Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 275 del 5/3/2003
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Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 7 febbraio 2003, n. 15, recante misure finanziarie per consentire interventi urgenti nei territori colpiti da calamità naturali (3664) (ore 12,47).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 7 febbraio 2003, n. 15, recante misure finanziarie per consentire interventi urgenti nei territori colpiti da calamità naturali.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 3664)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 3664 sezione 4), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 3664 sezione 5).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 3664 sezione 6).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere, distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 3664 sezione 2).
Avverto altresì che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 3664 sezione 3).
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, a norma dell'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, in quanto volti ad introdurre disposizioni non strettamente attinenti alla materia del decreto-legge i seguenti articoli aggiuntivi (vedi l'allegato A - A.C. 3664 sezione 1): Borrelli 1-ter.08, che reca disposizioni a favore degli amministratori comunali che abbiano subito danni personali nell'espletamento di funzioni derivanti dal loro ufficio e connessi con eventi emergenziali; Marcora 1-ter.01 e Grillo 1-ter.010, volti a modificare la disciplina del trasferimento alle regioni di disponibilità del Fondo di solidarietà nazionale in relazione a danni derivanti da calamità naturali, estendendola ad alcune aziende zootecniche; Parolo 1-ter.011, 1-ter.012, 1-ter.013; Burtone 1-ter.019 e 1-ter.020; Di Gioia 1-ter.02 e 1-ter.03 che prevedono il differimento, la proroga o la sospensione di misure agevolative ovvero di termini di natura tributaria, giudiziaria o processuale; Parolo 1-ter.015, Burtone 1-ter.026 e 1-ter.025; Di Gioia 1-ter.04, Sergio Rossi 1-ter.030 e Lettieri 1-ter.028 che recano benefici di natura fiscale per le zone colpite da eventi calamitosi; Parolo 1-ter.016 che prevede misure volte alla rilocalizzazione in condizioni di sicurezza delle attività delle imprese danneggiate dagli eventi alluvionali; Parolo 1-ter.017 che dispone particolari procedure e deroghe in caso di opere connesse con la funzionalità di strade provinciali interessate dagli eventi calamitosi; Burtone 1-ter.027 volto a prevedere uno stanziamento per il monitoraggio e lo studio del fenomeno eruttivo sottomarino che interessa la costa al largo dell'isola di Panarea.
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.


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Ha chiesto di parlare l'onorevole Reduzzi. Ne ha facoltà.

