XIX LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 690 di mercoledì 15 luglio 2026
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI
La seduta comincia alle 9,35.
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 90, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,43).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il presidente della Commissione bilancio, Giuseppe Mangialavori. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE TOMMASO VINCENZO MANGIALAVORI, Presidente della V Commissione. Grazie, Presidente. Sono qui a richiedere una sospensione dei lavori di circa trenta minuti. La Commissione ha bisogno di esprimere gli ultimi pareri. Abbiamo chiesto gli ultimi chiarimenti al MEF e, quindi, siamo in attesa delle determinazioni del MEF per poi dare gli ultimi pareri, per cui chiedo all'Aula una sospensione di circa mezz'ora.
PRESIDENTE. Dunque, sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 10,15.
EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Presidente, sul verbale!
PRESIDENTE. Il verbale è stato già approvato. La seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 9,45, è ripresa alle 10,25.
Seguito della discussione della proposta di legge: Bignami ed altri: “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica” (A.C. 2822-A?) e delle abbinate proposte di legge: Magi; Pavanelli ed altri (limitatamente all'articolo 5) (A.C. 157?-2236?).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 2822-A?: “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica” e delle abbinate proposte di legge nn. 157? e 2236 (limitatamente all'articolo 5).
Ha chiesto la parola il relatore, deputato Angelo Rossi. Prego.
ANGELO ROSSI (FDI). Relatore per la maggioranza. Grazie, Presidente. Vorrei comunicare i pareri. Modifichiamo il parere sull'emendamento 1.80 Gallo, a pagina 14 del fascicolo: remissione all'Aula. Sull'emendamento 1.1003 Ziello, a pagina 20 del fascicolo: remissione all'Aula.
Sull'emendamento 1.1073 Paolo Emilio Russo, a pagina 21 del nuovo fascicolo, il parere è favorevole.
Esprimo, altresì, parere favorevole sul subemendamento 0.1.1075.500 della Commissione, a pagina 19 del fascicolo, nonché sul subemendamento 0.2.01006.500 della Commissione, a pagina 36 del fascicolo.
Sull'articolo aggiuntivo 2.01006 Roscani, a pagina 37, il parere è favorevole.
Sull'emendamento 4.600, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, a pagina 37 del fascicolo, nonché sui subemendamenti 0.4.01050.501 e 0.4.01050.500 della Commissione, a pagina 42 del fascicolo, il parere è favorevole.
Sull'emendamento 6.600, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, a pagina 51 del fascicolo, il parere è favorevole.
Anche sull'emendamento 4.600, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, a pagina 37 del fascicolo, come avevo detto, il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Avverto che la Commissione bilancio ha espresso il prescritto parere sulle proposte emendative riferite agli articoli da 2 a 6, che è in distribuzione (Vedi l'allegato A).
In particolare, tale parere, al fine di garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, condiziona il parere favorevole sull'articolo aggiuntivo 4.01050 Montaruli all'approvazione dei subemendamenti 0.4.01050.501 e 0.4.01050.500 della Commissione.
Ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori, già preannunciato, quindi come da programma, il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà… Aspetti, deputato Grimaldi, abbiamo omesso il parere del Governo rispetto ai pareri che sono stati enucleati dal relatore Rossi.
La parola al Ministro Casellati.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI, Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa. Il parere è conforme.
PRESIDENTE. Dunque, il relatore di minoranza.
RICCARDO MAGI, Relatore di minoranza. Il parere è contrario.
Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Torniamo all'intervento sull'ordine dei lavori del deputato Grimaldi. Prego.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Siamo qui a richiedere un'informativa urgente della Ministra Calderone. Ci faccia dire - visto che siamo in tanti, tantissimi deputati e deputate che in tutta Italia hanno partecipato alle tante assemblee dei call center, dei lavoratori e delle lavoratrici dei call center - che la risposta della Ministra Calderone alla deputata Ghirra al question time, a prima firma Mari, è l'esatto fallimento di una strategia del Governo che, dopo gli annunciati esuberi e licenziamenti, dice che è aperto a confrontarsi con le parti sociali. La Ministra Calderone dice che è disponibile a un tavolo.
Presidente, non so se il Governo abbia compreso cosa sta succedendo. Mesi fa, qui, in quest'Aula, vi abbiamo parlato di una sentenza di un tribunale, la prima sentenza, proprio qui a Roma, in cui c'è stato il primo licenziamento zero, cioè un licenziamento legittimo per obsolescenza. Presidente, non...
PRESIDENTE. Prego, prosegua.
MARCO GRIMALDI (AVS). Il primo licenziamento zero per obsolescenza, cioè vuol dire che quel lavoratore è stato sostituito da una macchina, per intenderci: dall'intelligenza artificiale.
Qualcuno qui forse non ha compreso che, oltre i limiti etici, oltre a fare grandi programmi, comitati scientifici, c'è qualcosa di più reale: l'intelligenza artificiale rischia di bruciare 6 milioni di posti di lavoro. Si dice che, però, aumenterà il PIL del nostro Paese, potrebbe far schizzare anche i profitti di moltissime multinazionali. Ed è qui il punto: i lavoratori e le lavoratrici dei call center a rischio sono più di 35.000, 4.000 solo nel mio Piemonte. Abbiamo più volte chiesto un faro, per esempio, sulla vicenda Konecta, che ha già visto 200 licenziamenti ad Asti e altre 75 persone che sono state spostate.
Sapete cosa vuol dire per un lavoratore che prende 800, 900, 1.000 euro essere spostato da una casa all'altra, da una città all'altra, senza avere alternative?
Allora, Presidente, forse non è chiara l'urgenza di questa vertenza. Le dico una cosa: nelle prossime settimane arriveranno i nuovi dirigenti di ENI, i nuovi vecchi dirigenti di ENI, perché questa partita è una partita nuova e vecchia. Allora lo dico al nostro Paese, alle nostre partecipate, allo Stato: ma se non riusciamo nemmeno a convincere le partecipate dello Stato ad avere un po' di responsabilità sociale verso i lavoratori e le lavoratrici, come faremo a dire ai privati: “mettetevi la mano sul cuore”? Ma quale cuore? ENI fa profitti stellari e, nel frattempo, utilizza sempre più bot per sostituire i vecchi call center.
Allora vi chiedo: è dignitoso, è degno un Paese che non trova le risposte per riassorbire quei lavoratori e quelle lavoratrici? Oltre a dire: “sì, bisognerà investire nella formazione, nelle nuove skill, facciamo tavoli, mettiamo in piedi dei programmi di formazione permanente”, Ministro… c'è qui il Ministro Pichetto Fratin, esattamente che cosa stiamo chiedendo alle nostre grandi partecipate per far sì che quei profitti stellari generino altri posti di lavoro e, magari, non licenziamenti collettivi verso quei call center? Guardate che questa vicenda parla a tutto il Paese. Quei 6 milioni di posti di lavoro sono a rischio…
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO GRIMALDI (AVS). …se non mettiamo al centro il lavoro, la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario e una nuova idea di Paese e di attività produttive. Già, perché se le politiche produttive non le facciamo noi, se non facciamo politiche industriali, l'alternativa è solo il deserto e i 36 mesi di calo di produzione che voi avete generato sono solo l'antipasto della recessione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori e sempre sullo stesso argomento, il deputato Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA (M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo a questa importante richiesta perché questo è un tema fondamentale per il futuro del nostro Paese. Noi adesso parliamo di call center e del problema della trasformazione, della transizione lavorativa che per i lavoratori di call center vuol dire il licenziamento per l'avvento dell'intelligenza artificiale in questo settore; e dobbiamo affrontarlo con una politica seria, non una politica fatta solo di proclami, di annunci o di tavoli o che affronta soltanto uno dei punti che riguardano l'intelligenza artificiale, che è una rivoluzione enorme per tutti gli Stati, ma anche per l'Italia.
Quindi, da questo punto di vista, chiediamo assolutamente di fare in modo di aprire un tavolo di osservazione di queste crisi lavorative legate alla trasformazione, dicendo anche che la trasformazione digitale è sicuramente un bene; l'intelligenza artificiale può anche essere un aiuto per il nostro PIL, un aiuto per la nostra industria, per le nostre piccole e medie imprese, però dobbiamo anche affrontare il tema della redistribuzione, perché ci saranno settori e multinazionali che guadagneranno tantissimo, cosa che fanno già.
Se non parliamo di redistribuzione, di tasse a questi grandi gruppi - per redistribuire in modo che non siano i lavoratori a pagare il costo di questa transizione -, avremo un Paese che andrà a due velocità; avremo una divisione classista del nostro Paese che sarà sempre più distaccato tra persone che guadagnano pochissimo e persone che guadagnano tantissimo. Da questo punto di vista, una riflessione su temi come la redistribuzione, il reddito universale e rispetto al fatto che questi lavoratori non debbano essere le vittime del progresso deve essere fatta. Quindi chiediamo che il Governo apra un osservatorio nazionale che coinvolga tutti i Ministeri su questo tema perché tutti i Ministeri, tutto il nostro settore, tutta la parte, diciamo, politica è interessata da questa rivoluzione.
Oggi, tra l'altro, presenteremo un question time al Ministro Urso proprio su questo tema e, quindi, vorremo avere risposte che sicuramente non avremo. Pertanto, ci associamo sicuramente alla richiesta del collega Grimaldi e ci associamo anche - e lo ripeto - rispetto al fatto che bisogna smetterla di far pagare il costo del progresso soltanto ai lavoratori più in difficoltà. Qui stiamo cominciando con i lavoratori dei call center, ma succederà anche per altre categorie di lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Lo dico ai colleghi della maggioranza, perché, quando sento parlare di palude, vorrei ricordare che questo Parlamento ha bocciato misure proposte dall'opposizione senza neanche che fosse possibile discuterle, come la riduzione dell'orario di lavoro, che aveva come obiettivo quello di distribuire il carico di lavoro ed evitare quello che rischia di determinarsi in queste ore sui call center, come i licenziamenti di massa. La palude è stata questo Governo di questi ultimi mesi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), è stata l'idea che non ci potesse essere, da parte dell'opposizione, alcuna proposta che potesse essere accolta, che potesse essere considerata ragionevole, che potesse andare - signor Presidente, per questo ci associamo alla richiesta di Grimaldi - nella direzione della definizione di un nuovo equilibrio tra la tecnica, la sua potenza e la libertà delle donne e degli uomini di questo Paese di lavorare. Vede, qui ci troviamo di fronte a un paradosso: più va avanti la forza impetuosa dell'intelligenza artificiale, che non può essere sicuramente affrontata in maniera luddistica, più emerge il dato di una massimizzazione incredibile dei profitti da parte di quelle aziende che lo utilizzano; e determina, dentro le nostre società, spaccature, precarizzazione, vite di scarto che rischiano concretamente di essere espulse definitivamente dai processi produttivi.
Mi lasci leggere un passo dell'enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas, che si interroga esattamente sulla grande questione del rapporto tra l'umanità e le nuove tecnologie. Il Papa dice: “(…) Non basta invocare l'efficienza, né celebrare i benefici dell'innovazione, se essi sono costruiti su una catena di sfruttamento che resta deliberatamente invisibile. Se una tecnologia promette emancipazione ma produce nuove forme di subordinazione globale contraddice il principio fondamentale della dignità della persona (…)”.
Signor Presidente, noi ci troviamo di fronte a uno sciopero che chiede esattamente il rispetto della dignità delle persone e di chi lavora (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E allora su questo terreno occorre un'iniziativa straordinaria da parte di questo Parlamento e di questo Governo, se c'è ancora, se abbiamo ancora una Ministra del Lavoro, visto che da queste parti è raro che si faccia vedere: venga qui e ci spieghi quali sono le politiche del Governo per evitare licenziamenti di massa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento e sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Ilenia Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiedo un'informativa urgente al Ministro Schillaci. Nella giornata di ieri è successa una cosa gravissima, che voglio esprimere e riportare anche in quest'Aula. È stato votato, in Commissione sanità, la XII, della Camera, un emendamento - sottoscritto dalla prima firmataria Buonguerrieri e dalle colleghe Vietri e Morgante - che permette la reiscrizione del personale sanitario radiato per fatti non dolosi all'epoca del COVID, come se nulla fosse successo.
Lo riteniamo un emendamento gravissimo, che viene a rompere la fiducia che ci deve essere tra il personale sanitario, i cittadini, i professionisti, le istituzioni: un legame di fiducia imprescindibile e anche una ferita profonda, vergognosa, che riabilita il personale sanitario che ha diffuso teorie antiscientifiche e che non si è riconosciuto nella propria comunità professionale. La radiazione è un atto estremo, è un atto forte, che non viene mai fatto con leggerezza, verso chi non si è riconosciuto nel proprio codice deontologico, per chi ha deciso di non seguire i precetti di quella categoria e ha scelto di mettersi fuori dalla comunità scientifica.
Questo Governo continua, per fini elettorali, a stringere l'occhiolino alla categoria dei no-vax; lo hanno fatto nella Commissione COVID, lo abbiamo fatto annullando le sentenze a quei medici e a quei professionisti e oggi lo facciamo addirittura proponendo la reiscrizione, la riabilitazione del personale radiato dall'albo. Io penso sia un'offesa gravissima che è stata fatta ai morti, a quelle migliaia di morti che abbiamo pianto durante il periodo del COVID e ai professionisti: sono 383 i medici e i professionisti sanitari che sono morti per offrire cure sanitarie ai cittadini italiani (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Misto-Minoranze Linguistiche); e oggi facciamo, come se nulla fosse successo, un colpo di spugna per permettere a questo personale di essere riabilitato in modo vergognoso contro ogni principio scientifico di ricerca, di scienza, legato ovviamente al nostro sistema sanitario nazionale.
Il COVID non è stato un gioco, e voglio dirlo in quest'Aula con molta chiarezza: il vaccino che abbiamo chiesto, l'obbligo vaccinale non è stato un capriccio ideologico. È stata una scelta importante, è una misura sanitaria che ha permesso alle nostre comunità e ai pazienti più fragili di affidarsi a chi aveva scelto di stare dalla parte della scienza.
E voglio, anche in quest'Aula, ringraziare ancora una volta l'ex Ministro Speranza (Applausi dei deputati del gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra, che si levano in piedi, e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Italia Viva-Casa Riformista) e i Governi che lo hanno sostenuto nel tenere la barra dritta per averci permesso, insieme al Governo Conte, di uscire da un periodo pandemico così difficile senza mediazioni, tenendo la barra dritta, cercando di garantire un pensiero cardine.
La scienza ha permesso a questo Paese di uscire con tempestività, con forza, con rigore e con trasparenza da un periodo tremendo che ha messo in ginocchio il nostro Paese. Questo è un emendamento vergognoso; è una ferita profonda nonché una rottura democratica nel nostro Paese che non possiamo accettare. Ci opporremo e chiediamo al Ministro Schillaci, un uomo di scienza, di venire in quest'Aula a riferire e a difendere una scelta che il Sottosegretario Gemmato ha difeso in Commissione (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Gilda Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO (M5S). Presidente, quello che è successo in Commissione affari sociali, ieri, qui, alla Camera, è stato vergognoso. Per settimane, questa maggioranza ha tenuto accantonato, senza avere il coraggio di uscire allo scoperto, un emendamento che permette il reintegro del personale medico, radiato dall'ordine, per le posizioni e per le condotte assunte durante la pandemia di COVID. La radiazione è un atto gravissimo che ha colpito pochissimi professionisti, in questo Paese, che hanno diffuso teorie antiscientifiche e che hanno ridicolizzato le misure di prevenzione che venivano attuate da un Governo che ha fatto tutto quello che si doveva fare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) in un momento in cui vivevamo uno dei passaggi più tragici della nostra storia e che ha messo sempre al centro l'evidenza scientifica, il benessere di un intero Paese e della comunità; e non il calcolo politico come, invece, ha fatto e continua a fare una parte politica che, senza nessuno scrupolo, usa il COVID, ancora oggi, come clava politica per i suoi calcoli elettorali (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Io ringrazio le persone come il Ministro Roberto Speranza, che non è mai - mai! -, non è mai venuto meno all'evidenza scientifica, e il Presidente Giuseppe Conte, riconosciute a livello internazionale come persone che hanno tirato fuori il nostro Paese da quell'emergenza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Allora, Presidente, oggi c'è un'invadenza propagandistica della politica, intollerabile; una politica che, nel riordino delle professioni sanitarie, che niente c'entrava con questo, invade il ruolo degli ordini professionali e vuole decidere per legge di reintegrare quei medici a cui probabilmente fanno l'occhiolino per la loro propaganda elettorale. Questa è la vera realtà dei fatti. Parliamo di pochissimi casi. È una vergogna, Presidente, e penso che questo Parlamento non possa assumersi la responsabilità di un atto così grave.
Che il Ministro Schillaci venga qui, ci metta la faccia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e abbia il coraggio di dire che per lui le teorie antiscientifiche, che sono state propagandate durante il COVID e che hanno fatto danni, non sono un problema; che, per lui, i medici che sono morti e che hanno perso la vita per fare il loro lavoro, sono sacrificabili per la propaganda di questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Venga qui e lo dica. Assumetevi la chiara responsabilità di questa vergogna (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Luana Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Guardate, mi rivolgo al Governo, alla maggioranza e chiederei un po' di attenzione perché ciò che avete approvato ieri, in Commissione affari sociali, vi riguarda da vicino. Io non sono tanto d'accordo sul fatto che sia una manovra elettorale molto coerente perché - è vero - è una norma che infrange la relazione tra pazienti e Ordine dei medici e delle professioni sanitarie. Guardate, c'è un regime di autogoverno che viene infranto: l'Ordine dei medici giudica il medico e l'Ordine delle professioni sanitarie rispettive giudica il sanitario che ha infranto il codice deontologico relativo e voi avete presentato un emendamento che ferisce questa forma di autogoverno tutelata dalla legge. Questo è un precedente pazzesco.
Basta guardare la dichiarazione, oggi, della FNOMCeO, nella figura del Presidente, per capire che avete veramente fatto un errore enorme - enorme - che compromette la relazione tra questo Parlamento e il corpo dei medici che, giustamente, tutti e tutte, abbiamo salutato come figure eroiche, assieme agli infermieri e a tutte quelle e a tutti quelli che si sono dedicati, nel periodo del COVID.
Voi dovete ascoltare la nostra voce. La collega Malavasi, all'epoca, era sindaca e, come noi, lei, soprattutto, in prima fila, sa cosa ha significato per una comunità affrontare quella tragedia e cosa hanno fatto i medici, all'inizio, a mani vuote. Non si possono strumentalizzare… per una manciata di voti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Boldrini), per alcune persone che, evidentemente, volete salvare da cosa? Da cosa?
Ci sono le commissioni a cui ricorrere e aspettino anche loro; casomai, cerchiamo di accelerare i tempi dei giudizi, ma per radiare un medico c'è un'assunzione di responsabilità. Sono pochissimi i medici radiati. Sono pochissimi. Dobbiamo rispettare il lavoro degli Ordini (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Boldrini).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Chiara Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA (IV-CR). Cosa significa che il personale sanitario, radiato dall'Ordine, può essere reintegrato? Noi, come Italia Viva, vogliamo chiederlo al Ministro Schillaci perché l'emendamento che è passato in sordina, in queste ore, approfittando del caos che questa maggioranza sta facendo sulla legge elettorale è inaccettabile. È inaccettabile nei confronti dei 383 medici e infermieri che sono morti, durante la pandemia, rispettando le regole. È inaccettabile perché? Perché questi medici, radiati dall'Ordine, si sono posti al di fuori della comunità scientifica e al di fuori del codice deontologico che tutto il personale sanitario rispetta; e lo rispetta non a caso, lo rispetta perché è legato alla tutela della salute collettiva, è legato al fatto che, quando si fa parte di una comunità, bisogna rispettare le regole condivise.
Quindi, vogliamo chiedere al Ministro Schillaci, che è un medico, se intendiamo procedere in questo modo, se intendiamo sollecitare il movimento no-vax perché siamo vicini al voto; perché il gruppo di Fratelli d'Italia, con il voto favorevole degli altri gruppi di maggioranza e con il voto favorevole del Governo, ha fatto passare un emendamento che crea un senso di frustrazione in tutto quel personale sanitario che non soltanto ha perso la vita, ma ha rispettato le regole durante la pandemia e nei confronti di tutte quelle famiglie che, con grande fatica, anche loro, hanno rispettato le regole, si sono vaccinate e hanno protetto, durante la pandemia, le persone più fragili.
Veramente vogliamo dimostrare in quest'Aula anche il nostro sdegno e la nostra frustrazione, ma vogliamo che il Ministro Schillaci venga in fretta e che corregga questo provvedimento prima che arrivi in Aula (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).
PRESIDENTE. Ultimo intervento, poi, avviso che si procederà con immediate votazioni.
Ha chiesto di parlare il deputato Matteo Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Brevemente, per unirmi alla richiesta della collega Malavasi perché chi non ha smarrito senno e memoria, in quest'Aula, si ricorda di quei momenti drammatici. Si ricorda dei momenti drammatici che questo Paese ha vissuto durante il COVID e si ricorda una comunità scientifica che chiedeva alle istituzioni di parlare a un Paese e a una cittadinanza talmente spaventata da arrivare alla diffidenza.
Ricordo, tra l'altro, tanti di noi, che oggi sono sui banchi della maggioranza e dell'opposizione, sostenere e battersi perché il messaggio della comunità scientifica, rassicurante sul tema dei vaccini, fosse un messaggio sostenuto fino ad alimentare quei comportamenti virtuosi della cittadinanza.
E mi rivolgo al Ministro Schillaci, di cui chiediamo l'informativa, perché lui fa parte di quella comunità scientifica e non è immaginabile voltare le spalle a chi ha messo in sicurezza la vita della popolazione. Lo voglio dire, colleghi, perché è un Paese strano quello che chiama eroi quei medici che si sono battuti, rischiando la vita (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe), e poi premia i disertori, dandogli la medaglia della riammissione, dopo avere ostacolato un processo che era sostenuto da tutti noi. Per cui chiediamo che il Ministro venga a riferire a quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
Si riprende la discussione della proposta di legge n. 2822-A? e abbinate.
(Ripresa articolo 1 - A.C. 2822-A? e abbinate)
PRESIDENTE. Riprendendo il provvedimento, avverto che l'emendamento 1.80 Gallo è stato ritirato dal presentatore. Ricordo che nella seduta di ieri hanno avuto inizio gli interventi per dichiarazione di voto sull'emendamento 1.1043 Manes. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1043 Manes, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).
Passiamo all'emendamento 1.16 Richetti. Ha chiesto di parlare il deputato Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il nostro gruppo continua con pervicacia ad applicarsi con serietà a questa legge elettorale. Questo emendamento è su un punto che ha visto un dibattito e un confronto molto acceso in Commissione circa la soglia alla quale attribuire il premio di maggioranza. La posizione di Azione è nota: noi siamo convinti che questo Paese non abbia bisogno di forzature in termini di coalizioni eterogenee e che un premio di maggioranza possa essere previsto solo in termini di premio di governabilità. Cioè, a fronte del raggiungimento di una maggioranza politica dentro le urne alle elezioni, ci può essere un riconoscimento di un premio parlamentare a chi si è rivelato maggioranza nelle urne.
Allora, questo emendamento porta al 50 per cento più un voto la soglia a cui attribuire un premio di governabilità perché ha una ratio, ossia che siano in garanzia i numeri per chi ha vinto le elezioni. Ha meno una ratio che ci sia una garanzia di maggioranza parlamentare a chi è minoranza politica, seppur maggioranza relativa, ma minoranza politica assoluta nel Paese. Voglio ricordare che questa discussione è iniziata con un primo testo che prevedeva un ballottaggio al 35 per cento, che, saggiamente, il relatore e il proponente hanno tolto da questa discussione.
Noi crediamo che non sia raggiunta la logica di una legge elettorale che garantisce i numeri in Parlamento fino a quando questo non sia consequenziale al raggiungimento di una maggioranza politica (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Richetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).
Passiamo all'emendamento 1.1009 Richetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1009 Richetti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).
Passiamo all'emendamento 1.1074 Montaruli. Ha chiesto di parlare il deputato Donzelli. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DONZELLI (FDI). Grazie, Presidente. Solo un minuto perché, dopo mesi di propaganda, dopo che abbiamo sentito dire mille volte che il premio di maggioranza sarebbe stato capace di stravolgere gli equilibri parlamentari per l'elezione del Presidente della Repubblica e per gli altri organi costituzionali di garanzia, che questa legge è un'offesa alla democrazia, perché si crea una supermaggioranza abnorme dentro il Parlamento, abbiamo detto più volte che non era così e che al massimo, dopo il cambiamento nel Bignami-bis, saremmo potuti arrivare al 55 per cento, qualcuno diceva che non era vero, che era un trucco.
A scanso di equivoci, in questo emendamento viene messo, nero su bianco, che non ci sarà nessuna maggioranza abnorme che tradirà la democrazia e non ci sarà nessuna forzatura delle regole costituzionali. Essendo, quindi, un emendamento che garantisce quello che l'opposizione strumentalmente per mesi ha sollevato, mi auguro che il voto sia unanime di tutto il Parlamento. Se voteranno contro, vorrà dire che allora volevano davvero il superpremio che stravolgeva la democrazia o che prendevano per l'ennesima volta in giro gli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Non abbiamo nessuna difficoltà a dire che voteremo contro questo emendamento per una ragione di coerenza: questo emendamento è figlio di una scelta che noi non condividiamo, che è quella del premio di maggioranza. Certamente non ho nessuna difficoltà a riconoscere che, rispetto al primo testo, quello su cui c'era stata una critica molto radicale, non soltanto delle opposizioni, ma anche della maggioranza dei costituzionalisti, questo rappresenta certamente un passo in avanti.
Però c'è un problema di coerenza sistemica, e mi rivolgo, quindi, al collega Donzelli, e la coerenza sistemica, spesso e volentieri, deve trovare posto invece che la semplice propaganda. Questa è la ragione per la quale noi voteremo contro questo emendamento, anche se riconosciamo che rispetto al primo testo, che era palesemente incostituzionale, questo rappresenta un passo in avanti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Viviamo in tempi assai strani, in cui una forza di maggioranza voleva fare il premierato e, invece di cambiare la Costituzione, si accontenta di sotterfugi, come quelli che abbiamo visto e che proveremo a bocciare nelle prossime ore con questa proposta di legge. Abbiamo visto la Presidente del Consiglio, per la prima volta, in una sgrammaticatura che non ha precedenti, evocare la Presidenza della Repubblica. Ecco, mi viene da dire che da ieri, se volete andare al Colle, potete farlo. Andate a rilasciare le vostre dimissioni, a chiudere questa storia, che è già finita (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, per suo tramite, mi rivolgo al collega Donzelli per fargli presente che questo emendamento, che sicuramente è migliorativo rispetto alla prima formulazione del provvedimento, il Bignami n. 1, che poi è stato demolito naturalmente dai costituzionalisti e quindi si è arrivati al Bignami n. 2, è, se vogliamo, la cartina di tornasole, come tanti altri emendamenti che vedremo questa mattinata, dell'assoluta irricevibilità, inemendabilità e incostituzionalità di questa legge elettorale che le destre oggi propongono al Parlamento.
Perché? Perché, da un lato, conferma un premio di maggioranza e lo conferma, ad esempio, nel secondo comma di questo emendamento anche al Senato. Lo conferma al Senato su base nazionale, dimenticando che il Senato ha una base elettiva regionale costituzionale e di conseguenza anche questo emendamento, per questa parte, impinge in un possibile contrasto con la nostra Costituzione.
In secondo luogo, altera il principio fondamentale, contenuto nella nostra Costituzione, dell'uguaglianza del voto, perché qui abbiamo alcuni voti - quelli degli italiani all'estero - che non vengono computati al fine proprio del computo del premio di maggioranza. Questo impinge contro un altro principio costituzionale che è quello proprio della parità del voto.
Poi, Presidente, sempre per suo tramite, mi rivolgo al collega Donzelli. Il fatto che si sia fissato in 220 e in 113… Già consideriamo la disparità in termini percentuali, perché 220 è circa il 55 per cento e 113 è circa il 57,5 per cento. È una disparità che viene motivata in ragione della presenza costituzionale al Senato - possibile ed eventuale - dei senatori a vita, con ciò travisando anche la stessa natura dell'istituto dei senatori a vita che non possono essere così politicizzati come questa maggioranza sta facendo.
Quindi, sono due limiti - 220 e 113 - che davvero si accostano a quelle che sono le maggioranze richieste dalla nostra Costituzione per l'elezione degli organi fondamentali di massima garanzia, quale in primo luogo il Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica, invece, nel modello elettivo disegnato dalla nostra Costituzione, richiede una concertazione, una collaborazione tra le varie forze che sono rappresentate in Parlamento per un'esigenza molto semplice: perché il Presidente della Repubblica è il massimo organo super partes del nostro ordinamento costituzionale e parlamentare. Non è espressione di una maggioranza come queste destre al Governo, invece, intendono. È espressione massima dei cittadini italiani, in quanto garante dell'unità nazionale e garante dei valori della Costituzione stessa.
Allora, attraverso questo emendamento, ancora una volta, ci troviamo di fronte alla propaganda di Fratelli d'Italia rappresentata dal suo presidente del gruppo parlamentare che ci sfida. Ancora una volta ci sfida a votare un emendamento che è assolutamente irricevibile, come irricevibile è la normativa sulla quale questo emendamento si innesta. Pertanto, con convinzione e con motivazioni stringenti di natura sia politica sia giuridica, noi voteremo convintamente contro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1074 Montaruli, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e con il parere contrario del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 4).
Passiamo all'emendamento 1.1000 Urzi'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Urzi', con il parere favorevole della Commissione, del Governo e del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 5).
Avverto che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento 1.1000 Urzi', risulta assorbito l'emendamento 1.1010 Manes.
Passiamo all'emendamento 1.111 Magi, a pagina 16. La votazione sarà palese. Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). La ringrazio, Presidente. Qui entriamo in una questione delicatissima che non è attinente alla legge elettorale, intesa come la formula attraverso la quale si trasformano i voti in seggi. Qui siamo nella questione che riguarda la presentazione delle liste. Ora io devo chiederle intanto, a norma di Regolamento, quindi prima di intervenire, di invitare la Ministra Casellati a rettificare quanto lei ha detto in Commissione e quanto ha detto successivamente nel giorno della discussione generale su questo tema.
Io credo sia necessario, Ministra, che lei corregga quanto ha detto in quest'Aula e nell'Aula della Commissione. Altrimenti, c'è il rischio che il Governo voglia indurre in errore il Parlamento e questa sarebbe una cosa gravissima.
La Ministra ha fatto riferimento a una sentenza della Corte costituzionale, la n. 3 del 2025, travisandola palesemente, cioè sostenendo che la Corte avrebbe addotto delle motivazioni di cautela per problemi di sicurezza nell'uso della firma digitale per la raccolta delle sottoscrizioni per poter presentare le liste. Chiedo ai colleghi un momento di attenzione, perché uno dei problemi che abbiamo davanti, ed è un problema di democrazia, è che i partiti che sono in Parlamento si chiudano nel Parlamento e buttino le chiavi. Se oggi molti cittadini non si riconoscono nell'offerta elettorale che c'è, è anche per questo motivo.
Allora, Ministra Casellati, non abbiamo chiesto un trattamento di favore. Noi abbiamo chiesto una riforma di legalità e di trasparenza attraverso l'uso di una firma certificata. Cito Il Sole 24 Ore, uscito il giorno in cui si teneva la discussione generale sulla legge elettorale. Il Sole 24 Ore scriveva: “Italiani smart: sei su dieci hanno la firma digitale, è tra le più sicure in Europa”. La firma elettronica certificata è la più sicura. E poi: “Trentatré milioni di certificati attivi, sette miliardi di firme l'anno, 233 marche temporali emesse ogni secondo”.
Ministra Casellati, lei ha male inteso o mal riportato una sentenza della Corte costituzionale. Ripeto: sono sul Regolamento e sto chiedendo alla Presidenza di invitare il Governo a rettificare le proprie affermazioni. La Corte costituzionale ha detto esattamente questo: “in riferimento alla presentazione delle liste dei candidati, sussiste l'esigenza sia di assicurare pari condizioni tra i soggetti che aspirano alla competizione elettorale sia di evitare abusi e contraffazioni nella raccolta delle sottoscrizioni necessarie all'ammissione delle liste (…). Tali esigenze vengono però adeguatamente tutelate anche attraverso quella stessa firma elettronica qualificata (…) che (…) il legislatore ha previsto in riferimento alla raccolta delle firme per il referendum (…), ritenendo che tale modalità soddisfi l'esigenza di avere certezza della provenienza della sottoscrizione dal titolare di quella firma elettronica”.
La Ministra Casellati ha invece affermato che il Governo va nella direzione della digitalizzazione, ma ancora questo sistema non è perfetto, nel senso che non garantisce certezza e trasparenza. Facendo riferimento alla sentenza della Corte costituzionale che ho appena citato, ha detto: non è che noi siamo pregiudizialmente contrari, ma permangono necessità di cautela per motivi di sicurezza.
È falso. Se c'è una questione di volontà politica (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) per la quale voi volete chiudere a questa riforma di trasparenza e di legalità è un conto, ma non potete travisare, mettere in bocca alla Corte costituzionale e trarre in inganno il Parlamento attraverso quello che la Corte costituzionale non ha mai detto.
Concludo dicendo: oggi la firma digitale sul referendum è realtà grazie a un nostro emendamento, al lavoro del Governo Draghi, con il Ministro Colao, che è stato portato a termine dal Governo Meloni, dal vostro Governo. Quindi o cambiate parere e cambiate affermazioni, o state smentendo anche il lavoro del Governo Meloni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per dichiarare il nostro voto convintamente favorevole rispetto a questo emendamento a prima firma Magi. È davvero incredibile, Presidente, che questa maggioranza disattenda quelle che sono le indicazioni che sono già contenute nella normativa vigente, e faccio riferimento al codice dell'amministrazione digitale, che conferma l'assoluta equiparazione, anzi, identità giuridica della firma digitale qualificata con la firma autografa.
Attualmente la firma digitale qualificata ha l'identico valore giuridico, l'identica efficacia di una firma autografa che sia apposta in conformità alle norme di legge. E allora non si comprende perché non si voglia accettare che le sottoscrizioni necessarie per la presentazione delle liste elettorali da parte di partiti che non abbiano i requisiti - poi parleremo dei requisiti per l'esonero dalla raccolta delle firme - non possano oggi in Italia essere raccolte in conformità alle norme del CAD, che sono norme vigenti nell'ordinamento giuridico italiano.
Mi sembra chiaro che la volontà di questa maggioranza, esprimendo un parere contrario rispetto a questo emendamento, e la volontà del Governo, che si è trincerato dietro una sentenza della Corte costituzionale che ha male interpretato, anzi, addirittura travisato, sia esclusivamente quella di restringere la rappresentanza democratica, impedendo ai cittadini, nell'esercizio dei propri diritti e in conformità alle tecnologie attualmente vigenti, di poter concorrere alla vita politica e istituzionale di questo Paese, firmando quelle che sono le liste per la presentazione alle elezioni.
Non si comprende davvero perché, Presidente, questa identica modalità, quale suggerita dall'onorevole Magi con questo emendamento, sia perfettamente valida ed applicabile per i referendum abrogativi, e invece non sia ricevibile per la presentazione delle liste alle elezioni. Allora, probabilmente, posso pensare che questa maggioranza abbia davvero paura che si ripeta quella grande manifestazione civica che si è avuta nella scorsa estate con la raccolta delle firme per il referendum abrogativo della legge sull'autonomia differenziata, quando - ricorderete - in poco più di un mese, peraltro anche estivo, perché la raccolta venne lanciata a luglio e si completò i primi di settembre, ben 1.500.000 cittadini, anche attraverso lo strumento della firma digitale, concorsero alla richiesta del referendum abrogativo.
Quel referendum che poi non si tenne perché, nel frattempo, la Corte costituzionale era intervenuta per dichiarare l'assoluta incostituzionalità di tutti i pilastri fondativi di quella scellerata riforma, a firma del Ministro Calderoli, sotto il titolo di “autonomia differenziata”. Allora, Presidente, evidentemente respingere questo emendamento vuol dire restringere la capacità democratica, la portata democratica, restringere la partecipazione, escludere non già partiti politici, ma i cittadini dalla possibilità, attraverso la firma digitale, di poter concorrere alla vita democratica del Paese.
È una visione, questa, non solo antistorica, ma anche, permettetemi, antidemocratica. Per queste ragioni, noi voteremo convintamente a favore dell'emendamento a prima firma dell'onorevole Magi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Noi voteremo a favore di questo emendamento. Ne abbiamo discusso lungamente in Commissione e francamente - vedo la Ministra che si sta attivando - non ci sono ragioni per bocciare questo emendamento, anche perché la strada, come ha ricordato prima il collega Magi, delle firme digitali, della raccolta digitale delle firme per il referendum, è una strada già percorsa e certificata.
Due Governi, compreso il Governo Meloni, quindi il Governo Draghi e il Governo Meloni, hanno messo a punto l'anagrafe nazionale, ci sono tutti gli strumenti giuridici formali e informatici. Per quale ragione si possono raccogliere le firme per i referendum, che impegnano ovviamente, come tutti noi sappiamo, anche in termini economici… ovviamente è un diritto sacrosanto, che noi difendiamo. Non si capisce veramente la ragione, per cui io mi permetto di suggerire ai relatori, visto che ci sono anche conciliaboli in corso, di accantonare questo emendamento, in modo da approfondire le argomentazioni che poc'anzi il collega Magi ha esposto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signor Presidente. Io ho ascoltato le motivazioni del collega Magi, anch'io le condivido totalmente. Più volte, sia in Commissione che nella discussione in Aula, siamo ritornati su questi argomenti, e penso che davvero una delle regole basilari per poter legiferare è quella della coerenza rispetto al sistema normativo del Paese. E da questo punto di vista la coerenza è davvero discutibile, perché, nel momento in cui è possibile convocare addirittura il momento più alto della partecipazione diretta e della democrazia in Italia, che è il referendum, attraverso le firme digitali, è assolutamente incomprensibile perché questo stesso metodo non possa essere usato per raccogliere le firme per presentare le liste alle elezioni.
Voglio ricordare, peraltro, che il numero delle firme necessarie per presentare una lista che non è già rappresentata in Parlamento e che non ha l'esenzione è una cifra significativa: sono 120.000 firme autenticate. Non solo 120.000 firme, ma queste 120.000 firme sono frazionate collegio plurinominale per collegio plurinominale, circoscrizione per circoscrizione. Quindi, è evidente che tutto questo tende a sfavorire la partecipazione di chi effettivamente vuole fare una proposta politica al Paese.
Da questo punto di vista, viste le difficoltà che c'erano nelle raccolte delle firme dei referendum, giustamente si è proceduto, visti i tempi che prevedono una serie di possibilità che una volta non c'erano, alla raccolta di firme digitali, che ha permesso, tra l'altro, anche la celebrazione dell'ultimo referendum sulla giustizia. Quindi non parliamo di cose irrilevanti. Non si capisce per quale ragione lo stesso metodo non possa essere utilizzato per presentare le liste. Io penso che sia un errore gravissimo di metodo, non solo politico, ma anche di merito, perché questa normativa che voi volete adottare per la raccolta delle firme è talmente difforme dal sistema legislativo del nostro Paese, così come si è evoluto, che è evidente che crea una contraddizione palese.
Ma addirittura io penso che questa norma sia sostanzialmente, in qualche modo, difficilmente considerabile dal punto di vista costituzionale, perché, insomma, se io posso fare i referendum in questo modo, per quale ragione non posso presentare una lista? In più c'è un problema di natura politica. Se la maggioranza ritiene che la democrazia sia una scatola chiusa - chi c'è dentro c'è dentro e gli altri non possono partecipare - lo dicesse. Per noi non è così.
Per noi democrazia significa che tutti coloro che vogliono partecipare devono essere in grado di farlo, poi saranno gli elettori a decidere se si prende il 10 per cento dei voti, l'1 per cento o lo 0,1 per cento. Noi dobbiamo, sì, fare delle norme che garantiscano che un certo numero di cittadini sostenga la presentazione di quella lista, ma, contemporaneamente, che questo sia un obiettivo raggiungibile e conforme alla legge del nostro Paese.
Per questa ragione, noi sosteniamo in modo convinto le posizioni dell'emendamento del collega Magi e ritengo che ci debba essere anche una valutazione. Lo chiedo ai colleghi relatori, al portavoce dei relatori Angelo Rossi, che in molti casi ha svolto un ruolo importante in questa nostra discussione: è mai possibile pensare che un partito come +Europa, che alle ultime elezioni - e chiudo, Presidente - ha avuto un milione di voti, per il fatto che gli è mancato quel voto in più per superare lo sbarramento, addirittura, oggi non sia neanche nelle condizioni di avere l'esenzione, come tutti gli altri gruppi che sono presenti in quest'Aula? Quando poi, per presentare le liste all'estero, il collega Magi può avere l'esenzione, per candidarsi all'estero, ma non può avere l'esenzione per candidarsi in Italia. Fate una norma che abbia una certa razionalità. Capisco che a volte, per voi, in questa confusione che si sta realizzando, la razionalità diventa difficile, però, in questo caso, si potrebbe anche utilizzare (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ricordo - perché non l'avevo citato prima - che sull'emendamento in esame 1.111 Magi insiste il parere contrario della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Fatta questa precisazione, ricordo anche che c'è una richiesta di accantonamento, avanzata dal deputato Fornaro, su cui ascoltiamo il parere. Prego, in piedi per cortesia.
NAZARIO PAGANO, Relatore per la maggioranza. Grazie, Presidente. Parere contrario sulla richiesta di accantonamento.
PRESIDENTE. Insiste nella votazione? No.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.111 Magi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).
Avverto che l'emendamento 2.1011 Tirelli, a pagina 25 del fascicolo, è stato ritirato dal presentatore.
Passiamo all'emendamento 1.1007 Ziello, sul quale c'è il parere contrario della Commissione e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza.
Ha chiesto di parlare il deputato Pierro. Ne ha facoltà.
ATTILIO PIERRO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Con questo emendamento, vogliamo dare pari dignità e pari trattamento a tutti i partiti. Vogliamo dare pari dignità ai partiti che sono in Parlamento: non si possono esonerare dalla raccolta delle firme i partiti che si sono costituiti in gruppo durante la legislatura, ma anche quelli che si sono costituiti in gruppo con una deroga concessa dal Presidente della Camera (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Noi, con questo emendamento, vogliamo dare pari dignità a tutti i partiti. Pertanto, vogliamo che i partiti che si sono costituiti in gruppo ad inizio legislatura abbiano diritto e siano esonerati dalla raccolta delle firme, e non quelli che si sono costituiti in gruppo durante la legislatura. Infatti, perché, come sapete, per costituire un gruppo ci vogliono 20 deputati, ma la maggior parte dei gruppi non arriva neanche alla metà (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), sono 10 deputati, non arrivano a 10 deputati, e hanno questa concessione.
Però dobbiamo dire una cosa: questa è una grande marchetta (Commenti), ma è anche un grande regalo da parte del Governo di centrodestra, perché questo emendamento è stato introdotto in Commissione, dove è stato votato dal centrodestra, è stato votato dal Governo: un regalo a Calenda (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Pertanto, noi ci opponiamo a questo.
Vogliamo delle regole giuste, vogliamo che i partiti partano con lo stesso valore, con lo stesso potenziale, che partano insieme, in una campagna elettorale corretta ed equilibrata. Pertanto, noi chiediamo di votare questo emendamento per ripristinare, per dare il giusto valore a tutti i partiti. Ma voglio precisare una cosa: noi di Futuro Nazionale non abbiamo paura di raccogliere le firme, perché oggi l'unico leader che riesce a riempire le piazze è il nostro leader, il generale Roberto Vannacci (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Ad oggi, come partito, siamo arrivati a 125.000 iscritti, pertanto figuratevi se abbiamo paura di raccogliere le firme per presentarci. Il problema è vostro, non è nostro. Noi ci siamo, affronteremo una campagna elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Vogliamo solo che tutti partano con la stessa idea, con la stessa volontà, con la stessa giusta partenza, per dare gli equilibri giusti e fare una campagna elettorale corretta (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Con il rispetto parlamentare dovuto, volevo solo fare una dichiarazione di voto cumulativa: noi non voteremo nessun emendamento presentato dal gruppo di Futuro Nazionale, né su questo provvedimento né su futuri provvedimenti, né oggi né mai. Voteremo in modo contrario (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra – Applausi polemici del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Ci sono altre richieste di intervento? La deputata Ravetto o il deputato Ziello? Il deputato Ziello a titolo personale? Per un richiamo al Regolamento? Se si alza in piedi ci capiamo meglio, perché così è complicato. Prego.
EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Soltanto per dire, con riferimento al secondo comma dell'articolo 8, nell'ambito della conduzione e gestione dei lavori, che le dichiarazioni dell'onorevole Fornaro secondo cui il PD - ma penso che quelle dichiarazioni rappresentino tutta la coalizione di centrosinistra o presunta tale -, secondo cui i singoli gruppi non voteranno mai a favore di una proposta di Futuro Nazionale, per noi è una medaglia d'oro, da un punto di vista (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)…
PRESIDENTE. Non è un richiamo al Regolamento. Comunque ha finito prima del tempo il suo intervento e va bene così.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Ravetto. Ne ha facoltà, per un minuto. Intanto, se si alza, cortesemente. Prego.
LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Noi riteniamo che una deroga non possa diventare una regola generale. È di tutta evidenza che quando si deroga con riferimento alla possibilità di ritenersi gruppo, senza esserlo, questo deve rimanere nel perimetro di quest'Aula. Renderlo una regola generale è pericoloso, non solo per quest'Aula, ma soprattutto per gli elettori. Cioè, se manterrete questo favore - perché, parliamoci chiaro, è un favore al partito di Calenda - per cui un gruppo, che gruppo non è, viene considerato tale ed è esonerato dalle firme, così come i gruppi costituiti da tempo, che hanno già partecipato a un voto, quindi al rapporto con gli elettori, voi state, di fatto, con un cavillo burocratico, negando agli elettori di dire la loro (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Voi state dicendo che decidete qua, all'interno, che un partito non dovrà confrontarsi con un onere che spetta a tutti. La nostra volontà non è certamente quella di allargare il perimetro della deroga delle firme, ma di metterci tutti a confronto, in maniera giusta, chiara e trasparente davanti agli elettori (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Furgiuele. Ne ha facoltà, per un minuto.
DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Il parere contrario a questo emendamento è una scelta precisa da parte del Governo. Con questa scelta si vuole mantenere un sistema ambiguo, per cui determinati partiti e determinate formazioni potranno prendere dei privilegi che nulla hanno a che spartire con la volontà popolare (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). È stato spiegato: volevamo semplicemente che la deroga fosse affidata a chi si costituisce all'inizio della legislatura e non che si potessero fare delle regole che vanno in quella direzione per partiti che sono stati miracolati, come Azione. Le deroghe sono importanti, vanno utilizzate con perentorietà, con certezza e con chiarezza. Noi chiediamo il rispetto delle regole (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Solo per ringraziare i colleghi di Futuro Nazionale, che mi pensano sempre, e per ricordare loro che sono capogruppo di questo gruppo dal primo giorno della legislatura, mandato in Parlamento da una lista che ha preso più di due milioni di voti (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1007 Ziello, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).
Passiamo all'emendamento 1.1006 Ziello, con parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, in quest'Aula abbiamo abituato i cittadini alle leggi ad personam. Ora siamo arrivati alle leggi ad Calendam (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Sono ad Calendam perché proclamiamo una legge in base alle esigenze di un solo gruppo. Tra poco arriveremo a dire che i gruppi che devono raccogliere le firme dovranno essere superiori a 7 e inferiori a 9 componenti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché ciò dovrà interessare solo Futuro Nazionale. Ma noi non abbiamo paura di raccogliere le firme, figuratevi se abbiamo paura di raccogliere le firme! La gente si tessera online con Futuro Nazionale, figuratevi se per noi la paura sono le firme. A noi interessa l'equità. Infatti, una legge deve essere uguale per tutti, così dice la Costituzione. Se la legge è uguale per tutti, la legge non può essere in base a una data specifica, a un numero specifico. Ma mettiamo il nome del partito, così facciamo prima, no? Ma mettiamo il nome del partito (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), così diciamo che Futuro Nazionale deve raccogliere le firme, perché il Governo desidera che Futuro Nazionale raccolga le firme.
