Onorevoli Colleghi! - Le gravi problematiche legate alle centrali a carbone e a olio combustibile da tempo emerse a livello scientifico internazionale, evidenziate da studiosi di altissimo livello e confermate anche da recenti studi e indagini della magistratura, ormai definiscono in modo incontrovertibile i gravi danni alla salute e alla vita dei cittadini. Sono altresì da considerare gli insostenibili oneri economici dovuti alle spese sanitarie e ai danni ambientali che l'esercizio di queste centrali comporta per la collettività e per il bilancio dello Stato.
Per questi motivi, meglio evidenziati nei punti successivi, riteniamo indifferibile l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle centrali a carbone e sulle centrali a olio combustibile per dare attuazione alla normativa vigente in materia ambientale e sanitaria, relativamente alle attività di monitoraggio e di controllo ambientale e sanitario e per verificarne la compatibilità con il territorio al fine di contribuire anche a scelte e a programmi sulla produzione energetica del Paese migliori anche sotto l'aspetto economico.
In Italia attualmente vi sono tredici centrali a carbone: centrale di Brindisi nord di proprietà della EDIPOWER Spa, che utilizza carbone in due sezioni da 320 mW, centrale di Fiumesanto (Sassari) di proprietà di E.ON ITALIA Spa, che ha due sezioni a carbone da 320 mW, centrale friulana di Monfalcone, di proprietà di A2A Spa composta da quattro sezioni, di cui due alimentate a carbone da 165 e 171 mW e due a olio combustibile da 320 mW, centrale di Torrevaldaliga nord di proprietà di ENEL Spa, composta da tre sezioni da 660 mW riconvertite a carbone, operativa dal 2009, centrale di Vado Ligure di proprietà di Tirreno Power Spa, è suddivisa in tre sezioni di cui due da 330 mW a carbone, centrale di Brescia di proprietà di A2A Spa, composta da una sezione da 70 mW a carbone, centrale di Brindisi sud di proprietà di ENEL Spa, composta da quattro unità ciascuna da 660 mW alimentate a carbone, centrale di Genova di proprietà di ENEL Spa, composta da due unità, una da 295 mW, alimentate a carbone, centrale del Sulcis di proprietà di ENEL Spa, composta da un'unità da 340 mW alimentata a carbone, centrale di Fusina di proprietà di ENEL Spa, composta da quattro unità da 320 mW alimentate a carbone e da ulteriori due unità da 160 mW, centrale di Marghera di proprietà di ENEL Spa, composta da due unità da 70 mW alimentate a carbone, centrale di La Spezia di proprietà di ENEL Spa, composta da un'unità da 600 mW alimentata carbone e centrale di Bastardo di proprietà di ENEL Spa composta da due unità da 75 mW alimentate a carbone.
Nessuno può più negare i gravi danni prodotti dalla combustione del carbone, specialmente nei siti più vicini ai centri abitati o addirittura entro i centri abitati stessi. Per questo motivo riteniamo indispensabile che una Commissione parlamentare di inchiesta valuti e applichi gli strumenti più idonei per avere un quadro complessivo a livello nazionale.
Tra gli esempi più eclatanti non si può non menzionare, anche a seguito delle recenti vicende che l'hanno coinvolta, la centrale di Tirreno Power Spa di Vado Ligure per la quale, nel marzo 2014, è intervenuta l'ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Fiorenza Giorgi, che ha disposto il sequestro dei gruppi a carbone prevedendone lo spegnimento.
Nell'ordinanza di sequestro si legge, tra l'altro, che «Non si può poi dimenticare - ed anzi è l'elemento di maggior rilievo - che il reato contestato prevede, come sua ipotesi sicuramente più grave, l'ingente danno alla salute provocato dal dimostrato aumento dei ricoveri ospedalieri e del numero dei decessi riconducibile direttamente alla presenza della centrale».
Le evidenze scientifiche in tutto il mondo confortano questi risultati e dimostrano un forte impatto sulla salute della produzione di energia elettrica con il carbone. L'inquinamento atmosferico prodotto dalle centrali a carbone colpisce prevalentemente l'apparato respiratorio e il sistema cardiovascolare.
Nel loro articolo del 2007 su Lancet, Marckandaya e Wilkinson stimano che per ogni Terawatt-ora (TEh) di elettricità prodotta con il carbone, in Europa si contano 24,5 decessi, 225 malattie gravi, compresi lo scompenso cardiaco congestizio e la bronchite cronica, e 13.288 malattie minori.
