XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 18 di venerdì 2 dicembre 2022

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA

La seduta comincia alle 9,30.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ROBERTO GIACHETTI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 49, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Annunzio di petizioni.

PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle petizioni pervenute alla Presidenza, che saranno trasmesse alle sottoindicate Commissioni.

ROBERTO GIACHETTI, Segretario, legge: Annuncio di petizioni. Francesco Di Pasquale, da Cancello e Arnone (Caserta), chiede:

interventi per la pulizia dei tombini e la manutenzione dei sistemi fognari (47) - alla VIII Commissione (Ambiente);

misure per incentivare i giovani a dedicarsi all'attività agricola (48) - alla XIII Commissione (Agricoltura);

la realizzazione di poliambulatori in tutti i comuni italiani (49) - alla XII Commissione (Affari sociali);

iniziative per l'ammodernamento del patrimonio immobiliare, comprese le case popolari e gli edifici scolastici (50) - alla VIII Commissione (Ambiente);

l'abolizione del bollo auto (51) - alla VI Commissione (Finanze);

interventi per ridurre gli importi delle bollette elettriche e del gas (52) - alla X Commissione (Attività produttive);

misure per favorire il recupero di tossicodipendenti e alcolisti che versano in condizioni di disagio economico (53) - alla XII Commissione (Affari sociali),

norme per consentire il voto dei cittadini temporaneamente domiciliati fuori dal comune di residenza (54) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

l'istituzione della Giornata della pacificazione nazionale (55) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

che le votazioni abbiano sempre luogo in due giornate (56) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

misure per contrastare la corruzione e lo sperpero di denaro pubblico (57) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

Renato Lelli, da Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona), chiede:

nuove norme in materia di prescrizione dei reati (58) - alla II Commissione (Giustizia);

il risarcimento delle spese legali sostenute dall'imputato nei processi penali in caso di sentenza di assoluzione (59) - alla II Commissione (Giustizia);

la riforma organica della magistratura (60) - alla II Commissione (Giustizia);

la riforma del Consiglio superiore della magistratura (61) - alla II Commissione (Giustizia);

la trasformazione del Veneto in regione a statuto speciale e la modifica dell'articolo 117 della Costituzione, in materia di riparto di competenze tra lo Stato e le regioni (62) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

l'elezione diretta del Presidente della Repubblica e una ridefinizione dei suoi poteri (63) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

l'abolizione dell'istituto dei senatori a vita (64) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

la riduzione del quorum di partecipazione previsto per la validità delle consultazioni referendarie (65) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

Francesco Romano, da Saviano (Napoli), chiede:

la possibilità di destinare ai sindacati dei lavoratori una quota del 2 per mille del gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (66) - alla V Commissione (Bilancio);

modifiche alle norme in materia di detrazioni fiscali delle spese per le ristrutturazioni edilizie (67) - alla VI Commissione (Finanze);

interventi per la promozione dei fondi pensione tramite misure in materia di cessione di minusvalenze derivanti dalla compravendita di titoli (68) - alla XI Commissione (Lavoro);

norme per rendere obbligatoria l'installazione dei dispositivi bluetooth per le comunicazioni telefoniche alla guida (69) - alla IX Commissione (Trasporti);

nuove norme in materia di canone di abbonamento televisivo, in relazione alle tecnologie che consentono la visione dei programmi televisivi on line (70) - alla IX Commissione (Trasporti);

misure per la rinegoziazione e il prolungamento dei finanziamenti bancari in favore delle imprese (71) - alla VI Commissione (Finanze);

Simon Baraldi, da Bologna, chiede l'obbligo di installazione di etilometri su tutti i veicoli di nuova immatricolazione (72) - alla IX Commissione (Trasporti);

Rinaldo Di Nino, da Cuneo, chiede nuove disposizioni per garantire la trasparenza del voto dei cittadini italiani residenti all'estero (73) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

Mauro Marino, da Muggia (Trieste), chiede una riforma del sistema previdenziale, volta anche al superamento della cosiddetta «legge Fornero» (74) - alla XI Commissione (Lavoro);

Massimiliano Valdannini, da Roma, chiede:

che le operazioni di carico e scarico di merci, di raccolta dei rifiuti e di pulizia delle strade siano effettuate solo nelle ore notturne (75) - alla IX Commissione (Trasporti);

misure per garantire il rispetto delle prescrizioni relative all'utilizzo dei sistemi visivi e sonori da parte del personale degli istituti di vigilanza privata (76) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

che sia realizzata una rotatoria all'incrocio tra le strade statali n. 2 Cassia e n. 311 Nepesina, nel comune di Monterosi (Viterbo) (77) - alla VIII Commissione (Ambiente);

di dotare le Forze dell'ordine di sistemi innovativi di immobilizzazione (78) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

nuove norme per contrastare l'utilizzo di apparecchi cellulari durante la guida (79) - alla IX Commissione (Trasporti);

Matteo Borrelli, da San Benedetto Val di Sambro (Bologna), chiede norme per l'utilizzo delle tecnologie digitali per la democrazia diretta e la cittadinanza attiva (80) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

Francesco Bromo, da Grottaglie (Taranto), chiede iniziative per garantire il coinvolgimento del Parlamento italiano nelle decisioni relative all'invio di armi in Ucraina (81) - alla III Commissione (Affari esteri);

Alessandro Amico, da Acireale (Catania), chiede che i giorni del 2 e del 4 novembre siano riconosciuti quali festività (82) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

Ettore Maria Bartolucci, da Pesaro, chiede:

una riforma elettorale a doppio turno di carattere interamente proporzionale con premio di maggioranza (83) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

nuove norme in materia di abilitazione alla professione di avvocato (84) - alla II Commissione (Giustizia);

Remo Bibbiani, da Rosignano Marittimo (Livorno), chiede sostegni economici alle famiglie per il pagamento delle utenze energetiche e idriche (85) - alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive);

Paolo Maria Squadroni, da Civitanova Marche (Macerata), e altri cittadini chiedono l'abolizione dell'obbligo di vaccinazione anti-COVID per gli esercenti le professioni sanitarie (86) - alla XII Commissione (Affari sociali);

Michele Vecchione, da Alatri (Frosinone), chiede che gli importi delle pensioni di guerra e per invalidità civili non siano conteggiati ai fini della concessione delle maggiorazioni sociali, dell'integrazione del trattamento minimo e degli assegni familiari (87) - alla XII Commissione (Affari sociali);

Giuseppe Fortunato, da Napoli, chiede norme per il riconoscimento delle malattie causate dall'inquinamento atmosferico (88) - alla XII Commissione (Affari sociali);

Benito Alberto Ruiu, da Carate Brianza (Monza e Brianza), chiede che sia garantita la gratuità degli apparecchi acustici per i pensionati a basso reddito (89) - alla XII Commissione (Affari sociali);

Daniele Carofei, da Roma, chiede:

la realizzazione di un sistema di comunicazione tramite frequenze radio per le attività di soccorso del volontariato della protezione civile (90) - alla IX Commissione (Trasporti);

nuove norme in materia di numero unico europeo 112 per le emergenze (91) - alla XII Commissione (Affari sociali);

Antonio Morone, da Roma, chiede un ampliamento delle condizioni di accesso al reddito di cittadinanza (92) - alle Commissioni riunite XI (Lavoro) e XII (Affari sociali);

Fabio Pedersoli, da Artogne (Brescia), chiede:

misure di sostegno al reddito per i disoccupati di lunga durata e i mai occupati (93) - alla XI Commissione (Lavoro);

norme per l'impugnazione diretta delle leggi dinanzi alla Corte costituzionale da parte dei cittadini (94) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

che gli importi del canone radiotelevisivo e del bollo auto siano legati al reddito dei contribuenti (95) - alle Commissioni riunite VI (Finanze) e IX (Trasporti);

Marco Caruso, da Pistoia, chiede che siano risolte le criticità derivanti dalle nuove disposizioni della regione Toscana relative al trasporto sanitario dei disabili per usufruire delle prestazioni sanitarie (96) - alla XII Commissione (Affari sociali);

Carmen Amadio, da San Vendemiano (Treviso), e numerosissimi altri cittadini chiedono provvedimenti per garantire il diritto all'inviolabilità del corpo e la libertà di cura (97) - alla XII Commissione (Affari sociali).

Modifica nella composizione dell'ufficio di presidenza di un gruppo parlamentare.

PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 1° dicembre 2022, il presidente del gruppo parlamentare Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE ha reso noto che l'assemblea del gruppo, in data 29 novembre 2022, ha nominato vicepresidente il deputato Pino Bicchielli e tesoriere la deputata Martina Semenzato.

Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 11 novembre 2022, n. 173, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri (A.C. 547-A?).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 547-A: Conversione in legge del decreto-legge 11 novembre 2022, n. 173, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri.

(Discussione sulle linee generali – A.C. 547-A?)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

I presidenti dei gruppi parlamentari MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico ne hanno chiesto l'ampliamento.

La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Alessandro Urzì.

ALESSANDRO URZI' , Relatore. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'Assemblea avvia l'esame del disegno di legge A.C. 547?, che prevede la conversione in legge del decreto-legge 11 novembre 2022, n. 173, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri. Questo passo legislativo rappresenta certamente molto di più di un mero atto formale, anzi, probabilmente non lo rappresenta affatto, ed è l'impronta che segna l'identità stessa che la maggioranza ha voluto assegnare al nuovo Governo, la sua forma, la sua organizzazione, e, mi sarà concesso, le sue stesse finalità morali, oltre a quelle evidentemente istituzionali, segnate dalla stessa semantica, dall'uso cosciente delle parole nelle denominazioni stesse dei Ministeri.

Il disegno di legge di conversione è stato assegnato, in sede referente, alla Commissione affari costituzionali, che ne ha avviato l'esame il 17 novembre 2022.

Il testo al nostro esame, risultante dall'approvazione di proposte emendative parlamentari, oltre che del Governo e del relatore, si compone di 20 articoli, attraverso i quali si opera un riordino delle funzioni e delle competenze attribuite ai Ministeri, con particolare riferimento al Ministero delle Imprese e del made in Italy, al Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, al Ministero dell'Istruzione e del merito, e all'Autorità delegata dal Presidente del Consiglio in materia di informazione per la sicurezza.

Inoltre, il provvedimento reca interventi volti a: rafforzare l'azione di Governo in materia di politiche per il mare, anche attraverso l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, del Comitato interministeriale per le politiche del mare; valorizzare, tutelare e promuovere il made in Italy in Italia e nel mondo, anche attraverso l'istituzione del Comitato interministeriale per il made in Italy nel mondo; modificare e integrare la disciplina sulla composizione e sul funzionamento del Comitato interministeriale per la transizione ecologica, già istituito presso la Presidenza del Consiglio.

Il decreto-legge delinea, poi, una procedura derogatoria a carattere temporaneo per l'adozione dei regolamenti di organizzazione dei ministeri. Nel corso dell'esame in sede referente, inoltre, sono state introdotte disposizioni volte ad intervenire sugli organici di alcuni ministeri, con particolare riferimento agli uffici di diretta collaborazione del Ministero dell'Economia e delle finanze, del Ministero dell'Istruzione e del merito e del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Inoltre, si è intervenuti sulla dotazione organica di livello dirigenziale del Ministero della Salute, prevedendosi anche una nuova articolazione della struttura del Ministero, organizzata in 4 dipartimenti, e sulla commissione medica superiore del Ministero dell'Economia e delle finanze, che viene soppressa.

In particolare, l'articolo 1 interviene sull'articolo 2 del decreto legislativo n. 300 del 1999, per modificare la denominazione di 5 degli attuali 15 ministeri.

In particolare, il provvedimento sostituisce la denominazione del Ministero dello Sviluppo economico con quella di Ministero delle Imprese e del made in Italy, disciplinato dall'articolo 2, che prevede, tra l'altro, l'attribuzione al Dicastero della funzione di contribuire alla definizione delle strategie e degli indirizzi per la valorizzazione, la tutela e la promozione del made in Italy in Italia e nel mondo, con il coordinamento del Comitato interministeriale per il made in Italy nel mondo, istituito dall'articolo 9.

L'articolo 1, inoltre, cambia la denominazione del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, che diviene Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Alla nuova denominazione corrisponde un'integrazione delle competenze in materia di sovranità alimentare, che comprende, tra l'altro, la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari e il sostegno delle produzioni agroalimentari nazionali.

La denominazione del Ministero della Transizione ecologica muta in Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Questo Ministero mantiene le competenze in materia di politica energetica e mineraria nazionale, già trasferite dal Ministero dello Sviluppo economico con il riordino del 2021, con la significativa integrazione relativa alla sicurezza energetica, che si sostanzia nell'individuazione e attuazione delle misure atte a garantire la sicurezza, la flessibilità e la continuità degli approvvigionamenti di energia, come stabilito dall'articolo 4.

Cambia denominazione anche il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, che diviene Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, riprendendo così la denominazione precedente il riordino del 2021.

Infine, l'articolo 1 del decreto-legge ridenomina il Ministero dell'Istruzione in Ministero dell'Istruzione e del merito e l'articolo 6 inserisce la promozione del merito tra le funzioni di spettanza statale svolte dal Dicastero.

L'articolo 1-bis, inserito nel corso dell'esame in sede referente, modifica la disciplina relativa al monitoraggio degli oneri derivanti dal riconoscimento dell'assegno unico universale e alla comunicazione mensile del risultato di tale attività, condotta dall'INPS. A seguito della modifica, le comunicazioni mensili dell'INPS, oltre che al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'Economia e delle finanze, andranno indirizzate anche alla Presidenza del Consiglio dei ministri, dipartimento per le politiche della famiglia.

L'articolo 2 tratta specificatamente del Ministero delle Imprese e del made in Italy, apportando alcuni adeguamenti testuali di coordinamento, conseguenza della ridenominazione del Ministero, ed integrandone le attribuzioni. In particolare, si prevede che debba contribuire a definire le strategie e gli indirizzi per la valorizzazione, la tutela e la promozione del made in Italy in Italia e nel mondo, ferme restando le competenze del Ministero degli Affari esteri, del Ministero dell'Economia e delle finanze, del Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e del Ministero del Turismo. Inoltre, intervenendo sulla disciplina del Comitato interministeriale per la transizione digitale, il decreto-legge ne attribuisce la presidenza all'Autorità delegata per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, ove nominata.

L'articolo 3 attiene al Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Oltre ad apportare modifiche di carattere testuale al decreto legislativo n. 300 del 1999, il decreto-legge specifica ed implementa le attribuzioni del Ministero. Si dispone, in particolare, che il Ministero eserciti le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in materia di tutela della sovranità alimentare, garantendo: sicurezza delle scorte e degli approvvigionamenti alimentari, sostegno della filiera agroalimentare, della pesca e dell'acquacultura, coordinamento delle politiche di gestione delle risorse ittiche marine, produzione di cibo di qualità, cura e valorizzazione delle aree e degli ambienti rurali, promozione delle produzioni agroalimentari nazionali sui mercati internazionali.