E con questo cosa fa la maggioranza sbiadita di centrodestra? Fa un grande favore alla sinistra, perché chi è che poi lavora per la sinistra, se non il Governo di centrodestra (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), che esonera tutti i gruppi che appoggiano il campo largo dalla raccolta delle firme? Penalizza l'unico partito di destra a raccogliere le firme, esonera tutti i gruppi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) e fa la legge “ad Calendam”! “Ad Calendam” (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)! Ricordatevi questo: rimarrà nella storia la legge ad Calendam, voi avete fatto la legge elettorale “ad Calendam”. Il “Calendum” sarà (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
Bene, chiediamo l'equità, deve esserci per Futuro Nazionale e per tutti, perché il Presidente della Camera autorizza i gruppi in deroga, ad esclusione di Futuro Nazionale naturalmente, quindi qualsiasi gruppuscolo diventa gruppo, fuorché Futuro Nazionale… Ma vogliamo… Ci state dando una mano, fate le leggi contro Futuro Nazionale. Infatti, se questo Parlamento, se questa maggioranza vuole lasciare fuori Futuro Nazionale e vuole costringerci a raccogliere le firme, bene, sappiate che fuori i cittadini la pensano esattamente al contrario di come la pensate voi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)! I cittadini voteranno Futuro Nazionale e Futuro Nazionale entrerà in questo Parlamento a piè pari, con il voto degli elettori e con le firme raccolte! È inutile che facciate le leggi ad personam! È inutile che facciate le leggi ad excludendum (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Noi entreremo con il voto e con il consenso dei cittadini, perché i cittadini vogliono democrazia, libertà e uguaglianza (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1006 Ziello, con il parere contrario della Commissione e del Governo. Il relatore di minoranza si rimette all'Aula.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Ricordo che il voto è palese.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).
Passiamo all'emendamento 1.1005 Ziello. Ha chiesto di parlare il deputato Furgiuele. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Ogni volta che al termine di una votazione si guarda il pannello dei voti, ci si rende conto che lo stesso cordone sanitario che si sta tenendo o che si vorrebbe tenere in Germania con Alternative für Deutschland lo si vuole riproporre per Futuro Nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Non basterà! Avremmo voluto utilizzare, impiegare il tempo che stiamo impiegando in questi due giorni, anche con qualche disguido di troppo - che poi dovrà essere chiarito, ci auguriamo, il prossimo lunedì -, per questioni più serie che riguardano la vita delle famiglie, degli italiani che non arrivano a fine mese, che riguardano le imprese che sono attanagliate dal caro lavoro, dal costo del denaro, dal caro delle materie prime. Avremmo voluto parlare dell'inflazione che morde gli stipendi e le pensioni e, invece, siamo qui a parlare di qualcosa che non riguarda principalmente il problema degli italiani che, come dimostrato dalla bocciatura dell'emendamento famoso ad opera di franchi tiratori del centrodestra, e quindi non di Futuro Nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), assolutamente non assolverà al compito che si era data. Questa legge ha fallito, perché non darà la possibilità al cittadino di scegliere chi eleggere alla Camera e al Senato e, dall'altra parte, non accorcerà il divario che esiste tra istituzioni ed elettori.
Con questo emendamento proponiamo una misura di buonsenso: dare la possibilità di sottoscrivere le liste attraverso la firma digitale. Non ci siamo inventati nulla, ma vogliamo semplicemente far sì che si utilizzi qualcosa che è stato già utilizzato per la raccolta firme sui referendum. La raccolta digitale delle firme non allontana i cittadini, ma ha l'effetto opposto! Allora bocciare questo emendamento è una scelta politica, che è ancora più grave rispetto a quello che è accaduto in I Commissione, quando invece si è votato un emendamento che ha favorito coloro che hanno costituito i gruppi e che sono andati in deroga rispetto alla raccolta firme al 31 dicembre del 2025, ovvero Calenda, il gruppo di Azione.
E allora pensiamo che sia una scelta politica contro Futuro Nazionale, una scelta strategica secondo noi errata da parte di chi l'ha attuata, perché Futuro Nazionale non è nata nel Palazzo, è nata nelle piazze, è nata attraverso dei cittadini e nessuna bocciatura di nessun emendamento potrà fermare la sua marcia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, intervengo per dichiarare il nostro voto contrario su questo emendamento, ma vorrei gentilmente fare una premessa e le vorrei chiedere quale sia lo stato dell'arte con riferimento al procedimento e agli accertamenti che ieri la Presidenza della Camera ha detto che tempestivamente questa mattina sarebbero stati compiuti, con riferimento a quanto - gravissimo - accaduto ieri. E siccome ora è intervenuto, proprio testé, l'onorevole Furgiuele, naturalmente è interessante sapere quale sia lo stato dell'arte (Applausi polemici del deputato Furgiuele). Ci può gentilmente documentare che cosa è stato accertato? Perché voglio ricordare che noi, del MoVimento 5 Stelle, abbiamo avuto provvedimenti disciplinari anche molto pesanti per aver spostato sedie, poltrone, addirittura lampade, addirittura 15 giorni di sospensione. Dunque, lo vorremmo sapere, perché questo attiene davvero alla nobiltà di quest'Aula.
Con riferimento specifico all'emendamento, vorrei dire che la valutazione di una norma, sia essa una norma ordinaria, sia emendativa, non può prescindere anche dalla credibilità di chi la firma e di chi la presenta. E queste persone, che oggi rappresentano questo gruppo parlamentare e che oggi si scagliano contro le norme contra personam, sono le stesse che, fino a ieri, hanno votato una miriade di norme ad personam. Penso, ad esempio, alla stretta sulle intercettazioni, la quale è sembrata funzionale ad assolvere anche a interessi specifici relativi a singoli procedimenti; penso, ad esempio, all'abrogazione del reato di abuso d'ufficio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che pure questi signori hanno votato. Voi, che vi fate promotori della legalità e del fatto che le regole si rispettano, avete concorso all'abrogazione del reato di abuso d'ufficio!
E dunque io mi chiedo e vi chiedo quale credibilità ci sia nel presentare un emendamento e rivendicarlo come un emendamento che vorrebbe correggere una norma contra personam. E allora, Presidente, c'è una credibilità politica, c'è un testo normativo. E con questo, però, voglio precisare che noi del MoVimento 5 Stelle siamo a favore di qualsiasi strumento che possa allargare la rappresentanza democratica, favorire la partecipazione, favorire i cittadini nel concorrere alla vita civica e democratica di questo Paese.
Ma questo emendamento non può essere votato, mentre noi votiamo convintamente gli emendamenti che sono stati presentati dall'onorevole Magi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Bof. Ne ha facoltà, per un minuto.
GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, a noi stupisce il parere contrario del Governo su questo emendamento, ma per un semplice motivo. Io vedo qui rappresentato il Governo, vedo il Ministro Nordio, e noi oggi presentiamo in Italia procedimenti giudiziari con la firma digitale e usiamo la firma digitale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Ma poi vedo il Vice Ministro Leo e i nostri cittadini presentano le dichiarazioni dei redditi con lo SPID e con la firma digitale. Noi oggi qui presentiamo le proposte di legge firmandole con la nostra firma digitale; poi raccogliamo le firme per il referendum e le raccogliamo con la firma digitale.
Ahimè, torniamo allo stesso discorso di prima: un Paese deve essere moderno quando si parla di cose che bisogna imporre ai cittadini, quando si devono far fare le cose ai cittadini, ma, quando poi si tratta della politica, allora lì non possiamo raccogliere le firme con la firma digitale. Due metri e due misure. Ma è una ripetizione la mia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cuperlo. Ne ha facoltà.
GIANNI CUPERLO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ma, nel confermare il nostro voto contrario a questo emendamento per le ragioni che alcuni minuti fa ha esposto in quest'Aula il collega Fornaro, io desidero però esprimere un pacato apprezzamento verso il collega Furgiuele per l'evoluzione dei suoi riferimenti ideali e linguistici. Nel senso che è transitato dalla citazione letterale del Cancelliere del Terzo Reich al partito erede di quella tradizione culturale e politica, Alternative für Deutschland, riferendosi a un presunto cordone sanitario, che mi auguro possa esistere in questo Parlamento come nel Parlamento tedesco del Bundestag (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
La ragione è legata al fatto che il partito al quale l'onorevole Furgiuele ha fatto riferimento si dichiara esplicitamente, attraverso la voce di suoi autorevoli esponenti, come - cito testualmente - “il volto amichevole del nazismo”; ironizza e deprime la memoria di Anna Frank e delle vittime dell'Olocausto, della Shoah e rivendica, esplicitamente e apertamente, la necessità di battersi per un'Europa di razza esclusivamente bianca.
Se il riferimento di Futuro Nazionale è a una formazione politica e culturale che si rifà a queste radici, a questi valori e a questi principi, beh, quel cordone sanitario ci troverà sicuramente sempre e comunque in prima fila (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Le parole del collega Cuperlo erano molto opportune. Io ci aggiungo anche un altro piccolo dettaglio, che forse non andrebbe dimenticato: che in quel partito sono degli asset putiniani, sono degli strumenti stranieri in questo territorio, fanno esattamente quello che vuole un dittatore straniero (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
Ma quello che mi stupisce è la prosopopea con cui questi colleghi - rassegniamoci, fino alla fine della legislatura sarà così -, che sono stati eletti con il centrodestra e che fino a poche settimane fa, qualcuno fino a pochi giorni fa (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe), ci raccontavano come tutto andava bene, adesso vengono a raccontarci queste cose. Sono inascoltabili! Inascoltabili (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe)! Sono ironici!
Io capisco, diventano ironici, diventano divertenti, perché, fino a qualche giorno fa, andava tutto bene. E quindi, colleghi, a destra e a sinistra, rassegniamoci: faranno il loro show, andranno avanti, faranno le loro sceneggiate. Non ascoltiamoli, il cordone sanitario deve essere sanitario proprio, non sanitario così… proprio sanitario deve essere (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1005 Ziello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 9)
Passiamo all'emendamento 1.1008 Bonetti. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Con questo emendamento noi vorremmo che il Parlamento facesse un passo avanti nel compimento di una democrazia paritaria. Voi sapete che, ad oggi, i capilista nei collegi plurinominali e la composizione del famoso listone fatto dai listini circoscrizionali hanno un equilibrio di genere al 40-60 per cento, che ereditano dal Rosatellum. Noi chiediamo di far fare un passo avanti a questa proporzione e dire che i capilista delle liste nei plurinominali devono essere composti al 50 per cento da donne e al 50 per cento da uomini, proprio nel solco di quanto abbiamo discusso in quest'Aula già ieri, cioè di permettere alla nostra democrazia di scegliere, tra i migliori uomini e le migliori donne, in modo paritario, coloro che possono rappresentare al meglio la volontà delle cittadine e dei cittadini.
Va detto che il Rosatellum, introducendo questa proporzione al 40-60 per cento, ha fatto fare un passo avanti alla nostra democrazia: abbiamo raggiunto il massimo numero di donne elette nel Parlamento. Ma non è abbastanza, perché siamo ancora a un terzo della presenza di donne rispetto alla popolazione femminile, che, nel nostro Paese, è più del 50 per cento. Quindi, questo organismo rappresentativo oggi, da un punto di vista della proporzione numerica e matematica, non è rappresentativo della popolazione italiana.
E in questo io inserisco il contributo fondamentale che le donne italiane hanno dato, non solo negli 80 anni che abbiamo vissuto, ma anche nel nostro presente e in prospettiva nelle sfide che avremo di fronte nel futuro. Io penso che sia una sfida che possa essere abbracciata in modo trasversale. Ricordo, nella scorsa legislatura, che si è fatto fare un passo avanti, ad esempio, nella legge Golfo-Mosca. Una legge che, tra l'altro, nasce anche in seno al centrodestra, con un'alleanza con il centrosinistra. E in modo unanime, colleghe, abbiamo portato avanti la necessità di alzare la quota dal 30 al 40 per cento.
Oggi si tratta di fare lo stesso ragionamento: portiamo al 50 per cento il numero di donne candidate come capolista nei collegi plurinominali e al 50 per cento il numero delle donne che compongono il listone a livello nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Chiara Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiedo alla collega Bonetti di poter sottoscrivere questo emendamento, a nome del gruppo del Partito Democratico. Questa battaglia, che, come sappiamo, ieri ha avuto un'anticipazione nella discussione sull'emendamento Bignami, resta un tema ancora aperto, come giustamente ha sottolineato l'onorevole Bonetti. Con questo emendamento noi non chiediamo solo di preservare quel principio della garanzia della rappresentanza di genere nella formazione delle liste, sia per i capilista bloccati, sia nei listini che portano con sé il premio di maggioranza, che ieri rischiava di essere cancellato e spazzato via dall'approvazione di quell'emendamento.
Però sappiamo ancora come quella norma di garanzia antidiscriminatoria, quella del 60-40, si sia fin qui dimostrata insufficiente a far fare quel salto di qualità necessario per aumentare significativamente la rappresentanza femminile nel Parlamento. Quella percentuale del 30 per cento, o poco più, è ancora troppo bassa e incide ancora troppo poco, io credo, nella possibilità di orientare, condizionare e guidare le scelte che facciamo anche in questa sede dal punto di vista legislativo.
È vero, questo Parlamento ha poco più del 30 per cento di rappresentanze femminili, ma io non posso considerare come soddisfacente, ad esempio, il fatto che tutte le Commissioni parlamentari che oggi sono insediate in quest'Aula siano tutte guidate da deputati uomini.
Io lo so che anche nelle file della maggioranza ci sono deputate colleghe competenti, capaci e autorevoli in grado di guidare bene i lavori delle Commissioni; una maggiore rappresentanza femminile si misura, ovviamente, attraverso le elezioni, ma si misura anche nella presenza nei luoghi della decisione, nei luoghi apicali, e agire sul sistema di formazione delle liste tanto più in un sistema come questo che, sappiamo, porta con sé una parte consistente del Parlamento, delle Camere, con l'attuazione e lo scatto del premio di maggioranza, è ancora più importante per garantire un'adeguata rappresentanza. Questo obiettivo del 50 e 50, io credo che rappresenti una continuazione ideale di quella battaglia che, 80 anni fa, cominciarono le sole 21 Madri costituenti presenti nell'Assemblea che creò e diede vita alla nostra Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Quelle stesse che si batterono per fare in modo che ci fosse davvero, nella Costituzione, il principio dell'eguaglianza di fatto. E mi viene da dire che, quando giustamente, come è stato ricordato, quelle donne entrarono in Parlamento non sempre ebbero, poi, una strada facile; molte di loro ebbero storie, vicende personali e politiche, che le riportarono indietro perché un diritto non è mai conquistato per sempre, nemmeno quello della rappresentanza nelle Istituzioni, ma, sicuramente, quelle donne, nel condurre le loro battaglie, pensavano una cosa: che non bastava avercela fatta solo loro, solo se stesse, ma pensavano che ci fosse una battaglia da condurre anche per altre. Quindi, io mi appello, ovviamente, a tutta l'Aula, in modo particolare alle colleghe deputate di tutti gli schieramenti, perché su questo emendamento ci sia un voto favorevole che consentirebbe, pure con una legge che noi non condividiamo, di fare un passo in avanti su una questione di civiltà e di qualità per la nostra democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Luana Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Credo che questo emendamento abbia un significato fortemente simbolico e che renda giustizia ad una realtà sempre più presente nel nostro Paese; si tratta di un protagonismo delle donne che si esprime, ormai, nelle professioni; che si esprime, ormai, nell'associazionismo; che si esprime in tutti i campi in cui, una volta, le donne erano, se non escluse, marginali. Quindi, il nostro Parlamento si è rivelato, la nostra Camera, ieri, arretrata, con l'emendamento che voleva, addirittura, che tutti i capilista fossero alla fine di sesso maschile, perché il senso dell'emendamento era quello. Un'arretratezza, non solo, ma un vero e proprio pericolo per tutto quello che è stato conquistato a livello legislativo, a livello normativo, a livello di buonsenso tanto che, molti e molte, manco l'avevano capito che la cosa era così. Capite (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? È questo che mi rende veramente incerta perché, guardate, per me, il 50 e 50 può essere anche a rischio perché, un domani, le donne potrebbero essere il 60, anzi, forse tra 50 anni, lo saranno, 50, 60, 70 per cento come avviene, per esempio, in magistratura, come avviene, per esempio, nel mondo dei medici, ormai, dove le donne sono in maggioranza. Ebbene, io credo che le donne qui devono assumersi una responsabilità, che io capisco, non solo verso il proprio partito, ma verso la propria genealogia, perché le donne sono anche morte per questo, lo capite o non lo capite o pensate solo a voi stesse (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Le 21 donne che hanno lottato, qui, nell'Assemblea Costituente e che hanno lavorato, proprio sull'articolo 3 della Costituzione e sugli altri, a difesa delle donne, erano 21, ma erano libere, forti, autorevoli e capaci anche di farsi sentire non solo nel proprio partito, ma nel Paese. Qui, bisogna fare uno sforzo, in più, di autonomia, indipendenza, libertà (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Tutto il gruppo AVS sottoscrive. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Valentina Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ieri avete portato avanti - è stato portato avanti - il tentativo di smantellare le garanzie sulla parità di genere annullando la regola dei capilista al 60 e 40, e non solo, nell'ambito dell'emendamento bluff sulle preferenze; tentativo a cui anche una buona parte della maggioranza si è sottratta. Oggi, noi sosteniamo questo emendamento proposto dalla collega Bonetti, che fa una proposta chiara: il 50 per cento di presenza, di entrambi i generi, nelle liste e nei capilista. Noi, qui, non stiamo parlando di quote o concessioni, ma di democrazia paritaria, di un percorso verso la forma più compiuta di democrazia rappresentativa che riconosca competenze e capacità di tutte e di tutti. Adesso, dimostrate nel voto, tanto il voto è segreto, dimostrate favorevolmente di votare questo emendamento; dimostrate che siete pronti a difenderla questa garanzia democratica, che ieri, la prima Presidente donna della storia di questo Paese, avrebbe sacrificato per un patto di potere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Silvia Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Nilde Iotti, quando è diventata prima Presidente della Camera, disse: “Io stessa, non ve lo nascondo, vivo quasi in modo emblematico questo momento avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione”. È incredibile che la prima Presidente donna non senta su di sé, dopo aver rotto un tetto di cristallo, solo per se stessa, questo bisogno, cioè quello di garantire che le donne possano avere una rappresentanza vera. Per questo, voteremo a favore di questo emendamento e per questo, chiedo alle colleghe donne, ma anche ai colleghi uomini, pensate a quanto abbiamo bisogno di portare, qui, almeno il 50 per cento delle donne; quelle donne che fuori fanno fatica, che non sono rappresentate, che devono lasciare il lavoro. Per loro dobbiamo farlo, per milioni di donne che, fuori da qui, ci guardano e chiedono un segnale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gianmauro Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Grazie, Presidente. Nell'annunciare il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle a questo emendamento, volevo ricordare un po', in quest'Aula, a tutte quelle persone che si professano esperte di pari opportunità, che queste non sono semplicemente un principio astratto, ma significano anche rispettare quello che dice la legge e lo faccio leggendo quello che dice il codice delle pari opportunità. L'articolo 1 è così rubricato: “Divieto di discriminazione e parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini, nonché integrazione dell'obiettivo della parità tra donne e uomini in tutte le politiche e attività”.
In questo emendamento non si va, neanche, oltre il concetto di fare quello che prevede, addirittura, il comma 3, cioè che il principio della parità non osta al mantenimento o all'adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato. Qui, si va a cercare di dare la parità. Al comma 4, si stabilisce che questo obiettivo deve essere tenuto presente nella formulazione e attuazione, a tutti i livelli e ad opera di tutti gli attori, di leggi, regolamenti, atti amministrativi, politiche e attività. Quindi, andare in questo senso significa andare a rispettare quello che, già, dice la legge e quello che dice la legge serve perché, far rientrare le donne, in tutte le occasioni politiche e lavorative, serve a questo Paese. Lo faccio, io, da uomo e io mi rivolgo, non solo alle donne che spero abbiano già compreso, ma anche a tutti gli uomini, perché quello delle pari opportunità in questo Paese è un problema che tocca, in particolar modo, gli uomini perché sono loro che devono darsi da fare per far sì che le parità siano una realtà (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Ascani. Ne ha facoltà.
ANNA ASCANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. L'ha ricordato la nostra capogruppo, l'abbiamo ricordato in quest'Aula: 80 anni fa, qui, entravano, per la prima volta, donne che avevano, finalmente, il diritto di essere elette; tra loro, una, la più giovane, Teresa Mattei, concluse il suo intervento che portò, nella Costituzione, l'uguaglianza di fatto, rivolgendosi ai suoi colleghi uomini, in stragrande maggioranza. Allora, io non ho parole migliori delle sue per convincervi a votare un emendamento che serve non alle donne, ma al Paese, per portare qui dentro una rappresentanza che davvero sia simile a quello che c'è lì fuori. Teresa Mattei disse: “Aiutateci tutti a sciogliere veramente e completamente tutti i legami che ancora avvincono le mani delle nostre donne e avrete nuove braccia, liberamente operose per la ricostruzione d'Italia, per la sicura edificazione della Repubblica italiana dei lavoratori”. Io parole migliori non ne trovo; voi almeno queste cercate di ascoltarle, colleghe e colleghi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Girelli. Ne ha facoltà.
GIAN ANTONIO GIRELLI (PD-IDP). Grazie, Presidente. In un mondo ideale, credo che non ci sarebbe bisogno di parlare di parità di genere, ma nel mondo in cui viviamo, sì, io credo che ci sia bisogno, soprattutto dalle Aule parlamentari, nel momento in cui si tocca il tema della rappresentanza nelle Aule parlamentari, di dare dei segnali forti. E, guardate, non riguarda solo quante donne dovrebbero partecipare ed essere presenti in quest'Aula, ma riguarda il Paese che vive il dramma del femminicidio e vive il dramma della disparità, quando si parla di salario, quando si parla di opportunità e quando si parla di possibilità di costruire il proprio progetto di vita. Portare questa parità di rappresentanza è un dovere per l'applicazione della nostra Costituzione, che dice di rimuovere ogni ostacolo a una vera partecipazione di tutti e tutte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA (IV-CR). Grazie, Presidente. Io credo che, ai giorni nostri, non si dovrebbe nemmeno spendere più del tempo per spiegare perché la parità di genere sia un traguardo importante, ancora non raggiunto, e necessario per la nostra democrazia. Fa specie che si debbano ancora ricordare le parole di alcune Madri costituenti, il coraggio delle donne che andarono a votare per prime nella nostra Repubblica, che assunsero cariche pubbliche, eccetera, eccetera. Penso e voglio dare per scontato che questo sia un patrimonio consolidato. Eppure, credo che il tema sia non tanto spiegare perché la parità di genere è necessaria alla nostra società, alla nostra democrazia, ma domandarci con quali strumenti noi dobbiamo ancora agire per raggiungere questa parità di genere.
Ieri, la collega Bonetti ha ricordato la sua esperienza di madre di due figli; anche io, quando mi dispongo di fronte al tema della parità di genere e mi domando a che punto siamo, me lo domando soprattutto come padre di due figli, un maschio e una femmina. E in questa esperienza mi è assolutamente impossibile non constatare come ci siano delle differenze, a partire dalla libertà di uscire la sera, di girare la notte da soli, che ancora dobbiamo colmare. Così come da uomo che viene dal mondo dell'impresa e dell'economia non posso non rilevare come dalla Golfo-Mosca in avanti, grazie alle quote di genere per le donne nei consigli di amministrazione delle imprese, è cambiato lo spirito delle imprese, è migliorata la competitività. Grazie a quelle esperienze sono cambiate anche le dinamiche familiari con un progresso collettivo della nostra società.
Ebbene, allora, mi domando come tutto questo non possa rendere oggi semplicemente ovvio che siamo ancora nella necessità di dover garantire attraverso delle norme - come quelle ovvie che sono indicate, ad esempio, in questo emendamento - il traguardo della parità di genere. Credo che questa ovvietà dovrebbe trovarci unanimi, non divisi; potremmo al più discutere di quale sia lo strumento migliore per agire. Ma, vedete, negare che oggi quel traguardo sia ancora da raggiungere, sia prezioso per tutti - uomini e donne, pubblico e privato, famiglie e singoli - e, soprattutto, non vedere che quel traguardo va raggiunto ancora attraverso questi strumenti, credo sia un atto di ipocrisia che, nell'epoca della prima Presidente del Consiglio donna, dovremmo risparmiarci (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Qualche anno fa ebbi l'onore di servire la Repubblica nella funzione di Ministro e compii un piccolo gesto: rifiutai di partecipare a un convegno di soli maschi, di soli uomini, perché mi parve, allora, una vera e propria rimozione di genere. Ricevetti il sostegno di tante donne, ma mi fu particolarmente gradito quello di donne parlamentari del centrodestra, avversarie politiche, che si riconoscevano in un principio. Mi piace pensare che, ieri, ci siano state anche queste donne a impedire che il Parlamento compisse una gigantesca rimozione di genere nella nuova legge elettorale, con cui un partito avrebbe potuto candidare ed eleggere solo capilista uomini.
La responsabilità di tutto questo era non solo di Giorgia Meloni, ma anche di due maschi capi partito, Tajani e Salvini, e anche loro dovrebbero trarre le conseguenze da quello che è successo. Infatti, quando una Presidente donna, la prima donna Presidente del Consiglio, agisce contro le donne con la complicità degli uomini…
PRESIDENTE. Aspetti che la lascio concludere.
GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). …tutti perdiamo, Presidente. Perdiamo perché neghiamo un principio che è quello di uguaglianza, che non è un principio della sinistra, ma è il fondamento della nostra Costituzione. Oggi qui con questo emendamento della collega Bonetti, che noi abbiamo sottoscritto, abbiamo la possibilità di compiere un piccolo passo avanti…
PRESIDENTE. Concluda.
GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). …ci vorrebbe un po' di coraggio da parte di tutte e da parte di tutti, perché questo non è un emendamento solo delle donne, è un emendamento di tutto il Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Casu. Ne ha facoltà per un minuto.
ANDREA CASU (PD-IDP). Presidente, vede, quello della parità di genere è un tema importante. Io penso che sia importante che in quest'Aula stiano intervenendo solo purtroppo dalle forze dell'opposizione, sia donne che uomini. Io penso, però, che sia fondamentale, veramente fondamentale, renderci conto che l'articolo 67 della Costituzione ci concede una grande opportunità, quella di rappresentare la Nazione e di poterlo fare senza vincolo di mandato. Nel momento in cui voteremo per questo emendamento, ciascuno di noi potrà guardare alla propria esperienza personale e rispondere alla domanda di quante decisioni migliori abbiamo preso perché eravamo in stanze, in luoghi, dove a decidere non c'erano solamente uomini o non c'erano solamente donne, ma c'erano uomini e donne che insieme contribuivano ad assumere scelte nell'interesse di tutta la Nazione, di tutte le donne e gli uomini della Nazione. Ma per fare questo bisogna scrivere regole che lo consentano e io mi auguro che, in coscienza, la maggioranza di questo Parlamento possa scrivere almeno una pagina positiva in questa brutta proposta di legge elettorale che siamo costretti ad affrontare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Ciani. Ne ha facoltà per un minuto.
PAOLO CIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ma, care colleghe, non siete stanche? Non siete stanche di sentire giudizi, battutine, frasette, sguardi? Non siete stanche di sentire che qualcuno penserà a voi come abbiamo sentito in questi giorni? Io credo di sì, credo di sì, e credo che le norme aiutino a cambiare e aiutino a cambiare una cultura sbagliata. Guardate, noi viviamo in un Paese che ha abolito il delitto d'onore nel 1981: quasi tutti noi eravamo nati in un Paese che aveva il delitto d'onore. Allora, io credo che parlare di uguaglianza, parlare di parità sia qualcosa di serio e concreto. Non voglio che le giovani di oggi, che le mie figlie debbano continuare a sentire…
PRESIDENTE. Concluda.
PAOLO CIANI (PD-IDP). …quando raggiungeranno un luogo: chi ce l'ha portata? Di chi è amica? Di chi è figlia? Basta! Mettiamo nelle norme la parità perché la parità…
PRESIDENTE. La ringrazio.
PAOLO CIANI (PD-IDP). …deve essere la realtà del nostro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)…
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Devo dire che la Presidente del Consiglio si sta specializzando nel voltare le spalle alle donne, nel tradire le donne. Sta diventando una sua peculiarità.
Presidente, lo ha fatto nella legge sul consenso, dopo che quest'Aula aveva votato all'unanimità. Al Senato la Presidente del Consiglio non si è spesa per continuare a votare a favore di quella legge, e lo sta facendo adesso: questa volta lo fa sulla cancellazione delle norme sull'alternanza. Così facendo lei, con un tratto di penna, che cosa vuole fare? Vuole cancellare decenni di battaglie femministe, e questa è una grande vergogna. Allora, colleghe della destra, voi tutte, ieri, vi dovevate ribellare votando contro quell'emendamento che cancella quei decenni di lotta.
PRESIDENTE. La lascio concludere.
LAURA BOLDRINI (PD-IDP). Presidente, non mi ha fatto concludere. Volevo dire - lo ripeto questo concetto - che tutte le colleghe della destra avrebbero dovuto votare contro quell'emendamento che ieri voleva cancellare decenni di storia. Tutto a svantaggio delle donne. Come potete sottomettervi a questo diktat (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Gribaudo. Ne ha facoltà.
CHIARA GRIBAUDO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ieri abbiamo evitato di far sostituire quelle che considero delle garanzie democratiche con delle presunte promesse di rappresentanza. Parto da qui perché è stato un passaggio non banale. Alcune di noi ci hanno messo la faccia in tempi non sospetti, per provare a fare un dibattito serio sulla legge elettorale, provando a dare un contributo. Non tutti l'hanno capito, ci dispiace, ma in fondo, tutto sommato, ieri il voto è andato com'è andato. Allora, vuol dire che esiste uno spazio, ne sono convinta. Ne sono convinta perché, insieme alla collega Bonetti quando era al Governo, insieme a tutte voi, abbiamo fatto un passo rispetto a quella parità sostanziale, introducendo una norma importante sulle questioni economiche e del lavoro che riguardano le donne tutte - e chi sta nel mondo reale del lavoro sa di cosa parlo -, norme di cui, peraltro, si vanta anche questo Governo.
Allora, io dico: attenzione, mai come in questo momento, oggi, abbiamo l'opportunità, con questo emendamento, di ricordare a tutti che, certo, non siamo dei panda da tutelare, ma se c'è una donna che ha rotto il tetto di cristallo, e poteva farlo per tutte noi, ma non l'ha fatto nell'azione di Governo, come veniva ricordato, sta trasformando quel tetto in un tetto di cemento. Non possiamo consentirglielo ed è il motivo per cui dobbiamo votare convintamente questo emendamento, perché dobbiamo essere più libere e più capaci di portare, con il nostro contributo, un avanzamento nel Paese. È sempre stato così quando le donne hanno votato in Parlamento, anche quando erano minoranze. Proviamo a farlo anche questa volta, colleghe (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Sportiello. Ne ha facoltà, per un minuto.
GILDA SPORTIELLO (M5S). Grazie, Presidente. Forse non è chiaro e provo a fare un po' di chiarezza. Noi qui, oggi, non stiamo chiedendo il permesso alla maggioranza di farci sedere tra questi banchi; noi oggi non vi stiamo chiedendo di concederci qualche seggio per farci felici. Noi oggi vi stiamo dicendo che qui dentro è il nostro posto e ci vogliamo stare, e voi lo state negando. Noi vi stiamo dicendo che siamo più della metà della popolazione e metà di questo Parlamento ci spetta, perché qui si prendono le decisioni e a quelle decisioni noi vogliamo partecipare, vogliamo portare la nostra voce. Voi avete portato questo Parlamento in una regressione. Dopo anni e anni, la rappresentanza è calata. Basta dire che, se siamo poche, è perché non siamo competenti. Siamo competenti e siamo capaci. Poi, però, c'è un sistema culturale che ci mette ai margini.
Allora, oggi avete una grande responsabilità. Qui il tetto di cristallo la Presidente Meloni non l'ha sfondato, ce l'ha fatto cadere addosso. Questa è la verità (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. Io ho sempre rifuggito l'idea delle donne come una specie protetta da tutelare, ma, purtroppo - ahimè -, è necessaria. È necessaria perché viviamo e combattiamo tutti i giorni un mondo pensato al maschile: lo facciamo nella professione libera, lo facciamo nei luoghi di lavoro e lo facciamo in politica. Io provengo da un paese dove, a volte, io ero da sola, l'unica donna ai tavoli politici. Noi abbiamo il dovere di rendere il nostro Paese migliore ed è necessaria questa norma, perché tantissime di noi non hanno gli strumenti. Quindi, per questo dobbiamo accettare e dobbiamo portare avanti queste battaglie. In un Paese ideale non dovremmo averne necessità. Quindi, mi appello alla Ministra. Lei, Ministra, sicuramente avrà avuto ostacoli nella sua vita politica perché donna: accolga questo emendamento e votiamo tutti quanti a favore (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Orrico. Ne ha facoltà, per un minuto.
ANNA LAURA ORRICO (M5S). Grazie, Presidente. Credo sia capitato a tutti di lavorare sulla composizione delle liste elettorali, soprattutto nelle elezioni comunali, e di aver riscontrato la grande difficoltà a coinvolgere le donne, perché le donne in questo Paese ancora si vedono soprattutto madri, mogli, figlie, sorelle, lavoratrici, non si vedono rappresentanti all'interno delle istituzioni. Allora, i partiti hanno l'obbligo di costruire questa cultura della partecipazione e di infondere nelle donne la consapevolezza che il nostro posto è anche qui, dove si prendono le decisioni. Ecco perché questo emendamento sulla parità di genere è sacrosanto e va votato, perché è un nostro diritto cambiare la cultura di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Carmina. Ne ha facoltà, per un minuto.
IDA CARMINA (M5S). Grazie, Presidente. Io vorrei affermare con forza che noi donne non chiediamo un favore, non chiediamo delle cose, ma reclamiamo un diritto. Il corpo elettorale è composto per il 48 per cento da uomini: 24 milioni di uomini e 26 milioni di donne. Non si comprende perché già si veda come una concessione il 40 per cento della parità di genere, quando dovrebbe essere, se facessimo una corrispondenza di rappresentatività, il 52 per cento alle donne e il 48 per cento agli uomini. La verità è che noi siamo figli di una cultura patriarcale. Questa è una battaglia di civiltà, perché noi reclamiamo diritti, non favori. Basta andare a guardare i numeri nel Nord Europa: le donne prevalgono nella società e anche nella politica.
PRESIDENTE. La ringrazio.
IDA CARMINA (M5S). E faccio appello - mi consenta, Presidente - a tutte le donne e agli uomini illuminati di guardare la verità, perché la presenza delle donne in questo Parlamento è necessaria al Paese. Noi dobbiamo dare un seguito alle future generazioni, perché è necessario che noi ci siamo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Bakkali. Ne ha facoltà, per un minuto.
OUIDAD BAKKALI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Questa mattina il giornale Libero titolava: “Il Governo va sotto, colpa delle donne”, “Le donne affossano il Governo”. Ecco, colleghe tutte e colleghi - quelli che non hanno paura delle donne e dei diritti delle donne -, oggi prendiamocela questa colpa. Ce la danno comunque: ce la danno quando veniamo picchiate, ce la danno quando veniamo ingiustamente licenziate, ce la danno quando veniamo stuprate. Allora, prendiamoci qui, con questo voto, quello che è nostro, quello che è di tutte le altre donne, perché, comunque, la colpa, come sempre, è nostra. Quindi, facciamo questo atto: prendiamoci la colpa e proviamo a dare rappresentanza vera alle donne che oggi sono maggioranza nel Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Ferrari. Ne ha facoltà, per un minuto.
SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Dal discorso della Presidente Meloni nel suo insediamento: “Tra i tanti pesi che sento gravare sulle mie spalle oggi, non può non esserci anche quello di essere la prima donna a capo del Governo di questa Nazione”. E poi ringrazia le donne che hanno aperto la strada per il tetto di cristallo che lei ha infranto. Ma non c'è niente di peggio che rompere un tetto di cristallo per finta.
Allora, io faccio appello alle colleghe che quella Premier hanno sostenuto dal primo giorno e che ieri hanno senz'altro dato un segnale in quest'Aula. Io non farò fatica a spiegare che ieri non ho bocciato le preferenze insieme a molte e a molti di voi, ma ho bocciato un emendamento che bloccava i capilista e rischiava di lasciare fuori le donne da questo Parlamento. Allora, io chiedo oggi alle colleghe come faranno loro a spiegare, invece, che oggi bocciano un emendamento che propone la quota del 50 per cento per capilista e liste.
Si chiama democrazia paritaria. Non so come farete a spiegare, se non approvate questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Cherchi. Ne ha facoltà per un minuto.
SUSANNA CHERCHI (M5S). Sì, grazie, Presidente. Intanto volevo fare una considerazione. L'onorevole Vannacci dice che il termine “femminicidio” non dovrebbe esserci, perché comunque è un omicidio e quindi non dovrebbe esserci. Allora mi chiedo: perché esistono il fratricidio, il figlicidio, l'infanticidio, l'uxoricidio, il maritricidio, il regicidio, il tirannicidio e il genocidio? Tutti delitti che non dovrebbero essere specificati. Se non è specificato il femminicidio, non vedo per quale ragione dovrebbero essere specificati il matricidio e il patricidio. Quindi ritengo che l'onorevole Vannacci dovrebbe ricontrollare il dizionario.
E poi volevo dire un'altra cosa.
PRESIDENTE. Concluda.
SUSANNA CHERCHI (M5S). La parità non si misura con gli slogan; la parità delle donne è un diritto costituzionale. Quando un Governo non lo rende concreto, sta tradendo metà del nostro Paese. E la disparità delle donne si misura nella vita reale, con i salari più bassi, il lavoro precario e le carriere interrotte, perché le...
PRESIDENTE. La ringrazio.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Appendino. Ne ha facoltà per un minuto.
CHIARA APPENDINO (M5S). Grazie, Presidente. Quando ero sindaca, nel mio ufficio avevo la foto dei miei figli e, quando entrava qualcuno, uomo solitamente, guardava la foto e diceva: “ma che belli questi bimbi”. E mi chiedevano: “ma lei come fa a fare la sindaca e a occuparsi dei figli?”. Allora io rispondevo: “mi scusi, ma se fossi un sindaco uomo, questa domanda me l'avrebbe fatta?” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E sa qual è la risposta? Il silenzio? Ma è un “no”, è un “no”; e in quel “no” c'è il tema, il problema culturale di questo Paese.
Questo emendamento serve per le sindache, per le consigliere comunali, per le consigliere regionali, per le nostre amministratrici, per le deputate e per le senatrici. Diamo un segnale: parità nei fatti, nella sostanza e nel nostro approccio culturale in questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Simiani. Ne ha facoltà per un minuto.
MARCO SIMIANI (PD-IDP). Sì, grazie, Presidente. Quello che è successo rispetto al voto di ieri ha a che fare con la rappresentanza, perché ognuno di voi, ognuno di noi, rappresenta la propria comunità politica, rappresenta il proprio territorio e rappresenta, però, anche la propria coscienza. Ecco perché il Parlamento ieri veramente ha svolto il proprio ruolo, il ruolo di decisione, il ruolo di poter definire anche una strategia, un atteggiamento, una decisione. Ecco perché è arrivato il momento, proprio grazie a questa opportunità che comunque ci viene data, di utilizzare questo voto e portare al 50 e 50 per cento di uomini e donne questo Parlamento.
Vede, c'è una frase, Presidente, che disse qui Trudeau, l'ex Premier canadese, importante e che vorrei dire così: non è difficile capire perché sono femminista. Sono femminista perché sono cresciuto credendo che tutti gli esseri umani siano uguali e abbiano gli stessi diritti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Di Biase. Ne ha facoltà per un minuto.
MICHELA DI BIASE (PD-IDP). Che in questo Paese ci sia la necessità fondamentale di una democrazia paritaria e di una piena rappresentanza parlamentare delle donne credo sia un'acquisizione anche delle colleghe che sono sedute in quest'Aula e, a volte, siamo riuscite addirittura a darne prova insieme; ma soprattutto dobbiamo guardare all'esterno di quest'Aula parlamentare, Presidente. Perché che ci sia bisogno di rappresentanza ce lo dice oggi la situazione delle donne nel nostro Paese; donne che trovano con più difficoltà il lavoro; che, quando lo fanno, spesso lo fanno con contratti atipici; che ancora oggi vivono il problema del gap salariale; che, a parità di lavoro, guadagnano meno dei loro colleghi maschi; e mi riferisco anche a quello che succede in tutte le posizioni di leadership nel nostro Paese, dove le donne sono sottorappresentate.
Ecco, penso che una democrazia paritaria all'interno di questo Parlamento consentirebbe una democrazia reale fuori da qui e nel Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata L'Abbate. Ne ha facoltà per un minuto.
PATTY L'ABBATE (M5S). Io direi basta, no? Basta continuare a dare un esempio ai nostri giovani pazzesco. Qui abbiamo un emendamento semplice che vi chiediamo per portare avanti un discorso democratico e far capire che forse questo maschilismo vogliamo cercare di farlo arretrare. Ma se non riusciamo a farlo arretrare nemmeno in un'Aula del Parlamento, come possiamo pretendere di aiutare le donne che comunque hanno un salario più basso e devono dimostrare di lavorare il doppio in ogni situazione?
Iniziamo da qui, questo è fondamentale, questo è uno spartiacque importantissimo. E diceva una persona che io ritenevo molto astuta: se vuoi che una cosa venga detta, chiedila a un uomo; se vuoi che una cosa venga fatta, chiedila a una donna (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà per un minuto.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Tecnicamente e giuridicamente questa si può definire una norma antidiscriminatoria; in realtà, credo si possa serenamente definirla una norma di civiltà.
Io mi permetto di attirare l'attenzione dei colleghi della maggioranza, perché, guardate, l'approvazione di questo emendamento avrebbe un significato storico. Cancellerebbe probabilmente anche molte delle vicende di ieri e sarebbe uno straordinario segnale dato al Paese e al futuro di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Credo che questo possa essere sufficiente perché oggi il Parlamento riesca a dare una risposta unitaria, da questo punto di vista, su una questione di fondamentale importanza come la parità di genere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Scarpa. Ne ha facoltà per un minuto.
RACHELE SCARPA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, nel votare questo emendamento penso che siamo chiamati a fare una cosa nobile: rimuovere gli ostacoli all'effettiva partecipazione, come ci dice l'articolo 3 della nostra Costituzione. Non serve che ve ne parli, colleghe, io penso che gli ostacoli all'effettiva partecipazione delle donne alla vita politica li conosciate bene anche voi: sono ostacoli di tipo economico, di tipo sociale e di tipo culturale.
Voglio anche dirvi un'ultima cosa. Nell'emendamento che ieri ha mandato sotto la maggioranza che sostiene questo Governo si rischiava di cancellare la rappresentanza femminile, perché si eliminava un criterio di parità di genere. Oggi su qualche giornale di destra, qualche commentatore dice “colpa delle donne”. Io vi invito a pensarci, colleghe, perché possiamo scrivere, votando insieme questo emendamento, una storia diversa da quella raccontata su quelle pagine (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO (M5S). È un richiamo al Regolamento, articoli 8 e seguenti. Perché, se il principio e la regola di non far video durante i lavori d'Aula vale, deve valere per tutti. Io ho visto con i miei occhi che durante l'intervento della collega Cherchi sono partiti dei video da parte di colleghi della maggioranza, e questa è una violazione del Regolamento e lei è chiamato a stigmatizzarla. Gliel'ho anche fatto presente, mi sono sbracciata per farglielo vedere (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Durante tutto l'intervento, da quei banchi sono stati effettuati dei video e, durante i lavori d'Aula, non si possono fare video. Lo ha dichiarato lei stesso durante la votazione nella giornata di ieri dell'emendamento Bignami. Quindi, se le regole valgono, devono valere per tutti e per tutte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha ragione da vendere. Ribadisco il principio che lei ha sintetizzato. Chiedo anche la collaborazione dei colleghi, dei colleghi Questori e dei gruppi per evitare che questi episodi possano reiterarsi.
Si riprende la discussione.
(Ripresa articolo 1 - A.C. 2822-A? e abbinate)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Volevo ricordare una cosa: che comunque vada, comunque andrà questo emendamento, le lotte delle donne vengono da lontano e andranno lontano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Se abbiamo conquistato ottant'anni fa il diritto di voto è perché abbiamo combattuto e voglio ricordarlo con una canzone (La deputata Guerra prosegue cantando): “Sebben che siamo donne, paura non abbiamo, abbiam delle belle e buone lingue e in lega ci mettiamo”. La Lega giusta! (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra - Commenti dai banchi della maggioranza).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Serracchiani. Ne ha la facoltà per un minuto.
DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Credo che questo emendamento sia molto importante, e mi auguro che lo comprendano anche i colleghi e le colleghe della maggioranza.
Presidente, quando la Presidente del Consiglio è entrata per la prima volta in quest'Aula, presentandosi come Presidente del Consiglio, ha detto che bastava guardarla per capire che lei non era un passo indietro agli uomini (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e che questo avrebbe giustificato tutte le azioni fatte dal Governo da lì in poi. Allora, voglio elencarne soltanto alcune, di queste azioni: il no al congedo paritario, il no alla legge sul consenso, il no alla legge sulle detenute madri - e, per inciso, ci sono più di 30 bambini che in questo momento sono nelle carceri italiane sovraffollate e calde e meritano di essere fuori da quelle carceri e ve ne state completamente disinteressando -, no all'Opzione donna completamente cancellata, no - come abbiamo visto ieri - alla parità di genere. Allora, vista la presenza del Ministro Nordio se, come si dice, tre indizi fanno una prova, qui Presidente e Ministro, siamo davanti alla certezza matematica di una donna che per le donne non vuole fare assolutamente niente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà per un minuto.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, Presidente. La storia della rappresentanza femminile nelle istituzioni è una storia lunga, ricca di ostacoli e che oggi può trovare, in quest'Aula e con il voto dell'Aula, un riconoscimento significativo. Un riconoscimento che non è soltanto una battaglia di civiltà, ma sarebbe il giusto riconoscimento e attribuzione a un percorso che oggi continua a trovare tanti ostacoli, da quelli relativi alle battaglie salariali, a quelli relativi alle tante sacche che ci sono nelle nostre istituzioni italiane - province, regioni, comuni - dove ci sono alcune sacche preoccupanti che continuano a non riconoscere questo voto. Ecco perché, il voto oggi dell'Aula avrebbe anche questo significato: dare un segnale specifico al Paese e a chi guarda all'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Borrelli. Ne ha facoltà per un minuto.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Volevo ricordare, collegandomi al canto della collega, che in questi giorni sono stati celebrati i cinquant'anni di un film di Bernardo Bertolucci, Novecento, dove le donne rappresentano il motore emotivo, politico e rivoluzionario della storia del nostro Paese. Ci sono donne che sono morte, che si sono sacrificate, e in cui dobbiamo continuare a credere ed eliminare un diritto, che in questi anni non ha risolto un problema ma ha migliorato la qualità della rappresentanza, è un atto che ci porta indietro, soprattutto se a votare contro le donne, sono altre donne (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Baldino. Ne ha facoltà per un minuto.
VITTORIA BALDINO (M5S). L'antifemminismo della prima Presidente donna, non si vede soltanto dal parere contrario a questo emendamento della collega Bonetti, ma nel testo dell'emendamento Bignami, che lei si è venduta come una svolta storica, che prevedeva che tutti i capilista sarebbero potuti essere uomini - tutti i capilista, quindi potenzialmente tutti gli eletti, e anche tutti i secondi in lista sarebbero potuti essere uomini - quindi potenzialmente noi avremmo potuto avere un Parlamento, tolto il premio di maggioranza, di soli uomini. Questo è il femminismo, questo è il soffitto di cristallo che la prima Presidente donna avrebbe dovuto sfondare ed era vero quando le dicevamo, nel giorno dell'insediamento, che non basta essere donna per fare delle politiche per le donne perché tutto quello che il Presidente del Consiglio - il Presidente del Consiglio! - non ha fatto in questa legislatura, tutto quello che avrebbe potuto fare e non ha fatto per le donne (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Bonafe'. Ne ha la facoltà.
