Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 656 del 14/7/2005
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(Stato dell'iter relativo alla procedura di dismissione del castello Carrarese di Padova - n. 2 -01614)

PRESIDENTE. L'onorevole Colasio ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01614 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 7).


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ANDREA COLASIO. Signor Presidente, signor sottosegretario, credo che la vicenda oggetto dell'interpellanza urgente sia ormai tale da aver attraversato la discussione parlamentare con modalità quasi ossessive ed eccessive; resta non meno vero che il problema sollevato dall'interpellanza non ha trovato, ahimé, risposta adeguata. È questa la terza interpellanza urgente, che è stata correlata a quattro o cinque question time in Commissione: ciò a voler rimarcare la centralità della questione che vorrei esporre.
A Padova, da oltre mille anni, esiste una struttura che si chiama « il Castello»; esso era un sistema fortificato già nella seconda metà del X secolo ad opera del vescovo; venne poi fortificato e ristrutturato da Ezzellino da Romano, cosiddetto il tiranno, nel 1242; assunse l'aspetto quasi definitivo che ha oggi nel 1374 con Francesco I da Carrara il vecchio, che affidò a Nicolò da Burlanda il riassetto funzionale del sistema difensivo della città.
Nel 1245, come è noto, la città di Padova perdeva la sua sovranità politica e veniva sottomessa alla Serenissima: iniziava quindi un progressivo decadimento funzionale. Mentre fino a quel momento, infatti, il castello era stato il luogo della sovranità politica della città, una volta sottomessa Padova alla Repubblica di Venezia, per i padovani iniziava una sorta di damnatio memoriae relativamente ai «carraresi» strangolati nelle carceri veneziani. La struttura storica subiva una progressiva rifunzionalizzazione, che addirittura nel 1807, dopo essere stata fortunatamente nel 1670 utilizzata come scuola di astronomia, veniva trasformata in carcere con un progetto del Danieletti, rimanendo tale dal 1807 fino al 1990, quando venne meno la sua funzione in virtù della costruzione a Padova della nuova struttura carceraria.
Dico questo perché arriviamo al quid della questione: quindici anni fa tale struttura veniva dismessa dalla sua funzione di carcere; questo fatto non avrebbe dovuto impedire quella doverosa e necessaria opera di manutenzione che un bene che non è un carcere (come è evidente nella premessa) avrebbe meritato, ma che è anzi una struttura con un fortissimo carico simbolico. Ricordo che è lì la famosa «Turlunga», oggi osservatorio astronomico che rappresenta un luogo identitario, simbolico: stiamo parlando di un luogo che è nel cuore della città, nel suo centro storico.
Tale castello, con quella struttura e con il suo forte significato architettonico, storico, culturale e identitario, sta letteralmente crollando, cosa ribadita negli ultimi documenti prodotti dalla sovrintendenza che parlano di strutture al collasso, fatto noto al sottosegretario ed al ministro poiché da oltre quattro o cinque anni vi è il tentativo di restituire quella struttura alla città, struttura momentamente in carico al Ministero di grazia e giustizia, il quale, ahimé, come il sottosegretario sa, qualche anno fa aveva inserito il bene all'interno di quell'elenco di vecchie carceri dimesse, che avrebbero dovuto essere cartolarizzate attraverso la Dike Aedifica e permutate in funzione della costruzione di nuove carceri. Si tratta di una operazione legittima che dimentica però un particolare: non si tratta di un carcere, che è stato in via transitoria, bensì del castello Carrarese, il luogo più importante in termini storico-identitari della nostra città, della città di Padova.
Questo, sottosegretario - lo dico a lei ed anche al ministro - giustifica e motiva forse l'eccesso di zelo ed anche il fatto di essere andati sopra le righe - e me ne scuso - rispetto alle esigenze di tutela non di un bene - lo ripeto - monumentale qualsiasi, ma di un bene nel quale si è sedimentata e stratificata l'identità, la storia, la memoria, vorrei dire la sovranità politica della città.
Dicevo prima che, nel 1405, i veneziani hanno depotenziato la sovranità politica di Padova; aggiungo ora che hanno peraltro cancellato dagli statuti comunali ogni riferimento alla famiglia dei carraresi. Si è trattato di un processo che viene definito di damnatio memoriae; noi non vorremmo, signor sottosegretario, che detta damnatio memoriae continuasse.
Abbiamo presentato questo atto di sindacato ispettivo d'intesa con numerosi colleghi;


