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Seduta del 17/11/2010


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Audizione dell'ex presidente della regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione dell'ex presidente della regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, che, prevista per lo scorso 10 novembre, non ha potuto avere luogo a causa dell'andamento dei lavori dell'assemblea del Senato.
L'audizione odierna rientra nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sulla regione Calabria, nel corso del quale sono state svolte numerose missioni e audizioni.
Avverto il nostro ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterrà opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta, invitandolo comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta.
Al dottor Chiaravalloti è stato fatto pervenire un appunto, che è in distribuzione, che reca le principali questioni che interessano la Commissione ai fini dell'odierna audizione. Il dottor Chiaravalloti ha poi trasmesso una nota, anch'essa in distribuzione, avente ad oggetto le tematiche in questione.
Desidero subito precisare che questa Commissione non può e non vuole sindacare le scelte amministrative. Accade tuttavia che tali scelte possano favorire attività illecite sul territorio, per cui si rende anche necessario capire a quali finalità obbedisce la scelta amministrativa.
I nostri consulenti hanno preso per oggetto la questione della collocazione dei due termovalorizzatori e la scelta di termovalorizzatori in grado di utilizzare solo il talquale. La collocazione dei termovalorizzatori e il trattamento preventivo del materiale da bruciare hanno comportato il trasporto dei rifiuti sul territorio, quindi un traffico spesso collegato a infiltrazioni mafiose.
I magistrati hanno potuto constatare, ad esempio, che lo sbancamento e il traffico di terra in Lombardia si trova nelle mani della 'ndrangheta.
Il punto centrale ci sembra dunque la collocazione che comporta il trasporto di rifiuti e la scelta del tipo di termovalorizzatore, che comporta a sua volta lo spostamento di rifiuti per il trattamento preventivo. Le chiederemmo dunque di darci dei chiarimenti su questi aspetti.
Cedo quindi la parola al dottor Chiaravalloti.

GIUSEPPE CHIARAVALLOTI, Ex presidente della regione Calabria. Prima di tutto mi sono occupato delle scelte politiche delle grosse questioni, perché gli aspetti tecnici erano tutti demandati al responsabile del progetto e alla Commissione scientifica che vagliava le scelte.


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Per quanto riguarda la localizzazione dei termovalorizzatori, non abbiamo avuto difficoltà per quello di Gioia Tauro, che era già in partenza. Era chiaro che doveva essere realizzato un secondo termovalorizzatore per la Calabria settentrionale.
È stata un'impresa impossibile, perché le popolazioni lo hanno rifiutato in maniera quasi violenta e siamo stati minacciati, rischiando l'aggressione a Castrovillari e a San Marco Argentano. Abbiamo successivamente tentato di individuare varie soluzioni, sempre incontrando la feroce ostilità delle popolazioni locali.
Abbiamo dunque ritenuto opportuno desistere, anche perché venne presentato un progetto che suggeriva di raddoppiare il termovalorizzatore di Gioia Tauro. I nuovi sistemi avrebbero infatti comportato una diminuzione dell'inquinamento prodotto da un solo termovalorizzatore. I tecnici mi assicurarono infatti che in seguito al raddoppio del termovalorizzatore l'inquinamento complessivo sarebbe stato minore di quello causato dal solo termovalorizzatore già in uso, perché sarebbero stati introdotti sistemi di ammodernamento e soluzioni tecniche più avanzate.
Ci eravamo quindi orientati su questa scelta, anche perché si era considerata l'ipotesi di effettuare il trasporto tramite ferrovia dal cosentino a Gioia Tauro. Era sembrato possibile agire in questo modo e del resto lo stop del secondo termovalorizzatore fu obbligato, perché non avevamo individuato un luogo in cui realizzarlo.

PRESIDENTE. Questa struttura aveva comunque un presupposto, ovvero che vi fosse la raccolta differenziata di buon livello, necessaria non potendo bruciare il rifiuto talquale. Vorrei sapere se questa raccolta potesse essere garantita.

