Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 403 del 17/12/2003
Back Index Forward

Pag. 87


...
(Esame dell'articolo unico - A.C. 4553)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 4553 sezione 2), nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 4553 sezione 3).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli decreto-legge, nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 4553 sezione 4).
Avverto, altresì, che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto, infine, che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 4553 sezione 1).
Nessuno chiedendo di parlare sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

GIOVANNI MONGIELLO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario su tutte le proposte emendative presentate.

PRESIDENTE. Il Governo?

ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, se mi consente, vorrei esprimere, come precedentemente annunciato, qualche accenno di motivazione al mio parere: il Governo, infatti, invita al ritiro delle proposte emendative presentate, altrimenti è contrario.
Come mi è già capitato di sostenere in Commissione, non si tratta assolutamente di una valutazione negativa del merito di


Pag. 88

questi emendamenti, tutti diretti a rimuovere limiti di applicazione soggettiva o temporale del provvedimento, nell'ottica di una giusta perequazione. Tale perequazione, tuttavia, è difficilmente praticabile al momento, a causa della manifesta impossibilità di reperire risorse adeguate, anche all'interno del disegno di legge finanziaria, attingendo agli stanziamenti relativi al comparto sicurezza.
Peraltro, lo spettro delle connessioni tra i vari aspetti risarcitori della disciplina vigente in materia di soggetti lesi dai vari reati o attentati non trova la sede più opportuna di riflessione e di approfondimento nella decretazione d'urgenza.
Il Governo conferma, in questa sede, la disponibilità a recepire questo apprezzamento verso la sostanza di ciò che viene proposto con un ordine del giorno che vada nella direzione, emersa anche nel corso della discussione - mi riferisco, in particolare, all'intervento dell'onorevole Angioni -, di promuovere una legislazione organica che elimini queste sperequazioni e che eviti questa sorta di rincorsa a seconda delle cause degli eventi lesivi e dei reati di vario tipo (criminalità organizzata o terrorismo).
Quindi, l'intento è assolutamente costruttivo, ma per fare un lavoro serio ed approfondito: c'è già una disponibilità a recepire un ordine del giorno riassuntivo di tutte queste proposte emendative.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 1.6.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro loro rivolto dal Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, com'è stato detto, parliamo di decretazione d'urgenza in favore delle vittime militari e civili di attentati terroristici all'estero, con particolare riferimento a Nassiriya e ad Istanbul.
Ora, è evidente che noi non abbiamo voluto cogliere quest'occasione per tornare sulla nostra contrarietà alla guerra, che pure rimane; anzi, penso che il dolore per le vittime sia tanto più forte quanto più forte è la contrarietà ad una guerra che noi abbiamo considerato e consideriamo assurda ed ingiusta e che, peraltro, meriterebbero ben altre riflessioni in quest'aula. Allo stesso modo, siamo decisamente contrari alla missione italiana in Iraq anche dopo la cattura di Saddam Hussein.
In ogni caso, non abbiamo voluto cogliere quest'occasione perché, comunque, consideriamo questo provvedimento necessario e giusto perché i militari ed i civili rimasti vittime dei predetti attentati stavano svolgendo il loro lavoro. Pensiamo che un decreto-legge come questo costituisca proprio l'occasione propizia per cercare di mettere mano ad una serie di sperequazioni, di ingiustizie e di cause non risolte determinatesi nel corso degli anni per situazioni analoghe (parliamo di missioni all'estero e di attentati terroristici all'estero).
Non abbiamo voluto cogliere quest'occasione neanche per tornare o per soffermarci sulla questione della sicurezza o delle informative, che non sono state usate adeguatamente per tutelare i nostri cittadini all'estero. Abbiamo semplicemente voluto affrontare il merito di questo decreto-legge.
Mi sono astenuta dal voto in Commissione perché i nostri emendamenti erano stati tutti respinti dal Governo e dal relatore, nonostante sia stato confermato anche poco fa dal sottosegretario Mantovano che non vi è una contrarietà di principio e che, anzi, l'esistenza del problema viene riconosciuta. Ragioni di bilancio ed alcuni impedimenti hanno fatto sì che non si pervenisse alla corretta soluzione del problema né al Senato né durante l'esame in Commissione qui alla Camera.
Tuttavia, noi abbiamo voluto porre il problema delle discriminazioni o, comunque, di situazioni sperequate perché sono tanti i casi verificatisi nel corso degli anni. Con i nostri emendamenti, ripresentati in Assemblea, abbiamo voluto proporre di concedere i benefici economici previsti


Pag. 89

(per i familiari di vittime civili e militari, per i feriti o ammalati) a tutte le missioni all'estero ed a tutti i casi di attentati terroristici avvenuti all'estero, in modo che non si creassero situazioni di serie A e di serie B.
Vi sono state denunce nel corso di questi anni e in questi giorni durante il dibattito in Commissione, poiché il trattamento non è stato uguale per tutti. Non vogliamo che persone che, anche in altre occasioni, hanno subito l'aggressione di forze incontrate sul campo...

