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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 809 ed abbinate - sezione 2).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cirielli. Ne ha facoltà.
EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel confermare il pieno sostegno del gruppo di Alleanza nazionale a questa importante iniziativa, desidero ringraziare il presidente Ramponi per aver portato avanti una battaglia che era ed è sentitissima. Ricordo che anche nelle scorse elezioni, quelle del 2001, moltissimi soldati italiani, impegnati soprattutto nei Balcani, avevano prospettato tale problema senza che il Governo di centrosinistra desse alcuna risposta e alcuna soluzione.
Relativamente agli emendamenti, credo che il centrosinistra debba comprendere l'urgenza e la necessità di procedere all'approvazione del provvedimento. È vero, infatti, che esiste il problema di tutti i cittadini italiani che, per esigenze di lavoro o per loro esigenze private, si trovano temporaneamente all'estero, ma è anche chiaro che tali esigenze non possono essere messe sullo stesso piano di quelle dei militari e dei funzionari dello Stato che lavorano ed hanno l'obbligo di rimanere all'estero non avendo alcuna possibilità di rientrare, atteso che ai militari non viene neanche data questa possibilità. Non credo, quindi, che un cambiamento in questo senso possa aiutare al raggiungimento rapido del primo obiettivo, cioè quello di riconoscere, oltre il sacrosanto diritto di voto agli italiani all'estero - una grande battaglia del Movimento Sociale Italiano prima e, di Alleanza nazionale poi, che finalmente è stata giunta - anche, ai militari e a coloro che prestano servizio per lo Stato all'estero il diritto di votare, con la speranza che successivamente sarà possibile fare anche qualche cosa in più.
Spero, quindi, che nella fase della discussione degli emendamenti il centrosinistra manifesti senso di responsabilità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Landi di Chiavenna. Ne ha facoltà.
GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA. Signor Presidente, intervengo soltanto per confermare, quale esponente della Commissione affari esteri, la convergenza sul testo licenziato dalla Commissione affari costituzionali. La Commissione affari esteri aveva segnalato alcune valutazioni che mi pare siano state debitamente tenute in considerazione dalla Commissione di merito, in particolare per quanto riguarda lo status giuridico ed economico anche del Corpo diplomatico. Mi sembra, inoltre, che gli emendamenti che ci accingiamo a votare in ordine alla corretta definizione del ruolo della temporaneità di residenza all'estero e, quindi, il non pregiudizio dal punto di vista sostanziale, di merito, del ruolo del nostro Corpo diplomatico e dei funzionari che sono temporaneamente comandati all'estero, rassicuri ampiamente rispetto ad alcune valutazioni espresse in Commissione affari esteri.
Sono state ricordate, sia dal presidente Ramponi sia con gli interventi del relatore Cossiga e del collega Cirielli, la validità e l'importanza di questo provvedimento, che supera un'anomalia di carattere costituzionale, consentendo ad una ampia platea di cittadini italiani di potersi recare alle urne per esprimere il proprio voto, ancorché comunque limitato al voto attivo ed escludendo la possibilità di essere anche candidati; questi, però sono aspetti che potranno essere ampiamente ridiscussi, rivisti e rivalutati nel prosieguo della prossima legislatura, dove ci auguriamo si possano apportare ulteriori miglioramenti e aggiustamenti a questo importantissimo provvedimento.
Resta il fatto che questo provvedimento che Alleanza nazionale ha appoggiato ed appoggia e voterà convintamente, con quei due emendamenti a cui ho fatto riferimento - che fanno ampia chiarezza dal punto di vista organico anche per quanto riguarda il Corpo diplomatico -, sia un provvedimento molto importante e auspicato, che segnala l'attenzione del Parlamento per la complessa moltitudine di nostri concittadini che temporaneamente risiedono all'estero. Quindi, non posso che compiacermi e plaudire per questa iniziativa. Mi sembra, comunque, di aver riscontrato anche negli interventi dei colleghi
dell'opposizione una complessiva valutazione positiva di questo provvedimento.
Mi auguro quindi che il Parlamento possa, nella sua stragrande maggioranza, esprimere un voto comune di trasversale consenso che rende merito al ruolo, all'impegno e alla sensibilità delle forze politiche rappresentate in questo Parlamento verso i nostri residenti all'estero, sia militari sia civili, cioè verso chiunque è impegnato a rappresentare, a difendere e a tutelare l'immagine e la credibilità del nostro paese e, quindi, ad apportare un contributo forte per sostenere il nostro ruolo e il nostro impegno militare e civile all'estero; costoro hanno diritto di essere riconosciuti nella loro pienezza di cittadini nell'espressione del voto.
