituiscono una sorta di laboratorio in progress dell'attuazione, della realizzazione e della sperimentazione di politiche atte a consolidare tale ruolo.
Insomma, noi sosteniamo - e lo diciamo a tutte le forze presenti in Parlamento, in particolare a quelle del centrosinistra - che non vi è una vera cesura, non vi è una vera soluzione di continuità tra le nuove guerre degli anni Novanta e le guerre a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. In realtà, vi è una continuità di fondo strategica e un mutamento delle forme politiche e delle motivazioni ideologiche attraverso le quali le guerre si legittimano e si rappresentano all'opinione pubblica internazionale.
Qui sta il punto; ed io credo che, mai come in questa fase, di fronte agli effetti devastanti e agli elementi di evidente verità sulle ragioni - che ci sono - per la guerra contro l'Iraq, bisognerebbe affrontare i grandi nodi strategici della politica


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internazionale e della collocazione dell'Italia in questo nuovo contesto.
Nelle guerre combattute nell'ex Iugoslavia - guerre concepite e pensate nella transizione tra l'ultima fase dell'impero sovietico e il decisivo decennio degli anni Novanta - sono state messe in atto politiche di supremazia dell'Occidente e, all'interno di esse, vi è stato il tentativo degli Stati Uniti di disegnare le nuove coordinate del loro ruolo primatista nella conduzione del mondo. La deflagrazione della ex Jugoslavia è stata alimentata da questi disegni strategici e la crisi interna è stata fomentata nella logica della divisione del nemico per renderlo più debole e vulnerabile. La pace a tutti i costi e la diplomazia sopra ogni altra iniziativa sono state messe da parte, e la rappresentazione è stata costruita tutta intorno alle nefandezze, vere o supposte, che là si consumavano e che si consumano in moltissime altre parti del mondo, senza che a ciò corrisponda un desiderio di ristabilire l'ordine attraverso la guerra guerreggiata. Quest'ultima è stata, nel corso degli anni Novanta, una scelta politica funzionale ad altro e mascherata sotto vari nomi che hanno avuto l'obiettivo di assuefare l'opinione pubblica mondiale a convivere con la guerra come norma della conduzione del mondo. A questo stesso scopo serve la presenza prolungata, «normale», delle truppe alleate dei paesi occidentali nei territori più diversi del mondo, affinché si conviva con la presenza militare in funzione di ordine internazionale e si accetti la presenza degli alleati occidentali, soprattutto degli Stati Uniti, come elemento fondante delle relazioni internazionali. Le guerre sono, quindi, guerre per la legalità internazionale e in difesa dei diritti umani, come quelle combattute tra il 1993 e il 1995 in Bosnia (mentre hanno assunto carattere umanitario nel '99), e preventive contro il terrorismo.
Desidero ricordare, in conclusione, un dato. Nel corso della guerra contro la Serbia il Trattato della NATO, durante il vertice di Washington, nell'aprile del 1999, cambiò natura, che diventò programmatica e strategica. Non a caso l'Alleanza atlantica, che prima era vincolata al contesto regionale del nord Atlantico, veleggia oggi da tutte le parti del mondo in funzione del ruolo che gli fu attribuito in quel summit, dove i Governi decisero che la NATO avrebbe svolto un ruolo di polizia internazionale e di guardiano della pace americana (così io la definisco perché di questo si tratta). Quello del 1999 fu un accordo privato tra Governi, che non fu mai ratificato né sottoposto al giudizio ed al dibattito dei Parlamenti. Pertanto, tutte quelle guerre sono fuori della legalità internazionale e della legittimità costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, preannuncio che noi voteremo contro l'emendamento in esame e cercheremo con i successivi, di riportare all'interno della missione ISAF dell'ONU quel poco che rimane della missione Enduring freedom.
Ho chiesto di intervenire anche per soffermarmi sulle dichiarazioni rese ieri dall'onorevole Bondi e questa mattina dal presidente della Commissione esteri, onorevole Selva. Quest'ultimo sosteneva che sulle questioni concernenti le missioni militari si vota o contro o a favore.
Il mio intervento ha lo scopo di rinfrescare la memoria a tutti i colleghi, anche a coloro che non erano in quest'aula: non è vero che la Casa delle libertà nella scorsa legislatura abbia avuto sempre una posizione univoca, favorevole alla presenza dei nostri militari all'estero.
Ricordo che il 18 marzo 1997 si votò la partecipazione a missioni tuttora oggetto del decreto-legge in esame, in Bosnia e a Hebron. In tale occasione, nella quale si trattava di finanziare la partecipazione alle citate missioni di oltre 2.500 soldati ed ufficiali, la Casa delle libertà - e dunque i gruppi di Forza Italia, del CDU, di Alleanza nazionale e della Lega - si astenne. Quindi, si astennero coloro che