GIULIANA REDUZZI. Il provvedimento legislativo oggi all'esame della Camera vuole rispondere all'esigenza di fornire una doverosa risposta alle richieste conseguenti agli eventi calamitosi che hanno contrassegnato il 2002 in varie zone del paese. Si tratta di eventi che nella diversità della loro natura hanno in comune il fatto di aver duramente colpito vaste realtà, con effetti drammatici sulla sicurezza personale, sulla vita sociale ed economica di intere comunità.
È evidente a tutti che sono necessarie ed urgenti misure dirette a consentire la prosecuzione degli interventi in corso, nonché l'opera di ricostruzione, facendo in modo che tutto proceda con celerità, senza intoppi e lungaggini, e con risorse adeguate alle diverse esigenze. In questo senso, sono senza dubbio condivisibili gli obiettivi che il provvedimento in oggetto si prefigge, dal momento che tutti concordiamo sulla necessità di favorire il ritorno, il più presto possibile, alle normali condizioni di vita nei territori colpiti da calamità naturali.
Proprio perché siamo profondamente convinti di ciò, abbiamo il dovere di sottoporre all'attenzione dell'Assemblea alcune riflessioni. È senz'altro vero che una quantificazione precisa dei danni e delle conseguenti esigenze finanziarie non può essere definita nelle prime fasi dell'evento calamitoso. Ma per rispondere in modo puntuale, efficace e proporzionato ai bisogni, occorre avere un quadro complessivo preciso della situazione che consenta una programmazione congrua e lungimirante degli interventi necessari. In assenza di tale strumento, si rimane nell'ambito di un provvedimento tampone, incapace di fronteggiare in modo idoneo le singole situazioni emergenziali e di ricostruzione. Oggi sappiamo che la stima dei danni, forse ancora approssimativa, ammonta a più di 5 miliardi di euro. Quindi, se non siamo di fronte ad un provvedimento provvisorio che attende immediati ulteriori decreti e risorse, dobbiamo dire che, al di là delle condivise dichiarazioni di intenti, gli stanziamenti previsti dal decreto-legge al nostro esame sono notevolmente insufficienti rispetto al fabbisogno: si parla infatti di complessivi 700 milioni di euro. Ammesso che tale cifra corrisponda realmente alle risorse disponibili al netto degli interessi dei mutui, essa appare decisamente inadeguata. A titolo esemplificativo mi riferisco alle realtà che conosco. In Lombardia la valutazione dei danni causati dall'alluvione del novembre 2002 si aggira attorno agli 800 milioni di euro e per la sola provincia di Bergamo i danni sono stimati in 120 milioni di euro.
Fatte le debite proporzioni, emerge in modo chiaro l'insufficienza del provvedimento a risolvere i gravi problemi determinatisi nel nostro paese.
Chi ha avuto la possibilità di conoscere direttamente le realtà interessate dalle calamità ha potuto toccare con mano la gravità della situazione, che sta ingenerando negli amministratori locali un clima di sfiducia e sconforto. Ciò soprattutto perché permane il forte disagio dei numerosi senzatetto ai quali, nelle attuali condizioni, gli enti locali non riescono a fornire risposte certe.
Già in Commissione è stato chiesto l'aumento delle disponibilità finanziarie, ma tutti gli emendamenti al riguardo sono stati respinti. La manifesta inadeguatezza delle risorse accanto all'attuale non disponibilità ad aumentarle costituisce il principale motivo di perplessità in merito al decreto-legge in esame.
Riconosciamo che, nel definire gli stanziamenti, occorre tener conto delle effettive disponibilità economiche del bilancio dello Stato. Ma è anche vero che, di fronte ad ogni scelta politica, si devono fare valutazioni di priorità per il bene del paese.
Per tale motivo, con gli emendamenti riproposti all'attenzione dell'Assemblea, intendiamo sottolineare con forza la necessità di reperire ulteriori risorse per incrementare i fondi da destinare alla ricostruzione delle zone colpite.
Proseguendo nell'esame del provvedimento, esprimiamo soddisfazione per le


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modifiche apportate in Commissione laddove si è chiarito l'iter procedurale di semplificazione finalizzato ad accelerare gli interventi e laddove si è definita in modo più chiaro la destinazione del 40 per cento delle risorse a disposizione.
Ora si conoscono i beneficiari dell'intero stanziamento. Se ciò da un lato risponde anche a nostre richieste, dall'altro, non possiamo non evidenziare ancora una volta il fatto che la platea dei destinatari è veramente ampia, rendendo ulteriormente fondata l'esigenza di incrementare i fondi (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

TOMMASO FOTI, Relatore. Signor Presidente, anche alla luce della serie di pareri contrari espressi dalla Commissione bilancio sulle proposte emendative presentate, la Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, su tutte le proposte emendative, ad eccezione dell'emendamento 1.40 della Commissione la cui approvazione, tra l'altro, precluderebbe alcuni emendamenti successivi.
Inoltre, la Commissione accoglie l'invito formulato dalla Commissione bilancio in ordine alla soppressione dell'articolo 1-ter. Tuttavia, mi permetto di chiedere un ripensamento alla Commissione bilancio in ordine al parere contrario espresso sull'emendamento 1.41 della Commissione e sull'articolo aggiuntivo Patria 1-ter.05. Comunque, se tale ripensamento della Commissione bilancio non dovesse avvenire, la Commissione non può che esprimere parere contrario su queste ultime due proposte emendative.

PRESIDENTE. Il Governo?

