Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 660 del 21/7/2005
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Seguito della discussione del disegno di legge: S. 3447 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87, recante disposizioni urgenti per il prezzo dei farmaci non rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale (Approvato dal Senato) (A.C. 5952) (ore 11,30).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87, recante disposizioni urgenti per il prezzo dei farmaci non rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale.
Ricordo che nella seduta di giovedì 14 luglio 2005 si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 5952)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 5952 sezione 3), nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 5952 sezione 4).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 5952 sezione 5).
Avverto, altresì, che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Ricordo che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 5952 sezione 1 e sezione 2).
Avverto che è stato ritirato l'articolo aggiuntivo Lucchese 1-quinquies.01.
Avverto, altresì, che l'emendamento Burtone 1.35 deve intendersi sottoscritto anche dall'onorevole Bindi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Meduri. Ne ha facoltà.

LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Egregio ministro, lei che gira l'Italia da uomo di Governo e da uomo di partito sa bene che la nostra penisola è composta da tanti piccoli centri al di sotto dei 5 mila abitanti e che in questi piccoli comuni vi è solo una farmacia in attività.
Ebbene, in questi piccoli comuni, la maggior parte della popolazione è anziana e, tra un'ondata di caldo e l'altra, in attesa di qualche provvedimento del Governo - come suggerito dal suo predecessore, Sirchia -, invece di recarsi al centro commerciale refrigerato, probabilmente va in farmacia ad acquistare i farmaci per l'automedicazione o di fascia C.
Signor ministro, lei sa qual è l'incidenza del suo decreto in queste condizioni? Se la media annua di risparmio prevista è di 7 euro, ci può dire, con riferimento ai centri nei quali vi è una sola farmacia, quale può essere il risparmio effettivo per i cittadini? E, se il farmacista del piccolo centro nel quale vive la vecchietta è un militante di Alleanza Nazionale che, per simpatia nei suoi confronti, volesse applicare tali prezzi, perché deve essere penalizzato rispetto ad un suo collega che invece vota per noi e non volesse praticarli?
Quando il legislatore legifera, lo fa avendo presente tutte le conseguenze che il provvedimento porta con sé. In questa occasione, va detto che il ministro si è preoccupato più dei media e della comunicazione esterna che di adottare un buon provvedimento. Egli, infatti, avrebbe dovuto immaginare un altro tipo di soluzione, per evitare che le farmacie facciano cartello e che gli sconti si riducano, in un


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anno, al costo di una pizza. Ma la vecchietta del comune del mio collegio può andare in giro, come Diogene, alla ricerca della farmacia giusta? Chi la accompagna? Chi la aiuta? Magari un altro numero verde, come quello per il caldo? Avremmo sinceramente auspicato un provvedimento migliore.
Da tali considerazioni discendono le nostre proposte emendative. Perché questi sconti devono essere non universali, ma discriminanti, tra chi vive in centro e chi in periferia, tra chi vive in un piccolo comune e chi in una grande area metropolitana? Abbiamo optato per uno sconto generalizzato del 10 per cento, a nostro avviso più idoneo e più equo. Francamente, accettare lezioni dal ministro sul libero mercato, per quella che è e che è stata la storia del mio attuale partito, è molto duro.
Riteniamo che un patto tra farmacisti, medici di famiglia e Governo serva molto di più di un provvedimento quale il decreto-legge in esame, di cui si è già manifestata l'inefficacia. Inoltre, il monitoraggio degli sconti non può partire dal momento della conversione in legge di tale provvedimento. Infatti, come è noto, il decreto-legge ha efficacia immediata e, se in quasi sessanta giorni non si sono avuti effetti, è evidente che si tratta di un provvedimento destinato, come molti di questa maggioranza, al consueto naufragio.
Signor ministro, lei potrà fare comunicati stampa, conferenze stampa, passaggi televisivi, ma il problema per la vecchietta del mio collegio sarà non solo il caldo, ma anche l'inefficacia del provvedimento in esame. Come vede, i nostri emendamenti non hanno nulla di pretestuoso, ma si pongono solo l'obiettivo di rendere efficace una sfida condivisa, quella di diminuire il costo dei farmaci. Le chiediamo pertanto di prestare attenzione a tali emendamenti, che non sono ostruzionistici e che sono condivisi anche da settori della maggioranza. C'è il tempo per compiere bene il nostro lavoro. Evitiamo che si ripeta la vicenda del prezzo della benzina, quando si immaginava che la liberalizzazione dello stesso potesse portare ad un risparmio e che si innescasse una concorrenza fra distributori. Tutto ciò non è avvenuto, e tutto ciò non avverrà, purtroppo, nemmeno per i farmaci.
Signor ministro, non minacci i farmacisti, non accusi una categoria che è centrale nel funzionamento del Servizio sanitario nazionale: la vendita dei farmaci al supermercato è solo una boutade e tutti sanno che la professionalità del farmacista si misura sulla capacità di dare consigli in un settore delicatissimo, così come sappiamo che i cittadini sono attenti alla salute e che, prima di assumere un farmaco, chiedono informazioni al farmacista e non alla cassiera del supermercato (con tutto il rispetto per la cassiera!) (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Galeazzi. Ne ha facoltà.

RENATO GALEAZZI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge in esame rappresenta l'esordio del ministro Storace. Esso, a mio giudizio, è deludente, effimero e molto «elettorale».
Il nuovo ministro della salute ha subito proposto l'accelerazione di alcuni interventi non realizzati negli scorsi anni, quali la riduzione delle liste d'attesa, la riduzione del prezzo dei farmaci, l'aumento della ricerca e dell'innovazione e dei fondi per la sanità. Il provvedimento in esame, per quanto riguarda lo sconto del 20 per cento sui farmaci di fascia C e C-bis, sarà, a mio giudizio, un boomerang per il nuovo ministro della salute.
L'intento è certamente ottimo: perché non diminuire i prezzi dei farmaci, in modo da gravare meno sulle tasche dei cittadini? Inoltre, alcune previsioni sono condivisibili. Mi riferisco, ad esempio, alle liste di trasparenza e alla dizione in Brail sulle confezioni, per venire incontro alle esigenze dei non vedenti.
Accanto a questi buoni propositi, le restanti misure presenti nel decreto, a mio giudizio, ne mostrano la debolezza. Penso, ad esempio, alla variazione della dizione


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di «farmaco generico» in quella di «farmaco equivalente». Va ricordato, in realtà, che questa dizione scientifica non è ammessa nel resto dell'Europa, dove tale categoria di farmaci viene indicata con il termine «generico», mentre il termine «equivalente» è relativo alla biodisponibilità del farmaco. Vi sono criteri ben precisi per poter stabilire se un farmaco, sotto l'aspetto della biodisponibilità, «equivalga» ad un altro farmaco. A mio giudizio, tale dizione potrebbe generare confusione, ma soprattutto potrebbe essere criticata ed indurre qualche riserva nell'Unione europea.
La motivazione di questo decreto urgente riguarda la riduzione del prezzo dei farmaci di fascia C, venduti senza prescrizione medica e dei farmaci da banco, i cosiddetti OTC (over the counter).
Dobbiamo chiederci se la misura dello sconto sul prezzo sia quella giusta da un punto di vista sia politico sia economico. Proprio sul versante economico il prezzo del farmaco è una questione complessa; in realtà, si sta agendo soltanto sulla domanda, con otto o nove misure normative che agiscono sul prezzo del farmaco in maniera repressiva: sono dei pannicelli caldi, direi delle vere e proprie toppe che si cerca di porre ad un problema molto serio. Ridurre il prezzo dei farmaci è una questione notevole, che deve riguardare tutta la filiera della produzione farmaceutica. Pertanto, perché non coinvolgere insieme Stato, regioni, medici, aziende produttrici, le farmacie, la distribuzione e i grossisti?
Siamo di fronte ad un problema complesso, che non si risolve con un decreto, né si risolve sicuramente in pochi mesi. Credo sia una questione veramente importante; se il ministro voleva adottare una misura seria, sarebbe stato meglio intervenire con misure strutturali sul versante del meccanismo di formazione del prezzo dei farmaci. Esistono al riguardo dei criteri oggettivi seri, come ad esempio quelli stabiliti in sede europea. Penso in particolare al prezzo medio europeo, oppure ai criteri stabiliti dalla Pharmaceutical price regulation scheme, un criterio adottato in Gran Bretagna per garantire prezzi equi dei farmaci.
È stato, al contrario, rifiutato un criterio oggettivo che consentisse una riduzione omogenea del prezzo dei farmaci. Ed ora assistiamo ad un valzer dei prezzi: a tutt'oggi, a neanche due mesi dal varo del decreto ora in via di conversione in legge, apprendiamo dei dati deprimenti. Soltanto il 14,3 delle farmacie applica lo sconto, che si aggira mediamente tra il 9 ed il 12 per cento, quindi non è certamente del 20 per cento.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 11,42)

RENATO GALEAZZI. La percentuale di farmacie che applica lo sconto è scarsa; e non credo si tratti neanche di dati completi.
Vi sono poi intendimenti più importanti, suggerimenti che consentono una riduzione del prezzo del farmaco. Il ministro ha affermato che, in realtà, il decreto in esame è il frutto della concertazione, di un accordo tra le varie categorie interessate. A mio avviso, in realtà, tale decreto non nasce dal confronto, ma è un decreto dello scontro. Il ministro sa che vi sono molte polemiche: dalle cronache di questi giorni apprendiamo diverse prese di posizione.
Perché non tener conto dell'opinione dei consumatori, che pochi giorni fa hanno efficacemente manifestato vendendo farmaci in un supermercato? Perché essere insensibili alle posizioni dei liberi farmacisti? Poteva essere questa l'occasione per affrontare un discorso ben più ampio. Il ministro, in questi giorni, ci ha impartito una lezione su liberismo e dirigismo, una lezione filosofica su cosa intenda lui per Stato liberale. Noi siamo per l'economia di mercato.
In realtà, il ministro si appella all'economia di mercato quando sostiene che bisogna operare uno sconto, che dev'essere applicato da tutte le farmacie e, ancor di più, da quelle comunali. Noi siamo d'accordo


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che le farmacie comunali applichino lo sconto, ma il «deve essere applicato», quasi in maniera obbligatoria, fa della norma una misura dirigista. Se poi noi chiediamo uno sconto fisso del 20 per cento, la nostra proposta viene considerata una misura dirigista perché lo sconto deve essere variabile. Se il ministro vuole essere un ministro liberale che obbedisce al libero mercato, avrebbe potuto fare molto di più: ad esempio, liberalizzare il mercato dei farmaci, e permettere ai farmacisti disoccupati di vendere i farmaci in sedi diverse dalle farmacia o aprire nuove farmacie in supermercati.
Le misure che il ministro intende adottare con questo provvedimento sono minute, molto parcellizzate e non risolvono sicuramente il problema del costo dei farmaci per le famiglie italiane. Il ministro Storace si è lasciato anche andare, nel dibattito con gli operatori del settore, a varie affermazioni. Tali operatori sono stati definiti prima come «professionisti dell'imbroglio», dopo «autori di una mascalzonata». Da tutto ciò si deduce che non vi è un idillio tra il ministro della salute e gli operatori del settore farmaceutico, e questo proprio perché nel provvedimento si adottano misure che prevedono sanzioni. Una concertazione sul prezzo del farmaco, a mio avviso, non si può basare su sanzioni e, ancora meno, su minacce. Il ministro Storace avrebbe dovuto usare un tono più convincente.
Desidero citare un lavoro, ormai storico, svolto sui prezzi dei farmaci, che vedeva coinvolti tre gruppi di medici: un primo gruppo si occupava dello studio, un secondo gruppo svolgeva un corso di formazione e, infine, un terzo gruppo che avrebbe percepito un premio qualora fosse giunto ad una riduzione del prezzo del farmaco attraverso la prescrizione del farmaco meno costoso. Alla fine, risultò che i medici che avevano svolto il corso di formazione erano quelli che facevano risparmiare di più. Ho citato questo esempio per porre in rilievo il ruolo svolto in questa materia dai medici i quali possono intervenire prescrivendo farmaci meno costosi, ma, chiaramente, tutto ciò deve essere basato su conoscenze e approfondimenti, su una formazione che deve essere continua, da svolgersi non nell'arco di pochi mesi e non imposta con decreto-legge.
Siamo inoltre perplessi dell'efficacia di questo provvedimento; siamo anche convinti che si è trattato di una misura elettoralistica, da vendere in maniera demagogica nella fase pre-elettorale, con la quale si intende dimostrare che il ritorno al Ministero della salute di un ministro politico avrebbe portato grandi vantaggi. Se queste sono le misure, adottate tra l'altro in maniera grossolana e rozza, non credo che si trarrà alcun vantaggio dalla «forza politica» di questo ministro della salute.
Altro ancora si può anche dire in merito ad ulteriori questioni. Mi riferisco, in particolare, a comunicati trasmessi da agenzie di stampa dai quali risulta, con riferimento alle liste d'attesa, che il ministro parla di interventi dei carabinieri e di sanzioni da comminare per quelle strutture che non abbiano aperte le liste di attesa. Mi pare che anche tale questione sia molto complessa in quanto riguarda un po' tutta la filiera della richiesta di esami di laboratorio e la possibilità di espletarli in tempi fisiologici.
A nostro giudizio, il provvedimento in esame denota un preciso stile: da una parte, minacce e sanzioni; dall'altra, il vanto di bloccare il prezzo dei farmaci per due anni. Quest'ultima misura mi pare effimera perché non sappiamo cosa accadrà in quell'arco di tempo e perché non conosciamo quali saranno i meccanismi che consentiranno al Ministero della salute di giungere ad una vera riduzione dei prezzi dei farmaci.
Con le misure previste in questo provvedimento non viene sicuramente dato un segnale positivo ai cittadini, i quali si vedranno costretti a ricercare la farmacia più a buon mercato; farmacie - ricordo - la cui distribuzione numerica fissa sul territorio nazionale non permetterà probabilmente ai cittadini residenti, in zone rurali o montane, di poter usufruire dello sconto.