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come lei sa, l'interpellanza in esame e le numerose altre interpellanze urgenti ed interrogazioni a risposta immediata precedentemente presentate in questa legislatura e vertenti sulla stessa materia sono state sottoscritte da diversi parlamentari, di centrodestra e di centrosinistra. Ciò denota un approccio bipartisan, la consapevolezza che si tratta di un bene costituente patrimonio identitario della città. Tanto più - lo ribadisco - in questi anni; so, peraltro, che il ministro, in quanto componente della Lega, dovrebbe essere molto attento al tracciato identitario dei luoghi simbolici: il castello rappresenta per l'appunto un luogo simbolico per la città.
Ebbene, alcuni mesi fa, nell'aprile del 2005, dopo una tormentata e tormentosa vicenda, finalmente, il Ministero della giustizia recepisce le sollecitazioni venute dal Ministero per i beni e le attività culturali. Ricordo che il ministro Urbani reiteratamente si era interessato della questione e ricordo, altresì, che lo stesso demanio, per voce del sottosegretario per l'economia e le finanze, aveva sostenuto la necessità di un restauro funzionale del bene e riteneva la consegna, anche transitoria, al Ministero per i beni e le attività culturali - cito testualmente - un elemento «prodromico» rispetto ad una valorizzazione del bene stesso.
Ebbene, finalmente, nell'aprile del 2005, il Ministero della giustizia - tutti abbiamo giudicato positivamente la circostanza - comunicava al demanio la volontà di trasmettere ad esso il bene, il che avrebbe permesso la consegna provvisoria al Ministero per i beni e le attività culturali. Ricordo incidentalmente che la legge n. 291 del 2003 ha stanziato, a favore della sovrintendenza locale, circa 3,8 milioni di euro. Ricordo, altresì, che, recentemente, le Commissioni finanze di Camera e Senato hanno destinato 2,7 milioni di euro. Infine, la fondazione Cassa di risparmio di Padova ha dichiarato che, nel momento in cui il bene sarà in carico al Ministero per i beni e le attività culturali, stanzierà un contributo pari a 1 milione 250 mila euro. Lo stesso comune di Padova, poi, ha annunciato un impegno tra i 2 ed i 2,5 milioni di euro.
Esiste dunque oggi, in termini di risorse allocate, la possibilità concreta di restituire il bene alla città nella sua integrità; ribadisco che deve essere ben considerata la situazione critica in cui esso versa. Numerosi sono i documenti allegati che dimostrano, sottosegretario, il rischio esistente, sicché il bene va senz'altro messo in sicurezza. Ricordo al riguardo, e lo dichiaro con amarezza, che esistono responsabilità amministrative e penali; la soprintendenza locale si vedrà costretta ad agire in modo coattivo, a fronte dell'inadempienza della stessa struttura ministeriale che in questo momento ha in carico il bene. Tutto ciò è paradossale.
Sarebbe veramente auspicabile che il ministro Castelli si recasse a Padova al fine di valutare la situazione di degrado ed il rischio di collasso del bene. Ribadisco che si tratta non di una struttura carceraria dismessa, bensì di un luogo che rappresenta l'identità stessa di Padova, della nostra città.
Questo è il senso dell'interpellanza in esame; mi auguro di ricevere una risposta positiva o, comunque, interlocutoria, che permetta di vagliare, congiuntamente con gli altri colleghi parlamentari della città di Padova, la possibilità di seguire un iter condiviso. Ciò, nella consapevolezza che anche il Ministero della giustizia possa giocare una parte; infatti, non abbiamo escluso l'ipotesi di costituire una fondazione all'interno della quale lo stesso Ministero della giustizia potrebbe trovare una adeguata rappresentanza.
Una soluzione positiva alla situazione veramente ormai drammatica del castello Carrarese rappresenterebbe un elemento positivo, non solo per la città ma anche, a mio avviso, per l'autorevolezza e la dignità dell'istituzione che noi tutti rappresentiamo.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, senatore Giuliano, ha facoltà di rispondere.


