Camera dei deputati

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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Martedì 14 marzo 2023

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:


   La Camera,

   premesso che:

    nell'ambito delle iniziative legate all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, l'Unione europea ha sollecitato un intervento deciso in tema di giustizia finalizzato alla drastica riduzione della durata dei processi penali per consentire di poter addivenire in tempi brevi a decisioni certe nell'interesse di imputati e persone offese;

    il sistema giudiziario italiano ha, quindi, assoluto e improcrastinabile bisogno di interventi strutturali e profondi, idonei a razionalizzare la durata dei processi penali, individuando strumenti moderni e soluzioni adeguate effettivamente praticabili per rispondere ai bisogni di sicurezza, per ripristinare un efficace servizio della giustizia nel rispetto dei principi costituzionalmente sanciti e per garantire l'effettività dei diritti di tutti i cittadini e la competitività del sistema economico e produttivo del Paese, in un processo ragionevole e di certa durata;

    il 30 dicembre 2022, per rispettare gli impegni assunti dall'Italia, ossia la riduzione entro il 2026 del 25 per cento della durata media del processo penale nei tre gradi di giudizio, è entrato in vigore il decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, che modifica profondamente la normativa relativa al procedimento penale;

    ai fini di una ragionevole durata dei processi è indispensabile e urgente predisporre interventi definitivi finalizzati al superamento delle carenze drammatiche di personale amministrativo, adottando con urgenza i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che autorizzino lo scorrimento integrale delle graduatorie distrettuali per cancelliere esperto e direttore, prevedendo un'immediata proroga delle graduatorie in scadenza;

    l'articolo 8, comma 1, del decreto-legge 31 agosto 2016, n. 168, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2016, n. 197, ha stabilito che a supporto dell'attività dei magistrati amministrativi sono costituite strutture organizzative interne degli uffici di segreteria del Consiglio di Stato, del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, dei tribunali amministrativi regionali denominate «ufficio per il processo». Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha individuato nell'ufficio per il processo la struttura organizzativa deputata ad offrire un concreto ausilio alla giurisdizione, così da poter determinare un rapido miglioramento della performance degli uffici giudiziari per sostenere il sistema nell'obiettivo dell'abbattimento dell'arretrato e di speditezza della giustizia. Il diligente svolgimento del lavoro svolto da parte degli addetti all'ufficio per il processo sta già dando i suoi frutti, con un notevole abbattimento delle pendenze presenti presso gli uffici giudiziari;

    secondo le tabelle trasmesse in data 13 dicembre 2022 dal Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi – direzione generale dei magistrati – del Ministero della giustizia, l'organico nazionale dei giudici di pace è pari a 3.448 unità. I giudici di pace in servizio sono tuttavia soltanto 1.167 a fronte di 2.245 posti vacanti, con una percentuale di scopertura del 65 per cento;

    come stabilito dall'articolo 111 della Costituzione, nell'ordinamento italiano «la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità davanti ad un giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata»;

    l'articolo 104 della Costituzione sancisce che «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere»;

    è costante nell'elaborazione giurisprudenziale della Corte di giustizia dell'Unione europea l'affermazione secondo cui l'indipendenza dei giudici degli Stati membri riveste sotto diversi profili un'importanza fondamentale per l'ordinamento giuridico dell'Unione europea e secondo l'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea fa parte dei valori comuni sui quali si fonda l'Unione. L'indipendenza dei giudici, inoltre, costituisce un requisito necessario per garantire ai singoli cittadini, nell'ambito di applicazione del diritto dell'Unione europea, il diritto fondamentale ad un giudice indipendente e imparziale di cui all'articolo 47 della Carta, che riveste un'importanza «cardinale» quale garanzia della tutela dell'insieme dei diritti conferiti ai singoli dal diritto dell'Unione europea;

    l'avvocato ha la funzione di garantire l'effettiva tutela dei diritti e il diritto inviolabile alla difesa, esplicitando di fatto la funzione costituzionalmente a esso attribuita nel suo ruolo di garantire il diritto inviolabile alla difesa;

    nell'ambito di un forte e costante impegno di lotta contro le mafie, resta tuttora irrisolto il problema degli «ecoreati». Nel nostro Paese, in controtendenza in Europa, aumentano in maniera significativa: sono in media oltre 95 reati ambientali accertati ogni giorno, 4 ogni ora, aumentano le persone denunciate, le ordinanze di custodia cautelare eseguite, i sequestri effettuati. Crescono anche nell'ultimo anno tutti i numeri relativi ai fenomeni illegali del ciclo dei rifiuti, agli incendi, che colpiscono in particolare il patrimonio boschivo;

    il legislatore ha introdotto col decreto legislativo n. 150 del 2022 una disciplina organica della giustizia riparativa che si sostanzia in un programma che consente alla vittima, alla persona indicata come autore dell'offesa e ad altri soggetti appartenenti alla comunità di partecipare liberamente, in modo consensuale, attivo e volontario, alla risoluzione delle questioni derivanti dal fatto penalmente rilevante, con l'aiuto di un mediatore. Essa introduce nel sistema una dialettica tripolare: non c'è più solo lo Stato che punisce e l'autore del reato che subisce la pena, c'è anche la vittima che in questo paradigma riparativo gli permette di partecipare attivamente alla risoluzione delle questioni risultanti dal reato. Lo sviluppo di una cultura della giustizia riparativa e della mediazione penale crea spazi di maggiore tutela per le donne e per i minorenni vittime di violenza;

    la funzione rieducativa della pena trova il suo riconoscimento nel terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione, il quale sancisce che «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»;

    resta tutt'oggi irrisolto il problema del sovraffollamento carcerario che, oltre a compromettere gravemente il diritto alla salute, con la difficoltà anche ad accedere alle cure, provoca altresì uno stato di esasperazione delle condizioni di detenzione. Nell'ultimo anno va registrato il numero più alto di suicidi registrato in Italia dal 2000 a oggi, con 84 suicidi, 78 uomini e 5 donne;

    in Commissione giustizia alla Camera dei deputati è attualmente in trattazione una proposta di legge, già approvata dalla Camera nella XVIII legislatura, finalizzata a impedire che bambini innocenti possano trovarsi a vivere chiusi tra le sbarre di un carcere al seguito della madre;

    l'imputato destinatario di una sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere e la persona sottoposta alle indagini destinataria di un provvedimento di archiviazione possono richiedere (diritto all'oblio degli imputati e delle persone sottoposte ad indagini) che sia preclusa l'indicizzazione o che sia disposta la deindicizzazione, sulla rete internet, dei dati personali riportati nella sentenza o nel provvedimento, ai sensi e nei limiti dell'articolo 17 del regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016;

    l'articolo 24 della Costituzione, nel riconoscere l'inviolabilità del diritto di difesa, garantisce «ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione». Lo strumento attraverso il quale viene assicurato il predetto diritto è il gratuito patrocinio a spese dello Stato. In Italia il patrocinio a spese dello Stato è disciplinato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, come successivamente modificato e integrato;

    attualmente esistono numerosi processi telematici, introdotti nel corso degli ultimi anni da fonti normative diverse, dal processo civile obbligatorio, il cui debutto risale a ormai quasi 10 anni fa, fino al processo telematico in Corte di cassazione che ha avuto invece avvio nel 2021. La normativa in vigore prevede che il deposito degli atti processuali, a seconda del rito di riferimento, debbano avvenire in differenti portali con gestioni diversificate. Risulta evidente la necessità di intervenire per una progressiva evoluzione del sistema di gestione verso un modello unico da un punto di vista tecnico per tutti i settori: civile, penale, tributario, amministrativo e Corte di cassazione;

    la necessità di adeguare la normativa penale alla disciplina europea si è anche manifestata nel campo delle intercettazioni telefoniche. Il legislatore, anche nel rispetto della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea n.C-746/2018 del 2 marzo 2021, ha previsto un nuovo regime in linea con i principi dell'attuale processo penale;

    nonostante la modifica fatta nel 2020, resta tuttora alta la preoccupazione degli amministratori locali con riferimento al reato di abuso d'ufficio contemplato dall'articolo 323 del codice penale,

impegna il Governo:

1) ad adottare ogni iniziativa di competenza per una riforma ordinamentale e processuale affinché i principi costituzionali formali e materiali siano armonizzati con le norme del codice penale, consolidando il principio del giusto processo mediante l'effettiva parità tra accusa e difesa con la terzietà del giudice, anche riconoscendo espressamente in Costituzione il ruolo e la funzione dell'avvocato;

2) ad adottare iniziative atte al superamento delle drammatiche carenze di personale amministrativo del comparto giustizia, anche autorizzando lo scorrimento integrale delle graduatorie distrettuali per cancelliere esperto e direttore;

3) ad adottare iniziative volte a disporre la stabilizzazione dei contratti degli addetti presso l'ufficio per il processo attualmente in servizio, compresi quelli per il processo incardinato presso la giustizia amministrativa, al fine di valorizzare la loro professionalità acquisita per rendere il sistema giustizia più efficiente in termini quantitativi e qualitativi;

4) a porre in essere, per i giudici di pace, tutte le iniziative anche di natura normativa per ridurre le scoperture degli organici negli uffici del giudice di pace, anche attraverso l'immissione nei compiti e nelle funzioni giudicanti dei vincitori del concorso del 13 febbraio 2018, purché abbiano terminato con merito il tirocinio;

5) a potenziare gli strumenti di lotta alla criminalità di tipo mafioso, con particolare riguardo ai cosiddetti «ecoreati», adottando iniziative normative volte a istituire presso ogni tribunale una struttura dedicata;

6) a porre in essere una rapida ed efficace attuazione della disciplina della giustizia riparativa con l'impiego di sufficienti risorse per l'istituzione, senza proroghe, dei centri per la giustizia riparativa, con una particolare attenzione alle donne e ai minorenni vittime di violenza;

7) ad adottare iniziative normative ed amministrative affinché il principio costituzionale rieducativo della pena sia reso effettivo, anche favorendo, per quanto di competenza, un significativo ricorso alle misure alternative al carcere;

8) ad adottare iniziative volte a prevedere importanti investimenti in ambito carcerario al fine di garantire la piena dignità del detenuto, il diritto alle cure sanitarie e un efficace supporto anche di natura psicologica per prevenire i suicidi;

9) a garantire ai figli delle detenute madri il diritto di crescere al fianco della propria madre in case famiglia protette e non nelle strutture carcerarie;

10) a rendere effettivo il disposto dell'articolo 17 del regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, in materia di diritto all'oblio degli imputati e delle persone sottoposte ad indagini;

11) a mettere in atto tutte le tempestive iniziative necessarie all'emanazione in tempi brevi del decreto biennale previsto dall'articolo 77 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002 per l'adeguamento dei limiti di reddito per l'ammissione al gratuito patrocinio;

12) a istituire una piattaforma unica di gestione dei processi telematici, in cui possano confluire tutte le attuali tipologie di deposito telematico degli atti processuali;

13) a non depotenziare lo strumento delle intercettazioni come strumento di ricerca della prova, con particolare riferimento ai reati di mafia, terrorismo e contro la pubblica amministrazione;

14) ad adottare iniziative normative volte a riformare il reato di abuso d'ufficio al fine di circoscrivere il dettato dell'articolo 323 del codice penale.
(1-00093) «Dori, Zanella, Bonelli, Borrelli, Evi, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».


   La Camera,

   premesso che:

    il sistema italiano della giustizia è in crisi e oramai da decenni tutte le rilevazioni sono negative: dai tempi della giustizia, tra i peggiori del mondo occidentale, al livello di fiducia dei cittadini, che è bassissimo. Da molti anni le raccomandazioni dell'Europa chiedono un cambio di passo e la riforma della giustizia è diventata condizione per l'accesso ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza;

    sono necessarie riforme, anche costituzionali, che vadano oltre l'arco temporale del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per rinnovare radicalmente il sistema della giustizia, avendo quattro obiettivi: restituire autorevolezza e autonomia alla magistratura, rafforzare lo stato di diritto, promuovere il merito e l'efficienza, accelerare i processi in tutte le giurisdizioni;

    occorre l'implementazione di riforme procedurali e ordinamentali per ridurre i tempi dei processi, modernizzare strutture e procedure della giustizia e aumentare la produttività dei tribunali. Ma non è solo una questione di efficienza; per risanare il rapporto tra cittadini e giustizia, occorre recuperare a pieno i valori costituzionali, che troppe volte in questi anni sono parsi indeboliti. Per questo è necessario ripristinare la necessaria separazione fra poteri e dunque l'imparzialità e l'indipendenza dei giudici di ogni ordine, garantire l'equo processo, la parità delle armi tra difesa e accusa, far sì che il merito e la responsabilità siano i criteri che determinano le carriere dei magistrati,

impegna il Governo:

1) a favorire e sostenere l'iter di approvazione di una riforma costituzionale volta alla separazione delle carriere giudicante e requirente della magistratura;

2) ad adottare iniziative normative volte a predisporre, con una rivisitazione organica, il ripristino della disciplina della prescrizione sostanziale in tutti i gradi di giudizio, rimuovendo le criticità attuali derivanti dalla legge n. 3 del 2019, come previsto dall'ordine del giorno n. 9/00705/149 accolto dal Governo;

3) a invertire la tendenza al «panpenalismo» e a ricondurre l'ordinamento giuridico ai principi della sussidiarietà e dell'extrema ratio del diritto penale, nonché ai principi della certezza e della tassatività delle fattispecie penali e delle relative sanzioni, oggi minati dalla proliferazione e frammentazione di norme incriminatrici penali speciali e delle conseguenti previsioni sanzionatorie, promuovendo un intervento organico volto a prevedere la depenalizzazione delle violazioni che non ledono gli interessi collettivi sino al punto di meritare una sanzione penale;

4) ad adottare iniziative normative volte a prevedere l'abrogazione dell'articolo 323 del codice penale, o in subordine a modificare il decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, al fine di escludere la sospensione di diritto dalle cariche regionali e locali in caso di condanna non definitiva per il reato di abuso d'ufficio, e a rendere tassativa la fattispecie del reato di traffico di influenze, raccogliendo le istanze ripetutamente formulate dagli amministratori locali;

5) ad adottare iniziative normative in materia di disciplina delle impugnazioni per renderla compatibile con il diritto di difesa costituzionalmente garantito, rimuovendo le limitazioni formali e sostanziali all'appello introdotte con le riforme degli ultimi anni, come previsto nell'ordine del giorno 9/00705/136 accolto dal Governo;

6) a valutare possibili modifiche normative coerenti con la Costituzione che prevedano l'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento da parte del pubblico ministero;

7) ad adottare iniziative normative volte a modificare la disciplina in materia di custodia cautelare, prevedendo che essa sia disposta dal giudice che procede in composizione collegiale;

8) ad adottare iniziative normative volte a modificare l'articolo 114 del codice di procedura penale estendendo il divieto di pubblicazione «letterale», consentendola solo «nel contenuto», anche alle ordinanze con le quali vengono disposte le misure cautelari fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare;

9) ad adottare iniziative normative in materia di disciplina delle intercettazioni telefoniche e ambientali, con particolare riferimento alla loro diffusione, soprattutto se riguardano terzi non indagati e vengono estrapolate dal contesto generale, e al fine di rafforzare il controllo giurisdizionale sull'impiego dei trojan che, vista la peculiarità dello strumento, necessita di una rigorosa disciplina ad hoc, valutando la possibilità che l'autorizzazione a disporre l'intercettazione mediante inserimento di captatore informatico sia disposta dal tribunale in composizione collegiale;

10) a prevedere, per quanto di competenza, che il procuratore della Repubblica, nell'ambito del procedimento penale, depositi la documentazione relativa ai costi sostenuti per le intercettazioni, per le consulenze tecniche e per le altre spese di giustizia;

11) ad esercitare le deleghe attribuite dalla legge 17 giugno 2022, n. 71, con particolare attenzione all'istituzione del fascicolo per la valutazione del magistrato previsto dall'articolo 3, comma 1, lettera h), numero 1), ai fini di un suo rigoroso utilizzo ai fini delle valutazioni di professionalità e delle valutazioni delle attitudini per il conferimento degli incarichi;

12) in materia di presunzione di innocenza, a garantire, per quanto di competenza, il rispetto dell'articolo 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, e l'attuazione dell'articolo 2, comma 1, lettera v), del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, anche tramite un monitoraggio da parte dell'Ispettorato generale del Ministero della giustizia circa gli atti motivati dei procuratori della Repubblica in ordine alla sussistenza dell'interesse pubblico che giustifica l'autorizzazione a conferenze stampa e comunicati degli organi inquirenti, come previsto nell'ordine del giorno 9/00547-A/009 accolto dal Governo;

13) ad adottare tutte le misure necessarie al fine di garantire il rispetto della capienza regolamentare delle carceri;

14) a mettere in campo soluzioni concrete per l'innovazione del sistema penitenziario, adottando ogni utile modifica al regolamento penitenziario del 2000, al fine di adattare le prassi ai cambiamenti tecnologici, sociali e culturali intervenuti, e parallelamente a promuovere la modifica della normativa primaria al fine di rimuovere alcuni ostacoli che incidono su uno svolgimento della quotidianità penitenziaria;

15) a dare piena attuazione al decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 149, di attuazione della legge 26 novembre 2021, n. 206, recante delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata, e alla riforma relativa all'ufficio per il processo, attraverso la definizione della relativa disciplina organica e il completamento del piano di assunzione;

16) a continuare l'opera di coordinamento e monitoraggio delle iniziative poste in essere per il miglioramento del sistema giustizia al fine di ridurre i tempi dei processi e smaltire l'arretrato, secondo quanto concordato in sede europea.
(1-00094) «Enrico Costa, Richetti, Del Barba, Gadda, Grippo, Marattin, Sottanelli, D'Alessio, Gruppioni, Rosato, Ruffino».


