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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 2843-bis sezione 1), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 2843-bis sezione 2).
Avverto che le proposte emendative sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 2843-bis sezione 3).
ROBERTO GUERZONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente l'emendamento a mia firma 1.12 pubblicato nel fascicolo - gli uffici lo sanno - in realtà doveva intendersi riferito al comma 2 dell'articolo 1 del disegno di legge e dunque è praticamente decaduto.
PRESIDENTE. Sì, se avesse avuto l'accortezza di lasciarmi altri tre secondi avrei letto la seguente comunicazione:
Avverto che l'emendamento Guerzoni 1.12 deve intendersi riferito all'articolo unico del disegno di legge di conversione e deve quindi essere ricollocato come ultimo emendamento. Peraltro, esso risulta decaduto a seguito dello stralcio della disposizione cui si riferisce. Avverto inoltre che l'emendamento Duca 1.15 è stato ritirato prima della seduta.
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, a norma dell'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, i seguenti emendamenti ed articoli aggiuntivi, in quanto non strettamente attinenti alla materia del decreto-legge: Alfonso Gianni 1.1, volto a prorogare per ulteriori 30 mesi, presso il nuovo gestore dei servizi di assistenza a terra negli aeroporti, il rapporto di lavoro del personale, senza alcun riferimento all'applicazione di ammortizzatori sociali; Giuseppe Gianni 2.3, Burtone 2.4 e Strano 2.2, che prorogano il termine per la regolarizzazione della posizione dei soggetti colpiti dal sisma del 1990 nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa, destinatari di provvedimenti agevolativi per il versamento di tributi e contributi; Agostini 3.7, Cordoni 3.8, Nigra 3.9, Innocenti 3.10, Gasperoni 3.11 e Guerzoni 3.12, che modificano l'articolo 38 della legge finanziaria per il 2002, concernente l'incremento delle pensioni in favore di soggetti disagiati; Gasperoni 3.01, che modifica la definizione di «nave» ai sensi della legislazione previdenziale dei lavoratori marittimi; Tabacci 3.02, concernente l'emersione dei lavoratori extracomunitari irregolarmente occupati; Volontè 3-bis.01, relativo alle sanzioni previste dalla legislazione in materia di sicurezza e salute dei lavoratori. Tale articolo aggiuntivo risulta altresì palesemente incongruo rispetto al contesto logico e normativo in quanto differisce l'entrata in vigore di una disposizione già vigente nell'ordinamento giuridico (vedi l'allegato A - A.C. 2843-bis sezione 4).
ALFONSO GIANNI. Avrebbe fatto prima a dire quali rimanevano!
PRESIDENTE. Avverto inoltre che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 2843-bis sezione 5).
Avverto infine che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 2843-bis sezione 6).
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, so che la Presidenza, in maniera insindacabile, compie una valutazione circa l'ammissibilità degli emendamenti.
PRESIDENTE. È esatto, onorevole Burtone.
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, mi permetto comunque di chiedere un riesame della decisione adottata, perché l'emendamento 2.4 a mia firma riveste un'importanza significativa per la Sicilia (lo diceva anche il collega Strano). Abbiamo voluto presentare tale emendamento, non abbiamo alcun
timore di dirlo, per prorogare ulteriormente di sei mesi la sospensione del pagamento di alcuni tributi dovuti per il periodo 1990-1992 da parte di cittadini residenti nelle province di Catania, Siracusa e Ragusa. Si tratta di un emendamento che, in maniera superficiale, potrebbe portare a reazioni negative: sappiamo, infatti, che tali agevolazioni per il versamento di tributi e contributi sono già state prorogate per un lungo lasso di tempo e, pertanto, qualcuno potrebbe essere portato a pensare ad un intervento assistenzialista che, ancora una volta, si vorrebbe attuato a favore della Sicilia. Pur considerando tali possibili valutazioni, ci permettiamo però di respingerle, in quanto sappiamo che tale proroga avrebbe un valore ulteriormente strategico per queste province, in quanto esse sono proprio quelle maggiormente toccate dalla crisi agricola. Più volte in aula abbiamo richiamato l'attenzione del Governo sulle condizioni in cui versa l'agricoltura siciliana. Da più di due anni vi è una situazione che è al limite della calamità naturale: siccità, gelate, hanno danneggiato in modo consistente le produzioni tipiche siciliane...
PRESIDENTE. Onorevole Burtone, siamo ad una discussione procedurale, mentre lei sta motivando nel merito il suo emendamento...
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, parlo proprio per motivare la mia richiesta di riesame del giudizio di inammissibilità formulato su questo emendamento e per spiegarne le motivazioni, motivazioni che non sono rintracciabili in una richiesta di tipo assistenzialistico. Sarebbe infatti profondamente ingiusto che a popolazioni gravemente colpite sul piano della capacità produttiva nel settore agricolo e che, proprio in questi giorni, hanno appreso che l'ENI ritirerà la propria presenza nel settore chimico (con danni notevoli a livello occupazionale), si vada a richiedere il pagamento immediato di alcuni oneri, pagamento che, nel tempo, è stato invece differito. Con questo emendamento non proponiamo un differimento per un ampio lasso di tempo. Tra l'altro, abbiamo presentato un disegno di legge con il quale si propone la regolarizzazione di tale posizione, con una rateizzazione di questi oneri tale da permettere a questi cittadini di «allinearsi». Chiedere però loro di pagare oggi sarebbe una grave ingiustizia, ed ecco perché ci permettiamo di richiamare ulteriormente la Presidenza affinché riesamini il giudizio di inammissibilità formulato sull'emendamento a mia firma 2.4 (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
EUGENIO DUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. La pregherei però di essere breve nel suo intervento.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, lo sarò senz'altro. Ovviamente mi rimetterò alle determinazioni della Presidenza, però volevo anch'io chiedere un brevissimo supplemento di istruttoria sull'articolo aggiuntivo Gasperoni 3.01 che, se non ho capito male, viene dichiarato inammissibile in quanto riguarda le pensioni dei lavoratori marittimi.
Signor Presidente, faccio presente che all'articolo 1, comma 8-bis, il testo (che è stato integrato in Commissione) tratta dei lavoratori iscritti al fondo di previdenza per il personale dipendente delle aziende private del gas. Non si capisce, quindi, perché sia considerata ammissibile una tale norma per lavoratori iscritti ad un fondo pensione e sia invece dichiarata l'inammissibilità di una disposizione similare quando si parla dell'Ipsema.
Faccio presente che l'articolo aggiuntivo Gasperoni 3.01 riguarda esclusivamente quei marittimi imbarcati su pontoni della SNAM o di altre società che operano in acque internazionali e che, purtroppo, pur essendo marittimi a tutti gli effetti, con la qualifica di personale navigante, per la formulazione della legge vengono invece esclusi dal trattamento conseguente al personale navigante.