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PASQUALE GIULIANO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, con riferimento all'interpellanza in discussione, posso comunicare quanto segue.
Vanno innanzitutto respinte, in quanto non corrispondenti al vero, le affermazioni vagamente minatorie contenute nella premessa dell'atto di sindacato ispettivo in esame. Ciò premesso, deve precisarsi che l'edificio del castello carrarese di Padova è inserito nell'elenco del decreto del Ministero della giustizia che individua cinquantanove istituti da dismettere e da trasferire al demanio, ai fini del successivo trasferimento alla Patrimonio dello Stato Spa.
Il ministro della giustizia, avendo appreso da fonti giornalistiche l'avvenuto passaggio di proprietà dell'edificio al Ministero per i beni e le attività culturali - si veda Il Gazzettino del 26 febbraio 2005, che così intitolava: «Il castello dei carraresi torna ai padovani. L'onorevole Andrea Colasio ha annunciato che la struttura è passata al Ministero dei beni culturali» -, ed al fine di verificare la fondatezza della notizia, sospendeva temporaneamente la procedura di restituzione.
Verificata l'infondatezza di tali informazioni, il ministro della giustizia ha già predisposto una lettera, con la quale viene annullata la precedente sospensione e riavviata, contestualmente, la procedura di dismissione, che porterà al definitivo trasferimento del castello Carrarese alla Patrimonio Spa, società che potrà, quindi, disporre del bene per la successiva alienazione.
Tale alienazione, nei progetti del Ministero della giustizia, va effettuata a titolo oneroso, al fine di reperire i fondi per la costruzione di nuovi penitenziari. Va da sé che, se il comune di Padova è interessato, potrà concorrere, al pari degli altri soggetti, all'acquisto dell'edificio.

PRESIDENTE. L'onorevole Colasio ha facoltà di replicare.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, è sconcertante! Non c'è nulla di vagamente minatorio: è la presa d'atto di una situazione drammatica e sconfortante. Voi, per quindici anni, avete lasciato una struttura in una situazione inammissibile: questa è la verità, non vi è nulla di vagamente minatorio! Si tratta della descrizione, piatta ed oggettiva, di una situazione che è vergognosa per qualsiasi amministrazione dello Stato.
Signor sottosegretario, trovo veramente sconfortante la sua risposta: è una risposta che offende assolutamente la città, i padovani ed il buonsenso! Capisco che il bene in questione è stato inserito nell'elenco dei cinquantanove istituti da dismettere; ciò era noto, e da tempo, così come era noto che il Ministero per i beni e le attività culturali aveva sostenuto che non si poteva vendere quel bene, in quanto si tratta non di un «banale» vecchio carcere, ma di una struttura medievale: è il castello Carrarese!
Ebbene, il Ministero per i beni e le attività culturali aveva precisato, al Ministero della giustizia, che il bene in questione non poteva essere alienato senza il suo previo parere. Ciò implica e presuppone che, alla luce del cosiddetto nuovo codice Urbani dei beni culturali, è evidente che l'eventuale ipotesi dismissiva non può prescindere dal fatto che tale bene è vincolato e che, conseguentemente, l'ipotesi di vendita è correlata ad un riuso del bene stesso.
In altri termini, non lo potete vendere e non lo potete permutare: quel bene va alienato a determinate condizioni, che al momento non sussistono! Allora, è evidente che, in questo lasso temporale, stiamo tenendo fermi 20 miliardi di vecchie lire. A questi 20 miliardi di vecchie lire servirebbe la messa in sicurezza, poiché il tetto è crollato. Un fulmine, infatti, ha colpito il castello diversi anni fa: non avete neppure chiuso le finestre!
La sovrintendenza ha dichiarato che, ormai, il castello è diventato un nido di piccioni e che le strutture stanno collassando. È stato lanciato un grido d'allarme non dal sottoscritto, o dai miei colleghi, ma dal sovrintendente Monti, il quale ha ribadito che il castello carrarese è al collasso!