PRESIDENTE. Onorevole Mascia...

GRAZIELLA MASCIA. ...si trovino di fronte a situazioni differenti. Abbiamo citato, per richiamare un esempio, i militari morti in Somalia, il check-point Pasta, il maresciallo Li Causi, la crocerossina Maria Cristina Luinetti, nonché il caporalmaggiore scelto Guseppe Fioretti e il caporalmaggiore Dino Paolo Nigro, caduti in Kossovo. L'elenco potrebbero essere lungo.
Abbiamo voluto porre un rimedio attraverso le nostre proposte emendative. Tuttavia, poiché abbiamo presentato anche ordini del giorno, se - come mi è sembrato - il Governo conferma la disponibilità ad accettare un ordine del giorno che consentirà di affrontare, in modo organico, le situazioni, non solo quelle a venire (speriamo non capitino), ma anche quelle passate, siamo disponibili a ritirare le proposte emendative e ad impegnare, in modo vincolante, il Governo in questa sede (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, ho già preannunciato, in sede referente, anche quando abbiamo votato il mandato al relatore, il collega Mongiello, il voto favorevole sulla conversione in legge di questo decreto-legge che prescinde dalle valutazioni politiche contrarie all'intervento che lo Stato italiano ha deliberato in Iraq.
Questo decreto-legge è finalizzato ad intervenire in favore dei familiari delle vittime degli attentati terroristici subiti a Nassiriya e, in precedenza, ad Istanbul. È giusto che lo Stato italiano, al di là dei diversi giudizi politici espressi in passato e ancora attualmente sulla missione in Iraq, intervenga in questo senso. Per questo motivo, anche se votammo contro tale intervento, esprimeremo un voto favorevole della conversione di questo decreto-legge.
Tuttavia, signor Presidente, onorevoli colleghi (a tal riguardo, vorrei interloquire con il presidente di Commissione, con il relatore e con il rappresentante del Governo), noi, con le nostre proposte emendative, anche in sede referente in Commissione, abbiamo posto ripetutamente al Governo, senza farne (e credo che il Governo ce ne possa dare atto) un'occasione di strumentalizzazione politica (anzi, in tal senso, ho ricordato responsabilità anche di Governi precedenti), la questione riguardante la grave situazione della disparità di trattamento che la conversione di questo decreto-legge, obiettivamente, determinerà con riferimento alle vittime di altri attentati in Italia e all'estero, soprattutto per quanto riguarda situazioni precedenti (non mi riferisco, dunque, alla finalità di questo provvedimento; infatti, nella tragedia che si è verificata è un fatto positivo intervenire tempestivamente).
In Commissione, signor Presidente, ho avuto modo di distribuire ai colleghi e di far conoscere al Governo una tra tante lettere che probabilmente ci arriveranno nei prossimi giorni e nelle prossime settimane (purtroppo, ogni volta succede così).
Il 4 dicembre 2003 mi è arrivata una lettera della signora Carla Frapporti, vedova Martini, la vedova di una guardia di pubblica sicurezza decorata di medaglia d'oro al valore militare, perché, insieme a suo collega Foti, ha sacrificato la propria vita per evitare una strage alla stazione


