Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 735 del 23/1/2006
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(Esame dell'articolo unico - A.C. 5982 )

PRESIDENTE. Passiamo dunque all'esame dell'articolo unico della proposta di legge e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 5982 sezione 4).
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 5982 sezione 3).
Informo l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principi o riassuntive, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo, ferma restando l'applicazione dell'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare.
A tal fine il gruppo di Rifondazione comunista è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, il provvedimento in esame si può facilmente ascrivere nel novero di quelli qualificanti una determinata civiltà giuridica; abbiamo sentito numerosi interventi che hanno chiarito come la portata di queste disposizioni vada ben oltre il principio contenuto nella norma sulla legittima difesa e configuri, sostanzialmente, l'introduzione, nel nostro ordinamento, dell'istituto nella difesa privata. Cosa ciò significhi con riferimento ai principi generali del nostro ordinamento, è facile capire; ed è facile, altresì, comprendere le regioni per le quali, non in maniera pretestuosa - come pure si è detto - ma in maniera convinta sono state presentate le questioni incidentali, la «pregiudiziale» per motivi di costituzionalità e la «sospensiva». Infatti, la proposta di legge è di quelle che, per l'appunto, va molto al di là del significato della norma che intende proporre.
Ho sentito gli interventi dei colleghi Pisapia, Siniscalchi e Mantini su questa disposizione; onorevoli colleghi, guardate che la disposizione in esame chiaramente non ha niente a che fare con la modifica strettamente riferita al codice penale perché, su tale punto, esistono altre proposte molto più organiche che perseguono finalità molto più condivisibili.
La disposizione, invece, ha suscitato una reazione molto forte - già lo ha ricordato Pisapia nel suo intervento - da parte del mondo del diritto e dei professori universitari; nei giorni scorsi, mentre valutavo questa proposta, ho riletto con attenzione questa presa di posizione che non è così frequente da parte dei giuristi di gran parte delle università italiane. Il documento che è stato già citato - e sul quale vorrei tornare perché ha un valore di principio molto importante -, reca le firme di alcuni maestri del diritto; non posso ricordarli tutti, ma voglio citarne solo uno, Ferrando Mantovani, il quale non è certamente uno dei giuristi che si possono ascrivere ad un orientamento o all'altro, ad uno schieramento o all'altro, e che rappresenta, invece, certamente le posizioni della dottrina giuridica. Naturalmente, sono tanti altri i nomi che si potrebbero ricordare: sono, infatti, decine e decine quelli che hanno sottoscritto l'appello di tutte, o almeno della maggior parte delle università italiane.
Quali sono dunque gli elementi che incidono più gravemente sul nostro sistema ordinamentale e sul nostro sistema costituzionale? Da un lato, vedete, c'è il principio di ragionevolezza. Questo sistema di difesa, basato su una presunzione di proporzionalità tra offesa e difesa con il solo elemento qualificante fornito dall'ipotesi di cui all'articolo 614, primo e secondo comma - vale a dire, dal luogo del domicilio -, configura una palese disparità rispetto a situazioni analoghe. Abbiamo sentito ricordare in questa Assemblea casi che naturalmente la cronaca offre ed ha offerto, relativi alle aggressioni nel domicilio privato; ma considerate che la nozione di domicilio va molto al di là di quanto comunemente si intende: non è soltanto la rappresentazione contenuta nel film Arancia meccanica, ovvero quella nozione


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che è sottostante alle notizie di cronaca portate poi anche all'attenzione della cinematografia.
Il problema è che il domicilio è una nozione che coinvolge, o può coinvolgere, delle liti tra vicini. Pensate: ogni domicilio cessa laddove inizia un'altra situazione dello stesso genere.
Attribuire questo potere di difesa ed autodifesa e stabilire tale presunzione di equiparazione tra l'azione e la relazione significa, pertanto, consegnare all'autotutela privata la soluzione di una infinità di questioni che, invece, possono avere una dimensione estremamente ridotta e circoscritta.
Infatti, come è stato già affermato in questa sede, si può facilmente attirare qualcuno, con motivi del tutto banali, all'interno del proprio domicilio, per poi passare dall'offesa subita alla reazione. Ciò che viene stabilito in questo modo, quindi, è, sostanzialmente, una sorta di legittimazione generalizzata della difesa privata rispetto alla funzione giurisdizionale.
Con la norma in esame, infatti, si crea una profonda disuguaglianza tra i cittadini soltanto in virtù di un semplice fatto topografico, che dovrebbe concorrere al giudizio insieme ad altri elementi. Si ritorna, così, ad una logica in cui le Forze dell'ordine ed i giudici sono praticamente esclusi dalla valutazione di un fatto di rilevanza penale.
Non si tratta, onorevoli colleghi, di una questione concernente soltanto i casi che avete citato e che possono suscitare qualche emozione, poiché la normativa in esame rimette in discussione, sotto ogni profilo, sia il principio di uguaglianza, sia la funzione giurisdizionale. Infatti, viene posto un limite gravissimo all'esercizio della funzione giurisdizionale, poiché si viene a determinare l'impossibilità, per il giudice, di valutare la proporzione tra azione e reazione.
Il giudice, ma prima ancora il processo, in questo modo sono letteralmente tolti di mezzo, perché si elimina la possibilità di svolgere qualsiasi indagine. Il cittadino si fa giustizia da sé - questo è il principio che passa, con la disposizione recata dal provvedimento in esame! -, e non consente neanche alla magistratura inquirente, nonché alle Forze dell'ordine, di indagare sui fatti relativi.
Quindi, vorrei dire ai colleghi della maggioranza: fermatevi, se siete ancora in tempo a farlo! In questo caso, infatti, state modificando non soltanto l'articolo 52 del codice penale, ma anche alcuni principi generali del nostro ordinamento giuridico.
Il provvedimento in esame rappresenta l'implicita affermazione per cui in casa propria, o nella propria bottega, tutto è possibile. Si tratta di un principio dirompente sotto il punto di vista politico-criminale, poiché ciò vuol dire, sostanzialmente, innescare un processo pericolosissimo. Le persone, infatti, saranno portate ad armarsi privatamente: ma pensate che anche la delinquenza non sappia tutto ciò, e non reagisca in misura più che proporzionale, visto che avrà a disposizione strumenti molto maggiori? Ciò significherà scatenare, nella vita privata dei cittadini, una corsa al riarmo, all'autodifesa ed al giudizio privato.
In questo modo, voi legittimate, sostanzialmente, le forme più gravi di violenza nella nostra società, e questo è pericoloso. Lo sostengono non una forza politica o un magistrato, onorevoli colleghi, ma i professori dell'università italiana, i quali, tutti insieme (senza distinzione di schieramento) hanno sottoscritto un documento in tal senso. Quindi, forse siete ancora in tempo, e mi auguro, lo ripeto, che vi possiate fermare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario su tutte le proposte emendative presentate.

PRESIDENTE. Il Governo?

JOLE SANTELLI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il


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parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Fanfani 1.5, Sgobio 1.28 e Siniscalchi 1.29.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Finocchiaro. Ne ha facoltà.

ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, il collega Zaccaria ha già illustrato i termini della questione. Tuttavia, raccogliendo l'invito che un collega del gruppo della Lega Nord ha lanciato poc'anzi, interverrò come se parlassi in televisione, vale a dire come se disponessi di un'ampia diffusione mediatica.
Signor Presidente, non credo che abbiamo nulla di cui vergognarci, nel momento in cui sosteniamo che questo provvedimento non deve essere introdotto nel nostro ordinamento. Sosteniamo altresì che questa proposta di legge è mistificatoria, per non dire di peggio, e che si fonda su due presunzioni che sono entrambe assolutamente false: la prima affermazione, più volte ripetuta dei colleghi della Lega in Commissione ed in aula, è che, approvando questa norma, si sottrarrebbero le parti offese, che si sono ribellate, ad un atto violento perpetrato nei loro confronti e nei confronti dei loro beni, si farebbe in modo che il giudice non debba più entrare nella delicata valutazione che riguarda la proporzionalità tra l'accusa e la difesa. Promettono, cioè, i colleghi della Lega - ed i colleghi della maggioranza, assieme a questi ultimi - che approvando tale norma chi abbia reagito contro l'offesa ingiusta non dovrà più andare di fronte ad un giudice e vedere sottoposte a verifica le circostanze nelle quali il fatto si è verificato. Nulla di più falso, attenendosi esattamente al testo del provvedimento! Infatti, in ogni caso, mai si potrà prescindere dall'accertamento di circostanze concrete: dov'è accaduto il fatto? È accaduto in casa? È accaduto nella propria bottega? È accaduto nel territorio circostante, strettamente limitrofo, in quello di servizio alla propria abitazione o alla propria bottega? Se qualcuno è stato ferito - o addirittura, è deceduto - quali sono state le cause della morte o delle lesioni? L'arma è stata detenuta legittimamente? Ed ancora, il corpo del ferito - o il corpo del deceduto - è stato, per caso, trasportato nell'abitazione o nella bottega? O, invece, il delitto è avvenuto all'esterno? Vi è stato davvero pericolo di aggressione? Vi è stata resistenza da parte dell'aggressore? Tutte queste, che sono circostanze addirittura più numerose di quelle che oggi, applicando l'attuale regime della legittima difesa, il giudice deve accertare, dovranno essere sottoposte ad esame da parte del giudice.
Quindi, cari colleghi della Lega, cari colleghi della maggioranza, le vostre sono mistificazioni assolute; ingannate i cittadini, promettendo loro che non saranno sottoposti a ciò che - lo capisco - è il difficile percorso dell'accertamento di tutte le circostanze, oggettive e soggettive, nelle quali il fatto è accaduto. Infatti, se occorre che questa norma sia applicata, occorrerà, allo stesso tempo, che il giudice debba accertare tutte le circostanze di cui ho parlato.
Inoltre, avete promesso ai cittadini che, sulla base di questa norma, saranno più sicuri e più liberi. Nulla di più falso! I cittadini perbene saranno esposti ad una maggiore aggressività della delinquenza. Infatti, è ovvio che se oggi, ad esempio, vado a rubare in casa d'altri, armato di un mazzo di chiavi finte e di un «piede di porco», domani porterò con me un'arma, perché so che, dall'altra parte, chi mi aspetta non è un cittadino inerme che si può svegliare dal suo sonno, ma è, al contrario, una persona armata. Nello scontro tra chi è uso ad adoperare le armi e chi un'arma nella sua vita non l'ha mai adoperata, è chiaro che la peggio l'avrà sempre chi non è abituato all'uso delle armi.
Dunque, onorevoli colleghi, voi fate propaganda con una norma che mette a rischio la sicurezza dei cittadini e che non li libera affatto dall'indagine che viene condotta dalla magistratura.