L'articolo 4 prevede che il Ministero della Transizione ecologica venga denominato Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, e apporta le conseguenti modifiche testuali di coordinamento al decreto legislativo n. 300 del 1999. Viene, inoltre, previsto, a seguito delle modifiche introdotte durante l'esame in Commissione, un incremento di 30 unità di personale degli uffici di diretta collaborazione del Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, in relazione alle accresciute attività connesse agli interventi per la sicurezza energetica del Paese. L'articolo 5 modifica la denominazione del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, ripristinando la precedente denominazione di Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.

L'articolo 6 modifica la denominazione del Ministero dell'Istruzione in Ministero dell'Istruzione e del merito, oltre a raccordare la normativa vigente con la nuova denominazione. La disposizione interviene sulle funzioni del Dicastero, inserendo la promozione e valorizzazione del merito nell'ambito dei servizi educativi e delle finalità delle esperienze formative. Inoltre, intervenendo sull'organizzazione del Ministero, l'articolo 6 porta da 25 a 28 il numero delle posizioni di livello dirigenziale generale, recependo, all'interno del decreto legislativo che disciplina l'organizzazione del Governo, un organico che era già stato ampliato dal decreto-legge n. 77 del 2021. Nel corso dell'esame, la Commissione ha introdotto ulteriori modifiche che intervengono sul decreto-legge n. 77 del 2021 sotto due profili: da un lato, si precisa espressamente che la riorganizzazione del Ministero possa essere operata anche tramite il procedimento semplificato previsto dall'articolo 13 del decreto-legge in esame; dall'altro lato, si incrementa di 1,28 milioni di euro, a decorrere dal 2023, la dotazione finanziaria per gli uffici di diretta collaborazione collegati alle tre posizioni di livello dirigenziale generale.

L'articolo 6-bis, Presidente, introdotto durante l'esame in sede referente, prevede l'incremento di 1 unità della dotazione organica della dirigenza di livello generale del Ministero della Salute, con contestuale riduzione di 4 posizioni di dirigente sanitario, complessivamente equivalenti sotto il profilo finanziario, e di un corrispondente ammontare di facoltà assunzionali disponibili a legislazione vigente. Si prevede, infine, una innovazione dell'ordinamento dello stesso Ministero, con una nuova articolazione in 4 dipartimenti e un numero di uffici dirigenziali generali di 12 unità. Fino alla data di entrata in vigore dei nuovi regolamenti, si fanno salve le disposizioni dei regolamenti di organizzazione previsti dalla normativa vigente. L'attuazione delle modifiche deve avvenire nel rispetto della clausola di invarianza finanziaria.

L'articolo 6-ter, inserito nel corso dell'esame in sede referente, stabilisce che il contingente di 16 unità di personale degli uffici di diretta collaborazione del Vice Ministro dell'Economia e delle finanze opera, a decorrere dall'anno 2023, nell'ambito della dotazione finanziaria prevista a legislazione vigente.

L'articolo 7 presenta un duplice contenuto: il comma 1 interviene sul decreto-legge n. 36 del 2022 per consentire, fino al 31 dicembre 2026, il conferimento di incarichi dirigenziali anche in deroga ai relativi limiti percentuali vigenti nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri per lo svolgimento delle funzioni attribuite alla struttura per le politiche spaziali e aerospaziali; il comma 2 dell'articolo 7 interviene sul decreto-legge n. 77 del 2021, stabilendo che il Servizio centrale del PNRR, istituito presso il Ministero dell'Economia e delle finanze, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, operi a supporto delle funzioni e delle attività attribuite all'autorità delegata in materia di PNRR, che il Governo in carica ha individuato nel Ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR.

L'articolo 8 interviene sulla disciplina delle funzioni di Governo in materia di informazione per la sicurezza, contenuta nella legge n. 124 del 2007, per integrare le funzioni esercitabili dall'autorità delegata in materia di informazione per la sicurezza. In particolare, il decreto-legge conferma che tale autorità non può esercitare funzioni di Governo ulteriori rispetto a quelle espressamente delegate nell'ambito del Sistema di informazioni per la sicurezza e in materia di cybersicurezza, aggiungendo una eccezione per lo svolgimento delle funzioni attribuite al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con funzioni di segretario del medesimo Consiglio.

L'articolo 9 istituisce il Comitato interministeriale per il made in Italy nel mondo, con il compito di indirizzare e coordinare le strategie in materia di promozione e internazionalizzazione delle imprese italiane, al fine di valorizzare il made in Italy nel mondo. Il Comitato è composto dal Ministro degli Affari esteri, dal Ministro delle imprese e del made in Italy, che lo co-presiedono, e dai Ministri dell'Economia e delle finanze, dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e del Turismo. Più in particolare, l'articolo 9 interviene sul decreto-legge n. 98 del 2011 che, nell'ambito di misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria, all'articolo 14 ha istituito l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane quale ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

Il decreto-legge precisa che tali poteri debbano essere esercitati, per le materie di rispettiva competenza, non più di intesa, ma di concerto, con il Ministero delle Imprese e del made in Italy, sentito il Ministero dell'Economia e delle finanze. Il decreto-legge demanda, poi, al neocostituito Comitato interministeriale per il made in Italy nel mondo l'elaborazione delle linee guida di indirizzo strategico in materia di promozione e internazionalizzazione delle imprese, anche per quanto riguarda la programmazione delle risorse. Le linee guida elaborate dal Comitato sono, poi, assunte dalla cabina di regia co-presieduta dal Ministero delle Imprese e del made in Italy, dal Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e, per le materie di propria competenza, dal Ministro con delega al Turismo.

L'articolo 10 modifica l'articolo 30 del decreto-legge n. 50 del 2022 per ampliare l'ambito di applicazione della disposizione che consente al Ministero delle Imprese e del made in Italy, nei procedimenti relativi ad investimenti per il sistema produttivo nazionale, di adottare ogni atto o provvedimento necessario in sostituzione dell'Amministrazione proponente, previa assegnazione di un termine per provvedere non superiore a 30 giorni. Per effetto delle disposizioni introdotte dal decreto-legge, il Ministero può esercitare questo potere quando gli investimenti hanno un valore superiore a 25 milioni di euro e non a 50 milioni di euro come previsto dalla norma previgente e, in relazione ai procedimenti aventi ad oggetto investimenti caratterizzati da significative ricadute occupazionali, il suddetto potere comprende l'indizione della Conferenza di servizi decisoria, l'indizione della Conferenza di servizi preliminare, l'adozione della determinazione motivata di conclusione della Conferenza. Con una modifica introdotta in sede referente, si è, inoltre, specificato che il Ministero, nell'esercitare i poteri sostitutivi, resta estraneo ad ogni rapporto contrattuale e obbligatorio discendente dall'adozione di atti, provvedimenti e comportamenti che restano imputati all'Amministrazione sostituita, la quale risponde, in via esclusiva e con risorse proprie, di tutte le obbligazioni, anche nei confronti di terzi.

Con un'ulteriore modifica si è, infine, specificato che, nell'esercizio dei poteri sostitutivi, il Consiglio dei ministri si possa, a sua volta, sostituire al Ministero delle Imprese solo in caso di inerzia o ritardo ascrivibile a questo. Per l'esercizio di questo potere sostitutivo, il decreto-legge istituisce una struttura di supporto e tutela dei diritti delle imprese presso il Ministero delle Imprese e del made in Italy destinata a raccogliere le segnalazioni da parte delle imprese, nonché a monitorare il raggiungimento degli obiettivi perseguiti, anche avvalendosi delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.

L'articolo 10-bis, inserito in sede referente, introduce un nuovo comma 1-bis nell'articolo 54-ter del decreto legislativo n. 300 del 1999, il quale dispone che il Ministero del Turismo detiene la titolarità del portale Italia.it, i diritti connessi al dominio stesso e la relativa piattaforma tecnologica, al fine di coordinare e indirizzare strategicamente la sua strutturazione e la promozione delle politiche turistiche nazionali attraverso il portale stesso.

L'articolo 11, modificato nel corso dell'esame in sede referente, apporta una serie di modifiche alla disciplina del Comitato interministeriale per la transizione ecologica prevista dall'articolo 57-bis del Codice dell'ambiente (decreto legislativo n. 152 del 2006), nonché alla denominazione e ai contenuti del Piano per la transizione ecologica che deve essere approvato dal Comitato. Le principali modifiche sono finalizzate al coinvolgimento, nell'organizzazione del CITE, dell'istituendo Ministero delle Imprese e del made in Italy, tenuto conto dei riflessi sul settore produttivo della transizione ecologica e dell'attuale contesto di crisi energetica, nonché all'inserimento delle materie energetiche tra quelle che devono essere coordinate dal Piano per la transizione ecologica. Nel corso dell'esame in sede referente, è stato aggiunto l'obbligo di pubblicare le deliberazioni del CITE sul sito Internet del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica.

L'articolo 12 inserisce nel decreto legislativo n. 303 del 1999, relativo all'ordinamento della Presidenza del Consiglio, l'articolo 4-bis, al fine di disciplinare, nell'ambito della Presidenza, gli indirizzi strategici per le politiche del mare ed istituire il Comitato interministeriale per le politiche del mare, a cui è assegnato il compito di assicurare, ferme restando le competenze delle singole Amministrazioni, il coordinamento e la definizione degli indirizzi strategici delle politiche del mare. In particolare, il decreto-legge stabilisce che il Comitato interministeriale debba provvedere all'elaborazione e all'approvazione del Piano del mare con cadenza triennale, contenente gli indirizzi strategici in materia di tutela e valorizzazione delle risorse mare dal punto di vista ecologico, ambientale, logistico, economico, valorizzazione economica del mare, con particolare riferimento all'archeologia subacquea, al turismo; le iniziative a favore della pesca e dell'acquacoltura e dello sfruttamento delle risorse energetiche; valorizzazione delle vie del mare e sviluppo del sistema portuale; promozione e coordinamento delle politiche volte al miglioramento della continuità territoriale da e per le isole, al superamento degli svantaggi derivanti dalla condizione insulare e alla valorizzazione delle economie delle isole minori; promozione del sistema mare nazionale a livello internazionale, in coerenza con le linee di indirizzo strategico in materia di promozione e internazionalizzazione delle imprese italiane; valorizzazione del demanio marittimo, con particolare riferimento alle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative. Lo stesso Comitato dovrà monitorare lo stato di attuazione del Piano e trasmettere alle Camere una relazione annuale.

Avrei ancora due passaggi rapidissimi, Presidente. L'articolo 12-bis, inserito nel corso dell'esame in sede referente, interviene sull'articolo 11 della legge n. 46 del 2022, che riconosce alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative a livello nazionale i poteri negoziali, al fine della contrattazione nazionale di comparto.

L'articolo 13 stabilisce che, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto e fino al 30 giugno, i regolamenti di organizzazione dei Ministeri sono adottati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente, di concerto con il Ministro per la Pubblica amministrazione e con il Ministro dell'Economia e delle finanze, nonché previa delibera da parte del Consiglio dei ministri.

L'articolo 13-bis, inserito nel corso dell'esame in Commissione, dispone la soppressione della commissione medica superiore del Ministero dell'Economia e delle finanze e ne trasferisce le relative funzioni all'INPS a decorrere dal 1° giugno 2023.

L'articolo 14 reca la clausola di neutralità finanziaria del provvedimento, prevedendo che esso non debba comportare costi aggiuntivi a carico della finanza pubblica. Evidentemente, lascio a verbale la relazione per le ulteriori integrazioni rispetto ad alcuni passaggi della norma che potranno essere d'interesse dell'Aula stessa.

PRESIDENTE. Prima di passare oltre, ho il piacere di salutare l'Istituto comprensivo “Mazzoni”, di Sant'Elpidio a Mare, in provincia di Fermo. Lo salutiamo a nome della Presidenza e di tutta l'Aula parlamentare, salutiamo il suo dirigente, i docenti accompagnatori, le ragazze e i ragazzi presenti. Grazie di essere qui (Applausi).

Proseguiamo con i lavori d'Aula.

La deputata Siracusano, Sottosegretaria, si riserva di intervenire.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (A-IV-RE). La ringrazio, Presidente. Governo, colleghi, quello che abbiamo di fronte è un provvedimento che si potrebbe dire normale, nel senso che è abbastanza normale, è sempre accaduto che, nel momento in cui si forma un Governo, ci sia in qualche modo un ridisegno dei Ministeri attraverso le loro competenze; è sempre stato fatto, poi, può succedere che ci siano delle cose abbastanza singolari e che, per esempio, il Ministero che va a uno dei deputati del partito maggiore, di maggioranza relativa, cioè di Fratelli d'Italia, il Ministero delle Imprese e del made in Italy, inserisca parole che il Vicepresidente della Camera dello stesso partito ha stigmatizzato in quest'Aula come sbagliate, perché siamo in Italia e si dovrebbe parlare in italiano. Ecco, ci sono delle cose singolari che avvengono, ma fanno parte più del divertimento a vederle che non di un problema materiale.

Noi, peraltro, abbiamo preso in considerazione le scelte che sono state fatte in modo molto laico, libero. Per esempio, abbiamo votato contro gli emendamenti che volevano togliere il merito dal Ministero dell'Istruzione, perché pensiamo, invece, che non ci sia niente di male, anzi, sia qualcosa di utile e, quindi, abbiamo votato contro. Poi, questo è un decreto che, però, oltre a essere normale e via dicendo, è servito anche a risolvere qualche problema, nel senso che, ad esempio, si è tentato - poi questo emendamento si è “dematerializzato” però fino alla fine c'è stato - di inserire un emendamento guarda caso che, facendo riferimento a un decreto legislativo del 2000 e via dicendo, diceva, Presidente: il numero passa da 65 a 68. Noi abbiamo passato qualche minuto, con il collega Zaratti, ma anche con altri colleghi, a domandarci che cosa fossero quei numeri 65 e 68. Glielo dico io, Presidente, erano i sottosegretari: siccome c'era una parte della maggioranza che era rimasta fuori dalla divisione dei Ministri e dei Sottosegretari, era stato fatto un emendamento per aumentare casualmente di tre il numero dei Sottosegretari, funzionali a risolvere il conteggio all'interno della maggioranza. Credo che abbiano avuto la dignità di farlo sparire, questo emendamento e, quindi, almeno questo ce lo siamo risparmiato.

