Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 670 del 14/9/2005
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Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 4604)

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento Fanfani 1.10, del quale la relatrice ha in precedenza proposto una riformulazione chiedo all'onorevole Fanfani se la accetti.

GIUSEPPE FANFANI. No, signor Presidente, non l'accetto.

PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.

VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, il provvedimento in esame si inserisce, in maniera un po' paradossale, nel fervore del dibattito al quale abbiamo assistito fino a questo momento, perché, sotto l'apparenza di una proposta riguardante la giurisdizione e la giustizia, cela, ancora una volta, la difficoltà di ottenere da questa maggioranza valide riforme di largo respiro in materia di giustizia, riforme che, in qualche modo, diano la sensazione che si intende porre mano in maniera organica ai gravi problemi che presenta la giustizia nel nostro paese.
Dico ciò in sede di dichiarazione di voto sull'emendamento Fanfani 1.10, ma, più in generale, di valutazione dell'articolo 1 del provvedimento in esame, che, forse, nasce da un'ispirazione che può avere una sua giustificazione, ma che ha subito una dilatazione davvero inconcepibile nel nostro sistema. Infatti - mi rivolgo ai colleghi che dovranno votare con consapevolezza, essendo, tuttavia, distanti dalla materia specifica di cui ci occupiamo -, nel proporre la necessità di impedire l'appello del pubblico ministero nei confronti di provvedimenti di sentenze di assoluzione, si parte da un principio condivisibile, un principio di semplificazione, un principio di non ripetitività, ma si estende questo principio in maniera sospetta che contrasta con l'ordinamento.
Il nostro ordinamento, soprattutto all'articolo 111 della Costituzione (modificato nel 1999), prevede la parità delle parti nel processo penale, non prevede compressioni particolari nell'esercizio dell'azione penale. Il pubblico ministero resta il titolare dell'azione penale, ma (si può dire) è effettivamente inutile, superfluo, ripetere in grado di appello una valutazione che, davanti al giudice di primo grado, già è stata ampia, perché si è arrivati ad una sentenza di assoluzione.
Tuttavia, per la parte che mi riguarda, non avrei difficoltà ad affermare, coerentemente con qualche decisione già assunta sul piano internazionale, che, se il principio fosse limitato alla prima parte dell'articolo 530 del codice di procedura penale ed all'articolo 593, effettivamente, nulla vieterebbe che si impedisce di proporre un appello nei confronti di una sentenza emessa secondo i canoni della prima parte del primo capoverso dell'articolo


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530, essendosi esaurito il diritto di proporre l'azione penale ed essendosi esaurito il tempo della verifica dibattimentale delle ragioni dell'accusa.
Ma, colleghi, come mi risulta, e se ne è fatto molto rumore in gravi e clamorosi processi recenti che sono durati a lungo, esiste il secondo capoverso dell'articolo 530, quello che, in un certo senso, recupera la vecchia formula dell'assoluzione per insufficienza di prove. Esistono casi, previsti dal nostro codice, che sono stati verificati in alcuni processi particolarmente clamorosi degli ultimi tempi, in cui l'assoluzione viene pronunciata non perché sono risultate evidenti le prove della mancanza di responsabilità, ma perché esiste il dubbio in ordine alla sufficienza delle prove esistenti per condannare.
Impedire, in questi casi, il secondo grado di giudizio, una seconda verifica, non ha nulla a che fare con il principio che si vuole affermare e che è valido nei confronti della prima parte riguardante la non impugnabilità...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Siniscalchi.

VINCENZO SINISCALCHI. ...delle sentenze di assoluzione ai sensi del primo capoverso.
Così come - e concludo, Presidente - non ha senso impedire l'appello quando, a seguito della concessione di attenuanti generiche, si sia arrivati all'applicazione della prescrizione; l'appello, infatti, potrebbe ribaltare quella decisione. In tal modo si penalizzerebbero i diritti delle parti civili, quelle offese, ed anche in un certo senso i diritti del pubblico ministero, cioè del titolare dell'azione penale.
È questo il motivo per cui siamo a favore dell'emendamento in esame e contro la formulazione dell'articolo 1 della proposta di legge di cui stiamo discutendo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fanfani. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voi sapete che non ho mai lesinato il mio appoggio e la mia collaborazione, né in quest'aula né in Commissione, per tutti quei provvedimenti che riguardavano la giustizia, sui quali mi sono personalmente impegnato, a prescindere, talvolta, dalle convinzioni politiche, poiché ritenevo che su materie così delicate vi fosse la necessità di una capacità e di una serenità di analisi che soltanto il prescindere da posizioni preconcette poteva consentire.
Oggi però, credetemi, in un momento così delicato per la vita politica del paese, reso tale dalla prospettazione di una modifica dalla legge elettorale che incide direttamente sul rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni che voi rappresentate e che noi rappresentiamo, io mi vergogno di discutere di una cosa così banale, come lo è un provvedimento marginale, quando tutti in quest'aula dovremmo sentirci solleticati e sollecitati dal dovere di affrontare in maniera seria, coerente, profonda il problema della riforma della legge elettorale, che - lo ripeto - incide direttamente sul rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni.
Ci troviamo, invece, di fronte ad una situazione che, ancora una volta, umilia questo Parlamento, che, ancora una volta, lo riduce a palestra di interessi privati: e non è la prima volta che questo avviene, signor Presidente! Noi ci siamo abituati, poiché voi avete fatto tutto a colpi di maggioranza: le cose più indecenti, più scabrose le avete sempre fatte a maggioranza!

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 12,35)

GIUSEPPE FANFANI. Avete approvato a maggioranza la legge Cirami, le rogatorie; riporterete domani in Commissione la legge Cirielli, ovvero la cosiddetta «salva Previti», in un silenzio generale anche della stampa, anche dei media e anche dell'opinione pubblica, che non fa onore a fronte della gravità di quello che state