SIMONA BONAFE' (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ma vede, io ieri avevo fatto un appello alle colleghe brave di destra: avevo chiesto di non accettare l'umiliazione di approvare un emendamento che, insomma, avrebbe visto la partecipazione delle donne venire meno nel nostro Parlamento.
Oggi voglio chiedere, invece, alle colleghe: ma che messaggio, che tipo di messaggio vogliamo dare? Le donne possono essere candidate, ma non possono guidare le liste? È questo il messaggio che noi vogliamo dare? Allora, noi non stiamo chiedendo corsie preferenziali, stiamo chiedendo che ci sia pari opportunità nell'accesso alla rappresentanza e io penso che questo sia un principio assolutamente condivisibile, e che ci deve vedere, anche in questa occasione, portare avanti una battaglia insieme (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Malavasi. Ne ha facoltà per un minuto.
ILENIA MALAVASI (PD-IDP). Ma sono passati ottant'anni da quando le donne hanno avuto la possibilità di votare, anche di essere votate, di essere elette e dopo ottant'anni abbiamo meno del 15 per cento delle donne che sono sindache e lo sono soprattutto nei piccoli comuni e in Parlamento siamo, comunque, circa il 30 per cento, senza nessun presidente di Commissione. Io penso che oggi questa battaglia vada portata avanti a testa alta e con la consapevolezza che siamo più della metà della popolazione italiana e abbiamo tutto il diritto di chiedere spazi di rappresentanza in prima linea e non un passo indietro agli uomini. Lo dico anche rispetto all'emendamento di ieri - bocciato - che prevedeva nessuna parità di genere nemmeno tra i capilista. Vorrei dire una cosa semplice: la democrazia di questo Paese o è paritaria o non è. Questo è il principio che deve vederci lottare insieme, per avere una piena rappresentanza di genere nelle liste e nella società perché ancora una volta le donne, nel nostro Paese, sono discriminate e certamente questo è un Governo che non ha fatto assolutamente niente per le donne (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Evi. Ne ha facoltà per un minuto.
ELEONORA EVI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Solo per dire che, se gli uomini avessero le mestruazioni probabilmente gli assorbenti sarebbero gratis. È una provocazione, ma neanche tanto. È un risultato avere maggiore presenza femminile all'interno delle istituzioni. Le politiche per le donne sono necessarie oggi perché, troppo spesso, pensiamo alla medicina, una medicina pensata per gli uomini; pensiamo addirittura ai condizionatori, che sono stati pensati sul corpo degli uomini. Ecco, una politica che vede una maggiore presenza femminile darebbe risposte più adeguate, più coerenti e più giuste per la nostra società tutta, per le donne e anche per gli uomini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ravetto. Ne ha facoltà per tre minuti.
LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Ma, noi pensiamo da una parte che questo sia l'ennesimo esempio dell'effetto Vannacci (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) sulla legge elettorale, perché, con buona pace delle colleghe di sinistra, il testo base già prevede che non ci sia il bilanciamento di genere sui capilista. Però ribadiamo il concetto, care colleghe di sinistra: la Schlein è una donna, ci state dicendo che ha bisogno di mettere le quote sui capilista per candidare metà delle donne (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)? Ci state dicendo che, se non avete questa norma, nessuno di voi verrà candidata come capilista o, comunque, non quanto gli uomini? Allora avete un problema interno al partito. Probabilmente la Presidente Meloni sa che lei, se le sue donne sono brave, le metterà metà capilista - noi speriamo non ci siano i capilista e passi il nostro emendamento sulle preferenze -, ma probabilmente ne metterà perché saranno brave. Risolvetevi il problema interno al Partito Democratico; evidentemente non basta avere una segretaria donna per applicare la meritocrazia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1008 Bonetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).
Passiamo all'emendamento 1.143 Marattin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.143 Marattin, con il parere contrario della Commissione e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).
Passiamo al subemendamento 0.1.1075.500 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.1075.500 della Commissione, con il parere favorevole del Governo e il parere contrario del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 12).
Passiamo all'emendamento 1.1075 Bignami. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1075 Bignami, nel testo subemendato, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e il parere contrario del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Revoco la votazione, c'era una richiesta di intervento che non abbiamo intercettato.
Ha chiesto di parlare il deputato Donzelli, poi ripeterò i pareri. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DONZELLI (FDI). Grazie, Presidente, velocissimo, soltanto per lasciare agli atti dell'Aula una spiegazione su questo emendamento. Siccome, tra le tante cose che sono state dette erroneamente di questa legge elettorale, ossia che prevede un listone nazionale bloccato che si aggiunge alle liste bloccate, ecco, il premio di maggioranza non è un listone nazionale, ma sono dei premi circoscrizionali; e in più non è vero che è un'altra lista, perché con questo emendamento si specifica - già nel Bignami-bis era stato specificato - che i candidati dovevano essere anche nelle liste proporzionali e in queste si specifica che vanno ai vertici delle liste proporzionali. Quindi, automaticamente, vuol dire che la conseguenza è che il premio di maggioranza va a scorrere sulle liste proporzionali; quindi, chi vince le elezioni non elegge degli estranei che non sono candidati da nessuna parte e sconosciuti agli elettori, ma va a eleggere quelli che i partiti hanno eletto in base alla propria percentuale nelle proprie liste a scorrere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Semplicemente per dovere di verità agli atti di quest'Aula, poi, consapevole che ciascuno può raccontare per propaganda quello che vuole, ma con questo emendamento diventa fattuale quello che dicevamo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Si continua a tentare una truffa terminologica. Esiste il listone nazionale, continuate a chiamarlo “listini circoscrizionali”, ma c'è un piccolo particolare, ossia che quella lista dei 70 che voi avete poi riposizionato nei listini circoscrizionali, in realtà, scatta solo in caso di vittoria e scatta per tutti. Quello che lei ha poc'anzi detto, collega Donzelli, può valere in alcuni casi, cioè in quelli dove la circoscrizione ha un solo collegio plurinominale, perché nelle circoscrizioni con due collegi plurinominali potrebbero esserci sulla scheda nominativi dei candidati nel listino circoscrizionale che non sono presenti in quelli dei collegi plurinominali, perché sono nell'altro collegio plurinominale.
Quindi si continua, da questo punto di vista, a fare una scelta. Il vero scivolamento - mi consenta, per il suo tramite, Presidente, al collega Donzelli - era il nostro emendamento che avete bocciato in Commissione, era cioè abolire i listini circoscrizionali e fare lo scivolamento, cioè recuperare i migliori resti dei partiti facenti parte della coalizione che avesse ottenuto il premio di maggioranza. Per questa ragione voteremo contro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signor Presidente. Temo che il collega Donzelli abbia detto qualcosa di impreciso. Non è vero che questo emendamento determina lo scorrimento, diciamo, in modo proporzionale rispetto ai voti che ogni singolo partito ha preso, non è così. Questo rappresenta uno scorrimento a seconda di chi sono i personaggi, le persone, gli uomini e le donne che sono stati messi nel listone e quindi poi nei listini. È evidente che queste persone, che rappresentano il partito, che sono state messe nel listone sono quelle che poi determinano lo scorrimento. Quindi non avviene in termini percentuali, cioè in quanti voti ha preso quel partito o l'altro, ma in base a come è stato formato il listone, che - ahimè - esiste; esiste il listone dei 70. Il fatto che poi siano stati seguentemente divisi circoscrizione per circoscrizione non fa salva, ovviamente, la riconoscibilità che prevede la Corte costituzionale in più sentenze, la quale dice che sono possibili ovviamente delle liste bloccate, ma queste liste devono essere corte e riconoscibili, appunto, da parte degli elettori. Quindi, per queste ragioni, noi ribadiamo il nostro voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Volevo confermare il mio voto personale, contrario, come ha detto pure il collega Filiberto Zaratti, contrarissimo a questo listone bloccato. È un modo per allontanare i cittadini dalle istituzioni e dal consenso. È un'azione, una scelta, che noi contestiamo totalmente. Questo listone bloccato è l'ennesima dimostrazione che non si voleva dare la possibilità ai cittadini di scegliere (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1075 Bignami, nel testo subemendato, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e il parere contrario del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 13).
Passiamo all'emendamento 1.1003 Ziello, sempre con voto segreto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Ci risiamo con l'emendamento presentato da Futuro Nazionale e noi ci riproviamo. Ci riproviamo perché l'abbiamo presentato in Commissione; questo emendamento è stato prima accantonato, pur di non essere portato ai voti; l'abbiamo portato all'interno di quest'Aula e, per ostacolare l'emendamento presentato da Futuro Nazionale, è stato presentato un emendamento di maggioranza a prima firma Bignami, che abbiamo portato al voto ieri e, purtroppo, abbiamo visto tutti qual è stato il risultato, no? Perché, come si suol dire, il diavolo fa le pentole, ma non fa i coperchi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
Quindi, qualcuno ha provato di nuovo ad ostacolare il generale Vannacci e Futuro Nazionale all'interno di quest'Aula, con uno stratagemma che non andava ad assegnare un vero voto con le preferenze, ma - lo sappiamo benissimo tutti, all'interno di quest'Aula - un capolista bloccato, con le preferenze solamente dal secondo posto in poi.
E Futuro Nazionale anche in quel contesto ha dimostrato la necessità di dare almeno la parola ai cittadini, agli italiani, seppur non dal primo capolista all'interno delle liste elettorali.
Non è andata bene. Quindi, noi oggi diamo la possibilità alla maggioranza, e mi rivolgo principalmente ai colleghi di maggioranza che ieri, dopo il voto, hanno dimostrato un forte imbarazzo per capire di chi fosse stata la colpa, cercando anche di portare immediatamente la colpa su Futuro Nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Noi abbiamo dimostrato con i fatti che il voto è stato fedele. Abbiamo dimostrato che ciò che avevamo detto prima del voto lo abbiamo mantenuto, cosa che, invece, altri di maggioranza non sono riusciti a fare.
Quindi non mi rivolgo tanto al centrosinistra, che, a priori, ha detto che voterà contro qualsiasi emendamento di Futuro Nazionale - quindi anche contro il bene del Paese, anche contro il bene degli italiani -, ma mi rivolgo, con senso di responsabilità, ai colleghi del centrodestra: dimostrate la dignità che ieri avete perso non votando il vostro stesso emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Dimostrate quella dignità chiedendo in questo momento, dopo il mio intervento, di non volere il voto segreto, in modo che ci possa essere, da parte degli elettori a casa e dei giornalisti che ci stanno seguendo, la capacità di individuare chi vota favorevolmente questo emendamento e chi, invece, non ci vuole mettere la faccia.
Ieri, il vostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che il voto dell'emendamento è finito, purtroppo, in una palude. Oggi Futuro Nazionale…
PRESIDENTE. Concluda.
DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). …e il generale Vannacci vi stanno offrendo una mano per uscire da quella palude in cui siete caduti voi stessi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1003 Ziello, sul quale la Commissione e il Governo si rimettono all'Assemblea e con il parere contrario del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 14) (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle - I deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free espongono dei cartelli). Invito i colleghi a togliere i cartelli e chiedo agli assistenti parlamentari di intervenire (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito del Presidente). Togliete questi cartelli per favore (I deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free: “Vergogna, vergogna!”).
Passiamo all'emendamento 1.1023 Montaruli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Avverto che la votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1023 Montaruli, con il parere favorevole della Commissione, del Governo e del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 15).
Passiamo all'emendamento 1.1073 Paolo Emilio Russo.
Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Presidente, se fosse possibile, vorrei chiedere al collega Paolo Emilio Russo di illustrare questo emendamento per comprenderne meglio la portata (Commenti di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
PRESIDENTE. Non è obbligato a farlo. Prego, deputato Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). Presidente, intervengo brevemente per illustrare, quantomeno per educazione. Mi pare che il contenuto sia abbastanza chiaro: lo scopo è evidente ed è quello di ridurre la frammentazione del sistema politico e, quindi, di evitare il proliferare di piccole liste che, come abbiamo visto, sono fonte di instabilità.
PRESIDENTE. Si conferma il parere contrario del relatore di minoranza.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1073 Paolo Emilio Russo, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e con il parere contrario del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 16) (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
Passiamo all'emendamento 1.1002 Steger.
Ha chiesto di parlare il deputato Steger. Ne ha facoltà. Ricordo che il voto sarà segreto. Prego, a lei la parola.
DIETER STEGER (MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Chiedo l'accantonamento di questo emendamento.
PRESIDENTE. Qual è il parere del relatore sulla richiesta di accantonamento?
ANGELO ROSSI, Relatore per la maggioranza. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Insiste? Vuole porre in votazione la sua richiesta, deputato Steger?
DIETER STEGER (MISTO-MIN.LING.). Ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. L'emendamento è ritirato.
Conseguentemente, passiamo all'emendamento 1.1063 Gebhard. Ricordo che la votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Ha chiesto di parlare la deputata Serracchiani. Chiede di parlare oppure di sottoscriverlo? Prego, a lei la parola.
DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiedo di parlare su questo emendamento. Questo emendamento che stiamo per votare affronta una questione importante: la rappresentanza parlamentare della comunità slovena.
L'articolo 26 della legge n. 38 del 2001 già riconosce e disciplina il diritto di rappresentanza della minoranza slovena nel Parlamento nazionale, e demanda alla legislazione elettorale il compito di favorire l'accesso alla rappresentanza di candidati appartenenti alla minoranza slovena. Tale disposizione non ha tuttavia ricevuto sufficiente attuazione: infatti, le specifiche tutele previste dalla legislazione elettorale vigente favoriscono solo indirettamente la rappresentanza della minoranza di lingua slovena. Si pensi alla specifica tutela prevista per le elezioni dei rappresentanti italiani nel Parlamento europeo, o al fatto che la legge elettorale attualmente in vigore per la Camera dei deputati prevede che, nella circoscrizione del Friuli-Venezia Giulia, uno dei collegi uninominali è costituito in modo da favorire l'accesso alla rappresentanza dei candidati che siano espressione della minoranza linguistica slovena. Si tratta di disposizioni promozionali che sono certo importanti, ma che, tuttavia, non garantiscono pienamente l'accesso alla rappresentanza. La situazione è stata ulteriormente aggravata a seguito della riduzione del numero dei parlamentari.
Siamo fermamente convinti che sia necessario introdurre una disposizione più incisiva, che possa fungere al tempo stesso da stimolo alle forze politiche, ma anche da specifica salvaguardia per il caso in cui ciò non accada.
Il Partito Democratico è stato, e continua ad essere, il partito maggiormente rappresentativo della comunità slovena. Al PD appartenevano e appartengono, infatti, molti… però, Presidente, secondo lei è possibile parlare così?
PRESIDENTE. Ha ragione. Riprenda, prego.
DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). Al PD appartenevano e appartengono infatti moltissimi dei parlamentari che, negli anni, sono stati eletti in rappresentanza di questa comunità. Questo perché il Partito Democratico ha sempre attribuito molta importanza alla questione e, soprattutto, ha curato negli anni il rapporto con la comunità slovena e il continuo rafforzamento di processi politici di partecipazione e ascolto. Proprio per questo motivo, abbiamo presentato un emendamento che si fa carico della questione in modo ragionevole ed equilibrato: nessun seggio aggiuntivo e nessuna violazione degli equilibri di forza risultanti dall'esito elettorale; piuttosto, una clausola di salvaguardia che, in primo luogo, favorisce e stimola le candidature slovene nelle liste e assicura che, qualora i candidati sloveni non vengano eletti, scatti, appunto, una salvaguardia che ne assicura l'elezione. Si tratta, quindi, di un emendamento che rispetta l'autonomia delle forze politiche e, soprattutto, i processi politici di partecipazione, relazione e ascolto della comunità slovena e che, allo stesso tempo, assicura la rappresentanza di quella comunità inserendola in un quadro politico più ampio.
L'emendamento che stiamo per votare opera, invece, una scelta del tutto diversa, assicurando un seggio non già a candidati sloveni presenti nelle liste delle forze politiche a carattere nazionale, ma a liste a carattere sostanzialmente etnico.
Si prevede, infatti, la possibilità di presentare liste rappresentative della minoranza linguistica slovena e che queste liste, purché superino l'1 per cento dei voti, concorrano all'attribuzione di un seggio garantito. Il risultato è, apparentemente, lo stesso, ma il percorso che conduce a quel risultato è, per noi, sbagliato e preoccupante; infatti, anziché valorizzare la rappresentanza della comunità slovena, secondo una logica di trasversalità, organizzandola secondo le linee di articolazione della rappresentanza politica generale, si sceglie la strada di una etnicizzazione della rappresentanza, quasi che la comunità slovena fosse un corpo estraneo rispetto al resto della comunità politica e non, invece, una sua componente essenziale. Organizzare la rappresentanza slovena su base etnico-linguistica, anziché su base politica, significa rompere il legame tra istanze della comunità slovena e istanze politiche generali, rinchiudendo la rappresentanza entro gli stretti confini della comunità stessa.
Noi crediamo, invece, che il senso e l'importanza della rappresentanza della comunità slovena siano nel valore aggiunto che il rappresentante o la rappresentante della comunità slovena può portare alla forza politica in cui è candidato o candidata e, dunque, alla discussione politica generale.
In secondo luogo, organizzare la rappresentanza in base etnico-linguistica non corrisponde in maniera adeguata al modo in cui la comunità slovena si è, tradizionalmente, organizzata dal punto di vista politico privilegiando, in larga parte, il rapporto con le forze politiche di rilievo nazionale. Sto concludendo, Presidente.
In terzo luogo, garantire il seggio a condizione che la lista abbia superato la soglia dell'1 per cento dei voti rischia non solo di forzare gli equilibri risultanti dall'esito elettorale, ma anche, per paradosso, di indebolire la stessa legittimazione dell'eletto o dell'eletta.
Infine, la soluzione prospettata dall'emendamento incide in modo molto negativo sullo stesso diritto di voto dei componenti della comunità slovena; analoga discrasia si creerebbe anche sul versante dell'elettorato, sia attivo sia passivo.
Per tutti questi motivi, il Partito Democratico crede fortemente nella necessità di assicurare la rappresentanza della comunità slovena e vede, nella presentazione di due emendamenti sul punto, pure una discussione su un progetto…
PRESIDENTE. Concluda.
DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). …di legge elettorale che ci vede fermamente contrari.
Per questo, pur non concordando per le ragioni che ho detto con l'impostazione dell'emendamento e per ribadire, tuttavia, la nostra attenzione nei confronti dell'istanza di rappresentanza della comunità slovena, ci asterremo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ettore Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Presidente, solo per lasciare agli atti una parola su questo tema che la collega Gebhard prova a sollevare con la sua richiesta di emendamento, per portare all'attenzione un tema reale e molto sentito. Su questo tema ci sono stati impegni del nostro Governo anche nei confronti del Governo sloveno dove, con un sistema di reciprocità, sia in Slovenia che in Croazia, c'è un parlamentare appartenente alla minoranza italiana eletto con una formula garantita sia nel Parlamento sloveno, sia nel Parlamento croato. Credo che questo tema, cioè la reciprocità e il rapporto tra i due Paesi, non possa essere accantonato come una semplice questione attinente alle minoranze tutelate all'interno del nostro ordinamento; in primo luogo perché c'è una norma specifica sulla minoranza linguistica slovena e, in secondo luogo, perché gli impegni assunti a livello di vertici dei Ministeri degli Esteri su questo tema sono stati ripetuti nel corso degli anni.
Non credo che con questo emendamento e in questa sede riusciremo ad affrontare questo tema. Credo, però, che sarà opportuno che il Governo, nei modi e nelle forme che riterrà, non dica semplicemente che gli impegni che ha assunto nel corso degli anni vengono disattesi tout court, ma che, su questo argomento, ci sia una sensibilità volta a trovare una soluzione che possa contemperare le esigenze, anche di serietà, che il nostro Paese merita nei confronti dei partner (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Sull'ordine dei lavori, per un fatto sopravvenuto. Qui dentro stiamo facendo politica e non si può nascondere il fatto politico avvenuto con l'emendamento votato poco fa, ossia l'emendamento 1.1003 Ziello, per il quale chiediamo un'immediata riunione della Conferenza dei capigruppo (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Perché? Perché quell'emendamento svela una nuova maggioranza, anzi no, una minoranza di Governo, ossia la minoranza Fratelli d'Italia - Futuro Nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Infatti, ieri, Futuro Nazionale, riprendendosi mentre votavano quell'emendamento, ha dato un segnale che Fratelli d'Italia ha recepito e nessuno dica che questa è la parte che ha votato per le preferenze, perché non c'entrano nulla le preferenze, perché, se si volevano fare le preferenze, ieri si votava il subemendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) del MoVimento 5 Stelle all'emendamento Bignami ed ecco che le preferenze sarebbero state introdotte.
Quindi, si è creata la composizione politica di chi ci ha messo la faccia e, poi, ci ha aggiunto la feccia, come loro si autodefiniscono (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e, in questo momento, non si capisce dove stiano Lega e Forza Italia che, di fatto, sono stati sbattuti fuori dalla compagine di Governo. Quindi, forse, seguendo la tradizione della bonifica delle paludi, come vi piace sempre ricordare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), questa è l'unica palude che avete bonificato e questo è stato il risultato! Proprio per questo, vi chiediamo una Conferenza dei capigruppo perché, davvero, non si può andare avanti come se nulla stesse accadendo in questo Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
CHIARA BRAGA (PD-IDP). Presidente…
PRESIDENTE. Deputata Braga, confido nel senso di responsabilità di tutti i gruppi, perché penso, davvero, che abbiamo fatto tutto quello che era possibile per ascoltare il parere di ognuno. Questi richiami all'ordine dei lavori non sono propri, diciamo così, o possono essere interpretati come tali. Quindi, io mi auguro che, nei vostri interventi, si abbiano comunque parole di moderazione e, poi, si cerchi di chiudere, perché stiamo, di fatto, votando un emendamento di cui si è discusso fino ad adesso, perché questo emendamento è vivo e sta per essere votato dalla Camera. Deputata Braga, a lei la parola.
CHIARA BRAGA (PD-IDP). Grazie, Presidente. La voglio rassicurare: gli estremisti stanno da un'altra parte (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), evidentemente sono quelli che hanno segnato una spaccatura dentro questa maggioranza, su quel voto, costituendo una maggioranza di destra-destra.
Credo che la richiesta del collega Ricciardi sia più che ragionevole. Ve lo diciamo da ieri sera: non potete andare avanti facendo finta di nulla. Non potete andare avanti senza vedere che questa maggioranza, su questo provvedimento, non c'è più (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e non c'entra niente il diritto dei cittadini di eleggere i propri rappresentanti. Vi state consumando. C'è una frattura tra di voi che è resa ancora più palese da questo voto. Noi vi abbiamo chiesto di fermarvi, di convocare una Conferenza dei capigruppo, di fare un chiarimento politico che, a questo punto, è ancora più evidente, perché questa mattina il Governo ha cambiato parere, si è rimesso all'Aula e l'Aula ha sancito, ancora una volta, che non esiste più una maggioranza che sostiene questo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).
Non possiamo andare avanti come se niente fosse. Vi chiediamo di assumervene le responsabilità e, raccogliendo la sua sollecitazione, Presidente, sarò misurata e moderata nelle parole. La chiudo qui. Chiudete questa pagina. Convocate una Conferenza dei capigruppo e venite qui a chiarire qual è la situazione. Meglio ancora se traete direttamente le conclusioni e se la Presidente del Consiglio, dopo quello che è successo, ieri e oggi, decide di porre fine a questa fallimentare stagione di Governo.
Non servirà a niente inseguire Futuro Nazionale e le parole di questa formazione con il settimo inutile decreto Sicurezza: occupatevi dei problemi veri degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), quelli veri che state ignorando da settimane, da mesi! Fatelo nell'interesse, davvero, del Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Con il suo richiamo all'ordine dei lavori, lei chiede una Conferenza dei capigruppo, riassumendo.
Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Sarò ancora più misurata e moderata della collega Braga. Visto che lei ci ha invitato, ci assumiamo la responsabilità di segnalare a tutta l'Aula cosa sta avvenendo: il tentativo da parte di Fratelli d'Italia di utilizzare il gruppetto Vannacci come stampella per un Governo che è in crisi palese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Per questo, noi imploriamo, Presidente, la vostra assunzione di responsabilità, che parte dalla presa di consapevolezza di una realtà prima che sia troppo tardi, perché oggi, di fronte alla richiesta di approvazione dell'emendamento gruppo Vannacci, c'era il gruppo di maggioranza relativa che diceva “positivo” e alzava il pollice e Forza Italia che, invece, lo abbassava (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ma ci rendiamo conto di quello che è successo o facciamo i sonnambuli e le sonnambule?
Presidente, chiediamo la Conferenza dei capigruppo per mettere un po' di ordine in tale disordine politico e anche simbolico, se mi consente (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. La ringrazio. Quindi, anche lei si associa alla richiesta di convocazione della Conferenza dei capigruppo. Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Presidente, siccome interloquivo, con il labiale, con il Ministro Foti, che diceva “non siamo mica in un regime, ognuno si esprime come vuole”, è un fatto politico! È un fatto politico che questa maggioranza non abbia una sua proposta di legge elettorale, perché su un punto decisivo come quello che è stato messo al voto oggi, dopo la giornata di ieri, non c'è una maggioranza. Non c'è la maggioranza del Governo sulla legge elettorale che dalla sua Presidente del Consiglio, dalla Presidente del Consiglio Meloni, era stata indicata come la legge che avrebbe dovuto garantire la stabilità a questo Paese.
Siccome secondo noi è una legge antidemocratica, plebiscitaria e che toglie ogni forza alla libertà di espressione dei cittadini, ci consenta almeno di segnalare questo fatto politico e di chiedere una Conferenza dei capigruppo perché venga discusso lì.
PRESIDENTE. Bene, recepito. Ha chiesto di parlare il deputato Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. La Conferenza dei capigruppo è fondamentale anche perché è un luogo deputato anche a fare chiarezza, vede, specialmente tra le forze di maggioranza, perché la questione delle preferenze, di cui si sta discutendo ormai da più di un mese soltanto grazie al generale Vannacci, che più volte ha fatto degli appelli affinché il centrodestra le introducesse (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), parte da una questione, però, di vulnus: infatti, se veramente il centrodestra fosse stato da sempre compatto sulle preferenze, le avrebbe già messe all'interno del testo originario della legge elettorale che non le prevede (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questa è l'ipocrisia più grande. Poi si può dire: Fratelli d'Italia ha provato a far salvare la faccia ai propri alleati, scervellandosi, tra l'altro creando un emendamento che noi abbiamo definito, sotto l'aspetto delle preferenze, meticcio, perché con i capilista bloccati e il resto a preferenze è una grande presa in giro nei confronti degli italiani, perché si dà la sensazione - o, meglio, si dava la sensazione - di far scegliere il parlamentare, ma in realtà la stragrande maggioranza dei parlamentari con quel sistema sarebbe stata sempre nominata dalle segrete stanze dei partiti politici, signor Presidente, creando una grande truffa.
Anche di fronte a questo, nel voto segreto… e ribadisco: noi abbiamo votato favorevolmente all'emendamento di Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), anche facendo i video; e lo dico ai colleghi qui presenti che subito ci hanno accusato, perché eravate tutti d'accordo, eravate tutti d'accordo a scaricare la responsabilità sull'unico partito di destra, volevate già fare le prove di un grande cordone sanitario su Futuro Nazionale. In realtà, semplicemente con questi dispositivi (Il deputato Ziello mostra un cellulare) - che tra l'altro AVS detesta, perché ci accusa di utilizzare un meccanismo in grado di alterare gli algoritmi sui social -, vi abbiamo fregato (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché abbiamo dimostrato che abbiamo votato correttamente - e concludo, signor Presidente -, a differenza di molti rappresentanti del centrodestra, che hanno tradito il Presidente del Consiglio a cui votano la fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), ogni volta, sui decreti-legge su cui viene apposta da parte del Governo, ma nel segreto di questa dannata pulsantiera l'hanno tradita. Quindi è chi tradisce col voto segreto, che è funzionale alla sinistra, e non chi ci mette la faccia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), esattamente come noi e dimostra di votare favorevolmente e vi dimostra di essere dalla vostra parte sulla questione delle preferenze.
Signor Presidente, per tutti questi motivi… tra l'altro, prima di concludere voglio anche ricordare un dato sull'aspetto della votazione sul nostro emendamento sulle preferenze: quando è stato messo al voto, abbiamo sentito chiaramente indicazioni di voto, in modo verbale, provenienti dai banchi della Lega, con le quali si dava l'indicazione di votare contro l'emendamento sulle preferenze (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Pertanto, anche chi si diverte a far girare veline sui giornali nelle quali dicono che siamo stati noi a votare contro, ieri, nel voto segreto, evidentemente si scontra ancora una volta con la realtà. Quindi complimenti, un altro bel cortocircuito di coerenza. Bravi, vi applaudo anch'io (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)…
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà. Poi si passa al voto dell'emendamento 1.1063 Gebhard.
DAVIDE FARAONE (IV-CR). Presidente, mi perdoni, ma ieri c'è stato un fatto clamoroso che voi continuate a voler far passare come un tema da derubricare immediatamente - cioè la divisione della maggioranza su un passaggio fondamentale di questa legislatura -, perché vi siete intestarditi nel voler affrontare la modifica della legge elettorale come tema centrale su cui bloccare il Parlamento e su cui verificare, testare, anche la solidità della maggioranza e siete andati sotto. Avete, di fatto, dimostrato che questa maggioranza non esiste attraverso il voto segreto e la Premier, a seguito di quel voto, ha chiesto una riflessione cioè, oltre agli insulti all'opposizione, ha parlato di riflessione.
Oggi si torna in Aula e, questa volta in maniera chiara, le forze politiche di maggioranza si sono divise su un emendamento presentato dalla forza politica che sta condizionando l'azione di questo Governo da quando è nata, perché, al di là del generale Vannacci - che ogni volta viene osannato dai colleghi parlamentari come colui che, di fatto, arriva il generale Vannacci e risolve tutto -, però, quello che sicuramente si sta verificando è che la maggioranza è condizionata da questa figura. È condizionata da questa forza politica e oggi concretizza, attraverso un voto, il fatto che alcune forze politiche votano quell'emendamento e altre no. Io credo che la riflessione di cui parlava Giorgia Meloni abbia avuto una concretizzazione nell'ennesima divisione che si è manifestata in quest'Aula.
La Conferenza dei capigruppo è quindi dovuta, Presidente, perché si è creato un fatto politico che necessita di una riflessione e non potete continuare a far finta di nulla in quanto la maggioranza è divisa (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI (FDI). Grazie, Presidente. Noi abbiamo sentito accusarci di non essere coerenti quando, dall'altra parte di questo emiciclo, per un'intera legislatura le opposizioni si sono sempre dimostrate divise, non hanno mai votato praticamente assieme (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), hanno sempre voluto mettere i puntini sulle “i” su chi fosse PD, AVS, MoVimento 5 Stelle e Italia Viva (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E adesso ci venite ad accusare del nulla su un emendamento delle opposizioni, quindi, non di maggioranza, in cui si è espresso con coerenza quello che ognuno, ogni forza politica, ritiene delle preferenze?
Nel nostro caso, tra l'altro, a differenza vostra, in più legislature, come Fratelli d'Italia, abbiamo sempre dimostrato che, quando un provvedimento a nostro avviso è premiale per gli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), Fratelli d'Italia lo vota e vota favorevole, al di là di chi lo presenta. E l'avremmo dimostrato anche con i vostri emendamenti che avevano all'interno le preferenze e che voi avete prontamente ritirato per non essere costretti a votarli.
Voi fate quindi dei giochi di palazzo e del circo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), ma fuori da qui gli italiani hanno gli elementi per valutare chi ha ritirato i propri emendamenti con le preferenze (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Quindi, da una parte c'è la coerenza (Commenti)…
PRESIDENTE. Colleghi…
GIANLUCA VINCI (FDI). …e dall'altra parte c'è lo spettacolo. Per questo motivo riteniamo che questa discussione sia veramente surreale, specialmente fatta da questa opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
Si riprende la discussione.
(Ripresa articolo 1 - A.C. 2822-A? e abbinate)
PRESIDENTE. Torniamo all'emendamento.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Cuperlo. Ne ha facoltà.
GIANNI CUPERLO (PD-IDP). Presidente, al netto che tecnicamente è semplicissimo alterare il filmato del voto segreto, bloccando il tasto rosso preventivamente e fingendo di votare con il tasto verde (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), ma al netto di questo, io mi permetto, tramite la sua persona, di suggerire ai colleghi di Futuro Nazionale di non utilizzare mai le categorie del tradimento, perché la vigliaccheria e il tradimento sono le matrici storiche del movimento politico al quale hanno dato vita (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Deputato Cuperlo, eravamo rientrati sull'emendamento. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1063 Gebhard, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).
Sospendiamo l'esame del provvedimento, che riprenderà nella parte pomeridiana della seduta a partire dalle ore 16,15. Dunque, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore 15,00 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
La seduta, sospesa alle 13,30, è ripresa alle 15.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Istruzione e del merito e il Ministro delle Imprese e del made in Italy.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
(Intendimenti in ordine agli esiti dell'accertamento ispettivo dell'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna a seguito dei fatti avvenuti presso il liceo classico "Vincenzo Monti" di Cesena - n. 3-02784)
PRESIDENTE. Il deputato Sasso ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02784 (Vedi l'allegato A).
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. La Costituzione, all'articolo 21, garantisce a tutti il diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, con lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione: a tutti, quindi anche agli studenti che a Cesena, lo scorso 6 giugno, hanno esposto a scuola uno striscione con la scritta “L'Italia agli italiani”. Per questo gli studenti sono stati puniti con 6 in condotta e con l'obbligo di portare agli esami di maturità un elaborato di approfondimento su un documentario dal titolo Siamo tutti africani.
In seguito alle proteste di Futuro Nazionale con Vannacci contro quella che noi definiamo la deriva woke della scuola italiana, il Ministero dell'Istruzione e del merito ha avviato un'ispezione su tale anomala attività rieducativa: un'azione impositiva e di censura posta in essere da docenti ideologizzati. Ragion per cui le chiedo, Ministro Valditara, quali iniziative intenda prendere nei confronti del personale coinvolto qualora emerga, dopo le ispezioni che sono partite più di un mese fa, che abbia assunto un atteggiamento di censura ideologica nei confronti dei nostri ragazzi (Applausi del deputato Ziello).
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili onorevoli, voglio subito chiarire che l'affermazione “L'Italia agli italiani” non solo non ha nulla di censurabile, ma è senz'altro condivisibile, poiché ricomprende tutti i cittadini del nostro Paese. È una frase, fra l'altro, più volte ripetuta dai movimenti politici che costituiscono l'attuale Governo.
A seguito delle note decisioni assunte dal consiglio di classe del liceo “Monti” di Cesena sulla condotta dei due studenti che hanno esposto uno striscione con la scritta, appunto, “L'Italia agli italiani”, ho ritenuto necessario avviare subito una verifica ispettiva per il tramite dell'Ufficio scolastico regionale per l'Emilia-Romagna. L'ispezione è tuttora in corso e non appena saranno noti i relativi esiti sarà possibile una valutazione compiuta sull'accaduto. Al riguardo, premesso che non esiste alcun potere ministeriale sul processo valutativo del singolo consiglio di classe, specifico che l'accertamento è volto a chiarire il rapporto tra la violazione delle regole scolastiche e il contenuto dell'elaborato assegnato agli studenti, vale a dire se il consiglio di classe, nell'assegnare un approfondimento sulle leggi razziali e sul saggio Gli africani siamo noi, sia stato in qualche modo condizionato dalla vicenda in questione e dallo striscione esposto.
Ciò detto, qualora all'esito dell'accertamento ispettivo dovesse emergere un collegamento tra il contenuto dell'elaborato critico e l'espressione utilizzata nello striscione e non, come richiedono le norme da noi recentemente introdotte, con la violazione di regole di condotta scolastica, sarebbe certamente un episodio grave, in contrasto con la deontologia professionale dei docenti. Ricordo, infatti, che la riforma del comportamento da me voluta prevede che i provvedimenti disciplinari abbiano una finalità educativa e tendano al rafforzamento del senso di responsabilità e al ripristino di rapporti corretti all'interno della comunità scolastica.
Dunque, in nessun caso può essere sanzionata la libera espressione delle opinioni che non siano in contrasto con le libertà altrui. È lo stesso statuto delle studentesse e degli studenti a stabilire che non si può sanzionare uno studente per il suo pensiero politico. D'altronde, abbiamo emanato una circolare molto chiara che invita a stimolare lo spirito critico, il pluralismo delle idee e il dibattito e a contrastare ogni forma di indottrinamento, partendo dal presupposto che la grande missione della scuola sia di educare ad essere liberi da qualsiasi soggezione a persone, mode o ideologie.
PRESIDENTE. Il deputato Sasso ha facoltà di replicare.
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Ministro. La ringrazio per questa risposta e, conoscendola, sono più che certo che lei condivida la nostra impostazione. Però, purtroppo, la maggioranza sgangherata di centrodestra sbiadito che la sostiene non sempre la supporta nella sua azione.
Per Futuro Nazionale noi siamo di fronte, evidentemente, all'ennesimo caso di indottrinamento realizzato da docenti di sinistra. La scuola italiana è, purtroppo, oppressa da decenni dal cappio della deriva progressista e da docenti militanti che utilizzano la cattedra come palco per fare propaganda politica. Ma dico io: come si può pensare di punire un ragazzo per aver espresso un concetto così bello, così forte, così orgogliosamente patriottico come “L'Italia agli italiani”? Come si può obbligare uno studente a guardare un documentario dal titolo Siamo tutti africani e a redigere un elaborato per gli esami di maturità, pena la bocciatura? Siamo alla rieducazione ideologica (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
Capisco che in questo periodo la sinistra ami definirsi meticcia, ma non tutti la pensano allo stesso modo. Durante l'anno scolastico appena concluso, abbiamo avuto centinaia di casi di striscioni inneggianti alle più disparate ideologie politiche. Ma qui nessuna censura, nessun provvedimento. Però, se sei un ragazzo di destra e vuoi esprimere liberamente la tua opinione, allora il sistema ti punisce, allora i docenti di sinistra ti sanzionano, ma sono pronti a perdonrati se ti ravvedi e ti lasci rieducare. Tutto questo, signori, ai tempi del Governo Meloni. A settembre, Futuro Nazionale lancerà una campagna in ogni scuola italiana con lo striscione “L'Italia agli italiani”. Voglio vedere quanti docenti puniranno i nostri studenti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
Ministro Valditara, lei ha il diritto e il dovere di difendere quei ragazzi…
PRESIDENTE. Concluda.
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). … e di evitare che gli insegnanti con la tessera del PD, del MoVimento 5 Stelle, di AVS e della CGIL in tasca facciano politica sui nostri ragazzi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
(Iniziative in merito ai quadri orari e all'offerta formativa degli istituti tecnici - n. 3-02785)
PRESIDENTE. La deputata Ferrari ha facoltà di illustrare l'interrogazione Manzi ed altri n. 3-02785 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi devo ancora riprendere da questo sproloquio sul suprematismo bianco (Applausi dei deputati Manzi e Grimaldi – Il deputato Sasso: “Parla delle tue idee, se ne hai!”).
Signor Presidente, colleghe e colleghi, assistiamo oggi a un clamoroso e inevitabile passo indietro da parte del Ministro sull'impianto della riforma degli istituti tecnici; un dietrofront che si sarebbe potuto facilmente evitare se solo il Ministro stesso avesse avviato un confronto democratico e preventivo con le comunità scolastiche.
Per farsi ascoltare e difendere il valore della nostra scuola, docenti, dirigenti, studenti e famiglie hanno dovuto mobilitarsi attivamente contro un provvedimento che impoveriva l'offerta formativa tagliando ore di insegnamento fondamentali. È un bene che finalmente, nell'incontro dell'8 luglio, con le organizzazioni sindacali si sia trovato un accordo per ripristinare le ore sottratte alle discipline scientifiche, geografiche, economiche e di indirizzo e modificare i punti più critici della riforma dei tecnici. Questo accordo dimostra la totale fondatezza delle proteste.
Ora, però, non c'è tempo da perdere. Chiediamo al Ministro con quali tempi e strumenti normativi intenda rendere effettive queste modifiche per garantire alle scuole un avvio sereno del prossimo anno scolastico.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili onorevoli, la riforma degli istituti tecnici di cui si discute è stata introdotta dal Governo precedente ed è una milestone del PNRR, dunque obbligatoria.
Grazie agli interventi attuati da questo Governo, tale riforma non comporterà la perdita della titolarità della cattedra per alcun docente. Infatti, il Ministero ha introdotto specifiche misure di tutela del personale per garantire una transizione graduale e sostenibile della riforma: dal decreto sulle classi di concorso, predisposto con particolare attenzione agli effetti sulle discipline più interessate, alle indicazioni operative fornite alle scuole con la nota del 19 marzo 2026 per un utilizzo equilibrato della quota del curricolo, fino alla norma introdotta nell'ultimo decreto-legge PNRR, che rafforza sul piano normativo tali garanzie, salvaguardando la titolarità degli insegnamenti e prevenendo ogni esubero.
Per adottare ulteriori misure finalizzate a consolidare definitivamente la sostenibilità della riforma, ci siamo confrontati con le organizzazioni sindacali, con le quali abbiamo condiviso un percorso volto a rendere la riforma ancora più efficace e pienamente rispondente alle esigenze degli studenti, delle famiglie e delle istituzioni scolastiche. Ricordo, a tale riguardo, che le organizzazioni sindacali - e mi riferisco a CISL, UIL, SNALS, Gilda e ANIEF -, fin dall'8 di aprile, hanno concordato, con atto formale, sull'ipotesi di intervento presentata dal Ministero, che prevedeva la riduzione della quota del curricolo riservata all'autonomia delle istituzioni scolastiche.
A rivendicare tale risultato è stata recentemente anche la CGIL, che però non aveva aderito alla procedura di conciliazione e che ha espresso apprezzamento per il lavoro presentato dall'amministrazione, prendendosi addirittura il merito, a suo dire, della pressione esercitata sul Ministero dalla mobilitazione promossa dallo stesso sindacato tra maggio e giugno. In realtà, tale mobilitazione, realizzata con lo sciopero del 6 maggio - cioè, a distanza di un mese dall'accordo già raggiunto con le altre organizzazioni sindacali - aveva riscontrato percentuali molto basse di partecipazione, pari a circa il 6 per cento.
Il Ministero, dunque, proporrà un intervento normativo, nel senso concordato con le organizzazioni sindacali, nel primo provvedimento utile, in modo che anche la riforma - obiettivo PNRR - degli istituti tecnici possa attuarsi nelle modalità concordate con chi rappresenta il mondo della scuola. Sia ben chiaro: questa è una riforma dettata dal PNRR. La nostra riforma è il quattro più due.
Onorevole Manzi, la invito e vi invito a prendere una posizione chiara anche sulla riforma del quattro più due.
PRESIDENTE. L'onorevole Manzi ha facoltà di replicare.
IRENE MANZI (PD-IDP). Dato che ho poco tempo a disposizione, le consegnerò la mia dichiarazione di voto sul quattro più due, che era stata una dichiarazione di voto fermamente contraria al modo in cui avete attuato quel provvedimento.
Ma torno al tema dell'interrogazione, perché la nostra domanda era molto semplice, Ministro: quando uscirà la norma, l'intervento? Perché l'anno scolastico inizierà a settembre. Forse avrà ricevuto anche lei le tante sollecitazioni che sono arrivate dalle famiglie, dai docenti e dalla comunità scolastica rispetto a una riforma riguardo alla quale voi, dopo l'emanazione del decreto ministeriale del febbraio 2026, che ha fatto seguito al vostro decreto-legge del 2025 che ha riformato l'articolo 26-bis, cioè proprio quella riforma degli istituti tecnici, avete costantemente rincorso le emergenze e le difficoltà che da quella riforma sono state realizzate. Le emergenze e le difficoltà erano legate ai quadri orari, come lei ha ricordato, su cui inizialmente i sindacati - anche quelli che si sono seduti e che hanno accettato la procedura di conciliazione - avevano proclamato uno stato di agitazione a cui poi si è fatto seguito.
Io non starei tanto a entrare nei confronti che ci sono in questo momento tra i sindacati, ma a dare risposte alla comunità scolastica, perché in questo momento ancora manca un quadro chiaro, delle linee guida, appunto, che devono orientare gli istituti tecnici e ancora manca il provvedimento normativo che sarà indispensabile e necessario per poter recepire quelle modifiche.
Noi continuiamo, come abbiamo fatto nelle tante interrogazioni che da marzo a oggi abbiamo consegnato e diffuso, a chiedere chiarezza su questa riforma, perché questa riforma ha molte mancanze: ha le mancanze relative al biennio e quelle relative…
PRESIDENTE. Concluda.
IRENE MANZI (PD-IDP). …alle discipline qualificanti. Quindi, continueremo, da qui a settembre, a chiedere quando uscirà il provvedimento normativo che modificherà, come concordato con le organizzazioni sindacali, il testo di quello sciagurato provvedimento (Applausi della deputata Ferrari).
(Ulteriori iniziative volte a valorizzare l'introduzione delle competenze non cognitive in attuazione della legge n. 22 del 2025 - n. 3-02786)
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02786 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, a inizio 2025 abbiamo approvato una legge che ha introdotto lo sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nei percorsi di studio dei ragazzi e degli adulti.
Successivamente all'emanazione del decreto attuativo della legge, il Ministero, lo scorso marzo, ha creato le condizioni per presentare progetti finalizzati a partecipare alla sperimentazione. Complessivamente sono stati presentati 596 progetti, con un coinvolgimento di 1.491 scuole, corrispondenti al 20 per cento del totale, per il quale il suo Ministero indicherà a breve quelle che saranno ammesse alla sperimentazione. Il successo di questa alta adesione conferma il grande interesse nell'insegnamento per le competenze non cognitive, obiettivo che richiede anche un investimento sulla formazione degli insegnanti.
Signor Ministro, oltre alla sperimentazione, che reputiamo molto importante, le chiediamo quali iniziative ha previsto per valorizzare ulteriormente l'introduzione delle competenze non cognitive, che reputiamo essere la novità più significativa per modernizzare i percorsi scolastici nel nostro Paese.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili onorevoli, l'introduzione dello sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici, prevista dalla legge n. 22 del 2025, è stata da me fortemente sostenuta poiché è mia ferma convinzione che tali competenze siano fondamentali per inserire al meglio i nostri studenti nel percorso lavorativo. Fra l'altro, ci sono studi molto importanti di diverse università, anche straniere. Non casualmente, prima ancora di questo provvedimento, le avevamo introdotte nella legge n. 121 del 2024, istitutiva del cosiddetto quattro più due, la riforma dell'istruzione tecnico-professionale.
Tornando alla legge n. 22, ne abbiamo dato subito attuazione con l'avvio di una sperimentazione nazionale triennale finalizzata a introdurre lo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali, a partire dalla scuola dell'infanzia fino all'istruzione per gli adulti, con attenzione anche ai percorsi di istruzione e formazione professionale. La commissione tecnica, nominata con il compito di valutare le proposte progettuali inviate dalle istituzioni scolastiche, ha da poco concluso i lavori, all'esito dei quali sono state valutate positivamente 443 proposte progettuali. Seguirà a breve l'adozione del decreto ministeriale di autorizzazione della sperimentazione, che riguarda complessivamente 1.169 istituzioni scolastiche.
Il comitato tecnico-scientifico, nominato ai sensi della medesima legge, predisporrà specifiche linee guida con la definizione delle indicazioni metodologiche e didattiche, in coerenza con le indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, con le indicazioni nazionali per i licei e con le linee guida per gli istituti tecnici e professionali vigenti. Il comitato, avvalendosi del supporto di Invalsi e INDIRE, si occuperà anche del necessario monitoraggio, nonché dell'andamento della sperimentazione nazionale nelle istituzioni scolastiche.