Si tratta, quindi, di una norma che - credo - riguarderà, in tutta Italia, non più di 200 lavoratori e che si tradurrebbe in un atto di giustizia. Lo stesso ministero, nella corrispondenza tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti lo ha segnalato come molto urgente e ha suggerito la modifica da noi auspicata nella proposta emendativa.
ALFONSO GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, intervengo semplicemente per dire che, naturalmente, ci rimettiamo alla sua assoluta autorità; tuttavia, lei mi permetterà di spiegare una mia interruzione, forse non molto gentile: mentre lei parlava ho detto, sebbene fuori microfono, che, a questo punto, avrebbe fatto prima a dirci quali proposte emendative sarebbero rimaste in vita; infatti, vi è stata una falce da parte della Presidenza e degli uffici competenti e direi che sparisce tutta la «ciccia» sulle pensioni minime e quant'altro.
Si badi bene che un mio emendamento era stato già precedentemente respinto e, quindi, parlo non pro domo mea, ma per il piacere dell'argomento. Sparisce il famoso emendamento Tabacci, un emendamento carsico, che appare, poi si insabbia e poi ricompare e che, appena vi è un vento di turbolenza politica, nuovamente si inabissa; è un emendamento eccezionale dotato di colpi di reni e gli uffici, evidentemente, si adoperano nel dargli una mano.
Tuttavia, da questo punto di vista, cosa ci stiamo a fare? Esaminiamo pure questo provvedimento, ma francamente viene meno un po' di passione. Ce ne poteva lasciare almeno un po'; in tal modo, vi sarebbero stati argomenti per contendere e, forse, qualcuno sarebbe stato a sentire. Grazie; anzi, no grazie: mi rammarico.
PRESIDENTE. È un'elegante argomentazione quella dell'onorevole Alfonso Gianni.
NINO STRANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NINO STRANO. Signor Presidente, anch'io intervengo per evidenziare che su questo disegno di legge vi è stata una mannaia che, a mio avviso, non lo rende perfettamente omogeneo nella materia.
Fortunatamente, la saggia proposta del presidente Benedetti Valentini posterga e rinvia l'esame del comma 2 dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione. Tuttavia, do atto al Governo e alla Commissione di aver tenuto un atteggiamento partecipe nei confronti delle istanze contenute in alcuni emendamenti, che poi potranno essere riformulati nel corso dell'esame di questa settimana come, credo, sia possibile.
Signor Presidente, vorrei soltanto evidenziare come in quest'aula, ancora una volta, si dichiari l'inammissibilità di un emendamento che colpisce fortemente l'economia della Sicilia. Lo diceva poc'anzi l'onorevole Burtone: tre aree interessate, Catania, Ragusa e Siracusa, sono colpite in questi giorni dalle minacce di ritiro dell'ENI, che fanno seguito all'atteggiamento dell'ENI stesso di distruzione del nostro territorio e di insediamenti poco produttivi per lo sviluppo turistico e ambientale della Sicilia.
Ciò che mi stupisce è il silenzio di Forza Italia e, specialmente, del suo capogruppo, onorevole Elio Vito, che è stato eletto per due legislature a Catania. Evidentemente, egli non ricorda lo stato di crisi successivo al terremoto del 1990. E dire che l'onorevole Vito conosce Misterbianco, conosce Catania e la grande disperazione di aree industriali che dal 1990 non riescono a tirare su la testa a causa delle scelte sbagliate operate in passato e che, speriamo, non vengano riproposte in futuro.
Ci auguriamo, quindi, che nel corso del riesame, così ben proposto dal presidente Benedetti Valentini e accettato dal Governo, vi possa essere un momento di serenità e di confronto, in un'aula nella quale, oggi, opposizione e maggioranza
concordano su alcuni temi che non attengono alla specificità siciliana, ma al mantenimento dell'impresa e dell'occupazione.
Badiamo bene, la terra di Sicilia, onorevole Vito, onorevole Volontè, onorevole Cè, è quella terra che ha dato 60 e più parlamentari alla Sicilia e che non merita l'indifferenza ed il silenzio dei vostri non interventi, specialmente dei parlamentari siciliani, specialmente di chi è stato eletto in Sicilia e poi, magari, l'ha lasciata dopo essere stato eletto per due legislature nel collegio di Misterbianco.
EMILIO DELBONO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EMILIO DELBONO. Signor Presidente, anche io intervengo per cercare di attirare l'attenzione della Presidenza sul fatto che sono stati dichiarati inammissibili molti emendamenti in materia previdenziale, nella materia che attiene anche all'attivazione dei fondi per l'occupazione ed il sostegno al reddito, in un provvedimento che di per sé mi pare sia abbastanza scoordinato e disomogeneo. È difficile, quindi, dire che vi è un'omogeneità di materia, perché nei tre articoli si interviene su tematiche non del tutto convergenti.
Mi permetto anch'io di sollecitare il collega Tabacci a presentare, la prossima volta, un emendamento su un testo che poi verrà effettivamente sottoposto al voto dell'Assemblea, perché almeno in quell'occasione sarà evidente se vi è un'effettiva e sostanziale volontà di far passare un emendamento su cui anche il centrosinistra converge.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza non esprime apprezzamenti sul rilievo politico di questo o quell'emendamento; naturalmente, le questioni richiamate da tutti gli intervenuti sono di assoluto rilievo. La Presidenza esprime valutazioni sulla congruità e sull'attinenza degli emendamenti al testo in discussione. Si tratta di una giurisdizione senza secondo grado di giudizio, nel senso che è un potere insindacabile che esercita la Presidenza e mi pare lo abbia sempre esercitato con raziocinio e con ponderazione. Certo, non posso modificare motu meo le deliberazioni che ha assunto la Presidenza della Camera.
Mi rammarico per le questioni che stanno più a cuore, anche in considerazione del desiderio di passione sottolineato dall'onorevole Alfonso Gianni, ma credo di poter dichiarare che le decisioni della Presidenza restano stabilite così come precedentemente annunciato. Naturalmente, le vostre rimostranze restano tutte agli atti e costituiscono un fatto politico che dovrà essere considerato in altre occasioni e nello sviluppo dei nostri lavori.
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
ANTONINO GAZZARA, Relatore. Signor Presidente, innanzitutto la Commissione accoglie tutte le condizioni poste dalla Commissione bilancio e raccomanda l'approvazione delle proposte emendative della stessa Commissione.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Alfonso Gianni 1.3 e 1.4, Cordoni 1.13, Alfonso Gianni 1.5, 1.6 e 1.16. La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Alfonso Gianni 1.7. Abbiamo presentato il subemendamento 0.1.7.1 per completare il ragionamento contenuto in tale emendamento e la Commissione si è pronunciata favorevolmente pensando all'abbinamento del subemendamento con l'emendamento. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Alfonso Gianni 1.8, 1.9, 1.10, 1.11, 1.2 e Duca 1.14 e sull'articolo aggiuntivo Molinari 1-bis.01. La Commissione esprime, altresì, parere contrario sull'emendamento Guerzoni 2.5 e parere favorevole sull'emendamento Mazzocchi 2.1 con una riformulazione volta ad abbinare l'emendamento Mazzocchi 2.1 e l'emendamento Guerzoni 2.6.
