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PRESIDENTE. Comunico che la Presidenza della Commissione, su indicazione dell'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, ha scritto in data 24 gennaio 2013 al generale Sergio Siracusa, già direttore del SISDE, per chiedere di avviare la procedura per la desegretazione del resoconto stenografico della sua audizione svoltasi il 19 aprile 2011. Non essendo pervenuta alcuna comunicazione da parte dell'interessato, si propone alla Commissione di desegretare questa audizione. Se non ci sono obiezioni, così resta stabilito.
Comunico che la Presidenza della Commissione, su indicazione dell'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, in data 24 gennaio 2013 ha scritto al generale Adriano Santini, direttore dell'AISE, e al prefetto Giorgio Piccirillo, già direttore dell'AISI, per chiedere di avviare la procedura per la desegretazione del resoconto stenografico delle loro audizioni svoltesi rispettivamente il 21 giugno 2011 e il 12 luglio 2011. Al riguardo si comunica che per entrambe le audizioni è pervenuta una risposta negativa alla richiesta.
Vorrei sentire il parere della Commissione su questo primo punto. Noi chiediamo un parere che però non è vincolante. La desegretazione delle audizioni è di nostra esclusiva competenza, sia pure, ovviamente, cercando di non entrare in conflitto con altre istituzioni dello Stato. Probabilmente molti non ricorderanno che cosa è stato detto in queste audizioni, ma sostanzialmente l'unico dato rilevante è che non hanno detto niente. Chi è stato presente lo sa. Il dato più rilevante per quello che riguarderà la relazione sulle navi e sulla morte del capitano De Grazia è questo.
Ora possiamo decidere di desegretarle, oppure di inserire nella relazione questo dato, prendendo atto che, nonostante nessun contributo significativo sia stato dato, l'AISE (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) e l'AISI (Agenzia informazioni e sicurezza interna) non hanno autorizzato l'utilizzo di queste audizioni.
ALESSANDRO BRATTI. Io sono per desegretare tutto il possibile, altrimenti si potrebbe pensare che in quell'audizione sia stato detto chissà che cosa. Visto che noi sappiamo che così non è - non mi sembra che ci siano state dette cose che metterebbero in pericolo la sicurezza della nazione - io sono per la massima trasparenza.
GENNARO CORONELLA. Anche io sono d'accordo. Sono per la desegretazione di tutti gli atti che si possono desegretare.
PRESIDENTE. I resoconti stenografici possono essere desegretati perché è una decisione di competenza della Commissione. Abbiamo chiesto un parere come atto di cortesia istituzionale, però non è per noi vincolante. Se su questo non ci sono manifestazioni di dissenso, la Commissione decide di desegretare le audizioni con esclusione delle parti non afferenti ai documenti ancora segretati.
(La Commissione approva).
Più complessa è la questione relativa ai documenti trasmessi alla Commissione, perché questi sono nella disponibilità di chi ce li ha forniti e non della Commissione.
Comunico che la Presidenza della Commissione, su indicazione dell'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentati dei gruppi, ha scritto in data 5 febbraio 2013 al generale Adriano Santini, direttore dell'AISE, per chiedere di confermare entro il 18 febbraio 2013 la classificazione «riservato» o «segreto» in ordine ai documenti dell'ex SISDE elencati nel testo che è stato distribuito. In proposito è pervenuta la risposta da parte dell'interessato, con la quale si fornisce un riscontro sostanzialmente negativo alla richiesta, in quanto non toglie il segreto o l'appostazione di riservatezza, però fa comunque presente che la procedura per la desegretarzione richiede alcuni anni, in quanto essa è estremamente complessa e richiede di rivolgersi al Presidente del Consiglio, che in questo momento non c'è.