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Credo di poter concludere il mio intervento adoperando una frase, bellissima, che è stata usata da moltissimi dei nostri più grandi studiosi di diritto e procedura penale - appartenenti a tutte le correnti di pensiero, tanto per rassicurare i colleghi della Casa delle libertà -, che affermano che con questo provvedimento non si capisce dove finisca l'analfabetismo giuridico e dove inizi la malafede (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, posso capire l'imbarazzo degli avvocati (o, per lo meno, di parte di essi), e ciò dimostra, ancora una volta, che, forse, il conflitto di interessi dovrebbe colpire anche le professioni, nel momento in cui si svolge l'attività legislativa.
È chiaro che una legge è buona o cattiva non soltanto in rapporto alla sostanza della legge stessa, ma anche in rapporto al contesto storico in cui essa viene approvata. Noi viviamo in un contesto storico in cui, anche a causa della microcriminalità, le persone perbene possono perdere la vita. La cronaca offre, purtroppo, migliaia di esempi: vivere in una casa isolata, vivere in un quartiere in cui non è presente un commissariato di polizia o una caserma dei carabinieri oggi può costare la vita; e può costare la vita anche a causa della microcriminalità, perché si ha bisogno di pochi spiccioli, si ha bisogno di rubare quelle poche cose che ci sono nelle famiglie normali.
In questi giorni, sulla stampa si è detto che il Presidente Berlusconi vorrebbe prorogare lo scioglimento delle Camere di qualche giorno: i nostri avversari sostengono che ciò servirebbe, ancora una volta, ad approvare leggi utili alle persone che rappresentano la maggioranza. Questa proposta di legge, invece, è fatta per il cittadino normale, per il cittadino più debole. È chiaro che la cultura giuridica della tradizione italiana ha difficoltà a recepire una norma che si colloca al di fuori di un momento storico particolare.
Onorevoli colleghi, finora l'istituto della legittima difesa - così come era disciplinato - riguardava le persone decedute! Infatti, solo quando una persona rimaneva uccisa nel proprio negozio o nella propria abitazione, solo allora si parlava del suo diritto a difendersi. Nelle migliaia di casi di donne violentate, di persone incappucciate, di persone ridotte in condizioni di schiavitù, non è stata inflitta ai malviventi autori di quei delitti la pena che meritavano.
Onorevoli colleghi, trovo inquietante l'adozione di determinati atteggiamenti, fermo restando che ciascun membro della Camera può sostenere ciò che la coscienza gli detta. Da alcuni mesi a questa parte, sto notando una grandissima sensibilità del centrosinistra nei confronti di coloro che delinquono. E non viene mai spesa una sola parola o dimostrato un pizzico di umanità nei confronti delle persone normali, delle persone perbene, che non rubano, non uccidono, non spacciano droga (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
Onorevoli colleghi, da alcuni mesi a questa parte, accade che, se uno non è in carcere, se non ha compiuto delitti, se non ha offeso qualcuno, se non è entrato con violenza nella casa di un cittadino, se non ha fatto tutto questo, la sinistra lo ignora! Ed accusa la destra di fare propaganda quando interviene a difesa del cittadino debole, che non si può difendere!
Allora, questa proposta di legge, che Alleanza nazionale voterà in maniera convinta, esprime un concetto molto chiaro: chi viola l'abitazione o la privacy di una persona può pagare.
È solo con questo concetto che si può fare deterrenza nei confronti di quelle migliaia di malfattori che non danno alcun valore alla vita umana.

PRESIDENTE. Onorevole Buontempo...

TEODORO BUONTEMPO. Concludo.
Ecco perché, onorevoli colleghi, noi di Alleanza nazionale vogliamo questa legge e


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vogliamo che essa venga approvata, perché il Parlamento dia un segnale alle persone perbene, rispetto alle quali la Camera dei deputati è attenta, perché esse sono l'anello più debole e, quindi, non trovano sostegno da parte di quei partiti - quelli sì - che vanno raccattando dieci voti qua e cento là per tentare di vincere contro la Casa delle libertà, che fa il suo dovere! Ecco perché voterò contro (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisapia. Ne ha facoltà.

GIULIANO PISAPIA. Sono molto rammaricato dopo aver ascoltato l'intervento dell'onorevole Buontempo, anche perché spesso ho condiviso, pur da uno schieramento politico opposto, le sue prese di posizione coraggiose. Purtroppo, anch'egli è già entrato in campagna elettorale.
Stiamo trattando un tema delicatissimo, che riguarda la vita e l'incolumità personale dei cittadini. Non si può strumentalizzare la realtà, dando risposte che sono assolutamente estranee alla verità.
Lei, onorevole Buontempo, come altri, ha fatto riferimento a situazioni che non corrispondono affatto alla realtà, così come interpretata dalla legge e dal legislatore. Per questo, Rifondazione comunista voterà per la soppressione dell'articolo 1 e dell'intero provvedimento, anche in quanto non abbiamo alcun dubbio che si debba tutelare nella maniera più assoluta l'inviolabilità del domicilio, ma non abbiamo anche dubbio alcuno che le attuali norme già tutelano l'inviolabilità del domicilio.
Vogliamo solo ribadire il fatto per cui la violazione di domicilio non può consentire di ammazzare o ledere l'incolumità personale, per difendere un bene di carattere patrimoniale, anche di minimo valore, o addirittura di fronte al mero rischio che questo bene possa subire una lesione. Si pensi, ad esempio, a chi entra in una abitazione per sfuggire alla pioggia: se fosse colpito, anche mortalmente, l'autore del fatto non sarebbe punibile! Mi sembra che ciò sia totalmente in contrasto con il concetto stesso di difesa della vita, come deve essere tutelata in ogni Stato di diritto e come avviene oggi nelle nostre aule di tribunale.
Non sono io ad affermare questo concetto, bensì la giurisprudenza della Corte costituzionale.
Vorrei rispondere all'onorevole Lussana: noi non intendiamo assolutamente abolire la proprietà privata, ma riteniamo che ci debba essere una differenza sostanziale tra la proprietà privata, il bene della vita e l'incolumità individuale.
Richiamo, a tale proposito, una sentenza della Corte di Cassazione affinché sia chiaro a tutti cosa stiamo votando. Le norme attuali già vengono interpretate tenendo conto dell'attualità: la legittima difesa si applica già oggi anche ai diritti patrimoniali, che possono, ai sensi dell'articolo 52 del codice penale, essere difesi, purché sussista la proporzione tra il danno che si potrebbe subire (quindi, anche la mera ipotesi del danno) e la reazione posta in essere, anche con atti violenti. Tuttavia, è necessario che quel comportamento costituisca l'unico mezzo per impedire l'aggressione al patrimonio e non rappresenti, invece, l'attuazione di una ritorsione.
Noi non vogliamo ritorsioni: vogliamo che siano rispettati sia il diritto alla vita sia i beni patrimoniali di ciascuno, ma anche che vi sia una proporzione tra la reazione e l'offesa che si subisce o che si ritiene di subire.
Per questo riteniamo logico, conforme alla Costituzione - ed anzi, pensiamo che serva ad evitare condotte criminogene - approvare gli identici emendamenti in esame ed azzerare una legge che rischia di creare danni incalcolabili soprattutto alla vita delle persone aggredite (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, interverremo nel merito degli emendamenti


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e sui diversi aspetti che essi propongono. Vorrei per ora limitarmi a chiedere quale debba essere una reazione proporzionata all'aggressione verbale a cui ci ha sottoposto, in modo immotivato, il collega Buontempo. Il clima è giustificabile da ragioni elettorali, ma è comunque imbarazzante. Riproporre l'idea che il centrosinistra, che ha governato e governerà questo paese, sia pregiudizialmente dalla parte dei ladri e degli assassini, mentre la destra sia alfiere e rappresentante dei cittadini onesti è una volgarità che, francamente, dimostra quanto l'onorevole Buontempo in questo caso, e nei banchi della destra in generale, si sia a corto di argomenti. È imbarazzante persino ripetere che siccome vi sono famiglie ed interi quartieri distanti e privi della sicurezza che può essere garantita dalle Forze di polizia, in effetti maltrattate dalle politiche di questo Governo, allora l'unica risposta è quella del conflitto armato privato.
Se questa è la logica in base alla quale dobbiamo svolgere la discussione su questo delicatissimo provvedimento, ne traggo conclusioni sconfortanti. Vorrei, invece, invitare i colleghi del centrodestra a trovare argomenti migliori su cui impostare un dialogo ed un confronto all'altezza del Parlamento italiano (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, anch'io, che pure stimo il collega Buontempo - credo che lui lo sappia - ed in tante occasioni gli ho dato atto di interventi coraggiosi in quest'aula, ho trovato abbastanza sgradevoli le argomentazioni da lui utilizzate per difendere una causa dal suo punto di vista legittima, ma che avrebbe potuto essere difesa in maniera diversa. Quella secondo cui il centrosinistra tutela solo i delinquenti - questo ha detto l'onorevole Buontempo - senza curarsi di tutti gli altri normali e bravi cittadini è un'idea francamente bislacca.

PIETRO ARMANI. Così è se vi pare...

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, non possiamo pensare di tutelare i cittadini attraverso un inganno quale quello che la destra - la Lega in particolare, ma anche Alleanza nazionale - realizza attraverso questa legge, facendo credere che in tal modo vi sia efficacia nella difesa e non, invece, aumento del rischio della vita non solo di chi commette reati, ma anche di chi dovrebbe difendersi. Sappiamo perfettamente in quanti casi già adesso coloro che utilizzano le armi della legittima difesa siano le prime vittime di questo...

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti...

