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PRESIDENTE. L'onorevole Provera ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01589 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).
MARILDE PROVERA. Signor Presidente, la vicenda nasce nell'estate del 2004, e la notizia è apparsa subito sui giornali e sui mezzi di informazione locali torinesi. Invero, al comune, era già, per così dire, in gestazione da alcuni anni, ma l'estate scorsa si diffonde la notizia che il detto ente locale intende alienare uno stabile sito in piazza Carlo Emanuele II, anche nota come piazza Carlina. Intende alienarlo per la costruzione di un albergo a cinque stelle ad opera di una società, un grande gruppo che interviene per una costruzione relativa, si dice, alle olimpiadi. In realtà, sarà difficilissimo che riescano a costruirlo in tempo utile per le olimpiadi, atteso che queste ultime si svolgeranno a febbraio. Tale albergo di lusso, sono centottanta camere, avrebbe dovuto poi fornire un ulteriore supporto al turismo locale torinese.
Ora, è bene sapere che i rappresentanti delle diverse categorie degli albergatori di Torino e provincia lamentano il rischio che, dopo lo svolgimento delle olimpiadi invernali, vi sia un'offerta eccessiva di stanze. Già oggi, infatti, in assenza di tutti gli altri alberghi che sono in fase di completamento in vista delle olimpiadi, essi faticano ad occupare le stanze. Questo edificio, che si aggiungerebbe all'offerta alberghiera, sarebbe in eccesso rispetto alla domanda, che si auspica comunque crescente, che si dovrebbe manifestare negli anni futuri.
Per di più, intendiamo rivolgerci al ministro per i beni e le attività culturali perché lo stabile in questione ha subito diversi rimaneggiamenti, ma conserva ancora, particolarmente per tutte le parti del sottosuolo, precedenti impianti seicenteschi e settecenteschi; l'intera parte degli scantinati, inoltre, presenta delle voltine a botte di particolare pregio.
Vorrei ricordare che tale immobile, peraltro, era stato anticamente utilizzato prima come convento, e successivamente come casa di accoglienza; vorrei altresì segnalare che, in questo «ex Albergo di
virtù», tra il 1913 ed in 1922 venne accolto, tra gli altri, Antonio Gramsci, che abitò anche in altre notevoli parti d'Italia e di Torino, ma trascorse un lungo periodo in tale posto.
Tale edificio, peraltro, contiene anche alloggi popolari. Infatti, esso comprende 42 unità abitative - oggi, peraltro, ne abbiamo lungamente discusso -, che verrebbero dismesse come abitazioni popolari.
Dall'insieme di tali questioni sono emerse, a livello locale, diverse proposte, che riguardano la salvaguardia dello stabile, per il suo pregio architettonico; mi riferisco non solo alla sua facciata (l'unica parte che verrebbe salvata dalla ristrutturazione proposta), ma anche al cortile interno ed ai sotterranei. È stato proposto altresì, di riservarne una parte per le 42 unità abitative popolari - mantenendo anche l'armonia del quartiere, senza estromettere una parte dei ceti popolari dal centro torinese -, nonché di destinarne un'altra parte all'accoglienza delle culture dei popoli.
Questo potrebbe essere un possibile utilizzo; volendo, l'immobile potrebbe essere solo parzialmente utilizzato per l'accoglienza alberghiera (ma forse, senza trasformarlo in un hotel a cinque stelle), anche per non entrare eccessivamente in concorrenza con le strutture torinesi esistenti.
Tuttavia, la questione principale che poniamo riguarda la salvaguardia sia delle citate abitazioni popolari, ovviamente, sia dello stabile stesso. È proprio su quest'ultimo punto che si sofferma la nostra attenzione e si conclude la nostra interpellanza urgente. Infatti, le modifiche che la variante proposta dal comune apporteranno all'immobile sono irreversibili: non vi sarà una possibilità futura di recupero, poiché verrebbe totalmente sventrato e completamente ristrutturato, e dunque andrebbero perse anche tutte le parti di pregio seicentesche e settecentesche dei piani ammezzato ed inferiore.
Chiediamo, pertanto, che vengano adottate, da parte della sovrintendenza, tutte quelle iniziative volte innanzitutto a valutare, con competenza e certezza, quanto stiamo affermando (per fortuna, non da soli, a livello torinese); se, come sosteniamo, tale edificio dovesse risultare di pregio, chiediamo di soprassedere a qualsiasi intervento.
Pertanto, chiediamo l'adozione di due provvedimenti: in primo luogo, una verifica approfondita e, in secondo luogo, la sospensione immediata di ogni determinazione circa la procedura di variante urbanistica che consentirebbe di procedere rapidamente alla demolizione e alla ricostruzione dell'immobile, salvaguardandone solamente la facciata, l'unica parte di pregio che il comune intende mantenere nel riconoscimento dei dettami esistenti.