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facendo e a fronte dei danni al sistema giudiziario che questo comporterà!
Avete approvato a maggioranza tutte le «leggi vergogna», ma quella che state approvando adesso, che approverete probabilmente e che, comunque, avete proposto all'esame di questo Parlamento, è quella che comporta più vergogna di tutte le altre, poiché è questa la vergogna più grossa!
Mi domando quale sia il senso delle istituzioni che presiede alla presentazione di una legge di questo tipo, a distanza di pochi mesi dal confronto elettorale, quale sia la dignità del ruolo che ciascuno di noi qui dentro svolge, nel momento stesso in cui si fa una legge sapendo benissimo che essa serve soltanto a contrastare i risultati dei vari sondaggi che vi danno perdenti da tutte le parti!
Onorevole Tabacci, lei sa quanto io la stimi e quanto l'abbia sempre stimata, anche quando non ero in questo Parlamento e militavamo nello stesso partito, e sa quanto io apprezzi e abbia apprezzato quello che lei ha fatto, anche all'interno della Casa delle libertà, e il senso di libertà che la sua azione ha espresso; ma oggi non posso condividere il suo pensiero, né posso condividere la sua azione, poiché proprio da coloro i quali sono gli eredi di una cultura antica, che ha portato in questo paese per anni, per decenni, democrazia e libertà, da coloro i quali hanno strutturato, assieme a tutte le altre forze politiche e democratiche, il passato e anche il futuro - per ciò che è possibile fare con l'azione politica - di questa nostra democrazia, mi attendevo comportamenti di maggior respiro istituzionale.
Non che non si debba discutere della riforma della legge elettorale, non che non lo si debba fare; ma la strada che vi ha insegnato ed indicato oggi l'onorevole Castagnetti è quella seria! Affrontiamo insieme la questione; discutiamone pure: ma non siamo assolutamente disponibili ad un confronto su una materia così rilevante in termini di maggioranza.
Non sono disponibile, in questa sede, a trattare, a fronte di una situazione tanto grave per il paese, temi marginali quali quello oggi al nostro esame (l'appello del pubblico ministero): ma che senso ha? Che senso ha, quando siamo dinanzi a prospettazioni che travolgono il sistema politico-istituzionale, trasmettere all'esterno la sensazione che ancora si possa discutere di tali inezie?
Annuncio, pertanto, il ritiro del mio emendamento 1.10. Signor Presidente, la prego di prenderne atto: ritiro la proposta emendativa a mia firma perché non ritengo, in queste condizioni, che la mia intelligenza, la mia sensibilità politica e quella del gruppo che rappresento possano essere messe a disposizione di questa maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Onorevole Fanfani, prendo atto che il suo emendamento 1.10 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.25 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, intervengo per annunciare che sull'emendamento 1.25 della Commissione il mio gruppo voterà favorevolmente, giacché si tratta di limitare i danni che deriverebbero dall'approvazione della complessiva proposta di legge in esame; approvazione che, come emergerà con maggiore chiarezza nel prosieguo dei lavori, la mia parte politica e l'intera opposizione ostacoleranno.
Giustifico il voto favorevole con l'osservazione che l'emendamento in questione amplia le ipotesi di gravame proposto dal pubblico ministero; come è noto, la disciplina, nel suo complesso, è indirizzata a ridurre ed a contenere fortemente tale potere di gravame, nelle forme e nei modi che affronteremo tra breve. L'emendamento della Commissione, rispetto a tale principio fondante della proposta di legge, integra - lo ribadisco - una serie di deroghe.
Per tali ragioni, voteremo favorevolmente sull'emendamento 1.25 della Com


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missione, pur riservandoci di esprimere un voto contrario sull'articolo 1 per le ragioni che illustrerò successivamente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, non interverrò nel merito dell'emendamento in esame; piuttosto, in questo ambito, inizierò ad assumermi la responsabilità politica, quale parlamentare dell'Unione, di condurre un ostruzionismo politico contro la maggioranza.
Il paese è in declino e la drammaticità della situazione è avvertita da tutti i cittadini sulla loro pelle; la gente - mi esprimo in questo modo - non ce la fa più! Non solo i vecchi ed i più poveri; emergono nuovi poveri, il ceto medio. In una famiglia due stipendi non bastano più. Cresce il costo della vita, crescono le tariffe, ma salari e pensioni rimangono gli stessi. Non vi è sviluppo; la coesione sociale sta entrando in crisi e si corre il rischio profondo, drammatico, di un collasso sociale e di una perdita dell'idea stessa della comunità. Infatti, avanzano culture retrive, di restaurazione, fondate sulle identità ristrette, sulle appartenenze anguste, comunitarie, legate al territorio, alla razza; vi è un arretramento pesante della condizione politica, della condizione sociale, della condizione culturale del nostro paese.
Voi state raccogliendo la critica, la protesta, l'indignazione, la delusione dei cittadini italiani; sapete che perderete perché il vostro stesso blocco sociale si sta sgretolando e un tale golpe democratico è frutto della vostra crisi. Volete far pagare al paese la vostra difficoltà, le contraddizioni della maggioranza; si tratta di un golpe democratico che ha origini nella vostra stessa cultura. Lo abbiamo visto, onorevole Tabacci: si tratta di quella cultura - che lei ha giustamente criticato, in nome della sostanza della democrazia - che avete già manifestato nell'ambito della controriforma costituzionale e che riscontriamo ancora oggi!
Noi, che siamo proporzionalisti, vi diciamo che il vostro proporzionalismo non c'entra nulla con il valore della rappresentatività; anzi, la vostra idea di proporzionalismo contenuta in questo golpe democratico - vale a dire la vostra proposta di legge elettorale - sottrae valore proprio alla rappresentanza della sovranità popolare. Altro che sistema proporzionale e valore della rappresentatività!
Il blocco sociale della Casa delle libertà si sta sgretolando, mentre i poteri forti si stanno ricomponendo: ecco, allora, lo smottamento del centro! Chi intercetterà questi interessi e questi voti? Da qui, le grandi manovre del centro! Diciamocelo francamente: ecco la ragione del ritorno al proporzionale contro il sistema maggioritario!
Vorrei ricordare, al riguardo, che noi, come sinistra e come donne della politica, abbiamo criticato anche il sistema maggioritario, poiché ha penalizzato le donne; tuttavia, con la vostra legge elettorale proporzionale non le favorirete, perché, ovviamente, le donne scompariranno dalla scena parlamentare!

PRESIDENTE. Onorevole Maura Cossutta, si avvii a concludere!

MAURA COSSUTTA. Concludo, signor Presidente.
Credo che questa operazione strategica in atto nel nostro paese passi attraverso questo golpe democratico: fermatevi! Noi, se non vi fermerete, rappresenteremo l'anelito democratico, la cultura democratica e la storia democratica del nostro paese, ed allora, da questo momento, il nostro ostruzionismo continuerà fino alla fine (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, credo sia del tutto evidente che, in questa fase, i deputati aderenti alla componente


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Verdi-l'Unione del gruppo Misto intendono utilizzare tutti gli strumenti regolamentari a loro disposizione per poter intervenire sul provvedimento in esame, così come sugli altri argomenti all'ordine del giorno, coerentemente con la battaglia di ostruzionismo parlamentare che abbiamo dichiarato e che abbiamo già iniziato a praticare.
Lo facciamo, in questo momento, anche con la convinzione della necessità di fermare l'approvazione di una proposta di legge che nel merito, peraltro, è ancora una volta un provvedimento parziale. Infatti, essa affronta la crisi del nostro sistema giudiziario, le sue lentezze e le sue incapacità, prevedendo semplicemente il divieto di ricorso in appello da parte del pubblico ministero qualora sia stata emessa una sentenza di proscioglimento.
Ancora volta, nell'orientamento legislativo del centrodestra prevale la volontà di scrivere la parola «fine» riguardo ad alcuni procedimenti penali specifici. È ciò che accadrà qualora il provvedimento in esame dovesse essere approvato, poiché la giustizia non seguirà completamente il suo corso (così come previsto dai tre gradi di giudizio) in condizioni di parità tra difesa e accusa.
Cero, occorrerebbe intervenire massicciamente in ordine ai tempi della giustizia, nonché al ruolo che i ricorsi in appello ed in Cassazione spesso giocano nell'ambito della patologia del funzionamento del procedimento penale del nostro paese. Tuttavia, siamo ormai alla fine della legislatura e sarebbe il caso di tracciare un bilancio. Ebbene, credo che l'approssimazione con cui si interviene sulle questioni concernenti la giustizia e, più in generale, il sistema di funzionamento delle nostre regole democratiche rappresenti il filo conduttore del modo in cui il centrodestra ha elaborato la legislazione in questi quattro anni e mezzo!
Credo sia questo vizio d'origine, che ha caratterizzato il centrodestra, a condurre alla vera e propria implosione costituzionale, oltre che parlamentare, che ha sottinteso la discussione che si è precedentemente aperta sul merito della riforma della legge elettorale. Ritengo debba essere chiaro a noi, al paese e alle istituzioni in quanto tali - che non sono, ovviamente, di parte, ma debbono funzionare al di là delle contingenze politiche ...