La Commissione invita al ritiro degli emendamenti Dario Galli 3.1, Gasperoni 3.2, 3.3, 3.4 e Cordoni 3.5, altrimenti, il parere su di essi è contrario. La Commissione
invita, altresì, esprime parere favorevole sull'emendamento Gasperoni 3.6 purché riformulato ed esprime parere contrario sull'emendamento Alfonso Gianni 3-bis.1.
PRESIDENTE. Il Governo?
PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Il Governo concorda con il relatore e con quanto da lui sottolineato. Pertanto, esprimo parere favorevole sull'emendamento Alfonso Gianni 1.7, con l'integrazione del subemendamento della Commissione; esprimo altresì parere favorevole sulle riformulazioni degli altri due emendamenti, ai quali il relatore ha fatto riferimento; infine, invito al ritiro degli emendamenti Dario Galli 3.1, Gasperoni 3.2, 3.3, 3.4 e Cordoni 3.5, per la seguente motivazione. Si tratta infatti di emendamenti relativi all'estensione del termine già individuato nel provvedimento; al riguardo, riteniamo che la questione esista, tuttavia pensiamo che essa vada correttamente ricollocata all'interno del dimensionamento del fondo per l'occupazione e quindi non in questa sede. Il Governo già in Commissione, se pur «irritualmente», si è dichiarato disponibile ad accogliere un eventuale ordine del giorno in tal senso.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Alfonso Gianni 1.3
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Per non far perdere tempo a lei, signor Presidente, e all'Assemblea, vorrei motivare congiuntamente gli emendamenti 1.3 e 1.4 a mia firma, poiché essi sono a scalare.
Che cosa mi propongo di sopprimere, togliere e abrogare? La domanda non è retorica perché si tratta di un provvedimento di non semplicissima lettura per tutti e non solo per coloro che non sono competenti nella materia, bensì persino per gli addetti ai lavori. In sostanza vorrei togliere, con l'emendamento 1.3 in modo più radicale, mentre con l'emendamento 1.4 in termini più moderati, la decurtazione nel tempo della misura dell'indennità di mobilità, che viene qui destinata ai lavoratori che sono stati licenziati e rispetto ai quali è prevista una proroga. La mia è un'obiezione di fondo, che già feci in occasione dei lavori preparatori della legge n. 223 del 1991, in base alla quale non ha ragione logica - anzi dovrebbe non dico essere il contrario ma certamente non dovrebbe valere tale ragione - una decurtazione nel tempo della quantità del sostegno al reddito che viene concesso ai lavoratori disoccupati, che tali sono, in seguito a licenziamenti collettivi, che per definizione non derivano da loro colpa, bensì da ragioni di mercato, da ristrutturazioni o da scelte industriali che sono state ritenute possibili per poter applicare la legge n. 223 del 1991. Sono sempre stato contrario alla decurtazione di tale indennità di mobilità, che già in partenza è pari alla cassa integrazione, che a sua volta è pari all'80 per cento del salario.
Addirittura, durante i lavori della Commissione, è stata introdotta un'ulteriore decurtazione del 20 per cento; si arriva, quindi, rapidamente ad una retribuzione di fatto inferiore al 50 per cento dell'ultimo salario percepito.
Siamo in una condizione nella quale chiedere, poi, ai percettori di questo sostegno al reddito di non svolgere lavori secondari, in nero o, addirittura, se si trovano in determinate situazioni economiche - non geografico-latitudinali -, lavori non solo in nero, non solo nel senso di lavoro sommerso, ma anche dal punto di vista della legalità, diventa francamente difficile. Infatti, non possiamo chiedere a nessuno, soprattutto in una certa fascia di età, di privarsi delle condizioni primarie di sussistenza della propria quotidianità.
Onorevoli colleghi, se decidiamo - come è giusto e come si fa in tutti i paesi più evoluti - di riconoscere un sostegno al reddito di coloro ai quali abbiamo reciso il rapporto di lavoro con l'azienda madre, esso - per il periodo in cui è previsto - deve rimanere nella sua interezza.
Questa è la ragione dei due emendamenti che ho presentato, in quanto uno evita la decurtazione in partenza e il secondo - che è a scalare - evita un'ulteriore decurtazione rispetto a quella iniziale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerzoni. Ne ha facoltà.
ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente, esprimeremo voto favorevole sull'emendamento Alfonso Gianni 1.3 e vorrei sottolineare che la nostra decisione deriva dal fatto che qui non siamo di fronte ad una misura strutturale di riforma degli ammortizzatori sociali in quanto, in termini di ridisegno del sistema degli ammortizzatori sociali, si può anche prevedere una formulazione di queste tutele, che siano via via a scalare e anche definite nel tempo.
Tuttavia, in questo caso, siamo di fronte ad una misura che riguarda lavoratori già in essere e, sostanzialmente, casi specifici. Quindi, nel caso specifico, ci sembra opportuno mantenere l'80 per cento dell'indennità di mobilità.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 413
Votanti 412
Astenuti 1
Maggioranza 207
Hanno votato sì 187
Hanno votato no 225).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Strano non ha funzionato e che avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 404
Maggioranza 203
Hanno votato sì 183
Hanno votato no 221).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cordoni 1.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 413
Maggioranza 207
Hanno votato sì 188
Hanno votato no 225).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 420
Maggioranza 211
Hanno votato sì 192
Hanno votato no 228).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 429
Astenuti 3
Maggioranza 215
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 230).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 429
Astenuti 7
Maggioranza 215
Hanno votato sì 31
Hanno votato no 398).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.7.1 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 438
Votanti 436
Astenuti 2
Maggioranza 219
Hanno votato sì 418
Hanno votato no 18).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Alfonso Gianni 1.7, sul quale la V Commissione (Bilancio) aveva espresso parere contrario.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, purtroppo non ho fatto in tempo a chiedere la parola o forse lei non mi ha visto.