ROBERTO GIACHETTI. Penso che dobbiamo - e ho concluso, signor Presidente - garantire i cittadini perbene attraverso la difesa del diritto e delle leggi con la certezza della pena, che anche attraverso altri provvedimenti abbiamo cercato di garantire. Solo questo consente, in uno Stato di diritto ed in una democrazia legittimata, di avere un paese dove il rispetto della vita umana viene prima di ogni altra cosa (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Colleghi è stato richiesto il voto segreto su tutti gli emendamenti presentati, nonché sulla votazione finale della proposta di legge al nostro esame. Tale richiesta può essere accolta.
Come la Presidenza ha già ricordato in occasione della votazione della questione pregiudiziale, la proposta di legge in esame incide direttamente - nel senso chiarito dalla Giunta per il regolamento nella seduta del 7 marzo 2002 - sul principio di legalità di cui all'articolo 25 della Costituzione, richiamato dall'articolo 49 del regolamento.
La richiesta di votazione a scrutinio segreto può essere, pertanto, accolta sia per la votazione finale, sia per tutti gli emendamenti presentati, in quanto questi ultimi incidono in maniera sostanziale sulla definizione della fattispecie.


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Passiamo ai voti.
Ricordo che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Fanfani 1.5, Sgobio 1.28 e Siniscalchi 1.29, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Per cortesia, colleghi, ognuno voti per sé!

ELIO VITO. Presidente, guardi da quella parte!

PRESIDENTE. Chiedo ad ognuno di votare per sé!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 417
Maggioranza 209
Voti favorevoli 189
Voti contrari 228).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Finocchiaro 1.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.

VINCENZO SINISCALCHI. Onorevoli colleghi, naturalmente non cedo alla tentazione di inventarmi dei temi propagandistici, perché non mi interessano e perché penso che, come opportunamente ricordato dall'onorevole Mantini, questo dibattito intorno ai valori della vita umana ed all'equilibrio della norma giuridica meriti un destino diverso da quello delle affermazioni incontrollate, sia di carattere legislativo, sia di carattere umano e sociale, finora ascoltate.
L'emendamento in esame è molto importante. Voi avete affermato che non occorre più un giudizio di proporzione caso per caso. In altre parole, avete completamente stravolto sia il principio della riforma Nordio - articolo 30 - sia la scienza giuridica e la ricerca giurisprudenziale fino a questo momento. Lo avete fatto: benissimo! Però, non potete ignorare che o affrontate la modifica anche dell'articolo 55 del codice penale (che si riferisce all'eccesso colposo di legittima difesa), o affrontate la riforma dell'articolo 59 del codice penale (che prevede proprio un'ipotesi di legittima difesa possibile, opinata, ragionevolmente ritenuta), oppure, dovete essere favorevoli a questo emendamento perché in esso noi non vi «disturbiamo» su quell'assurdo principio che avete codificato, bensì vi invitiamo a riflettere proprio sugli elementi che pone la commissione Nordio, cioè che non sia applicabile la scriminante quando i limiti della difesa legittima sono stati superati (sparo con un'arma nei confronti di un inerme o nei confronti di un ladro).
Vi diciamo però che occorre dare la prova che ciò è avvenuto per un turbamento legittimo, un timore, un panico particolare che si è impadronito di colui il quale ha la reazione; altrimenti, voi volete dire un'altra cosa, così come giustamente ha anticipato l'onorevole Finocchiaro, cioè che l'azione penale, che è ancora obbligatoria, in queste particolari situazioni non deve essere perseguita. In altre parole, il processo non si deve fare. Infatti, se eliminate anche il principio della prova dell'esimente, della scriminante, dovete poi anche andare ad incontrarvi con lo stato di necessità.
Mi appello soprattutto ai giuristi, cioè a coloro sui quali anche il collega di Alleanza nazionale aveva delle riserve. Dobbiamo affrontare tutto il problema delle scriminanti, quello dello stato di necessità, dell'uso legittimo delle armi, che implica gli stessi presupposti, in gran parte, della legittima difesa. Con l'emendamento in esame noi «raddrizziamo» - se è possibile parlare in questi termini - la struttura fondamentale della proporzione e vi diciamo quanto segue: deve o non deve dare la prova colui il quale spara nei confronti di un inerme, colpevole di essere un ladro?
Abbiamo nuovamente presentato in questa legislatura una proposta di legge


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per aggravare le pene per il furto negli appartamenti. Si tratta di una proposta di legge che aveva visto come primo firmatario l'onorevole Antonio Soda e che io ora richiamo perché - ripeto - è stata riproposta in questa legislatura.
Ma si deve o non si deve dare la prova? O è estinto il processo e occorre soltanto una constatazione, come il fatto che il ladro sia stato ucciso in un'abitazione, in uno studio professionale, in un attrezzato ufficio manageriale, ucciso nemmeno dal titolare ma da un suo guardaspalle, da una sua guardia del corpo con le stesse mansioni del titolare? È davvero questo ciò che dobbiamo dire agli italiani? Davvero, con tutte le buone intenzioni espresse dall'onorevole Guido Giuseppe Rossi, relatore sul provvedimento, che ha avuto massima trasparenza nell'illustrazione dei suoi propositi, credete che possa valere come propaganda seria questa specie di legge della giungla che non ha nemmeno le connotazioni delle regole della giungla?
Vi invitiamo a riflettere sull'emendamento in esame, che serve proprio a far sì che una norma così assurda abbia almeno un minimo di ragionevolezza, per evitare il vaglio negativo dal punto di vista della costituzionalità nelle sedi in cui sarà certamente analizzata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, l'emendamento Finocchiaro 1.20 al nostro esame propone una modifica parziale dell'attuale disciplina dell'articolo 52 del codice penale, a dimostrazione dell'impegno dei parlamentari dei gruppi del centrosinistra di cercare tutte le misure ragionevoli, anche di correzione normativa, affinché della scriminante della legittima difesa non si diano interpretazioni restrittive o non adeguate alle minacce provenienti da una criminalità sempre più aggressiva e tale lasciata anche per l'inadeguatezza di molte politiche del Governo, e vi sia la possibilità di una reazione ragionevole da parte dell'aggredito nel rispetto del principio di proporzione.
Alla luce di una valutazione attenta ai problemi dei cittadini, con l'emendamento in esame proponiamo che, in deroga a quanto stabilito in via generale dall'articolo 55, cioè l'eccesso colposo di legittima difesa, chi eccede i limiti stabiliti dal primo comma, quando l'eccesso è determinato da turbamento, timore o panico indotti dall'aggressione ingiusta a un diritto proprio o altrui, abbia la più ampia scriminante della legittima difesa. Proponiamo, cioè, un'innovazione che meglio chiarisce il fatto che sia possibile essere scriminati e riconoscere la legittima difesa anche ove l'eccesso colposo di legittima difesa sia determinato - come ho già detto - da un turbamento, timore o panico indotto da un'aggressione ingiusta a un diritto proprio o altrui.
Mi sembra una modifica consapevole, che va anche nella direzione auspicata - devo dire in un modo inaccettabile e sicuramente un po' più barbaro - dalla maggioranza di centrodestra; quindi si tratta di un emendamento su cui potrebbe essere raccolto consenso e su cui invito i colleghi della maggioranza ad esprimersi. È un emendamento diretto ad una riformulazione dell'attuale normativa più attenta all'estensione dei casi di eccesso colposo, quando vi siano fatti come quelli già considerati.
Anche in questo caso, vorrei ricordare ai colleghi che già l'attuale formulazione dell'articolo 52 prevede non solo la reazione, proporzionata all'offesa evidentemente, per tutelare la propria vita o quella altrui, ma anche per tutelare un bene patrimoniale. Pertanto, credo che, con questa proposta di modifica, si compia un ulteriore passo in avanti, verso una direzione da più parti auspicata e, pertanto, sollecito l'espressione di un voto favorevole su tale emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Ricordo che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento


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Finocchiaro 1.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 410
Maggioranza 206
Voti favorevoli 193
Voti contrari 217).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Finocchiaro 1.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucidi. Ne ha facoltà.

MARCELLA LUCIDI. Signor Presidente, l'onorevole Ascierto, poco fa, ha citato nel suo intervento una serie di fatti che ho ascoltato con debito rispetto nei confronti delle persone che sono state coinvolte. Il problema che mi pongo è il seguente: non vorrei che quelle persone si illudessero che, con questo provvedimento, le cose sarebbero andate diversamente.
Onorevole Ascierto, colleghi, il provvedimento in esame non cambia la qualità della tutela che già oggi viene offerta a chi reagisce contro l'aggressione. Già oggi - e in ordine a ciò fareste bene ad esprimervi ed a ricordarlo! - il nostro codice penale tutela anche chi sbaglia e chi eccede nella legittima difesa! Ne sono prova l'articolo 59, che estende la non punibilità anche a quei casi in cui chi agisce per difendersi creda solo per errore di essere aggredito nella persona e nei beni, e l'articolo 55, che attenua di molto la responsabilità di chi eccede colposamente nella legittima difesa da un'aggressione reale o supposta, causando, senza intenzione, un danno maggiore del necessario.
Il problema è un altro: non è vero nemmeno che questa norma eviterebbe alla parte un processo, come già affermato dalla collega Finocchiaro; anzi, vi sono degli accertamenti che il vostro testo richiede e che renderebbero inevitabile un percorso giudiziario di accertamento.
Qual è il problema - e mi rivolgo, soprattutto, ai colleghi di Alleanza nazionale - ? Voi state facendo una cosa che neanche il fascismo ha inteso fare nel nostro paese. State dicendo che la vita ed i beni hanno lo stesso peso! State consegnando un messaggio al paese estremamente negativo in ordine alla gestione delle relazioni della persona ed al possibile sbocco che i conflitti interpersonali possono avere in una società che cambia, in una società che è anche litigiosa.
Credo, colleghi, che non si possa dire, come voi state affermando, che dentro casa, dentro il proprio negozio, dentro il proprio giardino, dentro il proprio ufficio conviene armarsi...

GUIDO DUSSIN. Dentro il letto...!