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oggi siedono nei banchi del Governo: il ministro Frattini, il ministro Prestigiacomo, il ministro Giovanardi, il quale è il solo ad avere risposto su tale argomento, affermando che la sua astensione fu dettata da motivazioni tecniche. Si astennero i sottosegretari Mantovano e Contento, il viceministro Urso, il presidente del gruppo di Alleanza nazionale Anedda, il presidente del gruppo di Forza Italia Vito, che pure ci ha richiamato al senso del dovere e della responsabilità nei confronti dei militari italiani.
Quanto al comportamento della Lega Nord, il vicepresidente del Senato Calderoli, al pari del presidente del gruppo della Camera Cè e di tutti i deputati dello stesso, nella scorsa legislatura votarono contro tutte le missioni (Albania, Bosnia, Macedonia, Kosovo), mettendo in evidenza una palese divisione nell'ambito dell'opposizione di allora. Certamente anche oggi l'opposizione è divisa, ma non accettiamo alcuna lezione, onorevole Ramponi!
Per quanto concerne la vicenda del Kosovo, ho posto una questione all'onorevole Vito, che non mi risponderà, perché non lo può fare. Onorevole Vito, lei ha affermato in quest'aula che il centrodestra è stato nella scorsa legislatura fondamentale e decisivo per la tenuta della maggioranza di allora sulla missione militare in Kosovo. Si tratta di un'affermazione palesemente falsa: lei non è in grado di dimostrare al Parlamento e al paese in quale occasione sulla questione del Kosovo vi fu un voto decisivo per la tenuta della maggioranza di allora.
Ricordo, infine, un ulteriore elemento relativo alla coerenza delle posizioni sugli impegni internazionali. Il 23 giugno 1998 quest'Assemblea ha votato la ratifica dell'ingresso della Polonia, della Repubblica ceca e dell'Ungheria nella NATO. Si trattava di un impegno internazionale importante: ci richiamate spesso - mi rivolgo ai colleghi della maggioranza - al rispetto degli impegni nell'ambito dell'Alleanza atlantica. Per quale motivo il Presidente del Consiglio Berlusconi, l'onorevole Vito e il Vicepresidente del Consiglio Fini si astennero e il ministro Bossi votò addirittura contro l'ingresso nella NATO dei paesi dell'Est europeo?
Ho ricordato tali fatti in quanto ritengo che quando si vogliono dare lezioni occorra anche voltarsi indietro per vedere se si sia stati coerenti nel passato. Non accettiamo, certo, lezioni dalla Lega, visto il modo in cui essa ha votato nella scorsa legislatura sugli impegni internazionali e sulle missioni militari, così come possiamo accettare ben poche lezioni dalla Casa delle libertà in materia di politica estera e di politica della difesa (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 3.3, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

FILIPPO ASCIERTO. Presidente...

PRESIDENTE. Onorevole Ascierto, lei chiede sempre la parola in ritardo! Potrà intervenire successivamente.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 462
Votanti 457
Astenuti 5
Maggioranza 229
Hanno votato
sì 22
Hanno votato
no 435).

Prendo atto che l'onorevole Zanella ha erroneamente espresso voto contrario ed intendeva esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Deiana 3.4, Cima 3.5 e Vigni 3.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.

ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, il mio emendamento 3.4 intende sopprimere


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il comma 2 dell'articolo 3, relativo alla situazione in Afghanistan e, più particolare, alla missione Enduring freedom.
La strategia intentata contro il terrorismo a seguito dell'attentato contro le Torri gemelle ha rappresentato una parentesi inserita nel contesto di un programma di più lunga durata, che andrebbe analizzato per le conseguenze terribili che ha causato.
L'intenzione - almeno annunciata - era quella di combattere il terrorismo; in realtà, la guerra condotta contro il regime dei talebani lo sta alimentando.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 11,33)

ELETTRA DEIANA. John Kerry, il candidato alla presidenza degli Stati Uniti d'America, ha sottolineato più volte che in Iraq prima della guerra preventiva non vi era terrorismo, che oggi invece è esploso anche in quel paese. Lo ripeto, la missione Enduring freedom ha alimentato il terrorismo.
Sino al 30 luglio del 2001 - poco tempo prima che le Torri gemelle fossero abbattute - l'amministrazione Bush manteneva rapporti commerciali e diplomatici con il regime dei talebani. La guerra contro l'Afghanistan non ha rappresentato il passaggio ad un regime democratico, il paese è in preda al caos e al governo Karzai non corrisponde affatto una capacità di controllo e di stabilizzazione dell'intero territorio. Al confine con il Pakistan continuano la guerriglia e le uccisioni perpetrate in maniera indiscriminata dai soldati americani contro gli oppositori e i miliziani talebani.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 11,35)

ELETTRA DEIANA. Il paese si trova di fronte ad una situazione disastrosa, mentre la presenza degli Stati Uniti d'America nei paesi limitrofi è assicurata attraverso l'insediamento di basi e contingenti, utili a consolidare il controllo sull'Asia centrale.
Quindi, in questa sede ribadiamo quanto abbiamo continuato a sostenere durante gli ultimi due anni e mezzo di dibattito sulle nuove guerre; il teatro degli interessi storico-politici degli Stati Uniti d'America è rappresentato dall'Asia centrale, fino ad arrivare nel Medio Oriente.
Con l'emendamento in esame, quindi, vogliamo eliminare l'impegno italiano in Enduring freedom.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ascierto. Ne ha facoltà.

FILIPPO ASCIERTO. Signor Presidente, corre l'obbligo ogni tanto di intervenire di fronte ad alcune opinioni che, sinceramente, sono difficili da comprendere. Voi state tentando di nascondere la frammentazione e la diversità di opinioni, anche in un modo oserei dire inusuale, accusando chi dei valori, soprattutto sotto il profilo della identità e della salvaguardia della patria, ma soprattutto della pace tra i popoli, ha sempre fatto una questione morale e, per così dire, di DNA.
Mi sembra assurdo - caro Ruzzante, abitando nella stessa città, sai che ti porto rispetto - accusare la maggioranza, che vuole portare fino in fondo la propria azione per la salvaguardia della libertà di un popolo e, soprattutto, degli aiuti umanitari che i nostri militari e carabinieri stanno portando in tante parti del mondo, compreso l'Iraq. Mi sembra assurdo, altresì, tirare fuori argomenti come quello relativo alla missione del 1997 in Bosnia, quando non siamo stati mai contrari ad aiutare un popolo di fronte ad un genocidio.
Tra l'altro, è vero un altro fatto. Non era in crisi il Governo, ma una maggioranza che ha potuto ottenere, grazie alla Casa delle libertà, la maggioranza dei voti in Parlamento per intervenire nei Balcani e per risolvere un problema che era veramente serio e si affacciava prepotentemente alle nostre porte.
Comunque, ciò nulla toglie al fatto che in questo momento state dimostrando,