Il problema è semplice. Ne ho già parlato ieri, nel corso della discussione sulle linee generali, nell'intervento che lei, signor Presidente, ha avuto la cortesia di sottolineare come ampio; d'altro canto, essendo soltanto in sei - ho contato i presenti - si poteva disporre di un po' di libertà. Dunque, la finalità del mio dire e del mio emendare è relativa ad un concetto che a me pare di fondo: non si può legare un intervento a sostegno del reddito, a seguito della perdita del lavoro, alla formazione e alla riqualificazione professionale perché penso che la formazione e la riqualificazione professionale debbano essere una costante della vita lavorativa delle lavoratrici e dei lavoratori. Oltretutto, in questo modo, organizzandole per tempo, forse potremmo evitare che i processi di ristrutturazione comportino la diminuzione del personale che, invece, potrebbe essere sufficientemente motivato e riqualificato, senza la dolorosa rescissione del rapporto di lavoro. A maggior ragione, sulla base di tale principio, ritengo illogico collegare l'erogazione del sostegno al reddito per un lavoratore, che è disoccupato non per propria colpa, all'obbligo di partecipare a corsi di formazione. Questa è la mia posizione di principio.
Vi è, poi, un'altra considerazione: il testo del Governo, che - come vedremo - era un po' in contraddizione con il successivo comma 6, non distingue le situazioni nelle quali il corso viene offerto, effettivamente c'è ed è lì a portata di mano, da quelle in cui il corso non è stato istituito: anche se una persona volesse partecipare, non potrebbe farlo per assenza dell'oggetto del desiderio. In questi
casi, evidentemente, non ha senso subordinare l'erogazione dell'indennità di mobilità ovvero la proroga dell'indennità di mobilità alla partecipazione a corsi che non esistono.
Da qui, in Commissione, è nata l'idea di prendere in considerazione il mio emendamento che capovolge il ragionamento, prevedendo che siano gli enti a fornire ai lavoratori la possibilità di partecipare ai corsi di formazione; si è, quindi, ritenuto di poterlo integrare all'obbligo di partecipazione, una volta che questa possibilità sia stata offerta. Capisco il ragionamento ma non lo accetto e ribadisco la mia posizione di principio.
Si tratta di una dichiarazione ex post: questa è la ragione per cui ho espresso un voto contrario al subemendamento 0.1.7.1 della Commissione; ovviamente, poiché il testo sul quale stiamo per votare è stato scritto per tre quarti da noi, ci asterremo dalla votazione.
Debbo dire che, in ogni caso, anche con il nostro modesto contributo, il testo è un po' migliorato; quindi, ribadisco che mi asterrò dalla votazione sul mio emendamento, subemendato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.7, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 409
Astenuti 7
Maggioranza 205
Hanno votato sì 397
Hanno votato no 12).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Alfonso Gianni 1.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, si tratta di una conseguenza della logica che ho esposto nel mio precedente intervento. Qui si parla della partecipazione dei lavoratori ai lavori socialmente utili.
Si badi bene: in astratto - ma, purtroppo, soltanto in astratto - ritengo valido il concetto di lavoro socialmente utile. Purtroppo, esso è stato mal applicato al punto che i lavoratori, pur avendo una professionalità, una capacità e una potenzialità di lavoro, non dico elevate, ma più elevate, sono stati impiegati in occupazioni francamente marginali, con una mortificazione professionale e retributiva, in una situazione non utile allo sviluppo civile ed economico del complesso della società.
Su questo aspetto, avanzo due richieste. Quanto alla prima, ancora una volta, chiedo che l'indennità non sia abbinata all'obbligo di partecipazione a qualunque tipo di lavoro socialmente utile che venga offerto.
La seconda proposta contenuta in questo emendamento è che, quando il lavoro socialmente utile viene offerto ed espletato da parte dei disoccupati, a quel punto il loro stipendio non può essere pari all'indennità di mobilità, per di più decurtata del 20 per cento - più il 20 per cento, come abbiamo visto prima, per cui si va al di sotto del 50 per cento del salario -, ma deve essere integrato, a cura degli enti locali che li occupano, al fine di poter parificare questi lavoratori a quelli che svolgerebbero uguale mansione; in alternativa, quanto meno, tale indennità non deve essere inferiore all'ultima retribuzione percepita da loro, in costanza di rapporto di lavoro. Altrimenti, chi glielo fa fare? Non possiamo costringere la gente titolare, almeno dal punto di vista potenziale, di una erogazione assistenziale di sostegno al reddito, a svolgere per forza un lavoro. Se vogliamo che facciano un lavoro, che lo facciano bene, con un minimo di passione e di compartecipazione, dobbiamo almeno elevare il trattamento che
loro percepirebbero se lavorassero al livello dei lavoratori equivalenti o quanto meno al livello di quando lavoratori erano a tutti gli effetti.
A me pare una condizione di buonsenso, che permette poi allo Stato, agli enti locali, ai comuni e a quant'altri, di pretendere da questi lavoratori una erogazione di un lavoro di qualità. Altrimenti, vale un vecchio detto, che non posso dire, per ragioni di eleganza formale, «che a salario di..., lavoro di...». Signor Presidente, completi lei la frase, se vuole.
PRESIDENTE. No, non me la faccia dire. Abbiamo inteso.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 428
Astenuti 3
Maggioranza 215
Hanno votato sì 17
Hanno votato no 411).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 426
Astenuti 4
Maggioranza 214
Hanno votato sì 17
Hanno votato no 409).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Alfonso Gianni 1.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, se si vuole, questo è un po' un emendamento-civetta, visto che si parla di una deroga rispetto ai contratti di lavoro. Io chiedo semplicemente, con un rigurgito concertativo - in questo senso è un emendamento-civetta - che almeno questa deroga avvenga sulla base di un'intesa con le organizzazioni sindacali che siano, però, non maggiormente rappresentative (secondo una formula ormai «cassata» dalla realtà), ma effettivamente rappresentative dei lavoratori interessati. In altre parole, chiedo che questa deroga avvenga sulla base del consenso effettivo.
In questo senso, si tratta di rigurgito concertativo perché presume un'intesa: insomma, se bisogna derogare alle intese precedenti, ci vuole un assenso dei diretti interessati. Anche questo mi parrebbe un emendamento ipermoderato, ma di buon senso, di cui raccomando all'aula l'approvazione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 438
Votanti 258
Astenuti 180
Maggioranza 130
Hanno votato sì 27
Hanno votato no 231).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.19, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 425
Astenuti 7
Maggioranza 213
Hanno votato sì 232
Hanno votato no 193).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 438
Votanti 433
Astenuti 5
Maggioranza 217
Hanno votato sì 432
Hanno votato no 1).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Alfonso Gianni 1.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Basta!