GIUSEPPE CHIARAVALLOTI, Ex presidente della regione Calabria. Noi abbiamo mirato a un processo che in prospettiva sembrava virtuoso, perché eravamo arrivati fino al 15 per cento della raccolta differenziata, pur essendo partiti dal 4-5 per cento, e ci si immaginava che in futuro si potesse migliorare.
Nel 2003 chiesi di essere sostituito come commissario per l'emergenza rifiuti, ricevetti la sostituzione dal Governo e non me ne occupai più.

PRESIDENTE. Probabilmente anche su questo risponderà il suo collaboratore, ma vorremmo sapere quale è la ragione che ha determinato la scelta di un forno a letto fluido, che comportava un elevato livello di raccolta differenziata e le strutture per la produzione del CDR.
Vorremmo verificare che non siano state create strutture in grado di favorire una situazione ambientale a vantaggio di infiltrazioni mafiose.

GIUSEPPE CHIARAVALLOTI, Ex presidente della regione Calabria. Io non ho avuto assolutamente sensazioni di questo genere, ma comunque lascio la parola al dottor Giovan Battista Papello per quanto concerne le scelte tecniche.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Grazie. La ragione per la quale sono stati scelti termovalorizzatori a letto fluido e non a griglia nasce nel periodo in cui gli impianti sono stati programmati, che è quello della redazione del piano di smaltimento dei rifiuti del 1999.
A quell'epoca l'ufficio del Presidente Nisticò operava in stretta collaborazione con il Ministero dell'ambiente e il Ministro Ronchi, con la Commissione scientifica nominata dal Ministero dell'ambiente e con la grande attenzione di tutte le associazioni ambientaliste calabresi e nazionali.
Si operava in base alle direttive del decreto Ronchi, per cui la possibilità di bruciare il talquale era completamente esclusa.

ALESSANDRO BRATTI. Non dica così, perché significherebbe che tre quarti delle regioni italiane sono fuori legge.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. In base


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alle direttive del decreto Ronchi, bisognava portare la raccolta differenziata al 35 per cento, produrre CDR...

ALESSANDRO BRATTI. Produrre CDR no, ma arrivare al 35 per cento sì.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Questa scelta fu l'unica accettata a livello di Ministero dell'ambiente e di associazioni ambientaliste.
Nella regione avevamo trovato quattrocento discariche abusive e fuori norma, che dopo un anno avevamo ripulito sostituendole con una quindicina di discariche controllate, realizzate e messe a norma in quell'anno, riportando tutto il sistema di gestione dei rifiuti in mano pubblica ed eliminando quanto si celava dietro quattrocento discariche abusive in Calabria.
Riportato il sistema sotto la regia pubblica, abbiamo concordato con la regione, con il Ministero e con il territorio, che in quel caso era espresso dalle associazioni ambientaliste, la realizzazione di un piano tecnologico di smaltimento dei rifiuti, considerato l'unica via per sottrarre la gestione dei rifiuti alla malavita organizzata.
Poiché la principale obiezione sollevata era che realizzando i termovalorizzatori non sarebbe stata fatta la raccolta differenziata perché sarebbe stato più comodo bruciare il talquale, alla fine si trovò un compromesso sui termovalorizzatori a letto fluido, che non possono bruciare il talquale.
Oggi questa scelta sarebbe diversa, ma nel 1999 altro era il clima, altra la sensibilità sul problema e altra la situazione.
Nel 2003 fu avviato con molta fatica un piano per il potenziamento della raccolta differenziata anche con investimenti importanti, che nel giro di due anni ci consentirono, partendo da zero, di arrivare al 14,8 per cento nel 2004-2005. Era necessario proseguire su questa strada per arrivare al 35 per cento previsto dal piano.
Anche se non sono un tecnologo, dal punto di vista della gestione degli impianti noi avevamo previsto a monte dei termovalorizzatori una linea di essiccamento, che consentisse di bruciare anche la frazione organica stabilizzata (FOS).
Nell'ipotesi in cui la raccolta differenziata non arrivasse al 35 per cento e quindi la composizione del CDR fosse troppo umida per avere il potere calorifico necessario per far funzionare il forno, l'intervento della funzione di essiccamento a monte avrebbe consentito di garantire al CDR o alla FOS il potere calorifico necessario e quindi di bruciare anche la FOS. Una minore percentuale di raccolta differenziata non avrebbe di per sé reso impossibile l'utilizzo del termovalorizzatore.
Nel 2005 siamo usciti, quindi abbiamo difficoltà a sapere cosa sia successo dopo. Si tratta certo di un sistema molto complesso, che richiede una regia molto presente, pressante e attenta.
Fu operata anche la scelta di affidare la gestione degli impianti di selezione e produzione di CDR allo stesso gestore del termovalorizzatore, per evitare che un soggetto producesse CDR e un altro magari lo contestasse.
Furono bandite quattro gare perché i termovalorizzatori dovevano essere due, adottando però la filosofia secondo cui chi produceva CDR avrebbe dovuto bruciarlo, ad eccezione degli impianti di Catanzaro Lido e di Lamezia Terme, che erano quasi finiti e quindi furono messi in funzione molto prima degli altri.