MARCELLA LUCIDI. Risparmiatevi considerazioni di basso profilo, di «bassa lega» (Commenti del deputato Guido Dussin).
Voi fate in modo che la guerra contro la criminalità cominci dentro le mura domestiche! Ciò avrà indubbi riflessi sulla psicologia individuale, sull'idea che si faranno le persone in ordine al possibile limite che dovranno trovare nella propria azione. La storia di paesi permissivi sull'uso delle armi ci dimostra che non si abbassano in questo modo i livelli di criminalità.
Colleghi, crescerà il mercato delle armi ed anche i ladri disarmati compreranno armi. Le principali associazioni di commercianti hanno rifiutato questa strada. Non vogliono fare i giustizieri della notte: così hanno detto! Hanno proposto, piuttosto, convenzioni tra banche e tabaccai per l'utilizzo gratuito della moneta elettronica, hanno chiesto maggiori strategie investigative per prevenire i reati, hanno chiesto, insomma, di agire sulla prevenzione e non - come voi state facendo - sull'esasperazione.
Infatti, colleghi, se si strumentalizza la paura, la conseguenza è che la paura cresce; se invece si offre una tutela seria, reale, pubblica, si crea maggiore comunità


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e meno solitudine (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, annunciando il voto contrario sull'emendamento in esame, vorrei richiamare la questione relativa alla proporzione tra il pericolo e la difesa.
Il nostro codice penale, all'articolo 52, prevede che non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa.
Questa norma di buonsenso deriva dal fatto che, negli anni Trenta - si trattava di un periodo che è stato caratterizzato da molti difetti per alcuni versi, ma che garantiva la sicurezza -, l'abitazione era inviolabile per cultura, per tradizione. Dunque, chi violava un appartamento, quando andava in galera veniva punito dagli stessi carcerati, in quanto aveva commesso uno dei reati più odiosi.
Nel corso degli anni, questa norma ha avuto quale unico effetto quello di svantaggiare il cittadino che non si voleva far uccidere ed aveva cercato di salvare la moglie, i figli, i genitori. E i giudici hanno applicato questa norma, in quanto ovviamente non era possibile dimostrare la proporzione tra il pericolo e la difesa.
Prima, quando i ladri entravano in un appartamento, se quest'ultimo era vuoto, si limitavano al furto e se ne andavano, mentre, se era occupato, se la davano a gambe; non uccidevano! Oggi, invece, si entra in un appartamento con l'intenzione di uccidere, di fare male alle persone che lo occupano. Come fate a nascondere questa realtà? Nessuno è un barbaro dal punto di vista giuridico! È chiaro che si intende difendere la sacralità della vita, che, tuttavia - signori di sinistra -, bisogna difendere anche per le persone perbene, che non possono essere in balia di assassini in libertà o che, se finiscono in galera, dopo qualche giorno passeggiano sotto le case di coloro che avevano colpito, deridendoli e minacciandoli. Sapete quanti furti nelle case e nei negozi non vengono denunciati per paura di una reazione dei malviventi?
Pertanto, la norma in esame deriva dalla situazione che viviamo oggi, che non è quella di una società dei sogni!
Andate a vivere nelle periferie delle nostre città e vi renderete conto che il malvivente è il padrone e che la persona perbene deve aver paura anche di stare dentro la propria casa! Da ciò deriva il nostro voto a sostegno di questa proposta di legge e contro questi emendamenti.
Onorevoli colleghi, vi pare che io non sappia quante persone perbene vi sono a sinistra e quale sensibilità, a cominciare da quella dell'onorevole Pisapia, hanno verso questi problemi! Qui, però, non è in discussione la sensibilità di uno o più colleghi, ma il fatto che - sono parlamentare di lungo corso - in questa legislatura non ho sentito neanche una volta qualcuno della sinistra alzarsi in piedi per dire che il cittadino perbene va tutelato con una norma, così come si tutela il malvivente. Questa è la verità!

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Buontempo!

TEODORO BUONTEMPO. Presidente, mi scusi, ma lei suona, dice «grazie» e chiude...!

PRESIDENTE. No, ho suonato già prima...

TEODORO BUONTEMPO. Lei suoni, avverta e io chiudo...

PRESIDENTE. Che faccia una legittima difesa nei miei riguardi...

TEODORO BUONTEMPO. Le chiedo scusa, ma il regolamento prevede che lei mi avverta e che io, allora, taccia!

PRESIDENTE. Va bene, ma, a parte la simpatia, concluda, perché non è la prima volta che va oltre! Concluda velocemente.


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TEODORO BUONTEMPO. Vorrei soltanto fare un elogio a lei che, probabilmente, era un po' nervoso ed ha fatto una cosa che non si fa: ma ciò si perdona a chi, di solito, fa bene il Presidente della Camera!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, francamente non vorrei rispondere al collega Buontempo, che prosegue con argomentazioni irricevibili! Lo farò, però, invitandolo a leggere l'emendamento in esame, in modo che potremo anche valutare la coerenza del suo voto rispetto alle sue parole.
Voglio ricordare, che, una volta all'onorevole Buontempo il Movimento sociale, poi divenuto Alleanza nazionale, era per l'ordine pubblico, non per l'ordine privato. Un tempo, quando tutte le Forze di polizia, di tutte le armi, come oggi avviene, protestavano nelle strade, nelle piazze e nelle sedi istituzionali d'Italia contro i tagli della legge finanziaria, Alleanza nazionale (o MSI), forse, prestava orecchio a quelle proteste!

FILIPPO ASCIERTO. Ma che dici?

PIERLUIGI MANTINI. Oggi, la soluzione è un po' più sbrigativa: se la cavino i cittadini con la difesa armata personale! È una soluzione, a dire il vero, non adeguata alle responsabilità che dovrebbe avere il Governo, che dovrebbe avere uno Stato civile e democratico. Direi che non è adeguata neanche alla funzione parlamentare che l'onorevole Buontempo esercita e rappresenta in questa sede: quindi, lo invito a leggere l'emendamento su cui stiamo discutendo.
Tale emendamento va incontro ad una parte delle esigenze rappresentate dal collega Buontempo, perché in esso si afferma che nei casi di violazione di domicilio non è punibile colui che, legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati, usa un mezzo idoneo a contrastare l'offesa che non sia manifestamente sproporzionato alla stessa, un mezzo cioè non manifestamente sproporzionato all'offesa. Va meglio questa formulazione? Lo chiedo all'onorevole Buontempo...

TEODORO BUONTEMPO. È identica!

PIERLUIGI MANTINI. O egli presume che chiunque entri nell'orto di casa debba essere fatto oggetto di tiro a segno, oppure che per ridurre l'aggressività criminale si debba dare la possibilità a chiunque di sparare a chi penetri nel perimetro della proprietà, ritenendo così che i malviventi e la criminalità diventino meno aggressivi?
Affido al buon senso, ma anche alla responsabilità di tutti i parlamentari, il voto su questo emendamento, un voto che in una certa misura fornisce più garanzie al cittadino che, nell'ambito del proprio domicilio, reagisce ad una offesa, purché questa reazione non sia manifestamente sproporzionata all'offesa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lussana. Ne ha facoltà.

CAROLINA LUSSANA. Presidente, intervengo brevemente per replicare ad alcune affermazioni dei colleghi del centrosinistra.
Nell'accorato intervento dell'onorevole Lucidi, abbiamo sentito dire che questo provvedimento sarebbe contro la vita e che loro, qualora dovessero scegliere tra i beni e la vita, sceglierebbero quest'ultima. Questo è un principio assolutamente condivisibile; purtroppo, però, onorevole Lucidi - e i fatti di cronaca lo evidenziano -, vi sono persone che vengono aggredite nei loro negozi e i cui assalitori non si accontentano semplicemente di fuggire con la refurtiva, ma minacciano la loro vita e quella di chi è in quel posto a svolgere regolarmente il proprio dovere.
È chiaro, quindi, che se noi dobbiamo difendere la vita pensiamo principalmente alla vita del soggetto aggredito, che tante volte la perde a causa di un'azione che riguarda i suoi beni e che poi travalica,


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perché gli aggressori non si accontentano del malloppo, ma spesso mettono anche in pericolo la vita delle persone oneste.
Questa non è, quindi, una licenza di uccidere, ma un autentico salvavita, perché è ingiusto che oggi si muoia per difendere i propri beni, aggrediti nel proprio posto di lavoro, davanti agli occhi della propria moglie o dei propri figli. Questo è l'intendimento che noi vogliamo perseguire con questa proposta di legge. Abbiamo detto più volte che esso presume il criterio di proporzionalità non solo quando ci si difende per tutelare la vita, per difendere la propria e l'altrui incolumità, ma anche quando si reagisce a difesa di un proprio bene, proprio a causa delle degenerazioni che si verificano nel caso di aggressioni che hanno la finalità del furto, ma che spesso degenerano in una aggressione alla persona. Siccome siamo persone assolutamente consapevoli e responsabili, abbiamo stabilito che l'aggressione al bene e alla proprietà presume la proporzionalità nei casi in cui non vi è desistenza e quando comunque vi è un pericolo di aggressione. È chiaro, allora, che in questo modo la vita entra in gioco anche quando l'aggressione è rivolta ad un proprio bene.
Togliamoci, allora, da quelle barriere ideologiche che appartengono alla sinistra, che chiede l'eliminazione della proprietà privata e giustifica gli espropri proletari, come se a chi agisce semplicemente per rubare qualcosa debba essere consentito di farlo anche se magari ci scappa il morto! La nostra proposta di legge va, invece, nella direzione di non sottoporre ad una vera e propria odissea giudiziaria, di non trasformare in aggressore quando l'aggredito che reagisce a difesa di un proprio bene quando, però, è in pericolo la propria vita, perché è questo che il pericolo di aggressione evidenzia e sottolinea.
Onorevoli Mantini, l'emendamento che lei ci propone non ha senso perché si chiede di provare la sproporzione tra offesa e difesa; noi la proporzione comunque la presumiamo, però, alla fine, l'accertamento dei fatti dovrà comunque essere effettuato, come ha rilevato anche l'onorevole Finocchiaro. Nessuno contesta questo; noi presumiamo semplicemente la proporzionalità fra offesa e difesa. Ma è chiaro che, se io sparo a qualcuno che è entrato nel mio negozio e poi scappa, bisogna applicare la desistenza, ed è chiaro che non varrà la discriminante della legittima difesa. Se, invece, nel mio negozio entra qualcuno con la pistola e io reagisco con qualunque mezzo, si deve presumere per forza la legittima difesa, senza bisogno di doverla accertare per via giudiziaria, perché il pericolo di aggressione è evidente.
Di cosa stiamo parlando, allora? Mi sembra che dalla contraddittorietà dei vostri emendamenti emerga una chiara finalità. Nel precedente emendamento, su cui non sono intervenuta, avete previsto una scriminante in caso di turbamento, timore o panico, il che è condivisibile anche per noi. Questo emendamento però ha semplicemente la finalità di affossare questa proposta di legge, lo sappiamo: oggi, l'approvazione di un emendamento comporterebbe, visti la scadenza imminente della legislatura, l'impossibilità per questo provvedimento di diventare legge.
È chiaro che noi abbiamo pensato anche questo. Ed allora vi dico: se io vengo aggredita nella mia casa, di notte, quando sto dormendo, nel pieno del sonno, non è ragionevole pensare che, se reagisco, lo faccio per shock, per paura, per turbamento? Mi sembra che abbiate presentato voi questo emendamento; quindi, che cosa vuol dire? Che alla fine siete favorevoli? Significa che state facendo solo un can can, che ancora una volta, con ragioni incomprensibili, vi mettete dalla parte di chi aggredisce i cittadini onesti, anziché per una volta, coraggiosamente, difendere questi ultimi, che mi sembra non abbiano molto credito nel centrosinistra. Mi pare che non ci sia, da parte vostra, un grande rispetto dei cittadini italiani, i quali non hanno voglia di fare i pistoleri ma, se si difendono, se riescono a reagire ad una aggressione, non vogliono essere sottoposti ad una gogna giudiziale (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Forza Italia).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Finocchiaro. Ne ha facoltà.

ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, l'emendamento la cui esistenza non si spiega l'onorevole Lussana si richiama al codice penale tedesco. Questo per dire che non si tratta di una nostra invenzione estemporanea, ma che stiamo parlando di un testo che deriva da una delle più colte e antiche culture penalistiche del continente.
Seconda considerazione: se siete così scontenti della politica dell'ordine pubblico e del livello di tutela della sicurezza dei cittadini, perché non ve la prendete con il ministro dell'interno, piuttosto che stravolgere il codice penale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo - Commenti del deputato Buontempo)?
Terza questione: onorevole Buontempo, lei usa dei toni appassionati, ma forse ha letto l'articolo 52 del codice penale per la prima volta nella sua vita (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale). Si faccia dire dall'onorevole Gironda Veraldi, del suo partito, persona seria e competente, perché era contrario a questa riforma dell'articolo 52: esattamente per le ragioni che qui abbiamo illustrato e che hanno esposto anche i penalisti che ho citato in precedenza. Ovviamente, queste obiezioni l'onorevole Lussana neanche le considera, perché è chiaro che la impegnerebbero troppo (Vivi commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)!
L'ultima questione è per l'onorevole Buontempo: l'attenzione per le parti offese ricordatevela quando voterete nuovamente per la inappellabilità delle sentenze di assoluzione, e ricordatevi le parole del Presidente della Repubblica su questo punto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Colleghi, non so se manca una settimana o più allo scioglimento delle Camere; tuttavia, pregherei ognuno di contenersi e di rispettare gli altri colleghi.
Passiamo ai voti.
Ricordo che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Finocchiaro 1.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 425
Maggioranza 213
Voti favorevoli 195
Voti contrari 230).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Pisapia 1.21.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisapia. Ne ha facoltà.

GIULIANO PISAPIA. Sono profondamente convinto che su un tema così delicato non vi sia contrapposizione, né tra gli schieramenti né tra i singoli parlamentari, rispetto all'obiettivo che ci vogliamo prefiggere, e cioè tutelare la vita e l'incolumità personale dei cittadini.
La differenza enorme è nella scelta degli strumenti utili, necessari ed efficaci, affinché questo obiettivo possa essere raggiunto. Ebbene, è stato riconosciuto qui, proprio da alcune voci del centrodestra, che l'attuale norma è una norma di buon senso, che l'attuale complesso normativo (che comprende la legittima difesa, lo stato di necessità, l'eccesso colposo di legittima difesa, la legittima difesa putativa) garantisce i cittadini che vengono aggrediti.
E non può valere quanto è stato detto, e cioè che quella norma risaliva ad un tempo diverso e come tale non più adeguata all'attualità, perché, come tutti sanno, esiste, l'ho ricordato prima, una


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giurisprudenza recentissima che si attaglia perfettamente all'attualità. Tale giurisprudenza sostiene in maniera chiara che la legittima difesa si applica anche ai diritti patrimoniali che possono essere difesi purché sussista la proporzione fra il danno, che si potrebbe subire, e la reazione posta in essere anche con atti violenti; mentre è già adesso punibile, e lo ha ricordato anche l'onorevole Lussana, ogni comportamento che, per impedire l'aggressione, rappresenta di fatto l'attuazione di una ritorsione.
Non vogliamo il far west, vogliamo giustizia! Ecco perché ho proposto un emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 1, che mi permetto di riproporre all'attenzione dell'Assemblea, il quale recita che nei casi previsti dall'articolo 614 del codice penale (si tratta del caso di violazione di domicilio) non è punibile colui che, legittimamente presente in uno dei luoghi indicati (cioè, un proprio domicilio), usa un mezzo idoneo a contrastare l'offesa, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa.
Quanto proposto con il mio emendamento rappresenta, a mio avviso, un punto di equilibrio sia rispetto alle varie proposte di legge esaminate ed abbinate alla proposta di legge al nostro esame, sia, soprattutto, rispetto alle indicazioni che ci provengono dalle due commissioni ministeriali che nel corso di questi anni si sono occupate della riforma del codice penale e cioè la commissione presieduta dal professor Grosso, istituita dal Governo di centrosinistra, e quella presieduta dal professor Nordio, costituita nel corso dell'attuale legislatura.
Sono convinto che approvare l'emendamento in esame, non tanto perché da me presentato ma perché tende a trovare un punto di equilibrio tra posizioni diverse che però vanno verso lo stesso obiettivo, rappresenti qualcosa di utile sia per l'intera collettività sia soprattutto per evitare che ulteriori vittime innocenti siano colpite da coloro che usano strumenti violenti per far vincere la forza anziché la ragione.
Da ultimo, ritengo opportuno svolgere un'altra considerazione su un tema sul quale ancora non si è discusso. Noi non possiamo, nella valutazione di questa proposta di legge, non considerare che purtroppo i delinquenti sanno usare le armi molto meglio della stragrande maggioranza dei cittadini. Data tale situazione, il testo di questa proposta di legge, che voi vi accingete ad approvare, ma sul quale spero possiate operare un ripensamento, rischia, a mio avviso, di produrre effetti controproducenti rispetto a quelli voluti perché, come detto, alla fine, ad essere più veloci saranno i delinquenti e non i cittadini onesti (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, l'elogio della difesa armata notturna delle famiglie italiane fatto poc'anzi dalla collega Lussana mi ha richiamato alla mente una battuta - di tutt'altro tenore e certamente inadeguata alla situazione - di Woody Allen, che diceva che ben può il leone giacere e dormire con l'agnello, ma certamente quest'ultimo dormirà preoccupato. Anch'io, francamente, dormirei preoccupato se normalmente dovessi dormire con accanto un vicino che sotto il cuscino tiene la pistola, perché qualunque ipotesi di intrusione verrebbe da questo regolata in quel modo, cioè con la pistola.
Non credo - e lo dico rivolgendomi a tutti i parlamentari - ci si renda conto di ciò che si sta facendo e della gravità dell'inciviltà e della barbarie che in tal modo si finirebbe per determinare. Fra l'altro, non ritengo opportuno che un tema come quello in discussione possa essere oggetto di un esame con un approccio «stanco», da fine legislatura (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana). Si fa male, inoltre, ad ignorare il buonsenso e ciò che proviene dalle fonti internazionali. Mi riferisco, ad esempio, al rapporto stilato da Amnesty International in cui viene detto, leggo


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testualmente, che le vere armi di distruzione di massa sono i 699 milioni di armi leggere in circolazione nel mondo (una ogni dieci persone).
Abbiamo una normativa che consente una reazione proporzionata all'offesa anche per proteggere beni materiali. Quindi, si mente clamorosamente quando si afferma di proporre una legge che amplia i casi di legittima difesa: non è questo l'oggetto della proposta! L'oggetto della proposta di legge è invece un'incivile presunzione di proporzione, sottratta al giudizio concreto del giudice e definita per legge: basta entrare nel perimetro di un domicilio, di una residenza, per essere legittimamente oggetto di tiro al bersaglio!
Possiamo proseguire il dibattito, ma a condizione che lo facciamo con lealtà, confrontandoci sui principi, giuridici e di civiltà, iscritti nel nostro ordinamento e sui miglioramenti possibili, non sulla sovversione di essi basata sulla menzogna!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cirielli. Ne ha facoltà.

EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, la preparazione giuridica della collega Finocchiaro, che è nota, non le consente certo di ironizzare sulla preparazione degli altri!
Poiché la collega ha chiamato in causa un appartenente al gruppo di Alleanza nazionale, debbo dire che, proprio pochi minuti fa, io e l'onorevole Gironda Veraldi discutevamo della norma sulla legittima difesa, scritta tanti anni fa. Effettivamente, essa è stata redatta molto bene, ma in un'epoca in cui il prudente apprezzamento dei magistrati non arrivava a mettere sempre sotto processo appartenenti alle Forze dell'ordine o cittadini nell'esercizio delle loro funzioni o della legittima difesa.
Ecco perché, in un contesto diverso - per difendere i cittadini non soltanto da una situazione di criminalità grave, che li porta a rischiare nelle loro case, ma anche dall'aggressione di una certa magistratura, che usa il potere giudiziario in maniera sconveniente, più contro le persone perbene che contro i delinquenti -, credo che un intervento che dia certezza, un provvedimento che modifichi la legittima difesa, dando concretezza ad una norma importante, sia auspicabile e da approvare al più presto (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, giova ricordare, dissentendo dalla tesi che ho appena sentito esporre dal collega Cirielli, che pochi istituti del diritto penale possono vantare una giurisprudenza tranquilla, limpida, consolidatasi mediante l'affermazione di principi largamente condivisi, quale quella che si è formata sull'articolo 52 del codice penale in materia di legittima difesa. Ciò a riprova del fatto che, evidentemente, non sono sempre magistrati cattivi quelli che giudicano nel nostro paese.
Tornando all'emendamento Pisapia 1.21, come i due esaminati in precedenza, esso si colloca nella prospettiva di dare un contributo positivo per modificare una proposta che noi ostacoliamo ed osteggiamo, in quanto la riteniamo profondamente sbagliata.
Ebbene, l'ipotesi prospettata dal collega Pisapia - e che io condivido - è importante. In primo luogo, si inserisce una disciplina speciale nell'ambito dell'istituto generale della legittima difesa, disciplina speciale che riguarda la violazione di domicilio. Tale disciplina speciale ha, dal punto di vista della maggioranza, non dal mio, il pregio di allentare - tra virgolette - i vincoli precisi di cui all'articolo 52, che disciplina l'istituto della legittima difesa. In quale modo? In quale misura? Ad esempio, consentendo l'uso di un mezzo idoneo - così propone il collega - a contrastare l'offesa.
Ciò significa che, anche rispetto all'ipotesi che viene dalla Lega e dalla maggioranza, si passa dall'uso legittimo di un'arma all'uso di un mezzo idoneo a contrastare l'offesa. È evidente l'allargamento