PRESIDENTE. Onorevole Cento...

PIER PAOLO CENTO. ... e del gioco delle maggioranze e delle minoranze - che è in atto uno stravolgimento!
Ciò che abbiamo denunciato sulla giustizia è, in realtà, la premessa culturale e legislativa di ciò che si vorrebbe compiere con l'intervento legislativo sulla legge elettorale. Credo che ciò dovrebbe richiamare il Parlamento ad una riflessione; dovrebbe imporre a noi parlamentari, al di là dello schieramento cui apparteniamo, un sussulto di dignità. Noi Verdi, noi opposizione, tale sussulto di dignità l'abbiamo e lo dimostreremo nel prosieguo dei lavori parlamentari. Lo abbiamo nella capacità di far comprendere al paese cosa sta accadendo in queste ore, qual è la partita delle regole democratiche in gioco. Se vi sono poteri forti, poteri occulti che si muovono dietro la rappresentanza democratica che il nostro paese si è dato e che noi - ovviamente e giustamente - abbiamo accettato, anche quando, nel 2001, ci ha visto soccombere alle elezioni politiche, consegnandoci ad un ruolo di opposizione, ma sempre nel rispetto del ruolo della rappresentanza, dell'espressione del voto e della sovranità popolare...

PRESIDENTE. Onorevole Cento, lei sa che l'ascolto volentieri - così come i colleghi -, ma il tempo a sua disposizione è esaurito.

PIER PAOLO CENTO. Concludo, signor Presidente, rilevando che il ruolo dei poteri occulti, dei poteri forti, che vogliono in qualche modo piegare e torcere la democrazia nel nostro paese e la rappresentanza, noi non lo consentiremo. Faremo fino in fondo la nostra battaglia parlamentare, difendendo il nostro diritto - come dicevo in precedenza - ad un'autonoma esistenza ed anche contrastando il


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provvedimento in esame, parziale, sbagliato, che non ci convince e su cui dimostreremo tutta la nostra contrarietà, anche attraverso gli interventi ostruzionistici che abbiamo annunciato e che stiamo svolgendo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zanella, alla quale ricordo che sarò rigoroso nel far rispettare i tempi di intervento. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, anch'io, come gli altri deputati Verdi, intervengo nell'ambito di questo dibattito per ribadire - come hanno fatto peraltro i colleghi dell'opposizione che oggi hanno preso la parola - la circostanza che ci troviamo di fronte ad un momento politico particolarmente grave. Oggi affrontiamo un tema estremamente parziale ed ancora una volta lo facciamo a partire da un dibattito più generale - come osservava il collega Cento - sui temi della giustizia, che ha visto il Parlamento lacerarsi tra maggioranza ed opposizione. Le lacerazioni degli ultimi anni si sono consumate...

PRESIDENTE. Onorevole Zanella, concluda.

LUANA ZANELLA. ...dentro il «Palazzo», dentro la Camera dei deputati, nell'ambito del Senato ed anche nel paese. Credo che in questi giorni l'opposizione abbia il dovere - e concludo, signor Presidente - di dare la parola all'insoddisfazione, alla contrarietà...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Zanella.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bulgarelli. Ne ha facoltà.

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, inizio il mio intervento dalla conclusione dell'intervento dell'onorevole Zanella, anche perché - come annunciato dall'onorevole Paolo Cento - come Verdi, noi proseguiremo, naturalmente secondo le regole, utilizzando tutto il tempo a nostra disposizione, per fare ostruzionismo all'interno di quest'aula.
È casuale, forse, ma non troppo, che proprio nel momento in cui si parla di giustizia, in realtà si parla anche della proposta di legge elettorale avanzata da questa maggioranza.
Fino a ieri pensavo che la democrazia della rappresentanza facesse sì che fosse il popolo sovrano a decidere l'esistenza o meno dei partiti che devono essere rappresentati all'interno di questo Parlamento. Ora, vi è un colpo di mano. La parola golpe è una parola grossa: preferisco parlare di colpo di mano, di qualcosa che va a ledere i principi democratici che hanno sempre retto la vita di questo paese.
Con questo colpo di mano la maggioranza ha deciso di cancellare un'importante rappresentanza, per le sue peculiarità all'interno di questo Parlamento, di tutta una serie di partiti politici...

PRESIDENTE. Onorevole Bulgarelli...

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, vorrei concludere. Lei è sempre molto gentile...
Come dicevo, proseguiremo nel manifestare la nostra ferma opposizione a tutti provvedimenti che verranno sottoposti all'esame di questa Assemblea (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, intervengo anch'io, a titolo personale, per dichiarare subito l'irriducibilità dei Verdi in questa situazione.
Già per quanto riguarda il precedente provvedimento, ci siamo distaccati da questo finto unanimismo che aveva portato ad una risoluzione unitaria, e ci siamo astenuti sul programma di lavoro della Commissione delle Comunità europee e del Consiglio dell'Unione europea. Ciò, denunciando quanto in questo momento fossero


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divise le stesse maggioranze su un'idea di Europa e quanto critica fosse la situazione, tale da non permettere la predisposizione di un atto di indirizzo unitario credibile e reale.
Lo stesso discorso vale per quanto riguarda la proposta di legge di modifica (seppure parziale) al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, all'ordine del giorno della seduta odierna.
Signor Presidente, è chiaro - e concludo - che i problemi della giustizia che questo Governo ha provocato sono ben altri; ma anche su questo piccolo provvedimento ci opporremo con molta determinazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lion. Ne ha facoltà.

MARCO LION. Signor Presidente, intervengo anche io a titolo personale. Sicuramente, quando le legislature si stanno esaurendo, se ne vedono di tutti i colori alla Camera. E sicuramente, come diceva prima anche il collega Bulgarelli, di colpi di mano e di alzate di ingegno se ne vedono in quest'aula, anche in questa occasione! Non si tratta solamente dell'argomento all'ordine del giorno, ossia del provvedimento sull'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento. Infatti, nei prossimi giorni si discuterà di caccia, ossia di un provvedimento fatto ad hoc per un particolare settore.
Inoltre, in quest'aula proprio oggi, nel corso dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, si parlerà della legge delega in materia ambientale, ossia di un altro colpo di mano portato avanti da questa maggioranza per smantellare una legislazione che negli ultimi vent'anni, poco alla volta, finalmente, aveva dato dignità al nostro paese in questo settore.
In questi casi, come è accaduto per la vicenda relativa alla legge elettorale, non possiamo non portare avanti un ostruzionismo serio, per far comprendere al paese ciò che sta accadendo in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione).