   La Camera,

   premesso che:

    l'efficienza del sistema giudiziario rappresenta una condizione essenziale per la promozione dello sviluppo economico del Paese, poiché ne favorisce la competitività e l'attitudine ad attrarre investimenti internazionali, soprattutto in presenza di procedure giurisdizionali capaci di garantire adeguatamente l'attuazione delle obbligazioni contrattuali, ed esattamente in questa direzione sono andate, infatti, le riforme approvate recentemente dal Parlamento, necessarie al fine di rispettare gli impegni e i tempi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, il quale, per il settore giustizia, ha impegnato il Paese con l'Europa ad attuare riforme strategiche;

    con la legge 27 settembre 2021, n. 134, recante «Delega al Governo per l'efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari», con la legge 26 novembre 2021, n. 206, recante «Delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata», nonché con la legge 17 giugno 2022, n. 71, recante «Deleghe al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura», sono stati raggiunti, dunque, tre obiettivi tra quelli concordati con l'Unione europea per accedere alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza;

    si tratta di riforme finalizzate alla realizzazione di un sistema giudiziario più rispettoso dei principi costituzionali, della durata ragionevole dei processi, delle garanzie per indagati, imputati e vittime dei reati, alle quali spetta finalmente un nuovo ruolo prioritario all'interno della giurisdizione;

    Governo e Parlamento debbono, dunque, impegnare ogni sforzo possibile per dare piena attuazione alle riforme approvate, verificandone puntualmente gli effetti nel supremo interesse dei cittadini che hanno diritto ad una giustizia veloce, efficiente ed efficace nella tutela dei diritti;

    tali riforme hanno introdotto significative novità anche in relazione a questioni che da decenni infiammano il dibattito politico:

     a) è stata infatti adottata una nuova disciplina in materia di passaggi di carriera tra funzioni giudicanti o requirenti, con la realizzazione di una separazione di fatto delle carriere: nella riforma viene, infatti, previsto un solo passaggio di funzione nel corso dell'intera carriera, una soluzione costituzionalmente e funzionalmente molto più corretta;

     b) è stato meglio disciplinato, e in modo più puntuale, il principio di obbligatorietà dell'azione penale, al fine di evitare il rischio di una discrezionalità di fatto, con la facoltà per il legislatore di indicare i criteri prioritari della trattazione dei procedimenti, criteri di priorità che non hanno, dunque, una valenza soltanto organizzativa, ma che sono invece destinati a incidere sulle scelte procedimentali del pubblico ministero, che sarà vincolato al rispetto dei criteri di priorità, tanto nella fase delle indagini, quanto al momento dell'esercizio dell'azione penale;

     c) è stata introdotta una «modifica della regola di giudizio» di cui al comma 3 dell'articolo 425 codice di procedura penale, prevedendo che il giudice dell'udienza preliminare debba pronunciare sentenza di «non luogo a procedere» quando gli elementi acquisiti non consentono una ragionevole previsione di condanna dell'imputato; si tratta di un'importante innovazione, anch'essa improntata a favorire una celere definizione dei procedimenti giudiziari, finalizzata ad arricchire i poteri valutativi e cognitivi del giudice dell'udienza preliminare «secca» in un'ottica garantista, basata sulla ragionevolezza della condanna;

     d) è stata modificata la disciplina della prescrizione, con il superamento della cosiddetta «legge Bonafede», che interrompeva il corso della prescrizione dopo il primo grado, smontando così quella che rappresentava un buon punto di equilibrio, una riforma equilibrata, la legge n. 103 del 2017, alla quale non era stato dato il tempo di dispiegare i suoi effetti, e la previsione dell'istituto dell'improcedibilità in appello per evitare processi senza fine;

     e) sulle regole in materia di comunicazione verso l'esterno dei fatti oggetto di indagine sono stati, ad esempio, introdotti, dalla legge di riforma dell'ordinamento giudiziario, tra i nuovi illeciti disciplinari, quelli riconducibili alle condotte relative alla violazione dei divieti concernenti i rapporti tra organi requirenti ed organi di informazione, nonché l'avere indotto l'emissione di un provvedimento restrittivo della libertà personale in assenza dei presupposti previsti dalla legge, omettendo di trasmettere al giudice, per negligenza grave ed inescusabile, elementi rilevanti;

    novità così significative necessitano di attuazione e monitoraggio e non certo di cantierizzazione di ulteriori contro-riforme;

    in relazione al tema delle intercettazioni, in merito al quale è in corso di svolgimento un'indagine conoscitiva presso la Commissione giustizia del Senato della Repubblica, gli interventi del Ministro della giustizia sono sembrati essere orientati soprattutto alla demolizione dello strumento, piuttosto che al contrasto delle violazioni di legge. Il tema appare, dunque, utilizzato quale terreno di scontro ideologico, quando invece appare necessario verificare gli effetti dalle riforme già approvate in materia, a partire dal decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216, noto anche come «riforma Orlando», e dal decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 7;

    la legge n. 103 del 2017 conteneva i criteri volti a garantire la riservatezza delle comunicazioni e conversazioni telefoniche e telematiche oggetto di intercettazione, in attuazione dei quali è stato emanato il decreto legislativo n. 216 del 2017, una riforma entrata stabilmente in vigore con la conversione in legge del decreto-legge n. 161 del 2019 e che ha cercato un punto di composizione tra le esigenze investigative e quelle relative al diritto alla riservatezza e al diritto di difesa; le attuali norme sulle intercettazioni stanno dando ottimi risultati, garantiscono un buon punto di composizione tra le esigenze investigative e di contrasto alla criminalità e quelle relative al diritto alla riservatezza e al diritto di difesa, come stanno dimostrando anche le audizioni in corso al Senato: il Garante per la protezione dei dati personali, ad esempio, ha, tra le altre cose, evidenziato come dal 2020 ad oggi l'autorità non abbia segnalato nessun abuso nell'uso delle intercettazioni; inoltre, tutti gli operatori concordano sul fatto che il nuovo archivio riservato funzioni bene e che infatti dalla sua istituzione non si siano praticamente più verificati, o quantomeno siano stati drasticamente ridotti, episodi di pubblicazione sui media di intercettazioni irrilevanti;

    le norme in vigore, infatti, prevedono, tra le altre cose, che le intercettazioni ritenute dal giudice, anche in contraddittorio con le parti, «irrilevanti» siano conservate in un apposito archivio telematico, sotto la sorveglianza del pubblico ministero, e che non possano, dunque, né essere trascritte né tanto meno essere inserite nel fascicolo, assicurando così un controllo giurisdizionale sul materiale che entra nel fascicolo; inoltre, prima della loro distruzione, sono coperte da segreto e dunque non sono pubblicabili; ogni accesso all'archivio deve essere registrato; il pubblico ministero, inoltre, deve vigilare affinché nelle annotazioni non siano in ogni caso riportate espressioni lesive della reputazione delle persone o quelle che riguardano dati personali ritenuti sensibili, anche ai fini della pubblicazione in fase cautelare; inoltre, nell'ordinanza del giudice che concede la misura cautelare possano essere riprodotti solo i brani essenziali, sunti, delle comunicazioni intercettate, che risultino necessari a sostenere la richiesta del pubblico ministero o a motivare la decisione del giudice, e che, ovviamente, a garanzia del diritto alla difesa, i difensori possono esaminare gli atti e le registrazioni, ma non estrarre copia, nonché che i dati sensibili, come stabilito anche dal Garante per la protezione dei dati personali, e quelli non ritenuti essenziali vengono oscurati anche negli atti ormai non più coperti da segreto e che le trascrizioni delle intercettazioni avverranno solo davanti ad un giudice, nel confronto delle parti anche per escludere quelle irrilevanti;

    per le violazioni e per gli eventuali abusi sono, dunque, già previste sanzioni severe e proporzionate, che precludono del tutto l'utilizzo di intercettazioni penalmente irrilevanti, e questo anche a tutela di uno strumento che noi riteniamo fondamentale per accertare reati e per il contrasto alla criminalità, anche organizzata, e non per disvelare fenomeni di malcostume;

    appare, dunque, urgente e necessario vigilare sulla corretta applicazione delle norme già approvate in materia ed evitare di utilizzare questo tema come terreno di scontro ideologico, provocando guerre e delegittimazione tra poteri dello Stato;

    restano poi da realizzare impegni in materia di investimenti sulle dotazioni di personale e organizzative del comparto giustizia e del carcere: come è noto l'Italia figura, da sempre, tra i Paesi con gli istituti penitenziari più affollati dell'Unione europea, la cui situazione gravemente compromessa è testimoniata e confermata, in termini assolutamente drammatici, dal numero allarmante di suicidi in carcere. Recentemente si è assistito all'incredibile evasione dal carcere di massima sicurezza di Badu 'e Carros di un detenuto esponente della Sacra corona unita, condannato in via definitiva a 19 anni di carcere per traffico di stupefacenti aggravato dal metodo mafioso, detenuto in regime di alta sicurezza 3, avvenuta anche a causa della carenza di personale di cui soffrono molti istituti;

    ciononostante la legge di bilancio per il 2023 ha, in modo assolutamente contraddittorio e dannoso per l'intero sistema, introdotto gravi tagli nel settore giustizia, in particolare per quanto riguarda il personale penitenziario;

    un approccio basato sull'attenzione costante alle garanzie in tutte le fasi del processo, anche tenendo alta l'attenzione della tenuta del diritto alla difesa in tutte le fasi, anche in quella delle indagini preliminari, valutandone, qualora necessario, un eventuale rafforzamento, ci trova, come sempre, concordi;

    non si può non rilevare, però, come questa impostazione cozzi con l'approccio «panpenalista» e con il contrasto costante, al di là delle dichiarazioni del Ministro della giustizia, alla finalità rieducativa della pena, come se in questa risiedesse la madre di tutti i mali: le significative riduzioni di spesa introdotte dal Governo appaiono andare con decisione in questa direzione e rischiano di incidere pesantemente sulla tenuta di un sistema già fragile, interrompendo il difficile percorso di risanamento avviato; in particolare, rischiano di essere colpite le attività trattamentali delle persone detenute nell'ambito dei percorsi di reinserimento e, al contempo, rischia di arrestarsi il percorso delle nuove assunzioni di personale, fondamentale per garantire la funzionalità degli istituti e, con essa, dignitose condizioni di vita delle persone private della libertà personale; a questo si è andata aggiungendo, inoltre, una strumentalizzazione securitaria dell'esecuzione penale;

    appare necessario ridurre il sovraffollamento, che negli ultimi tempi ha ripreso a crescere e che, come noto, costituisce un serissimo ostacolo a un'esecuzione della pena conforme ai precetti costituzionali e capace di favorire il graduale reinserimento del detenuto nel tessuto sociale, prevenendo in tal modo i rischi di recidiva, anche implementando e dando impulso ai programmi di giustizia riparativa, dando piena ed effettiva attuazione alla recente riforma legislativa contenuta nella legge 27 settembre 2021, n. 134, in materia di pene sostitutive delle pene detentive brevi, accelerando e rafforzando l'assunzione di personale: amministrativo, di polizia penitenziaria e del trattamento, anche per assicurare a tutti coloro che operano all'interno degli istituti penitenziari condizioni di lavoro conformi al difficile e delicato compito che sono chiamati a svolgere; accelerare e incrementare gli interventi di manutenzione e ristrutturazione degli edifici penitenziari;

    il Ministro della giustizia si è più volte espresso in merito alla volontà di abrogare il delitto di abuso di ufficio; tuttavia è necessaria una rivisitazione sistemica delle responsabilità degli amministratori locali e dunque una visione più complessiva. Infatti, lo stesso reato è già oggetto di intervento nel corso della XVIII legislatura, con riduzione della portata della fattispecie, ma urgono ulteriori interventi che devono insistere sul testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, con un nuovo disegno della responsabilità politica e amministrativa dei sindaci e dei presidenti delle province e degli altri amministratori locali più circoscritta e chiara, nonché attraverso una modifica degli articoli 8 e 11 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, a partire dai disegni di legge già presentati dal Partito democratico;

    l'articolo 21, comma 2, del decreto-legge n. 76 del 2020 limita la responsabilità per danno erariale alle sole ipotesi di dolo, salvi i casi di omissione o inerzia: si tratta di una norma voluta dal legislatore per mettere al riparo amministratori locali, funzionari e dirigenti pubblici dalla cosiddetta «paura della firma» e disegnata in modo da esporre i pubblici dipendenti a maggiori chance di incorrere in ipotesi di danno erariale in caso di omissioni e inerzie rispetto alle condotte commissive: la norma in questione, però, scadrà il 30 giugno 2023,

impegna il Governo:

1) a dare piena attuazione, investendo le necessarie risorse economiche ed organizzative, alle riforme del processo penale, civile e dell'ordinamento giudiziario, nonché a velocizzare e sbloccare le procedure concorsuali in corso;

2) a monitorare gli effetti delle riforme approvate al fine di verificare i risultati rispetto agli obiettivi, anche attivando un tavolo di confronto con gli operatori del diritto, astenendosi dall'adottare contro-riforme rispetto a quelle già approvate;

3) ad adottare le iniziative di competenza volte a ripristinare e incrementare le risorse finanziarie relative al Dipartimento della amministrazione penitenziaria e al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità tagliate con la manovra di bilancio per il 2023, nonché ad effettuare investimenti sul sistema penitenziario, stanziando risorse maggiori e adeguate, nonché a garantire ed implementare la funzionalità e l'organizzazione degli uffici e delle strutture di esecuzione penale esterna e per la messa alla prova, nonché a prorogare le misure adottate con il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, volte ad incrementare l'esecuzione della pena detentiva presso il domicilio;

4) ad adottare iniziative normative che, al fine di limitare le responsabilità degli amministratori locali, separino nettamente le responsabilità politiche da quelle amministrative, modificando l'articolo 50 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, proroghino o rendano strutturali le norme che contengono la responsabilità non dolosa e non dovuta ad inerzia o a condotte omissive da danno erariale, espungano norme discriminatorie a carico degli amministratori locali rispetto a parlamentari e membri del Governo in materia di sospensione dalla carica.
(1-00095) «Gianassi, Serracchiani, Fornaro, Lacarra, Zan».