PRESIDENTE. Colleghi, ha il tempo che gli è consentito dal regolamento.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, ringrazio per il gentile commento del collega e lo stupirò affermando semplicemente che, convinto dalle obiezioni della collega Cordoni ed inchinandomi alla sua saggezza, ritiro l'emendamento in questione.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 437
Maggioranza 219
Hanno votato sì 435
Hanno votato no 2).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.20 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 436
Maggioranza 219
Hanno votato sì 436).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 431
Astenuti 3
Maggioranza 216
Hanno votato sì 208
Hanno votato no 223).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Duca 1.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, questo emendamento riguarda uno sparuto gruppo di lavoratori portuali. A seguito di una serie di riforme e di leggi approvate dal Parlamento i lavoratori portuali si trovano suddivisi in alcuni settori, in alcune fasce di mercato - diciamo così - disciplinate dagli articoli 16, 17, 18 e 21, lettere a) e b) della legge n. 84 del 1994. Quando vi sono giornate di non avviamento al lavoro, per i lavoratori dipendenti dalle imprese di cui all'articolo 16 - quelle che eseguono i servizi - scatta un meccanismo di cassa integrazione. Per i lavoratori dipendenti dalle imprese di cui all'articolo 18 - i terminalisti - scatta il periodo di cassa integrazione. Per i lavoratori dipendenti di cui all'articolo 17 - il famoso pool di manodopera -, anche a seguito della riformulazione della legge approvata recentemente, scatta un meccanismo simile a quello della cassa integrazione per i lavoratori edili. Anche per quanto riguarda i lavoratori di cui all'articolo 21, lettera b), vi è il medesimo meccanismo. Soltanto per un particolare segmento abbastanza sparuto di lavoratori, non so se raggiunge le 25 unità in tutta Italia, concentrati esclusivamente nei porti di Milazzo, Gaeta e Chioggia, quando vi sono periodi di non lavoro non scatta la copertura dell'ammortizzatore sociale. In sostanza, questo sparuto gruppo di lavoratori, che fa riferimento ad un obbligo dettato dalla legge - di essere cioè incasellati nell'articolo 21, lettera a) -, è figlio di nessuno, non è prevista nessuna copertura. Attraverso l'emendamento in questione cerchiamo di rendere giustizia a questo piccolissimo numero di lavoratori. Per questo motivo mi permetto di chiedere al relatore ed al Governo un attimo di ripensamento e, se possibile, un accantonamento. Si tratterebbe di un semplice atto di giustizia sociale che riguarda dei lavoratori che, da poco più di un anno, quando è scaduto il periodo di cassa integrazione disposto dalla precedente legge - non riattivato per questo particolare tipo di settore -, si trovano privi di ogni contributo, di ogni ammortizzatore sociale. Siccome, peraltro, questo emendamento non presuppone nessun tipo di spesa - immaginate infatti quanti pochi siano i lavoratori interessati da questo fenomeno - ed essendoci una reale esigenza di reddito per questo gruppo di lavoratori, penso che il relatore ed il Governo potrebbero avere su questo un attimo di ripensamento. Comunque, se si dovesse arrivare al voto chiedo all'Assemblea di esprimere un voto favorevole, che rappresenterebbe un atto di giustizia nei confronti di pochi lavoratori.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore se vi sia un ripensamento al riguardo.
ANTONINO GAZZARA, Relatore. No, signor Presidente, confermo l'orientamento precedentemente espresso.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Duca 1.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 427
Maggioranza 214
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 224).
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Molinari 1-bis.01.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, con l'articolo 52, comma 46, dell'ultima legge finanziaria è stata prorogata al 31 dicembre di quest'anno l'indennità di mobilità a favore dei lavoratori della Interclim della Val Basento. Si tratta complessivamente di quasi 600 persone che in Basilicata pagano il fallimento dell'industrializzazione della chimica di base dell'ENI in Val Basento, nonché il fallimento dell'industrializzazione legata alla legge n. 219 del 1981.
Per il rilancio economico e produttivo di questi comprensori oggi sono in atto una serie di iniziative come l'accordo della Val Basento, il contratto d'area per questi lavoratori. Tuttavia, il processo è lento e irto di difficoltà; questi lavoratori, che beneficeranno ancora per sei mesi dell'indennità di mobilità, si trovano in una condizione nella quale le prospettive sono molto nebulose. Vi è da aggiungere che molti di loro hanno un'età anagrafica tale da essere molto vicini alla pensioni e ciò rende difficile il loro eventuale reinserimento, nonostante sia stato raggiunto un accordo tra regioni e parti sociali che riserva una quota delle nuove assunzioni al riassorbimento del bilancio della mobilità.
L'emendamento in esame, pertanto, si pone come obiettivo quello di prevedere un'ulteriore proroga di 12 mesi dell'indennità di mobilità affinché il percorso intrapreso offra una serie di garanzie per i lavoratori che attualmente sono ricompresi nella platea dei beneficiari. Sei mesi sono un tempo relativamente breve per risolvere problemi di tale portata; pertanto, nella legge finanziaria ci troveremo ad affrontare il nodo delle proroghe degli ammortizzatori sociali.
Chiedo quindi al Parlamento di approvare l'emendamento in esame, anticipando di sei mesi una soluzione al problema che diverrebbe di emergenza, così com'è stato fatto in questo provvedimento per altri casi analoghi (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Molinari 1-bis.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 427
Maggioranza 214
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 226).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Guerzoni 2.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerzoni. Ne ha facoltà.
ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente, l'emendamento in esame si propone l'obiettivo di rendere maggiormente duratura una misura importante per i lavoratori, ed io dico anche per i datori di lavoro, delle piccole imprese. Non è la prima volta che questa Camera affronta tale tema.
Nel corso della discussione della legge finanziaria, noi presentammo alcuni emendamenti al fine di prolungare, almeno sino al 31 dicembre 2002, questo importante strumento. Ricordo che si tratta dell'unico strumento che opera come incentivo all'occupazione per le imprese con meno di 15 dipendenti.
Cosa prevede la norma? La norma prevede che un lavoratore licenziato in un'impresa con meno di 15 dipendenti, iscrivendosi alle liste di mobilità, qualora venga assunto, porti in carico uno sgravio contributivo. Si tratta, quindi, di un incentivo alla mobilità che opera nelle piccolissime imprese nelle quali non si prevede
alcun altro strumento (non dispongono della cassa integrazione, nonché dell'indennità di mobilità). Ebbene, in quell'occasione il nostro emendamento fu respinto. Noi presentammo diversi atti di sindacato ispettivo con i quali chiedemmo che il Governo si impegnasse.
Noi riconosciamo che con il decreto-legge in esame si introduce nuovamente un termine più congruo, vale a dire si ripristina al 31 dicembre 2002 la possibilità di ricorrere a questi incentivi. Con l'emendamento in esame vorremmo rendere stabile almeno per il 2003 l'utilizzazione dell'incentivo per non trovarci di nuovo ad affrontare la questione in sede di discussione della legge finanziaria (in autunno).