Quanto alle ulteriori iniziative che intendiamo assumere per l'attuazione della citata legge n. 22, segnalo la prossima adozione del decreto ministeriale per stabilire i criteri generali di svolgimento della sperimentazione nell'ambito dei percorsi di istruzione e formazione professionale, che dovrà tener conto della specificità di questo segmento del nostro sistema educativo sul quale, peraltro, stiamo investendo in modo particolare grazie proprio alla riforma del quattro più due. Inoltre, consapevoli dell'importanza di investire nello sviluppo professionale dei docenti e per l'introduzione delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici, è imminente l'adozione di un piano straordinario di azioni formative rivolte ai docenti di tutte le istituzioni scolastiche, che diventerà operativo già dal prossimo anno scolastico.
Le misure sin qui illustrate dimostrano che vogliamo promuovere in maniera puntuale e sistemica la formazione integrale di ogni persona, dalla scuola dell'infanzia all'età adulta, riconoscendo le competenze non cognitive e trasversali quale parte integrante del percorso formativo di ciascuno, da realizzare in tutte le scuole del Paese.
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, siamo soddisfatti per la sua replica, che dimostra quanta importanza sta dando alle competenze non cognitive e trasversali.
Vede, per noi l'equità senza il merito diventa eguale distribuzione della miseria. Per questa ragione noi di Noi Moderati vogliamo ringraziarla, perché la sua azione di governo sul tema della scuola ha sempre puntato a entrare nel merito con serietà, senza farsi tirare la giacca dalle tifoserie ideologiche che tanto male hanno fatto e continuano a fare agli studenti del nostro Paese.
I prossimi mesi saranno importanti per proseguire con le iniziative del Parlamento e del Governo - e dobbiamo andare avanti - che hanno già cambiato la scuola. Siamo sicuri che ci sarà occasione per dare seguito alla grande adesione ricevuta dalla legge sull'introduzione delle competenze non cognitive e trasversali, come avvenuto con tanti altri cambiamenti decisi da questa maggioranza che stanno dimostrando l'attenzione fondamentale riservata al tema educativo. In particolare, Ministro, auspichiamo lo stanziamento di risorse specifiche per le scuole, per affrontare in modo concreto una complessa sperimentazione triennale.
Il nostro ringraziamento, signor Ministro, è poi rivolto anche agli uffici del Ministero, che stanno lavorando a ritmo serrato per completare l'istruttoria necessaria ad avviare la sperimentazione della legge, su un tema che riguarda direttamente il futuro delle nuove generazioni.
La capacità dei nostri giovani di affrontare un contesto in continuo cambiamento, con impatti significativi anche sulle loro professioni future, dipenderà anche dall'attuazione di questa legge. Per questo vigiliamo e lavoriamo insieme a lei, perché questo importante intuizione sulle capacità non cognitive e trasversali diventi concretamente e completamente efficace.
Grazie ancora, signor Ministro, per la sua serietà e per il suo impegno. Noi siamo al suo fianco per il bene dei nostri ragazzi ((Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
(Elementi relativi al piano scolastico "Gli studenti italiani in Europa" - n. 3-02787)
PRESIDENTE. La deputata Maffioli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02787 (Vedi l'allegato A).
MANUELA MAFFIOLI (LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, lei ha recentemente presentato il piano “Gli studenti italiani in Europa”, improntato a una più strutturata mobilità educativa e formativa nei Paesi europei. Posto che, oltre all'apprendimento delle lingue straniere, competenza ormai necessaria, i percorsi formativi all'estero offrono ai nostri studenti un'esperienza di vita arricchente e complementare al loro sviluppo come persone, e tenuto conto anche che, a nostro avviso, uno dei principali punti di forza del piano consiste nell'offrire questa possibilità a tutti gli studenti, anche a coloro le cui famiglie non potrebbero altrimenti affrontarne i costi, siamo a chiederle quali traiettorie programmatiche il Ministero intenda adottare per la concreta realizzazione del piano e l'attuazione dei numerosi e importanti aspetti che contiene.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA, Ministro dell'Istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili onorevoli, con il piano “Gli studenti italiani in Europa” rafforziamo una visione di scuola costituzionale, capace di dare opportunità concrete ai nostri giovani. Per noi la vera uguaglianza significa garantire ad ogni ragazzo, indipendentemente dalle condizioni economiche, sociali o territoriali di partenza, la possibilità di sviluppare i propri talenti e costruire il proprio futuro.
Per questo abbiamo deciso di investire 420 milioni di euro di fondi strutturali nel più grande programma di formazione linguistica e di mobilità educativa internazionale mai realizzato in Italia per gli studenti, pari a ben sette volte i fondi Erasmus che vengono annualmente investiti. L'obiettivo è offrire ad almeno 150.000 studenti, circa un terzo degli iscritti al quarto anno dei licei, degli istituti tecnici e degli istituti professionali, l'opportunità di vivere un'esperienza di studio e formazione in un Paese europeo.
Ma il piano va ben oltre il potenziamento linguistico: gli studenti vivranno un'esperienza formativa immersiva, fatta di studio, confronto con sistemi educativi, attività progettuali e occasioni di incontro con il mondo della ricerca, delle istituzioni e delle professioni. Un percorso che contribuirà a formare giovani più consapevoli, aperti al confronto internazionale e pronti a vivere da protagonisti in una società sempre più interconnessa e globale.
Accanto a loro saranno coinvolti anche 15.000 docenti, con spese di viaggio, vitto e alloggio interamente sostenute dal Ministero, e riconoscimento delle attività aggiuntive, affinché questa esperienza produca un effetto stabile sull'innovazione didattica nelle nostre scuole. Tutte le spese per gli studenti, ovviamente, saranno a carico del Ministero. Non vogliamo che un'esperienza di questo valore resti un privilegio per pochi, ma vogliamo che diventi un'opportunità concreta per chi la merita. Per questo gli studenti saranno individuati dalle scuole sulla base di criteri che considerano merito e ISEE, così da garantire il diritto allo studio e le pari opportunità.
Il talento di un ragazzo non deve fermarsi di fronte ad una barriera economica, né davanti a una barriera linguistica. Se oggi non aiutiamo i nostri giovani a superarle, domani limiteremo la loro libertà di scegliere il proprio percorso di studio, di lavoro e di vita. Noi vogliamo fare esattamente l'opposto: allargare gli orizzonti, ampliare le opportunità e rendere più libere le loro scelte. Onorevole, investire sui nostri ragazzi significa investire sul futuro del nostro Paese.
Significa credere che il talento debba poter emergere ovunque nasca e costruire una scuola capace di valorizzare il merito senza lasciare indietro nessuno. Questa è la traiettoria che il Ministero intende perseguire: sostenere le famiglie e dare ai nostri giovani la possibilità di studiare, confrontarsi e costruire la propria vita e il proprio futuro senza che le condizioni economiche e sociali possano limitarne le opportunità (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e del deputato Alessandro Colucci).
PRESIDENTE. La deputata Maffioli ha facoltà di replicare.
MANUELA MAFFIOLI (LEGA). Grazie, signor Ministro. Esprimo piena soddisfazione non solo per la sua risposta esaustiva, ma anche per l'illuminato contenuto di questo piano e l'ingente investimento che esso comporta. Un piano che, a nostro avviso, ha diversi meriti: concorre, lo abbiamo detto, alla formazione degli individui, che dovrebbero essere e devono essere il baricentro, il fulcro delle politiche amministrative e di Governo; attua il principio costituzionale di pari opportunità e, essendo un investimento reale sulle persone, è anche un investimento sulle nostre comunità di cui i nostri studenti sono e rappresenteranno certamente il futuro, ma sono già anche il presente.
Un presente attivo, consapevole e partecipe, che merita attenzione e qualità. Così come lei, peraltro, ha fatto anche al di là e al di fuori del piano, coinvolgendo, solo pochi giorni fa, due rappresentanti delle consulte provinciali studentesche in due importantissimi summit promossi dall'UNESCO per individuare le priorità dell'agenda internazionale dell'istruzione oltre il 2030, alla presenza di 28 Ministri dell'istruzione provenienti da altrettanti Paesi del mondo. Un risultato straordinario, che merita cittadinanza e merita voce anche in quest'Aula, al pari di altre importanti tematiche.
Un importante percorso di coinvolgimento e soprattutto - aspetto affatto scontato - di ascolto, ascolto dei giovani e delle loro esigenze, per dare risposte reali ed efficaci e non interpretazioni arbitrarie, quando non addirittura strumentalizzazioni. Risultato che ha consentito di valorizzare un inedito e pionieristico modello italiano. Un grande merito suo, signor Ministro, per il quale la ringraziamo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e del deputato Alessandro Colucci).
(Iniziative di competenza volte a valorizzare il comparto artigianale legato alla produzione del Gianduiotto - n. 3-02788)
PRESIDENTE. La deputata Ruffino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02788 (Vedi l'allegato A).
DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Effettivamente, il Gianduiotto di Torino IGP rappresenta una delle eccellenze autentiche del nostro made in Italy ed è un patrimonio storico, culturale ed economico del Piemonte. E nonostante il percorso condiviso, il disciplinare oggi è oggetto di un ricorso che ne contesta gli elementi essenziali, dal nome del prodotto ai requisiti qualitativi, con il rischio di compromettere un percorso strategico per il territorio e per il made in Italy.
Allora, per questo motivo, signor Presidente - per suo tramite al Ministro -, siamo a chiedere quali iniziative il Governo intenda assumere per sostenere il riconoscimento del Gianduiotto di Torino IGP e garantire anche una tutela di un prodotto che rappresenta una delle espressioni più prestigiose della tradizione dolciaria italiana.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Sin dall'inizio di questa legislatura, il Governo ha attribuito grande rilievo e importanza alla tutela e alla valorizzazione delle indicazioni geografiche agroalimentari, considerandole un asset strategico per il sistema italiano, che contribuisce a evidenziare l'unicità e l'eccellenza del nostro sistema produttivo. Per questo abbiamo anche contribuito al nuovo regolamento, che consente anche la registrazione e quindi la tutela delle indicazioni geografiche artigianali e industriali, non più solo agroalimentari.
E vi posso annunciare che abbiamo già supportato il deposito di 19 domande di riconoscimento delle IGP artigianali e industriali altrettanto importanti, come il vetro di Murano, la ceramica di Vietri, la ceramica di Caltagirone e, a breve, anche altre sono in procinto di essere avviate al riconoscimento. In merito al caso specifico del Gianduiotto di Torino, auspichiamo che il TAR del Lazio, a cui si è rivolto chi vuole ostacolare questo riconoscimento, riconosca invece che questo progetto, frutto del lavoro di intere generazioni, abbia tutti gli elementi per essere riconosciuto come indicazione geografica nell'ambito delle procedure che, giustamente, sono state avviate con il decreto del Ministero dell'Agricoltura, competente nella materia.
Sappiamo quanto sia importante questa decisione, sia per tutelare questo straordinario prodotto tipico di un territorio specifico, contrastando così le imitazioni, il fenomeno distorsivo dell'italian sounding e la concorrenza sleale, sia, come lei ha evidenziato, soprattutto per le piccole produzioni alimentari del territorio torinese.
PRESIDENTE. La deputata Ruffino ha facoltà di replicare.
DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Intanto, con piacere accolgo la notizia di questo nuovo regolamento e delle 19 domande depositate. Sarebbe importante riuscire, al di là del ricorso al TAR, ad accogliere anche la domanda del Gianduiotto. Un Gianduiotto che approda nell'Aula del Parlamento, perché non è soltanto il Gianduiotto di Torino o del Piemonte, è qualche cosa in più, è un progetto inclusivo. Sono coinvolte quattro università, il laboratorio della Camera di commercio, gli operatori del settore, i produttori di nocciole, e quindi gli agricoltori, e quindi i posti di lavoro, l'ambiente.
Sono state accolte alcune delle richieste di Caffarel, come il riconoscimento dello storico marchio, però non è stata accolta la richiesta dell'utilizzo di latte in polvere, un ingrediente che non appartiene alla ricetta originaria del Gianduiotto. Tutto è stato rimesso, per l'appunto, in discussione con questo ricorso. Si contesta perfino il nome “Gianduiotto di Torino”. Si chiede di ridurre la percentuale di nocciola, e questo non è assolutamente possibile, perché rafforza certamente la qualità di filiera.
Il Gianduiotto è un simbolo del made in Italy, genera un valore economico, genera occupazione e una forte domanda che arriva anche dall'estero. Quindi, signor Ministro, sono a chiedere un impegno preciso, proprio per quella delega che lei porta avanti, per una storia, per la qualità delle produzioni e per il lavoro delle imprese che rispettano le regole (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
(Iniziative volte a garantire la continuità produttiva dello stabilimento Stellantis di Mirafiori - n. 3-02789)
PRESIDENTE. Il deputato Grimaldi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02789 (Vedi l'allegato A).
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Come saprà, Ministro, Stellantis ha comunicato un ulteriore stop alle carrozzerie Mirafiori. È l'ennesimo dopo dieci giorni e ci sono altre quattro settimane fra luglio e agosto. Le chiederei di entrare con me, troverà quel vuoto. Adesso si dice che è ferma perché mancano le componenti per le auto ibride. Imbarazzante.
I dati, poi, sono inquietanti. Se ci pensa, nei primi quattro mesi, hanno più o meno prodotto 15.000 vetture. Allora, lo dico così: se ci pensa, ma quanto siamo distanti da quelle 100.000 vetture che hanno dichiarato? Insomma, rischia di essere una balla almeno grande quanto il patrimonio di John Elkann in fuga.
Le domande sono chiare, allora glielo chiediamo. Mi spieghi, invece di fare il portavoce di Stellantis: dov'è il secondo produttore in Italia? Dov'è? Lo doveva portare. Mi dica lei, la due cavalli verrà prodotta a Mirafiori? Si rende conto che gli unici modelli...
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO GRIMALDI (AVS). ...quelli della 500 ibrida e di quella elettrica generano dei volumi imbarazzanti? Mi dica lei: verranno stabilizzati gli interinali? Cosa sta facendo? Dove sarebbe il rilancio dell'automotive italiana (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. La crisi dell'auto è europea, l'epicentro del terremoto è a Bruxelles, nei regimi regolatori del Green Deal (Commenti dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) che ci hanno resi dipendenti della Cina. Noi l'abbiamo detto sin dall'inizio con responsabilità e chiarezza, qui e in Europa. Ora anche tanti in Europa condividono le nostre posizioni.
Proprio questa mattina, con il Ministro dell'Industria francese Sébastien Martin, abbiamo individuato una posizione comune, che posso sintetizzare con neutralità tecnologica e made in Europe, cioè più flessibilità tecnologica e più componenti locali. Speriamo di coinvolgere a breve anche la Germania. Non c'è, infatti, tempo da perdere, perché, come dimostrano gli annunci drammatici che si susseguono in Europa sulla chiusura di stabilimenti e licenziamenti, siamo al collasso. Sembra un bollettino di guerra, con un impatto negativo anche sulla nostra componentistica che produce per le case automobilistiche tedesche.
In questo contesto, che nessuno può più negare, si è svolto ieri il tavolo automotive, anche per fare il monitoraggio del Piano Italia di Stellantis. La nostra casa automobilistica registra finalmente un'inversione di tendenza dopo l'anno orribile 2025. Nel 2026 - in questi sei mesi -, la produzione è infatti in crescita, con una media superiore al 15 per cento. Questo perché Stellantis si è mossa prima di altri, anche su sollecitazione del Governo, mentre le altre case automobilistiche, non solo tedesche, sono ancora in mezzo al guado, nel pieno della tempesta.
Stellantis si è mossa prima rimuovendo Tavares, che aveva puntato solo sull'elettrico e cambiando radicalmente il piano industriale con nuovi modelli più rispondenti alle esigenze del mercato, come dimostra proprio la 500 ibrida Mirafiori, che si è aggiunta a quella elettrica. Non è sufficiente, forse, a garantire un adeguato livello produttivo; probabilmente sarà necessario un terzo modello.
A Torino - comunque va tenuto in considerazione - si sta sviluppando il polo di riciclo europeo, rafforzando la nostra vocazione per l'economia circolare, e il centro tecnologico per le batterie. Ieri Stellantis ha anche confermato investimenti pari a 5 miliardi di euro e il mantenimento in produzione di tutti gli stabilimenti, a differenza di quanto accade in Europa, dove prevedono addirittura la chiusura di 25 stabilimenti, secondo Boston Consulting, e contratti annuali pari a 7 miliardi di euro per la nostra filiera della componentistica, alla quale è dedicata la nostra attenzione. Infatti, nel Piano automotive presentato ieri, abbiamo destinato oltre un miliardo, tra mini-contratti di sviluppo e accordi di innovazione, per consentire alle nostre imprese, anche le più piccole, gli investimenti necessari nelle nuove tecnologie.
PRESIDENTE. L'onorevole Grimaldi ha facoltà di replicare.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Io sono imbarazzato: questo sarebbe il Ministro del Made in Italy italiano? No, io lo dico così, io vengo da una città che da 18 anni è in cassa integrazione: ma cosa c'entra il Green Deal (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Ministro, lei ha visto i nuovi spot di FIAT? Ieri, l'altro ieri ci sono stati i primi: hanno lanciato la “Grizzly”, sono andati in un'anagrafe italiana a registrarla. Ministro, lei è il Ministro del made in Italy, ma sa dove fanno la “Grizzly”? Perché non è che Stellantis non fa modelli, li fa in Marocco.
Io sono davvero imbarazzato. Mi parlate della nostra ideologia? Stellantis dice che quello è il sistema più caro perché l'energia è cara. Ma lei non fa niente. Mica dà l'idroelettrico a Stellantis. Ma lei lo sa che in quei 3 milioni di metri quadri di Mirafiori non c'è un metro quadro di fotovoltaico? Non si vergogna a difendere un'azienda che è in fuga da anni (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? E lei genera alibi, l'alibi perfetto: è colpa dell'Europa. No, no, è colpa di chi fa profitti.
Venga con noi, la sfidiamo: venga a Mirafiori con noi a vedere il disastro, il vuoto. Lei dovrebbe difendere tutto questo. Lei dovrebbe dire che, su 60 miliardi di euro di Stellantis, la gran parte va negli Stati Uniti per colpa del fatto che siete sudditi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), siete sudditi di Trump e non ve ne rendete conto. Avete accettato i dazi, comprate le loro armi e l'unica politica industriale che fate è quella del riarmo. Invece dovreste pensare a noi, ai nostri interessi, agli interessi europei, quelli della buona occupazione nella riconversione ecologica. Voi non volete vedere il giudizio universale climatico…
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO GRIMALDI (AVS). …che c'è lì fuori. Dovreste essere interdetti all'aria condizionata e capire che voi siete i responsabili di questa crisi, di questa lunga crisi. Ma siamo noi la speranza e saremo noi il futuro di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e del deputato Casu).
(Iniziative a sostegno del settore dei servizi di contatto e assistenza clienti - n. 3-02790)
PRESIDENTE. La deputata Pavanelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Appendino ed altri n. 3-02790 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Ministro, il settore dei call center impiega 35.000 lavoratori in Italia, un comparto strategico, oggi travolto da una trasformazione tecnologica repentina. Mentre l'introduzione di chatbot e dell'intelligenza artificiale sostituisce il lavoro umano, lo Stato assiste inerte. A questo si aggiungono delocalizzazione, gare al ribasso, clausole sociali inesigibili, contratti-pirata. Il risultato, Ministro? I sindacati hanno proclamato uno sciopero nazionale dal 13 al 27 luglio per chiedere un confronto preventivo sulle tecnologie algoritmiche dei piani di riconversione professionale e ammortizzatori sociali adeguati.
Ministro, l'innovazione non può essere solo taglio dei costi del lavoro, deve rispettare trasparenza e supervisione umana, previste dal regolamento europeo sull'intelligenza artificiale. Chiediamo, dunque, quale strategia industriale a lungo periodo intendete adottare per riqualificare il capitale umano e salvaguardare i livelli occupazionali oggi gravemente minacciati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Il settore dei call center, come lei stessa ha evidenziato, attraversa una crisi strutturale che va governata per tutelare l'occupazione, accompagnandone la trasformazione in modo tale che nessun lavoratore resti escluso dall'innovazione che dobbiamo sostenere.
L'intelligenza artificiale, l'automazione e la digitalizzazione rappresentano strumenti fondamentali per accrescere la competitività delle imprese e migliorare la qualità dei servizi per tutti, ma richiedono un'azione coordinata, che affianchi agli investimenti tecnologici un forte impegno sulla formazione continua, sulla riqualificazione professionale, sulla valorizzazione delle competenze dei lavoratori. Sul tema del sostegno allo sviluppo delle nuove tecnologie, il nostro Dicastero ha avviato strumenti specifici: gli accordi per l'innovazione (731 milioni di euro), il voucher per i servizi cloud e cyber alle piccole e medie imprese (150 milioni di euro) e gli incentivi ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno (505 milioni di euro), oltre ovviamente ai 10 miliardi destinati a Transizione 5.0.
Parallelamente, è necessario promuovere condizioni di concorrenza leale, contrastando il dumping contrattuale e favorendo l'applicazione dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi, così da coniugare competitività, qualità del lavoro, tutela dell'occupazione. In questa direzione va il decreto del Primo maggio sul salario giusto, come riconosce gran parte dei sindacati. Accanto a queste direttrici di intervento, emerge la necessità di sviluppare nuove opportunità occupazionali nelle quali valorizzare le competenze maturate dai lavoratori del comparto.
In questa prospettiva, la digitalizzazione della pubblica amministrazione rappresenta certamente un ambito particolarmente significativo. Su questo fronte, il Dicastero è già impegnato, in raccordo con le regioni, nella sperimentazione di percorsi di riconversione e di valorizzazione delle competenze in Calabria e in Basilicata. Si tratta di iniziative che dovranno essere rafforzate e, se è possibile, messe a sistema attraverso il contributo di tutte le istituzioni competenti, delle imprese e delle parti sociali, e sviluppate secondo modelli economicamente e organizzativamente sostenibili.
PRESIDENTE. La deputata Appendino ha facoltà di replicare.
CHIARA APPENDINO (M5S). Ministro, le do una notizia: lei è pagato per governare i processi e proteggere lavoratori e imprese, non è certamente pagato dagli italiani per stare lì a commentare, osservare, e anzi, le dico di più, peggiorare le cose per gli italiani. Perché il vostro unico intervento in questo settore è stato quello di intervenire sugli appalti, creando il far west delle gare al massimo ribasso, cioè meno tutele, sostanzialmente, e stipendi più bassi.
E lei viene qui e ha il coraggio di citare come buona azione, a protezione, anzi, a supporto del settore, che è profondamente in crisi, il salario giusto? Quello con cui condannate le persone a 5 euro all'ora (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Lei viene qui e ha il coraggio di parlare di Transizione 5.0? È l'emblema del suo fallimento, Ministro, cambi registro, perché la transizione non è inevitabile, l'algoritmo non vota le leggi, ma voi sì. Siete voi che decidete se l'innovazione crea lavoro o crea disoccupati, siete voi che decidete, con le vostre scelte, se l'intelligenza artificiale manda le persone a casa o diventa un'opportunità.
E allora voi avete scelto di trasformare, Ministro, voi avete trasformato l'innovazione in una condanna sociale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E quelle persone che perderanno il lavoro le avrete voi sulla coscienza, perché non state governando il processo come si dovrebbe, in modo dignitoso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
(Intendimenti riguardo all'ipotesi di estensione delle semplificazioni previste nell'ambito della Zona economica speciale a tutto il territorio nazionale - n. 3-02791)
PRESIDENTE. Il deputato Casasco ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02791 (Vedi l'allegato A).
MAURIZIO CASASCO (FI-PPE). Grazie Presidente, grazie Ministro. Questo Governo ha fatto dei provvedimenti estremamente importanti per l'economia del Paese e per la crescita del PIL. Ricordo che siamo passati dall'8,1 per cento del rapporto deficit/PIL del 2022 al 3,07 per cento di quest'anno. Tra questi c'è la ZES, che è stato un investimento importante, che ha prodotto 25 miliardi su 2,5 miliardi dati non di costi, ma di investimento. E oggi quello che le vorremmo chiedere è che già la Presidente del Consiglio, nell'aprile di quest'anno, ha anticipato che potrebbe essere estesa, lei stesso ieri sul Corriere della Sera lo ha detto. Forza Italia, da tempo, chiede invece due cose, oltre a questo: l'immediata applicazione per le aree del Centro-Nord, non con l'estensione degli incentivi, ma immediatamente con la possibilità del modello unico della ZES per semplificazione e sburocratizzazione dello sportello unico.
Questo è il vero incentivo che possiamo dare alle aree industriali del Nord, che sono la locomotiva e la parte preminente della creazione del PIL sulla parte industriale. Quindi, la domanda è quando potrà essere estesa e se c'è la possibilità di portare in Consiglio dei ministri, immediatamente, l'attuazione di questa realtà.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Cari colleghi, ovviamente, non si può estendere la zona economica speciale unica del Mezzogiorno, che sta avendo uno straordinario successo, ad altre aree del Paese, perché il suo obiettivo è ridurre i divari interni, ed è per questo che è finanziata in gran parte con i fondi di coesione. Possiamo, però, agire su tre livelli, comunque importanti, e su cui ho chiamato al confronto le regioni del Nord già per la prossima settimana, e su cui poi mi confronterò con la Conferenza delle regioni prima della pausa ferragostana.
Mi riferisco, innanzitutto, a quello che lei ha evidenziato, cioè alla possibilità di realizzare una zona logistica speciale per il Centro-Nord, con l'obiettivo di estendere a tutte le aree interessate, e rendere, quindi, omogenee, le semplificazioni autorizzative già ricomprese nelle Zone logistiche speciali, e, ove le risorse economiche lo consentano, di prevedere incentivi dedicati alle imprese, nei limiti, ovviamente, delle regole europee.
Pensiamo, inoltre, di introdurre altre misure di semplificazione nel prossimo decreto Imprese, che porteremo in Parlamento prima della sessione di bilancio, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto della produzione energetica e della sostenibilità ambientale. La terza direttrice è quella dell'Industrial Accelerator Act, del nuovo regolamento europeo che è in via di approvazione nel trilogo istituzionale europeo, in cui l'Italia svolge un ruolo da protagonista.
È lì previsto che siano realizzate le aree di accelerazione industriale. Tali aree saranno individuate nei territori a maggiore vocazione produttiva delle regioni per accelerare gli investimenti attraverso procedure autorizzative coordinate e semplificate e mediante l'istituzione di uno sportello unico per le imprese, privilegiando i siti industriali esistenti e le aree dismesse. Noi vorremmo preparare il nostro Paese per cogliere appieno questa nuova opportunità dopo che sarà approvato l'Industrial Accelerator Act, di cui abbiamo chiesto l'anticipazione, affinché entri in vigore già il prossimo anno, e non, come è oggi previsto, nel gennaio del 2029. Non possiamo certamente aspettare ulteriormente.
Queste sono le tre direttrici: la Zona logistica speciale per il Centro-Nord, le ulteriori semplificazioni procedurali nel prossimo decreto Imprese e l'individuazione delle aree per l'accelerazione industriale previste nell'Industrial Accelerator Act come fenomeno per creare, proprio laddove vi sono le migliori condizioni, un motore industriale per la nostra Europa.
PRESIDENTE. Il deputato Maurizio Casasco ha facoltà di replicare.
MAURIZIO CASASCO (FI-PPE). Ministro, la ringrazio anche per il suo impegno. Sottolineo che Forza Italia è la prima a voler ridurre il divario tra Nord e Sud, ma dato che la proposta è quella di non estendere gli incentivi, quindi a costo zero, ma solo, come lei bene ha detto, la situazione semplificativa, l'autorizzazione della sede centrale e la sburocratizzazione, io credo non incida minimamente su quello che è il divario tra Nord e Sud e il Sud ha il diritto di essere aiutato, ma anche il Nord chiede, come primo incentivo, la sburocratizzazione, senza aspettare il gennaio del 2027.
Possiamo portarla e le chiediamo se è possibile portarla in Consiglio dei ministri al più presto perché è a costo zero. Noi dobbiamo pensare ad incentivare poi, un domani, dal 2027, gli incentivi che siano mirati. Lì sono perfettamente d'accordo con lei, non possiamo renderli generalizzati, ma dobbiamo pensare che la compatibilità economica e anche il valore geopolitico sono due cose messe insieme, che incidono sulla capacità di produrre e di attrarre investimenti a tecnologia di frontiera, e quindi il sistema dell'intelligenza artificiale, dei computer quantistici, dei semiconduttori, della meccanica digitalizzata e dei data center sono cose integrate. Quindi, noi dobbiamo pensare di fare degli incentivi specialmente per l'area industriale su determinati settori.
Questo dal punto di vista anche degli incentivi economici, ma in futuro e probabilmente dal 2027 o eventualmente dal 2028. Immediatamente la semplificazione e la fiducia per le aziende del Centro-Nord che sono estremamente importanti, al pari di quelle del Sud, che non crea divario ma crea il rischio di deindustrializzazione e di mancanza di competitività e non dà incentivi alle assunzioni dei centri di posti di lavoro che, in questo momento, vengono fatti attraverso gli industriali senza neppure l'incentivo, tra virgolette, di quella che è la semplificazione. Quindi, confidiamo e siamo certi. Inoltre, la ringrazio del suo impegno e del suo lavoro che tanto sta dando al nostro Governo per la crescita del nostro Paese, che è fondamentale per competere con altre realtà quali Cina e America, soprattutto in quel campo degli investimenti e delle tecnologie di frontiere avanzate (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
(Iniziative di competenza per contrastare l'aumento dei prezzi dei beni energetici ed alimentari - n. 3-02792)
PRESIDENTE. Il deputato Davide Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi e altri n. 3-02792 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Ministro, noi ci vediamo ciclicamente in quest'Aula e la situazione diventa sempre più drammatica. Lei, per gli italiani, è peggio di Attila, flagello di Dio, cioè, dove passa lei non cresce più l'erba. Non c'è nessuna iniziativa che ha messo in campo sul caro spesa né sul caro carburanti. La situazione è drammatica, tant'è che è difficile riuscire a comprendere se è peggio lei o il Ministro Salvini, cioè se è più complicato prendere un treno o se è più complicato fare la spesa al supermercato. Intanto, rispetto a questi numeri drammatici dell'Istat e non di veline comuniste, lei continua a rimanere immobile o a mettere in campo alcune iniziative. Speriamo che oggi potrà aggiornarci in positivo.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Nell'ottobre del 2022 l'inflazione aveva raggiunto il 12,6 per cento. Il 12,6 per cento, quando ci siamo insediati, e falcidiava, sì, allora davvero il potere di acquisto delle famiglie e le retribuzioni dei nostri lavoratori. L'inflazione era del tutto fuori controllo, ben superiore alla media europea. Sono dati Istat. Siamo subito intervenuti, prima con il decreto Trasparenza sui carburanti, del gennaio 2023, con il rafforzamento delle attività di monitoraggio e conferendo nuovi poteri al Garante dei prezzi e, infine, attraverso il trimestre antinflazione con il cosiddetto carrello tricolore, che è stato un grande successo. I risultati sono misurabili. Dati Istat: nel 2024 l'inflazione è stata di appena l'1,2 per cento, quando governavate voi il 12,6 per cento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Nel 2025, l'inflazione è stata dell'1,6 per cento, sempre ben sotto la media europea. Questo ha contribuito a far recuperare potere d'acquisto alle nostre famiglie e ai nostri lavoratori, come dimostrano i dati Istat. Per l'esattezza, il potere d'acquisto reale delle famiglie è aumentato - è aumentato, lo dice l'Istat - del 4,7 per cento rispetto alla fine del 2022, cioè quando governavate voi.
Per quanto riguarda le retribuzioni dei lavoratori, secondo il rapporto annuale 2026 dell'Istat essi hanno recuperato potere d'acquisto sia nel 2024 che nel 2025 - lo dice l'Istat - grazie al rallentamento dell'inflazione e ai rinnovi contrattuali che noi, sì, abbiamo fatto, a differenza di voi. Insomma, l'aumento dei prezzi si è verificato prima del nostro intervento, mentre quando governavate voi l'inflazione non era sotto controllo, era allo sbando.
Veniamo a oggi. Con lo scoppio del conflitto in Iran, l'inflazione è cresciuta attestandosi al 3 per cento a giugno. Se il conflitto dovesse perdurare, realizzeremo altri interventi mirati ed efficaci soprattutto per quanto riguarda il sostegno alle imprese e alle famiglie con redditi più bassi, come abbiamo dimostrato di saper fare in questi anni e proprio i dati Istat lo confermano. Infatti, per noi, lo sviluppo economico che è in atto - che è in atto! - deve sempre coniugarsi con l'equità sociale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. L'onorevole Faraone ha facoltà di replicare.
DAVIDE FARAONE (IV-CR). Ministro, io ora la prendo per mano, come i bambini, e viene con me al primo supermercato che troviamo qui a Roma e racconta questi dati agli italiani che fanno la spesa (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista). Poi ci spostiamo al primo distributore di benzina, sempre mano manina, e chiediamo naturalmente a coloro che distribuiscono la benzina - e naturalmente anche agli autotrasportatori - qual è il prezzo della benzina.
Poi io non so di quale Istat parla il Ministro, perché i dati dell'Istat negli ultimi 4 anni… a parte che, diciamo, paragonare il periodo dell'inflazione nel periodo pandemico a quello post-pandemico è un po' ridicolo, Ministro Urso, mi consenta (Commenti del Ministro Urso). Dopodiché, però, l'Istat ci dice che… io recupero di un po' di tempo - giusto Presidente? - visto che il Ministro mi interrompe, perché qui siamo…
PRESIDENTE. Per favore.
DAVIDE FARAONE (IV-CR). …oramai alla fase contraria, il Ministro che interrompe l'opposizione. Va bene così.
PRESIDENTE. Vada avanti.
DAVIDE FARAONE (IV-CR). Comunque, carrello della spesa più 25 per cento da quando lei è Ministro, negli ultimi 4 anni; beni energetici più 34 per cento, Ministro l'Istat; meno 8,6 per cento il potere d'acquisto, l'Istat; più 9,4 per cento il pane, Ministro il pane; più un terzo il costo della carne e lei viene qui a dirmi che invece i prezzi calano. Ripeto: andiamo a parlare con gli italiani. Non noi due. Parliamo in giro, ci mettiamo in giro, ne parliamo e vediamo chi ha ragione.
Lei ha fatto una serie di iniziative che sembrano, diciamo, le canzoni al Festival di Sanremo. Ha fatto il Caro-voli che sembra Modugno, senza alcun tipo di iniziativa e di ricaduta positiva nei confronti degli italiani; poi ha fatto il Carrello tricolore che sembra Toto Cutugno, anche lì senza nessun tipo di iniziativa positiva per gli italiani; poi ha fatto l'iniziativa Aggiungi un posto a tavola che c'è un bambino in più - Johnny Dorelli, Presidente - e anche lì senza alcuna ricaduta. Dopodiché viene qui a raccontarci che c'è una situazione che va bene, che il Governo sta procedendo bene, mentre agli italiani…
PRESIDENTE. Concluda.
DAVIDE FARAONE (IV-CR). …mancano 15-20 giorni di stipendio rispetto agli altri Paesi europei. Se ci mette in più anche il costo della vita che cresce, si renderà conto che da quando c'è questo Governo si sta molto, molto peggio. Si dia una smossa oppure vada a casa, che forse è meglio.
(Iniziative di competenza per la tutela occupazionale del sito siderurgico di Piombino - n. 3-02793)
PRESIDENTE. Il deputato Fabrizio Rossi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02793 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
FABRIZIO ROSSI (FDI). Signor Ministro, correva l'anno ormai 2018 quando venne sottoscritto l'accordo di programma per il rilancio e la riconversione del polo siderurgico di Piombino nell'ambito del subentro di JSW nell'area ex Lucchini, con impegni precisi sia dal punto di vista industriale, ambientale, ma soprattutto, Ministro, occupazionale.
Dopo 8 anni - quindi, a distanza di 8 anni - gli investimenti programmati sono rimasti in larga parte lettera morta, mentre il sito ha continuato a registrare tutta una serie di fermate, ridimensionamenti produttivi, un ricorso prolungato anche agli ammortizzatori sociali e una progressiva perdita di credibilità. Grazie al suo Ministero in questi anni è stato svolto un importante lavoro di recupero di una situazione ormai grandemente compromessa: è stato fatto un accordo di programma con Metinvest-Danieli che prevede la realizzazione di una nuova acciaieria elettrica a basse emissioni; è stato fatto un accordo anche per quanto riguarda la situazione del Magona e poi il 9 luglio è stato sottoscritto, quindi, un nuovo accordo con JSW che prevede investimenti di 148 milioni di euro.
PRESIDENTE. Concluda.
FABRIZIO ROSSI (FDI). Quindi, la nuova intesa rafforza vincoli e controlli, soprattutto lo fa dal punto di vista del controllo anche delle promesse. Chiediamo, quindi, al Governo quali siano, appunto, le sue iniziative affinché queste promesse siano poi mantenute.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. La differenza tra l'accordo sottoscritto dal nostro Dicastero con l'azienda e le regioni il 9 luglio e quello firmato nel 2018, che ha provocato il disastro di Piombino, è sostanziale ed evidente.
Allora, quando governavano loro, secondo la logica dell'amichettismo che si riscontra nel sistema relazionale di quegli anni, di cui proprio quell'accordo è un simbolo - e voi sapete di cosa parliamo -, fu siglato un contratto privo di vincoli penali e responsabilità effettive. Per questo gli investimenti promessi sono rimasti in larga parte sulla carta, mentre il sito registrava fermate, ridimensionamenti e un ricorso prolungato agli ammortizzatori sociali.
L'intesa attuale è costruita, invece, su basi opposte: penali stringenti, obblighi precisi e un sistema di vigilanza e monitoraggio rigoroso, con verifiche quadrimestrali, un comitato esecutivo presieduto dal Ministero e un tavolo dedicato agli impegni occupazionali che coinvolgerà le organizzazioni sindacali. Per questo i sindacati, che non si fidavano di loro, e giustamente, si fidano di noi. E giustamente! A questo impegno si aggiungono gli investimenti, ovviamente: 148 milioni di euro per la modernizzazione del treno rotaie e fino a 32,96 milioni nell'ambito del contratto di sviluppo.
Si aggiunge soprattutto un nuovo investitore, Metinvest, pronto a realizzare insieme a Danieli quei forni elettrici che loro avevano promesso e che non hanno mai voluto fare, con un investimento stavolta di circa 3,2 miliardi di euro. Così che Piombino possa finalmente tornare a produrre acciaio, ovviamente green, diventando nuovamente uno dei più importanti poli siderurgici italiani ed europei. In questo contesto, importante è stata anche l'intesa, non affatto scontata, per l'acquisizione di Magona da parte di Trasteel, che il Ministero ha fatto realizzare con la piena tutela degli oltre 500 lavoratori.
La soddisfazione espressa dai sindacati, dopo le tante delusioni di questi anni, e anche degli enti locali, perché abbiamo lavorato insieme, in una logica di sistema Paese, con il comune di Piombino e con la regione Toscana, grazie a questo finalmente esistono le condizioni per la rinascita del polo siderurgico di Piombino, così come abbiamo già fatto - questa è politica industriale - con il polo siderurgico di Terni, con l'accordo di programma sottoscritto con Danieli, anche in questo caso con la collaborazione, lo evidenzio, del comune di Terni e della regione Umbria.
Ci auguriamo che lo stesso si possa fare anche per Taranto, se tutti gli attori collaboreranno, come hanno fatto in Umbria e Toscana. Così potrà ulteriormente accrescersi la produzione siderurgica del Paese, che, voi lo sapete, ha registrato una crescita significativa nello scorso anno e anche nella prima parte di quest'anno, a differenza di quanto accade nel resto d'Europa. Tanto più potrà farlo perché siamo riusciti a convincere la Commissione europea a realizzare le misure di salvaguardia sull'acciaio, dimezzamento delle quote e raddoppio dei dazi verso i prodotti cinesi, e tanto più potrà farlo quando riusciremo a rivedere le regole degli ETS.
Ci auguriamo che venerdì la Commissione presenti, come sollecitato oggi anche dalla Francia con noi nell'incontro che abbiamo fatto al Ministero…
PRESIDENTE. Concluda.
ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. …una revisione strutturale, sostanziale, sostenibile del meccanismo perverso degli ETS, e così faccia anche nella revisione del CBAM, che abbiamo imposto. Insomma, abbiamo fatto una nuova politica industriale in questo Paese. I risultati sono concreti e l'abbiamo fatta soprattutto cambiando le regole europee (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Il deputato Michelotti, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
FRANCESCO MICHELOTTI (FDI). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro. Ci riteniamo pienamente soddisfatti della sua risposta non soltanto perché ha confermato che il tema della siderurgia è un asset strategico fondamentale a Piombino ed è uno dei pilastri della politica industriale italiana, ma anche perché ha ricordato le cause che hanno portato a quello che è stato un vero e proprio disastro a Piombino e in Toscana, figlie dell'amichettismo e di quella politica, purtroppo miope, che ha basato tutto su cassa integrazione e su accordi rimasti inevasi.
Noi riteniamo che la vera rivoluzione operata dal Governo Meloni e da lei, Ministro, sia quella di avere introdotto importanti investimenti, soldi veri, messi a Piombino, messi in Toscana, ma soprattutto anche clausole che permettano allo Stato di intervenire in caso di inadempimenti. Non c'è soltanto l'accordo, con milioni di investimenti, con JSW o con Magona, dove sono tutelati 500 dipendenti, ricordiamolo sempre. Ma, come ricordava lei, vi è il progetto Metinvest: un investimento da 3,2 miliardi di euro, con il MIMIT che mette sul piatto 285 milioni, più altri 92 per una banchina del porto di Piombino che sarà propedeutica allo sviluppo industriale.
Quindi, ci piace ricordare come il progetto complessivo, fortemente sostenuto dal Governo Meloni, sia un progetto che guarda al futuro e che possa gettare le basi per creare lavoro, occupazione e sviluppo. C'è ancora tanto da fare, lo sappiamo, perché l'obiettivo non è raggiunto, ma abbiamo creato bene le condizioni per arrivarci. Vogliamo riconoscere anche il grande lavoro che ha fatto il sindaco di Piombino, Francesco Ferrari, che in questi anni non ha mai smesso di rappresentare le istanze dei lavoratori. Si è battuto lealmente per Piombino, per la sua terra, per la sua città e per la Toscana, in una collaborazione leale con il Governo, che ha portato, signor Ministro, lo ricordava lei, ai risultati che oggi ci ha raccontato e che sono, appunto, la base per lo sviluppo.
Questa di Piombino, come quella - mi permetto di ricordare - di Siena, è un'altra pagina importante, mi riferisco a quella della ex Beko, che attraversa un processo di reindustrializzazione guidato sempre dal Governo Meloni e da lei, Ministro, proiettano Piombino, la Toscana e l'Italia in un nuovo futuro di politica industriale. Grazie, Ministro, e grazie al Governo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,15. La seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 16,05, è ripresa alle 16,15.
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 90, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.
Si riprende la discussione della proposta di legge n. 2822-A? e abbinate.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il presidente della I Commissione, il deputato Pagano. Ne ha facoltà.
NAZARIO PAGANO, Presidente della I Commissione. Grazie, Presidente. Le ho chiesto gentilmente la parola perché è in corso una riunione nel Comitato dei nove, presso l'Aula della I Commissione, su un emendamento che necessitava di una correzione. Quindi, le chiedo cortesemente un rinvio dell'inizio dei lavori pari a 20 minuti.
PRESIDENTE. Anche perché deve probabilmente riunirsi anche la V Commissione, a parte la sua, su questo emendamento.
NAZARIO PAGANO, Presidente della I Commissione. Mi risulta che anche la V Commissione ha bisogno…
PRESIDENTE. Onorevole Pagano, prendiamo atto di questa sua richiesta. Dunque, sospendo la seduta, che avrà nuovamente inizio alle ore 16,35. La seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 16,17, è ripresa alle 16,37.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Avverto che la Commissione ha ritirato il subemendamento 0.2.01006.500 ed ha presentato un nuovo subemendamento 0.2.01006.501 che è in distribuzione (Vedi l'allegato A).
Avverto altresì che l'articolo aggiuntivo 4.01008 Paolo Emilio Russo è stato ritirato dal presentatore. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato da ultimo respinto l'emendamento 1.1063 Gebhard.
(Ripresa articolo 1 - A.C. 2822-A? e abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.500 della Commissione, a pagina 23 del fascicolo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.500 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e con il parere contrario del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 18).
Passiamo all'emendamento 1.1022 Montaruli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1022 Montaruli con il parere favorevole della Commissione e del Governo e con il parere contrario del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 19).
Passiamo all'emendamento 1.1004 Ravetto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1004 Ravetto, con il parere contrario della Commissione, del Governo e del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).
Ha chiesto di intervenire il relatore per la maggioranza, onorevole Angelo Rossi. Ne ha facoltà.
ANGELO ROSSI, Relatore per la maggioranza. Presidente, grazie. Alla fine dei lavori d'Aula sull'articolo 1 ritengo, a nome dei relatori, di fare un punto su quanto abbiamo approvato e fare alcune riflessioni sulle affermazioni provenienti, in particolare, dai banchi dell'opposizione. Le ho ascoltate come sempre con attenzione - e credo che di questo si debba dare atto a noi relatori - e voglio, però, affermare alcuni principi.
Si è parlato di un premio di maggioranza spropositato. Non è assolutamente vero e l'abbiamo detto più volte in Commissione. Non lo è. I 70 deputati e i 35 senatori non sono in alcun modo un premio spropositato, sono un premio minore di molte leggi che il centrosinistra ha presentato nelle passate legislature - anche da qualche collega che spesso è intervenuto a denunciarne l'irragionevolezza - e non è spropositato per una semplice ragione, per una questione prettamente tecnica, perché l'assegnazione del premio, sia alla Camera che al Senato, avviene prima dell'assegnazione proporzionale, e questo determina in maniera chiara, lampante e fattuale il fatto che i 70 e i 35 sarebbero, per quota parte, comunque assegnati alla coalizione vincente.
Se io tolgo dall'assegnazione del premio i 70 e i 35 della parte proporzionale, è evidente che di quei 70 e di quei 35, avendo fissato come minimo al 42 per cento la soglia per assegnare il premio, alla coalizione vincente spetterebbe il 42 per cento dei seggi. Quindi, molto meno di molti premi di leggi regionali di qualche legislatura fa, che magari sarebbe stato il caso che le opposizioni avessero avuto la possibilità di presentare in questi giorni come emendamento, visto che i resoconti parlamentari sono pieni di leggi elettorali del centrosinistra con il premio di maggioranza più alto di quello di questo provvedimento.
Poi le liste bloccate. È evidente che i successivi interventi derivanti dai lavori di Commissione e d'Aula hanno, di fatto, eliminato le due liste bloccate, perché rimane, di fatto, solo la lista proporzionale, avendo inserito l'obbligo di candidatura delle liste circoscrizionali tese all'assegnazione del premio - come è obbligatoria la candidatura addirittura nelle posizioni di capolista e in quelle seguenti dei candidati del listino circoscrizionale teso all'assegnazione del premio - anche nei listini proporzionali. Di fatto, la lista rimane una, quindi non è assolutamente vero che sia una lista lunga. Il premio viene assegnato oltre il 42 per cento, quindi il premio di 70 e di 35 determina certamente il raggiungimento della maggioranza assoluta.
La coalizione risultata vincente non potrà eleggere da sola gli organi di garanzia, perché abbiamo previsto un gap di 220 deputati e 116 senatori - ben al di sotto delle soglie necessarie per le elezioni degli organi di garanzia -, e questo sostanzialmente smonta le narrazioni di queste settimane, come i lavori di Commissione e di Aula hanno ulteriormente confermato.
