Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 389 del 13/11/2003
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Seguito della discussione del disegno di legge: Delega al Governo concernente la disciplina dell'impresa sociale (3045) e dell'abbinata proposta di legge: Cola (3322) (ore 13,55).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Delega al Governo concernente la disciplina dell'impresa sociale; e dell'abbinata proposta di legge d'iniziativa del deputato Cola.
Ricordo che nella seduta del 10 novembre scorso si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 3045)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 3045 sezione 3).
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 3045 sezione 1).
Avverto, altresì, che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 3045 sezione 2).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.
I colleghi che intendessero sfollare possono farlo senza clamori (Commenti del deputato Lettieri). Onorevole Lettieri, lei parlerà dopo, adesso parlerà solo l'onorevole Bonito: mi dispiace, ma ho deciso così.


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FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, mi consenta di aspettare 30 secondi prima di poter parlare...

PRESIDENTE. Lei ha questo diritto, onorevole Bonito: anzi, mi ero permesso di sollecitare l'esodo più discreto!

FRANCESCO BONITO. Bene, signor Presidente, la ringrazio: posso iniziare il mio breve intervento sul complesso delle proposte emendative a margine del provvedimento che stiamo esaminando, recante delega al Governo concernente la disciplina dell'impresa sociale. Non a caso, ho inteso dare lettura della rubrica, perché da essa intendo iniziare a svolgere il mio breve ragionamento.
Stiamo parlando, infatti, di un istituto nuovo, signor Presidente e onorevoli colleghi - l'impresa sociale -, e stiamo arditamente cercando di mettere insieme una disciplina notoriamente «fredda», quale è la regolamentazione dell'impresa, con un oggetto che, viceversa, è assai lontano da tale freddezza, perché è molto più vicino alla cultura solidale della nostra Carta costituzionale. In altri termini, stiamo tentando di disciplinare, attraverso istituti antichi, una materia che a quegli istituti sembrava non dovesse mai attingere: qui risiede il valore positivo della proposta, sulla quale la mia parte politica ed il mio gruppo parlamentare hanno molto lavorato.
Ritengo opportuna e necessaria una prima considerazione di fondo, giacché, se c'è un aspetto positivo (e mi pare di averlo detto), credo che, nel percorso che abbiamo seguito, non sempre abbiamo scelto la strada migliore. Ebbene, la rubrica - che leggevo per questo motivo - reca delega al Governo, e qui risiede la prima ragione di differenziazione tra la nostra posizione e quella dell'esecutivo e della maggioranza politica che lo sostiene.
Noi crediamo che lo strumento della delega non sia stato lo strumento normativo migliore e più adatto. Certo, dobbiamo lealmente, correttamente ed onestamente riconoscerlo: nel momento in cui in Commissione ci siamo confrontati su questa materia, la mia parte politica e l'opposizione tutta hanno ricevuto un'importante attenzione da parte del nostro avversario politico e da parte del Governo. Ciò è dimostrato dalla circostanza che numerosi ed importanti emendamenti da noi presentati hanno avuto l'assenso del Governo ed hanno ottenuto il voto favorevole della maggioranza.
Ci lamentiamo, peraltro, di un iter che non è stato certamente breve, ma che avrebbe potuto essere significativamente arricchito da una maggiore, per così dire, concertazione, termine che va di moda e che, comunque, segna un concetto molto importante.
Crediamo che il nostro lavoro sarebbe stato molto arricchito e, certamente, reso migliore, se avessimo accettato di ascoltare il mondo del terzo settore, il mondo del volontariato e dell'associazionismo, quella parte importante del sindacato confederale che da tempo si occupa di questa materia.
Tuttavia, devo parlare sul complesso degli emendamenti. Ebbene, abbiamo presentato una serie di proposte emendative alcune delle quali - l'ho già detto - approvate in Commissione con il consenso del Governo ed altre, viceversa, bocciate in Commissione e non condivise dal Governo. Queste proposte emendative tendevano tutte a superare quello che ritenevamo e riteniamo essere un vizio di fondo della proposta al nostro esame, ossia il fatto che la proposta normativa ha le vesti di una delega. Allora, poiché non condividevamo e non condividiamo questo strumento, le nostre proposte di emendamento tendevano e tendono a rendere assai più precisi i criteri direttivi ai quali il Governo dovrà ispirare poi la predisposizione del testo definitivo. Infatti, accanto alla censura dello strumento della delega, noi rileviamo, altresì, che i criteri che ci vengono proposti non sempre appaiono precisi e determinati, così come dovrebbero essere, e ciò, soprattutto, in ordine alla natura sociale dell'impresa che andiamo a disciplinare.
Quindi, stiamo parlando del cuore del provvedimento, stiamo parlando della