È vero che è in discussione, in via generale, la riforma degli ammortizzatori sociali, ma tuttavia se noi mantenessimo questa forma di incentivo, anche per il 2003, faremmo cosa utile sia per i lavoratori ma anche per quelle piccolissime imprese che sarebbero incentivate con lo sgravio contributivo ad assumere questi lavoratori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha facoltà.
EMILIO DELBONO. Signor Presidente, vorrei intervenire per associarmi alle considerazioni formulate dall'onorevole Guerzoni. I colleghi sanno che la disciplina di questa materia, affidata ad una futura legge delega di riordino della normativa sugli ammortizzatori sociali, richiederà molto probabilmente, perché dovrà essere approvata in Parlamento e successivamente attuata, tempi lunghi. Poiché siamo di fronte ad un provvedimento che, come ricordava l'onorevole Guerzoni, si trascina costantemente di proroga in proroga dal 1993 ad oggi e che è stato riconosciuto utile anche dalla stessa maggioranza che sostiene il Governo, credo valga la pena che il relatore e lo stesso Governo riflettano intorno a questo emendamento. Si tratta semplicemente di prevedere la proroga sino al 31 dicembre del 2003, essendo, come è del tutto evidente, il tempo sino al 31 dicembre 2002, assolutamente ristretto ed inadeguato per fornire una copertura, l'unica come ricordava il collega Guerzoni, in termini di sistema di ammortizzatori sociali e di incentivo alle imprese sotto i 15 dipendenti. Esso va proprio nella direzione che molti colleghi, anche di maggioranza, hanno indicato in diverse occasioni ed in diverse sedi.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Guerzoni 2.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge. (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 431
Maggioranza 216
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 228).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.7, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
NITTO FRANCESCO PALMA. Signor Presidente, il mio dispositivo di voto non funziona.
PRESIDENTE. Prego di verificare quanti dispositivi di voto non funzionano!
NITTO FRANCESCO PALMA. Signor Presidente, solo il mio!
PRESIDENTE. Prego effettuare una verifica sulla postazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 414
Astenuti 2
Maggioranza 208
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 197).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mazzocchi 2.1 che il relatore intendeva riformulare.
ANTONINO GAZZARA, Relatore. Signor Presidente, la riformulazione è la seguente. Alla fine dell'emendamento 2.1 aggiungere le parole: «I lavoratori interessati da tali licenziamenti sono iscritti d'ufficio nella lista di mobilità con decorrenza dalla data del licenziamento».
PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Mazzocchi accetta la riformulazione proposta e prendo altresì atto che il Governo esprime parere favorevole sulla riformulazione proposta.
ROBERTO GUERZONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GUERZONI. Poiché l'emendamento 2.1 così riformulato recepisce anche il contenuto del mio emendamento 2.6, lo ritiro.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Guerzoni. Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mazzocchi 2.1, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato sì 424
Hanno votato no 6).
Ricordo che i presentatori hanno ritirato l'emendamento Guerzoni 2.6.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.2, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 409
Votanti 405
Astenuti 4
Maggioranza 203
Hanno votato sì 401
Hanno votato no 4).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Santori non ha funzionato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.1 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 436
Astenuti 1
Maggioranza 219
Hanno votato sì 436).
Della serie di emendamenti a scalare, dall'emendamento Dario Galli 3.1 all'emendamento Cordoni 3.5, porrò in votazione il primo e l'ultimo.
Passiamo alla votazione delle prime quattro righe degli emendamenti Dario Galli 3.1 e Gasperoni 3.2 che sono identiche e che, quindi, verranno poste in votazione congiuntamente, qualora i presentatori non accolgano l'invito al ritiro formulato dal relatore.
Onorevole Dario Galli, lei accoglie l'invito al ritiro?
DARIO GALLI. Sì, signor Presidente, accogliamo l'invito al ritiro del relatore, anche perché abbiamo trasfuso il contenuto del mio emendamento 3.1 in un ordine del giorno. Tuttavia, vorremmo rapidamente illustrarne le ragioni.
Con tale emendamento si voleva prorogare l'intervento, per i lavoratori che hanno pagato i contributi presso la Confederazione elvetica per alcuni anni in passato, fino al 31 dicembre 2007 anziché fino al 31 dicembre 2003, ma il Governo, in Commissione, ha fatto presente che ci sono problemi di copertura. Per questa ragione, ci ha invitato a ritirare l'emendamento e non tanto per questioni di merito, rispetto alle quali, invece, è d'accordo. Quindi, accogliendo l'impegno del Governo, che ha già dimostrato di essere intervenuto positivamente risolvendo questa annosa situazione, ritiriamo l'emendamento Dario Galli 3.1 e annunciamo di volerne trasfondere il contenuto in un ordine del giorno.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Dario Galli. Onorevole Gasperoni, lei insiste per la votazione del suo emendamento 3.2?
PIETRO GASPERONI. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO GASPERONI. La ringrazio, signor Presidente. Non accolgo l'invito al ritiro del relatore, pur riconoscendo lo sforzo del Governo di considerare il problema che, tuttavia, non viene adeguatamente risolto. Vorrei spiegarvi, seppure brevemente, di che cosa stiamo parlando.
Vi sono cittadini italiani, rientrati definitivamente nel nostro paese, che sono disoccupati, dopo aver lavorato per un periodo, più o meno lungo, in Svizzera.
Signor Presidente, l'entrata in vigore degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'Unione europea è prevista per il prossimo luglio 2002; ciò comporterà la sospensione delle convenzioni bilaterali preesistenti in materia di sicurezza sociale, tra cui quella vigente tra la Svizzera e l'Italia: una convenzione che consente, fino a quella data, il trasferimento dei contributi per la maturazione del diritto alla pensione italiana.
Il Governo dichiara di prolungare questa possibilità, dal luglio 2002, fino al dicembre 2003. Con l'emendamento al nostro esame evidenziamo la necessità di individuare, come data di scadenza della proroga, il dicembre 2007, perché in tale data sarà a regime la riforma pensionistica: finisce il sistema retributivo e va a regime quello contributivo.
Non si capisce per quale motivo ci si debba fermare al 31 dicembre 2003. Si afferma che vi è un problema economico che riguarda i costi eccessivi. Suvvia, signori del Governo! Queste poche decine di migliaia di lavoratori che, per lavorare, si sono recati, ogni giorno, con sacrificio, in Svizzera, o che si sono definitivamente trasferiti in quel paese (oggi sono rientrati in Italia, e hanno diritto alla pensione), non potranno beneficiare e godere del diritto alla pensione perché, dopo il dicembre 2003, non gli si consente di far valere, ai fini del computo degli anni necessari al godimento della pensione in Italia, gli anni di contribuzione maturati in Svizzera.
