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PRESIDENTE. L'onorevole Lussana ha facoltà di
CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, da un articolo apparso sulla stampa, si apprende dell'ennesimo caso di malagiustizia nel nostro paese, dove un uomo di Lecco, riconosciuto colpevole dell'omicidio del figlio di solo due mesi e di molestie sessuali su due bambine, condannato per questo a 19 anni di reclusione, è a piede libero, perché il pubblico ministero, che si è occupato del caso, non ha ritenuto di dover disporre la custodia cautelare in carcere, consentendo, quindi, ad un omicida pedofilo di rimanere in libertà, con il rischio della commissione di ulteriori molestie e violenze a danno di altri bambini.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, purtroppo le cose stanno proprio così, perché il procuratore della Repubblica di Lecco, immediatamente interpellato, ha confermato che il signor Filippo Valerio Tallarico ha riportato, in un brevissimo arco di tempo, due condanne, la prima a cinque anni di reclusione per i reati di tentati atti sessuali nei confronti dei minorenni e la seconda a 14 anni per omicidio volontario nei confronti del figlio minore.
PRESIDENTE. L'onorevole Lussana ha facoltà di
CAROLINA LUSSANA. La ringrazio, signor ministro, per la puntualità e la precisione della risposta, che mette in luce, in tutta la sua durezza, la drammaticità del caso in questione, evidenziando, purtroppo, ancora una volta, come, nel nostro paese, vi sia una certa magistratura che adotta decisioni lontane dal comune sentire dei cittadini. Decisioni che destano sconcerto nei cittadini e che sono ben lontane dal loro bisogno di giustizia e di sicurezza.
altro bambino? E per questi genitori, per questi minori, certo non saranno sufficienti le scuse tardive di qualche buon magistrato di Lecco, il quale opponga di non avervi pensato, di non avervi creduto.
PRESIDENTE. Onorevole...
CAROLINA LUSSANA. Ha ragione il ministro: possiamo intervenire, come abbiamo già fatto, sull'ordinamento giudiziario; ma dobbiamo insistere anche con il CSM, l'organo di autogoverno della magistratura, affinché questi comportamenti vengano censurati.
PRESIDENTE. Onorevole...
CAROLINA LUSSANA. Inoltre, dovremmo, forse - e concludo, Presidente, ringraziandola -, avere il coraggio di portare avanti la proposta avanzata da sempre dalla Lega Nord: l'elezione da parte del popolo dei magistrati dell'accusa. I magistrati dell'accusa devono rispondere ai cittadini, al popolo e farsi interpreti dei loro interessi (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
La seduta, sospesa alle 15,50, è ripresa alle 16,05.
PRESIDENTE. Prima di riprendere l'esame del provvedimento in materia elettorale, onorevoli colleghi, so di interpretare i sentimenti di amicizia che tutti voi nutrite per il popolo rumeno salutando il Primo ministro di Romania, Calin Popescu Tariceanu, che è qui con noi (Applausi).
Si chiede al Governo cosa intenda fare per accertare i fatti ed eventualmente sanzionare il comportamento dei magistrati coinvolti nella vicenda, che, proprio quando il Parlamento sta intervenendo con severità nei confronti degli «orchi pedofili», inasprendo le pene, dimostrano con scelte assai discutibili di non saper rispondere alle esigenze di giustizia e di sicurezza della società civile.
Per quanto riguarda la prima condanna, il pubblico ministero ha riferito di non aver ritenuto opportuno richiedere misure cautelari in considerazione della non particolare gravità dei fatti (naturalmente, secondo la sua interpretazione).
Per quanto riguarda la seconda condanna a 14 anni, per omicidio volontario nei confronti del figlio piccolissimo, il pubblico ministero, dopo la condanna, ha ritenuto di non applicare misure cautelari, quanto piuttosto ha sottolineato l'esigenza di un supporto psicologico e di assistenza sociale all'indagato cresciuto in una situazione familiare molto degradata.
Ricordo che in ambedue i casi i giudici hanno comminato sanzioni più severe di quelle richieste dal pubblico ministero. È altrettanto chiaro che il fatto che non siano state applicate misure cautelari ha generato nella pubblica opinione un profondo sconcerto, rischiando di alimentare ulteriormente fra i cittadini il senso di sfiducia nella giustizia.
