Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 687 del 12/10/2005
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(Iniziative per garantire l'unitarietà della gestione della rete stradale nazionale - n. 3-05065)

PRESIDENTE. L'onorevole Pappaterra ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-05065 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).

DOMENICO PAPPATERRA. Signor Presidente, signor ministro, già alla fine di luglio, quando il Governo ha presentato il DPEF, si paventava una scelta molto chiara, vale a dire l'apertura alla cessione ai privati di tratte stradali di competenza dell'ANAS, con l'aggiunta dell'ipotesi, molto concreta, di sottoposizione a pedaggio, soprattutto di tratte autostradali fino ad oggi escluse.
Nei giorni scorsi, tale previsione del DPEF è divenuta realtà, in quanto, con la conversione del decreto-legge sulle infrastrutture, la riforma dell'ANAS e la sua uscita dal perimetro della pubblica amministrazione prendono quota e si intraprende dunque una strada che sta fortemente preoccupando l'utenza - per tali pedaggi che non sono figurativi bensì reali - e, soprattutto, i lavoratori dell'ANAS e di tutto il comparto, che il 30 settembre hanno proclamato uno sciopero generale, per comprendere come il Governo intenda garantire l'unitarietà della rete stradale nonché le clausole di salvaguardia per il futuro dei lavoratori stessi.
Chiediamo pertanto al Governo se tale previsione sia reale, dal momento che la norma è stata introdotta nel corso dell'esame da parte del Senato (il decreto deve ancora essere esaminato dalla Camera), e quali iniziative intenda assumere per la salvaguardia dei livelli occupazionali e dei diritti dell'utenza.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, come è noto, l'ANAS ancora oggi, pur a valle della sua trasformazione da ente pubblico economico in società per azioni, è indiscutibilmente inserita nel perimetro della pubblica amministrazione, ai fini della contabilità pubblica, secondo i canoni dell'Eurostat.
Affinché tale condizione venga a cessare - naturalmente nell'ambito di politiche europee di integrazione e di ammodernamento, quelle che Prodi ci ha sempre ricordato e che sono ampiamente condivise - occorre che l'ANAS copra più del 50 per cento dei propri costi mediante ricavi di mercato, intendendosi per tali tutti i ricavi percepiti a condizioni di mercato e correlati anche al rischio di impresa. Per pervenire a tale risultato, occorre una radicale trasformazione delle modalità con cui attualmente l'ANAS acquisisce le risorse economiche e finanziarie per la propria attività: occorre, cioè, che l'ANAS possa sviluppare e offrire beni e servizi, assicurandosi i relativi ricavi, ponendosi sul mercato in condizione di concorrenza e assumendosi in pieno il rischio di impresa.
A tale scopo, sono state delineate ipotesi che potrebbero consentire di perseguire l'obiettivo dell'uscita dal perimetro della pubblica amministrazione con contestuale riduzione dei trasferimenti pubblici per investimenti. È stato approvato in prima lettura dal Senato, come ha ricordato l'onorevole interrogante, un emendamento che prevede una sostanziale modificazione del rapporto ANAS-Stato.
Tale emendamento comporta la modifica del rapporto intercorrente tra l'ANAS e lo Stato in ordine alle attività svolte per la gestione della rete, e quindi la possibilità


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di acquisire in maniera autonoma risorse economiche e finanziarie sul mercato per la realizzazione degli interventi e degli investimenti programmati, a fronte dello sfruttamento economico figurativo di parte della rete stradale ed autostradale in gestione.
Infatti, qualora l'ANAS fosse l'abilitata a sfruttare economicamente, mediante pedaggiamento, per un periodo di tempo predeterminato parte della rete autostradale e stradale in gestione, i ricavi così conseguiti potrebbero consentire di non dover ricorrere a risorse pubbliche, in «conto aumento di capitale», per effettuare i propri investimenti.
Tali ricavi, anche se conseguiti mediante incasso di pedaggi figurativi corrisposti dallo Stato, si configurerebbero, in questa accezione, come ricavi da mercato, essendo connessi ad una attività a rischio economico, collegata a livello tariffario ai volumi di traffico, e coprirebbero una quota ben superiore al 50 per cento dei costi di gestione.
Pertanto, con queste azioni (sia l'iniziativa del Governo attraverso il DPEF, sia l'iniziativa parlamentare del Senato che successivamente verrà esaminata dalla Camera) non si intende assolutamente «spacchettare», ma rilanciare il ruolo e la funzione dell'ente, prevedendo per esso la possibilità di operare in maniera più incisiva sul mercato.

PRESIDENTE. L'onorevole Pappaterra ha facoltà di replicare.

DOMENICO PAPPATERRA. Signor Presidente, la risposta del ministro, non ci fa dormire sonni tranquilli, perché permangono, come una spada di Damocle, le preoccupazioni esistenti, che credo restino valide anche per il futuro. Emerge con molta chiarezza una volontà, che peraltro si inquadra nella politica finanziaria ed economica di questo Governo, denominata come «finanza creativa», che non ha prodotto fino ad oggi grandi risultati. Quindi, con molta probabilità, anche questo tipo di scelta rischia di essere sbagliata.
Nel merito, signor ministro, le ricordo che ieri la VIII Commissione della Camera ha licenziato il proprio parere sul decreto-legge in materia di infrastrutture. Lo stesso presidente Armani, che ne è il relatore, pur essendo ovviamente favorevole a questa scelta, di rilevante importanza, inerente la fuoriuscita della società in oggetto dal perimetro della pubblica amministrazione, ha sollecitato il Governo a far sì che soprattutto alcuni tratti e alcune reti stradali compiano un salto qualitativo prima di essere sottoposte a pedaggio autostradale. Il riferimento era al grande raccordo anulare, ad alcune reti viarie del centro nord, ma soprattutto alla Salerno-Reggio Calabria. In relazione a quest'ultima, lei, signor ministro saprà (lo ha confermato il ministro Lunardi), che, allo stato, si tratta di un cantiere aperto. Lo stesso Lunardi, per sua ammissione, ha confermato che prima del 2010 difficilmente quella tratta potrà essere percorsa come una vera e propria autostrada.
Permangono quindi tutte le nostre preoccupazioni. Lei oggi ha affermato che non vi sarà lo «spacchettamento». Ne prendiamo atto. Questa idea di non rendere unitaria la rete stradale, la rete viaria nazionale, aveva ingenerato enormi preoccupazioni, soprattutto nei lavoratori e nelle regioni. Il 30 settembre, infatti, era stata siglata un'intesa proprio in questa direzione.
Noi vigileremo, naturalmente, per comprendere fino in fondo come il Governo intenda procedere, sapendo che, per quanto ci riguarda, lotteremo fino in fondo per evitare che vi possano essere fuoriuscite senza controllo e, soprattutto, degli «spacchettamenti» senza che venga garantita l'unitarietà della rete stradale.

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