Poi c'è un'altra cosa, secondo me, invece, molto più grave, che è stata inserita, Presidente, o meglio, non che è stata inserita, piuttosto, che non si è voluto utilizzare un emendamento che avevamo presentato per porre rimedio a una cosa, invece, secondo me, molto grave che è stata fatta, anche in questo caso, per risolvere dei problemi della maggioranza. Siccome a un Ministro hanno tolto non so se la Capitaneria di porto o quale altra delega e via dicendo, si è ben pensato di mettere in seria crisi uno dei pochi istituti che funzionano in questo Paese, che è la Protezione civile, togliendola dalla Presidenza del Consiglio e dandola, lo abbiamo visto ieri nell'informativa, al Ministro Musumeci. Noi avevamo presentato un emendamento per chiedere, invece, che non fosse delegabile questa funzione, perché riteniamo che sia molto pericoloso togliere la Protezione civile dalla Presidenza del Consiglio, perché la Presidenza del Consiglio ha una capacità interministeriale di coordinamento.

Insomma, è del tutto evidente che, non a caso, è stata collocata lì e, non a caso, è una delle poche cose che tutti, da destra a sinistra, da sopra e da sotto, in Italia e fuori dall'Italia, dicono che è uno degli istituti che funziona meglio. Quindi, questa scelta è stata sbagliata.

Poi, la maggioranza ha fatto qualche altro emendamento e, anche qui, non è che ci sia nulla di scandaloso, ma, magari, sarebbe utile riportare le dichiarazioni che facevano gli esponenti del centrodestra quando in qualche Governo si aumentavano il personale o i soldi per pagare il personale degli uffici di staff. Sarebbe utile andare a rileggere quelle dichiarazioni e rendersi conto che, puntualmente, viene fatto anche da voi. Ecco, è chiaro che se poi succede che si tagliano milioni per la sanità e l'istruzione e si aumentano di centinaia di migliaia di euro i budget per gli staff dei Ministri, usando la lettura, la lente del populismo e la demagogia che è stata utilizzata in tante altre occasioni, ciò sarebbe da stigmatizzare, ma non sono queste le cose.

La cosa che avete fatto e che per noi è più grave è un'altra e, qui, le dico francamente, signor Sottosegretario, che noi probabilmente avremmo potuto anche astenerci su questo decreto-legge e, invece, non credo che sarà così, a meno che non ci sia, da parte del Governo, un ripensamento sulla scelta e la decisione di respingere due emendamenti che avevamo proposto e che chiedevano il ripristino delle unità di missione presso la Presidenza del Consiglio: quella che riguarda il dissesto idrogeologico e quella che riguarda l'edilizia scolastica.

Tra l'altro, Presidente, vorrei dirle che avrei voluto approfittare dell'occasione di oggi per replicare anche all'intervento che lei ha fatto ieri, in occasione dell'informativa col Presidente del Consiglio, ma siccome lei in questo momento sta presiedendo la Camera non mi sembrerebbe corretto farlo e, quindi, parlo in modo più generale di quello che è accaduto; avrò occasione, sicuramente, di dirle cosa non mi ha convinto dell'intervento che lei ha fatto ieri.

Stiamo parlando di due unità di missione - lo dico al Governo e lo dico ai colleghi - che sono state inserite dal Governo Renzi e che sono state inopinatamente eliminate, contestualmente alla norma sul condono ad Ischia, fatta dal primo governo Conte. Ne abbiamo sentito parlare molto in questi giorni e ci ha colpito molto, Presidente, Governo, relatore, che noi abbiamo presentato questo emendamento quando purtroppo il dramma di Ischia non si era verificato e, però, ci siamo trovati ad affrontarlo subito dopo che ciò era accaduto.

L'Italia è un Paese fragile e il prezzo di questa fragilità in termini di vite umane e danni economici è stato sempre troppo alto, perché non si è mai intervenuti in modo organico per contrastare il dissesto idrogeologico e mettere in sicurezza la nostra penisola dalle sue conseguenze; Ischia è l'ultimo episodio.

Se andiamo a vedere i dati di Legambiente sappiamo che negli ultimi ottant'anni si sono verificate in Italia più di 5.400 alluvioni e 11 mila frane e potremmo andare a vedere quali sono stati i comuni più colpiti. Contro il dissesto idrogeologico, il Governo Renzi, nella XVII Legislatura, investì 9,8 miliardi di euro, erano nel Piano finanziario 2013-2015, ed istituì per la prima volta il Piano nazionale con oltre 9 mila opere in progetto. Con #italiasicura, che è appunto la Struttura di missione, si scelse per la prima volta la strada della prevenzione, superando la logica dell'emergenza in settori chiave per contrastare il dissesto idrogeologico, perché noi sappiamo perfettamente, ce lo ripetiamo sempre, che noi anche dal punto di vista della spesa spendiamo molto di più quando dobbiamo provvedere a curare i mali che si sono scatenati; se noi dovessimo investire soldi adeguati per la prevenzione ci costerebbe molto di meno e questo è dimostrato dai fatti.

Perché era importante la struttura di missione e perché io in qualche modo equiparo questa questione con la scellerata decisione di togliere la Protezione civile dalla Presidenza del Consiglio? Perché la disciplina della governance e il coordinamento e la gestione degli interventi attraverso la struttura di missione istituita a Palazzo Chigi sono stati alla base per l'individuazione degli interventi e per il reperimento delle risorse necessarie.

La struttura, istituita nel maggio 2014, ha impresso, infatti, una grande accelerazione all'attuazione di tutti gli interventi, svolgendo una fondamentale azione di recupero dei fondi stanziati contro il dissesto idrogeologico e non spesi negli anni 2000-2014. Chiamiamolo un “tesoretto” da 2,2 miliardi, che sono stati sbloccati anche grazie all'opera di semplificazione degli iter burocratici necessari alla cantierizzazione. Tra l'altro, nell'ambito della legge di stabilità 2018 è stato approvato un emendamento che sblocca un ulteriore miliardo. L'unità di missione presso la Presidenza del Consiglio ha la funzione anche proprio di bypassare tutti quei problemi che incontriamo sempre, che, in alcuni casi, sentiamo dire, anche adesso, che riguardano il PNRR, cioè la conflittualità di competenze, la sovrapposizione di competenze, tutti i problemi.

È chiaro che una cabina di regia posta presso la Presidenza del Consiglio, che è il luogo massimo, può facilitare molto il raggiungimento degli obiettivi. Esattamente con la stessa logica e con lo stesso modello era stata fatta la Struttura di missione sull'edilizia scolastica, problemino non meno rilevante, vorrei dire al Governo e alla maggioranza, e mi auguro che il ripensamento del Governo, magari, arrivi, non dovendo aspettare di riprendere la discussione sull'edilizia scolastica a causa di qualche altro problema che si dovesse verificare, come, purtroppo, è già successo in passato.

Se, a prescindere dal voto di una singola formazione politica, ci fosse un minimo di buona volontà (oltre che guardare gli interessi normalissimi di assestamento all'interno della maggioranza, di posti, di soldi e via dicendo), se ci fosse uno sguardo che provasse ad alzarsi e capire quanto potrebbe essere importante rivedere la posizione rispetto a questi emendamenti, magari costruendo una soluzione che non necessariamente debba essere la fotocopia, ma che colga il senso della scelta che era stata fatta con queste strutture, penso che il nostro giudizio potrebbe essere un diverso da quello che, al momento, abbiamo su un decreto-legge che non coglie alcune opportunità che, secondo me, invece, andrebbero colte (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Gardini. Ne ha facoltà.

ELISABETTA GARDINI (FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sottosegretario, siamo qui a parlare di un tema importante, vale a dire la filosofia di un Governo che, dopo tanti anni, finalmente, ha un segno politico. Ringrazio anche l'onorevole Giachetti, se mi permette, Presidente, perché riconosce che è assolutamente un diritto di un governo rappresentare, anche nella titolazione dei ministri, una filosofia di vita e rappresenta un programma con il quale ci siamo presentati agli italiani e per il quale gli italiani ci hanno votato.

È un Governo che rispetta il mandato, e per questo, come ha detto più volte il nostro Presidente del Consiglio, cerca di liberare le migliori energie di questo Paese, che troppo a lungo, sono state imbrigliate in tanti e diversi modi. Speriamo davvero di garantire agli italiani un futuro di maggiore libertà, giustizia, benessere e sicurezza.

Visto che il relatore ha descritto nel dettaglio la situazione, andrò un po' per punti; permettetemi qualche riflessione e qualche approfondimento su alcuni aspetti che sono quelli che nei media e nelle Commissioni hanno anche destato una maggiore discussione.

Sicuramente, il primo punto è quello del Ministero dello Sviluppo economico, che diventa Ministero delle Imprese e del made in Italy. Mi ha fatto molto sorridere che, proprio su questo punto, sia stata sollevata la questione che usiamo le parole made in Italy, invece di altre. Devo dire che, in Commissione, ho sentito le cose più strane, tipo “fare italiano”. Magari “fare l'indiano”, ma “fare italiano” mi sembra una cosa che abbia poco a che vedere. È una battuta, scusatemi se mi permetto, perché veramente il made in Italy è un marchio, è un brand molto conosciuto e amato nel mondo. Sapete che cambiare un brand vuol dire perdere posizioni e indebolire la nostra più grande forza per lo sviluppo del nostro Paese. Made in Italy è il terzo marchio più conosciuto al mondo, è il primo se, invece, andiamo a vedere i marchi riferiti ai Paesi e alle Nazioni. Quindi, abbiamo un Ministero che è il Ministero dell'Italia, il Ministero dell'impresa italiana, perché vogliamo mettere al centro le imprese. Vogliamo facilitare l'azione delle imprese, perché questo vuol dire facilitare crescita economica, ed è quello di cui noi oggi abbiamo bisogno. Lo avevamo detto nel nostro programma: l'amore nel mondo per l'Italia si chiama made in Italy, un marchio, uno stile di vita, un'opportunità economica e anche diplomatica per la nostra Nazione. Troppo spesso questo aspetto è stato trascurato.

Devo dire che la mia lunga esperienza a Bruxelles mi faceva pensare che saremmo potuti essere uniti su questo, perché lo siamo stati tante volte a Bruxelles, lo siamo stati quasi sempre su queste tematiche, perché l'Italia ha bisogno di fare sistema.

Il sistema Italia è forte quando è unito. Per questo, mi auguro che, dopo queste prime discussioni e battaglie, anche per posizionarsi politicamente - va benissimo, lo capisco - poi, invece, nel concreto ci troviamo uniti, perché l'Italia unita è più forte.

Come il Governo e il Presidente del Consiglio tante volte hanno ricordato, non vogliamo disturbare chi vuole fare; questo è un po' il motto del nostro Governo. Quindi tutela delle imprese e del made in Italy.

Poi vi è un altro punto su cui si è aperta una discussione: il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali diventa Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Questo non è un mero titolo, perché vogliamo tradurre in azioni concrete questo titolo. È nostro diritto, ma è anche nostro dovere difendere le nostre eccellenze alimentari, proteggerle - e anche qui devo dire che le nostre battaglie sono state trasversali in tutte le legislature europee - dall'italian sounding, proteggerle dal Nutri-Score.

Una battaglia l'avevamo già vinta sulla etichettatura a semaforo. Allora, i colori erano tre, adesso c'è una sola differenza, i tre colori sono diventati cinque con il Nutri-Score, ma il principio alla base è sempre lo stesso. E, se lo incrociamo con il cibo sintetico, su cui mi sembra che ancora ci sia una trasversalità, sarà troppo facile vedere che alcuni prodotti sintetici, che verranno misurati soltanto sulla quantità di grasso, di sale o di zucchero, potranno risultare migliori dei nostri prodotti tradizionali, delle nostre eccellenze.

Sono sicura che ci troveremo tutti dalla stessa parte, al di là dei distinguo che, in questo momento, vengono fatti per prendere posizioni politiche, che rispetto. Il dibattito potrà solo arricchire, definire e dettagliare di più e meglio quello che non può che essere l'obiettivo comune di tutte le parti politiche. Vogliamo valorizzare la biodiversità del nostro territorio e garantire tutti i prodotti di alta qualità.

Lo avevamo detto che l'agricoltura è uno dei pilastri della nostra Nazione, che occorre proteggerla, occorre svilupparne le potenzialità. È un patrimonio inestimabile, che costituisce il fulcro del marchio italiano e dà valore all'economia reale.

E arriviamo al Ministero della Transizione ecologica, che diventa Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Anche qui, mi sembra un cambio che ingloba, che va oltre, ma mantenendo quello che si voleva anche indicare. Ricordo che il titolo Ministero della Transizione ecologica era stato cambiato e introdotto molto di recente, che aveva già trasformato in Ministero della Transizione ecologica il Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare. A me sembra più che corretto richiamare espressamente il ruolo che il Ministero dovrà avere per garantire sicurezza energetica, perché questo è il tema, o almeno uno dei principali temi, ma oggi è il tema.

Se noi vogliamo garantire la flessibilità, la diversificazione e la continuità degli approvvigionamenti è fondamentale dichiararlo apertamente, titolando anche il Ministero in questo modo.

Ma, vede, noi il rispetto per l'ambiente lo vogliamo e lo abbiamo sempre inteso coniugato con la crescita economica. Non è una dicotomia: rispetto per l'ambiente e crescita economica devono andare insieme e possono andare insieme, perché questa è la vera sostenibilità. Lo dicono anche le Nazioni Unite: la vera sostenibilità è il benessere ambientale, sociale ed economico. Se noi sacrifichiamo anche uno solo di questi tre punti non avremo una vera sostenibilità e la vera sostenibilità è quella che poi permette di crescere e di incrementare.

Noi diciamo - e l'abbiamo detto agli italiani - che amare l'ambiente in cui viviamo non significa solo difenderlo dai cambiamenti climatici. Anche questo, certo, ma non è solo quello: difenderlo dall'inquinamento e dalla distruzione della biodiversità. Di questi tre punti siamo profondamente convinti: noi vogliamo proteggere l'ambiente e difenderlo dai cambiamenti climatici, dall'inquinamento e dalla distruzione della biodiversità. Ma perché? Perché noi consideriamo che questo sia l'unico modo per salvare noi stessi e i nostri figli dalla scomparsa di tutto ciò che di bello c'è nel mondo. Per questo o ci occuperemo dell'ambiente o tutto il resto non conterà. Quindi, mi auguro che anche qui ci troveremo tutti dalla stessa parte.

Veniamo al Ministero dell'Istruzione e del merito. Qui veramente abbiamo assistito a un corto circuito abbastanza curioso, perché, come ha ricordato il Ministro Valditara, il merito è nella nostra Costituzione. Il merito è stato inteso dai nostri padri costituenti come l'ascensore sociale per eccellenza. Lo riporta l'articolo 34 della Costituzione, che, oltre ad affermare che bisogna avere l'istruzione di base gratuita per tutti, recita anche così: “I capaci e meritevoli,” - i capaci e meritevoli! - “anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”; il che non vuol dire avere un pezzo di carta, ma vuol dire avere una formazione di eccellenza (di eccellenza!). Avevamo detto anche questo, cioè avevamo detto che rimettere il merito al centro del sistema scolastico e universitario per noi era un punto fondamentale, per alunni e corpo docente. Ancora, avevamo detto che la tutela del diritto allo studio andava perseguita anche tramite il rafforzamento delle borse di studio per i più meritevoli. Per noi la scuola è veramente al centro.

