XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 738 di mercoledì 4 novembre 2026

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

La seduta comincia alle 10,07.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ALESSANDRO COLUCCI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 104, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 10,13).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Salutiamo gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto paritario “Maria Consolatrice” di Roma, che sono presenti in tribuna ad assistere ai nostri lavori. Li ringraziamo e auguriamo loro un grande futuro (Applausi).

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Anna Laura Orrico. Ne ha facoltà.

ANNA LAURA ORRICO (M5S). Signor Presidente, a nome del MoVimento 5 Stelle chiedo un'informativa urgente al Ministro dell'Istruzione Valditara e al Ministro dell'Interno Piantedosi in merito a quanto accaduto la scorsa settimana in alcune scuole superiori a Crotone. Alcuni docenti hanno denunciato la presenza di Forze dell'ordine che chiedevano quanti ragazzi e quante ragazze avrebbero partecipato alla manifestazione studentesca che si sarebbe svolta il 23 ottobre e alla manifestazione per lo sciopero generale del 30 ottobre.

Vorremmo, dunque, sapere se i Ministri fossero a conoscenza di queste azioni che potremmo definire dissuasive rispetto alla partecipazione dei giovani alle manifestazioni e non certamente tese a rasserenare gli animi. D'altronde, dubito che la questura e la prefettura di Crotone non avessero contezza dei numeri che si sarebbero verificati nelle piazze e, soprattutto, di eventuali infiltrazioni da parte di gruppi violenti.

Piuttosto, si continua a respirare un certo clima all'interno delle scuole, dove un semplice striscione che richiama la tolleranza o la lettera di un docente che invita i propri studenti a essere pensatori liberi, cittadini responsabili, bastano per attivare ispezioni da parte del Ministro Valditara all'interno delle scuole e ci dicono quanto il clima non sia sereno e quanto queste iniziative non facciano altro che incutere paura e provare a dissuadere i nostri giovani dall'esercitare i propri diritti e la libertà di manifestare.

Tra l'altro, le manifestazioni che si sono svolte in gran parte del nostro Paese, in particolare in Calabria, sono state tutte molto pacifiche: un vero e proprio esercizio di democrazia. Dunque, l'invito che vorrei rivolgere al Governo è di smettere di continuare a indicare i nostri giovani come un'orda di generazioni violente pronte ad assaltare le istituzioni, perché probabilmente questa tipologia di persone sta da un'altra parte, non nei nostri giovani. E l'invito ulteriore che faccio è che la scuola torni a essere un luogo dove i ragazzi possano imparare a esercitare il dissenso, il pensiero critico e, quindi, l'esercizio delle proprie libertà.

Ci auguriamo che episodi del genere non si ripetano più e che il Ministro Valditara voglia difendere l'istituzione scuola come luogo sicuro dove i nostri giovani possono esprimersi liberamente e apprendere come diventare cittadini liberi e responsabili, non soldati sottomessi al potere di turno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento e sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. A nome di Alleanza Verdi e Sinistra mi unisco alla richiesta di informativa della collega del MoVimento 5 Stelle al Ministro Valditara e al Ministro Piantedosi su quanto è accaduto nelle scuole di Crotone la settimana scorsa. Lo facciamo perché siamo esterrefatti dal fatto che le Forze dell'ordine si siano presentate in diversi istituti della città chiedendo quali fossero gli studenti e le studentesse intenzionati a partecipare alle manifestazioni studentesche e dello sciopero generale.

È qualcosa che non ci pare essere mai accaduto prima in questa forma. Le Forze dell'ordine mai si sono presentate nelle scuole preventivamente per raccogliere informazioni in una forma che assomiglia a un'intimidazione, a un modo di dire agli studenti: attenzione, se parteciperete alle manifestazioni, finirete sotto osservazione.

Bene, Presidente, noi vogliamo sapere dal Ministro Piantedosi e dal Ministro Valditara se le Forze dell'ordine hanno provveduto a una schedatura preventiva degli studenti che intendevano partecipare alle manifestazioni.

Vogliamo sapere per quale motivo questa sorta di schedatura è stata messa in campo e se questo non sia lesivo del diritto di tutti gli studenti e le studentesse a esprimere pacificamente e liberamente le proprie opinioni politiche, a protestare nelle piazze, a manifestare la propria contrarietà alle politiche del Governo, senza per questo dover finire in una lista stilata dalle Forze dell'ordine. Siamo all'assurdo. Abbiamo visto gruppi della Polizia e dei Carabinieri portare a Roma gli studenti in commissariato perché intendevano occupare la scuola; abbiamo visto questi episodi di Crotone, abbiamo visto le Forze dell'ordine che si presentano a scuola, a Genova, per cercare di togliere uno striscione realizzato da bambini. Vediamo, quindi, una pressione inedita e del tutto sproporzionata sul mondo studentesco e della scuola che è chiaramente tesa a reprimere la libertà di dissenso e la libertà di manifestazione.

Presidente, dal nostro punto di vista tutto questo è inaccettabile, è completamente fuori dalla normale dialettica democratica di questo Paese e assomiglia a una torsione autoritaria. Ci sono mille luoghi che in questo Paese necessitano della presenza delle Forze dell'ordine; solo ieri abbiamo discusso delle circa 20 bombe carta esplose nella città di Roma. Sappiamo che l'Italia è un Paese spolpato dalla criminalità organizzata, sappiamo che la violenza alberga in molte delle nostre strade, quindi credo che si possa dire che le Forze dell'ordine sarebbero state più utilmente utilizzate per fronteggiare questi fenomeni, rispetto alla scelta di questo Governo di mandarle nelle scuole per cercare di intimorire gli studenti e le studentesse e di impedire che si manifesti l'ondata di sdegno che, nonostante queste misure repressive, sta ormai prendendo corpo in tutte le piazze e in tutte le città italiane.

Chiudo dicendo una cosa molto semplice: non li fermerete così, non li fermerete così perché hanno voglia di riprendersi il futuro, hanno voglia di dire basta a un Governo che gli propone soltanto spese per gli armamenti, spese militari, a cui corrispondono tagli sulla scuola. Le loro manifestazioni sono giuste e hanno tutto il nostro sostegno (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, il deputato Sasso. Ne ha facoltà.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Davvero mi stupisco di fronte a colleghi deputati che immagino abbiano svolto anche attività politica quando erano ragazzi, perché, quando si chiedeva di partecipare a una manifestazione, normalmente, si lasciava il proprio nominativo alla DIGOS. Esiste la DIGOS (Commenti del deputato Fornaro), collega Piccolotti e, di conseguenza, una normale attività preventiva, anche alla luce di eventuali manifestazioni, non è da criminalizzare…Presidente, ovviamente, mi unisco alla richiesta di informativa, l'avevo dato per acquisito, però è giusto rispettare anche la forma. Non si possono criminalizzare poliziotti e carabinieri che si permettono di chiedere ai rappresentanti studenteschi quante persone parteciperanno. Ma guardate che questo è proprio l'ABC delle manifestazioni politiche: si chiede l'autorizzazione, si dice più o meno in quanti si è, si lasciano i nominativi. Io, da rappresentante studentesco, sarò stato schedato - per usare le parole della sinistra - decine e decine di volte, ma come si suol dire: male non fare, paura non avere (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Se qualcuno ha paura di essere identificato, vuol dire che, forse, c'è qualcosa che non va.

Io capisco, Presidente, che all'estrema sinistra, ai comunisti pentiti, ai finti progressisti e al MoVimento 5 Stelle dia fastidio che, magari, in una manifestazione non si possa fare quel che pare loro, dà fastidio perché, magari, qualcuno di voi va in determinati cortei a fianco di estremisti e delinquenti e viene anche fotografato mentre solidarizza con quella gentaglia dei centri sociali, in primis Askatasuna (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Per cui, di conseguenza, noi, come Futuro Nazionale, possiamo solo chiedere al Ministro Valditara e anche alle altre autorità preposte di intensificare i controlli, affinché nelle scuole italiane non ci siano più quelle infiltrazioni che abbiamo visto nei mesi scorsi e che continuiamo a vedere durante il fenomeno delle occupazioni studentesche, dove quella parte politica ha fatto entrare anche fiancheggiatori di terroristi islamici che si imbarcavano sulla famigerata Flotilla (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Poi, Presidente, visto che parliamo di libertà di pensiero e di censura - perché i ragazzi hanno diritto di manifestare come, quando e dove vogliono nel rispetto delle leggi -, vorrei dire che, però, non ho visto alcuna levata di scudi quando, a giugno di quest'anno, dei vostri professori, con in tasca la tessera dei vostri partiti, hanno minacciato di bocciare e hanno condannato alla rieducazione degli studenti per il semplice fatto che avevano esposto uno striscione con la scritta: “L'Italia agli italiani” (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Quindi, questo doppiopesismo, questa morale tenetela per voi.

Mi unisco, ribadisco, alla richiesta di informativa, affinché si intensifichino i controlli nelle scuole, si garantisca il pluralismo e la si smetta di pensare che la scuola è roba vostra. Non è più roba vostra, viva la scuola libera dalla sinistra (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Manzi. Ne ha facoltà.

IRENE MANZI (PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Mi unisco alla richiesta delle colleghe Piccolotti e Orrico. Vorrei anche dire una cosa al collega Sasso, per suo tramite ovviamente, Presidente: la scuola italiana non è di nessuno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) o, meglio, dovrebbe essere di tutti i cittadini e le cittadine italiane e anche dei Ministri che praticano tagli draconiani al settore dell'istruzione. Ci tengo a dirlo perché non è fomentando un clima di perenne ricerca del nemico all'interno delle scuole, all'interno delle istituzioni pubbliche, che si riuscirà a creare un clima realmente costruttivo all'interno di questo Paese.

Quello che le colleghe hanno chiesto è avere dei chiarimenti rispetto a un episodio che ha destato preoccupazione e che è stato segnalato nel territorio della città di Crotone. Soprattutto, hanno chiesto anche che il Ministro dell'Istruzione Valditara dica che cosa ne pensa in questo senso, magari si esprima anche su quegli striscioni che sono stati rimossi da una scuola, che ricordavano semplicemente che la scuola italiana è aperta a tutti, che ricordavano un articolo della Costituzione, dopo il decreto Scuola, su cui ieri, tra l'altro, le istituzioni europee sono pesantemente intervenute censurando alcune disposizioni. Non è creando nemici tra gli studenti e le studentesse, non è dividendo gli studenti tra studenti italiani e studenti stranieri - come la Presidente del Consiglio ha fatto, annunciando poche settimane fa quel decreto che ora è all'esame del Senato - che si riuscirà a rispondere ai bisogni e alle sollecitazioni che vengono da quelle scuole - dalle nostre scuole italiane -, che vengono dagli studenti e dalle studentesse che pacificamente all'interno delle manifestazioni… sì, pacificamente, perché gli episodi di violenza sono ovviamente - e lo abbiamo fatto tutti - da stigmatizzare e continuiamo a farlo, in primo luogo perché sporcano le ragioni di una rivendicazione che chiede scuole più sicure, che chiede un tetto adeguato all'interno delle scuole, anziché un tetto tra studenti di origine straniera e studenti non di origine straniera.

Ecco, noi chiediamo questo, chiediamo che il Ministro Valditara smetta di far finta di nulla. Lo chiederemo anche oggi durante il question time e, soprattutto, chiediamo che finalmente questo Governo e i suoi Ministri si facciano carico di quello che quei ragazzi ci stanno chiedendo. Stanno chiedendo di avere la possibilità concreta di costruire un futuro migliore, di costruire un futuro all'altezza delle proprie aspettative. Penso che sarebbe il più grande tradimento di una generazione che noi potremmo fare in questo momento, se ci limitassimo esclusivamente a criminalizzare quella generazione, perché quelle rivendicazioni poggiano sulle spalle di tutti noi che sediamo in quest'Aula. Dobbiamo ascoltarle e, soprattutto, dobbiamo mettere in atto gli strumenti perché ci siano delle risposte serie, qualificate ed efficaci a quelle rivendicazioni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Devo dirle la verità, io stavo per intervenire, per unirmi alla richiesta di informativa su quanto è accaduto nelle scuole di Crotone, con toni assai più equilibrati. Dopo aver ascoltato il collega Sasso, però, tendo a pensare che le preoccupazioni che hanno manifestato insegnanti e studenti dell'istituto di Crotone, ahimè, siano più allarmanti di quello che speravo che fosse la risposta del Governo. Sentire dire in quest'Aula che serve la Polizia, servono le Forze dell'ordine negli istituti scolastici per cacciare la sinistra, che la scuola non è più roba loro, mi sembra un modo - specialmente per chi è stato nelle istituzioni a lavorare per la scuola - piuttosto inquietante (Commenti del deputato Sasso).

Allora, io, nel chiamare in quest'Aula il Governo, chiedo anche di dirci fino a quando vorranno inseguire questi umori, questi mal di pancia “vannacciani” (Il deputato Sasso: “È arrivata la statista!”) sulle cose veramente più basse e meno degne dei loro linguaggi.

Francamente - è evidente - quello che abbiamo letto sul liceo classico “Pitagora” ci preoccupa. Esige una risposta, è in gioco il rapporto di fiducia fra studenti, famiglie e istituzioni. Secondo le ricostruzioni, Carabinieri e Polizia si sarebbero presentati senza la presenza del dirigente scolastico, senza l'autorizzazione dei docenti, a chiedere chi intendeva partecipare a una manifestazione.

È evidente che questo comportamento può essere frutto di legittime esigenze organizzative delle Forze dell'ordine, oppure, invece, far parte di un disegno intimidatorio che vuole in qualche modo inibire il diritto degli studenti a manifestare, a riflettere, a discutere, a dire quello che vogliono e ancor di più nel rapporto con l'istituzione scolastica e con gli insegnanti. Dentro la scuola - lo ricordo al collega Sasso per suo tramite - non comanda né la destra né la sinistra, ma la responsabilità è del dirigente scolastico e degli insegnanti che sono coloro che, fino a prova contraria, nell'autonomia scolastica, hanno il diritto e il dovere di decidere cosa si fa dentro l'istituzione.

Quindi, per ritornare a noi, ci uniamo alla richiesta di informativa, auspichiamo davvero che i toni si smorzino e auspichiamo che il Ministro Valditara torni a occuparsi di scuola e non a inseguire i mal di pancia di alcuni pezzi di questo Paese che non fanno gli interessi degli studenti e della collettività (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Anthony Emanuele Barbagallo. Ne ha facoltà.

ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Sono qui a chiedere un'informativa urgente del Governo, in particolare dei Ministri Salvini e Urso, sulla vicenda attualissima del caro voli. Manca infatti poco meno di un mese e mezzo alle feste natalizie e già i costi dei biglietti dagli aeroporti di Milano e Torino verso le due grandi isole sono diventati insostenibili.

Dall'aeroporto di Catania o di Palermo verso il Nord, i costi già superano i 350 euro per un biglietto di andata e ritorno. È una speculazione insopportabile che colpisce studenti, lavoratori e famiglie.

E l'elevato costo dei biglietti stride anche con i precetti costituzionali, in particolare con l'articolo 119 che è stato modificato in questa legislatura, con una legge costituzionale approvata all'unanimità e che ha visto inserire in Costituzione il principio di insularità.

Un principio d'insularità che ogni giorno, in questo tempo, il Governo calpesta, non soltanto - badate bene - alla vigilia delle feste natalizie, ma anche durante le ferie estive o durante le ferie pasquali e che non riguarda soltanto i biglietti verso la Sicilia, ma investe anche la continuità territoriale in modo più generale. In questi giorni, la notizia che uno dei vettori aerei abbia abbandonato le tratte della Sardegna, continua a far schizzare i costi dei biglietti verso l'alto.

Ecco, vogliamo sapere i motivi per cui il Governo continua a non modificare questo algoritmo, un algoritmo che vessa famiglie, imprese e lavoratori e continua a vessarli con un costo che è veramente insopportabile.

Vogliamo conoscere le ragioni per cui il Governo continua a non intervenire in modo tempestivo e vogliamo sapere le ragioni per cui il Governo continua a non chiamare al tavolo le compagnie aeree che danno l'impressione di fare quello che vogliono nel Paese, prendono e lasciano i passeggeri a prescindere dall'aeroporto di destinazione, impongono un costo vessatorio.

È un Governo che - siamo agli sgoccioli di questa legislatura - si è caratterizzato per un'azione forte con i deboli e debolissima con i forti.

C'era una misura prevista nel decreto Asset approvato dal Governo ad agosto del 2023 e quella misura prevedeva la modifica dell'algoritmo: la maggioranza non l'ha convertita in legge.

Ecco, serve intervenire e serve intervenire subito perché questa vessazione, insopportabile per famiglie e lavoratori, deve smettere. Non è servita neanche la letteratura cinematografica, l'attualità insopportabile di questi anni.

Il Governo intervenga e venga in Aula a proporre soluzioni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Luciano Cantone. Ne ha facoltà.

LUCIANO CANTONE (M5S). Grazie, Presidente. Come gruppo MoVimento 5 Stelle ci associamo alla richiesta del collega Barbagallo del PD di un'informativa urgente del Ministro dei Trasporti e del Ministro Urso, perché ci ritroviamo di nuovo a ridosso delle festività natalizie e, come ogni anno, accade che quest'algoritmo faccia schizzare i prezzi dei biglietti aerei alle stelle.

Ora, dal 2022 è stato inserito in Costituzione l'articolo 119 che obbliga la Repubblica a riconoscere con riferimento alle isole lo stato di insularità e la condizione di svantaggio rispetto al resto del territorio italiano.

Quindi, noi chiediamo al Ministro Salvini, qualora ne avesse la possibilità… non vorremmo disturbarlo per i festeggiamenti della più grande impresa del secolo, cioè aver proclamato la grandissima iniziativa delle targhe personalizzate, che cambierà le sorti del Paese come mai nessuna iniziativa o nessun provvedimento abbia mai fatto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)… Però, tra le sue competenze, c'è anche quella di vigilare sui prezzi e sulle compagnie aeree, cosa che non avviene puntualmente da quattro anni e, nonostante i tavoli annunciati più e più volte dai vari partiti della maggioranza, questo problema non è stato ancora neanche affrontato.

Quindi, noi chiediamo al Ministro Salvini, qualora sempre ne avesse la possibilità, non volendolo disturbare, di venire a riferire in Aula sul perché non viene attuato il sesto comma dell'articolo 119 della Costituzione e perché è stato ignorato un provvedimento che chiedeva di modificare l'algoritmo che avrebbe permesso sostanzialmente di venire incontro e risolvere un problema che abbiamo ormai da decenni in questo Paese e che gli studenti e i pendolari sentono in maniera particolare.

Infatti, nel nostro Paese, milioni di studenti ogni anno devono tornare al Sud e nelle isole e, con il caro prezzi e con tutto quello che succede in Italia, abbiamo visto, dal 1° novembre, cancellare il Carnet Smart di Trenitalia, per poi reinserirlo; insomma, abbiamo visto un po' di confusione nell'operato del Ministro Salvini. Venga in Aula a riferire se, su questo tema, c'è la possibilità almeno di discutere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Francesco Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Sì, ci uniamo anche noi alla richiesta di informativa da parte dei Ministri Salvini e Urso, in relazione ai costi dei biglietti aerei da e per la Sicilia e la Sardegna, in particolare in occasione delle prossime festività natalizie.

Ci uniamo alla richiesta di un intervento, di una modifica dell'algoritmo a tutela dell'insularità, ma noi sappiamo benissimo che i Ministri non verranno. E fin qui ci potrebbe anche stare che i Ministri non vengano in Parlamento sempre, ogni volta e ad ogni richiesta.

Questo è un problema, ma il problema più grande non è questo: il problema più grande è che autorevoli rappresentanti di questa maggioranza, di quest'Aula e di quell'altra a qualche centinaio di metri da qui -di questo ramo e quindi dell'altro ramo del Parlamento - vanno puntualmente in televisione a dire che, in questo Paese, grazie al Governo Meloni, le retribuzioni crescono più del costo della vita. Questo è il problema. Voi fate un'operazione molto pericolosa da questo punto di vista perché dite a persone che sanno benissimo qual è la loro condizione di vita che le cose non stanno così e che quella è probabilmente soltanto una loro percezione.

Guardate, io voglio usare termini che volutamente usate voi: voi in questo modo fomentate, non fate altro che fomentare le lavoratrici e i lavoratori che sanno benissimo che negli ultimi trent'anni - e oggi lo dice Federmanager di Lombardia - le retribuzioni hanno perso non il 6, l'11, l'8, il 13, ma le retribuzioni hanno perso il 50 per cento del potere d'acquisto. E sanno benissimo che negli ultimi quattro anni di Governo Meloni le retribuzioni hanno perso sicuramente più del 10 per cento del potere d'acquisto mediamente, perché questo è un conto che si fa con le retribuzioni medie lorde, con l'inflazione media che conta poco, ma per quanto riguarda i redditi più bassi, che sono vittime della cosiddetta inflazione più intensa, siamo a percentuali sicuramente maggiori.

Questo è il tema, su questo dovrebbero venire veramente a riferire in Parlamento i Ministri, ma voi provate a fare una narrazione che è l'esatto contrario. Ripeto: questa cosa è indegna perché elude la verità, la realtà dei fatti, ma soprattutto è molto pericolosa in un Paese che soffre, perché questo Paese soffre in questo momento la condizione di chi è povero pur lavorando, la condizione dei giovani che sono costretti ad andare via da questo Paese e poi, quando protestano, quando occupano le scuole, come accade anche questa mattina, la risposta è esclusivamente di natura repressiva (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Questa cosa non è possibile e fa il paio con il vostro tentativo di raccontare un'Italia che non c'è, un'Italia in cui le cose vanno bene, in cui le retribuzioni crescono più del potere d'acquisto e chi protesta in piazza è soltanto uno spacca vetrine o è soltanto uno che non vuole fare lezione quel giorno. Non è così, non è così: c'è una crescita di consapevolezza che parte, però, da una condizione reale del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), dal fatto che chi va a lavorare la mattina lo sa benissimo, lo sa perfettamente, lo sa al centesimo cosa poteva fare con il proprio stipendio o con il proprio salario quattro anni fa e sa al centesimo cosa ci può fare oggi.

Lo sa benissimo quanti giorni di vita ha perso, per quanti giorni deve aspettare il prossimo stipendio, lo sa al centesimo. Non potete più prenderli in giro, non potete più dire quello che andate dicendo nei talk show e in televisione: vi dovete assumere la vostra responsabilità e dovete venire in questo Parlamento ad affrontare questo che è il tema centrale del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori e su un altro argomento, il deputato Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per chiedere un'informativa urgente al Ministro Piantedosi su fatti che abbiamo potuto verificare sul territorio. Vi dirò un nome, che è Paludea. È una piccola frazione del comune di Castelnovo del Friuli, un paesino veramente bellissimo con 160 abitanti molto preoccupati perché questo Governo e il Ministro dell'Interno vogliono scaricare su questo territorio un centro accoglienza e rimpatrio migranti con 25 persone.

Tra l'altro, loro si sono rivolti alle autorità per capire quale sarebbe stato il loro destino e gli è stato detto: va be', tanto ce ne sono solo 25. Cioè, stiamo parlando di più del 20 per cento della popolazione di quella piccola frazione che verrà violentata dall'insediamento di questa struttura con una cooperativa, che sicuramente non proviene dal Friuli, che poi gestirà questa cosa e, tra l'altro, in una comunità che ha già vissuto un precedente di disagio e di degrado, proprio perché lì avevano fatto un centro di accoglienza. È proprio per questo e c'è stato un episodio di cronaca: un ragazzo addirittura violentato dagli ospiti che il Governo gli aveva portato in casa, proprio lì in quel paese.

Quindi, vivono ancora il dolore e la sofferenza di quel periodo e noi domenica abbiamo raccolto proprio il dolore e la sofferenza di quelle persone che già avevano vissuto quella violenza che lo Stato ha fatto nei loro confronti e che ora si ripresenta un'altra volta. Quindi, noi chiediamo al Ministro Piantedosi di intervenire, di intervenire subito perché ciò non avvenga, perché veramente i cittadini si sentono abbandonati dalle autorità, si sentono abbandonati dalla politica, perché tanto è solo una frazione con 160 abitanti, cosa volete che sia? Giustamente, 25 su 160 è praticamente occupare quella comunità.

Noi chiediamo un intervento e non solleviamo solo il problema, noi vi diamo anche la soluzione: siccome quello è un centro per l'identificazione e il rimpatrio, per verificare se queste persone possono stare nel nostro Paese e poi essere rimandate, il Governo ha fatto un investimento importante in Albania proprio per consentire di fare questi rimpatri e di tenere le persone in attesa di verifica. Quindi, dato che c'è posto, che il centro è vuoto, che c'è spazio per tutti, portiamoli in Albania. Paludea non ha bisogno di queste risorse (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), Paludea vuole vivere tranquilla, in Friuli vogliono vivere tranquilli, a Paludea quanto a Porcia. Per queste persone c'è ampio spazio fuori dal Friuli, fuori dall'Italia, in Albania. L'investimento è stato fatto apposta per quello: ci sono gli spazi, portiamoli lì.

Poi, noi parliamo dei barconi ma ci dimentichiamo sempre che, in realtà, la falla più importante nel nostro Paese, dalla quale proviene la gran parte di chi entra illegalmente nel nostro Paese, è proprio la frontiera orientale, frontiera orientale che deve essere blindata. Noi non possiamo pensare che ci siano questi flussi perché poi - attenzione - ci troviamo con i fatti di cronaca, con le persone che poi vengono messe in strutture fatiscenti, persone che vengono ammassate e persone che per un incendio ci lasciano la vita e si rischia la tragedia. Quelle frontiere vanno blindate: se non riusciamo a fermare i varchi di accesso, siano costruiti dei muri. Anziché spendere i soldi per l'accoglienza, spendiamo i soldi per costruire un bel muro. In mare non si può fare, ma in terra si può fare. I confini del nostro Paese sono sacri, sono costati il sangue di tanti nostri avi che hanno combattuto in guerra. Quindi, costruiamo un bel muro per garantire la sicurezza dei nostri confini. Ministro Piantedosi, a Paludea non vogliono le risorse che gli state mandando, intervenga (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 2029 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche (Approvato dal Senato) (A.C. 3148?) (ore 10,48).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3148: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche.

Ricordo che nella seduta di ieri è stato da ultimo respinto l'articolo aggiuntivo Peluffo 1.01.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 3148?)

PRESIDENTE. Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.02 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.02 Bonelli, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.03 Ziello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.03 Ziello, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.04 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.04 L'Abbate, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.06 Ziello. Ha chiesto di parlare il deputato Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Con questo articolo aggiuntivo chiediamo al Governo di rivedere il parere contrario che è stato dato, perché crediamo che sia un articolo aggiuntivo importante a fronte di quello che sta succedendo in Italia sul prezzo dei carburanti.

Abbiamo visto, ovviamente anche in questi ultimi tempi, le agitazioni degli autotrasportatori, soprattutto al Sud Italia ma anche in altre zone, e la difficoltà delle famiglie e delle imprese di fronte al prezzo dei carburanti che è sempre più elevato.

Quindi noi chiedevamo, con questo articolo aggiuntivo, di creare un meccanismo che fosse strutturale fino al dicembre 2028. Futuro Nazionale offre una soluzione, che è quella strutturale, come abbiamo sempre detto, a fronte dei vari decreti Carburanti, perché la situazione legata al costo dei prodotti petroliferi alla pompa di benzina non può essere gestita in continua emergenza, come si sta facendo con i vari decreti.

Quindi, con questo articolo aggiuntivo, si chiedeva, appunto, attraverso una verifica settimanale sui prezzi medi dei carburanti, di mettere un tetto al prezzo di 1,75 euro, come è stato fatto da alcune società petrolifere. Questo per andare incontro alle esigenze degli autotrasportatori e per andare incontro a quelli che sono i costi delle famiglie che utilizzano l'autovettura per andare al lavoro quotidianamente. Con questo meccanismo, attraverso una verifica dei prezzi, quando il prezzo va a superare 1,75 euro, a quel punto interviene lo Stato attraverso un decreto ad hoc e va ad abbassare le accise.

Ci sembra un decreto sicuramente di buonsenso, un decreto che va ad aiutare le famiglie e le imprese in un momento di grande difficoltà.

Vediamo che i prezzi aumentano, quello dei carburanti è diventato fortemente impattante sul reddito delle famiglie, e noi abbiamo fatto anche due calcoli: in confronto a un anno fa, il gasolio oggi ha un prezzo di 2,24 euro, quindi è aumentato del 36 per cento, Presidente, contro 1,65 euro circa di un anno fa. La benzina, da 1,70 euro, è passata a oltre 2 euro al litro.

Abbiamo fatto anche due calcoli: per un autotrasportatore, che mediamente - chi ha avuto la possibilità di parlare con le associazioni degli autotrasportatori lo sa - percorre 100.000 chilometri annui, i prezzi di oggi significano un impatto di oltre 17.000 euro di costo annuo e di spese di esercizio per la propria impresa, in confronto a un anno fa.

Chiediamo, quindi, che sia rivisto il parere che ha dato il Governo su questo articolo aggiuntivo e che possa trovare, anche all'interno di quest'Aula, un voto favorevole non solo di Futuro Nazionale, come purtroppo spesso accade quando portiamo emendamenti che vanno esclusivamente a favore dell'Italia e degli italiani, ma vorremmo vedere da parte di quest'Aula che ci sia una vicinanza vera e non solo sulla stampa con un fatto concreto. Avete la possibilità di votarlo in modo favorevole. Questo è quello che chiede Futuro Nazionale al fianco degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.06 Ziello, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.07 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.07 Bonelli, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all' articolo aggiuntivo 1.08 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.08 Pandolfo, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all' articolo aggiuntivo 1.09 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.09 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.010 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.010 Cappelletti, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.011 Lai. Ha chiesto parlare il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà.

ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Questo è un articolo aggiuntivo che, insieme al collega Lai, abbiamo proposto più volte, nel corso di questa legislatura, ogni volta che c'erano misure che riguardavano il costo delle accise e dei carburanti. È un articolo aggiuntivo articolato in più pagine, con cui chiediamo un abbattimento del 50 per cento sul costo delle accise per gli abitanti delle isole maggiori: Sicilia e Sardegna.

È una norma che viene incontro - pochi minuti fa siamo intervenuti anche su questo tema - per rispettare il precetto costituzionale dell'insularità e credo debba essere chiaro che, una volta introdotto in Costituzione da parte di quest'Aula e del Parlamento, non sia un principio che non abbia dei costi: serve fare degli investimenti, degli accantonamenti concreti per garantire non soltanto la mobilità, ma anche l'accessibilità e una qualità del costo della vita e dei trasferimenti pari alle altre regioni.

Con l'innalzamento e la speculazione sul costo dei carburanti da inizio anno, complice anche una politica sbagliata del Governo sugli ETS, c'è stato anche un aumento significativo dei costi dei beni di prima necessità nelle due grandi isole: mi riferisco al costo dell'acqua minerale, del latte e delle uova. Servono misure concrete. Io credo che il Parlamento, mai come oggi, debba esercitare questo ruolo. È una proposta su cui non soltanto aspettiamo segnali concreti, in un momento difficilissimo, con la speculazione alle stelle, ma proprio gli abitanti della Sicilia e della Sardegna si aspettano concretamente un segnale che per tutta la legislatura non è arrivato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.011 Lai, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. L'articolo aggiuntivo è sottoscritto anche dagli onorevoli Carmina e Carotenuto.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.012 Pavanelli. Ha chiesto parlare il deputato Perantoni. Ne ha facoltà.

MARIO PERANTONI (M5S). Sì, grazie Presidente. Vorrei sottoscrivere questo articolo aggiuntivo e mi riallaccio un po' a quello che è stato detto in precedenza dal collega Barbagallo e, anche in sede di richieste di informativa, dai colleghi che hanno aperto questa seduta dell'Aula.

Questo è un articolo aggiuntivo che, in particolare, chiede che, al fine di mitigare gli svantaggi derivanti dall'insularità, come riconosciuti ai sensi dell'articolo 119, sesto comma, della Costituzione, alle imprese con sede principale operativa ubicata nei territori della regione Sicilia, della regione Sardegna e delle isole minori, sia concesso un contributo sotto forma di credito d'imposta commisurato alle maggiori spese sostenute per il trasporto merci in ciascuno dei mesi da marzo ad agosto, come rilevato dal Ministero dell'Ambiente, rispetto ai prezzi rilevati a febbraio dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica.

È evidente che questa maggioranza e questo Governo hanno, diciamo, un po' una idiosincrasia nei confronti della Costituzione, lo dimostrano anche quando si tratta di dare peso a delle disposizioni costituzionali che nella scorsa legislatura sono state approvate all'unanimità e cioè, in particolare, quelle disposizioni costituzionali che invitano, che impongono, che devono dare una linea all'azione governativa proprio per andare a mitigare quelle difficoltà e appianare quelle divergenze che esistono tra l'Italia continentale e l'Italia insulare.

Ora, neppure in queste occasioni di emergenza, di particolare gravità, di contesti internazionali estremamente delicati, di equilibri economici che, veramente, si reggono su un sottilissimo filo, il Governo fa niente per andare incontro alle esigenze delle imprese e dei cittadini di Sicilia e di Sardegna, in particolare delle imprese che hanno sede in Sicilia e in Sardegna.

Non tiene assolutamente conto del fatto, ad esempio, che il gap dell'insularità provoca tutta una serie di conseguenze a catena quali, ad esempio, un problema di concorrenza tra imprese, perché è evidente che gli operatori siciliani e gli operatori sardi hanno dei costi aggiuntivi maggiori rispetto agli operatori della terraferma.

Le manifatture siciliane e sarde, i prodotti agroalimentari sardi e siciliani, i trasporti sardi e siciliani pagano un prezzo ben superiore rispetto a quello che pagano i concorrenti del continente. Ciò non solo per questioni di carattere geografico e di carattere oggettivo, ma anche perché, come voi sapete, dal 2024, con un sistema progressivo, al trasporto marittimo sono state applicate le norme dell'ETS, cioè del sistema europeo di scambio delle emissioni. Cosa vuol dire? Vuol dire che le compagnie marittime devono acquistare le quote di emissione di CO2 in atmosfera e, chiaramente, tale costo viene ribaltato sugli utenti e sui cittadini.

A seguito dell'aumento dei prezzi dei carburanti e del gas, a seguito delle difficoltà economiche di carattere generale e in conseguenza, anche, dell'applicazione delle norme dell'ETS, alcune tratte hanno subìto aumenti addirittura del 50 per cento.

Ora, in tutta Italia ci sono state manifestazioni dei trasportatori per chiedere un intervento serio del Governo e noi, con questo articolo aggiuntivo, chiediamo che almeno venga riconosciuta un'attenzione particolare, costituzionalmente dovuta, agli operatori di Sicilia e Sardegna.

Ciò non è stato fatto al Senato e non credo assolutamente che venga fatto in questa sede. Anche se io mi auguro un ripensamento da parte della maggioranza, stanti i tempi di approvazione di questo decreto, mi pare assolutamente fuori dalla realtà. Io, comunque, insisto e chiedo che ciò venga fatto, perché è giusto che gli operatori siciliani e sardi, i cittadini siciliani e sardi…

PRESIDENTE. Concluda.

MARIO PERANTONI (M5S). …vedano applicato in concreto quel principio costituzionale che, nella scorsa legislatura, è stato approvato da tutti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.012 Pavanelli, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione. Deputata Carmina, vuole parlare o vuole sottoscrivere? Vuole parlare. Allora revoco la votazione. Prego i colleghi deputati di alzare la mano e di farsi notare prima e non quando la votazione è in corso. È la prima volta che accade questa mattina e, quindi, confermo la revoca della votazione.

Ha chiesto di parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.

IDA CARMINA (M5S). Intanto, intendo sottoscrivere questo articolo aggiuntivo e voglio spendere una parola nei confronti degli autotrasportatori di Sicilia e di Sardegna. In particolare, io sono stata ai vari presidi degli autotrasportatori, che hanno protestato civilmente non impedendo la libera circolazione, nonostante in ultimo sia stata effettuata una certa pressione nei loro confronti dal Governo, tanto che poi si sono anche accordati. Qua si parla di un credito d'imposta relativo al maggior costo sostenuto dagli autotrasportatori di Sicilia e Calabria nei periodi da marzo ad agosto, perché in realtà…

PRESIDENTE. Concluda.

IDA CARMINA (M5S). …questo, per certi versi, è già superato come decreto. Però, non dimentichiamoli e attenzioniamo la vicenda, perché non può essere che autotrasportatori che hanno un prezzo esoso anche per il traghetto vengano dimenticati.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.012 Pavanelli, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Saluto gli studenti e i docenti del Liceo scientifico statale “Renato Caccioppoli”, di Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Li salutiamo, li ringraziamo e auguriamo loro ogni bene.

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.013 Di Sanzo. Ha chiesto di parlare la deputata Viggiano. Ne ha facoltà.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Prendo la parola questa mattina per chiedere di sottoscrivere e illustrare l'articolo aggiuntivo a prima firma del collega Di Sanzo, oggi negli Stati Uniti, dove i democratici hanno vinto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Al Governo mi sento di dare un'indicazione: suggerisco, anche con questo articolo, di prestare attenzione alla classe media, perché, quando un Governo dimentica la classe media, poi è la classe media a ricordarsi del Governo alle urne.

Riprendo anche una frase del neo senatore degli Stati Uniti, Abdul El Sayed (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia), il quale ha… Vi provoca qualche problema il suo nome? Credo che né il suo nome, né la sua fede, come ha detto lui, siano il problema per il quale gli americani, esattamente come gli italiani, non riescono a pagare benzina, spesa e cure mediche (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Italia Viva-Casa Riformista).

L'articolo aggiuntivo 1.013 riguarda lavoratori che questo decreto non vede, anche se per loro il carburante non è una scelta ma uno strumento di lavoro. Penso ai tassisti, agli autisti di NCC, agli agenti e rappresentanti di commercio, che percorrono decine di migliaia di chilometri l'anno per raggiungere i propri clienti, all'idraulico, all'elettricista, al tecnico della caldaia, al manutentore, a chi fa consegne con il furgone, alle piccole imprese e ai lavoratori autonomi che vivono andando a domicilio dal cliente; per loro ogni aumento alla pompa è un taglio diretto al reddito, perché quasi mai possono ribaltarlo sul prezzo del servizio.

Il decreto sostiene l'autotrasporto delle merci, ed è corretto che sia così. Ma esclude tutti gli altri, come se usare un veicolo per lavoro valesse diversamente a seconda della categoria. La nostra proposta è un credito d'imposta di 20 centesimi per ogni litro o chilogrammo di carburante acquistato e usato esclusivamente per l'attività, dal 1° agosto al 31 dicembre 2026 - ovviamente siamo una punta in ritardo rispetto all'approvazione di questa misura -, fino a 2.000 euro per beneficiario. Vale per tutti i carburanti: benzina, gasolio, biodiesel, HVO, GPL e metano.

Abbiamo scritto la norma con attenzione ai controlli. La spesa si dimostra con fattura elettronica che riporta targa e quantità. Sono esclusi i veicoli a uso promiscuo, salvo per gli agenti di commercio, per i quali l'auto è, per natura, lo strumento di lavoro. Non c'è cumulo con altre agevolazioni sugli stessi acquisti, né con il credito per l'autotrasporto. Un decreto del Ministero delle Imprese, con MEF e MIT, definisce, entro 15 giorni, codici di attività, procedure e controlli. Lo stanziamento è di 200 milioni di euro per il 2026, a valere sul Fondo per interventi strutturali di politica economica, con riduzione proporzionale se le domande superano le risorse.

