Doc. XXII, n. 75
RELAZIONE
Onorevoli Colleghi ! — Tra il 15 e il 19 gennaio 2017 alcune zone del centro Italia e, più in particolare, quelle comprese nelle regioni Abruzzo e Marche, sono state flagellate da una sequenza sismica aggravata da avverse condizioni meteorologiche che hanno letteralmente messo in ginocchio le comunità e i territori insistenti nell'area. I dati diffusi dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia rivelano, infatti, che lo sciame sismico degli ultimi giorni ha interessato maggiormente le province dell'Aquila e di Rieti (in cui sono stati registrati quasi 600 eventi sismici di magnitudo maggiore o uguale a 2, di cui 70 terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4; 7 di magnitudo compresa tra 4 e 5 e 4 di magnitudo maggiore o uguale a 5, rendendo ancora più drammatiche le condizioni delle popolazioni di quelle aree, già segnate brutalmente dai tragici eventi sismici del 24 agosto e del 30 ottobre scorsi e che, a seguito degli ultimi accadimenti, versano oggi in condizioni molto critiche. Una situazione apocalittica che ha portato il Consiglio dei ministri del 20 gennaio 2017 a estendere gli effetti della dichiarazione dello stato di emergenza adottata con la delibera del 25 agosto 2016 per le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria e ad autorizzare un ulteriore, primo stanziamento, di 30 milioni di euro destinato a fare fronte esclusivamente ai primi urgenti interventi di soccorso legati alla fase di emergenza. Oltre alla località di Farindola, tristemente nota per la drammatica slavina che ha investito l'hotel Rigopiano e sulla quale si è concentrata maggiormente l'attenzione dei media, la tragedia ha interessato decine di paesi e di comunità abruzzesi e marchigiane. Centinaia sono gli edifici crollati e altrettanto numerose le strade la cui viabilità risulta fortemente compromessa dalle scosse e dalle forti nevicate che hanno provocato vittime e dispersi (oltre alla propria rete di competenza, l'Ente nazionale per le strade ANAS Spa ha effettuato interventi su strade comunali e provinciali per circa 290 chilometri in Abruzzo e per circa 350 chilometri nelle Marche in supporto agli enti locali, in coordinamento con le prefetture -uffici territoriali del Governo e con la protezione civile). Una situazione di disagio aggravata, peraltro, dalla diffusa, generalizzata e prolungata interruzione dell'erogazione di energia elettrica e di acqua (al 23 gennaio, dunque a oltre una settimana dall'accaduto, nelle Marche risultavano disabilitate circa 2.800 utenze dell'Ente nazionale per l'energia elettrica-ENEL e in Abruzzo oltre 47.000, corrispondenti a circa 280.000 persone costrette a temperature in casa al di sotto dei 5 gradi). Famiglie sfollate o, peggio ancora, intrappolate nelle proprie abitazioni i cui accessi, bloccati da frane o muri di neve, ne hanno reso impossibile la fuga. Intere frazioni completamente isolate le cui comunità si trovano senza cibo, acqua, elettricità, riscaldamento e qualsiasi bene di prima necessità. Oltre alle vittime accertate e ai numerosi dispersi, assai critica appare anche la condizione in cui versano numerose aziende agricole, zootecniche e industriali. Una situazione la cui drammaticità è stata peraltro aggravata dalla non tempestività nell'attivazione delle operazioni di soccorso e dalla carenza e inadeguatezza dei mezzi e delle strumentazioni utilizzati per fronteggiare l'emergenza.
Alla luce di quanto descritto sembrerebbe che il sistema organizzativo non sia stato in grado né di prevenire le criticità né di risolvere i problemi causati dalle intense nevicate, nonostante sembri che esse siano state previste in largo anticipo dagli allerta meteo della protezione civile. In ragione di ciò appare quanto mai necessario e doveroso fare luce sulla gestione, sin dalle prime fasi, dell'emergenza e, in particolare, sulla dinamica e sulla tempistica dei fatti al fine di conoscere le ragioni che hanno determinato la carenza e la lentezza della risposta degli organi, dei corpi, degli enti e delle istituzioni preposti per legge alla gestione dell'emergenza. Appare, altresì, necessario indagare sulle cause che hanno prodotto il blackout nell'erogazione di energia elettrica e idrica, oltre che sullo stato della manutenzione della rete elettrica e idrica nazionale nel periodo antecedente all'evento meteorologico, al fine valutare la sussistenza di eventuali irregolarità od omissioni che, ove riscontrate, potrebbero essere stata la causa dell'interruzione nell'erogazione dei servizi o, comunque, del ritardato loro ripristino.
Al fine di valutare se le attività di primo soccorso siano state condotte, pur nella logica emergenziale, conformemente alle prescrizioni di legge e in modo adeguato e ottimale per la tutela e l'assistenza della popolazione locale e dei territori, si propone di istituire, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta con il compito di svolgere indagini atte a fare luce sui livelli di prevenzione e di allerta e sulle comunicazioni intrattenute tra tutti gli enti coinvolti, nonché sulla correttezza e regolarità della procedura eseguita per la predisposizione e l'adozione delle misure necessarie da attivare in casi di allerte pervenute. Ulteriore compito della Commissione sarà inoltre quello di verificare la tempestività delle richieste dei soccorsi e dell'invio di mezzi terrestri e no e di unità cinofile, le responsabilità per l'insufficienza e il ritardato utilizzo dei mezzi, delle attrezzature e delle strumentazioni volti a fronteggiare l'emergenza nonché la consistenza della loro dotazione messa disposizione di enti locali e nazionali e di tutti i Corpi di polizia civili e militari e i Corpi di soccorso.