Ma voglio citare - e vi invito casomai ad andare a leggerlo per esteso - un articolo abbastanza recente, pubblicato sul portale del master di Comunicazione e marketing politico e istituzionale dell'università LUISS, a firma di Paola Severino, che oggi ne è vicepresidente, il cui titolo è: “È il merito il vero ascensore sociale. Specie al Sud”, ossia la base della vera uguaglianza sociale (così viene ritenuto da Paola Severino). All'epoca dell'Assemblea costituente questo era molto chiaro. Poi è successo qualcosa - non so, forse il Sessantotto - ed è venuta una sorta di orticaria per questa parola che, invece, dai padri costituenti era considerata un punto fondante della nostra Repubblica. Le classi dirigenti devono essere formate in base al merito personale - ripeto: merito personale - e questo merito personale funge da correttore proprio dei privilegi di classe, perché altrimenti restano soltanto quelli: le appartenenze, la famiglia in cui si è nati, le opportunità che la tua famiglia è riuscita a metterti a disposizione. Io penso alla mia generazione che a scuola non studiava l'inglese. Chi parlava l'inglese? Parlava l'inglese soltanto chi aveva una famiglia abbiente che poteva mandare i proprio figli privatamente a studiarlo e poteva mandarli a fare importanti soggiorni all'estero. Questa è una discriminazione odiosa, che è durata tantissimi anni e che ancora, secondo me, non è stata recuperata del tutto, perché, sempre stando a Bruxelles, abbiamo visto le differenze tra Paesi che sono oramai bilingue e noi che, invece, stentiamo in questo.

Poi, vorrei anche toccare un punto che è stato sollevato e su cui si è dibattuto anche un po' sui giornali, cioè la Protezione civile. Io mi sono occupata moltissimo di Protezione civile. Ho avuto la fortuna enorme di lavorare fianco a fianco con il “papà” della Protezione civile, Giuseppe Zamberletti, e ho lavorato con tutti i dipartimenti di Protezione civile, da quando a capo del dipartimento c'era Gabrielli fino ad oggi. Ebbene, io invito tutti quanti a leggere il DPCM che istituisce questo cambiamento, perché, secondo me, non è stato ben interpretato. La lettura forse non approfondita del DPCM può far pensare che ci sia un indebolimento della Protezione civile. No! In questo modo la Protezione civile torna alle origini, torna come l'aveva pensata Giuseppe Zamberletti, che la voleva forte, perché noi abbiamo bisogno di una Protezione civile forte mentre, invece, era stata indebolita.

Il Ministro, se andate a vedere, non ha una funzione di gestione ma di coordinamento e agisce tramite un dipartimento della Presidenza del Consiglio che è il Dipartimento della protezione civile. È un chiaro ritorno a Zamberletti! Un Ministro che siede in Consiglio dei ministri non permetterà che venga indebolita la Protezione civile come è successo negli anni passati, perché i capi di dipartimento non hanno la forza che ha un Ministro dedicato. Abbiamo visto troppe volte capi di dipartimento deboli e indeboliti, con Presidenti del Consiglio o un po' indifferenti o un po' distratti. Non voglio essere dura su questo e voglio pensare alla buona fede, però abbiamo visto una Protezione civile indebolita. Io credo profondamente, conoscendolo e avendo parlato anche con i suoi collaboratori, che quanto vediamo oggi rappresenti il pensiero del padre fondatore della moderna Protezione civile, l'onorevole Zamberletti, per cui mi permetto di augurare buon lavoro su questo punto al Ministro Musumeci, perché l'Italia ha bisogno di una Protezione civile e ha bisogno che la Protezione civile italiana continui ad essere, come è sempre stata, un punto di riferimento in Europa e nel mondo.

Non voglio rubare altro tempo, perché penso che questi siano i punti più dibattuti. Mi spiace non intervenire magari dopo, dopo gli altri interventi, perché magari ci sarà qualche punto sul quale sarebbe stato interessante anche lasciare agli atti la posizione della maggioranza, ma sicuramente lo farà bene nella dichiarazione di voto il collega.

Mi piace chiudere con una frase che era stata inserita all'inizio del nostro programma, quando ci siamo presentati agli italiani: in un piano di volo si individua una meta, si traccia la rotta e si prepara la partenza. È così che prende forma ogni viaggio, proprio come un programma di Governo. Gli italiani, col loro voto, hanno detto che questo viaggio lo vogliono compiere insieme a noi. Mi auguro che potremo compierlo con tutti gli italiani, perché noi vogliamo rappresentare tutti gli italiani, non solo quelli che ci hanno votato, e speriamo di poter lavorare anche con le opposizioni in modo costruttivo. Ci sarà sicuramente qualche momento di frizione, ma penso che il confronto, quando è leale, onesto e sincero, anche se è forte, può soltanto portare buoni frutti.

Quindi, auguro a questo Parlamento, che è all'inizio della sua attività, un lavoro proficuo e auguro buon lavoro soprattutto al nostro Governo, ai nostri sottosegretari e a tutte le persone che sono impegnate per liberare queste migliori energie dell'Italia e perché l'Italia possa tornare a correre.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Gianni Cuperlo. Ne ha facoltà.

GIANNI CUPERLO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Governo, colleghi, onorevoli banchi, io non sarei sincero se dicessi di considerare questo decreto un atto fondamentale nel percorso avviato della nuova legislatura, nel senso che, dopo mesi di una campagna elettorale molto accesa, come è giusto che sia, che ha visto le forze della maggioranza annunciare un ventaglio di misure destinate a sanare ferite e ingiustizie sociali, economiche e culturali di un'Italia depredata dal centrosinistra, ecco dibattere attorno ad un decreto che ha come oggetto la diversa denominazione di alcuni Ministeri, sia detto con benevolenza, non suscita un particolare entusiasmo.

Immagino abbia ragione il collega Giachetti, che ora non è più presente, a ricordare che i decreti di questa natura sono nell'ordinaria amministrazione dell'avvio di tutte le legislature, nella logica di una ripartizione chiara delle deleghe e delle funzioni, ma è comunque vero che in questo caso il decreto agisce anche, e forse soprattutto, sul terreno della denominazione dei Ministeri citati. Ed è vero che le parole sono importanti, come importanti sono i nomi che si scelgono perché da lì derivano il senso e, in fondo, anche il valore che assegniamo alle cose e alle persone o anche, come in questo caso, il valore che assegniamo alle parole che denotano e definiscono le istituzioni.

Ora, nelle innovazioni che il Governo ha introdotto con questo decreto io penso - ho ascoltato con attenzione il passaggio centrale della collega Gardini pochi minuti fa - che debba trovare un posto di rilievo, per le sue implicazioni e le sue ricadute, la nuova qualifica del vecchio Ministero dell'istruzione, in anni più lontani “Ministero della Pubblica istruzione”, ribattezzato da voi, come è stato appena ricordato, “Ministero dell'Istruzione e del merito”.

Dunque, a proposito dell'importanza delle parole, l'innovazione in questo caso starebbe nel non recuperare il termine “pubblica” a vantaggio della voce “merito”. È una pura questione lessicale? No, noi pensiamo che non lo sia. Io direi che si tratta di una modifica concettuale e, se l'espressione non vi sembra eccessiva, anche valoriale, a conferma che la scelta dei nomi enuncia sempre un senso e un indirizzo e, nel caso della qualifica di un Ministero - l'ha appena ricordato un esponente della maggioranza rivendicando questa scelta - la visione che si coltiva della funzione di quel Ministero in relazione ai problemi e ai bisogni del Paese.

Però, colleghi, è appunto sulla visione che regge questa vostra novità che, da parte nostra, sorgono i dubbi e le contrarietà. Infatti, la radice di quel termine “merito” da sola potrebbe rubarci parecchio tempo, tante e tali sono state nel passato le voci, anche assai autorevoli, che con quel concetto si sono misurate. E naturalmente - lo dico alla collega Gardini - il punto non è rimuovere il principio in sé. Riconoscere i meriti e valorizzarli fa senza dubbio parte del buon funzionamento di una società. Penso che nessuno tra noi accetterebbe con serenità di farsi operare da un pessimo chirurgo, ma in quel caso è più logico parlare di competenza, di preparazione, di esperienza. Per definizione il merito è un'altra cosa perché riguarda l'intreccio tra sfere diverse della persona e, sul versante sociale, investe per prima la casualità - chiamatela pure “la sorte” - del dove si nasce, si cresce, si studia, ci si forma come donne e uomini adulti e come cittadini consapevoli. Ma è esattamente su questa distinzione che la scelta di quell'avvicendamento lessicale tra “pubblica”, definizione scomparsa non da oggi, e il “merito” non convince. E a non convincere, prima di tutto, è l'idea che traspare della scuola e della sua funzione. Io rubo la sintesi a Enrico Galiano, docente e scrittore, che dice: “La scuola (…) non è il posto dove si premiano i migliori: è quello dove si va a tirare fuori il meglio da ciascuno”; e aggiunge subito dopo: “Nella logica del premio e del castigo, della competizione, del vince chi se lo merita, lasciatevelo dire, viene fuori solo il peggio di loro”.

Io credo che sia veramente così, colleghe e colleghi: imparare è un diritto, non è un premio. Quanto al castigo, insomma, non incoraggia a pensare al meglio la sortita del Ministro Valditara quando, qualche giorno fa, ha associato alla giusta sanzione per un grave episodio di bullismo la necessità di una umiliazione dello studente che di quella violenza si era reso responsabile. Il Ministro con onestà intellettuale ha chiarito di essersi male espresso, d'avere usato un termine improprio, a conferma di quanto le parole portino addosso sempre il peso del loro significato. Gli è stato opportunamente risposto che i ragazzi non hanno bisogno di buone punizioni ma di buone relazioni. Che poi sarebbe la funzione basilare di una scuola pubblica intesa come primo e fondamentale luogo di socialità e di scoperta del legame che ci unisce agli altri, insegnanti, compagni, il mondo attorno.

Insomma, l'apprendimento non è una competizione, non è una gara dove conta chi arriva davanti. All'opposto, dovrebbe aiutare i singoli a scoprire le proprie capacità, i talenti dove si celino, le passioni destinate a riempire l'esperienza adulta. E sono tutte risorse da far germogliare fin dai primi anni di vita, quando le disuguaglianze nei punti di partenza non sono ancora consapevolezza nell'animo di chi le soffre, ma appaiono ben vive nelle scelte di chi avrebbe il dovere di contrastarle. E la politica ha esattamente questo compito. Però, proprio con una premessa simile la vostra decisione confligge in modo evidente e lo fa - lo ripeto - per la ragione di fondo che distingue la natura del merito dall'uguaglianza effettiva delle condizioni di partenza.

Il punto è che, se viene meno quell'aggancio, l'investimento sul merito non può che tradursi nel consolidarsi di differenze di mezzi, risorse, opportunità destinate a rendere incolmabili le distanze all'origine. Prendere atto di questa realtà non dovrebbe risultare difficile. Lo sapete benissimo: durante la pandemia, grazie alla passione e all'impegno di migliaia di docenti, l'insegnamento a distanza ha consentito a tantissimi bambini e ragazzi di tenere almeno un filo con la didattica attraverso lezioni seguite attraverso uno schermo, e però nel nostro Paese 470 mila bambini e ragazzi, dai 6 ai 18 anni, in casa non hanno un tablet, non hanno un computer, non hanno un iPhone, non hanno una rete Wi-Fi. Per loro, per questo mezzo milione di ragazzi italiani, la didattica a distanza somiglia alla vita su Marte: forse esiste, ma non l'hanno mai incontrata.

Allora, che definizione volete dare della parola e del concetto di merito? Dalla scelta di privilegiarlo nel titolo del Ministero della scuola pubblica si comprende - giustamente è stato rivendicato poco fa anche da voi - la gerarchia di valori che vi ispira. E diciamo “valori” con una punta di generosità perché ieri pomeriggio, quasi fuori tempo, la maggioranza ha presentato un paio di emendamenti per dirottare risorse verso gli uffici di diretta collaborazione con alcuni Ministri: uno di questi per la somma di quasi 500 mila euro, riguarda il Ministero dell'Istruzione e del merito. E si tratta di risorse sottratte all'attività che le scuole dovrebbero svolgere - la didattica e non solo - e appaltate ai futuri e meritevoli collaboratori del Ministro. Diciamo che il primo passo della nuova stagione, più che premiare il merito dei ragazzi, si è occupata di occuparsi dei meriti vostri.

Cosa dire? Semplicemente che noi non siamo d'accordo e pensiamo che, in questa vostra condotta, finiate, invece, onorevole Gardini, con il mancare di rispetto a quell'articolo della Costituzione, che lei ha citato, il 34, dove, con chiarezza - l'ha ricordato poco fa -, si dice che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi - ripeto: anche se privi di mezzi -, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. C'è un link, un aggancio profondamente voluto tra il concetto di merito e la mancanza di mezzi. I padri e le madri costituenti sono stati giganti, capaci di saldare in un disegno compiuto l'innovazione maggiore, presente in una Costituzione liberale del Novecento, ossia il secondo comma dell'articolo 3 - sul compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando, di fatto, la libertà e l'eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana - con l'impegno a promuovere la capacità e il merito anche di chi di mezzi è privo. Perché, alla fine, il tema sta nel comprendere che il merito, senza parità di condizioni, mezzi e risorse e - se parliamo di istruzione - di libri, di laboratori, di borse di studio, di contesti di accoglienza e di inclusione, si riduce a quella misera cosa che è il privilegio (di nascita, di reddito o di potere).

Molti anni fa, nel 1951, Piero Calamandrei teneva un discorso all'università; parlava a giovani e giovanissimi nati e cresciuti sotto il fascismo. Alle spalle, quei ragazzi avevano la tragedia della guerra, incrociata quando la loro vita iniziava. La Costituzione era in vigore da soli tre anni e quei ragazzi la conoscevano poco e male e Calamandrei, giurista e costituente, nel rivolgersi a loro, cominciò proprio citando l'articolo 34, l'uguaglianza sostanziale nel campo dell'istruzione. Lo definì - parole sue - l'articolo più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l'avvenire davanti. Poco più oltre, nello stesso discorso, disse che, fino a che non ci sarà la possibilità per ogni uomo di lavorare, di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica. Ecco, Calamandrei aveva piuttosto chiara la nozione di merito, per come scolpita in quella Carta, che era e rimane - o dovrebbe rimanere - la Bibbia laica degli italiani. Da allora, sono trascorsi decenni, ma non sono passati a vuoto, perché, sull'eredità di quell'impianto e di quelle frasi, si sono formati movimenti di educatori e una pedagogia ricca di quell'umanità che ha fatto del diritto all'istruzione un diritto di civiltà, un traguardo di civiltà. Lo ha fatto senza mai scordarsi di quell'ammonimento ad unire merito e opportunità, come in quella sintesi di Don Milani: “Se il sapere è solo quello dei libri, chi ha tanti libri a casa sarà sempre più avanti di chi i libri non li ha mai visti”, perché poi i libri contano, come conta poter viaggiare, studiare lontano da casa, anche in questo caso per chi può farlo. Un posto letto a Milano, la città delle sette università, può costare 600, 700, 800 euro al mese, a cui bisogna sommare la retta, i testi e i pasti. Ecco dove la vostra concezione del merito fa naufragio: nella rimozione della società, per come è, e della vita delle persone, per come non è e dovrebbe essere.