Avremmo evidentemente desiderato dare loro la possibilità di votare nelle circoscrizioni di residenza, ma questo non è stato possibile dal punto di vista squisitamente tecnico; comunque è un primo passo importante e fondamentale a cui Alleanza nazionale guarda con vero interesse e grande compiacimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, tengo particolarmente ad intervenire su questo provvedimento perché all'inizio della legislatura - il 15 giugno 2001 - insieme al collega Angioni, che di queste missioni all'estero ha esperienza personale, abbiamo immediatamente presentato una proposta di legge in questa direzione. Vorrei sottolineare - anche se non avrei voluto farlo -, di fronte alle pronunce dei parlamentari che quasi si autoattribuiscono, come gruppo parlamentare, questa iniziativa, come sia giusto dare «pane al pane e vino al vino» dicendo chiaramente che la nostra proposta di legge è stata la prima presentata in questa legislatura al fine di assicurare questo diritto. L'abbiamo presentata perché, come presidente della Commissione difesa nella legislatura precedente, ho potuto toccare con mano quanto fosse grande il rincrescimento ed il dispiacere dei militari italiani impegnati e comandati all'estero per il fatto di non poter votare, a fronte di vari colleghi di altri contingenti che, dotati di meccanismi di voto per corrispondenza e quant'altro, potevano invece esercitare questo voto. È chiaro che per un militare essere dislocato all'estero è già un servizio di particolare sacrificio, ma che poi a ciò seguisse la penalizzazione del mancato diritto di voto era una cosa inaccettabile anche perché, nel frattempo, il diritto di voto è stato concesso agli italiani all'estero, alcuni dei quali estremamente sensibili a questo diritto, altri probabilmente colti quasi di sorpresa da questa attribuzione.
Rispetto a questa nostra proposta ambiziosa devo però dire che il prodotto è più ristretto. Il prodotto è di portata assai meno alta perché non si è voluto affrontare, nonostante siano passati cinque anni dal 2001, il nodo del voto per corrispondenza, e oggi si dà al militare la possibilità di votare per la circoscrizione Estero, alla quale egli non è affatto interessato perché in genere risiede a Pisa, a Roma, a Milano o in qualsiasi altro posto. Ovviamente non faremo mancare il nostro appoggio, ma non gabelliamo questo provvedimento come se fosse la soluzione completa del problema, perché invece è solo il risultato minimo. Infatti, a fronte di un diritto di voto connesso ai connazionali residenti stabilmente all'estero, almeno ai militari e ai diplomatici - altra categoria penalizzata rispetto ai loro colleghi di altri paesi che esercitano il voto per corrispondenza - si dà la possibilità di esprimere un voto di valenza nazionale, anche se non di riferirsi al loro territorio perché votano per i rappresentanti di un altro territorio.
È inutile fare appelli alle minoranze perché partecipino: sono certo che l'opposizione darà il suo contributo perché si arrivi ad una soluzione.
Vogliamo, innanzitutto, rivendicare e sottolineare che ben altra era la nostra impostazione e ben altra l'ambizione del provvedimento: nella prossima legislatura ci batteremo per dare ai militari, ai diplomatici e a tutte le categorie comandate
per servizio di rimanere all'estero la possibilità di fruire dei diritti civili e politici di tutti i cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ramponi. Ne ha facoltà.
LUIGI RAMPONI. Signor Presidente, vorrei svolgere soltanto una precisazione, affinché rimanga agli atti, dopo le affermazioni fatte dall'onorevole Spini, al quale mi legano comunque rapporti di reciproca stima.
Non è esatto che la proposta di legge presentata da lui e dal collega Angioni è stata la prima: non è vero! La loro proposta di legge è stata presentata il 15 giugno 2001, la mia il 13 giugno 2001.
In secondo luogo, è vero che l'impostazione poteva essere diversa da quella che adesso è sotto i nostri occhi (Commenti del deputato Spini)...
PRESIDENTE. Non è questione di priorità. Prego...
LUIGI RAMPONI. Per la verità l'onorevole Spini ha detto che Alleanza nazionale si è arrogata certi diritti! La realtà è che la prima proposta di legge ad essere stata presentata è la nostra e che il Comitato ristretto l'aveva scelta come progetto di legge di riferimento: questo per ristabilire la verità; dopodiché, i rapporti tra me e il collega Spini rimarranno quelli che sono sempre stati.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
GIUSEPPE COSSIGA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti Fontana 1.2 e Leoni 1.1, mentre esprime parere favorevole sull'emendamento Fontana 1.3.