È un emendamento che parla al ceto medio produttivo, a chi lavora in proprio, non ha grandi strutture alle spalle e in questi mesi ha visto i costi salire, senza ricevere alcuna risposta; sono persone che troppo spesso restano fuori dalle misure di sostegno perché non rientrano in una categoria organizzata.

Per questa ragione, vi chiediamo non solo di firmare, ma anche di approvare con noi quest'articolo aggiuntivo con il pensiero rivolto alla classe media e, soprattutto, al cambiamento che ci auguriamo anche per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Intanto, la informo che il suo articolo aggiuntivo è stato sottoscritto anche dai colleghi Laus e Gnassi. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.013 Di Sanzo, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.014 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.014 Ferrara, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.015 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.015 Alifano, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.019 Caramiello. Ha chiesto di parlare il deputato Caramiello. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CARAMIELLO (M5S). Grazie, Presidente. Tutti stiamo vedendo quello che è successo in questi giorni e in queste settimane con tutte le veementi e giuste proteste dei trasportatori, degli agricoltori e dei pescatori. Purtroppo, questo Governo è sordo e si gira sempre dall'altra parte, perché questo è un articolo aggiuntivo di buonsenso che chiedeva il credito d'imposta per l'acquisto di gasolio e benzina a favore delle imprese agricole. Quindi, dopo tutto quello che è successo e sta succedendo, voi date parere contrario a questo emendamento di buonsenso, che riconosceva nel limite di 180 milioni di euro per l'anno 2026 una parziale compensazione dei maggiori oneri effettivamente sostenuti per l'acquisto di benzina e di gasolio agricolo.

A febbraio il gasolio agricolo costava 80 centesimi di euro, oggi costa 1,70 euro. Non siete intervenuti minimamente per dare sollievo a tutte le famiglie che sono in estrema difficoltà! Quindi, date parere contrario a questo emendamento. Mi sarei aspettato, in queste settimane, in questi mesi, che la Commissione agricoltura lavorasse su questi temi; invece, ogni giorno, la sera ci convocate per parlare soltanto del disegno di legge Sparatutto, anziché dei veri problemi dei cittadini italiani e delle imprese che sono in estrema difficoltà (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Sicuramente voterete nuovamente contro su questo articolo aggiuntivo, ma per questo motivo e per tanti altri motivi dovreste solo vergognarvi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Informo che la deputata Carmina sottoscrive l'articolo aggiuntivo. Sottoscrive anche Lomuti. Sottoscrive tutto il gruppo del MoVimento 5 Stelle, se non vado errato: sì.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.019 Caramiello, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.022 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.022 Pavanelli, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.023 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.023 Caramiello, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.025 Di Sanzo. Ha chiesto di parlare la deputata Viggiano. Ne ha facoltà.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. L'articolo aggiuntivo 1.025 parte da una scelta politica precisa: quando le risorse sono limitate, vanno indirizzate prima di tutto a chi ha meno. Il taglio delle accise, la strada scelta dal Governo, è una misura uguale per tutti: riduce il prezzo per chi guida un'utilitaria per andare al lavoro e per chi possiede un'auto di lusso, anzi, in valore assoluto avvantaggia di più chi consuma di più, che non è quasi mai chi ha un reddito basso.

È una misura costosa e poco mirata. Noi proponiamo uno strumento diverso per le famiglie che il caro carburanti lo pagano in rinunce, per il pendolare che non ha alternative all'auto, per lo studente fuori sede, per il medico o l'infermiere che percorre decine di chilometri per raggiungere l'ospedale, per la famiglia che vive in un piccolo comune o in un'area interna senza trasporto pubblico adeguato.

L'emendamento istituisce presso il MEF un fondo da un miliardo di euro per il 2026, per riconoscere alle famiglie con ISEE fino a 20.000 euro un buono per l'acquisto di carburanti fino a 100 euro. Il buono è nominativo, non cedibile, non costituisce reddito e non incide sull'ISEE. È uno strumento semplice che arriva direttamente a chi ne ha bisogno. La parte più importante è la copertura: non chiediamo di tagliare altre spese, né di produrre altro debito pubblico; usiamo una quota delle maggiori entrate IVA - che lo Stato incassa proprio perché il prezzo del petrolio è aumentato - accertate con le procedure già previste dalla legge finanziaria per il 2008.

Quando il greggio sale, il gettito IVA sui carburanti sale con lui e quell'extragettito può e deve essere restituito. Il principio è semplice: lo Stato non deve guadagnare dalla crisi che colpisce i cittadini. Se il caro carburante porta più IVA nelle casse pubbliche, quei soldi devono tornare indietro, devono essere redistribuiti prima di tutto a chi fa più fatica ad arrivare a fine mese. Lo sconto uguale per tutti premia allo stesso modo chi ha e chi non ha. Il buono va a chi ne ha davvero bisogno.

È questa la differenza tra la scelta del Governo e la nostra proposta, che ovviamente è rimasta inascoltata anche questa mattina, perché, come al solito, anche quando si parla di temi seri come il costo della vita per i nostri concittadini e concittadine, la maggioranza ha altro da fare e pensa a stare al telefono. Io credo che sia arrivato finalmente il momento di rimandarla a casa, perché non si può neanche lavorare in un'Aula, figuriamoci per il Governo del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. La ringrazio, deputata Viggiano. Io ho fatto del mio meglio per indurre l'Aula al silenzio. Comunque, rinovello questo appello: colleghi, in democrazia è previsto l'uso della parola, anche in Aula, però abbiamo degli spazi dove si può tranquillamente parlare, senza disturbare il lavoro dell'Aula e, in modo particolare, gli oratori che si sono prenotati e che magari hanno qualcosa di interessante da dire.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.025 Di Sanzo, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.026 Appendino. Ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà.

ANTONINO IARIA (M5S). Grazie, Presidente. Magari ho qualche cosa di interessante da dire (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), come questo emendamento che chiede di istituire un fondo da 500 milioni per dare un buono di 100 euro alle famiglie con ISEE inferiore ai 20.000 euro, per il caro carburanti. Voi direte: eh, sempre il partito dei bonus, eccetera. Certo, non siamo al livello dei vostri mille euro con un click di vecchia memoria, che io non ho visto fare nei vostri 4 anni di Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Dove sono i mille euro con un click? Io ho visto soltanto i mille decreti con un click che fate in quest'Aula, che non sono serviti assolutamente a nulla (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Mille decreti in cui, dal punto di vista dell'economia, non è cambiato nulla, anzi, è molto peggiorata; mille decreti sulla sicurezza che hanno fatto solo una cosa nel nostro paese: aumentare l'odio, un odio che state coltivando, innaffiando, e che non siete capaci di gestire (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ricordate che, quando l'ondata d'odio che state creando vi si ritorcerà contro, ne sarete sommersi. Lo capite questo?

No, non lo capite, ma continuate con le vostre boiate, trovando nemici, indicando colpevoli e altro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Sì, sì, cari colleghi, continuate a dire che la colpa è di qualcun altro, che c'è un pericolo imminente, che sta scoppiando una rivoluzione araba in Italia e vedrete, poi, che, come succederà veramente qualcosa di grave, voi non riuscirete a fermarlo e ne andranno di mezzo tutti i cittadini onesti nel nostro Paese.

Vi dico questo perché è una delle cause, perché con questo decreto che non serve a niente, voi create ulteriormente povertà, che è il vero problema di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti della deputata Lucaselli). È la povertà che dovreste combattere, invece di creare odio. Voi non siete capaci di combattere la povertà e fate decreti che non portano soldi né niente.

Però per le armi li trovate: eh, ma che retorica, i soldi per le armi servono per la difesa e tu non vuoi che l'Italia si difenda. Sì, io voglio che l'Italia si difenda, ma voglio anche che una persona possa arrivare a fine mese, voglio anche che una persona abbia uno stipendio decente e che non debba decidere di allontanarsi da una città come Milano perché non riesce a viverci. Questo voglio io, che voi non volete.

Quindi, cari miei, questo piccolo bonus - 500 milioni - è una roba per dire che, quando volete, i soldi li trovate, ma per le persone non li trovate, per aiutare le persone povere nel nostro Paese non li trovate, nemmeno per aiutare l'economia. Quindi, so che boccerete questo articolo aggiuntivo, ma questo articolo aggiuntivo è solo per dirvi che avete fallito su tutti i fronti e che ve ne pentirete amaramente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Carotenuto. Ne ha facoltà, per un minuto.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Grazie, Presidente. Vedete, parliamo di priorità: nella legge di bilancio avete messo, solo per il 2027, 4,5 miliardi in più per la difesa; in questo decreto, per le famiglie che non riescono più a fare il pieno, quindi non riescono a portare i figli a scuola, non riescono ad andare a lavorare: zero.

Allora, con questo articolo aggiuntivo vi chiedevamo un buono carburante di 100 euro, questo vi chiedevamo, con un fondo di 500 milioni. E ancora una volta, di fronte a delle richieste che sono anche urgenti per dare una mano a chi ne ha bisogno, voi sparite. E, allora, mi domando: voi per chi governate questo Paese? Per Trump, che, tra l'altro, ha preso una batosta elettorale proprio nelle ultime ore, a cui però subito acconsentite quando ci chiede di comprare le sue armi, oppure governate per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.026 Appendino, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.028 Gnassi.

Ha chiesto di parlare il deputato Gnassi. Ne ha facoltà.

ANDREA GNASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Affrontiamo il tema del caro carburanti, il protrarsi della crisi energetica, prodotta anche, è indubbio, da contesti geopolitici internazionali e - è evidente oggi - dalla mancanza di qualsiasi politica industriale che questo Governo non è stato in grado di produrre in quattro anni. Oggi abbiamo tanti argomenti, ma c'è un punto, anzi ce ne sono due: il primo è chi va aiutato a sostenere il costo della crisi energetica e il secondo è, in modo molto netto, con un'assunzione di responsabilità della politica, chi deve contribuire a pagarlo il costo della crisi energetica.

Partiamo dal primo punto: chi va aiutato. È indubbio che vengono colpite imprese e famiglie. Il caro carburanti incide sulle loro vite, sulla possibilità di produrre, sui lavoratori; pesa sui bilanci dei comuni, degli enti territoriali. Molti qui, quando torneranno nei propri territori, sentiranno dirsi dai sindaci che non ce la fanno più a garantire servizi essenziali, che i costi energetici sono fuori controllo: siamo davanti all'inverno, si pensi al riscaldamento delle scuole e degli asili e si pensi al trasporto pubblico locale, autobus, treni regionali, traghetti che consumano carburante ed energia.

Allora, guardate, non è che ci siano molte alternative. Le alternative senza risorse sono tagliare corse o aumentare i biglietti se vogliamo mantenere i servizi. E a pagare sono i cittadini che usano i mezzi pubblici, spesso quelli con meno possibilità, con più fragilità.

L'articolo aggiuntivo, quindi, riconosce alle regioni e alle province autonome un contributo straordinario di 250 milioni di euro per il 2026 per i maggiori costi energetici dei servizi, con priorità al trasporto pubblico locale. Il riparto avviene in autocoordinamento tra le regioni ed è formalizzato con decreto del MEF. Chi paga? Beh, in ogni crisi energetica c'è chi perde e, spesso, c'è chi guadagna: mentre famiglie, imprese, lavoratori ed enti locali subiscono rincari, una parte del settore energetico registra utili molto superiori alla media. Se non è colpa loro, sicuramente è il funzionamento del mercato, in una fase di tensione, che determina i guadagni. Bene, allora, se è questo, se è il mercato, c'è anche la politica: se la politica non interviene ora, non fa il suo ruolo, non fa il suo mestiere. Quindi, è giusto che la politica indichi che parte di quei guadagni straordinari aiuti chi la crisi la subisce.

Per questo proponiamo, solo per il 2026, un contributo di solidarietà temporaneo a carico di chi produce, importa e vende energia elettrica, gas e prodotti petroliferi. Si applica solo al reddito che supera di almeno il 10 per cento la media degli anni precedenti, quindi solo agli extraprofitti. Siamo seri, siamo precisi: il contributo ha un tetto pari al 25 per cento del patrimonio netto, esclude i ricavi da fonti rinnovabili per non penalizzare la transizione, esclude i piccoli distributori di carburante, che non sono tra i beneficiari della crisi, e l'aliquota fissata dal MEF per garantire esattamente 250 milioni è la cifra necessaria per le regioni.

È un meccanismo che l'Italia, come altri Paesi europei, ha già utilizzato in alcuni casi di crisi. Le tensioni internazionali spiegano il prezzo del petrolio, ma non spiegano la scelta di chi debba pagarne il conto. Crediamo e siamo fiduciosi che possiate capire almeno questo articolo aggiuntivo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.028 Gnassi, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.029 De Micheli.

Ha chiesto di parlare la deputata De Micheli. Ne ha facoltà.

PAOLA DE MICHELI (PD-IDP). Grazie, Presidente. È abbastanza evidente che il Governo non ha nessuna intenzione, diciamo così, di ascoltare le richieste dell'opposizione, però, siccome questo è un tema molto importante, che affronteremo anche nella legge di bilancio, lascio qui una riflessione che è legata a questo articolo aggiuntivo.

Parliamo di trasporto pubblico locale. Le aziende sono tra le grandi consumatrici di carburante del Paese e il ruolo del trasporto pubblico locale, anche nella gestione del PNRR… anche se le decisioni erano state prese da altri Governi, questo Governo ha comunque portato avanti una serie di investimenti. Oggi le aziende si trovano in una situazione, rispetto al caro carburanti, oggettivamente molto difficile. Il presidente Gibelli - il presidente di Asstra, che è una delle associazioni più rappresentative del trasporto pubblico locale, che è stato nostro collega in quest'Aula e che non è certo appartenente a questa parte del Parlamento, perché è stato eletto nelle liste della Lega Nord - denuncia una situazione gravissima del trasporto pubblico locale, con un rincaro del gasolio del 52 per cento, 1,25 miliardi di liquidità che il Governo non ha ancora erogato alle aziende di trasporto pubblico locale - che, quindi, in crisi di liquidità, ovviamente, hanno anche difficoltà ulteriori - e soltanto il 54 per cento dell'aumento contrattuale del contratto nazionale di lavoro che è stato coperto; sapete che c'era l'accordo da parte del Governo di coprire questi aumenti contrattuali nei primi tre anni. Insomma, una situazione oggettivamente difficile che si protrarrà perché è evidente che questo tema della crisi dei carburanti andrà avanti.

Il risultato è che le aziende stanno accumulando perdite; gli enti locali, ai quali continuate a tagliare i trasferimenti, che sono i soci delle aziende di trasporto pubblico locale, ovviamente non riescono a coprire le perdite che vengono generate dalle aziende di trasporto pubblico locale. Il nostro articolo aggiuntivo, che riguarda tutte le tipologie di TPL, oltre a quelle stradali, ferroviarie, lacuali e marittime, chiede di appostare 200 milioni per poter compensare una parte delle perdite generate dall'aumento del costo del carburante.

Questa misura è già stata realizzata nel nostro Paese nel 2022, quindi non rappresenta una novità: significa semplicemente trovare i soldi per replicare la misura del 2022. Tra l'altro, segnalo una cosa all'Aula e alla maggioranza, e spero che nel prosieguo della discussione non solo su questo decreto, ma anche della legge di bilancio, che ormai è arrivata alla Camera, si tenga conto di questa riflessione: nella legge di bilancio ci sono solo 100 milioni di aumento del Fondo sul trasporto pubblico locale.

Ora, noi non possiamo immaginare di organizzare le nostre città, anche in termini di sicurezza, perché la mobilità è un pezzo della sicurezza, della vita, del lavoro delle persone, senza dare un sostegno coerente agli investimenti che abbiamo fatto in questi anni sul trasporto pubblico locale, che consenta alle aziende di rimanere in equilibrio economico-finanziario, ma soprattutto di erogare questo fondamentale servizio, che è un servizio principalmente di libertà per tutte e per tutti.

Quindi io chiedo al Governo di tenere in considerazione questo emendamento. Ho capito che non è intenzionato a modificare questo decreto, ma chiedo una riflessione vera almeno in prospettiva della legge di bilancio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se non vi sono altri interventi, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.029 De Micheli, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

Passiamo agli identici emendamenti 2.1 Bonelli, 2.2 Simiani e 2.3 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.1 Bonelli, 2.2 Simiani e 2.3 Morfino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Passiamo all'emendamento 2.5 Bonelli. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Questi emendamenti, che come gruppo AVS abbiamo presentato e condiviso anche con colleghe e colleghi degli altri gruppi di opposizione, sono tesi a proporre una sorta di diminuzione del danno rispetto alla possibilità avanzata da voi e dal Governo, nel corso non soltanto degli ultimi mesi, ma nel corso - ahinoi - di anni, di riprendere con l'estrazione di gas, che è stata messa molto in discussione anche dalla regione Veneto per quanto riguarda il Nord del Mar Adriatico.

Io vorrei riportare a questa nostra Assemblea alcune considerazioni, perché qualche legislatura fa c'era una trasversalità di consapevolezza, di conoscenza e anche di proposta condivisa rispetto alla necessità di salvaguardare il Nord dell'Adriatico dall'estrazione, dalle coltivazioni e quindi dalle nuove concessioni per la coltivazione degli idrocarburi. Perché? La storia del nostro territorio e anche la contemporaneità degli eventi gravi del nostro territorio cosa ci insegnano?

Ci insegnano che noi, per una piccolissima quantità di gas da avere a disposizione, non possiamo scherzare con i nuovi fenomeni della subsidenza, che, a fronte della contemporaneità del rialzo del medio mare, comporterebbe il pericolo dell'abbassamento del suolo, esattamente come è successo nel corso dell'ultima metà del secolo scorso e rispetto a cui, già nel 1965, ci sono stati dei provvedimenti ad hoc. Allora, vi dico: se noi avessimo la possibilità di estrarre, nel giro di un anno, tutte le riserve presenti in Adriatico, nel sottosuolo marino dell'Adriatico, noi avremmo una disponibilità di risposta al fabbisogno di 7-8 mesi di gas in una annualità.

Ovviamente non è possibile estrarre in un anno tutte le riserve presenti, e quindi quante se ne possono estrarre al massimo delle vostre progettualità? Soltanto una parte. E questa parte quanto darebbe di risposta al fabbisogno? Due per cento, 3 per cento? E noi per una percentuale ridicola - ridicola - diciamo “no” alle rinnovabili, “no” all'eolico offshore e compromettiamo un intero territorio, tanto è vero che perfino il presidente Zaia - e mi auguro anche il presidente della regione Stefani - si sono opposti, devo dire, in maniera molto, molto pesante.

Io mi chiedo: a questa Lega, che è rimasta in questo nostro Parlamento, interessano o non interessano queste considerazioni? Io suggerisco di interessarvene per coerenza e per necessità delle nostre regioni, con cui voi soltanto per quanto riguarda l'autonomia differenziata vi esprimete, ma, evidentemente, non conoscete nemmeno bene la situazione drammatica dal punto di vista dell'equilibrio idrogeologico di queste nostre regioni del Nord (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Chiedo cortesemente di intervenire su questo argomento perché è un argomento che è sensibile al nostro territorio, è sensibile per il Veneto. Noi abbiamo visto battaglie portate avanti dai nostri governatori - prima da Luca Zaia, poi anche dal governatore Stefani - sul rischio di subsidenza di alcuni territori, soprattutto i territori più vicini alla Laguna, al Po, quindi tutta la zona di Rovigo. Ora vediamo un intervento da parte del Governo che, sostanzialmente, dice che gran parte dei problemi nell'approvvigionamento di nuove fonti energetiche è a causa dei ritardi delle regioni e dei rallentamenti da parte delle regioni.

Quindi, fondamentalmente, un commissariamento dell'autonomia. Ma, dall'altra parte, vediamo anche che c'è un intervento importante dove il Governo dice: se le regioni non rispondono e non danno delle motivazioni, il Governo nomina - guarda caso - un commissario. Ormai non abbiamo più il problema della sicurezza e dell'ordine pubblico con questo Governo perché, ormai, abbiamo più commissari nominati dal Governo che non commissari nei commissariati di Polizia.

Quindi, chiedo a questo Governo, e soprattutto a chi ha fatto una battaglia sull'autonomia, se veramente il ruolo delle regioni di competenza sui propri territori è un ruolo che si vuole preservare, si vuole mantenere e si vuole riconoscere, oppure si vogliono riconoscere gli elementi ostativi delle regioni e i problemi che, probabilmente, a dire di questo provvedimento, creano le regioni, e, quindi, vi sia la necessità di un commissariamento da parte del Governo sulle competenze e sui pareri che devono dare le regioni per favorire questi provvedimenti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. La deputata Romeo sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.5 Bonelli, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo all'emendamento 2.7 Santillo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.7 Santillo, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Passiamo all'emendamento 2.8 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.8 L'Abbate, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Passiamo all'emendamento 2.9 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.9 Morfino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Passiamo all'emendamento 2.10 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.10 Bonelli, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Passiamo all'emendamento 2.11 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.11 Ilaria Fontana, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo all'emendamento 2.12 Santillo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.12 Santillo, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Passiamo all'emendamento 2.13 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.13 L'Abbate, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

Passiamo all'emendamento 2.14 Curti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.14 Curti, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Passiamo all'emendamento 2.15 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.15 Morfino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

Passiamo all'emendamento 2.16 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.16 Ilaria Fontana, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

Passiamo all'emendamento 2.17 Santillo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.17 Santillo, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

Passiamo all'emendamento 2.18 Evi. Ha chiesto di parlare la deputata Evi. Ne ha facoltà.

ELEONORA EVI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Dunque, noi abbiamo cercato di stralciare l'articolo 2 e ora, con questo emendamento, proviamo a sopprimere quantomeno il comma 4 di questo articolo 2. Questo è un punto che è stato peggiorato nel passaggio al Senato e che quindi, a nostro avviso, va eliminato.

Il comma 4 consente al Presidente del Consiglio di nominare il commissario ad acta non solo quando la regione non decide, ma anche su richiesta motivata della regione stessa, sentito il Ministro dell'Ambiente. Sembra una facoltà innocua ma, in realtà, pensiamo un attimo a che cosa significa: una giunta regionale che non vuole assumersi davanti ai propri cittadini la responsabilità di un'intesa su un progetto di idrocarburi, può chiedere a Roma di farlo al posto suo. È lo strumento perfetto per spostare altrove le decisioni scomode e sottrarle al confronto con i territori e con i consigli regionali.

Poi c'è la modifica introdotta al Senato, che è la parte più grave: le funzioni del commissario sono state estese a ogni atto endoprocedimentale o autorizzatorio regionale o locale propedeutico alla conclusione del procedimento. Cioè, non soltanto l'intesa, ma potenzialmente tutto: i pareri, le autorizzazioni, gli atti dei comuni, tutto.

Il commissario diventa un soggetto che può sostituirsi a ogni livello di governo del territorio coinvolto nel procedimento. Questo cambia la natura della norma: non siamo più di fronte a un potere sostitutivo mirato, previsto per superare un'inerzia; siamo di fronte a una centralizzazione delle decisioni che svuota il ruolo delle regioni e dei comuni proprio sui progetti che più incidono sull'ambiente, sul paesaggio e sulla salute della comunità.

Anche nel parere del Comitato per la legislazione sono stati sollevati rilievi su questo articolo, e non è un caso. Una norma che consente di commissariare tutto su richiesta rischia di creare contenziosi e di indebolire la fiducia dei cittadini e delle cittadine nelle istituzioni.

Quindi, noi abbiamo provato a cancellare lo scellerato articolo 2 e, con questo emendamento, chiediamo di togliere almeno la parte più pericolosa, una parte molto pericolosa: il commissario su richiesta e l'estensione dei suoi poteri a ogni atto regionale o locale. Infatti, le regioni e i comuni non sono un ostacolo da aggirare, sono istituzioni della Repubblica con responsabilità precise verso i propri cittadini. Chi decide su un territorio deve rispondere a quel territorio.

Concludo, Presidente. Io credo che, davanti a questo collasso climatico, davanti al costo dell'energia, delle bollette stratosferiche, del caro carburanti, questo Governo non fa nulla per far pagare il costo della crisi a chi ci ha guadagnato facendo extraprofitti stellari. Invece, con questo provvedimento insiste ancora e ancora sulle fonti fossili, per estrarre quel poco di gas ancora presente nel Paese. Vuole farlo senza il disturbo e il fastidio della democrazia, della voce dei territori, e si inventa, appunto, questo commissario con “pieni poteri fossili”.

Ecco, tutto questo lo fa senza nemmeno farci sapere e far sapere a questo Parlamento quale sarà il reale contributo alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici, come abbiamo chiesto con un altro emendamento già bocciato da quest'Aula. Spoiler: la sicurezza degli approvvigionamenti energetici sarà di fatto pari a zero. Perché quale sicurezza energetica ci può essere: se anche estraessimo tutto il gas e gli idrocarburi presenti nel sottosuolo italiano, avremmo un'autonomia di soli sei mesi. È evidente la presa in giro di questa maggioranza e di questo Governo, l'incaponirsi su un sistema fossile che sta mostrando tutte le sue fragilità e le sue debolezze, che punta di fatto ad arricchire sempre e soltanto chi sta facendo extraprofitti su questa crisi.

Quindi, chiediamo ancora una volta a quest'Aula di fermarsi.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.18 Evi, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 34).

Passiamo all'emendamento 2.19 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.19 L'Abbate, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).

Passiamo all'emendamento 2.20 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.20 Bonelli, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.014 Braga, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo. Ha chiesto di parlare la deputata Ferrari. Ne ha facoltà. C'è anche il parere contrario della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Intanto, prima di dare la parola alla deputata Ferrari, saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto Comprensivo “Collodi-Marini” di Avezzano, in provincia de L'Aquila (Applausi), che ci hanno raggiunto e che sono presenti in tribuna ad assistere ai nostri lavori. Li ringraziamo e auguriamo loro ogni fortuna.

Prego, deputata Ferrari, a lei la parola.

SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, con questo emendamento il Partito Democratico vi propone di superare queste misure tampone e temporanee e, invece, di ridurre strutturalmente il costo dell'energia per le famiglie e le imprese con risposte di lungo periodo e certezze. Perché il problema non è soltanto il prezzo dei carburanti, ma è il costo complessivo dell'energia che in Italia continua a rappresentare uno dei fattori di svantaggio competitivo rispetto agli altri Paesi. Le nostre imprese, infatti, pagano l'elettricità più dei concorrenti tedeschi, francesi e spagnoli.

Soltanto ieri è uscito il dato dell'aumento del prezzo del gas a ottobre: più 9 per cento, il prezzo più alto di sempre in Italia. Per le famiglie significa bollette che pesano sempre di più sul reddito disponibile. Non possiamo continuare ad affrontare il costo dell'energia soltanto con interventi di emergenza: dobbiamo intervenire sulle cause strutturali e una di queste è rappresentata dagli oneri generali di sistema, che gravano, appunto, sulle bollette elettriche. Sono costi destinati a finanziare finalità di interesse generale, che però vengono sostenuti attraverso le bollette di famiglie e imprese.

Ebbene, noi vi proponiamo di ridurre progressivamente questo peso individuando risorse alternative. Vi proponiamo di istituire, dal 1° gennaio 2027, un fondo per la riduzione strutturale degli oneri di sistema e per la transizione energetica. Come? Ve lo proponiamo con quattro fonti di finanziamento diverse: i proventi delle aste delle quote di emissione del sistema europeo ETS, i dividendi delle società energetiche partecipate dallo Stato, i proventi derivanti dal rinnovo delle concessioni di distribuzione elettrica e, infine, il gettito della maggiorazione IRAP per il 2026 e 2027.

Dunque, quattro fonti diverse per finanziare una riduzione strutturale delle bollette senza introdurre nuove imposte a carico delle famiglie e delle persone. Colleghe e colleghi, ridurre il costo dell'energia oggi è ridurre la nostra dipendenza energetica domani. L'efficienza energetica significa, infatti, consumare meno; le rinnovabili e le comunità energetiche significano produrre energia a costi più stabili, riducendo l'esposizione alle oscillazioni dei mercati internazionali. Questa è la differenza tra una politica strutturale e una misura emergenziale, che tanto vi piace.

Una riduzione temporanea delle accise dura pochi giorni, un bonus sulla bolletta esaurisce i suoi effetti quando finiscono le risorse, ma intervenire sugli oneri di sistema e investire nell'efficienza e nelle rinnovabili significa costruire condizioni migliori anche per gli anni successivi. Non chiediamo un nuovo bonus, non proponiamo l'ennesima misura destinata a scadere dopo poche settimane: proponiamo di modificare strutturalmente il modo in cui finanziamo una parte dei costi del nostro sistema energetico. La transizione energetica non deve rappresentare un costo aggiuntivo per il Paese, deve diventare uno strumento per ridurre i costi, rafforzare le imprese e tutelare le famiglie.

Credo che su questo possiamo essere tutti d'accordo. Con questo decreto abbiamo un'occasione, che però voi state facendo perdere al Paese. Pertanto vi proponiamo di votare questo emendamento, che sappiamo però avere il parere negativo del Governo e delle Commissioni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.014 Braga, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 37).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.015 Peluffo. Ha chiesto di parlare il deputato Peluffo. Ne ha facoltà.

VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. L'emendamento contiene una misura concreta fondata su un principio molto semplice: quando aumentano i prezzi dell'energia, lo Stato non deve guadagnare sulla difficoltà delle famiglie e delle imprese. È un principio che abbiamo già sostenuto sul tema dei carburanti con la proposta di utilizzare le maggiori entrate IVA per ridurre le accise e che oggi, con questo emendamento, vogliamo applicare anche alle bollette dell'energia elettrica e del gas. Infatti, il meccanismo è esattamente lo stesso: quando aumenta il prezzo del gas, aumenta anche l'IVA incassata dallo Stato.

È un effetto automatico del nostro sistema fiscale. L'imposta si applica al valore delle forniture e, quando quel valore cresce, crescono anche le entrate. Proviamo a guardare questo meccanismo dal punto di vista di una famiglia, di un commerciante o di un artigiano. Per loro l'aumento del prezzo del gas significa una bolletta più pesante, meno reddito disponibile, maggiori difficoltà ad arrivare alla fine del mese o mantenere la propria attività aperta; per lo Stato, invece, quello stesso aumento può tradursi in maggiori entrate fiscali. È una contraddizione che la politica ha il dovere di correggere.

Non è accettabile che durante una crisi energetica le famiglie e le piccole imprese sopportino integralmente il peso dei rincari, mentre il bilancio pubblico beneficia automaticamente di una parte di quegli aumenti. Ecco perché proponiamo di restituire queste maggiori entrate attraverso una riduzione delle bollette. L'emendamento prevede l'istituzione di un Fondo di compensazione tariffaria alimentato dal maggiore gettito IVA generato quando il prezzo del gas supera un valore medio di riferimento, che viene individuato annualmente da MEF e MASE, sulla base della media dei prezzi all'ingrosso del gas negli ultimi 3 anni nei principali mercati europei, tenendo conto dei dati dell'ARERA.

Si tratta, quindi, di un criterio oggettivo e verificabile, che consente di distinguere le normali oscillazioni del mercato dagli aumenti che producono un gettito fiscale aggiuntivo. La Cassa quantifica trimestralmente le maggiori entrate secondo i criteri previsti e le destina al Fondo, e quelle risorse tornano ai consumatori attraverso la riduzione degli oneri in bolletta. A beneficiarne sono le famiglie e le piccole attività economiche, negozi, laboratori e artigiani, piccoli uffici e utenze non domestiche in bassa tensione fino a 16,5 kW. L'ARERA definisce le modalità applicative delle riduzioni, garantendo trasparenza sull'utilizzo delle risorse. Presidente, voglio sottolineare soprattutto un aspetto di questa proposta. Noi non stiamo chiedendo un nuovo intervento straordinario da approvare ogni volta che si presenta un'emergenza; stiamo proponendo un meccanismo stabile e automatico. Quando il prezzo del gas sale oltre il riferimento, le maggiori entrate IVA vengono destinate ad alleggerire le bollette; quando i prezzi rientrano, viene meno anche il presupposto di quel trasferimento.

Esattamente il contrario della logica con cui il Governo continua ad affrontare il problema energetico. Si aspetta che i prezzi aumentino, si interviene con un decreto, si introduce una misura temporanea, la misura scade e, alla crisi successiva, si ricomincia da capo. Ma le famiglie e le imprese non possono vivere nell'incertezza di interventi che durano pochi giorni, poche settimane. Hanno bisogno di strumenti prevedibili, di regole che funzionino anche quando il Governo non interviene e di una politica energetica che non si limiti a inseguire le emergenze.

Naturalmente sappiamo che questa misura da sola non risolve il problema del costo dell'energia in Italia, ma, proprio perché occorre una strategia complessiva, non possiamo rinunciare a una misura immediatamente comprensibile e fondata sull'equità fiscale. Non c'è alcuna ragione per cui l'aumento del prezzo del gas debba trasformarsi in un vantaggio fiscale per lo Stato senza che una parte di quelle risorse ritorni a cittadini ed imprese. Lo Stato non deve essere il beneficiario involontario della crisi energetica, deve essere lo strumento attraverso cui si proteggono le persone dalle sue conseguenze.

PRESIDENTE. Concluda.

VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO (PD-IDP). Per questo chiediamo di votare l'emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.015 Peluffo, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).

Passiamo all'emendamento 2-ter.4 Bonelli. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signor Presidente. Si discute molto sul fatto di come sia possibile cercare di incrementare ancora di più lo sviluppo delle energie rinnovabili, di questo argomento parla spesso anche il Governo. Allora, qui ci sono la possibilità e l'occasione, da parte della maggioranza, di dare un po' di seguito alle molte dichiarazioni teoriche che vengono fatte. Cosa dice questo emendamento?

Prevede che, al fine di ridurre i costi dell'energia per gli utenti, per le persone e per le famiglie, e anche al fine di agevolare l'autorizzazione degli impianti e l'accettazione da parte delle comunità locali degli impianti sui propri territori, le compensazioni possano essere date direttamente ai cittadini o, comunque, ai comuni interessati in forma di erogazione di energia. Può aiutare, ovviamente, i cittadini a pagare, per esempio, meno tasse, se questa compensazione va ad alimentare la rete dell'illuminazione pubblica, le scuole e le altre strutture pubbliche che ci sono in quel territorio, oppure può anche determinare un'erogazione direttamente ai cittadini che può abbassare notevolmente il costo dell'energia.

Queste sono le misure concrete che un Governo che vuole sostenere le energie rinnovabili dovrebbe mettere in campo; queste sono le misure concrete che permettono l'abbassamento della bolletta dei cittadini e delle cittadine. Creiamo anche un meccanismo virtuoso del rapporto diretto tra chi produce energia rinnovabile in quel territorio e la comunità che ospita quegli impianti. Credo che sarebbe una di quelle grandi scelte che cambierebbero il senso della politica energetica di un Paese.

Per questo penso che, oggi, attraverso l'approvazione di questo emendamento, il Governo darebbe davvero un segnale, la maggioranza darebbe un vero segnale di disponibilità rispetto alle energie rinnovabili, invece di continuare ad inseguire il vero Ministro degli Affari esteri italiano, De Scalzi, che continua a portarci a consumare gas, a comprare gas, a prezzi incredibili, scaricando il costo su cittadini e cittadine e, al contempo, dando la possibilità alle grandi compagnie petrolifere e alle grandi compagnie dell'energia di fare - come hanno fatto - 80 miliardi di extraprofitti sulle spalle dei cittadini e delle cittadine italiani (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Ridateci il maltolto, mettete in atto iniziative che agevolino famiglie e imprese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-ter.4 Bonelli, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 39).

Passiamo all'emendamento 2-ter.1 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-ter.1 Bonelli, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 40).

Passiamo all'emendamento 2-ter.2 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-ter.2 Bonelli, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 41).

Passiamo all'emendamento 2-ter.1001 Benzoni. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-ter.1001 Benzoni, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 42).

Passiamo all'emendamento 2-ter.1000 Gnassi.

Ha chiesto di parlare il deputato Gnassi. Ne ha facoltà.

ANDREA GNASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi proponiamo un emendamento molto importante, che tenta di uscire anche dal dibattito sterile tra chi vuole le fonti rinnovabili e chi non le vuole, un dibattito molto spesso ideologico. La sfida climatica, invece, va affrontata - lo dico anche alla Vice Ministra, perché lei viene da territori in cui c'è una sensibilità su questi temi - in maniera determinata e laica, radicale e appropriata, in maniera concreta e misurabile. Senza appropriatezza, la radicalità diventa ideologismo; senza la politica e la misurabilità dell'interesse pubblico, ci sono speculazioni: speculazioni dal lato del negazionismo climatico, ma anche - lo abbiamo visto - sulle fonti rinnovabili. E poi, invece, ci sono i danni misurabili: i danni del cambiamento climatico che colpiscono le fasce di popolazione più fragile nel mondo, soprattutto i poveri.

Non avete avuto una politica industriale; il decreto Transizione 5.0 è fallito; avete tagliato i fondi alle comunità energetiche, che sono passati da 2,2 miliardi a 790 milioni; avete tolto i fondi sulla transizione energetica dati dal PNRR. Ma oggi possiamo compiere dei passi, nonostante i vostri errori. E allora, mentre manca una politica industriale, improvvisamente, anche nella inconsapevolezza o nella responsabilità di tutte le parti politiche, il rischio è che si sdoganino interventi senza appropriatezza, senza un approccio programmatorio, senza vincoli e sanzioni, ad esempio, che obblighino le regioni a concorrere, per quota parte, al raggiungimento dell'obiettivo di produzione da fonti rinnovabili assegnato loro. Alla mia regione, l'Emilia-Romagna, è assegnato l'obiettivo di 6.330 megawatt e alla Toscana quello di 4.250 megawatt; obiettivi che concorrono a raggiungere gli 80 gigawatt del PNIEC, che il Paese deve raggiungere.

Non c'è programmazione, non c'è nulla e poi, improvvisamente, si sdogana. Così, il provvedimento che viene dal Senato, apre un vallo, apre la strada a grandi impianti nelle zone cuscinetto, nelle zone buffer, persino, dei siti UNESCO del nostro Paese. Nelle zone UNESCO non si valuta solo il paesaggio: si valuta il valore del sito, della storia millenaria, dell'identità di un posto, della cultura del nostro Paese. E così nel provvedimento che viene dal Senato ci sono dei rischi: si procede con una procedura semplificata, si possono costruire grandi impianti nelle zone cuscinetto dei siti UNESCO e può formarsi la procedura semplificata per decorso del termine, cioè per il silenzio. Il patrimonio dell'umanità non si autorizza per silenzio. Noi proponiamo di subordinare la realizzazione di grandi impianti all'acquisizione del parere vincolante del Ministero della Cultura, da esprimere nell'ambito delle procedure già disciplinate dagli articoli 8 e 9 del medesimo decreto. Proponiamo anche che siano coinvolte le regioni territorialmente interessate, la cui partecipazione all'istruttoria è assicurata dall'amministrazione procedente, anche attraverso la conferenza di servizi, il Ministero della Cultura, i territori, per procedere con appropriatezza.