Quindi, l'indicazione della proposta del nominativo del Presidente del Consiglio incaricato nel programma è una convenzione politica, è nel rispetto dell'articolo 90 della Costituzione, è nel rispetto dell'articolo 67 della Costituzione e non lede in alcun modo le prerogative del Presidente della Repubblica, perché si tratta della proposta di Presidente del Consiglio incaricato e il termine “incaricato” lega indissolubilmente quel nome, quella proposta al Presidente della Repubblica e alle sue prerogative, che in nessun modo vengono lese. È una convenzione politica. Quindi chi vincerà le elezioni avrà un Presidente del Consiglio incaricato dal Presidente della Repubblica, perché ha vinto le elezioni, su un programma chiaro da proporre, con una maggioranza chiara che lo possa portare avanti.
PRESIDENTE. Concluda.
ANGELO ROSSI, Relatore per la maggioranza. Quindi, ritengo che l'articolo 1, oggi, così com'è uscito dai lavori della Commissione e dell'Aula, possa rappresentare un elemento positivo, una legge elettorale positiva per questa Nazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, Presidente. La questione è molto importante. Io capisco il punto di vista del collega Rossi, ma francamente non è una posizione condivisibile. È del tutto evidente che l'indicazione del Presidente del Consiglio rappresenta effettivamente una questione fondamentale della vostra proposta di legge; per certi versi tale proposta è il frutto del fallimento della vostra proposta di legge costituzionale sul premierato.
Attraverso una legge ordinaria, cercate di arrivare allo stesso obiettivo, quello di trasformare l'elezione del Parlamento della Repubblica - e voglio ricordare che questa è una Repubblica parlamentare - in una sorta di premierato, una sorta di piccola Repubblica surrettiziamente presidenziale. Questo non si può fare assolutamente. Non si può fare perché è del tutto evidente che la persona indicata nel programma, una volta vinte le elezioni, avrà una forza politica che inevitabilmente limiterà i poteri previsti dalla Costituzione per il Presidente della Repubblica. È una cosa ovvia non soltanto per chi fa politica, perché quell'indicato avrà una forza elettorale che il Presidente della Repubblica invece non potrà mai avere, essendo eletto direttamente dal Parlamento e non dai cittadini.
Mi soffermo anche su una prassi costituzionale fondamentale, importante e riconosciuta da tutte le cittadine e da tutti i cittadini italiani, quella delle consultazioni. Il Presidente della Repubblica, dopo le elezioni, invita gli ex Presidenti della Repubblica, i Presidenti di Camera e Senato, i rappresentanti dei partiti, i capigruppo e i segretari e, dopo questo ciclo di consultazioni, valuta chi sia la persona più indicata per formare un Governo. Ma con queste indicazioni, questa prassi diventa totalmente inutile, perché la sera stessa delle elezioni il Presidente non può far altro che prendere atto di quella indicazione sulla scheda e, quindi, incaricare quella persona di formare il nuovo Governo.
Come vedete, state bypassando un caposaldo della Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), e io lo capisco perché lo volete fare: perché l'istituzione del Presidente della Repubblica è quella che vi infastidisce di più, quella che vi ha dato più fastidio in questi anni! L'autonomia del Presidente della Repubblica è quella che vi fa paura. È per questo che voi state cercando di demolirla attraverso una norma, che sembra surrettizia e invece è sostanziale, in questa vostra proposta di legge.
Io penso che, tra le tante norme che stiamo discutendo, che sono state discusse e che sono state ritenute incostituzionali dai costituzionalisti italiani in gran numero, questa sia assolutamente la peggiore perché mette in discussione una delle istituzioni che storicamente sono più amate dagli italiani. È l'istituzione che gli Italiani riconoscono come più rappresentativa, che rappresenta l'unità della Nazione e che rappresenta il parere super partes. Voi in questo modo demolite questo caposaldo della democrazia italiana (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE' (PD-IDP). Sì, grazie, Presidente. Io dico subito che noi voteremo contro questo articolo 1, perché in questo articolo 1 c'è tutto quello che abbiamo contestato, che contestiamo di questa legge e che continuiamo a ritenere, se volessimo essere gentili, solo sbagliata, in verità anche inutile, dannosa e - aggiungo - inemendabile.
In questo articolo 1 c'è il premio di maggioranza, che continuiamo a considerare abnorme, che continuiamo a ritenere che vada a distorcere profondamente la volontà popolare e - lo dico, per suo tramite, al collega Rossi, che è intervenuto prima - che continuiamo a ritenere che vada molto vicino alla soglia che, nella nostra Carta costituzionale, garantisce il quorum richiesto per gli organismi di garanzia.
Non solo. In questo articolo 1 c'è anche il cosiddetto premierato mascherato - l'abbiamo detto più volte nei nostri interventi -, e noi riteniamo che l'indicazione del candidato Premier nel programma vada a ledere le prerogative del Presidente della Repubblica. E questo è talmente vero che voi stessi avete presentato una modifica alla prima formulazione proprio per assicurare che le prerogative rimanessero salde, ma sapete perfettamente che non è una legge ordinaria a garantire la solidità delle prerogative del Presidente della Repubblica.
Quindi, non avete avuto il coraggio di fare una modifica costituzionale per inserire il premierato e lo fate con una legge ordinaria. E non avete avuto il coraggio dopo che i cittadini si sono espressi sul referendum della separazione delle carriere e vi hanno detto che questa modalità di legiferare è una modalità di arroganza istituzionale. Non solo. In quest'articolo 1 continueranno a rimanere le liste bloccate. Abbiamo detto in tutti i modi che le liste bloccate non favoriscono la possibilità per l'elettore di scegliersi l'eletto e che ci sono molti modi con i quali questo si sarebbe potuto superare, ma evidentemente non c'è stata la volontà. Io devo dire che questi sarebbero già motivi sufficienti per votare contro questo articolo 1 e, più in generale, contro questa proposta di legge.
Non vi siete limitati solo all'articolo 1 a inserire cose per noi assolutamente inaccettabili, perché il capolavoro si consuma anche negli articoli successivi, per esempio, con la modifica, che avete presentato e che sicuramente discuteremo dopo, sul voto degli emigrati all'estero, che è esattamente la prova di quello che noi stiamo dicendo da quando è iniziata la discussione su questa proposta di legge...
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
SIMONA BONAFE' (PD-IDP). ...e cioè che volete una legge su misura per racimolare più parlamentari possibili, perché semplicemente avete paura di perdere. E qui avete rasentato anche il ridicolo, perché noi saremo l'unico Paese sulla faccia della terra ad avere in Parlamento un rappresentante della circoscrizione Mondo. Insomma, non sto scherzando.
Per cui, Presidente, questi sono solo alcuni dei motivi che ci portano a votare contro l'articolo 1. Voteremo anche contro l'articolo 2 e voteremo contro questa proposta di legge, perché pensiamo che sia una legge sbagliata nel metodo - e l'abbiamo detto più volte - e, come ho provato a spiegare ora, anche profondamente nel merito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo per annunciare il voto contrario del MoVimento 5 Stelle su questo articolo 1, che rappresenta un po' il cuore di questa proposta di legge.
Infatti, una volta eliminati i collegi uninominali, che sapevate e potete prevedere che avreste perso nelle prossime elezioni, sarebbe rimasto un proporzionale puro.
È un proporzionale puro che avrebbe trovato l'accordo del MoVimento 5 Stelle. Uno degli emendamenti presentati dal MoVimento 5 Stelle, completamente sostitutivo di questa proposta di legge, era, appunto, un proporzionale puro con preferenze vere, con piccole soglie di sbarramento. Noi riteniamo che il proporzionale puro, per quanto la nostra Carta costituzionale non abbia disposizioni riguardanti la legge elettorale, sia un po' nel cuore, un po' insito nel nostro dettato costituzionale.
Del resto, risponde anche a un ordine del giorno, a prima firma Giolitti, che venne presentato e approvato nel 1947, che poi appunto non entrò nel testo della Costituzione, con il quale si invitava proprio a preferire il modello proporzionale quale modello ideale di legge elettorale. E voi no, siete andati oltre, perché, eliminati gli uninominali, voi correggete questo impianto proporzionale con un correttivo maggioritario, che però stride con l'impianto proporzionale di base. Questo correttivo maggioritario è costituito da questi 105 parlamentari che diventeranno parlamentari senza avere ricevuto neanche un voto dei cittadini italiani.
Quindi voi comprendete come questo correttivo sia un correttivo che allontana l'elettore dall'eletto, rende ancora più lontana la politica dai cittadini e andrà ad alimentare l'astensionismo e ancor più il distacco dei cittadini, i quali riterranno che i parlamentari siano una casta lontana dal popolo stesso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Allora cosa avete fatto per correggere, per il tentativo di correggere, almeno in parte, questa anomalia?
Avete disposto, così come avete fatto con dei subemendamenti, che le persone, le personalità indicate nel listone fossero però obbligatoriamente indicate anche nei listini; questo per correggere il vizio di riconoscibilità dei candidati che la Corte costituzionale ha sempre sollevato quale elemento proprio di costituzionalità delle norme elettorali. Perché il fatto che il voto di una persona del Lazio possa poi - ripartito nel proporzionale e in ragione del raggiungimento di quelle soglie del 42 per cento, come sappiamo - contribuire all'elezione nel listone di personalità della Lombardia, o piuttosto della Sicilia, voi comprendete come non consente all'elettore di capire l'effettivo effetto del voto che va ad esprimere.
E quindi avete disposto questo correttivo, l'obbligo di indicare le personalità del listone anche nei collegi plurinominali.
Ma anche questa è una fictio, è una fictio iuris, perché, qualora la personalità fosse indicata ed eletta nel listone, non verrebbe eletta nei listini proporzionali, ma si avrebbe l'elezione delle altre persone, le quali pure hanno avuto il voto dei cittadini; cioè a dire che l'elezione del listone prevale sull'elezione nel listino, che è l'unico nel quale i cittadini esprimono il voto. Un voto non di preferenza, perché non avete avuto il coraggio di approvarlo, anzi, siete stati divisi al punto da avere nelle file della maggioranza un gran numero di franchi tiratori.
Ma l'unico esercizio del voto da parte degli elettori si registra nel listino, nel proporzionale; eppure il proporzionale cede il passo rispetto al listone, cioè i 105 che non vengono votati. Ma come possiamo sostenere che l'indicazione del candidato Premier sul programma non incida sull'esercizio non formale, ma sostanziale, dei poteri del Presidente della Repubblica? Come possiamo immaginare che questo non incida, in fatto, sull'esercizio dei poteri e dell'articolo 92 della nostra Costituzione?
PRESIDENTE. Concluda.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, questa è una riforma, dal nostro punto di vista, assolutamente inemendabile, perché non costituzionale. Ma l'unica nota, se lei mi consente, è, nonostante il contrasto totale di vedute con l'onorevole Angelo Rossi, che è stato il portatore dei relatori della maggioranza, che io non posso non esprimere il mio ringraziamento e il mio apprezzamento personale per l'atteggiamento che l'onorevole Rossi ha avuto in Commissione e ora sta avendo in Aula, che è un atteggiamento di confronto.
Un confronto che è davvero il sale della democrazia, oltre ad un approfondimento tecnico che io ho sempre molto apprezzato e ammirato nel corso dei lavori (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Fratelli d'Italia e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe). E mi permetta, onorevole Rossi, nel ringraziare di questo atteggiamento istituzionale, è l'unica nota positiva di questa proposta di legge (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Comincio anch'io con un punto di contatto con l'onorevole Colucci, ringraziando anch'io i relatori - ecco, questo punto di contatto ce lo abbiamo - per il loro lavoro, per la disponibilità al confronto che hanno dimostrato e continuano a dimostrare. C'è un bisogno reale, in questo Paese, di cambiare la legge elettorale e perché? Io non sono un difensore di quello che c'è, mai, e penso che ci siano delle questioni che restano aperte nel panorama politico italiano, che con la legge elettorale potevano essere anche affrontate in maniera intelligente.
Ma qual è la problematica più grande che noi oggi vediamo? È un punto di vista, il nostro. Il nostro punto di vista è che ci sono due coalizioni che contengono spesso tutto e il contrario di tutto, che sono trainate dagli eccessi, perché bisogna ottimizzare il risultato, che vedono anche un effetto sull'elettorato. Perché 20 anni fa c'era uno stadio pieno di spettatori che guardavano la partita di calcio, c'erano i tifosi nelle curve che facevano il tifo per la loro squadra e poi c'erano le tribune, dove c'erano tanti spettatori che amavano il buon calcio.
Oggi questo stadio - ed è la rappresentazione della decrescita del nostro corpo elettorale - trova le curve piene ancora, con spettatori che applaudono la loro squadra anche quando fa autogol, acritici, e dall'altra parte le tribune vuote. Ed è il panorama politico che ha portato alle europee a scendere sotto il 50 per cento della rappresentanza. Dico questo perché noi avremmo avuto bisogno di una nuova legge elettorale, ma di una nuova legge elettorale che partisse da un altro presupposto.
E il presupposto era quello su cui eravamo arrivati in quest'Aula - credo che fosse il 7 giugno 2017 - con un accordo trasversale tra gruppi politici, che era stato fatto dal Partito Democratico, che riguardava Forza Italia, che riguardava la Lega, che riguardava il MoVimento 5 Stelle, le minoranze linguistiche, in particolare il Südtiroler Volkspartei, che prevedeva il proporzionale con il sistema tedesco puro. Un sistema che avrebbe evitato molte derive e probabilmente, dal nostro punto di vista, anche lo svuotamento dello stadio da parte degli spettatori.
Lo dico al collega Bignami perché ricordo che anche lì ci fu un voto segreto, presiedeva la Presidente Boldrini, che, forse, ricorderà che quel voto segreto, per un meccanismo della casualità - ma i casi, chissà -, divenne palese a un certo punto, quindi, mentre ognuno votava segretamente, si vide sullo schermo chi era il franco tiratore o chi no. Io facevo il capogruppo del Partito Democratico e vidi tutto il MoVimento 5 Stelle che sul proporzionale, quello che ci descriveva adesso il collega Colucci, votava contro (Applausi del deputato Marattin) - perché votava contro -, generando quello che poi abbiamo visto, e vidi anche 50 franchi tiratori del Partito Democratico.
Ma questa è storia, quindi la lasciamo stare. C'è bisogno di una nuova legge elettorale? Sì, c'era bisogno di quella legge elettorale, di una legge elettorale che consentisse al Parlamento di strutturare una proposta politica che magari vedesse le forze politiche che credono nell'Europa, che osteggiano il populismo, rispetto alle forze politiche che non credono nell'Europa, che governano con il populismo e che in questo Paese fanno gravi danni, perché portano gravi danni al nostro Paese.
Perché i populisti hanno un primo, grande difetto: non vogliono fare le riforme perché le riforme disturbano. Ci vogliono i riformisti di tutti gli schieramenti politici per avere il coraggio di cambiare le cose, altrimenti le coalizioni si paralizzano, ed è quello che vediamo nel nostro Paese. Per questo saremo contrari (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. A noi, purtroppo, ci è rimasta una manciata di minuti e li dedicheremo agli emendamenti sui fuori sede e sugli italiani all'estero. Quindi prendo la parola, confermando e rimettendomi a tutte le dichiarazioni di voto che abbiamo fatto nel corso dell'esame degli emendamenti all'articolo 1, per dichiarare il voto contrario del nostro gruppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi, prego.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Relatore di minoranza. Grazie, Presidente. Non vorrei turbare questa atmosfera mielosa e di ringraziamenti e complimenti. Io, al di là di un rapporto di cortesia umana e istituzionale con il portavoce, non sono d'accordo su nulla di questa legge, ma in particolare c'è un passaggio che considero cruciale - intervengo come relatore di minoranza; lo dico per gli uffici, che ringrazio - ed è quello relativo all'indicazione della persona, dell'uomo o della donna, da indicare come proposta per l'incarico di Presidente del Consiglio dei ministri.
Non è vero che si tratta di un vincolo politico, si tratta di un vincolo giuridico, cioè voi state approvando una legge elettorale in base alla quale le liste di candidati e di candidate per il Parlamento italiano saranno legittime e accettate solamente se collegate alla indicazione obbligatoria di questo nome. Non è un vincolo politico, non è come scrivere “Berlusconi Presidente” sul simbolo o “Salvini Premier” sul simbolo e poi il Premier lo fa l'unica che non aveva questa iscrizione nel simbolo, cioè l'attuale Presidente del Consiglio. È molto diverso: è un obbligo giuridico dal quale proviene la legittimità di quelle liste ed è uno dei motivi di incostituzionalità di questa legge, perché i cittadini devono eleggere il Parlamento e non devono indicare una persona che deve diventare Premier e per trascinamento eleggere, quindi, il capo e i suoi. Questo è uno dei motivi dell'incostituzionalità. Hai voglia poi a scrivere: fatte salve le prerogative del Presidente della Repubblica. Fatto salvo nulla, perché sono violate le prerogative del Presidente della Repubblica se si introduce un obbligo giuridico - ripeto - dal quale discende la legittimità delle candidature. Altra cosa è se voi aveste detto: si può indicare, è facoltativo indicare in modo da avere un'indicazione maggiore per i cittadini elettori. Non è così, mi dispiace ed è uno dei motivi di incostituzionalità di questa norma (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Auriemma, prego. Ne ha la facoltà.
CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. Io, per suo tramite, volevo ringraziare il relatore Rossi per quanto riguarda la postura che ha avuto in Commissione. Tuttavia, non possiamo condividere le argomentazioni, soprattutto quella sull'indicazione del Premier, perché se da un lato la maggioranza - la stessa relazione di accompagnamento della PDL - precisa che semplicemente è una questione di trasparenza nei confronti dell'elettorato, dall'altro lato si prevedono delle conseguenze giuridiche importanti come la ricusazione delle liste che non indicano il candidato Premier e, dall'altro lato, è evidente che c'è una torsione del nostro sistema parlamentare. L'indicazione del candidato Premier, quindi l'induzione in maniera indiretta di una votazione sul candidato Premier, va a scontrarsi con i principi della nostra Repubblica, che è parlamentare e che si basa su un rapporto fiduciario tra il Parlamento eletto…
PRESIDENTE. Concluda.
CARMELA AURIEMMA (M5S). …e il Governo, che invece è in un rapporto di fiducia con il Parlamento.
Per questo non possiamo, in alcun modo, condividere questa impostazione, anche perché è evidente che questo è l'attacco al Presidente della Repubblica che non si è riuscito a fare con la riforma del premierato e quindi si introduce, in maniera anche maldestra, questo ridimensionamento delle prerogative del Presidente della Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Donzelli. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DONZELLI (FDI). Grazie, Presidente. Ho ascoltato con attenzione il relatore Angelo Rossi, che ringrazio anch'io per il lavoro svolto, e ho ascoltato anche alcuni interventi delle opposizioni. Per carità, non è che per forza vi deve piacere la legge elettorale ed è legittimo intervenire in Aula e dire: non mi piace e non sono d'accordo, ma questo continuo dire che è anticostituzionale, che non è consentito, che è illegittimo, non solo è poco corretto verso gli italiani che ci ascoltano, ma dimostra, anche a voi stessi, una poca conoscenza delle sentenze della Corte costituzionale e della nostra Costituzione. Ricordo che la sentenza n. 1 del 2014, quella che è intervenuta sulla legge Calderoli, aveva specificato, per esempio, che il premio di maggioranza al Senato non poteva essere regionale ma doveva essere nazionale. Quindi, quando voi dite che è anticostituzionale il premio nazionale di maggioranza al Senato dite una cosa contro la sentenza della Corte costituzionale.
La stessa sentenza n. 1 del 2014 diceva, per esempio, che serviva una soglia minima per avere il premio di maggioranza e non che il premio di maggioranza era illegittimo, tant'è vero che l'Italicum, giudicato poi dalla sentenza della Corte costituzionale n. 35 del 2017, aveva previsto una soglia minima del 40 per cento che era stata considerata valida. Qui è addirittura del 42, quindi siamo sopra a quanto già la Corte costituzionale aveva ritenuto valido. Anche lì si stabiliva che dal 40 si poteva arrivare automaticamente al 55 e invece nella nostra legge il 55 diventa il massimo: dal 42 si può arrivare al 48. Quindi, il premio di maggioranza distorce ancora molto meno rispetto all'Italicum, giudicato dalla Corte costituzionale legittimo in questo, la volontà dell'elettore.
Mi permetto anche di dire ai signori che con la penna rossa vogliono insegnarci la Costituzione, ma non l'hanno letta, che, per esempio, la Corte costituzionale non ha mai detto che le liste bloccate sono vietate, ha detto che debbono essere abbastanza corte per essere scritte sulla scheda, altrimenti non c'è la riconoscibilità del candidato, e le liste che noi prevediamo sono abbastanza corte con i nomi scritti sulla scheda. Tra l'altro, anche la storia che raccontate, per cui si lederebbero i principi della Costituzione andando a decidere al posto del Presidente della Repubblica perché, insieme al programma, è indicato il nome non del Presidente del Consiglio, ma della proposta al Presidente della Repubblica per l'incarico di Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), è una cosa profondamente scorretta, perché banalmente non è un obbligo per il Presidente della Repubblica dare l'incarico a uno o a un altro. Sono fatte salve le sue prerogative, ma già oggi il Presidente della Repubblica, se vince una coalizione e se è una persona di buonsenso, non dà l'incarico alla persona che ha perso se c'è una maggioranza parlamentare. Questo lo potrà continuare a fare ovviamente il Presidente della Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
La limitazione non è per il Presidente della Repubblica, ma è per i partiti politici, perché troppe volte avete preso in giro gli elettori raccontando che avreste fatto fare il Presidente del Consiglio, per esempio, a un Di Maio, per poi far fare il Presidente del Consiglio a Giuseppe Conte, che non era nemmeno candidato in Parlamento, e quello, sì, era sconosciuto alla volontà degli elettori (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Quindi, potete dire che non vi piace? Certo. È legittimo votare contro, è legittimo criticarla - e ci mancherebbe, vorrei anche vedere, è il sale della democrazia -, ma non ponetevi al posto della Corte costituzionale per stabilire voi cosa è costituzionale o no, dicendo, tra l'altro, una serie di fesserie costituzionali che fanno solo fare una brutta figura a voi, che non avete nemmeno letto le sentenze della Corte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo sull'articolo 1 come dichiarazione di voto del gruppo di Noi Moderati, perché mi sembra che sia stato fatto un lavoro, sia sul testo, ma anche con gli emendamenti che abbiamo approvato in Aula, sicuramente molto importante.
Intanto per quanto riguarda quanto già è stato illustrato da alcuni colleghi, ma anch'io ci tengo a sottolineare la corrispondenza tra la lista del premio di governabilità e i collegi plurinominali, perché la possibilità di dover riconoscere e di identificare adeguatamente i candidati è sicuramente un'attenzione che anche noi volevamo avere e, attraverso gli emendamenti, mi sembra che sia stata garantita questa possibilità di identificare, da parte dell'elettore, il candidato nella lista che corrisponde a entrambi i livelli e che, quindi, certamente è non inserito in liste non identificabili, non individuabili. Mi sembra che sia un passaggio importante che non dobbiamo assolutamente trascurare.
Così come la possibilità di avere delle liste all'interno delle quali il numero dei candidati è adeguato alle dimensioni dei collegi che rimangono invariati: non c'erano le condizioni per farlo, ma mi sembra che sia stato fatto un lavoro importante già nella fase preparatoria della legge.
Poi, devo dirle che, per quanto riguarda il premio di governabilità, i 70 e i 35, alla Camera e al Senato, sono dei numeri che troppe volte sono stati raccontati come numeri sproporzionati. Mi sembra che il fatto che siano distribuiti come quota, prima della distribuzione sul proporzionale, dà esattamente la chiarezza che non sono dei numeri aggiuntivi a quelli che sarebbero stati previsti per le elezioni, ma la differenza che, oggettivamente, viene data per la maggioranza è quella che abbiamo stabilito nel cap massimo dei 220 deputati e dei 113 senatori.
Ci sono delle narrazioni e un racconto su quello che abbiamo voluto prevedere in questa legge, in questo primo articolo, un po' esasperati, un po' strumentalizzati, per cercare di dare l'idea che ci sia una maggioranza e un centrodestra che, con questa legge, vogliono assolutamente vincere a tutti i costi e in barba agli altri. Ma, come abbiamo detto anche nella giornata di ieri, sulle pregiudiziali, in realtà questa norma dà solo delle garanzie, a chi vincerà le elezioni, di avere un numero adeguato di parlamentari per poter governare e per evitare quel pareggio che la legge attuale, purtroppo, rischia di determinare e non dare chiarezza agli elettori. Mi sembra che la chiarezza sia garantita: è un'operazione di trasparenza che facciamo nei confronti degli elettori, perché, probabilmente, l'astensione che certe volte registriamo è così alta proprio perché c'è uno scoraggiamento da parte dell'elettorato rispetto a leggi elettorali fumose, che non danno chiarezza all'elettore, il quale non ha idea di qual è una coalizione, di qual è il programma e di qual è la finalità del voto che l'elettore esprime.
Mi sembra che, con questo primo articolo, iniziamo un percorso di approvazione di una legge che certamente ha una caratteristica, quella della chiarezza, della trasparenza e quella di dare maggiore fiducia agli elettori, che è poi l'obiettivo principale che noi abbiamo voluto garantire (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Federico Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Per il suo tramite, al collega Donzelli, noi le sentenze della Corte le leggiamo ed è la ragione per la quale, rispetto alla prima stesura del vostro testo, vi abbiamo detto che le vostre proposte non rispettavano il test di ragionevolezza e il carattere decisivo del premio di maggioranza e siete stati costretti a cambiarlo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). L'abbiamo letto al punto che sappiamo che le liste corte possono essere, seppur bloccate, costituzionalmente corrette, ma devono essere riconoscibili e, ad oggi, la Corte ha detto che quattro sono riconoscibili e sei non necessariamente; ma, soprattutto, il listino circoscrizionale fa eleggere due persone ma l'elettore, con quel suo gesto, ne elegge altri 68 e 32 al Senato che non sono riconoscibili.
Noi non ci appelliamo e non vogliamo sostituire la Corte costituzionale, ma, a differenza vostra, riconosciamo nella Costituzione il baluardo della correttezza e, soprattutto, il fatto che la legge elettorale ha una valenza costituzionale e quello che dice la Corte e quello che c'è scritto in Costituzione va rispettato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nicola Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, Presidente. Ho ascoltato, con molta attenzione, le parole del collega Donzelli. Ora, per suo tramite, il collega Donzelli ci ha spiegato o, meglio, per spiegare le magnifiche sorti progressive di questa legge, ha accusato una parte di questo Parlamento tra cui, in quel caso, anche una parte dei suoi attuali alleati e dice: voi, avete fatto Presidente del Consiglio, qualcuno. Ora, io vorrei ricordare al collega Donzelli che, in questo Paese e in questa Repubblica, ancora, per fortuna, perché qualcuno possa fare il Presidente del Consiglio o la Presidente del Consiglio, dopo aver ricevuto l'incarico dal Presidente della Repubblica, passa dal Parlamento della Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È il Parlamento che dà la fiducia al Presidente del Consiglio, perché siamo ancora in una Repubblica parlamentare e il motivo per cui…
PRESIDENTE. Concluda.
NICOLA FRATOIANNI (AVS). …consideriamo questa legge pericolosa è che serve surrettiziamente a introdurre un'altra forma di Governo. Questa è la verità e avreste dovuto avere il coraggio di dirlo, quella verità che vi manca con la rinuncia di misurarvi con la procedura di riforma costituzionale, perché sapete che prendereste un'altra batosta dagli elettori italiani (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cuperlo. Ne ha facoltà.
GIANNI CUPERLO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Per suo tramite, mi permetto di dire al collega Donzelli che il problema non è che noi la Costituzione non l'abbiamo letta, il problema è che voi non l'avete scritta (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 21).
(Articolo 2 - A.C. 2822-A? e abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1010 Montaruli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Votazione palese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1010 Montaruli, con il parere favorevole della Commissione e del Governo, mentre il parere del relatore di minoranza è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 22).
L'emendamento 2.1011 Tirelli è stato ritirato. Passiamo all'emendamento 2.1004 Montaruli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1004 Montaruli, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 23) (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
Passiamo alla votazione dell'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 24).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.01 Grippo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giulia Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. È una dichiarazione di voto sugli articoli aggiuntivi 2.01 e 2.02 a firma della collega Grippo, nonché sull'articolo aggiuntivo 2.03 a mia prima firma, che sono tante versioni diverse per diverse elezioni, da quelle referendarie a quelle alla Camera a quelle europee, perché veramente le abbiamo provate tutte per mettervi in mano gli strumenti per far passare una normativa sul voto fuori sede. Non da oggi, ma l'abbiamo fatto in sede di voto in Commissione; l'abbiamo fatto a ogni occasione, a qualunque legge possibile immaginabile, l'abbiamo fatto in collaborazione con la società civile. Vi ricordate, forse, quella famosa matita a Sanremo?
L'abbiamo fatto, veramente, dall'inizio della legislatura ed era davvero difficile spiegare agli elettori come mai questa ovvietà - io direi - cioè dare la possibilità di votare a 5 milioni di persone, che sembrava, a parole, avere consenso in tutto l'arco parlamentare, non si riuscisse a fare. Quindi, è ovvio che, anche in sede di riforma elettorale, non potessimo non cogliere l'occasione per ripresentare le nostre proposte, perché sarebbe veramente stato un crimine, un delitto, non approfittare di questa riforma per inserire il voto fuori sede. L'appoggio della società civile ci fa capire che non è una questione di destra o di sinistra; sono spesso citati gli studenti universitari che, soi-disant, dovrebbero essere di una parte politica, ma in realtà sono un quinto dei fuori sede votanti o potenzialmente votanti e, quindi, si collocano in tutto lo spettro politico.
Quello che noi abbiamo cercato di fare è di essere il più neutri possibile a livello tecnologico, a livello di modalità, proprio per dire non importa come, ma per favore fatelo. In questo caso - poi lo diremo in occasione del voto sull'emendamento di maggioranza -, forse abbiamo ottenuto qualcosa, ma è stato incredibilmente difficile per dei motivi che sono incomprensibili. Lo sappiamo, tutti gli Stati europei, tranne uno, hanno la possibilità di voto fuori sede: chi lo fa con voto anticipato, chi con voto nel capoluogo. Insomma, ci sono tante modalità. Davvero, non si capiva come, pur facendo qualunque miracolo tecnologico - l'intelligenza artificiale, mandare le persone su Marte, sulla luna, quello che sia, i data center nello spazio -, il voto fuori sede sembrava al di là della nostra portata.
Ora ci rendiamo conto che le nostre proposte non vi sono piaciute, non importa. Forse siamo arrivati a una proposta condivisa e non possiamo che rallegrarcene. Però, davvero, solo per ribadire che, come Azione, ci abbiamo sempre creduto e abbiamo sempre tentato di portare questa battaglia qua, in Aula, nei picchetti che abbiamo fatto fuori dal Parlamento - non so neanche quanti -, con una costante fatica di vedere progetti pilota che cominciano, non cominciano, solo per certi tipi di elezioni, solo per un certo tipo di elettorato. Noi nelle nostre proposte ne avevamo proprio previsti per tutti, per chiunque, e che non avessero limiti di tempo, perché ci sono categorie varie che cadono nella definizione di fuori sede.
In questo ulteriore tentativo, quindi, vi lasciamo, lasciamo agli atti queste tre proposte e speriamo che trovino e incontrino comunque un favore nel principio, se non nella sostanza (Applausi dei deputati dei gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Italia Viva-Casa Riformista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.01 Grippo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.02 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.02 Grippo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.05 Pavanelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Oggi non stiamo discutendo semplicemente di una modalità di voto, stiamo decidendo se milioni di cittadini italiani continueranno a dover chiedere il permesso allo Stato per esercitare un diritto che la Costituzione già riconosce loro, perché è esattamente questo che è accaduto negli ultimi anni. Nel 2024 il Governo ha concesso il voto fuori sede per le elezioni europee; nel 2025 lo ha concesso nuovamente per il referendum; nel 2026, invece, lo ha negato.
Ebbene sì, Presidente, stiamo parlando del voto fuori sede, una battaglia che il MoVimento 5 Stelle, insieme a molte opposizioni, ha fatto, abbiamo fatto già dall'inizio della legislatura. Tant'è che c'era una battaglia all'inizio di questa legislatura con delle nostre proposte e la maggioranza ha deciso di fare un emendamento per delegare il Governo a decidere se e come fare questo voto fuori sede. Ebbene, abbiamo visto in questi anni che lo stesso cittadino, nelle stesse condizioni, ha potuto votare un anno, ha votato l'anno successivo e poi si è visto togliere quel diritto l'anno dopo.
Noi pensiamo che il diritto di voto non possa essere una concessione revocabile, non possa dipendere dall'umore della maggioranza e, soprattutto, non possa essere affidato a decreti-legge temporanei. Il voto fuori sede deve diventare finalmente un diritto stabile, garantito dalla legge ed è esattamente quello che propone il nostro emendamento. Non inventiamo nulla, prendiamo una disciplina dello Stato, che ha già utilizzato con successo nel 2024 e nel 2025, e proviamo a renderla definitiva. Per questo faccio fatica a comprendere la scelta della maggioranza: per 2 anni avete parlato di sperimentazione. Bene, le sperimentazioni servono a verificare se un modello funziona oppure no: se funziona, quel modello si consolida; se non funziona, si cambia.
Qui però accade qualcosa di incomprensibile, Presidente. Le sperimentazioni hanno funzionato, i comuni hanno organizzato il voto, il Ministero dell'Interno ha gestito la procedura e gli elettori hanno votato, eppure decidete di buttare via tutto e di costruire un sistema completamente nuovo, mai sperimentato, del quale nessuno oggi è in grado di garantire l'efficacia. Allora viene spontanea una domanda: a cosa sono servite le sperimentazioni? Perché chiedere ai comuni di imparare da capo una procedura completamente diversa? Perché imporre agli elettori nuove condizioni, nuovi termini, nuovi adempimenti burocratici? La vostra proposta, infatti, non amplia il diritto, piuttosto lo restringe, anche se sicuramente farà votare molti cittadini con questa modalità, ma non in una scala abbastanza allargata. Si passa da 3 a 9 mesi di domicilio, si pretendono iscrizioni preventive, tutta una serie di adempimenti insomma.
Poi c'è il grande assente di questo provvedimento, cioè i comuni. Chiunque abbia amministrato, e qui ne abbiamo tanti di amministratori locali, sa cosa significa organizzare un'elezione, sa cosa significa avere uffici elettorali sottodimensionati e sa cosa significa lavorare sotto organico. Insomma, Presidente, noi invece proponiamo una cosa molto diversa: proponiamo di riconoscere, una volta per tutte, il diritto di milioni di studenti, di lavoratori, di cittadini che vivono temporaneamente lontani dalla loro residenza. Si tratta di persone che pagano le tasse, che studiano, che lavorano, persone che non chiedono privilegi, ma soltanto di poter votare senza dover affrontare centinaia di chilometri. Questo è il senso del nostro emendamento, trasformare una concessione temporanea in un diritto permanente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Madia. Ne ha facoltà.
MARIA ANNA MADIA (IV-CR). Grazie, Presidente. Era il luglio del 2022. Ora, io non voglio richiamare periodi caldi con analoghi - mi sembra - venti di crisi, ma parlare semplicemente di fatti. Era il luglio 2022 e in quest'Aula era calendarizzata la discussione che prevedeva, appunto, di discutere e poi probabilmente approvare le disposizioni riguardanti il diritto di voto agli elettori fuori sede. Lo ricordo molto bene, perché era una proposta di legge a mia prima firma, ripeto, già calendarizzata in quest'Aula nel luglio del 2022.
È una misura di civiltà. È una misura - lo ha detto prima di me la collega Pastorella - già presente nella gran parte delle democrazie avanzate. È una misura molto semplice, perché sostanzialmente stabilisce che chi per un periodo temporaneo si trova lontano dal suo luogo di residenza per ragioni di studio, per ragioni di lavoro o per ragioni di cura può comunque votare dal suo luogo di domicilio temporaneo senza dover per forza caricarsi i costi economici e organizzativi del ritorno a casa per votare. Colleghe e colleghi, voi capite che siamo in un periodo nel quale l'astensionismo, purtroppo, cresce e tutte le forze politiche sempre, ad ogni tornata elettorale, lo dicono. È vero: l'astensionismo è un cancro, è un male. Dato che si stima che oggi in Italia i fuorisede siano 5 milioni, capite, colleghe e colleghi, che è un dovere morale riuscire a combattere almeno l'astensionismo involontario, cioè quell'astensionismo che colpisce non le persone che non vogliono andare a votare, ma le persone che vorrebbero votare, ma che hanno impedimenti oggettivi e materiali che non consentono loro di votare.
Che cosa è successo in quel luglio del 2022 lo sappiamo tutti: si è conclusa in modo anticipato la legislatura e noi purtroppo ci troviamo da quattro anni ad attendere un diritto negato senza una valida ragione. Le opposizioni, però, in questa legislatura, da subito hanno continuato a farsi carico di questo tema, tanto che la proposta sul voto dei fuorisede è stata calendarizzata in questa legislatura tra le prime proposte in quota delle opposizioni - così si dice - cioè le opposizioni hanno chiesto alla maggioranza di discutere su questo tema. Lo abbiamo fatto a inizio legislatura. La proposta è stata trasformata dalla maggioranza in una delega e poi è stata abbandonata in Senato.
Io ho voluto raccontare rapidamente questi fatti, perché suonano un po' ipocriti. Ho letto alcune agenzie sugli entusiasmi della maggioranza che ha voluto introdurre in modo veloce e rapido, per sua volontà, il voto ai fuorisede. Diciamo che non è così. Io penso che la maggioranza, dopo aver abbandonato quel veicolo normativo, che era il veicolo normativo naturale per introdurre una legislazione stabile per il diritto di voto ai fuorisede, abbia cambiato idea - questo è un bene - e abbia cambiato idea perché i comitati, che sono tanti fuori da qui, non hanno dato tregua (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Oggi dovrebbe essere la giornata della vittoria dei comitati, di “Voto dove vivo” e anche nostra, semplicemente perché non li abbiamo mai lasciati.
Ora, però, Presidente, noi voteremo a favore, perché ci sarà un avanzamento e ci sarà un passo avanti, ma vorrei lasciare agli atti che non siete riusciti a scrivere una norma perfetta. Con tutto il tempo che abbiamo alle spalle, questa norma doveva essere perfetta per una serie di motivi, almeno cinque. Il primo: i nove mesi previsti per essere considerati fuorisede sono troppi. Il secondo: il termine del 31 dicembre, che avete un po' cambiato, ma comunque rimane un appesantimento burocratico. Il terzo: addirittura il passo indietro rispetto al riconoscimento su base provinciale che c'era nelle sperimentazioni. Il quarto: il fatto che si voterà con le schede del domicilio temporaneo e non del luogo di residenza, con un problema sia per la rappresentatività, sia per la ragione profonda del voto ai fuorisede, che era quella di rimanere legati allo spirito civico del proprio territorio.
PRESIDENTE. Deve concludere per favore.
MARIA ANNA MADIA (IV-CR). Concludo. Il quinto è il vulnus più grave: è il fatto che lo abbiate inserito in questo obbrobrio di legge elettorale.
Quindi, Presidente, concludo: voteremo a favore. È un passo in avanti, ma quando saremo noi la maggioranza, penso che sarà una maggioranza più attenta allo Stato di diritto e questi aspetti li cambieremo certamente (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e della deputata Scarpa).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.05 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e favorevole del relatore per la minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.03 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.03 Pastorella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e favorevole del relatore per la minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).
Passiamo al subemendamento 0.2.01006.1 Bonafe'. Ha chiesto di parlare la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE' (PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche questo subemendamento prevede la possibilità per i fuorisede di votare alle elezioni. Stiamo parlando di 5 milioni di cittadini temporaneamente costretti a vivere in un posto diverso da quello di residenza per motivi di studio, di lavoro o di cura. È giusto garantire a loro la possibilità di esercitare un diritto fondamentale, come il diritto di voto.
Spesso questo per loro non è possibile, perché devono affrontare viaggi costosi o lunghi. In molti casi, proprio per queste difficoltà, sono cittadini che rinunciano al voto. Come è stato ricordato, non ce lo possiamo più permettere, perché siamo, purtroppo, una democrazia nella quale un elettore su due non si reca più alle urne. Quindi noi abbiamo la responsabilità, il dovere di eliminare ogni ostacolo concreto alla partecipazione democratica. E anche questo, ossia dare ai cittadini domiciliati lontano dal luogo di residenza la possibilità di votare, diventa un ostacolo da rimuovere. Quindi dobbiamo muoverci per garantire anche a loro la partecipazione.
C'è stata una sperimentazione che ha dimostrato che questo è possibile. Certo, va reso ancora più agevole, eliminando ogni tipo di passaggio burocratico che pure l'emendamento, che è stato presentato e riformulato dalla Commissione, ancora prevede. Con questo emendamento, presentato dalla Commissione, sono state ottenute delle modifiche importanti. Certo, non è perfetto.
Voglio anche ricordare che le proposte, che sono state fatte sia dal Partito Democratico, ma anche dagli altri colleghi di opposizione, eliminavano davvero tutti questi passaggi burocratici. Però, possiamo dire che comunque è un passo importante, un passo ulteriore. Noi prenderemo l'impegno di continuare la battaglia e di proseguire su questa strada, perché, come è stato ricordato, pensiamo che il voto debba essere valido non nel comune in cui queste persone sono domiciliate, ma nel comune di residenza; perché crediamo che ancora nove mesi, per garantire la possibilità di votare, siano troppi; perché pensiamo che ogni altro passaggio burocratico vada sostanzialmente azzerato.
Detto questo, vogliamo facilitare il voto. Proseguiremo questa importante battaglia. La faremo al fianco dei comitati, come veniva ricordato bene prima. Ci sono tanti comitati che in questi mesi, insieme a noi, hanno continuato a dare battaglia. Continueremo a farlo, perché riteniamo che questo non sia un privilegio, ma sia la garanzia di un diritto fondamentale da riconoscere ai cittadini che, come ho detto, spesso e volentieri si trovano in queste condizioni non perché lo vogliano, ma perché sono costretti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.01006.1 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).
A questo punto passiamo al nuovo subemendamento 0.2.01006.501 della Commissione, riferito all'articolo aggiuntivo 2.01006 Roscani, sul quale chiedo il parere del Governo. Prego, Ministro Casellati.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI, Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa. Grazie, Presidente. Il Governo esprime parere favorevole sul subemendamento 0.2.01006.501 della Commissione, a condizione che sia riformulato sostituendo, al comma 2-ter, la parola “elezioni” con la parola “consultazioni”. Questo al fine di poter ricomprendere anche le consultazioni referendarie.
PRESIDENTE. Grazie, signora Ministra. La Commissione accetta la riformulazione proposta dalla Ministra? Il parere della Commissione è favorevole. Relatore di minoranza? Accetta anche lei, onorevole Magi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto a favore del gruppo di AVS a questo subemendamento e per dire che questo, insieme a tutti quelli che servono a permettere il voto ai fuori sede, sarà l'unico voto favorevole di questo gruppo agli emendamenti presentati dalla maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
È un voto favorevole, perché noi riteniamo questa norma anche una nostra vittoria. Anche nostra perché si sono mobilitati comitati, associazioni, gruppi di giovani e di studenti. Ci sono voluti mesi e mesi, proposte di legge da tanti altri partiti delle opposizioni, mobilitazioni continue. In vista del referendum, quando voi avete scelto di non far votare i fuori sede, ad esempio, abbiamo raccolto 15.000 nominativi sulla piattaforma di AVS per i fuori sede, che poi abbiamo fatto votare, trasformandoli in rappresentanti di lista.
È stato un impegno duro e faticoso a difesa di un diritto democratico (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), perché non può esistere un voto per censo: se hai i soldi per tornare a casa voti e se, invece, non hai i soldi per tornare a casa, il tuo voto va perduto. Quindi bene che la maggioranza abbia riconosciuto la giustezza di queste battaglie e abbia presentato un emendamento per inserire in una legge elettorale, che per tutti gli altri aspetti rimane una legge ingiusta, truffaldina, incostituzionale e per noi del tutto inaccettabile, questo passaggio che permette ai fuori sede di votare.
Naturalmente, dobbiamo anche dire che il nostro è un voto favorevole, ma che non significa che noi siamo d'accordo su tutti i dettagli con cui è stata scritta questa norma. Le colleghe lo hanno già sottolineato prima: questa norma, nel caso in cui diventasse poi legge - perché non sappiamo se questa legge elettorale arriverà alla fine e, visto quello che è successo in quest'Aula, siamo abbastanza certi che, probabilmente, non avverrà -, andrà corretta subito dopo, perché 9 mesi di residenza sono troppi. Bene che sia stata cambiata con una permanenza prevista di 9 mesi, ma sono sempre troppi.
Il termine del 15 dicembre sembra un inutile aggravio burocratico. C'è il problema del collegio di validità del voto. Insomma, ci sono alcune norme che sembrano essere messe apposta per rendere più complicato ai fuori sede esprimere il proprio voto e partecipare alle elezioni e alle consultazioni. Quindi il nostro è un voto favorevole, ma con l'impegno di migliorare questa norma nel caso in cui dovesse diventare legge. E se, invece, la legge elettorale si arenerà, toccherà a noi, nella prossima legislatura, fare una legge per far votare sempre i fuori sede e garantire questo diritto costituzionale e democratico, per il quale ci battiamo tutti e tutte ormai da veramente molti mesi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Scarpa).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO (M5S). Presidente, ci sono alcune battaglie che travalicano i confini degli schieramenti politici e le barriere ideologiche di riferimento di ciascun partito. Non sono quelle battaglie che si conducono per capire come assegnare seggi, quale legge elettorale sia migliore per il proprio partito o per garantirsi la propria autoconservazione, ma sono le battaglie che vengono condotte per estendere i diritti costituzionali. Sono quelle battaglie che vengono condotte per riconoscere il valore della partecipazione democratica. Sono quelle battaglie che vengono condotte per riconoscere il valore della voce della partecipazione democratica delle nuove generazioni.
E in una società in continuo movimento, con una nuova generazione in continuo movimento, non era più accettabile che il nostro sistema di voto fosse rimasto uguale a quello del 1948. Non era accettabile ed era difficile anche spiegare come mai fossimo una delle poche democrazie occidentali ad avere ancora lo stesso, medesimo sistema di voto e a non consentire ai fuori sede di poter votare con un modo alternativo. E allora noi questa battaglia, come MoVimento 5 Stelle, l'abbiamo condotta dal primo momento. Sin dalla scorsa legislatura - lo ricordava la collega Madia -, siamo arrivati a un passo e in questa legislatura sono state 6 le proposte di legge presentate dalle opposizioni sul tema del voto fuori sede: la proposta di legge a mia prima firma, la proposta di legge a firma della collega Pavanelli, la proposta di legge a firma Magi, Grippo e Zanella. Tutte proposte di legge delle opposizioni che poi sono state, sostanzialmente, trasformate in una legge delega dal Governo; delega che, dal 4 luglio 2023, da ben 3 anni, il Governo non ha mai pensato di attuare.
Abbiamo però riconosciuto che, nonostante l'immobilismo, da questo punto di vista siano stati fatti degli sforzi: è stata consentita una sperimentazione alle ultime elezioni europee e al referendum dello scorso anno, salvo poi fare dieci passi indietro all'ultimo referendum costituzionale, quando, invece, tanti e tante giovani chiedevano di votare. Non glielo avete consentito, forse perché avevate un po' paura della loro partecipazione ed evidentemente avevate ragione, perché sono stati loro che hanno ribaltato l'esito di un referendum e lo hanno fatto per salvare la Costituzione, per salvare l'indipendenza della magistratura. Ed è proprio in nome di quei giovani, di quei tanti e tante che hanno fatto sentire forte la loro voce in difesa della Costituzione, che noi oggi siamo qui a discutere un emendamento presentato dalla maggioranza, dal collega Roscani, che non è un emendamento perfetto, che non è una soluzione perfetta, che non è la soluzione che noi avremmo scritto. Infatti, non l'abbiamo scritta. Noi abbiamo fatto altre proposte di legge.