La Commissione inoltre, nel caso di reiezione o di ritiro dell'emendamento Fontana 1.2, prevede la necessità di una riformulazione dell'articolo aggiuntivo Fontana 1.01, che potrei leggere adesso o al momento della votazione degli emendamenti. La Commissione esprime comunque parere favorevole qualora venga accettata la riformulazione dell'articolo aggiuntivo Fontana 1.01.
PRESIDENTE. Forse sarebbe meglio leggere la riformulazione al momento della votazione.
Il Governo?
ANTONIO D'ALÌ, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
Vorrei sottolineare soprattutto che il ritiro dell'emendamento Leoni 1.1 eviterebbe una bocciatura tecnica - cosa che non è emersa dagli interventi dei rappresentanti di tutti i gruppi durante la discussione che non sarebbe nelle intenzioni del Parlamento, ma che però sarebbe obbligata da un punto di vista tecnico e sostanziale.
Per tale motivo credo che l'emendamento Leoni 1.1 potrebbe essere utilmente ritirato trasfondendone semmai il contenuto in un ordine del giorno propositivo per i prossimi aggiornamenti di tecnica elettorale, in maniera tale che rimanga la forte convinzione e l'auspicio di estendere nel tempo la possibilità di voto al maggior numero possibile di cittadini italiani temporaneamente all'estero.
Rimango in attesa di conoscere dal relatore il testo - che anch'io ritengo debba essere opportunamente modificato - dell'articolo aggiuntivo Fontana 1.01 nel caso in cui venga approvato l'emendamento Fontana 1.3 e ritirato o respinto l'emendamento Fontana 1.2.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento Fontana 1.2.
Chiedo all'onorevole Fontana se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento 1.2 formulato dal relatore.
GREGORIO FONTANA. Sì, signor Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo all'emendamento Leoni 1.1.
Chiedo ai presentatori dell'emendamento Leoni 1.1 se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.
CARLO LEONI. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, non raccogliamo l'invito al ritiro per due ragioni. Innanzitutto crediamo giusto che i soggetti indicati nell'emendamento (docenti universitari e ricercatori temporaneamente all'estero per l'attività che stanno svolgendo) siano inclusi, al pari del personale diplomatico e delle Forze armate, in questo provvedimento che è assolutamente straordinario e temporaneo.
La seconda ragione è quella per cui proponiamo, nella seconda parte dell'emendamento stesso, una procedura rigorosa. Al riguardo ci siamo preoccupati anche noi di non uscire dall'economia di un provvedimento che vale solo per questa occasione e che deve tener conto di tempi ristretti e quindi di procedure necessariamente ineccepibili. A tale scopo si dice che i soggetti di cui al comma 1, lettera c) (per l'appunto professori universitari, ordinari e associati, ricercatori e altri ancora), se vorranno usufruire di questa opportunità, dovranno registrarsi negli schedari predisposti dai consolati finalizzati alla composizione delle liste elettorali entro i quindici giorni successivi all'entrata in vigore della legge medesima. Diamo, quindi, un'opportunità ma chiediamo anche a tali soggetti, qualora volessero coglierla, di sottomettersi ad una procedura stringente e rigorosa.
Pensiamo non solo che il presente emendamento non vada ritirato, e non lo ritireremo, ma chiediamo ai colleghi della maggioranza e dell'opposizione di sostenerlo, perché, dal momento che il provvedimento è ispirato a dare una chance democratica a cittadini italiani che, altrimenti, non l'avrebbero, qualora potesse essere esteso con procedure certe - e l'emendamento dimostra che ciò è possibile - anche ad altri soggetti meritevoli di tale attenzione, non vi è alcuna ragione per non cogliere tale opportunità e tale diritto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, è un po' singolare la ragione per la quale l'emendamento al nostro esame, illustrato poco fa dal collega Leoni, che ne è il presentatore, viene sostanzialmente respinto.
Abbiamo detto chiaramente che si tratta di disposizioni transitorie, ma in qualche modo imperfette nell'obiettivo che si intende raggiungere: quello cioè di conferire, l'elettorato attivo nella circoscrizione Estero a determinate categorie di persone (militari e diplomatici). Noi proponiamo di estendere il diritto anche a professori e ricercatori.
