Doc. XXII, n. 73
RELAZIONE
Onorevoli Colleghi ! — La crisi economica iniziata nel 2008, che perdura in Italia e in Europa con una lunga stagnazione del lavoro e dei redditi, ha definitivamente rovesciato una delle profonde convinzioni della cultura novecentesca: il continuo miglioramento delle condizioni di vita delle future generazioni rispetto a quelle che le hanno precedute. I giovani, la componente fondamentale per il presente e per il futuro del nostro Paese, così bisognoso di forze fresche, di innovazione e di competenze, sono stati e continuano ad essere ostacolati da barriere di ogni tipo. Dapprima nell'accesso alla formazione, in particolare terziaria: i dati della Fondazione Res ci parlano di un preoccupante calo delle immatricolazioni all'università, in controtendenza rispetto al resto del mondo occidentale. Un disinvestimento nelle risorse umane che si concretizza in 65.000 immatricolazioni in meno negli ultimi dieci anni, pari al 20 per cento del totale. Coloro che, comunque, riescono a proseguire e a concludere gli studi, spesso abbandonano il nostro Paese dopo un periodo di scarso successo o di mancata valorizzazione nel mondo del lavoro italiano. Secondo i dati della Fondazione Migrantes, 40.000 giovani nella fascia di età 18-34 hanno scelto di stabilire la propria residenza all'estero nel 2015.
Nonostante gli sforzi condotti negli ultimi anni per contrastare il fenomeno, Pag. 2mediante gli strumenti nazionali e la realizzazione di strategie straordinarie quali la Garanzia giovani, il tasso di disoccupazione giovanile a dicembre 2016 si attestava ancora su livelli alti (36,4 per cento fra gli under 25), accompagnato da un dato ancora più preoccupante: quello dei giovani non occupati e non in istruzione e formazione, noti con l'acronimo «NEET» che riportano che un giovane su 4 nel nostro Paese né studia, né lavora. Questa realtà incide fortemente sulla possibilità di andare a vivere da soli, un traguardo difficilmente raggiungibile anche per coloro che lavorano a basso reddito o studiano senza alcuna agevolazione o borsa di studio. In tutti questi casi l'indipendenza abitativa non è una scelta. La casa dei genitori diviene così un'inevitabile senso unico: sono in questa condizione 7 milioni di italiani fra i 18 e i 34 anni di età, oltre il 67 per cento di questa generazione, secondo i dati di Eurostat.
Nel frattempo, i giovani maturano aspettative e mentalità completamente diverse da quelle dei loro coetanei della generazione precedente. Sono nati e cresciuti senza il muro di Berlino e con una percezione diversa dell'Unione europea, oltre che con l'abitudine alla multiculturalità e all'etno-diversità. Per i ragazzi italiani il mondo digitale è stato un costante compagno di crescita: essi hanno vissuto i ritmi esponenziali dell'innovazione tecnologica contemporaneamente ai loro progressi formativi e possiedono un'innata capacità di relazionarsi con essa, tanto che alcuni studi li hanno definiti «nativi digitali».
Proprio per questo motivo, però, spesso non sono in grado di controllare quegli stessi strumenti con i quali hanno una familiarità innata: in particolare rispetto alla propria privacy, alla veridicità o alla falsità delle informazioni a disposizione, nonché all'utilizzo lecito o illecito della tecnologia per fini personali. Allo stesso tempo, i giovani rischiano di essere disillusi dalla durata della crisi e della stagnazione economica e le loro aspettative e aspirazioni rischiano una pericolosa involuzione.
Attorno alle macro-tematiche, questioni profonde condizioneranno la loro vita di adulti: l'educazione civica, sessuale, culturale e lo sport. Sono sporadiche le ricerche che ci avvertono di tendenze che il legislatore dovrebbe indirizzare e ancora più difficile è riuscire ad avere una visione d'insieme che permetta strategie di lungo periodo. Più spesso accade che siano eventi drammatici, come la prostituzione minorile auto-promossa o le conseguenze terribili delle situazioni di bullismo e cyber bullismo, ad accendere brevemente i riflettori sulle giovani generazioni, generando proposte settoriali che rischiano di mancare dell'organicità necessaria alla soluzione di problemi complessi.
Per questi motivi si propone di istituire una Commissione permanente di inchiesta sulla condizione dei giovani in Italia e sulle politiche giovanili, con particolare riferimento alla loro efficacia.
All'articolo 1, infatti, il campo dell'inchiesta è simmetricamente diviso in due parti. La prima riguarda l'indagine da effettuare sulla condizione dei giovani rispetto all'occupazione, alla formazione, all'abitazione, alla loro salute, alle loro prospettive e aspirazioni, compresa quella di creare una famiglia, nonché alla loro visione del mondo in generale.
La seconda riguarda ciò che lo Stato attivamente fa (o vorrebbe fare) per risolvere i loro problemi, rispetto a tutti i punti citati.
L'articolo 2 fissa in venti il numero dei deputati componenti la Commissione, nonché in dodici mesi la durata della stessa.
Gli articoli 3 e 4 disciplinano i poteri i limiti e l'obbligo del segreto della Commissione e dei suoi componenti, in base alle prassi parlamentari e alle regole specificamente previste dal Regolamento della Camera dei deputati e dalla Costituzione.
L'articolo 5 disciplina l'organizzazione della Commissione e la dotazione finanziaria della stessa, parte della quale è vincolata a indagini demoscopiche.