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davvero in un modo irreale, una confusione ed una babele di idee. Da una parte, affermate che bisogna annullare la missione, dall'altra, che va accorciata; poi, Minniti, con un suo emendamento, propone di prolungarla. È vero che vi riferite alla parte relativa alle altre missioni (c'è anche uno stanziamento nella legge finanziaria), ma da qui a breve esamineremo un provvedimento di armonizzazione di tutte le missioni. In ogni caso, se le missioni sono state inserite tutte all'interno dello stesso provvedimento, è per un semplice motivo: non possono esservi disparità di trattamento tra le varie missioni; non si possono retribuire i militari che compiono il loro dovere in Bosnia in modo diverso da quelli che operano in Medio oriente. Lo abbiamo fatto nel corso del tempo e siamo arrivati fino ad oggi. Quindi, la proroga serve anche per finanziare le missioni e soprattutto per retribuire i militari che hanno operato con sacrifici e rischi.
Di questi sacrifici e rischi ne sono consapevoli ed orgogliosi gli stessi carabinieri e militari. Ieri sera si è verificato un incidente, ma questo è ampiamente previsto nell'attività che ognuno di noi svolge. Chi vi parla, nel corso della sua vita professionale - non certo adesso in Parlamento - aveva messo in conto la possibilità di avere un incidente di percorso o un conflitto con la criminalità. Chi combatte il terrorismo sa che è pericoloso. Se oggi domandate ai carabinieri di Nassiriya se hanno più paura di ieri o meno coraggio di quanto ne hanno dimostrato fino ad oggi, vi risponderanno sicuramente di no, nonostante gli incidenti di sera o i conflitti a fuoco, che sono emblematici della situazione esistente in Iraq, dove vi sono bande che si stanno sfidando all'interno delle città e dove senza i nostri militari la situazione sarebbe più pericolosa.
Che cosa hanno fatto ieri sera i nostri militari e carabinieri? Non soltanto hanno diviso le parti, ma hanno fatto in modo che non vi fosse una vendetta da parte della polizia locale che si era scontrata con altre bande appartenenti a polizie cosiddette «irregolari».
Potete capire, allora, quanto è importante il compito che i nostri militari stanno svolgendo a salvaguardia delle popolazioni! Non possiamo pensare di ritirarci di fronte al terrorismo, perché se adottassimo la soluzione che voi proponete, quale futuro potrà esservi? Voi vorreste fare un piacere al pacifismo nostrano, lasciando laggiù una situazione ancor più grave di guerra civile! Questa idea non ci appartiene e per questo, con forza, staremo dalla parte dei militari, dei carabinieri, delle forze dell'ordine che servono il nostro paese all'estero, per la pace e la solidarietà tra i popoli (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Deiana 3.4, Cima 3.5 e Vigni 3.7, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 459
Votanti 452
Astenuti 7
Maggioranza 227
Hanno votato
sì 32
Hanno votato
no 420).

Prendo atto che l'onorevole Cima ha erroneamente espresso un voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Buffo 3.8, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


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(Presenti 468
Votanti 462
Astenuti 6
Maggioranza 232
Hanno votato
sì 49
Hanno votato
no 413).

Avverto che i successivi emendamenti, fino all'emendamento Pisa 3.9, sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pisa 3.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisa. Ne ha facoltà.

SILVANA PISA. Signor Presidente, questo emendamento è in qualche modo subordinato rispetto all'emendamento Vigni 3.7. La missione Enduring freedom è rimasta come soggetto giuridico, nonostante i nostri alpini fortunatamente siano tornati tutti a casa. Con l'emendamento in esame chiediamo che nei fatti sia abolito questo contenitore giuridico.
L'intervento italiano nella missione Enduring freedom è nato nel contesto del G WAT, il primo banco di prova della guerra permanente unilaterale di Bush, al di fuori del contesto giuridico internazionale dell'ONU. Il copione è stato identico: fare danni (3 mila e 700 morti nei primi tre giorni di bombardamento) e poi, siccome non se ne veniva a capo, chiedere agli organismi internazionali una copertura giuridica, proprio come in Iraq.
L'Afghanistan oggi, al di fuori di Kabul, è largamente ingestibile, con i talebani tornati al potere in vari territori, con il fiorire del traffico dell'oppio, con il dispiegarsi dei signori della guerra. Le motivazioni americane di allora furono molto simili a quelle di oggi: anche allora fu una lotta contro il terrorismo, anche allora fu l'esportazione della democrazia. Ma esportare democrazia non regge, perché quale credibilità di legalità hanno gli Stati Uniti quando sono stati i primi a violarla con i prigionieri ammazzati a Mazar-al-Sharif oppure a Guantanamo, con la violazione permanente degli accordi di Ginevra? Queste violazioni significano imporre la legge del più forte!
A questo ci dobbiamo adattare oppure veniamo qui, in Parlamento, per creare patti di convenienza da rispettare. Lo dico, Presidente, perché durante la discussione sulle linee generali il collega Cossiga ha svolto un intervento assolutamente non ipocrita, ma totalmente non condivisibile, in cui sosteneva che lo stato di fatto è quello che conta. Noi, invece, pensiamo che l'alternativa alla legalità ed alla legittimità sia solo la legge della giungla, una visione da predatori, «chi vince prende tutto», che corrisponde perfettamente a questa maggioranza - pensiamo alla legge sull'emittenza televisiva -, ma non ad un profilo di Governo, che dovrebbe significare rispetto della legalità e assunzione di responsabilità nel perseguimento della verità.
Invece, questo decreto-legge lo avete portato avanti - soprattutto per quello che riguarda la missione irachena - sostenendo le bugie di Bush e inventandovene in proprio (le armi di distruzione di massa e via dicendo: ne abbiamo già parlato). Sarebbe stato onesto riconoscerlo e, invece, tacete quello che ormai è sotto gli occhi di tutti. Questo lo ha capito molto bene il popolo della pace, che manifesterà il 20 marzo in tutte le più grandi città d'Europa; ma lo ha capito ancora meglio - e questo vi dispiace un po' di più - la maggior parte della popolazione italiana - e questo vi sta un po' più a cuore -, la maggioranza dei cittadini che a giugno ve ne invierà un segnale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pisa 3.9, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