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del concetto giuridico. Non solo: rispetto alla norma generale del codice Rocco viene meno il requisito della costrizione, così come viene meno il requisito della necessità, al fine di rendere legittima ed esimente la difesa.
Quindi, come vediamo, attraverso questa proposta si ottiene un risultato importante giacché, comunque, ciò che veramente è scriminante rispetto all'impostazione che noi contestiamo è il mantenimento del principio della proporzionalità tra offesa e difesa. Questo principio a noi sembra intangibile, anche perché riteniamo, francamente, che sia originale, per così dire, l'introduzione di un concetto di proporzionalità affidato non già alla oggettività dei fatti che accadono nella vita di tutti i giorni ma ad una valutazione di legge. È come se noi, per legge, affermassimo che il bianco è nero e che il nero è bianco e, solo perché lo affermiamo con legge, questo fosse realmente vero.
La proporzionalità è affidata ad un equilibrio che bisogna poi riscontrare nel fatto concreto. Il fatto che il legislatore si assuma in maniera abbastanza arrogante questa potestà, questo potere di affermare che vi è proporzionalità nel momento in cui, per difendere un bene materiale, offendo un bene o un diritto che ha importanza e rilevanza maggiore, francamente penso che sia opera sbagliata.
Al di là di questo - ed in conclusione, signor Presidente - mi pare giusto ricordare che in tutte le ipotesi, più o meno truculente, evocate sia dal collega Buontempo sia, da ultimo, dalla collega Lussana, troverebbe puntuale applicazione l'attuale norma del codice penale, cioè l'istituto della legittima difesa. Quando è in pericolo la vita - ed in tutte le ipotesi evocate dai colleghi è sempre questo bene, questo diritto fondamentale ad essere posto in risalto - è chiaro ed evidente che ci sarebbero tutti i requisiti e tutte le ragioni per l'applicazione dell'articolo 52 del codice penale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palma. Ne ha facoltà.

NITTO FRANCESCO PALMA. Signor Presidente, ho letto con attenzione l'emendamento del collega Pisapia che, oggettivamente, non condivido. Non lo condivido per due ordini di ragioni. Innanzitutto, mi sembra si tratti di una stesura diversa della disposizione dell'articolo 52 attualmente in vigore; inoltre, e principalmente, a differenza della disposizione attualmente in vigore mi pare che sia una norma per certi versi ancora più ampia perché, non facendo alcun riferimento a quanto previsto nel primo comma, sostanzialmente non richiede più i requisiti né della necessità né dell'attualità del pericolo. Perciò, evidentemente, non credo che questo emendamento possa essere approvato.
Onorevole Buontempo, poco fa lei ha affermato: venite nelle periferie di Roma! Non ce n'è bisogno, onorevole Buontempo. Io sono stato eletto nel Veneto, in una grande città distesa sul territorio, in cui la gente ha l'abitudine, così come accadeva nella civiltà contadina nella quale sono nati e da cui provengono, di vivere in villette appartate, per così dire, nella campagna. Ebbene, questi signori che lavorano e portano un contributo alla vita sociale ed economica del paese non hanno alcuna difesa.
Secondo voi, non dovrebbero averla perché dobbiamo necessariamente continuare a ragionare con il bilancino, quel bilancino che voi oggi tirate fuori per contrastare questa norma, ma che non è richiamato neppure dalla giurisprudenza della suprema Corte. Onorevole Mantini, non so in che modo il dibattito possa continuare. Lei afferma che dobbiamo essere leali; impari lei ad essere leale per primo e a dire la verità! Lei continua ad affermare che con questa legge si può fare di chiunque si introduca nel territorio di casa altrui, o nel giardino, una specie di tiro al piccione, come accadeva, magari, ai tempi del Re Sole. Ciò è falso. È falso perché lei ignora la legge, oppure è falso perché lei non l'ha letta bene. Secondo la disposizione, infatti, si può fare un uso legittimo delle armi in due casi. In primo luogo, quando è in pericolo la propria o l'altrui incolumità; se questo pericolo non


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sussiste, non si può utilizzare l'arma. In secondo luogo, quando venga portata una aggressione ai beni propri o altrui, e quando - badi bene: «e quando», e non «o» - non vi sia desistenza da parte dell'aggressore e nel contempo vi sia un pericolo di aggressione.
Quindi, non si spara ai piccioni, onorevole Mantini! Si è, come dire, legittimati ad usare l'arma nell'eventualità in cui un soggetto si introduca in un'abitazione e/o attenti all'incolumità di chi correttamente e serenamente vive in quell'abitazione, ovvero, volendosi impossessare dei beni colà esistenti, non ritenga, di fronte alle proteste del proprietario, di allontanarsi. E non solo non ritenga di allontanarsi ma ritenga, invece, di porre in essere azioni aggressive nei confronti di quel proprietario.
Mi rendo conto, onorevole Mantini, che, secondo la cultura sua e di altri esponenti dell'opposizione, il meccanismo normale vede il ladro più o meno armato entrare in un'abitazione dove vive tranquillamente una famigliola, impossessarsi dei beni di cui pensa di potersi impadronire e, se del caso, anche violentare di passaggio la moglie o la figlia; il tutto, assolutamente nella più totale inerzia di chi vive in quella abitazione poiché, secondo voi, in tali condizioni non vi sarebbero margini per la difesa.
Allora, cosa gridate quando, indipendentemente dal luogo e dalle ragioni per cui determinati comportamenti si attuano, le donne vengono violentate? Ma non è vero che la violenza nei confronti di una donna è un vulnus pesantissimo allo scorrere normale di quella vita? E che fate, non li leggete, i giornali? O ignorate che, spesso, questi furti in appartamento hanno come effetto diretto la violenza sulle donne presenti in quelle abitazioni? E, secondo voi, chi ha la possibilità di utilizzare un'arma, non la deve utilizzare...

PRESIDENTE. Onorevole Palma...

NITTO FRANCESCO PALMA. E per di più - e concludo, signor Presidente -, dovete essere sinceri fino in fondo, e non ipocriti, come dimostrate di essere con le vostre proposte emendative.
Onorevole Finocchiaro, mi vuole spiegare cosa vuol dire che non è punibile chi ecceda nei mezzi di difesa - siamo, quindi, in una ipotesi di eccesso colposo - quando ricorrano le seguenti cause di giustificazione: si sia stati determinati all'eccesso «da turbamento, timore o panico (...)»? Mi scusi, onorevole Finocchiaro, ma quello non è uno stato soggettivo che non lascia traccia e la cui prova è semplicemente quella di dire al giudice: ho avuto paura.
E nell'emendamento successivo, quan do, ponendo il tema della non manifesta sproporzione tra il mezzo utilizzato per la difesa e l'offesa, sostanzialmente cercate di arrivare a risultati che non hanno senso. E non hanno senso non solo rispetto all'obiettivo che ciascuno di noi correttamente cerca di raggiungere; non hanno senso rispetto a quel diritto per il quale i giuristi che vi accompagnano ci considerano analfabeti, dimenticandosi forse di guardare a casa vostra (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zuin. Ne ha facoltà.

MICHELE ZUIN. Signor Presidente, mi pare che la disposizione, così come posta, assicuri quel grado di certezza necessario in questa materia; le proposte emendative presentate dalle forze di centrosinistra lascerebbero, invece, ampi margini di discrezionalità e noi siamo stufi di varare provvedimenti che potrebbero non servire a nulla. Nella materia, è necessario intervenire con una legge forte, che dia certezza e che difenda i cittadini.
Troppo spesso abbiamo visto cittadini condannati per avere legittimamente difeso la propria proprietà ed i propri beni; non siamo perciò in questa Assemblea per approvare leggi pateracchio: vogliamo fare qualcosa che serva per i nostri cittadini (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia)!


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PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Ricordo che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pisapia 1.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 409
Votanti 408
Astenuti 1
Maggioranza 205
Voti favorevoli 188
Voti contrari 220).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Finocchiaro 1.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Kessler. Ne ha facoltà.

GIOVANNI KESSLER. Signor Presidente, un provvedimento che si intitola «Modifica all'articolo 52 del codice penale in materia di diritto all'autotutela in un privato domicilio» non può che partire da un grande imbroglio e da una mistificazione, ed anche la discussione che si è sviluppata fino ad ora è proseguita lungo la linea della mistificazione.
Le donne violentate, evocate negli interventi che mi hanno preceduto, e le gravi rapine a mano armata nelle abitazioni sono i casi che sono stati addotti a giustificazione della norma in esame. Ebbene, onorevoli colleghi, vorrei osservare che avete richiamato tutti i casi gravissimi in cui già oggi, con il vigente l'articolo 52 del codice penale, è ritenuta assolutamente legittima la difesa anche con l'uso delle armi. Ciò è quanto è accaduto e succede fino ad ora: pertanto, non evocate casi gravi - purtroppo frequenti, ma certamente non per colpa del vigente codice penale - per giustificare una normativa che può richiamarsi all'autotutela del domicilio privato solamente in modo mistificatorio.
Vorrei ricordare che già oggi è legittimo difendersi, e non solo nel domicilio privato. Infatti, già adesso è legittimamente ammesso l'uso delle armi contro chi attenta alla propria vita o alla propria incolumità, nonché contro chi tenta di commettere il reato di violenza sessuale. Non vi era e non vi è bisogno della proposta di legge in esame, onorevole Palma, come lei sa bene.
Cosa cambia, allora, la proposta di legge in esame? Essa è pericolosa non per il fatto di concedere la possibilità di difendersi, già attualmente prevista, ma perché dà la facoltà di usare le armi anche nei casi in cui non ve ne era bisogno, al di fuori di ogni rapporto di proporzionalità. È questa la modifica che si vuole apportare all'articolo 52 del codice penale!
La proposta di legge che state votando concede la possibilità di sparare, anche se non ne sussiste il bisogno, contro un soggetto che entra nella propria abitazione! Questo è il significato della presunzione di diritto del rapporto di proporzionalità (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

BENITO PAOLONE. Ma chi lo dice?

