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B)
dall'estate 2004 testate e periodici nazionali, gli organi di informazione La Stampa e la Repubblica, nelle rispettive edizioni torinesi, hanno dato ampio risalto alle vicende connesse alla prevista trasformazione in hotel di lusso con 180 camere di un edificio di rilevante interesse storico, di proprietà della città di Torino, sito in piazza Carlo Emanuele II, già denominato «ex Albergo di virtù», e che dal 1913 al 1922 venne abitato da Antonio Gramsci;
trattasi di un edificio ottocentesco che copre un intero isolato, con una corte interna improntata ad un disegno di prestigio, edificato su diversi e precedenti impianti (seicenteschi e settecenteschi) e che ha subito nel tempo vari rimaneggiamenti, compresi danni bellici, ma che ha conservato una facciata di particolare pregio sulla piazza, senza dubbio meritevole di tutela e salvaguardia;
l'immobile, compreso all'interno della zona urbana centrale storica di Torino, è attualmente costituito da 42 unità abitative di tipo economico-popolare e al piano interrato comprende vani cantinati, con struttura «a volta» di rilevante interesse storico-architettonico;
gli interventi ammessi dal vigente piano regolatore si limitano al restauro e risanamento conservativo e alla ristrutturazione edilizia, ma senza demolizione di parti dell'edificio;
la città di Torino, proprietaria dell'immobile, avendo ricevuto la proposta di un investitore scandinavo per trasformare l'edificio in hotel a cinque stelle, ha agito su due fronti: ha incoraggiato le famiglie ad abbandonare le abitazioni e ha adottato una proposta di variante urbanistica che prevede, tra l'altro, la possibilità di demolire l'intero isolato e di ricostruirlo - mantenendo solamente la facciata prospettante la piazza Carlo Emanuele II - di modificare radicalmente la corte interna, di coprirla, di ristrutturare tutta la parte interrata, privando l'edificio delle caratteristiche cantine «a volta»;
tali interventi sono subordinati al parere della soprintendenza -:
se non ritenga necessario adottare opportuni provvedimenti affinché la locale soprintendenza valuti preventivamente la natura e la portata dei contenuti della variante urbanistica in corso di adozione, le cui finalità sono orientate ad una radicale ed irreversibile modifica dell'edificio sotto il profilo architettonico, in misura tale da vanificare, secondo gli interpellanti, ogni forma di tutela prevista dalla vigente legislazione, e, dunque, se ritenga di dover adottare iniziative volte a tutelare l'immobile in questione di grande valore storico e culturale, compreso l'esercizio del diritto di prelazione, accertando le circostanze e valutando se non sia il caso di attivarsi affinché sia sospesa immediatamente ogni determinazione circa la procedura di variante urbanistica avviata dalla città di Torino e in corso di adozione.
(2-01589)«Provera, Giordano».
(14 giugno 2005)