Pag. 90

ferroviaria di Trento (sono morte queste due persone, appartenenti alla pubblica sicurezza).
Questa mattina, quando sono andato a ritirare la posta, qui, al casellario postale, ho trovato una lettera del tutto analoga di una signora che non conosco personalmente, Liliana Pinna, vedova Mannu, da Pozzo Maggiore (Sassari). In questo caso, si tratta della vedova di un maresciallo della polizia stradale, Giovanni Mannu, vittima del dovere e recentemente decorato (anche se il fatto è molto più antico) di medaglia d'oro al valor civile dal Presidente della Repubblica.
Entrambe le lettere lamentano circa 36 anni di ricorsi, di vicende giudiziarie e di adeguamenti normativi per cercare di avere un'equiparazione nel trattamento che si è verificato nel corso degli anni per le vittime del terrorismo in Italia in questo caso e del banditismo sardo nel secondo. Non voglio leggere, anche perché non avrei il tempo di farlo, dettagliatamente queste lettere, che, comunque, ho consegnato al rappresentante del Governo. Tali lettere sono, da una parte, drammatiche e, dall'altra, umilianti per noi come rappresentanti del popolo italiano e anche per i Governi pro tempore - infatti, si tratta di un problema che si trascina da esecutivi precedenti - nell'approvare provvedimenti nell'emergenza di vicende tragiche e drammatiche, ma che poi, obiettivamente, creano gravi disparità di trattamenti.
Per tali motivi, signor Presidente, poiché non abbiamo alcun interesse ad alzare bandierine e a costringere la maggioranza a votare contro emendamenti che, magari, la stessa maggioranza riconoscerebbe giusti nel merito, personalmente accetto - sono primo firmatario dell'emendamento all'articolo 2 della legge che toglie la data di sbarramento del 1o gennaio 2003, ma ho cofirmato con i colleghi Leoni, Mascia ed altri tutti gli altri emendamenti - l'invito che è stato fatto dal rappresentante del Governo e dal collega relatore a ritirare gli emendamenti. Infatti, metterli in votazione per farli bocciare servirebbe, magari, a fare una polemica politica ma non a risolvere il problema. Insieme a colleghi di tutti i gruppi ho sottoscritto un ordine del giorno - di cui vorrei leggere il dispositivo perché è bene sapere in rapporto a che cosa ritiriamo i nostri emendamenti - che impegna il Governo a promuovere la definizione di una disciplina organica della materia, al fine di rimuovere sperequazioni, estendendo lo stesso trattamento previsto dal decreto-legge in esame ai familiari delle vittime e ai feriti o ammalati nell'adempimento del proprio dovere in patria e all'estero, ovvero a persone decedute o lese a causa di attentati terroristici o di missioni.
A causa della fretta con cui è stato scritto, forse, questo ordine del giorno non è il massimo dal punto vista letterario ma, dal punto vista giuridico, è chiaro quale sia l'impegno al Governo. Sarà importante, signor rappresentante del Governo, che questo impegno - che penso voteremo all'unanimità in quest'aula - possa essere tempestivamente onorato dal Governo, dando seguito all'assunzione di responsabilità che prendiamo in quest'aula. Per tali motivi, anch'io accetto l'invito al ritiro del Governo sull'emendamento che porta la mia prima firma.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.

CARLO LEONI. Signor Presidente, il fatto che i gruppi di opposizione ed il mio, attraverso emendamenti ed ordini del giorno, abbiano posto il problema di estendere la platea dei beneficiari di queste elargizioni - superando in questo modo disparità non logiche e, comunque, ingiuste - non toglie nulla al sostegno convinto che, da parte del mio gruppo, viene e verrà all'approvazione del decreto-legge in esame. Questo decreto-legge è un giusto atto di riconoscimento nei confronti di militari impegnati nell'adempimento di un dovere, al quale lo Stato italiano li aveva chiamati, e nei confronti di vittime civili di attentati terroristici odiosi. Dico questo nel ribadire la nostra contrarietà ad una guerra che era e rimane un'azione


Pag. 91

ingiusta ed illegittima, non coperta dalla comunità internazionale.
Il tema che abbiamo posto, cioè di prevedere una normativa che riguardi per il futuro ma anche per il passato vittime civili di attentati all'estero, è ricompresa in un ordine del giorno, il cui dispositivo veniva poco fa richiamato dal collega Boato, sottoscritto anche da me e da colleghi di tutti i gruppi politici.
Il fatto che il Governo, come mi è parso di capire, anzi, come ha affermato il sottosegretario Mantovano nel corso del suo intervento, sia disponibile a recepire questo ordine del giorno, rappresenta un atto significativo per tutti noi. Quindi, è chiaro che sarebbe motivato in questo modo l'accoglimento dell'invito al ritiro degli emendamenti che insistono sullo stesso tema.
Quindi, annuncio la disponibilità a ritirare il mio emendamento 1.1.
Vorrei dire al Governo ed a tutti i colleghi che questo ordine del giorno, il cui dispositivo è chiaro e non equivoco (si tratta, infatti, di un impegno stringente per il Governo), non potrà essere eluso, perché stiamo parlando della vita di moltissime persone e del dolore che moltissime famiglie hanno incontrato (e ci auguriamo che siano sempre meno quelle costrette in futuro a sopportare analogo dolore). Non sarà possibile, quindi, aggirare nel futuro un impegno che qui assumiamo in modo corale e convinto. Da parte di tutto il Parlamento e, intanto, da parte dei gruppi che attualmente sono all'opposizione vi sarà una vigilanza forte nei confronti del Governo, affinché si dia effettivamente seguito agli impegni scritti nel dispositivo di quell'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, oggi in Assemblea ci troviamo ad approvare un provvedimento che rappresenta un atto di doverosa e responsabile riparazione, a prescindere dalle opinioni che ciascuno di noi può avere rispetto a quanto sta accadendo in Iraq. È un atto di doverosa e responsabile riparazione, semmai può esservi un gesto capace di riparare la perdita di una vita umana.
Al di là di ciò, vi è un'occasione supplementare che credo debba essere posta all'attenzione di tutti noi: è l'occasione per cercare di rimuovere, una volta per tutte, quelle tristissime sperequazioni tra drammi e tragedie umane che hanno visto delle persone cadere nell'adempimento del proprio dovere oppure vittime di atti terroristici.
Come dicevo, è un atto di doverosa ed importante rimozione di queste sperequazioni, al fine di evitare quelle tristissime rincorse, quei tragici ricorsi per ottenere adeguamenti riparatori di situazioni tragicamente uguali.
Credo che questa - Dio non lo voglia - potrebbe essere l'occasione per offrire garanzie anche di fronte ad attentati futuri che ciascuno di noi evidentemente spera non debbano mai avvenire; ma le tragedie di questi giorni non ci possono sicuramente rassicurare.
Per tutto questo, credo sia molto apprezzabile l'atteggiamento del Governo che, attraverso la persona del sottosegretario Mantovano, ha dimostrato un'attenta ed importante responsabilità, esprimendo parere favorevole su un ordine del giorno che anch'io ho sottoscritto a nome del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, proprio nel tentativo di porre rimedio a questa situazione di tristissima sperequazione che fino ad oggi ci siamo colpevolmente trascinati.
Tutti i Governi che nel corso di questi trent'anni si sono susseguiti non sono stati capaci di porre la parola fine. Forse, oggi, a causa dei drammi di Nassiriya ed Istanbul, vi è l'occasione giusta per porre definitivo rimedio a queste nostre colpevoli omissioni.
Pertanto, anch'io sono disponibile a ritirare tutti gli emendamenti che portano la mia firma e preannuncio un voto favorevole sull'ordine del giorno che il Governo ha affermato di voler accettare.


