Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 651 del 6/7/2005
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(Esame dell'articolo 7 - A.C. 5490)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 7 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 5490 sezione 8).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

CAROLINA LUSSANA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Finocchiaro 7.1; parere contrario sull'emendamento Fanfani 7.20, ove non precluso dall'approvazione dell'emendamento Finocchiaro 7.1; raccomanda l'approvazione dell'articolo aggiuntivo 7.050 della Commissione ed esprime parere favorevole sull'articolo aggiuntivo Guido Giuseppe Rossi 7.023. Esprime infine parere contrario sulle restanti proposte emendative, ove non precluse.

PRESIDENTE. Il Governo?

JOLE SANTELLI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme al parere della Commissione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Finocchiaro 7.1, interamente soppressivo dell'articolo 7, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 473
Votanti 463
Astenuti 10
Maggioranza 232
Hanno votato
461
Hanno votato
no 2).

Sono conseguentemente preclusi l'emendamento Fanfani 7.20 e la votazione dell'articolo 7.
Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.050 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, stiamo esaminando un articolo aggiuntivo


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della Commissione, che modifica la famosa «legge Mancino», che applicava la ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale. Si propone di introdurre due modifiche a quelle disposizioni. Anzitutto, in relazione a forme di discriminazione o odio razziale, si vuole sostituire il concetto di diffusione con quello di propaganda. Già tale elemento sarebbe meritevole di una riflessione più approfondita. Sappiamo che aspetti di questo tipo hanno una ricaduta concreta sulla vita delle persone. In ogni caso si introduce un aggravamento nell'identificazione di tali casi.
Suscita in noi notevole perplessità la modifica volta a trasformare in istigazione il concetto di incitamento. Quest'ultimo equivale ad un invito a commettere determinati atti, nella fattispecie delle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Il reato cui si fa riferimento - secondo le modifiche proposte - assumerebbe le caratteristiche dell'istigazione, una sorta di pressione psicologica, una spinta maggiore a determinare tali condotte.
Il tipo di reato in oggetto è particolarmente pesante, soprattutto negli ultimi tempi. Tuttavia - al di là del giudizio sulla proposta di trasformare in istigazione il concetto di incitamento -, qualora venisse approvato l'articolo aggiuntivo della Commissione, ci troveremmo in contraddizione proprio con la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale ed il nostro paese potrebbe essere condannato per tale situazione.
Non sono d'accordo sulla modifica del concetto di incitamento in istigazione. Tuttavia, a parte il giudizio su tale proposta, il nostro voto sarà contrario sull'articolo aggiuntivo 7.050, proprio perché introduce una contraddizione con la suddetta Convenzione internazionale.

PRESIDENTE. Avverto che sull'articolo aggiuntivo 7.050 della Commissione è stata chiesta la votazione a scrutinio segreto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.

VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo contrari all'articolo aggiuntivo 7.050 della Commissione. La formulazione concordata dalla maggioranza in Commissione indebolisce, sostanzialmente, quella che, comunemente, viene definita « legge Mancino », che in pratica reca le stesse disposizioni sancite nella Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966.
In quella Convenzione, ratificata dall'Italia già da molti anni, francamente non si faceva riferimento a reati di opinione (anche di opinioni in dissenso), ma si affermava quello che poi è scritto nella legge che si vuole ora sostanzialmente abolire, o modificare nella sua parte più significativa. Infatti la cosiddetta legge Mancino stabilisce che, ai fini dell'attuazione della disposizione dell'articolo 4 della Convenzione, è punito con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Non debbo sottolineare all'attenzione diligente dei colleghi di quest'Assemblea l'attualità, purtroppo, di questa fattispecie criminosa. Non si tratta di un'attualità simbolica, infatti si traduce in concreto, ad esempio, anche in alcune manifestazioni apparentemente di tipo sportivo, dove si registra una sorta di organizzazione dell'aizzamento, dell'odio, dell'aggressività. Si trasforma nella esaltazione di quelle che qui vengono chiamate, per comodità di lessico, idee, sebbene nessuno in questa sede definirebbe «idea» la diffusione di un concetto così antigiuridico e antisociale come è quello della superiorità di una razza sull'altra o quello dell'odio razziale ed etnico.
Ci siamo occupati fino a qualche attimo fa di elementi di sovversione, di eversione dell'ordine democratico, ora però dobbiamo prendere atto del fatto che non