   La Camera,

   premesso che:

    il quadro normativo che regola il sistema previdenziale italiano è ispirato ed adeguato ai principi fondamentali incardinati nella Costituzione italiana;

    in particolare, l'articolo 38 della Carta costituzionale stabilisce che «Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera.», riservando al legislatore l'importante compito di regolare tale materia;

    l'Unione europea è intervenuta sulla materia in oggetto relativamente alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali (direttiva 2016/2341/UE e 2003/41/CE), nonché sui requisiti minimi per accrescere la mobilità dei lavoratori tra Stati membri migliorando l'acquisizione e la salvaguardia di diritti pensionistici complementari (direttiva 2014/50/UE) e ha istituito l'Autorità europea di vigilanza – Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali – (Regolamento n. 1094/2010/UE);

    dal 1992 in poi in Italia si è intervenuti con cadenza annuale sul sistema pensionistico nazionale che attualmente si basa sul criterio della ripartizione, ovvero i contributi che i lavoratori e le aziende versano agli enti di previdenza vengono utilizzati per pagare le pensioni di coloro che hanno lasciato l'attività lavorativa; per far fronte al pagamento delle pensioni future, dunque, non è previsto alcun accumulo di riserve finanziarie;

    le riforme strutturali sono state finalizzate al progressivo controllo della spesa pubblica per le pensioni in modo che non assuma dimensioni troppo elevate rispetto al Pil, all'istituzione di un sistema di previdenza complementare da affiancare a quello pubblico, all'introduzione di alcuni elementi di flessibilità in uscita dal mercato del lavoro utilizzando anche la previdenza complementare;

    il sistema previdenziale è da anni al centro delle attenzioni politiche e di interventi motivati in gran parte dalla necessità di dare attuazione alle prescrizioni europee o per far fronte a necessità di bilancio prodottesi nel corso degli anni a seguito dei cambiamenti della nostra società, come ad esempio la maggiore aspettativa di vita o il calo del flusso delle entrate contributive, quest'ultimo legato ad un aumento della disoccupazione e della denatalità. Denatalità che nel 2021 ha subito un ulteriore calo dell'1,1 per cento rispetto al 2020 e del 30,6 per cento rispetto al 2008;

    i dati Istat di dicembre 2022 in materia di previdenza attestano che nel 2021 in Italia risultavano 16.041.202 pensionati per un totale di 22.758.797 prestazioni previdenziali, ovvero una media di 1,4 pro capite. Mediamente il valore di una pensione annua si aggira intorno ai 13.753 euro, ovvero 10.985 euro per le donne e 17.136 euro per gli uomini;

    i pensionati al minimo risultano essere circa 3.674.259, dei quali più di 1 milione e mezzo percepiscono un valore pari o inferiore a 500 euro al mese, mentre il restante milione percepisce tra i 500 e i 1.000 euro al mese;

    il Governo Berlusconi, con la legge n. 448 del 2001, a decorrere dal 1° gennaio 2002 ha elevato gli importi delle pensioni minime a 1 milione di lire per tutte le persone con età superiore a 70 anni e con un reddito allora al di sotto di 13 milioni di lire, con la finalità di prevedere un aiuto concreto in favore delle fasce di popolazione più disagiate;

    disagio che oggi, dopo oltre 20 anni da quella riforma, molti pensionati sono tornati a vivere considerato l'aumento del costo della vita media, che secondo i dati Istat, oggi è pari a circa 2.437 euro mensili, che si traducono per un single tra 1.200 e 1.700 euro al mese, mentre per una famiglia tra 2.200 e 2.700 euro al mese;

    la lettura di tali dati dovrebbe indurre ad un'attenta riflessione, perché significa che quasi 4 milioni di pensionati oggi vivono al di sotto della soglia di povertà;

    un primo, parziale, passo avanti avanti in tal senso è stato compiuto con la legge di bilancio per l'anno 2023 che, per le persone con più di 75 anni ha innalzato, per il medesimo anno, l'importo minimo delle pensioni a 600 euro mensili;

    presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, su iniziativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali è stato avviato un «cantiere pensioni» al fine di impostare una riforma di sistema previdenziale;

    dal confronto con le associazioni sindacali sono già emersi vari aspetti quali, ad esempio, l'accesso alla pensione ai 62 anni, colmare i vuoti di contribuzione conseguenti alla precarietà giovanile, valorizzare il lavoro delle donne all'interno delle famiglie con l'anticipo pensionistico per ogni figlio avuto, rendere strutturale opzione donna nella sua versione originale e ripristinare la rivalutazione delle pensioni colpite da più di 10 anni di blocco della perequazione;

    l'abrogazione a decorrere dall'anno 2024 della misura denominata reddito di cittadinanza, prevista dalla legge di bilancio per l'anno 2023, ha liberato in bilancio circa 7 miliardi di euro a regime, appostati per il momento sul capitolo n. 3552 dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

    parte di queste risorse potrebbero essere utilizzate per finanziare una misura volta ad innalzare in maniera strutturale l'attuale importo minimo delle pensioni, misura che rientrerebbe a pieno titolo nell'ambito della lotta alla povertà, con particolare riferimento alle persone più anziane e come tali più fragili della nostra società,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative volte a confermare l'innalzamento a 600 euro mensili dell'importo minimo delle pensioni per le persone ultrasettantacinquenni di cui all'articolo 1, comma 310, della legge 197 del 2022;

2) ad individuare le risorse e le modalità per prevedere un incremento progressivo, da realizzarsi nell'arco della legislatura, dell'importo minimo delle pensioni, dando priorità, nell'individuazione della platea, ai soggetti ritenuti più deboli individuati sulla base di una valutazione che tenga conto dell'età, del reddito complessivo.
(1-00096) «Cattaneo, Tenerini, Barelli, Tassinari, Arruzzolo, Bagnasco, Battilocchio, Battistoni, Benigni, Deborah Bergamini, Calderone, Cannizzaro, Cappellacci, Caroppo, Casasco, Cortelazzo, Dalla Chiesa, D'Attis, De Palma, Fascina, Gatta, Mangialavori, Marrocco, Mazzetti, Mulè, Nevi, Orsini, Nazario Pagano, Patriarca, Pella, Pittalis, Polidori, Rossello, Rubano, Paolo Emilio Russo, Saccani Jotti, Sala, Sorte, Squeri, Tosi».


   La Camera,

   premesso che:

    negli ultimi periodi, le cronache nazionali riportano quotidiani episodi di violenza politica, fisica o verbale;

    la recrudescenza del fenomeno consegue al progressivo esacerbarsi del clima politico e sociale degli ultimi anni;

    particolare allarme desta l'intensificarsi delle proteste e l'acutizzarsi delle intimidazioni e delle violenze anarchiche che hanno portato al superamento della soglia di attenzione e hanno ingenerato una diffusa percezione di pericolo e insicurezza nell'opinione pubblica e nei cittadini;

    nondimeno sono balzati all'onore della cronaca episodi di violenza politica negli ambienti giovanili e scolastici, fra cui figura l'avvenimento del 18 febbraio 2023 davanti al Liceo Michelangiolo di Firenze, che ha visto lo scontro tra due opposte fazioni di giovani studenti;

    nel corso di un volantinaggio condotto da alcuni esponenti del movimento di destra Azione Studentesca, membri dei collettivi di sinistra hanno cominciato a insultare i militanti politici e a strappare i volantini in distribuzione; dopo una serie di spintoni, la situazione è sciaguratamente degenerata e ad avere avuto la peggio sono stati due membri dei collettivi;

    per completare il quadro è necessario precisare che l'episodio del liceo Michelangiolo segue di pochi giorni un altro episodio avvenuto sempre a Firenze, davanti al Liceo Pascoli;

    ancora analogo episodio, ad esiti inversi, è avvenuto il 19 maggio 2022 a Bologna ai danni di alcuni ragazzi di Azione Studentesca, fatti rispetto ai quali, in esito alla conclusione delle indagini ci sono otto accusati di rapina aggravata e lesioni personali aggravate ai danni di alcuni esponenti del movimento studentesco, tra i quali anche un attuale consigliere comunale di Fratelli d'Italia che, nell'agguato riportò lesioni guaribili in 16 giorni, mentre altri due esponenti di Azione Universitaria hanno avuto prognosi di cinque e quattro giorni;

    ancora a Roma, nei giorni scorsi, si sono verificati una serie di atti vandalici che hanno colpito i luoghi della memoria degli anni di piombo, uno dei periodi più tragici della storia politica italiana, con il rischio di disperdere e vanificare lo sforzo profuso in questi anni per costruire, attorno a quei luoghi e a quegli episodi, una memoria condivisa e trasversale che potesse fungere da monito affinché queste tragedie non accadano mai più;

    vale ulteriormente la pena di ricordare che numerosi esponenti politici, hanno subito minacce di morte, da gruppi della galassia anarchica, tramite missive, manifestazioni violente e immagini raffiguranti il Presidente e Ministri della Repubblica rappresentati come assassini;

    la violenza politica non ha risparmiato neanche sedi di partito e luoghi pubblici come ospedali e tribunali, considerevolmente colpiti da azioni con scritte ingiuriose, dall'invio di buste con proiettili o dal ritrovamento di materiale dinamitardo vicino agli accessi;

    a Torino, lo scorso 4 marzo, un corteo di anarchici indetto per esprimere solidarietà ad Alfredo Cospito, detenuto al 41-bis in sciopero della fame, è degenerato dando luogo a episodi di violenza conclusisi con alcuni feriti, tra cui due agenti di polizia, danneggiamenti ad automobili e vetrine di negozi e il fermo di 34 persone;

    la violenza politica ha colpito anche le nostre rappresentanze all'estero, manifestandosi con episodi intimidatori ai danni delle sedi e con azioni dirette a colpire i rappresentanti diplomatici italiani all'estero;

    alla luce del predetto clima appare doveroso ribadire, tempestivamente, alcuni punti fermi in relazione al rapporto fra attività politica e violenza politica;

    in primo luogo, la violenza politica non può mai considerarsi ammissibile e va condannata da qualunque parte politica provenga;

    in secondo luogo, è bene precisare e riaffermare che l'attività politica si conduce con la forza delle idee e non con quella delle minacce e delle violenze;

    appare necessario anche condividere il richiamo lanciato dal Presidente della Repubblica che, in occasione della cerimonia di premiazione degli Alfieri della Repubblica, ha esortato i giovani a praticare la solidarietà e l'impegno comune, valori che costituiscono gli anticorpi anche contro la violenza politica;

    poiché la violenza politica va condannata da qualunque parte essa provenga, e sotto ogni forma essa si manifesti, potrebbe rivelarsi utile prevedere un inasprimento delle pene per i reati commessi in occasione o a causa dello svolgimento di iniziative e manifestazioni politiche organizzate o promosse da partiti politici, organizzazioni, associazioni, fondazioni, comitati o aggregazioni spontanee;

    l'ipotesi di introdurre una circostanza comune, infatti, da applicarsi a tutte le condotte violente o minacciose tenute in occasione di situazioni come quelle richiamate pocanzi, permetterebbe una maggior tutela di chi esprime liberamente le proprie idee, rafforzando l'esercizio concreto ed effettivo dei diritti politici e delle libertà garantite dalla Costituzione,

impegna il Governo:

1) a condannare ogni forma di violenza politica fisica o verbale;

2) ad adottare iniziative di competenza idonee a contrastare ogni forma di violenza politica, fisica o verbale, e ad assicurare il diritto alla libera manifestazione delle proprie idee politiche in ogni sede, e, in particolare, a garantire questo diritto alle associazioni studentesche all'interno di scuole e università.
(1-00097) «Roscani, Urzì, De Corato, Gardini, Kelany, Michelotti, Montaruli, Mura, Sbardella, Varchi, Buonguerrieri, Dondi, Palombi, Pellicini, Polo, Pulciani, Vinci, Foti».

Risoluzione in Commissione:


   La XII Commissione,

   premesso che:

    l'accordo sancito il 16 dicembre 2010 in sede di conferenza unificata Stato-regioni-enti locali sul documento concernente: «Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo» ha impegnato le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano ad attuare 10 linee di azioni per la ridefinizione dell'organizzazione dei punti nascita ospedalieri in grado di garantire qualità, sicurezza ed appropriatezza dell'assistenza materno-neonatale;

    tale accordo ha previsto, inoltre, l'istituzione del Comitato percorso nascita nazionale (CPNn), istituito presso il Ministero della salute con decreto ministeriale in data 12 aprile 2011. Il Comitato, nello svolgimento delle sue funzioni di coordinamento e verifica delle attività contemplate nell'accordo stesso, supporta tutte le regioni e province autonome nell'attuare le migliori strategie di riorganizzazione dei punti nascita e verifica che siano coerenti con quanto definito nell'accordo Stato-regioni, con «piena facoltà di declinare e rendere operative opportune misure di monitoraggio sui requisiti operativi, tecnologici e di sicurezza dei Punti nascita di I e II Livello, sull'integrazione tra i Livelli di assistenza materno/neonatale territoriale e ospedaliera, sulla piena implementazione delle Linee Guida nazionali relative agli aspetti materno/neonatali e sulla formazione del personale»;

    l'accordo del 2010 ha fissato la soglia di almeno 1.000 parti/anno quale parametro standard cui tendere per il mantenimento/attivazione dei punti nascita, con possibilità di abbassare la soglia a 500 parti/anno in caso di effettive difficoltà territoriali, riconducendo inoltre a due i precedenti tre livelli assistenziali definiti dal progetto materno-infantile – decreto ministeriale 24 aprile 2000;

    nell'attuazione delle strategie di riorganizzazione dei punti nascita, serve tenere conto della necessità di assicurare una serie di misure standard che consentano lo svolgimento dell'evento nascita in totale sicurezza, sia dal lato materno che neonatale, garantendo la presenza dell'organico completo delle figure sanitarie coinvolte, la disponibilità di una adeguata sala operatoria, la possibilità di effettuare gli esami ematochimici e diagnostici, la disponibilità di sangue ed emoderivati;

    le suddette misure sono definite nell'ambito del decreto del Ministro della salute 2 aprile 2015, n. 70, che ha fissato gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi in materia di assistenza ospedaliera necessari a garantire livelli di assistenza adeguati alle migliori tecniche e il rispetto del diritto alla salute costituzionalmente riconosciuto;

    con decreto ministeriale 11 novembre 2015, al CPNn è stato attribuito l'ulteriore compito di esprimere un parere «consultivo» su richieste di deroga relativamente a punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti/anno avanzate da regioni e province autonome. A tal riguardo, il CPNn ha predisposto il documento «Protocollo Metodologico per la valutazione delle richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti/annui e in condizioni orogeografiche difficili», parte integrante del decreto ministeriale 11 novembre 2015;

    la legge n. 24 del 8 marzo 2017 affronta in modo specifico la gestione del rischio clinico e della responsabilità professionale in ambito sanitario, fornendo specifiche indicazioni sull'organizzazione della sicurezza delle cure e sulle questioni giuridiche inerenti alla responsabilità;

    l'accordo Stato-regioni del 24 gennaio 2018 recante «Linee guida per la revisione delle reti cliniche – Le reti tempo dipendenti» ha ribadito l'importanza della progressiva riduzione dei punti nascita con meno di 1000 parti/anno e dei tagli cesarei (massimo 15 per cento nei centri di I livello con numero di parti/anno compreso tra 500 e 1000 e massimo 25 per cento nei centri di II livello con numero di parti/anno maggiore di 1000);

    in base ai dati contenuti nel documento «Certificato di assistenza al parto (CeDAP), Analisi dell'evento nascita» relativi all'anno 2021, l'88 per cento dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati, l'11,4 per cento nelle case di cura e solo lo 0,2 per cento altrove (altra struttura di assistenza, domicilio, e altro); il 62,8 per cento dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui; tali strutture, in numero di 140 rappresentano il 35,1 per cento dei punti nascita totali; il 7,1 per cento dei parti ha luogo invece in strutture che accolgono meno di 500 parti annui;

    l'Unità di terapia intensiva neonatale è presente in 119 dei 399 punti nascita; 95 unità Tin sono collocate nell'ambito dei 140 punti nascita dove hanno luogo almeno 1.000 parti; si consideri che l'accesso alla terapia intensiva per i neonati estremamente pre-termine e molto pre-termine è determinante per la sopravvivenza e la futura qualità della vita del bambino, è tra gli indicatori raccomandati dalla Commissione europea ai fini del monitoraggio della salute perinatale (indicatori PERISTAT) ed è inoltre inserito nella cosiddetta griglia Lea tra gli indicatori di monitoraggio dell'assistenza ospedaliera nelle regioni italiane. Nei punti nascita con meno di 500 parti all'anno, la frequenza dei parti pre-termine raggiunge il 3,59 per cento, di questi il 2,40 per cento è costituito da parti molto pre-termine e lo 0,90 per cento è costituito da parti estremamente pre-termine. Nei punti nascita con meno di 500 parti e senza la presenza di unità operativa di neonatologia e/o terapia intensiva neonatale tali percentuali sono, rispettivamente 2,40 per cento, 1,59 per cento e 0,50 per cento;

    nel 2021 in 5 regioni, tutte collocate al Centro-nord del Paese, oltre il 70 per cento dei parti si è svolto in punti nascita di grandi dimensioni (almeno 1000 parti annui): Lombardia, Emilia-Romagna, provincia autonoma di Trento e Bolzano, Umbria. Un'organizzazione opposta della rete di offerta si registra nelle regioni del Sud dove oltre il 38 per cento dei parti si svolge in punti nascita con meno di 1000 parti annui. In particolare, in Molise tutti i punti nascita hanno effettuato nel 2021 meno di 1000 parti annui;

    i tagli cesarei in Italia sono calati dal 25 per cento nel 2015 al 22 per cento nel 2021, senza subire particolari effetti dalla pandemia Covid, ma la percentuale è ancora alta e presenta grande diversità tra regioni, «con uno spiccato gradiente Nord-Sud». È quanto emerge dai risultati del Programma nazionale esiti (Pne), presentato dall'Agenzia Nazionale dei Servizi, Sanitari regionali;

    il tasso di mortalità perinatale (Pmr, perinatal mortality rate) secondo la definizione dell'Oms è un indicatore chiave dell'assistenza sanitaria al neonato che, mettendo insieme i nati morti tardivi e la morte neonatale precoce, è in grado di riflettere direttamente la qualità dell'assistenza prenatale, al parto e dopo la nascita. Relativamente alla mortalità perinatale, l'Istat ha stimato per l'anno 2013 un tasso nazionale pari a 4,1 morti per 1000 nati, evidenziando una notevole variabilità per area geografica (con un tasso pari a 4,7/1000 in Sicilia e 3,6/1000 in Lombardia). Si stima un rapporto di mortalità materna (Mmr, maternal mortality ratio) pari a 8,9 per 100.000 nati vivi per gli anni 2006-2012, in 8 regioni che coprono il 73 per cento dei nati in Italia. Si evidenzia un'ampia variabilità regionale: l'Mmr è pari a 5,6 in Toscana e a 12,9 in Campania, con valori più bassi nelle regioni del Nord (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna) rispetto a quelle del Centro (Lazio) e del Sud (Campania, Puglia, Sicilia);