Un'ultima riflessione, Vice Ministro. Guardi, nel corso dei decenni, nel campo dell'urbanistica, della prevenzione, della salvaguardia idraulica e ambientale, nel corso del tempo si sono evoluti complessi normativi statali, regionali e comunali. Si sono affinate norme e approcci, comprendendo meglio i gradi di sostenibilità e accettabilità degli interventi. Finisco: mancano una programmazione e un interesse pubblico alto. Sono stati introdotti concetti evoluti: aree naturali protette, Rete Natura 2000, classificazioni acustiche, poteri, ambiti agricoli. Allora, per sgombrare il campo, noi vogliamo le fonti rinnovabili. Perché non introduciamo, in alcuni ambiti specifici, il concetto di aree obbligatorie, non di aree idonee? Non sdoganiamo mega-speculazioni di fianco agli impianti UNESCO. Le cito solo alcuni dati, che oggi sono forniti dal CNR…

PRESIDENTE. Concluda.

ANDREA GNASSI (PD-IDP). …dal CNR, dall'ISPRA. Guardi - finisco, Presidente, mi dia 30 secondi -, solo in strutture pubbliche, parcheggi, aree oggetto di bonifica, cave, miniere, aree residuali - abbiamo un emendamento successivo -, green belt, cioè aree attigue a strade e autostrade, si possono produrre, domani, con procedure semplificate, 100 gigawatt di nuove fonti rinnovabili. Ci sono territori, ci sono regioni: non si attacchi strumentalmente chi, ad esempio sulla Sardegna, non vuole una raffineria eolica, ma vuole produrre energia verde tutelando il paesaggio. Ci vuole appropriatezza e radicalità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.

EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Chiedo al collega se posso sottoscrivere questo emendamento. Vede, Presidente, dall'inizio di questa legislatura si parla di aree idonee, di aree non idonee, di regioni che hanno fatto delle leggi regionali, come richiesto, tra l'altro, dal Ministero. Molte regioni hanno fatto queste valutazioni delle aree idonee sul proprio territorio. Ogni territorio, lo sappiamo, è diversificato e, probabilmente, è anche giusto coinvolgere le regioni.

Ebbene, oggi abbiamo alcune progettualità, alcuni progetti di grandi impianti che, da una parte, hanno un parere negativo da parte del Ministero della Cultura di questo Governo e, contemporaneamente, un parere favorevole da parte del Ministero dell'Ambiente. E allora, si creano, diciamo, delle fazioni anche a livello locale; si creano problemi dal punto di vista politico con le regioni, che siano di centrodestra o di centrosinistra poco importa. Dobbiamo fare le rinnovabili, abbiamo deciso che vanno fatte le aree idonee, vanno decise. Ebbene, abbiamo alcune situazioni che diventano di grande dibattito. Io prendo a riferimento la mia regione, Presidente, se me lo permette. In Umbria, alcuni mesi fa, molti dei colleghi di centrodestra hanno attaccato un grande progetto di un impianto a Orvieto. Quell'impianto, quel progetto, ha avuto un parere negativo dal Ministero della Cultura perché crea un problema dal punto di vista anche del paesaggio della città di Orvieto, una città - se mi permette, Presidente - visitata da moltissimi turisti, e quindi potrebbe causare alcuni problemi.

Il tema è venuto fuori sulla stampa nazionale perché grandi personaggi del mondo artistico si sono esposti contro quell'impianto; eppure ha avuto il parere favorevole del Ministero dell'Ambiente.

Allora, con questo emendamento, si chiede di trovare una soluzione; in questo caso, c'è il Ministero della Cultura, perché magari ci sono aree da proteggere, come quelle dell'UNESCO, di cui ci vantiamo tanto; alcune zone vanno protette ed è giusto proteggerle. Quello che risulta abbastanza anomalo è che, se da una parte si è cercato di limitare o di ampliare le aree dove fare i grandi impianti fotovoltaici grazie alla possibilità di decidere le aree idonee - anche se poi il Governo si diverte a impugnare le leggi regionali, come quella della mia regione -, allo stesso tempo, c'è questo dibattito continuo tra chi governa i comuni e le regioni e chi governa a livello nazionale.

Cerchiamo di fare chiarezza, cerchiamo di mettere le limitazioni dove vanno messe e cerchiamo di liberare quelle aree dove si possono mettere grandi impianti e fare transizione energetica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Perantoni. Ne ha facoltà, per un minuto.

MARIO PERANTONI (M5S). Grazie, Presidente. Chiederei al collega di poter sottoscrivere questo emendamento. Mi faccio una domanda: con tutto lo spazio che c'è in Italia, proprio dove ci sono i siti UNESCO dovete andare a fare gli impianti delle rinnovabili? Li volete fare sulle Tre Cime di Lavaredo? Andate lì a mettere le pale? Abbiamo la possibilità di sfruttare tanta parte del territorio che ormai è compromessa e voi in questa legge inserite un emendamento per consentire di realizzare impianti di energie rinnovabili nelle cinture di rispetto dei siti UNESCO. Io veramente non so che cosa dire (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-ter.1000 Gnassi, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 43).

Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino per una precisazione. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Vorrei soltanto rettificare il voto del gruppo di Azione sull'emendamento 2-ter.1001 Benzoni: erroneamente è stato votato in maniera contraria; ovviamente era favorevole, grazie.

PRESIDENTE. La sua dichiarazione resta a verbale. Ovviamente la votazione in quanto tale non è modificabile.

Passiamo all'emendamento 2-ter.3 Pandolfo. Ha chiesto di parlare il deputato Gnassi. Ne ha facoltà.

ANDREA GNASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Vede, qui il punto non è investire in modo radicale sulla transizione energetica; il punto è farlo bene, perché ti chiami Italia, come è stato detto da qualche collega. L'efficienza energetica conseguibile in Italia entro il 2030 ha un potenziale di risparmio equivalente all'energia prodotta da 5.000 macroturbine eoliche se andiamo a fare un'operazione di efficientamento energetico. Centomila sono gli ettari già disponibili ora, oggi pomeriggio, questa sera, di tetti civili e capannoni dove generare 70-90 gigawatt.

Nel recente rapporto sul consumo di suolo del 2026, l'ISPRA arriva a stimare un potenziale per il fotovoltaico sui tetti in Italia superiore a 140 gigawatt, mentre una potenza installabile addirittura maggiore è stata valutata dal Joint Research Centre della Commissione europea. In Italia più della metà degli edifici - 7 milioni - sono stati edificati dopo gli anni sessanta e sono disponibili senza vincoli di tutela storica per il fotovoltaico sui tetti. Si potrebbe continuare all'infinito.

Allora il punto è essere radicali e appropriati, non incentivare, ma obbligare e fare anche un salto concettuale rispetto alle zone dove si devono obbligatoriamente installare fonti di energia rinnovabili.

Dall'urbanistica alla prevenzione alla salvaguardia idraulica e ambientale, nel corso del tempo si sono evoluti complessi normativi statali, regionali e comunali; si sono affinati approcci e norme; sono stati introdotti i concetti di ambiti di tutela fluviale e salvaguardia idraulica. Oggi dobbiamo individuare aree persino obbligatorie; esistono, sono rilevabili e misurabili.

Con questo emendamento, proponiamo di intervenire in zone puntuali dove già oggi è possibile instaurare e obbligare - perché no? - fonti di energia rinnovabile.

Con questo emendamento, diamo un contributo alla transizione energetica, che non solo non può essere messa in discussione, ma deve essere applicata in modo concreto, puntuale e appropriato.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-ter.3 Pandolfo, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 44).

Passiamo all'ultimo articolo aggiuntivo, il 2-ter.06 Simiani. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2-ter.06 Simiani, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 45).

Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 3148?)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

VANNIA GAVA, Vice Ministra dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Grazie, Presidente. Allora, sull'ordine del giorno n. 9/3148/1 Cavandoli, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica” e “a valutare l'opportunità di”.

Sugli ordini del giorno n. 9/3148/2 Casu e n. 9/3148/3 Soumahoro il parere è uguale al precedente.

L'ordine del giorno n. 9/3148/4 Ziello non è accoglibile.

PRESIDENTE. Cioè contrario.

VANNIA GAVA, Vice Ministra dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Sull'ordine del giorno n. 9/3148/5 Calderone, eliminate le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.

L'ordine del giorno n. 9/3148/6 Boff non è accoglibile.

PRESIDENTE. Contrario.

VANNIA GAVA, Vice Ministra dell'Ambiente e della sicurezza energetica. L'ordine del giorno n. 9/3148/7 Sasso non è accoglibile.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/8 Davide Bergamini, eliminate le premesse, si propone la seguente riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica” e “a valutare l'opportunità di”. Sull'ordine del giorno n. 9/3148/9 Pierro, sempre eliminate le premesse, si propone la seguente riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica” e “a valutare l'opportunità di”. L'ordine del giorno n. 9/3148/10 Benzoni non è accoglibile.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/11 Ruffino, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.

Gli ordini del giorno n. 9/3148/12 Santillo, n. 9/3148/13 Ilaria Fontana e n. 9/3148/14 L'Abbate non sono accoglibili.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/15 Appendino, si chiede di eliminare le premesse, con l'aggiunta di: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica” e “a valutare l'opportunità di”.

L'ordine del giorno n. 9/3148/16 Cappelletti non è accoglibile.

PRESIDENTE. Parere contrario.

VANNIA GAVA, Vice Ministra dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Sull'ordine del giorno n. 9/3148/17 Ferrara, eliminate le premesse, si propone la seguente riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica” e “a valutare l'opportunità di”.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/18 Pavanelli, eliminate le premesse, si propone la seguente riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica” e “a valutare l'opportunità di”.

L'ordine del giorno n. 9/3148/19 Morfino non è accoglibile.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/20 Lomuti, eliminate le premesse, si propone la seguente riformulazione “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica” e “a valutare l'opportunità di”.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/21 Amendola, eliminate le premesse, il parere è favorevole con la riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a valutare l'opportunità di”.

L'ordine del giorno n. 9/3148/22 Curti non è accoglibile.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/23 Ferrari vi è un parere favorevole con la riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/24 Simiani vi è un parere favorevole con riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a valutare l'opportunità di”.

L'ordine del giorno n. 9/3148/25 Fossi non è accoglibile.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/26 Evi, parere favorevole con la riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/27 Bonafe', parere favorevole con la riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ad inserire nel prossimo provvedimento utile (…)”.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/28 Pandolfo, eliminate le premesse, “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a valutare l'opportunità di”.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/29 De Micheli, eliminate le premesse, “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a valutare l'opportunità di”.

L'ordine del giorno n. 9/3148/30 Gnassi non è accoglibile.

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/31 Di Sanzo, eliminate le premesse, la riformulazione è: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a valutare l'opportunità di”.

Sugli ordini del giorno n. 9/3148/32 Peluffo e n. 9/3148/33 Barbagallo, sempre eliminate le premesse, la riformulazione è: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a valutare l'opportunità di”.

Gli ordini del giorno n. 9/3148/34 Grimaldi, n. 9/3148/35 Bonelli e n. 9/3148/36 Zaratti non sono accoglibili (Commenti).

PRESIDENTE. Anche se lo abbiamo già detto, ribadisco che per “non accoglibile” si intende che il parere è contrario.

Passiamo ai voti.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/1 Cavandoli. Onorevole Cavandoli, accoglie la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/2 Casu. Onorevole Casu, accoglie la riformulazione? Viene accolta.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/3 Soumahoro. Onorevole Soumahoro, accoglie la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/4 Ziello sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà.

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Ringrazio il Vice Ministro Gava perché ha coniato una nuova categoria all'interno del lavoro parlamentare, perché di solito si dice “il parere è contrario” e non “non accoglibile”, ma capiamo che il Vice Ministro Gava, frequentando poco quest'Aula dall'inizio della legislatura, evidentemente si è dovuta improvvisare nell'ambito della definizione da dare, in termini di parere, al nostro ordine del giorno.

Noi rimaniamo però basiti da questo parere “non accoglibile”, quindi addirittura peggio del parere contrario, peggio ancora dell'invito al ritiro, perché in Commissione dicono “invito al ritiro” o “parere contrario” o, addirittura, quando ti vogliono ancora più male, ti dicono “invito al ritiro e parere contrario”. Qui addirittura il Vice Ministro Gava si è spinto a dire “non accoglibile”, quindi quasi si voleva sostituire al Presidente della Camera sulla questione dell'ammissibilità. Probabilmente è un misto tra rendere ammissibile l'ordine del giorno e renderlo contrario.

Ma al di là di questo, qual è il contenuto di questo impegno che noi chiedevamo in modo forte e solenne al Governo che il Vice Ministro Gava rappresenta? Quello di andare a determinare una politica, da un punto di vista commerciale, industriale ed energetico, in grado di attuare il concetto di interesse nazionale da ricercare non soltanto all'interno del mercato europeo, ma dell'intero mercato internazionale.

Perché questo? Perché la linea Vannacci è quella di dire che, per fare davvero l'interesse nazionale, è necessario dimostrarlo, visto che adesso purtroppo c'è stata una grande stangata sulle bollette a causa non soltanto della guerra sbagliata che Trump ha portato avanti insieme a Netanyahu in Iran, ma anche per colpa della guerra in Ucraina.

Perché vede, Vice Ministro Gava, quando il suo partito vota a favore dell'invio delle armi in Ucraina, quelle armi vengono utilizzate anche per colpire raffinerie, infrastrutture energetiche. Quando Zelensky colpisce quegli obiettivi, il danno non lo fa soltanto a Putin, ma lo fa all'intero mercato globale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Quindi, una raffineria distrutta in Russia uguale aumento dei costi nella bolletta per gli italiani. Questo è il punto.

Pertanto, noi diciamo: tornate indietro su questa politica, guardate al vero interesse nazionale, da non confondere con l'interesse a “stampellare” Ursula von der Leyen: in Parlamento europeo voi della Lega la contrastate, ma, qui, a livello nazionale, a livello di Governo, la “stampellate”. Come? Portando avanti, semplicemente, la sua politica folle del Green Deal.

Quindi, tornate indietro, cambiate parere. Magari da “non accoglibile”, passate a “parere favorevole” e così avrete anche i voti di quella destra che veramente ricerca l'interesse nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/4 Ziello, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Colleghi deputati, siete pregati di restare in Aula perché siamo agli ordini del giorno, quindi, faremo, diciamo così, una votazione dietro l'altra.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 46).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/5 Calderone. C' è una proposta di riformulazione da parte del Governo, a lei la parola.

TOMMASO ANTONINO CALDERONE (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Signori colleghi, Futuro Nazionale non accetta la riformulazione…

PRESIDENTE. Quindi, non accetta la riformulazione, giusto?

TOMMASO ANTONINO CALDERONE (MISTO-FNV-F). …non accettiamo perché il signor Vice Ministro (Commenti della deputata Boldrini) ha fatto specifico riferimento all'eliminazione delle premesse. Io sono molto perplesso, Futuro Nazionale…

PRESIDENTE. Quindi sta facendo la sua dichiarazione di voto?

TOMMASO ANTONINO CALDERONE (MISTO-FNV-F). Assolutamente sì, Presidente.

PRESIDENTE. La signora Vice Ministro la ascolta.

TOMMASO ANTONINO CALDERONE (MISTO-FNV-F). In maniera ordinata, sia pure per le vie brevi, intendo riferire all'Assemblea quali erano le premesse. Si scriveva, ad esempio, che c'erano sul territorio nazionale - e ci sono stati - molteplici casi in cui la Guardia di finanza e il Garante per la sorveglianza dei prezzi hanno riscontrato gravi e sistematiche difformità tra i prezzi pubblicizzati sui cartelloni o sui display e quelli effettivi.

Non è un problema, è uno dei problemi principali che affliggono i consumatori, cioè chi va a fare benzina, chi va a mettere il carburante nei propri mezzi. Perché bisogna eliminare un dato di fatto che è stato riscontrato dalla Guardia di Finanza e dal Garante? Qual è il motivo per il quale - lo dico al Vice Ministro per il suo tramite, signor Presidente - si doveva eliminare questa premessa?

Io resto non perplesso, ma di più, perché è un pregiudizio ideologico nei confronti di Futuro Nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Non si pensa ai cittadini italiani. Perché è un dato di fatto accertato non dal nostro partito, ma dalla Guardia di Finanza e dal Garante.

Aggiungo: tra le premesse da eliminare, vi era quella secondo la quale tali condotte andavano a integrare una violazione diretta degli obblighi di trasparenza informativa di cui all'articolo 51 della legge n. 99 del 2009, e potevano integrare anche fattispecie di natura penale, sub specie frodi commerciali. Perché questa osservazione, questa premessa, questo dato di fatto, secondo il Governo, doveva essere eliminato? C'è una norma che, addirittura, prevede - ed è una legge vigente - che, davanti a tali violazioni, si deve sanzionare, anche sotto il profilo penale.

Perché, signor Vice Ministro, come dicono i deputati ipocriti, per il suo tramite, signor Presidente, perché, signor Vice Ministro (La deputata Boldrini: “Hai capito che è una donna?”)… è una norma, sì, è una norma (La deputata Boldrini: “È una donna!”)…

PRESIDENTE. Prego, prosegua (Il deputato Sasso: “Ma con tutti i problemi che ci sono…” - Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

TOMMASO ANTONINO CALDERONE (MISTO-FNV-F). …non ho capito. Sì, sì, va bene: signora Vice Ministro, così l'onorevole Boldrini è accontentata (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. No, è corretto così, è corretto così: la “signora” Vice Ministro è sicuramente, diciamo, accoglibile.

TOMMASO ANTONINO CALDERONE (MISTO-FNV-F). Ma era un'interlocuzione (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)! Comunque, vado avanti. Altra premessa da eliminare era “appare necessario” - c'era scritto nel nostro ordine del giorno - “rafforzare la deterrenza del quadro sanzionatorio, anche amministrativo, e inasprire i provvedimenti di sospensione temporanea per chi truffa il cittadino italiano”. Io credo che fosse un ordine del giorno di buonsenso, un ordine del giorno che trovava puntuale riscontro nella normativa vigente, e quindi Futuro Nazionale non si può accontentare di una riformulazione con l'eliminazione delle premesse. Era questo il motivo ed è questo il motivo per cui non ci accontentiamo, e quindi non accettiamo la riformulazione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/5 Calderone, con il parere contrario del Governo. Non è stata accolta, pertanto, la riformulazione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 47).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/6 Bof, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Signor Presidente… La posso chiamare “signor Presidente” o si offende? No? Può andare bene (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)?

PRESIDENTE. Faccia il suo intervento, abbiamo già precisato al riguardo.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Bene. No, volevo essere sicuro di non essere scortese e, quindi, di dare il giusto titolo a tutte le persone, che dopo magari… Niente, su quest'ordine del giorno noi non capiamo il parere contrario da parte del Governo, anzi, non abbiamo intanto capito il tipo di parere, però giustamente il Presidente, correttamente, ci ha ricordato che il parere è contrario, anche perché l'ammissibilità è di altra competenza, non del Governo. Detto questo, noi ci troviamo di fronte a una scelta ideologica che devono pagare i nostri cittadini. E perché dico scelta ideologica?

Perché, se la scelta di non voler diversificare le fonti di approvvigionamento energetico da parte del nostro Paese, soprattutto in termini geopolitici, verso quella situazione che ci consente di avere delle risorse energetiche a più basso costo rispetto a quello che stiamo facendo oggi, è una scelta politica, una scelta politica che pagano i nostri cittadini. Perché dico scelta politica? Perché noi diciamo: siamo all'interno dell'Unione europea. Bene, ma all'interno di quella stessa Unione europea noi abbiamo Paesi che importano ancora l'80 per cento dei propri prodotti energetici dalla Federazione Russa.

Abbiamo Paesi come l'Ungheria - e potevamo dire che l'Ungheria era quella brutta e cattiva di Orbán, ma adesso non c'è più Orbán e, comunque, loro continuano a importare il petrolio e il gas dalla Federazione Russa -, ma poi abbiamo la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca, in cui non ci sono brutti e cattivi filorussi, che, comunque, si approvvigionano dell'energia nell'interesse dei loro cittadini - cosa che dovrebbe fare anche il nostro Governo - dai Paesi che gliela riescono a dare a un costo più ragionevole.

Ma, non bastasse tutto ciò, c'è anche l'Austria in tutto questo, c'è la Spagna. Io penso che questi Paesi facciano parte dell'Unione europea, quindi non vi è un diktat europeo dell'Unione europea, intesa come istituzione, nel non potersi avvalere della collaborazione commerciale con questi Paesi per garantire ai nostri cittadini di pagare le bollette più basse e di avere il costo della benzina più basso. No, è una scelta ideologica, la scelta di una parte politica dell'Unione europea, della signora von der Leyen e company, che influenza gran parte del nostro centrodestra moderato.

E il nostro Presidente del Consiglio e il nostro Governo si allineano perfettamente a quella che è una scelta politica e non prevista dalle istituzioni europee, altrimenti sarebbero vincolati tutti i Paesi, e non lo sono. Per far pagare una scelta politica, una posizione ideologica presa da una certa parte politica in Unione europea, noi decidiamo di far pagare di più l'energia ai nostri cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Ahimè, le scelte politiche non devono ricadere sui cittadini, le scelte politiche le deve pagare chi le fa.

Perché, credetemi, voi credete che noi oggi non usiamo i nostri carburanti, il nostro gas, che comunque non arriva indirettamente dalla Federazione Russa. Beh, vi diamo la notizia che gran parte del gas e dell'energia che noi consumiamo arriva comunque dalla Federazione Russa per canali indiretti, e l'unica differenza per gli italiani è che devono pagarlo più caro rispetto a quanto lo pagano altri Paesi. Queste sono scelte ideologiche, scelte ideologiche folli, anche perché lo stiamo facendo solo sulle materie energetiche, quindi è l'ennesima discrasia sul fatto che stiamo facendo delle scelte sbagliate che facciamo pagare ai nostri cittadini.

Quindi, noi non capiamo come mai il Governo non possa dare un parere favorevole, visto che, appunto, non c'è nessun diktat europeo. Si tratta semplicemente di dare parere favorevole o contrario sul fatto di dire: vogliamo fare l'interesse degli italiani? Vogliamo fare in modo che gli italiani paghino meno l'energia, sì o no? Lo vogliamo o non lo vogliamo? Perché l'Europa non ce lo proibisce, perché altri Paesi europei lo fanno, e l'Italia non lo fa. Perché non lo facciamo? Qual è il motivo per cui non lo facciamo? Perché non facciamo gli interessi degli italiani?

Quindi, con il dire “sì” o “no” a un ordine del giorno di questo tipo, si tratta semplicemente di dire: facciamo l'interesse degli italiani o non lo vogliamo fare? Qui il Governo fa una scelta di campo chiara: a noi non frega nulla dell'interesse degli italiani, a noi non frega nulla degli italiani, a noi interessa compiacere le scelte politiche della signora von der Leyen, che ha deciso di intraprendere una linea politica folle in Europa e che sta portando a schiantare tutta l'Europa - e, ovviamente, schiantandosi la locomotiva, anche noi, che siamo il vagone al traino, finiremo nello stesso modo -, semplicemente per delle scelte ideologiche.

Quindi, io chiedo al Governo di fare marcia indietro, di dare parere favorevole a questo emendamento, ma non per fare un piacere… a quest'ordine del giorno, mi scusi, che poi uso i termini sbagliati e vengo criticato anch'io, come il Vice Ministro. Io chiedo a questo Governo di dare un parere favorevole, ma non per fare un piacere a Futuro Nazionale: fate un piacere agli italiani, aiutate gli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!

Facciamo finta che non sia di Futuro Nazionale quest'ordine del giorno, ma facciamo un favore agli italiani, cerchiamo di usare l'energia che costa meno per abbassare le bollette e i prezzi alla pompa ai nostri cittadini. Anche perché comunque stiamo facendo un duplice danno: il primo nel far pagare le bollette più care ai nostri cittadini; il secondo perché stiamo bloccando tutto il commercio che dal nostro Paese andava verso la Federazione Russa, e ci sono molte aziende, soprattutto nel mio caro Nord-Est, che in questo momento stanno soffrendo perché hanno canali commerciali bloccati semplicemente per una scelta ideologica e folle.

Se qualcuno pensa che, facendo un danno agli italiani e alle aziende italiane, cambi qualcosa in Ucraina, probabilmente non ha capito nulla della geopolitica internazionale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Vedo che c'è anche chi annuisce. Quindi, secondo me, apriamo gli occhi su questa cosa e facciamo l'interesse degli italiani e delle nostre aziende. Vedrete che così probabilmente sarà più facile risolvere anche il problema del conflitto in Ucraina, come fanno tanti altri Paesi europei, che non si preoccupano di Zelensky, ma si preoccupano dei loro cittadini e di avere carburante ed energia a minore costo, senza preoccuparsi dei bagni d'oro di Zelensky o degli sprechi del Governo ucraino, per una guerra che non ci appartiene e non è nostra (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Nonostante il suo intervento, il parere che ci consegna la signora Vice Ministro Gava resta negativo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Nell'annunciare il voto contrario di Azione a quest'ordine del giorno, vorrei precisare che noi non lo facciamo semplicemente perché è a firma dei colleghi di Futuro Nazionale, ma per il contenuto proprio dell'ordine del giorno. Tra l'altro, ho cercato di ascoltare le argomentazioni poste dai colleghi di Futuro Nazionale, che sono del tutto inesistenti, delle falsificazioni a cui, tra l'altro, la Presidente del Consiglio ha risposto in modo estremamente puntuale nelle sue ultime comunicazioni alla Camera: riaprire al gas russo non abbasserebbe i costi delle bollette delle imprese italiane e degli italiani.

Quindi, oggi l'interesse degli italiani, delle famiglie italiane e delle imprese italiane è e rimane di non aprire al gas russo, visto che ormai ci siamo liberati da questa dipendenza, ma di investire in altre forme di approvvigionamento di energia.

Consiglierei anche, per suo tramite, ai colleghi di Futuro Nazionale, siccome immagino che questo ripetere un po' il mantra del “fare gli interessi degli italiani” serva per i social, maggiore brevità, ma qualche argomentazione in più, perché “fare gli interessi degli italiani” a qualcun altro ha portato male. Su questo, quindi, mi permetterei un suggerimento comunicativo. Chiudo, Presidente, ringraziandola per la sua doverosa precisazione: la ringrazio per averla fatta rispetto alla definizione del genere da dare all'articolo determinativo rivolgendosi alla Vice Ministra.

Sempre per suo tramite, vorrei precisare ai colleghi di Futuro Nazionale che qui non si tratta di attribuire a ciascuno il titolo proprio che gli appartiene, ma di attribuire a ciascuno il genere che ne individua l'identità: ad un uomo ci si rivolge con il maschile perché è un uomo, ad una donna ci si rivolge al femminile perché è una donna, punto (Applausi dei deputati dei gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Non è una questione di titolo, ma di genere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ravetto. Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Premesso che, secondo me, nel rispetto di tutta l'Aula e dell'Istituzione in sé, sarebbe utile che si ripristinasse un po' un tenore degli interventi che andasse nel merito delle cose, e non sempre un tentativo di attacco al gruppo di Futuro Nazionale (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Capisco che la collega Bonetti, come il suo sodale Rosato, siano molto agitati perché non sanno quale sarà la loro futura collocazione politica, se a destra o se a sinistra (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), però basta. Ci danno dei “cialtroni”, ci danno dei “maschilisti”. Ora, onestamente, torniamo al merito. Perdoni, collega Bonetti, Presidente, tramite lei…

PRESIDENTE. Scusi, questo compito, se lei mi consente, appartiene a me.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Sono d'accordo, era necessario questo compito…

PRESIDENTE. L'intervento che abbiamo ascoltato era nel merito.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). …anche quando in Aula il collega Rosato ci diede dei “cialtroni”. Nessun Presidente - non c'era lei, ma c'era un altro Presidente - ritenne di censurarlo. Però, sì, spetta certamente a lei e la ringrazio se lo farà. Quindi io torno invece sull'ordine del giorno. Qua c'è un po' di disinformazione sul prezzo del gas che, mi permetto, ha trasmesso un po' in quest'Aula anche la stessa Presidente, lo stesso Presidente, Giorgia Meloni. Il prezzo del gas si fa, come ha detto la o il Presidente, ad Amsterdam e quindi è quello lì. Ma non è che delle persone si radunano ad Amsterdam e decidono il prezzo del gas a loro piacimento: lo fanno sulla base delle regole del mercato, signori.

Questo dovrebbe essere noto a tutti. Il prezzo del gas si potrebbe fare a Sydney o a Helsinki, non cambierebbe nulla. Il tema è il mercato. Allora, è evidente che, se nel mercato si è imposto per anni di comprare un gas che costa quattro volte di più, che è quello statunitense (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), il listino del prezzo del gas si innalza: è questo il motivo per cui riacquistarlo da chi ce lo vende a meno potrebbe livellare il prezzo del gas.

Questo non lo diciamo solo noi di Futuro Nazionale. Visto che la Bonetti e il suo partito si dicono europeisti, si vadano a leggere le relazioni della Commissione europea che hanno dimostrato che, da quando c'è stata la chiusura dell'Europa all'acquisto del gas russo, c'è stato un correlato aumento del listino del prezzo del gas. In più vi diciamo una cosa. Voi potete discutere in quest'Aula, ma la risposta ve la daranno gli italiani con la prossima bolletta.

Quando il gas andrà di nuovo alle stelle, risponderanno a tutte queste vostre illazioni sui listini fissi o quant'altro. Quindi sì, lo ribadiamo, noi parliamo nell'interesse degli italiani, di quelli che forse, al contrario della collega Bonetti, quando arriverà la bolletta, avranno effettivamente dei problemi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/6 Bof, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 48).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/7 Sasso, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare il deputato Sasso. Ne ha facoltà.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Veda, Presidente, trovo lunare questo frangente del dibattito odierno. Infatti, sentire dire dalla collega del partito di Calenda che non abbiamo un prezzo del gas così alto… Leggo sul Corriere della Sera: “Caro gas, bollette più alte di sempre a ottobre 2026: rincaro del 9,1 per cento, in un anno 163 euro di spesa in più per una famiglia media”. Ed è ottobre. Non oso immaginare, o meglio, diciamo alle famiglie italiane: quando arriveranno le bollette del gas, stampatevi questa dichiarazione della collega Bonetti, del partito di Calenda, che ormai abbiamo risolto il problema del gas (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

È vero, non siamo più totalmente dipendenti dalla Russia, ma quanto ci costa comprare il gas dagli altri canali? Allora, noi dobbiamo renderci conto, Futuro Nazionale sta avendo un atteggiamento più che responsabile e probabilmente l'esito del voto al provvedimento finale - non voglio anticipare il contenuto dell'intervento - non sarà quello di una sinistra che trovo altrettanto lunare e che, anziché pensare ai problemi degli italiani, pensa agli articoli determinativi e ai generi.

Ma voi, usciti da quest'Aula, quando e se incontrate i cittadini… i cittadini vi chiedono di chiamare la collega Gava “Vice Ministra”, anziché “Vice Ministro”, o vi chiedono di provare a risolvere i problemi alla pompa di benzina e con le bollette del gas (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? La nostra è una categoria di privilegiati: per noi il 9 per cento della bolletta magari non rappresenta un problema, però abbiate la dignità di pensare e di calarvi nella situazione delle famiglie italiane. È assurdo sentire dire che adesso, ormai, il problema è risolto.

Entrando nel merito, Presidente, come piace alla collega Bonetti - la ringrazio per non averci insultato, a differenza del suo collega Rosato -, con quest'ordine del giorno noi avevamo semplicemente chiesto, ed è qui la differenza tra il Governo di centrodestra moderato e l'attività parlamentare di Futuro Nazionale, perché noi nell'80 per cento dei casi votiamo favorevolmente a tutti i decreti del Governo, ci permettiamo soltanto di apporre dei suggerimenti: gli emendamenti ce li avete bocciati e, addirittura, l'ordine del giorno, con questa nuova categoria giuridica della non accoglibilità, che poi è stato chiarito essere in realtà un parere contrario… su questo provvedimento, con cui si dovrebbe appunto contenere l'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi e dei carburanti, noi, in sintesi, avevamo semplicemente chiesto di adottare ulteriori iniziative per istituire un efficace meccanismo di vigilanza rafforzata.

Perché quando c'è stata la speculazione, è vero, la Guardia di finanza ha fatto il suo, e ringraziamo chi indossa una divisa per l'attività di prevenzione e di controllo, ma evidentemente non è bastato, perché poi nelle tasche dei cittadini la speculazione è arrivata comunque. Chiedevamo di adottare delle iniziative anche volte a rafforzare i poteri sanzionatori e operativi dell'autorità di vigilanza, introducendo dei tetti massimi ai margini di profitto per le compagnie e l'attivazione automatica di blocchi temporanei dei prezzi alla pompa per contrastare le speculazioni di filiera.

Allora, tecnicamente sarebbe bello introdurre nel Regolamento parlamentare l'obbligo di risposta da parte dei membri del Governo. Mi piacerebbe sapere, in un Parlamento non lunare, come quello degli ultimi 30 minuti, ma in un Parlamento che spieghi veramente ai cittadini, quali sono le reali motivazioni per cui il Governo, sostenuto dalla maggioranza di centrodestra moderata, ci dà un parere contrario. Perché io sono più che convinto che voi potreste anche condividere quest'ordine del giorno.

Però, poiché arriva da Futuro Nazionale, poiché arriva dal generale Vannacci, in quanto tale ha un peccato originale, e quindi “noi lo dobbiamo rifiutare”. Futuro Nazionale, invece, ha uno spirito diverso. La settimana scorsa vi abbiamo salvato sulla questione dei medici da reintegrare radiati durante il COVID, perché all'interno della vostra coalizione ci sono stati dei traditori (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra), traditori politici, che, pur essendo presenti in Aula, hanno rifiutato di votare.

Futuro Nazionale ha sempre detto che sui temi identitari, sui temi di destra vera, sui temi per cui tutti siamo stati votati nel 2022, non si sarebbe tirata indietro. Sarebbe bello conoscere le reali motivazioni per cui dite di no a Futuro Nazionale. Forse una risposta ce la possiamo dare: perché diciamo le cose che il popolo italiano vuole sentire, a differenza vostra (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per dichiarazione di voto, ovviamente. Io dichiaro il mio voto contrario.

Però, tramite lei, Presidente, vorrei dire al collega Sasso, rispetto a questa sua disquisizione sull'articolo da usare, dopo che per tre anni ci ha rotto le scatole, lui e la teoria gender: basta! Sii serio! Non puoi dimenticare quello che hai fatto in tre anni, adesso che ti stai piegando e state cercando di entrare in maggioranza! Voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/7 Sasso, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 49).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/8 Davide Bergamini. C'è una proposta di riformulazione: l'accetta? Non l'accetta.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Sì, non possiamo accettare la riformulazione del Vice Ministro Gava, perché crediamo che su quest'ordine del giorno ci sia stato un capolavoro di riformulazione. L'ordine del giorno non chiedeva altro che estendere ad alcune categorie, alle quali, come Futuro Nazionale, vogliamo dimostrare vicinanza, ma vorremmo la vicinanza di tutta quest'Aula... In particolar modo, parliamo di agricoltori, di agromeccanici, che spesso vengono dimenticati, delle aziende della pesca, che stanno subendo il rincaro dei carburanti in un momento già difficile; lo abbiamo detto anche ieri durante l'esame degli emendamenti e lo vogliamo ribadire oggi con quest'ordine del giorno.

È stato un capolavoro di riformulazione perché il Vice Ministro ci ha detto di eliminare le premesse, quindi, ovviamente, se eliminiamo le premesse di quest'ordine del giorno, si perde anche il senso, si perde la spiegazione di quello che Futuro Nazionale ha voluto dare all'ordine del giorno stesso e, soprattutto, si evita di analizzare il contributo che Futuro Nazionale ha voluto dare a quest'ordine del giorno, ovvero suggerire come identificare le risorse per finanziare quest'ordine del giorno. Quindi, un capolavoro perché si eliminano le premesse, si toglie il senso, si inserisce la clausola “compatibilmente con le risorse della finanza pubblica”, quando poi, nelle premesse stesse e anche negli impegni, abbiamo inserito in modo chiaro dove identificarle: abbiamo scritto che “l'onere finanziario” - e lo leggo qua, sul testo dell'ordine del giorno - “complessivo derivante dall'estensione della misura sarebbe integralmente ed agevolmente sostenibile mediante l'opportuna riduzione ed utilizzo delle dotazioni del Fondo per interventi strutturali di politica economica”.

Quindi, se si vota contro quest'ordine del giorno, si vota contro gli agricoltori, le aziende della pesca, gli agromeccanici; e non si dica che Futuro Nazionale fa ordini del giorno a spot, senza offrire soluzioni. Noi l'abbiamo identificato: si tratta della scelta politica, di cui quest'Aula, ovviamente, si renderà responsabile con il voto che vedremo a breve, se sostenere questi settori, questi comparti o se sbattere loro la porta in faccia per l'ennesima volta, in un periodo veramente difficile. Infatti, come ho ricordato anche ieri, c'è la tempesta perfetta per alcuni settori, quali quello degli agricoltori e quello della pesca, che vedono norme europee che vanno a penalizzarli quotidianamente, a cui si aggiunge la concorrenza sleale dei prodotti che sempre questa Europa fa arrivare sui nostri mercati a prezzi molto competitivi in confronto a quelli delle nostre aziende che, oramai, devono vendere i loro prodotti a un prezzo che è nettamente inferiore ai costi di produzione. A tutto questo si aggiunge il rincaro dei carburanti.

Quindi, noi vogliamo dire che abbiamo trovato una soluzione. Vorrei chiedere al Vice Ministro Gava di rivedere il parere su quest'ordine del giorno o magari di accantonarlo e chiedere ai tecnici del Ministero se Futuro Nazionale ha proposto un percorso percorribile. Infatti, credo che, come hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, non sia un favore a Futuro Nazionale - lo ribadisco a voce -, ma sia, invece, un favore agli agricoltori, alle aziende della pesca e agli agromeccanici che, sempre più spesso, lanciano il loro grido di dolore nelle piazze, sulla stampa, e continuano, invece, con forza a portare avanti quelle aziende di famiglia che sono l'asse portante della nostra economia e rappresentano le tradizioni del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Davide Bergamini n. 9/3148/8, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 50).

Passiamo all'ordine del giorno Pierro n. 9/3148/9. Onorevole Pierro, accetta la riformulazione?

ATTILIO PIERRO (MISTO-FNV-F). Presidente, non posso accettare la riformulazione, perché…

PRESIDENTE. Quindi, vada avanti per dichiarazione di voto. Prego.

ATTILIO PIERRO (MISTO-FNV-F). Sì. Togliere le premesse vuol dire far decadere l'ordine del giorno. Mentre noi discutiamo su quest'ordine del giorno, il prezzo del carburante può cambiare. Un'impresa, invece, deve programmare il proprio lavoro con mesi di anticipo e questa differenza può diventare un problema serio per chi lavora e produce. In questi anni, abbiamo assistito più volte alla stessa situazione: aumentano benzina e gasolio, crescono le difficoltà delle famiglie e delle imprese e il Governo interviene con provvedimenti di urgenza. Si riducono temporaneamente le accise, ma dopo qualche settimana o qualche mese quelle misure terminano e al successivo rincaro siamo nuovamente al punto di partenza.