ALESSANDRO BRATTI. Vorrei sapere se la stazione appaltante delle gare era l'ufficio del Commissario per l'emergenza rifiuti.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Sì, la stazione appaltante eravamo noi come ufficio del Commissario, e il progetto preliminare fu redatto dallo stesso ufficio, quindi furono messi a base d'asta due sistemi a letto fluido.

ALESSANDRO BRATTI. Lei ha evidenziato un aspetto interessante, ovvero come il


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sofisticato modello che avete scelto, che purtroppo come in Campania si è rivelata una scelta disastrosa, vi sarebbe forse stato imposto dal Ministero dell'ambiente.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. È stato concordato con il Ministero dell'ambiente e con la Commissione scientifica nominata dal Ministero.

ALESSANDRO BRATTI. Ne ricorda la composizione?

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Sì, certamente. Il Presidente era all'epoca l'onorevole Reale nominato dal Ministro dell'ambiente. C'era poi una composizione mista, altri tre esperti nominati dal Ministero dell'ambiente e un altro nominato dalla Regione.

ALESSANDRO BRATTI. Potete fornirci i nominativi dei componenti?

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Sì, nel giro di una giornata si possono avere tutti i dati. Questa Commissione composta da tecnologi ci assisteva nelle scelte tecnologiche.

ALESSANDRO BRATTI. Volevo anche chiederle se gli impianti di trattamento meccanico e biologico di Siderno e Crotone abbiano funzionato, perché abbiamo visto che ancora non producono quella quantità di combustibile adeguato per l'inceneritore e, nonostante l'emergenza, una parte dei rifiuti proviene da fuori.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Premesso che ho lasciato questo incarico nel 2005, è paradossale bruciare rifiuti provenienti da fuori.
Finché seguivo queste cose come responsabile della gestione e del controllo sugli impianti, questo non succedeva. Essendo prevista una sezione di essiccamento della FOS ed essendo realizzato il dimensionamento degli impianti al netto di un 35 per cento di raccolta differenziata, quindi riferito al 65 per cento del volume stimato dei rifiuti nei quindici anni di concessione e con la possibilità di bruciare comunque la FOS, il volume del potenziale combustibile era molto maggiore della potenzialità della singola linea di termovalorizzazione e della potenzialità di due linee.

DANIELA MAZZUCONI. È però di tutta evidenza che il termovalorizzatore di Gioia Tauro era sottoutilizzato. Quando siamo andati a visitare l'impianto di Lamezia Terme c'era ancora il problema che la pezzatura di CDR prodotta non entrava nella bocca del forno. Una parte dei rifiuti andava quindi in discarica e il forno era sottoutilizzato rispetto ai rifiuti della Calabria e della zona che doveva servire.
La domanda formulata dal mio capogruppo sorgeva quindi dalla presenza di un impianto che funziona a ranghi ridotti.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Premesso che quando ho lasciato l'ufficio il forno stava terminando il periodo di prova, quindi non era iniziato il funzionamento a regime su cui non ho dati, l'esempio dell'impianto di Lamezia Terme affidato a un soggetto diverso dal gestore del forno, con un problema di pezzatura del CDR prodotto non compatibile con il forno conferma la validità della scelta di affidare a un unico soggetto le due fasi di gestione.
Ribadisco però che si tratta di un problema di vigilanza. Quando emerse questo problema, come responsabile della Commissione vigilanza feci un ordine di servizio proponendo all'ufficio delle penali, perché il gestore di Lamezia nelle specifiche tecniche aveva il vincolo di produrre CDR con una determinata pezzatura.