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(Presenti 464
Votanti 458
Astenuti 6
Maggioranza 230
Hanno votato
sì 193
Hanno votato
no 265).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Minniti 3.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la natura politica di questo emendamento è chiara: ove vi sia personale militare e civile che ancora partecipi all'operazione internazionale Enduring freedom ed alle missioni Active Endeavour e Resolute Behaviour, venga posto a disposizione dell'operazione internazionale ISAF (International Security Assistance Force).
Tuttavia, l'occasione è buona per proporre alcune notazioni. Approfittando delle divisioni nell'ambito dell'opposizione, si cerca di oscurare il punto politico fondamentale: nell'attuale situazione, la politica di questo Governo è in difficoltà.
Nell'editoriale apparso, oggi, sul quotidiano La Stampa il professor Gian Enrico Rusconi espone, con molta chiarezza, argomentazioni che anche noi abbiamo offerto a questo dibattito parlamentare. Sostanzialmente, si è creduto di fare una furbizia non partecipando alla fase di belligeranza, ma correndo per primi, al momento dell'occupazione, pensando di essere una sorta di avanguardia di una missione umanitaria internazionale. Invece, la partecipazione italiana è rimasta appesa lì: non sono arrivate le altre partecipazioni europee, non c'è l'egida delle Nazioni Unite e siamo, in qualche modo, in una trappola politica!
Ecco perché in tutti gli emendamenti presentati dal nostro gruppo, con molta chiarezza e precisione, si individua nelle Nazioni Unite, nell'ONU, l'organizzazione internazionale a disposizione della quale porre la nostra presenza civile e militare, auspicando che, nel frattempo, venga avviata un'iniziativa del Governo in ordine ai contatti tra il Governo americano e l'ONU. Mai una volta che il Governo italiano avesse preso un'iniziativa in questo senso e si fosse proposto come tramite per favorire una maggiore partecipazione delle Nazioni Unite!
In realtà, siamo fermi su una posizione che ci ha resi subalterni in Europa (perché non siamo stati invitati al vertice a tre) e che non ci vede nemmeno al centro del rapporto fra Stati Uniti e Nazioni Unite per quanto riguarda una possibile normalizzazione della vicenda: è un vero e proprio fallimento della politica estera italiana che noi registriamo in questa sorta di trappola in cui il Governo stesso si è cacciato!
Ecco, allora, perché, con riferimento a questo e ad altri emendamenti, deve essere estremamente chiaro che, quando è il caso, noi siamo per l'impegno di personale militare e civile, ma con le Nazioni Unite, con gli organismi internazionali. Come sarebbe cristallina la posizione dell'Italia se essa sostenesse la seguente tesi: qualora le Nazioni Unite ce lo chiedessero, ed in caso di reale impegno della NATO, noi potremmo partecipare!
Purtroppo, la posizione dell'Italia, oggi, non è cristallina: balbettiamo su una missione che dovrebbe essere umanitaria, ma che poi, anche stamattina, ci obbliga a registrare un ferito tra i nostri carabinieri (al quale inviamo il nostro saluto ed il nostro augurio); è una posizione duplice, che non riesce a decidere se la missione sia umanitaria o se, invece, si tratti di occupazione militare; è una posizione non cristallina e non limpida che non ha nemmeno reso alla politica del Governo italiano. Su queste cose, signor Presidente, onorevoli colleghi, le furbizie non servono, perché siamo di fronte a grandi scelte di politica internazionale!
È ora di farla finita con il tentativo di sottolineare le posizioni articolate all'interno dell'opposizione! Peraltro, ieri, l'opposizione ha votato, compatta, per il «no» alla missione militare in Iraq fuori dalle Nazioni Unite. Perciò, bisogna smetterla con il tentativo di riversare il problema sulle opposizioni: si tratta di un problema


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vostro! In politica estera e di sicurezza, avete posto un grande contingente sotto il comando inglese, mentre contingenti più piccoli hanno un comando autonomo! Non avete lasciato alcuno spazio per un discernimento di carattere politico! Non siete riusciti a ricondurre l'Italia alla sua tradizionale funzione politica, che era di riconosciuta importanza con l'Europa e di grande prestigio e di grande collegamento con l'ONU!
Almeno, votate a favore di questo emendamento: sarà un segnale che sentite il problema relativo alle Nazioni Unite; sarà un segnale che volete riportare l'Italia ad altri momenti della sua politica internazionale, a quando essa si faceva veicolo di comunicazione tra schieramenti diversi, tra posizioni e sensibilità diverse del mondo (pensiamo al Medio Oriente), e si poneva al servizio dell'idea che le organizzazioni internazionali ed il multilateralismo conquistassero una loro dimensione!
Questo emendamento propone una cosa semplice: qualora sia ancora impegnato personale in missioni che hanno esaurito il loro compito, riportiamolo sotto il controllo delle Nazioni Unite. Francamente, mi sembra un emendamento che dovreste votare; se non votate nemmeno questo, allora vuol dire che la vostra linea politica è veramente allo sbando (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Minniti 3.10, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 465
Votanti 456
Astenuti 9
Maggioranza 229
Hanno votato
sì 185
Hanno votato
no 271).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Deiana 3.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pinotti. Ne ha facoltà.