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possiamo essere così contraddittori nel mantenere l'articolo 270 del codice penale nel nostro ordinamento per il voto che si è registrato, quando poi tale articolo reprime idee di diversità sociale, di diversità economica e politica nonché associativa, e dovremmo, invece, ridurlo ad un reato bagattellare escludendo l'inciso «chi diffonde in qualsiasi modo» (cioè chi, come dice la Convenzione all'articolo 4, fa propaganda), oppure ancora dovremmo affermare che la cosiddetta legge Mancino dice il falso. In tutto ciò non c'entra niente la ricerca pseudoculturale che si potrebbe svolgere, né tantomeno l'adozione eventuale, da parte di qualche iniziativa giudiziaria, di questa norma per porla all'interno di una criminalizzazione di determinati comportamenti perché sarà poi il giudice di merito a dire che la norma non è applicabile in quella fattispecie.
Noi riteniamo che quello fatto dalla Commissione sia un adattamento inaccettabile. Dico ciò perché, a parte la multa o meno e la esclusione della reclusione, che costituiscono problema diverso, è la fattispecie che noi riteniamo sia importante e sia necessario mantenere perché essa è di ricorrente attualità, come è sotto gli occhi di tutti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Finocchiaro. Ne ha facoltà.

ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, a me pare - mi rivolgo oltre ai colleghi dell'opposizione anche a quelli della maggioranza - che votando l'articolo aggiuntivo 7.050 della Commissione, in un'Europa che ha conosciuto i campi di sterminio e, più recentemente, gli orrori della ex Iugoslavia e anche nel contesto di una discussione che ancora tra noi non è compiuta e soddisfacente sui temi dell'immigrazione, l'unico segnale che il Parlamento invierebbe sarebbe quello di un ammorbidimento del rigore della Repubblica italiana nei confronti del razzismo. Di questo si tratta, colleghi! E su questo vi invito a riflettere, non sarebbe altro che questo il segnale che verrebbe da questo Parlamento, e non ne deriverebbe altra utilità se non quella di un segnale di infragilimento del fondamento stesso dell'esistenza della Repubblica fondata, come tutti sappiamo e come ciascuno di noi ha a cuore, sul principio di eguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fanfani. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, desidero rivolgere una richiesta al Governo, sempre che lo stesso abbia interesse o voglia di rispondere.
Poiché qui si tratta della ratifica ed esecuzione di una Convenzione internazionale già vigente fin dal 1966, e siccome tale Convenzione è stata già ratificata ed è rimasta operante nel nostro ordinamento per moltissimi anni, desidero chiedere ai rappresentanti del Governo il parere in ordine alla sostanziale disdetta di una Convenzione internazionale, che puniva questi reati con la reclusione, e che oggi, invece, si propone dovranno essere puniti soltanto con la pena pecuniaria.
Domando quindi al Governo quale sia il suo parere su questo punto.

GAETANO PECORELLA, Presidente della II Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GAETANO PECORELLA, Presidente della II Commissione. Signor Presidente, credo che ci dobbiamo chiarire le idee su un punto fondamentale.
Il nodo centrale di questa proposta di legge è che noi riteniamo che le opinioni non siano né buone né cattive, ma espressione della formazione di convincimenti. Dunque, non possiamo eliminare o attenuare la sanzione penale rispetto alle idee che condividiamo e comportarci in modo diverso rispetto alle idee che non condividiamo. Questa mi pare la questione di fondo.
Non prendo posizione sull'emendamento in esame, ma dico soltanto che la coerenza, politica e morale, vuole che non si faccia distinzione tra un'idea ed un'altra