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Gioia 1.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 360
Maggioranza 181
Hanno votato
162
Hanno votato
no 198).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Abbondanzieri 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 360
Maggioranza 181
Hanno votato
161
Hanno votato
no 199).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Burtone 1.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, intervengo su questo emendamento, ma faccio riferimento anche agli altri miei emendamenti 1.19 e 1.22. Le proposte emendative da noi presentate pongono la questione delle risorse finalizzate alla ricostruzione. Il relatore ha qui espresso ottimismo sulla possibilità di rimodulare alcune somme e di non limitare al 60 per cento la possibilità di utilizzo per le aree colpite da calamità naturali nel 2002. Io credo che, al


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di là della percentuale che sarà utilizzata per le aree colpite nel 2002, c'è un problema di consistenza di risorse. Debbo dire che noi siamo particolarmente delusi perché il Governo, in occasione della conversione in legge del decreto-legge n. 285 del 2002, si era impegnato in quest'aula durante il dibattito e aveva qui affermato che si sarebbero trovate le risorse necessarie per la ricostruzione nelle aree colpite dalle calamità naturali. Ricordo che, mentre qui si discuteva il decreto-legge, era in corso al Senato la votazione per la legge finanziaria e in quella occasione ricevemmo tutti gli echi dell'ottimismo che veniva espresso con enfasi dai rappresentanti della maggioranza. Si disse che nella legge finanziaria era stato approvato l'articolo 80, comma 21, che avrebbe permesso l'utilizzazione delle risorse del programma infrastrutture strategiche anche per le aree colpite da eventi calamitosi. Ebbene, ora mi pare che quel fondo, che veniva annunciato come importante, fondamentale per la ricostruzione, non stia dando le giuste e necessarie risposte alle richieste delle popolazioni. Il Governo, complessivamente, al di là della percentuale che poi sarà determinata, ha posto 58 milioni di euro per il 2003 e 10 milioni per il 2004. Ci sarà l'attivazione dei mutui quindicennali e la risorsa complessiva a noi non appare per nulla congrua.
Pertanto, il Governo dimostra di non avere comprensione dei danni che si sono verificati nel territorio. Le cifre che qui ho richiamato parlano chiaro: non solo sono esigue, ma noi le riteniamo risibili, assolutamente insufficienti. Ora ci domandiamo dove sono finite le promesse del Presidente del Consiglio? E i proclami dei ministri che sono andati a visitare le popolazioni colpite dalle calamità naturali? Sono rimaste soltanto dichiarazioni che hanno riempito gli articoli dei giornali e probabilmente hanno permesso di catturare un momentaneo consenso. Credo che tutto ciò non sia serio e che non sia corretto aver fatto annunci miracolistici sulle spalle delle persone colpite dal terremoto. Ritengo che non ci sia stata la giusta coerenza ad essere oggi conseguenti quando si determinano le risorse indispensabili per la ricostruzione. Aver limitato le risorse significa alimentare un senso di incertezza in quelle comunità, significa dilatare i tempi della ricostruzione.
Noi non vogliamo avanzare soltanto delle proposte demagogiche, tutt'altro. Abbiamo presentato degli emendamenti ragionevoli, indicando le risorse necessarie per essere utilizzate subito e per dare una risposta seria a quelle aree che sono state pesantemente colpite. Ecco perché facciamo appello ai colleghi e a coloro i quali hanno avuto modo di verificare direttamente nel territorio la consistenza dei danni; facciamo appello a quei colleghi che hanno rilasciato le tante dichiarazioni, non solo facendo le promesse, ma anche assumendo impegni precisi. Oggi vorremmo che questi impegni venissero mantenuti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Burtone 1.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 376
Votanti 375
Astenuti 1
Maggioranza 188
Hanno votato
165
Hanno votato
no 210).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Abbondanzieri 1.1.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro.