ROBERTA PINOTTI. Signor Presidente, intervengo per preannunciare il voto contrario del nostro gruppo sulla soppressione del comma 3 dell'articolo 3, riguardante la missione ISAF.
Anche nel corso delle discussioni svoltesi precedentemente, compresa quella di ieri sul complesso delle proposte emendative, ho ricordato che siamo favorevoli alla missione ISAF. Ma non solo. Poiché la stessa era circoscritta solo alla città di Kabul, quasi in concomitanza alla richiesta di Karzai di estenderla ad altre città, il nostro gruppo, trovando l'adesione anche di altri gruppi dell'opposizione, ha chiesto che tale missione fosse estesa nel tempo e nello spazio. Infatti, a differenza di Enduring freeedom, sulla quale, personalmente, ho espresso contrarietà, l'operazione internazionale ISAF si svolge nell'ambito delle Nazioni Unite ed è stata chiesta dall'ONU.
Se si ritiene che in una situazione di disordine, di caos e di degenerazione debbano intervenire gli organismi internazionali con il compito di portare non la guerra, ma la stabilità, noi leggiamo questa volontà nell'operazione internazionale ISAF; la consideriamo fondamentale perché la situazione in Afghanistan, com'è stato ricordato nei precedenti interventi, è ancora molto difficile: il mercato della droga è molto forte e riprendono vigore i signori della guerra. Questa missione accompagna questa transizione. Non si tratta di una missione di guerra ma di un'operazione internazionale sulla quale c'è condivisione.
Quando l'opposizione ha proposto alla maggioranza in Commissione di votare a favore dell'estensione, nel tempo e nello spazio, di questa missione, la maggioranza ha risposto di no, rilevando che il potere di decidere l'ampliamento di tale missione deve essere dell'ONU. È vero, ma quando un Governo si presenta in quest'aula sostenendo che ha grandi possibilità di intervenire


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sulle questioni internazionali, forse può anche assumersi la responsabilità di affermare di poter agire affinché tali cose accadano. Oggi è avvenuto, ma non grazie al peso che ha esercitato l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 3.11, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 477
Votanti 472
Astenuti 5
Maggioranza 237
Hanno votato
sì 57
Hanno votato
no 415).

Prendo atto che l'onorevole Quartiani ha erroneamente espresso voto favorevole mentre intendeva esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pisa 3.55, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 478
Votanti 470
Astenuti 8
Maggioranza 236
Hanno votato
sì 199
Hanno votato
no 271).

Prendo atto che l'onorevole Carra ha espresso erroneamente una posizione di astensione, mentre avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 3.12, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 464
Votanti 461
Astenuti 3
Maggioranza 231
Hanno votato
sì 16
Hanno votato
no 445).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 3.13, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 475
Votanti 472
Astenuti 3
Maggioranza 237
Hanno votato
sì 17
Hanno votato
no 455).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Calzolaio 3.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, quello al nostro esame è il primo di una serie di emendamenti riguardanti la salute dei nostri militari.
Da qualche anno - è noto -, patologie e sindromi stanno colpendo purtroppo anche i nostri militari impegnati in missioni in territori dove si è combattuto. Oggi, proroghiamo tali missioni, ma sulle stesse sorge un dubbio, una sofferenza, forse un effetto negativo in corso che


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merita di essere affrontato e, se possibile, risolto nel momento in cui proroghiamo tali operazioni internazionali.
È vero: il Senato ha introdotto, con il parere favorevole del Governo, l'articolo 13-ter, che però, secondo la nota esplicativa, riguarda soltanto alcuni militari e di questi soltanto alcuni tra quelli impegnati in Iraq: non riguarda quindi le missioni sulle quali invece è più drammatico un fatto già noto, cioè che alcuni nostri militari - si parla di 24 decessi e di oltre 200 malati - sono stati interessati da sindromi e patologie molto gravi.
Alcuni fanno risalire queste patologie all'uso di armi ad uranio impoverito. Come sapete, l'uranio impoverito, l'isotopo 238, mantiene gran parte della radioattività originaria, oltre il 60 per cento, e sfrutta una delle caratteristiche del metallo: riesce a penetrare meglio e, quindi, viene utilizzato nelle munizioni, nei proiettili o nel munizionamento di missili e di altri armi, e viene anche utilizzato, come scudo o corazza, nei carri armati. Il problema è che non aiuta soltanto a difendersi e, purtroppo, ad offendere, ma, dopo l'impatto, si incendia, contamina, intossica e può entrare nella catena alimentare o genetica. Gli effetti non sono tutti noti e certificati e, come sempre, vengono calcolati dopo, talora molto dopo, e quasi mai sono oggetto di informazione e spiegazione, innanzitutto tra la popolazione che deve subirne l'utilizzo e tra i militari che utilizzano quelle armi.
Si sa che armi ad uranio impoverito sono state utilizzate forse per la prima volta in Iraq nel 1991: alcuni comandanti lo sapevano, gran parte dei militari non lo sapevano, certo non lo sapevano le vittime. Poi si è visto che la guerra, a partire dal 1991, ha lasciato tracce sulla salute tra i reduci militari di chi ha vinto e anche tra la popolazione civile che ne è stata vittima. La sindrome del Golfo ha colpito 100 mila veterani americani, almeno uno su 7 di quelli che hanno partecipato; patologie, disfunzioni, tumori hanno contribuito a falcidiare gli iracheni già dal 1991. Dopo l'Iraq, queste armi sono state utilizzate sicuramente nei Balcani a partire dal 1995, in Kosovo a partire dal 1999, poi in Afghanistan, infine ancora in Iraq un anno fa.
Ora, si attribuisce allo scoppio e alla polverizzazione dell'uranio un danno di lungo periodo tra i veterani e tra i cittadini. Non sappiamo se quel danno sia davvero dovuto all'utilizzo di queste armi; sappiamo che quel danno c'è stato e che purtroppo riguarda anche i militari italiani. Vi chiediamo dunque di valutare se non sia possibile configurare, attraverso questo emendamento o con quelli che sono stati presentati anche da altri gruppi, un intervento, peraltro richiesto nella scorsa e in questa legislatura da deputati e gruppi sia della maggioranza che dell'opposizione di allora, sia della maggioranza e dell'opposizione attuali. Non sempre i Governi sono stati pronti a fornire informazioni precise (per esempio, la NATO lo ha fatto nella scorsa legislatura su precisa richiesta del Governo italiano, anche dopo una sollecitazione parlamentare). È importante invece che i Parlamenti siano uniti nel chiedere tutte le garanzie per quelle missioni.
L'emendamento si compone di due parti: nella prima, si prevede di condurre un'indagine sanitaria su tutti i militari inviati in missione dopo il 1990 - ovviamente militari italiani (in gran parte interessati da questo articolo 3) -; la seconda parte dell'emendamento riguarda l'erogazione di un sostegno da parte del Ministero della difesa a favore delle famiglie di militari che risultino affetti o deceduti per linfoma di Hogdkin. Noi vogliamo cioè separare la questione della ricerca sulla sindrome dovuta all'uranio impoverito da quella del risarcimento, del sostegno, dell'aiuto e dell'informazione ai nostri militari.
Crediamo che su questa esigenza si possa registrare un ampio consenso e chiediamo a tutti gruppi di valutare la possibilità di correggere un limite che esiste, ed è stato riconosciuto da molti, nella proroga delle missioni, soprattutto per quelle nei Balcani (Applausi dei deputati


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dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Verdi-L'Ulivo e del deputato Ballaman).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bulgarelli. Ne ha facoltà.