EDMONDO CIRIELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, comprendo la volontà e la legittimità di un'azione di ostruzionismo. Credo, però, che i colleghi debbano attenersi alla materia di cui stiamo discutendo e lei deve garantire che ciò accada. Quindi, la prego di intervenire, qualora ciò non avvenga (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Cercherò di tenerlo presente, anche se le argomentazioni presentano spesso un'articolazione complessa.

LUCA VOLONTÈ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, mi spiace svolgere questa osservazione. Ho molto rispetto per i colleghi che hanno assunto un determinato atteggiamento ed hanno espresso le loro opinioni per giustificare tale atteggiamento. Ricordo, senza alcuna punta polemica, che nella scorsa legislatura anche l'attuale maggioranza ebbe modo, a volte, di usare tutti i tempi a disposizione e di applicare il regolamento parlamentare in ogni sua parte.
Però, visto che gli onorevoli Zanella, Bulgarelli, Cima e Lion hanno parlato ben oltre il minuto a loro disposizione (e ciò è facilmente verificabile), la pregherei di far rispettare il regolamento, dando la parola nei limiti del minuto di tempo previsto per gli interventi a titolo personale, per il rispetto di tutti e, soprattutto, delle regole democratiche e di vita di questa Camera.

MAURA COSSUTTA. Le regole democratiche voi le stracciate!

PRESIDENTE. Io non ho la vocazione del cronometrista e, di conseguenza, qualche volta do alla frenata degli interventi la


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possibilità di non strisciare sul selciato (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione)...

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, la ringrazio per la sua precisazione. Intendevo intervenire proprio su questo aspetto.
In effetti, il collega Volontè, che ha sostenuto un'argomentazione ovviamente valida dal suo punto di vista, ha tuttavia fatto un riferimento al regolamento e al rispetto di un minuto di tempo che, come lei potrà ben constatare, è improprio.
Il regolamento, infatti, non prevede che gli interventi a titolo personale debbano durare un minuto. Il tempo per tali interventi è stabilito dal Presidente dell'Assemblea, il quale, dunque, assegna il tempo e, come lei ha ben precisato - di questo la ringrazio -, ne è custode.
Non vorrei che si creassero dei precedenti anche nell'interpretazione del regolamento. Come dicevo, lei, signor Presidente, puntualmente, ancora una volta, ha già anticipato il mio intervento, precisando, appunto, che spetta alla Presidenza stabilire il tempo per gli interventi a titolo personale.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, ho consentito di parlare ai colleghi, a cominciare dall'onorevole Cirielli, su una questione che dal punto di vista regolamentare non dovrebbe essere «ospitata» in questa fase. Infatti, in fase di dichiarazioni di voto, il richiamo sull'ordine dei lavori è superfluo e, qualche volta, superfetativo.
Perciò, non darò più la parola sull'ordine dei lavori e, dal momento che il tempo viene fissato dal Presidente, ho stabilito che per gli interventi a titolo personale sia concesso un minuto. Un minuto è un minuto. Il tempo di concludere il discorso è rimesso alla cortesia ed al rispetto del tempo da parte dei colleghi. Cercherò di intervenire con maggiore fermezza, contando sulla vostra collaborazione, perché non ho nessun potere sanzionatorio.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, intervengo sul merito dell'emendamento 1.25 della Commissione per dichiarare il voto favorevole del gruppo della Margherita, anche se siamo contrari sia all'articolo 1 sia al provvedimento in esame, per le ragioni che avremo modo di illustrare.
L'emendamento della Commissione, che estende i poteri di impugnazione riconoscendo tale facoltà al pubblico ministero anche nei confronti delle misure di sicurezza, amplia le deroghe al principio di inoppugnabilità e, dunque, si muove in una direzione «riduttiva» di quel principio, sbagliato, che noi non condividiamo.
Anch'io devo sottolineare che questo dibattito cade in un momento un po' surreale, ed anche la proposta che ci viene rivolta con questo provvedimento, che ha un soggetto che meriterebbe davvero un diverso contesto e un diverso clima, di per sé è emblematica.
Mentre il paese soffre sul piano economico e sociale e voi che rappresentate il Governo, colleghi della maggioranza, non riuscite neanche a delineare una legge finanziaria nei tempi utili e con i contenuti che queste emergenze solleciterebbero, mentre continuate un indecoroso gioco delle tre carte a sostegno dell'insostenibile posizione del Governatore Fazio, mentre tramate contro la democrazia con una proposta di legge elettorale di cui ampiamente si è parlato e parleremo, votata esclusivamente ad interessi di parte, ci proponete un dibattito su un provvedimento di legge che in qualche modo vorrebbe essere ispirato al principio della ragionevole durata del processo, sottraendo la potestà di impugnare le sentenze di assoluzione al pubblico ministero.
A noi non sfugge certamente che non vi è una totale simmetria tra le parti processuali: una cosa è l'impugnazione da parte dell'imputato di una sentenza di


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condanna, diritto sancito dalla Convenzione dei diritti dell'uomo; altra cosa è l'impugnazione proposta dal pubblico ministero. Tuttavia, non potete presentare riforme di questa natura con motivazioni parziali e con effetti devastanti sui processi in corso. Ricordo, ed avremo modo di approfondire la questione, che il provvedimento in esame, ove approvato, determinerebbe l'automatica sospensione anche di processi in appello per gravissimi reati, compresi i reati di mafia.
Francamente, vi è bisogno di una riforma del sistema delle impugnazioni anche nel processo penale, ma deve trattarsi di una riforma che tiene presente tutti gli interessi sostanziali in gioco e che, se agisce solo nella prospettiva di impedire l'appello del pubblico ministero nei confronti delle sentenze di assoluzione, deve farsi carico coerentemente del problema della durata del processo, impedendo, ad esempio, il profluvio di appelli presentati dall'imputato al solo scopo di allungare la prescrizione. Su questo tema, pur sottolineato dalla dottrina, nulla si dice, a dimostrazione, ancora una volta, che anche questa vostra proposta si pone nel solco della disastrosa politica sulla giustizia che finora avete perseguito, con gli effetti devastanti che sono sotto gli occhi del paese. Abbiamo mercati poco credibili, una commistione politica-affari sempre più preoccupante, e non abbiamo un custode della legalità perché non vi è un livello di efficienza del sistema giustizia in grado di garantire legalità e credibilità al nostro paese.
Continuate in ogni modo ed in ogni occasione a portare avanti una politica giudiziaria, anche con i provvedimenti sulla prescrizione che ci riproporrete di qui a poco, che merita la più ferma condanna da parte nostra e del paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bellillo. Ne ha facoltà.