    anche il Consiglio di Stato, con una sentenza del 2019 ha stabilito che «il diritto fondamentale sancito dall'articolo 32 implica, nel caso di specie, non già necessariamente la vicinanza del punto nascita, ma un'organizzazione finalizzata all'obiettivo, fatto proprio dalla Giunta regionale con la contestata deliberazione, di garantire ad ogni gestante ed ad ogni neonato il massimo della qualità delle cure». Tuttavia, la qualità e sicurezza delle cure non dipendono soltanto dal numero di parti che vengono assistite, ma anche e soprattutto da come queste vengono assistite. Vi sono certamente dei limiti determinati dal numero di parti, che al di sotto di alcuni limiti può non consentire agli operatori di raggiungere standard assistenziali ottimali, ma questi limiti possono, in una certa misura, essere superati grazie alla formazione degli operatori, ergo sulla capacità di educare, aggiornare e avviare gli operatori a un lavoro di cambiamento e rinnovamento continuo delle loro capacità assistenziali;

    il Ministro Schillaci, nell'illustrazione delle sue linee programmatiche, ha affermato di ritenere necessario avviare un approfondimento quanto all'organizzazione dell'assistenza ospedaliera di cui al decreto ministeriale n. 70 del 2015, anche in ragione del tempo intercorso dall'entrata in vigore dello stesso, con specifico riferimento agli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera, anche in considerazione della progressiva riduzione dei pronto soccorso e dei punti nascita;

    la necessità dell'aggiornamento del decreto del 2015, già previsto dal patto per la salute 2019-2021 ed affidato ad un gruppo di lavoro individuato nell'ambito della cabina di regia del patto per la salute, è stata richiamata anche dalla Conferenza unificata Stato-regioni-enti locali in particolare rispetto agli standard ospedalieri, da aggiornare in base alle risultanze e alle criticità regionali, e alla definizione di specifici indirizzi per alcuni ambiti assistenziali, con specifiche deroghe per le regioni più piccole;

    si è riconosciuta, in definitiva, l'urgente esigenza di una sanità di prossimità, in grado di garantire la continuità tra l'ospedale e il territorio, tra le prestazioni rispettivamente offerte, richiedendo una revisione delle politiche socio-sanitarie incentrate su un'assistenza sanitaria di qualità;

    l'investimento in interventi precoci di protezione e promozione della salute dei bambini nelle prime epoche della vita tramite un approccio intersettoriale è una delle priorità individuate dalle organizzazioni mondiali in sanità pubblica, a partire dall'organizzazione mondiale della sanità, che alla necessità di presidi assistenziali e ospedalieri essenziali per la natalità e per la salute di donne e bambini dedica una particolare attenzione. È, questo, un tema di enorme importanza sanitaria che richiede investimenti e risorse, rappresentando una componente fondamentale della salute pubblica. Di fatti, migliorando l'approccio e l'accesso alle cure, e rendendo più disponibili assistenza qualificata, trattamenti farmacologici e formazione degli operatori, ma anche semplici interventi preventivi nel corso della gravidanza, del parto e dei primi anni di vita del bambino, è possibile prevenire le morti evitabili;

    allargando l'analisi oltre il momento «nascita», è dunque quanto mai opportuno analizzare i percorsi preventivi e assistenziali offerti alla donna, alla coppia e ai genitori per promuovere i primi 1000 giorni di vita del bambino, quali l'assistenza preconcezionale, prenatale, al parto e dopo la nascita nei primi due anni di vita del bambino, la promozione delle competenze genitoriali, il supporto alla salute mentale perinatale, la prevenzione della violenza e degli incidenti;

    anche in tale ambito si riscontra una grande variabilità tra le diverse aree del Paese in ordine alle modalità organizzative ed al ventaglio delle prestazioni proposte nell'ambito della rete di offerta per l'area materna-infantile, sia per quanto attiene le modalità di accesso alle cure, sia la capacità di reale prevenzione e presa in carico dei problemi e per la connessione tra territorio ed ospedale. Queste differenze spesso pesano in modo significativo sul superamento delle diseguaglianze tra la popolazione, con una maggiore penalizzazione per i cittadini più fragili sul piano culturale, sociale ed economico;

    in questo quadro, non si può non ricordare che l'Italia sta attraversando una grave crisi demografica durante la quale si registra un record negativo delle nascite: nel 2021 le nascite della popolazione residente sono state 400.249, circa 4.500 in meno rispetto al 2020 (-1,1 per cento), con un nuovo superamento del record di denatalità; dal 2008, le nascite sono diminuite di 176.410 unità (-30,6 per cento),

impegna il Governo:

   ad adottare iniziative, per quanto di competenza, volte a:

    a) introdurre il meccanismo di monitoraggio della sussistenza e del rispetto dei requisiti standard previsti per i punti nascita e a valutare, nell'ambito delle deroghe per i punti nascita, l'effettiva sussistenza delle condizioni che lo consentono;

    b) riorganizzare i punti nascita in modo da garantire le necessarie abilità e competenze tecniche per far fronte alle complicanze del parto anche integrato ai servizi offerti dagli ospedali di comunità. Il numero di parti deve essere tale da garantire le abilità necessarie a far fronte a tutte le possibili complicanze del parto, ed è fondamentale disporre anche di personale specializzato in terapia rianimazione neonatale;

    c) riorganizzare l'assistenza territoriale in un'ottica di prevenzione e continuità delle cure, potenziando i servizi di presa in carico della salute materno-infantile e le attività dei consultori familiari, anche tramite un'integrazione con le case di comunità, istituendo la figura dell'ostetrica di comunità al fine di aumentare e implementare l'erogazione dei servizi anche nelle aree interne. Le aziende sanitarie in cui è attivo un punto nascita, devono sviluppare una carta dei servizi specifica per il percorso nascita, in cui, in conformità ai principi di qualità, sicurezza e appropriatezza siano contenute indicazioni riguardanti le informazioni generali sulla operatività dei servizi contenenti i principali indicatori di esito, sulle modalità assistenziali dell'intero percorso nascita, sulle modalità per favorire l'umanizzazione del percorso nascita, sulla rete sanitaria ospedaliera-territoriale e sociale per il rientro a domicilio della madre e del neonato atta a favorire le dimissioni protette, il sostegno dell'allattamento al seno ed il supporto psicologico;

    d) implementare in tutto il territorio nazionale percorsi di screening prenatale, nonché l'affiancamento di figure sanitarie specializzate in ogni aspetto della salute materno-infantile affinché le esigenze della donna in gravidanza e della neomamma siano soddisfatte dall'intervento di strutture e di operatori specializzati nei diversi momenti della gravidanza, del parto e del post partum, sia con attività di monitoraggio e di counselling che con vera e propria assistenza nelle scelte che riguardano la gestazione, il parto e i primi periodi di vita del bambino;

    e) farsi promotore di una piattaforma integrata per fornire adeguate informazioni, anche per favorire la prevenzione e la consapevolezza dei genitori, e che contenga tutte le informazioni utili sui servizi erogati per salute materno-infantile, in particolare nell'ottica dei 1000 giorni, e formativa per gli operatori coinvolti nella presa in carico della salute della mamma e del bambino;

    f) prevedere le risorse economiche e finanziarie necessarie per l'incremento del personale sanitario, medico e ostetrico al fine di garantire una presa in carico adeguata in tutti i contesti e per aumentare e migliorare la dotazione tecnologica delle strutture sanitarie, per migliorare la qualità professionale e le competenze in materia di sicurezza in sala parto rendendo obbligatoria la certificazione professionale di tutti gli specialisti in ostetricia e ginecologia che operano in sala parto, organizzando corsi di formazione (in collaborazione con le società scientifiche) mediante simulazione per favorire, attraverso l'acquisizione non solo di competenze teoriche, ma anche le abilità necessarie a far fronte alle utenze più frequenti e gravi del parto;

    g) supportare le iniziative dell'Iss sulla mortalità materna e infantile (osservatorio epidemiologico nazionale, formazione mediante simulazione) e promuovere le buone pratiche per la sicurezza del parto (applicazione della Checklist WHO Safe Childbirth per individuare precocemente le criticità prima, durante e dopo il parto; introduzione del Modified early Obstetric Warning System).
(7-00068) «Bonetti».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta immediata:


   MAGI. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Per sapere – premesso che:

   nella notte tra venerdì 10 e sabato 11 marzo 2023 Alarmphone segnalava alle autorità italiane, libiche e maltesi la presenza di un'imbarcazione in distress a circa 100 miglia dalle coste libiche sulla quale si trovavano 47 persone. A seguito dell'inerzia delle autorità competenti l'aereo Seabird dell'organizzazione non governativa Sea Watch contattava per sollecitare i soccorsi, oltre che le autorità preposte, anche il mercantile Basil L che si è diretto verso il natante, non riuscendo tuttavia ad intervenire a causa delle avverse condizioni meteo;

   nelle ore successive le autorità libiche si rifiutavano di intervenire a causa della mancanza di assetti navali a disposizione nell'area di Bengasi e chiedevano contestualmente alle autorità italiane di approntare un intervento in loro vece;

   la richiesta di intervento operata dalle autorità libiche nei confronti della Guardia costiera italiana, secondo il diritto internazionale, comporta l'accettazione della propria responsabilità indipendentemente dalla zona Sar dove ha luogo l'evento di distress per il quale le autorità sono state allertate;

   la Guardia costiera italiana, riaffermando più volte la competenza delle autorità libiche sul coordinamento delle operazioni di salvataggio, ha richiesto ad altri natanti mercantili presenti nella zona di sorvegliare la situazione in attesa della guardia costiera libica. Successivamente raggiunta da nuova chiamata telefonica con la quale Seabird informava del peggioramento della situazione, la Guardia costiera italiana ha interrotto le comunicazioni;

   secondo anche quanto riportato a mezzo stampa, la Guardia costiera italiana afferma di non essere intervenuta in quanto l'evento ha avuto luogo in zona Sar libica, quindi al di fuori della propria giurisdizione, non considerando tuttavia che secondo la normativa internazionale con zona Sar si individua una porzione di acque internazionali la cui delimitazione risponde a necessità organizzative, non trattandosi tanto di delimitazione di sovranità;

   la presenza di una zona Sar non esime dal dovere di soccorso in mare, così come stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982. L'allarme, nel caso in cui vi sia un'imbarcazione in distress, viene diramato alle autorità di più Paesi che sono nelle vicinanze e quindi in grado di sopperire alle eventuali inerzie delle autorità preposte al controllo della zona Sar –:

   considerati i fatti esposti in premessa, per quali motivi le autorità italiane non siano intervenute con propri assetti e non abbiano invitato ad intervenire assetti militari presenti nell'area, anche considerando le nuove disposizioni ex articolo 8, comma 1, lettera b), del decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20.
(3-00240)


   BONELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

   secondo gli scienziati italiani i modelli climatici dicono che entro la fine del secolo potrebbero sparire i ghiacciai delle Alpi al di sotto dei 3.600 metri;

   gli scienziati lo dicono da tempo ma se ne parla solo di fronte a tragedie, come nel caso della Marmolada;

   la siccità nel nostro Paese, nonostante i mesi invernali, ha raggiunto livelli preoccupanti e drammatici a causa della scarsa nevosità e piovosità. Il 6,5 per cento dei comuni del Piemonte e Lombardia stanno già ricorrendo alle autobotti per l'approvvigionamento di acqua alla popolazione. In Piemonte –85 per cento di pioggia, mentre il 90 per cento delle piste da sci in Italia sono tutte innevate artificialmente. Oggi il Lago di Garda è pieno solo al 25 per cento, il Lago Maggiore al 41 per cento e il Lago di Como al 17,8 per cento;

   in Italia il 20 per cento del territorio nazionale è a rischio desertificazione, il 41 per cento del quale si trova al Sud e questo causa forti ripercussioni sugli equilibri ambientali, sulla biodiversità e sull'agricoltura;

   lo smog, secondo lo studio scientifico del novembre 2022 dell'Agenzia europea dell'ambiente, provoca solo in Italia 52 mila decessi all'anno e 40 miliardi di euro di costi economici e sociali;

   i cambiamenti climatici per l'Italia hanno avuto un costo economico e sociale di 35 miliardi di euro in 10 anni, come calcolato da Eurostat sulla base dei dati dell'Agenzia europea dell'ambiente;

   a causa degli effetti dei cambiamenti, i migranti climatici, ovvero popolazioni che si spostano a causa dell'impossibilità di coltivare, della carenza idrica, dell'aumento dei livelli del mare e delle mutate, in senso negativo, condizioni economiche, entro il 2050 saranno 250 milioni;

   nonostante la principale causa del cambiamento climatico, secondo la scienza, è data dalla combustione degli idrocarburi, il Governo, invece di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, investendo nelle rinnovabili, vuole trasformare l'Italia in un hub del gas, spostando le forniture di gas da quelle russe a quelle algerine, egiziane, israeliane, mentre in Italia i sussidi ambientali dannosi sono arrivati a 41,6 miliardi di euro;

   lo stesso Governo si è opposto alla direttiva «Epbd» sul risparmio energetico delle case, senza dire come intenderà applicarla, e alla transizione del motore endotermico verso l'elettrico;

   con tali politiche il Governo va nella direzione opposta rispetto agli obiettivi climatici posti dall'Unione europea e dall'Onu –:

   quale sia la strategia energetica del Governo per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 fissati dall'Unione europea, anche attraverso la direttiva «Epbd», e, se nell'ambito di tale strategia, sia prevista l'autorizzazione di centrali nucleari da fissione.
(3-00241)


   MARATTIN, RICHETTI, GADDA, DEL BARBA, ENRICO COSTA, GRIPPO, SOTTANELLI e DE MONTE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

   dopo la ratifica da parte della Germania, l'Italia è rimasto l'unico Paese a non aver ancora ratificato la riforma del trattato del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), di fatto impedendone l'entrata in vigore;

   la Croazia, entrata nell'area euro dal 1° gennaio 2023, ha aderito al Meccanismo europeo di stabilità e ratificato il trattato di riforma;

   lunedì 13 marzo 2023, durante la riunione dell'Eurogruppo, è stata ribadita la necessità che l'Italia ratifichi subito la riforma per approfondire l'unione bancaria e rafforzare la capacità dell'Unione europea di fronteggiare eventuali situazioni di dissesto, anche a seguito dalle turbolenze registrate sui mercati dopo il fallimento di Svb; il presidente Donohoe e il direttore esecutivo Gramegna hanno anche annunciato una nuova missione a Roma;

   il Meccanismo europeo di stabilità è un'organizzazione internazionale nata nel 2012 mediante un trattato intergovernativo; la sua funzione è concedere assistenza finanziaria ai Paesi membri che trovino temporanee difficoltà nel finanziarsi sul mercato, attenuando i rischi di contagio nell'area euro;

   l'accesso all'assistenza finanziaria del Meccanismo europeo di stabilità, previa domanda da parte dello Stato, avviene sulla base di condizionalità che variano a seconda dello strumento: per i prestiti assume la forma di un programma di aggiustamento macroeconomico, specificato in un apposito memorandum; è meno stringente per le linee di credito precauzionali, destinate a Paesi con finanze fondamentalmente sane ma colpiti da shock avversi;

   a seguito di un lungo negoziato, l'accordo sulla modifica del Trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità, per dotarlo di strumenti e di un mandato più forti, è stato sottoscritto il 27 gennaio 2021 dall'Italia e dagli altri Stati membri aderenti all'euro;

   il Meccanismo europeo di stabilità affiancherà, senza affatto sostituirla, la Commissione europea; non avrà alcun compito di sorveglianza fiscale e la valutazione complessiva della situazione economica dei Paesi, anche rispetto alle regole del Patto di stabilità, rimarrà responsabilità esclusiva della Commissione europea;

   il Governo ha affermato prima di voler attendere l'esito del pronunciamento della Corte costituzionale tedesca per procedere alla ratifica; successivamente, rispondendo all'interrogazione a risposta immediata in Assemblea del 14 dicembre 2022, il Ministro dell'economia e delle finanze Giorgetti ha affermato che tale ratifica debba essere preceduta «da un adeguato e ampio dibattito in Parlamento», anche tenuto conto della mozione approvata dalla Camera il 30 novembre 2022 con cui si è impegnato il Governo a non approvare il disegno di legge di ratifica –:

   se e quando intenda presentare in Consiglio dei ministri il disegno di legge di ratifica della riforma del Trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità, anche a tutela della credibilità internazionale dell'Italia.
(3-00242)


