Onorevoli Colleghi! - La storia italiana ci ha lasciato una straordinaria eredità di opere d'arte e di beni culturali. Si tratta di gioielli unici e meravigliosi, un patrimonio immenso che altri Paesi non possono vantare ma che l'Italia non sempre è in grado di tutelare e valorizzare come dovrebbe. La dotazione di beni culturali è una delle caratteristiche fondamentali del nostro Paese. Solo per fare un esempio, sono 51 i siti riconosciuti come patrimonio dell'umanità nella World Heritage List dell'UNESCO. Si tratta della maggiore concentrazione al mondo, sia in termini assoluti (l'Italia precede la Cina, con 48 siti, e la Spagna, con 44) sia in termini relativi (l'Italia conta 16,3 siti per 100.000 chilometri quadrati, contro gli 11,4 del Regno Unito e i 10,6 della Germania). Le aree di particolare pregio, sottoposte a vincolo di tutela dal codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, di seguito «codice», coprono poco meno della metà del territorio nazionale (46,9 per cento) e i beni censiti dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo superano, considerando siti archeologici, architettonici e museali, le 100.000 unità. I beni culturali sono presenti ovunque in Italia con una prevalenza di siti archeologici nel Mezzogiorno e di beni architettonici nel centro-nord.
Si tratta di beni pubblici che si stenta a riconoscere e a custodire.
L'articolo 9 della Costituzione recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
Il codice ha fissato i concetti guida relativi alla filosofia e alle attività legate al patrimonio culturale italiano.
Il concetto di tutela contiene l'idea di attività diretta a riconoscere, proteggere e conservare un bene del nostro patrimonio culturale affinché possa essere offerto alla conoscenza e al godimento collettivi attraverso alcune fasi ben definite.
Prima di tutto il riconoscimento, tramite il procedimento di verifica o la dichiarazione dell'interesse culturale di un bene, a seconda della sua natura proprietaria, poi la protezione e, infine, la conservazione.
Quest'ultima non è altro che il mantenimento dell'integrità, dell'identità e dell'efficienza funzionale di un bene culturale, in maniera coerente, programmata e coordinata. Si esplica, pertanto, tramite lo studio, inteso come conoscenza approfondita del bene culturale, la prevenzione, vista come limitazione delle situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto, la manutenzione, intesa come intervento finalizzato al controllo delle condizioni del bene culturale per mantenerlo nel tempo, e il restauro, ovvero l'intervento diretto su un bene culturale per recuperarne l'integrità materiale.
Ultima fase, non meno importante delle altre, è la valorizzazione del bene culturale, intesa come ogni attività diretta a migliorare la conoscenza e la conservazione del patrimonio culturale incrementando la fruizione pubblica, così da trasmettere i valori di cui tale patrimonio è portatore. La tutela è di competenza esclusiva dello Stato, che detta le norme ed emana i provvedimenti amministrativi necessari per garantirla; la valorizzazione è svolta in maniera concorrente tra Stato e regione e prevede anche la partecipazione di soggetti privati.
L'Italia è tra i Paesi che spendono di meno per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. La spesa pubblica italiana destinata ai beni culturali ammontava, nel 2011, a 5,77 miliardi di euro, di cui circa un terzo (1,87 miliardi, comprensivi dei trasferimenti alle amministrazioni locali) dello Stato centrale. Questa cifra equivale a 0,37 punti del prodotto interno lordo (PIL), un livello inferiore a quello di Francia e Spagna (la cui spesa vale, rispettivamente, 0,75 e 0,67 punti), ma anche a quello della Germania (0,41) e solo di poco superiore a quello del Regno Unito (0,35).
Sono dati che restituiscono la motivazione del perché, ad esempio, dal 2010 ad oggi a Pompei ci sono stati più di trenta crolli, descritti dai media nazionali e soprattutto stranieri con dovizia di particolari, anche se nessuno, per fortuna, dell'entità di quello della Schola Armatorum, meglio nota come Casa del gladiatore, crollata nel dicembre 2010. Mettere insieme, dunque dati e statistiche relativi alla complessa situazione dei beni culturali italiani, procedere a una ricognizione delle attività che lo Stato predispone per la loro tutela, comprendere le relazioni intercorrenti tra le legittime istanze sindacali dei lavoratori impegnati nel settore e i diritti dei cittadini alla fruizione dei beni, censire gli interventi finanziari pubblici e privati per il sostegno dei beni, nonché procedere al coordinamento di questa massa di informazioni da mettere a disposizione del Parlamento e del Governo per effettuare interventi mirati sembra un'urgenza non più differibile. Per questo, ritenendo che non si possa prescindere da un'analisi profonda sull'efficacia e sull'efficienza degli interventi sui beni culturali italiani, si presenta alla Camera dei deputati, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione e dell'articolo 141 del Regolamento della Camera dei deputati, questa proposta di inchiesta parlamentare sui beni culturali.
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