KATIA BELLILLO. Signor Presidente, mentre siamo obbligati a confrontarci su una proposta di legge che personalmente giudico eversiva, il paese reale vive nell'insicurezza e nella più completa solitudine.
Purtroppo, chi sta governando non prende assolutamente in considerazione il fatto che il nostro paese è al sessantasettesimo posto nell'applicazione e nel rispetto dei diritti civili. Questa mattina, sui giornali leggiamo che non solo i nostri giovani non finiscono la scuola - anche perché saranno sempre meno coloro che potranno frequentare le scuole, visti gli alti costi delle stesse -, ma soprattutto aumenta la disoccupazione giovanile ed i nostri giovani hanno una precarietà assoluta.
Signor Presidente, lei è un vero liberale, in tempi, purtroppo, in cui i liberali si camuffano da neocon. Credo di potermi appellare a lei affinchè sia garantito al Parlamento, ma soprattutto al paese, che si possa ancora difendere la nostra democrazia e che vi siano percorsi veri e reali del corso democratico.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, anche in questa occasione ci troviamo a discutere di problemi della giustizia «a spizzichi e bocconi», con un approccio ed un metodo parziale e generico rispetto ad un tema decisamente ampio che, invece, merita un'analisi più approfondita. Non voglio citare le leggi particolari, ad personam e quelle di parte che avete approvato, ma, certamente, anche il titolo di questo provvedimento («Modifiche al codice di procedura penale in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento») mi pare rappresenti un altro piccolissimo tassello che si inserisce in questo contesto.
Il tema della giustizia in Italia si collega alla questione dei tempi, sia che si tratti di giustizia civile sia che si tratti di quella penale e mi pare che, in questo Parlamento, poche volte, direi mai in questa legislatura, si è discusso in maniera completa, individuando una soluzione al problema.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruta. Ne ha facoltà.

ROBERTO RUTA. Signor Presidente, il clima che stiamo vivendo non è certamente adatto a discutere di un provvedimento che presenta una certa rilevanza. Su alcuni aspetti non ci convince, ma, fondamentalmente, si tratta di un provvedimento ordinario con riferimento all'attività parlamentare. Siamo, invece, di fronte a un regime straordinario per quanto riguarda la vita democratica del paese e per tale motivo - lo sottolineo in maniera non equivoca - risulta impossibile non discutere in maniera prioritaria delle misure che voi della maggioranza state proponendo in modo inaccettabile ed inqualificabile.
Voi dite di avere i numeri per correggere un risultato elettorale ed a noi sembra del tutto inaccettabile!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.

EGIDIO BANTI. Signor Presidente, ho apprezzato molto il gesto del collega Fanfani, uomo saggio e competente, di ritirare l'emendamento 1.10, che reca la sua firma. Si tratta di un gesto che non ho interpretato come una sorta di autocritica da parte del collega, bensì come un riconoscimento di un contesto della discussione che ha indotto quella decisione.
Pertanto, in relazione all'emendamento 1.25 della Commissione in esame, mi permetto di chiedere se non sia il caso di valutare l'opportunità di ritirarlo, perché, tra l'altro, lo stesso si limita, senza parole, come in certe vignette della «Settimana enigmistica» di una volta e, forse, anche di oggi, ad inserire dei numeri, vale a dire i numeri 579 e 680, in un testo che, già di per sé, era in qualche modo autosufficiente.
Chiedo, pertanto, che si valuti l'opportunità di ritirare tale emendamento, altrimenti non lo voterò.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Tonino Loddo. Ne ha facoltà.

TONINO LODDO. Signor Presidente, non perché non condivida fino in fondo l'enfasi con la quale il collega Fanfani ha difeso il suo emendamento che, anzi, potrei persino condividere, ma mi trovo a non essere d'accordo con lui (infatti, preannuncio che mi asterrò), soprattutto in quanto ritengo che il momento che stiamo vivendo stia evidenziando una situazione di grave crisi di legalità all'interno del nostro paese, anche attraverso la proposta di legge elettorale che sta minando lo stesso sistema democratico.
A me pare singolarmente improbabile che si trovi il tempo di ragionare di legalità, come stiamo facendo con la proposta legge in esame, dimenticandoci di una legalità più forte e diffusa, alla base della quale vi è la modifica della legge elettorale.
Il mio dissenso deriva proprio dalla improbabilità di ragionare su un argomento quando è ancora aperta la discussione su un altro tema sicuramente più significativo rispetto alla legalità del nostro paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giacomelli. Ne ha facoltà.

ANTONELLO GIACOMELLI. Signor Presidente, anch'io intervengo per esprimere un'opinione diversa rispetto a quella del collega Mantini.
Ritengo che l'onorevole Fanfani abbia ben spiegato lo stato d'animo che accompagna questa discussione. Parliamo di questioni importanti, quali il procedimento e il ruolo della magistratura. Ci sono ruoli rispetto ai quali vi deve essere sempre la certezza di una serenità nella valutazione del loro potere e del loro operato. Ci sono ruoli - come quello della magistratura - rispetto ai quali deve essere chiara nella pubblica opinione la percezione della certezza delle loro prerogative.


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Così come vi sono ruoli istituzionali anche nella politica, rispetto ai quali tutto ciò è importante.
Pensi, signor Presidente, a cosa accadrebbe se vi fosse la percezione che il Presidente della Camera, anziché geloso custode delle sue prerogative di garante, divenisse improvvisamente - sollecitato o meno - giocatore della partita, venendo meno al suo ruolo.
Per tali motivi, anch'io mi asterrò sull'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marino. Ne ha facoltà.

MAURO MARIA MARINO. Signor Presidente, anch'io intervengo in dissenso rispetto a quanto affermato dall'onorevole Mantini. Infatti, l'onorevole Mantini proponeva un voto favorevole sull'emendamento in esame, pur sostenendo la propria contrarietà sia sull'articolo 1 sia sul provvedimento nel suo insieme.
Allora, mi chiedo: perché dobbiamo avere un atteggiamento collaborativo se il clima è quello nel quale ci troviamo ad agire? Tra l'altro, il tema è serio: quello della simmetria tra le parti processuali. Ritengo si fornisca un ulteriore contributo a quello sfascio della giustizia che, insieme allo sfascio di altre parti delle istituzioni, la maggioranza intende realizzare. Non mi voglio sentire né complice né connivente con questo processo; dunque, mi dissocio dalla posizione espressa dall'onorevole Mantini.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, dal dibattito e dall'evolversi di questi emendamenti ritirati e riproposti emerge sostanzialmente la mancanza di una cultura istituzionale.
La maggioranza, attraverso la proposta di legge elettorale, ha fornito un'ulteriore prova di ciò; il centrodestra, in questi quattro anni, oltre ad aver impoverito il paese con la sua politica economica, ha fatto strame delle istituzioni e in particolare del sistema giudiziario, attraverso l'approvazione di leggi ad personam (la sostanziale depenalizzazione del reato di falso in bilancio e la cosiddetta «salva Previti» attualmente in discussione in Commissione).
Tutto ciò getta sfiducia nei cittadini italiani, che affrontano problemi gravi e terribili, come dimostra la manifestazione promossa oggi in tutta Italia da parte delle associazioni dei consumatori. La maggioranza dovrebbe farsi carico di tali problemi, il Parlamento dovrebbe discutere delle difficoltà in cui versano la società italiana e le famiglie che vivono con un reddito molto ridotto, e non pensare soltanto ai problemi di lor signori (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ria. Ne ha facoltà.