L'altro ieri, in una bellissima conversazione con Annalisa Cuzzocrea su La Stampa, Gustavo Zagrebelsky ha raccontato la sua esperienza di docente e, nel farlo, nell'iniziare quel dialogo, ha recuperato un passo, una frase dei Fratelli Karamazov, quando Grushenka invia il suo ultimo messaggio a Dmitrij, oramai condannato. Il messaggio è questo: un'ora sola, un'oretta d'amore, che la scuola ti ha dato e che tu hai ricevuto, può essere tenuto a mente e valere per tutta la vita che resta. Da lì, da quello spunto, un fine giurista descrive cosa separi la pura erudizione dalla cultura; da lì spiega perché la scuola non può mai divenire costrizione e sorveglianza e come lo studio, ad ogni livello, non debba alimentare competizione, ma collaborazione e socialità, insomma come sia decisivo distinguere sempre tra il merito e la meritocrazia.

Il merito, più che al potere, al kratos, dovrebbe essere collegato alla responsabilità. Il tuo merito - spiega Zagrebelsky - deriva da quel che la scuola ti ha offerto, che ora quindi devi restituire. Il punto, colleghi, è che può restituire solamente chi qualcosa ha ricevuto, non chi non ha avuto perché, in quel caso, si finisce col premiare l'ingiustizia e fare parti eguali tra disuguali. Ecco, più o meno, sono queste, secondo noi, le ragioni del vostro sbaglio. Avete scambiato l'articolo 34 della Costituzione repubblicana con un passaporto della scuola meritocratica e non aver tenuto a mente, oltre che la Bocconi e la Normale, anche la potenza del messaggio di quella casupola Barbiana nel cuore del Mugello è un ulteriore errore. Quanto a Dostoevskij, capisco non abbia una diretta attinenza col decreto che rinomina qualche Ministero, però lasciatemi credere che, se aveste potuto chiedergli un'opinione, quel genio della letteratura vi avrebbe rinviato non a giudizio, ma a settembre, fosse solo perché lui, quanto a umiliazione dei protagonisti delle sue pagine, avrebbe saputo impartirvi la più severa delle lezioni.

Comunque, immagino che approverete questo decreto - mi auguro senza stampelle da parte delle opposizioni - e immagino sappiate che lo farete col voto contrario del gruppo a cui appartengo. A quel punto, avrete cambiato il nome a qualche Ministero, ma - se i nomi definiscono l'oggetto e le intenzioni -, temiamo che sarà la premessa per un peggioramento delle cose e - il cielo non voglia - della vita di chi, non per sua colpa, si è ritrovato a partire dal fondo della fila. Peccato, perché potevate partire in un altro modo e magari vi avremmo criticato, ma sul merito; invece avete scelto di partire, adeguando i nomi un po' ai fatti vostri. Non vi stupirete se studenti, insegnanti e famiglie faticheranno a ringraziarvi. Noi ci limiteremo a bocciare il vostro decreto e lo faremo accendendo su quel tabellone dinanzi a me le luci rosse, rosse come il colore del semaforo quando ci si deve fermare. Se potete, pensateci, perché passare col rosso è sempre una grande fonte di guai (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.

PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, sottosegretario, desidero innanzitutto esprimere la solidarietà, mia personale e di tutto il gruppo di Forza Italia, al consigliere dell'Ambasciata italiana in Grecia, la dottoressa Susanna Schlein, e alla sorella, l'onorevole collega Elly Schlein, per l'attentato di questa notte. Il personale diplomatico - come quello militare - lavora ogni giorno in patria e all'estero per assicurare agli italiani relazioni internazionali e sicurezza e corre alcuni rischi. È bene ricordarlo anche oggi, dal momento che discutiamo di Ministeri e dell'organizzazione delle articolazioni dello Stato. Quindi, ribadisco: solidarietà.

Il testo del quale siamo chiamati a discutere oggi, che questo Parlamento andrà ad approvare nei prossimi giorni, rappresenta una specie di biglietto da visita del nuovo Governo. È prassi ormai consolidata che ogni Esecutivo disegni l'assetto che ritiene più funzionale per realizzare il proprio programma. È una scelta di continuo rinnovamento, che certo impegna le Camere in una discussione di qualche giorno - come quella che stiamo facendo -, ma consente a ciascuna compagine di sfruttare al massimo le proprie potenzialità di plasmare i Ministeri, di modo che siano capaci di affrontare le sfide della contemporaneità e di massimizzare conoscenze, esperienze e capacità di chi è chiamato a guidarli. Sono gli uomini a determinare le politiche, ma sono le strutture burocratiche e le articolazioni dello Stato a realizzarle in maniera più o meno rapida e più o meno funzionale. Nessun agricoltore potrebbe immaginare di cominciare oggi la coltivazione di un fondo con gli strumenti di cento anni fa: un asino e un aratro di legno; nessun generale trascinerebbe mai, nel 2022, in battaglia contro il nemico un esercito armato soltanto di arco e frecce. Per affrontare le sfide di oggi, servono strumenti moderni, adeguati alle criticità e alle esigenze del momento. Il riordino dei Ministeri rappresenta una scelta condivisibile e lo è, tanto più, in una condizione come quella odierna, con un Governo appena nato da una maggioranza forte e con una larga legittimazione popolare diretta, un Esecutivo che si pone come orizzonte quello della legislatura.

Nessuno può immaginare che un Ministero semplicemente denominato dell'Ambiente, che è stato per decenni improntato alla conservazione, da qualcuno addirittura piegato alla filosofia della decrescita, fosse lo strumento più adeguato ad affrontare la grande sfida del futuro dell'Italia, cioè quella della sicurezza energetica. Non avrebbe senso, oggi, un Ministero della conservazione. La nuova denominazione rimette al giusto posto le priorità. Parlare di sviluppo economico senza nominare lo strumento attraverso il quale è possibile realizzarlo, cioè le imprese, poteva sembrare un segno di disattenzione o di scarso coraggio. Riteniamo giusto che d'ora in avanti si parli di Ministero delle Imprese e del made in Italy, che si identifichi chiaramente l'interlocutore del nostro tessuto produttivo e si proietti la sua azione verso il settore che ha certamente maggiori potenzialità di crescita, cioè il made in Italy. Questi ambiti di eccellenza della nostra economia, come sapete e come ha poc'anzi detto la collega, consentono alla nostra bilancia commerciale di essere in attivo da molti anni, con volumi sempre crescenti. Infine, il concetto di merito sul quale si è soffermato poco fa il collega Cuperlo. Introdurre il concetto di merito sin nella denominazione di un Ministero, quello dell'Istruzione e del merito, appunto, significa, secondo noi, accendere una luce, ricordare alle ragazze e ai ragazzi che l'Italia sostiene e premia l'impegno e il talento, che ripaga della fatica e del sudore, che il nostro modello non è quello dell'assistenzialismo e del reddito di cittadinanza universale, anche per chi potrebbe studiare per imparare un mestiere o, appunto, lavorare. Bisogna riaccendere l'ascensore sociale, che da quasi quarant'anni non funziona più e condanna chi è nato in una condizione più difficile a rimanerci. Siamo qui, in Parlamento, anche per questo. Ecco il merito.

Abbiamo condiviso la decisione di affrontare in maniera integrata il tema del mare, che poi per il nostro Paese è una grandissima risorsa. Lo ha ricordato, pochi minuti fa, anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando di Mediterraneo, è una risorsa per molteplici e note regioni, il turismo, il commercio, e molte altre cose. L'istituzione del Comitato interministeriale per le politiche del mare consentirà, dunque, di studiare un piano complessivo di intervento.

Non citerò tutti i cambiamenti che prevediamo con questo decreto e tutte le aree di intervento, perché lo hanno già fatto prima di me i colleghi. Mi limito a sottolineare che la direzione intrapresa è quella dello snellimento e della semplificazione, una scelta in linea con quanto accade negli altri Paesi più avanzati. Questa maggioranza e questo Governo hanno come obiettivo quello di aggredire l'idea che il nostro sia il Paese che subisce i cambiamenti, anziché orientarli, governandoli. Ma per governare questi problemi e per governare il Paese si deve partire proprio da qua, dalla struttura dell'Esecutivo, come stiamo facendo oggi.

Sono alle conclusioni. Abbiamo scelto di utilizzare solo un quarto del tempo a nostra disposizione in questo dibattito e lo abbiamo fatto perché il tempo è un valore. Come diceva Schopenhauer, chi ha un po' d'ingegno pensa non a passare il tempo, ma a utilizzare il tempo. Votando “sì”, vogliamo chiudere bene questo lavoro sull'architettura del Governo, per aprire il prima possibile il cantiere dei programmi e delle iniziative da realizzare, cose che già stiamo facendo nelle Commissioni, con il bilancio. Dobbiamo correre contro il tempo, perché il Paese ha fretta e chiede risposte su economia, energia e inflazione, che erode stipendi e pensioni. Non staremo a guardare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Andrea Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, assistiamo con grande preoccupazione all'attentato su cui stanno indagando le autorità greche. È un fatto gravissimo, su cui ci deve essere la massima attenzione da parte della comunità internazionale e anche da parte del Governo del nostro Paese. Esprimiamo grande preoccupazione e, consentiteci, vogliamo rivolgere, come gruppo del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, un forte abbraccio sincero, da parte di tutte e tutti noi, alla nostra collega Elly Schlein. Veramente, massima attenzione in queste ore, così importanti. Grazie davvero anche ai colleghi e alle colleghe degli altri gruppi, che stanno esprimendo lo stesso sentimento in quest'Aula (Applausi).

PRESIDENTE. Credo che anche la Presidenza e tutta l'Aula si possano unire alla vicinanza alla collega Schlein. È iscritto a parlare l'onorevole Filiberto Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, prima di tutto permettetemi di unirmi all'abbraccio di quest'Aula nei confronti della dottoressa Schlein, consigliere all'ambasciata d'Italia ad Atene, che è stata oggetto di questo ignobile attentato, e la nostra solidarietà ovviamente anche alla collega Elly Schlein. Speriamo che le autorità greche possano prima di tutto fare chiarezza su quello che è avvenuto e, ovviamente, assicurarsi della massima sicurezza per i nostri funzionari dell'ambasciata ad Atene. Vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà, ma lo sconcerto del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra e la solidarietà alla collega Schlein, li voglio qui ribadire.

Signor Presidente, per la maggioranza questo decreto sembrava un avvio facile, facile. Un avvio, che è certamente legittimo, il riordino dei Ministeri, non c'è bisogno di sottolinearlo, perché è giusto che ogni Governo pensi di organizzare il proprio lavoro nel miglior modo possibile. Però nessuno poteva immaginare che questo provvedimento diventasse in pochi giorni la prima grande sfida all'interno della maggioranza. Abbiamo assistito a ritardi nella convocazione della Commissione, dovuti non a particolari problemi ma al fatto che il Governo e la maggioranza non riuscivano a trovare un punto d'intesa sul decreto di riordino dei Ministeri. Addirittura, su questo provvedimento si è pensato di far gravare l'ipotesi di allargamento del Governo: emendamento poi prudentemente ritirato, ma che è stato al centro dell'attenzione dei colleghi della maggioranza per molte ore, per qualche giorno.

È sembrato un po' un assalto alla diligenza, perché a un certo punto gli emendamenti presentati - al di là di un ragionamento più generale sul riordino - hanno affrontato questioni un pochettino più “terra terra”, come l'aumento del personale, spesso non giustificato, considerato che questo aumento di personale dei diversi Ministeri non è legato al potenziamento delle strutture di lavoro dei Ministeri, ma al personale degli uffici di diretta collaborazione dei ministri. È il caso, per esempio, delle 30 persone che vengono assegnate, tramite questo decreto, al Ministero dell'Ambiente. Le motivazioni sono senz'altro nobili; si dice che è necessario potenziare il personale destinato a lavorare per la sicurezza energetica e - dal mio punto di vista, ancora più onorevole - per la promozione di energia proveniente da fonti rinnovabili. Quello che non è chiaro è perché non si potenziano gli uffici che già si occupano di queste materie, ma, invece, si potenziano soltanto gli uffici di collaborazione del Ministro Pichetto Fratin, che probabilmente non ne ha bisogno. Non è quella la funzione che quegli uffici di collaborazione del Ministro devono svolgere, non è la funzione di lavorare specificatamente sull'ampliamento dell'energia da fonti rinnovabili, cosa di cui ha grandissima necessità il nostro Paese. Inoltre, sono previsti oltre 500 mila euro per quest'anno e oltre 1 milione e 200 mila per il prossimo anno per aumentare la dotazione degli uffici di collaborazione del Ministero dell'Istruzione e del merito, per non parlare poi dell'assunzione ad hoc di un ulteriore direttore generale al Ministero della Sanità, a scapito di 4 posizioni diringeziali. Tutto ciò avviene con una formulazione - lo voglio dire alla gentile sottosegretaria - che non rende chiara a nostro avviso la norma sull'invarianza finanziaria.

Perché le cose sono due: o i quattro funzionari, i quattro dirigenti sanitari, sono già in organico, e allora vi è un aumento oggettivo di spesa perché i quattro dirigenti rimangono in organico, oppure i quattro dirigenti sanitari non sono in organico e allora dovrebbero essere paradossalmente licenziati, per mettere a disposizione le nuove risorse per il nuovo direttore generale. In entrambi i casi l'invarianza finanziaria, a nostro parere, non c'è, quindi inviterei il Governo a fare un'ulteriore riflessione su questo punto, al di là del fatto che le norme ad personam - se ne è discusso tanto in questo Parlamento anche nei decenni precedenti, non negli anni precedenti - sono sempre da considerare fuori luogo.