Presidente, credo sia arrivato il momento di cambiare questo modo di intervenire. Pensiamo a un pescatore che deve uscire in mare o a un agricoltore che deve lavorare i propri terreni o a un autotrasportatore che percorre centinaia di chilometri per consegnare le merci. Sono persone che devono affrontare spese importanti prima ancora di iniziare a guadagnare. Il pescatore deve rifornire la propria imbarcazione e mantenere efficienti le attrezzature; l'agricoltore deve utilizzare i mezzi per lavorare i campi; l'autotrasportatore deve sostenere quotidianamente il costo del carburante. Bastano pochi centesimi in più al litro, ripetuti per settimane, per far crescere sensibilmente le spese. Il lavoro rimane lo stesso; a cambiare sono i costi che continuano a salire.

Noi di Futuro Nazionale, con quest'ordine del giorno, chiediamo al Governo di introdurre un meccanismo strutturale di accisa mobile, valido fino al 31 dicembre 2028. La proposta è semplice: collegare la riduzione delle accise direttamente all'andamento dei prezzi alla pompa. Abbiamo individuato una soglia precisa: 1,75 euro al litro. Se il prezzo medio nazionale della benzina o del gasolio in modalità self-service supera questa soglia per due rilevazioni settimanali consecutive, chiediamo che venga disposta tempestivamente una riduzione delle accise. Le rilevazioni saranno effettuate dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Il Ministero dell'Economia, di concerto con quello dell'Ambiente, dovrà intervenire con un decreto, applicando il criterio di calcolo previsto dal nostro ordine del giorno, che rapporta l'aumento del prezzo al fattore 1,22. E qui c'è un aspetto importante: quando aumenta il prezzo del carburante, aumenta anche l'IVA che lo Stato incassa su ogni litro venduto. Riteniamo giusto tenere conto di queste maggiori entrate fiscali per alleggerire il peso dei rincari sulle famiglie e sulle imprese. Se il prezzo aumenta rapidamente, anche la risposta dello Stato deve poter arrivare rapidamente.

Abbiamo previsto una particolare attenzione anche ai carburanti agevolati, utilizzati nell'agricoltura e nella pesca. Questi settori beneficiano già di specifiche agevolazioni fiscali, ma continuano a sostenere costi energetici importanti. Vogliamo quindi che il meccanismo tenga conto delle loro condizioni, attraverso gli adeguamenti necessari, tutelando anche le attività agromeccaniche e l'acquacoltura. Naturalmente, tutto questo dovrà avvenire nel rispetto dei limiti europei sulla tassazione e delle risorse finanziarie disponibili.

Presidente, il problema dei carburanti non riguarda soltanto chi fa rifornimento, riguarda anche il prezzo dei prodotti che acquistiamo ogni giorno. La frutta e la verdura devono arrivare dai campi ai mercati; il pesce deve essere trasportato e distribuito; i negozi devono essere riforniti e lungo tutta questa filiera il costo del carburante pesa, fino a incidere sulle spese delle famiglie.

Conosco bene poi la situazione dei piccoli centri, a partire dal mio territorio, il Cilento. In molti comuni l'automobile non è una scelta, ma una necessità. Serve per raggiungere il lavoro, accompagnare i figli a scuola, andare dal medico o per accedere ai servizi essenziali. Ci sono famiglie che percorrono decine di chilometri ogni giorno e per loro anche pochi euro in più a ogni rifornimento, alla fine del mese, fanno la differenza.

Non possiamo continuare a considerare ogni aumento dei carburanti come un'emergenza imprevedibile: dobbiamo stabilire in anticipo quando e come intervenire, evitando di ricominciare ogni volta da capo con nuovi provvedimenti d'urgenza.

Permettetemi di aggiungere un'altra considerazione, Presidente. Noi di Futuro Nazionale, insieme al generale Vannacci, lo diciamo da mesi con chiarezza: l'Italia deve acquistare petrolio e gas dove costano meno, mettendo al primo posto gli interessi delle famiglie e delle imprese italiane (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Non possiamo chiedere continuamente sacrifici ai cittadini senza fare tutto il possibile per ridurre i costi dell'energia. E allora, se non volete ascoltare le nostre proposte, abbiate almeno la decenza di adottare misure concrete per alleggerire le bollette e il costo dei carburanti, perché qui non si tratta di dare ragione a Futuro Nazionale o al generale Vannacci, si tratta di dare finalmente qualcosa di utile a tutti gli italiani.

Presidente, mi avvio alla conclusione. Gli interventi temporanei possono offrire sollievo nei momenti di difficoltà, ma non garantiscono quella stabilità di cui famiglie e imprese hanno bisogno. Noi di Futuro Nazionale chiediamo al Governo di assumere un impegno concreto e di adottare le iniziative necessarie per rendere operativo questo meccanismo. Chi manda avanti un'impresa deve poter programmare il proprio lavoro e chi utilizza ogni giorno l'automobile deve poter raffrontare le proprie spese con maggiore tranquillità. Abbiamo individuato uno strumento che può rendere la risposta dello Stato più tempestiva nel rispetto delle risorse disponibili. Adesso, chiediamo al Governo di dare seguito a questa proposta e rivedere questo parere perché è una questione di buonsenso, perché i rincari dei carburanti incidono immediatamente sulle tasche degli italiani ed è giusto che anche lo Stato sia pronto a intervenire con la stessa tempestività (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/9 Pierro, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 51).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/10 Benzoni, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/10 Benzoni, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 52).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/11 Ruffino. C'è una proposta di riformulazione da parte del Governo, che viene accolta.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/12 Santillo, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/12 Santillo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 53).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/13 Ilaria Fontana, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/13 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 54).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/14 L'Abbate, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/14 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 55).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/15 Appendino. C'è una proposta di riformulazione, che non viene accolta. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/15 Appendino, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 56).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/16 Cappelletti, sul quale il parere del Governo è contrario.

Ha chiesto di parlare il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.

ENRICO CAPPELLETTI (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo sul mio ordine del giorno anche per mettere i puntini sulle “i” sulla discussione a cui ho assistito finora. È vero, con il Governo Meloni l'Italia è stata condannata a pagare il costo dell'energia più caro d'Europa e questo vale per ciò che succede all'estero fino a un certo punto, perché le ripercussioni della crisi di Hormuz e della guerra in Ucraina sono uguali in Italia, in Spagna, in Germania, in Olanda, eccetera. Se siamo ultimi, evidentemente, una responsabilità in questo Governo c'è, anche perché la conseguenza di questo, una parte preponderante della conseguenza, è che siamo ultimi in Europa come crescita economica e chiaramente i due dati sono connessi.

Ebbene, se ci troviamo in questa situazione, in cui il costo dell'energia in Italia è più alto d'Europa, è proprio a causa dell'incidenza del costo del gas nel mix energetico, cioè noi dobbiamo creare un mix energetico o modificare il mix energetico per diminuire la nostra dipendenza dal gas, perché fintanto che rimaniamo dipendenti dal gas siamo condannati ad avere le bollette più alte d'Europa.

E allora come liberarci da questa dipendenza? Qualcuno, anche qualche collega, propone l'apertura al nucleare, ma non risolve, al di là di mille obiezioni che si possono fare e non è la sede qui per elencarle; non si fa un passo in avanti verso l'autonomia energetica, nel momento stesso in cui oggi l'Europa è dipendente dalla Russia anche per l'uranio. Pensate che solo l'anno scorso, nel 2025, l'Europa ha importato dalla Russia 2.900 tonnellate di uranio per alimentare la produzione di energia delle proprie centrali nucleari. Se l'uranio russo non è all'interno dell'elenco dei prodotti che sono soggetti ad embargo dalla Russia è perché, esattamente come l'Italia era dipendente dalla Russia per il gas, molti Paesi europei, decine di centrali nucleari in Europa, sono dipendenti dall'uranio dalla Russia. Allora, non si capisce perché dovremmo investire per continuare a essere dipendenti da un altro Paese; al contrario, dovremmo cercare di investire, a tecnologie attuali, sulle rinnovabili.

E vengo al merito del mio ordine del giorno. Perché le rinnovabili? Primo, perché la tecnologia è già disponibile oggi e non dobbiamo andare a inventare nulla; magari ci fossero delle innovazioni, ma non è detto che si possano ottenere nel breve periodo. Secondo, perché sono quelle a minor costo, sono quelle più sostenibili dal punto di vista ambientale, ma soprattutto più sostenibili dal punto di vista economico: producono energia a un costo più basso e, quindi, se vogliamo ridurre il costo delle bollette, dobbiamo investire nelle fonti energetiche che producono energia a costo più basso, non nelle fonti che producono energia evidentemente nella fascia più alta.

Quest'ordine del giorno andrebbe in questa direzione e non propone altro che di dare un'interpretazione autentica a una norma che in questo momento è fonte di contenziosi; parlo di eolico, di eolico offshore. È inoltre fonte di difformità interpretative, è fonte di applicazione diversa da parte di diverse amministrazioni dello Stato ed è fonte, soprattutto, di un allungamento dei tempi di rilascio delle concessioni demaniali proprio per la realizzazione di questi impianti.

Allora, ci troviamo di fronte a un paradosso: abbiamo un Governo che, anche in questo disegno di legge, propone addirittura di realizzare impianti rinnovabili nelle fasce di rispetto delle aree cosiddette UNESCO e, invece, dà parere contrario a un ordine del giorno che vuole semplificare le procedure burocratiche per gli impianti offshore. A me sembra una politica folle, perché la transizione energetica la possiamo fare nel nostro Paese, se la facciamo con i cittadini, se distribuiamo ai cittadini i vantaggi e i benefici di questa transizione, ad esempio dando esecuzione alla norma che introduce il calcolo dei costi zonali, con i quali potremmo far pagare meno l'energia proprio a quei cittadini e a quelle regioni che hanno maggiormente investito sulle rinnovabili.

E questo non si fa, come non si dà parere favorevole a un ordine del giorno che mi pare di buonsenso, come questo, ma si dà, invece, indicazione di realizzare gli impianti nelle aree UNESCO. Ecco, questo mi sembra quasi un modo per andare contro i cittadini, per creare ulteriori muri, per creare ulteriori contrasti alla transizione energetica.

Per cui cosa posso dire? Non sono sicuramente sorpreso, è evidente una preclusione ideologica da parte di Governo e maggioranza nei confronti di tutto ciò che va nella direzione della transizione energetica. Almeno che rimanga agli atti di questa Camera (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il deputato Perantoni sottoscrive l'ordine del giorno. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/16 Cappelletti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 57).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/17 Ferrara. Onorevole Ferrara, accoglie la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/18 Pavanelli. Onorevole Pavanelli, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/18 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 58).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/19 Morfino, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/19 Morfino, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 59).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/20 Lomuti. Onorevole Lomuti, accoglie la riformulazione? Ha chiesto di parlare l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Non accetto la riformulazione e chiedo di intervenire, perché io non riesco a interpretare questo cambio di rotta. Quest'ordine del giorno è praticamente uguale nel merito a quelli già presentati precedentemente rispetto ad altre iniziate legislative del Governo strettamente connesse. Il problema è che quegli ordini del giorno sono stati già approvati, quindi io chiederei al Governo innanzitutto di fare pace con se stesso. Poi voglio intervenire motivando anche perché non posso accettare la riformulazione.

Innanzitutto, “a valutare di” su un tema così grande io credo che non sia una risposta seria. In secondo luogo, rispetto a eliminare le premesse, vengo al dunque, perché voglio parlare di quelle premesse. Vede, la Basilicata, perché di questo parliamo, è la regione che dà più di tutte le altre al Paese in termini di sicurezza energetica nazionale. Nel nostro sottosuolo si trova il giacimento petrolifero più grande d'Europa. Noi, più di tutte le altre regioni, diamo a questo Paese petrolio, gas e anche quell'energia che deriva dalle fonti rinnovabili.

Eppure i lucani continuano a pagare i prezzi più alti del carburante, continuano a vivere un tragico isolamento infrastrutturale, fanno i conti con dei servizi sanitari insufficienti e continuano a subire un'emorragia di abitanti, lo spopolamento cioè di giovani che vanno via, e quando vanno via i giovani vanno via le opportunità. Io tutto questo non posso cancellarlo perché vuol dire cancellare la storia, vuol dire cancellare il problema, e finché sarò qui, tra questi banchi, al Governo io questo problema lo porrò sempre, lo porterò sempre avanti, Presidente.

Oggi lo porto avanti con quest'ordine del giorno, che mira a proporre un percorso al Governo per arrivare poi a un'idea di compensazione sacrosanta verso i lucani, anche comprendendo l'eliminazione del peso delle accise attraverso un percorso legislativo ad hoc o attraverso delle modifiche della normativa nazionale, dietro magari un accordo tra Stato e regione, per arrivare quindi a meta. Quale meta? Quella di creare una zona economica compensativa.

Infatti, Presidente, non è niente di campato in aria, non stiamo chiedendo la luna: è assolutamente un diritto dei lucani, perché il prezzo sociale che pagano i lucani, i cittadini della Basilicata, va ben oltre quello indicato sui tabelloni dei distributori. Lo pagano anzitutto sotto l'aspetto ambientale, perché da noi insistono impianti petroliferi, impianti strettamente connessi alla lavorazione del petrolio, che producono inquinamento. Al contempo, in Basilicata non abbiamo un monitoraggio epidemiologico permanente, trasparente e indipendente.

È questo il prezzo che paghiamo e, al contempo, paghiamo il prezzo dell'isolamento infrastrutturale. Venite in Basilicata, percorrete le strade della Basilicata, vedete se sono delle strade decenti o se, invece, non sono delle strade da terzo mondo. E poi c'è il prezzo delle infrastrutture. Ma, oltre al prezzo delle infrastrutture, c'è anche, forse, quello più alto, cioè i servizi sanitari insufficienti: soltanto nel 2025 il saldo fra la mobilitazione passiva e attiva sanitaria presenta un conto altissimo, un saldo negativo fino a quasi 80 milioni di euro.

E poi c'è quello ancora più alto, che è lo spopolamento: siamo arrivati a 530.000 anime. Presidente, io tutto questo non posso eliminarlo, perché per me sarebbe un tradimento verso la comunità che rappresento. Chiedo, invece, che sia il Governo a porsi la domanda che i lucani si pongono da decenni e per la quale non hanno avuto risposte. Ma che senso ha vivere in una regione che dà così tanto da un punto di vista energetico, e quindi di ricchezza, e poi quella ricchezza non viene redistribuita per creare lavoro, occupazione, sviluppo, servizi, per poter concedere a un cittadino lucano di poter programmare il proprio futuro e, magari, di restare in Basilicata, invece che andarsene via?

Io questa risposta non la sto avendo. In tutti questi 4 anni di legislatura ho posto sempre questo problema, ho chiesto sempre risposte e non le ho avute. La risposta sarebbe nella votazione con parere favorevole di quest'ordine del giorno, ma ciò non è. E allora servirebbe una risposta, che potrebbe essere non quella di un'intesa, una semplice intesa, ma quella proprio di un patto con i lucani, un patto per la Basilicata che si basa su direttrici precise: giustizia energetica, compensazione ambientale e sanitaria, infrastrutture, mobilità, sviluppo economico e occupazione, transizione energetica e, perché no, anche - uso una parola che tanto piace a questo Governo - sovranità territoriale.

Questa non è una richiesta di assistenza, di elemosina; noi non chiediamo privilegi, chiediamo semplicemente una cosa, cioè giustizia sociale. E quest'ordine del giorno può essere - o meglio, poteva essere - una scintilla, uno strumento, anche uno strumento di visione, ma, se non volete questo, quest'ordine del giorno, ahimè, resta pur sempre un atto legislativo. Quindi, o lo votate o non lo votate, ma senza chiedere di cancellare il problema, perché il petrolio e le risorse naturali finiranno, ma un popolo, un intero popolo, non può essere abbandonato dopo che ha dato così tanto. È arrivato il momento che la Basilicata sia messa nelle condizioni di organizzare e decidere il proprio futuro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Tutto il gruppo del MoVimento 5 Stelle sottoscrive il suo ordine del giorno. Anche il deputato Amendola. Anche tutto il tutto il gruppo del PD? No, solo il deputato Amendola, perfetto.

Nel frattempo, salutiamo studenti e insegnanti del liceo statale “Democrito” di Roma, che sono presenti nelle tribune ad assistere ai nostri lavori (Applausi). Li ringraziamo e, come consuetudine, gli auguriamo ogni fortuna.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/20 Lomuti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 60).

Sull'ordine del giorno n. 9/3148/21 Amendola c'è una proposta di riformulazione da parte del Governo. Ha chiesto di parlare il deputato Amendola. Ne ha facoltà.

VINCENZO AMENDOLA (PD-IDP). Grazie, Presidente. No, io non accetto la riformulazione perché di riformulazioni sulla questione petrolio in Basilicata ne abbiamo fatte anche tante. Io ho accettato molte riformulazioni con i colleghi del centrodestra. Avevamo promesso, dato che il costo dei carburanti in quella regione è superiore, aveva promesso il Governo di fare un ente per verificare come mai la spesa era superiore.

Però adesso, qui, chiediamo una cosa molto semplice, perché noi sappiamo bene che 10 anni fa, nello Sblocca Italia, c'era un articolo, il 36, che prevedeva che, se ci fosse stato un aumento dell'Ires o delle entrate fiscali delle compagnie che estraggono petrolio in Basilicata, questo poteva permettere una sana compensazione a una regione che dà l'84 per cento della produzione del greggio nazionale e il 30 per cento di quella del gas.

Io non capisco che cosa dovrei riformulare, la verità? Che questa regione paga in transizione ecologica senza fondi? Paga in quello che è un costo superiore per le imprese e per i cittadini? Che cosa dovrei riformulare? Riformulo che la verità è che è un ennesimo schiaffo, perché tutti gli ordini del giorno votati per dare una mano a questa regione, che dà una mano all'Italia, non vengono mai presi in considerazione. Di riformulazioni qui si muore: o il Governo decide di dare vita a quello che è un articolo di legge che è nello “Sblocca Italia”, oppure ditelo chiaramente che a voi della Basilicata non interessa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Lomuti sottoscrive l'ordine del giorno. La signora Vice Ministro non mi pare che accolga il suo invito al ripensamento.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/21 Amendola, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 61).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/22 Curti, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/22 Curti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 62).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/23 Ferrari. Onorevole Ferrari, accoglie la riformulazione?

SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Egregia Vice Ministra Gava, “Ministra” perché è come “maestra” e la nostra lingua lo richiede, lo dico da docente di italiano (Commenti di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE)…

PRESIDENTE. Vada avanti, non è che possiamo aprire un dibattito su questo. Ognuno storicamente ha le sue idee, quindi lei manifesti, giustamente, le sue.

SARA FERRARI (PD-IDP). Non è un'idea, è la nostra lingua. Lo ripeto da docente di italiano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia), per la confusione che hanno creato i colleghi del “patriarcato mediterraneo”, che forse non si sono accorti che, questa notte, quella ridicola ideologia MAGA ha ricevuto una bella batosta dalle elettrici e dagli elettori americani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

Le chiedo, dunque, Vice Ministra, se può valutare non l'opportunità di dare seguito a quanto richiesto in quest'ordine del giorno, ma di valutare l'opportunità di accantonarlo, perché quest'ordine del giorno non richiede impegno finanziario. Fa due proposte di buonsenso, che sicuramente il Governo condivide, perché lo abbiamo letto e sentito nelle vostre dichiarazioni: non stravolgono il provvedimento e rafforzano, appunto, un obiettivo condiviso.

La prima richiesta riguarda le comunità energetiche, quelle che da 4 anni vi chiediamo di sostenere veramente e, per ora, abbiamo visto soltanto il taglio dei 2,2 miliardi del PNRR, ridotti notevolmente a 900 milioni e poi ripristinati soltanto per la metà. Ma non stiamo parlando di denaro, in questo momento: stiamo chiedendo una semplificazione burocratica, perché le regole operative del GSE richiedono oggi, addirittura, le fotografie delle targhette dei moduli e inverter e gli elenchi delle matricole. Allora noi chiediamo semplicemente che, rispetto agli impianti già installati, il GSE acquisisca d'ufficio quei dati già in suo possesso o presenti in altre banche dati.

La seconda questione che vi chiediamo è il tempo. Il decreto ministeriale del 2023 fissa un contingente incentivato di 5 gigawatt con scadenza al 31 dicembre 2027, ma al 31 agosto di quest'anno risultavano attive soltanto, sostanzialmente, poco più del 10 per cento delle comunità e di quel contingente di gigawatt soltanto 523 megawatt. Ora, progettare, autorizzare e realizzare gli interventi richiede tempo e la scadenza attuale rischia di lasciare l'obiettivo a metà strada. È per questo che, con quest'ordine del giorno, vi chiediamo di ragionare in un prossimo intervento legislativo per prorogare quel termine al 2030.

Credo che siano intenzioni che voi condividete, perché lo avete sempre dichiarato. Dunque, questa può essere davvero l'occasione per assumere questo impegno, ripeto, non finanziariamente vincolante, piuttosto che “valutare l'opportunità”, perché ritengo che l'opportunità sia più che condivisa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ravetto. Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Per suo tramite…

PRESIDENTE. Anzi, ascoltiamo prima se consente la signora Vice Ministro, che così ci dà un orientamento. Prego.

VANNIA GAVA, Vice Ministra dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Sì, volevo rispondere che effettivamente cambio il parere, perché non è una questione di opportunità. La riformulazione diventa “a valutare di adottare ulteriori iniziative…”. Oggettivamente, però, non posso togliere la parola “valutare”, perché va fatta una valutazione tecnica complessiva che non si può fare seriamente in mezz'ora (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Quindi, tolgo “l'opportunità” e lascio “a valutare di adottare”, perché una valutazione tecnica va fatta.

PRESIDENTE. Quindi, con questa ulteriore riformulazione mi pare che ci sia l'accoglimento della deputata Ferrari. Lei vuole parlare ancora, deputata Ravetto? Sì? Non su questo?

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). No, Presidente, sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. No, scusi, su questo non può parlare. Quindi, adesso votiamo e lei parla dopo.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Lo so, infatti ho chiesto di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Pongo in votazione…

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Vabbè, avevo alzato la mano prima, però grazie.

PRESIDENTE. No, non lo votiamo.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Avevo chiesto di parlare, Presidente, sull'ordine dei lavori, perché sapevo che avrebbe replicato così. Invito tutti…

PRESIDENTE. Allora, sull'ordine dei lavori. Su cosa? Prego.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Sì, ma invito tutti… Presidente, lei ha detto prima che si vuole occupare correttamente dell'Aula. Se un deputato della Repubblica, cioè la sottoscritta, alza la mano per intervenire sull'ordine del giorno, la si lascia parlare, perché se, successivamente, il Vice Ministro o la Vice Ministro, come vuole la collega, dice di voler parlare, ma successivamente a un deputato, siamo ancora nella casa del Parlamento e, quindi, si dà almeno l'ordine di intervento cronologico, perché non credo che il Governo debba maturare maggiori diritti.

PRESIDENTE. Non è così. Comunque, se permette, questa è una prerogativa che mi prendo, perché mi compete e mi spetta. È una delega che ho…

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Ma io le do un suggerimento. Lo faccio notare come ordine dei lavori.

PRESIDENTE. ...quindi le faccia le sue osservazioni, ma questo è e questo resta.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Perfetto. E io ci tengo che rimanga a verbale che, se un deputato prende la parola in quest'Aula, sarebbe giusto che il Presidente gli desse la parola.

PRESIDENTE. Il Governo storicamente ha diritto di priorità, a maggior ragione quando si parla nel merito di un provvedimento, perché può comunque modificare, come è appena accaduto…

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Certo.

PRESIDENTE. …una propria opinione e, quindi, modificare anche il seguito della discussione in Aula.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Certo, ma se interviene successivamente…

PRESIDENTE. Lei faccia il suo intervento sull'ordine dei lavori.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Certo, Presidente, il mio intervento sull'ordine dei lavori è questo, lo ribadisco e lo mando all'attenzione della Presidenza, con grande cortesia. Se un parlamentare alza la mano per intervenire…

PRESIDENTE. La prima cortesia è che, quando la Presidenza parla, lei ascolta. La prima cortesia.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Certo! L'ho così ascoltata…

PRESIDENTE. Cosa che non ha fatto (Applausi di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier).

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). …l'ho così ascoltata che ho ceduto, anzi, lei mi ha imposto di cedere la parola al Governo, che ha alzato la mano dopo di me. Le faccio presente, Presidente, che in quest'Assemblea - perché siamo ancora, fortunatamente, in un'Assemblea dove il parlamentare può intervenire, ha il diritto di intervenire, nonostante la presenza del Governo -, se il Governo chiede la parola successivamente a un parlamentare, è diritto del parlamentare di potersi esprimere, e non credo sia prerogativa del Presidente di dare precedenza all'intervento governativo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Bene, la ringrazio.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie a lei.

PRESIDENTE. Confermo che è il Presidente che, apprezzate le circostanze, stabilisce se dare priorità al Governo o meno, senza ledere il diritto - ci mancherebbe altro - dei parlamentari di fare il proprio intervento.

Detto questo, passiamo all'ordine del giorno 9/3148/24 Simiani. C'è una proposta di riformulazione: viene accolta.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/25 Fossi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/25 Fossi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 63).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/26 Evi. C'è una proposta di riformulazione da parte del Governo, che viene accolta.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/27 Bonafe'. C'è una proposta di riformulazione, che viene accolta.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/28 Pandolfo. C'è una proposta di riformulazione. Viene accolta? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/28 Pandolfo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 64).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/29 De Micheli. C'è una proposta di riformulazione da parte del Governo, che viene accolta.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/30 Gnassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/30 Gnassi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 65).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/31 Di Sanzo. C'è una proposta di riformulazione da parte del Governo, che viene accolta dal deputato Di Sanzo.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/32 Peluffo. Anche qui c'è una proposta di riformulazione, che non viene accolta. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/32 Peluffo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 66).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/33 Barbagallo. C'è una proposta di riformulazione da parte del Governo.

Ha chiesto di parlare il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà.

ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Non possiamo accettare la proposta di riformulazione. Quest'ordine del giorno è relativo agli insopportabili fenomeni di speculazione sul biocarburante, a cui abbiamo assistito in questi mesi.

Il giorno stesso in cui è scoppiata la crisi nello Stretto di Hormuz, a febbraio, il biocarburante - che, ricordo a tutti, è prodotto in Italia, a Gela e a Marghera, con oli esausti da cucina, scarti vegetali, scarti di grassi animali - è schizzato da 1,60 euro a 2,20 euro e a quel prezzo è rimasto per tutti questi mesi. Noi chiediamo che il Governo faccia la sua parte e controlli l'HVO alla pompa, verificando questa insopportabile speculazione. Non è un favore che sta facendo ai cittadini italiani, piuttosto è un favore che sta facendo a ENI, che continua a speculare sui tanti abitanti che, purtroppo, sopportano questi costi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/33 Barbagallo, con il parere contrario del Governo. La deputata Morfino sottoscrive l'ordine del giorno.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 67).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/34 Grimaldi, sul quale il parere del Governo è contrario.

Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Non fingo di essere incredulo, anche se vorrei leggere alla Vice Ministra Gava l'impegno del nostro ordine del giorno, che lei non ritiene nemmeno accoglibile. Si dice di accompagnare, di fatto, le misure di questo provvedimento con degli investimenti poderosi nelle energie rinnovabili e nell'elettrificazione dei nostri consumi, soprattutto per fare accumuli e abbassare il costo dell'energia in Italia.

Io capisco che siamo davanti a dei negazionisti, dei “climafreghisti”, ma non più di qualche settimana fa abbiamo chiesto 7 miliardi di scostamento per fare questo. Ma anche se non fosse questo, io vi chiedo: ma qual è l'alternativa di questo Paese per far costare meno l'energia? È “drill, baby, drill”? Siete ancora lì, siete rimasti gli ultimi: nemmeno in Texas credono più a queste balle. Io ve lo chiedo: qual è l'alternativa? Il petrolio? Il gas? Quando Trump diceva “drill, baby, drill”, spiegava agli americani che avrebbe perforato tutto e avrebbe abbassato il costo della benzina. Sapete che cosa è successo? Non è successo. Ha perforato tutto e gli americani l'hanno punito, così come puniranno voi.

Abbiamo le bollette più care d'Europa, le abbiamo perché siamo diventati dipendenti dal gas nel momento peggiore della storia. E le guerre dei vostri amici hanno alzato ancora di più il costo del gas, tant'è vero che ci sono altri Paesi che hanno fatto esattamente quello che dice questo impegno: sono andati al 65 per cento di rinnovabili e, infatti, hanno le bollette meno care d'Europa, come in Spagna.

Non so cosa stiate pensando. Anche noi sappiamo bene che la sconfitta negli Stati Uniti non vuol dire che siamo davanti alla vostra sconfitta, ce la dobbiamo guadagnare questa vittoria, ma una cosa è chiara agli italiani: sanno che la vostra propaganda è finita, perché se ne rendono conto dalla pompa di benzina alle bollette che ogni giorno pagano, e le pagano più care di tutta Europa (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/34 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 68).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/35 Bonelli, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/35 Bonelli, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 69).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3148/36 Zaratti, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3148/36 Zaratti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 70).

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

Sospendiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella parte pomeridiana della seduta, a partire dalle ore 16,15, per lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale e la votazione finale.

Sospendiamo altresì la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 13,35, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Istruzione e del merito e il Ministro della Salute.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

(Iniziative volte a una riforma organica in materia di reclutamento e retribuzione del personale docente - n. 3-02995)

PRESIDENTE. L'onorevole Marattin ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02995 (Vedi l'allegato A).

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Buon pomeriggio, Ministro. Io penso che il compito della scuola sia di formare al meglio i cittadini di domani e non quello di garantire i livelli occupazionali degli insegnanti, indipendentemente dal contesto, ma su questo torniamo dopo.

Io vorrei chiederle, Ministro, se lei condivide l'idea di riforma radicale dei meccanismi di formazione, reclutamento e progressione di carriera nella scuola. Noi pensiamo che occorra la laurea abilitante, più il tirocinio. Noi pensiamo che, poi, un docente futuro farà domanda direttamente alle scuole che bandiscono i posti. Noi pensiamo che ci debba essere un comitato composto dal preside, dal tutor e da due docenti sorteggiati, che decide le assunzioni dirette. Noi pensiamo che i docenti debbano progredire di carriera attraverso tre livelli. Noi pensiamo che la retribuzione ai docenti debba essere variabile per anzianità, ma anche per merito. Noi pensiamo che i docenti migliori nelle zone più difficili del Paese debbano essere pagati di più.

PRESIDENTE. Concluda.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Noi siamo per una rivoluzione radicale di questo tipo, invece che per le polemiche di questi giorni, su cui tornerò in replica.

Mi chiedevo se lei condivide una riforma radicale del modo in cui la scuola italiana funziona e funzionerà nei prossimi anni.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili onorevoli, ritengo necessario incentrare il dibattito sul quadro complessivo degli interventi finora realizzati e programmati in materia di valorizzazione della professionalità del personale scolastico, anche perché dimostrano ed enucleano quella che è la nostra visione.

Mi riferisco, innanzitutto, all'istituzione di figure strategiche, quali docenti tutor e docenti orientatori, per le quali abbiamo pensato una formazione specifica, che dovrà essere sempre più rafforzata, una adeguata selezione e un apposito riconoscimento economico.

Nella stessa direzione va la formazione continua e incentivata ai docenti, che prevede riconoscimenti economici legati alla partecipazione ai percorsi formativi, soggetti a una doverosa valutazione. In questa correlazione fra formazione, valutazione e maggiore impegno, c'è la nostra idea di scuola del merito, nella quale maggiori riconoscimenti economici debbano essere assicurati al personale che investe sulla propria formazione e che svolge ulteriori funzioni a beneficio delle scuole e degli studenti.

Con lo stesso spirito, siamo intervenuti anche con riferimento ai dirigenti scolastici. Con il contratto collettivo integrativo 2024-2025, abbiamo infatti previsto, per la prima volta, che il riconoscimento della retribuzione di risultato fosse collegato al nuovo sistema di valutazione dei dirigenti scolastici da noi introdotto e, quindi, ai risultati raggiunti.

Con riguardo al reclutamento, abbiamo introdotto, nel percorso di formazione iniziale, una prova consistente nella lezione simulata e abbiamo rafforzato la valutazione dell'anno di prova. Il superamento del sistema delle graduatorie concorsuali non solo richiederebbe una integrale revisione della riforma del PNRR, che lo Stato italiano si è impegnato a rispettare, ma, soprattutto, creerebbe il rischio di contenziosi molto costosi per lo Stato in ragione della violazione dei diritti acquisiti dai docenti, già positivamente valutati nell'ambito delle procedure concorsuali e inseriti nelle apposite graduatorie.

PRESIDENTE. L'onorevole Marattin ha facoltà di replicare.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Ministro, la proposta ovviamente è una radicale riforma che prescinda dalla transizione e si imposti per i nuovi.

Questo era il punto, ma volevo cogliere l'occasione per ricordare che le polemiche che ci sono state, in relazione al disegno di legge di bilancio, sono polemiche demagogiche e populiste. È stato fatto credere agli italiani che sono stati licenziati 5.000 docenti. Quello che è successo è che ci sono 5.000 posti in meno da occupare, da riempire, per il motivo più semplice di tutti: negli ultimi dieci anni, è aumentato il numero di insegnanti, ma è diminuito il numero degli studenti. In particolare, dal 2015 al 2024, abbiamo il 10 per cento di studenti in meno - da 7,7 milioni a 6,9 milioni, ovviamente in conseguenza del calo demografico - e il 16 per cento di insegnanti in più, da 834.000 a 969.000: cioè sono aumentati gli insegnanti e sono diminuiti gli studenti.

Quello che si fa con questo intervento - io sono all'opposizione, non ho interesse a difendere il Governo - è prendere atto che, se ci sono meno studenti, servono meno docenti e noi diciamo: pagati meglio, selezionati meglio, valutati con il merito. Altrimenti stiamo dicendo che lo scopo della scuola non è formare gli italiani di domani, ma è garantire i livelli occupazionali. Non è quello lo scopo della scuola: la scuola è la fabbrica del futuro, la scuola non è proprietà di alcuni sindacati.

La scuola è il più grande investimento che può fare una nazione e con la nostra proposta, Ministro - che spero ci sarà modo di discutere nel finale di legislatura e, magari, più avanti -, noi possiamo avere il coraggio di affrontare di petto uno dei motivi per cui l'Italia è in declino, declino civile, declino sociale, declino economico: abbiamo lasciato per troppi decenni che la scuola fosse una garanzia per chi ci lavora e non un investimento per chi ci studia.

(Chiarimenti in merito alla riduzione di personale docente e ATA previsto a decorrere dall'anno scolastico 2027/2028 - n. 3-02996)

PRESIDENTE. La deputata Ferrari ha facoltà di illustrare l'interrogazione Manzi ed altri n. 3-02996 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, la scuola, secondo noi, non è una voce da tagliare, è un investimento sul futuro di questo Paese. La manovra di bilancio prevede di non coprire i pensionamenti, determinando un nuovo taglio di 5.000 docenti e 2.000 unità di personale tecnico-amministrativo, 7.000 posti in meno circa. Sommati agli 8.000 già cancellati con la legge di bilancio dello scorso anno, arriviamo quasi a 15.000 posti in due anni. Una misura che era stata presentata come transitoria diventa strutturale.

Noi pensiamo che usare il calo demografico come scusa per fare cassa significhi perdere una grande occasione, invece, per ridurre il numero di alunni per classe e migliorare la qualità della didattica, più personalizzata. Il danno è alle famiglie, agli studenti, a chi lavora ogni giorno nelle nostre scuole.

A fronte dei tagli, nessun investimento, nessuna misura concreta per il comparto scuola. Quindi le chiediamo, Ministro: ma lei non era informato di questo taglio? E come intende spiegare la soppressione di quasi 15.000 posti…

PRESIDENTE. Concluda.

SARA FERRARI (PD-IDP). …con il diritto allo studio che ne esce indebolito e con la valorizzazione, che lei ha appena citato, della professionalità del docente?

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Grazie, presidente. Gentili onorevoli, occorre essere molto chiari su questo punto. I tagli agli organici dei docenti sono stati fatti in misura rilevante dal Governo Draghi, con l'allora Ministro Bianchi del Partito Democratico, e votati da molti parlamentari dell'attuale opposizione: 10.157 posti in meno complessivi, oltre 10.000 tagli.

A differenza di quel Governo, noi abbiamo provveduto ad incrementare in modo strutturale le risorse per la scuola. Con le prime quattro leggi di bilancio di questa legislatura, secondo le certificazioni dei Servizi Studi di Camera e Senato, si è avuto un aumento strutturale di risorse per la scuola pari al 13,1 per cento rispetto al 2022, altro che diminuzione. Abbiamo, dunque, incrementato le risorse del sistema scolastico del 30 per cento rispetto a quanto fatto nella intera legislatura precedente. Nonostante gli investimenti straordinari dell'epoca COVID, ci si era, infatti, fermati ad un dato molto più modesto: più 9,58 per cento. Tutto questo è certificato. Secondo Eurostat, l'Italia spende complessivamente, per ogni alunno, più della media europea.

Questo Governo ha assunto finora circa 206.000 unità di personale. Considerato che sono già stimate altre circa 40.000 assunzioni di docenti per il prossimo anno scolastico, in questa legislatura i docenti assunti saranno ben più di 20.000 rispetto alla legislatura precedente. Abbiamo anche salvato migliaia di idonei dei concorsi passati, abbandonati dal precedente Governo al loro destino.

Grazie alle nostre politiche di reclutamento e agli investimenti fatti in questi anni, il rapporto studenti-insegnanti in Italia, secondo i dati OCSE, è inferiore alla media UE e alla media OCSE, per tutti i livelli di istruzione. Secondo i dati Invalsi, nell'anno scolastico 2025-2026, il numero medio di alunni per classe è pari a 17,6 nella primaria, 19,3 nella secondaria di primo grado, 19,6 nella secondaria di secondo grado.

Premesso tutto questo, riteniamo importante valorizzare l'organico del potenziamento. Si tratta di docenti preziosi per assicurare la personalizzazione della didattica, per aumentare l'offerta formativa, per prolungare il tempo scuola e per supportare i nostri piani Agenda Sud e Agenda Nord. Grazie a quest'organico abbiamo ottenuto gli straordinari risultati nel contrasto alla dispersione scolastica, che ci sono riconosciuti da tutti.

Intendiamo dunque lavorare affinché, durante l'iter parlamentare della legge di bilancio, la misura del taglio possa essere eliminata.

PRESIDENTE. La deputata Manzi ha facoltà di replicare.

IRENE MANZI (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Certo, sarebbe da capire se lei era o meno informato prima di questi tagli: è una domanda supplementare. Quello che, però, mi fa piacere sentire è che, quindi, lei tornerà indietro e stralcerà, come stanno chiedendo unanimemente tutti i sindacati, quella disposizione che fa seguito, tra l'altro, come ricordava la collega Ferrari, a un taglio già fatto nella scorsa legge di bilancio. Saremmo a circa 15.000 tra docenti e ATA che vengono meno, proprio quell'organico di potenziamento che lei ha citato.

