XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 707 di giovedì 10 settembre 2026

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'

La seduta comincia alle 9,30.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

RICCARDO ZUCCONI , Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 90, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,35).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Edoardo Ziello. Ne ha facoltà.

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Richiedo un'informativa urgente al Ministro Piantedosi e, in questa circostanza, per illustrare il contenuto della richiesta di informativa, riesco anche a fare un passaggio sulla questione della presunta funzionalità di Vannacci alla sinistra. Le spiego che cosa è successo.

Un sindacato importante della Polizia di Stato aveva organizzato un convegno formativo con il rilascio di crediti a Torino. Di fronte all'istruttoria - che, tra l'altro, ha avuto esito favorevole da parte degli uffici tecnici della questura - è divampata una polemica naturalmente da parte della sinistra, quella sinistra che, finché vede i sindacati contigui alle proprie istanze, i sindacati vanno bene - tra l'altro, la sinistra da questo punto di vista ha creato una tradizione interessante perché alcuni ex segretari generali, penso per esempio alla Camusso, li fa arrivare addirittura in Parlamento -, ma i sindacati non vanno bene quando chiamano, come relatori, non i pericolosi leader politici, ma semplicemente i rappresentanti delle Istituzioni.

Di fronte alle urla becere della sinistra, che cosa fa il Governo di centrodestra? In fretta e in furia, tramite una serie di telefonate tra Palazzo Chigi e Viminale, riesce a far annullare il rilascio dei crediti formativi per tutti quegli agenti che si erano regolarmente prenotati per quell'evento. Quello che stupisce, però, è l'atteggiamento di questo Governo che, evidentemente, di fronte ad un altro evento organizzato da un sindacato della Polizia di Stato all'interno della Confederazione della CGIL, nello scorso mese di giugno, con un parlamentare del Partito Democratico, il Governo di centrodestra ha permesso la realizzazione di quell'evento. Noi siamo assolutamente contenti perché, quando si parla di sicurezza, è bene che di questi eventi ve ne siano migliaia, vista la situazione che si sta registrando nel Paese.

Tuttavia, quello che stupisce è quello che è accaduto nei confronti di quel sindacato, a Torino, che si era permesso di invitare non semplicemente un leader politico, ma un europarlamentare, per parlare di sicurezza a seguito delle ultime modifiche normative che ci sono state e per affrontare tematiche connesse al degrado urbano e alla sicurezza urbana che fanno perfettamente parte di quelle linee - che mi sono andato a prendere -, tra l'altro stabilite dai sindacati, che dicono che sono possibili i crediti in tutti quei convegni in relazione alle esigenze poste dalle attività di servizio ovvero in base a criteri di attualità rispetto al locale sviluppo di fenomeni di interesse professionale o a sopravvenute variazioni normative. Siccome nella locandina c'era scritto che il convegno recava, come argomento principale, quello della sicurezza degli agenti e dei cittadini, vorrei sapere come abbia fatto il Ministro Piantedosi a dare indicazioni di annullare il rilascio di quei crediti, signor Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Questo è l'esempio lampante della censura che ci sta scaraventando addosso la sinistra? No, i rappresentanti del centrodestra che, anziché contrastare rappresentanti politici del centrosinistra e della sinistra, fanno di tutto per imbavagliare un leader politico di destra che vuole fare semplicemente attività politica dietro un invito di un sindacato. Signor Presidente, concludo, noi non ci fermeremo di fronte alla censura che ci ha dedicato il Governo Meloni, né di fronte alle proteste imbarazzanti delle opposizioni di sinistra, quelle opposizioni di sinistra che vanno a brandire quella falce e quel martello che, dal punto di vista manuale, non hanno mai usato, ma che utilizzano soltanto dal punto di vista psicologico e mentale perché non avrebbero neanche la forza di sorreggere questi strumenti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Avrei una richiesta di intervento da parte dell'onorevole Ascari, ma non la vedo in Aula. Quindi, si intende che abbia rinunciato.

Onorevole Carotenuto? Non c'è neanche lui.

Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà. Se è sul traffico d'armi Ravenna, prego.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Chiediamo un'informativa urgente al Ministro Crosetto. Come saprà, l'Avvocatura dello Stato, difendendo l'Agenzia delle dogane davanti al Consiglio di Stato, ha certificato quanto denunciamo da tempo insieme alla società civile, a tutto quell'associazionismo che si è mobilitato e ai sindacati dei portuali. Insomma, il porto di Ravenna è definito di rilevanza militare. Quindi, avevamo ragione. Ciò, secondo loro, giustificherebbe il segreto sulle armi che vi transitano e che da anni denunciamo anche in quest'Aula.

Guardi, già a febbraio del 2025 un carico di forgiati fu sequestrato nel porto di Ravenna, diretto proprio verso Israele, verso il conflitto che, come sapete, continua ancora oggi in Medio Oriente. Quel carico era proveniente da industrie italiane e senza l'autorizzazione UAMA. Il 30 giugno dello scorso anno apprendemmo altre notizie che giungevano sempre dal porto di Ravenna: un carico di munizioni a bordo della nave Zim New Zealand, un container col simbolo “esplosivi”, classe 1.4S, partito proprio per Haifa. La giornalista freelance Linda Maggiori, che ringraziamo per il suo lavoro, con accesso agli atti chiese alle autorità di confermare il carico di armi e se tali container fossero scortati da autorizzazione UAMA. A quel punto la Capitaneria di porto confermò l'invio di container, ma l'autorità nazionale UAMA disse che non erano scortati da autorizzazione UAMA in quanto si trattava di transito dalla Repubblica Ceca verso Israele e non di export.

Allora, quantunque la legge n. 185 del 1990 disciplini e preveda, all'articolo 1, comma 6, il divieto di esportazioni e transiti verso Paesi responsabili di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale, l'Ufficio delle dogane di Ravenna confermò che il carico militare era partito per Israele senza autorizzazione UAMA. Insomma, le dogane si appellarono al fatto che il trasferimento fosse stato autorizzato da un altro Stato membro, la Repubblica Ceca, citando l'articolo 10-bis, comma 1, della legge n. 185 del 1990 sul transito intracomunitario, precisando che dopo il 7 ottobre il Governo aveva sospeso qualunque nuova autorizzazione di esportazione di materiale d'armamento verso Israele. Già, perché, come sapete, sarebbe vietato dalla legge.

Con una sua inchiesta su Altreconomia, la stessa giornalista raccontò altri transiti dal porto di Ravenna, così come da altri porti civili e commerciali. Quella legge, in particolare l'articolo 1, comma 6, che vieta l'export e i transiti verso Paesi in violazione del diritto umanitario, è stata, secondo noi, violata. Avete dubbi? Il Governo vuole precisare su tutto questo? Ecco, a inizio del 2026, la giornalista Maggiori ha presentato istanza di accesso generalizzato all'Agenzia delle dogane sui quantitativi di materiale bellico dal 2025 in poi; l'Agenzia delle dogane ha negato qualsiasi accesso agli atti e non abbiamo nuove risposte.

Abbiamo depositato più interrogazioni e, come sapete, quelle risposte sono state evasive, anche perché appunto anche nel caso di triangolazioni ci vorrebbe l'autorizzazione. Lo scorso luglio il TAR dell'Emilia-Romagna ha riconosciuto il diritto di conoscere almeno le quantità di armi movimentate, ma l'Agenzia delle dogane si è, appunto, appellata al Consiglio di Stato. Perciò rendere pubblici anche solo i dati quantitativi metterebbe a rischio la sicurezza nazionale.

Ho concluso. L'Agenzia delle dogane, cioè lo Stato, ha scelto di non rispettare la sentenza del TAR e invocare il segreto militare su un porto che è commerciale. Bene. Grazie a queste dichiarazioni oggi nessuno può far finta di non sapere che dal porto di Ravenna passano armi verso i fronti di guerra mediorientali. Ma la legge n. 185 del 1990 vieta l'esportazione e il transito di materiale d'armamento verso i Paesi in stato di conflitto o responsabili di gravi violazioni dei diritti umanitari, soprattutto come Israele, che è responsabile di crimini contro l'umanità, contro, diciamo, un popolo. Dobbiamo poter verificare che quella legge sia rispettata.

Il punto è sostanziale: vogliamo che cessi ogni scambio di armi, materiale bellico e strumento…

PRESIDENTE. Concluda.

MARCO GRIMALDI (AVS). …di intelligence con Israele. Vogliamo che cessi ogni complicità (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Sullo stesso argomento, è arrivata l'onorevole Ascari e ha facoltà di intervenire. Prego.

STEFANIA ASCARI (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per associarci alla richiesta e, appunto, per fare una brevissima sintesi di quello che è successo nel mio territorio emiliano-romagnolo. La giornalista Linda Maggiori presenta un'istanza di accesso civico generalizzato agli atti all'Agenzia delle dogane per sapere lecitamente, giustamente, nel rispetto della piena trasparenza, i dati sul traffico di armi; sapere cosa c'è dentro i container che transitano nel porto di Ravenna e perché quei container sono lì e che destinazione hanno. L'Agenzia delle dogane rigetta la richiesta e la giornalista fa ricorso al TAR, che le dà parzialmente ragione. L'Agenzia delle dogane si oppone alla sentenza del TAR e fa appello al Consiglio di Stato dicendo - e sto parafrasando, perché poi andrò nel merito - che siamo in guerra e non vale la trasparenza.

Ecco, quello che sta emergendo sul porto di Ravenna è di una gravità enorme, abominevole, gravità che emerge anche dalle parole che sono riportate nella memoria dell'Avvocatura dello Stato dove c'è scritto qualcosa che va ben oltre il contenzioso sull'accesso agli atti. Si sostiene - voglio leggere - che l'Italia sarebbe coinvolta in una “guerra mondiale a pezzi e ibrida” e che il porto di Ravenna avrebbe una “rilevanza militare” e una funzione strategica nel “dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione”. Tutto questo è gravissimo. La domanda che sorge spontanea, Presidente, è: da quando l'Italia è in guerra? Da quando l'Italia è in guerra? Chi lo ha deciso? Quando è stato informato il Parlamento di tutto questo? E soprattutto: da quando un porto civile commerciale può essere considerato strategico dal punto di vista militare e, appunto, proprio per questo, sottratto alla trasparenza e al controllo democratico?

Su questo, con i colleghi e le colleghe, abbiamo già presentato un'interrogazione parlamentare a cui non è stata data risposta. E ciò non solo - e apro una breve parentesi - sul porto di Ravenna, ma anche su altri porti: Gioia Tauro, Cagliari, Livorno, Genova. Chiedendo informazioni con il collega Auddino, sono stata a Gioia Tauro, chiedendo di poter vedere cosa c'è dentro i container. Siamo rimasti lì cinque ore e nessuno ci ha risposto; anzi, abbiamo trovato solo muri alle nostre richieste legittime di trasparenza. È bene precisare, Presidente, che da anni denunciamo il passaggio di armi e materiale militare attraverso i porti italiani.

Mentre a Gaza venivano uccise decine di migliaia di civili, 80.000 esseri umani massacrati - vorrei ricordarle 30.000 bambini -, i porti hanno continuato a rappresentare snodi fondamentali delle catene logistiche attraverso cui transitano anche armamenti. Il genocidio a Gaza è stato reso possibile anche da una rete internazionale di complicità, forniture, trasporti e infrastrutture logistiche. Su ciò che è transitato dai porti italiani abbiamo il diritto di conoscere la verità. Non è accettabile invocare la sicurezza nazionale per nascondere informazioni di enorme interesse pubblico.

Chiudo, Presidente: se il porto di Ravenna ha davvero una rilevanza militare e strategica, il Governo venga immediatamente in Parlamento a spiegare quale ruolo svolge, nell'ambito di quali accordi, quali armamenti vi transitano, verso quali destinazioni e con quali autorizzazioni. Piena solidarietà, Presidente, alla giornalista Linda Maggiori, all'avvocato Andrea Maestri, al Coordinamento contro le armi del porto di Ravenna e a tutti i portuali.

Sulle armi che attraversano i nostri porti non accetteremo silenzi. Su Gaza non accetteremo complicità. La verità deve entrare nei porti e deve entrare in Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori su un altro argomento, il deputato Laus. Ne ha facoltà.

MAURO ANTONIO DONATO LAUS (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per tornare su una richiesta che ho già rivolto alla Ministra del Lavoro, Marina Calderone. L'abbiamo rivolta il 23 febbraio scorso e l'ho nuovamente poi sollecitata il 3 marzo. A distanza di oltre sei mesi, torno a chiedere alla Ministra di venire in Parlamento per presentare un quadro chiaro sulle prospettive del nostro sistema previdenziale.

Voglio però precisare bene il senso della nostra richiesta. Noi sappiamo che INPS, Ragioneria generale dello Stato e altri organismi pubblicano rapporti, dati e proiezioni. Noi non stiamo chiedendo alla Ministra di consegnarci i documenti che già esistono, stiamo chiedendo qualcosa di diverso: che il Governo raccolga questi elementi e presenti al Parlamento e al Paese una fotografia unitaria, ufficiale e soprattutto comprensibile di ciò che potrebbe accadere al nostro sistema previdenziale tra 10, 15 e 20 anni. Quanti saranno i lavoratori attivi e quanti i pensionati? Quale sarà il rapporto tra contribuenti e pensionati? Come evolveranno le entrate contributive e la spesa pensionistica? Quale peso avranno l'andamento demografico, l'occupazione, i salari e le carriere discontinue?

Non chiediamo soluzioni, non chiediamo annunci e non chiediamo rassicurazioni. Noi chiediamo dati e penso soprattutto a chi oggi ha 50 o 55 anni, per fare qualche piccolo esempio. Sono donne e uomini che hanno lavorato per decenni e che hanno il diritto di sapere quando potranno andare in pensione e quale prospettiva previdenziale li attende. Per loro conoscere oggi questi scenari è ancora più importante, perché sono arrivati a un'età nella quale il tempo per recuperare eventuali vuoti contributivi, carriere discontinue o retribuzioni insufficienti è ormai molto ridotto. Non possiamo consentire che una persona scopra, a pochi anni dalla pensione, quale futuro l'attende. Lavoratori e lavoratrici hanno il diritto di conoscerlo oggi quando, laddove è possibile, possono compiere determinate scelte.

Ma c'è anche una seconda ragione che considero profondamente democratica. Ci avviciniamo alle politiche del 2027 e tutte le forze politiche presenteranno - diciamo noi, legittimamente - le proprie proposte sulle pensioni, sull'età pensionabile, sulla flessibilità in uscita, sui giovani, sulle carriere discontinue. Prima di chiedere ai cittadini di giudicare quelle proposte, dobbiamo metterli nelle condizioni di conoscere la realtà sulla quale queste proposte dovranno intervenire, altrimenti il confronto sulle pensioni rischia di trasformarsi nell'ennesima competizione tra promesse. Io credo, invece, che il metodo debba essere esattamente l'opposto: prima i dati, poi le proposte della politica e infine - e solo infine - il giudizio consapevole dei cittadini.

Ministra - per il suo tramite, Presidente -, non le stiamo chiedendo oggi quale sia la soluzione. Le stiamo chiedendo di mettere gli italiani nelle condizioni di conoscere il problema e il proprio futuro, perché, Presidente, quando parliamo di pensioni non parliamo soltanto di conti pubblici, parliamo della vita di milioni di persone, delle loro aspettative e del patto tra le generazioni. Su un tema così importante la politica può dividersi sulle soluzioni, ma dovrebbe almeno condividere con i cittadini la verità dei numeri (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. In considerazione del fatto che abbiamo già fatto varie richieste di informative adesso faremo l'ultima richiesta, che è dell'onorevole Sasso, e poi, colleghi, passeremo all'ordine del giorno per le votazioni.

Prego, onorevole Sasso.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente al Ministro dell'Istruzione Valditara in merito davvero a un caso umano, perché in Italia, nel 2026, se sei una docente che vince un concorso da dirigente scolastico, però nel frattempo, purtroppo, hai la sfortuna di ammalarti di tumore, devi scegliere se continuare a fare la chemioterapia vicino casa oppure trasferirti, perché la sede che ti è stata assegnata è in Friuli e quindi a mille chilometri da casa. Questo è il caso, appunto, di una neo-dirigente scolastica, che è stata costretta ad accettare una sede distante mille chilometri pur di non perdere il lavoro.

La motivazione burocratica data dall'amministrazione è stata quella che nella regione di provenienza, la Puglia, ma anche nelle regioni limitrofe, non ci sarebbero posti vacanti e disponibili, quando invece sappiamo che i posti ci sono, perché, Presidente, c'è questa strana usanza delle cosiddette reggenze, cioè ci sono delle sedi che sono occupate da altri dirigenti titolari di altre sedi. Questi sono, purtroppo, gli effetti nefasti del dimensionamento scolastico.

Però, le procedure amministrative non possono perdere di vista la tutela della persona. Il diritto alla salute è un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione e non può essere sacrificato nell'applicazione di criteri di assegnazione che non tengano conto di situazioni sanitarie di eccezionale gravità. Avevo già depositato un'interrogazione parlamentare però, considerando il caso, non possiamo aspettare i tempi della burocrazia parlamentare.

Per questo chiedo con urgenza un'informativa al Ministro Valditara e chiedo al Ministro, che so essere sensibile visto che ha dotato il personale docente anche di assistenza sanitaria, come possa consentire che una lavoratrice, costretta alla chemioterapia, per non perdere il lavoro debba trasferirsi a mille chilometri da casa. È una lavoratrice che ha da poco subito la mastectomia. È così che si tutelano i lavoratori del comparto scuola? A che serve promettere questa assistenza sanitaria se poi si costringe lo stesso personale ad allontanarsi dal luogo abituale di cura?

Chiederò poi che venga fatta luce sul fenomeno opaco delle reggenze, che spesso comporta disservizi alla comunità scolastica e nega l'assunzione nel ruolo a dei vincitori di concorso. Ce ne sono circa 200 dal concorso ordinario e ce ne sono 1.400 che aspettano, che hanno vinto il concorso riservato.

Ministro Valditara, lei che ultimamente si è dimostrato sensibile alle politiche della sinistra e sta formando i suoi docenti al corso all'empatia e al corso all'affettività per insegnare ai nostri studenti ad essere più affettuosi, dimostri lei per primo empatia, risolva questa brutta storia e porga le scuse dell'amministrazione alla professoressa (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge: Schlein ed altri; Mollicone ed altri; Amato ed altri; Grippo; Latini: Disposizioni in materia di cinema (A.C. 2360?-2578?-2731?-2794?-2969-A?) (ore 9,58).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge nn. 2360?-2578?-2731?-2794?-2969-A?: Disposizioni in materia di cinema.

Ricordo che nella seduta del 3 agosto si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.

(Esame degli articoli - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del testo unificato delle proposte di legge e delle proposte emendative presentate (Vedi l'allegato A).

Avverto che, fuori dalla seduta, gli emendamenti 8.100 Tassinari e 8.101 Amorese sono stati ritirati dai presentatori.

Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A), che sono in distribuzione.

In proposito, avverto che la Commissione ha presentato gli emendamenti 1.500, 2.500, 3.500, 4.500, 5.500, 6.500, 7.500, 8.500, 8.501, 8.502, 9.500 e 10.500, che sono contenuti nel fascicolo degli emendamenti e all'approvazione dei quali la V Commissione (Bilancio) ha condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, il parere favorevole sul testo del provvedimento.