Nel merito, il provvedimento che definisce la composizione del Governo, la nuova denominazione dei Ministeri, il loro numero è una novità che sta facendo discutere un po' tutto il Paese, anche perché l'innovazione dal punto di vista della denominazione dei Ministeri e, lasciatemi dire, anche la fantasia dimostrata dai colleghi della maggioranza, hanno destato una significativa curiosità. Non si tratta - ha ragione la collega Gardini - soltanto di una questione nominalistica: dietro questo cambiamento di denominazione, vi è un riordino di attribuzioni dei Ministeri, poiché nelle norme, seppur ordinamentali, che accompagnano queste nuove denominazioni, si intuisce immediatamente il profilo del nuovo Governo, che impatta, peraltro, negativamente sui temi ambientali, con un pericoloso ritorno al passato.

Andando nello specifico, il Ministero dello Sviluppo diventa il Ministero delle Imprese e del made in Italy. Su questo, collega, ha ragione: il brand made in Italy è il quarto nel mondo, ma questo lo dovrebbe spiegare ai suoi colleghi di gruppo, i quali, con riferimento alla necessità di italianizzare le formule, ne hanno fatto oggetto di dichiarazione pubblica in quest'Aula qualche giorno fa. Quindi, il nostro emendamento presentato in Commissione volto a trasformare “made in Italy” in “fare italiano” era a voler sottolineare la contraddizione di un gruppo che afferma cose importanti in Commissione, ma che le contraddice in Aula attraverso la voce autorevole di un Vicepresidente. Dopodiché, con riferimento a questa espressione “made in Italy”, al netto del fatto che è un grande brand e va tutelato, vorrei anche domandare al Governo e al relatore: ma, secondo voi, le imprese italiane che prodotto dovrebbero fare, se non made in Italy? Le imprese italiane dovrebbero fare il made in China oppure in Spain? È del tutto pleonastico che le imprese italiane facciano il made in Italy.

Ci sarebbero molte cose da dire, comunque questo Ministero acquisisce le competenze in materia di promozione e valorizzazione di questi nostri prodotti in Italia e nel mondo. Ma qui si dimentica del tutto che la valorizzazione e la tutela del made in Italy passano, prima di tutto, nel contrasto ai fenomeni di falsificazione dei prodotti tipici agroalimentari. È ben nota a tutti la contraffazione del Parmesan e del Prosecco, nell'ambito della tutela della manifattura e dei marchi made in Italy, la contraffazione nel settore della moda, e questi elementi, che noi pure abbiamo indicato con emendamenti appositi presentati in Commissione, sono stati inspiegabilmente respinti.

Il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali diventa Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e forestale. Anche qui sarebbe il caso di chiarire, perché, se “sovranità alimentare” viene inteso come “nazionalismo alimentare”, sarebbe fuori luogo e fuori del tempo fondamentalmente; se, invece, si intende come il diritto dei piccoli coltivatori ad avere il controllo, per esempio, delle sementi che utilizzano nelle loro attività, sganciandosi quindi dal monopolio odioso delle grandi multinazionali delle sementi - sappiamo che ci sono quattro o cinque grandi multinazionali che detengono il potere totale e il controllo totale sulle sementi -, se questo fosse, allora sarebbe davvero un passo in avanti. Questo Ministero acquisisce competenza in materia di tutela della sovranità alimentare che, come dicevo, declinata così, effettivamente non si capisce bene e andrebbe chiarita. Anche in questo caso, ci sarebbe piaciuto vedere negli obiettivi del Ministero un'incisiva tutela e valorizzazione dei nostri prodotti agroalimentari, in particolar modo la filiera biologica, che, negli ultimi anni, rappresenta in maniera significativa un'eccellenza del nostro export, insieme a quella del “chilometro zero”, che, con i nostri prodotti di nicchia, è un fattore importante di sana e corretta alimentazione. Ci sarebbe da auspicare che le politiche del nuovo Esecutivo siano indirizzate a porre un forte limite all'importazione di cibo e mangimi con elevati livelli di pesticidi e di OGM.

Il Ministero della Transizione ecologica è ridenominato Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica e diviene competente in materia di sicurezza energetica. In questo caso, si tratta di un deciso arretramento rispetto alla precedente dizione, anche perché, come si diceva prima, le dizioni non sono scevre da un approccio totale, complessivo rispetto all'argomento. Aver cancellato l'espressione “transizione ecologica”, oggettivamente, è un dato di arretramento. Non a caso, in tutta Europa, in tutti i Paesi governati da forze più progressiste e da forze di altro segno, nessuno mette in discussione il fatto che quei Ministeri si chiamino “Transizione ecologica”. Perché? Perché è del tutto evidente, non soltanto a seguito delle numerose direttive europee, che l'obiettivo che dobbiamo mettere in campo nei prossimi anni è quello di assicurare una corretta transizione energetica ed ecologica.

Il fatto di pensare che l'obiettivo sia unicamente quello della sicurezza energetica penso sia un errore. Infatti, la Commissione europea, ma anche le linee guida per l'elaborazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR) hanno marcato in maniera molto chiara l'estrema necessità e urgenza di ridurre drasticamente le emissioni di gas climalteranti da subito, facendo leva su un forte dispiegamento di energie rinnovabili diffuse sul territorio, sulla mobilità sostenibile, intelligente ed ecocompatibile. Per questo riteniamo che la sicurezza energetica non possa essere conseguita se non in un costante processo di transizione energetica che debba garantire, da una parte, l'indipendenza del Paese e, dall'altra, il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione.

Prendo per buone le dichiarazioni di Fabio Panetta, in predicato per settimane di essere nominato Ministro di questo Governo, ma, poi, si sono fatte altre scelte, ovviamente legittime. Panetta, il 16 novembre scorso, ha affermato: “Stimolando la produzione di energie rinnovabili a basso costo, esse possono contenere le pressioni inflazionistiche, e persino ridurle rispetto a uno scenario caratterizzato dall'assenza di interventi. Già oggi stiamo beneficiando del costo contenuto delle energie rinnovabili al fine di attenuare l'impatto del rincaro dei combustibili fossili sui prezzi dell'elettricità”. Sono parole di Fabio Panetta, avremmo voluto sentirle dal Ministro, ma, purtroppo, leggiamo che, nelle linee programmatiche atte a garantire la sicurezza energetica, si fa leva sulla flessibilità e la continuità. Flessibilità intesa, con la crisi energetica, come possibilità di ritornare al passato, al carbone, all'olio combustibile, alla trivellazione indiscriminata delle coste, addirittura al nucleare nonostante i due referendum? Attendiamo parole chiare e univoche, che dicano con estrema certezza che non si guarda indietro, che l'obiettivo deve essere quello di guardare in avanti, di guardare alle energie pulite, di guardare al vento, di guardare al sole.

Questo perché soltanto il vento e il sole sono di proprietà di questo Paese, che non ha grandi pozzi petroliferi, non ha olio combustibile, non ha carbone e, quindi, le uniche cose di cui è ricco - sole e vento - devono essere al centro delle nostre politiche energetiche, le sole in grado di tutelare l'ambiente, le sole in grado di assicurare l'indipendenza energetica del Paese, le sole in grado di abbassare le bollette delle famiglie e delle imprese in questo Paese.

Il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili è diventato Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti; qui sparisce, senza colpo ferire, la mobilità sostenibile, si abbandona un settore strategico, che, peraltro, è anche un settore industriale molto, molto importante nel nostro Paese e che, presumibilmente, dovrà diventare ancora più importante. Credo che questa sia una scelta non soltanto nominalistica, ma di strategia sbagliata, che metterà in grave difficoltà l'industria di questo Paese, perché, attraverso la ricerca e la produzione di sistemi legati alla mobilità sostenibile, si fa innovazione, si diventa competenti o, meglio, si diventa competitivi sul mercato internazionale, oltre che competenti, cosa, ovviamente, assolutamente auspicabile. Quindi, sottovalutare questo elemento, al di là della mera sostituzione di una parola, sottintende una visione che pensiamo essere molto preoccupante dal punto di vista generale degli interessi del nostro Paese.

Il Ministro dell'Istruzione cambia il nome in Ministro dell'Istruzione e del merito, ma, su questo, il collega Cuperlo ha fatto veramente un'esemplare resocontazione, nel suo intervento. Vorrei soltanto aggiungere una cosa; la collega Gardini, citando un'ottima ricerca dell'università LUISS, ha esplicitato che, in questa ricerca, viene definito il merito come il vero ascensore sociale. Ora, io non sono d'accordo; il vero ascensore sociale è l'inclusione, sono le pari opportunità; lì, sta la possibilità di avere l'ascensore sociale. Vorrei sapere quanti siano gli italiani e le italiane che possono mandare i propri figli a studiare nelle università migliori di questo Paese che, a volte, sono private e costano tantissimo, a volte, sono pubbliche e sono lontanissime e mantenere un figlio agli studi in università importanti e prestigiose è una spesa che credo soltanto una sparuta minoranza del nostro Paese si possa permettere. Questo non determina il fatto che chi ha merito possa effettivamente arrivare fino in fondo.

Allora, è l'inclusione e sono le pari opportunità che devono essere al centro delle nostre politiche sulla pubblica istruzione. Lasciatemi esprimere il mio pensiero sul non aver voluto riconoscere importanza alle parole “pubblica istruzione”. Guardate che questa, sì, è una riforma importante, perché sulla pubblica istruzione nasce il nostro Paese, sul fatto di definire l'istruzione “pubblica”, un diritto fondamentale di ogni cittadina e di ogni cittadino, è nato, non solo la nostra Repubblica, ma addirittura un elemento fondante e importante dell'unità nazionale. Ora, aver rinunciato alla parola “pubblica” istruzione è un elemento, secondo me, grave, che, anche in questo caso, indica un modo di vedere la società.

Poi, alla fine, nasce un Ministero senza portafoglio per le Politiche del mare e per il Sud. Il Governo ha deciso, con una evidente e innaturale forzatura, di spacchettare gli ambiti di competenza che, storicamente e correttamente, erano in capo al Ministro dell'Ambiente, togliendogli di fatto le competenze sulla politica e la tutela del mare e assegnandole, dal nostro punto di vista assurdamente, a un Ministero senza portafoglio in capo alla Presidenza del Consiglio.

Ora, signor Presidente, lo dico a lei e lo dico naturalmente ai nostri colleghi della maggioranza, non è che per accontentare un altro esponente della maggioranza è necessario per forza inventarsi un Ministero, la cui utilità per gli interessi generali del Paese non è del tutto evidente; lo dico anche a lei, Presidente, che è stato anche un autorevole Ministro dell'Ambiente e, quindi, sa che questi argomenti sono fondati. Ecco, non è necessario, si possono fare tante altre cose, pensiamo prima all'interesse generale del Paese, prima che a fare propaganda sui nomi, prima di dare ulteriori spazi politici, incarichi, prima di pensare ad assumere nuovo personale di cui, davvero, forse non c'è bisogno e se ce n'è bisogno, ce n'è bisogno negli uffici, non ce n'è bisogno nelle segreterie dei Ministri.

Allora, per tutte queste ragioni vorrei chiedere alla maggioranza di avere una capacità e una disponibilità maggiore al dialogo; non siamo qui semplicemente per dire “no”, lo abbiamo dimostrato in Commissione, presentando molti emendamenti puntuali, di merito, chiedendo anche alla maggioranza un'interlocuzione su questi emendamenti che, signor relatore, non c'è stata. Allora, questo è il primo provvedimento di una certa importanza che è stato discusso nella nostra Commissione, voglio invitare il Governo e la maggioranza a cambiare passo, a cambiare modalità; le scelte che avete fatto in questo decreto sono scelte che riteniamo profondamente errate e non nell'interesse generale del Paese ed è per questo che noi esprimeremo un voto contrario.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Patty L'Abbate. Ne ha facoltà.

PATTY L'ABBATE (M5S). Grazie, Presidente, mi rivolgo anche al Governo e ai colleghi tutti; dobbiamo dire che questo decreto è un po' particolare, perché siamo in un momento storico in cui forse è necessaria la continuità, perché dobbiamo tutelare la nostra comunità, dobbiamo tutelare la casa comune, quindi, il nostro pianeta, le imprese, insomma tutto il sistema economico e l'ecosistema ed era quindi, forse, a mio avviso, importante mantenere una certa continuità non solo nel nome dei ministeri - io mi riferisco, particolarmente, al Ministero della Transizione ecologica –, ma anche nell'attuale organizzazione di questi.

Parto da questo Ministero, perché ritengo che appunto il mainstream a questo stia dando molta importanza, non solo a livello italiano, ma a livello appunto comunitario e internazionale, perché è il problema più importante. Ormai, andiamo avanti con problemi globali, il cambiamento climatico è un problema globale, come lo è anche l'inflazione a due cifre che abbiamo, perché, quando parliamo di inflazione in Italia, non dobbiamo parlarne solo qui, è un'inflazione a livello mondiale ed è la prima volta che accade.

Vi dico questo, perché dopo voglio collegarmi ad alcune cose che sono state dette prima e dare un'altra visione su alcuni temi. Io capisco la scelta di cambiare questo nome e di porre al primo posto la sicurezza energetica, perché sicuramente è un ottimo slogan che è sentito molto forte, è sentito dai cittadini. Tuttavia, quando parliamo di sicurezza energetica parliamo di un tema prettamente economico; attenzione, avrei parlato un po' più di “povertà energetica”, perché c'è da mettere al primo posto anche la parte sociale, i cittadini e tutte le problematiche che ci sono, per non parlare, appunto, di quella ambientale.

Ciò che mi preoccupa è questa scomparsa; quindi, se si cambiano le competenze, si possono cambiare anche le politiche? Dove è finita la lotta al cambiamento climatico? La collega, prima, parlava di tre diversi tipi di sostenibilità, diceva: ambientale, economica e sociale. Certo che sono d'accordo su questo, è questo quello che dobbiamo fare, ma, allora, perché non lasciare “transizione ecologica”? Perché il concetto stesso di transizione ecologica è questo, noi stiamo cercando di cambiare modello economico, perché ci siamo resi conto di aver fatto alcuni errori in passato.

Abbiamo fatto degli errori perché abbiamo considerato domanda e offerta, ma abbiamo esternalizzato quelle che erano tutte le cose che ci venivano date dalla natura. Quindi, il cosiddetto capitale naturale è un qualcosa che noi dobbiamo tutelare perché è scarso. Se noi diciamo “mettiamo al primo posto il made in Italy e le imprese, e quindi l'economia”, ma come facciamo domani ad avere un modello economico se non abbiamo le risorse? Ce ne stiamo già accorgendo perché i costi delle materie prime sono elevati. Secondo voi perché sono elevati? Il problema non è dovuto solamente alla pandemia da COVID, e, quindi, magari sono finite le scorte e adesso si ha quella paura di non avere risorse. No, il problema è che le risorse sono limitate a livello mondiale, e ci sono dei Paesi, che adesso non sono industrializzati, ma che hanno la necessità di arrivare al nostro stesso tenore di vita, e, conseguentemente, avranno bisogno di queste risorse. La popolazione è in aumento, pertanto noi avremo sempre un capitale naturale da tutelare.