GIOVANNI KESSLER. Si può sparare, secondo questa proposta, ad un ragazzino che entra in casa per rubare a mani nude (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
Non venite a dirci, onorevole Palma, che la norma recata dalla lettera b) dell'articolo unico del provvedimento in esame prevede che deve esservi, comunque, il pericolo di aggressione (Commenti del deputato Paolone). Secondo la normativa che volete introdurre, ci deve essere il pericolo di aggressione, ma vorrei rilevare che si tratta di qualcosa di diverso!
Se voi affermate che non vi è più bisogno della proporzionalità e che un cittadino, che poteva difendersi contro un ragazzino a mani nude anche senza usare un'arma - perché poteva semplicemente dargli uno schiaffone -, l'ha usata, anche solo in presenza di un pericolo d'aggressione


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(Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana), allora, onorevoli colleghi, questo non è più il diritto all'autotutela, ma diventa il diritto di poter sparare anche contro colui che ha solamente l'intenzione di aggredire a mani nude, dal quale ci potrebbe difendere in qualsiasi altra maniera.
Siccome ci sono 4 milioni di italiani che hanno le armi in casa, il messaggio che voi lanciate è assolutamente pericoloso per la sicurezza di tutti, compresa quella di quei cittadini che detengono dette armi. Si tratta, infatti, di un messaggio rinunciatario: noi non riusciamo a difendervi, quindi arrangiatevi voi, anche se questo può costare la vita di chi mette in pericolo non quella dell'aggredito, ma solo i suoi beni!
Ebbene, onorevoli colleghi, noi non siamo i difensori dei ladri o degli stupratori, come qualcuno ha voluto affermare nell'ambito di questa propaganda elettorale anticipata oggi in Parlamento. Noi - è la nostra cultura, e crediamo sia anche la vostra - siamo i difensori di quel bene supremo rappresentato dalla vita umana (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Kessler...

GIOVANNI KESSLER. ... di chiunque essa sia (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, onorevole Palma, ho la ventura di essere professore di diritto nelle università italiane da quando avevo 29 anni (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana) e so bene quanto sia importante una buona lezione. Devo dire che non è questo il suo caso (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)... Non ho appreso nulla da ciò che mi ha detto.

NITTO FRANCESCO PALMA. Che ci vuole fare? Non sono professore! Legga le norme, prima di parlare!

PIERLUIGI MANTINI. Non solo non ho appreso nulla da ciò che mi ha detto, ma credo che sia lei che non ha letto il provvedimento, che, come ha ricordato, è stato criticato in un documento redatto da cinquanta penalisti delle università italiane, per un motivo semplice, ossia perché afferma la presunzione di proporzione dell'offesa - e, quindi, l'uso legittimo delle armi - per chiunque si introduca nell'abitazione o nel domicilio. Allora, le chiedo...

NITTO FRANCESCO PALMA. È il resto che è importante! Lei deve fare il professore seriamente!

PIERLUIGI MANTINI. Il resto l'ho letto (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)! Il resto l'ho letto: «(...) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione (...)». Queste sono le categorie (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)...

NITTO FRANCESCO PALMA. Ci sono i requisiti per l'uso delle armi!

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, posso proseguire o debbo sentire questo frastuono dietro le orecchie?

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, consentite all'oratore di parlare! Prosegua, onorevole Mantini.

PIERLUIGI MANTINI. Allora, onorevole Palma, se lei ritiene che sia giusta la presunzione di usare le armi per chi si introduce nel domicilio - di qualsiasi tipo -, le chiedo se ritiene sia giusto usare le armi nei confronti di chi si «introduce» illecitamente nei nostri risparmi o commette falso in bilancio, truffando milioni di cittadini (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana). A


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questi soggetti voi avete dato premi per tutta la legislatura (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)! E, dunque, direi...

NITTO FRANCESCO PALMA. Che stai dicendo? Sei professore di diritto... della fantasia!

MICHELE ZUIN. Vergognatevi!

PIERLUIGI MANTINI. Sì, voi fate un po' di frastuono, ma non aggiungete nulla (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)...

PRESIDENTE. Per cortesia! Onorevoli colleghi...

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, vi è un nervosismo eccessivo. Non vorrei che anche la mia fosse un'offesa degna di reazione, diciamo ai sensi della legge...

PRESIDENTE. Prosegua pure, onorevole Mantini.

PIERLUIGI MANTINI. Proseguo, signor Presidente, e, quindi, concludo, se posso concludere, signor Presidente, perché mi auguro che anche l'aula (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)...

ALFONSO GIANNI. Parla per legittima difesa!

PIERLUIGI MANTINI.... non sia trasformata in un Far west (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)...
Stavo dicendo che, se posso concludere, lo faccio chiedendo al collega Palma se - a suo avviso - chi si «introduce» nei nostri risparmi, nei risparmi delle famiglie italiane (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana), attentando ai nostri beni materiali, cioè ai nostri risparmi, ossia truffando, nei diversi modi che abbiamo visto negli scandali finanziari (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana) con i falsi in bilancio, anch'essi....

SERGIO COLA. Le scalate!

MASSIMO POLLEDRI. Fate le scalate, che è meglio!

PIERLUIGI MANTINI. ...meritino la pena di morte (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)...

PRESIDENTE. Scusate! Onorevole Mantini, scusi...

PIERLUIGI MANTINI. Ho terminato, signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Mantini, non voglio sollecitarla a concludere, ma solo consentirle di parlare.
Onorevoli colleghi, hanno chiesto di intervenire gli onorevoli Palma, Buontempo ed altri colleghi; quindi, vi è la possibilità di svolgere considerazioni alternative a quelle dell'onorevole Mantini. Pertanto, consentite all'onorevole Mantini stesso di concludere il suo intervento.
Prego, onorevole Mantini, prosegua pure.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, ho terminato. Vorrei condurre, come ho detto fin dall'inizio, questa discussione parlamentare, in un'aula parlamentare, appunto, e non in un bar, ma non fatemi specificare (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)... In un contesto diverso dalla dignità parlamentare (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)... Vorrei condurre tale discussione con ragioni ed argomenti.


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Ho ascoltato improvvide «lezioncine». Ho ascoltato slogan urlati. Devo dire che mi piacerebbe ascoltare qualcosa - ed, in qualche modo, mi scuso anche per questa citazione -, in particolare dai banchi dell'UDC, perché spesso da tale gruppo si usa richiamare il valore della fede cattolica e dell'insegnamento cristiano. Naturalmente, è un accostamento che non amo fare in politica, nel rispetto di tutti.
Tuttavia, chiedo ai cristiani presenti in Parlamento se esprimeranno un voto favorevole su una proposta di legge di questo tipo; se ritengano che, effettivamente, la minaccia ad una cosa possa essere punita con la morte...

PRESIDENTE. Onorevole Mantini, si avvii alla conclusione.

PIERLUIGI MANTINI. ...e se il bene della vita sia uguale ad una merce. Glielo chiedo ora e glielo chiederò nei prossimi interventi, e mi auguro che vi sia una risposta, perché il silenzio sarebbe eloquente e terribile (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paolone. Ne ha facoltà.

BENITO PAOLONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo queste grandi lezioni di diritto, si è scatenata, all'interno di un incolto come me, una forma di ribellione. Infatti, non c'è peggior cosa di colui il quale fa uso della sua erudizione per imporre agli altri...

PIERLUIGI MANTINI. No...

BENITO PAOLONE. Assolutamente sì, professore...

PIERLUIGI MANTINI. Nitto Palma...

BENITO PAOLONE. Lei, professore di università, ha voluto dire cose ignobili, che appartengono al vostro mondo. Lei ha detto delle cose ignobili e ha voluto introdurre un elemento che è congenito nell'attacco permanente al vostro avversario, pur di vincere. Ha confuso il linguaggio su un argomento che era tutta un'altra cosa, e ciò non è corretto. Lo può fare, è legittimo; ma, politicamente, ciò che ha fatto non è onesto! Voi siete stati ladri (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...

PRESIDENTE. No, per cortesia...

BENITO PAOLONE. Mi faccia parlare! Sono libero di esprimere il mio giudizio politico!

PRESIDENTE. Il giudizio politico è un conto; ma ciò che lei dice è altro, onorevole Paolone.

BENITO PAOLONE. Me lo lasci esprimere: sono stanco di sentirmi accusato da cinque anni di cose che capovolgono la verità (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).

ALFONSO GIANNI. Adesso la legislatura è finita!

BENITO PAOLONE. Per cinquant'anni avete orchestrato il potere. Voi, non altri (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani)... Ridi, ridi Russo Spena! Avete orchestrato il potere, in assoluto, dove comandavate, specie voi uomini di sinistra. Negli altri luoghi, vi spettava mediamente il 30 per cento di tutto il «fatturato», che si trattasse di nomine, di assunzioni, di assegnazioni di appalti! E siete degli ipocriti: lo sapete che è così, e lo sanno anche gli italiani (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)! Non vi si dice, ma è un errore non farlo!
Le vostre «ravennate» e le grandi imprese, come la Cogefar Impresit, la FIAT e altre, quando entravano nelle associazioni d'impresa salvavano la moralità e la correttezza.


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Ma erano delle bande di disonesti il 99 per cento delle volte! Allora, smettetela di confondere il falso in bilancio...

ROBERTO GUERZONI. È stato Berlusconi!

BENITO PAOLONE. ...e di venirci a dare lezioni di diritto! Qui è presente un deputato, e mi riferisco all'onorevole Anna Finocchiaro: ti vorrei ricordare una vicenda, e lo vorrei fare in Parlamento. Ascoltami, Anna, non ostentare indifferenza nei miei confronti. Voglio ricordarti questa vicenda in Parlamento. Una sera d'estate, a Catania (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...