LORENZO RIA. Signor Presidente, anch'io intervengo in dissenso rispetto alla posizione espressa dal collega Mantini a nome del gruppo della Margherita. Lo faccio a ragion veduta, perché l'impianto della norma ha una sua logica e una sua coerenza. Infatti l'eccezione, prevista dagli articoli 443 e 448 del codice di procedura penale, può essere condivisa se resta una deroga rispetto alla regola di carattere generale che vede sia il pubblico ministero sia l'imputato appellare contro le sentenze di condanna. Tuttavia, quando si amplia il numero delle eccezioni e queste diventano quasi una regola, è evidente che si va verso una disomogeneità complessiva del sistema normativo, verso la casualità delle previsioni di eccezioni, verso la non ragionevolezza e, per questa strada, si introduce un principio di diseguaglianza nell'ordinamento, in via generale nonché rispetto alla norma in esame. Dichiaro pertanto l'astensione sull'emendamento in esame (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.

LINO DUILIO. Signor Presidente, non vorrei infierire e spero che il collega Mantini non se ne abbia a male, ma anch'io devo dissentire profondamente dal suo intervento. Egli infatti, nonostante qualche osservazione incidentale, si è fatto prendere la mano dalla sua cultura giuridica e si è diffuso in una serie di considerazioni sull'emendamento in esame, con riferimento al quale dichiaro la mia astensione.
Ci troviamo infatti, signor Presidente, in una situazione nella quale discutiamo dell'appello del pubblico ministero; fra poco discuteremo se sia possibile sparare ad un fringuello una settimana prima o una settimana dopo, mentre vi è una questione di fondo, di cui si discute in tutto il paese, relativa alle «regole del gioco». Si tratta peraltro di una questione che riveste notevole importanza, che andava istruita in modo diverso, piuttosto che costituire l'occasione per un «contentino» offerto per risolvere problemi interni alla maggioranza. Pertanto, sarebbe stato forse più opportuno che il collega Mantini, che peraltro aveva a disposizione più tempo rispetto al mio, si fosse diffuso in ben altre considerazioni (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Milana. Ne ha facoltà.

RICCARDO MILANA. Signor Presidente, anch'io intervengo in dissenso rispetto al collega Mantini, condividendo le argomentazioni politiche espresse nel suo intervento dall'onorevole Fanfani. È infatti evidente che ci troviamo di fronte ad una maggioranza che costringe il Parlamento a comportarsi in modo difforme rispetto alla volontà, agli interessi e ai bisogni del popolo italiano. Ciò è stato ricordato dall'onorevole Lettieri, è evidenziato dai risultati elettorali - la vostra maggioranza non è in sintonia con il paese - ed è dimostrato da questa discussione sulla giustizia, che si svolge mentre è in ballo la questione della legge elettorale.
Signor Presidente, intendo ricordare - non lo ha fatto nessuno - che la legge elettorale fu modificata sotto una forte spinta popolare, con i referendum e con la mobilitazione delle coscienze civili del paese, che oggi vengono cancellati e calpestati in modo ignobile. Non c'è sintonia con il paese, e la discussione in corso in questo clima lo dimostra (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per rilevare che stiamo esaminando una proposta di legge che prefigura modifiche rilevanti ad una serie di articoli del codice di procedura penale in una materia sicuramente delicata, quale è l'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento.
Sottolineo come non sia possibile procedere in un settore così delicato, in una materia così rilevante, che investe interessi e questioni di fondo, con una proposta legislativa di questo tenore, che contrasta con quel principio di ragionevolezza che, a partire dall'articolo 3 della Costituzione e dall'insegnamento della Corte costituzionale, dovrebbe guidare il processo normativo e dovrebbe portare comunque ad una riforma di sistema organica, complessiva ed equilibrata. Siamo invece di fronte al rischio di varare misure legislative del tutto casuali, frammentate, avulse da una visione di insieme che, necessariamente, deve accompagnare il percorso legislativo che incide sul processo penale (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.


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ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, prima di intervenire nel merito, vorrei svolgere un richiamo al regolamento...

PRESIDENTE. L'ho già ricordato poc'anzi: siccome siamo in fase di voto, lei è pregato di attenersi alla possibilità di intervenire a titolo personale per dichiarazione di voto. Il regolamento va rispettato, anche nelle occasioni in cui può essere invocato...

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, vorrei rivolgerle una domanda: ritenevo che nel corso delle dichiarazioni di voto, ma non in fase di voto, i richiami al regolamento avessero la precedenza su qualunque altro tipo di discussione. Se innoviamo il regolamento, per me va bene; anzi, non va bene, ma non posso che attenermi a questo. A me risultava tuttavia che la dichiarazione di voto fosse una fase diversa dal voto. In fase di dichiarazione di voto è possibile fare un richiamo al regolamento, che dovrebbe avere la precedenza. Mi dica lei, signor Presidente, cosa devo fare...

PRESIDENTE. Se si tratta di una eccezione, di una osservazione relativa...

ROBERTO GIACHETTI. È un richiamo al regolamento; mi dia la possibilità di indicare l'articolo in questione.

PRESIDENTE. Lo indichi, non lo conosco a memoria come lei...

ROBERTO GIACHETTI. Non essendo un rappresentante del Governo o della maggioranza, come lei, signor Presidente, e dovendo subire tante cose in quest'aula, ho cercato di tutelarmi con i mezzi a mia disposizione: studiando il regolamento (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
Signor Presidente, il mio richiamo è relativo all'articolo 39, terzo comma, del regolamento. Nella fattispecie, le sottopongo tale questione perché il percorso che ci attende, anche alla luce della decisione di stamane dei presidenti di gruppo dell'Unione, configura un cammino molto delicato, che sicuramente investe ciascuno di noi, ma in maniera rilevante investe anche il modo attraverso il quale la Presidenza intende gestire i lavori di quest'aula.
Poiché è grande il rischio che, in qualche modo, si verifichino anche delle intimidazioni nei nostri confronti, in particolare nei confronti dei colleghi dell'opposizione che hanno deciso di intraprendere questa iniziativa, le sottopongo una questione.
Per tornare al richiamo fatto in apertura dal collega di Alleanza nazionale, riguardo al merito degli interventi degli oratori, la ringrazio per quanto lei ha prima affermato; vorrei fosse chiaro a tutti e che rappresentasse un elemento di serenità per tutti il fatto che l'unico soggetto il quale, insindacabilmente, può valutare se gli oratori nei loro interventi, ratione materiae, si attengono o meno al punto in discussione, è il Presidente della Camera. Quindi si rasserenino tutti gli altri!
Nessuno può essere giudice di quello che dice un deputato, tranne il Presidente della Camera. Se, apprezzate le circostanze, il Presidente ritiene che l'argomento che si sta trattando è consono alla discussione allora egli è garante (nella fattispecie, che ora presieda il Presidente Biondi, lo è ancor di più), del mantenimento dell'ordine e delle regole in quest'aula.
Lo dico a seguito degli interventi del collega di Alleanza nazionale prima, del collega Volontè successivamente. Signor Presidente, li capirei se ci fosse fretta, ma questa esigenza di tornare nei collegi per lavorare non c'è più: i collegi se li sono fatti fuori... Allora rimangano qui ed abbiano la pazienza di ascoltarci (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione)!
Ho terminato il richiamo al regolamento, signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, nel suo richiamo ha fatto riferimento al termine


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«insindacabilmente»: perché mi vuole invitare a sindacare quello che non sindaco...?
Amo gli scherzi, questo lo sanno tutti, però, in questa sede, cerchiamo, parlando di regolamento della Camera, di non eccedere nell'umorismo.