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Adesso esiste un contenzioso con Termomeccanica, ma prima di andarmene come responsabile del procedimento avevo stilato una proposta di penali con il direttore dei lavori di quasi 50 milioni di euro per gli impianti di gestione.
Questo è un sistema complesso, difficile da gestire in ogni caso, che richiede da parte dell'amministrazione una vigilanza molto attenta e qualificata. Purtroppo, come evidenziato dal Presidente, non siamo usciti a realizzare il secondo forno in provincia di Cosenza, perché prima in seguito alla disponibilità del sindaco di San Marco Argentano è scoppiata la rivolta, in seguito il Consiglio comunale di Altilia aveva deliberato di farlo, ma il progetto presentato al Ministero è stato bocciato, e infine anche a Celara, dove il Consiglio comunale aveva deliberato all'unanimità di realizzare il termovalorizzatore in una certa area, quando la notizia è stata diffusa ha deliberato all'unanimità la revoca di tale delibera.
Si tratta di una situazione veramente assurda, in cui a Castrovillari abbiamo rischiato di essere aggrediti perché avevamo programmato un impianto di selezione per il comprensorio a fianco di una discarica abusiva che stavamo bonificando.
Si era creato uno stato di tensione specialmente in provincia di Cosenza. Il Comune di Lamezia sarebbe stata la situazione migliore dal punto di vista della baricentricità, ma non aveva alcuna intenzione di ospitarlo. A quel punto siamo stati costretti a dirottare la scelta sul raddoppio della linea di Gioia Tauro, con la possibilità di aggiungere la quarta sezione di abbattimento fumi, che riduceva addirittura la quantità di NO2 prodotto anche rispetto al primo forno.

ALESSANDRO BRATTI. Il primo non aveva...

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. No.

PRESIDENTE. Avete chiuso quattrocento discariche, ma vorrei sapere se siano state fatte anche bonifiche e in caso affermativo come sia stato dato l'appalto.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. A quanto ricordo il problema delle bonifiche era fondamentalmente un problema di disponibilità economica, perché, a differenza del sistema dei rifiuti dove credevamo di recuperare l'investimento dalla tariffa, nelle bonifiche questa disponibilità non c'era.
Venne realizzata la bonifica della vecchia discarica di Sambatello nel Comune di Reggio che doveva essere a servizio dell'impianto ma era già piena di rifiuti solidi urbani. Lì nel 1999 o nel 2000 fu selezionato un sistema sperimentale, che senza smuovere i rifiuti e senza l'utilizzo di materiali chimici, dal punto di vista organico, doveva portare all'inertizzazione del materiale e i risultati sembravano anche abbastanza confortanti.
Sto citando a memoria un intervento di dieci anni fa, ma spero di farvi avere i dati. Molto impegnato su questo era il sub commissario Italo Reale.
In seguito fu programmata la bonifica del sito di Pertusola, che fu avviata in danno della Pertusola sud, quindi dell'ENI, per cui fu bandita una gara europea.

PRESIDENTE. Ad oggi però non è stata ancora fatta alcuna bonifica.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Posso come sempre arrivare fino al 2005.

DANIELA MAZZUCONI. Vorrei sapere se queste discariche abusive a cui lei faceva riferimento siano quelle comunemente intese per discariche abusive o quelle discariche che i singoli Comuni utilizzavano, prive dei requisiti di regolarità, ma di fatto discariche pubbliche a tutti gli effetti utilizzate dai Comuni.
Abbiamo capito che in Calabria esistono due tipi di discariche abusive: quelle in cui la gente butta senza alcuna regola


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e quelle utilizzate dai sindaci che pure avrebbero dovuto smaltire i rifiuti dei cittadini, che sono comunque abusive.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Parliamo degli ex articolo 13, ovvero quelle provvisoriamente autorizzate dai Comuni per pochi mesi e poi utilizzate per molti anni, ovviamente tutte prive dei requisiti minimi di natura sanitaria.