MARISA ABBONDANZIERI. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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MARISA ABBONDANZIERI. Signor Presidente, gli emendamenti che abbiamo presentato, inerenti alla partita finanziaria, partono da un presupposto. Ieri, la protezione civile - che lo aveva già fatto presente nei giorni precedenti - ha depositato in Parlamento, in Commissione ambiente, la cosiddetta stima del danno.
Per quanto attiene alla Sicilia esso ammonta a circa 2 mila miliardi, per quanto riguarda il Molise a circa 3 mila miliardi e per quanto riguarda il nord ad oltre 4 mila miliardi. Inoltre, non è ancora stata definitivamente quantificata la stima del danno per quanto attiene all'Abruzzo, alla Campania ed alla Puglia, in riferimento agli avvenimenti verificatisi il 31 gennaio scorso; si tratta, quindi, di oltre 9 mila miliardi. Se si fa poi attentamente riferimento ai danni che la protezione civile ha verificato, si comprende anche che i fondi stanziati per affrontare l'emergenza sono stati oltre 1.000 miliardi. Quindi, in totale si parla di 10 mila miliardi e ciò fa capire che la necessità per i territori interessati dalle calamità naturali è molto lontana dall'essere soddisfatta dal provvedimento in esame.
In ogni caso, bisogna considerare anche le compatibilità e la progressione che gli atti possono fare rispetto all'entità dei finanziamenti che si mettono a disposizione. Tant'è che gli emendamenti che abbiamo presentato sono di vario livello, di vario ordine. In qualche caso sono emendamenti che vorrebbero accrescere del 25 per cento l'entità dei fondi messi a disposizione, in altri casi del 50 per cento ed in altri del 100 per cento, come già è stato detto.
Non vorremmo che questo provvedimento fosse, non dico l'ultimo degli atti, ma un atto talmente insufficiente da non corrispondere alle esigenze presenti in quei territori. Sappiamo perfettamente che i primi piani per la ricostruzione dovranno essere predisposti dagli enti locali entro il 30 aprile, data che si avvicina e che dovrebbe coincidere con l'avvio, per le regioni interessate, della ricostruzione dei territori: ci auguriamo che ciò avvenga il prima possibile.
Consentitemi in questa occasione di svolgere una piccola considerazione: in quei territori non vi è ancora uno straccio di ricostruzione né per quanto riguarda la cosiddetta ricostruzione leggera, né per quanto riguarda la cosiddetta ricostruzione pesante. Vorrei ricordarvi che le Marche e l'Umbria hanno cominciato la ricostruzione nell'aprile del 1998, soltanto cinque mesi dopo il verificarsi dell'evento. Non voglio fare polemica, ma quando il Governo ha affermato che mai e poi mai si sarebbe verificata di nuovo una situazione analoga a quella delle Marche e dell'Umbria, evidentemente occorreva una riflessione in più.
Oggi, i presidenti di quelle regioni, e mi riferisco in modo particolare al Molise ed alla Sicilia, hanno nelle mani le leve per avviare la ricostruzione; spero che lo facciano e che non si trincerino dietro ad un dito perché le regole che sono valse per le regioni governate dal centrosinistra valgono anche per quelle governate dal centrodestra, tanto più oggi che i governi locali in quel caso coincidono con quello nazionale.
La questione delle risorse è uno dei motivi che, probabilmente, ci indurrà ad esprimere un voto diverso da quello della maggioranza (lo vedremo al termine dell'esame degli emendamenti); lo faremo soprattutto perché non riscontriamo l'avvio di uno straccio di programmazione finanziaria tesa a mettere a disposizione le risorse, salvo che nel prossimo documento di programmazione economia e finanziaria si voglia dedicare un capitolo significativo a tale argomento e, quindi, proseguire nella strada della messa a disposizione delle risorse.
Il Ministero dell'economia potrebbe valutare gli emendamenti presentati con un occhio di attenzione e di considerazione perché non si mette in crisi l'impianto del provvedimento, ma semplicemente si propone che si mettano a disposizione maggiori risorse, tenendo conto che il percorso della ricostruzione ha bisogno di fatti (ed i fatti devono accadere nelle regioni) e di programmazione da parte dello Stato per assicurare la copertura dei 9 mila miliardi


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avvertiti come necessità a cui far fronte (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Insisto, pertanto, per la votazione dell'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruta. Ne ha facoltà.

