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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 27 gennaio 2004, n. 16, recante disposizioni urgenti concernenti i settori dell'agricoltura e della pesca.
Ricordo che nella seduta del 26 febbraio si è conclusa la discussione sulle linee generali. Ricordo altresì che nella Conferenza dei presidenti di gruppo del 26 febbraio si è stabilito di svolgere nella seduta odierna gli interventi sul complesso degli emendamenti.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 4644 sezione 1 ), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 4644 sezione 2).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 4644 sezione 3).
Avverto, altresì, che sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 4644 sezione 4).
Prima di dare la parola all'onorevole Lettieri, che ne ha fatto richiesta, desidero rivolgere un saluto alla classe IV dell'istituto tecnico industriale Euganeo di Este (Padova), che è presente in tribuna (Applausi).
Prego, onorevole Lettieri, ha facoltà di parlare.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, l'argomento affrontato poc'anzi dal collega Ruzzante meriterebbe comunque qualche notazione.
PRESIDENTE. Non adesso però, onorevole Lettieri.
MARIO LETTIERI. Ha ragione, Presidente, anche perché il ministro fa tutto da solo e i cittadini italiani sanno qual è il valore e la portata delle sue dichiarazioni.
PRESIDENTE. Probabilmente questo argomento meriterebbe un dibattito ben più ampio.
MARIO LETTIERI. Mi auguro che in un'altra occasione il Presidente del Consiglio venga a riferirci se il suo pensiero coincide o meno con quello del ministro Bossi e se sia opportuno mantenere nella compagine di Governo un ministro che non fa onore all'Italia.
Entro ora nel merito del decreto-legge, sul quale, in verità, ha già parlato nel corso della discussione generale il collega Marcora, evidenziando il contributo utile e significativo che il gruppo della Margherita ha fornito al miglioramento del testo presentato dal Governo. Questo vuol dire che, quando la maggioranza non subisce i diktat
del Governo, ma è aperta al confronto, noi dell'opposizione non abbiamo obiezioni di principio, ma vogliamo concretamente affrontare il merito delle questioni e tentare di dare una soluzione, la migliore possibile, ai problemi contenuti nel testo.
Nel caso specifico, la questione centrale riguarda indubbiamente la vicenda Parmalat. Non voglio dilungarmi su tale vicenda, perché in questi giorni se ne è tanto discusso e se ne parla ancora. Infatti, purtroppo, il danno procurato ai risparmiatori italiani (oltre 100 mila) è enorme e mi auguro che in Parlamento si giunga ad approvare una normativa di ulteriore e maggiore tutela per questi risparmiatori, anche al fine di prevenire il ripetersi di fatti di tale drammaticità.
Il decreto-legge in esame - come il precedente provvedimento del 23 dicembre scorso - mira soprattutto a garantire la continuità produttiva dell'apparato industriale della Parmalat. Mi auguro che il commissario straordinario, dottor Bondi, presenti quanto prima un piano industriale valido, che miri a salvaguardare l'intero gruppo in tutti gli aspetti industriali, non soltanto quelli più specificamente legati al settore lattiero-caseario, ma anche quelli connessi ai prodotti da forno. Non so quanti siano a conoscenza del fatto che vi sono anche tre validi stabilimenti in cui si producono prodotti da forno in grado di reggere il mercato. Ad esempio, in Basilicata, ad Atella, vi è uno stabilimento moderno, sorto con i fondi della legge n. 219 del 1981, in cui lavorano 160 dipendenti altamente qualificati, i quali (sebbene con riferimento ai prodotti non vi siano problemi di mercato) oggi per la crisi complessiva della Parmalat rischiano di avere un futuro assai incerto.
Nel precedente dibattito abbiamo sollecitato il Governo ad attivarsi - credo che il sottosegretario Delfino lo ricorderà - affinché l'intero gruppo agroalimentare della Parmalat venga salvato, senza procedere a «spezzatini» di sorta. Ciò, infatti, sarebbe nefasto per il settore agroalimentare del nostro paese, che è un punto di forza per l'economia italiana nel suo complesso. Guai a noi se le multinazionali mettessero le mani anche su questo settore: il danno per il mondo produttivo agricolo sarebbe notevole!
Il primo obiettivo che abbiamo tentato di raggiungere con il decreto-legge in esame è quello di estendere i benefici previsti dallo stesso non soltanto ai fornitori diretti della Parmalat, ma anche a coloro che hanno fornito materie prime o servizi alle società collegate o controllate da quest'ultima (mi riferisco non soltanto agli allevatori, ma anche agli autotrasportatori, e così via).
Non sfugge l'importanza della situazione di crisi che si è verificata nell'intera galassia che costituisce il sistema Parmalat: noi dobbiamo farcene carico perché, al di là degli occupati diretti nelle attività di lavorazione e trasformazione dei prodotti lattiero-caseari o nella produzione dei prodotti da forno, vi sono le attività indotte (mi riferisco ai fornitori di servizi, agli autotrasportatori, e via dicendo).
Vorrei sottolineare questa necessità e chiedo che il Governo quanto prima, non appena il commissario Bondi avrà presentato il piano industriale, sottoponga quest'ultimo anche al Parlamento, almeno nella sede della Commissione competente, in modo da consentire anche a noi di esprimere un giudizio al riguardo.
Il nostro obiettivo, infatti, è salvaguardare l'occupazione complessiva nonché questo importante segmento dell'apparato produttivo italiano, perché vi sono migliaia di famiglie direttamente interessate, nel mondo del lavoro ma anche in quello della produzione e dei servizi. Penso alle migliaia e migliaia di allevatori, alle centinaia di autotrasportatori e agli altri operatori direttamente o indirettamente connessi alle attività industriali della Parmalat.
Questo decreto-legge è tuttavia per molti versi eterogeneo, tant'è che le osservazioni svolte dal Comitato per la legislazione non sono infondate. Si inseriscono infatti non soltanto norme sul comparto della pesca, ma anche una nuova regolamentazione concernente il Corpo forestale dello Stato, che viene autorizzato anche ad effettuare ulteriori assunzioni. In questo caso, mi sembra, sottosegretario Delfino,
che la normativa non sia tra le più limpide, né tra quelle maggiormente rispettose delle competenze regionali; si arriva finanche a stabilire che il Corpo forestale dello Stato può essere utilizzato per i servizi di scorta.
Per quanto riguarda le scorte, andrebbe fatto un discorso più puntuale, perché si registrano abusi in questo settore; estendere peraltro questa previsione anche al Corpo forestale dello Stato mi sembra alquanto fuori luogo, perché significherebbe dare ad ogni ministro la propria polizia, che gli garantirebbe non soltanto il servizio di trasporto, ma anche quello finalizzato alla sua tutela.
Nel provvedimento in esame vi sono quindi aspetti assai critici, anche se per noi la questione centrale rimane quella relativa alla Parmalat. Il nostro gruppo ha proposto una serie di emendamenti, alcuni dei quali, per noi importanti, sono stati accolti in sede di Commissione, mentre altri, altrettanto rilevanti, sono stati presentati in Assemblea. Mi auguro che tali proposte emendative vengano accolte, anche perché il nostro voto sul provvedimento dipenderà dall'accoglimento o meno delle stesse.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge ed all'articolo unico del disegno di legge di conversione, il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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