DANIELA MAZZUCONI. Questo significa che il costo delle bonifiche sarebbe attualmente in carico agli enti locali, non al privato, perché si tratta di gestioni fatte da soggetti pubblici.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Questo era probabilmente uno degli altri problemi, perché avremmo dovuto mettere la bonifica dei siti in carico ai Comuni, molti dei quali erano già in dissesto o comunque in seria difficoltà.
In un'ottica di ragionevolezza abbiamo cercato di concentrarci prima sulla realizzazione di un sistema che consentisse lo smaltimento dei rifiuti, per evitare la creazione di altri siti abusivi. Abbiamo lasciato quando a Pertusola era stata aggiudicata la gara europea e avevamo appena consegnato i lavori.

PRESIDENTE. Vorrei porle solo una domanda che si collega a un aspetto dell'indagine che vogliamo approfondire. Vorrei sapere se abbiate avuto modo di verificare l'eventuale presenza di discariche abusive in Aspromonte.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. No, non abbiamo mai avuto modo di verificare la presenza di discariche abusive in Aspromonte.

PRESIDENTE. Abbiamo dati relativi all'ipotetico utilizzo di discariche abusive da parte della 'ndrangheta nella zona dell'Aspromonte in collegamento al problema delle navi affondate.

GIUSEPPE CHIARAVALLOTI, Ex presidente della regione Calabria. Nel 2000 avevamo avuto due contatti con questa Commissione, che aveva approvato il nostro modo di agire senza sollevare obiezioni di sorta.

PRESIDENTE. Le Commissioni però cambiano.

GIUSEPPE CHIARAVALLOTI, Ex presidente della regione Calabria. Era la Commissione Russo.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Russo ne era presidente. In occasione di un convegno la Commissione era venuta a Reggio e non aveva espresso rilievi.

PRESIDENTE. Noi ci siamo resi conto che tutti gli spostamenti dei rifiuti interessano molto la criminalità organizzata, quindi è necessario capire se essa si sia inserita in questi vari spostamenti.

GIUSEPPE CHIARAVALLOTI, Ex presidente della regione Calabria. Personalmente, non ho mai avuto sensazioni di questo genere ed eravamo stati attenti ad evitare infiltrazioni di criminalità anche scegliendo di celebrare le gare di appalto presso le prefetture.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Vorrei comunicare una notizia riservata.

PRESIDENTE. Dispongo la disattivazione dell'impianto audio video.

(I lavori proseguono in seduta segreta).

PRESIDENTE. Dispongo la riattivazione dell'impianto audio video.


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ALESSANDRO BRATTI. Vorrei conoscere la vostra opinione in merito ai criteri con cui sono state costruite queste società miste, alle gare e alle modalità con cui si è scelto il partner privato, a parte talune infiltrazioni nella parte privata di persone chiacchierate.

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. La filosofia era quella di aprire a privati che partecipassero all'investimento. Avevamo infatti investito 25 miliardi di vecchie lire, che mandammo a capitale della società recuperando anche l'IVA dell'investimento. I partner privati dovevano acquisire l'altro 50 per cento del capitale e quindi investire altri 25 miliardi.

DANIELA MAZZUCONI. Vorrei sapere se questi 25 miliardi fossero finanziamenti regionali, statali...

GIOVAN BATTISTA PAPELLO, Ex responsabile del procedimento per l'emergenza rifiuti nella regione Calabria. Erano in parte finanziamenti comunitari concessi alla Regione Calabria sul POR per la raccolta differenziata, in parte fondi destinati al commissario: i primi 50 miliardi della prima ordinanza n.2696 del 1997.
Fu fatta una gara pubblica secondo i principi della normativa comunitaria per la scelta di società miste, fu nominata una Commissione secondo i principi della normativa.

PRESIDENTE. Vi ringrazio e sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle 14.40, riprende alle 15.25).

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