ROBERTO RUTA. Signor Presidente, colleghi, questi emendamenti ovviamente non rappresentano né pretendono di fornire una risposta completa a fronte della problematica in questione. Il provvedimento in esame rappresenta una risposta insufficiente perché il divario esistente tra i danni registrati (ancorché non siano stati definiti tutti i danni dei vari eventi sismici e delle alluvioni) e la massa finanziaria messa a disposizione è enorme ed eccessivo e, pertanto, nella ripartizione del Governo vi sarà una guerra tra poveri, un tirare la giacca al Governo. Credo che ciò non possa essere accettato.
Questo divario deve essere colmato e l'ho ripetuto in altre occasioni (non mi riferisco soltanto al Molise, ma a tutti i territori che in Italia hanno subito eventi calamitosi o situazioni di grande difficoltà, danni non voluti). Si tratta di dimostrare che lo Stato esiste veramente in questi momenti, ma la risposta deve essere tempestiva, adeguata ed efficace perché la voglia di ricostruzione di tutti gli italiani, non dico dei molisani in particolare, deve essere accompagnata e sostenuta, nel rispetto delle autonomie locali. Sono innanzitutto i sindaci, i presidenti di provincia ed anche delle regioni ad avere il polso della situazione e, pertanto, sanno esattamente come muoversi, cosa fare e come meglio attrezzarsi.
La collega intervenuta precedentemente ha affermato che in Umbria, dopo cinque mesi è iniziata la ricostruzione. Bene, mi riferisco a due fenomeni accaduti nel Molise: per quanto riguarda il terremoto, la ricostruzione non è stata ancora avviata, ma ci si trova ancora nella fase emergenziale, per intenderci quella delle casette di legno (ancora non è completata dopo quattro mesi e mezzo e ci sono chiari ritardi). Vi è stata solo una certa sistemazione dettata dall'emergenza, ma la ricostruzione non è stata avviata. È chiaro che tutti i molisani vogliono, come tutte le altre zone colpite da eventi di questa natura, che sia predisposto un provvedimento nazionale in tal senso; se non lo presenta il Governo, lo presenteremo noi. Lo presenteremo perché abbiamo l'esigenza di dare certezza e per fare in modo che siano scolpiti i diritti dei cittadini relativi ai tempi e ai fondi con i quali in tempo breve si ricostruirà.
Per quanto riguarda l'altro fenomeno relativo sempre al Molise, sempre in quella terra che sta conoscendo l'accanimento del destino e che nonostante tale accanimento ha una grandissima voglia di ripresa e di correre verso il futuro, sono trascorsi quaranta giorni - come è stato ricordato opportunamente in quest'Aula da chi sostiene l'attuale Governo e questa maggioranza -, e non ci sono provvidenze, né risposte concrete fornite dal Governo, affinché quelle popolazioni conoscano la possibilità di riprendere il cammino quotidiano e normale. In quel caso non c'è stata una devastazione che ha fatto crollare le case: si tratta di ripristinare e di rimettere in sicurezza le cose essenziali della vita quotidiana che sono venute meno.
Rispetto a questo, è chiaro che la risposta del Governo di oggi registrerà la nostra astensione, per la semplice ragione che è meglio portare a casa qualcosa piuttosto che nulla, meglio molto poco che nulla. Ma sia chiaro: è molto poco rispetto a quello che è stato promesso quando si è approvata la finanziaria o quando si è detto di votare perché in sede di esame al Senato si sarebbero modificate le cose. Al Senato invece non si è fatto niente e quello del Molise è l'unico terremoto per il quale non si è previsto alcunché nell'ambito della legge finanziaria. È un peccato che la grande attenzione, la grande sensibilità e le grandi promesse restino nel vuoto; in tal modo lo Stato commette un'omissione: non parlo di un Governo o di una maggioranza, bensì dello Stato.