È una soluzione parziale, è una soluzione che limita e lascia fuori tanti studenti, soprattutto tanti lavoratori con il requisito dei 9 mesi di temporanea residenza. E soprattutto è una proposta che rischia - e questo voglio che rimanga agli atti, signor Presidente - di alterare il principio della rappresentatività, perché dire agli elettori fuori sede che devono votare per i candidati del collegio del posto dove vivono e non dove sono residenti, rischia di svuotare quei territori - che già sono stati svuotati di servizi, di infrastrutture, di residenti, e così, come una ruota, ancora di residenti e anche di persone che, magari, hanno voluto mantenere la residenza, ma sono dovute partire per motivi di studio, di lavoro o di cure -, di svuotarli anche di rappresentatività: li svuotiamo anche di eletti che potrebbero portare la voce di quei territori.
Ed ecco che non è la soluzione che noi volevamo. Siamo critici, però il MoVimento 5 Stelle non si tira mai indietro quando si tratta di allargare la partecipazione democratica. Abbiamo deciso di non fare una battaglia politica sulla pelle dei giovani, ma di fare una battaglia politica per la loro voce, perché, quando un muro comincia ad incrinarsi, il nostro compito non è quello di impedirgli di cadere, ma di spingere finché non sarà abbattuto del tutto. E allora noi oggi voteremo a favore di questo emendamento, non perché pensiamo che abbiate risolto i problemi, ma perché pensiamo che ogni passo che miri ad estendere...
PRESIDENTE. Concluda.
VITTORIA BALDINO (M5S). ...il diritto alla partecipazione democratica debba essere sostenuto e da qui non si torna indietro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). Per annunciare che anche Azione voterà favorevolmente sia al subemendamento che all'emendamento Roscani.
Questa legge elettorale tenta - abbiamo visto nel dibattito - di fare tante cose. Cerca di dare la certezza del Governo, della stabilità, la certezza del Premier e la certezza della coalizione. L'unica certezza che mancava era la certezza del voto per 5 milioni di italiani. E in questo senso non possiamo che essere contenti, anche se risulta un po' un pensiero secondario, perché questo emendamento arriva dopo che la legge era stata presentata, emendata in Commissione, ecco, solo in extremis in Aula, forse anche grazie alla pressione - la ricordava prima la collega Madia e anche la collega Baldino - che viene da fuori, giustamente, dalla società civile e dai comitati “Voto dove vivo”, perché non dimentichiamoci che c'è anche un progetto di legge di iniziativa popolare tra i tanti che giacciono in questa Camera.
E c'è anche da dire, però, che questo pensiero secondario almeno la maggioranza l'ha avuto, perché il problema del voto fuori sede non è un problema che è nato con il Governo Meloni, è un problema che precede il Governo Meloni. C'è quindi da riconoscere, per onestà intellettuale, che forse ci si poteva pensare anche prima (Applausi del deputato Deidda). Detto questo, con tutte le leggi elettorali che abbiamo fatto, diciamo che le occasioni non sarebbero mancate, ma meglio tardi che mai.
E anch'io mi unisco al coro di quelli che pensano che non sia un emendamento perfetto, che sia perfettibile e che, mettendo dei criteri stringenti, pur comprensibilmente - immagino - per alleggerire o comunque dare certezza anche ai comuni che poi nella pratica devono gestire le tornate elettorali, si sono messi dei paletti che, però, rischiano di essere penalizzanti. Penso alle categorie che si spostano, quindi che diventano fuori sede, ma per periodi più limitati: non solo i malati, che sono grazie al cielo citati, ma anche gli sportivi, gli stagionali, i lavoratori dello spettacolo. Insomma, sono tante le categorie che magari non passano 9 mesi lontano dalla loro residenza, ma che comunque hanno diritto a non dover spendere tempo e denaro per tornare chissà dove a votare. Tutti questi sono purtroppo esclusi.
E c'è anche da dire che questi paletti molto stringenti, in un'epoca di tecnologia e di digitalizzazione, con l'anagrafe elettorale in piena funzione e ben collegata con l'anagrafe dei cittadini, quella delle abitazioni, forse tutti questi paletti erano anche poco necessari. Ma comunque apprezziamo sicuramente lo sforzo, apprezziamo il fatto che si vada a contrastare l'astensionismo involontario, che è una piaga quasi più di quello volontario, a cui sicuramente si può rimediare in maniera più rapida. E quindi siamo felici che ci sia, purché si faccia, anche se non è perfetto, ma l'ottimo è nemico del bene, e quindi in questo senso voteremo anche noi a favore (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE' (PD-IDP). Sì, grazie, Presidente. Anche noi accogliamo con soddisfazione che finalmente anche la maggioranza, dopo che abbiamo portato avanti proposte di legge e una grande mobilitazione con i comitati, si sia finalmente fatta carico di garantire il diritto di voto ai fuori sede. Lo voglio ricordare ancora, sono quasi 5 milioni gli italiani che lavorano, studiano o si curano in luogo diverso da quello di residenza e che, per questo, devono comunque poter avere garantito il diritto di voto, che è un diritto fondamentale.
Anche il Partito Democratico voterà a favore di questo emendamento. Sono state fatte delle modifiche, anche recentemente, in Commissione e nel Comitato dei nove di poco fa, e devo dire che questo emendamento - lo hanno già detto le colleghe e lo voglio dire anch'io - non è la soluzione che avremmo voluto, tant'è che le nostre proposte di legge, in particolare quella che abbiamo presentato qualche anno fa, che poi è stata trasformata in legge delega al Governo ed è ancora tuttora ferma al Senato, erano proposte di legge che andavano in una direzione in parte diversa, che chiedevano, per esempio, che non fossero necessari 9 mesi per certificare il domicilio.
Non solo: erano proposte che dicevano che il voto doveva incidere laddove il cittadino fuori sede risiede e non dove domicilia, perché questo effettivamente comporta anche problemi di rappresentatività. E non solo per noi era importante garantire questo voto non solo a chi si cura, ma anche a chi assiste familiari in cura. E anche questo è fondamentale dal nostro punto di vista. per cui sono tante le modifiche ancora da fare a questo emendamento e a questa proposta che arriva dalla maggioranza, dalla Commissione, e per la quale voteremo comunque a favore.
Certo, ripeto, per noi la battaglia non finisce qui, anche perché riteniamo che questa sia una modalità per andare incontro all'alto tasso di astensionismo che spesso e volentieri si manifesta nelle elezioni, anche a livello politico, e quindi noi andremo avanti con i comitati. Però pensiamo che questo primo passo sia stato un passo importante, sia stato un passo che va comunque nella direzione di facilitare la partecipazione al voto dei cittadini fuori sede e quindi, per questo motivo, il nostro voto sarà un voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Roscani. Ne ha facoltà.
FABIO ROSCANI (FDI). Sì, grazie, Presidente. Intervengo brevemente, perché penso che questa Camera oggi sia di fronte comunque ad un momento storico. Per la prima volta nella storia della nostra Nazione, c'è un provvedimento normativo che consentirà alle prossime elezioni politiche, alle elezioni europee e alle consultazioni referendarie di votare lontano dal proprio comune di residenza, e questa è una battaglia che ovviamente abbiamo voluto combattere in questa legislatura per la prima volta.
Questa maggioranza ha approvato prima delle sperimentazioni, nel 2024 e nel 2025, e oggi, all'interno di questa legge elettorale, c'è un emendamento che istituirà il voto fuori sede in maniera strutturale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) per centinaia di migliaia di persone in questa Nazione, che potranno votare lontano da casa. E io penso che sia giusto come sono andate queste cose, perché voglio ricordare, anche visti gli interventi che mi hanno preceduto, che la prima persona a parlare di voto fuori sede fu un giovane Ministro della Gioventù che portava il nome di Giorgia Meloni, nell'ultimo Governo di centrodestra prima di questo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
E nel momento in cui il centrodestra torna al Governo di questa Nazione, con Giorgia Meloni Presidente del Consiglio, avvia tutta una serie di iniziative e di normative che portano al compimento di questa battaglia. E allora è una battaglia che da sempre racconta anche la storia del movimentismo della destra giovanile, racconta la storia della destra su un filo di continuità che parte dall'onorevole Tremaglia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), con la legge sul voto degli italiani all'estero e che, oggi, vede compimento anche su questa ulteriore estensione del diritto di voto per i fuori sede, perché in tutto questo c'è la volontà specifica di abbattere a picconate quei muri, quegli ostacoli che si mettono di fronte alla partecipazione delle persone e a chi vuole in qualche modo contribuire a essere protagonista del proprio destino.
E allora io sono ben contento che il centrodestra abbia trovato un'unità intorno a questo e ringrazio l'onorevole Toccalini, l'onorevole Paolo Emilio Russo e l'onorevole Tirelli (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Ringrazio, ovviamente, il relatore Angelo Rossi, ringrazio il Governo per il parere favorevole e voglio ringraziare, ovviamente, le forze di opposizione che si apprestano a votare favorevolmente a questo emendamento.
Però qualcosa la devo aggiungere anche su questo, perché non posso dimenticare che, nel momento in cui il Partito Democratico manifestava sotto il Senato per il voto ai fuori sede, i parlamentari del campo largo votavano contro l'ampliamento del perimetro, in Affari costituzionali, su questa legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Non posso dimenticare, ovviamente, che sono stati tanti anni al Governo, prima di questa esperienza di centrodestra, e oggi noi, invece, troviamo una soluzione per rendere fattiva questa battaglia.
Quindi bene, un punto di partenza sicuramente, una battaglia vinta da parte di questo Parlamento per l'impegno di tutti noi, ma dobbiamo continuare sicuramente su questa strada per continuare a dare risposta alle giovani generazioni, perché, fuori da questo Palazzo, i giovani italiani aspettano che la politica muova dei passi nella loro direzione. Il Governo Meloni ne sta facendo molti rispetto al passato. Avete detto che sono stati dei piccoli passi in avanti; io dico che sicuramente non possono essere considerati piccoli - basta chiederlo alle centinaia di migliaia di fuori sede che potranno votare grazie a questo provvedimento -, ma sono infinitamente tanto di più rispetto al nulla che abbiamo visto prima di questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI, Relatore di minoranza. Grazie, Presidente. Nel ribadire il parere favorevole come relatore di minoranza, mi viene da dire: quindi si può fare.
Si sarebbe potuto e dovuto fare anche prima, ad esempio in occasione dell'ultimo referendum costituzionale, come avevamo chiesto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). C'è stata, in quel caso, una decisione del Governo di negare questa possibilità non per motivi tecnici, ma per motivi politici. Avevamo ottenuto la possibilità, per la prima volta nel nostro Paese, di farlo in occasione dei referendum abrogativi del 2025, quando, come comitati promotori, abbiamo incontrato il Governo a Palazzo Chigi, ottenendo per la prima volta per i cittadini, per motivi di lavoro, di studio e di cura, di poter votare esercitando il voto fuori sede; esperienza che non si è potuta ripetere nell'occasione del referendum costituzionale.
I limiti di questa proposta ci sono, sono evidenti, ma è innegabile che sia un passo avanti e come passo avanti noi intendiamo sostenerlo. Ed è il frutto - questo va riconosciuto da parte di tutti - del lavoro dei comitati, del lavoro delle associazioni, anche della pressione incessante delle opposizioni, delle proposte delle opposizioni, che datano già alle passate legislature, quando abbiamo trovato, anche da parte del Viminale, degli ostacoli tecnico-burocratici che, evidentemente, erano affrontabili e superabili. Bene, è un passo avanti, non è tutto, è migliorabile, andrà migliorato e sottolineo il nostro voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Viggiano. Ne ha facoltà, per un minuto.
FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo quasi a titolo personale, perché personale è l'esigenza che ha dettato questo mio intervento.
In realtà, sono quasi tentata di votare contro (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) dopo aver ascoltato l'onorevole Roscani, che poteva evitare di eccedere nell'eccellere di questa norma, che, ovviamente, è imperfetta, anche nella misura in cui non prevede che i genitori dei minori che vengono accompagnati per ragioni di cura e di assistenza in altre città possano votare. Questo è un vulnus molto, molto grave, che limita la possibilità di voto di persone come la sottoscritta, che ha dovuto accompagnare la propria figlia in un percorso di cura…
PRESIDENTE. Concluda.
FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). … che è durato ben oltre i tre mesi previsti dalla norma. Quindi è un vulnus che va sicuramente sanato, esattamente come vanno sanate altre prerogative.
Bisogna assicurare realmente la facoltà di voto alle persone e non limitarsi a dire che si è dato il voto ai fuori sede. È una norma che, solo per dovere di partito e solo per accompagnare il voto dei fuori sede, mi vedrò costretta a votare questa sera, ma è assolutamente imperfetta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO (PD-IDP). Grazie, Presidente, anch'io intervengo a titolo personale, in quanto coinvolto, proprio nel mio passato, a livello personale. Vorrei esplicitare un passaggio di questo emendamento - sul quale, naturalmente, voterò in modo favorevole - che si riferisce ai lavoratori sportivi.
Dico “a titolo personale”, perché sono stato vittima, almeno in un paio di occasioni, del non aver potuto votare, semplicemente perché non potevo decidere di farlo in una sede diversa da quella della mia residenza, per fare il mio lavoro. Purtroppo questa categoria spesso rimane invisibile. Sapete che sono pochissimi gli sportivi ritenuti professionisti o professioniste in questo Paese; sono moltissimi quelli che sono professionisti nella realtà, ma non nella norma. Ecco, il limite dei 9 mesi arriva non sempre a coprire la necessità di uno sportivo, la stagione sportiva qualche volta dura un po' meno.
Tuttavia - confermando che, naturalmente, ritengo questo emendamento un passo in avanti - vorrei semplicemente richiamare gli sportivi alla consapevolezza di esercitare questo diritto e le società sportive, che permettono ad atleti ed atlete, allenatori, massaggiatori, dirigenti…
PRESIDENTE. Concluda.
MAURO BERRUTO (PD-IDP). …di fare questo lavoro, a mettere loro nelle condizioni di esercitare questo diritto, siglando dei contratti, qualora fossero anche di collaborazione coordinata e continuativa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Quattro aggettivi per commentare questa norma che stiamo approvando. È una norma che ha un rilievo storico, perché sono almeno trent'anni… io ero un ragazzino, come molti di voi, quando per la prima volta si cominciò a discutere della possibilità di far votare gli studenti fuori sede, in una Nazione, in uno Stato italiano che stava evolvendo con i trasporti e che iniziava ad essere caratterizzato da una fortissima mobilità. Per la prima volta, gli studenti, i lavoratori e le persone che sono in cura potranno votare in una città diversa. Dunque, è una norma che ha un rilievo storico, che si inserisce in una traiettoria che il centrodestra e questo Governo hanno gioco facile nel rivendicare, che è cominciata con una sperimentazione nelle elezioni europee e che è proseguita nel rafforzare tutti i dispositivi che consentivano di digitalizzare le procedure di voto, a partire dalla raccolta di firme per i referendum che sono già stati fatti l'anno scorso.
Il secondo aggettivo: è una legge profondamente democratica, perché aumenta, aumenterà inevitabilmente il numero dei votanti, andando ad intervenire sulla cosiddetta astensione involontaria, che citavano prima i colleghi. Quindi andrà ad aumentare la rappresentatività del Parlamento e darà maggiore forza al lavoro di tutti noi e di chi sarà eletto a partire dalle prossime elezioni.
È una legge coraggiosa e generosa: sono due aggettivi. Ma cosa voglio dire? Voglio dire che è una legge che non è stata fatta per la convenienza di qualcuno, perché, ad essere onesti - e qua dentro è sempre bene esserlo -, i risultati del test che è stato fatto alle elezioni europee di due anni fa hanno dimostrato che, in realtà, gli studenti fuori sede che hanno partecipato al voto, probabilmente, hanno scelto in larga parte i partiti dell'opposizione, del campo largo. Quindi ci poteva essere una piccola convenienza ad aspettare. Non lo abbiamo fatto e, quindi, il centrodestra ha promosso, sostenuto e voterà con grandissima convinzione questa legge.
L'ultimo aggettivo: è una legge condivisa, perché non sfugge a nessuno - e lo dicevano i colleghi - l'importanza del fatto che finalmente - dopo vent'anni di rinfacci e anche dopo la pratica un po' stucchevole di rinfacciarsi, dicendo: ma la facciamo noi, non l'avete fatto voi, non l'abbiamo fatto noi - arriviamo ad un voto largo e condiviso. Ed è una prova di maturità del nostro Parlamento, oltre che ovviamente di questa maggioranza, che ha accompagnato questo percorso cucendo.
A proposito di cucitura e lavoro di stimolo, voglio ringraziare personalmente il presidente Fabio Roscani, che ha lavorato a questo testo, il mio collega onorevole Stefano Benigni, che ha messo a disposizione la sua competenza nel campo dei giovani e dei movimenti giovanili, il relatore Angelo Rossi per il suo lavoro di cucitura e, ovviamente, tutti i colleghi che voteranno questa importantissima norma (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toccalini. Ne ha facoltà.
LUCA TOCCALINI (LEGA). Grazie, Presidente. Devo ammettere che non vedevo l'ora che arrivasse questo momento perché, qualche settimana fa, mi sono ritrovato in un post del collega Fratoianni - per suo tramite, Presidente -, in cui il collega Fratoianni mi attaccava dicendo che la Lega non voleva il voto fuori sede non solo perché non voleva che i meridionali votassero, ma, soprattutto, perché votano solo a sinistra. Quindi, premessa: non solo non me ne frega di cosa andranno a votare i fuori sede, ma non mi interessa nemmeno da dove arrivano i fuori sede che andranno a votare (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia). E lo ribadisco per lasciarlo agli atti, visto che qualche giornalista si è divertito, evidentemente per qualche “mi piace” in più, a scrivere cose che non stavano né in cielo né in terra, che solo lui aveva sentito senza alcuna registrazione.
Ma al di là di questo, sono contento che finalmente sia l'Aula a votare questo importantissimo subemendamento, che segue un percorso. Veda, sembra che l'espressione “fuori sede” sia nata negli ultimi mesi e negli ultimi anni, da quando questo Governo è in carica, perché prima dei “fuori sede” se ne parlava ben poco da una certa parte politica. L'espressione “fuori sede” nasce, principalmente, negli anni Sessanta e Settanta, durante il boom economico del nostro Paese, quando iniziano ad esserci i grandi poli universitari - in particolare a Milano, a Bologna, a Torino e a Roma - e quindi iniziano a entrare nel vocabolario degli italiani questi termini, che non sono solo termini, ma anche uno stile di vita: il fatto di essere lontani da casa; per tanti, magari, anche una scelta che porta a trasferirsi definitivamente su quel territorio.
Ecco, dagli anni Sessanta al 2026, il centrosinistra, che oggi ha tutte le soluzioni per i fuori sede, ha governato ventotto anni, però in questi 28 anni non mi sembra di aver visto grandi soluzioni, grandi proposte e grandi iniziative (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) a favore dei fuori sede, tant'è che la prima volta storica - lo diceva bene il collega Roscani - in cui c'è stata la sperimentazione per il voto delle europee, c'è stata in occasione delle elezioni europee del 2024, con quei cattivoni del Governo di centrodestra che non volevano bene ai fuori sede. Per la prima volta, potranno votare alle politiche, grazie a un emendamento del Governo di centrodestra (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
Quindi questa è l'ennesima dimostrazione che un conto è parlare, un conto è fare polemica, un conto è scrivere articoli sui giornali e quant'altro e un conto è venire in quest'Aula a lavorare sui tecnicismi, perché non stiamo parlando di un emendamento semplice, che può nascere in 12 ore o in 24 ore, ma è coinvolto il Ministero dell'Interno, come era già avvenuto in occasione delle competizioni elettorali delle elezioni europee; anche in questo caso, con la buona volontà, è stata trovata la soluzione. Quindi, prima di chiudere, voglio ringraziare (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia) il collega Roscani e Gioventù Nazionale per averci messo la faccia, insieme ai ragazzi e alle ragazze della Lega Giovani che ho l'onore di coordinare, insieme a Simone Leoni che, per una questione anagrafica, non può essere in Parlamento e firmare l'emendamento, ma insieme a Forza Italia Giovani ci ha dato una mano, perché, ancora una volta, il centrodestra, anche a livello giovanile, ha dato un segnale.
Siamo e saremo sempre dalla parte dei giovani (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, a titolo personale, l'onorevole Scarpa. Ne ha facoltà.
RACHELE SCARPA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Per lasciare agli atti che il percorso che le opposizioni avrebbero voluto per consentire ai fuori sede di votare in questo Paese c'era ed era una proposta di legge che si chiamava “Voto dove vivo” ed è in campo dal 2022 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista – Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Giace, ferma tuttora in Commissione al Senato.
Quello era il percorso che avrebbe dovuto seguire il voto fuori sede in questo Paese e ci avrebbe evitato, forse proprio con una discussione parlamentare, le storture che presenta questo emendamento e avrebbe evitato l'umiliazione di vedere il voto dei fuori sede negato per convenienza in occasione del referendum costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). I fuori sede, nel nostro Paese, avrebbero meritato di vedere il loro diritto, scolpito nero su bianco, con una proposta di legge apposita, e non lasciato appeso ai destini precari - lo abbiamo già visto - di una o dell'altra legge elettorale.
È per loro, che noi oggi voteremo a favore di questo emendamento, e non certo per compiacere la destra o per dare dei segnali rispetto a questa legge elettorale, che in nessun modo viene ripulita da questo emendamento. (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Sì, Presidente. Noi prendiamo atto che con questo emendamento le destre hanno accolto una battaglia storica delle opposizioni e hanno anche accolto la lotta fatta dai comitati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) del “Voto dove vivo” e hanno sanato, anche, quell'ingiustizia che si è perpetrata in occasione del referendum sulla separazione delle carriere, che non ha consentito alle persone fuori sede di votare.
Questo però non è assolutamente un punto d'arrivo, assolutamente! Questa è una norma assolutamente imperfetta, i nove mesi sono un termine troppo lungo. E il fatto che quel voto valga non già nella circoscrizione di residenza, bensì in quella di domicilio, non è assolutamente accoglibile.
Quindi prendiamo atto e votiamo favorevolmente al fatto che le destre abbiano accolto questa nostra battaglia storica, ma è l'inizio di un percorso che dovrà portare all'ampliamento di questo diritto nei termini che abbiamo illustrato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Trovo francamente sconcertante l'atteggiamento dei componenti della maggioranza che, laddove si esprime un voto favorevole - pur con le criticità che sottolineavo -, si trovi il tempo e il modo di buttarla in una polemica sterile che non serve a niente.
Vi votiamo contro, palesemente, come ieri, e accusate noi che abbiamo votato “no” al vostro emendamento Bignami, quando invece dovreste accusare i vostri vicini di banco; e quando votiamo a favore, perché, seppure insufficiente, riteniamo che comunque sia un passo in avanti, trovate il modo di far polemica. Signori, ma cosa stiamo a fare qui, allora?
Siete completamente dissociati dal senso e dallo spirito con cui si vogliono portare avanti le cose qua dentro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Non ho altre richieste di intervento? È arrivata in extremis, allora cominciamo dall'onorevole Malavasi, prego.
ILENIA MALAVASI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci tengo a intervenire, perché rimanga agli atti uno dei punti possibili di miglioramento, su cui dovremo lavorare.
Lo dico rispetto a un oggettivo passo avanti che questo emendamento porta. Tuttavia credo che il diritto di voto sia davvero sacrosanto e in questo emendamento mancano alcune motivazioni importanti. Non è previsto che gli elettori fuori sede per motivi di cura o di assistenza abbiano gli stessi diritti degli altri. Poiché sappiamo bene quanto sia diffusa la mobilità sanitaria nel nostro Paese e come gli ospedali pediatrici non siano distribuiti in tutte le regioni in modo uniforme, credo che sia giusto, accogliendo anche quello che ha detto la collega Viggiano prima, ragionare anche su un ulteriore ampliamento, appena ci saranno le condizioni per allargare questo diritto non solo ai malati, perché è previsto dal comma 2-ter, ma anche ai genitori, ai figli e ai caregiver, perché il diritto alla cura e all'assistenza non può essere discriminato rispetto al diritto al lavoro e al diritto allo studio.
Quindi, credo davvero che sia un passo avanti, ma sia ancora incompleto e necessiti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)…
PRESIDENTE. Onorevole Malavasi, purtroppo si è azzerato il tempo, nonostante avessi premuto, perché è andata molto oltre il minuto. Comunque vediamo se riusciamo a darle, per carità, altri 30 secondi, per favore, se riusciamo. Prego
ILENIA MALAVASI (PD-IDP). Dicevo che manca il diritto alla cura e all'assistenza. Quindi, auspico che, in futuro, si possa ampliare ulteriormente questo emendamento, per evitare una discriminazione per chi oggi invece ha necessità e urgenze, oltre a quelle del lavoro e dello studio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.01006.501 della Commissione, nella riformulazione proposta dal Governo, con il parere favorevole della Commissione, del Governo e del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 30). (Applausi)
Avverto che, a seguito dell'approvazione del subemendamento 0.2.01006.501 della Commissione, il subemendamento 0.2.01006.3 Bonafe' risulta precluso.
Ha chiesto di intervenire l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Si, grazie, Presidente, sull'ordine dei lavori. Chiedo un'informativa urgente al Ministro della Giustizia Nordio, affinché riceva…
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Sasso, durante l'esame del provvedimento non è prevista la richiesta di informativa urgente. Alla fine dell'ordine del giorno o almeno nella fase emendativa, va preannunciato al banco della Presidenza, ma in questa fase non si può fare. Andiamo avanti.
Essendo precluso il subemendamento 0.2.01006.3 Bonafe', passiamo all'articolo aggiuntivo 2.01006 Roscani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione, con il parere favorevole di Commissione e Governo e del relatore di minoranza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.01006 Roscani, nel testo subemendato, con il parere favorevole della Commissione, del Governo e del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 31).
(Articolo 3 - A.C. 2822-A? e abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 32).
(Articolo 4 - A.C. 2822-A? e abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.600, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, con il parere favorevole di Commissione, del Governo e del relatore di minoranza. La votazione è aperta. Si vota il mantenimento dell'articolo 4, con votazione palese (Commenti)…
Allora, scusate, stiamo votando il mantenimento dell'articolo 4, con i pareri favorevoli di Commissione, Governo e relatore di minoranza (Commenti)... Ripeto: si vota il mantenimento (Commenti)… No, no, allora ditemelo voi…
Scusate, facciamo così, revochiamo la votazione così rifacciamo le cose in ordine. La condizione della Commissione bilancio, emendamento 4.600, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis del Regolamento, sulla quale vi è parere favorevole di Commissione, Governo e relatore di minoranza, è volta a sopprimere l'articolo 4… Intanto revochiamo la votazione. Adesso lo spieghiamo bene. Un attimo di pazienza.
Colleghi, se prendete posto, allora vi spiego su cosa votiamo. Se prendete posto, vi spiego cosa si vota così è tutto chiaro. Allora, se voi vi accomodate, io vi spiego cosa si vota. Scusate, se mi date una mano, perché altrimenti, poi, non si capisce. Prendiamo posto, per cortesia?
Colleghi, per favore (Commenti)… Così è chiaro su cosa votiamo. Per favore (Commenti del deputato Fornaro). Onorevole Fornaro, la prego, altrimenti non riusciamo ad andare avanti. Colleghi, mi date retta un attimo? Se poi non è chiaro, lo spieghiamo, però, davvero, tre secondi di attenzione.
Allora, oggetto della votazione è il mantenimento dell'articolo 4. Poiché esiste una condizione della V Commissione bilancio al proprio parere volta alla soppressione dell'articolo, chi vuole approvare la condizione al parere della Commissione bilancio volta a sopprimere l'articolo 4 deve votare contro il mantenimento dell'articolo. Su questa cosa, c'è il parere favorevole di Commissione, Governo e relatore di minoranza (Commenti). Sulla condizione, sulla condizione… Vi è chiaro o lo rispieghiamo?
Se non vi è chiaro, lo rispieghiamo. Onorevole Quartini, onorevole Ricciardi, è chiaro? Lo dobbiamo rispiegare? Ditemi voi. Quindi, oggetto della votazione è il mantenimento dell'articolo 4. Poiché esiste una condizione della V Commissione bilancio al proprio parere volta alla soppressione dell'articolo, chi vuole approvare la condizione al parere della Commissione bilancio volta a sopprimere l'articolo 4 deve votare contro il mantenimento dell'articolo. Vi è chiaro?
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul mantenimento dell'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.01004 Onori (Parte ammissibile).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.01004 Onori, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione; il relatore di minoranza ha dato parere favorevole.
Revoco la votazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Sì, Presidente, avevo portato un fogliettino all'inizio della seduta nel quale ho indicato gli unici due …
PRESIDENTE. Scusi un secondo, onorevole Giachetti, mi dica.
ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Dicevo che avevo portato un fogliettino, prima della seduta, nel quale indicavo gli unici due interventi che noi avremmo fatto. Va bene, intervengo a favore dell'emendamento della collega Onori in quanto anche noi avevamo presentato un emendamento sul tema degli italiani all'estero, il 4.02, ma, poi, visto l'andazzo della giornata di ieri, non siamo in condizioni di votarlo. Il tema che affrontiamo è però di grande rilevanza e lo è anche alla luce delle modifiche che sono state apportate dalla maggioranza a questa questione.
Con il nostro emendamento volevamo intervenire su una questione particolarmente delicata e importante, che è quella del diritto di voto degli italiani residenti all'estero, un diritto costituzionalmente garantito che deve essere effettivo, accessibile, ma soprattutto sicuro, trasparente e credibile. L'obiettivo delle modifiche proposte dalla legge n. 459 del 2001 non è quello di limitare il voto degli italiani all'estero, bensì di rafforzarlo, restituendo fiducia a un sistema che negli ultimi anni è stato oggetto di numerose criticità e di episodi che hanno alimentato dubbi sulla regolarità delle procedure. Chi vive fuori dai confini nazionali continua a far parte della nostra comunità nazionale; gli italiani nel mondo rappresentano una risorsa straordinaria per il Paese sotto il profilo economico, culturale e sociale e proprio per questo meritano un sistema elettorale che garantisca la piena tutela del loro voto.
Nel nostro emendamento avevamo previsto - e anche in parte questo è previsto nelle modifiche oggetto di questa votazione - esattamente che le cose andassero in questa direzione: anzitutto, rafforzare la qualità delle liste elettorali attraverso un aggiornamento costante dei dati anagrafici e della residenza degli elettori; disporre di elenchi corretti, che significa evitare disguidi, ridurre gli errori nella spedizione dei plichi e assicurare che ogni elettore possa effettivamente esercitare il proprio diritto; anche definire e ridefinire l'organizzazione amministrativa del procedimento elettorale, attribuendo agli uffici elettorali consolari compiti più chiari e responsabilità meglio individuate, in accordo con il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e con il Ministero dell'Interno. Si doveva e pensiamo si debba costruire così un sistema più coordinato, più efficace e più facilmente verificabile.
Riteniamo particolarmente rilevante il rafforzamento delle garanzie lungo la filiera del voto per corrispondenza: l'introduzione di plichi nominativi sigillati e dotati di un codice QR rappresenta un significativo passo in avanti nella tracciabilità delle spedizioni, consentendo di monitorare il percorso del materiale elettorale, senza incidere sulla segretezza del voto; analogamente, la previsione dell'invio mediante strumenti che attestino l'avvenuta ricezione da parte dell'elettore riduce il rischio di smarrimenti e irregolarità.
Quindi, noi volevamo introdurre procedure più rigorose per la custodia delle buste elettorali, stabilire termini certi per la loro ricezione e disciplinare con maggiore precisione le operazioni di scrutinio che vengono, come sappiamo, attribuite a uffici centrali specializzati presso le corti d'appello competenti per ciascuna ripartizione estera.
Un elemento di grande importanza per noi sarebbe stato rappresentato dall'istituzione dei comitati elettorali presso i consolati: sono organismi di controllo che affiancano gli uffici consolari nelle fasi più delicate della procedura, dalla ricezione dei plichi alla loro spedizione, alla custodia delle buste fino all'invio agli uffici competenti per lo scrutinio. Una presenza che rafforzerebbe la trasparenza delle operazioni e contribuirebbe ad accrescere la fiducia degli elettori.
Noi riteniamo che, quando si parla di voto, non si debba discutere semplicemente di procedure amministrative, ma anche della fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche: ogni voto deve essere libero, personale e segreto, ma deve anche essere certo nella sua provenienza e nella sua corretta contabilizzazione. Rafforzare le garanzie significa rafforzare la democrazia. Per queste ragioni, esprimiamo convintamente un voto favorevole all'emendamento della collega Onori, ma ribadiamo anche le ragioni del nostro intervento e della nostra preoccupazione per l'intervento della maggioranza su questo tema (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.01004 Onori, per la parte ammissibile, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, e favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 34).
Ricordo che l'articolo aggiuntivo 4.03 Tirelli è ritirato.
Passiamo al subemendamento 0.4.01007.1 Toni Ricciardi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Riccardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci siamo arrivati. Io francamente ho difficoltà a capire come gestire questo primo intervento. Il collega Roscani prima parlava… L'ha addirittura citato, Mirko Tremaglia: ispirazione. Esatto, Mirko Tremaglia: sarei curioso di sapere cosa pensa di quello che vi state apprestando a fare. Voi siete esattamente i figli illegittimi di Donald Trump perché, dove non riuscite con i voti, modificate i collegi e le circoscrizioni, perché voi vi state apprestando a fare questo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Da quando si vota all'estero, è stata l'unica legge elettorale che non è mai stata cambiata nella sua configurazione di voto: un conto è discutere della messa in sicurezza del voto, su cui abbiamo discusso per ore e il relatore Rossi può testimoniare che avevamo una convergenza al 99 per cento; un conto sono le regole esplicative e un conto è andare a distruggere un diritto di rappresentanza per un senatore e un deputato in più. Perché tutto puoi fare in politica, ma non puoi cambiare le regole del gioco semplicemente perché non hai la capacità di radicamento territoriale.
Noi stiamo parlando nient'altro che di 4 senatori e 8 deputati e, se andiamo a leggere il risultato delle scorse politiche, quel risultato ha prodotto 3 senatori del Partito Democratico su 4 al Senato, 4 deputati del PD, 1 deputata del MoVimento 5 Stelle e tutto il resto. Ma qual è la notizia da sottolineare? Noi stiamo parlando della ventunesima regione d'Italia, come amava dire il compianto Michele Schiavone; stiamo parlando di 7 milioni di cittadine e di cittadini.
Quando si votò la prima volta nel 2006, i residenti all'estero erano poco più di 3,5 milioni; oggi hanno superato i 7 milioni e non li hanno superati per l'acquisizione di cittadinanza. È bene ricordarlo. Voi siete il Governo che l'anno scorso, il 20 maggio, ha segnato il giorno della vergogna, perché ha cancellato la trasmissione automatica alle cittadine e ai cittadini residenti all'estero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e oggi vi apprestate a cancellarne il diritto di rappresentanza.
Io sfido chiunque di voi a candidarsi con le preferenze, perché noi prendiamo le preferenze. Avete capito? Prendiamo le preferenze! Noi le prendiamo, le prendiamo (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Avete capito bene: le prendiamo.
PRESIDENTE. Si rivolga a me, onorevole Ricciardi, per favore.
TONI RICCIARDI (PD-IDP). Le prendiamo.
PRESIDENTE. Onorevole Ricciardi…
TONI RICCIARDI (PD-IDP). Sfido chiunque di voi a candidarsi nel collegio unico mondiale al Senato, in un qualsiasi collegio, anche alla Camera, e andare a prendere le preferenze. Nonostante questo, il taglio sciagurato della rappresentanza parlamentare nella scorsa legislatura ha prodotto un risultato di non rappresentanza, ma, nonostante questo, noi avevamo senatori che venivano eletti con le preferenze.
Io capisco il ragionamento teorico e ne riconosco l'onestà intellettuale, perché abbiamo discusso per mesi; tuttavia, se è un diritto di rappresentanza, non puoi cancellare la rappresentanza di territori che non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro, che hanno storie diverse, percorsi diversi, che hanno rappresentato la struttura portante di una Repubblica che non si fondò sul lavoro, ma si fondò sull'emigrazione. Noi siamo l'unica Costituzione che…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
TONI RICCIARDI (PD-IDP). …all'articolo 35 - ho chiuso - avvertì la necessità di sancire la libertà di emigrazione. Sono passati 50 anni e arrivò il diritto di rappresentanza che voi oggi cancellate (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.4.01007.1 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e il parere favorevole del relatore per la minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).
Passiamo al subemendamento 0.4.01007.2 Toni Ricciardi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Dopo l'amarezza che ho rappresentato, essendo noi un partito che è abituato a trovare soluzioni, noi proponiamo soluzioni che possano limare i danni.
Colleghe e colleghi, voi probabilmente ignorate che questo Paese è stato il primo a concedere il diritto di voto ai residenti all'estero. Oggi lo concedono venti Paesi nel mondo. La Germania sta studiando il nostro modello da anni, perché vorrebbe applicarlo. La Francia sta studiando il modello italiano delle circoscrizioni per applicarlo. Allora, mi rivolgo, suo tramite, al Governo e ai relatori: voi avete immaginato per la Camera dei deputati di ridurre le quattro circoscrizioni a due (Europa e resto del mondo). Ho la sensazione che, in una fase nella quale si discute di transizioni, voi abbiate optato per la transazione sudamericana. Ma visto che io non credo a tutto questo e visto che con i risultati dello scorso referendum sulla giustizia abbiamo capito che nel mondo in castigliano si capivano meglio, siamo qui a fare una proposta a quest'Aula.
C'è la possibilità, prendendo il modello di rappresentanza del CGIE (del Consiglio generale degli italiani all'estero), di poter ampliare le ripartizioni alla Camera da 2 a 3, prevedendo un accorpamento per i cosiddetti Paesi anglofoni, che sarebbero il Nord America e l'Oceania, e calcolare, in un computo facile, se l'Asia e l'Africa le vogliamo tenere nella terza ripartizione o suddividerle nelle altre due ripartizioni.
Questa cosa consentirebbe, dal punto di vista numerico e di rappresentanza, di andare incontro a una finta sottolineatura, ma che io comprendo, che è quella lì di immaginare di trasformare un uninominale proporzionale in un uninominale puro. In questo caso, facendo due calcoli demografici, noi avremmo una Circoscrizione che grosso modo toccherebbe il milione di residenti, consentendo di preservare dal punto di vista della uniformità lessicale e linguistica anglofona, come fa il CGIE, due ripartizioni che altrimenti verrebbero assorbite dalla prepotenza demografica - passatemi il termine - dell'America Latina.
Allora, tutto questo è il dibattito.
PRESIDENTE. Scusi onorevole Ricciardi. Collega Ravetto, collega Nevi, collega Cattaneo, per favore, perché si sente fino a qua.
TONI RICCIARDI (PD-IDP). Da questo punto di vista, credo che possa essere saggio immaginare un ulteriore approfondimento, perché, nel momento in cui tu cancelli forme di rappresentanza, ripristinarle è pressoché impossibile. Le prime richieste furono del 1908, ci arrivammo solo nel 2001 e votammo la prima volta nel 2006.
C'è stato un intero percorso che intravedeva nella differenziazione storica di questi flussi migratori la necessità di una voce in un Paese dal quale sono partiti - chiudo, Presidente - oltre 35 milioni di italiane e italiani. Lo dico a qualche generale che mi sembra più il maresciallo Badoglio: la vera necessità ed emergenza non è l'immigrazione, ma è l'emigrazione da due secoli da questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.4.01007.2 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e il parere favorevole del relatore per la minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).
Passiamo al subemendamento 0.4.01007.3 Toni Ricciardi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Sanzo. Ne ha facoltà.
CHRISTIAN DIEGO DI SANZO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi, io ve lo dico con una certa sincerità. È sgradevole e addirittura un po' fastidioso intervenire su un subemendamento quando questo ti riguarda personalmente, perché, oltre al tema trattato della rappresentanza degli italiani all'estero, con questo si confondono indubbiamente le proprie passioni, le proprie emozioni, la propria vita e il lavoro che si è fatto per anni per costruire una voce e una rappresentanza sul territorio, con quella splendida ossessione di cercare di contribuire a migliorare, anche in minima parte, questo Paese, con l'affetto che si ha per questo Paese, anche quando si lascia all'Italia.
Io ho lasciato l'Italia vent'anni fa, per poi decidere di tornarci nel ruolo più alto che si possa avere al servizio del proprio Paese, qua, in Parlamento. È un privilegio unico e un onore per il quale sarò sempre grato alle migliaia di cittadini italiani che mi hanno dato il loro voto e la loro fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ma conscio che non sono solo in questo e che dietro di me vi è una comunità, alla quale ho cercato in questi anni di dare una voce, sperando anche di riuscirci, mi sento libero di potervi dire che oggi si sta compiendo un errore. È un errore che è grave per la modalità e per la sostanza.
Con questo emendamento cancellate le quattro attuali ripartizioni in favore di un collegio unico mondiale al Senato, come se una persona potesse tenere un comizio a New York, poi a Buenos Aires, poi a San Paolo, poi prendere un volo per Sydney, per finire a Londra, a Berlino e a Zurigo. Come se si potesse rappresentare tutto il mondo e si potesse viaggiare in continuazione senza mai stare in Parlamento, perdendo in maniera inequivocabile il rapporto tra eletto ed elettore, tra storie di comunità così diverse tra loro, perché ovviamente chi deve rappresentare tutto il mondo, chi deve rappresentare tutti... Quando rappresenti tutti, finisci per non rappresentare nessuno.
Alla Camera c'è la stessa vicenda, con l'unione di tre ripartizioni in una, e ovviamente chi ne soffrirebbe sarebbero le comunità più piccole, quelle del Nord America, che ho l'onore di rappresentare, e quelle dell'Oceania. La rappresentanza del Nord America sparirebbe per sempre, quella che è la storia di tanti emigrati, quella che in tanti, in questi anni, mi avete raccontato delle vostre famiglie. Quanti di voi mi hanno raccontato dei parenti negli Stati Uniti, in America, di chi aveva un nonno che è andato in America e poi è tornato. In questi anni ho avuto l'onore e il privilegio di rappresentarne la voce.
Con un emendamento volete distruggere un sistema di rappresentanza che è maturato negli ultimi vent'anni, da quando è cominciato il voto all'estero, da quando in questi anni si è deciso di fare quella scelta coraggiosa. E tante cose sono cambiate. Abbiamo organizzato una rappresentanza seria. Quella del Nord America era un progetto in cui ho creduto, che fosse inclusivo, che non escludesse nessuno, che rappresentasse nella sua pienezza le comunità storiche, ma, allo stesso tempo, potesse dare una voce a tanti di quei giovani che hanno deciso di lasciare l'Italia, di fare un'esperienza all'estero e, poi, di restarci, quei 150.000 giovani all'anno che vanno all'estero; una voce che credo, che ritengo debba trovare una rappresentanza.
Per questo mi sento di dirvi che, con un emendamento, cancellerete le storie e le voci di tanti e tante che dall'altra parte dell'oceano ancora credono in questo Paese, che ancora credono che il loro contributo possa portare qualcosa di buono, possa, nel loro piccolo, aiutare a migliorare questo Paese. Con questo emendamento la loro voce sparisce, e dovrete assumervi la responsabilità di averli cacciati due volte: non solo di averli fatti fuggire dall'Italia per la vostra incapacità di fare riforme in questo Paese, ma anche per avergli negato una voce in Parlamento.
E, quando manca una voce in Parlamento, è una perdita per la democrazia, ma, soprattutto, è una perdita per il Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.4.01007.3 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 37).
Passiamo al subemendamento 0.4.01007.4 Toni Ricciardi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Care'. Ne ha facoltà.
NICOLA CARE' (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe, colleghi, diciamolo senza ipocrisie: questa non è una riforma elettorale, è uno scippo di democrazia, è una vergogna istituzionale costruita contro gli italiani all'estero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Quando serve l'export, li chiamate ambasciatori del made in Italy; quando investono, lavorano e aprono mercati, diventano l'orgoglio dell'Italia nel mondo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Quando, però, chiedono servizi e diritti di rappresentanza, per voi diventano un problema da cancellare. Volete il loro lavoro, ma non il loro voto. Volete il loro contributo, ma non la loro voce. Volete il made in Italy, ma maltrattate gli italiani che lo portano nel mondo. Questa è la vostra ipocrisia.
La verità è ancora più grave: non avete candidati radicati sui territori - come ha detto precedentemente un mio collega - e capaci di conquistare la fiducia della comunità. E allora, invece di scegliere persone credibili, cambiate le circoscrizioni; invece di guadagnare i vostri voti, cambiate le regole (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista); invece di vincere la partita, spostate le porte. Se un territorio non elegge i vostri rappresentanti, voi cancellate il territorio.
Noi abbiamo sette parlamentari eletti all'estero, perché siamo presenti, perché lavoriamo sui territori, perché costruiamo ogni giorno un rapporto con la comunità. Ce li meritiamo. Voi non ci riuscite e cambiate le regole del gioco per vincere, per avere altri deputati o rappresentanti. Questa non è una riforma, è una manomissione. Non è un riequilibrio, è un trucco elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), mettetevelo in testa. Non è una rappresentanza, è una spartizione costruita per portare qualche eletto in più nelle file del centrodestra. Vergogna, vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!
Poi non parliamo del Senato. Al Senato volete una circoscrizione mondiale. A questo punto aggiungete anche il sud di Marte, scusate, perché no? Nella vostra geografia elettorale, Sydney, Tokyo, Buenos Aires, Johannesburg, New York, Londra, sono praticamente quartieri confinanti; Marte è un po' più periferia, ma fa parte sempre del territorio mondiale o extraterrestre. Organizzate almeno una convenzione con la NASA, perché almeno il senatore in carica può andare a visitare il suo territorio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Farebbe ridere se non fosse una gravissima aggressione - come ho già detto - alla rappresentanza democratica di questo Paese, alla rappresentanza e ai diritti degli italiani all'estero. Asia, Africa, Australia, America, Europa: non sono puntini intercambiabili su una cartina, sono comunità, storie, bisogni e territori profondamente differenti. Non state accorpando circoscrizioni, state cancellando territori, state cancellando i diritti di persone che si trovano all'estero, degli italiani all'estero, state silenziando comunità. Ecco quello che state facendo: state mutilando un diritto, un diritto costituzionale. Volete trasformare la rappresentanza estera in una lotteria geografica, con collegi smisurati, nei quali il rapporto tra eletto ed elettore diventa impossibile.
Gli italiani all'estero non sono un bancomat dell'export italiano, non sono cittadini da celebrare durante le missioni commerciali e da umiliare quando si decide chi debba rappresentarli in Parlamento. Avete i numeri in questo momento per approvare questa vergogna, ma non avete il diritto di chiamarla riforma. Io sono qui per difendere il diritto di ogni comunità ad avere un rappresentante presente nella propria area che conosca il territorio, che comprenda i problemi e risponda direttamente ai suoi elettori. Contro questo scempio non arretrerò di un millimetro, signori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Ricordatelo bene: gli italiani all'estero hanno memoria, vedono quello che state facendo e non dimenticheranno. Non dimenticheranno chi li ha utilizzati per l'export, celebrati nei discorsi e, poi, traditi sulla rappresentanza. Questa vergogna ve la faranno pagare democraticamente. Voi avete le forbici in questo momento per tagliare le circoscrizioni, ma, signori, colleghi di questo Parlamento, loro hanno una cosa fondamentale: hanno la penna per cancellare la vostra arroganza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Sì, grazie, Presidente. Vorrei unirmi...
PRESIDENTE. Il microfono non funziona, mi sa. Provi a parlare. E niente, mi deve fare la cortesia di parlare dal microfono dell'onorevole Malavasi. Prego. Va dopo, ok.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Quartapelle Procopio. Ne ha facoltà.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Io intervengo su un emendamento che non riguarda me personalmente, per superare anche l'imbarazzo del sentito intervento del collega Di Sanzo.
Credo che la difesa del ruolo di rappresentanza degli italiani all'estero sia una questione che riguarda l'Aula tutta. Chi di noi ha potuto lavorare con i colleghi eletti all'estero, di destra e di sinistra, senza un riferimento partigiano, sa che questi colleghi portano al lavoro delle Commissioni un riferimento rispetto alle loro comunità di appartenenza. Questa legge cancella la voce della rappresentanza e le specificità internazionali che i colleghi hanno portato all'interno dei lavori delle varie Commissioni. È uno scempio!