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nel momento in cui, con spirito liberale e democratico, si ritiene che ciascuno possa esprimere liberamente le proprie opinioni senza dovere subire il carcere.
Nel caso specifico, teniamo conto del fatto che costituisce ancora illecito penale - che è stato mantenuto dalla Commissione proprio in relazione alla Convenzione - affermare, ad esempio, che la religione cattolica contiene valori morali più alti di altre religioni. Sulla base della norma che manteniamo, il comportamento descritto sarebbe ancora punibile; tuttavia, mi pare sufficiente la sanzione pecuniaria, senza che occorra prevedere la sanzione del carcere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, il presidente Pecorella mi ha anticipato, ma desidero comunque svolgere alcune brevi considerazioni a nome del gruppo della Lega Nord Federazione Padana.
È ovvio che sulla questione dei reati di opinione, ideale e politica nel senso pieno dei termini, non si può agire a corrente alternata, chiedendo una forte liberalizzazione quando vengono in rilievo alcuni temi e diventando repressivi quando si tratta di altri. Penso che si debba essere coerenti: se si vuole introdurre un'impostazione più liberale rispetto alle previsioni contenute nel nostro codice penale e nella legislazione attuale, si deve mantenere lo stesso atteggiamento qualunque sia l'oggetto in questione.
I colleghi hanno fatto riferimento alla Convenzione di New York, ma non dimentichiamo che essa risale al 1966 ed è, pertanto, il precipitato di un'esperienza politica e storica molto precisa: si era alla fine del colonialismo e molti erano, nel mondo, i regimi che praticavano l'apartheid (tutti ricordiamo il Sudafrica). Dunque, la Convenzione è datata, calibrata sulla situazione dell'epoca. In questi quarant'anni, lo scenario politico e culturale è cambiato e, pertanto, dobbiamo procedere ad un adeguamento, mantenendo come punto di riferimento la Convenzione, ma tentando di adattarla ai mutati tempi.
È diverso, oggi, il dibattito culturale. Pensiamo al caso Fallaci (o anche ad altri): una disputa tipicamente culturale e ideologica dovrebbe essere risolta sul piano giudiziario e non su quello culturale o della discussione politica? In Commissione, abbiamo scelto una linea coerente che punisce con l'ammenda - dunque, non depenalizza, ma continua a punire con l'ammenda - il semplice reato di opinione e mantiene la pena detentiva per quanto riguarda l'atto, il gesto fattuale. Ci sembra che questa linea sia coerente e possa essere condivisa dagli spiriti più liberali di questo Parlamento.
Pertanto, non condivido e non capisco la richiesta di scrutinio segreto (analoga richiesta dovrebbe essere stata formulata anche sui precedenti emendamenti): la trovo un modo poco condivisibile per tentare di bloccare un processo di liberalizzazione che stiamo portando avanti in materia di reati di opinione. L'opinione non può essere giudicata: rimane opinione!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Violante, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, il presidente Pecorella e, poc'anzi, il collega Guido Giuseppe Rossi hanno posto una questione che certamente travalica i temi che stiamo affrontando. Tuttavia, vorrei ricordare che, in questo caso, il tema è la propaganda di idee fondate sull'odio razziale ed etnico. Quando si parla di idee, è verissimo che la loro manifestazione debba essere difesa, ma anche vero che ogni Repubblica si basa su alcuni fondamenti culturali, politici e costituzionali.
La lotta contro il razzismo e contro le idee di superiorità etnica fa parte dell'identità del mondo occidentale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista)! Non si può dire che queste idee siano


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uguali a tutte le altre, perché non è così! Sappiamo cosa ha portato quel tipo di propaganda nel cuore dell'Europa, in Unione sovietica e in altre parti del mondo. La propaganda delle idee basate sull'odio razziale ed etnico è una delle cose più gravi e più terribili che possano accadere in un mondo moderno.
Monetizzare, onorevole relatrice, questo tipo di propaganda - pago x e faccio propaganda per odio razziale (lo dico con rispetto, ma non pretendo che tale posizione venga condivisa; voglio solo esprimere le nostre ragioni) non credo sia un giusto indirizzo.
È giusto intervenire sulla parte successiva relativa all'istigazione e così via, ma, a mio avviso, la propaganda di idee fondate sull'odio razziale e etnico è particolarmente grave. Quando si parla di libertà di idee, bisogna anche far riferimento all'identità di uno Stato, di una nazione, di una Repubblica.
Ho l'impressione che la nostra Repubblica sia nata mettendo fuori da sé la legittimità di queste idee. Questa è la ragione per la quale esprimeremo un voto contrario (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini, alla quale ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.

CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, vorrei ricordare che la Convenzione di New York sui diritti dell'uomo è del 1966, quindi, di pochi decenni fa e non di otto secoli fa. Ciò che nel recentissimo passato hanno vissuto l'Europa ed il mondo intero per la propaganda di idee fondate sulla superiorità e sull'odio razziale o etnico è qualcosa su cui ancora piangiamo. Piangiamo i nostri morti. È assurdo che si possa depenalizzare qualcosa che non attiene ad una semplice opinione espressa (l'una vale l'altra, come ha detto il presidente Pecorella), ma a valori fondamentali su cui si basano la democrazia e la civiltà, non soltanto in Italia, ma in tutta Europa, in tutto il mondo civile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, intervengo per ribadire la nostra piena condivisione delle affermazioni del presidente Violante.
Ciò che in questo dibattito è veramente sgradevole è il relativismo sul piano etico e filosofico contenuto in espressioni come «la Convenzione di New York è del 1966, è datata, è di quel contesto», oppure «dobbiamo procedere ad un'opera di liberalizzazione», come è stato ricordato poc'anzi.
Noi che siamo per lo Stato di diritto, contro il giustizialismo e per le depenalizzazioni massime, affermiamo che esistono alcuni capisaldi, ossia l'antifascismo della nostra Costituzione repubblicana, capisaldi che costituiscono un principio di libertà, una religione civile dei popoli!
Uno di questi punti fondamentali della religione civile, del contratto sociale - avrebbe detto Rousseau - , a partire dalla seconda guerra mondiale, è il grido: mai più Auschwitz! Mai più Auschwitz! È un grido di civiltà che ancora oggi riteniamo al centro del nostro sistema giudiziario (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo è un tema serio che va affrontato nella maniera corretta, ma che, lo sappiamo tutti, si può prestare anche a strumentalizzazioni o, comunque, a travisamenti della realtà anche involontari.
Vogliamo andare con i piedi di piombo su questo terreno. È un terreno minato e abbiamo tutti la responsabilità di modificare