Avverto, altresì, che la Presidenza non ritiene ammissibile, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 89, comma 1, del Regolamento, in quanto estraneo rispetto ai contenuti del provvedimento in esame, l'articolo aggiuntivo Ziello 1.0100, non previamente presentato in Commissione, volto a prevedere il divieto di esporre i minori a taluni contenuti afferenti all'identità di genere, assegnando all'AGCOM compiti di vigilanza e di segnalazione delle eventuali violazioni, laddove il provvedimento all'esame interviene sulle politiche in materia di cinema, sulla disciplina degli organi di governance del settore, sulla tutela del lavoro e in materia di ammortizzatori sociali nel settore dello spettacolo.

Su questo, ossia sull'inammissibilità, c'è una richiesta di intervento dell'onorevole Sasso. Mi dica, onorevole Sasso, prego.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Io intervengo per contestare la decisione di rendere inammissibile un articolo aggiuntivo che avrebbe semplicemente tutelato i bambini.

Allora, che ci sia la firma della collega Schlein e di altri colleghi del PD su questa proposta di legge e che, quindi, loro possano gioire del fatto che l'emendamento di Futuro Nazionale sia stato dichiarato inammissibile, ci può stare, è legittimo. Vorrei chiedere però, per suo tramite, ai colleghi di Fratelli d'Italia cosa ne pensino del fatto che questo emendamento sia stato dichiarato inammissibile nel momento in cui noi chiediamo di tutelare i bambini che sono esposti al mainstream arcobaleno, alle serie tv arcobaleno, alle decostruzioni, alla cancellazione delle differenze, alla confusione sessuale, alla fluidità sessuale, all'ideologia gender che pervade gli schermi televisivi (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), e Fratelli d'Italia...

PRESIDENTE. Onorevole Sasso, mi scusi. Scusate, colleghi, per favore. Colleghi, per favore. E, allora, stiamo qui apposta, no?

Se lei mi deve contestare ciò che io ho appena letto sull'ammissibilità, bene; se interviene nel merito, non può intervenire adesso. Lo farà poi, nell'ambito della discussione. Ok, grazie.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Stavo completando il mio intervento, dicendo che noi usciremo da quest'Aula e diremo al mondo che Fratelli d'Italia e PD sono uniti nel vietare questa norma che Futuro Nazionale voleva presentare per difendere i bambini dall'assalto arcobaleno (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Guardi, onorevole Sasso, è una decisione della Presidenza quella che ha dichiarato l'inammissibilità rispetto ai canoni che ho letto prima: estraneità di materia.

Onorevole Ravetto, non si può su questo.

Onorevole Bignami, chiede di parlare sul Regolamento? Prego.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Grazie, Presidente. Semplicemente chiederei alla Presidenza, se è possibile, ovviamente - non avendo la sfera di cristallo, non chiediamo di conoscere in anticipo il contenuto degli interventi che vengono svolti su temi non attinenti alla discussione ammessa - di considerare la possibilità di intervenire ancor più tempestivamente di quello che già si sta facendo, perché è del tutto evidente che i tentativi fatti da alcuni sono finalizzati a una produzione di materiale video utile da poter divulgare in rete (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e ad affermare in maniera assolutamente falsa che Fratelli d'Italia abbia una connivenza col Partito Democratico. Infatti, se uno dovesse indulgere nella gentilezza della Presidenza che attende di capire il tema che si intende affrontare, la Presidenza evidentemente dovrebbe interrompere anche me, perché mi sembra evidente che gli unici qua conniventi con la sinistra sono i colleghi di Futuro Nazionale che lavorano per farla vincere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E lei mi dovrebbe interrompere, perché ho detto una cosa vera, ma lei non sapeva che cosa evidentemente stavo per dire.

Quindi le chiedo, Presidente, e per suo tramite anche agli uffici, visto anche il richiamo giustamente svolto ieri dal Presidente Fontana, di rammostrare, per quanto possibile, un'attenzione affinché gli interventi svolti siano effettivamente attinenti a ciò che il Regolamento consente in quella fase del dibattito parlamentare di svolgere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Come ha evidenziato lei, non appena il collega ha scardinato rispetto alla natura dell'intervento che poteva svolgere, sono intervenuto e l'abbiamo interrotto. Poi, nell'ambito della discussione, si potrà intervenire.

Prima ancora di dare la parola per il parere, informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85-bis del Regolamento, il gruppo Azione-Popolari europeisti riformatori-Renew Europe è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.

Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del testo unificato delle proposte di legge segnalati per la votazione.

Lasciamo libero il Governo, per favore. Onorevole Bergamini, lasci libero il Governo.

Onorevole Cangiano, cominciamo dall'emendamento 1.500 della Commissione.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Grazie, Presidente. Sugli emendamenti 1.500 della Commissione e 1.100 Amorese, il parere è favorevole.

L'emendamento 1.0100 Ziello è inammissibile.

Sull'emendamento 2.102 Marattin, il parere è contrario.

Sugli emendamenti 2.500 della Commissione, 2.101 Amorese, 3.500 della Commissione e 3.100 Tassinari il parere è favorevole.

Sull'emendamento 3.103 Grippo il parere è contrario.

Sull'emendamento 3.112 Amorese il parere è favorevole.

Sull'emendamento 3.109 Amato il parere è favorevole con la seguente riformulazione: al comma 6 sostituire il terzo e il quarto periodo con i seguenti: “Il direttore è scelto tra persone di comprovata e qualificata professionalità ed esperienza di amministrazione o gestione”; “In materia di inconferibilità e di incompatibilità di incarichi si applicano le disposizioni di cui all'articolo 53 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39”.

PRESIDENTE. Sull'emendamento 3.110 Amato, che è precluso, deve dare comunque il parere.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Il parere è contrario.

Sull'emendamento 3.111 Amato il parere è favorevole con la seguente riformulazione: al comma 7, dopo il secondo periodo, aggiungere i seguenti: “I membri del consiglio di amministrazione sono scelti tra personalità di comprovata e qualificata professionalità e con esperienza diretta nel mondo del cinema e dell'audiovisivo. In materia di inconferibilità e di incompatibilità di incarichi si applicano le disposizioni di cui al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39”.

Sugli emendamenti 3.115 Piccolotti, 3.104 Grippo e 4.102 Grippo il parere è contrario.

Sull'emendamento 4.500 della Commissione il parere è favorevole.

Sull'emendamento 4.100 Varchi vi è un invito al ritiro, con la possibilità di accoglierlo come ordine del giorno.

Sull'emendamento 4.105 Grippo il parere è contrario.

Sull'emendamento 4.107 Grippo il parere è favorevole.

Sull'emendamento 4.109 Grippo il parere è contrario.

Sull'emendamento 4.110 Grippo vi è un invito al ritiro, con la possibilità di accoglierlo come ordine del giorno.

Sull'emendamento 4.101 Tassinari il parere è favorevole.

Sull'emendamento 4.115 Piccolotti il parere è contrario.

Sull'emendamento 4.111 Grippo il parere è favorevole.

Sull'emendamento 4.112 Grippo il parere è contrario.

Sugli emendamenti 5.500 e 6.500 della Commissione il parere è favorevole.

Sugli articoli aggiuntivi 6.0101 e 6.0102 Piccolotti il parere è contrario.

Sull'emendamento 7.500 della Commissione il parere è favorevole.

Sugli emendamenti 7.100 e 7.101 Grippo il parere è contrario.

Gli emendamenti 8.101 Amorese e 8.100 Tassinari sono stati ritirati.

Sull'emendamento 8.103 Ziello vi è un invito al ritiro.

Sugli emendamenti 8.500, 8.501, 8.502, 9.500 e 10.500 della Commissione il parere è favorevole, mentre sugli emendamenti 11.100 Grippo e 11.103 Piccolotti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Chiedo ora alla rappresentante del Governo di esprimere il parere sulle medesime proposte emendative.

LUCIA BORGONZONI, Sottosegretaria di Stato per la Cultura. Parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. La ringrazio.

(Articolo 1 - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.500 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.500 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1).

Passiamo all'emendamento 1.100 Amorese. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.100 Amorese, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 2).

Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 3).

(Articolo 2 - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.102 Marattin. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Chiedo se può essere accantonato per qualche minuto, per questioni tecniche del collega che non c'è.

PRESIDENTE. Relatore? Lo possiamo accantonare?

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Accantoniamo.

PRESIDENTE. Allora colleghi, come stiamo sostanzialmente vedendo - onorevole Rosato - che la richiesta di accantonamento comporta a scalare una paralisi normativa rispetto a ciò che viene dopo, potrebbe comportare una paralisi. Vediamo se l'ortopedia legislativa funziona, viceversa dovremo fare diversamente. Adesso lo verifichiamo, scusate l'attesa.

Colleghi, dal pronto soccorso dell'ortopedia legislativa mi dicono che accantoniamo anche l'emendamento 2.500 della Commissione, che è collegato, e andiamo avanti con l'emendamento 2.101 Amorese. Onorevole Amato, mi dica.

GAETANO AMATO (M5S). Presidente, grazie. Le volevo far notare che tutto l'articolo 4 è basato sull'Agenzia e questo è un soppressivo dell'Agenzia, per cui se accantoniamo questo dobbiamo accantonare tutto quello che viene dopo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Allora, io direi di fare così: siccome anche l'articolo 3 è collegato all'emendamento accantonato, dovremmo anche fermarci sull'articolo 3, a parte che - grazie, onorevole Amato - sull'articolo 4. Allora, o facciamo una pausa o dobbiamo andare avanti o non accantoniamo. Onorevole Cangiano, risolva la paralisi lei.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Confermo il parere contrario (Applausi).

PRESIDENTE. Si introduce il parere contrario.

Torniamo dunque all'emendamento 2.102 Marattin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.102 Marattin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'emendamento 2.500 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.500 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

C'è sempre la condizione all'approvazione di tale emendamento da parte della Commissione bilancio.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all'emendamento 2.101 Amorese. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.101 Amorese, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 7).

(Articolo 3 - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.500 della Commissione. C'è il parere favorevole di Commissione e Governo. Il parere favorevole della Commissione bilancio è condizionato all'approvazione di tale emendamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.500 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'emendamento 3.100 Tassinari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.100 Tassinari, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'emendamento 3.103 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.103 Grippo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo all'emendamento 3.112 Amorese. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.112 Amorese, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'emendamento 3.109 Amato. Onorevole Amato, ritiene di accettare la riformulazione? La accetta e lo votiamo così come riformulato. Dunque, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.109 Amato, nel testo riformulato, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 12).

A seguito dell'approvazione l'emendamento 3.110 Amato è precluso e, quindi, andiamo all'emendamento 3.111 Amato. Onorevole Amato, siamo al suo emendamento 3.111 e lei accetta la riformulazione. Dunque, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.111 Amato nel testo riformulato, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 13).

A questo punto, colleghi, dovremmo andare alla votazione dell'articolo, essendo preclusi gli altri emendamenti.

Passiamo, dunque, all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 14).

(Articolo 4 - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.102. Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.102. Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'emendamento 4.500 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.500 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'emendamento 4.100 Varchi. Abbiamo una richiesta di invito al ritiro per una trasformazione in ordine del giorno. Onorevole Varchi o gruppo di Fratelli d'Italia, mi date l'ok? Abbiamo l'ok: l'emendamento è ritirato.

Passiamo all'emendamento 4.105 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.105 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo all'emendamento 4.107 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.107 Grippo, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 18).

Dall'approvazione ne discende che l'emendamento 4.109 Grippo è precluso, quindi va in votazione l'emendamento 4.110 Grippo, se non viene ritirato. Quindi, chiedo all'onorevole Grippo se ritira. Onorevole Grippo, non lo ritira? Per l'ordine del giorno, onorevole Grippo. Le offro un ordine del giorno, se lei lo ritira. Lo ritira. Accetta l'offerta e andiamo avanti.

Passiamo all'emendamento 4.101 Tassinari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.101 Tassinari, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'emendamento 4.115 Piccolotti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Intervengo solamente per sollecitare una riflessione in più dell'Aula, perché la maggioranza ha dato parere negativo a questo emendamento ma io penso che sia un parere che non è stato valutato nel merito.

L'emendamento, infatti, chiede di tenere conto delle conseguenze occupazionali dell'introduzione dell'intelligenza artificiale nei processi creativi e sostanzialmente di fare in modo, quando verranno scritti i decreti applicativi di questa riforma, che l'intelligenza artificiale non sostituisca il lavoro dei creativi, che sono impegnati nella produzione culturale, in questo caso della produzione cinematografica italiana. È per noi un emendamento molto importante. Noi sappiamo che sono già state annunciate produzioni soprattutto di film d'animazione, realizzati interamente con l'intelligenza artificiale; quindi, chiediamo di accantonare l'emendamento e che ci sia un ripensamento; perché, in questo caso, farsi carico della tutela occupazionale significa contemporaneamente anche difendere l'originalità e la creatività del cinema italiano.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Intanto c'è una richiesta di accantonamento: vuole intervenire? Altrimenti chiedo il parere… Prego.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. Io vorrei supportare questa richiesta di accantonamento perché, così come ha detto l'onorevole Piccolotti, c'è già una sostituzione in Italia del lavoro umano con l'intelligenza artificiale. Faccio l'esempio del doppiaggio: qualsiasi doppiatore che si avvicina a questa carriera comincia con i brusii, comincia con le parole fuori campo, quelle di cui non si capisce che cosa dicano ma servono a riempire. Ecco, già questo è stato eliminato e lo fanno con l'intelligenza artificiale. Questo significa impedire a nuovi doppiatori, magari a ragazzi promettenti, di avviarsi a una carriera che ci potrebbe dare davvero nomi straordinari, come quelli che già abbiamo avuto. Faccio l'esempio di alcune produzioni che obbligano gli sceneggiatori a sottoscrivere la clausola dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale per modificare quanto da loro scritto. Sembra poco, non lo è. Perché, se io, sceneggiatore, scrivo un film con la mia linea di scrittura: usando l'intelligenza artificiale posso tirarne fuori 12 puntate per la televisione e quello sceneggiatore non viene pagato per quel lavoro fatto dall'intelligenza artificiale.

Per cui chiedo davvero di accantonare questo emendamento e di fare una seria riflessione, perché la sostituzione del lavoro dell'uomo mette in pericolo davvero tanti mestieri del cinema. L'intelligenza artificiale va utilizzata, ma va utilizzata dall'uomo magari per gli effetti speciali, ma non si può sostituire il tecnico degli effetti speciali, sostituendolo, gratis, con l'intelligenza artificiale. Quindi, chiedo davvero al relatore e al Governo un accantonamento e magari un ripensamento su questo emendamento.

PRESIDENTE. Allora, collega, ordinatamente, a questo punto, chiedo al relatore se intende aderire alla richiesta di accantonamento.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Grazie, Presidente. Confermo il parere contrario.

PRESIDENTE. Non vuole aderire alla richiesta di accantonamento. A questo punto chiedo chi vuole parlare a favore e chi vuole parlare contro l'accantonamento, se vi sono richieste di intervento. Onorevole Iaria, lei parla a favore dell'accantonamento, immagino. Prego.

ANTONINO IARIA (M5S). Sì, certo. Grazie, Presidente. Come ha già detto bene il mio collega Amato, il tema dell'intelligenza artificiale legato ai lavoratori del cinema, del doppiaggio, è importantissimo, come quello dell'intelligenza artificiale legato alla trasformazione del mondo del lavoro. Penso che magari una possibile riformulazione dell'emendamento, una certa attenzione del Parlamento rispetto a questo tema possa essere chiaramente un gran bel segnale. Più che altro è un segnale che va oltre il mondo del cinema; è un segnale che va nella direzione di pensare a una società del futuro dove dobbiamo gestire questa trasformazione del mondo del lavoro. Non si deve demonizzare l'intelligenza artificiale, ma, quando l'intelligenza artificiale diventa un modo per cancellare posti di lavoro oppure per diminuire il loro potere contrattuale e salariale, è un problema. Ma è un problema di cui può occuparsi la politica e di cui deve occuparsi la politica. Non deve essere delegato a chi l'intelligenza artificiale la gestisce o a chi la produce o a chi la commercia.

Quindi, da questo punto di vista, secondo noi è importante fare un'ulteriore riflessione su questo accantonamento, con una riformulazione, con un segnale politico che abbia un senso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire contro la richiesta di accantonamento… onorevole Mollicone, vuole intervenire contro la richiesta di accantonamento? Prego.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Grazie, Presidente, intervengo soltanto per informare l'Aula che non c'è una contrarietà nel merito: nel merito siamo d'accordo. È solo che tutto il tema della tutela rispetto all'AI nella legge è previsto in maniera esplicita, poi anche negli interventi in dichiarazione di voto lo illustreremo bene. Quindi, siamo d'accordo con i colleghi dell'opposizione nel merito, ma in questo caso sarebbe tautologico andare a votare questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il rappresentante del Governo, Sottosegretaria di Stato per la Cultura, Lucia Borgonzoni. Ne ha facoltà.

LUCIA BORGONZONI, Sottosegretaria di Stato per la Cultura. Io volevo solamente specificare una cosa. Nella legge Cinema già abbiamo inserito una serie di norme; le ho inserite io perché per me è un tema molto importante già da anni. Trattiamo nello specifico questo tema; abbiamo già inserito una norma per cui anche tutto quello che è “sopra la linea”, quello che viene dato a sceneggiatori e attori non può essere destinato all'utilizzo dell'intelligenza artificiale, proprio perché viene dato direttamente alle persone; quindi non solamente alla partita IVA, ma alla persona fisica. Abbiamo inserito una serie di norme… anzi siamo molto all'avanguardia anche rispetto al resto d'Europa sulla questione dei contratti. Siamo intervenuti perché c'erano contratti di alcune piattaforme che mettevano comunque in difficoltà doppiatori e sceneggiatori. Abbiamo quindi introdotto norme in base alle quali attori, doppiatori, dialoghisti e tutte queste figure possono rifiutare l'utilizzo tramite AI (Commenti del deputato Amato)… no, questo sì, è inutile fare questo perché l'abbiamo fatto con… no, possono (Commenti del deputato Amato)… Guardi, questo l'abbiamo fatto insieme alle associazioni di attori, l'abbiamo fatto insieme a tutte le associazioni non di produttori, ma di rappresentanti delle categorie. Abbiamo fatto tutte queste norme che sono all'interno dei contratti.

Sono state fatte proprio perché era un tema rispetto al quale venivano vendute, veniva addestrata l'intelligenza artificiale attraverso la voce e le immagini di attori, sceneggiatori; e ora c'è la possibilità… perché venivano fatti i contratti in contemporanea e venivano utilizzate le immagini e le sceneggiature per fare le seconde serie senza richiamare lo sceneggiatore.

Noi oggi tutto questo l'abbiamo messo apposta all'interno dei contratti perché, per accedere al tax credit e a tutti gli aiuti di Stato italiani non si possono più fare queste cose.

Io sono disposta e più che disponibile a incontrare di nuovo - continuamente lo facciamo - tutte le associazioni e tutti i partiti politici per migliorare ancora di più la legge e tutte le norme che facciamo; quindi su questo do la disponibilità massima a continuare a farlo; però sono veramente tantissime le norme che abbiamo inserito e l'abbiamo fatto - e lo ripeto - non tanto con i produttori, che hanno i loro interessi, per cui sono stati proprio i nostri interlocutori ultimi, ma con le associazioni. E i primi a segnalarci questo - devo dire la verità - sono stati gli attori che sono venuti; gli attori soprattutto minori, perché quelli più grandi ovviamente non erano obbligati a firmare i contratti mentre quelli più piccoli si trovavano obbligati a firmare contratti con i quali dovevano vendere la loro immagine per addestrare le macchine. Noi siamo intervenuti immediatamente già un anno e mezzo fa. Per cui sono più che disposta a incontrare e ad avere informazioni ulteriori, però credo che probabilmente le norme messe ora siano limitative rispetto alla nostra normativa che è all'avanguardia rispetto anche a quella europea. Volevo solamente dire questo, perché realmente è così. Spero che tutti ne siate consci, perché è veramente un vanto del nostro Paese la norma per come è ora.