Non entro nel merito delle modalità attraverso le quali è avvenuto l'omicidio e della descrizione della violenza che è stata perpetrata nei confronti della piccola vittima. Ciò rende ancora più incomprensibili determinate decisioni; naturalmente, ci si domanda come sia possibile che, pur nel rispetto del principio della non colpevolezza fino a sentenza passata in giudicato, non siano state adottate misure atte a salvaguardare la primaria esigenza di tutelare la collettività dal rischio del ripetersi di condotte delittuose particolarmente gravi.
Come noto, ed in questo rispondo a nome del ministro della giustizia, il Governo ed il ministro non possono sostituirsi ai magistrati nel merito dell'esercizio della giurisdizione, anche se il caso Izzo, il quale, appena scarcerato, ha nuovamente ucciso, così come altri episodi destano grandissimo allarme sociale, riproponendo un discorso sul quale questo Parlamento più volte si è soffermato. Si tratta di quello relativo alla professionalità e alla necessità di una capacità di selezione dei magistrati per far fronte ai compiti loro assegnati; inoltre, si rimarca la necessità di una sintonia che deve esistere tra i reati gravissimi, denunciati con forza dall'opinione pubblica ed anche in sede parlamentare - è il caso, ad esempio, di quelli che concernono la tutela dei minori - e le pene comminate, al fine di non assistere a sconcertanti prese di posizione che mettono a rischio l'incolumità di tutti, attraverso la possibile reiterazione del reato.
Pertanto, si auspica che gli strumenti giurisdizionali siano tali da correggere tale interpretazione e, nel contempo, il Governo non può che censurare determinati comportamenti, naturalmente dal punto di vista politico, e sottolineare l'allarme sociale che deriva da soluzioni giurisprudenziali incomprensibili all'opinione pubblica.
Quando avvengono tali avvenimenti, generalmente si dà la colpa alle leggi; in questo caso, le leggi esistono: come ho ricordato dianzi e come ha, altresì, ricordato lei, signor ministro, questo Parlamento si sta dotando di una legislazione molto severa per contrastare il fenomeno della pedofilia. Purtroppo, taluni magistrati, che dovrebbero applicare le leggi, le applicano sempre a garanzia di chi, i reati, li commette, e non, invece, di chi li subisce, persino quando si tratti di piccole vittime, di minori: sempre dalla parte di Caino e mai da quella di Abele!
Vero è che nessuno vuole una giustizia sommaria e nel nostro ordinamento giuridico esiste la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio; ma il caso di Lecco ha in sé elementi davvero inquietanti. Il pubblico ministero, in un primo momento, non aveva chiesto l'imputazione per omicidio volontario, formulando invece l'ipotesi di morte conseguente a maltrattamenti; si viene addirittura a scoprire che il soggetto molestatore e omicida era stato a sua volta molestato da piccolo, sicché, se certamente è giustificato l'aiuto psicologico, sussiste, però, anche un alto rischio di recidiva. Sappiamo, infatti, che i pedofili che siano stati, a loro volta, molestati da bambini tornano a commettere reati; dunque, cosa dovremmo aspettare? Le lacrime di qualche altra mamma? Di qualche altro papà? Di qualche
Ecco, il mondo della magistratura dovrebbe fare autocritica; ritenevo, peraltro, che il caso Izzo, il caso del mostro del Circeo rimesso in libertà, potesse esserci di insegnamento: faceva, addirittura, l'assistente sociale e, una volta libero, ha ucciso nuovamente una madre e la sua giovane figlia. Ebbene, pensavo ciò e, invece, ancora una volta prendiamo atto di decisioni assai discutibili da parte del magistratura. Cosa può fare quindi il Governo?
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 16.
Vorrei esprimere al Primo ministro anche la solidarietà dei deputati italiani e di tutti gli italiani per le gravi calamità naturali che hanno portato alla morte di diversi cittadini rumeni: vi siamo vicini con tutto il cuore (Applausi)!