E condivido anche gli obiettivi positivi che, concretamente, l'organico di potenziamento svolge nelle scuole, ma mi permetta di citare un acronimo, che dal suo intervento non è uscito fuori: PNRR. Quei docenti in più sono stati assunti grazie alle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Quei fondi in più, la scuola li ha avuti grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Mi permetta di citarle qualche numero, senza voler eccedere, oltre ai tagli: nell'ultimo triennio, il Ministero dell'Istruzione ha perso 600 milioni di euro nelle cifre di bilancio. Non solo, si prevedono nel 2026 tagli all'edilizia scolastica per 98,5 milioni. Quindi i conti, Ministro, non tornano.

Quello che però mi preme sottolineare, mi fa piacere sentire e rassicura tutti coloro che ci stanno sentendo in questo momento, è che quell'organico di potenziamento è fondamentale per avere più tempo pieno all'interno delle scuole; per assicurare, per esempio, l'italiano per stranieri, visto che sono docenti di potenziamento quelli di lingua italiana per stranieri su cui siete intervenuti con il decreto Scuola, in esame ora al Senato. E quindi, Ministro, tornate sui vostri passi…

PRESIDENTE. Concluda.

IRENE MANZI (PD-IDP). …e, soprattutto, leggete la legge di bilancio, quando arriva in Consiglio dei ministri, perché magari, in quel caso, scoprireste che quel taglio draconiano era, resta, sarà e continuerà a essere inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

(Chiarimenti in merito alle risorse previste per l'ammodernamento degli edifici scolastici, con particolare riguardo alla sicurezza e all'efficientamento energetico - n. 3-02997)

PRESIDENTE. La deputata Miele ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02997 (Vedi l'allegato A).

GIOVANNA MIELE (LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, in questa legislatura abbiamo dato una svolta all'edilizia scolastica: circa 23 miliardi tra risorse nazionali e PNRR e la ristrutturazione di 8.600 edifici, un quinto delle scuole italiane, con interventi su sicurezza e adeguamento sismico. A questo si aggiungono 515 milioni per le mense, 335 milioni per le palestre e 1,2 miliardi in più rispetto ai fondi PNRR per la messa in sicurezza e l'abbattimento delle barriere architettoniche.

Ora questo impegno deve proseguire. Ondate di calore ed eventi estremi rendono urgente investire sull'efficientamento energetico, isolamento, infissi, impianti e rinnovabili. Vuol dire più benessere per studenti e personale e meno costi per gli enti locali.

Le chiedo, quindi, quali ulteriori risorse siano oggi previste e quali ulteriori il Governo intenda mettere in campo, anche con la programmazione europea, per scuole sempre più sicure, sostenibili e resilienti (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Presidente, gentili onorevoli, dal 2011 al 2022, cioè dal Governo Monti al Governo Draghi, passando per tutti i Governi a guida Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle che si sono succeduti in quegli anni, le risorse stanziate a favore degli enti locali per finalità di edilizia scolastica sono state complessivamente pari a 6 miliardi. Possiamo tranquillamente dimostrarlo con i dati ufficiali del Ministero.

Di ben altra portata è stato il nostro intervento in questo ambito. Abbiamo, infatti, mobilitato risorse mai viste prima, oltre 14 miliardi di investimenti, di cui oltre 5 miliardi di risorse nazionali. Anche qui possiamo tranquillamente dimostrarlo, dati alla mano. Grazie a queste risorse, sono state interessate da lavori di adeguamento, ammodernamento o completa ricostruzione, ad oggi, 13.970 scuole, pari a un terzo del patrimonio edilizio scolastico. E, ripeto, una parte significativa di queste risorse non sono fondi PNRR, ma fondi nazionali.

Il nostro impegno però non finisce qui: nella consapevolezza che sarebbe terminata la fase del PNRR, abbiamo già predisposto una nuova programmazione di interventi di edilizia scolastica, che prosegue con un piano straordinario, che sarà adottato nelle prossime settimane, con uno stanziamento di un miliardo di euro di ulteriori risorse nazionali. A tale piano, adottato dal Ministero, si aggiungerà anche l'ulteriore intervento straordinario, previsto da questa legge di bilancio, rivolto all'efficientamento energetico degli edifici scolastici. La scuola italiana sarà la principale beneficiaria di questo piano, con una dotazione di 650 milioni di euro.

Già a settembre di quest'anno avevamo stanziato 20 milioni per l'acquisto di condizionatori e dispositivi di raffrescamento. Avevamo però detto che sarebbe stato solo un primo intervento, in attesa di azioni strutturali da adottare in legge di bilancio. E così è stato, abbiamo mantenuto la promessa. Con questo ultimo intervento, confermiamo la volontà di dare continuità agli importanti investimenti avviati nel 2022, che costituiscono il più grande piano mai fatto per l'edilizia scolastica e che hanno un obiettivo preciso: rendere le nostre scuole sempre più belle e sempre più sicure per gli studenti e per tutto il personale scolastico.

È questo il lavoro imponente portato avanti da questo Governo, che interviene concretamente dopo un'incuria durata per decenni (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. La deputata Miele ha facoltà di replicare.

GIOVANNA MIELE (LEGA). Grazie, signor Ministro, per una risposta che conferma la visione e la concretezza di questo Governo sulla scuola.

Nel 2013, il Ministero delle Infrastrutture calcolava che, per mettere in sicurezza le scuole italiane, sarebbero serviti 110 anni. Noi non abbiamo aspettato un secolo: 23 miliardi per la scuola, di cui 13 per l'edilizia, il più grande piano mai realizzato. Sull'efficientamento energetico, la sinistra per anni ha agitato la paura del clima, ma nei fatti ha messo 350 milioni di prestiti che i comuni dovevano restituire e che in buona parte nessuno ha mai usato. Noi ci abbiamo messo circa 3,7 miliardi e in manovra ne arrivano degli altri, come lei ha appena citato. Loro l'allarme, noi, evidentemente, i cantieri.

Lo stesso vale per il precariato. La sinistra ha promesso almeno due volte di cancellarlo definitivamente: nel 2007, con le graduatorie ad esaurimento e nel 2015, con la Buona Scuola, che doveva abolire le supplenze in tre anni. Tre anni dopo, i supplenti erano 35.000 in più. Loro le promesse, noi i fatti. Quest'anno abbiamo coperto il ruolo: 77 per cento dei posti disponibili, contro il 48 per cento dell'anno prima. Sul sostegno, siamo al 95 per cento e le famiglie possono chiedere di confermare l'insegnante. Abbiamo cominciato a invertire la tendenza, questa è la differenza.

Loro raccontano demagogicamente la scuola, noi la governiamo. E c'è anche chi giustifica le occupazioni, dicendo che tanto le scuole sono fatiscenti. E, quindi, parliamo della scuola “Ferrari-Hertz” di Roma, che era appena stata ristrutturata e oggi è inagibile, abbiamo speso 200.000 euro e ne ritroviamo 250.000 di danni.

Allora, signor Ministro, io la devo ringraziare per tutto l'impegno che ha posto nella scuola, mettendola al centro di questo Governo, e devo dire che ha proprio ragione: chi devasta deve pagare. Concludo dicendo che, se la scuola sarà in futuro ancora parte di un processo politico importante e dettagliato, sarà solo grazie all'impegno della Lega e del centrodestra. Ed è per questo che abbiamo iniziato il percorso e lo vogliamo continuare: a loro lasciamo la Buona Scuola, a noi le scuole buone (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

(Iniziative volte a contrastare la riduzione dei servizi scolastici nelle aree interne - n. 3-02998)

PRESIDENTE. La deputata Grippo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ruffino ed altri n. 3-02998 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria, per un minuto.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, apprendiamo dalla stampa e vediamo dai primi commenti che vengono fatti sul bilancio che ci sarebbero dei tagli sui docenti e sul personale ATA veramente preoccupanti, che, peraltro, vanno nell'esatta direzione di quello che lei aveva detto e promesso. In particolare, questi tagli avverrebbero nelle aree interne, in quelle zone del Paese, come i piccoli comuni, dove invece il presidio della buona scuola è ancora più importante. È importante per le famiglie, è importante per i ragazzi.

Allora, le chiediamo di sapere se ci sia un fondamento su questo e come lei possa giustificarlo, e se è in grado, nel corso delle discussioni di bilancio, di ottenere qualcosa di diverso, di ottenere un investimento serio sul personale scolastico, visto che apprendiamo che gli stessi membri del Governo, a partire dal Vicepremier Salvini, se ne lavano le mani, dicendo che non sapevano niente dei tagli.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili onorevoli, in questa legislatura sono state adottate dal Governo molte significative azioni volte a tutelare la permanenza delle scuole nelle aree interne. Basti ricordare un solo dato: in questo anno il numero dei plessi scolastici è pari a oltre 41.000, addirittura in aumento rispetto agli anni passati. Questa è una ulteriore prova di quanto le polemiche fatte in questi anni sul dimensionamento scolastico non avessero alcun fondamento.

Per poter tenere aperte le scuole anche nelle piccole comunità, con il decreto Caivano abbiamo consentito ai dirigenti scolastici la possibilità di derogare al numero minimo di alunni per classe nelle istituzioni scolastiche site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche, nei contesti di disagio giovanile o nelle aree caratterizzate dalla presenza di alunni con fragilità degli apprendimenti. Tale facoltà era stata inizialmente prevista solo a favore delle aree disagiate del Mezzogiorno, poi è stata estesa, accertata la sua efficacia e sostenibilità: proprio con la legge cosiddetta “della montagna” siamo infatti riusciti a estenderla all'intero territorio nazionale.

Con la stessa legge, abbiamo introdotto anche un contributo, sotto forma di credito d'imposta, per il personale scolastico che presta servizio nelle scuole di montagna, proprio al fine di incentivare la permanenza presso queste sedi del maggior numero possibile di docenti. Un incentivo che sarà attivo dal prossimo anno scolastico, dal momento che non vi è ancora l'intesa in Conferenza unificata sulla individuazione dell'elenco dei comuni beneficiari.

Inoltre, abbiamo adottato diverse misure a supporto delle scuole e del personale nei territori colpiti dagli eventi sismici del Centro Italia, che rappresentano ancora uno dei punti più vulnerabili della nostra rete scolastica. Dal 2023, sono infatti aumentate le risorse per assicurare ulteriori posti in deroga per garantire la continuità didattica nelle scuole colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, nel Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo e Campania, passando da 2,4 milioni di euro a 4 milioni di euro annui.

A queste misure, a questi investimenti vanno inoltre aggiunte le misure di incentivazione sotto forma di punteggi aggiuntivi per i docenti che assicurano la loro permanenza nelle scuole di montagna e nelle piccole isole.

Per quanto riguarda i tagli a cui lei faceva riferimento, mi sono già espresso nella risposta all'interrogazione precedente. Tutte queste azioni sono state intraprese nel fermo convincimento che sia necessario continuare ad investire nelle piccole comunità del nostro Paese per assicurare il servizio scolastico e, assieme ad esso, una seria prospettiva di futuro per questi territori.

PRESIDENTE. La deputata Ruffino ha facoltà di replicare.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Ho ascoltato, signor Ministro, con attenzione la sua risposta. Credo che, ad esempio per gli alunni con fragilità di apprendimento, qualcosa non abbia funzionato, perché gli insegnanti di sostegno sono gli ultimi che sono stati assegnati. Questo è un dolore per i bambini e, ovviamente, per le famiglie.

Sul contributo per gli insegnanti che scelgono le zone disagiate - ahimè -, è così facile avere l'elenco delle scuole che hanno diritto, dei comuni che hanno diritto ad essere beneficiari. Si è perso un anno scolastico prezioso e qual è il motivo del nostro question time? È cercare di sollecitarla e di sollecitare il Governo ad avere un'attenzione maggiore nei confronti di queste comunità. Stiamo parlando del 48,4 per cento delle scuole che si trovano in aree interne e, guardi, risulta che ci siano oltre 2.000 classi che sono state chiuse, sono tantissime.

Noi vorremmo, signor Ministro, che non si parlasse tanto di numeri, ma del futuro di queste comunità, perché la scuola è il futuro di quelle comunità. Quindi, la parola d'ordine non può essere “spopolamento”, non può essere “invecchiamento”, ma dovrebbe essere assolutamente “opportunità”. Mi accaloro nel raccontarle questo, perché vivo il territorio e vorrei che ci fosse un'altra attenzione, vorrei che tutti quei ragazzi e quelle famiglie potessero beneficiare dei diritti che spettano loro. Perché? Perché occorre riuscire a garantire le stesse opportunità.

La scuola non deve essere l'ultimo servizio che chiude, ma deve essere il primo da cui ripartire e, quindi, dobbiamo andare oltre la logica del declino e pensare, signor Ministro, al rilancio. Quindi ci deve essere un Governo che non deve risparmiare sui 14.000 e oltre posti in meno, ma che da lì deve rilanciare e deve garantire i docenti.

PRESIDENTE. Concluda.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Ancora, un aspetto importantissimo - e concludo - è quello dell'organico di fatto e di diritto: guardi, alle piccole scuole delle aree interne non spetta mai l'organico di diritto, spetta quello di fatto e quello di fatto arriva a scuola inoltrata. Quindi, noi non possiamo pensare ai giovani che vanno a ripopolare queste scuole, perché non lo faranno…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ruffino.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). …semplicemente perché manca un servizio (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe)…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ruffino. Siamo molto oltre il tempo.

(Intendimenti e iniziative in materia di investimenti nel comparto istruzione, anche ai fini della riduzione del numero di alunni per classe - n. 3-02999)

PRESIDENTE. La deputata Piccolotti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02999 (Vedi l'allegato A).

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Ministro, noi abbiamo necessità di tornare alla realtà e spero di darle dati che non la sorprendano, che non la stupiscano come invece è accaduto con la legge finanziaria. L'Italia destina solo l'8 per cento della spesa pubblica all'istruzione, mentre la media europea è del 9,7 per cento. Tra il 2022 e il 2027, il valore dello stipendio medio del personale della scuola pubblica si è ridotto di 3.585 euro annui, in virtù dell'inflazione e nonostante i rinnovi contrattuali.

Nonostante questo, voi continuate a tagliare sulla scuola. Abbiamo, in ultimo, le notizie sul taglio del numero degli insegnanti che porterebbe un risparmio per le casse dello Stato, a regime, di 250 milioni.

PRESIDENTE. Concluda.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Allora, Ministro, noi le chiediamo se non sia ora di invertire la rotta: investire di più e ridurre il numero di alunni per classe per aumentare la qualità della didattica (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Presidente, gentili onorevoli, questo Governo ha già invertito la rotta, ha cambiato rotta. I dati ufficiali vanno nella direzione opposta rispetto a quanto rappresentato in questa interrogazione. Con gli incrementi previsti nelle leggi di bilancio di questo Governo, abbiamo incrementato gli stanziamenti in materia di istruzione del 30 per cento in più rispetto all'incremento disposto in tutta la legislatura precedente: questi sono dati ufficiali facilmente consultabili e facilmente verificabili.

Anche grazie a questi investimenti, siamo il primo Governo che ha conseguito un risultato storico: la sottoscrizione di tre contratti in meno di quattro anni. Un traguardo che segna una netta discontinuità rispetto al passato e che pone fine alla stagione dei blocchi e dei ritardi dei rinnovi contrattuali, blocchi che hanno addirittura richiesto l'intervento della Corte costituzionale che, nel ritenere legittimo il primo stop del Governo Berlusconi in ragione della straordinaria congiuntura di crisi economica mondiale di quegli anni, ha giudicato illegittime le proroghe disposte dai Governi Letta e Renzi. Tuttavia, l'unico contratto di quegli anni - quello riferito al triennio 2016-2018 - arrivò solo dopo due anni e mezzo da quella sentenza, a legislatura scaduta, con un altro Governo e con un aumento medio di soli 50 euro. Dopo anni e anni di stagnazione delle retribuzioni, anche l'OCSE ha ammesso che in Italia gli stipendi degli insegnanti, per la prima volta, finalmente risalgono.

Poi ci sono i dati OCSE: il rapporto studenti-insegnanti in Italia è inferiore alla media dell'Unione europea e della media OCSE per tutti i livelli di istruzione; nel 2024 le classi italiane contavano mediamente 18 alunni nella scuola primaria, 20 nella secondaria di primo grado rispetto ai 21 e 23 della media OCSE. Secondo i dati Invalsi, nell'anno scolastico 2025-2026, il numero medio di alunni per classe è pari a 17,6 nella primaria, 19,3 nella secondaria di primo grado e 19,6 nella secondaria di secondo grado.

Infine, sempre a conferma di un deciso cambio di rotta rispetto al passato, basti pensare che nell'edilizia scolastica, a fronte di un investimento complessivo di 6 miliardi da parte dei Governi succedutisi in 11 anni, dal 2011 al 2022, questo Governo, in soli quattro anni, sta investendo oltre 5 miliardi in aggiunta alle risorse messe a disposizione dal PNRR e ciò senza tener conto del miliardo già individuato per il prossimo Piano straordinario e dei 650 milioni di euro previsti nella legge di bilancio per l'efficientamento energetico degli edifici scolastici.

Ritengo, pertanto, che per il bene della scuola italiana non si debba invertire la rotta che abbiamo avviato. Non vogliamo ritornare indietro per quanto riguarda la valorizzazione del personale docente, del personale ATA, dei dirigenti, del personale scolastico tutto e per quanto riguarda l'investimento nell'edilizia e, più in generale, nella scuola italiana (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. La deputata Piccolotti ha facoltà di replicare.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Davvero c'è da stupirsi per questa risposta, perché lei dice che il Governo continua a investire tantissimo, aumenta gli investimenti e, però, nella legge finanziaria, anche se lei probabilmente non l'ha letta e non se n'è accorto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), c'è un taglio di 250 milioni che equivale a 7.000 posti da insegnante e personale ATA. È un dato di fatto, così come è un dato di fatto che i salari degli insegnanti sono sì cresciuti in termini nominali, ma sono cresciuti meno dell'inflazione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). È un dato di fatto e “meno dell'inflazione” significa che il valore di quegli stipendi si è ridotto in questi anni.

Allora, Ministro, lei non si può nascondere dietro un dito, perché lei sa benissimo di avere sfavorito la scuola pubblica a favore, ad esempio, delle scuole private. Le leggo una sua lettera in cui dice che l'aumento complessivo degli stanziamenti a favore delle scuole paritarie è stato durante la legislatura, guarda caso, proprio di 240 milioni di euro, pari a un incremento del 37,1 per cento. Lei sta togliendo 250 milioni alla scuola pubblica e li ha dati alla scuola paritaria (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra): questa è la realtà ed è scritto in una sua lettera.

Infine, non ci prenda in giro con il numero medio di alunni per classe, perché lei sa meglio di me che il numero medio non significa niente, perché nel numero medio ci sono anche le classi delle piccole scuole di montagna, delle aree spopolate e disagiate. Noi vogliamo sapere quante classi ci sono con 25, 26, 27, a volte addirittura 30 studenti, in tutte le grandi città italiane, (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), perché queste classi pollaio sono un'invenzione della destra e sono una vergogna che noi al Governo cancelleremo.

Intanto a lei consiglio le dimissioni (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

(Iniziative per l'ulteriore rafforzamento del sistema dell'istruzione - n. 3-03000)

PRESIDENTE. Il deputato Roscani ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-03000 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

FABIO ROSCANI (FDI). Grazie, Presidente. Ministro Valditara, in questi anni il Governo Meloni ha restituito alla scuola italiana la centralità che merita, avviando riforme strutturali, valorizzando il personale, investendo concretamente sul futuro delle giovani generazioni. I risultati sono significativi: oltre 206.000 assunzioni stabili, oltre 61.000 stabilizzazioni previste, 386 milioni destinati alla valorizzazione del personale e un deciso impulso ai rinnovi contrattuali. Ancora, signor Ministro, sono i risultati degli studenti a parlare: la dispersione scolastica è scesa al 7,3 per cento, superando già oggi l'obiettivo europeo fissato per il 2030, un traguardo importante accompagnato da interventi di tutoraggio e orientamento che hanno coinvolto milioni di ragazzi. Non sono soltanto numeri, sono opportunità, dignità, futuro.

Le chiedo dunque, signor Ministro, quali ulteriori iniziative intenda mettere in campo, insieme agli enti locali e alle istituzioni scolastiche, per consolidare questi risultati e garantire a ogni giovane una scuola sempre più efficiente, moderna e capace di valorizzare il talento.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili onorevoli, il lavoro di questi anni ha consentito al Governo di raggiungere un risultato semplicemente storico: come lei ha ben ricordato, secondo Invalsi avremmo raggiunto, nel 2026, il 7,3 per cento del tasso di abbandoni scolastici, superando il traguardo del 9 per cento fissato per il 2030. Questo, secondo i calcoli di Invalsi, ha comportato il recupero di 520.000 studenti che prima non andavano più a scuola: è veramente un dato di cui tutti gli italiani dovrebbero essere fieri ed orgogliosi.

Inoltre, abbiamo abbassato al 6,3 per cento i casi di inadeguatezza nelle competenze in italiano, matematica e inglese al termine dei 13 anni di percorso scolastico e, sempre secondo i dati OCSE-PISA pubblicati a settembre, l'Italia per la prima volta supera nella lettura la Finlandia, che è sempre stato, per tanti anni, il mostro sacro della scuola mondiale e si colloca significativamente sopra la media OCSE anche per la matematica e per le scienze. Per la matematica, siamo ben sopra la Francia, la Svezia, la Germania, gli Stati Uniti e, per le scienze, siamo insieme con Gran Bretagna, Turchia e Belgio, se non ricordo male, uno dei pochissimi Paesi a migliorare le performance rispetto al 2022.

Abbiamo anche raggiunto e superato tutti i target PNRR. Cito solo qualche esempio. Quanto agli asili nido, a fronte del taglio di 150.000 posti, ne sono stati realizzati 174.000, con ben 2 miliardi di investimenti di risorse nazionali aggiuntive ai 3 miliardi PNRR. Quanto alle palestre, a fronte di un target di 300 interventi, ne sono stati realizzati circa 700: anche qui, i due terzi delle risorse investite sono risorse nazionali aggiuntive rispetto ai fondi PNRR. Più in generale, gli interventi di edilizia scolastica hanno riguardato quasi 14.000 edifici, pari ad un terzo del totale del patrimonio complessivo.

Abbiamo sottoscritto tre contratti, con un aumento medio pari a 412 euro per il personale docente e 304 euro per il personale ATA. Certamente dovremmo investire sempre di più nella valorizzazione del personale docente e del personale ATA, ma quello che si è fatto negli anni, quando governava il centrosinistra, quando governava la sinistra, i 5 Stelle (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier - Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e del deputato Faraone), PD e AVS, devo dire che era del tutto inadeguato, perché non hanno saputo concludere un solo contratto. Non hanno saputo concludere un solo contratto. Insieme ai rinnovi contrattuali (Commenti del deputato Faraone)…

PRESIDENTE. Onorevole Faraone, basta! Basta!

GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. …abbiamo anche inaugurato la prima vera grande stagione di misure di welfare del personale scolastico (Commenti del deputato Faraone)…

PRESIDENTE. Scusi, Ministro. Onorevole Faraone, basta!

GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Per la prima volta…

PRESIDENTE. Ho detto basta! Scusi, Ministro, aspetti un secondo. Prego.

GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. …una copertura sanitaria integrativa gratuita. Colgo l'occasione per dare una notizia a voi e anche alla stampa: una misura che in pochissimi giorni ha già consentito l'erogazione di oltre 47.000 prestazioni sanitarie al personale scolastico (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier - Proteste del deputato Faraone), prestazioni gratuite grazie a un'assicurazione sanitaria gratuita. Abbiamo anche introdotto la copertura assicurativa gratuita per gli infortuni per il personale della scuola.

Tutte queste prime volte ci spronano a proseguire a lavorare con determinazione per il futuro dei nostri studenti e della scuola italiana.

PRESIDENTE. L'onorevole Amorese, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare (Commenti del deputato Faraone)… onorevole Faraone, l'ho già richiamata. Basta (Il deputato Faraone: “Ho capito, ma lui mi provoca!”)! Lui risponde e risponde come gli pare, voi poi replicate. Ortografia, eh! Prego, a proposito di istruzione. Prego.

ALESSANDRO AMORESE (FDI). Grazie, Presidente. Noto un certo nervosismo davanti alla realtà dei fatti (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier) e questo è normale, davanti a questa opposizione. Invece, noi siamo decisamente soddisfatti non solo, Ministro, per i dettagli, per la sua risposta così esaustiva, ma per tutti i 4 anni di suo Ministero e di Governo Meloni, perché la distinzione, cari colleghi e caro Ministro, è molto chiara tra i Governi precedenti, nelle varie sfumature di rosso che abbiamo attraversato, con un'eredità molto pesante, un'eredità fatta di emergenze consolidate, una realtà fatta di precarietà e, magari, di qualche magazzino pieno di banchi, ma solamente a rotelle (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier).

Allora, la distinzione è molto chiara: è nei fatti che lei ha descritto così bene. È fatta di assunzioni, è fatta di ben tre rinnovi contrattuali - a Dio piacendo e CGIL permettendo e siamo andati ben oltre le resistenze della CGIL, ci dispiace molto. Riguardo alle misure inedite del welfare, vedete, avere dato, ridato, consegnato e aumentato la dignità professionale del personale scolastico è uno dei risultati più belli di questo Governo e ne andiamo oggettivamente fieri. Poi, riguardo alla lotta alla dispersione scolastica, siamo ai minimi storici. Abbiamo superato quello che l'Europa ci chiedeva, anche di questo siamo orgogliosi e ringraziamo lei e il Governo Meloni.

La sinistra in tutto questo dovrebbe oggettivamente applaudire, perché siamo riusciti a invertire le tendenze che loro avevano sostanzialmente ratificato. Invece, abbiamo solo il coccolare i violenti e le occupazioni che porteranno ai soliti danneggiamenti.

PRESIDENTE. Concluda.

ALESSANDRO AMORESE (FDI). E allora, questi interventi e altri che lei ha raccontato e che noi raccontiamo in giro per l'Italia, nelle scuole, fuori dalle scuole, nelle piazze e davanti al personale docente, ci dicono: andiamo avanti così, Ministro. È sulla strada giusta, così come tutto il Governo Meloni (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier).

(Iniziative per la realizzazione di investimenti strutturali, del rafforzamento degli organici e della valorizzazione della formazione, anche alla luce di recenti manifestazioni degli studenti - n. 3-03001)

PRESIDENTE. L'onorevole Orrico ha facoltà di illustrare l'interrogazione Caso ed altri n. 3-03001 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

ANNA LAURA ORRICO (M5S). Grazie, Presidente. Ministro, migliaia di studenti, docenti e famiglie sono scesi in piazza per chiedere maggiori investimenti sull'istruzione. No, non è un'utopia e non sta nei loro sogni il fatto che l'istruzione non abbia adeguati investimenti nel nostro Paese. Abbiamo appreso dei controlli, da parte delle Forze dell'ordine, nelle scuole per le manifestazioni, probabilmente per dissuadere i giovani dalla partecipazione. È successo a Crotone, è successo a Roma, è successo un po' in tutta Italia. Vorrei dire ai colleghi di Fratelli d'Italia che voi la scuola l'avete atterrata e umiliata (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), assoggettata alla vostra propaganda.

Allora, Ministro, le chiedo se lei e il suo Governo intendiate proseguire con questo mix tra soluzioni securitarie e tagli all'istruzione oppure se lei intenda finalmente cambiare ricetta, ammesso che Giorgetti - quello sì - glielo consenta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Grazie, Presidente. Gentili onorevoli, questo Governo, fin dal suo insediamento, è andato nella direzione di incrementare strutturalmente gli investimenti nel sistema scolastico. È andato anche nella direzione di reintrodurre il principio di responsabilità e - perché no? - di rispetto verso l'autorità dei docenti, verso l'autorevolezza dei docenti, che credo sia un principio sacrosanto di rispetto verso le persone, le strutture e le istituzioni.

Il concetto di investire nella scuola italiana potrebbe essere sintetizzato da un dato: oltre 5 miliardi di euro in più rispetto allo stanziamento complessivo del Governo Conte 2, che pure aveva beneficiato di risorse straordinarie collegate al COVID, che furono in parte disperse per banchi a rotelle, mascherine e quant'altro (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Noi invece, a fronte degli 11 anni precedenti a questo Governo in cui erano stati stanziati, complessivamente, per l'edilizia scolastica, sei miliardi, abbiamo messo oltre cinque miliardi di risorse aggiuntive, oltre a quelle previste dal PNRR, a cui si aggiungeranno anche il miliardo del prossimo piano straordinario e i 650 milioni che sono stati stanziati in questa legge di bilancio - dunque, aggiuntivi per la scuola italiana - per l'efficientamento energetico proprio delle scuole.

Per rafforzare gli organici, abbiamo finalmente garantito procedure concorsuali con cadenza annuale, a differenza della precedente stagione, caratterizzata da immissioni a singhiozzo e concorsi straordinari. Ricordo, ancora una volta, il totale delle immissioni: sino ad oggi 206.000 unità, a cui si aggiungeranno altri 40.000 docenti per il prossimo anno. Solo per i docenti, parliamo di 20.000 docenti in più rispetto alla intera legislatura precedente e queste sono risorse che non provengono dal PNRR.

Non solo, al fine di assicurare l'impegno di docenti sempre più qualificati per i posti di sostegno, abbiamo introdotto una nuova offerta formativa con INDIRE, che ha generato 30.000 nuovi specializzati in due anni. Il successo prodotto da questi percorsi è confermato dai dati concorsuali: infatti, i candidati in possesso di questo nuovo titolo di specializzazione hanno ottenuto risultati mediamente superiori a quelli registrati dai candidati del TFA universitario, circa il 10 per cento in più.

Infine, a dimostrazione del fatto che ho sempre promosso il confronto democratico con la componente studentesca, considerandola un interlocutore fondamentale per questo Ministero, mi fa piacere farvi sapere che proprio oggi incontrerò nuovamente le consulte studentesche, organismi elettivi che rappresentano democraticamente tutti gli studenti e che hanno sempre assicurato, fino ad ora, un confronto serio e responsabile sulle istanze del mondo giovanile. Intendo rafforzare questo confronto e, a tal fine, ho presentato, nel decreto-legge Scuola, proprio un emendamento volto a rafforzare il ruolo delle consulte studentesche (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Il deputato Caso ha facoltà di replicare.

ANTONIO CASO (M5S). Grazie, Presidente. I giovani scendono in piazza, il Governo risponde con dei tagli: questo è l'unico fatto.

Ministro, questa pantomima a cui abbiamo assistito, in questi giorni, sui tagli alla scuola è a dir poco ridicola. Lei si dice sorpreso, Salvini dice che non sapeva niente ed entrambi siete dello stesso partito di Giorgetti: spettacolo, spettacolo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Come funziona ora? Si dimette lei? Lei chiede le dimissioni di Giorgetti? Salvini chiede le dimissioni di entrambi? Ci faccia un po' capire. Ma, soprattutto, Ministro, voi eravate distratti anche due anni fa? Perché gli stessi tagli che stiamo vedendo ora c'erano anche nel 2025 (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E tra i vecchi tagli e quelli nuovi, ci troviamo quasi 15.000 posti in meno tra docenti e personale ATA: 250 milioni di euro l'anno. La differenza, forse, ora è che ci sono le elezioni imminenti.

C'è anche, però, chi difende questi tagli e li giustifica con il calo demografico. Sì, è vero, c'è il calo demografico, ma che questo debba tradursi in tagli, in meno scuola, questa è una scelta, è la vostra scelta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché meno studenti può trasformarsi anche in una rivoluzione per quello di cui la scuola ha bisogno, una scuola che ormai è datata, una scuola che è ferma ad un'epoca preistorica e si può anche - glielo dico - trasformare in meno precari.

Ministro, infine, quando le Forze dell'ordine entrano nelle scuole per chiedere chi parteciperà o meno alle manifestazioni, secondo lei quale messaggio stiamo trasferendo ai ragazzi? Glielo dico io: che è meglio non manifestare, che è meglio non dissentire, che è meglio non esprimere il proprio dissenso, che la Polizia, anziché proteggerti, è qualcosa che ti deve fare paura. Questi sono i messaggi che state facendo passare ai giovani…

PRESIDENTE. Concluda.

ANTONIO CASO (M5S). …i giovani che non ce la fanno più, che non vedono questi risultati che state decantando e sono i giovani che vi spazzeranno via (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Intendimenti in merito all'adeguatezza delle fonti di finanziamento del Servizio sanitario nazionale - n. 3-03002)

PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-03002 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Ministro, lei ha chiesto al Ministro Giorgetti e alla Premier Meloni di trovare 5,5 miliardi per la sanità, vista la situazione di crisi che sta attraversando il nostro sistema sanitario nazionale. Le regioni hanno chiesto 18 miliardi in 3 anni, mentre il Governo ha garantito 7 miliardi di euro per 3 anni.

Ora, Ministro, o lei ha sparato numeri a caso oppure la Premier Meloni non ha risposto alle sue aspettative. In questo caso - dovesse essere vera la seconda -, si dimetterebbe oppure rimarrebbe in carica nonostante la Premier non abbia garantito risorse per il nostro sistema sanitario nazionale (Applausi del deputato Giachetti)?

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Signor Presidente, onorevoli colleghi, parto da quanto scritto nell'interrogazione, da quanto ha detto il Presidente della Repubblica, che ha ricordato che la tutela della salute è una priorità assoluta e che l'universalità del Servizio sanitario è un patrimonio della Repubblica. Sono parole che condivido e su questo impegno il Governo ha costruito le proprie scelte.

In questa legge di bilancio, non c'è la parola “tagli”. Per questo Governo, la salute non è una voce di spesa da contenere, ma è un investimento, un investimento che rende in 10 anni, non in poco tempo. Il Servizio sanitario va guardato per intero, con le sue fragilità e con i suoi punti di forza, che sono unici al mondo. Proprio per questo, dovremmo smettere di agitare, a volte, recensioni di parte e analisi che spostano l'asticella di un anno, con una tesi da difendere. La salute non è terreno di partita elettorale.

Vengo ai numeri e li spiego, perché un numero senza significato serve a fare un titolo. A volte viene citato il rapporto fra Fondo e PIL che scende, ma questo rapporto misura l'economia, non la salute. Il denominatore cresce con il PIL e con l'inflazione. L'impegno sulla salute si misura in euro che arrivano ai pazienti: in euro, in questa manovra, il Fondo cresce e ci sono più di 20 miliardi dal 2022. Nel 2026, l'aumento annuale è stato il più alto di sempre in valore assoluto.

Si parla, poi, di divari tra finanziamento e spesa e questo va chiarito. Fondo e spesa non sono la stessa grandezza: il Fondo è il fabbisogno standard dei livelli essenziali; la spesa comprende quei livelli e molto altro con linee di finanziamento diverse. Anche per quanto riguarda l'“out of pocket”, nel 2025 la spesa pubblica sale, quella privata scende. E la cifra include prestazioni che sono fuori dai livelli essenziali, non misura ciò che il pubblico non copre.

Va detto con nettezza, non si può vedere tutto come un blocco unico, come la fotografia, per esempio, di un servizio pubblico che arretra. Dietro quel numero, ci sono cause diverse: motivi economici, liste d'attesa e prestazioni che il Servizio non ha mai coperto, come per esempio le cure odontoiatriche, che oggi sono aggredite con il voucher per gli over 75.

Dove il bisogno è reale, noi agiamo. Sulle liste d'attesa ci sono prestazioni aggiuntive per ridare alle persone il tempo di curarsi. Io sto dalla parte dei più fragili, di chi una cura da solo non se la può permettere. Abbiamo investito sulla prevenzione con mezzo miliardo, come non era mai stato stanziato. Sul personale ci sono circa 3 miliardi vincolati in questi anni per assumere e pagare meglio chi lavora in sanità. Nella manovra 2027, il Fondo arriva a 146,3 miliardi.

Torno al voucher per gli over 75: è un segnale verso chi ha bisogno di un aiuto in più, per questo non va condannato. Faremo la nostra parte, perché vada dove serve davvero agli anziani.

E poi rispondo alla domanda vera: se abbiamo valutato l'adeguatezza delle risorse. Sì, l'abbiamo valutata, non mi sottraggo: per la sanità i fondi non bastano mai. Lo dico qui, senza giri di parole; lo dico da tecnico, però con la piena consapevolezza della congiuntura, non di chi, a volte, usa cifre suggerite da altri. Noi i problemi li guardiamo in faccia per risolverli, un passo alla volta, in maniera strutturale, per durare, perché la salute degli italiani non si difende con slogan di un anno: si difende indicando una strada.

PRESIDENTE. L'onorevole Faraone ha facoltà di replicare.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Sì, Presidente. Noi, se abbiamo deciso di trasmettere in diretta televisiva il question time e, quindi, poter garantire a tutti gli italiani di ascoltare quello che diciamo, è per far comprendere quello che accade, in questo caso in ambito sanitario. Se mi dovessi mettere nei panni di un italiano che ha ascoltato il Ministro, non ci avrei capito un tubo, perché io le avevo fatto una domanda molto semplice.

Lei aveva chiesto 5.500.000.000, Giorgetti gliene ha dati la metà. Quindi, rispetto alle risorse che aveva chiesto, c'è un dimezzamento. Tra l'altro, con le risorse messe a disposizione da Giorgetti, di fatto, si pagherebbero soltanto i costi inflattivi, per cui siamo in una condizione in cui le liste d'attesa, gli ospedali di comunità appena avviati e inaugurati che sono senza personale, le questioni che riguardano l'edilizia ospedaliera e tutte le cose che sappiamo continueranno a peggiorare, visto che mancano le risorse che servirebbero per mettere in campo le iniziative che lei ha tante volte decantato in questo Parlamento. Ma non lo dico solo io, lo dice anche Bertolaso, con parole molto più gravi: i tagli che sono previsti per la sanità, in questa fase particolare, sono insostenibili per tutte le regioni. Questo significa, ovviamente, non riuscire a completare il lavoro sulle liste d'attesa, non far funzionare le case e gli ospedali di comunità e non incentivare il personale sanitario a lavorare nel pubblico, come stiamo cercando di fare.

Ministro, noi siamo in una situazione allarmante e ci aspetteremmo da lei, visto che ha sottolineato di essere un tecnico, che battesse i pugni di fronte a una situazione che, da tecnico, dovrebbe vedere come grave. Io la considero una sorta di prigioniero politico in questo Governo, anche sui provvedimenti che riguardano la sanità, perché le nominano i no-vax nel Nucleo di valutazione dei vaccini; poi reintegrano i medici no-vax negli ospedali, mentre lei sarebbe contrario; poi chiede 5,5 miliardi di euro e gliene danno 2,4. Lei…

PRESIDENTE. Concluda.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). …è un prigioniero politico in questa maggioranza. Le remano contro e io credo che o riesce a cambiare verso o è meglio che vada a casa e che dica: il Governo Meloni non investe sulla sanità, investe sui no-vax - e io non credo che sia la scelta giusta (Applausi dei deputati Gadda e Giacchetti).