PRESIDENTE. Dunque, onorevole Piccolotti, lei insiste sulla richiesta di accantonamento? Così intanto la votiamo e poi facciamo la dichiarazione di voto. Sono già intervenuti un deputato contro e uno a favore.

Quindi, passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 4.115 Piccolotti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 41 voti di differenza.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Io apprezzo l'attenzione del Governo e per questo avevo chiesto di accantonare e rivedere il parere, perché questa non è una norma che noi inseriamo, è un punto che specifica nella delega al Governo che quando verranno realizzati i decreti attuativi bisognerà avere maggiore attenzione anche per il tema occupazionale oltre che per quelli già citati nella proposta che stiamo per votare, cioè la trasparenza, il consenso per l'utilizzo delle prestazioni artistiche e la tutela dei diritti. Questo perché ci pare che la norma sulla possibilità di rifiutarsi, che voi avete inserito nei contratti per coloro che hanno accesso ai fondi pubblici e al tax credit, è una norma parziale, nel senso che ci stanno spiegando tanti lavoratori del cinema che se c'è qualcuno che si rifiuta c'è anche qualcuno che magari per prendere il posto di colui che ha rifiutato finisce per accettare quel tipo di contratto.

Quindi, noi chiediamo che si vada più avanti, che ci sia un vero e proprio divieto di utilizzare l'intelligenza artificiale in via esclusiva per prodotti cinematografici che poi vengono commercializzati e che ci sia, quindi, una tutela a tutto tondo. Questo non è scritto nel dettaglio nel nostro emendamento, non è una norma di dettaglio, è semplicemente l'inserimento nella delega al Governo - che ha pure due anni di tempo per essere realizzata - di un'attenzione alla tutela occupazionale. Davvero non c'è nessuna ragione per votare contro, però io capisco che a volte la politica conta più del merito, quindi che devo dire? Bene così.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.115 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

Passiamo all'emendamento 4.111 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.111 Grippo, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 21).

Dall'approvazione dell'emendamento 4.111 Grippo discende la preclusione dell'emendamento 4.112 Grippo.

Passiamo all'articolo 4, nel testo emendato. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 22).

(Articolo 5 - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 5 e dell'unico emendamento allo stesso riferito.

Poiché lo stesso è integralmente soppressivo dell'articolo medesimo, ai sensi dell'articolo 87, comma 2, del Regolamento, porrò in votazione il mantenimento dell'articolo.

Ricordo che la V Commissione (Bilancio) ha condizionato il parere favorevole sul testo del provvedimento alla soppressione dell'articolo 5 e che il parere del relatore e del Governo è favorevole alla medesima soppressione. Pertanto, chi intende sopprimere l'articolo 5 deve votare contro il mantenimento, chi invece intende mantenerlo deve votare a favore.

Passiamo dunque ai voti. Sull'emendamento 5.500 della Commissione il parere della Commissione e del Governo è favorevole. Noi adesso votiamo il mantenimento dell'articolo 5. Il parere è favorevole sul soppressivo, ma adesso votiamo il mantenimento. In breve, chi vuole votare contro il mantenimento e intende sopprimere l'articolo 5 deve votare, appunto, contro il mantenimento, dunque tasto rosso; chi invece intende mantenerlo allineandosi al parere…

Allora, colleghi, è chiaro. Rileggo, così vediamo di capirci. Chi intende sopprimere l'articolo 5 deve votare contro il mantenimento, chi invece intende mantenerlo deve votare a favore. Mi pare chiaro.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.500 della Commissione. Il parere della Commissione e del Governo è favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Colleghi, scusate, state votando forse non secondo… revoco l'indizione della votazione perché non è chiaro e rischiamo di fare un pasticcio (Applausi). Onorevole Cangiano, si stava votando al contrario rispetto… ma voi votate al contrario e loro al contrario. Prego. Magari anche voi volete sopprimerlo? Prego, onorevole Cangiano.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Stiamo per votare l'emendamento o l'articolo?

PRESIDENTE. L'emendamento 5.500 della Commissione, il mantenimento dell'articolo.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Ma il parere è favorevole?

PRESIDENTE. Il parere è favorevole al soppressivo, quindi non si vuole mantenere.

Ha chiesto di parlare, ai sensi dell'articolo 87, comma 2, del Regolamento, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Il suo speech era molto chiaro. Quello che può confondere è il parere del Governo. Il parere del Governo era chiaramente favorevole rispetto alla caducazione dell'articolo, ma siccome abbiamo invertito la votazione e si vota il mantenimento suggerisco alla maggioranza di votare contro il mantenimento, perché è quello che voleva fare originariamente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul mantenimento dell'articolo 5, rispetto al quale discende tutto lo speech. Quindi, chi intende sopprimere l'articolo 5 deve contro il mantenimento, chi invece intende mantenerlo deve votare a favore.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Il mantenimento è stato respinto. Vuol dire che è stato soppresso.

(Articolo 6 - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 6 e dell'unico emendamento ad esso riferito. Si ripete la stessa cosa di prima. Io leggo, ma è la stessa cosa di prima.

Poiché lo stesso è integralmente soppressivo dell'articolo medesimo, ai sensi dell'articolo 87, comma 2, del Regolamento, porrò in votazione il mantenimento dell'articolo.

Ricordo che la V Commissione (Bilancio) ha condizionato il parere favorevole sul testo del provvedimento alla soppressione dell'articolo 6 e che il parere della Commissione e del Governo è favorevole alla medesima soppressione.

Pertanto, chi intende sopprimere l'articolo 6 deve votare contro il mantenimento, chi invece intende mantenerlo deve votare a favore, con le conseguenze di cui sopra.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul mantenimento dell'articolo 6.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.0101 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.0102 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

(Articolo 7 - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 7.500 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.500 della Commissione, con il parere favorevole del Governo. La Commissione V (Bilancio) ha condizionato il parere favorevole sul provvedimento all'approvazione di tale emendamento.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 27).

Gli emendamenti 7.100 Grippo e 7.101 Grippo sono preclusi. La votazione dell'articolo 7 è preclusa.

(Articolo 8 - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Gli emendamenti 8.101 Amorese e 8.100 Tassinari sono stati ritirati.

Passiamo all'emendamento 8.103 Ziello, su cui c'è una richiesta di ritiro. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ravetto. Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Apprezzo il pudore del relatore che non ha avuto l'ardire di darci il parere negativo immediatamente e ci ha invitato al ritiro. Ma noi non possiamo ritirare questo emendamento.

Io rammento a tutti queste parole: “Garantire le pari opportunità e una società autenticamente meritocratica è una battaglia che dobbiamo ancora vincere” e “non potremo farlo davvero fin quando saremo costretti a credere che le donne abbiano bisogno di quote o di meccanismi di favore”.

Non l'ho detto io, l'ha detto Giorgia Meloni nel 2026, a marzo. Allora, mi stupisco e non vorrei rompere l'idillio, che vediamo oggi in quest'Aula, di una destra che vota con la sinistra un provvedimento voluto fortemente dalla Schlein … però invito il relatore di destra e questa destra di Governo a seguire le parole della sua leader e quindi a votare il nostro emendamento che chiede che venga eliminato dal testo un passaggio ricorrente nella costituzione di tutte le forme di nuove…io li chiamo baracconi pubblici, ma qui li chiamate Forum, portati da questa proposta di legge. Per cui, nella costituzione, per ogni componente, c'è scritto: si cercano dei tecnici, otto membri, designati dal Ministro, secondo i meccanismi dell'equilibrio di genere; si cercano altri cinque membri, designati dal Ministro, rispettando l'equilibrio di genere. Allora, se questa maggioranza è coerente e segue le indicazioni del suo leader, deve votare l'emendamento di Futuro Nazionale che dice che qui si devono scegliere i componenti esclusivamente per merito e per competenze (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Che non significherà, in futuro, avere un Forum tutto composto da uomini - perché probabilmente le donne si dimostreranno più brave - ma significa semplicemente seguire il credo della destra, o perlomeno della vera destra, per il quale le donne arrivano perché sono brave, perché hanno le caratteristiche giuste, perché hanno le competenze e non hanno bisogno dell'aiutino di Stato.

Ci avete dato retta nella legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché in queste ore al Senato si starà votando un emendamento dove è stato eliminato il bilanciamento di genere dei capilista come volevamo noi di Futuro nazionale; speriamo che accediate anche alle preferenze, perché c'è anche un emendamento su questo. Seguiteci oggi sull'equilibrio di genere anche in questo provvedimento, altrimenti sconfesserete la vostra stessa leader, attualmente Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.103 Ziello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Passiamo all'emendamento 8.500 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.500 della Commissione, con il parere favorevole del Governo. La Commissione V (Bilancio) ha condizionato il parere favorevole sul provvedimento all'approvazione di tale emendamento.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 29).

Passiamo all'emendamento 8.501 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.501 della Commissione, con il parere favorevole del Governo. La Commissione V (Bilancio) ha condizionato il parere favorevole sul provvedimento all'approvazione di tale emendamento.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 30).

Passiamo all'emendamento 8.502 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.502 della Commissione, con il parere favorevole del Governo. La Commissione V (Bilancio) ha condizionato il parere favorevole sul provvedimento all'approvazione di tale emendamento.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 31).

Se nessuno chiede di intervenire, pongo in votazione l'articolo 8.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 32).

(Articolo 9 - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 9 e dell'unico emendamento ad esso riferito.

Poiché lo stesso è integralmente soppressivo dell'articolo medesimo, ai sensi dell'articolo 87, comma 2, del Regolamento, porrò in votazione il mantenimento dell'articolo 9.

Ricordo che la Commissione bilancio ha condizionato il parere favorevole sul testo del provvedimento alla soppressione dell'articolo 9 e che il parere del relatore e del Governo è favorevole alla medesima soppressione. Pertanto, chi intende sopprimere l'articolo 9 deve votare contro il mantenimento, chi invece intende mantenerlo deve votare a favore.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul mantenimento dell'articolo 9.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33)

(Articolo 10 - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 10.500 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.500 della Commissione, con il parere favorevole del Governo. La Commissione V (Bilancio) ha condizionato il parere favorevole sul provvedimento all'approvazione di tale emendamento.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 34).

Avverto che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento 10.500 della Commissione, non si procederà alla votazione dell'articolo 10.

Avverto altresì che, a seguito della medesima approvazione, risultano preclusi gli emendamenti Grippo 11.100, Piccolotti 11.103, nonché le votazioni degli articoli 11 e 12.

(Esame degli ordini del giorno - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Avverto che sono in distribuzione gli ordini del giorno Richetti n. 9/2360-A/21 e Bignami n. 9/2360-A/22, dei quali la Presidenza ha eccezionalmente consentito la presentazione oltre il termine stabilito per la presentazione degli ordini del giorno in quanto la loro presentazione è apparsa come necessaria nel corso della discussione degli articoli, a seguito dell'invito al ritiro dei relativi emendamenti da parte del relatore e del rappresentante del Governo, che hanno contestualmente invitato i firmatari a presentare appositi ordini del giorno, a norma dell'articolo 88, comma 1, secondo periodo, del Regolamento. Conseguentemente l'ordine del giorno n. 9/2360-A/12 è da intendersi a prima firma della deputata Bonetti.

Avverto altresì che l'ordine del giorno Ambrosi n. 9/2360-A/3 è stato sottoscritto anche dai deputati Schiano Di Visconti e Giovine.

Avverto infine che l'ordine del giorno n. 9/2360-A/4 è da intendersi a prima firma della deputata Zanella.

Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

LUCIA BORGONZONI, Sottosegretaria di Stato per la Cultura. Sull'ordine del giorno 9/2360-A/1 a prima firma Di Maggio, parere favorevole con riformulazione: espunte la terza, la settima e l'ottava premessa, parere favorevole all'impegno.

Sull'ordine del giorno 9/2360-A/2 Bicchielli, espunta la quinta premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di prevedere”.

Sull'ordine del giorno 9/2360-A/3 Ambrosi il parere è favorevole.

Sull'ordine del giorno 9/2360-A/4 Zanella, espunta l'ultima premessa, il parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative di competenza, volte a rendere sostenibile il piano di rientro e altresì a valutare l'istituzione di un fondo di solidarietà che aiuti soprattutto coloro”, scusate non ho gli occhiali … “che si trovino in condizione di fragilità socioeconomica”.

PRESIDENTE. Se ha necessità degli occhiali magari qualcuno glieli può portare…

LUCIA BORGONZONI, Sottosegretaria di Stato per la Cultura. Non ce li ho dietro…

PRESIDENTE. Non li ha. Le darei i miei ma non ci vede con i miei… Va bene così?

LUCIA BORGONZONI, Sottosegretaria di Stato per la Cultura. Sì, va bene così.

Sull'ordine del giorno 9/2360-A/5 Tassinari il parere è favorevole.

Sull'ordine del giorno 9/2360-A/6 Amorese, espunte la seconda, la terza e la quarta premessa, il parere è favorevole sull'impegno.

Sull'ordine del giorno 9/2360-A/7 Cangiano, il parere è favorevole.

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/8 Onori il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di convocare un tavolo tecnico, con la partecipazione del Ministero della Cultura…”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/9 D'Alessio il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “ad attuare i principi di delega contenuti nel provvedimento in esame di cui agli articoli 4, 7 e 11 in premessa, nel minor tempo possibile”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/10 Pastorella il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/11 Grippo, espunte la quarta, la quinta e la sesta premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/12 Bonetti il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/13 Sottanelli, espunta la quinta premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative, volte a incrementare le risorse destinate al Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo, assicurando un quadro di finanziamento stabile, certo e adeguato a sostenere gli investimenti, la capacità produttiva e la competitività internazionale dell'industria cinematografica e audiovisiva italiana, in linea con le finalità sottese al provvedimento in esame”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/14 Ruffino il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/15 Benzoni il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “in linea con le finalità sottese agli investimenti previsti dal provvedimento in esame, a valutare l'opportunità di promuovere…”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/16 Amich il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di chiarire”.

Sugli ordini del giorno nn. 9/2360-A/17 Colombo e n. 9/2360-A/18 Mollicone il parere è favorevole.

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/19 Schullian il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a completamento dell'esercizio della delega recata dall'articolo 4, comma 2, lett. hh) e rr) a valutare l'opportunità di assumere iniziative…”

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/20 Piccolotti, espunta la quarta, la quinta, la sesta e la settima premessa, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di”.

Sugli ordini del giorno n. 9/2360-A/21 Richetti e n. 9/2360-A/22 Bignami il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Cangiano, cosa intende dirci?

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Vorrei chiedere di rileggere l'ordine del giorno n. 9/2360-A/15 Benzoni. C'è stato un errore di lettura.

PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/15 Benzoni? La riformulazione, Sottosegretaria? Magari, quando ci arriviamo la rileggiamo, così, nel frattempo, se la prepara. Quando ci arriviamo, la rileggiamo.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/1 Di Maggio. Accetta la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/2 Bicchielli. Accetta la riformulazione? Sì.

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/3 Ambrosi vi è parere favorevole.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/4 Zanella. Accetta la riformulazione? Sì.

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/5 Tassinari il parere è favorevole.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/6 Amorese. Accetta la riformulazione? Sì.

Sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/7 Cangiano il parere è favorevole.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/8 Onori. Accetta la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/9 D'Alessio. Accetta la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/10 Pastorella. Accetta la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/11 Grippo. Accetta la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/12 Bonetti. Accetta la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/13 Sottanelli. Accetta la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/14 Ruffino, su cui il parere è contrario.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/14 Ruffino, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/15 Benzoni, sul quale va riletta la riformulazione. Lo accantoniamo e, nel frattempo, andiamo avanti.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/16 Amich. Accetta la riformulazione? Sì.

Sugli ordini del giorno nn. 9/2360-A/17 Colombo e 9/2360-A/18 Mollicone il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/19 Schullian. Accetta la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/20 Piccolotti. Onorevole Piccolotti, accetta la riformulazione? No e chiede di parlare. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Io non accetto la riformulazione perché, dopo la bocciatura dell'emendamento, inserire ora nell'impegno del nostro ordine del giorno l'espressione “a valutare l'opportunità di” appare un modo di non prendere degli impegni precisi sulle questioni che riguardano l'intelligenza artificiale e, soprattutto, la sostituzione totale di alcune funzioni e alcuni lavoratori all'interno del processo creativo e produttivo con l'intelligenza artificiale. Siccome, appunto, l'emendamento è stato bocciato e ora si propone una riformulazione che chiede solo di valutare, a me sembra che il Governo non voglia entrare nel merito, non voglia dare rassicurazioni, non voglia impegnarsi ad agire in questo senso. L'unica cosa che mi consola è che la delega dura 2 anni, e quindi, probabilmente, potrà esserci in futuro un altro Governo a prendere questi provvedimenti.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2360-A/20 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).

Sugli ordini del giorno n. 9/2360-A/21 Richetti e n. 9/2360-A/22 Bignami il parere è favorevole.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2360-A/15 Benzoni. Diamo cortesemente la rilettura della riformulazione.

LUCIA BORGONZONI, Sottosegretaria di Stato per la Cultura. Il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “in linea con le finalità sottese agli interventi previsti dal provvedimento in esame, a valutare l'opportunità di provvedere”.

PRESIDENTE. È accettata la riformulazione dai colleghi.

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

Sospendo la seduta per 3 minuti per una pausa tecnica. Ricominciamo con le dichiarazioni di voto alle ore 11.

La seduta, sospesa alle 10,57, è ripresa alle 11,05.

(Dichiarazioni di voto finale - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Laura Ravetto. Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Annuncio, a nome di Futuro Nazionale Vannacci, un voto fermamente, nettamente, decisamente contrario a questo provvedimento. Presidente, mi spiace che non ci sia neanche un membro del Governo in Aula però, perché io credo che andrebbe ascoltato il mio intervento…

PRESIDENTE. Sta arrivando.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). …andrebbe ascoltato soprattutto perché il membro che manca è proprio uno di quelli che viene svuotato delle sue competenze e di cui, con questo provvedimento, si dichiara di fatto il fallimento dell'attività (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché di fatto viene esternalizzata tutta quell'attività che sarebbe nella delega della Sottosegretaria Borgonzoni, che - ripeto - non è in Aula. Quindi…

PRESIDENTE. Aspetti un attimo, allora, onorevole Ravetto.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). …quando sarà in Aula, se può…

PRESIDENTE. Aspetti un attimo.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Quindi, se può fermare il tempo…

PRESIDENTE. Aspetti un attimo. Facciamo così…

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Scusi, scusi. Sospendiamo in attesa che arrivi la rappresentante del Governo.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Bene. Grazie, Presidente.

La seduta, sospesa alle 11,06, è ripresa alle 11,07.

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Il Sottosegretario Borgonzoni è in Aula. Onorevole Ravetto, può ricominciare il suo intervento daccapo. Prego, dall'inizio, può ricominciare dall'inizio.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Do per scontato che il mio tempo riprenderà a decorrere dall'inizio, perché abbiamo aspettato l'arrivo del Sottosegretario in Aula. Ribadisco, pertanto, il voto fermamente contrario a questo provvedimento di Futuro Nazionale Vannacci. Con questo provvedimento, infatti, si crea l'ennesimo carrozzone pubblico e soprattutto si dichiara - e lo dichiara questa maggioranza insieme all'opposizione - il fallimento dell'operato del Ministero della Cultura, perché di fatto il Ministero viene svuotato delle competenze per ciò che riguarda tutto il mondo del cinema. Quindi, ci stupisce. La presenza del Ministro sarebbe stata necessaria secondo noi, perché avremmo voluto chiedere come sia possibile che un Ministro di fatto decida che un settore così strategico per il nostro Paese, anche dal punto di vista imprenditoriale, non venga più gestito, come è sempre stato, nell'ambito di un indirizzo politico all'interno del Ministero, ma venga esternalizzato. È come dire: noi non siamo abbastanza bravi, non siamo capaci e, quindi, lo faremo fare a qualcun altro. Prendiamo atto di questa situazione.