Non credo si possa parlare di un problema legato a costi eccessivi; invito, quindi, il Governo e i colleghi a riflettere sul parere contrario espresso sull'emendamento al nostro esame e a votare a favore, poiché tale proposta emendativa porrebbe rimedio ad un'ingiustizia nei confronti di migliaia e migliaia di lavoratori. Insisto pertanto per la votazione dei miei emendamenti
3.2, 3.3 e 3.4 (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, vorrei intervenire su questa serie di emendamenti a scalare sui quali abbiamo già discusso in sede di Commissione, il contenuto dei quali è già stato illustrato dal collega Gasperoni.
Vorrei ricordare ai colleghi della maggioranza che questa la potremmo definire una questione di giustizia sostanziale. Stiamo parlando - com'è stato detto - di lavoratori che rientrano in Italia e versano in uno stato di disoccupazione e che ovviamente sono preoccupati per il loro futuro pensionistico, e quindi, per la loro vecchiaia.
LINO DUILIO. Peraltro, vorrei aggiungere che si tratta di lavoratori ai quali è stata, in qualche modo, offerta questa possibilità, determinando così attese, speranze che ora vengono frustrate.
Se i colleghi della maggioranza me lo consentono, vorrei affermare, con garbo, che tale questione avrebbe meritato un emendamento del gruppo dell'UDC, nel senso che i colleghi di quel gruppo, che si preoccupano tanto dei problemi degli immigrati, farebbero bene a preoccuparsi anche dei problemi degli emigranti che rientrano in Italia. Non vorrei - mi rivolgo ai colleghi del gruppo della Lega - che anch'essi seguano la prassi dei colleghi dell'UDC per cui, prima presentano gli emendamenti, poi li ritirano al momento di porli in votazione, perché, com'è noto, gli ordini del giorno, dove è possibile, non si negano ad alcuno.
Vorrei precisare che, come altri colleghi, avevo presentato un emendamento su tale questione, poi rifluito nell'emendamento Gasperoni 3.2. Perciò, personalmente, non mi accontenterei di ritirarlo e di trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno, per la semplice ragione che se il parere negativo sugli emendamenti è motivato da considerazioni di carattere finanziario, riscontro che non si vuole fare un sacrificio nemmeno per qualche anno di proroga: com'è stato detto formulando i pareri, si dice «no» a prorogare fino al 2007, poi si dice «no» a prorogare fino al 2006, al 2005 ed al 2004. Insomma, ciò mi sembra esagerato, soprattutto tenendo conto che in relazione ad altri provvedimenti abbiamo assistito - mi sia consentito dirlo, senza scambiare il sacro con il profano - a veri e propri miracoli nel corso di quest'anno. Forse, si potevano anche reperire un po' di risorse in più per questi lavoratori che hanno fatto sacrifici per andare all'estero e che, adesso, si vedono frustrati in questa loro legittima aspettativa.
Se consideriamo tutte le promesse fatte ovunque, in campagna elettorale, da questa vicenda, piccola ma emblematica, potremmo trarre una sorta di morale della favola: anche questi piccoli esempi ci dimostrano che i miracoli possono aspettare!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, intervengo per dichiarare che condivido le finalità dell'emendamento Gasperoni 3.2, a sostegno del quale vorrei leggere un passo di un documento del consiglio generale degli italiani all'estero approvato, a maggioranza, a Stoccolma, il 7 giugno 2002.
Quest'ordine del giorno chiede al Parlamento italiano di non condividere il termine del 31 dicembre 2003 in quanto la richiesta, che era stata avanzata, di una proroga di cinque anni, rispondeva all'esigenza di parificare la scadenza con quella del 2008, prevista dalla legge di riforma delle pensioni per tutti gli altri lavoratori italiani.
Ciò fornisce ulteriore supporto all'emendamento Gasperoni 3.2, che anch'io invito ad approvare.
PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, ho chiesto la parola perché credo sia giusto evidenziare come il Governo stia intervenendo in relazione ad un provvedimento in scadenza: non vi era, dunque, un provvedimento di ampio respiro, tant'è che siamo costretti ad intervenire per una prima proroga del termine ivi stabilito. Peraltro, proprio in ragione del fatto che non si trattava di un provvedimento di ampio respiro, abbiamo individuato risorse aggiuntive pur di dare una prima risposta alle richieste che erano state avanzate, e poi erano state sottolineate, nel corso del dibattito parlamentare.
Il Governo non si è affatto chiuso, com'è dimostrato anche dall'accettazione di un emendamento presentato in Commissione dall'onorevole Guerzoni: con l'originaria formulazione dell'articolato, infatti, si correva il rischio di precludere ulteriori interventi. Accettando l'emendamento Guerzoni, il Governo dice con chiarezza che, essendo sorte difficoltà di ordine finanziario all'interno del Fondo per l'occupazione ed avendo individuato, pertanto, alcune risorse aggiuntive, intende affrontare compiutamente il problema in sede di disegno di legge finanziaria.
Peraltro, la già anticipata accettazione dell'ordine del giorno presentato a seguito del ritiro dell'emendamento Dario Galli 3.1 dimostra che vi è la volontà di dare continuità all'impegno, dapprima, attraverso il riferimento all'anno 2003 e, secondariamente, con l'accettazione dell'ordine del giorno, per situare l'individuazione delle risorse pluriennali e gli ulteriori passaggi da compiere, più correttamente, nell'ambito del disegno di legge finanziaria.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Butti. Ne ha facoltà.
ALESSIO BUTTI. Signor Presidente, le cose stanno in effetti come ha giustamente detto il sottosegretario di Stato nel suo intervento. È un problema di natura finanziaria e, come tale, anche in forza dell'ordine del giorno, che, insieme ad alcuni colleghi di Alleanza nazionale, tra i quali i colleghi Airaghi ed Alboni, ed al collega della Lega nord Padania, Galli, abbiamo presentato, verrà affrontato nella prossima legge finanziaria. Sono state però dette delle cose non propriamente corrette dai colleghi che mi hanno preceduto, soprattutto dai colleghi del centrosinistra.
Quando si affrontano temi così complicati e complessi, che riguardano migliaia se non decine di migliaia di lavoratori frontalieri, che hanno, quindi, lavorato per diversi anni nella vicina Confederazione elvetica, bisogna conoscere a fondo le convenzioni e i trattati bilaterali che caratterizzano i rapporti tra Italia e Confederazione elvetica.
Allora, bisogna dire che, in forza di una convenzione esistente dal 1962 tra l'Italia e la Confederazione elvetica, i lavoratori italiani potevano trasferire i contributi previdenziali versati all'ente previdenziale elvetico direttamente all'INPS. Con un trattato, che non è stato sottoscritto da questo Governo e supportato da questa maggioranza, ma dal Governo del centrosinistra e, quindi, dalla maggioranza del centrosinistra, gli effetti di questa convenzione sono decaduti. Questo trattato bilaterale a cui faccio riferimento è del 21 giugno del 1999 ed è stato poi ratificato anche dall'Italia lo scorso anno. Quindi, caso mai, il Governo e la maggioranza di centrosinistra avrebbero dovuto preoccuparsi del reperimento delle risorse economiche e finanziarie per fronteggiare gli effetti per alcuni versi devastanti di quel trattato bilaterale.