(Iniziative per l'ulteriore potenziamento del Servizio sanitario nazionale - n. 3-03003)

PRESIDENTE. L'onorevole Romano ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi e altri n. 3-03003 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

FRANCESCO SAVERIO ROMANO (NM(N-C-U-I)M-CP). Presidente e signor Ministro, la strategia intrapresa dal Governo per la riduzione delle liste d'attesa comincia a dare i suoi frutti: negli ultimi 9 mesi, ci sono oltre 2 milioni di prestazioni in più erogate. Ma abbiamo un dato che richiama la nostra attenzione e che riguarda l'innalzamento delle neoplasie in età giovanile.

Quindi noi, con questa nostra interrogazione, vorremmo capire da lei, signor Ministro, quali sono le iniziative di competenza che intende assumere per portare avanti il tema dell'abbattimento delle liste d'attesa e, allo stesso tempo, abbassare quell'età per gli screening oncologici, non soltanto in ordine all'individuazione della malattia, ma anche per l'accesso, poi, successivo alle cure.

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Grazie, Presidente e onorevoli colleghi. Ringrazio gli interroganti. È una domanda che mette insieme tre fronti sui quali, davvero, giochiamo la sanità di oggi: le risorse, i tempi d'attesa e la prevenzione.

Il Fondo sanitario - l'ho detto prima - è al livello più alto e continua a crescere, ma un sistema non è adeguato solo per quanto mette dentro, lo è per come quelle risorse poi arrivano ai pazienti.

Parto dai tempi di attesa. Come lei ha ricordato, nei primi 9 mesi del 2026, abbiamo erogato due milioni di prestazioni in più rispetto all'anno prima: due milioni, non una proiezione, prestazioni già fatte a persone vere. Questo non è un punto di arrivo, è il segno che la strada è quella giusta. Dietro quel numero, però, c'è un metodo, c'è una piattaforma nazionale per le liste d'attesa, gestita da Agenas, che per la prima volta ci fa vedere i ritardi regione per regione con gli stessi occhi e chi non rispetta i tempi non si nasconde più.

Poi ci sono le risorse, nel 2027, per le prestazioni aggiuntive. E c'è un alleato, che non rinnego, che è il privato accreditato, non per sostituire il pubblico, ma per sostenerlo lì dove le strutture pubbliche sono sotto stress e la domanda supera l'offerta. Con un solo obiettivo: che il cittadino abbia la sua prestazione nei tempi giusti, prima nel servizio pubblico e dove il pubblico è in affanno, con chi lo affianca.

Vengo, poi, al tema importantissimo della prevenzione oncologica con una domanda precisa. Mi chiedono se stiamo abbassando l'età per l'accesso agli screening: sì, perché alcuni tumori oggi purtroppo, come ricordava, colpiscono prima. Lo stiamo già facendo: con il nuovo piano, abbiamo esteso lo screening mammografico, arrivando a coprire anche dai 45 ai 49 anni, oltre ad averlo innalzato dai 70 e 74, e lo stesso abbiamo fatto per il colon-retto. Non è un annuncio, è stato finanziato: ci sono 240 milioni l'anno destinati proprio a questo, insieme alla profilazione genetica dei tumori e ovviamente ai programmi per la diagnosi precoce del tumore del polmone, per arrivare anche ad avere uno screening nazionale su questa neoplasia.

Perché funzioni davvero, serve che questi esami arrivino uguali in ogni regione. La diagnosi precoce, lo ripeto, non può dipendere dal CAP. Per questo abbiamo acceso la cabina di regia del Piano oncologico e ricostruito il Registro nazionale dei tumori: per avere dati omogenei e mandare le risorse dove i numeri dicono che servono. Stiamo adeguando il sistema, ci sono più risorse, ma soprattutto dobbiamo avere tempi più corti, prevenzione più larga, stessi diritti da Nord a Sud, perché la salute non si misura solo con quello che viene stanziato, ma anche e soprattutto con quello che arriva a casa delle persone. È lì che guardiamo ed è lì che continueremo a lavorare.

PRESIDENTE. L'onorevole Romano, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

FRANCESCO SAVERIO ROMANO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Ministro. Sappiamo ed apprezziamo che sono stati fatti passi avanti, ma crediamo che anche sulle liste di attesa si possa fare ancora di più. Non è soltanto un tema relativo alle risorse, che pure questo Governo ha messo in maniera copiosa rispetto agli anni precedenti, è anche un tema di organizzazione.

So pure - dobbiamo dirlo a chi ci ascolta - che molte di queste competenze sono attribuite ovviamente alle regioni, ma sappiamo pure che c'è una responsabilità di coordinamento che riguarda ovviamente il suo Ministero. Ci dispiace apprendere che, ad esempio, non accogliessero il vostro favore, da parte del Ministero, alcuni emendamenti che in questi giorni abbiamo presentato in Commissione affari sociali relativamente alla possibilità di intervenire per l'abbattimento delle liste d'attesa, nelle ore serali o nelle ore festive, laddove ci sia una disponibilità, ovviamente economica e finanziaria, per poterlo fare e una disponibilità da parte degli operatori che ritengono di potere operare. Sono elementi, questi, che dal punto di vista organizzativo darebbero una risposta non soltanto in ordine all'abbattimento delle liste d'attesa, ma anche nella direzione che lei ha indicato, cioè dell'abbassamento dell'età anagrafica per gli screening, dando una risposta veramente seria a un problema che si sta evidenziando in tutta la sua tragicità. Noi lungo questa strada la sosterremo, Ministro.

Le chiediamo ancora di incidere maggiormente.

(Iniziative urgenti concernenti le esenzioni e il monitoraggio dei pazienti pediatrici per diabete tipo 1 - n. 3-03004)

PRESIDENTE. La deputata Patriarca ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-03004 (Vedi l'allegato A).

ANNARITA PATRIARCA (FI-PPE). Signor Ministro, l'interrogazione odierna riguarda un'applicazione ancora incompleta della legge Mulè, legge15 settembre 2023, n. 130, che ha istituito in Italia il primo programma nazionale di screening pediatrico per l'individuazione precoce del diabete di tipo 1 e della celiachia già nella fase preclinica e prima dell'eventuale esordio in chetoacidosi. L'impostazione è in linea con le raccomandazioni dell'OMS sulla diagnosi precoce delle malattie croniche non trasmissibili ed è stata recepita anche dall'aggiornamento 2024 della classificazione ICD-10-CM, che ha introdotto tre codici per le frasi precliniche del diabete di tipo 1.

La problematica segnalata è che il sistema di codifica italiano non prevede un codice di esenzione per il diabete preclinico e presintomatico, ma solo per la malattia conclamata. I bambini che risultano positivi agli autoanticorpi non hanno, quindi, una copertura per test di conferma, visite di controllo, supporto psicologico e monitoraggio della glicemia. Questi costi rischiano di ricadere sulle famiglie e di scoraggiare l'adesione allo screening.

Pertanto, chiediamo al Ministro della Salute quali iniziative urgenti intenda adottare per inserire il codice di esenzione e per valutare la fornitura gratuita dei dispositivi di monitoraggio continuo della glicemia ai pazienti pediatrici individuati attraverso lo screening, così da dare attuazione piena a una legge che è stata antesignana in Europa ed è un vanto per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, vi ringrazio per questa interrogazione, davvero, perché mi permette di parlare di un fatto di cui, come lei ricordava, l'Italia può andare fiera.

Con la legge n. 130 del 2023, siamo stati la prima Nazione al mondo a dotarsi di una legge per lo screening pediatrico del diabete di tipo 1 e della celiachia: la prima, non una delle tante. E questa è prevenzione, un tema a me molto caro. È la salute guardata da medico, prima che da contabile: un investimento che rende negli anni, non a fine bilancio. E, poi, si rivolge ai più indifesi: ai bambini.

E non è rimasta una legge sulla carta: il decreto attuativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'8 ottobre, dopo un percorso condiviso tra il Garante della privacy, la Conferenza Stato-regioni, il parere favorevole delle Commissioni di Camera e Senato, le associazioni dei pazienti. Il programma parte nella primavera del 2027. Riguarda i bambini fra i 5 e i 7 anni, con la chiamata abbinata a quella vaccinale, per non lasciare fuori nessuno, e accompagna il bambino per intero, dalla chiamata alla diagnosi, fino alla presa in carico nei centri regionali di riferimento. Nessuna famiglia è lasciata sola a metà strada.

E vengo al punto dell'interrogazione, che ponete con ragione. Due richieste: l'esenzione per il diabete di tipo 1 in fase preclinica e la fornitura gratuita dei dispositivi di monitoraggio della glicemia per i bambini individuati dallo screening. Sull'esenzione, con chiarezza, spiego perché oggi non c'è: l'aggiornamento dei LEA ha recepito il pacchetto di proposte chiuso dalla Commissione nazionale nel 2023. In quel pacchetto, l'esenzione in fase preclinica non era ancora prevista. Questo, ovviamente, non è un “no”, è solo una tappa che allora non era matura e ora va inserita, con i criteri che la legge ci impone: la gravità clinica, il grado di invalidità, la sostenibilità. Questo è un metodo e questo è quello che sicuramente il nuovo programma ci darà con i dati. Appena l'Osservatorio nazionale, con le evidenze specifiche, ci darà ulteriori elementi, avvieremo il procedimento per l'esenzione specifica, e qui prendo questo impegno.

E, poi, i dispositivi: anche su quelli assumo un impegno esplicito. Valuteremo la fornitura gratuita del monitoraggio della glicemia per i bambini dello screening, dentro lo stesso percorso, con lo stesso metodo, perché individuare un bambino a rischio e, poi, lasciare alla famiglia il conto del controllo sarebbe un mezzo lavoro e io i mezzi lavori non li firmo.

Chiudo da dove ho cominciato. È stata scritta una legge che il mondo guarda e studia. Adesso tocca a noi percorrerla fino in fondo, un passo alla volta, sui dati, senza promesse a vuoto, ma con una cosa chiara in testa: dietro ogni codice di esenzione, c'è un bambino e, dietro ogni bambino, una famiglia che ha il diritto di non avere paura. È per loro che questa legge esiste ed è per loro che la porteremo fino in fondo.

PRESIDENTE. L'onorevole Patriarca ha facoltà di replicare.

ANNARITA PATRIARCA (FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la ringrazio per la risposta e per l'attenzione a un tema di straordinaria importanza.

Accogliamo con favore il decreto attuativo della legge Mule', che conferma l'Italia all'avanguardia nella prevenzione e diagnosi precoce del diabete di tipo 1 e della celiachia, apprezzando il percorso che accompagna il minore fino ai centri specialistici. Tuttavia, resta aperta la questione cruciale sollevata dalla nostra interrogazione: garantire che la diagnosi corrisponda a un'effettiva e gratuita presa in carico. Non possiamo permettere - come ha sostenuto anche lei - che le famiglie, dopo aver aderito a un programma di prevenzione dello Stato, debbano sobbarcarsi i costi di accertamenti, controlli, supporto psicologico e strumenti di monitoraggio glicemico. La prevenzione non può fermarsi alla diagnosi, ma deve tradursi in un diritto alla cura uniforme su tutto il territorio nazionale.

Prendiamo atto dell'apertura del Governo a valutare uno specifico codice di esenzione e chiediamo con forza che questa valutazione sia tempestiva, senza attendere le prime difficoltà delle famiglie. Chiediamo di assicurare una presa in carico completa, valutando anche la fornitura gratuita dei dispositivi di monitoraggio continuo della glicemia per i casi appropriati.

Noi di Forza Italia - la prima firma di questo provvedimento è del Presidente Mule' - abbiamo particolarmente a cuore questa legge e abbiamo particolarmente a cuore la salute dei bambini e il sostegno alle famiglie. Sono per noi una priorità irrinunciabile, per cui le chiediamo di investire ogni risorsa possibile per tutelare la qualità della vita dei più piccoli e ridurre, nel tempo, le complicanze e i costi per il Servizio sanitario nazionale.

Continueremo a seguire con attenzione l'attuazione di questa legge, con un unico obiettivo: fare in modo che i bambini e le famiglie non siano lasciati soli (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 16,15. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 16,05, è ripresa alle 16,18.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 104, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 3148.

PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3148: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche.

Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è concluso l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 3148?)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, noi siamo ad annunciare il voto favorevole a questo provvedimento. Futuro Nazionale, al di là della narrazione che si vuole far passare, entra sempre nel merito dei provvedimenti. Ma perché? Perché ovviamente delle situazioni di vantaggio per i nostri cittadini all'interno di questo provvedimento ci sono. Ahimè, secondo noi poco coraggiose, perché noi qui abbiamo un intervento tampone in realtà, che è relativo a 7 giorni, sulla riduzione delle accise, ma, ahimè, non si va al nocciolo del problema, non si va a trovare una soluzione strutturale.

L'Italia è il Paese che ha le accise più alte di tutta Europa e ovviamente la bacchetta magica non ce l'ha nessuno. Però, quando Futuro Nazionale viene additata come il partito che fa quelle esternazioni populiste, ma poi irrealizzabili, io ricordo che chi, dalla sua auto con il selfie, faceva propaganda sul fatto che andavano ridotte le accise è proprio l'attuale Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Forse si è dimenticata di cosa faceva quando, al posto di governare il Paese, faceva propaganda. Noi invece abbiamo delle proposte che sono molto più pragmatiche rispetto al selfie fatto dal sedile dell'auto, annunciando la riduzione delle accise.

Noi diciamo che bisogna andare nella direzione di cercare di usare tutte le risorse che il nostro Paese ha già a disposizione, ivi compresa la possibilità di estrarre e utilizzare quegli idrocarburi che noi abbiamo sul nostro territorio nazionale, velocizzando le pratiche ove non ci siano delle incompatibilità, ovviamente motivate, con i territori. Ma anche qui troviamo subito la contraddizione all'interno di quella maggioranza che vorrebbe essere quella maggioranza di centrodestra, ma poi è centralista da una parte e autonomista dall'altra; è per le regioni, ma poi per togliere il potere alle regioni e mettere i commissari.

Quando noi ci accorgiamo che, ad esempio, nelle stesse regioni governate dal centrodestra, c'è una resistenza al fatto di poter andare a estrarre idrocarburi, cosa facciamo? Lì dovremmo commissariare gli stessi governatori che fanno parte della stessa maggioranza che oggi governa. Quindi, da una parte, ieri parlavamo di autonomia e di dare più autonomia alle regioni e le regioni fanno i tromboni con i nuovi annunci su quell'autonomia che in realtà non esiste, ma, dall'altra parte, oggi adottiamo un provvedimento che dice: attenzione, o le regioni ci rispondono, ma anche in maniera veloce e ci rispondono di sì, oppure il Governo nomina dei commissari. Ormai siamo il Governo dei commissari, perché noi su ogni provvedimento troviamo dei commissari, tant'è che, come ho detto stamattina, ormai probabilmente ci sono più commissari nominati in questo Governo che non quelli che sono stati nominati nelle questure per garantire l'ordine pubblico e la sicurezza dei nostri cittadini.

Quindi c'è sempre questa contraddizione interna alla maggioranza, che poi, tra l'altro, si vede, perché quando poi si tratta di schiacciare il bottone, abbiamo visto anche la settimana scorsa che, senza Futuro Nazionale, il Governo sarebbe andato sotto sul reintegro dei medici radiati dal COVID. Quindi, quando il Governo, quando il Presidente del Consiglio, quando la sorella del Presidente del Consiglio punta il dito su Futuro Nazionale, ahimè, probabilmente non si gira indietro e non guarda da chi sono circondati e questo è un problema (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Poi, la cosa su cui noi puntiamo il dito nei confronti di questo Governo è il fatto che stiamo ancora inseguendo, stiamo ancora parlando di elettrificazione, di Green Deal, di tutte quelle cose che in realtà non vanno a risolvere nessun problema. Addirittura, in questo provvedimento, diciamo di studiare la possibilità di procedure velocizzate per installare i pannelli fotovoltaici nelle zone buffer delle zone UNESCO. Con tutti gli spazi che ci sono, dobbiamo andare nelle zone buffer delle aree patrimonio UNESCO per installare i pannelli fotovoltaici. Qui emerge un'altra contraddizione, che vorrei far capire al cognato della Presidente del Consiglio, che è anche Ministro dell'Agricoltura, ma in primis è cognato della Presidente del Consiglio. Vorrei ricordare che qui c'è una battaglia di Coldiretti, perché ovviamente noi non possiamo ridurre le superfici agricole. Infatti, se noi facciamo installare nelle aree agricole, ancorché nelle buffer zone, i pannelli fotovoltaici, riduciamo la superficie agraria. Allora domando: ma a questi agricoltori cosa dobbiamo ancora fare? Questi ormai si ritrovano il carburante che costa più dei raccolti che loro cercano di coltivare e raccogliere sui propri terreni.

Inoltre, per i nostri agricoltori e per i nostri pescatori nei provvedimenti, in realtà, non c'è nulla di specifico se non una riduzione del credito d'imposta. Ricordo a tutti, però, che il credito d'imposta lo hai se fai utili, ma se fai perdite, il credito d'imposta non ti aiuta più di tanto a mandare avanti l'azienda (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Non bastasse questo, ai nostri agricoltori noi diciamo: il gasolio lo paghi più caro, però poi, per tenere giustamente alto il prezzo delle tue materie agricole e farti guadagnare qualcosa, in Europa facciamo l'accordo con gli amichetti della von der Leyen per il Mercosur, così siamo costretti a importare materie prime agricole dai Paesi dove ci sono standard di sicurezza inferiori ai nostri, dove ci sono prezzi inferiori ai nostri e mettiamo ancora di più in crisi l'agricoltura dei prodotti tipici, l'agricoltura italiana. Quindi caro carburanti, pannelli fotovoltaici che riducono la superficie agricola e, ancor di più, il Mercosur. Vorrei ricordare al cognato della Presidente del Consiglio che, forse, una telefonata alle associazioni di categoria degli agricoltori per capire se sono proprio d'accordo, se questa politica a loro va bene e se riescono a soddisfare i loro iscritti, io francamente la farei.

Andiamo, quindi, nella direzione dell'elettrificazione e ormai di provvedimenti se ne sono visti tanti. Sappiamo tutti come viene prodotta l'energia elettrica nel nostro Paese. Nel nostro Paese, la maggior parte dell'energia elettrica è importata da Paesi che hanno le centrali nucleari, che noi ancora non abbiamo, e da idrocarburi. Infatti, se noi pensiamo che siano i pannelli fotovoltaici, che funzionano quando c'è il sole e quando non c'è il sole non producono nulla, a garantire la stabilità energetica del nostro Paese e a consentire alla nostra economia di andare avanti, è pura follia. Finché ci crede la von der Leyen, ahimè, me ne faccio una ragione, ma quando ci crede un Governo di centrodestra in Italia, questo francamente mi preoccupa (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Poi se siamo noi che non siamo a destra… ma quelli che si fanno infatuare dalle illusioni fiabesche della von der Leyen sono quelli del Governo di centrodestra.

Il fotovoltaico è un'energia che può essere utile, ma non risolve il problema energetico del nostro Paese, facciamocene una ragione, così come per l'idroelettrico. Vi ricordate quando, 4 anni fa, abbiamo fatto il decreto Siccità - uno dei primi decreti tra i tanti, perché ormai si fatica a ricordare i tanti decreti che questo Governo ha fatto -, perché gli impianti idroelettrici, a causa della siccità, non potevano produrre energia? Allora, quando non abbiamo l'acqua ad alimentare gli impianti idroelettrici che, vista anche la stagione che c'è stata quest'anno, spesso vanno in crisi, con cosa alimentiamo le nostre imprese e con cosa alimentiamo le nostre aziende? Anche qui, abbiamo appurato che il nostro Paese senza gli idrocarburi, di cui non è autosufficiente, non riesce ad andare avanti. Non riusciamo a garantire alle nostre aziende prezzi competitivi e non riusciamo neanche a garantire le quantità che consentano al nostro Paese di andare avanti in termini di energia elettrica.

Qui, però, adottiamo un'altra politica, che è tipicamente dell'Europa della von der Leyen: quella di chiudere le porte ai Paesi che potrebbero darci energia a più basso costo. Voi potete fare tutti i conti che volete, ma pensate che, se l'Italia non compra gas e petrolio dalla Federazione Russa, la Federazione Russa non venda il petrolio e il gas comunque a qualcun altro (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)? Noi stiamo arricchendo altri Paesi, stiamo facendo la fortuna di Cina, India e di altri Paesi del mondo. E facciamo la fortuna degli Stati Uniti, che comunque, direttamente o indirettamente, lo comprano dalla Federazione Russa e poi ce lo rivendono al 30 per cento in più. Capite che siamo alla follia, siamo a una politica scellerata. Anche in questo caso, finché me lo dice la von der Leyen, ahimè, me ne faccio una ragione, ma quando queste cose le dice un Governo di centrodestra in Italia, questo mi preoccupa. Mi preoccupa (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) perché noi siamo qua per fare gli interessi degli italiani…

PRESIDENTE. Concluda.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). …noi non siamo qua a soddisfare le follie della von der Leyen.

Quindi, quello che chiediamo noi, pur esprimendo un voto favorevole a questo provvedimento, a questo Governo di centrodestra, a questo Governo che vuole essere vicino agli italiani, è: dimostrate di essere vicini agli italiani. Infischiatevene della von der Leyen, fate gli interessi degli italiani, abbiate il coraggio di fare l'Italia, non di fare i servi, schiavi dell'Europa (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Vorrei partire da una considerazione politica, prima ancora che dal contenuto di questo decreto, e cioè che siamo arrivati all'ennesimo provvedimento sui carburanti. La domanda che forse dovremmo porci è molto semplice: ma quanti decreti servono al Governo Meloni per capire che il problema non è più soltanto il prezzo della benzina o del gasolio, ma l'assoluta assenza di una politica energetica? Perché un Governo può anche intervenire in una situazione di emergenza, è comprensibile e anzi è anche doveroso, ma quando l'emergenza diventa una condizione permanente, quando si susseguono decreti, proroghe, correzioni e nuove proroghe, allora non siamo più di fronte a una risposta emergenziale, ma siamo di fronte all'evidente fallimento di una strategia.

Questo è esattamente quello che sta accadendo. Siamo all'ottavo decreto della serie, fa il pari con quelli Sicurezza - infatti, anche lì, il fallimento delle politiche di sicurezza è sotto gli occhi di tutti -, ma, dicevo, siamo all'ottavo decreto della serie, con il quale si interviene ancora una volta sui prezzi dei carburanti. La misura principale di questo provvedimento riguarda una riduzione delle accise sul gasolio, durata appena sette giorni, cioè dall'11 al 17 settembre. Sette giorni, e oggi, a novembre, siamo ancora qui a discutere di un decreto che ha già esaurito i suoi effetti.

Nel frattempo, ci sono state altre proroghe, altri interventi temporanei. L'ultima riduzione delle accise scadrà il 7 novembre. Allora la domanda è: ma cosa succederà l'8 novembre? Un altro decreto, un'altra proroga, un altro annuncio? Siamo al “giorno della marmotta”, solo che, nel film, il protagonista a un certo punto capisce che deve cambiare qualcosa per uscire da quella situazione. Qui, invece, il Governo sembra condannato a ripetere sempre lo stesso e identico copione. Intanto, il conto lo pagano gli italiani: lo pagano le famiglie che vedono ridursi il proprio potere d'acquisto, lo pagano gli autotrasportatori, gli agricoltori, le imprese manifatturiere, tutte quelle attività economiche per le quali il costo dell'energia non è una voce accessoria, ma una componente essenziale dei costi di produzione.

E c'è un dato politico che non possiamo ignorare: il Governo continua a presentarsi come quello che difende gli italiani, quello che abbassa le tasse, quello che protegge il potere d'acquisto, ma poi, quando si tratta di affrontare concretamente e non a parole il problema, si limita semplicemente a inseguire gli eventi. E c'è una contraddizione che è ancora più evidente, perché ricordiamo tutti che, con la legge di bilancio dello scorso dicembre, avete aumentato di 4,05 centesimi al litro le accise sul gasolio, riducendo nella stessa misura quelle sulla benzina; perché poi qui le cose trascorrono e ce le dimentichiamo, ma, in un momento in cui già stavano esplodendo i prezzi, voi avete aumentato l'accisa… quella che stava in macchina e che diceva: “Questa chi la paga? La paga lo Stato? Lo pago io?”, non so se la ricorda.

Prima avete aumentato le tasse sul gasolio e poi, quando il prezzo è diventato insostenibile, avete cominciato a ridurle temporaneamente. Ma questa non è una politica fiscale, è una politica che prima crea un problema e poi cerca di rimediare al problema che essa stessa ha creato. Ma il punto è che il problema energetico italiano non si risolve con una successione di sconti temporanei, ma si risolve con scelte politiche, con investimenti, con infrastrutture, con una strategia che guardi ai prossimi dieci o vent'anni e non alla prossima scadenza di un decreto.

E qui arriviamo a una delle contraddizioni più significative della vostra maggioranza: quella sulle famose trivellazioni, perché oggi tornate a parlare di attività estrattive, di accelerazione delle procedure autorizzative, persino della possibilità di nominare commissari quando le regioni non provvedono. Benissimo, ma vorrei ricordare che, nel 2015, il Governo Renzi fece una scelta precisa: valorizzare le risorse energetiche nazionali, consentendo la prosecuzione delle attività estrattive già autorizzate, naturalmente nel rispetto delle garanzie ambientali. E voi eravate contrari: nel 2016, Giorgia Meloni invitava gli italiani a votare “sì” al referendum sulle trivellazioni, contestando proprio quella scelta. Oggi, dieci anni dopo, scoprite che le risorse nazionali possono essere una componente della sicurezza energetica del Paese. Benvenuti!

Ora, noi non abbiamo nessun problema a riconoscere che si possa cambiare idea - anzi in politica cambiare idea, quando cambiano le condizioni o quando ci si rende conto di aver sbagliato, è anche una qualità -, ma allora abbiate almeno il coraggio di riconoscere che quelle battaglie erano sbagliate. Perché non si può essere favorevoli alle trivellazioni a Roma e contrari quando si parla con i propri amministratori locali; non si può invocare la sicurezza energetica nazionale e poi lasciare che ogni territorio si opponga a qualsiasi intervento. La politica serve esattamente a questo: a fare delle scelte, ad assumere le responsabilità, a spiegare ai cittadini perché una determinata scelta è necessaria.

Noi, come Italia Viva-Casa Riformista, non abbiamo pregiudizi su questo tema. Siamo favorevoli ad utilizzare tutte le risorse disponibili per ridurre la dipendenza energetica del Paese, nel rispetto ovviamente dell'ambiente e delle garanzie di sicurezza. Non siamo certo quelli che dicono “no” a prescindere, ma non siamo neanche quelli che pensano che basti scrivere una norma per risolvere un problema.

E lo stesso discorso vale per le energie rinnovabili. Anche qui c'è una differenza tra fare propaganda e governare i processi. Nel 2022 e nel 2023 abbiamo visto crescere gli impianti rinnovabili anche grazie alle procedure introdotte dal Governo Draghi; poi sono arrivati i vostri interventi sulle aree idonee e il decreto Agricoltura, una serie di modifiche che hanno prodotto incertezze e difficoltà per gli operatori. Oggi intervenite nuovamente sulla disciplina delle aree idonee, ma il problema rimane: le autorizzazioni sono ancora troppo complicate, i tempi troppo lunghi, le regole troppo incerte.

E lo stesso vale per il biogas: è positivo ampliare la possibilità di utilizzare i residui delle valorizzazioni agricole, ma bisogna mettere le imprese nelle condizioni di realizzare gli impianti; non basta dichiarare che vogliamo valorizzare le risorse agricole se poi rendiamo difficile e costoso investire.

Vedete, il punto è sostanzialmente tutto qui: noi pensiamo che l'energia sia una questione industriale, economica e strategica, non una bandiera da sventolare quando i prezzi salgono e da ripiegare quando bisogna assumere decisioni difficili. Un Paese come l'Italia, che dipende ancora così tanto dalle importazioni energetiche, dovrebbe avere una politica capace di tenere insieme sicurezza degli approvvigionamenti, diversificazione delle fonti, sviluppo delle rinnovabili, valorizzazione delle risorse nazionali e competitività delle imprese. Dovrebbe avere una politica che dia certezza agli investitori, che costruisca infrastrutture, che semplifichi le procedure e che non cambi continuamente le regole.

Invece abbiamo un Governo che continua a intervenire sulle conseguenze senza mai, mai, mai affrontare fino in fondo le cause: ecco perché questo decreto è emblematico di un problema ben più generale ossia la distanza che c'è tra la propaganda e la capacità di governo. Avete costruito una parte importante della vostra identità politica promettendo soluzioni semplici a problemi complessi, ma quando siete arrivati al Governo, avete scoperto che i problemi sono rimasti tutti lì e che governare significa assumersi la responsabilità delle scelte, non limitarsi a fare annunci. Prima aumentate le accise sul gasolio e poi siete costretti a ridurle; prima contestate le trivellazioni e poi accelerate le procedure estrattive; prima create ostacoli agli investimenti nelle rinnovabili, poi intervenite nuovamente per correggere le vostre stesse norme. Il risultato è un sistema che non dà certezze a nessuno: né alle famiglie, né alle imprese, né agli operatori del settore energetico.

Noi siamo convinti che l'Italia abbia bisogno di una politica energetica seria, pragmatica, non ideologica, una politica che non rincorra ogni settimana il prezzo del gasolio, ma che lavori per fare in modo che domani il Paese sia meno esposto alle crisi internazionali. Perché la sicurezza energetica non si garantisce con un decreto ogni 15 giorni, si garantisce con le scelte che si ha il coraggio di fare oggi, pensando al Paese di domani. E dopo tutti questi decreti, dopo tutte queste proroghe, dopo tutti questi annunci, noi continuiamo a non vedere alcuna strategia.

È per questa ragione che Italia Viva-Casa Riformista esprimerà un voto convintamente contrario su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, c'è una domanda che dovremmo porci ogni volta che discutiamo di energia: quanto costa all'Italia non avere il controllo delle proprie scelte energetiche? Costa sicuramente alle famiglie, che vedono ridursi il loro potere di acquisto, costa alle imprese che devono fare i conti con i costi di produzione sempre più difficili da prevedere - penso alle aziende energivore del comparto del vetro di Murano -, costa a chi trasporta le merci, a chi coltiva la terra, a chi lavora ogni giorno con margini già ridotti e, soprattutto, costa alla competitività del nostro Paese.

La crisi dei mercati internazionali ci ricorda una verità che per troppo tempo abbiamo preferito lasciare sullo sfondo. L'energia non è una questione soltanto tecnica né una voce qualsiasi del bilancio economico: è una questione di sovranità, di sicurezza nazionale, di politica industriale; è una delle condizioni che determinano la libertà di un Paese che sceglie il proprio futuro. Ecco perché questo decreto non può essere letto soltanto attraverso le singole misure che contiene, ma va giudicato per la direzione politica che indica: lo Stato non può restare spettatore quando una crisi internazionale mette sotto pressione il sistema produttivo e il reddito degli italiani.

Naturalmente, nessuno può pretendere che il Governo italiano determini le quotazioni internazionali del petrolio, controlli le tensioni geopolitiche o impedisca le conseguenze di una crisi che - ricordiamolo -nasce fuori dai nostri confini nazionali. Ciò nonostante, gli interventi sul contenimento degli effetti del rincaro dei carburanti e il sostegno al settore dell'autotrasporto rispondono ad un'esigenza concreta: evitare che lo shock energetico si trasferisca integralmente sui prezzi, sui costi delle imprese e, alla fine, sulle tasche dei cittadini. Perché, quando aumenta il costo del carburante, non aumenta soltanto il prezzo al distributore: aumenta il costo di portare un prodotto al supermercato, di consegnare una merce, di lavorare un campo, di mantenere in attività un'impresa.

L'energia attraversa tutta la nostra economia e chi pensa che il caro carburanti riguardi solo i camionisti o chi va al lavoro in auto non ha compreso la complessità del problema. Per questa ragione, consideriamo importanti anche gli interventi successivi messi in campo dal Governo a sostegno dei comparti maggiormente esposti - dall'autotrasporto all'agricoltura, fino alla pesca -, non ultimo il decreto del 22 ottobre scorso. Non si tratta di distribuire risorse in modo indiscriminato, si tratta di riconoscere che alcuni settori, per la loro funzione economica e sociale, non possono essere lasciati soli ad assorbire gli effetti di una crisi internazionale. L'autotrasporto, per esempio, non è un comparto come un altro: è una componente essenziale della nostra economia, perché senza trasporto si fermano le merci, si interrompono le filiere e si indebolisce l'intero sistema produttivo.

Ma, Presidente, sarebbe un errore ancora più grave fermarsi all'emergenza. Il punto, infatti, è che questa crisi non ci pone soltanto un problema di prezzi, ci pone davanti ad un problema strutturale: l'Italia deve ridurre la propria vulnerabilità energetica e deve farlo senza compromettere la propria capacità industriale, senza scaricare i costi della transizione sulle famiglie e senza indebolire le imprese, che dovrebbero essere protagoniste del cambiamento. Per anni, il dibattito sull'energia è stato prigioniero di contrapposizioni ideologiche, lo vediamo anche in questi giorni: da una parte, c'è chi sembra considerare ogni esigenza industriale un ostacolo alla tutela dell'ambiente, dall'altra, chi talvolta ha sottovalutato la necessità di cambiare il nostro modello energetico. Questa contrapposizione deve essere superata e noi lo vogliamo fare come maggioranza di Governo. La transizione energetica deve essere un obiettivo nazionale, ma deve essere anche una politica industriale, non può diventare un esercizio burocratico né una somma di divieti: deve significare investimenti, innovazione, nuove tecnologie, filiere produttive, occupazione e maggiore autonomia. Non dobbiamo scegliere tra ambiente e industria, tra sicurezza energetica e sostenibilità, tra sviluppo e tutela del territorio: dobbiamo avere la capacità di tenere insieme questi obiettivi, sapendo che una transizione che impoverisce il sistema produttivo non è una transizione sostenibile.

In questa prospettiva, assumono particolare rilievo le disposizioni sulle infrastrutture e sulle attività energetiche strategiche, perché possiamo discutere quanto vogliamo di indipendenza energetica, ma, senza infrastrutture adeguate, quell'indipendenza resterà soltanto una dichiarazione di principio. Servono reti, impianti, collegamenti, capacità di stoccaggio e strumenti che consentano al sistema di reagire alla crisi. Serve il nucleare, Presidente; serve una pubblica amministrazione capace di decidere in tempi ragionevoli; serve un rapporto efficace tra Stato e regioni nel quale il confronto con le comunità interessate sia reale, ma non si trasformi in un meccanismo attraverso cui ogni decisione viene rinviata all'infinito.

La tutela del territorio è sicuramente fondamentale, ma anche l'interesse nazionale deve trovare una rappresentanza concreta. Lo stesso vale per la valorizzazione delle risorse nazionali, comprese quelle provenienti dal settore agricolo: utilizzare residui e sottoprodotti per produrre biogas e biometano significa dare nuove opportunità alle imprese agricole, ridurre gli sprechi e contribuire alla diversificazione delle fonti energetiche. Significa riconoscere che l'agricoltura non è soltanto un settore da sostenere, ma può essere anche una parte attiva della strategia energetica italiana.

Colleghi, siamo consapevoli che nessun decreto può risolvere, da solo, una questione così complessa, e non abbiamo difficoltà a riconoscere che le misure di sostegno, per quanto necessarie, non possono rappresentare una soluzione permanente ad una crisi che ha radici internazionali e problemi strutturali. Si può sempre chiedere un intervento più ampio, una misura aggiuntiva, una maggiore disponibilità di risorse: è legittimo farlo, ma non si può negare che, in una fase di forte instabilità come quella che stiamo vivendo, intervenire per proteggere famiglie e imprese e, contemporaneamente, creare le condizioni per rafforzare il sistema energetico nazionale, sia una scelta necessaria. E noi lo abbiamo fatto.

La politica non si misura sulla capacità di promettere che ogni difficoltà sarà superata, si misura sulla capacità di stabilire delle priorità, di individuare le risorse, di prendere decisioni e di assumersene le responsabilità. E la priorità, oggi, Presidente, è chiara: impedire che le tensioni internazionali diventino un fattore permanente di impoverimento per le famiglie italiane e di svantaggio competitivo per le nostre imprese. Perché un Paese che non protegge il proprio sistema produttivo perde lavoro, perde investimenti e perde autonomia. E un Paese che rinuncia a programmare la propria sicurezza energetica si espone, ogni volta che il contesto internazionale cambia, a conseguenze che non è in grado di governare.

Noi scegliamo una politica energetica che non si limiti ad inseguire le emergenze, ma che sappia costruire le condizioni per affrontarle con maggiore forza; una politica che tenga insieme protezione sociale, competitività, sicurezza degli approvvigionamenti e innovazione. Per questo, Presidente, annuncio il voto favorevole di Noi Moderati.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Oggi è una bella giornata, perché dagli Stati Uniti il popolo americano ha lanciato un messaggio di speranza (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), mandando un segnale di sfratto a Trump, colui che non solo ha provocato guerre in tutto il mondo, ma che è il nemico numero uno della transizione ecologica ed energetica. Colui che ha detto: “Drill, drill, drill, baby! Drill, baby!”, con queste metafore, non tanto carine, assolutamente censurabili.

Però, vede, colui che ha pensato che la crisi climatica non esiste e che, quindi, bisogna ancora trivellare per prendere petrolio e gas, ha fatto pagare un prezzo enorme all'Italia. Devo dire che trovo molto penoso, francamente penoso - al loro posto mi vergogno per loro -, leggere che il Ministro degli Affari esteri, Tajani, ha detto che, in fondo, questo Governo, lui non è mai stato trumpista: colui che è andato con il cappello MAGA al Board of Peace (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), dando una rappresentazione veramente vergognosa e umiliante dell'Italia. Oppure ricordo la Presidente del Consiglio Meloni, che, quando Donald Trump fu eletto, osannò quelle elezioni come un'avventura e l'apertura di una nuova fase per il mondo che ne chiudeva un'altra negativa. Avete accettato tutto ciò che dagli Stati Uniti veniva dal punto di vista della transizione ecologica, sia acquistando GNL e sia dicendo “no” ai provvedimenti e ai regolamenti europei legati alla transizione ecologica.

Del resto, voi siete i migliori alleati di Donald Trump perché avete lavorato per fermare la transizione ecologica ed energetica e oggi state facendo pagare un prezzo enorme all'Italia. Un Governo saggio che guarda lontano avrebbe dovuto capire che oggi l'amplificarsi dei conflitti geopolitici portava e ci ha portato a renderci sempre più dipendenti dal gas e a far pagare un prezzo enorme all'economia del nostro Paese, alle piccole e medie imprese e anche alle industrie, complessivamente, del nostro Paese, ma principalmente alle famiglie italiane; in un Paese dove le famiglie in povertà energetica sono aumentate.