Se non abbiamo le risorse, non possiamo trasformare con le nostre piccole e medie imprese nessuna cosa, non possiamo avere dei prodotti. E come tuteliamo il capitale naturale? Lo tuteliamo portando avanti anche tutte quelle cose che ritroviamo nel Piano nazionale di ripresa e residenza. Nella Missione 2, Transizione ecologica, c'è tutto questo: c'è la tutela della risorsa acqua, c'è la tutela del mare, parliamo di economia circolare, e qui parliamo di imprese, ma parliamo anche di valutare i nostri rifiuti proprio perché l'Italia non ha degli stock, non ha materie prime. Siamo noi, quindi, che dobbiamo fare questa cosa per primi: evitare di creare rifiuti e non incenerire rifiuti. Ma non perché c'è un “no” ideologico, c'è un “no” scientifico, c'è un “no” che è stato dato a livello europeo. Ci sono delle norme, ci sono le quattro direttive dell'economia circolare e noi dobbiamo creare materia e ne abbiamo bisogno. È questo che cerchiamo di fare. E poi che cos'altro abbiamo? Abbiamo la tutela della biodiversità, la tutela del suolo - cosa adesso importantissima per quello che sta accadendo in Italia - e cercare anche di combattere il cambiamento climatico. A questo riguardo c'è un'affermazione che mi ha lasciato un po' perplessa. Si parla di fanatismo, purtroppo questo Governo dice che è fanatismo raggiungere i target europei sulle emissioni di CO2. Ma quale fanatismo! Non è fanatismo! Se non lavoriamo sulla mitigazione e sull'adattamento avverranno le cose che sono già avvenute. Il cambiamento climatico, per primo, andrà ad incidere sulla salute dei cittadini, oltre che sulla tutela del nostro territorio.

All'interno della transizione ecologica c'è poi la parte energetica. Quindi, transizione ecologica racchiudeva tutto: la tutela del nostro sistema, la tutela della salute, la tutela del capitale naturale, l'abbattimento della CO2 in atmosfera e di tutti i gas climalteranti, anche l'inquinamento dell'aria, la parte della povertà e della sicurezza energetica, quindi dell'idrogeno verde. Dobbiamo poi considerare un'altra cosa, che al vostro posto avrei messo al primo posto: il tema di evitare quelli che sono gli sprechi energetici. L'Europa adesso ci chiederà - lo sta già facendo con un decreto - di abbattere del 40 per cento i nostri consumi energetici fino al 2030. Come faremo? Anche questo è importante. È vero che dobbiamo dare energia, ma è vero che dobbiamo cambiare il modo in cui facciamo energia. Quindi rinnovabili, idrogeno green, smart grid, batterie per l'accumulo, e poi, chiaramente, dobbiamo eliminare le fonti fossili, questa è una cosa che ripeterò e ripeterò a breve.

Perché stiamo andando, quindi, contro il mainstream internazionale? Perché stiamo facendo dei passi indietro. In Europa, ad esempio, la Francia ha il Ministero della transizione ecologica e solidale, la Spagna quello della transizione ecologica e della sfida demografica, il Belgio il Ministero del clima, dell'ambiente, dello sviluppo sostenibile e del Green New Deal, l'Austria la protezione del clima, dell'ambiente, poi energia, mobilità, innovazione e tecnologia. Guardate come gli altri Paesi pongono al primo posto l'ambiente e il clima. Ve lo chiedo veramente, non facciamo passi indietro. Non facciamo passi indietro anche a livello europeo, perché quello che il MoVimento 5 Stelle ha tentato di fare con quel nome non solo era di andare verso la giusta direzione, ma era anche di trasformare il processo produttivo e allineare l'impegno italiano a quello europeo, cosa che adesso è veramente un po' critica.

Poi un'altra cosa: si vuole rivedere il PNRR perché pensato in tempi geopolitici molto diversi dagli attuali, perché dobbiamo proteggere la produzione da una transizione miope e frettolosa. Anche questo mi preoccupa. Il mio non vuole essere un intervento negativo, è un intervento teso a chiedere di dialogare insieme su questi temi, perché, ripeto, dobbiamo tutelare l'ambiente. Il PNRR è stato fatto, grazie a Dio, lo ricordo, tenendo conto di una serie di istituti a livello europeo che hanno lavorato. Ci sono ricercatori che hanno molte più competenze di noi politici: ascoltiamoli, ascoltiamoli, perché, se non andiamo in questa vera direzione, quella dell'abbattimento delle emissioni di CO2 e della trasformazione del nostro modello economico, il nostro made in Italy un domani veramente non lo tuteliamo. Queste nuove parole, made in Italy, sicurezza, sovranità, merito, indicano una precisa connotazione politica che veramente ci sta preoccupando. Ci sta preoccupando perché, anche quando parliamo di essere competitivi, noi vogliamo che le nostre imprese siano competitive a livello europeo; ma, se a livello europeo esistono etichette ambientali, che significa che, se noi alle nostre imprese non insegniamo a cambiare il modo di produrre, ma dobbiamo farlo realmente con azioni anche a livello ministeriale, domani i loro prodotti non saranno ecosostenibili e non saranno accettati nemmeno all'estero. Vi dico una cosa in più, già adesso abbiamo dei problemi. Noi abbiamo delle imprese del riciclo in Italia che sono il fiore all'occhiello, sono al secondo posto a livello europeo, ma hanno dei problemi perché riciclano in una maniera elevatissima. Vi parlo, per esempio, della carta: abbiamo già raggiunto i livelli richiesti dalle direttive della economia circolare, però all'estero il loro prodotto non viene accettato perché non accettano “materia prima seconda” come dicitura. Vi dico una piccola cosa per dirvi come dobbiamo seguire le nostre imprese. Le nostre imprese non sono solo produzione, ma sono anche le imprese della filiera inversa, viene detto, cioè quelle dell'economia circolare che da noi sono molto fiorenti, il riutilizzo, il riciclo. Un'altra cosa sulla quale volevo soffermare la vostra attenzione. Parliamo di qualcos'altro, parliamo del Ministero che ha assunto la dizione “istruzione e merito”. Anche qui mi sto preoccupando, mi preoccupo di una cosa precisa, ve la dico: i problemi mondiali più importanti, e parlo sempre di problemi mondiali, non italiani, perché ormai dobbiamo parlare di un mondo globalizzato, oltre al cambiamento climatico, sono quelli della disuguaglianza. La disuguaglianza è uno dei problemi principali perché la ricchezza deve essere equamente distribuita, perché il problema che ci sarà da adesso in poi, e per le guerre che già ci sono, saranno guerre per l'appropriazione delle risorse, per l'appropriazione della risorsa acqua e di tutte le altre materie prime. Ce ne saranno sempre di più, ma la disuguaglianza cosa c'entra sui nostri istituti scolastici? Mi chiedo, se noi parliamo di merito, se noi abbiamo in una classe dei bambini che hanno degli handicap o hanno dei problemi, cosa facciamo? Diventano bambini di serie B perché non ce la fanno a stare allo stesso livello degli altri? Mi spiace, ma di questo mi sto preoccupando. Devo dare pari opportunità, devo includere queste persone.

C'è poi un altro dato che veramente vi chiedo di verificare con chi studia queste cose: si tratta degli studi demografici. Nella popolazione in Italia, tra i bambini che abbiamo in Italia, abbiamo una fascia di bambini poveri, che hanno alle spalle famiglie molto critiche, che in questo momento ritroviamo nelle nostre scuole. Immaginate se questi bambini, per una questione, non so, di merito, perché magari non gli viene dato quello che gli altri bambini hanno per poter studiare meglio, rimanessero indietro. Sono una percentuale molto elevata. Questi sarebbero i manager del domani, quelli che domani dovranno gestire l'Italia e sono tanti.

In precedenza si diceva - ho sentito - che “non è uno Stato assistenzialista, ma ci vuole fatica e sudore”, dico che è vero che ci vuole fatica e sudore ed è vero che i ragazzi si devono impegnare, ma alcune volte alcuni hanno bisogno di un supporto, non solo economico ma di un supporto inclusivo. Quindi, veramente stiamo molto attenti, perché noi stiamo formando la classe che un domani, come dire, non solo gestirà questa Nazione, ma dovrà votare, dovrà gestire le nostre imprese, eccetera. Dobbiamo aiutare tutti a essere allo stesso livello.

Io concludo con un altro punto, un punto che prendo dai quattro emendamenti che abbiamo preparato, come MoVimento 5 Stelle, e che chiaramente non sono stati approvati. Ce n'è uno, in particolar modo, di cui vorrei parlarvi: è l'articolo 12, comma 4, quando si parla di conferire al nuovo Comitato interministeriale per le politiche del mare le materie di cui si deve occupare. Quando parliamo di tutela e valorizzazione della risorsa mare facciamo attenzione: noi ne parliamo dal punto di vista ecologico, ambientale, economico e logistico, ma inseriamoci anche la parola sociale proprio per quello che non solo ho detto io, ma che ha detto anche una vostra collega della maggioranza. Attenzione: sostenibilità sociale, economica e ambientale. Quando parliamo di valorizzare l'economia del mare, con particolare riferimento all'archeologia subacquea, al turismo e alle iniziative a favore della pesca e dell'acquacoltura, c'è una parte che per noi deve essere cancellata, ossia quella relativa allo sfruttamento delle risorse energetiche. Come possiamo parlare, appunto, di ambiente, di raggiungere l'obiettivo di neutralità climatica nel 2050, del Green New Deal e poi vogliamo continuare a immaginare di effettuare trivellazioni nel nostro mare, quando abbiamo constatato, da studi certi, fatti, quindi, da chi sa di cosa sta parlando, che questi trivelle, dal punto di vista economico, non sono nemmeno sostenibili?

Io vi ricordo sempre i SAD, cioè i sussidi ambientalmente dannosi. Cosa significa? Noi paghiamo alcune imprese - le sussidiamo - per estrarre già combustibili fossili, il che significa che già sappiamo che queste estrazioni, dal punto di vista economico, non sono sostenibili. Quindi, facciamo bene a diversificare, concordiamo sul discorso che il gas è una transizione per le rinnovabili, ma attenzione: poniamo al primo posto le rinnovabili, perché solo con quelle si potrà avere un futuro e si potrà evitare, in futuro, quella povertà energetica e anche quella parola che avete inserito, appunto, come nome nel Ministero, ma veramente la otterrete solo andando in quella direzione, che è quella giusta.

Quello che vi chiediamo è, quindi, di lavorare insieme, anche se ovviamente, come MoVimento 5 Stelle, noi esprimeremo voto contrario su questo decreto.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche - A.C. 547-A?)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Alessandro Urzi', con l'avvertenza, avendo terminato i tempi assegnati, di rimanere cortesemente in un tempo estremamente misurato.

Prendo atto che il relatore e la rappresentante del Governo, la sottosegretaria Siracusano, rinunciano alla repliche.

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Lunedì 5 dicembre 2022 - Ore 12:

1. Seguito della discussione del disegno di legge:

Conversione in legge del decreto-legge 11 novembre 2022, n. 173, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri. (C. 547-A?)

Relatore: URZÌ.

La seduta termina alle 11,35.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: ALESSANDRO URZI' (A.C. 547-A?)

ALESSANDRO URZI', Relatore. (Relazione – A.C. 547-A?). Egregio Presidente, onorevoli colleghi! L'Assemblea avvia oggi l'esame del disegno di legge A.C. 547?, che prevede la conversione in legge del decreto-legge 11 novembre 2022, n. 173, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei ministeri.

Questo passo legislativo rappresenta molto di più di un mero atto formale, anzi non lo rappresenta affatto.

È l'impronta che segna l'identità stessa che la maggioranza ha voluto assegnare al nuovo governo, alla sua forma, alla sua organizzazione e alle sue stesse finalità morali, oltre evidentemente a quelle istituzionali, segnate dalla semantica, dall'uso cosciente delle parole nella denominazione stessa dei ministeri.

Il disegno di legge di conversione è stato assegnato in sede referente alla Commissione Affari costituzionali, che ne ha avviato l'esame il 17 novembre 2022.

Il testo al nostro esame, risultante dall'approvazione di proposte emendative parlamentari, oltre che del Governo e del relatore, si compone di 20 articoli attraverso i quali si opera un riordino delle funzioni e delle competenze attribuite ai ministeri, con particolare riferimento al Ministero delle Imprese e del made in Italy, al Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, al Ministero dell'istruzione e del merito, e alla autorità delegata dal Presidente del Consiglio in materia di informazione per la sicurezza. Inoltre, il provvedimento reca interventi volti a: rafforzare l'azione di Governo in materia di politiche per il mare, anche attraverso la istituzione presso la Presidenza del Consiglio del Comitato interministeriale per le politiche del mare (CIPOM); valorizzare, tutelare e promuovere il made in Italy in Italia e nel mondo, anche attraverso l'istituzione del Comitato interministeriale per il made in Italy nel mondo (CIMIM); modificare e integrare la disciplina sulla composizione e sul funzionamento del Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE), già istituito presso la Presidenza del Consiglio. Il decreto-legge delinea poi una procedura derogatoria, a carattere temporaneo, per l'adozione dei regolamenti di organizzazione dei ministeri. Nel corso dell'esame in sede referente, sono inoltre state introdotte disposizioni volte ad intervenire sugli organici di alcuni ministeri, con particolare riferimento agli uffici di diretta collaborazione del Ministero dell'Economia e delle finanze, del Ministero dell'Istruzione e del merito e del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica; inoltre, si è intervenuti sulla dotazione organica di livello dirigenziale del Ministero della Salute, prevedendosi anche una nuova articolazione della struttura del Ministero, organizzata in 4 dipartimenti, e sulla Commissione medica superiore del Ministero dell'Economia e delle finanze, che viene soppressa.

In particolare, l'articolo 1 interviene sull'articolo 2 del decreto legislativo n. 300 del 1999, per modificare la denominazione di cinque degli attuali quindici ministeri. In particolare, il provvedimento sostituisce la denominazione del Ministero dello Sviluppo economico con quella di Ministero delle Imprese e del made in Italy, disciplinato dall'articolo 2 che prevede, tra l'altro, l'attribuzione al dicastero della funzione di contribuire alla definizione delle strategie e degli indirizzi per la valorizzazione, la tutela e la promozione del made in Italy in Italia e nel mondo, con il coordinamento del Comitato interministeriale per il made in Italy nel mondo, istituito dall'articolo 9.

L'articolo 1, inoltre, cambia la denominazione del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, che diviene Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Alla nuova denominazione corrisponde una integrazione delle competenze in materia di sovranità alimentare che comprende tra l'altro la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari e il sostegno delle produzioni agroalimentari nazionali.