La ricerca ha anche dimostrato che l'esposizione all'inquinamento durante la gravidanza può causare basso peso alla nascita e gli studi che hanno valutato l'associazione fra centrali a carbone e mortalità infantile dimostrano che la mortalità infantile aumenta con l'aumentare dell'impiego di carbone.
Quando si brucia carbone nelle centrali elettriche si producono inquinanti atmosferici, fra cui: particolato, biossido di zolfo, ossidi di azoto, biossido di carbonio (CO2), mercurio, arsenico, cromo, nickel, altri metalli pesanti, gas acidi, idrocarburi policiclici aromatici, nonché uranio e tono radioattivi.
Il carbone contiene importanti quantità di mercurio, tanto che le centrali a carbone sono le principali fonti antropogeniche di emissione di mercurio al mondo, con un contributo superiore al 50 per cento.
Il mercurio emesso dalle centrali a carbone, una volta introdotto dalle donne in gravidanza per via alimentare attraverso il consumo di pesce, può causare problemi di sviluppo nei loro figli, quali ritardo di sviluppo neurologico, sottili alterazioni visive, della memoria e del linguaggio, ritardo mentale, difficoltà di apprendimento e disturbi della funzione motoria e dell'attenzione.
Questi bambini hanno un rischio quattro volte superiore di presentare problemi comportamentali associati alla sindrome da deficit di attenzione e iperreattività (ADHD).
La piaga dei rischi legati al mercurio è estremamente preoccupante e stranamente sottovalutata, poiché si calcola che ogni anno nell'Unione europea nascano 1.800.000 bambini da madri con concentrazioni di mercurio superiori rispetto ai valori di guardia (in Italia, Paese particolarmente colpito, si tratta di 378.315 neonati l'anno).
La combustione del carbone, inoltre, contribuisce pesantemente ai cambiamenti climatici, che possono minacciare la salute umana su scala globale e sono associati ad un'aumentata frequenza di eventi meteorologici estremi.
È ben noto che a Savona e zone limitrofe la centrale di Tirreno Power Spa di Vado è la principale fonte di emissione di alcuni inquinanti.
Una situazione simile si riscontra nella città di Civitavecchia, che fin dagli anni ’60 ha visto nel suo territorio la realizzazione di tre centrali termoelettriche. Nel 2003, con il decreto di valutazione di impatto ambientale, ENEL Spa è stata autorizzata alla riconversione dell'impianto di Torrevaldaliga nord da olio combustibile a carbone.
Da uno studio pubblicato nel febbraio del 2012, la «Valutazione epidemiologica dello stato di salute della popolazione residente nei comuni di Civitavecchia, Allumiere, Tarquinia, Tolfa e Santa Marinella» redatta dal dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio, è stato rilevato che la popolazione residente nel comune di Civitavecchia nel periodo 2006-2010 ha presentato un quadro di mortalità per cause naturali (tutte le cause eccetto i traumatismi) e per tumori maligni in eccesso di circa il 10 per cento rispetto alla popolazione residente nel Lazio nello stesso periodo.
Sono seguite una serie di richieste da parte della popolazione, allarmata per la propria salute, a seguito delle quali, nel maggio 2013, l'azienda sanitaria locale RMF ha deliberato l'istituzione del registro dei tumori. Nonostante ciò con l'autorizzazione integrata ambientale (AIA) del 2013 è stato autorizzato l'aumento delle ore di funzionamento della centrale e della quantità di carbone utilizzabile, ben 900.000 tonnellate in più, per un totale di 4,5 milioni di tonnellate. Un provvedimento che ha implicato il superamento del limite imposto dalla valutazione di impatto ambientale demolendo di fatto le condizioni del giudizio di compatibilità ambientale espresso dalla regione Lazio che permise di ridurre i gruppi dell'impianto, da quattro a tre, nel progetto di riconversione del 2003.
Per non parlare delle enormi problematiche legate all'esercizio della centrale Federico II di Cerano-Brindisi.
Scopo della Commissione parlamentare di inchiesta sarà di verificare se nelle sedi preposte alle autorizzazioni siano stati applicati rigorosamente i parametri disposti dalle normative nazionali ed europee e se le autorità preposte ai controlli e alle verifiche esercitino puntualmente le loro doverose funzioni.
