Doc. XXII, n. 14




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - Il fenomeno della contraffazione e della pirateria è in continua crescita tanto che il mercato internazionale del falso assume i profili di una vera e propria attività parallela a quella lecita in grado di generare un fatturato di oltre 7 miliardi di euro come rilevato dalle ultime stime del CENSIS. Il comparto agroalimentare nazionale è significativamente danneggiato da tale fenomeno; il nostro Paese è leader europeo per numero di prodotti a denominazione di origine protetta (DOP) e a indicazione geografica protetta (IGP) agroalimentari registrati ( oltre 220) con un valore economico superiore a 9 miliardi di euro che impegnano circa 230.000 micro, piccole e medie imprese con un rilevante indotto in termini occupazionali. Il sistema nazionale della qualità agroalimentare assicura reddito agli imprenditori e agli occupati essendo le produzioni non delocalizzabili, frutto dell'utilizzo di materie prime locali e di abilità artigianali, tramandate nel tempo spesso in contesti tradizionali familiari; di notevole importanza sono gli introiti fiscali a vantaggio dello Stato derivanti dal pagamento di tasse e di imposte di vario genere. Oltre alle DOP e alle IGP dei prodotti agroalimentari in senso stretto, le indicazioni geografiche dei vini valgono altri 9 miliardi di euro, a cui va aggiunto un ulteriore incremento ascrivibile alle indicazioni geografiche degli spiriti. Sul piano sociale la contraffazione agroalimentare comporta una serie di rischi per i consumatori che possono tradursi in danni alla salute, alla sicurezza, oltre al danno economico che certamente l'acquirente subisce nel momento in cui acquista un prodotto contraffatto con la convinzione che si tratti di un bene di marca e di qualità. Pertanto i consumatori sono potenzialmente vittime sia di una frode merceologica che di un reato alla salute pubblica. La contraffazione alimentare può riferirsi all'apposizione di un dato falso sull'alimento o sulla confezione, all'adulterazione degli elementi che normalmente compongono i cibi e all'abusiva riproduzione del diritto di proprietà intellettuale secondo il quale l'alimento è prodotto, illecito questo estremamente diffuso all'estero tanto da determinare lo sviluppo del mercato imitativo dell'«Italian sounding», ovvero dell'uso ingannevole di nomi, denominazioni, immagini, loghi e marchi allo scopo di falsificare l'identità merceologica di un prodotto. Le merci di questo tipo, associando il proprio nome a luoghi italiani sedi di produzioni di qualità, si appropriano della notorietà e del successo internazionali di alcune produzioni italiane di eccellenza come mezzo di affermazione sul mercato: recenti rilevazioni del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali evidenziano che almeno tre prodotti agroalimentari su quattro sono venduti come «made in Italy» ma sono ottenuti da materia prima straniera. È inoltre estremamente preoccupante l'incidenza degli interessi delle associazioni criminali mafiose nelle attività economiche del comparto agricolo, anche per la rilevanza del riciclaggio dei proventi delle attività criminali più note, che viene effettuato penetrando nel tessuto imprenditoriale sano attraverso l'assunzione di posizioni chiave nei mercati al fine di influenzarne e distorcerne le dinamiche a danno delle imprese che operano nella legalità e dei consumatori. La legge 3 febbraio 2011, n. 4, recante «Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari», che introduce l'obbligo di indicare nell'etichetta dei prodotti alimentari trasformati anche il «luogo di coltivazione e allevamento della materia prima agricola prevalentemente utilizzata nella preparazione o nella produzione dei prodotti», contribuisce certamente a restringere il campo delle attività che, pur essendo di per sé lecite, possono attrarre più facilmente altri interessi criminali; risulta pertanto assolutamente urgente disporre l'immediata applicazione dell'articolo 4 della citata legge relativo all'etichettatura di origine che, come noto, è ormai da tempo sospesa per rilievi effettuati dalla Commissione europea. Le cosiddette «agromafie» danneggiano in particolare le imprese agricole, già anelli deboli della filiera, considerato che tra le prime conseguenze di un mercato viziato da pratiche estorsive emergono senza dubbio il crollo dei prezzi pagati all'origine ai produttori (crollo che in molti casi è tale da impedire la copertura dei costi di produzione) e il ricarico anomalo ed eccessivo dei prezzi al consumo.