Faccio presente che un conto sono i documenti riservati e un conto sono i documenti segreti. Inoltre, dalla normativa si ricava che vi è una classificazione articolata per quello che riguarda i documenti. Si dice al comma 1 dell'articolo 42 della legge n. 124 del 2007: «Le classifiche di segretezza sono attribuite per circoscrivere la conoscenza di informazioni, documenti, atti, attività o cose ai soli soggetti che abbiano necessità di accedervi e siano a ciò abilitati in ragione delle proprie funzioni istituzionali».
Il comma 2 recita: «La classifica di segretezza è apposta, e può essere elevata, dall'autorità che forma il documento, l'atto o acquisisce per prima la notizia, ovvero è responsabile della cosa, o acquisisce dall'estero documenti...».
Nel comma 3 c'è la parte che ci interessa: «Le classifiche attribuibili sono: segretissimo, segreto, riservatissimo, riservato. Le classifiche sono attribuite sulla base dei criteri ordinariamente seguiti nelle relazioni internazionali».
Il comma 4 specifica: «Chi appone la classifica di segretezza individua, all'interno di ogni atto o documento, le parti che devono essere classificate e fissa specificamente il grado di classifica corrispondente ad ogni singola parte». Nessuno dei documenti a noi forniti ha la classifica di segretissimo o riservatissimo.
Il comma 5 stabilisce: «La classifica di segretezza è automaticamente declassificata a livello inferiore quando sono trascorsi cinque anni dalla data di apposizione - e quindi la data in cui quel documento è stato acquisito - «decorso un ulteriore periodo di cinque anni, cessa comunque ogni vincolo di classifica».
Secondo il comma 6 «La declassificazione automatica non si applica quando, con provvedimento motivato, i termini di efficacia del vincolo sono prorogati dal soggetto che ha proceduto alla classifica o, nel caso di proroga oltre il termine di quindici anni, dal Presidente del Consiglio dei ministri».
Da quello che mi risulta - ma anche su questo vorrei sentire gli uffici - non appare in nessuno dei documenti una proroga della classificazione dopo cinque anni - per alcuni di questi sono trascorsi quindici anni, in quanto risalgono al 1996 - né appare in nessun modo la proroga oltre quindici anni del Presidente da parte del Consiglio dei ministri.
Ci sono alcune direttive al riguardo, ma le direttive applicative non possono andare contro la legge. La cosa è molto chiara: decorsi cinque anni dal momento in cui è stata apposta la classificazione di «segreto», «segretissimo», «riservato» o «riservatissimo» cessa il vincolo di classifica. Poi ci sono casi in cui la declassificazione automatica non si ha, laddove sia stata
prorogata ovvero dopo quindici anni. Se ho capito bene, decorso un ulteriore periodo di cinque anni, cessa comunque ogni vincolo di classifica. Quindi, nei cinque anni si declassifica via via; dopo i cinque anni cessa ogni vincolo di classifica; dopo i quindici anni, se non c'è stato l'intervento del Presidente del Consiglio, cessa comunque ogni vincolo.
Quindi, i primi sette - otto documenti, cioè quelli sino al 1996, sono fuori dalla classifica. Poi ci sono quelli dal 2010 e vorrei sapere se sono riservati o se sono segreti. Questa è la situazione dal punto di vista normativo sull'utilizzo di questi documenti, di cui alcuni hanno più di quindici anni e altri ne hanno meno di cinque.
ALESSANDRO BRATTI. Questo pacchetto di documentazione a cosa è relativo?
PRESIDENTE. È relativo alle navi.
ALESSANDRO BRATTI. Io ho esaminato la documentazione. A mio parere, al suo interno, non ci sono cose non conosciute. Ci sono articoli dell'Espresso, del settimanale L'Europeo, del Resto del Carlino, del Gazzettino di Mestre e di altri giornali su cui è apposta la dicitura «segreto». Poi c'è qualche documento, che però non mi sembra assolutamente così riservato.