Io credo che quest'Aula debba riflettere meglio e di più su quanto si sta compiendo, ancora una volta, nel tentativo di ridurre, controllare e addomesticare una rappresentanza che ha sempre costituito valore aggiunto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.4.01007.4 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).
Passiamo al subemendamento 0.4.01007.5 Toni Ricciardi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Porta. Ne ha facoltà.
FABIO PORTA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi, non credo che questo subemendamento riguardi soltanto noi parlamentari eletti all'estero o chi ci succederà. È un subemendamento chiave, perché mostra, a chi ancora avesse qualche dubbio, la vera natura di tutto questo provvedimento. È la cartina di tornasole di questo provvedimento, la prova del nove di una legge elettorale fatta in maniera strumentale per dare qualche seggio in più a chi oggi sta al Governo.
Ancora una volta, lo fate a spese delle nostre gloriose comunità italiane che vivono all'estero, quelle comunità alle quali lo scorso anno avete messo due dita negli occhi, con una legge sulla cittadinanza che impedirà ai nostri figli di trasmettere la cittadinanza ai loro figli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Lo avete fatto con un decreto, dal giorno alla notte, senza il coraggio di un vero dibattito parlamentare. E oggi modificate l'altra grande conquista degli italiani all'estero, una conquista che dovevamo celebrare, commemorare, perché sono 20 anni che la circoscrizione estero esiste grazie al sacrificio di autorevoli esponenti di destra come di sinistra. E non voglio fare i nomi, non voglio creare polemiche, ma credo che stiamo infangando la memoria di questi grandi personaggi della storia che hanno giustamente dato alle comunità italiane all'estero il diritto attivo e passivo di voto.
E lo state facendo nel modo peggiore, col metodo sbagliato, senza nemmeno il coraggio di discutere questi emendamenti in Commissione. Nessuna audizione, nessun giurista, né chiesto dalla destra, né dalla sinistra avrebbe mai stato proposto un obbrobrio del genere. Le ripartizioni della Circoscrizione estero andavano semmai diminuite, ridotte nelle loro dimensioni. È ovvio, ce lo dice il buon senso. Una ripartizione grande quanto il Sudamerica è già straordinariamente grande e difficile da gestire nel rapporto con gli elettori. E voi cosa fate? Ne costruite una con il globo terracqueo - come qualcuno ama dire -, ne create un'altra che comprende addirittura due grandi ripartizioni, alla faccia della rappresentanza.
Sì, perché quest'altra grande ripartizione, nella quale anch'io vivo, il Sudamerica, che andrebbe accorpato all'Africa, all'Oceania, al Centro e al Nord America, ha due terzi della popolazione che vive in un'unica ripartizione; di questi due terzi, la metà vive in un solo Paese, in una sola Nazione. È come se noi facessimo un collegio elettorale in Italia dove alla Lombardia vengono accorpate il Molise, la Valle d'Aosta, la Basilicata e l'Umbria. Immaginate chi saranno i deputati eletti in quella ripartizione.
Non solo: a chi parla tanto di lotta ai brogli elettorali voglio ricordare - lo dico qui perché rimanga agli atti, avendone subito personalmente le conseguenze - che questa legge aumenterà in misura proporzionale ed esplosiva i brogli elettorali, perché il mix tra ripartizioni enormi e concentrazione del voto in alcune regioni causerà l'aumento dei brogli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e l'interferenza anche di lobby, poteri non puliti nel nostro diritto di voto.
E tutto questo perché? Per un mero calcolo elettorale. Così come ieri avete calpestato e offeso il diritto delle donne di avere un'equa rappresentanza in questa Camera, oggi lo state facendo con gli italiani all'estero, facendo diventare la nostra circoscrizione una finzione, una presa in giro, facendo diventare sempre più flebile la nostra voce. Allora, se avete il coraggio, invece che votare questa porcata - come giustamente l'ha definita ieri la nostra capogruppo -, abbiate il coraggio di chiedere l'eliminazione della circoscrizione estero, siate coraggiosi, non vili, non nascondetevi…
PRESIDENTE. Concluda.
FABIO PORTA (PD-IDP). …dietro un subemendamento che cela soltanto la vostra voglia di potere, il vostro attaccamento alle poltrone (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Prendo anch'io un minuto per esprimere la nostra preoccupazione e anche un po' la nostra amarezza, sentendo il clima che si è creato tra i colleghi.
Bisogna dire che non è la prima volta che si parla di riorganizzazione delle ripartizioni elettorali e questa discussione è sempre stata molto trasversale. L'averla però affrontata così, anche all'interno del contesto della legge elettorale generale, evidentemente crea questa situazione che poi si registra, che non è un clima frutto di un'antipatia o di uno scontro politico, è frutto del fatto che matematicamente ci saranno interi continenti che non saranno più rappresentati in questo Parlamento. Io non penso che possiamo sottovalutare completamente questo tema, lo dico anche per chi la legge elettorale l'ha scritta. Anche perché la legge elettorale relativa agli italiani all'estero non è che arriva da sinistra - me lo ricordo -, arriva da un'altra parte, ha un'altra origine, un'altra storia. E nella sua storia c'era proprio il fine di rappresentare quegli italiani che sono per noi una fonte di ricchezza incredibile, dal punto di vista politico, culturale e anche economico.
Dopo c'è un legame che porta in questo Parlamento alcuni rappresentanti; in tanti anni di Parlamento, ho conosciuto colleghi impegnati anche trasversalmente sul merito delle questioni che riguardano il nostro Paese, portando un punto di vista che è sempre stato importante. Allora qui non si cancella l'elezione degli italiani all'estero, ma la si localizza in maniera molto netta, cancellando interi continenti e questo è un errore che poteva essere limitato, trovando qualche accorgimento più puntuale, che tenesse conto delle esigenze politiche. Infatti, le esigenze politiche esistono sempre, ma esiste anche un'esigenza di rappresentanza e cancellarla in questo modo non è una cosa buona (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la Presidente Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI (PD-IDP). Presidente, ci tenevo a esprimere la mia profonda solidarietà ai 7 milioni di italiani e di italiane che si troveranno sprovvisti di rappresentanza parlamentare, di fatto, perché quello che questa maggioranza intende fare è impedire qualsiasi rapporto tra un rappresentante parlamentare e il territorio. Lei capisce che già ora i nostri colleghi e colleghe parlamentari fanno i salti mortali per riuscire a essere presenti sul territorio, a essere qui. In questo modo, sarebbe impossibile. Allora è uno schiaffo a 7 milioni di italiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! È questo che state facendo: li state prendendo a schiaffi in faccia.
E poi un'altra cosa, Presidente: questo è un calcolo elettorale che non porterà bene. Penso che, alla fine dei conti, sarebbe meglio proprio cancellarla, questa riforma, anziché dare questa rappresentanza minuscola che non ha alcun senso, che svuota il voto, svuota la volontà dei nostri connazionali di partecipare alla vita politica di questo Paese con cui si identificano e con cui si ritrovano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.4.01007.5 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 39).
Passiamo al subemendamento 0.4.01007.6 Toni Ricciardi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Io credo che dobbiamo partire da una constatazione che, però, è dirimente. Nel mondo vivono circa 60 milioni di italo-discendenti: un'altra Italia, distribuita nei cinque continenti. Il 10 per cento di questa enorme quantità di cittadini mantiene la cittadinanza italiana e quindi tutte le titolarità che dalla cittadinanza derivano, compreso, sulla base della legge che si approvò nel 2001, il diritto di voto e di rappresentanza nelle sedi parlamentari.
Quando si decise questa legge - e voglio ricordare che quella legge fu parto di un lavoro comune tra il sottoscritto, per le funzioni che avevo allora, e l'onorevole Tremaglia -, si riconobbe quello che per lungo tempo non si era riconosciuto. Per lungo tempo si era pensato che chi andava all'estero emigrava; emigrava e non sarebbe più tornato. Ed erano tempi, nell'Ottocento e nella prima parte del Novecento, in cui, in effetti, chi partiva con i piroscafi, da Genova e altrove, arrivava in Argentina, in Australia o negli Stati Uniti e radicava sé stesso e la sua famiglia, cresceva lì i figli; e quella era la sua nuova Patria e il rapporto con l'Italia era un rapporto sentimentale e molto labile.
Oggi però noi viviamo in un tempo del tutto diverso. Viviamo in un tempo in cui le modalità della mobilità consentono facilmente un rapporto di scambio tra l'Italia e il mondo. Viviamo in un tempo di comunicazioni per cui gli italiani che vivono nel mondo, ogni sera, attraverso i canali televisivi, hanno le informazioni di tutto quello che accade nel nostro Paese. Viviamo in tempi in cui le comunità italiane all'estero hanno avuto una evoluzione, come dire, dal punto di vista della loro configurazione e composizione sociale molto più complessa e molto più plurale.
Non è solo emigrazione di chi era alla ricerca di un lavoro, quale che sia, per fuggire da una condizione di povertà e di precarietà, ma spesso si tratta di comunità nelle quali ci sono profili professionali, lavorativi, di studio e di vita del tutto articolati e diversi, con una ricchezza assolutamente significativa.
E per questo si è deciso di dare rappresentanza alle comunità italiane nella vita del Paese, perché il rapporto che le comunità italiane nel mondo hanno con il Paese è tale per cui la ricchezza che quelle comunità esprimono - ricchezza culturale, sociale, di esperienze e di storia - è un contributo fondamentale al ruolo che l'Italia deve giocare nel mondo. Guardate che, in molte parti del mondo, l'Italia è rispettata e ha un'immagine forte grazie alla stima che si sono conquistati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) milioni di immigrati italiani nel mondo.
È tutto questo che noi dobbiamo considerare. Attenzione a non assumere una decisione che appare come un atto di umiliazione della storia di milioni e milioni di italiani. E allora, è per questo che noi pensiamo che quello che voi state proponendo è sbagliato. È sbagliato, perché voi azzerate una rappresentanza che era fondata sul rapporto con delle comunità, per quanto quelle circoscrizioni fossero larghe; un'unica “circoscrizione mondo” rompe qualsiasi legame di rappresentanza, rompe qualsiasi legame di relazione con le comunità italiane nel mondo.
Probabilmente, voi siete arrivati a questa conclusione - lasciatemelo dire -, perché la storia ha smentito una vostra illusione iniziale. Io mi ricordo che voi pensavate che dare il voto agli italiani all'estero avrebbe favorito la destra, in nome del fatto che vedevate che gli italiani nel mondo agitavano il tricolore. E siccome era un tempo nel quale la destra aveva sequestrato l'uso del tricolore, voi avete stabilito questa connessione. Ma non è così: gli italiani nel mondo agitano il tricolore perché è il segno della loro identità, della loro appartenenza e della loro storia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista); poi, quando vanno a votare, come tutti i cittadini italiani, votano…
PRESIDENTE. Concluda.
PIERO FASSINO (PD-IDP). …scegliendo tra un'articolazione di forze politiche con una pluralità di orientamenti. Anzi, vi segnalo che nelle elezioni del 2006 il voto degli italiani nel mondo fu decisivo e dirimente per la vittoria del centrosinistra (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Voi vi volete vendicare di tutto questo. Voi pensate che, azzerando ogni forma di rappresentanza territoriale, recupererete, forse, un consenso …
PRESIDENTE. Grazie.
PIERO FASSINO (PD-IDP). …utilizzando magari qualche parola demagogica. Ecco, state compiendo un errore gravissimo…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fassino.
PIERO FASSINO (PD-IDP). …e state umiliando milioni di donne e di uomini italiani nel mondo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.4.01007.6 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 40).
Passiamo al subemendamento 0.4.01007.7 Toni Ricciardi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Questa disposizione non nasce oggi; arriva dopo quattro anni di mortificazione e di umiliazione, come è stato detto, della nostra comunità di italiani all'estero.
Ed è qualcosa che ci riguarda, perché la storia d'Italia è storia di emigrazione, un patrimonio del Paese e della sua proiezione internazionale, ma anche qualcosa che drammaticamente si intreccia con la nostra identità nazionale. Il compianto Pepe Mujica, parlando così dell'immigrazione italiana, qualche anno fa diceva: “All'Italia dobbiamo dire semplicemente grazie. Ci ha dato il sangue e il nostro accento. Ci ha dato il lavoro dei contadini, degli operai, degli spaccapietre. Ci ha dato le nostre nonne. Ci ha dato le nostre mamme”. E continuava in un racconto in cui oggi, come è stato ricordato dai colleghi, le comunità degli italiani all'estero a volte rappresentano il volto migliore dell'Italia, del nostro Paese.
E allora, di fronte a questa storia, Presidente, questa maggioranza deve dirci qual è il criterio adottato nella definizione della rappresentanza. Qualcuno di voi può seriamente sostenere che un cittadino italiano che vive a Buenos Aires, a Toronto o a Johannesburg, ha gli stessi problemi e, dunque, lo stesso bisogno di rappresentanza? Qualcuno l'ha detto: sono tutti italiani all'estero e quindi è normale; sono tutti all'estero. Ma questo non è solo umiliazione, è lo svuotamento della rappresentanza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché a quei cittadini italiani voi state dicendo: siete tutti stranieri (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! Questo state dicendo a quei cittadini italiani: altro che italianità, altro che patriottismo!
E state giocando con la democrazia, perché poi, in tutto questo, c'è anche un effetto comico. Ma la figura del senatore del globo terracqueo, del senatore di tutto il mondo - chiamiamolo il senatore planetario - che cos'è? Il Senato di Star Wars (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? E forse qualcuno di voi comincerebbe a pensarsi nei panni dell'imperatore, ma non è così. E cos'è? La figura del deputato dell'Europa contro il deputato del resto del mondo, il videogioco dei bambini? Questa è la democrazia e non si gioca con la democrazia.
La verità è che questa disposizione è una metafora più generale di tutta questa legge, è un furto di democrazia, perché attraverso questa disposizione voi fate una manipolazione delle circoscrizioni a vantaggio di una parte e a presunto svantaggio di un'altra parte. Anche per un solo deputato? Anche per un solo senatore? Sì, certo, perché l'obiettivo dichiarato di questa legge è: conta anche un solo deputato e anche un solo senatore…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, facciamo silenzio.
GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. L'obiettivo dichiarato di questa legge - e l'ha dichiarato la Presidente del Consiglio -, per cui conta anche un solo deputato e anche un solo senatore, è quello di dare alla minoranza la possibilità di eleggersi da sola il Presidente della Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e magari eleggere un Presidente della Repubblica ex missino. E allora, sommessamente, voglio dirvi che voi la memoria di un ex missino, Mirko Tremaglia, oggi la state semplicemente offendendo.
La verità - e chiudo Presidente - è che c'è un termine tecnico per tutto questo, per questa manipolazione delle circoscrizioni elettorali, e si chiama gerrymandering e viene dagli Stati Uniti e negli Stati Uniti è stata causa di incostituzionalità delle leggi elettorali, perché la Corte Suprema disse che le variazioni sono incostituzionali se motivate da intenzioni detestabili e di parte ed è quello che sta provando a fare di nuovo Trump negli Stati Uniti ed è quello che state facendo voi oggi qui.
E allora potete fare tutte le pantomime sui social, tutti i litigi nei social network e nei video della Presidente del Consiglio, tutte le sceneggiate ai vertici internazionali, ma la verità è che siete solo e sempre i soliti trumpiani e per questo perderete (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) con qualunque legge elettorale, perderete perché gli italiani non vogliono i trumpiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.4.01007.7 Toni Ricciardi, con il parere contrario di Commissione e Governo e favorevole del relatore di minoranza
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 41).
Passiamo al subemendamento 0.4.01007.8 Toni Ricciardi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cuperlo. Ne ha facoltà.
GIANNI CUPERLO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Lei mi perdonerà se io mi inserisco in questa discussione, nel solco degli interventi che mi hanno preceduto, con una testimonianza di carattere più personale. Ma tutti noi in quest'Aula possediamo un calendario privato - diverso per ciascuno di noi - e poi c'è un calendario civile che ci accomuna. Nel calendario privato della mia famiglia, lassù, al confine orientale, a Trieste, è segnata una data dell'estate del 1955, quando una giovane ragazza, una ragazzina di 15 anni col fazzoletto bianco in lacrime, salutava la partenza del piroscafo Castelverde, salutava la partenza della sorella di alcuni anni più grande di lei, che si dirigeva verso l'Australia, dall'altra parte del mondo.
Presidente, è difficile però in questo brusio, se lei è così cortese da richiamare gentilmente…
PRESIDENTE. Per favore, colleghi.
GIANNI CUPERLO (PD-IDP). L'episodio non avrebbe alcuna rilevanza, se non per la mia famiglia, perché quella giovane ragazza era mia madre e salutava la sorella che non avrebbe più rivisto per i trent'anni successivi. La sorella partiva, poco più che diciottenne, appena sposata col marito e a Melbourne, in Australia, avrebbero costruito l'intera loro esistenza. Lì è nato un loro figliolo, oggi un uomo adulto, maturo quasi anziano - il mio cugino di primo grado -, il figlio della sorella di mia madre e io non l'ho mai incontrato nella mia vita. Però ho un ricordo della mia infanzia quando, piccolo ragazzino, anzi, bambino, si affittava un registratore Geloso durante l'anno e si mandavano dei nastri vocali dall'altra parte del mondo, dell'oceano, per sentire almeno la voce di quella sorella distante.
La vita degli emigranti italiani è stata segnata anche dall'orgoglio dell'appartenenza al nostro Paese e la comunità triestina in Australia - Nicola ne sa qualcosa - ha delle tradizioni molto vigorose e molto orgogliose e molto antiche. Poi, c'è stata la legge che ha istituito il diritto di voto per questi nostri connazionali costretti ad emigrare, che si sono costruiti una vita e un futuro. E quella data, l'istituzione di quella legge, rientra a pieno titolo nel calendario civile del nostro Paese.
Ora, Presidente, quando accade per una magia, per una combinazione virtuosa, che il nostro calendario privato incroci e si sovrapponga, si fonda con il calendario civile del nostro Paese, quello è un momento particolarmente felice, perché ci si sente più partecipi, più cittadini, più responsabili del destino di una comunità di donne e di uomini. E la scelta che voi state compiendo, al netto della posizione che assumete e della propaganda che pilotate, è un modo di offendere questo incrocio virtuoso, questa combinazione fantastica che, grazie alla convergenza di obiettivi tra schieramenti diversi, si è realizzata per molto tempo e che ha consentito - avete appena ascoltato degli interventi di straordinaria forza e umanità in questa in quest'Aula - di avere tra di noi colleghe e colleghi che hanno portato questa dote di umanità, questa dote di esperienza, questo patrimonio di ricchezze che state offendendo e calpestando con una norma, nel disinteresse con il quale non state seguendo questa discussione, senza una ragione apparente diversa che non sia il perseguimento di una maggiore quota di consenso e di potere.
Il consenso e il potere in politica contano moltissimo, nella rappresentanza istituzionale contano altrettanto, però ci sono principi e valori che dovrebbero essere in qualche modo rispettati, indipendentemente dalla priorità del consenso e del potere e, in questo momento, non ascoltando le voci che si levano dignitosamente e con grande rigore e grande dignità in quest'Aula, voi state semplicemente offendendo quel patrimonio, quel piccolo grande patrimonio che insieme avevamo costruito e che un giorno ha fatto incrociare, dentro queste Aule del Parlamento, il calendario privato di tanti di noi e tanti di voi con il calendario civile più virtuoso della democrazia di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Quartapelle Procopio. Ne ha facoltà.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo per cercare ancora una volta di risvegliare l'interesse dell'Aula ed è davvero sconfortante - devo dire -, dopo gli interventi dei colleghi, vedere così poco interesse da parte dei banchi della maggioranza.
Gli interventi di Cuperlo, di Provenzano e di Fassino mi hanno fatto venire in mente una cosa: questa maggioranza, più e più volte, ha lanciato l'allarme sul declino demografico del nostro Paese ed è vero. Ci sono circa 80.000 giovani che ogni anno si trasferiscono stabilmente all'estero; 800.000, un milione di ragazzi e ragazze hanno cercato fortuna in altri Paesi. Cancellare, di fatto, un pezzo della loro rappresentanza significa dire a loro, ai loro figli, ai loro genitori, che quelle persone non torneranno più, perché state indebolendo un legame tra loro e il loro Paese di origine, che è un legame sacro, che è il legame della rappresentanza attraverso il voto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Grazie.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO (PD-IDP). Se non volete pensarci, perché pensate di avere un piccolo vantaggio elettorale, pensate a una questione che riguarda il futuro di tutte e tutti noi, che è la situazione demografica del nostro Paese, e come noi diciamo a quegli italiani e a quelle italiane…
PRESIDENTE. È andata molto oltre, onorevole Quartapelle, grazie.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Bakkali. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Molto brevemente, per palesare quella che davvero inizia ad essere una contraddizione in termini, perché con questo passaggio sulla legge elettorale - questo grande collegio mondiale, circoscrizione mondiale - fate una cosa molto profonda, che è quella di cancellare la memoria della grande emigrazione all'estero che tuttora continua.
Voglio sottolineare però un passaggio che è successo proprio oggi in quest'Aula: il Ministro Valditara oggi, qui dentro, ha detto che appendere un cartello con scritto: “L'Italia agli italiani” è un'affermazione condivisibile. Proviamo però a ragionare, perché gli italiani che sono all'estero li volete cancellare e gli italiani che stanno lasciando questo Paese in massa, 130.000 giovani che lasciano tutti gli anni questo Paese, li state ignorando e non ne parlate mai. Gli italiani che questo Paese lo scelgono, che qui nascono e che qui crescono…
PRESIDENTE. Concluda.
OUIDAD BAKKALI (PD-IDP). …li criminalizzate e li volete remigrare, nella propaganda di questi mesi. Quindi, in questa Italia chi rimane? Qual è la memoria? In quanti rimarranno in questo Paese a provare a crescere, a svilupparlo, a dargli un futuro…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bakkali.
OUIDAD BAKKALI (PD-IDP). Io credo che dobbiate smettere di recidere anche questa memoria e provare a continuare a creare speranza per il futuro e gli italiani all'estero continuano a fare questo da decenni, creando e coltivando il legame con l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bakkali. Tenete conto che gli interventi a titolo personale sono di un minuto. Io posso concedere un po', ma poi non bisogna neanche esagerare.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Laura Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI (PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Ci tenevo a dare anche un altro elemento a quest'Aula. Molti di noi, in questi anni, hanno fatto visite istituzionali all'estero e, nelle visite istituzionali, a meno che non siano lampo, ognuno di noi ha avuto il piacere e l'onore di incontrare le comunità degli italiani e anche i rappresentanti parlamentari. Presidente sarà successo anche a lei. A me è successo svariate volte negli Stati Uniti, ma è successo anche in Brasile, in Argentina e in tanti posti.
Questi connazionali sono i più informati. Vogliono sapere quello che succede in Italia, hanno curiosità ad avere delle prospettive, vogliono sapere come vanno le cose. Sono persone che sono fortemente legate alla madre patria. Allora perché voi, con questa norma, volete deluderli? Volete umiliarli? Volete recidere proprio quel cordone ombelicale che esiste? Solo per un piccolo tornaconto elettorale? Veramente è una decisione indegna da parte vostra che queste persone, questi italiani e italiane, 7 milioni, non meritano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Presidente, mi sarei aspettato, dopo l'intervento della collega Bakkali, che qualche collega della Lega intervenisse in difesa del Ministro dell'Istruzione e del merito Valditara. Per suo tramite, Presidente - e lo dico alle colleghe del PD che sono intervenute adesso e anche subito dopo di me, durante il question time -, dire “l'Italia agli italiani” non è una colpa. Dire “l'Italia agli italiani” e apporre degli striscioni è quanto di più bello, di più coraggioso, di più ribelle, di più futurista che uno studente possa fare (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).
Non potete continuare a colpevolizzare degli alunni che hanno avuto la faccia tosta, sì, la faccia tosta di ribellarsi alla deriva progressista che la vostra parte politica ha insinuato nelle nostre scuole dal 1968 in avanti. Viva quindi il Ministro Valditara che ha detto che non si può dire nulla agli studenti che portano uno striscione con la scritta “L'Italia agli italiani”…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sasso.
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). …e a settembre i nostri ragazzi esporranno, in tutte le scuole italiane, uno striscione…
PRESIDENTE. Onorevole Sasso, stiamo sull'emendamento.
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Mi sono collegato.
PRESIDENTE. Sì, infatti, le ho dato modo di replicare, ma adesso stiamo sull'emendamento.
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Presidente, io mi stavo collegando, dicendo che a settembre, in ossequio all'importanza che noi diamo evidentemente alla libertà di opinione, tutelata dall'articolo 21 della Costituzione, chiederemo, inoltre, al Ministro Valditara di spiegarci che esito - sperando che a settembre sia terminata - avrà l'ispezione ministeriale volta a individuare le responsabilità dei docenti di sinistra che hanno (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)… cosa c'è?
PRESIDENTE. Onorevole Sasso, siccome sembra che stiamo facendo i tempi supplementari del question time…
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Mi avvio alla conclusione, Presidente.
PRESIDENTE. O stiamo sull'emendamento…
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Ho rispetto per la Presidenza.
PRESIDENTE. Ho capito. L'onorevole Bakkali ha introdotto un argomento, lei ha replicato, però stiamo sull'emendamento.
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Sto concludendo. Ho rispetto della sua pazienza perché, dinanzi a tanta tracotanza, preferisco chiudere il mio intervento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Non si preoccupi. Andiamo avanti. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà. Colleghi, per favore
PAOLO CIANI (PD-IDP). Presidente, mi colpisce molto questo dibattito sugli italiani all'estero e anche le scelte che questo Governo sta compiendo nei confronti degli italiani all'estero, perché quando più di 25 anni fa si aprì questa discussione nel Paese, ero molto interessato, ero un appassionato di migrazioni. Mi colpì molto che gli estensori della legge, molti padri, anche a destra, di questa legge, parlavano del fatto che non potessero esistere italiani di serie A e italiani di serie B.
Mi sembra che, purtroppo, ve lo siate dimenticati e che, a forza di avere l'ossessione degli stranieri, vi siete anche dimenticati degli italiani. Gli italiani sono in patria; gli italiani sono i nuovi cittadini; gli italiani stanno nel mondo e questo che oggi state facendo umilia tanti nostri concittadini che voi oggi non considerate più tali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo su questo dibattito sugli italiani all'estero. Al di là del tema libero che l'onorevole Sasso, suo tramite, Presidente, ha espresso qui nell'Aula - che non c'entrava assolutamente niente e mi sarebbe piaciuto sapere quale emendamento stava discutendo -, io credo che noi oggi stiamo votando un emendamento che dovrebbe rimettere in campo un'azione coerente con quella che è stata la legge Tremaglia, la legge n. 459 del 2001, una legge che, comunque, ha dato agli italiani all'estero dignità.
Questo è stato riconosciuto da tutto l'emiciclo di allora ed è riconosciuto tuttora, perché quando una cosa è fatta bene, è fatta bene ed è politicamente riconosciuta e riconoscibile, posto quel diritto non si riferiva ai confini nazionali, ma andava oltre. Ora voi state ledendo direttamente la rappresentanza dei cittadini…
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO SIMIANI (PD-IDP). …perché, di fatto, non gli date la possibilità di essere rappresentati nel proprio continente, nel proprio Stato. Oggi non si può rappresentare l'America del Nord con l'Oceania, non si può rappresentare l'Asia con gli Stati Uniti...
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
MARCO SIMIANI (PD-IDP). …ecco perché voi dovete cambiare questa norma, votando questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Brevemente: il richiamo alla Nazione, il richiamo alla patria. La questione è semplice e ho due domande, Presidente. La prima: gradirei conoscere la posizione dell'onorevole Sasso e di tutto il suo gruppetto, visto che si chiamano “L'Italia agli italiani”, perché qui si stanno togliendo diritti di rappresentanza agli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Allora si può sapere come voterete rispetto a questi emendamenti? Questo è un punto.
Il secondo, Presidente, è una nota amara, questa, ma spero di poter sollecitare una reazione.
PRESIDENTE. Prego.
TONI RICCIARDI (PD-IDP). Ma è mai possibile - io capisco tutte le difficoltà e tutti gli ordini di scuderia - che non ci sia un eletto all'estero di maggioranza che dica una parola? Ma è possibile? Ma è talmente forte questa paura di non essere ricandidati che non dite una parola (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?
PRESIDENTE. Concluda.
TONI RICCIARDI (PD-IDP). Vi stanno sfracassando casa e non dite una parola! Vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA (M5S). Scusi, Presidente. Io ho sentito dire da qualcuno: “Italia agli italiani”. Ma se questo italiano è di religione musulmana, per lui l'Italia finisce; se questo italiano è un disabile, secondo un partito politico, ha meno diritti.
PRESIDENTE. Stiamo sull'emendamento, onorevole Iaria.
ANTONINO IARIA (M5S). Quindi, anche per lui, in questo caso l'Italia non esiste. Se un italiano è gay, allora, a questo punto, anche per questo italiano non esiste l'Italia. Quindi, decidiamoci: dovete fare ancora ulteriori specifiche di quali italiani sono degni di vivere in Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.4.01007.8 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 42).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.01007 Montaruli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rossi. Ne ha facoltà.
ANGELO ROSSI, Relatore per la maggioranza. Grazie, Presidente. Non è vero che non abbiamo ascoltato i dignitosi interventi dei colleghi Care' e Di Sanzo. Li abbiamo ascoltati, però non possiamo condividere quanto sostenuto dal collega Care', che dice che quei seggi se li sono meritati. Vi spiegherò brevemente il perché.
La sinistra non può continuamente fare richiami alla Costituzione e poi dimenticarsi che la Costituzione dice che il cittadino ha la legittima aspettativa, in un sistema proporzionale, di vedere assegnati quei seggi con il sistema proporzionale e, quindi, proporzionalmente al risultato elettorale. Vedete, sul tema della circoscrizione Estero - e la legge Tremaglia parla di circoscrizione Estero, poi la ripartisce -, il parlamentare eletto all'estero è eletto nella circoscrizione Estero, quindi è rappresentante dell'estero. Vedete, questo non è di poco conto, perché la ripartizione 2 e 1, 3 e 1, 2 e 2 non è assolutamente legata al diritto della rappresentanza e al diritto di tribuna che devono avere i cittadini residenti all'estero. Noi con questo articolo non lediamo assolutamente la rappresentanza dell'estero.
La riduzione dei parlamentari casomai, purtroppo, ha comportato, nella pratica, una riduzione di rappresentanza sia nelle circoscrizioni nazionali, sia nella circoscrizione Estero che purtroppo ha ridotto le ripartizioni da proporzionali a uninominali maggioritarie. Infatti, se c'è un unico seggio che viene assegnato a quella ripartizione, il sistema non è proporzionale. È un sistema maggioritario. Ma siccome la legge per l'elezione dei rappresentanti all'estero è proporzionale, la Corte costituzionale, nella sentenza n. 35 del 2017 sull'Italicum, ha sancito che c'è un principio, tutelato dalla Corte costituzionale, che deve vedere l'assegnazione dei seggi effettuata in modo proporzionale. Oggi è incostituzionale la legge di elezione dei rappresentanti all'estero, ma non perché la legge lo sia, quanto perché la riduzione dei seggi ha comportato una trasformazione di fatto da un sistema proporzionale a un sistema maggioritario.
Scusatemi, che cosa direbbe il centrosinistra, se oggi presentassimo una norma, oggi, con la legge elettorale, che magari assegnasse all'Abruzzo - il collega Pagano non mi offenderà -, invece che gli 8 seggi assegnati alla Camera, 20 seggi, che sono un terzo dei seggi assegnati, per esempio, alla Lombardia? Questo avviene oggi. Dov'è l'eguaglianza del voto all'estero, se una circoscrizione come l'Europa, che ha 2,5 milioni di elettori, elegge 3 deputati e alla circoscrizione Africa, che ha 250.000 elettori, è assegnato 1 deputato. Non è proporzionato. Non è rispettata la Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché non c'è uguaglianza del voto! Non c'è. E se noi presentassimo oggi una legge che assegnasse all'Abruzzo, invece che 8 seggi, 20 seggi - e non solo -, e di quei 20 seggi assegnati all'Abruzzo il centrodestra facesse una norma e se ne prendesse 15 e al centrosinistra in totale meno di due? Questo avviene oggi. I risultati elettorali del 2022 ne sono una prova.
E non è questione di centrodestra o centrosinistra: il sistema che trasforma un sistema proporzionale in un sistema maggioritario non permette la ripartizione proporzionale. Scusate, ma nel 2022 il centrosinistra mi sembra che abbia preso poco più del 30 per cento e si è visto assegnare al Senato - in cui purtroppo avendo solo 4 senatori questo elemento è ancora più evidente -, si è visto assegnare 3 senatori con poco più del 30 per cento e il centrodestra, con poche percentuali di più, mi sembra il 28 per cento, 0 senatori e il MAIE, mi sembra, con la metà del risultato del centrodestra, 1 senatore. Se noi facessimo una norma del genere, oggi, in questa legge elettorale, ma che cosa stareste dicendo? Che cosa direbbe il centrosinistra (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)?
Mi scuso, non intendo rivolgermi direttamente: che cosa direbbe oggi il centrosinistra? Una legge in cui una parte politica si vede assegnare…
PRESIDENTE. Concluda.
ANGELO ROSSI, Relatore per la maggioranza. …il 33 per cento dei seggi a fronte dello stesso risultato di un'altra coalizione. Di che cosa parliamo? Io lo capisco, ne comprendo il disagio e riconosco la dignità dell'intervento del collega Di Sanzo e del collega Care', in particolare, nonché le ragioni del collega Ricciardi, ma se di Costituzione dobbiamo parlare, ne dobbiamo parlare sempre. La Costituzione garantisce un sistema proporzionale e assegna i seggi in maniera proporzionale: oggi questo non avviene (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
E mi dispiace che venga citata la Costituzione - e concludo, Presidente - quando tutte le audizioni (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)… È un principio tutelato dalla Corte Costituzionale, non sta in Costituzione…
PRESIDENTE. Va bene. Si rivolga a me.
ANGELO ROSSI, Relatore per la maggioranza. Mi dispiace che, nel corso di tutte le audizioni - e mi dispiace che qualche collega dell'opposizione non abbia partecipato -, tutti i costituzionalisti hanno dato ragione a questa nostra tesi, perché a tutti abbiamo chiesto se fosse costituzionale e proporzionale l'assegnazione dei seggi all'estero e tutti ci hanno risposto di sì, anche i costituzionalisti invitati a essere auditi da parte del centrosinistra. Mi dispiace che questo comporti la mancata elezione, ma non è fatto per noi, è fatto per rispettare un principio che garantisce un'assegnazione dei seggi e la rappresentanza di chi li vota. Vorrei quindi sapere dov'è la rappresentanza di un partito politico, per un cittadino che ha votato il centrodestra nel 2022, che non vede assegnato alcun seggio. E dove è il diritto di rappresentanza? Se questa non è una lesione di quel diritto di rappresentanza... Dov'è l'uguaglianza del (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rossi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Noi non dovremmo essere qui a discutere di questa legge e di questo emendamento, perché voi avete fatto una prima forzatura: stiamo parlando della legge elettorale relativa al territorio nazionale e il voto nella circoscrizione Estero è regolamentato da un'altra legge, quella del 2001.
Noi avevamo chiesto che il perimetro del provvedimento non ricomprendesse questa materia, perché era necessario affrontare le questioni sollevate nell'ambito di una specifica discussione legata a questa legge. Invece, voi avete intrapreso un'altra strada, avete fatto un'altra scelta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e avete inserito alcune disposizioni per poter ricomprendere questa materia nel perimetro e poi avete presentato questo modello che ha sostanzialmente stravolto la legge del 2001. La Costituzione e il principio di rappresentanza vogliono dire - mi rivolgo con rispetto, per il suo tramite, al relatore - legare la comunità e le persone all'eletto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Allora, si voleva discutere delle questioni che lui ha sollevato? Mi dovete spiegare - e vorrei sentire che si alzasse qualcuno a spiegare - perché al Senato si passa da quattro ripartizioni ad una e alla Camera da quattro a due. Sono sempre state quattro. Si passava da quattro a due alla Camera, si poteva passare da quattro a due al Senato. No, voi non vi siete fatti guidare dalla Costituzione, caro collega Rossi, ma dal foglio Excel dei dati elettorali del 2022 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) - questo è il punto -, non consentendo alla Commissione di poter discutere e di confrontarsi.
Io ho seguito tutte le audizioni, lei me ne potrà dare atto: io non ricordo questi peana dei costituzionalisti a fronte di questo. È che gli abbiamo presentato una tale massa di argomentazioni sulla legge che di questo, di fatto, non ha quasi parlato nessuno. Perché? Perché sarebbe stato giusto affrontarlo ed era legittimo da parte vostra. Evidentemente si poteva affrontare e si doveva affrontare, discutendo e approvando, eventualmente, una modifica della legge del 2001. Voi state stravolgendo la legge del 2001, state tradendo quella legge, state tradendo la vostra storia - questo è il punto -, oltre che milioni di italiane e di italiani.
Fate un'operazione di manipolazione, perché questa è un'operazione maxi di gerrymandering. Non siete andati a toccare il comune o la provincia, ma è come se domani mattina qui ci fosse una discussione per cui da cinque circoscrizioni per le elezioni europee, come per incanto, ne rimanesse soltanto una. Saremmo qua tutti a sollevare il problema, sì o no, di rappresentanza? Come si fa a rappresentare da Bolzano a Caltanissetta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? E voi pretendete di convincerci che si può rappresentare il mondo? Io credo che ci sia un vulnus enorme da un punto di vista costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). La leggiamo la Costituzione e siamo certi che altri leggeranno la Costituzione per applicarla. È una questione di dignità. Voi oggi fate un esercizio che non ho nessuna difficoltà a dichiarare di dittatura della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Voi intervenite sulle regole del gioco. Non avete accettato la discussione in Commissione e oggi ci imponete i numeri di quest'Aula, ma stiamo discutendo delle regole del gioco e della rappresentanza di milioni di italiani.
E poi cosa rimane di tutto questo? Rimarranno degli eletti che, evidentemente, non riusciranno a svolgere quel ruolo di rappresentanza per cui Mirko Tremaglia - facciamo nomi e cognomi - ha lavorato per anni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Tradite la vostra storia e tradite milioni di italiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.01007 Montaruli, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e con il parere contrario del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 43).
Passiamo al subemendamento 0.4.01050.501 della Commissione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi collego al discorso di cui sopra, che è collegato anche a questo. Seguendo il ragionamento, a questo punto, potevamo cancellare anche i seggi del Trentino e l'Urzellum, o quelli della Valle d'Aosta.
Tolto questo, però, qui arriviamo al dunque di una questione, Presidente, che si lega a doppio filo con la messa in sicurezza del voto, sulla cui cosa - lo ripeto per la terza volta - noi abbiamo ragionato, audito e fatto in una maniera seria e molto vicina. Dopodiché, leggo le coperture… Presidente, però, se mi dà una mano, io già sono senza voce.
Grazie, Presidente. Allora, sulla copertura economica per il voto degli italiani all'estero, voi avete inserito 24 milioni. Ve lo stiamo spiegando da illo tempore: nell'ultimo referendum sulla giustizia si è dovuti intervenire dopo che le buste a Londra - non a Mogadiscio, con tutto il rispetto di Mogadiscio - non arrivavano, dicendo che si stanziavano d'urgenza per la task force 10 milioni in più, da 25 a 35. E voi vi presentate con 24 milioni di stanziamento. Se vuoi mettere in sicurezza il voto - e qualche soluzione pure si era trovata e discussa insieme al relatore Rossi -, devi investire più risorse. È come se compri casa: in base alla qualità dell'antifurto che compri, probabilmente percepisci e ottieni sicurezza. Allora, da questo punto di vista, è scientificamente dimostrato e provato che, per far votare gli italiani e le italiane all'estero - o nemmeno le buste volete più fargli arrivare -, servono tra i 60 e i 65 milioni di euro. Dopodiché, il 65 per cento di questa spesa avviene in Italia per i seggi. È scientifico, non è che ci sono le variabili.
Allora, da questo punto di vista, Presidente, per suo tramite, mi permetto di sollecitare non il senso di responsabilità di questa maggioranza, che purtroppo abbiamo visto che non c'è, ma quantomeno il buonsenso, evitando - perché sennò è già una storia scritta - che, quando arriveremo all'espletamento del voto, succedano le ennesime questioni e gli ennesimi problemi, perché i contratti con le società di spedizioni verranno fatti al ribasso o le buste non verranno stampate come devono essere stampate. E, soprattutto, evidentemente, se tu gestisci, costruisci e programmi un sistema del genere, poi non puoi pretendere di aver generato gli anticorpi della sicurezza per l'espletamento di un diritto democratico - questo sì - costituzionalmente sancito, che voi in ogni provvedimento cercate di abbattere e di cancellare per milioni e milioni di italiane e italiani che vivono all'estero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.4.01050.501 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e con il parere contrario del relatore per la minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 44).
Passiamo al subemendamento 0.4.01050.500 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.4.01050.500 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e con il parere contrario del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 45).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.01050 Montaruli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Colleghi, facciamo silenzio, per favore.
GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Presidente, solo per mettere a verbale il comportamento del Governo, quindi della maggioranza, in Commissione bilancio. Questa proposta emendativa è arrivata con una sua relazione tecnica, una sua copertura finanziaria, che è ben strutturata direi: parte dei soldi presa dal FISPE, parte presa dal FEI e parte presa dall'accantonamento del MAECI.
Noi abbiamo, dall'inizio della legislatura, chiesto al Governo di rendere disponibile anche alle opposizioni coperture e disponibilità di questi fondi per poter effettuare in maniera corretta gli emendamenti; non ci sono stati mai forniti. Il 7 luglio di quest'anno, la Sottosegretaria Albano finalmente ha dato una risposta, ma è una risposta che contraddice assolutamente quello che sta continuando a succedere. Ci ha detto che l'utilizzo di tali risorse avverrà con procedure tali che consentiranno al Parlamento di avere contezza in ogni momento delle effettive disponibilità, sempre in un quadro normativamente disciplinato e, in quanto tale, assistito dalla massima garanzia, trasparenza e vantaggio anche delle opposizioni. Non è quello che avviene, perché ogni volta che noi utilizziamo come copertura il FISPE o il FEI - quindi il Fondo per interventi strutturali di politica economica o il Fondo per esigenze indifferibili -, ci viene sempre detto che o non ci sono soldi o sono fondi preordinati all'attività di Governo, ma guarda caso arriva l'articolo aggiuntivo Montaruli 4.01050 e i soldi magicamente ci sono.
È evidente che ci troviamo di fronte a un'asimmetria informativa nei confronti delle opposizioni, che non fa bene al Parlamento e rende del tutto ignobile la gestione della Commissione bilancio per quanto riguarda il lavoro che devono fare le minoranze (più che opposizioni, in questo caso) anche per presentare emendamenti. Quindi, Presidente, l'abbiamo già detto più volte al Presidente della Commissione; la Sottosegretaria Albano è venuta a dare delle spiegazioni che spiegazioni non sono, perché cinque giorni dopo si verifica esattamente questa cosa, cioè un emendamento di maggioranza che passa ed emendamenti dell'opposizione che ricevono un parere negativo.
Quindi lo dico anche a lei per fare presente questo al Presidente della Camera, perché non è possibile andare avanti in questa maniera. Questa non è collaborazione, non si può lavorare in questa maniera (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gallo. Ne ha facoltà, per due minuti.
FRANCESCO GALLO (MISTO). Grazie. Allora, più che un intervento, è soprattutto una richiesta di chiarimenti. In questo emendamento i proponenti suggeriscono di dare l'esenzione dalla raccolta delle firme a coloro che si ritrovano nella condizione prevista per le elezioni del Parlamento europeo, cioè a chi ha costituito un gruppo in una delle due Camere e, soprattutto, a chi ha eletto un proprio rappresentante in una delle due Camere. Questa formula non andrebbe bene per chi presenta le liste in Italia, ma andrebbe bene per chi deve raccogliere le firme all'estero.
Quindi, facciamo il mio caso: un partito come Sud chiama Nord, che ha eletto un deputato e che fino a ieri era esentato dalla raccolta delle firme, stranamente, all'esito dell'approvazione di questa legge, si troverebbe nella condizione di non doverle raccogliere all'estero, ma di doverle raccogliere in Italia. Ora, io ho capito che su questa cosa ci sono atteggiamenti un po' dispettosi verso qualche gruppo e non certamente verso di noi. In questo caso, però, mi chiedo a chi si sia fatto il favore o a chi si voglia fare il dispetto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Per chiedere ai relatori di accantonare questo emendamento, perché, per i motivi che diceva poco fa il collega Gallo, oltre a tutte le questioni poste dall'onorevole Fornaro, siamo di fronte alle regole comuni. E quello che è accaduto con il voto fuori sede, cioè che si cerca, quando si tratta dell'esercizio dei diritti politici, di trovare un avanzamento trasversale e condiviso, questo dovrebbe valere anche per le regole che riguardano l'accesso alla competizione elettorale.
Questa mattina è stato respinto l'emendamento sulle firme digitali, che avrebbe consentito, a regime, una riforma - ripeto - di trasparenza e legalità. In Commissione è stato fatto un emendamento che dà un privilegio ad alcune forze politiche e ne esclude altre dalla partecipazione elettorale, a prescindere dal consenso che esse hanno ottenuto nelle ultime elezioni politiche. Ora qui si modifica di nuovo la normativa, ma solamente per la competizione elettorale nella circoscrizione Estero, con un effetto paradossale che aggrava la discrezionalità, perché, secondo questa norma scritta dai relatori, dalla maggioranza, alcune forze politiche - penso anche alla nostra, a quella che io rappresento - potrebbero partecipare senza raccogliere le firme alla competizione all'estero, nella circoscrizione Estero, ma non anche in quella in Italia.
Allora la richiesta di un accantonamento, per arrivare a una riformulazione che quantomeno estenda questa stessa norma anche a tutte le competizioni e alle prossime politiche.
PRESIDENTE. Chiara la richiesta. Chiedo al relatore se intende accogliere la richiesta di accantonamento. Onorevole, ritiene di accogliere la richiesta di accantonamento?
ANGELO ROSSI, Relatore per la maggioranza. No.
PRESIDENTE. Quindi è contrario. Insiste per la votazione dell'accantonamento, onorevole Magi, o andiamo avanti con l'emendamento?
RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Sì e diciamo poi che sarebbe gradito anche che ci fosse una motivazione sul perché “no”, perché altrimenti ci facciamo tanti complimenti su quanto è bello ascoltarsi e recepire le indicazioni e poi finisce così.
PRESIDENTE. Onorevole Magi, posso solo prenderne atto. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento avanzata dall'onorevole Magi.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 73 voti di differenza.
A questo punto torniamo all'articolo aggiuntivo 4.01050 Montaruli. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.01050 Montaruli, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e il parere contrario del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 46).
L'articolo aggiuntivo 4.04 Tirelli è assorbito dall'articolo aggiuntivo 4.01050 Montaruli.
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.01002 Onori. Ha chiesto di parlare l'onorevole Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo con la necessità di lasciare a verbale qualcosa che ritengo fondamentale, da deputata eletta all'estero che rappresenta in quest'Aula cittadini italiani che vivono e votano all'estero.
Abbiamo parlato ormai diffusamente di questa tematica oggi, ma c'è qualcosa che non ho ancora sentito e che credo valga la pena di essere detto: nel suo complesso, il sistema di voto degli italiani residenti all'estero è rotto, non funziona nel suo complesso. E non lo dico io, lo ha detto la Corte costituzionale che nel 2018 ha riconosciuto le oggettive criticità di questa normativa. Lo ha detto la Giunta per le elezioni di questa Camera che ha dedicato un'intera indagine conoscitiva a documentarne i limiti nella scorsa legislatura, come il collega Giachetti ricorderà, perché presiedeva ai tempi quella Giunta. Lo dicono i cittadini, da anni, ogni volta che il plico non arriva, ogni volta che arriva in ritardo - e quando arriva in ritardo non puoi più votare - e ogni volta che qualcuno vota al posto loro; e quando questo succede, nessuno in generale può accorgersene.