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Quindi, il decreto-legge in esame, a nostro giudizio, anche dal punto di vista politico, non garantisce a tutti i cittadini la stessa possibilità, la stessa opportunità di accedere allo sconto. I vizi del provvedimento sono, pertanto, molto evidenti.
Il ministro conferma di essere disponibile al dialogo ed al confronto con le opposizioni. In realtà, il testo è blindato. Infatti, dopo che il Senato ha approvato alcuni emendamenti, non si è assistito ad alcuna discussione né all'approvazione di emendamenti presentati dall'opposizione. Mi sembra, dunque, che la posizione del Governo sia di netta chiusura: il decreto-legge deve passare così com'è! Il ministro si appella ai tempi, ma questo non è un nostro problema: per noi, il provvedimento va migliorato, altrimenti creerà confusione e disagi e non porterà alcun vantaggio ai cittadini.
La chiusura del ministro di fronte ad emendamenti volti a migliorare il provvedimento in esame ci sembra un'ulteriore dimostrazione di un atteggiamento che, lungi dall'essere ispirato da una volontà di dialogo e di confronto, inclina all'arroganza ed alla chiusura dialettica.
Sono sicuro che la politica del farmaco è un problema serio che coinvolge una serie di attori ed interessa un vero e proprio patrimonio dello Stato. L'industria farmaceutica è praticamente scomparsa, mentre le ricerche biotecnologiche e di chimica fine sono ridotte a zero!
Credo che occorra riconsiderare in maniera organica la politica del farmaco e, in generale, la politica per lo sviluppo del paese: per fare ciò credo che sia necessario cambiare ministro e Governo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà.

DONATO RENATO MOSELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il decreto-legge sui farmaci è stato presentato all'opinione pubblica con un'enfasi tutta politica. Infatti, il Governo ha ampiamente pubblicizzato l'iniziativa tesa a ridurre la spesa farmaceutica a carico dei cittadini. Peccato che tale riduzione sia, ad oggi, una mera ipotesi: i cittadini stanno già verificando che gli esiti del decreto-legge non sono poi così esaltanti come quelli preannunciati!
Non c'è dubbio che il tema è delicato: si tratta dell'acquisto di prodotti non rimborsabili, a volte necessari, che pesa notevolmente sui bilanci delle famiglie, specialmente di quelle meno agiate.
Si tratta di una spesa che, come attestano i dati, ha subito nel 2004 una contrazione. Al riguardo, abbiamo una spiegazione seria ed amara, signor ministro: di fronte alla crisi economica che attraversa il paese, le famiglie sono arrivate a tagliare le spese ritenute non indispensabili, comprese quelle relative ai farmaci per patologie minori. Ma se si spende meno per la salute, vuol dire che vi saranno conseguenze nel lungo periodo che ricadranno, ancora una volta, sulla collettività.
La delicatezza sociale della questione posta dal decreto-legge in esame ha fatto sì che il nostro atteggiamento non fosse pregiudiziale e meno che mai ostruzionistico, ma di certo neppure demagogico come appare quello del ministro. Quando apprendiamo che il risparmio medio derivante dal provvedimento in esame è pari a 7 euro (come sostiene Federfarma), forse c'è un'enfasi eccessiva su un decreto-legge la cui portata è - senza fare, perché non ci compete e non lo vogliamo, difesa di categoria - francamente sovradimensionata.
Abbiamo guardato e guardiamo al provvedimento con spirito costruttivo: è per questo che, all'interno della Commissione affari sociali, abbiamo presentato emendamenti molto qualificati - che sono lì, sotto gli occhi di tutti - tesi a migliorarlo.
Non abbiamo avuto esitazioni a definire giuste ed utili le misure contenute nei primi due commi dell'articolo 1 del decreto legge. Mi riferisco alle norme per l'impulso alla pubblicazione delle liste di trasparenza dei medicinali di fascia C (quelli che il Servizio sanitario nazionale


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non dispensa) ed a quelle che agevolano il meccanismo della sostituzione con preferenza di vendita del medicinale meno costoso a parità di sostanza attiva.
Non abbiamo trovato altrettanta disponibilità nella maggioranza e nel Governo ad ascoltare le nostre valutazioni critiche sulla scelta di fondo di affidare alle farmacie, allo scopo di abbassare il prezzo dei medicinali non rimborsabili dal servizio sanitario, il meccanismo dello sconto variabile, fino al 20 per cento del prezzo del farmaco.
La nostra valutazione non è frutto di un'opposizione al provvedimento a priori (noi stiamo dalla parte dei cittadini, di quelli più bisognosi; quindi, quando un provvedimento, anche se con un profilo demagogico, viene proposto, noi lo guardiamo con favore ed interesse). Piuttosto, deriva dalla seria constatazione delle conseguenze prodotte dall'applicazione concreta del decreto-legge: in particolare, sconti non omogenei sul territorio nazionale, nelle singole regioni e nelle stesse città. È un fenomeno che si estende a macchia di leopardo. In alcune città, nella farmacia di un certo quartiere, un farmaco ha un prezzo superiore a quello praticato nella farmacia del quartiere confinante. In Commissione, abbiamo chiesto di riflettere su ciò, per il timore concreto, che avvertiamo, che possano nascere nuove disuguaglianze tra territori e tra cittadini in ordine ad un bene costituzionalmente garantito qual è la salute. Va detto con chiarezza, tra l'altro, che i prezzi dei farmaci di fascia C sono in Italia più alti, specie se confrontati con quelli degli altri paesi europei.
Signor ministro, di fronte a tale specificità tutta italiana, negativa nel confronto tra i paesi europei, il Governo sceglie la scorciatoia di interventi inadeguati ed inappropriati, non avendo il coraggio di intervenire in maniera strutturale.
La determinazione del prezzo del farmaco deve tener conto delle esigenze di equità, di sostenibilità, di tutela dei consumatori e di sostegno alle imprese che vogliono fare innovazione e ricerca. Le nostre proposte si sono mosse su tre livelli.
Per quanto riguarda il primo, abbiamo inteso inserire in maniera esplicita anche i medicinali senza obbligo di prescrizione medica tra quelli facenti parte delle liste di trasparenza e per i quali il farmacista è tenuto ad informare il paziente dell'esistenza di equivalenti meno costosi e, su richiesta dello stesso, a consegnare un prodotto più economico.
Il secondo livello di intervento riguarda la definizione del regime dei prezzi dei medicinali di fascia C e C-bis, tenuto conto - lo ripetiamo - che in Italia i prezzi sono più alti rispetto a quelli degli altri paesi europei. Siamo contrari all'iniziativa del Governo riguardante lo sconto variabile ed abbiamo proposto un'operazione strutturale: allineare i prezzi italiani a quelli registrati nei principali paesi europei e tenerne sotto controllo l'andamento nel tempo. Nell'attesa della definizione di questo nuovo metodo, occorre ridurre il prezzo di tutti i medicinali di fascia C del 10 per cento. Si tratta, dunque, di provvedimenti che potrebbero incidere sull'alto prezzo delle medicine sostenuto dai cittadini e che soprattutto potrebbero eliminare tutti gli inconvenienti legati alla discrezionalità delle farmacie di praticare sconti sui medicinali senza ricette. Quindi, si tratterebbe di uno sconto fisso per tutti i cittadini, che godrebbero del medesimo prezzo sull'intero territorio nazionale. Il prezzo unico è un valore che va tutelato, in quanto assicura l'uguaglianza dei cittadini in tema di salute.
Il terzo livello di intervento riguarda l'impegno a ridurre la spesa farmaceutica nel sistema sanitario nazionale, soprattutto attraverso il sostegno alla diffusione del consumo dei farmaci generici meno costosi. Anche su questo tema, il Governo assume una posizione bizzarra, sostituendo il termine «medicinale generico» con il termine «medicinale equivalente».
Dunque, per frenare queste deviazioni negative, per incentivare l'uso dei medicinali generici, abbiamo proposto l'introduzione graduale e sperimentale dell'obbligo per il medico di riportare sulla ricetta solo il principio attivo del medicinale, di motivare il divieto di sostituzione, di privilegiare


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le confezioni ottimali per l'inizio della terapia (le famose «confezioni start», che pure abbiamo approvato in legge finanziaria, ma per le quali il Governo non ha ancora provveduto a rendere operativa l'intesa con le case farmaceutiche).
Vi è poi il problema dei cittadini che vivono nei piccoli centri e negli oltre cinquemila comuni in cui vi è solo una farmacia: per costoro quale tipo di sconto si può applicare? Qual è la concorrenza che si può determinare in questi centri? E se il farmacista dovesse applicarli, perché dovrebbe essere penalizzato rispetto ad un suo collega che non li pratica?
Siamo convinti che non sia molto semplice spendere, sempre considerato il risparmio medio annuo di sette euro che finiscono spesso in spese di benzina alla ricerca della farmacia giusta!
Chiediamo ragionevole attenzione sui nostri emendamenti che sappiamo essere condivisi anche da una larga parte della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, signor ministro, credo che, mai come in questo caso, sia profonda la divergenza tra il profluvio di comunicazioni sui mezzi di informazione e le grandi attese generatesi nei cittadini sul risultato, da tutti auspicato, che questo decreto-legge, dovrebbe conseguire: la possibilità per il cittadino di curarsi liberamente e meglio, spendendo possibilmente di meno.
Credo che quando questo decreto sarà convertito in legge, ma già da ora si tratta di un dato molto chiaro, sarà evidente che ci troveremo di fronte all'immagine classica della montagna che partorisce un topolino, peraltro piccolissimo.
Ritengo che non sfugga a nessuno il fatto che, tra i tanti aspetti che il Governo avrebbe potuto regolamentare, ha scelto di intervenire su un settore che vede i cittadini già pagare di tasca propria. Però, attenzione: il Governo non ha voluto regolamentare i medicinali della fascia C che sono a carico del cittadino, e cioè quei farmaci che a volte (al di là delle ragioni per cui non sono inseriti nella fascia A) sono ugualmente assai necessari. Si tratta di quei farmaci che vengono utilizzati specialmente dai malati cronici (penso ai pazienti cardiopatici, a quelli con patologie vascolari, comunque a tutti i pazienti cronici del nostro paese), i quali hanno necessità di acquisire, al di fuori delle Note dell'ex CUF (oggi Note dell'AIFA), una stragrande quantità di farmaci di fascia C, che sono al di fuori della regolamentazione prevista da questo decreto-legge (se non attraverso l'illusorietà della revisione dei prezzi biennali, di cui parleremo dopo) e che continuano a gravare interamente sulle tasche del cittadino.
Il quesito che dobbiamo porci è il seguente: se il Governo ed il ministro Storace hanno avvertito tale necessità non per fini propagandistici, non pensando alle elezioni del 2006 o al fatto che i cittadini potessero accorgersi del grande bluff di questo provvedimento, per quale motivo hanno preso in considerazione solo meno del 5 per cento di quei medicinali della fascia di mercato che il cittadino paga interamente, facendo riferimento a quei prodotti da banco che sono sì importanti e talune volte essenziali, ma che sono riconducibili a situazioni le più disparate, che vanno dalla disinfezione di una ferita all'acquisizione di un cerotto, all'acquisto di altri prodotti che già di per sé hanno una regolamentazione nel mercato? Perché questo Governo non si degna di accettare ciò che normalmente avviene negli altri paesi dell'Unione europea?
Se era così necessario e giusto cercare di far risparmiare i cittadini, applicando uno sconto che lasciasse non qualche spicciolo di euro nelle loro tasche, perché non avete messo mano ai farmaci di fascia C? Perché, soprattutto, non avete cercato di allargare e di allungare la coperta, ogni anno più stretta e corta, che riguarda l'incapacità di offrire ai nostri cittadini farmaci di fascia A, rimborsati totalmente dal sistema sanitario nazionale, in maniera gratuita, visto che le risorse non sono mai sufficienti e che anche il formale


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superamento del 9-ter ci porta ad essere l'ultimo paese dell'Unione europea in grado di dare una risposta ai bisogni di salute crescente nel nostro paese con farmaci innovativi ed al passo con il progresso della scienza?
Credo che la risposta sia nel fatto che con questo decreto-legge si è realizzata una manovra gattopardesca o, meglio, per richiamare un motto della marina borbonica, si sia fatta tanta «ammuina»!
In realtà, non avete avuto la capacità di mettere in filiera il mondo della produzione con quello della distribuzione per incidere sui capisaldi fondamentali. Penso ai farmaci di fascia A, importanti per la cura dei nostri cittadini, i quali non possono avvantaggiarsi di prodotti innovativi e brevetti nuovi in quanto mancano le risorse. Il provvedimento, infatti, non ha avuto la capacità di perseguire, pure in regime di monopolio, una riduzione dei prezzi dei farmaci di fascia A e non ha avuto neanche la capacità di intervenire sui farmaci di fascia C cui ricorrono quotidianamente a proprie spese soprattutto i malati cronici (ovvero i malati veri di questo paese). Vedrete a breve i risultati delle indagini di settore che saranno prodotti a novembre e che mostreranno come spaventosamente sia aumentato il numero delle famiglie divenute povere in quanto costrette a pagare farmaci e prestazioni sanitarie in precedenza erogati gratuitamente.
Ma voi avete preferito - altro che il topolino partorito dalla montagna! - una fascia di mercato con una valenza opposta; avremmo dovuto, invece, stimolare l'acquisto dei prodotti da banco per evitare un consumo non appropriato dei farmaci di fascia C o degli stessi farmaci generici, i quali spesso possono essere sostituiti appunto con un prodotto da banco. Si recupererebbero così risorse oggi spese dal Sistema sanitario nazionale; ma non avete ritenuto di fare nulla di ciò. Avete condotto la vostra grande campagna propagandistica incentrata sul fatto che, forse, qualche cittadino italiano riuscirà, in qualche farmacia - soltanto delle aree metropolitane, spero! - a comprare l'aspirina con un risparmio ed un recupero di 0,30, 0,40 o, se fortunato, 0,60 euro.
Quanto vorrei fosse del tutto chiaro è che anche in questo campo avete limitato la capacità del vostro intervento; ma se veramente deve esserci concorrenza, allora instauriamo un doppio criterio. Se vogliamo che tra i prodotti da banco vi sia concorrenza, facciamo in modo che si facciano concorrenza non soltanto i farmacisti ma anche le case produttrici.
Perché non avete previsto nel provvedimento - che volete apra al mondo del farmaco le porte della concorrenza - che i prodotti da banco finalmente possano avere quanto il sottosegretario Cursi promise un paio di anni fa, cioè l'opportunità di essere evidenziabili in farmacia, di avere un prezzo chiaro in farmacia e di avere gli switch che immettono nel mercato un eccezionale numero di prodotti in questo campo? È un'impresa che in tutto questo tempo non siete riusciti a compiere. Da una parte, non siete intervenuti sui farmaci più importanti, che avrebbero risolto le attese e le speranze dei cittadini; dall'altro, non avete neanche liberalizzato il mercato come sarebbe stato necessario.
Ma ancora più grave è che, varando misure di riordino generale del sistema, non abbiate pensato, per così dire, di mettere mano al capitolo drammaticamente urgente dell'appropriatezza e dell'innovazione. Come non pensare, almeno in questo decreto, di inserire una previsione che consenta all'AIFA di trattare in maniera diversa le aziende produttrici di farmaci nel nostro paese? L'AIFA avrebbe dovuto avere la possibilità di distinguere, tra le aziende farmaceutiche, quelle che, anziché investire nel comarketing o nella commercializzazione o nella rete di distribuzione - che incentiva soltanto le vendite e induce vendite inappropriate - avessero la capacità di produrre nuove molecole, investissero in ricerca nel nostro paese e creassero sul nostro territorio prospettive anche di rilancio e di innovazione dal punto di vista della ricerca ed occupazionale.