Di conseguenza io propongo, se siamo d'accordo, di tenere lo stesso atteggiamento che abbiamo detto prima: rendiamo pubblico tutto ciò che è possibile rendere pubblico, perché non abbiamo vincoli particolari. I documenti su cui ci sono dei vincoli su cui non si può derogare, non si possono pubblicare. Inviterei, se qualcuno ha un po' di tempo da perdere, a guardare la documentazione per accorgersi di ciò che ci hanno mandato. Magari, in mezzo a centinaia di documenti, c'è anche qualcosa di diverso, ma le fotocopie di giornali su cui è apposta la dicitura «segreto» non hanno senso.
PRESIDENTE. Mi veniva fatto presente che c'è un capitolo che non è stato ancora inserito nella relazione sulle navi, perché è dedicato ai servizi. Personalmente, anche se non sta a me decidere, mi pare che una relazione sulle navi che non specifichi il ruolo che hanno avuto i servizi sarebbe monca.
Ovviamente, è la Commissione che deve decidere. Non vedo quali siano i limiti, se questa è la normativa. Questa legge è dedicata al segreto di Stato.
PAOLO RUSSO. Io ho la sensazione che ci stiamo infilando in un ginepraio che forse non compete nemmeno alle valutazioni di una Commissione d'inchiesta. Se un documento ci è dichiarato segreto da altre autorità, al di là del merito - sicuramente avrà ragione il collega Bratti - io credo che noi non siamo posti nella competenza di desegretarlo.
PRESIDENTE. Parliamo di due cose diverse: ci sono documenti del 2010 che sono coperti dal segreto; c'è poi la norma dell'articolo 42 che ci dice che nei cinque anni via via si scende di graduatoria e che, comunque, dopo cinque anni non c'è più una classificazione e dopo i quindici anni, se non c'è un intervento del Presidente del Consiglio per mantenere il segreto, questo viene meno. Questo è quanto risulta dall'articolo 42. Per cui, sono due decisioni diverse. Una è quella a cui facevi riferimento.
PAOLO RUSSO. Io sarei cauto, presidente. Al di là del merito, mi permetterei di suggerire la cautela.
PRESIDENTE. Deciderà la Commissione. Personalmente, sono d'accordo sulla cautela sui documenti che non sono per legge privati della segretezza, però qui abbiamo dei documenti risalenti agli anni 1992-1996 che rientrano nell'ambito di quei quindici anni.
PAOLO RUSSO. Dell'opinabilità.
PRESIDENTE. Perché sarebbe opinabile? Non sono più segreti. La risposta del generale non tiene conto della legge. Nella
legge - se volete la leggo di nuovo - ci sono queste quattro classifiche e si afferma che la «classifica di segretezza è automaticamente declassificata a livello inferiore quando sono trascorsi cinque anni dalla data di apposizione; decorso un ulteriore periodo di cinque anni cessa comunque». Quindi, dopo dieci anni cessa il vincolo di classifica.
Questo ci dice la legge: durante i primi cinque anni, si scende nella classifica; decorsi altri cinque anni cessa il vincolo di classifica. La legge afferma inoltre che «la declassificazione automatica non si applica quando, con provvedimento motivato, i termini di efficacia del vincolo sono prorogati dal soggetto che ha proceduto alla classifica o, nel caso di proroga oltre i quindici anni, con provvedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri».
Siccome da questi documenti che noi abbiamo non risulta - e sarebbe anche abbastanza singolare, visti i documenti - un provvedimento del Presidente del Consiglio dei ministri che abbia mantenuto la classificazione oltre i quindici anni, se stiamo interpretando la legge in modo esatto, vorrebbe dire che dopo quindici anni, se non c'è un provvedimento ad hoc, il documento è declassificato. Questo è il dato normativo, se lo interpreto bene. Per cui, certamente i documenti del 2012 rientrano nella classificazione: se sono segreti restano segreti, se sono riservati restano riservati, perché non sono passati cinque anni. I documenti fino al 2002 sono declassificati perché sono trascorsi dieci anni. Giusto? Li possiamo esaminare uno per uno.
L'onorevole Bratti afferma che dovremmo utilizzare tutto ciò che non è più segreto. L'onorevole Russo, invece, invita alla prudenza.