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parte più importante della disciplina, perché è quella parte della disciplina che sta introducendo, per la prima volta nel nostro sistema e nel nostro ordinamento giuridico, un istituto del tutto nuovo. Di qui, la necessità di essere assolutamente precisi nel momento in cui ci si affida alla potestà governativa nella predisposizione della regola giuridica.
Pensiamo, altresì - e passo ad un secondo insieme di emendamenti - che la delega debba essere assai più precisa nel momento in cui si definiscono i confini che devono distinguere la nozione giuridica di impresa sociale e la definizione tradizionale di impresa in quanto tale.
Anche al riguardo non può sfuggire a nessuno l'importanza di una maggiore precisione, di una maggiore determinazione, di un più oculato utilizzo dello strumento della delega affinché si possa pervenire ad un risultato normativo soddisfacente ed in grado di dirimere ogni possibilità di equivoco nella fondamentale distinzione tra ciò che è impresa sociale e ciò che deve rimanere, viceversa, impresa tradizionale. Infatti, vi è un pericolo da tutti avvertito, anche da parte del Governo, come dimostrano una serie di suoi interventi. Dobbiamo rendere assolutamente impossibile l'elusione della norma. Dobbiamo far sì che la disciplina sia articolata in maniera tale da rendere impossibile all'imprenditore tradizionale di avvalersi della disciplina di favore che vogliamo mantenere ed assegnare esclusivamente nell'ambito giuridico dell'impresa sociale.
Vi è, inoltre, il pericolo di un diverso sconfinamento. Anche in tale direzione abbiamo presentato un'articolata proposta emendativa, giacché dobbiamo fugare la possibilità che si dubiti di qualcosa di importante. Mi riferisco al fatto che da parte del legislatore l'impresa sociale diventi il modo giuridico e normativo per restringere l'area di sviluppo e di diffusione del volontariato e del terzo settore. Dobbiamo, viceversa, rendere chiara la nostra volontà, la vostra volontà, la volontà espressa dal Governo: quella di mettere a disposizione della solidarietà collettiva, di quanti vivono nel volontariato e nell'associazionismo i loro ideali di solidarietà, di tutto il grande mondo del terzo settore uno strumento in più. Non intendiamo certo, attraverso la fredda disciplina del diritto commerciale, comprimere vitalità e ridurre ambiti di operatività.
È chiaro ed evidente - e vengo al terzo gruppo di emendamenti - che, comunque, si parla di diritto d'impresa. Discettare, discutere e disquisire di diritto d'impresa significa evocare una parte importante, fondamentale ed essenziale di tale disciplina generale. Alludo, evidentemente, alla disciplina del rapporto di lavoro. Il rapporto di lavoro nell'ambito dell'impresa tradizionale ha storia antica, ha giurisprudenze consolidate, prassi ampiamente riconosciute. Nell'impresa sociale, viceversa, è un campo immenso che dobbiamo, nel modo migliore, mettere a frutto. A tale proposito, la nostra posizione, probabilmente non sempre compresa, è nella direzione di riconoscere diritti di lavoro tutelati - questo è il minimo - ma che abbiano una forte caratterizzazione di stabilità. Ciò perché pensiamo che nell'ambito dell'impresa sociale vi sia più di una specificità che, con il nostro intervento di legislatori, dobbiamo riconoscere, enfatizzare e valorizzare.
Un'impresa sociale, che non conosca operatori inseriti in essa con rapporto di lavoro continuo, è un'impresa sociale destinata a servire un servizio scadente. Ne consegue, pertanto, la necessità di tutelare fortemente la caratterizzazione della stabilità, probabilmente in controtendenza rispetto a quello che sta accadendo nel mercato del lavoro a livello europeo. Noi infatti pensiamo, riteniamo e crediamo che la professionalità - elemento essenziale in tutto, ma particolarmente importante in questo settore - possa essere assicurata soltanto se nel rapporto di lavoro vi sarà continuità, laddove la continuità è carattere strettamente connesso alla stabilità del rapporto.
Voglio ricordare, e qui concludo, che stiamo parlando di un'impresa, quella sociale appunto, che è destinata a produrre servizi attraverso i quali soddisfare, tutelare, riconoscere e arricchire diritti direttamente


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riconducibili alla nostra Carta costituzionale: diritti, cioè, fondamentali per la vita quotidiana dei nostri concittadini e per i rapporti sociali, che devono arricchire fortemente la quotidianità del nostro popolo.
Questi sono, in larga sintesi, purtroppo, i filoni attraverso i quali noi abbiamo presentato la nostra proposta di modifica del testo uscito dal lavoro della Commissione; un testo, in relazione al quale - mi pare giusto ulteriormente riconoscerlo - vi è stata una grande attenzione da parte governativa, rispetto alla nostra impostazione culturale, alla nostra elaborazione teorica e alla nostra concreta proposta di modifica. Peraltro, ci auguriamo che nel prosieguo del lavoro d'aula, le nostre posizioni possano ottenere un ulteriore riconoscimento. Lo diciamo e lo chiediamo nella certezza e nella sicurezza che, se così sarà, il testo che verrà poi definitivamente approvato sarà comunque migliore di quello comunque apprezzabile uscito dal lavoro della Commissione.

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo unico e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

GAETANO PECORELLA, Relatore. La Commissione esprime parere favorevole sugli emendamenti Lucà 1.1, Delbono 1.3 e 1.10, 1.30 della Commissione, Delbono 1.12, 1.31 della Commissione, Lucà 1.13, 1.32 della Commissione. Esprime inoltre parere favorevole sull'emendamento 1.26 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), la cui votazione sarà comunque preclusa dall'eventuale approvazione dell'emendamento 1.32 della Commissione.
La Commissione esprime altresì parere favorevole sugli identici emendamenti 1.27 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento) e 1.33 della Commissione e sull'emendamento 1.28 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), la cui votazione sarebbe comunque preclusa dall'approvazione dell'emendamento 1.32 della Commissione; infine, il parere è favorevole sull'emendamento 1.34 della Commissione.
La Commissione invita invece al ritiro di tutte le altre proposte emendative all'articolo unico, altrimenti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

GRAZIA SESTINI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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