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Ormai questo Governo è al termine del proprio mandato e comincia a dare anche qualche segnale a livello di tracciato elettroencefalografico, che è inversamente proporzionale alle vivacità d'aula ed alla piattezza della produzione di idee; esso però avrebbe potuto chiarire una volta per tutte - e non sui giornali, con minacce, o nelle riunioni pubbliche - un nodo di fondo. La farmacia in Italia è un presidio sanitario o la bottega del salumiere?
Credo che a tale domanda dovremmo dare, con grande onestà, una risposta una volta per tutte. Infatti, se riteniamo che la farmacia è un presidio sanitario, allora alle tante prebende di cui già dispone dovremmo assegnarle anche una serie di servizi da erogare gratuitamente al cittadino; dobbiamo continuare a garantire, inoltre, la presenza delle farmacie dai comuni che contano 700 abitanti fino alle aree metropolitane.
Se riteniamo, invece, di trattare la farmacia come un istituto commerciale o come un qualsiasi negozio, che realizza il 20 per cento dei propri introiti (come è stato certificato dall'ISTAT) attraverso la vendita dei prodotti extrafarmaceutici, allora credo che dovreste avere il coraggio di ammettere che le farmacie non sono un presidio sanitario e non sono più inserite all'interno del Piano sanitario come uno degli elementi portanti del nostro Servizio sanitario nazionale, ma devono essere smantellate. Allora, deve essere anche intrapresa - ma non come una minaccia - la via della liberalizzazione della vendita dei farmaci, e che Dio ce la mandi buona in ordine a due questioni: l'appropriatezza, la preparazione ed il rispetto del ruolo professionale dei farmacisti da una parte e, dall'altra, il controllo della spesa farmaceutica, poiché le campagne promozionali per la vendita dei farmaci sicuramente valgono non solamente per i prodotti da banco, ma anche per i prodotti che richiedono la prescrizione medica. Se si apre tale possibilità, infatti, il controllo diventa sicuramente del tutto inefficiente ed inefficace.
L'altro aspetto che mi sarei atteso fosse trattato come questione urgente nell'ambito del decreto-legge in esame - ben al di là della semplice regolamentazione del prezzo del confetto Falqui, per garantire al cittadino un risparmio di 10 centesimi di euro sulla vendita di tale prodotto - è il controllo della spesa farmaceutica da parte delle regioni. Le nuove giunte regionali di centrosinistra, infatti, hanno ereditato un sistema di controllo disastroso. Si tratta di un colabrodo che, al di là dei dati rilevati dall'Agenzia italiana del farmaco, registra un «sommerso» nella spesa farmaceutica e nel controllo dell'appropriatezza della stessa spesa sia nella nostra regione, sia in quelle del Nord.
Occorre creare una seria rete in un grado di garantire, a beneficio dei cittadini, il controllo dell'appropriatezza della spesa farmaceutica: o la costituiscono le regioni, oppure devono esservi strutture e organismi in grado di farlo, magari senza ricorrere al «modello Tremonti», l'unico rimasto vigente in questo paese. Esso, infatti, spiega semplicemente che, se i farmacisti, l'industria del settore o i medici di famiglia si agitano troppo nel dire al Governo che non svolge il proprio mestiere, invece che curarsi dell'appropriatezza della spesa per garantire le cure ai cittadini, si sa solo rispondere che verrà inviata loro la Guardia di finanza.
In questo modo, magari non garantiremo al cittadino di essere effettivamente curato, ma avremo di certo la sicurezza che qualche vostra «magagna» verrà scoperta! Inoltre, visto che nel Documento di programmazione economico-finanziaria avete inserito qualche singolare nota, ritengo che chi ha insegnato fino ad oggi come eludere ed evadere il fisco magari troverà, in questo momento, la capacità di spiegare come evitare l'elusione fiscale dei medici!
L'ultimo punto che intendo trattare, già segnalato dai colleghi precedentemente intervenuti, riguarda i piccoli comuni. Ritengo che il decreto-legge al nostro esame presenti profili di incostituzionalità. Infatti, esso crea una disparità di trattamento tra i cittadini di questo paese che non solo è intollerabile, ma diventa perfino


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ignobile quando la persona costretta a non beneficiare di uno sconto è il cittadino malato, solo ed indigente.
Tenete presente che, nel nostro paese, vi sono circa 7 mila piccoli comuni. In tali comuni esiste una sola farmacia, e lo sconto del 20 per cento ipotizzato dal ministro Storace comporterà, per le tasche dei cittadini di quei piccoli comuni, un sovraesborso, rispetto a chi abita nelle grandi città, pari ad una somma oscillante tra i 15 mila ed i 20 mila euro annui. Gli amici della Lega Nord Federazione Padana, sempre attenti a condurre battaglie insulse ed inutili, forse questa volta si dovrebbero ricordare che, nelle vallate dove ricevono tanti voti, il decreto-legge in esame non solo non porta un euro di vantaggio ai cittadini che vi abitano, ma procura loro un danno di circa 15 mila euro. Si tratta di un danno che pagano direttamente loro, e non questo Governo!
L'aspetto peggiore, comunque, è che il cittadino che abita nelle vallate che votano Lega, se sta bene ed è sano, potrà anche prendere l'automobile per recarsi a Como o a Varese e trovare, magari, tre farmacisti che lo fanno risparmiare, ma il cittadino di quelle vallate che sta male, è solo ed è anziano, oltre a pagarsi tutto il resto, dovrà pagare anche il farmaco a prezzo pieno!
Questo oggi; tra due anni, quando vi sarà la prevista revisione dei prezzi, ricordatevi di un aspetto. Dal momento che penso che il ministro Storace ragioni ritenendo che l'industria sia almeno mediamente intelligente quanto ritiene di esserlo lui, non potrà non pensare che, in occasione di una revisione dei prezzi, le industrie del settore procederanno come avviene in occasione dei saldi: maggioreranno i prezzi revisionati in misura pari allo sconto che dovranno applicare!
Cosa otterremo in tal modo? Nelle grandi città i cittadini pagheranno i prodotti da banco a prezzo pieno; mentre, nelle città delle vallate e nei piccoli comuni in cui la Lega continua a fare finta di nulla saranno - come si dice dalle mie parti - «cornuti e mazziati»: oggi pagano a prezzo pieno; domani pagheranno a prezzo raddoppiato; sapranno a chi attribuirne il merito, ossia al ministro Storace, e gliene saranno grati (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Congratulazioni)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, sarò molto breve, anche perché i colleghi che mi hanno preceduta hanno sostanzialmente detto tutto su questo provvedimento, che è stato annunciato con grande prosopopea. Sembrava si dovesse compiere una rivoluzione. Sembrava che si sarebbe trovata una chiave per eliminare finalmente lo scandalo dei farmaci, del latte per i bambini e di tutto ciò che da noi costa molto di più che negli altri paesi. In realtà, come è già stato detto, «la montagna ha partorito il topolino». Si tratta di un topolino che è stato fatto poi ingrassare al Senato, ma che comunque rimane un topolino. Anche se l'intenzione di responsabilizzare i farmacisti e dare una maggiore trasparenza per i farmaci di fascia C, offrendo alcune possibilità di risparmio ai consumatori, calmierando il prezzo dei farmaci era più che condivisibile, la realtà è che le proposte che ci troviamo oggi a valutare sono del tutto insufficienti, ed anzi rischiano di aggravare la situazione dei prezzi.
Questo provvedimento non affronta, inoltre, la questione legata alla determinazione dei prezzi dei farmaci: un aspetto da affrontare, signor ministro. Non si può affrontare solo il discorso della politica di vendita, senza neanche avere chiaro - come già è stato rilevato in precedenza dai miei colleghi - quale deve essere il ruolo delle farmacie: se vogliamo siano presidi sanitari oppure drugstore; se vogliamo o meno che i farmaci siano venduti nei supermercati, perché mi sembra vi sia ancora una volontà molto oscillante in materia e, d'altra parte, il monopolio che si è verificato anche nel sistema di distribuzione dei farmaci, con i relativi vincoli, non è di certo modificato da questo provvedimento.


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Proprio durante la discussione di questo decreto-legge, in alcune zone, ed anche nella mia città, si sono fatte sperimentazioni di vendita dei farmaci nei supermercati attraverso uno scambio, perché non si poteva effettuare una vendita vera e propria. La levata di scudi delle farmacie contro tali esperimenti la dice lunga sul fatto che, se si vuole cambiare veramente tutto ciò che si è venuto ad «incrostare» sulla produzione e distribuzione dei farmaci ed i loro alto prezzo, nettamente al di fuori della realtà europea per una moltitudine di prodotti - tra cui, torno a ripetere, il latte per i neonati è un esempio vergognoso - i provvedimenti da mettere in atto sarebbero ben altri. Oltretutto, continuiamo ad applicare sui farmaci un'aliquota IVA maggiore di quella applicata in tutti gli altri paesi europei ed anche ciò incide non poco sul prezzo finale dei farmaci.
Con il provvedimento in esame si dà la facoltà di praticare lo sconto del 20 per cento. Tutti i miei colleghi sanno benissimo che anche se tale norma vale per tutto il territorio nazionale, sarà di fatto applicata solo nelle grandi città, perché nei piccoli centri rurali non vi saranno margini per praticare il 10, il 15 o il 20 per cento di sconto.
Tra l'altro, signor ministro, la possibilità di aumentare il prezzo dei farmaci ogni due anni (precisamente, questa è la chicca, negli anni dispari, quando le elezioni si saranno già svolte: ciò dimostra quanto conti il momento politico rispetto a scelte che dovrebbero essere di cambiamento totale di un sistema) pone i problemi già ricordati in precedenza dai miei colleghi. Mi riferisco all'adeguamento automatico da parte delle case farmaceutiche ai prezzi comprensivi dello sconto.
Sarebbe stato molto più opportuno ridurre complessivamente i prezzi dei farmaci; invece, le soluzioni adottate non permettono di affrontare i problemi evidenziati dal provvedimento in esame.
Vorrei, poi, ricordare il motivo per cui noi Verdi abbiamo presentato un solo emendamento, a firma mia e della collega Zanella, ed abbiamo sottoscritto molte proposte emendative dell'opposizione. Siamo convinti che i rimedi omeopatici e fitoterapici e, comunque, la medicina alternativa in genere, debbano essere potenziati. Il consumo dei farmaci in Italia è eccessivo. Ormai, è diventato un palliativo assumere un farmaco cosiddetto da banco ogni volta che ricorre un disagio, spesso dovuto a stress, a frustrazioni perché non si trova un lavoro, all'inquinamento ed al fatto che il nostro organismo non riesce a smaltire le tossicità che respira o ingurgita attraverso un cibo che non è sano, come le ricerche e gli stessi nuclei di controllo ci dicono ogni volta (nel 50 per cento dei casi si rinvengono frodi alimentari). Invece, come rimedio, si prendono pillole che peggiorano ulteriormente la situazione.
Occorrono, allora, una vera educazione alla salute per ridurre i farmaci ed un controllo, insieme ai medici di base, sulla facilità di prescrizione dei farmaci che molti, in questi anni, hanno assunto. E mi riferisco anche a bambini molto piccoli: siccome questi ultimi, spesso, a causa dell'inquinamento, soffrono di problemi respiratori e allergici, li si riempie di antistaminici, di cortisonici, di antibiotici. Ciò accade dai primissimi anni di età o, addirittura, dai primi mesi e comporta lo sviluppo di un sistema immunitario totalmente rovinato già nei primissimi anni di età, con gravi conseguenze durante la crescita. Quindi, occorrono una politica seria di riduzione del farmaco, un'educazione alla salute ed un aiuto a stare meglio per i nostri cittadini.
Credo che questa sarebbe la vera rivoluzione. Mi auguro che, quando vinceremo le elezioni, questo sia il punto programmatico su cui noi componenti della coalizione di centrosinistra ci confronteremo fino in fondo.
Oltre ad avere sottoscritto alcune proposte emendative dei colleghi del centrosinistra, abbiamo presentato un emendamento che corregge la norma, introdotta con un emendamento al Senato, concernente l'obbligo di riportare il nome commerciale del prodotto in caratteri Braille anche sulle confezioni dei rimedi fitoterapici