Ecco perché il gruppo di Alleanza nazionale, dopo aver precisato e concordato con l'intervento del sottosegretario che abbiamo ascoltato poco fa, voterà contro
gli emendamenti Gasperoni 3.2, 3.3 e così via a scalare. Ecco il motivo per cui abbiamo sottoscritto, insieme al collega Galli e ad altri colleghi della maggioranza, un ordine del giorno che impegna il Governo, in sede di approvazione della legge finanziaria (quindi tra pochi mesi), ad estendere ulteriormente quella proroga che consentirà ai lavoratori frontalieri di conseguire un minimo di tranquillità per quanto riguarda la loro pensione di anzianità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.
GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, siccome ci fidiamo poco degli impegni a medio termine di questo Governo, e non sarebbe la prima volta che questo Governo chiede e accetta un ordine del giorno al posto di un emendamento, intendo aggiungere la mia firma all'emendamento a prima firma Gasperoni.
PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, intervengo per pochissimi secondi soltanto per dire che questo è un emendamento che riguarda alcune migliaia di lavoratori. In precedenza, purtroppo, sono stati respinti anche emendamenti che riguardavano decine di lavoratori; tra l'altro, emendamenti che erano stati anche concordati con i rappresentanti di Governo e le organizzazioni sindacali: uno strano modo di garantire gli impegni assunti. Anche per questo motivo chiedo di sottoscrivere l'emendamento Gasperoni 3.2.
PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gasperoni.
PIETRO GASPERONI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario di Stato per la volontà, che ha ribadito nel suo intervento, di risolvere il problema.
Francamente, però, mi riesce difficile, Presidente, capire perché se si vuole risolvere il problema e si riconferma la volontà di risolverlo, non lo si risolva oggi, quando sarebbe possibile farlo, e lo si rinvia, invece, ad una scadenza successiva, come l'approvazione della legge finanziaria, sapendo che non sarebbe necessario. Se questa volontà esiste non si comprendono le ragioni per cui la soluzione del problema debba essere rinviata.
Il collega Grandi richiamava l'ordine del giorno approvato a Stoccolma dal consiglio generale degli italiani all'estero; vorrei ricordare e sottolineare che si tratta di un organismo del Ministero degli affari esteri che si è pronunciato per una soluzione definitiva quale quella di cui stiamo parlando e che sto sostenendo. Per queste ragioni rivolgo ancora un invito caloroso a tutti i colleghi a votare a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gasperoni 3.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 403
Astenuti 2
Maggioranza 202
Hanno votato sì 192
Hanno votato no 211).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cordoni 3.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 409
Maggioranza 205
Hanno votato sì 187
Hanno votato no 222).
Passiamo all'emendamento Gasperoni 3.6.
Ricordo che il relatore aveva annunciato una riformulazione di questo emendamento, prego l'onorevole relatore di esporla all'Assemblea.
ANTONINO GAZZARA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione propone la seguente riformulazione dell'emendamento Gasperoni 3.6: Al comma 1, sostituire le parole: «Fino alla data di entrata in vigore del provvedimento di riforma delle pensioni, e comunque non oltre il» con le seguenti: «Fino al».
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Gasperoni se accetti la proposta di riformulazione del suo emendamento.
PIETRO GASPERONI. Sì, Presidente, la accetto.
PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo esprime parere favorevole sull'emendamento Gasperoni 3.6 nel testo riformulato.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gasperoni 3.6, nel testo riformulato accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 418
Votanti 416
Astenuti 2
Maggioranza 209
Hanno votato sì 403
Hanno votato no 13).
Prendo atto che il dispositivo di voto degli onorevoli Pinto e Mondello non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Alfonso Gianni 3-bis.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, sono contrario all'articolo 3-bis introdotto dalla Commissione. Capisco che non sia di semplice lettura, ma, nella sostanza, tale articolo proposto dalla maggioranza in Commissione permetterebbe di assumere, con contratto a termine, anche in caso di contratti di solidarietà. La motivazione, riportata, debbo dire, con molta onestà, dal relatore Gazzara, la ritengo speciosa dal punto vista argomentativo. Essa, infatti, si basa sulla norma, contenuta nell'ultimo decreto legislativo (che, peraltro, noi contestiamo per altre ragioni, ma questo è secondario), che prevede che la preclusione della possibilità di far riferimento al contratto a termine non debba estendersi ai casi di riduzione dell'orario di lavoro in cui il lavoratore benefici, in luogo di una integrazione salariale, di un mero contributo non configurabile, classicamente, come integrazione salariale.
Ora, relatore Gazzara - a parte l'osservazione stilistica relativa all'aggettivo «mero», usato al femminile per definire la mera proprietà inserita nel famoso disegno di legge sul conflitto di interessi, ed entrato, pur essendo assai démodé, nel linguaggio giuridico -, si tratta, in realtà, per così dire, di un gioco delle tre carte. Nella sostanza, il contratto di solidarietà, sia sotto il profilo difensivo (per evitare il licenziamento) sia sotto il profilo - ahimè, rarissimamente usato - estensivo (per favorire l'occupazione di giovani), rappresenta un sacrificio, da parte dei lavoratori già occupati, per evitare di perdere posti o per incrementare occasioni di lavoro, i quali rinunciano ad una parte del loro salario e beneficiano di una integrazione al riguardo. Ora, che questa si configuri
nella fattispecie di integrazione salariale classica oppure, riferendosi ad aziende che fuoriescono dalla normativa dell'integrazione salariale, abbia le caratteristiche di un - orrendo aggettivo - mero contributo, la sostanza non cambia: si tratta di una solidarietà in funzione di un'occupazione vera.
Se eliminiamo il divieto per l'occupazione con contratto a termine in questo caso, permettiamo, onorevoli colleghi - perché questo sarà il risultato - che all'occupazione a tempo indeterminato venga sostituita occupazione a tempo determinato, cioè che ad occupazione stabile si venga a sostituire occupazione precaria. Otteniamo pertanto un risultato che è agli antipodi della volontà del legislatore e che è contrario al principio della buona occupazione.
Sono pertanto assolutamente contrario all'articolo 3-bis (aggiunto al testo in Commissione) e sostengo la necessità di approvare l'emendamento a mia firma 3-bis.1 che ne propone all'Assemblea la soppressione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 3-bis.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 402
Votanti 399
Astenuti 3
Maggioranza 200
Hanno votato sì 187
Hanno votato no 212).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 425
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato sì 425).
Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.
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