Pag. 92

PRESIDENTE. Prendo atto che tutte le proposte emendative sono state ritirate ad eccezione dell'articolo aggiuntivo Leoni 3.01.
Passiamo quindi alla votazione dell'articolo aggiuntivo Leoni 3.01.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, desidero illustrare questo emendamento e domando all'aula un momento di attenzione.
Questo emendamento, sostanzialmente, racchiude un percorso compiuto in maniera unitaria all'interno della Commissione difesa.
È un testo di una proposta di legge: «Norme in favore dei militari di leva o di carriera infortunati o caduti durante il periodo di servizio». Racchiude, sostanzialmente, due proposte di legge: la proposta di legge Ramponi e quella Ruzzante. Su tale testo vi è stato un parere unanime di tutta la Commissione.
Ne ho ritenuto opportuno un inserimento all'interno di questo decreto, proprio perché la valenza dell'emendamento riguarda le centinaia di militari caduti durante il periodo del servizio di leva.
Signor Presidente, le assicuro che non sto facendo ostruzionismo.
Tutti i colleghi hanno ricevuto in casella postale una lettera inviata dall'associazione dei familiari che hanno avuto figli caduti durante il servizio di leva.
Vi era anche un emendamento alla finanziaria che riprendeva, sostanzialmente, i contenuti di tale istanza e so che parecchi deputati si sono assunti un impegno nei confronti della signora Concetta Conti, presidente della predetta associazione (ma vi sono anche altre associazioni di familiari che hanno avuto la sfortuna di perdere un figlio durante il servizio di leva).
Questo testo, lo ripeto, ha già ricevuto un parere unanime da parte della Commissione difesa.
Ne proporrei un'approvazione nell'ambito di questo decreto, proprio perché vi è già un giudizio positivo da parte della Commissione difesa. Possiamo cogliere quest'occasione (dato che durante la discussione della legge finanziaria non è stato possibile discutere il contenuto di tale emendamento) per dare una risposta a coloro che sono rimasti gravemente menomati ed alle famiglie di coloro che hanno perso la vita e non hanno ancora ricevuto nessun risarcimento da parte dello Stato.
Manterrò questo emendamento. Desidero farlo votare e vorrei che il mio fosse un appello raccolto dall'aula, per dare una risposta alle centinaia di famiglie che attendono questo riconoscimento da parte dello Stato.
Credo che l'inserimento all'interno di questo decreto non sia per nulla erroneo, né casuale. Stiamo parlando di giovani che hanno perso la vita durante il servizio di leva.
Sappiamo tutti che, dal 1o gennaio 2005, il nostro paese eliminerà l'obbligo della chiamata di leva. Credo sarebbe veramente sbagliato farlo, senza dare una risposta alle migliaia di genitori che l'attendono, assieme ad un riconoscimento da parte dello Stato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Leoni n. 3.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 422
Astenuti 2
Maggioranza 212
Hanno votato
177
Hanno votato
no 245).

Ricordo che le rimanenti proposte emendative sono state ritirate.


Pag. 93


Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale.

Back Index Forward