Doc. XXII, n. 25




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - È a tutti noto come il sinistro occorso al volo IH870 dell'aereo Mc Donnell Douglas DC-9 della compagnia aerea italiana Itavia caduto mentre transitava in prossimità dell'isola di Ustica la sera del 27 giugno 1980 sia una delle vicende più controverse e misteriose della storia repubblicana. Persero la vita nell'incidente ben 81 persone: 77 passeggeri, tra i quali 13 bambini, e 4 membri dell'equipaggio. L'accertamento dei fatti si rivelò subito problematico, non tanto e non solo per l'atipicità del disastro, ma per il sospetto che potesse anche non essere imputabile a una semplice fatalità accidentale. L'esame esterno dei resti delle 38 salme recuperate in mare e i rilievi autoptici effettuati sulle 7 salme meglio conservate evidenziarono la sussistenza di enfisemi da depressurizzazione della cabina, insufficienti tuttavia a determinare la morte delle vittime, attribuita invece nella totalità dei casi al trauma da caduta conseguente agli effetti dell'impatto del velivolo con l'acqua.
Le prime ricostruzioni puntarono sull'ipotesi del cedimento strutturale, ritenuto in qualche modo compatibile con l'apertura di fessure nella fusoliera dell'aereo, ma successivamente il rinvenimento di tracce degli esplosivi trinitroto-luene (TNT) e ciclonite (T4) su alcuni detriti dell'aereo e, soprattutto, le inchieste condotte dalla stampa indussero a ipotizzare un attentato e, più tardi ancora, uno scenario ancora più complesso, connesso allo svolgimento di una vera e propria battaglia aerea a cavallo tra il mare Ionio e il mare Tirreno meridionale, nella quale sarebbero stati coinvolti anche aerei da caccia appartenenti a uno o più Stati esteri. Forse per attentare alla vita del colonnello Muammar Gheddafi, che si riteneva in volo quella stessa sera attraverso il mare Mediterraneo, o magari per abbattere un velivolo militare guidato da un pilota in fuga dal regime libico.
Si decise, quindi, di recuperare dalle profondità marine i resti dell'aereo, che si trovavano a circa 3.700 metri dalla superficie. L'operazione fu realizzata tra il 1987 e il 1991, con l'apporto di una società a lungo sospettata di essere collegata all'intelligence francese, concludendosi con il ripescaggio dell'85 per cento della superficie «bagnata» del relitto, poi ricomposto in un hangar del reparto sperimentale di volo dell'Aeronautica militare a Pratica di Mare, nei pressi di Roma, dove è rimasto fino al 2006, prima di essere trasferito a Bologna come elemento centrale di un Museo della memoria appositamente istituito.
Furono ascoltate anche le registrazioni della scatola nera dell'aereo Itavia, senza tuttavia che fosse possibile pervenire a una verità condivisa, attestata da una sentenza al di sopra di ogni ragionevole dubbio. L'istruttoria si rivelò talmente complessa che al processo di primo grado furono prodotte oltre 2 milioni di pagine di documentazione, convocati circa 4.000 testimoni, disposte 115 perizie, effettuate circa 80 rogatorie internazionali e spesi ben 300 miliardi di lire. Ebbero luogo quasi 300 udienze.
È possibile, naturalmente, che neanche con lo strumento che qui si propone di istituire - una Commissione parlamentare di inchiesta ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione - si riesca a pervenire a una conclusione soddisfacente, ma occorre sottolineare come a distanza di anni siano stati acquisiti ulteriori elementi che potrebbero permettere oggi un'analisi più serena dei fatti, tenendo conto anche della congiuntura storica del tempo, i cui contorni sono oggi più chiari.
Le stesse ragioni suggeriscono di indagare anche sulla strage occorsa alla stazione ferroviaria di Bologna a distanza di soli trentacinque giorni, dal sinistro di Ustica, nella quale perirono 85 persone e altre 200 furono ferite, e sulle eventuali connessioni tra i due eventi, alla luce dello scenario internazionale dell'epoca, in particolare in relazione agli impegni bilaterali assunti dallo Stato nella difesa dell'integrità e dell'indipendenza della Repubblica di Malta, e di quanto si è saputo o è possibile sapere oggi al riguardo. Forte è infatti la sensazione che il nostro Paese si sia trovato, suo malgrado, al centro di complesse trame internazionali, sfuggenti al suo controllo, sulle quali è ormai opportuno cercare di fare chiarezza.
A somiglianza di altre Commissioni parlamentari di inchiesta istituite presso la Camera dei deputati, la Commissione di cui qui si propone l'istituzione è composta da ventuno deputati, nominati dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari. I membri della Commissione eleggono, al loro interno, il Presidente, due vicepresidenti e due segretari. La Commissione opera con i poteri usualmente conferiti a questa categoria di organismi parlamentari, che sono i medesimi dell'autorità giudiziaria, dispone di 40.000 euro di bilancio nel 2014 e di 100.000 euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016 e conclude i suoi lavori entro il 31 dicembre 2016.
Attesa la grande rilevanza politico-sociale connessa alla verità su quanto accadde il 27 giugno 1980 al DC-9 dell'Itavia in volo tra Bologna e Palermo e, trentacinque giorni più tardi, alla stazione ferroviaria di Bologna, si raccomanda la sollecita approvazione della presente proposta di inchiesta parlamentare.


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