La vendita di prodotti contraffatti via internet sta raggiungendo inoltre proporzioni di giorno in giorno più allarmanti; il fenomeno non è pregiudizievole solo per i titolari dei diritti di proprietà industriale violati, ma può avere conseguenze gravi anche per i consumatori, in quanto tali prodotti possono mettere in pericolo la sicurezza e la salute dei cittadini. I prodotti contraffatti o quelli venduti fuori dai circuiti regolamentati, infatti, sono spesso pericolosi o realizzati in modo non conforme alle prescrizioni sulla sicurezza dei prodotti. Il problema della contraffazione via internet chiama in causa il ruolo degli internet Service provider e più in generale dei fornitori di servizi via web.
Nel corso della XVI legislatura è stata istituita una Commissione di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale; l'attività di indagine svolta ha evidenziato una serie di criticità relative al sistema anticontraffazione, sia con riferimento all'assetto normativo, che all'azione coordinata degli apparati istituzionali, fino a quello dei controlli, evidenziando come la dimensione internazionale del fenomeno sia fattore che nel momento stesso in cui offre preziose opportunità impone anche limitazioni oggettive alle azioni di contrasto dirette, l'efficacia delle quali non può prescindere da una fattiva collaborazione tra Stati.
La presente proposta di inchiesta parlamentare istituisce una Commissione di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria la cui attività è circoscritta al comparto agroalimentare, in considerazione della specificità del contesto normativo e organizzativo di riferimento. La Commissione, facendo tesoro dei dati acquisiti in tale settore dalla precedente esperienza parlamentare di inchiesta, focalizzerà la propria attività sulla disamina delle maggiori criticità con riferimento soprattutto alle eventuali falle nel sistema dei controlli e della corretta applicazione della normativa anticontraffazione. L'attività della Commissione è volta in particolare a:
a) verificare l'entità e l'efficacia delle azioni di contrasto previste dall'ordinamento, le eventuali inefficienze e sottovalutazioni da parte delle istituzioni e le eventuali responsabilità degli enti preposti;
b) accertare eventuali criticità nell'applicazione della normativa anticontraffazione a livello sia nazionale che europeo;
c) individuare strategie mirate alla tutela dei prodotti agroalimentari «made in Italy» con riferimento alla lotta alla contraffazione via internet anche alla luce delle future assegnazioni a soggetti privati, non utilizzatori riconosciuti di denominazioni o di domini di primo livello generico al fine di garantire il giusto equilibrio tra gli interessi dei fornitori di connettività, i gestori dei contenuti e i titolari dei diritti;
d) individuare strategie mirate di tutela del «made in Italy» da fenomeni di usurpazione all'estero tramite la pratica del cosiddetto italian sounding al fine di contrastare l'immissione in commercio di prodotti recanti false o ingannevoli indicazioni di provenienza che danneggiano la reputazione dei prodotti di eccellenza italiani;
e) verificare se la legislazione vigente in materia e, in particolare, il Piano strategico nazionale anticontraffazione assicurano adeguati servizi di assistenza e supporto alle imprese, con specifico riferimento alle imprese italiane operanti all'estero anche attraverso il coinvolgimento dell'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane-ICE, proponendo eventuali modifiche qualora tale verifica dia esito negativo;
f) promuovere il rafforzamento della specializzazione dei giudici civili prevedendo il mantenimento della specializzazione dei tribunali per l'impresa e accelerare l'avvio della specializzazione dei giudici penali.

La Commissione, istituita per la durata della XVII legislatura, è composta da dieci deputati nominati dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo parlamentare; per l'espletamento delle sue funzioni la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dal Presidente della Camera dei deputati e può avvalersi delle collaborazioni ritenute necessarie per il migliore svolgimento della sua attività, affidando l'incarico a persone di qualificata e riconosciuta competenza nelle materie di interesse della Commissione. Ai collaboratori esterni non è corrisposta alcuna indennità.


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