Ecco, facciamo degli esempi. Parliamo di un sistema in cui, ad esempio, non esiste identificazione univoca dell'elettore, in cui le liste elettorali sono obsolete e spesso non aggiornate, in cui un plico può perdersi per strada senza lasciare traccia e questo, anche oggi, è il sistema che difendiamo con la nostra inerzia, perché non stiamo parlando di niente che riguardi anche queste criticità. Avevamo l'occasione di cambiare qualcosa? Sì. Anche piccole cose, per apportare piccoli miglioramenti? Sì.
Azione ha presentato una proposta di legge che tutti quanti voi potrete visionare. Abbiamo provato a scrivere un testo che fosse il più completo possibile, articolato, che prendesse in esame davvero tutte le criticità di cui siamo a conoscenza, basandoci sui lavori degli esperti, basandoci sul libro bianco sulle elezioni, anche quello della scorsa legislatura, e sul lungo lavoro che la Giunta, che prima menzionavo, ha fatto nella scorsa legislatura. Perché non possiamo inventare la ruota ogni volta: di queste cose si è già parlato, di queste cose si è già discusso ed è stato già scritto ed è stato messo nero su bianco qual era il tipo di analisi che più ragionevolmente poteva essere proposto.
Bene, abbiamo cercato di estrarre dal provvedimento che abbiamo presentato, dalla proposta di legge che abbiamo presentato, degli emendamenti che potessero andare, in qualche modo, ad agire sulle problematiche. Quindi un emendamento, ad esempio, sulle liste elettorali digitali, come quello per il quale sto facendo la dichiarazione di voto, o un emendamento - il prossimo - sul fascicolo informativo nel plico, per non parlare degli emendamenti che sono stati reputati inammissibili alla luce della decisione che è stata presa nell'ufficio di presidenza della I Commissione sul perimetro di discussione dell'attuale provvedimento.
Si è scelto, infatti, di non parlare neanche della tracciabilità della spedizione, di non parlare dei dati di affluenza disaggregati, di tutte quelle conseguenze che l'attuale assetto normativo del voto all'estero ha, ad esempio, durante le elezioni amministrative e quindi un ritorno - se volete - più vicino a chi sente, per qualche ragione, invece, la vita degli italiani all'estero lontana. Erano misure abbastanza tecniche, non ideologiche certamente, misure tra l'altro che in molti Paesi democratici esistono già da anni. Il parere del Governo è stato contrario. Non viene data però - anche qui - spiegazione, non viene data motivazione, non viene detto perché non dovremmo avere un plico informativo, perché non dovremmo avere delle liste elettorali digitali.
Ora, il provvedimento che stiamo discutendo nasce come riforma del sistema elettorale. Bene, l'unica modifica che riguarda i 7 milioni di italiani nel mondo è una revisione delle ripartizioni dei seggi costruita a tavolino per convenienza elettorale. Non una parola sulla sicurezza del voto, non una parola sui plichi che non arrivano, non una parola sulle liste elettorali obsolete e, per di più, una revisione che non ha nemmeno una coerenza interna, anche questo non l'ho sentito. Due ripartizioni alla Camera, una sola al Senato: è una asimmetria ed è una asimmetria che non risponde ad alcuna logica istituzionale, non risponde ad alcuna esigenza rappresentativa, non risponde ad alcun principio di razionalità del sistema. Risponde ad una sola causa: alla convenienza del momento.
E questa maggioranza ha trattato gli italiani all'estero come una variabile da risistemare su una mappa elettorale, come numeri da spostare dove fa più comodo, non come cittadini con diritti da tutelare e non come una comunità a cui questo Paese deve tantissimo. Questa, Presidente, sì, è una vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.01002 Onori, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, mentre è favorevole il parere del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 47).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.01001 Onori, nella parte ammissibile. Lo pongo in votazione… No, non lo pongo in votazione. Ha chiesto di parlare l'onorevole Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI (AZ-PER-RE). Lo mettiamo in votazione dopo l'intervento in dichiarazione di voto…
PRESIDENTE. Prego.
FEDERICA ONORI (AZ-PER-RE). …così ho l'opportunità di terminare qualche concetto che non ho terminato prima.
Vorrei riportare il focus sul tipo, sul gruppo di persone di cui parliamo. Parliamo di 7 milioni di persone innanzitutto, un decimo circa dei cittadini italiani, 7 milioni di cittadini che vivono, che lavorano, che costruiscono famiglie, che portano il nome dell'Italia nel mondo - come spesso sentiamo dire, non solo dalla maggioranza -, che aprono mercati, che fanno impresa, che lavorano nelle istituzioni internazionali, che rappresentano questo Paese in ogni angolo del pianeta, che mantengono vivo - e questo era il punto che ci tenevo a completare, Presidente - un legame con l'Italia che spesso è più forte e più consapevole di chi non l'ha mai lasciata.
E voglio collegarmi a quello che ha detto la collega Boldrini prima (Commenti)…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
FEDERICA ONORI (AZ-PER-RE). Io invito tutti quanti, quando fate le vostre, quando farete le vostre missioni all'estero, ad entrare in contatto, a cercare, anche attraverso le nostre ambasciate e i nostri consolati - che sono sempre molto ricettivi e molto disponibili su questo -, a mettervi in contatto con le nostre comunità nel mondo. Rimarrete scioccati di quello che troverete.
Presidente, io sono stata in Irlanda, pochi giorni fa, nella contea di Tipperary, a Cashel. È un paese dell'Irlanda rurale in cui c'è una presenza di italiani di provenienza della provincia di Frosinone molto, molto elevata. Ero lì per la presentazione di un libro sull'Arandora Star. I nostri concittadini all'estero sono in grado di andare anche a recuperare dei momenti storici che in Italia non abbiamo saputo valorizzare a sufficienza, di cui non abbiamo saputo conservare la memoria e che, invece, all'estero vengono valorizzati, addirittura con delle ricerche sul campo. Ero lì perché era importante, a mio avviso, che un rappresentante delle istituzioni elette all'estero presenziasse e conoscesse queste comunità. Voglio fare degli esempi: i comuni di Casalattico, di Picinisco, di Fontechiari, piccolissimi comuni della provincia di Frosinone che hanno tantissimi discendenti che vivono a Cashel, ma anche in Scozia, in altri punti, che sono - verrebbe da dire, quasi banalizzando - più italiani di noi. Allora io vi invito, invito tutti quanti a conoscere davvero da vicino in maniera diretta questa realtà, perché probabilmente legifereremmo meglio.
E voglio, se ho ancora qualche secondo, rivolgermi per suo tramite, Presidente, al collega relatore di cui tutti quanti hanno apprezzato la disponibilità - io non ho avuto modo di interloquire direttamente con lui, ma lo vedo attento e questo certamente mi fa piacere - per dire che è vero, la Costituzione dice che dovrebbe essere un sistema proporzionale, invece è un maggioritario di fatto. È vero, il taglio dei parlamentari ha incrinato e peggiorato un sistema che, comunque, come dicevo all'inizio, è rotto perché ha tantissime problematiche e dovremmo davvero metterci con la testa davanti a un tavolo per provare a fare un ragionamento che sia più completo.
Ed è vero anche che il referendum costituzionale che ha previsto il taglio dei parlamentari fu votato in maggior parte a favore all'estero e, forse, verrebbe da fare anche un'ulteriore valutazione. E guardi, Presidente, mi costa farla e non mi converrebbe farla, però, per provare ad andare avanti anche rispetto a certa ipocrisia, quello che ieri chiamavamo casta, oggi lo chiamiamo rappresentanza. Ebbene sì, il taglio dei parlamentari all'estero ha aggravato un sistema già rotto. Ci troviamo a non sapere come gestire un'opportuna rappresentanza geografica, con la possibilità di un sistema proporzionale, però questo - e lo dico al relatore per suo tramite - vuol dire che, a maggior ragione, la materia richiedeva un'attenzione e una dedizione maggiore e, invece, abbiamo fatto, avete fatto - perché noi voteremo contro - un gran pasticcio.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.01001 Onori, nella parte ammissibile, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 48).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.01000 Urzì. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sara Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, da eletta in un collegio che comprende l'intera regione Trentino-Alto Adige, già consigliera regionale per 15 anni in un territorio che è bilingue, mi permetto di darvi una lettura dell'emendamento che vi accingete a votare favorevolmente.
Colleghe e colleghi, sapete cos'è il gerrymandering di cui parlava poc'anzi il collega Fornaro sui collegi esteri? È quella manipolazione che negli Stati Uniti stanno mettendo in campo Trump e i repubblicani nel ridisegnare i confini dei collegi per poter vincere.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI (ore 20,25)
SARA FERRARI (PD-IDP). È un trucco che assomiglia tanto a questa operazione di questo emendamento del collega Urzi'. Con il sistema elettorale attuale, nelle elezioni del 2022 il candidato della destra è risultato terzo nel collegio uninominale di Bolzano Sud, dietro al Partito Democratico e al Südtiroler Volkspartei. In Trentino-Alto Adige la norma che stiamo per votare preserva i collegi in ragione della specialità autonomistica. Ebbene, con questo emendamento, a cui state inopinatamente dando parere positivo, quel candidato uscirebbe oggi vincitore, perché il collegio che ricomprende la città di Bolzano e la zona che confina con il Trentino viene ridisegnato in chiave etnica. Diventa, cioè, più italiano, togliendogli i comuni di lingua tedesca. Perché, dunque, questo ridisegno? Banalmente, perché in Alto Adige il candidato della destra non prende i voti degli elettori di lingua tedesca, contrariamente ai nostri candidati del Partito Democratico che infatti vincono.
Vedete, l'Alto Adige è portato ad esempio come modello di territorio che, dopo due conflitti mondiali, ha saputo costruire una convivenza pacifica tra etnie diverse che hanno saputo superare divisioni fortissime, soprattutto dopo la snazionalizzazione feroce imposta dal fascismo in un sistematico processo di italianizzazione forzata che imponeva la nostra lingua nelle scuole, negli uffici pubblici, nella toponomastica e nei cognomi e che licenziò moltissimi funzionari pubblici di lingua tedesca, costruendo al contempo una zona industriale di forte immigrazione italiana. A questa assimilazione culturale si aggiunsero le opzioni che, dal 1939 al 1943, costrinsero gli abitanti del Sud Tirolo a scegliere se restare a casa loro, passando sotto il governo fascista e rinunciando ad essere riconosciuti come minoranza linguistica, o emigrare nel Terzo Reich. Una ferita che divise per sempre intere famiglie. Nel 1946, la visione…
PRESIDENTE. Colleghi, possiamo evitare di conversare al centro dell'emiciclo, per cortesia? Dovete liberare il tavolo dei nove. Prego, prosegua.
SARA FERRARI (PD-IDP). Nel 1946, la visione straordinariamente avanzata dell'accordo De Gasperi-Gruber promosse la via dell'autonomia come strumento per il riconoscimento e la tutela della minoranza di lingua tedesca. Un modello basato sull'autonomia speciale che ha costituito nei decenni successivi, non senza difficoltà, un processo che, nel riconoscere le identità etniche, lavora per costruire insieme, non per tenere gli abitanti separati in gruppi linguistici giustapposti.
Per noi del Partito Democratico, colleghe e colleghi, il futuro dell'Alto Adige-Südtirol è sempre meno separazione etnica e sempre più capacità di proporre candidati in grado di rappresentare tutti e tutte e portare avanti un'integrazione culturale, ottenendo consenso sia dagli elettori di lingua tedesca che da quelli di lingua italiana. La migliore o il migliore per quello che propone e fa, non per la lingua che parla. Dunque, noi non voteremo a favore di questo passo indietro verso l'etnicizzazione della rappresentanza, che contraddice il principio di integrazione culturale e smentisce il percorso decennale di cui quest'anno festeggiamo, il 5 settembre, l'ottantesimo anniversario (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). A più di due secoli di distanza da quel 1812, quando il governatore del Massachusetts Elbridge Gerry firmò una legge che ridisegnava i collegi elettorali e li ridisegnò a forma di salamandra - da qui gerrymander -, ci ritroviamo, lo dico con simpatia, di fronte a un “urzimander”. Il collega Urzi' si mette a ridisegnare i collegi e noi siamo tutti qua: non abbiamo potuto discutere, non abbiamo potuto capire le ragioni per le quali tutto questo è stato fatto e le ragioni sono evidentemente ragioni di bottega. Ma allora perché non ridisegnare tutti i collegi?
Io ricordo, però - e concludo, signor Presidente -, che i collegi e il sistema elettorale che garantisce e tutela la minoranza tedesca è oggetto di trattato internazionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e noi, invece, facciamo un emendamento non discusso e non coordinato con tutte le forze politiche italiane. Devo dire che mi colpisce - signor Presidente, grazie - il silenzio dell'SVP. Dove siete, colleghi dell'SVP, di fronte a questa operazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Oggi lo fanno su questo collegio, domani lo faranno su altri (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)…
PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Fornaro. Ha chiesto di parlare il deputato Schullian. Ne ha facoltà.
MANFRED SCHULLIAN (MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Solo per rispondere, tramite lei ovviamente, al collega Fornaro. Anche io non condivido questa scelta, non condivido le ragioni di questa scelta e voterò contro (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare ancora il deputato Fornaro per richiamo al Regolamento. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). No, chiedevo l'accantonamento.
PRESIDENTE. Chiedeva l'accantonamento. Dunque, c'è una richiesta di accantonamento. Si richiede, pertanto, il parere del relatore.
ANGELO ROSSI, Relatore per la maggioranza. Contrario all'accantonamento.
PRESIDENTE. Contrario all'accantonamento. Volete votarlo? La parola al deputato… no, scusi?
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Chiediamo di votarlo.
PRESIDENTE. Allora, c'è qualcuno che vuole parlare a favore di questa richiesta di accantonamento? Contro? Se nessuno chiede di parlare, passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'articolo aggiuntivo 4.01000 Urzi'.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 77 voti di differenza.
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.01000 Urzi'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.01000 Urzì, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e con il parere contrario del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 49).
(Articolo 5 - A.C. 2822-A? e abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 5.1001 Magi. Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Abbiamo visto che con degli emendamenti si ridisegnano circoscrizioni, si accorpano circoscrizioni estere, si ridefiniscono i loro numeri, e con gli emendamenti si decide anche della possibilità di forze politiche di presentarsi alle elezioni con un esonero dalla raccolta delle firme o, invece, di dover raccogliere circa 200.000 firme tra Camera e Senato suddivise nei vari collegi plurinominali, tra le 1.500 e le 2.000 per ogni collegio plurinominale. Io sfido tutte le forze politiche dei rappresentanti del Governo, del relatore Rossi, a dire, ad affermare chi di loro sarebbe in grado di farlo.
Noi abbiamo proposto - ci torno sopra - una riforma strutturale, cioè quella di consentire a tutti di farlo e anche di impegnarli nel farlo attraverso la firma digitale. Su questo, la maggior parte dei costituzionalisti in Commissione ci aveva dato ragione, si erano espressi a favore. Il relatore, il portavoce dei relatori Rossi era intervenuto in Commissione, invitandomi - poiché la proposta di legge era abbinata a quella attuale - a trasformarla in un emendamento che sarebbe stato preso in considerazione.
Ora, io richiamerei l'attenzione del collega Rossi, del collega… collega Urzi', avrà tempo di parlare più di me con il suo collega di partito. Io, su questo, vorrei avere la possibilità di una risposta dall'onorevole Donzelli e dall'onorevole Rossi. Noi non siamo qui a chiedere un'elemosina, non chiediamo elemosina a nessuno, siamo qui a chiedere: chi è che decide? La Presidente Meloni? Donzelli? Rossi? Lei, Presidente Rampelli? Quali sono le forze politiche che devono godere di un'esenzione e quali invece no? Qual è il criterio che è alla base?
Allora, con questo emendamento noi riportiamo il Parlamento a una decenza. Sono state bocciate le firme digitali? Bene, almeno ci sia un criterio che corrisponda ai voti presi, perché la ratio della raccolta delle firme, colleghi, qual è? Bisogna dimostrare di essere non una forza politica che non ha consistenza, ma una forza politica che ha un seguito nel Paese e il metro sono i voti veri, effettivi presi, le persone che hanno fatto una croce, gli uomini e le donne che hanno fatto una croce su un simbolo alle elezioni precedenti.
Allora, io chiedo, a questo punto veramente prego il relatore, il portavoce dei relatori, di spiegare cosa c'è in questa formulazione che noi proponiamo e che modifica quanto approvato dalla Commissione. La formulazione uscita dalla Commissione è infatti discrezionale, perché pone delle forze politiche, che hanno ottenuto un numero di voti alle ultime elezioni, nell'obbligo di raccogliere le firme ed altre, che hanno ottenuto un numero di voti che è una frazione, a non raccoglierle. Allora chiedo al relatore Rossi, chiedo al collega Donzelli, chiedo a tutti quelli con i quali inutilmente nelle ultime giornate, insistentemente, abbiamo provato ad interloquire, di dirci qual è la motivazione per non modificare questa norma e se è una motivazione presentabile, cioè se è qualcosa che può essere detto in quest'Aula oppure se c'è qualcosa di indicibile, se c'è qualche accordo politico che riguarda forze di maggioranza, ma, magari, anche forze di opposizione.
È il momento di dirlo, perché questa cosa non può essere decisa in un altro luogo che non sia in Parlamento e non può essere un criterio che non possa essere ripetuto. Il Parlamento serve a questo: a parlare, a spiegare agli altri membri del Parlamento e al Paese, la ragione e i criteri alla base delle norme che vengono votate. La prego, collega Rossi, ci illumini.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il relatore, deputato Angelo Rossi. Ne ha facoltà.
ANGELO ROSSI, Relatore per la maggioranza. Grazie, Presidente. Più volte abbiamo risposto in Commissione riguardo alla vicenda dell'esonero delle sottoscrizioni e abbiamo spiegato le ragioni in base alle quali abbiamo ritenuto di poter approvare un emendamento che andava in linea con l'attuale previsione di esonero per le forze politiche costituite in gruppo parlamentare in entrambe le Camere, alla luce della riduzione dei parlamentari e, quindi, della difficoltà anche per forze politiche che avessero raggiunto le soglie di sbarramento, di avere la possibilità - credo che AVS, in questa legislatura, sia in questa condizione - di raggiungere, nonostante il superamento della soglia per l'assegnazione dei seggi, il numero minimo di parlamentari, soprattutto al Senato, per costituire il gruppo parlamentare.
Quindi, in linea con l'attuale previsione, abbiamo modificato con la costituzione in un solo ramo del Parlamento. Altri tipi di modifiche sono state ritenute non idonee e diciamo di parte, nel senso che: chi definisce che mezzo milione di voti sia una soglia minima per dare l'esonero dalle sottoscrizioni e non 800.000 o un milione? Le soglie sono definite dalla legge: c'è, per esempio, la soglia del 3 per cento che definisce la soglia minima per l'accesso ai seggi. Abbiamo voluto modificarlo, in linea con l'attuale previsione, modificando solo la possibilità di riuscire ad avere l'esonero per i gruppi costituiti in una sola delle Camere, alla luce della riduzione dei parlamentari e della difficoltà evidente di costituzione dei gruppi in entrambi i rami del Parlamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Stiamo parlando di legislazione di contorno, però ha un valore importante, perché riguarda la possibilità per tutti i soggetti di avere identiche opportunità e possibilità di partenza. Questa è una questione di cui abbiamo discusso - devo darne atto ai relatori - lungamente in Commissione.
La partenza è la base della legge: è quella che prevedeva l'esonero che viene introdotto molto avanti, perché, per molte legislature, tutti i partiti dovevano raccogliere le firme. Lo si è fatto per comodità, lo si è fatto anche in presenza, spesso, di violazioni della norma negli autenticatori. Quindi, per risolvere tutto questo, si era passati, sostanzialmente, a prevedere l'esonero per i partiti che avevano gruppi parlamentari sia alla Camera che al Senato. La riduzione del numero dei parlamentari ha determinato quello che prima veniva ricordato, cioè che partiti che avevano superato alle elezioni la soglia di sbarramento, per il taglio dei parlamentari, in particolare al Senato, non avevano il numero minimo per poter costituire il gruppo. Quindi, la proposta del collega Magi è una proposta di grande ragionevolezza.
Vede, collega Rossi, per il suo tramite, Presidente, 500.000 è più dell'1 per cento non dei voti validi, ma addirittura del numero degli elettori italiani, cioè io credo che sia una cifra assolutamente ragionevole. D'altronde, voi introducete in questa legge un'ulteriore deroga, perché l'assegnazione dei seggi potrà avvenire anche con riferimento a liste che non raggiungono il 3 per cento, ma che sono cosiddette “migliori perdenti”. Allora, io credo che, in questa fase, un ragionamento oggettivo di mezzo milione, di 750.000, una cifra che si determina e che a quel punto è uguale per tutti ed evita discussioni che sono antipatiche da questo punto di vista, soprattutto nella misura in cui, alla fine, quando si arriva vicino alle elezioni, le deroghe sembrano costruite come dei vestiti su misura rispetto ad alcuni gruppi, a discapito di altri.
Insomma, noi sosteniamo convintamente questa proposta, che è ragionevole e che consentirebbe, da questo punto di vista, di dare anche maggiore serenità alla competizione elettorale che, comunque sia, ci sarà nel 2027, evitando quindi il dubbio che si sia fatta la deroga per favorire A o B oppure per danneggiare C. Credo che ciò che propone il collega Magi avrebbe meritato un altro percorso, ma noi comunque, credendoci, lo sosterremo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Il MoVimento 5 Stelle sostiene convintamente questo emendamento, a firma dell'onorevole Magi, che va nel senso della rappresentatività, della trasparenza, della giustizia e dell'equità.
Poco prima, l'onorevole Rossi si chiedeva: ma chi stabilisce 500.000 o 300.000 o 700.000? Beh, la risposta è semplice: la legge, lo stabilisce la norma e questa è una norma assolutamente di buonsenso. Chi dovrebbe dirlo qual è il limite? Cinquecentomila firme, 500.000 voti validi non sono una soglia sufficiente? Possiamo pensare che non contino al fine dell'esonero?
Ecco, noi pensiamo assolutamente il contrario e per questa ragione il Movimento 5 Stelle voterà convintamente a favore dell'emendamento dell'onorevole Magi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, Presidente. Più volte siamo intervenuti su una questione che è stata posta dal collega Magi e credo che lui stia presentando un problema che non riguarda ovviamente soltanto la sua forza politica. La vicenda della forza politica +Europa è però in qualche modo emblematica perché, diciamo così, l'esenzione dovrebbe riguardare quelle forze politiche che hanno dimostrato di avere una presenza reale del territorio, una rappresentanza del territorio e, da questo punto di vista, la loro presenza alla competizione elettorale è corroborata dal sostegno che arriva dalla società del nostro Paese.
Da questo punto di vista, +Europa è una forza politica che, alle scorse politiche, è rimasta fuori dal riparto dei seggi, perché è arrivata al 2,98 per cento; ovviamente, la legge è legge, quindi +Europa è rimasta fuori da questo conteggio, ma è del tutto evidente che si tratta di una forza politica che ha avuto circa un milione di voti nel 2022 e, di questo, noi…
PRESIDENTE. Liberare il tavolo del Comitato dei nove, per cortesia. Intanto blocchiamo il tempo, anche perché l'oratore si rivolge, comunque, al tavolo dei nove, in particolare, al relatore. Prego.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Io parlo, ovviamente, perché i relatori e perché anche il Governo ascolti. Se i due stanno, diciamo così, conversando, è evidente che questo non è possibile…
PRESIDENTE. Magari conversavano di questo, sia ottimista.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Prego?
PRESIDENTE. Dico, magari conversavano al riguardo delle sue considerazioni.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Ma io me lo auguro.
PRESIDENTE. Sia ottimista.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Ho stima sia della sinistra sia del relatore, quindi due grandi stime. Però, detto questo, ovviamente mi piacerebbe essere ascoltato, altrimenti potrei anche stare a casa.
Dicevo che è molto importante ricordare di che cosa stiamo parlando e di quel milione di cittadini che hanno il diritto di veder rappresentato il proprio simbolo alla competizione elettorale. Per questo penso che una forma si debba trovare. Ed è quella dei 500.000, dei 600.000, dei 700.000: tutti esempi che ha fatto il relatore e tutte le cifre che ha riportato il relatore. In quegli esempi, +Europa ci rientra tutta, sempre e costantemente, perché ha preso un milione di voti alle scorse elezioni. Quindi, penso che ciò non soltanto sia per +Europa ovviamente, ma per quelle forze politiche che hanno una presenza così significativa.
Del resto, avete già bocciato la norma che prevedeva la possibilità per la raccolta digitale delle firme. Allora, evidentemente, c'è una logica di chiusura che non voglio pensare sia strutturale. Le firme digitali non si possono fare, quando si possono fare per i referendum; l'esenzione alle forze politiche che, diciamo così, si sono sempre presentate nella competizione elettorale non si può fare. Francamente è una chiusura eccessiva anche per una maggioranza che, normalmente, non è così liberale, ma, in questo caso, lo potrebbe essere (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1001 Magi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 50).
Passiamo all'emendamento 5.1000 Ziello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1000 Ziello, con il parere contrario della Commissione e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 51).
Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 52).
(Articolo 6 - A.C. 2822-A? e abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 6.600, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.600, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione, del Governo e del relatore di minoranza. Si tratta della condizione della Commissione bilancio.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 53).
Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 54).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.01 Magi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà per due minuti.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). La ringrazio, Presidente. Nonostante l'impegno, non mi avete e non ci avete ancora fatto fuori e, quindi, io insisto ed intervengo su una proposta seria, sulla quale molti esponenti della maggioranza, sin dal dibattito sulle pregiudiziali rispetto a questa legge elettorale, si sono esposti.
Parliamo del principio di stabilità del diritto elettorale, che è sancito dal codice di buona condotta della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa e sul quale, tra l'altro, è pendente un giudizio nei confronti del nostro Paese davanti alla CEDU. Cosa dice, in sintesi estrema, la norma, il principio di diritto internazionale?
PRESIDENTE. Colleghi, prendete cortesemente posto. Capisco la stanchezza. Se ci si siede e si fa silenzio, ci si riposa di più. Colleghi, siamo all'ultimo emendamento, quindi un ultimo sforzo. Prego, deputato Magi.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Dunque, il principio di stabilità del diritto elettorale imporrebbe che non vi siano cambiamenti delle norme elettorali a meno di un anno dalla celebrazione delle elezioni, questo per consentire intanto ai cittadini la conoscenza della norma con cui si vota, ma soprattutto per evitare il malcostume che vuole un cambio sistematico della norma elettorale, fatto da chi è al Governo e da chi è maggioranza per continuare a mantenere il potere.
Ora, su questa norma - ripeto - molti esponenti della maggioranza, quando abbiamo discusso le pregiudiziali, si sono detti assolutamente favorevoli a rispettarla, quindi non avranno problemi ad approvare questa norma transitoria che dice che la legge, che voi state approvando, cioè quella che diventerà la nuova legge elettorale, non troverà applicazione, qualora si andasse a votare a meno di un anno dalla sua pubblicazione. Questo per garantire appieno il principio di stabilità. Credo anche - non è questa la sede - che sarebbe buona norma introdurre una regola, magari anche a livello costituzionale, sul fatto che le leggi elettorali non si cambiano a ridosso delle elezioni.
PRESIDENTE. Concluda.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Il nostro Paese ha una pessima tradizione - e concludo - da questo punto di vista, perché le ultime esperienze di modifica delle leggi elettorali sono avvenute a ridosso, addirittura a pochi mesi, dalla convocazione dei comizi, contravvenendo appieno a quanto previsto dal diritto internazionale.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.01 Magi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e favorevole del relatore per la minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 55).
(Esame degli ordini del giorno - A.C. 2822-A? e abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).
Avverto che gli ordini del giorno n. 9/2822-A/23 Appendino, n. 9/2822-A/26 Bellomo e n. 9/2822-A/28 Rubano sono stati ritirati dai presentatori.
Invito il Ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI, Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa. Sugli ordini del giorno n. 9/2822-A/1 Zanella, n. 9/2822-A/2 Bonelli, n. 9/2822-A/3 Fratoianni, n. 9/2822-A/4 Dori, n. 9/2822-A/5 Ghirra, n. 9/2822-A/6 Zaratti, n. 9/2822-A/7 Mari, n. 9/2822-A/8 Piccolotti, n. 9/2822-A/9 Borrelli, n. 9/2822-A/10 Grimaldi, n. 9/2822-A/11 Del Barba, n. 9/2822-A/12 Boschi, n. 9/2822-A/13 Giachetti, n. 9/2822-A/14 Ziello, n. 9/2822-A/15 Furgiuele, n. 9/2822-A/16 Ravetto, n. 9/2822-A/17 Davide Bergamini, n. 9/2822-A/18 Bof, n. 9/2822-A/19 Pierro, n. 9/2822-A/20 Pozzolo, n. 9/2822-A/21 Sasso e n. 9/2822-A/22 Serracchiani il parere del Governo è contrario.
PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno n. 9/2822-A/23 Appendino è stato ritirato.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI, Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa. Sugli ordini del giorno n. 9/2822-A/24 L'Abbate e n. 9/2822-A/25 Aiello il parere del Governo è contrario.
PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno n. 9/2822-A/26 Bellomo è stato ritirato.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI, Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa. Sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/27 Steger il parere è favorevole, volevo un attimo accantonarlo. Il parere è favorevole, però vorrei dieci minuti (Commenti)…
PRESIDENTE. Accantoniamo l'ordine del giorno n. 9/2822-A/27 Steger, Ministro.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI, Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa. Per una possibile riformulazione, appunto, vorrei un attimo accantonarlo.
PRESIDENTE. Signora Ministro, lo accantoniamo, come lei ha detto, poi lo trattiamo separatamente. L'ordine del giorno n. 9/2822-A/28 Rubano è stato ritirato.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI, Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa. L'ordine del giorno n. 9/2822-A/29 Baldino lo accoglierei come raccomandazione, aggiungendo dopo impegna il Governo: “di valutare l'opportunità di assumere le iniziative necessarie”.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/1 Zanella, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/1 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 56).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/2 Bonelli, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/2 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 57).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/3 Fratoianni, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/3 Fratoianni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 58).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/4 Dori, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/4 Dori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 59).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/5 Ghirra, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/5 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 60).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/6 Zaratti, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/6 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 61).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/7 Mari, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/7 Mari con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 62).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/8 Piccolotti, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/8 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 63).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/9 Borrelli, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/9 Borrelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 64).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/10 Grimaldi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/10 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 65).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/11 Del Barba, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/11 Del Barba, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 66).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/12 Boschi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/12 Boschi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 67).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/13 Giachetti, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/13 Giachetti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 68).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/14 Ziello, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/14 Ziello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 69).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/15 Furgiuele, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/15 Furgiuele, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 70).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/16 Ravetto, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/16 Ravetto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 71).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/17 Davide Bergamini, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/17 Davide Bergamini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 72).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/18 Bof, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/18 Bof, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 73).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/19 Pierro, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/19 Pierro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 74).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/20 Pozzolo, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/20 Pozzolo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 75).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/21 Sasso, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/21 Sasso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 76).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/22 Serracchiani, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/22 Serracchiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 77).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/24 L'Abbate, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/24 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 78).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/25 Aiello, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-A/25 Aiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 79).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/29 Baldino, accolto come raccomandazione se riformulato. Onorevole, accetta? Va bene.
Ritorniamo all'ordine del giorno n. 9/2822-A/27 Steger. Ha chiesto di intervenire la Ministra Casellati. Ne ha facoltà.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI, Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa. Ho fatto un approfondimento e il parere è favorevole (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Misto-Minoranze Linguistiche).
PRESIDENTE. È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani, a partire dalle ore 9,30, per lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale e della votazione finale.
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame degli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna è rinviato alla prossima settimana nella quale, sulla base di quanto già previsto dal vigente calendario dei lavori, saranno collocati dopo il seguito dell'esame del decreto-legge in materia di sport.
Interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Prima di dare la parola alla deputata Malavasi, chiedo gentilmente ai colleghi deputati di uscire dall'Aula in silenzio, senza parlare, perché dobbiamo continuare a fare il nostro lavoro. Deputata Malavasi, proviamo? Colleghi, dovete uscire in silenzio. Prego, deputata Malavasi.
ILENIA MALAVASI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi è stata una giornata lunga, ma anche una giornata importante. La Corte di cassazione, con la sua sentenza, ha scritto la parola fine alla tragica vicenda giudiziaria di Saman Abbas. Ci tenevamo, insieme al collega Rossi, nella nostra rappresentanza della provincia di Reggio Emilia, ad esprimere un pensiero. Le condanne definitive all'ergastolo per i genitori, per i cugini, e la condanna a 22 anni per lo zio hanno accolto una richiesta di giustizia che il territorio di Reggio Emilia ha sempre fatto a voce alta e che abbiamo sempre chiesto fin dal primo giorno.
Certo, non ci possiamo limitare a un verdetto senza fare una riflessione politica profonda di questa vicenda. Anche questa vicenda è stata strumentalizzata, fin dal primo giorno, da parte di chi ha provato ad utilizzare il femminicidio di Saman come una clava politica per un dibattito politico nazionale. Non ci possiamo certamente indignare sul patriarcato solo quando il carnefice è straniero, per poi negare la matrice culturale del problema, quando i femminicidi avvengono per opera di famiglie italiane e per mano di mariti, compagni, ex partner nati e cresciuti nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). La cultura del patriarcato non ha nessun passaporto, è un male universale che si nutre di possesso, di controllo, di sopraffazione a Novellara, a Roma, a Milano e a Islamabad.
Mi sembrava giusto ricordare la figura di Saman, che è stata vittima di una cultura patriarcale che ha spento il suo sorriso, la sua voglia di libertà, di amare, di studiare, di volare con le proprie gambe e costruirsi il proprio futuro. Saman Abbas, 18 anni, vittima di femminicidio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Emilio Borrelli. Ne ha facoltà per due minuti.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Intervengo perché ieri sera, in quest'Aula, sono stati definiti coloro che si battono in difesa dell'ambiente e degli animali “animalari”, responsabili dei danni che vengono commessi dagli animali e, in particolare, dai lupi nel nostro Paese, definiti da alcuni - da un parlamentare, in particolare - il primo problema di sicurezza, uno dei primi problemi di sicurezza nel nostro Paese. I lupi, in Italia, sono tra i 3.200 e i 3.500 esemplari.
Questo avviene rispetto a una cultura che sta andando avanti anche nei confronti della caccia, in cui si immagina che agli animali si debba sparare, che debbano essere uccisi, che la violenza sia l'unico codice di rapporto dell'uomo nei confronti della natura. È stato detto ieri in audizione, in Commissione agricoltura, che gli animali selvatici sono per noi come i criminali e come tali vanno abbattuti. Questa è la filosofia che viene portata avanti e gli animalisti, coloro che difendono gli animali, sono considerati “animalari”, sottosviluppati.
Io, invece, voglio esprimere pubblicamente la mia piena solidarietà e gratitudine nei confronti di quei milioni di italiani che gli animali li amano veramente e il cui obiettivo è convivere con la natura e gli animali e non ucciderli in modo brutale e violento, come invece propone qualcun altro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Luca Toccalini. Ne ha facoltà.
LUCA TOCCALINI (LEGA). Grazie, Presidente. Oggi è un giorno triste. Oggi la Corte di cassazione di Roma ha condannato Mario Roggero definitivamente a 14 anni e 9 mesi di carcere. Un uomo, Mario Roggero, un papà, un marito, un nonno, un lavoratore perbene che ha l'unica colpa di aver ucciso due ladri dopo l'ennesima brutale rapina (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) e questo per noi non è accettabile. Io ritengo, Presidente, che questa non sia una sentenza giusta. Questa è un'infamia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) contro un lavoratore perbene che ha semplicemente difeso la sua famiglia e difendere la propria famiglia da un'aggressione e da una rapina non deve essere un reato e questo, come Lega, lo abbiamo sempre ribadito e lo abbiamo dimostrato anche nella scorsa legislatura, potenziando la legge sulla legittima difesa.
Se quel giorno i ladri avessero scelto un'altra strada - quella non di fare i delinquenti, ma quella di fare come Mario Roggero, ovvero di spaccarsi le braccia e la schiena lavorando 50 anni nella propria azienda e nella propria bottega -, oggi probabilmente sarebbero vivi e staremmo raccontando una situazione completamente diversa.
Bene ha fatto, e lo ringrazio, il nostro segretario, Matteo Salvini, a chiedere a Mattarella la grazia per Mario Roggero (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Mario Roggero merita la grazia. Noi sosteniamo fortemente questa iniziativa e la sosterremo in tutte le piazze italiane. Forza Mario, i cittadini italiani perbene sono con te e saranno sempre al tuo fianco (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
Ordine del giorno della prossima seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
Giovedì 16 luglio 2026 - Ore 9,30:
1. Seguito della discussione della proposta di legge (per le dichiarazioni di voto finale e la votazione finale):
BIGNAMI ed altri: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. (C. 2822-A?)
e delle abbinate proposte di legge: MAGI; PAVANELLI ed altri (limitatamente all'articolo 5). (C. 157?-2236?)
Relatori: PAGANO, ALESSANDRO COLUCCI, IEZZI e ANGELO ROSSI, per la maggioranza; MAGI, di minoranza.
La seduta termina alle 21,15.
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):
nella votazione n. 9 il deputato Lacarra ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;
nella votazione n. 11 il deputato Rosato ha segnalato che si è erroneamente astenuto mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario;
nella votazione n. 12 il deputato Pittalis ha segnalato che non è riuscito a votare;
nella votazione n. 33 il deputato Benvenuti Gostoli ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;
nella votazione n. 36 la deputata Raffa ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;
nelle votazioni nn. 44, 45 e 51 il deputato Care' ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;
nella votazione n. 48 la deputata D'Orso ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto votare contrario;
nella votazione n. 48 la deputata Montaruli ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;
nelle votazioni nn. 50, 55 e 76 il deputato Care' ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;
nella votazione n. 55 il deputato Rosato ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto astenersi dal voto;
nella votazione n. 60 il deputato Fede ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO
| INDICE ELENCO N. 1 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 1 | Segreta | PDL 2822-A E ABB - EM 1.1043 | 365 | 365 | 0 | 183 | 151 | 214 | 17 | Resp. |
| 2 | Segreta | EM 1.16 | 367 | 244 | 123 | 123 | 25 | 219 | 17 | Resp. |
| 3 | Segreta | EM 1.1009 | 366 | 241 | 125 | 121 | 24 | 217 | 17 | Resp. |
| 4 | Segreta | EM 1.1074 | 368 | 368 | 0 | 185 | 222 | 146 | 17 | Appr. |
| 5 | Segreta | EM 1.1000 | 368 | 361 | 7 | 181 | 225 | 136 | 16 | Appr. |
| 6 | Nominale | EM 1.111 | 367 | 360 | 7 | 181 | 138 | 222 | 15 | Resp. |
| 7 | Nominale | EM 1.1007 | 360 | 357 | 3 | 179 | 7 | 350 | 16 | Resp. |
| 8 | Nominale | EM 1.1006 | 364 | 364 | 0 | 183 | 7 | 357 | 15 | Resp. |
| 9 | Nominale | EM 1.1005 | 365 | 365 | 0 | 183 | 7 | 358 | 14 | Resp. |
| 10 | Segreta | EM 1.1008 | 365 | 365 | 0 | 183 | 142 | 223 | 14 | Resp. |
| 11 | Nominale | EM 1.143 | 371 | 369 | 2 | 185 | 14 | 355 | 13 | Resp. |
| 12 | Segreta | SUBEM 0.1.1075.500 | 370 | 370 | 0 | 186 | 222 | 148 | 13 | Appr. |
| 13 | Segreta | EM 1.1075 | 369 | 368 | 1 | 185 | 229 | 139 | 13 | Appr. |
F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.
| INDICE ELENCO N. 2 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 14 | Segreta | EM 1.1003 | 372 | 372 | 0 | 187 | 139 | 233 | 13 | Resp. |
| 15 | Segreta | EM 1.1023 | 368 | 368 | 0 | 185 | 226 | 142 | 13 | Appr. |
| 16 | Segreta | EM 1.1073 | 368 | 368 | 0 | 185 | 230 | 138 | 13 | Appr. |
| 17 | Segreta | EM 1.1063 | 349 | 219 | 130 | 110 | 12 | 207 | 13 | Resp. |
| 18 | Segreta | EM 1.500 | 334 | 334 | 0 | 168 | 201 | 133 | 32 | Appr. |
| 19 | Segreta | EM 1.1022 | 341 | 341 | 0 | 171 | 206 | 135 | 29 | Appr. |
| 20 | Segreta | EM 1.1004 | 346 | 346 | 0 | 174 | 11 | 335 | 27 | Resp. |
| 21 | Segreta | ARTICOLO 1 | 354 | 351 | 3 | 176 | 208 | 143 | 23 | Appr. |
| 22 | Nominale | EM 2.1010 | 354 | 351 | 3 | 176 | 209 | 142 | 23 | Appr. |
| 23 | Segreta | EM 2.1004 | 357 | 355 | 2 | 178 | 210 | 145 | 23 | Appr. |
| 24 | Segreta | ARTICOLO 2 | 360 | 357 | 3 | 179 | 213 | 144 | 22 | Appr. |
| 25 | Nominale | ART AGG 2.01 | 359 | 358 | 1 | 180 | 143 | 215 | 21 | Resp. |
| 26 | Nominale | ART AGG 2.02 | 359 | 357 | 2 | 179 | 144 | 213 | 21 | Resp. |
| INDICE ELENCO N. 3 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 27 | Nominale | ART AGG 2.05 | 353 | 351 | 2 | 176 | 145 | 206 | 21 | Resp. |
| 28 | Nominale | ART AGG 2.03 | 350 | 350 | 0 | 176 | 144 | 206 | 21 | Resp. |
| 29 | Nominale | SUBEM 0.2.01006.1 | 347 | 344 | 3 | 173 | 142 | 202 | 21 | Resp. |
| 30 | Nominale | SUBEM 0.2.01006.501 RIF | 353 | 353 | 0 | 177 | 353 | 0 | 20 | Appr. |
| 31 | Nominale | ART AGG 2.01006 | 349 | 349 | 0 | 175 | 349 | 0 | 20 | Appr. |
| 32 | Segreta | ARTICOLO 3 | 363 | 360 | 3 | 181 | 207 | 153 | 20 | Appr. |
| 33 | Nominale | MANTENIMENTO ARTICOLO 4 | 352 | 350 | 2 | 176 | 69 | 281 | 20 | Resp. |
| 34 | Nominale | ART AGG 4.01004 | 349 | 345 | 4 | 173 | 18 | 327 | 20 | Resp. |
| 35 | Segreta | SUBEM 0.4.01007.1 | 335 | 335 | 0 | 168 | 128 | 207 | 20 | Resp. |
| 36 | Segreta | SUBEM 0.4.01007.2 | 338 | 338 | 0 | 170 | 132 | 206 | 20 | Resp. |
| 37 | Segreta | SUBEM 0.4.01007.3 | 341 | 340 | 1 | 171 | 135 | 205 | 21 | Resp. |
| 38 | Nominale | SUBEM 0.4.01007.4 | 344 | 342 | 2 | 172 | 134 | 208 | 20 | Resp. |
| 39 | Segreta | SUBEM 0.4.01007.5 | 346 | 346 | 0 | 174 | 140 | 206 | 20 | Resp. |
| INDICE ELENCO N. 4 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 52) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 40 | Segreta | SUBEM 0.4.01007.6 | 342 | 342 | 0 | 172 | 135 | 207 | 20 | Resp. |
| 41 | Segreta | SUBEM 0.4.01007.7 | 343 | 343 | 0 | 172 | 133 | 210 | 20 | Resp. |
| 42 | Segreta | SUBEM 0.4.01007.8 | 333 | 332 | 1 | 167 | 129 | 203 | 20 | Resp. |
| 43 | Segreta | ART AGG 4.01007 | 336 | 336 | 0 | 169 | 203 | 133 | 19 | Appr. |
| 44 | Nominale | SUBEM 0.4.01050.501 | 331 | 328 | 3 | 165 | 201 | 127 | 19 | Appr. |
| 45 | Nominale | SUBEM 0.4.01050.500 | 337 | 334 | 3 | 168 | 204 | 130 | 19 | Appr. |
| 46 | Nominale | ART AGG 4.01050 | 335 | 335 | 0 | 168 | 201 | 134 | 19 | Appr. |
| 47 | Nominale | ART AGG 4.01002 | 328 | 328 | 0 | 165 | 15 | 313 | 20 | Resp. |
| 48 | Nominale | ART AGG 4.01001 PARTE AMMISSIBILE | 330 | 330 | 0 | 166 | 17 | 313 | 20 | Resp. |
| 49 | Segreta | ART AGG 4.01000 | 332 | 332 | 0 | 167 | 202 | 130 | 21 | Appr. |
| 50 | Nominale | EM 5.1001 | 326 | 325 | 1 | 163 | 130 | 195 | 20 | Resp. |
| 51 | Nominale | EM 5.1000 | 326 | 326 | 0 | 164 | 5 | 321 | 20 | Resp. |
| 52 | Nominale | ARTICOLO 5 | 329 | 328 | 1 | 165 | 197 | 131 | 20 | Appr. |
| INDICE ELENCO N. 5 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 53 AL N. 65) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 53 | Nominale | EM 6.600 | 331 | 330 | 1 | 166 | 204 | 126 | 20 | Appr. |
| 54 | Nominale | ARTICOLO 6 | 328 | 327 | 1 | 164 | 198 | 129 | 20 | Appr. |
| 55 | Nominale | ART AGG 6.01 | 323 | 317 | 6 | 159 | 116 | 201 | 20 | Resp. |
| 56 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/1 | 296 | 294 | 2 | 148 | 109 | 185 | 20 | Resp. |
| 57 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/2 | 314 | 311 | 3 | 156 | 116 | 195 | 20 | Resp. |
| 58 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/3 | 301 | 296 | 5 | 149 | 111 | 185 | 20 | Resp. |
| 59 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/4 | 311 | 309 | 2 | 155 | 116 | 193 | 20 | Resp. |
| 60 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/5 | 301 | 299 | 2 | 150 | 113 | 186 | 20 | Resp. |
| 61 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/6 | 315 | 313 | 2 | 157 | 118 | 195 | 20 | Resp. |
| 62 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/7 | 313 | 311 | 2 | 156 | 117 | 194 | 20 | Resp. |
| 63 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/8 | 318 | 303 | 15 | 152 | 105 | 198 | 20 | Resp. |
| 64 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/9 | 321 | 318 | 3 | 160 | 119 | 199 | 20 | Resp. |
| 65 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/10 | 319 | 305 | 14 | 153 | 106 | 199 | 20 | Resp. |
| INDICE ELENCO N. 6 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 66 AL N. 78) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 66 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/11 | 323 | 322 | 1 | 162 | 123 | 199 | 20 | Resp. |
| 67 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/12 | 313 | 311 | 2 | 156 | 120 | 191 | 20 | Resp. |
| 68 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/13 | 317 | 315 | 2 | 158 | 120 | 195 | 20 | Resp. |
| 69 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/14 | 325 | 325 | 0 | 163 | 8 | 317 | 20 | Resp. |
| 70 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/15 | 320 | 315 | 5 | 158 | 4 | 311 | 20 | Resp. |
| 71 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/16 | 321 | 320 | 1 | 161 | 4 | 316 | 20 | Resp. |
| 72 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/17 | 319 | 319 | 0 | 160 | 8 | 311 | 20 | Resp. |
| 73 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/18 | 322 | 320 | 2 | 161 | 4 | 316 | 20 | Resp. |
| 74 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/19 | 323 | 323 | 0 | 162 | 4 | 319 | 20 | Resp. |
| 75 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/20 | 324 | 322 | 2 | 162 | 4 | 318 | 20 | Resp. |
| 76 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/21 | 325 | 324 | 1 | 163 | 4 | 320 | 20 | Resp. |
| 77 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/22 | 326 | 325 | 1 | 163 | 123 | 202 | 20 | Resp. |
| 78 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/24 | 323 | 317 | 6 | 159 | 117 | 200 | 20 | Resp. |
| INDICE ELENCO N. 7 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 79 AL N. 79) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 79 | Nominale | ODG 9/2822-A E ABB/25 | 324 | 313 | 11 | 157 | 113 | 200 | 20 | Resp. |