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ed omeopatici. Ciò perché vi è il rischio di danneggiare i produttori e i commercianti di tali prodotti, che hanno una diffusione piuttosto limitata e le cui confezioni frequentemente sono di piccola dimensione. Spesso, non vi sono cartucce di cartone esterno e le confezioni sono etichettate manualmente, direttamente sul contenitore primario; quindi, è molto difficile introdurre il nome del prodotto in caratteri Braille.
Abbiamo presentato al riguardo un emendamento ed anche un ordine del giorno, nel caso in cui il primo non fosse approvato.
Si chiede che i farmaci omeopatici che prevedono una procedura semplificata di registrazione, ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 185, del 1995 in virtù di alcune caratteristiche di sicurezza e salvaguardia della loro innocuità nei confronti dell'utilizzatore, che riguardano l'estrema diluizione dei materiali di partenza e il divieto di recare indicazioni terapeutiche, vista la non convenzionalità del tipo di preparazione, possano rientrare nella previsione dell'articolo 1 in modo diverso da quanto ivi previsto. Invece, ai medicinali omeopatici che non godono della procedura semplificata di registrazione, perché sprovvisti dei requisiti di innocuità propri dei farmaci che corrispondono alla citata legge n. 185, e che devono essere registrati secondo le procedure proprie delle specialità omeopatiche, devono trovare applicazione anche le disposizioni di cui all'articolo 1-quater del decreto-legge in esame.
Quindi, speriamo che questo emendamento di buon senso, oltre che gli altri emendamenti presentati dai colleghi, sia accolto dal Governo. Però, riteniamo difficile, allo stato attuale, che questo decreto possa essere considerato positivamente. Quindi, mi riservo di intervenire ulteriormente in sede di dichiarazione di voto, ma la nostra valutazione, finora, come ho spiegato nel mio intervento, è negativa. Ovviamente, se il Governo avesse l'intenzione di recepire alcuni emendamenti, potremmo valutare le conseguenze di tale atteggiamento.

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

FABIO STEFANO MINOLI ROTA, Relatore. La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Lucchese 1.4, sugli identici emendamenti Moroni 1.16 e Bindi 1.28, Lucchese 1.6, Moroni 1.17 e Labate 1.47, Lucchese 1.7 Moroni 1.18 e Bindi 1.29.
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Bindi 1.40, mentre formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Moroni 1.21. Il parere è altresì contrario sull'emendamento Bindi 1.44, mentre la Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Moroni 1.22.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Labate 1.43 e 1.45, Moroni 1.20, Bindi 1.32, 1.31 e 1.30 e Labate 1.41 e 1.39. La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli identici emendamenti Ercole 1.2, Lucchese 1.9 e Rocchi 1.70, nonché Moroni 1.19 e Bindi 1.46.
Il parere è contrario sugli emendamenti Bindi 1.48, Labate 1.49, Bindi 1.50 e 1.42, Valpiana 1.80 e Labate 1.51. La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Bindi 1.52, sugli identici emendamenti Lucchese 1.11, Moroni 1.23 e Bindi 1.34, Dorina Bianchi 1.12 e Moroni 1.24, Moroni 1.27 e Bindi 1.53, sull'emendamento Ercole 1.3, sugli identici emendamenti Moroni 1.25 e Bindi 1.36, sull'emendamento Labate 1.54 e sugli identici emendamenti Lucchese 1.15, Moroni 1.26 e Labate 1.55.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Burtone 1.35 e Bindi 1-bis.1. La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti Lucchese 1-bis.2, e 1-ter.1, Labate 1-quater.1, sugli identici emendamenti Bindi 1-quater.2 e Lucchese 1-quater.8, nonché sugli emendamenti


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Zanella 1-quater.10, Labate 1-quater.5 e 1-quater.3, Bindi 1-quater.4 e Labate 1-quater.7.
Il parere è contrario sull'emendamento Valpiana 1-quater.9. La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'articolo aggiuntivo Ercole 1-quater.01, mentre il parere è contrario sull'emendamento Valpiana 1-quinquies.1.

PRESIDENTE. Il Governo?

CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento Lucchese 1.4. Onorevole Lucchese, accede all'invito al ritiro del suo emendamento formulato dal relatore?

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Sì, signor Presidente, ma vorrei chiarire il motivo per cui ho presentato tale emendamento. Questo tendeva ad eliminare dal testo la frase «sulla base della sua specifica competenza professionale», riferita ai farmacisti. Se tale espressione volesse ribadire che il farmacista ha una competenza specifica sarebbe inutile. Potrebbe, invece, voler affermare il principio che nella vendita dei medicinali il farmacista deve essere presente, e non entro nel merito della discussione se i farmaci di automedicazione debbano essere venduti in farmacia o al supermercato. Se con l'espressione richiamata si vuole chiarire che è necessaria una competenza professionale, ed è questo forse che si vuole chiarire, ritiro il mio emendamento 1.4.

FRANCESCO STORACE, Ministro della salute. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO STORACE, Ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Lucchese per aver ritirato il suo emendamento. Il suo intervento mi consente di specificare che proprio la previsione che lei proponeva di sopprimere è frutto dell'accordo siglato il 17 giugno con l'organizzazione di categoria dei farmacisti.

PRESIDENTE. Prendo atto che l'emendamento Lucchese 1.4 è stato ritirato.
Prendo atto che i presentatori degli emendamenti Moroni 1.16 e Bindi 1.28 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanotti. Ne ha facoltà.

KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, è bene ribadire in quest'aula, ma vorremmo ribadirlo con chiarezza ai cittadini, che siamo favorevoli ai provvedimenti seri ed efficaci che portino ad un rigoroso controllo della spesa farmaceutica. Siamo, invece, assolutamente contrari al provvedimento d'urgenza in esame, perché è l'ennesimo provvedimento tampone. I cittadini di questo paese, esattamente di questi tempi, se ne fanno assai poco di un tale provvedimento ed avrebbero bisogno, al contrario, di interventi molto più strutturali e radicali di fronte ad un'ondata di crescita che non è stata fermata dai nove provvedimenti assunti dal Governo nel corso di questa legislatura.
Regioni governate dal centrosinistra dimostrano che è possibile il controllo sulla spesa farmaceutica (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale), è possibile non riproporre ticket, è possibile arrivare a non produrre aumento del costo dei farmaci. Il provvedimento in esame è, peraltro, all'insegna di un dirigismo molto forte già a partire dall'articolo 1. La soluzione ai costi della spesa farmaceutica non può essere trovata con un'operazione di facciata come questa. Già le prime indagini dopo un mese di applicazione dimostrano che trattasi esattamente di operazione di facciata. Come hanno detto altri colleghi, sarebbero necessarie misure molto più radicali per eliminare blocchi di interessi, vincoli e rigidità persino nella distribuzione dei farmaci. Andrebbero attivati, ministro Storace, interventi non


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semplicemente alla ricerca di un consenso, ma interventi molto più radicali.
Con l'emendamento in esame vorremmo muoverci nella direzione di una valorizzazione reale del ruolo del medico e del farmacista. Vorremmo farlo sulla base di una responsabilizzazione che - sia chiaro - con questo provvedimento è affrontata e risolta assolutamente a metà.
Pensiamo che con l'inserimento del comma 1-bis si avrebbe una maggiore garanzia ed una maggiore certezza per il cittadino. Esattamente ai fini della determinazione dell'efficacia degli effetti del farmaco, sarebbe bene introdurre questa ulteriore responsabilizzazione, sia per quanto riguarda il medico, sia per quanto riguarda il farmacista, sapendo bene che per i farmaci di fascia C è possibile determinare tale condizione, attraverso l'operato del medico, che si responsabilizza con l'inserimento nella ricetta della motivazione della non sostituibilità del farmaco. In assenza di questa motivazione, è al farmacista che compete la possibilità di definire il farmaco sostitutivo, attribuendo così al farmacista un ruolo pieno di responsabilità e di valorizzazione forte.
Questo è dunque il senso del comma aggiuntivo all'articolo 1, sul quale chiediamo il voto favorevole dell'Assemblea (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, desidero ribadire anch'io, a nome del gruppo della Margherita, l'importanza dell'emendamento Bindi 1.28. Non comprendiamo il parere contrario del relatore e del Governo, perché si tratta di un emendamento molto semplice, il cui obiettivo è quello di richiedere al medico prescrittore di motivare la non sostituibilità di un farmaco. Sul piano dell'etica professionale, questo ci pare un fatto significativo, anche perché chiedere la trasparenza degli atti posti in essere da un medico non ci sembra che limiti la professione medica; anzi, vi è una responsabilizzazione del medico.
In tale modo peraltro si avrebbe una seria diffusione dell'utilizzo del farmaco generico, con una diminuzione della spesa farmaceutica nel Servizio sanitario nazionale, nonché una forte moralizzazione del settore (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Moroni 1.16 e Bindi 1.28, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 430
Votanti 428
Astenuti 2
Maggioranza 215
Hanno votato
sì 196
Hanno votato
no 232).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Lucchese 1.6, Moroni 1.17 e Labate 1.47.
Chiedo agli onorevoli presentatori se accedano all'invito al ritiro, formulato dal relatore e Governo.

LUIGI GIACCO. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto sull'emendamento Labate 1.47.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGI GIACCO. Con questa proposta emendativa, riteniamo importante l'obiettivo che il Governo si era posto, cioè quello di una lista di trasparenza per quanto riguarda i farmaci. Noi chiediamo


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infatti che in tale lista siano aggiunti anche i farmaci senza obbligo di prescrizione medica. Ciò ha il significato importante di valorizzare la funzione professionale del farmacista, che ha così la possibilità, di fronte a farmaci che hanno uguali principi attivi ed uguale forma farmaceutica, di indicare al paziente un farmaco a minor costo.
Se vogliamo veramente questa trasparenza, è opportuno inserire in tale elenco anche i farmaci senza obbligo di prescrizione medica, in modo che il paziente abbia l'opportunità di una conoscenza più allargata e al contempo il farmacista abbia l'opportunità di fornire più indicazioni, per far scegliere, con competenza e professionalità, il farmaco che costa meno.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, anche il mio emendamento 1.6, che è identico, ha il fine di rendere più esplicite le liste di trasparenza con l'inserimento dei SOP (medicinali senza obbligo di prescrizione medica). Mi pare tuttavia che la formulazione attuale del testo già lo preveda.

LUIGI GIACCO. I SOP no!

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Questo sarebbe quindi solo un modo per renderlo più esplicito. Ritiro pertanto l'emendamento 1.6.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Lucchese.
Prendo atto che l'onorevole Moroni non ritira il suo emendamento 1.17.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Moroni 1.17 e Labate 1.47, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 437
Votanti 436
Astenuti 1
Maggioranza 219
Hanno votato
sì 206
Hanno votato
no 230).

Prendo atto che l'onorevole Ranieli non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Lucchese 1.7, Moroni 1.18 e Bindi 1.29.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Bindi 1.29 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, sull'emendamento presentato anche dai colleghi della maggioranza vi dovrebbe essere maggiore attenzione (non vedo il ministro); se si intende facilitare il confronto tra i farmaci per favorire l'acquisto anche di quei medicinali che presentano il medesimo principio attivo ed un corrispondente nome chimico, ciò dovrebbe essere evidente sulla confezione. Dico ciò, perché a noi sembra - i colleghi lo hanno sottolineato - che il provvedimento in esame sia veramente esile dal punto di vista dell'efficacia, anche se si propone l'intento importante di ridurre la spesa privata a carico dei cittadini. Tuttavia, o ciò si inserisce in una seria politica del farmaco, in una seria politica sanitaria o è evidente che la disciplina normativa appare inefficace, propagandistica ed effimera.
Signor ministro, è stridente la concomitanza con il nostro dibattito, che dovrebbe fronteggiare i bisogni dei cittadini in campo sanitario, della presentazione del Documento di programmazione economico-finanziaria, all'esame delle Commissioni, in cui gli investimenti, nonché le scelte di politica sanitaria e di politica


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sociale sono assolutamente inesistenti. Pertanto, si cerca di gettare un po' di fumo negli occhi, prevedendo certe misure (per carità il principio della concorrenza è sacrosanto); appare incredibile attribuire ai cittadini questo tipo di ruolo, prevedendo, con riferimento alle farmacie, la possibilità di ridurre questa parte di spesa a carico dei cittadini, ma in totale assenza di un quadro di riferimento di politica sanitaria e del farmaco.
L'emendamento Bindi 1.29, identico a quelli, sottoscritti anche dai colleghi della maggioranza, è stato presentato a fronte della necessità di disporre di strumenti veri ed efficaci sotto il profilo della comparazione dei medicinali, nel contesto di una vera politica che dovrebbe essere messa in campo in ordine ai farmaci generici; al riguardo, non è stata prevista una competenza e non vi è stata informazione a carico dei farmacisti, nonché delle aziende.
Ciò rientra anche a pieno titolo nelle competenze del ministero: per quanto concerne la comunicazione in campo di politica sanitaria e, quindi, anche di politica del farmaco, vi è a suo carico una specifica competenza. Dovrebbero anche stanziarsi specifici fondi per indirizzare i cittadini nella loro scelte. Quindi, chiedo l'approvazione di questo emendamento, proposto anche da autorevoli membri della maggioranza, perché si inseriscano in questo impianto debole elementi efficaci che rendano il confronto tra i medicinali accettabile e visibile nel farmaco stesso (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, non comprendiamo questa posizione bloccata del Governo.
Il Governo, attraverso il ministro, più volte ha manifestato all'esterno una certa soddisfazione per un intervento che si pone l'obiettivo di ridurre la spesa per i farmaci da banco per quelli acquistati direttamente dai cittadini senza rimborso.
Signor ministro, stiamo proponendo degli interventi molto semplici sul piano degli emendamenti. Sono però interventi strutturali e, se approvati, si potrebbero prevedere alcune nuove differenze all'interno del settore.
Vi sarebbe stato un sostanziale cambiamento in termini di trasparenza. Nel precedente emendamento, che è stato respinto, avevamo infatti chiesto di inserire nelle liste di trasparenza i medicinali senza obbligo di prescrizione medica. Ci eravamo riferiti a medicine molto diffuse, che vengono acquistate direttamente dai nostri cittadini; dunque, se fosse stato approvato quell'emendamento, i cittadini avrebbero avuto l'opportunità di essere informati dal farmacista anche in ordine alla possibilità di acquistare farmaci equivalenti e meno costosi.
L'emendamento in esame ha l'obiettivo di porre a disposizione del cittadino farmaci con gli stessi principi attivi, che potrebbero essere acquistati ad un prezzo minore.
Quindi, signor ministro, non comprendiamo il suo parere contrario sulle nostre proposte emendative che, tra l'altro, non comportano un ampliamento di spesa per la finanza pubblica. Si tratta di interventi strutturali che potrebbero fornire una risposta seria ai cittadini.

PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Lucchese se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento 1. 7 formulato dal relatore.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, ritiro il mio emendamento 1.7 e colgo l'occasione per preannunciare il ritiro anche dei miei emendamenti 1.9, 1.11, 1.15 e 1-bis. 2.

PRESIDENTE. Sta bene.
Prendo atto che l'onorevole Moroni non ritira il suo emendamento 1.18.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici


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emendamenti Moroni 1.18 e Bindi 1.29, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 419
Votanti 417
Astenuti 2
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 194
Hanno votato
no 223).

Prendo atto che l'onorevole Ranieli non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bindi 1.40.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.

LUIGI GIACCO. Signor Presidente, con questo emendamento intendiamo sottolineare come la decisione di aumentare ogni due anni il prezzo dei farmaci in fascia C e C1 possa provocare una serie di situazioni distorsive. Infatti, in Italia, attualmente, i farmaci costano mediamente di più rispetto alle altre nazioni europee, sia per il sistema di distribuzione, sia per l'IVA. Quindi, da questo punto di vista, ci preoccupiamo che al termine del biennio per l'utente vi sia oltre al danno anche la beffa. Ciò in quanto, in questi due anni, vi sarà il rischio che le aziende farmaceutiche aumentino il prezzo di tali farmaci al fine di bloccarlo per tale periodo.
Pertanto, riteniamo sia opportuno verificare tale situazione, consentendo al cittadino di acquisire il farmaco in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. Il nostro intento è dunque quello di sopprimere questo comma, visto che il Governo interviene sempre sulla partita del farmaco attraverso norme contingenti e restrittive che sicuramente non facilitano una politica di risparmio per il cittadino.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.

GRAZIA LABATE. Signor Presidente, il collega Giacco ha evidenziato la ragione di fondo della soppressione del comma 3 dell'articolo 1. Intendo intervenire per sollevare due questioni che hanno già formato oggetto sia della discussione sulle linee generali sia di quella di merito.
Nel momento in cui facevamo osservare al ministro Storace l'inefficacia del decreto-legge in esame, egli ci ha risposto che non avrebbe potuto adottare misure serie dal punto di vista della produzione in quanto ciò avrebbe un carattere dirigistico. Infatti, tale tipo di manovre fa parte di altre concezioni dello Stato e il ministro, reputandosi un liberale, ha dichiarato che non avrebbe praticato uno sconto univoco.
Faccio rilevare al ministro e ai colleghi della maggioranza quanto osservato nel parere dell'Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, vale a dire che anche agitare il vincolo del blocco dei prezzi per il 2007 e successivamente per gli anni dispari, costituisce comunque un elemento dirigistico. Non comprendo, dunque, questa sorta di diatriba permanente tra chi si professa dirigista e chi si professa liberista.
Ricordo inoltre che il blocco del prezzo dei farmaci di fascia C e C-bis avrebbe dovuto far riflettere il ministro Storace, che dispone di un ottimo organismo regolatorio quale l'AIFA, che pubblica i rapporti semestrali sull'andamento del consumo dei farmaci. Da tali rapporti emerge infatti che il prezzo dei farmaci di fascia C è aumentato, ma non nelle misure di cui si parla (spesso, infatti, le informazioni giornalistiche non entrano nel merito delle questioni e tendono ad agitare spettri). Comparando i principi attivi a farmaci esistenti sul mercato europeo o, ad esempio, ad un noto farmaco presente sul mercato americano, ripetutamente citato nelle notizie di stampa dei giorni scorsi, si riscontra che l'aumento deriva dal fatto che il farmaco era inserito nella fascia A


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e che i produttori non hanno voluto accedere alla negoziazione con il Ministero della salute nell'anno precedente, con il conseguente trasferimento nella fascia C, aumentando il prezzo persino del 236 per cento.
Signor ministro, constato di essere una voce nel deserto, il Governo non ascolta. Si figuri se non siamo d'accordo...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Labate.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bindi 1.40, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 429
Votanti 428
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
sì 197
Hanno votato
no 231).

Prendo atto che l'onorevole Moroni ha ritirato il suo emendamento 1.21.
Passiamo all'emendamento Bindi 1.44.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, signor ministro, ritengo sia importante, nell'ambito dell'obiettivo di ridurre la spesa economica a carico dei cittadini, ragionare su alcuni prìncipi, in primo luogo su quello della concertazione e dell'autoriforma. Il controllo del regime dei prezzi dei farmaci da banco e di automedicazione costituisce, a mio avviso, uno strumento efficace. Va sviluppata una strategia, non limitandosi a un provvedimento pseudo-tampone privo di efficacia concreta e prevedendo meccanismi che producano risultati immediati nei confronti dei cittadini, come proposto dall'emendamento in esame. Esso introduce infatti un meccanismo di sorveglianza del sistema da parte dell'AIFA, che, a nostro avviso, non può non rivestire un ruolo di vigilanza e di concertazione. Nel contempo, occorre fare riferimento alle forme farmaceutiche e al dosaggio, come avviene negli altri paesi europei. Non possiamo infatti, con una visione provinciale e parziale, evitare un confronto sul meccanismo europeo.
Ritengo, allora, che andrebbe introdotto un vero risparmio ricorrendo ad un sistema che, a regime, sia strategicamente attento alla sorveglianza, al controllo del sistema dei prezzi. Se interverremo in tal senso, avendo come punto di riferimento il quadro europeo e quindi il criterio della forma e del dosaggio dei farmaci, e se, al tempo stesso, individueremo un meccanismo tampone, che metta «in mora» il prezzo dei farmaci di automedicazione ottenendone una riduzione del costo (che noi indichiamo nella misura del 10 per cento), allora, signor ministro, avremo disegnato uno strumento efficace e strategico e, contemporaneamente, avremo indicato una misura che potrà rispondere, nell'immediato, alle esigenze dei cittadini, con particolare riferimento alla loro spesa privata in questo settore.
In altre proposte emendative indichiamo una riduzione del prezzo dei farmaci che va dal 10 al 20 per cento. Noi, infatti, siamo consapevoli dell'esigenza non di inviare un segnale fumoso, ma di dare una risposta concreta a chi - da oggi, da domani, ma anche da ieri! - sperava in una riduzione della propria spesa privata in questo campo. Ciò, signor ministro, deve avvenire nell'ambito di una specifica strategia, che a voi manca: non avete una linea né sulla politica del farmaco, né sulle politiche sanitarie.
È evidente il riferimento al Documento di programmazione economico-finanziaria, nel quale vi è la totale assenza della trattazione di tali problemi. Su quel versante, ministro Storace, lei esce già sconfitto in partenza dal ministro dell'economia e delle finanze. Lei, in audizione in


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Commissione, ha promesso che avrebbe fatto da baluardo concreto agli investimenti in campo sanitario, che avrebbe evitato il depauperamento, evidente e quotidiano delle risorse dei cittadini, di quei nostri concittadini che, ogni giorno, devono recarsi in farmacia per acquistare ciò di cui hanno bisogno. Non ci ricordiamo della popolazione anziana solo quando fa caldo e magari si pensa di cavarsela suggerendo di recarsi nei supermercati al fresco o di farsi beffa degli enti locali, ai quali avete già sottratto risorse per i servizi agli anziani e ai soggetti più fragili. Tali enti già fanno fronte da soli a queste necessità, ma lo fanno con grandi difficoltà, perché il Governo Berlusconi ha tagliato loro le risorse per i servizi.
Ecco, credo allora che la linea che proponiamo con questo emendamento abbia un'efficacia concreta e strategica ed equivalga, signor ministro, a non dichiararsi sconfitto nei confronti di Siniscalco, che non vi dà una lira e neanche vi consente di decidere sulla politica del farmaco, sulla politica sanitaria.
È necessaria una vera idea di politica e di governo della sanità, un'idea vera di governo delle politiche del farmaco, idee che mi pare vi manchino.

CESARE RIZZI. Signor Presidente, il tempo!

PRESIDENTE. Onorevole Bolognesi, concluda.

MARIDA BOLOGNESI. Signor ministro, si potrebbe avviare un percorso accogliendo questi emendamenti; così, forse, non solo dimostrereste di ascoltare l'opposizione, che ha un'idea di governo della sanità, ma fareste qualcosa di buono e di concreto per i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazioni di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, il provvedimento in esame è stato propagandato con una certa enfasi dal ministro della salute. È stato indicato come un intervento volto a far risparmiare i cittadini nell'acquisto dei farmaci da banco, quelli a loro totale carico, ossia non rimborsabili.
Anche noi, signor ministro, concordiamo con l'idea di far pagare meno i farmaci, in particolare se non sono rimborsabili dal sistema sanitario nazionale. Abbiamo però più volte evidenziato che i risultati di questo provvedimento del Governo saranno limitati, parziali. Tutto viene affidato alla possibilità di uno sconto che deve essere praticato dal farmacista. Tra l'altro, lo ribadiamo, l'applicazione del decreto ora in esame non potrà che portare alla fine del prezzo unico di un medicinale su tutto il territorio nazionale.
Siamo invece convinti che il prezzo unico sia un valore e vada tutelato in quanto assicura l'uguaglianza dei cittadini in materia di salute. È per questo, signor ministro, essendo noi convinti della necessità di ridurre il prezzo dei farmaci, che svolgiamo un ragionamento a nostro avviso più serio: vogliamo intervenire strutturalmente.
Con l'emendamento in esame chiediamo di allineare i prezzi dei farmaci italiani a quelli registrati nei principali paesi europei, proprio perché in tali paesi i prezzi sono notevolmente inferiori a quelli praticati in Italia. Sappiamo - per questo la nostra proposta non è demagogica - che è necessario del tempo per determinare questo nuovo metodo di fissazione dei prezzi.
In attesa della definizione dei nuovi prezzi, noi chiediamo che sia operata una riduzione del 10 o del 20 per cento del prezzo dei farmaci e che sia assicurata la uniformità dei prezzi su tutto il territorio nazionale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, ricordo che il ministro Storace ha partecipato in Commissione affari sociali alla


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sua prima audizione da quando ha ricevuto l'incarico di ministro della salute. In quell'occasione, tutti ci eravamo rallegrati perché finalmente avevamo un ministro della salute politico.
Ritengo che un ministro politico debba fare politica; politica sanitaria, in questo caso specifico, politica del farmaco. Quest'ultima dovrebbe essere al centro di un programma e svolgere il ruolo di indicatore complessivo della coerenza delle politiche generali. Tutto ciò, se si crede ad un ministro politico, e se si crede di difendere la politica sanitaria del Servizio sanitario nazionale.
Ciò detto, ci saremmo attesi un intervento politico del ministro Storace in seno al Governo sul DPEF, diretto sia alla difesa del sistema sanitario sia ad affrontare la politica del farmaco che, come sappiamo bene, è complessa, articolata e necessita di vari interventi. Avremmo, quindi, auspicato e ci saremmo attesi da parte del ministro l'assunzione di una posizione politica su questa tematica.
Attualmente, sono in discussione una serie di misure concernenti il fondo per la non autosufficienza, nonché una proposta di legge, presentata da tutti i gruppi di opposizione, sugli investimenti nel sud, che prevede anche l'utilizzazione da parte delle regioni dello strumento dei mutui con la Banca europea. Si tratta di una serie di proposte che avrebbero potuto dare un impulso all'indirizzo politico del Ministero della salute. Invece, ministro, l'hanno ridotta a fare propaganda. Lei, come sappiamo, la sa fare bene, però, è pur sempre propaganda! E la propaganda si dimostra per quello che è! Non è stata intrapresa alcuna azione efficace, proprio perché la politica del farmaco è stata ridotta a propaganda a mezzo stampa, per spostare il problema. A questo noi ci dovremo abituare: con Sirchia, ci eravamo abituati al fumo, ma da lei ci aspettavamo che non spostasse il problema.
Questo Governo è ormai «alla frutta»! Non avete un'idea, non avete una risorsa, e volete coprire lo smantellamento di fatto del Servizio sanitario nazionale! Signor ministro, le ricordo che il regalo che ci ha lasciato come governatore della regione Lazio lo stanno pagando tutti i cittadini, non solo quelli del Lazio, ma di tutto il paese.
Il decreto-legge in esame costituisce l'ulteriore prova che siete ridotti a fare solo propaganda; ma noi non ve lo permetteremo, anche perché cresce la consapevolezza e la protesta dei cittadini. Ministro, tanti governatori come lei sono stati mandati a casa proprio in tema di sanità, in quanto il sistema non può permetterselo. O affrontiamo il problema, gigantesco e complicato, ma ineludibile, della spesa sanitaria e per esso cerchiamo risposte politiche efficaci e concrete, che sono alla portata della politica sanitaria, altrimenti, non soltanto faremo propaganda, ma utilizzeremo, ancora una volta, il problema dello sforamento del tetto della spesa per rendere insostenibile il finanziamento pubblico del sistema e per fare un regalo a chi, nella vostra maggioranza, da tempo, vuole aprire il sistema ai mercati assicurativi (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bindi 1.44, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 429
Votanti 427
Astenuti 2
Maggioranza 214
Hanno votato
sì 200
Hanno votato
no 227).