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, intervengo su questo emendamento e sugli articoli aggiuntivi Pinotti 3.050 (Nuova formulazione) e Deiana 3.02 (Nuova formulazione), che trattano lo stesso problema; anche a nome dei colleghi Cento e Zanella, chiedo di apporre la firma a tali proposte emendative, raccogliendo l'invito rivolto dal collega Calzolaio.
Sono diversi mesi che alcuni parlamentari, indipendentemente dalla loro appartenenza alla maggioranza o all'opposizione, stanno lavorando su questo tema, che riguarda la sfera dei diritti dei cittadini - cittadini, prima ancora che militari - ed il loro diritto alla salute ed al riconoscimento di quella che, ormai, è una vera e propria patologia.
Come ricordava il collega Calzolaio, quasi 300 militari inviati in zone di guerra, in particolare nella ex Iugoslavia, sono stati colpiti da neoplasie maligne, probabilmente a causa dell'uranio impoverito oppure a causa di quelle che sono state definite le nanoparticelle di metalli pesanti fusi che vengono respirate assieme all'uranio impoverito nel momento stesso della deflagrazione di questo tipo di proiettili.
Contemporaneamente, tale problema non riguarda solo i militari che hanno operato in zone di guerra, ma anche quelli che hanno svolto esercitazioni sul nostro territorio, nei nostri poligoni, in particolare quelli della Sardegna.
Vi è una notizia dell'ANSA di qualche minuto fa che riguarda un militare calabrese, che, privo di protezioni, era addetto al recupero di proiettili sperimentali (e, quindi, suppongo all'uranio impoverito), e di altri amminicoli del genere nei poligoni della Sardegna, il quale denuncia di essere stato colpito anche lui da tumore. Questa persona, quindi, è malata e si aggiunge alla lunga lista di persone che si sono ammalate.
Come dicevo prima, vari parlamentari dell'opposizione assieme a parlamentari della maggioranza hanno oggi la possibilità di porre rimedio a ciò che statuì quella che non ho problemi a definire la sciagurata commissione Mandelli, che non riconobbe il problema legato ai tumori.
Mi auguro, quindi, che, al di là degli schieramenti politici (lo ripeto: abbiamo incontrato diverse volte anche il sostegno di parlamentari della maggioranza e ricordo le battaglie dell'onorevole Ballaman e di alcuni esponenti di Alleanza nazionale), su questi emendamenti si riesca a trovare la convergenza per risolvere un problema reale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ballaman. Ne ha facoltà.

EDOUARD BALLAMAN. Signor Presidente, naturalmente non posso che esprimere anche la posizione del gruppo della Lega Nord Federazione Padana che si è sempre occupato in prima linea di queste problematiche. Basti ricordare che la Lega ha presentato una proposta di legge (ne ero primo firmatario) volta alla istituzione di una Commissione di inchiesta sull'argomento già nella precedente legislatura e lo ha fatto anche in questa occasione.
Ora, però, bisogna registrare - ed è indubbio - una posizione ed un'attenzione finalmente diverse da parte del Governo. Si tratta di un'attenzione che con il Governo precedente era assolutamente assente se non, purtroppo, anche mendace. Si ricordino, ad esempio, le dichiarazioni rese dal ministro Mattarella, che affermò che in Bosnia non erano stati sparati proiettili all'uranio impoverito.
A parte ciò, non possiamo che plaudire, finalmente, alla nuova attenzione che questo Governo sta prestando, attenzione dimostrata con l'articolo 13-ter (che verrà esaminato in un momento successivo). Per la prima volta, su un testo legislativo che verrà approvato dall'Assemblea, si parla di


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una spesa per la realizzazione di uno studio epidemiologico indirizzato all'accertamento dei livelli di uranio e di altri elementi potenzialmente tossici. Infatti, come hanno accennato anche in precedenza gli onorevoli Calzolaio e Bulgarelli, il problema, a mio avviso, non è tanto nell'uranio, ma in ciò che queste esplosioni possono provocare. Di conseguenza, l'uranio non può essere qualificato come killer, ma più probabilmente come mandante, grazie a questi nuovi studi epidemiologici che vengono condotti sulle nanoparticelle. Queste risultanze scientifiche, a nostro avviso, aprono importanti scenari.
Tuttavia, occorre tenere presente che, considerata la nuova attenzione dedicata al problema, e considerato che questo testo, che finalmente prende in considerazione tali elementi, è già stato approvato dal Senato, è importante approvarlo nella versione attuale.
Di conseguenza, invito tutti coloro che hanno a cuore questi oltre 260 malati ed anche in nome di quelle persone purtroppo decedute e delle loro famiglie, a provvedere concretamente, da subito, attraverso un atto normativo che affronti queste problematiche.
Pertanto, pur condividendo tutti i miglioramenti contenuti nelle proposte emendative formulate dall'onorevole Calzolaio, ritengo tuttavia fondamentale che il testo venga approvato dalla Camera nella stessa versione del Senato.
Per questa ragione, esprimo una posizione contraria sugli emendamenti in esame e ne preannuncio una favorevole sugli ordini del giorni che non imporranno una nuova lettura del testo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Calzolaio 3.14, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 458
Votanti 453
Astenuti 5
Maggioranza 227
Hanno votato
sì 204
Hanno votato
no 249).