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Questa responsabilità ve la assumente come maggioranza; noi non lo consentiremo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo siamo molto preoccupati della situazione attuale relativa alla sicurezza, o, per meglio dire, dell'insicurezza idrogeologica del territorio del nostro paese. Questo provvedimento che, come sempre, arriva dopo i disastri, si presenta in modo assolutamente inadeguato rispetto alle necessità determinate da quei disastri. Ricordava prima la collega Abbondanzieri che dei 10 mila miliardi di danni che sono stimati dalla Protezione civile non copriamo che una parte minima.
Il provvedimento in esame non affronta, come faceva d'altro canto anche la legge finanziaria ed il provvedimento precedente, il tema della prevenzione. Lo hanno già rilevato molti colleghi intervenuti prima di me e tuttavia penso che questo rappresenti il nodo di fondo perché, come abbiamo affermato in occasione del grande evento alluvionale del 2000 in Piemonte nell'ambito di un convegno nazionale organizzato dai Verdi, prevenire costa meno.
Infatti, se vediamo la stima del danno - 10 mila miliardi -, è chiaro che con 10 mila miliardi spesi prima avremmo affrontato meglio una situazione che rischia continuamente di degenerare.
La situazione relativa al provvedimento è, come hanno rilevato tutti i colleghi, assolutamente insufficiente. Non solo: essa è anche non chiara ed abbastanza discriminatoria, nel senso che, così come era confuso l'articolo 80, comma 29, della legge finanziaria, così anche questo decreto-legge continua a lasciare al Governo una grande discrezionalità in ordine agli interventi. Le ordinanze, peraltro, mentre stiamo discutendo, non sono ancora terminate e quindi non abbiamo un quadro complessivo della situazione. Per questo, riteniamo importanti gli emendamenti presentati a prima firma Abbondanzieri, che ampliano ulteriormente lo stanziamento previsto da questo provvedimento, anche se con i limiti che abbiamo riconosciuto.
L'unico vantaggio che questo provvedimento presenta, secondo noi Verdi, è che i fondi vengono presi anche dalla legge obiettivo e, data la valutazione che noi diamo della legge obiettivo e dell'attività del ministero di Lunardi, questo, se vogliamo essere concreti, è l'unico aspetto veramente positivo del provvedimento.
Pertanto, signor Presidente, chiedo di sottoscrivere gli emendamenti a prima firma della collega Abbondanzieri ed invito a votarli, poiché aumentano gli stanziamenti, per venire incontro, almeno in minima parte, ai disagi provocati dalle calamità in tutta Italia. Peraltro, nell'Italia settentrionale, da cui io provengo e che, anche secondo le stime della Protezione civile, è stata tra le zone più danneggiate, gli stanziamenti sono assolutamente insufficienti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Abbondanzieri 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 372
Maggioranza 187
Hanno votato
173
Hanno votato
no 199).

Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Burtone 1.19 non accedono all'invito al ritiro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Burtone 1.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 381
Maggioranza 191
Hanno votato
174
Hanno votato
no 207).

Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Realacci 1.20 non accedono all'invito al ritiro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 384
Maggioranza 193
Hanno votato
178
Hanno votato
no 206).

Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Cima 1.16 non accedono all'invito al ritiro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cima 1.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 384
Maggioranza 193
Hanno votato
176
Hanno votato
no 208).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Burtone 1.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 386
Maggioranza 194
Hanno votato
176
Hanno votato
no 210).

Prendo atto che l'onorevole Cusumano non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Abbondanzieri 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, vorrei intervenire ancora sulla questione delle risorse. Il relatore ieri, durante la discussione sulle linee generali, citando dati forniti dalla Protezione civile, ha ricordato la stima dei danni e dunque dei costi previsti per la ricostruzione nelle zone colpite da calamità naturali (dunque stiamo parlando non solo del Molise e dell'area della Puglia che sono stati colpiti dal terremoto o dell'area dell'Etna, ma anche del nord colpito dalle alluvioni e delle altre zone colpite da calamità naturali). Vorrei ricordare tali cifre perché riteniamo siano significative: 2 miliardi e 130 milioni di euro per le alluvioni al nord, 932 milioni di euro per l'Etna, 1 miliardo e 600 milioni di euro per il Molise e le altre zone colpite dal terremoto.
Nei mesi scorsi, in particolare durante la discussione sulla legge finanziaria, noi avevamo già presentato emendamenti che stanziavano le risorse necessarie per avviare la ricostruzione: quegli emendamenti del centrosinistra furono respinti. Il Governo sembrava allora navigare a vista e l'unica cosa che seppe fare fu inserire nella legge finanziaria quell'emendamento che, in maniera del tutto generica, prevedeva


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di «pescare» nelle risorse - peraltro già esigue - connesse alla legge obiettivo, per destinare i primi fondi alla ricostruzione nelle zone colpite da calamità naturali.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 13,20)