Allora, di fatto non c'è soltanto uno svuotamento, perché con l'articolo 3 si dispone l'istituzione di un'Agenzia per il cinema, che è un nuovo ente pubblico non economico dotato di autonomia gestionale e con un tratto di penna si assiste, quindi, allo svuotamento progressivo delle funzioni dirette sia del Ministero della Cultura che della sua Direzione, ma c'è anche una moltiplicazione di enti inutili, un'esternalizzazione che avrà dei costi. Vedete, i proponenti hanno tentato di tranquillizzare, dicendo che questo nuovo impianto, che prevede, appunto, la costituzione di un'Agenzia ma anche di un Forum e di una nuova commissione valutatrice, sarà a costo zero. Si è parlato, in qualche modo, di una neutralità finanziaria. Questa, però, è una narrazione che viene smentita immediatamente dai numeri ed è anche per questo che noi di Futuro Nazionale siamo fortemente contrari. All'articolo 3, comma 15, infatti, si autorizza in realtà una spesa netta di ben 4,5 milioni di euro all'anno, a decorrere dal 2027, per il funzionamento della nuova Agenzia, a cui si aggiunge la facoltà esplicita di assumere ulteriore personale e dirigenti. Altroché neutralità finanziaria (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)! Signori, qua i conti interni tra il Ministero, il Ministro, il Sottosegretario, il presidente di commissione, le accuse reciproche sulle capacità e le competenze delle previe commissioni vengono pagate dagli italiani. Che dire dei compensi ai commissari. L'articolo 11, comma 10, stabilisce che ai 20 componenti della commissione valutatrice verrà corrisposto un compenso fisso di 35.000 euro lordi annui a testa. Stiamo parlando di 700.000 euro all'anno prelevati direttamente dal Fondo per il cinema. Cioè, le risorse dei cittadini, che dovrebbero andare per le produzioni, per le maestranze, per i set cinematografici, verranno impiegate per remunerare dei burocrati (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Il secondo punto politico per noi riguarda la questione della logica e, in particolare, la logica degli apparati, la logica delle quote, la logica dei meccanismi burocratici. C'è anche un po' una domanda politica sottesa che noi facciamo: ma chi è che vota con la sinistra? Chi è che segue la sinistra? Questa maggioranza, questa maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) e i cittadini lo devono sapere. Da chi era voluto fortemente questo provvedimento? Dalla leader del PD, dalla Schlein, e la destra l'ha rincorsa.

L'ha rincorsa non solo nella creazione del provvedimento, ma anche nella stesura del testo, perché all'interno del testo troviamo tutti i totem, tutte le formule e tutti i mantra della sinistra. Per esempio, troviamo ripetuto ovunque l'equilibrio di genere. Addirittura si arriva a dire che si sorteggiano i membri, ma bisogna rispettare l'equilibrio di genere. Ora, già è un po' difficile la realizzazione, però questo a dimostrazione che c'è una subalternità culturale di questa destra rispetto alla sinistra (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Non siete in grado nemmeno quando istituite degli enti che dovrebbero essere puramente tecnici, e quindi puramente meritocratici, quindi basati esclusivamente sui curriculum, di dire “metteremo i più bravi”. No, metteremo, vediamo qui, e comunque nell'equilibrio di genere. Allora, io da donna sono a dirvi che magari erano tutte più brave, magari potevano essere tutte donne in queste commissioni. Invece, magari, sacrificherete delle donne brave per mettere l'equilibrio di genere, o degli uomini bravi per mettere l'equilibrio di genere (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Noi siamo increduli che il centrodestra, non si capisce per quale pudore o per quale senso di inferiorità, segua la sinistra in questi provvedimenti. Noi di Futuro Nazionale questo senso di inferiorità non lo abbiamo e anche per questo motivo voteremo contro questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). C'è poi un altro punto che ci sta veramente a cuore, che è la tutela dei minori. Voi avete un po' liquidato la discussione in un modo anche un po' furbesco, dichiarando l'inammissibilità di un emendamento fortemente voluto da Futuro Nazionale, in cui noi chiedevamo che nella valutazione della fiscalità di favore e dei finanziamenti del settore cinema si tenesse anche conto dell'educazione o, comunque, dello scopo educativo e della tutela nei confronti dei minori, perché qua è stata liquidata questa cosa dicendo che è inammissibile e che nel merito non c'entra nulla.

Però, noi avremmo anche voluto intervenire durante il dibattito, ma questo ci è stato impedito dalla Presidenza. Prendiamo atto che probabilmente non era totalmente nell'ambito del Regolamento, e quindi non potevamo esporlo, però lo diciamo qua.

Presidente, qua c'è una norma molto precisa nel testo, che è l'articolo 4. L'articolo 4 sostanzialmente dichiara che, quando si danno delle fiscalità di favore o dei finanziamenti, bisogna tenere conto di alcuni criteri, in particolare si dice l'inclusione, la diversità, il disagio sociale. Bene, ma perché tra questi criteri una destra, che fa la vera destra, non ci ha messo la tutela dei minori e magari anche il valore della difesa della famiglia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)?

Anche in questo dimostrate subalternità culturale. Non è vero che non ci sono dei criteri individuati di favore. Ci sono dei criteri, ma sono quelli di cui ci parla la sinistra da anni. Non c'è un criterio o un valore portato veramente dalla destra, cioè la famiglia e la tutela dei valori. Noi vi avevamo dato la possibilità, avevamo fatto un emendamento e incredibilmente avete deciso di renderlo inammissibile, forse perché non avete avuto il coraggio di darci parere contrario.

Poi c'è un altro punto che ci motiva a votare contrariamente a questo provvedimento, ed è un privilegio di casta per noi inaccettabile, perché la disposizione contenuta nell'articolo 12 stabilisce la disapplicazione della verifica di adempimenti tributari per tutti coloro che percepiscono contributi pubblici nel settore cinematografico, cioè, in termini semplici, una società di produzione potrà incassare centinaia di migliaia di euro di contributi statali anche se ha cartelle esattoriali pendenti o debiti non saldati con il fisco. Questa è una gravissima ingiustizia verso gli altri cittadini.

In Italia qualsiasi piccolo imprenditore che abbia a che fare con il pubblico, qualsiasi artigiano o qualsiasi professionista che lavora con la pubblica amministrazione, se risulta moroso con il fisco si vede giustamente bloccare i pagamenti fino al saldo del proprio debito tributario (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Ma perché per le imprese del cinema deve essere differente? Questo è uno schiaffo all'uguaglianza nell'ambito della sovranità fiscale.

Allora, per concludere, colleghi, il testo che vi apprestate a votare tutti insieme, appassionatamente, destra e sinistra, non aiuta il cinema italiano a crescere, non valorizza il talento, non crea uno scenario di trasparenza e non difende gli interessi dei cittadini. È un provvedimento che aumenta la burocrazia, elargisce prebende, scavalca la centralità del Ministero, ignora la tutela delle famiglie e dei minori e garantisce un privilegio fiscale ingiustificabile a una ristretta categoria di beneficiari. Noi crediamo in un'Italia diversa e per questo voteremo fermamente “no” (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, signor Presidente. Noi voteremo convintamente a favore di questo provvedimento, innanzitutto perché riteniamo che il cinema italiano avesse bisogno da tempo di una riforma importante e strutturale, perché noi stiamo approvando un provvedimento che non è soltanto un provvedimento “che riguarda la cultura”, ma noi sappiamo benissimo che il cinema rappresenta anche una vera e propria industria. Significa lavoro, innovazione e promozione del nostro Paese stesso.

Quindi, ovviamente diamo il benvenuto a questo provvedimento, anche se si incastra in un contesto abbastanza surreale, signor Presidente e signora Sottosegretaria, perché voi arrivate con un provvedimento legislativo dopo che in passato avevate, con grande determinazione, bocciato una serie di mozioni che erano state presentate dalle opposizioni e che sostanzialmente nei loro contenuti sono state poi riprese e messe nel provvedimento che non a caso oggi trova una larga condivisione.

Ora, il fatto che ogni tanto il Governo ripensi alle scelte che fa, ritorni sui passi che fa e venga incontro, pensando che anche quello che arriva dall'opposizione non necessariamente sia tutto negativo, nella dinamica parlamentare e democratica lo ritengo un fatto positivo, però la natura dell'evoluzione di questo provvedimento, come dicevo, è abbastanza surreale. Potevamo probabilmente averlo fatto prima e bastava che il Governo non si opponesse alle tante questioni che avevamo posto con le nostre mozioni e che sono state poi, appunto, riprese in questo provvedimento, anche perché è del tutto evidente, signor Presidente e signora Sottosegretaria, che non c'è un cinema di destra e un cinema di sinistra.

Non esiste un cinema che può essere trattato come una questione di appartenenza politica. Esiste il cinema italiano, e non solo esiste, ma è anche un elemento importante di riconoscimento nel nostro Paese. Nel cinema, ovviamente, esistono gli autori ed esistono i produttori, gli attori, le maestranze, i tecnici, gli esercenti, gli stessi distributori, le imprese, le sale cinematografiche. Insomma, esiste una filiera che rappresenta una parte straordinariamente importante della nostra economia e della nostra identità culturale.

E soprattutto esiste un patrimonio di creatività che l'Italia non può permettersi di disperdere. Per questo noi riteniamo che sia positiva la scelta di separare più nettamente l'indirizzo politico dalla gestione amministrativa proprio attraverso la formazione di un'Agenzia. È una scelta che va in una direzione giusta secondo noi: meno discrezionalità politica nella gestione quotidiana e più competenza, più professionalità, più trasparenza e più certezza.

Ma proprio per questo dobbiamo essere coerenti. Un'Agenzia non diventa efficiente perché le cambiamo il nome, ma diventa efficiente se ha persone, competenze, strumenti e risorse adeguate. Qui arriviamo al primo grande punto sul quale esprimiamo le nostre preoccupazioni: il tema, signora Sottosegretaria e signor Ministro, dell'invarianza finanziaria. Purtroppo, questa è una caratteristica di questo Governo. Si fanno spesso dei provvedimenti che sono degli ottimi spot, ma che poi non hanno le risorse per essere portati e concretizzati.

Ancora una volta, ci troviamo di fronte a una riforma che pretende di cambiare la macchina amministrativa, di creare una nuova Agenzia, di rafforzare la programmazione, di migliorare i procedimenti e di occuparsi di intelligenza artificiale, di lavoro, di previdenza e di sostegno alla filiera senza prevedere nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Secondo noi, signor Presidente e Governo, questo è un po' il limite del provvedimento, perché l'invarianza finanziaria può essere una clausola prudente in una legge ordinamentale, e va bene, ma non può diventare una filosofia di Governo. Non si può continuare a dire che una riforma è necessaria e contemporaneamente pretendere che costi sempre zero, perché diversamente non è una riforma.

Le riforme costano: costa assumere persone competenti, costa digitalizzare le procedure, costa ridurre i tempi delle istruttorie, costa sostenere i lavoratori, costa garantire le sale, costa finanziare la formazione, costa attrarre produzioni internazionali e costa, soprattutto, dare certezza a chi deve investire. E se non siamo disposti ad investire, dobbiamo avere almeno l'onestà di dire che stiamo approvando una cornice, non ancora una vera politica industriale per il cinema; questo è il punto fragile di questo provvedimento.

Noi non vogliamo un cinema assistito, vogliamo un cinema sostenuto. Sono due cose profondamente diverse: non chiediamo allo Stato di scegliere quali film debbano avere successo, ma chiediamo allo Stato di creare condizioni nelle quali chi ha talento, chi investe, chi produce, chi lavora possa competere; e soprattutto chiediamo stabilità, perché il vero problema nel cinema italiano negli ultimi anni non è stato soltanto quanti soldi sono stati messi, ma è stata l'incertezza: regole che cambiano, finestre che si aprono e si chiudono, tempi amministrativi imprevedibili, crediti fiscali che arrivano tardi e imprese che non sanno quando potranno contare sulle risorse che sono state stanziate.

Per un'impresa cinematografica questa non è burocrazia, è un reale costo industriale. E allora per noi la parola più importante di questa riforma è molto semplice: certezza. Certezza delle regole, certezza dei tempi, certezza delle risorse, certezza delle procedure e certezza della programmazione. Perché soltanto con la certezza si può attrarre capitale privato, si possono realizzare coproduzioni internazionali, si possono far tornare in Italia produzioni che oggi scelgono inevitabilmente altri Paesi.

E qui c'è un'altra questione che vorremmo sottolineare. Il cinema non è soltanto ciò che vediamo sullo schermo. Dietro a ogni attore ci sono decine di lavoratori: tecnici, scenografi, costumisti, truccatori, elettricisti, macchinisti, muratori, autisti, operai e artigiani. È un mondo professionale straordinario che troppo spesso viene considerato soltanto quando si parla di crisi.

La riforma deve, invece, dare dignità strutturale a queste professionalità affrontando finalmente il tema della discontinuità lavorativa e delle tutele previdenziali, perché non possiamo chiedere al cinema italiano di essere competitivo nel mondo e contemporaneamente lasciare nell'incertezza proprio le persone che lo rendono possibile.

C'è poi la sfida grande, quella tecnologica. Lo avete detto anche durante il dibattito: l'intelligenza artificiale sta cambiando il modo di produrre, scrivere, girare e distribuire immagini. Tra qualche anno non discuteremo soltanto di come sostenere il cinema che conosciamo oggi, discuteremo di cosa significhi essere autore, interprete e produttore quando una parte della produzione audiovisiva potrà essere generata artificialmente.

Questa legge fa bene ad occuparsene, ma anche qui serve una scelta politica. L'innovazione deve essere uno strumento al servizio della creatività, non il suo sostituto.

E infine c'è un elemento che per noi è essenziale, cioè il pluralismo. Non dobbiamo contrapporre il cinema d'autore al cinema popolare, le grandi produzioni alle opere prime e i grandi produttori alle piccole imprese. Un'industria culturale sana ha bisogno di tutti: ha bisogno del mercato, ma anche della capacità di rischiare; ha bisogno dei grandi successi, ma anche di chi sperimenta; ha bisogno di investimenti privati, ma anche di una politica pubblica capace di correggere ciò che il mercato da solo non riesce a fare.

Per questo consideriamo importante che questa riforma sia nata da un confronto parlamentare largo e proprio per questo chiediamo al Governo - ho concluso, signor Presidente - di non disperdere, nella fase dei decreti legislativi, questo spirito. Perché oggi non stiamo approvando ancora tutta la riforma, stiamo affidando al Governo una delega e il vero giudizio arriverà quando vedremo come questa delega sarà esercitata.

Come Italia Viva, quindi, voteremo a favore oggi, ma resteremo attenti domani, perché vogliamo che l'Agenzia sia davvero autonoma e competente, vogliamo che la programmazione pluriennale sia davvero pluriennale, vogliamo che le procedure siano davvero più rapide, vogliamo che i lavoratori abbiano davvero più tutele. Vogliamo che le risorse arrivino davvero quando servono e, soprattutto - e ho concluso -, vogliamo che l'invarianza finanziaria non diventi l'alibi per una riforma senza risorse. Ecco, sulla base di queste considerazioni annuncio il voto favorevole di Italia Viva (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cavo. Ne ha facoltà.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Colleghi, annuncio il voto favorevole da parte del gruppo di Noi Moderati a questo testo unificato. Votiamo a favore perché questo provvedimento già dall'articolo 1 ricompone una separazione che per troppo tempo abbiamo considerato naturale e che naturale non è affatto, quella tra cultura e industria.

Il cinema e l'audiovisivo sono, insieme, una componente fondamentale del patrimonio culturale nazionale. Il cinema non è di parte e non è di una parte, il cinema italiano è di tutti; è, appunto, un patrimonio nazionale. È uno strumento di promozione della nostra cultura, di innovazione tecnologica, di sviluppo dell'intera filiera e di rafforzamento della competitività del sistema economico e occupazionale della nostra Nazione.

Approvare questa delega significa riconoscere, appunto, che il cinema è cultura e proprio per questo può essere anche industria, lavoro, innovazione e capacità di competere nel mondo. Identità e industria non sono alternative, sono due dimensioni della stessa politica. Noi vogliamo un cinema italiano forte, perché appunto italiano e perché capace di confrontarsi con il mercato internazionale, di attrarre investimenti, di creare lavoro e di portare nel mondo la cultura e l'immagine del nostro Paese.

La filiera cinematografica e audiovisiva non si esaurisce nella produzione di un film: comprende scrittura, sviluppo, produzione, postproduzione, distribuzione, esercizio, conservazione, diffusione e formazione. È una filiera complessa, nella quale si incontrano creatività e tecnologia, imprese e professionalità, cultura e mercato.

E i numeri ci dicono che non stiamo parlando di un settore marginale, affatto. Il mercato audiovisivo italiano vale quasi 12 miliardi di euro di ricavi e coinvolge oltre 124.000 professionisti; siamo tra i primi cinque produttori in Europa e tra i primi dieci al mondo; nel 2025 sono stati classificati 403 lungometraggi; sul territorio italiano sono state avviate 235 produzioni, quasi 1.600 settimane di lavorazione e circa 18.000 addetti coinvolti; quasi 2.000 in più rispetto all'anno precedente, in crescita. E c'è un altro dato significativo: tra il 2016 e il 2025 il tax credit internazionale ha accompagnato investimenti per circa 3,3 miliardi di euro, quasi 2 miliardi nel cinema e 1,3 miliardi nell'audiovisivo. Sono investimenti che significano produzioni, lavoro, servizi, competenze e attività economiche sui territori.

Significano anche qualcosa in più. Quando una produzione internazionale sceglie l'Italia, non porta soltanto capitali, porta nel mondo le nostre città, i nostri paesaggi e la nostra storia. Quando un film o una serie italiana raggiunge un pubblico internazionale, non esportiamo soltanto un prodotto audiovisivo, esportiamo un pezzo del nostro Paese. Ecco perché il cinema è anche uno strumento del marchio Italia, non nel senso di una promozione superficiale o commerciale dell'immagine nazionale, ma nel senso più profondo della capacità di un Paese di farsi conoscere, riconoscere e apprezzare attraverso le proprie storie. Per questo l'obiettivo non può essere semplicemente finanziare più opere; dobbiamo creare le condizioni perché le nostre imprese possano crescere, investire, innovare, competere sui mercati internazionali e portare nel mondo una voce italiana riconoscibile.

È questa la ragione per cui consideriamo importante l'impostazione complessiva del provvedimento: interviene sulla governance, sulle sale, sulla produzione indipendente, sull'accesso al credito, sulla formazione, sulla distribuzione, sull'internazionalizzazione e sul lavoro; e lo fa cercando un equilibrio tra sostegno automatico e selettivo, tra incentivi fiscali e contributi, tra esigenze industriali e obiettivi culturali, tra tutela del mercato interno e apertura internazionale. Questa è la grammatica di una politica industriale. Perché il sostegno pubblico non può diventare una rendita, ma sarebbe altrettanto sbagliato pensare che un settore caratterizzato da elevati costi di produzione, rischio imprenditoriale e profonde trasformazioni tecnologiche possa essere lasciato interamente alle dinamiche di mercato.

Il punto non è più Stato o meno Stato, ma uno Stato che sappia intervenire meglio, accompagnare chi produce senza sostituirsi a chi produce, sostenere la qualità senza dirigere la creatività, controllare l'utilizzo delle risorse senza soffocare le imprese nella burocrazia e, soprattutto, garantire regole stabili e tempi certi. In questa prospettiva si colloca la riforma della governance.