Saluto gli alunni dell'Istituto tecnico commerciale e per il turismo «Salvatore Pugliatti» di Taormina, presenti in tribuna. (Applausi).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 3.15, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 455
Astenuti 2
Maggioranza 228
Hanno votato
sì 20
Hanno votato
no 435).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Pinotti 3.050 (Nuova formulazione).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo articolo aggiuntivo si intende assegnare ai Ministeri della difesa e della salute il compito di svolgere un'indagine sanitaria su tutti i militari impegnati in missione per operazioni di pace a partire dal 1990, nonché autorizzare il Ministero della difesa a disporre l'erogazione di indennità in favore delle famiglie dei militari che risultino affetti o deceduti per linfoma di Hogdkin.


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Tutti sappiamo delle morti che si sono susseguite e delle malattie che vengono diagnosticate in numero crescente e che necessitano di risposte. Per questa ragione, chiediamo un approfondimento in termini di ricerca per comprendere tali questioni e per evitare il ripetersi di tali sconvolgenti accadimenti che colpiscono i giovani che hanno servito il nostro paese.
L'articolo aggiuntivo prevede una spesa di 5 milioni di euro per il 2004; chiediamo che il Parlamento possa esprimere un voto unanime, dando un segnale importante su questo tema oggetto di crescente attenzione da parte dell'opinione pubblica e delle forze armate.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo articolo aggiuntivo persegue tre finalità assai precise. Anzitutto prevede l'obbligo per il personale interessato di fare uso di determinati strumenti e di esercitare determinate precauzioni a fronte di un rischio di contaminazione da radiazioni.
In secondo luogo, si configura la possibilità di procedere a ricerche epidemiologiche di concerto fra il Ministero della difesa e quello della salute ed, infine, si prevede la possibilità di attribuire benefici al personale civile e militare colpito da queste patologie.
L'onorevole Ballaman si è detto d'accordo in linea di principio, ma l'approvazione di proposte emendative implicherebbe la necessità che il provvedimento torni al Senato.
Ebbene, ritengo che un aspetto così importante può essere oggetto di una nuova riflessione da parte del Senato, perché si tratta di prevedere una precisa precauzione nei confronti della salute del nostro personale impegnato nelle missioni militari di pace. Credo inoltre che in questo caso il Senato potrebbe procedere assai celermente nell'esame di queste uniche modifiche. Non accetterei quindi questa osservazione, ma anzi chiederei un voto unanime della Camera su questo articolo aggiuntivo, tenendo conto anche di un altro dato.
Si parla di commissione parlamentare di inchiesta: per carità!
Nella scorsa legislatura, la Commissione difesa svolse un'indagine nel corso della quale, ad esempio, l'onorevole Mattarella, allora ministro della difesa, ebbe modo di dolersi che la NATO non avesse avvertito nei tempi debiti dell'utilizzazione di certi proiettili. Allora andammo a Bruxelles e interpellammo i vertici militari. E fu svolta l'analisi di quello che è accaduto dal punto di vista delle comunicazioni e delle linee gerarchiche.
Quindi, ben vengano ulteriori indagini, ma il problema è soprattutto concreto. Bisogna adottare subito alcune misure precauzionali per i nostri militari e civili in missione ed è necessario un indennizzo per chi, malauguratamente, dovesse essere stato colto dalla sindrome.
Se una volta, per tali motivi, il Senato dovesse lavorare di venerdì non credo vi sarebbe niente di male, dato che alle volte si fanno lavorare le Camere per leggi come la Cirami o decreti-legge sulle comunicazioni! Diamo un segnale di umanità alle nostre Forze armate approvando l'emendamento in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Signor Presidente, mi meraviglio che l'onorevole Spini, nella passata legislatura presidente della Commissione difesa, si sia svegliato solo dopo quattro-cinque anni. Il sottoscritto ha parlato per primo, anni fa, dell'uranio impoverito in Assemblea. Sono stato smentito da tutti, mi hanno dato anche del pazzo quando parlavo di uranio impoverito! Basta rileggere le interrogazioni della passata legislatura, in aula ed in Commissione difesa, rivolte all'allora ministro della difesa Mattarella (Commenti del deputato Spini).


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Prima non se ne poteva assolutamente parlare, guai a chi pronunciava le parole «uranio impoverito»! Guarda caso, adesso, tale argomento viene rispolverato e bisogna discuterne. Sia l'ex presidente della Commissione difesa, sia l'ex ministro ora sono d'accordo sul fatto che esista il problema dell'uranio impoverito. Mi chiedo: la sinistra, allora, dov'era? Solo adesso si svegliano? Poiché adesso esiste un grosso problema al loro interno - si stanno arrampicando sui vetri perché non sanno più in che modo votare sulla missione in Iraq - rispolverano vecchie storie sollevate dall'allora opposizione, ora maggioranza, dandoci, solo ora, ragione.
Se non è ipocrisia questa, Presidente...! Dovrebbero fare un esame di coscienza e riflettere su quanto mi avevano risposto quattro-cinque anni fa (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Pinotti 3.050 (Nuova formulazione), non accettato dalle Commissioni né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 462
Votanti 460
Astenuti 2
Maggioranza 231
Hanno votato
sì 213
Hanno votato
no 247).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Deiana 3.02 (Nuova formulazione).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, mi dispiace, ma devo smentire drasticamente il collega Rizzi. I Verdi, nella passata legislatura, in cui erano al Governo, hanno condotto battaglie rispetto all'uranio impoverito sia al Senato sia alla Camera. Noi siamo stati i precursori, ma il problema è diventato molto più ampio e la commissione Mandelli ha scandalosamente detto che non c'era...

CESARE RIZZI. Lo avete messo da parte, Mandelli! Che fine ha fatto Mandelli?

PRESIDENTE. Onorevole Rizzi...

LAURA CIMA. Scusa, Rizzi, vorrei parlare, dato che quando hai parlato tu non ti ho interrotto (Commenti del deputato Rizzi)...

PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, la richiamo all'ordine.

LAURA CIMA. Mi pare si dovrebbe fare molto di più, vista la ormai conclamata ragione.
Dopo le malattie, purtroppo, vi sono state le morti. Inoltre, alcune ricerche, come quella condotta dall'università di Modena, hanno dimostrato la gravità non solo dell'uranio impoverito, ma anche delle nanoparticelle di metalli pesanti che vengono assorbite con l'esplosione.
Abbiamo sottoscritto le precedenti proposte emendative e chiediamo di sottoscrivere anche l'articolo aggiuntivo in esame. Abbiamo anche presentato un emendamento ad hoc all'articolo 13-ter, che ci sembrava il contesto più appropriato. Tuttavia credo che sarebbe anche interesse di questa maggioranza non solo promuovere la ricerca al riguardo (come previsto dall'articolo 13-ter), ma anche effettuare un approfondimento della situazione alla quale sono esposti i nostri militari, come ad esempio a Nassiriya, dove, come a Bassora, pare vi sia stato il maggiore inquinamento di uranio impoverito; tuttavia, mentre a Bassora l'Inghilterra ha detto che sussiste questo rischio, a Nassiriya non si riesce a sapere cosa stia succedendo. Occorre intervenire adesso e non dopo che saranno finite le ricerche e


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che saranno morte delle persone e se ne saranno ammalate altre. Il rischio, infatti, è attuale e per questo chiediamo di promuovere, da subito, queste ricerche.
Credo, intanto, che varrebbe anche la pena, come ha già detto il collega Bulgarelli ed anche la sottoscritta negli interventi precedenti, cominciare a chiederci fino in fondo cosa stia succedendo nei nostri poligoni di tiro, nei quali si sperimentano proiettili all'uranio impoverito.

LUIGI RAMPONI. Ma non è vero! Chi te l'ha detto?

LAURA CIMA. Perché, se così fosse - ed io, appunto, lo chiedo, come ho già fatto presentando alcune interrogazioni, che sono però rimaste senza risposta -, varrebbe la pena (colgo l'occasione per dirlo) di approfondire l'argomento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pinotti. Ne ha facoltà.

ROBERTA PINOTTI. Vorrei intervenire a favore di questo articolo aggiuntivo (simile al precedente, del quale sono prima firmataria). Le argomentazioni sono già state tutte espresse molto bene negli interventi precedenti, in particolare dall'onorevole Calzolaio, ma anche da molti altri. Vorrei utilizzare il tempo a mia disposizione per rispondere alle obiezioni ragionate che ho sentito svolgere dall'onorevole Ballaman (non rispondo ad altri interventi, che mi sembravano invece meno ragionati). Anche se è vero che con l'articolo 13-ter si dà mandato per uno studio epidemiologico rispetto al problema dell'uranio - ed è anche vero che questa è una novità (ed io sono per riconoscere le cose) -, tuttavia ciò non basta, perché in questo modo si pensa di risolvere il problema soltanto guardando al passato, con un'indagine volta a verificare cosa sia successo. Le nostre proposte emendative, invece, si riferiscono certamente alla possibilità di capire cosa sia successo, ma anche alla necessità di mettere in atto oggi stesso tutte quelle attenzioni affinché eventuali possibili contaminazioni che possono esserci state (ma oggi ancora non lo sappiamo), non si verifichino più.
L'obiezione secondo cui con l'inserimento di questo elemento nuovo si rischierebbe di rallentare l'iter del provvedimento, non l'accetto per due motivi. Il primo è perché allora ciò vuol dire che, quando siamo in Parlamento, tutto il lavoro volto a migliorare i testi legislativi - visto che anche l'onorevole Ballaman dice che queste proposte emendative sono migliorative - diventa inutile, un puro esercizio verbale, retorico; personalmente, non vorrei che riducessimo il ruolo del Parlamento a questo. Il secondo motivo nasce dal fatto che proprio la Lega, su un provvedimento come quello della riforma dell'esercito e dell'abolizione della leva obbligatoria (che mi pare un provvedimento di un certo rilievo), ha presentato un emendamento, che peraltro condividevo, rallentandone l'iter. Perché allora lo si è potuto fare, mentre su questo punto, che comunque comporterebbe una modifica minima, non è possibile? Sinceramente, non accetto queste giustificazioni ....

FEDERICO BRICOLO. Questo è un decreto-legge, Pinotti! È un decreto!

ROBERTA PINOTTI. ...pur avendo seguito con attenzione le cose che sono state dette.
Bricolo, non urlare! Parla, se sei in grado, ma non urlare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.

ELETTRA DEIANA. Condivido tutte le argomentazioni che sono state espresse a sostegno delle proposte emendative precedenti ed anche quello che diceva adesso la collega Pinotti, con riferimento al nostro articolo aggiuntivo. Vorrei solo sottolineare quanto diceva prima la collega Cima sulla necessità di aprire il capitolo della utilizzazione o meno - è un mistero, è un


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segreto - dei proiettili ad uranio impoverito nei poligoni di tiro italiani, con riferimento, quindi, al problema dell'esposizione dei militari anche in Italia agli effetti di queste polveri.
Vorrei ricordare che ho provveduto ad eliminare una parte del mio articolo aggiuntivo, ritenuta non ammissibile, che impegnava il nostro paese ad effettuare le rilevazioni necessarie alla valutazione delle conseguenze dell'utilizzo dell'uranio impoverito anche nei confronti delle popolazioni locali che subiscono le operazioni di guerra. Credo, tra l'altro, che si tratti di un dovere delle truppe occupanti, le quali devono provvedere alla tutela della salute delle popolazioni occupate.
Ho, pertanto, riformulato l'emendamento, eliminando la parte non ammissibile, anche se quelle restanti affrontano comunque una questione essenziale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Deiana 3.02 (Nuova formulazione), non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 457
Astenuti 4
Maggioranza 229
Hanno votato
sì 211
Hanno votato
no 246).

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