ALESSANDRO BRATTI. Ovviamente, io dico di utilizzare i documenti all'interno di un ambito normativo corretto, senza forzature. Se siamo noi l'organismo che può decidere e se la nostra interpretazione della legge è corretta, credo che si debbano utilizzare. Invece, se non dipende da noi e l'interpretazione della legge è un'altra, non possiamo.
PRESIDENTE. Non dipende da noi.
PAOLO RUSSO. Ci sono indispensabili questi atti ai fini della pubblicità? Voglio utilizzare la sua motivazione al contrario: ci sono vicende talmente rilevanti per le quali noi abbiamo la necessità che questi documenti siano desegretati anche ai fini della relazione?
ALESSANDRO BRATTI. Innanzitutto, come ricordava l'onorevole Pecorella, c'è un capitolo relativo ai servizi. Non contiene niente di che, ma credo che, dopo il dibattito che c'è stato in questo Paese negli ultimi vent'anni sull'argomento, sarebbe abbastanza curioso che la Commissione d'inchiesta non vi faccia riferimento.
La cosa che mi preoccupa è che si possa ottenere l'effetto contrario: il fatto di mantenere un alone di segretezza attorno alla vicenda potrebbe indurre a pensare che ci siano chissà quali contenuti e si continuano ad alimentare i dubbi all'esterno. Permarrebbe questo alone di mistero che si crea in continuazione attorno a questi argomenti da quindici anni a questa parte. In definitiva, io credo che se abbiamo le competenze e lo possiamo fare, rendere tutto il più trasparente possibile aiuta.
È una situazione analoga a quella della famosa storia dei 500 milioni dati dal Governo Dini riportata nella relazione. Sono stati dati, non abbiamo capito bene come sono stati spesi, ma il fatto di averlo detto ha messo a tacere tutta una serie di elucubrazioni che arrivavano dall'esterno per le quali sembrava che fossero stati dati soldi per smaltire rifiuti radioattivi (con 500 milioni non si porta neanche una barra).
Io mi sento di proporre di desegretare tutti i documenti che possiamo per legge legittimamente rendere trasparenti, in modo che chi vuole possa esaminarli. Mantenere degli aloni di segretezza attorno alle fotocopie dell'Europeo indurrebbe
a pensare che ci siano chissà quali documenti e che noi siamo reticenti a mostrarli.
PRESIDENTE. Io vorrei far presente che, mentre per quanto riguarda le audizioni noi dovevamo deliberare se desegretare o meno, qui non c'è niente da desegretare, nel senso che o non sono più segreti o riservati, oppure noi non abbiamo nessuna competenza per desegretarli.
PAOLO RUSSO. Presidente, di quando è la norma?
PRESIDENTE. È del 2007. Quindi vale anche per il passato, naturalmente.
PAOLO RUSSO. Quindi, di fatto con questa norma tutti gli archivi dei servizi sono liberi?
PRESIDENTE. Questo vale per i documenti il cui segreto non sia stato prorogato dopo dieci anni da parte della stessa autorità che aveva posto il segreto o dopo quindici anni su provvedimento del Presidente del Consiglio dei ministri.
PAOLO RUSSO. Lei conosce la mia scarsa competenza dal punto di vista della lettura della norma, però ho qualche obiettiva perplessità a ritenere che una norma del 2006 abbia cancellato di fatto tutti i segreti passati.
PRESIDENTE. Vale sicuramente per tutti i documenti esistenti negli archivi, e quindi non solo per il futuro. Su questo non c'è dubbio. Il problema è se la interpretiamo in modo corretto. A me pare di sì. Possiamo distribuire l'articolo 42, in modo che ciascuno possa leggerlo con calma. Intanto, passiamo all'argomento successivo. Torneremo su questo quando ciascuno avrà il testo della legge. Forse anche la prima pagina della legge potrebbe essere utile, in modo che si sappia di cosa parliamo.
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