Prendo atto che l'onorevole Moroni, presentatore dell'emendamento 1.22, accede all'invito al ritiro formulato dal relatore.


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Passiamo alla votazione dell'emendamento Labate 1.43.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, torno sul principio della costruzione di strumenti che strategicamente ci possono offrire la possibilità di un controllo, di un regime di sorveglianza sui prezzi dei medicinali da banco.
Credo che avere, da un lato, la possibilità di una sorveglianza secondo modalità comparative e, dall'altro, il non superamento del prezzo medio rapportato a quello di altri paesi europei possa calmierare i prezzi - in conformità anche al principio della libera circolazione dei cittadini in ambito europeo - e, al tempo stesso, possa determinare un nuovo regime.
A me pare che questo sia un modo di approcciare seriamente il problema del costo dei farmaci classificati in fascia C, al fondo del quale vi è l'idea di determinare un nuovo regime, non quella di approvare un «provvedimento tampone». Se ciò richiede una fase istruttoria, si può procedere nel senso che noi proponiamo nell'emendamento in esame: entro il mese di settembre 2005 si può avviare una riflessione, con il contributo dell'AIFA, sulle modalità comparative e sulla riconduzione del prezzo dei farmaci alla media dei prezzi europei dei prodotti con medesimo principio attivo, forma farmaceutica e dosaggio. Il meccanismo da noi propugnato è serio e può calmierare i prezzi secondo una strategia che mira a produrre effetti durevoli.
Se, invece, il ministro pensa che vi sia la necessità di dare un'immediata risposta circa i farmaci senza obbligo di prescrizione, siamo d'accordo: condividiamo che il messaggio debba essere dato immediatamente ai cittadini e debba far parte della loro quotidianità da domani; riteniamo, però, che alla riduzione non si possa procedere d'imperio, bacchettando un pezzo o l'altro della filiera della distribuzione e che, a tal fine, non possa che valere il meccanismo della concertazione. A quel punto, anche i soggetti chiamati in causa (dai medici che prescrivono ai produttori e distributori) sarebbero assolutamente favorevoli a trovare un meccanismo di riduzione, ad esempio, del 20 per cento (come propone l'emendamento in esame).
In altre parole, è necessario muoversi su due fronti: da una parte, bisogna riconsiderare il meccanismo e determinare un nuovo regime; dall'altra, si può intervenire nell'immediato affinché ai cittadini sia data, realmente e concretamente, la possibilità di acquistare, da domani, ad un prezzo ridotto, ma senza essere costretti a mettersi alla ricerca - come Diogene, con la lanterna in mano - della farmacia che pratica uno sconto maggiore, magari soltanto per riempire l'armadietto di casa.
L'ultima notazione mi suggerisce un'ulteriore considerazione. C'è il pericolo di un effetto perverso, che rischia di causare (si vedrà a consuntivo, nel 2006) una maggiorazione della spesa farmaceutica (se il dosaggio non è quello giusto, se non c'è equilibrio, se si percorrono chilometri per trovare la farmacia). Ed è grave che il Governo incoraggi ad andare in giro per trovare chi pratica lo sconto: se, trovato chi pratica lo sconto, si fa incetta di farmaci che vengono riposti nell'armadietto, alla fine, la spesa è superiore, non c'è alcun regime nuovo, non c'è una strategia che guarda a questo bene etico primario rappresentato dai farmaci con l'idea di tenere sotto sorveglianza i prezzi. Questi ultimi si riducono concordando le iniziative con gli operatori del settore, i quali non sono soggetti da bacchettare di tanto in tanto.
Ricordo che i nove provvedimenti sui farmaci che si sono succeduti nel corso della XIV legislatura hanno picchiato sull'industria, lanciando il segnale che qualcuno si comporta da mascalzone e che, invece, esistono meccanismi di calmierazione dei prezzi e di messa a regime. Non è vero! Questi meccanismi vanno ripensati ed attuati attraverso una strategia che


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consideri la politica del farmaco una parte del sistema in cui sia garantito il diritto alla salute, cui noi teniamo molto.
Siamo convinti che, se i cittadini, come mi auguro, decideranno di mandarvi presto a casa (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale), come hanno fatto in occasione delle elezioni amministrative, ci sarà lo spazio e la possibilità di ragionare in termini di priorità e di strategie! Non mi sembra che, finora, vi siano state la capacità e le risorse per operare. Credo che si debba intervenire su questi due fronti.
Mi auguro che il ministro comprenda, da politico navigato qual'è la necessità di andare incontro alle nostre proposte e la ragionevolezza delle stesse, che considerano la politica del farmaco una delle priorità della politica sanitaria ed economica del paese e dei cittadini.
Al riguardo, dovremmo rivolgerci al ministro Siniscalco, non solo per tirargli le orecchie perché non ha stanziato una lira per il capitolo «Spese sanitarie e sociali» del Documento di programmazione economico-finanziaria, ma anche perché una vera politica di sviluppo del paese si fa anche partendo da settori innovativi, come quello che, nell'ambito sanitario, rappresentano le industrie italiane, settori che possono dare un contributo allo sviluppo del paese, che chiede diritti, ma anche politiche...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bolognesi. Ha parlato il doppio del tempo consentito.

MARIDA BOLOGNESI. Sì, ma ho detto cose interessanti!

PRESIDENTE. Sì, ha detto cose interessanti. Infatti, le abbiamo ascoltate.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Labate 1.43, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 428
Votanti 417
Astenuti 11
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 190
Hanno votato
no 227).

Passiamo alla votazione nominale, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento Labate 1.45, non accettato dalla Commissione né dal Governo (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)... Che succede?

KATIA ZANOTTI. Presidente, ho chiesto di parlare!

PRESIDENTE. Sì, ma fatemi finire! Intendevo dire: passiamo alla votazione dell'emendamento Labate 1.45, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale ha chiesto di parlare l'onorevole Zanotti. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Presidente, di solito si fa il contrario!

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, sono attento!
Prego, onorevole Zanotti, ha facoltà di intervenire.

KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, con l'emendamento in oggetto vogliamo assegnare all'Agenzia per il farmaco un ruolo di rigore e di sorveglianza sui prezzi dei medicinali, attraverso modalità comparative - identico prodotto farmaceutico, con identici principi attivi - con altri paesi europei.
Signor ministro, non siamo stati noi ad evidenziare in modo preoccupato gli effetti distorsivi di questo decreto-legge, ma la stessa Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, che, nella sua segnalazione, ha rilevato il pericolo di effetti distorsivi


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della concorrenza, conseguenti a questo provvedimento.
Un'appropriata politica di controllo della spesa farmaceutica avrebbe bisogno di stabilità e di strategie di medio e di lungo periodo. Non è così, per quanto riguarda questo provvedimento. A nostro avviso, dal gennaio 2007, il decreto-legge in esame produrrà i suoi danni. E chi li pagherà? Li pagheranno i cittadini, perché le imprese, loro sì, saranno in condizione di recuperare sul prezzo. Le industrie, infatti, non faranno altro - e lo faranno - che programmare la politica dei prezzi in base alla nuova disciplina introdotta da questo provvedimento.
Con l'emendamento in esame prevediamo che i prezzi possano essere, sì, modificati, ma di anno in anno e, come indichiamo al comma 4 dello stesso, a partire dal mese di gennaio e sulla base di un parametro molto preciso, riferito al tasso di inflazione reale dell'anno precedente. Quindi, vi è un meccanismo di riferimento molto preciso e rigoroso.
La nostra proposta emendativa è decisamente contrassegnata da una linea di rigore e di efficacia a tutela del cittadino, che potrebbe essere condivisibile anche dalla maggioranza, la quale non si comprende perché esprima ed abbia espresso su tale emendamento un dissenso anche durante i lavori in Commissione. Ci pare che essa sia assolutamente condivisibile - e lo sottolineiamo - all'insegna del rigore, della trasparenza e dell'interesse dei cittadini.
Insistiamo affinché vi sia, su tale emendamento, un atteggiamento favorevole da parte dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Labate 1.45, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 418
Votanti 417
Astenuti 1
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 196
Hanno votato
no 221).

Prendo atto che l'onorevole Banti non è riuscito a votare.
Prendo atto altresì che l'emendamento Moroni 1.20 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bindi 1.32.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, ritengo sia importante puntualizzare alcune questioni e credo che il ministro possa essere sensibile ad un miglioramento del testo, se, come ci è sembrato di capire fino ad ora, non si vuole introdurre un meccanismo che determini un nuovo regime, il quale invece sarebbe stata la via maestra - ed insisto su questo - per poter dare una prospettiva strategica alla politica del farmaco.
L'emendamento in esame solo apparentemente sembra ridurre il prezzo del farmaco generico. Vorrei, ministro, richiamare la sua attenzione sul fatto che, se un segnale va dato, esso deve essere nel senso di una riduzione (l'emendamento in esame propone che sia del 10 per cento) che possa essere apprezzabile in tutto il paese.
Ministro Storace, lei è un esponente sensibile della destra sociale; ci sembra che i cittadini, in qualunque parte del paese vivano, si ammalino, invecchino o abbiano un problema, abbiano diritto ad usufruire di una indicazione di abbassamento dei prezzi e della spesa: sarebbe quindi abbastanza insopportabile se, ad esempio, le farmacie della Padania applicassero un prezzo concorrenziale e se nel sud del paese tale prezzo non si potesse ridurre!


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È questo il motivo per cui un emendamento che indichi come misura-tampone, che poi è quella da lei indicata (mi auguro in attesa di una strategica rideterminazione del meccanismo stesso), una riduzione del 10 per cento del prezzo dei farmaci rappresenta un meccanismo che opera a favore dei cittadini, siano essi di un piccolo paese del sud o di una grande metropoli del nord. Forse, non spetta a loro andare a cercare quello sconto che renda più sopportabile l'aumento delle tasse che questo Governo ha portato nella loro vita quotidiana, segnatamente rispetto ai bisogni sociali e a quelli relativi alla salute.
Ecco perché, ministro, mi auguro che lei sia sensibile all'idea dello sconto... Vorrei che mi ascoltasse anche l'onorevole Santanché (Commenti di Alleanza Nazionale)... Dovrebbe essere sensibile all'idea dello sconto unico in tutta Italia, in quanto lo ritengo un meccanismo di eguaglianza tra i cittadini. Capisco che forse anche la destra sociale, ultimamente, è meno attenta all'uguaglianza dei cittadini, però credo che avere...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, calma e tranquillità! L'onorevole Bolognesi ha diritto di essere ascoltata con calma!

MARIDA BOLOGNESI. Ho concluso, Presidente.
Sollecitavo i colleghi, e segnatamente il ministro, a prestare una maggiore attenzione agli emendamenti dell'opposizione, perché...

PRESIDENTE. Ha fatto bene!

MARIDA BOLOGNESI. ...riguardano meccanismi che rendono più uguale il sistema per i cittadini.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bindi 1.32, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 433
Votanti 430
Astenuti 3
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 191
Hanno votato
no 239).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bindi 1.31.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.

LUIGI GIACCO. Signor Presidente, con l'emendamento in esame chiediamo che i farmaci di fascia C e C-bis siano sottoposti alla sorveglianza dell'Agenzia italiana del farmaco per essere comparati, per quanto riguarda il principio attivo, il dosaggio e la forma farmaceutica, con quelli in vendita in altri paesi europei.
Ciò affinché, prima che entri a regime la disciplina di tali farmaci, si possa comunque ridurre il prezzo dei farmaci senza prescrizione medica del 10 per cento sull'intero territorio nazionale. Attraverso tale modalità, infatti, facciamo sì che tutti i cittadini, indipendentemente dall'area in cui abitano, possano ricevere lo stesso trattamento, senza essere discriminati in base al luogo di residenza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bindi 1.31, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 431
Votanti 419
Astenuti 12
Maggioranza 210
Hanno votato
sì 193
Hanno votato
no 226).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bindi 1.30.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galeazzi. Ne ha facoltà.

RENATO GALEAZZI. Signor Presidente, l'emendamento in esame riprende quanto ho già affermato nel corso del mio intervento sul complesso delle proposte emendative. Infatti, esiste la possibilità di modificare il prezzo dei farmaci seguendo criteri europei; ciò è possibile proprio perché, in altri paesi, come ad esempio la Gran Bretagna, esiste uno schema che consente di calcolare il prezzo di un farmaco in maniera oggettiva.
Un altro meccanismo è rappresentato dal calcolo della media dei prezzi risultanti in alcuni paesi dell'Unione europea, e la proposta emendativa in esame intende andare proprio in tale direzione. Sappiamo, infatti, che alcuni farmaci, specialmente quelli appartenenti alle classi C e C-bis, sono aumentati anche del 200 per cento. Allora, proprio per ottenere un ribasso dei costi, al fine di avere almeno prezzi in linea con quelli europei, l'emendamento Bindi 1.30 suggerisce di adottare una misura opportuna, e non comprendiamo perché il ministro abbia espresso parere contrario anche su tale proposta.
D'altra parte, vorrei osservare che il meccanismo che blocca il prezzo dei farmaci per due anni fa sì che, dopo il secondo anno, potrebbe verificarsi un vero «effetto rebound», vale a dire l'innalzamento incontrollato del costo dei prodotti. Perché, allora, non legare il prezzo dei farmaci (variabile ogni anno) al tasso di inflazione reale registratosi l'anno precedente?
Sono state suggerite, dunque, proposte in grado di far sì che il decreto-legge in esame sia più adeguato ai bisogni esistenti, anziché essere, in realtà, uno strumento propagandistico ed inefficace. Raccomando pertanto all'Assemblea l'approvazione dell'emendamento in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bindi 1.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 431
Votanti 418
Astenuti 13
Maggioranza 210
Hanno votato
sì 196
Hanno votato
no 222).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Labate 1.41.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.