Il Forum del cinema e dell'audiovisivo diventa uno spazio permanente di confronto con gli operatori della filiera, di analisi, di valutazione delle politiche pubbliche, anche rispetto alle trasformazioni tecnologiche e all'intelligenza artificiale. E poi c'è l'Agenzia del cinema e dell'audiovisivo, che rappresenta una delle principali innovazioni del provvedimento. Dal 2028 dovrà concentrare le funzioni gestionali operative del settore, lasciando al Ministero le funzioni di indirizzo politico e di vigilanza. L'Agenzia avrà compiti che vanno dalla gestione delle risorse all'accesso al credito, dalla raccolta dei dati all'internazionalizzazione, dal coordinamento delle Film Commission alla formazione.

È importante però essere chiari: una nuova agenzia avrà senso soltanto se produrrà meno frammentazione e più capacità amministrativa. Crescere significa anche rendere finanziabile il cinema. Un punto qualificante, in questo senso, è la delega sull'accesso al credito. Il provvedimento prevede strumenti finanziari calibrati sui cicli economici del settore e garanzie pubbliche per operazioni connesse all'attività delle imprese della filiera, comprese le anticipazioni di contributi e crediti pubblici.

La garanzia potrà coprire fino all'80 per cento dell'esposizione, con condizioni più favorevoli per micro e piccole imprese. È una misura importante perché nel cinema il problema non è soltanto ottenere un sostegno, è spesso riuscire a finanziare il tempo che separa l'investimento dall'incasso. Per questo diciamo che non basta finanziare il cinema, bisogna anche rendere finanziabile il cinema, con strumenti chiari e puntuali come quelli che si chiede di costruire con questa delega. C'è poi tutto l'aspetto della formazione, che viene delegato nel coordinamento all'Agenzia con il piano triennale che viene previsto, da costruire insieme alle Film Commission, alle imprese, ai sindacati, alle associazioni dei professionisti, ed è un punto anche questo qualificante.

E poi tutto il tema dell'internazionalizzazione: la delega chiede di rafforzare la promozione del cinema sui mercati esteri, sostenendo la diffusione delle opere italiane, la partecipazione delle imprese e dei professionisti alle reti europee e internazionali, le cooperazioni, l'attrazione in Italia di investimenti, produzioni e talenti. Una strategia che condividiamo perché dobbiamo perseguire due obiettivi contemporaneamente: portare l'Italia nel mondo e portare il mondo in Italia. Portare l'Italia nel mondo significa aiutare le nostre imprese a circolare, a internazionalizzarsi. Portare il mondo in Italia significa rendere il nostro Paese sempre più attrattivo per le produzioni, i capitali e i talenti.

Semplificare le autorizzazioni alle imprese, poi, lo dobbiamo ovviamente perseguire come obiettivo, e questa delega se lo pone come obiettivo; coordinare le Film Commission, rendere più semplice la realizzazione delle coproduzioni. Tutto questo significa aumentare la capacità dell'Italia di essere scelta. C'è poi tutto il tema dell'intelligenza artificiale, dove il provvedimento sceglie una strada equilibrata: non si può fermare l'innovazione, ma non possiamo accettare che l'innovazione diventi una scorciatoia per cancellare il valore del lavoro creativo. Per questo il testo richiama trasparenza, consenso per l'utilizzo delle prestazioni artistiche e tutela degli autori, degli artisti, interpreti ed esecutori, e dei titolari dei diritti. La tecnologia deve essere uno strumento al servizio della creatività, non la creatività uno strumento sacrificabile alla tecnologia.

Questo testo nasce dall'unificazione di cinque proposte di legge, non è un elemento secondario, su un settore appunto che negli ultimi anni è stato spesso al centro di discussioni e polemiche e in cui il Parlamento è riuscito a costruire un quadro comune. Cosa ci convince come Noi Moderati? La definizione stessa dell'oggetto: patrimonio culturale, identità di filiera, lavoro, competitività, una sola legge. Secondo punto: una governance più ordinata, questo è quello che dice questo provvedimento. Terzo punto: una delega ampia, certo, in alcuni casi forse troppo ampia, ma istruita.

Quarto punto, il metodo: stabilità normativa, certezza dei provvedimenti, tracciabilità, controlli. E, infine, non nascondiamo che ci sono punti che dovranno essere vigilati, per esempio il termine sulla non invarianza finanziaria, il fatto che ovviamente c'è il tema finanziario, che dovrà essere assolutamente vigilato, accompagnato. Tutto il tema dei contributi, su cui staremo, vigileremo. Avremo l'attenzione alta da questo punto di vista, ma il punto politico oggi è votare una direzione.

La direzione è questa: un cinema che resta la voce dell'Italia e diventa, con regole chiare, industria capace di stare in Europa e nel mondo. Per queste ragioni, a nome di Noi Moderati, annuncio e ribadisco il voto favorevole (Applausi della deputata Carfagna).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Ripercorrerò in maniera breve le ragioni che ci portano a votare a favore di questa norma, nonostante il nostro gruppo abbia alcune perplessità, nonostante ci siano, ovviamente, delle parti del testo che avremmo voluto più precise. Però vorrei, prima di fare questo, provare a ribadire un concetto, perché noi da molto tempo parliamo della cultura, in particolare del cinema come di un'industria culturale, gli interventi che si susseguono parlano di investimenti, di capitali, di talenti, di professionalità.

E questo è giusto perché è giusto ricordare al Paese che la cultura è anche un motore dello sviluppo economico e che gli investimenti in cultura hanno un importante riscontro e moltiplicatore, poi, dentro la vita economica del Paese. Abbiamo cominciato, circa 15 anni fa, a parlarne così perché, in questo Paese, sembrava che tutto ciò che non fosse business, che non fosse economia, che non fosse denaro che gira nei circuiti economici, non avesse importanza, e c'era il timore che i Governi cominciassero a sottovalutare la cultura proprio perché seguivano una logica prettamente economicista.

Oggi, a 15 anni di distanza, dopo che il tema dell'industria culturale è diventato un tema largo e condiviso, io penso che sia venuto il momento di ricordare anche che il cinema è un'arte e che nel mondo del cinema lavorano degli artisti, dei creativi, che lavorano alla costruzione di nuovi linguaggi, di nuove narrazioni, di sperimentazioni artistiche che sono anche il vero cuore pulsante di questo settore. Lo dico perché, altrimenti, rischiamo di sbandare e di pensare che il cinema sia un argomento da Ministero dello Sviluppo economico e non un argomento di politica culturale e da Ministero della Cultura.

E lo dico anche perché il pericolo che abbiamo davanti è che le grandi produzioni, un certo cinema commerciale standardizzato, che riesce a muovere milioni e milioni di euro, in qualche modo oscuri, anche rispetto alle priorità delle politiche culturali, invece la creatività e la produzione culturale di tanti che attraverso il cinema fanno arte, che magari partono dal basso, partono da piccole produzioni, da sperimentazioni indipendenti, che è compito del Ministero tutelare. Se un Ministero della Cultura ha un senso è quello di aiutare chi fa sperimentazione, innovazione e arte, e non solo quello di occuparsi di chi, invece, ha a disposizione grandi investimenti per mettere in campo le sue produzioni.

Lo dico perché arriviamo al voto su questo testo dopo 3 anni di crisi acuta per il cinema e l'audiovisivo italiano. Tra blocco del tax credit e ritardi, la gestione di questo Governo, dal nostro punto di vista, è stata molto problematica. Migliaia di lavoratori e lavoratrici hanno vissuto un periodo difficile, molti sono stati senza impiego, alcuni senza reddito. Noi abbiamo assistito a decine e decine di proteste che riguardavano la condizione materiale di persone che sono state sbalzate fuori, all'arrivo di questo Governo, dal loro luogo di lavoro.

E allora noi lo abbiamo già detto in discussione generale e lo confermiamo qui: è proprio da quella sofferenza, da quella disperazione, più che dalle proposte tecniche, che nasce il nostro “sì”. Perché abbiamo perplessità sull'idea che l'Agenzia per il cinema, di per sé, possa essere la soluzione di tutti i mali. Sappiamo che, se sarà gestita bene, invece, può essere un elemento di stabilità, efficienza e uno strumento per dare risposta a questo settore, ma quello che più ci interessa - e ringraziamo anche i colleghi delle opposizioni, a partire dal Partito Democratico e anche del MoVimento 5 Stelle, che hanno contribuito a scrivere questo testo e a cercare un accordo con la maggioranza - è riaprire le porte ad una possibilità che vada nella giusta direzione.

Le tutele sul lavoro discontinuo per noi sono un punto fondamentale di questa riforma, che non è solo mutamento della governance, ma anche il tentativo di porre rimedio al tradimento della delega del 2022 sull'indennità di discontinuità, che era stata una grande promessa di tutela e cambiamento per un settore in cui il lavoro è strutturalmente precario e poi è diventata una piccola cosa, che non dà risposte a coloro che hanno, per l'appunto, bisogno di questa forma di erogazione, che serve a sostenere la creatività e il lavoro di chi è impegnato in questo settore.

E allora bisogna anche essere chiari. La verità è che una buona parte dell'impianto di questa riforma, in particolare questa parte sul lavoro, che a noi sta a cuore, non entra in vigore con questo voto, ma è affidata a deleghe che il Governo dovrà esercitare nei prossimi mesi con termini che arrivano anche fino a 24 mesi dall'entrata in vigore della legge. E allora questo significa una cosa semplice, però politicamente rilevante: la responsabilità rispetto all'attuazione sarà in parte di questo Governo e in parte del Governo che verrà.

E allora noi di Alleanza Verdi e Sinistra vogliamo contribuire a fare in modo che oggi, con la nostra vigilanza e domani, speriamo, con la partecipazione al Governo che ci sarà, si potranno mettere in campo queste riforme, le previsioni di questa legge, dando veramente risposte concrete ai problemi di questo settore, e in particolare ai problemi dei lavoratori e delle lavoratrici di questo settore. Ce lo auguriamo con franchezza, ci auguriamo che chi verrà dopo possa fare tanto, forse anche di più rispetto a quello che è scritto in questo testo, perché il nostro voto di oggi è anche un atto di fiducia condizionata verso il futuro e non un'assoluzione per quello che è accaduto in questi anni.

È un atto di fiducia nella possibilità che la costruzione dell'Agenzia non venga vissuta come un semplice spostamento di competenze, ma come uno strumento per cercare una capacità di efficienza nel settore pubblico più alta rispetto a quella che abbiamo rilevato fin qui, ed è anche una possibilità per provare a cercare di rivedere, sistemare e limare alcune norme che andranno limate. Lo dico perché molti degli emendamenti, anzi, tutti gli emendamenti che noi abbiamo presentato sono stati bocciati da quest'Aula, ma erano emendamenti che andranno valutati in futuro.

Penso a quello sulla tassa di scopo per il finanziamento delle opere prime e seconde, che era stato pensato da noi per dare struttura e continuità al sostegno ai giovani autori e alle piccole produzioni; penso all'emendamento che chiedeva una prospettiva concreta per i precari della Direzione generale cinema e audiovisivo proprio nel passaggio delicato del trasferimento di funzioni verso la nuova Agenzia, perché pensiamo che chi ha tenuto in piedi questo settore dall'interno del Ministero, magari con contratti precari, non possa restare l'anello debole di una riorganizzazione che stiamo decidendo con questa riforma; penso all'emendamento sui lavoratori delle cooperative multiservizi impiegati nel settore, che chiedeva che fosse anche a loro garantito l'accesso all'indennità di discontinuità, perché è una platea di lavoratori e lavoratrici che oggi rischia di restare fuori proprio dalla tutela che consideriamo più importante in questa riforma, e, per come è stata definita nel testo, è sicuramente un passo avanti.

E penso poi all'intelligenza artificiale, su cui voglio chiudere, perché ho già detto che voteremo a favore, però io ci tengo a sottolineare che le norme varate fino ad ora non sono sufficienti ad affrontare l'onda che sta arrivando della sostituzione del lavoro creativo e cognitivo con l'intelligenza artificiale. Noi chiediamo al Governo di prevedere un divieto esplicito di sostituzione dei lavoratori creativi con l'intelligenza artificiale in tutti i prodotti cinematografici, culturali e audiovisivi che vengono commercializzati in questo Paese e distribuiti su piattaforme che prevedono il pagamento di un abbonamento o distribuiti attraverso la vendita di biglietti. Non si può…

PRESIDENTE. Concluda.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). …fare mercato sostituendo il lavoro creativo con l'intelligenza artificiale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Colleghi, Ministro, la discussione sul cinema e sull'audiovisivo che abbiamo fatto in questi mesi e in questi anni può sembrare una discussione molto tecnica, e in parte lo è: parliamo di tax credit, che sono gli incentivi fiscali che vengono dati a coloro che investono sull'audiovisivo dall'Italia e dall'estero; parliamo di contributi selettivi, che sono invece quelli che discrezionalmente vengono erogati, automatici; di finestre di programmazione, ovvero quant'è che un film deve stare in sala per poi andare sulle piattaforme; obblighi di investimento; definizione di produttori indipendenti; accesso al credito.

Temi molto importanti per il settore, ma che possono sembrare, appunto, molto settoriali. Credo però che, in realtà, questa discussione sia profondamente rappresentativa dell'Italia, della nostra identità e anche delle nostre contraddizioni, non solo perché parliamo del cinema, di una cosa così bella e che tanto ruolo ha nelle nostre vite, ma perché, da una parte, abbiamo un Paese che ha un talento straordinario, che in questo settore è stato pioniere, che continua a produrre autori, registi, attori, tecnici, imprese riconosciute in tutto il mondo.

Un settore che vale il 7 per cento del PIL, ricordiamocelo sempre, in una Nazione in cui è stato detto che con la cultura non si mangia, è bene sempre ribadirlo; un settore nel quale siamo competitivi con tutto il mondo, siamo fra i primi 10 Paesi produttori. Ma, dall'altra parte, abbiamo i limiti che da soli ci poniamo, non solo in questo settore: la lentezza burocratica, l'incapacità di programmare gli investimenti nel lungo periodo, la difficoltà a trasformare quel talento in valore economico stabile. Soprattutto, abbiamo la cattiva abitudine di trattare quegli operatori come se fossero dei bambini ai quali spiegare ogni volta che cosa devono fare, quali film scegliere e su cosa investire, invece di considerarli per quello che sono, e cioè professionisti e imprese capaci di fare il proprio lavoro, ai quali la politica deve dare poche regole chiare, stabili e prevedibili, peraltro in un quadro internazionale aggressivo.

Mi ha colpito, qualche giorno fa, il fatto che davanti all'ingresso della Biennale del Cinema di Venezia ci fosse un grandissimo cartellone dell'Arabia Saudita che invitava ad andare a investire in Arabia Saudita. Era della loro Film Commission e gridava: 60 per cento di cash rebate e epic location. Sicuramente hanno luoghi epici in cui girare film, ma l'Italia non è da meno, ha dei luoghi straordinari. Se è in grado di attrarre investimenti da tutto il mondo, potrebbe non essere un importante settore, potrebbe essere il settore più importante nel quale la nostra economia cresce e si afferma.

Allora noi abbiamo contribuito all'elaborazione di questo testo unico e abbiamo messo le parti che, a nostro avviso, erano fondamentali, e dirò anche quelle che ci vedono più critici, ma voglio fare anche un'altra riflessione in premessa. Ci siamo interrogati, quando abbiamo presentato la nostra legge - che non era una legge delega, ma era una legge che con 30 articoli regolamentava tutto il settore -, su quale fosse il modello migliore di governance di questo settore, perché nel mondo questa risposta viene data Paese per Paese in modi diversi. E quali sono le questioni? Quanto chiediamo a un grande soggetto internazionale che investe in Italia? Quali obblighi di investimento prevediamo? Quale quota deve essere destinata alla produzione italiana, quale a quella europea? Quali condizioni poniamo per accedere alle risorse pubbliche? Quanto tempo deve trascorrere tra l'uscita di un film in sala e la sua distribuzione sulle piattaforme?

Tutte queste questioni dai diversi Paesi vengono affrontate e risolte in modi diversi, a volte diametralmente opposti. La Francia, per esempio, è un Paese che ha un grande successo con la propria industria ed è strettamente regolamentato: le quote di investimento, i tempi in cui si deve stare in sala, è tutto molto rigido. Vi è un'Agenzia, e in qualche misura riprendiamo quel modello, e vi è un forte intervento pubblico su ogni azione.

Dall'altro canto c'è l'esempio della Spagna, che sta all'opposto. In Spagna è tutto quasi completamente liberalizzato, non solo per questioni di lingua. Ha un mercato e un'industria che vanno benissimo, non ci sono praticamente quote di investimento, c'è un ottimo tax credit.

Qual è il modello migliore? Ci sono pro e contro in ognuno di questi modelli: noi li abbiamo analizzati e studiati, e nella nostra proposta andavamo verso un modello regolamentato ma con certezze pluriennali. Ma, a prescindere dal modello che si sceglie - lei è il Ministro, riteniamo che qualsiasi Governo abbia la facoltà, e anzi l'obbligo, di scegliere il modello che più lo convince -, quello che tutti questi Paesi però esercitano è fornire al mercato un quadro di certezze. Qualsiasi sia il modello che si sceglie, si decide di perseguirlo per qualche anno. E perché? Perché la competizione internazionale richiede fortemente che si sappia che cosa succede se si viene a investire in Italia, mentre purtroppo negli ultimi anni noi, mese per mese, ci interrogavamo: ci sarà il tax credit il prossimo anno? Noi passiamo il tempo a rispondere a questo quesito. Quanti investimenti ci saranno? Quando saranno le finestre? Che tipo di finanziamento ci sarà?

Quindi, la prima cosa che noi chiediamo e che abbiamo chiesto, e siamo contenti e apprezziamo che sia stata recepita dalla legge delega, è l'idea di una programmazione pluriennale. Noi abbiamo inserito una programmazione triennale con certezza sulle risorse, con certezza sull'allocazione delle risorse fra i diversi contributi, con certezza sui tempi di erogazione. Perché questo, fra l'altro, supera anche la lotta fra piccoli imprenditori e grandi soggetti. Perché questa cosa la chiedono tutti: il piccolo soggetto che deve avere accesso al credito, che deve andare in banca, che deve essere credibile nel cercare altri investimenti, deve poter dire che cosa avrà; il grande investitore, il grande player mondiale che deve scegliere se investire in Italia o piuttosto andare in Turchia o in Spagna - e non sono esempi astratti, perché è ciò che succede tutti i giorni - evidentemente lo fa sulla base di una progettazione di lungo respiro. Quindi, siamo contenti che questo elemento sia stato recepito come uno dei primi capisaldi della delega e auspichiamo che venga attuato prima possibile. Ci dispiace che alcuni dei nostri emendamenti che prevedevano di ridurre i tempi di attuazione non siano stati recepiti. Confidiamo però nel fatto che, Ministro, alcune di queste cose siano attuate nel tempo più rapido possibile perché il settore non si può permettere incertezze.

Pensiamo anche che sia importante che questa legge venga da un'iniziativa parlamentare. Perché parliamo di un indirizzo, di un indirizzo che deve diventare stabile e che deve superare anche il litigio che c'è stato sui contenuti. Vede, Ministro, noi lo abbiamo detto in quest'Aula più volte: nessuno di noi - forse ci piacerebbe - è un editore, nessuno di noi è un produttore, nessuno di noi è un regista. Non è chiesto a noi decidere quali siano i film giusti da fare, non è chiesto a noi valutare se un'opera sia di destra o di sinistra, sia bello o brutta. Questo è chiesto agli spettatori che la devono vedere, al mercato che la deve finanziare. Quello che è chiesto invece alla politica è di dare una cornice certa, e anche di garantire - oltre ai tempi certi, che sono la prima cosa su cui abbiamo insistito - le risorse.