FABRIZIO VIGNI. È, in effetti, ciò che avviene con questo decreto-legge: ci sono finalmente i primi soldi, ma sono - come è già stato evidenziato durante l'esame degli emendamenti precedenti - del tutto insufficienti e del tutto inadeguati! Ad esempio, per quanto riguarda il Molise, non so, nell'ambito di quel 60 per cento previsto nel decreto-legge, quale sarà la quota destinata a questa regione, ma credo che comunque, nel migliore dei casi, essa non costituirà più di un decimo o di un quindicesimo dei costi necessari per la ricostruzione.
Nessuno di noi pretende che le risorse per la costruzione siano stanziate immediatamente, perché sappiamo bene che la ricostruzione (al di là delle promesse miracolistiche rilasciate immediatamente dopo il terremoto da alcuni con una bella «faccia tosta», tra cui il Presidente del Consiglio) non si realizza in un solo giorno, ma, inevitabilmente, avviene con gradualità.
Con i nostri emendamenti segnaliamo due problemi. In primo luogo, vi deve essere, fin da ora, certezza sufficiente sui tempi della ricostruzione e sulla gradualità delle risorse necessarie per i prossimi anni. Tale aspetto non è presente nel decreto e noi lo proporremo attraverso l'emendamento Abbondanzieri 1.11, che fin da ora segnalo all'attenzione del Governo, il quale prevede, in maniera analoga a quanto realizzato per l'Umbria e le Marche un piano certo di risorse, seppure scaglionato nel tempo (fra le frasi «infelici» pronunciate dal Presidente Berlusconi, molti ricorderanno l'affermazione che il Governo non avrebbe fatto come con l'Umbria e le Marche, mentre noi affermiamo di fare come avvenne per queste regioni).
In secondo luogo, segnaliamo e proponiamo la previsione, fin da ora, di un incremento delle risorse, anche se limitato alla prima fase della ricostruzione.

TOMMASO FOTI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI, Relatore. Signor Presidente, intervengo brevemente per richiamare l'attenzione dei colleghi intervenuti, proponenti di emendamenti con cui si intende far lievitare l'entità delle risorse disponibili, che chiunque di noi sarebbe stato in grado di presentare le stesse proposte, ma nessuno è riuscito a rintracciare una copertura finanziaria adeguata.
La seconda considerazione è ancora più semplice: è vero che il relatore, ieri, ha dato conto di tutti i danni stimati dalla Protezione civile, ma è altrettanto vero - anche se si continua a non riportarlo - che è stato detto che sono state presentate idonee domande alla Comunità europea per essere ammessi ai finanziamenti, proprio perché l'entità dei danni permette di accedervi.
Si tratta di vedere se, una volta erogati i finanziamenti, le regioni avranno quella capacità di spesa che reclamano a parole, ma nei fatti, spesso, non portano a compimento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Abbondanzieri 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


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(Presenti e Votanti 348
Maggioranza 175
Hanno votato
159
Hanno votato
no 189).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Abbondanzieri 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 369
Votanti 367
Astenuti 2
Maggioranza 184
Hanno votato
168
Hanno votato
no 199).

Prendo atto che l'onorevole Cusumano non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Abbondanzieri 1.5, Cima 1.15, Di Gioia 1.21, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 365
Maggioranza 183
Hanno votato
162
Hanno votato
no 203).

Avverto che l'emendamento Abbondanzieri 1.6 è stato ritirato.
Prendo atto che i presentatori del subemendamento Parolo 0.1.40.1 non accedono all'invito al ritiro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Parolo 0.1.40.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 368
Votanti 367
Astenuti 1
Maggioranza 184
Hanno votato
168
Hanno votato
no 199).

Prendo atto che i presentatori del subemendamento Parolo 0.1.40.2 non accedono all'invito al ritiro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Parolo 0.1.40.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 363
Votanti 360
Astenuti 3
Maggioranza 181
Hanno votato
161
Hanno votato
no 199).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.40 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).


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(Presenti 376
Votanti 373
Astenuti 3
Maggioranza 187
Hanno votato
371
Hanno votato
no 2).

Prendo atto che l'onorevole Cusumano non è riuscito ad esprimere il proprio voto.

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