GRAZIA LABATE. Signor Presidente, i colleghi avranno osservato le diverse proposte emendative votate prima di affrontare l'esame del mio emendamento, le quali offrivano al Governo diverse possibilità per riuscire a negoziare il prezzo dei prodotti farmaceutici, riferendosi all'ambito europeo (almeno quattro paesi), calcolandone il prezzo medio, confrontandolo con la realtà italiana ed adeguandosi di conseguenza. Dai voti espressi dall'Assemblea, tuttavia, mi sembra di comprendere che tali metodi di negoziazione non interessino né al Governo, né alla maggioranza, preferendosi il blocco dei prezzi fino all'anno 2007 e via dicendo.
Abbiamo cercato, allora, di proporre un emendamento di buonsenso, rispettando


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l'autorevolezza del ministro della salute ed attribuendogli, d'intesa con il ministro delle attività produttive (perché l'ordinamento italiano questo prevede, in materia di determinazione dei prezzi), la possibilità di negoziare margini di sconto con le imprese titolari dell'immissione in commercio dei farmaci di fascia C e C-bis.
Dal momento che l'obiettivo che il ministro si prefigge, vale a dire salvaguardare il tenore di vita delle famiglie italiane, è la nostra stessa finalità, gli proponiamo allora di avviare una negoziazione per contrattare un margine di sconto; in tal modo, sarà possibile, per il ministro della salute, fissare un prezzo che avrà almeno un tetto massimo di sconto. Ciò agevolerà l'acquisto di tali farmaci da parte di tutti i cittadini - dalle Alpi alle piramidi! -, poiché si saprà che un determinato farmaco costerà, ad esempio, 10 euro sia a Genova, sia a Caltanissetta.
Signor ministro, non va bene neanche questo metodo? Questa, allora, è tutta l'autorevolezza sua e del ministro delle attività produttive!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Labate 1.41, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 421
Votanti 419
Astenuti 2
Maggioranza 210
Hanno votato
sì 200
Hanno votato
no 219).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Labate 1.39.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, l'emendamento in esame si riferisce a quanto previsto nel comma 3 dell'articolo 1 del decreto-legge, in merito alla modifica del prezzo dei medicinali, che si vorrebbe modificabile da parte dei titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio dei farmaci stessi nel mese di gennaio di ogni anno dispari. Francamente, non si comprende il motivo di tale biennalità, che rischia di ripercuotersi sulle stesse modalità di correttezza delle regole del mercato che il provvedimento vorrebbe tutelare e di determinare, ogni due anni, aumenti consistenti che andrebbero ad incidere sul volume complessivo della spesa, senza alcun frazionamento della stessa.
Perciò, appare più convincente che le variazioni di prezzo possano avvenire a partire dal gennaio 2007, ogni anno, sempre nel mese di gennaio.
Aggiungo solo che anche tale norma, contenuta nel decreto del ministro della salute, evidenzia l'approssimazione nell'affrontare un problema complesso, quale quello della spesa dei farmaci e le regole della concorrenza, che il ministro stesso vorrebbe ambiziosamente regolare. Abbiamo ascoltato, più volte, da questo Governo e dal ministro della salute che la spesa farmaceutica è una tra le cause delle distorsioni economiche della spesa sanitaria e, talvolta, specie da parte di esponenti della Lega Nord, si attribuisce alle regioni meridionali la colpa di spendere più delle altre, facendone derivare una sorta di deficienza amministrativa e dei controlli.
Suggerisco, tuttavia, al Governo di leggere attentamente i dati: la spesa farmaceutica complessiva, ossia comprensiva sia della quota a carico del sistema sanitario regionale, sia di quella sostenuta dal privato cittadino, evidenzia, ad esempio, che il 65 per cento della spesa globale della Campania è a carico del fondo sanitario regionale, mentre a Bolzano è pari al 38 per cento e in Lombardia è pari al 44 per cento.
Cosa dimostrano tali dati? La risposta è, di nuovo, semplice: la percentuale di cittadini che usufruiscono dei servizi di primo accesso - dal medico di base alla farmaceutica ed alla specialistica - nelle


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regioni del nord è nettamente inferiore a quello delle regioni del sud. Il motivo di tale differenza mi pare ovvio: nelle regioni più povere, come nel Mezzogiorno, i tassi di povertà sono più alti di quelli del resto d'Italia.

CESARE ERCOLE. Anche i trasferimenti delle pensioni!

GIUSEPPE PETRELLA. I cittadini hanno una minore capacità di spesa e, quindi, usufruiscono maggiormente dei servizi pubblici, che sono gratuiti. A partire da tali dati, occorrerebbe pensare ad una norma complessiva e non a misure contraddittorie, confuse e demagogiche, quali quella che stiamo discutendo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Labate 1.39, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 422
Votanti 420
Astenuti 2
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 198
Hanno votato
no 222).

Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Rocchi 1.70 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate.

GRAZIA LABATE. Signor Presidente, ritorno sullo stesso aspetto affrontato finora. Il problema, effettivamente, è quello di riuscire a capire il criterio. Perché si bloccano i prezzi, a partire dal 2007, per gli anni successivi? Non riusciamo a comprendere tale criterio. Se si tratta di un vincolo dirigistico che si vuole introdurre in questo provvedimento, è possibile qualsiasi cosa: dire 2007, oppure dire ogni anno bisestile; la fantasia in merito può divenire sfrenata. Vorrei capire perché si è determinato tale vincolo e perché non si è scelto di negoziare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rocchi 1.70, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 411
Votanti 408
Astenuti 3
Maggioranza 205
Hanno votato
sì 196
Hanno votato
no 212).

Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Bindi 1.46 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, questo emendamento è sempre riferito ai commi 3 e 4 dell'articolo 1 e si propone di abolire quanto il decreto prevede, ossia che il prezzo di un medicinale determinato in conformità di quanto stabilito dal medesimo comma 3 costituisca il prezzo massimo di vendita al pubblico anche per i farmaci senza obbligo di prescrizione medica.
Anche in questo caso, non si comprende la logica di tale provvedimento: mentre per i farmaci con obbligo di prescrizione


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il prezzo è quello di vendita, per gli altri potrebbe essere anche diverso e minore. Quale spesa, allora, si andrebbe a ridurre, signor ministro e con quale logica di mercato?
Il senso di tale disposizione rimane, francamente, incomprensibile. Vero è, piuttosto, che la spesa farmaceutica tende a crescere. E la domanda che ci dovremmo porre è se questo incremento sia giustificato o meno dai dati sulla salute della popolazione; ad esempio, se trovi riscontro alla luce dell'invecchiamento della popolazione e dell'elevato costo delle terapie necessarie per la cura di patologie di forte impatto sociale. Tutto ciò è assente da qualsiasi analisi o abbozzo di analisi da parte del suo ministero. Di nuovo, si ha la sensazione di un provvedimento demagogico e francamente inutile (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Moroni non accede all'invito al ritiro del suo emendamento 1.19.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Moroni 1.19 e Bindi 1.46, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 424
Votanti 422
Astenuti 2
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 199
Hanno votato
no 223).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bindi 1.48.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, coerentemente con quanto affermato in riferimento alla precedente proposta emendativa, con questo emendamento si propone di sopprimere la parola «massimo» contenuta nel terzo comma, secondo periodo, dell'articolo 1 e riferita al prezzo dei farmaci.
A costo di sembrare noioso, non posso che ripetere l'inutilità di questo decreto-legge. E tornando al problema della spesa, vorrei solo ricordare al ministro come questa, secondo i dati disponibili, sia correlata ad un incremento del numero delle ricette mediche.
Il dato del dicembre 2004 segnala, infatti, che la diminuzione del costo medio a carico del sistema sanitario nazionale, pari al 3,8 per cento rispetto al mese di dicembre del 2003, si ha anche a fronte di un incremento del numero delle prescrizioni di circa il 6 per cento.
In altre parole, tali dati indicano che si sono prescritti farmaci meno costosi. I dati rispondono, anche se in parte, alla domanda sulla giustificazione o meno dell'aumento della spesa farmaceutica rispetto ai dati della popolazione.
Signor ministro, la risposta è che tale correlazione non è sempre dimostrata e dimostrabile e approcci superficiali al problema possono provocare gravi distorsioni nel sistema sanitario (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bindi 1.48, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 433
Votanti 431
Astenuti 2
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 198
Hanno votato
no 233).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Labate 1.49.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanotti. Ne ha facoltà.

KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, signor ministro, il decreto-legge in esame non impone neppure l'obbligo dell'applicazione dello sconto dallo 0 al 20 per cento sui prodotti di fascia C.
Di recente, è stata resa nota un'indagine svolta dall'associazione Cittadinanzattiva, che riguarda 41 città e 162 farmacie. Da tale indagine emerge che due farmacie su tre non praticano sconti e, soprattutto, molte fingono di avere tagliato i prezzi con ribassi inferiori all'1 per cento, in particolare nel sud e nelle isole.
Il 57 per cento di queste farmacie ha ridotto i prezzi al massimo fino al 4,8 per cento. Nel 44 per cento di queste farmacie, il numero di farmaci sottoposti a sconto è compreso fra 1 e 3. Ad un mese dall'applicazione del decreto-legge, siamo di fronte alla sua totale inefficacia.
Signor ministro, tale inefficacia ci rende ulteriormente contrari al provvedimento in esame, poiché siamo pregiudizialmente e in modo determinato contrari a provvedimenti che scardinano il principio del prezzo unico del farmaco sul territorio nazionale. Infatti, questo principio introduce una disparità di trattamento che lede il diritto dei cittadini a godere di uguali condizioni per la cura e la garanzia di tutela della loro salute.

PRESIDENTE. Passiamo voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Labate 1.49, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 195
Hanno votato
no 227).

Prendo atto che l'onorevole D'Agrò non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bindi 1.50.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, vorrei tornare sul tema della riduzione del prezzo dei farmaci, che il nostro l'emendamento indica pari al 15 per cento; ma avevamo provato anche discutere su diverse modulazioni, signor ministro.
Il principio è quello di dare un segnale di riduzione della spesa, ma tale segnale non può discriminare secondo il territorio e neppure essere legato alla presenza di farmacie comunali o private o alla differenza, anche economica e sociale, tra il nord e il sud del paese, permettendo che situazioni diverse vadano a regime.
Un segnale che possiamo dare è quello del prezzo unico dei farmaci, perché riteniamo i farmaci importanti ed efficaci nel rispondere ad un bisogno dei cittadini. In tal caso, si tratta di un diritto, cui corrisponde un bisogno al quale bisogna rispondere in modo egualitario. Credo che quello del prezzo unico del farmaco e dello sconto unico su tutto il territorio nazionale costituiscano il principio cardine di un sistema che considera la salute un diritto costituzionalmente garantito.


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Oppure, possiamo ritenere che i farmaci siano inutili ed inefficaci e che rispondano a bisogni effimeri. Allora, chiaramente tutta la discussione che facciamo e lo stesso provvedimento diventano inutili. La descrizione del principio attivo anche sulle confezioni, per esempio, permetterebbe una comparazione tra i prodotti griffati e quelli non griffati. Rispetto alla politica del generico, io insisto a chiamarli generici, perché, magari, possono essere generici equivalenti. Non possiamo provincializzare il nostro paese, che anzi io ritengo vada sprovincializzato rispetto all'Europa. Quindi, se vi deve essere una grande campagna sul tema dei farmaci equivalenti, essa non può che guardare anche agli altri paesi europei.
L'emendamento, quindi, ripropone il principio del prezzo unico e quello dello sconto unico in tutto il paese, perché, se riteniamo che sia fondamentale dare una risposta ai bisogni dei cittadini, questa non può essere discriminatoria né per la classe sociale, né sul territorio nazionale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bindi 1.50, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 424
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 189
Hanno votato
no 235).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bindi 1.42.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate (Commenti). Ne ha facoltà.

GRAZIA LABATE. So che i colleghi rumoreggiano perché ritengono che l'ora sia tarda. Siamo tutti stanchi, perché abbiamo approvato emendamenti importanti. Tuttavia, evidentemente i colleghi non hanno posto mente alla portata di questo decreto, al quale tutti terremmo se fosse finalizzato veramente al risparmio in favore delle famiglie e dei cittadini.
Il problema, come abbiamo già detto a proposito degli emendamenti precedenti, è che questo decreto è una «bolla di sapone» e non produrrà questo effetto. L'opposizione, così, si è fatta carico, nei commi più importanti, di offrire delle soluzioni, come in questo caso.
Piuttosto che creare una discriminazione in Italia sulla facoltatività, indichiamo al ministro di negoziare un prezzo più basso e di portare questo risultato anche all'attenzione delle farmacie, in modo che queste ultime, con il prezzo più basso, possano praticare lo sconto - lo ripeto - a tutti i cittadini e in tutta Italia. Il ministro lo può fare perché dispone di un'agenzia regolatoria titolata alla negoziazione.
Non si vuole neanche questo! Colleghi, non so più cosa dovremmo offrire per dimostrare la nostra buona volontà (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bindi 1.42, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 421
Votanti 419
Astenuti 2
Maggioranza 210
Hanno votato
sì 192
Hanno votato
no 227).


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Onorevoli colleghi, dal momento che qualcuno è venuto a sollecitarmi, è bene che ognuno di noi abbia ben presente il quadro globale della situazione.
È ovvio che per oggi pomeriggio avremmo l'impegno di concludere l'esame di questo decreto-legge, se ve n'è la possibilità; peraltro all'ordine del giorno vi è un altro decreto-legge, quello sulla protezione civile. Entrambe le eventuali approvazioni sono funzionali ad evitare di tenere aperta la Camera anche il 1o agosto. Per questo, vi prego di assicurare nei diversi gruppi parlamentari la presenza di tutti voi.
La settimana prossima riprenderemo i nostri lavori lunedì pomeriggio alle 16, ma è necessario che oggi pomeriggio e lunedì pomeriggio vi sia il numero legale. Peraltro, questo decreto-legge è connotato da una certa «vivacità»...