ROBERTO GIACHETTI. Assolutamente, Presidente, questa richiesta, per non eccedere nell'umorismo, lei la deve avanzare innanzitutto nei confronti dei suoi colleghi della maggioranza.

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, quando presiedo non faccio distinzioni! Di questo stia tranquillo!

ROBERTO GIACHETTI. Non c'è dubbio, signor Presidente. Il problema è che l'umorismo certe volte diventa anche dramma. E noi ora stiamo più nella fase del dramma che in quella dell'umorismo.

ANTONIO LEONE. Basta!

ROBERTO GIACHETTI. Detto ciò, Presidente, spieghi lei, che in questo momento ricopre una posizione neutra, ai colleghi della maggioranza, che devono stare tranquilli perché di tempo ce ne sarà tanto: giorni e notti. Colleghi del centrodestra, state tranquilli, noi non abbiamo alcun problema.

ANTONIO LEONE. Lo hai già detto!

ROBERTO GIACHETTI. Se lo ritengo opportuno, nel tempo a mia disposizione, lo ripeterò altre quindici volte. Pensa a quello che dici o non dici tu, e se non lo dici è anche meglio!

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, il tempo a sua disposizione è già terminato da venti secondi.

ROBERTO GIACHETTI. Presidente, se lei però consente che mi interrompano sarà difficile che io possa esprimere quello che intendo dire. Mi dia la possibilità di parlare! Volevo esprimere...

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, ora però non esageri!

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, volevo esprimere il mio profondo dissenso nei confronti dell'intervento svolto dal collega Mantini. Dico ciò perché un deputato che, apprezzate le circostanze, si rende conto che un intero gruppo interviene contrariamente alle argomentazioni da lui addotte, forse, utilizzando la strada utilizzata dal collega Fanfani, potrebbe anche ritirare l'emendamento presentato.
Desidero anche far presente, e concludo, che sarebbe opportuno che lei richiamasse l'onorevole Mantini il quale, precedentemente al mio intervento, è venuto a cercare di condizionarmi per farmi assumere una posizione diversa che io, invece, non intendo minimamente assumere. Pertanto, mantengo la mia contrarietà rispetto alla posizione assunta dal collega Mantini (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.

RENZO LUSETTI. Signor Presidente, intervengo anch'io nel merito del provvedimento e dell'emendamento in esame, così come ha fatto il collega Giachetti, denunciando anche l'atteggiamento un po' improprio tenuto dal collega di partito, onorevole Mantini.
Desidero articolare il mio dissenso rispetto alla proposta emendativa dell'onorevole Mantini perché, avendola esaminata bene, mi pare che vi sia in essa un po' di superficialità o comunque essa a me pare troppo limitativa. Siamo di fronte ad un provvedimento che si propone di riformare un piccolo aspetto concernente l'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento; conseguentemente, l'emendamento dell'onorevole Mantini, a mio parere, non può essere così limitativo rispetto ad un tema così forte e così importante.


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Su questo aspetto ritengo che i colleghi della Lega Nord siano d'accordo con me.
Mi parrebbe opportuno anche che, sotto questo profilo, vi fosse una revisione complessiva di tutto il sistema degli appelli, altrimenti non si può andare avanti. Il problema è articolato. Mi appello, pertanto, alla maggioranza affinché accolga questo mio dissenso nei confronti dell'onorevole Mantini.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carbonella. Ne ha facoltà.

GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, ho apprezzato il gesto del collega Fanfani, il quale ha ritirato un suo emendamento, e non già perché non lo ritenesse assolutamente giustificato e compendioso delle ragioni che afferiscono alla questione giustizia. Egli ha voluto compiere quel gesto perché voleva segnalare il grave disagio che si vive in Assemblea rispetto a problematiche di più ampio respiro che attengono alla vita democratica del paese.
Non sto qui a ripetere quanto altri colleghi hanno detto sul fatto che una modifica della legge elettorale operata in questo modo lederebbe la vita democratica, vincolerebbe le libertà di carattere politico e trasformerebbe il Parlamento in uno strumento ad uso e consumo di chi intende gestirlo. Tuttavia...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole...

GIOVANNI CARBONELLA. ...per tornare al merito delle questioni, vorrei anche esprimere un apprezzamento nei confronti del collega Mantini, il quale ha ampiamente motivato la sua posizione con il suo intervento. Grazie.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Carbonella.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Delbono. Ne ha facoltà.

EMILIO DELBONO. Signor Presidente, vorrei esprimere anch'io il mio dissenso rispetto alla posizione assunta dal collega Mantini e, quindi, all'emendamento 1.25 della Commissione.
È indubbio che, sebbene ci stiamo occupando dall'inizio della legislatura di provvedimenti portati all'esame dell'Assemblea dalla Commissione giustizia, con il conseguente grande dispendio di tempo, di energie e di risorse del popolo italiano, non è stato risolto alcun problema sotto il profilo della funzionalità dell'amministrazione della giustizia: non vi sono risorse maggiori rispetto al 2001; non vi sono norme che permettano un percorso processuale più rapido; non c'è assolutamente un consolidamento, un aumento del numero dei magistrati che possono dedicarsi all'attività giurisdizionale; non vi sono strutture in grado di recepire, in termini di funzionalità, il grande lavoro dell'amministrazione della giustizia.
Quindi, francamente, mi pare che su provvedimenti e su emendamenti siffatti non possiamo che esprimere il nostro profondo dissenso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Camo. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CAMO. Signor Presidente, anch'io non posso che dissentire sull'emendamento in esame. Peraltro, avendolo letto con un minimo di attenzione, ritengo che sarebbe stato più opportuno ritirarlo perché mi pare che esso crei confusione. A questo punto, sarebbe stato più ovvio votare l'emendamento Fanfani 1.10, che il collega, dimostrando molta saggezza, ha ritirato.
Signor Presidente, abbiamo davanti a noi problemi estremamente gravi, che addirittura attengono al sistema democratico, ma ci attardiamo a discutere di cose che hanno scarso valore, di fatti che, obiettivamente, potrebbero essere superati a piè pari. Sarebbe bastato un minimo di saggezza da parte dei colleghi che hanno presentato l'emendamento per evitarci di dibattere sull'argomento.


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Signor Presidente, ci rendiamo conto che, anche per motivi di tempo, non possiamo andare avanti ed esprimiamo con forza il nostro dissenso.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Camo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bottino. Ne ha facoltà.

