Onorevoli Colleghi! - Negli ultimi anni le cronache dei maggiori quotidiani italiani hanno dato ampio spazio a una serie di episodi di malaffare e di truffe perpetrati da imprenditori senza scrupoli (se non addirittura da enti locali e regionali!), che hanno attinto a piene mani dalle risorse messe a disposizione dall'Unione europea e dai Governi nazionali che si sono succeduti per la realizzazione di programmi di sviluppo e coesione nelle aree del Paese meno avanzate. Queste risorse avrebbero dovuto creare nel sud d'Italia sviluppo e occupazione per i giovani, mentre nella realtà hanno prodotto il nulla, se non truffe milionarie, con progetti di investimento e di sviluppo esistenti soltanto sulla carta, mentre i fondi stanziati dalle varie leggi di intervento nazionali e i fondi europei sono stati direttamente indirizzati su conti correnti privati o investiti in panfili, in auto d'epoca, in quadri e in gioielli da parte di questi truffatori, qualcuno dei quali ha scelto di sparire nel nulla con quanto illecitamente guadagnato. Il 2005 è stato l'anno d'oro: le frodi hanno fatto registrare un incasso pari a 341 milioni di euro (più di quanto era mai stato registrato in precedenza), di cui 240 milioni di euro realmente incassati dai truffatori e 100 milioni di euro bloccati in extremis dalla Guardia di finanza, che ha scoperto come alcuni gruppi organizzati, come «clan», si muovano alla ricerca di sovvenzioni nelle regioni rientranti negli obiettivi comunitari «Convergenza» e «Competitività regionale e occupazione», quelle, cioè, con un reddito pro-capite inferiore alla media europea e che godono di particolari benefìci fiscali.
Il Mezzogiorno, dunque, si configura come terra di saccheggio per improvvisati imprenditori locali e, molto spesso, per società del nord specializzate nell'inseguire fondi e promettere posti di lavoro. Nonostante i tentativi per fronteggiare le truffe, la lunghezza delle indagini e la complessività delle stesse hanno prodotto risultati sicuramente inferiori rispetto a quello che sarebbe necessario in relazione alla dimensione del fenomeno. Infatti, se si considera la somma dei fondi stanziati dalle diverse leggi finanziarie e dei fondi strutturali europei si nota come tali regioni siano state oggetto di finanziamenti per cifre considerevoli che però non hanno sortito alcun effetto positivo. In termini di occupazione e investimenti produttivi. Solo per quanto concerne i fondi strutturali europei, nel 2007, i casi di truffa accertati in Italia sono stati pari a quasi 220 milioni di euro, mentre i finanziamenti indebitamente richiesti a Bruxelles e, fortunatamente, bloccati prima di essere indebitamente percepiti da soggetti non compensati, sono pari a 42 milioni di euro. Sempre nel 2007 il Comando carabinieri politiche agricole (competente per i fondi europei all'agricoltura) ha accertato truffe pari a 32 milioni di euro. A questi si sommano altri 20 milioni di euro di tentate truffe. In tutto, tra i soldi percepiti e quelli provvidenzialmente bloccati in tempo, la cifra sale a oltre 313 milioni di euro.
Con la presente proposta di inchiesta parlamentare si intende centrare un duplice obiettivo: il primo è quello di cercare di eliminare questo fenomeno, che costituisce il vero ostacolo per affrancare le regioni meridionali da una situazione di disagio e di arretratezza economico-sociali, assicurando alla giustizia i responsabili delle frodi, da qualunque parte d'Italia essi provengono, e l'altro obiettivo è quello di costituire l'occasione per ripensare il sistema degli incentivi per lo sviluppo delle zone meno avanzate del Paese, cercando di eliminare quelle criticità che hanno fatto la fortuna di numerosi truffatori e lasciato la regioni del sud in situazioni di arretratezza.
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