La denominazione del Ministero della Transizione ecologica muta in Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Questo ministero mantiene le competenze in materia di politica energetica e mineraria nazionale – già trasferite dal Ministero dello Sviluppo economico con il riordino del 2021 - con la significativa integrazione relativa alla sicurezza energetica, che si sostanzia nell'individuazione e attuazione delle misure atte a garantire la sicurezza, la flessibilità e la continuità degli approvvigionamenti di energia, come stabilito dall'articolo 4.

Cambia denominazione anche il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, che diviene Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, riprendendo così la denominazione precedente il riordino del 2021.

Infine, l'articolo 1 del decreto-legge ridenomina il Ministero dell'Istruzione in Ministero dell'Istruzione e del merito e l'articolo 6 inserisce la promozione del merito tra le funzioni di spettanza statale svolte dal dicastero.

L'articolo 1-bis, inserito nel corso dell'esame referente, modifica la disciplina relativa al monitoraggio degli oneri derivanti dal riconoscimento dell'assegno unico e universale e alla comunicazione mensile del risultato di tale attività, condotta dall'INPS. A seguito della modifica, le comunicazioni mensili dell'INPS, oltre che al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'Economia e delle finanze, andranno indirizzate anche alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia.

L'articolo 2 tratta specificamente del Ministero delle Imprese e del made in Italy, apportando alcuni adeguamenti testuali di coordinamento, conseguenza della ridenominazione del ministero, ed integrandone le attribuzioni. In particolare, si prevede che debba contribuire a definire le strategie e gli indirizzi per la valorizzazione, la tutela e la promozione del made in ltaly in Italia e nel mondo, ferme restando le competenze del Ministero degli Affari esteri, del Ministero dell'Economia e delle finanze, del Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e del Ministero del Turismo.

Inoltre, intervenendo sulla disciplina del Comitato interministeriale per la transizione digitale (CITD), il decreto-legge ne attribuisce la presidenza all'Autorità delegata per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, ove nominata.

L'articolo 3 attiene al Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Oltre ad apportare modifiche di carattere testuale al decreto legislativo n. 300 del 1999, il decreto-legge specifica e implementa le attribuzioni del ministero. Si dispone, in particolare, che il Ministero eserciti le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in materia di:

- tutela della sovranità alimentare garantendo la sicurezza delle scorte e degli approvvigionamenti alimentari;

- sostegno della filiera agroalimentare, della pesca e dell'acquacoltura;

- coordinamento delle politiche di gestione delle risorse ittiche marine;

- produzione di cibo di qualità, cura e valorizzazione delle aree e degli ambienti rurali;

- promozione delle produzioni agroalimentari nazionali sui mercati internazionali.

L'articolo 4 prevede che il Ministero della Transizione ecologica venga denominato Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica e apporta le conseguenti modifiche testuali di coordinamento al decreto legislativo n. 300 del 1999. Viene inoltre previsto, a seguito delle modifiche introdotte durante l'esame in Commissione, un incremento di 30 unità di personale degli Uffici di diretta collaborazione del Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica in relazione alle accresciute attività connesse agli interventi per la sicurezza energetica del Paese.

L'articolo 5 modifica la denominazione del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, ripristinando la precedente: Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (MIT).

L'articolo 6 modifica la denominazione del Ministero dell'Istruzione in Ministero dell'Istruzione e del merito. Oltre a raccordare la normativa vigente con la nuova denominazione, la disposizione interviene sulle funzioni del dicastero, inserendo la promozione e valorizzazione del merito nell'ambito dei servizi educativi e delle finalità delle esperienze formative. Inoltre, intervenendo sull'organizzazione del ministero, l'articolo 6 porta da 25 a 28 il numero delle posizioni di livello dirigenziale generale recependo all'interno del decreto legislativo che disciplina l'organizzazione del Governo un organico che era già stato ampliato dal decreto-legge n. 77 del 2021. Nel corso dell'esame, la Commissione ha introdotto ulteriori modifiche che intervengono sul decreto-legge n. 77 del 2021 sotto due profili: da un lato, si precisa espressamente che la riorganizzazione del Ministero possa essere operata anche tramite il procedimento semplificato previsto dall'articolo 13 del decreto-legge in esame; dall'altro lato, si incrementa di 1,28 milioni di euro a decorrere dal 2023 la dotazione finanziaria per gli uffici di diretta collaborazione collegati alle tre posizioni di livello dirigenziale generale.

L'articolo 6-bis, introdotto durante l'esame referente, prevede l'incremento di una unità della dotazione organica della dirigenza di livello generale del Ministero della Salute, con contestuale riduzione di 4 posizioni di dirigente sanitario complessivamente equivalenti sotto il profilo finanziario e di un corrispondente ammontare di facoltà assunzionali disponibili a legislazione vigente. Si prevede inoltre una innovazione dell'ordinamento dello stesso Ministero con una nuova articolazione in 4 dipartimenti e un numero di uffici dirigenziali generali di 12 unità. Fino alla data di entrata in vigore dei nuovi regolamenti, si fanno salve le disposizioni dei regolamenti di organizzazione previsti dalla normativa vigente. L'attuazione delle modifiche deve avvenire nel rispetto dalla clausola di invarianza finanziaria.

L'articolo 6-ter, inserito nel corso dell'esame in sede referente, stabilisce che il contingente di sedici unità di personale degli uffici di diretta collaborazione del Vice Ministro dell'Economia e delle finanze opera a decorrere dall'anno 2023, nell'ambito della dotazione finanziaria prevista a legislazione vigente.

L'articolo 7 presenta un duplice contenuto: al comma 1, interviene sul decreto-legge n. 36 del 2022 per consentire, fino al 31 dicembre 2026, il conferimento di incarichi dirigenziali, anche in deroga ai relativi limiti percentuali vigenti nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri, per lo svolgimento delle funzioni attribuite alla struttura per le politiche spaziali e aerospaziali.

Il comma 2 dell'articolo 7, interviene sul decreto-legge n. 77 del 2021, stabilendo che il Servizio centrale per il PNRR - istituito presso il Ministero dell'Economia e delle finanze, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato - operi a supporto delle funzioni e delle attività attribuite all'Autorità delegata in materia di PNRR, che il Governo in carica ha individuato nel Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

L'articolo 8 interviene sulla disciplina delle funzioni di governo in materia di informazione per la sicurezza, contenuta nella legge n. 124 del 2007, per integrare le funzioni esercitabili dall'Autorità delegata in materia di informazione per la sicurezza. In particolare, il decreto-legge conferma che tale autorità non può esercitare funzioni di governo ulteriori rispetto a quelle espressamente delegate nell'ambito del sistema di informazioni per la sicurezza e in materia di cybersicurezza, aggiungendo una eccezione per lo svolgimento delle funzioni attribuite al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con funzioni di Segretario del medesimo Consiglio.

L'articolo 9 istituisce il Comitato interministeriale per il made in Italy nel mondo (CIMIM), con il compito di indirizzare e coordinare le strategie in materia di promozione e internazionalizzazione delle imprese italiane, al fine di valorizzare il made in Italy nel mondo. Il CIMIM è composto dal Ministro degli Affari esteri, dal Ministro delle Imprese e del made in Italy, che lo co-presiedono, e dai Ministri dell'Economia e delle finanze, dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e del Turismo.

Più in particolare, l'articolo 9 interviene sul decreto-legge n. 98 del 2011, che, nell'ambito di misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria, all'articolo 14 ha istituito l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE), quale ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Il decreto-legge precisa che tali poteri debbano essere esercitati, per le materie di rispettiva competenza, non più d'intesa ma di concerto con il Ministero delle Imprese e del made in Italy e sentito il Ministero dell'Economia e delle finanze.

Il decreto-legge demanda poi al neo-istituito Comitato interministeriale per il made in Italy nel mondo l'elaborazione delle linee guida e di indirizzo strategico in materia di promozione e internazionalizzazione delle imprese, anche per quanto riguarda la programmazione delle risorse. Le linee guida elaborate dal Comitato sono poi assunte dalla cabina di regia, co-presieduta dal Ministero delle Imprese e del made in Italy, dal Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e, per le materie di propria competenza, dal Ministro con delega al turismo.

L'articolo 10 modifica l'articolo 30 del decreto-legge n. 50 del 2022, per ampliare l'ambito di applicazione della disposizione che consente al Ministero delle Imprese e del made in Italy, nei procedimenti relativi ad investimenti per il sistema produttivo nazionale, di adottare ogni atto o provvedimento necessario, in sostituzione dell'amministrazione proponente, previa assegnazione di un termine per provvedere non superiore a 30 giorni. Per effetto delle disposizioni introdotte dal decreto-legge, il Ministero può esercitare questo potere quando gli investimenti hanno un valore superiore a 25 milioni di euro - e non a 50 milioni di euro, come previsto dalla norma previgente – e in relazione ai procedimenti aventi ad oggetto investimenti caratterizzati da significative ricadute occupazionali. Il suddetto potere comprende: l'indizione della conferenza di servizi decisoria; l'indizione della conferenza di servizi preliminare; l'adozione della determinazione motivata di conclusione della conferenza. Con una modifica introdotta in sede referente, si è inoltre specificato che il Ministero, nell'esercitare i poteri sostitutivi, resta estraneo ad ogni rapporto contrattuale e obbligatorio discendente dall'adozione di atti, provvedimenti e comportamenti che restano imputati all'amministrazione sostituita, la quale risponde, in via esclusiva e con risorse proprie, di tutte le obbligazioni anche nei confronti dei terzi. Con un'ulteriore modifica si è infine specificato che, nell'esercizio dei poteri sostitutivi, il Consiglio dei ministri si possa a sua volta sostituire al Ministero delle Imprese solo in caso di inerzia o ritardo ascrivibile a questo.

Per l'esercizio di questo potere sostitutivo, il decreto-legge istituisce una struttura di supporto e tutela dei diritti delle imprese presso il Ministero delle Imprese e del made in Italy, destinata a raccogliere le segnalazioni da parte delle imprese, nonché a monitorare il raggiungimento degli obiettivi perseguiti, anche avvalendosi delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.

L'articolo 10-bis, inserito in sede referente, introduce un nuovo comma 1-bis nell'articolo 54-ter del decreto legislativo n. 300 del 1999, il quale dispone che il Ministero del Turismo detiene la titolarità del portale “Italia.it”, i diritti connessi al dominio stesso e la relativa piattaforma tecnologica, al fine di coordinare e indirizzare strategicamente la sua strutturazione e la promozione delle politiche turistiche nazionali attraverso il portale stesso.

L'articolo 11, modificato nel corso dell'esame in sede referente, apporta una serie di modifiche alla disciplina del Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE), prevista dall'articolo 57-bis del Codice dell'ambiente (decreto legislativo n. 152/2006), nonché alla denominazione e ai contenuti del Piano per la transizione ecologica, che deve essere approvato dal Comitato. Le principali modifiche sono finalizzate al coinvolgimento, nell'organizzazione del CITE, dell'istituendo Ministero delle Imprese e del made in Italy - tenuto conto dei riflessi, sul settore produttivo, della transizione ecologica e dell'attuale contesto di crisi energetica - nonché all'inserimento delle materie energetiche tra quelle che devono essere coordinate dal Piano per la transizione ecologica. Nel corso dell'esame in sede referente, è stata aggiunto l'obbligo di pubblicare le deliberazioni del CITE sul sito internet del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica.

L'articolo 12 inserisce nel decreto legislativo n. 303 del 1999, relativo all'ordinamento della Presidenza del Consiglio, l'articolo 4-bis, al fine di disciplinare nell'ambito della Presidenza gli indirizzi strategici per le politiche del mare e di istituire il Comitato interministeriale per le politiche del mare (CIPOM), a cui è assegnato il compito di assicurare, ferme restando le competenze delle singole amministrazioni, il coordinamento e la definizione degli indirizzi strategici delle politiche del mare. In particolare, il decreto-legge stabilisce che il Comitato interministeriale debba provvedere all'elaborazione e all'approvazione del Piano del mare, con cadenza triennale, contenente gli indirizzi strategici in materia di:

- tutela e valorizzazione della risorsa mare dal punto di vista ecologico, ambientale, logistico, economico;

- valorizzazione economica del mare con particolare riferimento all'archeologia subacquea, al turismo, alle iniziative a favore della pesca e dell'acquacoltura e dello sfruttamento delle risorse energetiche;

- valorizzazione delle vie del mare e sviluppo del sistema portuale;

- promozione e coordinamento delle politiche volte al miglioramento della continuità territoriale da e per le isole, al superamento degli svantaggi derivanti dalla condizione insulare e alla valorizzazione delle economie delle isole minori;

- promozione del sistema-mare nazionale a livello internazionale, in coerenza con le linee di indirizzo strategico in materia di promozione e internazionalizzazione delle imprese italiane;

- valorizzazione del demanio marittimo, con particolare riferimento alle concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative.

Lo stesso Comitato dovrà monitorare lo stato di attuazione del Piano, e trasmettere alle Camere una relazione annuale.

L'articolo 12-bis, inserito nel corso dell'esame in sede referente, interviene sull'articolo 11 della legge n. 46 del 2022, che riconosce alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, rappresentative a livello nazionale, i poteri negoziali al fine della contrattazione nazionale di comparto. In particolare, con questa disposizione la delegazione di parte pubblica che partecipa alle procedure relative alla definizione degli accordi che definiscono il rapporto di impiego del personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare è integrata, prevedendo la presenza dei Ministri dell'Interno e della giustizia.

L'articolo 13 stabilisce che, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto e fino al 30 giugno 2023, i regolamenti di organizzazione dei ministeri sono adottati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente di concerto con il Ministro per la Pubblica amministrazione e con il Ministro dell'Economia e delle finanze, nonché previa delibera da parte del Consiglio dei ministri. La procedura delineata dal decreto-legge rappresenta una deroga al procedimento ordinario stabilito dall'articolo 17, comma 4-bis, della legge n. 400 del 1988 che prevede regolamenti governativi di delegificazione. Rispetto alla procedura prevista per i D.P.R. di organizzazione dei Ministeri, di cui al citato comma 4-bis, per i D.P.C.M. in questione non è previsto il parere delle Commissioni parlamentari.

L'articolo 13-bis, inserito nel corso dell'esame in Commissione, dispone la soppressione della Commissione medica superiore del Ministero dell'Economia e delle finanze e ne trasferisce le relative funzioni all'INPS a decorrere dal 1° giugno 2023. Contestualmente, differisce dal 1° gennaio al 1° giugno 2023 anche la soppressione delle Commissioni mediche di verifica operanti nell'ambito del Ministero dell'Economia e delle finanze ed il conseguente trasferimento delle relative funzioni all'INPS.

L'articolo 14 reca la clausola di neutralità finanziaria del provvedimento, prevedendo che esso non debba comportare costi aggiuntivi a carico della finanza pubblica

Grazie, signor Presidente, lascio agli atti l'intervento nella sua forma completa per la piena lettura del provvedimento in esame.