Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 660 del 21/7/2005
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(Diniego di autorizzazione ad una manifestazione della guardia nazionale padana - n. 3-04931)

PRESIDENTE. L'onorevole Didonè ha facoltà di illustrare l'interrogazione Gibelli n. 3-04931 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 6), di cui è cofirmatario.

GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, la guardia nazionale padana, associazione ONLUS di protezione civile, chiedeva, in data 28 giugno 2005, alla questura di Vicenza di poter eseguire una manifestazione sulla sicurezza lungo alcune vie del centro abitato della stessa città. La questura chiedeva, a causa della concomitanza con una manifestazione organizzata dagli immigrati e dai centri sociali, di spostare il sopralluogo ad altra data, ottenendo, da parte della guardia nazionale padana, la massima disponibilità.
Il questore di Vicenza, il 9 luglio 2005, notificava al responsabile della guardia nazionale padana un'ordinanza, con la quale vietava lo svolgersi dell'iniziativa, adducendo che si trattava di una manifestazione illegittima, in quanto consistente in attività riservata esclusivamente agli organi istituzionali all'uopo preposti.

PRESIDENTE. Onorevole Didonè, concluda!

GIOVANNI DIDONÈ. Chiedo pertanto al ministro se sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e se non ritenga di assumere, nell'ambito delle proprie competenze, le iniziative necessarie al fine di accertare eventuali responsabilità.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il Governo è certamente a conoscenza dei fatti accaduti, che si riassumono, molto semplicemente, in questi termini.
L'8 luglio scorso, in un incontro svolto presso la questura di Vicenza, veniva illustrato, al rappresentante dell'associazione guardia nazionale padana, il campo di applicazione dell'articolo 18 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza; in altri termini, si precisava che, per svolgere manifestazioni di questo tipo, occorre un preavviso e che l'autorità provinciale di pubblica sicurezza può impedire, per comprovati motivi di ordine pubblico, che la riunione abbia luogo, ovvero prescrivere anche condizioni di tempo e di luogo diverse.
È stato altresì precisato, nel corso di tale incontro, che queste iniziative sono, naturalmente, lecite e legittime come espressione della libertà di pensiero, tuttavia è preclusa ai privati qualsiasi attività organizzata o preordinata all'accertamento di eventuali comportamenti illegali: si fa riferimento ad attività che si sovrappongono o che possano ricalcare atti e funzioni che la legge tassativamente e rigorosamente riserva, con precise norme, ad organismi pubblici.
Quindi, se le attività della guardia nazionale padana - e ciò vale anche per i


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precedenti, che non vi sono, di pattugliamento delle vie cittadine ai fini della sicurezza - sono manifestazioni della libertà di pensiero e di espressione di opinioni, le questure sicuramente rilasceranno, in futuro, così come hanno fatto in passato, le autorizzazioni per tenere tali manifestazioni pubbliche. Nel caso, invece, le manifestazioni - e ciò vale sia per la guardia nazionale padana, sia per organizzazioni di partiti diversi - avessero quale finalità quella di sovrapporsi ad organi di Polizia o dei carabinieri per pattugliare il territorio ai fini della sicurezza o per sostituirsi ad organi dello Stato o ad organi appositamente preposti, quali i vigili urbani che hanno compiti di istituto in materia, le questure, in futuro - per loro iniziativa, ma conformemente alla legge -, negherebbero dette autorizzazioni. Le citate organizzazioni svolgerebbero, infatti, in tal caso, funzioni che le nostre leggi formalmente - e, credo, giustamente - proibiscono, nel momento in cui anche altre associazioni private potessero mettersi sulla strada e sostituirsi all'autorità competente per la sicurezza.
Quindi, credo che la guardia nazionale padana, nel momento in cui chiede autorizzazioni di tale tipo, possa perfettamente concordare con le questure i modi ed i tempi in cui tali manifestazioni debbano avvenire, senza debordare in altro tipo di attività che la legge espressamente proibisce.

PRESIDENTE. L'onorevole Didonè ha facoltà di replicare.

GIOVANNI DIDONÈ. Signor ministro, non posso dichiararmi soddisfatto della risposta. Vi sono, infatti, alcuni lati oscuri nella vicenda, a cominciare dalla circostanza che analoghe manifestazioni sono state autorizzate...

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Mai!

GIOVANNI DIDONÈ. Anche nel 2002, a Vicenza, e, soprattutto, la settimana precedente era stata concessa la stessa area per una manifestazione cui hanno partecipato circa 400 manifestanti, quasi tutti extracomunitari, assieme ad alcuni appartenenti ai centri sociali.
Signor ministro, ero presente ed ho notato l'indignazione dei cittadini vicentini, in quel momento molto numerosi, al diniego del questore. L'impressione che ho raccolto è che non si sia voluta dare la possibilità alla guardia nazionale padana di restare per alcune ore vicina ai cittadini, dando loro una sorta di tranquillità ed il modo di riappropriarsi della città, sempre più in mano ad extracomunitari che si riuniscono in luoghi pubblici, occupando da padroni la città stessa. Ciò tanto più considerando che molti di tali extracomunitari vivono di espedienti. Le carceri, infatti, sono piene di cittadini extracomunitari, che colpiscono, in modo particolare, i più deboli: gli anziani e le donne sole. È notizia di pochi giorni fa che vi è stata una rapina a danno di una coppia di vicentini: lui aveva novantuno anni, lei ottantatré.
Le chiedo, signor ministro, che chi deve garantire la sicurezza esca dal Palazzo e vada tra la gente, come fanno i volontari della guardia nazionale padana. Dopo i recenti fatti, che purtroppo sono una ripetizione di altri attentati, la popolazione, infatti, è allarmata, non si sente più sicura. E chiede che chi viene nel nostro paese rispetti le nostre leggi, le nostre tradizioni e, soprattutto, sia attivamente occupato, con un lavoro continuativo. Se così non è, deve essere rispedito a casa. Ribadisco: vi deve essere posto solo per chi ha un lavoro, un luogo dove dormire, come prevede, del resto, la cosiddetta legge Bossi-Fini.

PRESIDENTE. Onorevole Didonè, concluda.

GIOVANNI DIDONÈ. Concludo, signor Presidente.
La libera associazione della guardia nazionale padana è una ONLUS...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Didonè. Già l'ha detto prima.


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Non entro nel merito dell'interrogazione, ma vorrei esprimere la mia solidarietà alle Forze di polizia, per ciò che fanno per tutti i cittadini, noi compresi.

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