Noi apprezziamo il suo impegno, che però non è oggi in questa legge: ci dispiace che, purtroppo, questa legge sia una legge a invarianza finanziaria. C'è stato un suo impegno, privato prima ancora che pubblico, nella discussione che abbiamo fatto, a mettere nella prossima legge di bilancio le risorse necessarie affinché questi impegni si trasformino. Lì noi ci saremo, e controlleremo.

In queste settimane, in questi mesi, qualcuno mi ha definita una goccia cinese per l'insistenza con cui sono tornata continuamente su questi punti. Ebbene, noi continueremo a essere gocce, magari non cinesi ma certamente molto insistenti. E, se sarà necessario, saremo gocce fino a farne un diluvio: perché il talento in questo Paese c'è, le imprese ci sono, gli autori ci sono, i lavoratori ci sono, gli investitori ci sono. Quello che spetta alla politica non è spiegare loro come fare il loro mestiere: è dare regole chiare, una programmazione credibile, tempi certi e risorse prevedibili. E poi, finalmente lasciarli lavorare (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. Vede, essere restato in Aula ad ascoltare gli interventi precedenti mi dà l'opportunità di usare questi minuti per chiarire alcune cose che sono state dette in maniera assolutamente impropria.

Dunque, parto dall'ultima cosa detta dalla collega Ravetto sull'impignorabilità. La collega Ravetto non sa che, oltre ad essere oggetto di una delega inclusa in questa legge, lo è già di una risoluzione passata con impegno al Governo. Non solo: ma oltre ad essere in una risoluzione passata, l'impignorabilità per coloro che producono servizio pubblico è frutto di sentenze di tribunali. Quindi, lei non sa che noi non è che ci siamo inventati niente. Noi abbiamo capito che c'era una legge che era stata bloccata, soppressa (Commenti della deputata Ravetto)… tramite lei, Presidente, lo dico alla collega Ravetto. Abbiamo aggiustato il tiro.

Quindi, lei non sa e lei continua a parlare senza sapere: perché parla di un carrozzone che non esiste. Perché questa Agenzia utilizza personale della Direzione generale Cinema, e quindi non assume: sposta del personale da un lato all'altro. Non c'è nessun carrozzone, né tanto meno c'è un carrozzone politico. Perché, come il Ministro sa, come sa la Sottosegretaria, come sa chi ha letto questa legge, il direttore dell'Agenzia deve sottostare alle norme della legge Severino: quindi non c'è nessun carrozzone politico. La stessa cosa vale per il Consiglio di amministrazione: devono sottostare alle norme prevista dalla legge Severino, non c'è nessun carrozzone e nessun poltronificio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questo è per chiarire una parte.

Dice “ma ci sono dei costi!”. E per forza ci sono dei costi. Perché noi, se chiediamo che il cinema venga giudicato e venga guidato da chi fa cinema, dobbiamo chiedere a chi fa cinema di lasciare il lavoro che sta facendo. Ora, se fino ad adesso a qualcuno andava bene che le commissioni giudicanti fossero assegnate al trombato di turno, all'amico o al parente eccetera, noi invece con questa legge abbiamo preteso che le commissioni giudicanti siano composte da chi fa il cinema (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E qualcuno non sa che leggere un libro e capirlo è un conto, leggere una sceneggiatura e capirla è un altro conto. Perché una sceneggiatura per il cinema viene capita da chi sa di cinema, e non dall'amico trombato alle elezioni, eccetera.

Quindi i punti salienti di questa legge sono proprio questi. Noi abbiamo pensato, con questa legge, che il cinema andava affidato nelle mani di chi fa cinema.

E c'è invarianza finanziaria. Ci sono quattro milioni che saranno messi sulla finanziaria? Certo, perché noi pretendiamo che ci sia un direttore esperto, che sia unanimemente riconosciuto come capace, che sia un manager unanimemente riconosciuto a cui chiediamo di non fare più il manager. E quindi, per lavorare all'interno dell'Agenzia, lo dobbiamo in parte retribuire. Altrimenti non possiamo pretendere di avere il meglio alla guida dell'Agenzia. Quindi non c'è nessun carrozzone; anzi, il carrozzone viene abolito proprio con questa proposta di legge, con questa legge che fortunatamente in quest'Aula passerà e che è solo il primo gradino di quello che andrà fatto.

Andrà modificato il tax credit. Almeno per quanto ci riguarda, noi crediamo che gli automatismi non siano efficaci. Gli automatismi abbassano la qualità del prodotto cinematografico e non danno la percezione esatta di quello che sarà l'investimento futuro. E abbiamo a questo proposito delle proposte già depositate, che non potevamo mettere in questa legge perché altrimenti, probabilmente, non l'avremmo nemmeno licenziata. Quindi, diciamo che questo è solo il primo gradino.

Secondo noi nel cinema vanno finanziate le opere prima e seconda degli under 35. Vanno finanziate con soldi pubblici. E bisogna sfruttare, nella distribuzione, le sale non commerciali a cui il Ministero già in questo momento dà dei fondi.

Ecco, noi per loro, son ben 400, pensiamo a una sorta di distribuzione cinematografica di opere prime e seconde, di giovani under 35 e, da loro, potremmo avere il parere sulla qualità che questi giovani hanno proposto nelle opere finanziate dallo Stato e finanziate dal Governo.

Che c'è ancora da dire? L'incapacità. Ecco. Qualche collega ha citato l'incapacità: è sotto gli occhi di tutti quello che la politica ha fatto negli ultimi 20 anni, non voglio parlare solo di questo Governo. Forse, è proprio per quello che dicevamo poco prima, che il cinema lo conosce chi ha fatto il cinema ed è, per questo, la nostra insistenza ad avere, alla guida dell'Agenzia, chi di cinema sa. Questo, come sapete tutti ormai, perché l'abbiamo sempre dichiarato, viene da un'idea di Pupi Avati sulla tipologia del cinema francese; idea che noi abbiamo accolto subito. Con Pupi abbiamo parlato noi e il Partito Democratico. Credo che Pupi abbia parlato con tutti. Ecco, noi ci siamo avvalsi della saggezza di chi il cinema lo fa da 60 anni e abbiamo pensato che poteva avere ragione; per questo abbiamo partecipato a questa legge, con la nostra proposta di Agenzia, che si è integrata con quella presentata dal Partito Democratico a prima firma del segretario Elly Schlein e le due sono confluite in una sola Agenzia, in una sola tipologia, perché avevano delle connotazioni leggermente diverse. Questo mi serve anche per dire che questa legge parte da una proposta del PD, immediatamente appoggiata dal MoVimento 5 Stelle e da tutte le opposizioni, e, per fortuna, voluta anche dal Ministro Giuli. Glielo devo riconoscere. Dicevo, noi siamo solo all'inizio di quello che dovrebbe essere fatto per salvare il cinema italiano. Il cinema italiano ha bisogno di ritrovare qualità e la qualità non può stare negli automatismi; negli automatismi sta il cinema che ci ha rappresentato fino ad adesso. Non siamo più a Berlino. Non siamo più a Cannes. Per fortuna, a Venezia, abbiamo avuto Gianni Amelio che non ha bisogno di nessuno per dimostrare la sua grandezza. È l'automatismo che va eliminato. Noi non sappiamo chi andrà al Governo, quale sarà il prossimo Governo, non sapremo nemmeno se siamo ricandidati o se siamo eletti, ma riteniamo che questa sia la strada giusta. Siamo partiti con un piccolo mattoncino: era il mattoncino dell'Agenzia; era il mattoncino della Commissione e bisogna mettere mano alla discontinuità così come diceva la collega Piccolotti. E devo dire grazie anche all'onorevole Giachetti il quale, giustamente, ha detto che sono quattro anni che noi stiamo dicendo le stesse cose; magari l'avessimo fatto prima, signor Ministro. Forse, a questa legge, si poteva arrivare due anni fa se solo ci fossimo resi conto che il cinema non è né nostro né vostro. Il cinema è di questa Nazione. Questa Nazione che ha fatto la storia del cinema e che, invece, adesso si trova ad essere dietro ai francesi, dietro agli spagnoli. Faccio solo l'esempio della commedia: eravamo i primi a fare la commedia graffiante, la commedia civile. Abbiamo avuto un personaggio come Sordi che ha messo in ridicolo il popolo italiano rappresentandolo sugli schermi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Abbiamo avuto registi come Nanni Loy e Monicelli che, usando Sordi, in Un borghese piccolo piccolo” o in Detenuto… no, l'altro di Monicelli che non era detenuto, non mi viene il titolo. Era, comunque, l'italiano all'estero che torna in Italia e viene arrestato e non sa perché è stato arrestato, insomma (Commenti del deputato Marattin). No, quello è in Australia, poi spiego al collega Marattin tutta la serie di film che ho citato. Quindi, praticamente, hanno usato Sordi che incarnava, in quel momento, l'italiano medio, per spiegare quant'era grande e quant'era elefantiaca la giustizia italiana di fronte alla quale non ti potevi nemmeno ribellare perché non sapevi come ribellarti …

PRESIDENTE. Concluda.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente, vado a conclusione. Praticamente, ci siamo fatti sorpassare dagli spagnoli e dai francesi. È tempo che ci riappropriamo di quelli che sono stati i nostri padri che hanno ispirato i grandi registi americani. Anche con i b-movies: Quentin Tarantino ha detto che è stato un grande cultore dei b-movies italiani. Concludo dicendo che noi, ovviamente, voteremo a favore (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. La citazione era “Detenuto in attesa di giudizio”. Lo dico per il verbale.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Rita Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.

RITA DALLA CHIESA (FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghi, dico subito che il gruppo di Forza Italia voterà a favore del provvedimento in esame. Lo facciamo soprattutto per il metodo con cui questo testo è arrivato in Aula. Il confronto che si è svolto in VII Commissione, il lavoro del Comitato ristretto, la disponibilità di tutte le forze politiche per cercare un punto di equilibrio: questi sono gli ingredienti che poi portano a fare una buona legge. In una fase politica nella quale è più facile raccontare le distanze, i litigi e le divisioni piuttosto che le convergenze, oggi arriva, in Assemblea, un testo nato che, invece, ha fatto un percorso completamente diverso. Ringrazio, per questo, sia il relatore che il presidente della Commissione, ma soprattutto tutti i colleghi che hanno lavorato al testo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e del deputato Cangiano) perché ognuno di loro ha lasciato qualcosa di sé per fare in modo che questo testo abbia la solidità che merita. Il cinema e l'audiovisivo aspettavano da anni una riforma di questo genere: procedure più semplici, tempi certi, una governance capace di reggere un settore che è stato completamente trasformato dalle piattaforme digitali e anche dai mercati internazionali. Gli operatori lo chiedevano da parecchio tempo e, con questo provvedimento, arriva finalmente una risposta. Parlare di cinema, per l'Italia, significa parlare di qualcosa di magico, di molto profondo. Un linguaggio che ha raccontato la storia del nostro Paese in tutto il mondo prima ancora che il mondo venisse a scoprirci e venisse a vedere i territori che questo nostro cinema raccontava. Le immagini dei grandi maestri e i loro film hanno attraversato ogni confine portando con sé la bellezza, le contraddizioni, ne abbiamo avute tante, il lavoro, la speranza, ma soprattutto la professionalità di un'Italia intera. Diceva Fellini che il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio: una definizione che, forse, soltanto un regista come lui si sarebbe potuto permettere di fare ma che dice qualcosa di vero sulla grandezza di quest'arte capace di costruire mondi e, con essi, un pezzo della nostra identità collettiva. Il valore più importante è proprio la nostra identità (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Questa tradizione non appartiene al passato, ma vive ogni giorno nel lavoro degli autori, degli sceneggiatori, dei tecnici, delle maestranze, dei musicisti, dei produttori; un patrimonio di competenze che ci riconoscono in tutto il mondo e difenderli significa difendere una parte di noi. Poi, c'è un altro cinema: quello meno raccontato che, invece, è importantissimo, ossia quello delle sale cinematografiche. Il luogo dove il prodotto finale incontra il pubblico, cioè arriva al cuore del pubblico. Non un luogo dove si assiste a una semplice proiezione, ma dove una comunità si ritrova, si confronta, può emozionarsi insieme, può arrabbiarsi insieme, ma dove il racconto collettivo tiene insieme delle generazioni che sono completamente diverse. In un tempo di consumo che è sempre più individuale nei contenuti, salvare le sale cinematografiche significa salvare una forma di socialità che, molto spesso, rischiamo di perdere (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Il cinema è arte ed espressione dell'immaginazione, ma è anche industria, impresa, lavoro, ricerca, occupazione qualificata, attrazione di investimenti.

Ogni produzione muove una filiera che coinvolge migliaia di persone e genera valore ben oltre il perimetro culturale tra turismo, artigianato e promozione del made in Italy. Per questo, per Forza Italia - e noi lo crediamo da sempre - cultura ed economia non sono in contrapposizione; nel cinema, in particolare, si sostengono a vicenda e investire nell'una significa investire anche nell'altra (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Il valore di questa legge sta anche nella scelta di affidare al Governo alcune deleghe legislative: è una responsabilità importante perché quei principi dovranno diventare norme senza perdere però l'equilibrio raggiunto in Commissione. Io mi auguro che, anche nella fase di attuazione, prosegua il confronto con gli operatori, con le associazioni di categoria, con chi il cinema lo fa ogni giorno. È questa la condizione affinché le riforme funzionino davvero e non solo sulla carta (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Per Forza Italia investire nella cultura significa investire nella libertà, nella formazione delle persone, nella capacità di un Paese di raccontarsi al mondo, significa creare dei cittadini consapevoli e parlare al cuore della gente. E questo non significa cultura? È questa la cultura. Con questa convinzione esprimiamo voto favorevole a un punto di partenza per un settore strategico per la cultura, per l'economia e per l'identità dell'Italia - sono parole che continuo a dire “cultura”, “libertà” e “identità, sono importantissime - nella consapevolezza che il percorso di riforma dovrà continuare con responsabilità e con lo sguardo rivolto a chi il cinema lo vive ogni giorno (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maffioli. Ne ha facoltà.

MANUELA MAFFIOLI (LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, signor Ministro, Sottosegretario. Siamo di fronte a un voto particolarmente significativo; non riguarda, infatti, soltanto un testo di riforma, ma conferma una precisa idea di politica culturale, fondata sulla consapevolezza, sulla responsabilità, sulla programmazione e sulla volontà di mettere il settore del cinema e dell'audiovisivo nelle condizioni di crescere, innovare e competere. Desidero anch'io ringraziare i colleghi, tutti i colleghi, di tutte le forze politiche che hanno contribuito alla costruzione di questo testo unificato. È un risultato che dimostra come, quando si affrontano temi strategici per il Paese - e questo lo è per molteplici ragioni -, il Parlamento sappia trovare punti di sintesi nell'interesse generale. Un ringraziamento particolare va al Governo, signor Ministro e, in particolare, al Sottosegretario alla cultura, Lucia Borgonzoni, che in questi anni ha seguito con competenza, determinazione e ascolto costante ogni passaggio relativo al settore.

Chi conosce il lavoro svolto sa quanto impegno vi sia stato nel confronto quotidiano con imprese, autori, lavoratori, esercenti e associazioni di categoria. Questo provvedimento è anche il frutto di quel metodo: ascoltare il comparto, raccoglierne le esigenze e trasformarle in strumenti concreti. La Lega ha sempre sostenuto che la cultura non sia un mero impiego intelligente del tempo libero, ma, al contrario, uno strumento unico e prezioso di crescita degli individui e dei territori e che, pertanto, non debba essere considerata un settore assistito o, peggio, un vuoto a perdere, ma una leva di sviluppo, di occupazione e di competitività in cui investire con convinzione. Il cinema e l'audiovisivo ne sono un esempio fulgido, certamente espressione della nostra identità culturale, certamente veicolo di valori, stimoli di riflessione, confronto e crescita, ma anche industria, impresa, lavoro qualificato, innovazione, capacità di attrarre investimenti e di generarne. Per questa ragione abbiamo sempre ritenuto necessario costruire regole più semplici, procedure più veloci, strumenti più trasparenti e una governance capace di accompagnare la crescita del comparto. In questo testo ritroviamo molti di questi obiettivi: una programmazione più stabile, una maggiore certezza per gli operatori, un rafforzamento delle sale cinematografiche, prezioso presidio anti-degrado dei territori, un'attenzione concreta alla produzione indipendente, il sostegno ai giovani autori, il rilancio della formazione delle professionalità, un sistema di controlli più efficace e una visione finalmente proiettata verso le sfide delle nuove tecnologie. Guardare al futuro significa anche affrontare senza timore infatti le trasformazioni in corso. Quella dell'intelligenza artificiale, per esempio, dovrà essere sì uno strumento al servizio della creatività, ma non un fattore di compressione dei diritti degli autori e dei lavoratori. Penso al settore videoludico che rappresenta una delle frontiere più dinamiche dell'industria culturale contemporanea e che questo provvedimento valorizza come merita.

La Lega, Presidente, rivendica con orgoglio il lavoro svolto in questi anni per rafforzare un comparto che troppo spesso in passato è stato caratterizzato da incertezza normativa e da procedure complesse. Abbiamo scelto una strada diversa, che è poi la nostra strada tradizionale: ascolto e dialogo. Dialogo con gli operatori, programmazione degli interventi, efficientamento dell'impiego delle risorse pubbliche e costruzione di strumenti che favoriscano la crescita dell'intera filiera, rafforzando la collaborazione con le istituzioni di alta formazione artistica e coreutica, orgoglio del nostro Paese, che formano maestranze davvero qualificate e valorizzate in tutto il mondo. Poiché tutto questo si compia, sarà però inoltre fondamentale dare piena e coerente attuazione alle deleghe previste e proseguire nel confronto col settore. Oggi, comunque, viene tracciata una direzione chiara: quella di un sistema più moderno, più competitivo e più capace di valorizzare il talento italiano, nel pieno rispetto delle competenze delle regioni, che fino ad oggi hanno lavorato in modo eccelso, affinché proprio il cinema possa essere uno dei traini principali per le economie dei territori, ciò considerando anche l'obbligo morale che abbiamo nei confronti della nostra grande tradizione cinematografica italiana (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Lo dico con orgoglio, anche con l'orgoglio del ruolo che svolgo a Busto Arsizio, dove con orgoglio sono da nove anni assessore alla cultura. Busto Arsizio con i suoi 85.000 abitanti vanta un festival del cinema che l'anno prossimo compirà 25 anni, una scuola di formazione cinematografica e soprattutto ancora numerose sale dove vengono proiettati film e dove si svolgono cineforum in sessione invernale ed estiva. Anche questa è una declinazione concreta di quel concetto di territorio a cui tutti facciamo spesso riferimento (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Il cinema racconta chi siamo e racconta, appunto, i nostri territori, la nostra storia, le nostre comunità e la capacità dell'Italia di essere protagonista nel mondo. Investire nel cinema significa investire nell'identità nazionale, nella creatività dei nostri professionisti e nelle opportunità offerte dalle nuove generazioni.

Per queste ragioni, il gruppo della Lega esprime convintamente il proprio voto favorevole, con la consapevolezza che questo provvedimento rappresenti un passo importante per il futuro del cinema e dell'audiovisivo italiano (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Schlein. Ne ha facoltà.