ANGELO BOTTINO. Signor Presidente, anch'io intervengo in dissenso.
I provvedimenti in materia di giustizia sono tanti, ma penso che per procedere al loro esame, in un momento difficile, siano necessari il confronto e la condivisione; inoltre, nei momenti di necessità, ci si aspetterebbe che fossero stabilite anche delle priorità.
Non immaginavo che le previsioni sul futuro voto di aprile potessero influenzarvi così tanto da indurvi a cambiare le regole di corsa! Passare dal maggioritario al proporzionale, o viceversa, non è semplice, anche perché, quando la regola non è discussa, non è certa o, meglio, è certa dal punto di vista della convenienza di una parte, quella che la propone e che ne ha sicuramente valutato il vantaggio che ne deriverebbe.
Ora, mi pare che la divisione sia la causa della strabiliante proposta che avete presentato. Proponiamo una legge e parliamo, poi, di democrazia...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bottino, ma il tempo a sua disposizione è esaurito. Sulla democrazia siamo tutti d'accordo!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carboni. Ne ha facoltà.

FRANCESCO CARBONI. Signor Presidente, anch'io intervengo in dissenso rispetto all'indicazione espressa dal collega Bonito sull'emendamento della Commissione 1.25.
Effettivamente, con l'aggiunta del riferimento agli articoli 579 e 680, l'emendamento in parola amplia in qualche modo i poteri di impugnazione. Tuttavia, condividendo l'indicazione espressa da alcuni colleghi circa una modalità di intervento che non è coerente, debbo dire che rimane la mia contrarietà di fondo alla limitazione del potere di impugnativa del pubblico ministero.
In sostanza, si tratta di un'altra proposta di legge che cerca di paralizzare l'attività giudiziaria e, soprattutto, di conculcare i poteri del pubblico ministero per finalità che in questi anni sono state perseguite dal centrodestra. Per questi motivi, esprimo il mio voto contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sabattini. Ne ha facoltà.

SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, non entrerò con dovizia di particolari, come ha fatto il collega Carboni, nel merito dell'emendamento. Quindi, svolgerò un ragionamento in dissenso dalla dichiarazione dell'onorevole Bonito, per ragioni di principio.
Ritengo che nella situazione politico-istituzionale creatasi sia molto difficile poter essere favorevoli ad un emendamento qualsiasi, inserito in un provvedimento sul quale - come è noto - si esprimerà voto contrario. Infatti, ricordo che il contesto generale è tale che l'opposizione sta svolgendo ostruzionismo parlamentare contro la scelta della maggioranza di modificare la legge elettorale a cinque mesi dal voto. Quindi, per ragioni di principio e senza alcuna ipocrisia, affermo il mio dissenso dal collega e amico Bonito, al quale consiglio di modificare la propria opinione. Pertanto, dichiaro il mio voto contrario sull'emendamento in oggetto perché né in via di principio né in via di fatto si può essere favorevoli allo stesso a fronte di interlocutori non disponibili a recedere - come hanno confermato anche questa mattina - dalla decisione di cambiare a colpi di maggioranza la legge elettorale nel nostro paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.


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LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, la proposta emendativa in discussione amplifica alcune deroghe che modificano un principio sostanziale, attualmente presente nel codice di procedura penale. Se esaminiamo la norma così come è ora, ovvero l'articolo 593 del codice di procedura penale, e poi leggiamo la proposta di modifica contenuta nell'articolo 1, scopriamo ciò che è evidente a tutti coloro che hanno già letto il testo: nell'elenco delle possibilità dei casi di appello del pubblico ministero è esclusa per quest'ultimo la facoltà di impugnare le sentenze di proscioglimento.
Quindi, il problema è se sia corretto o meno eliminare tale facoltà con l'introduzione di alcune deroghe che riguardano le misure di sicurezza. Pertanto, ritengo che occorra esprimere voto contrario sulla modifica della facoltà di impugnare le sentenze di proscioglimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, purtroppo anch'io intervengo in dissenso dall'onorevole Mantini, cui naturalmente va la mia stima personale per il grande lavoro svolto. Tra l'altro, l'ho visto un po' provato dal dissenso diffuso all'interno del gruppo, ma effettivamente tale dissenso si basa sulla consapevolezza di un errore di interpretazione rispetto a quanto sta accadendo in quest'aula ed anche al di fuori di essa.
Signor Presidente, la nostra posizione scaturisce da un ulteriore legge ad personam che in questo caso servirebbe a salvare il Presidente del Consiglio non dalle aule di tribunale, bensì dal responso democratico delle urne; tuttavia, tale legge produce i suoi effetti anche sulla norma in discussione. Credo che i miei colleghi abbiano già motivato molto chiaramente quali sono le ragioni che ci spingono a votare in senso contrario e, quindi, rimando ad esse.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, credo che vi sia un problema generale rilevato da molti colleghi, e cioè la situazione strana nella quale ci troviamo; vi è tuttavia anche un problema particolare legato alle conseguenze della presentazione dell'emendamento 1.25 della Commissione, che introduce ulteriori deroghe relative alle misure di sicurezza, e cioè al fatto che il pubblico ministero in futuro potrà impugnare soltanto in presenza di sentenza di condanna.
Vi è dunque un problema specifico ed anche una domanda che tutti ci dovremmo porre: è giusto eliminare il principio per cui sia vietato al pubblico ministero l'appello anche in presenza di una sentenza di proscioglimento? Credo che ciò non sarebbe opportuno e, quindi, esprimerò un voto contrario sull'emendamento proposto dalla Commissione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cirielli. Ne ha facoltà.

EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, comprendo le ragioni ostruzionistiche che spingono i colleghi del centrosinistra ad intervenire; d'altronde, esse sono state ampiamente esplicitate dal presidente Violante e da tutti coloro che hanno preso la parola.
Credo però che sia altrettanto vero che la proposta di legge che la Camera sta in questo momento discutendo sia di rilevante portata; in particolare, è stato ampiamente dimostrato, soprattutto dai colleghi dell'opposizione, quanto l'assenza della possibilità di procedere all'appello possa avere un impatto significativo nel settore della giustizia con argomentazioni che, per la verità, ho anche qualche volta condiviso.
Nella fattispecie è riconosciuto da tutti il fatto che l'emendamento del collega Mantini ha lo scopo di attenuare quell'impatto negativo paventato dal centrosinistra


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nel caso di approvazione della norma all'esame. È dunque veramente incomprensibile che, semplicemente per una opposizione politica strumentale - condivisibile o meno - rispetto a tutt'altro provvedimento, si chieda di rinunciare in maniera irrevocabile ad un emendamento così importante che avrebbe certamente un'ampia adesione da parte dei deputati. È chiaro che, se l'emendamento fosse ritirato, lo farei mio, ma ritengo comunque che una riflessione vada svolta: non si può commettere un errore per correggerne un eventuale altro!
Rivolgo un serio invito alla sensibilità di tanti colleghi dell'opposizione a non provocare, secondo il vostro modo di pensare, danni più gravi sabotando provvedimenti e norme in essi inserite che rivestono invece una valenza oggettiva. Ringrazio, dunque, per la sensibilità e l'attaccamento alle istituzioni dimostrati dal collega Mantini.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.25 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 411
Votanti 409
Astenuti 2
Maggioranza 205
Hanno votato
209
Hanno votato
no 200).

Rinvio il seguito del dibattito al prosieguo della seduta.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15 con lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

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