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La chiesa del 1840 - ed invito il ministro Castelli a visitarla - sta crollando. L'intera struttura sta crollando, e vorrei rilevare che si tratta di un luogo posto nel centro storico della città di Padova. Non so: mi è difficile rispondere, e mi è altresì difficile prendere atto della protervia e dell'arroganza mostrate. Quella manifestata, infatti, non è la volontà politica di valutare il bene della città e di assumere un spazio come luogo significativo o simbolico, individuando qualsiasi forma di soluzione negoziale, anche con il comune di Padova, con la provincia o con i governi territoriali.
Inoltre, non riesco francamente a comprendere un punto. Se è vero, come lei ha asseverato, che, ad un certo punto, il Ministero della giustizia aveva avviato una procedura dismissiva, non capisco perché sia stata sospesa dopo alcune nostre dichiarazioni.
Vorrei precisare, poi, che non fui io a rendere quella dichiarazione: fu, invece, il dottor Cammerata, che rappresentava il demanio, a dichiarare, in una sede istituzionale - poiché era stato invitato dal sindaco del comune di Padova -, con grande intelligenza (che noi tutti apprezziamo), che il Ministero della giustizia aveva deciso di restituire al Ministero per i beni e le attività culturali - o meglio, al demanio - quel bene. Infatti, la collocazione ed il funzionamento odierni del castello Carrarese non fanno onore né al Ministero del giustizia, né allo Stato.
Noi, che siamo lo Stato, dovremmo essere i primi a garantire la valorizzazione e la tutela del nostro patrimonio. Ebbene, lo Stato è l'artefice della distruzione, del collasso di un bene che incorpora storia, identità e memoria di una città. Trovo che la circostanza sia - a dir poco - sconcertante. Mi auguro, comunque, che la risposta data oggi sia ancora interlocutoria, anche se - francamente - mi sembra sia molto arrogante e lasci poco spazio a quell'intelligenza negoziale che contraddistingue il nostro paese.
Ricordo al sottosegretario che le modalità con cui difendiamo il nostro patrimonio culturale nascono proprio dalla consapevolezza che lo stesso patrimonio culturale del nostro paese rappresenta un unicum, è un elemento identificativo di un tracciato storico. A mio avviso, i nostri beni culturali debbono essere letti in un contesto di lunga durata: essi non appartengono a noi, al ministro Castelli, o al Ministero della giustizia. Hanno qualcosa che appartiene, nella lunga durata, alle generazioni. Sono elementi costitutivi di un tracciato identitario della nazione. Voi state offendendo tale concetto. Non state facendo un dispetto ad un parlamentare un po' impertinente: state compiendo qualcosa di incomprensibile all'opinione pubblica e, soprattutto, qualcosa che, ripeto, è avulso da ogni logica di azione operativa.
Detto ciò, ringrazio il sottosegretario per la risposta, anche se, come detto, la trovo inadeguata e sbagliata. Mi auguro, comunque, che, quanto meno, sia possibile valutare congiuntamente, attraverso un tavolo interistituzionale, se con la quantificazione del valore incorporato nel bene, sia possibile procedere ad un'acquisizione.
Mi rivolgo a lei, signor sottosegretario, e le chiedo che sia garantita almeno la possibilità di accesso per i lavori necessari ed urgenti. Il comune di Padova e la soprintendenza hanno comunicato al Ministero di grazia e giustizia che è necessario intervenire anzitutto per non perdere le risorse allocate e, soprattutto, per evitare il crollo definitivo della struttura.
Si faccia lei interprete, signor sottosegretario, presso le strutture competenti almeno affinché sia garantita la possibilità dell'agibilità funzionale e la struttura possa essere messa in sicurezza. Di più non chiedo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

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