ELLY SCHLEIN (PD-IDP). Grazie, Presidente. Arriva oggi in quest'Aula un testo importante, che parte dalla proposta di legge che abbiamo presentato come Partito Democratico a mia prima firma, che istituisce finalmente l'Agenzia per il cinema e per l'audiovisivo. Voglio ringraziare profondamente il collega Matteo Orfini, la collega Manzi, i colleghi delle altre opposizioni e delle altre forze politiche, la Commissione cultura e il suo Presidente, anche il relatore Cangiano, il Ministro Giuli e tutto il Governo. Voglio ringraziare Pupi Avati che aveva rivolto un appello a me e alla Presidente Meloni di lavorare trasversalmente per aiutare un settore fondamentale come il cinema e che abbiamo voluto raccogliere. Questo testo condiviso rappresenta il punto di arrivo di un lavoro lungo, serio e approfondito, che ha visto il contributo di sensibilità diverse, ma unite nella volontà di rafforzare questo settore. Non era scontato e non era facile in un momento di forte contrapposizione politica in quest'Aula e anche fuori, ma siamo riusciti - credo fino in fondo - a interpretare il messaggio che ci ha rivolto il Presidente della Repubblica Mattarella, quando ha detto che in questi ottant'anni il cinema ha camminato con la Repubblica, ha accompagnato e interpretato la crescita del nostro Paese, ne ha costruito l'immaginario, ha formato il linguaggio degli italiani e delle italiane, ha accompagnato e rappresentato il cambiamento dell'Italia.

Ecco, le leggi migliori, colleghi, sono proprio quelle che nascono dal confronto, dall'ascolto e dalla capacità di fare sintesi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), e l'abbiamo dimostrato in quest'Aula il risultato di un percorso condiviso, nel quale maggioranza e opposizione, pur partendo da posizioni diverse, hanno saputo individuare obiettivi comuni nell'interesse del cinema e, soprattutto, nell'interesse del Paese. Lo si è fatto in Commissione con l'audizione di 50 soggetti tra associazioni, autori, produttori, distributori, associazioni, esercenti e lavoratrici e lavoratori del settore. Un confronto col settore che per noi non deve finire con l'approvazione della legge, ma deve accompagnare passo per passo tutta la sua attuazione.

Questa proposta finalmente istituisce l'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo, un organismo indipendente a cui destinare una parte dei compiti operativi oggi assegnati alla Direzione generale per il cinema e l'audiovisivo proprio per garantire maggiore autonomia e trasparenza nella gestione dei processi decisionali, una struttura autonoma e professionale capace di tenere insieme le due anime del comparto, quella culturale e quella industriale, sottraendo le scelte strategiche al condizionamento della politica, difendendo, quindi, e valorizzando il pluralismo culturale. Significa difendere la libertà della cultura. Perché quando la cultura è libera, siamo più liberi tutti e siamo più libere tutte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Il cinema italiano è grande perché è plurale, perché è capace di raccontare storie diverse dando voce al cinema popolare, come quello delle grandi produzioni, e anche alle opere indipendenti - le nuove generazioni di autori insieme ai grandi maestri. Significa garantire che il mercato non sia l'unico criterio attraverso cui si decide quali storie meritano di essere raccontate, e questo per noi è un principio fondamentale.

Accanto all'Agenzia ci sono molte novità, misure di sostegno al welfare di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo. Non c'è tutto quello che avremmo voluto, ci siamo dovuti venire incontro, ma è un grande passo avanti. E sulle deleghe faremo da pungolo. Torna finalmente l'indennità di discontinuità per come era stata pensata - per tutti i lavoratori dello spettacolo, non soltanto per quelli del cinema e dell'audiovisivo -, un'indennità che tiene conto che questi lavoratori hanno tempi diversi, che non si possono considerare solo le giornate sui set o sui palcoscenici, perché lavorano anche quando scrivono, tra una produzione e l'altra.

Ecco, io una volta l'ho imparato ascoltando un bravo regista che, quando appena ventenne, ho incontrato per caso nel parcheggio durante un festival del cinema e gli ho chiesto: “come si fa a scrivere un buon film?”, e mi disse: “scrivi una sceneggiatura, chiudila in un cassetto, fai passare cinque anni, poi tirala fuori, stracciala e riscrivila daccapo. Allora, forse, sarà buona”. Ecco, questo dobbiamo tenere presente, pensare che il tempo di creazione creativa è tempo di lavoro anche quando non somiglia ad altri lavori - e penso a quei tecnici che possono stare fermi settimane tra un set e l'altro -, è lavoro che a questi lavoratori va riconosciuto. E serviranno risorse per attuare questa legge a partire dalla prossima legge di bilancio; noi vigileremo che quelle risorse si trovino.

C'è la riforma delle commissioni ministeriali per evitare che si possano verificare altri casi come quello sul film su Regeni; strumenti di sostegno a chi si trova in condizioni di emergenza pensionistica; l'istituzione del Forum del cinema e dell'audiovisivo con i soggetti del settore per contribuire a scrivere insieme le politiche pubbliche in materia di cinema.

C'è, poi, il sostegno alle sale. Le sale non sono soltanto il luogo dove si guardano i film, sono presìdi culturali, luoghi di aggregazione e spazi nei quali una comunità condivide emozioni, riflessioni ed esperienze, che possono anche cambiare le nostre storie, possono cambiare le nostre vite. Oggi che, se ci pensate, la fruizione del contenuto audiovisivo è sempre più individuale, fare questa scelta di sostegno alle sale significa difendere una dimensione collettiva della cultura, è una scelta che ha anche un grande valore sociale.

Il primo grande merito di questo testo è quello di riaffermare con forza che il cinema e l'audiovisivo non sono un comparto come un altro. È uno sguardo sul mondo, su come cambiano le società, su noi stessi. Il cinema è questo, uno specchio - Ettore Scola l'aveva definito uno specchio dipinto - in cui guardarci per riconoscerci o a volte per non riconoscerci affatto, per sentirci a disagio, per stare scomodi, per metterci in discussione. Una finestra sempre aperta sulla storia, ma anche una scommessa sul futuro. La realtà di oggi ogni tanto ci fa ripensare a celebri sequenze, come quelle di Metropolis che Fritz Lang ha girato 100 anni fa. Parlare di cinema significa parlare di libertà espressiva, di memoria collettiva, di identità, di scambio culturale e di formazione delle coscienze. E ogni film, ogni documentario, ogni serie televisiva, ogni opera audiovisiva contribuisce a costruire l'immagine dell'Italia nel mondo, perché il cinema è uno dei più potenti strumenti di diplomazia culturale che il nostro Paese possieda. Ma il cinema è anche economia e dietro ogni produzione lavorano migliaia di persone tra registi e sceneggiatori, attori e tecnici, montatori costumisti, scenografi, musicisti, i professionisti degli effetti visivi, le imprese artigiane e le società di servizi. Esiste un'intera filiera produttiva che genera occupazione qualificata, innovazione, investimenti e sviluppo e ogni investimento nel cinema - lo sappiamo - produce effetti che vanno ben oltre il singolo film, perché crea occupazione, alimenta il turismo, valorizza i territori e le culture e sostiene l'indotto. Questa legge non si limita, quindi, a tutelare e promuovere il film, l'opera, il prodotto culturale, ma va oltre: attraverso quell'opera vede, riconosce e guarda negli occhi chi lavora nel cinema, chi lo ama e chi lo crea; operatori che lavorano con passione e creatività, con organizzazione e dedizione, ma che troppo spesso - diciamocelo - lavorano in condizione di insopportabile precarietà, a cui dobbiamo invece offrire più stabilità e più prospettiva (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Il settore ha attraversato delle difficoltà enormi in questi anni, colleghi, tra la pandemia e il digitale, lo sviluppo delle piattaforme e la trasformazione profonda nella fruizione, ma pure l'intelligenza artificiale e anche il cambiamento del quadro normativo che ha creato incertezza, frenato investimenti, causato disoccupazione. Chi investe nel cinema ha bisogno di certezze, di conoscere le regole e di poter programmare investimenti di lungo termine, che spesso si sviluppano su più anni. Ecco, l'incertezza normativa è uno di quegli elementi che ha rappresentato un ostacolo alla crescita di questo settore, per questo è importante con questa legge rafforzare un quadro normativo stabile, trasparente e prevedibile. C'è molto in questo testo, avremmo voluto qualche delega in meno e qualche azione concretamente operativa in più. Abbiamo mediato tra le nostre posizioni, Ministro. In questi anni, abbiamo incalzato più volte il Governo, chiedendo di affrontare quel grido di allarme che ci arrivava dal settore e di lasciar perdere campagne di demonizzazione di quel settore e abbiamo lavorato in questa direzione insieme, in Commissione e adesso in quest'Aula. Io vi ringrazio ancora di questa collaborazione preziosa. Il Partito Democratico continuerà a svolgere il suo ruolo con spirito costruttivo e vigilando affinché tutti gli obiettivi contenuti in questa legge trovino piena realizzazione.

Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo, ma oggi siamo molto soddisfatti di questo primo passo perché sulla cultura il Parlamento deve saper costruire delle convergenze larghe. Perché il cinema appartiene a tutti, non è di una parte o dell'altra, di una maggioranza o di un'opposizione. È un patrimonio della Repubblica e per questo noi crediamo che sostenerlo significhi investire anche sulla qualità della nostra democrazia. Una democrazia è più forte quando una democrazia investe in cultura. Oggi tutte le forze politiche di questo Parlamento - o quasi tutte - decidono di mandare a tutto il cinema e audiovisivo un segnale molto chiaro: noi ci siamo, noi vi vediamo e noi non vi lasceremo da soli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Onorevoli colleghi, signor Presidente, Sottosegretario Borgonzoni, Ministro Giuli, ci troviamo oggi di fronte a un passaggio strategico: la legge che ci apprestiamo a votare è una riforma storica. Una riforma storica che arriva dopo dieci anni e che mette mano a un sistema che andava innovato, migliorato e aggiornato alle nuove tecnologie. Questo provvedimento è il risultato di un percorso in cui maggioranza e opposizione insieme hanno saputo individuare obiettivi comuni nell'interesse del settore e soprattutto nell'interesse della Nazione. Lo si è fatto coinvolgendo tutto il settore. Voglio ricordare il grande lavoro della Commissione, in senso unitario, con le audizioni - più di 50 - di associazioni, operatori, esperti, produttori, lavoratori della filiera e ovviamente del MiC. Un contributo significativo su cui abbiamo voluto dare un senso unitario. I dati pubblicati dal MiC, in apertura della mostra di Venezia, raccontano di un cinema italiano in salute. Per la prima volta, l'incasso del 2025, 180 milioni di euro, raggiunge i valori pre-COVID del 2019.

Nel 2025 è stata fatta richiesta di tax credit internazionale per 36 film, più del doppio del 2024, per un totale di 198 milioni di euro. Gli addetti coinvolti nelle varie lavorazioni sono stati circa 18.000, 2.000 in più rispetto al 2024.

Vi cito poi anche i dati della SIAE: ad aprile gli spettatori sono saliti a 6,5 milioni, più 34 per cento rispetto ad aprile dell'anno precedente; a maggio, con 7,8 milioni di presenze, c'è stato un incremento del 70 per cento sullo stesso mese del 2025. Questi sono dati che fanno riflettere anche sugli incassi: a maggio 2026 la spesa al botteghino ha raggiunto 64,4 milioni di euro, quasi il doppio rispetto a maggio 2025.

Si è parlato, in quest'Aula, di risorse. Voglio ricordare che con l'approvazione definitiva del decreto-legge Infrastrutture e PNRR sono stati recuperati dal Governo ulteriori 200 milioni di euro per il Fondo per il cinema e l'audiovisivo. Per il 2026, i 50 milioni previsti dal provvedimento si aggiungono ai 20 già stanziati, portando a 70 milioni l'incremento complessivo per quest'anno. Insieme agli investimenti PNRR per Cinecittà rappresentano nuovi sostegni fondamentali per tutto il comparto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

E con questa legge, insieme al Ministro Giuli, al Sottosegretario Borgonzoni e a tutto il Parlamento, abbiamo voluto superare definitivamente una stagione; una stagione dominata dall'omologazione e non sempre orientata al merito e al reale riscontro artistico e industriale dei prodotti finanziati. Con questa legge oggi restituiamo finalmente all'industria dell'audiovisivo regole certe, trasparenti e dignitose. Discipliniamo l'impiego dell'intelligenza artificiale a difesa del lavoro umano e dei creatori e degli artisti. Come ha detto il Presidente Meloni, l'AI porta con sé potenzialità straordinarie ma il punto è che porta con sé anche enormi rischi. È un indirizzo che adattiamo dalle parole di Papa Leone XIV, quando nell'Enciclica Magnifica Humanitas scrive di disarmare le nuove tecnologie, e che condividiamo con Federico Faggin, inventore del microprocessore, quando dice che la consapevolezza umana e i Qualia non possono derivare da segnali elettrici e da processi algoritmici.

Su questo - e lo stiamo vedendo in queste ore a Venezia - il mondo del cinema e le sue maestranze hanno una vera e propria urgenza di riconoscibilità, autenticità e trasparenza. E attraverso i criteri direttivi della delega al Governo contenuta nel testo, stabiliamo insieme al Governo un quadro normativo certo e stabile per dare tempi definiti e semplificazione a tutto il settore. Sosteniamo con forza le produzioni storiche e il cinema di genere. È un patrimonio narrativo d'eccellenza. Ha reso grande la nostra cinematografia e merita un decisivo rilancio industriale.

Rinnoviamo poi la governance del settore istituendo il Forum del cinema, per la prima volta a costo zero, che darà voce diretta e costante a tutta la filiera e al comparto video e videoludico. Prevediamo dal 2028, con questo testo, l'avvio dell'Agenzia per il cinema accogliendo la proposta del grande regista Pupi Avati (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), che per primo chiese propose questo percorso. Separerà la gestione tecnica dall'indirizzo politico non sul modello francese, ma su un modello originale unicamente italiano che verrà definito insieme nella delega dal Governo con tutte le parti in causa. Garantirà la massima trasparenza, managerialità e tempi certi.

Puntiamo insomma con decisione sul rilancio di Cinecittà, guidato da Manuela Cacciamani come amministratore delegato, sulla lotta alla pirateria e sulla chiarezza con l'introduzione della figura del responsabile per i contributi e incentivi anche fiscali. Supereremo l'assistenzialismo a pioggia e tuteliamo la produzione indipendente affinché la creatività italiana non venga svenduta all'internazionale. Evitiamo la concentrazione delle risorse verso pochi grandi gruppi e riserviamo tutele e finanziamenti dedicati alle opere con budget inferiore a 1,5 milioni di euro. Significa trovare un equilibrio tra le grandi produzioni internazionali e quelle nazionali; significa proteggere le opere prime e seconde, la sperimentazione dei giovani autori, il coraggio dei piccoli produttori; significa proteggere tutti coloro che rappresentano l'anima più libera e vivace della nostra cinematografia. Era un indirizzo che avevamo evidenziato già 10 anni fa in sede di approvazione della legge del 2016 su cui, peraltro, ci astenemmo. Oggi trova finalmente un riscontro concreto in questa legge delega. Investiamo, poi, sulle strutture del territorio, investiamo su coloro che garantiscono tutti i giorni i presidi culturali essenziali con passione, determinazione e competenza. Sostenere la ristrutturazione delle sale e il recupero degli schermi significa infatti combattere lo spopolamento culturale della periferia; significa difendere la socialità delle nostre comunità e valorizzare i luoghi dove si fa, con le persone che veramente fanno la cultura e il cinema, nel solco del Piano Olivetti per la cultura voluto dal Ministro Giuli. Colleghi, il Parlamento ha dimostrato che è capace di superare i pregiudizi ideologici e di liberare le energie creative della Nazione anche nei momenti più concitati del dibattito parlamentare.

Ringrazio tutte le forze politiche, ringrazio il Sottosegretario Borgonzoni, ringrazio il Ministro Giuli che personalmente ha seguito tutto il provvedimento e che hanno lavorato insieme al Parlamento per questo importante traguardo, i colleghi di maggioranza e opposizione per il lavoro svolto in VII Commissione, il relatore Cangiano, gli uffici della Commissione cultura, della Commissione bilancio e di tutti i Ministeri coinvolti e della Ragioneria dello Stato. Oggi votiamo non una semplice riforma, colleghi, ma una visione culturale, una riforma storica. Votiamo la fiducia nell'Italia, nei suoi produttori, nel suo cinema, nella sua creatività, nel suo talento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Votiamo la fiducia nella sua capacità di parlare al mondo. Non è la fine di un percorso, ma l'inizio di un confronto. In un intervento dedicato al cinema, Luchino Visconti, che omaggiamo nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, disse: il cinema che mi interessa è un cinema di uomini che mi rivelano con gli sguardi la loro verità. Ecco, dietro ogni numero sappiamo esserci lavoratori, artisti, tecnici, maestranze, giovani autori, giovani talenti che hanno deciso di scommettere sulla propria creatività, sulla Nazione e sulla narrazione dell'immaginario nazionale.

Ci sono territori che si rigenerano grazie a un set e al cineturismo, ci sono comunità che si riscoprono protagoniste, ci sono nuove generazioni che trovano nel cinema non solo intrattenimento, ma identità, futuro e radici. In conclusione, il cinema italiano continuerà a essere protagonista di questo sogno. Noi saremo in prima fila per sostenerlo. Questo è il riformismo parlamentare e questo è il riformismo conservatore che abbiamo sempre sostenuto e portato avanti, è questa la sintesi che abbiamo voluto. Per questi motivi, dichiaro con orgoglio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Presidente, le confesso che io sono stato molto tentato dal presentarmi in quest'Aula con una motosega (Commenti). Non sapevo come passare il metal detector però e allora ho rinunciato. Quanto siete belli: il partito unico della spesa pubblica. Non c'è né destra, né sinistra su queste cose: c'è il partito unico della spesa pubblica (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). La cosa che state facendo qui oggi - lo sapete benissimo - non ha alcun senso, perché avrebbe avuto senso se con questo provvedimento si fosse soppressa la direzione generale cinema del Ministero della Cultura e si fosse contestualmente creata una nuova agenzia: era da spiegare comunque, perché il mestiere più o meno è lo stesso, però avrebbe avuto senso. Invece quello che state facendo qui è creare soltanto un doppione che assorbe più risorse dalle tasse dei cittadini. Io al collega Amato voglio molto bene, l'indimenticabile ispettore Sergio Amato de La Squadra; fra l'altro ho avuto un brivido quando ha detto: no, ma il manager qui bisognerà pagarlo il giusto, perché i manager pubblici vanno pagati bene (Commenti del deputato Amato). Beppe Grillo ha preso fuoco quando ha sentito dal MoVimento 5 Stelle finalmente parole di buon senso, in questo senso, che hanno contraddetto anni di populismo. Ma quando il collega Amato dice “no, no, ma tranquilli, le risorse sono le stesse, le spostiamo”, non ha letto l'emendamento 3.500 che abbiamo appena approvato, che anche lui ha approvato, che dice che questa Agenzia ha una dotazione organica di 197 persone, di cui solo 84 trasferite dalla direzione generale cinema, le altre verranno assunte.

È strano che un parlamentare parli di una cosa senza averla letta, ma questo è quello che è scritto: emendamento 3.500 (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Del resto, ci hanno abituato in questo modo. Quindi, quello che state facendo è creare un doppione e creare più confusione operativa che, alla fine, danneggerà il settore del cinema. Quando ci sono due che fanno la stessa cosa. si crea più caos non meno caos. Segretario Schlein, tramite lei Presidente, mi ha molto incuriosito la sua citazione. “Scrivi una sceneggiatura, chiudila in un cassetto, fai passare cinque anni, poi tirala fuori, stracciala e riscrivila da capo”: non so se lei parlasse del programma del Campo largo o di che cosa (Applausi del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Proteste del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Preferisco chiudere anch'io. Oggi, tutti qua facciamo i colti. Lo faccio anch'io. Cechov, una volta, scrisse: “Prendi qualcosa dalla vita reale, d'ogni giorno, senza trama e senza finale”. Il finale che qui non abbiamo è un Paese che non ce la fa a non usare la spesa pubblica come mezzo di conquista …

PRESIDENTE. Concluda.