L'obiezione che ora viene fatta dal Governo è quella di non tener conto di altre categorie similari. Allora, se qualcuno dice che vi sono altre categorie, indichi quali sono e le aggiunga. Non ci si può limitare a dire che, siccome vi sono altre possibili categorie, riduciamo l'applicazione del principio di uguaglianza in omaggio ad un criterio prudenziale che non viene tra l'altro esplicitato dal Governo: capirei se un parlamentare si alzasse e dicesse: «Forse ci sono altre categorie che potrebbero avere un titolo equivalente». Ripeto: si indichino le categorie ed eventualmente si aggiungano (procedendo allora all'applicazione del principio di uguaglianza), e non si compia una deliberata amputazione ad una norma che, in questo modo, diventa dal punto di vista costituzionale certamente più fragile.
Invito dunque ad accogliere il presente emendamento, perché non accogliendolo rischieremmo di far emergere un elemento di possibile incostituzionalità poiché vi sarebbe una disuguaglianza che avremmo in qualche modo certificato; in questo
senso il mio è un invito molto caldo a tutta l'Assemblea ad accogliere l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, rappresentante del Governo e colleghi, ho sottoscritto insieme ai colleghi Leoni, Amici, Bressa, Mascia e Calzolaio l'emendamento in esame e condivido la scelta fatta dal primo firmatario di non ritirarlo. Le ragioni sono quelle espresse dagli onorevoli Leoni e Zaccaria poco fa e non voglio ulteriormente motivarle.
Credo che molti colleghi in quest'aula abbiano ricevuto sollecitazioni da parte di docenti o ricercatori universitari delle varie categorie (non ricordo se siano temporaneamente all'estero o in procinto di andarci), che si troveranno nell'impossibilità di esercitare il diritto di voto. Quindi, visto che su questo terreno non dovrebbero esserci discriminanti di schieramento politico, rivolgo un appello all'Assemblea perché l'emendamento Leoni 1.1 sia approvato.
Signor Presidente, colgo questa occasione per dire che da parte mia e nostra ci sono forti perplessità sull'impianto complessivo della presente proposta di legge. Ho sentito alcuni colleghi dell'estrema destra rivendicare e quasi alzare una bandierina ideologica sul merito di aver proposto questo provvedimento. Non c'è dubbio che il tema andasse affrontato, ma l'idea che militari e diplomatici - anche docenti universitari, se verrà accolto il nostro emendamento per ragioni di equità - debbano votare per i candidati della cosiddetta circoscrizione Estero è assolutamente incredibile. Tali persone non stanno stabilmente all'estero, ma sono in una missione militare, in una sede diplomatica e, se venisse approvato il nostro emendamento, farebbero, ad esempio, un anno sabbatico di ricerca e di insegnamento all'estero. Che senso ha che contribuiscano ad eleggere i candidati della circoscrizione Estero, per di più, a mio parere incostituzionalmente, non potendosi candidare? Di conseguenza, essi contribuiscono ad eleggere in un ambito nel quale, se scegliessero di volersi candidare, per questa proposta di legge non potrebbero farlo: quindi, le incongruenze sono enormi.
Io considero - e a suo tempo lo dissi in quest'aula - incostituzionale la norma che prevede la residenza all'estero per candidarsi nella circoscrizione Estero: tale norma confligge con tutto l'impianto della nostra Costituzione. Io sono cittadino italiano ma, se volessi candidarmi in un ambito del sistema elettorale del nostro paese, se non sono residente in quell'ambito, per il Parlamento non potrei candidarmi. Secondo me, questo è palesemente incostituzionale, ma riguarda una norma già approvata, peraltro con il mio voto contrario, da questo Parlamento. A mio parere, in questo caso la scelta strategica è stata sbagliata. Il diritto di voto andava dato - e bisogna consentire di esercitarlo a diplomatici, militari, docenti universitari e, se ci sono altri soggetti, come giustamente è stato detto dai miei colleghi, li si indichino -, ma il modo con cui questo avviene è francamente molto discutibile.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione).
(Presenti 389
Votanti 388
Astenuti 1
Maggioranza 195
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 190).
Onorevole Cossiga, l'approvazione dell'emendamento Leoni 1.1 ha qualche incidenza sull'emendamento Fontana 1.3?
GIUSEPPE COSSIGA, Relatore. L'approvazione dell'emendamento Leoni 1.1 richiede sia alcune piccole riformulazioni dell'emendamento Fontana 1.3, perché a questo punto dovremo prendere in considerazione anche lo status di questi nuovi aventi diritto e ciò non è scritto, sia una piccolissima ulteriore riformulazione dell'articolo aggiuntivo Fontana 1.01. Quindi, signor Presidente, chiedo una breve sospensione della seduta.