L'importanza e l'urgenza di tali verifiche risultano di assoluta evidenza da quanto emerso nell'ordinanza di sequestro dei gruppi a carbone della centrale di Vado Ligure-Quiliano (Savona), nella quale si legge testualmente: «appare dimostrato che il gestore, in tutti questi anni e fino alla data odierna, ha sempre fatto quello che gli tornava più vantaggioso, il tutto nella neghittosità degli organi pubblici chiamati a svolgere attività di controllo, e che, lungi dal sanzionare le dette inottemperanze, hanno ritardato in modo abnorme l'emissione dei dovuti provvedimenti ed emesso alla fine una AIA estremamente vantaggiosa (...)».
Poiché i danni provocati alla salute dalla combustione del carbone risultano ormai conclamati si dovrà procedere con l'acquisizione immediata di tutta la documentazione medica e scientifica già presente per ogni sito al fine di individuare un modus operandi da estendere a tutte le situazioni similari.
Le analisi devono essere incentrate a verificare l'effettivo costo della produzione di elettricità da carbone rispetto alla produzione di energia da fonti rinnovabili, includendo nei costi del KWh dell'elettricità da carbone anche le esternalità negative, ossia gli impatti ambientali e sanitari causati dalle emissioni climalteranti e inquinanti della combustione del carbone medesimo.
È necessario a questo scopo avvalersi dei risultati degli studi condotti da società scientifiche, enti governativi per la protezione della salute e dell'ambiente e dalle organizzazioni senza fini di lucro per quantificare in termini monetari i danni sanitari e ambientali, definiti «costi esterni», delle principali sorgenti di inquinamento di origine umana.
Questi studi sono stati realizzati appositamente al fine di fornire utili indicazioni sulle possibili conseguenze sanitarie ed economiche di scelte politiche nel settore industriale e dei trasporti.
Tra i vari studi condotti ricordiamo:
ExternE Externalities of Energy methodology 2005 update (Bickel e Friedrich 2005);
lo studio della scuola di salute pubblica dell'università di Harvard: Uncertainty and variability in Health - related damages from coal - fired power plants in the United States (Levy e coll. 2009);
il rapporto del Consiglio nazionale delle ricerche americano (NRC) pubblicato nello stesso anno: The Hidden Costs of Energy: Unpriced Consequences of Energy production;
Full cost accounting for the life cycle of coal (Epstein e coll. 2011), condotto nel 2011 per conto dell'Accademia delle scienze di New York;
il Rapporto tecnico dell'Agenzia europea per l'ambiente (EEA): Revealing the costs of air pollution from industrial facilities in Europe (EEA Technical Report 2011);
il rapporto del 2013 dell’Health and Environment Alliance (HEAL 2013).
Secondo i citati studi, se si contabilizzassero i costi esterni, il prezzo del KWh generato con il carbone raddoppierebbe o triplicherebbe, rendendo pertanto economicamente competitive l'energia eolica e solare, insieme agli investimenti in efficienza e risparmio energetici.
Come evidenziato dal già citato Rapporto tecnico dell'EEA n. 15/2011, le venti industrie europee con il più alto costo economico in campo sanitario e ambientale sono tutte centrali termoelettriche. I costi che ne derivano, esclusi i danni causati da CO2, sono stimati entro un range che varia da 27 a 71 miliardi di euro (ai prezzi del 2005).
Per concludere reputiamo sia giusto necessaria l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta.
Alla luce di tali considerazioni e dei risultati che si raggiungeranno con la Commissione parlamentare di inchiesta, si può ipotizzare una moratoria per le centrali a carbone e a olio combustibile nuove o riconvertite e avviare una politica industriale ed energetica che preveda un'immediata riduzione dell'uso del carbone per la produzione di energia elettrica fino al suo completo abbandono e la riconversione a solare termodinamico delle centrali termoelettriche che oggi utilizzano olio combustibile o carbone, ovvero che si possa definire una roadmap di decarbonizzazione che riguardi tutti i settori: dall'elettrico ai trasporti, dall'industria ai servizi, per perseguire l'obiettivo del «carbonio zero» entro il 2050, fissando obiettivi intermedi almeno decennali (2020, 2030, 2040) e target settoriali.
Infine, si dovrà delineare una nuova strategia energetica nazionale che servirà ad avviare un piano energetico e una politica ambientale volti a favorire un sistema energetico distribuito, fondato sul risparmio energetico, sull'efficienza e sulle fonti rinnovabili, che si ponga l'obiettivo del 100 per cento di energia prodotta da fonti rinnovabili nel 2050. In linea con le conclusioni del Consiglio europeo del 22 maggio 2013, devono essere adottate iniziative legislative finalizzate alla cancellazione dei sussidi ai combustibili fossili, a partire da quelli individuati dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e di quelli finanziati a carico della bolletta elettrica.
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