LUIGI MARATTIN (MISTO). …e retribuzione del consenso politico. Guardate che se non la finiamo, con questa storia, le tasse, soprattutto sul ceto medio produttivo che porta avanti questo Paese, noi non riusciremo mai ad abbatterle. Come posso chiudere, Presidente, se non con “Afuera!” (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Noi adesso avremmo dei veloci ringraziamenti a cominciare dal relatore Cangiano. Prego, onorevole Cangiano.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Presidente, giusto pochi secondi. Per me è stato un onore accompagnare un percorso così importante per il cinema del nostro Paese. Un ringraziamento a tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione, al Sottosegretario Borgonzoni, al presidente Mollicone e un ringraziamento particolare al Ministro Giuli per la sensibilità avuta in questi mesi di lavoro. Grazie a tutti (Applausi).

PRESIDENTE. Un altro ringraziamento ha chiesto di farlo il Ministro Giuli. Prego, Ministro.

ALESSANDRO GIULI, Ministro della Cultura. Grazie, Presidente. Come Ministro della Cultura, a nome del Sottosegretario Lucia Borgonzoni e anche a titolo personale, esprimo gratitudine verso la maestà di quest'Aula e a tutte le persone che hanno mostrato, dichiarato sostegno, a favore di questa storica legge delega in un clima di collaborazione dialettica e di concordia. Un clima reso possibile dalla straordinaria attitudine e dallo straordinario lavoro svolto dalla VII Commissione, dal relatore al presidente, senza dimenticare nessuno e nessuna nei nostri doverosi ringraziamenti. Faccio voti affinché tale concordia possa animare anche la discussione e il voto della legge in Senato auspicando di essere noi e chi dovesse giungere dopo di noi all'altezza del compito che il Parlamento si accinge ad assegnarci (Applausi del gruppo di Fratelli d'Italia e del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul testo unificato delle proposte di legge nn. 2360?-2578?-2731?-2794?-2969-A?: "Disposizioni in materia di cinema".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 37) (Applausi).

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Chiediamo un'informativa urgente al Ministro Piantedosi ma anche alla stessa Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Già, perché c'è una vicenda di cui poco si parla e ce ne stiamo occupando anche con la collega Piccolotti che ha appena depositato un'interrogazione per il nostro gruppo: il 26 agosto, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito nelle liste OFAC anche il collettivo italiano Autistici/Inventati addirittura come soggetto terroristico. Servizi oscurati, fondi bloccati e, addirittura, il conto su Banca Etica sospeso in via cautelare. Ovviamente, scavalcando qualsiasi procedura democratica e tutela giuridica. Già perché il collettivo e i suoi membri non sono sottoposti ad alcun provvedimento in Italia, non figurano in nessuna lista ONU o dell'Unione europea e non hanno ricevuto specifiche contestazioni. Sono stati semplicemente inclusi in un regime sanzionatorio dagli Stati Uniti senza alcun contraddittorio o possibilità di difesa. Mai e dico mai è stato chiesto loro di rimuovere particolari contenuti ultimamente e, quando è successo in precedenza per via giudiziaria, l'hanno sempre fatto. Ovviamente accostare - lo dico per tutti, soprattutto ai neoliberisti qua in giro - accostare chi fornisce un servizio digitale a chi, usandolo, avrebbe commesso reati non ha alcun fondamento giuridico. Con quel criterio si dovrebbe allora incriminare ogni operatore di posta elettronica al mondo. Elon Musk è d'accordo? E Starlink non vale? E chi crea le criptovalute? Guardate che questa è una vicenda gravissima e molto delicata. Ma che cos'è Autistici/Inventati? Una delle tantissime realtà, tra l'altro, nate dal contesto altermondialista del 2001, quello di Genova, no? Vi ricordate quello di Indymedia? Che cosa fanno esattamente? Da 25 anni fanno una cosa: offrono servizi gratuiti di hosting online, e-mail, newsletter, instant messaging. A chi? A chi? A chi non vuole rivolgersi alle Big Tech (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Sarà giusto? Sarà legittimo? Siamo arrivati a questo punto. Già perché in due parole questa si chiama: autodifesa digitale. Ovvero: scegliere legittimamente di non regalare i propri dati a quei soggetti, a quegli oligarchi, a quelli che fanno affari, a quelli che determinano alcune politiche, anche statunitensi. Questa, vedete, è la vera pietra dello scandalo agli occhi di Trump e dei poteri di chi protegge: l'affermazione del diritto di libera comunicazione e libero accesso alle risorse telematiche che scavalca, appunto, i colossi del web, la possibilità che qualcuno si sottragga ai sistemi di tracciamento e profilazione sempre più pervasivi. Perciò l'Amministrazione Trump ha classificato gli Autistici/Inventati come soggetto, soggetto SDGT - Specially Designated Global Terrorist. Ecco, molti dei gruppi Antifa nel mondo, questo sì, utilizzano l'infrastruttura di Autistici/Inventati. Questo è il motivo dichiarato delle autorità statunitensi. Ecco cos'altro è accaduto: dopo la scomparsa del sito autistici.org dalla rete, un altro sito della sua galassia Noblogs.org ha subito un attacco informatico che ne ha cambiato la denominazione con TrumpBlogs. Non so se ci siamo capiti. E l'azione è stata rivendicata su X da un utente anonimo mentre l'influencer trumpiana Jennica Pounds rilanciava la notizia. Pounds ha lavorato per il Doge di Elon Musk ed è oggi una dipendente del Ministero della Guerra. Insomma, l'apparato statunitense di difesa sta coinvolgendo sempre più privati nelle operazioni di guerra ibrida perché parliamo di questo. In tutto questo l'Italia non si sarebbe accorta di un'organizzazione terroristica? Siamo stati negligenti? No, la verità è che Autistici/Inventati è un soggetto perfettamente legale in Italia e in Europa, che è stato anche verificato dalla magistratura, è correntista di Banca Etica e il suo conto corrente ha sempre registrato un'operatività regolare. Ho concluso. Ma io vi chiedo, lo chiedo a Giorgia Meloni: ma è ammissibile che è un'Agenzia governativa americana impedisca ad arbitrio a una realtà associativa italiana di operare? Perché il punto vero è che un Governo straniero decide chi può servire i tubi a un servizio italiano (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Io lo chiedo. Capite? Patrioti, ma volete dire qualcosa?

PRESIDENTE. Concluda.

MARCO GRIMALDI (AVS). …è una questione di sovranità digitale. Un Governo straniero non può decidere quali organizzazioni europee restano online e quali no. Ci sono in Europa regolamenti e sentenze che dicono che una lista di sanzioni americane non basta a chiudere un conto. Ne dobbiamo discutere e questo è il luogo dove discuterne. Patrioti, iniziate ad accendere, a connettervi e a rendervi un po'più autonomi da chi vi vorrebbe come una colonia degli Stati Uniti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Carotenuto Ne ha facoltà.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo sullo stesso argomento del collega, perché siamo veramente molto preoccupati da quanto è accaduto con Autistici/Inventati nelle ultime ore, ma già da quello che era accaduto a Francesca Albanese in precedenza. Queste sanzioni, che colpiscono il pensiero divergente, attaccano non solo la libertà di espressione, che è difesa dalla nostra Costituzione, ma attaccano anche la sovranità del nostro Paese. Allora, noi ci saremmo aspettati e ci aspetteremmo da questo Governo e da chi usa termini come “patriottismo” o “patrioti” (si definiscono patrioti e sovranisti) un atteggiamento totalmente diverso, di protezione rispetto a questi casi che veramente rischiano di diventare la norma. Abbiamo visto punita anche la Corte penale internazionale, semplicemente perché stava investigando i crimini di Israele.

Questo sta accadendo in un periodo storico veramente delicato. Io voglio parlare di quanto è accaduto a me. Recentemente sono stato querelato per avere espresso un'opinione su Israele. Io sono un parlamentare, ho potuto difendermi, ho anche rinunciato all'immunità parlamentare per affrontare nel merito questa questione e il giudice mi ha dato ragione. Ma mi domando cosa accadrà un domani quando verrà approvato il DDL antisemitismo. Mi domando in questo periodo storico, in cui veramente il pensiero difforme da quello che si vuole in certi centri di potere viene colpito in siffatta maniera, che tipo di società stiamo andando a costruire. Verso che tipo di società andiamo? Verso una totale censura di quei pochi coraggiosi che avranno ancora il coraggio di dire che Israele è uno Stato genocida? Questo è assolutamente pericolosissimo non solo per l'oggi, ma anche per il domani.

Allora, il caso di Autistici/Inventati ci sia veramente da lezione, anche spero per i colleghi dell'opposizione, perché so che alcuni vorrebbero votarlo questo disegno di legge sull'antisemitismo, che ulteriormente va a censurare il pensiero difforme. Ma guardate che il pericolo è enorme. Stiamo andando veramente verso una società dove si censura con degli strumenti che vanno a intervenire anche sui conti bancari. È successo a Francesca Albanese, sta succedendo ad Autistici/Inventati e può succedere domani a chiunque di noi, a qualsiasi cittadino italiano.

Allora - per favore, siamo ancora in tempo - fermiamoci, fermiamo questa deriva autoritaria. Fermiamo questa deriva che arriva dagli Stati Uniti e che ci sta fondamentalmente bloccando, ci sta censurando le parole e ci vuole bloccare i conti in banca. Fermiamo tutto questo finché siamo in tempo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Organizzazione dei tempi di esame di una proposta di legge.

PRESIDENTE. Avverto che nell'allegato A al resoconto della seduta odierna sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame della proposta di legge recante l'istituzione del Museo per la memoria del disastro ferroviario di Viareggio (Vedi l'allegato A).

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.

ENRICO CAPPELLETTI (M5S). Presidente, nella scorsa legge di bilancio un deputato di Forza Italia, in quanto presidente della Lega ciclismo professionistico, ha ottenuto contributi pubblici per 7 milioni e mezzo di euro, anche per valorizzare e promuovere il territorio italiano attraverso, appunto, il ciclismo. Ecco, vorrei sapere questi fondi come vengono utilizzati, cioè se vengono utilizzati per lo scopo per cui sono stati erogati.

Per questo ho depositato un'interrogazione parlamentare a gennaio, che aveva come unico scopo quello di chiedere trasparenza. Per vie informali mi era stato assicurato che mi sarebbero state date tutte le informazioni. Tuttavia, a otto mesi di distanza, non si è mossa foglia. Recuperare il decreto attuativo e le conseguenti rendicontazioni permetterebbe di far luce su come vengono spesi denari pubblici, anche perché non sono mancate le critiche al riguardo. Ne cito una. Il Presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Dagnoni, ha dichiarato - lo leggo testuale - che il Presidente della Lega ciclismo non conosce affatto le regole dell'ambiente, nel suo ruolo di deputato è bravo a reperire i fondi pubblici che però solo di striscio ricadono sul ciclismo e alle corse e agli organizzatori finiscono solo delle briciole. Insomma, lo so che, come ha dimostrato la situazione Delmastro, la politica della maggioranza è di cercare di nascondere tutto ciò che potrebbe creare alla maggioranza stessa un danno. Tuttavia, questo silenzio assordante ad una richiesta di trasparenza, che dura da otto mesi, non fa che sollevare ulteriori sospetti. Sollecito dunque - concludo, Presidente - il Ministro Abodi a rispondere alla mia interrogazione n. 4-06830 (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà, anche lei per un minuto e mezzo.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Sì, Presidente. Vede, intervengo perché siamo molto preoccupati della proposta sulle pensioni del Sottosegretario Durigon. Perché quella che vediamo chiamare flessibilità ci sembra, in realtà, un pedaggio. Si andrebbe in pensione a 64 anni con il sistema contributivo, ma se il ricalcolo ti porta sotto soglia minima - parliamo di circa 1.600 euro lordi - la proposta dice al lavoratore: ci rimetti tu con il tuo TFR. Cioè, prima ti abbassano la pensione, poi ti chiedono la liquidazione per rialzarla al punto in cui ti danno il permesso di andarci, in pensione.

Così, per fare un esempio concreto, un lavoratore che in busta paga ha 1.700 euro netti perderebbe 182 euro lordi di pensione - cioè, immaginando vent'anni da pensionato, parliamo di 50.000 euro -, e in più ci rimette anche parte della liquidazione; quindi paga due volte.

Allora vogliamo chiarire al Sottosegretario - e per suo tramite al Governo - che il TFR non è una copertura di bilancio a disposizione, è salario differito, stipendio già guadagnato, e la Costituzione dice che i diritti acquisiti non si toccano e che alla pensione deve provvedere lo Stato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), non il lavoratore con i propri risparmi.

Ma la domanda poi è un'altra: ma perché i soldi li andiamo a prendere e a cercare sempre da chi ne ha di meno? In questo Paese la forbice tra chi ha di più e chi ha di meno si allarga di ogni anno. Una rendita paga meno tasse di uno stipendio; i grandi patrimoni hanno vie di fuga che una busta paga evidentemente non ha; una grande eredità, poi - non ne parliamo proprio -, paga meno di tutti. Allora qui serve un cambio di paradigma. I soldi non si prendono da chi non ce li ha, e l'unico modo per costruire un Paese giusto ha un nome solo, ed è redistribuire.

E poi c'è la vostra coerenza. In campagna elettorale dicevate di superare la Fornero, 1.000 euro di minima... dopo quattro anni a che stiamo? La Fornero è ancora lì e le minime sono a 619 euro. A gennaio avete approvato una mozione che impegnava il Governo a valorizzare il TFR come strumento di accumulo previdenziale, sette mesi dopo proponete di eroderlo; ma veramente siamo su Scherzi a parte. Allora, un'alternativa noi l'abbiamo proposta, ed era quella di bloccare l'aumento automatico dell'età pensionabile...

PRESIDENTE. Concluda.

DARIO CAROTENUTO (M5S). ...e una pensione di garanzia per i giovani - concludo -; voi l'avete bocciata. La vostra idea è erodere il salario differito di chi ha lavorato quarant'anni, ed è indecente. Perché in questo Paese ci sono cassaforti pesanti, e sono quelle piene di denaro di extraprofitti, di grandi rendite e di profitti di fondi finanziari, voi però attaccate l'unica cassaforte che potete attaccare, evidentemente, che è quella del lavoratore e che si chiama TFR; l'unica che volete aprire è quella lì (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Dopo la vergogna sulle assicurazioni, per cui non è arrivata ancora la proposta del Governo sulla nostra iniziativa di legge sulla tariffa unica RC auto, e dopo aver tassato addirittura i monopattini, annunciando che sarebbe costato al massimo 30 euro a cittadino - soltanto nel Sud la media è dai 400 ai 600 euro per un monopattino -, voglio... ovviamente non parliamo dei treni. Il Ministro Salvini è scomparso dal radar anche sulla vicenda della modifica del codice della strada, annunciato come la panacea di tutti i mali: “morirà molta meno gente”, eppure i dati da inizio gennaio ad oggi parlano di un aumento di circa il 10 per cento di morti. Solo l'altra sera a Napoli è morto un ciclista, investito da uno scooterista a tutta velocità, e il giorno prima è morta una ragazza, una turista che attraversava le strisce pedonali rialzate.

E allora noi diciamo al Ministro e a questa maggioranza: avete fatto un altro buco nell'acqua, perché non c'è un euro per aumentare gli uomini e le donne delle Forze dell'ordine, della Polizia stradale, i controlli, i dossi... avete centralizzato addirittura la possibilità per i sindaci di mettere impianti e dissuasori, avete favorito l'idea che chi ha i soldi e chi ha macchine potenti può correre perché è un grande uomo e, infine, avete addirittura eliminato il limite - uno dei pochi che c'erano - per i neopatentati di poter guidare macchine con grossa cilindrata; anche questo possono fare. Noi chiediamo con forza che il Ministro venga in Aula a rispondere dell'ennesimo fallimento. Mentre parla dell'acqua di Pontida, i pedoni muoiono e i primi cittadini non possono agire.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

La seduta termina alle 13.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 4 il deputato Bof ha segnalato che ha erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 15 il deputato Palombi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 29 il deputato Mancini ha segnalato che ha erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole;

nelle votazioni nn. 34 e 36 il deputato Marchetti ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 35 e 36 la deputata L'abbate ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale TU PDL 2360 E ABB-A - EM 1.500 250 250 0 126 245 5 72 Appr.
2 Nominale EM 1.100 250 250 0 126 245 5 72 Appr.
3 Nominale ARTICOLO 1 251 251 0 126 246 5 72 Appr.
4 Nominale EM 2.102 253 253 0 127 5 248 72 Resp.
5 Nominale EM 2.500 254 254 0 128 244 10 72 Appr.
6 Nominale EM 2.101 254 254 0 128 249 5 72 Appr.
7 Nominale ARTICOLO 2 252 252 0 127 248 4 72 Appr.
8 Nominale EM 3.500 252 252 0 127 247 5 72 Appr.
9 Nominale EM 3.100 254 254 0 128 249 5 72 Appr.
10 Nominale EM 3.103 256 254 2 128 105 149 72 Resp.
11 Nominale EM 3.112 255 255 0 128 249 6 72 Appr.
12 Nominale EM 3.109 RIF 255 255 0 128 250 5 72 Appr.
13 Nominale EM 3.111 RIF 255 255 0 128 250 5 72 Appr.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale ARTICOLO 3 257 257 0 129 252 5 72 Appr.
15 Nominale EM 4.102 254 159 95 80 13 146 72 Resp.
16 Nominale EM 4.500 256 256 0 129 251 5 72 Appr.
17 Nominale EM 4.105 257 161 96 81 11 150 72 Resp.
18 Nominale EM 4.107 258 258 0 130 252 6 72 Appr.
19 Nominale EM 4.101 258 258 0 130 251 7 72 Appr.
20 Nominale EM 4.115 258 255 3 128 106 149 72 Resp.
21 Nominale EM 4.111 259 259 0 130 252 7 72 Appr.
22 Nominale ARTICOLO 4 258 258 0 130 251 7 72 Appr.
23 Nominale MANTENIMENTO ARTICOLO 5 259 252 7 127 0 252 72 Resp.
24 Nominale MANTENIMENTO ARTICOLO 6 262 262 0 132 0 262 72 Resp.
25 Nominale ART AGG 6.0101 261 257 4 129 107 150 72 Resp.
26 Nominale ART AGG 6.0102 261 252 9 127 102 150 72 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 37)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale EM 7.500 261 259 2 130 249 10 72 Appr.
28 Nominale EM 8.103 262 261 1 131 8 253 72 Resp.
29 Nominale EM 8.500 257 256 1 129 246 10 72 Appr.
30 Nominale EM 8.501 262 262 0 132 255 7 72 Appr.
31 Nominale EM 8.502 263 263 0 132 257 6 72 Appr.
32 Nominale ARTICOLO 8 263 263 0 132 256 7 72 Appr.
33 Nominale MANTENIMENTO ARTICOLO 9 262 262 0 132 1 261 72 Resp.
34 Nominale EM 10.500 263 263 0 132 250 13 72 Appr.
35 Nominale ODG 9/2360 E ABB-A/14 256 252 4 127 104 148 72 Resp.
36 Nominale ODG 9/2360 E ABB-A/20 260 257 3 129 108 149 72 Resp.
37 Nominale TU PDL 2360 E ABB-A - VOTO FINALE 224 224 0 113 218 6 70 Appr.