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solo i termini che possono, nella legge che attualmente esiste, portare a ingiustizie. Ma equiparare, con estrema semplicità, questa materia ai reati di opinione è un percorso non proprio facile, non proprio diretto.
Allora, onorevoli colleghi, non ho avuto molto tempo, e me ne scuso, perché so che la Commissione ha lavorato molto e bene; ma senza, con ciò, volere criticare la stesura della proposta emendativa ora in discussione - di cui comprendo le finalità, essendo tesa a consentire una applicazione più puntuale ed efficace dell'articolo -, vi inviterei a rinunciare ad essa facendo convergere i voti favorevoli - e mi rivolgo anche all'opposizione, cui chiedo attenzione - sull'articolo aggiuntivo 7.021 presentato dal deputato della Lega Guido Giuseppe Rossi. Quest'ultima proposta emendativa prevede, infatti, che alle parole: «diffonde in qualsiasi modo» si sostituisca la seguente: «propaganda».
Mi sembra corretta la preoccupazione manifestata dai deputati della Commissione circa l'opportunità di qualificare la modalità della diffusione del pensiero; nel termine propaganda, infatti, non si ricomprendono ipotesi quali la diffusione a mezzo di un articolo di giornale, di un libro, di una frase ovvero di un'opinione. Si tratterebbe piuttosto del tentativo di convincere, con l'obiettivo di radicare un sentimento razzista; in tal caso, sarebbe giusta la previsione di una sanzione, che sarebbe meno giusta invece se irrogata per ogni diffusione di idea ovvero di opinione.
Se anche la sinistra, se tutti insieme, comprendiamo che su tale terreno è inutile dividersi, dovremmo far convergere i nostri voti favorevoli sull'articolo aggiuntivo Guido Giuseppe Rossi 7.021, evitando la votazione dell'articolo aggiuntivo ora in questione.

LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, volevo osservare, in relazione all'invito testé rivolto dall'onorevole La Russa, che noi siamo d'accordo sulla proposta di votare l'articolo aggiuntivo Guido Giuseppe Rossi 7.021, che introduce il termine «propaganda»; termine a mio avviso più corretto anche dal punto di vista della tipizzazione dell'illecito.

PRESIDENTE. Scusate ...

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, abbiamo chiesto di intervenire.

GAETANO PECORELLA, Presidente della II Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Scusate, colleghi! Prego, presidente Pecorella.

GAETANO PECORELLA, Presidente della II Commissione. Signor Presidente, siccome ho già convocato il Comitato dei nove per trattare un altro punto, in quella sede potremmo valutare anche la questione testé postasi.

PRESIDENTE. Sta bene.
Scusate, colleghi, ma il dibattito si è fatto alquanto complesso ed è opportuno che si riunisca il Comitato dei nove. Onorevoli colleghi, scusate, ma, a fronte della richiesta del presidente della II Commissione, dell'ipotesi formulata dal presidente di Alleanza Nazionale e della disponibilità espressa dal gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, bisogna che il Comitato dei nove faccia il punto della situazione.
Onorevole Russo Spena, prego, se vuole intervenire, parli pure.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, a me non pare sia un caso che richieda un ritorno in Commissione perché vi è stata una proposta ufficiale...

PRESIDENTE. Ma non si tratta di un ritorno in Commissione!

GIOVANNI RUSSO SPENA. ... avanzata dal presidente di gruppo parlamentare della maggioranza. I gruppi parlamentari di opposizione si stanno esprimendo; noi,


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per quanto ci riguarda, siamo favorevoli, come il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo ...

PRESIDENTE. Faccio presente che la proposta emendativa deve essere valutata dalla Commissione insieme alle altre e che il presidente della II Commissione mi ha chiesto di poter riunire il Comitato dei nove. Vi sono inoltre molti deputati che devono ancora intervenire, sicché non riusciremmo a concludere l'esame in mattinata.
Non essendovi obiezioni; l'esame dell'articolo aggiuntivo 7.050 della Commissione deve pertanto intendersi accantonato.
Rinvio il seguito del dibattito al prosieguo della seduta, al termine dello svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta fino alle 15.

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