Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 670 del 14/9/2005
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(Iniziative volte a prevenire il rischio di diffusione dell'influenza aviaria - n. 3-05011)

PRESIDENTE. L'onorevole Gianni Mancuso ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-05011 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7).

GIANNI MANCUSO. Signor Presidente, signor ministro, i parlamentari del gruppo di Alleanza Nazionale hanno sottoscritto l'interrogazione in esame in conseguenza delle notizie divulgate dai media nazionali. Siamo a conoscenza del fatto che il virus dell'influenza aviaria possa trasmettersi all'uomo solo in casi eccezionali. Infatti, gli unici casi noti sono relativi ai paesi del sud est asiatico, dove il pollame vive a stretto contatto con le persone. L'alta concentrazione del virus nell'ambiente, le condizioni igieniche approssimative degli animali e delle persone e il ruolo giocato dal maiale quale vero ospite intermedio tra polli ed esseri umani sono i principali fattori di rischio della trasmissione. Si tratta di virus caratterizzati da un'alta plasticità, per cui le sottovarietà mutano molto rapidamente e teoricamente potrebbero crearsi nuovi patogeni tra virus influenzali umani ed aviari, che potrebbero generare la tanto temuta pandemia.
Dobbiamo peraltro sottolineare che non vi sono prove scientifiche della trasmissione da uomo a uomo dell'influenza aviaria e che la possibilità che il virus in oggetto possa trasmettersi ad altre specie animali non si è mai verificata nei paesi occidentali. Dunque, il salto di specie sarebbe da attendersi nelle persone a rischio: allevatori, macellatori, veterinari, personale addetto che sta in contatto con gli allevamenti avicoli. Tali categorie in Europa, e in particolare in Italia, sono già protette da anni.
Giova inoltre ricordare che le buone pratiche di carattere alimentare diramate dall'OMS dimostrano che non esiste la possibilità di contagio attraverso l'assunzione di carni avicole e uova cotte, perché il virus è sensibile all'azione del calore.
Chiediamo, signor ministro, se intenda promuovere la produzione di farmaci antivirali che potrebbero essere utili a rallentare la diffusione del virus in caso di epidemia, ben consapevoli del fatto che il sistema sanitario nazionale ha già posto in essere due formidabili strumenti per proteggere la salute pubblica, vale a dire la sorveglianza epidemiologica e la biosicurezza, che si riveleranno, anche in questo caso, le armi vincenti.

PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Storace, ha facoltà di rispondere.

FRANCESCO STORACE, Ministro della salute. Signor Presidente, mi richiamo, per quanto riguarda i contenuti dell'azione condotta dal Governo, e segnatamente dal Ministero del quale sono titolare, a quanto ho già avuto modo di dire rispondendo all'interrogazione presentata dall'onorevole Labate.
Aggiungo, per quanto concerne le questioni sollevate dall'interrogazione del gruppo di Alleanza nazionale, che stiamo lavorando al reperimento delle risorse necessarie per i farmaci antivirali. La proposta relativa al cofinanziamento, da parte del sistema delle regioni, della copertura della popolazione, è legata alla particolare struttura del nostro sistema costituzionale. Il Ministero ha prevalentemente compiti di programmazione, e nonostante ciò, con l'intervento del Ministero dell'economia e delle finanze, disporremo delle risorse per coprire il 10 per cento della popolazione, mentre la parte restante della spesa sarà


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a carico del sistema delle regioni, nel rispetto del principio di leale collaborazione istituzionale.
Apprezzo il riferimento, contenuto nell'interrogazione dell'onorevole Mancuso, alle notizie di stampa. Preciso al riguardo, ancora una volta, che il riferimento al professor Crovari, che peraltro è un eccellente tecnico della materia, può apparire impreciso, perché le notizie che hanno destato allarme sono state diffuse da altri soggetti, suscitando la nostra riprovazione. Non dobbiamo dare al paese l'impressione di essere impreparati.
Se il lavoro sarà condiviso dall'opposizione, il provvedimento che presenteremo non sarà visto con un'ottica parziale e sarà, da parte di tutti, migliorabile, proprio perché non si tratta di un'iniziativa blindata. Cercheremo, con i contributi dei gruppi della maggioranza e dell'opposizione, di lavorare congiuntamente e di dare una risposta al paese. Stiamo approntando, onorevole Mancuso, gli strumenti necessari per contrastare l'eventuale esplosione della pandemia, e rinnoviamo pertanto ai tecnici l'appello a collaborare e a non ingenerare psicosi nella pubblica opinione.

PRESIDENTE. L'onorevole Gianni Mancuso ha facoltà di replicare.

GIANNI MANCUSO. Signor ministro, siamo soddisfatti della sua risposta; approfitto del breve tempo a mia disposizione per svolgere alcune brevi ulteriori considerazioni relative al tema in oggetto.
Anzitutto, ricordo che le produzioni italiane sono sicure: il nostro paese non ha bisogno di importare prodotti avicoli perché le produzioni nazionali rispondono abbondantemente alla domanda di carni avicole. Il 2 settembre, poi, il Governo ha adottato ulteriori misure di sicurezza; anche questo è un fatto indubbiamente molto positivo.
Mi preme anche sottolineare il delicato ruolo degli operatori dell'informazione. In sintesi potremmo dire: «informare, non allarmare». Qualche anno fa, informazioni allarmistiche hanno fatto crollare le produzioni zootecniche nazionali a causa della BSE, con conseguenti danni economici devastanti per tutta la filiera. Perfino gli epidemiologi hanno preso una cantonata; infatti, nel mondo si sono registrate soltanto centosessanta morti per la BSE, di cui soltanto una in Italia, che pure ha sollevato parecchi dubbi. Il vero rischio, come ai tempi della BSE, è rappresentato da polli vivi o da derrate derivate da tali animali che giungano in Italia da paesi comunitari grazie al trucco della triangolazione. Ma si tratta di un rischio più teorico che concreto per il nostro paese; infatti, l'Italia è dotata di servizi veterinari quali-quantitativamente superiori alla media europea.
Come accennavo nell'illustrazione, oltre all'arma del vaccino, che certamente non sarà l'unica, e a quella di farmaci antivirali (in una seconda fase, qualora si verificherà un'epidemia in atto), strumento fondamentale sarà la sorveglianza epidemiologica, che in Italia viene già svolta molto bene. Dopo le epizoozie del 2000, infatti, vi furono molti abbattimenti di capi e si procedette di conseguenza ad avviare campagne di vaccinazione, che pure hanno giovato. Ricordo inoltre tutte le metodiche collegate alla biosicurezza (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

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