Vorrei rilevare, peraltro, che l'articolo 55 del decreto legislativo n. 42 del 2004 (il nuovo codice dei beni culturali e del paesaggio) precisa che l'autorizzazione all'alienazione dei beni culturali immobili può essere rilasciata a condizione che l'alienazione assicuri la tutela e la valorizzazione dei beni, e comunque non ne pregiudichi il pubblico godimento. In realtà, vi è il totale pregiudizio del pubblico godimento - perché l'immobile in oggetto diventerebbe una struttura privata -, ed il bene non sarà sicuramente valorizzato e tutelato, in quanto resterebbe la sola facciata e la promessa del comune di «cavarsela» con una targa da affiggere sul frontespizio del futuro albergo a cinque stelle, che peraltro entrerebbe in concorrenza non gradita con gli operatori alberghieri torinesi, i quali hanno già denunciato una sovrabbondanza di strutture alberghiere post-olimpiche.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali, onorevole Bono, ha facoltà di rispondere.
NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, con riferimento all'interpellanza degli onorevoli Provera e Giordano, si rappresenta quanto segue.
In ordine al paventato progetto di trasformazione dell'edificio, già denominato «ex Albergo di virtù» che, stando a quanto
segnalato dagli onorevoli interroganti, dovrebbe essere demolito, tranne la facciata, e completamente ricostruito, si precisa che, trattandosi di edificio di dichiarato interesse culturale, nessun intervento edilizio è su di esso possibile senza la preventiva autorizzazione dei competenti organi ministeriali preposti alla tutela.
Nel caso di specie, gli uffici periferici di questa amministrazione hanno segnalato che, ad oggi, nessun progetto è ad essi pervenuto in merito alla trasformazione dell'edificio in questione in struttura alberghiera a cinque stelle.
In ordine alle modifiche che, a detta degli onorevoli interroganti, il comune di Torino avrebbe apportato al proprio piano regolatore, al fine di facilitare la divisata trasformazione edilizia dell'ex Albergo di virtù, si evidenzia che le scelte urbanistico-edilizie attengono ad una sfera di competenza riservata agli enti locali e sottratta ad interventi di qualsiasi tipo da parte di questa amministrazione.
Ovviamente, quanto sopra non interferisce in alcun modo con le competenze in materia di tutela del patrimonio architettonico, che sono invece di esclusiva pertinenza di questo ministero e, al riguardo, è opportuno rammentare che l'autorizzazione, ai sensi della legge di tutela, costituisce un presupposto indispensabile perché il comune possa poi rilasciare la concessione edilizia di propria spettanza; quindi, le modifiche apportate allo strumento urbanistico non sono in grado di influenzare in alcun modo le valutazioni e le decisioni di questa amministrazione in merito agli interventi ammissibili su edifici vincolati, quale l'ex Albergo di virtù.
In ordine, infine, alla prospettata possibilità della prelazione, si rammenta che la prelazione è una potestà ablatoria esercitabile in presenza di un contratto di vendita regolarmente denunciato. Nel caso in questione, per come rappresentato dagli stessi interroganti, non risulta che il comune abbia già venduto l'immobile in questione all'investitore o agli investitori stranieri, interessati alla sua radicale trasformazione.
Se - e quando - la vendita verrà effettuata e verrà doverosamente denunciata a questa amministrazione, si assumeranno le determinazioni di competenza.
PRESIDENTE. L'onorevole Provera ha facoltà di replicare.
MARILDE PROVERA. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Bono, perché conforta le osservazioni che noi avevamo fatto con quanto ha precisato.
Chiedo un'attenzione specifica al problema da parte del Governo, perché lo stabile in questione non è stato ancora venduto e ciò per un solo motivo: perché la variante non era stata ancora completamente approvata, e lo è stata solo alcuni giorni fa. La società nordica non ha provveduto all'acquisizione della struttura, come è ovvio, finché non è stata totalmente sicura di poterla, successivamente, trasformare. La variante di piano regolatore oggi offre tale garanzia agli acquirenti. Il rischio è che si proceda molto rapidamente. Credo che, per quanto riguarda gli interventi della soprintendenza, essi dovrebbero essere verificati nel rapporto con il ministero, proprio per la delicatezza della situazione del summenzionato bene, in quanto a Torino ultimamente sono state offerte molte possibilità di trasformazione urbanistica di beni che, a parere della soprintendenza, originariamente erano soggetti a criteri più rigidi. Successivamente, dette possibilità di trasformazione sono state considerate praticabili in relazione a sopravvenute necessità della città di Torino.
Ci troviamo di fronte ad un bene di particolare valore, ad un bene di pregio, sito in un'area particolarmente pregevole di Torino: si tratta, infatti, di una delle più belle piazze del centro storico di Torino.
Credo che, prima che sia possibile da parte di chiunque avviare un lavoro che (come già accaduto per piazza Vittorio o per piazza San Carlo) non si può rischiare di lasciare a metà, occorra un intervento utile a non causare danni che si aggiungerebbero a quelli già presenti nel centro storico di Torino per le piazze citate e per
altri interventi oggi in corso dal punto di vista urbanistico.
Pur apprezzando il fatto che vi è una convergenza di attenzione e di lettura dell'articolato di legge, chiederei un'attenzione concreta da parte del Ministero anche in merito a ciò che sta accadendo, per evitare che poi si intervenga, per così dire, «a babbo morto».
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze all'ordine del giorno.
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