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, se ogni volta che dico qualcosa come Presidente, lei chiede di parlare, non parlerò più! Lei ha trovato il modo di mettermi a tacere! È il Presidente ombra... Non vedo l'ora che arrivi la prossima legislatura, quando lei sarà seduto qui: le garantisco che farò la stessa cosa (Si ride)!

CESARE CAMPA. Non sarà seduto lì!

PRESIDENTE. Prego, onorevole Boccia.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, la ringrazio per le scherzose affermazioni. Vorrei ricordare che l'impegno assunto in Conferenza dei presidenti di gruppo è di esaurire l'ordine del giorno, non soltanto di concludere l'esame dei due decreti-legge.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, con due persone che presiedono l'Assemblea va sicuramente meglio (Si ride)...!
Passiamo alla votazione dell'emendamento Valpiana 1.80.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, intervengo brevemente e vorrei sottolineare che Rifondazione comunista, al di là della discussione sulle linee generali, non è ancora intervenuta sugli emendamenti, per cui chiedo ai colleghi di prestare un po' di attenzione. Non siamo particolarmente entusiasti di questo decreto-legge perché, come abbiamo già detto in sede di discussione sulle linee generali, dice che le farmacie pubbliche e private possono vendere i farmaci operando uno sconto: siamo di fronte ad una proposta che lascia il tempo che trova. Infatti «possono» vuol dire che possono anche non farlo.
Il ministro già ha detto che la posizione di Rifondazione comunista è dirigista, ma riteniamo che la norma debba prevedere una certa prescrizione. Dire in una legge che una cosa si può fare o non si può fare lascia, evidentemente, il tempo che trova. Questa mattina stiamo facendo tanto rumore per nulla perché, di fatto, tale norma sarà assolutamente ininfluente - e lo verificheremo con i controlli che verranno effettuati - sull'andamento del prezzo dei farmaci e, ahimè, sulle tasche dei cittadini.
Il nostro emendamento, sempre nell'ottica della diminuzione del danno, chiede di prevedere uno sconto certo: proponiamo di sostituire allo sconto aleatorio fino al 20 per cento uno sconto certo del 15 per cento sul prezzo massimo stabilito. Tale sconto deve essere spalmato su tutti i soggetti della filiera e, quindi, prevediamo sia a carico dell'impresa produttrice per il 5 per cento, del grossista per il 5 per cento e del farmacista per il restante 5 per cento. Infatti, viste le diverse situazioni dei farmacisti - pensiamo alle piccole farmacie di montagna ed a quelle nei comuni sotto i diecimila abitanti - non si capisce perché tutto l'onere debba essere a carico del farmacista che è l'elemento finale della filiera.
Dunque, il nostro emendamento, nell'ottica della riduzione del danno, prevede che lo scontro sia certo e sia a carico di tutti i soggetti che traggono profitto dalla vendita


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del farmaco (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 1.80, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 397
Votanti 396
Astenuti 1
Maggioranza 199
Hanno votato
sì 181
Hanno votato
no 215).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Labate 1.51.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, questo emendamento si pone l'obiettivo di tutelare le farmacie dei piccoli centri che svolgono un ruolo fondamentale nei processi di salute dei cittadini. Riteniamo sia giusto che il Servizio sanitario nazionale si faccia carico di tale problematica. Si eviterebbero ulteriori discriminazioni su base territoriale nel diritto all'accesso alla cura dei cittadini.
Si avrebbero infatti inevitabili differenze nel trattamento economico tra chi può accedere a forme di distribuzione più ampia - quindi con maggiori profitti e capacità di sconti - e coloro che, invece, trovano risposte in farmacie, con minori margini economici. Il nostro emendamento mi pare saggio ed utile, anche se inserito in un decreto che mostra più aspetti propagandistici che di sostanza. Con l'approvazione di quest'emendamento se ne limiteranno almeno i danni!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Labate 1.51, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 399
Votanti 398
Astenuti 1
Maggioranza 200
Hanno votato
sì 182
Hanno votato
no 216).

Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Bindi 1.52 non accedono all'invito al ritiro, formulato dal relatore e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bindi 1.52, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 400
Votanti 398
Astenuti 2
Maggioranza 200
Hanno votato
sì 181
Hanno votato
no 217).

Ricordo che l'emendamento Lucchese 1.11 è stato ritirato.
Passiamo agli identici emendamenti Moroni 1.23 e Bindi 1.34.


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Prendo atto che l'onorevole Moroni ritira il suo emendamento 1.23, mentre l'onorevole Bindi insiste per la votazione del suo emendamento 1.34.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bindi 1.34, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 402
Maggioranza 202
Hanno votato
sì 183
Hanno votato
no 219).

Prendo atto che l'onorevole Dorina Bianchi e l'onorevole Moroni hanno ritirato i rispettivi identici emendamenti 1.12 e 1.24.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Moroni 1.27 e Bindi 1.53.
Prendo atto che l'onorevole Moroni insiste per la votazione del suo emendamento 1.27.
Chiedo ai presentatori dell'emendamento Bindi 1.53 se accedano all'invito al ritiro, formulato dal relatore e dal Governo.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Anche questa proposta emendativa ha l'obiettivo di intervenire strutturalmente. Chiediamo però di percorrere una via sperimentale, indicando nella ricetta non più la denominazione commerciale di un medicinale, bensì il principio attivo. Fare questo, signor ministro, significa, come lei sa, avvicinarci all'Europa, dal momento che in quasi tutti i paesi dell'Unione vige questo sistema. Credo appaia chiaro che questo sarebbe un intervento di moralizzazione e di riduzione della spesa. Non comprendiamo pertanto il parere contrario del relatore e del Governo.

FRANCESCO STORACE, Ministro della salute. E dei medici!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanotti. Ne ha facoltà.

KATIA ZANOTTI. Anch'io insisto sulla necessità di approvare questo emendamento, perché esso interviene in modo rigoroso e strutturale sul meccanismo farmaceutico, dal momento che viene posta in rilievo la questione del principio attivo. A nostro parere, l'intervento dell'Agenzia farmaceutica, teso ad individuare le categorie terapeutiche, per le quali il medico è tenuto ad indicare sulla ricetta, in luogo del nome commerciale, esclusivamente il principio attivo, serve innanzitutto a dare garanzia circa l'efficacia del farmaco, nonché a favorire - lo sottolineo - la distribuzione dei farmaci generici, senza che con ciò venga meno l'efficacia del prodotto farmaceutico. L'indicazione del principio attivo da questo punto di vista diventa un intervento strutturale di straordinario significato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, chiedo prima di tutto di sottoscrivere l'emendamento Bindi 1.53, perché lo reputo veramente risolutivo della questione in oggetto. Aggiungo inoltre che è importante chiedere al relatore ed al Governo un ripensamento sul parere espresso, perché stabilire che d'ora in poi si possa prescrivere sulla ricetta il nome del principio, anziché il nome commerciale del farmaco, è in realtà un modo per mettere veramente ordine nel mercato del farmaco nel nostro paese, adeguandoci così al resto dell'Unione europea e contrastando finalmente l'aumento del prezzo dei farmaci, molto spesso determinato


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dalla griffe e dalla presentazione commerciale piuttosto che dall'efficacia del principio attivo.
Questo sarebbe peraltro anche un ottimo modo di educazione sanitaria dei cittadini, che così si abituerebbero ad utilizzare il principio attivo specifico ed efficace, invece del farmaco (che magari molte volte dà più illusioni che cure reali). Nel ritenere pertanto che il relatore ed il Governo dovrebbero riconsiderare il parere espresso su questa proposta emendativa, annuncio il voto favorevole del gruppo di Rifondazione comunista (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Moroni 1.27 e Bindi 1.53, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 410
Votanti 409
Astenuti 1
Maggioranza 205
Hanno votato
sì 189
Hanno votato
no 220).

Avverto che è stato ritirato l'emendamento Ercole 1.3.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Moroni 1.25 e Bindi 1.36.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro dei loro emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanotti. Ne ha facoltà.

KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, si tratta di emendamenti così di buonsenso che ci stupiamo del parere formulato sugli stessi. Con i medesimi il ministro della salute dovrebbe individuare le condizioni sulla base delle quali il farmacista può consegnare, in assenza della prevista prescrizione medica, un medicinale nella confezione con il minor numero di unità posologiche, annotando l'avvenuta consegna in un apposito registro, salvo successiva presentazione della prescrizione.
Se, per esempio, il sabato o la domenica un anziano dovesse aver bisogno di recarsi in farmacia e non ha il medico a disposizione, dovrebbe rivolgersi al suo farmacista per un'immediata consegna del medicinale e presentare successivamente la prescrizione.
Credo che si dovrebbe riporre una certa attenzione ed un certo riguardo in ordine a situazioni che sono reali, perché vi è una popolazione anziana che, soprattutto il sabato e la domenica, può avvertire delle urgenze che il provvedimento in esame potrebbe prendere in considerazione, senza pregiudicare nulla.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Moroni 1.25 e Bindi 1.36, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 407
Votanti 396
Astenuti 11
Maggioranza 199
Hanno votato
sì 174
Hanno votato
no 222).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Labate 1.54.
Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Labate 1.54, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 404
Votanti 393
Astenuti 11
Maggioranza 197
Hanno votato
sì 169
Hanno votato
no 224).

Prendo atto che l'onorevole Zaccaria non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Moroni 1.26 e Labate 1.55.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, si tratta di emendamenti di buonsenso che dovrebbero indurre il ministro ad una certa riflessione.
Credo che la mattinata sia stata proficua per il ministro della salute, nel senso che può aver capito come si potevano concertare con l'opposizione alcune modifiche che avrebbero potuto rendere più serio e praticabile questo provvedimento.
Con i suddetti emendamenti chiediamo l'introduzione di un comma e la soppressione di un periodo che fa riferimento alla prescrizione medica. Come affermato dall'onorevole Zanotti precedentemente, credo che riporre attenzione sulla quotidianità dei problemi che molte persone avvertono non sia una richiesta incredibile.
Pensiamo che vi possa essere un accordo tra prescrittori, farmacisti, distributori ed operatori del settore, perché vi è nei fatti un beneficio nei confronti dei cittadini e ciò può avvenire solo attraverso una concertazione.
Chiediamo, quindi, di sopprimere un periodo, aggiungendo un comma e mi pare che la stessa proposta provenga anche dalla maggioranza. Trovo anche sconcertante il fatto che i colleghi della maggioranza presentino emendamenti che, poi, vengono ritirati. È solo un gioco di visibilità! Non mi pare vi sia la volontà concreta di incidere sui meccanismi.
Ministro, se vi è la volontà di accogliere questa proposta, si potrebbe migliorare il meccanismo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Moroni 1.26 e Labate 1.55, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 399
Maggioranza 200
Hanno votato
sì 173
Hanno votato
no 226).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Burtone 1.35.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, si tratta di un emendamento di buon senso che non credo possa suscitare obiezioni di fondo, soprattutto perché i colleghi della maggioranza hanno ricevuto alcune sollecitazioni dal territorio per salvaguardare le pari opportunità dei cittadini e delle farmacie nei piccoli centri.
È ingiusto che un cittadino o una farmacia debbano essere penalizzati per il fatto di risiedere in un comune di 800 o mille abitanti. Se la farmacia più vicina o di un altro piccolo centro non pratica sconti, quanto dovrà viaggiare un cittadino per beneficare dello stesso?


Pag. 59


Il provvedimento in esame sembra ignorare la conformazione sociale del nostro territorio. Se abbiamo votato in quest'aula insieme il disegno di legge sui piccoli comuni, dovremmo votare insieme anche questo emendamento.
Non possiamo creare per legge delle discriminazione territoriali e sociali per il beneficio di uno sconto, anche se così limitato. Riteniamo si possa trovare un'utile convergenza ed i tempi per l'esame del provvedimento al Senato ci sono tutti. La prossima settimana si può, pertanto, approvarlo definitivamente. Ecco perché confido anche in un voto dei colleghi della maggioranza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Burtone 1.35, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 398
Votanti 395
Astenuti 3
Maggioranza 198
Hanno votato
sì 182
Hanno votato
no 213).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bindi 1-bis.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.

LUIGI GIACCO. Signor Presidente, l'emendamento in esame evidenzia la questione relativa al medicinale generico ed equivalente.
La direttiva europea n. 83 del 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano, ha codificato e consolidato in un unico testo, con fini di chiarezza e razionalizzazione, i testi normativi relativi ai medicinali per uso umano.
La successiva direttiva del 2004, che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il novembre del 2005, ha lo scopo di riavvicinare a livello nominativo la disposizione legislativa, regolamentare e amministrativa concernente l'utilizzo del nome. Con tale definizione il medicinale generico si presenta in maniera più chiara, univoca e concordata.
Pertanto, chiediamo che anche all'interno del decreto-legge in esame si possa parlare non più di «farmaco equivalente», ma di «farmaco generico», al fine di garantire maggiore uniformità con quanto previsto a livello europeo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bindi 1-bis.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 409
Votanti 399
Astenuti 10
Maggioranza 200
Hanno votato
sì 182
Hanno votato
no 217).

Passiamo all'emendamento Lucchese 1-ter.1.
Chiedo all'onorevole Lucchese se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, con la proposta emendativa in esame si invita il Governo ad attuare le «confezioni d'avvio», di cui al comma 165, dell'articolo 1, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.


Pag. 60


Poiché tale invito è stato già accettato anche in altra sede, ritiro il mio emendamento.

PRESIDENTE. Sta bene.
Onorevoli colleghi, sospendo la seduta, che riprenderà alle 15 con lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata e alle 16 con il prosieguo dell'esame del decreto-legge in materia di prezzo dei farmaci.

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