PRESIDENTE. Sta bene. Sospendo pertanto la seduta.
La seduta, sospesa alle 10,45, è ripresa alle 10,55.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore, onorevole Cossiga, di informare l'Assemblea circa la valutazione delle conseguenze derivanti dall'approvazione dell'emendamento Leoni 1.1.
GIUSEPPE COSSIGA, Relatore. Presidente, poiché si rende necessaria la tutela dei diritti economici e dello stato giuridico anche dei professori e dei ricercatori, la Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Fontana 1.3 a condizione che ne sia accolta la seguente riformulazione: «Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: 2-bis. L'iscrizione dei soggetti di cui al comma 1 negli elenchi di cui al comma 2 e negli schedari di cui al comma 2-bis non interferisce sullo status giuridico ed economico dei soggetti iscritti negli stessi».
ANTONIO D'ALÌ, Sottosegretario di Stato all'interno. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Chiedo dunque al presentatore dell'emendamento 1.3 se accolga la riformulazione proposta dal relatore e dal Governo.
GREGORIO FONTANA. Sì, signor Presidente, accetta la riformulazione.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Poiché l'emendamento Leoni 1.1, approvato poco fa, reca un «conseguentemente», che prevede un comma 2-bis dopo il comma 2, è evidente che il comma contenuto nell'emendamento Fontana 1.3 diventa, in sede di coordinamento del testo, comma 2-ter, cioè si colloca dopo il comma 2-bis introdotto a seguito dell'approvazione del precedente emendamento.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, terremo conto del suo suggerimento in sede di coordinamento formale.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fontana 1.3, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 422
Maggioranza 212
Hanno votato sì 422).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 422
Maggioranza 212
Hanno votato sì 421
Hanno votato no 1).
Prendo atto che l'onorevole Carra non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
GIUSEPPE COSSIGA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE COSSIGA, Relatore. Stante il ritiro dell'emendamento Fontana 1.2 e l'approvazione dell'emendamento Fontana 1.3, la Commissione esprime parere favorevole sull'articolo aggiuntivo Fontana 1.01, a condizione che sia accolta la seguente riformulazione: «Alla quarta riga, dopo le parole "all'articolo 1", inserire le seguenti parole: , comma 1, lettera a), nonché gli elettori in servizio presso le sedi diplomatiche e consolari e i loro familiari conviventi».
ANTONIO D'ALÌ, Sottosegretario di Stato all'interno. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore, in rilevando peraltro che la riformulazione risponde ad un suggerimento formulato in sede di discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Fontana accoglie la riformulazione proposta dal relatore e dal Governo. Passiamo dunque alla votazione dell'articolo aggiuntivo Fontana 1.01.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, annuncio un voto di astensione su questo articolo aggiuntivo e vorrei spiegarne brevemente le ragioni. Come è stato rilevato da diversi colleghi, anche dal collega Boato poco fa, stiamo costruendo un provvedimento che ha delle oggettive incongruenze: il conferimento del diritto di elettorato attivo, ma non anche passivo, e il voto dei soli cittadini temporaneamente residenti all'estero per la circoscrizione estero. Tuttavia, abbiamo condiviso questa scelta, perché pensiamo che sia prevalente la necessità di riconoscere un diritto democratico.
Questo articolo aggiuntivo introduce un'ulteriore incongruenza: si consente di votare a cittadini solo temporaneamente residenti all'estero, anche in quei paesi con i quali non è stata raggiunta l'intesa da parte del Governo italiano, prevista dalla legge sul voto per gli italiani all'estero. Può cioè accadere che nello stesso paese votino per la circoscrizione Estero cittadini solo temporaneamente residenti all'estero, ma non cittadini stabilmente residenti all'estero. Si tratta di un'incongruenza evidente. Vorremmo votare contro, ma ci asterremo, perché riteniamo non sia giusto negare questo diritto al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia, impegnato in missioni particolarmente esposte e delicate, e perfino rischiose (pensiamo a quelle in Iraq e in Afghanistan o ad esperienze simili). Per questa ragione, quindi, il nostro atteggiamento, che sarebbe contrario, diventa un atteggiamento di astensione. Vogliamo tuttavia segnalare che in questo modo si inserisce un'altra incongruenza e un'altra disparità dal punto di vista giuridico.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Fontana 1.01, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 224
Astenuti 216
Maggioranza 113
Hanno votato sì 223
Hanno votato no 1).
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