Quindi, questo è un provvedimento che è proprio l'emblema del vostro fallimento: avete speso in totale - non solo con questo decreto, ma con la riduzione delle accise - circa 3 miliardi di euro di soldi pubblici, quando potevate far pagare i soldi a chi si è arricchito, ovvero ai petrolieri. Del resto, vi avevano detto di arrivare alla calmierazione del prezzo. Non ve l'abbiamo detto noi di AVS - o meglio, ve l'abbiamo detto tante volte, ma sappiamo che non ascoltate i nostri suggerimenti -, ma ve l'hanno detto le società di distribuzione dei carburanti: arrivate alla calmierazione del prezzo perché ci troviamo di fronte a una situazione di emergenza importante legata alla guerra. Una situazione che sta facendo pagare un prezzo enorme alle famiglie, con l'aumento dei prezzi dei carburanti che hanno sfiorato i 2 euro, ma anche agli agricoltori, ai pescatori e agli autotrasportatori che voi avete anche criminalizzato, dicendo che erano infiltrati dalla criminalità, solo perché protestavano. Avete questo brutto vizio per cui, nel momento in cui qualcuno scende in piazza in questo Paese e vi ricorda il vostro fallimento, voi utilizzate i media di cui disponete per parlare di infiltrazioni criminali quando c'è una legittima protesta sociale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) che evidenzia il vostro fallimento: il fallimento di una politica energetica che è riuscita a far arricchire le grandi società energetiche dell'oil and gas nel nostro Paese.

Vi do un dato e solo questo dovrebbe farvi capire che cosa è accaduto in Italia: ebbene, nell'ultima trimestrale del 2026, ENI ha registrato più 202 per cento di utile netto, non di utile aggiustato, di utile netto; più 202 per cento rispetto alla trimestrale del 2025. Nei primi nove mesi del 2026 sono stati realizzati, sempre da ENI, 7,5 miliardi di euro.

Quindi, c'è un tema che non riuscite ad affrontare e che affrontate utilizzando soldi pubblici. Quei 3 miliardi di euro potevano essere utilizzati per fare cose importanti nella sanità pubblica, per esempio, invece di dare i soldi alla sanità privata, come avete fatto con quella orribile norma della finanziaria che prevedeva 300 euro per gli anziani, che vanno tutti nella sanità privata, piuttosto che finanziare e garantire la possibilità che le persone vadano a curarsi, visto che abbiamo 5,8 milioni di persone che in questo Paese non riescono ad accedere alle cure pubbliche sanitarie.

Però, la Presidente Meloni - non più tardi di 3-4 settimane fa - ha ringraziato la società ENI perché aveva ridotto il prezzo dell'energia della bolletta elettrica del 30 per cento. Noi, come Alleanza Verdi e Sinistra, abbiamo interrogato questo Governo per un semplice motivo, ossia che quell'operazione è stata un'operazione truffaldina, perché il 29 settembre il prezzo era di 0,17 centesimi per kilowattora, dopodiché, la notte del 30 settembre è stato aumentato il prezzo della bolletta elettrica e lo sconto del 30 per cento è stato applicato sull'aumento e non sul prezzo con cui era stato annunciato.

Morale della favola: non ci sono i 200 euro di sconto, sono pochi euro di sconto rispetto a un'operazione di marketing su cui il Governo si è precipitato per ringraziare, ma non si è precipitato a rispondere ad Alleanza Verdi e Sinistra che gli diceva: è legittimo che i cittadini siano ingannati in questa maniera? Il Governo vuole intervenire per capire se ci troviamo di fronte a una modalità di pubblicità ingannevole che inganna i cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? No, ci è stato risposto che non è competenza del Governo. Ma, allora, è competenza del Governo applaudire l'ENI quando fa operazioni truffaldine? Sì o no?

Ecco, da questo punto di vista siete proprio fuori dalla storia, avete perso il rapporto con il Paese. In questi anni, sempre la Presidente del Consiglio si è vantata di aver speso 60 miliardi di soldi pubblici per aver abbassato il costo dell'energia. Risultato: abbiamo il costo dell'energia più alto d'Europa.

Oggi le piccole e medie imprese lanciano un grido di dolore e anche loro hanno il costo dell'energia più alto d'Europa. Potevate intervenire implementando e rafforzando gli investimenti in energie rinnovabili, tenete bloccati al Consiglio dei ministri 150 gigawatt di potenza installata di rinnovabili e questa francamente è una responsabilità del Governo, il quale, con i poteri sostitutivi, avrebbe potuto liberare queste autorizzazioni.

Da questo punto di vista, c'è anche un altro aspetto: avete fermato tutti i processi di innovazione tecnologica. Avete fermato quei processi di modernizzazione del Paese che sarebbero utili per rendere più efficienti i nostri sistemi energetici, ma quello che non avete fatto è quello che, del resto, vediamo in finanziaria. Oggi l'energia è una grande questione di democrazia ed è un bene comune, perché quando una famiglia rinuncia a riscaldarsi a casa c'è un problema sociale enorme. Siccome noi abbiamo 2,8 milioni di famiglie che hanno rinunciato a riscaldarsi perché sono in povertà energetica e siccome con il vostro Governo, ad ottobre, c'è stato l'aumento del 37 per cento della bolletta per le famiglie vulnerabili, ci troviamo di fronte a una situazione che è un disastro, come è un disastro ovviamente la vostra finanziaria. Allora, questo provvedimento è un provvedimento che conferma ulteriormente il fallimento delle politiche energetiche ma, in realtà, conferma una cosa molto chiara, ossia che guardate con molta attenzione coloro i quali oggi impediscono la modernizzazione dell'Italia verso le rinnovabili e verso l'innovazione tecnologica, per far pagare meno l'energia.

Sventolate il tema del nucleare da fissione perché dimostrate che in questi 4 anni e passa non siete stati in grado di fare nulla e ci ponete una cosa che, se riuscirete a realizzarla, si farà forse tra 15 anni. Nel frattempo, condannate gli italiani a pagare l'energia più cara d'Europa e avete rinunciato a tassare gli extraprofitti delle grandi società energetiche dell'oil and gas, che in 4 anni si sono fatte 80 miliardi di euro di profitti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Ma da che parte state? Da quale parte state? Noi l'abbiamo capito da che parte state: altro che underdog, state dalla parte dei grandi salotti finanziari, bancari e petroliferi che hanno messo in ginocchio l'economia del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Ma c'è anche una notizia importante, e concludo, che non sfuggirà e che sembrerebbe di finanza. Ieri è stata data la notizia che il sistema delle imprese delle rinnovabili e della green economy…

PRESIDENTE. Concluda.

ANGELO BONELLI (AVS). …concludo, ha deciso di uscire da Confindustria. Hanno deciso di uscire da Confindustria perché questo Paese oggi ha bisogno di un'alleanza con i grandi settori imprenditoriali che si occupano di rinnovabili perché c'è un Paese che è stato bloccato, a partire dal Governo Meloni che ha bloccato questo Paese e ha reso l'Italia più povera (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Ho provato a fare qualche conteggio, partendo intanto dal gasolio da riscaldamento: un più 53 per cento. Ma poi mi sono dilettata a capire che cosa succede nel comune dove sono stata sindaca e ora consigliera comunale, Giaveno, quindi che cosa succede alle famiglie e all'amministrazione comunale. Ad esempio, sulle scuole e sulle palestre dei comuni, e qui non a Giaveno, nei primi 6 mesi dell'anno - questo attraverso il sistema SIOPE - i comuni hanno speso tra i 160 e i 180 milioni di euro in più rispetto al 2025. Invece, tornando a Giaveno e ai suoi 16.378 abitanti, c'è stato un aumento del 56 per cento del gas, del 53 per cento di gasolio e del 31 per cento di luce. Stiamo parlando di un comune che è a 506 metri sul livello del mare. Però, che cos'è successo nel 2024-2025? C'è stato un aumento che va dai 280.000 ai 320.000 euro. Nel 2026-2027, una proiezione, si arriverà tra i 420.000 e i 480.000 euro. C'è una differenza notevole, ma tutto ciò dipende ovviamente dai prezzi. Tutto questo ovviamente per comuni, scuole e palestre.

Al comune occorrerà trovare delle risorse a bilancio, quindi 140.000-160.000 euro, ad esempio, soltanto per scuole e palestre, però non sono aumentati i trasferimenti ai comuni.

E, poi, c'è il tema delle famiglie. Per una famiglia con un'auto - sempre considerando, ad esempio, che Giaveno è un comune che ha 108 borgate -, siamo a 1.200 euro in più a famiglia, ma non sono aumentati gli stipendi. È più penalizzata, poi, la famiglia che vive nelle aree interne. Questo è un caso legato anche al mio comune: spesso, proprio nelle aree interne, sono a rischio i servizi essenziali, in particolare nei piccoli comuni. Quindi, l'auto è obbligatoria e i chilometri raddoppiano, perché molti comuni hanno dovuto sopprimere il servizio di scuolabus.

Torno al mio comune: un'auto, più il gasolio da riscaldamento, significa 1.942 euro in più all'anno. Quindi, dal calcolo fatto, una famiglia di Giaveno spende circa 2.000 euro in più all'anno. Sono tantissime risorse. Per fortuna, il comune non ha tagliato nessun servizio.

Le famiglie sono penalizzate, i comuni sono penalizzati e sono penalizzate le associazioni che, ad esempio, si occupano di trasportare i cittadini presso gli ospedali per le visite. Quindi, mi riferisco sempre al mio comune, parlando di Auser, che chiede all'incirca una tessera di 20 euro a chi la può pagare. Però, parlando di un'associazione che ha quattro auto e che ogni giorno fa Giaveno-Rivoli, perché a Rivoli c'è l'ospedale, siamo a 35 euro in più al giorno, 900 euro in più al mese. Anche in questo caso, non sono aumentati i contributi ai comuni.

Perché racconto di questa quotidianità e vado così nel dettaglio? Perché, secondo me, è una fotografia di ciò che succede all'esterno, senza fare nessun dramma, però è importante riconoscere queste difficoltà legate alle famiglie e, ovviamente, anche alle amministrazioni comunali.

Come Azione che cosa abbiamo fatto? Abbiamo fatto delle proposte, anche molto precise. La prima, ad esempio, riguarda il meccanismo di formazione del prezzo dell'energia elettrica. Abbiamo provato a dire che cosa si potrebbe fare per ridurre questi costi, ad esempio, reintroducendo il cosiddetto prezzo equo per l'energia prodotta da fonti rinnovabili, riprendendo un meccanismo che è già stato sperimentato, quello sperimentato proprio durante il Governo Draghi.

Il problema è noto, però lo ripeto: il prezzo del gas influenza fortemente il prezzo dell'elettricità, anche quando questa viene prodotta da fonti che hanno costi differenti. Quindi, che cosa proponiamo di fare noi? Proponiamo di intervenire su questo meccanismo attraverso il gestore dei servizi energetici e con strumenti contrattuali adeguati, ad esempio, per trasferire parte dei benefici ai consumatori e al sistema produttivo, perché riteniamo di non poter continuare a chiedere alle imprese italiane di competere con quelle europee, senza affrontare il differenziale dei costi energetici.

La seconda proposta riguarda i contratti pluriennali dell'energia. Abbiamo proposto di rafforzare, ad esempio, il ruolo del GSE per rendere disponibile l'energia rinnovabile attraverso contratti di lungo periodo, quindi con prezzi più stabili e prevedibili. Questo, ovviamente, soprattutto per le imprese energivore, perché siamo convinti che un'impresa debba sapere assolutamente quanto costerà produrre, non soltanto domani, ma anche nei prossimi mesi. La certezza dei costi significa anche investimenti, che significano occupazione e anche crescita economica. Ecco, questa è la politica industriale, non la rincorsa ai continui rincari.

La terza proposta riguarda le risorse derivanti dalle aste europee delle quote di emissione, il famoso sistema degli ETS. Azione richiede di destinare una quota maggiore di queste risorse al sostegno delle imprese energivore, ad esempio per compensare una parte degli svantaggi competitivi e per accompagnare gli investimenti in tecnologie più efficienti. La transizione ambientale non può tradursi in una perdita di capacità produttiva del nostro Paese; e non sarebbe una vittoria ambientale neppure ridurre le emissioni in Italia semplicemente perché le nostre fabbriche chiudono. Quindi, in quel caso, certo che riduciamo le emissioni e la produzione, magari, si sposta altrove, perché altrove costa meno. Noi vogliamo decarbonizzare producendo, innovando e anche creando lavoro. Questo, però, richiede degli strumenti seri.

C'è, poi, il tema delle infrastrutture energetiche strategiche. Il decreto introduce delle misure per accelerare alcuni procedimenti autorizzativi anche nel settore degli idrocarburi. Noi non abbiamo nessun pregiudizio ideologico. Riteniamo che l'Italia debba usare responsabilmente le risorse disponibili, diversificare gli approvvigionamenti e anche rafforzare la propria sicurezza energetica, ma accelerare le autorizzazioni non è sufficiente se manca una visione complessiva. Quindi, servono degli investimenti nelle reti, nei sistemi di accumulo, nelle interconnessioni delle infrastrutture necessarie a trasformare il sistema energetico.

Poi, sicuramente, lo abbiamo detto più volte, servono tempi certi, regole stabili e procedure efficienti. E così, bisogna garantire che le semplificazioni non riducano la qualità dei controlli ambientali e anche il coinvolgimento dei territori. Quindi, per noi semplificare significa rendere lo Stato più capace di decidere, senza rinunciare alla programmazione.

Chiudo parlando di nucleare, perché questo è un tema che rivendichiamo assolutamente. Noi riteniamo da tempo la necessità di riportare l'energia nucleare nel mix energetico nazionale. Abbiamo presentato una proposta di legge di iniziativa popolare. Non contrapponiamo il nucleare alle rinnovabili: al contrario, pensiamo che sia importante far parte di una strategia integrata. La recente legge di delega sul nucleare rappresenta l'apertura di un percorso normativo, ma abbiamo bisogno di fare in fretta, perché servono delle scelte che permettano alle aziende e alle persone di programmare il loro futuro.

PRESIDENTE. Concluda.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Concludo, dicendo che il Paese che dipende eccessivamente dall'estero per la propria energia è un Paese più esposto alle crisi geopolitiche e meno libero nelle proprie scelte. È per questo che, purtroppo, dobbiamo annunciare il nostro voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Appendino. Ne ha facoltà.

CHIARA APPENDINO (M5S). Grazie, Presidente. Cito: “(…) noi pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite, perché è uno scandalo che le tasse dello Stato italiano compromettano così la nostra economia”. Che belle parole! Guardi, le sottoscriviamo anche noi. E di chi sono? Sono del MoVimento 5 Stelle? No. Sono gli autotrasportatori in sciopero, ho capito! No. Sono i pericolosi manifestanti, che urlano per essere ascoltati? No. Queste sono le parole testuali di Giorgia Meloni nel 2019 (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Allora diciamolo: oggi c'era l'occasione, c'era questo decreto, l'ennesimo sulle accise, poteva fare per una volta la cosa giusta e mantenere una promessa storica - perché non lo dimentichiamo quel video -, e invece? Niente, non lo fa nemmeno stavolta. Perché questo decreto, “decretino”, è l'ennesimo sconticino che non risolve nulla del problema del caro carburanti, del gasolio, della benzina che è alle stelle. Ma proprio nulla. E, allora, che cos'è in realtà? Devo dire che una cosa lo è: è il fallimento totale di un mandato di Giorgia Meloni, che aveva promesso di rendere la benzina e il gasolio meno costosi e, invece, cosa lascia ai cittadini italiani?

La benzina alle stelle, il gasolio alle stelle e fare il pieno alla pompa è diventato un lusso, mentre dovrebbe essere una possibilità per chi deve lavorare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Eppure, fermare il caro carburanti era possibile. Noi lo abbiamo detto tante volte, si poteva fare, era semplicissimo: bastava tassare gli extraprofitti dei grandi, grandi, gruppi petroliferi e poi con quei soldi che cosa fare? Allora sì, un intervento strutturale in cui abbassare le accise. Però ci voleva una cosa, una cosetta, che non è da poco: serviva il coraggio.

Io ho imparato una cosa nella mia vita, che il coraggio o ce l'hai o non ce l'hai. Bene, possiamo dire, bilancio di mandato, che Giorgia Meloni il coraggio non ce l'ha (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Perché questo è un Governo che è forte con i lavoratori che fanno il pieno, ma è tremendamente vigliacco con le multinazionali che fanno i miliardi. E allora, attenzione, che cosa si è inventata Giorgia Meloni? Perché non è che potesse proprio stare ferma e non fare nulla. Si è inventata un finto price cap, cioè un finto tetto al prezzo, che però non è un tetto al prezzo, è un'operazione commerciale dei petrolieri.

E noi non solo non ci vergogniamo, o meglio, Meloni non si vergogna, li ringraziamo pure, addirittura sono bravi loro. Grazie, grazie, ma grazie di cosa? Dei due regali che gli abbiamo fatto, che gli ha fatto Giorgia Meloni? Ha seppellito definitivamente la tassa sugli extraprofitti, parole del Ministro Urso - è come sparare sulla Croce Rossa ogni volta che nominiamo Urso -, che ha detto: se lo sconto funziona, allora non le tassiamo. Complimenti! E secondo regalo: chi è che fa il prezzo della benzina per gli italiani? Beh, a fare il prezzo sono le compagnie petrolifere.

Non mi sembra proprio un grande affare. E la domanda allora sorge spontanea: ma in questo Paese oggi chi è che fa le politiche sul tema, ad esempio, del caro benzina? Chi è che fa le politiche di questo Paese sull'energia? È Giorgia Meloni? Sono i Ministri? È il Parlamento? No. Sapete chi è che fa le politiche per tutti noi italiani? Descalzi, le decide Descalzi. Cioè, voi, il Governo del popolo, appaltate ai petrolieri il Governo del Paese, siamo arrivati a questo punto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E il risultato si vede, eh! Perché, mentre i profitti dei grandi gruppi restano intoccabili, chi è che paga il prezzo? Chi non ha santi in paradiso. E quindi lo paga chi fa il pieno alla pompa. Lo pagano i gestori indipendenti, che sono schiacciati da un prezzo che non hanno deciso loro. Lo pagano i distributori che sono rimasti a secco, lo pagano gli autotrasportatori che non riescono più a fare il pieno e rimangono fermi. Di sicuro non lo paga chi ha di più. E allora altro che Governo del popolo, lo ripeto, voi non siete il Governo del popolo; voi siete il Governo dei petrolieri e ne andate pure fieri, perché rivendicate queste vostre folli politiche.

Che siate il Governo dei petrolieri ha una seconda prova in questo decreto: le trivelle. Ma Meloni qualcuno se la ricorda quando andava in giro a fare campagna elettorale a dire le “trivelle no”, anzi, “chi è per le trivelle fa un favore alle lobby, chi è per le trivelle inquina i nostri mari”? Ora cosa fa in questo decreto? Le accelera, le accelera. Ma i tradimenti non finiscono qui, eh! Perché in questo decreto fa un'altra cosa. Sapete, no, quell'autonomia differenziata che state cercando in tutti i modi di mettere a terra per spaccare l'Italia, dicendo che le regioni devono poter definire tutte le cose, avere potere? Bene, in questo decreto voi sostanzialmente fate il contrario.

Voi dite che se una regione non dice “sì” alle trivelle, allora non va bene, lo fa Palazzo Chigi e lo fa anche velocemente: l'autonomia al contrario, pur di avere le trivelle, altro regalo di nuovo ai petrolieri di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Un decreto, tre tradimenti: accise, autonomia e trivelle, e ne andate pure orgogliosi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Complimenti, bravi, bravissimi! Ma d'altronde, Presidente, a me sembra evidente che avete perso totalmente il contatto con la realtà.

E c'è un'immagine che parla più di mille statistiche: mentre le famiglie non riescono a arrivare alla terza settimana del mese, mentre le imprese chiudono, mentre i lavoratori non sanno se domani avranno ancora un posto di lavoro, Giorgia Meloni va in conferenza stampa e che cosa annuncia? Le targhe personalizzate. Venghino, signori, venghino! Seicento euro e avrete la targa personalizzata con il vostro nome! Ma vi rendete conto? Ma io sono allibita! Cioè, gli italiani non riescono più a pagare la macchina e voi gli proponete di scriverci il nome sopra?

Ma tornate nel mondo reale, uscite da questi palazzi, guardate in faccia la gente che è arrabbiata perché non ce la fa più. Io vorrei vedervi un giorno, un solo giorno, un giorno di fianco agli italiani, di chi la mattina fa il pieno, anzi, ormai fa il mezzo pieno, perché non ce la fa a fare il pieno, perché la benzina è alle stelle, di chi lavora 8 ore e non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Di chi paga una visita privata nella sanità perché non può permettersi di aspettare mesi, perché morirebbe, perché la sanità pubblica non garantisce la cura che dovrebbe, e poi accende la televisione la sera e vede la Presidente del Consiglio. Che cosa fa? Parla dei suoi problemi? No, parla delle targhe. Parla delle targhe!

E allora, Presidente, non stupiamoci. Come volete che reagisca, come può reagire una persona così? Vi applaude? Vi dice “bravi”? No, si arrabbia. Si arrabbia e poi scende in piazza. E fa bene a scendere in piazza. E allora a Giorgia Meloni io voglio dare un consiglio: queste piazze ha già provato a zittirle, ma non ci riuscirà. Non funzionerà, non ci riuscirà, lo ripeto, perché noi, in quelle piazze, venerdì c'eravamo. Noi abbiamo visto in faccia il dramma di chi alza la testa: autotrasportatori insieme al popolo della pace; studenti e studentesse insieme a tassisti; giovani che chiedono di poter andare in una scuola in cui non gli cade il tetto sulla testa.

E quelle persone, che manco si conoscevano prima, si sono ritrovate lì e hanno dato un messaggio chiaro: basta. Loro dicono “basta”. Sono stufi di un Governo che impoverisce il Paese e lo chiama successo. E allora voi queste piazze le avete definite violente. Bene, lo dico con chiarezza, mi assumo la responsabilità di quello che dico: la violenza non sta in quelle piazze. È violento il Ministro Salvini, che, per paura di vedere quelle piazze piene, prova a precettare per non farli andare in piazza. È violento il Ministro Piantedosi, che va avanti con decreti Sicurezza, cercando di reprimere, anziché ascoltare.

È violento il Ministro Valditara, quando fa la morale a questi ragazzi, mentre questi ragazzi hanno bisogno di uno spazio nella nostra società (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ed è violenta Giorgia Meloni, quando tenta di criminalizzare quelle piazze, con l'evidente intento di nascondere un malcontento, una rabbia sociale che monta e monterà. Avete perso il contatto con la realtà, totalmente, ma la realtà è venuta a cercarvi ed è in piazza ed è arrabbiata. Potete precettare uno sciopero, ma non potete precettare la rabbia di un Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lovecchio. Ne ha facoltà.

GIORGIO LOVECCHIO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, oggi discutiamo un provvedimento che affronta una questione molto concreta: il costo dell'energia e dei carburanti, che continua a pesare sulle famiglie e sulle nostre imprese. E vorrei partire proprio da qui, perché, quando parliamo di energia, troppo spesso ci perdiamo in discussioni ideologiche, in dichiarazioni di principio, in progetti che guardano a un futuro lontano. Ma, nel frattempo, le famiglie devono pagare le bollette oggi, le imprese devono produrre oggi, gli autotrasportatori devono fare rifornimento oggi.

Ed è a queste persone che dobbiamo dare delle risposte. Il decreto che ci accingiamo a convertire interviene sul costo dei carburanti, sostiene l'autotrasporto e affronta una questione ancora più importante: la sicurezza energetica nazionale. Perché, colleghi, un Paese che non riesce a garantirsi energia a prezzi sostenibili rischia di perdere la propria indipendenza economica, e, quando perdiamo indipendenza energetica, perdiamo competitività, investimenti e posti di lavoro.

Con questo decreto il Governo ha prorogato, per il periodo previsto, la riduzione delle accise sul gasolio, con un beneficio complessivo di 17 centesimi al litro, considerando anche l'effetto dell'IVA. Ha, inoltre, incrementato di 16 milioni di euro le risorse destinate al credito d'imposta per l'autotrasporto e, con il successivo decreto del 23 ottobre, sono stati previsti ulteriori 66,4 milioni di euro per il settore, altri 60 milioni di euro per le spese più recenti, oltre a 60 milioni per l'agricoltura e 10 milioni per la pesca (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Sono interventi concreti, perché, quando aumenta il gasolio, non aumenta soltanto il costo per chi guida un camion: aumenta il costo delle merci, dei prodotti agricoli, delle consegne ai supermercati.

E alla fine queste spese chi le paga? Le pagano i cittadini, le pagano le famiglie italiane. Per questo sostenere l'autotrasporto significa sostenere l'intera economia. Ma questo provvedimento interviene anche su un altro problema, che conosciamo bene: la burocrazia. In Italia, un'impresa che decide di investire presenta un progetto, mette a disposizione i capitali e magari vuole creare nuovi posti di lavoro, e poi comincia ad aspettare: un'autorizzazione, un parere, una conferenza di servizi. Passano mesi, a volte anche anni, e nel frattempo quell'investimento rischia di andare all'estero.

Con questo decreto introduciamo strumenti per superare l'inerzia amministrativa, quando rischia di compromettere attività energetiche di interesse nazionale. Rivendico il contributo di Forza Italia: grazie a un nostro emendamento, i poteri del commissario potranno estendersi anche agli atti autorizzativi necessari per concludere i procedimenti, sempre nel rispetto dell'ambiente e dei territori, naturalmente. Ma dobbiamo essere chiari, la burocrazia non può avere più potere del futuro industriale del nostro Paese. Sempre grazie a Forza Italia, è stata introdotta una nuova misura per ridurre i contributi di connessione elettrica legati alla quota potenza, senza aumentare gli oneri di sistema per gli utenti.

Questo dimostra che noi crediamo nella transizione energetica, ma in una transizione che sia sostenibile anche economicamente. Ed è qui che vorrei rivolgermi ai colleghi dell'opposizione: colleghi, io credo che uno degli errori commessi in questi anni sia stato quello di confondere gli obiettivi con gli strumenti necessari per raggiungerli. Perché è facile dire che dobbiamo utilizzare soltanto energie rinnovabili, è facile immaginare un Paese alimentato interamente dal sole e dal vento, ma dobbiamo fare anche i conti con la realtà (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

In un anno abbiamo a disposizione 8.760 ore, il fotovoltaico funziona 1.400 ore l'anno, cioè 3,8 ore al giorno; invece l'eolico 1.800 ore all'anno, cioè 4,9 ore al giorno. La mole di impianti fotovoltaici ed eolici installati già oggi, quando funziona, produce più di quello che serve. Quindi cosa facciamo quando non c'è vento? Come garantiamo energia alle industrie quando non c'è sole? Con quali impianti, con quali sistemi di accumulo e, soprattutto, a quali costi? Ce lo ricorda il presidente di Assoambiente, Chicco Testa, citando uno studio del Politecnico di Milano, quale potrebbe essere il costo delle batterie necessarie ad alimentare il sistema Italia con la sola energia rinnovabile per un solo giorno: occorrerebbe investire 100 miliardi in batterie, necessarie a fornire 1.215 gigawatt, con un costo, in termini di incentivi, di 20,6 miliardi l'anno per 15 anni, che graverebbero sulle bollette di famiglie ed imprese.

Perché l'utopia è affascinante, colleghi, ma, quando diventa una politica energetica, senza un piano industriale credibile, il conto rischia di arrivare nelle case degli italiani e noi non possiamo permettercelo. Un'impresa che deve tenere accesi i macchinari 24 ore al giorno non può lavorare sulla base delle speranze, deve sapere che avrà energia disponibile e a un prezzo competitivo. Ed è per questo che nella legge di bilancio abbiamo previsto, come Governo, oltre 6 miliardi di euro di sostegni, distribuiti nei prossimi anni per le imprese energivore e per le piccole e medie imprese. Parliamo di 2,5 miliardi per le imprese a maggiore consumo energetico e di 3,5 miliardi per le PMI. Sono risorse previste nella manovra ancora all'esame del Parlamento, collegate anche gli investimenti nell'efficienza energetica e nella decarbonizzazione.

Perché noi vogliamo aiutare le imprese ad affrontare le bollette, ma, soprattutto, vogliamo creare le condizioni affinché domani paghino meno energia. E questo mi porta a una questione sulla quale vorrei richiamare l'attenzione dell'Aula: la nostra capacità di raffinazione del petrolio. Per anni abbiamo assistito a una progressiva riduzione della capacità industriale italiana, e non lo dico io, lo riconosceva già la Strategia energetica nazionale del 2017, approvata durante il Governo Gentiloni.

Quel documento ricordava che, tra il 2010 e il 2015, 5 importanti raffinerie italiane erano state chiuse come impianti tradizionali o avviate alla riconversione; la nostra capacità di lavorazione era scesa da 107 a 87 milioni di tonnellate. Allora io chiedo ai colleghi del Partito Democratico: quando eravate al Governo, vi siete preoccupati abbastanza delle conseguenze industriali di questa progressiva riduzione della nostra capacità produttiva? Perché oggi quella capacità produttiva ci serve.

E guardiamo anche alla Spagna, un Paese che, con circa 50 milioni di abitanti, contro i nostri 59 milioni, dispone di una capacità di raffinazione non molto distante dalla nostra. Questo ci insegna che il problema non è semplicemente quanti impianti abbiamo; il problema è quanto riusciamo a produrre e quanto siamo capaci di sfruttare le infrastrutture esistenti. Oggi l'Italia dispone di una capacità di raffinazione di circa 83 milioni di tonnellate annue, ma gli impianti non lavorano tutti a pieno regime, ed è proprio per questo che i Ministri Urso e Pichetto Fratin hanno avviato un confronto con le imprese per verificare come aumentare la produzione nazionale. Signori, questa si chiama politica industriale.

Allora, vorrei chiedere anche ai colleghi di AVS: pensate davvero che la transizione ecologica possa essere realizzata rinunciando alle infrastrutture industriali delle quali abbiamo ancora bisogno? Perché, se continuiamo a chiudere gli impianti in Italia, ma continuiamo ad acquistare gli stessi prodotti dall'estero, cosa abbiamo risolto? Abbiamo ridotto davvero le emissioni globali oppure abbiamo semplicemente trasferito altrove produzione e posti di lavoro? E al MoVimento 5 Stelle vorrei ricordare che anche voi avete governato questo Paese, avete avuto Ministri e responsabilità di Governo.

Oggi è certamente più facile criticare ogni provvedimento dai banchi dell'opposizione, ma governare significa assumersi delle responsabilità, trovare le risorse e fare delle scelte. Noi di Forza Italia crediamo nelle energie rinnovabili, nello sviluppo del biometano e dobbiamo avere il coraggio di discutere seriamente anche del nucleare di nuova generazione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), ma senza pregiudizi ideologici, perché la transizione energetica non può trasformarsi nella rinuncia alla nostra industria e, soprattutto, non possiamo accettare che a pagarne il prezzo siano i lavoratori e le piccole imprese.

Io penso a chi ogni mattina alza una serranda, accende un macchinario o mette in moto un mezzo, un mezzo di lavoro, a chi deve pagare stipendi, fornitori e bollette. Sono queste le persone alle quali dobbiamo rispondere. Colleghi, nessuno sostiene che questo decreto possa risolvere da solo tutti i problemi energetici italiani, ma contiene misure utili, sostiene dei settori produttivi in difficoltà e interviene sugli ostacoli che da troppo tempo rallentano gli investimenti. Noi vogliamo un'Italia che produca di più, che dipenda meno dall'estero e che garantisca energia a costi sostenibili.

Perché possiamo discutere per ore di come sarà il sistema energetico tra 20 o 30 anni, ma intanto dobbiamo garantire che domani mattina le nostre fabbriche possano aprire, che i camion possano viaggiare e che le famiglie italiane possano affrontare le proprie spese. Questa, colleghi, è la differenza tra chi si limita a immaginare il futuro e chi ha la responsabilità di governare il presente. Ed è per queste ragioni, Presidente, che annuncio il voto favorevole del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toccalini. Ne ha facoltà.

LUCA TOCCALINI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, quando aumenta il prezzo del gasolio a causa di avvenimenti accaduti oltre i confini italiani, ci sono due strade: c'è la strada di chi sceglie di polemizzare, di criticare e di contestare e invece c'è la strada di chi sceglie di lavorare, nonostante le tante difficoltà, per trovare soluzioni a sostegno di chi produce, trasporta e lavora. La Lega ha scelto da sempre, senza alcun dubbio, la seconda strada, perché la cosa prioritaria è dare risposte ai nostri cittadini.

Il caro carburanti è una questione che riguarda la competitività delle nostre imprese, la tenuta del settore agricolo, l'occupazione e il potere d'acquisto dei cittadini. Di fronte a questa emergenza, il Governo ha scelto di assumersi le proprie responsabilità, intervenendo per aiutare contro i rincari i settori maggiormente esposti. Con il decreto in esame, per esempio, è stata prorogata la riduzione dell'accisa sul gasolio dall'11 al 17 settembre. È un intervento sicuramente superato, ma seguito da altri provvedimenti in materia.

E anche su questo abbiamo sentito, come dal 2022 a questa parte, la solita manfrina da parte dell'opposizione: è un intervento inutile, non date i soldi agli italiani, non aiutate i nostri cittadini. Però diciamo che ormai ci siamo abituati, proprio perché questo Governo, dal suo insediamento, quindi dall'ottobre del 2022, ha messo tra le proprie priorità esattamente il tema energetico per difendere i più deboli e la dimostrazione è: nell'Aiuti-quater del 2022, 9 miliardi di euro stanziati; la legge di bilancio del 2023, 21 miliardi di euro stanziati; il decreto Aiuti-quinquies, 4 miliardi; la legge di bilancio del 2024, ulteriori 200 milioni per l'allargamento delle maglie del bonus sociale; il decreto Bollette del 2025, 3 miliardi, e quello del 2026, 5 miliardi; vari decreti Accise che ci sono stati in questi mesi, più di 2 miliardi di euro, e la legge di bilancio del 2026 con 14 miliardi di investimento proprio in quella transizione energetica non ideologica (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), come qualcuno vorrebbe, ma realistica e concreta.

Quindi, non accettiamo lezioni da chi urla, senza poi guardare, nei fatti, i provvedimenti del Governo.

Il decreto affronta anche un altro tema, ovvero quello di rafforzare la nostra capacità di approvvigionamento in un'ottica di autonomia energetica. Per questo è necessario intervenire - sì - sulle emergenze, ma anche superare quegli ostacoli che rallentano la realizzazione di attività e di infrastrutture energetiche.

L'articolo 2 interviene sui procedimenti relativi alla prospezione, alla ricerca e alla coltivazione di idrocarburi sulla terraferma, introducendo tempi definiti per l'interlocuzione con le regioni e prevedendo, in presenza delle condizioni stabilite dalla legge, poteri sostitutivi dello Stato quando l'inerzia amministrativa rischia di compromettere gli interessi strategici nazionali. Questo cosa vuol dire? Per noi l'autonomia è sacrosanta - lo dimostra la nostra battaglia storica, che abbiamo portato avanti per quarant'anni e che vede finalmente la luce in fondo al tunnel, grazie al Ministro Calderoli e grazie al lavoro del Ministro Salvini -, ma è inaccettabile che in alcuni territori, per mera ideologia di partito e per un finto ambientalismo ideologico, lo sviluppo del nostro Paese venga bloccato (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). In questi casi, quindi, è opportuno e doveroso che qualcuno faccia quello che qualche governatore non vuole fare per ideologia.

Nel provvedimento è stata poi inserita l'estensione del credito d'imposta per il settore dell'autotrasporto. Anche su questo, nelle ultime settimane, abbiamo letto, visto e sentito di tutto: polemiche su polemiche, ricostruzioni fantasie e quant'altro. Voglio ringraziare a nome di tutto il gruppo della Lega il Ministro Matteo Salvini e il Vice Ministro Rixi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) per il grande lavoro che hanno fatto, nonostante tutte le difficoltà, e per le risposte che già hanno dato in queste prime settimane, non solo lo sblocco immediato del credito d'imposta - infatti le imprese, in questi giorni e nelle scorse settimane, stanno ricevendo nei propri cassetti fiscali l'importo che era stato stanziato - ma anche l'estensione di quei 50 milioni, messi in questo decreto, per quanto riguarda il mese di settembre, oltre alla conferma di quei 590 milioni a partire da gennaio per cambiare i propri mezzi - i mezzi che sono i camion, per chi ci ascolta da casa -, per avere dei mezzi sicuramente più nuovi, dei mezzi che consumano di meno e dei mezzi che inquinano anche di meno.

L'ideologia in questo caso, quindi, si mette da parte, si mettono i quattrini e si può procedere con la modernizzazione di tutto, in questo caso del parco auto, dei camion.

Questa è un'attività questa di ascolto costante, cominciata il 20 settembre con il primo incontro che c'è stato in prefettura a Milano, proseguita poi con un secondo incontro il 27 di settembre, dove il Ministro Salvini non ha ascoltato solo le grandi sigle nazionali, ma ha ascoltato anche le sigle locali e gli autotrasportatori autonomi. Infatti, tutti devono essere coinvolti in questo processo di ascolto e di risoluzione di un problema serio.

Quindi, in pochi giorni abbiamo visto i primi blocchi sciogliersi e, nell'arco di poche settimane, siamo arrivati a non avere più blocchi sul nostro territorio. Questo cosa vuol dire? Non che gli autotrasportatori siano stati minacciati o siano stati cacciati via, semplicemente che ci si è trovati tutti insieme e che sono state trovate delle soluzioni condivise. La sinistra se ne faccia una ragione: noi ragioniamo, discutiamo, ascoltiamo e poi proponiamo delle soluzioni che, evidentemente, alle categorie vanno bene (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), visto che questi fondi che sono stati trovati, a detta delle sigle sindacali e non del centro studi della Lega, andranno a coprire il 70 per cento dell'incremento dei costi del carburante che, purtroppo, c'è stato in questi mesi.

Così come sono stati aiutati - ovviamente questo in un decreto successivo, ma ci tengo a sottolinearlo - anche gli agricoltori, perché gli agricoltori erano i primi ad essere penalizzati dal blocco degli autotrasportatori e che, di conseguenza, poi ricadeva anche sui cittadini. Quindi, in un decreto, che poi è stato fatto pochi giorni fa, è stato previsto un fondo perduto fino al 20 per cento per i nostri agricoltori per le spese sostenute per l'acquisto di carburante dalle imprese agricole. Questo è un altro risultato che è stato portato a casa. Quindi, in questa fase storica il Governo ha dimostrato, ancora una volta, di essere presente, di essere presente in dialogo costante con tutti quei comparti esposti maggiormente all'aumento dei prezzi energetici, non solo le aziende energivore, ma in questo caso anche gli autotrasportatori. Mi duole dirlo ma, ancora una volta, l'unica assente dal dialogo, dal dibattito e dal contributo per aiutare i nostri cittadini è l'Unione europea. Perché adesso noi stiamo parlando di un aumento del carburante che sì, sicuramente dipende dalle guerre, dai conflitti internazionali che ci sono, ma non possiamo far finta che non esista il Green Deal. Infatti, nel momento in cui, grazie a quella follia chiamata “Green Deal”, in Europa sono state chiuse più di 35 raffinerie, di cui cinque in Italia, e la capacità produttiva, quindi, è scesa da 800 tonnellate a 625, basta un piccolo ragazzo di 15 anni per capire che, evidentemente producendo meno gasolio, i costi aumentano.

Quindi, la follia del Green Deal si è ripercossa purtroppo anche sul costo alla pompa di benzina (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), ciò a proposito di idee brillanti dell'Unione europea. E, anche su questo, l'Unione europea non si è degnata di ragionare. Per esempio, ne parlava prima qualche collega nel rivedere quei tanto odiati ETS, tante tasse che pagano anche gli autotrasportatori in un momento storico dove ancora, purtroppo, più del 90 per cento delle merci viaggia su gomma.