   FOTI, MESSINA, ANTONIOZZI, GARDINI, RUSPANDINI, CARAMANNA, COLOMBO, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI, ZUCCONI e MONTARULI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

   a causa delle perplessità espresse dall'Italia e da altri Stati membri è stato per ora rinviato a data da destinarsi il voto del Consiglio dell'Unione europea, previsto per il 7 marzo 2023, sulla proposta di regolamento approvata dal Parlamento europeo che prevede, tra gli altri punti, il divieto della vendita di auto a benzina e diesel in tutto il territorio europeo a partire dal 2035;

   la proposta rientra nell'ambito del cosiddetto pacchetto «Fit for 55», il piano adottato dalla Commissione europea nel luglio 2021 e che contiene le proposte legislative per raggiungere entro il 2030 gli obiettivi del Green Deal, e, in particolare, la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990, con l'obiettivo di arrivare alla «carbon neutrality» per il 2050;

   l'eventuale approvazione della proposta di regolamento si risolverebbe in un grave danno per l'economia nazionale, nella quale il comparto dell'automotive rappresenta un settore strategico;

   in ambito nazionale il settore dell'industria automotive, tra attività dirette e indirette, è, infatti, costituito da oltre 5.500 imprese e impiega circa 274.000 addetti e la sola filiera dell'industria automobilistica e della sua componentistica è costituita da più di 2.000 imprese e impiega più di 150.000 dipendenti;

   nel suo passaggio verso la transizione ecologica il settore dell'automotive deve essere accompagnato e sostenuto, non solo al fine di evitare la perdita di competenze e di posti di lavoro, ma, anzi, cogliendo in esso un'opportunità di rilancio del settore –:

   quali iniziative intenda assumere al fine di sostenere la transizione della filiera dell'automotive, garantendo la produzione nazionale e impedendo la perdita di migliaia di posti di lavoro.
(3-00243)


   FRANCESCO SILVESTRI, BALDINO, FENU, SANTILLO, AURIEMMA e CAPPELLETTI. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Per sapere – premesso che:

   con l'obiettivo di contrastare l'aumento dei prezzi e riportare l'inflazione sotto la soglia del 2 per cento, dal 2022 ad oggi i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la Banca centrale europea sono stati elevati rispettivamente al 3 per cento, al 3,25 per cento e al 2,5 per cento;

   il 16 marzo 2023 la Banca centrale europea adotterà, con molta probabilità, l'ennesima decisione volta ad incrementare i tassi di interesse di ulteriori 50 punti base;

   la stretta monetaria della Banca centrale europea sta incidendo immancabilmente sulle spese di famiglie e imprese: i nuovi mutui a tasso fisso scontano oggi un tasso di interesse medio superiore al 4 per cento, mentre i mutui a tasso variabile vedono incrementi delle rate di quasi il 40 per cento;

   il costo del denaro per il comparto produttivo è stimato in 14,9 miliardi di euro per l'anno 2023, secondo le ultime rilevazioni della Cgia di Mestre;

   di contro, il comparto bancario ha registrato ricavi record nell'anno 2022, beneficiando dell'aumento del margine d'interesse: Unicredit è riuscita a battere le attese e le stesse previsioni del suo piano industriale, con una crescita dei ricavi netti del 44 per cento a 5,191 miliardi di euro grazie all'aumento del margine d'interesse a 3,426 miliardi di euro (+43 per cento); Intesa Sanpaolo ha registrato un'utile operativo di 5,67 miliardi di euro, superiore all'iniziale stima di 5,4 miliardi di euro, e un margine di interesse di 3,06 miliardi di euro (+14 per cento rispetto alla stima di 2,63 miliardi di euro);

   analogo effetto positivo lo si riscontra nei risultati pubblicati da altri istituti di credito (Credem, Bper, Mediobanca);

   secondo il report di Mediobanca securities, nel periodo 2023-2024 i benefìci dei tassi più alti supereranno le perdite dovute al rallentamento macroeconomico;

   tra le varie misure adottate per il contrasto dell'inflazione, con particolare riferimento alla tematica in discussione, nella legge di bilancio per il 2023 è stata prevista la possibilità di rinegoziare i mutui ipotecari non superiori a 200 mila euro, per i soggetti con Isee fino a 35.000 euro –:

   se intenda adottare iniziative per prevedere un contributo di solidarietà a carico del settore bancario in conseguenza dei guadagni record registrati nell'anno 2022, previsti anche per gli anni futuri, assumendo al contempo ulteriori iniziative per potenziare gli attuali strumenti di contrasto degli effetti dell'aumento dei tassi di interesse per famiglie e imprese, a partire da quelle economicamente più fragili.
(3-00244)


   LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CAVO, CESA, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Per sapere – premesso che:

   Il Corriere della Sera ha riportato la notizia che nell'ultima relazione settimanale al Governo i servizi segreti avrebbero lanciato l'allarme in merito al fatto che dalla Libia sarebbero pronte a partire 685 mila persone, una cifra sette volte superiore rispetto a tutti gli sbarchi avvenuti in Italia nel 2022;

   il Ministro della difesa Guido Crosetto ha affermato che «Unione europea, Nato e Occidente dovrebbero prendere atto che l'immigrazione incontrollata e continua, sommata alla crisi economica e sociale, diventa un modo per colpire i Paesi più esposti, in primis l'Italia, e le loro scelte geostrategiche, chiare e nette»;

   la relazione annuale sulla Politica dell'informazione per la sicurezza, presentata il 28 febbraio 2023 dai vertici dell'Aise e dell'Aisi, ha messo in risalto come già nel corso del 2022 l'immigrazione irregolare in Italia sia stata caratterizzata, rispetto al 2021, da un marcato aumento dei flussi su tutte le rotte marittime e terrestri;

   l'Italia, in linea con gli anni precedenti, continua a rivelarsi la principale porta d'ingresso e transito di migranti irregolari nell'Unione europea: tale fenomeno è marcatamente agevolato da un attivismo criminale, di natura sia associativa che individuale, presente su tutte le rotte migratorie e in grado di creare un ingente indotto economico, che rende le relative attività di prevenzione e contrasto più ardue;

   la rotta del Mediterraneo centrale, caratterizzata da flussi che originano prevalentemente dalle coste libiche e tunisine, si conferma la principale direttrice di trasferimento via mare di migranti irregolari in Italia, nonché la più pericolosa per la perdita di vite umane;

   in Libia, la presenza di strutturate reti criminali con proiezioni transnazionali rappresenta uno dei principali fattori di facilitazione dell'immigrazione irregolare verso le coste italiane e costituisce una delle cause del forte incremento della pressione migratoria via mare rilevato nel corso del 2022;

   dalla Tunisia, invece, la spinta migratoria risulta in aumento del 60 per cento rispetto al 2021, principalmente a causa della perdurante crisi economico-sociale e della vicinanza geografica alle coste italiane;

   il Presidente del Consiglio dei ministri ha più volte annunciato l'iniziativa di un «piano Mattei» perché l'Italia e l'Europa diventino protagonisti dello sviluppo economico e sociale del continente africano –:

   quali iniziative il Governo intenda intraprendere, anche a livello europeo, al fine di contrastare l'attività criminale dedita al traffico di migranti e di avviare un processo di immigrazione regolare ed ordinata.
(3-00245)


   MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MINARDO, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Per sapere – premesso che:

   come noto, i comuni si trovano coinvolti in una fase particolarmente impegnativa per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza: gli enti locali, infatti, sono coinvolti in ciascuna delle 6 missioni individuate, anche se i flussi finanziari principali riguarderanno le missioni 2, 5 e 6;

   tuttavia, la maggiore attenzione data negli ultimi tempi alle problematiche finanziarie degli enti locali – in particolare dei comuni – rischia di essere vanificata dagli effetti di norme, adottate negli scorsi anni, recanti significative riduzioni di risorse: la cosiddetta «spending review informatica», che toglie 100 milioni di euro ai comuni e 50 milioni di euro alle province, la mancata conferma del contributo di 50 milioni di euro per i piccoli comuni in spopolamento (assegnato per il solo 2022 con la legge n. 234 del 2021, articolo 1, comma 581);

   inoltre, per il 2023, diversamente dai tre anni precedenti, il comparto dei comuni dovrebbe sostenere una parte del finanziamento della perequazione, in progressivo aumento e che invece potrebbe essere sterilizzato, alimentando il fondo di solidarietà comunale con un importo di circa 36 milioni di euro;

   a parere degli interroganti, i recenti interventi sulle crisi finanziarie degli enti locali, fortemente sbilanciati su alcune grandi città, dovrebbero spingere ad un'ulteriore e più organica riflessione sull'opportunità di una riforma della disciplina delle crisi, nonché sull'ampliamento del sostegno finanziario agli enti in maggior difficoltà;

   in relazione al ripiano del disavanzo, l'articolo 1, comma 567, della legge n. 234 del 2021 prevede un contributo statale complessivo di 2.670 milioni di euro, per gli anni dal 2022 al 2042, a favore dei comuni sede di capoluogo di città metropolitana e, sulla base di una stima equivalente a quanto ivi previsto, potrebbero destinarsi 350 milioni di euro in 10 anni ai comuni capoluogo di provincia che hanno sottoscritto o intendono sottoscrivere l'accordo con il Governo per il risanamento finanziario di cui all'articolo 43 del decreto-legge n. 50 del 2022;

   sarebbe, altresì, opportuno facilitare l'accordo in sede di Conferenza Stato-città sul riparto del Fondo di solidarietà comunale 2023, assegnando le ulteriori risorse necessarie per evitare riduzioni da perequazione, secondo lo schema approvato nella Commissione tecnica per i fabbisogni standard del 27 febbraio 2023, senza l'adesione dell'Anci e dell'Upi –:

   se il Governo non reputi opportuno adottare iniziative per intervenire con maggiori risorse a favore degli enti locali e, nello specifico, se non convenga sull'opportunità di destinare un congruo ammontare di risorse ai comuni capoluogo di provincia che hanno sottoscritto o intendono sottoscrivere l'accordo con il Governo per il risanamento finanziario di cui all'articolo 43 del decreto-legge n. 50 del 2022 citato in premessa.
(3-00246)


   SCHLEIN, SERRACCHIANI, BONAFÈ, DE LUCA, PROVENZANO, CASU, DE MARIA, FERRARI, FORNARO, GHIO, TONI RICCIARDI e ROGGIANI. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Per sapere – premesso che:

   sono tanti i lavoratori in Italia annoverabili tra i cosiddetti «lavoratori poveri», in contrasto con il principio sancito dall'articolo 36 della Costituzione;

   il Fondo monetario internazionale ha calcolato che dal 1980 al 2017 la quota del prodotto interno lordo destinata ai salari e stipendi è diminuita in 26 Paesi industrializzati, passando dal 66,1 al 61,7 per cento e, nel caso italiano, si è passati dal 68 al 59 per cento;

   l'Italia è l'unico Paese dell'area Ocse nel quale, dal 1990 al 2020, il salario medio annuale è diminuito (-2,9 per cento) nonostante l'aumento della produttività, sebbene meno significativa rispetto a quella degli altri Paesi dell'area;

   puntando sui bassi salari, il sistema economico italiano ha finito per attestarsi, salvo alcune lodevoli eccezioni, su modelli produttivi a basso tasso di innovazione e scarsa concorrenzialità sui mercati internazionali;

   il 30 novembre 2022 l'attuale maggioranza ha bocciato la mozione del Partito democratico finalizzata ad introdurre anche in Italia il salario minimo legale. A tutt'oggi, non risulta assunta nessuna delle misure indicate nella mozione approvata nella medesima seduta, quali l'estensione dell'efficacia dei contratti nazionali comparativamente più rappresentativi, il contrasto alla contrattazione pirata o assicurare retribuzioni dignitose anche nelle gare indette dalle pubbliche amministrazioni;

   lo stesso intervento di riduzione del cuneo fiscale si è rivelato del tutto inadeguato a migliorare significativamente le retribuzioni di milioni di lavoratori, con benefìci dai 19 ai 32 euro lordi al mese, ampiamente insufficienti a contrastare il solo tasso di inflazione;

   una famiglia di due adulti e un minore di età compresa tra i 4 e i 10 anni viene considerata «assolutamente povera» dall'Istat se sostiene una spesa mensile per consumi inferiore a 1.434 euro, un importo spesso superiore alla retribuzione di troppi lavoratori;

   in tale contesto, riveste una speciale gravità la condizione delle lavoratrici e dei giovani che, senza i dovuti servizi di sostegno alla genitorialità – basti pensare che il congedo paritario è ancora fermo a soli 10 giorni, contro i tre mesi della Spagna – o con inquadramenti contrattuali penalizzanti o l'applicazione indebita di forme contrattuali fintamente autonome, si vedono pregiudicata ogni possibilità di una vita indipendente ed economicamente dignitosa –:

   quali siano le ragioni della contrarietà alla sperimentazione del salario minimo legale, tenuto conto della mancata adozione di misure alternative, nonché di interventi volti a migliorare realmente la condizione delle lavoratrici e dei giovani lavoratori, quali un significativo ampliamento del congedo paritario, coerentemente con le migliori prassi europee.
(3-00247)


   CATTANEO, RUBANO, DE PALMA, SALA, ARRUZZOLO, BAGNASCO, BARELLI, BATTILOCCHIO, BATTISTONI, BENIGNI, DEBORAH BERGAMINI, CALDERONE, CANNIZZARO, CAPPELLACCI, CAROPPO, CASASCO, CORTELAZZO, DALLA CHIESA, D'ATTIS, FASCINA, GATTA, MANGIALAVORI, MARROCCO, MAZZETTI, MULÈ, NEVI, ORSINI, NAZARIO PAGANO, PATRIARCA, PELLA, PITTALIS, POLIDORI, ROSSELLO, PAOLO EMILIO RUSSO, SACCANI JOTTI, SORTE, SQUERI, TASSINARI, TENERINI e TOSI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

   affrontare e risolvere la «questione fiscale» ha rappresentato, fin dalla sua nascita come coalizione politica, una delle principali priorità dei Governi guidati dal centrodestra;

   fu il Governo Berlusconi nel 2008 ad abolire l'imposta sugli immobili allora denominata Ici ed è stata sempre Forza Italia nel 2013 ad ottenere che un Governo di larghe intese eliminasse l'Imu sulla prima casa;

   la pressione fiscale nel corso del 2022 ha raggiunto il livello record del 43,8 per cento. Una pressione fiscale troppo alta costituisce un grave freno agli investimenti e alla produttività delle imprese e, al tempo stesso, opprime il contribuente;

   nel discorso sulle linee programmatiche del Governo del 25 ottobre 2022, il Presidente del Consiglio dei ministri ha annunciato una «rivoluzione copernicana» basata su tre pilastri: 1) riduzione della pressione fiscale; 2) tregua fiscale; 3) lotta all'evasione;

   a breve il Governo si appresta a varare un disegno di legge delega in materia fiscale. Si tratta di una riforma strutturale e complessiva che, tra approvazione del disegno di legge e adozione dei decreti delegati, si pone come arco temporale l'intera legislatura –:

   quali saranno le misure principali che il Governo intende adottare in materia fiscale, al fine di ridurre strutturalmente la pressione fiscale su imprese e contribuenti per produrre un effetto volano in grado di rilanciare l'economia italiana.
(3-00248)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta scritta:


   DORI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   Tiziano Ronchi, 27enne di Brescia, è stato fermato in Nepal dalle autorità locali che lo accusano di aver sottratto reperti archeologici protetti. Ronchi, docente di Arti Visive all'Accademia Santa Giulia, al momento si trova in ospedale per alcune patologie pregresse;

   il docente è accusato di aver raccolto dei reperti archeologici, in particolare un frammento ligneo, durante la visita a un tempio a Bhaktapur, ma secondo la sorella di Ronchi, così come riportato da diverse agenzie di stampa, l'uomo stava facendo una passeggiata quando ha trovato in terra, in mezzo alla strada, dei pezzi di legno incisi. Alcune persone del posto gli hanno detto che non era consentito che li toccasse e, quindi, dopo essersi scusato li ha lasciati dove li aveva trovati;

   la notizia diffusasi rapidamente nella giornata del 13 marzo 2023 sulla stampa locale e nazionale, è stata confermata da fonti della Farnesina, che hanno precisato come sul posto non ci fossero telecamere e che la normativa nepalese sulla tutela dei beni culturali e sacri è particolarmente severa;

   il fermo, precisano fonti diplomatiche italiane, è avvenuto lunedì 6 marzo 2023 e la Farnesina si è subito attivata, tramite il consolato onorario di Katmandu, l'ambasciata italiana di New Delhi, competente anche per il Nepal e, più da vicino, il consolato italiano a Calcutta;

   il console Gianluca Rubagotti ha fatto visita a Tiziano Ronchi all'ospedale di Katmandu, dove è stato condotto dopo il fermo a seguito di una richiesta avanzata dal legale che il consolato ha trovato per lui, trovandolo in discrete condizioni di salute –:

   se siano già stati attivati tutti i canali utili per risolvere in tempi rapidi la vicenda illustrata in premessa e riportare in Italia il nostro connazionale Tiziano Ronchi.
(4-00648)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazione a risposta scritta:


   SORTE. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   sul sito internet del Ministero interrogato è consultabile il testo del «Decreto interministeriale recante criteri e modalità di corresponsione dell'indennizzo, a favore dei titolari degli allevamenti di visoni (Mustela vison o Neovison vison), volpi (Vulpes vulpes, Vulpes Lagopus o Alopex Lagopus), cani procione (Nyctereutes procyonoides), cincillà (Chinchilla laniger) e di animali di qualsiasi specie per la finalità di ricavarne pelliccia, previsto dall'articolo 1, commi 982 e 983, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, nonché disciplina delle cessioni e della detenzione dei suddetti animali da pelliccia di cui al successivo comma 984»;

   detto decreto interministeriale, non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, risulta in corso di registrazione alla Corte dei conti;

   con ordinanza del Ministro della salute 21 novembre 2020 su Covid e visoni d'allevamento sono state sospese, nel rispetto del principio di precauzione, ad eccezione del mantenimento dei riproduttori già presenti all'entrata in vigore dell'ordinanza, le attività degli allevamenti di visoni sul territorio nazionale fino al 28 febbraio 2021;

   con successive ordinanze del Ministro della salute 25 febbraio 2021 e 13 dicembre 2021 si disponeva la proroga dell'efficacia di tali disposizioni, fino al 31 dicembre 2022;

   la citata legge n. 234 del 2021 all'articolo 1, comma 982, prevedeva l'istituzione, per ciascuno degli anni 2022 e 2023, di un fondo presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali di 3 milioni di euro per ciascun anno finalizzato a indennizzare gli allevamenti di animali da pelliccia che alla data del 1° gennaio 2022 disponessero ancora di un codice di attività anche non detenendo animali;

   il richiamato decreto interministeriale, all'articolo 2, comma 1, lettera b) prevede criteri di individuazione dei beneficiari più restrittivi rispetto al dato letterale della legge n. 234 del 2021. Nello specifico, la limitazione dei beneficiari in base alla «detenzione di animali da pelliccia almeno in un periodo compreso fra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021», oltre che più restrittiva risulta discriminatoria, in quanto, essendo il ciclo vitale dell'animale da pelliccia – in particolare del visone – di durata circa annuale, gli allevatori, che nell'anno 2018 hanno praticato l'attività accasando gli animali nello stesso periodo, risultano esclusi o ammessi all'indennizzo a seconda dell'aver abbattuto gli stessi il 31 dicembre 2018 o il 1° gennaio 2019;

   la validità del codice stalla permane in capo all'allevatore per tre anni dall'ultima presenza in allevamento, gli allevatori detentori di animali negli anni 2017 e 2018 avrebbero potuto formulare all'Autorità sanitaria competente richieste di accasamento per gli anni 2020 e 2021, risultando in concreto impossibilitati solo a causa del divieto straordinario di introduzione di nuovi soggetti imposto dalla normativa emergenziale di contrasto al Covid;

   ne consegue che l'esclusione dal novero dei beneficiari di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a) del decreto interministeriale richiamato degli allevatori detentori di animali negli anni 2017 e 2018 risulta illegittima in quanto scaturente non da principi espressi dalla legge n. 234 del 2021 contemplante il decreto attuativo, bensì da una circostanza eccezionale quale la pandemia Covid –:

   se il Ministro interrogato, sulla base dei dati ufficiali messi a disposizione dalle Amministrazioni competenti, abbia contezza dell'ammontare degli indennizzi che potrebbero essere corrisposti sulla base dell'attuale formulazione del decreto interministeriale in corso di registrazione alla Corte dei conti, rispetto al totale del fondo istituito;

   se il Ministro interrogato non ritenga opportuno provvedere alla modifica del richiamato articolo 2, comma 1, lettera b), nel senso di ricomprendere tra i beneficiari dell'indennizzo gli allevatori detentori di animali da pelliccia almeno in un periodo compreso fra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021, al fine di prevenire il contenzioso con gli allevatori esclusi.
(4-00647)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   SIMIANI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il castoro eurasiatico (Castor fiber) figura nell'elenco dell'allegato IV della direttiva Ue Habitat 1. Pertanto, conformemente all'articolo 12 della direttiva, gli Stati membri devono istituire un rigoroso sistema di protezione della specie nella sua area di ripartizione naturale. Il castoro figura altresì nell'elenco dell'allegato II della direttiva. L'articolo 4 della direttiva impone agli Stati membri di proporre siti di importanza comunitaria (SIC) Natura 2000 che ospitano le specie figuranti all'allegato II, in modo da poterli mantenere o ripristinare in uno stato di conservazione soddisfacente nella loro area di ripartizione naturale;

   si apprende dalla stampa che, nonostante si siano estinti nel nostro Paese fin dal 1500, sono stati avvistati recentemente sul territorio nazionale esemplari di castoro;

   nello specifico alcuni sono presenti nel Nord Est Italia e provengono in maniera spontanea dall'Austria mentre altri sarebbero stati introdotti illegalmente nei fiumi Ombrone, Merse e Tevere, fra Toscana e Umbria;

   secondo l'Enea che ha confermato la presenza dell'animale nel centro Italia «è probabile che siano acquistati, da strutture straniere che li detengono in cattività, e poi rilasciati»;

   la presenza dei castori è oggi oggetto di dibattito nella comunità scientifica. Per alcuni studiosi andrebbero rimossi per evitare effetti indesiderati in quanto rappresentano una specie in grado di trasformare fortemente il paesaggio attraverso l'abbattimento di alberi e la costruzione di dighe;

   mentre per altri creano benefici: grazie alle loro abilità ingegneristiche i castori proteggono gli insediamenti umani da alluvioni e inquinamento promuovendo la stabilizzazione dei flussi d'acqua e la creazione di nuove zone umide, che aumentano la diversità degli habitat e la biodiversità animale e vegetale;

   per Ispra però, mentre l'ingresso di castori (al confine con l'Austria) rappresenta un processo spontaneo da monitorare in vista di una possibile progressiva ricolonizzazione del Paese, la presenza di esemplari nel Centro Italia, dovuta a un'espansione non naturale, potrebbe creare problemi all'ecosistema, oltre a determinare un pericoloso precedente relativo alla riammissione di animali non autoctoni peraltro vietata dalla legge;

   si apprende dai media che Ispra, organismo preposto a dare il proprio parere tecnico-scientifico alle autorità coinvolte, in accordo con il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica «abbia chiesto alle Regioni di intervenire demandando loro come procedere»;

   negli anni scorsi, per un caso analogo, la Commissione europea in deroga alla direttive Habitat aveva concesso la possibilità alla Spagna di rimuovere la presenza di tali animali dal momento che erano stati diffusi irregolarmente. Nel caso spagnolo la rimozione delle popolazioni di castoro non aveva però avuto successo, anzi la specie si era ulteriormente diffusa nonostante la rimozione di circa 1000 castori, con una spesa di oltre 100.000 euro –:

   quali siano gli orientamenti del Ministro interrogato rispetto alla presenza dei castori sul territorio nazionale e quali iniziative di competenza intenda quindi assumere, anche in relazione ai contenuti delle direttive comunitarie citate in premessa.
(5-00511)


   BONELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   da quanto si apprende da organi di stampa, il 6 marzo 2023 le Società Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, Edison e la francese Edf avrebbero sottoscritto un documento d'intenti con le finalità di sviluppare il nuovo nucleare in Europa, valorizzando le competenze della filiera nucleare italiana, di cui Ansaldo Nucleare sarebbe capofila, a supporto dello sviluppo dei progetti di nuovo nucleare della francese Edf;

   il principale oggetto dell'accordo di collaborazione sottoscritto da Ansaldo Energia, società controllata da Cdp, sarebbe il progetto di small modular reactor (SMR), impianti che prevedono due reattori di terza generazione ad acqua pressurizzata da 170 MW elettrici, per una potenza complessiva di 340 MW;

   con riferimento agli SMR si tratta di tecnologie ancora non disponibili sul mercato e che, da uno studio messo a punto e pubblicato sulla rivista PNAS, non avrebbero meno problemi di produzione e gestione delle scorie prodotte rispetto ai reattori ad acqua pressurizzata tradizionali;

   anche la Società ENEL avrebbe annunciato un accordo di cooperazione con Newcleo, società di energia nucleare con sede a Londra e presenza in Italia e Francia, con l'obiettivo dichiarato di lavorare insieme sui progetti di tecnologia nucleare di quarta generazione della Newcleo, che si è impegnata ad assicurare ad Enel un'opzione come primo investitore nel primo impianto nucleare che costruirà fuori dall'Italia;

   il nostro Paese è ancora alle prese con il problema dei rifiuti e delle scorie radioattivi derivanti dall'attività delle centrali, chiuse definitivamente dal 1990 e dal loro decommissioning, per il quale ancora non si è pervenuti a una soluzione concreta per il loro smaltimento, non essendo tuttora concluso l'iter per l'individuazione del sito idoneo a ospitare il deposito nazionale di stoccaggio dei rifiuti radioattivi, come richiesto dalla direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio europeo;

   va ricordato che la produzione di energia nucleare è stata oggetto di due referendum abrogativi, rispettivamente del 1987 e del 2011, con i quali è stata decretata la fine della produzione e dello sfruttamento dell'energia nucleare nel nostro Paese, senza operare distinguo sulla tecnologia utilizzata a tal fine;

   costi, tempi, localizzazione degli impianti e gestione delle scorie rimangono ancora problemi largamente irrisolti del nucleare di terza e quarta generazione tali da suggerire la necessità di continuare ad indirizzare le risorse economiche del nostro Paese allo sviluppo delle fonti rinnovabili, stante i target del PNIEC, che devono essere rivisti al rialzo, come indicato nel Piano per la Transizione Ecologica (PTE), per il quale è richiesto un incremento del 72 per cento di fonti rinnovabili nella generazione elettrica e l'installazione di circa 70 GW di ulteriori centrali elettriche rinnovabili entro il 2030 –:

   se il Governo risulti a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non si ritenga necessario sospendere qualsiasi intesa di cooperazione a livello europeo, anche assunta da società controllate dallo Stato, in tema di produzione di energia nucleare nel rispetto della volontà popolare espressa in ben due esiti referendari che hanno sancito il divieto per il nostro Paese di generare energia nucleare nel territorio nazionale.
(5-00512)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BENZONI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la strutturale criticità relativa al tenore della qualità dell'aria, in particolare nella zona della pianura padana, esposta a fenomeni di ristagno delle polveri sottili per questioni di morfologia territoriale e di concentrazione di popolazione ed attività produttive e tale da rendere molte città italiane (Brescia, Cremona, Milano) fra le più inquinate d'Europa;

   da un'analisi dell'Ispra del 2016, il settore residenziale è il maggiore responsabile dell'emissione delle polveri ultrasottili con una quota del 60 per cento;

   il settore del riscaldamento e condizionamento è responsabile del 50 per cento della domanda di energia per usi finali nell'Unione europea e l'80 per cento di questa domanda origina nelle città;

   il 70 per cento della domanda complessiva per riscaldamento e condizionamento è ancora oggi soddisfatta con fonti fossili> nonostante siano localmente disponibili ingenti quantità di calore di scarto, che possono essere recuperate mediante sistemi di teleriscaldamento e teleraffreddamento;

   il settore del teleriscaldamento è tra quelli che maggiormente possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi del Pacchetto UE «Fit for 55», contribuendo sia al target di risparmio energetico sia a quello relativo a decarbonizzazione e economia circolare, in termini di valorizzazione delle fonti termiche rinnovabili e del calore di recupero dai cosiddetti cascami termici;

   l'avviso pubblico Pnrr, «Sviluppo di Sistemi di Teleriscaldamento» (M2C3 Inv. 3.1) del Ministero della transizione ecologica n. 94 del 28 luglio 2022 prevedeva una dotazione finanziaria di 200 milioni di euro;

   con decreto direttoriale del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica n. 435 del 23 dicembre 2022 sono stati selezionati 29 progetti finanziati rispetto ai 143 presentati, per un valore complessivo richiesto di 557 milioni di euro;

   il rapporto fondi erogati/fondi richiesti su questo bando è stato pertanto pari soltanto al 35 per cento;

   tutti i progetti ammessi ai finanziamento ma non finanziabili per esaurimento del plafond disponibile rappresentano interventi virtuosi dal punto di vista del risparmio energetico e dello sfruttamento delle FER e dei cascami termici, che non possono tuttavia usufruire del supporto pubblico con il rischio di mancata realizzazione degli investimenti;

   con riferimento alle misure di sostegno ai cittadini per fronteggiare il caro-bollette è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 6 aprile 2022, la direttiva (UE) 2022/542 del Consiglio europeo recante «Modifica delle direttive 2006/112/CI e (UE) 2020/285 per quanto riguarda le aliquote dell'imposta sul valore aggiunto», che aggiunge il teleriscaldamento/teleraffrescamento all'elenco delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi che possono essere assoggettate alle aliquote ridotte;

   a livello nazionale la legge di Bilancio 2023 ha introdotto, limitatamente al primo trimestre 2023, il regime di Iva agevolata al 5 per cento pur in assenza del relativo provvedimento contenente le modalità di attuazione da parte dell'Agenzia delle entrate, previsto dalla stessa legge di bilancio;

   con riferimento alla mancata assegnazione di misure di sostegno al settore, il decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, prevede un regime di sostegno alla cogenerazione per teleriscaldamento individuato nei titoli di efficienza energetica; secondo quando previsto dall'articolo 19-decies, il Ministero competente avrebbe dovuto definire criteri e modalità di accesso al regime di sostegno con apposito decreto da emanare entro il 4 marzo 2018;

   il ritardo nell'emanazione del previsto decreto attuativo è bloccante rispetto allo sviluppo di una tecnologia con tale elevato potenziale di beneficio a livello energetico ed ambientale –:

   se il Ministro interrogato non intenda, per quanto di competenza, adottare iniziative per l'implementazione delle risorse aggiuntive allo «Sviluppo di Sistemi di Teleriscaldamento», per stabilizzare il regime di Iva agevolata al 5 per cento per fronteggiare il caro-bollette e per adottare il decreto attuativo volto ad assegnare misure di sostegno al settore al fine di assicurare il pieno sviluppo del teleriscaldamento in Italia.
(4-00644)


   SCOTTO e DI BIASE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   in data 6 dicembre 2022, il responsabile dell'area tecnica del comune di Camerota – architetto Pasquale Leone – con «verbale di sopralluogo per accertamento della situazione di pericolo per la pubblica incolumità causata dallo stato di dissesto in atto sui versanti rocciosi aggettanti sul tratto della strada provinciale 562 tra cala finocchiara e spiaggia la vela» – assunto al protocollo n. 0025017/2022 del 6 dicembre 2022 – si segnalava agli enti interessati lo stato di pericolo al fine di programmare e mettere in atto eventuali interventi utili a scongiurare distacchi che possano portare alla totale chiusura della strada provinciale 562;

   con ordinanza sindacale n. 2061 del 22 dicembre 2022, il sindaco del comune di Camerota, ordinava: «esecuzione dei lavori urgenti ed indifferibili, per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità, sul tratto stradale provinciale strada provinciale 562 tra cala finocchiara e spiaggia la vela, all'altezza del km 5+500 e il km 5+700, consistenti in un intervento finalizzato al ripristino delle condizioni di sicurezza del tratto stradale su cui aggettano i versanti rocciosi in questione mediante attività di disgaggio delle porzioni più pericolanti e prossime al crollo e di demandare al responsabile del settore affari generali-protezione civile-area tecnica ogni provvedimento di sua competenza necessario alla esecuzione urgente dei lavori»;

   la Divisione III - Strategie della biodiversità del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica con nota 0025690 del 22 febbraio 2023 indirizzata anche al comune di Camerota, confermava che «l'area in oggetto è inserita sia all'interno del Parco Nazionale del Cilento che della ZSC IT8050041 “Scoglio del Mingardo e spiaggia di Cala del Cefalo”, a carico della quale potrebbero verificarsi interferenze e impatti in grado di generare possibili danni ambientali», richiedendo altresì «di fornire informazioni circa le attività segnalate e se le stesse siano state autorizzate nel rispetto di quanto disposto dall'articolo 6 della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” in materia di Valutazione di Incidenza, oltre che in coerenza con le Misure di Conservazione del sito Natura 2000 presente»;

   a quanto risulta agli interroganti, sulla questione insistono vari esposti presentati alla procura di Salerno, alla Provincia e al Ministro interrogato;

   a quanto si apprende da dichiarazioni del sindaco rilasciate su quotidiani locali, i lavori sono bloccati e in attesa di autorizzazione di utilizzo di esplosivi, che si teme possano addirittura rendere inservibili la galleria e i trafori che insistono sulla strada provinciale 562;

   sul preventivo licenziato dalla giunta comunale, non figura l'uso di esplosivo di cui sopra –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti narrati, se ritenga – per quanto di sua competenza – di dover intraprendere iniziative affinché, prima di effettuare interventi estremamente invasivi e con forte impatto ambientale, siano fatte tutte le valutazioni tecniche previste per legge.
(4-00645)


   DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il territorio della bassa lodigiana è da tempo interessato da un importante processo di consumo del suolo a causa della diffusa realizzazione di poli della logistica;

   uno dei progetti più imponenti è quello proposto nel 2018 dalla società Akno Business Parks srl ove si prevede di realizzare un centro logistico-direzionale-alberghiero sui terreni agricoli a ridosso del casello dell'A1 fra Ospedaletto e Livraga;

   si tratta di un'operazione in deroga alla legge regionale sul consumo del suolo (legge n. 31 del 2014) e che pertanto prevede l'insediamento solo sulla base di un accordo di programma, sempre regionale;

   la legge regionale n. 31 del 28 novembre 2014 della Lombardia ha introdotto nuove disposizioni per limitare il consumo di suolo. Tra le disposizioni, si prevede che i comuni siano tenuti a trasmettere alla Regione informazioni relative al consumo di suolo nei Pgt;

   il territorio lodigiano, da subito, si è sempre mostrato contrario ai nuovi insediamenti, anche costituendo comitati «no logistica!»;

   con deliberazione n. XI/3593 del 28 settembre 2020 la Giunta regionale ha dato il via libera all'adesione alla proposta per la definizione di accordo di programma finalizzato alla trasformazione produttiva, con finalità logistiche, di aree site nei comuni di Livraga e Ospedaletto Lodigiano;

   secondo la Regione sussisterebbe un interesse pubblico considerati i «consistenti investimenti con importanti ricadute occupazionali»;

   sempre nel 2020 la Provincia di Lodi ha deliberato di aderire alla proposta del percorso procedurale per la definizione di un «Accordo di Programma regionale» finalizzato alla trasformazione produttiva, con finalità logistiche, di aree oggi agricole site nei comuni di Ospedaletto Lodigiano e Livraga per l'insediamento Akno Business Park;

   a marzo 2021, la Provincia di Lodi annuncia il «modello lodigiano per lo sviluppo del territorio», un piano di proposte, di condizioni valide per ogni investitore che chiede di insediarsi nel Lodigiano. Successivamente la Provincia ha integrato tale piano con criteri di efficientamento ambientale per tutti i poli logistici, invitando i Comuni d'ambito ad avere garanzie sulle compensazioni ambientali ed economiche;

   il primo marzo 2022, il tavolo d'ambito dei comuni che gravitano attorno al possibile insediamento di Akno Business Park, definisce il quadro delle compensazioni dopo che anche Senna Lodigiana ha aderito, dando il proprio assenso a non modificare in produttivi circa 120 mila metri quadrati nel proprio Pgt in ottemperanza alle norme anti-consumo di suolo. Per i comuni di Casale, Livraga e Ospedaletto sono previste compensazioni economiche di circa 4 milioni di euro;

   già nel 2021 l'Ispra ha evidenziato come il Nord sia l'area geografica più interessata dal consumo del suolo dovuto in primo luogo alla realizzazione di nuovi poli logistici;

   secondo i dati del Rapporto su consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (SNPA) 2022, a livello regionale, la regione Lombardia registra i valori percentuali più elevati del suolo consumato (12,12 per cento) mentre, a livello provinciale, la provincia di Lodi nel 2021 ha registrato una percentuale di consumo del 12,18 per cento, dato in costante crescita dal lontano 2006 –:

   quali iniziative intendano porre in essere, per quanto di competenza e in accordo con gli enti locali, per salvaguardare il territorio del sud lodigiano dall'eccessivo consumo di suolo, scongiurando nuove realizzazioni dei poli logistici e di ampliamenti di quelli già esistenti.
(4-00650)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta scritta:


   FORNARO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   Sogin è la società di Stato responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, compresi quelli prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare. La società è interamente partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze e opera in base agli indirizzi strategici del Governo;

   con il decreto-legge n. 73, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 143, del 21 giugno 2022, è stato disposto il commissariamento della società. Tale commissariamento dura in carica un anno e può essere prorogato in seguito alla valutazione sul raggiungimento degli obiettivi previsti dal decreto di nomina;

   a otto mesi dal commissariamento l'azienda sta vivendo una situazione molto grave: con l'annullamento dei principali appalti finalizzati allo smantellamento del materiale radioattivo e alla realizzazione del deposito nazionale l'azienda è ferma, non ci sono attività rilevanti in nessun sito, oltre a persistere una grave carenza di personale, soprattutto nei territori, tanto da mettere in difficoltà la stessa gestione ordinaria e la messa in sicurezza degli impianti. La scelta del Governo di togliere il finanziamento del decommissioning dalla componente a2 della bolletta elettrica, destinata alla copertura dei costi per lo smantellamento delle centrali nucleari dismesse, alla chiusura del ciclo del combustibile nucleare e alle attività connesse, lascia l'azienda in una grande incertezza finanziaria che ne mette a rischio l'intera attività;

   il 6 marzo 2023 i lavoratori dell'azienda con le Rsu delle centrali e degli impianti, le rappresentanze sindacali territoriali e nazionali della Filctem Cgil hanno manifestato sotto il Ministero dell'economia e delle finanze per portare all'attenzione del Governo la grave situazione presente. L'O.S. Filctem ha sottolineato, inoltre, come l'organo commissariale non abbia determinato quella discontinuità necessaria dalla gestione precedente, non abbia saputo rilanciare l'azienda né presentare un piano industriale adeguato –:

   quali iniziative e con quali tempi, visto l'approssimarsi della scadenza del commissariamento, il Governo intenda porre in essere per rilanciare l'attività di Sogin, salvaguardare l'occupazione dei lavoratori diretti e dell'indotto e, nel complesso, sostenere il fondamentale compito che l'azienda svolge per la sicurezza ambientale del nostro Paese.
(4-00643)

GIUSTIZIA

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:

   Il 24 febbraio 2023, Marco Raduano, 39 anni, boss della mafia garganica è evaso dal carcere di Badu 'e Carros di Nuoro, struttura penitenziaria di massima sicurezza dove sono ristretti numerosi condannati per reati di terrorismo e associazione a delinquere di stampo mafioso;

   mai nessuno era riuscito a scappare dall'istituto di Badu 'e Carros, nato come supercarcere per volontà del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa ai tempi della lotta al terrorismo italiano;

   ad oggi, Raduano – detenuto per scontare una condanna, passata in giudicato il 3 febbraio 2023, a 19 anni di reclusione, più tre anni di libertà vigilata – è ancora ricercato dalle Forze dell'ordine, che hanno attivato un serrato piano di ricerca;

   come emerge da notizie di stampa, Raduano vanta una lunga carriera criminale ed era detenuto nel carcere sardo in regime di alta sicurezza per gravissimi delitti, quali il traffico di sostanze stupefacenti con l'aggravante di cui all'articolo 416-bis del codice penale, omicidio e altri reati contro la persona, contro il patrimonio e impiego di armi, anche da guerra;

   da notizie di stampa si apprende che, nonostante l'accaduto pare sia stato ripreso dal sistema di videosorveglianza, l'evasione sarebbe stata scoperta soltanto dopo circa due ore, poiché la sala operativa non sarebbe stata adeguatamente presidiata;

   sempre da notizie riportate dalla stampa nazionale e locale, sembrerebbe, inoltre, che il detenuto, benché soggetto al regime di alta sicurezza, lavorasse in biblioteca e fosse libero di muoversi negli ambienti carcerari; Raduano sarebbe sceso al piano di sotto, provando ad aprire il cancello per uscire verso l'esterno, utilizzando però una chiave non corretta; sarebbe dunque risalito per procurarsi la chiave idonea ad aprire il cancello ed una volta uscito si sarebbe diretto verso il muro di cinta, calandosi dal punto più alto del muro (circa 5 metri) con una serie di lenzuola annodate;

   le modalità dell'evasione, documentate dalle telecamere di sicurezza, in uno con il presunto possesso della chiave del cortile, indicano una azione programmata da tempo e, probabilmente, agevolata da soggetti esterni alla struttura;

   sulla evasione sono stati aperti due procedimenti: uno dalla Procura di Nuoro e l'altro interno, avviato dal Ministero interpellato;

   nel comunicato diramato il 24 febbraio 2023 dall'Uilpa si denunciano le condizioni di inadeguatezza dei livelli di sicurezza dell'istituto nuorese dove strumenti e mezzi sono inadeguati e dove persiste una carenza organica di Polizia penitenziaria importante;

   la stampa riporta la denuncia dei sindacati di categoria, i quali avrebbero segnalato più volte la situazione di carenza di organico e assenza di strumenti tecnologici necessari a garantire il livello di sicurezza adeguato per un istituto detentivo che ospita, fra gli altri, circa 30 detenuti in regime di massima sicurezza;

   considerato che, a parere dell'interpellante, l'evasione dal carcere di massima sicurezza nuorese, mai avvenuta prima, rappresenta un fatto estremamente grave ed allarmante – che ha destato sconcerto e fortissima preoccupazione in tutta la cittadinanza, in particolare nella provincia di Foggia, sul Gargano ed a Vieste, cittadina foggiana roccaforte del boss Raduano – ed è tale da rendere palesi le carenze strutturali, tecnologiche e di organico sussistenti nell'istituto di Badu 'e Carros ed in generale negli istituti di massima sicurezza;

   considerato, inoltre, che nell'ultima legge di bilancio, legge 29 dicembre 2022, n. 197 «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025», approvata dal nuovo Governo in carica, anziché investire nuove risorse negli istituti penitenziari per assicurare personale, strutture e dotazioni tecnologiche adeguate, si sono previsti addirittura definanziamenti che interessano il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ed in particolare il «Programma Amministrazione Penitenziaria», a cui vengono imposti risparmi non inferiori a circa 36 milioni di euro per il triennio 2023-2025, attraverso la riorganizzazione e l'efficientamento dei servizi degli istituti penitenziari –:

   quali iniziative urgenti il Ministro interpellato intenda assumere per risolvere le criticità evidenziate nel carcere di Badu e Carros e negli istituti penitenziari di massima sicurezza, al fine di rafforzare il livello di sicurezza degli istituti penitenziari di tale tipologia, risolvendo le carenze di organico, strutturali e di strumentazione, al fine di garantire la sicurezza degli stessi, in uno con attività rieducative che siano adeguate alla tipologia del regime detentivo dei ristretti.
(2-00102) «Giuliano, D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Scutellà, Alifano, Fenu, Lovecchio, Raffa, Ilaria Fontana, L'Abbate, Morfino, Santillo, Cantone, Fede, Iaria, Traversi, Di Lauro, Quartini, Marianna Ricciardi, Sportiello, Bruno, Scerra, Appendino, Cappelletti, Pavanelli, Todde, Auriemma, Penza, Pellegrini».

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   CAROPPO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, comma 696, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, recando alcune modifiche all'articolo 93, comma 4, del Codice della strada relativamente all'immatricolazione dei veicoli di interesse storico e collezionistico, ha previsto che tale immatricolazione avviene su presentazione di un titolo di proprietà e di un certificato attestante le caratteristiche tecniche rilasciato dalla casa costruttrice o da uno degli enti o associazioni abilitati alla registrazione dei veicoli di interesse storici. In caso di nuova immatricolazione di veicoli precedentemente iscritti al P.R.A. e successivamente cancellati, ad esclusione dei veicoli che risultano demoliti, è ammessa la facoltà del richiedente di ottenere targhe e libretto di circolazione della prima iscrizione al P.R.A., ovvero di ottenere una targa del periodo storico di costruzione o circolazione del veicolo, in entrambi i casi conformi alla grafica originale, purché la sigla alfa-numerica prescelta non sia già presente nel sistema meccanografico del Ced della motorizzazione civile, e riferita ad altro veicolo ancora circolante. Tale possibilità è prevista retroattivamente anche per i veicoli successivamente reimmatricolati e ritargati, purché in regola con il pagamento degli oneri dovuti;

   il medesimo comma prevede altresì che con un decreto dirigenziale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sono definiti i criteri, l'ammontare e le modalità del contributo da corrispondere per l'ottenimento dei servizi sopra descritti e tali risorse contribuiscono al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica;

   nonostante i veicoli di interesse storico e collezionistico rappresentino un autentico patrimonio storico-culturale e siano moltissimi gli appassionati e collezionisti che attendono da tempo di circolare con targa e libretto dell'epoca o con dei sostituti perfettamente originali, manca ancora il decreto attuativo che dovrebbe specificare costi, criteri e modalità per ottenere i documenti;

   in risposta ad un'interrogazione parlamentare della XVIII legislatura, il Viceministro Morelli rappresentava che la Direzione generale per la motorizzazione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili aveva chiesto in data 22 aprile 2021 all'Istituto poligrafico e zecca dello Stato, in qualità di responsabile della produzione delle targhe in quanto carte valori, se fosse possibile riprodurre fedelmente targhe e libretti di circolazione per i veicoli storici e quali fossero eventualmente i costi;

   il successivo 21 ottobre l'Istituto comunicava di poter assicurare la realizzazione delle targhe richieste utilizzando l'alluminio, al prezzo di 300 euro per le auto e di 150 euro per le moto;

   considerato che lo spirito della norma è quello di rendere il veicolo quanto più conforme all'originale prevedendo l'uso di scritte e materiali originari della targa storica, gli uffici del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili avevano chiesto nuovamente all'Istituto la fattibilità e il prezzo di targhe realizzate con materiali compatibili con la natura delle targhe storiche;

   il 18 marzo 2022 il Poligrafico comunicava la disponibilità a realizzare quanto richiesto, segnalando tuttavia di non disporre dei prototipi di targhe prodotte prima dell'anno 1971 e richiedendo pertanto agli uffici del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili la fornitura di prototipi o documentazione fotografica utile alla riproduzione;

   la Direzione generale per la motorizzazione si impegnava a reperire ogni utile documento storico, normativo e fotografico, così da fornire al Poligrafico il necessario supporto –:

   quale sia allo stato attuale l'iter del decreto citato in premessa e quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per velocizzarne l'adozione.
(5-00509)


   RAIMONDO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'area dei comuni del Nord Milano ricomprende comuni quali Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Cinisello Balsamo, Bresso e Paderno Dugnano tutti densamente abitati, con forti problemi di mobilità e trasporto pubblico;

   storicamente quest'area territoriale del Nord Milano è carente di un sistema di trasporto forte Est/Ovest (da Gobba-Cologno via Sesto San Giovanni/Cinisello Balsamo verso Paderno Dugnano);

   l'ambito territoriale è attraversato dall'arteria «tangenziale Nord Milano A52» che convoglia su questa parte di territorio il traffico proveniente dalle direttrici Est/Ovest con l'aggravante della barriera di esazione in territorio di Sesto San Giovanni che determina un aggravamento del traffico di attraversamento locale;

   l'amministrazione di Sesto San Giovanni ha chiesto, inutilmente, alla società Milano Serravalle, proprietaria e gestore dell'infrastruttura, di attivare sulla uscita Sesto San Giovanni una barriera di esazione con esenzione dal pedaggio per i cittadini residenti o che lavorano a Sesto e ciò al fine di bloccare l'attraversamento passivo;

   sul territorio sono in corso i lavori di prolungamento della linea M1 da Sesto FS a Monza Bettola e della M5 da Milano Bignami, via Cinisello e Sesto, per Monza;

   i rappresentanti degli enti locali territoriali hanno chiesto di costituire un tavolo permanente di coordinamento di tutti gli interventi, spesso disarticolati tra loro;

   con nota del 3 marzo 2023, MM spa, stazione appaltante per il comune di Milano del prolungamento della M1 tratto Sesto FS-Monza Bettola, ha comunicato, non ultimo al Ministero della infrastrutture e dei trasporti, l'avvenuta risoluzione del contratto di appalto per il prolungamento della linea M1 con allungamento dei tempi previsti per l'apertura e con ripercussioni sul prolungamento della linea M5, interferente con la stazione linea M1;

   la notizia della risoluzione del contratto, riportata anche dai media e dalla stampa, ha provocato sconcerto nelle amministrazioni locali interessate;

   lo Stato italiano nell'opera di prolungamento delle linee 1 e 5 ha investito ingenti risorse;

   è necessario rimuovere tutti gli ostacoli e conseguire in modo organico gli obiettivi strategici di mobilità e trasporto di massa nell'area del Nord Milano –:

   quali iniziative di competenza concrete il Governo intenda attuare:

    a) per assicurare la continuità dei lavori di prolungamento della linea metropolitana M1 e l'apertura del cantiere per la linea M5;

    b) per costituire un tavolo permanente tra gli enti interessati per la riorganizzazione della mobilità d'ambito sistema TPL/TRM;

    c) per risolvere la questione della barriera di esazione tangenziale A52 in territorio di Sesto;

    d) per assicurare un trasporto di massa rapido Est/Ovest nei territori ricadenti nell'ambito di bacino Nord Milano.
(5-00510)

INTERNO

Interrogazione a risposta scritta:


   SCOTTO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 3 marzo 2023 il Globalist ha titolato «Italia-Libia: gli “strani incontri” tripolini del capo della Polizia e di Piantedosi», l'articolo in cui si dava conto degli incontri avvenuti nella capitale libica, tra il capo della Polizia Giannini, e successivamente del Ministro dell'interno Piantedosi, con il discusso e discutibile Emad Trabeisi;

   scriveva Avvenire il 12 gennaio 2023: «Ogni barcone è un messaggio. Anzi un ricatto. I destinatari sono i soliti: Italia e Ue. I mittenti anche. Le richieste sono sempre uguali: legittimazione politica, flussi di cassa, potere personale dei boss con ambizioni politiche»;

   il 29 dicembre 2022 Trabelsi ha incontrato una nostra delegazione, che si è mossa con molta cautela, a Tripoli è su tutti i media;

   nelle foto uscite sulle testate libiche si vedono il prefetto Giannini, capo della Polizia di Stato, e il Direttore dell'Aise, il generale Caravelli, dialogare a debita distanza con lo staff di Trabelsi. Poi le foto di rito, ma nessuna pubblica stretta di mano;

   il curriculum di Trabeisi è noto agli addetti ai lavori, è uno di quei personaggi che può decidere quando aprire e quando socchiudere le rotte dei barconi e quelle di altri traffici illeciti;

   il premier Dbeibah lo ha designato Ministro dell'interno, dopo avergli preparato il terreno arruolandolo da sottosegretario;

   il suo è il dicastero chiave per il controllo delle milizie e degli affari che tengono insieme i traffici di petrolio, migranti, armi, controllo del territorio e rapporti con i salotti europei;

   il Ministero inoltre dispone di una sua «guardia costiera» e di milizie affiliate, travestite da polizia territoriale, che a loro volta controllano i campi di prigionia dei migranti e decidono quando chiudere un occhio davanti alle coste e quando ostacolare i trafficanti concorrenti;

   già nel 2018 il dipartimento di Stato Usa nel rapporto annuale sulle violazioni dei diritti umani nel mondo confermava una ricostruzione del gruppo di esperti Onu sulla Libia, tra i nomi c'era quello dell'ambizioso Trabelsi, indicato come «comandante della Forza per le operazioni speciali di Zintan, nel frattempo nominato a capo della Direzione generale della sicurezza»;

   gli esperti Onu spiegavano che il capomilizia aveva imposto un tariffario per i transiti sul suo territorio: «5.000 dinari libici (3.600 dollari) per ogni autocisterna contenente prodotti petroliferi contrabbandati attraverso i posti di blocco sotto il suo controllo nel nord-ovest della Libia»;

   quando Trabelsi ebbe il suo primo incarico di governo, passando da sceriffo di confine a sottosegretario all'interno, il capo della Commissione nazionale per i diritti umani in Libia (Nchrl), Ahmed Hamza, protestò con il premier Dbeibah affermando che «è uno dei peggiori violatori dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale in Libia»;

   fonti investigative internazionali sostengono che lo spostamento progressivo delle partenze di barconi dalla Libia alla Tunisia sia il frutto di accordi tra gruppi di criminali a cavallo tra i due Paesi;

   la sicurezza francese, dopo averlo interrogato, ha lasciato andare Trabelsi, ma sembra che il Ministro dovrà giustificare davanti a un giudice il possesso e la provenienza di mezzo milione in contanti (il Ministro era volato a Parigi dopo la riunione del Consiglio arabo dei responsabili dell'interno, a Tunisi);

   il 21 febbraio 2023 Trabelsi era ospite al Viminale per la prima riunione operativa dopo il rilancio della collaborazione con la Libia, in seguito alla visita della Presidente Meloni a Tripoli. A Roma, con il Ministro dell'interno Piantedosi si affrontava «il tema del contrasto al traffico di migranti e un focus è stato dedicato alla cooperazione tra le forze di polizia italiane e libiche nella lotta alla criminalità organizzata»;

   Amnesty International aveva già denunciato che Trabelsi ha scalato i vertici della sicurezza. Si sospetta che nel contrasto all'immigrazione illegale avrebbe favorito uno o l'altro trafficante di uomini, che mandano i barconi in Italia. E per di più gestisce i fondi europei per i migranti e la lotta al traffico –:

   quale sia la versione del Governo rispetto ai fatti narrati e se il Ministro interrogato fosse a conoscenza dei trascorsi di Trabelsi, se sapesse dei suoi legami con la milizia di Zentan, legata a filo doppio ai trafficanti di esseri umani e quali iniziative intenda intraprendere il Governo su una tematica così delicata, e in particolare quale sia l'atteggiamento che il nostro Paese ha intenzione di porre in essere nei confronti di determinati personaggi ritenuti, a livello internazionale, di discutibile affidabilità.
(4-00649)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta scritta:


   GIRELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. — Per sapere – premesso che:

   l'ultima legge di bilancio (legge 29 dicembre 2022 n. 197) all'articolo 1 commi 294-299 prevede, per l'anno 2023, al fine di inserire stabilmente nel mercato del lavoro i beneficiari del reddito di cittadinanza, i giovani e le donne, per i datori di lavoro privati che, dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2023, assumono tali soggetti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o trasformano i contratti già in essere da tempo determinato a tempo indeterminato, l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, nel limite massimo di importo pari a 8.000 euro su base annua;

   l'esonero per i percettori di RdC è, per espressa previsione normativa, alternativo all'esonero riconosciuto nel limite dell'importo mensile del RdC percepito dal lavoratore all'atto dell'assunzione, per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilità e quello già goduto dal beneficiario stesso e, comunque, non superiore a 780 euro mensili e non inferiore a cinque mensilità;

   l'esonero spetta a tutti i datori di lavoro privati, a prescindere dalla natura di imprenditore, incluso il settore agricolo restando, invece, esclusi i rapporti di apprendistato, i contratti di lavoro domestico, i contratti di lavoro intermittente o a chiamata (ancorché stipulati a tempo indeterminato), i rapporti di lavoro a tempo indeterminato di personale con qualifica dirigenziale, le prestazioni occasionali;

   come dispone la stessa legge di bilancio al comma 299, l'efficacia di tali disposizioni è condizionata, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, all'autorizzazione della Commissione europea –:

   quale sia attualmente la fase dell'iter di autorizzazione della Commissione europea così come previsto dal comma 299 della legge di bilancio per il 2023 e se i Ministri interrogati, ognuno per le proprie competenze, non ritengano doveroso mettere in campo tutte le iniziative necessarie affinché nel più breve tempo possibile la Commissione europea si possa esprimere su tale punto.
(4-00646)

SALUTE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   la regione Puglia ha avviato una complessiva riforma del settore dell'assistenza sociosanitaria, inclusa l'assistenza sociosanitaria residenziale ai non autosufficienti, allo scopo di allineare l'offerta di quei servizi ai Lea prescritti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017;

   l'articolo 30 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017 distingue tra i trattamenti estensivi, destinati «a persone non autosufficienti con patologie che, pur non presentando particolari criticità e sintomi complessi, richiedono elevata tutela sanitaria con continuità assistenziale e presenza infermieristica sulle 24 ore» e interamente a carico del Sistema sanitario nazionale, e i trattamenti di lungoassistenza, destinati a persone non autosufficienti che non richiedono elevata tutela sanitaria e presenza infermieristica sulle 24 ore e con una quota a carico del Ssn pari 50 per cento della retta giornaliera (restando l'altro 50 per cento a carico dell'utente);

   la riforma del settore dell'assistenza sociosanitaria nella regione Puglia, pur avviata nel 2019, è ferma a causa di una gravissima situazione di ritardo nella conclusione dei procedimenti di conferma di autorizzazione e accreditamento nel nuovo regime delle strutture già accreditate e che già erogano prestazioni a carico del Ssn;

   nel frattempo la giunta regionale della Puglia, con le DGR n. 1293 del 2022, 1490 del 2022 e n. 1541 del 2022, per far fronte ai cospicui aumenti del costo di produzione del servizio, ha anticipato l'applicazione delle tariffe che la medesima giunta aveva già previsto di applicare a compimento della conversione di tutte le strutture;

   tuttavia, la giunta regionale ha previsto di applicare indiscriminatamente a tutte le Rsa della Puglia la nuova tariffa prevista per le Rsa di mantenimento, prevedendo che per tutte le Rsa la quota della retta a carico del Sistema sanitario nazionale fosse del 50 per cento;

   a questo regime tariffario e di compartecipazione da parte del Sistema sanitario nazionale sono state assoggettate anche le Rsa disciplinate dal regolamento regionale della Puglia n. 3 del 2005, già contrattualizzate con le Asl, che però erogano prestazioni estensive (e non di mantenimento);

   a ciò consegue, per un verso, che le strutture che erogano prestazioni estensive percepiscono una tariffa più bassa rispetto a quella che percepivano in precedenza per i ricoveri successivi al 1° ottobre 2022 (pur essendo tenute a conservare gli stessi requisiti e nonostante la regione abbia riconosciuto un sostanziale aumento dei costi, tale (da aumentare la tariffa alle strutture cosiddette di mantenimento) e che i cittadini pugliesi ricoverati in Rsa per ricevere prestazioni estensive a partire da quella data sono tenuti a versare il 50 per cento della retta, mentre il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 prevede fra i Lea che quei trattamenti siano ad integrale carico del Servizio sanitario nazionale –:

   quali iniziative intenda intraprendere il Ministro interpellato, per quanto di competenza, per assicurare l'uniforme attuazione dei livelli essenziali di assistenza ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017, evitando, per quanto di competenza, situazioni di grave disparità di trattamento quali quelle, a parere degli interpellanti, segnalate in premessa.
(2-00101) «De Palma, D'Attis, Caroppo, Battilocchio».

SPORT E GIOVANI

Interrogazione a risposta orale:


   LACARRA. — Al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:

   nel maggio 2020, la Federazione italiana giuoco calcio (Figc) ha recepito un principio dell'ordinamento sportivo nazionale e internazionale, esplicitato nell'articolo 16-bis delle norme organizzative interne (N.O.I.F.), non ammettendo «partecipazioni, gestioni o situazioni di controllo, in via diretta o indiretta, in più società del settore professionistico da parte del medesimo soggetto, del suo coniuge o del suo parente ed affine entro il quarto grado»;

   tali disposizioni sono state approvate facendo salve le situazioni già esistenti, fermo restando l'obbligo di cedere uno dei due club della multiproprietà al verificarsi della situazione di coesistenza nello stesso campionato, come occorso al senatore Claudio Lotito, Presidente della S.S. Lazio, nel corso della stagione 2021/2022, a causa delle quote della U.S. Salernitana 1919 detenute da suo figlio e dal cognato;

   le norme richiamate sono state ulteriormente neutralizzate dalla decisione del Consiglio federale della Figc, assunta in data 28 luglio 2022, di modificare la norma transitoria in calce al suddetto articolo, prorogando la scadenza per il divieto delle multiproprietà all'inizio della stagione 2028-2029;

   analogamente a quanto avvenuto nel caso Lazio-Salernitana, se l'SSC Bari dovesse ottenere la (auspicata) promozione dalla Serie B alla Serie A al termine della presente stagione calcistica, il Presidente Luigi De Laurentiis sarebbe costretto dalla normativa vigente a cedere la società;

   nell'opinione dell'interrogante, tali regole risultano ampiamente superate e la loro applicazione, come nel caso di specie, interromperebbe il percorso molto positivo, sotto il profilo finanziario e dei risultati sportivi conseguiti, portato avanti in questi anni dal Presidente De Laurentiis, capace di entusiasmare una importante piazza calcistica come quella di Bari;

   tale interruzione, poi, avverrebbe in favore di un acquirente ignoto, di cui sarebbe impossibile conoscere il progetto di gestione societaria e sportiva considerati i brevissimi tempi concessi per finalizzare le operazioni di cessione del club;

   vi è, insomma, il rischio che tale eventuale cessione, come molte altre osservate negli ultimi anni, possa rivelarsi una mera operazione finanziaria, mortificando gli sforzi profusi dai tesserati dalla società in questi anni e demoralizzando i tantissimi tifosi che con grande passione seguono la squadra;

   le norme richiamate non rappresentano ad avviso dell'interrogante una garanzia per il corretto svolgimento delle competizioni calcistiche professionistiche quanto piuttosto un grave ostacolo alla prosecuzione di progetti sportivi sani e vincenti –:

   se il Governo non intenda adottare iniziative normative inerenti alla disciplina dell'assetto proprietario delle società di calcio, anche al fine di consentire a persone fisiche diverse, sebbene legate da vincoli di affinità o parentela, di mantenere la partecipazione, la gestione o il controllo di società calcistiche professionistiche militanti nella medesima categoria.
(3-00249)

Pubblicazione di un testo ulteriormente riformulato.

  Si pubblica il testo riformulato della mozione Foti n. 1-00071, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 56 del 22 febbraio 2023.

   La Camera,

   premesso che:

    il più grave scandalo che l'Unione europea abbia finora mai vissuto, che i media hanno impropriamente definito «Qatargate», scoppia il 9 dicembre 2022 quando la polizia belga, su mandato del giudice istruttore Michel Claise, richiama a Bruxelles la vice presidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, al fine di perquisire sia la sua abitazione che il suo ufficio, oltre che abitazioni e luoghi di lavoro di altre persone sulle quali l'anticorruzione del Belgio aveva avviato un'indagine partita a luglio dello stesso anno;

    le perquisizioni della polizia belga hanno portato ad otto arresti, ovvero quello della vice presidente del Parlamento europeo Eva Kaili (Movimento socialista panellenico), del suo assistente Francesco Giorgi, dell'ex parlamentare europeo (membro del Partito democratico fino al 2017 e di Articolo 1 fino al 2022) ed ex segretario generale della camera del lavoro di Milano Antonio Panzeri (insieme alla moglie e alla figlia), di Luca Visentini, segretario della Confederazione internazionale dei sindacati (poi rilasciato) e di Niccolò Figà-Talamanca, capo dell'organizzazione non governativa «No Peace Without Justice», ora in libertà vigilata;

    per tutti i soggetti arrestati l'accusa è di corruzione, riciclaggio, associazione a delinquere;

    nella sua indagine, il giudice istruttore Claise ha mirato al cuore di un sistema basato sulla contiguità tra politici e lobbisti, sul confine tra diplomazia e interesse, sulla relazione tra potere, ideali, denaro;

    oltre che essere stato un deputato del Parlamento europeo e segretario della Camera del lavoro di Milano, Antonio Panzeri risulta essere il fondatore della «Fight Impunity», ovvero una organizzazione non governativa con il fine dichiarato di promuovere i diritti umani ed organizzare eventi che, stando a quanto emerso dalle indagini della polizia belga, è stata utilizzata da tramite per facilitare il riciclaggio di fondi illeciti, mettendo così in discussione la legittimità e l'integrità delle organizzazioni non governative affiliate a determinati gruppi politici o deputati al Parlamento europeo;

    nell'abitazione del Panzeri, la polizia belga ha trovato 600 mila euro in contanti, computer e telefoni cellulari, mentre in quella di Kaili e Giorgi sono stati rinvenuti 150 mila euro in contanti, ai quali vanno sommati ulteriori 600 mila euro trovati all'interno di un trolley che il padre della Kaili, Alexandros Kaili, ha tentato di portar via dall'hotel Sofitel di Place Jourdan di Bruxelles prima di essere fermato dalla polizia;

    in totale, le operazioni di sequestro delle autorità belghe ammontano a 1,5 milioni di euro;

    nel corso degli interrogatori cui sono stati sottoposti, sia Antonio Panzeri che Francesco Giorgi hanno fatto ulteriori nomi di persone che sarebbero coinvolte nello scandalo, ovvero i parlamentari europei Antonio Cozzolino del Partito democratico e Marc Tarabella del Partito socialista;

    in data 2 febbraio 2023, il Parlamento europeo in seduta plenaria ha votato a favore della revoca dell'immunità sia di Cozzolino che di Tarabella, i quali, conseguentemente, sono stati posti in stato di arresto,

impegna il Governo:

1) nelle competenti sedi europee a sostenere ogni iniziativa utile al contrasto della corruzione e una necessaria regolamentazione delle attività di lobby;

2) ad agire, nelle sedi opportune e, se del caso, secondo le procedure previste dalla giurisdizione belga, al fine di costituirsi come parte civile nel procedimento penale in essere, per la salvaguardia e tutela dell'immagine dell'Italia nel contesto internazionale;

3) ad aggiornare il Parlamento in merito agli sviluppi della vicenda di cui in premessa.
(1-00071) (Ulteriore nuova formulazione) «Foti, Rossello, Candiani, Messina, Battilocchio, Formentini, Gardini, Giglio Vigna, Antoniozzi, Bisa, Ruspandini, Almici, Ambrosi, Amich, Amorese, Baldelli, Benvenuti Gostoli, Buonguerrieri, Caiata, Calovini, Cangiano, Cannata, Caramanna, Caretta, Cerreto, Chiesa, Ciaburro, Ciancitto, Ciocchetti, Colombo, Colosimo, Comba, Congedo, Coppo, De Bertoldi, De Corato, Deidda, Di Giuseppe, Di Maggio, Dondi, Donzelli, Filini, Frijia, Giordano, Giorgianni, Giovine, Iaia, Kelany, Lampis, Lancellotta, La Porta, La Salandra, Longi, Loperfido, Lucaselli, Maccari, Maerna, Maiorano, Malagola, Malaguti, Mantovani, Marchetto Aliprandi, Mascaretti, Maschio, Matera, Matteoni, Mattia, Maullu, Michelotti, Milani, Mollicone, Montaruli, Morgante, Mura, Osnato, Padovani, Palombi, Pellicini, Perissa, Pietrella, Polo, Pozzolo, Pulciani, Raimondo, Rampelli, Rizzetto, Roscani, Angelo Rossi, Fabrizio Rossi, Rosso, Rotelli, Rotondi, Gaetana Russo, Sbardella, Schiano Di Visconti, Schifone, Rachele Silvestri, Testa, Trancassini, Tremaglia, Tremonti, Urzì, Varchi, Vietri, Vinci, Volpi, Zucconi, Zurzolo».