PRESIDENTE. Calma! Sentiamo cosa è successo. Colleghi, scusate... La cosa si fa intrigante anche per me: onorevole Paolone, dica cosa è successo a Catania, così tutti sospiriamo per quella sera... Per cortesia, ascoltiamo cosa è successo a Catania quella sera...

GIOVANNI CARBONELLA. Sotto la luna...

SERGIO SABATTINI. Facci sognare (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!

BENITO PAOLONE. Se siete buoni, capirete che normalmente, quando parlo, significa che ho da dire qualcosa, che, al di là della forma, attiene alla sfera della sostanza della mia formazione e delle mie convinzioni. Altrimenti, non avrei motivo di parlare (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani)... Se mi fate la cortesia, non mi dilungherò, ma verrò all'argomento.
Ero con la mia famiglia al mare. Ritornando verso casa alla fine della giornata, ero in macchina ed è arrivata una telefonata. Cara Anna, quella telefonata mi diceva che in una certa strada - ridi, ridi, con un personaggio a fianco a te che ha fatto ridere il mondo! -, a un uomo, che era un mio amico fraterno, gli fu sparato e fu ucciso in quel «tabacchino» che tu conosci. Tu eri il giudice di turno che registrò la tragedia di un uomo assassinato perché non si potè difendere. Egli entrò lì dentro dicendo solo: «Fermati!» a qualcuno, ma gli fu sparato e fu ucciso. Io non potei entrare. Eri tu quel giudice.
Allora, domando a te, Anna, e a tutti voi, che scherzate su queste cose, perché quello che sta succedendo in questo paese in questo momento è terribile, aldilà delle lezioni di diritto: è legittimo che una persona debba venire in casa mia e debba appropriarsi di cose che mi appartengono e che sono parte della mia vita? Non sono «cose», onorevole professore di università, ma sono le ragioni della mia vita, per le quali non voglio una casa comune, come volete costruire voi. Avete fallito anche in questo! Sono degli oggetti, delle cose, delle memorie, dei fatti, che sono la mia vita, come i miei figli e la mia famiglia!
Perché qualcuno può venire in casa mia? Egli deve sapere che, se viene in casa mia, non gli dò scampo (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! Non ci deve venire!
In casa mia ci viene chi vuole, ma se ci viene un ladro e se ci viene sulla base di questa legge, che non è quella che ha detto il professore...

PRESIDENTE. Onorevole Paolone, concluda...

BENITO PAOLONE. Mi faccia finire, signor Presidente, altrimenti riprendo la parola subito dopo, sull'emendamento successivo.
L'onorevole Palma - il giudice Palma - ha letto la legge. Lo fate apposta! Noi stiamo scegliendo questa strada perché una legge deve tener conto della situazione di fatto che c'è nel paese. In Italia c'è un dramma su questa vicenda! È una situazione gravissima! Bisogna che si sappia


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che non si può minacciare impunemente una persona, una famiglia, della gente, nei propri luoghi, nella propria casa. Non si può! Il Parlamento non solo deve decidere di apprestare gli strumenti per la difesa pubblica, per il Ministero dell'interno e per la magistratura, che possa giudicare severamente, ma non può assegnare al giudice, dopo, ogni decisione nel caso in cui una persona, prima, si trovi in pericolo di vita, rischiando di morire se non si può difendere. Questo è il punto! Non ci girate intorno!
Noi vogliamo consentire che, di fronte a queste circostanze, ci si possa difendere, stabilendo che la proporzionalità non sarà decisa da Anna Finocchiaro, magistrato, o dal professore di università! Quando uno è morto, a quel punto è il Padre Eterno che decide la sorte, ma voi avrete ucciso la gente! Questa è la vostra scelta (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fanfani. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per motivi strettamente personali e per la dignità di coloro che siedono in quest'aula. Sul problema della legittima difesa parlerò in un'altra occasione, nella fase finale di esame di questo provvedimento.
Onorevole Paolone, lei ha usato delle espressioni che io, personalmente, nei miei confronti non posso accettare. Lei, guardando tutto questo schieramento, ha indicato a dito, prendendo anche me, e ha detto che abbiamo rubato per cinquant'anni. Se io ho rubato, me lo contesti e lo dica a tutti (Commenti del deputato Paolone)! Se non ho rubato, abbia il buon gusto di chiedere scusa, a me e a tutti coloro che qua dentro sono onesti, perché qui ce n'è tanti (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...

CARLA CASTELLANI. Ma stai zitto!

GIUSEPPE FANFANI. Onorevole Paolone, aspetto che lei mi dica quando e come ho rubato. Sono qui in piedi che la aspetto. Abbia il coraggio e la dignità di intervenire. Guardi, non mi muovo da qui!

NICOLÒ CRISTALDI. Sfidalo a duello!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di dare la parola all'onorevole Palma, chiedo a tutti voi di evitare esagerazioni verbali. Spero che l'onorevole Paolone non facesse riferimento a fatti legati a persone o quant'altro. Nessuno qua dentro è giudice nei confronti di chicchessia. Quindi, a volte, il fatto che qualcuno si lasci trascinare dalle parole può essere motivo di un minimo di spiegazione, se è consentito, se è possibile.

BENITO PAOLONE. Poi, dopo...

GIUSEPPE FANFANI. Vieni, vieni, ti aspetto!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palma. Ne ha facoltà.

NITTO FRANCESCO PALMA. Signor Presidente, vorrei dare una rapidissima risposta all'onorevole Kessler.
Onorevole Kessler, se tutto quello che con questa norma intendiamo far rientrare nello spazio della giuridicità fosse già previsto dall'articolo 52 del codice penale, davvero sarebbe incomprensibile tutta questa vostra battaglia per una mera questione di forma. Ella sa perfettamente che non è così; ella sa perfettamente che con questa norma non sarà possibile iscrivere per omicidio al registro notizie di reato chi si è reso responsabile solo di avere difeso se stesso, la propria vita e quella dei propri familiari, mentre questa è la prassi con l'attuale norma dell'articolo 52 (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
In secondo luogo, non so quello che facevo prima, quindi, signor Presidente, non ho paraventi dietro cui trincerarmi: non so se prima facevo il magistrato o il


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professore universitario, poco importa. Ho appreso, però, che l'onorevole Mantini faceva il professore universitario e mi ha rivolto una domanda specifica. Onorevole Mantini, mi farebbe tanto piacere risponderle positivamente percorrendo la strada della menzogna in modo assolutamente similare a quanto lei ha fatto nel suo intervento. Sì, mi piacerebbe dirle che se qualcuno commette un falso in bilancio potrebbe essere soggetto passivo di un colpo d'arma da fuoco. Però, poiché, ove mai dovessi dirglielo seppure per ischerzo, sono preoccupato che nella vostra furia anti-centrodestra potreste utilizzare questa occasione per eliminare chi, con i vostri amici, non siete stati in grado di eliminare sotto il profilo giudiziario, lei mi consentirà di non darle questa risposta, sia pure per ischerzo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).
Onorevole Mantini, lei dice che è professore universitario. Bene, una delle caratteristiche dell'insegnamento, almeno dell'insegnamento del diritto, è quella di rappresentare agli studenti la norma così come essa esattamente è, e poi esprimere, in ordine alla norma stessa, tutte le valutazioni del caso.

PIERLUIGI MANTINI. Vuoi spiegarmelo tu?

NITTO FRANCESCO PALMA. Vede, quando lei ha letto la norma, si è fermato al primo periodo e si è dimenticato, come al solito, di citare i requisiti. Non poteva citarli, perché altrimenti tutta la sua ipotesi di una legge autorizzatoria del «tiro al piccione» incredibilmente veniva meno. Allora, mi auguro che per il futuro lei possa, nelle sue lezioni, essere quanto meno attento a riferire il contenuto vero della norma, salvo poi fare le valutazioni che riterrà di dover fare.
Infine, tanto per essere molto chiari, poiché vivo ancora il ricordo di un ragazzo di 18 anni che, uscendo dalla sua stanza perché aveva sentito un po' di trambusto, è stato ucciso con due colpi di fucile a canne mozze da un soggetto che aveva tre precedenti specifici per rapina ed era stato liberato in ragione di una certa demagogia giudiziaria, le dico con molta tranquillità: onorevole Mantini, se devo scegliere tra il delinquente ed il cittadino offeso dal delinquente non ho nessuna esitazione. Lei faccia così, ma lo vada a raccontare ai cittadini perbene di cui chiede il voto (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'UDC Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (CCD-CDU) e della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Se l'onorevole Fanfani non sa o non ha mai saputo che in gran parte dei comuni, province e regioni gli appalti pubblici non venivano assegnati se le cooperative rosse non prendevano il 30 per cento degli appalti stessi (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)...

PRESIDENTE. Ma che c'entra con questo?

TEODORO BUONTEMPO. Presidente, sono le cronache...

KATIA BELLILLO. Ma stai zitto! Cialtrone!

GIOVANNI BELLINI. Sei un bugiardo!

PRESIDENTE. Capirei se fossimo fuori dall'aula e lei stesse facendo un comizio, ma cosa c'entra ora con tutto questo?

TEODORO BUONTEMPO. Presidente, ho sentito parlare di falso in bilancio e di altro...

KATIA BELLILLO. Fascista!

PRESIDENTE. Ho capito, ma siccome ha un minuto, si attenga al tema, cortesemente.


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TEODORO BUONTEMPO. Posso capire l'onorevole Mantini, il quale non ha perso neppure questa occasione, a nome della Margherita, per dissociarsi da affari finanziari e politica di un partito che gli è vicino. Io vorrei solo dire....

PRESIDENTE. Concluda il suo pensiero!

TEODORO BUONTEMPO. Questa fase di dibattito incrudelito non l'abbiamo iniziata noi!

KATIA BELLILLO. Smettila!

TEODORO BUONTEMPO. Io rivolgo le mie più vive congratulazioni alla collega Finocchiaro, la quale ha espresso tutto il suo livore razzista nei confronti dei colleghi di centrodestra! La collega, evidentemente, pur essendo un magistrato, non avendo argomentazioni per sostenere le sue tesi.....

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Buontempo.
Passiamo ai voti.
Ricordo che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Finocchiaro 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni)

(Presenti e votanti 420
Maggioranza 211
Voti favorevoli 191
Voti contrari 229).

Colleghi, a questo punto rinvio il seguito del dibattito ad altra seduta.

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