Io mi aspettavo che l'Unione europea dicesse: bene, ragioniamo in questo momento straordinario, aiutiamo i nostri autotrasportatori, abbassiamo un po' queste tasse, abbassiamogli un po' i costi. Zero di zero: la von der Leyen evidentemente è troppo impegnata a studiarsi già le prossime tasse da mettere su questi inquinatori seriali chiamati autotrasportatori, che il male che fanno è portare le merci nei nostri supermercati, nelle nostre case o trasportare il materiale ai nostri cittadini.

Quindi, spero, ancora una volta, in un colpo di reni di dignità da parte dell'Unione europea per venire incontro a tutte le classi produttive del nostro Paese. Chiudo annunciando ovviamente il voto favorevole del gruppo della Lega, ricordando all'opposizione, ritornando un pochino ai numeri che ho citato prima che arrivano a una spesa di circa 60 miliardi per l'energia, che se non avessimo avuto quella brillante idea e quel brillante provvedimento chiamato “superbonus” non avremmo investito solo 60 miliardi, ne avremmo avuti a disposizione la bellezza di 170 e, quindi, probabilmente sì, avremmo potuto fare molto di più se qualcuno prima di noi non avesse sperperato il denaro pubblico (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

E spero che chi ci ascolta da casa si renda conto, con questi numeri, che forse è opportuno che l'anno prossimo si vada in continuità con un Governo di centrodestra e non si lasci il Governo in mano a chi dei soldi degli italiani ne ha fatto tutto meno che il loro bene (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Peluffo. Ne ha facoltà.

VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi deputati, di fronte a una crisi dei carburanti che colpisce milioni di famiglie, lavoratori e imprese, il Governo continua a rincorrere l'emergenza con misure temporanee, senza affrontare il problema della formazione dei prezzi.

Il caro carburanti non riguarda soltanto chi deve fare il pieno all'automobile, ma riguarda anche gli autotrasportatori, gli agricoltori, i pescatori, le imprese, riguarda il costo della logistica, della produzione e della distribuzione delle merci e riguarda il carrello della spesa di ogni famiglia italiana. Gli ultimi dati dell'Istat ci dicono quanto sia grave la situazione: a ottobre l'inflazione è salita al 5,4 per cento, i prezzi dei beni energetici sono aumentati del 31,4 per cento rispetto a un anno fa.

Quindi il caro energia non rimane confinato alle bollette e ai distributori, ma si trasferisce nell'intera economia e pesa sul potere d'acquisto delle famiglie. Ma il Governo ha continuato a intervenire con misure di durata limitata, impegnando risorse pubbliche senza riuscire a stabilizzare i prezzi.

Come può una famiglia, un autotrasportatore o una piccola impresa programmare le proprie spese sulla base di interventi, come quelli del Governo, che durano poco più di una settimana? Noi non siamo contrari agli interventi sulle accise, anzi abbiamo sostenuto da tempo il meccanismo delle accise mobili per restituire al consumatore il maggior gettito fiscale che lo Stato incassa quando aumentano i prezzi, ma attivare questo meccanismo per pochi giorni non basta e soprattutto non basta intervenire soltanto sulla componente fiscale, perché esiste un problema di formazione del prezzo, di funzionamento della filiera, di margini industriali e commerciali.

Su questo il Governo ha deciso di affidarsi ai tetti volontari introdotti dalle grandi compagnie petrolifere. Si tratta di tetti decisi dalle compagnie, applicati alle rispettive reti, modificabili secondo le loro scelte. I fatti dimostrano quanto siano fragili questi strumenti: un tetto che una compagnia può modificare o far scadere autonomamente non è una regola pubblica, è una politica commerciale, e una politica commerciale può cambiare in qualsiasi momento. Allora la domanda è semplice: se il Governo ritiene necessario contenere i prezzi, perché non si assume la responsabilità di stabilire una regola pubblica? Perché devono essere le compagnie petrolifere, anziché lo Stato sulla base di criteri fissati dalla legge, a decidere fino a quando e a quali condizioni contenere i prezzi? La tutela del potere d'acquisto degli italiani non può dipendere dalla disponibilità delle compagnie.

Poi c'è un'altra questione, Presidente. Se le grandi compagnie riescono a ridurre autonomamente i prezzi delle proprie reti, dobbiamo interrogarci sui margini economici presenti lungo la filiera e dobbiamo chiederci quali profitti straordinari siano stati realizzati dalle grandi società energetiche grazie agli shock dei prezzi. Per questo il Partito Democratico propone di tassare gli extraprofitti delle grandi compagnie energetiche, non i normali profitti di impresa, ma quelli straordinari riconducibili alle condizioni eccezionali del mercato. Quelle risorse devono contribuire a sostenere famiglie e imprese, è una questione di equità: non possiamo continuare a utilizzare soltanto risorse della fiscalità generale per attenuare i rincari senza chiedere un contributo a chi da quelle stesse dinamiche ha tratto vantaggi straordinari.

Noi non ci siamo limitati a denunciare i problemi, abbiamo presentato in questo provvedimento con un emendamento una proposta precisa, raccogliendo il lavoro delle organizzazioni dei gestori, Faib, Confesercenti e Fegica, rilanciata dal Partito Democratico con la nostra segretaria Elly Schlein, cioè la proposta di introdurre un tetto massimo pubblico, temporaneo e dinamico, ai prezzi dei carburanti. Lo abbiamo tradotto nell'emendamento che voi, colleghi della maggioranza, avete respinto. Non abbiamo proposto un ritorno permanente ai prezzi amministrati, abbiamo proposto uno strumento straordinario, attivabile in presenza di condizioni eccezionali come quelle attuali; un tetto limitato nel tempo, aggiornabile in relazione all'andamento dei mercati, accompagnato da garanzie per gli approvvigionamenti, e soprattutto applicabile all'intera filiera compreso il mercato extra-rete, senza scaricare il costo dell'intervento sui distributori indipendenti.

Questo è il punto fondamentale, perché proprio qui emerge il limite più grave dei tetti volontari delle compagnie: le grandi società petrolifere possono applicare prezzi calmierati sulle proprie reti, i distributori indipendenti invece continuano ad acquistare carburante all'ingrosso a condizioni che possono rendere impossibile competere con questi prezzi. Il risultato è un paradosso: un piccolo gestore può trovarsi ad acquistare il carburante a un prezzo superiore a quello al quale una grande compagnia lo vende al pubblico. Una misura presentata come un aiuto ai consumatori rischia così di trasformarsi in un vantaggio competitivo per i grandi operatori e in una penalizzazione per i piccoli imprenditori. Non è una nostra impressione, perché proprio ieri Confcommercio ha diffuso dati che dovrebbero preoccupare seriamente il Governo: secondo le rilevazioni richiamate da Confcommercio, dal 28 settembre le vendite degli impianti indipendenti sono diminuite mediamente del 29 per cento, e se questa situazione dovesse protrarsi, secondo Confcommercio, potrebbero essere a rischio circa 30.000 posti di lavoro.

Non è un problema teorico: lo dimostra la vicenda di Michele Finizio, un benzinaio indipendente di San Severo in provincia di Foggia, un piccolo imprenditore che gestisce un distributore con 12 dipendenti e che è arrivato a proclamare uno sciopero della fame per denunciare una situazione diventata insostenibile. Mentre le grandi compagnie applicano prezzi calmierati sulle proprie reti, lui continua ad acquistare carburante a condizione che non gli consentono di competere. Una situazione che lo ha costretto a ricorrere alla cassa integrazione per i suoi dipendenti. Nei giorni scorsi, Elly Schlein, è andata a incontrarlo, accogliendo il suo appello, ad ascoltare le sue ragioni.

Dopo quell'incontro, Michele Finizio ha sospeso lo sciopero della fame, ma la sua richiesta è rimasta chiarissima: non chiedeva contributi pubblici, non chiedeva privilegi, chiedeva di poter competere ad armi pari. E questa dovrebbe essere una preoccupazione anche per chi, nella maggioranza, dice di voler difendere le piccole imprese. Perché i distributori indipendenti non sono un ostacolo alla concorrenza, sono una parte essenziale della concorrenza. Non basta invocare la concorrenza: bisogna garantire che esista davvero.

Avevate la possibilità di introdurre una regola pubblica per contenere i prezzi, tutelare i consumatori e garantire condizioni eque ai distributori indipendenti. Colleghi della maggioranza, Governo, avete scelto di non farlo. È questa è la differenza tra la vostra impostazione e la nostra: voi vi affidate alle decisioni volontarie delle grandi compagnie petrolifere; noi proponiamo regole pubbliche, trasparenti e uguali per tutti; voi rincorrete rincari, noi vogliamo governarli. Perchè quando sono in gioco il potere d'acquisto delle famiglie, il lavoro e la sopravvivenza delle piccole imprese, lo Stato non può limitarsi a chiedere un favore alle compagnie petrolifere: lo Stato deve assumersi la propria responsabilità, ed è una responsabilità che questo Governo continua ad eludere. Per queste ragioni, Presidente, annuncio il voto contrario del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zucconi. Ne ha facoltà.

RICCARDO ZUCCONI (FDI). Presidente, colleghi, Sottosegretario Albano. Io ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi che sono stati fatti sia sugli emendamenti che ora in dichiarazione di voto e, francamente, credo che si stia ignorando un dato di fatto che è più importante di tutti.

Perché, vedete, le crisi energetiche che affliggono l'Italia, come altri Paesi europei, non sono di cinque mesi, di cinque anni fa, purtroppo: sono vecchie di decenni. Qualcuno ricorderà, magari avrà studiato la guerra dello Yom Kippur, nel 1973, che portò la quadruplicazione del prezzo del petrolio; ancora nel 1979, la rivoluzione iraniana, destabilizzante il prezzo del petrolio che raddoppiò in poche settimane; nel 1990 la Guerra del Golfo, con l'invasione del Kuwait; nel 2003 la guerra in Iraq; poi il conflitto russo-ucraino e, infine, la vicenda iraniana. Quindi sono state tutta una serie di conflitti disastrosi e orribili che hanno comportato conseguenze per quei Paesi che non sono ricchi di fonti di idrocarburi.

E non sono soltanto i conflitti a determinare questi risultati, perché nel 2004-2008, in questo lasso di tempo, ci fu un surriscaldamento dei prezzi dovuto all'incremento esponenziale delle industrie delle economie asiatiche, segnatamente quelle della Cina. Anche in quel caso ci fu un aumento dei prezzi. Emblematica, poi, la vicenda del 2011, la vicenda libica, durante la quale l'Italia perse una risorsa e una centralità strategica perché, grazie agli accordi stipulati dal Governo Berlusconi, aveva un accesso facilitato alla produzione di gas e di petrolio in Libia. Bene, un accordo internazionale, uno sviluppo internazionale che, anche quel in quel, caso ci danneggiò. Ed è stato soltanto grazie - oggettivamente - all'Ente Nazionale Idrocarburi, che ha mantenuto un'operatività, che noi siamo riusciti a recuperare l'approvvigionamento di petrolio, non quello di gas.

Oggi Descalzi è diventato il nemico pubblico numero uno. Io voglio ricordare che è stato indicato come amministratore delegato di ENI durante il Governo Renzi e il Ministro dell'economia era Padoan, quindi, oggi viene misconosciuto - probabilmente è stata fatta una scelta sbagliata - non capisco, però, di cosa lo si accusi, francamente.

Ho fatto questo breve excursus soltanto per ricordare, poi, quali furono le risposte dei vari Governi.

Nella preistoria - qualcuno, ripeto, se lo ricorderà - il Governo Rumor impose le targhe alterne, bloccò la circolazione delle auto, la domenica non si potevano usare le auto. Quindi, misure impattanti. Il Governo Draghi ha risposto a sua volta, in una crisi energetica importante, con una politica di bonus e incentivi: era una risposta di un Governo a una crisi energetica particolarmente pesante e non credo che si possano criticare Governi, tra l'altro, di cui molti dei partiti delle opposizioni allora facevano parte, per una risposta rispetto a una crisi di questo tipo.

È mancata, però, sempre, questo sì, una visione da parte di tutti questi Governi, perché io sono d'accordo con chi ha detto che continuare a mettere risorse per calmierare via, via i prezzi quando accadono questi avvenimenti non è possibile, ci vuole un'altra visione. Nel frattempo, però, rispetto al Governo Draghi sono anche cambiate le condizioni legislative in tema economico dell'Unione europea: la legge di stabilità è tornata in vigore, quindi le clausole di salvaguardia non si possono più attivare; è entrato in vigore anche il Piano strutturale di bilancio 2025-2029, e sono vincoli che impongono una gestione rigorosa dei conti pubblici. Le risorse non sono infinite.

Voglio ricordare anche, a chi ha citato normative sugli utili delle aziende energetiche, che è ancora pendente, anzi, sono ancora pendenti giudizi sulle tassazioni “iper” dei profitti introdotte sia dal Governo Draghi che da quello Meloni, e ricordiamo l'ordinanza della Corte costituzionale del 2025, perché c'è stato un ricorso in quanto quelle normative erano in contrasto - si sostiene - con il regolamento (UE) 2022/1854. E questo ricorso è stato fatto proprio contro una legge, quella di bilancio del 2023, del Governo del Governo Meloni.

Detto questo, nella legge di bilancio attuale è previsto, all'articolo 21, che sarà prorogata l'ipertassazione IRAP delle aziende energetiche, quindi non è vero che il Governo Meloni, anche in questo caso, manca di coraggio, ricordando il Manzoni più che la Appendino.

In questo quadro sfavorevole, con due guerre in atto, il Governo Meloni si è mosso seguendo tre direttrici: certo, attivando i meccanismi per calmierare i prezzi, ma anche interventi con indirizzi per il recupero della produzione nazionale. Come si fa a contestarla oggi, in questa condizione? Con una moral suasion nei confronti di enti controllati e aziende estere operanti in Italia. Non credo che il price cap sia una cosa negativa, come si fa a dire questo?

Abbiamo favorito le rinnovabili durante il Governo Meloni, io lo voglio ricordare ancora: l'aumento di produzione da rinnovabili durante il Governo Conte è stato di 1 gigawatt l'anno, più o meno identico a quello del Governo Draghi; da quando è in vigore il Governo Meloni abbiamo superato i 21 gigawatt di produzione da rinnovabili (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Questi sono dati.

Ricordo, per tornare ancora più indietro, visto che mi piace, che dal 2014 al 2018 - vigenti i Governi Renzi e company - l'aumento totale in cinque anni è stato di 5,5 gigawatt. Allora, è il Governo di destra che non fa le rinnovabili o è il Governo di destra che si è trovato in una situazione di inerzia totale dei Governi precedenti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)?

Abbiamo riattivato il processo per l'attivazione del nucleare: è una possibilità, un'opportunità che non possiamo chiuderci, assolutamente.

Contatti internazionali: 7 maggio in Libia, 21 ottobre in Azerbaijan, 23 ottobre in Kuwait. Queste sono le presenze del Presidente Meloni, e ad ogni missione è seguito un accordo commerciale sui carburanti a fronte, ripeto, delle inerzie del passato.

Abbiamo sollecitato l'Europa anche a riprendere in considerazione il settore delle raffinerie. Noi abbiamo perso il 22 per cento della capacità di raffinazione e anche quello incide sui prezzi del petrolio. E poi gli incentivi per l'auto elettrica, perché è giusto anche pensare a una decarbonizzazione del trasporto, ecobonus per acquisto di auto elettriche, fondi PNRR dedicati, colonnine domestiche, bandi per le colonnine pubbliche con supporto di GSE, incentivi rottamazioni: sono 2 miliardi e mezzo durante il Governo Meloni. Nel frattempo, sono stati spesi 20 miliardi l'anno per abbattere il cuneo fiscale e rivedere gli scaglioni Irpef, la spesa sanitaria è arrivata a 150 miliardi e la disoccupazione è ai minimi storici.

Ora, il contenuto del decreto, dove si trovano, tra l'altro, due delle tre direttrici che ho detto, lo conosciamo tutti. A me importa spiegare soprattutto quella che va nel senso di diversificare gli interventi dello Stato per aumentare la produzione nazionale. Si amplia l'utilizzo degli impianti di biogas e di biometano con i residui derivanti dalla trasformazione dei prodotti agricoli; si introducono termini certi per l'autorizzazione delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi con il potere sostitutivo dello Stato tramite la nomina del commissario ad acta; si determina che le regioni possono individuare nuove aree adatte per le rinnovabili, ma non possono cancellare l'idoneità delle aree già stabilite dalla legge nazionale. Ancora, il decreto n. 193 con il credito d'imposta per l'autotrasporto per le imprese agricole e ittiche. Ancora, nella legge di bilancio con le misure che saranno introdotte dagli articoli 82 e 83. Ancora con l'articolo 21, che pone un argine invalicabile a tutela delle famiglie, l'incremento temporaneo dell'aliquota Irap per i colossi del settore energetico e prevede un divieto tassativo di traslazione sui prezzi finali.

PRESIDENTE. Concluda.

RICCARDO ZUCCONI (FDI). Sì, Presidente, concludo brevemente. Qui c'è una guerra in atto che si trascina da decenni; è una guerra sulle fonti energetiche. Quando c'è una guerra mi si insegna che ci dobbiamo stringere e lavorare tutti per l'interesse nazionale. Fratelli d'Italia in passato ha fatto questo, e ci sono delle prove naturalmente di questi comportamenti. Ancora oggi il nostro faro, il nostro punto di riferimento è l'interesse nazionale. Il voto favorevole a questo decreto ne è soltanto un passaggio, doveroso ma convinto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 3148?)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 3148?:

S. 2029 - "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche" (Approvato dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 71).

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, recante disposizioni urgenti per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti, nonché in materia fiscale (A.C. 3106-A?) (ore 17,57).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3106-A?: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, recante disposizioni urgenti per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti, nonché in materia fiscale.

Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 3106-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge (Vedi l'allegato A).

Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A), che sono in distribuzione.

Avverto che la Presidenza, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 7, del Regolamento, conferma l'inammissibilità dell'emendamento Ziello 1.22, già dichiarata in sede referente.

Avverto, altresì, che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi degli articoli 86, comma 1 e 96-bis, comma 7, del Regolamento, in quanto estranei rispetto ai contenuti del provvedimento in esame, le seguenti proposte emendative, non previamente presentate in Commissione: Merola 1.01001 recante misure a sostegno della rete distributiva nei territori isolati; Merola 1.01002 in materia di sostegno alla mobilità collettiva e ai collegamenti nei territori meno serviti; Piccolotti 5.1002, volto a introdurre un fondo speciale al fine di garantire il diritto allo studio delle studentesse vittime di violenza familiare di matrice religiosa; Piccolotti 5.1001 e 5.01000 in materia di borse di studio per il dottorato.

Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito la relatrice e la rappresentante del Governo a esprimere il parere.

MARIANGELA MATERA, Relatrice. Invito al ritiro o parere contrario per tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Il Governo?

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Parere conforme.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Passiamo all'articolo premissivo 01.02 Merola. Ha chiesto di parlare l'onorevole Stefanazzi. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intanto facciamo un piccolo esercizio di memoria, che è utile, visto il provvedimento di cui ci stiamo occupando. Partiamo dal 2018, quando il Ministro Salvini annunciava che, al primo Consiglio dei ministri, avrebbe cancellato le accise sulla benzina; poi, nel 2019, è il turno della Presidente Meloni con quella scena, mitica ormai, con la pistola dell'erogatore in mano, in cui spiegava che pagare le accise era una vergogna e che avrebbe fatto in modo che le accise fossero progressivamente abolite; poi, nel 2022, il programma di Fratelli d'Italia santificava questa promessa e, sostanzialmente, annunciava la sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti, e l'automatica riduzione di IVA e accise.

Ora, sono passati quattro anni, le accise, evidentemente, non sono state abolite progressivamente e nemmeno al primo Consiglio dei ministri, quella sul gasolio l'avete, persino, alzata e della famosa riduzione automatica non c'è traccia.

Con questo emendamento noi vi abbiamo offerto la possibilità di mantenere almeno una delle tante promesse che avete fatto. Come è noto, dal 1° dicembre, ogni volta che il prezzo internazionale del greggio supera il valore di riferimento, indicato nei documenti di finanza pubblica, le aliquote di accisa sui carburanti vengono ridotte per restituire ai cittadini il maggior gettito IVA che lo Stato incassa, proprio, grazie a quei rincari. Si chiama, appunto, accisa mobile ed esiste nel nostro ordinamento dal 2007; questo Governo l'ha persino ritoccata nel 2023, ma oggi la legge non funziona perché questo Governo, evidentemente, non intende farla funzionare. L'accisa mobile è stata usata a intermittenza: qualche settimana sì, qualche giorno no, con decreti ministeriali incastrati tra un decreto-legge e l'altro, a volte per coprire appena due giorni di sconti. Poi, a ottobre, per tre settimane, il decreto non è addirittura arrivato, mentre i prezzi restavano alti e l'IVA sui carburanti continuava a entrare nelle casse dello Stato. Quando il prezzo sale, evidentemente, l'erario guadagna ed è evidente che quando il Governo decide di restituire il gettito IVA in maniera discrezionale, il gettito rimane dov'è.

Non c'è nulla di giusto in tutto questo. Se il pieno costa di più, lo Stato incassa di più e certamente non c'è nessun merito in questo, ma è un effetto automatico di un'imposta proporzionale al prezzo. Restituire quella quota non è un regalo, ma è un atto di lealtà verso i contribuenti ed è esattamente quello che nel vostro programma del 2022 chiamavate sterilizzazione.

Ora, qualcuno dirà: sì, ma il Governo è intervenuto. È vero, è intervenuto tante volte in maniera non organica e confusa, perché un intervento che dura una settimana, e poi va rinnovato, non dà alcuna certezza a nessuno dei soggetti, operatori o famiglie, che sono costretti a utilizzare gasolio o benzina per vivere o per lavorare. Le imprese non possono fondare, certamente, la loro programmazione pluriannuale o plurimensile sulla base dei comunicati stampa di Palazzo Chigi, ma hanno bisogno di regole, di un meccanismo automatico, trasparente e verificabile da chiunque che sottrae la materia discrezionale e l'affida a un criterio oggettivo. E poi c'è una ragione in più per farlo e farlo proprio adesso: a ottobre l'inflazione è salita al 5,4 per cento, spinta proprio dal consumo dei beni energetici. Trattenere l'extragettito IVA per migliorare i saldi di bilancio, mentre le famiglie pagano il carburante più caro, significa far finanziare a loro il risanamento dei conti. Questo emendamento serve a far sì che questa maggioranza e questo Governo, per una volta, almeno su un elemento di quel mitologico piano di Governo che non avete attuato, possa essere coerente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.02 Merola, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 72).

Passiamo all'emendamento 1.2 Alifano. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. C'è un topos ricorrente nel cinema e nella letteratura, particolare perché, come dire, attira la curiosità ed è quello del rivivere sempre lo stesso giorno, quello di ricominciare daccapo. Anzi, in questo caso, non è che si rivive lo stesso giorno, si rivive quello che si è fatto la mattinata. Perché, quello che sta succedendo in quest'Aula è che provvedimenti assolutamente analoghi, ma di fatto alluvionali - perché si cerca di risolvere un problema con toppe continue senza però affrontarne le cause strutturali - ebbene, questi provvedimenti vengono riproposti di settimana in settimana - in questo caso nello stesso giorno - all'Aula. Infatti, qua ci siamo trovati a convertire il decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, che per l'appunto trattava il tema delle accise e adesso siamo con un nuovo decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, che affronta l'analogo problema.

Noi con questo emendamento proponiamo una soluzione strutturale. Ovviamente ci aspettiamo, poi, il 193, dimenticavo, Presidente, ma lo voglio rammentare, perché dà una boccata d'ossigeno agli autotrasportatori, agli operatori del settore della pesca e agli agricoltori. Verrà a breve all'analisi della Camera. Ci sono state delle proteste che hanno scosso il Paese e quindi si dà una boccata di ossigeno, ovviamente illusoria e minima.

Noi invece chiediamo qualcosa di concreto, cioè una rimodulazione delle accise, sicché il prezzo dei carburanti torni ad essere - viva Dio - quello che era il 27 febbraio 2026. Ebbene sì, e non credo che sia una cosa impossibile. Le coperture le abbiamo individuate al punto 2 e chiediamo che venga attinto il Fondo per interventi strutturali di politica economica, così come chiediamo - e questo è il tema di un altro emendamento che riproponiamo, penso per la terza o quarta volta, forse anche qualcosa in più - che vengano finalmente tassati gli extraprofitti realizzati dalle grandi compagnie petrolifere. Perché c'è qualcuno che si è avvantaggiato della fibrillazione dei prezzi dei carburanti. Io voglio solo rammentare il fatto che gli utili di ENI, una partecipata dello Stato, hanno toccato nei primi mesi del 2026 la cifra di 6 miliardi. Parliamo del più 70 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Insomma, non si può caricare solamente sulle spalle degli italiani il rialzo dei prezzi dei carburanti. Ovviamente gli italiani pagano questa situazione di assoluta fibrillazione non solo quando vanno a fare benzina alla pompa - benzina o gasolio - ma anche quando vanno al supermercato. Se ne parlava anche prima: nelle ultime stime sull'inflazione registrata ottobre si parla di un rialzo del 5,4 per cento. E invece che cosa si fa, cosa fa questo Governo? Viviamo sempre lo stesso giorno, con le stesse misure, si tagliano i Ministeri, tagli lineari che significano ovviamente meno risorse per istruzione, per sanità, per i trasporti. E con questo provvedimento - c'è un'altra genialata - che cosa si fa?

Si utilizzano - si raschia il fondo del barile, attenzione - le economie residue dei progetti del PNRR. Di fatto non si sa dove prendere i soldi, quando, però, non si vuole attingere da chi, invece, ha guadagnato tanto dall'aumento dei prezzi dei carburanti. E, ancora, si attinge anche al Patrimonio Rilancio di Cassa depositi e prestiti, creato durante la pandemia da COVID-19, creato per sostenere le imprese in difficoltà in ragione di eventi eccezionali. Cioè, di fatto, noi stiamo creando un nuovo indebitamento quando, poi, si potrebbero riequilibrare, ovviamente, gli effetti negativi del rialzo dei prezzi anche su chi se ne è avvantaggiato.

PRESIDENTE. Concluda

ENRICA ALIFANO (M5S). E, quindi, noi chiediamo che venga votato questo emendamento. Lo chiediamo per l'ennesima volta, Presidente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Grazie, Presidente. Io pensavo di aver avuto un déjà vu, prima, ma evidentemente, forse, ci sarebbe bisogno del VAR per capire quello che sta succedendo. Si sta discutendo più o meno la stessa cosa che abbiamo discusso stamani. Evidentemente questa maggioranza sta un po' perdendo l'orientamento, con tutti questi provvedimenti rispetto alla crisi petrolifera. Chi, ovviamente, al solito, paga questa crisi petrolifera è la categoria delle persone che non riescono ad arrivare non a fine mese, ma a metà mese. Evidentemente, c'è anche una sperequazione incredibile perché, purtroppo, c'è chi ingrassa grazie alla crisi e sono le aziende energetiche. E non è più…

PRESIDENTE. Concluda

ANDREA QUARTINI (M5S). …sopportabile, Presidente.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 73).

Passiamo all'emendamento 1.3 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 74).

Passiamo all'emendamento 1.4 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 75).

Passiamo all'emendamento 1.6 Merola. Ha chiesto di parlare l'onorevole Stefanazzi. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Solidarietà per la voce. A marzo, quando i prezzi della pompa cominciarono a salire, il Governo portò l'accisa sulla benzina e sul gasolio a 472,90 euro per mille litri e ridusse quella del GPL. Era una misura estemporanea ma era una misura giusta e, oggi, lo è e lo sarebbe ancora di più.

Con questo emendamento chiediamo, appunto, di tornare lì: 20 centesimi in meno al litro, oltre 24 con l'IVA; 10 centesimi in meno al chilo per il GPL. Però con una differenza decisiva: allunghiamo questo provvedimento fino al 31 dicembre. Perché, come è stato ricordato più volte in questa giornata, la crisi non finirà la settimana prossima e non abbiamo idea di quando potrà finire.

Quello che è successo dopo marzo gli automobilisti lo conoscono bene, purtroppo, così come lo conoscono bene le imprese: lo sconto della benzina è stato ridotto a 5 centesimi e poi cancellato; quello sul gasolio è stato dimezzato, alzato, abbassato, prorogato con decreti-legge e decreti ministeriali che si davano il cambio, a volte, per due o tre giorni. In questo provvedimento troviamo 10 centesimi di sconto per 8 giorni, 5 per i 10 successivi e poi il nulla per tre settimane. Lo sconto oggi in vigore ha già una scadenza vicinissima e, ogni volta che un taglio finisce, guarda caso i listini si adeguano in fretta. A maggio, quando lo sconto sulla benzina finì, i rincari arrivarono immediatamente.

Il problema, quindi, non è solo quanto si paga. Il problema è anche capire quanto si pagherà: un'impresa di autotrasporto deve conoscere le tariffe da applicare nei prossimi mesi; un artigiano deve avere un'idea per poter fare un preventivo; un distributore deve decidere quanto prodotto acquistare; persino un comune ha necessità di capire come impostare nel proprio bilancio la spesa per scuolabus e mezzi della Protezione civile. Con una politica fiscale come la vostra, che cambia ogni dieci giorni, ognuno lavora alla cieca, e l'incertezza ha un costo che alla fine si scarica sui prezzi di tutto ciò che viaggia su strada. Intanto l'inflazione ha ripreso a correre e i beni energetici sono aumentati di oltre il 31 per cento rispetto a un anno fa: non è il momento di misure a singhiozzo.

C'è anche un tema di equità fra i cittadini, per la verità. I tetti ai prezzi decisi autonomamente dalle grandi compagnie si applicano solo alle loro stazioni e lasciano fuori i distributori indipendenti e i clienti, quei distributori indipendenti che per anni sono stati il soggetto che ha calmierato il mercato. Un taglio dell'accisa, invece, al contrario, è una misura democratica, perché raggiunge chiunque, a qualsiasi impianto, e riguarda tutti i carburanti, anche la benzina, che è stata di fatto esclusa dai tagli degli ultimi mesi, e il GPL. Ed è curioso, veramente curioso, che le compagnie - alcune, per la verità - abbiano dato ai propri tetti un orizzonte fino a dicembre e lo Stato non riesca proprio a capire come arrivarci.

Poi c'è un tema di copertura, per evitare di sembrare velleitari. Con la conversione del decreto di luglio, avete obbligato i grandi gruppi energetici - quelli con ricavi consolidati sopra i 20 miliardi - ad anticipare il 39 per cento delle imposte sugli utili di cui hanno deliberato la distribuzione, e avete usato quel gettito per finanziare le misure sui carburanti. Con questo emendamento, noi proponiamo di allargare quella platea, abbassando la soglia a 10 miliardi, e di portare l'anticipo al 70 per cento. Non introduciamo un'imposta nuova, non togliamo un euro alla manovra, non aumentiamo il deficit: semplicemente, chiediamo a chi ha lucrato in questi mesi di venire incontro alle esigenze del Paese.

Serve anche una data decisiva per il Parlamento, perché da qui al 31 dicembre - sia chiaro - ci aspettiamo di avere il tempo di discutere nella legge di bilancio uno strumento strutturale: appunto, l'accisa mobile, che proponiamo da tempo al posto della rincorsa continua a cui questo Governo ci ha abituati. Il parere contrario a questo emendamento dimostra che la maggioranza preferisce questa rincorsa alla programmazione e la miopia alla lungimiranza. E, francamente, questa cosa non ci meraviglia affatto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Merola, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 76).

Passiamo all'emendamento 1.7 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 77).

Passiamo all'emendamento 1.8 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 78).

Passiamo agli identici emendamenti 1.16 Del Barba, 1.17 Sottanelli e 1.18 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.16 Del Barba, 1.17 Sottanelli e 1.18 Casu, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 79).

Passiamo all'emendamento 1.20 Sottanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.20 Sottanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 80).

Passiamo all'emendamento 1.19 Ziello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.19 Ziello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 81).

Passiamo all'emendamento 1.24 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.24 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 82).

Passiamo all'emendamento 1.25 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.25 Grippo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 83).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01 Raffa.

L'onorevole Raffa ha chiesto di parlare. Ne ha facoltà.

ANGELA RAFFA (M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, con questo emendamento, proponiamo una cosa semplice: che lo Stato non guadagni sulla crisi dei carburanti. Quando il prezzo del petrolio sale, sale anche l'IVA che paghiamo alla pompa, e ogni euro in più sul prezzo industriale porta con sé il 22 per cento di imposta in più. È un extragettito che nessuno ha deciso e che oggi finisce nel bilancio generale. Noi chiediamo di restituirlo a chi lo ha pagato, tagliando l'accisa.

Il Governo dirà che lo strumento esiste già, ovvero l'accisa mobile dal 2007, ma è uno strumento facoltativo, che dipende dalla volontà del Ministro.

BOZZA NON CORRETTA

BOZZA delle VOTAZIONI QUALIFICATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO
PROSPETTO PARZIALE

INDICE ELENCO N. 1 DI 6 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DDL 3148 - ART AGG 1.02 242 239 3 120 98 141 82 Resp.
2 Nominale ART AGG 1.03 246 244 2 123 6 238 81 Resp.
3 Nominale ART AGG 1.04 249 245 4 123 100 145 81 Resp.
4 Nominale ART AGG 1.06 254 254 0 128 6 248 79 Resp.
5 Nominale ART AGG 1.07 255 238 17 120 95 143 79 Resp.
6 Nominale ART AGG 1.08 255 251 4 126 108 143 79 Resp.
7 Nominale ART AGG 1.09 257 253 4 127 107 146 79 Resp.
8 Nominale ART AGG 1.010 252 248 4 125 105 143 79 Resp.
9 Nominale ART AGG 1.011 258 250 8 126 102 148 79 Resp.
10 Nominale ART AGG 1.012 258 254 4 128 110 144 78 Resp.
11 Nominale ART AGG 1.013 260 256 4 129 110 146 77 Resp.
12 Nominale ART AGG 1.014 258 254 4 128 110 144 77 Resp.
13 Nominale ART AGG 1.015 255 251 4 126 106 145 77 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 6 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale ART AGG 1.019 261 260 1 131 114 146 77 Resp.
15 Nominale ART AGG 1.022 256 252 4 127 109 143 77 Resp.
16 Nominale ART AGG 1.023 260 256 4 129 111 145 77 Resp.
17 Nominale ART AGG 1.025 257 254 3 128 110 144 77 Resp.
18 Nominale ART AGG 1.026 258 255 3 128 111 144 77 Resp.
19 Nominale ART AGG 1.028 257 249 8 125 106 143 77 Resp.
20 Nominale ART AGG 1.029 261 258 3 130 111 147 76 Resp.
21 Nominale EM 2.1, 2.2, 2.3 262 258 4 130 111 147 76 Resp.
22 Nominale EM 2.5 256 250 6 126 108 142 76 Resp.
23 Nominale EM 2.7 254 251 3 126 110 141 76 Resp.
24 Nominale EM 2.8 250 247 3 124 107 140 76 Resp.
25 Nominale EM 2.9 252 249 3 125 109 140 76 Resp.
26 Nominale EM 2.10 257 254 3 128 110 144 76 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 6 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale EM 2.11 257 248 9 125 106 142 76 Resp.
28 Nominale EM 2.12 255 252 3 127 109 143 76 Resp.
29 Nominale EM 2.13 256 253 3 127 111 142 76 Resp.
30 Nominale EM 2.14 252 250 2 126 108 142 76 Resp.
31 Nominale EM 2.15 254 251 3 126 109 142 76 Resp.
32 Nominale EM 2.16 257 254 3 128 110 144 76 Resp.
33 Nominale EM 2.17 257 254 3 128 105 149 76 Resp.
34 Nominale EM 2.18 255 252 3 127 109 143 76 Resp.
35 Nominale EM 2.19 247 244 3 123 103 141 76 Resp.
36 Nominale EM 2.20 252 238 14 120 98 140 76 Resp.
37 Nominale ART AGG 2.014 254 251 3 126 109 142 76 Resp.
38 Nominale ART AGG 2.015 255 252 3 127 111 141 76 Resp.
39 Nominale EM 2-TER.4 251 248 3 125 106 142 76 Resp.


INDICE ELENCO N. 4 DI 6 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 52)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nominale EM 2-TER.1 247 241 6 121 101 140 76 Resp.
41 Nominale EM 2-TER.2 245 236 9 119 97 139 76 Resp.
42 Nominale EM 2-TER.1001 254 254 0 128 4 250 76 Resp.
43 Nominale EM 2-TER.1000 250 246 4 124 107 139 76 Resp.
44 Nominale EM 2-TER.3 251 248 3 125 106 142 76 Resp.
45 Nominale ART AGG 2-TER.06 247 245 2 123 107 138 76 Resp.
46 Nominale ODG 9/3148/4 248 248 0 125 7 241 76 Resp.
47 Nominale ODG 9/3148/5 246 245 1 123 7 238 76 Resp.
48 Nominale ODG 9/3148/6 252 252 0 127 6 246 76 Resp.
49 Nominale ODG 9/3148/7 252 252 0 127 8 244 76 Resp.
50 Nominale ODG 9/3148/8 250 250 0 126 7 243 76 Resp.
51 Nominale ODG 9/3148/9 254 254 0 128 7 247 76 Resp.
52 Nominale ODG 9/3148/10 254 251 3 126 112 139 76 Resp.


INDICE ELENCO N. 5 DI 6 (VOTAZIONI DAL N. 53 AL N. 65)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
53 Nominale ODG 9/3148/12 256 253 3 127 113 140 76 Resp.
54 Nominale ODG 9/3148/13 256 250 6 126 109 141 76 Resp.
55 Nominale ODG 9/3148/14 253 250 3 126 112 138 76 Resp.
56 Nominale ODG 9/3148/15 257 250 7 126 109 141 76 Resp.
57 Nominale ODG 9/3148/16 252 187 65 94 46 141 76 Resp.
58 Nominale ODG 9/3148/18 254 251 3 126 110 141 76 Resp.
59 Nominale ODG 9/3148/19 246 244 2 123 105 139 76 Resp.
60 Nominale ODG 9/3148/20 249 246 3 124 106 140 76 Resp.
61 Nominale ODG 9/3148/21 247 244 3 123 105 139 76 Resp.
62 Nominale ODG 9/3148/22 243 240 3 121 103 137 76 Resp.
63 Nominale ODG 9/3148/25 241 238 3 120 98 140 76 Resp.
64 Nominale ODG 9/3148/28 237 234 3 118 96 138 76 Resp.
65 Nominale ODG 9/3148/30 240 207 33 104 69 138 76 Resp.


INDICE ELENCO N. 6 DI 6 (VOTAZIONI DAL N. 66 AL N. 70)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
66 Nominale ODG 9/3148/32 241 238 3 120 100 138 76 Resp.
67 Nominale ODG 9/3148/33 232 230 2 116 98 132 76 Resp.
68 Nominale ODG 9/3148/34 223 221 2 111 92 129 76 Resp.
69 Nominale ODG 9/3148/35 223 190 33 96 62 128 76 Resp.
70 Nominale ODG 9/3148/36 220 218 2 110 91 127 76 Resp.